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In copertina:
Statua di Giordano Bruno in piazza Campo dei fiori a Roma

Prima edizione ottobre 2018 (F6004)

ISBN-13: 9781728940427

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Fausto Tufano
Gaetano Tufano

Florilegio della miscredenza

Prefazione di Fausto e Gaetano Tufano

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Prefazione

Fin dalle prime osservazioni la nostra esperienza della


fenomenologia religiosa, soprattutto cristiana - ma che può essere
allargata per traslazione all’intera esperienza religiosa dell’uomo - ci
portava a ritenere la visione religiosa del mondo derivante da
primordiali necessità di interpretazione dei fenomeni naturali.
Interpretazioni che fatte qualche migliaio di anni fa non potevano che
essere acritiche e immaginifiche e di conseguenza portare ad attribuire
ad esseri deificati (evemerismo) tutti gli accadimenti naturali altrimenti
inspiegabili.

A un certo punto di questo percorso di ricerca vi fu però


un’importante svolta che pose le basi per un impegno quasi morale
nell’affermare le falsità che secondo noi potevano essere ravvisate
nella più diffusa religione monoteista: il cristianesimo. Questa svolta
avvenne quando a seguito di studi storici dovemmo constatare le
esigue, se non inesistenti, conferme storiche dei fondamenti del
cristianesimo, ovvero del suo fondatore, di quel figlio dell’uomo che
avrebbe dovuto essere l’ipostasi, l’anello mancante tra Dio e l’uomo.
La triste evidenza che tali conferme storiche si perdono in una
imperscrutabile notte dei tempi, minate da più che giustificati sospetti
di interpolazione delle poche testimonianze, che perlopiù diventano
campo di battaglia per esegeti, ha confermato il nostro iniziale
scetticismo nella religione cristiana. I romanzeschi e rocamboleschi
ritrovamenti di antichi testi, poi occultati, poi tendenzialmente
mistificati, screditati o utilizzati a proprio vantaggio, ci hanno deluso,
di una delusione insanabile perché, per il nostro modo di vedere, la
verità non dovrebbe temere altre verità, né tantomeno le bugie. Infine,
duemila anni di condotta della Chiesa, del dispiegarsi del “Corpo di
Cristo” nella Storia, ci hanno definitivamente persuaso della possibilità
di un disegno intenzionale della religione con il precipuo obiettivo di
essere un “Instrumentum regni”. È all’interno di questo scenario che
nasce questo libro di critica alla fede religiosa e al cristianesimo in
particolare. Uno scenario che è punto di arrivo, ma che non vuole
essere definitivo, bensì spunto per ulteriori analisi e ricerche.

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La raccolta delle citazioni qui presentata vuole dunque essere
una sintesi delle nostre letture, delle nostre ricerche in ambito storico e
filosofico e rappresenta le diverse anime del dissenso nei confronti
della visione religiosa. Visione che in definitiva, come già accennato,
consideriamo un desueto modo di rapportarsi con la realtà, che si
contrappone in modo perfettamente antitetico all’approccio che
prediligiamo che è quello di seguire l’unica strada secondo noi
percorribile senza il rischio di perdersi, quella della ragione. Le diverse
anime dell’ateismo con le quali ci imbatteremo mostrano un
ricchissimo ventaglio di motivi di opposizione alle religioni. Vi si
troverà dal più banale anticlericalismo per motivi politici alle più
sottili argomentazioni filosofiche. Noi abbiamo voluto dare spazio a
tutte queste anime per mostrare da quanti differenti punti di vista il
fenomeno religioso può essere dibattuto e contestato. Va osservato a
tale proposito che non sempre sposiamo interamente il pensiero
espresso dall’autore.

Nel corso dei nostri approfondimenti su questi temi, la più


persistente delle impressioni maturate riguarda proprio questo
amplissimo ventaglio di motivazioni che nei diversi autori, nei diversi
periodi storici, sottendono alle posizioni dell’ateismo. Posizioni
talmente variegate che il termine stesso di ateismo diventa stretto e
inadeguato. Per restare in tema di citazioni, ci viene in mente Noam
Chomsky che alla domanda se crede o no in dio, risponde che davvero
non sa cosa possa significare una simile domanda. Essere atei significa
essere senza dio, ma in un’accezione negativa, affibbiata dai credenti a
coloro che non si riconoscono nelle loro credenze religiose per
qualsivoglia motivo. Noi oggi vorremmo ribaltare questa posizione,
perché riteniamo di non essere noi mancanti di qualche cosa, ma
pensiamo che siano i credenti ad avere qualcosa di troppo: un ente di
troppo per dirla con Guglielmo d’Ockham. Un ente, oltretutto, che non
sono in grado di giustificare e che finisce per avere, al vaglio della
ragione, valenza meramente metafisica. In virtù di queste
considerazioni auspicheremmo la coniazione di un neologismo che con
valenza positiva raccolga al suo interno tutti coloro che, non credenti
in alcunché di religioso, semplicemente si pongano umilmente, ma con
forza sotto la guida del lume della ragione.

Un’altra persistente impressione che talvolta ci è spiaciuto di


aver dovuto sperimentare è data dalle diverse anime dell’ateismo
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allorquando si ritrovino in contrasto fra loro. Abbiamo dovuto
constatare in alcuni casi che la distanza che separa differenti ateismi
fra loro riesce ad essere maggiore di quella che separa taluni ateismi da
posizioni religiose non trincerate all’interno della inespugnabile
barriera della fede. In tal senso, e solo in certi casi alcune espressioni
dell’ateismo possono dar luogo all’idea che anche l’ateismo possa
essere una convinzione acritica, quanto non addirittura una “credenza”,
una “religione”. Ed è questo un errore in cui bisogna evitare di
incorrere: sostituire una credenza con un'altra credenza. Il superamento
dell'istanza religiosa, della visione religiosa del mondo deve costituire
un passo verso la consapevolezza che si sta abbandonando il senso
dell’assoluto e della fede in esso, e che l’alternativa che ci aspetta è,
come dice Diderot, un cammino in una “fitta foresta con il solo ausilio
di una tremolante fiammella”. Noi però pensiamo che questo percorso
sia oggi l’unico perseguibile, a meno che non si voglia camminare, con
gli occhi bendati, mano nella mano di chi ci assicura di conoscere la
strada, anche senza averla mai percorsa, sulla base di una fede che
potrebbe essere malriposta. E riteniamo che questo percorso debba
portare verso un maggior grado di maturità della nostra coscienza.
Inoltre, non occorre mai dimenticare che, per quanto convinti delle
nostre posizioni, la tolleranza e la reciproca accettazione delle
differenti posizioni debbono rimanere sempre alla base di qualsiasi
relazione. L'obiettivo che occorre perseguire dovrà semplicemente
essere la conquista di uno spazio a-religioso e del rispetto di tale
spazio da parte dei credenti. In questa prospettiva apparirà lampante
che nessuna guerra dovrà essere portata contro la religione, bensì
occorrerà lavorare a favore della costruzione del proprio spazio, e
ancora più lampante apparirà che eventuali guerre di religione
sarebbero un incauto ed imperdonabile ossimoro nel panorama
dell’ateismo.

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L’importanza dell’indagine storica su Gesù

Come abbiamo già avuto modo di affermare, tutte le religioni


riteniamo siano un modo di guardare e interpretare il mondo che si
contrappone ad un altro modo di conoscere il mondo che è il pensiero
critico. In questa ottica, a nostro modo di vedere, il danno peggiore che
ha prodotto la nascita del cristianesimo è stato interrompere quel
tentativo iniziato in Grecia di conoscere il mondo che abbandonava il
“mythos” per dar luogo al “logos”. La nascita del cristianesimo di fatto
altro non fece che imporre nuovamente all'Occidente il “mythos”.
Ripropose nuovamente la comprensione e l’interpretazione del mondo
attraverso antichi miti mediorientali, e impedì di fatto l’utilizzo del
pensiero critico attraverso la persecuzione dei pagani, fino agli inizi
del VI secolo. E, successivamente, con cinquecento anni di
inquisizione, a partire dal XII secolo, durante i quali pressoché tutte le
eresie vennero estirpate. E fu fin dal principio una vera e propria
imposizione perché, come sappiamo, al tempo dell’imposizione della
religione cristiana come religione di stato da parte di Teodosio, solo
una piccola percentuale della popolazione dell'impero era cristiana. E
l'affermazione della nuova religione, supportata dagli editti teodosiani,
dovette passare dalla persecuzione feroce dei pagani e dalla
distruzione dei loro templi in tutto l'impero per riuscire nell'intento.

Oggi è vero che il cristianesimo non è più nelle condizioni di


imporsi con la forza, ma non ne ha nemmeno la necessità, poiché,
avendo da un lato pervaso profondamente la cultura occidentale e
avendo un notevole potere economico, che gli deriva dalle immense
ricchezze accumulate in duemila anni di storia, riesce ad avere
comunque una grande influenza sui nostri destini sociali. E questa
influenza quando la si vede capace di interagire con il governo politico
del paese, da parte di un laico non può che essere vista come una
ingiustificabile ingerenza.

Ma c'è un altro e forse più importante argomento che non


quello banalmente economico e sociale: Il dibattito tra fede e logos.
Oggi il cristianesimo, che a noi appare un vetusto e anacronistico
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modo di guardare e interpretare il mondo, durante il dibattimento si
rifugia nell'angolo imperscrutabile della "fede nella rivelazione"
ponendo così fine a qualsiasi possibilità di confronto. È a questo punto
che diventa importante smontare il falso impianto della rivelazione
dell'antico testamento, della divinità di Gesù e magari anche della sua
effettiva esistenza storica. Risulta chiaro quindi che questo intento è
solo ed esclusivamente funzionale alla verità. E non unicamente della
verità storica, che, come abbiamo già detto, è solo un mezzo più che
un punto di arrivo. È per questo che si rende necessaria l'indagine
storica sulle origini del cristianesimo.

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L’esigenza della costruzione di una morale non religiosa

Un altro passo avanti che l’ateismo dovrebbe a nostro avviso


fare è di abbandonare la semplice posizione critica e cercare di passare
ad una fase costruttiva. Tale fase costruttiva, a nostro modo di vedere
passa dalla necessità di fondare una morale. Le enormi difficoltà di
tale compito sono immediatamente visibili. Questa morale non potrà
appoggiarsi su alcun assoluto, giacché con il tramonto di Dio tramonta
l’unico possibile assoluto ipotizzabile. E non è tutto, l’importanza di
Dio nell’etica è fondamentale perché fornisce una finalità precisa cui
riferirsi. Come è possibile immaginare un’etica universalmente condi-
visibile se viene a mancare il comune accordo sul significato e sulla
finalità ultima della nostra esistenza? E senza un Dio rivelatore viene
proprio meno il faro verso cui dirigersi, e ci ritroviamo in una buia not-
te in balia delle onde, allora proviamo a guardare sconosciute carte
nautiche, ma nulla ci dice quali terre offrano porti sicuri e neppure
possiamo sapere se esistano porti sicuri. Ed è questa l’angosciosa con-
dizione in cui l’uomo contemporaneo viene a trovarsi, la Terra è il no-
stro vascello e il mare è l’universo di stelle in cui ci muoviamo. Però,
chi si dovesse trovare col suo battello in mare, in balia delle tempeste,
pur con tutti i dubbi sul significato e sulla destinazione del suo viag-
gio, non vuole immediatamente perire, ma desidera salvarsi dalle onde
minacciose per aver poi tempo per orientarsi e decidere sul da farsi e
allora si adopera per impartire ordini e stabilire comportamenti utili
allo scopo. Così anche noi dovremmo impegnarci per fissare norme
etiche a salvaguardia della nostra sicurezza.

Per tornare al punto, non è certo questo il luogo per affrontare


con i dovuti modi un compito del genere, ma qualche considerazione
riteniamo di doverla fare. Innanzitutto, come prima osservazione, rite-
niamo che una diretta conseguenza della fine dell’impero della morale
cristiana nel mondo occidentale, che considera l’uomo al centro della
finalità dell’intero universo, debba essere l’abbandono di questa con-
cezione antropocentrica. La sfida che oggi ci troviamo davanti è una
nuova rivoluzione copernicana, che ci vedrà perdere la centralità di cui
abbiamo indebitamente abusato a favore di un bio-sistema di cui siamo
parte e che condividiamo con le altre specie. Di conseguenza, l’ambito
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di azione della nuova morale dovrebbe comprendere la vita e
l’ambiente nella sua totalità. Occorrerà quindi pensare alla Terra stessa
come un tutt’uno, come alla condizione necessaria per la sopravviven-
za di tutte le specie che la abitano. La morale infine potrebbe avere
come propria finalità, in mancanza di impossibili teleologie metafisi-
che e religiose, l’obbligo di perpetuazione delle specie viventi e la sal-
vaguardia dell’ambiente che esse abitano.

Il filosofo inglese Derek Parfit nel suo “Ragioni e persone af-


ferma che “La credenza in Dio, o in più dei ha impedito il libero svi-
luppo del ragionamento morale” ed è per questo motivo che oggi
“l’etica non religiosa si trova ad uno stadio alquanto primitivo”. Ci
sentiamo di sottoscrivere pienamente questa riflessione e aggiunge-
remmo che l’azione conservatrice della religione in tutte le sfere della
cultura si è, per ovvie ragioni, maggiormente esplicata, nelle aree di
maggiore sovrapposizione tra le differenti visioni, quella religiosa e
quella laica, e l’etica è senza ombra di dubbio area di pressoché totale
sovrapposizione.

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Le ragioni di una critica al cristianesimo

Alcune premesse sono d’obbligo. Innanzitutto, desideriamo


sottolineare che, secondo la nostra concezione gnoseologica, riluttante
al trascendimento dell’esperienza ed alle categorie ontologiche della
vecchia metafisica, mette capo ad una posizione che intende l’ateismo
non come dottrina dogmatica, ma come metodo.

L’ateismo inteso come metodo e non come dottrina, sospende


il giudizio sulla questione dell'esistenza di un creatore, perché ritiene
tale materia fuori dall’ambito conoscitivo. Se questo è vero di
conseguenza tentare di parlarne ci espone a insormontabili difficoltà di
ordine metafisico. Ma ancora di più, riteniamo non sia possibile
fondare sulla presunta esistenza di un dio alcuna etica perché per farlo
non solo dovremmo essere in grado di dimostrarne l’esistenza, ma
anche di determinarne la volontà da cui poi potrebbero derivare le
nostre finalità. Da qui la conclusione che l’argomento dell’esistenza di
Dio diventi un fatto poco rilevante.

Si pone a questo punto un altro ordine di problema che attiene


alla libertà di ciascuno di pensarla diversamente nonostante le verità
apodittiche vantate dalla controparte. Il nostro approccio non
dogmatico garantisce ad ognuno la libertà di pensarla secondo la
propria intelligenza, secondo il proprio modo di sentire su tale materia.
Per contro reclamiamo per atei ed agnostici il diritto a non subire in
alcun modo la preponderante cultura cattolica in tutti i suoi aspetti e in
tutte le sue manifestazioni.

Occorre forse ricordare quale influenza ha la cultura cattolica


sulla morale? E quale percezione negativa si dà di se stessi se ci si
allontana da tale morale? Senza parlare poi dell’influenza che la Santa
Romana Chiesa ha e cerca di avere sulla vita politica e sociale del
nostro paese. Per non dimenticare, infine, l’influenza che la Chiesa ha
e cerca di avere sulla ricerca scientifica. Non desideriamo però qui
parlare di casi ed esempi, non è questo il punto. Viene qui affermato
solamente il principio che su questioni morali, sociali, politiche e
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scientifiche non è possibile riconoscere alla Santa Romana Chiesa
alcun diritto, né alcuna autorità. Ed il motivo per cui non è possibile
riconoscerle tale diritto e tale autorità sta nel fatto che riteniamo del
tutto insostenibili i suoi fondamenti filosofici, e forse ancora più
determinante, i suoi fondamenti storici. In particolare, dal punto di
vista storiografico, una delle nostre convinzioni riguarda l’estrema
labilità della storicità di Gesù, che di conseguenza, come affermato
persino da Ratzinger nel suo “Gesù di Nazareth”, una volta crollato il
fondamento storico di Gesù Cristo “la fede cristiana in quanto tale
sarebbe eliminata e trasformata in un’altra religione”. Ne deriva
dunque che, non avendo la Chiesa fondamenta storiche su cui
poggiarsi, la sua stessa autorità morale viene inficiata e di conseguenza
perde qualsiasi diritto di influenzare la vita degli uomini. Detto questo,
se vi è chi, nonostante le evidenti difficoltà di ricondurre la Chiesa ad
un Dio per mezzo del suo inesistente figlio, voglia continuare a
“credere” e ad avere fede in non “si sa più in che cosa”, ebbene
nessuno vuole né deve impedirlo. Come affermato da Giulio Giorello
in “Senza Dio”: “Esigere che la società sia aperta a ogni realtà
religiosa (purché quest’ultima rispetti il vincolo dell’assenza di danno
ad altri) non implica tuttavia autorizzare quel Dio a devastare
impunemente le nostre esistenze”.

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II

Vi sono, infine, argomentazioni a favore della religione che le


attribuiscono un ruolo complementare alla scienza: la scienza sarebbe
in grado di dire cosa, come, quanto, quando, ma non il perché; la
religione aggiungerebbe il prezioso perché. A tale proposito si desidera
far notare la capziosità di tale argomentazione, che ne denuncia
l’intrinseca debolezza: se è vero che la scienza non ha verità ultime e
definitive, non per questo è detto che le abbia la religione e neppure è
detto che ve ne siano o che sia possibile trovarle. Oltretutto si fa finta
di dimenticare che questo è il ruolo principe dalla filosofia.

Bisogna sempre avere fermo in mente il pensiero che prima di


tutto la religione deve essere in grado di dimostrare che possiede la
verità, senza la quale è immediatamente messa fuori gioco. Quando si
segue una debole fiammella in una fitta e buia foresta, piena di pericoli
è facile cedere alla tentazione di seguire una voce che si dimostra
sicura di sé senza chiedersi se facciamo bene a fidarci, ma se non ci
facciamo qualche domanda, se non usiamo il nostro pensiero critico,
rischiamo di seguire la persona sbagliata, di raggiungere un luogo
diverso da quello desiderato, di fare una strada che noi non avremmo
scelto se fossimo stati noi a dover scegliere.

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Il delinearsi del pensiero miscredente nell’età moderna e
contemporanea

Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno fu immolato sul rogo


dall'inquisizione romana. È un dato fondamentale che segna uno
spartiacque nel rapporto tra l'istituzione religiosa e la libera ricerca
filosofica e scientifica. Il filosofo italiano educato nella tradizione
cristiana, ma con un pensiero fortemente inquieto e incline a varie
suggestioni tipiche del pensiero rinascimentale italiano approdò ad una
concezione panteistica che identificava l'infinità e l'unità della causa
divina con l’infinità e l’eternità dell’universo. La condanna a morte di
Bruno da parte della chiesa cattolica si inquadra nel tentativo
controriformistico di arginare le deviazioni dottrinarie sempre più
frequenti in un Europa dilaniata dall’avanzata del protestantesimo.

Il pensiero umanistico e rinascimentale aveva riscoperto


l’immanenza, la centralità della natura e dell'uomo: "l'homo faber
fortunae suae” in contrapposizione al medievale “homo viator” in
cammino verso dio. Ma è soltanto con Baruch Spinoza che abbiamo un
approccio culturale e filosofico che per la prima volta nel pensiero
europeo esula completamente dalla concezione cristiana. Spinoza fu
tra i maggiori filosofi razionalisti dell’età moderna che pervenne ad
una concezione completamente razionale dell’operato umano inserito
nel contesto dell’infinità naturale. Nel suo panteismo non vi è posto
per il volontarismo cristiano, la causalità divina si esplica nell’infinità
dei modi naturali con una ferrea necessità geometrica. Persino l’uomo
viene studiato nella geometria degli affetti, come una modalità
transeunte dell’eterna causalità naturale. L’attacco alla tradizione
biblica è fondamentale nel suo Trattato teologico politico, dove critica
a fondo su tutti i piani da quello esegetico-storico a quello filosofico la
tradizione delle “Sacre scritture”. La Bibbia è per Spinoza un insieme
disorganico di libri scritti da autori diversi in epoche diverse che
esulano completamente dal contesto filosofico della ricerca della
verità. Nei libri della bibbia non c’è una verità, né una ricerca
razionale perché essa è solo l’espressione etica e culturale di un
determinato popolo, che si prefigge come compito fondamentale
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l’obbedienza. Ma da questa obbedienza deve essere preservata,
secondo Spinoza, il libero pensiero che persegue come compito la
ricerca della verità. È chiarissimo in Spinoza la differenza strutturale
tra la tradizione biblica e religiosa in genere che inducono
all’obbedienza e la libertà necessaria alla ricerca filosofica e
scientifica.

Nella storiografia illuministica vengono riprese le critiche di


Spinoza alla tradizione biblica. Gli illuministi pur differenziandosi
notevolmente per le varie posizioni concernenti il problema teologico:
nell'Illuminismo convivono posizioni radicalmente atee come quelle di
La Mettrie e del barone d’Holbach al deismo di Voltaire e
Rousseau. In essi è però rilevante una critica razionale nei confronti
della religione rivelata. Nelle opere degli illuministi sono frequenti i
richiami alle contraddizioni presenti nella Bibbia ed anche negli stessi
Vangeli. Non vi è un esplicito rifiuto della storicità dei personaggi
biblici, ma sicuramente il dubbio cominciava ad insinuarsi e, per la
prima volta, coinvolse la stessa figura storica di Gesù. Voltaire si
chiede come mai un “governatore capo di una grossa guarnigione il
quale doveva pur mandare all’imperatore, al senato una relazione
circostanziata del più miracoloso evento di cui gli uomini abbiamo mai
sentito parlare” non abbia in realtà lasciato alcuna traccia. In una fase
più matura dell’Illuminismo, come la riflessione kantiana in Germania,
vi è l’esplicito proposito di sottomettere al vaglio razionale qualsiasi
genere di conoscenza umana compresa naturalmente le pretese verità
rivelate nella religione, come evidenziano le due opere “Che cos’è
l’Illuminismo?” e “La religione dei limiti della semplice ragione”.
D’altronde Kant nella teologia razionale della sua dialettica
trascendentale aveva criticato a fondo qualsiasi prova razionale
dell’esistenza di Dio pervenendo a concezioni sostanzialmente
agnostiche. Il problema teologico è inquadrato nel più generale
problema metafisico della cosa in sé o noumeno. Il noumeno dal punto
di vista gnoseologico non è possibile conoscerlo o determinarlo perché
la conoscenza umana ha sempre e soltanto, nelle sue sintesi
conoscitive, intuizioni empiriche di fenomeni determinati. Dio rimane
un’idea regolativa della ragione, come la sostanzialità dell’anima e la
totalità del cosmo, che non può produrre o estendere alcuna
conoscenza umana, essendo l’ambito conoscitivo ristretto
esclusivamente al mondo fenomenico. Nel successivo idealismo di
Fichte, l’io trascendentale kantiano, che è condizione di possibilità
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dell’esperienza, viene interpretato come Io assoluto, privo dei limiti
gnoseologici in cui era configurato nel criticismo. L’Io assoluto avrà,
in un certo senso, le prerogative creazionistiche del dio della vecchia
ontologia, essendo una assoluta soggettività trascendentale. La nuova
metafisica sarà completamente “noologica” rifiutando qualsiasi
riferimento alla metafisica ontologica considerata dogmatica.

In Hegel la religione assume un grande rilievo come si desume


dalle sue “Lezioni sulla filosofia della religione”. Ma nel sistema
hegeliano essa rappresenta il momento antitetico all’arte nella
dialettica dello spirito assoluto la cui sintesi è solo nell’autocoscienza
della filosofia. Nella religione per Hegel, vi sono “rappresentazioni” il
cui contenuto non è ancora concettuale, essendo il concetto e
l’autocoscienza prerogativa soltanto della filosofia nel suo dispiegarsi
storico. Il pensiero hegeliano come è noto diede adito a diverse
interpretazioni dopo la sua morte, nel 1831. Qualche anno dopo, nel
1835, viene pubblicata la “Vita di Gesù” di David Friedrich Strauss
che segnerà definitivamente la spaccatura all’interno della sua scuola
fra la sinistra e la destra hegeliana. Mentre la destra hegeliana
con Kasimiro Conradi, Georg Andreas Gabler Edoardo Erdman etc
accentuavano gli aspetti più reazionari del pensiero politico e
filosofico hegeliano, la sinistra con Bruno Bauer, David Friedrich
Strauss, Max Stirner, Arnold Ruge ecc. accentuavano gli elementi
rivoluzionari insiti nel pensiero hegeliano e in modo particolare il
pensiero politico e religioso. La sinistra hegeliana giunse rapidamente
a posizioni di ateismo con l’umanismo integrale di Feuerbach. Ludwig
Feuerbach criticò a fondo la dialettica hegeliana, affetta secondo lui,
ancora da elementi teologizzanti, ribaltando il ruolo di soggetto e
predicato. L’universale hegeliano veniva sostituito da Feuerbach con
l’individuo in carne ed ossa.

Nella sua concezione materialistica la divinità veniva risolta


nella proiezione ed oggettivazione dello stesso uomo. Il giovane Marx
mosse alcuni fondamentali rilievi critici al materialismo di Feuerbach
ne “L’ideologia tedesca”, rilevandone ancora il carattere
intellettualistico di separazione fra teoria e prassi. In modo particolare
nell’undicesima glossa a Feuerbach affermava “i filosofi fino ad oggi
si sono limitati a interpretare il mondo, si tratta ora di cambiarlo”. La
religione non andava più contrastata secondo il giovane Marx con

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argomenti intellettuali, ma ponendo fine allo stato di alienazione
umana che supporta la religione. Abolendo l’alienazione, di cui parla a
lungo nei “Manoscritti economico-filosofici”, si abolisce, secondo
Marx, l’intero fenomeno religioso che viene ricondotto ad una
sovrastruttura rispetto alla dialettica economica che costituisce il vero
motore della storia. Mentre Bruno Bauer va oltre le posizioni di
Strauss che nella vita di Gesù si era limitato a presentare il Cristo nel
suo divenire umano, privando i racconti evangelici di tutti gli aspetti
miracolistici. Per Bauer tutta la costruzione evangelica è frutto di un
mito, Gesù stesso, come gli apostoli sono delle finzioni mitologiche
senza fondamento storico. Egli pervenne così non solo ad un radicale
ateismo, ma anche ad una esplicita posizione “miticista” nei riguardi
della figura di Cristo. Per queste posizioni Bauer perse la cattedra di
teologia dell’università di Bonn. In questo contesto storico il re di
Prussia, Federico Guglielmo IV, preoccupato per gli esiti rivoluzionari
dei giovani discepoli di Hegel, decise di richiamare il vecchio
Schelling sulla cattedra di filosofia di Berlino che fu di Hegel.

Arthur Schopenhauer ne "Il mondo come volontà e


rappresentazione" (1819) riprende la distinzione kantiana tra fenomeno
e noumeno. Ne dà però una differente interpretazione: il fenomeno non
è l'unica realtà conoscibile dal soggetto, come nella gnoseologia
kantiana, ma è piuttosto un'illusione simile al "velo di Maya" della
tradizione buddista. Mentre il noumeno non è l'inconoscibile e
indeterminabile "cosa in sé" del criticismo, perché viene determinato
tramite la "verità filosofica per eccellenza" come la stessa volontà. La
volontà per Schopenhauer ha le stesse caratteristiche dell'assoluto della
tradizione filosofica: è unica, infinita, eterna ecc. Si differenzia per la
sua intrinseca negatività: la volontà che è priva di finalità e di senso è
la radice della sofferenza di tutti gli esseri viventi e senzienti. Da essa
bisogna liberarsi, solo in questo modo è possibile superare il dolore
intrinseco alla stessa esistenza: "Per coloro che sono animati dal
volere, ciò che resta dopo la totale soppressione della volontà è il vero
ed assoluto nulla. Ma viceversa, per coloro in cui la volontà si è
convertita e soppressa, questo mondo così reale, con tutti i suoi soli e
le sue vie lattee, questo, propriamente questo è il nulla"

Friedrich Nietzsche riprende da Schopenhauer il concetto di


volontà, interpretandola non come semplice volontà di vita, ma come
volontà di potenza. Esistere, vivere, desiderare significa, per
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Nietzsche, volere la potenza. Nietzsche fin dalle opere giovanili diede
risalto ad una particolare interpretazione della filosofia greca che vede
in Socrate e Platone i grandi traditori dello "spirito dionisiaco" che
aveva caratterizzato la nascita della tragedia greca. Socrate e Platone
avrebbero, nell'interpretazione nietzschiana, sottomesso le istanze
vitali alla ragione preludendo al successivo cristianesimo. Nietzsche
rielabora il concetto sofistico del nichilismo. La realtà è priva di
qualsiasi fondamento e valore ontologico, logico, etico ecc. In questo
senso Nietzsche parla della "morte di Dio". Dio è morto perché non
sussistono più i valori che hanno caratterizzato l'Assoluto ed il
fondamento metafisico della tradizione occidentale. Se i valori non
esistono, perché "l'universo danza sui piedi del caso" non è né buono,
né bello, né vero di per se stesso. È la volontà che ha il compito
ermeneutico di interpretare ed imporre i valori, che dà senso ad una
realtà priva di senso e di finalità intrinseche. È La volontà di potenza,
nella sua valenza ermeneutica, che permette a Nietzsche di passare da
un nichilismo "passivo" al suo nichilismo "attivo" e alla sua
interpretazione dell'ubermensch.

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II

Nel Novecento la maggior parte dei pensatori fanno capo a teo-


riche perlopiù atee o agnostiche. Fu ateo il fondatore della psicanalisi
Sigmund Freud che riprese le tendenze irrazionalistiche del pensiero
schopenhaueriano per arrivare a teorizzare le istanze inconsce insite
nel soggetto conoscente. I fenomeni religiosi, nel contesto psicanaliti-
co freudiano, rappresentano la sublimazione di pulsioni primordiali ed
istintuali della psiche umana.

È stato ateo, con poche eccezioni, il pensiero marxista nove-


centesco, a partire dalle teorizzazioni di Lenin in "Materialismo ed
empiriocriticismo" (1909) fino all'ultimo rappresentante, ancora viven-
te, della Scuola di Francoforte, Jurgen Habermas. Come furono atei i
maggiori rappresentanti del neoidealismo italiano, Croce e Gentile. Pur
riformando la dialettica in modo molto differente, Croce con una dia-
lettica dei distinti e Gentile dell'unità. Entrambi i filosofi pervennero
ad una concezione che rifiutava la trascendenza. La chiesa in modo
particolare attaccò Gentile nel 1934, mettendo all'Indice la sua "Opera
omnia".

Un'altra delle direttrici filosofiche atee del Novecento fu il


neopositivismo. Nella scuola neopositivistica, fondata a Vienna negli
anni '30 da Schlick, Carnap, Reichenbach, e di cui fece parte anche il
giovane Wittgenstein, il pensiero religioso, teologico ed in generale
metafisico, era considerato un nonsense dal punto di vista linguistico e
concettuale. La stessa parola "Dio" per i neopositivisti era priva di si-
gnificato come l'affermazione che "Cesare è un numero primo" (M.
Schlick).

Nella fenomenologia husserliana troviamo i concetti di epochè


e di riduzione fenomenologica, per cui ogni oggetto è un oggetto dato
nell'orizzonte della coscienza del soggetto e parlare di una trascenden-
za assoluta rispetto ai dati conoscitivi, non ha, secondo Husserl, un
preciso significato logico-gnoseologico.

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La fenomenologia influenzò anche la nascita del movimento
esistenzialista sia in Germania e successivamente in Francia e nelle
altre nazioni europee.

Pervenne a posizioni sostanzialmente atee la complessa teorica


esistenzialistica di Heidegger, per cui la radice stessa dell'esistenza è
nel nulla. Mentre in Francia approdarono a posizioni decisamente atee
gli esistenzialisti, Sartre, celebre autore de "L'essere e il nulla" e lo
scrittore Albert Camus.

La prospettiva atea è stata pure molto presente nell'epistemolo-


gia contemporanea: dalle riflessioni di Bertrand Russell al materiali-
smo dell'italiano Geymonat, dal falsificazionismo di Popper, alle ri-
flessioni epistemologiche di Feyerabend, Ayer e Giorello.

21
La ricerca storica su Gesù

La ricerca storica su Gesù inizia con la forte propensione alla


critica razionale dell’Illuminismo, essenzialmente ad opera di Herman
Samuel Reimarus che, nella sua “Apologia degli adoratori razionali di
Dio”, sostenne che la nascita del cristianesimo si basa su un falso sto-
rico. Secondo Reimarus Gesù riteneva di avere uno scopo politico, di
essere il messia liberatore degli ebrei dal dominio romano; dopo la sua
morte, segno del fallimento della sua missione, i discepoli avrebbero
rubato il suo cadavere, inventato l’annuncio della sua risurrezione e
creato una nuova religione. Altri importanti autori facenti parte di
quella che poi fu denominata “First Quest” (Prima Ricerca), furono
David Friedrich Strauss (1808 – 1878), Bruno Bauer (1809 – 1882),
Ernest Renan, fino a William Wrede (1859 – 1906). Significativa ci
sembra la posizione di Albert Schweitzer che notò come le varie bio-
grafie di Gesù altro non fossero che il riflesso degli autori stessi. Tra il
1950 e il 1980 si posiziona invece quella che viene identificata come
“Second Quest” (Seconda Ricerca), iniziata ad opera di Ernst Käse-
mann. Käsemann in contrasto con il suo maestro Rudolf Bultmann,
che era giunto a negare ogni possibilità di ricostruzione storica della
figura di Gesù, nel suo articolo “Das Problem des historischen Jesu” si
domanda perché la Chiesa primitiva avrebbe scritto i vangeli se non
fosse stata interessata alla storia di Gesù. Egli ammette che i vangeli
non siano opere storiche, ma li considera comunque necessariamente
rapportati ad una figura storica.

Infine a partire dalla metà degli anni ’80 viene avviata, ed è tut-
tora, inizi del XXI secolo, attiva, la cosiddetta Third Quest (Terza Ri-
cerca) di cui tra i maggiori rappresentanti citiamo J. P. Meier che inizia
il suo “Un ebreo marginale” affermando che “Il Gesù storico non è il
Gesù reale. Il Gesù reale non è il Gesù storico». E dopo aver distinto
tra un irraggiungibile “Gesù reale” e il Gesù ricostruito seguendo la
sua metodologia storica afferma: “…i risultati non pretendono di offri-
re né un sostituto né l’oggetto della fede. Per il momento, prescindia-
mo dalla fede, senza negarla. In seguito, una correlazione tra la nostra
ricerca storiografica e l’atteggiamento di fede può essere possibile, ma
22
questo va al di là del principale e modesto scopo di questo libro”. Il
modesto libro di cui parla Meier conta, nella traduzione italiana, oltre
3.200 pagine.

Riepilogando, a noi appare evidente che se nonostante gli im-


mani sforzi messi in atto per recuperare la verità storica di Gesù, que-
sta non si palesi, si possa davvero parlare di inutile accanimento tera-
peutico. Si consideri che persino il papa emerito Ratzinger nel suo
“Gesù di Nazareth”, tra le indicazioni metodologiche che fornisce al
lettore come via per arrivare al Gesù storico, ammette, pur nella sua
omiletica missione, che deve ricorrere, per mezzo della sua fiducia (e
ci mancherebbe altro), ai vangeli. Occorre infine notare che perdendosi
nel sovrumano lavoro della ricerca storica si rischia di dimenticare che
quand’anche si trovasse la figura storica che ha originato i vangeli, oc-
corre dimostrare quale fosse il suo reale pensiero e ancora (compito
nel vero senso della parola sovrumano), che egli sia davvero il Dio fat-
to uomo voluto dalla tradizione cristiana. Che non sia stato semplice-
mente un uomo, un profeta come voluto da alcune interpretazioni, o
l’Eone dello gnosticismo come narrato nel vangelo di Giuda, o un ri-
voluzionario zelota come alcuni lo hanno visto, un mito (ipotesi miti-
sta), e molto altro ancora. Tutto il resto è fede.

23
La Bibbia – Antico Testamento

Ai fini di stabilire il più possibile il terreno su cui la religione


cristiana poggia le sue fondamenta, riteniamo utile e significativo for-
nire qualche sommario accenno alle modalità con le quali nel corso dei
millenni le parti più antiche della Bibbia sono arrivate sino a noi. Co-
me si può facilmente immaginare si tratta di questioni molto comples-
se e controverse, da secoli oggetto di studio da parte degli studiosi, che
con alterne fortune si sono confrontati su opposti terreni restando per
lo più ognuno della propria opinione. Non è quindi possibile riassume-
re in poche pagine tutte le problematiche cui si va incontro quando si
ha a che fare con scritti così antichi, che hanno attraversato i millenni
cambiando supporto, lingua, cultura. Ciò che qui desideriamo fare è
porre l’attenzione sull’esistenza del problema della trasmissione dei
testi della Bibbia e invitare il lettore ad approfondire autonomamente e
secondo il proprio giudizio l’argomento.

Va detto chiaramente che la stessa cosa vale, a titolo di esem-


pio, anche per l’Iliade, i cui racconti cominciarono a circolare proba-
bilmente tra il tredicesimo e il nono secolo prima dell’era volgare, vie-
ne tramandata oralmente per moltissimi anni, forse secoli, pervenendo
alla forma scritta (secondo alcuni studiosi) solo intorno al 750 a.e.v.
Diversamente dalla Bibbia però, l’Iliade non pretende di essere
un’opera storicamente affidabile, né tantomeno un’opera religiosa (si
ricordi che tutto il pantheon greco è partecipe delle azioni degli eroi
greci e troiani) sulla quale fondare la propria esistenza e la propria
condotta morale. E non diventerà affidabile storicamente neppure
quando l’archeologo Heinrich Schliemann ritroverà il famoso tesoro di
Priamo basandosi sui versi del poema attribuito ad Omero).

Tornando alla nostra Bibbia e, nella fattispecie, all’Antico Te-


stamento, occorre ricordare che tralasciando i racconti della creazione
del libro della Genesi, i più antichi presunti fatti storici di cui si parla
nei libri del Pentateuco risalgono per alcuni studiosi al ventesimo seco-
lo a.e.v. Siamo di fronte dunque ad una difficoltà di trasmissione, se si
vuole, superiore rispetto all’Iliade. Veniamo quindi a dare qualche
breve cenno sulle modalità in cui l’Antico Testamento è pervenuto fi-
no a noi. Vale forse la pena notare che oggi non abbiamo testi originali
24
completi, né dell’Antico Testamento (AT) né del Nuovo Testamento
(NT) e che la bibbia ebraica assunse la sua forma definitiva soltanto a
cavallo dell’era volgare. Un altro elemento da tenere in debita conside-
razione è il fatto che la prima versione della Bibbia ebraica, poi andata
perduta, aveva una struttura consonantica. Si ricordi che, l’ebraico an-
tico, come le altre lingue semitiche, era esclusivamente consonantico,
si pensi all’impronunciabile tetragramma YHWH (‫)יהוה‬, uno dei modi
di indicare dio nell’antico testamento. La lettura dell’ebraico antico
consonantico, presentava numerosissime difficoltà già nel primo mil-
lennio, in aiuto venne la tradizione orale che provvide ad indicare i
segni vocalici accanto al testo consonantico. Ma questo se da un lato
poté essere d’aiuto, da un altro diede adito a interpretazioni diverse e a
volte contrastanti.

Oggi, il documento su cui si basa la versione italiana della Bib-


bia della Chiesa Cattolica edita dalla Conferenza Episcopale Italiana, è
il cosiddetto Codice Masoretico di Leningrado. Questo testo è il frutto
di un lavoro di puntazione-vocalizzazione che tra il V e il X secolo fu
intrapreso da alcune tradizioni di lettura. Questi masoreti (da maso-
ra=tradizione) partendo da testi originali scritti in ebraico antico svi-
lupparono un sistema di puntuazione-vocalizzazione fissando in ma-
niera definitiva il significato del testo biblico. In particolare, il Codex
Leningradensis fu vocalizzato nella zona di Tiberiade, dal manoscritto
di Aharon Ben Asér (X secolo) che rispecchiava la tradizione della
propria scuola, considerato il più accurato, Samuele ben Jakób ne fece
la copia che oggi è conservata nel museo di Leningrado. Dalle prime
versioni consonantiche alla versione puntata e vocalizzata del Codice
di Leningrado, passano dunque circa mille anni di trasmissione per
mezzo della tradizione del modo di leggere il testo consonantico. Nel
decimo secolo dell’era volgare oramai l’ebraico antico era lingua mor-
ta, con tali e tante premesse non c’è da stupirsi dunque se le diverse
tradizioni che si adoperarono per vocalizzare il testo consonantico
produssero versioni di bibbie alquanto diverse.

Ma alle difficoltà derivanti dall’aderenza dell’attuale testo bi-


blico con quello eventualmente ispirato da Dio, si aggiunge secondo
noi un problema interpretativo che a nostro avviso rischia di essere di
un ordine superiore a quello della fedeltà del testo. Qui di seguito ven-
gono presentati alcuni passi della Bibbia Cristiana e Cattolica, nella

25
versione della Conferenza Episcopale Italiana, che ci sembrano attesta-
re un Dio irascibile e vendicativo, incline più a sentimenti di odio che
di amore. Naturalmente siamo ben lungi dal voler riproporre interpre-
tazioni dogmatiche tradizionali del testo biblico, ciononostante neppu-
re possiamo acconsentire a un’ermeneutica che ne stravolga il senso
testuale.

26
«[9] Il Signore disse a Mosè: [10] «Allontanatevi da questa comunità e
io li consumerò in un istante». Ma essi si prostrarono con la faccia a
terra. [11] Mosè disse ad Aronne: «Prendi l'incensiere, mettici il fuoco
preso dall'altare, ponici sopra l'incenso; portalo presto in mezzo alla
comunità e fa il rito espiatorio per essi; poiché l'ira del Signore è di-
vampata, il flagello è già cominciato». [12] Aronne prese l'incensiere,
come Mosè aveva detto, corse in mezzo all'assemblea; ecco il flagello
era già cominciato in mezzo al popolo; mise l'incenso nel braciere e
fece il rito espiatorio per popolo. [13] Si fermò tra i morti e i vivi e il
flagello fu arrestato. [14] Ora quelli che morirono di quel flagello fu-
rono quattordicimila settecento...»

La Sacra Bibbia versione CEI


Numeri, Capitolo 17

«Trovo che amara più della morte è la donna, la quale è tutta lacci: una
rete il suo cuore, catene le sue braccia. Chi è gradito a Dio la sfugge
ma il peccatore ne resta preso.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Ecclesiaste, Capitolo 7

La donna adultera

«[22] Così della donna che abbandona suo marito, e gli presenta eredi
avuti da un estraneo. [23] Prima di tutto ha disobbedito alle leggi
dell'Altissimo, in secondo luogo ha commesso un torto verso il marito,
in terzo luogo si è macchiata di adulterio e ha introdotto in casa figli di
un estraneo. [24] Costei sarà trascinata davanti all'assemblea e si pro-
cederà a un'inchiesta sui suoi figli. [25] I suoi figli non avranno radici,
i suoi rami non porteranno frutto. [26] Lascerà il suo ricordo in male-
dizione, la sua infamia non sarà cancellata. [27] I superstiti sapranno
che nulla è meglio del timore del Signore,
Nulla più dolce che osservare in suoi comandamenti.»

27
La Sacra Bibbia versione CEI
Siracide, capitolo 23

[1] Salmo. Di Asaf.

«Dio si alza nell'assemblea divina, giudica in mezzo agli dei. [2] «Fino
a quando giudicherete iniquamente e sosterrete la parte degli empi? [3]
Difendete il debole e l'orfano, al misero e al povero fate giustizia. [4]
Salvate il debole e l'indigente, liberatelo dalla mano degli empi». [5]
Non capiscono, non vogliono intendere, avanzano nelle tenebre; vacil-
lano tutte le fondamenta della terra. [6] Io ho detto: «Voi siete dei, sie-
te tutti figli dell'Altissimo». [7] Eppure morirete come ogni uomo, ca-
drete come tutti i potenti.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Salmo 82

NDR:
Dunque, Dio (Elohim) era probabilmente seduto in questa assemblea divina di (El)
in mezzo ad altri (Elohìm) "dei"? Li rimprovera e li avverte che come gli uomini
sono destinati a morire.

Deuteronomio, capitolo 1

«[29] Allora dissi a voi: Non spaventatevi e non abbiate paura di loro.
[30] Il Signore stesso vostro Dio, che vi precede, combatterà per voi,
come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri in Egitto.»

Numeri, capitolo 21

«[14] Per questo si dice nel libro delle Guerre del Signore...»

28
NDR:
Nel Deuteronomio Mosè incita i suoi alla guerra ricordando che anche questa volta,
come altre volte, Dio "combatterà per voi". In "Numeri", nel capitolo 21 si parla
addirittura di un libro, evidentemente andato perduto, (?) delle guerre del Signore!

La Sacra Bibbia versione CEI


Deuteronomio, capitolo 1
Numeri, capitolo 21

«[5] Io sono il Signore e non v'è alcun altro; fuori di me non c'è dio; ti
renderò spedito nell'agire, anche se tu non mi conosci, [6] perché sap-
piano dall'oriente fino all'occidente che non esiste dio fuori di me. Io
sono il Signore e non v'è alcun altro. [7] Io formo la luce e creo le te-
nebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto
questo.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Isaia, capitolo 45

«[15] Ma gli uomini di Giuda, dopo aver invocato il grande Signore


del mondo, il quale senza arieti e senza macchine ingegnose aveva fat-
to cadere Gerico al tempo di Giosuè, assalirono furiosamente le mura.
[16] Presa la città per volere di Dio, fecero innumerevoli stragi, cosic-
ché il lago adiacente, largo due stadi, sembrava pieno del sangue che
vi colava dentro.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Maccabei 2, capitolo XII, versetti 15 e 16

«Tutti quelli di Giuda alzarono grida. Mentre quelli di Giuda emette-


vano grida, Dio sconfisse Geroboamo e tutto Israele di fronte ad Abia
e a Giuda. [16] Gli Israeliti fuggirono di fronte a Giuda; Dio li aveva
messi in potere di costoro. [17] Abia e la sua truppa inflissero loro una
grave sconfitta; fra gli Israeliti caddero morti cinquecentomila uomini
scelti. [18] In quel tempo furono umiliati gli Israeliti, mentre si raffor-
29
zarono quelli di Giuda, perché avevano confidato nel Signore, Dio dei
loro padri.
Fine del regno.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Secondo libro delle cronache, capitolo XIII, versetti 16,17,18

«Fa' lavorare il tuo servo, e potrai trovare riposo, lasciagli libere le


mani e cercherà la libertà. Giogo e redini piegano il collo; per lo schia-
vo cattivo torture e castighi. Fallo lavorare perché non stia in ozio,
poiché l’ozio insegna molte cattiverie. Obbligalo al lavoro come gli
conviene, e se non obbedisce, stringi i suoi ceppi»

La Sacra Bibbia versione CEI


Siracide, 33:26

«[4] C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i
figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro
dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Genesi, capitolo 6

«[28] Nondimeno quanto uno avrà consacrato al Signore con voto di


sterminio, fra le cose che gli appartengono: persona, animale o pezzo
di terra del suo patrimonio, non potrà essere né venduto né riscattato;
ogni cosa votata allo sterminio è cosa santissima, riservata al Signore.
[29] Nessuna persona votata allo sterminio potrà essere riscattata; do-
vrà essere messa a morte.»

NDR:
Accenni a sacrifici di animali e di esseri umani fatti al Signore.

30
La Sacra Bibbia versione CEI
Levitico capitolo 27

«[63] Come il Signore gioiva a vostro riguardo nel beneficarvi e mol-


tiplicarvi, così il Signore gioirà a vostro riguardo nel farvi perire e di-
struggervi; sarete strappati dal suolo, che vai a prendere in possesso.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Deuteronomio, capitolo 28

La distruzione di Sodoma

«[1] I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot
stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si al-
zò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. [2] E disse:
«Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte
[..........]
gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sodoma, si affollarono intor-
no alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. [5] Chiama-
rono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te
questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!». [6] Lot
uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di
sé, [7] disse: «No, fratelli miei, non fate del male! [8] Sentite, io ho
due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le
porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a
questi uomini...»

La Sacra Bibbia versione CEI


Genesi capitolo 19

La distruzione di Sodoma.

NDR:
Si parla dei due "angeli" venuti ad avvertire Lot dell'imminente distruzione della

31
città:

«...laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la


vostra strada». Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza».
[3] Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua
casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così
mangiarono. [4] Non si erano ancora coricati...»

NDR:
Gli angeli si lavano i piedi? Mangiano? Hanno bisogno di dormire?

La Sacra Bibbia versione CEI


Genesi capitolo 19

La distruzione di Sodoma.

NDR: Si parla dei due "angeli" venuti ad avvertire Lot dell'imminente


distruzione della città: Gli angeli in questa occasione lanciano "abbagli acce-
canti”?

«...Allora dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in


casa Lot e chiusero il battente; [11] quanto agli uomini che erano alla
porta della casa, (gli angeli) essi li colpirono con un abbaglio accecan-
te dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la
porta....»

La Sacra Bibbia versione CEI


Genesi capitolo 19

«[26] Mosè si pose alla porta dell'accampamento e disse: «Chi sta con
il Signore, venga da me!». Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi.
[27] Gridò loro: «Dice il Signore, il Dio d'Israele: Ciascuno di voi ten-
ga la spada al fianco. Passate e ripassate nell'accampamento da una
porta all'altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio ami-
co, ognuno il proprio parente». [28] I figli di Levi agirono secondo il

32
comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del
popolo.»
La Sacra Bibbia versione CEI
Esodo XXXII 22-29

«13 Se un uomo sposa una donna e, dopo aver coabitato con lei, la
prende in odio, 14 le attribuisce azioni scandalose e diffonde sul suo
conto una fama cattiva, dicendo: Ho preso questa donna, ma quando
mi sono accostato a lei non l'ho trovata in stato di verginità, 15 il padre
e la madre della giovane prenderanno i segni della verginità della gio-
vane e li presenteranno agli anziani della città, alla porta. 16 Il padre
della giovane dirà agli anziani: Ho dato mia figlia in moglie a que-
st'uomo; egli l'ha presa in odio 17 ed ecco le attribuisce azioni scanda-
lose, dicendo: Non ho trovato tua figlia in stato di verginità; ebbene,
questi sono i segni della verginità di mia figlia, e spiegheranno il pan-
no davanti agli anziani della città. 18 Allora gli anziani di quella città
prenderanno il marito e lo castigheranno 19 e gli imporranno un'am-
menda di cento sicli d'argento, che daranno al padre della giovane, per
il fatto che ha diffuso una cattiva fama contro una vergine d'Israele.
Ella rimarrà sua moglie ed egli non potrà ripudiarla per tutto il tempo
della sua vita. 20 Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata
in stato di verginità, 21 allora la faranno uscire all'ingresso della casa
del padre e la gente della sua città la lapiderà, così che muoia, perché
ha commesso un'infamia in Israele, disonorandosi in casa del padre.
Così toglierai il male di mezzo a te.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Deuteronomio 22, 13-21

«Un Dio geloso e vendicatore è il Signore, vendicatore è il Signore,


pieno di sdegno. Il Signore si vendica degli avversari e serba rancore
verso i nemici. Il Signore è lento all'ira, ma grande in potenza e nulla
lascia impunito.»
La Sacra Bibbia versione CEI
Naum, 1, 2

33
«Se un uomo avrà un figlio testardo e ribelle che non obbedisce alla
voce né di suo padre né di sua madre e, benché l’abbiano castigato,
non dà loro retta, suo padre e sua madre lo prenderanno e lo condur-
ranno dagli anziani della città, alla porta del luogo dove abita, e diran-
no agli anziani della città: «Questo nostro figlio è testardo e ribelle;
non vuole obbedire alla nostra voce, è uno sfrenato e un bevitore». Al-
lora tutti gli uomini della sua città lo lapideranno ed egli morirà; così
estirperai da te il male e tutto Israele lo saprà e avrà timore.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Deteuronomio, 21

«Qualora il tuo fratello, figlio di tuo padre o figlio di tua madre, o il


figlio o la figlia o la moglie che riposa sul tuo petto o l’amico che è
come te stesso, t’istighi in segreto, dicendo: «Andiamo, serviamo altri
dei, dei che né tu né i tuoi padri avete conosciuti, divinità dei popoli
che vi circondano, vicini a te o da te lontani da una estremità all’altra
della terra», tu non dargli retta, non ascoltarlo; il tuo occhio non lo
compianga; non risparmiarlo, non coprire la sua colpa. Anzi devi ucci-
derlo: la tua mano sia la prima contro di lui per metterlo a morte; poi la
mano di tutto il popolo; lapidalo e muoia, perché ha cercato di trasci-
narti lontano dal Signore tuo Dio.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Deteuronomio, 17

«E l’angelo dell’Eterno uscì e colpì, nel campo degli Assiri, cento ot-
tantacinquemila uomini; e quando la gente si levò la mattina, ecco
ch’eran tanti cadaveri. 37 Allora Sennacherib, re d’Assiria, levò il suo
campo, partì e tornò a Ninive, dove rimase.»
La Sacra Bibbia versione CEI
Isaia 37, 36

Ricapitolazione delle conquiste del Sud


34
«[40] Così Giosuè batté tutto il paese: le montagne, il Negheb, il bas-
sopiano, le pendici e tutti i loro re. Non lasciò alcun superstite e votò
allo sterminio ogni essere che respira, come aveva comandato il Signo-
re, Dio di Israele. [41] Giosuè li colpì da Kades-Barnea fino a Gaza e
tutto il paese di Gosen fino a Gàbaon. [42] Giosuè prese tutti questi re
e il loro paese in una sola volta, perché il Signore, Dio di Israele, com-
batteva per Israele. [43] Poi Giosuè con tutto Israele tornò all'accam-
pamento di Gàlgala.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Giosuè, 10

35
La Bibbia - Nuovo Testamento

Sul Nuovo Testamento ci limitiamo a riportare alcuni passi di


Paolo di Tarso che solo una cieca fede può acconsentire ad interpretare
come segni di quell’agape vantata dalla teologia cristiana cattolica. Per
quanto riguarda i quattro vangeli canonici invece abbiamo preferito
lasciare la parola ad autori quali Emilio Bossi ed altri che si sono ci-
mentati in studi comparati degli stessi, evidenziando gravi incongruen-
ze fra di essi e una mancanza di aderenza rispetto ai dati storici che
portano a pensare che essi non siano nati con l’intento di narrare fatti
realmente accaduti. Secondo alcuni autori essi sono nati piuttosto co-
me risposta delle comunità essene alle aspettative messianiche di un
popolo sottomesso ed oppresso. Secondo altri invece, essi rappresenta-
no un tentativo di canalizzazione e consolidamento, - reinterpretandole
- di numerose istanze: gnostiche, mitraiche o di derivazione egiziana.

Le esigue, dubbie e controverse testimonianze storiche vengo-


no smontate da svariati autori e molte di queste disamine possono es-
sere trovate nel corso della presente opera. Infine, ci sentiamo di poter
concludere che, stando alle fonti in nostro possesso, non sia affermabi-
le alcuna verità storica su Gesù e sui vari protagonisti dei vangeli. La
storia pertanto sembra aver fallito la sua missione per mancanza di
adeguate testimonianze. Il Nuovo Testamento infine dal punto di vista
storico può essere considerata fonte accettabile per studiare e com-
prendere i teologi della fine del terzo secolo e dell’inizio del quarto,
ma non è assolutamente utilizzabile quale strumento per comprendere
fatti avvenuti nel primo secolo.

36
[1] Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti
insieme nello stesso luogo (gli apostoli). «[2] Venne all'improvviso dal
cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta
la casa dove si trovavano. [3] Apparvero loro lingue come di fuoco che
si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; [4] ed essi furono tutti
pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo
Spirito dava loro il potere d'esprimersi.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Atti capitolo 2

«Non permetto alla donna di insegnare, né di comandare all’uomo, ma


se ne stia silenziosa. Infatti, Adamo fu plasmato per primo, poi Eva; e
non fu sedotto Adamo prima, ma la donna essendo stata sedotta cadde
nella trasgressione. Pure si salverà come madre e procreatrice, purché
rimanga nella fede e nella carità e nella santità, con modestia.»

Paolo di Tarso
Lettera a Timoteo

«[5] Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della pu-
nizione, ma anche per ragioni di coscienza. [6] Per questo dunque do-
vete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito
sono funzionari di Dio. [7] Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a
chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a
chi il rispetto il rispetto.»

Paolo di Tarso
Lettera ai Romani 13

«Le donne siano soggette ai propri mariti come al Signore, perché il


marito è il capo della donna come anche Cristo è il capo della Chiesa.»

Paolo di Tarso
Lettera agli Efesini
37
«Tutti coloro che stanno sotto il giogo come schiavi, stimino i loro pa-
droni degni di ogni onore, affinché il nome di Dio e la dottrina non sia
bestemmiata.»

Paolo di Tarso
Lettera a Timoteo

«Ognuno sia sottomesso alle superiori autorità, perché ogni autorità


viene da Dio e quelle che esistono sono state stabilite da Dio; così chi
si oppone all’autorità, resiste all’ordinamento stabilito da Dio.»

Paolo di Tarso
Lettera a Corinto

38
Il Mondo Antico

La maggior parte dei manuali di storia della filosofia ricono-


scono che circa 2600 anni fa in Grecia a partire da Talete accadde un
fatto straordinario per la cultura occidentale: l'uomo cominciò a guar-
dare il mondo con occhi diversi. Nacque la filosofia: il mythos fece
posto al logos. Da quel momento, e per circa nove secoli, il pensiero
filosofico poté liberamente tentare l'interpretazione del mondo e fu co-
sì che nacque un diverso atteggiamento per cui invece di riferirsi
all'immaginazione poetica/teologica tendente a fossilizzarsi nei dogmi,
ricercava l'origine della realtà tramite le sole capacità della ragione e
mettendo in dubbio la tradizione religiosa precedente. L'avvento del
cristianesimo (attraverso la verità rivelata) significò tout court il ritor-
no al mito. La fede venne sostituita al logos che diventava inutile poi-
ché la verità non andava più ricercata: essendo stata rivelata era suffi-
ciente avere fede nella rivelazione. Successivamente, con Costantino
che vide nel cristianesimo l'ideale Instrumentum regni e con Teodosio
il quale promulgando nel 380 l'editto di Tessalonica, rese il credo ni-
ceno religione unica e obbligatoria dello stato, iniziò un lungo periodo
che durò fino al Rinascimento, e oltre, in cui la verità asserita dal cri-
stianesimo si impose come verità unica attraverso la persecuzione
dapprima dei pagani, fino agli inizi del VI secolo, e poi con cinquecen-
to anni di inquisizione, a partire dal XIII secolo, in cui tutte le eresie
vennero estirpate. Dopo il lungo travaglio del pensiero umanistico e
rinascimentale arriviamo con Benedetto Spinoza e con il suo Trattato
teologico-politico ad una radicale demitizzazione delle sacre scritture e
quindi, di conseguenza alla riconduzione delle verità rivelate alla loro
dimensione storica o, per meglio dire, mitologica.

39
«I mortali si immaginano che gli dei sian nati e che abbian vesti, voce
e figura come loro; ma se i buoi e i cavalli e i leoni avessero le mani, o
potessero disegnare con le mani, e far opere come quelle degli uomini,
simili ai cavalli il cavallo raffigurerebbe gli dei, e simili ai buoi il bo-
ve, e farebbero loro dei corpi come quelli che ha ciascuno di loro. Gli
Etiopi fanno i loro dei camusi e neri, i Traci dicono che hanno occhi
azzurri e capelli rossi.»

Senofone di Colofone
ca. 570 - 475 a.e.v.
Frammenti

«Tutto ha una spiegazione naturale. La Luna non è una dea, bensì un


grande globo roccioso, e il Sole non è un dio, ma un immenso mondo
infuocato.»

Anassagora di Clazomene
496 - 428 a.e.v.
Sulla natura

«Intorno agli dei non ho alcuna possibilità di sapere né che sono né


che non sono. Molti sono gli ostacoli che impediscono di sapere, sia
l'oscurità dell'argomento sia la brevità della vita umana»

Protagora
Abdera, 486 – mar Ionio, 411 a.e.v.
Antilogie

Salmossi

«Come ho appreso dai Greci residenti sul Ponto e sull’Ellesponto,


questo Salmossi era un uomo che sarebbe stato schiavo a Samo,
schiavo di Pitagora figlio di Mnesarco. Poi, divenuto libero, si sarebbe
assai arricchito e avrebbe fatto ritorno, da ricco, nel proprio paese.
Poiché i Traci conducevano una vita grama e rozza, Salmossi, che
40
conosceva il sistema di vita degli Ioni e abitudini più̀ progredite di
quelle dei Traci – avrebbe frequentato i Greci, e fra i Greci Pitagora,
che non era certo il savio più scadente –, fece costruire un salone, in
cui ospitava i cittadini più ragguardevoli; fra un banchetto e l’altro
insegnava che né lui né i suoi convitati né i loro discendenti sarebbero
morti, ma avrebbero raggiunto un luogo dove sarebbero rimasti per
sempre a godere di ogni bene. Mentre così operava e diceva, si
costruiva una stanza sotterranea. E quando la stanza fu ultimata,
Salmossi scomparve alla vista dei Traci: scese nella dimora sotterranea
e vi abitò per tre anni. I suoi ospiti ne sentivano la mancanza e lo
piangevano per morto; ma egli dopo tre anni si mostrò ai Traci e in tal
modo i suoi insegnamenti risultarono credibili.»

Erodoto
Alicarnasso, 484. – Thurii, a.e.v.
Le Storie, libro IV

«Essi si ritengono immortali in questo senso: sono convinti che lo


scomparso non muoia propriamente, bensì raggiunga il dio Salmossi.
Altri Geti questo stesso dio lo chiamano Gebeleizi. Ogni quattro anni
mandano uno di loro, tratto a sorte, a portare un messaggio a Salmossi,
secondo le necessità del momento. E lo mandano così: tre Geti hanno
l’incarico di tenere tre giavellotti, altri afferrano per le mani e per i
piedi il messaggero designato, lo fanno roteare a mezz’aria e lo sca-
gliano sulle lance. Se muore trafitto, ritengono che il dio sia propizio;
se non muore, accusano il messaggero, sostenendo che è un uomo
malvagio, e quindi ne inviano un altro; l’incarico glielo affidano men-
tre è ancora vivo. Questi stessi Traci di fronte a un tuono o a un fulmi-
ne, scagliano in cielo una freccia pronunciando minacce contro Sal-
mossi, perché credono che non esista altro dio se non il loro.»

Erodoto
Alicarnasso, 484 a.C. – Thurii, 425 a.C.
Le Storie, libro IV

«Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità.»
41
Democrito
Abdera, 460 – 370 a.e.v. circa
Frammenti

«Ci fu un tempo in cui la vita degli uomini non era governata da alcu-
na legge, e giaceva selvaggia e schiava della malvagità dell'animo,
mentre nessun premio esisteva per i probi, né alcuna pena per gli empi.
Mi sembra tuttavia che gli uomini abbiano inventato leggi adatte a
creare degli obblighi, perché la giustizia esercitasse un ruolo da padro-
na ed avesse come sua schiava l'ingiustizia: si colpiva con una pena chi
commetteva qualcosa di sbagliato, mentre le leggi impedivano che i
delitti venissero perpetrati con la forza pubblicamente. Tuttavia, gli
uomini li commettevano di nascosto, allora un saggio dotato di straor-
dinaria intelligenza – a mio avviso – finse per i mortali che esistessero
gli dei, perché negli empi si infondesse la paura, se solo avessero fatto,
detto o finanche pensato qualcosa di nascosto. Così, il dio venne rite-
nuto un demone infiammato di vita immortale, intelligente, dotato di
vista, dotato di pensiero, interessato in queste vicende e pervaso di una
natura divina, che potesse ascoltare ogni parola pronunciata dai mortali
ed osservarne ogni azione. In questo modo – penso – un uomo per
primo convinse i mortali a credere all'esistenza del genere dei demo-
ni.»

Crizia di Atene
Atene, 460 a.e.v. – Munichia, 404/403 a.e.v.
Sisifo

«Er, figlio di Armenio, di origine panfilica. Costui era morto in guerra


e quando, al decimo giorno, si portarono via dal campo i cadaveri già
decomposti, fu raccolto intatto e ricondotto a casa per essere sepolto;
al dodicesimo giorno, quando si trovava già disteso sulla pira, ritornò
in vita e raccontò quello che aveva visto laggiù. Disse che la sua ani-
ma, dopo essere uscita dal corpo, si mise in viaggio assieme a molte
altre, finché giunsero a un luogo meraviglioso nel quale si aprivano
due voragini contigue nel terreno e altre due, corrispondenti alle prime,
42
in alto nel cielo. In mezzo ad esse stavano seduti dei giudici, i quali,
dopo aver pronunciato la loro sentenza, ordinavano ai giusti di prende-
re la strada a destra che saliva verso il cielo, con un contrassegno della
sentenza attaccato sul petto, agli ingiusti di prendere la strada a sinistra
che scendeva verso il basso, anch’essi con un contrassegno sulla
schiena dove erano indicate tutte le colpe che avevano commesso.
Giunto il suo turno, i giudici dissero a Er che avrebbe dovuto riferire
agli uomini ciò che accadeva laggiù e gli ordinarono di ascoltare e os-
servare ogni cosa di quel luogo. Così vide le anime che, dopo essere
state giudicate, partivano verso una delle due voragini del cielo o della
terra; dall’altra voragine della terra risalivano anime piene di lordura e
di polvere, dall’altra posta nel cielo scendevano anime pure. Quelle
che via via arrivavano sembravano reduci come da un lungo viaggio;
liete di essere giunte a quel prato, vi si accampavano come in
un’adunanza festiva. Le anime che si conoscevano si abbracciavano e
quelle provenienti dalla terra chiedevano alle altre notizie del mondo
celeste, e viceversa. Nello scambiarsi i racconti delle proprie vicende
le une gemevano e piangevano, al ricordo di quante e quali sofferenze
avevano patito e veduto durante il viaggio sottoterra (un viaggio di
mille anni), mentre quelle provenienti dal cielo riferivano le visioni di
beatitudine e di straordinaria bellezza che avevano contemplato. Ma
per farne un resoconto minuzioso, Glaucone, ci vorrebbe troppo tem-
po; in ogni caso la sostanza, stando al racconto di Er, è la seguente: per
ogni ingiustizia commessa e ogni persona offesa le anime avevano
scontato una pena decupla; ciascuna pena era calcolata in cento anni,
perché tale è la durata della vita umana, in modo che pagassero un fio
dieci volte superiore alla colpa.»

Platone
Atene, 428/427 – Atene, 348/347 a.e.v.
La Repubblica, Il mito di Er

«La divinità o vuol togliere i mali e non può, oppure può e non vuole o
anche non vuole né può o infine vuole e può. Se vuole e non può, è
impotente; se può e non vuole, è invidiosa; se non vuole e non può, è
invidiosa e impotente; se vuole e può, donde viene l’esistenza dei mali
e perché non li toglie?»

43
Epicuro
Samo, 342 – Atene 270 a.e.v.
Frammenti

«E' da sciocco chiedere agli dei quello che uno è in condizione di pro-
curarsi da se stesso.»

Epicuro
Samo, 342 – Atene 270 a.e.v.
Sentenze e frammenti

«Sono certo che anche coloro che ritengono di possedere cognizioni


sicure saranno costretti a cambiare parere quando si renderanno conto
della grande disparità di opinioni che regna fra studiosi eminentissimi
su una questione di una così radicale importanza.»

Marco Tullio Cicerone


Arpino, 106 – Formia, 43 a.e.v.
Sulla natura degli dèi

«Roma era una città di recente fondazione, nata e cresciuta grazie alla
forza delle armi: Numa, divenutone re nel modo che si è detto, si pre-
para a dotarla di un sistema giuridico e di un codice morale (fonda-
menti di cui fino a quel momento era stata priva). Ma rendendosi conto
che chi passa la vita tra una guerra e l'altra non riesce ad abituarsi fa-
cilmente a queste cose perché l'atmosfera militare inselvatichisce i ca-
ratteri, pensò che fosse opportuno mitigare la ferocia del suo popolo
disabituandolo all'uso delle armi. Per questo motivo fece costruire ai
piedi dell'Argileto un tempio in onore di Giano elevandolo a simbolo
della pace e della guerra: da aperto avrebbe indicato che la città era in
stato di guerra, da chiuso che la pace regnava presso tutti i popoli dei
dintorni. Dal regno di Numa in poi fu chiuso soltanto due volte: la
prima al termine della prima guerra punica, durante il consolato di Tito
Manlio, la seconda (e gli dèi hanno concesso alla nostra generazione di
esserne testimoni oculari) dopo la battaglia di Azio, quando cioè l'im-
peratore Cesare Augusto ristabilì la pace per mare e per terra. Numa lo
chiuse dopo essersi assicurato con trattati di alleanza la buona disposi-
44
zione di tutte le popolazioni limitrofe ed eliminando le preoccupazioni
di pericoli provenienti dall'esterno. Così facendo, però, si correva il
rischio che animi resi vigili dalla disciplina militare e dalla continua
paura del nemico si rammollissero in un ozio pericoloso. Per evitarlo,
egli pensò che la prima cosa da fare fosse instillare in essi il timore
reverenziale per gli dèi, espediente efficacissimo nei confronti di una
massa ignorante e ancora rozza in quei primi anni. Dato che non pote-
va penetrare nelle loro menti senza far ricorso a qualche racconto pro-
digioso, si inventò di avere degli incontri notturni con la dea Egeria e
riferì che quest'ultima lo aveva esortato a istituire dei rituali sacri par-
ticolarmente graditi agli dèi, nonché a preporre a ciascuno di essi certi
officianti specifici. Prima di tutto, basandosi sul corso della luna, divi-
de l'anno in dodici mesi. Ma dato che i singoli mesi lunari non si com-
pongono di trenta giorni e che ce ne sono «undici» di differenza rispet-
to a un intero anno calcolato in base alla rivoluzione del sole, egli ag-
giunse dei mesi intercalari in maniera tale che il ventesimo anno si tro-
vassero rispetto al sole nella stessa posizione dalla quale erano partiti e
che così la durata di tutti gli anni tornasse perfettamente. Stabilì anche
i giorni fasti e quelli nefasti, poiché sarebbe stato utile, di quando in
quando, sospendere ogni attività pubblica.»

Tito Livio
Patavium 59 a.C. – Patavium,17
Storia di Roma

«[Tiberio] "Era indifferente nei confronti degli dei e della religione,


perché si dedicava all'astrologia e credeva che tutto obbedisse alla fata-
lità: Ciò nonostante aveva una terribile paura dei tuoni.".»

Gaio Svetonio Tranquillo


70 – 126 e.v.
Vita dei Cesari

«Uno spartano domandò a un sacerdote che voleva confessarlo:


"A chi devo confessare i miei peccati, a Dio o agli uomini?".
"A Dio", rispose il sacerdote.
"Allora, ritirati, uomo".»
45
Plutarco
ca. 46-125 a.e.v.
Detti dei Lacedèmoni

«Dimmi, prete, cosa ci fa l'oro in un luogo sacro?»

Aulo Persio Flacco


Volterra, 34 – Roma, 62 e.v.
Satire

«Ma io, quando ascolto queste storie ed altre del genere, resto in dub-
bio nel giudicare se gli eventi umani siano governati dal destino e da
una immutabile necessità, oppure si susseguano in balìa del caso.»

Publio Cornelio Tacito


56 – 120 e.v.
Annali 6. 22. 1-3

«L’ardore di Damaso e Ursino per occupare la sede vescovile superava


qualsiasi ambizione umana. Finirono per affrontarsi come due partiti
politici, arrivando allo scontro armato, con morti e feriti... Ebbe la me-
glio Damaso, dopo molti scontri; nella basilica di Sicinnio, dove i cri-
stiani erano riuniti, si contarono 137 morti e dovette passare molto
tempo prima che si calmassero gli animi. Non c’è da stupirsi, se si
considera lo splendore della città di Roma, che un premio tanto ambito
accendesse l’ambizione di uomini maliziosi, determinando lotte feroci
e ostinate. Infatti, una volta raggiunto quel posto, si gode in santa pace
una fortuna garantita dalle donazioni delle matrone, si va in giro su un
cocchio elegantemente vestiti e si partecipa a banchetti con un lusso
superiore a quello imperiale.»

Ammiano Marcellino
Antiochia di Siria, 330 - 332 circa – Roma, 397 - 400 e.v.
Rerum gestarum
46
«Bisognerà risalire un po' addietro e dire donde e come ci sia venuta
l'idea di Dio: poi, paragonare ciò che dell'Essere divino si dice sia
presso i Greci, sia presso gli Ebrei; infine chiedere a quelli che non
sono né Greci né Ebrei, ma appartengono all'eresia Galilea, per quale
ragione preferirono l'opinione di quegli ultimi alla nostra e, in seguito,
perché mai neanche a questa rimangono fermi, ma, apostatando, han
presa una via lor propria. Nulla accettando di quante cose belle e buo-
ne sono sia presso noi Greci, sia presso gli Ebrei seguaci di Mosè, rac-
colsero invece da entrambi i vizi che a questi popoli furono, per così
dire, legati dalla maledizione di un dèmone; la negazione degli Dei
dall'intolleranza ebrea, la vita leggera e corrotta dall'indolenza e dalla
volgarità nostra: e ciò osarono chiamare la religione perfetta.»

Flavio Claudio Giuliano


Costantinopoli, 331[6] – Maranga, 363
Contro i Galilei

«Ma che fin dal principio Dio siasi esclusivamente curato degli Ebrei e
che questo sia stato il suo popolo prediletto, par dirlo, non solo Mosè o
Gesù, ma anche Paolo; [...] Sennonché qui sarebbe il caso di domanda-
re a Paolo come mai, se Dio non è solo dei Giudei ma di tutte le genti,
ai soli Giudei largì il dono profetico, e Mosè, e il crisma, e i profeti, e
la legge, e le stravaganze e i miracoli della favola. Tu li odi che grida-
no: «L'uomo mangiò del pan degli angeli». E alla fine mandò a loro
anche Gesù. A noi nessun profeta, nessun crisma, nessun maestro, nes-
sun messo di questa sua tardiva benevolenza, che doveva un giorno
estendersi anche a noi! Egli lascia per miriadi, o, se volete, anche solo
per migliaia di anni, in una tale ignoranza, schiavi, come voi dite, degli
idoli, tutti i popoli dall'Oriente all'Occidente, dal Settentrione al Mez-
zogiorno, ad eccezione di una piccola schiatta stabilitasi da neanche
duemila anni in un solo angolo della Palestina. Se è Dio di noi tutti, e
di tutti egualmente creatore, perché ci ha trascurati? - Convien dunque
ritenere che il Dio degli Ebrei non sia affatto il generatore di tutto il
mondo, né abbia affatto il dominio dell'Universo, ma sia circoscritto,
47
come dicevo, e, avendo un potere limitato, vada messo insieme con gli
altri Dei.»

Flavio Claudio Giuliano


Costantinopoli, 331[6] – Maranga, 363
Idem

«"Ecco che Adamo, col conoscere il bene ed il male, è divenuto come


uno di noi.
Purché adesso non tenda la mano all'albero della vita, e non ne mangi,
né viva in eterno" [Gen. III 22]. “E lo espulse, il Signore Iddio, dal pa-
radiso della delizia” [Gen. III 23].
Se ciascuna di queste parole non è, come io penso, allegoria avente un
significato riposto, certo tutto il racconto ridonda di bestemmie nei ri-
guardi di Dio. Ignorare che l'aiuto assegnato all'uomo sarà causa della
sua caduta, interdirgli la conoscenza del bene e del male - che pur ci
pare la sola ragione e norma della vita umana -, e oltre a ciò temere
che, prendendo parte alla vita, l'uomo diventi di mortale immortale:
questo è segno di uno spirito anche troppo invidioso e maligno.»

Flavio Claudio Giuliano


Costantinopoli, 331[6] – Maranga, 363
Idem

«In conclusione: voi che stimate vera una favola così evidentemente
falsa, e pretendete che Dio abbia avuto paura della unità di voce degli
uomini e per questo sia disceso a confonderne le lingue, oserete ancora
menare vanto della vostra conoscenza di Dio?
Ritorno al punto di prima: come fece Dio la confusione delle lingue.
La causa fu, secondo Mosè, ch'Egli temeva gli uomini operassero
qualcosa contro di Lui dopo avere scalato il cielo, uni di lingua e d'a-
nimo; e il modo come fece fu questo: che discese dal cielo (forse per-
ché dall'alto non avrebbe potuto fare il medesimo, ed era obbligato a
scendere sulla terra!).»

48
Flavio Claudio Giuliano
Costantinopoli, 331[6] – Maranga, 363
Idem

49
Pontefici

Papa Stefano IV

Nel gennaio dell'897, papa Stefano VI ordinò un processo per sacrile-


gio, chiamato poi "sinodo del cadavere" (synodus horrenda): l'imputa-
to fu infatti il cadavere riesumato del defunto papa Formoso, predeces-
sore di Stefano VI, ritenuto colpevole di essere salito al soglio pontifi-
cio grazie all'appoggio del partito filogermanico, e senza rinunciare
alla sua precedente sede vescovile. Il cadavere fu spogliato degli abiti
pontificali; le dita della mano destra gli vennero amputate.

Gli Autori

Papa Clemente V

«...noi, con il consenso del santo Concilio, sopprimiamo con norma


irreformabile e perpetua l’Ordine dei Templari, la sua regola, il suo
abito e il suo nome, e lo assoggettiamo a divieto perpetuo, vietando
severamente a chiunque di entrare in tale Ordine, di riceverne e portar-
ne l’abito e di presentarsi come templare. Se poi qualcuno facesse il
contrario, incorra ipso facto nella sentenza di scomunica.»

Papa Clemente V scioglie l'Ordine dei Templari


Bolla pontificia, “Vox in excelso”, promulgata nel 1312.

Papa Innocenzo VIII

«Innocenzo VIII e suo figlio eressero addirittura una banca di grazie


temporali, nella quale, dietro il pagamento di tasse alquanto elevate,
poteva ottenersi l'impunità per qualsiasi assassinio o delitto: di ogni
ammenda centocinquanta ducati ricadevano alla Camera papale, il di
più a Franceschetto. E così Roma, negli ultimi anni specialmente di
questo pontificato, formicolava da ogni parte d'assassini protetti e non
50
protetti: le fazioni, la cui repressione era stata la prima opera di Sisto,
rifiorirono in pieno rigoglio; ma il Papa, chiuso e ben custodito nel Va-
ticano, non si preoccupava d'altro, che di porre qua e là qualche aggua-
to, per farvi cader dentro malfattori che avessero mezzi di ben pagare.»

Jacob Burckhardt
La civiltà del Rinascimento

Papa Paolo IV

[Paolo IV all'inquisizione] «attribuì il crudele diritto di applicare la


tortura indicata in genere con il subdolo termine di "rigoroso esame"
[...] per costringere a comunicare i nomi dei complici. Non teneva al-
cun conto della posizione sociale delle persone; trascinò di fronte a
questo tribunale i più illustri baroni. Fece gettare in carcere cardinali
come Morone e Foscherari, dei quali in un primo tempo ci si era serviti
persino per esaminare il contenuto dei libri importanti, per esempio
degli esercizi spirituali di Ignazio, perché ora gli erano venuti dei dub-
bi sulla loro ortodossia».

Leopold Von Ranke


Su Papa Paolo IV, (Papa al 1555 al 1559)

Papa Leone X

«E’ un'eresia insegnare e credere che bruciare gli eretici è contrario


alla volontà dello Spirito Santo.»

Leone X
papa dal 1513 al 1521
Bolla “Exsurge Domine”,1520

Papa Leone X

51
«Così costosa era, la vita che conduceva tenendosi accanto buffoni
famelici come fra Mariano Fetti, «capace d' ingoiare in un sol boccone
un piccione in umido, divorare venti capponi e trangugiare quattrocen-
to uova», che quando salì al Creatore, un libello citato da Paul Lari-
vaille rinfacciò a Leone di aver «dilapidato tre pontificati»: quello del
predecessore Giulio II (che aveva lasciato nelle casse 700 mila ducati),
il proprio (nonostante le immense rendite di circa 400 mila ducati l'
anno) e quello del successore, Adriano VI, che si sarebbe ritrovato as-
sediato dai creditori ereditando un buco di 420 mila ducati. Il tutto no-
nostante il vorace Babbo Santo avesse incrementato le entrate discipli-
nando il mercato delle indulgenze con l'oscena e celeberrima “Taxa
Camerae”».

Leone X, papa dal 1513 al 1521


Corriere della Sera (P.29, 28/7/2001)
LEONE X Il Papa che perdonò in cambio di denaro

Papa Leone X

«Bollato da Leopold von Ranke come «il più sventurato di tutti i papi
mai saliti sul trono romano». Nel 1520 Promulga la bolla «Exsurge
Domine» contro le dottrine di Martin Lutero, il quale sprezzamente ne
brucia una copia; alla bolla segue la scomunica del riformatore religio-
so tedesco. Muore a Roma, all' età di quarantasei anni. A causa della
sua sconcertante condotta, molti suoi contemporanei pensano che sia
stato assassinato con il veleno.»

Papa Leone X, papa dal 1513 al 1521


Corriere della Sera (P.29, 28/7/2001)
LEONE X Il Papa che perdonò in cambio di denaro

Papa Pio V

52
«Non mai pietà; sterminate chi si sottomette, e sterminate chi resiste;
perseguitate a oltranza, uccidete, ardete, tutto vada a fuoco e a san-
gue.»

Lettera di Pio V al re Filippo II di Spagna.

Papa Pio IX

«Vi unisco poi la presente per pregarla a fare tutto quello che può affi-
ne di allontanare un altro flagello, e cioè una legge progettata, per
quanto si dice, relativa alla istruzione obbligatoria. Questa legge parmi
ordinata ad abbattere totalmente le scuole cattoliche e soprattutto i
Seminari. Oh quanto è fiera la guerra che si fa alla Religione di Gesù
Cristo! Spero dunque che la V. M. farà sì che in questa parte almeno,
la Chiesa sia risparmiata. Faccia quello che può, Maestà, e vedrà che
Iddio avrà pietà di Lei. Vi abbraccio nel Signore. »

Pio IX a Vittorio Emanuele II, 3 gennaio 1870


(Tratto dal carteggio privato di Pio IX e Vittorio Emanuele II)

Papa Pio IX

Pio IX l’8 dicembre 1854 proclama il dogma dell’Immacolata Conce-


zione e con la bolla Ineffabilis Deus precisa:

«Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina la quale ritiene


che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezio-
ne, per singolare privilegio di Dio onnipotente e in vista dei meriti di
Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, sia stata preservata immune
da ogni macchia della colpa originale, è rivelata da Dio e perciò da
credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli».

Papa Pio IX
Bolla Ineffabilis Deus
53
Papa Pio IX

Pio IX il 24 agosto del 1871 davanti ad un gruppo della Pia Unione delle donne
cattoliche di Roma, così parlava degli ebrei:

«Or gli Ebrei, che erano figli nella casa di Dio, per la loro durezza e
incredulità, divennero cani.
E di questi cani ce n’ha pur toppi oggidì in Roma, e li sentiamo latrare
per tutte le vie, e ci vanno molestando per tutti i luoghi. Speriamo che
tornino ad essere figli.»

Pio IX (Papa dal 1846 al 1878)


(In “La Voce del S. Padre Pio Nono”, 1874, Fascicolo Nono, Bologna, Tipografia
Felsinea, Strada Maggiore, 206, pag. 264, 265).

Papa Pio IX

«Se c’è un regime totalitario, totalitario di fatto e di diritto, è il regime


della Chiesa, perché l’uomo appartiene totalmente alla Chiesa, deve
appartenerle, dato che l’uomo è creatura del buon Dio... E il rappresen-
tante delle idee, dei pensieri e dei diritti di Dio non è che la Chiesa».

Papa Pio XI, papa dal 1922 al 1939

Papa Pio IX

«Dichiariamo dogma rivelato da Dio: ogni qualvolta il romano Ponte-


fice parla ex cathedra, vale a dire quando nell’esercizio del suo ufficio
di pastore e maestro di tutti i cristiani, con la sua somma apostolica
autorità dichiara che una dottrina concernente la fede o la vita morale
dev’essere considerata vincolante da tutta la Chiesa, allora egli, in for-
za dell’assistenza divina conferitagli dal beato Pietro, possiede appun-
to quella infallibilità, della quale il divino Redentore volle munire la
54
sua Chiesa nelle decisioni riguardanti la dottrina della fede e dei co-
stumi. Pertanto, tali decreti e insegnamenti del romano Pontefice non
consentono più modifica alcuna... chi dovesse arrogarsi, che Dio ne
guardi, di contraddire questa decisione di fede sarà oggetto di scomu-
nica.»

Papa Pio IX
Tratto dalla costituzione "De Fides Catholica" emanata nel 1869 dal Concilio Vati-
cano I voluto da Pio IX

Papa Pio IX

«Infatti, insegnando e professando il funestissimo errore del Comuni-


smo e del Socialismo dicono che "la società domestica, cioè la fami-
glia, riceve dal solo diritto civile ogni ragione della propria esistenza, e
che pertanto dalla sola legge civile procedono e dipendono tutti i diritti
dei genitori sui figli, principalmente quello di curare la loro istruzione
e la loro educazione". Con tali empie opinioni e macchinazioni codesti
fallacissimi uomini intendono soprattutto eliminare dalla istruzione e
dalla educazione la dottrina salutare e la forza della Chiesa cattolica,
affinché i teneri e sensibili animi dei giovani vengano miseramente
infettati e depravati da ogni sorta di errori perniciosi e di vizi.»

Pio IX
Dalla enciclica "Quanta Cura" 1864

Papa Gregorio XVI

[Papa Gregorio XVI] «ama riposarsi in compagnia della moglie di


Gaetanino. Questa donna, che può avere 36 anni, non è né bene né ma-
le. Gaetanino quattro anni fa non aveva niente e ora contratta immobili
per 200.000 franchi».

Stendhal, in una lettera al duca di Broglie del 1835

55
Papa Pio X

«563 A. I bambini morti senza battesimo vanno al Limbo dove non è


premio soprannaturale né pena, perché avendo il peccato originale, e
quello solo, non meritano il paradiso, ma neppure l’inferno e il purga-
torio.»

Pio X, papa dal 1903 al 1914


Dal Catechismo Maggiore di Pio X

Papa Pio X

«563 D. I padri e le madri che per loro negligenza lasciano morire i


loro figlioli senza il battesimo peccano gravemente, perché privano i
loro figlioli dell’eterna vita; e peccano pure gravemente col differirne
il battesimo, perché li espongono al pericolo di morire, senza averlo
ricevuto.»

Pio X, papa dal 1903 al 1914


Idem

56
Padri e dottori della Chiesa

«I bambini che si battezzano, per la virtù e la celebrazione di un cosi


grande sacramento, pur non facendo essi con il loro cuore e con la loro
bocca ciò che concerne la fede da possedere interiormente e da profes-
sare esteriormente, sono tuttavia computati nel numero dei credenti.
Certamente quei bambini ai quali è mancato il sacramento devono
considerarsi tra coloro che non credono al Figlio e quindi, se usciranno
dal corpo privi della grazia di questo sacramento, subiranno la conse-
guenza già detta: “Non avranno la vita, ma l’ira di Dio incombe su di
loro”.»

Aurelio Agostino d'Ippona (Tagaste, 354 – Ippona, 430)


Polemici

«Ma l’infelice ragazzo che ero, infelice già sulla soglia della giovinez-
za, te l’aveva pur chiesta la castità. Sì: “Dammi la castità e la conti-
nenza, ma non subito”, dicevo. Avevo paura che tu mi esaudissi troppo
presto, e troppo presto mi guarissi dal male del desiderio, che preferivo
vedere soddisfatto piuttosto che estinto.»

Aurelio Agostino d'Ippona (Tagaste, 354 – Ippona, 430)


Confessioni

«Affermo dunque che il Cavaliere di Cristo con sicurezza dà la morte


ma con sicurezza ancora maggiore cade. Morendo vince per se stesso,
dando la morte vince per Cristo. Non è infatti senza ragione che porta
la spada: è ministro di Dio per la punizione dei malvagi e la lode dei
giusti. (Rm, 13,4; I Pt, 2, 14). Quando uccide un malfattore
giustamente non viene considerato un omicida, ma, oserei dire, un
«malicida» e vendicatore da parte di Cristo nei confronti di coloro che
operano il male, difensore del popolo cristiano E quando invece viene
ucciso si sa che non perisce ma perviene [ al suo scopo]”. La morte
che infligge è una vittoria di Cristo; quella che riceve è a proprio
57
vantaggio. Dalla morte dell’infedele il cristiano trae gloria poiché il
Cristo viene glorificato: nella morte del cristiano si manifesta la
generosità del suo Re che chiama a sé il suo cavaliere per donargli la
ricompensa. Pertanto sul nemico ucciso il giusto si rallegrerà vedendo
la vendetta (Sai, 57, 11). Ma sul cavaliere ucciso si dirà: - Il giusto
guadagna ad essere tale? Sì, perché Dio gli rende giustizia sulla terra.
(Sal, 57, 12). Certo non si dovrebbero uccidere neppure gli infedeli se
in qualche altro modo si potesse impedire la loro eccessiva molestia e
l’oppressione dei fedeli. Ma nella situazione attuale è meglio che essi
vengano uccisi, piuttosto che lasciare senza scampo la verga dei
peccatori sospesa sulla sorte dei giusti e affinché i giusti non spingano
le loro azioni fino alla iniquità.»

Bernardo di Chiaravalle (Fontaine-lès-Dijon, 1090 – Abbazia di Clairvaux, 1153)


Liber ad milites Templi de laude novae militiae

«Per quanto riguarda gli eretici, essi si sono resi colpevoli di un pecca-
to che giustifica che non solo siano espulsi dalla Chiesa con l'interdet-
to, ma anche che vengano allontanati da questo mondo con la pena di
morte».

Tommaso d'Aquino (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 1274) "Summa Theologiae"

58
Dogmi della Chiesa cattolica

Dogma dell’Immacolata Concezione

Questo dogma è recentissimo. È stato proclamato l'8 dicembre del


1854 da papa Pio IX con la bolla "Ineffabilis Deus". Questo dogma
sancisce che Maria, madre di Gesù, sia stata preservata immune dal
peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Intanto:

- Darwin nel 1859 pubblica "L'origine della specie".


- A Londra nel 1863 si inaugura la prima metropolitana.
- Mendel nel 1865 presenta i suoi lavori che daranno poi luogo alle
"leggi dell'ereditarietà".

Gli autori

Dogma della verginità di Maria

553 p.e.v. Secondo concilio di Costantinopoli

Sulla base di un passo del vangelo di Matteo (Matteo 1,24-25) e di al-


cune argomentazioni di diversi Padri della Chiesa, i vescovi riuniti
fondarono il dogma della verginità perfetta di Maria, che implica la
nascita verginale di Gesù.

Secondo questo dogma Maria è rimasta vergine prima, durante e dopo


la nascita di Gesù. In tale ottica, i "fratelli di Gesù" nominati nei Van-
geli sono intesi, secondo la visione della Chiesa cattolica, non come
figli di Maria ma cugini o fratellastri. La tradizione ortodossa li defini-
sce figli di un precedente matrimonio di Giuseppe.
Gli autori

Dogma dell’Infallibilità del Papa


59
« Noi pertanto, aderendo fedelmente alla tradizione ricevuta fin
dall’esordio della fede cristiana, a gloria di Dio nostro Salvatore, ad
esaltazione della cattolica religione ed a salute dei popoli cristiani
coll’approvazione del Sacro Concilio, insegniamo e definiamo essere
dogma da Dio rivelato, il Romano Pontefice, quando parla ex Cathe-
dra, ossia quando, esercitando l’uffizio di Pastore e Dottore di tutti i
cristiani, per la sua suprema apostolica autorità definisce una dottrina
sulla fede o sui costumi doversi tenere da tutta la Chiesa, per
l’assistenza divina, a lui nel beato Pietro promessa, godere di quella
infallibilità di cui il divin Redentore volle essere fornita la sua Chiesa
nel definire una dottrina sulla fede o sui costumi, e pertanto tali defini-
zioni del romano Pontefice essere per se stesse e non pel consenso del-
la Chiesa, irreformabili. Se alcuno poi, tolgalo Iddio, osasse contraddi-
re a questa nostra definizione, sia anatema.»
(Pastor Aeternus, 18 luglio 1870)
Il dogma, voluto fortemente da papa Pio IX su prevalente ispirazione dei Gesuiti

60
Sulla verginità di Maria

«La versione latina della Historia Josephi, redatta intorno al Quattro-


cento, riferisce: Giuseppe, il fidanzato di Maria e padre putativo di Ge-
sù, aveva trascorso i primi quarant'anni della sua vita da scapolo. Si era
poi sposato, e il suo matrimonio era durato 49 anni. Un anno dopo la
morte della prima moglie - dunque a novant'anni - aveva preso presso
di se la dodicenne Maria. Dopo tre anni era nato Gesù. L'intento del
racconto è chiaro: sottolineare attraverso un'esagerata differenza di età
l'impotenza del padre putativo e tutore di Gesù. I novant'anni fungeva-
no da argomento teologico in favore della verginità di Maria.»

Klaus Schreiner
Vergine, madre, regina: i volti di Maria nell'universo cristiano

Dogma della transustanziazione

Durante il Concilio di Trento (1551) fu promulgato uno dei dogmi più


"impegnativi":

"...con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di


tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro
Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue.
Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è
chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione".

- Un'allegoria non bastava, si è dovuto eccedere affermando che il pa-


ne ed il vino consacrati conservano solo gli accidenti, ovvero le appa-
renze, della materia precedente alla preghiera eucaristica, mentre "nel
loro intimo" la forma sostanziale o principio costitutivo è cambiato
perché esso è diventato, per opera della Trinità, realmente il Corpo ed
il Sangue del Signore. –

Gli autori

61
Trattato dei tre impostori

Stampato in Olanda nel 1719, si diffonde clandestinamente in


Europa, acquistato a peso d’oro dai liberi pensatori. I tre impostori so-
no Mosè, Gesù Cristo e Maometto, colpevoli del tentativo di creare
illusioni capaci di intorpidire le menti delle masse. Il Trattato dei tre
impostori mette sotto accusa i fondatori delle tre grandi religioni mo-
noteistiche e i loro rispettivi dei: Yahweh, Dio, Allah. E’ scandalo. La
storia comincia però molto tempo prima, quando nel 1239 Gregorio IX
accusa l’imperatore Federico II di aver dichiarato che il mondo intero
è stato ingannato da tre impostori, Mosè, Gesù e Maometto e successi-
vamente lo stesso Imperatore viene accusato di aver scritto per mano
del suo Logoteta, Pier Delle Vigne il trattato “De tribus impostoribus”
che voleva dimostrare questa tesi. Nessuno però vide questo libro per
secoli, ma il suo fantasma attraversò il medioevo venendo attribuito di
volta in volta a personaggi eterodossi, Machiavelli, Bruno, Hobbes,
Spinoza. Fino a che nel 1719 viene pubblicato in francese a l’Aia il
“Traité des trois imposteurs”. Il “Traité” pretende di essere una tradu-
zione del mitico “De tribus impostoribus”, ma è chiaramente posterio-
re. Comunque, che sia stato pubblicato cinquecento anni dopo la sua
redazione oppure scritto agli inizi del Settecento, in un epoca in cui la
massa dormiva ancora un sonno dogmatico, appiattita sulle posizioni
della Bibbia, questo libro fece eco al nascente e crescente spirito criti-
co nei confronti delle Sacre Scritture.

62
«Sebbene tutti gli uomini siano interessati a conoscere la verità, sono
pochi quelli che si avvalgono di questa facoltà. Alcuni non sono capaci
di svolgere ricerche per proprio conto, altri non se ne vogliono accolla-
re l'onere. Non ci si deve, perciò, stupire se il mondo è pieno di teorie
vane o ridicole: niente è più capace di dar loro corso quanto l'ignoran-
za; questa è l'unica forza delle false idee che si hanno sulla Divinità,
sull'Anima, sugli Spiriti e su quasi tutti gli altri concetti concernenti la
Religione. Prevale l'abitudinarietà, ci si contenta dei pregiudizi incul-
cati fin dalla nascita e ci si rimette, per le cose più essenziali, a persone
interessate, che ritengono legittimo sostenere arbitrariamente le teorie
ricevute, che non osano distruggere, per paura di distruggere se stessi.»

Anonimo
Trattato dei tre impostori

«Ciò che rende irrimediabile il male è che, dopo aver stabilito false
idee su Dio, non si trascura alcunché per indurre il popolo a crederle,
senza permettergli di esaminarle; anzi, si aizza l'avversione contro filo-
sofi e veri Saggi, per timore che la Ragione, da loro insegnata, faccia
conoscere al popolo gli errori in cui esso è stato piombato. I partigiani
di queste assurdità hanno ottenuto risultati talmente buoni che è peri-
coloso combatterli.
È troppo importante, per questi impostori, che il popolo rimanga igno-
rante, per fargli sopportare le delusioni. Così si è costretti a celare la
verità, o ad offrirsi in olocausto al furore dei falsi Saggi, o delle anime
basse e interessate.»

Anonimo
Trattato dei tre impostori

«Tertulliano, uno degli uomini più saggi mai esistiti fra i Cristiani ha
detto, contro Apelle, che ciò che non è corporeo non esiste, e contro
Prassia, che tutto ciò che è sostanza ha un corpo.9 Questa dottrina, tut-
tavia, non è stata condannata dai primi quattro Concili Ecumenici o
generali.»

63
Anonimo
Trattato dei tre impostori

«Non si deve, perciò, credere che l'Essere universale, chiamato comu-


nemente Dio, si occupi più di un uomo che di una formica, di un leone
che di una pietra; per quanto lo riguarda non c'è niente di bello o di
brutto, di buono o di cattivo, di perfetto o di difettoso. Non gli importa
essere lodato, pregato, cercato, vezzeggiato non è per nulla intenerito
da ciò che fanno o dicono gli uomini, non è suscettibile d'amore né di
odio, in breve non si occupa dell'uomo più che di ogni altra creatura di
qualunque tipo sia. Qualunque distinzione è solo l'invenzione di uno
spirito gretto, l'ignoranza l'inventa e l'interesse la fomenta.»

Anonimo
Trattato dei tre impostori

«…esaminiamo un po' l'idea che i Profeti hanno avuto di Dio. Se dob-


biamo credere a loro, Dio è un essere puramente fisico: Michea lo vide
seduto; Daniele vestito di bianco e con l'aspetto di un vecchio; Eze-
chiele lo vide come un fuoco, così è detto nel Vecchio Testamento. Per
quanto riguarda il Nuovo, i Discepoli di Gesù Cristo immaginarono di
vederlo sotto l'aspetto di colomba, gli Apostoli sotto quello di fiam-
melle (lingue di fuoco), San Paolo, infine come una luce che l'abbaglia
e l'acceca. Per quanto riguarda la contraddizione delle loro opinioni,
Samuele crede che non si pentisse mai delle sue decisioni; per contro,
Geremia ci dice che Dio si pente delle sue decisioni, Gioele ci fa sape-
re che si pente solo del male che fa agli uomini, Geremia dice che non
si pente per nulla affatto.»

Anonimo
Trattato dei tre impostori

64
Il pensiero filosofico

65
Michel de Montaigne

Michel de Montaigne (Bordeaux 1533 – Saint-Michel-de-


Montaigne 1592). Montaigne fu un filosofo e politico francese del
XVI secolo. I Saggi di Montaigne hanno una ispirazione tendenzial-
mente scettica: lo studio degli Schizzi pirroniani di Sesto Empirico
condusse il filosofo ad una ricerca sull'uomo considerato nella sua na-
turalezza e liberato dalle categorie interpretative del platonismo e
dell'aristotelismo. "Chi ha detto all'uomo, scrive nell'Apologia di
Raymond Sebond, che il movimento meraviglioso della volta celeste e
l'eterna luce delle stelle che ruotano sopra la sua testa sono stati creati
e vengono mantenuti attraverso i secoli per la sua comodità ed al suo
servizio?"

Montaigne rifiuta l'antropocentrismo e la teleologia religiosa ed


anzi insiste sul legame profondo che accomuna la natura umana a
quella degli animali. La conoscenza umana è limitata, secondo Mon-
taigne, ed è assurdo pensare che essa possa arrivare a conoscere la to-
talità dell'universo o Dio. "Chi guarda alla grande immagine di madre
natura in tutta la sua maestà, chi scorge sul suo volto una varietà gene-
rale e continua e considera che in esso non solo in lui stesso, ma perfi-
no un regno non è che un puntino minuscolo, costui soltanto misura le
cose secondo la vera grandezza

66
."L’uomo è davvero insensato: non saprebbe fare un pidocchio e fabbrica dei
a dozzine.

Michel de Montaigne
Saggi, 1588

«Per i cristiani trovarsi di fronte a una cosa incredibile è una bella oc-
casione per credere.»
Michel de Montaigne
Idem

«Non m'importa rilevare l'orrore barbarico di una tale azione ma piut-


tosto questo, che pur giudicando bene le loro colpe, siamo così ciechi
riguardo alle nostre. Penso che c'è più barbarie nel mangiare un uomo
vivo che nel mangiarlo morto; nel lacerare con tormenti e supplizi un
corpo ancora sensibile, farlo arrostire a poco a poco, farlo mordere e
dilaniare da cani e da porci piuttosto che nell'arrostirlo e mangiarlo
dopo che è morto (come noi abbiamo letto e visto anche di recente,
non tra antichi nemici, ma tra vicini e concittadini e, quel che è peggio,
sotto il pretesto della pietà religiosa)»

Michel de Montaigne
I Cannibali, Saggi

«Dopotutto significa dare un bel peso alle proprie opinioni se per esse
si fa cuocere vivo un uomo.»

Michel de Montaigne
Saggi, 1588

«Gli uomini sono portati a credere soprattutto ciò che meno capisco-
no.»

Michel de Montaigne
Idem

67
Giordano Bruno

Giordano Bruno (Nola 1548-Roma 1600). Bruno fu tra i mag-


giori filosofi del Rinascimento italiano: fu avviato durante l'adolescen-
za alla carriera ecclesiastica nel convento di S. Domenico a Napoli.
Ma lo studio delle opere di Aristotele e di alcuni filosofi neoplatonici e
il tentativo di interpretare razionalmente la dogmatica cristiana, lo por-
tano ben presto a scontrarsi con le autorità religiose. Bruno per evitare
un processo per eresia nei suoi confronti, abbandona l'ordine religioso
e per molti anni viaggiò in vari paesi europei. Ma durante un soggior-
no a Venezia presso il nobile Mocenigo fu ancora denunciato per ere-
sia all'inquisizione. Dal 1593 fu processato dal supremo tribunale
dell'inquisizione di Roma. Fu arso sul rogo il 17 febbraio del 1600. Il
pensiero di Bruno raccoglie molte suggestioni del pensiero rinascimen-
tale, accetta entusiasticamente la nuova teoria copernicana ed approda
ad una concezione panteistica per cui: l'universo è "uno, infinito im-
mobile", causa ed effetto di se stesso. Bruno ritiene che la verità è rag-
giungibile attraverso la ragione rinnegando la fede cristiana. La fede
cristiana, per Bruno, "si richiede per l'istituzione di rozzi popoli che
denno essere governati", mentre per chi come i filosofi è capace di ra-
gionare la via è completamente diversa: "la demostrazione per gli con-
templativi che sanno governare se e gli altri":

68
«Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente com-
prenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza,
a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo...
l'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libe-
ro anche qui in questo mondo.»

Giordano Bruno
Spaccio della bestia trionfante

«Il dotto Agostino, molto inebriato di questo divino nettare, nelli suoi
Soliloquii testifica che la ignoranza più tosto che la scienza ne conduce
a Dio, e la scienza più tosto che l'ignoranza ne mette in perdizione. In
figura di ciò vuole ch'il redentor del mondo con le gambe e piedi de gli
asini fusse entrato in Gerusalemme, significando anagogicamente in
questa militante quello che si verifica nella trionfante cittade;»

Giordano Bruno
Cabala del cavallo pegaseo

«Io credo che nelle mie opere si troveranno scritte molte cose, quali
saranno contrarie alla fede catolica [...] ma però io non ho detto né
scritto queste cose ex professo, né per impugnar direttamente la fede
catolica, ma fondandomi solamente nelle raggioni filosofiche o reci-
tando le opinion de eretici.»

Giordano Bruno
Costituti

«Ch’io cadrò morto a terra ben m’accorgo;


ma qual vita pareggia il morir mio?
La voce del mio cor per l’aria sento:
ove mi porti temerario? china,
che raro è senza duol troppo ardimento.
69
Non temer, rispond’io, l’alta ruina!
Fendi sicur le nubi, e muor contento
se il ciel s’illustre morte ne destina.»

Giordano Bruno
Gli eroici furori

«E' iniquo pensare in forza di una sottomissione ad altri, è da mercena-


ri, da servi e contrario alla dignità della umana libertà assoggettarsi e
sottomettersi, è cosa stupidissima credere per consuetudine, irrazionale
aderire ad un'opinione in forza della moltitudine di quelli che la pro-
fessano.»
Giordano Bruno
Dedica all’imperatore Rodolfo II degli “Articulum centi et sexaginta versus huius
tempestatis mathematicos atque philosophos”.

«Stolti del mondo son stati quelli ch’han formata la religione, gli ce-
remoni, la legge, la fede, la regola di vita; gli maggiori asini del mon-
do»
Giordano Bruno
Cabala del cavallo pegaseo

Forse non tutti sanno che a Roma in Campo de' Fiori si trova la statua
di Giordano Bruno, condannato al rogo dall'Inquisizione (1600) per le
sue idee considerate eretiche.
Il volto del filosofo è rivolto verso la Basilica di San Pietro in segno di
ammonimento.
Quando il monumento di bronzo di Ettore Ferrari fu inaugurato il 9
giugno 1889, l'allora papa, Leone XIII, minacciò di lasciare Roma e
passò la giornata a pregare davanti alla statua di San Pietro.

Gli autori

70
Thomas Hobbes

Thomas Hobbes (Westport 1588 - Hardwick Hall 1679). Hob-


bes è stato tra i maggiori filosofi britannici del XVII secolo. Hobbes
considera le nostre idee come immagini interne che derivano da corpi
esterni, secondo una concezione empiristica in gnoseologia e nomina-
lista in logica. Per Hobbes tutta la realtà è materia in movimento, da
questa concezione materialistica critica il dualismo cartesiano di so-
stanza estesa e sostanza pensante: anche l'uomo, secondo Hobbes è un
aspetto dell'unica realtà materiale in movimento. Nel pensiero politico
Hobbes parte, come i giusnaturalisti, dallo stato di natura per arrivare a
teorizzare nel suo "Leviatano" una concezione politica assolutistica.

71
«Il Papato non è altro che lo spettro del defunto impero romano assiso
sulla sua tomba con la corona in capo.»

Thomas Hobbes
Leviatano

«Tuttavia, anche coloro che conducono poche o nessuna indagine sulle


cause naturali delle cose, per effetto del timore che deriva dalla stessa
ignoranza di ciò che ha il potere di procurar loro molto bene o molto
danno, sono inclini a supporre e a fingere dentro di sé diversi tipi di
poteri invisibili, e ad avere timore delle loro stesse immaginazioni e ad
invocarle nei momenti di difficoltà, come anche a ringraziarle in occa-
sione di un buon successo sperato, facendo i loro dèi delle creature
della loro fantasia.»

Thomas Hobbes
Leviatano

«È accaduto così che, per la grandissima varietà della fantasia, gli uo-
mini hanno creato nel mondo innumerevoli specie di dei e questo ti-
more delle cose invisibili è il seme naturale di ciò che ciascuno chiama
religione...»

Thomas Hobbes
Leviatano

«L’ansia per il futuro dispone a ricercare le cause delle cose, perché la


loro conoscenza rende meglio capaci di ordinare il presente in vista del
massimo vantaggio [...]. Tuttavia, anche coloro che conducono poche
o nessuna indagine sulle cause naturali delle cose, per effetto del
timore che deriva dalla stessa ignoranza di ciò che ha il potere di
procurar loro molto bene o molto danno, sono inclini a supporre e a
fingere dentro di sé diversi tipi di poteri invisibili, e ad avere timore
delle loro stesse immaginazioni e ad invocarle nei momenti di
72
difficoltà, come anche a ringraziarle in occasione di un buon successo
sperato, facendo i loro dèi delle creature della loro fantasia. È accaduto
così che, per la grandissima varietà della fantasia, gli uomini hanno
creato nel mondo innumerevoli specie di dèi e questo timore delle cose
invisibili è il seme naturale di ciò che ciascuno chiama religione con
riguardo a se stesso e superstizione in riferimento a coloro che
venerano o temono quel potere in forme diverse. Poiché molti hanno
osservato questo seme della religione, alcuni tra coloro che l’hanno
osservato sono stati inclini a nutrirlo, a coltivarlo, a formalizzarlo nelle
leggi e ad aggiungervi, di loro propria invenzione, qualche opinione
sulle cause degli eventi futuri con cui pensavano d’essere meglio
capaci di governare gli altri e di fare il maggior use dei propri poteri a
propri vantaggi.»

Thomas Hobbes
Leviatano

73
Baruch Spinoza

Baruch Spinoza (Amsterdam 1632-L'Aia 1677). Spinoza è


stato tra i maggiori filosofi razionalisti dell'età moderna. La sua opera
principale: "Ethica ordine geometrico demonstrata”, parte dalla defini-
zione della sostanza come concetto autoevidente "Ciò che è in sé e per
sé si concepisce" per arrivare ad una stringente deduzione degli attri-
buti e dei modi (i modi, per Spinoza sono, gli esseri finiti e determinati
del mondo tra cui l'uomo). Mette capo così ad un rigoroso panteismo
in cui la verità e l'eternità sono prerogative esclusive dell'assoluto che
coincide con lo stesso universo, non essendo possibile una trascenden-
za divina, per Spinoza, come nella vecchia tradizione religiosa. La tra-
dizione religiosa è fortemente criticata da Spinoza nel suo Tractatus
theologico-politicus dove mostra che la Bibbia non è altro che un in-
sieme di documenti storici ed umani elaborati da una molteplicità di
autori in epoche diverse. La pretesa del soprannaturale, dei miracoli è
fortemente negata da Spinoza in quanto contraddittori rispetto all'ordi-
ne necessario della natura. La bibbia non contiene la verità, né una ri-
velazione di qualsivoglia verità, essa, per Spinoza, ha il solo compito
di produrre l'obbedienza: "ciascuna mantenga il suo regno, la ragione il
regno della verità e della sapienza, la teologia il regno della pietà e
dell'obbedienza". In un'epoca ancora fortemente intollerante e repres-
siva nei confronti dei liberi pensatori, Spinoza rivendica il totale af-
francamento della libera ricerca filosofica e scientifica dalle catene
teologiche e religiose.

74
«Chi non vede che il vecchio e nuovo Testamento non sono altro che
una disciplina dell'obbedienza e che a null'altro tendono se a che gli
uomini sinceramente obbediscano?»

Baruch Spinoza
Trattato teologico-politico

«Il vecchio e il nuovo Testamento non sono altro che una disciplina
dell'obbedienza, e a null'altro tendono se non a che gli uomini since-
ramente obbediscano.»

Baruch Spinoza
Idem

«Infine nel Nuovo Testamento figurano quattro evangelisti; ma nessu-


no vorrà credere che Dio abbia voluto narrare quattro volte la storia di
Cristo e comunicarla agli uomini con quattro scritti.»

Baruch Spinoza
Idem

«Van tutti dicendo che la sacra Scrittura è il verbo di Dio che insegna
agli uomini la vera felicità e la via della salvezza; in pratica dimostra-
no tutto il contrario. Vediamo infatti che il volgo fa tutt’altro che vive-
re secondo l’insegnamento della sacra Scrittura e osserviamo che quasi
tutti spacciano per verbo divino le proprie invenzioni e col pretesto
della religione mirano solo ad ottenere l’altrui consenso. Vediamo poi
che i teologi si preoccuparono per lo più di come potere ricavare dai
testi sacri, con evidente forzatura, ciò che in realtà era loro propria
immaginazione e loro opinione, cercandone in tal modo conferma
nell’autorità divina.»

Baruch Spinoza
Idem

«...la religione non corrisponde più al sentimento di carità, ma alla dis-


seminazione della discordia fra gli uomini ed alla propagazione di un
odio crudele, che essi nascondono sotto il falso nome di zelo divino e
75
di ardente fervore.»
Baruch Spinoza
Idem

«A questi mali s’aggiunse la superstizione che insegna agli uomini a


tenere in dispregio la ragione e la natura e ad ammirare e venerare solo
ciò che con esse è in contrasto: non ci stupiremo dunque se gli uomini,
per ammirare e venerare sempre più la Scrittura, cercano di interpretar-
la in modo che essa appaia sempre più in contrasto con la ragione e
con la natura.»

Baruch Spinoza
Idem

«...ci si immagina che nei testi sacri stiano celati profondissimi misteri;
ci si affatica a sondarli, cioè a sondare delle assurdità, tralasciando
ogni altra utile ricerca; si attribuisce allo Spirito Santo tutto ciò che ci
si immagina in tale delirio e si tenta di sostenerlo con ogni energia e
con la forza della passione.»

Baruch Spinoza
Idem

«Correggere questi difetti ed eliminare i comuni pregiudizi della teo-


logia, questo è adesso il mio compito. Ma temo di accingermi troppo
tardi a questo tentativo; perché la cosa è ormai arrivata al punto che gli
uomini non sopportano più di essere corretti in queste cose, ma difen-
dono tenacemente ciò che hanno accettato in nome della religione; e
sembra che nessuno spazio sia lasciato alla ragione, salvo che in po-
chissimi (se li si confronta con gli altri), tanto profondamente questi
pregiudizi si sono radicati nella mente umana. Mi proverò, tuttavia, e
non desisterò dal mio tentativo, poiché non vi è alcuna ragione di di-
sperare di ciò interamente. E per procedere con ordine, incomincerò
dai pregiudizi circa i veri autori dei Libri Sacri, e in primo luogo
dall'autore del Pentateuco.»
Baruch Spinoza
Idem
76
«Coloro che considerano la Bibbia, tal quale essa è, come una lettera
che Dio avrebbe mandato dal cielo agli uomini, esclameranno senza
dubbio che io ho commesso un peccato contro lo Spirito Santo, dichia-
rando che la parola di Dio è difettosa, lacunosa, adulterata, contraddit-
toria e che noi abbiamo di essa soltanto dei frammenti, e infine che il
vero testo del patto stipulato da Dio con i Giudei è andato perduto. Ma
io sono certo che, se essi vorranno considerare seriamente la cosa,
smetteranno subito di protestare.»

Baruch Spinoza
Idem

«La beatitudine non è il premio della virtù, ma la virtù stessa; e noi


non ne godiamo perché reprimiamo le nostre voglie; ma, viceversa, è
perché ne godiamo che possiamo reprimere le nostre voglie.»

Baruch Spinoza
Etica

77
Pierre Bayle

Pierre Bayle (Carla-Le-Comte- 1647 - Rotterdam 1706). Bayle


fu un filosofo e scrittore francese tra i maggiori del XVII secolo. L'o-
pera maggiore di Bayle è il Dizionario storico e critico una raccolta di
osservazioni critiche senza una organica costruzione teorica. Anzi l'in-
tento di Bayle è proprio quello di criticare a fondo le costruzioni razio-
nali rigorose e sistematiche. Per Bayle è fondamentale la funzione cri-
tica della ragione e l'evidenza razionale nel senso cartesiano. Con la
disamina razionale dei principi religiosi Bayle mise in luce le contrad-
dizioni e le difficoltà insite nelle concezioni sia cattoliche che prote-
stanti.

78
«Come è ammissibile che Dio abbia scelto, fra tutti gli altri sistemi,
quello le cui conseguenze devono inevitabilmente determinare il dolo-
re delle creature sensibili?»

Pierre Bayle
Dizionario storico-critico

«Qual è l’origine del male se l’Autore di tutte le cose è infinitamente


buono, infinitamente santo, infinitamente libero?»

Pierre Bayle
Idem

«Se voi dite, per esempio, che Dio ha permesso il male per manifestare
la propria saggezza, saggezza che nei disordini ogni giorno prodotti
dalla malizia degli uomini ha modo di risplendere più di quanto non
risplenderebbe in uno stato di innocenza, vi si risponderà che così fa-
cendo, si paragona la divinità ad un padre di famiglia che lascerebbe
rompere le gambe ai propri figli per far poi vedere la sua abilità nel
ricongiungere le ossa rotte; oppure si paragona la divinità a un monar-
ca che lascerebbe accrescere le sedizioni e i disordini in tutto il suo
regno, per acquistare la gloria di essere riuscito poi a sedarli. La con-
dotta di questo padre e di questo monarca è talmente contraria alle idee
chiare e distinte secondo le quali giudichiamo della bontà, della sag-
gezza e, in generale, di tutti i doveri di un padre e di un re, che la no-
stra ragione non può comprendere come Dio potrebbe agire in tal mo-
do.»

Pierre Bayle
Idem

79
Hermann Samuel Reimarus

Herman Samuel Reimarus (Amburgo 1694 - Amburgo 1768).


E’ stato un filosofo illuminista e deista tedesco, seguace di Christian
Wolff. E’ stato il primo pensatore a mettere in dubbio la figura storica
di Gesù.

80
«Le possibilità della fede sono incrementate, di fatto, ostacolando
l’uso della ragione. I bambini e la plebe possono dar credito a qualun-
que catechismo sia loro propinato, essendo la volontà in tal senso ol-
tretutto stimolata con la promessa di una ricompensa. Che cosa è più
accattivante della eventualità di acquisire la felicità eterna semplice-
mente con la fede nell’altrui sacrificio? Fossero al contrario richiesti
conoscenza razionale e convincimento fondato nella verità divina, per-
sonale perfezione e affinamento della volontà, prima di potersi definire
cristiani o di avanzare pretese su future ricompense, non sarebbe allora
così facile impiantare la fede cristiana.»

Herman Samuel Reimarus


Apologia ovvero difesa degli adoratori razionali di Dio

«Ciò è per le orecchie della plebe, sempre disposta a credere cieca-


mente, come una tromba che annunci un pericolo per la religione, su-
scitando odio e persecuzione contro tutti coloro che non vogliono cre-
dere. La plebe, infatti, si fa così trascinare dalla propria fede, da esser
pronta a uccidere chi non la condivida. In tal modo, per soffocare la
religione razionale, si organizzano eserciti di temibili combattenti, e le
autorità, in quanto patrone della fede, devono di conseguenza proibire
la circolazione dei testi dei liberi pensatori, minacciando pesanti puni-
zioni e provvedendo alla loro distruzione per mano del boia. Gli autori,
eventualmente scoperti, saranno allontanati dai loro uffici e gettati in
prigione o nella miseria. Si procederà poi alla contestazione teologica
degli scritti empi, in una situazione di totale sicurezza.»

Herman Samuel Reimarus


Idem

«Ditemi, ora, come la fede possa essere atto di cui gli uomini dispon-
gano a piacimento, così da credere quando desiderato e quanto deside-
rato; come la fede possa essere in sé e per sé un’abilità, un’arte, una
perfezione, un’opera buona e una virtù dell’uomo che meriti la supre-
ma ricompensa; come una fede senza approfondimento razionale, con-
81
servata ciecamente come un pregiudizio infantile, possa poi essere in
grado di discernere la vera conoscenza e il vero culto di Dio da falsità
e stravolgimenti; come una tale fede, legata solo alla casualità della
nascita e dell’educazione e non alla razionale scelta dell’uomo, possa
piacere o dispiacere a Dio, tanto da fargli accordare, secondo tale ca-
sualità, salvezza e dannazione.»

Herman Samuel Reimarus


Idem

«Certamente tale modo di procedere è in ogni caso da disapprovare.


Chi nella prima infanzia sia stato battezzato senza la propria cosciente
approvazione, subendo una fede imposta autoritariamente e fraudolen-
temente, inculcata poi ulteriormente negli anni dell’immaturità, non
appena abbia prospettata una diversa verità non sarà tenuto, in nome di
alcun diritto umano o divino, a credere quanto gli era stato in prece-
denza insegnato, nell’ingenuità dell’infanzia. Tanto meno egli può, per
il semplice fatto di rinunciare alla fede imposta ciecamente, divenire
passibile di pena o perdere le prerogative di membro della comunità
civile ed essere così gravato di ogni disagio materiale. Perché lo si è
incantato con la fede in modo tanto sfacciato? Che diritto hanno i si-
gnori teologi di suscitare disprezzo e odio nelle masse verso coloro che
seguono ed esercitano una religione razionale e vera, senza compiere
nulla contro lo stato e il prossimo, o venire meno ai propri doveri?»

Herman Samuel Reimarus


Idem

«Non cristiano suona alle orecchie della plebe come malvagio, vizioso,
malvivente, dato che un tempo gli è stato insegnato che una pia con-
dotta può scaturire solo dalla fede, in altre parole dal cristianesimo, e
che tutti coloro che non sono cristiani devono necessariamente essere
dediti a ogni sorta di peccato. Proprio come se la sana ragione e la leg-
ge di natura non fossero la scaturigine adeguata di tutti i doveri e di
tutte le virtù, da cui Cristo stesso e gli apostoli hanno tratto le loro pre-
82
scrizioni. Questa denominazione non cristiani colloca almeno tra le fila
di ebrei, musulmani e pagani, cui i cristiani sono soliti attribuire ogni
malizia. Di naturalisti, deisti, liberi pensatori, la massa ignorante non
sa pensare altro, nella propria malevole interpretazione, se non che essi
riducano Dio a natura, e in sfrenata sfrontatezza agiscano solo sen-
sualmente.»

Herman Samuel Reimarus


Idem

«Voi maestri, siate maestri del Vangelo, a ciò richiamando la fede,


predicando un santo rinnovamento, e in ciò proponendovi ai vostri
ascoltatori come buon esempio, in particolare di amore e mitezza. Per-
ché preoccuparvi del governo civile, di chi debba risiedere in uno sta-
to, di chi possa godere del privilegio di appartenenza alla società uma-
na in qualità di onesto membro? Perché coinvolgete nel vostro ufficio
anche il potere temporale, l’autorità che rappresenta l’ordine voluto da
Dio? Perché predicate al popolo, invece dell’amore e della mitezza,
solo odio, persecuzione e sdegno? Perché vi disturba della gente che,
secondo la sana ragione e la retta moralità, riconosce un vero Dio, pa-
dre di noi tutti, e lo ama, teme, adora nel miglior modo; che ricambia i
propri vicini sempre con giustizia e li tratta con lo stesso favore che
vorrebbe ricevere dagli altri; che si sforza di vivere per sé, pacifica-
mente, rettamente, onorevolmente e virtuosamente, dando
all’imperatore quanto gli spetta? Che cosa vi disturba, vi ripeto, di tali
genuini esseri umani, tanto da non voler convivere con loro e da esclu-
derli da ogni diritto umano? Perché non ammonite piuttosto i vostri
ascoltatori alla sopportazione e alla emulazione nel bene, così da far
risplendere la loro luce e da verificare se la fede o la ragione contribui-
sca maggiormente all’attivo miglioramento degli uomini? Ciò esige-
rebbe l’ufficio di sinceri curatori d’anime, contribuendo a una eccel-
lente armonia tra i cittadini e gli abitanti di un paese, sotto un comune
governo.»

Herman Samuel Reimarus


Idem

83
Jean Meslier

Jean Meslier (Mazerny 1664 – Etrepigny 1729) è stato un cu-


rato di campagna francese e filosofo che con il suo materialismo ateo è
ritenuto un precursore dell’illuminismo. Divenne noto soltanto dopo la
morte perché con l’apertura del suo testamento spirituale fu reso a tutti
noto il suo ateismo. Nella sua severa critica nei confronti di ogni reli-
gione rivelata “si dimostrano in modo chiaro ed evidente la falsità di
tutte le religioni”. Nell’ambito del clero francese erano frequenti i ma-
terialisti sotto mentite spoglie, come nel caso di Gassendi oppure del
sensista Condillac. Nel caso di Meslier pur esercitando per tutta la vita
la funzione di presbitero egli si interessò alla critica serrata delle rive-
lazioni e del contenuto di ogni religione ed in particolare di quella cri-
stiana, come è evidente nel suo testamento. Nella memoria dei pensieri
e delle opinioni di Jean Meslier, egli contrappone le fonti storiche ed
archeologiche del tempo agli scritti biblici ed in particolare ai vangeli
evidenziandone lucidamente le incongruenze: il numero degli apostoli,
la nascita e l’infanzia di Gesù, la persecuzione di Re Erode, la predica-
zione di Gesù.

84
«Voi conoscete, cari fratelli, il mio disinteresse, non sacrifico per nulla
la mia credenza ad un vile interesse e se ho abbracciato una professio-
ne così diametralmente opposta ai miei sentimenti, non è affatto per
cupidigia: ho obbedito ai miei genitori. Vi avrei illuminato prima se
avessi potuto farlo impunemente. Siete testimoni di quello che affer-
mo. Non ho per niente svilito il mio ministero esigendo le retribuzioni
che vi sono connesse. Prendo a testimone il cielo che ho anche som-
mamente disprezzato quelli che deridevano la semplicità della gente
accecata, che forniva in maniera pia somme considerevoli per compra-
re preghiere. Quant’è orribile questo monopolio! Non biasimo il di-
sprezzo che provano per i misteri e le superstizioni loro quelli che in-
grassano col vostro sudore ed i vostri affanni, ma ne detesto
l’insaziabile cupidigia e l'indegno piacere che prendono i loro pari a
farsi beffe dell'ignoranza di quelli che hanno cura di mantenere in stato
di cecità.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Credo, cari amici miei, di avervi preservato a sufficienza contro tante


follie: la vostra ragione farà ancor più dei miei discorsi e Dio non vo-
glia che avessimo da dolerci d'essere stati ingannati! Ma il sangue
umano cola dal tempo di Costantino per l'istituzione di queste orribili
imposture. La Chiesa romana, la greca, la protestante, tante dispute
vane, e tanti ambiziosi ipocriti, hanno danneggiato l'Europa, l'Africa, e
l'Asia. Aggiungete, amici miei, agli uomini che queste querelle hanno
fatto sgozzare, la moltitudine di monaci e monache diventati sterili col
loro stato. Vedete allora quante creature sono perse, e vedrete che la
religione cristiana ha fatto perire la metà del genere umano.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Avendo mostrato una parte delle puerilità attribuite a Dio dai cristola-
tri, continuiamo a dire qualche parola dei loro misteri. Adorano un Dio
in tre persone, o tre persone in un solo Dio, e si attribuiscono la poten-
za di fare dei di pasta e di farina, ed anche di farne quanti ne vogliono,
poiché secondo i loro principi, non hanno che da dire soltanto quattro

85
parole su d'una data quantità di bicchieri di vino, o delle piccole im-
magini di pasta, e ne faranno altrettanta di dei, ce ne fossero pure mi-
lioni. Che follia! Con tutta la presunta potenza del loro Cristo, non sa-
prebbero fare la più piccola mosca e credono di poter fare dei a mi-
gliaia. Bisogna essere affetti da uno strano offuscamento per sostenere
cose così deplorevoli, e il tutto su un così inconsistente fondamento
come quello delle parole equivoche d'un fanatico.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«I nostri cristolatri biasimano e condannano i pagani per il fatto che


attribuiscono la divinità ad uomini mortali, e perché li adorano come
dei dopo la loro morte: hanno ragione in questo, ma i pagani non face-
vano altro che quello che fanno tuttora i nostri cristolatri, i quali attri-
buiscono divinità al loro Cristo in maniera tale che dovrebbero con-
dannare anche loro stessi, visto che cadono nello stesso errore dei pa-
gani adorando un uomo che era mortale, e tanto mortale che morì ver-
gognosamente sulla croce.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Passo sotto silenzio una quantità d’altre contraddizioni: quelle che ho


appena elencato sono sufficienti per mostrare che questi libri non deri-
vano affatto da ispirazione divina, e neppure da saggezza umana, e di
conseguenza non meritano che vi si presti fede.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Ho evitato con cura di esortarvi alla bigotteria e vi ho parlato il più


raramente possibile dei nostri miserabili dogmi. Dovevo pur svolgere,
86
come curato, il mio ministero. Ma quanto non ho anche sofferto in me
stesso, quando sono stato costretto a predicarvi le pie menzogne che
detestavo profondamente! Che disprezzo non avevo io per il mio mini-
stero, ed in particolare per la messa superstiziosa, e le ridicole ammini-
strazioni di sacramenti, soprattutto quando bisognava farli con quella
solennità che attirava la vostra pietà e la vostra buona fede! Quanti ri-
morsi non mi hanno fatto sorgere la vostra credulità! Mille volte sul
punto di scoppiare pubblicamente, stavo per aprirvi gli occhi, ma un
timore superiore alle mie forze mi tratteneva di colpo, e mi ha costretto
al silenzio fino alla morte.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Ecco ancora altre prove che mostreranno non meno chiaramente la


falsità delle religioni umane, e soprattutto la falsità della nostra. Qual-
siasi religione che pone a fondamento dei propri misteri, e che assume
per regola della propria dottrina e della propria morale un principio
d’errori, e che è addirittura fonte funesta di discordie e divisioni eterne
tra gli uomini, non può essere una religione veritiera, né essere
d’istituzione divina. Orbene, le religioni umane, e principalmente la
cattolica, pongono a fondamento della propria dottrina e della propria
morale un principio d’errori. Quindi...»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Passo alla prova della seconda proposizione, che consiste nel fatto
che la religione cristiana adotta come regola della propria dottrina e
della propria morale quello che chiamano fede, vale a dire una creden-
za cieca, e tuttavia salda e sicura, nella legge, o nella rivelazione divi-
na, e nella divinità. E’ assolutamente necessario che essa presupponga
questo, giacché è proprio la credenza nella divinità e nella rivelazione
divina a conferirle il credito e l’autorità che ha nel mondo, senza di che
non ci si curerebbe troppo di ciò che prescrive. Non c’è quindi nessuna
87
religione che non raccomandi espressamente ai propri seguaci d’essere
saldi nella fede. Da qui proviene che i cristolatri [christicoles] hanno
come massima che la fede è l’inizio e il fondamento della salvezza, e
che essa è la radice della giustizia e della santificazione, com’è speci-
ficato nel concilio di Trento (6, VIII).»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Se parecchi crocefissi ed altre immagini hanno miracolosamente par-


lato e dato risposte, i pagani dicono che i loro oracoli hanno parlato in
maniera divina e dato risposte a quelli che li consultavano, e che la te-
sta di Orfeo e quella di Policrate pronunciavano oracoli dopo la mor-
te.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Se Dio attraverso una voce dal cielo fece sapere che Gesù Cristo era
suo figlio, come citano gli evangelisti, Vulcano fece vedere, attraverso
l’apparizione di una fiamma miracolosa, che Ceculo era veramente suo
figlio.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Se un ariete venne miracolosamente trovato per essere offerto in sa-


crificio al posto di Isacco, quando il padre Abramo lo voleva sacrifica-
re, allo stesso modo la dea Vesta inviò una giovenca per essere sacrifi-
cata al posto di Metella, figlia di Metello; la dea Diana inviò parimenti
una cerva al posto d’Ifigenia, quando questa era sul patibolo per essere
immolata, e con questo espediente Ifigenia fu salvata.»
Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

88
«Se parecchi santi hanno miracolosamente ammansito la crudeltà e la
ferocia delle bestie più crudeli, si dice che Orfeo attirasse a sé, con la
dolcezza del suo canto e l’armonia dei suoi strumenti, i leoni, gli orsi,
e le tigri, e che placasse la ferocia della loro natura; che attirasse a sé le
rocce, gli alberi, e che anche i fiumi arrestassero il loro corso per sen-
tirlo cantare.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Se San Vincenzo Ferrier risuscitò un morto fatto a pezzi, ed il cui


corpo era già mezzo cotto ed arrostito, Pelope, figlio di Tantalo re di
Frigia, essendo stato fatto a pezzi dal padre per servire da pasto agli
dei, questi ne raccolsero le membra, le riunirono, e gli ridiedero la vi-
ta.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Non vedono, questi dottori accecati, che è come aprire una grande
porta per ogni sorta d'idolatria voler far adorare in questo modo imma-
gini di pasta, col pretesto che i preti avrebbero il potere di consacrarli e
di farli cambiare in dei? I preti degli idoli non avrebbero potuto e non
potrebbero adesso vantarsi d'avere una simile potenza?»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Infine, abbreviando, poiché se ne potrebbero riportare molti altri, se i


nostri cristolatri affermano che le mura della città di Gerico caddero
sotto il suono delle trombe, i pagani affermano che le mura della città
di Tebe furono costruite dal suono degli strumenti di musica
d’Amfione, mentre le pietre, dicono i poeti, s’erano posizionate da sole
con la dolcezza della sua armonia: cosa che sarebbe molto più miraco-
losa e più ammirevole del veder crollare mura a terra.»
89
Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Se, secondo questa maniera d'interpretare allegoricamente tutto quel-


lo che si è detto, fatto e praticato in questa vecchia legge degli Ebrei, si
volesse interpretare pure allegoricamente tutti i discorsi, le azioni, e le
avventure del famoso Don Chisciotte della Mancia, vi si troverebbero
certamente altrettanti misteri e rappresentazioni.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«I nostri cristolatri, che avvertono queste assurdità e che non hanno


proprio di che vantarsi, non hanno altre risorse se non affermare che
bisogna chiudere piamente gli occhi della ragione umana, e umilmente
adorare misteri così alti senza volerli comprendere; ma siccome quella
che chiamano fede è qui dianzi solidamente confutata, quando ci dico-
no che bisogna sottomettersi, è come se dicessero che bisogna cieca-
mente credere a ciò che non si crede.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Carpocrate con i suoi seguaci facevano lo stesso, e rigettavano


l’intero Vecchio Testamento, ma mantenevano che Gesù Cristo era
solo un uomo come gli altri. Marcioniti e sovrani ripudiavano anche il
Vecchio Testamento come non valido, e rigettavano anche la maggior
parte dei quattro Vangeli, e le epistole di San Paolo. Gli ebioniti am-
mettevano solo il Vangelo di Matteo, rigettando gli altri tre, e le Epi-
stole di san Paolo. I marcioniti pubblicavano un Vangelo col nome di
San Mattia a conferma della loro dottrina. Gli apostolici inserivano
altre scritture per sostenere i loro errori, e all’uopo si servivano d’atti,
che attribuivano a Sant’Andrea e a San Tommaso.»

90
Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Siccome sarebbe una grande sciocchezza prestar fede ai presunti mi-


racoli del paganesimo, non lo è di meno prestarne a quelli del cristia-
nesimo, dato che provengono tutti dallo stesso principio d’errore. E’
per questo che i manichei e gli ariani, ai primordi del cristianesimo,
deridevano questi presunti miracoli, fatti per invocazione dei santi, e
biasimavano quelli che li invocavano dopo la morte, e che ne onorava-
no le reliquie.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

91
Voltaire

Voltaire, pseudonimo di Francoise-Marie Arouet (Parigi 1694


– Parigi 1788). E’ stato uno dei maggiori filosofi illuministi insieme a
Montesquieu, Rousseau, Diderot, d’Alembert, d’Holbach, etc. Voltaire
è stato tra gli iniziatori nell’ambito del movimento illuministico della
critica nei confronti delle religioni rivelate con particolare riferimento
alla religione cristiana. Pur non giungendo alla negazione totale
dell’esistenza di Cristo ne mette in rilievo la problematicità intrinseca
agli stessi vangeli che non trovano supporto nella storiografia romana
coeva. Il cristianesimo secondo Voltaire è un insieme di pregiudizi e
superstizioni stratificate nel corso dei secoli ed in modo particolare in
quelli bui del medioevo. Il maggior ostacolo al progresso non solo
scientifico e filosofico, ma anche etico e politico è proprio dovuto
all’oscurantismo della chiesa cattolica e dei disvalori assolutistici che
essa incarna. Per cui il nemico principale da abbattere secondo il no-
stro autore è proprio la Chiesa: “Ecraser l’infame”. Nonostante la criti-
ca fortemente negativa nei confronti delle rivelazioni religiose e del
testo biblico in particolare (eventuale citazione), Voltaire non era ateo,
bensì deista. Il deismo è una concezione particolare della divinità, es-
senzialmente collegata al periodo illuministico, per cui dio non è con-
siderabile come frutto di una rivelazione, ma è soltanto la risultanza
razionale di una ricerca spregiudicata attuata coi lumi della semplice
ragione naturale. Per cui la nuova teologia dei deisti rifiuta ogni com-
plicazione teologica per affermare la veridicità di pochissime proposi-
zioni colte con l’evidenza razionale dalla ricerca umana.

92
«La religione cattolica, apostolica e romana fu proscritta in Cina in
tempi recenti, ma in modo meno crudele. I RR.PP. gesuiti, a dire il ve-
ro, non avevano risuscitato morti alla corte di Pechino; si erano accon-
tentati d’insegnare l’astronomia, di fondere cannoni e di essere manda-
rini. Le loro sventurate dispute con i domenicani e con altri scandaliz-
zarono a tal punto il grande imperatore Yong-ching che quel principe,
che era la giustizia e la bontà fatte persona, fu tanto cieco da proibire
che si insegnasse la nostra santa religione, sulla quale i nostri missio-
nari non si mettevano d’accordo. Li cacciò con paterna bontà, fornen-
do loro mezzi di sussistenza e di trasporto fino ai confini del suo impe-
ro.»

Voltaire
Dizionario filosofico

«Al mondo c’è stata una sola religione che non si sia macchiata di fa-
natismo, ed è quella dei letterati della Cina. Le sette dei filosofi non
solo erano esenti da questa peste, ma ne erano il rimedio; giacché
l’effetto della filosofia è di rendere l’anima tranquilla, e il fanatismo è
incompatibile con la tranquillità.»

Voltaire
Dizionario filosofico

«L’indiano, a dire il vero, non ha una fede troppo viva; non è intima-
mente persuaso di queste metamorfosi; ma alla fine dirà al suo bonzo:
“Io ho fede; voi volete che Visnù sia passato attraverso cinquecento
incarnazioni, e ciò vi frutta cinquecento rupie di rendita; qui sta il pun-
to; andrete a gridare contro di me, mi denuncerete, rovinerete il mio
commercio se non ho fede. Ebbene, ho fede, e per di più eccovi dieci
rupie”.»
Voltaire
Dizionario filosofico

93
«Che cos’è la fede? È forse credere ciò che pare evidente? No: mi è
evidente che c’è un Essere necessario, eterno, supremo, intelligente;
questa non è fede, è ragione. Non ho alcun merito nel pensare che que-
sto Essere eterno, infinito, che è la virtù e la bontà stessa, desideri che
io sia buono e virtuoso. La fede sta nel credere, non ciò che sembra
vero, ma ciò che sembra falso al nostro intelletto. Gli Asiatici possono
credere solo per fede al viaggio di Maometto nei sette pianeti, alle in-
carnazioni del dio Fo, di Visnù, di Xaca, di Brahma, di Sammonoco-
dom, ecc., ecc., ecc. Essi sottomettono il loro intelletto, hanno timore
di indagare, non vogliono essere né impalati, né bruciati; dicono: “Io
credo”. C’è una fede in cose sorprendenti, e una fede in cose contrad-
dittorie e impossibili.»
Voltaire
Dizionario filosofico

«La religione, la morale mettono un freno alla forza dell’indole; non


possono distruggerla. L’ubriacone in un chiostro, ridotto a un mezzo
bicchiere di sidro a pasto, non si ubriacherà più, ma amerà sempre il
vino.»
Voltaire
Dizionario filosofico

«Sant'Agostino, nella sua lettera CIX, non ha nessuna difficoltà ad at-


tribuire ai buoni e ai cattivi angeli dei corpi sciolti ed agili. Papa Gre-
gorio II ridusse a nove cori, a nove gerarchie o ordini i dieci cori degli
angeli riconosciuti dagli ebrei; sono i serafini, i cherubini, i troni, le
dominazioni, le virtù, le potenze, gli arcangeli e infine gli angeli che
danno il nome alle altre otto gerarchie.
Gli ebrei avevano nel tempio due cherubini, ciascuno con due teste,
una di bue e l'altra di aquila, e con sei ali. Oggi, quando li dipingiamo
diamo loro l'immagine d'una testa volante, con due alucce sotto le
orecchie; dipingiamo gli angeli e gli arcangeli in figura di giovinetti,
con due ali sul dorso. Quanto ai troni e alle dominazioni, nessuno s'è
ancora azzardato a dipingerli.»
Voltaire
Dizionario filosofico

94
«Il bue Api era adorato a Menfi come dio, come simbolo o come bue?
C'è da credere che i fanatici vedessero in lui un dio, i saggi un sempli-
ce simbolo e che il popolo ignorante adorasse il bue. Fece bene Cam-
bise, quando, conquistato l'Egitto, l'uccise di sua mano? E perché no?
Fece così vedere agli imbecilli che si poteva mettere il loro dio allo
spiedo, senza che la natura si scatenasse a vendicare tale sacrilegio.»

Voltaire
Dizionario filosofico

«Entrate nella Borsa di Londra […] Lì l’ebreo, il maomettano e il cri-


stiano si trattano reciprocamente come se fossero della stessa religione,
e chiamano infedeli solo quelli che fanno bancarotta.»

Voltaire
Lettere filosofiche

«Povero filosofo, tu vedi una pianta che vegeta e dici “vegetazione”, o


anche “anima vegetativa”. Noti che i corpi hanno e comunicano moto
e dici “forza”; vedi il tuo cane da caccia imparare, guidato da te, il suo
mestiere, e gridi “istinto”, “anima sensitiva”; hai delle idee composte,
e dici “spirito”.
[...]
Se un tulipano potesse parlare e ti dicesse: “La mia vegetazione ed io
siamo due esseri evidentemente congiunti insieme” non daresti
dell'imbecille a quel tulipano?»

Voltaire
Lettere filosofiche

«Nelle leggi degli ebrei, ossia nel Levitico e nel Deuteronomio, non c'è
il minimo accenno all'esistenza degli angeli, né tanto meno al loro cul-
to; così i sadducei non credevano agli angeli.
95
Ma nelle storie degli ebrei se ne parla molto. Quegli angeli erano cor-
porei; avevano ali sulla schiena, come i gentili avevano immaginato
che Mercurio le avesse ai piedi; qualche volta nascondevano le ali sot-
to le vesti. E come non avrebbero avuto un corpo, dato che mangiava-
no e bevevano e gli abitanti di Sodoma tentarono di commettere il pec-
cato di pederastia con gli angeli che andarono da Loth?»

Voltaire
Dizionario filosofico

«Gli studiosi sono altrettanto sorpresi nel vedere che nessuno storico
romano ha parlato di questi prodigi (di Cristo), capitati sotto l'impero
di Tiberio, sotto gli occhi di un governatore romano capo di una grossa
guarnigione, il quale doveva pur mandare all'imperatore e al senato
una relazione circostanziata del più miracoloso evento di cui gli uomi-
ni abbiano mai sentito parlare.»

Voltaire
Dizionario filosofico

«È indubbio che ci furono borghi prima che si costruissero grandi città


e che tutti gli uomini vissero divisi in piccole repubbliche prima di riu-
nirsi in grandi imperi. Ed è naturale che un borgo, spaventato dal tuo-
no, afflitto dalla perdita delle sue messi, maltrattato dal borgo vicino,
sentendo in ogni momento la propria debolezza e sentendo dappertutto
un potere invisibile, si sia ben presto detto: “C’è qualche essere sopra
di noi che ci fa del bene e del male”.»

Voltaire
Dizionario filosofico

«Vi sono tre religioni stabilite di diritto umano nell’impero: vorrei che
ve ne fossero cinquanta nei vostri Stati, essi sarebbero più ricchi e voi
96
sareste più potente. Rendete ogni superstizione ridicola e odiosa, non
avrete mai nulla da temere dalla religione. Essa non è stata terribile e
sanguinaria, essa non ha rovesciato dai troni se non quando le favole
sono state accreditate e gli errori reputati santi. È l’insolente assurdità
delle due spade, è la pretesa donazione di Costantino; è la ridicola opi-
nione che un contadino ebreo di Galilea abbia goduto per venticinque
anni a Roma degli onori del sovrano pontificato; è la compilazione
delle pretese decretali fatte da un falsario; è una sequela non interrotta
per molti secoli di leggende menzognere, di miracoli impertinenti, di
libri apocrifi, di profezie attribuite a sibille; è infine questo cumulo
odioso di imposture che rese i popoli furiosi e fece tremare i re. Ecco
le armi di cui ci si serví per deporre il grande imperatore Enrico IV,
per farlo prosternare ai piedi di Gregorio VII, per farlo morire in po-
vertà e per privarlo della sepoltura; è da questa fonte che usciranno
tutti gli infortuni dei due Federici; ecco ciò che ha fatto dibattere
l’Europa nel sangue per secoli. Quale religione è quella che da Costan-
tino non si è sostenuta che con i torbidi civili e col carnefice! Questi
tempi non sono più; ma guardiamoci che non ritornino. Quest’albero
di morte, tanto sfrondato nei suoi rami, non è ancora tagliato alle radi-
ci, e finché la setta romana avrà delle fortune da distribuire, delle mi-
trie, dei principati, delle tiare da assegnare, tutto è da temere per la li-
bertà e per la quiete del genere umano. La politica ha stabilito una bi-
lancia tra le potenze d’Europa: non è meno necessario che ne formi
una tra gli errori, affinché bilanciandosi a vicenda, lascino il mondo in
pace.»

Voltaire
Scritti politici

«Molti studiosi si mostrano sorpresi per il fatto di non trovare nello


storico Giuseppe alcun cenno di Gesù Cristo; tutti gli specialisti infatti
sono d’accordo oggi che il breve passaggio in cui se ne fa cenno nella
sua Storia è interpolato. Eppure il padre di Flavio Giuseppe avrebbe
dovuto essere uno dei testimoni di tutti i miracoli di Gesù. Giuseppe
era di schiatta sacerdotale, parente della regina Marianna, moglie
d’Erode; egli si diffonde in particolare sulle azioni di questo principe,
tuttavia non dice una parola né della vita né della morte di Gesù; que-
sto storico che non nasconde alcuna delle crudeltà d’Erode, non parla
affatto del massacro di tutti i fanciulli, da lui ordinato, quando apprese
97
che era nato un re dei giudei… Non parla affatto della nuova stella che
sarebbe comparsa in Oriente dopo la nascita del Salvatore; fenomeno
meraviglioso, che non sarebbe dovuto sfuggire a uno storico così illu-
minato com’era Giuseppe. Non una parola, inoltre, sulle tenebre che
avrebbero coperto tutta la terra in pieno mezzogiorno e per tre ore alla
morte del Salvatore; sulla gran quantità di tombe che si sarebbero sco-
perchiate in quell’istante e sui giusti che sarebbero risuscitati»

Voltaire
Idem

98
Denis Diderot

Denis Diderot (Langres 1713 - Parigi 1784) è stato tra i mag-


giori intellettuali dell'illuminismo. Fu insieme a d'Alembert direttore
ed editore dell'Enciclopedia o Dizionario ragionato, delle scienze, del-
le arti e dei mestieri, l'opera collettiva più rappresentativa dello spirito
dell'illuminismo francese.
Nei "Pensieri filosofici" del 1746 Diderot espose le concezioni
generali dei deisti. Si staccò da ogni concezione finalistica della natura
per riprendere la concezione meccanicistica della scienza moderna:
"Lo scienziato la cui professione è quella di istruire e non già di edifi-
care, lascerà da parte il perché, guardando solo al come; il come si ri-
cava dagli esseri, il perché dal nostro intelletto."
Diderot fu continuamente alle prese con la censura per il suo
impegno nell'Enciclopedia, fu sottoposto anche ad arresto e prigionia
per aver ripreso alcune concezioni del prete ateo Jean Meslier.

99
«Scrivo su Dio: conto su pochi lettori e ambisco a poche approvazioni.
Se questi pensieri non piaceranno a nessuno non potranno che essere
cattivi, ma se dovessero piacere a tutti li considererei detestabili.»

Denis Diderot
Pensieri filosofici

«Il Dio dei cristiani è un dio che fa molto caso dei suoi pomi e poco
dei suoi figli.»

Denis Diderot
Pensieri filosofici

«Che cos’è questo Dio che fa morire Dio per placare Dio?»

Denis Diderot
Pensieri filosofici

«Se la ragione ci è stata offerta dal Cielo e lo stesso si può dire della
fede, allora il Cielo ci ha presentato due doni incompatibili e contrad-
dittori.»

Denis Diderot
Pensieri filosofici

«Il pensiero della non esistenza di Dio non ha mai spaventato nessuno,
ma è terrorizzante invece pensare che ne esista uno come quello che
mi hanno descritto.»
Denis Diderot
Pensieri filosofici

100
«Ma potresti insegnarmi che significa la parola religione che hai
pronunciato tante volte e con tanto dolore?.
Dopo aver riflettuto un istante, il cappellano rispose: “Chi ha fatto la
tua capanna e gli utensili che l'arredano?”.

ORÙ Io.
CAPPELLANO Ebbene, noi crediamo che questo mondo e ciò che
esso racchiude sia opera di un artefice.
ORÙ Costui quindi ha dei piedi, delle mani, una testa?
CAPPELLANO No.
ORÙ Dove risiede?
CAPPELLANO In ogni luogo.
ORÙ Anche qui?
CAPPELLANO Anche qui.
ORÙ Noi non l'abbiamo mai visto.
CAPPELLANO Difatti non si vede.
ORÙ Ecco un padre ben indifferente! Deve essere vecchio, infatti ha
almeno l'età della sua opera.
CAPPELLANO Egli non invecchia punto. Ha parlato ai nostri
antenati, ha dato loro delle leggi, ha prescritto il modo in cui voleva
essere onorato, ha comandato delle azioni in quanto buone, ne ha
proibite altre in quanto cattive.
ORÙ Capisco. E una delle azioni che ha vietato loro in quanto cattive
è quella di andare a letto con una donna o una ragazza? Perché allora
ha creato due sessi?
CAPPELLANO Perché si uniscano, ma a certe condizioni necessarie,
dopo certe cerimonie preliminari in conseguenza delle quali un uomo
appartiene a una donna e soltanto a lei, una donna appartiene a un
uomo e soltanto a lui.
ORÙ Per tutta la vita?
CAPPELLANO Per tutta la vita.
ORÙ Di modo che, se accadesse a una moglie di andare a letto con un
uomo che non è suo marito, o a un marito con una donna che non è sua
moglie... Ma questo non accade, infatti giacché egli è lì, e ciò gli
spiace, sa impedirglielo. CAPPELLANO No, li lascia fare, e così essi
peccano contro la legge di Dio poiché così chiamiamo il grande
artefice, contro la legge del paese, e commettono un delitto.
ORÙ Non vorrei offenderti con i miei discorsi, ma se permetti ti dirò
la mia opinione.

101
CAPPELLANO Parla.
ORÙ Trovo questi singolari precetti opposti alla natura, contrari alla
ragione, fatti apposta per moltiplicare i delitti ed irritare di continuo il
vecchio artefice che ha fatto tutto senza testa, senza mani e senza
arnesi; che è dovunque e non si vede in nessun posto; che sussiste oggi
e domani e non ha mai un giorno di più; che ordina e non è obbedito;
che può impedire e non impedisce. Contrari alla natura in quanto
presuppongono che un essere pensante, senziente e libero possa essere
proprietà di un essere a lui simile. Su cosa sarebbe fondato tale diritto?
Non ti accorgi che al tuo paese si è confusa la cosa che non ha
sensibilità, né pensiero, né desiderio, né volontà, che si lascia, si
prende, si tiene e si cambia senza che soffra e che si lamenti, con la
cosa che non si cambia, non si acquista, che ha libertà, volontà,
desiderio, che può darsi o rifiutarsi per un momento, darsi o rifiutarsi
per sempre, che si lamenta e che soffre, e che non può divenire oggetto
di commercio senza che con questo si dimentichi il suo carattere e si
usi violenza alla sua natura? Contrari alla legge generale degli esseri.
In effetti nulla ti parrebbe più insensato di un precetto che proscriva il
cambiamento che è in noi, che comandi una costanza che non può
esistere e che vìoli la natura e la libertà del maschio e della femmina
vincolandoli per sempre l'uno all'altra; di una fedeltà che limiti ad un
unico individuo il più capriccioso dei godimenti; di un giuramento di
immutabilità pronunciato fra due esseri in carne ed ossa, al cospetto di
un cielo che non è mai un attimo lo stesso, sotto antri che minacciano
di rovinare, alla base di una rupe che si riduce in polvere, ai piedi di un
albero che si scortica, su una pietra che vacilla? Credimi, avete reso la
condizione umana peggiore di quella animale. Non so che cosa sia il
tuo grande artefice, ma sono lieto che non abbia parlato ai nostri padri
e mi auguro che non parli ai nostri figli, infatti potrebbe per caso dir
loro le stesse stoltezze, ed essi potrebbero forse commettere quella di
credergli. [...]»

Denis Diderot
Supplemento al viaggio di Bougainville

102
Helvetius

Claude-Adrienne Helvétius (Parigi 1715-Versailles 1771).


"De l'esprit" (1758) di Helvétius fu considerato tra gli scritti più empii
del secolo e fu al centro di una violenta polemica tra cultura tradizio-
nalistica e cultura illuministica. L'opera fu condanna-
ta dall'arcivescovo e dal parlamento francese, nonostante l'elevata con-
dizione sociale di Helvétius, era stato nominato dalla monarchia di
Luigi XV esattore delle imposte regie, fu costretto a fuggire in Prussia
dove ebbe protezione presso la corte di Federico II.

Helvétius partì dal sensismo di Condillac portando alle estreme


conseguenze le premesse gnoseologiche in esso implicite e mettendo
capo ad una concezione di tipo materialistico molto critica nei con-
fronti della teologia e della religione cristiana. Tutte le conoscenze, per
Helvétius, derivano dalla sensibilità e dalla memoria che conserva le
impressioni del soggetto: "Tutte le operazioni dello spirito consistono
nella capacità di percepire somiglianze e differenze tra i vari oggetti;
ma questa capacità non è nient'altro che la stessa sensibilità fisica; ogni
cosa si riduce quindi al sentire". Gli uomini nascono tutti uguali dal
punto di vista naturale, le differenze sono prodotte solo dall'ambiente
sociale, il miglioramento sociale è quindi possibile, secondo Helvétius,
solo attraverso una radicale trasformazione delle strutture e del-
le istituzioni politiche.

103
«...chi può tuttavia dubitare che i primi romani non siano stati più vir-
tuosi di noi? Chi può negare che la gendarmeria abbia disarmato più
briganti della religione? Che l’italiano, più devoto del francese, non
abbia col rosario in mano, fatto più uso del pugnale e del veleno? E
che, nei tempi in cui la devozione è più ardente e la polizia più imper-
fetta, non si commettano infinitamente più crimini dei secoli in cui la
devozione s’intiepidisce e si perfeziona?»
Claude-Adrien Helvétius
Dello spirito

«Se i preti del paganesimo fecero morire Socrate e perseguitarono qua-


si tutti i grandi uomini, è che il loro bene particolare si trovava opposto
al bene pubblico; è che i preti di una falsa religione hanno interesse a
mantenere i popoli nell’accecamento, e, a tale scopo, a perseguitare
tutti coloro che possono illuminarlo: esempio talvolta imitato dai mini-
stri della vera religione, che, senza lo stesso bisogno, hanno spesso fat-
to ricorso alle stesse crudeltà, hanno perseguitato, depresso i grandi
uomini, sono divenuti panegiristi delle opere mediocri, e critici di
quelle eccellenti, e sono infine stati sconfessati da teologi più illumina-
ti di loro.»

Claude-Adrien Helvétius
Idem

«Il potere dei preti dipende dalla superstizione e dalla credulità del po-
polo... Più ignorante è, più docilmente li seguirà.»

Claude-Adrien Helvétius
Idem

«Il senato dei castori era pronto ad abbracciare questo partito, quando
uno di loro, gettando lo sguardo all’azzurro del firmamento, grida ad
un tratto: “Prendiamo esempio dall’uomo. Egli crede che il palazzo dei
cieli sia costruito, abitato e retto da un essere più potente di lui. Questo
104
essere porta il nome di Michapour. Pubblichiamo questo dogma e che
il popolo dei castori vi si sottometta. Convinciamolo che, su ordine di
questo dio, un genio è stato messo di guardia su ogni pianeta, e che da
lì, osservando le nostre azioni, si occupa di dispensare i beni ai buoni
ed i mali ai cattivi. Una volta accettata questa credenza, il crimine fug-
girà̀ lontano da noi”.»

Claude-Adrien Helvétius
Idem

105
Paul Henri Thiry d'Holbach

Paul Henri Thiry d'Holbach (Edescheim 1723-Parigi 1789)


fu tra i maggiori filosofi dell'illuminismo e collaboratore dell'Enciclo-
pedia. Nel suo "Système de la nature (1770), l'opera più radicale e ma-
terialistica dell'illuminismo francese, critica a fondo ogni concezione
religiosa e pone le basi della sua etica. Per il barone d'Holbach "La na-
tura è l'insieme di tutti gli esseri e di tutti i movimenti a noi noti;
dall'azione e dalla reazione continua di tutti gli esseri che la natura
comprende risulta una successione di cause e di effetti governate da
leggi costanti ed invariabili proprie di ogni essere, necessarie e inerenti
alla sua natura." Anche l'uomo è un prodotto della natura e nemmeno
col pensiero può uscire dalle leggi ferree a cui è sottoposto. D'Hol-
bach, per il quale non esiste un uomo morale diverso dall'uomo fisico,
giunge ad un rigoroso materialismo meccanicistico e ad una concezio-
ne etica che persegue la felicità più durevole e solida.

106
«La natura, voi dite, è del tutto inesplicabile senza un Dio. In altri ter-
mini, per spiegare ciò che capite ben poco, avete bisogno di una causa
che non capite affatto. Pretendete di chiarire ciò che è oscuro raddop-
piando l'oscurità, credete di sciogliere un nodo moltiplicando i nodi.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Il buon senso

«Chiunque accetterà di consultare il buon senso sulle credenze religio-


se, e dedicherà a questo esame l'attenzione che di solito si dedica agli
argomenti che si ritengono interessanti, si accorgerà facilmente che tali
credenze non hanno alcun solido fondamento; che ogni religione è un
castello in aria; che la teologia non è che l'ignoranza delle cause natu-
rali ridotta a sistema, nient'altro che un vasto tessuto di chimere e di
contraddizioni; che in ogni luogo essa presenta ai diversi popoli della
terra solo dei romanzi privi di verosimiglianza»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«I selvaggi che abitano il Paraguay si considerano discendenti dalla


Luna, e li consideriamo degli imbecilli. I teologi europei si considera-
no discendenti da un puro spirito. Questa pretesa è molto più ragione-
vole?»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«Dio non è mai così in collera come quando si attenta ai diritti divini,
ai privilegi, alle proprietà, alle immunità dei suoi preti.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

107
«L'ateo filosofo - ci dirà il teista - può essere un uomo onesto, ma i
suoi scritti formeranno degli atei politici. Prìncipi e ministri, non sen-
tendosi più trattenuti dal timor di Dio, si abbandoneranno senza scru-
poli ai più orribili eccessi». Ma per quanto si possa supporre grande la
depravazione di un monarca ateo, potrà mai essere più forte e più dan-
nosa di quella di tanti conquistatori, tiranni, persecutori, ambiziosi,
cortigiani perversi, i quali, senza essere atei, essendo anzi, spesso,
molto religiosi e devoti, non cessano di far gemere l'umanità sotto il
peso dei loro delitti? Un prìncipe ateo può fare al mondo più male che
un Luigi XI, un Filippo II, un Richelieu, che hanno, tutti, associato la
religione al delitto? Nulla di più raro che prìncipi atei; ma nulla di più
comune che tiranni e ministri ferocissimi e religiosissimi.»
Paul Henri Thiry d'Holbach
Idem

«Come si è potuti riuscire a persuadere esseri ragionevoli che la cosa


più incomprensibile era per essi la più essenziale? Perché sono stati
fortemente terrorizzati; perché, quando si ha paura, si cessa di ragiona-
re; perché sono stati esortati soprattutto a diffidare della loro ragione;
perché, quando il cervello è turbato, si crede a tutto e non si esamina
più niente.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«Ignoranza e paura, ecco i due sostegni di tutte le religioni. L'incertez-


za in cui l'uomo si trova in rapporto al proprio Dio è precisamente il
motivo che lo tiene aggrappato alla sua religione. L'uomo ha paura nel-
le tenebre, sia in senso materiale, sia morale. La paura diviene in lui
abituale e si tramuta in bisogno; egli si crederebbe privo di qualcosa se
non avesse niente da temere.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem
108
«Per evitare ogni imbarazzo, ci dicono che non è affatto necessario
sapere che cos'è Dio, che bisogna adorarlo senza conoscerlo, che non
ci è minimamente concesso di indagare con occhio temerario i suoi
attributi. Ma, prima di sapere se bisogna adorare un Dio, non dovrem-
mo esser sicuri che esista? Ora, come accertare che esiste, prima di
avere esaminato se è possibile che le diverse qualità che gli vengono
attribuite coesistano in lui? In verità, adorare Dio significa adorare le
finzioni del proprio cervello, o, meglio ancora, non adorare nulla.»
Paul Henri Thiry d'Holbach
Idem

«Dal momento che gli uomini avevano bisogno d'un Dio, perché non
attenersi al Sole, a questo Dio visibile adorato da tanti popoli? Quale
essere aveva più diritti agli omaggi dei mortali che l'astro del giorno,
che illumina, riscalda, vivifica tutti gli esseri, l'astro la cui presenza
rianima e ringiovanisce la natura, la cui assenza sembra immergerla
nella tristezza e nel languore? Se qualche essere era adatto a promette-
re al genere umano potere, attività, felicità, durata, era senza dubbio il
Sole: esso avrebbe potuto esser considerato dall'umanità come il padre
della natura, come l'anima del mondo, come la Divinità. Almeno, non
si sarebbe potuto negarne l'esistenza senza essere pazzi, né rifiutarsi di
riconoscere il suo influsso e i suoi benefìci.»
Paul Henri Thiry d'Holbach
Idem

«Se la religione fosse chiara, avrebbe molto meno attrattiva per gli
ignoranti. Essi hanno bisogno di oscurità, di misteri, di terrori, di favo-
le, di prodigi, di cose incredibili che li facciano sempre lavorare di fan-
tasia. I romanzi, le leggende tenebrose, i racconti di fantasmi e di stre-
goni esercitano sulle menti del volgo ben più fascino che le storie ve-
re.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem
109
«Colui che, fin dall'infanzia, ha preso l'abitudine di tremare ogni volta
che sente pronunziare certe parole, ha bisogno di quelle parole e ha
bisogno di tremare: per ciò stesso egli è più incline a dare ascolto a chi
alimenta i suoi timori, che a chi tenta di rassicurarlo. Il superstizioso
vuole aver paura, la sua immaginazione lo richiede; si direbbe che nul-
la teme quanto di non aver nulla da temere.
Gli uomini sono dei malati immaginari: dei ciarlatani bramosi di ap-
profittarne si dànno da fare per mantenerli nella loro insensatezza, in
modo da lucrare la ricompensa delle loro cure. Ai medici che ordinano
un gran numero di medicine si dà molto più ascolto che a quelli che
raccomandano un buon regime di vita, o che lasciano agire la natura.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«C'è una scienza che ha per oggetto solamente cose incomprensibili.


Al contrario di tutte le altre scienze, essa non si occupa che di ciò che
non può essere percepito dai sensi. Hobbes la chiama «il regno delle
tenebre». È un regno in cui tutto dipende da leggi opposte a quelle che
gli uomini sono in grado di conoscere nel mondo che abitano. In que-
sta strana regione, la luce non è altro che buio; l'evidente diviene dub-
bio o falso; l'impossibile diviene credibile; la ragione è una guida infe-
dele, e il buon senso si trasforma in delirio. Questa scienza si chiama
teologia, e questa teologia è un insulto continuo alla ragione umana.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«Non esiste ancora vera tolleranza sulla terra; dappertutto si adora un


Dio geloso del quale ciascun popolo si considera amico, ad esclusione
di tutti gli altri.
Ciascun popolo si vanta di adorare, esso solo, il vero Dio, il Dio uni-
versale, il sovrano della natura tutta quanta. Ma, quando ci si accinge a
esaminare questo monarca del mondo, si trova che ogni società, ogni
setta, ogni partito o cabala religiosa si raffigura questo Dio, tanto po-
110
tente, come un sovrano meschino, le cui cure e bontà sono elargite solo
a un piccolo numero di sudditi, i quali pretendono di avere il privilegio
di godere essi soli i suoi favori, mentre degli altri uomini egli non si
cura minimamente.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«I fondatori delle religioni e i preti che le tengono in vita si sono evi-


dentemente proposti di separare dagli altri popoli i popoli che essi in-
dottrinavano: con dei marchi distintivi essi vollero contrassegnare i
loro greggi; dettero ai loro seguaci degli dei nemici degli altri dei, e
culti, dogmi, cerimonie a parte; soprattutto cercarono di persuaderli
che le religioni degli altri erano empie e abominevoli. Con questo in-
degno raggiro, questi ambiziosi imbroglioni si impadronirono intera-
mente dello spirito dei loro seguaci, li resero antisociali, li abituarono a
considerare come dei reietti tutti quelli che non avevano un culto e del-
le idee conformi alle loro.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

111
David Hume

David Hume (Edimburgo 1711-Edimburgo 1776). Hume è sta-


to tra i maggiori filosofi empiristi dell'età moderna. La sua opera mag-
giore Il Trattato sulla natura umana (1739-40) è un trattato essenzial-
mente gnoseologico che intende trattare i fondamenti della conoscenza
umana che sono i presupposti di ogni forma conoscitiva. Le percezio-
ni, secondo Hume, costituiscono la base di tutte le nostre conoscenze:
esse possono essere impressioni o idee. Le impressioni sono percezioni
forti e vive, mentre le idee sono più deboli e rispecchiano le impres-
sioni: " la differenza fra impressioni e idee consiste nel grado diverso
di forza e di vivacità con cui colpiscono la mente e penetrano nell'ani-
mo". Le idee rappresentano il riflesso illanguidito delle impressioni
che costituiscono il vero materiale da cui derivano tutte le conoscenze.
Sulla base di queste premesse gnoseologiche egli giunse a criticare a
fondo il principio di causalità base di ogni inferenza di tipo metafisico.
Conseguentemente l'empirismo humiano ha un esito tendenzialmente
scettico in cui non trovano alcuna fondazione le idee di Dio, dell'anima
e del mondo esterno. "Quando scorriamo i libri di una biblioteca, per-
suasi di questi principi, che cosa dobbiamo distruggere? Se ci viene
alle mani qualche volume, per esempio di teologia o di metafisica sco-
lastica, domandiamoci: Contiene qualche ragionamento astratto sulla
quantità o sui numeri? No. Contiene qualche ragionamento su questio-
ne di fatto e di esistenza? No. E allora, gettiamolo nel fuoco, perché
non contiene che sofisticherie ed inganni."

112
«In genere gli errori della filosofia sono ridicoli, quelli della religione
sono pericolosi.»

David Hume
Trattato sulla natura umana

«L'ignoranza è la madre della devozione: è una massima proverbiale,


che l'esperienza generale conferma.»

David Hume
Storia naturale della religione

«Il tutto è un indovinello, un enigma, un mistero inesplicabile. Dubbio,


incertezza, sospensione del giudizio sembrano i soli risultati delle no-
stre più accurate indagini intorno alla religione. Non cerchiamo oltre e,
opponendo una specie di superstizione all'altra, abbandoniamole alle
loro querele... rifugiamoci nelle calme, sebbene, oscure, regioni della
filosofia.»

David Hume
Idem

«[...] appare scorretto trarre qualsiasi netta conclusione a favore della


moralità di un uomo dal fervore o dalla assiduità delle sue pratiche re-
ligiose, anche se è in buona fede. Anzi, i delitti più terribili alimentano
i terrori superstiziosi e il fanatismo religioso.»

David Hume
Idem

«Supponiamo pure – cosa inaudita – che esista una religione popolare,


la quale dichiari espressamente che soltanto con la buona condotta ci si
può guadagnare il favore divino: se si istituisce un ordine di preti ad-
113
detto ad inculcare quest’opinione con sermoni quotidiani e con tutte le
arti della persuasione, gli inveterati pregiudizi del volgo, in mancanza
di altre superstizioni, faranno ritenere essenziale l’assiduità verso tali
pratiche in luogo della virtù e della moralità.»

David Hume
Idem

«Le nostre idee non oltrepassano la nostra esperienza; noi non abbia-
mo esperienza delle operazioni e degli attributi di Dio; non ho bisogno
di concludere il mio sillogismo e potete ricavare voi stesso la conclu-
sione. [...] Comincerò con l’osservare che c’è un’evidente assurdità nel
pretendere di dimostrare una cosa di fatto, o di provarla con qualche
argomento a priori. Niente è dimostrabile all’infuori di ciò il cui con-
trario implica contraddizione; niente di ciò che si può distintamente
concepire implica contraddizione; tutto ciò che concepiamo come esi-
stente, lo possiamo anche concepire come non esistente. Non c’è dun-
que un Essere la cui non esistenza implichi contraddizione. Per conse-
guenza non c’è un Essere la cui esistenza sia dimostrabile.»

David Hume
Dialoghi sulla religione naturale

«Vedendo una casa, o Cleante, noi concludiamo con la massima cer-


tezza che questa ha un architetto o un costruttore, perché è precisamen-
te questa sorta di effetto che abbiamo visto nell’esperienza provenire
da un tale genere di causa. Ma sicuramente voi non affermerete che
l’universo possiede una tale somiglianza con una causa che noi si pos-
sa con la stessa certezza inferire una causa simile, né che l’analogia sia
qui intera e perfetta. La dissomiglianza è così evidente che il massimo
cui voi possiate pretendere di arrivare su questo punto è una supposi-
zione, una congettura, una presunzione relativa ad una causa simile; e
come questa pretesa sarà accolta nel mondo lo lascio considerare a
voi.»

David Hume
Dialoghi sulla religione naturale

114
«Qualcuno mi dirà forse con viso serio che un universo ordinato deve
pervenire da qualche pensiero e da qualche arte simili a quelli
dell’uomo perché noi ne abbiamo l’esperienza. Per verificare questo
ragionamento si richiederebbe che noi avessimo esperienza
dell’origine dei mondi e non è certo sufficiente che noi abbiamo visto
dei battelli e delle città provenire dall’arte e dall’industria degli uomi-
ni.»

David Hume
Dialoghi sulla religione naturale

«Un miracolo è una violazione delle leggi di natura; e se queste leggi


sono state fissate da un’esperienza stabile e inalterabile, la prova con-
tro un miracolo, tratta dalla natura stessa dei fatti, è tanto esaustiva
quanto qualsiasi argomento che si possa immaginare tratto
dall’esperienza.»

David Hume
Saggi filosofici

«Poiché questo sistema [il teismo] suppone un solo Dio – perfetto per
razionalità e bontà – deve, se rettamente inteso, bandire ogni cosa fri-
vola, irragionevole o inumana dalle credenze religiose, ed offrire agli
uomini, come esempio, i più seducenti modelli di giustizia e benevo-
lenza. Tuttavia questi enormi vantaggi non sono sopraffatti (ciò sareb-
be impossibile), ma sminuiti alquanto dagli ostacoli dovuti ai vizi ed ai
pregiudizi degli uomini. Quando venga riconosciuto un solo oggetto di
devozione, il culto di altre divinità è considerato assurdo ed empio.
Inoltre questa unità di oggetto esige naturalmente unità di fede e di ce-
rimonie ed offre ai malvagi la possibilità di additare i loro avversari
come empi e meritevoli della vendetta non solo divina, ma anche uma-
na. E poiché ogni setta è convinta che la sua fede e il suo culto sono
propri quelli graditi alla divinità, e non sa rendersi conto di come lo
stesso essere possa compiacersi di riti e principi diversi e magari oppo-
sti, le singole sette entrano fatalmente in conflitto tra loro, e scaricano
l’una sull’altra rancore e sacro zelo, le passioni umane più furiose ed
115
implacabili.»

David Hume
Storia naturale della religione

116
Immanuel Kant

Immanuel Kant (Konigsberg 1724- konigsberg 1804. Kant è


stato il maggiore pensatore dell'età moderna, la maturità del suo pen-
siero si dispiega nel suo "criticismo" annunciato per la prima volta nel-
la prolusione "De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et princi-
piis " (1770) e portato a compimento negli anni successivi nella "Criti-
ca della ragion pura" (1781). In questa opera Kant prende in conside-
razione gli elementi che rendono possibili la conoscenza, che si confi-
gura essenzialmente come un sapere di tipo fisico-matematico. Mentre
nella parte della "Dialettica trascendentale" perviene alla conclusione
dell'impossibilità di una metafisica come scienza sia che essa si basi
sull'io, ossia la totalità dell'esperienza interna, avvolgendosi nel para-
logisma della ragione; sia che si tratti del mondo, inteso come la totali-
tà dei fenomeni esterni, avvolgendosi nelle antinomie della ragione: sia
che si tratti di Dio, inteso come l'unità di tutta l'esperienza, perché Dio
non è altro che una idea regolativa della ragione, come l'io e il mondo,
che non essendo un possibile oggetto d'esperienza rimane come una
esigenza della natura umana , che non può produrre alcuna conoscenza
effettiva. Ulteriori sviluppi del criticismo kantiano si hanno nella "Cri-
tica della ragion pratica" e nella “Critica del giudizio”, ma le basi gno-
seologiche della concezione di Kant rimangono quelle espresse nella
prima "Critica" come ribadirà nell'opera più esplicativa "Prolegomeni
ad ogni metafisica futura che vorrà presentarsi come scienza".

117
«Una religione che dichiari temerariamente guerra alla ragione non
potrà resistere a lungo contro di essa.»

Immanuel Kant
La religione entro i limiti della semplice ragione

«Tutte le chiese, tutte le comunità religiose mancano del contrassegno


più importante della Verità. Essendo fondate su una fede rivelata ed
essendo perciò legate ad una serie di specifici eventi storici, sono prive
di validità universale. È sostanzialmente inutile ricercare tra le varie
tradizioni religiose quale sia la religione vera: quel che importa è agire
bene.»

Immanuel Kant
Idem

«È sostanzialmente inutile ricercare tra le varie tradizioni religiose


quale sia la religione vera: quel che importa è agire bene. Compiere il
Bene, la Virtù, per amore del Bene stesso relativizza non tanto la verità
bensì l'esistenza delle singole comunità religiose, le quali si presentano
ormai più come un ostacolo che come una via al conseguimento
dell'unica religione morale, la sola davvero uguale per tutti.»

Immanuel Kant
La religione entro i limiti della semplice ragione

«L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli de-


ve imputare a sé stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio
intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a sé stesso è questa mi-
norità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dal-
la mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto
senza essere guidati da un altro.
Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!
È questo il motto dell'illuminismo.»
Immanuel Kant
Risposta alla domanda; che cos’è l’Illuminismo?
«Poco importa che il teologo biblico creda di essere in accordo o creda

118
di dover essere in contrasto col filosofo; ciò che conta è che lo ascolti.
Solo a questo patto egli può essere sin dall'inizio armato contro tutte le
difficoltà che il filosofo potrebbe sollevare. Ma dissimulare queste dif-
ficoltà o screditarle accusandole di empietà, è un espediente miserabi-
le, privo di ogni valore.»

Immanuel Kant
La religione entro i limiti della semplice ragione

«Con tutto ciò, il principio cristiano della “morale” come tale non è
teologico (e pertanto eteronomo), ma è l'autonomia della ragion pura
pratica per se stessa: perché tale morale non pone la conoscenza di Dio
e della sua volontà a fondamento di queste leggi, ma solo del raggiun-
gimento del sommo bene, a condizione che le leggi stesse siano segui-
te; e il vero e proprio “movente” che spinge a obbedire alle leggi non
lo pone nelle loro conseguenze desiderate, ma soltanto nella rappresen-
tazione del dovere, nella cui rigorosa osservanza fa consistere tutto il
merito di ottenere anche quelle conseguenze.»
Immanuel Kant
Critica della ragion pratica

«Tutti gli sforzi e tutta la fatica dedicati al così celebre argomento on-
tologico (cartesiano) dell’esistenza di un essere supremo in base a con-
cetti, sono dunque stati vani; e un uomo, in virtù di semplici idee, po-
trebbe arricchirsi di conoscenze non più di quanto un mercante potreb-
be arricchirsi di capitali se si proponesse di migliorare il proprio pa-
trimonio aggiungendo alcuni zeri al suo attivo di cassa.»
Immanuel Kant
Critica della ragion pura

«Essere, manifestamente, non è un predicato reale, cioè un concetto di


qualche cosa che si possa aggiungere al concetto di una cosa. Essere è
semplicemente la posizione di una cosa o di certe determinazioni in se
stesse. Nell’uso logico è unicamente la copula di un giudizio. Il
giudizio: Dio è onnipotente, contiene due concetti, che hanno i loro

119
oggetti: Dio e onnipotenza: la parolina ‘è’ non è ancora un predicato,
bensì solo ciò che pone il predicato in relazione col soggetto. Ora, se
io prendo il soggetto (Dio) con tutti insieme i suoi predicati (ai quali
appartiene anche l’onnipotenza), e dico: Dio è, o c’è un Dio, io non
affermo un predicato nuovo del concetto di Dio, ma soltanto il
soggetto in sé con tutti i suoi predicati, e cioè l’oggetto in relazione col
mio concetto. Entrambi devono avere esattamente un contenuto
identico, e però nulla si può aggiungere di più al concetto, che esprime
semplicemente la possibilità, per il fatto di pensare l’oggetto come
assolutamente dato (con l’espressione: egli è). E così il reale non viene
a contenere niente più del semplice possibile. Cento talleri reali non
contengono assolutamente nulla di più di cento talleri possibili.
Perché, dal momento che i secondi denotano il concetto, e i primi
invece l’oggetto e la sua posizione in sé, nel caso che questo
contenesse più di quello, il mio concetto non esprimerebbe tutto
l’oggetto, e però anch’esso non ne sarebbe il concetto adeguato. Ma
rispetto allo stato delle mie finanze nei cento talleri reali c’è più che
nel semplice concetto di essi (cioè nella loro possibilità). Infatti
l’oggetto, per la realtà, non è contenuto senz’altro, analiticamente nel
mio concetto, ma s’aggiunge sinteticamente al mio concetto (che è una
determinazione del mio stato), senza che per questo essere fuori del
mio concetto questi cento talleri stessi del pensiero vengano ad essere
menomamente accresciuti.»

Immanuel Kant
Critica della ragion pura

120
Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer (Danzica 1788-Francoforte 1860). Nel


"Mondo come volontà e rappresentazione" (1819) Schopenhauer ri-
prende alcuni risultati gnoseologici fondamentali del criticismo Kan-
tiano come la concezione del mondo come fenomeno. Ma il fenomeno,
diversamente da Kant è interpretato, come simile al velo di Maya della
tradizione indiana, ossia come completamente illusorio. L'illusione del
fenomeno deve essere superata, secondo Schopenhauer, per arrivare
alla cosa in sé è necessario oltrepassare il fenomeno, squarciare il velo
di Maya ingannatore, tramite una esperienza personale che ci fa sentire
direttamente la nostra essenza corporea. La "verità filosofica per eccel-
lenza" è proprio la determinazione della cosa in sé come una volontà
unica, infinita, irrazionale che è la radice di qualsiasi rappresentazione
fenomenica. La volontà è anche considerata negativamente come la
causa del dolore in cui versano perennemente gli esseri viventi. E pos-
sibile, per Schopenhauer liberarsi da questa volontà attraverso tre sta-
di, ma solo nell'ultimo dell'ascesi si realizza la noluntas, la completa
negazione della volontà e con essa dell'essenza dell'universo: "Per co-
loro in cui la volontà si è convertita e soppressa, questo mondo così
reale, con tutti i suoi soli e le vie lattee; questo, propriamente questo, è
il nulla."

121
«La filosofia moderna non va a cercare una causa efficiente o una cau-
sa finale del mondo intero; non indaga l’origine e la finalità del mon-
do, ma solo che cosa sia il mondo. Non possiamo superare il mondo
stesso e, in quanto alla sua spiegazione, essa fa già parte del mondo: è
assurdo cercarla al di fuori di esso. Anzi sono solo “pigrizia e ignoran-
za” che “dispongono a richiamarsi troppo presto alle forze origina-
rie”.»

Arthur Schopenhauer
Il mondo come volontà e rappresentazione

«”A essi (dei e santi) devono incessantemente venire tributati sacrifici,


preci, adornamento di templi, voti e conseguenti offerte, pellegrinaggi,
saluti, addobbo delle immagini ecc. Il loro culto si intreccia dappertut-
to con la realtà, anzi l’oscura: ogni avvenimento della vita viene preso
allora come un effetto dell’azione di quegli esseri: i rapporti con loro
riempiono metà della vita, alimentano diuturnamente la speranza e di-
ventano spesso, nel fascino dell’illusione, più interessanti dei rapporti
con la vita reale. Sono l’espressione e il sintomo del doppio bisogno,
che spinge l’uomo da una parte verso aiuto e sostegno, dall’altra verso
occupazione e passatempo... e questo è il frutto, tutt’altro che disprez-
zabile, d’ogni superstizione”. Però tutto questo è inutile: invano
l’uomo chiede aiuto agli dei, perché rimane implacabilmente in preda
al suo destino. Gli dei sono quindi superflui e le dottrine religiose sono
generalmente “rivestimenti mitici delle verità impenetrabili dalla rozza
mente umana”.»

Arthur Schopenhauer
Idem

«Nonostante tutti i tentativi e i sofismi di sant’Agostino, la responsabi-


lità del mondo e di tutte le sue sventure ricade comunque su Dio, il
quale ha creato tutto, assolutamente tutto, e sapeva come sarebbero
andate le cose.»

Arthur Schopenhauer
Idem

122
«Le religioni sono necessarie al popolo, e sono per esso un inestimabi-
le beneficio. Quando però esse vogliono opporsi ai progressi
dell’umanità nella conoscenza della verità, allora debbono essere mes-
se da parte con la massima deferenza possibile. E pretendere che anche
uno spirito grande - uno Shakespeare, un Goethe - faccia entrare nella
propria convinzione, implicite, bona fide et sensu proprio, i dogmi di
una qualche religione, è come pretendere che un gigante calzi la scarpa
di un nano.»
Arthur Schopenhauer
Idem

«Le religioni − sono loro stesse ad affermarlo − non si interessano del-


la convinzione, ma della fede, e non fanno uso di argomenti, ma di ri-
velazioni. Ora, gli anni dell'infanzia sono quelli in cui è maggiore la
disponibilità a credere; perciò si mira, anzitutto, a impadronirsi di
quella tenera età. È in tal modo, assai più ancora che mediante minacce
e racconti di miracoli, che mettono radici le dottrine della fede.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena

«La filosofia è, in sostanza, nemica di tutte le religioni, in quanto esse


hanno usurpato il trono che le appartiene e vi si mantengono sopra con
l'impostura. Già solo il presentarsi come verità rivelata è il marchio
dell'inganno, e costituisce, per uno che pensi, una sollecitazione all'o-
stilità.»

Arthur Schopenhauer
“Nachlass” (postumo, 1966-75)

«Nella filosofia moderna Dio è ciò che gli ultimi re franchi erano tra i
majores domus, un nome vuoto che si conservava per poter vivere più
comodamente e senza contestazioni.»

123
Arthur Schopenhauer
“Nachlass” (postumo, 1966-75)

«Ogni religione positiva non è, propriamente parlando, che


l’usurpatrice del trono che spetta alla filosofia. Per questo i filosofi la
osteggeranno sempre, anche se dovessero considerarla un male neces-
sario, una stampella per la patologica debolezza di spirito della mag-
gior parte degli uomini.»

Arthur Schopenhauer
“Nachlass” (postumo, 1966-75)

«È spaventoso che in ciascuno, dovunque sia nato, vengano impresse


fin dalla primissima giovinezza determinate asserzioni, mentre gli si
assicura che, se non vuol mettere a repentaglio la propria salvezza
eterna, non dovrà mai metterle indubbio. Si tratta, infatti, di asserzioni
che riguardano la base di tutte le nostre conoscenze ulteriori, e, di con-
seguenza, determinano per sempre il nostro punto di vista nei loro con-
fronti; così che, se quelle asserzioni sono false, quel punto di vista sarà
falsato per sempre.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena

«Ciò che occorre a tutte le religioni è un certo grado di diffusa igno-


ranza; quello è il solo elemento in cui possano vivere.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena

«Le religioni sono come le lucciole. Per brillare hanno bisogno delle
tenebre.»

124
Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena

«Contro una tale veduta del mondo in quanto opera riuscita di un esse-
re onnisciente, infinitamente buono e per di più onnipotente, grida da
un lato troppo forte la miseria di cui il mondo è pieno, e dall'altro l'e-
vidente imperfezione, anzi buffonesca deformità, della più perfetta del-
le sue apparenze, quella umana. Qui è un'irrimediabile dissonanza.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e paralipomena

«Un essere personale − com'è inevitabile sia ogni Dio − il quale non
abbia alcun luogo, ma sia ovunque e da nessuna parte, si può soltanto
enunciare, non immaginare, e quindi neppure credere.»

Arthur Schopenhauer
Idem

«Le religioni hanno, molto spesso, un'influenza decisamente negativa


sul comportamento morale. In generale, si potrebbe affermare che
quanto viene aggiunto ai doveri verso Dio viene tolto ai doveri verso
gli uomini; è assai comodo, infatti, compensare con l'omaggio adulato-
rio tributato alla divinità la mancanza di un comportamento corretto
nei riguardi del prossimo.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena

«Allora, invano il tormentato invocherà i suoi dèi per essere aiutato:


egli resterà impietosamente abbandonato al suo destino. Ma questa
ineluttabilità è, appunto, soltanto lo specchio dell’invincibilità della
sua volontà, la cui oggettiva è la sua persona. Quanto poco un potere
esterno può cambiare o eliminare questa volontà altrettanto poco un
potere estraneo può liberarla dai tormenti che derivano dalla vita, la
125
quale è il fenomeno di quella volontà. L’uomo è sempre rimandato a
se stesso, come in ogni cosa, così in quella principale. Invano egli si
fabbrica degli dèi, per mendicare e carpire con lusinghe quello che so-
lo la propria forza di volontà ha il potere di causare.»

Arthur Schopenhauer
Il mondo come volontà e rappresentazione

«In conseguenza di ciò, si deve sempre concepire Gesù Cristo in gene-


rale, come il simbolo o la personificazione della negazione della vo-
lontà di vivere, non già individualmente, né nella sua storia mitica nei
Vangeli, né in quella probabilmente vera che ne è il fondamento. Infat-
ti, né l’una né l’altra facilmente soddisferà appieno. Si tratta soltanto
del veicolo di quella originaria concezione, ad uso del popolo, che co-
me tale esige sempre qualcosa di reale. Che il Cristianesimo abbia di-
menticato, nell’età moderna, il suo vero significato e sia degenerato in
un piatto ottimismo, è cosa che qui non ci riguarda.»

Arthur Schopenhauer
Il mondo come volontà e rappresentazione

«Questo fatto va tanto oltre che presso i popoli monoteisti l’ateismo, o


mancanza di Dio, è diventato sinonimo di assenza di ogni moralità. I
preti salutano con gioia tali confusioni concettuali, e soltanto in segui-
to ad esse poté sorgere quel tremendo mostro, il fanatismo, e dominare
non solo singoli individui palesemente insensati e cattivi, bensì interi
popoli e alla fine – ciò che ad onore dell’umanità è accaduto solo una
volta nella sua storia – si è incarnato in questo mondo occidentale co-
me Inquisizione, la quale, secondo le più recenti, finalmente autentiche
notizie, ha fatto atrocemente morire sul patibolo nella sola Madrid
(mentre nel resto della Spagna vi erano ancora molti di questi covi re-
ligiosi di assassini), in 300 anni, 300.000 persone per motivi religiosi;
questo dev’essere subito ricordato ad ogni fanatico, ogni volta che
vuole alzare la voce.»

Arthur Schopenhauer
Note a “Il mondo come volontà e rappresentazione”

126
«Non esiste alcuna religione naturale: le religioni, tutte, sono prodotti
artificiali.»

Arthur Schopenhauer
“Nachlass” (postumo, 1966-75)

«Farsi un idolo di legno, di pietra o di metallo o costruirlo mettendo


insieme concetti astratti è tutt’uno: se si ha davanti un essere personale
a cui si sacrifica, che si invoca, a cui si rendono grazie, si tratta sempre
di idolatria.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena

127
Thomas Paine

Thomas Paine (1737 – 1809). E’ stato un politico, un rivolu-


zionario e intellettuale inglese. Paine criticò a fondo le concezioni reli-
giose abramitiche e in modo particolare il cristianesimo, giungendo
alla conclusione che la religione cristiana non è altro che la venerazio-
ne solare.

128
«Tutte le istituzioni nazionali della Chiesa, sia ebrea, che cristiana o
turca, mi sembrano nient'altro che invenzioni umane, collocate per ter-
rorizzare e schiavizzare l'umanità, e monopolizzare il potere e il profit-
to.»

Thomas Paine
L’Età della ragione

«Non credo nella fede professata dalla chiesa ebraica, dalla chiesa ro-
mana, dalla chiesa greca, dalla chiesa turca, dalla chiesa protestante, né
da qualsiasi altra chiesa che io conosca. La mia mente è la mia chie-
sa.»

Thomas Paine
L’Età della ragione

«La religione Cristiana è una parodia della venerazione solare, nella


quale hanno messo un uomo di nome Cristo al posto del Sole, e gli
hanno reso l'adorazione originariamente resa al Sole.»

Thomas Paine
Saggio sull’origine della Libera Massoneria

«Il mio paese è il mondo e la mia religione è agire bene.»

Thomas Paine
I diritti dell’uomo

129
David Friedrich Strauss

David Friedrich Strauss (Ludwigsburg 1808 - Ludwigsburg


1874). E’ stato un filosofo e teologo Tedesco. La sua opera “La vita di
Gesù” (1835), determinò la spaccatura all’interno dell’hegelismo in
una destra e in una sinistra. La sinistra hegeliana di cui Strauss è un
rappresentante considerava mitologico il contenuto dei racconti biblici
ed evangelici e in generale la religione cristiana.

130
«E' impossibile, secondo Chubb, che la religione ebraica sia una reli-
gione rivelata da Dio; perocché il carattere morale della divinità vi sia
sfigurato dagli usi arbitrari, che si dicono prescritti da lui, dalla sua
pretesa parzialità per il popolo ebreo, e soprattutto dall'ordine sangui-
nario di esterminare le popolazioni cananee.»

David Friedrich Strauss


La vita di Gesù o esame critico della sua storia

«Dovunque una religione, appoggiata a documenti scritti, allarga il suo


dominio nel tempo e nello spazio, e accompagna i suoi aderenti traver-
so i gradi molteplici e sempre più elevati di sviluppo e di civiltà, ivi o
tosto o tardi manifestasi una differenza fra il contenuto di quei vecchi
documenti e la nuova coltura di coloro a cui essi vengono additati sic-
come libri sacri.»

David Friedrich Strauss


Idem

«Sino ad ora oggetto della critica era stata la tesi cristiana, tal quale
trovasi consegnata, col nome di storia di Gesù, ne' documenti evange-
lici; ora che il dubbio l'ha compromessa, questa ripiegasi sopra di sé
medesima, e cerca nello interno delle anime credenti un asilo, ov'essa
esiste non più come semplice storia, ma come storia riflessa sopra di
sé, vale a dire come dogma e confessione.»

David Friedrich Strauss


Idem

«I risultati della ricerca da noi condotta a termine hanno ormai annul-


lato, ci sembra, la parte maggiore e più importante delle credenze del
cristiano intorno a Gesù, distrutti tutti gli incoraggiamenti che in essi
egli attinge, inaridite tutte le consolazioni. Il tesoro infinito di verità e
131
di vita che da diciotto secoli alimenta l'umanità sembra irresistibilmen-
te dissipato, ogni grandezza precipitata nella polvere, Dio spogliato
della sua grazia, l'uomo della sua dignità, rotto infine il legame tra la
terra e il cielo. La pietà rivolge inorridita lo sguardo dallo spaventoso
attentato; e nella certezza infinita della propria fede sentenzia: che
malgrado ogni sforzo di una critica temeraria, tutto quanto la Scrittura
ci dice e la Chiesa crede intorno al Cristo rimane eternamente vero né
sillaba alcuna può essere sagrificata. Così, alla conclusione della criti-
ca intorno alla storia di Gesù, ci si para dinanzi il problema di riedifi-
care in dogma ciò che fu distrutto in critica.»

David Friedrich Strauss


Idem

132
Bruno Bauer

Bruno Bauer (Eisenberg 1809 – Berlino 1882). E’ stato un fi-


losofo e teologo tedesco. Bauer fu tra i maggiori rappresentanti della
sinistra hegeliana, furono fondamentali i suoi studi teologici sulla figu-
ra di Gesù “Critica della storia evangelica dei sinottici”. Bauer può es-
sere considerato il primo vero “miticista” nei confronti della figura di
Gesù e dei suoi discepoli. Nei suoi studi filosofici e filologici sui van-
geli pervenne alla conclusione dell’inesistenza storica di Gesù Cristo.

133
«Con Hegel l’Anticristo è venuto e si è “rivelato”.
E’ dovere del credente sincero indicare a tutti il Maligno, accusarlo
apertamente e veracemente, mettere in guardia tutti da lui e rendere
vana la sua astuzia.
Dobbiamo soprattutto rivolgerci ai governi cristiani e testimoniare di
fronte a loro – il credente è tenuto infatti a predicare ed a testimoniare
di fronte ai re, ai principi ed alle autorità – onde si accorgano infine
quale pericolo mortale minaccia l’ordine costituito e soprattutto la re-
ligione, l’unico fondamento dello Stato, se essi non estirpano proprio
le redici del male. Non c’è più niente di fermo, di sicuro, di stabile se
“il vigoroso errore” di quella filosofia è ulteriormente tollerato.»

Bruno Bauer
La tromba del giudizio universale contro Hegel, ateo e anticristo.

Il suo orientamento verso la sinistra hegeliana e le idee religiose pro-


fessate nei suoi scritti portarono nel 1842 al suo allontanamento dalla
cattedra. In questo periodo la sua attività letteraria fu dedicata agli stu-
di di critica biblica, nei quali negò la personalità storica di Gesù, con-
siderato una creazione fantastica dei vangeli. Nel 1843 Bauer in "Cri-
stianesimo svelato" collegò l'emergere del Cristianesimo alla fine del
mondo antico. Questo per spiegare come mai il cristianesimo aveva
elevato a essenza dell'uomo l'infelicità e il dolore, prodotti peculiari
del periodo di transizione storica. Bauer credeva nella possibilità
dell'uomo di ritornare in sè, dopo l'estraniamento cristiano, attraverso
l'eliminazione totale del Cristianesimo. Pervenne così a posizioni di
ateismo.

Gli autori

134
Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche (Röcken, 15 ottobre 1844 – Weimar, 25


agosto 1900) riprende da Schopenhauer il concetto di volontà, inter-
pretandola non come semplice volontà di vita, ma come volontà di po-
tenza. Esistere, vivere, desiderare significa, per Nietzsche, volere la
potenza.
Nietzsche fin dalle opere giovanili diede risalto ad una partico-
lare interpretazione della filosofia greca che vede in Socrate e Platone i
grandi traditori dello "spirito dionisiaco" che aveva caratterizzato la
nascita della tragedia greca. Socrate e Platone avrebbero, nell'interpre-
tazione nietzschiana, sottomesso le istanze vitali alla ragione prelu-
dendo al successivo cristianesimo. Nietzsche rielabora il concetto sofi-
stico del nichilismo. La realtà è priva di qualsiasi fondamento e valore
ontologico, logico, etico ecc. In questo senso Nietzsche parla della
"morte di Dio". Dio è morto perché non sussistono più i valori che
hanno caratterizzato l'Assoluto ed il fondamento metafisico della tradi-
zione occidentale. Se i valori non esistono, perché "l'universo danza
sui piedi del caso" non è né buono, né bello, né vero di per se stesso. E'
la volontà che ha il compito ermeneutico di interpretare ed imporre i
valori, che dà senso ad una realtà priva di senso e di finalità intrinse-
che. E' la volontà di potenza, nella sua valenza ermeneutica, che per-
mette a Nietzsche di passare da un nichilismo "passivo" al suo nichili-
smo "attivo" e alla sua interpretazione dell'ubermensch.

135
«Quel che ci divide non sta nel fatto che non ritroviamo Dio nella sto-
ria, né nella natura e neppure dietro la natura - bensì nella circostanza
che noi sentiamo quel che viene venerato come Dio, non come “divi-
no”, ma come miserabile, assurdo, dannoso, non soltanto come errore,
ma come delitto contro la vita… Noi neghiamo Dio in quanto Dio…
Se questo Dio dei cristiani esistesse, sapremmo ancor meno credere in
lui.»

Friedrich Nietzsche
L’Anticristo

«Fintantoché il prete sarà ancora ritenuto una specie superiore di uo-


mo, questo negatore, calunniatore, avvelenatore per professione della
vita, non ci sarà risposta alla domanda: che cos'è verità?»

Friedrich Nietzsche
Idem

«“Fede” significa non voler sapere quel che è vero.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande


e più intima depravazione, l’unico grande istinto della vendetta, per il
quale nessun mezzo è abbastanza velenoso, furtivo, sotterraneo, me-
schino - lo definisco l’unica immortale macchia d’infamia
dell’umanità.»

Friedrich Nietzsche
Idem

136
«Il Buddhismo è cento volte più realista del Cristianesimo, ha ereditato
un modo freddo e oggettivo di porsi i problemi; nasce dopo un movi-
mento filosofico durato centinaia di anni; appena esso sorge, il concet-
to di “Dio” è già eliminato.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«La differenza fondamentale tra le due religioni della décadence: il


Buddhismo non promette, ma mantiene; il Cristianesimo promette tut-
to e non mantiene nulla.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Se si trasferisce il centro di gravità della vita non nella vita, ma


nell’aldilà - nel nulla - si è tolto il centro di gravità alla vita in genera-
le.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«L’uomo di fede, il “credente” di ogni specie, è necessariamente un


uomo dipendente − un uomo che non può disporre se stesso come sco-
po, che non può in generale disporre scopi derivandoli da se stesso. Il
“credente” non si appartiene, egli può essere soltanto un mezzo, egli
deve essere usato, sente la necessità che qualcuno lo usi.»

Friedrich Nietzsche
Idem
«La dottrina della redenzione conosce la beatitudine (il piacere) soltan-
to nel non opporre più resistenza, non più a nessuno, né alla disgrazia
137
né al male – l’amore come unica, come ultima possibilità di vita. [...]
La dottrina della redenzione io la definisco un sublime sviluppo ulte-
riore dell’edonismo su base assolutamente morbosa.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Un tempo si cercava di dimostrare che Dio non esiste, − oggi si mo-
stra come ha potuto avere origine la fede nell'esistenza di un Dio, e per
quale tramite questa fede ha avuto il suo peso e la sua importanza: in
tal modo una controdimostrazione della non esistenza di Dio diventa
superflua. Quando una volta si erano confutate le prove addotte "per
dimostrare l'esistenza di Dio", restava sempre il dubbio che si potesse-
ro trovare ancora prove migliori di quelle già confutate: a quel tempo
gli atei non erano capaci di far tavola rasa.»

Friedrich Nietzsche
Aurora

«Quale luogo spaventevole ha saputo fare della terra il cristianesimo,


già per il solo fatto di aver collocato ovunque il crocifisso, e per aver
in tal modo designato la terra come il luogo in cui "il giusto viene mar-
tirizzato a morte"!»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Una specie d’onestà è stata sempre estranea a tutti i fondatori di reli-


gioni e ai loro simili: non si sono mai curati di darsi una reale cono-
scenza dei casi della loro vita. “Che cosa ho propriamente vissuto?
Che cosa, in quel momento, è accaduto in me e intorno a me? Il mio
intelletto era chiaro abbastanza? La mia volontà s’è opposta abbastan-
za a tutte le insidie dei sensi e si è difesa con sufficiente valore contro
la fantasia?”.»
138
Friedrich Nietzsche
La gaia scienza

«Oh! Ma noi conosciamo benissimo gli ometti e le donnine isteriche


che oggi hanno bisogno per l’appunto di questa religione come d’un
velo e d’un’acconciatura!»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Fra la religione e la vera scienza non esiste parentela, né amicizia e


neanche inimicizia; esse vivono su pianeti diversi. Ogni filosofia che
fa brillare nel buio delle sue vedute ultime una coda di cometa religio-
sa, rende di per sé sospetto tutto ciò che essa presenta come scienza:
tutto ciò è presumibilmente ancora religione, sebbene agghindata da
scienza.»

Friedrich Nietzsche
Umano troppo umano

«Nessuna religione ha mai finora contenuto, né direttamente né indi-


rettamente, né come dogma né come allegoria, una verità. Poiché cia-
scuna è nata dalla paura e dal bisogno e si è insinuata nell'esistenza
fondandosi su errori della ragione.»

Friedrich Nietzsche
Idem
«Solo il cristianesimo ha dipinto il diavolo sulla parete del mondo; so-
lo il cristianesimo ha portato il peccato nel mondo. La credenza nei
rimedi, che contro di esso offrì, è stata ormai a poco a poco scossa fin
nelle più profonde radici: ma ancora sussiste la credenza nella malat-
tia, che esso ha insegnata e diffusa.»
139
Friedrich Nietzsche
Idem

«Il Cristianesimo sorse per alleviare il cuore; ma adesso deve prima


opprimerlo, per poterlo poi alleviare. Per conseguenza perirà.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Eccoci d’improvviso di fronte al paradossale e spaventoso espediente


in cui la martoriata umanità ha trovato un momentaneo sollievo, quel
colpo di genio del cristianesimo: Dio stesso che si sacrifica per la col-
pa dell’uomo, Dio stesso che si ripaga su se stesso, Dio come l’unico
che può riscattare l’uomo da ciò che per l’uomo stesso è divenuto irri-
scattabile – il creditore che si sacrifica per il suo debitore per amore
(dobbiamo poi crederci?) per amore verso il suo debitore!»

Friedrich Nietzsche
Genealogia della morale

«L’uomo moderno crede sperimentalmente ora a questo ora a quel va-


lore, per poi lasciarlo cadere. Il circolo dei valori superati e lasciati ca-
dere è sempre più vasto. Si avverte sempre più il vuoto e la povertà di
valore. Il movimento è inarrestabile, sebbene si sia tentato in grande
stile di rallentarlo. Alla fine l’uomo osa una critica dei valori in gene-
rale; ne riconosce l’origine, conosce abbastanza per non credere più in
nessun valore; ecco il páthos, il nuovo brivido. Quella che racconto è
la storia dei prossimi due secoli.»

Friedrich Nietzsche
Frammenti postumi
140
«Chi si sente destinato alla contemplazione e non alla fede, trova tutti i
credenti troppo rumorosi e importuni: si mette al riparo da loro.»

Friedrich Nietzsche
Al di là del bene e del male

«Il cristianesimo, questa negazione della volontà di vita divenuta reli-


gione!»

Friedrich Nietzsche
Ecce Homo

«Potrei credere soltanto a un dio che sapesse danzare.»

Friedrich Nietzsche
Così parlò Zarathurstra

«…lotta, sofferenza e tedio si avvicinano all’uomo, per rammentargli


ciò che in fondo è la sua esistenza – qualcosa di imperfetto che non
può essere mai compiuto. E quando infine la morte porta il desiato
oblio, essa sopprime insieme il presente e l’esistenza, imprimendo in
tal modo il sigillo su questa conoscenza – che l’esistenza è solo un in-
terrotto essere stato, una cosa che vive del negare e del consumare se
stessa, del contraddire se stessa.»

Friedrich Nietzsche
Sull’utilità e il danno della storia per la vita

141
«Dio è una risposta grossolana, un'indelicatezza verso noi pensatori -
in fondo è solo un grossolano divieto che ci viene fatto: non dovete
pensare!»

Friedrich Nietzsche
Ecce homo

«Qui faccio intervenire il Dioniso dei Greci: l’affermazione religiosa


della vita, della vita intera, non della vita rinnegata e dimezzata. [...]
Dioniso contro il “Crocefisso”: eccovi l’antitesi. Non è una differenza
in base al martirio – solo essa ha un altro senso. La vita stessa, la sua
eterna fecondità e il suo eterno ritorno determinano la sofferenza, la
distruzione, il bisogno di annientamento. Nell’altro caso il dolore, il
“Crocefisso in quanto innocente” valgono come obiezione contro
questa vita, come formula della sua condanna. Si indovina che il
problema è quello del senso del dolore: del senso cristiano o del senso
tragico. [...] L’uomo tragico afferma anche il dolore più aspro: è
abbastanza forte, ricco e divinizzatore perciò. Il cristiano nega anche il
destino più felice in terra: è tanto debole, povero e diseredato da
soffrire di ogni forma di vita. “Il Dio in croce” è una maledizione della
vita, un’esortazione a liberarsene. Il Dioniso fatto a pezzi è una
promessa alla vita: essa rinascerà e rifiorirà eternamente dalla
distruzione.»

Friedrich Nietzsche
Frammenti postumi

«In un angolo remoto dell’Universo scintillante e diffuso attraverso


infiniti sistemi solari c’era una volta un astro, su cui animali
intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più
menzognero della “storia del mondo”: ma tutto ciò durò soltanto un
142
minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli
animali intelligenti dovettero morire. Qualcuno potrebbe inventare una
favola di questo genere, ma non riuscirebbe tuttavia a illustrare
sufficientemente quanto misero, spettrale, fugace, privo di scopo e
arbitrario sia il comportamento dell’intelletto umano entro la natura.
Vi furono eternità in cui esso non esisteva, quando per lui tutto sarà
nuovamente finito, non sarà avvenuto nulla di notevole. Per
quell’intelletto, difatti, non esiste una missione ulteriore che conduca
al di là della vita umana. Esso piuttosto è umano, e soltanto chi lo
possiede e lo produce può considerarlo tanto pateticamente, come se i
cardini del mondo ruotassero su di lui.»

Friedrich Nietzsche
Su verità e menzogne in senso extramorale

143
Ludwig Feuerbach

Ludwig Feuerbach (Landshut 1804-Norimberga 1872) Feuer-


bach è stato tra i maggiori esponenti della sinistra hegeliana. Criticò a
fondo ogni residuo teologico presente nel pensiero hegeliano rove-
sciando il rapporto tra soggetto e predicato in Hegel e giungendo a
conclusioni radicalmente atee e materialistiche. Il fenomeno religioso
trova spiegazione, Per Feuerbach, esclusivamente nella natura umana,
perché i principi religiosi sono riconducibili a costruzioni fantastiche
nelle quali l'uomo proietta le proprie aspirazioni più profonde. Nella
divinità si realizza l'alienazione della stessa umanità, con la proiezione
di un mondo fantastico ed irreale in cui l'uomo realizza i propri sogni
disattesi dalla realtà naturale. E' possibile recuperare la propria umani-
tà soltanto prendendo coscienza dell'inganno della religione, conside-
randosi individui naturali in carne ed ossa. La teologia in questo conte-
sto perde qualsiasi significato lasciando spazio all'antropologia che ne
spiega la genesi. La necessità della negazione di Dio è connessa, per
Feuerbach, anche alla necessità di contrastare il fanatismo ed il fidei-
smo insiti nelle religioni, nemici della ragione e della libertà umana. Il
pensiero filosofico ha il compito di raggiungere una effettiva autoco-
scienza umana che superi l'alienazione religiosa. Compito che si esten-
de anche alla critica della metafisica che risulta essere, per Feuerbach,
soltanto una religione espressa in chiave concettuale.

144
«La religione precede sempre la filosofia, nella storia dell'umanità co-
me nella storia dei singoli individui. L'uomo sposta il suo essere fuori
da sé, prima di trovarlo in sé. […] La religione è l'infanzia dell'umani-
tà.

Ludwig Feuerbach
L'essenza del cristianesimo

«La fede nella provvidenza è la fede dell’uomo in sé stesso. Dio si


prende cura di me; egli si propone la mia felicità, la mia salvezza; vuo-
le che io sia beato; ma anche io voglio la stessa cosa; il mio proprio
interesse è dunque l’interesse di Dio, la mia propria volontà la volontà
di Dio, il mio proprio fine ultimo il fine di Dio - l’amore di Dio per me
non è che il mio amore di me stesso divinizzato.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«La religione per lo meno la religione cristiana, è l’insieme dei rappor-


ti dell’uomo con sé stesso, o meglio con il proprio essere, riguardato
però come un altro essere. L’essere divino non è altro che l’essere
dell’uomo liberato dai limiti dell’individuo, cioè dai limiti della corpo-
reità e della realtà, e oggettivato, ossia contemplato e adorato come un
altro essere da lui distinto. Tutte le qualificazioni dell’essere divino
sono perciò qualificazioni dell’essere umano.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«L’uomo – questo è il mistero della religione – proietta il proprio esse-


re fuori di sé e poi si fa oggetto di questo essere metamorfosato in sog-
getto, in persona”.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«"...la distinzione fra il divino e l’umano è illusoria, cioè che null’altro


è se non la distinzione fra l’essenza dell’umanità e l’uomo individuo e
che per conseguenza anche l’oggetto e il contenuto della religione cri-
stiana sono umani e nient’altro che umani”.»
145
Ludwig Feuerbach
Idem

«Quando la morale viene fondata sulla teologia e il diritto su


un’autorità divina, le cose più immorali, più ingiuste e più vergognose
possono avere il loro fondamento in Dio e venir giustificate. Posso
fondare la morale sulla teologia unicamente se la morale stessa è ciò
che per me determina l’essere di Dio. In caso contrario non ho alcun
criterio di valutare il morale e l’immorale, ma soltanto una base
immorale, arbitraria, da cui posso derivare qualsiasi cosa. Se dunque
voglio che Dio sia il fondamento della morale, devo aver già posto la
morale in Dio; ossia la morale, il diritto, tutti i valori essenziali,
possono e debbono venir fondati unicamente in sé stessi. Porre
alcunché in Dio, o derivare alcunché da Dio, null’altro significa che
sottrarlo al controllo della ragione, significa porre alcunché come
indubitabile, come inviolabile, come santo, senza volerne spiegare il
perché. Ogni costituzione della morale e del diritto sul fondamento
della teologia ha dunque sempre alla sua base un volontario o
involontario accecamento, quando non addirittura un’intenzione
cattiva, un secondo fine di duplicità e di menzogna. Là dove il diritto è
qualche cosa di serio, non ha bisogno alcuno di essere puntellato e
assistito dall’alto. Non abbiamo bisogno di una legislazione cristiana;
abbiamo bisogno soltanto di un diritto ragionevole, giusto, umano. Il
bene, il vero, il giusto hanno sempre la loro consacrazione in sé stessi,
nella loro qualità. Dove la morale è una cosa seria, è sentita in sé e per
sé stessa come una potenza divina; se invece non ha in sé stessa
fondamento alcuno, non v’è alcuna intima necessità che esista, e allora
cade in balìa dell’arbitrio della religione.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«Perciò una volta che la coscienza dell’uomo abbia constatato che i


predicati attribuiti a Dio dalla religione sono soltanto antropomorfismi,
cioè rappresentazioni umane, già la sua fede è incrinata dal dubbio e
dall’incredulità. E solo per l’incoerenza, che è frutto di viltà e di poco
rigore logico, da questa constatazione l’uomo non procede alla formale
negazione degli attributi stessi, e da questa alla negazione del soggetto

146
che vi sta alla base. Se poni in dubbio la verità oggettiva degli attributi,
devi anche dubitare della verità oggettiva del soggetto di questi
attributi. Se gli attributi sono antropomorfismi, è un antropomorfismo
anche il soggetto dei medesimi. Se l’amore, la bontà, la personalità
sono qualificazioni umane, lo è pure il soggetto delle medesime, il
soggetto che tu ad esse presupponi, ed allora anche l’esistenza di Dio,
anche la fede nell’esistenza di un qualsiasi dio è un antropomorfismo,
una proiezione assolutamente umana.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«Siamo situati all'interno della natura; e dovrebbe esser posto fuori di


essa il nostro inizio, la nostra origine? Viviamo nella natura, con la
natura, della natura e dovremmo tuttavia non esser derivati da essa?
Quale contraddizione!»

Ludwig Feuerbach
L'essenza della religione

«L'esistenza della natura non si fonda, come si illude il teismo, sull'esi-


stenza di Dio, nemmeno per sogno, è proprio il contrario: l'esistenza di
Dio, o piuttosto la fede nella sua esistenza, ha il suo unico fondamento
nell'esistenza della natura.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«La notte è la madre della religione.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«L'ammissione di un ente diverso dalla natura per spiegare l'esistere di


essa ha la sua radice − in ultima istanza, se non altro − soltanto nella
147
incapacità − peraltro solo relativa e soggettiva − di spiegare la vita or-
ganica, e in particolare quella umana, come un fatto naturale; il teista
trasforma infatti la sua incapacità di intendere la vita come una mani-
festazione della natura in una incapacità della natura di generare da sé
la vita; egli fa dunque dei termini della sua mente i termini della natu-
ra.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«Sia che tu adori Geova oppure Api, il tuono o Cristo, la tua ombra,
come i neri della Costa d’Oro, o la tua anima, come gli antichi persia-
ni, il flatus ventris o il tuo genio, insomma, sia che tu adori un essere
sensibile o uno spirituale – è la stessa cosa; oggetto della religione è
soltanto qualcosa in quanto è un oggetto della fantasia e del sentimen-
to.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«Credere significa immaginarsi che esista ciò che non esiste; significa,
per esempio, raffigurarsi che quest’immagine sia un’entità vivente,
questo pane sia carne, questo vino sangue, cioè sia ciò che non è.»

Ludwig Feuerbach
Idem

148
Felix Le Dantec

Felix le Dantec (Plougastel Daoulas 1869 – Parigi 1917). E’


stato un filosofo materialista e biologo francese. La concezione di Le
Dantec ha inteso superare la vecchia concezione dualistica della realtà,
frutto di speculazioni metafisiche per affermare un rigoroso monismo
materialistico e ateo.

149
«Innanzi tutto, una cosa mi ha sempre profondamente sorpreso ed è
che i credenti d'ogni epoca abbiano cercato e fornito "prove" inconfu-
tabili dell'esistenza di Dio. Naturalmente esse sono inconfutabili per
coloro che le utilizzano; sfortunatamente, lo sono sono solo per loro,
provano che essi credono in Dio, ma questo è quanto.»

Felix Le Dantec
Athéism

«Prima di tutto, la domanda “Chi ha creato il mondo?” mi pare mal


posta; contiene già la risposta, poiché suppone che qualcuno abbia
creato il mondo: che, questo qualcuno, lo chiamiamo Dio, o che gli si
dia tutt’altro nome, non fa differenza, poiché non vedo per nulla la ne-
cessità che qualcuno abbia creato il mondo. Se mi si chiede, al contra-
rio, “qual' è stata l’origine del mondo?”, risponderò umilmente: “Non
so; non vedo neanche una ragione perché il mondo abbia dovuto avere
un’origine, un inizio”. Sembra che questa necessità s’impone a tutti,
per raffronto con tutto ciò che sappiamo.»

Felix Le Dantec
Idem

«Confesso che sono più difficile, ed è precisamente quello che esprimo


dicendo che sono ateo; ma, con tutta sincerità, non trovo alcuna soddi-
sfazione nell’affermazione che “Dio ha creato il mondo”. Non ne tro-
vavo già nessuna da ragazzo, forse semplicemente perché, più curioso
degli altri, mi ponevo immediatamente la domanda seguente: “Chi ha
creato Dio ?” domanda alla quale non si dava risposta. Al mistero
dell’esistenza del mondo si sostituiva un altro mistero equivalente,
quello dell’esistenza di Dio; la difficoltà era solo fatta retrocedere di
un grado.»

Felix Le Dantec
Idem

«Non sono un eroe per natura; se avessi creduto che un padrone asso-
150
luto potesse concedermi una felicità eterna o condannarmi a supplizi
senza fine, sarei probabilmente scappato dai pericoli del secolo in un
monastero; avrei passato la mia miserabile esistenza sublunare a canta-
re la gloria del despota da cui sarebbe dipeso il mio avvenire.»

Felix Le Dantec
Idem

151
Giuseppe Rensi

Giuseppe Rensi (Villafranca di Verona 1871 – Genova 1941).


Filosofo italiano. Rensi partendo da concezioni gnoseologiche che si
rifanno sia a Kant che a Schopenhauer, perviene ad una concezione
realistica della realtà basata su un materialismo critico che nega deci-
samente la trascendenza e la possibilità stessa dell’esistenza di Dio.

152
«Ma questa contraddizione delle contraddizioni, che è Dio, è appunto
quell’Incomprensibile che è incomprensibile perché nulla e nulla per-
ché incomprensibile: non ha cioè le forme del pensiero perché non ha
le forme dell’Essere e viceversa, le une e le altre essendo le medesime.
Si tratta dunque di parole senza concetti perché il concetto che do-
vrebbe corrispondervi è contraddittorio e quindi non può esistere. E se
la convulsività mentale “dionisiaca” ci fa credere e ci dà l’illusione di
possedere un concetto pronunciando una parola, basta “pensarci su” e
cercare di determinare il concetto per veder questo dissolversi nell'im-
possibile e come concetto sparire.»

Giuseppe Rensi
Apologia dell’ateismo

«Dio non è, è dunque una verità così elementarmente irrefutabile quale


2+2=4. Essa si fonda invincibilmente sulle prime pagine, per chi sa
leggerle, d’ogni trattato di logica elementare, quelle pagine che porta-
no per titolo “le leggi del pensiero”. Negarla è perciò cadere nello
sconvolgimento mentale, e propriamente nella pazzia.»

Giuseppe Rensi
Idem

«O Dio è limitato, circoscritto, conforme alle condizioni formali


dell’esperienza, oggetto fra oggetti, e non è più Dio. O è infinito ed
allora cade fuori dell’Essere, è non-Essere. O Essere e non-Dio, o Dio
e non-Essere.»

Giuseppe Rensi
Idem

«Da trenta secoli si “dimostra” Dio e, non solo ancora non ne sono
persuasi tutti, ma anzi i non persuasi sono cresciuti, Ciò non vi dice
153
nulla?»

Giuseppe Rensi
Idem

«Qualsiasi sforzo d’argomentazione teologica per cercar di conciliare


Dio e la responsabilità morale umana, s’infrange contro queste lucide
righe di Schopenhauer:

“Che un essere sia l’opera di un altro, ma sia insieme libero nella sua
volontà e azione, è cosa che si può enunciare con parole, ma non affer-
rare con pensieri. Colui cioè che lo ha chiamato dal nulla all’essere, ha
con ciò formato e fissato appunto anche il suo essere, ossia tutte le sue
qualità. Poiché non si può punto fare senza fare qualcosa, cioè un esse-
re intieramente e in tutte le sue qualità con precisione determinato. Ma
da queste qualità assolutamente fissate scaturiscono poi con necessità
tutte le manifestazioni e azioni di lui. Quindi teismo e responsabilità
morale dell’uomo sono incongiungibili”.»

Giuseppe Rensi
Idem

154
John Stuart Mill

John Stuart Mill (Pentonville 1806-Avignone 1873). Stuart


Mill è stato un filosofo e studioso inglese, tra i maggiori esponenti del
liberalismo ottocentesco. Egli riprese la concezione empiristica giun-
gendo alla risoluzione della realtà a "stati di coscienza". Empirismo
interpretato come un rigoroso "fenomenismo " che è alla base di tutta
la speculazione filosofica e degli studi logici di Mill. Nella logica Mill
intese criticare a fondo la teoria dei giudizi universali che sono ricon-
ducibili ad insiemi di singole osservazioni.
Ne consegue la critica ai sillogismi e alla possibilità della de-
duzione del particolare dall'universale: le leggi universali, anche quelle
della scienza e della stessa logica, derivano dalla generalizzazione
dell'esperienza. La logica induttiva è alla base di qualsiasi processo
razionale umano, ma essa trova sempre nell'esperienza il proprio crite-
rio di validità. Nell’ambito della speculazione teologica Mill mise in
rilievo l'impossibilità di concepire una divinità che sia allo stesso tem-
po infinitamente buona ed infinitamente potente.

155
«Le religioni che distribuiscono promesse e minacce circa la vita futu-
ra, fanno esattamente il contrario [della religione dell’umanità]; esse
incatenano i pensieri agli interessi postumi dell’individuo, lo inducono
a considerare l’adempimento dei propri doveri verso gli altri princi-
palmente come mezzo per la sua salvezza personale; e costituiscono
uno degli ostacoli più seri per il grande fine della cultura morale, cioè
il rafforzamento dell’elemento altruistico e l’indebolimento di quello
egoistico nella nostra natura; esse presentano all’immaginazione un
bene e un male personali di grandezza così imponente da rendere ben
difficile a chiunque creda fermamente nella loro realtà, di potere anco-
ra disporre di sentimenti o interessi per qualche altro oggetto ideale e
lontano.»

John Stuart Mill


Saggi sulla religione.

«Riconoscere, come oggetto dell’adorazione suprema, l’essere che ha


potuto creare l’inferno, e creare innumerevoli generazioni di esseri
umani sapendo con certezza che sarebbero state destinate all’inferno.
Esiste forse qualche enormità morale che non potrebbe venire giustifi-
cata come imitazione di una simile Divinità? È mai possibile adorarla
senza commettere una terribile stortura del criterio del bene e del ma-
le? Qualsiasi altro oltraggio alla più comune giustizia ed umanità deri-
vante dalla concezione cristiana ordinaria del carattere morale di Dio,
diventa insignificante di fronte a questa orrenda idealizzazione della
malvagità.»

John Stuart Mill


Idem.

«Quel che oggi si sbandiera come una nuova fioritura di religiosità


corrisponde sempre, e almeno in pari misura, a una nuova fioritura di
fanatismo negli uomini incolti e di mente più angusta; e ovunque, nei
sentimenti di un popolo, si annidi quel potente e tenace fermento
156
dell’intolleranza che sempre alligna nelle classi medie di questo Paese
ci vuol ben poco per scatenarle a perseguitare sul serio chi non hanno
mai smesso di ritenere degno di persecuzione?»

John Stuart Mill


La libertà

«Uno studente di filosofia trarrebbe vantaggio dall'essere in grado di


affrontare un esame sia su Locke sia su Kant, indipendentemente dal
fatto che condivida le idee dell'uno, dell'altro o di nessuno dei due; e
non vi è ragione di obiettare al fatto che un ateo venga esaminato sulle
prove dell'esistenza di Dio, purché non si esiga che professi di creder-
vi.»

John Stuart Mill


Saggio sulla libertà

«Il mondo si stupirebbe di sapere quanti dei suoi ornamenti più belli,
ovvero degli individui che sono più stimati anche a livello popolare
per saggezza e virtù, siano del tutto scettici in materia di religione.»

John Stuart Mill


Citazione riprtata in “L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere” di Richard
Dawkins

«Con l’attribuire un’origine sovrannaturale alle massime accettate del-


la moralità si causa, d’altro canto, un male effettivo. Quell’origine di-
vina le consacra nel loro complesso, ed impedisce che vengano discus-
se o criticate. Cosicché, se fra le dottrine morali accettate come facenti
parte della religione, ve ne sono di imperfette, o perché erronee fin da
principio, o perché non esattamente limitate o controllate nella loro
espressione, oppure ancora perché, pur essendo un tempo ineccepibili,
non si rivelano più adatte ai mutamenti verificatesi nelle relazioni
157
umane (ed è mia ferma convinzione che nella cosiddetta morale cri-
stiana si trovino esempi di tutti questi casi) tali dottrine imperfette so-
no considerate altrettanto impegnative per la coscienza quanto i precet-
ti più nobili, più duraturi e più universali di Cristo. Ogniqualvolta la
moralità è supposta essere di origine sovrannaturale, essa diviene ste-
reotipata proprio come la legge del Corano lo è per i suoi seguaci.»

John Stuart Mill


Saggi sulla religione.

«Sorvolo sulle difficoltà morali e sui traviamenti che la rivelazione


stessa comporta; sebbene anche nel Cristianesimo del Vangelo, per lo
meno secondo l’interpretazione ordinaria, ve ne siano alcuni così evi-
denti, da avere un peso superiore a quasi tutta la bontà e carità e gran-
dezza morale che distinguono in modo eminente le parole e il carattere
di Cristo. Un esempio di essi è costituito dal riconoscere, come oggetto
dell’adorazione suprema, l’essere che ha potuto creare l’inferno, e
creare innumerevoli generazioni di esseri umani sapendo con certezza
che sarebbero state destinate all’inferno. Esiste forse qualche enormità
morale che non potrebbe venire giustificata come imitazione di una
simile Divinità? È mai possibile adorarla senza commettere una terri-
bile stortura del criterio del bene e del male? Qualsiasi altro oltraggio
alla più comune giustizia ed umanità derivante dalla concezione cri-
stiana ordinaria del carattere morale di Dio, diventa insignificante di
fronte a questa orrenda idealizzazione della malvagità.»

John Stuart Mill


Saggi sulla religione

158
Karl Marx

Karl Marx (Treviri 1818 - Londra 1883). Marx fu un filosofo,


storico ed economista tedesco, tra i più importanti del XIX secolo. Il
pensiero filosofico di Marx parte dalla "sinistra" hegeliana, che come è
noto si scisse nel 1835 dagli hegeliani più conservatori con la pubbli-
cazione dell'opera di D. F. Strauss "La vita di Gesù". Il giovane Marx
concorda nel criticare, come gli altri esponenti della sinistra hegeliana,
i residui teologici che si annidano nel sistema e nella dialettica di He-
gel. Ne “L'Ideologia tedesca" critica a fondo ogni concezione intellet-
tualistica del pensiero e giunge ad una concezione materialistica della
storia. La storia non è mossa idealisticamente da principi e ideali, ma
dalla struttura economica di base, dal dispiegarsi del lavoro umano,
che è il motore della dialettica storica. Il pensiero, l'arte, la religione
ecc. non sono altri che epifenomeni generati dalla gigantesca struttura
economica di base e rispecchiano nei loro cambiamenti soltanto la dia-
lettica storica che si basa sulle contraddizioni della produzione econo-
mica.

Nell'undicesima glossa a Feuerbach, Marx scrisse "Fino ad og-


gi i filosofi si sono limitati ad interpretare il mondo, si tratta ora di
cambiarlo". E' proprio il motivo della prassi, oltre che quello della dia-
lettica, che differenzia il materialismo dialettico marxiano dal materia-
lismo meccanicistico settecentesco.

159
«L’alienazione religiosa come tale si produce soltanto nel dominio del-
la coscienza, dall’interno dell’uomo, ma l’alienazione economica è
l’alienazione della vita reale: la sua soppressione abbraccia quindi am-
bo i lati.»

Karl Marx
Manoscritti economico-filosofici

«L'uomo fa la religione, e non la religione l'uomo...La miseria religio-


sa è insieme l'espressione della miseria reale e la protesta contro la mi-
seria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il senti-
mento di un mondo senza cuore. E' l'oppio del popolo.»

Karl Marx
Per la critica della filosofia del diritto di Hegel

«L’abolizione della religione come felicità illusoria del popolo è ne-


cessaria per la sua felicità reale.»

Karl Marx
Introduzione alla critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico

«Quante più cose l’uomo trasferisce in Dio, tante di meno ne ritiene in


se stesso.»

Karl Marx
Il Capitale

160
Robert G. Ingersoll

Robert G. Ingersoll (1833 – 1899): Ingersoll è stato un famo-


so polemista nei confronti della tradizione religiosa cristiana al punto
di meritare il titolo, nel mondo anglosassone, di “Grande agnostico”.

161
«Per molti anni ho considerato il Pentateuco semplicemente come la
storia di un popolo barbaro, con le sue innumerevoli cerimonie selvag-
ge, le sue assurde e ingiuste leggi, e le migliaia di principi inconsistenti
rispetto alla prova dei fatti. Mi è sempre parso alquanto criminale in-
segnare che questi fatti fossero stati scritti da uomini ispirati da Dio;
che la schiavitù, la poligamia, le guerre di conquista e gli stermini po-
tessero essere considerati giusti e che vi fosse stato un tempo in cui
l'uomo abbia potuto avere l'approvazione dell'Infinita Intelligenza,
Giustizia e Compassione, violando fanciulle e macellando bambini.»

Robert G. Ingersoll
Gli errori di Mosè

«Desidero fare quanto in mio potere per rendere il mio paese davvero
libero, per aprire gli orizzonti intellettuali del nostro popolo, per di-
struggere i pregiudizi, figli dell'ignoranza e della paura, per prendere le
distanze dalla cieca adorazione di un ignobile passato, dall'idea che
tutto il grande e il buono siano morti, che tutti i viventi siano dei de-
pravati, che tutti i piaceri siano peccato, che solo sospiri e gemiti siano
ciò che piace a Dio, che pensare sia pericoloso, che il coraggio intellet-
tuale sia un crimine, che la codardia sia una virtù, che credere sia indi-
spensabile per assicurarsi la salvezza, che portare una croce in questo
mondo ci farà meritare un premio in un'altra vita, e che dobbiamo
permettere a qualche prete di guidare le nostre anime.»

Robert G. Ingersoll
Gli errori di Mosè

«Anziché licenziare gli insegnanti che nel corso dei loro studi fanno
scoperte scomode, licenziamo quelli che non ne fanno. Facciamo in
modo che i nostri docenti non debbano temere per le loro scoperte e
per le loro opinioni e che non debbano rischiare la cattedra solo per
aver affermato che gli antichi ebrei non potevano conoscere l'intera
storia del mondo.»

162
Robert G. Ingersoll
A proposito di una libera scuola

163
Charles Darwin

Charles Robert Darwin (Shrewsbury 1809 - Londra 1882).


Darwin è stato un naturalista e pensatore britannico fondatore della
teoria dell'evoluzione delle specie. Darwin approdò alle sue scoperte
dalle osservazioni che raccolse in un suo viaggio giovanile nel Sud
America. Rispetto alla teoria di Lamarck sull'evoluzione Darwin intro-
dusse il principio originale della selezione naturale: la sopravvivenza
degli individui e delle specie più adatte. Per Darwin esiste "una seria
lotta per l’esistenza, sia fra gli individui della medesima specie, sia fra
quelli di specie diverse, oppure contro le condizioni fisiche della vita".
In questa lotta per l'esistenza la sopravvivenza è maggiormente garan-
tita a chi si adatta meglio alle generali condizioni di vita in cui si trova.
L'uomo nella concezione di Darwin non ha una posizione privilegiata,
anzi discende dalle altre specie animali, è esso stesso un animale: tra le
facoltà mentali degli uomini e quella degli altri animali superiori non
esiste una differenza veramente qualitativa, ma soltanto di grado. La
concezione dell'origine sull'uomo di Darwin contrasta completamente
il dogma della creazione, per questo fu attaccato a fondo dagli espo-
nenti della cultura religiosa. Tuttavia Darwin non si dichiarò mai ateo,
ma semplicemente agnostico.

164
«Non dobbiamo trascurare la probabilità che il costante inculcare la
credenza in Dio nelle menti dei bambini possa produrre un effetto così
forte e duraturo sui loro cervelli non ancora completamente sviluppati,
da diventare per loro tanto difficile sbarazzarsene, quanto per una
scimmia disfarsi della sua istintiva paura o ripugnanza del serpente.»

Charles Darwin
Autobiografia

«L'incredulità si insinuò nel mio spirito, e finì per diventare totale. Il


suo sviluppo fu tanto lento che non ne soffersi, e da allora non ho mai
più avuto alcun dubbio sull'esattezza della mia conclusione. In realtà
non posso capire perché ci dovremmo augurare che le promesse del
cristianesimo si avverino: perché in tal caso, secondo le parole del
vangelo, gli uomini senza fede come mio padre, mio fratello e quasi
tutti i miei amici più cari sarebbero puniti per l'eternità. E questa è una
odiosa dottrina.»

Charles Darwin
Idem

«Vi è una differenza molto maggiore di capacità mentale tra uno dei
pesci inferiori, come la lampreda o un anfiosso e una delle scimmie
superiori, che tra questa e un uomo.»

Charles Darwin
Idem

«Egregio signore,
Mi duole dovervi informare che non credo nella Bibbia come rivela-
zione divina, e pertanto nemmeno in Gesú Cristo come figlio di Dio.
Distinti saluti Ch. Darwin»
Charles Darwin
Lettera di Charles Darwin a Frederick A. McDermott
24 novembre 1880

165
Sigmund Freud

Sigmund Freud (Freiberg 1856 - Londra 1839). Sigmund


Freud è stato il padre della psicanalisi con la sua teoria dell'inconscio e
degli effetti che questo produrrebbe sul soggetto cosciente. L'inconscio
teorizzato da Freud è una zona in cui si accumulano i ricordi di eventi
passati e gli istinti che la censura attuata dal soggetto reprime a causa
dei condizionamenti sociali e morali del contesto storico in cui opera,
il cosiddetto Super-Io. Ma gli impulsi repressi, secondo Freud,
dall’inconscio, esercitano un’azione ininterrotta sulla vita quotidiana
cosciente del soggetto originando angosce e complessi. L'equilibrio del
soggetto è sempre precario dipendendo dalle armonizzazioni delle
istanze più disparate quali gli impulsi dell'inconscio, la censura morale
e il principio di realtà. Il soggetto in cui prevalgono le potenti istanze
dell'inconscio è tendenzialmente portato alle "perversioni", mentre
laddove prevale la censura morale del Super-Io il soggetto è portato ad
un comportamento "nevrotico". Freud criticò a fondo le religioni
abramitiche giungendo ad una concezione atea, per cui le religioni non
sono altro che la sublimazione di istanze libidiche del soggetto umano,
come espresse nella sua opera "Totem e tabù" (1913).

166
«Quando il cristianesimo cominciò la sua penetrazione nel mondo an-
tico, incontrò la rivalità della religione di Mitra e per un po' di tempo
fu dubbia la vittoria tra le due divinità.
La figura inondata di luce del giovane dio persiano rimane tut-
tavia oscura per noi. Le leggende che raffigurano Mitra che uccide dei
buoi ci inducono a concludere che egli rappresentasse il figlio che,
avendo da solo portato a termine il sacrificio del padre, ha liberato i
fratelli dal senso di colpa che li tormentava in seguito a questo crimi-
ne. Vi era un'altra via per eliminare questo senso di colpa, e questa fu
seguita da Cristo: sacrificando la propria vita, egli redense tutti i suoi
fratelli dal peccato originale.»

Sigmund Freud,
Totem e tabù

«Tabù è una parola polinesiana, la cui traduzione esatta è resa difficile


dal fatto che manca presso di noi il concetto cui attualmente può rife-
rirsi. Questo era ancora vivo presso gli antichi romani. Il sacer latino
era il corrispettivo del tabù dei Polinesiani, così come l'άγος dei Greci
ed il Kodausch ebreo dovettero avere lo stesso significato espresso nel-
la parola tabù dei Polinesiani e nelle denominazioni simili in uso pres-
so molti popoli dell'America, dell'Africa (Madagascar), dell'Asia set-
tentrionale e centrale.»

Sigmund Freud,
Idem

«A lungo andare, nulla può resistere alla ragione all'esperienza, e l'op-


posizione della religione nei riguardi di entrambe è fin troppo eviden-
te. Neanche le idee religiose purificate possono sottrarsi a tale destino,
nella misura in cui vogliono salvare ancora qualcosa del contenuto
consolatorio della religione.»

Sigmund Freud
L'avvenire di un illusione

167
«Se qualcuno giunge al punto di accettare acriticamente tutte le assur-
dità che le dottrine religiose gli trasmettono, e perfino di ignorarne le
contraddizioni vicendevoli, la sua debolezza intellettuale non deve
stupirci oltremodo.»

Sigmund Freud
Idem

«La religione sarebbe la nevrosi ossessiva universale dell'umanità;


come quella del bambino, essa ha tratto origine dal complesso edipico,
dalla relazione paterna.»

Sigmund Freud
Idem

«Le dottrine religiose... possiamo dire che sono tutte illusioni indimo-
strabili e che nessuno può essere costretto a tenerle per vere, a creder-
ci. Alcune di esse sono a tal punto inverosimili, talmente antitetiche a
tutto ciò che faticosamente abbiamo appreso circa la realtà dell'univer-
so, che, tenuto il debito conto delle differenze psicologiche, possono
essere paragonate ai deliri.»

Sigmund Freud
Idem

«Le verità che le dottrine religiose contengono sono così deformate e


sistematicamente mascherate, che la massa degli uomini non può rico-
noscerle come verità. È un caso analogo a quello che si ha quando rac-
contiamo al bambino che la cicogna porta i neonati.
Nei nostri discorsi coi bambini siamo convinti che sia meglio omettere
queste dissimulazioni simboliche della verità.»

Sigmund Freud
168
Idem

«Le dottrine religiose [...] possiamo dire che sono tutte illusioni indi-
mostrabili e che nessuno può essere costretto a tenerle per vere, a cre-
derci. Alcune di esse sono a tal punto inverosimili, talmente antitetiche
a tutto ciò che faticosamente abbiamo appreso circa la realtà dell'uni-
verso, che, tenuto il debito conto delle differenze psicologiche, posso-
no essere paragonate ai deliri.»

Sigmund Freud
Idem

«Dobbiamo credere perché i nostri antenati remoti hanno creduto. Ma


questi nostri avi erano di gran lunga più ignoranti di noi, hanno credu-
to cose che oggi ci sarebbe impossibile accettare.»

Sigmund Freud
Idem

«No, la nostra scienza non è un’illusione. Sarebbe invece un’illusione


credere di poter ottenere da altre fonti ciò che essa non può darci.»

Sigmund Freud
L’avvenire di un’illusione

«Il Dio onnipotente e giusto, la natura benigna ci appaiono come gran-


diose sublimazioni del padre e della madre, anzi come repliche e rein-
tegrazioni delle immagini, che il bambino piccolo ha di entrambi... il
Dio personale non è altro, psicologicamente, che un padre innalzato.»

Sigmund Freud
Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci

169
NDA: Yahweh era, per Freud, una divinità sinistra e sanguinaria, assuefatta per la
sua natura tellurica ad aggirarsi solo di notte e ad evitare la luce del giorno:

«[...] non era verosimilmente un Essere preminente sotto alcun aspetto.


Era un dio locale, rozzo, di animo meschino, violento e assetato di
sangue; aveva promesso ai suoi fedeli un paese "stillante latte e miele"
e li aveva incitati a scacciare i suoi attuali abitanti e a "metterli a fil di
spada"».

Sigmund Freud
Mosè e il monoteismo

«E sono anche arrivate, con una frequenza sorprendente per uno stra-
niero, lettere di altro genere che si preoccupavano per la salvezza della
mia anima e volevano indicarmi la via di Cristo e illuminarmi circa il
futuro di Israele.
La brava gente che mi ha scritto così probabilmente non sa molto di
me; ma quando questo nuovo lavoro su Mosè sarà conosciuto in tradu-
zione fra i miei nuovi concittadini, mi aspetto di perdere presso molte
altre persone non poche delle simpatie che ora mi dimostrano.»
Sigmund Freud
Idem

«Non deve essere stato facile per il popolo (d'Israele) conciliare la fede
nella predilezione da parte del suo dio onnipotente con le tristi espe-
rienze del suo destino infelice. Ma il popolo non si lasciò sviare, ac-
crebbe il suo senso di colpa per soffocare i dubbi su dio, e forse alla
fine fece ricorso alla "imperscrutabile volontà di dio", come fanno an-
cor oggi i devoti.»

Sigmund Freud
Idem

«Noi, uomini di poca fede, non possiamo che invidiare quei ricercatori
convinti dell'esistenza di un essere supremo! Per questo grande Spirito
170
il mondo non fa problema, dal momento che egli stesso ha creato tutte
le sue istituzioni. Quanto sono complete, esaustive, definitive le dottri-
ne del credente rispetto ai faticosi, miseri e frammentari tentativi di
spiegazione che noi, con enorme sforzo, riusciamo in qualche modo a
comporre!»

Sigmund Freud
Idem

«Se si cerca di inserire la religione nel percorso evolutivo dell'umanità,


essa non appare come una conquista permanente, ma piuttosto un cor-
rispettivo della nevrosi attraverso cui ogni individuo civilizzato deve
passare nel suo itinerario dall'infanzia alla maturità.»

Sigmund Freud
Introduzione alla psicanalisi

«Le religione pregiudica questo giuoco di scelte e adattamenti, in


quanto impone a tutti in modo uniforme la sua via verso il raggiungi-
mento della felicità e la protezione dalla sofferenza. La tecnica della
religione consiste nello sminuire il valore della vita e nel deformare in
maniera delirante l’immagine del mondo reale, cose queste che pre-
suppongono l’avvilimento dell’intelligenza. A questo prezzo, mediante
la fissazione violenta a un infantilismo psichico e la partecipazione a
un delirio collettivo, la religione riesce a risparmiare a molta gente la
nevrosi individuale. Ma niente di più. Esistono, come abbiamo detto,
molte strade che possono condurre alla felicità, per quanto umanamen-
te essa è raggiungibile; tuttavia nessuna di queste strade è sicura.
Nemmeno la religione è capace di mantenere le sue promesse. Quando
il credente si trova da ultimo costretto a parlare dell’«imperscrutabile
decreto» di Dio, con ciò stesso ammette che tutto quel che gli è lascia-
to come ultima consolazione possibile e fonte di gioia nella sofferenza
è un’incondizionata sottomissione. E se egli è pronto a questo, avrebbe
verosimilmente potuto risparmiarsi un cammino così tortuoso.»

171
Sigmund Freud
Il disagio della civiltà

172
Gli storici

173
Lorenzo Valla

Lorenzo Valla (Roma 1405, Roma 1457). E’ stato tra i mag-


giori filologi e scrittori dell’umanesimo italiano. Ne la “La falsa dona-
zione di Costantino” riuscì a dimostrare con una celebre analisi filolo-
gica la falsità della presunta donazione dei territori dello Stato Pontifi-
cio al Papa Silvestro I e ai suoi successori, da parte dell’imperatore
Costantino.

174
«…a Roma si mostra come reliquia di santi (vi sono difatti accese in-
torno sempre sacre lampade) una Bibbia che dicono scritta di mano di
Gerolamo: e il papa avalla questa credenza con la sua autorità. Quale è
la prova? l’essere, come direbbe Virgilio, la sua sopravveste ricamata
in oro. Proprio ciò dovrebbe farci pensare che non può essere opera
autografa di Gerolamo. L’ho osservata attentamente e mi sono accorto
che è scrittura di un ignorante che ricopiava per ordine di un re, forse
Roberto (di Napoli). Sono decine di migliaia le falsificazioni siffatte
che si possono vedere a Roma…»

Lorenzo Valla
La falsa donazione di Costantino

«Essi, per tanti secoli, o non compresero la falsità della Donazione di


Costantino o crearono essi stessi il falso; altri, seguendo le orme degli
antichi pontefici, difesero come vera quella donazione che sapevano
falsa, disonorando, così, la maestà del papato, la memoria degli antichi
pontefici, la religione cristiana e causando a tutto il mondo stragi,
rovine, infamie. Dicono essere loro Roma, loro il regno di Sicilia e di
Napoli, loro Italia, Francia, Spagna, Germania, Inghilterra: tutta
l’Europa occidentale, in una parola. Tale pretesa si conterrebbe nel
testo della Donazione. Ah, sì! Sono tuoi tutti questi Stati? hai
intenzione, sommo pontefice, di ricuperarli tutti? spogliare tutti i
sovrani dell’Occidente delle loro città o costringerli a pagarti tributi
annuali? invece io penso che sia più giusto ai sovrani spogliare te di
tutto ciò che possiedi. Dimostrerò, infatti, che la Donazione dalla quale
i sommi pontefici vantano i loro diritti, fu sconosciuta e a Costantino e
a Silvestro.»

Lorenzo Valla
Idem

«Per riavere le altre parti donate, sperpera le ricchezze mal tolte ai


buoni, paga truppe a cavallo e a piedi, che fanno tanto male dappertut-

175
to, mentre Cristo muore affamato e nudo in migliaia e migliaia di po-
veri. E non si rende conto (o indegnità!) che mentre egli si affanna a
strappare ai principi secolari i loro beni, questi a loro volta sono spinti
a strappare agli ecclesiastici i loro beni o dal cattivo esempio o dalla
necessità (talvolta non c’è neppure vera necessità).»

Lorenzo Valla
Idem

176
Francesco Guicciardini

Francesco Guicciardini (Firenze 1483, Arcetri 1540). E’ stato


uno scrittore e storico italiano, noto soprattutto alla sua “Storia
d’Italia”. Fu fortemente critico nei confronti dell’istituzione ecclesia-
stica del suo tempo.

177
«Cominciarono a essere le cure e i negozi loro non più la santità della
vita, non più l’augmento della religione, non più lo zelo e la carità ver-
so il prossimo, ma eserciti, ma guerre contro a’ cristiani, trattando co’
pensieri e con le mani sanguinose i sacrifici, ma accumulazione di te-
soro, nuove leggi, nuove arti, nuove insidie, per raccorre da ogni parte
danari; usare a questo fine senza rispetto l’armi spirituali, vendere a
questo fine senza vergogna le cose sacre e le profane.»

Francesco Guicciardini
La Historia D’Italia

«Quello che dicono le persone spirituali che chi ha fede conduce cose
grandi; e come dice lo Evangelo, chi ha fede può comandare a’ monti
ecc., procede perché la fede fa ostinazione. Fede non è altro che crede-
re con opinione ferma, e quasi certezza le cose che non sono ragione-
vole; o, se sono ragionevole, crederle con piú resoluzione che non per-
suadono le ragione.»

Francesco Guicciardini
Ricordi

«Io ho sempre desiderato naturalmente la ruina dello stato Ecclesiasti-


co, e la fortuna ha voluto che sono stati dua pontefici tali, che sono sta-
to sforzato desiderare e affaticarmi per la grandezza loro; se non fussi
questo rispetto, amerei più Martino Luther che me medesimo, perché
spererei che la sua setta potessi ruinare o almanco tarpare le ale a que-
sta scelerata tirannide de' preti.»

Francesco Guicciardini
Idem

«Non combattete mai con la religione, né con le cose che pare che de-
178
pendono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza nella mente de-
gli sciocchi.»

Francesco Guicciardini
Idem

«Fu detto veramente che la troppa religione guasta el mondo, perché


effemmina gli animi, aviluppa gli uomini in mille errori, e divertisceli
da molte imprese generose e virile; né voglio per questo derogare alla
fede cristiana e al culto divino, anzi confermarlo e augumentarlo, di-
scernendo el troppo da quello che basta, e eccitando gli ingegni a bene
considerare quello di che si debbe tenere conto, e quello che sicura-
mente si può sprezzare.»

Francesco Guicciardini
Idem

«Mi paiono pazzi questi frati che prèdicono la predestinazione e gli


articuli difficili della fede; perché meglio è non dare causa a’ populi di
pensare alle cose di che difficilmente si fanno capaci, che destare loro
nella mente dubitazione, per aversi a riducere a fargli acquietare con
dire: cosí dice la fede nostra, cosí bisogna credere.»

Francesco Guicciardini
Idem

«Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le


mollizie de' preti; sí perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sí per-
ché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di
vita dipendente da Dio; e ancora perché sono vizi sí contrari che non
possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno
el grado che ho avuto con piú pontefici, m'ha necessitato a amare per
el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei
amato Martino Luther quanto me medesimo, non per liberarmi dalle
legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata e in-
tesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati
a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autoritá.»
179
Francesco Guicciardini
Idem

«(Leone X, papa dal 1513 al 1521) Credettesi per molti, nel primo
tempo del pontificato, che e’ fusse castissimo; ma si scoperse poi dedi-
to eccessivamente, e ogni di’ più senza vergogna, in quegli piaceri che
con onestà non si possono nominare (sodomia).»

Francesco Guicciardini
La Historia D’Italia

«... se non fussi questo rispetto, arei amato Martin Luther quanto me
medesimo: non per liberarmi dalle legge introdotte dalla religione cri-
stiana nel modo che è interpretata e intesa communemente, ma per ve-
dere ridurre questa caterva di scelerati a termini debiti, cioè a restare o
sanza vizi o sanza autorità.»

Francesco Guicciardini
Ricordi

«Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora
che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di republica
bene ordinata nella città nostra, Italia liberata da tutti e’ barbari e libe-
rato el mondo dalla tirannide di questi scelerati preti.»

Francesco Guicciardini
Ricordi

180
Ferdinand Gregorovius

Ferdinand Gregorovius (Neidenburg 1821 - Monaco di Ba-


viera 1891). E’ stato uno storico e medievista tedesco. Sono fonda-
mentali i suoi lavori storici sulla Roma medievale e sull’Umanesimo e
Rinascimento italiano.

181
«Roma papale era a quel tempo già moralmente guasta, il clero corrot-
to e odiato. I cardinali vivevano come principi temporali; la loro dissi-
patezza non offendeva soltanto i sentimenti dei repubblicani, ma anche
quelli di molti semplici cittadini. I membri della curia, innumerevole
stuolo di prelati gonfi di prebende e tuttavia mai sazi di accumularne,
offrivano un disgustoso spettacolo.»

Ferdinand Gregorovius
Storia della città di Roma nel Medioevo

«Roma era tutta un teatro di feste e di sfarzosi spettacoli. Nel suo Vati-
cano brulicante di suonatori, di mimi, di ciarlatani, di poeti e artisti, di
striscianti cortigiani e di parassiti, dove faceva recitare commedie anti-
che e moderne, e anche le oscenità più spudorate, il pontefice sembra-
va il tribunus voluptatum degli antichi romani. Avremmo davanti agli
occhi un quadro variopinto, se potessimo abbracciare con lo sguardo
un anno di Roma al tempo di Leone X, e vedere quella catena di feste
e di spettacoli in cui paganesimo e cristianesimo si mescolavano con
stridenti contrasti: mascherate del carnevale, miti di divinità antiche,
storie romane in splendida mess’in scena, processioni, fastose solenni-
tà ecclesiastiche, rappresentazioni della Passione di Cristo al Colosseo,
declamazioni classiche in Campidoglio, feste e discorsi per il natale di
Roma, le quotidiane cavalcate dei cardinali, i cerimoniosi cortei degli
ambasciatori e dei principi, con seguiti che parevano eserciti.»

Ferdinand Gregorovius
Idem

182
Ernest Renan

Ernst Renan (Tréguier 1823 – Parigi 1829). Storico e scrittore


francese, tra i suoi maggiori contributi si ricordano “La vita di Gesù” e
il primo volume della “Storia delle origini del cristianesimo”.

183
«I paesi greci e romani non udirono parlare di lui (Cristo); il suo nome
non appare negli autori profani che un secolo dopo e indirettamente a
proposito di moti sediziosi suscitati dalle sue dottrine e dalle persecu-
zioni contro i suoi discepoli. Nel seno stesso del giudaismo, Gesù non
lasciò un lungo ricordo. Filone, morto verso l’anno 50, nulla seppe di
lui. Giuseppe, nato l’anno 37, e che scrisse sul finire del secolo, ram-
menta la sua condanna in alcune linee come un avvenimento qualun-
que, e annoverando le sette del tempo, omette i cristiani.»

Ernest Renan
Vita di Gesù

«A quel tempo i miracoli erano creduti il suggello indispensabile del


divino, il segno delle vocazioni profetiche. Ne traboccavano le leggen-
de d’Elia e d’Eliseo. Secondo tutti il Messia ne avrebbe fatti molti.
[.....]. Gli stessi filosofi alessandrini, Plotino e gli altri avevano fama di
averne fatti.»

Ernest Renan
Vita di Gesù

«Quasi tutti i miracoli di Gesù sembrano miracoli di guarigione. La


medicina a quel tempo in Giudea, come anche oggi in Oriente, nulla
aveva di scientifico, abbandonata interamente alla ispirazione degli
individui. La medicina scientifica, già fondata in Grecia da cinque se-
coli, al tempo di Gesù era ignota agli Ebrei di Palestina. Con tali co-
gnizioni, la presenza di un uomo superiore che tratti dolcemente il ma-
lato, e con qualche segno sensibile lo rassicuri sulla guarigione, è spes-
so un rimedio decisivo.»

Ernest Renan
184
Vita di Gesù

«La famiglia, provenisse da uno o più matrimoni, era molto numerosa.


Gesù aveva fratelli e sorelle, di cui pare egli fosse l’anziano. Tutti sono
rimasti oscuri: giacché sembra che i quattro personaggi che si danno
come suoi fratelli, e fra cui uno almeno, Jacopo, raggiunse una grande
importanza nei primi anni dello svolgimento del cristianesimo, fossero
suoi cugini germani. Difatti Maria aveva una sorella chiamata
anch’essa Maria, la quale sposò un certo Alfeo o Cleofa (nomi che
paiono indicare una sola persona) e fu madre di parecchi figli, i quali
sostennero una parte notevole tra i primi discepoli di Gesù. Questi cu-
gini germani che aderirono al giovine maestro, mentre i suoi veri fra-
telli gli facevano opposizione, presero il titolo di «fratelli del Signore».
I veri fratelli di Gesù, come la madre loro, non ebbero importanza che
dopo la sua morte.»

Ernest Renan
Vita di Gesù

185
Emilio Bossi

Emilio Bossi (Bruzella 1870 – Lugano 1920). Politico, avvoca-


to e saggista svizzero-italiano. Nella sua opera “Gesù Cristo non è mai
esistito” Bossi analizza le fonti relative alla figura di Gesù, pervenendo
alla conclusione che al di fuori degli scritti neotestamentari non esiste
alcuna vera fonte e riscontro storico per cui la sua figura risulta essen-
zialmente mitica.

186
«Se, pertanto, il cristianesimo poté trionfare e sostituirsi al paganesi-
mo, si fu soltanto mediante la persecuzione, la frode e l'assimilazione
del culto pagano, e perché favorito altresì dalla disgregazione dell'Im-
pero Romano e dall'invasione dei barbari.
Ma al suo trionfo fu completamente estranea la pretesa persona del suo
Cristo, com'era stata estranea alla formazione della nuova religione,
non essendo egli mai esistito, come abbiamo esuberantemente provato
nel presente libro.»

Emilio Bossi
Gesù Cristo non è mai esistito

«Filone che vive nel tempo assegnato a Cristo, che è già celebre prima
che Cristo nasca e che muore diversi anni dopo di Cristo; Filone che
compie verso il giudaismo la stessa, identica trasformazione o elleniz-
zazione, o platonizzazione che fu l'opera dei Vangeli, e specialmente
del quarto; Filone che parla del Logos, o del Verbo al modo del quarto
Vangelo; eppure che non nomina una volta sola Gesù Cristo, in nessu-
na delle sue numerosissime opere? O non proverebbe appunto che Ge-
sù Cristo non fu persona storica e reale, ma pura creazione mitologica
e metafisica, alla quale contribuì più di ogni altro questo medesimo
Filone, che scrisse come un cristiano senza sapere ancora di questo
nome, che parlò del Verbo senza conoscer Cristo, che insegnò l'identi-
ca dottrina attribuita a Cristo, come sarà dimostrato a suo luogo?»

Emilio Bossi
Idem

«Ma soprattutto significante e decisivo è il silenzio di Filone intorno a


Gesù Cristo. Filone, che aveva già da 25 a 30 anni quando sarebbe na-
to Gesù Cristo, e che morì diversi anni dopo che sarebbe morto Gesù
Cristo, nulla seppe mai e nulla mai disse di Gesù Cristo. Eppure egli
era dottissimo, s'occupò in modo speciale di religione e di filosofia, e
non avrebbe certamente tralasciato di parlare di Gesù, suo compatriota
d'origine, se Gesù fosse davvero comparso sulla faccia della terra ed
avesse portato una sì grande rivoluzione nella storia dello spirito uma-
187
no.»

Emilio Bossi
Idem

«Uno scrittore ebreo, Giusto di Tiberiade, che aveva compilata una


storia degli ebrei da Mosè fin verso l'anno 50 dell'era cristiana, per te-
stimonianza di Fozio, non citò neppure il nome di Gesù Cristo.»

Emilio Bossi
Idem

«In ogni modo rimane acquisito che Filone scrisse sul dio Serapide un
Vangelo, Protovangelo che avrebbe potuto applicarsi anche a Gesù e
dal quale, secondo Fozio, derivarono i Vangeli posteriori; che Filone
descrisse i Terapeuti come a lui di molto anteriori, ed aventi già prima
di lui i loro Vangeli e i loro apostoli, e che questi Terapeuti erano, se-
condo Eusebio e sant’Epifane, i cristiani primitivi, i quali esistevano
quindi molto tempo prima di Gesù, e per conseguenza che Gesù non è
mai esistito.»

Emilio Bossi
Idem

«Onde appare che Filone ha parlato dei cristiani, dicendoli molto ante-
riori a lui e attribuendo loro un vangelo e degli apostoli. Ciò esclude
assolutamente l'esistenza di Gesù, perché Gesù sarebbe nato quando
Filone aveva già da 25 a 30 anni, e perché Filone non avrebbe potuto
non nominarlo, dal momento che si occupava dei cristiani. D'altra par-
te si sa che i Vangeli attuali non apparvero che molto tempo dopo Ge-
sù; di guisa che non è ad essi che può aver alluso Filone parlando dei
libri (o Vangeli secondo Eusebio) dei Terapeuti (o cristiani secondo
188
sant'Epifane).»
Emilio Bossi
Idem

«Pertanto, tolte di sana pianta, perché impertinenti alla questione, le


testimonianze di Svetonio e di Plinio, e dimostrata la falsificazione di
quelle attribuite a Giuseppe e a Tacito, che rimane delle pretese prove
storiche dell'esistenza di Gesù Cristo?»
Emilio Bossi
Idem

«Anche nelle feste il cristianesimo non ebbe niente da inventare. Oltre


le feste del Natale e della Pasqua, che abbiamo già viste, esistevano
nelle religioni precristiane altre solennità che fornirono alla cristiana
gli elementi delle sue festività. Nell'antica religione indiana esisteva la
festa delle armi e quella delle vacche, nelle quali ogni indiano faceva
benedire i suoi strumenti di lavoro e gli animali domestici; nella reli-
gione dei Persiani si celebrava la memoria dei defunti verso la fine
dell'anno, e si solennizzavano eziandio con feste particolari il giorno
anniversario della nascita dei membri della famiglia, e quello in cui i
figliuoli ricevono le prime nozioni religiose; nella religione greca cia-
scuna delle grandi divinità (come poscia i santi del cristianesimo) ave-
va giorni specialmente al suo culto dedicati; infine i Romani avevano
già, prima del cristianesimo, e adottando le feste greche, aboliti i di-
sordini e gli eccessi che in quelle si commettevano.»
Emilio Bossi
Idem

«Nelle preghiere il cristianesimo è rimasto piuttosto al disotto delle


religioni che gli servirono di modello. I buddisti hanno la loro corona
— divenuta fra i cristiani quella del rosario — di cui volgono tra le
dita i grani segnando sopra un foglio il numero delle recite. Essi hanno
immaginato perfino delle ruote munite di manovella, con sopra scritte
le preghiere; facendole girare essi accompagnano col pensiero questo
strano modo di recitazione, riuscendo a dirne certamente un numero
189
ben maggiore che non tutti i baciapile della cristianità.»

Emilio Bossi
Idem

«Coloro che confondono il cristianesimo col moralismo ci domande-


ranno, anche in buona fede: ma che avverrà allora dell'umanità senza
la benefica illusione di un mito ritenuto l'ideale dell'uomo, come da
tanti si reputa Cristo? Sembrando loro che con Cristo scomparir debba
anche la morale umana. Ci basta rispondere con questa altra domanda:
forse che la umanità ebbe bisogno di Cristo per tutto il tempo precri-
stiano? Eppure, ci furono società colte e civili anche prima; ci furono
costumi ed esempi di morale che il cristianesimo non ha certo sorpas-
sati...»

Emilio Bossi
Idem

«La morale buddistica è superiore a quella cristiana, perché l'amore del


prossimo predicato da quest'ultima non oltrepassa i confini del paese
né la cerchia della setta.»

Emilio Bossi
Idem

«Non per nulla, diciamo; imperocché giova qui notare, una volta per
tutte, che nella raccolta dei libri canonici della Bibbia la Chiesa ebbe
l'ingegnosa cura di scartare tutti quei documenti che, parlando di Cri-
sto o di Maria o degli Apostoli, accennano a circostanze storiche fa-
cilmente controllabili, evitando così il pericolo di vedersi fin dal prin-
cipio trovata in fallo, mentre i libri da essa accolti, essendo quasi com-
pletamente estranei alla storia, non risicavano tanto di venir posti in
contravvenzione da questa.»

190
Emilio Bossi
Idem

«La vita, il pensiero, l'azione, le parole, la dottrina di Cristo non esi-


stono, nei Vangeli stessi, se non in quanto sono predetti dai profeti,
previsti dall'Antico Testamento, preparati dall'antica legge. Mai un ge-
sto, mai un detto, mai un fatto di Cristo ci è narrato dai Vangeli se non
in relazione con la Scrittura. Anzi le parole stesse dei Vangeli ce lo
dicono con una ingenuità addirittura infantile: Cristo ha fatto questo
perché il tal profeta l'ha predetto; Cristo ha detto quello, affinché la
Scrittura fosse adempita! A cominciare perfino dalla sua nascita mira-
colosa i Vangeli ci dicono che avvenne acciocché si adempissero le
parole del profeta (Matt. I, 22).

Se egli nasce in Betlemme, è perché così è scritto per lo profeta (Matt.


II, 5). Se fugge in Egitto, è perché si adempiano le parole del profeta:
«Io ho chiamato il mio figliuolo fuori di Egitto» (Matt. II, 14).

Se Erode ordina la strage degli innocenti, è perché si adempiano le pa-


role del profeta Gere- mia (Matt. II, 17).

Se ritorna in Galilea, ed abita a Nazaret, è perché si adempiano le pro-


fezie, secondo le quali doveva chiamarsi il Nazareno (Matt. II, 23).

Se Gesù trova sul suo cammino Giovanni Battista, è perché il profeta


Isaia l'aveva predetto (Matt. III, 3).

Se il Diavolo tenta Gesù, e se Gesù vince le tentazioni, è perché le


Scritture l'hanno predetto. Anzi, il dialogo fra Satana e Cristo è fatto
con le stesse parole dei libri dell'Antico Testamento (Matt. IV, 1-10).

Se Gesù va a Cafarnao, gli è per adempiere una profezia di Isaia (Matt.


IV, 14).

Se egli insegna di fare ciò che si vuole ne venga fatto, gli è perché
questo sta scritto nella legge e nei profeti (Matt. VI, 12).
Se egli guarisce gli indemoniati, è acciocché si adempiesse ciò che fu
detto dal profeta Isaia (Matt. VII, 17).

191
Se parla di Giovanni Battista, è per dire che egli è quello di cui è scrit-
to... è Elia che doveva venire (Matt. XI, 10, 14). Se guarisce le turbe e
vieta loro che ciò palesino, è acciocché si adempiesse ciò che fu detto
dal profeta Isaia (Matt. VII, 17).

Se egli dovrà stare sepolto tre giorni, è perché Giona fu per tre giorni
nel ventre della balena (Matt. XII, 40). Se egli parla in parabole per
non essere inteso, è perché si adempia la profezia di Isaia (Matt. XIII,
14).

Se Gesù manda a prendere un'asina ed un puledro, ciò fu fatto, affin-


ché si adempiesse ciò che fu detto dal profeta (Matt. XXI, 4).

Quando Gesù sta per esser preso nell'orto di Getsemani, egli non vuole
essere difeso, dicendo: Come adunque sarebbero adempiute le Scrittu-
re, le quali dicono che conviene che così avvenga? (Matt. XXVI, 54).

Gesù dice che non fu preso dalle turbe quando sedeva fra loro, inse-
gnando nel tempio, acciocché le Scritture dei profeti fossero adempiute
(Matt. XXVI, 56).

Se Giuda tradisce Gesù e ne riceve trenta sicli in pagamento, gli è per


adempiere ciò che fu detto dal profeta (Matt. XXVII, 9).

Se, dopo crocifissolo, i soldati si spartirono i suoi vestimenti, ciò av-


venne acciocché fosse adempiuto ciò che fu detto dal profeta (Matt.
XXVII, 35).

Se egli manda a comperare una spada, è perché venga adempiuta an-


che la profezia secondo cui egli sarebbe stato noverato fra i malfattori
(Luca XXII, 36, 37).

Comparendo ai suoi apostoli, Gesù dimostra che quanto avvenne di lui


avvenne perché «con- veniva che tutte le cose scritte di lui nella legge
di Mosè, e nei profeti e nei salmi, fossero adempiute». Ed aggiunge:
«Così conveniva che il Cristo sofferisse ed il terzo giorno risuscitasse
dai morti» (Luca XXIV, 44, 46).

Fin sulla croce, se Gesù chiede da bere, è acciocché la Scrittura si


adempisse (Giov. XIX, 27).
192
E, quand'ebbe preso l'aceto, disse: «Ogni cosa è compiuta» e allora
solo, quando vide che la Scrittura erasi in lui verificata a puntino, chi-
nò il capo e rendé lo spirito (Giov. XIX, 30).

Ed infine se non vengon fiaccate le gambe a Gesù sulla croce, e se in-


vece gli venne forato il costato con una lancia, si fu, dice Giovanni
(XIX, 32-37), acciocché la Scrittura fosse compiuta.

E basta, quantunque non siano questi i soli casi in cui i Vangeli


non fanno muover dito né proferir verbo a Cristo se non in quanto fos-
se scritto nell'Antico Testamento. Dimostreremo più innanzi che tutto,
in Cristo, non è che simbolo, anche quando i Vangeli non lo dicono
esplicitamente, e non citano i relativi passi dell'Antico Testamento; che
egli non venne al mondo e non agì se non per compiere il piano teolo-
gico predeterminato dall'Antico Testamento.

Qui abbiam voluto soltanto cogliere dal linguaggio degli evan-


gelisti stessi la confessione di questa circostanza capitale: che Cristo
non fece e non fu egli stesso se non ciò che la Scrittura aveva ordinato
che egli avrebbe dovuto essere.

Or non dirà nulla questa circostanza essenzialissima? Non si-


gnifica essa forse che Cristo non è mai esistito, ma che gli evangelisti
lo hanno inventato, per adempiere le Scritture?

Si ha un bel girare e rigirare la questione, ma l'unica conclusio-


ne plausibile è questa. Togliete a Cristo la realtà storica, e voi avrete
spiegata anche la questione delle profezie: lasciatela sussistere, e la
questione delle profezie rimarrà umanamente insolubile.»

Emilio Bossi
Idem

«Senza la conversione di Costantino al cristianesimo è dubbio se que-


sto avrebbe potuto mai trionfare, non già per la pretesa donazione di
quello, che strappava al poeta ghibellino di Firenze la famosa invetti-
193
va: ritta la Chiesa sulle rovine di quello — che il cristianesimo poté
trionfare e stabilire la sua tirannia sulle coscienze accanto alla tirannia
temporale dei principi, in attesa del tempo in cui la Chiesa si tolse in
mano da sola le due spade, le due tirannie, che fece pesare sulla povera
umanità fino a schiacciarla coi roghi, con la tortura, col carcere, con
l'esilio, con l'inquisizione, con gli ìndici, con la censura, con le confi-
sche, con le guerre di sterminio degli eterodossi, coi tribunali d'ecce-
zione e con la capitis diminutio degli eretici, degli scismatici e degli
ebrei. Il cristianesimo conquistò il mondo con la violenza, e solo con la
violenza se lo tenne soggetto per tanti secoli.»

Emilio Bossi
Idem

«Ci lusinghiamo di avere persuaso i nostri lettori di buona fede e spo-


gli d'ogni pregiudizio, che in verità Gesù Cristo non è mai esistito.
Quanto agli altri, è certo che non potranno più, oramai, prendere alla
leggera e rigettare senza manco discuterla l'ipotesi della non esistenza
di Cristo; in loro confronto ci basta questo, di costringerli a dubitare
della propria fede; poiché il dubbio è il principio della sapienza, l'ori-
gine delle scoperte e il punto di partenza di ogni progresso.»

Emilio Bossi
Idem

194
Gaetano Salvemini

Gaetano Salvemini (Molfetta 1873 – Sorrento 1957). Storico,


politico antifascista italiano. La sua storiografia e il suo contributo al
pensiero politico sono improntati ad una concezione socialista e laica
della società fortemente ostile all’influenza del clero.

195
«Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale,
salvo a sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile, in nome
del principio clericale.»

Gaetano Salvemini
Memorie di un fuoriuscito

«È solo dopo essere vissuto in paesi protestanti, che io ho capito pie-


namente quale disastro morale sia per il nostro paese non il "cattolici-
smo" astratto che comprende 6666 forme di possibili cattolicismi, fra
cui quelle di san Francesco e di Gasparone, di Savonarola e di Molina,
di santa Caterina e di Alessandro VI, ma quella forma di "educazione
morale," che il clero cattolico italiano dà al popolo italiano e che i papi
vogliono sia sempre data al popolo italiano. È questa esperienza dei
paesi protestanti che ha fatto di me non un anticlericale, ma un anticat-
tolico.»

Gaetano Salvemini
dalla lettera a F. L. Ferrari, agosto 1930

«...non darei mai il mio voto a leggi anticlericali (cioè che limitassero i
diritti politici del clero cattolico o vietassero l'apostolato cattolico); ma
se avrò un solo momento di vita nell'Italia liberata dai Goti, quell'ulti-
mo momento di vita voglio dedicarlo, come individuo libero, alla lotta
contro la fede cattolica.»

Gaetano Salvemini
Idem

196
«Se morirò avendo distrutto nel cuore di un solo italiano la fede nella
Chiesa cattolica, se avrò educato un solo italiano a vedere nella Chiesa
cattolica la pervertitrice sistematica della dignità umana, non sarò vis-
suto invano.»

Gaetano Salvemini
Idem

197
Bibliografia essenziale

Anonimo, Trattato dei tre impostori


Corrado Augias, Remo Cacitti – Inchiesta sul cristianesimo, come si costruisce una
religione, Mondadori
Corrado Augias, I segreti del Vaticano, Mondadori
Corrado Augias, Mauro Pesce – Inchiesta su Gesù
Bruno Bauer, Cristianesimo svelato
Emilio Bossi, Gesù Cristo non è mai esistito
Luigi Cascioli, La favola di Cristo. Inconfutabile dimostrazione della non esistenza di
Gesù
La Sacra Bibbia, CEI
Richard Dawkins, L’illusione di Dio, Mondadori
Paul Henry Thiry d’Holbach, Il buon senso
Denis Diderot, Ouvres, La Bibliothèque Digitale
Ludwig Feuerbach, L’essenza del cristianesimo
Ludwig Feuerbach, Essenza della religione
Paolo Flores d’Arcais, Gesù, l’invenzione del dio cristiano, add editore, Torino
James George Frazer, Il ramo d’oro
Sigmund Freud, Mosè e il monoteismo
Sigmund Freud, Totem e tabù
Giacomo Galeazzi, Ferruccio Pinotti – Vaticano Massone
Giacomo Galeazzi, Ferruccio Pinotti – Wojtyla Segreto
Umberto Galimberti, Cristianesimo – La religione dal cielo vuoto
Giulio Giorello, Senza Dio
Giulio Giorello, Di nessuna Chiesa. La libertà del laico
Ferdinand Gregorovius, Passeggiate per l’Italia
Francesco Guicciardini, Storia d’Italia
Claude-Adrien Helvétius, Dello Spirito
Claude-Adrien Helvétius, Dell’Uomo
Christopher Hitchens, Dio non è grande: Come la religione avvelena ogni cosa

198
Christopher Hitchens, La posizione della missionaria
Carl Gustav Jung, Risposta a Giobbe
Felix Le Dantec, L'athéisme
Eugenio Lecaldano, Un etica senza Dio
Jean Meslier, Il testamento
John Stuart Mill, Saggio sulla libertà
John Stuart Mill, Saggi sulla religione
George Minois, L’incredibile storia del trattato dei tre profeti impostori
Friedrich Nietzsche, l’Anticristo
Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano
Friedrich Nietzsche, Aurora
Friedrich Nietzsche, Al di la del bene e del male
Friedrich Nietzsche, La gaia scienza

Gianluigi Nuzzi, Sua Santità

Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani


Piergiorgio Odifreddi, Caro Papa ti scrivo: Un matematico ateo a confronto con il
papa teologo
Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la scienza. Le religioni alla prova del nove
Michel Onfray, Trattato di ateologia
Thomas Paine, L’età della ragione
Ferruccio Pinotti, Opus Dei segreta
Joseph Ratzinger Paolo Flores d’Arcais, Controversia su Dio
Joseph Ratzinger, Gesù di Nazareth
Ernest Renan, Vita di Gesù
Giuseppe Rensi, Apologia dell’ateismo
Silvia Ronchey, Ipazia, la vera storia
Bertrand Russell, Perché non sono cristiano
Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione
Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo
Emanuele Severino, A Cesare e a Dio
Emanuele Severino, Nascere e altri problemi della coscienza religiosa

199
Emanuele Severino, La buona fede
Emanuele Severino, Storia della filosofia
Baruch Spinoza, Etica
Baruch Spinoza, Trattato teologico politico
David Friedrich Strauss, Vita di Gesù
Lorenzo Valla, La falsa donazione di Costantino
Voltaire, Dizionario filosofico

NDA:

La bibliografia può risultare poco precisa poiché la quasi totalità del libri referenziati è
in formato digitale, pertanto il numero pagina e a volte anche l’edizione può non essere
disponibile.

200
Indice

PREFAZIONE ..................................................................................................... 5
L’importanza dell’indagine storica su Gesù ........................................................... 8
L’esigenza della costruzione di una morale non religiosa .................................... 10
Le ragioni di una critica al cristianesimo ............................................................. 12
II ........................................................................................................................... 14
Il delinearsi del pensiero miscredente nell’età moderna e contemporanea .......... 15
II ........................................................................................................................... 20
La ricerca storica su Gesù .................................................................................... 22
LA BIBBIA – ANTICO TESTAMENTO .......................................................... 24

LA BIBBIA - NUOVO TESTAMENTO ............................................................ 36

IL MONDO ANTICO ........................................................................................ 39

PONTEFICI ....................................................................................................... 50

PADRI E DOTTORI DELLA CHIESA ............................................................ 57

DOGMI DELLA CHIESA CATTOLICA ......................................................... 59

TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI ............................................................... 62

IL PENSIERO FILOSOFICO ........................................................................... 65


Michel de Montaigne ........................................................................................... 66
Giordano Bruno ................................................................................................... 68
Thomas Hobbes ................................................................................................... 71
Baruch Spinoza .................................................................................................... 74
Pierre Bayle .......................................................................................................... 78
Hermann Samuel Reimarus.................................................................................. 80
Jean Meslier ......................................................................................................... 84
Voltaire ................................................................................................................ 92
Denis Diderot ....................................................................................................... 99
Helvetius ............................................................................................................ 103
Paul Henri Thiry d'Holbach ............................................................................... 106
David Hume ....................................................................................................... 112
Immanuel Kant................................................................................................... 117
Arthur Schopenhauer ......................................................................................... 121
201
Thomas Paine ..................................................................................................... 128
David Friedrich Strauss ...................................................................................... 130
Bruno Bauer ....................................................................................................... 133
Friedrich Nietzsche ............................................................................................ 135
Ludwig Feuerbach .............................................................................................. 144
Felix Le Dantec .................................................................................................. 149
Giuseppe Rensi .................................................................................................. 152
John Stuart Mill .................................................................................................. 155
Robert G. Ingersoll ............................................................................................. 161
Charles Darwin .................................................................................................. 164
Sigmund Freud ................................................................................................... 166
GLI STORICI ................................................................................................... 173
Lorenzo Valla ..................................................................................................... 174
Francesco Guicciardini ....................................................................................... 177
Ferdinand Gregorovius ....................................................................................... 181
Ernest Renan ...................................................................................................... 183
Emilio Bossi ....................................................................................................... 186
Gaetano Salvemini ............................................................................................. 195
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE ...................................................................... 198

INDICE ............................................................................................................. 201

202
203

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