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Parte 5: Le minoranze linguistiche

1. DEFINIZIONI

I termini adoperati in Italia per far riferimento ai diversi gruppi linguistici sono molto eterogenei,
addirittura confusi. Abbiamo avuto modo di vederlo nel caso dei dialetti, che vengono chiamati
nei più svariati modi, perfino con quello di lingua (lingua veneta, lingua siciliana...) da parte di chi
vuole conferire loro una dignità pari a quella dell’italiano e di altre lingue. Ci sono inoltre alcune
comunità linguistiche per le quali i linguisti non sono concordi nell’attribuire loro il carattere di
dialetto o di lingua: sono i casi ben noti del sardo e del friulano (e del ladino).

Oltre all’italiano, ai dialetti, al sardo e al friulano, esistono in Italia altre lingue, parlate da quasi
un milione e mezzo di persone.1 Per far riferimento a queste altre lingue si sentono denominazioni
spesso poco coerenti. Le stesse leggi che ne dovrebbero regolare o tutelare l’uso non chiariscono
la questione terminologica. I termini più generali sono due, ma la loro applicazione è tutt’altro che
pacifica: parlate alloglotte e minoranze linguistiche.

• Parlata alloglotta: l’aggettivo alloglotto fa riferimento non alla lingua quanto piuttosto alla
popolazione che “parla una lingua diversa da quella della maggioranza della popolazione
nel paese in cui risiede” (Diz. De Mauro). È un concetto troppo generico, che potrebbe
coinvolgere i dialetti e persino le lingue dei nuovi arrivati in Italia provenienti da tutto il
mondo, con lingue che non hanno a che vedere storicamente con l’Italia.

• Minoranza linguistica: sarebbe costituita da quel “gruppo di cittadini che si distinguono


dalla maggioranza per […] lingua” (Diz. De Mauro). Potremmo fare un discorso simile a
quello fatto per il concetto precedente. E non solo questo: alcune delle cosiddette
‘minoranze linguistiche’ sono in realtà, nei rispettivi territori (regioni, province), delle
‘maggioranze linguistiche’. Basta pensare al sardo, al friulano, o al tedesco nell’Alto Adige.

Quando useremo questi termini bisognerà quindi agire con cautela.


Le norme legali, d’altra parte, non aiutano molto (se ne vedano i titoli alla fine di questo tema).
La Costituzione italiana e la Legge 482/1999 parlano – è vero – di ‘minoranze linguistiche’, ma
anche di ‘patrimonio linguistico’. Le leggi regionali offrono un ventaglio di denominazioni ancora
più diversificato: lingua regionale, lingua minoritaria, patrimonio linguistico, comunità linguistica…

2. CLASSIFICAZIONI DELLE PARLATE ALLOGLOTTE ITALIANE

La maggior parte dei paesi del mondo, ivi compresa l’Europa occidentale, non sono omogenei
linguisticamente: in quasi tutti, difatti, si parla più di una lingua. Ma ciò che distingue l’Italia dagli

1
Non si contano qui i numerosi immigrati che parlano altre lingue: sono le cosiddette nuove minoranze, che,
come abbiamo visto nel rapporto Istat, ammontano già a più del 5% degli abitanti dell'Italia.
TEMA 3.5. LE MINORANZE LINGUISTICHE

altri paesi dell'Europa occidentale (Francia, Spagna, Svizzera, Germania…) è la quantità di lingue
e di dialetti presenti sul territorio e l’enorme complessità della situazione linguistica, paragonabile
solo a quella di certi paesi balcanici o di altre parti del mondo. Il contatto tra le diverse lingue e
dialetti in Italia dà luogo a situazioni di plurilinguismo di varia complessità, come abbiamo
segnalato nel tema 1.

In questo tema non si potrà approfondire nella situazione di tutte le minoranze linguistiche
italiane: ci si limiterà a indicarle, offrendo qualche dato su di esse.2 Prima però cercheremo di
elencarle e di classificarle. 3 Una classificazione delle parlate alloglotte / minoranze linguistiche
può partire da due criteri: la genealogia e la storia.

2.1. CLASSIFICAZIONE GENEALOGICA

• Lingue romanze: catalano, franco-provenzale, occitano, friulano, ladino, sardo, tabarchino,


gallo-italico .

• Lingue non romanze: albanese, germanico, greco, sloveno, croato, rom-sinti.

2.2. CLASSIFICAZIONE STORICA

• Lingue autoctone: greco (?),4 sloveno, germanico*,5 friulano, ladino, franco-provenzale,


occitano, sardo.

• Lingue alloctone: albanese, catalano, croato, germanico*, tabarchino, gallo-italico, rom-sinti.

3. DESCRIZIONE

Come è stato detto prima, sarebbe ora impossibile descrivere la situazione e la storia di
ognuna delle minoranze linguistiche. In sostituzione:

• si offre qui di seguito un quadro con informazioni sulla loro situazione geografica,
demografica e sociolinguistica; nell'Aula virtual si troverà un powerpoint con delle mappe
e dei link.

• si possono trovare più informazioni in Toso (2008)6 e nei manuali, specialmente in


Sobrero & al. (1996);

• una serie di interventi sul sito della Treccani, a carico di specialisti nelle diverse
minoranze.7

2
Gli studenti dovranno cercare informazioni su alcune minoranze linguistiche, come si indicherà
nell'apposita Attività.
3
Si è seguito un criterio di scelta piuttosto largo, il cui risultato non coincide con la lista offerta dalla legge
482/1999. Nell’Aula Virtual si troverà il testo di questa legge.
4
Il punto interrogativo sta ad indicare la polemica tra gli studiosi che ritengono l'attuale greco dell'Italia diretta
continuazione del greco portato dai fondatori della Magna Grecia e quelli che invece pensano a un greco
importato durante la dominazione bizantina.
5
Il gruppo germanico comprende diverse realtà, con gruppo autoctoni (come quello dell'Alto Adige-Südtirol)
e altri alloctoni (gli altri).
6
Toso, Fiorenzo (2008): Le minoranze linguistiche in Italia. Bologna: Il Mulino.
7
Reperibili all'indirizzo: http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/Toso17.html In
fondo a questa pagina si troveranno i link alle altre pagine sulle diverse minoranze.

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TEMA 3.5. LE MINORANZE LINGUISTICHE

• sulla Wikipedia italiana sono disponibili pagine completissime su alcune delle minoranze
menzionate prima.

Digl./biling.

Normalizz.
Tendenza

Riconosc.
Parlanti
LINGUA TERRITORIO

Scuola
(circa)

legale
Valle d’Aosta (patois) 61.000 D/B — + —
Franco-
Piemonte: [TO] 20.000 D — + —
provenzale
Puglia: 2 comuni: Celle, Faeto [FO] 1.000 ß D — + —

Piemonte: Valle di Susa, Valle del Pellice [TO] 110


Provenzale 40.000 D — + —
comuni
(occitanico)
Calabria: Guardia Piemontese [CS] 340 ß D — + —

Francese Piemonte, Valle d'Aosta: 100 comuni 20.000 B * ++ +

Sudtirolese: trentino-Alto Adige: BZ 300.000 Ý B + ++ +

Walser/alamannico: Piemonte [VB, VC], Valle d’Aosta D — + —

Bavaro-austriaco: Trentino, in Luserna (?) D — + —


Tedesco
Mòcheno: Trentino, in Val Fèrsina 15.000 D — + —

Cimbro: Veneto [VI, VR, TR] ß D — + —

Carinziano: Friuli, in Val Canale [UD] D — + *

Trentino-Alto Adige: [BZ] 8 comuni 20.500 Ý D/B + ++ +

Ladino Trentino-Alto Adige: [TR]: 7 comuni 18.500 Ý D — ++ —

Veneto: [BL] 3 comuni 2.000 D — + —

Friulano Friuli-Venezia Giulia, Veneto: 123 comuni 650.000 D* * + +

Sloveno Friuli-Venezia Giulia: [TS, GO, UD] 32 comuni 70.000 B + ++ +

Croato Molise [CB] 3 comuni 2.000 ß D + + —

Albanese Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria,


80.000 D — + *
(arberesh) Campania, Sicilia: 50 comuni

Greco Calabria: [RC] 15 comuni ß D — + —


12.000
(grico) Salento: [LE] 9 comuni ß D — + —

Sardo Sardegna. 370 comuni 1.000.000 D * + +*

Catalano Alghero (Sardegna) 9.000 ß D + + —

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TEMA 3.5. LE MINORANZE LINGUISTICHE

Tabarchino Carloforte, Calassetta [CA] 8.000 ß D — — —

Colonie Sicilia: [ME, CT, EN, SR] 14 comuni 60.000 D — — —

gallo-italiche Basilicata: [PZ] 9 comuni 20.000 D — — —

Romans Nomadi (zingari): sinti (Nord), rom (Sud) 60.000 D — — —

2.469.340

4. LEGISLAZIONE IN MATERIA LINGUISTICA


L’Italia è un paese nel quale la preoccupazione per emanare leggi in materia linguistica è stata
quasi nulla; dagli anni ’90, al contrario ce n’è quasi un’inflazione.
La complessità della situazione linguistica attuale si spiega appunto in un certo modo per una
mancata volontà interventista da parte di quasi tutti i governi, dal Medioevo ad oggi. Infatti, nella
storia linguistica d’Italia si sono verificati pochissimi interventi politici diretti.8

Forse per questo non desta meraviglia osservare che la legge suprema dell’Italia – la
Costituzione repubblicana del 1948 – non indichi in nessuno dei suoi articoli qual è la lingua
ufficiale della Repubblica Italiana, al pari di quanto succede nella tradizione giuridica dei paesi
anglofoni, per il resto così diversi dall’Italia. Questa ‘omissione’ del testo costituzionale del 1948
è stata rimediata solo con una legge del 15 dicembre 1999, che non serviva inizialmente a
regolare l’italiano, ma le minoranze linguistiche!
Non tutte le minoranze sono tutelate allo stesso modo, anche se teoricamente dal 1999 lo
sarebbero. La realtà è diversa: da una parte ci sono minoranze che hanno protezione massima
perché coperte da trattati internazionali, dall’altra ci sono la maggior parte di loro che, nonostante
tutto, non hanno visto cambiare molto la loro situazione dopo l’emanazione della legge 482/1999
(d’altronde di una portata limitata). In una situazione ancora peggiore versano quelle minoranze
non riconosciute dalla legge, nonostante gli appelli da parte degli specialisti e degli stessi parlanti:
si tratta in particolare dei tabarchini e delle colonie gallo-italiche (le minoranze interne) e dei
romans (o lingua degli zingari italiani, una minoranza diffusa). Per alcune minoranze (per esempio
i tedescofoni e gli slavofoni) si danno situazioni alquanto paradossali, giacché i diritti linguistici di
alcuni componenti di ogni gruppo sono tutelati in grado massimo, di fronte ad altri che lo sono in
grado minimo.

La legislazione si divide in tre tipi di norma:

a) TRATTATI INTERNAZIONALI: firmati con diversi paesi stranieri dopo la II Guerra Mondiale e
volti a garantire i diritti di alcune minoranze linguistiche: trattati con la Francia, l’Austria e la
Iugoslavia (oggi la Slovenia) su certi territori, rispettivamente: la Valle d’Aosta, l’Alto Adige e una
fascia del Friuli-Venezia Giulia.

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Uno dei pochi – e tra i meno felici – è accaduto durante il Ventennio fascista.

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TEMA 3.5. LE MINORANZE LINGUISTICHE

b) ALTRE NORME INTERNAZIONALI sottoscritte dall'Italia:

• Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali (1995).


• Carta europea delle lingue regionali o minoritarie (1998)

c) LEGGI NAZIONALI:

• Costituzione italiana (1948). Alcuni dei suoi articoli riguardano in modo diretto o indiretto
questioni linguistiche:

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione
di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica,
economica e sociale del Paese.

Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela


il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 116.

Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle
d’Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali
adottati con leggi costituzionali.

• Legge 15 dicembre 1999, n. 482, “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche
storiche”. Questa legge non è solo l’attuazione di sviluppo di un articolo della costituzione
italiana, ma sembra anzi una risposta alla proliferazione di leggi regionali, alcune
denunciate davanti alla Corte costituzionale perché il governo italiano intendeva che
eccedevano le proprie competenze. Ecco gli articoli fondamentali:

Art. 1.

1. La lingua ufficiale della Repubblica è l’italiano.

2. La Repubblica, che valorizza il patrimonio linguistico e culturale della lingua italiana,


promuove altresì la valorizzazione delle lingue e delle culture tutelate dalla presente legge.

Art. 2.

1. In attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali


stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura
delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle
parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.

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TEMA 3.5. LE MINORANZE LINGUISTICHE

I linguisti hanno sollevato delle proteste per la non inclusione in questa legge di alcune minoranze
storiche particolari:

i. Le minoranze diffuse: le comunità rom e sinti, nomadi.


ii. Le alloglossie interne: minoranze storiche prodotto di spostamenti di parlanti dialetti italiani.
Si tratta dei tabarchini e dei gallo-italici.

• Legge 23 febbraio 2001, n. 38, “Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della
regione Friuli-Venezia Giulia”.

d) LEGGI REGIONALI:

Alcune Regioni hanno emanato leggi a tutela anche dei propri dialetti, appellandosi all'articolo
9 della Costituzione. Certune di queste leggi sono state impugnate alla Corte Costituzionale.

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