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OHK · Rorranski jeziki in knjiz.

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Carocci editore @ Manuali FERRARI A.


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Il volume offre un'analisi rigorosa e dettagliata delle forme e dei signif:tcati
del sistema della lingua italiana contemporanea e delle sue manifestazioni
comunicative, privilegiando la scrittura di registro medio-alto. Al centro
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della trattazione vi è il testo: anzitutto perché alla sua: polimorfa
organizzazione viene dedicato ampio spazio; in secondo luogo perché esso
è l'orizzonte che guida la scelta e la descrizione strutturale e funzionale
delle conf:tgurazioni e dei fenomeni linguistici affrontati, di tipo lessicale,
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morfologico, sintattico e interpuntivo.
Per il suo dialogo serrato con i contributi teorici più incisivi elaborati
nell'ambito della scienza linguistica odierna, il libro è nel contempo una
grammatica generale e una grammatica italiana. È destinato in particolare
agli studenti universitari e agli insegnanti.

Angela Ferrari, già presidente della Società Internazionale di Linguistica e Filologia

-
Italiana, è professore ordinario di Linguistica italiana all'Università di Basilea. Ha diretto
e dirige progetti di ricerca del Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica, 1
centrati sulla interazione tra grammatica e testualità, in chiave sincronica, diacronica
e contrastiva. Per Carocci editore ha pubblicato Tipi difrase e ordine delle parole (�01�)
e Linguistica del testo. Principi.fenomeni, strutture (1" rist. �016).

Luciano Zampese è professore incaricato di Linguistica italiana all'Università di Ginevra.

'
Ha partecipato a un progetto di ricerca del Fondo Nazionale Svizzero e ha vinto di recente
una borsa di studio all'Università di Cambridge per una ricerca sulla semantica dei tempi
verbali. Ha pubblicato una serie di studi che coniugano la prospettiva linguistica
e quella stilistico-letteraria, da ultimo La forma dei pensieri. Per leggere Luigi Meneghello
(Firenze �014).

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ISBN 978-88-430-8201-8

€ 34,00 9 788843 082018


Manuali universitari 173
Linguistica
Angela Ferrari Luciano Zampese

Grammatica: parole,
frasi, testi dell'italiano

I lettori che desiderano


informazioni sui volumi
pubblicati dalla casa editrice
possono rivolgersi direttamente a:
Carocci editore
Corso Vittorio Emanuele 11,2 29
00186 Roma
TEL. 06 42 81 8417
FAX 06 42 74 79 31

Siamo su:
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aMarco
Indice

OHK • Rorranski jeziki in knj iz.


805.0-07
FERRAR! A.
Grammatica Introduzione 15

Parte prima
La parola

111 1 11 1 1 1 1 1 1 1 11 11 1 11 1
811.131.1 '36 (075 .8)

1. Le proprietà generali delle parole 27


41000040?4Q COBISS © I. Le parole in generale 27
2. I tipi sintattici delle parole 28
3. La forma delle parole 29
4. La formazione delle parole 30
4.r. La composizione/ 4.2. La derivazione/ 4.3. L'alterazione/ 4.4. Altri processi

5. Il significato delle parole 32


6. Le relazioni di significato tra le parole 33
Il volume è stato progettato, discusso e sviluppato in collaborazione. Per quanto riguarda 6.r. Il campo di significato / 6.2. Le relazioni di opposizione / 6.3. Le relazioni di ipo­
la stesura definitiva, Luciano Zampese è responsabile della Parte prima e Parte seconda; nimia e di iperonimia/ 6.4. Le relazioni parte-tutto e tutto-parte/ 6.5. La relazione di
sinonimia
Angela Ferrari della Parte terza, Parte quarta e Parte quinta.
7. Fenomeni dell'uso 36
3• ristampa, marzo 2018 7.r. I forestierismi
1• edizione, maggio 2016
© copyright 2016 by Carocci editore S.p.A., Roma 2. IL verbo 39
I. Le forme dei verbi 39
Realizzazione editoriale: Fregi e Majuscole, Torino I.I. I tipi di variazione / r.2. Le coniugazioni dei verbi / r.3. La forma riflessiva e la
forma pronominale
Finito di stampare nel marzo 2018 2. Tipi di verbi 41
da Grafiche VD srl, Città di Castello (PG) 2.r. I verbi ausiliari / 2.2. I verbi copulativi

3. La formazione dei verbi 42


ISBN 97 8-88-430-8201-8
4. I tempi verbali 42
5. L'aspetto verbale 46
Riproduzione vietata ai sensi di legge
5.r. L'aspetto imperfettivo/ 5.2. L'aspetto perfettivo
(art.171 della legge 22 aprile1941, n. 633)
6. L'azione 49
Senza regolare autorizzazione, 6.r. I verbi durativi/ 6.2. I verbi puntuali/ 6.3. I verbi telici e non telici
è vietato riprodurre questo volume I modi verbali 51
7.
anche parzialmente e con qualsiasi mezzo, 8. La diatesi 52
compresa la fotocopia, Fenomeni dell'uso 53
9.
anche per uso interno 9.r. Tempi del primo piano e tempi dello sfondo / 9.2. Tempi della storia e tempi del
o didattico. discorso

7
Indice Indice

3. IL nome 57 7. L'articolo, la preposizione, la congiunzione 95


I. La forma del nome 57 I. L'articolo 95
r.r. Nomi maschili e nomi femminili / r.2. Nomi singolari e nomi plurali 1.r. La forma dell'articolo/ r.2. Il significato dell'articolo/ r.3. L'articolo e i nomi propri

2. La formazione del nome 60 2. La preposizione 99


2.r. I nomi derivati / 2.2. I nomi composti / 2.3. I nomi alterati 3. La congiunzione (e la locuzione congiuntiva) 100

3. Il significato del nome 62 Bibliografia 103


3,1. Nomi propri e nomi comuni / 3.2. Nomi concreti e nomi astratti / 3.3. Nomi
numerabili e nomi di massa
Parte seconda
4. Fenomeni dell'uso 64 La frase semplice
4.r. La nominalizzazione/ 4.2. Le professioni al femminile
8. Una definizione di frase semplice 107
4. L'aggettivo 69 I. Le forme del soggetto e del predicato 107
I. La forma dell'aggettivo 69 r.r. Frasi senza verbo: frasi ellittiche e frasi nominali
1.1. Aggettivi comparativi e superlativi

2. La formazione dell'aggettivo 71 9. L'articolazione in sintagmi 109


I, I sintagmi e le loro proprietà 109
3. Aggettivi qualificativi e aggettivi di relazione 72
1.r. Struttura lineare e gerarchica della frase / r.2. Tipi di sintagmi
4. Fenomeni dell'uso 73
4.r. La posizione dell'aggettivo e il suo significato
10. La funzione sintattica dei sintagmi 117
I. I sintagmi nucleari e i sintagmi extranucleari 117
5. IL pronome 77
1.1. La valenza del verbo/ r.2. I sintagmi circostanziali
I. I pronomi personali 77
r.r. I pronomi personali con funzione di soggetto/ r.2. I pronomi personali con fun­ 2. La funzione sintattica dei sintagmi nucleari e il loro significato 121
zione di oggetto diretto/ r.3. I pronomi personali con funzione di oggetto indiretto/ 2.r. Il soggetto/ 2.2. Il complemento oggetto diretto / 2.3. Il complemento oggetto indi­
1-4- I pronomi clitici ne e ci/vi I r.5. La posizione dei pronomi clitici retto / 2.4. Il complemento predicativo / 2.5. Il complemento locativo/ 2.6. Il com­
plemento simmetrico
2. I pronomi riflessivi 81
3. I pronomi possessivi 82 3. La funzione sintattica dei sintagmi circostanziali e il loro signifi­
3,1. Gli aggettivi possessivi cato 127
4. Altri tipi di sintagmi 129
4. I pronomi dimostrativi 84
4.1. Gli aggettivi dimostrativi
11. Tipi di frase semplice 131
5. I pronomi indefiniti 86 I. La frase attiva e la frase passiva 131
6. Fenomeni dell'uso 86 2. La frase dichiarativa, imperativa, interrogativa, esclamativa, ot­
6.r. I pronomi personali di terza persona/ 6.2. Pronome libero o pronome clitico / tativa 134
6,3, I pronomi di cortesia 2.r. Il tipo dichiarativo/ 2.2. Il tipo imperativo/ 2.,. Il tipo interrogativo/ 2.4. Il tipo
esclamativo/ 2.5. Il tipo ottativo
6. L'avverbio 89
3. Le frasi sintatticamente marcate 144
I. La forma degli avverbi 89 3,1. La frase con soggetto postverbale/ 3.2. La frase con dislocazione a sinistra/ 3,3, La
2. La sintassi e il significato degli avverbi 90 frase con tema sospeso / 3.4. La frase con dislocazione a destra / 3.5. La frase scissa/
2.r. Avverbi interni alla frase / 2.2. Avverbi esterni alla frase 3.6. La frase con c'e presentativo

8 9
Indice Indice

12. IL significato della frase semplice 155 6. Le circostanziali con significato temporale (o subordinate tempo­
1. Il significato linguistico 155 rali) 244
r.r. La natura astratta del significato linguistico/ 1.2. Il significato linguistico centra­ 7. Le circostanziali con significato comparativo (o subordinate compara­
le/ r-3- Il significato linguistico collaterale/ r+ Il significato linguistico in sintesi tive o di paragone) 249
8. Altri significati delle circostanziali 252
2. Il significato comunicativo 161
2.r. Le espressioni deittiche
16. La coordinazione 255
3· L'uso della frase 166 I. La coordinazione senza congiunzione 256
3-1. L'atto linguistico I 3.2. L'atto illocutivo/ 3.3. Una classificazione degli atti illocu­ r.r. Aspetti del significato e della forma della coordinazione senza congiunzione
tivi I 3-4- L'espressione linguistica degli atti illocutivi I 3.5. L'atto illocutivo indiretto
2. La coordinazione con congiunzione 260
2.r. La natura delle espressioni quindi, comunque, infatti,perciò, tuttavia ecc. I 2.2. Il si­
Bibliografia 177 gnificato delle congiunzioni coordinanti e, o, ma

Parte terza Bibliografia 268


La frase complessa
Parte quarta
13. Le proprietà generali della frase complessa 181 Dalla frase al testo
1. La frase complessa per subordinazione e per coordinazione 182
2. Aspetti della forma e del significato della frase complessa 183 17. Subordinate e coordinate sintatticamente non integrate 271
2.r. Aspetti della forma/ 2.2. Aspetti del significato 1. Aspetti sintattici 271
2. Aspetti del significato 272
3. Aspetti dell'uso 274
14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma 187
1. Le subordinate nucleari 187 18. La frammentazione della sintassi 277
r.r. Le subordinate soggettive / r.2. Le subordinate oggettive / r.3. Le subordinate I. Aspetti sintattici della frammentazione con il punto 277
interrogative indirette / r.4. L'impiego e il valore del congiuntivo nelle subordinate 2. Aspetti testuali e interpretativi 279
nucleari
2. Le subordinate circostanziali 198 19. Lo stile nominale 283
2.r. Le circostanziali con predicato temporalizzato/ 2.2. Le circostanziali con l' infini­ 1. Le forme dello stile nominale 283
to/ 2.3. Le circostanziali con il gerundio/ 2.4. Le circostanziali con il participio 2. Le funzioni comunicative dello stile nominale 284
3. Tre tipi di costrutto nominale 287
3. Le frasi subordinate incluse in un sintagma della reggente 208 3-1. Le frasi nominali / 3.2. Le nominalizzazioni sintagmatiche / 3-3. Le apposizioni
3-1. Le subordinate relative/ 3.2. Le subordinate completive del nome e dell'aggettivo grammaticalizzate

15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato 219 20. La punteggiatura 295
1. Le circostanziali con significato causale (o subordinate causali) 219 1. Le funzioni della punteggiatura 295
2. Le circostanziali con significato finale (o subordinate finali) 223 2. Il punto (e il punto interrogativo ed esclamativo) 297
3. Le circostanziali con significato consecutivo (o subordinate consecu­ 2.r. Il punto interrogativo ed esclamativo
tive) 226 3. La virgola 298
4. Le circostanziali con significato condizionale (o subordinate condizio­ 3-1. La funzione informativa della virgola doppia/ 3.2. La funzione sintattica
nali o ipotetiche) 232
4. I due punti 303
5. Le circostanziali con significato concessivo (o subordinate conces­ 4.r. L'organizzazione degli enunciati/ 4.2. L'organizzazione dell'informazione all' in­
sive) 239 terno dell'enunciato

10 11
Indice Indice

5. Il punto e virgola 305 di sostituzione/ 3.6. La relazione di concessione/ 3.7. Le relazioni di riformulazione e
di rettifica/ 3.8. Le relazioni di generalizzazione e di specificazione/ 3.9. La relazione
6. Le parentesi e i trattini lunghi 308
di commento / 3,10. La relazione di background I pr. La relazione di aggiunta
6.r. Le parentesi/ 6.2. I trattini lunghi
4. L'architettura logica del testo 369
7. I puntini di sospensione 311 4-.r. Raggruppamenti di enunciati / 4-.2. Gerarchie di enunciati / 4-.3. Relazioni inter­
ne all'enunciato
Bibliografia 312
25. Da enunciato a enunciato: la dimensione referenziale 375
Parte quinta 1. Collegamenti referenziali diretti e indiretti 376
Il testo r.r. Collegamenti pseudoreferenziali / r.2. Deissi testuale

2. Collegamenti referenziali anaforici e cataforici 379


21. Una caratterizzazione generale 317 2.r. Incapsulatori, anafore (e catafore) empatiche/ 2.2. Catene anaforiche (e cataforiche)
1. L'organizzazione del testo 318 La forma delle anafore e delle catafore 384
3.
r.r. L'architettura del testo
3,1. Le anafore per ripetizione / 3.2. Le anafore per sostituzione / 3.3. Le anafore per
2. Coerenza e coesione 320 contiguità semantica/ 3.4-. La forma delle catafore
2.r. Coerenza / 2.2. Coesione 4. L'architettura referenziale del testo: topic, comment 389
4-.r. Il topic, il comment / 4-.2. L'espressione del topic / 4-.3. Il topic dell'enunciato
3. La comunicazione testuale 324
5. La progressione del topic 395
22. Le unità del testo 327 5.r. La progressione con topic costante/ 5.2. La progressione lineare/ 5.3. La progres­
1. L'enunciato 327 sione globale / 5-4-- Combinazioni e sovrapposizioni di progressioni tematiche
r.r. Le forme dell'enunciato / r.2. I confini dell'enunciato / 1,3, L'inciso
Bibliografia 404
2. Le unità informative 332
2.1. Le unità informative in primo piano / 2.2. Le unità informative sullo sfondo

23. Tra enunciato ed enunciato: le informazioni implicite 337


I. Le implicature 337
r.r. Le implicature nel testo

2. Un altro implicito: la presupposizione 341


2.r. Gli attivatori presupposizionali / 2.2. Le presupposizioni nel testo

24. Da enunciato a enunciato: la dimensione logica 345


1. I connettivi 345
r.r. La forma dei connettivi / r.2. Il significato dei connettivi

2. Tre tipi di relazione logica 349


2.r. Le relazioni di composizione logica del testo / 2.2. Le relazioni di dispositio I
2.3. Le relazioni logiche tra eventi

3. Le relazioni di composizione logica del testo 352


3,I, La relazione di consecuzione / 3.2. La relazione di motivazione / 3,3, La relazione
di illustrazione / 3.4-. La relazione di esemplificazione / 3.5. Le relazioni di contrasto e

12 13
Introduzione

Prendendo lo spunto dal volume da noi pubblicato nel 2000 per i tipi Zani­
chelli, proponiamo qui un nuovo manuale di grammatica destinato agli stu­
denti universitari e agli insegnanti. L'obiettivo è quello di presentare - sulla
base dei più importanti contributi offerti dalla linguistica contemporanea -
una descrizione morfosintattica dettagliata e completa della lingua italiana,
facendola interagire con la dimensione testuale della comunicazione lin­
guistica.
Si tratta dunque di una vera e propria grammatica, che al tempo stesso mette
però al centro della sua riflessione il testo, vale a dire l'unità di riferimento del
processo comunicativo. Tale centralità si manifesta in due modi: anzitutto,
viene dedicato ampio spazio alla definizione dell'architettura del testo; in
secondo luogo, la prospettiva testuale attraversa anche l'analisi delle parole e
delle frasi: di questi due tipi di unità linguistica, oltre che la forma, si affron­
tano infatti in modo approfondito anche gli aspetti semantici, e attraverso
questi il contributo che essi offrono alla costruzione del testo. A differenza
di tante grammatiche che si vogliono testuali ma che in realtà non lo sono,
la nostra non si limita ad aggiungere un'appendice testuale a una trattazione
sintattico-lessicale formale e chiusa in se stessa: nella nostra grammatica la
testualità ha un carattere pervasivo, innerva tutte le pagine del manuale, dalla
prima all'ultima.
Questa specificità di fondo della grammatica è accompagnata da molteplici
altre peculiarità, che si collocano su piani diversi.
a) La nostra grammatica si avvale appieno dello strumentario ricco e va­
riegato della linguistica moderna, per quanto riguarda sia la sintassi che la
semantica che la testualità. Per ogni prospettiva di analisi, abbiamo scelto
gli strumenti concettuali che negli ultimi decenni hanno saputo dar prova
di solidità teorica e di forza euristica e descrittiva, permettendo di vedere di­
stinzioni formali cruciali e di scoprire decisive funzionalità comunicative. La
Bibliografia proposta alla fine di ogni Parte del manuale non rende merito
di questa grande ricchezza, a cui si può tuttavia accedere in modo indiretto.
Per evitare una bibliografia sterminata e il riferimento a contenuti troppo
tecnici, abbiamo infatti scelto di menzionare soprattutto opere di carattere

15
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano Introduzione

divulgativo: dalla bibliografia di tali opere è poi facile risalire al nome degli zione generica della lingua e del suo funzionamento è sì più facile da capire,
autori e agli studi fondamentali. Sempre nel segno della ricerca di una certa ma è poi impossibile da applicare ai fenomeni linguistici reali e in definitiva
leggerezza degli apparati e fluidità, si spiega anche la scelta - peraltro tipo­ inutile: i controesempi sono infiniti, e la superficialità della comprensione
logicamente doverosa quando si propone un manuale di grammatica - di frustrante.
non infarcire il testo di citazioni e di rinvii bibliografici. Ancora riguardo alla d) La precisione riguarda sia la componente funzionale-testuale che la
Bibliografia, il lettore ci perdonerà il (costante) riferimento a nostri lavori componente formale dell'analisi. Quello testuale è certamente l'aspetto
precedenti: anche lì potrà trovare approfondimenti delle analisi proposte e più complesso della comunicazione linguistica, e questa complessità va ca­
altra bibliografia primaria. pita e rispettata: inutile fingere che si tratti di un livello linguistico che è
b) Seguire un percorso che va dalle parole alla frase, al testo ha significato sufficiente comprendere per approssimazione, e sbagliato far credere che la
per noi anche circoscrivere spazi - di solito né osservati né teorizzati - che sua descrizione possa ridursi alla somma di qualche approfondimento, ad
si collocano tra frase e testo. Nel fare ciò, non abbiamo pensato tuttavia esempio delle anafore o dei connettivi. Il testo è un'architettura comples­
(solo) al fondamento e alla fenomenologia della componente circostanziale sa, dove tout se tient; non si può essere scientificamente, e didatticamente,
della frase, su cui ha insistito Prandi nel suo Le regole e le scelte (UTET, Tori­ adeguati senza mostrare che cosa sia questo "tutto" e come questo tutto
no 1996) utilizzando l'espressione di "margini della frase". Ci siamo riferiti "stia assieme". Lo stesso tipo di precisione deve riguardare anche l'ambito
piuttosto - per fare un esempio - a costruzioni come le subordinate causali delle forme linguistiche, della morfologia e della sintassi, e ciò malgrado
che, malgrado la loro morfologia dichiaratamente subordinativa, o si com­ si sia scelta una prospettiva di analisi della lingua fondamentalmente se­
portano come frasi indipendenti (Michela e la migliore di noi, perché bisogna mantica e funzionale. Le distinzioni formali - oltre a essere interessanti
pur riconoscerlo) o sono vere e proprie subordinate, ma sono precedute da in sé - portano infatti caratteristicamente con loro importanti, anche se a
un segno di interpunzione forte ( Oggi Marco e contento. Perché si e aperta volte fini, distinzioni di significato; conoscerle è fondamentale dal punto
la stagione della caccia.). O ancora ci siamo riferiti alla punteggiatura, il cui di vista esplicativo. Per quanto riguarda alcuni suoi aspetti (forse tutti), la
obiettivo fondamentale sta proprio nel far dialogare grammatica e testo; o forma è già contenuto.
allo stile nominale, che in alcune sue manifestazioni stravolge le regolarità e) Precisione non vuol dire inutile sottigliezza analitica o vuota esibizione
sintattiche per mettersi al servizio dell'architettura del testo. di competenze. Nel limite della complessità dell'oggetto, le nostre analisi e la
Seguendo quanto afferma Roulet nell'articolo Le probleme de la defìnition loro presentazione mirano alla semplicità. In particolare, per rendere il testo
a
des unités lafrontiere entre le syntaxique et le textuel (in "Verbum", 24, 1-2, conciso e chiaro, abbiamo scelto di esporre sistematicamente la materia se­
2002, pp. 161-78), noi consideriamo che tra gestione grammaticale e gestione condo una modalità deduttiva, di utilizzare il minor numero possibile di tec­
testuale del messaggio linguistico ci sia una zona di intersezione, in cui le due nicismi e di attenerci a essi in modo coerente (anche se la terminologia della
logiche collaborano sostenendosi a vicenda. All' interno di questo spazio co­ linguistica sempre coerente non è), di limitarci a dire l'essenziale (definendo
mune vi è un continuum, che - sullo sfondo della collaborazione tra principi chiare gerarchie riguardo alle strutture e ai fenomeni proposti), di abbondare
sintattici e principi testuali - va da un più di grammatica a un più di testua­ per quanto riguarda l'esemplificazione. Dal punto di vista qualitativo, la scel­
lità: nella prima direzione vanno i circostanziali esterni al sintagma verbale, ta degli esempi è stata fatta in modo da eliminare eventuali fattori di disturbo
nella seconda le subordinate e le coordinate non integrate nella reggente per riguardo a quanto si intende illustrare, non senza pagare qualche prezzo - ma
ragioni sintattiche e/o interpuntive. ne vale la pena - alla fluidità e all'eleganza.
c) Nella descrizione dei fenomeni, la nostra grammatica mira a una certa ./) La nostra grammatica mette in primo piano le forme e i fenomeni lingui­
precisione, superando la genericità che è dato caratteristicamente riscontrare stici caratteristici dello scritto (vs parlato), nelle sue manifestazioni da me­
in questa tipologia di testo. Questo, per una ragione teorica doverosa e per un die (giornali) ad alte (saggistica), il che non ci impedisce di riferirci, quando
motivo più fattuale. Per quanto riguarda il primo aspetto, va osservato che da necessario, a registri di scrittura più bassi e a mettere in contrasto quanto
una parte la linguistica è ormai una scienza a tutti gli effetti, e che come tutte osserviamo con la fenomenologia del parlato. La scelta di mirare soprattutto
le scienze mature ha la capacità - e il dovere - di penetrare in profondità nella a descrivere la scrittura medio-alta contemporanea si fa di fatto concreta solo
comprensione dell'oggetto di analisi; e che dall'altra parte si sa ormai che le nella Parte quarta e nella Parte quinta, dedicate rispettivamente a fenome­
lingue umane sono molto complesse e articolate, proprietà che la descrizione ni sintattici e interpuntivi collocati tra frase e testo, e alla testualità. Nelle
deve restituire con il massimo di esattezza possibile. Dal canto suo, il fonda­ Parti precedenti, che affrontano le parole e le frasi, l'esemplificazione tende
mento fattuale della nostra scelta risiede nella constatazione che una descri- ad avere un sapore colloquiale. Come già detto sopra, l'obiettivo è quello di

16 17
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano Introduzione

illustrare il fenomeno in esame in modo trasparente, senza che intervengano La Parte seconda si occupa della frase semplice: vengono descritte le sue ma­
altre variabili a rendere (più) difficile la comprensione. nifestazioni fondamentali (la combinazione soggetto-predicato, le forme
verbali e nominali del predicato, le frasi senza verbo ecc.) e vengono specifi­
L'articolazione del volume cati i vari tipi di sintagmi che la costituiscono (sintagma nominale, aggettiva­
le ecc.). Grazie al concetto di valenza associato al verbo, si pone la distinzione
Il manuale si articola in cinque Parti principali, disposte secondo una logica sintattica fondamentale tra elementi nucleari della frase - necessari perché il
che va "dal piccolo al grande': dalle parole alle frasi, al testo; una logica che verbo si realizzi in modo completo dal punto di vista sintattico e semantico -
prevede, regolarmente, collegamenti con quanto si è già visto e anticipazioni ed elementi extranucleari, che accompagnano facoltativamente i primi. Gli
di ciò che si vedrà. Questo perché i vari livelli del messaggio linguistico si extranucleari sono articolati a loro volta su due livelli principali: vi sono i
intrecciano fittamente, determinandosi a vicenda nelle loro forme, nei loro circostanziali, legati al predicato o al gruppo del predicato unito al soggetto,
significati, nelle loro funzionalizzazioni comunicative. e i frasali, che operano sull'intera frase. Questa articolazione sintattica della
Le titolazioni delle Parti sono le seguenti: frase è, come sempre, costantemente accompagnata da analisi relative ai vari
• Parte prima. La parola significati che essa proietta.
• Parte seconda. La.frase semplice Definita nei suoi costituenti sintattici, la frase semplice può essere classifica­
• Parte terza. La.frase complessa ta secondo una serie di parametri formali. Si distinguono così le frasi attive
• Parte quarta. Dalla.frase al testo dalle passive; le frasi dichiarative da quelle interrogative, imperative ecc.; le
• Parte quinta. Il testo frasi canoniche dalle frasi marcate (dislocate, scisse ecc.). La presentazione
La Parte prima descrive le proprietà generali delle parole, osservandone in­ di tutte queste tipologie di frase intreccia analisi formali, analisi semantiche
nanzitutto i meccanismi che presiedono alla loro formazione (composizio­ e considerazioni riguardo ai diversi usi che ne vengono fatti all'interno dei
ne, derivazione ecc.) e descrivendo le principali relazioni di significato che testi. Ne esce un quadro complessivo interessante, che permette di osservare
organizzano il lessico di una lingua (sinonimia, iperonimia, iponimia, oppo­ fin d'ora - prima cioè di penetrare nel territorio dei testi e, più in generale,
sizione ecc.). Le proprietà morfologiche e sintattiche delle parole consento­ della comunicazione interpersonale - quanto la variazione formale incida
no una loro classificazione tipologica: si tratta della tradizionale partizione sulla presentazione informativa dei contenuti e sulla loro destinazione in­
in verbi, nomi, aggettivi, pronomi, avverbi, articoli, preposizioni, congiun­ terattiva.
zioni. Di ciascun tipo morfosintattico si offre una dettagliata descrizione che Nel capitolo 12, la frase viene osservata nel suo complesso, prestando atten­
tiene conto degli aspetti formali, del significato, dell'uso, privilegiando l'uno, zione al significato, al suo farsi all'interno della comunicazione linguistica.
l'altro o l'altro ancora in funzione delle rilevanze definite dall'oggetto stes­ Si distinguono dapprima un significato linguistico, astratto e direttamente
so di analisi. Ad esempio, degli avverbi è stata proposta una classificazione legato alla struttura sintattica e lessicale della frase, e un significato comu­
sintattica e semantica particolarmente articolata, perché innumerevoli sono nicativo, quello che è rilevante dal punto di vista interattivo e che si co­
gli agganci sintattici che permettono e ancora più numerosi i significati che struisce anche in base alle informazioni che derivano dal contesto, dalla
essi possono veicolare; dei pronomi è stata fornita piuttosto una distinzione situazione o dall'enciclopedia mentale degli interlocutori. Lo spostamento
morfologica (distinguendo le forme toniche da quelle atone) e l'approfondi­ verso la comunicazione ci porta a introdurre il concetto di atto linguisti­
mento dei loro usi in funzione del registro della comunicazione e delle gerar­ co, a capire cioè che con la lingua si compiono delle vere e proprie azio­
chie comunicative intese. ni, azioni complesse che si definiscono in base a più dimensioni (locutiva,
In questo quadro, è attribuita una posizione di particolare rilievo al verbo illocutiva, perlocutiva) e che possono essere classificate in tipi e sottotipi
( CAP. 2), per la sua complessità morfologica e semantica, e in prospettiva della ( atti assertivi, direttivi, commissivi ecc.). Come si può osservare, la frase è
sua centralità nell'articolazione sintattica della frase. Di esso si analizzano i ora intesa nella sua attualizzazione comunicativa e contestuale, ossia come
tipi di variazione formale interna (tipologia morfologica delle coniugazioni) e enunciato.
combinatoria (verbi ausiliari, verbi copulativi ecc.); si affronta in modo appro­ La Parte terza è relativa alla frase complessa, definita attraverso i legami sin­
fondito la dimensione semantica, con un'analisi dei valori temporali, aspet­ tattici della coordinazione e della subordinazione. Viene trattata dapprima la
tuali, azionali e modali; si riflette sulla funzione che essi, in relazione alle loro subordinazione, a cui sono dedicati due capitoli autonomi: il primo (CAP. 14),
forme e alla loro semantica, vengono ad assumere nella costruzione dell'archi­ più classico, volto a definire i vari tipi di subordinata in funzione della con­
tettura del testo, creando in particolare sfondi e rilievi, narrazioni e commenti. nessione sintattica che intrattengono con la reggente e della forma delle loro

18 19
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano Introduzione

predicazioni (completive, relative, circostanziali ecc.); il secondo (CAP. 1 S), Se le subordinate e le coordinate non integrate si caratterizzano per un to­
più innovativo, destinato a elencare e ad analizzare in modo dettagliato le no dialogico e colloquiale, tipico del parlato, l'analisi della frammentazione
relazioni di significato (causa, condizione, conseguenza ecc.) veicolate dalle sintattica - trattata nel capitolo 18 - coglie invece una tipologia di costrutti
subordinate circostanziali. O gn i relazione viene approfondita: da una parte che ha ampia diffusione nella lingua scritta: si tratta dei casi in cui un segno
si mostra qual è la sua natura concettuale, distinguendo vari sottotipi rela­ di interpunzione forte (tipicamente il punto o i due punti) viene a spezzare
zionali: ad esempio, della relazione causale si vedrà che essa può manifestarsi u:a legame sintattico, isolando (e mettendo in rilievo) un costituente della
come causa materiale o come motivo, o ancora che essa può proporre eventi frase; tale costituente può essere un'intera frase subordinata o coordinata
già dati o eventi nuovi; riguardo alla relazione concessiva, si osserverà che (Marco è allegro. Perché c'è il torneo delle Sei nazioni.), oppure un sintagma
essa convoca un'argomentazione complessa, in cui reggente e subordinata di natura non frasale (nominale, aggettivale ecc.: La risposta c'è stata. Decisa.
possono contrapporsi in modo diretto o indiretto; dall'altra parte sarà inte­ Fin troppo.).
ressante vedere come una determinata configurazione sintattico-semantica I capitoli successivi, 19 e 20, si occupano di due altri due argomenti fonda­
possa essere soggetta a sfruttamenti comunicativi originali: pensiamo al caso mentali: la sintassi nominale e le funzioni della punteggiatura. In entrambi i
del costrutto condizionale, e alla possibilità che esso offre di semplicemente casi si offre un'articolata tipologia di forme e di funzioni: in particolare dello
affermare (Se lui è serio, lei è davvero una sciocchina) o di compiere un atto di stile nominale vengono approfonditi tre tipi di costrutti (la frase nominale, la
refutazione (Se tu sai giocare bene a tennis, io sono Federer). Le sezioni del ca­ nominalizzazione sintagmatica e l'apposizione grammaticalizzata), mentre
pitolo 15, dedicate alle singole relazioni semantiche (causale, concessiva, con­ per la punteggiatura si passano in rassegna tutti i segni interpuntivi, metten­
dizionale, temporale ecc.), si chiudono con un ritorno alla forma linguistica: do in primo piano le loro funzioni informative.
per ognuna di esse si mostra che, oltre alla subordinazione circostanziale, vi La Parte quinta affronta in tutta la sua complessità, facendo tesoro delle
è un ampio paradigma di soluzioni espressive; ad esempio, la relazione di osservazioni semantiche proposte per le parole e le frasi, l'oggetto testo, la
condizione, oltre che da una subordinata condizionale (Se piove, non vengo), cui natura fondamentale è semantico-comunicativa. A una caratterizzazio­
potrà essere realizzata attraverso frasi indipendenti (o coordinate) in unione ne generale del testo (CAP. 21), centrata attorno al principio della coerenza
con particolari verbi che esprimono ipotesi (Mettiamo che piova. Allora non semantica, segue un capitolo dedicato alle unità che compongono il testo,
vengo) o con avverbi o verbi che esprimono possibilità (Forse piove. In quel l'enunciato e l'unità informativa (CAP. 22). Dell'enunciato, che è l'unità
caso non vengo; Puo piovere e allora non vengo) ecc. fondamentale del testo, viene dapprima proposta una precisa definizione
Alla subordinazione segue la coordinazione (CAP. 16). Di essa viene propo­ funzionale e si offre un paradigma ragionato delle possibili forme che esso
sta una descrizione molto dettagliata, attenta nello specifico a riflettere sulle può assumere nella scrittura. In un secondo momento, si mostra come l'e­
cosiddette congiunzioni coordinanti. Si vedrà in particolare che ci sono net­ nunciato si articoli al suo interno in unità informative di primo piano e in
te ragioni sintattiche per ridurre il loro insieme a e, o, ma, e per classificare contenuti sullo sfondo, disegnando tipi di gerarchie cruciali per definire le
espressione quali cioè, quindi, di conseguenza, infatti ecc. come connettivi sue possibilità combinatorie con gli enunciati precedenti e con gli enunciati
pragmatici. Si rifletterà poi sul significato delle tre congiunzioni coordinati­ susseguenti.
ve in senso stretto, tornando alla distinzione cruciale tra significato linguisti­ Il capitolo 23 è dedicato alla sostanza semantica del testo e offre particolare
co e significato comunicativo. attenzione al fenomeno dell'implicitezza. Il contenuto del testo non è in­
La Parte quarta rappresenta uno snodo fondamentale nella progressione del fatti esaurito da informazioni esplicite; esso è pervasivamente attraversato
manuale: al centro dell'analisi vi è una serie di fenomeni che permettono di da informazione implicite. A queste appartengono le implicature (cosiddette
cogliere il confine (reale ma) fluido tra la dimensione frasale e la dimensione conversazionali) e le presupposizioni. Le implicature sono informazioni che
testuale. Il capitolo 17 si occupa delle subordinate e delle coordinate non in­ l'interpretante costruisce sotto la sua propria responsabilità facendo affida­
tegrate, nelle quali è particolarmente chiara la tensione tra presenza di segnali mento sulle sue conoscenze enciclopediche: è ad esempio un' implicatura
coesivi (gli introduttori di subordinazione e coordinazione) e indipendenza la risposta negativa che l'interpretante associa all'enunciato Ho un sacco di
degli atti linguistici: è il caso di costrutti come Puoi parlargli tu? Se ne hai lavoro da fare nel quadro della domanda Vieni alla mia festa stasera? Esse
voglia, naturalmente e Non andare, o te ne pentirai, collegati rispettivamente arricchiscono la componente esplicita del testo con informazioni nuove, il
dalle congiunzioni se e o, ma articolati al loro interno in atti linguistici diversi loro contenuto è spesso vago e caratterizzato da un'inevitabile componente
e autonomi. Anche questi costrutti vengono descritti tanto sul piano formale di soggettività. Quanto alle presupposizioni, esse sono più strettamente col­
e sintattico, quanto su quello semantico e comunicativo. legate alla struttura linguistica e semantica dei contenuti impliciti e hanno

20
21
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano Introduzione

altre funzioni comunicative, una delle quali sta nel rendere possibile il sen­ concetti segue la descrizione dei differenti tipi di progressione tematica re­
so dell'enunciazione stessa, magari ricorrendo a forzature. Quando si dice a alizzati nel passaggio da enunciato a enunciato: si riconoscono la progres­
qualcuno Marco ha smesso di fumare il sigaro, si comunica anche indiretta­ sione con topic costante, lineare e globale, e si illustrano alcune possibilità
mente che prima lo fumava (fatto non necessariamente noto all' interlocuto­ di combinazione e di sovrapposizione di più progressioni all'interno di una
re); se si dice Mi spiace che Michela in questo momento stia lavorando cosi male, sequenza di enunciati.
si dà per scontato che Michela stia lavorando male, cosa che magari dovrebbe
essere appurata. ANGELA FERRAR!
Gli ultimi due capitoli, 2.4 e 2.5, focalizzano l'attenzione sulla complessa e LUCIANO ZAMPESE
varia rete di legami che vanno a comporre localmente, nella progressione da
enunciato a enunciato, la coerenza e la coesione del testo: è qui che si mani­ Ringr�ziamo Fiammetta Longo per la cura e l'attenzione con cui ha riletto il
festa nel modo più dettagliato e concreto la prospettiva funzionale e testuale testo. E stata la nostra prima preziosa lettrice.
di questa grammatica. Due le dimensioni principali: quella logica e quella
referenziale. La descrizione della dimensione logica offre innanzitutto una Simboli utilizzati
definizione dei connettivi, e una descrizione della loro forma e del loro signi­
ficato; segue una classificazione generale delle relazioni logiche (si distinguo­ * indica che l'espressione è agrammaticale.
??
no le relazioni di composizione logica del testo, le relazioni di dispositio, le indica che l'espressione è anomala, non è del tutto accettabile.
relazioni logiche tra eventi). Le relazioni di composizione logica del testo ri­ # indica che l'espressione non è testualmente coerente.
cevono un'ampia descrizione che definisce una dozzina di relazioni principa­ / indica, a seconda del contesto, un'alternativa (Quindi/Dunque) o un
li: motivazione, consecuzione, esemplificazione, riformulazione ecc.; per cia­ confine di unità informativa (Marco, I che è arrivato ieri, I riparte gia stasera).
scuna di esse si illustrano le proprietà logiche, i connettivi che la introducono // indica un confine di enunciato (/I Oggi non viene. II Perché è occupato. //).
e le loro specificità semantiche, le particolari funzioni testuali. La comples­
sità e la varietà delle relazioni, unite alla natura implicita della testualità (per Si noti che gli esempi sono chiusi dal punto solo nel caso in cui si tratti di
cui le relazioni logiche si manifestano anche in assenza di connettivi), fanno testi, formati cioè da almeno due enunciati (Michela parte domani. Va a Mi­
sì che in molti casi siano disponibili più tipi di relazioni di composizione: i lano.). Gli esempi formati da frasi semplici, parole o sintagmi sono presentati
casi più comuni vengono illustrati e discussi, tracciando una sorta di mappa senza il punto (Ho visto Marco oppure professore-professoressa).
delle relazioni più affini o che presentano forme di contiguità logica (si veda Quando vengono commentati gli esempi, si sceglie il corsivo se si fa riferi­
ad esempio la prossimità delle relazioni di motivazione e di consecuzione, mento alla forma e il tondo se si fa riferimento al significato referenziale.
o ancora dell'illustrazione e dell'esemplificazione, o della riformulazione e Alla fine degli esempi non inventati è sempre indicata esplicitamente la fon­
della rettifica ecc.). te. Sono stati utilizzati anche i seguenti corpora: CORIS, Corpus di italiano
La dimensione referenziale si occupa innanzitutto dei collegamenti che at­ scritto (Università di Bologna); LABLITA, Laboratorio linguistico italiano
traversano i vari enunciati di un testo: la natura di tali collegamenti può (Università di Firenze); SSLMIT, Corpus La Repubblica (Scuola superiore di
essere diretta (è il caso tipico dei pronomi: Marco e Michela sono usciti. Lui lingue moderne per interpreti e traduttori); e i corpora privati dell'Università
aveva un impegno di lavoro.) oppure indiretta, mediata ad esempio dalle co­ di Basilea LISULB (Linguistica italiana sincronica Universita di Losanna e Ba­
noscenze enciclopediche lessicali (Ho l'auto dal meccanico. Lo sterzo ha dei silea) e PUNT-IT (Punteggiatura italiana contemporanea).
problemi.); la direzione dei collegamenti può essere di natura anaforica (è il Gli inserti in carattere bastone sono precisazioni e problematizzazioni pun­
caso più comune, come negli esempi appena utilizzati) oppure cataforica ( Ti tuali.
dico solo una cosa: sii prudente.); per ciascun tipo di collegamento si danno
indicazioni sulla forma e sulle varie relazioni di significato che presiedo­
no ai meccanismi di ripresa (dalla semplice ripetizione della stessa parola a
formulazioni sinonimiche o equivalenti sul piano referenziale, a relazioni
indirette di contiguità semantica). All'interno della dimensione relaziona­
le è collocata l'articolazione degli enunciati in topic (ciò di cui si parla) e
comment (ciò che si dice a proposito del topic); alla definizione di questi

22 23
Parte prima
La parola
1
Le proprietà generali delle parole

1. Le parole in generale

Gli elementi linguistici che chiamiamo parole sono elementi caratterizzati


dalle due proprietà seguenti:
a) possono occupare posizioni diverse all'interno della frase;
b) non possono essere spezzati da altre parole.
Prendiamo il caso della parola sorriso. Essa può effettivamente occupare posi­
zioni diverse all'interno della frase; nelle due frasi seguenti, la parola sorriso è
infatti collocata rispettivamente all'inizio e alla fine della frase, svolgendo le
funzioni di soggetto e di complemento oggetto:

Un sorriso fa sempre piacere


Vorrei almeno un sorriso

Inoltre, non è possibile spezzare sorriso introducendo un'altra parola al suo


interno: *sorbelriso.
A ben guardare, anche nella parola sorriso si possono riconoscere due par- Radice e desinenza
ti distinte: sorris-, che contiene il significato di base della parola, e l'ele-
mento -o, che ci dà due informazioni: la parola è singolare e di genere ma-
schile. All'interno delle parole si possono dunque individuare due
componenti: uno che contiene il significato di base della parola e che chia-
meremo radice (nel nostro esempio sorris-); l'altro che dà informazioni di
vario tipo: ad esempio, il numero e il genere per una parola come sorriso;
questo secondo elemento lo chiameremo desinenza (nel nostro esem-
pio: -o).

In effetti è possibile procedere a classificazioni più articolate: così, ad esempio, si può


indicare con tema l'elemento che contiene il significato di base di una parola e che rima­
ne (sostanzialmente) costante al variare delle desinenze (sorris-o, sorris-i), riservando
invece il termine radice all'elemento comune a più parole, che testimonia un legame
profondo di significato (le parole amore. amante, amicizia, amico ecc. hanno come radi­
ce am-).

27
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 1. Le proprietà generali delle parole

2. I tipi sintattici delle parole zione dei significati delle parole che costituiscono la frase; la prova è che, se
scegliamo bene i significati, possiamo inserire senz'altro carota nella sequenza
Le parole possono essere distinte in tipi sintattici. Tra quelle che studieremo, pertinente per individuare il nome, vale a dire "articolo-X-aggettivo-verbo":
riconosciamo in particolare:
• il verbo; La carota matura contiene molta vitamina A
• il nome (o sostantivo);
• l'aggettivo; 3. La forma delle parole
• il pronome;
• l'avverbio; Vi sono tipi sintattici di parola la cui forma non subisce mai variazioni inter- Variabili
• l'articolo; ne, qualunque sia l'unità linguistica in cui si manifestano: queste parole sono e invariabili
• la preposizione; dette invariabili. Appartengono a questo insieme gli avverbi, le preposizioni
• la congiunzione. e le congiunzioni.

Alrinterno della frase le parole formano dei gruppi che vengono caratte� izzati dal tipo sint�ttico Vi sono preposizioni, come ad esempio di e in, che si fondono con l'articolo che le segue:
dominante: questi gruppi di parole si chiamano sintagmi. Così, ad esempio, � e nell� fr�se Miche­ di+ il= del, in + il= nel ecc. Questa non è tuttavia una vera e propria variazione interna
la dormiva abbiamo un sintagma nominale e un sintagma verbale formati da un unica parola, della parola, ma una modificazione della forma dovuta all'unione di due parole.
rispettivamente un nome (Michela) e un verbo (dormiva), in una frase un po' più ricca co�e L�
zia di Marco abita a Roma avremo ancora due sintagmi principali dello stesso tipo, ma realizz� t1
dalla combinazione di più parole: La zia di Michela, che sarà un sintagma nominale costruito Gli altri tipi sintattici di parola sono invece variabili: il nome, l'articolo, il
attorno al nome zia, e un sintagma verbale abita a Roma, che sarà dominato dalla forma verbale pronome, il verbo, l'aggettivo. Essi sono caratterizzati dalla distinzione in
abita. Il problema è complesso e verrà affrontato nella Parte seconda, dedicata alla frase. radice e desinenza che abbiamo già incontrato: ad esempio, spesso il nome
assume forme diverse in funzione dell'opposizione di genere tra femminile e
La classificazione delle parole in nomi, aggettivi ecc. prende in considerazio­ maschile e dell'opposizione di numero tra singolare e plurale:
ne proprietà legate alla loro forma. Senza discuterle in dettaglio, ci limitere­
mo qui ad affrontare il caso del nome. professor�-professoressa
Possibilità Il criterio fondam entale che distingue il nome dagli altri tipi di parole sono le professor�-professorI
di combinazione sue particolari possibilità di combinazione all'interno della frase. Più preci­ professoressa-professoresse
samente, una parola classificata come nome è una parola che può entrare al
posto di X nella sequenza "articolo-X-aggettivo-verbo". Infatti, il nome ma­ La forma può darci delle indicazioni di massima sulla categoria sintattica cui
nifestazione può comparire nella frase seguente: appartiene la parola: così, una parola che accetti come desinenze solo quelle
che definiscono il numero non sarà sicuramente un verbo o un pronome, ma
La manifestazione sportiva ha avuto un enorme successo piuttosto sarà un nome o un aggettivo privo di variazioni di genere (casa-case;
utile-utili). Inoltre alcune classi, come quelle dell'articolo o dei pronomi, so­
Non si può dire lo stesso riguardo alla congiunzione perché, all'avverbiofre­
no formate da un numero ben definito di parole che non può essere arric­
quentemente ecc.:
chito: si dicono per questo classi chiuse; diverso è il caso delle classi aperte
*La perché/frequentemente sportiva ha avuto un enorme successo (nomi, verbi, aggettivi e avverbi), formate da un numero indefinito di parole
che può anche essere accresciuto.
Osserviamo che le possibilità di combinazione che sono pertinenti per di­ Nonostante tutto questo, va però sottolineato che, in generale, si può defini­
stinguere i tipi di parole riguardano la forma, e non il significato. Conside­ re con certezza il tipo sintattico di una parola solo inserendola in un contesto,
riamo la frase seguente, che è senz'altro strana: in una frase. Un c.aso che può presentare qualche difficoltà riguarda la distin­
zione tra aggettivo e avverbio: in una frase come Marco è moltoforte, l'ultima
??La carota sportiva ha avuto un enorme successo parola va considerata un aggettivo (con un soggetto plurale avremmo infatti
la variazione della desinenza: Luca e Marco sono molto farti); invece in Lo
Ora, il fatto che essa sia strana non ci conduce a dire che carota non è un nome: hanno colpito moltoforte, la formaforte, che in questo caso non ammette va­
si tratta infatti di un'inaccettabilità dovuta non alla forma ma alla combina- riazioni, andrà considerata un avverbio.

28 29
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 1. Le proprietà generali delle parole

4. La formazione delle parole Il prefisso è una forma legata posta a sinistra della forma libera a cui si aggiun- Prefissi
ge. Esso ha la proprietà di non cambiare mai la categoria sintattica della for- e suffissi
Tra le parole italiane, ci sono parole che sono costruite a partire da altre pa­ ma che modifica. Pensiamo all'aggettivo utile: se aggiungiamo il prefisso in-,
role e parole che, invece, non lo sono. Le prime vengono chiamate parole ne cambiamo il significato, che da positivo si fa negativo (inutile), ma la cate-
complesse; le altre vengono chiamate parole semplici. goria sintattica rimane quella di aggettivo.
Parole complesse Ad esempio, il nome dentista è complesso, perché formato a partire dal nome Il suffisso è una forma legata posta a destra della forma libera; esso può cam­
e parole semplici semplice dente cui viene aggiunto l'elemento -ista; o ancora, il verbo com­ biare la categoria sintattica della forma libera a cui si aggiunge: pensiamo
plesso nazionalizzare deriva, grazie all'aggiunta di -izzare, dall'aggettivo ancora all'aggettivo utile, che con l'aggiunta del suffisso -ita diventa utilita,
complesso nazionale, il quale deriva a sua volta dal nome semplice nazione ossia un nome.
con l'aggiunta di -ale; infine il nome lavapiatti è costituito dalla forma verba­ Il suffisso non agisce su qualsiasi tipo di categoria sintattica. Dal punto di
le lava e dal nome piatti. vista della forma, esso seleziona parole appartenenti a determinate categorie
sintattiche e a volte agisce solo su particolari sottoinsiemi di esse. Dal punto
Parliamo di formazione delle parole solo quando tra le parole in gioco si percepisce un lega­ di vista del significato, normalmente il suffisso modifica in modo costante il
me di significato trasparente, e non quando c'è una semplice somiglianza formale; così, non significato delle parole a cui si applica.
diremo ad esempio che il nome mattone deriva dall'aggettivo matto, perché i significati delle
due parole sono completamente autonomi l'uno dall'altro. Illustriamo quanto abbiamo appena detto soffermandoci sul suffisso -aio. Es­
Il fenomeno della formazione delle parole a noi interessa in quanto fenomeno sincronico, so si applica solo a parole del tipo nome, e dà come risultato ancora dei nomi:
cioè riconoscibile e produttivo all'interno dell'italiano odierno. Non ci occupiamo invece del­ fioraio, benzinaio, orologiaio ecc.; non si può dunque unire a verbi, aggettivi o
la formazione delle parole in quanto fenomeno diacronico, vale a dire avvenuto nel corso avverbi: *camminaio, *contentaio, *spessaio. Inoltre, questo suffisso si applica
del tempo a partire tipicamente dal latino o dal greco. Così, una parola come telefono viene solo ai nomi concreti e comuni, e non a nomi astratti o propri: *speranzaio,
considerata semplice, anche se formata dall'unione di due parole di origine greca: tele "(da)
lontano" (dal greco te/e) e fono "voce" (dal greco phoné). *disgraziaio, *Marcaio ecc. Dal punto di vista del significato, il suffisso -aio
indica in genere un'attività che ha a che fare con il significato del nome a cui
Le parole complesse si suddividono in parole composte e in parole derivate. si aggiunge: così, il fioraio vende fiori, l'orologiaio vende e ripara orologi ecc.;
Forme libere Le parole composte, come capostazione, sono parole che sono costituite da a volte, può indicare un luogo che ha a che fare con il significato del nome a
e forme legate forme libere, vale a dire da forme che possono essere impiegate anche da sole cui si aggiunge: pollaio, letamaio ecc. Dato questo suo particolare significato,
( capo e stazione). il suffisso -aio è compatibile solo con nomi che possono essere modificati da
Le parole derivate sono formate da una forma libera e da una (o più) forma le­ quel particolare tipo di significato; non avremo così, ad esempio, né 'fiumaio,
gata, vale a dire da una forma che non può essere utilizzata da sola: infioraio, ad né *casaio, né *squalaio ecc.
esempio, possiamo riconoscere una forma libera (fiore) unita a una forma legata
Anche le desinenze sono forme legate, e possono essere considerate dei suffissi che trasmet­
(-aio), che può realizzarsi solo in unione con una forma libera, pur avendo un tono informazioni di natura grammaticale, ossia categorie semantiche più generali come il
suo significato (-aio indica un'attività relativa al significato della forma libera numero, il genere, il tempo ecc. I suffissi si possono cumulare in una stessa parola derivata,
cui si lega:fioraio è colui che svolge un'attività relativa ai fiori). tenendo sempre le desinenze in posizione finale: così il suffisso -oso, che si unisce prevalen­
temente a nomi e forma aggettivi, permette la variazione della desinenza secondo le forme
4.1. La composizione Le parole semplici a partire dalle quali si formano pa­ del genere e del numero (polverosa, polverose, polveroso, polverostì.
role complesse per composizione possono appartenere a diverse categorie
sintattiche: ad esempio, possiamo trovare due nomi (capostazione), un nome 4.3. L'alterazione Un caso particolare di derivazione è quello realizzato
dall'alterazione.
e un aggettivo (camposanto), un verbo e un nome (lavastoviglie), due verbi
(saliscendi), due aggettivi (agrodolce). I suffissi alterativi modificano il significato della parola di partenza aggiun­
gendo una valutazione. Sulla base del tipo di valutazione che esprimono, essi
Vi sono anche ( ma sono rare) parole composte formate da tutta una frase (non­
si suddividono in: suffissi diminutivi (casina), suffissi accrescitivi (casona),
tiscordardime), oppure da un verbo, da una congiunzione e da un altro verbo
suffissi dispregiativi (casaccia), suffissi vezzeggiativi (casetta, casuccia).
(vaevieni), o ancora da un verbo, una preposizione e un nome (saltimbocca) ecc.
I suffissi alterativi hanno alcune proprietà grammaticali caratteristiche; tra le
più importanti, ricordiamo che essi non cambiano mai la categoria sintattica
4.2. La derivazione Le forme legate, grazie alle quali si costruiscono parole
della parola di partenza: un nome alterato resta un nome ( come mostrano
complesse per derivazione, possono essere prefissi o suffissi.

30 31
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 1. Le proprietà generali delle parole

per il nome gli esempi dati sopra); inoltre, quando si aggiungono a parole espressioni linguistiche. Così, a causa del loro significato, solo i nomi di mas­
derivate, essi trovano sempre posto tra i suffissi e le desinenze di genere e di sa accettano di essere preceduti dall'articolo partitivo del:
numero: libreriona,artistaccio,occhiatina ecc.
Un tipo di alterazione a se stante è costituita dall'alterazione dei verbi: gio­ Ho comprato del latte
cherellare,baciucchiare ecc. *Ho comprato del libro

4.4. Altri processi Si possono riconoscere processi di formazione di parole c) Vi sono, per finire, variazioni importanti di significato che risultano dal­
variamente distinti dalla derivazione e dalla composizione. Il più importante la variazione della forma di una stessa parola. Particolarmente interessanti a
è quello della conversione in cui, pur in assenza di suffissi, è possibile modi­ questo riguardo sono i verbi. Pensiamo alla differenza di significato tra:
ficare la categoria sintattica della parola: così, dall'aggettivo vicino possiamo
ricavare il nome (il) vicino; del resto abbiamo già osservato come la definizio­ cadevo-cadrò
ne della categoria sintattica di una parola dipenda dalla frase in cui è inserita. cadevo-sono caduto
Altri processi di formazione, meno regolari e diffusi, si basano sulla riduzio­
ne della parola di partenza. Tra di essi, ricordiamo abbreviazioni che risul­ Gli elementi della coppia cadeva-cadro si oppongono riguardo al tempo: il pri­
tano dalle lettere iniziali delle parole di un'intera espressione (si tratta delle mo evoca un fatto collocato nel passato, il secondo uno collocato nel futuro.
sigle, o acronimi: ONU, FIAT o Fiat ecc.) o tramite l'eliminazione dell'ultima Gli elementi della coppia cadevo-sono caduto si oppongono relativamente
parte di una parola (profo prof, ma anche tele da televisione). Un meccani­ all'aspetto: il primo può presentare il cadere come un evento in corso, di cui
smo ancora diverso prevede la fusione e riduzione di parole originariamente si coglie un particolare istante del suo svolgimento; infatti si può dire:
indipendenti: da Poliziaferroviaria si è creata Poljèr ( si tratta delle cosiddette
"parole macedonià'; a questo tipo si possono ricollegare formazioni come: Mentre cadevo, sono riuscita a vedere chi mi aveva spinto
meccatronica, da meccanica + elettronica; palaghiaccio, da palazzo + ghiaccio;
narcotraffico,da narcotici+ traffico ecc.). La forma sono caduto presenta invece l'evento come qualcosa di compiuto,
di non analizzabile nei successivi istanti del suo accadere; per questo è molto
5. Il significato delle parole strano dire:

11
Riguardo al significato delle parole, si possono proporre tre considerazioni Mentre sono caduta, sono riuscita a vedere chi mi aveva spinto
generali.
a) Ogni tipo sintattico di parola è caratterizzato da un tipo particolare di si­ 6. Le relazioni di significato tra le parole
gnificato: ad esempio, basta l'intuizione per rendersi conto che il significato
di un articolo è completamente diverso, e nettamente più povero, rispetto al Dal punto di vista del significato, l'insieme delle parole di una lingua è un
significato di un nome; o ancora si può pensare alla differenza, più sottile, tra il sistema organizzato.
significato di un aggettivo (dolce) e dell'avverbio da esso derivato (dolcemente).
b) All'interno di un tipo di significato si possono poi distinguere diversi 6.1. Il campo di significato Possiamo osservare anzitutto che le parole posso­
sottotipi di significato. Prendiamo l'esempio del nome. Ci sono nomi che si no essere raggruppate in funzione del campo di significato (o campo seman­
riferiscono a entità numerabili, vale a dire a entità di cui si può dire due N,tre tico) a cui si riferiscono.
N ecc.; e nomi che si riferiscono a entità non numerabili, o di massa, di cui Riconosciamo ad esempio un insieme di parole il cui significato copre il campo
non si può dire due N,tre N ecc.: del colore: rosso,verde,giallo ecc.; o, ancora, insiemi di parole il cui significato
copre il campo degli animali, delle professioni, delle virtù, dei sentimenti ecc.
due tavoli, tre sedie, quattro medici ecc. All'interno di un particolare campo di significato si possono poi individuare
*due sangui, *tre diffidenze, *quattro sabbie ecc. altri campi (o sottocampi) di significato; ad esempio, all'interno del campo
del colore si può individuare il campo del rosso, coperto da parole come cre­
La distinzione tra nome numerabile e nome di massa è una distinzione che misi, vermiglio,scarlatto ecc.
riguarda il significato, ma che ha anche delle conseguenze sulla forma delle In funzione dei campi e dei sottocampi di significato, le parole del vocabola-

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 1. Le proprietà generali delle parole

rio si suddividono dunque in insiemi e sottoinsiemi di parole caratterizzate rosso; onesta è un iponimo di virtu; comprare di prendere ecc. Quando siamo
da una certa omogeneità dal punto di vista del significato. di fronte a entità individuali (oggetti, animali, persone), possiamo dire che
Le parole appartenenti a un particolare campo di significato sono inoltre questa entità è un membro della classe di oggetti ecc. denotati dalla parola
caratterizzate da ulteriori relazioni di significato. Di queste relazioni, ve ne di carattere generale: così, ad esempio, la mucca è un membro dell' insieme
sono di molti tipi; noi qui ci limiteremo a elencare le relazioni di significato degli animali. Quando siamo di fronte a proprietà, possiamo dire che la
più note. proprietà denotata dall'iponimo è un tipo di proprietà denotata dalla paro­
la generale: ad esempio, il colore cremisi può essere definito come un tipo
6.2. Le relazioni di opposizione I significati delle parole possono intrattenere di rosso.
diverse relazioni di opposizione: ricordiamone alcune. La relazione di iperonimia è speculare alla relazione di iponimia: se cremisi è Specularità
Opposizione Vi è anzitutto l'opposizione non graduabile. Essa caratterizza ad esempio un iponimo di rosso, rosso è un iperonimo di cremisi. e gerarchia
non graduabile coppie di parole come vivo-morto, pari-dispari, concreto-astratto, terrestre­ Le relazioni di iponimia/iperonimia possono realizzarsi su più livelli gerar-
extraterrestre ecc. Le parole che si oppongono in questo modo hanno la se­ chici: così, mucca è iponimo di mammifero, e mammifero è a sua volta ipo-
guente proprietà: la verità di un elemento della coppia implica la falsità nimo di animale. Osserviamo, inoltre, che le relazioni di iponimia e di ipe-
dell'altro elemento, e viceversa; così, se un numero è pari, sarà falso dire che ronimia sono transitive: se mucca è iponimo di mammifero, e mammifero è
è dispari, se invece è dispari sarà falso dire che è pari. Torniamo a vivo e morto: iponimo di animale, allora mucca è iponimo di animale; e questo vale anche
tranne in impieghi particolari (pensiamo a espressioni come semi vivo, mezzo nella direzione contraria di iperonimia.
morto, piu morto che vivo), è infatti vero che se qualcuno è vivo è necessaria­
mente non morto, e che se qualcuno è non morto è necessariamente vivo. 6.4. Le relazioni parte-tutto e tutto-parte Come dice il suo nome, la relazione
Opposizione Vi è in secondo luogo l'opposizione graduabile, che caratterizza coppie di parte-tutto è presente tra una parola che indica una parte e una parola che in­
graduabile parole qualifreddo-caldo, grande-piccolo, dolce-amaro ecc. In questo caso, le dica il tutto che contiene quella parte. Essa caratterizza ad esempio le coppie
proprietà che stanno in opposizione possono essere possedute in maggiore o occhio-testa, pagina-libro,faglia-albero, campanile-chiesa ecc.
minore misura: pensiamo alle espressioni grandissimo, abbastanza grande, La relazione tutto-parte è l'esatto inverso della relazione parte-tutto.
piu grande di ecc.
A differenza di quanto abbiamo osservato per l'opposizione non graduabile, Questo tipo di relazione di significato è molto vicino alla relazione di iponimia e iperonimia,
nel caso dell'opposizione graduabile, se possiamo dire che dalla verità di un ma se ne differenzia. Per rendercene conto, pensiamo al fatto che non si può dire né che un
occhio è un membro dell'insieme di entità denotato da testa, né che un occhio è un partico­
significato (ad esempio freddo) discende la falsità dell'altro (vale a dire non lare tipo di testa.
caldo), non possiamo dire che dalla falsità dell'uno discende necessariamente
la verità del significato opposto: qualcosa di non caldo non è necessariamen­ 6.5. La relazione di sinonimia Definire sommariamente la relazione di sino­
te freddo, potrebbe essere ad esempio tiepido. nimia è facile: essa può essere definita come quella relazione che caratterizza
Opposizione Vi è in terzo luogo l'opposizione del tipo inversione. Essa caratterizza coppie le parole dotate dello stesso significato: così, ad esempio, mamma è sinonimo
per inversione di significati come marito-moglie, dottore-paziente, sopra-sotto, comperare­ di madre.
vendere ecc. Si tratta di significati in cui si invertono i ruoli delle entità coin­ Definire la sinonimia in modo più preciso è invece un'operazione più diffici­
volte nella relazione: ad esempio, se Michela è la moglie di Marco, allora le, perché di fatto vi sono più gradi di sinonimia.
Marco è il marito di Michela; o ancora, se Michela ha venduto qualcosa a Vi è la sinonimia totale, che si riscontra molto raramente, e che consiste in Sinonimia totale
Marco, allora Marco ha comperato questa stessa cosa da Michela. una coincidenza totale del significato: essa è molto rara, e caratterizza ad
Opposizione Riconosciamo ancora l'opposizione direzionale, che caratterizza il significa­ esempio la coppiafebbrifugo-antipiretico.
direzionale to di coppie di parole quali dentrofuori, su-giu, arrivare-partire ecc. Nel loro Vi è la sinonimia parziale, che è il tipo di sinonimia più diffuso, e che mette Sinonimia parziale
impiego più tipico, queste parole si riferiscono a una posizione o a un moto in gioco una coincidenza parziale dei significati. Pensiamo alle parole donna
opposti rispetto a un dato luogo. e signora: per certi versi, esse hanno lo stesso significato, come mostra l'equi-
valenza delle due frasi seguenti:
6.3. Le relazioni di iponimia e di iperonimia La relazione di iponimia vale tra
un significato di carattere specifico e un significato di carattere più gene­ L'ho visto assieme a una bella donna
rale. Ad esempio, mucca è un iponimo di animale; cremisi è un iponimo di L'ho visto assieme a una bella signora

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 1. Le proprietà generali delle parole

Per altri versi, queste due parole hanno un significato divergente: ad esempio, caso particolare) si può confrontare la forma week-end con il calcofine set­
signora può voler dire "donna che mostra una certa raffinatezza di gesti, di timana.
abitudini"; è per questo che si può dire: Il fenomeno dei forestierismi è stato a lungo un tema linguistico attraversato Atteggiamenti
da posizioni o pregiudizi ideologici e politici: gli atteggiamenti puristici - puristici
Questa donna è una vera signora che vorrebbero idealmente eliminare o, nelle forme più moderate, ridurre più e visione diacronica
o meno drasticamente la presenza di voci straniere - si sono più volte mani-
Pensiamo ancora alle parole mamma e madre che, se è vero che si riferiscono festati nella storia della lingua italiana (l'esempio più noto è stata la politica
allo stesso individuo, sono distinte dal fatto che la prima ha un carattere più linguistica del fascismo); lo stesso termineforestierismo non è forse del tutto
familiare della seconda. privo di connotazioni negative (anche se nettamente più limitate rispetto al
suo "sinonimo" barbarismo). Una visione diacronica del fenomeno dimostra
7. Fenomeni dell'uso il fallimento di qualsiasi tentativo di fermare alle frontiere i termini stranieri:
il che certo non vuol dire assumere un atteggiamento passivo, e sostanzial-
7.1. I forestierismi Con forestierismo si intende tipicamente un'influenza mente pigro o snobistico, di acquisizione generalizzata di forestierismi. Il
straniera nei fenomeni di acquisizione e formazione di parole dell'italiano. Il principio generale sarà sempre quello della disponibilità e dell'efficacia del
caso più evidente è legato agli influssi dell'inglese: il suo indiscusso predomi­ corrispondente italiano: così, ad esempio, a trend si può sostituire tendenza,
nio, unito a una sempre maggiore familiarità con le lingue straniere, ha por­ mentrefon ( o phon) sarà difficilmente sostituito, soprattutto nel parlato, dal
tato alla diffusione di termini inglesi (o americani) che tendono a conservare più pesante asciugacapelli.
la grafia originaria; per quanto riguarda la pronuncia, invece, le parole "fore­ Si possono poi fare delle considerazioni più strettamente linguistiche. Da un
stiere" subiscono adattamenti più o meno marcati: è così anche per termini lato la diffusione dei forestierismi deve essere valutata tenendo conto delle
comuni come sport, tunnel, hotel, marketing ecc. varietà dell'italiano: è evidente che linguaggi settoriali come quello dell'in­
Gradi Ali' interno dei forestierismi lessicali si possono distinguere varie classi di pa­ formatica avranno una significativa frequenza di anglicismi (ossia di termini
di adattamento role che presentano gradi diversi di adattamento alle forme dell'italiano: se derivati dall'inglese); dall'altro, per valutare l'impatto reale del fenomeno
parole come charme o killer conservano la grafia della lingua d'origine, ri­ nell'italiano dell'uso andranno verificate le presenze in percentuale dei fo­
spettivamente il francese e l'inglese, parole comefiordo (dal norvegesef}ord) restierismi all'interno delle parole fondamentali dell'italiano, ossia di quel
o besciamella ( dal francese béchamel) sono pienamente adattate alle norme sottoinsieme di parole che costituisce, con la classificazione proposta da Tul­
dell'italiano, e possono anche passare inosservate. In effetti molte parole nate lio De Mauro, le parole fondamentali (poco più di 2.000 parole), di alto uso
come forestierismi con il passare del tempo vengono percepite come parole (circa 2.500) e di alta disponibilità (poco meno di 1.900) dell'italiano. Entro
con piena cittadinanza italiana: si pensi a carciofo o a bistecca, derivate rispet­ i confini delle parole fondamentali e di alto uso, che costituiscono il nucleo
tivamente dall'arabo e dall'inglese; qui entra in gioco la dimensione sincro­ centrale e condiviso dalla stragrande maggioranza degli italiani, i forestieri­
nica dell'analisi, che deve tenere conto (cosa non sempre facile) di come le smi hanno una presenza molto ristretta, dell'ordine dell' 1%.
parole vengono attualmente utilizzate e valutate.
Prestiti e calchi Si possono ricondurre i forestierismi a due fondamentali modalità di arric­
chimento del lessico: i prestiti e i calchi. Parole come software, weekend (o
anche week-end),folklore ( o anchefolclore), charme, baguette, Hinterland ( o
anche hinterland o interland),formattare (dall'inglese toformat), derapare
(dal francese déraper) sono prestiti, ossia parole straniere che entrano
nell'italiano senza alcun mutamento formale o con minime normalizzazio­
ni, più evidenti nel caso dei verbi. I calchi sono invece delle trasposizioni di
parole straniere che vengono per così dire ricreate all'interno delle struttu­
re fonetiche, morfosintattiche e lessicali dell'italiano: si pensi ad esempio a
messinscena ( dal francese mise en scene), a grattacielo (dall'inglese skyscaper)
o a realizzare (nel senso di "rendersi conto, comprendere", dall'inglese to
realize); per cogliere la differenza rispetto ai prestiti (di cui i calchi sono un

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2
IL verbo

Il verbo è sicuramente il tipo sintattico di parola più importante, sia dal pun­
to di vista della forma ( il verbo presenta il maggior numero di variazioni della
desinenza) sia per ciò che riguarda il significato (attorno al verbo viene a com­
porsi l'intero significato della frase). Proprio per questa centralità del verbo
in rapporto alla frase, esso verrà ripreso nelle Parti seguenti: ad esempio, il
concetto di valenza e il concetto di transitività/intransitività saranno svilup­
pati nella Parte seconda, dedicata alla struttura sintattica della frase semplice;
la distinzione tra forma attiva e forma passiva sarà qui solo accennata e verrà
ripresa in modo più ampio in relazione ai tipi di frase (CAP. 11).

1. Le forme dei verbi

1.1. I tipi di variazione I verbi sono caratterizzati da un insieme di forme


molto ricco. Più precisamente, essi possono variare:
a) nella persona: si distinguono la prima persona (riferita a chi parla o scri­
ve), la seconda (riferita all'interlocutore o destinatario) e la terza persona (ri­
ferita a chi non è direttamente coinvolto nello scambio comunicativo);
b) nel numero singolare o plurale: si distinguono il singolare e il plurale del­
la prima persona (io canto, noi cantiamo), della seconda persona (tu canti, voi
cantate), della terza persona (egli/lui canta, essi/loro cantano);
c) nel genere femminile o maschile, in presenza delle forme del participio
e e
passato (lei andata, lui andato; ho mangiato una mela, l'ho mangiata);
d) nel modo. Si distinguono: i modi finiti, in quanto danno sempre indica­
zioni precise (in particolare persona e numero) sul soggetto: indicativo (io
canto), congiuntivo (io canti), condizionale (io canterei), imperativo (can­
tate); i modi indefiniti, in quanto non danno indicazioni sulla persona del
soggetto, e solo nel caso del participio passato ne definiscono il numero e il
genere: gerundio (cantando), participio (cantato, cantata, cantati, cantate),
infinito (cantare);
e) nel tempo, che si definisce in relazione ai vari modi: l'indicativo si suddi­
vide in presente, passato prossimo, futuro, futuro composto, imperfetto, tra­
passato prossimo, passato remoto, trapassato remoto; il congiuntivo si suddi-

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 2. Il verbo

vide in presente, passato, imperfetto, trapassato; il condizionale si suddivide Accanto ai verbi riflessivi ci sono anche i verbi più genericamente pronomi- Forme pronominali
in presente e passato; l'imperativo ha solo la forma presente; il gerundio, il nali, ossia verbi con un elemento pronominale che ha perso la sua autonomia
participio e l'infinito si suddividono in presente e passato; di significato ed è diventato parte integrante e ineliminabile del significato e
/J nella diatesi, che distingue tra le forme attive e le forme passive. La distin­ della coniugazione del verbo a cui è unito (io mi pento, tu ti penti ecc.). Osser-
zione riguarda il diverso rapporto del soggetto rispetto all'azione: nel caso viamo infatti le frasi seguenti:
della forma attiva il soggetto realizza un certo evento (Marco ha vinto un
premio) o gli viene attribuita una determinata proprietà (Marco e molto sim­ Mi pento di quello che le ho detto
patico), mentre nella forma passiva il soggetto "subisce" l'evento, che viene ti­ Ti sei arresa troppo presto
picamente realizzato da un'altra entità (Marco e stato premiato da una giuria Marco g è ribellato alle richieste del suo gruppo
internazionale).
Se togliamo le forme mi, ti, si, le frasi perdono la loro accettabilità ( *Pento di
1.2. Le coniugazioni dei verbi Dal punto di vista della forma, i verbi possono quello che le ho detto): ciò significa che in questi casi non siamo di fronte a dei
essere raggruppati in classi (le coniugazioni) e si suddividono in verbi rego­ reali pronomi riflessivi e quindi a forme verbali riflessive, ma appunto a dei sem­
lari e in verbi irregolari. plici verbi pronominali. Possiamo anche dire che, rispetto alle forme riflessive,
Verbi regolari I verbi regolari si suddividono in tre coniugazioni in funzione della loro de- le forme pronominali mancano di una vera e propria forma verbale corrispon­
sinenza all'infinito presente: dente (alla coppia dipingersi/dipingere non si può affiancare pentirsi/ *pentire).
a) i verbi della prima coniugazione, i quali terminano con la desinenza -are;
b) i verbi della seconda coniugazione, i quali terminano con la desinenza -ere; 2. Tipi di verbi
c) i verbi della terza coniugazione, i quali terminano con la desinenza -ire.
Ogni coniugazione è caratterizzata da un suo specifico insieme di forme. 2.1. I verbi ausiliari Alcuni verbi presentano due impieghi nettamente di­
Verbi irregolari All'interno di ciascuna coniugazione, si possono riconoscere dei verbi irrego­ stinti. Possono essere usati in modo del tutto autonomo, sia dal punto di vista
lari, ossia caratterizzati da forme particolari. Tra di essi troviamo verbi ad alta della forma che del significato, oppure possono essere al servizio di altri verbi
o altissima frequenza come avere, essere, bere, chiedere, conoscere, dare, dire, fondendosi con essi e formando così un'unica forma verbale. I verbi al servi­
Jàre, sapere, volere, potere, dovere, vivere, vincere ecc. zio di altri verbi sono detti verbi ausiliari e possono essere distinti in tre classi:
Vediamo un esempio di irregolarità. I verbi che terminano con -ere formano a) ausiliari morfologici (essere, avere), che completano la flessione verbale; Classificazione
il participio passato grazie al suffisso -uto: temuto, cresciuto, dovuto ecc. Esi­ più precisamente, definiscono la forma attiva o passiva di un verbo (ho colpi­ degli ausiliari
stono tuttavia altri verbi della seconda coniugazione che realizzano il parti­
to/sono stato colpito), i tempi (ho mangiato/avevo mangiato, sono andato/ero
cipio passato con forme diverse: interrotto, costretto, convinto, assunto, alluso,
andato), i modi (avrebbe mangiato,fòsse andato) e la persona (ho mangiato/
difeso, stato, espresso, disposto, mosso, parso ecc.
hai mangiato, sono andato/ sei andato).
Quando si è in dubbio su una determinata forma di un verbo, è buona norma utilizzare come
b) ausiliari modali (potere, dovere, volere), che indicano tre modalità fonda­
riferimento un dizionario, dove vengano riportate per ciascun verbo le forme principali e, in mentali con cui si può valutare un determinato evento, ossia secondo la pos­
particolare, le forme irregolari. sibilità, la necessità e la volontà. In una sequenza come Stavolta posso! devo/
voglio vincere, la scelta dell'ausiliare indica se la vittoria viene considerata dal
Forma riflessiva 1.3. La forma riflessiva e la forma pronominale In presenza di pronomi rifles­ locutore come possibile, necessaria o voluta.
sivi, riferiti al soggetto della frase, si è soliti definire come riflessiva anche la c) ausiliari aspettuali (cominciare a, continuare a,finire di ecc.), che espri­
forma del verbo. Così, nell'esempio mono particolari visualizzazioni dell'evento. Così, ad esempio, comincio a
leggere focalizza il momento iniziale dell'evento, mentrefini di leggere met­
Michela g dipinge le unghie terà in rilievo quello terminale. Molto diffuse sono le espressioni stare + ge­
rundio, andare + gerundio, venire + gerundio, che grosso modo visualizzano
si può parlare di un verbo riflessivo dipingersi, che avrà una sua coniugazione l'evento nel suo svolgersi.
(io mi dipingo, tu ti dipingi ecc.) distinguibile, proprio per la presenza delle
forme pronominali, da quella del verbo corrispondente dipingere (io dipingo, 2.2. I verbi copulativi V i sono dei verbi che assumono pienamente il loro
tu dipingi ecc.). significato solo grazie all'integrazione di sintagmi nominali, aggettivali ecc.:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 2. Il verbo

tali verbi vengono detti copulativi. Ricordiamo i più comuni: diventare,pa­ pretazione deve fare riferimento alla situazione in cui è stato prodotto l'e­
rere,sembrare,stare,restare. nunciato che la contiene. Ad esempio, l'avverbio qui in Sto bene IJ!!:.i può esse­
re interpretato solo a condizione di sapere dove si trova il locutore nel
Michela sembra una ragazzina momento in cui si esprime. In altre parole, ìl significato di qui muta a seconda
Marco è diventato grande del luogo in cui si trova il locutore. Con anaforico invece si intende, in senso
generale, qualsiasi elemento che richiede per la sua interpretazione il riferi­
In queste frasi le espressioni sottolineate formano il cosiddetto predicato mento a un altro elemento espresso o sottinteso nel contesto linguistico: così,
nominale, ossia una predicazione formata da un verbo copulativo e da una in Marco e Michela sono arrivati: lui sembrava allegro,il pronome lui va inter­
"parte nominale" (tipicamente, un sintagma nominale o aggettivale). Si può pretato anaforicamente, collegandolo a un elemento della frase precedente
facilmente notare come la caratteristica comune ai verbi copulativi (da copu­ (Marco).
la,che significa "unione") sia quella di essere "poveri" dal punto di vista del La distinzione tra deittico e anaforico si riflette nella distinzione morfologica Tempi semplici
significato e quindi bisognosi di essere ulteriormente determinati. tra tempi semplici (presente, imperfetto, passato remoto, futuro semplice, che e tempi composti
sono formati all'attivo senza ausiliari: amo,amavo,amai,amero) e tempi com-
3. La formazione dei verbi posti (passato prossimo, trapassato prossimo, trapassato remoto, futuro com-
posto, che anche all'attivo presentano gli ausiliari: ho amato,avevo amato,ebbi
Come i nomi e gli aggettivi, i verbi possono essere semplici (mangiare,scrive­ amato,avro amato). I tempi semplici hanno tipicamente un valore deittico,
re,saltare ecc.), oppure complessi: in questo caso possono essere formati per ossia fanno diretto riferimento al tempo dell'enunciazione, qualificando l'e-
derivazione o per alterazione. vento come presente (amo),passato (amavo, amai) o futuro (amero); i tempi
Per quanto riguarda la derivazione, i verbi possono essere formati per suffis­ composti trasmettono tipicamente dei valori anaforici, ossia collocano l'evento
sazione a partire da nomi e da aggettivi, e ciò essenzialmente grazie ai suffissi non più in relazione diretta con il momento dell'enunciazione ma con un altro
seguenti: -are e -ire (viaggiare, baciare,fiorire ecc.), e si tratta in questo caso momento o evento rispetto al quale indicano una relazione di anteriorità: nel
della semplice aggiunta della desinenza dell'infinito del verbo; -eggiare (fol­ caso del passato prossimo, questo momento si sovrappone al momento dell'e-
leggiare,guerreggiare ecc.); -ifìcare (parifìcare, beatifìcare ecc.); -izzare (scan­ nunciazione, mentre per i trapassati o il futuro composto il momento di riferi-
dalizzare,.fraternizzare ecc.). mento andrà ricavato di volta in volta dal contesto.
Nel caso della formazione di verbi a partire da verbi con suffisso, ci troviamo
tendenzialmente di fronte a verbi alterati: salterellare,sbaciucchiare,picchiet­ Il significato del presente indicativo Nel suo uso deittico, il presente indica Usi deittici
tare ecc. Dal punto di vista semantico, l'alterazione può comunicare una sfu­ che vi è prossimità temporale tra l'evento descritto e il momento dell'enun-
matura negativa (vivacchiare),un'attenuazione (canticchiare),un'attenuazio­ ciazione. Più precisamente, la prossimità temporale può concretizzarsi come
ne unita a una ripetizione (salterellare). simultaneità, anteriorità e posteriorità del tempo del fatto descritto con il
I verbi conoscono anche una derivazione per prefissazione; tra i prefissi più tempo dell'enunciazione. Precisiamo.
diffusi ricordiamo: contra-,contro- (contrapporre,controfirmare ecc.) e de-,dis-, a) La simultaneità va intesa in senso largo, ossia nel senso che il momento
s- (decentralizzare, disapprovare, scongelare ecc.); oltre al valore negativo che dell'enunciazione è incluso nel tempo del fatto descritto:
condivide con de- e dis-,il prefisso s- ha valore intensificativo (sbattere ecc.).
In questo momento, Michela dorme
4. I tempi verbali In questo periodo, Michela� ammalata
Ti prometto di venire
È la categoria che presenta il maggior numero di forme, distribuite in relazione Michela è una donna molto attiva
ai modi e in grado di trasmettere, oltre ai valori temporali, anche valori aspet­
tuali. Qui ci limitiamo alla temporalità espressa dalle forme dell'indicativo. b) L'anteriorità può realizzarsi come estrema prossimità con il presente: co­
sì, in una frase come Arrivo adesso da Roma,il tempo presente è equivalente
Valori deittici I tempi dell'indicativo Per descrivere il significato dei tempi verbali dell'in­ a un passato prossimo (Sono arrivato). Nei casi in cui la distanza temporale
e valori anaforici dicativo, ci serviremo dei concetti di deissi e di anafora. Sul concetto di deissi, sia molto netta, gli usi del presente sembrano comportare una sorta di sposta­
per ora ci basta sapere che viene detto deittico l'uso di una parola la cui inter- mento del locutore (e dell'interlocutore) nel passato, tale da renderlo "pre-

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 2. Il verbo

sente". Pensiamo all'esempio seguente formulato da qualcuno che descrive Certe caratterizzazioni, come quella di concessione (Sara anche molto in­
ciò che gli è successo una settimana (o un mese, un anno ecc.) prima: telligente, ma e antipatico) o di congettura (Avra si e no cinquant'anni), si
sovrappongono alla natura futura dell'evento descritto: qui i valori modali
Sono davanti allo sportello; improvvisamente, sento una pistola puntata contro la prendono il sopravvento su quelli temporali.
schiena Negli impieghi non deittici, il futuro semplice può avere un uso non deli­
mitato temporalmente: È cosi da sempre: l'invidiafàra sempre soffrire; op­
Questo uso del presente serve a "drammatizzare" il racconto, rendendo l' in­ pure un uso retrospettivo, in cui l'idea di posteriorità viene calcolata a par­
terlocutore una sorta di testimone oculare dei fatti, come è il caso dell'esem­ tire da un momento fissato nel passato: Disse che usciva un attimo: non lo
pio riportato. Qualcosa di simile avviene in enunciati come Giacomo Leopar­ vedranno piu.
di nasce a Recanati il 29 giugno I79S, dove un evento storico viene descritto al
presente (da qui l'etichetta di "presente storico" ). La differenza tra imperfetto e passato remoto indicativi Da un punto di vista
c) Il presente, se accompagnato da adeguate indicazioni temporali, può es­ temporale, questi due tempi semplici sono difficilmente distinguibili nei lo­
sere utilizzato per descrivere fatti posteriori al momento dell'enunciazione. ro usi deittici: entrambi collocano l'evento nel passato rispetto al momento
Anche qui vi può essere un'estrema prossimità con il presente (Adesso gli te­ dell'enunciazione. Così, in un esempio come Il 5.fèbbraio del I9SI Marco par­
lefono), oppure la distanza temporale può essere molto ampia, e in tali casi ti/partiva per Parigi la variazione dei tempi non ha alcun effetto sulla tem­
si percepisce la volontà, la decisione di realizzare l'evento o la sua necessità, poralità dell'evento, che rimane ancorata al s febbraio del 1981. Questo non
inevitabilità: vuol dire che non vi siano variazioni di significato, che coinvolgeranno in
misura più o meno forte i valori aspettuali. Qui ci limitiamo a osservare la
Questa sera vado al cinema tendenza dell'imperfetto a trasmettere relazioni temporali di contempora­
La prossima volta ce la faccio, sono sicura neità, mentre il passato remoto suggerisce piuttosto una successione di even­
L' iscrizione scade tra due anni ti; si confrontino infatti le due formulazioni seguenti:

Questi usi del presente con valore di posteriorità sono particolarmente dif­ Marco mangiava e guardava la televisione
fusi nell'italiano colloquiale, dove il presente ha quasi del tutto soppiantato Marco mangiò e guardò la televisione
le forme del futuro.
Usi non deittici Esistono anche impieghi del presente non deittici, ossia quando il riferimen­ Molti impieghi dell'imperfetto assumono dei valori modali che ne attenua- Valori modali
to al momento dell'enunciazione non è pertinente. Si pensi ad esempio alle no la temporalità deittica. È il caso ad esempio dell'imperfetto detto di cor-
definizioni scientifiche o alle generalizzazioni (in particolare i proverbi): tesia: Volevo del prosciutto, da intendersi come richiesta attuale, valida nel
momento dell'enunciazione; o ancora dell'imperfetto ludico, in cui si creano
Otto diviso due fu quattro realtà e ruoli immaginari per un gioco che si sta per svolgere nel presente (o
La balena� un mammifero se si vuole nell'immediato futuro): (Facciamo che) io ero un pirata e tu vivevi
In genere, gli uomini sono più egoisti delle donne in un'isola deserta.
Can che abbaia non morde
La differenza tra passato prossimo e passato remoto Nelle regioni del Nord
O ancora alle descrizioni geografiche o di luoghi: Italia, il passato remoto non è praticamente mai utilizzato nell'orale (mai,
nell'orale spontaneo): a esso si preferisce il passato prossimo; nel Sud Italia,
Berna� la capitale della Svizzera invece, è il passato remoto a essere più diffuso del passato prossimo. I due
Dal lato sud dell'altopiano scende un'ampia strada panoramica tempi sono in alternanza in Toscana e nell'Italia centrale, e nella comunica­
zione controllata e scritta: in questo caso, essi hanno significati diversi.
Il significato del futuro semplice Nel suo uso deittico, il futuro esprime un Più precisamente, dove sussiste l'alternanza, il passato prossimo viene usa­
evento posteriore al momento dell'enunciazione. Questo evento può essere to per riferirsi ad azioni passate che sono ancora pertinenti nel presente. La
caratterizzato come un fatto certo: La settimana prossima, arrivera Michela, pertinenza con la situazione presente può essere dovuta a diverse ragioni:
oppure come un evento richiesto: Domani, lo aiuterai. ad esempio, l'evento passato può avere ancora effetti materiali o psicologici

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 2. Il verbo

nel presente: Mi sono tras/èrito a Roma da piu di due anni (e ci vivo tuttora), Michela mangiava da due ore
Quand'era piccolo, ha avuto un brutto incidente d'auto (e ne porta ancora i Michela ha mangiato da due ore
segni, le conseguenze); oppure l'evento passato può essere molto prossimo al
presente: Stamattina ho incontrato Michela. Sempre per l'opposizione tra imperfettività e perfettività, l'interpretazione
Oltre a questa differenza di fondo, il passato prossimo e il passato remoto del sintagma da due ore è diversa: nel primo caso, si dice che l'attività di man­
sono caratterizzati da altre particolarità, da impieghi specifici possibili per giare durava da due ore, mentre nel secondo si dice che l'attività del mangiare
un tempo e impossibili per l'altro. Una delle più interessanti è la seguente. In era finita da due ore.
una subordinata, il passato prossimo può indicare un fatto futuro; ciò non
è possibile con il passato remoto: Restero con luifino a quando gli e passata, 5.1. L'aspetto imperfettivo All'interno dell'aspetto imperfettivo, tipicamen­
*Restero con luifino a quando gli passo. te rappresentato dall'imperfetto, si riconoscono tre visualizzazioni distinte.
a) Aspetto progressivo, in cui viene focalizzato un istante o un intervallo in­
5. L'aspetto verbale terno a un evento percepito nel suo svolgersi: Marco guardava il torneo delle
sei nazioni, quando bussarono alla porta; Mentre si accendevano le prime luci,
Consideriamo gli esempi seguenti: Michela rientrava a casa; in simili esempi l'imperfetto può essere parafrasato
con stare + gerundio (stava guardando, stava rientrando), che esprime con
Ieri alle otto, Michela è uscita di casa maggiore evidenza il carattere progressivo della visualizzazione.
Ieri alle otto, Michela usciva di casa Qualora l'evento sia percepito come privo di durata, la visualizzazione pro­
gressiva focalizza un istante o un intervallo della fase che precede l'evento e
Imperfettività Dal punto di vista dell'interpretazione temporale, queste due frasi possono che può essere intesa come preparatoria; così, in un esempio come Il treno
e perfettività considerarsi equivalenti: esse descrivono lo stesso evento e lo collocano in un partiva dal primo binario con gli ultimi saluti, ifischi del capotreno, le porte che
momento precedente il momento dell'enunciazione (ieri alle otto). L'evento si chiudono, I' imperfetto può essere parafrasato con stava partendo, e indicare
descritto è tuttavia visualizzato in modo diverso. Con il passato prossimo, gli istanti che precedono l'effettivo movimento del treno, la sua partenza.
esso è presentato nella sua globalità, come un evento compiuto; con l' imper­ b) Aspetto abituale, in cui si segnala una certa regolarità nel ripetersi di un
fetto, l'evento è presentato come in corso. È per questa ragione che le due evento: D'estate andavamo in vacanza al mare; tale visualizzazione può esse­
frasi seguenti hanno una diversa accettabilità: re tipicamente parafrasata con essere solito + infinito (eravamo soliti andare in
vacanza).
Mentre usciva di casa, ha visto un uomo che la stava osservando L'aspetto abituale implica che l'evento sia avvenuto più volte, ma non richie­
??Mentre è uscita di casa, ha visto un uomo che la stava osservando de che tali ripetizioni siano frequenti: Da giovane Michela giocava raramente/
qualche volta a tennis: ciò che conta per individuare il carattere abituale è che
Siccome l'imperfetto presenta l'evento descritto come in corso, è naturale si riconosca una sufficiente regolarità degli eventi descritti. La dimensione abi­
che all'interno di esso possa inserirsi un altro fatto: questo rende pienamente tuale imperfettiva richiede poi che il numero di eventi rimanga indeterminato.
accettabile solo il primo dei due esempi. Un caso particolare dell'abitualità è l'attitudinalità, rappresentata da esempi Attitudinalità
La differenza che abbiamo appena illustrato è una differenza di aspetto, ossia come: Negli anni Novanta Marco lavorava all'estero, La prima auto di Miche-
della modalità di visualizzazione dell'evento scelta dal locutore attraverso la la consumava molta benzina; in tali casi più che l'idea della ripetizione rego-
morfologia dei tempi verbali: si distingue una prospettiva interna (imperfet­ lare di singoli eventi, si percepisce un'attitudine, ossia una disponibilità co-
tiva) che esclude la percezione del momento iniziale e finale, oppure esterna stante, pervasiva nell'intervallo di tempo considerato, a realizzare un certo
(perfettiva) che contiene la visualizzazione globale dell'intero evento, com­ evento: l'attitudinalità si manifesta nelle singole realizzazioni dell'evento
presi i punti terminali. L'aspetto perfettivo è associato al passato prossimo, al (ogni volta che Marco è andato a lavorare, ogni volta che Michela ha usato
passato remoto, al trapassato prossimo, al trapassato remoto, al futuro com­ l'auto), ma anche durante le temporanee interruzioni (quando Marco era a
posto. L'aspetto imperfettivo è associato all'imperfetto e tendenzialmente casa o in vacanza, quando l'auto era in garage ecc.).
anche al presente. c) Aspetto continuo, che presenta una variante durativa e una iterativa.
L'opposizione tra aspetto perfettivo e imperfettivo ha effetti interpretativi La caratteristica centrale dell'aspetto continuo è legata al fatto che si tratta
interessanti. Consideriamo, ad esempio, le due frasi seguenti: sempre di una singola situazione, in cui un certo evento viene visualizzato

47
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 2. Il verbo

come "esteso" sull'intero intervallo. Nella variante durativa tale evento sarà nomalia d' impiego dell'aspetto aoristico *Alle quattro del pomeriggio Marco
unico (Per tutta la conferenza, Marco guardava fuori dalla finestra), men­ usci da due ore, che assegna a entrambi gli avverbiali un valore di localizzazio­
tre apparirà ripetuto nella variante iterativa (Per tutta la conferenza, Marco ne temporale dell'evento, con conseguente incoerenza logica.
sbadigliava). Le parafrasi che esplicitano tale valore aspettuale sono conti­ La collocazione del momento di riferimento dipende dal tempo composto
nuare + infinito o nonfare altro che+ infinito. che viene scelto: per il passato prossimo, avremo coincidenza con il momen­
to dell'enunciazione, per i trapassati (prossimo e remoto) il momento di ri­
Non è sempre immediato stabilire il valore aspettuale dell'imperfetto: in una frase come ferimento sarà nel passato, mentre per il futuro composto sarà nel futuro. Si
li nostro atteggiamento verso la politica mutava l'imperfetto ammette tanto una parafrasi
progressiva stava mutando, quanto una parafrasi con valore continuo continuava a mutare; confrontino i due esempi:
e non si potrebbe nemmeno escludere una lettura abituale era solito mutare. Sarà allora il
contesto che potrà dare indicazioni utili per l'interpretazione più pertinente. Un caso par­ Ieri Marco ha perso il portafoglio
ticolare è rappresentato dal cosiddetto "imperfetto narrativo", che è ritenuto assimilabile Ieri Marco aveva perso il portafoglio
ai valori perfettivi: Appena entrati, Marco ci accoglieva [= ci accolse] con gran gioia e Q
invitava[= ci invitò] a restare a cena.
Nel primo caso il passato prossimo suggerisce che nel momento di riferimen­
5.2. L'aspetto perfettivo All'interno dell'aspetto perfettivo si riconoscono to - ossia nel presente dell'enunciazione - Marco non abbia ancora trovato il
due visualizzazioni distinte, che trovano una corrispondenza morfologica portafoglio; l' impiego del trapassato prossimo invece, creando un momento
con la distinzione tra tempi semplici (passato remoto) e composti (passato di riferimento successivo all'evento ma collocato nel passato, tende a suggeri­
prossimo, trapassati, futuro composto). re che il portafoglio sia stato ritrovato.
a) Aspetto aoristico, tipico del passato remoto: Michela ando a casa.
In tale visualizzazione l'evento viene percepito globalmente, includendo tan­ 6. L'azione
to l'inizio quanto la conclusione dell'evento (che grazie a ciò viene conside­
rato compiuto, ossia completamente realizzato: così, nell'esempio proposto, Dal punto di vista del significato, i verbi possono essere classificati secondo il
si deve considerare che Michela sia arrivata a casa); la visualizzazione aoristica carattere dell'azione a cui si riferiscono. Essi si suddividono innanzitutto in
tende a escludere le eventuali fasi, gli intervalli interni all'evento, ponendosi due grandi insiemi: i verbi durativi e i verbi non durativi, detti puntuali. Si
anche qui in netto contrasto con l'aspetto imperfettivo. deve osservare che la durata va intesa in senso psicologico e non strettamente
b) Aspetto compiuto, tipico dei tempi composti (passato prossimo, trapas­ fisico: nella realtà qualsiasi evento ha una certa durata, ma se pensiamo agli
sato prossimo e remoto, futuro composto): Marco hai aveva/ ebbe!avra scritto eventi che corrispondono ai verbi esplodere o partire (o simili) li percepiamo
un libro. come non durativi, mentre eventi descritti dai verbi vivere o passeggiare (o
Momento La caratteristica fondamentale è legata all'esistenza di un momento di riferi­ simili) saranno caratterizzati da una significativa estensione temporale, ossia
di riferimento mento, successivo al compiersi dell'evento, da cui viene visualizzato l'evento li consideriamo durativi.
stesso: tale momento di riferimento non appartiene dunque alle proprietà
temporali dell'evento, ma viene scelto dal locutore come punto di osservazio­ 6.1. I verbi durativi I verbi durativi si riferiscono a eventi che si estendono
ne. La scelta del momento di riferimento può dipendere da svariati fattori nel tempo, come piangere, dormire, divertirsi, mangiare, dipingere, osservare,
contestuali, ma si può dire che sia tipicamente legata alla valutazione degli essere ammalato, studiare, abitare, tacere ecc.
effetti prodotti dal compiersi dell'evento. Se dico Alle quattro del pomeriggio Grazie al loro significato, questi verbi sono combinabili con espressioni che
Marco usci, intendo che l'evento va collocato - più o meno esattamente - a indicano durata, come J!E:_ x tempo,fìno a x tempo,_finché + frase subordinata,
una certa ora; se invece dico Alle quattro del pomeriggio Marco era (gia) usci­ da x tempo ':!.Y tempo (dove x tempo e y tempo rappresentano espressioni tem­
to, intendo che l'evento era avvenuto in precedenza e in quell'ora del pome­ porali): Dormi per tutta la notte, Lavorafino a mezzogiorno, L'ufficio rimane
riggio si poteva solo constatare la sua assenza. La scelta di quel particolare chiuso dalle r2 alle r4.
momento di riferimento (qui le quattro del pomeriggio) può essere chiarita All'interno della classe dei verbi durativi, si riconoscono i verbi stativi. Verbi stativi
dal contesto: Alle quattro del pomeriggio Marco era (gia) uscito. Tu sei arriva­ I verbi stativi indicano tipicamente qualità inalienabili (assomigliare, prove-
to verso le cinque: non potevi incontrarlo. nire, essere alto ecc.) oppure stati di fatto temporalmente circoscritti, che tut-
L'esistenza di un momento di riferimento spiega la piena accettabilità di frasi tavia non sono in progressione, non possono essere interrotti e ripresi: aver
come Alle quattro del pomeriggio Marco era uscito da due ore, rispetto all'a- sete, possedere, puzzare ecc.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 2. ll verbo

Per chiarire le caratteristiche di questi verbi, confrontiamoli con gli impieghi di verbi durativi Diversamente, l'azione di un verbo non telico può interrompersi praticamente in qualsiasi
non stativi, come studiare, lavorare. Con tali verbi sono perfettamente accettabili frasi del tipo: momento senza che questo abbia particolari conseguenze: se io smetto di camminare in un
Ha studiato matematica per tre anni, Ha lavorato per tre anni nella ditta di suo padre. Ovvia­ parco dopo dieci minuti o dopo averlo girato in ogni sua parte, potrò ugualmente dire in en­
mente, però, non si può intendere che l'azione di studiare o di lavorare si sia svolta ininter­ trambi i casi che la mia azione è compiuta, che ho camminato in un parco.
rottamente per tutta la durata dei tre anni. Invece proprio quest'ultima interpretazione viene
richiesta se utilizziamo verbi stativi: Ha posseduto un bellissimo appartamento in pieno centro
per tre anni; Dopo quel disastro, l'appartamento ha puzzato per un'intera settimana. Un discorso analogo si può fare per i verbi telici puntuali: arrivare a casa, Verbi puntuali
svegliarsi, partire, stupirsi indicano eventi che una volta compiuti producono
I verbi stativi sono incompatibili con la forma stare + gerundio o con la for­ il raggiungimento di una meta e un cambiamento (una volta arrivati, si è a
ma imperativa. Così, se non in condizioni particolarissime, non si può dire: casa, ci si trova in un nuovo posto); svegliarsi indica il cambiamento rispetto
*Sto provenendo da unafamiglia di contadini, *Mio nonno sta essendo vecchio, al dormire e il raggiungimento di un nuovo stato, "l'essere svegli".
*Puzza di pesce!, *Provieni da una nobilefamiglia! Comune a tutti i verbi telici, ed elemento che li distingue dai non telici, è la
loro piena compatibilità con l'avverbiale in x tempo, che indica l'intervallo
6.2. I verbi puntuali I verbi puntuali si riferiscono ad azioni caratterizzate da necessario per il raggiungimento della meta, della piena realizzazione dell'e­
uno svolgimento rapido: non si percepisce una vera e propria distinzione tra vento: se dunque Arrivo a casa in pochi minuti è perfettamente adeguato, non
il loro inizio e la loro fine; sono ad esempio puntuali i verbi cadere, esplodere, si può dire altrettanto di *Passeggio nel parco in pochi minuti, dove manca il
spaventarsi, trovare, arrivare, morire ecc. carattere di telicità.
Per il loro significato, questi verbi sono incompatibili con espressioni che in­
dicano durata: *L'hanno trovato per tre ore, *Sono caduto dalle due alle tre, 7. I modi verbali
*Sono sceso dal trenofinché ti ho visto.
Puntualità e durata Alcuni verbi puntuali accettano di essere combinati con un'espressione di I modi verbali, oltre a raggruppare le forme dei tempi (si distinguerà ad esem­
durata, modificando però il loro significato. In determinati casi, essi possono pio l'imperfetto indicativo dall'imperfetto congiuntivo), esprimono una se­
indicare una successione di azioni ripetute, e non una sola azione. Pensiamo rie di funzioni sintattiche e di valori semantici piuttosto complessi.
a frasi come Una goccia e caduta per tre ore: qui la durata deriva dal ripetersi Da un punto di vista sintattico, vanno distinti gli impieghi nelle frasi princi­
dello stesso tipo di evento, il cadere di una goccia. pali (non subordinate) dagli impieghi nelle frasi subordinate (su cui ci sof­
In altri casi, la durata riguarda il risultato dell'azione puntuale, che può essere fermeremo nella Parte terza). Nelle frasi principali, il modo nettamente più
inteso come un'azione durativa, e non l'azione puntuale stessa; ad esempio, diffuso è l'indicativo, che esprime - in assenza di altri segnali di modalità -
e
nella frase Marco partito in vacanza per piu di una settimana l'espressione dei contenuti che il locutore ritiene certi, sicuri: Roma e la capitale d'Italia,
per piu di una settimana indica la durata della vacanza e non della partenza. e
Michela abita in campagna, Marco l'uomo piu dolce del mondo, I marziani
esistono.
6.3. I verbi telici e non telici Sia i verbi durativi sia i verbi puntuali possono
essere telici o non telici. Sono telici (telici deriva dal greco télos, che vuol dire Il grado di certezza può essere confermato o attenuato da segnali di modalità come, ad esem­
appunto "scopo, meta, fine") quando hanno come obbiettivo il raggiungi­ pio, gli avverbi certamente, sicuramente, probabilmente.forse ecc. I modi verbali dunque non
mento di una meta, la costruzione di un oggetto, la realizzazione di un cam­ esauriscono il concetto di modalità, su cui torneremo nella Parte seconda.
biamento.
Verbi durativi Gli esempi più tipici dei verbi telici sono rappresentati da verbi durativi segui­ All'interno dei tempi dell'indicativo ci sono poi degli usi modali molto spe­ Usi modali
ti da un complemento oggetto: mangiare un panino, organizzare un viaggio, cifici: in particolare, il futuro è spesso utilizzato per esprimere degli eventi la del futuro
costruire una casa ecc. In tutti questi casi è possibile individuare un momento cui esistenza non è del tutto certa o la cui realizzazione è ritenuta opportu­
molto particolare e necessario per poter dire che l'azione è veramente compiu­ na, desiderabile ecc. Così, in A quest'ora Michela sara a casa, il futuro espri­
ta, si è veramente realizzata: il momento in cui si mangia l'ultimo boccone, in me un certo grado di probabilità, mentre in Domani andrai a scusarti più
cui si mette a punto l'ultimo dettaglio organizzativo ecc. Se questo momento che descrivere un evento futuro ( Tra un mese sani Natale) si trasmette un
non viene raggiunto non si può dire che l'azione sia stata compiuta: se lascio ordine.
il panino a metà, non posso dire che ho mangiato un panino. Una volta che Valori simili al futuro sono tipicamente espressi al congiuntivo. In opposizio­
l'azione è conclusa, ha raggiunto il suo scopo e l'oggetto ha subito una radica­ ne ai valori modali dell'indicativo, il congiuntivo può trasmettere un'idea di
le trasformazione: il panino è stato mangiato, il viaggio organizzato ecc. incertezza o di ipotesi: Che sia gia partito? Le forme del congiuntivo possono

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 2. Il verbo

anche esprimere un desiderio, che può essere realizzabile (Ah, se tu gli par­ g. Fenomeni dell'uso
lassi!) o meno (Ah, se tu [non}fossi gia partito!). Sempre il congiuntivo può
comunicare un permesso, un invito, un ordine ecc.: Entri pure, Venga a cena 9.1. Tempi del primo piano e tempi dello sfondo All'interno dei testi narrativi
da noi questa sera, Risponda subito. è molto comune l'alternanza tra tempi imperfettivi e tempi perfettivi: i primi
Il condizionale indica che il contenuto va considerato come realizzabile solo rappresentati dall'imperfetto e i secondi dal passato prossimo o dal passato
a determinate condizioni: Lavorerebbe molto meglio, se imparasse a concen­ remoto. A questa alternanza è stata assegnata la funzione di gerarchizzare gli
trarsi. L'uso del condizionale passato (in particolare quando il locutore ha eventi narrati, distribuendo - con una certa rigidità binaria - gli eventi in
il diretto controllo sull'evento) tende a suggerire la mancata realizzazione primo piano ai tempi perfettivi e gli eventi sullo sfondo all'imperfetto.
dell'evento: Avrei lavorato meglio, se tu mi avessi aiutato. Un primo esempio in cui si manifesta tale opposizione può essere individua­
A volte le condizioni sono implicite e molto vaghe, e il condizionale tende to nelle descrizioni, tipicamente all'imperfetto e destinate a introdurre le se­
a esprimere una semplice attenuazione dell'asserzione, per non essere scor­ quenze narrative, dove le forme del passato remoto (o del passato prossimo)
tesi (Sarei un po' stanco. Penso di non venire al cinema.) o perché si vuole compaiono a marcare lo stacco:
esprimere un contenuto non sicuro (Le vittime sarebbero ormai numerose) o
un'eventualità secondaria (Michela accetterebbe anche un lavoro part time); Il palazzotto di don Rodrigo sorgeva isolato, a somiglianza d'una bicocca, sulla
spesso tali impieghi sono legati all'espressione di un desiderio o di una volon­ cima d'uno de' poggi ond'è sparsa e rilevata quella costiera. A questa indicazione
tà (Prenderei del dolce, Vorrei partire subito). l'anonimo aggiunge che il luogo (avrebbe fatto meglio a scriverne alla buona il
L'imperativo permette di esprimere un ordine, ma anche una richiesta, un nome) era più in su del paesello degli sposi, discosto da questo forse tre miglia,
invito, una preghiera ecc.: Vattene!, Mangia qui con noi stasera, Vieni a casa e quattro dal convento. Appiè del poggio, dalla parte che guarda a mezzogiorno,
perfavore. e verso il lago, giaceva un mucchietto di casupole, abitate da contadini di don
Rodrigo; ed era come la piccola capitale del suo picco! regno. Bastava passarvi,
8. La diatesi per esser chiarito della condizione e de' costumi del paese. Dando un'occhiata
nelle stanze terrene, dove qualche uscio fosse aperto, si vedevano attaccati al muro
Abbiamo già detto che la diatesi riguarda essenzialmente la relazione tra il schioppi, tromboni, zappe, rastrelli, cappelli di paglia, reticelle e fiaschetti da pol­
soggetto e il verbo, e va distinta in attiva e passiva. Le forme della diatesi at­ vere, alla rinfusa. La gente che vi s' incontrava erano omacci tarchiati e arcigni, con
tiva sono disponibili per tutti i verbi, mentre quelle della diatesi passiva sono un gran ciuffo arrovesciato sul capo, e chiuso in una reticella; vecchi che, perdute
possibili solo per i verbi che ammettono le funzioni sintattiche di soggetto le zanne, parevan sempre pronti, chi nulla nulla gli aizzasse, a digrignar le gengive;
e di oggetto, e quindi la loro inversione: così, a una frase con diatesi atti­ donne con certe facce maschie, e con certe braccia nerborute, buone da venire in
va come Un sasso ha rotto il vetro potrà corrispondere, grazie all'inversione aiuto della lingua, quando questa non bastasse: ne' sembianti e nelle mosse de'
sintattica, la frase con diatesi passiva Il vetro e stato rotto da un sasso; diversa­ fanciulli stessi, che giocavan per la strada, si vedeva un non so che di petulante e
mente, una frase attiva come Michela ha tossito tutto il giorno non avrà alcun di provocativo.
corrispondente passivo ( *Tutto il giorno e stato tossito da Michela). Fra Cristoforo attraversò il villaggio, salì per una viuzza a chiocciola, e pervenne sur
Scelta La diatesi attiva è di gran lunga la forma più frequente assunta dai verbi, men- una piccola spianata, davanti al palazzotto. (Alessandro Manzoni, Ipromessi sposi)
della forma passiva tre la presenza delle forme passive - oltre alle restrizioni sintattiche - è sog­
getta alla scelta di chi scrive o parla, che ha sempre a disposizione la frase L'ampio capoverso descrittivo, dominato dall'imperfetto, è chiaramente
corrispondente attiva. Le ragioni per privilegiare la formulazione passiva funzionale a costruire lo sfondo o se si vuole la cornice entro cui vedremo
possono essere varie. Ad esempio, si riconosce il desiderio o la necessità di agire uno dei protagonisti della sequenza narrativa seguente, Fra Cristoforo;
lasciare sottinteso l'agente o la causa dell'evento (ad esempio, perché è scon­ sequenza che inizia con l'apertura di un nuovo capoverso e le marche perfet­
tato oppure, al contrario, perché è sconosciuto); si pensi a enunciati come tive del passato remoto (attraverso, sali, pervenne).
All'imbrunire le vetrine erano gia tutte illuminate (sottinteso dalle luci) o La L'opposizione in esame permette di essere colta anche ali' interno della frase
situazionefinanziaria e stata portata al collasso (l'identità dei responsabili ri­ complessa, e dunque a un livello "micronarrativo". Negli esempi seguenti
mane sottintesa, per mancanza di dati, per prudenza o altro). Inoltre, la for­
ma passiva permette di presentare come topic, cioè l'elemento di cui parla la Mentre Marco dormiva, bussarono alla porta
frase, ciò che nella frase attiva è l'oggetto. Marco dormiva, quando bussarono alla porta

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 2. Il verbo

to i gesti del protagonista espressi al passato remoto (Si chino,guardo),quan­


è chiaro che l'evento narrativamente più importante (bussarono) viene visua­
­ to l'oggetto della visione e in particolare il fatto che la crescita di questi fun­
lizzato al passato remoto, indipendentemente dalla sua collocazione sintatti
ghi viene rappresentata attraverso la forma progressiva (stavano spuntando):
ca nella frase principale o subordinata.
Ita- tale aspetto imperfettivo permette di sottolineare la dinamicità dell'evento,
Vediamo un altro esempio d'autore, questa volta tratto da Marcovaldo di
quasi che il protagonista percepisse i singoli istanti in cui i funghi spuntavano
lo Calvino:
dalla terrn e la loro crescita micrometrica.
ina ap­
C'era, in un angolo della piazza, sotto una cupola d' ippoca stani, una panch
In q notti 9.2. Tempi della storia e tempi del discorso Tanto il passato remoto quanto
partata e seminascosta . E Marcovaldo l' ave va prescelta come su a. uelle
il passato prossimo sono forme perfettive del primo piano narrativo, e co­
d' estat e, quando nella camera in cui dormivano in cinque non riusciva a prendere
ia . me tali si oppongono ai valori dell'imperfetto. Tuttavia, tra passato remoto
sonno, sognava la panchina come un senza t etto può sognare il letto d'una regg
l sonno, si l vò e passato prossimo si possono riscontrare delle differenti funzioni testuali,
Una notte, z itto, mentre la moglie russava ed i bambini sca lciavano ne
e
. (Italo particolarmente evidenti nei testi narrativi, e che in quanto tali esulano dal­
dal letto, si vestì, prese sottobr accio il suo guanciale, uscì e andò alla piazza
Ca lv ino, Marcovaldo) la distribuzione marcata regionalmente (abbiamo già visto come il passato
prossimo prevalga nelle regioni del Nord, mentre al Sud rimanga diffuso il
passato remoto).
Sfondi imperfettivi Gli imperfetti costruiscono in vario modo lo sfondo, dapprima secondo le
Entrambi tempi perfettivi, passato prossimo e passato remoto si distinguono
forme della descrizione ( C'era, in un angolo della piazza ecc.) e poi creando
), per veicolare rispettivamente un aspetto compiuto (con il momento di rife­
una cornice abituale di eventi (dormivano, non riusciva a dormire, sognava
che suscita nel lettore l'attesa di un evento che interrompa la serie regolare di rimento che coincide con il presente dell'enunciazione) e un aspetto aoristi­
av­ co (privo di qualsiasi momento di riferimento successivo all'evento). Simili
iterazioni; tale evento (si levo) viene visualizzato perfettivamente, dando
vio in questo caso a una nuova serie, questa volta di passati remoti, che acce­ proprietà aspettuali sono alla base di due differenti effetti narrativi: l' impie­
lera il tempo della storia e del racconto: si levo, si vesti,prese, usci e ando. Si go del passato prossimo tende a collegare al momento dell'enunciazione gli
può notare come all' interno della sequenza al passato remoto siano inserite eventi narrati, suggerendo una certa salienza psicologica di tali eventi e dei
delle "isole" imperfettive (russava,scalciavano),che creano un ulteriore sfon­ loro effetti nel presente; si parla in questo senso di tempi del discorso, indi­
do, non più abituale ma di natura progressiva (mentre la moglie russava cando una particolare rilevanza di un "io" che narra e di un "tu" che ascolta
[ = stava russando] ecc.). o legge. Con il passato remoto invece si tende a isolare nel passato i singoli
eventi, attenuando la percezione di una voce narrante e conferendo così una
Esistono in effetti diversi tipi e livelli dello sfondo, più o meno intrecciati con il primo piano, maggiore impersonalità e, se si vuole, "oggettività'' al racconto; si parla in tal
così come esistono diversi tipi e livelli del primo piano: questo perché la gerarchia degli even­ caso di tempi della storia.
ti narrati è soggetta a una serie molto complessa di parametri, in parte tra loro indipendenti. Le configurazioni al passato prossimo sono particolarmente diffuse nelle Effetti prospettici
Si pensi ad esempio al carattere dell'azione (gli eventi stativi saranno tipicamente sullo sfon­
do, rispetto a eventi di natura dinamica o agentiva, che intervengono in varia misura sulla narrazioni autobiografiche, nella scrittura diaristica o epistolare, o dove più e ritmo narrativo
realtà, la trasformano, producono conseguenze più o meno rilevanti) o, più in generale, si in generale si voglia trasmettere un effetto di "attualizzazione", in cui chi rac-
pensi alla natura di un evento in relazione con l'economia del racconto (ad esempio, la morte conta si propone come "testimone" degli eventi narrati. Si confrontino le due
del protagonista sarà tendenzialmente - ma non necessariamente! - espressa con i tempi brevi sequenze:
del primo piano).

L'applicazione meccanica di una simile distinzione può dare risultati anoma­ Michela ha chiuso il libro lentamente e si è avvicinata alla finestra . Dalla strada sali­
Complessità
li, o non del tutto fedeli alla complessità del testo. Osserviamo ad esempio un vano voci e rumori confusi. Hanno bussato alla porta e un fattorino le ha consegnato
del fenomeno
frammento tratto ancora daMarcovaldo: un pacco.
Michela chiuse il libro lentamente e si avvicinò alla fine stra. Dalla strada salivano
S i chinò a legars i le scarpe e guardò meglio: erano funghi, veri funghi, che stavano voci e rumori confusi. Bussarono alla porta e un fattorino le consegnò un pacco.
spuntan do proprio nel cuo re della città! (Italo Calvino, Marcovaldo)
Nella prima gli eventi sembrano osservati da un testimone oculare, e lo stesso
Vari elementi (si pensi all'uso dei due punti, all'anafora del soggettofunghi, lettore è invitato ad assumere tale posizione di "prossimità'': l'esistenza di un
verifunghi,all'uso del punto esclamativo ecc.) concorrono a rilevare non tan- momento di riferimento successivo all'evento da dove si osserva la scena, e

54 55
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano

dove si possono percepire determinati effetti, contribuisce a creare un mag­


gior distacco tra gli eventi, e magari un ritmo narrativo più rallentato. Nel 3
secondo esempio si assiste piuttosto a un flusso di eventi che si susseguono
l'uno all'altro e che per così dire si raccontano da soli. Si noterà come in
IL nome
entrambi i casi l'imperfetto svolge le funzioni di sfondo, interrompendo la
linea principale degli eventi e rallentando il ritmo narrativo.

1. La forma del nome

Il nome può essere maschile o femminile (distinzione grammaticale di gene­


re) e singolare o plurale (distinzione grammaticale di numero).
La distinzione di genere e di numero si realizza attraverso un insieme di for­
me che si possono raggruppare in alcune classi principali, definite principal­
mente dall'uscita del singolare:
a) vi sono nomi femminili e alcuni maschili che terminano in -a al singolare
(rosa, poeta); il plurale sarà in -e per i femminili (rose) e in -i per i maschili
(poeti); possono rientrare in questa classe anche i nomi come collega, pediatra,
pianista ecc., che presentano al plurale forme distinte tra maschile e femmini­
le (colleghi/ colleghe);
b) vi sono nomi maschili che terminano in -o al singolare (campo) e in -i al
plurale (campi); possono rientrare in questo gruppo anche nomi come braccio,
labbro, che hanno due forme del plurale distinte nel genere maschile e fem­
minile (bracci/braccia, labbri/labbra), o ancora come uovo-uova, paio-paia, che
sono maschili al singolare e femminili al plurale, e in modo simile osso-ossa (ma
anche ossi), dito-dita (ma anche diti); due eccezioni notevoli riconducibili a
questo gruppo sono il femminile mano-mani e il maschile uomo-uomini;
c) vi sono nomi maschili e femminili uscenti-e al singolare e in -i al plurale:
padre-padri, madre-madri;
d) vi sono nomi che terminano con la stessa desinenza sia al singolare sia al
plurale: lai le moto, ilii gorilla ecc.; tra di essi troviamo i nomi monosillabici
e i nomi con vocale accentata finale: ilii re, lai le verita ecc.

1.1. Nomi maschili e nomi femminili La distinzione di genere tra nomi ma­
schili e nomi femminili non riflette necessariamente il genere del referente,
ossia dell'elemento a cui i nomi si riferiscono. Ad esempio, non c'è nessuna
ragione (non linguistica) perché i nomi noce efico, entrambi frutti, siano ri­
spettivamente femminile e maschile. Inoltre, nei casi in cui vi sia l'alternanza
di genere si incontrano nomi che al maschile e al femminile hanno significati
diversi: il capitale/ la capitale, ilfinale! lafinale, ilfronte! lafronte ecc.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 3. Il nome

Distinzioni Ci sono tuttavia molti casi in cui la distinzione grammaticale tra femminile e plurale in -i per assassino e osservatore da un plurale in -ii o -f, per assassinio
di genere reale maschile coglie una distinzione di genere reale: pensiamo a l'amico/l'amica, e osservatorio.
lo zio/la zia, il parrucchiere/ la parrucchiera, il gatto/la gatta ecc. Si tratta dei
.fJ I nomi in -cio, -gio e -glio danno come plurale parole che termina­
casi in cui l'entità a cui si riferisce il nome ha la proprietà di essere animata. no rispettivamente in -ci, gi e gli: il coccio/i cocci, il presagio/i presagi, il
Vediamo ora rapidamente quali sono, oltre a quelle già viste, le forme lingui­ fermaglioI ifermagli.
stiche italiane utilizzate per indicare un'opposizione di genere reale, vale a g) I nomi in -co e -go al plurale possono dare -ci o -chi e -gi o -ghi: il baco/
dire un'opposizione tra maschio e femmina: i bachi, l'equivoco/gli equivoci, l'ago/gli aghi, l'asparago/gli asparagi.
a) l'aggiunta di suffissi specifici, come -essa (il dottore/la dottoressa, il leone/
la leonessa ecc.), -ina (il gallo/la gallina, l'eroe/l'eroina ecc.), -trice (il pittore/ Non è possibile individuare una vera e propria regola di formazione del plurale, perché ogni
la pittrice, il lettore/la lettrice, il direttore/la direttrice ecc.); regola che si cerca di formulare presenta troppe eccezioni per essere considerata davvero va­
lida. Prendiamo un esempio: il caso dei nomi che terminano in -o/ago e -ofago. La tendenza
b) l'impiego di parole diverse: l'uomoI la donna, il toroI la mucca, il generoI
è che i nomi che indicano una cosa danno il plurale in -ghi (dialoghi, cataloghi, monologhi
la nuora ecc.; ecc.), e che i nomi che indicano una persona danno il plurale in -gi (psicologi, teologi, ornito­
e) l'impiego dello stesso nome con articolo diverso: il nipote/la nipote, logi ecc.); non è tuttavia raro incontrare sarcofagi o teologhi.
il cantante/la cantante, il preside! la preside ecc.;
d) l'aggiunta di maschio efemmina a una stessa parola: pensiamo a la balena h) I nomi che terminano con -cie, -gie, -glie con la i non pronunciata forma­
maschio, il.falcofemmina ecc. (o anche a espressioni come lafemmina dell'u­ no il plurale in -i: le superfici, le effigi, le mogli. Fa eccezione specie, che rimane
signolo). invariabile.
In alcuni casi non vi sono segnali linguistici per indicare un'opposizione di i) Ci sono nomi che hanno un plurale femminile e un plurale maschile: il
genere reale: tutto si risolve con l'impiego dello stesso nome con lo stesso braccio e i bracci/le braccia, il budello e i budelli/ le budella, il dito e i diti/le
articolo (la guida, la tigre ecc.). dita, ilfilo e ifili/lefila, ilfondamento e ifondamenti/lefondamenta, il grido
e i gridii le grida, il labbro e i labbri/le labbra, l'osso e gli ossi/le ossa ecc. Nella
1.2. Nomi singolari e nomi plurali Per quanto riguarda l'opposizione gram­ maggior parte dei casi, le due forme plurali hanno significati diversi: ad esem­
maticale tra singolare e plurale, ci limitiamo a segnalare alcune forme del plu­ pio, si dice i labbri di unaferita e le labbra della bocca.
rale particolari, che potrebbero sollevare delle difficoltà. [) Vi sono nomi che al plurale restano invariabili. Tra di essi, ricordiamo: i
a) I nomi che terminano con -ca e -ga danno -chi e -ghi al maschile plurale e nomi che terminano con una vocale accentata (i caffè, le virtu); alcuni nomi
-che e -ghe al femminile plurale: ili la collega e i colleghi e le colleghe, la mosca e maschili in -a (i sosia, i cobra); i nomi che abbreviano altri nomi (le auto, le
le mosche. bici, i cinema ecc.); i nomi in -i (i brindisi, le ipotesi); i nomi femminili in -ie
b) In nomi in -ia accentati sulla vocale i danno al plurale -ie: la pulizia/le (le serie, le barbarie).
pulizie, l'aritmia/le aritmie ecc. m) Per i nomi stranieri saldamente diffusi in italiano, si tende a lasciare inva­
e) La forma plurale dei nomi in -eia e -gia è sottoposta a delle oscillazioni: riato il plurale: ifilm, i computer ecc. Nel caso di usi specialistici, la scelta più
-cie o -ce? -gie o ge? La soluzione più diffusa, e che si può considerare come adeguata è rispettare la forma plurale della lingua straniera: siccome in tede­
la norma, è la seguente: si mantiene la i quando la e e lag sono precedute da sco il plurale di Lied è Lieder, diremo dunque I Lieder di Schubert. Per il ge­
vocale ( la camiciai le camicie, la ciliegia/le ciliegie); si omette la -i quando la e e nere il problema è ancora più complesso: in generale, si cerca di riproporre il
la g sono precedute da consonante (la provincia/le province, la gocciai le gocce, genere della parola che si considera corrispondente in italiano, tenendo con­
la spiaggia/le spiagge). to di possibili oscillazioni (il mouse, a partire da il topo; la star, per influenza
d) Il plurale dei nomi in -io con la i accentata dà -ii: il rinvio/i rinvii, il di la stella; la mail per analogia con la posta); nel caso di termini tecnici o
lavorioI i favorii. specialistici si tende a conservare, quando sia presente, il genere maschile o
e) Il plurale dei nomi in -io con i non accentata dà -i: l'omicidio/gli omicidi, femminile della lingua straniera: la Weltanschauung.
il conservatorio/i conservatori. n) Vi sono nomi che vengono comunemente usati al plurale anche per in­
Capita che questa forma plurale in -i sia il plurale di due nomi diversi: as­ dicare un oggetto singolo, come i pantaloni, le pinze, leforbici ecc., trattan­
sassini può essere il plurale sia di assassino sia di assassinio, osservatori può dosi di oggetti formati in genere da più due parti uguali; in alcuni casi è uti­
essere il plurale sia di osservatore sia di osservatorio. Per togliere l'ambiguità, lizzato solo il plurale per oggetti intrinsecamente plurali, come ad esempio
alcuni introducono delle differenziazioni grafiche: si potrà distinguere un le stoviglie.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 3. Il nome

2. La formazione del nome La maggior parte dei prefissi non può aggiungersi a qualsiasi nome, ma è sottoposta a delle
restrizioni. Ad esempio il prefisso s-, che si aggiunge ai nomi (ma anche ad aggettivi e verbi)
e che indica una negazione (sblocco, sfortuna ecc.), non può aggiungersi a parole che iniziano
Secondo i principi generali già descritti, i nomi complessi si suddividono in con una vocale o con la consonante s (*sesistenza, *seducazione, *ssanità); in questi casi
nomi derivati, nomi composti e nomi alterati. intervengono altre strategie: inesistenza, diseducazione, ma/educazione, insanità ecc. Inoltre
il prefisso s- non può aggiungersi a parole che hanno già di per sé un significato "negativo"
(*sviolenza). Esiste anche una sorta di blocco, che impedisce la creazione di doppioni nel
Suffissazione 2.1. I nomi derivati I nomi derivati possono essere costruiti per suffissazione lessico: così, ad esempio, imprudenza blocca la creazione di *sprudenza, o bruttezza blocca
a partire da parole del tipo sintattico nome (bosco> boscaglia),aggettivo (bel­ *sbellezza.
lo > bellezza), verbo (determinare > determinismo).
La derivazione con suffisso dei nomi a partire dai nomi è il tipo di derivazio­ 2.2. I nomi composti Le parole composte appartengono tutte alla categoria
ne nominale più produttivo. I suffissi (o gruppi di suffissi) più importanti· sintattica del nome, qualunque sia la natura delle parole semplici che le for­
che a partire da un nome danno un nome sono: -aglia {gentaglia); -aio,-aro, mano, tranne le parole composte del tipo aggettivo formate da due aggettivi
-ario,-aiolo (pantofolaio, montanaro, bibliotecario, borsaiolo); -ata (manata); (ad esempio, agrodolce) e alcune denominazioni di colore (ad esempio, bion­
-ato (celibato); -eria (latteria); -eto, -eta (aranceto,pineta); -iere (formichiere), docenere o biondo cenere).
-iera (dentiera); -ile (fienile); -ista (tennista); -ite (epatite). Un problema caratteristico dei nomi composti è la formazione del plurale: Formazione
La derivazione con suffisso dei nomi a partire da verbi è realizzata grazie so­ infatti, non ci sono vere e proprie regole da poter seguire. Si riscontrano le del plurale
prattutto ai seguenti suffissi (o gruppi di suffissi): -aggio (imballaggio); -ante, seguenti possibilità:
-ente (cantante, vivente); -anza, -enza (abbondanza, conoscenza); -ato, -ata, a) forma plurale solo alla fine del nome composto (ferrovie,camposanti);
-ito,-ita ecc. (acciottolato,lavata,ruggito,partita ecc.); -ino,-ina (spazzino,im- b) forma plurale solo per la prima parola del nome composto (capistazione);
bianchina); -mento (pagamento); -one, -ona (mangione,chiacchierona); -toio, e) forma plurale per entrambe le parole del nome composto (casseforti);
-torio,-toia,-toria (lavatoio, parlatorio, mangiatoia,sparatoria); -ura (tiratu­ d) forma singolare per entrambe le parole del composto (portacenere,volta­
ra); -zione,-sione (collocazione, scansione). faccia).
Ci sono poi nomi composti che terminano con una desinenza plurale anche
Nella formazione della parola complessa (qualunque sia la parola di partenza e la parola di quando sono al singolare: il portalettere,un rompiscatole ecc.
arrivo), capita spesso che l'aggiunta del suffisso sia accompagnata da fenomeni di "riaggiu­
stamento fonologico", come ad esempio l'eliminazione di una vocale: così, vino+ -aio non dà Normalmente le parole composte sono graficamente unitarie; si possono incontrare tutta­
*vinoaio ma vinaio, con cancellazione della o finale di vino. Ma notiamo che questo fenome­ via anche parole composte graficamente spezzate, come parola chiave, verde pisello, parole
no di cancellazione non si verifica sempre, in particolare non si verifica se la vocale finale del separate da un trattino, come grigio-verde. Si noti comunque che si può trovare anche gri­
nome di partenza è accentata: da virtù e da -oso non otteniamo *virtoso ma virtuoso. gioverde, paro/a-chiave ecc. In caso di dubbio, in questo come in altri argomenti analoghi, la
Nella derivazione nominale a partire da verbi, il suffisso a volte sceglie il tema del verbo (la cosa migliore è consultare un buon vocabolario.
radice+ la vocale a se il verbo è in -are, i se il verbo è in -ire ecc.), come in tiratura, e a volte
sceglie il participio passato, come in cottura. 2.3. I nomi alterati Il meccanismo dell'alterazione permette, attraverso l'uso Suffissi accrescitivi
di determinati suffissi, di indicare innanzitutto le particolari dimensioni e diminutivi
La derivazione con suffisso dei nomi a partire dagli aggettivi utilizza soprat­ dell'oggetto indicato dal nome: avremo così i suffissi accrescitivi, se consideria-
tutto i seguenti suffissi (o gruppi di suffissi): -eria (sudiceria); -ezia, -izia, mo le dimensioni dell'oggetto superiori alla norma, e i suffissi diminutivi, nel
-ezza (inezia, pigrizia, sciocchezza); -ìa, -ia (follia, perfidia); -ismo, -esimo caso di dimensioni inferiori. A seconda del significato del nome tali dimensio-
(pessimismo,cristianesimo); -ita,-eta (attivita,sazieta); -itudine (gratitudine). ni potranno essere molto concrete, fisiche: libretto (-etto è un suffisso diminu-
Prefissazione Accanto ai nomi derivati per suffissazione, vi sono i nomi derivati per prefis­ tivo) sarà un libro piccolo, mentre librone sarà un libro grande (-one è un suffis-
sazione. Tra i prefissi più importanti che si applicano ai nomi, ricordiamo: so accrescitivo); oppure potranno essere intese in un senso più ampio: se stiamo
con-,co- (concausa,cogestione); ante-,anti- (anteguerra,antipasto);fuori- (fuo­ parlando di un lavoro piuttosto semplice, lungo o breve che sia, potremo dire
riserie); neo- (neoformazione); ultra- (ultrasuono); retro- (retrobottega); sopra-, che si tratta di un lavoretto, mentre se si tratta di un lavoro difficile e faticoso
sovra- (soprabito,sovraffollamento); sotto- (sottoscala); dis- (disfunzione); vice­ potrà essere un lavoraccio. Come si può intuire dall'ultimo esempio, a questi
( vicedirettore); arei-,extra-, ultra- (arciprete, extrasistole, ultrasinistra); in-,a­ valori di base si aggiungono, determinate spesso dal significato del nome e dal
(incostanza, amoralita); iper-, ipo- (ipertensione, ipotensione); mini-, maxi­ contesto, delle sfumature di tipo "affettivo': delle valutazioni di simpatia o di
(minigonna, maxischermo ); s- (svantaggio). disprezzo: avremo allora gli alterati vezzeggiativi e dispregiativi.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 3. Il nome

Il principale suffisso accrescitivo è rappresentato dalla coppia -one, -ona (ta­ to all'interno di un contesto particolare si riferisce a un gatto specifico. È per
volone,finestrone, casona, parolona ecc.), in genere priva di sfumature pos itive questa caratteristica del nome comune che possiamo dire in modo del tutto
o negative; su un valore accrescitivo si basano anche i suffissi -accio, -accia naturale: Sta cercando un gatto da regalare al suofratellino; molto più strana
(ragazzaccio, figuraccia) e -astro, -astra (topastro, giovinastra): questi suffissi suona invece la frase seguente: ??Sta cercando una Michela da sposare.
sono tipicamente caratterizzati da una valutazione negativa e si possono con­ La: natura semantica dei nomi propri ha conseguenze significative sulla forma Aspetti formali
siderare degli alterati dispreg iativi. delle espressioni in cui trovano posto. In particolare, i nomi propri non fun-
Più numerosi sono i suffissi diminutivi: -ino, -ina (tavolino, nonnina), -ello, -el­ zionano come i nomi comuni riguardo alla formazione del plurale e alla scel-
la (paesello, finestrella), -etto, -etta (cancelletto, bottiglietta), -otto, -otta (orsac­ ta degli articoli:
chiotto, lep rotta), -uccio, -uccia (gattuccio, ziuccia), -ucolo, -ucola (quadernucolo, a) non vi è plurale dei nomi propri, se non in condizioni particolarissime,
maestrucola). Una particolarità del suffisso -ino è quella di potersi legare a nomi come quella illustrata dall'esempio seguente: Ci sono sempre state due Italie
già alterati: ad esempio, dafiore abbiamofiorellino, formato dai suffissi diminu­ distinte, l'Italia dei poveri e l'Italia dei ricchi; qui abbiamo uno slittamento di
tivi -ello e -ino, oppure da lepre abbiamo leprottino, formato da -otto e da -ino. significato: due Italie vuol dire due tipi di Italia;
Anche i suffissi diminutivi possono ulteriormente caratterizzarsi in senso b) i nomi propri possono avere un articolo determinativo (il, la, lo): la Mi­
vezzeggiativo (pensiamo a nonnina) o dispregiativo (pensiamo a maestruco­ chela, il Manzoni, la Svizzera. Ancora una volta, quando altre determina­
la). In molti casi per definire l'orientamento della valutazione è determinan­ zioni sono util izzabili è perché si riscontra uno slittamento di significato;
te il significato del nome (pensiamo alla differenza tra boccuccia e borghesuc­ pensiamo alle espressioni: Una Michela cosi splendida, non l'avevo mai vista,
cio) e il contesto (si provi a confrontare Haifotto un lavoretto con ifiocchi con Perfortuna o per sfortuna, i Mozart sono rari. Va poi ricordata la diffusione
Haifotto un lavoretto da prima elementare). Alla base di queste variaz ioni c'è dell'articolo determinativo per i nomi femminili (già nell'italiano antico:
la possibilità di interpretare il diminutivo e l' idea di "p iccolo" a esso collegata Dante «ricorditi di me, che son la Pia», Purgatorio v, v. 133), mentre risulta
nel senso positivo di "piccolino, grazioso, giovane" oppure con il valore nega­ più marcato regionalmente (varietà settentrionali) per i maschili.
tivo di " inferiore, di poco conto, limitato".
3.2. Nomi concreti e nomi astratti La distinzione tra nomi concreti e nomi
3. Il significato del nome astratti interessa solo i nomi comuni. I nomi concreti si riferiscono a entità
che possono essere percepite dai sensi (casa, mamma, elefànte, cucchiaio ecc.),
I nomi hanno in modo caratteristico una funz ione referenz iale, si rifer isco­ mentre i nomi astratti si riferiscono a entità concepite esclusivamente dalla
no cioè a entità del mondo reale o mentale. Quando diciamo Il mio gatto mente (tristezza, amore,jèdelta, inadempienza ecc.).
miagola sempre, il nome gatto ci permette di riferirci a un animale particola­ Ci sono nomi astratti che possono essere impiegati in modo da avere un si­
re del mondo. In alcuni casi, i nomi possono tuttavia essere utilizzati anche gnificato concreto; uno di questi è celebritd, come mostrano i due esempi
per attribuire delle proprietà a delle entità; ciò si verifica nei casi in cui essi seguenti:
costituiscono un predicato: Michela e un'insegnante; qui, insegnante serve a
comunicare qual è la professione di Michela, e non a riferirsi a un individuo La celebrità può togliere il senso della realtà
attorno al quale si dice qualcosa. Alla festa c'erano tantissime celebrità
In funzione del loro significato, i nomi possono essere distinti in nom i propri
e nomi comuni, nomi concreti e nomi astratti, nomi di massa e nomi nume­ All'interno della classe dei nomi comuni concreti, si riconoscono i nomi col­
rabili. lettivi, vale a dire quei nomi che nella loro forma singolare si riferiscono a
gruppi di entità: gregge,jòlla, clientela ecc.
3.1. Nomi propri e nomi comuni V i è un particolare sottoinsieme di nomi che
si scrivono con l'iniziale maiuscola: Giovanni, Italia, Po ecc. Essi vengono 3.3. Nomi numerabili e nomi di massa I nomi numerabili si riferiscono a enti­
chiamati nomi propri, e si oppongono ai nomi comuni. La loro peculiarità tà che si possono "numerare" o contare: due libri, tre antologie, quattro poesie.
semantica sta nel fatto che essi si possono riferire solo a un'entità specifica I nomi d i massa, invece, non possono essere contati, anche se si può indicarne
(una persona, un luogo, un fiume ecc.), e non a un insieme di entità, come più o meno genericamente la quantità: molta sabbia, poco latte; le espressioni
fanno invece i nomi comuni. Pensiamo al nome comune gatto: questo nome due zuccheri, due sali, due vini vanno bene solo se si intende due tipi di zucche­
in sé può individuare qualsiasi gatto del mondo; solo quando viene imp iega- ro, due tipi di sale, due tipi di vino.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 3. Il nome

L'opposizione tra nomi di massa e nomi numerabili si incrocia con l'opposi­ come una nominalizzazione del sintagma colui che ha creato questo modello: Ho visto colui
zione tra nomi concreti e nomi astratti. Si riconoscono così: che ha creato questo modello.
a) nomi numerabili e concreti: uccello, cacciavite ecc.;
b) nomi numerabili e astratti: opinione,filosofia ecc.; Tranne in alcuni casi particolari, nella nominalizzazione i sintagmi presen­
c) nomi di massa e concreti: sale, acqua ecc.; ti nella frase di partenza si ritrovano tutti nel sintagma nominale d'arrivo.
d) nomi di massa e astratti: pazienza, bonta ecc. Prendiamo ad esempio una frase come
Tra le caratteristiche linguistiche interessanti dei nomi di massa, ricordiamo
Che Michela vendesse la sua casa ha sorpreso tutti
che:
a) nella loro forma singolare, possono essere modificati da quanto, molto,
poco, abbastanza, e ciò diversamente dai nomi numerabili: quanta pazienza, Qui il predicato (vendesse) può essere trasformato nel nome vendita, legato
poca insalata, *poco libro, *molta idea ecc. al predicato sia nella forma sia nel significato; i sintagmi che accompagnano
b) nella loro forma singolare, prendono l'articolo indeterminativo del! del­ il predicato (Michela, la sua casa), legandosi al nome vendita, andranno a
la: della carta, della pazienza, *del portamonete, *della convinzione ecc. formare un unico sintagma nominale. La nominalizzazione sarà dunque:

4. Fenomeni dell'uso La vendita della sua casa da parte di Michela ha sorpreso tutti

4.1. La nominalizzazione In alcune frasi, possiamo incontrare dei sintagmi Nel sintagma nominale d'arrivo, ritroviamo sia Michela (originariamente,
nominali che condensano il contenuto di una frase intera. Se confrontiamo soggetto sintattico con il ruolo di agente) sia la sua casa (originariamente,
la frase Ho desiderato molto l'incontro con Michela con la frase Ho desiderato complemento diretto con il ruolo di oggetto della vendita).
molto incontrare Michela, vediamo che il sintagma nominale l'incontro con Nel passaggio dalla frase al sintagma nominale spesso vengono introdotte Mutamenti formali
Michela condensa la frase subordinata incontrare Michela. Chiamiamo que­ delle preposizioni assenti nella struttura di partenza (nell'esempio preceden-
sto fenomeno e il suo risultato nominalizzazione. te: di e da parte di); oppure, le preposizioni originarie cambiano:
Predicato e nome Il nome che costituisce la nominalizzazione è sempre collegato a un predica­
to; più precisamente, esso è legato a un predicato con al centro un verbo, co­ È noto che Michela si fida di Marco
me nel caso seguente: È nota la fiducia di Michela in Marco

La partenza di Marco la rattristerà Nel passaggio dalla frase al sintagma, a volte occorre addirittura cambiare
Che Marco parta la rattristerà la categoria sintattica di un elemento. Ad esempio, un pronome personale
con funzione di soggetto che si trova nella frase di partenza diventa nella
Oppure esso è derivato da un predicato con al centro un aggettivo: nominalizzazione un aggettivo possessivo, mentre un avverbio si trasforma
in aggettivo:
La bontà di Michela è nota
È noto che Michela sia buona So che tu sei partito improvvisamente
*So della improvvisamente partenza di �
Come si può vedere da questi esempi, nella nominalizzazione il predicato di So della tua improvvisa partenza
partenza e il nome d'arrivo devono essere connessi dal punto di vista della
forma, oltre che dal significato: incontrare> l'incontro; parta > la partenza; 4.2. Le professioni al femminile I nomi professionali rappresentano un
sia buona > la bonta. beli'esempio di come la lingua sia intrecciata alle trasformazioni della real­
tà. I cambiamenti sociali avvenuti anche in Italia negli ultimi decenni han­
Ci siamo occupati finora del tipo più "trasparente" di nominalizzazione: quella che interessa no comportato, tra l'altro, un mutamento dei rapporti tra uomo e donna,
il predicato centrale della frase di partenza. Nella lingua, si riscontra tuttavia un altro tipo di
nominalizzazione: quella che deriva da un predicato che è interno a un sintagma nominale e in particolare una sempre maggiore possibilità per le donne di accedere a
della frase di partenza. Consideriamo l'esempio seguente: Ho visto il creatore di questo mo­ professioni lavorative e ruoli istituzionali tradizionalmente destinati (se non
dello. Il complemento oggetto di questa frase (il creatore di questo modello) può essere visto esclusivi) agli uomini. Questo comporta per la lingua italiana la necessità di
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 3. Il nome

adeguare l'indicazione di genere grammaticale alla variazione di genere rea­ Non creano problemi nemmeno le coppie di nomi derivati con suffissi diver­
le: se l'alternativa maestroImaestra è perfettamente disponibile nell'italiano si come attore/attrice, o che utilizzano addirittura parole distinte comefrate/
contemporaneo (e questo per la preponderante presenza delle donne nella suora (analogamente alla coppiafratelloI sorella).
scuola primaria), lo è meno in coppie del tipo ingegnere/ingegnera, sinda­ Difficile trovare una "regolà', anche perché l'italiano presenta varie possibili­
co/sindaca, revisore dei conti/revisora dei conti ecc., dove la forma femminile tà morfologiche e lessicali per segnalare il genere: resta allora alla sensibilità e
non ha la stessa naturalezza di quella maschile. È come se la lingua non fosse se si vuole alla responsabilità dell'individuo scegliere di volta in volta la forma
in grado di stare al passo con i tempi, o per lo meno esitasse a integrare e a che ritenga adeguata. Diverso è ovviamente il caso degli usi ufficiali dell'ita­
diffondere le forme femminili corrispondenti: si confronti ancora la diversa liano: si pensi in particolare ai testi giuridici, dove la parità tra uomo e donna
naturalezza di attrice rispetto a ministra, o la marginalità di forme come chi­ assume un valore assolutamente centrale. Ad esempio, nella recente Guida al
rurga plastica rispetto a chirurgo plastico. In tutto questo è stato visto un uso pari trattamento linguistico di donna e uomo nei testi ufficiali della Confedera­
sessista della lingua, riflesso di una cultura maschilista, resistente al cambia­ zione (2012), dove il problema è reso più evidente dal confronto dell'italia­
mento. no con le altre lingue nazionali della Svizzera, è prevista l'esplicitazione del
Nell'uso dell'italiano medio, questa resistenza alle forme femminili sembra genere attraverso le normali regole di formazione delle parole: avremo così,
essere riconducibile a tre motivazioni: l'incertezza morfologica (sindaca o in relazione ai vari suffissi, notaia (allo stesso modo di magliaia), consigliera
sindachessa?); la (presunta) "bruttezzà' della forma femminile (difensora civi­ (come infermiera), pretora (comepriora), redattrice (come pittrice) ecc.
ca); la (presunta) neutralità di genere del maschile (si pensi a frasi come: La
salute del vostro bambino e un diritto e un dovere). I primi due motivi sono so­
stanzialmente legati ai mutamenti sociolinguistici in atto che richiedono un
certo tempo di "acclimatamento" perché le nuove parole vengano accettate.
L'ultimo motivo ha una base linguistica più definita, ma discutibile: più che
di "neutralità'' si dovrà parlare di "inclusività'' del genere maschile, nel senso
che permette di riferirsi tanto a un insieme di individui maschili quanto a un
insieme che contenga anche delle donne (nel sintagma! sindaci dellaprovin­
cia la presenza femminile non è garantita né esclusa), ma non è in grado di
rappresentare un gruppo formato solo da donne.
Varietà di soluzioni Le soluzioni al problema, che è percepito tanto dai parlanti quanto dalle par­
lanti dell'italiano, sono varie. Una delle modalità più diffuse per generare no­
mi professionali femminili applica il suffisso -essa alla base del nome maschile:
da dottore si ricava così dottoressa. Questo processo derivativo è parso in qual­
che modo ribadire la subalternità dei nomi femminili da quelli maschili, il che
ha contribuito a ridurne la vitalità e la produttività (tuttavia, alcuni nomi co­
me professoressa, dottoressa sono ben acclimatati e rendono meno sensibile il
fenomeno). Un'altra tendenza, soprattutto nel caso di professioni (o ruoli
istituzionali) di particolare prestigio, prevede l'uso del maschile anche per le
donne, per cui si parla di il ministro, il sindaco, l assessore, l'ingegnere, il chirur­
go, il notaio ecc. indifferentemente dal genere della persona (in genere questo
impiego è accompagnato nella stessa frase o nel precedente contesto dal nome
proprio della persona, che disambigua il genere: Il sindaco, Marilisa Munari,
ha dichiarato che... ); anche in questo caso la subalternità è sensibile.
In alcuni casi la soluzione è immediata e non crea alcun problema: si tratta di
quei nomi che possono cambiare genere con la semplice variazione dell'ar­
ticolo, mantenendo immutato il nome; è il caso, ad esempio, dei nomi con
il suffisso -ente o -ante (il/la presidente, il/la cantante) o -ista (il/la ciclista).

66 67
4
L'aggettivo

1. La forma dell'aggettivo

Gli aggettivi si distinguono in due grandi classi: gli aggettivi qualificativi e gli
aggettivi determinativi.
La classe degli aggettivi determinativi contiene gli aggettivi possessivi, dimo­
strativi, indefiniti ecc.; ad esempio, l'aggettivo sottolineato nell'esempio è un
aggettivo determinativo di tipo dimostrativo:

Questo risotto non mi piace

Di questi aggettivi ci occuperemo nel capitolo dedicato ai pronomi (cAP. 5),


perché essi hanno sempre un equivalente di natura pronominale: l'esempio
precedente può essere infatti riformulato in Questo non mi piace, dove la forma
questo viene a svolgere la funzione di pronome, sostituendo l' intero sintagma
nominale questo risotto.
Nel capitolo tratteremo la classe degli aggettivi qualificativi, che indicano appun­
to una qualità, una proprietà; è il caso dipiccola e difficili nell'esempio seguente:

A volte, una piccola idea risolve situazioni difficili

Una caratteristica fondamentale degli aggettivi è quella di non avere né un Aggettivi e accordo
genere né un numero proprio. Difatti, la forma degli aggettivi prevede tipica-
mente una flessione sia per il genere che per il numero, che viene determinata
dall'accordo con il nome al quale gli aggettivi sono legati:

Ho conosciuto la ragazza svedese


Ho conosciuto le ragazze svedesi

Alcuni aggettivi, d'uso molto frequente, presentano delle varianti che dipendono dal nome
con cui si accordano. L'aggettivo bello, quando precede il nome, si comporta come l'articolo
determinativo: f.uomo/un be/l'uomo, 11 gatto/un bel gatto, f2. scherzo/un bello scherzo, f2. ra­
gazza/la bella ragazza, gJJ. uomini/i begli uomini, j gatti/i bei gatti, gJJ. scherzi/i begli scherzi,
� ragazze/le belle ragazze.

69
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 4. L'aggettivo

Gli aggettivi buono e grande si comportano al singolare come l'articolo indeterminativo: tivi tipicamente non graduabili come lunare o elettrico ostacolano tanto gli avverbi di intensifi­
U!J. pasto/ un buo!!_/gra!!_ pasto, U!J. antipasto I un buo!!_fgran!f.antipasto, u�insalata I una cazione ( *Un cratere molto lunare) quanto costrutti comparativi o le forme superlative ( *Questo
buon'/grand'insa/ata (o una buonQ_/grand!!_ insalata), unQ spezzatino I un buonQ/grand!!_ filo è più elettrico di questo, *Questo filo è elettricissimo). Qui ci limitiamo a osservare che si
spezzatino, un!!_ spaghettata I una buonQ!grand!!_ spaghettata. possono opporre qualità diverse (Questo armadio è più lungo che stretto) oppure qualità in di­
retta opposizione tra loro (Questo armadio è più alto che basso): in generale, andrà individuato
Si possono individuare tre classi principali di aggettivi qualificativi: un legame tra le qualità coinvolte nella comparazione (ad esempio le qualità fisiche legate alle
dimensioni dell'armadio); così, una frase come Questo armadio è più giallo che largo appare
a) una prima classe che prevede quattro desinenze, che distinguono genere decisamente molto strana. In frasi come Quest'orologio è più costoso che altro si intende che il
e numero: alto, alta; alti, alte; costo dell'orologio è eccessivo, messo a confronto con tutte le altre possibili qualità dell'oggetto.
b) una seconda classe in cui compare solo la distinzione di numero:Jèlice,Jèlici;
c) una terza classe in cui la distinzione di genere compare solo al plurale: L'aggettivo può essere alla forma superlativa. Distinguiamo innanzitutto il Forme superlative
entusiasta; entusiasti, entusiaste. superlativo relativo, il quale indica che un determinato oggetto (persona
Vi sono anche aggettivi privi di flessione, ossia invariabili. Si tratta in parti­ ecc.) presenta una proprietà al grado massimo relativamente a un determina-
colare di alcuni aggettivi che indicano colore (rosa, viola, blu, arancio ecc.), o to insieme di entità. Il superlativo relativo viene espresso da il piu + aggettivo
l'aggettivo pari e i suoi derivati dispari e impari, o ancora aggettivi derivati da o da il meno + aggettivo:
sintagmi preposizionali, come perbene, dabbene, dappoco ecc.
È il più/meno simpatico di tutti
1.1. Aggettivi comparativi e superlativi L'aggettivo qualificativo indica delle
proprietà o qualità. Per lo più tali significati sono graduabili e questo per­ Vi è inoltre il superlativo assoluto, che indica un grado molto alto di una
mette di modificare gli aggettivi con avverbi come molto/abbastanza/poco, certa qualità considerata in assoluto, senza riferimento implicito o esplicito
che definiscono il grado della qualità espressa dall'aggettivo (Marco e incre­ ad altre entità; la forma più comune consiste nell'aggiunta all'aggettivo del
dibilmente buono); oppure è possibile utilizzare delle forme comparative o suffisso -issimo: È bellissimo/simpaticissimo/altissimo ecc.
superlative dell'aggettivo. In alcuni casi eccezionali, il suffisso -issimo è sostituito dal suffisso -errimo: pen­
Tipi e gradi La forma comparativa può riguardare la stessa qualità rispetto a due entità siamo ad acerrimo da acre, celeberrimo da celebre, integerrimo da integro ecc.
di comparazione diverse (dette primo e secondo termine di paragone): Bologna e meno caotica Ricordiamo anche che la forma superlativa (come del resto quella comparati­
di Roma; oppure due qualità rispetto a una stessa entità: Questo e piu bello che va) degli aggettivi buono, cattivo,grande, piccolo è particolare: oltre alle forme
utile. La comparazione prevede tre gradi: di maggioranza (con l'aggettivo normali (buonissimo ecc.), essi conoscono delle forme alternative:
preceduto dall'avverbio piu ), di minoranza (con meno) e di uguaglianza (con
come (o quanto) che precede il secondo termine di paragone, o con avverbi Buono: migliore - il migliore - ottimo
correlativi come tanto... quanto... che precedono gli aggettivi coinvolti nella Cattivo: peggiore - il peggiore - pessimo
comparazione. Vediamo le possibilità fondamentali con due gruppi di esem­ Grande: maggiore - il maggiore - massimo
pi, il primo che compara una stessa qualità rispetto a due entità: Piccolo: minore - il minore - minimo

Marco è più alto di Michela Oltre che con i suffissi, l'intensificazione dell'aggettivo può realizzarsi anche
Michela è meno alta di Marco in ad altri modi: con un avverbio unito all'aggettivo (molto piccolo); con la
Michela è tanto alta quanto Marco ripetizione dell'aggettivo (piccolo piccolo); con espressioni fisse (stanco morto,
pieno zeppo ecc.); con dei prefissi come stra- (straricco, strapieno).
il secondo che compara due qualità rispetto a un'unica entità:
2. La formazione dell'aggettivo
Michela è più intelligente che furba
Michela è meno furba che intelligente Accanto agli aggettivi semplici (largo, verde, denso ecc.), vi sono aggettivi che
Michela è tanto furba quanto intelligente si sono formati per derivazione da altri tipi di parole con l'aggiunta di un
suffisso o di un prefisso. Ecco i casi più rilevanti:
Non è semplice definire le regole logiche che rendono accettabile una comparazione, in parti­ a) la parola di partenza è spesso un nome. Qui di seguito, proponiamo alcuni
colare tra due qualità. Innanzitutto è la natura dell'aggettivo a creare le prime restrizioni: agget- dei suffissi principali: -ale (finale); -ico (nordico); -ista/-istico ( comunista, artisti-

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 4. L'aggettivo

co); -ano (mondano); -are (solare); -ato/uto ecc. (salato, ricciuto); -ino (ginevri­ incidenteferroviario si potrà esplicitare la relazione con incidente che ha coin­
no); -ese (zurighese); -esco (trecentesco); -evole (amichevole); -ivo (abusivo); volto leferrovie. Essendo aggettivi denominali, ossia derivati da nomi, il signi­
b) vi sono anche aggettivi che derivano da verbi; essi si costruiscono essenzial­ ficato degli aggettivi di relazione dipende anche dalla natura del suffisso: un
mente con i suffissi: -abile/ibile ecc. (cantabile, espandibile); -evole (.piacevole); aggettivo come polveroso in sintagmi come libro/tavolo! appartamento polve­
c) gli aggettivi che derivano da aggettivi sono soprattutto parole alterate, roso indicherà qualcosa come pieno di polvere, e analogamenteferroso in sin­
con significato diminutivo, vezzeggiativo ecc.: pensiamo a piccolino, verda­ tagmi come roccia/acqua ferrosa andrà inteso come ricca di ferro, mentre in
stro, scioccone, pesantuccio, belloccio ecc.; materiale/rifiutoferroso sarà equivalente afotto diferro.
d) anche i participi passati possono essere utilizzati come àggettivi, come ad
esempio in Le mele cotte mi piacciono da morire; 4. Fenomeni dell'uso
e) per i prefissi ricordiamo quelli molto diffusi con valore negativo in- (inu­
tile), a- (apolitico), dis- (diseducato), s- (scomodo); tra gli altri prefissi ricordia­ 4.1. La posizione dell'aggettivo e il suo significato Gli aggettivi possono segui­
mo: ante- (anteguerra) e post- (.postbellico), stra- (straricco) ecc. re o precedere il nome che qualificano:
V i sono da segnalare anche aggettivi formati per composizione di due (ra­
ramente tre) aggettivi, uniti o meno dal trattino breve: linguistico-letterario, La mia simpatica amica
dolceamaro,ftanco-tedesco, socialdemocratico ecc. La mia amica simpatica

3. Aggettivi qualificativi e aggettivi di relazione In generale, per gli aggettivi qualificativi si riconosce come non marcata, os­
sia adatta alla maggior parte dei contesti, la posizione postnominale, in cui
La maggior parte degli aggettivi sono qualificativi, ossia esprimono una pro­ l'aggettivo segue il nome: così, la sequenza mela rossa sarà più frequente di
prietà, una qualità di un oggetto, una persona, un concetto, un evento ecc.: rossa mela, come tipo noioso rispetto a noioso tipo ecc.
La scelta della posizione dell'aggettivo è comunque soggetta a un insieme di Fattori formali
Un libro/una donna/un'idea/una gara interessante fattori. Ad esempio può essere determinata dalla sintassi, come nei casi in cui e di significato
l'aggettivo è accompagnato da avverbi o da sintagmi preposizionali che ri-
Nell'esempio, l'aggettivo interessante qualifica il referente (ossia l'oggetto, la chiedono la posizione postnominale:
persona ecc.) del nome a cui è legato: in questo modo ne rende più precisa la
descrizione e l'individuazione. Così, il sintagma Un libro interessante indica È stata una giornata molto dura/*una molto dura giornata
che, tra tanti libri esistenti, quello di cui si sta parlando ha (o deve avere) la Ha un cane fedele al padrone/*un fedele al padrone cane
caratteristica di essere interessante. Ha fatto un discorso difficile da accettare/*un difficile da accettare discorso

Tale funzione si intreccia con i valori dell'articolo: se dico Prendo una sciarpa a tinta unita O ancora (ma si tratta solo di una tendenza) vi possono essere dei motivi
posso non riferirmi a una sciarpa particolare, ma restringo la mia scelta entro un particolare
legati alla forma linguistica. Così, un aggettivo più lungo del nome tende a
sottoinsieme delle sciarpe (escludendo quelle con più colori); se invece dico Prendo la sciar­
pa a tinta unita, la mia scelta andrà a una sciarpa specifica. Questi aspetti vengono trattati scivolare in seconda posizione: è questo fenomeno a spiegare che si possa pre­
più diffusamente nel capitolo dedicato all'articolo (cfr. CAP. 7). ferire Hai avuto un 'idea eccezionale rispetto a Hai avuto un'eccezionale idea.
La posizione postnominale è favorita anche nel caso di aggettivi coordinati:
Aggettivi Gli aggettivi di relazione possono essere avvicinati agli aggettivi qualificativi, si confronti un cielo grigio e nuvoloso con un grigio e nuvoloso cielo.
di relazione con i quali condividono il fatto di formare una classe aperta, ossia disponibi­ In generale, però, la posizione dell'aggettivo dipende da fattori legati al signi­
le ad accettare nuove forme (il che li differenzia dall'insieme chiuso degli ficato. Vediamone i principali.
aggettivi determinativi, che si affiancano ai pronomi). Ciò che caratterizza a) Il cambiamento di posizione dell'aggettivo può portare con sé un vero
gli aggettivi di relazione è la loro funzione di esprimere un rapporto con il e proprio cambiamento di significato; pensiamo ad alcune coppie di espres­
nome da cui essi derivano: un aggettivo come postale indicherà una relazione sioni: alto ufficiale/ufficiale alto; pover'uomo/uomo povero; lontano parente
con posta,ferroviario conferrovia ecc.; la natura della relazione andrà definita (che ha legami di parentela non stretti)/parente lontano (che è geografica­
a seconda del nome cui l'aggettivo verrà legato: così, ad esempio, il sintagma mente distante) ecc. In tutti questi casi, è l'aggettivo posposto a mantenere
ufficio postale indicherà qualcosa di analogo a ufficio della posta, mentre in il suo significato letterale; l'aggettivo preposto assume di volta in volta un

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 4. L'aggettivo

significato particolare, in relazione al nome a cui si collega: in alto ufficiale Abbiamo detto che in generale gli aggettivi qualificativi ammettono entram- Interazioni
l'aggettivo farà riferimento a un elevato grado militare, mentre in pover 'uo­ be le posizioni, prenominale e postnominale. Tuttavia, si possono osservare
mo andrà riferito al carattere debole dell'individuo o a particolari condizio­ delle tendenze a preferire l'una o l'altra collocazione, tendenze che interagi-
ni di sventura. scono con le funzioni che abbiamo individuato.
b) Il cambiamento di significato può addirittura essere accompagnato da un Quanto più l'aggettivo è prevedibile, ossia tipicamente legato al nome, tanto
cambiamento di tipo di aggettivo. Pensiamo agli esempi seguenti: più la sua funzione identificativa sarà indebolita e prevarrà quella descrittiva,
unita alla conseguente posizione prenominale: è il caso di sintagmi come la
Abbiamo proposto soluzioni diverse calda estate, il vasto oceano, la buia notte ecc.; viceversa, nel caso siano ugual­
Abbiamo proposto diverse soluzioni mente prevedibili (o direttamente disponibili) diverse qualità, la funzione
identificativa e la posizione postnominale tendono a prevalere: è così per la
L'aggettivo diverse va interpretato nel senso di dif.Jèrenti, non uguali in posi­ maglia nera (e non rossa, verde ecc.), un libro interessante ( e non noioso, banale
zione postnominale, mentre in posizione prenominale diviene un aggettivo ecc.). Anche il carattere soggettivo o oggettivo della qualità espressa dall'ag­
indefinito paragonabile a parecchie, numerose. gettivo può interferire con la posizione: così, ad esempio, le proprietà fisiche di
Funzione c) Più spesso, la posizione dell'aggettivo non ha un'influenza sul significato una persona potranno essere più facilmente utilizzate per identificarla (l'uomo
identificativa stesso dell'aggettivo, ma sul significato globale del sintagma che lo accoglie. alto sembra preferibile a l'alto uomo); d'altra parte la posizione prenominale
o distintiva e Più precisamente, si possono distinguere due funzioni. Quando gli aggettivi viene preferita nei casi in cui si vuole sottolineare la soggettività del giudizio
funzione descrittiva seguono il nome hanno una funzione identificativa o distintiva; essi vengono di chi parla o scrive, spesso legata a una certa enfasi espressiva: un riflesso di
cioè utilizzati per identificare o distinguere un'entità rispetto ad altre entità questo lo si riscontra nei testi poetici dove tale posizione appare privilegiata
analoghe. Pensiamo all'esempio seguente: Passami la penna nera. Questa fra­ (ermo colle, ultimo orizzonte, interminati spazi, sovrumani silenzi ecc.).
se è adeguata nel caso in cui ci siano più penne, tra le quali ve ne è una che ha
la caratteristica di essere nera.

Una caratteristica importante degli aggettivi di relazione è legata alla loro funzione tipica­
mente identificativa o distintiva. Questo fa sì che essi seguano il nome e rendano anomala la
posizione prenominale:

L'incidente ferroviario/ *Il ferroviario incidente


L'inquinamento marino/ *Il marino inquinamento
L'industria tedesca/ *La tedesca industria

Quando gli aggettivi precedono il nome, essi hanno una funzione tenden­
zialmente descrittiva, descrivono cioè l'oggetto senza che la descrizione abbia
una funzione distintiva. Pensiamo all'esempio:

La calda estate è ormai finita

Mettiamo a confronto le due funzioni: se diciamo gli inglesi flemmatici,


facciamo capire che ci sono anche inglesi non flemmatici, introducendo
implicitamente una distinzione tra due gruppi di persone. Se, invece, dicia­
mo i flemmatici inglesi, esprimiamo piuttosto una generalizzazione, ossia
comunichiamo che tutti gli inglesi sono flemmatici. Ancora: se diciamo i
giocatori validi di questa squadra, escludiamo quelli che non sono validi; se
diciamo i validi giocatori di questa squadra, qualifichiamo tutti i giocatori
come validi.

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5
IL pronome

La classe dei pronomi si suddivide in pronomi personali, pronomi riflessivi,


pronomi possessivi, pronomi dimostrativi, pronomi indefiniti; ai pronomi si
affiancano le forme degli aggettivi corrispondenti.
La funzione primaria dei pronomi consiste nel poter sostituire altri elementi,
non solo nominali (per questo è stato proposta l'etichetta di "proforme"): co­
sì, in Invita anche lui il pronome lui sostituisce un sintagma nominale, mentre
in Marco e simpatico e anche tu lo sei il pronome lo sostituisce il sintagma ag­
e
gettivale simpatico; e ancora in Qf,testa la proposta di Marco: cosa ne pensi? il
pronome ne sostituisce il sintagma la proposta di Marco, mentre in Ha vinto
lui, questo e certo il pronome questo sostituisce un'intera frase subordinata (e
con lo stesso pronome o con il pronome cio -
magari uniti a tutto: tutto que­
sto/cio - è possibile sostituire porzioni di testo formate da più enunciati).

Nella classe dei pronomi trovano posto anche i pronomi (e aggettivi) interrogativi e rela­
tivi: di questi ci occuperemo nella descrizione delle frasi interrogative e delle subordinate
relative.

t. I pronomi personali

I pronomi personali si suddividono in pronomi liberi e in pronomi clitici. Forme libere


Questi due tipi di pronomi si differenziano per quanto riguarda la loro for- e forme clitiche
ma, la loro posizione sintattica e la loro interpretazione. In generale, possia-
mo dire che i pronomi liberi sono comunicativamente più "importanti" dei
pronomi clitici: essi hanno un accento e una posizione sintattica indipenden-
ti, e acquistano così maggiore rilievo all'interno della frase. Pensiamo ai due
esempi seguenti, caratterizzati dallo stesso significato ma contenenti l'uno un
pronome clitico e l'altro un pronome libero:

Ieri sera, !'ho incontrato


Ieri sera, ho incontrato lui

Solo nel secondo caso l'identità della persona incontrata viene messa partico­
larmente in rilievo: infatti, con il pronome lui possiamo mettere in contrasto

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 5. Il pronome

il suo referente con un altro referente: Ieri sera, ho incontrato lui, non lei; ciò In area toscana (ma anche fuori da essa), il pronome impersonale si può essere utilizzato al
non è possibile se optiamo per il pronome clitico: *Ieri sera, l'ho incontrato, posto di noi o in combinazione con noi; pensiamo alle seguenti frasi pronunciate da Marco:
In Sicilia, si {= Marco, Michela ecc.) è stati dawero bene; In Sicilia, noi si è stati dawero
non lei. bene.
I pronomi personali possono avere la funzione di soggetto, la funzione di
oggetto diretto e la funzione di oggetto indiretto. Queste diverse funzioni 1.2. I pronomi personali con funzione di oggetto diretto Elenchiamo i prono­
hanno delle conseguenze sulla loro forma e sul loro significato.
mi liberi con funzione di oggetto diretto, seguiti dalle corrispondenti forme
clitiche:
1.1. I pronomi personali con funzione di soggetto I pronomi personali con
• prima persona singolare: me,mi;
funzione di soggetto sono forme libere e si distinguono nella persona, nel
• prima persona plurale: noi,ci;
numero e - limitatamente alla terza persona - nel genere:
• seconda persona singolare: te,ti;
• prima persona singolare: io;
• seconda persona plurale: voi,vi;
• prima persona plurale: noi;
• terza persona singolare femminile: lei,la;
• seconda persona singolare: tu;
• terza persona singolare maschile: lui,lo;
• seconda persona plurale: voi;
• terza persona femminile plurale: loro,le;
• terza persona singolare maschile: egli,lui,esso;
• terza persona maschile plurale: loro,li;
• terza persona singolare femminile: ella,lei,essa;
• terza persona plurale maschile: essi,loro; Gli esempi seguenti contengono, rispettivamente, la forma libera e la forma
• terza persona plurale femminile: esse,loro; clitica del pronome personale di seconda persona:
Le tre possibilità fondamentali per l'espressione del soggetto prevedono la
scelta tra sintagmi nominali (Michela!Questa splendida ragazza non e anda­ Michela ha salutato te
e e
ta),pronomi personali (Lei non andata),ellissi del soggetto (Non andata). Michela ti ha salutato
All'insieme di questi pronomi personali soggetto, occorre aggiungere i co­
siddetti pronomi di cortesia (o "allocutivi"): 1.3. I pronomi personali con funzione di oggetto indiretto Elenchiamo i pro­
• seconda persona singolare: lei,voi; nomi liberi con funzione di oggetto indiretto, seguiti dalle corrispondenti
• seconda persona plurale: loro,voi; forme clitiche:
Pronome Ai pronomi personali soggetto visti finora aggiungiamo anche il pronome • prima persona singolare: a me,mi;
"impersonale" si "impersonale" si, che viene tipicamente impiegato quando il soggetto della • prima persona plurale: a noi,ci;
frase si riferisce a un agente generico (non a uno o più individui specifici): Al • seconda persona singolare: a te,ti;
giorno d'oggi,g passa sempre piu tempo davanti a uno schermo. È in genere • seconda persona plurale: a voi,vi;
possibile sostituire tale forma con il pronome uno: Al giorno d'oggi, uno passa • terza persona singolare femminile: a lei,le;
sempre piu tempo davanti a uno schermo. • terza persona singolare maschile: a lui,gli;
Le frasi con il si impersonale richiedono alcune avvertenze per l'accordo del­ • terza persona femminile plurale: a loro,loro/ gli;
le forme verbali: • terza persona maschile plurale: a loro,loro/ gli;
a) quando c'è un oggetto diretto, il verbo si accorda con esso: Si desiderano Sono necessarie alcune osservazioni riguardo ai pronomi clitici indiretti di
sempre le cose degli altri; terza persona singolare e plurale.
b) nelle forme composte l'ausiliare è sempre essere; il participio passato è al a) Per quanto riguarda la terza persona singolare, nell'orale si tende a utiliz­
singolare se il verbo è normalmente costruito con il verbo avere,mentre esso è zare gli sia per il femminile che per il maschile; nello scritto, invece, quando
al plurale se il verbo è normalmente costruito con il verbo essere: Nella nostra il riferimento è femminile si preferisce le.
e
societa, si sempre mangiato abbondantemente ( ausiliare avere: io ho mangia­ b) Per quanto riguarda la terza persona plurale, vi è un conflitto tra gli e
e
to),Quando si innamorati, ci si dimentica la realta (ausiliare essere: io sono loro, che investe anche lo scritto: Ho parlato loro seriamente, Gli {a Michela
innamorato); e Marco) ho parlato seriamente. Nell'orale prevale gli,in quanto presenta un
c) quando c'è un aggettivo utilizzato come predicato, esso è al plurale: comportamento sintattico più semplice rispetto a loro: a differenza di tutti
e
Quando si lavorato molto, poi si contenti. e gli altri pronomi, loro non precede la forma verbale, ma la segue.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 5. Il pronome

c) Nel parlato si usa quasi sempre la formagli, a meno che non si voglia, mente dai pronomi liberi, i clitici non stanno nella posizione occupata nor­
in un registro formale, mettere in scena un maggiore controllo della lingua. malmente dal sintagma che sostituiscono:
Nello scritto la situazione è più sfumata: gli plurale è accettabile in molti testi
di carattere informativo (giornalismo) o più liberamente creativi (narrativa, Marco sta osservando Michela
saggistica di tipo espressivo); gli plurale non va invece bene in testi di caratte­ Marco sta osservando lei
re formale (scientifici e normativi, in particolare). *Marco sta osservando la
Marco � sta osservando
Alcuni pronomi personali clitici sono impiegati in costrutti che esprimono una particolare
partecipazione emotiva all'evento: Ma cosa mi sei andato a dirgli!, E allora Marco non !l salta
fuori con un'idea assurda?, Michela è contenta che il bambino k_ mangia qualsiasi verdura. La combinazione del clitico con la forma verbale imperativa è particolare.
A simili impieghi è stato dato il nome di dativo etico, con riferimento a un analogo valore del Quando la frase è positiva (non contiene la negazione non), il clitico segue
caso dativo del latino. in generale la forma verbale: Guardala attentamente! Esso tuttavia precede
il verbo nel caso di una forma di cortesia (che è espressa con il congiuntivo):
1.4. I pronomi clitici ne e ci/vi
Nell'insieme dei clitici vi sono anche i prono­ La guardi attentamente, signora! Quando la frase imperativa è negativa ed è
mi ne e ci/vi, con funzione diversa da quella di oggetto diretto o indiretto espressa con l'infinito, il pronome può precedere o seguire la forma verbale:
vista sopra. Non guardarla! I Non la guardare!
Rispetto agli altri clitici, il pronome loro ha un comportamento eccezionale;
I pronomi ci e vi hanno esattamente lo stesso significato; si distinguono dal punto di vista del esso segue sempre la forma verbale: Parlero loro della mia citta, Dovresti par­
registro al quale appartengono: vi appartiene a un registro più elevato rispetto a ci.
lar loro della tua citta.
Un altro fenomeno interessante riguarda la combinazione dei pronomi cliti­
Vediamo brevemente le principali funzioni di questi pronomi.
ci. A volte essa può provocare dei cambiamenti a livello dei suoni: ad esem­
a) Il pronome locativo ci/vi può stare al posto di un sintagma introdotto
pio, gli e lo danno glielo, gli e ne danno gliene: Prefèrisco scriverglielo, Non
dalle preposizioni in, su, a con interpretazione di luogo: Michela va in Porto­
gallo domani I Michela fi_ va domani. gliene compero piu. Inoltre, non si possono combinare due forme di clitico
b) Il sintagma preposizionale sostituito da ci/vi può riferirsi anche a esseri uguali: Vi ho visti a Zurigo I *Vi vi ho visti (mentre Vi ci ho visti sarà accetta­
animati; ciò si verifica tuttavia solo nei casi in cui il sintagma preposizionale bile, anche se magari non del tutto chiaro).
è introdotto dalle preposizioni con, su, da, in: Non vado molto d'accordo con
loro I Non fi_ vado molto d'accordo. 2. I pronomi riflessivi
c) Il pronome ci può sostituire anche di cio, a ciò, in cio, su cio: Conto su cio I
Ci conto. Si chiamano riflessivi quei pronomi che si riferiscono a qualcuno o qualcosa
d) Ci può venire combinato anche con il verbo essere, conferendogli il signi­ a cui fa già riferimento un elemento della frase in cui compaiono. Pensiamo
ficato di esistere: C'era una volta un re. all'enunciato seguente:
e) Il pronome ne può rappresentare un sintagma oggetto diretto introdotto
dall'articolo partitivo del/dei ecc. o da un'espressione di quantità; si parla in Michela si crede innamorata
questo caso di ne partitivo: Ho comprato del pane I Ne ho comprato, Ho visita­
to due citta I Ne ho visitate due. Il pronome riflessivo si fa riferimento a Michela, proprio come il soggetto
./) Il pronome ne può stare al posto di sintagmi introdotti da di con valore della frase.
non partitivo: Parla sempre di calcio I Ne parla sempre. Anche i pronomi riflessivi hanno una forma libera e una forma clitica. Ad Forme libere
esempio, le due frasi seguenti contengono rispettivamente un pronome ri- e forme clitiche
Il pronome ne può pronominalizzare anche un sintagma preposizionale contenuto in un sin­ flessivo clitico e un pronome riflessivo libero:
tagma nominale: Ho conosciuto [il figlio di Michela) I Ne ho conosciuto il figlio. La sostitu­
zione non è tuttavia possibile se il sintagma preposizionale è contenuto in un altro sintagma
preposizionale: Ho parlato [con il figlio di Michela) I *Ne ho parlato con il figlio. Michela si vuole bene
Michela vuole bene a sé
1.5. la posizione dei pronomi cliticiPer quanto riguarda i pronomi clitici, è
interessante soffermarsi sulla loro posizione all'interno della frase. Diversa- I pronomi riflessivi liberi vengono utilizzati in contesti in cui acquistano un

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 5. 1 l pronome

particolare rilievo comunicativo; pensiamo alla differenza interpretativa tra lare), sua (entità posseduta femminile singolare), suoi (entità posseduta ma­
le due frasi seguenti: schile plurale), sue (entità posseduta femminile plurale);
• possessore prima persona plurale: nostro (entità posseduta maschile sin­
Si lavava accuratamente golare), nostra (entità posseduta femminile singolare), nostri (entità possedu­
Lavava accuratamente� (non il suo bambino) ta maschile plurale), nostre (entità posseduta femminile plurale);
• possessore seconda persona plurale: vostro (entità posseduta maschile
Elenchiamo i pronomi riflessivi liberi con funzione di oggetto indiretto, se­ singolare), vostra (entità posseduta femminile singolare), vostri (entità posse­
guiti dalle corrispondenti forme clitiche: duta maschile plurale), vostre (entità posseduta femminile plurale);
• prima persona singolare: me, mi; • possessore terza persona plurale: loro (entità posseduta maschile singo­
• prima persona plurale: noi, ci; lare), loro (entità posseduta femminile singolare), loro (entità posseduta ma­
• seconda persona singolare: te, ti; schile plurale), loro (entità posseduta femminile plurale).
• seconda persona plurale: voi, vi; Riguardo alla sua forma, osserviamo che il pronome possessivo richiede sem­
• terza persona singolare femminile e maschile: sé, si; pre l'articolo: Questo gatto e il mio. In alcuni casi, il pronome possessivo può
• terza persona plurale femminile e maschile: sé, si; essere accompagnato anche da un'indicazione di numero: Ce ne sono due tuoi
Le forme libere possono essere accompagnate dal rafforzativo stesso (più ra­ e tre miei; o, più marginalmente, da un aggettivo dimostrativo: Voglio quello
ramente medesimo): Guarda se stessa comefosse un'altra. Il pronome libero sé tuo, non quello suo.
rafforzato da stesso perde normalmente l'accento: se stesso. Data la sua natura pronominale, il pronome possessivo richiede che il conte­ Recupero
sto permetta di recuperare ciò a cui esso si riferisce. Il recupero del referente del referente
A volte il pronome riflessivo può essere sostituito dalle forme del pronome personale, senza può avvenire in diversi modi: e uso assoluto
particolare mutamento di significato: Michela tiene tutto per sé I Michela tiene tutto per lei a) il referente può essere recuperato a partire da un sintagma nominale che
(= Michela). È evidente che in quest'ultima formulazione il pronome personale può essere
anche interpretato come non riflessivo: la frase allora significherà che Michela conserva ogni e
precede il pronome possessivo: La sua ragazza meno dolce della mia; La
cosa per un'altra persona di sesso femminile. e e
ragazza di Marco dolce, la mia invece piuttostofredda;
b) il referente può essere recuperato a partire da un nome che segue il pro­
Il pronome riflessivo può essere legato al soggetto, come nell'esempio seguen­ e
nome possessivo: La mia una passione travolgente;
te: Michela i dipinge le unghie; oppure, esso può legarsi all'oggetto diretto: c) il referente può essere recuperabile a partire dalla situazione in cui avvie­
Ha avvicinato Michela a se stessa; o ancora, esso può essere legato all'oggetto ne l'enunciazione; pensiamo a due persone che stanno mettendo in ordine
indiretto: Questo amore ha rivelato a Marco una parte nascosta di sé. Il prono­ delle fotografie e una di loro dice: Passami le mie.
me riflessivo può inoltre essere legato a un'espressione che si trova all'interno Vi sono dei casi in cui il pronome possessivo può essere utilizzato, e dunque
di uno stesso sintagma: [Lafiducia di Michela in se stessa] ha subito un duro interpretato, anche in modo assoluto, vale a dire senza che il contesto metta
colpo. a disposizione un vero e proprio referente. Ciò si verifica con espressioni par­
ticolari, caratterizzate da significato fisso. Ad esempio, nel caso seguente la
3. I pronomi possessivi sua significa la sua opinione: Vuole sempre dire la sua; in quest'altro caso i miei
vuol dire i miei genitori: Quest'estate, vado dai miei; o infine delle sue vuol dire
Aspetti formali I pronomi possessivi variano in funzione della persona (prima, seconda ecc.) delle sue sciocchezze: Ne ha combinata ancora una delle sue.
del possessore e del genere (maschile/femminile) e del numero (singolare/
plurale) di ciò che è posseduto: 3.1. Gli aggettivi possessivi Le forme dei pronomi possessivi possono essere
• possessore prima persona singolare: mio (entità posseduta maschile sin­ utilizzate anche come aggettivi possessivi. Esse accompagnano allora neces­
golare), mia (entità posseduta femminile singolare), miei (entità posseduta sariamente un nome: I miei amici sono tutti moltofidati.
maschile plurale), mie (entità posseduta femminile plurale); A queste forme si aggiunge per la terza persona l'aggettivo proprio: Michela e
• possessore seconda persona singolare: tuo (entità posseduta maschile e
molto attaccata alla sua casa I Michela molto attaccata alla propria casa. Tale
singolare), tua (entità posseduta femminile singolare), tuoi (entità posseduta forma alternativa risulta obbligatoria quando la frase è di tipo generico, quando
maschile plurale), tue (entità posseduta femminile plurale); cioè ci si riferisce a qualcuno in generale e non a una persona specifica: Non si
• possessore terza persona singolare: suo (entità posseduta maschile singo- pensa abbastanza al P!J!Pii!!faturo I *Non si pensa abbastanza al �turo.

82 83
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 5. Il pronome

Normalmente, l'agg ettivo possessivo è pre ceduto da un articolo determinati­ �uand� per l'in�erpret �z.\?ne _ del pron_ ?m� è determinante la situazione in cui si produce
vo o indeterminativo (l miei amici, Dei miei amici), oppure da un' indicazio­ l�nunc1ato,
_ parl '.amo di _ 1mp1ego de1tt1co del pronome; nel caso in cui il pronome faccia
nfenmento a un espressione presente nel testo, parliamo invece di "impiego anaforico".
ne di numero (Due miei amici) o da un aggettivo dimostrativo (Q;testil Quei
miei amici).
V i sono tuttavia casi in cui gli agg ettivi possessivi appaiono solo con il nome: quando 1: i�t�r�re�azione dipende dalla situazione enunciativa, i pronomi
dm1:ostranv1 s1 n �en�cono a entità che si trovano nel contesto in cui si espri­
a) in unione con nomi di parentela al singolare: Mio fratello e davvero una
me il locutore, e md1cano relazioni di natura spaziale:
persona intelligente. Questo fenomeno non si verifica con l'aggettivo possessivo
loro: Ho incontrato la loro zia; inoltre, l'articolo è reintrodotto accanto all' agget­
Mi piace questo
tivo possessivo quando il nome di parentela è modificato da un suffisso diminu­
Passami quello
tivo ecc., oppure quando il nome di parentela presenta delle forme alterate o è
lJ.
accompagnato da aggettivi: Miofratello I miofratellino I mio carofratello; !1 Questo esprime vicinanza rispetto al locutore, mentre quello esprime lonta­
b) quando il nome che segue è un nome plurale indeterminato: Non mi dai
mai tue notizie; nanza. Occorre tuttavia osservare che la lontananza e la vicinanza sono misu­
c) all'interno di espressioni preposizionali fisse: Non e di mia competenza, �e relative, de cise ent_ ro certi limiti da chi parla; così, se vi è un quadro posto
e
Non di mio gusto e cc.; m una stanza dove s1 trovano gli interlocutori, il parlante può dire b enissimo
entramb e �e frasi se �enti: f!_uesto, l'ho dipin to io! I Quello, l'ho dipin to io!
d) quando il possessivo segue il nome: Sono a{fàri miei, Amico mio ecc. ,
S,�a�do l mterpretaz1one viene svolta a partire dal testo, i pronomi dimostra­
Nelle pagine dei giornali, capita di incontrare aggettivi possessivi che appaiono inutili dal pun­ t1V1 n ro ongono n rmalmente un'informazione che è già stata evocata negli
� ? �
to di vista dell'interpretazione; pensate al seguente enunciato, che contiene l'aggettivo vostre enunc1a�1 precedenti; tale informazione può essere rappresentata da un sintag­
anche se va da sé che non si possono trascorrere le vacanze degli altri: Trascorrete le vostre ma: Io l ho detto a sua sorella; questa/quella, a sua volta, l'ha detto a Marco;
vacanze a Miomi. La presenza di questi possessivi può spiegarsi innanzitutto con l'influenza
delle lingue con cui l'italiano entra maggiormente in contatto come il francese e l'inglese (in oppure da una frase: Michela ha accettato; questo ha reso Marco veramentefelice.
tali lingue l'uso del possessivo in questi casi è obbligatorio). A questa spiegazione si possono In questo loro impiego, i principi che regolano la scelta tra i pronomi quello
aggiungere ragioni più puntuali: ad esempio, nell'enunciato precedente, tipico del linguaggio e questo sono complessi. In particolare, l'opposizione spazial e (in senso stret­
pubblicitario, il possessivo permette di valorizzare il destinatario dell'enunciato, di farlo sentire to) tra vicinanza e lontananza d ell'espressione linguistica a cui rimandano
al centro del mondo, spingendolo a essere sensibile al messaggio. In altri casi, l'impiego è giu­
stificato dal valore "affettivo" che il possessivo trasmette: in Domani prendo la mia bicicletta e è davvero pertinente solo quando i due pronomi compaiono assieme e ci si
vado a farmi un bel giro il possessivo suggerisce qualcosa come la mia cara bicicletta. rif�risce a ciò che è d�tto prima e a ciò che è detto dopo: Ho assunto un peri­
_
to informatico e un giovane programmatore: di questo sono molto contento di
'
4. I pronomi dimostrativi quello invece n on so che cosa pensare.
Negli altri casi, sembr�o entrare in gioco preferenze soggettive; va comunque
_
Aspetti formali I principali pronomi dimostrativi sono questo e quello, declinati nel genere e osservato �h �, quand� s1_ nprende una frase , questo è più utilizzato di quello.
nel numero: I _P:�n�m1 d1mostranv1 possono avere anche impieghi diversi, non ricondu­
• singolare maschile e f emminile : questo! questa, quello/ quella; c1b1h direttamente ai casi finora analizzati. V ediamone alcuni relativi a quello
• plurale maschile e femminile: questi/queste, quelli/quelle. e alle sue forme :
I pronomi dimostrativi possono essere rafforzati dalla presenza di avverbi co­ a) il pronome quelle può significare parole, azioni ecc.: Ne dice di quelle, Po­
.
me qui e qua o li e la: Quello la mi sta proprio antipatico. verino, ne ha viste di quelle;
Accanto a questo e quello, vi è anche il pronome dimostrativo cio. Esso indica b) il pronome quelli seguito da un sintagma preposizionale , da una frase re­
.
esclusivamente cos e o fatti: Di cio si discutera a lun go. Vanno ricordati poi lativa o da un participio può voler dire gente, person e: Quelli di buonafamiglia
anche i pronomi costui/ colui, costei/ colei, costoro/ coloro: Costui n on degno e _ .
n on et ven gono, Quelli costretti a ubbidire mifann o pena;
di te. Si tratta di pronomi utilizzati quasi esclusivamente nello scritto, e in c) i� pron�me quello può rinviare a qualcuno di noto, o a una proprietà no­
particolare nello scritto di stile piuttosto sostenuto. ta: Ftguratt se quella arriva in orario; Michela e sempre quella.
Recupero Dal punto di vista del loro significato, i pronomi dimostrativi vengono nor­
del referente malmente interpretati o a partir e dalla situazione fisica in cui viene prodotto 4.1. G�i aggettivi dimostrativi Questo e quello sono utilizzati anche come ag­
l'enunciato, oppure a partire dal significato di un'altra espressione linguistica
_
e usi particolari gett1v1, e_ mantengono lo stesso significato che li caratterizza nel loro impiego
che si trova nello stesso testo. pronommale:

84
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 5. 1 l pronome

Questo vestito ti sta proprio bene gamente il posto a lei. Il pronome egli è in regresso rispetto all'avanzare di
Quell'uomo non mi convince lui anche nello scritto di registro medio. L'alternanza egli!lui e essi, esse/loro
(quando l'ambiguità di genere di loro sia risolta dal contesto) è comunemen­
Per quanto riguarda l'accordo, l'aggettivo quello assume le stesse for­ te risolta a favore di lui, lei e loro qualora si intenda dare a questi pronomi un
me dell'articolo determinativo il: quel bastone, quellQ sciocco del direttore, particolare rilievo comunicativo; il che si verifica in due casi particolari:
quel[uomo, quella donna, quelf.amica, quef:. ragazzi, queglj_ autori, quelk_ don­ a) quando il soggetto sottintende un'indicazione del tipo quanto a..., ri­
ne, quelk_ amiche. guardo a...: Lui ( = quanto a lui) non so cosa ne pensi, Loro ( = quanto a loro)
non saranno certamente d'accordo;
5. I pronomi indefiniti b) quando il soggetto si trova dopo il verbo e presenta il suo contenuto co­
e
me l'obbiettivo della comunicazione: Ci andato lui, dove si vuol far sapere
La classe dei pronomi indefiniti è costituita da pronomi di carattere diverso; quale sia l'identità della persona che ha compiuto l'azione. La versione con
semplificando, possiamo dire che essi sono accomunati dal fatto di riferirsi a e
egli sarebbe inaccettabile: *Ci andato egli.
persone, oggetti ecc. indeterminati, non specifici. Qui di seguito elenchiamo Nel parlato e nello scritto di registro non elevato le forme lui, lei e loro tendo­
i più importanti fornendo alcuni esempi. no sempre più a prevalere anche in assenza di particolare rilievo comunicati­
Vi sono anzitutto i pronomi indefiniti negativi: nessuno, nessuna, niente, nul­ e
vo: Ieri lui rimasto a casa, D'estate loro vanno spesso a Parigi. Le forme egli,
la: Nessuno e stato capace di risolvere il problema, Non capisci proprio niente, essi/esse tendono a resistere nella scrittura argomentativa o molto formale.
Non ha visto nulla. I pronomi esso/essa, utilizzati in genere per riferirsi a entità non umane, ten­
Vi sono poi i pronomi indefiniti singolativi che si riferiscono a una singo­ dono a essere evitati nel parlato (ma spesso anche nello scritto) e nel caso di
la entità, sempre indeterminata, nel senso di non precisata o non precisa­ una soluzione con forme pronominali si impiegano i dimostrativi questo/a o
bile. Tra questi pronomi vi sono: qualcuno, qualcuna, qualcosa/qualche cosa quello/a.
(Qualcuno e entrato, Fai qualcosa questa sera.?); uno, una (Passamene uno);
e
certi/ certe, certuni/ certune ( Certi dicono che impossibile); tale! tali, talunoI 6.2. Pronome libero o pronome clitico La scelta tra pronome libero e prono­
taluna/taluni/talune ( Venne un tale a propormi un ajfore assurdo, Taluni non me clitico è soggetta a una serie di condizioni. In generale, come abbiamo già
ci credono ancora); altro/altra/altri/altre (Ne vorrei un altro). suggerito, i pronomi liberi sono preferiti ai pronomi clitici quando il loro si­
Vi sono pronomi indefiniti collettivi che si riferiscono a un insieme di enti­ gnificato è messo in rilievo: così, la scelta tra Ha parlato a me e Mi ha parlato
tà indeterminate. Tra di essi vi sono chiunque/chicchessia (checché), ciascuno sarà determinata dal contesto d'impiego. Di norma, la presenza della prepo­
(ciascheduno)/ciascuna (ciascheduna), ognuno I ognuna, tutto Itutta/tutti/tut­ sizione impone la forma libera: Ha parlato con me/per me/di me non equival­
te: Potrebbefarlo chiunque, Ne ho dato uno a ciascuno, L'ho detto a ognuno, Ci gono a Mi ha parlato, e la forma clitica non può legarsi alla preposizione: *Ha
sono andati tutti. parlato con mi. Altri casi in cui prevalgono i pronomi liberi sono i seguenti:
Nella maggior parte dei casi, i pronomi indefiniti (negativi, singolativi, collet­ a) quando il pronome è messo in contrasto con un altro elemento della fra­
tivi) hanno un aggettivo come corrispondente. Pensiamo ai seguenti esempi: se: Dallo a me, non a Marco I *Dammelo, non a Marco;
b) quando vi è coordinazione con un sintagma che contiene un nome: Ha
Non ce l'ha fatta nessuno/ Non ce l'ha fatta nessun candidato invitato Michela e!!_ I *Ha invitato Michela e ti;
Qualcuno ce l'ha fatta/ Qualche candidato ce l'ha fatta c) quando il pronome è modificato da un a�erbio: Ha scelto proprio me /
Lo sa chiunque/ Lo sa qualsiasi persona *Ha scelto proprio mi;
d) quando nell'enunciato in cui il pronome compare è assente il verbo: A
6. Fenomeni dell'uso chi non piace.? A lui.?I *Gli.?

6.1. I pronomi personali di terza persona Le forme dei pronomi personali di 6.3. I pronomi di cortesia Anche l'impiego dei pronomi di cortesia richiede
terza persona presentano una frequenza e una distribuzione d'impiego parti­ qualche commento supplementare. Per quanto riguarda il pronome di corte­
colari. Alcune forme sono scomparse nel parlato, e tendono a essere limitate sia plurale loro, esso viene utilizzato in registri molto formali, ragione per cui
allo scritto di registro elevato. Del tutto scomparso il pronome ella, che è spesso viene scritto con l'iniziale maiuscola: Vedano Loro i vantaggi e i rischi
ormai sentito come molto ricercato anche nello scritto; esso ha ceduto lar- di tale soluzione; nelle situazioni meno formali, ma si pensi anche agli annun-

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano

ci pubblici, si utilizza comunemente il pronome di seconda persona plurale


0 si ricorre alla forma impersonale (Si invitano i passeggeri a non lasciare i
6
bagagli incustoditi).
Le forme di cortesia per il singolare sono lei e voi, anch'esse disponibili alla
L'avverbio
variante con l'iniziale maiuscola: il voi appare in netto regresso, e viene tipi­
camente marcato come forma di arcaismo e regionalismo (la forma tende a
limitarsi agli anziani e alle regioni meridionali).
Un problema delicato sollevato dal pronome di cortesia lei è quello dell'ac­
cordo. Tendenzialmente, valgono le seguenti considerazioni:
a) quando l'accordo riguarda gli aggettivi, si tiene conto del genere naturale
del referente; così, se ci rivolgiamo a un essere umano maschile, diremo pre­
feribilmente: Lei mi pare sospettosQ, incertQ ( al posto di sospettosi!:., incerti!:); È la classe più eterogenea sia dal punto di vista delle funzioni sintattiche
b) quando l'accordo riguarda il participio del verbo, si tende ali'accordo che dei valori semantici. In generale, si può dire che gli avverbi hanno la
con il genere naturale nel caso il pronome sia soggetto (Professor Praloran, ci funzione di modificare altri elementi interni alla frase (Marco e molto sim­
e andatQ ieri sera, vero?), mentre prevale l'accordo al femminile nel caso sia patico, Canta divinamente, Non piove quasi mai), ma possono anche agire
oggetto (Professor Praloran, l'ho vistt!:_ ieri sera a teatro). in vario modo sull'intera frase, determinandola (Ieri, a Roma, c'e stato un
nubifragio) o valutandola (Forse, siamo arrivati), o ancora ponendola in
relazione con il contesto (Credo che Michela sia uscita. In"/àtti il garage e
vuoto.).

1. La forma degli avverbi

Dal punto di vista della forma, gli avverbi sono parole invariabili. Essi posso- Avverbi semplici
no essere classificati nel seguente modo: e complessi
a) avverbi semplici (sempre, qui, ieri, bene ecc.);
b) avverbi complessi, i quali si suddividono a loro volta in: avverbi derivati
(felicemente), avverbi composti (dappertutto), locuzioni avverbiali (di tanto
in tanto).
Gli avverbi derivati sono costituiti da una parola e da un suffisso. Nella mag­
gior parte dei casi, essi sono formati a partire da aggettivi femminili singolari
cui si aggiunge il suffisso -mente (decisamente, probabilmente, lentamente, dol­
cemente ecc.); se l'aggettivo finisce con -le o -re, la -e finale cade:gentilmente,
particolarmente ecc. Ci sono anche derivazioni costruite con il suffisso -oni
(che tuttavia non sono più produttive): gattoni, ciondoloni, bocconi, tentoni,
ginocchioni ecc.; sono formati a partire da nomi (gatto) o da verbi (ciondolare)
ed esprimono posizioni del corpo o movimenti particolari.
Gli avverbi composti sono costituiti da due forme libere, vale a dire da parole
che possono esistere anche da sole: indietro (da in + dietro), soprattutto (da
sopra + tutto) ecc.
Le locuzioni avverbiali sono delle unità formate da più parole che svolgono
le funzioni dell'avverbio. La formazione delle locuzioni avverbiali è mol­
to varia: preposizione con nome (in ritardo) o con avverbio (da sempre),
duplicazione di un nome (passo passo) o di un aggettivo (bel bello) o di un

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 6. L'avverbio

avverbio (quasi quasi), o combinazioni più complesse (di tanto in tanto, 2.1. Avverbi interni alla frase Gli avverbi che operano all'interno della frase
corpo a corpo ecc.). Non è sempre facile distinguere le locuzioni avverbiali occupano una posizione interna al sintagma aggettivale, verbale, avverbiale e
dagli avverbi composti e in molti casi esistono sia le grafie separate (che se­ nominale. Ecco un esempio per ciascun tipo:
gnalano la natura di locuzione avverbiale) sia le grafie unite (che favorisco­
no la forma di avverbio composto): per lo meno/perlomeno, contro voglia/ Marco è molto simpatico
controvoglia,dopo tutto! dopotutto,cionon ostante/ciononostante (e anche cio Parla lentamente
nonostante) ecc. Le cose vanno abbastanza bene
Viene anche Michela
Possono avere una funzione avverbiale anche le forme corrispondenti agli aggettivi ma con­
siderate invariabili (e dunque non soggette alle regole dell'accordo): così, mentre in Cammi­ Gli avverbi interni al sintagma verbale possono legarsi al verbo in modo più o meno diret­
navano veloce avremo un avverbio, in Camminavano veloci avremo un aggettivo, accordato to: se in Cammina male l'avverbio caratterizza direttamente il modo di camminare, in Leggo
con il soggetto. spesso romanzi gialli l'avverbio caratterizza il verbo unito al suo oggetto, ossia il leggere
romanzi gialli. Sempre in relazione al verbo, gli avverbi possono essere necessari come in
Mettili 9..!!l ( *Mettilt), È accaduto ieri ( *È accaduto), Si comporta bene ( *Si comporta), oppure
Avverbi comparativi L'avverbio può avere una forma comparativa e una forma superlativa, in mo- facoltativi come in Domani Marco parte per Parigi.
e superlativi do del tutto simile agli aggettivi:
Alla varietà dei legami sintattici si affianca una varietà ancora maggiore dei
Corre più/meno velocemente di te significati espressi dagli avverbi. Essi possono:
Ha risolto il problema intelligentissimamente a) completare il senso del verbo con un'indicazione di modo (prudente­
mente,gentilmente,dolcemente ecc.):
In modo analogo agli aggettivi corrispondenti, una serie di avverbi ha an­
che comparativi e superlativi irregolari: è così, ad esempio, per bene (meglio, Si veste elegantèmente
il meglio possibile, ottimamente o benissimo), male (peggio, il peggio possibi­ Parla male
le, pessimamente o malissimo), molto (piu, moltissimo), poco (meno, pochis­
simo) ecc. b) esprimere il grado o la quantità di un aggettivo o di un avverbio (molto,
Per alcuni avverbi esiste anche la possibilità di modificare il loro grado attra­ poco, eccessivamente,leggermente ecc.):
verso forme alterate: da bene abbiamo benino o benone.
La questione è straordinariamente complessa
2. La sintassi e il significato degli avverbi Parla troppo velocemente

Dal punto di vista sintattico, gli avverbi possono essere distinti in due grandi c) focalizzare, ossia mettere in rilievo, un aggettivo, un verbo, un pronome
insiemi, ognuno dei quali è caratterizzato da significati specifici: vi sono gli o un nome, un avverbio (anche,pure,neanche,solo,proprio ecc.):
avverbi interni alla frase e quelli esterni alla frase. Osserviamo la coppia di
esempi: Michela è veramente bella
Ci è soltanto andato
Michela ha parlato troppo sinceramente Anche lui/un ragazzo ce la potrebbe fare
Sinceramente, Michela ha parlato troppo Proprio domani c'è il compleanno di Marco

Nel primo caso l'avverbio opera all'interno della frase e specifica il modo in d) rafforzare la negazione:
cui Michela ha parlato (le sue parole sono state troppo sincere); nel secondo
caso invece l'avverbio opera all'esterno della frase, nel senso che esprime il Non viene@/mai/affatto
modo con cui il locutore qualifica ciò che dice (parlando sinceramente, dico
Registriamo la presenza di forme del tipo (fa) molto anni sessanta, (fa) poco notizia, dove
che Michela ha parlato troppo). Se avverbi come sinceramente possono agire l'avverbio completa la predicazione modificando un nome, e forme come l'ormai presidente,
a diversi livelli, in genere un avverbio opera o all'interno o all'esterno della il g_M dottore in informatica, che si possono considerare la nominalizzazione di espressioni
frase. predicative quali colui che è ormai presidente, colui che è già dottore in informatica.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 6. L'avverbio

2.2. Avverbi esterni alla frase Gli avverbi esterni alla frase appartengono a Purtroppo/per fortuna, lui non c'è (È un peccato/una fortuna che lui non ci sia)
tre sottoinsiemi diversi: gli avverbi circostanziali, gli avverbi frasali e gli av­ Assurdamente, l'inchiesta è stata archiviata (È assurdo che l'inchiesta sia stata ar­
verbi connettivi. chiviata)
Avverbi circostanziali Gli avverbi circostanziali sono quegli avverbi che agiscono sulla frase, fornendo
indicazioni sulla collocazione temporale e spaziale dell'evento descritto: d) avverbi di dominio, i quali indicano il dominio entro il quale una defini­
zione, un'affermazione ecc. è valida; essi sono parafrasabili con da un punto
Ieri non è venuto nessuno di vista+ aggettivo:
Qgi si mangia male
Botanicamente, il pomodoro è un frutto (Da un punto di vista botanico, il pomo­
Ci sono avverbi di tempo e di luogo (esclusi quelli richiesti necessariamente dal verbo: Vieni doro è un frutto)
!J.l!.!.Ì che possono sia completare il significato del verbo sia dare una collocazione s�aziale �
tutto l'evento: Svegliami presto!; Presto il pianeta sarà sovraffollato. Quando questi avverbi Teoricamente, hai ragione tu (Da un punto di vista teorico, hai ragione tu)
seguono il verbo, spesso è difficile scegliere; quando essi sono in prima posizione, sono in­
vece sicuramente avverbi circostanziali esterni al predicato verbale. e) avverbi di soggetto, che danno un giudizio sul comportamento del sog­
getto in relazione all'azione descritta nella frase; essi sono parafrasabili con
Avverbi trasali Gli avverbi frasali sono quegli avverbi che agiscono sulla frase, esprimendo in agendo!comportandosi in modo+ aggettivo:
genere un giudizio del parlante riguardo a ciò che egli dice o al modo di dirlo.
Dal punto di vista della sintassi, questi avverbi hanno la particolarità di poter Intelligentemente, Michela non ha reagito alle provocazioni (Comportandosi in
occupare molte posizioni diverse all'interno della frase: modo intelligente, Michela non ha reagito alle provocazioni)

Probabilmente, Michela è uscita da un pezzo Avverbi connettivi


Gli avverbi connettivi sono quegli avverbi che specificano la relazione di na-
Michela probabilmente è uscita da un pezzo
tura logica che collega tipicamente la frase in cui è presente l'avverbio con
Michela è probabilmente uscita da un pezzo
quanto precede. Si tratta di avverbi quali infatti, quindi, invece, ad esempio, cio
Michela è uscita probabilmente da un pezzo
nonostante, insomma, in ejfètti ecc. Su questi avverbi torneremo ampiamente
Michela è uscita da un pezzo, probabilmente nella Parte quinta, qui ci limitiamo a qualche esempio:
Dal punto di vista del loro significato, possiamo distinguerli in:
La situazione andrà peggiorando: sono previste, infatti, nuove piogge.
a) avverbi di enunciazione, i quali qualificano il fatto di dire e non ciò che è
Dice di aver studiato moltissimo. In realtà, aveva molte lacune.
detto; essi sono parafrasabili con l'espressione detto in modo+ aggettivo:
Piove da una settimana. Marco è partito ieri. Michela non si vede da giorni. Insom­
Francamente, faccio fatica a crederti (Detto in modo franco, faccio fatica a crederti) ma, mi sento veramente giù.

b) avverbi modali, i quali esprimono il grado di verità di un evento oppure il Nel primo caso il connettivo infatti esprime una relazione di motivazione,
suo carattere di obbligo, di necessità; essi sono parafrasabili con essere+ agget­ destinata a sostenere la previsione enunciata nella frase precedente; con in
tivo+ frase subordinata: realtà si segnala un'opposizione rispetto al contenuto della frase precedente;
infine, nell'ultimo esempio si vede come il connettivo insomma si aggancia
Forse/Probabilmente/Certamente, lo ha fatto lui (È possibile/probabile/certo che all'intera serie di frasi che precedono: la relazione suggerita sarà qui di tipo
lo ha fatto lui) riassuntivo e conclusivo.
Le domande vanno obbligatoriamente/tassativamente presentate entro i termini di
legge (È obbligatorio/tassativo che le domande vengano presentate entro i termini
di legge)

c) avverbi valutativi, che esprimono un giudizio del parlante relativo ai sen­


timenti o alle sensazioni suscitati da un evento; essi sono parafrasabili con
essere nome/aggettivo+ frase subordinata:

92
93
7
L'articolo, La preposizione,
La congiunzione

1. L'articolo

Le funzioni primarie dell'articolo sono di indicare se l'elemento a cui si riferi­


sce sia o meno definito e di assegnare a tale elemento una quantificazione. In
queste funzioni l'articolo è simile ai pronomi dimostrativi (questo, quello ecc.)
e agli elementi che esprimono una quantità (come i numerali: due, tre ecc.).

1.1. La forma dell'articolo Gli articoli si suddividono in articoli determinati­


vi, indeterminativi e partitivi. Le forme si distinguono nel genere e nel nume­
ro; presentano inoltre una serie di varianti che dipendono esclusivamente dal
suono iniziale della parola che segue l'articolo.
Gli articoli determinativi hanno le forme seguenti:
• maschile singolare: il (cane), lo (spazzino), !'(amico);
• maschile plurale: i (cani),gli (spazzini/amici),gl'(individui);
• femminile singolare: la (casa), !'(amica);
• femminile plurale: le (case), le (amiche), l'(erbe).
Gli articoli indeterminativi hanno le forme seguenti:
• maschile singolare: un (cane/amico), uno (spazzino);
• femminile singolare: una (casa), un'(amica).
Gli articoli partitivi hanno le forme seguenti:
• maschile singolare: del (pane), dello (zinco), dell'(oro);
• maschile plurale: dei (cani), degli (spazzini/amici), degl'(individui);
• femminile singolare: della (farina), dell'(acqua);
• femminile plurale: delle (case/amiche), dell'(erbe).

Oltre che con dei, delle ecc., il plurale partitivo può realizzarsi anche senza articolo: Verranno
anche delle persone simpatiche I Verranno anche persone simpatiche; il carattere indetermi­
nato può essere espresso con un aggettivo indefinito: Verranno alcune persone simpatiche.

Riguardo alla scelta tra le varianti, diamo alcune indicazioni generali.


a) Per l'articolo determinativo: la forma con elisione l' (derivata da lo e da
la) viene utilizzata davanti a suoni vocalici (l(imico, l(imica) e davanti alla
u seguita da altra vocale (l'uomo); i suoni consonantici richiedono la forma

95
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 7. L'articolo, la preposizione, la congiunzione

ili la (il ç_ane; la ç_asa) per tutte le consonanti che non siano s + consonante, z, b) l'articolo indeterminativo può essere utilizzato per esprimere una quan­
ps, pn, gn, x e i seguita da vocale, che richiedono le forme lo e gli (lo gudio/ tità: Prendete un quaderno e una penna; questo anche in unione con le forme
gli gudi, lo �ioI gli �ii, lo J!!_icopaticoI gli J!!_icopatici ecc.). Le forme gl' e l' (del del partitivo: Prendete uno dei quaderni. Nel parlato colloquiale, indica ap­
plurale) e le corrispondenti forme partitive sono praticamente scomparse (al prossimazione nel caso sia seguito da un numerale: Ormai saranno passati un
posto di gl'individui e !'erbe si preferisce gli individui e le erbe, ma l'acqua è [circa] venti minuti;
preferita a la acqua, e dell'acqua a della acqua). c) l'articolo indeterminativo può essere omesso con i nomi di massa: Cer­
Con le parole che iniziano con w- vi sono due possibilità: se la lettera w- vie­ cano acqua, oppure con altri tipi di nome quando la frase è negativa: Non c'e
ne pronunciata come v- di vaso, allora si scelgono gli articoli il e i: il wafer; uomo piu dolce di lui.
se la lettera w- viene pronunciata come u- di uomo, allora a il whisky si può Abbiamo detto che la funzione primaria dell'articolo è legata al carattere de- Referente specifico
affiancare !'whisky, che appare però la soluzione meno diffusa. finito o meno del referente cui è legato: così, se dico Ho trovato il portafoglio, e non specifico
b) Per l'articolo indeterminativo: la forma uno corrisponde agli impieghi si intende comunemente che un ben determinato portafoglio era stato perso
del determinativo lo, per gli altri casi si impiega un (corrispondente a l'!i[). e lo si stava cercando, mentre l'uso dell'articolo indeterminativo (Ho trovato
Il femminile una presenta, analogamente a la, l'elisione davanti a vocale: un portafoglio) suggerirebbe tutt'altra situazione. In generale, si può dire che,
un'amica; è tuttavia possibile anche la forma senza elisione: una amica. se il locutore decide che il referente sia da considerare conosciuto dall' inter-
locutore, allora utilizzerà l'articolo determinativo, mentre sceglierà l'articolo
1.2. Il significato dell'articolo Gli articoli determinativi presentano il refe­ indeterminativo se ritiene che l'interlocutore non possa identificare tale refe-
rente del nome che accompagnano come conosciuto all'interlocutore. Pen­ rente oppure che tale identificazione non sia pertinente.
siamo agli esempi seguenti: Un'ulteriore distinzione riguarda gli usi dell'articolo indeterminativo in
esempi come:
Ieri ho incontrato lo scultore
È arrivato i! pacco Sto cercando un cane

Essi suggeriscono che l'interlocutore sappia di quale scultore e di quale pacco Questa frase è ambigua. È possibile che il locutore stia cercando un cane ben
si parli. Succede invece il contrario nei due casi seguenti, in cui compaiono definito, magari proprio il suo cane, ma che non ritenga pertinente o utile
articoli indeterminativi: segnalarlo all'interlocutore; in tal caso si parlerà di indeterminato specifico.
Tuttavia è anche possibile che il locutore non stia cercando un cane particola­
Ieri ho incontrato uno scultore re, ma voglia semplicemente acquistare un animale che gli faccia compagnia:
È arrivato un pacco parleremo allora di indeterminato non specifico. La distinzione può com­
portare variazioni linguistiche significative, come ad esempio l'alternanza tra
Essi suggeriscono che l'interlocutore non sappia né di quale scultore né di modo indicativo e congiuntivo:
quale pacco si tratti.
Cerco un libro che mi appassiona
Nel caso delle forme partitive, la soluzione senza articolo è adeguata solo quando il sintagma
nominale si riferisce a entità non conosciute al locutore. Paragoniamo le due frasi seguenti: Cerco un libro che mi appassioni
Ho rivisto delle persone che avevo conosciuto a Parigi I *Ho rivisto persone che avevo cono­
sciuto a Parigi; in questi esempi, il locutore conosceva già le persone di cui sta parlando: per La prima formulazione prefigura un contesto in cui il locutore sta cercan­
questa ragione, l'assenza di articolo indeterminativo plurale non è adeguata. Si può invece do un libro specifico, che stava leggendo e che non riesce più a trovare (si
dire: Cercano segretarie trilingui, perché qui non ci si riferisce a segretarie specifiche, già
conosciute da chi le sta cercando, ma a un tipo generale di persona con certe caratteristiche. potrebbe allora proseguire con: Ma non ricordo piu dove l'ho messo); nel se­
condo caso invece il congiuntivo trasmette l'idea che si tratti di un libro non
Riguardo alla scelta dell'articolo in funzione del significato del nome che specifico, che possa avere la capacità di appassionare il locutore (un seguito
accompagna, teniamo conto delle seguenti osservazioni: pertinente potrebbe essere: Puoi darmi qualche consiglio?).
a) per riferirsi a una specie o a una categoria, si utilizza comunemente l'arti­ La scelta dell'articolo indeterminativo è dunque in parte legata alle proprietà
colo determinativo: [lgatto e un animale indipendente; è comunque possibile del referente e in parte è soggetta alle strategie comunicative del locutore, che
anche l'uso dell'articolo indeterminativo: Un gatto e un animale indipendente; può creare delle frasi ambigue o dare informazioni parziali sull'identità del

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 7. L'articolo, la preposizione, la congiunzione

referente: in Ieri ho visto un belfilm di Fellini il locutore decide di non dare naggi famosi, la situazione è complessa: ad esempio, si può dire il Manzoni,
indicazioni sufficientemente precise per identificare di quale film si tratti. ma si dice meno facilmente il Garibaldi. L'articolo può essere utilizzato al
plurale per indicare i membri di una famiglia, o di un gruppo di parenti: i
Spesso, si tratta semplicemente di una strategia per creare interesse, lasciando agli enunciati Praloran.
successivi la definizione del referente: Ieri ho visto un famosissimo film di Fellini. Era quel
capolavoro assoluto di Amarcord.
Anche per quanto riguarda i nomi di luoghi è difficile trovare una regola
generale: così, ad esempio, per le regioni italiane, con la preposizione in ab­
Referente Il fatto che un referente sia conosciuto o meno può dipendere dalle cono­ biamo: in Calabria, in Sicilia, in Toscana, nel/in Trentino, nel/in Friuli ecc.
noto e non noto, scenze enciclopediche di ciascun individuo: in questo caso si parlerà di refe­ Osserviamo comunque in generale che l'articolo determinativo si usa con
dato e non dato renti noti o non noti; oppure può essere legato alle conoscenze via via tra­ nomi di montagne, fiumi laghi: il Tevere, il Cervino, il Mediterraneo ecc.; esso
smesse all'interno del testo: in questi casi si parlerà di dato o non dato. si usa anche con nomi che si riferiscono a Stati, continenti, isole grandi o
gruppi di isole: la Svizzera, la Sardegna, le Eolie ecc.
Vi sono delle restrizioni che impongono la scelta dell'articolo: in casi come Ho visitato il ca­ L'articolo è richiesto in presenza di un aggettivo o di una specificazione (la
poluogo della Regione, l'articolo determinativo è reso necessario dall'unicità del referente (in simpatica Michela, il grande Praloran, il Veneto delle ville palladiane ecc.).
una Regione vi è un solo capoluogo), e in maniera analoga troviamo lo stesso articolo con i
nomi propri come il Colosseo, la Maremma ecc. o comuni il sole, la luna ecc. Con i referenti
unici, l'impiego dell'articolo indeterminativo sarà possibile in casi particolari come Oggi c'era 2. La preposizione
un sole meraviglioso, Non avevo mai visto un Marco così arrabbiato.
Le preposizioni hanno la funzione fondamentale di mettere in relazione un
In un testo un referente nuovo viene tipicamente introdotto dall'articolo elemento della frase (tipicamente un nome o un pronome, un verbo, un av­
indeterminativo; nelle frasi successive sarà considerato un'informazione già verbio, un aggettivo) con altri elementi: il libro di matematica, utile f!_!!r. la
data e andrà preceduto dall'articolo determinativo: pioggia, studia con lui, il giornale di ieri, un atteggiamento da stupido, facile
da farsi, lavora f!_!!r. vivere ecc. Tali relazioni possono realizzarsi all'interno
C'era una volta un re, che viveva in un castello. Un giorno g re fece abbassare il ponte di una frase semplice (Marco e andato tJ:. Parigi con Michela) oppure possono
levatoio e uscì a cavallo. generare delle frasi complesse ( Gli ho detto di venire domani).
Le preposizioni si suddividono in tre classi: preposizioni proprie, preposizio­
Si può osservare come l'articolo determinativo sia presente anche nel sintag­ ni improprie e locuzioni preposizionali.
ma il ponte levatoio, e questo perché nella frase iniziale era stato introdotto il Le preposizioni proprie, ossia di, a, da, in, con, su, per, trai.fra, possono fun- Preposizioni proprie
referente un castello, che grazie alle nostre conoscenze enciclopediche attiva gere esclusivamente da preposizione e il loro significato dipende in larga
una serie di referenti collegati all'esistenza di un castello, tra cui appunto il parte dagli elementi posti in relazione. Con la preposizione di, ad esempio,
ponte levatoio. si realizzano tipicamente legami di specificazione in grado di definire a chi
appartiene un oggetto (il libro di Marco), di che cosa è fatto (un fiore di
1.3. L'articolo e i nomi propri La norma grammaticale esclude la presenza plastica), la sua origine (un vino di Sicilia), le sue qualità (edificio di dieci
dell'articolo con i nomi propri: Ho incontrato Marco e Michela. Tuttavia, piani) o le qualità di un individuo (donna di grande intelligenza), la loro
per i nomi femminili e, con marcata tonalità di italiano regionale settentrio­ comparazione (piu intelligente di te), i legami di parentela (lafiglia di Mar-
nale, per i nomi maschili l'uso dell'articolo determinativo è ben attestato, co), i tipi di malattia (soffre di allergie) o di reato (accusato di furto) ecc.;
soprattutto nel parlato colloquiale: Ho incontrato (il) Marco e la Michela. sempre la preposizione di permette la realizzazione di frasi complesse come
Anche per i cognomi la norma non prevede l'articolo: Ho incontrato Pra­ Giuro di dire la verita, Ti chiedo di restare ancora un po', Mi sembra di cono-
loran; sempre con tonalità di italiano regionale settentrionale, la presenza scerlo ecc.
dell'articolo è favorita in registri colloquiali, a segnalare familiarità: Ho in­ Le preposizioni possono essere accompagnate dall'articolo determinativo,
contrato il Praloran. Con i cognomi inoltre l'articolo permette di individuare con cui possono legarsi: si parla in questo caso di preposizioni articolate.
il genere: Ho incontrato la Ferrari. Un registro formale controllato che richie­ Diamo come esempio le preposizioni articolate formate a partire dalla pre­
de tipicamente l'uso dell'articolo davanti al cognome (magari accompagnato posizione di: del, dello, della, dei, degli, delle. Non tutte le preposizioni per­
dal nome) è quello proprio della scrittura burocratica dei verbali di polizia mettono di realizzare l'intero paradigma di preposizioni articolate: da con si
o degli atti processuali: Il Praloran (Marco) dichiara che... Nel caso di perso- ha col e coi, ormai limitati al parlato colloquiale, mentre sono scomparse le

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 7. L'articolo, la preposizione, la congiunzione

forme collo,colla,cogli,colle; da per derivano solo pel e pei,ormai abbandona­ È andato a casa� ha telefonato a Marco
te, mentre traifra non hanno alcuna forma articolata. Ha finito il lavoro, ma non è molto soddisfatto
Preposizioni Le preposizioni improprie sono rappresentate da sopra,sotto,davanti,dietro, Prendi del latte� del pane
improprie lungo,presso,vicino, verso, dopo,prima ecc. La definizione di "improprie" è È intelligente, ma antipatico
legata al fatto che tali preposizioni, diversamente dalle preposizioni proprie, Arriverà oggi Q domani
possono svolgere anche altre funzioni sintattiche. Diamo alcuni esempi in Viene con Marco� con Michela
cui all'uso preposizionale segue un uso avverbiale: Marco e arrivato dopo Mi­
e e
chela I Dopo arrivato anche Marco,La chiave sotto al tappeto I L'ho messa Le congiunzioni coordinanti possono manifestarsi anche in forme correlati­
sotto. In effetti, anche negli usi avverbiali si può percepire la natura preposi­ ve: La situazione e complicata !!_per ragioni tecniche !!_per ragioni politiche,Se­
zionale che invita a recuperare una relazione con un elemento sottinteso. condo me, Qpartiamo subito Qaspettiamo domani; la congiunzione copulativa
Tra le preposizioni improprie si distinguono: ha anche una forma negativa: Non arrivera né oggi né domani.
a) le preposizioni seguite di norma da un'altra preposizione (accanto a,vi­ Nella subordinazione l'elemento subordinato è costituito invariabilmente da
cino a,riguardo a,invece di,insieme con o a,fuori da ecc.): Rispetto all'anno una frase:
scorso, la situazione e migliorata;
b) le preposizioni facoltativamente seguite da un'altra preposizione (sopra, Mi ha detto che è tutto risolto
contro,dietro,presso ecc.): Lui e sempre stato contro di te/contro te; Mi chiedo� verrà
c) le preposizioni che non possono essere seguite da un'altra preposizione Studia molto perché ha un esame
(malgrado,mediante,nonostante,salvo ecc.): Secondo te, chi vincera? È freddo, anche se c'è il sole
Locuzioni Le locuzioni preposizionali hanno una forma linguistica che va al di là della Quando arriva, telefonami
preposizionali parola; esse sono tipicamente costituite da preposizione + nome + preposi­
Sul significato delle congiunzioni ritorneremo nella Parte terza, dedicata alla frase comples­
zione: in confronto a,per mezzo di,per via di,a causa di,a proposito di ecc. Le sa. Qui osserviamo che la funzione di legare due elementi può essere realizzata all'interno
locuzioni preposizionali sono in genere determinate nel loro significato, e della frase complessa anche dalle preposizioni: Corre� arrivare in tempo, Dice 11 essere
questo grazie soprattutto alla componente nominale: così, ad esempio, a cau­ stanco ecc.; una funzione di collegamento viene svolta poi da certi avverbi come infatti, tutta­
sa di non può che introdurre una causa; vi sono comunque casi in cui il signi­ via, quindi, perciò ecc.: il legame si realizza allora in una dimensione testuale, oltre i confini
della frase. Tutti questi elementi (congiunzioni, preposizioni, avverbi) possono essere ricon­
ficato della locuzione preposizionale non è direttamente riconducibile a dotti per la loro funzione a una classe particolare di parole: i connettivi; di questi parleremo
quello dei suoi componenti: una spiegazione per via di (=per mezzo di) im­ sempre nella Parte terza.
magini,una condanna per via di (=a causa di) irregolaritafiscali,inaccessibile
per via di (=attraverso) terra. Dal punto di vista della forma le congiunzioni sono tutte invariabili e posso­
no essere distinte in congiunzioni semplici, formate da una sola parola (e, ma,
Sui significati introdotti dalle preposizioni ritorneremo nella Parte seconda, dedicata alla o,che,perché,sebbene,mentre,se ecc.), e locuzioni congiuntive, ossia formate
frase semplice e ai sintagmi che la compongono; ritroveremo le preposizioni anche nell'ana­
lisi della frase complessa per subordinazione: Crede 11 capire tutto, L'hanno punita� aver da più parole (anche se,a meno che,dato che ecc.). In alcuni casi si percepisce
detto la verità,� sentire lei, si direbbe una santa, li libro ha avuto un tale successo da essere chiaramente l'originaria natura composta della congiunzione: siccome (si +
già in ristampa. come),affinché (a+ fin+ che),purché (pur+ che) ecc.; in altri casi le forme
sintetiche (cosicché,dimodoché) e analitiche (cosi che,di modo che) convivono.
3. La congiunzione (e la locuzione congiuntiva) Il significato delle congiunzioni può ridursi a zero come nel caso della con­
giunzione subordinante che (Mi ha detto che e tutto risolto),oppure essere
Le congiunzioni svolgono la funzione di congiungere due elementi secondo estremamente vago e determinato dagli elementi coinvolti (Michela e tor­
una relazione sintattica di coordinazione (copulativa: e,avversativa: ma, di­ nata a casa!!_ [legame temporale] ha telefonato a Marco,Marco e scivolato!!_
sgiuntiva: o) oppure di subordinazione (che,se,perché,siccome,quando,dopo [legame causale] si e slogato una caviglia,Ha studiato tanto!!_ [legame oppo­
che,benché,sebbene ecc.). Le congiunzioni sono collocate prima dell'elemen­ sitivoJ non estato promosso ecc.), oppure permettere un ristretto e definito
to che viene coordinato o subordinato; tale elemento nel caso della coordina­ numero di valori (perché può avere valore causale o finale), o infine indicare
zione può essere una frase o un sintagma di vario tipo (nominale, aggettivale, un unico valore (siccome ha sempre valore causale, benché concessivo, affin­
avverbiale, preposizionale): ché finale ecc.).

100 101
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano

Interiezioni Ai tipi di parola visti finora potremmo aggiungere la categoria molto partico­
lare delle interiezioni, ossia parole che esprimono reazioni emotive, stati d'a­ Bibliografia
nimo collegati a esclamazioni, domande, richieste ecc.: eh, ah, oh, toh, ahi,
ahia, bah, boh, beh, mah ecc. Simili espressioni appartengono al parlato col­
loquiale e realizzano da sole il valore di un'intera frase; così, ad esempio, a
una certa situazione o notizia si può reagire, indicando un certo stupore, con
toh! (Toh! Non risponde nessuno!), oppure per chiedere ragione di un com­
portamento strano o poco adeguato si può dire semplicemente beh? (Beh?
Che problemi ci sono?), questa volta con intonazione interrogativa.
Il significato delle interiezioni non è sempre ben definito e in molti casi di­
pende dal contesto d'impiego e dalla particolare intonazione con cui vengo­
no pronunciate: seguita da un'intonazione sospensiva, l'interiezione beh... ACQUAVIVA P. (2013), Il nome, Carocci, Roma.
può indicare incertezza, imbarazzo (Beh... non saprei... ), oppure rassegna­
BERTINETTO P. M. (1991), Il verbo, in L. Renzi, G. Salvi (a cura di), Grande gram­
zione (Beh... lasciamo stare), e altri valori ancora può assumere nel caso sia
matica italiana di consultazione, vol. II: I sintagmi verbale, aggettivale, avverbiale. La
raddoppiata (Beh, beh, non diciamo sciocchezze!). La pronuncia interviene
subordinazione, il Mulino, Bologna, pp. 13-161.
anche nell'allungamento delle vocali, che può avere effetto sull'interpreta­
FERRAR! A., ZAMPESE L. (2000), Dallafrase al testo. Una grammaticaper l'italiano,
zione: così eh? può semplicemente segnalare una domanda di chiarimento
(Eh? scusa non ho capito... puoi ripetere?), mentre con la vocale allungata eeh? Zanichelli, Bologna.
può indicare uno stupore o addirittura un'indignazione molto forti (Eeh? JEZEK E. (20u), Lessico. Classi diparole, strutture, combinazioni, il Mulino, Bologna.
Ma cosa stai dicendo?!). LONZI L. (1991), Il sintagma avverbiale, in L. Renzi, G. Salvi (a cura di), Grande
Tra le interiezioni possono rientrare anche espressioni esclamative molto ete­ grammatica italiana di consultazione, vol. II: I sintagmi verbale, aggettivale, avverbia­
rogenee quali aiuto!, ciao!, salve!, basta!, caspita!, pero!, magari! ecc. Rispetto le. La subordinazione, il Mulino, Bologna, pp. 341-412 .
alle precedenti, il significato è qui riconducibile a delle voci lessicali e quindi PRANDI M. (2006), Le regole e le scelte, UTET, Torino.
appare meglio definito. Prossime alle interiezioni si possono considerare pu­
SALVI G. (2013), Le parti del discorso, Carocci, Roma.
re le onomatopee: bau bau, d rin, zzz ecc.
SCALISE s., BISETTO A. (2008), La struttura delle parole, il Mulino, Bologna.

SCHWARZE c. (2009), Grammatica della lingua italiana, Carocci, Roma.


SERIANNI L. (1989), Grammatica italiana, UTET, Torino.
SIMONE R., BERRUTO G., D'ACHILLE P. (a cura di) (2010-u), Enciclopedia dell'Ita­
liano, 2 voli., Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma.
SQUARTINI M. (2015), Il verbo, Carocci, Roma.

102 103
Parte seconda
La frase semplice
8
Una definizione di frase semplice

La frase semplice è un'espressione linguistica costruita attorno a un predica­


to, tipicamente realizzato da una forma verbale, e tipicamente accompagnato
da un soggetto con cui si accorda. Ad esempio, l'enunciato seguente:

Michela dorme

è costituito da una frase, perché contiene il predicato dorme, il quale si accor­


da con il soggetto Michela.

1. Le forme del soggetto e del predicato

La frase è dunque costituita tipicamente da due elementi: il predicato e il


soggetto; entrambi questi elementi possono assumere forme diverse. Così, il
soggetto può essere un nome, come Michela nell'esempio precedente, oppure
un pronome (Lei dorme profondamente), un gruppo di parole (La fìglia della
mia vicina di casa dorme profondamente), o può essere sottinteso e venire ri­
costruito grazie al contesto (Dorme profondamente).

Nella frase complessa, come vedremo nella Parte terza, il soggetto potrà anche essere realiz­
zato da una frase: Mi è stato detto che Marco arriverà domani.

Si distinguono due principali forme di predicato: il predicato verbale e il


predicato nominale. Il predicato verbale è realizzato da una forma verbale
semanticamente piena, eventualmente accompagnata da gruppi di parole che
la completano. Qui di seguito alcuni esempi di predicato in cui variano il
verbo e gli elementi che ne completano il significato:

Michela studia
Michela ha studiato storia antica
Michela sta studiando molto
Michela ha regalato un bellissimo libro al suo caro amico Marco
Si tratta di una questione delicata

Vi sono anche casi in cui il predicato può interamente realizzare la frase: que-

107
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano

sto avviene con espressioni verbali atmosferiche come piove, nevica, grandi­
na,fa brutto/ bel (tempo),fa.freddo! caldo ecc. 9
Il predicato nominale è costituito da verbi copulativi, vale a dire con signifi­
cato povero, come essere, sembrare, diventare ecc., che vengono determinati L'articolazione in sintagmi
da nomi (eventualmente modificati da aggettivi) o aggettivi (eventualmente
modificati da avverbi):

Michela è pianista
Michela sembra stanca
Michela è una vera donna
Michela diventa sempre più bella

Oltre che da nomi e aggettivi il predicato nominale può essere realizzato da altre forme. Ecco 1. I sintagmi e le loro proprietà
alcuni esempi: Questo zaino è da alpinismo/di Marco. La copertina è di plastica/in brossura,
L'iniziativa non è a scopo di lucro. Una frase è costituita da una sequenza di parole caratterizzate da una deter­
minata forma e da determinati legami. Per constatarlo, consideriamo le due
1.1. Frasi senza verbo: frasi ellittiche e frasi nominali Accanto alle frasi co­
frasi seguenti:
struite attorno a una forma verbale piena o copulativa, vi sono frasi che non
contengono alcun verbo. Esse si distinguono in frasi ellittiche del verbo e fra­ Bubi si è perso
si nominali. Le frasi ellittiche del verbo sono caratterizzate da un predicato
Il gatto siamese dei nostri vicini si è perso
sottinteso. Consideriamo lo scambio seguente:

A Chi viene domani? Le espressioni sottolineate si riferiscono entrambe allo stesso animale: nel
B Io di sicuro. primo caso, esso è nominato con una sola parola, Bubi; nel secondo caso,
esso è nominato da un insieme di parole tra loro collegate: il gatto siamese dei
La frase io di sicuro è una frase ellittica, in cui un verbo è sottinteso e viene ri­ nostri vicini. Inoltre questo gruppo di parole ha la stessa funzione sintattica
cavato dal contesto; nell'esempio, l'intervento di A indica venire come verbo svolta dalla singola parola Bubi nella prima frase.
da integrare nella frase ellittica: Io vengo di sicuro. Soffermiamoci ancora sulla frase seguente:
Spesso le frasi ellittiche presentano una struttura sintattica parallela a un' al­
tra struttura presente nell'immediato contesto, come nel caso seguente: Marco ha visto una ragazza con il binocolo

Marco è partito per Roma. Michela per Milano. Questa frase può avere due significati diversi: può indicare che Marco ha visto
una ragazza servendosi del binocolo, oppure che Marco ha visto una ragazza
Le frasi nominali hanno la proprietà di non essere costruite attorno a un
che aveva con sé il binocolo. Ora, questi due diversi significati discendono da
predicato verbale temporalizzato, come nei seguenti esempi:
due raggruppamenti diversi delle parole: l'espressione con il binocolo nel pri­
Qui tutto bene mo caso non forma un gruppo di parole unitario con una ragazza, mentre nel
Bello, il tuo ufficio secondo caso sì. Si può rappresentare questa differenza con delle parentesi:
Stasera niente cena
Ho visto una ragazza [con il binocolo]
A differenza delle frasi ellittiche, le frasi nominali sono sintatticamente com­ Ho visto [una ragazza con il binocolo]
piute. La loro forma può avvicinarsi all'articolazione in predicato e soggetto,
come in Bello, il tuo ufficio, oppure presentare altri tipi di forme, come in Qui Ai gruppi di parole in cui si articola la frase diamo il nome di sintagmi.
tutto bene e Stasera niente cena. La quantità di parole che può essere racchiusa in un sintagma è variabile: si
può andare da un numero particolarmente elevato di parole:
Sulle altre forme e sulle specificità semantiche delle frasi nominali ci si soffermerà nella
Parte quarta (CAP. 19). [Il gatto siamese color cioccolato dei nostri vicini così simpatici] si è perso

108 109
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 9. L'articolazione in sintagmi

oppure ci si può limitare a una sola parola: movim:nto, legat_a al l?ro_ isolamento intonativo, che nello scritto è segnalato tipicamente
dalle virgole o dai trattini: [Durante, credo, l'estate] Michela rimane a Vicenza.
[Bubi] si è perso
c) Un sintagma può essere spesso sostituito da una pro-forma, vale a dire da
In alcun i cas i è possibile che l' intero sintagma sia sottinteso, come ne lla frase: un pronome o da un' espressione con significato molto gener ale. Ad esempio,
nella nostra frase il gruppo di parole a Vicenza, che forma un sintagma, può
Si è perso essere sostituito da ci:

Qui infatti il soggetto non è visibile, anche se rimane un sintagma necessario Michela [ci] rimane durante l'estate
per interpre tare la frase: nel nostro caso sarà Bubi oppure il gatto siamese dei
vicini, o ancora altre formulazioni che si riferiscano allo stesso animale. E lo stesso vale per Michela, ch e può essere sostituita dal pronome lei.
I gruppi di parole che formano un sintagma hanno un insieme di proprietà d) Un sintagma può essere enunciato da solo in situazioni comunicative
che discende dal fatto che formano un' unità sintattica coesa. Tali proprietà del tutto normali, come mostra il sintagma durante l'estate nello scambio se­
permettono di individuare i vari sintagmi che compongono una frase. guente:
a) Un sintagma può essere globalmente spostato all' interno della frase.
Consideriamo l'esempio seguente: A Quand'è che Michela rimane a Vicenza?
B [Durante l'estate].
[Durante l'estate] Michela rimane a Vicenza
Per enunciare da sola una parte di un sintagma, ci vogliono situazioni comunicative molto
Il sintagma durante l'estate può essere spostato alla fine della frase, o tra Mi­ particolari:
chela e rimane a Vicenza:
A Non ho capito. Michela rimane a Vicenza durante cosa?
B L'estate.
Michela rimane a Vicenza [durante l'estate]
Michela [durante l'estate] rimane a Vicenza
1.1. Struttura lineare e gerarchica della frase I sintagmi che formano la frase
Lo stesso vale p er la parola Michela, che forma da sola un sintagma: sono organizzati in modo lineare, possiamo dire cioè che un particolare sin­
tagma precede o segue un altro sintagma; ad esempio in
Durante l'estate rimane a Vicenza [Michela] (e non Marco)
[Durante la conferenza] 7 [Michela] 7 [è stata brillante]
Una simile prop rietà non è ammessa per le parole o i gruppi di parole che non
formano un sintagma. Così, ad esempio, la parola durante, che da sola non il sintagma Michela segue il sintagma durante la conferenza e precede il sin­
forma un sintagma, non può essere spostata: tagma e stata brillante.
Oltre a possedere un'organizzazione lineare, i sintagmi di una frase possie­
*L'estate Michela rimane a Vicenza [durante] dono un' organizzazione gerarchica: ali' interno di una frase possiamo cioè
*L'estate [durante] Michela rimane a Vicenza incontrare sintagm i che sono racchiusi i n sintagmi di livello superiore. P en­
siamo alla frase seguente:
b) Un sintagma non può essere interrotto da altri elementi della frase. Ad
esemp io, non possiamo introdurre Michela tra durante e l'estate, perché du­ L'anno scorso il marito di Michela ha scritto un libro per la scuola primaria
rante l'estate è un sintagma:
Nella frase vi è un sintagma che si riferisce a colui ch e ha compiuto l'azione
* [Durante Michela l'estate] rimane a Vicenza di scrivere il libro: il marito di Michela; or a, questo sintagma contiene al suo
interno un altro sintagma di l ivello i nfe riore, vale a dire di Michela:
In alcuni casi, all'interno di un sintagma si può introdurre un inciso (di cui parleremo nella
Parte quinta). ma ciò non è significativo, perché gli incisi hanno una particolare libertà di [Il marito [di Michela]]

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 9. L'articolazione in sintagmi

La struttura gerarchica è importante anche per verificare le proprietà che abbiamo attribuito mento oggetto); i l nome è l'unico elemento del sintagma a dove r comparire
ai sintagmi: ad esempio, per ciò che riguarda le possibilità di spostamento all'interno della obbligatoriamente: nel n ostro esempio, il sintagma nominale l'amica di Mar­
frase di un sintagma, i sintagmi di livello inferiore non avranno libertà di movimento perché co potrà essere ri dotto a l nome prece duto dall'articolo (Ho visto l'amica), ma
legati ai sintagmi di livello superiore; tale possibilità di spostamento andrà dunque sempre
riferita al sintagma considerato nella sua dimensione complessiva. n on potrà e ssere eliminato (*Ho visto di Marco). Ve di amo un a ltro e sempi o:

L'organizzazione gerarc hica de lla frase apparirà in modo c hia ro nella sezione Marco è molto buono
seguente (cfr. CAP. 10), quando ci occuperemo della funzione sintattica dei sin­
tagmi. Per ora, limitiamoci a osservare che il concetto di gerarchia è un con­ L a sequen za molto buono forma un sintagma , e il suo elemento centrale è l' ag­
cetto importante per potere analizzare la struttura sintattica de lla frase . Esso ci gettivo buono: si tratta dunque di un sintagma aggettivale ; infatti mentre è
permette ad esempio di spiegare come mai la frase di cui abbiamo già parlato: e
possibile elimina re l'avve rbio (Marco buono), l'eliminazione dell'aggettivo
e
dà un risultato inaccetta bile: *Marco molto.
Ho visto una ragazza con il binocolo Il sintagma nominale ha come elemento centrale un n ome o un pronome. I Sintagma
sintagmi delimitati dalle parentesi nelle frasi seguenti sono sintagmi nominali: nominale
possa ave re due significati lingui stici dive rsi. Nel ca so in cui sia la ragazza a d
avere il bin ocolo, il sintagma con il binocolo è incluso ne l sintagma di livello
[Marco] [la] vede spesso
supe riore la ragazza con il binocolo: [Il figlio maggiore di Michela] ha superato [un difficile esame di chimica]

Ho visto [una ragazza [con il binocolo]] All' intern o del sintagma nominale posson o compa rire agge ttivi (maggio­
re, difficile), prima o dopo il n ome, o e lementi preposiziona li (di Michela,
Questo n on succe de invece quando il binocolo è lo strumento utilizzato da l di chimica), c he seguon o il n ome. Nel sintagma nomina le il n ome vie ne ti­
locutore per osservare la ragazza: picamente pre ceduto dall'articolo o da a ltri de terminanti (iliun libro, quel/
questo libro ecc .).
[Ho visto [una ragazza]] [con il binocolo] Il sintagma aggettivale ha come elemento centrale un aggettivo. I sintagmi Sintagma
delimitati da lle parentesi nelle frasi seguenti son o tutti sintagmi aggettivali: aggettivale
Se ci limitassimo a conside ra re la fr ase come organ izzata linea rmente, n on
potremmo spiega re qual è il fon damento sintattico delle due dive rse inte r­ Oggi Michela è [molto contenta]
preta zioni della n ostra frase : in entrambi i casi, dal pun to di vista li nea re i l Michela è tornata a casa [stanca]
sinta gma con il binocolo occ upa sempre l'ultima posiz ione della frase . Ieri è arrivata una ragazza [italiana]

1.2. Tipi di sintagmi Come abbiamo visto, i sintagmi posson o esse re formati Il sintagma aggettivale può esse re modific ato da avve rbi (molto contenta) e
da una o più parole tra loro legate. L a classificazione dei sin tagmi si fon da sul può collocarsi all' interno di un sintagma di livello supe riore : tipicamente,
tipo di parola c he funge da elemento centrale e c he caratte rizza il comporta ­ e e
un sintagma ve rba le ( molto contenta, tornata a casa stanca) o un sintagma
mento sintattico dell' inte ro gruppo. Si riconoscono il sintagma n omina le, nomina le (una ragazza italiana).

il sintagma aggettivale, il sintagma avve rbia le, il sintagma pre posiz ionale e il Il sintagma avve rbi ale ha come elemento centra le un avverbio. I sintagmi de­ Sintagma
sin tagma ve rba le. Osse rviamo le due frasi seguenti: limitati da lle parentesi nelle fra si seguenti sono tutti sintagmi avve rbia li: avverbiale

Michela parla [velocemente]


Ho visto [Michela]
Ho visto [l'amica di Marco] [Molto probabilmente], arriveranno [domani]

Il sintagma Michela, formato da un solo nome, sarà un sintagma n ominale, Il sintagma avve rbia le può contenere dentro di sé un a ltro avverbio c he mo­
così come l'amica di Marco: in entrambi i casi l'elemento centrale è un n ome dific a l'elemento centra le : è il caso di molto c he ope ra su probabilmente. In
(Michela, amica). La centralità del n ome è confermata da due dati: il sintagma genere, il sintagma avve rbia le può esser inc luso ne l sintagma verba le (si com­
svolge unitariamente le funzi oni tipic he del nome (qui si tratta di un comple- porta bene), nel sintagma avve rbia le (poco intelligentemente) o i n sintagmi

112 113
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano g. L'articolazione in sintagmi

aggettivali come nell'esempio seguente, in cui il sintagma avverbiale molto è [Piove]


incluso nel sintagma aggettivale molto simpatica, il quale a sua volta è incluso Michela [dorme]
nel sintagma nominale una ragazza molto simpatica: Michela [guarda la televisione]
Michela [è partita per Parigi]
Ho conosciuto [una ragazza [[molto] simpatica]] Michela [è arrivata molto stanca]
Michela [si comporta bene]
Sintagma Il sintagma preposizionale è formato da una preposizione seguita da un altro
preposizionale elemento, tipicamente un sintagma nominale: Inoltre può contenere più sintagmi, realizzando strutture anche molto ampie:

È arrivato [con Michela] Michela [ha regalato un libro di poesie alla figlia del suo amico Marco]
Marco [ha tradotto dall 'italiano all'inglese un libro di poesie]
Questo elemento che completa la preposizione è necessario e non può essere
eliminato o sottinteso: *È arrivato [con}. Mentre il sintagma avverbiale bene, come abbiamo visto nell'esempio pre­
cedente, è incluso nel sintagma verbale, ciò non vale per sintagmi avverbiali
Oltre al nome, è possibile trovare anche altri tipi sintattici che completano il sintagma pre­
posizionale: avverbi (passa [da qui], vai [di là] ecc.), aggettivi (niente [di interessante]), o frasali come probabilmente, purtroppo,Jrancamente, botanicamente ecc., che
anche altre preposizioni (è caduto [sotto [al tavolo]]); quest'ultimo esempio (sotto al tavolo) modificano l' intera frase:
illustra un costrutto tipico di una serie di preposizioni (polisillabiche) che sono obbligatoria­
mente o facoltativamente accompagnate da un'altra preposizione (monosillabica): accanto a [Probabilmente] [[Michela] [ha dimenticato il borsellino]]
me/*accanto me, sopra al tavolo/sopra il tavolo.
Il sintagma preposizionale può anche essere realizzato da una preposizione seguita da una
frase subordinata: [prima che sia troppo tardi], [dopo aver lavorato tutto il giorno].

Il sintagma preposizionale può essere modificato da un avverbio focalizzato­


re che precede la preposizione:

È arrivato [proprio con Michela]

Come tutti i sintagmi, anche il sintagma preposizionale ha la possibilità di


essere incluso in un sintagma più ampio, che potrà essere di varia natura (ver­
bale, nominale, a ggettivale, avverbiale):

[è arrivato [con Michela]]


[una ragazza [con il binocolo]]
[adatto [alla pioggia]]
[fortunatamente [per noi]]

Sintagma verbale Il sintagma verbale possiede come elemento centrale il verbo; nell'esempio
seguente esso è costituito dalla forma verbale ha salutato e dal sintagma no­
minale suofiglio:

Michela [ha salutato suo figlio]

Si tratta del sintagma più complesso della frase. Esso infatti può contenere
qualsiasi altro tipo di sintagma:

114 115
10
La funzione sintattica dei sintagmi

1. I sintagmi nucleari e i sintagmi extranucleari

La frase è composta da sintagmi nucleari ed, eventualmente, da sintagmi ex­


tranucleari. Ad esempio, nella frase

Michela ha guardato la televisione tutta la sera

i sintagmi Michela e la televisione sono nucleari, mentre il sintagma tutta la


sera è circostanziale. In generale si può dire che i sintagmi nucleari sono quei
sintagmi che sono necessari affinché la frase possa realizzarsi in modo com­
pleto, mentre i sintagmi extranudeari sono elementi del tutto facoltativi; in­
fatti, la sequenza

*Michela ha guardato tutta la sera

è inaccettabile proprio perché manca il sintagma nucleare la televisione; di­


versamente, la sequenza

Michela ha guardato la televisione

è perfettamente accettabile, anche se viene a mancare il sintagma extranuclea­


re tutta la sera.
Oltre che per l'obbligatorietà, i sintagmi nucleari e i sintagmi extranucleari si
distinguono anche per la loro distribuzione. I sintagmi extranucleari hanno
una posizione piuttosto libera all'interno della frase:

Per tutta la sera, Michela ha mangiato cioccolatini


Michela per tutta la sera ha mangiato cioccolatini
Michela ha mangiato per tutta la sera cioccolatini
Michela ha mangiato cioccolatini per tutta la sera

I sintagmi nucleari hanno invece una posizione molto più fissa dei sintagmi

117
10. La funzione sintattica dei sintagmi
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano

[Michela] ascolta [una canzone]


extranucleari, e quando sono spostati provocano normalmente delle varia­
[Michela] disobbedisce [ai genitori]
zioni prosodiche e anche sintattiche. Ad esempio, la frase
[Michela] è andata [a Parigi]
Per tutta la sera, CIOCCOLATINI ha mangiato Michela
d) Un verbo trivalente (dire, dare, mettere, allontanare ecc.) ha bisogno di
va bene solo a condizione di pronunciare cioccolatini con enfasi ( indicata tre sintagmi affinché la frase sia sentita come completa:
nell'esempio dall'uso del maiuscoletto). O ancora, data la frase
[Michela] [gli] ha offerto [un libro]
Michela ha mangiato i cioccolatini [Michela] [lo] ha trattato [bene]

È possibile immaginare anche verbi che richiedano quattro sintagmi, come ad esempio tra­
si può spostare il sintagma nucleare i cioccolatini solo a patto di riprenderlo
durre: Marco ha tradotto un libro dall'italiano al francese.
con un pronome, dando origine a una struttu ra cosiddetta dislocata a sini­
stra, di cui ci occuperemo in una delle prossime sezioni (CAP. II, PAR. 3.2):
Gli elementi nucleari possono essere di tipo diverso: sintagmi nominali,
preposizionali, aggettivali, avverbiali e anche frasi, come nel caso seguente:
Michela, i cioccolatini, li ha mangiati Sembra [che se ne sia andato]. Si noti che, quando un verbo ausiliare o modale
I cioccolatini, li ha mangiati Michela
accompagna un altro verbo all'interno della frase, esso non ha una valenza
propria: pensiamo ad esempio agli ausiliari essere o avere, o al verbo stare co­
1.1. La valenza del verbo L'elemento nucleare centrale della frase è il verbo,
dove con verbo intendiamo l'espressione verbale realizzata con un solo verbo, struito con il gerundio o conper e l'infinito, oppure ai modali potere, volere,
magari accompagnato da ausiliari di vario tipo, o con un verbo copulativo se­ dovere; ad esempio, nelle frasi
guito da un nome, aggettivo ecc. È il verbo a decidere quanti e quali sono i sin­
tagmi nucleari che compaiono nella frase. Così, ad esempio, il verbo dormire ri­ Michela ha salutato Federico
chiede un solo sintagma nucleare perché la frase sia completamente realizzata: Michela sta per arrivare
Michela vuole andare a casa
Michela dorme
ciò che conta per la realizzazione completa della frase sono i verbi salutare,
Il numero di sintagmi nucleari che il verbo richiede affinché la frase si realizzi arrivare e andare, e non avere, stare e volere.
in modo completo viene detto valenza del verbo; ciascun elemento nucleare
satura una valenza. I verbi possono essere classificati in funzione della loro va­ S! noti che vi sono verbi che possono avere più di una costruzione valenziale, come ad esem­
pio �a�/are.. C?ns(deriamo gli esempi seguenti: Un neonato non parla, Domani il Sindaco par­
lenza: si riconoscono verbi zerovalenti, verbi monovalenti, verbi bivalenti, ver­ la a,. ottadmt, Michela parla la lingua inglese fluentemente. Con il primo significato, quello
bi trivalenti. relativo ali� pura capaci�à di parlare, il verbo è monovalente; nel secondo esempio invece,
a) Un verbo zerovalente (piovere, nevicare ecc.) non ha bisogno di nessun nel sens? d1 tenere un d1s�o�so, p�rlare è bivalente e richiede oltre al soggetto un sintagma
_
sintagma affinché la frase sia sentita come completa: prepos1z1onale; nel senso infine d1 conoscere una certa lingua è ancora bivalente, ma richie­
de oltre al soggetto un sintagma nominale.

Piove
La distinzione tradizionale tra verbi transitivi e verbi intransitivi ha stretti Verbi transitivi
rapporti con la classificazione dei verbi secondo la loro valenza. e intransitivi
b) Un verbo monovalente (camminare, morire, dormire, ridere ecc.) ha biso­
gno di un solo sintagma affinché la frase sia sentita come completa: I verbi transitivi sono i verbi bivalenti e trivalenti che, oltre al soggetto, han-
no come elemento nucleare un sintagma nominale (e non preposizionale).
[Michela] cammina Ad esempio,guardare è un verbo bivalente e transitivo, perché il suo secondo
elemento nucleare è un sintagma nominale:
c) Un verbo bivalente (guardare, leggere, disobbedire, andare ecc.) ha biso­
gno di due sintagmi affinché la frase sia sentita come completa: Alla sera Michela guarda la televisione

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 10. La funzione sintattica dei sintagmi

Il verbo nuocere, invece, è bivalente ma non transitivo, perché il suo secondo [ [A Milano] [Michela ha incontrato Marco]]
elemento nucleare è un sintagma preposizionale: [[Michela è partita] [per lavoro]]

I cibi grassi nuocciono alla salute L'architettura sintattica della frase è dunque stratificata. Dapprima viene il
nucleo, composto dal verbo e dalle sue valenze; poi i sintagmi circostanziali
Il verbo dire è un verbo trivalente e transitivo; infatti, oltre al soggetto, esso che si aggiungono al sintagma verbale; poi i sintagmi circostanziali che si ag­
presenta due elementi nucleari, di cui uno è un sintagma nominale: giungono al costituente formato dal soggetto e dal sintagma verbale; infine i
sintagmi frasali che operano sull' intera frase.
Michela ha detto una bugia a Marco
2. La funzione sintattica dei sintagmi nucleari e il loro significato
I verbi piovere e camminare non sono transitivi: il primo perché è zerovalen­
te e dunque non è accompagnato da nessun elemento nucleare; il secondo I sintagmi nucleari di cui è composta la frase possono svolgere diverse funzio­
perché è monovalente ed è accompagnato da un solo elemento nucleare che ni sintattiche: riconosciamo in particolare la funzione di soggetto, di com­
funge da soggetto. plemento oggetto diretto, di complemento oggetto indiretto, di comple­
I verbi intransitivi comprendono tutti i verbi zerovalenti e monovalenti, mento predicativo, di complemento locativo, di complemento simmetrico.
unitamente ai verbi bivalenti e trivalenti (pochi, per la verità) che, oltre al
soggetto, non hanno come elemento nucleare un sintagma nominale. Dun­ 2.1. Il soggetto Il sintagma nucleare soggetto è quel sintagma che entra in
que, piovere, che è zerovalente, è necessariamente intransitivo, e lo stesso vale relazione diretta con il predicato verbale (o nominale). Questa relazione si
per camminare, che è monovalente; il verbo andare è bivalente e intransitivo, manifesta sia dal punto di vista del significato sia dal punto di vista della for­
perché, oltre al soggetto, vuole un sintagma nucleare di tipo preposizionale: ma. Dal punto di vista del significato, di norma il predicato verbale dà delle
Michela e andata a casa. Un verbo trivalente intransitivo è rallegrarsi, che al informazioni sul referente del soggetto, che potrà essere una persona (Marco
e
soggetto affianca due sintagmi nucleari preposizionali: Michela si rallegrata e una persona buona), un oggetto (Il libro ha avuto molto successo), un evento
con Marco della promozione. (Mangiare in modo equilibrato e molto importante) ecc.; dal punto di vista
della forma, il soggetto è accordato in persona, numero e genere con il verbo:
1.2. I sintagmi circostanziali I sintagmi extranucleari si distinguono fonda­
mentalmente in due tipi: quelli cosiddetti frasali, che operano su tutta la lo mangi.2_ troppo
frase, come ad esempio molto probabilmente, e quelli circostanziali, come ad Voi mangiate troppo
esempio ieri sera in Ieri sera Marco e venuto a trovarmi. Mia sorella� andat� al cinema
Degli avverbi frasali ci siamo già ampiamente occupati nella Parte prima. I miei amici sono andati al cinema
I circostanziali si suddividono a loro volta in circostanziali che si legano al
verbo e che fanno parte del sintagma verbale, e circostanziali che operano Dal punto di vista del suo significato, il referente del soggetto può svolgere Aspetti
sulla sequenza composta dal soggetto e dal sintagma verbale. Ai circostanzia­ diversi ruoli semantici in relazione all'evento descritto. del significato
li inclusi nel sintagma verbale appartengono tipicamente i sintagmi con valo­ a) Il referente del soggetto può avere un ruolo di agente; esso compie allora
re di modo, di mezzo e i predicativi che non realizzano una valenza del verbo: attivamente l'evento espresso dal verbo:

Marco [passeggiava [ con calma]] Michela coccola il suo bambino


Marco [ [[è andato [a Losanna]] [ in treno]] Il cane ha morso Marco
Marco [è ritornato [allegro]]
b) Il referente del soggetto può avere un ruolo di strumento; esso è allora lo
I circostanziali esterni al sintagma verbale danno tipicamente indicazioni di strumento attraverso il quale avviene l'evento espresso dal verbo:
tempo, di luogo, di causa, di fine, di concessione ecc.:
Un sasso lo ha ferito gravemente
[ [Ieri sera] [Michela è uscita]] Le chiavi aprono le porte

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 10. La funzione sintattica dei sintagmi

Se la forma verbale contiene un participio passato, allora il participio si ac­


e) Il referente del soggetto può avere un ruolo di oggetto; esso è allora l'en­
corda con il pronome quando il verbo è coniugato con avere o è riflessivo:
tità interessata dall'evento (o coinvolta non attivamente nell'evento) espres-
so dal verbo:
Li ha guardati lungamente
Michela è caduta dalle scale Se !i è lavati a lungo
Stamattina è arrivata una lettera
Dal punto di vista del suo significato, l'entità designata dal complemento Aspetti
d) Il referente del soggetto può avere un ruolo di esperiente; esso è allora oggetto diretto svolge tipicamente due tipi di ruolo semantico. del significato
l'entità che prova una sensazione fisica o psicologica: a) L'entità designata dal complemento oggetto diretto può avere (e ha nor-
malmente) il ruolo semantico di oggetto; l'oggetto può essere creato:
Michela ha un po' di febbre
Oggi Marco è molto allegro Ho appena fatto una torta

e) Il referente del soggetto può avere un ruolo di paziente; esso è allora l'en­ oppure solamente modificato:
tità che subisce le conseguenze di un certo evento:
Ho dipinto la parete
I fiori sono stati bruciati dal sole
b) L'entità designata dal complemento diretto può avere il ruolo di esperiente:
/) Il referente del soggetto può avere un ruolo di ricevente; esso è allora
l'entità in favore o a scapito della quale si realizza un certo evento: Il tuo modo di fare mi ha molto sorpreso

Lei ha ricevuto un regalo bellissimo/dure critiche Occorre poi riconoscere due tipi semantici particolari di complementi di­
retti, che non hanno un ruolo semantico vero e proprio. Il primo è il com­
g) Il referente del soggetto può avere un ruolo di possessore; esso è allora plemento oggetto interno, quando il complemento riprende il significato e
l' individuo che possiede qualcosa: spesso anche la forma del verbo che lo regge:

Michela ha un appartamento molto spazioso Combatte sempre battaglie vincenti


Vive una vita estremamente pericolosa
h) Il referente del soggetto può avere un ruolo locativo; esso è allora il luogo
in cui si verifica l'evento descritto dal verbo: Il secondo caso è rappresentato dal complemento oggetto diretto che forma
con il verbo un'espressione verbale composta: lanciare un attacco ( = attac­
Il cielo è pieno di stelle
care), dare una lavata ( = lavare),far paura I spavento ( = spaventare) ecc. In
tutti questi esempi il verbo ha un significato molto povero (si parla infatti
2.2.Il complemento oggetto diretto Il complemento oggetto diretto è il sin­
di verbi supporto) e il senso dell'espressione è contenuto nel complemento
tagma nucleare di tipo nominale (e non preposizionale) che fa parte del pre­
oggetto, che non riveste un preciso ruolo semantico ma è piuttosto parte in­
dicato verbale saturandone la valenza:
tegrante e fondamentale della predicazione.
Ho visto un film interessante
2.3. IL complemento oggetto indiretto Il complemento oggetto indiretto è un
Dal punto di vista della forma, il complemento oggetto diretto può sempre es­ sintagma nucleare di tipo preposizionale; esso è introdotto dalla preposizio­
sere pronominalizzato con lo, la, li, le, come mostra la seguente coppia di frasi: ne a e designa comunemente essere animati: Ho dato un libro a Paolo (più
raramente entità inanimate: Ho dato una gomitata alla parete).
Michela saluta Marco Dal punto di vista della forma, esso è caratterizzato dal fatto di essere ripreso
Michela lo saluta dai pronomi gli, le, loro:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 10. La funzione sintattica dei sintagmi

Ha fatto un sorriso a Marco indicata da davanti, sopra ecc.: dunque, un' interpretazione essenzialmente
Gli ha fatto un sorriso locativa. Si continua a parlare di complemento indiretto perché il gruppo
di parole che segue davanti ecc. può essere pronominalizzato con gli, le ecc.:
Aspetti Dal punto di vista del suo significato, l'entità designata dal complemento
del significato oggetto indiretto può svolgere diversi ruoli. Era seduto davanti a lei
a) L'entità designata dal complemento oggetto indiretto può avere il ruolo Le era seduto davanti
di esperiente:
2.4. Il complemento predicativo Il complemento predicativo è un sintagma
A Marco piace la musica classica nucleare che completa il significato del verbo, riferendosi o al soggetto:

b) L'entità designata dal complemento oggetto indiretto può avere il ruolo Marco è diventato pensieroso
di ricevente: Michela mi è sembrata una persona tranquilla

Il regalo più originale è andato a Michela o al complemento oggetto diretto:

c) L'entità designata dal complemento oggetto indiretto può avere il ruolo Ti credevo sincero
di oggetto: Hanno eletto Michela presidente dell' associazione

Ho tolto la ruggine alla bicicletta Il complemento predicativo ha tipicamente la forma di un sintagma aggetti­
vale o nominale (come negli esempi visti sopra), ma si possono trovare anche
d) L'entità designata dal complemento oggetto indiretto può avere il ruolo dei sintagmi preposizionali:
di possessore:
Sono stati dichiarati fuori gara
Questi edifici appartengono al Comune Ha agito da imprudente
L' hanno assunto in qualità di esperto di reti informatiche
Il complemento oggetto indiretto ha inoltre la proprietà di poter entrare in
due strutture particolari. La prima struttura è illustrata dalle frasi: Il complemento predicativo segue verbi semanticamente poveri come essere,
sembrare, apparire, diventare, risultare ecc., oppure verbi più definiti nel si­
Michela me ne combina di tutti i colori gnificato ma che richiedono necessariamente un completamento; possiamo
E allora Marco _ti viene fuori con un'idea meravigliosa raggrupparli, secondo il loro significato, in varie classi.
a) Verbi appellativi: chiamare, dire, intitolare, soprannominare ecc.:
Il ruolo dei pronomi sottolineati è definito come dativo etico: si realizza
quando il complemento indiretto è espresso da un pronome atono di prima Il progetto è stato chiamato Ulisse
o di seconda persona e indica che chi parla è coinvolto emotivamente nell'e­ Hanno chiamato il progetto Ulisse
vento descritto (me) oppure che vuole coinvolgervi emotivamente il suo in­ Lui era soprannominato lo smilzo
terlocutore (ti). Lo avevano soprannominato lo smilzo
La seconda struttura particolare in cui può entrare il complemento indiretto
è illustrata dalla frase seguente: b) Verbi elettivi: eleggere, scegliere, nominare, dichiarare ecc.:

Era seduto davanti a lei Luca è stato eletto presidente


Hanno eletto Luca come presidente
Si tratta di una struttura in cui il complemento indiretto segue preposizioni Sono stati dichiarati colpevoli
come dietro, davanti, sopra, sotto ecc. L'interpretazione del sintagma è quella Vi dichiaro colpevoli

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 10. La funzione sintattica dei sintagmi

c) Verbi estimativi: stimare,considerare,ritenere,giudicare ecc.: b) Le due entità possono essere coordinate con funzione di soggetto o di
complemento oggetto diretto:
L'incontro è stato ritenuto molto positivo
Hanno ritenuto l' incontro molto positivo Michela ha chiacchierato con Marco
Michela è considerata la migliore di tutti Michela e Marco hanno chiacchierato
Hanno considerato Michela la migliore di tutti Michela confonde Marco con suo fratello
Michela confonde Marco e suo fratello
Possono essere assimilati ai verbi estimativi alcuni usi dei verbi di percezione:
3. La funzione sintattica dei sintagmi circostanziali e il Loro significato
Ti vedo soddisfatto
Mi sentivo sicuro I sintagmi circostanziali, interni o esterni al sintagma verbale, forniscono
diversi tipi di informazioni riguardo al sintagma verbale o all'intero nucleo
2.5. Il complemento locativo Il complemento locativo è un sintagma nuclea­ della frase. Tra quelle più importanti ricordiamo l'indicazione di causa, fine,
re di tipo preposizionale che accompagna quei verbi che, per manifestarsi in modo, mezzo, luogo, tempo, concessione, comparazione, agente o causa effi­
modo completo, hanno bisogno di un'indicazione di luogo: ciente; a queste si aggiunge il sintagma circostanziale con valore predicativo.
Una definizione dei vari tipi di concetti semantici qui utilizzati (causa, con­
L 'anno scorso mi sono stabilita a Ginevra cessione ecc.) sarà proposta nella parte dedicata alle frasi subordinate circo­
stanziali ( CAP. 15).
L'indicazione locativa può essere di stato in luogo, come nell'esempio prece­
dente; di moto a luogo:
a) Sintagma circostanziale con significato di causa:

Quest'estate vado a Praga Non è partito per lo sciopero dei treni


Soffre molto di allergie alimentari
di moto da luogo: Quasi piangeva dalla gioia
Con questo buio non si vede nulla
Arriva adesso da scuola
Questo sintagma preposizionale è introdotto da per,di,da,con ecc.; locuzio­
di moto per luogo: ni preposizionali che ne esplicitano la relazione di significato sono a causa di,
a motivo di, a ragione di.
Sono passato dal ponte b) Sintagma circostanziale con significato di fine:

2.6. Il complemento simmetrico Il complemento simmetrico è un sintagma Vista la classifica, ormai lottiamo per la salvezza
nucleare di tipo preposizionale che indica la seconda entità coinvolta in un'a­ È stato costruito un argine a protezione dell'abitato
zione o in una relazione: Hanno inaugurato un monumento in memoria delle vittime

Michela ha chiacchierato con Marco Qu�s�o si�tagma preposizionale è introdotto da per, a,in ecc.; locuzioni pre­
pos1z1onah che ne esplicitano la relazione di significato sono a scopo di, al
Le frasi che contengono questo tipo di complemento hanno due interessanti jìne di.
peculiarità linguistiche.
c) Sintagma circostanziale con significato di modo:
a) Le entità in gioco possono essere invertite nei loro ruoli sintattici senza
che l'evento descritto dalla frase muti:
L avora troppo lentamente
Michela ha chiacchierato con Marco L e parlava con disprezzo
Marco ha chiacchierato con Michela Cammina in fretta

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 10. La funzione sintattica dei sintagmi

Questo sintagma viene tipicamente espresso da un sintagma avverbiale, op­ che potranno essere variamente precisate (e molto/poco piu dolce di lui,e dolce
pure introdotto da in,con, di, a, da ecc.; locuzioni preposizionali che ne espli­ almeno quanto lui ecc.).
citano la relazione di significato sono in modo, in maniera. i) Sintagma circostanziale con significato di agente o di causa efficiente:
d) Sintagma circostanziale con significato di mezzo:
L'assemblea è stata aperta dal vicepresidente
Bevilo con la cannuccia La terra è illuminata dal sole
È arrivato a casa in auto
Si distingue il valore d'agente in riferimento a entità animate (dal vicepresi­
Questo sintagma è introdotto da con, per, a, in, di, mediante ecc.; locuzioni dente) dal valore di causa efficiente per le entità non animate (dal sole). Una
preposizionali che ne esplicitano la relazione di significato sono per mezzo particolarità di questo sintagma è di comparire nelle frasi passive, di cui par­
di,grazie a. leremo in uno dei prossimi capitoli; esso corrisponde al soggetto della frase
e) Sintagma circostanziale con significato locativo: attiva:

A Roma la manifestazione ha avuto un grande successo L'assemblea è stata aperta dal vicepresidente
Molte persone si ammassavano verso l'uscita Il vicepresidente ha aperto l'assemblea
Dalla terra saliva una nebbia leggera
Delle lepri selvatiche si rincorrevano lungo il fiume Sintagma circostanziale con significato predicativo:
[)
Si possono distinguere varie relazioni di luogo: stato in luogo, introdotto Luca tornò a casa molto triste
dalle preposizioni a, su, in, verso, dentro,fuori, sotto ecc.; moto a luogo, in­
Michela salì in auto per prima
trodotto dalle preposizioni a, in, su, contro, verso ecc.; moto da luogo, tipica­
mente introdotto dalla preposizione da; moto per luogo, introdotto da per,
Il sintagma circostanziale con significato predicativo completa il significato
in, da, lungo, attraverso ecc.
./J Sintagma circostanziale con significato temporale:
del verbo riferendosi al soggetto; diversamente dal complemento predicati­
vo, che costituisce un sintagma nucleare, esso può essere eliminato senza che
le frasi divengano inaccettabili:
Qggi è una bella giornata
In guesto periodo, faccio dei sogni incredibili
Luca tornò a casa
Michela salì in auto
Questo sintagma è espresso da avverbiali di tempo, oppure è introdotto da
preposizioni come in, a, di, con, per ecc. In alcuni casi la preposizione può Ai significati elencati, che sono i significati essenziali dei sintagmi circostanziali, se ne pos­
essere eliminata: Ho letto (per) due ore. sono aggiungere altri. Si potrebbe ad esempio menzionare ancora un significato di tipo deli­
g) Sintagma circostanziale con significato concessivo: mitativo che definisce l'ambito entro il quale vale ciò che si dice: Quanto a furbizia, Michela
supera tutti.
Ha camminato a lungo nonostante la stanchezza
Con tutti i suoi discorsi di ecologia, non fa nemmeno la raccolta differenziata 4. Altri tipi di sintagmi

Questo sintagma è introdotto da malgrado, nonostante, a dispetto di, con ecc. Nell'insieme dei sintagmi che non hanno lo statuto di elementi nucleari, ve Sintagma
h) Sintagma circostanziale con significato comparativo: ne è uno che occupa uno spazio del tutto particolare. Si tratta del sintagma di specificazione
con significato di specificazione.
È più/meno dolce di lui Esso ha la caratteristica di occupare una posizione all'interno di un sintagma
È dolce guanto lui nominale, aggettivale o preposizionale; ad esempio, i sintagmi sottolineati
nelle frasi seguenti sono sintagmi di specificazione:
Questo sintagma è introdotto da di, quanto, come ecc. La relazione di signifi­
cato distingue comparazioni di maggioranza, di minoranza e di uguaglianza, [ Gli affreschi [di Giotto]] sono straordinari

128 129
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano

Lui è [ ricco [ di risorse]]


Ho chiacchierato tutta la sera [con l'amico [di mia cugina]]
11
La posizione occupata distingue dunque questo sintagma dai sintagmi circo­
Tipi di frase semplice
stanziali trattati nei punti precedenti: essi modificano infatti o tutta la frase
o, più specificamente, il predicato verbale.
Questo sintagma viene chiamato solitamente sintagma di specificazione,
perché in generale ha la funzione di specificare il contenuto del sintagma che
lo accoglie. Le forme della specificazione possono essere molto varie: in gli
ajfreschi di Giotto, si specifica l'autore degli affreschi; in una donna di cin­
quant'anni, si specifica l'età della donna; in un orologio d'oro, si specifica la
materia essenziale di cui è fatto l'orologio; in la vernaccia di San Gimignano, Le frasi possono essere classificate in relazione a diversi criteri. Se guardiamo la
si specifica la provenienza del vino ecc. manifestazione sintattica del referente che compie l'azione, emerge la distin­
Apposizioni In una frase, possiamo trovare sintagmi nominali in apposizione, detti anche, zione tra frase attiva e frase passiva; se guardiamo gli obiettivi per cui una frase
più semplicemente, apposizioni. Dal punto di vista della forma, possono è pronunciata, allora possiamo distinguere le frasi dichiarative, le frasi interro­
comparire a seguito del nome, racchiuse da due virgole, oppure prima del gative, le frasi imperative, le frasi esclamative e le frasi ottative; se guardiamo
nome e intonativamente integrate a esso: ali'ordine dei costituenti maggiori della frase, andremo a individuare frasi ca­
ratterizzate da dislocazioni a sinistra, dislocazioni a destra, scissione ecc.
Mio padre, un uomo pieno di energia, ha vissuto oltre i novant'anni
Il professor Marco Praloran terrà una conferenza a Basilea 1. La frase attiva e la frase passiva

Dal punto di vista del significato, le apposizioni aggiungono informazioni Le due frasi seguenti si riferiscono a uno stesso evento, esprimendolo rispet­
relative al contenuto del sintagma a cui si legano. tivamente con una frase attiva e una frase passiva:

Marco ringrazia Michela


Michela è ringraziata da Marco

In generale le frasi attive contenenti un complemento oggetto ammettono


una riformulazione passiva. Ci sono tuttavia frasi che, pur avendo un com­
plemento oggetto, non possono essere volte al passivo. Si tratta in particolare
di frasi che esprimono una relazione, come nell'esempio seguente:

Questa storia riguarda solo Michela


*Solo Michela è riguardata da questa storia

Sono definite passive le frasi che hanno le caratteristiche seguenti:


a) il complemento oggetto diretto di un verbo transitivo viene ad assumere
la funzione di soggetto;
b) il soggetto del verbo transitivo scompare o diventa un sintagma preposi­
zionale introdotto tipicamente dalla preposizione da;
c) il verbo originario viene ripreso al participio passato preceduto dalle for­
me ausiliari dei verbi essere o venire, coniugate nei tempi e nei modi del verbo
alla forma attiva.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano
11. Tipi di frase semplice
Ausiliari
Per costr uire le frasi passive, l'ausiliare essere è il verbo più utilizzato, in quan­
nella frase passiva Il prezioso documento fini dimenticato da tutti
to è compatibile con tutti i tempi e i modi del verbo con l'eccezione del tra­
passato remoto, che è ormai scomparso dall'uso:
Il significato passivo può essere espresso anche da costruzioni attive �ontenent� Si passivo

Michela è sgridata/sarà sgridata/è stata sgridata/fu sgridata/sarebbe sgridata ecc.


il pronome si, detto si passivo. Delle coppie di frasi segu�nt�. , la �nma frase e
passiva in senso stretto, mentre la seconda è costruita con il st passivo:
??Michela fu stata sgridata
Michela non è stata vista a nessuna riunione
È un fenomeno interessante il fatto che alcune costruzioni passive con l'au­
Michela non si è vista a nessuna riunione
siliare essere possono avere due interpretazioni diverse: un'interpretazione
Sono accettati tutti i tipi di pagamento
strettamente passiva , e un'interpretazione in cui viene descritto uno stato.
Si accettano tutti i tipi di pagamento
Consideriamo la frase seguente:
11 si assivo non va confuso con gli impieghi impersonali del si; consideria�o le _frasi s_ eguen­
La porta è chiusa ti- Q�i non si fuma e Si parte alla volta di Caprera, dove� visiterà la casa dt Gar!baldt. Mentre
n�l rimo esempio abbiamo un impiego impersonale del si, �el seco�do e�emp10 la presenz�
di u� complemento oggetto rende possibile la lettura pass1�a. ��l s!, cor�,s�on?e�te a verro
Essa può avere una interpretazione passiva, che pòssiamo selezionare attra­
visitata la casa di Garibaldi: si pensi, come riprova, alla poss1b1lita d1 s�st1tuire 1! sintagma la
verso l'aggiunta del sintagma con violenza: casa con una forma plurale, il che avrebbe come con�eg��nza il relat1v? accord� del verbo
(si visiteranno i luoghi di Garibaldi). Si noti che con 1l s, 1mperson_ale 1! verbo n_mane alla
La porta è chiusa con violenza terza persona singolare, mentre con il si passivo la forma verbale s1 accorda con 1! soggetto
del passivo.
Oppure, essa può avere un'interpretazione di stato, che viene privilegiata ad
Le frasi passive sono poco usate nell'orale; esse_ �on_o ��vece ?iù freq�e�ti ne�o Uso
esempio dall'inserimento del sintagma da tre ore:
scritto, soprattutto nei testi scientifici, nei testi gmndic1 e nei manuali_ d1 stud10 delle frasi passive
:
La porta è chiusa da tre ore Quando optiamo per le frasi passive, le scegliamo soprattutto nei seguenti
casi:
.
Questo fenomeno è legato alla natura aspettuale dei verbi: in particolare, il participio passato a) quando non vogliamo comunicare l'identità di co1ui che ha compmto
dei verbi telici permette una lettura ambigua tra il momento dell'azione e quello dello stato l'azione, ad esempio perché è sconosciuta:
successivo all'azione stessa, che ne rappresenta la conseguenza. Così, nella frase La porta è
chiusa il valore telico del verbo chiudere permette di visualizzare sia il momento presente in Una Audi rossa è stata parcheggiata davanti all'uscita: si prega di spostarla imme­
cui qualcuno chiude la porta, sia lo stato, la condizione presente di essere chiusa che rinvia
a un momento del passato in cui la porta è stata chiusa; i diversi completamenti selezionano diatamente
l'una o l'altra lettura.
oppure perché la sua identità è evidente, facilmente identific abile o non per­
Una frase passiva può essere costruita anche con il verbo venire. Questo ausi­ tinente:
li are è tuttavia riser vato solo ai tempi non composti:
Michela è stata bocciata all'esame di guida
Michela viene ringraziata da Marco
*Michela è venuta ringraziata da Marco 0, infine, perché si desidera tenerne nascosta l'identità:

Più raramente, la frase passiva p uò essere costr uita anche con verbi diversi da Mi è stato detto che avrò io quel posto di lavoro
essere e venire; in particolare, si può scegliere andare:
b) quando vogliamo mettere in evide�z� colui �he ha compiuto l'a�i���,
Il formulario è andato distrutto dall' inondazio
ne come ad esempio nel caso seguente in cm 1 avverb10 solo esclude la poss1bil1ta
di altri autori:
oppurefinire:
Ho scoperto che il libro è stato scritto solo da Michela
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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 11. Tipi di frase semplice

2. La frase dichiarativa, imperativa, interrogativa, esclamativa, ottativa dall'ultima sillaba tonica, presenta un abbassamento tonale; pensiamo a co­
me leggiamo normalmente i due esempi seguenti:
Benché descrivano lo stesso evento, le tre frasi seguenti hanno un significato
diverso: Arrivo domani
A esser sinceri, non so proprio cosa pensare
Michela è uscita
Michela è uscita? La frase dichiarativa è inoltre sprovvista dell'enfasi tipica della frase imperativa
Michela è uscita! o esclamativa; pensiamo alla differenza con cui pronunciamo le frasi seguenti:

Ciò che viene modificato è il modo con cui il locutore considera la situazione Michela lavora molto
descritta: con il primo esempio, il locutore vuol far sapere che quel fatto si è Michela, lavora di più (per favore)!
verificato, con il secondo invece chiede all'interlocutore se il fatto si sia rea­ Quanto lavora Michela!
lizzato, e infine con il terzo esempio il locutore esprime un particolare coin­
La frase dichiarativa viene utilizzata tipicamente per asserire, vale a dire per Aspetti
volgimento emotivo rispetto al fatto descritto, ad esempio potrà segnalare la
comunicare all'interlocutore ciò che sappiamo, che abbiamo vissuto, che ab- del significato
sua preoccupazione.
biamo visto, che ci hanno detto, che abbiamo immaginato ecc.:
Le variazioni che abbiamo osservato sono convenzionalmente legate ai tipi
di frase dichiarativo, imperativo, interrogativo, esclamativo, ottativo.
La terra ruota attorno al sole
In quanto segue diamo una descrizione degli aspetti legati alla forma e al significato dei La notizia mi ha sconvolto
vari tipi di frase. Per quanto riguarda il significato, ci limiteremo alle caratteristiche generali, Michela è partita tutta agitata
rinviando per un approfondimento alla fine di questa parte del manuale, in particolare alla Marco parte domani per le Eolie
sezione dedicata alla varietà degli atti illocutivi (cfr. CAP.12, PAR. 3). Diventavo sempre più leggero e cominciavo a volare

Aspetti 2.1. Il tipo dichiarativo Normalmente, la frase di tipo dichiarativo è costruita Con la frase dichiarativa possiamo comunicare qualcosa di cui siamo certi
della forma con il verbo al modo indicativo: (come negli esempi precedenti), ma possiamo anche comunicare eventi di
cui non abbiamo la certezza e che consideriamo possibili o probabili:
In questo periodo, ha fatto molto freddo
Sarà da lui (per quanto ne so)
oppure al modo condizionale: Forse rientra domani
Probabilmente, ha fatto finta di niente
Gli sarebbe piaciuto partecipare
Vi sono diversi modi linguistici per comunicare il grado di probabilità che si
In casi più particolari, può essere utilizzata anche una forma verbale non tem­ attribuisce a un evento; ad esempio, possiamo utilizzare:
poralizzata, come ad esempio l'infinito: a) un avverbio di frase:

Certamente/Probabilmente/Forse si è dimenticato
Lui si prendeva molto sul serio; e noi giù a ridere come matti
b) un verbo seguito da una subordinata:
oppure possiamo trovare anche una frase nominale, senza verbo:
Credo/Penso/Suppongo che si sia dimenticato
Sabato, niente piscina
e) un verbo in inciso:
Dal punto di vista intonativo, la frase dichiarativa è caratterizzata da un'in­
tonazione discendente: la parte finale della frase, più precisamente a partire Michela, credo, non verrà

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 11. Tipi di frase semplice

a) il modo condizionale: ziale della frase; pensiamo di nuovo alla differenza con cui pronunciamo la
frase seguente a seconda che sia dichiarativa o imperativa:
Lui sarebbe disposto a farlo
Mangia piano / Mangia piano!
e) il tempo futuro dell'indicativo:
L'intonazione imperativa riesce a rendere imperative anche unità linguisti­
In questo momento, sarà già arrivato che che non contengono un verbo, e che quindi non hanno una parola che
segnala in modo univoco il carattere imperativo dell'espressione:
/J un verbo modale:
Fuori!
Deve/Può essere a casa sua In casa, subito!

g) un sintagma che indica un punto di vista personale: La frase imperativa indica in generale che il locutore intende far fare qualcosa Aspetti
all'interlocutore: compiere un'azione, smettere di compierla, compierla in del significato
Secondo me, non ci è andato un determinato modo ecc.
Più in dettaglio, con la frase imperativa si può:
Con diverse espressioni linguistiche, essenzialmente dei verbi, si può anche a) impartire un ordine vero e proprio:
indicare su che cosa si fonda l'asserzione che si sta per compiere:
Esci immediatamente
Ne deduco che è già partito
Michela mi ha detto che è già partito b) fare una richiesta:
Ho letto che ci sarà un terribile terremoto
Passami quei fogli, per favore
oppure si può enfatizzare l'asserzione (ribadisco, insisto, affermo ecc.):
e) dare un'istruzione:
Ribadisco che siamo rimasti in pochi e che l'impresa sarà difficile
Tritate una cipolla e del prezzemolo
Aspetti 2.2. IL tipo imperativo Normalmente, la frase imperativa è costruita con for­
della forma me verbali al modo imperativo: d') dare un consiglio:

Parti subito! Non mescolate le proteine animali e vegetali

Quando l'imperativo è negativo, si usa l'infinito: e) dare un permesso:

Non partire! Vai pure

La forma di cortesia è espressa al modo congiuntivo: Ali'impiego prototipico del modo imperativo, si possono accostare gli usi del
congiuntivo e dell'infinito, cornee anche di espressioni lessicali quali divieto,
Si fermi, per favore! vietato ecc.:
Mi faccia la cortesia di spostarsi!
Non se ne vada
La frase imperativa è caratterizzata da un'intonazione specifica, l'intonazio­ Obliterare il biglietto
ne imperativa, che consiste nel pronunciare con una certa enfasi la parte ini- V ietato attraversare i binari

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 11. Tipi di frase semplice

Osserviamo che i sottotipi di azione (richiesta ecc.) indicati dalla frase impe­ possiamo infatti constatare che è solo l'intonazione a distinguere la versione
rativa sono spesso definiti dal contesto: così, Prendi questo potrà essere tan­ interrogativa dalla versione dichiarativa. L'intonazione delle interrogative
to un ordine ( = devi prendere questo), quanto un consiglio ( = ti conviene globali è ascendente: a partire dall'ultima sillaba tonica, la frase presenta un
scegliere questo, secondo me), quanto una richiesta ( = prendi questo, per innalzamento tonale.
favore). La sintassi della frase interrogativa globale riproduce nella sostanza la strut­
tura della frase dichiarativa. Come nelle dichiarative, l'ordine dei sintagmi
Aspetti 2.3. IL tipo interrogativo Le frasi interrogative si distinguono in tre tipi fon­ nella frase può incidere sulla scelta dell'elemento su cui verte l'interrogazio­
della forma damentali: le interrogative globali; le interrogative parziali; le interrogative ne; pensiamo alle due frasi seguenti:
alternative.
L'impiego dei tempi e modi verbali nelle interrogative non richiede parti­ Michela viene domani?
colari precisazioni: i tempi più diffusi sono l'indicativo e il condizionale. Il Domani viene Michela?
congiuntivo esprime domande dubitative:
Nel primo caso, la domanda è centrata sul momento temporale che caratte­
Che sia già lì da lui? rizza la venuta di Michela, mentre nel secondo la domanda verte sull'identità
della persona che viene l'indomani; è per questo che nel caso di una risposta
L'infinito suggerisce perplessità da parte del locutore: negativa sarà più naturale rispondere rispettivamente:

Che fare in una situazione simile? Partire? No, viene dopodomani


No, viene Marco
a) Le interrogative globali sono frasi che richiedono come risposta un si op­
pure un no; esse sono illustrate dagli esempi seguenti: Quando il soggetto è un pronome, nelle interrogative globali esso segue normalmente il ver­
bo, separato o meno da esso da una pausa (che nello scritto può essere resa con una virgola):
Ce lo fai o farlo tu?, Ce lo fai o farlo, tu?; il pronome può precedere il verbo solo quando è
A Vai al cinema stasera? enfatizzato dal punto di vista prosodico: Tu ce lo fai o farlo?; in tal caso tu si oppone tipica­
B Sì/No. mente a qualcun altro (anche qui lo scritto può essere in difficoltà nella resa intonativa: può
utilizzare una virgola, oppure affidarsi alle indicazioni contestuali).
A Hai visto Michela?
B Sì/No. b) Le interrogative parziali sono frasi che richiedono dalla risposta un'in­
formazione che completi il loro contenuto; ad esempio, con la frase
In alcuni casi la risposta può presentare delle indicazioni scalari, che sottin­
tendono un si o un no: Quando hai visto Michela?

A Ti è piaciuto il suo discorso? si chiede all'interlocutore di indicare il momento in cui ha visto Michela.
B Moltissimo/Abbastanza/Pochissimo/Affatto/Per nulla. Dal punto di vista sintattico, le interrogative parziali sono caratterizzate
dalla presenza di particolari elementi, chiamati pronomi o aggettivi inter­
Come per tutti gli altri tipi di interrogative, c'è anche la possibilità che l'in­ rogativi.
terlocutore non sia in grado di rispondere (o non voglia): oltre al silenzio, I pronomi interrogativi sono: chi, che cosa, cosa, che, come, dove,perché, quale,
possibili soluzioni di risposta potranno essere, a seconda del tipo di doman­ quando, quanto; ecco alcuni esempi:
da: non lo so, non mi ricordo, non mi interessa ecc.
Dal punto di vista della forma, la proprietà caratterizzante delle interrogative Cosa leggi?
globali è l'intonazione. Se consideriamo le frasi Chi l'ha detto?
Perché non hai taciuto?
Michela ci è andata Che fai?
Michela ci è andata? Dove l'hai messo?

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 11. Tipi di frase semplice

Gli aggettivi interrogativi sono: che, quale, quanto; ecco alcuni esempi: vuole tipicamente conoscere l'identità della persona a cui l'interlocutore ha
telefonato.
Che dolce è?
Quale strumento suoni? In certi contesti, chi formula una domanda può anche conoscere perfettamente la risposta: la
Quante persone sono venute? funzione sarà allora diversa, e potrà ad esempio essere destinata a verificare l'onestà dell'in­
terlocutore o più semplicemente le sue conoscenze (è il caso delle domande durante un'in­
Ogni pronome e aggettivo interrogativo si riferisce a un tipo di significato ben preciso: ad terrogazione scolastica).
esempio, con perché si chiede la causa; con chi si interroga l'identità della persona coinvolta
nell'azione: Con chi sei uscito? Oltre che per veicolare domande genuine, la frase interrogativa può essere
utilizzata per esprimere domande di tipo particolare.
Come mostrano gli esempi proposti fìnora, le espressioni interrogative occu­ a) Una frase interrogativa può esprimere una domanda orientata, vale e dire
pano normalmente la prima posizione. Esse possono tuttavia essere collocate una domanda che indica già che ci si aspetta una risposta negativa o positiva;
anche in posizione fìnale: Ci sei andato con che cosa?
pensiamo alle frasi seguenti:
Spesso, quest'ultima posizione è tuttavia accompagnata da un abbassamento
del livello del registro: il tono dell'enunciato risulta essere più colloquiale.
T i sembra il caso di arrabbiarsi a quel modo?
Oltre a essere governata da fattori legati al significato, la scelta delle espressioni interro­ È già partita, vero?
gative è governata anche da regole sintattiche. Vediamone una. Normalmente, è possibile
costruire una frase con un pronome interrogativo preceduto dalla preposizione di: -- Di chi hai b) Una frase interrogativa può esprimere una domanda retorica; la doman­
parlato tanto a lungo?
Quando il sintagma preposizionale è contenuto in un altro sintagma, le cose si fanno tuttavia da è allora posta senza che ci si aspetti risposta, tipicamente perché tale rispo­
più complesse. Se esso è contenuto in un sintagma nominale, è possibile estrarlo e porlo sta è contenuta in modo ovvio nella domanda stessa:
all'inizio della frase interrogativa: Ho incontrato [fa sorella [di Michela]J diviene Di chi hai
incontrato la sorella?; ciò non è possibile quando il sintagma preposizionale da interrogare
Sono forse Einstein?
è contenuto in un altro sintagma preposizionale: Ho parlato per un'ora [con la sorella fr!J.
Michela]J non ammette la trasformazione in *Di chi hai parlato per un'ora con la sorella? In
un caso come questo, la soluzione sta nello spostare all'inizio della frase anche il sintagma Spesso le interrogative retoriche sono utilizzate per rafforzare il consenso (si
contenente: Con la sorella di chi hai parlato per un'ora? pensi al linguaggio politico), o per esprimere una critica all'interlocutore:

Dal punto di vista prosodico, le interrogative parziali hanno un'intonazione


Ma chi ti credi di essere?
diversa dalle interrogative globali. Esse sono caratterizzate da una certa enfasi
T i sembra questo il modo di comportarsi?
sul sintagma con pronome o aggettivo interrogativo, seguita da un leggero
innalzamento del tono, seguito a sua volta da un abbassamento; pensiamo a c) Una frase interrogativa può esprimere una domanda didascalica, vale
come si pronuncia la frase: Con chi sara uscita ieri sera?
a dire una domanda che viene utilizzata semplicemente per rendere più vi­
c) Le interrogative alternative offrono all'interlocutore la scelta tra due (o
vace l'esposizione di una teoria, una narrazione ecc. Vediamone un paio di
più) possibilità:
esempi:
Preferisci lui o lei?
Quest'anno, vai in Perù, in Brasile o in Argentina? Tra le altre cose, quando parliamo di pensiero dobbiamo riferirci all' «orientamento
nel mondo», una capacità che di fatto è fondamentale perché possa esserci il pensa­
A parte la presenza dell'alternativa, esse hanno una forma sintattica e proso­ re. Che cos'è? È la capacità di trovare la nostra strada nel mondo. (K. Popper, Una
dica simile a quella delle interrogative globali. patenteperfare televisione)
Aspetti La funzione di base di una frase interrogativa consiste nella richiesta di un'in­ A un tratto apparve il lupo. E che cosa fece il lupo? Fece gli occhi dolci alla bambina.
del significato formazione di cui chi formula la frase non è a conoscenza ed è interessato a
sapere; chi dice d) Una frase interrogativa può esprimere una domanda di cortesia; si pensi a:

A chi hai telefonato stamattina? Come va? Tutto bene?

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 11. Tipi di frase semplice

spesso utilizzati semplicemente come battute iniziali di una conversazione, e Come mangia!
magari anche come generico invito all'interlocutore a parlare di quello che Quali e quante prove abbiamo sostenuto!
vuole. O si pensi ancora a:
In queste esclamative parziali, il tono più alto della frase coincide con la pa­
Anche tu qui? rola esclamativa.
Nel parlato spontaneo, incontriamo anche esclamative parziali senza ele­
che non può essere una domanda vera e propria, data la sua ovvietà. mento esclamativo: Gli occhi che aveva!
Spesso, le esclamative parziali sono costruite senza verbo: esse contengono allo­
Aspetti 2.4. Il tipo esclamativo Come le interrogative, le esclamative si suddivido­ ra la parola che seguita da un sintagma nominale o da un sintagma aggettivale:
della forma no in esclamative globali e in esclamative parziali. Le più comuni sono le
esclamative globali, che non contengono nessuna parola che indichi escla­ Che uomo!
matività: Che meraviglia!
Che triste, questa storia!
Ha lavorato in fretta!
Vi sono poi altri modi, quasi strutture fatte, per esprimere l'esclamazione. Ad
In questo caso, la distinzione tra frase esclamativa e frase dichiarativa con­ esempio, l'uso dell'infinito:
siste nella sola intonazione. L'esclamativa è tutta pronunciata su di un tono
più elevato rispetto al tono su cui è pronunciata la dichiarativa: il tono alto Innamorarmi di lui! Mai!
è costante e sale leggermente verso la fine della frase; pensiamo a come pro­
nunciamo le due frasi seguenti: Oppure le formule e pensare... , e dire... ,figurati/figuratevi... , immaginati/im­
maginatevi... :
Ha lavorato in fretta
Ha lavorato in fretta! E pensare che gli sono sempre stata vicina!
Figurati se glielo dicevo ieri!
Vi sono in secondo luogo esclamative globali caratterizzate da introduttori par­ Immaginati se potevo accettare!
ticolari; ad esempio, la negazione non, che perde il suo significato negativo:
Ci sono frasi al confine tra le esclamative e le interrogative: Ma non dovevi andarci tu?!, Marco
è già partito?! Il doppio segnale di punteggiatura (?!o anche!?) vuole proprio marcare le due
Gli avevo detto di starsene a casa; e invece non me lo trovo ad aspettarmi! componenti: si chiedono informazioni su di un fatto e contemporaneamente si esprime ansia,
preoccupazione, gioia ecc. di fronte a una situazione orientata verso una determinata risposta.
Analoga funzione è realizzata dalle congiunzioni se e che:
Tipicamente, le frasi esclamative indicano che il locutore giudica inaspettato Aspetti
Mamma mia, se corre veloce! qualcosa e se ne meraviglia. del significato
Che poi abbia anche il coraggio di lamentarsi! Con le esclamative totali, a essere presentato come inaspettato è un evento
nella sua globalità:
In quest'ultimo caso è sempre sottintesa un'espressione del tipo mi sembra
assurdo, e proprio ridicolo ecc. È arrivata Michela!
Quanto alle esclamative parziali, esse sono sempre caratterizzate dalla pre­
senza di una parola esclamativa; nelle esclamative più caratteristiche, la paro­ Con le esclamative parziali, sono invece indicate come inaspettate una pro­
la esclamativa coincide con alcuni pronomi e aggettivi interrogativi; ricono­ prietà, la quantità di oggetti o persone ecc.:
sciamo in particolare che, quanto, come, quale (di uso stilistico elevato):
Che bello!
Che grande che sei diventata! Com'è tardi!
Quanto studia Michela! Quanti interessi che hai!

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 11. Tipi di frase semplice

2.5. Il tipo ottativo Le frasi ottative esprimono un desiderio di chi parla: Michela ha regalato un libro a Marco
Michela è andata al cinema
Venisse a trovarmi!
Magari avessi un fratello! Le frasi sintatticamente marcate, o semplicemente frasi marcate, sono quelle Ordine marcato
frasi in cui l'ordine dei costituenti è diverso da quello normale. Un esempio
Esse sono costruite essenzialmente con il congiuntivo imperfetto o trapassa­ di frase marcata è il seguente:
to, e possono presentare o meno degli introduttori (magari, almeno, se ecc.):
A Marco, Michela ha regalato un libro
Magari/almeno/se fosse qui!
Mi avesse detto tutto! Diversamente dall'ordine normale, che prevede una posizione postverbale,
qui il complemento oggetto indi!etto occupa la prima posizione della frase,
In generale, il congiuntivo imperfetto esprime un desiderio ritenuto realizza­ precedendo il soggetto Michela. E marcata anche la frase seguente:
bile, mentre il trapassato indica un desiderio irrealizzabile.
Le frasi ottative possono anche utilizzare il condizionale o l' infinito: Al cinema è andata Michela

Come sarebbe bello abitare qui! Qui la forma verbale precede il soggetto, e il sintagma nucleare al cinema
Ah, vivere senza tanti pensieri! precede la forma verbale.
Nell'insieme delle frasi sintatticamente marcate, vi è un sottoinsieme di frasi
Anche in questi casi le forme verbali composte esprimono un desiderio irrea­ che, oltre a un ordine marcato dei sintagmi, presentano altre proprietà sintat­
lizzabile: tiche particolari. Pensiamo alla seguente riformulazione di una frase già vista:

Come sarebbe stato bello abitare qui! A Marco, Michela g!i ha regalato un libro
Ah, aver vissuto senza tanti pensieri!
Questa frase, oltre a presentare l'oggetto indiretto in prima posizione, con­
3. Le frasi sintatticamente marcate tiene un pronome clitico che riprende il sintagma spostato a sinistra. L' intro­
duzione del pronome può provocare un abbassamento del livello di registro,
Ordine non marcato Abbiamo visto che una frase si articola in uno o più sintagmi (nominale, ver­ come avviene per l'oggetto indiretto e i locativi; ciò non avviene invece nel
(o normale) bale, preposizionale ecc.) caratterizzati da particolari funzioni sintattiche caso dell'oggetto diretto, il cui spostamento a sinistra del verbo è ormai am­
(soggetto, predicato, complemento oggetto diretto ecc.). piamente diffuso anche nello scritto controllato:
Tali sintagmi hanno un ordine sintattico normale, definito come ordine non
marcato: in presenza di quest'ordine, la frase non richiede un'intonazione par­ Il concetto di funzione lo ritroviamo in matematica ed è costituito dal rapporto tra
ticolare e può essere impiegata nel maggior numero di contesti. Le frasi i cui sin­ le variabili
tagmi rispettano quest'ordine sono chiamate frasi sintatticamente non marcate.
In italiano, la frase non marcata è caratterizzata dal seguente ordine dei co­ Ci sono due ragioni fondamentali per le quali una frase non presenta un or- Ragioni
stituenti: dine normale dei suoi sintagmi: una ragione fonosintattica e ragioni legate al della marcatezza
significato della frase. sintattica
soggetto-verbo-complemento oggetto a) Per quanto riguarda la fonosintassi, va osservato che un sintagma molto ric-
co di costituenti viene normalmente a occupare la posizione finale nella frase.
Se l'oggetto diretto o indiretto è espresso da un pronome privo di accento, esso precede il
verbo: Marco me lo diceva sempre. Pensiamo alla frase seguente, il cui soggetto è costituito da una frase subordinata:

Così, ad esempio, le frasi seguenti sono non marcate: È bello che tu sia venuto a trovarmi di tua iniziativa

Michela dorme Siccome il soggetto (che tu sia venuto a trovarmi di tua iniziativa) è sintat­
Michela ha comperato un libro ticamente molto ricco, soprattutto se confrontato con il predicato verbale

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 11. Tipi di frase semplice

reggente (e bello), metterlo nella sua posizione sintattica normale darebbe 3.1. La frase con soggetto postverbale Rispetto all'ordine non marcato, la
origine a una frase piuttosto strana: modificazione più semplice prevede l'inversione tra soggetto e verbo:

11
Che tu sia venuto a trovarmi di tua iniziativa è bello Michela ha telefonato
Ha telefonato Michela
b) Per quanto riguarda il significato della frase, pensiamo alla differenza tra
i due enunciati seguenti: Nel secondo esempio il soggetto appare in posizione postverbale, e dunque
marcata. Nonostante l'ordine marcato, l'intonazione della seconda frase
Michela ha regalato un libro a Marco mantiene la stessa intonazione della frase non marcata, ossia quella di una
A Marco, Michela (gli) ha regalato un libro frase dichiarativa pronunciata senza pause.
La posizione postverbale del soggetto può essere favorita oppure ostacolata
Anche se evocano lo stesso fatto, esse non dicono esattamente la stessa cosa: dal tipo di verbo. In generale si può dire che l'ordine marcato è comune con
le due frasi si differenziano riguardo alla scelta del topic, vale a dire alla scelta i verbi intransitivi, come nell'esempio precedente, e sottoposto invece a certe
di ciò di cui si parla: la prima frase parla di Michela, la seconda invece di Mar­ restrizioni con i transitivi: ad esempio, la formulazione del complemento og­
co; è per questa ragione che a una domanda quale getto con un clitico rende pienamente naturale il soggetto postverbale (L'ha
presa Michela), mentre la presenza di un complemento oggetto espresso con
E a Marco cos'è successo? una forma libera tende a rendere anomalo il soggetto postverbale ( *Ha preso
la multa Michela).
risponde in modo più naturale la seconda frase, perché la domanda presenta
Marco come l'individuo di cui si sta parlando. Ciò che si dice a proposito del Si tratta di semplici tendenze che possono essere contrastate da altri fattori: così, un soggetto
topic rappresenta il comment, che è sostanzialmente costituito dalla predica­ piuttosto pesante può migliorare l'accettabilità di una posizione postverbale anche in pre­
senza di un complemento oggetto espresso con una forma libera: Ha preso la multa la figlia
zione: è qui che si trova di norma l'informazione più importante della frase. maggiore della nostra vicina di casa.
Così, se riprendiamo la coppia di esempi precedente Inoltre esiste un insieme di verbi, detti inaccusativi, che prevedono per il soggetto una posizio­
ne postverbale non marcata: è il caso ad esempio di arrivare, partire, affondare, succedere; con
Michela ha regalato un libro a Marco tali verbi il soggetto assume comportamenti simili a quelli del complemento oggetto, come ad
esempio la possibilità di pronominalizzazione con ne: in una frase come Ho mangiato due mele
A Marco, Michela (gli) ha regalato un libro il complemento oggetto può essere pronominalizzato in Ne ho mangiate due; allo stesso modo
si comporta il soggetto degli inaccusativi: Sono arrivate due lettere, Ne sono arrivate due.
diremo che nella prima formulazione, quella non marcata, si parla di Michela
(topic) e si dice che ha regalato un libro a Marco (comment); nella formu­ 3.2. La frase con dislocazione a sinistra Una frase con dislocazione a sinistra è Aspetti
lazione marcata, si parla invece di Marco (topic) e si dice che Michela gli ha una frase in cui un sintagma nucleare è stato dislocato a sinistra (tipicamente della forma
regalato un libro (comment). all'inizio della frase) rispetto alla sua posizione non marcata e nel parlato risulta
Si può affermare che in generale le frasi marcate operano una modificazione isolato grazie a un'intonazione sospensiva seguita da una breve pausa; nello scrit-
della distribuzione del topic e del comment rispetto alla frase non marcata to è tipicamente la virgola che segnala la presenza di una dislocazione a sinistra.
corrispondente e al tempo stesso facilitano l'individuazione di queste com­ La connessione del sintagma dislocato con il resto della frase si realizza in due
ponenti fondamentali dell'informazione. L'uso delle frasi marcate, eviden­ modi (che possono essere combinati):
ziando l'articolazione informativa della frase, privilegia un tipo di comunica­ a) attraverso la presenza della preposizione che introduce il sintagma di­
zione che coinvolge direttamente gli interlocutori, chiamati a riconoscere e slocato:
condividere tanto i singoli centri di attenzione, i copie via via selezionati nel
procedere del discorso, quanto il diverso rilievo delle informazioni trasmesse, A Michela, non parlo più da secoli
appartenenti o meno al comment.
b) attraverso la presenza di un pronome clitico (lo, la, ne, ci ecc.) che ripren­
Sui concetti di topic e di comment e sulla loro importanza in una prospettiva testuale torne­ de il sintagma dislocato; tale ripresa è obbligatoria nel caso sia dislocato il
remo ampiamente nella Parte quinta. complemento oggetto:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 11. Tipi di frase semplice

I capelli, li laverò più tardi All'interno dei testi, la scelta della struttura informativa associata alla frase
A casa, (sj) tornerò domani con dislocazione a sinistra può avere diverse funzioni. In particolare, può es­
sere scelta per presentare il topic dislocato come un'informazione già data o
Nel secondo esempio si vede come i due modi di connessione (� casa, fi:) facilmente inferibile dal contesto precedente; oppure per evidenziare l' infor­
possono essere compresenti. mazione dislocata, ad esempio attribuendole un valore contrastivo. Si consi­
deri a questo riguardo l'esempio seguente:
La dislocazione del soggetto, già normalmente preposto al verbo, non è sempre facile da
riconoscere nello scritto, mentre nel parlato l'intonazione appare decisiva. In generale, un «Castagna» dissi. «Non credi che bisognerebbe provare a cambiare l'Italia? Non
soggetto può essere dislocato a sinistra quando è separato dal verbo da altro materiale sin­
tattico; il caso più evidente è quando al soggetto segue un altro sintagma dislocato come nel
andava mica bene, come era prima. Si potrebbe dire che siamo qui per quello».
caso seguente: Michela, il libro, l'ha regalato a Marco. Ma possono essere inseriti tra sogget­ «A dirtela proprio giusta,» disse il Castagna «a me dell'Italia non me ne importa
to e verbo anche altri elementi in posizione incidentale: Michela, verso le due di pomeriggio, mica tanto». (L. Meneghello, Ipiccoli maestri)
è partita per Parigi; Marco - a quanto pare - arriverà solo domattina.
La dislocazione del sintagma dell'Italia riprende un referente già introdotto
La dislocazione a sinistra può interessare più di un sintagma: nel testo, e che in questo caso è anche al centro dell'attenzione nello scambio
dialogico; la posizione dislocata di a me è funzionale all'espressione del suo
Michela, il libro, l' ha regalato a Marco valore contrastivo, che oppone il sintagma dislocato a un insieme di alterna­
tive evocate - anche solo implicitamente - nel contesto. L'effetto contrastivo
Inoltre, la dislocazione è sottoposta a restrizioni, non si può cioè dislocare a
della dislocazione è illustrato anche dagli esempi seguenti:
sinistra qualsiasi sintagma; ad esempio, non si può dislocare un complemen­
to oggetto negativo:
Tu pensala come vuoi. A me mi pare una splendida occasione.
A Marco, (gli) regalerò un libro; a Michela, invece, (le) porterò dei fiori.
*Nessuno studente, l' ho visto
*Nulla, non te lo garantisco
La dislocazione a sinistra di un elemento nucleare permette anche di mettere
Significato e uso La frase con dislocazione a sinistra ha la funzione principale di segnalare at­ in rilievo il comment o una sua parte. Consideriamo i due esempi seguenti:
traverso il sintagma dislocato il topic della frase, ossia ciò di cui si parla.
Nell'ordine non marcato la selezione del topic tende a favorire il soggetto, La musica contemporanea, non la sopporto
che occupa di norma la posizione iniziale o comunque preverbale: in una A Marco, (gli) ho regalato un libro
frase come Ieri sera Michela ha pagato la cena a Marco, ciò di cui si parla è
Michela; con la dislocazione a sinistra invece possono essere promossi a topic Nel primo caso, rispetto alla frase canonica Non sopporto piu la musica con­
tutti gli altri elementi nucleari: Ieri sera, la cena, l'ha pagata Michela a Marco; temporanea, viene dato maggior rilievo al giudizio negativo del locutore (e
Ieri sera, a Marco, Michela ha pagato la cena. Il formato morfologico e sintat­ non tanto all'oggetto di questo giudizio); nel secondo, rispetto allo regalato
tico dell'elemento dislocato può essere molto vario: un libro a Marco, acquista rilievo l'azione del regalare un certo oggetto (e non
tanto il destinatario di tale regalo).
I fiori, li ho lasciati nel vaso
La possibilità di modificare il topic di una frase, mantenendo un ordine non marcato, è offerta
A Michela, non direi proprio nulla dalla costruzione passiva; così, le due frasi seguenti, pur descrivendo lo stesso evento, si
In montagna, ci andremo la settimana prossima distinguono per assegnare topic differenti, legati alla variazione del soggetto:
Che le cose fossero complicate, lo avevamo capito da un pezzo
A chiedergli scusa, non ci penso nemmeno Michela ha preparato la cena
Di quale fosse la soluzione migliore, ne avevamo già discusso La cena è stata preparata da Michela

In effetti, non tutti gli elementi nucleari possono essere promossi a topic con la stessa facilità: Tuttavia la costruzione passiva non è d'uso frequente, da un lato per la maggiore complessità
in particolare, un elemento indeterminato può dare luogo a risultati non pienamente natura­ delle forme verbali (ha preparato I è stata preparata}, dall'altro per la marginalità delle forme
li, come nel caso di 11Un libro, l'ha regalato Michela a Marco. del complemento d'agente per la prima e seconda persona (Ho letto il libro di Marco/// libro

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 11. Tipi di frase semplice

di Marco è stato letto da me). La dislocazione a sinistra rappresenta un'alternativa efficace, Michela (gli) ha regalato un libro, a Marco
che non intacca la morfologia del verbo ed è perfettamente compatibile con tutte le persone Non (ci) vado più, a Parigi
(La cena, l'ha preparata Michela; Il libro di Marco, l'ho letto).
Ci andiamo dopo il film, a trovare Marco
Non ci credevo proprio, che fossi stato tu
La frase con dislocazione a sinistra è ormai entrata a pieno titolo nella lingua
italiana sia parlata sia scritta. Va detto comunque che nello scritto si tende a
A differenza della dislocazione a sinistra, la dislocazione a destra non prevede
evitare, quando ciò è possibile, la ripresa con il pronome; nello scritto dun­
la ripresa obbligatoria del clitico nel caso del complemento oggetto:
que tra le due frasi seguenti viene preferita la prima, mentre la seconda viene
sentita come più colloquiale:
Michela !' ha già letta, la lettera
Michela ha già letto, la lettera
A questo problema, penseremo l'anno venturo
A questo problema, .Q penseremo l'anno venturo Nel caso venga dislocato il soggetto, l'italiano non dispone di alcun clitico con
funzione di soggetto e l'anticipazione è realizzata come soggetto sottinteso:
3.3. La frase con tema sospeso Come nella dislocazione a sinistra, anche nel
tema sospeso vi è un sintagma spostato a sinistra: [ soggetto sottinteso] Ha regalato un libro a Marco, Michela

Marco, nessuno può pensar male di lui Il fatto che la posizione non marcata degli elementi dislocati a destra - tran­
Il professor Praloran, tutti parlano di questo nuovo docente ne il caso del soggetto - sia comunque dopo il verbo rende necessaria, per la
Michela, le ho regalato un libro dislocazione a destra, la presenza del clitico di anticipazione o della virgola:
Chiavi, le hai prese?
Ci vado in treno(,) a Parigi
Diversamente dalla dislocazione a sinistra, nel tema sospeso si ha la soppres­ Vado in treno2 a Parigi
sione delle eventuali preposizioni e in qualche caso anche degli articoli. Inol­
tre, è sempre presente una ripresa del sintagma dislocato come tema sospeso: Nel caso in cui manchino tali segnali non si potrà parlare, in linea di massi­
tale ripresa è tipicamente realizzata da un sintagma pieno, contenente cioè ma, di dislocazione a destra.
(almeno) un nome (Il professor Praloran, tutti parlano di questo nuovo do­ Come la dislocazione a sinistra, la dislocazione a destra presenta il sintagma Significato e uso
cente), o da un pronome libero (Marco, nessuno puo pensar male di lui); è dislocato come topic della frase.
comunque possibile anche la ripresa con un pronome clitico (Michela, k ho Rispetto alla dislocazione a sinistra, quella a destra veicola tuttavia delle in­
regalato un libro). Nel caso si tratti di un complemento oggetto ripreso da un formazioni supplementari. Normalmente, essa presenta il contenuto del topic
clitico, il tema sospeso è distinguibile dalla dislocazione a sinistra solo grazie come qualcosa cli cui si sta già parlando. Per questa ragione, la dislocazione a
all'eliminazione dell'articolo ( Chiavi, le hai prese?). destra attribuisce tipicamente al discorso un tono di (supposta) confidenziali­
tà. Questo succede anche nel caso in cui il referente sia introdotto nel discorso
Nel caso non sia presente alcun tipo di ripresa dell'elemento dislocato si dovrà parlare di per la prima volta, come succede tipicamente con il seguente esempio:
anacoluto: Esami, la vita dello studente è proprio dura.
Lo vuoi un caffè?
Il registro a cui appartiene la frase con tema sospeso è più colloquiale della fra­
se con dislocazione a sinistra: essa viene utilizzata nello scritto solo quando si Benché tipica del parlato, la frase con dislocazione a destra è presente anche
intende volutamente riprodurre i modi linguistici della comunicazione orale. nello scritto; in particolare, per via del suo tono confidenziale, la troviamo
spesso nella pubblicità:
Aspetti 3.5. La frase con dislocazione a destra Una frase con dislocazione a destra è
della forma una frase in cui un sintagma nucleare è dislocato alla fine della frase e nel È uno dei vostri, l'agente SAI
parlato risulta chiaramente isolato grazie a una pausa che lo precede; nello
scritto è la virgola che segnala la presenza di tale pausa. L'elemento dislocato Nel parlato - ma anche nello scritto che imiti un dialogo con il lettore - la
è anticipato facoltativamente da un pronome clitico: frase con dislocazione a destra può avere un altro tipo di funzione. Essa può

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 11. Tipi di frase semplice

venire usata per annullare una possibile ambiguità del discorso, per ricordare Il verbo essere può essere coniugato, oltre che nei vari tempi dell' indicativo,
all' interlocutore un contenuto che all' improvviso si teme non sia del tutto anche in quelli del congiuntivo e del condizionale:
chiaro. In tali casi la dislocazione può essere accompagnata da espressioni
come intendo, voglio dire ecc.: Eravate stati voi a sollevare il problema
Fosse stata (almeno) Michela a protestare...
Le hanno fatto un bel favore, a Michela intendo Sarebbe Michela che dovrebbe telefonare

Un'ultima caratteristica piuttosto frequente nella dislocazione a destra è la Dal punto di vista dell'intonazione, la frase scissa prevede un netto rilievo Significato e uso
presenza di un elemento posto in particolare rilievo all' interno del comment: dell'elemento scisso, mentre la subordinataè pronunciata su un tono più basso:
da qui si possono derivare il profilo informativo e il significato tipico della frase
È stata davvero brava, Michela scissa. La sua funzione è di indicare l'elemento scisso come l'informazione più
Ci sono andati solo loro, a Parigi importante della frase, e al tempo stesso di indicare all'interno del contenuto
Lo voglio vedere io, questo bel tipo della subordinata un'informazione presupposta, ossia data per scontata:

Negli esempi il rilievo è segnalato dalla presenza di particolari avverbi (dav­ È Michela che ha superato l'esame
vero, solo) o da forme pronominali che riprendono enfaticamente il sogget­
to sottinteso (io); tale rilievo può anche essere semplicemente segnalato da La frase presuppone che qualcuno abbia superato l'esame e che questo qual­
un'enfasi intonativa ( indicata dal maiuscoletto): cuno sia proprio Michela, e non altri. In effetti, il rilievo dell'elemento scisso
è spesso legato a un valore contrastivo, che vuole correggere punti di vista
Gli telefonano ALLE SETTE, a Marco diversi, espressi in modo esplicito o implicito:

Aspetti 3.5. La frase scissa La frase scissa è tipicamente formata da una reggente pri­ Al solito, hai fatto confusione:è domani che siamo a cena dai miei, non stasera.
della forma va di soggetto realizzata con una forma del verbo essere, seguito dall'elemento
scisso, e da una subordinata introdotta da che o anche da a, se l'elemento Le frasi pseudoscisse si caratterizzano per la presenza di un pronome relativo, Frasi pseudoscisse
scisso è anche il soggetto della subordinata: eventualmente preceduto da un dimostrativo, che introduce una frase subor-
dinata in posizione iniziale, seguita dalla reggente con il verbo essere in fun-
È Marco che ha vinto il concorso zione di copula:
È a Michela che hanno dato il premio
È stasera che andiamo a teatro Chi ha pagato per tutti è stato Marco
È nel pieno rispetto della legge che si svolgeranno le elezioni Quella con cui mi trovo meglio è Michela
È con grande gioia che vi consegno i diplomi Ciò che conta veramente è lavorare con passione
Sono stati loro a sporgere denuncia
In modo analogo alle scisse, le frasi pseudoscisse assumono come presuppo­
L'elemento scisso può appartenere al nucleo o essere un elemento circostan­ sto un certo contenuto (ricavato dalla subordinata) e assegnano il rilievo in­
ziale; sono esclusi gli elementi più esterni, come ad esempio gli avverbiali formativo a un preciso elemento (la parte nominale che completa la copula):
,
di frase: *Eforse che verremo domani. La forma più diffusa del verbo essere in Chi ha pagato per tutti e stato Marco si dà per scontato che qualcuno abbia
prevede la terza persona singolare, a meno che l'elemento scisso sia anche il pagato per tutti, e pone in rilievo il fatto che sia stato Marco a farlo.
soggetto della subordinata o il suo complemento oggetto; in questi casi vi è
accordo: 3-6. La frase con c'è presentativo Tipica del parlato colloquiale, la frase mar­
cata con c'e presentativo è illustrata dagli esempi seguenti:
Sono sempre io che ci devo pensare
Sarai tu che glielo dirai C'è Michela che suona alla porta
Siamo noi che vogliono licenziare C'erano due uomini che vendevano enciclopedie

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano

In questa struttura, a una forma del verbo esserci (tipicamente alla terza per­
sona singolare del presente: c'e) segue un sintagma nominale soggetto (Mi­
12
chela) a sua volta seguito da una frase relativa, che presenta lo stesso soggetto.
'e
Dal punto di vista del significato, la frase con c presentativo permette di
Il significato della frase semplice
costruire un discorso in cui ogni contenuto è introdotto in modo progressivo
e valorizzato indipendentemente dagli altri contenuti:

C'è Michela che suona alla porta


Michela suona alla porta

Rispetto alla frase non marcata che presenta globalmente l'evento, la frase
con c'e presentativo valorizza in un primo momento il soggetto, isolandolo Nella frase semplice si possono riconoscere due tipi di significato: il signi­
nella reggente ( C'e Michela), e quindi nella relativa (che suona alla porta) pre­ ficato linguistico, strettamente legato alla struttura sintattico-lessicale della
senta l'azione che il soggetto ha compiuto. frase, e il significato comunicativo, che si appoggia anche su informazioni
contestuali.

1. IL significato linguistico

Il significato linguistico della frase risulta dalla combinazione dei significati


delle singole parole che compongono la frase secondo le indicazioni date dal­
la struttura sintattica e dalla struttura intonativa o interpuntiva.
Consideriamo l'esempio seguente:

Michela ti ha regalato un libro

Esso comunica che il locutore afferma che una persona di nome Michela ha
compiuto l'azione di regalare un libro all'interlocutore.
Questo significato linguistico si costruisce più precisamente nel modo se­
guente:
a) le parole della frase, grazie alle indicazioni del lessico e della morfologia,
dicono di che tipo di azione si sta parlando (regalare), che questa azione è
avvenuta nel passato (ha regalato) e infine che in questa azione sono coin­
volte due persone, Michela e l'interlocutore (Michela, ti), e un oggetto (un
libro);
b) la struttura sintattica indica che la persona che compie l'azione di regala­
re è Michela: la sintassi presenta infatti Michela come soggetto del predicato
ha regalato; essa indica inoltre che ciò che viene regalato è un libro, visto che
tale sintagma svolge la funzione di complemento oggetto diretto, e che chi
riceve il regalo è l'interlocutore, dato che ti ha la funzione di complemento
oggetto indiretto;
c) la struttura sintattica e intonativa indica che la frase è dichiarativa, ossia
che trasmette tipicamente ciò che il locutore conosce e vuole comunicare
all'interlocutore.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 12. Il significato della frase semplice

Tutte le componenti della forma linguistica della frase partecipano alla costru­ La nuova Fiat Abarth 500 è stata presentata al pubblico il 18 febbraio 2008
zione del suo significato: basta infatti un cambiamento ali' interno di una delle La notizia della vittoria di Marco ai campionati italiani di nuoto è stata pubblicata
tre componenti per produrre una variazione del significato complessivo della sul "Corriere della Sera" del 20 marzo 1988
frase, anche quando le altre componenti restano inalterate. Così, ad esempio, se
cambiamo una parola e al posto di ti mettiamo mi (Michela mi ha regalato un Questi significati, e infiniti altri possibili, sono detti significati comunicativi:
libro), colui al quale viene regalato il libro non è più l' interlocutore ma il locu­ come vedremo, essi vmgono ricostruiti a partire da un insieme molto ricco di
tore stesso. Se manteniamo tutte le stesse parole della frase iniziale ma mutia­ informazioni che non sono direttamente ricavabili dalla struttura linguistica
mo la loro funzione sintattica, otteniamo ancora una volta una modificazione della frase.
del significato complessivo della frase: se invertiamo le funzioni di soggetto e
Il significato linguistico della frase si articola in due parti; esso è composto da
un significato centrale e da un significato collaterale.
oggetto indiretto ( Tu hai regalato un libro a Michela) l'azione viene ora svol­
ta dall'interlocutore (con conseguenze sulla morfologia del verbo: hai) e chi
1.2. Il significato linguistico centraleIl significato centrale della frase consiste
riceve il regalo viene a essere Michela. Infine, rimanendo inalterate le parole
nel significato che individua l'azione, il sentimento, la proprietà, la legge ge­
e la sintassi, se modifichiamo l'intonazione dichiarativa della frase originaria
nerale ecc. descritti dalla frase. Ecco alcuni esempi:
con un'intonazione interrogativa (Michela ti ha regalato un libro?), l'evento
da informazione asserita dal locutore viene a essere l'oggetto di una domanda.
Michela è andata a Parigi
Michela ha paura
1.1. La natura astratta del significato linguistico La particolarità del signifi­
Questo tavolo è ovale
cato linguistico consiste nel fatto che esso è determinato solo dalla struttu­
Il peso specifico dell'olio è inferiore a quello dell'acqua
ra linguistica della frase, così come si configura nei suoi elementi lessicali,
sintattici e intonativi esplicitamente realizzati, senza alcuna integrazione di
Il significato centrale della frase è espresso dalla combinazione del significato
informazioni implicite o di inferenze. Il significato linguistico è così un signi­ linguistico del predicato con quello dei sintagmi nucleari e di quei sintag­
ficato che può essere molto astratto. Si pensi alla frase seguente: mi circostanziali che completano il sintagma verbale (come è il caso delle
indicazioni di modo: cammina lentamente) o modificano l'evento nella sua
È uscita ieri globalità, indicandone ad esempio le coordinate temporali, spaziali, oppure
le cause o i motivi che lo hanno originato. Così, in una frase come
Se ci limitiamo strettamente a quanto indica la lingua, riusciamo a ricostruire
un significato molto generale: le parole ci dicono che si tratta di un evento Ieri sera, a casa di Michela, Marco leggeva con passione agli amici un passo del suo
del tipo uscire, e che questo evento è avvenuto nel passato (e uscita), inoltre romanzo autobiografico per un loro giudizio sullo stile e sul contenuto
che si deve collocare l'evento entro un intervallo di tempo di ventiquattrore
(ieri) che precede immediatamente il giorno in cui è stata pronunciata la fra­ tutti i sintagmi appartengono al significato centrale e permettono di rico­
se; la sintassi ci permette di dire che tale intervallo colloca nel tempo l'evento struire l'evento descritto, hanno in altri termini una funzione descrittiva o
descritto, e sempre la sintassi, in collaborazione con la morfologia verbale rappresentativa.
(uscita), ci dice che il soggetto, ossia chi ha compiuto questa azione, è un'en­
tità a cui si fa riferimento con una parola di genere femminile; l'intonazione 1.3. Il significato linguistico collaterale Il significato collaterale agisce sul si­
ci dice che la frase è di tipo dichiarativo, ossia che il contenuto della frase va gnificato centrale, e va distinto in due tipi principali: il primo che riguarda la
tendenzialmente considerato come un'asserzione. valutazione soggettiva del locutore e il secondo determinato dal tipo di atto
Proprio per la sua natura astratta e generale, il significato linguistico della linguistico che la frase permette di realizzare.
frase È uscita ieri può permettere di riferirsi a tanti fatti diversi quante sono Consideriamo la frase seguente: Valutazione
le situazioni in cui viene enunciata la frase; ad esempio: soggettiva
Purtroppo, Michela è partita per Parigi del locutore
Michela è uscita dalla sua abitazione di Parigi il 13 febbraio 1963
La figlia di Michela è stata interrogata in chimica il 16 novembre 2015 Il suo significato centrale è espresso da Michela e partita per Parigi, e indica
La sorella di Michela si è dimessa dalla giunta del comune di Venezia il 18 giugno 1997 più precisamente che una persona di nome Michela ha compiuto un'azione

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 12. Il significato della frase semplice

definita dal verbo partire e dal sintagma per Parigi, che ne precisa la destina­ Senza dubbio, Michela è partita
zione. Questo significato centrale non esaurisce tuttavia quanto dice la fra­ Michela è partita
se: essa dice anche, tramite purtroppo, che al locutore la partenza di Michela
dispiace. Quest'ultima informazione fa parte del significato collaterale della b) con un predicato che regge una frase subordinata:
frase: si tratta, più precisamente, della valutazione soggettiva che il locutore
esprime riguardo a quanto dice il significato centrale della frase. Mi spiace che tu sia triste
Semplificando, possiamo riconoscere due tipi principali di valutazione sog­ È probabile che tutto si risolverà tra breve
gettiva:
a) una valutazione che riguarda i sentimenti, le sensazioni che il locutore e) con un tipo particolare di frase:
prova rispetto all'azione, il sentimento ecc. descritti dalla frase:
Quanto è diventato grande!
Fortunatamente, Michela è rimasta a casa
Inspiegabilmente, Michela è partita senza salutare Come abbiamo già detto, la frase esclamativa esprime un sentimento del
locutore, vale a dire lo stupore (positivo o negativo) riguardo a qualcosa di
b) una valutazione che riguarda il grado di verità che, agli occhi del locuto­ inatteso;
re, si deve assegnare all'azione, al sentimento ecc. descritto: d'J con un verbo modale:

Forse, Michela ha perso il treno Deve essere già arrivato a quest'ora


Probabilmente, Michela parte domani Può essere già partito
Di certo, Marco non ne ha colpa
Qui i verbi modali indicano delle ipotesi sulla probabilità (deve) o sulla pos­
Nelle frasi dichiarative vi è un giudizio positivo di verità anche quando non sibilità (puo) che l'evento sia realizzato;
vi sono valutazioni soggettive esplicite. Così, nei due esempi seguenti e) con particolari modi e tempi verbali; ad esempio, con l' indicativo futuro
e il condizionale presente:
Stasera, vengo
Stasera, non vengo Sarà partito per Parigi
Ci andrei domani
viene comunicato in entrambi i casi un giudizio di certezza, rispettivamente
legato al realizzarsi o al non realizzarsi dell'evento descritto. Il futuro indica qui un certo grado di ipotesi che considera possibile o anche
Le diverse valutazioni soggettive del parlante possono combinarsi. Conside­ probabile l'evento descritto, mentre il condizionale può indicare il desiderio
riamo l'esempio seguente: di realizzare una certa azione, o anche semplicemente la possibilità o la pro­
babilità che l'evento si realizzi date certe condizioni;
Purtroppo, forse è stato bocciato /) con un pronome (ma in casi molto particolari):

Qui, abbiamo un significato collaterale composto da due valutazioni sogget­ Il bambino mi mangia poca frutta e verdura
tive: una valutazione legata ai sentimenti espressa da purtroppo e una valuta­
zione di possibilità espressa dafarse. In simili esempi, il pronome mi (detto etico) indica il coinvolgimento emoti­
Espressione La valutazione soggettiva del locutore può essere espressa in diversi modi lin­ vo di chi parla nell'evento descritto.
della valutazione guistici. Qui di seguito illustreremo quelli principali: Tipo di atto
Oltre alla valutazione soggettiva, il significato collaterale della frase contiene
soggettiva a) con un avverbio di frase (purtroppo,farse ecc.) o una locuzione avverbiale linguistico
un secondo tipo di indicazione. Esso riguarda il tipo di atto che il locutore
(perfortuna, di certo ecc.) e con la semplice frase dichiarativa: compie producendo la sua frase: asserire, chiedere, promettere, ordinare ecc.
A questo tipo di significato abbiamo accennato più volte parlando del signi-
Sfortunatamente, Michela è partita ficato dei tipi di frase (dichiarativa, interrogativa, imperativa ecc.).

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 12. Il significato della frase semplice

Consideriamo l'esempio seguente: 2. IL significato comunicativo

Viene anche lui? Il significato comunicativo della frase è quel particolare significato che la fra­
se assume nel contesto comunicativo in cui essa è formulata. Così, una frase
Il significato centrale di questa frase consiste nel fatto che qualcuno (lui), ol­ quale
tre a qualcun altro (anche), compie l'azione di venire. Il significato collaterale
di questa frase consiste nella presentazione di questo fatto come qualcosa su È arrivata stamattina
cui l'interlocutore si deve pronunciare, come qualcosa di cui il locutore deve
dire se è vero o falso. in un particolare contesto potrà avere il seguente significato comunicativo:

Per esprimere questo tipo di significato collaterale, la lingua mette a disposizione diversi La sera del 21 marzo 1990, Angela Ferrari asserisce che al mattino di quello stesso
mezzi linguistici: i tipi di frase, espressioni come per piacere ecc. Non li approfondiremo qui, giorno è arrivata la lettera di Marco Praloran che la invita a un convegno di stilistica
ma in uno dei prossimi paragrafi (3-2-3-4) quando parleremo di atto illocutivo.
In un altro contesto potrà avere invece tutt'altro significato comunicativo:
1.4. IL significato Linguistico in sintesi Il significato linguistico della frase è
dunque composto da una parte centrale e da due parti collaterali: la parte
Il pomeriggio del 26 luglio 1996, Marco Praloran asserisce che al mattino dello stesso
centrale descrive l'azione, il sentimento ecc. che la frase descrive; una prima
giorno Angela Ferrari è arrivata a casa sua
parte collaterale indica la valutazione soggettiva del locutore riguardo al si­
gnificato centrale; una seconda parte collaterale riguarda il tipo di azione,
Più precisamente, il significato comunicativo della frase si costruisce a partire
come chiedere, ordinare ecc., che il locutore intende realizzare. Descriviamo
dal suo significato linguistico per aggiunta di informazioni che chiamiamo
il significato linguistico di due frasi tenendo in considerazione questi suoi
informazioni contestuali, legate cioè al contesto di produzione e di interpre­
tre aspetti.
tazione della frase:
La prima frase è la seguente:
significato comunicativo = significato linguistico + informazioni contestuali
Probabilmente, Michela si è rotta un polso
Il significato comunicativo di una frase può anche essere implicito: questo
Il suo significato centrale indica che una persona di nome Michela ha subito
avviene ad esempio in un enunciato come Michela, hofreddo! utilizzato per
la frattura di uno dei suoi polsi. Essa possiede due significati collaterali: il pri­
dire a Michela: Chiudi lafìnestra!
mo consiste nella valutazione soggettiva del locutore, secondo il quale il fatto
descritto non è certo, ma è solo probabile; il secondo consiste nel carattere Su questo importante fenomeno ci soffermeremo alla fine di questa Parte seconda, e in modo
assertivo della frase: il locutore vuole che l'interlocutore faccia propria que­ più ampio nella Parte quinta (cAP.12, PAR. 3-5).
sta descrizione della realtà, costituita come abbiamo visto dal suo significato
centrale e della sua valutazione soggettiva. Le informazioni contestuali utilizzate per costruire il significato comunicati- Informazioni
La seconda frase è la seguente: vo possono avere tre tipi di origine: contestuali
a) un'informazione contestuale può derivare dalla situazione fisica in cui
Chi è venuto? avviene la comunicazione. Ad esempio, per attribuire un significato comuni-
cativo a qui nell'esempio
Il suo significato centrale indica che qualcuno ha compiuto l'azione di veni­
re. Per quanto riguarda il significato collaterale, vi è una valutazione sogget­ Il libro è qui
tiva del locutore secondo la quale il fatto che qualcuno sia venuto è sicuro, è
vero; la frase ha inoltre il carattere di una domanda: il locutore chiede all' in­ occorre sapere dove si trova colui che parla;
terlocutore di pronunciarsi sulla identità della persona o delle persone che b) un'informazione contestuale può coincidere con il contenuto di una o più
sono venute. unità linguistiche formulate in precedenza. Pensiamo all'esempio seguente:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 12. Il significato della frase semplice

Questo gelato è delizioso. Ne vorrei ancora un po'. Più precisamente: per costruire il significato comunicativo di oggi, bisogna
sapere quando ha parlato il locutore; per costruire il significato comunica­
Per costruire il significato comunicativo del pronome ne, per sapere cioè a tivo di io, bisogna sapere chi è il locutore; per costruire il significato comu­
quale oggetto si riferisce il pronome, utilizziamo l' informazione data dalla nicativo di qui, bisogna conoscere il luogo in cui ha parlato il locutore; per
frase precedente: si è appena detto che il gelato è delizioso, dunque ci sono costruire il significato comunicativo di te, bisogna sapere a chi è rivolta la
buone probabilità che il locutore voglia gustarne ancora un po'; frase.
e) un' informazione contestuale può essere tratta dalle nostre conoscenze Le espressioni come oggi, io, qui, te, che vengono interpretate a partire dalla
enciclopediche, vale a dire dalle nostre conoscenze generali sul mondo depo­ situazione fisica in cui avviene la comunicazione, vengono chiamate espres­
sitate nella nostra memoria. Consideriamo l'esempio seguente: sioni deittiche.

Per andare a Ginevra, da Venezia ci si mette un'ora o poco più Vi sono espressioni come io, tu, qui, là, una settimana fa ecc. che hanno un'interpretazione
deittica in qualsiasi loro occorrenza: sono le espressioni inerentemente deittiche, le sole di
cui ci occupiamo qui. Accanto a queste, vi sono espressioni che hanno un'interpretazione
Costruire il significato comunicativo di questa frase vuol dire capire che si deittica solo in alcune delle loro occorrenze. Pensiamo all'avverbio temporale subito: nella
tratta di un'ora di aereo, e non di altri mezzi di trasporto; se integriamo l' ae­ frase Dammelo subito! esso è deittico, deve cioè essere interpretato in funzione del momento
reo è perché nelle nostre conoscenze enciclopediche vi è depositata (almeno) in cui il locutore ha pronunciato la frase; invece nella frase Lunedì è andato da lui ma è torna­
l' informazione più o meno approssimativa della distanza tra Ginevra e Ve­ to subito, l'avverbio subito non ha un'interpretazione deittica. Esso viene interpretato a parti­
re dall'indicazione temporale data dalla frase coordinata precedente (Junedij e avrà dunque
nezia. un'interpretazione anaforica, termine a cui abbiamo già accennato e su cui torneremo.
Non si può dire a priori quante e quali siano le informazioni contestuali che
dobbiamo concretamente utilizzare per costruire il significato comunicativo. V i sono tre tipi fondamentali di espressioni deittiche. Classificazione
La scelta delle informazioni contestuali dipende dall'obbiettivo di chi inter­ a) Le espressioni deittiche personali, vale a dire quelle espressioni che ven­ delle espressioni
preta e dal significato linguistico dell'enunciato di partenza. Ad esempio, il gono interpretate facendo riferimento alle persone coinvolte nella comu­ deittiche
significato linguistico di una frase come nicazione. Tra di esse riconosciamo essenzialmente: i pronomi personali di
prima e di seconda persona singolare e plurale (io, tu, noi, voi, me, mi ecc.); la
Per essere in forma bisogna dormire almeno otto ore al giorno flessione del verbo riferita alla prima e alla seconda persona plurale e singola­
re (vado, vai, andiamo, andate ecc.); i pronomi possessivi sempre di prima e
ha bisogno di essere integrato con pochissime informazioni contestuali; al di seconda persona plurale e singolare (mio, tuo ecc.).
contrario, il significato linguistico di una frase quale b) Le espressioni deittiche spaziali, vale a dire quelle espressioni che vengo­
no interpretate facendo riferimento al luogo in cui avviene l'enunciazione, e
V iene qui domani
in particolare alla posizione del locutore. Tra di esse riconosciamo essenzial­
mente: gli avverbi di luogo qui, qua, li, la; i verbi venire e andare; gli aggettivi
deve essere ampiamente arricchito per riferirsi a un evento concreto. e i pronomi dimostrativi (questo, quello ecc.).
e) Le espressioni deittiche temporali, vale a dire quelle espressioni che ven­
2.1. Le espressioni deittiche La conoscenza della situazione fisica in cui av­ gono interpretate facendo riferimento al momento della enunciazione. Tra
viene la comunicazione è necessaria per individuare una serie di espressioni di esse riconosciamo essenzialmente: alcuni avverbi di tempo (ora, ieri, oggi,
che fanno riferimento alle persone coinvolte nello scambio comunicativo, domani ecc.); espressioni contenenti un sintagma nominale con significato
agli oggetti o alle persone presenti nella situazione e, in generale, alle coordi­ temporale (una settimanafa ecc.); aggettivi temporali (scorso, prossimo, que­
nate spaziali e temporali in cui si svolge la comunicazione stessa. Pensiamo a sto unito a parole con significato temporale come, ad esempio, questo pome­
una frase come: riggio).

Oggi io mangio 9.!!i con g: Anche i tempi verbali possono essere caratterizzati da una componente deittica: si tratta in
particolare dei tempi semplici (presente, imperfetto, passato remoto, futuro semplice), che
ancorano l'evento in relazione al momento in cui la frase viene enunciata; l'evento potrà al­
Per poter interpretare in modo sufficientemente preciso gli elementi sotto­
lora essere collocato nel presente, nel passato o nel futuro. Questi aspetti del significato sono
lineati, dobbiamo conoscere la situazione fisica in cui la frase è formulata. stati trattati nella Parte prima (CAP. 2, PAR. 4).

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 12. Il significato della frase semplice

Espressioni L'avverbio qui si riferisce a un luogo strettamente collegato (o percepito co­ a) se il soggetto della frase non coincide né con il locutore né con l' interlo­
deittiche spaziali me vicino) al luogo in cui avviene l'enunciazione. Tra i due luoghi vi può es­ cutore, si sceglie andare quando né il locutore né l'interlocutore si trovano
qui/qua e lì/là sere coincidenza: nel punto d'arrivo dello spostamento:

.QQi sento un po' d'aria Adesso Michela va al cinema


*Adesso Michela va a trovarmi/a trovarti
oppure inclusione, vale a dire che il luogo in cui si trova il parlante è incluso
nel luogo indicato da qui: b) se il soggetto della frase coincide con il locutore, si sceglie andare quando
l'interlocutore non si trova nel punto d'arrivo dello spostamento:
.QQi si sta molto bene
Adesso vado al cinema
Osserviamo che qui, a seconda dei casi, può indicare luoghi sempre più este­ *Adesso vado a trovarti
si: la camera da letto del locutore, l'appartamento del locutore, la città del
locutore, la regione, il paese, il continente ecc. e) se il soggetto della frase coincide con l'interlocutore, si sceglie andare
O infine vicinanza, prossimità alla posizione del locutore: quando il locutore non si trova nel punto d'arrivo dello spostamento:

I libri puoi appoggiarli .9.!!i Adesso vai al cinema?


*Adesso vai a trovarmi?
L'avverbio li si riferisce a un luogo che non è direttamente collegato (o perce­
Per quanto riguarda il verbo venire valgono le seguenti osservazioni:
pito come lontano rispetto) al luogo in cui si trova il locutore:
a) se il soggetto della frase non coincide né con il locutore né con l' inter­
locutore, si sceglie venire quando il locutore, l'interlocutore o entrambi si
Lì si sta molto meglio di qui
trovano nel punto d'arrivo dello spostamento:
I concetti di lontananza e vicinanza dal luogo d'enunciazione indicano distanze soggettive (e
non oggettive), decise di volta in volta da chi parla. Data esattamente una stessa distanza tra Michela adesso viene da me/da te/da noi
il locutore e il luogo legato a Michela, si può dire altrettanto bene: Michela si siede sempre *Adesso Michela sta venendo al cinema, mentre noi siamo qui a studiare
lì/qui.
b) se il soggetto della frase coincide con il locutore, si sceglie venire quando
Non è facile cogliere la differenza di significato tra qui e qua da una parte l'interlocutore si trova nel punto d'arrivo dello spostamento:
e li e la dall'altra. Un'ipotesi possibile è che qui e li indichino luoghi pun­
tuali, esattamente circoscritti, mentre qua e là indichino luoghi areali, solo Adesso vengo in ufficio
vagamente circoscritti. Ciò dovrebbe spiegare perché il primo esempio è più *Adesso io vengo al cinema, ma tu stai a casa
naturale del secondo:
e) se il soggetto della frase coincide con l'interlocutore, si sceglie venire
È molto disordinata. Butta sempre i suoi vestiti qua e là. quando il locutore si trova nel punto d'arrivo dello spostamento:
È molto disordinata. Butta sempre i suoi vestiti qui e lì.
Adesso vieni subito qui!
Spesso però la decisione di presentare un ruolo come circoscritto o meno è *Vieni al cinema! lo resto a casa
una decisione soggettiva del locutore.
Verbi I verbi andare e venire possono avere un uso deittico: essi sono allora al pre­ Ci sono casi di impiego di andare e venire che non rispondono ai criteri generali che abbiamo
deittici spaziali indicato qui sopra. Ad esempio, venire può essere utilizzato senza che il locutore e l'interlo­
sente dell'indicativo e fanno riferimento al luogo in cui si trova il parlante e cutore si trovino nel punto d'arrivo dello spostamento, nel caso in cui ci si aspetti che vi si
andare e venire al momento dell'enunciazione. trovino (o che vi si trovassero): Sono venuta ad aspettarti fuori dalla scuola, ma non c'eri.
Per quanto riguarda il verbo andare valgono le seguenti osservazioni: Quanto al verbo andare, può essere impiegato quando locutore o interlocutore si trovano nel

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 12. Il significato della frase semplice

punto d'arrivo del movimento, nel caso in cui la loro presenza non sia certa o sia irrilevante: b) un atto illocutivo, vale a dire un atto che, come q�elli di ass�rire, dom�n­
Domani, vado a Roma. Se ci sei, ci vediamo; se non ci sei, non importa.
dare, ordinare ecc., può essere effettuato attraverso 1 atto locutivo e consiste
nel tentare di ottenere certi effetti sull'interlocutore (informarlo di qualche
Deissi testuale Le componenti spaziali e temporali della deissi possono in alcuni casi parti­
cosa, invitarlo a rispondere, obbligarlo a fare qualcosa ecc.);
colari riferirsi non al mondo extralinguistico, ma alla materialità del testo
c) un atto perlocutivo, vale a dire l'atto o gli atti che vengono a com�iersi
percepita nel processo della lettura. In questo senso si può parlare di vicinan­
effettivamente nell'interlocutore e che possono o meno essere coerenti con
za e di lontananza temporale o spaziale di un certo punto o sezione di testo
quelli previsti dall'atto illocutivo.
rispetto ali'enunciato in cui si trova l'espressione deittica:
Così, ad esempio, pronunciando una frase come
Nel capitolo precedente abbiamo parlato di grafi. Introduciamo ora il concetto di
Smettila di fare così!
grafo orientato.

il locutore compie almeno tre atti specifici:


L'aggettivo precedente e l'avverbio ora possono essere considerati dei deitti­
a) un atto locutivo (o enunciativo) che produce un enunciato con una spe­
ci, nel senso che si possono interpretare solo tenendo conto della posizione
cifica struttura linguistica e un certo significato comunicativo;
dell'enunciato che li contiene nel testo o nel discorso che si sta svolgendo:
b) un atto illocutivo che consiste nel dare un ordine al suo interlocutore;
l'aggettivo precedente farà riferimento al capitolo collocato immediatamente
c) (almeno) un atto perlocutivo, che potrà essere quello in cui l'interlocu�
prima di quello che si sta leggendo, mentre l'avverbio ora andrà riferito alla
tore obbedisce all'ordine e smette di comportarsi in un certo modo; ma ci
sezione di testo inaugurata proprio dall'enunciato che lo contiene. ,
potranno anche essere altri effetti più o meno previsti dal locutore: � interlo­
Nel caso di testi scritti, i valori spaziali e temporali, facendo entrambi riferi­ ,
cutore potrà avere paura o provare rabbia, oppure potra essere stupito da un
mento alla materialità testuale, tendono a sovrapporsi e creano delle restri­
simile ordine ecc.
zioni sulle espressioni deittiche temporali. Se in un discorso pronunciato
oralmente è accettabile l'enunciato Dell'atto locutivo, in particolare del suo prodotto (frase semplice, frase compless�, test�), ci
siamo occupati finora e ci occuperemo nelle prossime Parti del manuale Lo studio d ll atto
_. 7
Dieci minuti fa ho promesso che avrei parlato di anche di aspetti economici perlocutivo, vale a dire degli effetti che pro�uciamo sull'!nterl�cutore con 1l_nos�ro atto illocu­
_
tivo, pertiene essenzialmente alla pragmatica e per certi versi alla ps1_colog1�: �1 esso du�que
non ce ne occuperemo. Sull'atto illocutivo ci soffermeremo invece nei pross1m1 paragrafi.
in un testo scritto si avrà piuttosto una formulazione più generica, come ad
esempio:
3.2. L'atto illocutivo Gli atti illocutivi che si possono compiere con la lingua Varietà
sono innumerevoli. Tra di essi ve ne è un insieme molto speciale che riguarda degli atti illocutivi
Prima ho promesso che avrei parlato di anche di aspetti economici
quegli atti illocutivi caratterizzati da immediate conseguenze sociali e isti�u­
zionali, spesso legati a procedure complesse. Uno di questi atti è, ad esempio,
Per ottenere una maggiore precisione si utilizzeranno espressioni di natura
l'atto di battezzare, che ha importanti conseguenze nella comunità in cui si
spaziale o variamente collegate alla materialità e alle partizioni convenzionali
verifica, e che proprio per questo richiede una serie di condizioni specifiche e
del testo scritto: qualche riga prima/fa, poco sopra, nel capoverso precedente,
una procedura ben definita. Così, ad esempio, gli autori di questo manuale
allafine del paragrafo precedente ecc.
non hanno nessuna facoltà di poter procedere a un battesimo, e d'altra parte
un prete cattolico autorizzato a battezzare dovrà attenersi a regole precise:
3. L'uso della frase
pronunciare le formule giuste al momento giusto compiendo i gesti previsti
dalla cerimonia.
3.1. L'atto linguisticoQuando noi pronunciamo una frase in un contesto
Gli altri atti illocutivi sono caratterizzati da procedure molto meno complesse,
comunicativo compiamo un atto linguistico. L'atto linguistico è un'azione
e tendenzialmente gli effetti sociali sono più circoscritti. Si tratta di atti come
complessa, costituita da tre atti realizzati contemporaneamente:
asserire, domandare, ordinare, promettere, giurare, invitare, congratularsi ecc.
a) un atto locutivo (o enunciativo), vale a dire un atto che consiste nel pro­
durre fisicamente un enunciato dotato di una struttura linguistica e di un Il valore di un atto linguistico può essere determinato dalla situazione comunicativa in �ui
significato comunicativo; viene effettivamente realizzato, e in particolare dai protagonisti coinvolti: così, ad esempio,

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 12. Il significato della frase semplice

l'atto di giurare acquista un peso ben diverso se realizzato in un'aula di tribunale da un testi­ qui la variante interattiva, che mette in primo piano gli scopi che il locutore
mone o durante una discussione tra bambini. vuole raggiungere realizzando un certo atto illocutivo. Si possono così rico­
noscere cinque grandi classi di atti illocutivi:
Felicità e infelicità Gli atti illocutivi possono essere felici o infelici: essi sono felici quando rispetta­ • gli atti illocutivi assertivi;
degli atti illocutivi no una serie di condizioni previste dal loro tipo di atto illocutivo; essi sono in­ • gli atti illocutivi direttivi;
felici quando qualcuna o tutte le condizioni previste non sono soddisfatte. Le • gli atti illocutivi commissivi;
condizioni che deve soddisfare un atto illocutivo per essere felice si chiamano • gli atti illocutivi comportativi;
condizioni di felicità dell'atto illocutivo e sono proprie di ciascun tipo di atto • gli atti illocutivi dichiarativi.
illocutivo. Dato il grande numero di atti illocutivi che si possono compiere, Per indicare i diversi tipi e sottotipi di atti illocutivi, la lingua offre una va­
non è possibile descrivere in modo sistematico le loro condizioni di felicità. rietà di soluzioni linguistiche. Tipicamente, si può utilizzare un verbo che
Ci limitiamo a un esempio, ossia alla descrizione delle condizioni di felicità espliciti la natura illocutiva dell'atto. Ad esempio per quanto riguarda gli atti
della promessa: direttivi si possono utilizzare verbi come ordinare, chiedere:
a) si può promettere solo qualcosa di futuro e di controllabile. Non si può
dire ad esempio: Ti ordino di uscire immediatamente

*Ti prometto che ieri ho mangiato con te Oppure può essere sufficiente utilizzare il tipo di frase imperativa:
*Ti prometto che domani è il tuo compleanno
Esci immediatamente
b) si può promettere qualcosa che deve fare qualcun altro, solo se si pensa di
poter controllare questo individuo; la frase Gli atti illocutivi più frequenti, in particolare nello scritto, sono gli atti asser- Atti assertivi
tivi. Il loro scopo generale consiste nel fare in modo che l'interlocutore pren-
Ti prometto che il mio gatto non rovinerà più i tuoi fiori da atto di un'informazione: qualcosa che sappiamo, che abbiamo vissuto,
che abbiamo visto, che ci hanno detto, che abbiamo immaginato ecc. Tra le
vuol dire condizioni di felicità, prevale quella che il locutore creda alla verità di quanto
sta dicendo, nei limiti delle modalizzazioni contenute nel significato comu-
Ti prometto che farò in modo che il mio gatto non rovini più i tuoi fiori nicativo: così, dire Michela e partita, ma non lo credo risulta anomalo, e in
modo analogo risulta contraddittorio anche Probabilmente Michela e parti-
c) l'interlocutore deve trarre un qualche vantaggio da ciò che gli viene pro­ ta, ma non lo credo probabile. Il tipo di frase che tipicamente associato a que-
messo; una promessa come sta illocuzione è la frase dichiarativa:

Ti prometto che domani ti do un pugno Michela è partita


La vacanza è stata meravigliosa
ha pochissime possibilità di essere felice, perché pochissime sono le possibilità In biblioteca ho visto Marco e Michela
che l'interlocutore la accolga come promessa (e non piuttosto come minaccia). L'osmosi è la diffusione dell'acqua attraverso la membrana plasmatica
d) il locutore deve avere una sincera intenzione di fare ciò che promette; in
caso contrario, la promessa non è una promessa felice, ma sarà considerata un L'atto assertivo può precisarsi in funzione di diversi criteri, che possono es­
vero e proprio abuso: sere legati anche a dimensioni culturali, istituzionali ecc. Se consideriamo un
atto assertivo di ipotesi, potremmo riconoscere diversi sottotipi di atti illo­
*Ti prometto che verrò a cena da te, anche se non ho nessuna intenzione di farlo cutivi, relativi ad esempio al ruolo o alla professione del locutore: un medico
potrà pronunciare una prognosi clinica, un meteorologo una previsione del
3.3. Una classificazione degli atti illocutivi Degli atti illocutivi esistono vari tempo, un archeologo una ricostruzione di un sito o di un oggetto ecc.
tipi di classificazioni che variano in funzione del criterio predominante che Un insieme di atti illocutivi riconducibili alle asserzioni sono quegli atti che
si prende in considerazione: interattivo, sociale, psicologico ecc. Si sceglie esprimono giudizi fondati su prove o ragioni: giudicare, caratterizzare, classi-

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 12. Il significato della frase semplice

ficare, descrivere, interpretare ecc. Un sottoinsieme peculiare degli atti asser­ L'atto commissivo per eccellenza è la promessa, che può essere resa esplicita
tivi è composto da quegli atti che si compiono quando si costruisce un testo con il verbo illocutivo promettere o essere ricavabile implicitamente dal signi­
aggiungendo enunciato a enunciato; pensiamo in particolare ad atti come ficato comunicativo:
motivare, concludere, esemplificare, riformulare, concedere ecc.
Ti prometto che studierò di più
Su questi particolari atti di composizione testuale si soffermerà ampiamente la Parte quinta. Studierò di più

Atti direttivi Gli atti illocutivi direttivi hanno come scopo di costringere o indurre l'inter­ Tipi particolari di atti commissivi sono giurare, garantire, scommettere, fare
locutore a fare o a non fare qualcosa; tra le condizioni di felicità, è centrale la un voto ecc.:
possibilità dell'interlocutore di controllare l'azione che viene ordinata, ri­
chiesta ecc.: un ordine come Innamorati subito di Michela appare del tutto Vi giuro che non sono stato io
anomalo proprio perché chi lo riceve non ha controllo su una pulsione così Ti garantiamo la nostra presenza
complessa e misteriosa come l'innamoramento. I due tipi principali di atti
direttivi sono le richieste Gli atti illocutivi comportativi hanno come scopo l'espressione dell'atteg- Atti comportativi
giamento e del comportamento sociale del locutore riguardo alle attese lega-
Smettila! te alla situazione comunicativa: ad esempio, a una festa di compleanno ci si
Telefonami, quando arrivi attende che vengano fatti gli auguri al festeggiato; tra le condizioni di felici-
Abbassate il volume, per favore tà, appare qui assolutamente centrale quella relativa alla sincerità dall'atto.
Atti di tipo espressivo sono fare gli auguri, congratularsi, salutare, chiedere
che chiedono tipicamente all'interlocutore di compiere un'azione; e le do­ scusa, porgere le proprie condoglianze, ringraziare, dare il benvenuto, male-
mande dire, benedire, bere alla salute di, deplorare ecc. Questi atti sono spesso rea-
lizzati attraverso formule convenzionali: ad esempio l'atto illocutivo di salu-
Sei a casa? tare può assumere, a seconda della situazione comunicativa, forme quali
Puoi dirmi chi è venuto? ciao, salve, arrivederci, buongiorno ecc. Ecco alcuni esempi di atti illocutivi
Quanto tempo abbiamo? espressivi:

che chiedono all'interlocutore una risposta verbale che colmi un non sapere Congratulazioni vivissime per il vostro anniversario
del locutore; come si vede dagli esempi, i tipi di frase comunemente associati Mi spiace di non essere venuto alla tua festa
a questi due tipi di atti sono rispettivamente la frase imperativa e la frase in­ Che bello che tu sia qui!
terrogativa.
Gli atti direttivi sono strettamente legati alle relazioni e ai ruoli che caratte­ Gli atti illocutivi dichiarativi sono quegli atti che hanno immediate conse- Atti dichiarativi
rizzano il locutore e il destinatario: un enunciato come vieni qui può realiz­ guenze sociali e istituzionali, e che sono tipicamente caratterizzati da proce-
zare un ordine, se ad esempio il locutore è un ufficiale che si rivolge a un suo dure complesse; tra le condizioni di felicità, ricordiamo il rilievo dell'identità
subalterno, oppure un invito ( o una richiesta) se lo scambio avviene tra amici del locutore e del destinatario, che devono avere determinate qualifiche per
o tra pari grado, o ancora una supplica se il locutore è in una condizione di poter realizzare quel particolare tipo di atto dichiarativo: così, ad esempio,
inferiorità rispetto all'interlocutore e la realizzazione dello scopo è di parti­ un enunciato come Lei e licenziato ha le conseguenze previste solo se chi lo
colare importanza per il locutore. pronuncia ha l'autorità di licenziare e il destinatario è soggetto a tale autorità.
Atti commissivi Gli atti illocutivi commissivi hanno come scopo di impegnare il locutore a Sono atti dichiarativi: battezzare, dichiarare marito e moglie, licenziare, no-
una certa azione o comportamento; tra le condizioni di felicità, ricompare il minare presidente, dichiarare guerra, scomunicare, dare le dimissioni ecc.
controllo sull'azione o il comportamento in questione, ma questa volta in
riferimento al locutore: ci si può impegnare solo su ciò che siamo in grado di 3.4. L'espressione linguistica degli atti illocutivi La lingua italiana offre una
realizzare, per cui un atto commissivo come Faccio voto che domenica ci sia varietà di modi linguistici per comunicare a quale tipo di scopo illocutivo è
sempre il sole appare decisamente anomalo. destinata un'enunciazione.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 12. Il significato della frase semplice

Formule illocutive Il primo è costituito dai verbi che esplicitano l'atto illocutivo; coniugati alla Sono proprio felice di congratularmi con te
prima persona (singolare o plurale) del presente indicativo attivo e collocati
in una frase positiva, realizzano una formula illocutiva, ossia una formula che Oltre ai verbi illocutivi, si possono individuare altre forme linguistiche desti­ Altri modi
pronunciata nelle condizioni enunciative adeguate realizza l'azione a cui si nate a segnalare tipi o sottotipi di atti illocutivi. Così, per indicare l'atto illo­ per indicare
riferisce il verbo. Si consideri il seguente esempio: cutivo di richiesta la lingua offre espressioni fisse come per piacere, perfavore, l'illocuzione
se non le spiace ecc.:
Ti prometto che lo finirò per domani
La tazza, per favore
Con una simile enunciazione il locutore si impegna con una promessa a rea­ Se non le spiace, avrei bisogno del posacenere
lizzare un certo lavoro entro una certa scadenza. Questa associazione auto­
matica tra dire e fare non avviene in casi come i seguenti: O ancora è possibile l'impiego dei verbi modali. Pensiamo al verbo dovere
nell'enunciato seguente, con il quale viene espresso un ordine o una richiesta:
Studio molto
Vado in vacanza a Parigi Adesso devi stare zitto
Divento ogni giorno più intelligente
E in modo analogo, si può utilizzare il verbo potere combinato con la negazione:
In questi casi è evidente che la semplice enunciazione di tali frasi non è suffi­
Stasera non puoi uscire
ciente per realizzare l'evento descritto.
Le formule illocutive possono subire delle modifiche, senza che ciò incida Infine, come abbiamo già accennato, per indicare l'atto illocutivo la lingua
sulla natura dell'azione comunicativa realizzata; si parla in questo caso di for­ può sfruttare la struttura linguistica che abbiamo chiamato tipo di frase; così,
mule illocutive coperte, il cui scopo di norma consiste nell'attenuare o raf­ una frase imperativa esprime tipicamente un atto illocutivo del tipo ordine,
forzare l'atto illocutivo. Le modifiche più rappresentative sono le seguenti. richiesta ecc.:
a) In luogo dell'indicativo, il verbo illocutivo può essere coniugato al modo
condizionale, il che ad esempio permette di attenuare l'aggressività insita in Esci immediatamente dall'aula
un ordine:
Oppure una frase interrogativa permette tipicamente di realizzare una do­
Ti chiederei di studiare di più manda:

b) In luogo della prima persona (singolare o plurale), si può utilizzare come Chi non è andato alla festa?
soggetto un pronome impersonale, in modo che il locutore sia coinvolto me­ Siamo già in ritardo?
no direttamente nella richiesta:
Questi diversi modi linguistici della illocuzione possono combinarsi. Così,
Si prega di essere il più silenziosi possibile nell'esempio

c) Si possono collocare le formule illocutive in una subordinata facendole Passami il libro di Baudelaire, per piacere!
interagire con i contenuti della reggente. Così, si può ad esempio attenuare
la forza di un ordine inserendolo all'interno di altri atti illocutivi orientati l'aggiunta di per piacere attenua la forza dell' illocuzione espressa dal modo
positivamente verso il destinatario: imperativo, favorendo un atto di richiesta (gentile).
Va tuttavia osservato, per concludere, che spesso gli atti illocutivi non sono
Mi spiace doverti chiedere di uscire indicati dalla struttura linguistica. Ad esempio, niente di linguistico ci dice
se con una frase quale
Oppure si può fare in modo di accrescere la forza di un atto comportativo di
congratulazione: Lo finirò per domani

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il locutore stia facendo una promessa, oppure semplicemente un'asserzione, ma anche il significato comunicativo dell'enunciato di partenza. Vediamo un
vale a dire se voglia far sapere qualcosa ali' interlocutore (la sua intenzione altro esempio:
di finire un certo lavoro per l'indomani), senza che questo abbia il carattere
di impegno di una promessa. In questi casi saranno la particolare situazione Da solo non ci riesco. Tu ci sei la settimana prossima?
comunicativa, i rapporti tra locutore e interlocutore, il tipo di lavoro che si
deve finire ecc. a poter rendere chiaro se si tratti o meno di una promessa. Nel contesto della prima frase, la domanda Tu ci sei la settimana prossima?
viene verosimilmente formulata per chiedere aiuto; il locutore compie dun­
Atto illocutivo 3.5. L'atto illocutivo indiretto
Per individuare l'atto illocutivo che il locutore que un atto illocutivo indiretto di richiesta.
e contesto compie effettivamente tramite la sua enunciazione, svolge un ruolo determi­ Le ragioni per le quali si compie un atto illocutivo indiretto, invece di espri­
nante il contesto. Pensiamo all'enunciato mersi direttamente, sono innumerevoli. Ne indichiamo alcune.
a) L'atto illocutivo indiretto può essere un modo per attenuare o rinforzare
Vado al cinema la richiesta che si intende compiere; nel caso seguente:

il quale può avere molteplici valori illocutivi. Esso può essere una semplice Mi piace molto quel brillante
asserzione, nel caso in cui si intenda far sapere che cosa si fa la sera; oppu­
re esso può veicolare una promessa, nel caso in cui l'interlocutore abbia un un'asserzione può venire impiegata per fare una richiesta; in questo modo l'at­
qualche interesse a che il locutore vada al cinema; può trattarsi anche di un to illocutivo indiretto (ossia la richiesta che il brillante venga acquistato) risulta
avvertimento, nel caso in cui si sia arrabbiati e si suggerisca all'altro che si ha molto attenuato e lascia ali'altro la possibilità di fingere di aver colto solo il
voglia di andarsene; o ancora l'enunciato potrebbe fungere da proposta, nel contenuto dell'asserzione; infatti, egli potrebbe limitarsi a confermare il buon
qual caso la frase sottintende qualcosa come vieni anche tu ecc. L'intonazione gusto del proprio interlocutore, senza impegnarsi in un eventuale acquisto.
in questi casi può giocare un ruolo notevole per confermare le attese legate b) L'atto illocutivo indiretto può essere un modo per rifiutare mostrando la
alla situazione comunicativa. propria aggressività; pensiamo a questo scambio:
L'influsso del contesto è evidente quando, come nel caso precedente, non vi
sono segnali illocutivi espliciti. Ma esso agisce anche quando l'atto illocutivo A Potresti parlare tu con Michela?
è indicato dalla lingua, ad esempio da un'espressione illocutiva. Prendiamo B Ma sei impazzito?
un caso evidente:
Anche se direttamente il locutore B compie un atto illocutivo di domanda,
Che noia! Non smette di dirmi "Mi congratulo con te" per ogni sciocchezza. indirettamente egli compie un'asserzione di rifiuto che, dato il suo contenu­
to, diventa un rifiuto molto forte.
In questo esempio, quando dice mi congratulo con te, il locutore non sta com­ c) L'atto illocutivo indiretto può essere un modo per rifiutare attenuando
piendo un atto di congratulazione, ma sta citando il discorso di un altro. l'aggressività del rifiuto; pensiamo allo scambio:
L'influenza del contesto permette alla lingua di realizzare un certo tipo di
illocuzione senza che questo venga segnalato in alcun modo dalla struttura A Mi aiuti a risolvere questo problema?
linguistica dell'enunciato, e anzi anche in presenza di segnali che indichereb­ B Mi spiace, ma devo assolutamente tornare al lavoro.
bero altri tipi di atti illocutivi. Pensiamo a una frase come:
L'atto illocutivo comportativo (mi spiace) attenua il rifiuto: un'attenuazione
Certo che qui fa freddo
rinforzata dal fatto che il locutore B sceglie di spiegare il rifiuto (devo assolu­
In un determinato contesto, questa asserzione può essere utilizzata per com­ tamente tornare al lavoro).
d) L'atto illocutivo indiretto può essere utilizzato perché non si hanno le
piere un atto illocutivo direttivo quale:
conoscenze necessarie per parlare esplicitamente o con il grado di precisione
Chiudi la finestra, per favore richiesto:

In casi come questi, parliamo di atto illocutivo indiretto. Si tratta di casi in A Che ore sono?
cui l'intervento del contesto conduce a mutare non solo il valore illocutivo B È appena passato il postino.

174 175
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano

L'enunciato È appena passato il postino non è una risposta diretta alla doman­
da di A; è un'asserzione a partire dalla quale B, grazie alle sue conoscenze con­
Bibliografia
testuali (l'orario in cui di solito passa il postino), può ricavare una risposta.
Atti illocutivi Abbiamo già osservato come esistano atti illocutivi indiretti strettamente le­
indiretti gati al contesto, di cui non si può assolutamente prevedere la natura al di
convenzionali fuori della specifica situazione in cui avviene l'atto linguistico. Ci sono inve­
ce atti illocutivi indiretti che nascono quasi per convenzione a partire da un
particolare atto illocutivo diretto. Soffermiamoci sull'enunciato seguente:

Ce la faresti a fare un po' meno chiasso?

Esso, esplicitamente, interroga l'interlocutore riguardo alla sua capacità di ANDORNO c. (2005), Che cos'e la pragmatica linguistica, Carocci, Roma.
compiere una particolare azione; ciò non toglie che nella maggior parte dei CAFFI c. (2009), Pragmatica. Sei lezioni, Carocci, Roma.
casi questo enunciato venga associato automaticamente a un atto illocutivo di
COLOMBO A. (2012), La coordinazione, Carocci, Roma.
richiesta:
DONATI c. (2008), La sintassi. Regole e strutture, il Mulino, Bologna.
Fa' un po' meno chiasso, per piacere FAVA E. (1995), Tipi di atti e tipi difrasi, in L. Renzi, G. Salvi, A. Cardinaletti (a cura
di), Grande grammatica italiana di consultazione, vol. III: Tipi difrasi, deissi,farma­
A questi atti illocutivi indiretti viene dato il nome di atti indiretti conven­ zione delle parole, il Mulino, Bologna, pp. 19-48.
zionali. FERRAR! A. (2012), Tipi difrase e ordine delle parole, Carocci, Roma.
Vediamo, a modo di esempio, quali sono gli atti illocutivi diretti che sono FERRAR! A., ZAMPESE L. (2000), Dallafrase al testo. Una grammatica per l'italiano,
convenzionalmente associati a una richiesta indiretta. Possiamo ordinare in­ Zanichelli, Bologna.
direttamente di fare qualcosa nei seguenti modi:
GRAFFI G. (2012), Lafrase. L'analisi logica, Carocci, Roma.
a) chiedendo all'interlocutore se è capace di fare ciò:
PRANDI M. (2006),Le regole e le scelte, UTET, Torino.
Sei capace di aprire questa scatola? SAL VI G., VANELLI L. (2004), Nuova grammatica italiana, il Mulino, Bologna.
Puoi passarmi il sale? SIMONE R., BERRUTO G., D'ACHILLE P. (a cura di) (2010-n), Enciclopedia dell'Ita­
liano, 2 voll., Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma.
b) esprimendo il desiderio che il locutore faccia ciò:

Preferirei che lo facessi tu


Spero tanto che tu lo faccia
Quanto sarei felice se tu lo facessi!

c) interrogando la disponibilità dell'interlocutore a fare ciò:

Ti andrebbe di venire mercoledì?


Ti spiacerebbe andare a fare la spesa?

d'J esprimendo la ragione per compiere ciò che è richiesto indirettamente:

Sarebbe sicuramente più saggio che lo facessi tu


Sarei molto più tranquillo se lo facessi tu

176 177
Parte terza
La frase complessa
13
Le proprietà generali
della frase complessa

Una frase viene definita complessa quando in essa sono presenti due o più
predicati. La frase

Ci è andata quando è arrivato lui

è dunque una frase complessa, in quanto si possono riconoscere due predicati:


è andata ed è arrivato. La frase

Ci è andata alle sei

è invece una frase semplice: al suo interno è presente solo il predicato è andata.
Il numero dei predicati dice anche quante sono le frasi che costituiscono
la frase complessa. Nel primo esempio ci sono due predicati e dunque due
frasi; nell'esempio seguente si riscontrano invece tre predicati e quindi tre
frasi:

Mi ha detto che ci è andata quando è arrivato lui

Come si sarà osservato, utilizziamo la parola frase sia per cogliere il tutto-frase complessa -
sia per cogliere le parti -frase subordinata, frase reggente, frase coordinata. Questo perché
si tratta sempre di categorie sintattiche dello stesso tipo.

Non vanno contati come predicati i verbi che sono al servizio di altri verbi, in
particolare quelli ausiliari (morfologici, modali, aspettuali). Così, ad esem­
pio, gli enunciati seguenti coincidono tutti con una frase semplice:

Per domani è stato proclamato uno sciopero generale


Oggi non posso venire da te
Comincia a piovere

Nel primo caso compare un ausiliare morfologico (è stato); nel secondo, un


verbo modale (posso); nel terzo, una forma aspettuale (comincia).

181
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 13. Le proprietà generali della frase complessa

1. La frase complessa per subordinazione e per coordinazione Roma è la capitale dell'Italia e Berna è la capitale della Svizzera
Siccome sono stanco ed è già molto tardi, me ne vado a letto
Una frase complessa può essere costruita per subordinazione, come nel pri­
mo caso, o per coordinazione, come nel secondo: Nella prima, la frase coordinata è una frase principale collegata a un'altra
frase principale; nella seconda, la frase coordinata è una frase subordinata
Ci è andata alle sei perché prima aveva un mucchio di cose da fare connessa a un'altra frase subordinata. Diversamente dalla subordinata, una
Ci è andata alle sei ed è rimasta a mangiare da lui frase coordinata non può mai essere un costituente della frase a cui si lega;
piuttosto, si aggiunge a essa.
Subordinazione Una frase subordinata (o dipendente) è una frase che svolge rispetto a un'al­ La frase complessa può contenere più di una frase subordinata o coordinata.
tra frase una delle funzioni sintattiche che caratterizzano i costituenti della L'esempio seguente è costituito da tre frasi coordinate:
frase semplice: ad esempio, una funzione di elemento nucleare o una funzio­
ne di elemento circostanziale. La frase a cui si lega la subordinata viene detta Le ho telefonato e le ho scritto, ma non si è più fatta viva
reggente; a una frase reggente che non è retta a sua volta da nessun'altra frase
Nella frase complessa seguente si contano tre frasi subordinate:
si può dare il nome di frase principale.
Ad esempio, la frase complessa
Quando l'ho incontrata, mi ha detto che era delusa perché nessuno l'ha invitata
Il ministro ha promesso di risolvere rapidamente il problema
Notiamo che in questo caso la frase subordinata che era delusa svolge le fun­
zioni di frase reggente nei confronti della subordinata perché nessuno l'ha in­
è formata dalla frase reggente il ministro ha promesso e dalla frase subordinata
vitata; la subordinata quando l'ho incontrata si lega alla frase mi ha detto, che
nucleare di risolvere rapidamente il problema; quest'ultima frase ha infatti la
è la frase principale.
stessa funzione del sintagma nucleare una rapida soluzione del problema che
Coordinazione e subordinazione possono combinarsi. Così, l'esempio Coordinazione
troviamo nella seguente frase semplice:
e subordinazione
Siccome sono stanco e voglio rilassarmi, resto a casa e ascolto un po' di musica
Il ministro ha promesso una rapida soluzione del problema
è costituito da due frasi reggenti coordinate (resto a casa, ascolto un po' di
La frase complessa musica) e da due frasi subordinate coordinate (siccome sono stanco, voglio ri­
lassarmi).
Il ministro ha mentito perché era sottoposto a forti pressioni Dal punto di vista teorico, non vi è nessun limite alla complessità sintattica
della frase: la lingua italiana permette di subordinare e di coordinare, per
è formata a sua volta dalla frase reggente il ministro ha mentito e dalla frase così dire, ali' infinito. Nella realtà della comunicazione, si tende tuttavia a
subordinata circostanziale perché era sottoposto afarti pressioni; quest'ultima limitare la complessità sintattica per aiutare il processo di interpretazione.
frase ha in effetti la stessa funzione del sintagma circostanziale a causa delle Come sempre i tipi di testo prevedono margini di complessità differenziati;
farti pressioni che troviamo nella seguente frase semplice: in particolare, per la sua evanescenza il parlato è caratterizzato da frasi meno
complesse di quelle che si trovano tipicamente nello scritto (non mediato
Il ministro ha mentito a causa delle forti pressioni dalla rete).
Si noti che questa corrispondenza tra subordinate e sintagmi non è tuttavia sempre possibile.
A volte la ricchezza e la complessità delle subordinate rendono difficile o impossibile la loro 2. Aspetti della forma e del significato della frase complessa
trasformazione in costituenti non verbali.
2.1. Aspetti della forma La frase reggente da cui la subordinata dipende può
Coordinazione Una frase coordinata è una frase che svolge la stessa funzione sintattica della essere semplice o complessa. Si considerino i seguenti esempi:
frase a cui si collega sintatticamente. Si considerino le due seguenti frasi com­
plesse: Quando dormo poco, sono nervoso

182 183
Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 13. Le proprietà generali della frase complessa

Quando dormo poco, sono nervoso e lavoro male i colleghi le chiedono dei favori) che si lega alla prima subordinata di primo
Quando è triste, Michela dice sempre che preferirebbe vivere in un'altra città e
grado (quando arrabbiata).

Nel primo caso abbiamo come reggente della subordinata una frase sempli­ 2.2. Aspetti del significato Tra gli eventi evocati dalla frase complessa vigono
ce (sono nervoso), mentre negli altri due esempi abbiamo come reggente una caratteristicamente delle relazioni di significato. Nel caso della seguente frase
frase complessa: nel primo caso, essa è formata da due frasi coordinate: sono complessa per subordinazione, abbiamo una relazione di causa:
nervoso e lavoro male; nel secondo caso, la frase principale è formata da una
reggente seguita da una subordinata: Michela dice sempre che preferirebbe vi­ Michela è arrabbiata perché Marco è sempre in ritardo
vere in un 'altra citta.
Quando la subordinata dipende da una frase semplice, questa può essere una Nell'esempio seguente, vi è una relazione di contrasto:
subordinata o una coordinata. Nella frase
Lui è dolce e lei invece non lo è
Michela mi ha detto che ascolta musica classica quando è triste
Se le frasi sono più di due, a definire quali sono i termini della relazione di
e
la subordinata quando triste si collega alla subordinata che ascolta musica significato sono i collegamenti sintattici. Si considerino i due casi seguenti:
classica. Nell'esempio
Quando è triste, Michela dice sempre che preferirebbe vivere in un'altra città
Marco non c'era e Michela gli aveva telefonato per invitarlo a cena Michela mi ha detto che ascolta musica classica quando è triste

la subordinata per invitarlo a cena è retta esclusivamente dalla frase Michela Nel primo caso la specificazione temporale riguarda il fatto di dire: la subor­
gli aveva telefonato, che risulta poi coordinata a un'altra frase (Marco non dinata circostanziale si lega direttamente alla principale; nel secondo caso,
c'era). tale specificazione riguarda invece il fatto di ascoltare musica: la subordinata
Grado Quando una frase subordinata dipende da un'altra frase subordinata, possia­ temporale dipende dalla subordinata precedente.
di subordinazione mo individuare diversi gradi di subordinazione, possiamo cioè classificare le Quanto alla relazione di significato, come mostrano gli esempi visti finora, Indicazione
subordinate come subordinate di primo grado, di secondo grado ecc. Ad essa è indicata anzitutto dalle congiunzioni che legano le frasi {.perché, e, della relazione
esempio, nella frase complessa quando), e dagli eventuali avverbi che le accompagnano (invece). Quando di significato
l' indicazione offerta dalla lingua è "povera", la relazione viene precisata e ar­
Mi ha detto che ci è andata quando è arrivato lui ricchita a partire dal contenuto delle frasi collegate. Ciò spiega perché, nei
due enunciati seguenti, alla congiunzione e viene attribuito nel primo caso
vi sono una subordinata di primo grado (che ci e andata) e una subordinata di un valore consecutivo (di conseguenza) e nel secondo un valore concessivo
secondo grado (quando e arrivato lui). La subordinata di primo grado è una (eppure):
frase che dipende da una principale, ossia da una frase che non è essa stessa
subordinata a un'altra frase; la subordinata di secondo grado dipende invece Ha studiato molto e ha superato l'esame
da una subordinata di primo grado; la subordinata di terzo grado dipende da Ha studiato molto e non ha superato l'esame
una subordinata di secondo grado ecc.
Si consideri, ancora, la seguente frase complessa: La ricostruzione contestuale della relazione di significato vale a maggior ra­
gione nei casi in cui manca l'elemento di collegamento, come nel caso della
Quando è arrabbiata perché tutti i colleghi le chiedono dei favori, lei dice sempre subordinazione implicita (non temporalizzata) o della coordinazione asin­
che si vorrebbe licenziare detica, cioè realizzata senza congiunzione, grazie alla sola virgola; nel primo
caso vi è un legame di causa, nel secondo un legame di conseguenza:
Essa contiene: una frase reggente principale (lei dice sempre); due frasi subor­
dinate di primo grado che si legano alla reggente (che si vorrebbe licenziare e Avendo studiato molto, ha superato brillantemente l'esame
quando e arrabbiata); una frase subordinata di secondo grado {.perché tutti Ha studiato molto, ha superato brillantemente l'esame

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano

Rilievi comunicativi In funzione della sua forma (tipo di congiunzione, ordine delle frasi), la frase
complessa può inoltre attribuire agli eventi che evoca diversi rilievi comuni­
14
cativi. Così, mentre la formulazione seguente mette in primo piano la reg­
gente:
Le frasi subordinate:
Marco, siccome fa freddo, preferisce stare a casa
una classificazione secondo La forma
la versione seguente tende a dare maggior valore alla subordinata:

Marco preferisce stare a casa perché fa freddo

Lo prova il fatto che la prima costruzione è una risposta naturale alla do­ In funzione della loro forma sintattica, le frasi subordinate possono essere
manda Che cosafa Marco?, mentre la seconda è più adeguata nel quadro della distinte in tipi diversi, che riproducono in grande le distinzioni utilizzate per
domanda Come mai Marco prefèrisce stare a casa? descrivere la frase semplice.
a) Vi sono innanzitutto le frasi subordinate che sono connesse al predicato
Di questi fenomeni relativi al significato della frase complessa e alla sua organizzazione co­ della frase che le regge, le quali si distinguono in due grandi classi:
municativa, ci occuperemo via via in questa Parte terza e nella Parte quinta, dedicata al testo. • le subordinate nucleari, vale a dire le frasi che sono necessarie per completa­
re le valenze del predicato della reggente (le soggettive, le oggettive e le interro­
gative indirette). Esse corrispondono agli elementi nucleari della frase semplice;
• le subordinate circostanziali, cioè quelle frasi che modificano il predicato
della reggente o tutta la reggente. Esse coincidono con un sottoinsieme degli
elementi extranucleari della frase semplice.
b) Vi sono in secondo luogo le frasi subordinate che trovano posto all' inter­
no di un sintagma nominale, preposizionale, aggettivale; esse si distinguono
in due sottotipi:
• le subordinate relative;
• le subordinate completive del nome e dell'aggettivo.

Nella lingua italiana si possono individuare anche subordinate non integrate nella reggente,
vale a dire frasi che, pur avendo la forma di una subordinata, in realtà si comportano come se
fossero indipendenti. Esse saranno trattate nella Parte quarta.

1. Le subordinate nucleari

Dal punto di vista sintattico, le subordinate nucleari si dividono in frasi sog­


gettive, frasi oggettive dirette e indirette, e frasi interrogative indirette.

1.1. Le subordinate soggettive Le subordinate soggettive sono le frasi che


hanno la funzione di soggetto del predicato della reggente:

Mi rincresce di non poter venire

Tale predicato può essere realizzato da un verbo (spiacere, preoccupare, inte­


ressare, rincrescere, succedere, accadere, bastare ecc.); può contenere un sintag-

186 187
Grammatica:parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate:una classificazione secondo la forma

e e
ma aggettivale (risulta chiaro, inutile, importante ecc.); può essere costrui­ Le frasi correre rischi importanti ed essere coraggiosi fanno parte del predicato
to con un sintagma nominale (e una pazzia, e un peccato, e un'infamia ecc.); e andranno analizzate come complementi predicativi.
o con un sintagma avverbiale (e bene, e meglio ecc.).
È il predicato della reggente che decide se il suo soggetto può avere la forma Alla luce di quanto abbiamo detto, non consideriamo come frasi soggettive le espressioni
di un costituente nominale, la forma di una frase o entrambe le forme. Ad sottolineate negli esempi:// pericolo è (di) esagerare, Il mio consiglio è (di) aspettare ancora
esempio, il soggetto del predicato mi piace può avere tutte e due le forme: un po'. In questi casi infatti la funzione di soggetto spetta ai costituenti nominali il pericolo e
il mio consiglio; i due verbi all'infinito fanno parte del predicato.
Mi piace giocare a calcio
Mi piace il tennis In genere, la subordinata soggettiva può sia precedere sia seguire la reggente:

Bisogna vuole invece esclusivamente un soggetto frasale: È proprio inutile affaticarsi tanto
Affaticarsi tanto è proprio inutile
Bisogna andare a trovarlo
Malgrado la lingua italiana offra entrambe le possibilità, quando si comunica Ordine delle frasi
Capi ammette solo costituenti nominali: ci sono tuttavia casi in cui un ordine viene preferito all'altro. La preferenza
per l'uno o l'altro ordine dipende da due fattori di tipo diverso, che si combi-
Michela capì subito le ragioni del suo turbamento nano.
a) Il fattore sintattico porta a preferire la soggettiva in seconda posizione se
Il verbo capire richiede infatti come soggetto un individuo animato: ora, il essa è ricca di sintagmi (e quindi è piuttosto lunga) e se la reggente è formata
contenuto di una frase intera si riferisce a un evento, e non a un individuo.
dal solo predicato. Così, la frase complessa
Forme del verbo Le subordinate soggettive possono avere il verbo all'infinito (semplice o
composto) o essere costruite con una forma temporalizzata (cioè all'indicati­
È necessario che ci sia sempre gualcuno in ufficio per ricevere le telefonate
vo, al congiuntivo o al condizionale):
è preferibile alla versione in cui la reggente segue la soggettiva:
È meglio telefonare subito a Marco
È stato davvero un colpo di fortuna aver trovato i biglietti per il concerto
A questo punto è chiaro che è stato proprio lui Che ci sia sempre gualcuno in ufficio per ricevere le telefonate è necessario
Sembra che questa volta Marco abbia buone possibilità
Mi pare che faresti bene a dirglielo b) Il fattore testuale conduce a mettere la soggettiva in prima posizione
quando essa comunica un'informazione già data, direttamente o indiretta­
Si noti che l'infinito è più frequente della forma temporalizzata; ci sono cioè predicati che mente, dal testo in cui si colloca la frase complessa. È per questo motivo che
accettano la prima forma ma non la seconda (e non viceversa): Guardare troppo la televisio­
ne ti impedisce di leggere; *Che tu guardi troppo la televisione ti impedisce di leggere. Frasi
- con un'intonazione che eviti qualunque rilievo - il primo dei due testi se­
inaccettabili come quest'ultima diventano ben formate se le si fa precedere da il fatto: Il fatto guenti appare più coerente rispetto al secondo:
che tu guardi troppo la televisione ti impedisce di leggere. In questa struttura tuttavia la fun­
zione di soggetto della frase reggente (ti impedisce di leggere) non viene più realizzata dalla Malgrado tutte le conseguenze negative, non mi pento affatto di essere partito per
frase soggettiva ma dal costituente nominale che abbiamo aggiunto (il fatto):a questo nuovo
elemento si aggancia la soggettiva originaria, diventando così una subordinata completiva un anno. Partire per un anno è stato davvero importante per me/mi ha fatto bene
del nome. come non mai/era davvero necessario per me.
??Malgrado tutte le conseguenze negative, non mi pento affatto di essere partito per
Vanno considerate come soggettive anche le frasi iniziali di costruzioni che un anno. È stato davvero importante per me/Mi ha fatto bene come non mai/Era
esprimono identità, come ad esempio le seguenti: davvero necessario per me partire per un anno.

Fare certe scelte significa correre rischi importanti La frase soggettiva partire per un anno ripete parte del contenuto della frase
A volte, affermare le proprie idee vuol dire essere coraggiosi
precedente, ed è dunque preferibile collocarla in prima posizione.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

1.2. Le subordinate oggettive Le frasi oggettive completano le valenze del Queste subordinate non ammettono sempre la forma temporalizzata; ad
verbo reggente non occupate dal soggetto. esempio, non si può dire:
Oggettive dirette Esse si distinguono in oggettive dirette e oggettive indirette. Le oggettive diret­
e indirette te corrispondono a un costituente nominale nucleare della frase semplice: *Preferisco che vado in alta montagna
*Non oso che glielo chiedo un'altra volta
Desidera leggere un romanzo di Calvino
Desidera un romanzo di Calvino b) Le subordinate con l'infinito preceduto da di rette da verbi transitivi
(,promettere,confidare,dichiarare,immaginare,credere, decidere,scoprire,sen­
Le oggettive indirette corrispondono a un costituente preposizionale nuclea­ tire,pensare,aspettarsi,rispondere ecc.):
re della frase semplice:
Prometto di leggere di più
Si è accorto di aver sbagliato
Si è accorto del suo sbaglio Per queste subordinate, la forma temporalizzata è quasi sempre possibile:

L'opposizione tra oggettiva diretta e indiretta è collegata a differenze linguistiche significa­ Prometto che leggerò di più
tive. Vediamone una. Mentre le subordinate dirette possono essere sostituite con il pronome
/o, le subordinate indirette lo escludono; possiamo dire: Desidera leggere un romanzo di c) Le subordinate con l'infinito preceduto da di rette da verbi intransitivi
Calvino> Lo desidera, ma non: Si è accorto di aver sbagliato> *Se lo è accorto.
Le oggettive indirette devono essere pronominalizzate con ne o ci: Si è accorto di aver sba­ (accorgersi,avvedersi,dubitare,ricordarsi,scusarsi,assicurarsi ecc.):
gliato> Se ne è accorto; Mi sono abituato a comportarmi così> Mi ci sono abituato.
Si è accorto subito di averle detto troppo
Forme del verbo Le subordinate oggettive possono contenere un verbo all'infinito (semplice
o composto) o un verbo temporalizzato. Queste subordinate ammettono spesso la forma temporalizzata:
È il verbo della reggente a decidere se vengono accettate l'una, l'altra o
entrambe le forme del verbo della subordinata. Il verbo credere,ad esempio, è Si è accorto subito che le ha detto troppo
compatibile sia con la forma implicita sia con la forma temporalizzata:
d'J Le subordinate con l'infinito preceduto da a rette da verbi come conti­
Marco crede che otterrà un buon voto nuare,imparare,rinunciare,abituarsi,decidersi,riuscire ecc.:
Marco crede di ottenere un buon voto
Non rinuncia a guardare la televisione
Il verbo cercare,invece, accetta solo la forma implicita: Riesce a scrivere anche con la sinistra

Marco cerca di capire la lezione In genere (ma con qualche eccezione), questi verbi non accettano la costru­
*Marco cerca che capisce la lezione zione temporalizzata; ad esempio, non si dirà mai:

Classificazione Le subordinate oggettive con l'infinito possono essere distinte in quattro *Non rinuncia che guarda la televisione
delle oggettive classi diverse in base alla combinazione di due criteri: la natura del predicato *Riesce che scrive anche con la sinistra
con l'infinito reggente e la natura della preposizione che introduce la subordinata.
a) Le subordinate con l'infinito senza preposizione rette da verbi transitivi L'ordine della subordinata oggettiva rispetto alla reggente è meno libero di Ordine delle frasi
che esprimono tipicamente una volontà o un atteggiamento (adorare,amare, quello della soggettiva: la sua posizione normale è dopo il predicato reggente.
desiderare,prefèrire,ardire,osare,odiare,intendere ecc.): La sua collocazione prima del predicato reggente è possibile solo in determi-
nate condizioni linguistiche. La subordinata oggettiva può precedere la reg-
Preferisco andare in montagna gente se è dislocata a sinistra, vale a dire se la sua intonazione la isola dal resto
Non oso chiederglielo un'altra volta della frase complessa (il che nello scritto viene generalmente tradotto con la

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

presenza di una virgola) e se è ripresa da un pronome (lo quando l'oggettiva è tive o oggettive che siano, si riconoscono perché hanno una forma linguistica
diretta, ne o ci quando l'oggettiva è indiretta): e un significato particolari.
Parallelamente alle frasi interrogative indipendenti, dette anche interrogati­ Forma
Di non farcela, me 12_ ero immaginato e e e
ve dirette ( Ci andato lui?, Ci andato lui o ci andata lei?, Come stai?), le delle interrogative
Che tu lo inviti, se lo aspetta da un po' interrogative indirette si distinguono in interrogative globali, alternative e indirette
Ad andare in vacanza, non _g rinuncerebbe mai parziali.
a) Le interrogative indirette globali sono introdotte dalla congiunzione se:
La subordinata oggettiva può precedere la reggente senza essere ripresa da un
pronome se la frase reggente è ricca di costituenti o contiene elementi foca­ Mi ha chiesto se avevo ancora un po' di tempo
lizzatori (proprio, davvero ecc.). Gli esempi
Dal punto di vista del loro significato, esse prevedono una risposta del tipo
A partire in vacanza potrei rinunciare anche subito se tu rimanessi gui si (Si, avevo ancora un po' di tempo) o una risposta del tipo no (No, non avevo
A dirlo a Marco non penso proprio ancora un po' di tempo).
b) Le interrogative indirette alternative sono introdotte anch'esse da se:
sono infatti migliori delle formulazioni in cui la reggente si riduce al predica­
to verbale (a meno di introdurre modifiche intonative): Mi ha chiesto se ci fossi andato io o se ci dovesse andare lui

A partire in vacanza rinuncio Esse comunicano esplicitamente le alternative da prendere in considerazione


A dirlo a Marco non penso nella risposta. Le alternative sono articolate dalle congiunzioni o, oppure ecc.
e possono essere anche più di due:
In casi come questi, la scelta dei focalizzatori dà rilievo comunicativo alla reg­
gente. Se si vuole mettere in primo piano il contenuto della subordinata, oc­ Mi ha chiesto se preferivo andarci in aereo, in auto o in treno
corre ricorrere a soluzioni linguistiche particolari, una delle quali è illustrata
dall'esempio seguente: c) Le interrogative indirette parziali sono introdotte da espressioni interro­
gative, pronomi o aggettivi, che abbiamo già incontrato descrivendo le fra­
A una cosa non rinuncerei mai: a dire chiaramente ciò che penso si interrogative dirette: ad esempio, chi, che cosa, come, quando, dove, perché,
quale/i, quanto/ ali/e, con chi, per che cosa,fino a quando ecc. Le frasi com­
Si tratta di una costruzione in cui la prima frase è una frase semplice che plesse seguenti, ad esempio, contengono una subordinata oggettiva interro­
contiene un elemento nominale di contenuto povero (cosa,jàtto, storia ecc.), gativa indiretta parziale:
il quale annuncia quanto segue i due punti; la seconda frase è costituita dal
contenuto della subordinata oggettiva. La dinamizzazione comunicativa del­ Mi chiedo chi glielo abbia detto
la subordinata è data dall'effetto di attesa interpretativa suscitata dal "vuoto" Mi ha domandato per chi voto
referenziale della prima frase.
Per quanto riguarda la forma del loro predicato, le interrogative indirette
1.3. Le subordinate interrogative indirette Le subordinate nucleari (soggetti­ possono essere costruite con l' infinito e con un verbo temporalizzato. La for­
ve o oggettive) possono specificarsi in frasi interrogative indirette, come nei ma con l'infinito è nettamente meno diffusa della forma temporalizzata ed
due casi seguenti: è legata a significati particolari. Più precisamente, l' interrogativa indiretta
con l' infinito esprime spesso un significato modale di necessità, possibilità
Mi chiedo se sarà all'altezza o impossibilità dell'evento a cui si riferisce. Ad esempio, la frase complessa
È da chiedersi se sarà all'altezza
Mi chiedo se stare ancora ad ascoltarlo
La prima è un'interrogativa indiretta oggettiva, mentre la seconda è un' inter­
rogativa indiretta soggettiva. Le subordinate interrogative indirette, sogget- vuol dire Mi chiedo se devo stare ancora ad ascoltarlo.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

Si noti che l'evento descritto dalla subordinata non può essere anteriore all'e­ Qui infatti l'interrogativa indiretta può permettere al locutore di formulare
vento descritto dalla reggente; infatti l'esempio seguente non è accettabile: direttamente una domanda, a cui l'interlocutore può rispondere ad esempio:
si, penso di si. Se è così, è perché essa è introdotta da un'espressione illocutiva,
*Mi chiedo [oggi] se [l 'anno scorsoJ andarci davvero tutti i giorni la forma ti vorrei chiedere.

Come vedremo, i pronomi e gli aggettivi interrogativi sono uguali ai pronomi e agli aggettivi 1.4. L'impiego e il valore del congiuntivo nelle subordinate nucleari Le subor­
relativi. In alcuni casi specifici. ciò rende difficile la distinzione tra subordinata relativa e su­
dinate nucleari temporalizzate si realizzano con l'indicativo o con il con­
bordinata interrogativa indiretta. Qui adottiamo un criterio che riguarda il significato: siamo
di fronte a subordinate interrogative quando il predicato della reggente indica un'azione di giuntivo. Il congiuntivo a volte è obbligatorio:
domanda o comunica in modo inequivocabile un'idea di dubbio, di incertezza; la subordinata
dell'esempio proposto sopra, per noi, è dunque una subordinata interrogativa. Vorrei che tu facessi/*fai in fretta

Significato Per quanto riguarda il loro significato, le interrogative indirette esprimono Altre volte è facoltativo:
delle interrogative caratteristicamente una domanda (Mi chiedo se verra) o un dubbio (Non so se
dirette verra). Non so se è/sia già arrivato
La differenza di significato tra le frasi interrogative dirette e quelle indirette
è fondamentale. Le prime permettono al parlante di compiere un atto lingui­ Altre volte ancora è escluso:
stico diretto di domanda:
So che lui è/*sia in casa
Quanto hai studiato?
Nei casi in cui vi è la doppia possibilità, decide il grado di formalità della co­
Le interrogative indirette sono invece utilizzate per riportare, raccontandola, municazione. Nel parlato quotidiano e nella scrittura mediata dalla rete sono
una domanda che è stata fatta, viene fatta o sarà fatta dal parlante o da un'al­ ammessi sia il congiuntivo sia l'indicativo. Il congiuntivo va invece preferito
tra persona: all'indicativo nella scrittura da media ad alta ( ad esempio giornalistica e sag­
gistica), e nel parlato via via più controllato.
Mi ha chiesto quanto abbia studiato Se nella subordinata vi è il congiuntivo, si riconosce uno schema preciso di Concordanza
Un giorno mi chiederò sicuramente se valesse la pena fare uno sforzo così grande concordanza dei tempi del congiuntivo con i tempi e i modi del predicato dei tempi e dei modi
della reggente.
Emerge dunque una corrispondenza da una parte tra interrogative dirette e a) Quando il tempo del predicato reggente è il presente, si hanno le concor­
realizzazione diretta di una domanda, e d'altra parte tra interrogative indi­ danze seguenti. Si sceglie il congiuntivo presente se l'evento subordinato è
rette e narrazione di un'azione del tipo domanda. Ci sono tuttavia due si­ contemporaneo o posteriore:
tuazioni in cui la corrispondenza non si verifica. Essa scompare anzitutto nel
caso del discorso diretto; normalmente, quando si esprime con il discorso Non so se sia qui
diretto, il locutore usa l'interrogativa diretta per narrare un fatto ( il fatto che Non so se venga domani
qualcuno, magari lui stesso, ha posto, pone o porrà una domanda), e non per
porre direttamente una domanda nella situazione concreta in cui sta comu­ Si seleziona il congiuntivo imperfetto, passato o trapassato se l'evento subor­
nicando: dinato è anteriore:

Chiese inaspettatamente: "Lei ci sarà?" Non so se venisse regolarmente


Non so se sia venuto
La corrispondenza può svanire anche con una frase complessa come la se­ Non so se fosse venuto prima del previsto
guente:
b) Quando il predicato principale è al modo condizionale, si ha il congiun­
Ti vorrei chiedere se domani mi aiuti tivo imperfetto nella subordinata se l'evento subordinato è contemporaneo

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

o posteriore; nel caso in cui esso sia anteriore, verrà impiegato il congiuntivo Nelle frasi volitive, l'introduttore della subordinata che può cadere. In questo
trapassato: caso il congiuntivo è obbligatorio:

Vorrei che tu fossi qui Speriamo lo faccia in fretta / *Speriamo lo fu in fretta


Avrei preferito che tu arrivassi domani Basta legga le istruzioni / *Basta� le istruzioni
Vorrei che tu fossi già arrivato
Avrei giurato che qualcuno gli avesse detto qualcosa b) Accanto al congiuntivo volitivo, si riconosce il congiuntivo con valore
dubitativo. Esso compare nelle frasi che esprimono la valutazione del parlan­
c) Quando il predicato principale è al tempo passato, per il congiuntivo si te riguardo all'esistenza di un evento:
hanno le concordanze seguenti. Si sceglie il congiuntivo imperfetto se l'even­
to subordinato è contemporaneo o posteriore: Dubito che venga

Non sapevo che fosse qui Anche una minima insicurezza è sufficiente per far scegliere un congiuntivo,
Non sapevo che venisse il giorno dopo il quale tuttavia tende spesso a cadere nel parlato informale:

Qui si può avere anche il condizionale: Non sapevo che sarebbe venuto.
Pare che ci sia andato / Pare che ci è andato

Si seleziona il congiuntivo trapassato se l'evento subordinato è anteriore:


Nello scritto non mediato dalla rete e nel parlato controllato si tende co­
munque a preferire il congiuntivo. Un caso in cui l'indicativo può sostituire
Non sapevo se fosse già venuto
il congiuntivo anche nello scritto di registro elevato è il caso in cui l'evento
descritto dalla subordinata è posteriore all'espressione del dubbio:
Significati Quando è utilizzato entro le subordinate nucleari, il congiuntivo può essere
del congiuntivo associato a tre tipi fondamentali di significato.
Credo che verrà domani
a) Si riconosce anzitutto il congiuntivo con un significato volitivo. Lo trovia­
Pare che ci sarà anche lui
mo nelle frasi che esprimono la volontà del parlante o di un individuo riguardo
alla realizzazione dell'evento descritto dalla frase subordinata, volontà che può
In generale, rispetto alle frasi con valore volitivo, le frasi con valore dubita­
caratterizzarsi come desiderio, preghiera, richiesta, divieto, intenzione ecc.:
tivo ammettono dunque più facilmente la scelta dell'indicativo al posto del
È necessario che tu parta subito congiuntivo.
Voglio che nessuno apra bocca c) Il terzo tipo di valore del congiuntivo che compare nelle subordinate
Non hanno permesso che lo dicesse nucleari è quello cosiddetto "fattivo". Esso si incontra nelle frasi che espri­
mono una valutazione emozionale o un giudizio sulla normalità di un
Di tutti i tipi di congiuntivo è quello più usato. In particolare, esso è presente evento:
anche in registri (parlato, scritto informale) in cui gli altri tipi di congiuntivo
appaiono solo in modo sporadico. Questa sua maggiore diffusione potrebbe Mi spiace che sia partito
essere dovuta al fatto che si tratta dello stesso tipo di congiuntivo che carat­ È normale che sia partito
terizza le frasi indipendenti ottative (del tipo Magari venisse anche Marco!):
queste esprimono infatti tipicamente un desiderio, che è uno dei modi in cui Questo congiuntivo viene chiamato fattivo perché l'evento descritto dalla
si può manifestare la volontà. Nel parlato colloquiale, può tuttavia capitare subordinata è un dato di fatto, un evento che si è già verificato. Anche que­
che il congiuntivo sia sostituito dall'indicativo: sto tipo di congiuntivo, nel parlato informale, può lasciare il posto all' in­
dicativo:
Speriamo che lo fu
Basta che lo !s& una volta, e poi lo sai È normale che ci è andato

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

2. Le subordinate circostanziali partengono a due tipi diversi: la prima circostanziale ha un significato cau­
sale (esprime un motivo), la seconda ha un significato consecutivo (esprime
A differenza delle subordinate nucleari, le subordinate circostanziali non una conseguenza). Nel caso seguente succede l' inverso, varia la forma e resta
saturano una valenza del predicato reggente, e sono quindi generalmente fa­ uguale il significato:
coltative dal punto di vista sintattico. Così, ad esempio, alla frase complessa
È stato arrestato per aver rubato una banana
Oggi non ho studiato perché sono molto stanco È stato arrestato perché ha rubato una banana

possiamo togliere la circostanziale ottenendo una frase ben costruita: Le due subordinate hanno lo stesso tipo di significato - esprimono entrambe
un motivo - e due tipi di forme distinti: la prima è costruita con l' infinito, la
Oggi non ho studiato seconda con un predicato temporalizzato.

Non è così nei casi in cui la subordinata sia nucleare; tranne in condizioni par­ 2.1. Le circostanziali con predicato temporalizzato Le subordinate circostan­
ticolari, la sua eliminazione produce infatti una costruzione agrammaticale: ziali con predicato temporalizzato (o circostanziali temporalizzate) sono in­
trodotte da parole invariabili chiamate congiunzioni subordinanti (se sono
Mi chiedo se riuscirò a studiare formate da una sola parola, come perché o quando) o locuzioni congiuntive
*Mi chiedo subordinanti (se sono formate da più parole, come dato che o a meno che):

L'eliminabilità delle subordinate circostanziali, in generale possibile, conosce alcune ecce­ Non riesco a studiare perché sono molto stanco
zioni; ad esempio, le cosiddette consecutive correlative (che contengono un'espressione di
Vengo anch' io, a meno che tu non preferisca andarci da solo
intensificazione nella reggente) non accettano l'eliminazione della subordinata: una frase
come È talmente simpatico che tutti lo vorrebbero come compagno di banco può essere
ridotta a È talmente simpatico solo se la trasformiamo da dichiarativa in esclamativa. Queste congiunzioni o locuzioni congiuntive sono gli introduttori delle cir­
costanziali temporalizzate.
Forma e significato Dal punto di vista della loro forma, le circostanziali possono essere suddivise Con intonazione e punteggiatura normale (vale a dire senza punteggiatura Aspetti comunicativi
delle circostanziali in due classi principali: o con la virgola), il contenuto della frase complessa con circostanziale è as-
a) le circostanziali con predicato temporalizzato, vale a dire con un verbo sociato a un solo enunciato, è cioè l'oggetto di un singolo atto linguistico.
coniugato secondo il tempo e la persona; Grazie a questo atto linguistico, si descrivono contemporaneamente due (o
b) le circostanziali con predicato non temporalizzato, che si possono ulte­ più) eventi che intrattengono particolari relazioni di significato: l'evento
riormente distinguere in: circostanziali con l'infinito; circostanziali con il descritto dalla subordinata esprime la causa, la conseguenza, le circostanze
gerundio; circostanziali con il participio. temporali ecc. dell'evento descritto dalla reggente. Dal punto di vista infor-
Dal punto di vista del significato, le subordinate circostanziali possono essere mativo, questi eventi possono essere presentati in modo compatto, così da
classificate in funzione del tipo di legame semantico che intrattengono con entrare globalmente in relazione con il contesto linguistico. È così nel caso
la reggente: causale, finale, concessivo, condizionale ecc. Di questa classifica­ seguente
zione ci occuperemo in tutto il capitolo 15.
Osserviamo fin d'ora che per descrivere compiutamente una subordinata cir­ Nessuno l' ha obbligata. Quindi, ci è andata perché l'ha voluto lei.
costanziale i due criteri, quello legato alla forma e quello relativo al significa­
to, vanno combinati. Si considerino i due seguenti esempi: in cui la conseguenza introdotta da quindi è il legame causale che vige tra i
due eventi. Gli eventi evocati da una frase complessa con circostanziale pos­
È stato arrestato per aver rubato un'anguria sono tuttavia essere presentati anche in modo gerarchico, nel qual caso a en­
Sono talmente stanco da non riuscire più a reggermi in piedi trare in relazione con il contesto linguistico è solo l'evento in primo piano.
Consideriamo il seguente esempio:
Riguardo alla loro forma, le due circostanziali appartengono allo stesso tipo:
sono entrambe costruite con l' infinito; riguardo al loro significato, esse ap- Ne ho bisogno. Quindi, anche se è caro, lo compro lo stesso.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

In questa sequenza, la relazione di consecuzione indicata da quindi lega il E se si vuole mettere in primo piano la circostanza, si farà seguire la subordi­
contenuto del primo enunciato con la sola reggente: nata alla reggente:

Ne ho bisogno. Quindi lo compro lo stesso. [ Quando vieni?] Vengo guando ho finito di scrivere l'articolo

L'evento concessivo, introdotto da anche se, è collocato sullo sfondo informa­ Con intonazione normale, il non rispetto dei valori informativi iscritti nella
tivo dell'enunciato. sintassi può condurre alla costruzione di testi non coerenti. Ad esempio, se
la seconda formulazione non va bene, è perché presenta in primo piano (reg­
Su questi importanti fenomeni di segmentazione e gerarchizzazione dell'informazione, a gente in seconda posizione) un contenuto già dato dal contesto, che dovreb­
cui si è già accennato nella sezione dedicata alle subordinate nucleari (cAP. 14, PARR. 1.1
be dunque stare sullo sfondo (reggente in prima posizione):
e 1.2), si tornerà in modo approfondito nella Parte quinta, dedicata all'organizzazione del
testo.
Lo faccio io; e lo faccio guando ne ho voglia
Ordine delle frasi Come si è già potuto osservare, rispetto alla reggente le circostanziali tempo­ #Lo faccio io; e guando ne ho voglia, lo faccio
ralizzate possono occupare diverse posizioni. La scelta dell'una o dell'altra
Si noti che queste associazioni regolari tra forma e valore informativo anzitutto possono
posizione è legata a criteri sintattico-semantici e a criteri informativi. I primi
essere stravolte dall'intervento dell'intonazione (di modo che esse valgono soprattutto per
definiscono le possibilità distribuzionali di fondo: dato un particolare tipo di lo scritto), e in secondo luogo possono essere annullate attraverso la scelta di particolari
subordinata, essa può solo precedere la reggente, solo seguirla o occupare en­ dispositivi sintattici (ad esempio la scissione sintattica) e di un'interpunzione forte. Vedremo
trambe le posizioni. Ad esempio, la circostanziale introdotta da siccome può quest'ultimo caso nella Parte quarta.
stare solo in prima posizione:
2.2. Le circostanziali con l'infinito Le frasi circostanziali non temporalizzate
Siccome il film è molto lungo, faresti bene ad andare a vederlo il sabato sera possono essere costruite con l'infinito, semplice o composto:
*Faresti bene ad andare a vedere il film il sabato sera, siccome è molto lungo
A sentir voi, io non studierei mai
La circostanziale introdotta da di modo che può stare solo in seconda posi­ È famoso per aver rifiutato il premio Nobel
zione:
I loro introduttori possono essere preposizioni semplici, come abbiamo visto
Non ne ha letto neanche una riga, di modo che farebbe meglio a tacere qui sopra, o locuzioni, vale a dire espressioni complesse come a meno di, a
*Di modo che farebbe meglio a tacere, non ne ha letto neanche una riga condizione di, invece di, pur di, alfine di, aforza di, piuttosto di ecc.:

La circostanziale introdotta da quando accetta entrambe le posizioni: A forza di insistere, riuscirà sicuramente a farsi invitare
Bisognerebbe scrivergli, a meno di non andare addirittura a trovarlo
Quando arriva, gliene parlo È disposto, pur di farsi amare, a rinunciare a cose fondamentali
Gliene parlo guando arriva
Per quanto riguarda la loro posizione e il loro rilievo informativo, le circo­
In quest'ultimo caso, quando cioè sono disponibili entrambe le posizioni, stanziali con l'infinito si comportano come le circostanziali temporalizzate.
entra in gioco il criterio informativo a cui si è accennato sopra. E allora, ad Come mostrano gli esempi precedenti, anch'esse possono precedere o segui­
esempio, se si vuole collocare una circostanza sullo sfondo informativo dell'e­ re la reggente o essere inserite al loro interno; e anche nel loro caso la prima
nunciato scritto, si sceglierà tipicamente la prima posizione o la posizione posizione e la posizione inserita tendono a essere preferite quando si vuole
inserita: mettere il loro contenuto sullo sfondo informativo dell'enunciato, mentre la
seconda posizione è più adatta al primo piano informativo. Così, ad esempio,
Quando hai bisogno di lui, Marco c'è sempre data la domanda Come mai ha rinunciato al suo hobby prefèrito?, con intona­
Marco, quando hai bisogno di lui, c'è sempre zione normale la prima formulazione sarà preferita alla seconda:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

Ci ha rinunciato per fargli piacere finale, consecutivo, condizionale, concessivo, temporale, eccettuativo, op­
#Per fargli piacere, ci ha rinunciato positivo ecc.

Questo parallelismo non sorprende: spesso, infatti, le circostanziali causali, Questo parallelismo semantico, che si estende anche alle circostanziali con il gerundio e con
consecutive ecc. conoscono caratteristicamente una formulazione con il pre­ il participio, emergerà in modo chiaro quando verrà affrontata la classificazione delle subor­
dinate circostanziali secondo il loro significato.
dicato temporalizzato e una formulazione con l'infinito, come mostra il caso
seguente:
A volte, però, il cambiamento di forma introduce variazioni: fini ma signifi­
cative. Si prenda a questo riguardo il caso delle consecutive, paragonando le
È stato sgridato perché ha rotto un vaso
due formulazioni seguenti:
È stato sgridato per aver rotto un vaso
Sono così stanca che non mi reggo in piedi
Riformulazioni Ciò non significa tuttavia che il passaggio da una formulazione all'altra sia
Sono così stanca da non reggermi in piedi
possibili sempre possibile. Ad esempio, è raro incontrare una versione temporalizzata
e impossibili della seguente circostanziale con l'infinito:
Malgrado evochino gli stessi eventi collegati dalla stessa relazione di signifi­
cato, esse differiscono l'una dall'altra riguardo al trattamento comunicativo
Mi sono fermata un momento per riprendere fiato che viene attribuito al contenuto della subordinata. Mentre nel primo ca­
so si ha l'effetto dell'evocazione di un vero e proprio fatto che consegue dal
Si pensi alla scarsa naturalezza di una frase come: primo, nel secondo si ha piuttosto l'impressione che la subordinata serva a
rafforzare il grado di stanchezza espresso dalla reggente. Questa differenza è
Mi sono fermata un momento perché (io) riprendessi fiato collegata a due dati significativi. Il primo è che la frase temporalizzata accetta
più facilmente di quella con l'infinito la presenza di un'indicazione tempo­
Inoltre, in alcuni casi la riformulazione è possibile solo se si cambia la struttu­ rale che modifica la sola reggente:
ra della subordinata, come mostrano le due formulazioni seguenti:
Sono così stanca che stamattina non mi reggo in piedi
L'ho fatto io perché Michela si potesse riposare *Sono così stanca da non reggermi in piedi stamattina
L'ho fatto io per permettere a Michela di riposarsi
Il secondo fatto è che la subordinata con l'infinito permette facilmente di
In generale, la trasformazione all'infinito non ha bisogno di cambiamenti esprimere un contenuto metaforico, come nel caso seguente:
di struttura quando la circostanziale ha lo stesso soggetto della reggente. Va
osservato, ancora, che a volte il passaggio dalla formulazione temporalizzata Sono stanca da morire
a quella con l'infinito (o viceversa) può portare con sé una modifica di regi­
stro. Ad esempio, nel caso della circostanziale che esprime lo scopo dell'even­ La differenziazione che abbiamo illustrato può essere facilmente spiegata.
to descritto dalla reggente, la forma più comune - di registro meno elevato - Grazie alla morfologia verbale, la circostanziale temporalizzata si riferisce a
è quella con l'infinito: un evento vero e proprio, collocato nel tempo e nello spazio; con l'infinito
siamo invece di fronte a un contenuto più astratto, che nelle condizioni ade­
Ha fatto tutto questo perché fossi felice guate viene interpretato come una proprietà che va a specificare un aspetto
Ha fatto tutto questo per farmi felice del contenuto della reggente.
Perché sia felice, sono disposta a fare l'impossibile
Per farlo felice, sono disposta a fare l'impossibile 2.3. Le circostanziali con il gerundio Le circostanziali possono essere costrui­
te anche con il gerundio, semplice o composto:
Aspetti Per quanto riguarda il legame di significato tra reggente e subordinata, cir­
del significato costanziali temporalizzate e circostanziali con l'infinito hanno in linea di Ho imparato a conoscerla frequentandola fuori dal lavoro
massima la stessa gamma di possibilità: possiamo avere un valore causale, Avendolo incontrato ieri per la prima volta, non so molto di lui

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

Il gerundio semplice descrive normalmente un evento contemporaneo a costrutto i due eventi vengono interpretati come simultanei; nel secondo in­
quello descritto dalla reggente: vece uno precede l'altro, favorendo la causalità.
Come le altre circostanziali, anche quella con il gerundio può seguire o pre- Ordine delle frasi
Cammina zoppicando cedere la reggente, o essere inserita al suo interno. Come negli altri casi, la
differenza è spesso da ricondurre al fenomeno del rilievo e dello sfondo co-
Come mostrano gli esempi seguenti, più raramente esso può essere utilizzato municativo; così, ad esempio, le due formulazioni seguenti mettono in pri-
anche per evocare un evento posteriore o, ancora più raramente, un evento mo piano rispettivamente la reggente e la subordinata:
anteriore a quello denotato dalla reggente:
Cadendo dalle scale, mi sono rotta il femore
Studiò molto, superando così brillantemente l'esame Mi sono rotta il femore cadendo dalle scale
Riflettendo tutta la notte, il mattino dopo trovò la soluzione
Più che negli altri casi emergono tuttavia anche preferenze legate al tipo di
Il gerundio composto esprime invece solo un evento anteriore a quello de­ relazione di significato che caratterizza il costrutto. In particolare, si osserva
scritto dalla reggente: che quando il significato è modale o strumentale, la circostanziale si trova
normalmente in seconda posizione e non è preceduta da nessun segno d' in­
Essendo arrivato in anticipo, fu il primo a essere ammesso terpunzione:

Aspetti Per quanto riguarda il loro significato, le circostanziali con il gerundio posso­ Mi è successo giocando a calcio
del significato no intrattenere con la reggente gli stessi tipi di relazione che troviamo nel È uscito correndo
caso delle subordinate temporalizzate o con l'infinito: modale, temporale, Se n'è andata piangendo
causale, condizionale ecc. A questo riguardo, la specificità delle circostanzia­
li con il gerundio è che il legame di significato non è mai segnalato da intro­ Si noti che in casi come questi il legame sintattico e prosodico tra reggente
duttori, per cui, tranne in un caso, va sempre ricostruito dall'interpretante a e subordinata è così forte che si ottiene l'effetto di un predicato complesso,
partire dai contenuti della frase complessa e dal contesto. L'eccezione è data formato dal predicato principale e dal predicato subordinato che specifica un
da esempi come aspetto del primo. Con i significati modale e strumentale, la prima posizione
della gerundiale è possibile solo se si pone l'enfasi sul gerundio: CORREN­
Pur studiando molto, faccio fatica a ricordarmi la materia DO e uscita. L'accettabilità migliora anche nei casi in cui la subordinata al
gerundio e la reggente non si riducono al semplice verbo ma vengono arric­
i quali conducono necessariamente a un'interpretazione concessiva. Ricor­ chite da informazioni:
rendo a concetti già visti, si può dire che, mentre nel caso delle temporalizza­
te e (spesso) anche delle infinitive la relazione tra reggente e subordinata fa Correndo come una pazza e gridando parole incomprensibili, è uscita dalla stanza di
parte del significato linguistico del costrutto, nel caso delle subordinate ge­ fronte allo stupore di tutti noi
rundiali essa fa parte del significato comunicativo del costrutto, cioè di quel
significato costruito inferenzialmente, che sfrutta anche conoscenze enciclo­ Quando la subordinata ha valore temporale, causale, condizionale e conces­
pediche. Questo spiega perché una stessa subordinata possa veicolare legami sivo, sono possibili tutte le posizioni, e la scelta viene fatta in funzione del
di significato molto diversi. Si considerino i due esempi seguenti: fenomeno della gerarchia informativa visto sopra.
Nei casi di uso del gerundio considerati esso entra in una frase che ha una Gerundio coordinato
Ci siamo divertiti per ore scivolando sul ghiaccio chiara funzione subordinante. Ci sono tuttavia frasi con il gerundio che han-
Si è rotto una gamba scivolando sul ghiaccio no un comportamento sintattico che assomiglia molto a quello delle frasi
coordinate. Per questo caso si può parlare di gerundio coordinato. Si conside-
La circostanziale scivolando sul ghiaccio nel primo caso ha un valore moda­ ri l'esempio seguente:
le, mentre nel secondo ha un significato causale. La differenza è dovuta al
contenuto della reggente e alle nostre conoscenze enciclopediche: nel primo Partirono all'alba, arrivando solo a tarda sera

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

Come si può osservare, qui l'evento descritto dalla frase con il gerundio si Non tutti i participi passati possono essere utilizzati per costruire una circo­
aggiunge a quello descritto dalla reggente, ponendosi sullo stesso piano. stanziale. In generale, tendono a essere esclusi i verbi intransitivi di carattere
L'aggiunta può assumere una sfumatura oppositiva o di posteriorità tempo­ durativo:
rale, come nel caso precedente; o una sfumatura consecutiva, come nel caso
seguente: *Nevicato tutto il giorno, era impossibile servirsi dell'automobile
*Lavorato tutto il giorno, avevo proprio voglia di uscire
Si è messo a urlare come un pazzo, perdendo ogni credibilità
Sono ammessi invece tutti quei predicati che descrivono azioni teliche (co­
La frase gerundiale coordinata occupa la seconda posizione ed è normalmen­ struire qualcosa, arrivare, innamorarsi ecc.):
te preceduta da una virgola:
Terminato il lavoro, se ne andò in vacanza
Partirono all'alba, arrivando solo a tarda sera Partito in anticipo, è riuscito a fermarsi da lei
*Arrivando solo a tarda sera, partirono all'alba
Per quanto riguarda la loro posizione rispetto alla reggente, le circostanzia- Ordine delle frasi
2.4. Le circostanziali con il participio Le subordinate circostanziali possono li con il participio si comportano come le altre circostanziali. In linea di
essere costruite anche con il participio. La forma più corrente è il participio principio, sono cioè possibili le tre posizioni prima, dopo e dentro la reg-
passato: gente:

Arrivato Marco, Michela si mise in disparte Non appena scesa dal treno, ha provato a chiamarlo
Ha provato a chiamarlo non appena scesa dal treno
Il participio presente si riscontra solo in rari casi, soprattutto nel linguaggio Michela, non appena scesa dal treno, ha provato a chiamarlo
giuridico e amministrativo:
Va detto tuttavia che, per essere davvero naturale, la participiale in seconda
Fermo restante l'obbligo di denuncia in caso di illecito, il dirigente non ha obblighi posizione deve essere preceduta da un'espressione che la modifica, come non
ispettivi appena nell'esempio precedente o solo una volta nell'esempio seguente:

Normalmente, al suo posto si preferisce mettere il gerundio: Potrai risolvere gli esercizi solo una volta capita la teoria

*Piangeva invocante l'aiuto di qualcuno Senza questi accorgimenti, spesso l'esito è sentito come strano:
Piangeva invocando l'aiuto di qualcuno
??Se ne è andato immediatamente(,) partita Michela
Di solito (le eccezioni appartengono al registro colloquiale), il participio Partita Michela, se ne è andato immediatamente
passato delle circostanziali si accorda sempre con il suo complemento og­ ??Mi sono preso un mese di vacanza(,) finito il libro
getto: Finito il libro, mi sono preso un mese di vacanza

Una volta conosciut_;:1; Michela, Marco smise di viaggiare Come le gerundiali, le circostanziali con il participio non si combinano con
introduttori. Anche in questo caso, per ricostruire il loro valore (causale,
Ciò a differenza del participio del passato prossimo, che normalmente si ac­ temporale ecc.), occorre dunque fondarsi sul contenuto del costrutto e sulle
corda con l'oggetto solo se questo, in forma tipicamente pronominale, pre­ conoscenze enciclopediche. Nel primo caso si tratta di un legame temporale,
cede il verbo: nel secondo di un legame causale:

Ho conosciutQ Michela cinque anni fa Finito il lavoro, ho fatto un salto da lei


L'ho conosciut_;:1; cinque anni fa Caduto in disgrazia, ha dovuto ricominciare da zero

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

3. Le frasi subordinate incluse in un sintagma della reggente Sintatticamente, tale pronome appartiene dunque sia alla reggente (è parte
del suo soggetto) sia alla relativa (è il suo soggetto). Gli introduttori relativi
Accanto alle frasi subordinate che si legano alla reggente o al suo predicato con antecedente implicito coincidono parzialmente con gli elementi utiliz­
(le nucleari e le circostanziali), vi sono subordinate che fanno parte di un zati per costruire le frasi interrogative parziali; si pensi a chi, illustrato so­
sintagma nominale, preposizionale, aggettivale della frase reggente. Esse si pra, a chiunque, quanto, quando, dove (di registro più elevato, ove), dovunque
distinguono fondamentalmente in due gruppi: le subordinate relative e le (ovunque):
subordinate completive del nome e dell'aggettivo.
Aiuta chiunque ne abbia bisogno
3.1. Le subordinate relative Le subordinate relative si collegano tipicamente Quanto si è studiato serve sempre
Gli ho detto di quando ero stato offeso
a un nome contenuto in un sintagma nominale o in un sintagma preposi­
Va' dove ti porta il cuore
zionale. Esse sono introdotte da un'espressione che riprende il nome a cui
Dovunque vada trova sempre qualcosa da ridire
si legano, alla quale si dà il nome di espressione relativa o introduttore del­
la relativa; il nome ripreso viene chiamato antecedente (della frase relativa).
La distinzione tra subordinate interrogative indirette e subordinate relative
Consideriamo la seguente frase complessa:
con antecedente incorporato poggia sulla natura sintattica e semantica del
predicato della reggente. Le prime sono costituenti nucleari collegati a un
Il ragazzo che ho conosciuto ieri segue un corso di arabo predicato che esprime una domanda o un atteggiamento epistemico. I due
esempi seguenti sono casi di interrogativa indiretta:
Essa è formata da un sintagma nominale con funzione di soggetto (il ragazzo
che ho conosciuto ieri) seguito da un sintagma verbale (segue un corso di ara­ Mi chiedo chi/dove sia
bo). Il soggetto contiene una subordinata relativa (che ho conosciuto ieri): essa Non so chi/dove sia
è introdotta dell'elemento relativo che, il quale viene interpretato in modo
identico a ragazzo (ossia si riferisce alla stessa entità, in questo caso un deter­ Quando hanno un antecedente esplicito, gli introduttori della relativa appar- Introduttori
minato ragazzo); ragazzo è l'antecedente della frase relativa. tengono ai tipi che, cui, (il) quale: di relative
Oltre che con un nome, l'antecedente può a volte coincidere con un prono­ con antecedente
me o con una frase: Lo studente che si è lamentato non ha tutti i torti esplicito
Lo studente con cui ho parlato ha certamente ragione
Chiedo a lui, che mi ha sempre dato buoni consigli Lo studente al quale ho chiesto spiegazioni è stato molto franco
Marco mi dà sempre buoni consigli, il che me lo rende ancora più caro
La scelta dell'una o dell'altra forma è legata da una parte a ragioni sintatti­
Attraverso la ripresa con l'espressione il che, la frase antecedente viene in un certo senso no­ che (come vedremo in seguito) e dall'altra a ragioni di registro. Si osserva in
minalizzata: il che vale cioè come questo fatto. Va poi osservato che questo tipo di relativa, co­ particolare che l'introduttore che, il quale secondo la grammatica standard
me vedremo, ha comportamenti molto simili a quelli delle frasi sintatticamente indipendenti. realizza solo il soggetto o il complemento oggetto della relativa, a mano a ma­
no che la varietà linguistica si fa più colloquiale o popolare tende a sostituire
Antecedente L'antecedente della relativa può essere esplicito, come nei casi visti finora, anche costituenti introdotti da preposizioni, invadendo così il campo degli
esplicito oppure implicito. In questo caso esso è incorporato nell'elemento di ripresa. altri introduttori relativi. Si pensi a un caso come:
e antecedente Così, nella frase
implicito Sono cose che se ne deve parlare seriamente
Chi mente prima o poi viene scoperto
L'introduttore che è accompagnato da un pronome che esplicita il tipo di
il pronome chi vale colui (antecedente) che (introduttore della relativa): collegamento sintattico che la relativa intrattiene con il suo antecedente.
Sempre nelle varietà colloquiali, un pronome di ripresa può accompagnare
Colui che mente prima o poi viene scoperto anche introduttori relativi della serie cui:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

È un problema di cui ne avevamo già parlato Senza virgola è possibile (forse privilegiata) la lettura in cui la relativa modi­
È un armadio in cui Q metto un po' di tutto fica solo il ragazzo:

Si noti che, quando il collegamento è temporale, la sostituzione di in cui con La ragazza e il ragazzo che ho visto ieri saranno ammessi come uditori
che è oramai accettata anche nell'italiano standard:
Gli introduttori delle relative restrittive sono che quando l'elemento relativo
Il giorno che l'ho incontrato non stava tanto bene ha la funzione di soggetto o di complemento oggetto, e cui o quale/ quali
preceduto da articolo se c'è una preposizione:
Relative restrittive Una distinzione fondamentale interna alla classe delle relative con antece­
dente è quella tra relative restrittive e relative appositive. Il professore che mi ha parlato mi ha convinto a continuare
Le relative restrittive sono subordinate il cui contenuto è necessario per indi­ Il professore che ho visto ieri mi ha convinto a continuare
viduare il referente dell'antecedente; ad esempio, nel caso Il ragazzo con cui/con il quale esce Michela è una persona molto complessa
Il ragazzo a cui/al quale ho telefonato ha deciso di rinunciare
Il collega che è entrato in servizio ieri si chiama Marco Praloran
Nel caso di sintagmi con interpretazione di stato in luogo o di moto a luogo,
la precisazione che è entrato in servizio ieri è fondamentale per poter capire a possiamo incontrare l'espressione dove:
chi si riferisce il soggetto della frase reggente.
Il ristorante dove ho mangiato ieri è molto accogliente
Le relative appositive veicolano invece informazione facoltativa dal pun­
to di vista referenziale: il referente è già identificato dall'antecedente e la Il sistema d'uso di questi tre tipi di introduttori di relativa è piuttosto com­
subordinata aggiunge informazioni attorno a esso; succede così nel caso se­ plesso, anche se rimaniamo entro i confini dell'italiano standard. Ad esem­
guente: pio, con la relativa restrittiva la sostituzione di che con il quale (la quale ecc.)
non dà esiti molto felici, e ciò a differenza di quanto succede con le relative
Marco Praloran, a cui è stata affidata la cattedra di storia della lingua, è entrato in appositive (ma il registro si alza):
servizio ieri
Dammi la penna che/*la quale si trova sul tavolo!
Oltre a distinguersi per il tipo di contributo che offrono all' identificazio­ Il suddetto delitto, il quale è stato più volte iterato, richiede una pena maggiore
ne del referente dell'antecedente, le relative restrittive e le relative appositi­
ve presentano altre differenze, alcune legate alla loro forma linguistica, altre O ancora, mentre il quale, quando non è né soggetto né oggetto, vuole sem­
connesse con la loro funzione informativa. pre la preposizione, ciò non vale per cui. Essa può mancare anzitutto se si
Forma e significato Per quanto riguarda le relative restrittive, dal punto di vista della forma si tratta di a, come mostrano i due esempi seguenti:
delle restrittive osserva anzitutto che esse di solito non sono racchiuse tra virgole; delle se­
guenti due frasi, infatti, la prima è corretta e la seconda è scorretta: Lo studente a cui ho scritto non mi ha ancora risposto
Lo studente cui ho scritto non mi ha ancora risposto
La persona che ha perso gli occhiali è pregata di rivolgersi in portineria
La preposizione è assente in secondo luogo quando abbiamo un'interpreta­
*La persona, che ha perso gli occhiali, è pregata di rivolgersi in portineria
zione uguale a quella del complemento di specificazione di + sintagma no­
minale; in questo caso, la particella cui si trova tra l'articolo e il nome di cui
Eccezioni possibili, il caso in cui la subordinata è molto lunga e la virgola
esprime la specificazione:
aiuta la lettura, e il caso in cui c'è ambiguità riguardo all'antecedente; ad
esempio, nell'enunciato seguente la virgola potrebbe essere stata scelta per Lo studente il cui padre mi ha scritto ha gravi problemi finanziari
indicare che la subordinata si lega a entrambi i nomi:
Si osserva inoltre che l'antecedente cio può essere ripreso con cui, ma non con
La ragazza e il ragazzo, che ho visto ieri, saranno ammessi come uditori il quale:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

Ciò a cui pensava la rattristava enormemente Per quanto riguarda gli elementi relativi e il loro predicato, le relative apposi- Relative appositive
*Ciò al guale pensava la rattristava enormemente tive sono molto vicine a quelle restrittive. Unica differenza notevole, quella
- già vista - che concerne l'espressione del soggetto e più marginalmente
Si osserva ancora che le restrittive non possono avere come antecedente dell'oggetto con il quale. Mentre la restrittiva esige che, la subordinata appo-
tutto o entrambi; perché ciò sia possibile, occorre inserire il dimostrativo sitiva accetta anche il quale:
quello:
*L'accusato il quale è stato convocato è bergamasco
*Devi studiare tutto che ho presentato al corso L'accusato, il quale ha dichiarato di non voler un avvocato, non accetta neanche la
Devi studiare tutto quello che ho presentato al corso difesa d'ufficio

Le relative restrittive, oltre che con un predicato temporalizzato, possono es­ La punteggiatura è invece molto diversa. Mentre le relative restrittive non
sere costruite con l'infinito: accettano la virgola, quelle appositive la esigono:

Mi piacerebbe trovare una persona con cui andare in Spagna Michela, che se ne è andata da poco, avrebbe visto le cose altrimenti
*Michela che se ne è andata da poco avrebbe visto le cose altrimenti
Si noti che la relativa restrittiva con l'infinito acquista un valore di possibi­
lità. L'enunciato precedente può infatti essere riformulato introducendo il Il contrasto tra presenza e assenza della virgola permette peraltro di disam­
verbo potere: biguare costruzioni che accettano entrambe le interpretazioni. L'enunciato
seguente
Mi piacerebbe trovare una persona con cui poter andare in Spagna
Gli svizzeri(,) che sono ricchi(,) sono contrari all'apertura delle frontiere europee
In questa costruzione, se l'elemento relativo è un oggetto diretto, emerge la
preposizione da: nella versione senza virgole va letto come restrittivo e significa che solo gli sviz­
zeri ricchi sono contrari all'apertura delle frontiere; con le virgole esso indica
Cerco un uomo ricco da sposare al più presto che tutti gli svizzeri sono ricchi e che sono contrari all'apertura delle frontiere.
Per quanto riguarda il significato, si è già detto che, diversamente da ciò che Significato
Il tipo di contenuto associato alle relative temporalizzate e all'infinito può succede con le restrittive, il contenuto delle appositive non è necessario per delle appositive
essere espresso anche con un costrutto participiale: l'identificazione del referente dell'antecedente, ragione per cui possono ac­
compagnare nomi propri o espressioni a referente unico (come il sole, !attua­
Gli studenti arrivati in ritardo sono pregati di presentarsi in segreteria le primo ministro, la mia mano destra ecc.). La loro funzione consiste nell' ag­
Gli articoli di legge riguardanti lo stupro stanno per essere modificati giungere informazione comunicativamente pertinente al contenuto della
reggente. Tale informazione può intrattenere con la reggente diverse relazio­
In generale si può osservare che vi sono participi utilizzati con funzione verbale, come nei ni di significato: causale, consecutivo, finale, concessivo, temporale, condi­
casi precedenti, e participi utilizzati con funzione aggettivale, come nel caso seguente: Prendi zionale ecc. Si tratta delle relazioni che caratterizzano tipicamente la connes­
questa tisana calmante. La distinzione non è sempre facile; si riscontrano tuttavia alcuni
sione tra subordinata circostanziale e reggente, come mostra ad esempio la
comportamenti linguistici prototipici, che ci possono indirizzare verso l'una o l'altra inter­
pretazione. Le forme, come ad esempio giunto, in cui prevale il valore verbale vengono ti­ sostanziale sinonimia tra le due formulazioni seguenti:
picamente accompagnate da elementi nucleari o circostanziali: si spiega così la differente
naturalezza di esempi come: 11/ ragazzi giunti sono tutti di Pavia I I ragazzi giunti in ritardo Michela, che in guesto periodo è poco disponibile, ha rinunciato al progetto
sono tutti di Pavia. Diversamente, le forme sentite come più aggettivali accettano entrambe le Michela, dato che in guesto periodo è poco disponibile, ha rinunciato al progetto
possibilità: Le tracce confuse non si possono seguire I Le tracce confuse dal vento non si pos­
sono seguire. Alla luce di queste differenze, possiamo così stabilire la seguente indicazione
di massima: nel caso in cui il participio accompagni da solo il nome parleremo tendenzial­ A differenza delle circostanziali temporalizzate, le relative possono lasciare
mente di participio usato in funzione aggettivale; nel caso invece che vi siano elementi che la relazione implicita e dunque vaga, ed esprimere una semplice relazione di
completino il participio parleremo di funzione verbale. specificazione:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

Marco, che oramai non c 'è più, mi sarebbe certamente stato vicino Un'altra forma che introduce una relativa che si comporta come una frase in­
dipendente è la locuzione in cui quale funge da aggettivo e non da pronome
La posizione sintattica più caratteristica delle relative appositive è quella (la qual cosa, il qual atteggiamento ecc.):
inserita nella reggente. Dal punto di vista informativo, esse sono dunque
specializzate per l'espressione di un'informazione collocata sullo sfondo Superò brillantemente gli esami. La qual cosa gli permise di essere ammesso imme­
informativo dell'enunciato. Ciò permette loro, ad esempio, di veicolare diatamente al corso superiore.
argomenti contro-orientati senza che questi vadano a incidere sulla linea
fondamentale dell'argomentazione. Si pensi a un testo come il seguente: 3.2. Le subordinate completive del nome e dell'aggettivo Come le relative, an­
che le subordinate completive del nome e dell'aggettivo si legano localmente
Michela, che di solito è molto gradevole, in questo periodo è insopportabile. Meglio a un sintagma della reggente, come illustra la frase seguente:
non invitarla.
L'idea che fosse partito la turbava
Esso evoca la gradevolezza abituale di Michela, senza che questa vada a in­
cidere sull'adeguatezza della conclusione: data la gerarchizzazione dell' in­ A differenza delle relative, il loro introduttore non riprende tuttavia alcun
formazione, la premessa che sostiene la conclusione meglio non invitarla antecedente. La loro funzione sta nel completare il significato del nome o
coincide infatti con l'informazione in primo piano, e cioè che Michela in dell'aggettivo a cui si agganciano, esplicitando un'informazione che si sareb­
questo periodo e insopportabile. be potuta lasciare implicita:
Sempre in prospettiva testuale va poi osservato che, a differenza delle restrit­
tive, le relative appositive possono essere staccate con un'interpunzione forte L' idea la turbava
dalla reggente a cui si collegano sintatticamente, diventando così enunciati
autonomi. È un fenomeno su cui torneremo nella Parte quarta e che può Le completive del nome e dell'aggettivo possono avere una forma tempora­
essere illustrato dalla frase seguente: lizzata:

L'ho detto anche a Michela. La quale, devo dire, ha reagito piuttosto bene. La convinzione che tutto sia stato risolto la rende più calma

Questa manifestazione linguistica è tipica delle relative che riprendono oppure possono essere costruite con l'infinito:
un'intera frase, le quali hanno in generale comportamenti sintattici che le
avvicinano alle frasi autonome, come ad esempio la difficoltà a compari­ Ho finalmente incontrato una ragazza felice di partire
re in posizione inserita. A introdurle, troviamo tipicamente l'espressione
il che: In alcuni casi, queste subordinate si legano a un nome o a un aggettivo mor­
fologicamente collegato a un verbo: domanda!domandare, richiesta/ richie­
Michela reagì malissimo. Il che sorprese un po' tutti. dere, soddisfattoIsoddisfare, convintoI convincere ecc. Esse possono allora es­
sere riformulate con una subordinata nucleare, come mostrano le due frasi
In un registro più formale, il che può essere combinato con alcune preposizio­ seguenti:
ni, in particolare con a, da, con, di:
La convinzione che tutto sia stato risolto la rende più calma
Il presidente annunciò il ritiro dell'esercito. Dal che capirono tutti che non aveva più È convinta che tutto sia stato risolto, il che la rende più calma
armi sufficienti per poter far fronte al nemico.
La relazione del nome e dell'aggettivo con una forma verbale non è tuttavia
Meno frequentemente troviamo anche la forma cui: sistematica; spesso, queste completive dipendono infatti da nomi e aggettivi
che non hanno nessun equivalente verbale (idea,fatto, clausola, paura ecc.):
È una legge che è stata introdotta a inizio secolo. Da cui si può dedurre che sia ormai
obsoleta. Il fatto che sia arrivato in ritardo non lo favorisce di certo

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 14. Le frasi subordinate: una classificazione secondo la forma

Completive del nome Nei casi in cui è possibile la riformulazione con la frase nucleare, alle comple­ Ho finalmente incontrato una ragazza felice di partire
e dell'aggettivo tive del nome e dell'aggettivo si possono attribuire le funzioni che avrebbero *Di partire ho finalmente incontrato una ragazza felice
e subordinate le frasi nucleari corrispondenti. La completiva del nome
nucleari Vi sono costrutti che sono molto vicini alle completive del nome, ma che han­
La convinzione che tutto sia stato risolto la rende più calma no un comportamento sintattico diverso. Pensiamo a una sequenza come:

ha così una funzione di oggetto; la completiva Sono sicura di una cosa: che non avrà mai il coraggio di farlo

Il dispiacere di averlo tradito le impediva di dormire Co�e �n� c��pletiva, la costruzione che non avra mai il coraggio di farlo
precisa il s1gmficato del nome cosa. A differenza delle completive, essa non è
ha la funzione di soggetto; e la completiva tuttavia inclusa in un sintagma nominale, ma si aggiunge a una frase che è già
co�pleta e si comporta essa stessa come una frase autonoma con una parte
Non è facile rispondere alla domanda se sia stato o meno onesto sottmtesa:

ha la funzione di interrogativa indiretta. Sono sicura di una cosa: sono sicura che non avrà mai il coraggio di farlo.
Distinguere le subordinate nucleari dalle completive del nome non è sempre
facile. Ad esempio, malgrado le apparenze, la subordinata della frase Dal punto di vista del significato, si crea peraltro una configurazione "ad an­
nuncio': che focalizz� il contenuto della subordinata, come mostra il parago­
Peccato che non sappia suonare il pianoforte ne tra le due seguenti formulazioni:

non è una completiva del nome, ma piuttosto una subordinata soggettiva lega­ Sono sicura di una cosa: che non avrà mai il coraggio di farlo
e
ta a un predicato reggente realizzato solo parzialmente: manca un. O ancora,
Sono sicura del fatto che non avrà mai il coraggio di farlo
non sono da considerare come completive del nome neppure le subordinate
seguenti:

È un caso che si sia ricordato


Che lei non sia all'altezza della situazione è un fatto

Si tratta di subordinate nucleari che hanno la funzione di soggetto rispetto


e e
ai predicati un caso, unfatto. Un modo per distinguere i due tipi di co­
struzione consiste nell'anteporre la subordinata lasciando immutato l'ordi­
ne degli altri elementi: se, mantenendo l'intonazione normale, il risultato è
inaccettabile, siamo di fronte a una completiva del nome o dell'aggettivo;
altrimenti si tratta di una subordinata nucleare. Consideriamo i seguenti
esempi:

È un caso che si sia ricordato


Che si sia ricordato è un caso

Le due formulazioni sono accettabili e dunque avremo una subordinata nu­


cleare con funzione di soggetto. Non è invece così nel caso del costrutto se­
guente, la cui subordinata è una completiva dell'aggettivo:

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15
Le frasi circostanziali:
una classificazione
secondo il significato

Le subordinate circostanziali possono essere classificate anche in base al le­


game di significato, o legame logico, che intrattengono con la reggente. Ne
risulta un paradigma di tipi di circostanziali, caratterizzati ognuno da parti­
colari valori semantici, particolari introduttori e particolari forme del predi­
cato. Le relazioni logiche associate alle subordinate circostanziali possono
essere espresse anche con altre forme linguistiche (costrutti coordinati, frasi
relative, frasi autonome giustapposte, sintagmi circostanziali).

1. Le circostanziali con significato causale (o subordinate causali)

Dal punto di vista concettuale, le subordinate causali possono esprimere una Tipi
relazione di causa in senso stretto - che riguarda connessioni causali di even- di relazione causale
ti non controllate da un agente - o una relazione di motivo - che concerne
connessioni causali di azioni volute e controllate da un agente:

Il fiume è uscito dagli argini perché piove da settimane


L'ho sgridato perché fa sempre il contrario di quello che gli dico

La relazione di motivo può scegliere come suo primo termine un evento, co­
me nei casi precedenti, o l'atto linguistico appena compiuto dal locutore:

Smettila, perché non ne posso più

A questi due tipi di relazione, che descrivono connessioni causali tra eventi
osservati o eseguiti, va aggiunta la relazione argomentativa che troviamo in
enunciati come il seguente:

È certamente in casa, perché la luce è accesa

Questo tipo di relazione - a cui si può dare il nome di motivazione - può


sottendere una vera e propria dimostrazione o un ragionamento contingente,
i quali possono essere deduttivi o induttivi. Nel caso precedente, siamo di

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

fronte a una motivazione contingente di carattere induttivo: si parte da un modo di vedere più in dettaglio nella Parte quinta, dedicata al testo, a defini­
indizio specifico (la luce e accesa) e, attraverso una connessione tipica di fatti re questa gerarchia entra in gioco soprattutto la posizione della subordinata.
(se qualcuno è in casa ed è buio, di solito la luce è accesa), si costruisce una In particolare, quando la si voglia lasciare sullo sfondo, la si collocherà a ini­
particolare ipotesi (e certamente in casa). zio enunciato o in posizione inserita all'interno della reggente:

Della relazione di motivazione proporremo un'analisi più approfondita nella Parte quinta Michela, dato che/siccome è tardi, non arriverà più
dedicata al testo, e in particolare alle relazioni logiche di composizione del testo.
Le subordinate causali temporalizzate possono contare su un esteso insieme di Introduttori
Va osservato che, per precisare il tipo di causalità in gioco, a volte occorre introduttori: perché, siccome, dato che, poiché, visto che, considerato che, tanto delle causali
basarsi anche sul contesto. Consideriamo l'esempio seguente: piu che, dal momento che, giacché,posto che, atteso che, ché ecc. Essi si distinguo-
no anzitutto dal punto di vista del registro; così, ad esempio, le congiunzioni
Michela è nervosa(,) perché Marco è in ritardo giacché o, in misura minore, poiché appartengono tipicamente allo scritto so-
stenuto, mentre l'introduttore perché è diffuso in tutte le varietà linguistiche,
La relazione causale dipende innanzitutto da come si considera il contenu­ scritte e parlate. Gli introduttori, in secondo luogo, si differenziano l'uno
to della frase reggente: se lo si ritiene un giudizio soggettivo, un'ipotesi del dall'altro per la specializzazione del loro significato: anche da questo punto di
locutore, allora la subordinata andrà intesa come una motivazione a soste­ vista, la congiunzione perché risulta la più neutra. Alcuni introduttori sono ad
gno di tale ipotesi; se invece la reggente vuole semplicemente descrivere il esempio specializzati per l'espressione di un contenuto già dato, o comunque
nervosismo di Michela, inteso come un dato di fatto, allora la subordinata già noto a partire dalle conoscenze enciclopediche. Si pensa rappresentativa-
indicherà la causa di tale condizione psicologica. L'inserimento della frase in mente a siccome, dato che, visto che, giacché; infatti lo scambio seguente, che
differenti contesti può privilegiare l'una o l'altra interpretazione; nell'esem­ vuole che la subordinata sia nuova, non è del tutto adeguato:
plificazione seguente, nel primo caso siamo di fronte al motivo di un dato di
fatto, nel secondo alla motivazione di un'ipotesi: A Come mai questa volta non ce l' ha fatta?
B ??Non ce l'ha fatta dato che/visto che/giacché non ha avuto tempo di studiare.
Non hai detto nulla di male, non preoccuparti: Michela è nervosa perché Marco è
in ritardo La seguente sequenza è ancora meno felice:
Da come si comporta per me è chiaro: [certo che] Michela è nervosa, [lo è] perché
Marco è in ritardo #Questa volta non ce l'ha fatta. Siccome non ha studiato, non ce l'ha fatta.

Aspetti informativi Dal punto di vista informativo, il contenuto della causale può essere dato Qui, infatti, ali' inadeguatezza della scelta della congiunzione si aggiunge la
oppure nuovo, come mostrano in modo trasparente i due testi seguenti: collocazione errata della reggente, la quale, posta in seconda posizione, mette
in primo piano un contenuto che, poiché è ripetuto letteralmente, dovrebbe
Non ha studiato. E siccome non ha studiato, non credo che ce la farà. stare sullo sfondo informativo della sequenza. Quanto a una locuzione come
Questa volta non ce l'ha fatta. Non ce l'ha fatta perché non ha studiato. tanto piu che, diversamente dagli altri introduttori causali, essa indica che,
accanto a quella espressa, vi sono altre cause (motivi, motivazioni) che giusti­
Si noti che un'informazione classificabile come data non ripete necessaria­ ficano il contenuto della reggente e che quella introdotta dalla locuzione è la
mente, parola per parola, qualcosa che è già stato detto o scritto: un'infor­ causa più decisiva. Prendiamo l'esempio seguente:
mazione può essere data anche perché la si può dedurre da quanto precede
o perché è il contesto in cui si svolge la comunicazione a renderla evidente: Io alla festa non ci vado, tanto più che non sono stato invitato
se ad esempio qualcuno rompe un bicchiere, si può dire: visto che l'hai rotto,
raccogli almeno i cocci. Chi formula questa frase dice che non va alla festa perché non è stato invi­
Con una distinzione che si incrocia con la precedente, si può osservare inoltre tato; egli suggerisce inoltre che quella proposta è la ragione più significativa,
che il contenuto della subordinata causale può essere messo in primo piano o ma che accanto a essa vi sono altre ragioni che lo spingono a non andare.
lasciato sullo sfondo informativo dell'enunciato. Nello scritto, come avremo Espressioni come per ilfatto che e per la ragione che, dal canto loro, introduco-

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

no difficilmente motivi di atti linguistici o motivazioni induttive di ipotesi, a) Una relazione di tipo causale, nelle sue diverse manifestazioni, può essere
come conferma la stranezza delle seguenti sequenze: espressa da un sintagma preposizionale:

#Che ore sono? Per il fatto/per la ragione che ho dimenticato l'orologio. Sono triste a causa del suo comportamento
#Non è ancora partito, per il fatto/per la ragione che c'è la sua macchina in garage
b) Oppure da una coppia di frasi indipendenti, accompagnate o meno da un
A ben guardare, questo tipo di espressioni non sono locuzioni congiuntive che introducono
una circostanziale come dato che. Si tratta piuttosto di sintagmi preposizionali complessi connettivo di motivazione:
formati da una preposizione, un articolo, un nome e una subordinata completiva del nome.
Ne parliamo qui perché dal punto di vista concettuale e informativo si comportano come le Sono triste: stamattina Marco non mi ha neppure salutato
circostanziali genuine. Deve essere in casa. Infatti la sua auto è in garage

Per introdurre il motivo dell'esecuzione di un atto linguistico, non è adegua­ c) Una connessione causale può essere veicolata anche da una subordinata
to neppure siccome: circostanziale accompagnata da un introduttore che ha tipicamente un altro
significato. Il caso più comune è quello delle espressioni temporali:
#Siccome non ne posso più, esci immediatamente!

Un connettivo generico come che, tipico del registro colloquiale, è invece Dopo essersi abbuffata di cioccolata svizzera, si è sentita male
specializzato proprio per motivare gli atti linguistici: Quando è stanco, diventa insopportabile

Sbrigati, che è tardi Si può osservare anche il passaggio attraverso un costrutto pseudocondi­
zionale:
In questi impieghi il connettivo che può essere normalizzato graficamente in
ché, considerato forma aferetica di perché. Se non è venuto, è che non ne aveva voglia
Forma del predicato Dal punto di vista della loro forma, le circostanziali con significato causale
possono essere costruite, come mostrano gli esempi visti finora, con un pre­ Con questa costruzione, l'evento causato è presentato come un dato di fat­
dicato temporalizzato oppure con un predicato non temporalizzato all' infi­ to che si deve spiegare (non e venuto); il motivo è espresso dal predicato in
nito, al gerundio o al participio. Quelle con l' infinito sono introdotte da per primo piano comunicativo e che non aveva voglia. Di essa esiste anche una
e sono generalmente costruite con l' infinito composto: versione più esplicitamente causale introdotta da perché:

È stato arrestato per aver espresso la sua opinione Se non è venuto, è perché non ne aveva voglia

Le causali con il gerundio non hanno nessun introduttore e sono costruite sia d) La relazione causale può essere espressa da una subordinata relativa:
con il gerundio semplice sia con il gerundio composto:
Michela, che in guesto periodo è molto occupata, ha deciso di rinunciare al progetto
Essendo solo in sei, non ce la faremo mai
Essendo stati denunciati, non possono più muoversi liberamente 2. Le circostanziali con significato finale (o subordinate finali)

Le causali con il participio non hanno nessun introduttore e sono costruite Le subordinate circostanziali finali descrivono un evento che viene presenta­
con il participio passato: to come il fine, lo scopo per il quale si realizza l'evento associato alla reggente:

Dichiarato il suo disaccordo, fu arrestato Sono andata al cinema per distrarmi

Soluzioni linguistiche Osserviamo, per concludere, che le relazioni concettuali associate alle subor- L'evento associato alla reggente deve dunque essere controllato da un agente,
alternative dinate causali possono essere espresse anche con altre forme linguistiche. come mostra il fatto che il seguente enunciato non è coerente:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

#Oggi grandina per rovinare il raccolto/affinché il raccolto si rovini Vi è tuttavia una differenza fondamentale: la finale esige il modo congiuntivo,
mentre la causale l'indicativo o il condizionale. Unica eccezione è il caso della
Scopo di un evento, L'evento evocato dalla subordinata finale può essere lo scopo della realizza­ cosiddetta causa negata (o refutata) che vuole il congiuntivo come la finale:
scopo di un atto zione di un evento descritto dalla reggente o può esprimere l'obiettivo di un
linguistico atto linguistico compiuto attraverso l'enunciazione della reggente. Oltre che Gli do una mano non perché me l'abbia chiesto, ma perché mi fa piacere
dall'esempio iniziale, il primo tipo di connessione è illustrato ancora dall'e­
sempio seguente, in cui il fare amicizia con Michela è lo scopo dell'azione Della parentela concettuale tra finali e causali sono inoltre sintomatici quei casi
eseguita da Marco, cioè presentare Michela all'interlocutore: in cui l'involucro linguistico è causale, ma la relazione concettuale espressa è
finale:
Marco ti ha presentato Michela perché tu possa fare amicizia con lei
Ti presento Michela perché così potrai fare amicizia con lei
Gli enunciati seguenti illustrano invece la connessione con un atto linguistico: Vado subito da lei perché voglio/ho l'intenzione di dirle subito guello che penso

Perché sia subito chiaro come la penso, qui si studia Le subordinate finali possono essere costruite con un predicato temporaliz- Forme del predicato
A che ora arrivi? Solo per sapere... mi va bene qualsiasi ora. zato al modo congiuntivo: e degli introduttori

Infatti, per entrambi i casi è possibile una riformulazione della reggente con Perché il progetto si realizzi al più presto, dobbiamo darci tutti da fare
un predicato verbale illocutivo:
o con un predicato con l'infinito semplice:
Perché sia subito chiaro come la penso, ti dico che qui si studia
Ti chiedo a che ora arrivi solo per sapere... mi va bene qualsiasi ora. In una coppia, per andare d'accordo ci vuole molta pazienza

In questa classe di subordinate finali possono essere incluse anche formule Quando il verbo è temporalizzato, le finali possono essere introdotte da per­
come per essere sincero, per dirla in due parole ecc. ché, affinché e acciocché: la prima espressione è quella più diffusa; la seconda è
Legame Le circostanziali finali intrattengono con le subordinate causali un evidente limitata allo scritto medio-alto; la terza è oramai scomparsa. Accanto a queste
tra finali e causali legame concettuale: lo scopo di un'azione può essere visto come il motivo congiunzioni, vi è anche la locuzione a che, la quale è tuttavia utilizzata solo in
per cui viene fatta una determinata azione. Questa parentela concettuale ha particolari strutture (e in uno stile colloquiale può perdere la preposizione a):
significativi effetti linguistici. Anzitutto, sia la causale sia la finale possono
rispondere in modo coerente a una domanda introdotta daperché: Fa' attenzione a che non si rompa
Fa' attenzione che non si rompa
A Perché te ne vai?
B Perché sono stanco / Perché tu possa stare tranquillo. Quanto al predicato con l'infinito, esso è obbligatorio quando il soggetto
della reggente e il soggetto della circostanziale sono identici, come mostrano
In secondo luogo, è possibile formulare un testo in cui causale e finale sono le due frasi seguenti:
coordinate e annunciate cataforicamente dallo stesso sintagma:
Ci vado per riposarmi
Me ne vado per due cose: perché sono stanco e perché Michela si possa sentire a suo agio *Ci vado perché (io) mi riposi

In terzo luogo, i due tipi di subordinata possono essere introdotti dalla stessa È invece escluso quando i due soggetti sono diversi, come mostrano le due
congiunzione perché: frasi seguenti:

L'ho detto perché se n'è andato Ci vado io perché Marco si riposi


L' ho detto perché se ne andasse *Ci vado io per riposarsi Marco

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

Le subordinate finali con l'infinito sono introdotte da a, per, di, al fine di, te attraverso uno o più impliciti, a una conclusione (un'ipotesi, un giudizio
allo scopo di, nell'intento di, da e da onde (che nel suo valore finale è tuttavia ecc.). Nell'esempio precedente,la premessa è non ha studiato per niente; l' im­
oramai in disuso): plicito è la premessa generale se uno non studia per niente, ci sono molte proba­
bilita che non ce lafora (ad esempio a superare degli esami); la conclusione è
Corri a casa a vedere cos'è successo l'ipotesi non ce lafora.
Sono andato lì per incontrarlo
Frequento questo corso al fine/allo scopo/nell' intento di ottenere il diploma Della relazione di consecuzione proporremo un'analisi più approfondita nella Parte quinta,
Te lo lascio da leggere dedicata al testo, e in particolare alle relazioni logiche di composizione del testo.

Soluzioni linguistiche Oltre che con circostanziali finali, la relazione di fine può essere espressa an- Per la loro forma e il loro significato, le subordinate consecutive si distinguo­
alternative no in due tipi:
che con altre forme linguistiche.
a) Anzitutto,con un sintagma preposizionale semplice: a) le consecutive con l'antecedente, annunciate cioè da un'espressione che
si trova nella reggente:
L' ha fatto per divertimento
Michela era così stanca che si sedette a guardare il cielo
b) Invece di un sintagma introdotto dalla preposizione per, possiamo avere
anche sintagmi con un nome semanticamente ricco che reggono una subor­ b) le consecutive senza antecedente:
dinata: con lo scopo di, con il desiderio di, con la volonta di ecc.:
Michela era davvero stanca, così che si sedette a guardare il cielo
Ci sono andata con il desiderio di vederci un po' più chiaro
Dal punto di vista del significato, le consecutive con antecedente collegano Consecutive
c) Si possono incontrare anche soluzioni come la seguente: l'effetto materiale,la conseguenza di un evento agentivo o la conclusione ra­ con antecedente
gionativa a un'intensificazione che caratterizza l'evento evocato dalla reg­
Lo scopo per il quale mi sono iscritta a un corso di informatica è (di) imparare a gente. L'intensificazione può riguardare globalmente l'evento descritto dalla
usare programmi un po' più complessi reggente,come in:

In questo caso, l'azione svolta al fine di raggiungere l'obiettivo espresso Ho mangiato così tanto che questa sera salto la cena
dall'enunciato viene calata in una relativa restrittiva e data per presupposta.
Oppure la proprietà di uno degli individui coinvolti nell'evento:
3. Le circostanziali con significato consecutivo (o subordinate consecutive)
Ho conosciuto un ragazzo così simpatico che ho deciso di invitarlo al mio compleanno
Dal punto di vista concettuale,le subordinate consecutive possono esprimere
l'effetto materiale di un evento (relazione speculare a quella di causa mate­ Le consecutive con antecedente possono essere impiegate anche per sotto­
riale),la conseguenza di un'azione controllata da un agente (relazione specu­ lineare o per definire meglio il grado di intensificazione espresso dalla reg­
lare a quella di motivo) o la conclusione di una consecuzione. Lo mostrano gente:
rispettivamente i seguenti esempi:
Hanno risolto un problema così difficile che nemmeno l' insegnante era riuscito a
Ha piovuto talmente tanto che il fiume è esondato capirlo
È stato così disubbidiente che questa volta l' ho punito in modo esemplare Ho visto una ragazza così bella che tutti si voltavano a guardarla
Non ha studiato per niente, di modo che non ce la farà
In questi casi, diversamente da quanto succede quando è in gioco una vera e
Specularmente alla motivazione, la consecuzione è un ragionamento che propria conseguenza, la riformulazione con un costrutto causale risulta im­
parte da una premessa specifica o generale per condurre,passando tipicamen- possibile:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

Siccome era molto stanca, Michela si sedette a guardare il cielo la proprietà a cui si riferiscono, lasciando alla subordinata circostanziale il
#Siccome hanno risolto un problema molto difficile, nemmeno l'insegnante era riu­ compito di identificarla. Così, ad esempio, dati i due esempi seguenti, questa
scito a capirlo proprietà sarà nel primo caso negativa e nel secondo positiva:
#Siccome ho visto una ragazza molto bella, tutti si voltavano a guardarla
Ha ricevuto lettere tali che ha deciso di interrompere lo spettacolo
Questo impiego del costrutto consecutivo conosce anche realizzazioni con Ha ricevuto lettere tali che ha deciso di prolungare lo spettacolo
forme fisse ( da impazzire, da morire, da non credere, dafar paura ecc.):
Le consecutive con l'antecedente presentano anche una versione valutativa, Consecutive
Marco mi piace da impazzire marcata da espressioni quali troppo, abbastanza, sufficientemente, insufficien­ valutative
temente, troppo poco ecc.
Forme del predicato Riguardo alla loro forma, si osserva anzitutto che le consecutive con anteceden-
e degli introduttori te possono essere costruite con un predicato temporalizzato, nel qual caso sono È troppo furbo per essere colto in trappola
introdotte da che, o con l'infinito, e allora sono introdotte dalla preposizione da: È abbastanza grande per accoglierci tutti

Era così ingenuo che credeva a tutti Con questo costrutto si esprime un giudizio su un'intensificazione, la quale
Era così ingenuo da credere a tutti viene di volta in volta considerata come sufficiente, insufficiente o eccessiva.
Anch'esso conosce una versione temporalizzata e una versione con l'infinito
L'uso con la subordinata non temporalizzata è più ristretto. In particolare, introdotta da da o per:
tra reggente e subordinata non ci può essere un cambio di soggetto:
È abbastanza intelligente da/per capire da sola che non ce la può fare
*È così bella da Marco guardarla tutta la sera
La consecutiva temporalizzata è introdotta da perché e contiene un verbo al
congiuntivo:
Inoltre, la consecutiva con l'infinito non può descrivere un evento nettamen­
te futuro rispetto a quello descritto dalla reggente:
È troppo furbo perché lo si possa cogliere in trappola
È abbastanza intelligente perché possa capire da sola che non ce la può fare
Sei stato così cattivo che andrai a letto senza giocare alla PlayStation
??Sei stato così cattivo da andare a letto senza giocare alla PlayStation
L'antecedente può essere omesso nei casi in cui nella reggente vi sia un ag­
Gli antecedenti della consecutiva sono molto vari dal punto di vista morfo­ gettivo il cui significato contenga un'idea di misura, come grande, piccolo,
giovane, vecchio, alto ecc.:
logico e si combinano con forme diverse. Gli avverbi cosi, tanto e talmente
modificano aggettivi (cosi! tantoItalmente carina) o avverbi o locuzioni av­
È ancora piccolo per mangiare con il cucchiaio
verbiali (cosi/tanto! talmente in fretta); l'aggettivo tale modifica i nomi (un
tale disastro/un disastro tale); l'avverbio talmente e le locuzioni cosi tanto, in Con le consecutive senza antecedente, il contenuto della reggente non deve Subordinate
modo tale, in maniera tale, in tal misura possono modificare direttamente il necessariamente essere caratterizzato da un'intensificazione. Qui di seguito consecutive
predicato principale (lavora talmente!cosi tanto Iin modo tale). Si noti che in abbiamo infatti un esempio che suggerisce un'intensificazione e un altro senza antecedente
alcuni casi l'antecedente può essere omesso: esempio in cui essa non c'è:

È stanca da non reggersi in piedi Sono stanca, al punto che mi addormenterei qui
Ha cambiato casa, di modo che non può più andare al lavoro a piedi
Come abbiamo già visto, le espressioni che fungono da antecedente della
consecutiva intensificano tipicamente l'evento o una proprietà esplicitamen­ L'intensificazione può essere indotta dall'introduttore della subordinata, co­
te descritti dall'espressione che modificano. A differenza delle altre espressio­ me nel caso di al punto che; questa espressione è infatti inutilizzabile quando
ni, l'aggettivo tale e la locuzione in modo tale possono invece sottintendere il contenuto della reggente non è intensificabile:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

#Ci sono andata io, al punto che non avrà più niente da ridire Non ha studiato. È stata rimandata a settembre.
Non le rivolge più la parola. Quindi non l'ha invitato.
Oppure essa può essere indicata da uno dei costituenti della reggente:
Come sempre, il passaggio da una formulazione all'altra può cambiare il sot­
È molto intelligente, di modo che ce la farà totipo di relazione logica veicolata, così come le gerarchie informative degli
eventi espressi. Nel secondo enunciato, ad esempio, la presenza del connetti­
In alcuni loro usi, le consecutive senza antecedente suggeriscono che la con­ vo quindi obbliga a ricostruire una relazione di consecuzione ragionativa; ciò
seguenza sia scontata. È così nel seguente esempio: non avviene nel primo caso, dove, a seconda del contesto, la relazione sarà o
di conseguenza o di causa a effetto.
Scrivilo accuratamente, di modo che questa volta non te lo farà più rifare b) Le frasi complesse con consecutiva possono inoltre essere riformulate
con una coppia di frasi coordinate dalla congiunzione e:
che suggerisce qualcosa come: se fai così, è sicuro che questa volta non lo
dovrai più rifare. Ho mangiato così tanto che non riesco più a muovermi
Forme del predicato Dal punto di vista della loro forma, le consecutive senza antecedente possono Ho mangiato molto e non riesco più a muovermi
e degli introduttori Scrivilo accuratamente, di modo che questa volta non te lo farà più rifare
essere costruite con un predicato temporalizzato, con l'infinito o con il ge­
Scrivilo accuratamente, e questa volta non te lo farà più rifare
rundio accompagnato da cosi:
Il passaggio alla coordinata a volte chiede tuttavia degli aggiustamenti. Si
Non è venuta, così che ho dovuto farlo io
considerino i due esempi seguenti:
È molto triste, al punto da non voler vedere nessuno
Ha lavorato molto, riuscendo così a superare brillantemente l'esame
Michela è stata gentile con Marco, al punto che lui si è offerto di accompagnarla a casa
Michela è stata gentile con Marco e lui si è offerto di accompagnarla a casa
Quando sono temporalizzate, esse sono introdotte principalmente dalle con­
giunzioni o locuzioni congiuntive sicché, cosicché o cosi che, tantoché o tanto Il secondo enunciato è in realtà compatibile sia con una lettura consecuti­
che, di modo che o dimodoché, di maniera che, al punto che: va sia con una lettura in cui la consecuzione non c'è. Esso potrebbe infat­
ti comunicare semplicemente che Michela e Marco si sono scambiati delle
Michela non ha mai studiato, di modo che/così che è stata bocciata cortesie, senza che il comportamento di Marco sia da interpretare necessa­
riamente come conseguenza della gentilezza di Michela. Per indirizzare la
Le locuzioni talché, al segno che e di guisa che sono al giorno d'oggi oramai in formulazione verso un'interpretazione consecutiva certa, si può aggiungere
disuso; l'espressione onde appartiene a un registro elevato. un connettivo come cosi:
Quando sono costruite con l'infinito, le consecutive senza antecedente sono
essenzialmente introdotte dalle espressioni cosi da, si da, tanto da, al punto Michela è stata gentile con Marco, e così lui si è offerto di accompagnarla a casa
daldi, in modo daldi:
Va osservato inoltre che ci sono casi in cui la versione coordinata con e dà
Michela è mancata spesso da scuola, al punto da indurre il preside a telefonare ai risultati piuttosto strani, anche con l'aggiunta di un connettivo consecutivo:
suoi genitori
Fa' in fretta, in modo da poterci raggiungere al più presto Hanno risolto un problema così difficile che nemmeno l'insegnante era riuscito a
capirlo
Soluzioni linguistiche Oltre che con le circostanziali consecutive, la relazione di causa-effetto mate­ #Hanno risolto un problema molto difficile e così nemmeno l' insegnante era riu­
alternative riale, di conseguenza di un motivo o di consecuzione ragionativa può essere scito a capirlo
espressa anche con altre forme linguistiche.
a) Essa può essere espressa anzitutto con una coppia di frasi indipendenti, Si tratta in questo caso di quell'uso delle subordinate di cui abbiamo parlato
accompagnate o meno da un connettivo di consecuzione: sopra, per cui il contenuto della subordinata non serve tanto a esprimere una

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

conseguenza quanto piuttosto a caratterizzare l'intensificazione contenuta Se non li bagni regolarmente, i tuoi fiori moriranno. Dato che sono molto delicati,
nella reggente. è però possibile che ti muoiano comunque (cioè anche se li bagni regolarmente).

4. Le circostanziali con significato condizionale (o subordinate condizionali Se vogliamo che il contenuto suggerito sia realmente affermato, dobbiamo
o ipotetiche) fare precedere se dall'avverbio solo:

Le subordinate condizionali (o ipotetiche) presentano l'evento descritto I tuoi fiori moriranno solo se non li bagni regolarmente
come ipotesi e indicano che, nel caso in cui tale evento si realizzasse, allora
si realizzerebbe necessariamente anche l'evento descritto dalla reggente. Ad Questo enunciato dice che c'è un solo e unico caso in cui i fiori moriranno
esempio, il costrutto quello in cui non vengano bagnati regolarmente. In effetti, il seguente testo è
sentito come molto strano:
Se Michela studia/studierà di più, ce la farà
#l tuoi fiori moriranno solo se non li bagni regolarmente. Ma forse moriranno co­
munque.
presenta l'ipotesi di una Michela più studiosa e comunica che, nel caso in cui
essa si concretizzasse, Michela ce la farebbe sicuramente. Come la maggior parte delle circostanziali, anche le subordinate condiziona­ Condizione
Le subordinate condizionali possono essere introdotte dalla congiunzione li introdotte da se possono legarsi all'atto linguistico associato alla reggente, dell'atto linguistico
se o da locuzioni congiuntive semanticamente più ricche quali a meno che, a come mostrano i due esempi seguenti:
patto che, a condizione che ecc.
Le condizionali Come abbiamo appena detto, la conseguenza che segue la realizzazione della Se vogliamo analizzare seriamente il problema, da quando e in quali settori sono
introdotte da se condizione viene presentata dal costrutto come necessaria. Infatti, se dicessi­ diminuiti i profitti?
mo a qualcuno: Se non sai dire altro, vattene pure!
Se vieni a trovarmi, ti preparo una torta al cioccolato
In questi casi, grazie alla subordinata viene creato un mondo ipotetico ali' in­
e poi, malgrado la sua visita, non preparassimo nessuna torta al cioccolato, terno del quale viene compiuto un atto linguistico: una domanda nel primo
saremmo giustamente trattati come dei bugiardi. Detto questo, la lingua ci caso, un ordine nel secondo. Si noti che questo tipo di costruzione può anche
offre tuttavia la possibilità di modalizzare la certezza della conseguenza, co­ essere sfruttato come artificio retorico. È così nelle due sequenze seguenti:
me mostrano le due seguenti formulazioni:
Se ti interessa saperlo, non la stimo per niente
Se vinco il concorso, forse mi prendo una settimana di vacanza Se posso dire quello che penso, Michela ha lavorato proprio male
Se mi invitasse, potrei anche dirgli di no
Qui si condiziona l'atto stesso di dire, anche se poi di fatto il contenuto della
Normalmente, i costrutti condizionali suggeriscono anche che, nel caso in reggente viene in ogni modo espresso; poco importa se l'interlocutore non
cui il primo evento non si verifichi, non si realizzi neppure il secondo. Un è interessato o se non si vuole che il locutore dica ciò che pensa: quello che è
esempio come stato detto è oramai giunto alle orecchie dell'interlocutore. Si noti che, quan­
do a essere condizionato non è l'evento evocato dalla reggente ma il solo atto
Se non li bagni regolarmente, i tuoi fiori moriranno di dire, il legame di causa a effetto tipicamente sotteso al legame condizionale
viene a cadere: infatti, ad esempio, non è il fatto di poter dire a causare il fatto
dice anche indirettamente che Michela abbia lavorato male. È così anche nel caso seguente:

Se li bagni regolarmente, i tuoi fiori non moriranno Se hai fame, c'è del pollo nel frigorifero

Ora, questo contenuto è tuttavia solo suggerito, non è cioè veramente affer­ È chiaro che non è la fame dell'interlocutore che, miracolosamente, fa in
mato. Lo prova il fatto che lo possiamo annullare, come nel testo seguente: modo che del pollo si materializzi nel frigorifero.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

Condizionali Con particolari contenuti e in particolari contesti, la natura ipotetica delle A sentir loro, siamo noi che abbiamo torto
bi-affermativi condizionali introdotte da se scompare. Si ottengono allora dei costrutti con­
e bi-negativi dizionali che sono chiamati bi-affermativi e bi-negativi, e che sono normal­ O con il participio passato, eventualmente preceduto da se o da uno dei suoi
mente costruiti con il modo verbale indicativo. corrispondenti (come ad esempio qualora):
I condizionali bi-affermativi asseriscono semplicemente l'esistenza di due
eventi, senza che il secondo sia visto come una conseguenza necessaria del (Se) Non curata, questa malattia diventa cronica
primo. Ciò avviene ad esempio con la frase:
Oppure con il gerundio presente:
Se la situazione del Terzo Mondo è critica, quella delle nostre periferie non è brillante
Vedendola, me ne sarei resa conto subito
Ci sono frasi, come
I costrutti con subordinata condizionale temporalizzata sono caratterizzati
Se Michela è allegra, Marco è triste da uno schema preciso e relativamente complesso di concordanza dei tempi
e dei modi dei predicati verbali.
che sono ambigue tra una lettura condizionale e una lettura bi-affermativa. Più precisamente, si possono distinguere tre tipi fondamentali di combina­ Combinazioni
L'esempio proposto può infatti essere utilizzato per dire semplicemente che zioni di modi e tempi verbali. di tempi e di modi
Michela è una persona allegra e Marco è una persona triste, sia per dire che c'è a) La frase complessa con subordinata condizionale può avere il modo indi­
un rapporto di condizione a conseguenza tra l'allegria di Michela e la tristez­ cativo nella subordinata e nella reggente; quanto ai tempi verbali, sono possi­
za di Marco: l'allegria di Michela causa la tristezza di Marco. Tra le due possi­ bili più scelte, tra le quali:
bili interpretazioni decide il contesto; la lettura bi-affermativa è facilitata in
particolare nei casi in cui l'evento evocato dalla subordinata condizionale è Se fai un po' di sport, ti f� bene
un fatto noto, appurato. Se fai un po' di sport, ti farà bene
I condizionali bi-negativi, dal canto loro, hanno tipicamente l'obiettivo di Se farai un po' di sport, ti farà bene
refutare la validità del contenuto della subordinata condizionale; nel caso Se ha fatto un po' di sport, gli ha fatto sicuramente bene
seguente, il fatto che l' interlocutore sia riuscito a risolvere il problema di cui In quel periodo, se riuscivamo ad alzarci presto, andavamo a correre per un'ora
si parla:
b) La frase complessa con subordinata condizionale può avere il congiunti­
Se tu sei riuscito a risolvere questo problema, io sono il premio Nobel per la fisica vo imperfetto nella subordinata e il condizionale presente nella reggente:

La negazione della subordinata discende, per un'applicazione inversa del le­ Se facessi un po' di sport, ti farebbe benissimo
game condizionale, dalla palese falsità del contenuto della reggente: siccome
è assurdo pensare che io sia un premio Nobel, allora è impossibile credere e) La frase complessa con subordinata condizionale può avere il congiunti­
che tu sia riuscito a risolvere il problema. Altri costrutti bi-negativi sono i vo trapassato nella subordinata e il condizionale semplice o composto nella
seguenti ( in particolare, nel secondo caso si scommette evocando un fatto a reggente:
venire che si è certi di non voler realizzare):
Se avesse fatto un po' di sport, gli avrebbe fatto bene
Se tu sai parlare il cinese, io sono il papa Se avessi studiato di più, adesso saresti contento
Se prendi un buon voto in matematica, mi faccio suora
Da osservare che per il tipo e) vi sono varianti più colloquiali, a volte tuttavia presenti anche
La forma Le subordinate condizionali introdotte da se possono essere costruite con un in registri più controllati: la prima combina indicativo e condizionale (Se facevi un po' di
sport, ti avrebbe fatto benissimo), la seconda congiuntivo e indicativo (Se avessi fatto un po'
dei costrutti predicato temporalizzato o con un predicato non temporalizzato. di sport, ti faceva benissimo). La variante tutta all'indicativo resta marcatamente colloquiale
condizionali Le condizionali non temporalizzate possono realizzarsi con l'infinito prece­ e per lo più riservata al parlato: Se facevi un po' di sport, ti faceva benissimo; Se venivi, ti
duto daa: divertivi.

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

La scelta degli schemi a), b) oc) ha importanti conseguenze interpretative, Nelle subordinate condizionali la congiunzione se può essere sostituita, sen­ Le condizionali
relative in particolare al grado di probabilità con cui si possono realizzare gli za variazioni evidenti di significato, da nel caso in cui/ che o da qualora, un introdotte
eventi descritti. Lo schema a) (con l'indicativo sia nella subordinata che nella introduttore molto utilizzato nei testi giuridici e ufficiali. Quando il predi­ da a meno che,
reggente) attribuisce agli eventi descritti una probabilità elevata di realizza­ cato è al congiuntivo, la congiunzione se può essere omessa, il che eleva il a patto che ecc.
zione, mentre lo schema b) (congiuntivo imperfetto e condizionale presente) registro:
attribuisce loro una bassa probabilità di concretizzazione. Si considerino, per
verificarlo, le due seguenti sequenze: Succedesse a me, non saprei come reagire

#Se Michela� in macchina, ci dà sicuramente un passaggio; ma purtroppo oggi è Accanto alla congiunzione se (nel caso in cui, qualora), vi è un insieme esteso
venuta in autobus di locuzioni congiuntive con valore condizionale caratterizzate da un signifi­
Se Michela fosse in macchina, ci darebbe sicuramente un passaggio; ma purtroppo cato nettamente più ricco e specifico. Tra di esse riconosciamo ammesso che,
oggi è venuta in autobus supposto che, a condizione che, a patto che, per poco che, nell'eventualita che,
nell'ipotesi che, purché, sempreché o sempre che, a meno che:
La prima sequenza non è coerente perché la coordinata introdotta da ma dice
che l'evento descritto dalla subordinata non si è realizzato: il che contraddice Lo faccio, a patto che mi aiuti anche lui
l'alta probabilità di realizzazione suggerita dallo schema temporale a). La se­ Ci vengo anch'io, sempre che lui sia d'accordo
conda sequenza risulta invece naturale, in quanto la combinazione di tipo b)
attribuisce agli eventi una bassa probabilità di realizzazione. Queste locuzioni condizionali sono tutte seguite dal congiuntivo nella lo­
Lo schema c), dal canto suo, suggerisce una probabilità di realizzazione degli ro forma temporalizzata e a volte possono essere costruite anche con l' in­
eventi praticamente nulla. Infatti, una frase come finito:

Se fosse venuto, si sarebbe divertito enormemente Non arriveremo mai, a meno di partire subito

viene normalmente utilizzata per evocare due eventi che non si sono rea­ Per illustrare la loro specificità semantica, ci si soffermi dapprima su a condi- Specificità
lizzati. zione che. Come dice la parola condizione, questa locuzione esprime legami in semantiche
Le associazioni che abbiamo appena descritto tra combinazioni di forme ver­ cui la condizionalità è molto forte. In effetti, essa non può essere utilizzata
bali e interpretazione non sono tuttavia assolute, vanno piuttosto considera­ per veicolare un valore bi-affermativo:
te come delle tendenze. Esse possono infatti essere contraddette dalla realtà
dei fatti, che ha sempre l'ultima parola. Ad esempio, una frase come Se Marco è simpatico, Michela lo è ancora di più
*A condizione che Marco sia simpatico, Michela lo è ancora di più
Se mio padre fosse un marziano, avrei le orecchie verdi
E non è adeguata neppure per collegare la subordinata a un atto di dire:
descrive due fatti palesemente falsi, anche se lo schema dei verbi prescelto è
quello volto ad ammettere la possibilità di realizzazione, cioè lo schema b). Si Se hai fame, c'è del pollo nel frigorifero
consideri, ancora, l'enunciato *A condizione che tu abbia fame, c'è del pollo nel frigorifero

Se avesse preso il treno delle sette, Michela a quest'ora sarebbe già arrivata a casa In positivo, si può osservare che la locuzione a condizione che ha un valore
vicino a solo se: essa infatti asserisce che se non si verifica la condizione non si
Dati il modo e i tempi verbali (schema c), esso dovrebbe suggerire che gli verifica neppure la conseguenza. Una frase come
eventi descritti non si sono di fatto realizzati. Niente impedisce tuttavia di
continuare la frase dicendo: Proviamo a telefonarle!, il che suggerisce che in Mi iscrivo al corso a condizione che duri meno di un mese
realtà siamo di fronte a un'ipotesi possibile che si considera realizzabile e che
attende di essere verificata. comunica contemporaneamente le seguenti due asserzioni:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

Mi iscrivo al corso se dura meno di un mese Nel caso di una sequenza di due enunciati, il primo può essere realizzato an­
Non mi iscrivo al corso se non dura meno di un mese che con una frase interrogativa:

Anche la locuzione a meno che ha una sua forte specificità semantica. An­ Vuoi andarci? Basta dirlo.
zitutto, essa introduce una condizione negativa, descrive cioè un evento la
cui realizzazione comporta la non realizzazione dell'evento descritto dalla c) Una relazione di condizione può inoltre essere espressa da due frasi col­
reggente. Un enunciato come legate dalle congiunzioni e oppure o:

Arriva alle sette, a meno che abbia perso il treno Fa' come ti dico, e non avrai problemi
In quei casi, o lo si dice subito o non lo si dice più
è infatti equivalente a:
d) Per l'espressione di un legame condizionale, è possibile ricorrere anche a
Arriva alle sette, se non ha perso il treno introduttori di subordinate che hanno un altro significato di base. Si pensi a
quando, nel qual caso si ottiene un' interpretazione condizionale-temporale:
Si noti che nella subordinata introdotta da a meno che! a meno di può com­
parire una negazione detta espletiva, vale a dire una negazione che non ha un Quando penso che non mi ha neanche ringraziato, lo ucciderei
vero e proprio significato negativo. Le due frasi seguenti hanno un significato
equivalente: Oppure alle espressioni con valore locativo dove, ove e laddove (le ultime due
con un risultato stilisticamente più elevato):
Ci vai tu a prendere il giornale? A meno che ci sia già andata Michela.
Ci vai tu a prendere il giornale? A meno che non ci sia già andata Michela. Ove risultasse fondata, la vostra ipotesi avrebbe conseguenze decisive

Va inoltre osservato che, rispetto al costrutto con se, quello con a meno che ha 5. Le circostanziali con significato concessivo (o subordinate concessive)
un'altra proprietà significativa. Esso dapprima asserisce, interroga, richiede
ecc. in modo indipendente e deciso l'esistenza di un evento; in un secondo Dal punto di vista del significato, il costrutto con subordinata concessiva si
momento condiziona tale atto linguistico, evocando un evento le cui proba­ definisce attraverso la costruzione di un'opposizione e la sua risoluzione. Si
bilità di realizzazione sono tuttavia presentate come basse. consideri il seguente esempio:
Soluzioni linguistiche Oltre che con una subordinata condizionale, una relazione di condizione
alternative può essere espressa in altri modi linguistici. Benché sia giovane, Michela è molto matura
a) Essa può essere espressa con due frasi indipendenti, la prima delle quali è
introdotta da verbi che esprimono l'atto di formulare un'ipotesi: Esso introduce anzitutto un'opposizione tra l'evento descritto dalla subordi­
(e e
nata giovane) e l'evento descritto dalla reggente (Michela molto matura),
Ammettiamo/Poniamo/Supponiamo che fosse successo a te. Non credi che ti sare­ fondandosi su una credenza di carattere generale: di solito, i giovani non so­
sti comportato nello stesso modo? no maturi. In secondo luogo, il costrutto risolve tale opposizione in favore
dell'evento evocato dalla reggente: si concede che Michela sia giovane, ma si
b) Oltre che con verbi come poniamo ecc., il carattere ipotetico della pri­ indica che nella fattispecie è anche caratterizzata da grande maturità.
ma asserzione può essere segnalato anche con altri mezzi linguistici: avverbi Opposizione e risoluzione possono manifestarsi in due modi diversi: si parla
di frase comefarse, modo verbale condizionale, ausiliari come potere ecc. In allora di concessione diretta e di concessione indiretta.
questi casi, nel secondo enunciato compaiono tipicamente espressioni come Abbiamo una concessione diretta quando l'opposizione riguarda diretta- Concessione
allora, in quel caso ecc.: mente il contenuto della reggente, come nel caso precedente e in quello se- diretta
guente:
Forse viene. In quel caso, ti telefono.
Lui potrebbe già partire domani. Allora il problema sarebbe risolto. Anche se mangia molto, è magro come uno stuzzicadenti

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

Qui il contenuto della reggente nega infatti direttamente la conseguenza #Anche se è molto spazioso e luminoso, l'appartamento è molto rumoroso. Direi
normalmente associata al contenuto della subordinata: di solito, se qualcuno senz'altro di prenderlo in affitto.
mangia molto, non è magro come uno stuzzicadenti. Con uno schema:
Se il secondo testo non è ben costruito, è perché, calandolo nella reggente,
esso presenta come decisivo un fattore che di fatto porterebbe alla decisione
[mangia molto] 508 [è magro come uno stuzzicadenti] REGG

l �
contraria, quella di non prendere in affitto l'appartamento.
Si noti che l'opposizione generale sulla quale poggia il costrutto concessivo
non deve necessariamente essere già conosciuta né tantomeno ritenuta nor­
non è magro male da tutti: essa viene posta in essere dalla forma linguistica stessa. Si pensi
a un caso come

Concessione Abbiamo invece una concessione indiretta quando la conseguenza legata alla
Benché Michela sia una donna forte, è un'ottima compagna di vita
indiretta subordinata non entra direttamente in opposizione con il contenuto della reg­
gente, ma con la conseguenza implicita legata a essa. Si veda l'esempio seguente:
che si fonda su una presunta incompatibilità tra forza (psicologica) e idonei­
tà a sta�e in coppia. �on è qualcosa che normalmente si pensi; ciò non toglie
Anche se l'appartamento è rumoroso, è molto spazioso e luminoso
che la lmgua la asserisca, e che il locutore possa avere le sue ragioni per soste­
nerla: sta poi eventualmente all'interlocutore contestarne la validità, come
Qui, essere rumoroso non è direttamente in opposizione con essere molto spa­
succede per qualunque scambio comunicativo.
zioso e luminoso: cioè, non possiamo dire che normalmente un appartamento
Con una distinzione che attraversa quella precedente, le subordinate conces­
rumoroso non è né spazioso né luminoso. L'opposizione è indiretta, è legata
sive possono essere distinte in tre tipi: le concessive che descrivono un dato di
a qualcosa di implicito, come ad esempio la scelta o meno di prenderlo in
fatto, le concessive condizionali, le concessive globali. Ogni tipo è caratteriz­
affitto: l'essere rumoroso è una proprietà che normalmente conduce a non
zato da particolari introduttori e da particolari forme verbali.
scegliere un appartamento; l'essere molto spazioso e luminoso è, invece, una
Vi sono subordinate concessive che, come quelle viste finora, evocano un Concessive
proprietà che conduce a scegliere un appartamento. Con uno schema:
evento che si è realizzato, cioè un dato di fatto. Per questa loro caratteristica che descrivono
semantica, esse possono essere precedute da un enunciato che asserisce diret­ un dato di fatto
[l'appartamento è rumoroso] 508 [è molto spazioso e luminoso] REGG

l l
tamente o indirettamente quanto poi, in un secondo enunciato, viene con­
cesso, come nel caso seguente:

C'era un gran temporale. Ma, benché piovesse a dirotto, ha assistito a tutto il concerto.
non lo prendiamo in affitto lo prendiamo in affitto
Queste concessive sono introdotte dalla locuzione anche se, che vuole il mo­
Che la concessione sia diretta o indiretta, la risoluzione dell'opposizione è do indicativo, e da un insieme di altri introduttori che si costruiscono con il
sempre a favore del contenuto della frase reggente. Nel primo caso questa congiuntivo (l' indicativo compare solo nel parlato trascurato): tra di essi vi
gerarchia è evidente: affermato esplicitamente, il contenuto della reggente sono benché, sebbene, malgrado (che), nonostante (che), per quanto e, in uno
prevale sulla conseguenza implicita a cui si oppone: anche se è giovane (e stile più elevato, se anche, se pure, quantunque. A essi occorre aggiungere an­
dovrebbe dunque normalmente essere immatura), Michela (nella realtà dei che la struttura seguente:
fatti) è matura. Nel caso della concessione indiretta, la predominanza della
reggente è meno palese, ma non per questo meno reale. Per appurarlo, basta Per comprensiva che sia, Michela questa cosa non l' ha proprio accettata
osservare che, malgrado i contenuti siano gli stessi, mentre la prima sequenza
è coerente, la seconda non lo è: In genere, le concessive possono occupare sia la prima sia la seconda posizione:

Anche se è molto rumoroso, l' appartamento è spazioso e luminoso. Direi senz' altro Anche se è giovane, potrebbe riuscire a capirlo
di prenderlo in affitto. Potrebbe riuscire a capirlo, anche se è giovane

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

Quando occupano la prima posizione, nella reggente possono apparire delle Non ci andrei neanche se mi pregasse in ginocchio
espressioni che rafforzano il valore concessivo della frase complessa, ad esem­
pio ciononostante, nonostante cio, (cio)nondimeno, tuttavia, comunque, ugual­ Quando nella subordinata c'è il congiuntivo, la locuzione subordinante può
mente, lo stesso: mancare:

Benché faccia caldissimo, bisogna comunque lavorare Fosse anche riuscito a studiare, non avrebbe mai capito
Benché faccia caldissimo, bisogna lavorare lo stesso
Come si sarà osservato, alcuni introduttori di subordinata, come ad esempio
Oltre che con un predicato temporalizzato, queste concessive possono essere anche se, si prestano a segnalare sia le concessive che introducono un dato
costruite anche con il gerundio e con l' infinito preceduto da a. In entrambi i di fatto sia le concessive condizionali. Altri, come nemmeno se, sono invece
casi esse sono tipicamente introdotte da espressioni come anche, pure, nean­ limitati alle concessive condizionali:
che, neppure, nemmeno; quando non lo sono ( il che è comunque un caso mar­
cato), appare, sempre tipicamente, un'espressione concessiva nella reggente: In questo paese, l'aria non sarebbe umida nemmeno se piovesse
*Oggi l'aria non è umida nemmeno se sta piovendo
Anche ad averglielo detto, non è servito a niente
Pur essendo molto stanco, lavoro dalla mattina alla sera Altri ancora - la maggior parte - sono accettabili con le concessive che de­
Soffrendo, è comunque riuscito a raggiungere il traguardo scrivono un dato di fatto e per lo più inaccettabili con le concessive condi­
zionali:
Le concessive possono inoltre essere costruite con il participio, nel qual caso
presentano gli stessi introduttori delle subordinate temporalizzate: Benché/malgrado che/nonostante mi abbia telefonato, non l'ho scusato
*Benché/malgrado che/nonostante mi telefonasse, non lo potrei scusare
Benché favorita, è arrivata solo terza
Il terzo tipo di concessive - quelle globali - è illustrato dagli esempi seguenti: Concessive globali
Concessive Accanto alle subordinate concessive che descrivono un dato di fatto, ci sono
condizionali concessive che si riferiscono a un evento ipotetico, cioè a un evento che può, Che ti piaccia o non ti piaccia, io la penso così
potrà o sarebbe potuto succedere: Ovunque vada, Michela è infelice

Anche se studiassi di più, non riuscirei a capire Dato un evento particolare, la concessiva globale ne evoca tutte le manife­
stazioni possibili, comunicando che l'evento descritto dalla reggente resta
Come mostra in modo trasparente la locuzione anche se (che contiene la con­ comunque valido. Ad esempio, la frase complessa già vista sopra
giunzione condizionale se), questo tipo di concessiva si presenta come una
frase condizionale arricchita. Riguardo alla concordanza dei predicati della Ovunque vada, Michela è infelice
reggente e della subordinata e alla loro interpretazione, vale dunque quanto
si è detto sulle subordinate condizionali: dice che Michela è infelice, e che qualunque sia il posto in cui possiamo im­
maginare che lei possa andare il suo stato d'animo resterà lo stesso.
[Non so se lui sia d'accordo] Lo faccio io anche se lui non è d'accordo Le concessive globali possono essere costruite con coppie di espressioni che
Lo farei io anche se lui non fosse d'accordo indicano una scelta, come ad esempio sia che... sia che, che... o (che):
L'avrei fatto io anche se lui non fosse stato d'accordo
Sia che dorma molto sia che dorma poco, sono sempre stanco
L' introduttore più tipico delle concessive condizionali è anche se (con la va­
riante più elevata se anche), a cui vanno aggiunti pure se (con la variante se Esse possono essere costruite con espressioni come chiunque, qualunque,
pure), quand'anche. La congiunzione se può essere accompagnata anche da quale che, comunque, ovunque, dovunque, qualsiasi spesso accompagnato da
espressioni negative come neanche, neppure, nemmeno: cosa, checché (oramai poco utilizzato). Il congiuntivo è di regola:

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

Per guanti consigli tu gli dia, farà sempre di testa sua gente. Tale relazione può essere di contemporaneità, di anteriorità o di poste­
Qualsiasi cosa faccia, non va mai bene riorità, come illustrano rispettivamente i seguenti esempi:

Soluzioni linguistiche Oltre che con una subordinata concessiva, una relazione di concessione può Mentre lei dormiva, lui ha preparato una colazione deliziosa
alternative essere espressa in altri modi linguistici. Dopo essere andato al cinema, sono andato a trovarla
a) Molti introduttori di subordinate concessive possono essere seguiti da Prima di andare a trovarla, sono andato al cinema
sintagmi preposizionali, avverbiali ecc., vale a dire da costituenti non verbali:
Quanto alla relazione di contemporaneità temporale tra l'evento associato alla Contemporaneità
Anche se non prima di domani, il lavoro lo farò sicuramente subordinata e quello associato alla reggente, essa può manifestarsi in vari modi.
Per guanto superficialmente, comunque l' ha fatto a) Gli eventi sono contemporanei perché si producono nello stesso momento:

b) Una relazione concessiva può essere espressa anche con strutture coordina­ Quando sono arrivato alla frontiera, mi sono accorto di non avere il passaporto
te asindetiche o articolate dalla congiunzione e che contengono nella seconda Ieri sera, guando guardavo il film, non riuscivo a stare fermo
frase espressioni concessive come ciononostante, nondimeno, nonostante cio, co­
munque, tuttavia, vale a dire alcune delle espressioni che, come abbiamo visto, Per segnalare questa relazione temporale, l'introduttore della subordinata
possono rafforzare la reggente di una frase complessa concessiva: più frequente e neutro è quando. Gli altri introduttori richiedono che gli
eventi descritti abbiano una particolare natura temporale (che siano, ad
È stanca, ciononostante sta ancora lavorando esempio, durativi o puntuali). Così, mentre vuole che l'evento descritto dalla
È stanca e tuttavia sta ancora lavorando subordinata sia trattato come durativo; questo spiega perché il costrutto se­
guente - la cui subordinata evoca un evento puntuale - non sia accettabile:
Come vedremo nel capitolo dedicato alla coordinazione, le parole ciononostante e tuttavia
non vanno considerate congiunzioni coordinanti; sono connettivi che possono accompagna­
re una coordinazione sindetica o asindetica. *Mentre sono arrivato alla frontiera, mi sono accorto di non avere il passaporto

c) Questo tipo di configurazione può anche essere calato all'interno di due Gli introduttori (non) appena, come e allorché (di registro più elevato) richie­
enunciati articolati da un segno di punteggiatura forte: dono invece che entrambi gli eventi siano puntuali:

Sta facendo molta fatica. Sono tuttavia certa che ce la farà. (Non) Appena/come/allorché sono arrivato alla frontiera, mi sono accorto di non
avere il passaporto
d) Le frasi complesse concessive che esprimono un dato di fatto possono
Per indicare che due eventi sono contemporanei, in un registro più colloquiale si può utilizzare
essere riformulate con una costruzione articolata da ma: anche la congiunzione che: Mi sono alzata che dormivi ancora profondamente. Come mentre,
essa può introdurre solo eventi durativi. Diversamente dagli altri introduttori, che vuole che la
È serena ma non le basta subordinata sia in seconda posizione: *Che dormivi ancora profondamente, mi sono alzata.

Questa struttura può essere rafforzata da espressioni concessive che si posso­ Oltre che con un predicato temporalizzato, un evento che si produce con­
no trovare sia nella prima sia nella seconda frase: temporaneamente a un altro può essere espresso con un gerundio presente:

Certo la pagherà cara, ma non ha scelta Camminando, guardavo le vetrine


È una donna intelligente, ma ciononostante non riesce a essere felice
b) Gli eventi sono contemporanei perché uno di essi si produce quando l'al­
6. Le circostanziali con significato temporale (o subordinate temporali) tro è in corso:

I costrutti con subordinata temporale esprimono la relazione temporale che Quando ha accettato il lavoro, suo marito si trovava all'estero
intercorre tra l'evento evocato dalla subordinata e quello evocato dalla reg- Ha accettato il lavoro guando suo marito si trovava all'estero

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Grammatica: parole, frasi, testi dell'italiano 15. Le frasi circostanziali: una classificazione secondo il significato

Per esprimere questo particolare tipo di contemporaneità, sono accettati Il predicato non temporalizzato si costruisce con dopo seguito dall'infinito
tutti gli introduttori elencati sopra, i quali mantengono le stesse proprietà composto:
d' impiego.
Si noti che questo tipo di contemporaneità, così come quello precedente, Dopo averlo letto, cercate di riassumerlo
può manifestarsi una sola volta o ripetutamente:
Oppure con il participio passato preceduto facoltativamente da una volta:
Quando è arrivato, hanno smesso tutti di parlare
Da piccolo, guando ero triste, mi rifugiavo in solaio (Una volta) Arrivato in Svizzera, cercai immediatamente lavoro

In genere - come nel caso precedente - per decidere se la manifestazione In un registro più elevato, si ha anche la seguente soluzione espressiva:
degli eventi sia singola o ripetuta, occorre basarsi sul contenuto del costrutto
e sul contesto. Vi sono tuttavia anche espressioni, come tutte le volte che e ogni Distrutto che ebbero la città, la abbandonarono
volta che, c