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Riassunto Diritto penale

Internazionale
Diritto Penale
Università degli Studi di Sassari
25 pag.

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16/1/2019 Diritto Penale

I CRIMINI INTERNAZIONALI IN RIFERIMENTO ALLO STATUTO DI ROMA


I crimini internazionali possono definirsi come quella violazioni di norme di diritto consuetudinario, ovvero contenute
nei trattati internazionali, che contengono beni giuridici considerati meritevoli di tutela dall’intera comunità
internazionale e che vincolano tutti gli Stati e tutti gli individui al loro rispetto.
Sono crimini verso i quali vi è un interesse universale alla repressione, quindi qualunque Stato può perseguirli e
punirli ed inoltre sono imprescrittibili.

I crimini internazionali sono:


il genocidio
i crimini contro l’umanità
i crimini di guerra
anche la tortura, il terrorismo internazionale costituiscono i crimini internazionali, ma per quanto riguarda il
terrorismo internazionale esso fa parte dei cosiddetti treat crimes. Non vi si annovera tra i crimini internazionali la
pirateria e l’Apartheid (anche se quest’ultimo rientrerà poi tra i crimini contro l’’umanità e disciplinato quindi dallo
stesso Statuto di Roma).

La caratteristica dei crimini internazionali è che ciascuno di essi non si limita ad individuare una sola condotta, ma in
generale una moltitudine di condotte accomunate da un comune elemento di contesto. Cioè le fattispecie
internazionali sono costituite diversamente dalle fattispecie comuni del diritto interno perché accanto alla fattispecie
criminosa comune, ad esempio l’omicidio, è previsto anche l’elemento di contesto.
Per ex: nei crimini di guerra l’elemento di contesto è l’esistenza di un conflitto armato, mentre per i crimini contro
l’umanità un attacco esteso e sistematico.
Questo elemento di contesto è un elemento fondamentale per distinguere i crimini comuni, le fattispecie base, dal
crimine internazionale. Cioè laddove un crimine comune come l’omicidio sia commesso in un contesto bellico,
avremmo un crimine di guerra e dove sia commesso all’interno di un attacco sistematico contro la popolazione civile,
avremmo un crimine contro l’umanità.
Tra l’altro l’elemento di contesto non serve soltanto a distinguere il crimine comune dal crimine internazionale ma
per individuare, laddove la condotta sia riconducibile a più fattispecie internazionali, quale sia la figura rilevante nel
caso di specie; si prenda ad ex. Lo stupro che sia punibile sia nel contesto dei crimini di guerra sia come crimine
contro l’umanità.

GENOCIDIO Art 6 (crimine internazionale più grave)


Ai fini del presente Statuto, per crimine di genocidio s'intende uno dei seguenti atti
commessi nell'intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o
religioso, e precisamente:
a) uccidere membri del gruppo;
b) cagionare gravi lesioni all'integrità fisica o psichica di persone appartenenti al gruppo;
c) sottoporre deliberatamente persone appartenenti al gruppo a condizioni di vita tali da
comportare la distruzione fisica, totale o parziale, del gruppo stesso;
d) imporre misure volte ad impedire le nascite in seno al gruppo;
e) trasferire con la forza bambini appartenenti al gruppo ad un gruppo diverso.

Il crimine di genocidio è l’uccisione, la distruzione o lo sterminio di gruppi o meglio di membri di un gruppo in quanto
tali facenti parte quindi dei c.d. gruppi protetti (nazionale, etnico, razziale o religioso).
Invece in questa norma non è presente il genocidio culturale o politico che invece si ritrova per ex. Nella
Convenzione sul Genocidio ’48.
È soprattutto la giurisprudenza che ha consentito di enucleare gli elementi costitutivi del genocidio, e soprattutto per
quanto riguarda l’idea del gruppo etnico definita attraverso la sentenza del caso Akayesu.
L’elemento oggettivo è caratterizzato dalle lettere a) b) c) d) ed e) ovvero le 5 condotte elencate nell’articolo, sono
condotte tipiche del crimine e si deve trattare di gruppi stabili.

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L’ elemento soggettivo è proprio l’elemento caratterizzante questo crimine internazionale perché l’agente deve
perseguire un dolo specifico ossia con l’intenzione di distruggere tutto o in parte un gruppo protetto. Questa
particolare forma di dolo specifico si caratterizza per la sua intensità.
Nonostante l’articolo 6 non lo preveda, purché siano punibili gli atti di genocidio, è necessario che siano commessi
all’interno di un attacco ampio e sistematico, di un piano ampio e generalizzato di distruzione di un gruppo; e questo
è l’elemento di contesto.
La gravità dei crimini internazionali è fondamentale affinché la corte possa giudicare il crimine, senza di essa la corte
non ha alcuna giurisdizione sul crimine. Inoltre, questa gravità si coglie non soltanto guardando l’elemento oggettivo
(condotte tipiche), ma anche e soprattutto da quello soggettivo (dal fatto che sia richiesto l’intento di distruggere
tutto o in parte un gruppo protetto, è proprio questa finalità specifica che rende così grave la fattispecie del
genocidio).
Soprattutto con l’articolo 6 si è voluto definire il crimine di genocidio come crimine autonomo recependo
integralmente la convenzione del ‘48, mentre prima era confuso con i crimini contro l’umanità. (è vero che c’era già
la convenzione del ’48 e che i tribunali internazionali fino alla CPI avevano condannato contro questo crimine, ma di
fatto non l’avevano mai riconosciuto come crimine autonomo, mentre lo Statuto di Roma è chiarissimo).

CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ Art.7


Sono atti particolarmente odiosi, lesivi della dignità umana, non isolanti bensì caratterizzati da sistematicità in
quanto parte di una prassi estesa e puniti indipendentemente che siano commessi in tempo di pace o di guerra.
Le cui vittime sono civili, ovvero nel caso di crimini commessi durante il conflitto, persone che non prendono parte
alle ostilità o anche combattenti nemici.
Hanno fondamento normativi nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione europea dei diritti
dell’uomo, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e il patto internazionale delle Nazioni Unite sui diritti civili e
politici.
La natura sistematica del crimine costituisce un elemento costitutivo dello stesso, sia che si tratti di omicidio di
sterminio di tortura di stupro di persecuzione politica razziale o religiosa e di altri atti umani.

1. Ai fini del presente Statuto, per crimine contro l'umanità s'intende uno degli atti di
seguito elencati, se commesso nell'ambito di un esteso o sistematico attacco contro
popolazioni civili, e con la consapevolezza dell'attacco:
a) Omicidio;
b) Sterminio;
c) Riduzione in schiavitù;
d) Deportazione o trasferimento forzato della popolazione;
e) Imprigionamento o altre gravi forme di privazione della libertà personale in violazione di
norme fondamentali di diritto internazionale;
f) Tortura;
g) Stupro, schiavitù sessuale, prostituzione forzata, gravidanza forzata, sterilizzazione
forzata e altre forme di violenza sessuale di analoga gravità;
h) Persecuzione contro un gruppo o una collettività dotati di propria identità, inspirata da
ragioni di ordine politico, razziale, nazionale, etnico, culturale, religioso o di genere sessuale
ai sensi del paragrafo 3, o da altre ragioni universalmente riconosciute come non permissibili
ai sensi del diritto internazionale, collegate ad atti preveduti dalle disposizioni del presente
paragrafo o a crimini di competenza della Corte;
i) Sparizione forzata delle persone;
j) Apartheid;
k) Altri atti inumani di analogo carattere diretti a provocare intenzionalmente grandi
sofferenze o gravi danni all'integrità fisica o alla salute fisica o mentale.

L’elemento di contesto è la presenza di un attacco esteso e sistematico contro popolazioni civili


L’elemento soggettivo è la consapevolezza dell’attacco (il dolo specifico), dal dolo intenzionale unitamente alla
cognizione del nesso esistente tra la sua condotta e una politica o prassi sistematica di atrocità, cioè la
consapevolezza del rischio dell’attacco.

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L’origine dei crimini contro l’umanità è lontana e risale all’uccisione di massa di cui rimasero vittime gli armeni
dell’impero ottomano nel 1915 che si decise di perseguire questi crimini.
Fu però con la seconda guerra mondiale e con il Tribunale di Norimberga che venne prevista l’abolizione dei crimini
contro l’umanità, il tribunale giudica su crimini contro l’umanità violando il principio di legalità perché di fatto questi
crimini non erano mai stati codificati all’interno del diritto penale internazionale. Quindi, secondo il Tribunale di
Norimberga, i crimini contro l’umanità erano configurabili soltanto se associati con uno degli altri crimini della
competenza del tribunale (crimine contro la pace o crimine di guerra).
Nel tempo questa nozione si è evoluta e si è svincolata dalla sussistenza di questi elementi per cui sostanzialmente si
ritiene che i crimini contro l’umanità possono essere puniti autonomamente.
Questo concetto era già stato chiarito nella risoluzione istitutiva del Tribunale penale per il Ruanda che li definiva
come “un attacco ampio e sistematico contro una popolazione civile per motivi di nazionalità, etnici, razziali o
religiosi senza alcun necessario riferimento che essi siano commessi nell’ambito di un conflitto armato”. Di fatto
quindi la giurisprudenza aveva già chiarito questo punto.
Prima codificazione nell’accordo di Londra, nello Statuto del tribunale di Tokyo e in seguito nello Statuto del
tribunale ad hoc TPR e l’articolo 7 dello Statuto di Roma cristallizza questo diritto.

Le 11 figure che ricorrono sono (a-k) l’omicidio, sterminio, riduzione in schiavitù, deportazione popolazione,
imprigionamento, tortura, violenza sessuale, persecuzione, sparizione forzata di persone, Apartheid, altri atti
inumani analoghi. Quindi sono 11 fattispecie sono una serie di reati comuni che hanno il loro elemento soggettivo e
oggettivo ed in più hanno il loro elemento di contesto che fa sì che questi vengano classificati come crimini
internazionali e loro sono l’elemento oggettivo del crimine contro l’umanità.
Si richiede una dimensione quantitativa, cioè i singoli atti vengono classificati come crimini contro l’umanità ma solo
in un attacco ampio e sistematico; il crimine contro l’umanità è infatti caratterizzato da una moltitudine di atti. Il
fatto che le vittime siano la popolazione civile va a distinguere questi crimini con i crimini di guerra.

L’articolo 7 è sia più ampio e più ristretto rispetto al diritto consuetudinario: per quanto riguarda l’ampiamento
ritroviamo l’estensione dei crimini contro l’umanità fino a ricomprendere la gravidanza e la sparizione forzata di
persone, l’Apartheid ed anche la persecuzione perché sostanzialmente i motivi di persecuzione vengono ampliati e
vengono considerate anche le persecuzioni per motivi politici culturale e genere sessuale, ragioni che non erano
comprese nel diritto consuetudinario; ed è anche un crimine simile al genocidio ma a differenza di questo non c’è
l’intento di distruggere tutto o in parte il gruppo protetto.

CRIMINI DI GUERRA Art.8


Sebbene sono storicamente i primini crimini nati perché rappresentano il nucleo originario del crimine
internazionale, in un ordine di gravità invece sono i crimini meno gravi nella scala dei crimini internazionali.

I crimini di guerra sono gravi violazioni di norme consuetudinarie e, laddove applicabili, di quelle pattizie del diritto
internazionale umanitario dei conflitti armati.
Secondo quanto è stato sancito dal caso Tadic attraverso il TPJ, i crimini internazionali devono costituire delle gravi
violazioni (requisito gravità di estrema importanza) sia del diritto consuetudinario che del diritto dei trattati. Oltre a
ciò è essenziale che vi sia un nesso con il conflitto armato sia esso un conflitto armato internazionale sia uno interno.
Possiamo dire che abbiamo due elementi fondamentali che compongono i crimini di guerra.
Però non è sempre stato così perché vi era in passato un ordinamento restrittivo che considerava “conflitto armato”
il solo conflitto fra Stati escludendo i conflitti interni e le guerre civili. Oggi, in seguito alla sentenza Tadic emessa
dalla Camera d’Appello del TPJ nel 1995, si ritiene unanimemente che il nesso possa riguardare sia il conflitto armato
internazionale sia quello interno. Questa soluzione oggi è accolta e codificata oltre che nello Statuto del TPJ anche
nello Statuto di Roma all’Articolo 8 comma 2 (c-f).

1. La Corte ha competenza a giudicare sui crimini di guerra, in particolare quando


commessi come parte di un piano o di un disegno politico, o come parte di una serie di
crimini analoghi commessi su larga scala. (L’elemento di contesto)
!!! c) In ipotesi li conflitto armato non di carattere internazionale, gravi violazioni dell'articolo 3
comune alle quattro Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, vale a dire uno degli atti di
seguito enumerati, commessi contro coloro che non partecipano direttamente alle ostilità, ivi
compresi i membri delle Forze Armate che hanno deposto le armi e coloro persone che non

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sono in grado di combattere per malattia, ferite, stato di detenzione o per qualsiasi altra
causa:
i) Atti di violenza contro la vita e l'integrità della persona, in particolare tutte le forme di
omicidio, le mutilazioni, i trattamenti crudeli e la tortura;
ii) violare la dignità personale, in particolare trattamenti umilianti e degradanti;
iii) prendere ostaggi;
iv) emettere sentenze ed eseguirle senza un preventivo giudizio, svolto avanti un tribunale
regolarmente costituito che offre tutte le garanzie giudiziarie generalmente riconosciute come
indispensabili.
f) D capoverso e) del paragrafo 2 si applica ai conflitti armati non di carattere
internazionale e pertanto non si applica alle situazioni di tensione e di disordine interne, quali
sommosse o atti di violenza isolati e sporadici ed altri atti analoghi. Si applica ai conflitti
armati che si verificano nel territorio di uno Stato ove si svolga un prolungato conflitto armato
tra le forze armate governative e gruppi armati organizzati, o tra tali gruppi.
(c-f) ci interessano perché qua lo Statuto cristallizza il diritto consuetudinario sviluppatosi nella giurisprudenza dei
tribunali e chiarisce che sostanzialmente il conflitto può essere sia internazionale che interno.

La materia dei crimini di guerra è stata regolata dal diritto dell’Aia prima e dal diritto di Ginevra poi e l’articolo 8
cristallizza questo diritto. Questi crimini di guerra possono essere commessi da personale militare contro membri
delle forze armate o contro civili nemici; ma anche da civili contro membri delle forze armate nemiche oppure contro
civili nemici. Non invece da membri delle forze armate contro propri commilitoni.
L’Art 8 elenca gli elementi costitutivi dei crimini di guerra ma la norma non ha pienamente recepito il diritto
consuetudinario.

Categoria di crimini di guerra


1. Crimini commessi contro persone che non prendono parte all’ostilità o che hanno cessato di prendervi
parte. Quindi azioni commesse contro i civili, violenze sessuali contro le donne, o le azioni contro i prigionieri
di guerra. Infrazioni gravi contro persone o beni protetti e significa omicidio volontario, tortura, trattamenti
inumani ex. Esperimenti biologici, cagionare grandi sofferenze o gravi lesioni all’integrità fisica o alla salute,
la distruzione di beni non giustificati da esigenze militari e compiute su larga scala.
Nel caso in cui queste condotte avvengono durante conflitti armati interni, non si tratta di violazioni gravi ma
serie.
2. Crimini commessi contro combattenti nemici o civili, ricorrendo a metodi di conduzione delle ostilità
vietatati (ciò che definisce questa categoria). Quindi attacchi intenzionalmente diretti contro la popolazione
civile o contro singoli civili presenti nell’area dei combattimenti ma che non vi prendono parte; atti o
minacce di atti di violenza con lo scopo di diffondere il timore tra la popolazione civile.
3. Crimini commessi contro combattenti e civili che implicano l’uso di mezzi bellici proibiti. Ad esempio: l’uso
di armi biologiche e/o chimiche, mine antiuomo.
4. Crimini commessi contro particolari categorie di persone e beni protetti. Ad esempio: contro personale
medico sanitario, personale dell’ONU, personale della Croce Rossa.
5. Crimini commessi con l’uso improprio di simboli o insegne protetti.

In queste 5 macro-categorie si fanno rientrare un po' tutte le singole fattispecie che l’Art. 8 elenca più precisamente.

Quanto al profilo della gravità, nello Statuto non si subordina la punibilità ad una particolare dimensione quantitativa
degli atti a differenza di quanto avviene nei crimini contro l’umanità, ma si può trattare anche di singoli atti commessi
da singoli militari. Ma lo Statuto restringe la nozione di competenza della corte in particolare quando si tratti atti
facenti parte di un piano o di un disegno politico o come parte di altri crimini analoghi commessi su larga scala.
Il diritto consuetudinario (penale umanitario) non cambia, ma la corte ha competenza sui crimini di guerra solo
quando rispetta quell’elemento di contesto.

L’elemento soggettivo si deve trattare di un dolo intenzionale quindi l’omicidio volontario, la tortura i trattamenti
inumani. Si tratta essenzialmente di ipotesi di crimini internazionali che sono sorrette da un elemento soggettivo
individuabile nel dolo intenzionale o quantomeno nella c.d. “recklessness” ovvero una forma meno intensa di dolo
che viene descritta dalla dottrina come una forma intermedia tra un dolo eventuale e una colpa incosciente.
Che sussiste quando l’agente pur prevedendo e consapevole della probabilità che la sua condotta produca
conseguenze dannose, pone comunque in essere la condotta accettando il rischio della causazione dell’evento.

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Quindi in altre parole si ha la previsione dell’evento criminoso come probabile e nonostante questa previsione il
soggetto agisce comunque e quindi di fatto vi è l’accettazione del rischio dell’evento. I crimini di guerra a differenza
dei crimini contro l’umanità che devono essere sorretti da dolo intenzionale e genocidio che deve essere sorretto
altresì dal dolo specifico qua abbiamo per i crimini di guerra la presenza anche di una possibilità d’incriminazione
non a titolo di dolo intenzionale ma anche di dolo eventuale.
Sostanzialmente, c’è una puntualità nella definizione delle condotte che integrano i crimini di guerra: nell’Articolo 8
troviamo sia una codificazione molto dettagliata delle fattispecie (condotte che possono integrare i crimini di guerra)
ma è cristallizzato anche il principio secondo il quale si possono commettere questi crimini anche nell’ambito di un
conflitto armato interno.
Anche se può essere discutibile il fatto di aver disciplinato nello stesso articolo sia i crimini interni internazionali che
interni e non aver invece separato le due ipotesi.

17/07/2019 Diritto Penale

(Vedi per crimini di guerra penale 11)

La corte ha una competenza anche per quanto riguarda i crimini contro l’amministrazione della giustizia commessi
nell’ambito dei suoi procedimenti Art. 70

1. La Corte eserciterà la propria giurisdizione sui seguenti reati commessi ai danni della
amministrazione della giustizia se sono perpetrati intenzionalmente:
(a) fornire falsa testimonianza malgrado l'obbligo assunto di dire la verità in applicazione
dell'articolo 69, paragrafo 1;
(b) presentare dementi di prova che le parti conoscono essere falsi o falsificati;
(c) subornare testi ostacolare o intralciare la libera presenza o testimonianza di un teste,
attuare misure di ritorsione nei confronti di un teste per la sua testimonianza, o distruggere o
falsificare elementi di prova o intralciare la raccolta di tali elementi;
(d) ostacolare, intimidire o corrompere un funzionario della Corte allo scopo di obbligarlo
o persuaderlo a non ottemperare, o ad ottemperare impropriamente ai suoi obblighi;
(e) attuare misure di ritorsione nei confronti di un funzionario della Corte per il dovere
espletato da questi o da un altro funzionario;
(f) sollecitare o accettare retribuzioni illecite in qualità di funzionario o agente della Corte,
in relazione alle proprie mansioni ufficiali.
2. I principi e le procedure che disciplinano l'esercizio della giurisdizione della Corte sulle
violazioni di cui al presente Articolo saranno quelli previsti nelle Regole Procedurali e di
Ammissibilità delle Prove. Per fornire cooperazione internazionale alla Corte in relazione ai
procedimenti di cui al presente Articolo ci si atterrà alla legislazione interna dello Stato a cui
ci si rivolge.
3. In caso di condanna, la Corte può comminare una pena non superiore a cinque anni, o
un'ammenda, in conformità con le regole procedurali e di Ammissbilità delle Prove, oppure
entrambe.
4. (a) Gli Stati Parte estendono le norme del loro diritto penale che sanzionano i reati
contro l'intensità dei propri procedimenti investigativi e giudiziari ai reati contro
l'amministrazione della giustizia indicati nel presente Articolo commessi nel proprio territorio
o da loro cittadini;
(b) su richiesta della Corte, ogni qualvolta lo riterrà opportuno lo Stato Parte sottoporrà il
caso alle sue autorità competenti ai fini del procedimento. Dette autorità competenti
tratteranno tali casi con diligenza e mobiliteranno risorse sufficienti perché si possano
svolgere con efficienza.

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SISTEMA SANZIONATORIO

L’istituzione della corte penale permanente ha comportato una svolta per diverse ragioni ma soprattutto è
importante per la codificazione della parte generale e della parte speciale del DPI.
Ma non solo: è importante anche per quanto riguarda la definizione del sistema sanzionatorio internazionale penale.
Fino all’istituzione della CPI ci si era concentrati sostanzialmente sull’analisi della parte speciale e di alcuni profili
della parte generale ma non si era data molta importanza per la parte riguardante la sanzione penale internazionale.
Non si era fermato ne un diritto consuetudinario, ne uno pattizio e tantomeno uno giurisprudenziale: c’era molta
incertezza per quelle che erano le sanzioni penali internazionali.
È stato affermato in dottrina che lo Stato embrionale che connota il diritto penale internazionale emerge anche nelle
riflessioni sulla sanzione della pena e più in generale sul sistema sanzionatorio.

Quindi sostanzialmente l’istituzione della CPI ha ovviato un po' a questa situazione di vaghezza normativa quanto
appunto alle sanzioni penali internazionali e ha contribuito a introdurre un principio finora poco accolto secondo il
quale la condanna di un uomo a una pena privativa della libertà può avvenire anche al di fuori dello Stato, che era
sempre stata considerata prerogativa esclusiva dello Stato.
Con l’istituzione della CPI è stato affermato l’opposto principio di una pena senza Stato perché di fatto la pena viene
irrogata da una giurisdizione penale internazionale che però è svincolata dagli Stati.
È un principio nuovo e rivoluzionario perché questa potestà punitiva è sempre stata attribuita in maniera
inderogabile allo Stato.

C’è un ulteriore problema: la giustificazione della pena. Da sempre il diritto penale necessita di una legittimazione e
si parla delle teorie sulla pena o sulla funzione della pena, in quanto infligge sofferenza all’individuo privandone la
liberà.
Si parla perciò di teorie sulla pena o di teorie in funzione della pena di cui storicamente ne conosciamo tre:
- Teoria retributiva, per cui bisogna compensare il “malum actionis” con il “malum passionis” cioè il male il
male costituito dal reato con un male di segno uguale e contrario rappresentato dalla pena. Nel suo nucleo
originario la teoria retributiva corrisponde alla legge del taglione. Funzione retributiva della pena.
La teoria preventiva si distingue nella prevenzione speciale e nella prevenzione generale, attribuisce alla pena la
funzione di impedire ai consociati a commettere in futuro reati. La differenza tra la teoria retributiva e la teoria
preventiva è fondamentale: la teoria retributiva è di fondo una teoria assoluta in quanto di fondo la pena è
sciolta da qualsiasi finalità ed è quindi fine a se stessa e cioè si punisce un soggetto in quanto la pena è meritata
e giusta e quest’idea della funzione della pena è storica; mentre la finalità preventiva della pena nella forma
della:
- Teorie preventiva (general preventiva) si fonda nell’idea di intimidire i consociati, di far sì che essi desistano
dal commettere reati attraverso l’intimidazione perché la pena costituisce una controspinta psicologica alla
spinta criminosa (deterrenza);
- Teoria rieducativa (special preventiva) la pena deve tendere alla rieducazione del condannato.

Il problema che si pone anche nell’ambito dello Statuto della CPI è quello di stabilire quale deve essere la finalità
della pena le sanzioni del DPI. È difficile identificare questa finalità perché ogni Stato s’ispira a valori diversi, cioè ci
sono Stati che abbracciano una funzione retributiva della pena ed altri invece ad una preventiva; la diversità dei
valori che ispirano i diversi stati firmatari dello Statuto fa sì che sia questo un tema discusso. Questo si può evincere
da quelle parentesi quadre dello Statuto, quei punti in cui non si era tutti d’accordo come la “pena di morte” e quindi
il dubbio dell’inserimento della pena di morte fra le pene irrogabili dalla CPI è proprio la “cartina tornasole” che
rappresenta la difficoltà a trovare un punto d’incontro sulla teoria sanzionatoria.

La storia del sistema sanzionatorio internazionale

In via preliminare occorre osservare che il diritto penale internazionale nasce attraverso le norme di parte speciale,
perché il problema si è sempre posto in termine di qualificazione dei crimini internazionali. Di fatto il DPI si è
caratterizzato per una parte speciale che si è sviluppata fin da subito contenuta spesso nelle fonti tipiche di diritto

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internazionale nelle fonti pattizie e consuetudinarie e al di fuori di fonti del diritto penale. Di fatto il DPI si forma nella
sua parte speciale e cioè sulla definizione dei singoli crimini e questo avviene all’interno di norme del DPI, pattizie,
consuetudinarie ma non di norme strettamente penalistiche perché il DPI nasce con delle norme che possano
disciplinare dei fatti storicamente avvenuti, il grosso nucleo del DPI è caratterizzato dallaper questo è molto parte
speciale cioè dai singoli crimini. Quindi il DPI si è sempre occupato da prima dei singoli crimini internazionali e poi in
seconda battuta di definire la parte generale del DPI e in ultimissima battuta del sistema sanzionatorio.

Anche dopo la IIWW con l’istituzione del tribunale di Norimberga viene individuata la possibilità di affermare la
responsabilità individuale dei singoli, vengono definite le condotte punibili (le fattispecie di parte speciale) ma non
viene definita alcuna norma che si occupi specificamente del sistema sanzionatorio, cioè anche con l’istituzione del
Tribunale di Norimberga nulla si dice in materia di commisurazione della pena (quella fase in cui il giudice decide in
ordine al tipo e al quantum di pena sulla base di pene previste per legge) anche con l’istituzione del Tribunale di
Norimberga abbiamo una chiara definizione dei crimini internazionali, abbiamo l’affermazione del principio secondo
il quale un soggetto risponde penalmente dei crimini internazionali che ha commesso ma non abbiamo alcuna norma
neanche nell’accordo di Londra che definisca come avviene o come debba avvenire la commisurazione della pena e
come debba essere strutturato il sistema delle sanzioni penale internazionali. Anche perché non si era ancora
affermata l’idea di una CPI, si trattava di un giudizio ex posto su fatti storicamente avvenuti.
Il problema di fondo è che in questa prima fase la tutela dei supremi beni internazionali non nasce sotto forma di
tutela penalistica ma nasce sotto forma di tutela diritto internazionale e proprio questa influenza del diritto
internazionale sul diritto internazionale penale fa sì che di fatto le norme in merito alle sanzioni e alla
commiserazione della pena siano essenzialmente poco considerate.
Il diritto penale si basa su delle norme che contengono il precetto e la sanzione, quindi alla violazione del precetto
scatta la sanzione penale. Se il DPI non viene posto da norme di ordine penalistico ma solamente di norme di ordine
internazionalistiche questo influisce perché di fatto si è limitati a strutturare crimini internazionali senza prevedere la
sanzione ma solo il precetto. Quindi le condotte tipiche ma senza porre l’attenzione alla sanzione, perché si trattava
di sancire dei valori avvertiti come tali dall’intera comunità a prescindere dall’effettiva erogazione di una sanzione e
si voleva solamente mettere in luce quelle condotte proibite a livello internazionale.

Di fatto gli imputati del processo di Norimberga furono condannati alcuni alla pena di morte, alcuni all’ergastolo, altri
alla pena detentiva. E anche da li in poi non si rinvengono delle norme convenzionali che si occupano del problema
proprio perché il valore delle norme, pattizio soprattutto, è un valore dichiarativo

Dove invece troviamo una prima traccia di disposizioni che disciplinano il sistema sanzionatorio e la commisurazione
della pena a livello di DPI?
Negli anni ’90 negli Statuti dei tribunali ad hoc iniziami a trovare delle norme di DPI che disciplinano la
commisurazione e le sanzioni penali.
Ecco perché la giurisprudenza di questi tribunali e le disposizioni che disciplinano questi tribunali hanno costituito la
base per le scelte formulate in sede di formulazione dello Statuto della CPI.

Al momento della loro costituzione mancavano sia norme pattizie che consuetudinarie sulle sanzioni da applicare e
sulla commisurazione della pena, però i giudici dovettero riflettere su questi aspetti perché si trattata di processi
penali nei quali occorreva erogare la sanzione penale e quindi i giudici sia del TPR che del TPJ dovettero in qualche
modo riflettere sia su questi aspetti, sia anche sulla funzione da attribuire alla pena e sull’esecuzione delle stesse
pene perché si trovavano a condannare degli individui e quindi ad applicare la sanzione penale.
E gli Statuti istitutivi dei due tribunali indicarono come pena detentiva nella forma della reclusione e nella forma
dell’ergastolo come uniche pene irrogabili senza indicare il minimo ed il massimo editale (cornice editale).
I giudici potevano disporre la restituzione delle proprietà alle vittime e la restituzione del profitto del reato

Tuttavia, qui non si affermò nell’ambito dei tribunali ad hoc il principio di legalità delle pene, le pene devono essere
previste da una legge previa, che mancava perché per i diversi reati non si specificava quale pena era prevista.
Tuttavia, i tribunali ad hoc non avevano previsto la pena di morte fra le pene applicabili anche se la legge Ruandese
per gli stessi crimini di competenza per il tribunale per il Ruanda prevedeva la pena di morte, però i tribunali scelsero

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di non annoverare tra le sanzioni del tribunale la pena di morte e le condanne inflitte si sono risolte perlopiù
nell’ergastolo o nella reclusione
Quanto alla commisurazione della pena era prevista una fase separata, oggi non più prevista.
Significa che questa fase veniva di fatto diviso in due fasi perché in qualche modo vi era da un lato la fase
dell’accertamento della responsabilità penale e dall’altra la fase di accertamento della sanzione penale. Come
succede nei sistemi di common law.
Queste due fasi sono accolte nell’ambito dei trattati istitutivi dei tribunali ad hoc per Ruanda ed ex-Jugoslavia.
Separazione che non c’è mai stata a Norimberga e a Tokyo dove si è deciso in un unico processo sia sulla
responsabilità penale sia sulla commisurazione della pena.

Era contemplata nell’ambito della commisurazione della pena secondo i trattati istitutivi dei tribunali, che i tenesse
conto della gravità del fatto e anche della personalità o meglio della situazione personale dell’accusato (capacità a
delinquere del reo). Era prevista altresì la considerazione delle circostanze attenuanti e aggravanti come ad ex. La
posizione di superiorità dell’accusato, la premeditazione, l’età delle vittime, la natura pluri-offensiva del crimine, la
condotta dell’accusato durante il processo; quindi finalmente si danno delle informazioni più chiare in merito agli
elementi di cui il giudice penale internazionale deve tener conto per giudicare il reato.

Soprattutto per quanto riguarda la funzione della pena che veniva individuata a livello internazionale nella
retribuzione quale esigenza di proporzione tra il crimine commesso e la sanzione penale internazionale.
La funzione che si afferma in questa fase storico è da un lato la funzione retributiva e dall’altro la funzione
deterrente.

Però la giurisprudenza menzionava anche altre funzioni della pena ed in particolar modo la rieducazione, funzione di
difesa sociale (la funzione della pena nel difendere la società dal reato), prevenzione generale nella forma
dell’intimidazione. Quindi erano presenti tutte le funzioni ma quella cardine era la funzione retributiva.
Sotto il profilo dell’esecuzione della pena gli Stati si rivelavano indispensabili perché a loro era demandata agli Stati
l’esecuzione della sanzione, era previsto anche un sistema d’impugnazioni e in assenza di carceri la detenzione era
scontata in unità di reclusione delle Nazioni Unite con collaborazione degli Stati.

In definitiva dalla descrizione delle sanzioni che ritroviamo negli statuti dei due tribunali ad hoc si è fatto un passo in
avanti però in merito alla disciplina delle sanzioni è ancora piuttosto ridotto, così come è ancora ridotto l’apporto
interpretativo della giurisprudenza su questi temi. Ecco perché il sistema sanzionatorio della corte penale
internazionale si rivela estremamente innovativo nel senso che il sistema sanzionatorio della corte prevede delle
disposizioni specifiche.

Disposizioni specifiche:
il principio di legalità di estende anche alle sanzioni: l’Art 23 dello Statuto prevede infatti che il principio legalità sia
delle pene ma anche di legalità delle sanzioni. (non previsto tribunali ad hoc)
le pene applicabili sono: l’ergastolo, la reclusione, e d eventualmente in aggiunta anche l’ammenda e la confisca. Art,
77
1. Fatto salvo l'articolo 110, la Corte può pronunciare contro una persona dichiarata
colpevole dei reati di cui all'articolo 5 del presente Statuto, una delle seguenti pene:
a) reclusione per un periodo di tempo determinato non superiore nel massimo a 30 anni;
b) ergastolo, se giustificato dall'estrema gravità del crimine e dalla situazione personale
del condannato. (criteri di commisurazione della pena)
2. Alla pena della reclusione la Corte può aggiungere:
a) un'ammenda fissata secondo i criteri previsti dalle Regole Procedurali e di
Ammissibilità delle Prove.
b) la confisca di profitti, beni ed averi ricavati direttamente o indirettamente dal crimine,
fatti salvi i diritti di terzi in buona fede.

Quindi c’è una codificazione delle sanzioni e sono indicati anche i criteri di commisurazione della pena perché non
solo li ritroviamo nell’articolo 77 ma anche ulteriormente disciplinati nell’articolo 78

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1. Nel determinare la pena, la Corte tiene conto, secondo le Regole Procedurali e di
ammissibilità delle Prove di elementi quali la gravità del reato e la situazione personale del
condannato.
2. Nel pronunziare una pena di reclusione, la Corte detrae i l tempo trascorso, su suo
ordine, in detenzione. La Corte può inoltre detrarre ogni altro periodo trascorso in detenzione
per condotte collegate al crimine. (vale il principio di detrazione del pre-sofferto)
3. Se una persona é riconosciuta colpevole di più reati la Corte quantifica sia la pena per
ciascun reato che quella cumulativa, specificando la durata totale dell'imprigionamento. Tale
durata non può essere inferiore a quella della pena più alta applicata per un singolo crimine e
non può superare i 30 anni di reclusione o l'ergastolo previsto all'articolo 77, paragrafo 1,
capoverso b).
qui abbondano le disposizioni in materia delle sanzioni e della commisurazione della pena.

Art 103, 111 è disciplinata l’esecuzione della pena, come viene data esecuzione alla sanzione penale.
L’Art 76 non prevede una separazione della fase del giudizio, com’era previsto nei tribunali ad hoc che si allineano
alla tradizione di common law: “in caso di verdetto di condanna, la camera di primo grado stabilisce la pena da
applicare in considerazione delle conclusioni e degli elementi di prova rilevanti presentati al processo”.

Nel complesso quindi, sicuramente lo Statuto della CPI ha disposizioni più dettagliate in merito sia sulle sanzioni sia
sulla commisurazione penale internazionale, si tratta comunque di un sistema ancora incompleto, si tiene conto di
aggravanti ed attenuanti ma il vero punto lacunoso è un’indicazione della funzione della sanzione penale
internazionale perché lo statuto non dice quel è la funzione della pena. Il giudice penale emette una sanzione
completamente diversa a seconda che la funzione della pena sia quella deterrente o retributiva (variazione quantum
di pena). Anche se nel preambolo qualche indicazione si può trarre, senza avere un’indicazione chiara che i giudici
debbano seguire.

LEZIONE 16-01-19 DIRITTO PENALE INTERNAZIONALE

Per crimini internazionali possiamo intendere quella violazione delle norme di diritto consuetudinario, e quindi
contenute nei trattati internazionali che proteggono beni giuridici considerati meritevoli d tutela dalla comunità
internazionale e che vincolano gli individui e gli Stati al loro rispetto, vige il principio della giuristizione universale e
sono imprescrittibili.

I crimini internazionali itesi nel significato stretto, sono I crimini di guerra, I crimini contro l’umanità, I crimini contro
la pace ed I crimini di genocidio, per quanto riguarda il terrorismo e la pirateria si parla dei “treaty crimes” , I crimini
internazionali si individuano in una multitudine di condotte con dei ben definiti elementi di contesto, infatti le
fattispecie del diritto internazionale sono costruite diversamente da quelle di diritto interno, perchè accanto alla
fattispecie del crimine comune, vi è anche l’agravante di un elemento di contesto ( azione estesa su tutta la
popolazione ).

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Questo elemento di contesto differenzia dai crimini comuni ai crimini contro l’umanità, tra l’altro l’elemento di
contesto serve anche per individuare nel caso vi siano più elementi riguardanti I contesti estesi di carattere
internazionale, quale sia il contesto di specie.

Il genocidio

Art 6 Statuto di Roma

Ai fini del presente Statuto, per crimine di genocidio s'intende uno dei seguenti atti

commessi nell'intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o

religioso, e precisamente:

a) uccidere membri del gruppo;

b) cagionare gravi lesioni all'integrità fisica o psichica di persone appartenenti al gruppo;

c) sottoporre deliberatamente persone appartenenti al gruppo a condizioni di vita tali da

comportare la distruzione fisica, totale o parziale, del gruppo stesso;

d) imporre misure volte ad impedire le nascite in seno al gruppo;

e) trasferire con la forza bambini appartenenti al gruppo ad un gruppo diverso;

E’ la giurisprudenza che ci ha permesso di definire il crimine di genocidio ( caso Akayesu ), ma quali sono gli elementi
oggettivo e soggettivo?

L’elemento oggettivo è caraterizzato dalle condotte a,b,c,d,e sopracitate, per quanto riguarda l’elemento soggettivo
bisogna spendere qualche parola in più perchè è l’elemento caratterizzante di questo crimine, il soggetto deve
conpiere un dolo specifico, ossia con l’intento di distruggere in parte o nella totalità un determinato gruppo etnico,
religioso, nazionale ecc…

Nonostante l’articolo 6 non lo preveda, per esser definito genocidio vi deve esser un contesto, che l’attacco sia
ampiamente esteso.

CRIMINI CONTRO L’UMANITA’

Art 7 Statuto di Roma

Si tratta di crimini particolarmente odiosi, lesivi della dignità umana e non usolati, essi fanno parte di un attacco
esteso e vengono puniti indipandentemente che vengano commessi in tempo di pace o in tempo di guerra, le vittime
sono la popolazione civile, in tempo di guerra sono le persone che non prendono direttamente parte al conflitto.

La natura sistematica del crimine è un importante elemento costitutivo del crimine, successivamente segue la
definizione data dallo Statuto di Roma.

1. Ai fini del presente Statuto, per crimine contro l'umanità s'intende uno degli atti di
seguito elencati, se commesso nell'ambito di un esteso o sistematico attacco contro
popolazioni civili, e con la consapevolezza dell'attacco:

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a) Omicidio;
b) Sterminio;
c) Riduzione in schiavitù;
d) Deportazione o trasferimento forzato della popolazione;
e) Imprigionamento o altre gravi forme di privazione della libertà personale in violazione di
norme fondamentali di diritto internazionale;
f) Tortura;
g) Stupro, schiavitù sessuale, prostituzione forzata, gravidanza forzata, sterilizzazione
forzata e altre forme di violenza sessuale di analoga gravità;
h) Persecuzione contro un gruppo o una collettività dotati di propria identità, inspirata da
ragioni di ordine politico, razziale, nazionale, etnico, culturale, religioso o di genere sessuale
ai sensi del paragrafo 3, o da altre ragioni universalmente riconosciute come non permissibili
ai sensi del diritto internazionale, collegate ad atti preveduti dalle disposizioni del presente
paragrafo o a crimini di competenza della Corte;
i) Sparizione forzata delle persone;
j) Apartheid;
k) Altri atti inumani di analogo carattere diretti a provocare intenzionalmente grandi
sofferenze o gravi danni all'integrità fisica o alla salute fisica o mentale.
2. Agli effetti del paragrafo 1:
a) Si intende per «attacco diretto contro popolazioni civili» condotte che irnplicano la
reiterata commissione di taluno degli atti preveduti al paragrafo 1 contro popolazioni civili, in
attuazione o in esecuzione del disegno politico di uno Stato o di una organizzazione, diretto a
realizzare l'attacco;
b) per «sterminio» s'intende, in modo particolare, il sottoporre intenzionalmente le persone
a condizioni di vita dirette a cagionare la distruzione di parte della popolazione, quali
impedire I'accesso al vitto ed alle medicine;
c) per «riduzione in schiavitù» s'intende l'esercizio su una persona di uno o dell'insieme
dei poteri inerenti al diritto di proprietà, anche nei corso del traffico di persone, in particolare
di donne e bambini a fini di sfruttamento sessuale;
d) per «deportazione o trasferimento forzato della popolazione» s'intende la rimozione
delle persone, per mezzo di espulsione o con altri mezzi coercitivi, dalla regione nella quale
le stesse si trovano legittimamente, in assenza di ragione prevedute dal diritto internazionale
che lo consentano;
e) per «tortura» s'intende l'infliggere intenzionalmente gravi dolori o sofferenze, fisiche o
mentali, ad una persona di cui si abbia la custodia o il controllo; in tale termine non rientrano i
dolori o le sofferenze derivanti esclusivamente da sanzioni legittime, che siano

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inscindibilmente connessi a tali sanzioni o dalle stesse incidentalmente occasionati;
f) per «gravidanza forzata» s'intende la detenzione illegale di una donna resa gravida con
la forza, nell'intento di modificare la composizione etnica di una popolazione o di commettere
altre gravi violazioni del diritto internazionale. La presente definizione non può essere in alcun
modo interpretata in maniera tale da pregiudicare l'applicazione delle normative nazionali in
materia di interruzione della gravidanza;
g) per «persecuzione» s'intende la intenzionale e grave privazione dei diritti fondamentali .
in violazione del diritto internazionale, per ragioni connesse all'identità del gruppo o della
collettività;
h) per «apartheid» s'intendono gli atti inumani di carattere analogo a quelli indicati nelle
disposizioni del paragrafo 1, commessi nel contesto di un regime istituzionalizzato di
oppressione sistematica e di dominazione da parte di un gruppo razziale su altro o altri
gruppi razziale, ed al fine di perpetuare tale regime;
i) per «sparizione forzata delle persone» s'intende l'arresto, la detenzione o il rapimento
delle persone da parte o con l'autorizzazione, il supporto o l'acquiescenza di uno Stato o
organizzazione politica, che in seguito rifiutino di riconoscere la privazione della libertà o di
dare informazioni sulla sorte di tali persone o sul luogo ove le stesse si trovano, nell'intento di
sottrarle alla protezione della legge per un prolungato periodo di tempo.
3. Agli effetti del presente Statuto con il termine «genere sessuale » si fa riferimento ai
due sessi, maschile e femminile, nel contesto sociale. Tale termine non implica alcun altro
significato di quello sopra menzionato.

CRIMINI DI GUERRA

Art.8

Sono gravi violazioni delle norme consuetudinarie e delle norme pattizie del diritto internazionale umanitario dei
conflitti armati, il requisito della gravità è di estrema importanza, inoltre è importante che vi debba esser il nesso con
il conflitto armato, che sia interno o internazionale, questo non è stato così per in principio si riconosceva solo nel
caso di conflitto fra Stati, quindi venivano escluse le guerre civili.

1. La Corte ha competenza a giudicare sui crimini di guerra, in particolare quando


commessi come parte di un piano o di un disegno politico, o come parte di una serie di
crimini analoghi commessi su larga scala.
2. Agli effetti dello Statuto, si intende per «crimini di guerra»:
a) gravi violazioni della Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949, vale a dire uno dei
seguenti atti posti in essere contro persone o beni protetti dalle norme delle Convenzioni di
Ginevra:

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i) omicidio volontario;
ii) tortura o trattamenti inumani, compresi gli esperimenti biologici;
iii) cagionare volontariamente grandi sofferenze o gravi lesioni all'integrità fisica o alla
salute;
iv) distruzione ed appropriazione di beni, non giustificate da necessita militari e compiute
su larga scala illegalmente ed arbitrariamente;
v) costringere un prigioniero di guerra o altra persona protetta a prestare servizio nelle
forze armate di una potenza nemica;
vi) privare volontariamente un prigioniero di guerra o altra persona protetta del suo diritto
ad un equo e regolare processo;
vii) deportazione, trasferimento o detenzione illegale;
viii) cattura di ostaggi.
b) Altre gravi violazioni delle leggi e degli usi applicabili, all'interno del quadro consolidato
del diritto internazionale, nei conflitti armati internazionali, vale a dire uno dei seguenti atti:
i) dirigere deliberatamente attacchi contro popolazione civili in quanto tali o contro civili
che non prendano direttamente parte alle ostilità;
ii) dirigere deliberatamente attacchi contro proprietà civili e cioè proprietà che non siano
obiettivi militari; .
iii) dirigere deliberatamente attacchi contro personale, installazioni materiale, unità o
veicoli utilizzati nell'ambito di una missione di soccorso umanitario o di mantenimento della
pace in conformità della Carta delle Nazioni Unite, nella misura in cui gli stessi abbiano diritto
alla protezione accordata ai civili ed alle proprietà civili prevedute dal diritto internazionale
dei conflitti armati;
iv) lanciare deliberatamente attacchi neIIa consapevolezza che gli stessi avranno come
conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a
proprietà civili ovvero danni diffusi, duraturi e gravi all'ambiente naturale che siano
manifestamente eccessivi rispetto all'insieme dei concreti e diretti vantaggi militari previsti;
v) attaccare o bombardare con qualsiasi mezzo, città, villaggi, abitazioni o costruzioni che
non siano difesi e che non costituiscano obiettivi militari;
vi) uccidere o ferire combattenti che, avendo deposto le armi o non avendo ulteriori mezzi
di difesa, si siano arresi senza condizioni;
vii) fare uso improprio della bandiera bianca, della bandiera o delle insegne militari e
dell'uniforme del nemico o delle Nazioni Unite nonché degli emblemi distintivi della
Convenzione di Ginevra, cagionando in tal modo la perdita di vite umane o gravi lesioni
personali;
viii) il trasferimento, diretto o indiretto, ad opera della potenza occupante, di parte della

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propria popolazione civile nei territori occupati o la deportazione o il trasferimento di tutta o
di parte della popolazione del territorio occupato all'interno o all'esterno di tale territorio;
ix) dirigere intenzionalmente attacchi contro edifici dedicati al culto, all'educazione, all'arte,
alla scienza o a scopi umanitari, a monumenti storici, a ospedali e luoghi dove sono riuniti i
malati ed i feriti, purché tali edifici non siano utilizzati per fini militari;
x) assoggettare coloro che si trovano in potere del nemico a mutilazioni fisiche o ad
esperimenti medici o scientifici di qualsiasi tipo, non giustificati da trattamenti medici delle
persone coinvolte né compiuti ne; loro interesse, che cagionano la morte di tali persone o ne
danneggiano gravemente la salute;
xi) uccidere o ferire a tradimento individui appartenenti alla nazione o all'esercito nemico;
xii) dichiarare che nessuno avrà salva la vita;
xiii) distruggere o confiscare beni del nemico, a meno che la confisca o la distruzione non
siano imperativamente richieste dalle necessità della guerra;
xiv) dichiarare aboliti, sospesi od improcedibili in giudizio diritti ed azioni dei cittadini della
nazione nemica;
xv) costringere i cittadini della nazione nemica, anche se al servizio del belligerante prima
dell'inizio della guerra, a prendere parte ad operazioni di guerra dirette contro il proprio
paese;
xvi) saccheggiare città o località, ancorché prese d'assalto;
xvii) utilizzare veleno o armi velenose;
xviii) utilizzare gas asfissianti, tossici o aItri gas simili e tutti i liquidi, materiali e strumenti
analoghi;
xix) utilizzare proiettili che si espandono o si appiattiscono facilmente all'interno del corpo
umano, quali i proiettili con l'involucro duro che non ricopre interamente la parte centrale o
quelli perforati ad intaglio;
xx) utilizzare armi, proiettili, materiali e metodi di combattimento con caratteristiche tali da
cagionare lesioni superflue o sofferenze non necessarie, o che colpiscano per loro natura in
modo indiscriminato in violazione del diritto internazionale dei conflitti armati a condizione
che tali mezzi siano oggetto di un divieto d'uso generalizzato e rientrino tra quelli elencati in
un allegato al annesso al presente Statuto, a mezzo di un emendamento adottato in
conformità delle disposizioni in materia contenute negli articoli 121 e 123.
xxi) violare la dignità della persone, in particolare utilizzando trattamenti umilianti e
degradanti;
xxii) stuprare, ridurre in schiavitù sessuale, costringere alla prostituzione o alla gravidanza,
imporre la sterilizzazione e commettere qualsiasi altra forma di violenza sessuale costituente
violazione grave delle Convenzioni di Ginevra;

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xxiii) utilizzare la presenza di un civile o di altra persona protetta per evitare che taluni siti,
zone o forze militari divengano il bersaglio di operazioni militari;
xxiv) dirigere intenzionalmente attacchi contro edifici, materiali personale ed unità mezzi di
trasporto sanitari che usino, in conformità con il diritto internazionale, gli emblemi distintivi
preveduti dalle Convenzioni di Ginevra;
xxv) affamare intenzionalmente, come metodo di guerra, i civili privandoli dei beni
indispensabili alla loro sopravvivenza, ed in particolare impedire volontariamente l'arrivo dei
soccorsi preveduti dalle Convenzioni di Ginevra;
xxvi) reclutare o arruolare fanciulli di età inferiore ai quindici anni nelle forze armate
nazionali o farli partecipare attivamente alle ostilità;
c) In ipotesi li conflitto armato non di carattere internazionale, gravi violazioni dell'articolo 3
comune alle quattro Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, vale a dire uno degli atti di
seguito enumerati, commessi contro coloro che non partecipano direttamente alle ostilità, ivi
compresi i membri delle Forze Armate che hanno deposto le armi e coloro persone che non
sono in grado di combattere per malattia, ferite, stato di detenzione o per qualsiasi altra
causa:
i) Atti di violenza contro la vita e l'integrità della persona, in particolare tutte le forme di
omicidio, le mutilazioni, i trattamenti crudeli e la tortura;
ii) violare la dignità personale, in particolare trattamenti umilianti e degradanti ;
iii) prendere ostaggi;
iv) emettere sentenze ed eseguirle senza un preventivo giudizio, svolto avanti un tribunale
regolarmente costituito che offre tutte le garanzie giudiziarie generalmente riconosciute come
indispensabili.
d) Il capoverso c) del paragrafo 2 si applica ai conflitti armati non di carattere
internazionale e non si applica quindi a situazioni interne di disordine e tensione quali
sommosse o atti di violenza sporadici o isolati di natura analoga.
e) Altre gravi violazioni gravi delle leggi e degli usi applicabili, all'interno del quadro
consolidato del diritto internazionale, nei conflitti armati non di carattere internazionale, vale a
dire uno dei seguenti atti:.
i) dirigere deliberatamente attacchi contro popolazioni .civili in quanto tali o contro civili
che non prendano direttamente parte alle ostilità;
ii) dirigere intenzionalmente attacchi contro edifici materiali, personale ed unità e mezzi di
trasporto sanitari, che usino in conformità con il diritto internazionale gli emblemi distintivi
preveduti dalle Convenzioni di Ginevra;
iii) dirigere deliberatamente attacchi contro personale, installazioni, materiale, unità o
veicoli utilizzati nell'ambito di una missione di soccorso umanitario o di mantenimento della

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pace in conformità d ella Corte delle Nazioni Unite, nella misura in cui gli stessi abbiano diritto
alla protezione accordata ai civili ed alle proprietà civili prevedute dal diritto internazionale
dei conflitti armati;
iv) dirigere intenzionalmente attacchi contro edifici dedicati al culto, all'educazione, all'arte,
alla scienza o a scopi umanitari, monumenti storici, ospedali e luoghi dove sono riuniti i
malati ed i feriti purché tali edifici non siano utilizzati per fini militari;
v) saccheggiare città o località, ancorché prese d'assalto
vi) stuprare, ridurre in schiavitù sessuale, costringere alla prostituzione o alla gravidanza,
imporre la sterilizzazione e commettere qualsiasi altra forma di violenza sessuale costituente
violazione grave delle Convenzioni di Ginevra;
vii) reclutare o arruolare fanciulli di età inferiore ai quindici anni nelle forze armate nazionali
o farli partecipare attivamente alle ostilità;
viii) disporre un diverso dislocamento della popolazione civile per ragioni correlate al
conflitto, se non lo richiedano la sicurezza dei civili coinvolti o inderogabili ragioni militari;
ix) uccidere o ferire a tradimento un combattente avversario;
x) dichiarare che nessuno avrà salva la vita
xi) essoggettare coloro che si trovano in potere dell'avversario a mutilazioni fisiche o ad
esperimenti medici o scientifici di qualsiasi tipo, non giustificati da trattamenti medici .delle
persone interessate né compiuti nel loro interesse, che cagionano la morte di tali persone o
ne danneggiano gravemente la salute,
xii) distruggere o confiscare beni dell'avversario, a meno che la confisca o la distruzione
non siano imperativamente richieste dalle necessità del conflitto;
f) D capoverso e) del paragrafo 2 si applica ai conflitti armati non di carattere
internazionale e pertanto non si applica alle situazioni di tensione e di disordine interne, quali
sommosse o atti di violenza isolati e sporadici ed altri atti analoghi. Si applica ai conflitti
armati che si verificano nel territorio di uno Stato ove si svolga un prolungato conflitto armato
tra le forze armate governative e gruppi armati organizzati, o tra tali gruppi.
3. Nulla di quanto contenuto nelle disposizioni del paragrafo 2, capoversi c) e d) può avere
incidenza sulle responsabilità dei governi di mantenere o ristabilire l'ordine pubblico
all'interno dello Stato o di difendere l'unità e l'integrità territoriale dello Stato con ogni mezzo
legittimo.

Crimini commessi contro persone che non prendono parte al conflitto, oppure che hanno smesso di prenderne
parte, ( tortura, stupro, omicidio ecc ) inoltre la distruzione di beni non giustificata da motivi militari.

Quando parliamo di conflitti internazionali parliamo di violazioni gravi, mentre qundo parliamo di conflitti interni
parliamo di violazioni serie.

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Una seconda categoria di crimini di guerra, crimini commessi contro avversari o civili ( attacchi avanzati direttamente
sui civili ) oppure azioni svolte al fine di seminare il terrore. ???

Crimini commessi tramite l’utilizzo di armi vietate, come potrebbero esser armi chimiche, batteriologiche, napalm o
mine.

Crimini commessi contro beni o soggetti protetti, come mezzi e personale destinati al soccorso.

Crimini commessi tramite l’uso improprio di insegne o simboli protetti, come l’utilizzo di ambulaze kamikaze.

Va sottolineato che I crimini di guerra possono esser commessi anche da un singolo soldato, ma questi vengono presi
in esame dalla corte solo quando questi fanno parte di un disegno politico.

LEZIONE 29-01-19 DPI

L’Art 7 della Corte Penale Internazionale sottolinea che I crimini internazionali siano composti principalmente da due
caratteri, il primo è che si compongano da una fattispecie incriminatrice ed a un elemento di contesto, questo
elemento di contesto a sua volte è composto da due elementi, il carattere massivo e sistematico dell’azione e dalla
policy, ovvero la volontà di questo soggetto ( ad esempio lo Stato ) di condurre questo attacco massivo e sistematico.

Abbiamo visto la differenza dell’omicidio come crimine di guerra e comme crimine contro l’umanità, la differenza stà
nell’elemento di contesto(oggettivo), il primo è dato da un attacco sistematico contro la popolazione civile, mentre il
secondo è dato dal fatto che sia commesso all’interno di un conflitto armato di carattere internazionale.

L’elemento soggettivo dell’omicidio, prima di tutto deve esser doloso ed intenzionale, si richiede la volontà di
uccidere da parte dell’autore del crimine.

Oltre a questi elementi va aggiunto quello dell’accettazione del rischio, si è discusso anche il requisito sulla
premiditazione, si è giunti alla conclusione che l’omicidio debba esser volontario e non neccessariamente l’omicidio
premeditato.

LO STERMINIO
Art 7 comma 1 ( B )

Per sterminio si intende in particolar modo sottoporre le persone a condizioni di vita dirette a cagionare la
distruzione di una parte delle popolazioni quali impedire l’accesso al vitto ed alle medicine.

Possiamo in parole povere considerarlo come un omicidio di massa all’interno di una vasta campagna omicida, lo
Statuto aggiunge che potrebbe derivare dalla privazione del cibo e delle medicine ( può presentarsi sotto questa
forma ).

Quand’è che possiamo dire che vi è un uccisione di massa? Quando il gran numero di vittime è caratterizzato in un
modesto arco temporale che non per forza deve esser ristretto, le condotte oltre a quella già menzionate per poter
parlare di sterminio possono esser, qualsiasi condotta che sia rivolta per determinare la distruzione della
popolazione civile può esser considerata come idonea.

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I requisiti sono 2

Lo sterminio di un gruppo non per forza deve esser condotto in un tempo ristretto, il crimine può avvenire anche per
omissione ( come nel caso di non fornire alla popolazione il cibo ), inoltre va inclusa l’organizzazione dello sterminio.

La differenza tra sterminio e genocidio è nel dolo specifico del secondo, ovvero nella volontà di ditruggere un
determinato gruppo di persone unite tra loro da etnia, religione ecc…

Invece per quanto riguarda lo sterminio può interessare gruppi diversi da quelli protetti, anche una mescolanza di
gruppi differenti.

La consapevolezza di esser complici di un assassinio di massa, fa anche di un semplice omicidio elemento sufficiente
per rientrare nel crimine di sterminio o di genocidio.

LA SCHIAVITU’
Art 7 comma 1 ( C )

Per riduzione in schiavitù si intende l’esercizio su una persona di uno qualsiasi o dell’insieme dei poteri inerenti al
diritto di proprietà, anche nel traffico di persone, in particolar modo donne e bambini.

La schiavitù è stata punita anche prima di Norimberga, anche se ancor più nel passato era considerata lecita, da
Norimberga in su la schiavitù viene riconosciuta universalmente come crimine.

Oggi la schiavitù rappresenta principalmente la tratta degli esseri umani, questo riguarda sia la migrazione
clandestina che il favoreggiamento per la migrazione clandestina.

Il lavoro forzato, lo stato servile ecc.. possonoesser paragonati per similitudini alla schiavitù, questo crimine si
contraddistingue per la presenza del “dominus” che è tipico dell’essere proprietari di qualcosa, “diritto di esercizio di
proprietà”.

Nel crimine di schiavitù rientra pure le nozze forzate, oppure l’essere ceduta ( si intende la donna ) ad un altro
soggetto sia da parte della famiglia che da altri soggetti.

Quindi possiamo riassumere la schiavitù come l’esercizio del diritto di proprietà su un’altra persona ed il
conseguente controllo su quest’altra persona.

Per controllo si intende l’impedimento dello spostamento fisico della persona, il controllo psicologico, la
sottoposizione a trattamenti crudeli, abusi e controllo della vita sessuale della vittima.

Lo schiavo non acconsente all’imposizione della schiavitù, anche se il giudice non deve per forza accertare che non vi
sia consenso, logicamente nel caso del controllo psicologico si dà per scontato che non vi sia consenso da parte della
vittima.

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LEZIONE DI DIRITTO PENALE INTERNAZIONALE DEL 30-01-2019

DEPORTAZIONE E TRASFERIMENTO FORZATO


Art 7 comma 1 ( D )

La rimozione forzata delle persone con mezzi corcitivi da luoghi nei quali le persone si ritrovano legettimamente, la
deportazione si ha quando il trasferimento è orientato verso l’esterno del confine nazionale, mentre il trasferimento
forzato si ha quando il trasferimento è orientato verso un’altra area all’interno del confine nazionale.

Durante il secondo conflitto mondiale, visto che non vi era legiferazione inerente ai reati di deportazione e di
trasferimento forzato, non si ebbero gli strumenti idonei per giudicare I favoreggiatori politici di tali azioni, questi
reati vennero inseriti nel trattato di Roma.

Il reato per esser considerato come tale deve interessare un’interea collettività che viene spostata coercitivamente,
inoltre lo spostamento deve aver una fascia temporale molto ampia( le persone devono esser spostate per molto
tempo ), questo reato va a ledere il “Diritto di Patria”, ovvero il diritto di poter risiedere stabilmente nel proprio
territorio.

I metodi principali adottati per compiere questi reati sono “l’espulsione” ed altre azioni coercitive, ogni spostamento
involontario potrebbe esser inteso come uno spostamento forzato.

La norma dell’Art. 7 definisce anche che I soggetti devono trovarsi leggettivamente nella terra di appartenenza, e
tralaltro deve esserci l’assenza di motivi dettati dalle norme internazionali che giustificano la deportazione.

Quali sono le ragioni del diritto internazionale che possono giustificare una deportazione o lo spostamento forzato?

Lo spostamento è consentito a patto che la sicurezza l’eruzione di un vulcano della popolazione o ragioni imperative
di necessità militare lo richiedano.

Per il diritto internazionale è sempre proibita una deportazione volta ad altri scopi, soprattuto se volta a scopi di
genocidio, persecuzione, confisca di beni ecc ecc… , il diritto internazionale regola le ipotesi dove la deportazione è
legittima e di quando non è legittima.

L’elemento psicologico che sorregge questo crimine, il soggetto deve agire con l’intenzione ( il dolo ) e con la
consapevolezza di realizzare uno spostamento forzato in assenza di ragioni previste dal diritto internazionale.

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IMPRIGIONAMENTO E LE PRIVAZIONI DELLA LIBERTA’ PERSONALE
Art. 7 comma 1 ( E )

La norma fa riferimento alla libertà di locomozione e movimento ( fisical liberty ), qui siamo in presenza di una
limitazione di libertà di locomozione, oltre a questo vi è la condizione di limitazione della libertà personale, lo statuto
distingue le ipotesi di imprigionamento e di limitazione della libertà personale.

L’imprigionamento si riferisce solo ai casi come limitazione della libertà derivata dalla sentenza derivata da un
organo giudicante, essenzialmente si tratta di una limitazione che è frutto di una sentenza di codanna.

Diversamente tutte le altre ipotesi rientrano nella “limitazione della libertà personale”, con il requisito della gravità
le ipotesi di limitazione della libertà personale rientrano nel DPI, la gravità è data dalla lunghezza del periono nel
quale il soggetto viene trattenuto e dalla durezza della detenzione ( per esempio l’uso di metodi coercitivi come la
mancanza di cibo, di acqua ecc …) .

L’elemento psicologico di queste fattispecie richiede l’intenzione e la consapevolezza di privare uno o più individui
della libertà personale, inoltre deve esser consapevole della gravità della condotta.

TORTURA
Art 7 comma 1 ( F )

Definisce che cosa è la tortura, essa è sempre stata riconosciuta dal diritto internazionale, quindi è un acquisizione
del diritto internazionale oltre che di quello consuetudirario, essa viola il principio della dignità umana, essa è una
norma detta ( jus cogens ) ovvero una norma facente parte del diritto consuetudinario, infatti troviamo la proibizione
della tortura in numerose convenzioniinternazionali, come ad esempio nell’Art 5 della convenzione per I diritti
dell’uomo, nell’ art 7 del patto per I diritti civili e politici oltre che nell’ Art 3 nella convenzione europea per I diritti
dell’uomo.

Proprio perchè esso è citato in numerosi trattati il divieto di tortura è sancito in maniera chiara, anche se presso il
tribunale di Norimberga ed il tribunale di Tokyo non vi era una codificazione del reato di tortura, esso inizia ad averla
dall’istituzione dei tribunali ad hoc ( ex- Jugoslavia e Ruanda ), esso viola I principi dei crimini contro l’umanità ed I
principi dei crimini di guerra, quindi viene punita sia per crimine di guerra, nei crimini contro l’umanità e nel crimine
di genocidio ( essa è inserita in tutti questi tre reati ).

Inoltre gli atti devono aver creato gravi danni fisici e/o mentali ai mmbri del gruppo torturato, anche qui la tortura
deve esser parte di un attocco sistematico ad ampio raggio rivolto verso la popolazione civile, in secondo luogo è
richiesta la consapevolezza dell’attacco ( fattore psicologico ).

Il comma 2 definisce per tortura l’infliggere intenzionalmente gravi sofferenze fisiche o mentali, ad una persona della
quale si abbia la custodia e/o il controllo, ma vengono esentati tutti quei casi nei quali iI dolore e le sofferenze sono
derivanti esclusivamente da “sanzioni legittime”.

La paura nello Statuto di Roma vi era la paura da parte di alcuni Stati che venisse limitata la loro giuristizione negli
apparati nazionali di giustizia, per deviare a questo lo Stato concede la concessione del provocare dolore a sofferenze
se queste derivano da una sanzione legittima.

Fattore psicologico è sufficiente il dolo intenzionale e non richiede nessun altro scopo secondario.

Questo è un reato detto a forma libera, perchè l’evento che si deve creare, dolore e sofferenze con l’intenzione, non
elenca le modalità nelle quali queste debbano esser inflitte, viene punita una qualsiasi azione che crei queste
conseguenze.

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VIOLENZA SESSUALE E STUPRO
Art 7 comma 1 ( G )

La lettera ( G ) disciplina anche la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata la sterilizzazione
forzata e/o altre forme di violenza sessuale di analoga gravità.

Ora bisogna capire che cosa si intende per stupro e per violenze sessuali, queste non furono incluse nella Carta di
Londra e di Tokyo, tuttaviA già in queste occasioni la nozione di stupro e di violanza sessuale si facevano rientrare
all’interno “degli altri atti inumani”, entrambi gli statuti no contengono una defiizione di stupr e di violenza sessuale
ma tuttavia le contemplano all’interno dei crimini contro l’umanità.

Nello Statuto di Roma invece nell’ Art 7 comma 1, la lettera ( G ) contiene espressamente tali crimini anche se la
definizione di stupro non è ben espressa, per definire questi crimini bisogna far riferimento agli elementi dei crimini.

Negli elementi dei crimini vengono individuate le parti del corpo che devono esser oggetto di violenza sessuale.

Per cogliere l’essenza del crimine di violenza sessuale e di stupro bisogna riprendere la giurisprudenza dei tribunali
ad hoc, essa nasce per dare una veste giuridica a dei delle azioni riguardanti questi crimini che difatti il diritto penale
internazionale ancora non prevedeva.

Nello statuto di Roma tale reato viene ben defiito, inoltre vengono riconosciuti I due fattori che sono indicatori del
reato, il primo è penetrazione sessuale, ed il secondo è la presenza di un’azione coercitiva, la quale può esser sia
fisica che morale così coincidendo con la mancanza di consenso.

Per quanto riguarda la coercetività dell’azione viene sottolineato che in determinate situazioni un determinato
soggetto potrebbe trarre vantaggio da un contesto che di per sè è già corcitivo, ( spesso si ritiene che manca il
consenso nelle situazioni di conflitto armato, situazione nella quale si potrebbe aproffitare di codesta condizione ).

Per quanto riguarda lo stupro vi deve esser il dolo con la consapevolezza di compiere un crimini rivolto ad ampio
raggio e sistematico sulla popolazione per poter esser inserito nei crimini contro l’umanità.

La definizione di violenza sessuale ha un raggio molto ampio “ ogni altra condotta di violenza sessuale, che non per
forza devono includere la penetrazione ma vanno a ledere la dignità personale”

Schiavitù sessuale , è prevista per la prima volta come crimine contro l’umanità nello statuto di Roma, è prevista
autonomamente dallo statuto ma potrebbe rientrare nel crimine di schiavitù ( schiavitù sessuale che comprende
molte forme, ma non la prostituzione forzata).

La prostituzione forzata è legata al controllo di una persona obbligata allo svolgimento di prestazioni sessuali, la
differenza di base con il reato di chiavitù è il profitto pecuniario che un terzo soggetto ricava dalla prestazione della
vittima.

Gravidanza forzata, per essa si intente la detenzione illegale di una donna e resa gravida con la forza, nell’intento di
modificare la conformazione etnica della popolazione, la presente definizione non può esser assolutamente
interpretata per farla rientrare nelle codificazioni nazionali riguardanti la gravidanda, (nella ex-Jugoslavia alcuni
sequestratori ingravidarono alcune prigioniere per cercare di estirpare un’etnia).

La gravidanza forzata deve esser rivolta ad alterare la composizione etnica della popolazione, questo venne
sottolineato per non entrar in contrasto sulle legislazioni nazionali in materia di aborto.

Sterilizzazione forzata è un crimine contro l’umanità e consiste nel privare una o più persone della capacità
riproduttiva per periodi lunghi o in modo permanente, questa condotta non può esser giustificata ne per motivi
medici ne per consenso.

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La necessità di introdurre questo genere di crimini è nata soprattuto dal fatto che nel secondo conflitto mondiale, da
parte dei nazisti contro I prigionieri ebrei, vennero condotti esperimenti medici con I quali si è limitata la capacità
riproduttiva.

Tale condotta se è mirata a distruggere In tutto o in parte un determinato gruppo di persone può esser individuato
come genocidio.

LA PERSECUZIONE
Art 7 comma 1 ( H )

La persecuzione viola il diritto di uguaglianza e di diritti fondamentali per diritti discriminatori, persecuzione di un
gruppo che ha la propria identità che ha la ragioe di ordine politico, raziale, etnico, culturale, religioso o sessuale e
altre ragioni di carettere non permissibile ai sensi del diritto internazionale.

La persecuzione si può presentare in diverse forme, in più lo Statuto di Roma ha imposto che ci siano dei motivi
discriminatori, esso non ha limitato la discriminazioni, anzi le ha ampliate ( e altre ragioni non permissibili dal diritto
internazionale ).

Questo crimine deve esser collegato ad altri crimini contro l’umanità o altri crimini di competenza della Corte Penale
Internazionale, quindi possiamo dire che esso non è un crimine autonomo ma avviene all’interno di altri crimini.

L’elemento soggettivo la differenzia dal crimine di genocidio, infatti esso consiste nell’elemonto discriminatorio
avente lo scopo di rimuovere le vittime dalla società nella quale esse vivono accanto ai persecutori, proprio a causa
della loro appartenenza ad un gruppo identificato in base alla razza, alla etnia, ragioni culturali, religiose ecc…

Questo crimine è molto simile al genocidio, il quale è il crimine più grave del DPI, qui non abbiamo l’intento di
distruggere un gruppo come nel genocidio, ma ci si “limita” a discriminarlo ( per le differenze sopra elecate).

SPARIZIONE FORZATA
Art 7 comma 1 ( I )

Presa coscienza del problema sollevatosi con I “desaparisidos”, la Corte di Roma ha codificato il crimine di sparizione
forzata, questo crimine richiede una condotta ben precisa, l’esistenza di una privazione della libertà in qualsiasi
forma, il rifiuto di ammettere la privazione della libertà, e la privazione della persona scomparsa alla tutela della
legge, di fatto questa fattispecie si carattereizza per questi tre elementi.

Per rientrare al’’interno dei crimini contro l’umanià questa condotta deve rientrare all’interno di un attacco esteso e
sitematico rivolto contro la popolazione civile, e sempre che l’autore ne sia consapevole.

APARTHEID
Art 7 comma 1 ( J )

L’esperienza del Sud Africa ha costituito la motivazione cardine per l’inserimmento di questo crimini nello Statuto di
Roma, il termine apartheid nella lingua della minoranza boera del Sud Africa vuole dire separazione, e fu coniata dal
leader del National Park sudafricano Malan, proprio per descrivere un modello di convivenza dei gruppi in maniera
separata tra loro, però questo termine è passato alla storia con un’altro significato, ovvero come sinonimo di
“segregazione raziale” e di “discriminazione raziale”, il quale è stato un sistema che ha caraterizzato il sudafrica dal
1948 fino alle elezione del 1994 che hanno decretato l’elezione di Nelson Mandela.

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All’epoca vennero distinte tre tipi di persone in Sud Africa, I nativi neri, I bianchi ed I “colord” ( persone mulate nate
da una coppia mista ), I neri erano discriminati a tal punto da dover portare con se un passaporto per accedere alle
aree riservate ai bianchi, non poevano sedersi negli autobus, nelle panchine ecc…

La definizione di apartheid descrive la commissioni di atti analoghi a quelli del paragrafo 1, commessi all’interno di
un regime istituzionalizzato raziale e con espansione sistematica condotto da un gruppo etnico su un altro, al fine di
perpetuare tale regime.

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