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CAMERA DEI DEPUTATI

Assemblea

Seduta di giovedì 28 ottobre 2010

Interpellanza urgente n. 2-00871 dell’On. Pina Picierno ed altri sugli orientamenti in merito
all'invio di una commissione di accesso per le amministrazioni comunali di Giugliano e
Afragola (Napoli) in relazione all'ipotesi di scioglimento di consigli comunali conseguente a
fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso.

Interviene il Sottosegretario di Stato Sen. Michelino Davico

PRESIDENTE. L'onorevole Picierno ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00871,


concernente orientamenti in merito all'invio di una commissione di accesso per le amministrazioni
comunali di Giugliano e Afragola (Napoli) in relazione all'ipotesi di scioglimento di consigli
comunali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso.

PINA PICIERNO. Signor Presidente, signor sottosegretario - che non vedo ai banchi del Governo -
con questa interpellanza intendiamo portare nuovamente all'attenzione di quest'Aula una questione
per noi importante e decisiva che è quella che riguarda le collusioni tra le mafie e la politica e il
tema delle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle amministrazioni locali.

Il Partito Democratico intende mantenere alta l'attenzione su quella che in alcune aree del Paese
rappresenta una vera e propria emergenza, e vorremmo anche - questa mattina speriamo veramente
di ottenerle - risposte concrete dal Governo per il bene dei cittadini. Infatti, è del tutto evidente che
un'amministrazione infiltrata dalla criminalità organizzata è un luogo nel quale il diritto alla
cittadinanza stessa non può essere esercitato.

Il Governo sa bene che il Partito Democratico ha contribuito in ogni occasione possibile al


miglioramento della normativa antimafia. Abbiamo collaborato con il Governo e con la
maggioranza, ad esempio, per l'approvazione del piano straordinario antimafia, abbiamo collaborato
con il Governo anche in occasione della creazione dell'agenzia nazionale per i beni confiscati e
siamo stati i primi a congratularci con le forze di polizia e la magistratura quando sono stati
raggiunti importanti risultati in termini di arresto di latitanti e ovviamente anche di sequestro dei
beni.

Quindi sappiamo e siamo consapevoli che, quando le forze politiche sanno anche mettere da parte
delle differenze e sanno innalzare la legalità come premessa fondamentale dell'agire politico, è
possibile raggiungere e raccogliere insieme risultati importanti. Siamo anche assolutamente
consapevoli che il problema delle infiltrazioni e delle collusioni riguarda tutte le forze politiche
presenti nel Parlamento e coinvolge naturalmente l'intero Paese.

Per questo vogliamo però sollecitare una risposta del Governo chiara e definitiva su alcuni casi che
sono giunti alla nostra attenzione, sto parlando in particolare dei comuni di Giugliano e di Afragola
nella provincia di Napoli. La normativa a proposito dello scioglimento dei consigli comunali e delle
amministrazioni provinciali ha rappresentato in questi anni un elemento importante di contrasto alle
mafie. Tuttavia, è noto, perché è stato evidenziato più volte anche in Commissione antimafia, che la
normativa ha messo in luce alcuni limiti evidenti. Tra questi, va menzionato sicuramente quello per
cui non sempre la gestione commissariale e l'indizione di nuove elezioni hanno significato una

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svolta vera e radicale verso la legalità e verso la necessità di tranciare quei rapporti pericolosi, che
erano stati evidenziati come pervasivi nell'ente sciolto.

Secondo i dati del Ministero dell'interno, nel nostro Paese, tra il maggio del 1991 ed il settembre del
2009, oltre 190 comuni sono stati sciolti per mafia, alcuni dei quali anche più volte (83 di questi
sono stati sciolti in Campania e 43 nella provincia di Napoli). Purtroppo, in diversi casi ritardi e
timidezze hanno evitato lo scioglimento di amministrazioni comunali con palesi e acclarati
problemi.

Mi permetterete qui di citare il caso di Fondi, sul quale pesano importanti elementi che erano in
favore dello scioglimento, primo fra tutti la relazione del prefetto di Latina, Frattasi, che chiedeva
esplicitamente di procedere in questo senso. È ormai chiaro che il comune di Fondi rappresenta un
po' anche uno spartiacque nella strategia di contrasto alle infiltrazioni malavitose perché,
diversamente da quanto avvenuto negli ultimi vent'anni, il Governo Berlusconi non ha sciolto per
condizionamento mafioso il comune, ma ha proceduto allo scioglimento per motivi ordinari. È noto
a tutti che il comune ha anticipato il provvedimento con un autoscioglimento, poi le nuove elezioni
hanno sancito la nomina a sindaco di un membro della giunta precedente il quale viene citato -
voglio ricordarlo - proprio dalla relazione del prefetto di Latina, Frattasi, come una delle persone
che avevano avuto dei comportamenti in favore del clan dei Bellocco.

Dal punto di vista del contrasto alle mafie il Paese - è sotto gli occhi di tutti - non sta vivendo un
momento semplice nonostante i risultati importanti in termini di arresto e di sequestro dei beni. Noi
stiamo assistendo ad una escalation di violenza che è stata oggetto anche di un question time che ho
svolto in quest'Aula all'attenzione del Ministro dell'interno. In particolare, vorrei citare a titolo di
esempi alcuni fatti molto gravi che sono avvenuti. Mi riferisco a quanto sta avvenendo in Calabria,
in particolare a Reggio Calabria, dove abbiamo avuto un susseguirsi di attentati e di intimidazioni ai
danni di magistrati, ai danni di persone che in prima linea si occupano di contrastare la criminalità,
persone che hanno dedicato la loro vita a questa attività importante per la sicurezza di tutti noi.

Voglio anche citare, perché non venga dimenticata, la barbara uccisione di un sindaco della
Campania, Angelo Vassallo, una persona perbene, che ha incentrato tutta la sua attività
amministrativa al rispetto della legalità. Molti altri amministratori hanno ricevuto minacce
pesantissime dai clan, ne sono esempi il sindaco di Cesa, in provincia di Caserta, quello di Lamezia
Terme e proprio ieri al sindaco di Campofelice di Roccella è stato inviato un messaggio minatorio
che prometteva di riservargli la stessa fine di Vassallo.

Per tutti questi fatti di una gravità incontestabile è evidente la necessità di far fronte a questa
escalation di violenza, a questa serie di sfide che vengono lanciate dalle mafie a magistrati, a
giornalisti, a politici, a imprenditori perbene, a persone perbene. Dico che è tempo di abbandonare
la generica solidarietà per passare ad una risposta precisa che sia all'altezza della situazione.

Quindi, oltre a garantire a tutti coloro che sono in prima linea agibilità dello svolgimento delle
proprie funzioni e appoggi istituzionali è necessario attaccare con maggior vigore e determinatezza
il cuore del funzionamento degli affari criminali: quei legami viscidi e pericolosi che si instaurano
tra criminalità organizzata e politica.

Non possiamo fingere di non vedere, signor Presidente, e mi dispiace che il sottosegretario non sia
in Aula, quanto sta accadendo in Campania in queste ore...

PRESIDENTE. Onorevole Picierno, per la verità il sottosegretario Davico è in Aula...

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PINA PICIERNO. Signor Presidente, mi era stato detto che avrebbe risposto il sottosegretario
Mantovano.

Non possiamo fingere di non vedere quanto sta accadendo in Campania con l'emergenza rifiuti mai
risolta, dove pesano responsabilità gravissime della politica e dove la camorra ha giocato e gioca un
ruolo decisivo, mai compreso, né affrontato fino in fondo. Vorrei dire che oggi, nonostante i
miracoli annunciati, tutto è tornato come prima. Ad appena un anno dal decreto-legge 30 dicembre
2009, n. 195, che sanciva la fine dello stato di emergenza e del commissariamento straordinario, la
raccolta differenziata e i termovalorizzatori non sono mai partiti. Il risultato è il totale fallimento
della campagna del Governo sul «miracolo» di Napoli.

Sul coinvolgimento della camorra e sugli episodi di violenza di questi giorni sappiamo che, come ha
comunicato il Ministro degli interni, c'è un'indagine. Come è apparso anche sugli organi di stampa
stamattina, sono in corso delle indagini, ma è utile ricordare che negli ultimi anni è cominciato ad
emergere, anche attraverso dichiarazioni come quelle per esempio del pentito Gaetano Vassallo, un
quadro più completo del funzionamento delle ecomafie per le quali lo smaltimento illegale di rifiuti
tossici ha rappresentato un canale fondamentale di arricchimento per oltre vent'anni.

Questo ovviamente si è verificato grazie ad un intricato sistema di clientele e di corruzione di


funzionari pubblici e di amministratori. Questa storia riguarda la politica, le istituzioni e la capacità
nostra e di quest'Aula di realizzare quel cambiamento troppo spesso evocato e, però, quasi mai
raggiunto davvero. Noi non diamo l'impressione di essere pronti a guardare con sincerità all'interno
dei nostri partiti e delle amministrazioni locali per fare davvero pulizia. Non è pronta questa
maggioranza ad affrontare un problema evidente che, per esempio, esiste nel PdL in Campania.

Non si tratta chiaramente di fare di tutta l'erba un fascio (non è questo il nostro intento), ma ci
riferiamo a fatti precisi e circostanziati in cui nell'interesse generale, ma anche delle persone
coinvolte e - io credo - della politica e delle istituzioni più in generale andrebbe imposto un
chiarimento e a queste persone di fare un passo indietro. Così dovrebbe essere, come è stato più
volte detto anche in quest'Aula, per l'onorevole Cosentino che ancora è il coordinatore del PdL in
Campania. Così dovrebbe essere per il presidente della provincia di Napoli Cesaro su cui appena
una settimana fa un dossier del settimanale L'espresso riportava vecchie vicende giudiziarie e nuove
ombre, così dovrebbe essere per molti comuni per esempio del casertano. Mi riferisco a Casal di
Principe dove sono emerse gravi ombre e prove documentate di brogli elettorali anche alle ultime
elezioni amministrative. Così dovrebbe essere per il comune di San Cipriano d'Aversa e così
dovrebbe essere anche per i comuni di Giugliano e di Afragola.

Nel comune di Giugliano, che è il terzo della Campania per numero di abitanti e credo con più vasto
territorio dell'intera provincia nel 2008, si sono tenute le elezioni amministrative vinte dal sindaco
Pianese. In alcune delle liste che lo hanno sostenuto sono risultati eletti personaggi attivi nel settore
delle costruzioni abusive con una quantità eccezionale di preferenze individuali.

All'indomani dell'insediamento della nuova giunta comunale, il mandato per la differenziazione dei
rifiuti solidi urbani è stato tolto alla ditta Igica, precedentemente incaricata, ed affidata alla Saba
ecologia, «condizionata dalla camorra» - cito testualmente l'ex prefetto di Napoli Alessandro Pansa,
il quale riferisce anche come l'azienda in questione abbia rilevato nel 2005 la Campania Multiutility,
il cui personale sarebbe stato - cito ancora testualmente - una sorta di «succursale del clan Falanga
di Torre del Greco».

Giugliano è stata teatro di ingenti e devastanti speculazioni edilizie, con una quantità enorme di
edifici abusivi. Un comunicato stampa dell'aprile del 2008 della procura afferma anche che il clan

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Mallardo, egemone in Giugliano e in tutte le zone limitrofe ed alleato storico anche del clan dei
casalesi, è certamente una delle realtà camorristiche meglio strutturate e meglio organizzate
dell'intero panorama criminale campano e da tempo ha avviato - cita il comunicato della procura -
un'azione di infiltrazione nelle pubbliche amministrazioni.

Per quanto riguarda il secondo comune citato, il giudice per le indagini preliminari ha emesso, nel
maggio 2010, un'ordinanza applicativa per gli arresti domiciliari nei confronti del senatore Nespoli,
che è anche sindaco di Afragola, cui ha fatto seguito la domanda di autorizzazione a procedere,
ovviamente, al Senato della Repubblica.

Le violazioni di legge per le quali è stata avanzata la richiesta degli arresti domiciliari presentano
rilevanti connessioni con la qualità di sindaco e sono quelle di concorso in varie forme della
bancarotta fraudolenta...

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Picierno.

PINA PICIERNO. Concludo, signor Presidente. Emerge, quindi, come è stato evidenziato anche da
varie trasmissioni televisive, come Report, un quadro abbastanza inquietante. È per questo che vari
dirigenti politici campani, primo fra tutti il segretario regionale del Partito democratico, Enzo
Amendola, hanno chiesto l'invio di una commissione di accesso nei comuni sopra citati. Per tutta
risposta, i sindaci Pianese e Nespoli hanno minacciato di querelare il nostro segretario regionale.
Noi crediamo che sia nell'interesse delle istituzioni, dello Stato e di quest'Aula, fare chiarezza e
pretendere risposte chiare: per questo motivo siamo qui, ossia per sapere se sia intenzione del
Governo...

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Picierno.

PINA PICIERNO... procedere all'invio di una commissione d'accesso per verificare quali siano le
effettive condizioni di questi due comuni e se sussistano effettivamente rischi di infiltrazione, come
noi effettivamente temiamo.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, Michelino Davico, ha facoltà di rispondere.

MICHELINO DAVICO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli


deputati, riguardando l'interpellanza urgente in esame i comuni di Giugliano e Afragola, rispondo
proprio in quanto competente per delega agli enti locali.

Le vicende citate dagli onorevoli interpellanti sono da tempo all'attenzione della prefettura di
Napoli e del Ministero dell'interno. Proprio in quei territori le forze dell'ordine sono fortemente
impegnate sul fronte del contrasto alla criminalità organizzata.

A riprova di ciò, ricordo alcune tra le più importanti operazioni contro la camorra nei due comuni,
da un anno a questa parte.

A Giugliano è stato inferto un duro colpo al clan Mallardo, che negli anni Novanta ha dato vita alla
cosiddetta alleanza di Secondigliano assieme al clan Contini e ad altri sodalizi presenti nei paesi
vicini ed è particolarmente attivo in quella zona.

Il 28 ottobre 2009 la Polizia di Stato ha arrestato, all'aeroporto di Capodichino, appena rientrato


dalla Spagna, il latitante Raffaele Mallardo, detto Scicchirò, attualmente reggente del clan Mallardo

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e destinatario di un provvedimento restrittivo della direzione distrettuale antimafia per estorsione
aggravata dal metodo mafioso.

Questa importante operazione ha fatto seguito a quella denominata Puff village, compiuta il 19
ottobre dello stesso anno, sempre a Giugliano, dalla guardia di finanza, con il coordinamento della
direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha portato al sequestro di un complesso immobiliare
turistico-alberghiero utilizzato come area residenziale.

Nell'operazione, trentotto persone, tra le quali imprenditori edili e pubblici amministratori, sono
state iscritte nel registro degli indagati per lottizzazione abusiva, falso in atto pubblico e truffa
edilizia aggravata dalle finalità dell'agevolazione camorristica dei clan Mallardo e Nuvoletta.

Nella zona di Giugliano-Varcaturo, inoltre, all'interno del parco Obelisco sono stati sequestrati 98
appartamenti e un albergo (per un valore complessivo di 40 milioni di euro). Le strutture, costruite a
ridosso di un tratto dell'Appia Antica di rilievo archeologico, avrebbero fruttato ai clan 20 milioni di
euro.

Importanti successi sono stati conseguiti dalle forze dell'ordine anche nel corso del 2010. In
particolare, il 23 marzo, nell'ambito dell'operazione Arcobaleno, la squadra mobile di Latina e il
commissariato di Formia, in collaborazione con la guardia di finanza, hanno eseguito, nel Lazio, in
Campania, Calabria e Sardegna, un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 11
persone per associazione di tipo mafioso e riciclaggio. L'operazione segna la conclusione di
complesse indagini, corroborate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che hanno
consentito di colpire le proiezioni criminali del clan Mallardo nel basso Lazio attraverso
l'individuazione di due distinti gruppi imprenditoriali rappresentati, rispettivamente, dai Pirozzi-
Maisto e dai fratelli Dell'Aquila (in particolare, il noto latitante Giuseppe Dell'Aquila), impegnati a
reinvestire ingenti capitali di provenienza illecita in diversi settori produttivi (soprattutto quelli
edilizio-immobiliare e del commercio di autoveicoli in Campania, basso Lazio, Emilia Romagna e a
Roma).

Nel corso dell'operazione è stato eseguito il sequestro preventivo di 198 terreni, 30 società, 456
immobili (tra questi, una villa e 71 locali commerciali), 49 rapporti bancari, 27 automobili e due
imbarcazioni, per un valore complessivo di circa 400 milioni di euro. Sono state, inoltre, eseguite
65 perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati in stato di libertà, i quali devono rispondere di
reimpiego di denaro illecitamente acquisito, aggravato dall'articolo 7 della legge 12 luglio 1991, n.
203.

Più recentemente, 1'8 luglio scorso, sempre a Giugliano, la Polizia di Stato ha tratto in arresto
Cesare Pagano, capo del clan Amato-Pagano, inserito nell'elenco dei primi trenta latitanti più
ricercati e ricercato per omicidio, associazione camorristica e traffico di stupefacenti. Il criminale è
considerato il responsabile operativo dei «gruppi di fuoco» del clan degli «scissionisti», ritenuto
oggi il più potente sodalizio operante nell'area metropolitana di Napoli e già protagonista, tra il
2004 ed il 2005, della faida di Scampia contro il clan Di Lauro, in seguito alla quale ci furono più di
60 omicidi.

Il successivo 9 luglio, a Napoli, investigatori della squadra mobile e dei commissariati di Afragola e
Frattamaggiore hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 60
indagati, 15 dei quali detenuti, chiamati a rispondere, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso,
usura, estorsione ed impiego di beni di provenienza illecita. Contestualmente, sono stati sequestrati
beni, mobili ed immobili, riconducibili agli indagati, per un valore complessivo stimato di oltre 70
milioni di euro.

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L'operazione costituisce l'epilogo di complesse indagini che hanno consentito di individuare le
molteplici attività delittuose riconducibili al clan Moccia di Afragola, interessato al controllo delle
locali attività commerciali, edilizie ed imprenditoriali attraverso il sistematico ricorso all'estorsione
e all'usura.

Per quanto riguarda la situazione delle amministrazioni locali, voglio ricordare che nella primavera
del 2009 si era concluso l'accesso antimafia a Giugliano e, benché emergessero elementi sintomatici
di possibili ipotesi di condizionamento da parte della criminalità organizzata, non si è proceduto
allo scioglimento, considerato che il comune era interessato dall'imminente rinnovo degli organi
elettivi per scadenza naturale.

Il prefetto di Napoli ha comunque disposto un'attenta attività di monitoraggio sulla gestione dei
nuovi organi elettivi, approfondita da ultimo il 29 giugno scorso in sede di riunione tecnica di
coordinamento delle forze di polizia. All'esito della riunione è stato disposto, a cura delle forze
dell'ordine, un aggiornamento ulteriore sugli sviluppi giudiziari dei procedimenti penali pendenti e
una verifica più approfondita delle violazioni amministrative riscontrate nel settore degli appalti
pubblici, dell'abusivismo edilizio e della gestione dei servizi pubblici. Il tutto, con l'obiettivo di
acquisire concreti, univoci e rilevanti elementi su possibili collegamenti, diretti e indiretti, da parte
della criminalità organizzata in grado di alterare la libera determinazione dell'attività gestionale
degli organi elettivi di quel comune. Presupposti, questi, ora richiesti dal nuovo articolo 143 del
testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, entrato in vigore nell'agosto 2009.

Intendo assicurare che, ove all'esito delle specifiche attività di monitoraggio e di verifica
attualmente in corso dovessero riscontrarsi sintomi di un'infiltrazione della criminalità organizzata
nell'attività dell'amministrazione comunale, verranno attivate tutte le misure necessarie per il
ripristino di condizioni di legalità. Per quanto riguarda poi il comune di Afragola, desidero precisare
preliminarmente che nei confronti del sindaco, senatore Vincenzo Nespoli, era stato presentato un
esposto al prefetto di Napoli, con il quale alcuni consiglieri comunali di Afragola avevano avanzato
la richiesta di attivare la procedura di sospensione dalla carica alla luce dei provvedimenti giudiziari
che lo avevano interessato. In proposito, quanto alla condanna subita dal senatore Nespoli per il
reato di tentata concussione, non si è concretizzata nel caso di specie la causa di sospensione di
diritto, che l'articolo 59 del testo unico degli enti locali ricollega al reato consumato e non al
tentativo di reato.

Per quanto concerne, poi, l'ordinanza di custodia cautelare per i reati di bancarotta fraudolenta e
riciclaggio di danaro di provenienza illecita, emessa a carico dello stesso sindaco - voglio ricordarlo
agli onorevoli interpellanti - nella fattispecie non si concretizzava l'ipotesi di sospensione, non
avendo la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato concesso l'autorizzazione
all'esecuzione dell'ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti
del senatore Nespoli.

Più in generale, le vicende del comune di Afragola sono attentamente seguite dalla prefettura di
Napoli, anche in considerazione che il contesto ambientale in cui insiste il citato ente è connotato da
una presenza radicata della criminalità organizzata ed in particolare del clan Moccia, oggetto di una
delle operazioni di polizia portate a termine dalla questura di Napoli la scorsa estate e sulla quale ho
già riferito in precedenza. In tale quadro, si è ritenuto di interessare, da ultimo l'8 settembre scorso,
anche l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici per una valutazione sulla regolarità di alcuni
procedimenti amministrativi seguiti dall'amministrazione comunale di Afragola, nell'ambito delle
gare di affidamento degli appalti in settori strategici. Desidero segnalare agli onorevoli interpellanti
che ulteriori approfondimenti erano stati già compiuti il 21 luglio scorso nella riunione tecnica di
coordinamento delle forze di polizia, all'esito della quale le forze dell'ordine sono state invitate a

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fornire ogni elemento atto a suffragare possibili ingerenze da parte della criminalità organizzata in
appalti, contratti, servizi, autorizzazioni imputabili all'amministrazione attualmente in carica o alla
burocrazia comunale. Anche in questo caso, intendo assicurare che, ove all'esito delle verifiche in
corso dovessero riscontrarsi sintomi di condizionamento dell'attività del comune da parte della
criminalità organizzata, verranno attivate tutte le misure necessarie per il ripristino delle condizioni
di legalità.

PRESIDENTE. L'onorevole Piccolo, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

SALVATORE PICCOLO. Signor Presidente, dire che la risposta del sottosegretario ci delude non è
un fatto rituale, ma ci delude proprio, non perché, come rappresentanti dell'opposizione, del
maggiore partito di opposizione, noi siamo tenuti necessariamente a dissentire da quello che dice il
Governo. Sarebbe il caso di dire che a domanda non si risponde o si tergiversa e si elude il
contenuto preciso, direi quasi dettagliato, della interpellanza presentata da noi, dall'onorevole
Picierno e dagli altri colleghi. Essa fa seguito a due interrogazioni presentate, molto circostanziate.
La prima, presentata nel mese di luglio 2009, avente come primo firmatario l'onorevole Minniti,
allora responsabile per la giustizia del Partito Democratico e sottoscritta da tutti i deputati della
Commissione antimafia del Partito Democratico, riguardava Giugliano. L'interrogazione riportava
fatti precisi, alcuni espressamente facenti riferimento ad un'indagine dell'autorità giudiziaria, altri
che potevano facilmente essere accertati attraverso una verifica attenta, di cui poi dirò.

L'altra interrogazione riguarda il comune di Afragola ed è stata presentata dalla senatrice Armato
nel mese di giugno, anch'essa una interrogazione molto circostanziata con denunce di fatti precisi e
rimasta senza risposta. La collega Picierno, nell'illustrare l'interpellanza, ha descritto il quadro di
riferimento nel quale operiamo.

È un territorio tuttora fortemente aggredito dalla criminalità organizzata. Le due città in questione,
Giugliano ed Afragola, sono due città particolarmente colpite dalla presenza penetrante nel circuito
economico, sociale ed istituzionale, della camorra: a Giugliano opera il clan Mallardo, ad Afragola
opera il clan Moccia, due dei clan più feroci e la cui diffusione sul territorio è assolutamente
penetrante.

Il sottosegretario Davico ha risposto alla nostra interpellanza facendo una descrizione del buon
lavoro, che noi ben conosciamo, della magistratura e della polizia sul territorio; ha parlato di vaste
operazioni fatte negli ultimi tempi. Tra l'altro, devo dirle, caro sottosegretario, che lei ha fatto
riferimento - direi un po' superficialmente, mi consenta - all'imprenditore Dell'Aquila; guardi che il
cugino di Dell'Aquila è il capogruppo del PdL in consiglio comunale a Giugliano. Ci sono altri
consiglieri comunali ai quali, nel comunicato stampa, a cui faceva riferimento l'onorevole Picierno
nel suo intervento, dell'aprile 2009 della Direzione distrettuale antimafia, si fa riferimento. Le leggo
il passaggio, forse le sarà sfuggito. Nel predetto comunicato stampa, redatto dalla Direzione
distrettuale antimafia il 3 aprile 2009 a seguito di un decreto di fermo emesso per i reati di
«estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso» a carico di soggetti, residenti nel
giuglianese, ritenuti affiliati o, comunque, contigui al clan camorristico dei Mallardo, si afferma che
«il clan dei Mallardo, legato all'organizzazione criminale denominata Alleanza di Secondigliano e
storico alleato del clan dei Casalesi» - sono parole del comunicato stampa della Direzione
distrettuale antimafia - «è certamente una delle realtà camorristiche meglio strutturate ed
organizzate dell'intero panorama criminale campano, che da tempo ha avviato un'operazione di
infiltrazione nella pubblica amministrazione per convertire il potere intimidatorio ed economico,
conseguiti illegalmente, in potere politico idoneo a condizionare l'indirizzo sociale ed economico
della cittadinanza giuglianese».

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Ciò è quello che veniva espresso, con chiaro riferimento alla possibilità di commistione con le
istituzioni e con la politica del clan suddetto e alla eventualità che la citata organizzazione avesse
già - e questo lo si deduce, non è detto chiaramente, perché noi conosciamo il comunicato stampa,
ma non il decreto di fermo, che sarebbe stato opportuno che, in qualche modo, il Ministero
dell'interno avesse tentato di conoscere nei contenuti - nelle elezioni comunali del 2008, nelle quali
è stato eletto il succitato sindaco, il clan Mallardo e le organizzazioni camorristiche della zona
abbiano tentato di infiltrare e di fare eleggere in consiglio comunale alcuni esponenti dei suddetti
clan, legati da rapporti di parentela, o comunque contigui, per commistioni affaristiche ed
imprenditoriali.

Un accertamento andava fatto, così come era stato espresso con chiarezza nella nostra precedente
interrogazione. Credo che, in presenza di fatti così importanti e di indagini della magistratura su un
territorio dove, come riconosce il sottosegretario, l'infiltrazione è evidente, dove la pressione ed il
condizionamento vengono esercitati quotidianamente sulle istituzioni, sul circuito economico, sugli
imprenditori, sugli artigiani, sulla società che produce in quelle realtà, sarebbe occorsa da parte del
Ministero una risposta più immediata; strano che ad un'interrogazione così circostanziata non sia
stata data risposta, dopo un anno.

Solo dopo che vi è stata l'interpellanza urgente il Governo è stato costretto a rispondere (non ha
scelto di rispondere), evadendo i problemi che abbiamo posto. Noi li proporremo di nuovo, perché
non perseguitiamo le amministrazioni, ma chiediamo che si faccia un'operazione di verifica, né
immaginiamo di dare un giudizio sull'amministrazione o sulle persone che compongono
l'amministrazione. Vi saranno sicuramente persone capaci e perbene.

Noi chiediamo una verifica della situazione nel comune di Giugliano per tutti i fatti che adesso ho
illustrato e per quelli che prima di me ha illustrato l'onorevole Picierno, per accertare, a mente della
legge, se vi siano forme di condizionamento degli amministratori, in presenza degli elementi
denunciati, che possano compromettere la libera determinazione degli organi direttivi ed il buon
andamento.

Chiediamo una commissione di accesso, che per altri comuni è stata istituita in passato per ragioni
anche meno evidenti e per presupposti assolutamente meno gravi. Non vorremmo che il colore delle
amministrazioni influenzasse le scelte del Governo: questo riguarda Giugliano, dove vi è
un'amministrazione di centrodestra, e riguarda Afragola, dove pure vi è un'amministrazione di
centrodestra, presieduta dal senatore Nespoli.

Anche per quanto riguarda gli elementi su Afragola, il sottosegretario ci risponde e ci dice che vi è
stato un esposto, è vero, di alcuni consiglieri comunali, che hanno chiesto la sospensione del
sindaco, e che questa non è stata concessa perché non ne ricorrevano le condizioni.

Discutibile anche questo, ma parliamo di una norma diversa: non stiamo facendo riferimento a
quella norma, ma stiamo chiedendo una commissione di accesso per la verifica di alcuni fatti
estremamente gravi e significativi, che non riguardano solo la persona del sindaco.

Nel merito delle imputazioni gravissime a suo carico noi non entriamo: bancarotta fraudolenta
aggravata, bancarotta semplice, riciclaggio; insomma, mi sembrano imputazioni piuttosto serie per
un sindaco in carica, ma non entriamo nel merito. Spetta alla magistratura accertare questo, ma mi
rivolgo al Governo e allo Stato in presenza di questi e di altri fatti: lo sanno il sottosegretario e il
Governo che vi sono altri due consiglieri comunali della maggioranza ad Afragola che sono incorsi
in provvedimenti cautelari, uno per droga e uno per altri fatti seri?

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Queste sono circostanze che devono suggerire, anche in presenza di altre situazioni denunciate, un
approfondimento vero. Non vogliamo dare - lo ribadisco e concludo - un giudizio di merito sulle
persone, ma chiediamo l'applicazione della legge. Il Governo, in questi casi, in una zona
caratterizzata da una forte ed egemone presenza della camorra, ha il dovere di intervenire.

Non si può fare finta di niente. Non chiediamo il decreto di scioglimento, che non sarebbe possibile,
ma di accertare i fatti. Vogliamo concorrere a contrastare seriamente la camorra sul nostro
territorio: non si possono avere le bende davanti agli occhi o un occhio aperto in alcune circostanze
e un occhio chiuso in altre, perché questo, sicuramente, non aiuta a contrastare seriamente la
camorra sul territorio. Lo dico a nome del gruppo del Partito Democratico e anche dei nostri
rappresentanti nella Commissione antimafia...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

SALVATORE PICCOLO. Su questa questione di Giugliano e Afragola, per gli elementi che sono a
nostra conoscenza, per quelli che abbiamo segnalato e per quelli che il Governo può assumere,
andremo avanti, perché si tratta di situazioni che vanno accertate e verificate fino in fondo,
altrimenti non daremo all'opinione pubblica un segnale positivo per contrastare efficacemente la
camorra.