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La notazione nella quale sono indicate due o più linee è chiamata diastematica.

La diastemazia perfetta fu raggiunta quando si adotta il rigo di 4 linee, nel quale


i neumi si scrivevano sia sulle linee sia entro gli spazi. Il rigo di 4 linee o
tetragramma, portò all'unificazione della scrittura. Infatti in tutti i libri
corali posteriori all'XI secolo, furono impiegati neumi di forma quadrata.
Oddone di Cluny nel XX secolo, applica alla notazione alfabetica il sistema
perfetto dei Greci; vi premise la nota Γ Gamma, tale nome diventò poi sinonimo di
scala. Differenziò le ottave impiegando le lettere maiuscole per la prima ottava,
le lettere Minuscole per la seconda, le doppie Minuscole per la terza. Distinse il
suono B si in Rotondo o molle e quadrato o duro. Il problema della durata si
presentò quando lo sviluppo del contrappunto richiese che si definisse un sistema
metrico valido per tutte le voci di una composizione. La notazione nera fu in uso
verso la metà del XV secolo, quando si diffuse l'impiego della carta, che era meno
spessa della pergamena, molto usata in precedenza. Sulla carta si scrivevano meglio
e più rapidamente le note bianche, limitate ai contorni. Questo spiega il nome di
notazione bianca, che differisce dalla precedente per la sostituzione delle note
nere con note bianche. Fu impiegata della metà del secolo XV fino alla fine del
XVI. I segni quadrati della virga del punctum diventarono Longa e brevis. La prima
aveva durata doppia della seconda. Queste si aggregavano insieme in varie
combinazioni per formare i modi (singolare Modus).
L'atto di nascita della Moderna notazione ritmica è costituito dal Trattato Ars
cantus mensurabilis di Francone di Colonia. Egli riconosce accanto alla longa e
alla brevis, due nuovi valori: la duplex Longa e la semibrevis. La Longa era di 3
specie: perfecta, imperfecta e duplex Longa. La Longa perfecta era misurata in tre
tempi e corrispondeva a tre breves; la longa imperfecta era misurata in due tempi e
corrispondeva a due breves. Allo stesso modo la brevis poteva essere perfecta e
corrispondeva a tre semibreves o imperfecta e corrispondeva 2 semibreves. Francone
affermava che il numero 3 era perfetto per il fatto che esso prende il nome della
somma trinità che è la vera e pura perfezione. Il principio della suddivisione
ternaria dei valori prevale fino all'inizio del XIV secolo. De Cruz nelle proprie
composizioni specialmente nel triplum dei mottetti, introdusse rapporti variabili
da 2 a 9 semibreves per una brevis.
All'inizio del XIV secolo in Francia venne introdotto un nuovo valore, la
semibrevis minima, detta anche minima.
La notazione italiana del Trecento, a differenza di quella francese che discendeva
da le notazioni modale, pre franconiana e franconiana, sembra sorgere dal nulla. Le
figure della notazione italiana sono 6: Maxima, Longa, brevis, semibrevis, minima,
semiminima. Scarsamente erano impiegate la maxima e la longa, l'unità di base è
costituita dalla brevis.