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Iran: la Repubblica islamica è una teocrazia?

- Limes 03/04/2018, 15+00

Iran: la Repubblica islamica è


una teocrazia?
! 26/06/2009
Velayat-e faqih, “establishment religioso” sciita e teocrazia nella
Repubblica islamica d’Iran: una questione aperta. Il complesso rapporto
tra leadership politica e religiosa. La modifica costituzionale per il dopo-
Khomeini. È Sistani (e vive in Iraq, a Najaf) il marja’ più importante del
mondo sciita. I siti web dei grandi religiosi sciiti.
di Raffaele Mauriello

Secondo la costituzione della Repubblica islamica d’Iran il vertice istituzionale


dello Stato è rappresentato dalla Guida della rivoluzione (rahbar-e enghelab; cioè il
giurisperito designato a rappresentare politicamente l’Imam in attesa del suo ritorno
nel giorno del giudizio, in sintonia con la teoria sulla velayat-e faqih elaborata
dall’ayatollah Seyyed Ruhollah Khomeini).

L’articolo 110 della costituzione iraniana (riformato nel 1989) stabilisce che questi
è il comandante in capo delle forze armate, e ha, inoltre, il compito-privilegio di
nominare e rimuovere i seguenti individui:

(1) i sei faqih del Consiglio dei guardiani (shura-ye negahban, formato da dodici
giuristi, di cui i rimanenti sei devono essere dei “laici”, ovvero con una formazione
derivata dal sistema educativo nazionale);
(2) il capo del sistema giudiziario;
(3) il presidente della radio e televisione nazionale;

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(4) il comandante supremo dei Guardiani della rivoluzione (Sepah-e pasdaran);


(5) il comandante supremo dell’esercito regolare e dei servizi segreti.

Indubbiamente, questa figura gode di una posizione di assoluta preminenza


nel sistema della Repubblica. Peraltro, la Guida gode di ulteriori privilegi sia
istituzionali che di fatto (Buchta 2000, pp. 46-57).

La questione essenziale, però, in una Repubblica che si auto-definisce islamica è


un’altra. E cioè: la Guida della rivoluzione rappresenta la più importante figura
religiosa del paese e dell’Islam sciita? La risposta, breve e indiscutibile è: no.

L’Iran non è una Chiesa né ha una gerarchia ecclesiastica. Questo elemento è


sancito dalla costituzione. Certo, è vero che nella recentissima storia della
Repubblica islamica, l’Iran ha avuto la “tentazione” di proporsi come Chiesa e di
proporre il suo leader come capo religioso di tutti gli sciiti. Il secondo caso, in
particolare, indispensabile per la validità del primo, si è in parte verificato con il
ritorno dal lungo esilio di Khomeini (1979).

In tal senso, l’articolo 5 della prima parte della costituzione scritta sotto la sua
influenza ideologica e presenza fisica (e approvata dal 98.2% degli aventi diritto al
voto in un referendum popolare tenutosi nel 1979) prevedeva che: “Durante il tempo
in cui il dodicesimo imam rimane in occultazione, nella Repubblica islamica d’Iran la
tutela degli affari e l’orientamento del popolo sono affidati alla responsabilità di un
giurista giusto e pio, conoscitore della propria epoca, coraggioso, dotato di energia,
di iniziativa e di abilità amministrativa, che la maggioranza della popolazione
riconosca ed accetti come propria Guida. Nel caso in cui nessun giurista esperto di
diritto islamico ottenga tale riconoscimento maggioritario, le responsabilità sopra
esposte saranno affidate ad un Consiglio direttivo di giuristi dotati dei requisiti già
elencati, in conformità all’articolo 107”. Tale ruolo, anche se contestato e messo in
discussione da larga parte dell’establishment religioso sciita internazionale, fu
effettivamente rivestito da Khomeini in Iran (1980-1989).

Rispetto alla tradizione scolastica sciita di stampo moderno, il più rilevante dei
requisiti richiesti dalla costituzione è che la Guida dovesse essere riconosciuta come
la personalità religiosa più importante del paese “dalla maggioranza della
popolazione”. Infatti, questo elemento riprende, istituzionalizzandola e rendendola
legge dello Stato, una delle più significative e controverse elaborazioni dottrinali

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sciite moderne, la marja‘iyya.

Sostanzialmente, tale teoria prevede che ogni credente (muqallid) debba seguire
le prescrizioni islamiche così come interpretate da un (e non il) marja’ al-taqlid (un
giurisperito che ha effettuato gli studi teologici e giuridici presso la hawza ‘ilmiyya –
circolo di studio religioso tradizionale – e che, da un lato, abbia ricevuto il permesso
(ijaza) di effettuare l’ijtihad (e cioè di re-interpretare la tradizione giuridica islamica)
da uno studioso che ricopra a sua volta tale funzione-ruolo, e dall’altro, dopo aver
dimostrato la sua effettiva capacità pratica di effettuare tale ijtihad nel corso di
numerosi anni, venga dunque riconosciuto come un primus inter pares dagli altri
marja‘ e, infine, sia effettivamente seguito da un rilevante numero di credenti).

Con l’approssimarsi della morte di Khomeini (1989), però, la costituzione venne


cambiata e lo stesso articolo oggi recita: “Durante il tempo in cui il dodicesimo imam
rimane in occultazione, nella Repubblica islamica d’Iran la tutela degli affari e
l’orientamento del popolo sono affidati alla responsabilità di un giurista giusto e pio,
conoscitore della propria epoca, coraggioso, dotato di energia, di iniziativa e di
abilità amministrativa, in conformità all’articolo 107”.

Quindi, oggi, la costituzione iraniana non prevede affatto che la Guida sia la più
rilevante (o una fra le più rilevanti) personalità religiosa del paese, o
dell’establishment religioso sciita internazionale (queste sì identificate in base al
criterio della maggioranza della popolazione sciita e del primus inter pares).
Premettendo che il marja‘ va scelto fra quelli in vita e la valenza del suo ruolo è
transnazionale, non è un caso che l’ayatollah Seyyed ‘Ali Hosseini Sistani (di
nazionalità iraniana ma residente a Najaf, in Iraq) sia attualmente considerato il più
seguito e importante marja‘ al mondo.

Inoltre, volendo provare a indicare un seguito su base nazionale, prendendo in


considerazione il Libano, gli studiosi sono concordi nell’indicare Sistani come il
marja‘ più importante, con al “secondo posto” l’ayatollah Seyyed Mohammad
Hossein Fadlallah (a ulteriore dimostrazione di quanto si viene dicendo, aggiungo
che lo stesso Fadlallah si è detto d’accordo con Khamenei sul piano politico, ma si è
dichiarato indipendente – leggi superiore – sul piano religioso; cfr. Shaery-Eisenlohr,
2008, p. 76 e pp. 144-145).

Per quanto riguarda l’Iran, il numero dei marja‘ è quantomeno consistente, anche

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se il loro rispettivo “seguito” è difficile da quantificare. Fra gli altri cito: ‘Ali Hosseini
Sistani, Hossein ‘Ali Montazeri (principale fonte di riferimento dei “riformisti” iraniani),
Abdolkarim Mousavi Ardabili, Safi Golpaygani, Sane’i (altro punto di riferimento dei
“riformisti”), Seyyed Kazim Haeri, Mohammad Shahroudi, Seyyed Moslem
Malakouti, Hossein Mazaheri, Vahid Khorasani, M. J. Gharavi Aliari, Nasser
Makatem Shirazi, Seyyed Sadeq Rohani, Mohammad Taghi Bahjat. Infine, è
doveroso menzionare che negli ultimi anni anche Khamenei (www.leader.ir) si è
proposto come marja’, ma, secondo i dati a disposizione degli studiosi, non sembra
che questo ruolo gli venga riconosciuto da un numero consistente di muqallidun, ed
anzi è fortemente contestato dagli altri primus inter pares (cfr. Butcha, pp. 52-55).

Questi brevi cenni forse possono aiutare a comprendere come da un punto di


vista tanto storico che ideologico, nel caso della Repubblica islamica dell’Iran non
siamo di fronte a una teocrazia, definita come un governo in cui la “sovranità sia
simbolicamente esercitata dalla divinità, storicamente identificata nel governo di
uomini considerati gli interpreti più attendibili della volontà divina” (Dizionario Devoto
Oli-Le Monnier). (Preme segnalare che l’elemento teocratico si presenta, invece, in
un paese-impero come la Gran Bretagna, dove la regima Elisabetta è sia la
massima carica istituzionale (ma non di governo, ndr) della monarchia che il vertice
della gerarchia ecclesiastica anglicana).

Bensì, in Iran, ci troviamo di fronte al caso in cui la Guida rappresenta il vertice


istituzionale della Repubblica, questo vertice gode sì di poteri e privilegi
palesemente eccessivi per un sistema repubblicano, viene sì scelto fra
l’establishment religioso del paese, ma non rappresenta affatto (né da un punto di
vista istituzionale né da un punto di vista ideologico) la più importante personalità
religiosa del paese, e ancor meno delle diverse e altre comunità sciite nel mondo.

Bibliografia minima
Buchta Wilfried, Who Rules Iran? The Structure of Power in the Islamic Republic,
Washington 2000.
Capezzone, L., Salati, M., L’Islam sciita, storia di una minoranza, Edizioni lavoro,
Roma 2006.
La costituzione della Repubblica islamica d’Iran, traduzione e note a cura del
mensile Lettera persiana, Istituto culturale della Repubblica islamica d’Iran in Italia
(http://rome.icro.ir/?m=45092&c=36196&t=3).
Khomeini, Ayatollah Ruhollah, Islamic Government: Governance of Jurisprudent,
University Press of the Pacific, Honolulu 2005 (1979).

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Mozaffari, M., Pouvoir shi’ite, théorie ed evolution, L’Harmattan, Paris 1998.


Qanun-e Asasi-ye Jumhuri-ye Eslami-ye Iran, Nashr Douran, Teheran 2009.
Sachedina, A. A., The Just Ruler in Shi‘ite Islam: the Comprehensive Authority of the
Jurist in Imamite Jurisprudence, Oxford University Press, Oxford 1988.
Shaery-Eisenlohr, R., Shi‘ite Lebanon, Transnational Religion and the Making of
National Identities, Columbia University Press, New York 2008.
Sistani, Ayatollah ‘Ali Hosseini, Islamic Laws, english version of Taudhihul Masae’l,
Ansariyan Publications, Qom 2007.

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