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Per rispondere a questa domanda è necessario innanzitutto una buona conoscenza del

sistema presidenziale. Per comprendere questo sistema, deve essere confrontato con il
sistema parlamentare ed i vantaggi e gli svantaggi di entrambi i sistemi. Questo è
esattamente l’obbiettivo di questo articolo, quindi è un confronto tra i due sistemi con i
propri vantaggi e svantaggi. Il sistema presidenziale, a differenza del sistema
parlamentare, è emerso a seguito di un forte bisogno per l'esecuzione. Questa struttura è
chiamata il sistema di separazione delle forze dure. Questa denominazione ha alcune
cause. La prima è che il presidente della Repubblica non viene eletto dal parlamento ma
dal popolo. La seconda è che dà al presidente ed agli altri membri dell'esecutivo di
partecipare in modo efficace ai lavori del parlamento. La terza è che le forze legislative ed
esecutive sono indipendenti l'uno dall'altro in termini di mantenimento delle risorse e dei
beni. Quindi, il sistema a testa singola, il sistema presidenziale, è un sistema che ottimizza
la teoria della separazione delle forze. Oltre ad essere un sistema di separazione delle
forze dure, è un sistema di governo basato sul controllo e bilanciamento tra le forze.

Perciò, il potere dell'esecutivo nel sistema presidenziale è superiore ad altri sistemi in


termini di essere stabile, stabilire un governo forte e democratico, perché si basa sul
popolo. Dato che in questo sistema l'esecutivo ha una struttura singola-centrata, è un
sistema politico dinamico e molto facile a mobilitare e ha la capacità di produrre soluzioni,
a fronte della struttura parlamentare con strutture statali ingombranti e statici e
resistente burocrazia. D'altra parte, la potenziale per le crisi tra le forze legislative ed
esecutive, esiste la rigidità e le debolezze in termini di personalizzare la potere. Inoltre, il
sistema presidenziale è più stabile e funzionale dal sistema parlamentare. Il sistema
parlamentare, d'altra parte, ha un vantaggio rispetto al sistema presidenziale che è
flessibile, portando a meno polarizzazione.

Quando viene considerato storicamente, durante gli ultimi 60 anni della storia della
repubblica, questa nazione è stato testimone di molte delle accuse del sistema
parlamentare. I governi di coalizione, e le difficoltà economiche e colpi militari che li hanno
provocati, non sono stati cancellati dalla profonda memoria di questa nazione. Di
conseguenza, il termine "stabilità politica" è diventato un concetto costantemente
sottolineato nella nostra storia politica. Infatti, l'introduzione dell'elezione del Presidente
da parte del popolo nel 2007, è un'importante pietra miliare nella formazione di un nuovo
stile di governo. Perché, d'ora in poi, a causa di circostanze sfortunate che abbiamo citato
sopra, l'implementazione del sistema di governo in Turchia ha deviato in modo
significativo dal parlamentarismo originale. Dunque, secondo molti scienziati politici,
anche con questa situazione il regime di Turchia è già trasformato in un sistema
semipresidenziale.

Possiamo discutere in dettagli, i vantaggi ei disavvantaggi del sistema presidenziale per la


Turchia, ed è ancora più necessario discutere in questi giorni. Anche senza contare i
vantaggi ei disavvantaggi, si può dire che il sistema presidenziale, non causerà alcun
disaccordo di sangue per la Turchia. La Turchia può adattarsi a questo sistema molto più
veloce rispetto al sistema parlamentare. D'altra parte, le presidenziali poteri fornite dal
Costituzione del 1982 simili al sistema presidenziale sono troppo familiari per il popolo
turco. Comunque, il presidente, che ha l'autorità presidenziale, è politicamente
irresponsabile in Turchia; E 'possibile parlare di situazioni simili per il primo ministro, che
ha un forte aritmetica parlamentare. Anche se guardiamo la questione solo da questo
punto di vista, lo spostamento al sistema presidenziale significa trasformare la situazione
reale in un legale. In altre parole, se la Turchia accetta il sistema presidenziale, la Turchia
adotterà un sistema che non è usato affatto, ma un sistema che è attiva in molti modi.

Di conseguenza, il sistema presidenziale ha il potenziale di offrire soluzioni ai problemi


economici, sociali e politici fondamentali che la Turchia ha affrontato per più di 80 anni.
C'è bisogno per il sistema presidenziale per essere in grado di risolvere questi problemi
che stanno diventando più comuni nel processo parlamentare. L'apertura della Turchia a
tutti gli effetti dipenderà da questo.
ROMA - Presidenzialismo, semipresidenzialismo, cancellierato. Il dibattito sulle riforme
istituzionali riporta in primo piano formule che corrispondono ai sistemi vigenti in altri paesi
europei e non. In questa scheda una rapida panoramica di cosa c'è dietro a queste parole
spesso un po' criptiche. A partire da una rapida considerazione su come funziona attualmente
in Italia.

All'italiana: parlamentarismo. Da noi, infatti, vige un sistema parlamentare nel quale, cioé, il
presidente del Consiglio, incaricato dal Capo dello Stato, riceve l'appoggio della maggioranza
del Parlamento (formato da due Camere) e governa forte di questo appoggio. Il premier ha
poteri esecutivi ma i suoi poteri sono limitati da quelli, particolarmente rilevanti, del Parlamento
che fa le leggi. Il capo dello Stato ha funzioni di garanzia, rappresenta lo Stato, nomina il
premier e promulga le leggi. Il centrodestra (ma ormai anche il centrosinistra) vorrebbe
rafforzare i poteri dell'esecutivo affidando un ruolo esecutivo a un presidente della Repubblica
o a un premier eletto direttamente cui deriverebbe la forza dell'investitura popolare. Di sicuro,
come ha fatto notare Fini, un sistema diverso dall'attuale non può però prescindere da
un'attenta ricognizione del funzionamento attuale e dalla costruzione di un equilibrio diverso
attraverso una serie di correzioni. Dovunque, infatti vigono sistemi presidenziali o "semi" con
poteri forti all'esecutivo, ci sono importanti contrappesi (basti pensare agli Stati Uniti) che
limitano il raggio d'azione del presidente. E non è neppure ininfluente il sistema elettorale.
Dicerto il nostro "Porcellum", proporzionale con premio di maggioranza per garantire la
governabilità sarebbe inadatto a un semipresidenzialismo che si basa sempre su un
maggioritario. In Francia, anche col doppio turno.  

Alla francese: il semipresidenzialismo. Il presidente della Repubblica viene eletto


direttamente dal popolo ogni 5 anni (al massimo 2 mandati consecutivi). Il presidente è capo
del governo, può convocare le elezioni in qualunque momento, revocare i ministri ed ha
autorità esclusiva sulla politica estera. L'esecutivo ha però anche un primo ministro nominato
dal presidente e quasi privo di autonomia. Con la riforma del 2003 si evitano le paralizzanti
'coabitazioni' frequenti in passato fra presidente e premier di diverso segno politico. Adesso le
elezioni parlamentari si tengono anch'esse ogni 5 anni, subito dopo quelle presidenziali, con
altissima probabilità quindi che il capo dello stato si trovi a guidare un governo dello stesso
colore. In questo quadro, il premier segue le indicazioni del presidente della repubblica anche
per gli affari interni.

Alla tedesca: il cancellierato. Nel sistema tedesco il presidente della Repubblica, eletto dal
Parlamento, è una carica di garanzia, come oggi in Italia, che assicura l'equilibrio dei poteri e
promulga le leggi. La Germania è una federazione di Stati (lender) con forte autonomia locale.
Il governo federale o centrale è guidato da un cancelliere (primo ministro), cioè il leader del
partito che vince le elezioni. Tecnicamente tuttavia il Cancelliere è proposto dal Presidente al
Parlamento appena eletto, ed è votato dai deputati. Il Cancelliere per costituzione indirizza
l'azione di governo, "fissa le direttive politiche generali e ne assume la responsabilità". In
Germania è il presidente che scioglie il parlamento e indice nuove elezioni, solo se il
cancelliere non ha più la fiducia parlamentare. Esiste però l'istituto della 'sfiducia costruttiva': il
parlamento sfiducia un premier e può eleggerne contemporaneamente un altro.

Alla spagnola: La Spagna è una monarchia costituzionale: il re ha grosso modo le stesse


prerogative istituzionali del presidente della Repubblica italiana. Il presidente del governo
(premier) ha un ruolo simile a quello che riveste attualmente il presidente del consiglio dei
ministri in Italia: in teoria può anche sciogliere le camere, previa però una deliberazione del
consiglio dei ministri e "sotto sua esclusiva responsabilità". Il re deve però ratificare con
decreto questa decisione. La costituzione in ogni caso prevede anche la possibilità di mozioni
di sfiducia 'costruttiva' delle Camere al governo, come in Germania.

Alla inglese: il primo ministro 'forte'. Nel regno britannico il capo dello Stato è il re (o,
attualmente, la regina). Il primo ministro ha poteri molto vasti. Diventa automaticamente primo
ministro il leader del partito di maggioranza in Parlamento (anche se 'eredita' la carica da un
dimissionario). Il premier ha il potere di convocare le elezioni in qualunque momento nell'ultimo
dei suoi 5 anni di mandato e di revocare i suoi ministri.

All'americana: il presidenzialismo "puro". Il presidente degli Stati Uniti d'America guida il


governo federale. Sceglie i suoi ministri (che possono però non essere accettati dal
Parlamento). Può revocare i ministri e firma lui stesso le leggi approvate dal parlamento. Ha
quindi poteri amplissimi, bilanciati però dal fatto che il suo mandato è di soli 4 anni, rinnovabile
solo una volta, e che le elezioni parlamentari rinnovano interamente la camera dei deputati
ogni 4 anni, a metà del mandato presidenziale: il popolo scontento può quindi votare un
parlamento di segno diverso dal capo dello Stato.
Tanto Colombia como Guatemala son el ejemplo de dos sistemas políticos que terminan en los
brazos del semipresidencialismo como efecto no deseado al recortar los poderes presidenciales
buscando limar los devastadores efectos del exceso de poder presidencial. La difícil convivencia
del Presidencialismo con partidos políticos estructuralmente rígidos y con sistemas de partidos
multipartidistas especialmente vivida en Iberoamérica ha derivado en reformas tendentes a limitar
el poder presidencial. Este hecho ha transformado sistemas de gobierno presidencialistas en
sistemas de tendencia presidencial en los que el sesgo parlamentario va creciendo sistemática y
paulatinamente.

. Sistemas de gobierno de tendencia presidencial parlamentarizados (i) Colombia y Guatemala Los


dos sistemas políticos que he integrado en esta categoría llegan a ella como arranque a un proceso
de transición política hacia la democracia en el que igualmente se desea implantar un sistema de
gobierno que dé respuesta a la ineficacia de las anteriores experiencias presidencialistas
(Valenzuela, 1998). Así, la nueva constitución colombiana de 1991 supone "la primera vez en la
historia de Colombia en que no ha habido ni vencedores ni vencidos" (Cepeda y Duhamel, 1994:
637). La situación generada en Colombia desde 1991 invita a la esperanza, a pesar de que la
dificultad que sufre casi toda América Latina para la consolidación de la democracia se agudiza en
el caso colombiano por los diversos fenómenos de violencia (Hartlyn y Dougas, 1999). Colombia,
como algunos de los países latinoamericanos que no he considerado por no haber consolidado su
democracia, arrastra un pasado de rígido y fracasado presidencialismo. Esa experiencia negativa
impulsó el abandono de este sistema y la implantación de otro que recortase los poderes
presidenciales y permitiese un cierto control político del ejecutivo. Se optó por un sistema de
tendencia presidencial, en lugar de parlamentaria, quizá para evitar las consecuencias de un
cambio excesivamente brusco. Por su parte, Guatemala inició en los meses de abril y junio de 1991
conversaciones de paz con la guerrilla del URNG (Unión Revolucionaria Nacional Guatemalteca);
en agosto de 1992 se desarrollaron nuevas conversaciones entre el gobierno y la guerrilla. Este
proceso de pacificación se vio fuertemente enturbiado el 25 de mayo de 1993, cuando el
presidente democráticamente elegido, Jorge Serrano, dio un auto-golpe de Estado sin contar con
el apoyo del ejército. Ante su fracaso, el Parlamento llevó a la presidencia a Ramiro León Carpio
que situó a militares en altos cargos gubernamentales. El país recrudeció una guerra civil que ha
durado 36 años. Bajo una altísima abstención en enero de 1996 fue elegido presidente Álvaro
Arzú. Su primera política fue el inició conversaciones con Ricardo Ramírez, líder del URNG, para
construir un proceso de paz. El éxito de las mismas les ha supuesto la concesión del premio
Príncipe de Asturias a la Concordia en 1997; el país está por el momento en fase de consolidación
democrática. En Guatemala el ejército, bajo una apariencia de legitimidad democrática mediante
fraude electoral, ha presidido y gobernado el país desde el golpe militar de 1963. El cuasi-
semipresidencialismo se maneja como instrumento que permitirá convivir a los partidos
tradicionales, a la guerrilla y al ejército y terminar por consolidar un proceso democrático que
inició su transición en 1984. Es innegable que Latinoamérica sufre un contexto socio político que
dificulta el desarrollo efectivo de la democracia (Orrego Vicuña, 1985; Nino, 1989; Mainwaring,
1990; Kantor, 1992; Colomer, 1994; Mainwaring y Scully, 1995; Diamond, Hartlyn y Linz, 1999). Así,
para Diamond y Linz, las desigualdades sociales y económicas extendidas por el área
latinoamericana son incompatibles con el principio democrático de igualdad de derechos y de
participación, y ello porque: "la estabilidad democrática es altamente dependiente de la coyuntura
económica, entendida no sólo como ininterrumpido crecimiento sino como promoción de la
movilidad social y de la constante y amplia mejora en el nivel de vida de la población" (1989: 46).
Por otro lado, Anglade (1994) sostiene que para que la democracia liberal se acerque al Estado de
derecho es imprescindible la existencia de: a) iguales derechos civiles y políticos, b) mínimos
derechos socioeconómicos, c) responsabilidad de los cargos políticos. El análisis que hace de 34
estos tres elementos en los países sudamericanos invita al desaliento; no obstante, Colombia y
Guatemala se sitúan entre los países del entorno en que existe mayor cumplimiento de los tres
requisitos. Tal y como hemos advertido, esta categoría posee poderes presidenciales típicos de los
sistemas presidenciales que, por contra, no se contemplan en los semipresidencialismos: (i) el
derecho de veto legislativo, (ii) la convocatoria de referéndum o (iii) el incremento excepcional de
poderes en situaciones de crisis. En Colombia el Parlamento levanta el veto con un voto que
apruebe de nuevo el texto por mayoría absoluta. En Colombia, dado que todas las decisiones
parlamentarias son adoptadas por mayoría absoluta, el levantamiento del veto requiere una
mayoría de dos tercios. Respecto de la convocatoria de referendum la Constitución colombiana
exige la autorización del Senado para formalizar la consulta, pero la iniciativa y la decisión sobre su
realización o no compete al presidente. En Guatemala se entrega la iniciativa indistintamente a
Presidencia y Congreso, pero la convocatoria compete al Tribunal Supremo Electoral. Por último,
respecto de los poderes excepcionales en el caso Colombiano el presidente, con la firma de todos
los ministros, podrá declarar el Estado de Conmoción Interior "en caso de grave perturbación del
orden público que atente de manera inminente contra la estabilidad institucional, la seguridad del
Estado, o la convivencia ciudadana, y que no pueda ser conjurada mediante el uso de las
atribuciones ordinarias de las autoridades de Policía". Con idéntico procedimiento está legitimado
para repeler una agresión exterior y para declarar el estado de emergencia -"cuando sobrevengan
hechos que perturben o amenacen perturbar en forma grave e inminente el orden económico,
social y ecológico del país, o que constituyan grave calamidad pública". La declaración de guerra
sin agresión previa compete al Senado (art. 212-215). Todo esto se complementa con la
posibilidad que tiene el presidente de ser habilitado, hasta por seis meses, de potestad legislativa
por parte del Congreso cuando "la necesidad lo exija o la conveniencia pública lo aconseje" (art.
150.10). Por su parte, el presidente guatemalteco, podrá limitar algunos derechos fundamentales
mediante un decreto de consejo de ministros que decrete 'Estado de prevención' cuando se de
"invasión del territorio, de perturbación grave de la paz, de actividades contra la seguridad del
Estado o calamidad pública". Por encima de esta declaración se sitúan los Estados de alarma,
calamidad pública, sitio y guerra. Importantísimo para comprender este sistema de gobierno es la
existencia de refrendo ministerial de todas las decisiones presidenciales (art. 115 de la
Constitución colombiana y 194.c de la guatemalteca). Ello ni elimina la jefatura de gobierno, ni la
suprema autoridad administrativa del presidente, pero genera un responsable político distinto al
presidente. De esta manera la dirección de la actividad política compete al presidente, pero al que
el Parlamento puede exigir responsabilidad es el ministro del ramo. Todas las variables del sistema
electoral presidencial coinciden excepto el espacio interelectivo, que es excesivo en el caso
guatemalteco (Cuadro 7). Por otro lado, la elección presidencial y la general no son concurrentes
en el tiempo, si bien en Colombia, pese a no celebrarse de modo conjunto, se celebran en el
mismo año porque la duración de los mandatos presidencial y parlamentario coinciden. Respecto
de los beneficios que el mecanismo de doble vuelta genera en la legitimidad presidencial y, sobre
todo, el aporte excepcional de votos que recibe el ganador en la segunda vuelta se dan también en
los SMGTP parlamentarizados. Pero, a diferencia de lo que acontece en los sistemas
semipresidencialistas, el partido del vencedor obtiene mejor resultado en las elecciones generales
que su 35 candidato en la primer vuelta de las presidenciales (Cuadro 8). Posiblemente algo tendrá
que ver el que los SMGTP parlamentarizados manejan un sistema de partidos muy cercano al
bipartidismo, tal y como refleja en índice del número efectivo de partidos (Cuadro 9). Lo habitual
con sistemas electorales de doble vuelta es que los principales candidatos presidenciales, ya en
primer vuelta, estén por encima de su partido. Ello supone que desde el inicio ya hay voto
estratégico. Pero ni en Guatemala ni en Colombia se ha producido esto en las últimas elecciones.
En el caso colombiano la explicación de una diferencia favorable al partido puede estar en el
hecho de que en las elecciones generales el PL (Partido Liberal) alcanzó la mayoría absoluta de
votos y escaños y, en cambio, el segundo candidato más votado en las presidenciales, Andrés
Pastrana Arango del PSC (Partido Social Conservador), atesoraba un prestigio personal muy
superior al de su partido -obtuvo dos meses antes un 27.8% en las elecciones generales- siendo un
serio oponente a las aspiraciones de Samper y el PL al separarles en primera vuelta sólo tres
décimas y finalmente menos de dos puntos. Algo similar ocurrió en Guatemala donde el candidato
del Frente Republicano perdió las elecciones presidenciales por un escaso 2.5% mientras que su
partido distaba casi 20 puntos del Partido de Avanzada Nacional del presidente Arzú. Por último,
los escenarios de coexistencia por diversidad entre las mayoría presidencial y parlamentaria son
difíciles porque (i) la cercanía de las elecciones presidencial y parlamentaria dificulta el cambio de
escenario político y la subsiguiente posible divergencia de las mayorías. Pero además, (ii) la
separación entre los poderes legislativo y ejecutivo es mayor que dentro de un sistema
semipresidencial, luego aunque se diera esa divergencia los efectos serían menos acusados por la
escasez de zonas de contacto entre ambos poderes. Sin embargo, Guatemala vivió un escenario de
coexistencia tras las elecciones de 1990 en donde el presidente electo, Jorge Serrano Elias,
disponía de un apoyo parlamentario compuesto por los dieciocho diputados de su partido sobre
un total de 116 diputados. Él obtuvo en la segunda vuelta de las presidenciales de 1991 el 65% de
los votos; pero en cambio su partido el Movimiento para la Acción y Solidaridad (MAS) quedó
segundo, con un 24.20% de los votos, tras la Unión de Centro Nacional (UCN) que disponía del 35%
de los escaños de la Asamblea. El presidente quiso salir de la complicación por la vía más fácil y
menos democrática, dando un golpe de Estado. El fracaso de Jorge Serrano Elias en su auto-golpe
de Estado le deslegitimó totalmente a él y a su partido; pero el sistema soportó la afrenta y
continúa incólume desde entonces su proceso de consolidación democrática.