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_________________________CONVEGNO AIST – BOLOGNA 6-10-2011________________________

AIST 2011 – XX

CONFRONTO TEORICO-SPERIMENTALE PER IL CALCOLO


DELLA RESISTENZA IN SITU DEI CALCESTRUZZI:
PRIMI RISULTATI
T. De Luciaa1, M. Mirandab, A. Basileb, A. Formisanoa2
a
Università degli Studi di Napoli “Federico II”- Dipartimento di Ingegneria Strutturale DIST –
Piazzale Tecchio , 80 - 80125 Napoli – 1tony.delucia@unina.it; 2antoform@unina.it
b
Tecnolab srl - Via S. Maria del Pianto, 80 - 80143 Napoli – info@tecnolabnapoli.it

Sommario

Argomento: Le prove sui materiali

Nel settore della verifica di vulnerabilità sismica e delle trasformazioni edilizie degli edifici esistenti,
le Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 08) hanno introdotto per la prima volta l’obbligo
di eseguire prove distruttive e non sui materiali costituenti la struttura degli edifici al fine di
conseguire un determinato livello di conoscenza. La stessa norma considera valida i controlli non
distruttivi a patto che questi vengano opportunamente tarati su quelli distruttivi. Nasce allora la
necessità di introdurre e normalizzare un procedimento di taratura allo scopo di individuare un metodo
che produca risultati di una certa affidabilità. Nella presente memoria, partendo da un numero limitato
di dati sperimentali relativi a calcestruzzi aventi età differenti, viene proposto un metodo di taratura i
cui risultati, comparati con quelli desumibili da note relazioni di letteratura, necessitano di essere
validati mediante ulteriori e più approfondite elaborazioni.

Parola chiave: prove SONREB, carotaggi, calcestruzzo, parametri α, β, γ.

1. INTRODUZIONE

Negli ultimi anni gli interventi edilizi hanno riguardato più i fabbricati esistenti che quelli di nuova
costruzione, attraverso sopraelevazioni, ampliamenti e cambi di destinazione d’uso resi possibili dai
recenti provvedimenti legislativi. Le Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 08) [1] hanno
introdotto per la prima volta l'obbligo di eseguire prove atte al conseguimento di un sufficiente "livello
di conoscenza" dei materiali di cui è composta la struttura. L’esecuzione di indagini in situ, distruttive
e non, è infatti mirata alla determinazione dello stato di conservazione e della resistenza meccanica dei
materiali strutturali.
Le NTC 2008, introducendo l'obbligatorietà delle prove, hanno inoltre conseguentemente fornito
l'importante e storica occasione di costruire una banca dati con numerosissimi risultati di prova,
consentendo una completa classificazione dei materiali per tipologia e per anno di costruzione. In
particolare, la questione assume notevole rilevanza per il calcestruzzo, vista l’evoluzione che ha avuto
la matrice dell’impasto passando dal concetto di “dosaggio”, relativo alle prime costruzioni, a quello
moderno di “mix design” [2].
Le problematiche che si riscontrano nella realizzazioni di tali prove sono legate alla scelta dei punti in
cui effettuare i monitoraggi sia con prove distruttive che con prove non invasive. Nell'ambito di tali
controlli la norma stessa riconosce come validi i controlli non distruttivi a patto che questi vengano
"opportunamente tarati" su prove distruttive.
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Nasce allora la necessità di introdurre un procedimento di taratura al fine di individuare un metodo che
produca risultati di una certa affidabilità, basato sull’esecuzione di prove non invasive sulle strutture
portanti integrate da un numero limitato di prove distruttive. Sulla base di un numero limitato di dati
(carotaggi, sclerometrici, ultrasonici) derivanti da prove sperimentali effettuate dal laboratorio di
prove materiali Tecnolab su calcestruzzi appartenenti a due periodi costruttivi (anni ’60 e anni ’90) e
di alcune tipiche relazioni di letteratura per la valutazione della resistenza in situ dei calcestruzzi, è
stato introdotto un metodo di taratura la cui validità merita di essere provata impiegando un campione
significativamente più consistente di dati sperimentali.

2. PROVE SUI CALCESTRUZZI

2.1 Generalità
La caratterizzazione dei materiali può essere ottenuta con prove distruttive, che risultano invasive per
le strutture portanti, mediante prove non distruttive o attraverso una combinazione di entrambe le
prove opportunamente tarate e controllate [3].
Le difficoltà legata all’esecuzione esclusiva di prove distruttive risiede tutta nella scelta di quali e
quanti elementi strutturali considerare, avendo l’esigenza di avere un set di dati il più corposo
possibile e dovendo evitare allo stesso tempo di indebolire eccessivamente la struttura portante
dell’edificio. Di contro, nel par. C8A.1.B.3 della Circolare Ministeriale 06/02/09 (C.M., 2009) [4], si
afferma infatti che “Sono ammessi metodi di indagine non distruttiva di documentata affidabilità, che
non possono essere impiegati in completa sostituzione di quelli sopra descritti, ma sono consigliati a
loro integrazione, purché i risultati siano tarati su quelli ottenuti con prove distruttive. Nel caso del
calcestruzzo, è importante adottare metodi di prova che limitino l’influenza della carbonatazione
degli strati superficiali sui valori di resistenza.”. Pertanto la possibilità di utilizzare prove distruttive e
non distruttive rappresenta certamente la soluzione ottimale per la caratterizzazione meccanica dei
calcestruzzi, in quanto limita il numero di carote da prelevare dagli elementi strutturali e consente di
fornire dati resistenziali espressivi sia del comportamento superficiale sia di quello nelle zone
profonde del materiale.

2.2 Prove distruttive

Le prove distruttive consistono nell’estrazione e nel successivo schiacciamento di carote dagli


elementi strutturali dell’edificio.
Le normative di riferimento per tali prove sono la UNI EN 12504-1 [5], che però non fornisce una
guida per decidere le posizioni di estrazione delle carote, né prevede procedimenti per
l’interpretazione dei risultati di resistenza ottenuti, e la UNI EN 12390-3 [6].
Le modalità esecutive per l’estrazione delle carote seguono regole di buon senso, ossia evitare di
realizzare carotaggi vicini ai giunti o ai bordi, quindi in zone a più elevata concentrazione tensionale,
scegliere diametri e lunghezza delle carote in funzione rispettivamente delle dimensioni degli
aggregati e del diametro della carota stesso, fare in modo che non contengano nè barre di armature, né
calcestruzzo carbonatato. Le superfici della carota destinate a sopportare i carichi devono essere
sottoposte a cappatura per garantire la distribuzione del carico uniforme.
Per la determinazione della resistenza della carota sono presenti in bibliografia numerose relazioni. Le
NTC ’08, secondo quanto riportato nel par. 11.2.6 e nel par. C11.2.6 della C.M. 09, suggeriscono la
seguente formula:

f carota
Rck = (1)
(n − 1) ⋅ 0.83 − (n − 2)

dove:
Rck è la resistenza del materiale;
fcarota è il valore di schiacciamento della carota;
n è il rapporto tra il diametro e l’altezza della carota.
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2.3 Prove non distruttive

Tra le prove non distruttive che si possono eseguire vi sono prove ultrasoniche e prove sclerometriche.
Le prove ultrasoniche consentono la determinazione delle caratteristiche elastico-dinamiche dei
materiali costituenti l'opera, mediante il monitoraggio di tre parametri fondamentali: il ritardo in
ricezione dell’impulso, al fine di determinare la velocità di propagazione del mezzo, la tipologia della
forma d’onda, al fine di evidenziare l’eventuale presenza di fratture nel mezzo, e l’ampiezza e
frequenza delle onde longitudinali e trasversali. La normativa di riferimento è la UNI EN 12504-4 [7].
La prova sclerometrica invece misura la durezza superficiale del calcestruzzo, definita tramite l’indice
di rimbalzo (S) di un’asta proiettata sulla superficie della struttura stessa. Detto indice di rimbalzo può
essere correlato alla resistenza a compressione del calcestruzzo. La normativa di riferimento per tale
prova è la UNI EN 12504-2 [8].

2.4 Prove SONREB

Se si realizzano in maniera combinata le due prove precedentemente menzionate si ottiene una prova
denominata SONREB (acronimo di SONic+REBound=ultrasuoni+sclerometro), il cui scopo è la
determinazione della resistenza a compressione del calcestruzzo indurito.
Queste due specifiche prove sono combinate considerando che separatamente ognuna di esse
considera un solo specifico parametro che influenza la resistenza: la velocità di propagazione
dell’ultrasuono, che fornisce come output la velocità di propagazione dell’onda nel mezzo, è regolata
dalla morfologia del materiale al suo interno, mentre l’indice sclerometrico è fortemente influenzato
dallo strato superficiale del materiale.
Nel caso siano state fatte più misurazioni nella stessa postazione vengono calcolati prima i valori medi
delle velocità di propagazione e poi i valori medi degli indici di rimbalzo, avendo cura di escludere
dalle medie il valore più alto ed il valore più basso.
Sia la propagazione di un impulso all’interno del materiale (prova ultrasonica), sia il rimbalzo di una
massa battente (prova sclerometrica) sono funzione dell’energia di dissipazione. Pertanto, essendo la
resistenza del materiale per sua natura funzione della stessa energia di dissipazione, correlando le due
formulazioni è possibile ricavare un’unica formula che consente di determinare la resistenza del cls.
Gli studi effettuati finora hanno fornito formulazioni con struttura simile, basate sulla determinazione
di tre parametri scalari (α, β, γ), che mettono in relazione i risultati di prove distruttive e non
distruttive:

β
Rck = α ∗ δ ∗ Rs ∗ v γ (2)

in cui:
Rck è la resistenza caratteristica del materiale;
α è il coefficiente di taratura;
δ è il modulo di Poisson;
Rs è il valore medio degli indici di rimbalzo;
v è la velocità ultrasonica di attraversamento;
β e γ sono coefficienti sperimentali opportunamente valutati.

Nel gruppo delle numerose formulazioni presenti in letteratura, nel presente studio sono state
considerate le seguenti:

Rck = α ∗ 7.695 ∗ 10−10 ∗ Rs ∗ v 2.58


1.450
( RILEM , 1993) [9] (3)

Rck = α ∗ 6.693 ∗ 10− 7 ∗ Rs ∗ v1.85


1.246
(Gasparik , 1992) [10] (4)

Rck = α ∗ 9.964 ∗ 10 − 9 ∗ Rs ∗ v 2.446


1.058
( Di Leo e Pascale, 1994) [11] (5)
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3. PROPOSTA DI UN METODO DI TARATURA

L’utilizzo del metodo SONREB per la determinazione della resistenza del calcestruzzo ha consentito
di combinare gli effetti positivi dei metodi di prova distruttivi e non distruttivi.
Il limite di tale metodologia risiede nella sua “taratura”, cioè nel calcolo del parametro α, legato
all’estrema variabilità degli assortimenti granulometrici del calcestruzzo. Tale difficoltà può essere
superata estraendo un numero sufficiente di carote e ricavando mediante formulazione inversa il
parametro α. Tale procedimento è valido se si utilizzano i parametri β e γ forniti dai vari autori nelle
formule (3), (4) e (5).
In realtà la “taratura” della formula non può prescindere dalla definizione di tutti e tre i parametri in
quanto considerando solo α come incognita da determinare e gli altri due come fissi si ottengono
valori della resistenza che si discostano in alcuni punti sensibilmente dalle curve proposte dagli autori
[12].
Nel presente studio la taratura del procedimento di prova SONREB è stata effettuata sulla base dei
carotaggi e delle prove ultrasoniche-sclerometriche ottenute da prove sperimentali in modo da
ricalcolare, per inversione delle formule (3), (4) e (5), il parametro α:

R
αA = reale
(RILEM, 1993) (6)
7,695 ⋅ 10 ⋅I ⋅ (V )
(-10) 1.4 2.6

Rreale
αB = (Gasparik,1992) (7)
6.693 ⋅ 10 ⋅ I 1.246 ⋅ (V )
(-7) 1.85

Rreale
αC = (Di Leo e Pascale, 1994) (8)
9.964 ⋅ 10 ⋅ I 1.058 ⋅ (V )
(-9) 2.446

Tale calcolo conduce ad una schematizzazione dei risultati che è quindi diretta conseguenza delle
formulazioni classiche di letteratura riportate, in quanto α è solo un coefficiente di proporzionalità,
mentre β e γ sono rappresentativi dell’andamento della curva.
La procedura è stata applicata, a titolo esemplificativo, considerando i risultati sperimentali di sei
prove distruttive e non eseguite dal laboratorio Tecnolab su calcestruzzi appartenenti a due differenti
strutture, una edificata negli anni ’60 e l’altra negli anni ’90. Si è scelto di operare su edifici
appartenenti a due epoche differenti poiché negli anni ’60 si impiegavano calcestruzzi a dosaggio che
non presentano un assortimento granulometrico tale da garantire un indice dei vuoti minimo, cosa che
invece si registra nei calcestruzzi Rck, confezionati in stabilimento con curve granulometriche e tipici
degli edifici realizzati a partire dagli anni ‘90.
Il calcolo dei parametri α a partire dalle tre formule di letteratura considerate ha consentito di
determinare, per ciascuna coppia di valori (V-I), tre valori di resistenza del calcestruzzo e,
conseguentemente, per ciascuno di questi l’errore percentuale rispetto al valore di resistenza
sperimentale ottenuto dalla prova sulla carota. Tale procedura è stata applicata sia all’edificio
realizzato negli anni ’60 (Tabella 1) che a quello edificato negli anni ’90 (Tabella 2).

Tabella 1: Prove in situ su calcestruzzo appartenente ad un edificio degli anni ‘60


V Rreale Rcls
N. I
(m/sec) (MPa) A B C RclsA RclsB RclsC
medio A B C 
1 33,00 1938 7,42 0,200 0,118 0,168 6,52 8,08 6,95 7,18 -12,09% 9,01% -6,33% -3,14%
2 32,60 2354 11,13 0,185 0,125 0,158 10,57 11,40 11,03 11,00 -4,98% 2,50% -0,89% -1,12%
3 40,20 2431 14,75 0,166 0,120 0,155 15,56 15,71 14,89 15,39 5,52% 6,53% 0,95% 4,33%
4 37,40 2597 15,95 0,169 0,126 0,154 16,62 16,23 16,21 16,35 4,18% 1,72% 1,63% 2,51%
5 36,20 3008 21,56 0,163 0,135 0,151 23,17 20,45 22,44 22,02 7,43% -5,15% 4,07% 2,12%
6 34,20 3172 23,77 0,171 0,145 0,155 24,47 21,02 24,06 23,18 2,91% -11,58% 1,22% -2,48%
media 0,37%
scarto quadratico medio 2,77%
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Tabella 2: Prove in situ su calcestruzzo appartenente ad un edificio degli anni ‘90


V Rreale Rcls
N. I
(m/sec) (MPa)
&A &B &C RclsA RclsB RclsC
medio
&A &B &C &
1 39,20 3824 30,73 0,112 0,112 0,110 31,85 32,37 30,66 31,63 3,64% 5,35% -0,21% 2,93%
2 34,01 3927 28,35 0,118 0,117 0,110 27,75 28,49 28,15 28,13 -2,11% 0,47% -0,71% -0,78%
3 34,80 4069 30,40 0,112 0,115 0,106 31,44 31,30 31,46 31,40 3,44% 2,96% 3,49% 3,30%
4 33,99 4081 30,42 0,115 0,117 0,108 30,62 30,56 30,91 30,70 0,65% 0,45% 1,59% 0,90%
5 34,20 4104 31,58 0,117 0,120 0,110 31,35 31,12 31,54 31,34 -0,73% -1,46% -0,12% -0,77%
6 33,80 4227 34,79 0,121 0,127 0,114 33,26 32,39 33,49 33,05 -4,39% -6,89% -3,74% -5,01%
media 0,09%
scarto quadratico medio 2,78%

I risultati in termini di errore derivante dal confronto di resistenza teorico-sperimentale sono riportati
in Figura 1.
10% 10%
 00   (%)

5% 5%

0% 0%
1500 2000 2500 3000 3500 3500 3700 3900 4100 4300 4500

V (m/sec) V (m/sec)
-5% -5%
Rilem
Rilem
Gasparik
-10% -10% Gasparik
Di Leo - Pascale
Di Leo Pascale
medio
a) medio b)
-15% -15%
Figura 1: Confronto di resistenza teorico-sperimentale su cls di edifici realizzati negli anni ’60 (a) e ’90 (b)

Dal confronto si evince che, per cls di strutture anni ’60, applicando le formulazioni “classiche” si
giunge a risultati dotati di una buona affidabilità esclusivamente nella parte centrale del range di valori
della V (1900 - 3200 m/sec), mentre i risultati si disperdono per valori della V molto alti o molto bassi.
Invece, per cls di strutture anni ’90, i valori relativi alla velocità ultrasonica sono contenuti in range
piuttosto ridotti (3800 - 4300 m/sec) ed applicando le formulazioni “classiche” si giunge a risultati
dotati di una buona affidabilità. Il confronto fra i due grafici porta inoltre ad asserire che l’errore
percentuale che le formule considerate commettono nel prevedere la resistenza sperimentale risulta
maggiore per i calcestruzzi più vecchi.
Di contro, considerando i risultati derivanti dal metodo di taratura proposto, si evince che in entrambi i
casi mediamente la percentuale di scarto rispetto ai risultati sperimentali diminuisce.
Avendo poi a disposizione tre relazioni che esprimono la resistenza del calcestruzzo in funzione della
velocità ultrasonica e dell’indice sclerometrico è possibile, combinando fra loro una sestupla di valori
(R-I-V) per ciascuna classe di calcestruzzo considerata, ottenere venti combinazioni di tali valori dalle
quali ricavare venti terne di valori α, β e γ. Successivamente, per ciascuna terna di parametri (α, β e γ)
e ciascuna coppia di valori (V-I), è stata calcolata la resistenza del calcestruzzo. Sono stati pertanto
ottenuti venti valori di resistenza. Per ciascuna terna (α, β e γ), al variare delle sei coppie di valori (V-
I), sono stati quindi ricavati sei valori di resistenza teorici “sperimentali”, ottenuti applicando il
metodo di taratura proposto, che sono stati comparati ai valori di resistenza sperimentale del cls. Dei
valori teorici “sperimentali” è stato poi calcolato l’errore medio e lo scarto quadratico medio rispetto
ai valori sperimentali. I risultati derivanti da tale confronto sono illustrati nelle Figure 2 e 3
rispettivamente per l’edificio degli anni ‘60 e per quello degli anni ’90.
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40%
R1
30%
R2

20% R3
R4
10% R5
R6
0%
errore medio
scarto quad. sper.
-10%
scarto quad. lett.
-20%
Figura 2: Confronto di resistenza teorico “sperimentale” - letteratura su cls di edifici realizzati negli anni ’60

80%

60%

40% R1

20% R2
R3
0% R4
-20% R5
R6
-40%
errore medio
-60% scarto quadr. sper.
scarto quad. lett.
-80%

-100%
Figura 3: Confronto di resistenza teorico “sperimentale” - letteratura su cls di edifici realizzati negli anni ’90

Dal confronto risulta che il metodo di taratura proposto fornisce risultati migliori di quelli di
letteratura, ottenuti mediando le tre resistenze calcolate con le relazioni (3), (4) e (5), in termini di
scarto quadratico medio rispetto ai valori di resistenza sperimentale del cls solo per l’edificio costruito
negli anni ’60. Tali risultati andranno opportunamente validati implementando uno studio sistematico
su un’ampia mole di risultati sperimentali.

4. CONCLUSIONI E FUTURI SVILUPPI

Nella presente memoria è stata proposta una procedura per la determinazione della resistenza del cls in
situ tarando opportunamente una serie di risultati sperimentali derivanti da prove non distruttive
(sclerometriche e ultrasoniche) sulla base dei valori di rottura per schiacciamento di carote cilindriche
realizzati con conglomerati appartenenti a due periodi costruttivi (anni ’60 e anni ’90).
Le elaborazioni effettuate sui calcestruzzi meno recenti consentono di affermare che: 1) i valori della
velocità ultrasonica sono contenuti in range piuttosto ampi (1900 - 3200 m/sec); 2) applicando le
formulazioni “classiche” si giunge a risultati dotati di una buona affidabilità esclusivamente in un
intervallo centrale del range di valori di V, mentre i risultati si disperdono per valori della V esterni a
tale intervallo centrale; 3) la procedura “sperimentale” proposta è migliorativa rispetto alle
formulazioni “classiche”. Di contro, le analisi condotte sui calcestruzzi più recenti hanno mostrato
che: 1) i valori relativi alla velocità ultrasonica sono contenuti in un range piuttosto ridotto (3800 -
4300 m/sec); 2) applicando le formulazioni “classiche” si giunge a previsioni di resistenza dotate di
una buona affidabilità; 3) la procedura “sperimentale” in tale sede introdotta non è migliorativa
rispetto alle formulazioni “classiche”.
I risultati conseguiti, sebbene forniscano indicazioni interessanti, devono essere accompagnati da uno
studio sistematico per ottimizzare metodi di controllo sempre più efficaci, oggettivi e ripetibili, resi
implementabili oggigiorno dall’esponenziale crescita dei dati sperimentali disponibili sulla resistenza
dei calcestruzzi per effetto degli obblighi sanciti dalla NTC.
Pertanto il metodo di taratura “sperimentale” proposto, illustrato in questa memoria con riferimento
esclusivo a due set di prove sperimentali presentate a titolo esemplificativo, deve essere
necessariamente applicato ad un campione di dati significativamente più esteso, differenziato in
funzione dell’epoca di costruzione, della tipologia del calcestruzzo e dell’intervallo di variabilità dei
risultati conseguiti, allo scopo di essere validato.
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Lo scopo di tale attività è la messa a punto di relazioni più affidabili per la previsione della resistenza
in situ del calcestruzzo senza ricorrere ad un numero significativamente elevato di prove distruttive,
che risultano chiaramente dannose per la struttura esistente.

BIBLIOGRAFIA

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Tecniche per le Costruzioni”, G.U. n. 29 del 4 Febbraio 2008, (2008).
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distruttive”, Il Giornale delle Prove non Distruttive Monitoraggio Diagnostica, n.1, (2005).
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nell’ingegneria civile: disciplina tecnica, applicativa e normativa”, Pitagora Editrice Bologna,
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