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Derviscio

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Col termine derviscio (in persiano e arabo darwīsh, lett. «povero»,


«monaco mendicante») si indicano i discepoli di alcune confraternite
islamiche (ṭuruq; al sing., ṭarīqa) che, per il loro difficile cammino
di ascesi e di salvazione, sono chiamati a distaccarsi nell'animo dalle
passioni mondane e, per conseguenza, dai beni e dalle lusinghe del
mondo. Si tratta di un termine afferente a molte generiche
confraternite islamiche sufi, anche se tendenzialmente ci si riferisce
alla ṭarīqa Mawlawiyya/Mevleviyè. I dervisci sono asceti che
vivono in mistica povertà, simili ai frati mendicanti cristiani.

Indice
Origine del termine
Il fenomeno dell'ascetismo
Dervisci roteanti. L'uomo fermo in
Il sufismo e la "danza roteante"
piedi è il pir.
Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni

Origine del termine


Darwīsh (persiano: , darvīsh) è un'antica parola proto-iranica che appare nell'Avestā come drigu-,
"bisognoso, mendicante", poi accolta nel medio-persiano come driyosh.[1] In campo mistico il termine, più
ancora che "mendicante" ha acquistato il significato di "colui che cerca il passaggio che porta da questo
mondo materiale ad un paradisiaco mondo celestiale". Il termine generalmente si riferisce a un asceta
mendicante oppure a un temperamento ascetico di colui che è indifferente alle cose materiali.

Il fenomeno dell'ascetismo
Il fenomeno è tipico di tutti i percorsi ascetici mistici, sia ebraici, che cristiani, buddisti e induisti.
In campo islamico alcune confraternite fanno della povertà il loro
abito fisico e spirituale, utile ad allontanare qualsiasi vana tentazione
di affermazione del proprio Io, a fronte dell'Unico Esistente, Dio.
Fra esse, in particolare, la Mawlawiyya (in Turco Mevleviyè),
fondata dal grande sufi e poeta Jalāl al-Dīn Rūmī nel XIII secolo o le
ormai scomparse Qalandariyya e Khalwatiyya.

La prima ebbe anche importanti funzioni liturgiche nelle cerimonie


d'incoronazione dei Sultani ottomani ed è particolarmente nota per la
spettacolare cerimonia dei cosiddetti "dervisci roteanti" che, nella
loro ricerca dell'estasi che li avvicina a Dio, ruotano a lungo su se
stessi sotto la guida di un loro pir (lett. "vecchio") che, in turco, è
chiamato talora dede (nonno).

Il sufismo e la "danza roteante"


Questi praticanti del Sufismo sono considerati dei saggi. Molti
dervisci sono mendicanti che si sono votati alla povertà, mentre altri
lavorano, per esempio i Qadiriyya egiziani sono dei pescatori.

Dervisci raffigurati in un tappeto Esistono varie confraternite sufi, quasi tutte hanno avuto origine da
azerbaigiano, XIX secolo ca. Scuola un santo o un maestro musulmano come ʿAlī e Abū Bakr,
di Tabriz, Museo nazionale del rispettivamente quarto e primo califfo musulmano. Vivono in
Tappeto, Baku. comunità monastiche simili a quelle cristiane.

L'Ordine dei Mevlevi, in Turchia, pratica la celebre danza turbinante


come metodo per raggiungere l'estasi mistica (jadhb, fanāʾ), all’interno di un complesso rituale chiamato
samāʿ. Le danze sacre sono la più antica forma di trasmissione dei "misteri" che essi affermano pervenuti
all'uomo dall'antichità, e quanti sono ammessi a un tale esercizio passano attraverso un insegnamento
speciale che prevede una lunga preparazione. [2]

La danza roteante o turbinante non viene pubblicamente eseguita in forma completa ma in certe tekkè
(luoghi di raduno delle confraternite) i più anziani considerano l'uso di eseguirla equivalente alla lettura di
libri che espongono i misteri del tempo antico. Un approccio simile è rintracciabile nelle danze sacre
indiane, come ad esempio Kathakali, in cui una diversa posizione della mano o del piede trasmette una
diversa informazione e per questo il pubblico deve essere addestrato alla comprensione della danza, che in
questo caso non può essere lasciata all'impressione soggettiva.

Contemporaneamente alla rappresentazione, un Derviscio compie un particolare esercizio interiore che ha il


fondamentale compito di accelerare complessivamente la frequenza del ritmo di lavoro del proprio
organismo, e impedire allo stesso tempo di creare squilibri tra le varie parti del corpo, specialmente tra il
centro di "coordinazione motoria", il centro "intellettivo" e quello "emozionale". Dopo anni di esperienza,
orientando i propri sforzi in questa direzione, pare che un Derviscio acquisisca, in uno stato di "super-
coscienza", una speciale proprietà fondata sull'equilibrio dell'attività del proprio organismo, raggiungibile
per attimi via via sempre più duraturi, col fine di renderlo uno stato permanente. Questa è chiamata la
"Comunione con Allah". La differenza tra le danze dei Dervisci e quelle rituali afro-americane consiste
maggiormente nel fatto che l'obiettivo di queste ultime è l'entrata in uno stato alterato di coscienza, scatenato
dall'ossessività dei movimenti sincopati dal suono, all'interno del quale il danzatore non ha alcun controllo
su di sé, né cognizione delle circostanze, creando però, secondo le credenze, un contatto speciale con le
"forze superiori".
Oltre alla danza roteante esistono altri tipi di danze, tutte caratterizzate da una grande attenzione a particolari
apparentemente insignificanti. Nel loro apprendistato, che dura diversi anni, i futuri Dervisci vengono
addestrati da sapienti maestri con tecniche molto raffinate; una di queste prevede l'utilizzo di un
marchingegno molto curioso, simile ad un albero: dalla sua base, generalmente in legno, si dipartono due o
più rami dai quali a loro volta se ne dipartono altri ancora, e così via per un numero preciso di volte; ogni
segmento è collegato all'altro tramite sfere, in genere d'avorio, risultando così un meccanismo affine a quello
delle articolazioni scheletriche, capace di assumere numerose combinazioni di posizioni. Con l'ausilio di
questo speciale strumento i monaci mostrano le posizioni che i discepoli dovranno imitare e sostenere per
svariate ore, completamente immobili, con l'obiettivo di imparare a "sentirle" dentro se stessi. [3]

A questo generalmente si aggiungono delle operazioni mentali da svolgere durante l'esercizio in una
determinata successione.

Oggi i dervisci roteanti sono spesso semplici danzatori che si esibiscono per i turisti, soprattutto in Turchia e
in Egitto, così come i fachiri in India.[4] A questo proposito è utile sottolineare che mentre la religione del
"pensiero" si sviluppava in Oriente e in Occidente il culto si fondava sulla Fede, ovvero sul "sentimento",
nel Sud del mondo la religione, nelle sue varie forme, ha tendenzialmente assunto un carattere fisico, dove il
"Corpo" era il punto di partenza. Spesso infatti si afferma che un vero fachiro e un vero Derviscio sono in
sostanza la stessa cosa, ovvero - da questo punto di vista - due esempi di lavoro religioso incentrato sul
corpo fisico.

I Rifāʿi, sono dervisci che, nei paesi islamici, sovente si esibiscono in pubblico, facendosi trapassare da
coltelli, ferri infuocati o inghiottendo carboni ardenti. Spesso sono rinomati come guaritori di morsi di
serpenti o di scorpioni, sostituendo di fatto l'opera dell'ormai scomparsa confraternita islamica della
Qalandariyya.

Vi sono anche dervisci che cantano versi del Corano, suonando tamburi e il flauto nay (celebrato da Gialal
al-Din Rumi) e danzando in gruppi; altri invece, soprattutto i sufi dell'Asia meridionale, prediligono la
meditazione silenziosa.[3]

Note
1. ^ Encyclopædia Iranica | Articles, Iranicaonline.org. URL consultato il 19 febbraio 2012.
2. ^ Dervisci rotanti, su tropiland.it. URL consultato il 14 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 21 novembre
2011).
3. I Dervisci Rotanti, non solo danza… (http://www.diario24notizie.com/index.php?option=com_co
ntent&view=article&id=38:i-dervisci-rotanti-non-solo-danza&catid=3:cultura-e-spettacolo&Itemi
d=4)
4. ^ I veri dervisci rotanti | Scoprire Istanbul (http://www.scoprireistanbul.com/wp/i-veri-dervisci-rot
anti-ad-istanbul.html)

Bibliografia
John Porter Brown, The Derwishes, or Oriental Spiritualism, Londra, 1868 (rist. Londra, Frank
Cass, 1968).
Pierre Jean Daniel André, Contribution à l'étude des confréries religieuses musulmanes,
Algeri, Editions la Maison des Livres, n.d. (1956).
Georges Ivanovitch Gurdjieff, Rencontres avec des hommes remarquables, Paris, 1963.

Voci correlate
Sufismo
Confraternita islamica
Samāʿ
Confraternite islamiche
Gül Baba

Altri progetti
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Collegamenti esterni

Derviscio, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.


(EN) Derviscio, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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