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K . K . HOFBIBLIOTHEK
ÖSTERR . NATIONALBIBLIOTHEK

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31 . VU . VW

VIAGGI
DI

PI TAGORA
IN EGITTO,
NELLA CALDEA , NELL'INDIE , IN CRETA,
A SPARTA, IN SICILIA , A ROMA, A CARTAGINE ,
A MARSIGLIA E NELLE GALLIE

SEGUITI DALLE SUE

LEGGI POLITICHE E MORALI.


Prima Traduzione Italiana.
TOMO TERZO.

VENEZIA . .
TIPOGRAFIA ANDREOL A
1828 .

jooCCCCCCOCOTTO009COOCOOCO000 )
- VIAGGI DI PITAGORA

CAPITOLO LVIL
Pitagora fra i sacerdoti di Menfi.

Io non aveva bisogno che mi si racco


mandasse il silenzio sopra un raggiro di cor
te abortito. Un oggetto solo mi occupava
fortemente, quello di conoscere a fondo la
dottrina egiziana. Per arrivare allo scopo di
tutti i miei desiderii , io credei che, prima
d'interrogare i monumenti di pietra , mi con
venisse rivolgermi agli uomini , e , primi fra
questi , ai sacerdoti d' Iside e d 'Osiride. An
dai quindi dritto al loro tempio , mi presen
tai ad essi munito del sigillo reale , e dissi :
» Dotti pontefici ! Raccomandato da due re,
giusti estimatori dei vostri meriti, io vengo
per illuminare la mia gioventù alla fiaccola
delle profonde vostre cognizioni, e per ini
ziarmi ai santi yostri misterii. I sacerdoti di
Eliopoli mi hanno diretto a voi, perchè lo
ro anziani.
IL CAPO DEI SACERDOTI DI Menfi. Stranie
ro ! Per la stessa ragione, noi t' invitiamo a
proseguire il tuo cammino fino alla grande
Diospoli ( 1), perchè a quella prima sorgen
te potrai attingere que' lumi, ond' avido ti
mostri.
PITAGORA. Pontefici ! Io non vengo a vio
lare il vostro tempio ne i vostri secreti , a
sollevare non vengo con mano profana i veli
del vostro impenetrabile santuario . Non ho
altri titoli, che il mio ardente amore per la
verità : e se la verità non fosse più sulla ter
ra ; se mi si dicesse, che rifugiata si trova
essa nel sole , chiederei a qualche novello De
dalo delle ali per raggiungerla , a costo d ' es
pormi alla caduta d' Icaro . Dei personaggi
gravi mi assicurarono , che l'Egitto contiene
il tempio della Verità : ed io m ' imaginai,
ch'esso dovess'essere quello affidato alla vo
stra custodia. Voi mi rimandate ' modesta
mente a Tebe ; ed anche questa è per me
una salutare lezione, un saggio avvertimento ,

(1 ) Pythagoram circum egerunt Memphitæ ad


Diospolilas. Porphyr. Scheffer. XIV.
che voi mi date , volendo farm 'intendere co
si senza dubbio , che la verità non è un frut
to maturo in tutte le stagioni della vita. De
gnatevi almeno di lasciarmi toccare i più
bassi rami dell' albero della scienza , finchè
un giorno coll' età pervenire io possa alle ci
me di quest'arbor divino. E siccome uscire
si deve sempre da un tempio migliori , che
non si era all' entrarvi, instruitemi almeno di
ciò , che qualunque mortal ragionevole deve
pensare di quelle due antiche divinità , delle
quali voi dispensate i favori. «
A questo discorso , i sacerdoti tennero una
specie di consiglio , e decisero di nominare
uno fra di essi, per servirmi d'interprete. —
» Straniero ; mi disse questi sul momento ;
sappi, prima di tutto , che , sotto il nome d' Isi
de (1 ) , noi intendiamo la vera scienza , la co
gnizione perfetta , l'evidenza delle cose; e per
lo velo d' Iside , non sempre il mistero , che
qualche volta convien gettare prudentemente
sopra certe verità , ma più spesso ancora
quella modestia , quella saggia ritenutezza ,
che caratterizza la vera scienza. «
» Tifone al contrario rappresenta l'audace
menzogna , il falso , che mascherato prende la
(1) Plutarc. Isid . et Osirid . . .
sembianza del vero , per portare al vero stesso
più sicuri i colpi , e per meglio ingannare gli
uomini, da sè stessi già troppo creduli. «
» Ad Iside noi diamo per padre talvol
ta Mercurio , talvolta Prometeo, l'uno del
l' eloquenza, l'altro inventor della musica ;
perchè la verità è sempre abbastanza eloquen
te , perchè la scienza del vero ha un'armo
nía, che molce l'orecchio . Quindi è che, in
Ermopoli, Iside è chiamata la prima, la più
antica delle Muse: noi diamo questo nome
anche alla Natura , perch' essa è l'anziana di
tutte le cose : Iside ed anziana sono nel
nostro idioma sinonimi ( 1 ).
- » Iside è nominata anche la giustizia , la
quale altro non è, che l' evidenza dei fatti ,
onde rendere a ciascheduno ciò che gli è ve
ramente dovuto .
» La scelta del colore e della materia di
questi vestiti indica la purezza dei principii, che
noi dobbiam professare. La lana fu da noi ri
gettata come troppo soggetta a macchiarsi; un
tessuto di lino ( 2 ) ci copre ; e , per evitare ogni
( 1 ) Diod . Sicul. I. Bibl.
( 2 ) L ' antichità dava ai sacerdoti d'Iside l'epiteto di
Linigeri. Credesi che il lino d'Egitto fosse una specie
di cotone , byssus.
lordura accidentale , portiamo la testa rasa.
Rassomigliamo poi alquanto alle mummie,per
chè la cintura dei nostri fianchi e coperta di
caratteri geroglifici.
PITAGORA. Io stimava la verità simile alla
natura , che non avesse cioè bisogno di tutto
questo apparato .
IL SACERDOTE. Anche noi pensiamo cosi ;
ma gli uomini, e soprattutto il popolo ! . . .
Per lo stesso motivo , sulle nostre mense non
viene mai la carne degli animali : qualunque
corpo comincia a corrompersi, dal momento
che cessa di vivere. "
» Il soverchio nutrimento condensa gli umori,
e v' introduce dei germi cattivi. Noi ci astenia
mo anche dal sale , che provoca l'appetito , e
dall'acqua del Nilo , che ingrassa quanti ani
mali la bevono ; la nostra bevanda, e quella
del dio Api vengono da una sorgente riservata
per questo tempio. Questa dieta ci conserva
abitualmente la facoltà di studiare , senza dis
trazioni, le leggi della natura. Come in quello
d' Eliopoli, cosi anche in questo tempio non
entra mai vino. Quel liquore costringe a
dire la verità , anche coloro ch 'hanno il mag
giore interesse tacendola. Nè vogliamo poi
ch'essa sia detta per questo mezzo . La buona
verità , quella che importa di conoscere , non
si •rova che sopra labbra pure, e spoghe
d 'ogni riguardo. Vietiamo il vino anche ai re ,
per non esporli al pericolo di perdere la ra
· gione. «
» Bruciamo noi pure , ogni nono giorno del
primomese , gli stessi pesci , che il popolo ar
rostisce innanzi alla porta della sua abitazio
ne : ma non li mangiamo, perchè non con
viene che tutto sia comune fra il popolo ed
i suoi sacerdoti. Lo stesso nutrimento e le
stesse verità non convengono a tutti. .
PITAGORA. Il sole splende pel popolo come
pei sacerdoti.
IL SACERDOTE. Si. Ma il pontefice , ch ' eser
cita gli occhi più che le braccia, deve meglio
vedere , e nutrirsi più leggermente di quelli
che fanno un uso più frequente delle braccia
che degli occhi. «
» Queste particolarità preliminari insegnano
almeno , che la morale è la scrupolosa osser
vazione e la costante pratica di una quantità
di piccole cose , che concorrono a formare un
gran complesso , un tutto perfettamente or
dinato.
- PITAGORA. Mi si parlo d'una 'gerarchia di
poteri.
IL SACERDOTE. I nostri predecessori nei tem
pli dell' Egitto fecero essi medesimi la distri
buzione dei ranghi della società civile , ed
hanno creduto di serbare per sè stessi il
primo
PITAGORA. Perché la fiaccole deve sempre
precedere.
IL SACERDOTE, L' ultimo rango fu assegnato
al commercio ( 1),
· PITAGORA. Un' altra professione mi sembra
più inferiore ancora. Il trafficante è qualche
cosa più del soldato . Che vi ha di più ab
bietto di un uomo , che vende il suo sangue
come una derrata ?
L SACERDOTE, Sesostri, il conquistatore, ha
voluto che gli armati fossero preferiti ai nes
gozianti.
PITAGORA. E voi avete rispettato questa
decisione reale.
IL SACERDOTE. Presso le altre nazioni, il re
è quasi sempre un guerriero : in Egitto , il
monarca , pria di salire al trono , passa per la
scuola del sacerdozio ; ed il sacerdozio lo ini

(1) Storia del commercio. Vol. II. 1958 . in 12.°


10

zia nella più profonda saggezza. Partecipate


gli vengono delle verità , che non devono es
sere a tutti note ; e perciò collocate si tro
vano delle sfingi all'ingresso dei nostri tempii.
Quelle figure simboliche, che hanno la testa
ed il seno di donna , il corpo di cane, le
zampe di leone, le ali e la coda di dragone ,
indicano abbastanza che i veli del santuario
coprono certe misteriose verità , all'uso di
pochi e scelti mortali, sperimentati, e capaci
di comandare al volgo ignorante e rozzo . A
Tebe, ti sarà forse spiegato ciò ch' io qui
posso soltanto accennarti, «
» Nella città di Saide, l' imagine d 'Iside é
accompagnata da questa enigmatica inscrizione:
Io sono ciò che fu , è , e sarà : nessun
uomo ha sollevato il mio velo. Tu non po
imagine.
PITAGORA. Forse perchè la curiosità è la
regina dell'universo ?
IL SACERDOTE. Prodigioso non meno è il
concorso agli altari di Giove Ammone , che
significa , nel nostro antico idioma , il Tene
broso , ovvero l' Occulto .
PITAGORA. Sacerdote d ' Iside ! Tu fai nasce
re in me una riflessione, ed io devo comuni
11

cartela. Strano mi sembra , che il paese della


terra , ov' esiste più verità e saggezza , quello
sia nel tempo stesso , ove s'incontra più mi
sterii ed enimmi. Rassomiglierebbe forse la
verità a quei preziosi profumi, che sfumano
in vapore, se non sono gelosamente riposti
in vasi ben chiusi ?
IL SACERDOTE. Io non son qui per dilegua
re i tuoi dubbi, ma per esporti nuda la
nostra teogonía. Chi viene in Egitto , ed in
questo tempio , deve avere già imparato
comprendere a mezza voce. Noi non preten
diamo di restituire la vista ai ciechi, o l'u
dito ai sordi. Sappi nondimeno che chi non
ci comprende, cerca di paragonare la saggez
za degli Egiziani al ragnatelo, il quale, com
posto di polvere, avviluppa e nasconde soltanto
il vuoto , e serve d 'agguato agl'insetti inesper
ti. Meglio caratterizzati si sono i sacerdoti
d 'Egitto nel santuario de' loro tempii , e nel
regolamento delle loro cerimonie religiose. I
nostri tempi sono costruiti in modo , che vi
s' incontrano alternativamente parti spaziose ed
illuminate,eparti strette ed oscure che sembran
sepolcri. Le nostre solennità sono un mescuglio
di tristezza e di gioja , come nella vita umana.
Questi contrapposti , o contraddizioni, se vuoi
12
* cosi chiamarle , esistono anche nel destino
del dio , al quale serviamo. Il corpo del no
stro Osiride non potrebbe trovarsi in due
luoghi nel tempo stesso ; eppure ti vien desso
mostrato in Abido, come qui in Menfi, avendo
egli preso la figura del toro Api. Con tutto
ciò , i cittadini ricchi vogliono, morendo, essere
sepolti nel territorio d' Abido.
PITAGORA. E quella città rende senza dub
bio azioni di grazie ad Osiride, per una su
perstizione innocente , che la fa vivere. Nel
sistema sociale , cosi come in quello della na

rito ; non così di quelli dell'anima , dai quali


non si può trarre verun vantaggio ,
· IL SACERDOTE, Siccome, al termine d 'un
certo numero di anni, noi siamo obligati a
fare dei funerali al toro Api , Menfi ha con
servato così l' onore di passare pel luogo del
la sepoltura di Osiride: circostanza preziosa ,
alla quale deve questa città il suo nome. Tu
osserverai che questo nome significa eziandio
il porto degli uomini dabbene; e questa eti
mologia vien diretta da una nostra intenzione ;
imperciocchè , come il sepolcro è stato per
Osiride un porto di salute contro le persecu.
zioni di Tifone, cosi anche l'uomo dabbene
13
non ha altro ricovero contro il malvagio , che
la tomba. La vita dell'uomo è un giornaliero
combattimento del bene e del male ; la mor
te è la cessazione di questa guerra , ed il
momento del riposo.
Pitagora. Questa teoría non è punto con
fortante .
IL SACERDOTE. Esiste anche un' altra opi
nione sul sepolcro d'Osiride, che și colloca
in Busiride, sua città natale. Questo è un
altro senso morale , per esprimere , che l'uo
mo dabbene ritorna colà morendo, ov' era
prima di nascere, nulla avendo così perduto
nel combattere per tutta la sua vita , perchè
ritorna al suo primo principio , che, dopo di
averlo sperimentato , lo riserva od à nuovi
esperimenti od a godimenti più grandi.
PITAGORA. In ciò riconosco tutta la saggezza
egiziana.
IL SACERDOTE, Secondo quest'ultima consi
derazione , la nostra teogonia insegna che Q
siride, dopo terminata la sua carriera mor
tale in terra , prese il suo posto in cielo nella
costellazione del cane, guardiano fedele del
nostro Egitto ; Tifone è diventato la stella
dell'orsa. «
» Straniero ! Tu hai potuto vedere questi
due animali, e varii altri ancora , incensati

non tutto l' Egitto contribuisce alle spese del


mantenimento di questo culto. L'alta Tebaide,
ove noi t'inviamo, se n 'è esentata , non ri
conoscendo che una sola e grande divinità ,
che le comprende tutte , e che porta il nome
di Cnef. Questo dio universale non nacque
e non morirà già mai: ed a Tebe si dice ,
che ad esso solo sono dovuti gli omaggi;
imperciocchè, se gl'incensi si dividessero fra
esso ed i mortali virtuosi, di cui gli animali
utili sono il tipo , ben presto se ne abusereb
be, per dare agli dei i vizi degli uomini, o
per dare ai malvagi gli attributi de'buoni dei.
Se ne potrebbe anche trarre una conseguenza
più pericolosa . Coloro che non hanno molto
in pregio i pontefici, hanno già voluto insi
nuare , non esservi altri dei, se non gli uo
mini deificati dal timore o dalla riconoscenza ,
come i due fratelli Osiride e Tifone. A detta
loro , i preti , come i maghi, hanno trasfor
mato in dei non solo gli uomini, ma anche
gli animali ; le piante , e principalmente gli
astri ; di modo che, dicono essi, non si può
, 15
fare un passo , senza camminare sopra un dio ,
non si può mangiare, senza avere un dio sotto
il dente , alzare non si possono gli occhi di
notte al cielo , senza incontrare degli dei al
l'infinito , autori del freddo e del caldo , della
serenità e delle tempeste. Ma il popolo fino
al presente ne ha risentito tanto vantaggio ,
che ha sempre guardato di mal occhio i ne
mici degli dei e de' sacerdoti. «
» Vi è poi un sistema misto , che ha i suoi
partigiani. Si vuole che abbiano esistito , ad
una certa epoca,degli esseri, i quali non erano
nè dei nè uomini , ma partecipanti di ambedue
le nature; e questi sono espressi sotto la de
nominazione di genii buoni e cattivi. In questa
classe dimezzo , si collocò Iside, si collocaro
no Osiride e Tifone, adottati dai Greci sotto i
nomi d' Apollo e Cerere, o di Bacco e Pi
tone. Si popolo l' aria di questi buoni e cat
tivi genii, attribuendo loro quanto di bene
o di male succede sulla terra. Se un regno
è lacerato da una guerra civile , se le due
{azioni vengono alle prese, ciascuna di esse
crede di avere dal canto suo i genii buoni,
quando invece sono entrambe sotto l'impero
dei cattivi, che le spingono sempre le une
contro le altre per distruggerle a vicenda, «
16

collocati fra il cielo e la terra, esercitano


delle funzioni più onorevoli , quelle di media
tori fra gli dei e gli uomini , come i sacer
doti d 'Egitto , che si mettono fra il popolo
ed il re. Non solo ognimortale , ma perfino
ogni città , ogni nazione ha il suo genio con
duttore , il suo Agatodémone , che s'incarica
delle nostre preghiere , le fa pervenire fino
al trono degl'immortali, aggiugnendovi le sue
intercessioni, e ci riporta la risposta favore
me pure delle personedabbene; il loro buono
spirito va intorno di noi volando , dopo la loro
morte , e ci serve di scudo contro gli attac
chi dei nemici demonii , o di fanale per iscor
tarci nel difficile cammino della vita. Tutto
lo spazio fra la terra ed il cielo è popolato
da questi semidei , di cui l'Egitto si com
piace sperimentare le benigne influenze. Qual
che volta vengono collocati nei pianeti. Iside
occupa la luna, Osiride soggiorna nel sole;

e Venere; e, scegliendo il pianeta che sta


più in relazione coloro caratteri , si fan
no da colà dominare e proteggere gli abitan
ti del globo, dotati di passioni analoghe. So
ing
pra questo sistema di teogonía , sono fondati i
calcoli dell'astrologia , scienza mista , compo
sta di principii teologici, astronomici, e sto
rici. Le mummie e le piramidi della pianura
di Menfi devono la loro origine a questa teo
ría político -religiosa. Il popolo d'Egitto avreb
be bisogno d 'una maggior finezza d'ingegno ,
per rendere ragione della sua credenza nel
Cnef, ovvero dio supremo, ed in quella im
mortalità , della quale goderà in un mondo
migliore; gli è quindi più facile il credere ai
genii, che sono più a sua portata , non duran
do fatica a persuadersi, che i nostri parenti,
i nostri amici , una sposa che ci fu cara, e
di cui conserviamo gelosamente le spoglie ,
non siano del tutto perduti a noi dopo la
loro morte. Si compiace di pensare , che quel
lo spirito , il quale animava i loro corpi,
continua ad abitare gli stessi luoghi , conser
va le stesse abitudini , conversa con noi du
rante il nostro sonno , e, separato per un
tempo dall'inviluppo e dalla forma, onde
lo aveva natura coperto per farlo concor
rere ne'suoi disegni, presiede a tutte le no
stre azioni, sorveglia le nostre intraprese, e
ci dà delle più o meno sagge inspirazioni.
Quando l'egiziano , malinconico e sensibile ,
Tomo III.
18
ha perduto l' amico od il padre, dopo le an
gosce del primo dolore , dice a sè stesso con
una specie di conforto : » Il mio amico , il
mio padre non ha fatto che allontanarsi da
me; e dall' alto della costellazione del cane,
tiene costantemente a me rivolti i suoi sguar
di; nė cesserà mai d' essere il mio guardiano ,
la mia guida fedele , il mio Anubi. « -
» Anche l'amante e lo sposo si abbandonano
alle più dolci illusioni. Quando la stella di
Venere apparisce in cielo alla mattina ed alla
sera : » Ecco , dicono essi , colei, ch' io amo :
essa precede ora il sole , più tardi lo seguirà ;
apre sopra di me le tenere sue pupille, e
viene assiduamente ad annunziarmi un bel
giorno ed una bella notte. «
» Giovine straniero ! Se poco basta a feri..
re il cuore dell'uomo, poco basta altresi a ri
sanarlo. Qual è quel saggio tanto nemico del
suo riposo e della specie umana, da voler
distruggere errori si cari , sostituendovi una
realtà desolante ?
PITAGORA . Ma questo edifizio religioso non
vien forse rovesciato da un altro? Se i buoni
hanno per essi il genio buono d 'Osiride, i mal
yagi possono invocare il genio cattivo di Tiſo
ne. La favola di questi due fratelli non rassicura
19
la virtù , giacché Tifone riusci in tutti gli
orribili suoi disegni , e perseguitò crudelmen
te Osiride; fu bensi punito , ma dopo ch 'eb
be avuto il comodo di commettere i suoi mis
fatti.
IL SACERDOTE. Questa è la storia di quan
to giornalmente succede sotto gli occhi no
stri ; noi non ci abbiamo aggiunto del nostro
che la moralità , dicendo : » Osiride, od anche
Serapide , è ciò che i Greci chiamano il lo
ro Plutone; per conseguenza, Iside si ritrova
in Proserpina , affinché il malvagio non pos
sa aver ricovero nè in terra nè in cielo , e
neppure nella notte della morte; da per tutto
egli incontra degli accusatori, dei giudici, e
20

CAPITOLO .LVIII.

Pitagora s' instruisce nella dottrina


egiziana.

IL SACERDOTE. L'uso , tendente a moltipli


care gli dei piuttosto che a diminuirne il
numero , l'uso , meglio ancora che una dot
trina più certa , ha fatto di Serapide una di
vinità distinta da quella di Osiride. I nostri
etimologisti sacri derivano questa parola dalla
antica espressione egiziana Sevesthois , che
significa spingere avanti, smuovere una gran
massa , lo che può applicarsi all'astro del
giorno, che dà moto a tutto , ed al quadru
pede laborioso , che rivolta le terre più for
ti , introducendovi il vomero dell'aratro . E
qui nota , giovine straniero , che le istituzioni
egiziane , malgrado le loro aberrazioni , ri
conducono incessantemente ai due principali
oggetti dell'attenzione dell' uomo, al sole ed
all'agricoltura, che da noi non vengono mai se
parati; anzi li collochiamo nelmedesimo tempio .
PITAGORA. Ma i vostri usi non sembrano
tutti marcati con siffatto conio di saggezza. Fui
già prevenuto , che , alla festa di Osiride ,
gli uomini di rossa capellatura non osano
mostrarsi, per timore d' essere maltrattati
dal popolo. Eppure i capelli rossi del colore
dell' oro hanno qualche analogía con quelli
del sole. Se io volessi dipingere in geroglifi
co l'astro del giorno, vibrante i suoi raggi,
rappresenterei la testa d'un uomo biondissimo.
IL SACERDOTE. Si, ma Osiride era bruno ,
per tradizione costante ; e Tifone all'opposto
era rosso. Il popolo , migliore osservatore di
quello che si crede, ha l'esperienza , che gli
uomini rossi sono ordinariamente più malefi
ci degli altri: ed estende la medesima sfavore
vole prevenzione fino agli asini di tal colore ,
che a lui sembrano, più viziosi e meno docili
che quelli d 'un altro pelo . Durante la solen
nità del sole , sarebbe un ' empietà dar da
mangiare al quadrupede dalle lunghe orec
chie , che porta il colore di Tifone, Antica
mente , nel giorno della festa d' Osiride, si
sterminavano gli asini rossi : in seguito , fu per
noi trovato il mezzo diconservarli. Nei sacrifizi
dei mesi faosi e payni, che sono il secondo
ed il decimo del nostro calendario , noi ci .
contentiamo di rappresentare , mediante una
figura di pasta dorata , uni asino rosso , le
gato e pronto ad essere precipitato. Questa
espiazione deve piacere molto ad Osiride , do
po il seguente aneddoto. «
» Tifone, avendo perduto una battaglia ,
si salvò sopra un 'asina rossa , che lo porto
per sette giorni e sette notti: nell' ultima di
queste notti, dopo aver riposato insieme da
una corsa si lunga , l'asina si trovò fecondata
da Tifone; e frutto di si strano imeneo fu
rono due gemelli , maschio e femmina, che
servirono distipite ad una piccola popolazio
ne qui vicina, malvista e disprezzata . «
» La sacra proscrizione degli animali di pelo
rosso abbraccia perfino i buoi. Fu però da
noi messo un correttivo , che rende quasi
nullo questo abuso delle cose sante. Un solo
pelo bianco o nero , trovato sull'animale de
stinato al sacrifizio , basta per farlo rifiutare.
Per ammetterlo , deve portare la marca del
sigillo dei pontefici , attestante che fu esami
nato e trovato buono.
PITAGORA. Pontefice ! Quante ambagi !
quanti raggiri ! La saggezza dell' Egitto ras
somiglia alquanto al suo Nilo ; non prende
la linea retta per arrivare al fine.
IL SACERDOTE. Chi ci seguirebbe, se da noi
scelti non fossero i sentieri oscuri e tor
tuosi ?
PITAGORA. In tal caso , è meglio andar soli.
IL SACERDOTE. Per non essere utili a nes
suno . 1
» L ’Egitto insegnò alla Grecia l'arte delle
allegorie. Molto tempo innanzi ai sacerdoti di
Saturno , di Giunone , e di Vulcano , esiste
vano i nostri esercizi sopra Iside ed Osiride:
il quale Osiride, considerato sotto un certo
aspetto , altro non è che il Nilo , fecondante
il seno d' Iside, ossia della terra.
PITAGORA. Questa tradizione mitologica ha
fatto , senza dubbio , collocare il principio ge
nerale dei corpi nell'acqua (1 ).
IL SACERDOTE. Quella del Nilo dà e con
serva l' esistenza all'Egitto. Tifone è il mare
in cui va a perdersi il nostro fiume, disper
dendosi le sue membra. Iside , o la terra d’ E
gitto , vede con dispiacere il suo sposo Osi
ride , ossia il Nilo , precipitarsi nei gorghi
dell' onda amara. Ma siccome egli ha potuto
fecondarla. nel suo passaggio , il popolo rac
colto sopra l'una delle rive, quella dal lato
(1 ) Examen du fatalisme. Tom . I.
24
dell' Arabia , ripete dei lamenti sopra questo
bel fiume che , nato a manca , va a morire
a destra ( 1). Noi riguardiamo il lato del sole
nascente come la faccia del mondo: quindi si
pronunziano maledizioni al ware: quindi il sa
le , ond'è il mare impregnato , diventa la spuma
impura di Tifone: quindi non salutiamo mai
l'uomo, che fa professione di vivere sul ma
re: e quindi l'avversione degli Egiziani pei
viaggi marittimi, e per ogni estero commer
cio , cui posson fare soltanto sulle coste e
nei porti.
PITAGORA. Sacerdote d' Iside ! Non teme
dunque l'Egitto , che s' interpreti altrimenti la
sua nullità fra le potenze marittime? Non po
trebb' essere accusato di attribuire a motivi
religiosi ciò ch ' è dovuto soltanto alla natura
le sua timidezza , ed alla poca sua industria ?
Giacchè finalmente una piramide, un obeli
sco , un tempio come questo , è forse un mo
numento , che fa supporre meno di genio , che
non una piccola flotta solcante ilmare colla velo
vanno da un paese all'altro migrando.

(1) Da mezzo giorno a settentrione,


. 25
volentieri d 'essere riputati meno industriosi
degli altri popoli , purché si conceda loro
che sono i più saggi. I figli del Nilo si com
piacciono fino ad ora di non aver mai voluto
abbandonare la loro patria per darsi al mare.
Non invidiano punto la gloria , e meno ancora
le ricchezze dei Fenici: e se le avventure
'Osiride e di Tifone hanno potuto contri
buire a far loro prendere una risoluzione tan
to prudente , queste sante favole sono ben
più proficue di certe verità. « ,
» La medicina stessa ha saputo trarre da
esse partito , dichiarando insalubre l'uso trop
po frequente di quella quantità prodigiosa di
pesci , che il Nilo abbevera colle sue acque,
ed alimenta col suo limo. Noi ne abbiamo
fatto perfino il geroglifico dell'odio. Potrai
vederne un esempio sotto il vestibolo del
tempio di Minerva ,a Saide , ove si dipinse
un fanciullo appena nato , ed un vecchio ;
poi uno sparviere , vicino vicino un pesce , e
infine un cavallo marino , per significare que
sta sentenza : » Voi che arrivate alla vita , e voi
che ne partite , giovani e vecchi, sappiate ,
che gli dei odiano ogni ingiusta violenza, «<
» La figura dello sparviere è il segno gene
26
rico degli dei ; lo cavallomarino , che uccide suo
padre e viola sua madre , è il simbolo , presso
noi , degli uomini sfrenati , che si fan lecito
tutto. «
» Nota di più , che l' iscrizione caratterizza
la violenza , dicendo: ogni violenza ingiusta :
perchè ve ne sono di legittime. Quella che
vien fatta ad un malvagio , per impedire che
nuoca di più , è senza dubbio lodevole , e
deve piacere agli dei ed agli uomini. «
» Coloro fra noi , che si dedicano alle scienze
naturali, generalizzando vie più le loro idee ,
intendono , per Osiride, non solo le acque
del Nilo , ma anche l' acqua-principio , senza
la quale i germi non sarebbero produttivi.
Vogliono essi , che Tifone sia un principio
diseccativo , nemico per conseguenza di Osi
ride; e lo dipingono con capigliatura rossa
e tinta gialla , del colore delle foglie in au
tunno , per esprimere quella stagione della
vita , in cui tutto si disecca e non produce più
niente. Osiride è bruno ; i suoi capelli hanno
quel colore carico della terra , quand' è immol
lata e vicina a sviluppare i suoi germi, come
si vede il nostro Egitto dopo l' inondazione.
» E questo è il motivo, dicono essi secondo
il loro sistema, per che il cuore è caldo ed
umido nel tempo stesso; se viene privato della
circolazione del sangue, e della scintilla della
vita , illanguidisce.« Questo è pure il motivo,
secondo altri, per cui non bisogna dire: il
carro dorato del Sole , il carro argenteo
della Luna o ďlo , stantechè questi due
pianeti fanno il giro del globo in navicelle
portate sull' onda generatrice e madre ditutte
cose. «
» Le feste pamelie sono instituite dietro
queste considerazioni. In mezzo alla sacra
pompa , si porta l' imagine di Osiride trifalli
co, al di sopra d'un ' idria (1 ): cerimoniale
affatto simbolico, il quale c'insegna, che vi sono
tre principii di tutte le cose, l'acqua, l'aria ,
e la terra , e che questi possono ridursi ad
un solo , all'acqua. Tifone, che rappresenta il
principio opposto, mutilando Osiride, indica ,
che tutto si combatte nell'universo , e che il
genio della distruzione veglia continuamente
per opporsi a quello della riproduzione. Quan
do Tifone, vincitore di suo fratello , gli porta
l'ultimo oltraggio gettando nel mare i distintivi

(1) Vaso d'acqua.


28
della sua virilità , tutti esclamano : » Il mon
do è finito. « Ma la divinità dei flutti ama
ri, Iside, che corrisponde alla vostra Teti, sa ri
produrre e moltiplicare ciò che si aveva credu
to per sempre sepolto nelle onde, e riconduce
l' umida primavera , vale a dire , le rugiade fe
condanti , e le piogge generatrici , in seguito
all'autunno diseccato , imagine del sonno e del
sepolcro della natura . «
» Per questo motivo , la stella canicolare,
che attrae l'acqua, è consacrata ad Iside. Noi
prestiamo un culto anche al leone, e collo
chiamo la superba sua testa per ornamento
sulla porta dei nostri tempi , osservando di
fargli aprire la gola , perchè il Nilo disalvea ,
quando Osiride, ossia il sole , dopo le piog
ge di primavera , passa nel segno del leone.
Allora bisogna intendere per lo Nilo una deri
vazione d 'Osiride, talvolta preso per l'astro del
giorno, causa prima, talvolta per l'Oceano ,
causa seconda dell'inondazione. In quest'ultimo
senso , Iside è la terra d 'Egitto soltanto , la
quale , fecondata da un'emanazione d 'Osiride,
produce Oro , quel felice temperamento cioè
dell'aria , che fa germinare in abbondanza
tutte le produzioni. Il dio neonato è nutrito
29
da Latona nelle paludi della città di Buto :
imagine delle terre basse, bagnate dalle acque
e coperte dai vapori, salvaguardie della sic
cità . «
» La nostra mitologia insegna, che Osiride,
considerato come il Nilo, si unisce in adul
terio con Nefti : così si esprime il momento ,
che il fiume disalveato si spande fino all' es
tremità delle terre vicine al mare , le quali
senza quest'alluvione sarebbero rimase sterili.
Tifone si sdegna di vedere il suo territorio
invaso dal fratello , e chiama a sé per vendi
carsi una regina d 'Etiopia , la quale vi accor
re; e cið vuol dire , che i venti meridionali
dominano gli etesii ossia settentrionali, e spin
gendo le nubi in Etiopia , si oppongono alle
piogge, e cagionano la siccità. Allora il Nilo
si restringe, s' impoverisce , e non porta che
uno scarso tributo al mare, diventato sua
tomba , o veramente quella cassa d 'Osiri
de, nella quale i mitologi lo fanno sparire .
La terra d' Egitto è in lutto , e ciò succede
nel terzo. mese, detto atir. Partecipando al
la comune tristezza , noi mostriamo al po
polo il dio Api con le corna coperte d 'un
yelo nero. Questo lugubre cerimoniale dura
30
quattro giorni, decorrenti dal decimosettimo
ond ' é percosso l'Egitto : prima, il disecca
mento del Nilo ; seconda, la vittoria riportata
dai venti del mezzogiorno sopra quelli del
settentrione; terza , la brevità dei giorni , e
la lunghezza delle notti; quarta finalmente ,
la nudità e siccità della terra. Nella notte
del decimonono giorno, rivestiti dei nostri
abiti sacerdotali , noi scendiamo verso il mare ,
portando l'arca santa , che contiene un pic
colo vaso d' oro , ripieno d' acqua dolce. Il
popolo grida allora esultante: » .Osiride è ri
trovato . «
PITAGORA. Tutto ciò mi ricorda i funerali
e la resurrezione d' Adone a Biblo.
IL SACERDOTE. Perchè le verità fanno , il
giro del mondo, e si dan mano . . .
PITAGORA. Come le favole.
IL SACERDOTE. Ogni anno , si rinova questa
solennità , perchè ogni anno Tifone ed Osi
ride, ossia la siccità e l'acqua, vengono a nuo
va battaglia ; essendo intenzione della natura ,
che nessuno dei due resti vincitore, L 'uni
verso non deve la durata della sua forma
che all'equilibrio delle potenze dell' acqua e
31
del fuoco . Se l'una delle due fosse costante
mente superiore , tutto diventerebbe o acqua
o fuoco. Il mescuglio e l'armonía degli elemen
ti rivali fa che il gran tutto sussista , senza
provare catastrofi troppo violente. «
CAPITOLO LIX .
Continuazione .

» IVoi ci serviamo anche talvolta della mi


tología di Osiride per ispiegare le rivoluzioni
lunari. Questo semideo conta altrettanti anni
di regno in Egitto , quanti giorni ha la luna.
Sparv'egli nel diciassettesimo giorno del me
se , epoca in cui si può meglio giudicare del
l' età della luna. Osiridemorto (1 ) fu smem
brato in quattordici parti, numero preciso
dei giorni , che mette la luna a crescere e
a decrescere: i traboccamenti del Nilo osser
vano le proporzionimedesime; il più alto , che
ha luogo nella contrada d 'Elefantina, monta
a ventotto draa o cubiti; il più basso , misu
rato a Mendesia ed a Saide , é di sei cubiti,
numero della prima fase ; ilmedio finalmen
te , quando va bene, nei contorni diMenfi ,
ascende a quattordici cubiti , corrispondenti
al tempo che percorre la luna per arrivare
al colmo del suo disco. Api , geroglifico vi
( 1) Diod. Sic. Bibl.
33
vente d' Osiride , deve nascere, quando la lu
ce generatrice discende dalla luna e colpisce
la giovenca , allorchè questa si combina colla
presenza di Mnevi; e perciò il pelo del toro
Api deve descrivere l'arco argenteo dell'astro
della notte. Noi solennizziamo la nuova luna
del settimo mese dell'anno , detto famenoth ,
ed intitoliamo questa festa l'ingresso d' Osi
ride nella luna: allora la primavera comincia
a mostrarsi nei nostri campi. «
» Più spesso Iside è riconosciuta per la di
vinità della generazione , e la luna per la ma
dre del mondo: fecondata dai raggi del sole ,
versa essa su questo globo delle influenze
fertilizzanti ( 1) . «
» Omero , che studiò la sapienza egiziana
alla fonte, o non ne ritrasse che delle mez
ze verità , o non osò dire tutto ciò che vi
apprese. Le due botti dell'uno de' suoi poemi
furono qui fabbricate ; dall'una scorrono i be
ni , dall' altra i mali , che son sulla terra : ma
egli non prepose alla loro distribuzione che un
dio solo. E come mai una sola e medesima di
vinità può dispensare nel tempo stesso il

(1) Isis nihil aliud est , quam natura rerum .


Macrob.
Tomo III. 3
34
male ed il bene? Il genio del bene come può
fare il male ? come il bene quello del male ?
Questa non è la nostra dottrina. Il suo Gio
ve dunque dalle due botti ha potuto sommini
strargli de'bei versi ,ma non ha potuto appagar
la ragione. Noi gli avevamo detto , che bi
sognava ammettere necessarissimamente due
principii, due potenze contrarie ed indipen
denti l'una dall'altra , un Osiride ed un Ti
fone. Due cause distinte sono indispensabili ,
per ispiegare effetti opposti. Chi mai s'avvisò
d ' assoggettare la folgorante sfera del sole al
l'oscuro genio di Tifone? Osiride solo la pre
siede; ed , in contrassegno della sua divinità ,
noi gli abbiamo dato uno scettro , sulla cima
del quale sta un occhio aperto. Noi celebria
mo la festa degli occhi del mondo nel tren
tesimo giorno dell'undecimo mese dell'anno ,
detto epihi, quando il sole e la luna sono sulla
stessa linea retta. Nel ventotto del secondo
mese , detto faofi, noi festeggiamo il bastone
del sole; allora l' equinozio d 'autunno è pas
sato, il padre del calore ha bisogno d'un
appoggio , comincia a declinare, e non cam
mina più che obbliquamente, allontanandosi dal
nostro Egitto. Al solstizio d'inverno, noi con
duciamo una vacca sette volte intorno al tempio
35
d 'Osiride, come per andare in traccia del sole ,
che ci abbandono , e che non rivedremo nel
suo splendore prima del solstizio d'estate ,
vale a dire dopo una rivoluzione di sette
mesi. I
» Oro , ossia Arueride, figlio d 'Iside, fu il
primo a sacrificare al sole nella quarta gior
nata di ciascun mese , la mattina ; e noi bru
ciamo incensi sul suo altare tre volte al gior
no , al levare , al mezzodi, ed al tramontare, »
» Osiride essendo il sole , la luna dev'esser
Iside (1 ), figurata per conseguenza nei nostri
tempïi colla mezzaluna in testa , e qualche
volta colla faccia coperta d'un velo , come
messa a lutto per l'assenza del suo sposo ,
vale a dire, per l'opposizione di lui con essa.
Allora si suppone ch ' essa gli corra appres
80 , e perciò i giovani amanti l'invocano di
notte sulle rive del Nilo . I nuovi sposi non
sacrificano più nemmeno essi all'imeneo , sen
za pronunziare misteriosamente il nome d’ I
side , consacrato in questa circostanza per
indicare l'attributo che distingue il sesso fem
mineo. Iside sotto questo aspetto è il tipo

(1) V. le Note di Sam . Squire, nella sua traduzio


ne latina del trattato de Iside , di Plutarco .
36
naturale della generazione degli esseri, essa é
la Venere della Grecia. a
» La città di Copto , nel medio Egitto , pos
siede un simulacro d 'Oro , figlio d ' Iside ,
rappresentato con in mano i trofei della vit
toria da lui riportata sopra Tifone; per si
gnificare, che il genio del male , ossia il
cattivo principio , ha tutto al più la facoltà
d 'inquietare, di stancheggiare il genio del
bene, il quale, senza questa opposizione tanto
attiva e formidabile, si abbandonerebbe forse
ad una funesta apatía , nemica ai disegni del
la natura sempre agente. Noi diciamo, che
Mercurio , o il dio della scienza e della
saggezza , strappò tutti i nervi dal corpo di
Tifone per fare le corde della sua lira , per
chè l'uomo impari a trarre partito dal male
e dai malvagi, obbligandoli a coordinarsi con
i buoni, e ad assoggettarsi alle leggi della
armonía sociale ; ed è questo il talento dei le
gislatori. La moltitudine è ripiena di Tifoni
sempre intesi a turbare la pace. Bisogna sner
varli, condannarli all' impotenza di nuocere ,
ed incatenarli alle leggi dell'ordine, come il
ferro alla calamita ; imperciocchè i nostri ge
roglifici dicono di più , che le ossa di Tifone
sono di ferro , per essere attratte loro mal
39
grado ai piedi del trono d 'Osiride, compo
modo che tutti i fenomeni naturali, che ac
cadono fra la magnete ed il ferro , accadono
pure fra il bene ed il male , fra i buoni ed
i malvagi. Ora , siccome, malgrado la sua ri
pugnanza di seguire la calamita , il ferro può
devono scoraggiarsi , avendo essi la virtù di
signoreggiare, o presto o tardi, i malvagi.Non
ci vuole però meno di tutta l' eloquenza e saga
gezza di Mercurio per ridurre Tifone al silen
zio. Questi una volta fece un brutto scherzo al
suo fratello maggiore;approfittà del sonno per
legargli le gambe tanto strettamente insieme,
che le due cosce sembravano una sola ; le gi
nocchia erano talmente fra loro attaccate , che il
dio del bene, allo svegliarsi , non poteva più
camminare; e quello del male invece poteva
agire impunemente. Iside accorse ai gemiti
dell'immobile suo marito ; il sistro, ch ' essa

mento per tagliare i lacci d ' Osiride. Nella sua


disperazione, avendo ella agitato il sistro , quel
(1 ) É certo che 01: Divinivarovi iw vular
ming
38
movimemto improvviso , ed il suono che ne
trasse , fecero sopra Osiride una tale impres
sione, che, spezzando nel primo sforzo i nodi,
restitui la libertà alle sue gambe. <
» Avvertimento utile dato agli uomini dab
bene. I malvagi non riporterebbero ogni gior
no vittorie sì facili, se i buoni fossero più
avveduti ,.o se , dopo di aversi lasciato sor
prendere, si armassero della forza d'una giu
sta indignazione. La debolezza dei buoni for
ma tutta la forza dei malvagi. «
» E se tutte quasi le statue egiziane sono
disegnate colle gambe attaccate insieme, pre
parate quasi ad essere chiuse in un fodero ,
questo si fa in memoria della indicata avven
tura d 'Osiride e di Tifone. «
» In un' altra occasione, anzi all' origine
delle cose , Osiride collocò nell'uovo del mon
do dodici piramidi bianche, ripiene di tutte
le specie di beni; poi riposó. Tifone , che
lo spiava continuamente , ne approfitto per
introdurre nell'uovo stesso dodici altre pi
ramidi nere , piene di tutte la specie di ma
li; e questo è il motivo , per cui nel mondo
vi sono tanti malvagi quanti buoni. Queste
poisona quelle allegorie per le quali le al
tre nazioni invidiose qualificarono il saggio
39
Egitto come padre di tutti gli dei , e sor
gente di tutte le superstizioni.
PITAGORA. Vi potrebbe nondimeno essere
qualche cosa di reale in un tale rimprovero.
IL SACERDOTE. Perchè l'uomo, e soprattutto
il popolo , abusa delle migliori istituzioni.
PITAGORA. Ma tutti questi geroglifici, ben
chè pieni di senno, non sono forse anche un
po' troppo fuori della portata del volgo, per
essere bene intesi, e servire ad esso di utile
ammaestramento ?
IL SACERDOTE. Tutti non sono fatti per
esso , te l'ho già detto : i geroglifici sono
come gli alimenti; il popolo ed i suoi sacer
doti non mangiano alla stessa tavola , nè si
pascono degli stessi cibi.
PITAGORA. Me ne dispiace.

abbiamo però delle figure simboliche per tutti.


Laonde, quando facciamo la cerimonia di sep
pellire Osiride, diamo ad intendere essere
questa l'imagine della seminagione delle terre ;
e la resurrezione del dio rappresenta la ger
minazione dei grani seminati. Quando Iside,
ossía la terra , si senti gravida, diciamo an
cora, si attaccò al collo un preservativo nel
40
sesto giorno del secondo mese dell' anno , det
to faofi, e diede al mondo Arpocrate , verso
il solstizio dell'inverno , benchè non ancora per
venuta al suo termine; e ciò esprime la com
parsa dei primi fiori, e la manifestazione dei
primi germi. Gli abitanti della campagna non
mancano, a quest' epoca , di portare in offerta
le primizie dei loro campi di legumi. Una
gran festa si celebra per lo parto d ’Iside dopo
l' equinozio della primavera. Tutti questi pice
coli usi religiosi hanno il loro pregio , e pro
ducono i più felici effetti sui lavori dell'agri
coltura. Sono essi altrettanti punti d'appoggio
per l'uomo semplice , il quale ama dipendere
da qualche cosa collocata al di sopra di lui,
PITAGORA. Ma non temete voi, che tutta
questa dottrina, suscettibile di sensi diversi ,
data da voi colla mano destra, non sia rice
yuta dal popolo colla mano sinistra ?
IL SACERDOTE. Noi lasciamo che si abusi ,
quanto vuole , degli accessorii ; siamo gelosi
soltanto dell' integrità del fondo. Non fum
mo già noi, ma l'uso, che introdusse que
st'altra particolarità. In una festa a Mercu
rio , che si celebra nel diciannove del primo
mese dell' anno, detto thoht, si mangiano delle
41
focacce impastate con fichi e miele , e man
giandole si dice : Non v' è cosa più dolce
della verità .
PITAGORA. Antica e preziosa espressione!
I SACERDOTE. Non cosi dell'orribile costu
manza praticata altre volte nella città d' Iditia.
In caso di gran siccità , vi si bruciava vivo.
sull' altare un uomo, qualificato per tifoniano ;
e le sue ceneri, passate per un setaccio , veniya
no disperse sopra tutto il territorio , che si spe
rava purificare con questa orribile espiazione.
PITAGORA. Ciò prova per l'appunto contro
quanto già mi dicesti, prova cioè , che non
vi ha superstizione innocente. Comincia la su
perstizione a suggerire di versare del latte e
di spargere dei fiori sull'altare degli dei , e
finisce coll'ordinare l'effusione del sangue, e
la dispersione delle ceneri delle vittime umane
bruciate vive. E come limitare un potere ,
che si mette al di sopra di tutto , e che si
arroga il diritto di santificare tutto ciò che si
fa lecito ?
IL SACERDOTE. Ciò accade , perché la reli
gione non è ancora quale dovrebbe essere..
PITAGORA, Essa fa intanto del male , è mol
to; e forse ne farebbe di meno , se fosse ria
22
dotta più semplice. Menfi non sarà probabil.
mente quella che darà principio a quest'utile
riforma. Nel tempio d 'Eliopoli, l'altare è nudo;
il vostro porta il simulacro di tre divinità .
Temete voi di averne poche ? Spiegami quel
gruppo di tre figure collocate l'una innanzi
all' altra.
IL SACERDOTE. E non riconosci tu gli dei ,

ride, cồn un sole in testa; Iside lo precede,


ed ha innanzi a sè il loro figlio Oro. Questo
è il gran geroglifico ternario dell'uomo e del
l'universo ; tutta è qui rappresentata l'economía
della natura. Iside ed Osiride sono i due ses
si , d 'onde procede Oro , figlio che non è an
cora nė maschio nè femmina : emblema di
tutto ciò che non è che uno, di tutto ciò
che è solo , per conseguenza incompleto ed
incapace di riprodursi : emblema anche del
l'intelletto umano, sterile per sè stesso , e
che resterebbe sempre nella sua infanzia , sen
za la distinzione dei due sessi, base dell'ar
monía sociale , e senza la loro copula , causa
prima dell'eterna fecondità di tutti gli esseri. «
» Vicino a questo gruppo simbolico, tu vedi
un ibi ed un 'urna: egli è per così dire
ìl suggello di questa dottrina , nata in Egitto
sulle rive del Nilo. «
sorte di profumi a questa triplice divinità ,
la quale fa sì che il triangolo della geometría sia
il più sacro dei nostri caratteri.
PITAGORA. Perchè non riunire ad Oro suo
fratello Anubi, di cui vedo dipinta l' imagine
colla testa di cane sopra questo gonfalone del
la confraternita d' Iside? Quest'aggregazione vi
avrebbe dato il tetragramma , che ha anch 'ega
so il suo pregio. La figura di Anubi mi sug
gerisce una riflessione: il culto qui reso agli
animali è rispettabile per la sua origine e per
i suoi motivi; ma non potrebbe diventare ſu
nesto per le sue conseguenze in certe occa
zioni ? Io suppongo, che un re di Persia , o
qualunque altro principe , più accorto di tutti
quelli, che tentarono finora un'invasione , si
presenti sulla frontiera , e si avanzi, facendosi
precedere da parecchi dei vostri animali sacri
viventi, al di sopra della cui testa , oscu
ri l'aria colla moltitudine delle sue frecce ti
rate contro di voi. In questo caso imbaraz
zante , che cosa farebbero i soldati egiziani ?
Non preferirebbero essi di lasciarsi vincere,
44
anzichè esporsi col difendersi ad uccidere l'ibi
o la cicogna ? Io non vorrei essere in tale oc
casione il loro generale d'esercito . Sarei dis
obbedito e trattato da empio , ed avrei il
dolore di vedere il saggio popolo del Nilo
perdere la vita e la libertà per conservare i
suoi dei. Sacerdote d'Iside, che cosa pensi
tu di questa mia supposizione? Sta essa nel
l'ordine delle cose possibili; nė vorrei nem
meno , per l'amore che porto all'Egitto cui
venero, essere inteso da qualche osservato
re straniero, perchè potrebbe esso ridire la
cosa sollecitamente al suo monarca , e questi
arrischiarne l'esperimento.
IL SACERDOTE. Non v'è istituzione, che
non abbia i suoi inconvenienti. Ma fra parec
chie circostanze, che ci rendono necessarii ab
popolo , ve n 'è una che lo ha colpito al di
sopra di tutte le altre, in ragione dell'utilità ,
che ne ricava. Noi conserviamo nelle sacre
nostre scuole il tipo di tutte le misure in
uso nel commercio della vita civile (1) , cið
che ci costituisce mediatori e giudici in una
infinità di circostanze.

. (1) Metrologła di Paucton in 4.


45
PITAGORA. Tu hai nominato Io. Anche i
Greci hanno una favola della vacca Io.
IL SACERDOTE. Il fondo n 'è attinto in Egitto.
Per Io , noi intendiamo la terra ; i cent'occhi
d'Argo , assonnato di notte , rappresentano le
stelle , che impallidiscono e muojono , quando
Mercurio , ossia il sole, le percuote co ' suoi
raggi.
PITAGORA. Oh saggio Egitto ! Il labirinto di
Menfi non potrebbe servire di geroglifico al
la tua propia dottrina ?
46

CAPITOLO. LX .

La scienza dei numeri,

I SACERDOTE, Viaggiatore! Vuoi tu ancora:


qualche cosa dal mio ministero ?
PITAGORA. Mi sono state molto vantate le
Siringe , altra specie di labirinto, sotterraneo ,
formato da lunghe e forti volte , le miste
riose sinuosità delle quali si estendono dai
fondamenti del tempio d ' Iside fino fuori della
città , ed anzi fino ad Eliopoli. Mercurio ( 2)
le imaginò, per rinchiudervi, al salvo dalle rivo
luzioni, i principii di tutte le cognizioni umane.
Sacerdote d'Iside, puoi tu aprirmene le porte?
- IL SACERDOTE. Si. Seguimi.

Dopo varii faticosi giri con gli occhi ben


dati, mi si fece scendere sino in fondo ad una
vasta cisterna , da dove entrai finalmente nelle
Siringe rischiarate da una blanda luce , pro

(2 ) Fu detto diMercario. Trismegisto , che abbia


composte 25,000 , o piú 36,005 volumi. V . g. Selde.
ni otia theologica .
47
pria allo studio ed alla meditazione. Mi fuk
permesso di restarvi a mio piacere , prevenen
domi, che, alle ore dei pasti, mi sarebbe
data una porzione dell'alimento dei sacerdoti.
Nei primi slanci, del mio entusiasmo, io
visitai quel santuario della scienza da un capo
all'altro. AỊ disopra della mia testa , sotto .
i miei piedi, a me d 'intorno , dei caratteri
mi colpiyano l'occhio. Certe tavole e pilastri
di pietra (1 ), alcune piccole piramidi qua
drate .e. triangolari di granito n ' erano cari
che; ma tutto era tramescolato di geroglifici ,
nella lingua dei quali io era , novizio . Ebbi
tutto il comodo di meditare sulle colonne di
Sati ( 2) , e di svolgere i sacri volumi: nė ,
da prima, seppi distingueryi altro che certe
informi figure, di animali d' ogni specie . Ogni
figura corrisponde ad un'idea , e spesso anche
un membro solo d 'un animale esprime un'in
tiera proposizione.

( 1) Salenda per sette gradini , si arriva sopra un


teatro quadrato , che deve rappresentare tutti i sim
boli dei secreti involati alla natura già da molti secoli.
Vedi Arcana arcanissima H . E . hieroglyphica vegyption
groeca. Vi si vedono le colonne d'Ermete , e sopra
ciascuna una sfinge .
(2 ) Jambl. Myst. Ægypt., e Vita di Pilagora .
48
I caratteri simbolici non sono i più diffi

profani, quelle figure sono frammischiate con


certe cifre somiglianti a nodi, od a circoli
solcati da linee contrarie , o meglio a quei
filamenti, che servono alla vite di mano, per
sospendersi attorno del sostegno che incon
tra ( 1).
Vidi la famosa tavola di smeraldo ( 2 ) ,
ove lo stesso Trismegisto scolpi col suo di
to , non come il volgo crede, le leggi della
ma alcuni geroglifici sugli dei e sul vuoto :
il quale ravvicinamento è una prova di ge
nio. Non ho potuto poi verificare , se questa
tavola contenesse anche i principii d 'una me
dicina universale.
Miei cari discepoli! Io durerei fatica a di
pingervi la situazione dell' animamia avida di
cognizioni , alla vista di tante cose dotte, sen
za poterne approfittare .

(1) Apulejns, Metam . XI. Clemente Aless. Stro


mat. VI.
( 2) Lettere sull origine degli dei d' Egitto. in
12.° 1712.
49
deva perfino nella parte di quel labirinto ,
ove si tratta dei numeri e delle linee. Vi ri
conobbi il modello di quell' abaco , di cui
noi facciamo uso per calcolare e per misura
re. Sopra una quantità di piccole tavolette di
marmo nero , coperte d'una polvere d 'oro ,
si sono descritte delle figure di geometria col
dito , o coll' estremità d' una verga. Sopra al
cune altre , sono disposti in ordine aritmetico
dei frammenti tagliati di pietra o di marmo
bianco , come anche dei piccoli crustacei, che
si possono spostare a piacimento ; e sempre
lineamenti geroglifici.
Io non osava toccare col mio dito profano
quella dotta polvere (1) improntata delle sco
perte di tanti saggi. Fui quindi obbligato di
ricorrere al sacerdote commesso ad instruirmi.
Egli miappagó con molto zelo , ma con qual,
che riserva, — » Queste siringe , gli diss'io ,
sono forse i libri più antichi che esistono :
gran danno che vi siang tante lacune ! Le par
gine , che mancano a questi volumi, sono
state divorate dal tempo, o deposte altrove ?
IL SACERDOTE, Straniero ! A Tebe forse di

(1 ) Si legge in Cicerone, Della natura degli dei :


„ Nunquam eruditum illum pulverem attigistis. 66
Tomo III .
50

soli iniziati hanno il diritto di leggerli.


PITAGORA. Ma tutti hanno pure il diritto
di consultare il gran libro della natura!
Il SACERDOTE. È vero: esso è aperto a tutti
gli sguardi; ma non è dato a tutti gli sguardi
di leggervi con frutto . Noi non abbiamo fat
to che imitar la natura : anch' essa ha le sue
lacune ed i suoi geroglifici ; e , per seguirla ,
bisogna, come qui, progredire dal semplice al
composto , dal cognito all'incognito , dal
limitato all'infinito. Quando tu saprai ciò
che ti si può insegnare a Menfi , Tebe ti
dirà il resto. Non istimo necessario d 'avver
tirti , che qui non si trovano che teoremi ed
assiomi; le scuole poi ne insegnano le prove
e le dimostrazioni. Tutte le verità conosciute

plicità , Felici noi , se potremo deporne una


di nuova ogni secolo !
PIT'AGORA. Mi sembra che il tuo voto sia
assaimoderato, giacchè in tal caso la perfet
tibilità dello spirito umano sarebbe d ' una
lentezza da disperare.
IL SACERDOTE. Tu lo credi? Eppure, la
somma delle verità necessarie non è rile
: 51
vante. La natura é economa: non ama
essà di sfoggiare un vàno lusso : la linea più
breve è sempre quella , ch ' essa sceglie per
arrivare a' suoi fini. Tauto o Mercurio , l'in
ventore , o piuttosto il conservatore della
maggior parte delle cose che vedi, si mo
dellava sul di lei esempio ; ed ecco perchè
fu un grand’uomo. Il genere umano saprà
tutto ciò che deve sapere, quando potrà fa
re a Vulcano il sacrifizio di tutti i libri com
posti dopo Tauto , e contentarsi di queste
prendi di svolgere.
PITAGORA. Gli Egiziani sono grandi in tut
to. I loro monumenti sono montagne, ed i
libri cave di pietre (1 ). Perchè mai gli al
tri popoli non hanno adottato questo me
todo di scrivere soltanto sulla pietra o sul
marmo ?
IL SACERDOTE. Il primo in Egitto , che ima
ginò l' uso di scrivere sul papiro , non fu
il più saggio degli Egiziani. Questa inven

( 1) Ex columnis in syriadica terra positis , qui.


bus sacra dialecta sacræ erant notæ insculptæ a
Thaut, primo Mercurio. Eusebio.
52
zione apri la porta agli errori. Non fu l
genio solo , che si dedicò a scrivere ; lo spi
rito umano passò i limiti, e ne risulta
rono delle produzioni frivole e passeggere ,
quanto la materia cui si affidavano. Da quel
l'epoca, nacque l'abitudine di vergare delle pa
role anzi che avere delle idee da esprimere ,
comeprima si parlava anzi che riflettere. Ilma
le è fatto , e si tratta d 'opporvi un argine.
PITAGORA. Omero stesso stenterebbe a me
ritarsi la tua indulgenza .
IL SACERDOTE. Omero stesso , ridotto in
minor volume, vi guadagnerebbe senza dubbio ,
nė i suoi lettori vi perderebbero.
PITAGORA, Sei ben severo.
IL SACERDOTE. Di quale di queste tavole
di pietra desideri tu la spiegazione ? Vuoi
cominciare dalla scienza dei numeri, di tutte
la più sublime ( 1) ? Tauto la chiamava so
rella della geometría. Tutta la geometría è
fondata sul punto , e tutta l' aritmetica e
compresa nell'unità. Tauto ricavò i più pro

( 1) » Pitagora imparò dai sacerdoti egiziani le sor


prendenti combinazioni dei numeri, e le regole più
esatte della geometría . 9 G . Bannister, autore inglese. 6
53
fondi suoi geroglifici dalla scienza dei nu
meri (1 ). «
» L 'Unità (2 ) è il solo numero perfetto , il
numero intiero per eccellenza , e la radice di
tutti gli altri, il solo elementare, il princi
pio : tutto viene da essa (3 ). Il gran Tutto

l'unità . Questa è indivisibile , indistruttibi


le ; e, se non lo fosse, cesserebbe d' essere
· l'unità semplice, sarebbe soggetta a diminu
zione , a degradazione , a corruzione. L' unità
esiste da sè stessa , e deve tutto a sè stessa ;
essa è il tipo dell'universo, e di quanto può
fare l'uomo, onde più si approssimi a quella
armonia ch ' è l'essenza del bello , ed il carat
teristico della natura. La natura è una; tut
to cangia attorno di essa , in essa ; essa resta
sempre una, come l'unità numerica, che per
corre tutta la serie, tutte le combinazioni dei
numeri, senza cessare d ' essere l'unità. Non
del mondo che con quello dell' aritmetica:

( 1) Vedi P . Bungias. De numerorum mysteriis ,


Parigi. 1618 , in 4 .°
(2 ) Meursius. Denarius Pythag. in 4.°
(3) » Tutto è upo , e l'unità compren de tutto. 66
L ' Asclepio attribuito ad Ermete .
54
e basta a tal uopo il primo suo numero.
L 'inscrizione del tempio di Saide, pertinente
alla dea Iside , converrebbe ancora meglio
all'unità : Io sono ciò che è (1 ). «
. » L 'unità è il simbolo e l'impronto di tutto
ciò che vi ha di meglio al mondo, il genio
e la saggezza. I vasti concepimenti del genio
sono il prodotto d 'un tratto solo , e non of
frono che un gran complesso, al quale nulla
și può nè aggiungere nè levare. La condotta
del saggio è uniforme: sempre lo stesso , egli
cammina sopra una sola linea , e si propone
uno scopo solo. - Tali sono le virtù e le pro
prietà , o piuttosto le relazioni ed i principal
geroglifici annessi al primo dei numeri , al
l' unità . Tauto (2 ) chiamava Iddio un ente
immobile , circondato dalla solitudine della
sua unità . "
» Il Due, od il numero binario , non è tanto
fecondo , nè si reputa tanto fortunato. Indica
esso Tifone , il genio del male , il dio del dis
ordine e della vendetta. Quando due uomini
s’incontrano nello stesso luogo , vi ha, per lo

(1) Plutarco, ela


· ( ) Jamblicus , De mysteriis Agypt. sect. VIII.
lib . 2 .
55
più , rivalità e guerra. La morale dei numeri
è una scienza inventata da Tauto ; e questa
scoperta sola gli meriterebbe l'immortalità. «
» Il numero due non è sacro che nel lin
guaggio degli amici e degli sposi : un uomo
- » Il Ternario è il simbolo dell'armonía : un
terzo che sopravvenga ristabilisce la concordia
fra due rivali. Ciò solo basterebbe per ren
dere questo numero sacro , oltrechè esprime
la più semplice , la più perfetta delle figure
geometriche, il triangolo. «
» Se la rivalità si trova , dove c'è meno di
tre; dove c'è più di tre, si trova la confusione.
Si potrebbe dire , che questo numero è il più
saggio dell' aritmetica morale. Per esempio ,
perdonare meno di tre volte , è rigore ; per
donare più di tre volte , é debolezza . «
» Questo numero è pieno (2), perchè espri
me la pienezza di tutte le cose: l'impari 1.
ed il pari 2. sono in esso compresi. «
» Può anche servire di geroglifico al mo
dello d'un governo politico perfetto , per
( 1 ) I Greci pe fecero un proverbio .
(3) Vedi quattro pagine sul numero ternario mol
to ben fatte in seguito ad un Saggio sull'antica inizia
zione, in 8.° 1785 .
56
čuanto lo comportano gli uomini in società ,
dovendo esso formarsi dei tre poteri , legisla
tivo , esecutivo , giudiziario .
PITAGORA. Sacerdote d' Iside! Non si po
trebbe anche arrischiare di dire, che il nu:
mero 3 non è sempre fausto ? Un terzo di
più , nel consorzio di due anime bene unite ,
vi arreca, il più delle volte , la discordia e
l'amarezza. — Il numero 3 è popolare ; per
conseguenza , indizio di tumulto e di difficile
spartimento.
Il SACERDOTE. Troppo presto vuoi fare il
chiosatore a'maestri tuoi.
· PITAGORA. Non si potrebbe rassomigliare
un poco la scienza dei numeri a quella degli
auguri della Grecia ? Non si potrebbe sospet
tare talvolta ch'ella sia conghietturale ?
IL SACERDOTE. Straniero , ancor giovincello ...
· » Sul Quadernario sono fondate la geometria
e l'armonía sacra. Då esso l' idea d' una base
ferma; rappresenta la forza e la solidità del
l'universo , e l'ordine invariabile che regna in
· tutte le sue parti. «
» Cinque, composto dal primo numero pari
2. è dal primo numero impari 3. rappresen
ta il gran Tutto , sotto il nome del dio Pa
ne. Egli è il simbolo del nostro alfabeto :
cinque moltiplicato per sè stesso dà 25 , pre
cisamente la quantità delle lettere egizie. « .
per dividere con precisione tutte le figure
geometriche, gli dà il vantaggio di servire
naturale. Queste due virtù consistono nel far
ragione ad ognuno con imparzialità , e nel la
sciar godere al proprio simile della sua por
zione dei beni comuni, che la natura distrie
buisce egualmente a'suoi figli. Il 6 è anche
un numero matrimoniale ( 1 ).
PITAGORA. Sei moltiplicato per sè stesso
formerebbe il quadrato 36 (2 ). Moltiplichia
mo ancora l'uno de' suoi lati, 6 ; otterremo
216 . Onore al numero cubico 216 ! Sacerdom
te d 'Iside! come l' aquilino , io batto le ali,
al chiarore della tua fiaccola .
· IL SACERDOTE. Il numero Settenario è mi
sterioso e santo . Esso è il geroglifico del ri

tario ; serve anche ad indicare la parte del cielo


opposta al mezzogiorno, ed osservabile per le
sette stelle . «

(1) Eusebio. Prep. evang. XII. 13.


. (2) Vitruvio , nota di Perrault alla prefazione del
la sua Architettura.
58
» Il numero 8, formato di quattro parti e
guali, è il tipo della legge di natura , di quel
la legge primitiva , di quel primo titolo dei
mortali , che dà ad ognuno gli stessi diritti alla
felicità. «
. » Nove caratterizza la vecchiezza ; perché
moltiplicato per sè stesso dà 81 , il cui rin
contro é dispiacevole. «
» Il Decano, ossia il numero decadario ,
è di più felice presagio. Noi ne rappresen
tiamo il segno con due mani giunte insieme,
ovvero dieci dita intrecciate , simbolo espres
sivo della buona fede, d'una promessa data ,
o dell'amicizia sincera e lealea «
» Questo numero è anche il geroglifico sa
cro dell'onnipotenza dell'universo (1 ), bastando
a sè stesso per moltiplicarsi all'infinito , me
diante uno o più zeri, segni sterili e senza
valore , che vengono adoprati soltanto ad in
dicare i differenti gradi , pei quali l'unità
s'innalza a tutto. Ciò prova e dimostra arit
meticamente questi due assiomi: il gran Tutto
è uno ; gli estremi si toccano. «
» Il numero 6o é consacrato al sole , padre

(1) V . p. 98 del Pyrhagoras di Stefano Rodrigo.'


59
delle stagioni , dei giorni e delle ore; per
chè l'Egitto è la prima contrada della terra,
ove l'ora è stata divisa in 6o parti ; e perciò
il crocodilo , la cui vita comunemente è di 60
anni, serve di geroglifico al sole ed alle ore. «
. » Il numero 16 ripetuto rappresenta l'unio
ne conjugale. A 16 anni, l'uomo e la donna
in Egitto sono avvertiti dalla natura di pen
sare a congiungersi. «
» Simboleggiamo il silenzio col numero 1095 ,
somma dei giorni dei tre primi anni della
vita. Il fanciullo , nella prima età , sta tre anni
senza parlare. «
» Il numero 365 figura fra i nostri gero
glifici. Per esprimere che un uomo tocca al
termine fatale, si dice : » Egli è al 365.° gior
no del suo grand'anno; « vale a dire , all'ultima
giornata, all'ultimomomento della sua vita.como
Il mio Mentore isiaco qui aggiunse alzan
do la voce : » Gloria ai numeri ! Essi non so
no che 9 , e questi g caratteri bastano per
esprimere le quantità infinite. Nelle nostre
ricreazioni, e per esercitare gli allievi delle
nostre scuole , noi abbiamo calcolato con que
sti 9 soli caratteri il numero dei granelli di
60
sabbia , che sarebbero necessarii per riempiere
tutto lo spazio dalla terra ai cieli ( 1 ). «
» Noi abbiamo anche tentato una concordan
za dei numeri letterarii, e delle lettere nu
merali, onde poter alzare i nostri calcoli alle
più elevate potenze , col mezzo di diverse for
mole , che si soccorrano a vicenda. «

(1) Questo sforzo numerico è stato attribuito ad


Archimede.
CAPITOLO LXI.

Geometria e Musica egiziane.


Scoperte di Pitagora ..
11 sacerdote d' Iside mi fece passare all’ar .
te del calcolo , in cui gli Egiziani furono pa
rimente i primi nostrimaestri; si servivano essi
prima di noi di abachi, sui quali collocava
no i loro segni numerici da destra a manca,
all'opposto dell'uso nostro. La loro tavola di
moltiplicazione è una specie di quadro paral,
lelogrammico , diviso da parecchie linee mo
bili, o corde di rame, ciascuna delle quali porta
infilzata una quantità eguale di piccole palle
d 'avorio o di legno , che si possono alzare
od abbassare , come si vuole. Con la loro ri
spettiva disposizione , e secondo i rapporti
delle inferiori alle superiori , segnando i
numeri dello stesso genere , in diverse classi ,
si procede ad ogni sorta di calcolo ; giacche
l'alfabeto degli Egiziani, o le loro lettere ,
nulla hanno di comune coll' abaco e colle ci
fre. ( 1).
( 1 ) Queste cifre sono pervenute fino a noi, gratui.
tamente chiamate arabe. Buttner, Dissert. in 4.° Got
tinga , 1779.
62
La vista di questo semplicissimo metodo
mi diede l' idea d 'una tavola di moltiplica
zione, alla quale voi , miei cari discepoli,
avete voluto aggiungere il mio nome ( 1) ,
senza dubbio , a motivo della sua utilità , que
sto essendone il solo merito .

per eccellenza nella scienza delle superficie ,


da essi detta la prima , anzi la madre di tut
te le arti. Secondo il lodevole loro uso , ne
trassero delle lezioni emblematiche applicabili
a tutte le circostanze. Credono essi , che il
punto della geometria abbia fatto nascere i
segni numerici (2 ) , e che in origine non si
adoprassero che punti per esprimere le quan
tità , del pari che le grandezze : come indica
va la natura stessa .
Un punto (.) fu da prima l'unità , 1. (:), 2.
(:.), 3. Questo terzo segno nell'ordine delle
cifre e delle misure diede luogo al triangolo
geometrico , poi alla piramide , ossia al trian
golo piramidale solido (3). (::), 4 . fece tro
(1) La famosa tavola pitagorica , l'uso della quale
fu adottato in Italia.
(2) Trattato dei segni, di Costadau. pag. 85,
Tom . II. in 12.°
(3 ) Timeo. Àn , mundi. III. 5 .
63
vare il cubo. ( . . . ) 5 , il circolo. (. : : : .),
6 , od il doppio di (::), 3. ( ; ; ), 7. L'o
belisco fu imaginato per farvi riposare la sfe
ra del mondo . ( ), 8 . la colonna, od il
pilastro, che suggeri ad Ermete l'idea delle
sue dotte colonne. ; ossia il nilome
tro. 10 fu espresso con un (.) , come l'uni
tà , coll'avvertenza di lasciare dopo questo
punto uno spazio od intervallo vuoto. Cosi
per esprimere undici, si mette (...) ni , e
cosi in seguito.
· Per descrivere le superficie , e passare dal
l'aritmetica alla geometría , altro non si ebbe a
fare, che tiraredelle linee rette, oblique,o cur
ve da un punto dato ad un altro punto. La ci
fra 2 , o pure :) , o pure (..) , rappresenta la
linea i . - . perpendicolare od orizzontale .
3 (::.) la superficie meno complicata , la più
semplice , il triangolo A . 4 (::) il quadrato ,
il quadrato cubico , od il solido o , ecc.
5 (. . . ) il pentagono , o circolo imperfet
to , composto di triangoli; e cosi in se
guito.
Da queste prime nozioni risulta , che il tri
angolo può essere considerato come il simbolo
della generazione dei corpi. Ogni corpo -princi
64
pio , ogni elemento dei corpi deve avere ne
Risulta ancora , che il quadrato offre l'imaa
gine di quest'universo, giacente col proprio
peso sopra sé stesso ; ma questa massa ima
mobile è composta di parti sempre in moto .
Dopo un momento di riflessione , io ardíi
proporre al ministro d' Iside la prima idea
d'un concepimento più vasto , fondato sulle
cinque prime figure dei corpi solidi: mi
sentiva come inspirato dal genio stesso di
Tauto .
» Dal cubo, gli diss'io , ch ' è il corpo qua.
drato a sei facce , sembra essere stata fatta
la terra ; dalla piramide il fuoco; dal corpo
ad otto facce, ch ' è l'ottaedro , l'aria ; dall'ico
saedro , ch' è il corpo a venti facce , l'acqua;
dal dodecaedro , ch' è il corpo a dodici facce ,
la suprema sfera dell'universo (1). «
Non è già tutto in geroglifici nelle siringe
d'Ermete ; sopra molte colonne, e sulla sab
bia , vid ’io descritte le proposizioni elementa
ri della geometría , che però sono altrettanti

soppressero le dimostrazioni, per conservare


(1 ) Plutarco, trad. di Amiot. Opinioni dei filosofia
65
le sole enunciazioni dei problemi; e se ſu
glorioso il trovare quei primi principii della
scienza , minore non è forse la gloria di sa
perne render ragione a sè stessi, per isco
prirne la teoría. Così fece Talete durante la
sua dimora in Egitto , ove trovò questo bel
teorema: L ' angolo preso nella circonferenza
del circolo , ed appoggiato sopra due estre
mità del diametro , è sempre retto . Forse
non ebbe che a dimostrarlo , e dedurne tutte
le altre proprietà del circolo , e quelle risolu
zioni, che danno le misure delle distanze inac
cessibili.
Ad esempio del saggio di Mileto , inter
rogai anch'io quelle mute e dotte pietre di
Menfi; e mi piace render loro questa lumi
nosa testimonianza : soltanto dopo aver me
ditato sopra ogni punto , sopra ogni linea ,
sopra ogni figura , che descritta trovai da'più
remoti tempi in quel santuario primitivo di
tutte le scienze , ho potuto enunciare alcune di
quelle grandi verità , delle quali mi si fa
onore. È certo frattanto , che, se io non avessi
viaggiato in Egitto , l'Italia e la Grecia igno
rerebbero forse ancora , che i tre angoli in
terni del triangolo sono eguali a due angoli
retti. Si! l'ho detto; un' ecatombe alle muse
Tomo III.
66
nulla sarebbe di troppo , per ringraziarle del
la scoperta di questo gran teorema: scoperta ,
alla cui gloria l'India pure pretende.
Il quadrato della base d'un triangolo rete
tangolo è eguale ai quadrati degli altri due
lati presi insieme (1 ). Questa sola proposizione
serve di fondamento ad una gran parte delle
matematiche, e di perno a tutta la geometría.
· Io ne parlai all'uomo sacro, che mi servi.
ya di guida ; ed il sacerdote d ' Iside s'impa
droni tosto della mia scoperta , per farne l'ap
plicazione alla sua teogonia fisica , dicendomi,
come inspirato : » La linea perpendicolare della
tua figura è il nostro Osiride (2 ), o il sole ,
o l' anima del mondo; la sottesa mi rappresen
ta Iside, o la luna , o la materia. Oro , o l'uni
verso , sarà rappresentato dal quarto , o dal
totale dei rapporti calcolati delle due linee
componenti il rettangolo. «
A quell'epocă stessa , io abbozzai la mia
dottrina degli isoperimetri (3 ), dietro agli studi
da me fatti a Menfi ed a Tebe; e pervenni a
dimostrare , che di tutte le figure dello stes
( 1) Vedi Euclide , di Déchalle ed Ozanam .
(2 ) Vedi Plutarto . Iside ed Osiride.
( 3 ) Diog. Laert. Montucla . Hist. mathem . Tom I.
ja 40°
67
80 contorno, fra le piane, la più grande è il
circolo , e fra le solide , la sfera.
Debitore sono ancora all'Egitto, o per lo mea
no agli elementi delle scienze , cui seppe a noi
tramandare con tanta cura , delle divisioni ar
moniche del monocordo, Il mio genio inven
tivo non affaticò molto per trovare questo
strumento regolatore di tutti gli strumenti
di musica. Non occorreva di fare un lungo
cammino dall' abaco di Menfi al monocor
do (2 ) , soprattutto dopo ch'ebbi osservata
la fucina. Lo strepito regolare dei martelli,
che battono in cadenza sopra un'ancudine, mi
fece pensare ad una zolfa o scala graduata ,
Mi ritornarono in mente le corde dell' abaco ,
e da ciò surse in me l'idea di calcolare i
suoni come gli Egiziani calcolano i numeri, di
assegnar loro un valore determinato , di as
soggettare in somma l'orecchio a misure certe ,
come assoggettati già si avevano gli occhi; di
modo che la musica , sottomessa alle matema
tiche , possa ricevere delle leggi dall'aritmetica
nel tempo stesso e dalla geometría. I successi
e l'esperienza dell'Egitto facilitarono di molto

( 1) Storia della Musica. 1915 . in 12."


68
il mio lavoro ( 1). Orfeo , prima di me, aveva
già approfittato delle nozioni sopra questa
bell'arte raccolte , sotto il nome di Osiride,
e principalmente di Mercurio Trismegisto.
Studiando la łoro teoría , fondata sempre sulla
pratica ,ne venni a questo, di rigettare in musica
il sentimento , e di sostenere che i principii di
quest'alta scienza non ragguardano che l'in
telletto ( 2 ). Io non consulto che la propor
zione armonica ; e mibasta , che tutta la teo
ría musicale sia contenuta nei limiti dell'ottava ,
tenendomi a ciò che la dottrina delle pro
porzioni insegna relativamente alla celerità
più o meno grande delle vibrazioni, che nei
corpi sonori producono i diversi suoni. Laon
de, come nell'ottava il numero delle vibra
zioni della corda più acuta é precisamente il
doppio di quelle della più grave, io ne dedus
si, che questa consonanza sta in ragione dop
pia , o di due ad uno.
È in Egitto dov’io trovai quel fecondo
teorema, che forma tutta la base della scienza
dei suoni: La musica è un accordo di varii
(1) Musurgia univ . Kircheri. 1650. in fol.
( 2 ) Acie mentis , dice Plutarco nel suo Trattato
della Musica .
69
discordi. Questa definizione è tanto più felice,
specialmente rispetto all'indole del saggio po
polo del Nilo , che potrebbe servire nel tempo
stesso di simbolo alla vita sociale. L 'ordine
sociale è una musica , la società civile è un
accordo formato da varii discordi; i legislatori
ed i magistrati presiedono per far osservare
la misura ai numerosi concertanti che esegui
scono un gran pezzo d' armonía.
Nel -senso medesimo , ho ripetuto , secondo
gli Egiziani, che il movimento delle orbite cele
sti, le quali trasportano i sette pianeti, forma
un concerto perfetto (1 ). Se non che, la subli
mità della musica dev'essere valutata pei nume
ri, e non pei suoni. Studiate il monocordo ; vi
troverete dei tuoni propri ad ogni passione,
per allentare, od eccitare , secondo il bisogno,
imoti dell' anima. Preferite la lira alla tibia ( 2 ),
e non cercate di corrompere la primiera purez
za , di alterare l' antica semplicità dell' ar
monía egiziana ; che i Greci hanno già
snervato , e finiranno per travisare , se la
abbandonano a quei tanti novatori, dei
quali vanno pomposi. La musica è una lingua
( 1) Ficinus, De vita colitus comparanda . III. 25.
( 3 ) Bonamico , sopra Empedocle. Mém . Acad . Ina
script. XIV.
70
universale , che non deve lasciarsi in balía del
capriccio o delle pretese perfezioni dei gram
matici, che si dicono armonisti, e che sono
tanto poco d ' accordo fra loro . La scienza dei
suoni e quella delle parole non formano, per
così dire , che una sola emedesima teoría, aven
do ambe la stessa origine , le stesse regole.
Perchè non tenersi alla lira d'Orfeo , alla
cetra d' Anfione e di Terpandro , ai canti la
mentevoli di Lino , agl' inni d 'Anteo , ai poe
mi di Pierio , l' amico delle Muse , ai cori per
le danze di Filamone, ed ai suoni bellicosi di
Tamiri? Gli Egiziani non ebbero per lungo
tempo altri strumenti che la zampogna , e la
tromba inventata da Osiride.
Olimpo, frigio d 'origine , le arie del quale
destano una specie d ' entusiasmo, fu il primo
che insegnò ai Greci l' arte di toccare gli
strumenti da corda. Instruito dai Dattili del
monte Ida , egli diventò un gran maestro , ed
il capo della musica del suo tempo.
Jagni, e Marsia suo figlio , furono i due
più antichi suonatori di tibia. Il primo fu
il padre dell'armonía frigia ; il secondo ebbe
il secreto di riunire nella tibia tutti i suoni
sparsi, provenienti dalle diverse aperture della
zampogna.
71
Non era anticamente permesso il compor
re sulla cetra delle arie a capriccio , nè in
trodurre cangiamenti nell'esecuzione di questo
strumento , sia per l' armonía , sia per lo ritmo.
Il suonatore conservava fedelmente a ciascuna
di quelle arie antiche il tuono , che le era
proprio ; lo che fece intitolare quei canti nomi

come regole invariabili , dalle quali non era


permesso di deviare. Sparta ebbe dei nomi
per regolare le sue ginnopedie (danze nude) ;
Argo ne ebbe per accompagnare le sue endi
matie (danze vestite ).
Gli Egiziani hanno della musica un' idea
molto più alta ancora. Secondo essi , la
invenzione non ne poteva essere che divina;
e le scoperte d 'Ermete in questa parte sono
uno dei titoli suoi più belli alla accordatagli
apoteosi. I pontefici, che praticano questa
bella scienza, le conservano tutta la sua di
gnità , e biasimano molto i Greci, i quali si
studiano di renderla sempre più effeminata
e molle ; come l'armonia ,lidia sulla morte
di Pitone, che ba tanto degenerato dal modo
egiziano, destinato alle maledizioni pronun
12
L 'armonía dorica, più nobile e più magni
fica , meglio conviene agli uomini coraggiosi
e temperanti, e contiene qualche cosa di più
utile alla conservazione d ' un buon governo.
I primi teorici e pratici non si riducevano
già ad un piccolo numero di corde perchè igno
rassero le differenti armonie. Per quanto sem
plici siano le arie circoscritte a tre corde ,
sono più perfette di quelle eseguite sopra un
numero maggiore di corde variate. Se esclude
vano il tetracordo dal modo dorico , lo face
vano per meglio conservare il carattere proprio
a questo modo, di cui sapevano apprezzare
tutta la bellezza.Anticamente si coltivava il rit
mo ( la cadenza ) innanzi a tutto , e si evi
tayano i canti spezzati .
GliEgiziani mettono una grand' importanza
nel coltivare la musica. Propria la credono
essi, più di qualunque altra istituzione , a
formare l'anima dei giovani, familiarizzandoli
con quella specie d'armonía , che li porta a tut
to ciò ch'è onesto. La musica c’invita a belle
imprese ; ed i Greci hanno tratto almeno
questo vantaggio dal loro commercio col Ni
lo. Presso i Lacedemoni, il suono delle tibie
fa che s’incontrino i pericoli della guerra : ivi si
accingono sempre a combattere il nemico, ri
73
petendo il cantico di Castore. Nell' isola di
Creta , la lira regola le marcemilitari; altrove ,
sono regolate dalla trombetta ; gli abitanti
d ' Argo si servono della tibia , nei loro giugn
chi steniani in onore di Giove, per animare
i combattenti.
Ma quando questo strumento , per variare
esecuzione , rinunzio alla sua prima sema
plicità , date appena alla lira più disette corde,
la musica degenerò. Dodici corde la rendono
più molle: nė chi vuol trovare dodici armonie
differenti nelle sette corde , contribuisce meno
alla corruzione dell'arte; come i cantanti che si
permettono dei trilli diatonici , delle in
flessioni di voce spoglie d' armonía ; come quei
saltimbanchi 0 danzatori, che fanno le
giravolte più con fortuna e forza , che con
grazia e leggerezza. I gorgheggiamenti profani
abbattono la voce , e lacerano l'orecchio.
Miei diletti discepoli! Chiunque fra voi
vorrà applicarsi alla musica con giusto
discernimento , si proponga sempre l'antico
metodo per modello; ma prenda sopra tutto
per guida la filosofia , la quale sola è capace
di decidere qual sorta di poesía possa conye
nire alla musica.
Non imparate questa scienza a caso, e
74
senza distinzione del modo, al quale convie
ne più di appigliarsi. Imitate gli antichi
Spartani, i quali, scelto avendo un modo soa
lo , quello che trovarono il più proprio a re
golare i loro costumi, mai si allontanarono
da quello.
Achille restava ozioso , durante la sua col
lera contro Agamennone: Omero crede di non
eroe, che quella della musica. Ercole ne fece
uso , come anche varii altri uomini grandi o
semidei , tutti allievi del saggio Chirone ,
abile egualmente nella medicina, nella scien
za politica , ed in quella degli accordi.
Colui dunque , che , applicandosi allo studio ,
sarà stato , fin dalla sua tenera gioventù , istrui
to in quest'arte con tutta la necessaria cura,
potrà discernere in seguito ciò che vi ha di
buono o di cattivo in ogni altra cosa ( 1). La
sua vita non si macchiera di verun'azione in
degna dell'uomo; egli diventerà utilissimo a
sé stesso ed al suo paese , senza permettersi
nessun traviamento nella sua condotta e nei
suoi discorsi.
(1 ) Unde colligere est Pythagoricis musicam esse
quam hodie philosophiam appellamus. Lampertus Alar
dus; de veterum musica , 1636 in 12.° Cap. VIII.
25
Ben ordinate si possono chiamare tutte
quelle città , ove si presta una seria atten
zione alla buona e sana musica. Bastarono a
Terpandre pochi accordi per calmare una
sedizione. Legislatori! Siate sempre poeti e
musici, come lo furono i vostri antenati; od
abbiate almeno vicino a voi, come Licurgo ,
un maestro di lira, per far amare le vostre
leggi , prestando loro l'attrattiva dell'armonía.
Omero racconta che i Greci, per liberar
si da una contagione , che devastava il loro
campo sotto Troja , non adoperarono che la
melodía dei loro cantici. Questo secondo fat
to è più maraviglioso ancora del primo : ma ,
cosi esprimendosi, Omero usò dello stile fi
gurato de'suoi primi maestri. Il poeta vuol
dire , senza dubbio , che fu posto un termine
alla peste coll'armonia delle misure impiegate
contro quel flagello.
Vi sono delle circostanze meno spiacevoli ,
in cui la musica produce i più felici effetti. Che
cosa vi ha nei conviti di più capace ad equi
librare e temperare la troppa forza del vi
no ? Questo liquore eccita il disordine nel
corpo e nell'anima dei convitati ; la musica
ristabilisce la calma, riconducendo l' uno e
mg6
l'altra al naturale toro stato coll' armonia dei
suoni.
I sacerdote di Menfi sosteneva costante
mente , che il movimento dell'universo ed il
corso degli astri non si eseguiscono senza

il genio della natura , ha messo nel mondo


tutto in ordine , secondo le sante regole del
l'armonía .
Ma sotto lo specioso pretesto di perfezio
nare, non bisogna poi esporsi a corrompere il
più sublime dei talenti : e la nostra mitologia
ci dà, su tale argomento , una forte lezione. La
lira , che Apollo stesso pose in mano a Lino
suo figlio , era di tre corde di lino. Lino vi
sostitui tre corde di nervo d 'animale , per
rendere , com ' egli diceva, più armonico il suo
strumento : ma questa innovazione gli costo
la vita , perchè suo padre lo immolo di pro
pria mano : simbolo dell'importanza , che si

Il sacerdote di Menfi, al quale io raccon


tai questo aneddoto , lo rivendicò in nome del
suo paese. — » Noi facciamo tuttora commemo
razione di questa funesta avventura , e consa
criamo, sotto il nome di Maneros , una festa
77
lugubre all'infelice Lino , troppo punito , senza
dubbio , ma con giustizia. « —
Tutti i mali politici, che affliggono i popoli ,
non sono forse dovuti ai male intenzionati,
od agl' inabili, che turbano l'armonía sociale
con riforme mal concertate o premature? Bi
sogna guardarsi bene di urtare le leggi, anche
cattive , purchè sieno d' accordo fra loro: ilbe
ne male ordinato fa più dimale , che il male
stesso. Orfeo nondimeno, al suo ritorno dal
l'Egitto in Grecia , aggiunse due nuove corde
alle sette della cetra di Mercurio , ed inventė
il verso esametro .
» Noi abbiamo inspirato al vostro Omero ,
continuò il sacerdote di Menfi, tanta stima
per la musica , e per chi la coltiva , che
Agamennone lascia senza inquietudine il suo
palazzo ed i suoi Stati , dopo aver collocato ,
a fianco della moglie sua ed alla testa del gover
no, un abile armonista di Corcira, nominato
Demadoco . Che se il successo non corrispose
alle precauzioni del gran re, ciò avvenne,
perchè la passione discorde della regina la vin
se, rompendo tutte le misure del saggio , ma
cieco', ministro. Suo fratello Femio fu più for
tunato contro i pretendenti a Penelope in
Itaca. (
78
Io manifestai della sorpresa nel vedere il
mio duce tanto familiarizzato coi poemi
d ' Omero.
» Cessi ,mi rispose il sacerdote, cessi la tua
sorpresa: « - emi fece passare in un luogo, ove
stanno deposti i sacri archivi dell'Egitto e delle
nazioni vicine. Ivi mi aprì due volumi cons
tenenti il racconto della guerra di Troja , e
delle avventure d' Ulisse ( 1), » Ecco le due
sorgenti, alle quali , senza difficoltà , attinse il
gran poeta della Grecia; ecco i materiali ,
che mise in opera il suo genio . Noi gli fuma
mo utili: ci sia permesso di rivendicare questa
gloria pura .
PITAGORA, Omero almeno seppe approfittare
del suo soggiorno fra voi.
IL SACERDOTE. Altri innanzi a lui avevano
già vestito la storia col manto brillante delle
Muse. Dovrà essa compiacersene? Col diven
tare più amena , diventò forse anche più utile?
Il vostro divino Omero ha lasciato un esem
pio molto pericoloso. Egli aveva del genio
certamente , ma in pregiudizio forse della
saggezza. Egli ed i suoi antecessori hanno in

(1) Caylus, Acad. inscript., al Tom . XIII. della


Storia pag. 35. in 12.°
79
trodotto il disordine dell'imaginazione nelle
scienze naturali, politiche e religiose.
PITAGORA, Il male non è si grande , quanto
credi, Omero , per non parlare che di lui,
dipingendo le passioni ed i loro eccessi, ne
ha regolato l'uso . I Greci fanno a lui più
giustizia , forse perchè ha prestato loro
più servigi che all'Egitto ; giacchè, chiamando
tutti gli occhi sopra la Grecia , distolse la ge

surpava tutta quasi per sè, «


» Ministro d' Osiride, aggiuns’ io , tu non
sentirai senza interesse , che Omero mise tan
ta armonía e saggezza nella sua condotta ,
quanta ne'suoi cantici. Tenne egli, a Smirne,
lezioni di musica, che dai suoi scolari venivano
pagate in lana ; ed ebbe l' accorgimento di
prender per moglie quella fra le donzelle
della città , che meglio sapeva filare ed im
piegare il suo tempo.
IL SACERDOTE . Questo tratto di costume
escusa i traviamenti della sua fantasía. Pas
siamo a Terpandro , che,mostrandoci la sua
lira a sette corde, se ne attribui l'invenzio
ne : noi però ci contentammo di rispondergli,
che il nostro secondo Ermete regalò ad Or
feo una cova a sette corde.
80
PITAGORA. Sacerdote isiaco ! Lo stesso Tera
pandro fu condannato a Sparta ad una multa
come novatore , per aver aggiunto una corda
alla cetra ; eppure gli accordi di questo ce
e nella Jonia.
IL SACERDOTE. Come noi facciamo in Egitto .
Non è forse anche il corpo umano una specie
di strumento dimusica ? La vita d 'un saggio
è una lira suonata da esperta mano. Noi
applichiamo il nome di leggi alle regole del
canto , ed alle arie stesse. I legislatori ed i
medici governarono anticamente il popolo e
gli ammalati coll'ajuto della musica ; innanzi
all'invenzione dei caratteri comuni, le leggi
si mettevano in canti, i quali venivano da noi
dati a ripetere: mezzo sicuro per tenerle
sempre alla memoria presenti. Ne perciò
erano men rispettate.
PITAGORA. Quanto pagherei che tornassero
quei tempi felici !

dell'Egitto. Noi facevamo tutto cantando, ov


vero al suono della zampogna; le semine e
la raccolta , la guerra e la pace , gli atti civili
ed i religiosi. Le nostre prime piramidi furono
costruite al suono degl'inni. Tutta la na
81
zione formava un coro armonico , che aveva
il sole per capo. Quella età d'oro fu l'opera
del nostro Ermete trismegisto.
PITAGORA. Sai dirmi, se farà ancora ri
torno ?
IL SACERDOTE . Senza dubbio , ma dopo
una lunga serie di secoli.
PITAGORA. Anche Creta ebbe i suoi bei
giorni , al tempo di Taleta , poeta lirico, fi
losofo e politico nel tempo stesso. Facendo
mostra di non comporre che arie di musi
ca , faceva egli tutto ciò che si avrebbe po
tuto attendere dai magistrati più consumati.
Le sue odi sono altrettante proclamazioni al
la concordia , ch' esse inspirano colla piacevo
lezza e gravità della loro melodía e cadenza.
Addolcirono queste insensibilmente i costumi
del popolo , conducendolo all'amore delle co
se oneste, e liberandolo dalle animosità , che
prima lo tenevano senza posa turbato. «
» Sparta , che merita d' essere spesso citata
in esempio , deve a questo musico-poeta delle
danze armate o guerriere , che si eseguivano,
al suono della tibia , intorno all' altare di Mar
te , frattanto che il fuoco consumava la vit
tima. «
Tomo III.
82
Miei cari discepoli , vi raccomando i vec
chi peani (1 ) di Taleta , che sono certe
arie gravi e maschie , le quali convengono
ai filosofi. Io li cantai spessissimo al levare
del sole, accompagnandomi con la lira. Li
preferisco al modo lidio , che fa ballare le iso
le in mezzo agli stagni, e le attrae verso la
riva , come un branco di pesci.
Teniamoci al vero sistema della buona
musica , a quello dell’ ettacordo (l'ottava). I
suoni vi si trovano nella situazione più favo
revole ad un'armonía maschia , piena di di
gnità , egualmente distanti dal troppo grave ,
che li rende sordi, e dal troppo acuto ,
che li rende striduli, più deboli , meno per
cettibili all'orecchio.
Quanto a noi, non ci fidiamo del giudizio
dell'orecchio nello stabilire le proporzioni fra le
diverse consonanze ; e lasciamo che altri diano
la preferenza , in materia dimusica , al senti
mento in confronto della ragione,

(1 ) Veteres quasdam Thaletis pæanas accinens,


( Pythag . ). Porph. V . p. 37, in 4 .° Amsterdam . 1707.
83

CAPITOLO LXII.

Installazione del Toro-dio Api.


Culto del mattino ad Iside,

dannato alla reclusione nei sotterranei del


primo tempio di Menfi , tutto immerso
nello studio delle dotte colonne di Thoth . Un
giorno , il sacerdote , che mi serviva di condut
tore , mi si avvicina in aria mesta , e vestito
di abiti funebri.
PITAGORA. Quale accidente ti è intravvenuto ?

to sinistro ? Sarebbe Amasi sull'orlo della


tomba ?
IL SACERDOTE. Il nostro dio Api (1 ) è morto
nel suo vigesimosettimo anno Già da un
mese , stentava a reggersi in piedi, per rice
vere l'omaggio e le offerte del popolo ; rifiu
tava i più squisiti alimenti. Per risparmiare ai
devoti lo scandalo di vedere la loro divinità

( 1 ) Macrob. Saturn, I. cap . 22. Amm . Marcello


Strab. I. 17. Plin . Hist. natur. VIII. 46.
84
soccombere sotto gli occhi loro, noi lo abbiamo,
la scorsa notte , annegato nella santa fontana
ov'egli si abbeverava . La moltitudine è già
informata di questa calamità , e tutta Menfi ha
preso il lutto. Siccome però egli è pericoloso
delpari lasciare per lungo tempo il popolo sen
za dio e senza re: dato così fu l'ordine di cer
cargli un successore , e di condurcelo. Il toro
dotato delle qualità richieste sarà portato a
Nilopoli , ove soggiornar deve per quaranta
rivoluzioni diurne del sole. Questa città pri
vilegiata , situata fra terra , comunica col Ni
lo per un canale derivato dal lago Meride.
Ivi fu eretta una piramide , per dargli una
maggiore importanza. Una quantità di don
ne diMenfi e dei contorni è già partita , per
andare a godere della presenza del nuovo dio ,
ed ingrossarne il corteggio , quando verrà
trasportato nel suo tempio . .
PITAGORA. Sacerdote d' Api, abbi la com
piacenza di avvertirmi del suo arrivo , perchè
voglio trovarmipresente alla installazione. La
pompa sacra d'Eliopoli mi ha soddisfatto in
modo, che non potrei restarmi indifferente a
quella di Menfi.
IL SACERDOTE. Ma qui lo spettacolo è tut
to diverso.
85
; ' PITAGORA. Una ragione di più per assistervi.
· IL SACERDOTE. Chi vuol tutto vedere, si
espone a vedere più che non vuole. «
Quanto aveva già inteso a dire di questa
solennità , mi ritornò al pensiero, mirando al
la poca premura del mio conduttore ; e le par
ticolarità di questa festa , ch'io stentava a cre
dere sul semplice loro racconto , non giustifi
carono, che troppo, la vergogna del pontefice
agli occhi degli stranieri.
Tutta la capitale volle essere presente al
solenne ingresso del toro di Osiride nel bosco
sacro a Vulcano. I sacerdoti gli andarono in
contro , tenendo in mano un ramo d' assenzio
marino (1 ) della specie più stimata , quella
che cresce sul territorio di Tafosiride, ossia
città del sepolcro di Osiride. In Egitto , si fa
un beveraggio di quella pianta per espellere
i vermi dagl'intestini.
Il Toro-dio usci dalla sua navicella dorata ,
immensa sul suo passaggio: le donne occupa
vano le prime file,le quali venivano cedute loro
tanto più di buon grado , che, passata la fe
(1) Dioscor. Plin . Hist. nat. XXVII. 7.
36
sta , interdetta restava ad esse per sempre la
vista del dio Api; laddove nei primi giorni
sono elleno anzi, per cosi dire , incaricate di
rendergli i primi onori: e la lor maniera di
disimpegnarli sconvolse tutte le mie idee. As
sistendo al corteggio del toro sacro (1 ), lo vidi
aprirsi coll'imagine del dio dipinta molto accu
rata e sontuosamente , é collocata all'estre
mità d 'una lungha pertica d 'oro ; dopo questa ;
venivano condotte varie giovenche destinate ai
suoi più imperiosi bisogni. Degli alimenti ab
bondanti e scelti precedevano la marcia ; il
pavimento era tutto coperto di larghi e bei
tappeti di Tiro ; tutto il popolo s'inginocchiava
al suo passaggio ; vasi di profumiardevano dai
lati; l'aria eccheggiava d'inni in suo onore; le
madridifamiglia gli consacravano tutti i capelli
dei loro figli, e deponevano fra le mani dei
pontefici tanto argento , che corrispondeva al
peso dei capelli rasati; altre donne spingevano
più oltre la devozione , e credevano di non
dover celare cosa alcuna alla loro divinità. In
somma, si trapassarono gli eccessi religiosi
praticati a Canopo tanto , che m ' allontanai ,

(1) Plutar. Isis et Osiris. Erod . II. Plin . Hist.


nat. VIII. 46. Clemeut. Aless. Strom . V .
8
prima di vedere la fine di quel bizzarro ce
rimoniale .
» E che? diss'io al pontefice, con un'emo
zione che non mi fu possibile di frenare,
ministro del saggio Osiride e della casta
Iside ! Voi soffrite turpitudini simili nel vo
stro tempio , e fino sul limitare del santuario !
Non è questo un farneticare , prodotto da
una sregolata imaginazione ? Io vidi delle don
ne d'ogni età , le quali, per mostrarsi, com 'esse
dicono , nella nativa, loro purezza (1 ) innanzi
al nuovo dio , si spogliano intieramente , come
delle loro vesti, così anche del loro pudore (2).
Gravi pontefici! e voi assistete a questo religio
so cerimoniale , e qualificate di danze sacre
le sregolate contorsioni di quelle sfrenate don
ne ? Questi non sono certamente i misterii
della sapienza egiziana , onde sembrate tanto
gelosi.
IL SACERDOTE . Giovine straniero ! Anche la
politica ha i suoi misterii. Lo spettacolo , che
a prima vista ti ha giustamente mosso a sdegno,
non è poi colpevole , quanto ti sembra. Fra
(1) Diod . Sic. lib. 1. p. 54 e 55 della Traduzione
d'Amiot.
(2 ) Le donne diEgitto si levarano, in occasione di
tale festività , tatti i peli del corpo .
88
tutte le donne, che hai veduto intorno al did
Api, nessuna è uscita dal tempio peggiore che
non vi fosse all'entrarvi; e questa solennità nulla
ha costato a quelle che avevano qualche cosa
da perdere. L 'uso, innanzi al quale tutte le
leggi tacciono , introdusse queste danze, che
il popolo farebbe cessare, se ne fosse spet
tatore straniero ; ma l'idea del culto getta il
suo velo sopra quelle nudità , e ne preserva
i costumi delle altre classi dei cittadini. Fino
al presente, non si ha potuto distruggere un
eccesso , se non coll'introdurre un abuso . Il
sangue umano non macchia più i nostri alta
ri; ed è probabile che, per far. cessare i
sacrifizi degli uomini, s' abbia dovuto immo
lare il pudore delle donne. Dobbiamo anzi
la nostra riconoscenza a coloro, che, nulla
più avendo da conservare , spontanee suppli
scono all' obligo delle donzelle oneste , delle
spose virtuose , delle quali Api esigerebbe la
presenza e la prostituzione, se non se ne tro
vassero delle altre. Se il popolo fosse una.
congrega di saggi, non avrebbebisogno ne di
sacerdoti nė di magistrati. I principii della
scienza di governare non si calcolano colla
stessa esattezza , non si osservano colla stessa
severità , come quelli delle matematiche;
89
più facile il disporre dei numeri che degli uo
mini. « - .
Poco contento di queste spiegazioni, io
presi congedo di mal umore dal sacerdote
isiaco , dicendogli che avea bisogno di rinfre
scarmi il sangue , e di respirare un' aria più
pura , e facendogli accettare un anello d' ar
gento , ov' erano state da me scolpite le diver
se fasi della luna (1 ).
Uscito da Menfi, mi gettai nei vicini campi.
Al levare del sole, incontrai, lungo il cammino,
un oratorio d' Iside (2 ), Avvicinandosi l'ora
delle mattutine preghiere , mi venne voglia di
assistervi. Quel piccolo tempietto è alto di
sette gradini: l'epistilio è sostenuto da due
sole colonne intralciate di edera , e con una
fronda di palma per ornamento ; all'archi
trave, si vede sospesa una corona di foglie.
Da ambe le parti di questo edifizio , sorge
un muro, meno alto del portico , ed orlato

(1) . .. Argenteos largiebatur , quos propria ma


nu fabricatus fuerat. ( Pythagoras ). Otth . Heurnii ,
Philosophiæ primordia . pag . 70 .
( 2 ) Tutti i seguenti particolari sono copiati da due
quadri trovati negli scavi d ' Ercolano. Vedine le Anti
chità , volume delle Pitture. Eravi in Ercolano in
collegio di sacerdoti isiaci.
90
a merli rotondi. Lateralmente, vi sono dei
boschetti di Acacia ( 1) d 'onde si sollevano
due alte palme : e, fra le altre piante , vi ri
conobbi anche dei melagrani ( 2) della stessa
specie di quelli di Samo.
L 'ingresso di quel santo luogo , decorato
d'una doppia ghirlanda, è custodito da ciascun
lato da una sfinge di basalto portante in te
sta il fiore del loto , e posata sopra una base
quadrangolare o cubica di pietra bianca. Ogni
sfinge porta in groppa un ibi. Due altri vo
latili della stessa specie passeggiano innanzi
ad un altare a quattro facce e a quattro
corni, collocato al basso dei gradini del
santuario chiuso da una balaustrata. A destra
ed a manca della porta, sono praticate nella
muraglia dúe finestre lunghe e strette , che
non vi lasciano entrare se non se una debole e
misteriosa luce.
Un ministro del culto , coperto d'una veste
bianca , lunga, stretta , a maniche corte , disce
se verso l'altare per accendervi il fuoco sacro ,
(1 ) L 'acacia d 'Egitto è un albero di terza grandez
za , guarnito di spive , e carico di lunghi mazzetti di
fiori bianchi, dai quali pascono certi lupivi assai duri.
Questo vegetabile era sacro. Kirker, Edipus. T . III,
( 1 ) Plin . Hist, nar. XIII. 19:
91
ő piuttosto per ravvivarne la fiamma , ed
aveva in mano un ventaglio di penne (1 ).
Due altri sacerdoti lo assistevano; il primo era
armato d'una lunga verga , come per allonta
nare la folla; l'altro agitava un sistro ( 2).
Vennero anche due ministri subalterni a pren
dere il loro posto ai due lati dell'altare. Uno
di essi, seduto in terra , colla schiena appog
giata al muro del recinto , si mise a suonare
una lunga tibia; il secondo restò in piedi,
suonando uno strumento un po' ricurvo, che
si può dire la tromba egiziana.
Moltissime persone d 'ogni età , d'ogni sesa
so , di vestiti diversi, si schierarono in dop
pia fila ,a qualche distanza dall' altare illuminato.
Chi teneva in mano rami d 'albero , o maz
zetti di fiori , chi delle corone di erba , di co
locasia o d 'agrostide (3 ), per ricordare i primi
alimenti degli uomini in Egitto . Alcune gio
vani donzelle , coi capelli sciolti, portavano
in testa dei panieri di frutti e di fiori. Le
donne maritate intrecciano i loro capelli, o li

( 1) Flabellum , muscarium .
(2 ) Bossi , Isiacus. Mediolani, 1622. Vedi anche
Bened. Bacchini.
(3 ) Diod. Sic. Bibl. I. 2 .
92
imprigionano in una rete ; ne vidi alcune te
nenti sotto il braccio dei piccoli covoni di fru
mento e d'orzo. Quasi tutte avevano piedi e
bracci nudi.
I vecchi, uomini e donne, prima si in
ginocchiarono , poi rovesciarono il corpo sui
talloni, tendendo le mani verso il santuario.
Comparve finalmente il pontefice , preceduto
da tre o quattro assistenti; il primo posando
l'indice sulla bocca socchiusa , armato d'una
lunga verga , percosse con essa tre volte cia
scuna delle due sfingi ; il secondo agitaya fra
le sue dita dei crotali; il terzo suonava il
cembalo ; il quarto portava un sistro d' argen
to , e teneva nella manca sospesa una cate
nella composta di quattro anelli , che, passa
ti l'uno nell'altro, vanno sempre diminuendo in
grandezza. Scuotendo questa catenella di ferro
a tempo misurato, ne traeva egli dei suoni
armonici. I Coribanti ed i Cureti fanno uso
d 'uno strumento consimile ( 1),
Quei ministri, colla testa di fresco rasa

palpebre; erano vestiti tutti d'una tonaca di


lino bianchissima e nettissima; ma il popolo
93
presente alla festa non mostrava un egual cu
ra nella proprietà del suo vestire ; e l'esema
pio sacerdotale era per esso gettato.
Il primo pontefice, giunto innanzi alla porta ,
batté col piede tre volte il limitare dell'oratorio
d ' Iside, come per risvegliare la divinità , di
cui pronunzio altamente tre volte il nome.
Allora le due imposte si aprirono col mezzo
d 'un ordigno segreto . Il celebrante entrò solo ,
nel mentre che la preghiera del mattino , o
della prima ora del giorno , cantata in forma
d ' inno (1 ) dagli altri sacerdoti, fu ripetuta
in coro dagli assistenti accompagnati da tutti
gli strumenti. Feci l'osservazione, che il sistro
rende un suono rassomigliante un poco al
canto della rondine ( 2 ). Nel tempo stesso ,
furono presentate in offerta le corone , i maz.
zetti ed i panieri di fiori e frutti , fra tanto
che l'incenso sollevavasi dall'altare, e profu
mava l'aria co’ suoi vapori.
Vapori,

Fra i sacerdoti, che assistevano il celebrante


nelle sue funzioni, ne osservai due , che si
coprirono il viso colla sacra maschera di Anu

(1) Tibull. Eleg . 1. 3.


(2) Lettere di Guper, in 4. pag. 376.
94
bi od Ermete. Serviva ciò ad annunziare , che
il principale ufficiante usciva dal santuario ;
e di fatto , lo vidi uscire, preceduto da alcu
ni cani ( 1 ). Fermatosi sul gradino più alto ,
mostrò la santa mezzina da lui portata sul
seno involta in un lembo del suo vestito ( 2 ).
Una sciarpa orlata di frange gli copriva le
spalle , ed inviluppava le sue mani, per non
lordare quel vaso sacro , dą lui presentato
agli omaggi del popolo ; e la sciarpa stessa
involgeva pure misteriosamente la mezzina ( 3) ,
oggetto delle publiche adorazioni, A quella
vista , tutti s'inchinano profondamente, tendo
no le mani al cielo , e rendono atti di grazie
alla buona dea Iside, finchè si ritira il vaso ,
Allora il secondo pontefice rivolto all' assem
blea esclamo: Andate in pace. Le porte quin
di si chiusero , i sacerdoti ritornarono alle
loro case , ed il popolo si disperse lenta
mente.
Fattomida preşso ad un vecchio nudo fino
alla cintura , che , sostenendosi a stento sopra

( 1) „ I cani marciano dinanzi alle pompe d'Iside.66


Diod. Sic. I. Bibl.
( 2 ) Gerebat felici suo gremio . . . Apuleius,met. XI.
(3 ) Vitruv. Arch . VIII. initio .
95
una canna , era restato l'ultimo, gli dis

co d ' instruirmi. Poss' io sapere, o puoi tu


dirmi cosa contiene quel vaso , che fu ora es
posto per un momento alla venerazione del
popolo ? Sarebbe esso soltanto un oggetto em
blematico e commemorativo ?
Įl Vecchio. Esso è coperto , perchè non
ci si veda dentro. Caro figlio , questo è un
mistero per noi , come per te (1 ). Gl'iniziati
soli di Menfi e di Tebe ne sanno di più (2).
Ci si dice ch 'esso contenga un uovo di pic
cione , o d’ ibi, immerso nell'acqua del Nilo
purificata , simbolo della ſecondità dell'Egitto.
Chi sa che non sia vuoto ! Ma, che impor
ta ? Serve egli intanto a riunirci una volta
al giorno , c’ invita al raccoglimento , eccita
in noi il sentimento della riconoscenza , ed
alle volte frena anche le anime deboli, vici
ne a commettere qualche fallo. E che bisogno
ho io di saperne di più ? Questo di più
non interesserebbe forse che la mia curiosità .

( 1) Summi numinis veneranda effigies. Apuleius ,


loco citato .
( 2 ) Plutarco , De curiositate .
96
PITAGORA. Buon vecchio ! La ragione parla
per la tua bocca. «
In quel momento, una delle ghirlande d'ede
ra sospese alle colonne del tempio venne a
cadere innanzi ai nostri piedi. Io colsi que
st'occasione per dire: « Lo stesso arboscello
è dunque dedicato a due differenti divini
tà , ad Iside in Egitto , ed a Bacco (1) in
Grecia ?
IL Vecchio . La stessa Iside ci fece cono
scere le proprietà di questa pianta ; e perciò
noi l' adoperiamo in tutte le feste che si cele
brano ad onor suo. — La preferiamo anzi alla
vite per le nostre solennità di Osiride, per
chè la vite perde le foglie , ed appassisce
presto , mentre l' edera conserva il suo verde
per tutto l' anno. Caro figlio ! La povera uma
na specie rassomiglia alla vite.La rimembranza
d 'una buona azione è come l' edera, che or
na questo tempio coi suoi festoni. Addio.
PITAGORA. Vecchio rispettabile ! Permetti,
ch ' io t'interroghi anche sopra un altro uso ,
di cui non so trovar la ragione. Ho assistito alle

( 1) Si chimava l'edera la pianta di Osiride , si .


nomino di Bacco. Diod. Sic. I. 10.
97
messi. Fatta la raccolta , si collocò in piedi,
nel mezzo del campo spogliato , un manipolo ;
poi vidi i mietitori formare un gran circolo
intorno ad esso , e indirizzare piangendo una
preghiera ad Iside (1 ). Perchè tanta tristezza
in una circostanza , che , a parer mio , non do
vrebbe inspirare che giubbilo ?
Il Vecchio. Originariamente , quelle lagri
me non avevano per causa e per oggetto ,
che la commemorazione dello stato deplora
bile , in cui si trovavano i primi uomini, in
nanzi all'invenzione dell'agricoltura. In segui
to , l'ignoranza confuse tutto. Invece di pian
gere sulle pene troppo reali del genere umano ,
si danno delle lagrime alle avventure deplo
rabili e menzognere degli dei; giacchè gli
dei non devono conoscere le pene. Si attri
buiscono alla dea Iside gli accidenti della
natura ancora incolta e selvaggia; e per que
sta allusione, nel giorno decimonono del pri
mo mese dell'anno, detto Thaut, all equi
nozio dell'autunno , noi non mangiamo che
miele e fichi, nutrimento primitivo degli uo
mini. «

(1 ) Plutarco . Isis et Osiris. I. 36. Diod. I. 1.


Tomo III.
98
Quando il vecchio mi fu lontano, esami
nai l'esteriore contorno del tempio , di cui
l'interno , chiamato Seros ( 1 ), non è accessi
bile che ai sacerdoti. Arrivato al di dietro ,
intesi qualche strepito ; e'mi sembraya , che
internamente si lavorasse. Mi feci più da
presso ancora, e salíi sopra alcune pietre
ammonticchiate, per. aggiungere una delle
strette fenditure praticate nella muraglia , onde
introdurvi un poco d ' aria e di luce. Vi appli
cai tosto l'occhio ; e quanto vidi, mi risarci
dell'incomoda posizione, nella quale mi stetti
per lungo tempo. Si restaurava affatto la gran
divinità di quel santuario (2 ). Essa era un'Iside
mirionima (3 ) , che ha uno sparviero sulla te
sta (4 ). Lo scarafaggio , simbolo del sole ,
brilla sul suo seno; e sotto , è disegnato un
globo d' oro in mezzo a quattro cerchi di co
lori diversi: uno rosso , per esprimere il fuo
co ; l'altro bruno, o la terra ; il terzo azzurro ,
(1 ) Strabone. Santuario.
(2 ) Adytum : parola greca latinizzata.
(3) Vale a dire , suscettibile d'un 'infinità di forme
e di attributi.
(4 ) Montfaucon. Acad. inscript. Hist. Tom . XIV ,
in 4. pag. 7 e sege ;
99
o l'acqua; il quarto bianco , o l'aria ed il
cielo. La gran cuffia d' Iside è dipinta egual
mente in azzurro, due alacce ne accompagna
no le braccia , e le penne hanno i colori stese
si dei quattro cerchi.
Questa gran figura , rappresentata sedente ,
è dimarmo egiziano, o di basalto , e mostra
di offrire una delle sue poppe al giovine toro
Арі,
Il lavoro che si faceva , consisteva nel dorare
quella statua : ma la si dorava in una certa
foggia , che ne volli osservare tutte le partico
larità. Si cominciò dallo sminuzzare della paglia
di riso (1), i di cui fili si sparsero nella col
ļa , che servi di primo strato , applicata sulla
pietra granitica. Vi si posero sopra due teli
di lino finissimo, intonacati d'un altro strato
di color bianco. L 'oro finalmente ricopri tutto.
Seppi che l' artefice occupato di questo
lavoro era un sacerdote . I sacerdoti in Egitto
non abbandonano in mano degli artigiani la
fabbricazione o riparazione delle statue (2 )

( 1) Caylus , Acad. inscript. Tom . XIII. della Sto .


ria . pag. 13 .
zione di Petavio.
too
dei loro dei , per timore che non facciano
qualche sbaglio , sempre grave nel culto d 'una
nazione superstiziosa . Danno essi alle loro
statue il nome di Komah (1 ).

(1) Leclerc , Biblioteca scelta . Tom . VII.


101

CAPITOLO LXIII.

Scuole publiche. Biblioteca .


Piramidi di Menfi.

Rientrato in Menfi per rivedere il mio


compagno di viaggio, il figlio di Gafifo ,
gli proposi di condurmi seco alle scuole
esterne, tenute dai sacerdoti dell' ultimo or
dine. Mi fu permesso d'assistere alle varie
lezioni, che vi si danno, le quali non hanno
altro argomento che la grammatica e la reli
gione. Non vi si tratta la morale , che rela
tivamente al culto ; e la storia nazionale non è
ancora che la mitologia separata dal dogma,
Questi institutori sacri , che s'intitolano ens
faticamente Sabes ( 1 ), vale a dire i saggi
di Menfi, par che temano d 'incontrare trop
pa docildei
po presto
po que enei
ità rivali raveloro , ; e questi ,
fallo allievi
d 'una docilità quasi passiva , si rimprovere ,
rebbero , come un graye fallo , il minimo dub ,
bio sull'infallibilità di quanto viene loro inse
gnato ; nė osano mai interrogare i loro pedonat

(1) Jablouscki, Pantheon aegypt.


102
ti, sacerdoti-maestri, facendosi un merito del
silenzio (1 ).
Non viene coltivata in loro con un poco di
cura, che la memoria , senza darsi gran pe
na di regolarne la imaginazione, e di ret
tificarne il criterio. Si usa eziandío la pre
cauzione di rendere loro nojoso lo studio
delle scienze esatte ; dimodo che tutta la gio
ventù di Menfi e dei contorni , colla testa
piena di parole , e vuota d 'idee , esce dalle
scuole per entrare nei diversi impieghi civili,
dopo aver preso un carattere restío e taci
turno. L 'educazione domestica , la sola appro
vata dalla natura, potrebbe riparare alquanto
i difetti di queste publiche instituzioni; ma
pochi padri di famiglia , pochi capi di casa ,
male allevati essi medesimi, sono in istato di
supplire alle istruzioni delle scuole. Coloro
che lo potrebbero , sono troppo distratti nel
recinto d 'una città opulente e piena di lusso .
La poesía ( 2) é proibita nell' educazione.
È questo un tratto di saggezza egiziana ? Lo
è forse di politica sacerdotale ? - I Druidi
sono di parere diverso.
(1 ) Clemente Aless, Strom .
(2) Dionis. Chrysost. Oratio troica , p. 51, in 12.',
1679.
103
Iç frequentai poco la biblioteca del tempio
di Vulcano . Omero la consultó (1 ). Si assi
cura , che vi trovò dei buonimateriali per la
composizione de'suoi poemi. . . . .
· I volumi contenuti in questo deposito pu
blico , sono pochi, e tutti scelti dai sacerdoti.
Trattano la più parte della lingua e dei feno
meni del paese. Parecchi rassomigliano a vi
luppi di tele dipinte ; i caratteri vi sono ap
plicati con diversi colori, come si stampano
le bendelle di lino cariche di geroglifici. Vi si
trovano anche dei libri di calcoli , altri di to
pografia , alcuni di musica. Non tardai a ri
conoscere, che tutto vi era falsificato od im
perfetto , perché non si vuole che il popolo
șia instruito.
Gafifo mi disse , che la biblioteca di Tebe
era meglio composta : ed ecco perchè non é
quella accessibile a tutti.
Nulla avendo più da imparare dagli uomini
in Menfi , mi restava ancora, ayanti di ab
bandonare quella città , da interrogare i grandi
monumenti de'suoi contorni ( 2 ). Andai solo
a contemplare quelle piramidi , onore eterno
(1 ) Dizionario di Sabathier , Biblioteca , in 8 .°
( 2 ) Vedi lo Spirito delle nazioni. V . 1 .
104
dell'Egitto. Ivi passai da principio una notte
intiera ai raggi della luna, spiando il memen
to dell'ascensione perpendicolare di quest'astro
sulla più alta delle piramidi (1). Mi fu det
to , che qualche re ebbe l'intenzione di alzare
una statua sul terrazzo di quei massi trian
golari. Ma se ne guardino bene, e rispettino
di più quel posto , destinato a servire come
di piedestallo al sole ed alla luna ! Questa fu
senza dubbio la prima idea dell' artefice crea
tore, che concepi il disegno della più antica
di quelle piramidi.
La loro costruzione ha dato luogo a mille
conghietture: ciò che succede ordinariamente
a tutte le intraprese sublimi. Sembra che la
prima gloria debbasi attribuirne all'astronomía ;
in seguito , la vanità volle applicarsene l'uso .
La prima, esponendo i quattro lati della pi
ramide ai quattro punti opposti della sfera
del mondo , insegnò alla posterità , che i poli
della terra ed i meridiani non vanno soggetti
à veruna variazione; la seconda pretese im
mortalare la memoria del suo potere. I prin

( 1) I lati della più grande delle piramidi sono di


secento cinquanta piedi parigini. Memorie dell' Accade
mia delle scienze.
105
cipi amano di regnare nella memoria degki
uomini a lungo , dopo ch'è cessato il loro domi
nio salle persone; e sono più attaccati alla
vita , che gli altri mortali. Perciò mi disse
il figlio di Gafifo , che vi furono dei re , i
quali, temendo di vedere l'inondazione del
Nilo degenerata un giorno in sommersione
totale per più mesi , fabbricarono quei luo
ghi d 'asilo , a fin di rinchiudervisi colle loro fa .
miglie e coi loro tesori, attendendo colà, in
piena sicurezza , la ritirata delle acque. Altri ,
poco contenti della durata di alcuni secoli, ac
cordata ai tempii più solidamente edificati,
imaginarono questa forma di costruzione, co
me per gareggiare coll'astro degli anni, e dedi
cargli un altare capace di sussistere per tutto.
il corso d 'una rivoluzione planetaria .
Che che ne sia della purezza dei motivi ,
e dell'utilità dell'uso delle piramidi, questi
monumenti si raccomandano abbastanza da se
medesimi. Attestano essi l'onnipotenza degli
uomini riuniti. — » A che quelle moli pe
trose ? dissero certi spettatori umiliati e gelo
si. « Si risponda loro : » La vista d 'una pira
mide ingrandisce l'anima , e le dà il conosci
mento delle sue forze. Quel colosso immobile
ed imponente sembra , al primo colpo d'occhio ,
106
che trasformil'uomo in insetto. Cosa appari
rebbe il più grande fra gli eroi, al piede di
una piramide od alla sua cima? Egli sarebbe
appena percettibile. Eppure l'uomo, essere
debole , limitato e piccolo , ha potuto alzare
quelle moli, che sopravviveranno a mille ge
nerazioni. «
· Le dinastie , i culti , i sistemisi sono suc
ceduti , e non hanno lasciato dopo di sé
che lievi tracce : Menfi ecclissa in oggi Tebe,
e ben presto verrà ecclissata da un'altra città più
famosa (Alessandria ) : il dio Api si rinova in
meno di anni, che non occorrono giorni (28)
alle fasi della luna: le sacre statue si lasciano
mutilare , o restano schiacciate sotto le rovine
dei loro santuarii. Le piramidi, in mezzo a
tutte queste vicissitudini , restano in piedi, ed
affrontano la falce del tempo. Questa toglie
loro , ogni anno, qualche scheggia di pietra ,
qualche scagliuola di marmo: ma la loro massa
resta inconcussa , e soffre appena dopo dieci
secoli qualche sensibile alterazione. Offrono
esse in sè medesime la soluzione di questo gran
problema: » Produrre molto effetto, con po
co d 'arte e di mezzi. « Qui gli architetti han
sorpassato i legislatori.
i Consultato il sole, e descritti tre se
107
gni, l'architetto ordina agli Egiziani di met
tere una pietra sopra un' altra pietra ; questa
semplicissima operazione, la cui esecuzione
non compromise l'esistenza di verun operajo ,
figliò l' edifizio più imponente , più durevole,
e forse più straordinario sotto una forma co
mune. Il popolo , stupefatto alla vista del suo
proprio lavoro , ne concepi un legittimo orgo
glio ; ed il viaggiatore, ammirando la potenza
del genio , se ne ritornò col dire, che bisogna
recarsi al piede delle piramidi d'Egitto , per
formarsi l'idea d ' un concepimento forte , ar
dito , e che non costò quasi niente per man
darlo ad effetto. Il filosofo aggiunge con amarezza :
» La terra sarebbe coperta di monumenti con
simili , e forse più utili, se gli uomini avessero
fatto ai talenti creatori que' sacrifizi , che da
loro esige il genio distruttivo della guerra. «
· I libri ermetici, profondi in tutte le mate
rie , dimostrano l' alta antichità del popolo
egiziano; le piramidi ne sono i testimoni più
degni ancora di fede ed incontrastabili. Es
se non hanno bisogno dei geroglifici che le
coprono , per attestare la saggezza e le
cognizioni di coloro , che le hanno innalzate ,
o piuttosto di coloro, che hanno diretto
quei lavori , non eguagliati ancora da ve
108
runa nazione. Che cosa è il più bello , il pidi
grande fra i tempii di Samo, in confronto
della più piccola delle piramidi egiziane ( 1 ) ?
Fra tutte le opere uscite dalla mano degli
uomini, le piramidi hanno più di quel cam
rattere, che la natura imprime alle sue cream
zioni. Una figura gigantesca d 'uomo, o di
qualunque altra specie vivente , sorprende per
un momento ; ma ben presto vi si riconosco
no soltanto delle forme caricate , ed una esas
gerazione orgogliosa e puerile: l'ocehio non
ne resta per lungo tempo colpito , l'imagina
zione non vi si ferma. Ma una piramide nien
te lascia a desiderare colla purezza delle sue
forme, unite alla grandezza della sua mole.
Gli occhi vi si riposano con calma, dopo di
averne misurato l' estensione; appaga essa il
voto dell'uomo amico della regolarità , ed am
miratore della possanza tranquilla ; ed il lin
guaggio egiziano le dà giustamente il nome
di Pyr-Omis , che vuol dire bello e buono :
il grande è quasi sempre bello (2 ).
» Ma queste opere muratorie, mireplica

(1) Erodoto preferisce le piramidi al tempio di Efes


so ed a quello di Samo.
(2 ) Lettere sulla scoltura. in 4.° 1769.
10g
rono alcuni invidiosi della gloria del Nilo , non
sorprendono , nè ricordano tutto al più che
l' infanzia ed i primi saggi dell'architettura :
quel rozzo tempo , che s'ignoraya ancora l'ar
te di disegnare una colonna , un fregio , un
architrave; che a sapersi restavano ancora le
regole delle belle proporzioni, trovate più
tardi in Grecia ( 1 ).
PITAGORA. Ma in ciò consiste precisamente
il gran talento dell'inventore delle piramidi
egiziane. Senza l'apparato e senza tutti gli ac
cessori dell'architettura perfezionata , tre linee
bastarono per disegnare il piano più ardito
d 'un monumento , sublime per la sua grande
semplicità , e sacro per la sua forma indistrut
tibile. Non si potrebbe eseguire un più vasto
disegno con minori sforzi. Il sommo dell' ar
te fu di scegliere a punto un complesso
di materiali, proprio a resistere a tutti gli
agenti della distruzione , od a non offrire, per
lo meno, quasi punto di presa a quel genio

(1) Il secolo di Pitagora precede quello di Pericle ;


ma Pitagora era posteriore a Pisistrato , e contempo
raneo d 'Anaereonte. Non bisogna perdere di vista que
sť ordine di tempi , che giustifica abbastanza le parti
colarità dell'opera presente.
110

quanto costruisce il genio del bene. Se la pia


ramide egiziana è il prodotto d'un'infinità di
combinazioni condotte lentamente dall' espe
rienza , respinge essa l'antichità degli abitanti

poi all'opposto , essa è il risultato improvviso


di un genio pronto a concepire e ad indovinare
gli sforzi successivi d 'una lunga teoría, sia des
80 Tauto od un altro , la piramide egiziana è
quello fra tutti i monumenti , che fa più
onore allo spirito umano. In tutte le ipotesi , il
frutto è questo delle agiatezze d 'una grande na
zione, nata col sentimento della vera gloria. So
no stato assicurato , che l'Egitto mise in opera ,
per la costruzione di queste belle moli pirami.
dali, centomila braccią straniere ( 1 ). , .

(1) Quelle degli Ebrei, secondo Giuseppe. . so


111

CAPITOLO LXIV .
La vedova Zaluca.
Particolarità sulle piramidi.

Velmio primo entusiasmo , che la rifles a


sione potè in seguito modificare, miei cari
discepoli, io camminava lentamente , al piede
della grande piramide , abbandonando la mia
veste di lino all'aria fresca della notte , e
lasciando sfuggire qualche parola . Una donna ,
di cui aveva destato l'osservazione con la bian
chezza del mio vestito , rilevata ancora di più
dal pallido raggio della luna , fece alcuni pas
si verso di me; e , senza osare di venirmi af
fatto vicino , mi tese in una certa distanza le
braccia , dicendomi: » Sei tu veramente? Ah ,
si ! lo sei , non venni ingannata. Ti piace ,
mio caro sposo , rivedere quei luoghi, ove
noi passeggiavamo si spesso insieme, a questa
ora medesima, durante la breve nostra unione.
Fedele alle sue dolci abitudini, l' anima, che
vivificava il tuo corpo , si compiace, senza
dubbio , ancora di errare intorno a questa pi
ramide , frattanto che la tua misera spoglia
1 1 2

giace sul campo dei morti nella pianura di


Menfi. Tu vieni forse per sapere , se la tua
cara Zaluca pensa sempre a te. Non dubitar
ne: ma, ascolta , consigliami. Per avere ap
punto i tuoi consigli , io mi recai a questo
luogo , testimonio dei priminostri giuramenti.
Noi giurammo d ' essere l' uno per l' altro fino
alla tomba, ed anche al di là. La casta Iside
attesti se, dopo la nostra dolorosa separazione,
ho mai pensato a violare la mia promessa.
L 'anima mia ha cessato forse per un momen
to di restare attaccata alla tua memoria , quan
to la pianta d'Osiride ( 1) all'albero , cui si
avviticchia ? Dopo i tuoi funerali, ho io man
cato , un solo giorno, di supplire ad un pio
dovere sul tuo feretro ed al piede di questa
piramide ? E qui ne ripeto il voto. Si! quando
anche dovessi esistere quanto essa , lo giuro
sul santuario di Copto (2 ), ogni giorno, tu
avrai da me il primo omaggio ; ogni notte , tu
il primo oggetto sarai dei più teneri pensie
ri miei. Ma senti: la mia famiglia , ed anche
la tua mi sollecitano , perchè io incontri nuo
vi legami. Tutti mi dicono: » Tu sei giovine:

(1) L ' edera . Plutarco , De Iside et Osiride.


(2 ) Apulejo, Metam .
13
il marito da te deplorato non ti lasciò figli:
suo fratello ti ama, e languisce ; dágli la ma
no; unita allo stesso sangue, non avrai violato
la tua parola ; e tuo marito sarebbe forse il
primo ad acconsentirvi. Va a consultarne
l'ombra « . . . Oh sposo mio ! Dimmi ciò
che deve risolvere la sensibile e sventurata
Zaluca . Devo io prolungare le pene d 'un fra
tello , che tu amavi ? Rispondi. Vuoi tu ceder
mi ad esso ? Ordina , disponidella tua compa
gna. Se anche fra i morti esiste la gelosía ,
non aver riguardo dimostrarmela. Io non ti
diedi fino ad oggi nessun motivo d ' inquietu
dine : nè cangerò di condotta , ora che sei
nel sepolcro . Ma spiegati: se tu reclami la
mutua nostra promessa , io l'adempirò, reste
rò vedova, lo giuro per le ceneri d’ Osiride,
deposte nell' isola di Filèa ( 1). Se tu cedi al
fratello i tuoi diritti sulla mia persona , obbe
dirò , permetterò al titireno ( 2 ) armonioso
d 'accompagnare una seconda volta per me il
eanto nuziale. Parla. « —
Io credetti dover approfittare dell'errore

(1 ) Pococke , Viaggi.
( 2 ) Tibia egiziava , inventata da Osiride. Polluce ,
IV . 10. 1. Ateneo. IV .
I omo III .
114
di questa giovine ed interessante donna , per
distruggere i suoi scrupoli, e restituirla alla
natura. — « Zaluca , le diss' io affogando la
voce nel mio manto , tuo marito è soddisfatto :
tu sei libera : rendi felice anche il fratello.
LA VEDOVA. Tú me lo permetti ? Non ne
sentirai dispiacere ? Va ! Io non cesserò mai
d 'amarti ; tu mi sarai sempre egualmente caro.
Ne chiam o in testimonio questa santa pirami
de. O primo mio sposo ! Domani, non man
care di qui ricomparire : io vi ritornerò con
tuo fratello , per istringere , alla presenza della
cara tua ombra , quel nodo, al quale tu ac?
consenti. A domani.
PITAGORA. Quand'io non potessi recarmi in
questo luogo , non dev' esser perciò differito
il tuo nuovo imeneo .
LA VEDOVA. In questo caso , andrò a con
chiuderlo sulla tua tomba.
PITAGORA. Zaluca , addio.
La semplice vedovella si ritirò lentamente ,
dopo aver calato di nuovo sul suo viso il
velo nero.
Io aspettai il giorno, che non tardò a spun
tare, per esaminare la piramide sotto un
altro aspetto. Non vi restai solo per lungo
tempo , giacchè, fino dall'aurora , molti oziosi
15
sono soliti di qui recarsi da Menfi, attendena
do i viaggiatori e gli stranieri, per raccontar
loro tutte le tradizioni, della specie di quelle
spacciatemi dal figlio di Gafifo : ed io mi fer
mai per prestare qualchemomento l'orecchio
a quelle narrazioni prolisse e piene di vanità :
chè gli Egiziani son molto orgogliosi per quel
le loro piramidi.
Ciò che prova , ch ' esse sono monumenti
astronomici e religiosi nel tempo stesso , si
è che , innanzi a ciascuna di esse , vi ha un
tempio quadrato , il portico del quale guarda
l' oriente. I primistudidell'astronomía dovet
tero necessariamente condurre all'idea d 'un
culto : le piramidi sono come altrettanti alta
rí eretti agli astri (1 ); l'ammirazione è un
principio di devozione,
Uno di quei sacri edifizi racchiude una
sfinge di volume molto superiore alle
proporzioni ordinarie. Un macigno trovato
in quel sito sembrò acconcio a figurare l'em
blema della natura, un composto di varii esa
seri viventi, di forma e di specie diversi,
Questa sfinge , metà vergine, metà leone ( i

( 1) Farsaglia di Lucano.
116
due segni astronomici ( 1) prediletti dall’Egitto),
è probabilmente la madre della nostra Diana
di Efeso , consacrata a rappresentare lo stesso
oggetto , la forza cioè produttrice, dante l' esi
stenza a tutti gli animali, che respirano sot
to il sole. Ma la Diana d'Efeso , molto più
ricca , e figlia d 'uno scalpello più delicato , è
lungi dal lasciare un' impressione tanto pro
fonda sullo spirito degli spettatori , quanto
la sfinge di Menfi. Potrebbe anche darsi ,
che in me avesse agito la prevenzione.
Questo masso di selce (2) durerà più del
tempio , e quanto le piramidi.
Per penetrare nell' interno della più gran
de, il sigillo reale d ' Amasi mi procurò un in
terprete , uffiziale del principe, che me ne
fece aprire tutti gl'ingressi. Sembra , che
l'architetto abbia riservato tutti i vantaggi
dell'arte sua per questa secreta costruzione.
Solo il descriverla è difficile e penosa fatica.
Tutte quelle gallerie , tutti quei canali, que
gli andirivieni, che dovetti percorrere, allo

(1) Caylus, Antichità egiziane, Tom . VII. in 4 .°


( 2 ) Plinio chiama la sfinge di Menfi , sylvestre nu
men. Storia nat. XXXVI. in 12 .°
117
splendore delle fiaccole , mettono capo ad al
cuni spazi vuoti , propri soltanto a tenere ce
lati dei cadaveri e dei tesori. Arrivando al
centro , sparisce ogni prestigio: s'ammira l'ar
tefice , ma non si sa cosa pensare dei,re , che
ne misero in opera il talento.
In questo viaggio interno delle piramidi,
osservai la prodigiosa grossezza delle pietre ( 1 ),
tutte levigate come i nostri specchi; e sono
poi talmente unite insieme, che si distingue
appena, ove finisce l'una e comincia l'altra.
Vi si trova anche un pozzo della profondità
di ottantasei cubiti (2).
La tradizione vuole , che questa sia la se
poltura d 'Osiride (3 ) , la tomba del sole: idea
astratta , ma religiosa , che ha potuto trovare
il suo posto nel cervello del popolo inconse
guente , il quale prende tutto alla lettera .
Nell'uscire da quell'edifizio tanto complicato ,
capo-lavoro forse dell' architettura primitiva ,
posai le piante sopra un monticello di sabbia ,
asilo o centro d 'una republica dimirmicoleo

(1) Cornelio Lebrun. Viaggio in Persia , T .I.p. 155.


(2) Plin. Stor. nat. XXXVI. 13.
(3 ) Dupuis, Relig. univers. Tom . IV. in 8 . o
118
ni. Esaminai per un momento l'industria di
quell'insetto , ch 'io volli sorprendere nelle sue
trincere, ma invano. Praticato egli si aveva
certi condotti sotterranei con tanto accorgi
mento , che si sottrasse alle mie persecuzioni,
e mi lasciò nell' incertezza di sapere ciò che
devesi ammirare di più , se le piramidi di
Egitto , od i nidi (1) del mirmicoleone.
Questo insetto ha per lo meno sopra l'uomo
il vantaggio della saviezza del motivo. L 'uomo
non aveva bisogno delle piramidi per esistere
sulla terra: ma il mirmicoleone ha bisogno,
per vivere , di tutto quel lavoro , che intrapreti
de nella sabbia. In questo modo, la prima
maraviglia delmondo , il più grande sforzo del
primo popolo del globo la cede all'instinto
d 'un insetto. I dotti egiziani non sono ancora
architetti abili quanto il mirmicoleone; nė
questo ha da rimproverare a sè migliaja di
vittime nella costruzione delle sue sotterra
nee dimore.
· La natura del suolo egiziano sembrava do
vesse allontanare gli abitanti da ogni idea di co
struzioni durevoli. Una mobile sabbia offre una

(1) Fr. Hasselquist, Piaggi in Levante , initio.


119
base poco conveniente a monumenti solidi , e
fatti per affrontare i secoli: ma questa consi
derazione 'ha prodotto un effetto del tutto
opposto . L 'uomo tende a lottare con tutti gli
oggetti , che lo circondano ; e si compiace di
vincere le difficoltà , il più delle volte , per la
sola soddisfazione o per la sola vanità di aver
le superate. Questo è il caso del popolo del
Nilo : se bene, verità dice che , senza gl'im
mensi macigni, i quali servono di carcassa alla
lor madre comune (la terra) , intraprese si
mili non si avrebbero potuto eseguire. .
Fa stupore la vista di quelle pietre enormi,
che la meccanica ha saputo sollevare fino alla
piattaforma delle piramidi. Ma forse gli auto
ri di quelle grandi opere, se fossero stati più
umani, sarebbero stati meno arditi: chi non
è avaro di sangue, assume le operazioni più
arrischiate.
Un'intrapresa egualmente grande, ma più
bella , perchè doveva essere più utile, era la
congiunzione dei due mari per mezzo d' un
canale dall'Eritréo al Nilo ; ed essa fu preci
samente quella , alla quale non si pensò che
da ultimo , e la cui esecuzione mal combina
120
alcun successo. E dunque pur troppo vero ,
che il male e l'inutile sono sempre riusciti
meglio all'uomo, che il bene ed il necessario.
Il di seguente , alla punta del giorno, ri
tornai alla gran piramide, per ascendervi , ed
arrivare alla sommità , innanzi agli ardori
del sole. Giunti là sopra , bisogna avere mol
to sangue freddo, per non perdere la testa ;
credo però che si possa sostenervisi meglio
che alla sommità del potere.
Da quell'altezza sola , si può ben vedere e
conoscere l'Egitto. Spettacolo magnifico ! qua
dro incantevole ! che fa altrettanto onore agli
uomini quanto alla natura ; giacchè tanto quel
li vi misero del loro , quanto questa del suo.
L 'Egitto, alto e basso, che presentava, un tem
po, soltanto delle lande renose e sterili , o
delle infette paludi, è diventato il giardino
meglio annaffiato, meglio coltivato , e più ab
bondante delle tre parti della terra. Arrivati
alla cima della piramide più grande, si resta
stupefatti riflettendo all'immensità dei lavori
dei figli del Nilo . Conquistarono essi , per
così dire, il paese da loro abitato , non già
colla punta della spada, ma col prezzo dei
loro sudori e delle lor braccia. La natura
121

fece loro comprare tutto ciò che possiedono:


ciò dunque che possiedono , è ben proprietà
loro , e proprietà non regalata , ma venduta
dalla natura. Da qualunque lato si entri in
Egitto , si comincia a scorgere quella gran
piramide: da ciò si giudichi dell'estensione,
che deve avere l'orizzonte , quando si sia per
venuti all' ultimo termine della sua altezza.
1 2 2

CAPITOLO LXV.

La festa del Nilo.

Vi sono principalmente due epoche del


l'anno, per procurarsi un colpo d 'occhio in
.cantevole montando sulle piramidi: il tempo
dell' inondazione del Nilo (1 ) fra il solstizio
e l' equinozio , ed il tempo che questo fiume
sembra ritiri il suo velo d ' argento per la
sciare scoperti degli strati immensi di ver
dura , delle vaste pianure ricche dimessi, che
indorate esser devono poco dopo dai raggi
del sole. Si crede di vedere due paesi , due
mondi diversi. Miei diletti discepoli, io non
tenterò già qui di abbozzaryene la copia : re
sterei troppo al di sotto dell'originale , opera
in comune dell'uomo e della natura , che si
può contemplare nel solo Egitto , e che vuol
essere veduta cogli occhi propri. Lascia es
sa nel cervello d ’un osservatore bene orga
nizzato una folla di sensazioni nuove, che non
(1) Plinio , Hist. nat. V.

- - -
123
potrebbero essere mai eccitate dal racconto
il più enfatico. Cari amici ! Bisogna vederlo
l'Egitto in tutte le stagioni , e dalle più pro
fonde sue grotte sino alla cima della più alta
fra le sue piramidi.
S’ io fossi stato improvvisamente trasporta
to vicino ad esse , senza nulla vedere cammin
facendo, le avrei giudicate l'opera d 'un po
polo di giganti , d'una razza di uomini al di
sopra della statura ordinaria. E quale non
· sarebbe poi stata la mia sorpresa , alla vista
della nazione egiziana, la meno favorita dalla
natura , quanto alla bellezza delle forme del
corpo ! Un giorno, si avrà difficoltà di crede
re alla realtà di quelle grandi opere ; e gli
Egiziani mostrano d 'avere ciò presentito , co
struendole in modo, che si avrà una difficoltà
ancora maggiore a distruggerle , e le loro stes
se rovine basteranno per confondere glin
creduli ed attestare il portento . .
Hovvi già parlato delle barche costruite
col papiro ( 1) : si usano queste principalmen
te durante l' inondazione del Nilo. Imaginatevi
dei grandi panieri , d 'un tessuto estremamen
te fitto , ed intonacato con un denso strato

(1) Plinio. Teofrasto. Caylus. Naves papyracers.


124
di resina o di bitume. Tutto l'Egitto si tro - .
va coperto , a due epoche dell'anno , da questi
leggeri schifi, dei quali è provveduta ogni
famiglia , onde non interrompere le relazioni
commerciali ed altre , che diventano anzi più at
tive , per la speranza dei felici effettidell'inon
dazione.
Dall' alto delle piramidi, l'Egitto sommerso
dal Nilo , e coperto da quei piccoli battelli
sempre mobili , mi sembrava un vasto formis
cajo sorpreso dall'acqua d'una vicina sorgente.
Altri lo' paragonano ad un vasto Arcipelago ,
a quello delle Cicladi.
Le inondazioni del Nilo hanno reso gli
Egiziani buoni nuotatori; i più poveri si get
tano nelle acque, e passano cosi da un vil
laggio all' altro pei loro affari. Questa è
anche l'epoca dell'anno , in cui vengono più
che mai adoprati i piccioni messaggeri,
Non mancai d ' assistere alla gran festa ,
che si celebra ogni anno , all' avvicinarsi dell’in
ondazione fecondante, aspettata con tanta
impazienza ( 1). Questa solennità , comune

(1) Divinis honoribus Nilum affectum . . indictas


quotannis ferias . . sacra cantata carmina. Eliodoro.
Aristenete.
125
a tutte le parti dell' impero bagnato dal Nilo ,
più che in ogni altro luogo, ė pomposa a
ha un tempio ed un culto , che supera quel
lo a lui reso da un collegio di sacerdoti insti
tuito vicino alle Cateratte , al di là d' Elefan
tina.
Si andò a prendere la statua del fiume
sugli altari di Nilopoli ( 1). Questo simulacro
nero, per analogía alla tinta del limo del Ni
lo ( 2) , rappresenta un uomo coricato , che ver
sa un'urna , in mezzo a delle canne, fra le
quali si distinguono il papiro ed il loto. Os
servai che il simulacro si nasconde la testa (3 ),
per alludere alle sconosciute sorgenti del fiu
me. Questa sacra imagine fu condotta per
le campagne vicine, e lungo il fiume ogget
to della festa. La comitiva , benchè religiosa , è
allegrissima; non si sentono che canti , non si
vedono che danze; e rientrò poscia in Nilopoli
per sedere a certe lunghe tavole , allestite nelle
strade, e cariche abbondantemente di comme

(1) Pausanias. Corinth.


( 2 ) Qui viridem Ægyptum nigra fecundat arena
Virg .
( 3) Lycophron .
1'26
stibili d 'ogni specie. Il cantico riservato per
quel solo giorno fu quello che m ' interessò più
d' ogni altra cosa ; ne trascrissi quindi i tratti
principali, che intendo di parteciparvi; che
gli è questo uno dei monumenti più belli
della riconoscenza , e fa onore agli uomini ,
e soprattutto agli Egiziani.
INNO AL DIO -NILO ( 1)
Divinita', Terra ed Acqua (2 ) ! primo
tesoro dell'Egitto ! oh nostro conservatore !
emanazione santa (3) e regolare del grande (4 )
Osiride! Noi ti dobbiamo le nostre mes
si (5) , primo alimento dei popoli, Oh no
stro Oceano! Vieni a coprire i nostri campi
delle sacre tue onde ; vieni a mantenere

(1) Gli Egiziani rendono all'acqua del Nilo un cul.


to divino . e gli dirigono dei cantici. Jul. Firmicus.
( 2 ) Gli Etiopi danno anche questa definizione al
Nilo. V . questa vace, nell' Enciclop. metod . Diderot,
Vita di Filostrato . Symp. Plutarco .
( 3) Dissertazione sul Nilo , di Priezac, p. 2.
( 4 ) Greg. Naz. Orat. XXXIX
(5 ) Dupuis. Relig . univ . tom . III. in 8 .° p. 391.
Il Nilo fu anticamente chiamato Oceamen . I Greci ne
han fatto la loro voce Ocean . Diod . Sic . I. Oceama ,
voce egiziana che significa grande ammasso d'acqua.
Ocea-men , padre vutritore .
127
l' abbondanza, di cui se' tu il primo autore. E
perchè dubiteremo noidi proclamarlo ? Si tu
se' il più grande de'nostri dei. Ciò che gli
dei del cielo a noi rifiutano , tu ce lo dai ogni
anno con una profusione sempre eguale. Le
altre contrade della terra sono abbeverate e
fecondate dalle piogge: noi invece otteniamo
lo stesso effetto , oh Nilo benefico , dalle perio
diche tue inondazioni. L 'Egitto a te deve il suo
nome ( 1 ), la sua esistenza (2 ), ed il suo splen
dore. Tu dai la vita a milioni di uomini. Il
Sole ed il Nilo sono i nostri genii tutelari.
Continua a versare i tuoi favori sulle nostre
campagne. Ove troveresti tu una nazione me
no ingrata ? Tu sei l'anima e l' oggetto prin
cipale dei nostri lavori. Noi ci glorifichiamo
d ' essere tuoi figli: non ti stancare di trattarci
da buon padre. «
» Continua a rendere le nostre femmine più
feconde (3) , che negli altri paesi. Conservati
sempre degno del bel nome di chrysorrho
( 1) Al tempo d 'Omero , il Nilo chiamavasi ancora
Egitto : ma già Esiodo gli dà l' attuale suo nome.
( 2 ) Ægyptus , donum fluminis.
( 5 ) Genitalis unda. Anastasio Sinaita. Plin . Hist.
nat. VIII. 3. Strab . XV . Arist. Hist. anim . III.
128
· as ( 1 ), che gli stranieri gelosi sono costretti
di darti. Trascina continuamente nel tuo
corso l'oro puro della fertilità (2 ); e questo
oro, raccolto senza fatica , e distribuito al
l' universo , basti ai bisogni di tutte le na
zioni, dopo avere supplito ai nostri. Oh
Nilo , tre volte santo ! Resta sempre il colti
vatore dell'Egitto (3 ), ed il primo dio de
gli Egiziani (4). Nel nostro Egitto , tieni il
posto , e adempi le funzioni del cuore nel
corpo umano (5 ). «
» Tu sei tra i fiumi ciò ch' è il leone fra
i quadrupedi, e l'aquila fra gli uccelli (6 ).«
» Nelle tue onde, oh Nilo , si trova quella
pietra maravigliosa (1), che dà il latte alle nu
trici, e bagna il palato dei loro allievi (8 ). «
» Oh Nilo ! Tu sarai sempre il fiume per

( 1) Corrente d' Oro .


( 2 ) Ateneo. V .
( 3 ) Plin . Hist. nat. XVIII. 18.
(4) I Greci perciò lo chiamavano il Giove dell'Egitto.
( 5 ) Hierogl. Pierii. XIX . .
(6 ) I Greci davano pare all'Egitto il nome di Aetos
aquila. V . Lycophron , et Rhodigiuus.
(7 ) La Galattite.
129
eccellenza , come lo esprime il tuo nome (1);
e ben giustamente il figlio dell'Aurora, il
saggio Mennone , ti diede in voto la sua ca
pellatura (2). «
» Sagge donzelle del Nilo ! Non caricate le
vostre dita di anelli d ' oro (3 ). Consacrate
le vostre ricchezze al miglioramento delle
terre. Siate simili alle acque del fiume, che
vi nutriscono ; esse non iscorrono che per
fecondare l' Egitto. I nostri veri tesori sono
le acque del Nilo , e le lagrime d ’Iside (4 ). «

Dopo l' inno, il pontefice taglio con un 'ac


cetta (5) la testa d 'una vittima, pronunzian
do la solita imprecazione : » Se qualche cala
mità minaccia l'Egitto , od alcuno de'suoi
figli , tutto il male ricada su questa testa. «
Pronunziando queste parole , la testa viene

( 1) Neel in Arabo significa fiume.


( 2 ) Omero.
( 3) Plut. Isis et Osir. Calendario di Gebeltn in
4 pag. 318.
(4) Le gocce di rugiada,che cadono , la notte , nel
decimo mese dell' anno egiziano , verso il solstizio di
estate. Pausania , Phoc.
( 5 ) Erod . XI.
Tomo III.
130
Janciata nel Nilo , il cui letto è chiamato la
tazza comune ( 1 ).
Alla festa del Nilo , principia l' anno di
Dio (2 ), detto anche l'anno vago. .
Osservai con piacere un uso ; che quasi
tutte le vittime, offerte per essere immolate
in questa festa , sono di pasta cotta (3 ).
Ritirate appena le acque del Nilo (4 ) , il
laborioso popolo solca per tutti i versi con
un aratro senza ruota il limo deposto , tal
mente grasso , che ha bisogno d' essere di
seccato con della sabbia. Un fanciullo ed il più
debole cavallo bastano a quest'aratura; e un
agricoltore , che non perda il suo tempo ,
può lusingarsi di doppia raccolta in un an
no solo .
I pascoli del Nilo sono tanto folti, tanto
eccellenti , che le pecore, come la terra , por
tano due volte,
Dopo ogni ricolta , gli Egiziani hanno l' uso
di alzare le mani e gli occhi al cielo (5 ) ,
(1) Filostr. Apollonius. V . 26 .
(2 ) Censorinus . De die natali , XVIII.
(3) Erod. II. Montaigne, Saggio. Lib . II. cap. 11.
(4 ) Diod. Sic.
( 5) Atenagora , padre della chiesa greca.
131
ripetendo questa formola religiosa : » Noi li ab
biamo trovati (1) ; ricevine da ciascuno di
noi le azioni di grazie. «
Interrogai molti egiziani sulle cause pri
me di questa benefica inondazione del Ni
lo ; ma non ottenni veruna decisiva risposta ,
Non mi appaga nemmeno il parere d 'uno dei
miei maestri, il partigiano dell'acqua-princi
pio , secondo ( 2) Ermete: Talete crede che le
etesie (3 ) respingendo , ogni anno , le acque
del mare contro le foci del Nilo , ritengano il
corso di questo bel fiume, e l' oblighino a
retrocedere, ed a rimontare incontro a sè stes
so (4 ). Non potendo poi contenersi nel proprio
alveo , trabocca , e copre la superficie del
l'Egitto, Vi sono degli altri fiumi, che fan
no lo stesso,
A questa causa altri aggiungono le nuvo
le (5 ) , che bagnano continuamente il monte
Atlante nella Libia , e le acque, che l'Ocea

( 1) Si sottintende į beni della terra.


(2) Ex grossitie aquæ terra concreatur. Aristo,
tele mostra di adottare questa opinione.
(3) Uno dei venti periodioi.
(4 ) El contra fluvium Aantes remorantur et une
das. Lucrezio , Della natura delle cose.
(5) Erod . Euterp .
32
no introduce , quando si gonfia , nelle bocche
del Nilo ; e perciò si rappresenta il Nilo con
due urne rovesciate ( 1 ).
Se io potessi dire il mio avviso sopra questo
gran fenomeno , sarei tentato di attribuirlo al
sole. Il Nilo cresce sotto il segno del cancro ,
arriva al massimo suo crescimento sotto il leo
ne, e decresce colla vergine: verosimilmente
il grand’astro determina nel suo corso quel
lo dei venti e delle nuvole; da ciò risulta
l'alzarsi e l'abbassarsi giornaliero (2 ) e suc
cessivo delle acque del mare Atlantico ; quelle
del Nilo (3 ) devono necessariamente essere
soggette anch ' esse all' azione onnipotente del
sole.
Ma, ritorniamo alle piramidi.

(1 ) Hierogly. Pierii, 46 .
( 2 ) Aristot.
(3) Plutarco . Plac. philos.
133

CAPITOLO LXVI.

Origine delle piramidi e del labirinto .

Io non vi darò qui le dimensioni geome


triche di quei grandi corpi di costruzione.
Sappiate soltanto , che ciascuna delle quattro
facce della più grande, presa a misurare col
mio piede, ha , da un angolo all'altro, la lun
ghezza di trecento sessanta de' miei passi ( 1).
Nondimeno , un abitante diMenfi, prodigo
di parole, m 'informo, senza ch' io lo avessi
pregato , di altre particolarità. Eccole.
» Straniero, mi diss'egli, che sembri curioso
di conoscere le vere dimensioni della gran
(1 ) La misura naturale , di cui Pitagora si serve,
ha certamente preceduto tutte le altre . Da questa misura ,
secondo il passo ordinario e comune , risulta che un
uomo di 5 piedi e 5 pollici fa 8000 passi in un' ora ,
da 20 pollici al passo.
Vitruvio pose per principio che il piede di un uo.
Gli scultori greci lo trovarono la ottava parte sole
tanto ,

re onde si fa menzione in quesť opera ,


134
piramide, ripeti questa semplicissima operä:
zione (1) : pianta in terra nella vicina pianura
quattro pertiche in forma quadrilatera, ed
alla stessa distanza rispettiva di trecento ven
ticinque passi; quadruplica questo numero , ed
otterrai il totale della circonferenza di que
stó monumento ( 2 ). «
Mi corre obbligo di parteciparvi le tante ri
flessioni, che mi caddero in mente , alla pre
senza delle piramidi, e che inspirate solo esser
possono dalla loro presenza , perché quanto
più s'esaminano, tanto più argomento vi si tro
va di esaminarle. Io non dubito , ch' esse non
siano il prodotto d 'un gran disegno , il quale
può cadere in mente soltanto d ’un uomo di ge
nio. L' esecuzione richiese una moltiplicità di
braccia ; il concepimento non può attribuir
si che al cervello d ’un solo mortale. Io mitras
porto dunque a quell' epoca della storia d'E
gitto , quando non esistevano ancora piramidi.
Eh ! a quell'epoca , le scienze e le arti doveva

od altri, infiammato della gloria del suo


(1 ) Mille trecento passi.
(2 ) Belon , De admir. opere antiq. I. 3. P. Bertius,
lab. geograph. in descript. Aigypt. III.
135
paese , medita , un giorno, solo soletto , collo
cato sopra quella catena di montagne sassose
che dominano da lontano il Nilo , e descri
vono una linea di confine fra la Libia
e l'Egitto ; ovvero ascende l'alta roccia ,
che serve in oggi di fondamento o di base
interna alla più alta delle tre piramidi vicine.
Ivi girando lo sguardo dintorno , dice tra sė:
» La mia patria è felice e florida; non le
manca veruno stabilimento utile , avendo essa
dei canali e delle città , dei tempi e dei pa
lazzi; ed è certo , che non vi ha una sola
nazione in istato di sostenere un confronto
coll' Egitto . Le sue dinastie reali, la lunga
successione de' suoi pontefici , e soprattutto
i suoi lavori diretti con una cognizione pro
fonda delle cose naturali, attestano un'anti
chità , che lascia .fra questo e gli altri popoli
uno spazio immenso . Che cosa gli resta a fare?
Perchè non si occuperebbe egli un istan
te della sua gloria ? Per conservare l'amo
re del lavoro fra i suoi abitanti, ed acqui
stare un brillante titolo ad una celebrità sen
za fine, perchè non si mostrerebbe voglioso
d'erigere sul sacro suo territorio un monumen
to per eccellenza, il solo forse che gli man
ca , un monumento che , sprezzando le rivo
136
luzioni terrestri e politiche, insegni. alle ge
nerazioni future la prodigiosa antichità del
l'Egitto , colla testimonianza muta e sicura
dei progressi dello spirito umano , necessarii
all'esecuzione d' un 'opera tale ? «
» Sia però quest'edifizio di forma siffatta ,
che resista al genio della distruzione, per
tutti quei secoli, che hanno dovuto succedersi
affinchè l'Egitto potesse rendersi capace d'una
simile impresa. La figura piramidale può
servire a questo disegno , facendo da pun
to visuale a tutta la terra , perché , da tutte
le parti del globo , il dotto e l' artefice, lo
storico ed il saggio , i legislatori ed i sacer
doti vengano a noi, chiamati, guidati da que
sto fanale del mondo. Un monumento si gran
de costerà dei sudori al popolo , ma gli ris
parmierà le catene. Una nazione guerriera o
laboriosa è invincibile ed indomabile; l' ozio
o la viltà la rende corrotta o schiava : e questa
sarebbe la sorte dell'Egitto , se rinunziasse
alle grandi intraprese che ne mettono in eser
cizio potentemente la forza , e l'ingrandisco
no ai propri suoi sguardi. « -
Questa bella idea fu adottata , ed ottenne
facilmente i suffragi dell'altare e del trono.
Il popolo aggravato dal peso d 'un carico
139
si faticoso , non mormoro , se non quando i
re , per appagare la vanità loro personale ,
complicarono questo lavoro colla distribuzione
misteriosa dell'interno, e colla moltiplicità dei
monumenti di siffatto genere (1) , onde
ciascuno di essi volle coprire la terra , per
avere la sua parte all'ammirazione della po
sterità.
Alcuni secoli dopo , questa prima idea ſu
cenza sembrasse non poter esserlo . S 'ima
ginò un altro monumento di capacità va
sta abbastanza per contenere e il simulacro
degli dei tutti , e le ceneri dei re , e quelle
degli animali sacri, ed un tribunale dei vivi
e dei morti, e il santuario finalmente delle

nomarchi dell' Egitto (2 ) gettarono i fonda


menti di quest'edifizio unico , continuato dal
re Psammetico , e terminato da' suoi successori.
Il mio interprete mi condusse nel labirin
to (3) all'estremità del lago Meride, e me

( 1) Si può ben credere che ce ne fossero cento e più


fra grandie piccole. Viaggio di Vansleb . p. 138. in 12.°
( 2 ) Capi o re dei dodici nomi o governi dell'Egitto .
(5 ) Plin . Hist. nat. XXXVI. 13.
138
ne fece vedere tutte le particolarità , in vir .
tù del sigillo reale , che ne apriva l'ingresso ,
Questo è il primo palazzo nazionale , che sia
stato fabbricato da un popolo , ed il solo de
gno di tal nome; nè uno fu questo dei mi
nori caratteristici della saggezza egiziana, d 'es
sersi riserbata a spiegare un lusso che non ha
pari, in questa sola circostanza. Ricchissimo
concepimento fu quello di riunire in un solo
luogo gli oggetti più sacri e più cari al po
polo , e di rendere, per così dire, visibile e
palpabile la potenza politica di una società di
parecchi milioni di uomini.
Il labirinto dell'Egitto contiene altrettanti
tempii , quante ha il Nilo divinità ; altrettanti
palazzi , quanti vi sono governi, o vi dovreb
bero essere Stati : giacchè questo immenso
edifizio , nell' origine del suo disegno, do
veva essere considerato come il geroglifico
materiale dell'impero. Troppo considerabile ,
troppo esteso , troppo popoloso , per essere
monarchico o democratico , si pensò di tras
formarlo in una potenza federativa, un' asso
ciazione libera e fraterna di provincie , il cui
centro di attività generale dovesse trovare
il suo posto nel labirinto di Meride. Ivi , alla
presenza di tutti gli dei indigeni , riuniti si sa
139
rebbero , a certe epoche, i capi od i delegati
degli Stati confederati, per trattare gli affari
comuni a tutta l'estensione dell'Egitto. I Greci
approfittarono di questa idea nello stabilimen
to degli Anfittioni ; e l'Egitto sarebbe ancora
padrone di se stesso , se sostenuta avesse que
sta salutare ma fugace risoluzione con una
volontà più ferma. Una piramide rende il la
birinto completo ; questa servir doveva a ma
nifestare alla contrada comune del Nilo , sud
divisa in varie regioni, le determinazioni prese
in nome di tutte , ed a trasmettere il con
senso od il rifiuto delle provincie confederate.
Un ambizioso , aspirando a riunire in testa
sua l'autorità suprema , divisa nei dodici no
marchi , mutò , armata mano, queste felici dis
posizioni, come anche la distribuzione inter
na del Panteon egiziano, che gli Arabi chia
mano il palazzo di Caronte ( 1 ). Lo trasſor
mò egli in un labirinto , onde potersi colå
sottrarre alla vendetta de' suoi rivali ed alla
reazione de' suoi sudditi; converti i dodici pa.
lazzi al solo suo uso , facendovi praticare del
le comunicazioni secrete per togliersi alle per

(1 ) Accademia delle iscrizioni. Tom . III. p. 368.


in 12.°
140
secuzioni di coloro , ai quali dispiaciuto fosse
che il primo suo progetto avesse sventato. Vi
sono ancora degli egiziani, che vi pensano ;
e parecchi me ne parlarono con entusiasmo
misto di rammarico. » Il nostro Egitto , mi dis
sero essi, già tanto potente , lo sarebbe di
ventato ancor più ; il suo governo, modellato
secondo il corso del sole , il primo dei nostri
dei, avrebbe sparso eguale splendore; ed
il solo aspetto di questo edifizio ne avreb
be offerto tutta l'armonía. Composto di do
dici palazzi, sei de' quali guardano il mezzo
giorno, e sei il settentrione, vien chiuso da una
muraglia o cinta comune, imagine della zo
na astronomica e del vincolo federativo ; l'a
stro del giorno servirebbe di regolatore ai
nostri dodici capi, come serve ai dodici mesi
dell' anno , essendo stato eretto il labirinto in
adempimento della parola del Trismegisto ,
il quale chiamava l'Egitto un'imagine del
cielo , «
Un altro menfiano mi disse: » Straniero !
Giudica dell'immensità di quest'edificio. Esso
è doppio ; composto di tremila stanze (1 ) , ve
ne sono mille cinquecento sotto terra , per
141
indicare la notte ed il giorno. Ciascuna di
queste tremila stanze è ricoverta dimarmo, ed
ha la volta d 'una sola lunga pietra , che posa
sulle muraglie ; o piuttosto il soffitto non è
che un pezzo solo di marmo il quale ricopre
la stanza in tutta la sua estensione. .
PITAGORA . Ma a me fu detto , che i
pavimenti di questo vasto edifizio erano sogo
tenuti da travi di legno d 'acacia imbevuto
d 'olio per conservarlo . «
» Ti convincerai del contrario , mireplicó
egli ; qui non vi è nè ferro nè legno ; tutto è
pietra o marmo e cemento. Tutto è degno del
la gran divinità , alla quale il labirinto è consa
crato , e la di cui imagine si trova scolpita sul
primo frontispizio. Osserva questa testa. Le
punte di marmo, che n ’ escono da tutte le
parti , rappresentano i raggi del sole ; le ale
spiegate che l' accompagnano , esprimono la
rapidità del suo corso ; ed i serpenti , che
strisciano lungo il fregio , sono là per indicare
l'obliquità dell' ecclittica. «
Io chiesi di vedere la statua di Serapide ,
smeraldo di nove cubiti.
» Nessuno la vede: « mi fu risposto.
PITAGORA. Ne sono persuaso . . . Stimerei
bravo chi la mostrasse . . .
142
Il mio interprete conduttore si arrese senza
difficoltà al desiderio , che gli manifestai , di
visitare la piramide del labirinto. Mi fece egli
passare per varii sotterranei meandri , più ses
creti ancora degli altri andirivieni; e senza
uscire, ma dopo un lungo e faticoso cammi
no , arrivammo finalmente al luogo desiderato .
Ilmio duca , che non era giovine, e che ris
spettaya il sigillo del principe, mi lasciò pe
netrar solo solo più avanti. — » Appaga , mi
diss' egli , l'insaziabile tua curiosità ; io ti ho
mostrato il più interessante ; il resto convie
ne soltanto a coloro , che vogliono veder tutto,
Io qui ti aspetto . «
143

CAPITOLO LXVII.

Scena interna del Labirinto.

Ura necessaria tutta la mia costanza e tut


to il mio ardore, per sormontare gli osta
coli senza numero , che gli architetti sem
brano aver moltiplicato espressamente ad ogni
passo , per isconfortare lo straniero più intre
pido, e farlo retrocedere. Tutte le combina
zioni dell'arte furono a tale oggetto impie
gate. Si vantano molto le prove, che sosten
gono gli aspiranti all' iniziazione ; ma l'impre
sa , ch' io m 'assunsi , poteva tener luogo
appunto di prova. Molto stanco , e più an
cora malcontento trovandomi al secondo
tentativo , mi posi a sedere vicino al pa
rapetto d ' una profonda cisterna ( 1 ).
Cominciava appena a gustare la dolcezza
d'un riposo acquistato al prezzo di due
giorni intieri di vano e faticoso girare , quan

(1) Viaggi di Dumont. Lett. IX . Tom . II. Mallet


Descrizione dell'Egitto. Plin . Storia nat.
144
do intesi un sordo e lontano rumore. Presto
più attentamente l'orecchio , e distinguo un
funebre canto . M ' alzo , e dirigo gl' incerti
miei passi verso il luogo , d ' onde mi sem
brava partissero quei suoni armoniosi. Mi
inoltro ancora; una gallería più alta ma più
stretta mi si offre dinanzi; cammino sempre
guidato da quelle voci sepolcrali , ora più de
boli, ora più forti , secondo la strada da me
tenuta ; incontro un pesante cancello soc
chiuso ; passo oltre , animato da nuove spe
ranze ; un uomo .. . no , m ' inganno , non lo era
più .. . un eunuco nero , mi si affacció , e con
una voce acuta e stridula , che resa era an
cora più femminina dalla ripercussione di
quelle volte , mi disse : » Mortale audace ! o
pur favorito ! Quali sono i tuoi titoli per
penetrare fin qui? «
Io non risposi che mostrando l' impronto
reale della propria mano d 'Amasi; e quegli lo
verificò approssimandolo ad un'apertura , per
la quale entra obliquamente la luce. Mi la
sciò egli allora , senza nulla aggiungere , rac
comandandomi soltanto di chiudere quel can
cello , pel quale era passato .Miavanzai ancora
per alcuni passi, e cominciai ad intendere più
distintamente . Mi andaya però a mano a mano
145
mancando la luce , finchè arrivai ad una sala
di forma cubica , ma assai spaziosa , e meglio
rischiarata ; in mezzo , vi era un altro cubo ,
intorno al quale si poteva girare. Ogni fac
ciata aveva due fenditure piuttosto larghe ,
ma práticate alla doppia altezza d 'un uomo
grande. Quelle aperture bislunghe lasciavano
passare il suono della voce delle persone chiu
se , come anche la luce d ’una lampada , che
le rischiarava ; e procuravano a quelle , nel
tempo stesso , l'aria necessaria per respirare
liberamente. Qui vi fu sospensione totale ed
improvvisa delle voci, che io aveva sentito .
Rimasi immobile per sentirle ancora ; ma sic
come si continuava a tacere, credetti di po
ter rompere il silenzio : » Chiunque voi sie
te , esclamai, continuate sicuri i vostri lamenti.
Gemete voi per voi stessi con una si com
movente armonía ? «
UNA VOCE. Ah no!
PITAGORA. E perchè cantare deglinnimor
tuarii ?
LA VOCE . Per prolungare la nostra penosa
esistenza.
PITAGORA. Chi siete voi dunque ? E perché
mai un monumento eretto al dio del giorno
Tomo III. 10
racchiude e condanna alle tenebre degli esseri
nati per la luce ?
LA VOCE . E tu chi sei? e qual interesse ti
prendi di noi, conosciuti da te soltanto per
li nostri canti ?
PITAGORA. Straniero all'Egitto , io cesso di
esserlo in tutti quei luoghi, ove incontro de
gli infelici.
LA VOCE, Da che noi qui ci troviamo, e
son degli anni molti , il primo tu sei che ci
parli cosi,
PITAGORA. Di grazia , informatemi. Potrei
forse esservi utile : parlate,
|_ LA VOCE, Ahi! da quanto gran tempo noi
non abbiam più nulla a sperare! Ma poiché
lo vuoi, sappi, che noi siamo qui dall' epoca
della morte di Psammetico .
PITAGORA. Di quel re , che s'impadroni del
Panteon ?
La voce. E che edificó questa piramide ,
ove noi dobbiamomorire, vicino alla sua tom
ba, di cui ci fece guardiani,
PITAGORA, Ma il corpo di Psammetico giace
nel tempio di Saide insiemecoire della dinastia
di quel nome. Dopo morte , fu giudicato in
degno degli onori della sepoltura nel labirinto,
147
La voce. Dopo la cerimonia dei publici fun
nerali , Aprio fece secretamente deporre il core
po di suo padre nell'interno di questa pi
ramide, inaccessibile ad ogni violazione. Ot
tenne egli pure dal collegio sacro di Menfi,
che un pontefice e la sua famiglia si seppel
lissero vivi presso la tomba reale , per allon
tanarne con sacri cantici tutti i cattivi genii ,
ed arrestare il braccio sacrilego , che fin qui
riuscisse di penetrare. La sorte è caduta sul
yecchio mio padre, che giace fra noi, sopra
me suo figlio , mia soreļla , ed il suo sposo.
A quell'epoca, mia sorella era amata da co
lui, che diventò poi suo marito , essendosi osti
nato a volersi chiudere con noi; e la natura
ha voluto che questo imeneo fosse fecondo
anche nel grembo del nulla .
PITAGORA , Infelice ed interessante famiglia !
Ma vi sarebbe veramente interdetto ogni ri
torno alla luce ? Non potreste voi, con una
descrizione esatta di questi luoghi, indicarmi
qualche mezzo favorevole per liberarvi?
» Tutto è inutile (esclamarono varie voci
unite ): noi dobbiamo finir di vivere in que
sta superba e trista dimora. «
PITAGORĄ. Come! .. . Non vi è un'uscita ?
148
Colla fatica , colla perseveranza , con qualche
industria ? . . .
» Ahimè! riprese la voce del fratello; tutto
è finito per noi. Tu non sai , straniero sen
sibile e generoso , che il vasto appartamento
da noi abitato , distribuito per tutte le agia
tezze della vita , ed anzi con una magnificen
za veramente reale , è senza porte e senza fi
nestre. Questa è una magnifica prigione ,
le cui grosse muraglie , rivestite di marmo,
non sono state terminate che dopo la nostra
venuta. Noi siamo qui ascesi per un canale
perpendicolare , la cui apertura fu tosto chiu
sa sotto i nostri passi.
Pitagora. Ma come provvedete voi ai ri
nascenti bisogni della giornata ?
LA VOCE . Nulla a noi manca , fuorché la
luce del sole , la società dei nostri simili , e
la libertà : tutto il resto ci viene concesso.
Quegli stessi condotti, che per più parti ser
vono a rinovare l'aria da noi respirata , la
sciano passare fino a noi gli alimenti ed altri
oggetti indispensabili all'esistenza ; un 'arca,
che va e viene, è la sola comunicazione la
sciataci coi vivi; e gl’inni sacri , che noi
cantiamo in onore del monarca intorno al suo
149
feretro , è il prezzo del nostro mante
nimento . Guai a noi, se lasciamo trascorrere
una sola giornata senza supplire per tre vol
te a questo tributo funebre e religioso ! Si
gira intorno alla nostra prigione, per assicu
rarsi , se noi trascuriamo il ministero , di cui
siamo incaricati; ed una voce minacciante ci ri
chiama ai nostri doveri: avrai già incon
trato l'ispettore all' interna direzione di que
sto luogo. Ci viene mandato anche dell'incenso
da bruciare innanzi al corpo del principe ,
collocato in piedi nella sua triplice bara. Le
nostre sono a quella vicine , pronte a ricever
ci; ed ahi! ben presto forse avremo il dolore
di racchiudervi il nostro buon padre , che ha
già perduto il bene della vista e dell'udito .
PITAGORA, Sciagurata famiglia !
LA voce. Straniero ! Noi ti preghiamo ad
essere discreto , e ad avere della prudenza.Non
divulgare la deplorabile nostra avventura,
nota soltanto al collegio dei sacerdoti di
Menfi ; fors' anche la Corte attuale la
ignora.
PITAGORA. Io ne parlerò al re Amasi.
LA VOCE. Questi è probabilmente il mo
narcą,attuale. Caro straniero , modera la tua
sensibilità. Il re potrebbe forse disapprovare,
150
che tu arrivasti fin qui, e che noi ti abbia
mo parlato : noi ne saremmo le vittime, e
tu la prima.
PITAGORA. Io mi trovo fra voi coll'assen
só del re; non perdete ogni speranza , con
fortatevi; se ci riesco , benedirò il mio viag
gio. ( -
Si fece allora sentire un suono di voce più
dolce. La sorella di colui che parlava con
me, volle aggiungere i suoi ringraziamenti a
quelli di lui. » Straniero generoso ! Vive
ancora tuo padre ? «
PITAGORA, Ah no !
LA SORELLA. Avrei ’nvocato il genio del
bene , perché tu ritorni sano e salvo nelle
braccia del padre tuo. Ma tu possiedi forse
una sposa , com ’io , presto madre.
PITAGORA . No: sono ancora solo sulla terra.
LA SORELLA . Ah ! tu sembri degno di non
restare per lungo tempo isolato . Qualunque
sia il successo de' tuoi maneggi per noi ,
va! tu sarai benedetto nella tua moglie e nei
tuoi figli, se prendi interesse con tanto zelo
per una sposa , che freme, all'idea di diventar
madre in fondo ad una tomba. « -
Anche lo sposo mi diresse la parola in
questi termini: » Straniero ! Io nulla posso
151
aggiungere a quanto intendesti dalla bocca
della mia cara ed innocente compagna . Dim
mi il tuo nome ; io voglio collocarlo in un
inno alla riconoscenza , ed accompagnarlo coi
più teneri accordi della mia lira. Ah ! possa
il buon genio , che presiede alla conservazione
dei mortali benefici, non lasciarti mai trovar
degli ingrati !
PITAGORA. Addio , amici miei. Coraggio e
pazienza ! «
Ricalcati i passi miei, raggiunsi la guida ,
e la congedai, senza partecipargli la mia
scoperta ; indi sollecito mi presentai al re
Amasi, che si degnò d'informarsi del sue
cesso delle diverse mie gite, e dell' acco
glimento fattomi dai sacerdoti.
PITAGORA. Essi si ostinano a celarmi i loro
secreti, in Menfi del pari che in Eliopoli, e
mi consigliano il viaggio di Tebe. Ora son
di ritorno da una gita , che miha interessato
per vari motivi. Vengo dal famoso labirinto
dei dodici nomarchi , quantunque il sigillo
reale non me ne abbia aperto tutte le porte.
Non potendo veder tutto , rilevai delle cose ,
che senza dubbio tu ignori. Tu non sai che
una famiglia intera , padre, fratello , sorella ,
152
marito e moglie incinta , tutti costoro sono
sepolti vivi in una tomba nel centro della
piramide del Panteon .
Amasi. Ne sono informato .
PITAGORA. Principe! E tu permetti ancora ,

dannata a si lento supplizio ?


Amasi. Quella famiglia e della razza sacer
dotale ; ed il ministero dei sacerdoti non è
quello di vegliare presso imorti, e di pregare
continuamente per essi?
PITAGORA. Principe ! Saresti tu capace di
esigere , morendo , ciò che uno de' tuoi prede
cessori ha ordinato ? Ordini simili sono della
specie di quelli che si devono mandare ad
esecuzione?
Amasi. I pontefici non hanno reclamato .
Pitagora. Se tu aspetti i loro reclami per
cangiare il male in bene . . . .
AmAsi. Al tuo ritorno da Tebe, il bene
sarà già succeduto al male.
PITAGORA. I momenti sono preziosi; io
lasciai concepire qualche speranza.
Amasi. Pitagora ! Troppo ti se'impegnato.
PITAGORA. Ho calcolato sulla bontà del
cuore d 'Amasi.
153
Amasi. L'affare è più grave , che tu no 'Il
pensi. Non insistere di più . Tocca a me
solo occuparmene. Parti. Al tuo ritorno da
Tebe . .. al tuo ritorno da Tebe . . . «
Replicando queste ultime parole , il re vi
si fermò sopra , in modo da obligarmi al si
lenzio per quel momento.
154

CAPITOLO LXVIII.
Viaggio in Libia.

Io mi disposi a ripartire tosto per la gran


Diospoli ; e dovendo questo viaggio esser
lungo , andai a prendere congedo da alcu
ni de'miei compatriotti : chè i Fenici sta
biliti a Menfi ne occupano tutto un sob
borgo. Non mancai pure di far visita al gio
vine Gafifo , che mi propose una gita con
lui al tempio di Giove Ammone (1). » Quel
paese è dipendente dall'Egitto , mi diss' egli;
tu non puoi dispensarti di far questo viag
gio , pel quale ci bastano dieci giornate. Le
strade sulla sabbia son molto faticose, ma la
ricompensa è alla meta. Noi sentiremo l'ora
colo , vedremo la fontana del sole. Andiamo. «
Io accettai , benchè non mi sperassi mol
to frutto da questo viaggio . La nostra rot

( 1) Gli Egiziani pronunciano Amun ,voce greca, ehe


vuol dire arena , sabbia ; ma nella lingua egiziana,
amon overo æin significa produttore della luce. Ja .
blouscki. Panth . ægypt. I.
155
ta ci portava all'occidente del Nilo , che scorre
per un canale dal lago Meride, attravers
sando le montagne libiche ( 1), fino ai deserti
di Ammone, e più avanti ancora.
Fu da noi preso un cammello , che Gafifo
chiamaya, nello stile della sua nazione , il na
viglio del deserto.
A centoventi stadi da Menfi , ci fermammo ;
per alcune ore, nella città d ’Acanto (2 ). Ci
fu colà mostrata una tina di granito , bucata
nel fondo, la quale occupa il lato destro d'un
tempio , amministrato da trecento sessanta
sacerdoti. Si avvicendano essi , uno ogni
sera , per andare ad attingere l'acqua del
Nilo , e versarla nel tino, pel quale non fa
che passare : e nel supplire a questa pratica ,
il sacerdote dice: » Cosi scorrono i giorni del
la vita dell'uomo. "
Allontanandocidi là taciturni, sentimmo in
spirarci da questa lezione più raccoglimen
to , che non ne inspirò ai poeti greci, i quali
si appropriarono quest'uso egiziano per ali

( 1 ) Libia ,voce fenicia , che significa clima ardente.


Desbrosses. Nota sopra Sallustio. T. I. pag. 37. in 4 .°
( 2) Diod. Sic. Tom . I. cap. 36 .
156
mentarne la loro musa , creando il supplizio
delle Danaidi.
Cammin facendo, non incontrammo nessuna
di quelle tartarughe chersine (1 ), che abitano
le sabbie più ardenti , in grazia della rugiada
del cielo , unico loro alimento (2 ).
Il clima libico non ci permise di fare una
scappata fino alla città degli schiavi, cosi
detta , perchè serve d 'asilo a tutti coloro ,

-
che scuotono il giogo della schiavitù . Se
essi pervengono fino alle porte di quella città ,
diventano liberi , toccatene appena colla mano
le soglie di pietra.
Un pericolo , da me prima non conosciuto ,
fu da noi corso parecchie volte. Quando il
vento soffiava con un poco di forza, inviluppati
venivamo da un nembo di polvere , che c'in
tercettava la respirazione. Restavamo allora
come sepolti nella sabbia , e per liberarcene
erano necessariimolti sforzi; nè ci credemmo
salvi , che alla vista del folto bosco che cir
conda il tempio. Allora trovammo un paese
coltivato, che serve al tempio stesso d'ingres
so e di territorio .
( 1) Tartarughe di terra .
( 2 ) Plin . Hist. nat. IX , 10.
157
11 mare ha lasciato delle tracce del suo
soggiorno , o per lo meno del suo passaggio ;
sulle sabbie della Libia (1 ) , principalmente
vicino al tempio di Giove Ammone (2 ). Io
vi riconobbi una quantità di crustacei , ed
anche alcuni frammenti di bastimento , diven
tati duri quanto la pietra.
Le sponde del ruscello , che deve la sua
origine alla fontana di Giove Ammone, sono
ombreggiate da giunchi odorati triangolari
(Cyperus), la fragranza dei quali ricorda quel
la del nardo (3 ), e la radice offre un antidoto
alle morsicature dei serpenti della Libia.
Arrivati finalmente alla città (4) dei Gara
manti (5), soprannominati ammoniani, una gio

incontro , offrendosi d 'essere nostre condut

( 1) Platone, Aristotele , Eratostene , Stratone il fi


sico , Xanto di Lidia .
( 2) Giove Ammone significa Dio delle sabbie , se
condo Servio. Æn. IV.
( 3) Plin. Hist. nat. XXI. 16 .
(4) Oggi Canzaron di Mahoma.
( 5 ) Etvelox Garamas: nec quamvis tristilus Ammon
Responsis . . . Claudiano Laud. Stilic. I.
158
cettammo. La volubilità della loro lingua cí
lasciava appena il tempo di propor loro qual
che questione. Esse parlavano a gara l'una
coll'altra, e qualche volta tutte e due insieme,
» Stranieri, ci dicevano esse , riflettete prima,
che se la città d' Ammone è molto meno
grande di Menfi, ed anche di Tebe , ha
peraltro qualche cosa di più maraviglioso ,
da non vedersi forse che qui. Queste case ,
che voi scorgete, sono costruite con pietre
di sale, tratte dalle vicine montagne. Muri
e tetti non hanno altri materiali, che quelli
necessarii per cementarli , e tenerli stretta
mente uniti insieme. Anche la fontana del
sole dà dei superbimassi della stessa sostan
za , trasparenti quanto il cristallo più chiaro .
Ammone somministra tutto il sale necessario
all?Egitto per l' uso dei suoi sacrifizi, nė
senza ragione', essendo più perfetto , più
puro di quello del mare ( 1 ); e ad esso noi
dobbiamo certamente l'aria salubre , che qui
si respira. «
» Voi sapete , illustri viaggiatori, che, una
volta all'anno, il sole è stazionario al di so
(1) D 'ond è venuto il sale ammoniaco.
159
pra del tempio d'Ammone (1), e sembra ria
posarvisi in tutta la sua pompa. "
» I nostri possedimenti territoriali non han
no , tutto al più , che l'estensione di sei ore
del cammino d' un uomo: ma quanti tesori,
quante maraviglie rinchiuse in questo piccolo
spazio ! Nè temiamo noi , che questo san
to asilo sịa violato . La natura ci custodisce.
Un esercito , che condotto fosse al tempio di
Ammone per saccheggiarlo , perirebbe per via
sotto montagne mobili , in abissi di sabbia ,
che il più lieve soffio dell'aria solleverebbe
in turbini, lasciandoli poi ricadere sulla testa
dei profanatori (2 ). « -
Aprire io voleva la bocca per arrischiare
un' osservazione; ma la vecchịa non me ne la
sciò il comodo. Stranieri ,mi disse anch'es
sa,perché la giovine era stata la prima a parla
re, avete voi osservato un contrasto perfetto ,
che s' incontra soltanto qui? Quanto asciutta ,
arida , sterile , trista e monotona è la stra
da : altrettanto il soggiorno d 'Ammone è
(1 ) Il tempio d 'Ammone era al ventottesimo grado
di latitudine settentrionale. Una volta all' anno , esso
aveva il sole verticale .
(2 ) Ciò che accadde all'esercito di Cambise. V . in
seguito .
160
fresco e ridente. Noi siamo già vicini al tem
pio , già lo tocchiamo; e voi non ve ne ac
corgete : tanto è folta la foresta , che lo cir
conda, di alberi d'ogni specie , fra i quali si

che danno datteri eccellenti. Quando voi vi


sarete arrivati , non vedrete altri oggetti.
Il sole stesso , la divinità principale di que
sto luogo , non può introdurvi i suoi raggi,
nė penetrare l' oscurità misteriosa del santua
· rio. Qui v'è l'estate con tutti i suoi ardori;

tà : noi dobbiamo questo vantaggio , superiore


ad ogni prezzo in questa contrada, alle fre
sche ed abbondanti sorgenti, di cui nella Li
bia ( 2 ) é favorito questo solo sito. Stranieri!
Inoltriamoci per attraversare questo recinto
di pietre ordinarie occupato dalle guardie del
principe. Quest'altro recinto fortificato con
tiene il palazzo del re, della sua famiglia , e
delle persone attaccate al suo servizio , o con
sacrate a' suoi piaceri. Il tempio occupa il
terzo recinto , quello di mezzo . Seguiteci so
pra quest'opaco pergolato di verdura. Entria

( 1 ) Plin . Hist. nat. XIII. 19.


( 2 ) Oggi il regno di Baron .
161
mo sotto questo portico venerato. Osservate
nel fondo l'imagine di Giove sotto la forma
d'un ariete (1). Guardate come quelle due
corna d'oro s' incurvano con garbo. « -
Gafifo domandò qual relazione poteva tro
varsi fra il Sole o Giove, ed un ariete ?
» La maggiore conformità , soggiunse la più
avanzata delle due donne ( 2 ). Ne’ sei mesi d ’in
verno, l'ariete giace sul lato sinistro, ed al
l' equinozio di primavera , comincia a giacere
sul destro ; nelmodo stesso , in questo tempo,

il suo corso a sinistra ; e perciò i Libiani,


che prendono Ammone pel sole giacente ,
danno a questo dio le corna dell'ariete, con
sistendo in esse tutta la forza di quel qua
drupede, come quella del sole è tutta ne'suoi
raggi.
PITAGORA. Ma che vedo ? L ' imagine d'una

in testa ad una donna !


LA VECCHIA. Questa è Giunone ammonia (3 ).
(1 ) Ammone significa il sole in ariete. Ja
blouski. II. 2 .
( 2 ) Macrob. Saturn . I. 21.
(3 ) Rhodig. Antig. lect. XVIII. 28 . Gyrald. Syn .
tag. deor. III.
Tomo III. 11
162 a re
ivorzi , oobligare
Sarebbe stato forse ddecente bliga questi
due augusti sposie ripre al divorzio ? «
W i n
E la giovine riprese tosto : » Quella navicel
la d'oro massiccio , che voi potete distinguere
innanzi all' altare , serve a portare il simula
cro nelle sacre nostre pompe. Vi sarebbe
poi difficile contare il numero dei vasi d ’ ar
gento sospesi lungo il bordo di quella navi
cella. Egli è un superbo presente di Semira
mide, quando quella regina venne in persona
ad interrogare l'oracolo sul tempo della sua
morte (1 ), «
» Ecco un oggetto ancora più bello . Il
tempio ďoro (2 ), che Osiride, di ritorno
dalle lontane sue spedizioni, consacrò al dio
d 'Ammone (3 ). «
» Per vedere il tempio in tutta la sua ma
gnificenza , attendete alcuni giorni, quando
i consultanti saranno in numero sufficiente
per determinare l'oracolo a parlare. Munitevi
anticipatamente ciascuno d 'una lama d 'oro
consacrata , preservativo contro tutti i mali.
I nuovi sposi vengono qui da lontano per

(1) Diod . Sic. II. Bill.


(2 ) Specie di cappella portatile , o custodia.
(3) Diod. Sic. I. Bibl.
163
procurarsene. Certi sono essi allora di richia
mare la fecondità sopra il talamo, quando ne
hanno sospeso una sul seno delle loro mogli
sterili, Tutti gli Egiziani si pongono questo
amuletto sul cuore, « .
Gafifo si diede premura di riporne una sul
suo, subito il giorno dopo,
I sacerdoti vendono queste lame d 'oro ,
che hanno la forma d 'un cuore ( 1) , dove è
scolpito il vocabolo Ammonę, lo domandai
alla più attempata delle nostre due donne
cosa significasse questo nome,
LA VECCHIA, Esso è il nome d 'un anti
chissimo pastore della Libia ( 2) , possessore
di numerose mandre (3 ) , dalle quali traeva
la sussistenza di sé e della sua famiglia , in
questo solo sito abitabile di questo deserto ,
dodici secoli fa. Varie sorgenti d'acqua fresca
lo avevano determinato a stabilirsi qui, lon

(1 ) Kircher. I. Vedi Obeli Pamphil. in fol. 494 .


( 2) Pausania tiene, che gli sia stato imposto da un
pastore cosi chiamato , che il primo eresse uva statua
a questo bel dio-ariete. Vedi Q . Curzio, delle gesta di
Alessandro. IV, Annotazioni sopra Dionigi Alessandrie
do di Benigno Saumaize, 1597 . in 12.°
(3 ) Lybia lanigera. Erodot. VIII. 155 , 157 .
264
tano da ogni società . Gli Asbisti (1 ) erano
i suoi vicini più prossimi. Egli esercitava
l'ospitalità verso tutti i viaggiatori , che gli
si presentayano , smarriti nelle sabbie ; faceva
anche qualche poco di commercio con alcuni
ſenici, che , a certe epoche dell'anno , passa
vano per questo luogo, recandosi in Nubia
ed in altre regioni interne dell'Africa. Biso
gna sapere inoltre , che Ammone , nelle sue
ore d 'ozio , si era applicato allo studio degli
astri: ciò che lo aveva condotto naturalmente
al culto del sole. Ogni anno , quando il dio
del giorno entra nella costellazione dell'ariete ,
Ammone indorava lé corna del più bell'ani.
male di questa specie , che si trovava nel suo
ovile ; accompagnato da' figli e da' servi suoi ,
eseguiva egli una specie di marcia sacra
intorno alla sua abitazione , ripetendo un in
no a quella divinità favorita. Fu sorpreso
una volta in questo pio esercizio da una
truppa di negozianti fenici , che avevano seco
loro una sacerdotessa egiziana. Questa donna
nera , instruita a Tebe (2 ) nella sapienza del

( 1) Popolazione poco conosciuta della Libia.


( 2 ) Erodot. II.
165
suo paese , avendo notato nella pietà d 'Am
mone il culto praticato sulle rive del Nilo, si
offri d'insegnare al pastore libico l' arte della
divinazione , tanto perfezionata dai sacerdoti
d 'Eliopoli , ed una quantità di cerimonie re
ligiose , che acquistavano un nuovo pregio , in
seno ai deserti. Ammone, sentendosi inspi
rato , trattò subito coi Fenici pel riscatto
della loro schiava , ed essi gliela cessero vo
lentieri pel quarto delle sue mandre. L 'egi
ziana , riconoscente pel grandissimo benefi
zio della ricuperata libertà , disse un giorno
al pastore Ammone: » Un pensiero divino mi
risvegliò in mezzo alla notte ; una voce se
creta mi si fece sentire : » Donzella d 'Egitto !
figlia del Nilo ! Alzati, va a purificarti alla
fontana vicina; coll' occhio fisso sull'onda lim
pida e tranquilla , attendi colà il momento del
levare del sole. « - Obbedii ; ed ho vedu
to ripetersi nell' onda pura l'imagine della
stro del giorno , la faccia raggiante del sole ,
armata di quelle due corna d'ariete , che tu gli
consacri , al rinovamento d'ogni anno solare,
Ammone, se io devo cedere ad un presentimen
to , che m 'agita , il padre della stagione vuole
da noi che si stabilisca un oracolo in questo
t66
luogo . Io ne sarò la prima sacerdotessa , e
tu il primo pontefice. « - .
» Saggia donzella d 'Egitto ! replicò Ammo
ne già persuaso , . .. in mezzo a queste sabbie
ardenti ! . . . in seno a questi deserti! . .. chi
mai potrà indovinare , che qui si trovi un
oracolo ? I tempii si collocano in vicinanza del
le grandi città .
· LA SACERDOTESSA. Gli uomini devono an
dare in cerca degli dei, e non gli dei degli uo
mini. Quanto più si farà cammino , quan
to più si affronterà pericoli, per venire fin
qui: tanto più riverito sarà il nostro ora
colo , tanto più fede si presterà alle sue rin
sposte.
IL PASTORE. Ma come farlo conoscere ?
LA SACERDOTESSA . Basta un primo proselito
per condurne in folla. Stabiliamo fra tanto
il dio ; gli adoratori poi non mancheranno,
IL PASTORE. Ed il tempio ? — I figli miei
ed i custodi delle mie mandre ignorano l'arte
di fabbricare. Qualche semplice boschetto è
per loro il più bel capo d 'opera.
LA SACERDOTESSA . Può bastare anche un
boschetto ; ma bisogna renderlo più fron
zuto , più folto. Un chiaroscuro si addice mea
267
glio agli altari, e dà più carattere alle pa.
role d'un oracolo. «
» I negozianti fenici, ripassando per que
sti luoghi, vi trovarono già tutto cangiato , e
furono i primi a sperimentare gli effetti di
quel santo stabilimento. Interrogarono essi

dio. Le sue risposte furono altrettanti saggi


avvertimenti, di cui seppero approfittare. Ri
tornati alle case loro , vantarono molto ai pro
pri concittadini l'oracolo d'Ammone; chè lo
distinsero con questa sola denominazione , la
quale poi prevalse sopra ogni altra. Prima che
passasse la quarta parte d' un secolo , esso di
ventò celebre e frequentato; e la famiglia di
Ammone diventò tutta sacerdotale. Dopo due
o tre secoli , questo luogo offri un piccolo
Stato , governato da un re del sangue del
fondatore. Molti stranieri, allettati dalle de
lizie di questa contrada , vi si stabilirono,
e l'arricchirono dei loro beni. L ' abbondan
za , la prosperità , la magnificenza aumenta
rono, e giunsero finalmente al colmo: tanto
è vero , che la pietà verso gli dei non è mai
senza ricompensa ! «
» Forse la cosa vi fu raccontata diversamen
168
te . Una fondazione tanto antica ha dovuto
necessariamente produrre delle tradizioni bien
differenti. Ella ha di più gettato qualche ra
mo. L 'oracolo di Dodona parte da questo cep
po ( 1). « — Ma fra tre giorni l'oracolo am
mette i viaggiatori. Voi non avete gran tem
po per disporvi ad interrogarlo . Tenetevi
pronti ; verremo a cercarvi. « -

(1) Strabone. Geografia. I. 49.


169

CAPITOLO LXIX .

Pitagora al tempio d' Ammone,

I rattanto che Gafifo suppliva agli uffizi


della divozione, io mi occupava della cono
scenza del paese e de'suoi abitanti. Quei po
poli , nel momento della mia dimora fra essi,
godevano di tutta la felicità , ond ' è suscet
tibile una nazione, in grazia della minorità

me, e settimo della sua dinastia. I pri


marii d 'Ammone approfittarono di questa
fortunata circostanza per introdurre uno scem
mamento nell'appannaggio troppo considera-.
per andare a consultare il tripode di Delfo :

gior peso che quella delle divinità nazionali.


La sacerdotessa d ' Apollo li diresse a Man
tinea in Arcadia , per colà cercarsi un legis
latore. Vi troyarono essi di fatti un cittadino
popolarissimo, detto perciò Demonace (1 ) ;

(1) Parola greca composta che significa re del popolo.


170
questi accettò le funzioni auguste , che si
venivano ad offrirgli si da lontano , ed arri
vato nella città d ' Ammone, ordinò prima di
far rientrare il giovine re nei boschi sacri
del tempio , e poi distribuì i beni della coro
na fra i più poveri ( 1 ) del popolo : le quali
misure fecero molta impressione nel paese e

ſuneste pel popolo ammoniano!


Nel giorno antecedente alla solennità , le
due donne ci condussero al tempio . Noi ci
trovammo preceduti da gran quantità di
persone di tutte le nazioni, fra gli altri Greci
e soprattutto Lacedemoni ( 2 ). I sacerdoti
(son più di cento ) bastano appena per ricevere
le tavolette , che vengono loro presentate da
ogni lato. Ogni assistente scrive sulla sua le

lo (3 ), e la consegna ad uno dei pontefici ,


accompagnata da un presente. Nel giorno
Il mio compagno di viaggio mi consultò

( 1) Erod. IV . 161. 162.


( 2 ) Pausania. Lacon . XVIII.
(3 ) Era proverbialmente chiamato arietinum ora .
culum .
int
sopra ciò ch 'ei doveva domandare, ed io gli ri
sposi: » Mio caro Gafifo ! Tu hai perduto la
madre, e gli dei non possono restituirtela.
Giovine, e pieno di salute , tu hai la fortuna
d ' essere nè povero nè ricco . Che cosa puoi
desiderare? che cosa ti resta a chiedere dal
l'oracolo di Ammone? Che ti dica , se sarai
felice fino al termine de'tuoi giorni ? Ciò di
pendeda te: continua ad esser saggio.-- - Quale
stato tu debba abbracciare ? Gli dei te ne
lasciano la scelta , ed il tuo oracolo cercalo
per tale oggetto in te stesso ; consulta la tua
ragione , le tue inclinazioni, le tue forze. —
Ammira la pompa del sole , celebrane i be
nefizi ; e non chiedergli nulla. Egli non aspet
ta la tua preghiera del mattino , per aprire
le porte del giorno: molto prima che vi fog
sero le feste di Cerere e di Bacco , il sole
maturava la spica ed il grappolo. Lascia al
volgo la cura inutile d'interrogare gli dei. «
lo distinsi parecchie inscrizioni ( 1) greche
sulle muraglie , apposte dagli Elei ed altri
popoli da lontanissime regioni venuti per con
sultare il dio Secreto , che si manifesta (2):
( 1 ) Pausania . Eliac.
( 3 ) Al dire d ' Ecatéo.
172
questo è uno dei sensi annessi al vocabolo
Ammone.
Io domandai ad una delle nostre due guide:
» Di chi sono quei cranii umani incassati in
oro con tanta accuratezza e sospesi alla vola
ita del tempio ? «
Ella mi rispose: » In Libia , è l'uso di con
servare così la testa dei re buoni dopo la
loro morte (1 ). « .
Nell'indomani, noi ci recammo di buon'ora
all'atrio del santuario . La folla dei consultanti
venne molto sollecita , e si schierò in varü cir
coli innanzi all'altare, rischiarato da una luz '
cerna (2 ), che arde per un anno intiero, in
grazia d 'un lucignolo d 'amianto.
Dopo molto aspettare, comparvero finalmen
te i sacerdoti. Con lento e grave passo , si
avanzano essi verso la statua del dio Ammo.
ne , e dopo replicate genuflessioni, la traspor
tano in una navicella d 'oro , che, posata sulle
loro spalle , conducono in giro tra le file degli
astanti.
Le nostre due guide erano con noi. » Viag
giatori, ci dissero esse , sappiate , che la di

(1 ) Giraldi. De vario sepeliendi ritu . 1633.


(2 ) Plutarco . Cessat. oracula
173
vinità stessa , e 'non i sacerdoti che la porta
no , dirige quella navicella (1) nel suo cams
mino. Ora , prestate tutta la vostra atten
zione a quanto vedrete. Già da tre o quattro
secoli, non sono più nè la sacerdotessa né il
primo pontefice, che rendono verbalmente
l' oracolo del dio Ammone; ma il dio stesso.
Tutti quelli, che gli fecero jeri delle doman
de, ne attendono oggi, al suo passaggio , la
risposta. La testa della statua è mobile , gira
a destra ed a manca , s' alza e si abbassa , e
fa sentire appena una di queste due parole
si e no, accompagnata d'un gesto analogo.
Gli astanti sono in un'agitazione difficile a
ritrarsi. Osservate il movimento delle so
pracciglia diGiove. Vedete come quel giovine
è afflitto , non avendo potuto ottenere che un
gesto negativo : più addolorata ancora è quella
giovine a lui vicina , perchè il nume non si
degnò nemmeno di risponderle , e le passò
dinanzi senza darle verun segno. Convien dire
che la domanda fosse indiscreta. « -
» Giovine ammoniana , io le soggiunsi , e
come mai una statua di legno dorato può .
ella muovere cosi la testa ? «

(1) Diod . Sic. Bibl. XVII. 50 .


174 .
» Straniero curioso , mirispose la vecchia ,
tu vorresti saperne più di noi. Va a chiederlo
alla gran sacerdotessa , ed al primo pontefice ,
collocati tutti e due dietro quel velo di por
pora. Ma temi piuttosto di chiamare sulla
tua testa lo sdegno degli dei , i quali non
vogliono , che si cerchi di penetrare i loro
misterii. — Tu hai fatto bene , aggiuns’ella ,
di non arrischiare veruna domanda; egli è
verosimile , che il dio non ti avrebbe onorato
d 'una risposta, La più bella offerta , che gli
si possa presentare , è una cieca fiducia in lui
- o ne' suoi ministri, Guai agl'increduli, ed an
che a quelli che dubitano! « -
Dopo avere percorse tutte le file, il dio fu ri
messo nel suo santuario ; e la moltitudine,
uscita dal tempio , diede sfogo ai sentimenti
diversi , ond' era mossa, La più gran parte
peraltro restå soddisfatta delle risposte la
coniche e mute , che avea ricevuto ; ovvero
incolpavano sé stessi, o diaver male annunciato
le domande, o di non avere ben colto il senso
della risposta. Restava un espediente , che i
sacerdoti avevano saputo riserbare. Si pote
va consultarli sull' interpretazione da darsi
al monosillabo del dio , ed al movimento del
- le sue palpebre, offrendo però a tale ogget
175
to un secondo regalo. Si poteva anche repli
care fino a tre volte la propria domanda alla
divinità stessa , purchè queste repliche non
fossero, fatte a mani vuote.
Cosi andavano le cose nel famoso tempio
di Giove Ammone. Noi congedammo le no
stre due guide in modo che fossero con
tente , se non della nostra docilità , della
nostra riconoscenza almeno verso le loro pre
mure , ritenendo per noi soli le riflessioni
destateci da quanto aveva colpito gli occhi
nostri. Tutto calcolato , ammettendo il prix
cipio , che le idee religiose formino un sup
plemento alla verità , di cui pochi son gli
uomini degni : l'oracolo d 'Ammone , ed anche
gli altri , fanno più di bene , che di male.
I loro ministri non oserebbero assolvere i
colpevoli , senza perdere del proprio credito.
Adulano si i personaggi ricchi e potenti :
ma questi da chi non sono adulati ? Il vol
go, che soffre , ha bisogno di qualche illu
sione ; e la trova in quell'oracolo . Ritornan
do a casa , la decisione del dio Ammone ha
prodotto sui consultanti l'effetto d 'un sogno,
che avrebbero avuto , senza allontanarsi dai
propri lari. Il viaggio , che intraprendono , al
leggerisce , o sospende, o disperde anche le
178
pene dell'anima e del corpo , ch 'essi soffrivat
no ; ed un ministro d' Esculapio avrebbe con
sigliato loro, come rimedio , cio ch 'essi si sono
prescritti per devozione. Un esempio confer
mo la mia osseryazione. Un siriaco, che fece
parte della rotta con noi, ci espose ingenua
mente il caso imbrogliante , che lo aveva de
terminato a quella faticosa e lontana cor
sa . — » Dopo che mia moglie , sterile per lun
go tempo , diventò finalmente madre , prese
un umore difficile, esigente , direi quasi acrimo
nioso , a segno che, disperando di poter con
tinuare a vivere con essa , io pensai di sepa
rarmene ; ma volli prima consultare l'oracolo ,
senza avvertirne l' insociabile mia compagna .
Vengo dunque per chiedere a Giove- Ariete ,
se devo prendere un'altra moglie , si o no.
L 'oracolo mi fece un segno negativo; ed io mi
aspettava una risposta affermativa , perchè il
dio Ammone , che sa tutto , l'avvenire come
il passato , non può ignorare le pene che
ho sofferto , e quelle che mi restano da sof
frire. Nondimeno, riflettendovi, nel sacro bo
sco , ove mi ritirai per meditare sopra que
sta decisione suprema, ho terminato ammi
rando la profonda saggezza del santuario di
Ammone. Gettarmi nelle braccia d ' un ' altra
. 179
moglie , non sarebbe forse che un cangiare
dimali , se non espormi a dei mali più grandi
ancora. Il peggio è troppo spesso la mercede
di coloro , che vogliono cessare di star male.
Gli dei m 'hanno dato una moglie aspra a
trattarsi , per mettere la mia ragione alla
prova. Resterò dunque con lei. La pazienza
gerla : la decisione dell'oracolo è giusta. Non
bisogna mai separarsi dalla madre dei propri
figli. Userò de' miei diritti; è vile chi spez
za una catena , perché il peso n ' è inco
modo. Un marito deve saper essere padrone
in casa sua, e farvi regnare la pace. Un pa
dre di famiglia deve prendere per modello lo
stesso Giove. La sua condotta coll' altera Giu
none (1 ) sarà la regola della mia. L ' oracolo
ha ragione. Io paleseró a mia moglie il mo
tivo del mio viaggio , e la risoluzione e l' im
pegno che presi a'piè dell' altare d' Ammo

cino per renderti migliore. Obedisci agli dei

( 1 ) Allusione all'avventura raccontata nel nostro


Cap. XII. dietro Pausania , Beot. IX . Eusebio , Prepa
razione evangelica , III. Plutarco , Fisiologia greca .
Tomo III. 12
178
nella mia persona; o temi il loro castigo , di
cui mi fecero dispensiero , « — Una sola parola
dell' oracolo d 'Ammone avrà fatto tutto , e ri
stabilito la concordia nelle mie mura. Sono
impaziente di vedermi già ritornato ; più pre
muroso quindi di voi , vi lascio , raccoman
dandovi al buon genio protettore dei viaggia
tori. «
L'oracolo d'Ammone fa , ogni anno, delle
cure simili a migliaja : sarebbe nondimeno più
onorifico alla specie umana correggersi per
mezzi più naturali.
179

CAPITOLO LXX .

Viaggio a Tebe. Lago Meride,


ecc.

Rientrai con Gafifo in Menfi per la


porta detta dell Oblio , e riposai per al
cuni giorni in casa sua , senza volermi mo
strare alla Corte: tanto mipremeva di pren
dere finalmente la strada di Tebe , e d'arri
vare a quella città , la più dotta di tutto
l' Egitto e del mondo. Rimontai per la riva
occidentale del Nilo , colla intenzione di non
fermarmi, che al lago Meride. Il cammi
no in linea retta è di secento stadi greci ,
ovvero di dieci schene , misura del paese.
Io mi feci dare il valore di questo termine
dal mio giovine interprete ; ed egli me lo
spiegò cosi (1 ), con nuove particolarità , che
non mi si avevano date a Canopo : » Le nostre
barche sono tirate ( 2 ) sulle rive del Nilo da uo
mini robusti con funi tessute di canne (3 ).Noi

( 1) San Girolamo, Comment. sopra Joele.


( 2 ) Allare si direbbe con voce marinaresca.
(3) Punis , juncus. Corda, canna , giunco.
180
chiamiamo schena (1) la lunghezza di quello
spazio , al termine del quale quei travaglia
tori fan posa. Gafifo mi soggiunse : » Ab
biamo anche le nostre orgie , e le nostre
parasanghe , come i Persiani, per le più pic
cole estensioni di terra; calcoliamo anche a
stadi , per riguardo degli stranieri introdotti
fra noi, che abbondano da per tutto . « -
Mi prevenne poi che queste misure varia
no nello stesso Egitto .
Sopra le due rive del gran fiume, sono
piantati dei giunchi (2 ) a certi intervalli, per
servire di misure itinerarie , e per regolare,
nel tempo stesso , il lavoro dei remiganti.
Lungo il Nilo , osservai molti fiori frastagliati
come la rosa , ed il sari (3 ), arboscello di
due cubiti, del quale gli Egiziani masticano
le foglie come quelle del papiro. La radice
del sari dà un carbone proprio alle fucine.
Durante tutto questo viaggio, ilmio alimen
to fu la midolla della palma, o il cerfaglione, che
io preferiva ai fichi del paese , i quali sono ari
(1 ) Erodot. I. 11. Danville, Memoria sulla schena
egiziana .
(2 ) L'art de juger par l'analyse des idées. in 8 .*
1789. pag. 126 .
( 3 ) Plin . Hish. nat. XIII. 23. -
181

di. Lasciai Acanto , Pema, Nilopoli colla


sua piramide, ed Iseo. Arrivai, alla sera della
seconda giornata , nella gran città d 'Ercole ,
che gli Egiziani chiamano Chon (1) , prossima
al celebre canale. Quest'ultimo oggetto sos
pese per qualche tempo la rapidità della mia
corsa. Io lo trovai molto degradato , sopra
tutto dal lato d'Eracleopoli. Quella grand' o
pera èmolto antica ; il principe, di cui por
ta il nome, regnava , sette età d 'uomo innanzi
a Sesostri ; nella sua vicinanza , vi è un lago
scavato dalle mani della natura , che ha sof
ferto assai meno. Sembra che il tempo ri
spetti di più le opere della natura , che quelle
degli uomini.
Il lago Meride (2 ) può avere un circuito
di 3,600 stadi, di media misura. Si estende
esso in lunghezza da mezzogiorno a setten
trione, gira all'occidente , si porta poi fra
terra fin sotto i monti alla distanza di al
cune ore da Menfi , ed ivi per un ' uscita
sotterranea si scarica nella Sirte libica. Nel
( 1 ) Etymol. mag.
(2 ) Il lago Meride non era più chiamato , al tempo
di Plinio , che la gran fossa, fossa grandis. Hist.
nal. XXXVI, 12.
182
centro, vi sono due piramidi ; e si assicura ,
aver esse tanto di profondità sotto acqua ,
quanto d ' altezza sopr'acqua. Esso ſu scaya
to a braccia d' uomo in un terreno asciutto ,
dieci schene al di sopra della capitale. In alcuni
siti, ci vogliono ventiquattro braccia di scanda
glio per arrivare al fondo. Per seimesi, le acque
del Nilo scolano nel lago ; e per gli altri sei ,
rifluiscono dal lago nel fiume. Il canale di
comunicazione è lungo ottanta stadi, e lar
go tre pletre. In sette giorni di navigazio
ne , si può comunicare dal capo di questo
gran canale fino al mare. Il labirinto è costrutto
all'altra estremità vicinissimo a Crocodilopoli.
Il letto del lago Meride, esattamente livellato
in tutta la sua estensione , fu scavato alla sua
apertura meridionale fino alla superficie del Ni
lo , in tempo che le acque di questo fiume
sono più basse. Le sponde del canale , per la
disposizione naturale del terreno, e col soccorso
degli argini, sono tenute all'altezza del maggio
re traripamento del Nilo , cui è destinato a
servire di serbatojo. Una delle sue estre
mità tocca il Nilo ; ivi trovasi una diga , che
si apre e serra a piacimento : l'altra estre
mità mette in uno stagno, che si riempie e
183
si alza , in proporzione del canale; e si l'una
che l'altra diventano a vicenda foce , se
condo che il Nilo cresce o si ritira .
Se ciò solo è bello e grande, ch' è di gran
de utilità , il lago , o piuttosto il canale di
Meride , è il primo fra imonumenti dell'Egit
to ; le piramidi ed il labirinto devono ceder
gli la preferenza . Bisogna inorgoglirsi d'ap
partenere alla specie umana, quando si mi
sura l' estensione di questo scavamento , e
quando si pensa , che lo scopo d 'una si
vasta intrapresa è di correggere le irrego
larità della natura , od almeno di prevenire
i mali parziali inseparabili dal bene gene

gran lavoro è il più fertile ed il più ameno


di tutti. Menfi ne raccoglie i maggiori van
taggi, tanto pel lusso dei ricchi, che pei
bisogni del popolo. L 'Egitto è il più deli
zioso paese della terra , giudicandolo dall'a
spetto del lago Meride, bordeggiato da tem
pii , da palazzi , da ville , e coperto quasi
sempre da barchette infinite , freschi asili
della mollezza e della voluttà , tempii mo

re-Sensuale. Tutti questi disordini, che dai


primi gradi della società discendono fino alle
184
ultime classi , sono sotto la salvaguardia del
Je leggi. Una polizia ambulante è incaricata
di reprimere il solo scandalo .
Evitando la publicità e il diffamamento , tutto
si può fare nelle dueMenfi: dico le due Men
fi, perchè il gran lago presenta sulle sue rive
una nuova città, figlia , e quasi rivale della
capitale dell'Egitto .
Passeggiando sulle rive del lago Meride .
io rilevai tre curiose particolarità . .
Vidi pigliare dei pesci all' armonioso romo
re di certo strumento di musica ( 1). Questo
sarebbe il soggetto d’un simbolo applicabile
alla moltitudine
Mi sorprese poi vedere tanti ranocchi in
un paese popolato da crocodili, i quali ne sono
avidissimi; mami fu risposto : » Ammira l'in
dustria dei ranocchi d'Egitto ; per salvarsi
dal dente del terribile loro nemico , portano
per traverso della gola un pezzo lungo di
canna (2 ). «
» Per lo stesso motivo , di non essere preda
del quadrupede anfibio , il cane non bere nel
Nilo che correndo (3).
(1) Elian. VI. 32.
( 2 ) Eliau . I.
( 3 ) Plinio , Hist. nat. VIII. 40.
185
Il lago Meride offre una pesca (1 ) , che
rende ordinariamente un talento al giorno (2),
Ripresi la mia strada, senza più fermarmi,
contentandomi di riconoscere soltanto di vi
sta i luoghi principali sul mio passaggio. Alla
foce propriamente detta del lago Meride, si
adorano Ercole ed il crocodilo ; dove ha origi
ne lo stesso canale , si rendono gli onori me
desimi a Mercurio ed al cane. Un indigeno
del paese , ch ' io trovai a Co, disposto ad
attraversare il Nilo per andare a Cinopoli ,
mi rese ragione in poche parole del culto di
quest'ultima città. » Per Nefti noi intendiamo
il corpo della luna sotto terra ; Iside , quan
do è visibile : l' orizzonte , che tocca l'una e
l'altra , e che loro è comune, è Anubi, da
noi rappresentato sotto la forma del cane,
perchè quest' animale vigilante può servirsi
degli occhi e di giorno e di notte. «

che tu vedi, si chiama Ibeo, a motivo del


culto , ch 'essa rende all' [bi, ch 'è l'uccello di
Iside, perchè depone le uova secondo le fa
(1) Juvenel Carl. Storia delle belle lettere .
( +) Un talento d'argento .
186
si della luna, e quelle si schiudono in altrettanti
giorni, quanti ne occorrono all'astro della not
te per crescere e decrescere: l'uccello non
depone più , quando non vi ha più luna.
Il mescuglio e la diversità delle sue piume
nelle ali, ove il nero orla il bianco , ricorda
la falce argentea della luna in mezzo alle te
nebre. Questo volatile ha parecchi altri titoli
ancora alla venerazione pubblica ; non esce mai
dall'Egitto , e , se viene trasportato altrove ,
perde la vita piuttosto che il desiderio di ri
tornarvi: questa è l'imagine viva dei buoni
cittadini. . Pochi uccelli a noi sono più utili.
L'ibi vola incontro ai serpenti alati, che,
ogni anno , vogliono emigrare dall'Arabia in
Egitto ; gli uccide, e distrugge perfino le
- loro uova: è caro anche ai dotti , ai quali
serve d 'emblema; giacchè colla disposizione
de' suoi piedi fra loro , e del suo becco , for
ma un triangolo equilatero. «
» Prima di lasciarti finalmente, midisse an
cora l'obbligante passaggero , devo preve
nirti sullo strano oggetto del culto che si pro
fessa nella prima città , che tu sei per attra
versare. A Licopoli, si rendono gli stessi o
nori al sole ed al lupo , perchè questo ani
189
male coglie e divora tutto , come il sole , ed
anche perché, avendo degli occhi buonissimi,
vede a camminare fra le tenebre. «
Mi parlò eziandio di Panopoli, ove l'ani
ma universale della natura ha un culto.
» Gli abitanti di quel paese sono quasi tutti
o tagliatori di pietra o tessitori (1 ). Tutta
la contrada è coperta di superbe palme col
le foglie a ventaglio , e d 'acanti spinosi , (2 )
che già incontrato aveva in abbondanza sul
territorio della città che ne porta il nome. «
» Sull'alto di questa vicina montagna,
continuò il passaggero , in un certo giorno
dell' anno, si portano solennemente Osiride ed
Iside coricati insieme in un tabernacolo di
fiori (3 ). Questa pompa si chiama la rigene
razione di tutte le cose. «
Non feci che attraversare la città di
Tarbechi (i Greci la chiamavano Afrodito
poli), nome composto delle due parole egi
ziane , bechis-atar, città d'Athor, o di Ve
nere. Mi si offri passando di iniziarmi ai mi

( 1) Vedi Pococke. Viag.


(3 ) Acacia d'Egitto .
( 3 ) Diod. Sic. Bibl.
188
steri di quella divinità. Io risposi, proseguen
do il cammino , che lo farò , al mio ri
torno da quelli di Tebe.
Mi fermai un poco di più in Abido (1 ) ,
a qualche distanza dal Nilo , dal quale ri
ceve le acque per un canale olezzante di .
pruni sempre fioriti. Tutto il territorio di
quella città è sacro ( 2 ), ed io me ne accorsi
pel gran numero di sepolcri , di cui pieni
zeppi sono tutti i contorni d ' Abido. Era già
stato informato , che i grandi ed i ricchi di
Menfi e delle altre città principali ambiscono
l'onore d' essere sepolti vicino ad Osiride ,
di cui vidi infatti la tomba ed il tempio,
Un monumento d'architettura più considera
bile è il palazzo di Mennone; tutte le
pareti sono coperte di geroglifici, il qual
genere di ornamenti conviene perfettamente
al soggiorno d'un dotto illustre, che aggiun
se varie lettere all' alfabeto, molto prima che
i Greci ne avessero uno.
Gli Egiziani stessi variano molto nelle loro
tradizioni sopra questo principe ; ma questa
( 1 ) Oggi Inogo oscuro , sotto il nome d ' Elfium .
(2 ) Plin. Hist. nat. V .
- 189
è la sorte di tutti coloro , che riempiono le
cento bocche della Fama. Si dicono tante co
se sul conto loro , che finiscono diventando
un problema nella storia del loro secolo. Gli
si attribuiscono delle grandi spedizioni nel
l'Asia -maggiore (1), ove lasciò parecchi mo
numenti.
Si racconta di lui qualche cosa di più ma
raviglioso ancora. Una tradizione pretende,
ch'egli facesse parlare il sole ; vale a dire ,
per quanto par verosimile, ch 'egli segnò il corso
dei raggi del grand'astro sulle alte mura di
Tebe: linguaggio muto , che mostrò alla terra
ciò che succede nel cielo.
Nel giorno anniversario della sua morte ( 2 ),
gli dei della terra; ciò che vuol dire , nello
stile egiziano, i re dell'Egitto ; si astengono
di alimenti fino al tramontare del sole.
Se Mennone ha dato l'idea del palazzo,
che porta il suo nome in Abido , egli fu un
uomo di genio vasto e sublime. Il tempio
d ' Osiride è da quello oscurato , ed il suo se
polcro ripete il lustro principale dalle idee

(1) Pausania. Situs orbis di Dionisio.


(2) Enciclopedia degli dei. Tom . II. in 8.
390
religiose, che inspira , e delle quali appro
fittano quegli abitanti, prelevando una tassa
sulla vanità dei cittadini, che mandano le
triste loro spoglie per essere tumulate vici
no al cenotafio (1 ) d' Osiride. Mi ripugna
troppo il dire la tomba d 'un dio : queste
due espressioni si contraddicono , e non offro

Sembra che la natura abbia prevenuto le


pie intenzioni degli abitanti ricchi dell' Egit
to. Tutti i contorni d 'Abido offrono, fra le
infinite sepolture , di cui sono coperti, una
quantità prodigiosa di papaveri neri. Prima
di allontanarmi da quel luogo , volli divertir
s'attuffano , spariscono , ritornano sulle acque
del canale , e scherzano in mille guise intor
no alle barche. Ricevono essi volentieri un
premio della loro destrezza , ed arrivano alle
volte perfino ad imporre una tassa sulla cu
riosità degli spettatori. Era mia intenzione di
continuare tosto la mia strada ; ma i monu
menti d'Egitto hanno una virtù particolare ,
da cui si stenta a difendersi. Non sono essi

( 1 ) Sepolcro vuote.
191
di quelli, che si possono 'vedere passando :
sembra che un'occulta possa sforzi ad ar
restarsi innanzi ad essi ; e più si contempla ,
più si vorrebbe contemplare : sensazione da
me provata al piede delle piramidi , nel la
birinto , e sulle sponde del lago di Meride.
Il tempio d' Osiride in Abido sospese, direi
mio malgrado, quella impazienza di recarmi
a Tebe; e mi vi dovetti trattenere quasi
due intere giornate. Nella mattina della se
conda, fui testimonio della solennità, che ha
luogo ad ogni levare del sole , la quale so
lennità ha ciò di particolare, che non ammet
te l'uso degl' inni e degli strumenti. I mi
nistri di quel tempio , invece di cantici ,
articolano successivamente le sette vocali del
l'alfabeto egiziano, ciascuna con un 'inflessione
di yoce diversa. Queste differenti intonazio
ni, che si avvicinano molto alla zolfa , pro
ducono una melodía pura, di cui già appro
fittarono i Greci per rendere musicale il lor
ro linguaggio, Da uno di quei sacerdoti io
m 'informai dell' origine d 'un simil uso. — » Il
nostro Trismegisto , mi rispos' egli, invento
le sette nostre vocali; e per conservarle in
tutta la loro integrità , noi le abbiamo consae
192
crate al primo dei sette pianeti. Questo è il
solo cantico, che noi gl'innalziamo: qual in
no sarebbe preferibile alla pronunziazione mi
surata delle vocali del nostro alfabeto , che
servono ad un tempo di base e di simbolo
alla lingua , alla musica , ed al sistema pla
netario ? «
193

CAPITOLO LXXI. "

Continuazione. Guerra sacra.

Nel momento di allontanarmi da Abido,


mi fu proposto di consultar Besa , ch ' è il
nome d’un dio pochissimo noto fuori di quel
la città. Gode però ivi d'un favore , di cui
Osiride dovrebbe essere geloso ; e lo deve
a ' suoi oracoli , che rende senza esigere la
presenza del supplicante . Mi si propose di
approfittarne , se il tempo strignevami: ma io
continuai la mia strada , senza accettare l'of
ferta.
Il nome di questa divinità è quello d 'una
tribù dell'Attica (1 ) e d 'una fontana in Tes
saglia , fra imonti Olimpo ed Ossa. La Gre
cia non ebbe sempre l'attenzione di masche
rare i suoi furti.
Io non ascesi alla piccola Diospoli , cosi
nominata a motivo d 'un tempio a Giove, ove
non arriva mai l'innondazione del Nilo . Quella

(1) Strabone Geograf. VIII. e IX .


B

Tomo III. 13
194
sommità è coperta di sepolcri, e serve di cimi
tero ai morti di tutti quei contorni. -
In Egitto , il soggiorno della tomba é ri
guardato come un ' altra esistenza ; e vi s'im
piegano tutte le precauzioni, per non essere
disturbati in quell'asilo , fino al momento d 'una
seconda vita , più felice della prima,
Qualcuno mi disse per via : » Non sei tu
curioso di visitare Elitia ? Essa non è la me
no interessante fra le città del dipartimento
di Tebe. «
PITAGORA, S'io fossi stanco di vivere , ci
andrei, nè il rischio temerei d' essere immo
lato. I miei capelli si avvicinano alquanto al
colore ( 2) richiesto per li sacrifizi umani (2 )
praticati in quella città,
Mi fu risposto :» Questi religiosi orrori era
no già proscritti molto innanzi all' assedio di
Troja. «
Attraversando un' altra piccola città , mi
intesí a chiamare : » Viaggiatore ! Non ricus
sarci d 'entrare, « lo entrai nella casa d' una
donna, che partoriva. Mi fu presentata una
( 1 ) Il color rosso : Pitagora era biondo,
( 8 ) Plutarco . De Iside. Euseb. Præparat. evang.
195
formica , dicendomi:» Facci il piacere di poe
sarla tu stesso sulla mano del neonato , che
yedi; ed augura a questo fanciullo l' amore
del lavoro , e la perseveranza , che caratte
rizzano quest'insetto,« Ciò ch ' io praticai pun
tualmente ; poimifu detto ancora : « Onorevole
straniero ! Riprendi la tua strada ; e se tu

presto padre, - - 4
Quest'uso particolare all' Egitto mi ricor
dò quella specie di culto , che i popoli di
Tessaglia rendono a quello stesso anima
luccio ,
Uno strano e dispiacevole avvenimento mi
arresto , più ch' io non voleva , a Tentiri, città
un poco al di sopra della piccola Apollino
poli, sull'opposta riva del Nilo , e quasi nas.
costa da una folta selva di palme. Vi si
celebrava una festa , che doveya durare sette
giorni, in onore di Venere , una delle due
divinità tutelari del paese ; l'altra essendo
Iside, Allestite si erano delle tavole nel tem ,
pio stesso , sulle publiche piazze, e sulle spon ,
de del fiume, Delle barchette d' argilla, tutte
dipinte , conducevano da ogni parte giulive
brigate di uomini e donne danzanti al suo
no di tibia e di crotali , fra le quali un liquo
196
re facile ad inebriare si versava in abbori
danza. Ell'era l' imagine del piacere in tut
ta la sua vivacità , in tutta la sua efferve
scenza. Gli abitanti della piccola Apolli
nopoli , che hanno un medesimo territorio
con quelli di Tentiri , erano arrivati i primi.
Io fui invitato alla festa , e cedendo alle
istanze , non potei rifiutarmi di prender
posto ad uno dei banchetti nel museo (1 )
della città ( così si chiama in Egitto ciò che
i Greci chiamano il pritaneo ). » Purché tu
non sia di quelli , che adorano il crocodi
lo (2) , mi si aggiunse: chè qui, a dirti
il vero , non si ha gran rispetto pel Cham
psa . Una delle cause della buona unione che
regna fra gli Apolloniati ed i Tentiriti, si
e , che noi crediamo d ' accordo , essere stato
questo animale lasciato espressamente in Egit
to dal cattivo genio di Tifone, per vendicarsi
degli onori resi a suo fratello Osiride. Frat
tanto che a Copto , a Ombo , a Pampani, e
principalmente a Crocodilopoli , si bruciano

( 1) Tobia magiri eponymologium . p. 137 . in 4 .°


Francfort. 1644 .
(2 ) Xauxas. Campsa in lingua egiziana . Erodoto .
Euterpe. ( II). 69.
197
incensi a quel crudele anfibio , noi gli di
chiariamo su questa riva una guerra mortale.
Quando noi ne pigliamo uno nelle nostre reti,
od altrimenti, lo sospendiamo ad un albero ,
e dopo averlo battuto per lungo tempo , lo
tagliamo in pezzi. Chi trova questa condot
ta cattiva, faccia altrimenti a casa sua , ma
non venga a disturbarci, perchè sarebbe
mal ricevuto . Pretendono , che il crocodilo
sia il simbolo dell' acqua : noi ci attacchiamo
invece al culto dello sparviere, come simbolo
del fuoco . Nulla vi ha di comune fra coloro
e noi. «
- Il mio commensale, che così mi parlava ,
fu interrotto da un grande strepito. S' intese
improvvisamente gridare: » All' armi! I .Com
pti (1) accorrono per sorprenderci e batterci ,
in nome del loro dio crocodilo. «
• Io vidi in fatto una quantità di bar
che avvicinarsi , le une a forza di remi, le
altre a forza di vele , e rigurgitar sulla riva
due o tre mila persone, piene d 'animosità ,
che annunziavano mire ostili. I Tentiriti ed

(1) Questo è diventato il nome dei moderni abita


tori dell' Egitto . Vi sono però molti Boemi che si spac
ciano in Europa per egiziani sotto il nome di Gipsii.
198
i loro vicini ebbero da principio la peggio ;
e ricevettero i primi colpi,di modo che il san
gue scorreva da più ferite. L 'assalto era a
pugna, la difesa a pietre ; la mischia diventò
orribile , l' accanimento era eguale da ambe
le parti, e la vittoria fluttuaya incerta , in
mezzo alle tavole rovesciate , alle grida delle
donne scapigliate , e dei loro figli smarriti.
Ma l' esito non fu più indeciso , dal mo
mento che i Tentiriti poterono armarsi
dei loro pugnali e dei lor giavellotti. I Cow
pti cercarono la salvezza nella fuga , e furono
allora perseguitati lungo la riva , in fondo
alle loro barche. Parecchi preferirono di per
ire fra le onde del Nilo , piuttosto che ca
der vivi in mano dei Tentiriti: e questo era
fra i due mali il minore , perché la guerra ave
va un carattere sacro ; ed il fanatismo irritato
è la più crudele di tutte le passioni. O '
scena atroce! Un copto cadde correndo. Io
vidi i Tentiriti piombargli addosso , metterlo
in pezzi, divorarne le palpitanti carni , dis
putarsene i pezzi , rosicarne gli ossi (3).

( 3) Hoc # gyptiis hominibus innatum , ut dum


fervent ira , mirum in modum sint crudeles. Polie
bio XV .
199
Vidi un apolloniate , che arrivò troppo tar
di per essere a parte di quell'orribile ban
chetto , spremere la terra imbevuta di sangue
tolle forsennate sue dita , poi portarle alla
bocca e succhiarle. Vidi delle madri tin
gere di quel sangue le labbra dei loro figli,
come per farne loro sentire il sapore, ed
inspirare ad essi l'orrore per ogni altro culto
diverso dal proprio.
Invano io volli replicatamente alzare la vo
ce . Mi fu risposto con un gesto minaccioso:
» Straniero , ritirati ; non costringerci a violare
nella tua persona i sacri diritti dell'ospitalità .
Prosegui la tua via. «
Pitagora. Ma i Copti non sono uomini ,
come voi?
UN TENTIRITA. No ! Ignori tu forse , che,
quando uno dei loro fanciulli è mangiato (1 )
dal crocodilo ( 2) , la madre tutta giuliva
rende grazie al cielo , altera d' aver messo al
mondo un fanciullo , che fu da un dio giu
dicato degno di servirgli di pasto (3) ? Socie
tà no! con un tal popolo , che accoppia d'al

( 1 ) Elian . X . 21 .
( 2 ) Tolom . IV . 5 . Plin . Stor, nat.
( 3 ) Desbrosses. p . 88 .
200
tronde la viltà alla perfidia ed ai ributtan
ti orrori del suo culto . Tu hai veduto , che
furono essi gli aggressori.
PITAGORA. Ma gli orrori giustificano forse
le atrocità ?
IL TENTIRITA. Straniero! Continua la tua
strada, e serba i tuoi consigli a te ed a' tuoi ;
o pure va ad offrirli ai Copti , che ne hanno
più bisogno di noi. «

Non insistetti d' avvantaggio , non vedendomi


secondato da nessun magistrato ; nessuno oso
mostrarsi , nemmeno i pontefici. Il fanatismo
cieco 'ha dunque tutto il comodo di sod
disfarsi.
201

CAPITOLO LXXII.

Pitagora in Tebe. Iniziazioni.

· Ravviluppatomi nel mio mantello , rad


doppiai il passo , per allontanarmi al più pre
sto da un suolo imbevuto di sangue umano ,
in nome del dio Sparviero alle prese col dio
Crocodilo. Non volli visitare verun monu
mento di Tentiri. Un velo di profonda tri
stezza copriva i miei occhi , e l' anima mia
era troppo oppressa . Immerso nelle mie ri
flessioni, arrivai finalmente a Tebe , che gli
Egiziani chiamano Noammon. Lo spettacolo
atroce , di cui fuggiva il teatro (1) , non a
vrebbe avuto luogo, se la città santa, ov’io
portava i miei passi per la prima volta , non
avesse cessato d 'essere la sede dell' impero, e
la metropoli dell'Egitto,
Qui , miei diletti discepoli , io nuovamen
te richiamo tutta la vostra attenzione; qui deve
innanzi a noi svilupparsi tutta la sapienza
egiziana, nella famosa ecatompile d 'Omero ,
( 1) Vedi Giovenale nella satira delle superstizioni,
202
Senza darmi tempo di prendere qual
che riposo , senza degnare di qualche atten
zione tutti quei grandi monumenti , che mi
circondavano, mi feci tosto condurre al col
legio dei sacerdoti , e chiesi di presentarmi
al gerofante.
» Saggio pontefice ; gli diss' io , con una
fermezza , che parve non gli dispiacesse ;
qualunque sia la tua risposta , io ti dichiaro
la mia risoluzione di spirare sul limitare di
questo sacro asilo , piuttosto che uscirne
senza aver ottenuto la grande iniziazione ai
sacri misterii. I miei titoli sono, il bisogno
estremo che ne sento , il rispetto profondo
ch'io loro porto, e questa lettera munita del
l'impronto reale. « -
o Giovanetto , mi rispose Biti , tal era il
nome del gerofante , le pure sorgenti della
verità , di cui noi siamo conservatori e cu
stodi , sono aperte a chiunque si sente il
coraggio d 'attingervi; e tu stesso saprai forse
che Orfeo medesimo non l'ebbe. Saprai forse
del pari, quali siano le conseguenze d 'una riso
luzione, che dalla sola temerità non può essere
giustificata. L 'impronto reale , che mostri, non
è un talisınano infallibile , e non potrebbe
dispensarti dalle prove lunghe ed aspre, che
le nostre leggi esigono da ogni aspirante alla
luce della verità. Le · dodici: grandi fatiche
d' Ercole non ne fecero , che un semideo :
per fare un saggio , ci vogliono esperimenti
più grandi; il concorso ci vuole delle forze
dell'anima e del corpo.
Pitagora. Pontefice ! Appaga la mia impa
zienza. Le prudenti tue osservazioni non fan
no che maggiormente infiammarmi.
Biti. Ma, giovine straniero! Saide, Elio
poli, ove avresti potuto presentarti, Menfi ,
getto degli ardenti tuoi voti.
PITAGORA. Questi due ultimi collegi non
mi aprirono che per metà le loro porte , e
tutti poi mi dissero: » Rivolgiti ai nostri an
ziani della grande Diospoli. «
Biti. Noi dovremmo rimandarti ad un
maestro molto più antico ancora di noi tutti,
e di noi tutti molto al di sopra , al Genio
immortale della natura , che ha tanto bene
inspirato i nostrimaggiori. Ma sentito il tuo
voto tanto fortemente espresso , vista l' egida
sempre rispettabile del capo dell' impero , soto
to la quale a noi ti presenti: entra , mio fin
204
prove che decideranno de' tuoi destini. Il gero
grammatico Zonchi sarà il tuo maestro . « -
Zonchi mi si accostò con un libro in ma
no , ed una canna temperata per iscrivere ,
trapassata pe'suoi bianchi capelli.
Io venni tosto ammesso e rivestito coll'abito
degli aspiranti. Per tutto il primo anno ,
pareva che nessuno si ricordasse dime. Zon
chi nulla da me esigeva, assolutamente nulla.
Mi fu libero l'andare, il venire , a qualunque
ora della notte e del giorno , nel tempio , nella
biblioteca , nei giardini di quel vasto edificio.

da per tutto. Mi fu permesso perfino di co


municare con parecchi altri neofiti: erano tutti
egiziani; io solo , a quell'epoca , straniero . Ho
poi saputo ch' eravamo osservati, cosi che si
può dire , che nel collegio di Tebe vera
mente hanno i muri stessi occhi ed orecchi.
Il mio maestro Zonchi mi fece risovvenire ,
in seguito , molte circostanze , ch 'io credeva
non avessero ayuto verun testimonio : osservate
furono le mie azioni più insignificanti , e se
ne tenne registro; anzi rilevai, che la massima
parte degli aspiranti veniva congedata , dopo
quel primo anno , non essendo loro permes
205
so di restare più a lungo , nė d' andare più
in là. Non erano ammessi nemmeno ai pic
coli misterii.
Arrivato a questo termine, Zonchi, strin
gendo nella sua la mia mano : « Coraggio , mi
disse , figlio mio. Per conoscerti, noi ti
abbiamo abbandonato a te stesso , studian
do le tue tendenze , seguendo le tue abitu
dini. Prima di seminare del buon grano nel
suo campo , esamina l'agricoltore, se vi cre
sol passo senza che noi fossimo sulle tue tracce;
non dicesti una parola , non vergasti una linea ,
che non fosse da noi conosciuta. Renderti
conto noi potremmo perfin de' tuoi sogni.
Sull' esame mio della condotta tua , il colle
gio dei sacerdoti did Diospoli ti giudica de
me didi passare
gno
iscendpiù forti , e capace
merle. Seage prove
di sostenerle. Seguimi. <
Zonchi mi fece discendere nelle profondità
del tempio di Giove. Son queste certi immen
si sotterranei , più o meno rischiarati, secon
do il bisogno che se ne ha.
Ho più d'un motivo per conghietturare,
che mi si fece viaggiare nelle viscere della
terra fino sotto le piramidi (1); ed ho anche
. (1) Viaggi del P. Luca.
206
il sospetto , che alcune di quelle ardue pro
vè , alle quali ebbi la temerità d'assoggettar
mi, abbiano avuto luogo nell'escavazioni del
gran labirinto . I suoi fondamenti sono altret
tanti abissi, naturalmente disposti per le in
izjazioni,
„ Figlio , riprese gravemente il gerogramma
tico , la storia d 'un giorno è quella dell'anno ;
e la storia d'un anno , quella di tutti i secoli,
Le quattro parti del giorno sono le quattro
stagioni; anche questo mondo deve avere il
suo mattino o la sua primayera , il suo mezzo
giorno o la sua estate , la sua sera od il suo
autunno , la sua notte od il suo inyerno, Un
giorno è dunque lo specchio dell' anno, ed un
anno lo specchio del mondo : rapporti tanto
più esatti , che, se il giorno succe le al giorno ,
e l'anno all'anno , anche un mondo succede
all'altro, «
» Studiando bene le circostanze d 'un sol
giorno , osservando esattamente gli avveni
menti d'un anno , noi possiamo dire d'avere
assistito alla durata completa di tutto un
mondo, Se ciascuno di noi vivesse lo spazio
d 'un grand'anno solare, non ne saprebbe di
più ; la natura non fa di più per la durata
d 'un mondo , che per quella d 'un anno , o
207
d 'un giorno. Un giorno , un anno , un seco
lo, un ciclo , una rivoluzione planetaria sono
come altrettanti circoli concentrici, che si
rassomigliano per la forma, e non differiscono
che per la grandezza, Lo stesso si dica del
l'uomo, In un sol giorno , noi ti faremo pro
vare tutte le vicende d'un anno fecondo in
avvenimenti ; ed in meno d'un anno , tu ti
vedrai alle prese colla buona e cattiva for
tuna di tutta la vita umana. Prepárati a vi
vere, in poche ore , o nello spazio d'un pic
colo numero di giorni, quanto se la natura
ti accordasse un'esistenza prolungata oltre
ad un secolo , Se tu esci vittorioso da tutte
queste crisi , noi ti proclameremo degno di
vedere la luce della verità. La verità non si
abbandona senza velo che a quei saggi ro
busti, i quali di nulla si sorprendono , e, pa
droni sempre di sè stessi, passano a traverso
i pericoli, come il sole vien fuori dalle nu
vole , più puro e più raggiante, L ' amore
della saggezza , più ancora dell'amore profa
no, deve sapere affrontar gli elementi , e do
mar le passioni. Tre giorni ti sono accordati
per questo esame: scandaglia l'anima tua ,
computa di quanto essa è capace. « -
Questo linguaggio mideterminò a rientra
208
re seriamente in me stesso. Passai una
giornata in un raccoglimento tanto profondo ,
che non pensai nemmeno a prendere il nu
trimento necessario per sostenere la vita. Alla
mattina del terzo giorno , mi sentii spoglio
d' ogni timore e pronto a combattere. Mi
affrettai a prevenire Zonchi io medesimo. —
» Maestro , gli diss'io , disponi del tuo allie
vo: eccomi. «
Egli mi condusse più avanti, mi fece en
trare in una specie di piccolo santuario , ed
ivi mi lasciò , dicendomi: » Addío , mio fi
glio. «
Vi ritornò poi, ma per mettere soltanto
un piede sulla soglia della porta, e soggiun
germi: » Il di precedente alla sua iniziazione, un
uomo è al di sotto del bruto : un uomo é al
di sopra degli dei, nel giorno a quella seguen
te. Non v ' è d'importante nella vita , che
due sole cose; la conoscenza dei gran
di misterii, e la coltivazione del frumen
to (1). « -
Le pareti del luogo quadrilungo , ov’ io
fui deposto , sono coperte da geroglifici di

(1) Quest'espressione fu ripetuta da Socrate. Vedi


Platone nel suo Fedone.
209
pinti, colla spiegazione al di sotto, in carat
teri comuni. Per esempio , una palma (1 ) , ed
una rama sotto , con queste parole : Tu non
sei ancora che rama ; diventa palma. Un
cono tronco di pietra nera (2 ), e sotto si
legge: Dio (3 ), o l'oscuro . Un occhio nel
centro d 'un cerchio raggiante , ed al di
sotto , delle talpe alla rinfusa urtantisi a
vicenda ; sotto , era scritto in due linee il
motto : L ' iniziato , e coloro che non lo sono.
Un alveare ed un ragnatelo. Sull'alveare
è scritto : [ Egitto ; sul ragnatelo : il resto
del mondo.
In quel ritiro , per tutto nutrimento , rin
venni un pane, del sale , ed una leggera in
fusione d' isopo. Questa è la dieta abituale
dei sacerdoti di Tebe (4).
Io mi proposi di leggere tutti quei sim

(1 ) Oro-Apollo. Geroglifici.
( 2) Porfirio citato da Eusebio, Prepar. evang. III. 7.
(3 ) Gli Egiziani chiamavano Iddio , od il primo prin .
cipio , tenebre sconosciute , oscurità impenetrabile .
Damasc . ap. Gale , nota Jambl. pag. 198.
(4 ) Sacerdotes Ægyptü in templis se claudentes ,
tribus lantum vescebantur , pane , sale , hyssopo. Tri
na di Giovanni Rhodio , 1584 . pag. 84 verso.
Tomo III.
210
boli; ma un assopimento involontario s ’ im
possessò di me, sicchè fui costretto di cori
carmi sopra una triplice stuoja , o letto di
loto e di papaveri neri, che sembrava m 'at
tirassero a sé. Un profondosonno ben presto in
cateno tutte le mie facoltà , per modo che da
principio non m 'accorsi d 'essere sollevato ,
e come trasportato in mezzo all'aria. Poco
dopo , le scosse diventarono tanto violente ,
che , all'aprire gli occhi, mi vidi per cosi
dire nuotante, o sospeso ad occulte molle ,
fra il cielo e la terra in un fluido sconosciu
to. Un soffio di vento impetuoso mi pre
cipitò subitanamente in una conca nel centro
d 'un vasto ammasso di vapori: il mare im
perversante non è più spaventevole. Fui più vol
te sommerso ; e senza un invisibile soccorso ,
vi sarei perito. Provai tutte le angosce del
naufragio ; e in fine mi trovai a galla , ma
per essere spinto contro uno scoglio , ove
s'infranse la fragile mia barchetta. Quello scoa
glio era un vulcano , ov’ io doveva cammina
re fra le ardenti lave. Ad ogni passo , mi
conveniya superare un abisso di fuoco schiu
80 sotto i miei piedi, frattanto che, sopra
la mia testa, il cratere infiammato lanciava
211
a me d 'intorno una pioggia di carboni are
denti. Il suolo malfermo tremaya sotto di me,
mostrando di cedere al peso del mio corpo,
Il tuono co' suoi reiterati scoppi rendeva
compita questa scena d'orrore, rischiarata da
un infuocamento universale in tutta l'esten
sione dell' orizzonte , che percorrer potea collo
sguardo ( 1), lo avrei necessariamente soccom
buto a tanti pericoli riuniti, senza la voce di
Zonchi, che mi gridava, in mezzo quell'orri
bile trambusto : » Figlio mio , queste non so
no ancora le prove più aspre,
Rilevai poscia , che quegli scoppi di fol
gore, che mi cagionarono tanto terrore, erano
l'effetto d'una sperienza fatta con ụn mescu
glio graduato di zolfo , salnitro e carbone (2),
di cui la Grecia non conosce ancora che il
nome: dello zolfo ella ha fatto Vulcano , del
salnitro Giove, e del carbone Vesta,
Un' altra volta , mi si ordinò dimontare nel
vascello del sole , navicella d' oro esposta alle

(1 ) Virg. Lib. VI, Æneid . Claud, Proserp . rapt,


(2 ) Įrattato del fuoco e del sale di B , Vigenere
pag. 65 , in 4 .°
Non ci sarebbe qualche ragione di sospettare , che
la polvere da schioppo fosse conosciuta dall'alta antichità ,
e specialmente dall'Egitto ?
212
onde sopra un mare di nuvole argentee. Tras
portato repente molto al di là della regione
delle nubi , ludibrio di tutti i venti contrarii,
attraversai le differenti zone, che dividono lo
spazio dalla terra all'empireo . In meno di
un' ora , provai le diverse temperature di tutti
i climi, percorsi i deserti immensi, le vaste
officine, ove la natura prepara i suoi feno
meni, e la mia fronte toccò il disco della
luna.
Ho saputo poi, che il vascello del sole ,
nel quale mi si fece navigare, era sospeso ,
in mezzo ad una sottilissima rete, a certi otri
ripieni d'un'aria purificata (1), più leggera di
quella che respiriamo.
Questo viaggio aereo , che per poco non mi
costò la vita (2 ), è una delle più brillanti spe
rienze tentate dai dotti di Tebe; essi fanno
però un mistero a tutti quelli , che iniziati non
sono nei grandi misterii, deimezzi adoperati
per ottener quegli effetti.

(1 ) È probabile , che la scienza degli aerostati fosse


conosciuta anticamente , e forse meglio che non è al
( 2 ) Si dice , che Pitagora sia stato realmente in
pericolo di perdere la vita in quelle prove. Ricerche
sulle iniziazioni, di Robin . 1979. in 12.° pag . 28 .
213
In questa circostanza principalmente , io vi
di la morte senza morire. Egli è nelle grandi
iniziazioni, dove l'uomo tocca all'immortalità
senza cessare d'esser mortale, alla disperazio
ne senza perdere la speranza , ed alla felicità
suprema senza guarentirsi dall'insulto dei mali
più gravi.
Dopo alcuni giorni di riposo , indispensa
bile al ristauro delle mie forze, onde pre
pararmi a nuove vicende , fui fatto successi
vamente passare per tutte le graduazioni del
lo spavento e del dolore ( 1). Sperimentato
già nell'aria , nell'acqua e nel fuoco , venni
assoggettato alla fame, alla sete , al caldo ,
al freddo , a tutte in somma quelle umane
miserie , che ci fa soffrire il ferreo braccio
dell' imperiosa necessità. Sostenere io dovetti
perfino alcuni dei supplizi riservati dal dis
potismo e dalla superstizione ai mortali ,
amici intrepidi dell' indipendenza e della ve
rità . Zonchi non cessó d' assistermi: l' ausi

( 1 ) Il massonismo potrebbe considerarsi come la


miniatura , o piuttosto la parodia di queste inizia
zioni. Avrà esso creduto di contraffare queste prove
in piccolo, per darsi una specie di credito.
2 14
liaria sua voce pervenne al mio orecchio , à
traverso tutte quelle procelle. — » Caro figlio !
Ramméntati d'esser uomo; persevera ; sei già
avanzato verso la meta ; là troverai le tem
peste più forti , i più grandi pericoli , ma
d 'un'altra specie. i *
Miconvenne affrontare le prove dei maggiori
contrasti. Fui esposto a tutti i prestigi della
più forsennata ambizione. Un giorno, mi vidi
innanzi al trono d ' un tiranno. » Tu sarai,
mi diss'egli , il più zelante ministro de' miei
voleri; tutti i miei favori ti attendono . Vedi
tutta questa plebaglia , ch'osa permettersi di
mormorare. Io ti rimetto lo scettro dell'ar
bitraria mia autorità : usane senza riserva .
Tutta questa vil feccia della specie umana ,
non è forse nata per servire, come il pesce
della piccola specie ; per essere il pasto dei
cetacei? Oggi io voglio sulla mia mensa una
testa d 'uomo: vi sarà la tua questa serà , se
non me ne dai una. « Il despota mi parlava
così circondato da carnefici armati di varii stru
menti da supplizio. Un gesto di disprezzo e
d 'indignazione' fu la mia risposta.
Sull'istante , i satelliti s'impadronirono delo
la mia persona , e mi lacerarono. il corpo
215
Dopo il tempo necessario per ricuperare
le forze, estenuate da questa prova , me
ne fu proposta un'altra. Mi trovai nel mez
zo del foro d ' una città popolosa , ove
si trattano le cause in publico. » Non voglia
mo più re , gridava innanzi alla moltitudine
un branco di uomini ubbriachi , non voglia
mo più re; giuriamo sul cadavere di questo
di non volerne più tollerare. Ma non ba
sta : i sotterranei di questo palazzo e del
la città sono affollati di cortigiani e di sa
cerdoti. Andiamo a strozzarli tutti. - Tu, bel
garzone (a me rivolgendosi), sarai capo di
questa spedizione : prendi questo pugnale , già
tinto del sangue dei nostri tiranni ; rispon
derai tu delle vittime che abbiamo rinchiuse ;
se ne scappa una sola , darai vita per vita :
guida questo popolo , e sacrifica in questo
giorno alla santa libertà delle ecatombe umane ;
colpisci indistintamente e donne e fanciulli ,
e vecchi e ammalati. Noi vogliamo rinovare
la specie imbastardita : la pietà sarebbe de
litto . " -
Cosi dicendo , venni condotto alle porte del
le prigioni; di là fu strascinato un vecchio
mal difeso dalla figlia sua , troppo debole
per lottare contro tutti i genii malvagi
216
del Tartaro. Mi si presenta una ferrea
dava ; e nel darmela , per quella d ' Ercole :
» Stiaccia , mi si dice , stiaccia la testa del
padre e della figlia. » — Io respingo da me la
clava , e copro quegl'infelici col corpo mio.
Tostamente , mi si lacerano le vesti ,misi stra
scina innanzi ad un braciere ardente , e mi si
fanno abbrustolire le piante dei piedi: ma
l'asprezza dei tormenti non valse a vincere
la mia resistenza a que' misfatti. Qui finita
la prova , io passai sotto la cura deimedici;
e per guarire, mi si accordarono alcune de
cadi di tregua.
219

CAPITOLO LXXIII.

Pitagora all'ultima prova .


Polidanna.

Una notte, in mezzo al sonno, io fui tras


portato di nuovo sopra quella stuoja di loto
e dipapaveri neri,da dove era stato tolto la pri
ma volta.Risvegliandomi, trovo le porte aper
te ; m ' avanzo fino al limitare, e di là scopro
il quadro più seducente , il più fresco e
ridente paesaggio ( 1), tal che l'Eliso dei
poeti non ne ha di si ameni. Esco, per go
derne più da vicino; incontro un ruscello , e
naturalmente ne seguo il sinuoso corso . Premo

olezzante la riva; in qualche distanza , fattosi


quel piccolo rivo un po' più ristretto , scorre,
sotto un pergolato d 'acacie , che van fra loro
intrecciando i propri rami, Oh dolce sor
presa ! Dopo tanti oggetti, che avevano scon
volto i miei sensi, ecco una donna molto
( 1) Saggio sulle antiche iniziazioni, di D . L . P .
1785 . in 8 .° pag . 17 .
218
men bruna delle figlie del Nilo , mezza tra
spoglia e vestita , seduta sulla folta e molle er
betta , che rinfrescavasi i piedi nell'onda pura ,
e studiava nel tempo stesso con molta appli
cazione sopra un volume di papiro pieno di
caratteri e geroglifici, aýendo molt altri volumi
giacenti , a destra ed a manca , come pure
alcune tavolette , e alcune canne temperate,
che attendevano il momento della inspirazione.
Quella donna , ch ' io avrei preso per una mu
sa', se distinto non le avessi, sotto il seno ,
il cinto d' Iside (1 ) , mostrava d'essere tanto
occupata , che dime non s'accorse. Io la con
templai a lungo in silenzio , o piuttosto in estasi.
Scherzosi gli zefiri intanto portarono via sull' ali
loro alcuni di que'fogli leggeri, discreti con
fidenti delle idee della ninfa leggente. Volai
per raccoglierli , e voleva restituirli , quando ,
ella medesimaalzatasi colla stessa intenzione, ec
coci a faccia a faccia in distanza di pochi
passi dal ruscello. Disordinato era il suo ve
stito , ma di quel disordine non partecipava
la sua dolce, tranquilla e seria insieme fiso
nomía.

(1) Quello, che i Greci danno a Venere od alle


Grazie .
219
» Sulle sponde del Meandro , le diss'io ri
mettendole i suoi fuggitivi foglietti, io vi sa
luterei col nome di Diana o di Minerva : ma
siamo sul territorio sacro di Tebe. Sareste
voi Iside ? -
» Io non sono; mi rispos’ella , che addet
ta al servizio esteriore del suo culto : Mi
chiamo Polidanna , figlia del sacerdote Thoon ;
e se indugi a credermelo , osserva sulla mia
testa la cicala d 'oro ( 1), consacrata ad Oro
e simbolo dell' iniziazione ; vedi sulla mia
spalla lo specchio (2) destinato a riflettere le
sacre insegne , che nelle solennità publiche io
sono incaricata d ' offrire all' adorazione del po
polo. Io sono in somma una delle vergi
ni (3 ) consacrate nel tempio della grande
Diospoli (4). «
Il suono della voce di quella donna corris
pondeva perfettamente al prestigio delle for
me felici del suo corpo , ed ai tratti della
sua fisonomía , pudica ed animata nel tempo
stesso. Un incontro cosi inaspettato produ
(1) Tucidide. Horus-Apollo. L. 2. 55. Scoliaste
d ' Aristofane,
(2) Apulejo , Metam . lib . IV .
(3 ) Strabone , Geograf.
(4 ) La Tebe d 'Egitto .
220

ceva in me un imbarazzo, di cui molto dif


ficile non era l'accorgersi.
POLIDANNA. Giovine straniero ! Dal disordi
ne, che regna ancora sulla tua faccia alterata
pel digiuno ; dalla sorpresa dipinta negli oc
chi tuoi , and' é cagione il repentino passaggio
dal timore e dal dolore alle delizie di questo
luogo , ed ai piaceri, ch 'esso ti promette :
mi è facile il presagire, che tu sia uno dei
pochi intrepidi aspiranti all'ultimo grado del
la grande iniziazione. Ebbene , sappi , chc
tu sei già presso alla bramata meta delle
tante tue prove , e che giunto è per te già
il momento di raccoglierne i frutti. Tu gli
hai pagati anticipatamente , e ben cari. È dol
ce (non è vero?), dopo una rigorosa asti
nenza , dopo la cruda flagellazione, che t'in
flissero de' sacerdoti austeri e spietati (1 ) ,
trovarti vicino ad una giovin donzella com
passionevole , e ricevere dalla sua bocca
lo scioglimento di tanti enimmi, dalle sue
mani il premio di tanti patimenti! Ti simo
strerà , sotto il velo del geroglifico , e l'uo
vo alato uscito dalla bocca del dio Cnef ( 2 );

(1) Erodoto. Lib. II. cap. 40.


( 2) Eusebio. Prepar. evang. Lib . III. cap. 2.
221
ed il serpente, attributo energico del supre
mo organizzatore di tutte le cose ; e l'aqui
la (r ), simbolo del søle, capo degli astri.
Io fui qui collocata sul tuo passaggio , per
rivelarti finalmente l'oggetto ed il termine del
tuo coraggio superiore ad ogni prova, e del
la tụa perseveranza ; per confidarti l'occulto
senso di tutte quelle pompe religiose , che si
praticano in Eliopoli ed a Tebe , ed alle quali
assistono tanti profani , senza nulla compren
derne. Io posso spiegarti ciò che significa
l' imagine del sole , circondata dai dodici dei
maggiori (2), e portata per dodici giorni dai
pontefici , colla testa nuda e senza capelli ,
dotati , sotto quel peso glorioso , d'un furore
divino e profetico , emanazione della gran
divinità fondatrice di Tebe. Tutto ciò si fa
soltanto per esprimere il piacere, padre di
tutto , al quale appartengono i dodici mesi
dell' anno; imperciocchè la mancanza del pia
cere generatore sarebbe la distruzione dell'u
niverso , esistente da quello e per quello. Ilpia
cere è l'uovo del mondo , l'autore cioè ed il
creatore di tutte le cose, come n 'è il conser

( 1) Kirker, Edip. egypt. 3.


( 2 ) Macrob. Saturn. I. 22. Eustaz. Iliad . B . ,
222
vatore ed il ristauratore. Il secreto in somma
degl'ineffabili nostri misterii , il termine ava
venturoso delle nostre prove, lo scopo uni
co delle nostre espiazioni, lo scioglimento del
grand' enimma: egli è il piacere, il primo , il
più perfetto di tutti gli agenti della natura , la
più bella delle ricompense accordate alle fati
che ed agli studi del saggio. La felicità supre
ma dell'uomo degno d' esser felice , è quella
d 'essere iniziato al piacere.
PITAGORA. L 'abile maestro, che miha guis
dato fin qui, nulla mi ha insegnato di somia
gliante,
POLIRANNĄ. Ma per venire a questa , egli
ti ha fatto passare per tanti pericolosi came
mini.
PITAGORA. E forse me ne restano ancora,
Polidanna. Tu non ti proponi certamente,
all'uscire da tante pene , di farti aggregare al
collegio dei sacerdotimutilati d 'Iside: e senza
voler imitare Osiride, il sacro di lei sposo , nella
più disgraziata delle sue metamorfosi ( 1) , ti
contenterai di deplorarne la infelice avventu
ra: nė sarà probabilmente intenzion tua di

(1) Vedi piú sopra dove si espose la mitología en


giziava.
223
arrivare al grado supremo di gerofante dei
misterii, giacchè a caro prezzo egli paga quel
l' insigne onore , astenendosi dalle donne ( 1) :
e siccome non sei stato condannato al sup
plizio della cicuta (2 ), l'ora è per: te venuta
di godere finalmente della realtà di tanti sim
boli , e d’ imparare i dolci secreti di tutti
questi formidabili misterii.
Eccoti pervenuto all'età , in cui l' imeneo
è in Egitto permesso (3 ). Per esser uomo , con
vien toccare l'anno vigesimoquinto. Pitagora...
PITAGORA. Tu conosci il mio nome?
POLIDANNA. Io sono istruita del tuo nome,
e di quanto ti riguarda; e se osassi permet
termi di presentire il giudizio supremo del
tribunale dei primi pontefici , penserei , che
tu sarai proclamato fra poco per uno dei
più coraggiosi de'nostri iniziati.
PITAGORA. Uno dei più coraggiosi ? Lo de
sidero più ch'io non lo speri . . .
Polidanna. Sappidụnque ...Ma, avvicinati ;
qualche profano potrebbe ascoltarci. « -
( 1) Arriano, Epiteto. Lib . III. 21, Julian.opera . 328.
(2 ) Pausania. Iļ. Persio , Satira V , F . Hieronymus.
Injovin , I.
(3 ) Fred . Hofmann. Diss . ad sanit, tuend. pere
tinemies, I,
224
Dicendo queste parole , Polidanna getto
sopra di me uno di quegli sguardi espressi
vi, capaci di rimuovere la costanza del
saggio più impassibile. Mi prese , nel tempo
stesso , per mano, e mi obligo dolcemente a
sedere vicino a lei.
Miei cari discepoli ! L' animamia non pro
vò mai una commozione più forte: Si figuri
ciascuno di voi la più bella fra le donzelle
di Mileto o di Crotona , che alla voluttà del
le donne di Sibaricongiurga l'aria di saviezza
é d'innocenza caratteristica delle lacedemo
nie. Aggiungete . i principii della più subli
me, della più ardita filosofía , ch' uscivano da
una bocca amorosa, modellata sopra quella
della prima fra le Grazie. Ricordatevi in qual
sito voluttuoso ebbe luogo una scena tale: e
giudicate delle angosce dell'anima mia lottan
te coi sensi. Io mi trovava allora in tutta la
forza della vita e delle passioni; la natura
stessa , complice della giovine e bella sacer
dotessa , sembrava assolvermianticipatamente ,
ed aringare in mio favore contro la timida e
tacita mia ragione .
Ma il buon genio non mi lasciò abbando
nato ; mi avverti anzi tacitamente , ch 'io mi
trovava all' ultima, alla più difficile di tutte
225
le prove. Questa sola idea ſu come una co
razza che mi preservò dai tanti dardi lan
ciati contro di me. Presi quindi posto vicino
a Polidanna, la quale parve s' accorgesse della
mia risoluzione; ma non per ciò scoraggiata ,
raddoppið i prestigi e le seduzioni.
» -Sappi dunque, ripres’ella abbassando la
voce , sappi il secreto della grande inizia
zione di Tebe; tu hai sofferto abbastanza
per saperlo , senza aspettare di più .
PITAGORA. Io credeva , che il gerofante solo
avesse il diritto di confidarmelo.
POLIDANNA. Sono io incaricata da lui della
cura di trasmettertelo , e mi sollecito di ris

de , questo tanto invidiato secreto , non è poi


secreto.
PITAGORA, Come!
- POLIDANNA. Consiste desso . . . come te lo
ſeci già presentire ; ma tu non hai capito . . .
consiste nel compimento del gran mistero
della natura generatrice , o riproduttrice di
tutte le cose : sposa , amante del sole , la
moltiplicazione degli esseri è lo scopo unico ,
la legge primitiva di tutto il suo sistema.
Noi nasciamo tutti con questa tendenza irre
sistibile , con questo bisogno , al quale tutto
Тото III, 15
226
cede , di riprodurci. La primavera e la gio
ventù , la forza e la bellezza , tutto ciò ch'è
buono, esiste soltanto per adempiere a questo
dolce uffizio. Il selvaggio ed il cittadino ,
l' uomo ed il bruto , i metalli stessi ed il
marmo, tutti gli esseri infine, portano l' im
pronto di questa virtù fecondante, anima del
mondo e primo legame della società . L ' uomo
è dio , quando supplisce a questo istinto. «
» Tutte le instituzioni politiche e religiose
provvedono a questo grande principio ; la vi
ta in somma non ci è accordata , che al solo
oggetto di moltiplicar l'essere, cui abbiamo
ricevuto. La natura non è immortale che in
forza di questo universale motore , cui ella
sacrifica tutto : e se di tutte le contrade del
l' universo , l'Egitto è la più feconda , la più
popolosa , la più bella ; ella è tale , perchè
ubbidisce alla natura con maggiore zelo che
tutte le altre.
PII'AGORĄ. Ma non è il gerofante stesso
quello ch' io ascolto ? . . . Egli non potrebbe
spiegarsi diversamente ; ed egli solo forse
aveva il diritto di parlare in tal guisa ,
· POLIDANNA. Agl'iniziati dei due sessi appar
tiene l'alzarsi al di sopra dei pregiudizi , e
229
para dunque a conoscere la vera origine dei
grandi misteri d ' Iside e d' Osiride: qui si
santifica l' atto più importante della vita , si
purificano tutti coloro , che vi si abbandona
no, onde conseryare alla specie umana la
preeminenza del suo istinto perfezionato sopra
quello degli altri animali , ch ’é restato in
abbozzo ; ed è con questo intendimento , che
il collegio dei sacerdoti dona asilo ed educa
zione a dodici giovani donzelle , le quali si
consacrano al primo dovere della natura , a
» Tų ci vedrai (che jo sono del numero )
tenere il nostro rango nella sacre funzioni ( 1),
come geroglifici animati della natura agente
nei dodịci mesi dell'anno intorno al sole ,
modello celeste degli sposi della terra. Pita
gora , ricevi dunque finalmente il guiderdone
meritato delle tue lunghe fatiche. Quanto mi è
dolce , l' essere stata scelta per iniziarti al.
l'ultimo dei nostri misterii , e per offrirti la
corona di vergini rose dovuta alla tua per
severanza! «
Non mi fu possibile di rispondere , che
balbettando questa sola parola : » Polidanna !,..

(1 ) Sethos , dell'abbate Terrasson . Lib , Iy . Vedi .


Kirker. Lafiteau. Meursio , Eleusina . X . 5.
228
POLIDANNA. Mio caro Pitagora! Perchè tez
mi di spiegarti ? perchè occultarmi i moti
del puro tuo cuore? E se non lo fosse an
cora del tutto , l'aria , che si respira in que
sti luoghi, compirebbe di renderlo degno del
culto della casta Iside. .
PITAGORA. Polidanna ! . . .
POLIDANNA . Ebbene? . . . .
PITAGORA. Le formidabili iniziazioni della
gran Diospoli tenderebbero dunque a siffatto
scopo! Tanto fracasso ed apparato per un
risultamento cosi naturale !
POLIDANNA. La più alta sapienza non deve
avere altra base, che il più imperioso dei
nostri bisogni.
· P !Tagora. lo stento a discernere i sentimen
ti diversi, che abbondano nell'anima mia , e
l'assorbono. Essa non era preparata a tante
cose si disparate.
POLIDANNA . In apparenza ... giacchè si toc
cano esse strettamente , quanto le nostre ma
ni. Licurgo stesso , venuto , non ha guari, in
questi luoghi, non bilancio di raccoglierne gli
usi, per convertirli in leggi, che si affretto
di trasportare nel suo paese. Avresti tu la
pretesa d 'essere più saggio del fondatore dei
costumi di Sparta ? Vorresti dare qualche ve
229
rosimiglianza alla favola di Tentalo , che peria
sce di bisogno in seno all' abbondanza, ane
lante vicino ad una tazza piena di nettare? . . .
Tu hai letto tutti gl’ inni d 'Orſeo ; ma credi
piuttosto alla natura ; usa dei diritti acquistati
colla iniziazione, e non essere più severo per
te , che non fu il tuo maestro Zoncbi... "
Nel pronunziare queste ultime parole , ac
compagnate da uno sguardo infocato , fece un
movimento improvviso , che obligo il suo
vestito a scoprire gran parte delle più nas
coste bellezze.
. » Ah Polidanna ! « io esclamai a quella vista,
E precipitoso da lei separandomi , aggiunsi;
» Il nomedi Zonchi mi rende intieramente a
me stesso . Imprudente ! tu mi hai salvato , vo
lendomi perdere. « =
La giovine sacerdotessa , alquanto confusa ,
si ritiro per una strada opposta , lasciandomi
solo ; ma così non restai lungo tempo .
Pitagora è ricevuto come iniziato.

Jonchi misi presentó quasi subito dopo ,


e mi disse abbracciandomi:» Figlio mio ! Eccoti
finalmente in porto . L 'ultimo scoglio era il più
pericoloso di tutti. Tu avesti tanto impero sul
l' anima tua, da evitarlo. Vieni ! Aperti a te
sono tutti i tesori della grande iniziazione di
Tebe. Dal vestibolo passa nel santuario ( 1).
Vieni ad attingervi quelle cognizioni, di cui
ti mostrasti si avido, e che sapestimeritarti.
Sieguimi. Tutti i veli cadranno innanzi al tuo
sguardo ; consolati. Tu se' il solo stranie
ro (2), senza eccettuare Orfeo , che noi sia
mo per ammettere alla partecipazione dei
più secreti nostri pensieri. Ma prima vieni

di nulla rivelare a verun mortale di quanto

(1 ) Seneca, Questioni naturali , VIII. 31.


( 2 ) Antifone citato da Diog. Laerzio.
( 3) Firm . Astrol. I. 7.Horat. Ode 2 . lib. 3, Meurs
sio , Eleus. Cap. XX. Porfir. Vita Pyth .
231
avrai veduto ; passiamo poi ad informare il
gerofante del felice successo delle tue prove.
i giorno si abbassa : questa è l'ora dei mi
sterii. La verità ama d' invilupparsi nel man
tello della notte. « -
Chiusa essendo la dimora del gerofante ,
Zonchi mi prescrisse d 'aspettare il momen
to propizio per essere introdotto , ed anzi di
passare la notte sulla soglia della porta (1).
Nell' allontanarsi , mi lasciò nelle mani il li
bro (2 ) del cerimoniale , ch' io doveva osser
vare , ed un ramo di pioppo (3 ) , la cui
foglia di due colori, l' uno chiaro , l' altro
scuro , è il geroglifico della verità e della
menzogna.
Le porte si aprirono soltanto la sera del
giorno seguente. Alcuni araldi si presen
tarono a me, invitandomi ad entrare, dopo
avere allontanato il popolo, proclamando la
santa formola (4 ): » Ritirati, profano volgo ; il
gerofante sta per rivelare i suoi secreti all' ini

(1) Porfir. Abst. 1. 4 .


( 3 ) Plat. Rep. I. 2.
(3) Saggio sulle antiche iniziazioni, di D . L . P.
1785 , in 8 .° pag. 10 e 11.
(4 ) Brissonio. De formul. pag. 4.
232
ziato (1 ). Si chiudano le porte al profano
volgo. « -
Noi attraversammo un vestibolo taciturno ,
che metteva capo al congiungimento di due stra
de, l'una conducente al Tartaro , l' altra al
l' Eliso. Uno degli araldi mi condusse prima
al soggiorno dei colpevoli, che gli Egiziani
distinguono sotto diversi nomi, equivalenti
all'abisso Ecate ed al campo di Proser
pina dei Greci. Io vidi colà tutto ciò che
aveva già letto in Orfeo , in Omero, e negli
altri poeti prima di me iniziati.
Vidi colà tutti i re autori di guerre offen
sive, e dilapidatori della fortuna publica , di
cui non erano che depositarii; quelli che
sdegnarono di prendere per modello i buoni
padri di famiglia ; quelli che furono indolenti
o deboli , ignoranti o libertini.
Vidi colà tutti i capi di fazioni popolari
indistintamente ; quei perſidi democratici, che
vantarono l'indipendenza a nazioni scostu
mate ; quei retori ambiziosi, che dall' alto
della tribuna reclamavano i santi dirittidell’e
guaglianza , unicamente per abbassare i loro
riyali, e mettersi al posto loro,
(1) Euseb. Prepar. evang. II. Clement. Alessand .
233
Vidi colà quei senatori , che facevano traffic
co del loro credito , e speculazione delle lor
leggi.
Vidi colà quei governatori ambiziosi, che
portavano insulto alla miseria dei governati
con un lusso rovinoso e puerile.
· Vidi colà quei cattivi cittadini , l'opulenza
scandalosa dei quali rompera l' equilibrio delle
fortune, sola salvaguardia degli Stati ben
governati.
Vidicolà quei ministri dei culti, che, nag
costi dietro gli altari, si burlavano degli dei
dopo averli incensati, e del popolo credulo
che li pagava per essere ingannato.
Vidi colà quegli storici pusillanimi e venali ,
che corrompeyan le fonti , onde la posterità
deve attingere; tutti quegli artefici di genio ,
ma senza onore , che abusavano del loro ta
lento , mettendosi agli stipendi del vizio , ca
pace di pagarli.

no il casto seno delle muse , prostituendo i


loro favori a de'grandi senza virtù , a de'ricchi
senza viscere.
Vidi colà le madri di famiglia gastigate
pei disordini dei loro figli; le spose infedeli
234
ed ipocrite; le figlie snaturate , che misco
nobbero o rimandarono gli autori dei loro
giorni caduti nell'indigenza ; le matrigne ,
che coll' intemperanza della lor lingua pu
blicavano le debolezze domestiche, rendendo
impossibile ogni conversione alla virtù .
Seppi colà perchè i grandi colpevoli venga
no qualche volta ammessi ai santi misterii del
l' iniziazione tebana. I saggi dispensieri di
quelle politiche espiazioni si riserbavano l'oc
casione ed il diritto di dare delle forti le
zioni ai potenti della terra, i quali si possono
vincere soltanto coll' ajuto del prestigio della
religione.
Superati varii torrenti, per mezzo d ' una
barca leggera , e d'un abile Caronte , la luce
pura dell' Eliso venne , come un balsamo sa
lutare , a rinfrescar gli occhi miei , stanchi
dello spettacolo dei tormenti riservati ai de
litti. Invano ivi cercai l' imagine d'Omero.
» Omero , mi fu risposto , non ha per anco del
tutto espiato i falli della sublime sua musa,
non sempre veritiera . E neppure la troppo
sensibile Saffo non è ancora ammessa in que
sto soggiorno di pace. Elena non vi sarà mai
ricevuta. « — Conversai con Mosco, legislatore
235
dei Perriziani, e con quello degli abitanti
Ermete trismegisto è quegli, che distribui
sce i posti in quelle felici dimore, popolate
quasi quanto quelle del Tartaro. Questa os
servazione, onorevole alla specie umana , ba
sterà senza dubbio per rispondere a' suoi det
trattori. L 'Eliso è quasi tutto pieno di quel
le anime pure e modeste , che non lasciarono
verun nome dopo la loro vita sulla terra . Í
costumi privati hanno qui la precedenza in
confronto delle azioni strepitose. Posti scelti
sono riservati a coloro, che praticano la vir
tù per sè stessa. .
Dopo questi quadri, tanto discrepanti,
ſui ammesso nel santuario , chiuso da un
gran velo , che cadde alla mia presenza. Lo
splendore, ond' ė ripieno , abbagliò la mia
vista , e non mi lasciò , nei primi momenti ,
la facoltà di distinguere gli oggetti misteriosi,
che in folla si offrivano alla mia ammirazio
ne. Vicino ad un globo di fuoco , rappreseri
tante Osiride od il Sole, riconobbiluovo sim
bolico del mondo , che in tutta la sua lun
ghezza è mezzo bianco e mezzo nero, ima
gine del giorno e della notte , e ch 'esce dal
236
la bocca infiammata del gran Demiurgo (1 ),
la cui barba è cosparsa di stelle (2). Que
sta divinità organizzatrice dell'Universo , é
rappresentata in forma umana, vestita d'un
drappo azzurro (3 ) : uno scettro arma la
potente sua mano. Dall'uovo , appena uscito
dalle ardenti sue labbra , io vidi sbucciare il
dio Phtha , al quale l'Egitto consacra la pe
cora , come l' ariete al Demiurgo , senza trop
po saperne il perchè; ma tutto cid doveva
venirmi spiegato.
Io distinsi perfettamente il doppio simbolo
del cielo e della terra , quelle due grandi
divinità di sesso differente , principio attivo
e passivo delle generazioni (4 ) , organi della
fecondità d'Osiride e d' Iside. Questi due em
blemi naturali della forza espansiva e simul
tanea di tutti gli esseri, sono portati, in un
paniere 'mistico , da dodici donzelle (5 ) Canè
fore, di contegno grave e decente , e coronate.

(1 ) Qualche volta sinonimo d'Ercole tebano.


( 2 ) Nonno , Dionys. XI.
(3 ) Euseb. Prepar. ev . III. 2.
(4 ) Tertull. adv. Valent. cap. I. Clement. Aless.
Strom . Diod . Sic. Bibl. -
(5 ) Aristof. Achamar.
237
Queste dodici ċaneſore erano figurate sul
libro, ch ' io aveva in mano (1 ), come ráp
presentanti le dodici divinità astronomiche
dello zodiaco ; e servienti a contrassegnare
le divisioni di quella zona della sfera del
mondo.
Durante il mio soggiorno in quel tem
pio pieno di meraviglie ,, si produssero suc
cessivamente agli stupefattimiei sguardi, ef
fetti incredibili di luce e di tenebre (2), fino
a che venne il gerofante. Al suo arrivo , l'in
· terno del santuario fu rischiarato da una mol
titudine di raggi, che m ’abbarbagliarono. Il
pontefice alzó con una verga, d 'oro i veli,
che mi nascondevano una statua delle più
sublimi proporzioni: le ampie vesti , onde
essa era coperta , furono da lui levate , mo
strando perd prima come di ripulirla con
esse ; e così mi lasciò in un'estasi divina.
Quest'alta figura , da cui scaturiva tutta la
luce , ond’ era inondato il tempio , offre l'ima
gine della natura, che riempie tutto lo spa

( 1 ) Proclo , Comm . in Tim . I. 2.


(2 ) Dion . Chrysost. Orat. in 12. Themist. Orat. 2 ,
238
altro che lei; quel suo splendore non mipermise

vò un lungo e profondo silenzio (1 ). Il si


lenzio è l'omaggio principale , che i sacerdoti
d' Egitto rendono al dio principio di tutto ,
e ch ' è tutto egli stessó,
Quel simulacro , d'un solo masso del gra
nito più duro, non è, quanto all'arte , un
modello da proporsi agli artisti. Gli scultori
greci sanno già dare al loro Giove-Olimpico (2 ),
alla loro Giunone un carattere molto più augue
sto , molto più maestoso , e delle forme più
corrette e più eleganti.
Il simulacro tebạno della Natura personi
ficata trae tutto il suo pregio dai geroglifici
sublimi, che lo circondano dalla testa ai
piedi. Questa statua è per cosi dire il libro
stesso della natura; i principii eterni dell'uni
verso, ed i grandi loro risultamenti sono dis
tribuiti sopra tutte le parti di questa figura
androgina , secondo la loro analogía con quel
le parti. La scienza infine e le osservazioni

(1 ) Porfir, Antr . nymph .


(2 ) Si riferisce al Giove del tempio fondato da
Pisistrato in Atene.
239
d 'una miriade di secoli sono sovr’ essa dispo
ste. Il gran sistema cosmologico , che forma
dell'universo un dio intellettuale e fisico , pa
dre degli dei , degli uomini e di tutte le cose ,
si trova palpabile ed accessibile agli occhi del
corpo ed a quelli dell'anima sopra quella fi
gura , oggetto primario delle iniziazioni.
240

CAPITOLO LXXV .

Continuazione. Festa religiosa.

Un'armonía celeste mi scosse dall' estasi


deliziosa e profonda, in cui era immersa l'ani
ma mia. Le sei vergini canefore d'Iside mi
si presentarono per cingermi la fronte d'una
corona ; frattanto che le altre sei, dedicate al
culto d 'Osiride, cantavano un inno , le prime
parole del quale erano uscite dalla bocca stes
sa del gerofante. Un momento dopo, le
stesse sei giovani sacerdotesse (1 ) mi si rav
vicinarono per levarmi l'abito d 'aspirante ,
che portava ancora , e mettermi la veste sa
cra degl' iniziati. Polidanna non era nel nu
mero di quelle vergini.
Già coronato di mirto , mi s'intrecciarono
i capelli con bindelli di porpora ; poi si versò
l'acqua sacra sulle mie mani per purificarle.
Fui condotto finalmente a lento passo verso
il geroſante , che mi attendeva nel più pro
fondo del santuario , seduto sopra un'alta seg

(1) Apul. Melam .


241
giola in forma di trono. Vestito di porpora ,
teneva egli sospesa alla spalla destra una
chiave d 'oro e d 'avorio (1 ), lezione simbo- .
lica , data agl'iniziati , per raccomandar loro
il silenzio ed il secreto. Egli si alzó , assisti
sistro d 'argento , che si agitava dietro a lui.
Passd , dinanzi a me , all' elevazione del simbolo
principale del culto . Lo spettacolo era augu
sto , sublime, imponente ; ma per trovarlo
tale , bisogna vederlo in Egitto (2 ).
Miei cari discepoli , trasportatevi con me
a Tebe , nel tempio di Diospoli o del Sole ,
o piuttosto della Natura ; collocatevi in mezzo
ad una folla religiosa e dotta , superba del
l' antichità de' suoi misterii, riunita in un au
gusto e spazioso edifizio , ripieno d' imagini
simboliche di tutte le umane cognizioni. Rap
presentatevi questa moltitudine esaltata anche
da inni devoti e da nembi d' incenso , in
presenza d'un gruppo di giovani vergini, pu

(1) Lisia , Contr. and. 107. Plut. Arist. vita . I.


Soph . Edip . col. Pausan . Eliac. I. 20.
( 2 ) Diod. Lib. XXII . 88. Delmisterii egiziani. I. 21.
Tertull. Adv. vol. pag. 260. Erodoto Lib . II. cap. 49.
Тото III. 16
242
re quanto l'alito di primavera ; dipingetevi
tutti gli accessorii , adoprati con arte ed in
telligenza per contribuire all'effetto dell'insie
me: ed avrete il quadro , di cui fummi dato
essere testimonio , in premio delle grandi
fatiche da me sostenute. Questo spettacolo ,
di cui la Grecia ed altri paesi danno delle
copie informi, è ciò che più mi ha colpito
nel corso de' lunghi miei viaggi ; ed anzi ,
‘non fui penetrato mai, quanto in questo mo
mento , di quella sapienza egiziana , tanto poco
seguíta dagli altri popoli.
Tulo

Consacrare una riconoscenza publica e so


lenne al primo fra i benefizi della natura , a
quella facoltà che serve di origine alle fami
glie , e di principio conservatore alle società
politiche ; santificare il matrimonio , il più
di tutti i contratti ; convertire in atto reli
gioso i doveri degli sposi: è certamente una
istituzione rispettabile del pari che sublime,
la quale meriterebbe d' essere propagata in
servata in tutta l'innocenza della sua origine.
Le rive delGange sono le sole contrade sulla
terra , che corrispondano degnamente a quelle
243
del Nilo ( 1), nell' esercizio di questo culto,
Questo cerimoniale , il racconto del quale non
dev 'essere prostituito ai profani, produsse in
me un 'impressione tanto più forte , quanto che
ne concepiva tutta l'importanza e tutti glin
convenienti. La pompa sacra, che ne fu la
conseguenza ed il termine , ha lo stesso ca
rattere. Tutti quelli, che dovevano compor
la ( 2 ), immersero sette volte la testa in ba
cini ed in canali d 'acqua limpida, La marcia
venne aperta dal simulacro d ' Iside, coper
to di una veste di colori cangianti sparsa di
stelle , con sopra dipinto anche il disco lu
nare. Un sistro di rame ed un vaso d 'oro ,
il cui manico figurava un serpente, accom
pagnavan la statua , la quale portava in mano
un globo,
La marcia si mise in moto col levare del
sole. Una quantità di personaggi, vestiti nella
foggia delle varie professioni (3 ) della società
civile , camminayano con molto ordine ; in
mezzo , v' è il quadrupede orecchiuto, che por .

(1 ) Il culto del lingam corrisponde a quello del


phallus,
( 2 ) Apulejo , Metam . XI.
; ( 3 ) Ivj. Tertulliano,
244
ta le cose sante , cioè il phallus coronato di
fiori e posto sopra un colo : la via è tutta coperta
di verdi fronde, e alcune donne vestite di bian
co la van seminando di fiori. I sacerdoti , con
maschere rappresentanti diverse figure di ani
mali sacri , suonano il sistro, la tibia , e la
tromba d'Osiride: grande è il numero delle
fiaccole accese.
e muniti di lucerne d 'oro ( 1) in forma di
naviglio , d'ond'esce una bella fiamma invece
d 'albero
Altri pontefici sostengono sulle loro spalle
l'imagine dell'Equità (2), stendente agli spet
tatori la mano sinistra di preferenza alla de

adoperata , meno industriosa , è tanto più pro


pria a simboleggiare la semplice buona fede
e l’equità naturale . Nulla si trova di più de
Ticato presso i Greci.
I giovani dei due sessi , vestiti di lunghe

unirono in due cori cantando degl’inni, il li


bro dei quali portavasi aperto da un corifèo.

(1 ) L'asino doro d 'Apulejo. XI.


(2 ) Idem , loco citata
245
Seguiva un pontefice , tenendo sul petto
un vaso in forma del dio Canopo , tutto pie
no di geroglifici , con un serpente , che striscia
e gira dintorno alle pareti esteriori , tipo dello
zodiaco , e del sinuoso cammino degli astri.
Gli teneva dietro un altro sacerdote con in
mano un orologio di sabbia (1) ed una
fronda di palma, e coi volumi astrologici
del grand'Ermete sotto al braccio sinistro.
Quattro animali sacri l'accompagnavano, indi
canti i quattro punti principali del corso so
lare nello zodiaco.
- Mi furono impartiti tutti gli onori di que
sta sacra pompa. Indossata mi fu la veste
olimpica , specie di manto carico di figure di
dragoni, di sfingi, di fenici, d ’ibi, e d 'altri
sacri animali. Questo lungo manto serviva a
ricoprire dodici altri abiti, che dovetti metter
mi; ma eran dessi di stoffa tanto leggera ,
che appena ne sentiva il peso. Mi si pose in
testa una corona a raggi, tessuta di palme,
ed in mano una fiaccola.
Arrivati sulla sponda d' un gran lago. arti
fiziale , ciascuno degli astanti vi s'immerse la

( 1 ) Clement. Ales. Stromat. V .


246
testa per sette volte ( 1) ; un sacerdote mi
dispensò di questo cerimoniale , cospargendo
mi d 'acqua purificata. Dovetti però spogliar
mi affatto , e lasciarmi ungere tutto il corpo
da due ministri subalterni con certo mescuglio
d'argilla profumata e di crusca (2 ).
Mi fu quindi prescritto d'agitare il misti
co vaglio ; poi, per terminare la mia purifica
zione , mi si ordinò di fare alcuni passi ( 3 )
a traverso una fiamma prodotta da zolfo ,
resina , e rami secchi di lauro .
Non potei risolvermi à percuotermi il
petto con raddoppiati colpi , ad esempio dei
sacerdoti d ' Iside, in commemorazione del duo
lo di quella madre (4 ), errante in cerca di
suo figlio Oro .
Questa sacra pompa durò sette giorni (5 ) ,
quanti mesi durò l'iniziazione. Il mio posto
era dietro il carro trionfale, sul quale è ri
(1) Apulejo. Metam . I. XI.
( 2 ) Demostene, Coron .
( 3) Servio , Eneide, lib . VI. Procopio , 9 a 3.
Luciano.
(4 ) Ateneo , Leg . pro Christ. S. Atan . C. gent. Lat
tanzio , lib . I. cap. 21. Minuzio Felice.
- (5) Scol. di Callim .
247
posto il Calathus (paniere di fiori). In mez
zo a questi fiori scelti , sorge un serpente (1 ).
Alcuni buoi tirano, il carro col paniere so
vrapposto , e molte giovani vergini, ornate di
bindelli di porpora , coi capelli imprigionati in
una cuffia , portano altri mistici panieri cam
minando con molta decenza ( 2). Polidanna
non era fra queste.
La marcia sacra delle fiaccole rischiarava
la quinta notte : io ebbi a portarne la più
grande. Una giovine egiziana , più decente di
tutte le altre ammesse a questa solennità ,
vestita d 'una tonaca lunga e finissima, è in
caricata di portare il simulacro della divinità
della festa sopra un vaso d 'oro carico di ge
roglifici, capo d'opera dell'arte dell'intaglio. Il
manico di quest'urna figura un aspide alato ,
la cui testa sembra minacciare il profa
no , che abusar volesse dei santi misterii.
Un profondo silenzio regna all'intorno (9) ,
e dà tutto il comodo di pensare e di pe
netrare nelle viste sublimi della natura e dei
gerofanti.
Questo grand'atto religioso , del quale io
( 1) Apul. Metam . XI.
( 2 ) Meursius. Eleus.
248
non vi diedi che il sunto , fu terminato con
una invocazione , di cui eccovi un frammento

memoria :
. » Divinità , che imprimi il movimento al
nostro globo, e che governi l'universo ! Tu
regoli le stagioni: gli elementi a te stanno sog
getti; i venti non soffiano , e le nubi non
si accumulano , che a tuo piacere; le semen
ti non possono germoghare nè crescere , sen
za di te, e
249
CAPITOLO LXXVI.

Continuazione,

V ol cervello sopraffatto da tante mara


viglie , fui lasciato a mestesso , per meditare
sopra quanto aveva veduto , e per trovarne
la spiegazione sul sacro volume a me conse
gnato, il libro dei geroglifici del sole mi
diede un'idea della ricchezza dell'imaginazione
degli Egiziani. Eccone alcuni esempi presi a
caso . (Sono i sacerdoti stessi, che parlano, e
spiegano i loro simboli ) :
- » L 'imagine mezzo nuda, che noi dedichia
mo al sole (1) , ha la testa rasata , ad ecce
zione del lato destro, per mostrare , che il
dio del giorno non si scopre mai intieramen
te nello stesso momento a tutto l'universo ,
I capelli tagliati, dei quali più non resta che
la radice , indicano , che quest'astro inesauri
bile , infaticabile , dopo d'essere sparito , ha la
facoltà di rinascere. «
» Questo geroglifico del sole, collocato sopra

(1 ) Macrob. Saturn. I. 21.


250
un uovo ( 1) impastato con del limo, signifi
ca, che il sole purifica , riscalda , illumina
è feconda la terra . «
» Noi gli diamo per trono il loto (2) , per
chè egli siede nell'empireo , rappresentato dal
delle sue foglie. Questa pianta fluviale si
tuffa nelle acque del Nilo contemporaneamente
al sole nelle ondedell'Oceano, ed emerge con
esso il di seguente , dopo il levar dell'aurora .«
» Il sole vede ed intende tutto ( 3 ). Il
sole è quello , che noi adoriamo sotto l'ima-,
gine d 'Osiride: esso è anche quello , che noi
onoriamo, in un religioso silenzio , sotto i trat
ti d ' Arpocrate , che posa un dito sulle sue
labbra (4 ); perchè il sole spande i suoi be
nefizi senza far romore. Grande e bella
lezione , di cui i mortali non sanno appro
fittare! «

(1 ) Basnage , Storia degli Ebrei. Tom . II. pag. 904.


in 12.°
(2 ) Giamblico. Deimisteri egiziani, sezione VIII.
cap. II.
(3 ) Omero , che viaggiò in Egitto , ha ripetuto le
stesse parole nei suoi poemi.
(4 ) . . . Premit vocem digitoque silentia suadet.
Cuperi. Harpocrates. in 4 .!
| 251
» Noi gli diamo delle ali , per indicare la
rapidità del suo corso , e la prontezza delle
sue operazioni; un' urna è sospesa alla sua
mano , perch ' egli versa sopra di noi tutti i
beni conservatori dell'esistenza ; la manca
tiene il bastone augurale (1) , perch'egli pre
viene i nostri bisogni: questo scettro curvato
sostenta l' ibi ( 2 ) , uccello benefico del nostro
Egitto , a
» Noi scolpiamo il triangolo sul piedestallo
della sua statua ( 3 ) , essendo questa la figu
ra matematica più perfetta , la più degna
di caratterizzarne la regolarità , la perfezione
del cammino astronomico ; e poi, parlando
convenevolmente , l' anno non ha che tre sole
stagioni. «
» Impugna egli la sferza e la mazza per

anneghittiti nel fango ; per punire i capi delle


nazioni, che osano paragonarsi a lui, ed
usurparne il culto . «
» Anche il ministro lampadifero offre un
tipo del sole : la fiamma s'alza dal seno d 'una

(1 ) Pignorius, Mensa isiaca , 15. iz foglio.


- ( 3) Kirker , Edip. ægypt. Templ. isiac.
252
naricella d 'oro , ed un'altra navicella d' argento
rappresenta la luna: in queste due navicelle
poi vengono travasate le anime (r ) , quando si
separano dal corpo , che servi loro di vesti
mento per alcuni anni. «
» Passano esse alternativamente dal caldo al
freddo , e continuano cosi in altri mondi,
sotto altre maschere , l'illimitata e non mai
caduca loro esistenza. «
: » Un altro ministro solleva un'urna , che
ha la forma d'una mammella , e ch' è ripiena
di latte : un altro tiene alzata una mano di
giustizia , e resta in piedi innanzi alle porte
della verità ; queste nell' aprirsi lasciano vedere
una figura senza testa , imagine della giustizia
suprema, la cui mano gravita egualmente
sopra tutti i mortali, senza riguardo al ran
go che tengono , e senza lasciarsi piegare
dalle loro preghiere o dai loro omaggi. «
» Il vaso dilatte è la via lattea , che serve
di strada alle anime per discendere sulla ter
ra ( 2) per la porta degli uomini, od il se
gno del cancro; o per ascendere al cielo
per la porta degli dei , od il segno del ca
pricorno, «
(1) Vedi Gerocle e Dacier sopra Pitagora.
(2) Macrob . Cap. XII.
253
« L 'orso , ilbue , l'ariete hanno il loro po
sto nella sacra pompa d' Iside , per figurare
l' andamento delle costellazioni, oggetto pri
mitivo dei nostri misterii .. . ecc. »
» Cneſ , o l' intelligenza della natura , è
vestito d' un manto celeste scuro ( 1): porta
egli una cintura ed uno scettro , e delle pen
ne leggere in testa , emblema della sottilità
dell'anima universale . . . IGreci ne formaro
no la loro Psiche. « -
Il cerimoniale fu terminato col farmi pas
sare per la porta della verità ( 2) , e condur
mi innanzi ad una colonna antica . I caratteri,
che la coprono, mi fu detto , sono stati ver
gati dallo stesso dito di Thot: io vi lessi
questa inscrizione (3 ) :

Agli dei immortali,


Il Cielo e la Terra ,
Il Giorno e la Notte ,
Il Sole e la Luna ,
Il Soffio o l'Aria .

(1 ) Euseb . Prep. evang.


(2) Diod . Bibl. I.
( 3 ) Theou . Smyro . De musica. XLVII.
254
Dopo avermi lasciato il tempo di me.
ditare sopra questa teogonía tutta fisica , mi
si presentò dell' argilla stemperata in un va
etine ddell'uomo
so d'acqua del Nilo, - » Impasta , mi si
heda meun'esimagine
cdisse, ell'econ ( 1). « - Ciò , che
fu da me eseguito nella maniera meno informe,
che mi fu possibile.
Abbozzata questa figura umana , il pon
tefice mi disse : » Contempla l'opera tua.
Tu hai fatto un mondo ; chè altro non è l'uni
verso se non limo. Tu hai fatto la natura ; che
la natura non è se non il composto , o l'aggre
gato delle parti del gran tutto , le qualipotreb
bero ridursi a due, la terra e l'acqua ( 2).
Ritieni questa lezione , e ti serva di regola :
contempla la natura. — » Mi presentò quindi
il sacerdote un globo , rappresentante il mondo
planetario ; e facendomi percorrere le diverse
costellazioni , segnate con punti luminosi sopra
un fondo azzurro , mi disse;
» Tu vedi la sorgente , dalla quale i nostri
maggiori hanno tratto gli dei , che diedero
agli uomini. Sopra questo sistema del cielo ,

(1) Plut. Isis et Osir.


255
noi modelliamo dunque quello del culto , e
dalle figure della sfera sono copiati i simula
cri , che si adorano nei nostri tempii (1). Una
sfera è il primo altare , il primo libro dei
nostri sacri riti; e gli astronomi sono stati i
primi nostri sacerdoti. «
Io non potei far a meno di domandare a
Zonchi : » Perchè le cose non sono restate
in questi limiti ?
ZONCHL. Perchè lo spirito umano deve pas
sare , come tutto il resto , dal giorno alla
notte , e dalla notte al giorno. La legge co
mune , ed il circolo della necessità ci porta
no così seco loro; e noi seguiamo questo an
damento senza mormorare , tanto più che il
mormorare sarebbe inutile.
PITAGORA. Ma in tal caso l'uomo potreb
be rinunziare alla ragione , e tenersi al solo
istinto .
Zonchi, Nè per ciò le cose andrebbero
peggio .
PITAGORA. E sarebbe questo il frutto della
sapienza egiziana ?
ZONCHI. Chi sa ! « .
Il giorno seguente all'ultimo della mia

(1 ) Synesius. Dupuis , Relig . univ. I. 290. iu 8.'


256
iniziazione , Zonchi venne a cercarmi, in
nanzi al levare del sole. Noi eravamo nel pri
mo mese della primavera (1). — » Figlio mio;
mi diss'egli , conducendomi nella stanza più
appartata del geroſante , che ci attendeva ; tu
sei stato giudicato degno di vedere la luce.,
che si è manifestata agli occhi tuoi: ma l'a
nima tua attende da noi senza dubbio qual
che cosa di più . Tu hai veduto molto , e
compreso poco: non sorprenderti; il santua
rio dell' iniziazione non è che il vestibolo
della verità : oggi per te se ne aprirà il
tempio.
PITAGORA. Sarà ora . . .
Zoncur. Non essere impaziente.
PITAGORA. Quanti preliminari!
Zonchi. Nė ci voleva di meno. La stagio
ne dell'infanzia precede quella dell'età virile.
PITAGORA. Oh quanti sacri trastulli!
Zonchi. Vieni a prendere dalla nostra ma
no il suggello della sapienza. «
Giunti presso al gerofante , lo trovammo
vestito di porpora : una benda dello stes
so colore faceva risaltare maggiormente la

( 1 ) Questa stagione era consacrata alle iniziazioni,


come anche l'equinozio d 'autunno. VediMeursio , Eleus.
- 259
candidezza de' suoi capelli. Assiso in una seg
giola d ’avorio , teneva i gomiti appoggiati
sopra una sfinge da un lato , sopra un Ar

gno d'ebano. Sulle ginocchia sue, poggiava


una verga d ' oro ; portava in mano la
chiave delle porte del tempio , e sopra vi era
figurato un leone ( 1). Il Giove dei Greci ,
armato della folgore , imprime si più timore ,
ma non inspira più rispetto e confiden
za. — » Saggio gerofante , gli disse Zonchi
nel presentarmi, Pitagora é fatto simile
a noi; la rugiada del cielo (2 ) è caduta sul
suo cervello ; egli si è riavuto da una gran
malattia (3 ) ; la colomba bianca gli arreca il
verde alloro (4 ). Nulla gli sia più nascosto :
rendilo del tutto uomo. «

(1) Vedi il Commentario di Theon sui Fenomeni


di Arato .
(2) Geroglifico della scienza. Oro-Apollo.
( 3 ) L ' ignoranza .
(4 ) Parole geroglifiche. Oro-Apollo. II. 46.
Tomo III, 17
258

CAPITOLO LXXVII.

Viene scoperto a Pitagora il secreto


delle iniziazioni.

Restato solo col venerando pontefice , mi


accennd eglidi adagiarmi in una sedia alquan
to più bassa della sua.
Il GeroranTE. Ebbene , Pitagora ; rispondi
francamente : sei tu soddisfatto ?
PITAGORA. Non ancora. Voglio il secre
to ( 1) , promessomi, e da me reclamato for
se con diritto. Atleta impaziente d'arrivare
alla meta , voimipreparaste al combattimento ,
mostrandomi da lontano la corona; apritemi
la barriera , or che m 'avete armato del cesto .
Che debb’io mai pensare di me? Che deb
bo insegnare agli altri? Parliamoci finalmente
senza velo . Cnef ( 2) non deve più essere un

(1 ) Gli Egiziani ebbero due teologie , l esoterica ,


e l'essoterica. La prima non ammetteva altri dei che
l'universo . – Diderot, Filosofla degli Egiziani, vel.
l' Enciclopedia metodica.
(2 ) Chef significa occulto. Giornale di Trévoux,
nov. e dic. 1702 . pag . 9o.
259
dio per gl' iniziati. Io son venuto a conoscere la
chiave di tanti enimmi, il secreto di tanti
misterii,
IL GEROFANTE, Pitagora! Quando dunque
eesserà d'esserne uno per te ciò ch 'io sono
per dirti? Io soffio, tutte le volte che rivelo
ai soli iniziati ciò che saper dovrebbero tut
ti gli uomini,
PITAGORA. Voi prometteste di ammettermi
alla chiara vista della verità ( 1 ).
I GEROFANTE, Ebbene, figlio mio ; ecco
tene un raggio. Il secreto dei nostri misterii
insegna agl'iniziati, ben meno la natura de
gli dei, che quella degli uomini e delle com
se (2 ), «
» Il popolo d ' Egitto conta forse più ancora
di nazioni a lui anteriori , che di posteriori.
Come il Nilo , che lo fa vivere , la sua ori
gine si nasconde nei deserti (3 ) etiopici.
Esso non lo crede; e noi lo lasciamo in que
sto errore , che ridonda a profitto del pae
se, dal quale si crede immediatamente uscito ,
Fu già un tempo , che questa terra, per
(1 ) Pluche. Storia del cielo. I. 374.
( 2 ) Rerum natura magis cognoscitur quam deos
rum . Cicero . Nat. deor. I. ad finem S XLII.
(3) Diod . Bibl. lib . III. Luciano. Opera. pag . 985.
260
ánco vergine , non era aggravata da quels
le pesanti piramidi, che sono l'orgoglio di
questa contrada. L 'alto Egitto non vedeva
errare per la sua superficie che mandre e
pastori; gli Egiziani di quei secoli remoti
non formavano che famiglie ; né le famiglie
avevano culto , perchè non avevano corruzio
ne, e non abbisognavano quindi di freno.
L'Egitto , pastore ed agricola , non cono
sceva altri omaggi, che quelli tributati al
sole (1 ), ed agli astri della notte. Profuma
va esso d' incensi le stalle per conservarvi la
salubrità fra i bestiami, ma non ne abbru
ciava sugli altàri. Divisi in piccole tribù , gli
abitanti della Tebaide, lungi dall'avere dei
templi, non avevano neřmen cáse per essi,
ma semplici ricoveri scavati negli scogli (2 ).
Non erano dotti, ma erano felici. Nel loro
ozio , disegnavano, sulle pareti di quelle caver
ne, l'imagine degli astri, per regolarsi secon
do la loro vicinanza o lontananza ; e per
ajutarsi la memoria , si avvisarono di dare ai
corpi celesti i nomi di diversi oggetti presi
sulla terra, ed a loro portata .
( 1) Maimonide e Selden credono , che l'idolatría
abbia cominciato col oulto del sole .
( 2 ) Diod. Bibl. Paw . Ricerche sulla China . T . II.
261
» Per cento e più secoli ( 1), contento questo
popolo del culto , ch'egli rendeva agli astri
ed agli elementi ( 2 ) , non colloco sugli altari
veruna forma animale. Allora , costumi dolci
e regolari, quanto i movimenti astronomici,
che servivano di leggi, mantenevano le fami
glie in un'armonía perfetta , in una pace pro
fonda. «
» La popolazione intanto crebbe, e produsse
la folla : questa figliò il disordine e la
guerra. I padri di famiglia diventarono capi
d 'esercito , ed il vincitore non duro fatica a
dichiararsi re. L ' esercizio del potere degene
ra talvolta in abuso : si pensò di frenarlo ,
ed il freno venne dal cielo. «
» Un pastore, il più attempato del paese ,
bene intenzionato senza dubbio , ma impru
dente , oso dire , a chi primo si fece reo di un
tale abuso : » Vi è un potere al di sopra del
tuo; l'occhio del mondo è aperto sopra di
te; egli vede tutto. L 'astro , i di cui raggi
penetrano nelle viscere della terra , si fa stra
da anche nelle latebre dell'anima tụa: came

( 1) Erodoto. Lib . II.


( 2 ) Lattanzio. Istit. cap. XII.
361
mina rettamente innanzi a lui, ed innanzi a
noi (1). U
In questo modo, si conciliarono le due aus
torità , religiosa e politica , e servirono , cosi
unite , di freno ai disordini della moltitudinea

furond snaturate ben presto. Ogni stella di


ventò un 'altra divinità ; ed il popolo , stufo
delle poliche invenzioni , trovò un conforto in

quali da principio non erano che le imagini


del cielo planetario , diventarono quelle degli
astri divinizzati, e tennero per lungo tempo
luogo di statue. Alcuni ardenti amici della
verità si dissero allora fra loro : » Impediamo ,
che l'epidemia dell'errore non faccia maggiori
progressi: opponiamo un argine ai traviamenti
del corpo e dello spirito : le cattive leggi han
(1) Luminosa prova diventa questa , che l'aomo
porta impresso in sé medesimo , come elemento della
sua esistenza , il sentimento di quell' essere sopraudatu
rale , ch' è il nostro primo principio ed ultimo fine.
Mancante poi de' soccorsi della grazia , ed abbandonato
al semplice lume della sua limitata ragione, si è gio
vato l'uomo dei naturali suoi mezzi per fabbricarsi le
divinità.
( 8 ) Luciano. Dea della Siria .
263
no bisogno di cattivi costumi: per riformar
quelle , cominciamo dal regolar questi: impri
miamo il sigillo della religione all'importante
dovere della riproduzione: divinizziamo l'unio

che si venera . « -
» Questo primo saggio ebbe una buona
riuscita . Si operò nello stesso modo relati
vamente a varie altre mostruosità morali e
politiche, ed il popolo ebbe almeno la soddisfa
zione di veder piegata la testa anche dei
potenti innanzi all'altare degli dei. « -
Io non potei dispensarmi d 'interrompere
il gerofante per dirgli: » Quindi viene senza
dubbio l'uso di ammettere nel tempio del
vostro Giove,di notte, una delle più belle don
ne di Tebe , perchè diventi sposa effimera
del primo de' vostri dei ( 2 ).
Ju GEROPANTE. La giovine, che si presta
a quest'artifizio , non ne raccoglie che disprez
zo ; quella all' opposto , che resiste agli attac
chi del dio , o del suo ministro , riceve il
premio della sua virtu ; onorata per tutto il
resto de'suoi giorni nei nostri templi sotter

(1) Il matrimonio. Giambl. III.


(2 ) Erodoto. Lib. I.
264
ranei, può scegliersi fra i pontefici della pri
abbiclasse
ma distrusdegno
uno sposo ultato di lei.
sacerCosi noi
a m o s a m o d i
abbiamo saputo correggere un abuso , che d o t
non potevamo distruggere.
PITAGORA, Ma il risultato di tutto ciò non
fu e non è vantaggioso che ai sacerdoti.
IL GEROFANTE. Ciò poco importa , purché
essi non ne abusino. Circoscriviamoci, come
conviene, nel solo Egitto . Questa contrada è
la più florida, la più dotta ( 1 ), la più sag
gia del mondo conosciuto. Ed a che ne va
essa debitrice ? Al culto , che osserva , ed
alla prudenza di quelli, che lo dirigono.
PITAGORA. Il popolo d' Egitto il più saggio
del mondo ! Gerofante ! . . . siamo soli.
IL GEROFANTE. Eh ! non me lo dimenti
co . . . Si, anche più saggio degli antenati no
stri primitivi dell'Etiopia. Se non abbiamo
l' onore dell'invenzione, non ci si può rifiu
tare la gloria d' aver costrutto il più ardito ,
il più solido di tutti gli edifizi politici. Qual
paese può gareggiare con noi per la po
polazione ? Sesostri contava seicentomila sol
dati a piedi, e ventisettemila carri falcati ( 2). «
(1) Introduzione alla teorla della natura , di La.
• metherie. Edizione seconda in 8 .°
(2 ) Diod. Sic. Bibl. I. 53.
» La sola nostra città di Tebe somministro
fino a settecentomila uomini ( 1) atti al
la guerra. Il vostro Omero non ha e
gli celebrato ne' suoi poemi (2 ) la città di
cento porte , da ciascuna delle quali uscivano ,
al primo segnale , ducento guerrieri sui loro
carri , e diecimila a piedi?
PITAGORA. Una grande popolazione è qual
che volta indizio equivoco della prosperità
d 'un governo.
IL GEROFANTE. Concedi almeno qualche
grado di saviezža a quelle leggi, che da varii
secoli si fanno obbedire da trenta milioni di
uomini, affollati , per così dire , sopra una
stretta lingua di terra. Questo quadro ha il
suo pregio . . .
PITAGORA. Meno forse che quello d'un for
micajo di trenta milioni d ' insetti , governati
dal solo istinto della natura, Le formiche non
alzano , è vero , nė piramidi nè labirinti , ne
hanno iniziazioni nè secreto.
IL GEROFANTE. Tu t'inganni. Le formiche
ne hanno uno , al quale io ti rimetterei, di
preferenza al nostro , se questo non fosse

( 1) Tacit. Annal. II. 60.


(2 ) Iliad. IX . 38 ..
266
ineffabile per l'uomo condannato a non avere ,
che della ragione , ed a consultare i libri di
Thaut , finchè possa leggere in quelli della
natura. Il secreto delle formiche è , come lo
dicesti tu stesso , il loro istinto .
PITAGORA. L 'occulta vostra dottrina è sena
za dubbio rinchiusa in tutti quei volumi,
ch'io vidi portare con tanta venerazione nella
pompa d'Iside, i quali ardo di percorrere.
IL GEROFANTE. Tu non vi troverai ciò che
cerchi. Giudicane dalla quantità e dal titolo
di quei volumi ( 1). Sono in numero di qua
rantadue: non ne occorrono tanti per con
tenere un secreto, «
Il Gerofante mi permise di leggere il fron
tispizio di tutte quelle opere. — La prima è
un repertorio d' inni; Orfeo ne tradusse pa
recchi; vi si trova anche quello d'Eliopoli.
La seconda offre la serie cronologica dei
re d' Egitto , che deve rimontare a più di
quattordicimila anni, se l’Egitto ebbemonarchi
tosto ch'ebbe astronomi. Il gerofante mi fe
ce osservare, per l' esattezza della storia , che
i primi dotti d' Egitto non fecero che anno
dare le loro osservazioni al filo delle scoper

(1) Clement. Aless. Stromat. VI.


267
te astronomiche del collegio dell'isola di
Meroe , e Meroe stessa ne fu forse la depo
sitaria soltanto ; e non l'inventrice.
Quattro libri sull'astrologia : vale a dire ,
uno sull'ordine che osservano i pianeti fra
loro; un altro sul levare del sole e della luna ;
i due ultimi sugli aspetti degli astri.
Dieci volumi concernenti sacrifiżi , can
tici , invocazioni, offerte , processioni, feste
e cerimonie religiose.
PITAGORA. Dieci volumi di cerimonie rem
ligiose ! .
IL GEROFANTE. Occuperanno ancora per
lungo tempo qui il loro posto. << >
Dieci altri volumi sulle leggi divine e ci
vili, e sulla disciplina dei sacerdoti.
Sei , che trattano della medicina, della no
tomía del corpo umano , degli strumenti per
la sezione si dei cadaveri e si delle piante.
Nei rimanenti volumi, si trovano i gero
glifici , una geografía del mondo , una division
ne dell'Egitto in trentasei provincie, una de
scrizione del corso del Nilo , dei trattati sul
l'arte musicale e sugli strumenti , sugli orna
menti o costumi dei sacerdoti , sui luoghi
consacrati , e finalmente sulle misure.
268
» Ecco tutti i nostri tesori, mi disse il
Gerofante ; di tutta questa raccolta la parte
più preziosa è senza contraddizione l' igiena
e la dietetica ; essa è quella , alla quale noi
stiamo attaccati , e possiamo vantarci d' essere
in tale argomento benemeriti della specie
umana. «
PITAGORA. E tutta questa biblioteca è l'o
pera d ' un solo uomo , o piuttosto d' un
semideo ?
IL GEROFANTE. Nė l'uno, nè l' altro. Tutti
questi volumi portano bensì il solo nome di
Ermete: ma Ermete non ha mai esistito ; e
questo è uno dei nostri secreţi .. .
PITAGORA. Pel quale voi esigete un anno
d 'iniziazione, e tre anni di prova !
IL GEROFANTE. Non sono troppi per inse
gnare all'uomo ancora giovine tutta l'impor
tanza della discrezione,
PITAGORA. Quanti studi spesi per ingan
nare il popolo !
IL GEROFANTE. Additaci un metodo più
simplificato per renderlo , suo malgrado , felice
quanto n ’ è suscettibile. Insegnaci a guada
gnare la confidenza della moltitudine , senza
parlarle d 'un personaggio vero , o falso , ca
269
pače d' imporle ; ciò sarebbe lo stesso , che
darle un culto senza imagini. Ma quanto pro
digalizzate le abbiamo nei nostri tempi e
sull'esteriore di tutti i monumenti di Tebe,
altrettanto ne fummo avari di qua di questo
velo , che ci sottrae al volgo ( 1). La divini
tà , che noi riconosciamo, ha le forme troppo
sublimi , anzi non ha forme capaci d' essere
raffigurate per un pennello. Come dipingere
l'autore della natura (2) ? «
» Questi volumi, dei quali tu facesti l’enu
merazione , oltrechè possono dare tutto ciò
che si vuole , sono preziosi del pari e sod
disfacenti per coloro , che sanno leggerli, e
che ne possedono la chiave ; egli è per
prevenirne gl' iniziati , che tu m 'hai veduto jeri
una chiave d'oro sospesa alla spalla. Ecco
l'ultimo risultato di tutte le nostre letture ,
di tutte le nostre meditazioni: tutte le teo
goníe nel loro principio non sono , che il
quadro fedele , ma allegorico della natura ( 3).
La moltitudine cieca si arresta alle forme ed

( 1 ) Plutarco .
(2) Jaquelot. Dèll esistenza di Dio,pag: 250 in 4.°
( 3 ) Euseb . Præparat. evang. III. cap. I. pag . 83.
270
alla corteccia; l'iniziato penetra fino al fondo ,
e lo interroga. «
» Tutta la sapienza egiziana consiste nello
studio e nell' ammirazione delle cose natura
li ( 1 ). Noi non ammettiamo che l' esistenza
d 'una sola materia organica ; e ciò che
le ha dato essere e moto , é la nostra divi.
nità .
PITAGORA. Ma in fondo, anche quella del
popolo è la stessa , colla differenza , che voi
date al popolo degli dei, perché li veda, li
palpi, li ascolti e li senta . Potrebbe nondi

profano. Il secreto delle iniziazioni non è fors


se che una parola per un 'altra.
IL GEROFANTE . E che! Tutte le sette , tut
te le fazioni, e le guerre che ne derivano ,
sono forse altņa cosa che dispute di parole ?
Gli uomini sono divisi di culto e di sistema
politico, perchè non s' intendono. Ma finchè
questa mala intelligenza universale diopinioni sia
cessata , ci vorranno due dottrine z nė sarà
permesso nè prudente il dire ad alta yoce sulla

(1) Regnaut. Origine antica della fisica moderna.


Tom . I. pag. 36 .
271
piazza publica ciò ch 'io qui ti ripeto a mez
za voce e nei penetrali del tempio:
» Gli dei ( 1) del nostro popolo non sono
che le virtù della natura sparse negli astri,
nelle piante, nei corpi tutti che la compon
gono. Per esso , tutti gli esseri sono fisici,
nessuno è immateriale ; tutto è soggetto alle
leggi della necessità , catena indissolubile che
lega tutto ( 2). «
» Ildio della nostra Diospoli, Giove (3 ), non
è che il Sole , o più tosto l'anima del mon
do, il mondo stesso , l' universo , l' esisten
za di tutti gli esseri . . . Ecco la sola di
vinità , che compone il cielo e la terra , l'uni
versalità delle cose , il gran Tutto. Pitagora !
Sei tu soddisfatto ?
PITAGORA. No, saggio Gerofante. Lo saró ,
quando queste grandi verità non saranno più
secreti.

(1) Cheramon , saggio d' Egitto , citato da Porfirio ,


Epist. ad Janebonem .
(2 ) Bougainville , Mem . dell' Accademia delle iscri
zioni sui misterii.
(3 ) Macrob. Saturnali. Sogno di Scipione. 17.
Euseb. Preparazione evangelica. Strabone. Geogra
fia . XVI. 1004 , e 1709. Paw . Ricerche sui Chine
si. T . II.
22
· IL GeroFÀNTE. Il tuo voto é precoce. Il
nostro popolo vuol essere illuso ( 1). Non si
può altrimenti agire con esso . Non si guada
gna la sua confidenza che col sussidio del
maraviglioso
PITAGORA. Se cosi dev ' essere , io non mi
unirò mai a coloro , che vogliono guadagnar
lo. Lo abbandonerò piuttosto a sè stesso.
IL GEROFANTE. Ed egli finirà col divorarti.
PITAGORA. Come! Il linguaggio della ragio
ne, libero da tutte le vostre circonlocuzioni
mitologiche , non sarebbe alla portata della
moltitudine ? . . .
IL GEROFANTE. Parlato da una bocca tutta
umana, non mai. Ti dirò anzi di più , che la
verità prostituita oggi alla moltitudine, do
mani non sarebbe più conoscibile nemmeno
agli occhi tuoi stessi: e la storia primitiva
lo ha provato pur troppo. I nostri primi pa
dri, volendo prestar fede alla tradizione, era
no a quel punto , a cui ti dispiace di non tro
vare più gli uomini. Perchè non ci sono re
stati ? Il ricondurveli sarebbe lo stesso che ri
cominciare un circolo vizioso. I nostri miste

(2) Synesius , in Calvit. 315 . Sanconiatone, citato


da Euseb. Prep. ev . Lib. III.
273
rii furono quindi istituiti per accogliere la
verità , darle un asilo , e salvarla dal naufra
gio. Senza di noi, essa non avrebbe in terra
verun ricovero . Insultata nei trivii, questa
donzella celeste non ha altro espediente , che
di viaggiare durante la notte , coperta d' un
triplice velo , e nascondersi nei deserti, o
nei sotterranei dei nostri tempii. «

Tomo III. . . . 18
374
CAPITOLO LXXVIII.

Continuazione.

PITAGORA. La verità , la cui face, co


me quella del sole , dovrebbe rischiarare tutto
il mondo , non è dunque proprietà che del
più piccolo numero ?
IL GEROPANTE. Senza dubbio. È ben trista
e crudele cosa dover confessarlo : ma ella é
cosi, nè potrebb' essere altrimenti.
PITAGORA. E tu mivantavi, poco fa, la tan
to numerosa popolazione dell'Egitto . Ahimè!
Io non vedo più sulle rive del Nilo , che
trenta milioni di ciechi, i quali vanno a ten
tone urtandosi, sotto la verga d'un pugno
di uomini illuminati. Qual quadro ! E doveva
io fare un cammino si lungo , per esserne
il triste spettatore?
IL GEROFANTE. I tuoi passi , giovane ini
ziato , non saranno del tutto perduti. Tu
çavrai appreso nei nostri misterii l' arte
di trattare gli uomini,.non come dovreb
bero , anzi potrebbero essere ; ma come
275
sono , e saranno ancora per lungo tema
po ( 1 ). .
PITAGORA. Voi mi avrete cosi anche tolto
la speranza di concorrere al perfezionamento
de'miei simili, che mi converrà omai riguar ,
dare come una bella chimera ,
IL GEROFANTE, Uno fra mille esempi ti ren
derà ragione della nostra politica religiosa,
che non dev'essere sempre confusa con l'im
postura (2), Noi autorizziamo a tutto potere
il culto del crocodilo ; non farcene sì presto
rimprovero. L 'Egitto (3 ) non esiste che per
le cure adoprate alla manutenzione dei canae
li del Nilo. Noi abbiamo approfittato d'una
pia tradizione, che del quadrupede anſibio
forma il simbolo dell'acqua potabile , di mo
do che la presenza di questo animale è mol
to desiderata : ma per goderne', non bisogna
lasciare ingombri i canali di sabbia o di
limo. Così conviene condursi col popolo ; e
questa condotta ha meritato all'Egitto il tito
lo di padre delle scienze (4 ), ed agli Egia
( 1 ) Cioè fino all'era del Mondo rigenerato .
( 2 ) Leclerc, Biblioteca scelta . VII. 123. in 12.°
( 3 ) Eliano . Eusebio , Prep. evang, III. 12. Paw .
Ricerche sui Chinesi, II.
(4) Ægypti matris artium. . . Macrob. Sat. I. 15.
276
tiani quello di autori di tutti i buoni stue
di ( 1 ). «
» Ritorniamoai nostri libri sacri. Dal som
mario degli argomenti , che trattano , tu hai
veduto , ch ' essi abbracciano tutte le cognizio
ni necessarie al governo d ' un gran popolo :
leggi , culto , morale ed arti , tutto vi si tro
va ; e noi ne siamo i soli custodi. Lo splen
dore dell'Egitto è forse dovuto a questa sola
precauzione, di deporre nelle stesse mani la
regola universale dell' impero , e d 'avere a
ciò scelto le mani sacerdotali. Non vi è so
lida politica senza culto . Una nazione ben
governata deve saper conciliare l'impero col
sacerdozio ; e perciò noi siamo incaricati di
tutto , delle parti come dell'insieme.
PITAGORA. Ma l'Egitto ha un re.
IL GEROFANTE. Lo ha , ma un re sacerdote .
PITAGORA. Il governo dell'Egitto è dunque
teocratico ?
IL GEROFANTE. Tutti lo sono , o devono
esserlo , nel senso de'miei principii , per pro
sperare ; che che ne dicano alcuni dei Greci
vostri filosofi. Gli uomini non bastano per

(1) Ægyptios, omnium philosophiæ disciplinarum


parentes. Macrob. Somn. Scip . I. 10 .
*277
farsi spontaneamente obedire dagli uomini.
La moltitudine non è docile, che a un pote
re maggiore del potere umano : ripugna essa
a credere più saggi e più potenti di lei , de
gli esseri , che le rassomigliano : e se pu
re sta soggetta , è la forza che la ritiene ,
non il proprio convincimento. Una sperienza
di varie migliaja di anni conferma questa
poco complicata teoría. Il popolo del Nilo è
fra le nostre mani una vera mummia , di cui
disponiamo per la sua propria conservazione.
Noi allontaniamo da lui, quanto ci è più
possibile , tutto ciò che potrebbe corromper
lo ; lo aromatizziamo, la fasciamo di bindel
li sacri , lo circoscriviamo nei limiti dell'im
pero , come un corpo imbalsamato nella sua
cassetta ; gli vietiamo ogni movimento , ogni
slancio pericoloso per lui. Lungi dal lagnar
sene, egli ci benedice , e nulla ci lascia man .
care, in riconoscenza delle cure, che prendia
mo per la sua prosperità. «
» Il collegio dei sacerdoti travaglia quindi
utilmente pel popolo. A noi è dovuta la pu
blica istruzione e l'educazione; nè c' ingrassia
mo noi già, all'ombra degli altari, nella pol
vere dell' ignoranza e dell'indolenza. I regno
delle scienze e delle arti, in Egitto , è l'opera
278
nostra , quanto il culto ; e benefici simili
sono superiori ad ogni ricompensa. D ' al
tronde, la feccia d' una nazione rassomiglia
al fango del Nilo , che feconda l'Egitto. «
PITAGORA. Voi siete dunque al vostro po
polo necessarii ?
IL GERDFANTÉ. Quanto il bastone condut
tore lo è al cieco . Il popolo si è talmente a noi
accostumato , che non può più fare un passo ,
senza essere da noi assistito. Gli abbiamo
anzi inspirato una specie d 'orgoglio ; é' si
compiace di possederci, quando vede degl’il
lustri stranieri (1 ) accorrere a Tebe, per pu
rificarsi nei nostri templi, ed implorare i no
stri lumi.
PITAGORA. Saggio Gerofante! Voi stentere
te a persuadermi della bontà e solidità d'un
governo fondato sulla menzogna, o per lo
meno sull'errore. Egitto ! Egitto ! Il tuo re
gno passerà , e la memoria sola delle tue fa
vole attesterà, un giorno , la tua esistenza ( 2 ).
IL GEROFANTE . E di tutte le nazioni, di
tutti gli uomini grandi , che passano sulla ter
ra , resta forse altro che favole ed un poco
di polve?
( 1) Ercole , Orſeo, Omero, Talete , ecc .
(2) Asclep. IX.
279
PITAGORA. La scena, di cui sono stato te
stimonio a Tentiri , non è un argomento
in favore della teocrazia.
IL GEROFANTE. Noi non pretendiamo d'es
sere più saggi o più abili della natura , sot
to il di cui governo eziandio , esistono dei
mostri, e si commettono delle mostruosità .
Simili esempi però sono fortunatamente rari
nei nostri annali, nè basterebbero per giu
stificare delle innovazioni in un ordine di co
se , diventato per così dire naturale , per la
sua antichità. Le ruote del carro procedono ,
a dire il vero , nelle rotaje: e guai all'auriga
imprudente , che si avvisasse di trarnele ! Ri
schierehbe egli di rompere il carro , e perire
egli stesso nella ruina di quello.
· PITAGORA. Dimodo che, fra tutte le scien
ze, quella che più importa agli uomini, ė
precisamente la sola , che nel vostro sistema
non deve avanzare. Voi avete involato alla
natura il secreto del tuono: e quello di perſe
zionare la vostra specie sembra interdetto
alle vostre ricerche. Voi non osate aspirarvi.
Ministri della luce , voi non volete regnare
che sulle tenebre.
IL GEROFANTE. Per prudenza . . .
PITAGORA. I popoli così, finchè la vostra
280
sapienza lo giudicherà necessario , resteranno
simili a robusti fanciulli, cui non si per
metta veruno sforzo generoso.
· IL GEROFANTE, Per timore d'una caduta .
PITAGORA. Ma sono i sacerdoti instituiti pei
popoli, od i popoli pei sacerdoti? Ap
prezzando anche la vostra sapienza , io vedo
soltanto in voi la cura di mantener voi , anzi
ché quella d'illuminare la vostra patria.
IL GEROFANTE. La moltitudine non ha bi
sogno di lumi, ma di agiatezza e di tran
quillità . «
» Da tre mila e più anni, gli Egiziani ven
gono regolarmente a consultare il toro Api,
a traverso le sbarre della sua stalla : super
stizione ridicola , senza dubbio , di cui il ge
rofante di Tebe e l' iniziato di Samo posso
no rider fra loro. Ma si rispettino le debo
lezze d'un popolo , che , da tremila anni, la
borioso e pacifico, dà al mondo l' esempio
della migliore coltivazione delle terre. In gra
zia di questo , gli si possono ben perdonare
dei falli.
Pitagora. Ma già io non gl'imputo ad
esso : non fu desso che imagino le forme reli
giose.
IL GEROFANTE. E che cosa importa la con
281
figurazione del vaso , se il liquore, in quela
lo contenuto , è del nettare ?
. PITAGORA, Sarà sempre vero , che il popo
lo d 'Egitto non è che una mummia nelle
vostre mani: tu stesso me lo dicesti. E , che
che si voglia aggiungere, non crederò mai ,
che la natura abbia fatto gli uomini, per
essere mummie prima di morire.
· IL GEROFANTE. Indicami un paese , ove la
specie umana offra , un quadro più soddisfa
cente ; ed io depongo la mia veste di gero
fante , per indossarmi l'abito d 'iniziato, e
prendere anch 'io delle lezioni. Se tu non hai
qualche cosa di meglio a scoprirmi, soffri,
ch'io mi riposi all' ombra di questa politica
e sacra piramide, di cui si parlerà ancora a
lungo dopo la caduta dei nostri obelischi.
· PITAGORA. Ah , pontefice ! Il tuo confronto
non è che troppo esatto. Si! la nazione egi
ziana rassomiglia alle vostre piramidi. Essa
ne ha le belle proporzioni , ne ha la solidi
tà : ma non sono poi quelle che pietre gra
vitanti le une sopra le altre.
IL GerofanTE. Per continuare la similitu
dine; era preferibile il lasciare nelle cave quei
materiali rozzi?
28.2
Pitagora.. Si, senza dubbio. Ivi erano al

forma piramidale è la più conveniente alla du


rata d'un edifizio politico , come a quella d'una
costruzione materiale ; e confessa altresi , da
quanto fin ora hai veduto , che le più subli
mi verità speculative sarebbero al nostro po
polo meno proficue delle sue superstizioni.
PITAGORA. E sempre superstizioni.. ..
IL GEROFANTE. Mali necessari , e non i
peggiori.
PITAGORA. Ah non so ! .
Il GEROFANTE. L 'anarchía . . .
PITAGORA. Il fanatismo . . . Non si potreb
be condurre il vascello dello Stato fra que
sti due scogli ? Ma a tal uopo son necessa
rii de' lumi, e voi non ne volete che fra di voi.
IL GEROPANTE. Ne facciamo forse un cat
tivo uso ?
PITAGORA. L 'educazione, che date al popo
lo , é deplorabile.
IL GEROFANTE. Analoga a' suoi bisogni. Tu
insisti troppo sui particolari , e non ti fermi
abbastanza sull'insieme.
PITAGORA. La bellezza dell'insieme ridonda,
il più delle volte, in discapito delle parti.
283
IL GEROFANTE. Noi vediamo le cose da
un più alto punto di vista. Nota la sag
gezza di quella legge fondamentale inserita
nei nostri libri canonici , che vieta di riu
nire nelle stesse mani le funzioni del regno
e del pontificato. Separati, questi due poteri
si servono di contrappeso , ed assicurano alla
legge un impero assoluto. Pitagora ! Non ne
sei soddisfatto ?
PITAGORA. Lo sarei , se , nell' oro puro che
voi metteste in opera , trovassi una quantità
minore di lega.
IL GEROFANTE. In politica , l'oro puro sen
za lega non sarebbe mai duttile. Conosci l'in
fluenza delle idee religiose. Supponi un am
bizioso , che , alla morte d 'un principe , si fac
cia eleggere suo successore dal solo esercito ,
e passi tosto dal campo al trono, senz' altro
cerimoniale. Riguardato egli allora per un
usurpatore , darà luogo ad una guerra civile ,
e forse ancor peggio , all'anarchía. Se , all' op
posto , egli si reca a Tebe, ovvero a Menfi
coi suffragi dei ministri del culto , e si
propone di conservare scrupolosamente la
necessaria conciliazione tra il sacerdozio e l'im
pero : la sua persona diventa sacra , ed i suoi
talenti acquistano una forza , un ascendente ,
284
che potrebbe invano promettersi dal solo suo
esercito . In nome degli dei, costituiti noi ci
siamo in tal guisa per sorvegliatori della con
dotta generale del popolo non solo , ma an
che degli stessi re. Perfino la loro tavola non
è coperta , che dei cibi conformi al nostro
sistema dietetico . Gli alimenti dei sudditi e
del monarca hanno il loro posto nel culto.
Per la stessa conservazione della loro salute ,
bisogna ingannare gli uomini, e salvarli dai
loro propri eccessi con altri più innocenti
errori.
PITAGORA. Bisogna ingannare ! ... Rispet
tabile gerofante ! No , io non potrò mai adot
tare questo principio , che sembra servire di
base al dotto collegio di Tebe.
IL GEROFANTE. Non è ingannare trar pro
fitto da un'impostura ; ci sembra anzi , che
il capo d 'opera d'un vero uomo di Stato con
sista nel costringere lo stesso male a diven
tar bene , il malvagia a servire ai buoni ,
l'ombra a far risaltare la luce.
PITAGORA. Io preferisco una condotta franca.
IL GEROFANTE. Imprudente , nello stato at
tuale della nostra società.
PITAGORA. Così dunque, devo ripeterte
lo , la verità , che, come la luce del gior
285
no , dovrebbe rischiarare tutti gli uomini, non
risplende che agli occhi di quei pochi mor
tali , forti o fortunati abbastanza, per aver sa
puto resistere alle vostre severe prove : tutto
il resto della specie umana é condannato alle
pratiche più assurde d'una religione allegorica ,
e si trova in arbitrio d' un numero infinita
mente piccolo disaggi, soggetti anch'essi all'er
rore , non meno che alle passioni, non essen
done, nemmeno il più saggio , esente che nella
tomba. E , senza uscire dal vostro Egitto , ecco
trenta milioni di uomini ridotti al culto de
gli animali , non avendo per leggi morali
che geroglifici a triplice senso. Sono io dun
que venuto si da lontano per riportarne un
risultato si triste ? Perchè sono io mai nato ?
ed a che mi serve la vita ?
IL GEROFANTE. Questa tua riflessione, ed
il vivo interesse che prendi al perfeziona
mento de' tuoi simili, ti fanno molto ono
re. Ascolta : contèntati di vivere , prima
per te , essendo questo il primo voto della
natura ; poi per quei pochi uomini suscetti
bili , come te , di diventare , non già per
fetti , ma migliori : ed abbandona la turba,
nata per far numero sulla terra. Che vuoi
fare del popolo ?
286
PITAGORA. Ma non è il popolo composto di
uomini, come noi , che decidiamo cosi leg
germente del loro destino ? Non sono essi
provveduti dei medesimi nostri organi?
IL GEROFANTE. No, non sono più uomini :
la metempsicosi in loro è completa. Credi
pure che , se ci fosse possibile di renderli
esseri simili a noi , io ti parlerei diversa
mente. Noi abbiamo in mano tutti gli stru
menti necessarii a tal uopo ; ma questa feccia
è più difficile a mettersi in opera che quella
del Nilo.
Pitagora.Forse perchè voi non esercitate la
vostra sagacità ed il vostro talento , che sopra
grandi masse umane.
IL GEROFANTE, Le piccole si lacererebbero
a vicenda, e resterebbero oppresse da masse
più numerose.
PITAGORA. Ma tu non le supponi instruite.
IL GEROFANTE. Parliamo di ciò ch' esiste.
Il voler far entrare il popolo nei nostri mi
steri , sarebbe rendergli un ben cattivo
servigio , di cui non saprebbe approfittare :
v' ha in ciò impossibilità naturale. Una gran
nazione è come un folto bosco : dimmi, quanti
alberi ivi si contano dritti e senza difetti,
capaci d'essere distinti e ritenuti per servire
287
alla costruzione? La folla dei vegetabili sem
bra non esista che per la riproduzione , e per
somministrare co' suoi avanzi un ingrasso alla
terra, Lascia il popolo alle sue occupazioni ed
alle sue divinità , studiandoti però di ren
derlo , in quello stato , più felice. Non tentare
un ' impresa , infinitamente lodevole pel suo
motivo , ma perfettamente inutile. · Tu non
farai del popolo mai nulla , abbandonandolo
a sè stesso.
PITAGORA, Nè pur questa sarebbe la mia in
tenzione. Ma non si potrebbe dirigerlo e ri
condurlo dolcemente alla natura ?
IL GEROFANTE. La distanza attuale fra essa
e lui è troppo grande.
PITAGORA. Non si potrebbe raccorciare
questa distanza ? L 'educazione dei popoli non
dovrebb ' essere più difficile di quella dei
fanciulli. Il meno facile è di trovare gl' isti
tutori politici , che vogliano divergere un
poco dal metodo dei loro predecessori. Per
chè non tentate voi in Țebe questa grande
e bella esperienza ?
IL GEROPANTE. È stata tentata prima di
noi , è senza successo .
PITAGORA. Non forse coi veri mezzi. Și
potrebbe ricominciarla.
288
IL ĠEROFANTE. Per cangiare una selce in
un pezzo d 'ambra! altra ragione, che ci con
siglia di continuare a nascondere la verità
agli occhi del volgo. Il produrla in pieno
giorno sarebbe stato funesto per essa, per noi
e pel popolo . Il momento favorevole non è
ancora venuto. .
PITAGORA. Il dire la verità è sempre a
tempo.
IL GEROFANTE . No, te 'l ripeto. Credi ,
Pitagora , che noi abbiamo studiato i biso
gni, e calcolato le forze dell' anima uma
na. La minima speranza di rigenerare la
massa degli uomini ci avrebbe fatto andare
più ' avanti. Il nostro interesse e la nostra
gloria sarebbero , senza dubbio , di mostrarci
i benefattori del mondo. Dall'alto delle no
stre piramidi, noi inviteremmo tutte le na
zioni a venire alle pure nostre sorgenti. –
» Abitanti del globo , diremmo noi, accorrete
nelle nostre scuole , venite qui ad appren
dere ciò che vi resta a fare per divenire
molto più facilmente saggi e felici. « - .
» Ma che cosa ne risulterebbe per essi e
per noi ? De' cattivi genii soffierebbero la dis
cordia sopra di essi , e la calunnia sopra di noi :
la verità avrebbe il suo partito ; la menzo
289
gna il suo , e molto più numeroso : si ver
rebbe alle mani, scorrerebbe il sangue, e do
po un ' iliade (1 ) di sgraziati avvenimenti e di
atroci delitti , tutte le nazioni, come al
trettante mandre , ripiglierebbero la stra
da al loro ovile , col dispiacere forse d'a
verlo abbandonato per un momento , e ca
ricandoci di maledizioni. Pitagora ! Contentati
dunque di vivere per te , e per pochi ami
ci ; compiangi gli uomini diventati popoli; e

za di far meglio , appàgati di quelle circostan

ne. Coltiva in pace la natura e la sapienza ,


ed approfitta dei secreti avvertimenti , che sei
venuto a cercare in Tebe: non avrai cosi
perduto le fatiche ed il tempo, a

( 1 ) Gli Antichi esprimerano con questa parola ube


infinità di cose tragiche.
Tomo III. 19
290

CAPITOLO LXXIX .
Spiegazione dei principali geroglifici,

- IL GEROFANTE. E assiamo in rivista i prin


cipali nostri simboli. E per primo , il Gerogli
fico stesso n 'è uno; noi lo prendiamo pel
sinonimo perfetto del Nume supremo di tut
te le nazioni. Il Giove della vostra Grecia ,
il Serapide del nostro Egitto ci serve di ge
roglifico , per rendere sensibile al volgo l'idea
della divinità . «
» Noi diamo uno scettro di papavero ad I.
side , come la conservatrice del globo, rap
presentato dalla sferica testa di quella pian

raffigurano le montagne e le valli; le capsu


le interne danno idea delle escayazioni del
globo ; e le semenze , che vi sono contenu
te in numero infinito , esprimono la fecon
dità prodigiosa della terra , sotto il nome
d' Iside. «
» Noi copriamo l' imagine d' Iside con una
( 2 ) Phurputus.
191
rete (1 ) , doppio simbolo della catena che
lega tutte le parti dell'universo , e del benin
sieme che caratterizza qualunque buona am :
ministrazione. «
» Tu vedi Iside che ninna sulle ginocchia
il suo figlio Oro : questo è uno dei nostri
geroglifici religiosi- politici. Per non trattenerti
se non di ciò che forma il soggetto princi
pale de' tuoi viaggi, ti dirò , che questo interese
sante gruppo rappresenta naturalįssimamente
la patria ed il popolo . La confidenza ingenua
di quest'ultimo verso l'autorità che lo goyer :
na, è ben dipinta nella sicurezza del fanciullo
addormentato sulle ginocchia di sụa madre ,
Tocca ai magistrati imitare la sollecitudine
materna , per non esporre ad una caduta
questa cieca moltitudine , che in essi ripone
tutta la sua fiducia. «
» Eccoti un gigante cieco , che cammina
coll'ajuto d ’un lungo bastone , portante in
cima un occhio aperto : altra parlante imax
gine del popolo , che si appoggia allo scettro
della legge. «
» Quella testa nuda, con orecchie lunghis
şime ed occhi piccolissimi, è un' altra allu
(1) Koman. Museum , di Lachausse. in foli
292
sione alla moltitudine, che ascolta tutto , e
non vede oltre una spanna. "
» Pane è una delle principali divinità dell'E
gitto : una città della nostra Tebaide ne por
ta il nome. Egli ha degli altari quasi da
per tutto , e consacrati a lui sono i misteri
più formidabili dei nostri sotterranei ( 1 ). «
» Il volgo non vede in lui che un compa
gno d'armi d 'Osiride. Altri, a motivo de'suoi
piedi caprini, lo invocano come il dio dei
pastori, che conducono le loro mandre al suo
no della tibia da sette canne. Per noi, quel
la tibia da sette canne rappresenta le sfere
del mondo , condotte ed animate dal soffio
dell'anima universale , del Dio - Tutto , che noi
diciamo Kenthor (2 ). Ciascuna delle sue par
ti ha il suo simbolo in ciascun tratto della
figura di Pane. «
» Il nostro Ermete (3) , sotto il nome del
quale sono scritte tutte le nostre tradizioni,
e le scoperte , che vi andiamo aggiungendo
di giorno in giorno ; questo dio della scienza ,
venerato da tutto l'Egitto , ed il culto del

( 1 ) Onde l'origine dei terrori panisi.


(2 ) Ateneo. XI. p. 263.
(5 ) Giamblico , Dei misterii.
293
quale è passato in Grecia , nonchè in mol
te altre contrade, altro non è, come lo at
testa il vocabolo (1 ) , che la serie delle co
lonne, sulle quali sono depositate butte le
cognizioni umane, di cui noi siamo i soli dis
pensatori. «
» Il popolo del Nilo si esporrebbe facilmen
te ad una guerra sacra ( 2 ), se disputato gli
venisse l'epiteto d'autottono (3 ), per cui ha.
adottato il geroglifico del ranocchio , che vi
ve abitualmente nel fango del Nilo. Il vero
senso , il senso primitivo di questo simbolo
è invece , che il popolo è un animale imper
fetto , destinato a vegetare nel fango della
terra , come il ranocchio nel limo dei fiumi. «
» Uno dei nostri geroglifici più pieni e me
no complicati , è quello d ' una lingua e d 'una
mano (4 ) nello stesso quadro , per rappre
sentare, in due colpi di pennello , le due prin
cipali facoltà , che hanno posto l'uomo tanto

(1) Galieno contro Giuliano. Vedi la Nota d del


le Lettere sull'Egitto di Savary. Tom . III. in 8.'
( 2 ) Oro -A pollo . Geroglifici.
( 3 ) Vale a dire , nato dal suolo stesso , ch ' egli abita ,
e che lo alimenta.
(4 ) Pierius, Hierogly.
296
al di sopra del resto degli animali, la paros :
la ed il tatto. Noi abbiamo lasciato credere
alla moltitudine , che questo geroglifico , su
blime nella sua semplicità , non riguardi che
il culto , e contenga i due oggetti soli capa
ci di placare gli dei, la lingua per le pre
ghiere ; e le mani per tenderle al cielo: «
» Noi lasciamo che il volgo attribuisca una
virtù magica al numero MXCV: Questo nume
ro , che contiene la sommadei giorni d 'un tri
ennio , non è altra cosa per noi, che il sima
bolo del silenzio , perché la lingua del fanciullo
non si snoda più tosto del terzo anno compito
dalla nascita; prima, ei balbetta .
PITAGORA. Dopo; sragiona.
IL GEROFANTE. La rugiada del cielo signi
fica , pei profani, la residenza degli dei,
e la purezza dei loro alimenti. Per l' iniziato ;
essa è la conoscenza di tutte le cose , la qua
le ha cominciato da quella dell' influenza dei
corpi celesti sopra tutto ciò che produce la
terra. «
. » Il crivello , collocato vicino ad un giunco
nello stesso quadro , serve al medico per avi
vertire di purificare le acque del Nilo prima
di berle; per noi, è una lezione data agli scrit
tori , come se si dicesse loro : » Prima di pu
395
blicare le vostre opere, passate pel crivello
tutto ciò , ch ' esce dalla vostra penna: ovve
ro , passate pel crivello i vostri studi, per
lasciar cadere gli errori , e non ritenere che
Je verità . «
» L'imagine d'una donna grande e ben fat
ta , ma senza testa , diverte molto la folla
degli spettatori; la moltitudine non si sogna
nemmeno di vedere in essa il suo ritratto ,
quando è abbandonata a sè stessa , ed in ba
lía de' suoi ciechi capricci. Dietro questo velo ,
sta la nostra definizione del popolo: animale
con mille braccia e mille piedi, ma senza te
sta. Una donna senza testa ci serve anche a
dinotare la publica opinione. « .
» Un serpente , che si morde la coda , e

non è pel volgo che Tifone, dio del ma


le , che un giorno dev ' essere vittima di
sè stesso. Turba sciagurata ! Riconosci piutto
sto te stessa , quando ti lasci strascinare alle
discordie civili.
PITAGORA. Ma perchè avviluppate voi nel
mistero queste forti e grandi verità ? A me
sembrano nate fatte per proclamarle in tutta la
loro semplicità. Se non che, questo sarebbe
196
un linguaggio comune a tatti; e voi volete
sempre segregarvi dal volgo.
IL GEROPANTE. Lo richiede il bisogno di
far impressione.
PITAGORA. Io stenterei a familiarizzarmi
colle vostre maniere.
IL GEROFANTE . Sono indispensabili per riu
scire.
PITAGORA . Ma ciò non si avvicina un po
co al ciarlatanismo ?
IL GEROFANTE. Non mi vi oppongo.
PITAGORA. Saggio Gerofante ! . . .
IL GEROFANTÉ . Noi abbiamo una variante
di questo geroglifico , ma per uso dei soli
iniziati. Per essi, un becco a coda di pesce ,
della quale divora l'estremità , rappresen
ta l'universo che vive di sè stesso. Il becco
è il tipo della natura fecondante , il pesce è
quello della natura fecondata. L 'unione di
questi due animali ci sembrò molto espres
siva . Che cosa vi è di prolifico più del bec
co , di numeroso più del pesce? Tu sai be
ne che , fra quest'ultima specie , ve ne son che
depongono più d 'un milione di uova (1 ).
(1) Vedi una nota del traduttore di Ateneo. Tom .
HL. Lib . 8 . in 4 *
297
PITAGORA. Io so pur troppo anche ciò che
succede innanzi agli altari di Mende. Le don
ne sono lungi dal sospettare tutta la sublin
mità del simbolo .
IL GEROFANTE, Quelli sono abusi inevila
bili, e forse utili; credo d'avertelo già pro
vato. Proseguiamo. «
« Noi sappiamo dubitare, o per lo meno
riconoscere i limiti del nostro intendimento ,
come sappiamo mettere un termine ai nostri
studi. Se, ne'tuoi viaggi, tu visiti Terapoli ,
vedrai in quel tempio il simulacro d'una
donna con lunga veste e tutti gli attributi
della nostra Iside. Noi facciamo ch ' ella dica a
quelli che la contemplano : Nessuno ha per
anco levato il velo che mi copre. «
» Con questo geroglifico , compimento del
precedente , confessando che la riproduzione
degli esseri é per noi un mistero , noi ren
diamo omaggio alla potenza infinita , ineffa
bile , madre della natura. «
» Il nostro loto ci serve a dipingere l'anima
universale di questa natura, la cui azione
sferica è rappresentata dalla rotondità delle
foglie , del fiore e del frutto di quella pian
ta nilotica . «
298
» Fra noi, il cipresso è il geroglifico della
giustizia , perché i rami di quest'albero' sono
dritti, e si estendono egualmente da tutti i
lati. «
» A tal proposito, aggiungo che, sotto il no
me d ' Iside, noi abbiamo divinizzato la legge ,
onde renderla inviolabile ; perciò facciamo lega
gere nei nostri tempii questa iscrizione: Io ,
Iside , sono la legge suprema dell' Egitto ;
nessuno può rompere ciò ch' io ho lega
to (1 ).
» La colomba , metà bianca e metà nera, è
per tutti il simbolo d' una vedova ; per noi,
soli dispensatori dei misterii a Tebe, essa
è la fedele imagine della povera specie uma
na, che sopra tutte le cose non ha che de
boli lumi. « . . .
» Il volgo crede, che la gazza ammalata si
guarisca becoando una foglia dilauro ; invece di
vedervi il geroglifico d 'una moltitudine igno
rante e linguacciuta , che calunnia e perse
guita gli uomini saggi ed i poeti sublimi. «
: » Crede egli ancora , che il leone si guarisca
della febbre divorando una scimia: noi lo rie
(1 ) Diod . Sic. Bibl.
199
guardiamo per un geroglifico delle opere
piene di calore e di genio , che assorbono, e
fanno sparire quei libri, ove non si trovano
che cose copiate con arte , niente insegnando
di nuovo . “
» Il leone, che si batte i fianchi colla coda;
per liberarsi d'un insetto entratogli nelle na
rici, non è pel comune degli uomini che
l' espressione figurata della collera prodotta
da lieve motivo : noi vi vediamo invece il ge
roglifico d 'un popolo , che si batte per effi
mere opinioni.
» Noi non ci curiamo d 'avvertire il popolo
di contemplarsi come in uno specchio , quan
do incontra il geroglifico d'un toro , attaccato
ad un piuolo con una debole correggia legata
intorno al suo ginocchio. Questo laccio è la
legge, più forte del popolo per la sola opi
nione. «
» La stessa idea si ritrova nel geroglifico sex
guente : il volgo crede fermamente che se la
penna d' un cigno, o solamente l'ala d' una
pecchia venga a cadere sulla testa d'un crocodi
lo , possieda la virtù di renderlo docile e
mansueto . Non conviene dirgli , essere que
sto un simbolo , che esprime il potere della
300
sapienza industriosa sulla moltitudine gelosa
e malefica . « . .
..» Il popolo presta fede ad una vecchia tra
dizione , la quale vuole che l'incontro d ' un
porco faccia fuggire l' elefante nei boschi : nė
pensa , che qui si tratta di lui; che il qua
drupede colla proboscide, emblema dell' intel
ligenza e della proprietà , rappresenta il sag
gio che preferisce di viver solo in seno ai
boschi , piuttosto che compromettersi in
mezzo al fango , ove si ravvoltola la turba dei
mortali. «
» Comunemente , nell' imagine d'un cervo,
che scava la terra per nascondere in essa i cat
tivi denti , che gli escono, non si vede che
l'imagine d'un uomo occupato a scavarsi la se
poltura. I nostri libri sacri gli danno un si
gnificato tutto diverso ; il simbolo è questo
d 'un uomo publico , che nasconde i suoi di
fetti o le sue debolezze , per non cagionare
dello scandalo al popolo imitatore. «
· PITAGORA. Tutta la sapienza egiziana non
sarebbe dunque che prudenza ?
IL GEROFANTE. È permesso di crederlo ai
più saggi di noi . . . «
· » Fu detto al volgo , ed esso lo crede, che
301
il castoro , perseguitato da implacabili caccia
tori , si taglia l'organo della generazione ,
per fuggire più presto. Noi non vediamo in
ciò , che il geroglifico del saggio , il quale ,
obbligato a vivere fra popoli abbrutiti , si
astiene di lasciare dopo di sè una posterità ,
che lo maledirebbe un giorno, per averle dato
si triste esistenza. «
» Un cane condotto in guinzaglio ( 1 ), raf
figura il soldato. " . .
» Lo struzzo , privo di giudizio e di me
moria , abbandona le sue uova nella sabbia ,
lasciando al sole la cura di farle nascere. Noi
lo abbiamo scelto per l' emblema d 'una nazio
ne, che non tien conto de' suoi più cari di
ritti , ed oblía i suoi più sacri doveri. «
» Il nostro Trismegisto non è stato mai più
grande ne' suoi concepimenti , che quando fi
gurò il geroglifico della natura sotto i tratti
d'una divinità maschia con quattro occhi in
testa (2 ) e quattro ali alle spalle ; perché due
di quegli occhi e due di quelle lali possano
riposare, quando gli altri due agiscono; di

(1) Pierius, Hierogly.


( 2 ) Sanconiatone,
302
modo che la natura vededormendo, e dorme
yedendo; vola riposando, e riposa volando.
PITAGORA. Quest'uomo, tre volte grande,
come rappresentava la libertà ?
IL GEROFANTE. Colla mano destra aper
ta (1.). Gli Etiopi rivendicano a sé questo
geroglifico (2 ), «
» La lucerna sulla tomba è l'emblema vol
gare della vita e della morte. Chi sa quando ver
rà il momento propizio , per dire agli uomini
riuniti in società : « Questa è la vostra imagi
ne! « -- La luce brilla inyano agli occhi del
popolo : il popolo è morto per la verità ; esso
è un cadavere in preda ai vermi, che lo tras
formano in ischeletro . «
» La testa scarnata d 'un bue morto di fatica
per ingrassare il suo padrone, è una lezione
più intelligibile al popolo. La vista di questo
geroglifico lo indusse più d 'una volta ad ap
plicarselo , ed a compiangere la propria con
dizione, confrontata con quella dei ricchi, di
cendo : » Ecco la nostra imagine! « - - Ma
siccome manca di carattere , ned ha abitur

(1 ) Textoris officin . Tom . II. pag . 464 .


( 2 ) Diod. Sic. Bibl.
303
dine di riflettere , cosi non ando più oltre
colle amare sue riflessioni , e forse ha fatto
bene. Sarebbero insorti degli uomini capaci di
approfittare delle circostanze ; si avrebbe ina
sprito la moltitudine per precipitarla in riso
luzioni estreme; e lungi dal migliorare di
stato , ella avrebbe messo il colmo a' propri
mali , per non conoscerne i rimedi, come
incapace di distinguere i veri medici dagli
empirici. «
» Noi permettiamo ai sacerdoti subalteroi
di lasciar travedere al popolo qualche mistera
ineffabile nella figura rappresentante due pez.
zi di legno, che si attraversano ; e ci conten
tiamo d'avvertire l'iniziato , essere questo il
geroglifico della vita , nella quale il bene ed
il male s'incrocicchiano necessariamente. «
.» Un occhio aperto non è che il sole per
l'iniziato: pei profani, è qualche cosa di pnl.
Quand' essi prosperano , è il genio del bene ;
quando soffroro qualche contrattempo, è il
genio del male. «
» Pel popolo, agli occhi del quale bisogna
tutto dipingere , noi disegniamo la vigilanza
sotto il geroglifico d 'una gru ( 1 ) stante so
(1) Oro-Apollo. II. 94 . Cuper , Leitere. pag . 1gi,
293. in 4 .°
304
pra un piede solo , con una selce nell' altro .
Questa selce è la legge, che il magistrato
non deve mai lasciar cascare, nemmeno dor
mendo. «
• » Uno scarafaggio dipinto a colori brillanti ,
ed assopito nel cuore d ' una rosa ( 1 ), é il
ricco voluttuoso , che s 'addormenta in seno
alla mollezza . « :
» L 'osso d'Oro ( 2), e quello di Tifone, pre
sentano un mistero agli occhi della moltitu
dine , soprattutto quando essa vede queste
due figure d 'osso attrarsi e respingersi a vi
cenda, essendo esse composte di magnete e
di ferro. Noi siamo statii primia scoprire (3 ),
che questa pietra stessa , la quale attrae quel
metallo , lo respinge, quando il ferro è già
stato magnetizzato. Questa doppia azione ci
serve a simboleggiare la natura nei successivi
suoi stati di unione e di decomposizione. «
» Ecco finalmente un geroglifico , del quale
tu devi ben presto meritare l'applicazione ,
infaticabile Pitagora. Un albero carico di frutti

(1) Pierius Valer. Hierogl.


( 2 ) Plutarch . De Iside et Osiride .
( 3) Ervart. Admiranda ethice cheologiæ myste
ria ,
305
ė , nei nostri libri sacri , il simbolo del viage
giatore , che ha profittato (1 ). «
» Lo stesso si dica di tutti gli altri gero
glifici : linguaggio veramente sacro , perchè
contiene una doppia dottrina, coll'ajuto della
quale , tutti sono soddisfatti. Lo sei tu final
mente ?
PITAGORA. Se non per amore, per forza .
IL GEROFANTE. Tu osserverai , che la mo
rale, la quale è la scienza di tutti , non ha
roglifici per la politica e per la religione.
PITAGORA. Malgrado questo correttivo, re
sta sempre molto da desiderare. .
IL GEROFANTE. Qual inconveniente può ri
sultare dalla nostra scrittura geroglifica , ap
plicata ad oggetti collocati fuori della porta
ta del volgo ? Raffigurando la luna con un
semicircolo , il sole con un circolo intiero ,
il globo terrestre con una sfera , la natura

po' più d' esperienza ti renderà meno dif


ficile.

( 1).Mongez, Dizionario d' antichità , in 4."


Tomo III, 20
306
PITAGORA . Si potrebbe credere, che tutte
queste figure simboliche; le quali , spiegate
dai saggi , offrono un senso si grande ; non
siano , o non siano state nella loro origine ,
che prodotti bizzarri del capriccio degli scul

di ( 1 ).
I. GEROFANTE . Che dir ti posso ? Questa
ingiuria sarà comune al sole ed a noi. L'oc
chio ammalato dell'uomo ha pur veduto del
le macchie sulla fronte del sole !
PITAGORA, Non temete roi di sentire, un
giorno, trattarsi i vostri geroglifici di laborio
se bagattelle (2 ) ?
IL GEROFANTE. La gelosia e l' ignoranza
cercano di avvilire ordinariamente ciò che
non possono ottenere o comprendere.
PITAGORA.' E come mai le vostre venticin
que lettere alfabetiche non hanno fatto cadere
i geroglifici (3 ) ? Il semplice e preferibile al
composto.

(1) Dissertazione sulla scrittura geroglifica. Parigi.


1962. in 12.
( 2 ) Stillingflect chiama i geroglifici, difficiles nugæ .
(3 ) Apulejo chiama i geroglifici, littera ignorabiles.
307
IL GEROPANTE . Non agli occhi della mol
titudine . . .
PITAGORA. Dovevate voi consultare i suoi
gusti ? Saggi d 'Egitto ! Voi opprimete le ve
rità sotto la moltiplicità dei veli; e temo
che avrete , per buona pezza , degli imitatori.
308

CAPITOLO LXXX.
Risultamento delle iniziazioni.

IL GEROFANTE. Prosegui le avide tue


ricerche: arriverai forse alla sorgente , d 'onde
scorrono le poche verità compartite ai mortali.
Noi candidamente te lo confessiamo: non in
Tebe , nè in Meroe, e nemmeno in Babilo
nia , ti verrà dato di prima mano ciò che
tanto desideri d 'acquistare. Il vero , come la
fenice , è privo di patria , da per tutto ma
mentaneamente adocchiato , posseduto in neg.
sun luogo.
PITAGORA. Dammi finalmente il gran ri
sultamento di quanto ho veduto e sentito in
Tebe.
IL GEROFANTE. La terra non è opera del
cielo , come l'uomo non è opera degli dei ;
al contrario, i vapori della terra producono
forse la rugiada del cielo . Ciò che vi ha di
certo si è , che il cielo e la terra , ambo ef
fetti della medesima causa , come ciascuna
delle parti che li compongono , formano un
tutto , emanato da una causa eterna , che si
309
chiama Dio. Questo Dio possiede in sè le
facoltà necessarie alla sua esistenza assolu

stesso . L 'emanazione di questa gran causa


ha il suo andamento regolare, uniforme; non ;
vi ha né mondo superiore nè mondo inferio
re ; tutto va e viene col passo medesimo, con
progressione graduata ; si ricomincia da ciò
che è finito , si finisce con ciò che ha comin
ciato : ecco tutta l' economía , tutta la sapienza
del Dio-Causa. « .
» Le dissensioni degli uomini, le dissonanze
delle loro opinioni, non valgono a disordinare
l'armonía di questo stupendo effetto ; i difet
ti parziali non possono ledere la perfezione
del gran complesso . Applica questi principii
di morale universale alla politica delle nazio
ni; cerca d'essere pel popolo , ciò ch' è il
sole per la talpa ; e riguarda le rivoluzioni
umane con l'occhio stesso che le catastrofi
fisiche.
PITAGORA. Ma voi riconoscete anche un'al
tra divinità , madre degli oggetti, che cadono
sotto i nostri sensi.
IL GEROFANTE . Ve n' é una pel popolo , da
noi rappresentata sotto il simbolo d ' una
310
te (1 ). Noi non riconosciamo , in somma, che
una divinità sola, e questa grandissima , perché
abbraccia tutte le altre.Ma questa idea essendo
troppo vasta per essere compresa dalla mol
titudine , abbiamo imaginato di dividerla e
suddividerla , per renderci intelligibili a tutti.
Invece della causa , noi abbiamo divinizzato
l'effetto , e di questo gran corpo divinizzato ,
il sole è divenuto il capo (2 ). L 'aria ed il
fuoco , l'aria e la terra ne sono come i prin
cipali membri, che danno luogo ad altre parti
più piccole , ma che tutte partecipano della
divinità del tutto , che compongono , e don
de emanano.
Pitagora. Voi permettete nondimeno che
si adorino degli altri dei.
IL GEROFANTE. Si, la moltitudine rende agli
uomini saggi un culto dopo la loro morte ,
forse in espiazione d ' averli perseguitati in vi
ta ; e l'espiazione è questa ( 3 ). «

( 1) Gli Egiziani innalzarono tempii a Vedere , da


loro chiamata le Tenebre o la Notte , Esichio.
( a ) Diod. Sic. Bibl. I. 11.
( 3 ) Si legge in Santo Agostino , De Civitate Dei,
VIII. 6 . che nei misterii d 'Egitto e della Grecia il
gerofante insegnava , che gli dei , che si adoravauo ,
erano uomini deificati dopo la loro morto.
3u
» . Şi potrebbe dire , ed anche questo è uno
dei nostri secreti, che gli dei sono nati dal
la prima statua fatta a rassomiglianza d'un
uomo. Cirofane ( 1) , il primo nostro scul
tore, può passare pel fondatore del primo
culto reso a questi dei materiali. «
» Così il simulacro di Cnef, colla sua ma
schera di cane, o di leone, o di serpente ,
eretto alla memoria di quel benefattore del
l'Alto -Egitto (2), diventò ben presto la rap
presentazione di una delle nostre più im
portanti divinità .
Pitagora. Pontefice ! Perdonami dei nuori
dubbi . . .
IL GEROFANTE. Un iniziato ha il diritto
di dir tutto , finchè rimanga convinto.
PITAGORA . Voi avete lasciato che si divinizzi
il cielo e la terra , gli uomini e gli altri ani
mali: perchè non tentaste d 'opporre a que
sto culto grossolano , e suscettibile di tanti
eccessi ed abusi , il semplicissimo culto
della saggezza e della ragione ? Le virtù pu
bliche o private non potrebbero esse figurare
egualmente sugli altari , quanto il serpente ,

(1) Fulgentii Mythologia.


( 2) Strabone, Geograf. XVII.
312
il cinocefalo , il becco ? Perché non vi siete
limitati ad Iside che allatta Oro , e ad un
piccolo numero di simili allegorie ?
IL GEROFANTE. Tu non conosci ancora il
popolo . Egli avrebbe lasciato i nostri altari
deserti, per concorrere a quelli , ove i ge
losi della nostra riputazione avrebbero preso
la cura di meglio solleticarne la curiosità
con quei bizzarri geroglifici , che tu ci rim
proyeri. Per risparmiare questo affronto al
la scienza ed alla virtù , convenne travestirle
e metterle in avvantaggio .
PITAGORA. Intendo.
IL GEROPANTE. Compiangi gli uomini pu
blici , e soprattutto i sacerdoti.
PITAGORA. Io ammiro invece il loro corag
gio ; chè ben ne fa d'uopo per portare la
maschera in tutto il tempo della sua vita.
Io amo la verità , idolatro la virtù ; ma non
a segno di propagare il loro culto , sacrificando
alla menzogna ed al vizio. Io non sarò mai nė
sacerdote nè uomo publico ( 1 ). «
» Voglio compiere a puntino una delle mi
steriose prove , che voi m ’imponeste. Durante
la mia iniziazione, mividi sepolto vivo insino
( 1) Pitagora mantenne la parola.
· al collo ( 1) : osserverò la stessa condotta
nel mondo. Tenendo la testa al di sopra di
tutte le umane miserie , abbandonerd loro il
mio corpo. Conserverd la mente libera e
sciolta da ogni vincolo civile od altro , e non
sard tuttal più che spettatore e testimonio ,
mai complice di quelle politiche e sacre menzo
gne, ond' è da voi allucinato il povero gene
re umano.
IL GEROFANTE. Ti desidero capace di ese
guir sempre questo tuo proponimento. Ve
glia , e sii puro (2 ). «

» Il Gerofante si tacque, e mi strinse fra le


sue braccia teneramente , come un padre che
riceve da un figlio l'addio. Quel poco, ch 'egli
mi aveva detto dell' isola di Meroe , ſu un
nuovo stimolo alla mia curiosità , ed un ali
mento al mio bisogno d 'essere ancora instrui
to . Formai tosto il disegno di colà recarmi, e
lo partecipai a Zonchi, il quale mi disse :
» Attendi alcune settimane; una fortunata
occasione s' offre da sè stessa per soddisfare
a' tuoi desiderii. Tebe spedisce ogni anno in E
(2) Si chiamava questa prova l' inspezione.
(2 ) Koth , ompheth : formola egiziana per conge
dare un iniziato .
314
tiopia ( 1) una deputazione numerosa di sacerdoti
e di funzionari publici , col simulacro di Gio
ve-Ammone. Un altare , eretto nel punto che
separa le due nazioni , attende questo religio
so tributo ; ivi si prepara una festa pompo
sa , la cuicelebrazione dura dodici giorni (2 ).«
1 » Tu potrai fare con essi il viaggio ed il
giro; avrai, nel tempo stesso , tutto il como
do , duranti le solennità , d' apprendere ciò
che concerne il culto ed i costumi di quella
interessante regione, e d' andare anche fino
al celebre collegio di Meroe , ove gl'iniziati
di Tebe hanno il diritto d' essere ammessi.
Approfitta del tempo , che ti resta , fino al
l'epoca di questa sacra missione, per veder
Tebe. I monumenti di quest'antica città, la
più antica del mondo, tengono il primo
rango , dopo quelli della natura, che serviro
no loro di regola e di modello. « —
( 1) Etiope, ustus vultus, uomo nero. Desbrosses ,
Nota a Sall. pag. 457. T. I. in 4 .
(3 ) Diod . Sic. Bibl. I. 1.

JINS DEL TOMO TERZO .


INDICE
DE CAPITOLI

CONTENUTI NEL TOMO TEA ZO.

Menfi. . . . . . . . . . . . . pag. 3
CAP. LVIII. Pitagora s'instruisce nella
dottrina egiziana . . . . . . . » 20
CAP. LIX . Continuazione . . . . . . 32
Cap. LX . La scienza dei numeri » 46
Cap. LXI. Geometria e Musica egizia - .
ne. - Scoperte di Pitagora, » 61
CAP . LXII. Installazione del Toro -dio
Api. --- Culto del mattino ad
Iside. . . . . . . . . . . . . . . » 83
CAP. LXUI, Scuole publiche. - Biblio
teca . - Piramidi di Menfi . » . 101
Cap. LXIV . La vedova Zaluca . -
Particolarità sulle piramidi. » in
1 2 2
Cap. LXV. La festa del Nilo. . pag. 122
CAP. LXVI. Origine delle piramidi e
del labirinto . . . . . . . . . » 133

Cap. LXVII. Scena interna del Labi


rinto . . . .. . . . . . . . . . . » 143
Cap. LXVII. Viaggio in Libia . . . » 154
CAP. LXIX . Pitagora al tempio d'Am
mone . . . . . . . . . . . . . . » 169
CAP . LXX . Viaggio a Tebe. — Lago

Cap. LXXI. Continuazione. - Guerra


sacra . . . . . . . . . . . . . . » 193
Cap. LXXII. Pitagora in Tebe. — Ini
ziazioni. . . . . . . . . . . . . » 201
Cap. LXXIII. Pitagora all'ultima pro
va, - Polidanna . . . . . . . » 217
CAP. LXXIV. Pitagora è ricevuto co
me iniziato . . . . , , . . . , . » 230
CAP. LXXV. Continuazione. ~ - Festa
religiosa . . . . . . . . . . . . » 240
Cap. LXXVI, Continuazione . . . . » 249
ni. . . . . . . . . . . . . . . pag. 258
Cap. LXXVIII. Continuazione . . . » 274 .
CAP. LXXIX . Spiegazione dei princi
pali geroglifici. . . . . . . . . » 290
Cap. LXXX. Risultamento delle ini
ziazioni , . . . . . . . . . . . » 308
- -
ÖsterreichischeNationalbibliothek

+Z178394104