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Imperatore romano

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Per imperatore romano (in latino Imperator Romanus o


Imperatore Romano
Imperator Caesar Augustus, Princeps et Dominus, "Imperatore
Cesare Augusto, principe e signore", somma dei vari titoli
detenuti durante la storia romana) si intende comunemente oggi
il capo dell'Impero romano a partire dal 27 a.C., quando il
Senato conferì a Gaio Giulio Cesare Ottaviano l'agnomen di
Augusto[1].

In epoca romana il titolo non aveva lo stesso uso odierno, e


l'imperatore era chiamato comunemente col titolo di cesare[2] o
con quello di augusto[3][4], talvolta princeps[5] e solo in seguito Vessillo dell'Imperatore romano
dominus (sotto il dominato il dominus era augusto e l'erede era
cesare).[6]

Il termine "imperatore" discende dal latino imperator, titolo


originariamente denso di significati religiosi e successivamente
conferito ai condottieri vittoriosi, contenente in sé il riferimento
all'imperium, cioè allo stesso ambito religioso, civile e militare.
A partire da Giulio Cesare (che non era un imperatore nel senso
moderno, ma un dittatore a vita, dictator perpetuo) tale titolo
prese ad essere aggiunto, come praenomen, al nome personale
dell'uomo più potente di Roma.

Indice
Descrizione
Augusto, primo imperatore romano
Fortuna del titolo in epoca post-romana
Stato Impero romano
Origini del termine e della figura dell'imperatore
Caratteristiche religiose della figura imperiale Impero romano

Caratteristiche politiche e militari della figura d'Occidente


imperiale Istituito 16 gennaio 27 a.C.
Storia e fasi del sistema imperiale
da Augusto
Età del Principato
Età del Dominato Predecessore Consoli
repubblicani
Funzioni di governo
romani
L'amministrazione imperiale
Prefetti Riforme 284 d.C.
Prefetto del Pretorio 313 d.C.
Prefetto dell'Urbe 395 d.C.
Prefetto dei Vigili Soppresso 4 settembre 476
Prefetto dell'Annona d.C.
Prefetto d'Egitto da Odoacre
Prefetto di Mesopotamia
Successore Re d'Italia
Vicari
Denominazione Cesare (titolo),
Correttori
Augusto (titolo),
Legati imperiali princeps, dominus
Procuratori imperiali
Ultima elezione 31 ottobre 475 d.C.
Consiglio Imperiale
Concistoro Sede Roma, Nicomedia,
Costantinopoli,
La legislazione imperiale
Milano, Ravenna,
La giustizia imperiale
Augusta
Funzioni religiose: il pontificato massimo ed il culto
Treverorum,
imperiale
Antiochia, Sirmio
Note
Indirizzo Palazzi imperiali
Bibliografia del Palatino
Voci correlate
Altri progetti

Descrizione
L'espressione imperatore romano è anche, tuttavia, una semplificazione posteriore dei diversi titoli detenuti,
con accezioni, modi e tempi diversi dai sovrani di fatto dell'Impero romano: all'epoca, specie iniziale quando
ufficialmente Roma era ancora una Repubblica, ci si riferiva all'imperatore come al "successore di Cesare e
di Augusto", ed egli stesso veniva chiamato Cesare, seguito dal nome personale e dal titolo di Augusto,
formando così il nomen completo (ad es. Cesare Tiberio Augusto o Tiberio Cesare Augusto). In seguito
questi titoli vennero ufficializzati, ma ciò avvenne in epoca posteriore ai primi "cesari", anche se già da dopo
la morte di Augusto ci si riferiva al sovrano come a "Cesare", senza ulteriori specificazioni.

Il titolo concesso a Ottaviano, e da lui passato ai successori, comprendeva la tribunicia potestas e il


cosiddetto "imperium maggiore e infinito", conferendo al capo politico un ruolo di tutela e preminenza sulla
Repubblica (auctoritas), volto a creare un monarca de facto, ma senza offendere i sentimenti repubblicani di
molti senatori e del popolo. Gli imperatori spesso ricoprivano anche la carica minore di console e numerosi
altri titoli e magistrature romane.

Il ruolo di Cesare o imperatore romano comprendeva vari titoli:

Caesar, dal nome di Giulio Cesare, conferito a Ottaviano tramite adozione (inizialmente era un
nome dinastico o familiare[7]), fu Vespasiano che lo attribuì alla figura generica del Princeps,
mentre Diocleziano a quella dell'erede designato dell'Augusto[8] (cfr. tetrarchia)
Augustus, ossia "colui che accresce la fortuna" oppure "colui che è venerabile", titolo nuovo
concesso a Ottaviano dal Senato nel 27 a. C.
Imperator, titolo tradizionale del comandante vittorioso (detenuto anche da Cesare), spesso
concesso per acclamazione dalle truppe stesse, che ne riconoscevano il carisma
Pontifex Maximus, titolo religioso del massimo sacerdote della religione romana, a partire dal
12 a.C. fino al 376, quando ebbe termine anche l'uso della parola deus e la divinizzazione
imperiale postuma, tutte cose abolite con la religione cristiana
Pater Patriae, titolo di livello onorifico
Princeps, che riuniva in sé il titolo onorifico di Princeps
senatus (primo del Senato) e le prerogative di "primo
cittadino" concesse ad Augusto, che così dominava sui
due cardini della Res Publica (senato e popolo romano)
Dominus (cioè "padrone, signore"), introdotto nell'uso
ufficiale da Diocleziano nel 284, ma già sperimentato in
precedenza da Domiziano (principe dal 81 al 96), il quale
secondo l'uso orientale di divinizzare i sovrani in vita (il
primo che tenterà una manovra simile fu Caligola), usava
farsi chiamare Dominus et Deus ("Signore e Dio"). Anche
Settimio Severo usava il titolo Dominus ac Deus, ma fu
solo con Diocleziano che il Princeps ebbe il titolo di
Dominus riconosciuto ufficialmente.[8] Egli introdusse
anche forme di religiosità teocratiche orientali verso la
figura imperiale, come i rituali orientali della proskýnesis e
della prosternazione (cosa rifiutata dai romani fino ad
allora, in quanto l'imperatore era divinizzato solo dopo la
morte, tramite l'apoteosi[9])

L'uso connesso in particolare a questi ultimi due titoli ed Busto di Diocleziano, che
all'intrinseco significato di primo tra uguali e di padrone distingue le riorganizzò e definì i poteri e la
titolatura imperiale.
due grandi fasi della storia di Roma imperiale: il Principato ed il
Dominato.

Nel solo Egitto l'imperatore romano era considerato un "faraone" e


raffigurato come tale, nonostante Augusto avesse ufficialmente
rifiutato la carica, temendo di non riuscire a giustificarlo ai Romani,
anche considerando il fatto che egli stesso aveva fatto attaccare dalla
propaganda il comportamento "esotico" di Antonio e Cleopatra.[10]
Nella versione in lingua egizia di una stele del 29 a.C. eretta da
Cornelio Gallo, ad Augusto furono attribuiti titoli tipici dei faraoni,
che tuttavia furono omessi nelle versioni in latino e in greco dello
stesso testo.[11] Nel tempio di Dendur, costruito dal governatore
romano di Egitto Gaio Petronio, sono presenti delle raffigurazioni di
Ottaviano, ora chiamato Augusto, vestito da faraone.[12] La religione
egizia richiedeva l'esistenza di un faraone affinché agisse come
intermediario tra le divinità e l'umanità, per cui gli imperatori romani
furono considerati dei faraoni, come già era successo con i sovrani
persiani ed ellenistici. Ai primi imperatori furono attribuite titolature
elaborate simili a quelle dei Tolomei e dei faraoni nativi loro
predecessori, mentre agli imperatori da Commodo in poi fu attribuito
solo un nomen, seppur scritto in un cartiglio come in precedenza.[13]
Con la diffusione del Cristianesimo, che finì per diventare la L'Imperatore Caracalla, che regnò
religione di stato, gli imperatori non ritennero più opportuno tra il 211 e il 217, raffigurato come
accettare le implicazioni tradizionali del titolo di faraone (ruolo con faraone nel Tempio di Kom Ombo.
salde radici nella religione egizia), e, a partire dagli inizi del IV
secolo, la stessa Alessandria, capitale d'Egitto fin dai tempi di
Alessandro Magno, era diventata un importante centro del Cristianesimo. L'ultimo imperatore a cui fu
conferito il titolo di faraone fu Massimino Daia (che regnò tra il 311 e il 313).[14]

Molti imperatori adottarono come prenomi fissi quelli di imperatori prestigiosi, come accadde a Marco
Aurelio e Costantino.
Riguardo al secondo, nell'ultima fase imperiale (dal 313 in poi), col ritorno al potere della gens Flavia
(dinastia costantiniana), il preanomen Flavio (e non più Cesare, rimasto come titolo) divenne prerogativa
degli imperatori romani d'occidente e d'oriente (bizantini) seguenti, venendo concesso anche al magister
utriusque militiae, ossia il comandante supremo dell'esercito, spesso di origine barbarica. Durante l'ultimo
periodo dell'impero occidentale (395-476), specie dopo il sacco di Roma (410), il magister utriusque
militiae era quasi sempre l'effettivo detentore del potere. Gli ultimi imperatori furono Romolo Augusto per
la parte romano-occidentale (caduta nel 476) e Costantino XI Paleologo per la parte romano-orientale
(caduta nel 1453), mentre Teodosio I fu l'ultimo imperatore a governare l'impero intero, per pochi mesi tra il
394 e il 395.

I successori di ciascun imperatore erano scelti in diverso modo, di solito per via dinastica a vario titolo
(giulio-claudi, Commodo, Flavi, Severi, dinastia costantiniana, teodosiana) cooptazione (tetrarchia),
adozione verso persone di fiducia o parenti (imperatori adottivi, o negli stessi giulio-claudii sul modello
dell'adozione di Ottaviano Augusto da parte di Cesare), dal Senato stesso (Nerva, Galba, Otone, Pertinace) o
dai militari e dai pretoriani, che sceglievano comandanti vittoriosi (Vespasiano, Costantino, Diocleziano,
Settimio Severo e i numerosi usurpatori) o chi era abbastanza ricco da comprare la loro fedeltà (Didio
Giuliano). In ogni caso l'appoggio dell'esercito era comunque fondamentale, in quanto i soldati spesso si
ribellavano se non condividevano la gestione del potere o se non ricevevano ingenti somme.

Fortuna del titolo in epoca post-romana


L'imperatore bizantino (dal 395 in poi) mutuò molti dei titoli romani ma i titoli principali di Augustus (in
greco Sebastos) e imperator vennero sostituiti nel VII secolo, dal latino al termine greco antico Basileus,
cioè "Re" o "Re dei Re" (basileus ton romaion, re dei romani d'oriente), per effetto dell'avvenuta
trasformazione del principato-dominato in un'autocrazia (cioè una monarchia assoluta teocratica in stile
cesaropapistico), mentre cesare divenne in greco kaisar (da cui derivano le parole kaiser e zar/czar). In
seguito i sovrani bizantini aggiunsero anche i titoli imperiali di sebastokrator e despota.[15]

Il titolo del sovrano di Costantinopoli (la Nova Roma) fu quindi ufficialmente cambiato nel 610 da
Imperator Caesar Augustus ad Autokrátor Kaisár Augustos, Basíleus ton romaíon ("Autocrate/Imperatore
Cesare Augusto, Re dei Re dei romani") e verrà usato fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453 (anche se
"cesare dei romei", in turco qaysar-ı Rum, fu uno dei titoli dell'imperatore ottomano, fino alla deposizione
dell'ultimo sultano turco nel 1923).[16]

Imperatore dei romani (Imperator romanorum) fu anche il


titolo usato, dall'anno 800 (per effetto della translatio imperii
decisa dal papato e non riconosciuta dal sovrano romano-
orientale[17]), dal sovrano dell'Impero carolingio prima, e poi
dello stato successore di questo, il Sacro Romano Impero
Germanico (fino al 1806, anno della soppressione del titolo).
Molti di essi non ebbero rapporti con Roma, tranne per
l'incoronazione, e furono semplici sovrani franco-tedeschi,
Augustale dell'imperatore dei romani
anche se vi furono imperatori che cercarono di rivendicare la
Federico II (1231 circa), con il sovrano
loro "romanità", come Federico II di Svevia, che risiedette in
ritratto in toga, con l'alloro in testa e l'aquila
Italia e fu spesso ritratto come un imperatore romano antico
romana nel rovescio della moneta,
(ad esempio nelle monete), volendo rappresentarsi come il iconografia del tutto simile a quella
vero erede dei Cesari e come l'autentico erede di Augusto.[18] dell'imperatore romano. La scritta dice
CAESAR AVG. IMP. ROM. FRIDERICUS
Anche Stati successivi hanno rivendicato a fini politici una
(Caesar Augustus Imperator Romanorum
filiazione diretta o indiretta e simbolica dall'Impero romano o Fridericus)
dal Sacro Romano Impero (Impero italiano, Impero austriaco
e austro-ungarico, Impero tedesco, Impero russo - col mito
della Terza Roma - e Primo Impero Francese), senza tuttavia adottare mai il titolo di Imperator romanorum
per i loro imperatori (Napoleone I insignì però il figlio Napoleone II del titolo di Re di Roma, uno dei titoli
usati dall'Imperatore del Sacro Romano Impero, nella forma "Re dei Romani"), ma riprendendo spesso le
insegne imperiali, come l'aquila romana, la corona d'alloro, la veste color porpora e l'aquila bicipite
bizantina.

L'ultimo sovrano in assoluto della storia a portare il titolo di imperatore dei romani fu quindi il detto sultano
ottomano Mehmet VI, regnante a Costantinopoli dal 1918 al 1923, che fu anche l'ultimo a portare il titolo di
"cesare".

Traiano: aureo[19]
Origini del termine e della figura
dell'imperatore
Il termine imperatore deriva dal latino imperator, la sua origine è
chiara[20] e indicava colui che viveva un rapporto favorevole con
gli dèi. Già in epoca regale la felicitas imperatoria indicava quel
re che poteva vantare un tale rapporto favorevole (pius) con gli
IMP Traiano Profectio
dèi. Questa relazione unica veniva stabilita il giorno
dell'inauguratio, ovvero il giorno in cui gli àuguri verificavano OPTIMO AVG GER AUGUSTI, Traiano
tale condizione del re. DAC P M TR P, in abiti militari a
testa laureata a cavallo, marcia
Con Ottaviano, che creò la struttura ideologica del principato, a destra, busto verso destra, con
tale termine venne aggiunto anche quello di Augustus ovvero drappeggiato con davanti a lui un
detentore dell'"augus", detentore cioè di quella forza che unica corazza; soldato, e tre dietro
consente di adempiere alle funzioni sacrali di rispetto agli dèi e di lui che chiudono
quindi di rafforzare la stessa Roma. la "colonna"
militare.
L'imperator, nella cultura profondamente religiosa quale fu quella
romana, è ricco di felix ovvero è possessore legittimo degli auspici 7,35 g, coniato alla fine del 113, inizi del
e quindi votato alla vittoria purché sia sempre pius cioè collegato 114.
correttamente con il mondo sacro degli dèi.

Caratteristiche religiose della figura imperiale


Sempre con Ottaviano ha ingresso nella Religione romana la figura dell'imperatore. Esso diviene nei fatti un
"re sacrale", monarca universale per volere degli dèi, ricevendo, inoltre, il doppio titolo di sacer e sanctus.
Le qualifiche religiose della figura imperiale ricalcarono col tempo i modelli ellenistici a cui si aggiungono
le peculiarità della religiosità romana per le quali ad un beneficio ricevuto dal dio deve corrispondere
sempre un atto cultuale. L'imperatore è quindi sacro e per le sue virtù e condotta di vita è anche santo. Ma i
due termini, sacer e sanctus, finiscono per sovrapporsi, così Gallieno e Alessandro Severo vengono indicati
come sanctissimi, mentre Domiziano, Adriano e Antonino Pio vengono invece appellati come sacratissimi.

Caratteristiche politiche e militari della figura imperiale


Nella Roma antica la figura dell'imperatore venne a costituirsi a seguito di due spinte parallele: il processo
di accentramento del potere conseguente al progressivo indebolimento istituzionale della Repubblica e la
tradizionale avversione romana alla figura del rex. L'imperatore venne così ad assumere progressivamente
funzioni monarchiche pur senza mai detenere l'avversato titolo.
Storia e fasi del sistema imperiale

Età del Principato

Sebbene i primi germi dell'istituzione imperiale


vadano ricercati nelle figure dei dictatores che
caratterizzarono l'ultimo secolo della Repubblica ed in
particolare con quella di Cesare, padre adottivo di
Ottaviano e dictator perpetuus, fu solo con Augusto
che il processo giunse a compimento. Egli, divenuto
padrone indiscusso dello Stato romano, assunse
progressivamente una serie di poteri che
caratterizzarono poi costantemente la figura
dell'imperatore:

il pontificatus maximus, cioè il governo della


religione romana;
la tribunicia potestas, cioè la sacrosanctitas
(inviolabilità e sacralità), il diritto di veto su
tutti gli atti pubblici e le leggi e la potestà di
comminare la pena capitale a chiunque
ostacolasse o interferisse con lo svolgimento
delle sue mansioni;
l'imperium proconsulare maius et infinitum,
cioè il potere supremo su tutti i magistrati e
illimitato su tutto l'impero ed il potere di
legiferare attraverso le costituzioni imperiali; L'imperatore Augusto nelle vesti di pontifex
il principatus, cioè la presidenza del Senato maximus.
romano.

A questi poteri l'imperatore poteva poi di volta in volta aggiungere le tradizionali potestà repubblicane
facendosi regolarmente eleggere a seconda delle necessità nelle varie magistrature. La creazione del regime
imperiale non cancellava infatti il precedente ordine repubblicano, ma vi si innestava anzi,
sovrapponendovisi. La volontà di non contrapposizione con il precedente ordine veniva chiarita in
particolare dalla concezione voluta da Augusto di un imperatore primus inter pares, cioè primo tra uguali.

Tuttavia un chiaro esempio della pura teoricità di questa uguaglianza era rappresentata dalla Lex Iulia
maiestatis, che prevedeva pene severe per il crimine di lesa maestà, cioè di offesa o minaccia alla figura
dell'Imperatore e quindi alla sua auctoritas. A questo si aggiungeva poi l'aura di divinità gravante attorno al
principe rappresentata dalla sua discendenza dal divus Caesar, equiparato al rango di divinità dal Senato
dopo la morte, e dalla creazione di un vero e proprio culto imperiale, indirizzato in vita -per non urtare la
sensibilità religiosa romana- al genio, cioè allo spirito tutelare del principe, ed all'imperatore stesso qualora
come Cesare e lo stesso Augusto venisse proclamato divino dopo la morte, con la procedura dell'apoteosi.

Gradatamente, con il rafforzarsi della forma assolutistica del governo con i successivi imperatori della
dinastia Giulio-Claudia il sistema imperiale entrò in crescente contrasto con l'aristocrazia senatoria, sino a
portare all'aperta rivolta e alla morte di Nerone, ultimo rappresentante della dinastia. L'interrompersi della
successione imperiale all'interno dell'ambito familiare dei discendenti di Cesare e Augusto rafforzò il ruolo
dell'esercito, che divenne arbitro della successione imperiale durante il convulso anno dei quattro imperatori,
che condusse infine all'instaurarsi della Dinastia flavia. I nuovi imperatori, di estrazione equestre, che non
potevano più vantare il grande nome familiare di Cesare presero comunque a portarlo come titolo imperiale.
La nuova dinastia, dopo un'iniziale fase di collaborazione con l'aristocrazia senatoria, assunse con
Domiziano caratteri decisamente assolutistici che portarono infine all'assassinio dell'Imperatore.

La caduta dei Flavi lasciò mano libera all'intervento del Senato, il quale nominò successore Marco Cocceio
Nerva, con il quale venne inaugurata una nuova politica di successione, quella degli Imperatori adottivi, che
ripristinava l'originale principio augusteo della trasmissione del potere imperiale tramite adozione,
fuoriuscendo però dall'ambito ristretto di una sola gens. Il nuovo sistema, che incontrò il favore delle classi
elevate entrò però progressivamente in crisi quando, dopo l'ascesa al trono di Antonino Pio, anche la
famiglia Antonina prese ad adottare principi di successione dinastica. Quando infine, con il regno di
Commodo, riemersero le passate aspirazioni assolutistiche, anche l'ultimo esponente della dinastia Antonina
venne assassinato, lasciando così la successione in balìa del potere dei Pretoriani e dell'esercito e portando
ad una nuova guerra civile.

Dalla guerra emerse la nuova dinastia dei Severi, che cercò di riallacciarsi alla precedente, vantandone la
discendenza. Sotto questa dinastia si ebbe il rafforzamento del ruolo dell'esercito, sul quale si resse sempre
di più il destino degli imperatori, mentre le istanze assolutistiche ebbero il sopravvento, tanto da portare
l'imperatore Marco Aurelio Antonino a farsi rinominare Eliogabalo e ad imporre il culto di Sol Invictus, del
quale era sommo sacerdote. La fine della dinastia giunse quando questa perse il favore dell'esercito durante
il regno del giovane Alessandro Severo. Le armate si ammutinarono e massacrarono l'imperatore, portando
alla cosiddetta epoca dell'anarchia militare e alla crisi del III secolo, durante la quale l'evidente collasso del
sistema del Principato portò allo sviluppo di una forma imperiale più dispotica.

Età del Dominato

Il nuovo sistema imperiale, chiamato Dominato, si consolidò con la generale riforma dell'Impero voluta da
Diocleziano e con la conseguente nascita della Tetrarchia. In tale sistema l'imperatore assunse con ancor
maggiore decisione connotati monarchici, riducendo le residue istituzioni repubblicane a semplici funzioni
onorifiche. Il governo venne quindi progressivamente affidato a funzionari imperiali, scelti tra le file della
classe dei cavalieri e tra i liberti. Tuttavia la stessa figura imperiale venne moltiplicandosi, con due
imperatori titolari, gli Augusti, uno per la pars Occidentalis ed uno per la pars Orientalis, spesso affiancati
da colleghi di rango inferiore aventi il titolo di Cesare.

Per facilitare l'amministrazione ed il controllo fu, inoltre, potenziata la burocrazia centrale e si


moltiplicarono le suddivisioni amministrative: le quattro parti dell'impero, governate ciascuna da uno dei
tetrarchi, fecero capo ciascuna ad una distinta prefettura del pretorio: Gallie, Italia, Illirico, Oriente. Da
queste dipendevano poi le Diocesi, in tutto dodici, rette dai Vicarii, nelle quali erano raccolte le provincie,
con a capo funzionari imperiali con il rango di correctores o praesides. In pratica il nuovo ordine imperiale
disarticolava le vecchie strutture repubblicane accentrando ogni funzione attorno alla figura del sovrano.

Il governo assolutistico di Diocleziano, tra le varie cose, non poteva tollerare in particolare atti di lesa
maestà come il rifiuto dei sacrifici dovuti all'Imperatore, per cui il suo regno fu caratterizzato dalla grande
persecuzione, l'ultima e la più violenta, contro i seguaci del culto cristiano. Terminata nel 305 la prima
tetrarchia con l'abdicazione di Diocleziano e del collega Massimiano, la seconda entrò presto in crisi nel 306
con la morte di Costanzo Cloro, portando ad una serie di scontri in Occidente, dai quali emersero vittoriosi
Costantino e Licinio, che, facendo leva sul successo della nuova religione cristiana, la legalizzarono nel 313
con l'editto di Milano. Nel 316, poi, Costantino si rese unico imperatore, iniziando la costruzione di una
nuova capitale orientale per l'Impero, Nova Roma.

Sotto la nuova dinastia costantiniana il Cristianesimo e la nuova capitale orientale prosperarono a scapito di
Roma e dell'antica religione, fino all'avvento di Giuliano, il quale tentò di ristabilire l'uguaglianza tra i culti.
Dopo la morte di Giuliano, però, la successiva dinastia valentiniana tornò a favorire il Cristianesimo sino a
quando, nel 380, gli imperatori Graziano, Valentiniano II e Teodosio non promulgarono l'editto di
Tessalonica, con cui venne reso unica religione lecita.
Nel 392 Teodosio, principale ispiratore dell'editto,
rimase poi unico imperatore, ultimo a regnare
sull'Oriente e l'Occidente.

Con la sua morte nel 395, infatti, tale suddivisione


divenne definitiva e permanente, con la nascita di due
separate linee imperiali: quella degli Imperatori
romani d'Occidente, poi interrottasi nel 476, e quella
degli Imperatori romani d'Oriente, interrottasi nel
1453.

Funzioni di governo

L'imperatore si avvaleva di numerosi funzionari per il


governo dell'impero, costituenti l'amministrazione
imperiale e agenti nelle province per conto di "cesare",
da loro rappresentato.

L'amministrazione imperiale

Prefetti

In epoca imperiale vennero costituite una serie di Statua raffigurante i Tetrarchi: il Dominato venne
particolari amministrazioni completamente dipendenti aperto da una moltiplicazione delle figure imperiali:
dall'Imperatore. A capo di tali amministrazioni due Augusti e due Cesari, due per l'Occidente e
imperiali vennero posti alcuni particolari funzionari due per l'Oriente.
recanti il titolo di praefectus, solitamente, ma non
esclusivamente, scelti fra l'ordine equestre.

Prefetto del Pretorio

Il principale strumento di potere a disposizione dell'Imperatore era costituito dalla sua guardia personale,
detta guardia pretoriana, a capo della quale era un funzionario chiamato Praefectus Praetorio, appartenente
all'ordine equestre. Questi era in pratica il funzionario posto a capo del pretorio dell'Imperatore, cioè del suo
"luogo di comando". Data la sua particolare importanza e le capacità coercitive connesse alla disponibilità
delle coorti pretoriane, a questo funzionario vennero delegate dall'Imperatore già a partire dall'età giulio-
claudia funzioni civili e soprattutto giudiziarie, per la maggior parte inerenti contese fra comunità in ambito
italico. Nel tempo, poi, il prefetto del pretorio divenne il capo della cancelleria palatina sino a divenire, in
età tardo-antica, vero e proprio funzionario civile. Con la riforma di Diocleziano, poi, i prefetti del pretorio
vennero portati a quattro, uno per ciascuno dei quattro Imperatori.

Prefetto dell'Urbe

Fondamentale per la stabilità del potere imperiale era il controllo costante della città di Roma, capitale
dell'Impero e cuore dell'attività politica. A capo della città venne dunque posto un senatore scelto
dall'imperatore avente il titolo di Praefectus urbi, incaricato di sovrintendere per l'appunto all'Urbe, con
compiti di polizia, avvalendosi delle coorti di milites stationarii e progressivamente sostituendo nelle sue
funzioni l'antico praetor urbanus.
Prefetto dei Vigili

Per il mantenimento della sicurezza e per un servizio antincendio a Roma, fin dall'età augustea e venne
creato uno speciale corpo di sorveglianza urbana, i Vigiles, specializzati in particolare nella prevenzione e
nel contrasto agli incendi, che in una città di tali dimensioni erano particolarmente frequenti e pericolosi. Il
controllo di tale milizia, composta da liberti, che all'occorrenza poteva svolgere anche funzioni di polizia,
venne posto un funzionario di ordine equestre avente il titolo di Praefectus Vigilum.

Prefetto dell'Annona

Date le sue enormi dimensioni e per la grande forza


attrattiva nei confronti degli abitanti d'Italia e delle
Province, Roma abbisognava di costanti rifornimenti
di generi alimentari, garantiti sin dall'età repubblicana
dall'istituto dell'Annona. Il controllo dei flussi di
grano, in particolare, si era rilevato strumento
fondamentale nell'età delle guerre civili per controllare
la città e la sua politica ed al contempo una
fondamentale leva di potere nei confronti della Plebe,
cui lo Stato garantiva periodiche forniture alimentari.
L'Anfiteatro Flavio: assieme alle elargizioni di grano
Con la costituzione del sistema imperiale il controllo
dell'annona, i giochi gladiatori erano fondamento
dell'Annona venne sottratto agli edili ed assegnato ad della politica panem et circenses degli Imperatori.
un funzionario designato dall'imperatore: il Praefectus
annonae.

Prefetto d'Egitto

Principale fonte di approvvigionamento di grano per Roma era l'Egitto, conquistato da Ottaviano e fatto
provincia nel 30 a.C. Del governo di questa provincia venne designato un cavaliere avente il titolo di
Praefectus Alexandreae et Aegypti. Il suo mandato non aveva limiti temporali e contemplava, unico nella
categoria dei governatori equestri (sino alla creazione della provincia di Mesopotamia), l'imperium militiae,
ovvero il comando sulle truppe cittadine, le legioni (all'inizio tre, poi dall'età di Adriano una). La prefettura
d'Egitto era inizialmente considerata la massima carica riservata per un cavaliere, l'apice del fastigium
equestre. Già dall'età Giulio-Claudia, però, il prefetto d'Egitto cedette il passo al prefetto del pretorio, il
quale, data la vicinanza alla persona dell'imperatore e quindi al centro vitale del potere, divenne la prefettura
di maggior prestigio.

Prefetto di Mesopotamia

Data la particolare condizione della nuova Provincia di Mesopotamia, terra di confine con l'Impero partico,
storico rivale di Roma, conquistata nel 197, questa venne organizzata su modello dell'Egitto, inviandovi a
reggerla un Praefectus Mesopotamiae, di rango equestre.

Vicari

Fin dall'età della dinastia dei Severi divenne frequente l'istituzione di vicari del Prefetto del Pretorio che
supplissero a quest'importante funzionario quando questi si trovava lontano da Roma al seguito
dell'Imperatore oppure per sostituirlo in specifiche missioni nelle provincie. Con la riforma tetrarchica di
Diocleziano e la successiva istituzione delle diocesi, il Vicarius divenne lo stabile funzionario incaricato di
sovrintendere alla diocesi in vece del Prefetto.
Correttori

In età tardo imperiale, i correttori provvedevano all'amministrazione di alcune province.

Legati imperiali

Con il termine di legatus Augusti pro praetore si designava nell'impero romano un governatore di provincia
imperiale di rango senatorio munito di imperium delegato dal principe. La figura venne istituita da Augusto
nel 27 a.C., momento della riforma dell'amministrazione provinciale che il vincitore delle guerre civili
impose al Senato. Al fine di assicurarsi il controllo sull'esercito, Augusto pretese il mantenimento
dell'imperium sulle provincie non pacate, ovvero sulle province di frontiera, e di nuova acquisizione, nelle
quali erano stanziate le legioni. Potevano essere di rango consolare (ex-consoli) o di rango pretorio (ex-
pretori) in relazione al numero di legioni stanziati sulla provincia di assegnazione. Come il procurator
Augusti ed il praefectus Alexandreae et Aegypti, anche il legatus Augusti pro praetore era direttamente
scelto dall'imperatore e non aveva limiti temporali al suo mandato. Aveva piena autorità in ambito civile,
militare e giudiziario, ma non possedeva, a differenza dei governatori di rango equestre, il controllo sulle
finanze provinciali, né si occupava del pagamento dell'esercito al suo comando: per queste mansioni, infatti,
aveva piena autorità il procurator Augusti.

Procuratori imperiali

Accentrando nelle proprie mani la totalità del potere,


l'imperatore si avvalse subito di propri funzionari
incaricati di operare in suo nome. I procuratores
Augusti, in particolare, erano agenti incaricati di
operare su mandato del principe in diverse branche
dell'amministrazione, fra cui compiti di riscossione
fiscale a Roma, nelle province imperiali governate dai
Legati Augusti pro praetore e di governo nelle
cosiddette province procuratorie. In queste ultime,
difese da truppe di auxilia, qualora fosse necessario
l'intervento di truppe legionarie, al procuratori veniva
concesso il titolo di procurator pro legato e la
conseguente assegnazione dell'imperio necessario al Cippo che ricorda la carica di procurator pro legato
comando militare legionario. per la Rezia rivestita dal cavaliere veronese, Q.
Caecilius Cisiacus.; I/II secolo.

Consiglio Imperiale

Con il progressivo declino delle istituzioni repubblicane, formalmente mantenute da Augusto, crebbe
parallelamente l'importanza e l'influenza della ristretta cerchia di consiglieri dell'Imperatore (senatori, liberti,
ecc.). A partire dal regno di Adriano (117-138) questi andarono a costituire il Consilium principis, che
divenne la principale fonte normativa dell'Impero.

Concistoro

Nell'età del dominato al consiglio del principe venne ad affiancarsi il concistorium, più tardi detto sacrum
consistorium, anch'esso consiglio privato dell'imperatore, composto dai suoi collaboratori più stretti. Ne
facevano parte il magister officiorum, capo dell'amministrazione imperiale, comes largitionum, responsabile
delle finanze, il quaestor sacri palatii, responsabile delle attività giudiziarie, comes rerum privatarum,
responsabile delle proprietà private, e, spesso, ma non in pianta stabile, il praepositus cubiculi, assistente
personale dell'imperatore.

Nel comando militare l'imperatore era poi affiancato da due altri alti ufficiali: il Magister equitum,
comandante della cavalleria, ed il Magister militum, comandante dell'esercito.

La legislazione imperiale

Il potere dell'Imperatore si sovrapponeva a quello della Repubblica, di fatto progressivamente sostituendolo.


Il principe poteva pertanto agire con atti che avevano la stessa valenza delle leggi e degli atti emessi dalle
assemblee repubblicane e dai magistrati: tali atti sono noti con il comune nome di costituzioni imperiali,
aventi forza equiparata a quella della lex populi romani:

1. gli edicta, solenni dichiarazioni di principio alle quali dovevano uniformarsi tutti gli apparati
dello Stato;
2. i decreta, con i quali l'Imperatore assumeva decisioni vincolanti equiparabili a quelle emanate
dai magistrati della Repubblica;
3. i rescripti principis, coi quali l'Imperatore dava risposte di carattere generale a quesiti posti dai
propri funzionari, diventando pertanto fonti di indirizzo generale nell'amministrazione;
4. i mandata principis, che erano atti con cui venivano assegnati incarichi e poteri circoscritti ai
funzionari per agire in nome dell'Imperatore;
5. le epistolae, con le quali l'Imperatore comunicava ordini e comandi ai propri funzionari sparsi
nell'Impero.

Fonte di tale potestà legislativa era l'Imperium maius et infinitum. L'Imperatore d'altro canto poteva
annullare qualunque altra deliberazione delle assemblee o dei magistrati attraverso la propria tribunicia
potestas.

Nel tempo, col declinare delle istituzioni repubblicane, l'equiparazione delle costituzioni imperiali alla legge
venne meno, tanto che nel digesto realizzato al tempo dell'Imperatore d'Oriente Giustiniano I le costituzioni
erano considerate esse stesse la legge.

La giustizia imperiale

Era possibile appellarsi, in ultima istanza, per un cittadino romano, direttamente alla giustizia
dell'imperatore. L'imperatore stesso (più spesso il suo rappresentante, il prefetto del pretorio o il prefetto
dell'Urbe) talvolta presiedeva personalmente al processo e giudicava, scavalcando con la sua auctoritas il
giudizio normale di giudici, governatori e procuratori. Questa prassi era detta "appello a cesare" (Caesarem
appello).

Il giurista Giulio Paolo, in Sententiarum receptarum ad filium libri quinque, fa riallacciare l'istituto della
appellatio ad Caesarem alla precedente provocatio ad populum dell'età repubblicana. Con la successiva
estensione della cittadinanza romana a tutti i soggetti liberi dell'impero, l'istituto venne a perdere
d'importanza. L'imperatore poteva decidere in processi coinvolgenti anche stranieri e provinciali e anche
schiavi, se lo riteneva. Marco Aurelio giudicò direttamente una contesa tra uno schiavo e un padrone,
decidendo a sorpresa in favore del primo.[21]

Funzioni religiose: il pontificato massimo ed il culto imperiale


L'Imperatore nella sua qualità di Pontifex Maximus
esercitava il supremo ruolo di sorveglianza e governo
sul culto religioso, presiedendo il collegio dei
pontefici e gli altri collegi sacerdotali, nominando le
Vestali, i Flamini ed il Rex sacrorum, regolando il
calendario con la scelta dei giorni fasti e nefasti ed
avendo il completo controllo sul rispetto del diritto
romano, della cui interpretazione era custode. In tal
senso poteva anche controllare la redazione degli
annales pontificum, cioè delle cronache pubbliche, e
della tabula dealbata, riportante la lista dei magistrati
in carica.

L'Imperatore stesso era oggetto di un culto imperiale,


nel quale il genio del Principe diveniva oggetto di
pratiche religiose, spesso affiancandosi nei templi ad
altre forme divinizzate del potere imperiale dello
Stato, come la dea Roma. Il culto del genius principis,
sebbene spesso percepito nelle classi elevate come una
forzatura della religione tradizionale, consentiva di
rivolgere al sovrano cerimonie pubbliche di valenza
religiosa senza per questo infrangere i principi che
vietavano il culto di persone viventi. A questo si
aggiungeva la possibilità di rivolgere poi un vero e Il tempio di Augusto e Roma a Pola: a Roma e
proprio culto alla persona dell'Imperatore dopo la sua soprattutto nelle province dell'Impero esisteva un
morte una volta che questi fosse pubblicamente vero e proprio culto imperiale rivolto verso la figura
divinizzato dal Senato con il riconoscimento della sua del principe.
condizione di divus.

Il complesso di tali pratiche durò sino all'anno 375, quando l'imperatore Graziano declinò l'onore del
pontificato massimo perché incompatibile con la nuova religione cristiana, e prima ancora con uno
svilimento dell'accezione divina dell'Imperatore avviata già al tempo di Costantino I. Tuttavia anche nel
nuovo ambito cristiano l'Imperatore continuò a rivestire un ruolo preminente come vicario di Cristo e
rappresentazione terrena dell'ordine celeste.

Note
1. ^ Cassio Dione, Storia romana.
2. ^ Svetonio, Vita dei dodici cesari
3. ^ Haverfield, F J, "The name Augustus", Journal of Roman Studies, 5 (1915), pp. 249‑250
4. ^ Augusta era invece il titolo solitamente conferito all'imperatrice consorte
5. ^ The Immense Majesty: A History of Rome and the Roman Empire. Harlan Davidson, Inc. p.
219.
6. ^ Goldsworthy, Adrian Keith (2009). "Conclusion: A Simple Answer". How Rome Fell: Death of
a Superpower. New Haven, Conn.: Yale University Press. pp. 405–415. ISBN 0-300-13719-2.
OCLC 262432329. Retrieved 28 July 2011.
7. ^ Alston, Richard (1998). Aspects of Roman history, AD 14-117. p. 39. ISBN 978-0-415-13237-
4. Retrieved 2011-08-03.
8. Williams, Stephen (1997). Diocletian and the Roman recovery. p. 147. ISBN 978-0-415-91827-
5. Retrieved 2011-08-03.
9. ^ Il volersi divinizzare in vita, col suo comportamento dispotico, fu una delle cause
dell'assassinio di Caligola.
10. ^ Kenneth Scott, The Political Propaganda of 44-30 B. C., in Memoirs of the American
Academy in Rome, vol. 11, 1933, pp. 7-49.
11. ^ Martina Minas-Nerpel e Stefan Pfeiffer, Establishing Roman rule in Egypt: The trilingual stela
of C. Cornelius Gallus from Philae, in Proceedings of the International Conference, Hildesheim,
Roemer- and Plizaeus-Museum, 2008, pp. 265-298.
12. ^ (EN) Christina Marinelli, Stories in Stone: How an Egyptian Temple Tells Its Story, su
metmuseum.org. URL consultato il 2 agosto 2019.
13. ^ Jürgen von Beckerath, Handbuch der ägyptischen Königsnamen, Deutscher Kunstverlag,
1999, ISBN 978-3422008328.
14. ^ (EN) Pascal Vernus e Jean Yoyotte, The Book of the Pharaohs, Cornell University Press,
2003, pp. 238–256, ISBN 9780801440502.
15. ^ I titoli imperiali di Bisanzio (http://www.imperobizantino.it/old/Societa-art13.html)
16. ^ John Julius Norwich, Byzantium:The Decline and Fall, New York, Alfred A. Knopf, 1995,
pp. 81–82, ISBN 0-679-41650-1.
17. ^ Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Torino, Einaudi, 1968, pp. 166-169,
ISBN 9788806173623.
18. ^ Federico II, l'imperatore immortale - Gli augustali di Federico II, su medievale.it. URL consultato
il 3 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 31 ottobre 2019).
19. ^ Roman Imperial Coinage, Traianus, II, 297; BMC 512 var. Calicó 986a. Cohen 40 var. Hill
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20. ^ Huguette Fugier. Recherches sur l'expression du sacré dans le lingue latine. Parigi, Les
Belles Lettres, 1963.
21. ^ Anthony Richard Birley, Marco Aurelio, Milano, Rusconi, 1990, ISBN 88-18-18011-8., pag.
145-147

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Voci correlate
Imperatori romani
Augusto (titolo)
Cesare (titolo)
Palazzi imperiali del Palatino
Villa Adriana

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