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La Gioconda

Pietro C. Marani

SOMMARIO
Gioconda in voto di Cario Pedretti
4
Dal dipinto al mito
8
11 personaggio
2.2
Significati, slmboli, fortuna
30
Appendice
44
Quadro cronologico
48
Bibliografia
50
Nello pagino o fionco Qui sopro;
e in copertino; Roffaello,
La Gioconda Ritratto fe mminile
(1503-1513 circo), (1504-1505 circo);
particolori; Porlgi, Louvre.
Porigi, Louvre.

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GIOCONDA IN VOLO
Cario Pedretti

I paesaggi nei dipinti e nei disegn.i di Leonardo danno sempre l'im-


pressione di essere visti o immaginati dall'aereo. Questo gia nella sua
prim a opera conosciuta, un disegno conservato oggi agli Uflzzi, da
lui stesso datato S agosto 1473, quando aveva ventuno anni. S i tral-
la di una veduta della vallata dell'Arno da Monsummano a Fucec-
chio e oltre, ripresa dalle pendici o dalla sonunira del Montalbano
lungo un percorso che da Vinci, SLW paese nata/e, porta a Pistoia. E
quindi veduta a volo d'uccello, come si diceva un tempo, che e poi
que/la che potrebbe offrire un deltaplano, tanto pit''t che questa imma-
gine da grandangolare presuppone il movimento dell'occhio d.a un
punto all'altro dell'orizzonte come si farebbe co11 una cinepresa in
volo. Forse non a caso la vasta pianura rappresemaca in airo a sini-
stra s'allontana a perdita d'occhio seguendo punti di fuga muhipli,
quelli appunto di un paesaggio "posto in moto" da un osservatore in
transico.
Per quanco possa sembrare audace e storica111ente impropria, que-
sta lettura del paesaggio di Leon.ardo e, in fondo, giustiflcata da lui stes-
so. Ritomato a Fi7·enze nel 1500 dopo u 11 operoso soggiomo di diciot-

., 1, 1·-

Paesaggio
(1473);
Firenze,
Ufflzl,
Gablnetto del d/segnl
e del/e stompe.

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to anni a Milano, Leonardo intraprende un sistematico studio del
volo degli uccelli finalizzato alla progettazione di w1 tipo 11.uovo di
macchina volante, c:i.oe un alianre che si ispira agli uccelli nel modo
di veleggiare sfi·ulla ndo le correnti tenniche ascensionali. A quesla.
concezione si riferisce una serie di annoLaz.ioni e disegni in un m.a no-
scritto del J505, il Codice sul vol o degli uccelli conservato nella
B iblioteca reale di Torino. Il suo modello di macchina volante non e
piu dunque l'orniLottero inteso a riprodun·e il battilo aJare, come ave-
va pensaJo di realizzare in un primo tempo, intorno a/1 490. A que-
sto progetto aveva dedicato una serie di studi peral/ro ingegnosi dal
punto di vista tecnologico, ma la loro validitii sembra esaurirsi, anche
per luí, nel fascino stesso del disegno e quindi nel potere evocativo
dell'immagine che due secoli dopo, in qualche modo, avrebbe sti-
molato le visioni "fcmtascientifiche" di Goya. L'aliante di Leonardo,
che e poi W'l deltaplano, appartiene invece a una realta scientifica
acquisita auraverso un tipo di osservazione del volo animale che pre-
lude ai risultati delle prime applicazioní del/a fotografia a.fuoco rapi-
do condotte a fine Ottocento da Marey in Francia e da Muybridge in
California. Leonardo econsapevole di avere imboccato la strada giu-
e
sta, e perdipiu proprio in tomo aliSOS, al lempo clella compilazio-
ne del Codice Hamme1~ che intraprende w 1 vasto e s istematico pro-
gramma di studi sulla dinamíca dei fluidi, investigando su basi com-
pa¡·ati.ve il1noto del vento e dell'acqua. Non so17Jrende quincli leggere
nel Codice sul volo degli uccelli addirittura le istruzioni sulmodo
di pilotare la progettata macchina, procedendo col favore del ve11.to
ed evitando le zone di turbo/enza nei pressi delle «foci de' monti», e soprat-
tullo salendo sempre piu in alto, al di sopra delle nuvole, < (acció che
l'alia non si bagni e periscoprire piü paesi>>. E con quesco alto scien-
zialo e altecnologo s ubentra l'arlista.
(dscoprire piu paesi». Si direbbe un modo nuovo, rivoluzionario di
concepire il paesaggio. Ma in fondo anche nelle sue manifestazioni piit
im1ovative l'arte di Leonardo non emai com-
t pletamente avulsa dalla tradizione. Se í pae-
saggi di Giotto e di Símone Martini, o quelli
ancor pit't vicini alui nel tempo - e basta licor-
da re Paolo Uccello, Baldovinetti e Pollaiuolo
- S0110 spesso ampie visioni territoriali a volo
d'uccello, con Leonardo entra in campo la
componente atmos(erica che concliziona for-
ma e colore nell'altemo avvicendarsi della luce
• e dell'ombra. Conlui nasce la prospelliva aerea,
• di cui invmta anche il nome. La 11ebbia, 1'lel-
l la quale ogni presenza e misteriosa o sugge-
stiva, epercepita come respiro de/la terra, il
grande organismo vivente. Di qui imrnagi.ni
di monti, acque e piante che s'impongono gia
.. nel disegno col tocco coloristico de/la mcuita
rossa o del carboncino, mentre la penna, ana-
J
Adestra: litica, inquisitiva, e pur sempre pronta ad asse-
·~ Codice sul volo condarne la vibran/e vitalita con precisione
1¡ degli uccelli miniaturistica. Uno di questi disegni a Wind-
(1505 circo), sor, quello a matita rossa del temporale su una
f. 8r; vallara, databile verso il 1500, puo essere mes-
..
'!
Torino,
Biblioteca reale.
so Í7'1 rapporto, alme1'1o C011Cettualmente, co11
lo sfondo della Gioconda

l
~

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Il grandioso scenario di catene alpine che si susseguono !'una dopo
l'altra in veduta veramente aerea- forse ph't ancora che nella Giocon-
da- riprende in fondo l'impostazione del primo paesaggio di Leonar-
do, quello del disegno dell473, che pero si riferisce a un ambíel'lte sen-
za dubbio toscano. Ma secando una tesi recente che va sempre piit
prendendo piede, sostenuta com'e da una serrata filología e da un com-
plesso di argomentazioni di ordine storico, geografico e scientifico,
anche lo .sfond.o della Gioconda sarebbe toscano, e piit precisamente una
veduta del Valdamo superiore presso Arezzo, localita percorsa da Leo-
nardo in fungo e in largo al lempo della sua attivita di archüetto, inge-
gnere e cartografo al servizio di Cesare Borgia nel1502. Lo stesso pae-
saggio si ecreduto di poter riconoscere nello sfondo della Madonna
dei fusi, il piccolo quadro al quale Leonardo attendeva nel 150.1 e che
e stato portato in mostra ad Arezzo in occasione dell'anno giubilare.
Leonardo avrebbe ritratto in quegli sfondi perfino il ponte romano di
Buriano sull'Arno, presso il castello di Quarrata, un particolare che si
ritrova comunque con impressionante similarita in una mappa della
Toscana da lui prodotta a quel tempo. Ed eforse proprio la sua opera
di cartografo che rende meno problematica la proposta identificazíone.
A colpa d'occhio, il paesaggio della Gioconda ricorda subito uno
scenario alpino con le catene rocciose poste sullo fondo su piani diver-
si e attraversato a destra da un fiume e a sinistra da una strada. L'im-
magine casi evocata e quella lornbarda del disegno del temporale su
una vallata, ma come nel primo disegno de/1473 Leonardo potrebbe
avere adottato un approccio sintetico al problema prospettico di com-
primere un vasto territorio nello spazio ristretto di un dipinlo, che per
di piit necessita di uno sfondo a connotazioni simboliche piit che di
un 'ambientazione di accu ratezza topografica. Per islit.uire il confron-
to fra lo sforzdo della Gioconda e la proposta realta toscana occorre
servir,si della veduta aerea, che e proprio quella delle mappe di Leo-
nardo, e che puo prestarsi a una sintesi visiva in senso temporale come
nel processo di sovrapporre vedute
diverse riprese nei vari momenti di un A sinistra:
unico percorso, in questo caso quello Leonardo e oiuti,
che va dal ponte di Buriano in primo Madonna dei fusi
piano alle imponenti formazioni dei (1501 circo).
calanchi valdarnesi. Percorso reale se
ef{eltualo con l'aereo, o irmnaginario
se realizzato nella mente dell'artista
cartografo.
Trasferito a ben altre dimerzsioni,
come nel caso deUo s{ondo de/la Sant'An-
na del Louvre, lo stesso paesaggio diven-
ta lunare, privo ormai dí ogni conno-
tazione lombarda. o toscana, casi come
all'idea dell'aereo subentra quella del-
l'astronave.
Leonardo, sisa, bene si presta all'i-
perbole della retorica dei suoi inter-
l?reti. Dopo averfatto di lui il precursore
di ogni aspetto della moderna tecno-
logía - dall'aereo, appunto, al sollo-
marino, e da! carrannato alla biciclet-
ta -, si e cominciato a indagare altri
aspetti della sua genialitá soprallutt.o per
quanto riguarda le sue capacita di
comunicazione che con la sua pittu-

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ra e il suo disegno sono ancora insuperate come linguaggio universa-
le. E infatti solo alcuni capolavori del cinema muto - lo ammette un
regista come Ejzensein- possono reggere al confromo. E cosi epos-
sibile affermare che, a parte i problemi filologici presentí nella Gio-
conda e nella Madonna dei fusi, magistralmente afTronrati in questi
ultimi tempi dagli studiosi aretini, nel paesaggio di Leonardo la vedu-
ta aerea e anche quella della carrellata cinematografica. La perduta
Battaglia di Anghiari che su/le pareti della sala del Gran Consiglio (poi
salone dei Cinquecenlo) in Palazzo vecchio a Firenze avrebbe occu-
pato una superficie tre volte quella del Cenacolo, e al/a quale Leonar-
do alfendeva nel 1505 proprio qwmdo studiava il volo degli uccelli
su/Le vicine collh1.e di Fiesole, non poteva essere che una visione epi-
ca, da ci11emascope, nella quale gli eventi incalzanti sono costante-
mente rapponati all'ambiente che li condiziona. Proprio filmica e /'im-
magine, conosciuta nei di.segni, clei soldati che salta no con l'asta sul-
la riva opposla di u n rivo. Oppure que/la del C011dot1iero, in veduta
dall'allo e dal retro, nell'atto di saltare da un cava/lo all'allro, da quel-
lo di agevole portatura al destriero tenuta sempre appresso e pronlo a
lanciarsi inferocito nella mischia.
Paesaggi e suggestioni, se non situaziorzi {ilmiche sono presentí
anche negli scrilli di Leonardo, dalle giovanili clescrizioni di batta-
glie e ternpeste a quelle tarde di un apocalittico diluvio. C'e poi nel
Libro di pillura (la raccolta manoscritta ordinata dall'allievo di Leo-
nardo, Fra11cesco Melzi, a partire dai codici eredilati alla morte del
maestro) wt testo di cuí non si conosce l'originale ma che si presume
tardo, forse dei suoi ultimi anni di vi la. E posta all'inizio della "Par-
te onava': quella conclusivo., dedicara ccall'orizzome» e i cui testi si
trova no in parte abbozzati su fogli dell'estremo periodo francese, com-
pilali i11tom.o a/1517-1518. In questo testo, che e poi solo w1 para-
grafo, quasi un corollario a una lunga dissertazione scientif'ica, sem-
bra di avvertire il ricordo vivido di tm'enlusiasmante esperienza per-
so11ale. Ne risulla un Leona rdo
Adestra: inconsuezo, solare, non piu que/lo che
La Gioconda, aveva af(ermalo essere l'ombra phi
porticolore. polen/e ele/la luce, quello it1.vece che
priv ilegia la luce abbaglianle di ttll
11 poesoggio al/e spolle paesaggio sconfinato e deserto, pro-
del/o domo del Louvre e prio da lunga carrellata, dove La pre-
rtoto porogonato dalla senza solitaria di un Latvrence d 'A-
critico o que/lo di altre rabia -o del/o s tesso Leonardo? -
opere di Leonardo, sarebbe ridotta a un punto che s'av-
come La Ve rgine vicina con esasperante lentezza, ww
col Ba mbino, panoramica da apertw'a di film: «Mol-
sant'Anna e l'agnellino ro distan re el'olizzonte che si vede nel
o lo Madon na dei fusi. liro delmare d'Egilto. Riguardando
Qul, in porticofore, pe! corso l'avenimento del Nilo inver-
il ponte ritrotto so l'Etiopia co' le sue pi.anure Lalera-
su/lo sinistra, alfe spolle li, [si] vede l'orizzonte confuso, c1.1d
de/lo Vergine, sorebbe incognilo, perché v'e tre mila miglia
lo stesso che compare di pianura che sempre s'inalza insie-
dietro lo Gioconda, nze co' l'altezza del fiume, e s'inter-
su/lo destro, ovvero pone tan/a grossezza d'aria infra l'oc-
il ponte di Burlan o, chio e l'orizzonte etiopico, che ogni
uno loco/ita nf!i pressl cosa si fa bianca; e cosi tale orizzon-
diArezzo. te si perde di sua notizia. E quesLi LCtli
orizzo11ti /'armo molto bel vede1'e in
pittura».

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DAL DIPINTO AL MITO

Nella pagino o fianco:


La Gioconda.
Il dipinto custodito
nel museo del Louvre a
Memore dei trotti
ridenti di alcune figure Parigi sotto il numero
femminili esegulte
da maestri florentlni d'inventario 779 (M. R.
del primo Quottrocento
come il Verrocchlo 316), universalmente
o Desiderio
do Settignono, 11 sorr/so noto come
de/lo Gioconda oleggio
lneffabile su/le lobbro La Gioconda w, e una
di oltri personoggi
leonardionl. Tro questi delle quattro o cinque
Jo sont'Anno, il Bottisto,
o lo giovone leggiodro opere esistenti
delta Dama
con l'ermellino che e al mondo la cuí
ritenuto il rltrotto
di uno delle omonti attribuzione a
di Ludovico JI Moro,
duca di Milano. Leonardo da Vinci
non e mai stata contestata Oe altre sano l'A- Qui sopra:
dorazione dei magi conservata agli Uffizi di studio del/o testo
FiJ·enze, il San Gerolamo dei Musei vatica- di Sant' A.nna
ni, la Vergine delle rocce del Louvre e il Cena- (1510 circo)
colo dipinto nel refettorio d i Santa Maria per La Ve rgine
deUe Grazie a Milano, anche se in quest'ultima col Bambi no,
opera, recentemente, si e voluto vedere ope- sant'Anna
rante, forse con un eccesso cU actibia filolo- e l'agn elllno;
gica, qualche allievo del maestro). Si tratta Windsor,
di un'opera di 77 x 53 cm cU grandezza, dipin- Royal Ubrory.

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Nella pagino a fionco: dello Madonna
Annunciazione di Piazza di Andreo
( 1478); del Verrocchio,
Parigi, Louvre. maestro di Leonardo,
dipinta
In origine il dipinto perlo cattedrale
costituiva la predello di Pistoio dove ancoro
dello polo oggi si trovo.

Qui sopra: Come La Gioconda. su tavole di pioppo. ta su un'unica tavola di legno di pioppo tene-
LaVergine anche dipinti come La Gioconda e pero ro, con tutta evidenza di origine italiana, che
col Bambino, La Vergine col l'unico ritratto potrebbe essere stata rifilata sui due bordi
sant'Anna Bambino, sant'Anna del Leonardo moturo laterali di circa 0,7 cm per parte (ma questa
e l'agnellino e l'agnellino per cui viene impiegoto diminuzione non e si.cura). :E l'unico ritrat-
(1510-1513 circo); e fe due giovanili questo tipo di legno, to della maturitá di Leonardo eseguito su
Porigi, Louvre. Annunciazioni mentre nei ritratti legno di p ioppo (ma non l'unico dipinto: la
del Louvre e degli Uffizi milonesi il supporto San.t'Anna del Louvre e infatti, anch'essa,
sono eseguiti preferito era il noce. dipinta su pioppo italiano), dato che sia il
Ritratto di musico della Pinacoteca ambro-
siana a Milano che il ritratto di Dama con
l'ennellino del museo Czart01yski di Cracovia
che, infine, la Belle Ferronniere del Louvre,
sono stati tutti eseguiti sulegno di noce (e, anzi,
e stato dímostrato come gli ultimi due pro-
vengano addirittura da una stessa tavola di

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Qui sopro:
Annun ciazione
( 1475-1480);
Firenze, Uffizi.

noce). E singolare che, nclla Gioconda , Leo- co interven to d i restauro, di due farfalle di
nardo a bbia abbandonato l'uso di questo legno e di una sttiscia di tela a scopo pre-
legno (che egli stesso aveva consigliato di cauzionale, cosl come per precauzione la
usare in una ricetta contenuta nel Ms. A del- tavola originalc e stata inserita in una cas-
l'lnstitut de France, fol. 1 recto, circa 1490- setta di legno neUa qualc il pannello e tenu-
1492, dove raccomanda !'uso del nocc insie- ta grazie a quattro traverse modernc di legno
me con ul'arcipresso, o pero o sorbo»), ben- (ma si veda in Appendice per altre caratte-
ché in aJcune opere giovanili (come la piccola ristiche prescntate dal rovescio della tavola
Amumciazione del Louvre, o 1'Annunciazio- e l'immagi ne a p. 35). La pittura potrebbe
'1e degli Uffizi) egli avesse gia fatto uso del aver s ubito anticamente qualche interven-
comune pioppo. te di restauro, come sembra evincersi da]
TI dipinto del Louvre e in perfette condi- resoconto di Cassiano del Pozzo clcl 1625 ,
zioni di conservazionc, salvo considerare che potrebbe aver causato anche la perdi-
una Jeggera fenclitura neJla parte superio- ta di alcuni dettagli, come le ciglia, ma lo
re sinistra del panneJlo cui corrisponde, al stato attuale, o ttimo, non pennette di con-
verso, la messa in opera, dura nte un anti- fermare questa ipotesi (un piccolo irrile-

111

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La Gioconda vante danno verso il basso, al centro, fu aver rifinito con lacche rosse alcuni tratti del
( 1503-1513 circo), invece causato da un atto vandalico). volto, che appare oggi assai piu luminoso e
particolare; Leonardo ha preparato la tavola con un chiaro rispetto alle maní, dove sembra di
Parigi, Louvre. fine strato di gesso duro, dalla cui crettatu- poter scorgere l'uso piu abbondante di ter-
ra dipende il "craquelé" regalare della pit- re (ocra rossa e ocra gialla), nonostante l'in-
La superficie tura. Sopra questa preparazione ha steso un giallimento e l'ossidazione delle vemici che
dello Gioconda colore di base differenziato: blu sotto la par- rendono piu giallastJ·o il tono degli incama-
presenta te superiore del paesaggio, rosso sotto la sua ti e piú verdastro il paesaggio. Mala lumi-
un caratteristico parle inferiore (Hours 1954). Il colore rosso nosit.a del volto, quasi iridescente, deve impu-
"croquelé", un retlcolo steso sulla preparazione bianca sembra costi- tarsi aí sottostanti strati di biacca che fan-
uniforme di piccole tuire una costante dei dipinti di Leonardo no riflettere la luce, perforand o gli strati
crep e apertesi (si ritrova sotto lo sfondo del Musico della sottilissimi di colore, in una continuita di
nel supporto Pinacoteca ambrosiana, sotto alla Belle Fer- tecnica che si riscontra fin dai tempi del
preparato ronniere, e la Sant'Arma del Louvre) e dei Cerzacolo dove il recente restauro (Brambil-
con un sottile strat o suoi allievi (come sotto al Ritrauo di giova- la-Marani 1999) ha evidenziato la presenza
di gesso duro. ne, attribuito al De' Predis, nella pinacoteca di ben due strati di preparazione, il primo
di Brera) e una stesura di ocra e minio mista di carbonato di calcio, il secando, appunto,
a biacca e raccomandata da11o stesso Leo- di biacca.
nardo come base delle pittw-e su tela (Mara-
ni 1998). Le vemici protettive hanno infine DAL CENACOLO ALLA GIOCONDA:
prodotto altri tipi di crettature: sulla guan- DUE MITI A CONFRONTO
cia sinistra, in ombra, il ''craquelé" e minu- Del resto, pochissimi anni separano l'e-
tissimo, mentre suUe parti illuminate del vol- scuzione del Cenacolo da quella della Gio-
to e assai piu largo. La pittura, a olio, e ste- conda : co mpletato il primo entro il feb-
sa per strati successivi di ve]ature. E stato braio del 1498, iniziata la seconda entro
suggerito (How·s 1954) che Leonardo possa il1503. Col Cena.colo, la Gioconda condi-

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vide anche il primato di essere una delle due resoconto d'altri) e di pochi eletti che ebbe- C enacolo
piu celebri pitture di Leonardo, ma, men- ro i1 privilegio di vederla (non la vide il (1495-1498);
tre la Gioconda e famosa "soltanto" da Lomazzo, non la vide forse nemmeno lo Milano,
poco meno di centocinquant'anni, il Cena- stesso Félibien, che pur la descrive, nel refettorio di Santa
colo lo e da molto piu tempo, da piu di 1666, parafrasando il Vasati), come Cas- Mario delle Grazie.
cinque secolí. La fama del Cenacolo era siano del Pozzo e padre Dan (che sempre
infatti iniziata subito dopo il suo compi- nel Sejcento la definisce «una meraviglia Dol completomento
mento, il9 febbraio del1498, quando Luca della pittura» ), non desta particolari entu- del Cenacolo all'inizlo
1
Pacioli, dicendolo appena finito, lo defi- siasmi fino al1a meta d el1 0ttocento. Il delta Gioconda
nisce, nella sua De divinaproportione dedi- motivo e da vedersi nel fatto che essa fu - fe due píu fomose
cata a Ludovico Sforza, un'opera di tale dapprima esposta per lungo tempo negli opere di Leonardo -
bellezza di fronte alla quale Apelle, Miro- appartamenti reali a Fontainebleau, poi passano solo pochl
ne e Policleto «conv[i]en che cedino». Dal nella Petite Galerie du Roí a Versailles, onnl. 11 primo fu lnfatti
Félibien a Poussin, a Montesquíeu (che, dove e registrata nel 1695, quindi nella portato o termine
nel1728, lo aveva definito «uno dei piu stanza da letto di Napoleone, prima di nel 1498, mentre
bei quadri del mondo») da Goeth e a
1 essere visibile da parte di un pubblico piu Jo secando venne
Stendhal, da Ruskin, che lo paragona alle vasto al Louvre. Nel nuovo museo sorto comlncloto neJ 1503.
opere di Rembrandt, a H enry James, a dalla Rivoluzione, la Gioconda entro una
Eugene Müntz, che definl il Cenacolo un prima volta nel 1797, insieme con i teso-
«miracolo» (1899) e la pittura mural e
1 ri provenienti da Versailles, per esservi
milanese a occupare, per oltre quattro esposta, nel Salan Carré, nel 1798 senza
secoli, nell ímmaginario collettivo, il posta
1
destare un'impressione particolare nel
di opera-chiave, o di opera-símbolo, nel- pubblico (Haskell 2000), ma Napoleone
l'attivita di Leonardo. La Gioconda invece, la valle poi per sé e la fece trasferíre nel
salvo considerare l'apprezzamento del 1801 nella camera da letto di Joséphine
Vasari (che forse la descrive in base a un alle Tuileries. Quando Napoleone venne

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incoronato imperatore, nel 1804, iJ dipin-
to ritorno al Louvre dove inizio ad attira-
re l'attenzione dei critici e del pubblico
francese.

UNA "FEMME FATALE"


Come e stato dimostrato recentemente
(Migliore 1994; Sassoon 2002), la fortuna
del dipinto si consolida solo atlomo alla meta
del XIX secolo a opera, soprattutto, di Théophl-
le Gautier~ di At·sene Houssaye, di Charles
Baudelaire a Parigi e poi di Walter Patera
Londra. Soprattutto la lettura del dipinto
leonardesco offerta da Théophile Gautie1~
che combino magistralmen te le qualita di
bellezza, grazia e mistero suggerite dalla Gio-
co11da con il culto dell'etemo femminino e
della superimita della donna, teorizzato anche .
da Goethe nel Faust ( 1831), e, particolar-
mente, con il mito della "femme fatal e'', poi
superbamente esplorato nell'universo figu-
rativo di Gustave Morcau, si tivelo gravicla
di conseguenze per l'apprezzamento futuro
del dípinto. Nel1852 Gaut.ier. nella poesia
Caeruli oculi, aveva messo a punto il "Iilrat-
to" di una "fem me fatale" descrivendo cosi
la Gioco11da: «Une femme mystérieuse 1Dont
la beauté trouble mes sem;, 1 Se tíent debout,
silencieuse, 1Au bord des fl ots retentissants»
(Una donna misteriosa 1 la cui beUezza tur-
ba i mieí sensi 1sta in piedi, silenziosa 1accan-
Lo a fluttl risonanti).
Come e stato notato da Sassoon, Gautier
«vedeva ovunque im magini di dmme miste-
riose e conturbanti», ed era parimenti osses-
Qui sopra: A pag. 16 in alto A pag. 16 in bosso sionato dalla Gioconda di Leonardo se, di
Camille Corot, do sinistra: do sinistro: Eronte a un dipinto di El Greco (forse raffi-
Fanciulla con la perla San Giovanni Andrea del Verrocchio, gtu--an te la sua amante, Jerónjma de las Cue-
(1869); Battista Dama col mazzolino vas), desctitto nel 1850, aveva detto del suo
Parigi, Louvre. (1505-1507 circo); (1470 circo); sguardo: «Ti segue ovunque, come la Gio-
Parigi, Louvre. Firenze, conda di Leonardo». La Giocrmda, per Gau-
11 mito del/a Gioconda museo del Bargelto. tier, diventava cosll'incarn azione di un idea-
si afferma soprottutto Studio de/la testa le femminíle in cuí il personaggio stmico di
a partire dalla meto delta Vergine, Desiderio Lisa Gherardini scompariva per lascíare il
del XIX secolo. ( 15 1O circo) da Settignano, posto, sotto il peso di fantasie maschili, a
lnterpretoto in chiove per il dipinto Angel o, un insieme di immagíni miste1iose, volut-
squisitamente LaVergine particolare tuose, forse immorali. Nel con tempo, gli
ottocentesca, col Bambino, delta figura studiosi romantici stavano affrontando il
il modello creoto sant'Anna reggicandele destra tema di Leonardo uomo "uníversale" e sta-
da Leonardo ispira e l'agnellino; nel tabernacolo va nascendo il "mito" di Leonardo: un uomo
numerosi artisti NewYork, del Santissimo dotato dí conoscenze e di poteri quasi sovran-
dell'epoca, tro i quali Metropolitan Sacramento naturali, meta artista, meta mago, che il
Corot. Museum. ( 1461-1462 circo); simbolismo europeo avrebbe poi fatto dive-
Firenze, níre "superuomo", compiendone una Iettu-
San Lorenzo. ra anUstorica e decontestu alizzandone !'o-
pera. Intanto Corot parafrasava la Giocon-
da nella sua Fanciulla con la perla del 1869.

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«MIROIR PROFONDE ET SOMBRE»: te morta e ha conosciuto i segreti della tom-
ANGELI, VAMPIRI ba; ed e discesa in profondi mari e ne serba
E IL MITO DELI:ETERNITA intomo a sé la luce crepuscolare; traffico stra-
1 primi segni di q uelle che si sarebbero ni tessuti coi mercanti orienlali; e, come Leda,
tivelate poi distorsioni storiche e arbitrarie fu la madre di Elena d i Troia; e, come sant'An-
intcrpretazioni (da Paul Valéry a GabrieJe na, fu la madre di Maria; e tullo questo non
D'Annunzio, da Dmitrij Merez.kovsk.ij a Mar- e stato per lei che un suono di Jire e di Oauti,
ce! Btion, tralasciando gli ultetiori cnuti aper- e vive soltanto nella delicatezza con la quale
tisi con gli abissi spalancati dalla psicanali- h a modellato i m utevoli lineamenti, e ha tin-
si, da Freud a Ravmond Stites) e che vanno to le palpebre e le maní. "Limmaginazione di
oggi considerate soltanto per quello che sono una vita perpetua, c he abbracci d'un tratlo
- cioe esercitazioni lellerarie (o psicanaliti- diecimila esperienze, e antica; e la filosofía
che) che hanno assunto Leonardo e le sue moderna ha concepilo l'idea dell'um a nita
opere come pretesto perla creazione artísti- come soggetta all'influsso di tutti i modi d i
ca o come Cantas mi sui quaü scaricare Je pro- pensiero e d i vi ta, che essa riassume in sé.
prie ossessio ni - sono da vcdcrsi nei testi di Cer tamente Mo n na Lisa po trebbe figurare
due autori: il primo e una poesía di Ba ude- come l'incarna:done d i q uella antica fanta-
laire, Les phares, del 1857, dcdicata ai gran- sía , e il simbolo deU'idea moderna». Solo uno
di del passato, in cui si allude alla Gioconda, scrittore britannico avrebbe potuto concepi-
ma anche alla Vergine del/e rocce, e si descri- re una serie di lcgami che collegano la Gio-
ve i1 sortiso dolce e miste rioso dclle figure di conda al cupo mondo nordico in cui alber-
Leonardo, so[ermandosi sul paesaggio che gano i vampiri, che intrecciano illitratto di una
le contiene: «Léonard de Vmci, miroir profond dama borghese del Cinquecento fiorentino
1et sombre, 1 Ou des anges c harmants avec con la notte dei tempi e le culture OJientali e
un doux 1 sour is 1 Tout chargé de mystere, classiche, con l'animalita della Grecia e la
apparaissent 1 a l'ombrc 1Des glaciers et des lussuria di Roma, e con l'aspirazione all'im-
pins qu i [erment leur 1 pays)) (Leonardo da mortalita. Antico, Gotico, Neogotico, runa-
Vi nci, specchio profondo 1 e cu po, 1 in cui scimcnto e Neorinascimento, orientalismo e
angeli pieni di fascino con dolci sorrisi 1cari- istorismo si accavallano inestricabilmcntc in
chi di mistero, compaiono 1 all'ombra 1 dei questo fantastico brano letterario allo stesso
ghiacciai e dei pini che racchiudono illoro modo che neUe case degli artisti, degli eru-
paese); U secondo e una celeberrima descri- diti e dei coUezionisti "fin de siecle", tra Lon-
zione della Gioconda di Waller Pater, pub- dra, Parigi, Settignano, Boston e Milano, dovc
blicata per la prima volta nel 1869131: «La pre- le sculture K hmer o dell'isola di Giava, geo-
senza che in tal mod o sorse si slra na mentc metricamenl.e perfette, si sarebbero trovatc
accanto a lle acque, e espressiva d i cio che nel a cond iviclere gli spazi s u s tip.i e cassapan- A pag. 17:
corso di m iJle a nni gli uomini erano giunti a che m edievali con dipinti di Domenico Vene- D am a
dcsiderare. Suo e H capo sul quale "si sono ziano o di Piero della Francesca, o Raffael- co n l'ermellino
scontrati gli ultimi termin i de' secoli" e le pal- lo, altrettanto petfctti, e dove i (rammenti di ( /488- 1489 circo);
pebre sono un poco slanche. E una bellezza marmi antichi si sarebbero trovati accanto Crocovia,
che dall'intemo s'imptimc sulla carne, il depo- a smalti di Limoges o agli avmi degH Embria- Czartoryski M useum.
sito, celluJa per cellula, di slrani pensicri, di chi. Ma l"Lltto questo in che modo puo a ver a
fantastiche divagazioni e di passioni squisite. che fare con la Gioconda? Chi sarebbc a nco-
Ponetcla per un istante vici no a una di quel- ra disposto ad assumere l'immagine di que-
lc candide iddie grcchc o dclle belle donne sto volto bonario quale petfetto si m bolo del-
deU'antichita, e come resterebbero cssc turbate la "femme-fatale"? Chi potrebbe ritenerlo rap-
da questa beUe:aa, in cui s'e trasfusa !'anima p rcsentativo, tondeggiante e un po' gonfio
con tutte le sue malallie! Tutti i pcnsieti e tut- qual e, di una bellezza classica, al pari delle
ta l'esperienza del mondo han lascia to la il forme ash--atte dclle sculture Khmer, a Ue qua-
loro segno e la loro impronta pcr quanto han li pur la accomuna il soniso? Ma e davvem qu~
potere di affinare e rendere espressiva la for- sto un sorriso misterioso, allusivo di una vita
ma esteriore: l'animal ismo de lla Grecia, la perpetua, o cü un cumulo di espe1ienze "altrc"?
lussuria di Roma, il m isticismo del Medioe- O non e, piuttosto. lo stesso sorriso che appa-
vo con la sua am bizione spir iluale e i suoj re nelle altre creazioni di Leonardo p ilLore,
amori icleali, il Litorno del mondo pagano, i pec- come nella Dama con l'ermellirw d i Cracovia,
cali dei Borgia. E lla e pill a nUca dclle rocce nel San Gi.ovarmi Battüta, nella Sant'Arma
tra le quali siede; come il vampiro, fu piu vol- de1 Lo uvre? Non si r if1ettono qui gli inse-

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..···¡

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Qui sotto: gnamenti del suo maestro, il Verrocchio, ricor-
pagina de/la " Domenica del Corriere" dato dal Vasari per aver disegnato «teste di
di Milano del 3-1 O settembre 1911, femina con bell'arie e acconclaturc di capel-
con un disegno di Achille Be/trame li» dalle quali derivano certo anche le teste
raffigurant e il fu rto del/a Gioconda. cü «femmine che tidono», licordatc dal Vasa-
ri come una specialita cü Leonardo, che era-
no, del resto, una specialita anche di al tri arti-
sti fiorentini, come il Rossellino o Desidelio
da Settignano? Credo, franc..1.mente, che nes-
suno considererebbe oggi la Gioconda pecu-
L1\®0MENiet.lnEt@RRIERÉ liare da quesli punti di vista, rnentre e certo
T .. - ··--· •..::.:-..:..- • •:- 1
, """=-- · ·-:-:-._. . .•.,- ' · --·.~ piu difficile rispondere ad altre demande.
4-- .__-.... .... -.....-·-
~......, -.....:~ --..~
. é<lW ~• .. , , ,. ,..

'--·--·-··~ Tralasciando qucsiti che implicano una visio-


ne del mondo che non era quella cli Leonar-
do, e limitandoci a lui e al suo tempo, non ci
basterebbe sapcrc chi veramente raffigura la
Gioconda? Ci si pot.rebbe forse chiedere, se
mai, se la Gioconda possa forse aJludere alla
mutevolezza della bellezza e riassumere nel-
la sua imrnagine la visione dell'universo pro-
prla di Leonardo, presentato in con linua evo-
luzione e mutazione. Prima di cercare di
1ispondere aqueste piCt sem plici domande,
e necessario pero sgombrare il campo da
un'altra serie di intcrpretazioni e di letture
che solo marginal mente hanno a che fare con
il di pinto in sé e con cío che esso rappresen-
ta o ha rappresenlalo al suo apparire nella
sto1ia deU'ar le, cioe nclla "stmia" ''lout court".

IL FURTO DELLA GIOCONDA


E LA GIOCONDOCLASTIA
Divenuta nell'Ottocento icona dcll'ideale
femminile, símbolo della bellezza assoluta e
Qul a sinistra: dell'immortali ta, la Giocorula, come gia il
pagina dei/"'E.xcelsior" Cenacolo , non poleva che diventare, nel seco-
di Parigi del 23 agosto lo successivo, oggetto di scherno e di deri-
1911, con l'annuncio sionc feroce. U furlo del cüpinto, nell'agosto
del furt o della del 1911, con titoli suUe prime pagine di tut-
Gioconda. b i quotidiani, e la sua assenza dal Louvre
per due anni, non feccro che accrescere la
sua fa ma, fino ad a llora r imasta confinata
nell'ambito dei cit·coli letterari e ~u·tistici. n
senso di nausea che dovette provocare il con-
tinuo apparire dclla sua immagine su tutti i
quotidiani e i seltimanali del tempo e misu-
rabile neJio sc1itto cli Roberto Longhi, inti-
tolato Le due Lise, apparso sulJa rivista fl.ttu-
t.i sta "La Voce" nel 1914, dove, dcmolita l'im-
portanza della Cioconda come risullaLo delle
conoscenze artisticl1c e scientifiche di Leo-
nardo, il famoso critico italiano vie ne a pre-
ferlre una ben piu fresca immagine femmi -
nile, fatta cU sola pittw-a, queUa o[erla da un
dipinto di Renoir, in sintonía con le rivendi-
cazioni futwisle che si identiL1cavano nel-
l'arte moderna negando valore a quella del

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passato, g iudicata retdva e reazionaria. E
cosl Bernard Berenson provo addirittura, col
futto d el dipinto, un senso di liberazione e
di cmancipazione ( 1916). La Gioconda divie-
ne da qucl momento un'«illustre incompresa»
per molta parte della educa, tanto che con
questa de[inizione e in titolato ancora un
recente librello di AndJ·é Chastcl a essa inte-
ramente dcdicato. Ma non eqtú possibile iJJu-
strarc l'infinita casistica degli oltraggi subi ti
dal dipinto di Leonardo d u rante il Novecen-
to, dalla tiapP,ropriazione da patte di Duch.:trnp,
a Dali, da l tcab·o alla fo tografia, dalla musí-
ca al consumism o odiemo che, sulla fal sari-
ga dei multipli di Warhol ripropone tma "Gio-
conda" su buste di plastica, serializzata e ridi-
pinta come una Mnrilyn, ne l te nta tivo d i
tiaggiornarne l'immaginc e seguendo incon-
sapevolmente la linea interpretativa che era
gia stala d i Théophile Gautier. E sulla com-
ponente romantica e "awenturosa" deJ di pin-
to fa leva, ancora oggi, J'ultima di una serie
veramen te cospicua di monogt·afie in tcra-
mente dedícate alla Gioconda, quella del cita-
Lo Sassoon. Anche tu tto qu esto ha poco a che
fare con il di pinto in sé, anche se contribui-
sce a reimmcttere via via nella storia del gusto
e dell'at1e l'immag ine violen tata e a volte fal-
sata della Gioconda che diviene, a s ua volta,
nel migliore dei casi un'altra opera d'arte o, ncl
peggio re, un oggetto di consumo, eventual-
mente da gettare.
Tullo questo puo interessare lo stotico del
costume, ma qui crediamo piu utile tornare
a guardare al di pinto non solo come a un'o-
pera del suo tempo e considerarla un docu-
mento che rillette lo spirito, le conoscenze e
le intenzioni del suo autore ma, soprattutto,
come al ritratto d i un personaggio esistito
realmente che si e lrasformato nella mente
e sotto le mani di Leonardo in un'opera d'ar-
te dove il dato reaJe si esu blimato, col tempo
e la lunga elaborazione cui fu sottoposto, in .~"l:.-i;..~;-
ritrallo iclcalizzato o, meglio ancora, in un'im-
magine ideale.
Vincent Raynal,
Louvre-Paris ( 1990).
( 1) Urr ringra ziamerrto particvlare a f.lemy Loirelle. direuo-
re-presidellft de/museo del Lmll're, a Pietre Cuzin, Franfoise
l'iaue e Cécile Scailliére<. per al'enni penne.~so di esaminart
la Gioconda 11cl úmvre i/9 aprile 2002. E a seguito di que-
sto esa me clrc Cécile Scailltercz mi ha ¡¡merosamente propo·
stu di terwre tilla co11/immz.n su/la Giocondn presso il r11useo
di Grenoble. in ut·casirme tlel cinquecentesimo mmiversario
de/ dipi11/0, e che si e ICI!IIIa, i/ 6 {ebbraio 2003. gra:.ie a/l'in-
len!ssamellfo e al supporlo tlella Sociélé des Amis du Musée de
Grenoble. E;, quell'occ:asitme che ho poww anticipare alcu-
lle de/le idee contenwe in questo lavoro. (irazje anche a ú tu·
re fagnart fll!l' /(1 S<~gmrlal,inne de/la COJIÍCI 11elmuseo diBrou.
(2) Ripubblicata nel /873 nellamcco/ta Studics in the HistoJy
of Renaissance e riedita llu/1936 da Ir\~ 8. Yeats nel/'intrO·
duúone ai/'Oxford Book or Modem Ven¡e, 1892-1935.

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Qui o sinistro: In alto do sinistro:
copertlno del disco Fernond Léger,
La Mama Cherie La Gioconda
del Serpentlns dalle chiavi
(s. d .). ( 1930);
Biot,
Musée Notionol Léger.

Maree/ Duchomp,
L.H.O.O.Q.
(1919);
Filadelfia,
Philodelphia Museum
o(Art.

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Qui sopro: Qul o destro:
Philippe Holsmonn, Mona Lisait,
La Gioconda coi baffi Shopping bog,
e le fattezze di Dali Porigi (2002).
(1953).
Le "rivisitozioni"
In alto o destro: del/o Gioconda,
Andy Worhol, spesso dissocronti,
Mona Lisa (Colored) si moltipllcono
(1963). presso gli ortisti
contemporonel.
Lo notorieta crescente
dell'immogine
di Leonardo giunge
o un punto tole
do trasformare
In molti casi Monna
Lisa in un'icono
commerciole.

M O N A L 1 S A 1 T
9, rue Saint-Martln, Parls 4•m•, 01 .42.74.03.02

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L
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IL PERSONAGGIO

Ne/lo pagino o flanco: Chi rappresenta infatti


cortan e
per un ritrotto il dipinto del Louvre?
di Isabel/o d ' Este
( 1500 circo); Il nome "Gioconda"
Porigi, Louvre.
Tro i nomi avonzotl appare p er la prima
do/la critico circo
lo dibottuto identita volta in un documento
storico delta
gentildonno ritrott o dell525, scoperto
ne/lo Gioconda figuro
quello di Isabel/o soltanto nel1990
d'Este, morcheso
di Montovo, olla nell'Archivio di S tato
cuí corte Le onardo
fu ospite per quolche di Milano (Shell-Sironi
t empo primo
di andare o Ve nezio 199 1 e 1992), che
nel 1500, dopo il fungo
soggiorno milonese. ci riporta ancora
una volta neUa capitale lombarda, dovc Pagina di rtudi
era ri torna lo Gian Giacomo Capro tli da con 11 disegno
Oren o, d ctto Sa lai, fin dall'a prilc 15 18 di un occhio
(Jestaz 1999). e di riccloli
Egli era slalo garzone dj Leonardo ed era ( 1S 13-1 S 1S)
egli stcsso d iventato pittore. Deceduto per dal Codice Atla ntico,
morte violenta nel 1523, ereditavano i suoi f. 864r (ex 31 Sr-o);
bcn i le sue due sorelle. Da un inventario M ilano,
fa lto farc da queste per dividerseli, appren- Biblioteca
diamo che i suoi averi comprcndevano una ambrosiano.
críe di d ipjnti, o ltre ch e pietre preziose,
abiti e oggetti diversi. I dipinti sono regi-

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strati in questo documento secando titola-
zioni (se ne veda un estratto in Appendice)
che riconducono a soggetti di Leonardo. La
citazione del terzo dipinto ricordato nel-
l'inventario, dopo la "Leda" e la "Sant'An-
na", e cioe un «quadro de una dona aretra-
ta», e completata dalle parole- scritte nel-
finterlinea - «dicto la Ioconda» con·eggendo
una precedente dicitura «dicto la Honda>>.
E stato ipotizzato (Shell-Sironi 1991) che
Sala! riportasse dunque a Milano l'insieme
dei dipinti che Leonardo aveva con sé nel
castello di Cloux presso Amboise il 1O otto-
bre 1517, quando sappiamo da un resoconto
del segretario del cardinale Luigi d'Aragona,
Antonio de Beatis, che Leonardo aveva
mostrato a questi ospiti «tre quatri, uno di
certa donna firentina, facto di naturale ad
instantia del quondam Magnifico Juliano
de Medici, l'altro di san Iohanne Baptista
giovane, et uno de la Madonna et delfi.glio-
lo che stan posti in gremmo de sancta Anna,
tucti perfectissimi». I valori indicati nel
documento del1525 sono infatti altissimi,
quanto potevano essere valutati solo dipin-
ti originali di Leonardo. Il «quadro de una
dona aretrata (dicto la Honda) dicto la Iocon-
da» e stimato cento scudi e cinquecento-
cinque soldi, il doppio di due diamanti valu-
tati insíeme cinquanta scudi e il doppío di
uno smeraldo, valutato da solo cínquanta
scudi, tutti citati all'inizio dell'inventario.
Tuttavia, un documento scoperto nel1998
nell'Archivio di Stato di Milano (Longoni
1998), datato 28 dicembre 1531, contiene
un elenco di nove dipinti che la sorella di
Salai, Lorenziola, aveva consegnato a certo
Ambrogio da Vimercate come pegno per un
debito che questa aveva contratto con Gero-
lamo da Sormano. In un altro docLUnento (Vil-
lata 1999) i nove dipinti la elencati, com-
presa la «Ioconde figuram », sono valutati,
nell'insieme, solo duecentoquaranttmo lire
imperiali, parí a ventisei scudi, mentrc nel-
l'elenco del1525 erano stati valu tati mille-
cinquecentonovanta Jire imperiali, parí a
trecentoquindlci scudi. Da qui il dubbio che
i dipinti giunti a Salai, e da questi riporta-
ti. a Milano, non fossero originali dí Leo-
Anonimo /eonordesco, La Leda, /a Sant' Anna doll'inventorio dei beni nardo ma, forse. copie eseguite dallo stesso
Leda e un ((quodro de uno stiloto olla morte Salai. Parallale1amente veniva infattí sco-
(/SI O circo); dona aretrota dicto lo di Gion Giacomo perto un nuovo documento, negli Archives
Firenze, Uffizi. locondoJJ Coprotti da Oreno, Nationales di Parigi (Jestaz 1999), in cui si
sono le tre opere detto So/al, uno registra il pagamento, molto elevato, neglí
riconducibili degli allievi prediletti anni 1517-1518, di duemilaseicentoquat tro
o Leonardo citote del genio di Vinci. lire tornesi da parte del tesoriere del re di
Francia, Jean Sapin, a «messire Salay de

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Pietredorain » (= Sala! di Pietro d'Oreno, Prima rlproduz ione
secando la lettura francese dei nomi) «pour de/la G ioconda
queJques tables de paintures qu'il a baillées nell'edizlone francese
au Roy» . Lipotesi che Sala! potesse vende- del Tra ttato
re aJ re dipinti di Leonardo, fra cui la Gio- delta pittura
conda, ancor vivo il maestro, e che tratle- ( 1651 ).
nesse per sé !'ingente somma di danaro, ha
suscitato alcune perplessita (ViJiata 1999;
Marani 2003 ), anche perché sia Leonardo
che Francesco Melzi erano regolarmente
stipendiati da Francesco l. Inoltre, negli
inventan milanesi del1525 che elencano le
proprieta di Salal pervenu te alle sue sorel-
le, non si fa cenno a questa elevatissima
somma di danaro. Lipotesi che la Giocon-
da, .insieme con la Leda, la Sa.nt'Arma e gl:i altri
dipinU di Leonardo poi pervenuti al Lou-
vre, sia ritornata a Milano, tra il J 524 e il
1531, non puo essere qu indi del tutto scar-
tata. Alcuni dipinti di artisti milanesi data-
bili aJ terzo decennio del Cinquccento, come
La Maddalena davanti al sepolcro di Giam-
pietrino e un Rüratto di dama di un leo-
nardesco anonimo ch e si ispira simulta-
neamente a un modello di Sebastiano del
Piombo e alla Gioconda (riprodotti nel capi-
Lolo successivo), of:frono la possibile prava
della permanenza a Milano del capolavoro
vinciano dopo il1525 (o d i u na sua copia).
In ogni caso il docu mento del 1525 prava
l'esistenza di un ritratto di donna, con Lut-
ta probabilita eseguito da Leonardo, che
veniva chiamata "Ioconda".

UNA DONNA Fl ORENTINA


DEL RINASCIMENTO
Gli inventad sopracitati confermano l'an-
tico racconto del Vasari che aveva identifi-
cato il personaggio diplnto da Leonardo
con monna Lisa andata sposa a Francesco
del Giocondo: «Prese Lionardo a fare per
Francesco del Giocondo il ritratto d i mona
Lisa sua moglie; e quattro anni penatovi, lo
lasci o imperfetto; la quale oper a oggi e
appresso il re Franccsco di Francia in Fon-
tanableo» . Lidentificazione del dipinto del
Louvre con il ritratto di monna Lisa Ghe-
rarclini del Giocondo, nata nel 1479, e quin-
di del tutto probabile, anch e da! punto di
vista cronologico, dato che il Vasari cita la Charles Lemoine, Leona rdo che d lpinge La Gioconda ( 1845),
Gioconda subito prima della Battaglia d'An.- inclsione dal di pinto di Aimée Brune-Pages; Porigi, Bibliotheque Nationole.
ghiari e dato che il personaggio raffigurato L'opero ottocentesco, in sintonio con lo poss/one dell'e poca per gli eventl
da Leonardo nel diplnto del Louvre pub ben e i p ersonaggi gloriosi dell'itolica storia, olt re che col mito crescent e del/o
avere circa venllcinque anni. Frank Zollner Gioconda, rafflgura Leonardo al/e prese col suo capolavoro. La scena
ha dimostrato ( 1993) come, tra la fine del ritratta si basa sul rocconto di Vasar/, che parlo di mus/el, cantor/ e giullarl
1502 e l'estatc del1503, Leonardo non aves- inte nti a rallegrare lo m odella m ent re posa p er 11 dipln t o leonardlono.
se grandi commissioni in corso, cosl da esse-

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re ne1la condizione di accettare l'offetia da
,--.,f't-
·!17• parte di Francesco del Giocondo di fare un
ritratto alla mogJie. Sui motivi che spinse-
ro Francesco del Giocon do a richiedere un
ritratto della moglie a Leonardo, occorre
ancora dibattere: piu che sulla necessita di
celebrare 1'acquisto di una nuova casa e di
festeggiare la nascita del secondo figlio avu-
to da monna Lisa (Andrea, nato il 12 dicem-
bre 1502), credo si debbano maggionnente
porre in 1isalto le aspirazioni sociali di Fran-
cesco e il suo desiderio di emergere come
una delle figure in vista nel contesto socio-
economico e forse anche pubblico della citta
(eglí ricopri infatti pubblici uffici per ben
quattro vol te), avendo gia sposato in plime
nozze una Rucellai. 11 matrimonio con una
Gherardini, di origini non nobili, avvenuto
nel 1495, richiedeva forse di essere anche
sancito con la commissione di un ritratto
che gli avrebbe dato sicuramente maggior
visibilita sul piano sociale, soprattutto elato
......
che il pittore in questione era Leonardo da
-. ·~ Vinci, ormai conteso da principi e potenta-
ti. Francesco del Giocondo non aveva tut-
tavia fatto i conti con l'onnai ben nota len-
tezza e manía di perfezione del maestro.
Che Leonardo impicgasse quattro anni per
dipingerlo e quindi ben possibile, al punto
da doverselo portare a Milano per comple-
tarlo quando vi si trasferl nuevamente, a
~.
. ,

~
pa1iire dal 1507, e tanto da non poterlo mai
piu consegnare al committente, riservan-
dosi forse di rifinirlo auorno allSl0-1513,
Qui sopra: Da cio l'ipotesi Ne/la pagina o franco, periodo al quale sembra appmienere il pae-
Studio di temporale di uno sfondo da//' alto: saggio nello sfondo (Kemp 1982).
su un paesaggio realizzato a partire studi di teste
( 1500 circo); da precedenti studi per gli apostoli DUE DISEGN1 E UN PRECETTO
Windsor, da/ vero, secando (1493-1494 circo) In effetti, un disegno a gessetto rosso con-
Royal Library, una prassi per il Cenacolo; servato neJJa Royal Libnuy a Windsor Castle,
n. 12409r. verosímilmente Giacomo n. 12409 recto, raffigurante un temporale
gió sperimentata (in alto), e Filippo sopra una vallata (forse una veduta della
11 paesaggio da Leonardo (a sinistra); Va1tellina), e che e stato spesso messo in
sullo sinistra per le fisionomie Windsor, relazione con il paesaggio montagnoso a
del/a Gioconda e stato degli apostoli Royal Library. sinistra della CiocoJUla. (Clark-Pedretti 1968),
messo in relazione nel Cenacolo, basate puo essere datato attorno al 1499-1500
con uno studio su studi di gente (anche se, piu recen temen te, nell989, Mar-
di tempora/e comune eseguiti tin Kemp lo data attorno al 1506 e Pedret-
con servato a Windsor, neg/i onni precedenti ti nel 1500-1502). Leonardo potrebbe aver
generalmente datato olla stesuro del dipinto dunque riutilizzato, perla parte sinistTa del
anteriormente nel refettorio di Santa paesaggio nel dipinto, un precedente stu-
al dipinto del Louvre. Maria del/e Grazie. dio preso direttamente dalla natura, ria-
dattandolo, per esigenze compositive, al
ritratto che avrebbe di li a poco iniziato. Lo
stesso proccclimento di riutilizzazione di
studi daJ vero per dipinti eseguiti piu tardi
si e riscontrato infatti a proposito delle teste

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degli aposto li nel Cenacolo milan ese dove
Leonardo ha usato come modelli studi di
teste prcsi dal vero, eseguiti n eglj anni 1492-
1494 (Ma ra ni 2001 ). Come termine final e
per il compime nto dcl la pillura ci si puo
appoggiare, o llre c he sulla str ingente somi-
glianza fra il pacsaggio roccioso <.leila Gio-
conda e queUo che fa da sfondo a lla Sanl'An-
110 del Louvre, del 15 10-15 13 circa, a nc he
a un disegno contenuto ne l Coclice Atla11ti-
co della B iblioteca ambrosiana di Milano,
Fol. 864 recto (ex fol. 31 S recto-a), mos tran-
te, (ra annotazioni e disegn i vari, lo studio
di un occhio sinis tro e d i alcune c iocche di
capelli che sem brano vcrame nte riBettere
la vic in anza del modc ll o clclla Gioconda
(PedreLLi 1979). Questo foglio di studi e data-
bile, per vía di a ltri ra pporti e consider a -
zioni di con tc nulo, attorno al 1513- J 5 15.
Anche se non puo tra llars i, lettcralmente,
in qucsto caso, di uno stud io "preparato-
rio" per il d ipi nto, ma piuttoslo di una sua
possibile eco, la datazione cosl tarda di que-
sti disegni sc mbra conrermare la conli-
nuazione dell'elabordzione del di pinto fino
ad a nni piullosLo avanzali. E comunque
singolare c he, nella s le rminata ered ita vin-
ciana, non s ia r imasla nessun'altra traccia
grafica del processo di elaborazione che
condusse Leonardo al compimenlo del dipin-
to, ladd ove e invece possibilc rintracciare
alcuni dei presupposli leorici, ne llc anno-
tazio ni e nei precetti leonardeschi, che pote-
rano costituimc il retrolen-a. Fra i Lanti pas-
si racco lti nel Trattato del/a piltura su come
raffi gUt·are le montag nc in lon ta nanza (la
maggior parte dei qua li da tabili appunto
verso illS l 0- 15 13}, o su come ''sfumare" i
contor ni dellc fi gure, un passo, il cui origi-
nale e perduto, contenulo nel Tmllato (para-
grafo 155) e che polrebbe essere datato ver-
so il 1500 (o a nche 1505), e stalo infatli mes-
so dircttamentc in relazione con la Gioconda
da Pedretti (Pedrctti-Vecce 1995)"1•

UN'ALTRA ANTICA TESTTMONIANZA


SU UNA «TAL GTOCONDA»
Si riticne normalmente che Vasari descri-
vesse il ri lralto sulla scorl a di un resoconto
fattogl i da qualcun a llro. Per esempio, cgli
non descrive il paesaggio ma dcscrive le (
ciglia del personaggio: la Giocnnda, tutta-
via, non presenta le ciglia. 11 passaggio del
dipinlo a Mi lano, tra il 1524 e il 1531, for-
se protratt.osi pcr q uak hc anno a ncora,
potrebbe aver reso possibile un suo esame
diretto a l Va ari. Probabilmente, infatti, iJ

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dipinto si trovava nella Salle des Bains a
Fontainebleau solo dal1542 (Abbé Guilbert,
1731, citato da Zollner 1993), mentre Vasa-
ri intratteneva rapporti con eruditi e stu-
diosi 1ombarcli, come Paolo Gio,.,io che, negli
anni Quaranta, si trovava a Roma. La tra-
clizione vorrebbe pero che Francesco 1, mor-
to nel1547, avesse sborsato la colossale cifra
di dodicimila franchi per potersi accapar-
rare il dipinto, come informa padre Dan nel
s uo Le Trésor des merveilles de la Maison
Royale de Fontainebleau (1642). A Fontai-
nebleau il dipinto viene pero visto, prima
ancora, nel 1625 da Cassiano dal Pozzo che
ne da un referto singola re («dalla parola in
poi altro non gli manca») e, soprattutto, per
il suo stato di conservazione, compromes-
so nei panneggi "]ionati". Sembra comun-
que assodato che, alla mela del Seicento, iJ
dipinto allora a Fontainebleau, e ora al Lou-
vre, fosse considerato raffigw-are, come rife-
risce Cassiano dal Pozzo, una «tal Gioconda».

QUALCHE IPOTESI ALTERNATIVA


Plima del 1991 si erano fatte molte ipo-
tesi c.irca l'identificazione del personaggio
ritratto da Leonardo nel suo famoso di pin-
to, anche perché una fonte piu antica del
Vasari, l'Anonimo Gaddiano, sembra con-
traddire il racconto dello storico aretino,
affermando, verso il 1540, che Leonardo ave-
va dipinto il ritratto di Francesco del Gio-
condo, mentre il teorice d'arte e pittore mila-
nese Giovan Paolo Lomazzo, piu tardi, da
notizie ugua]mente confuse, ricordando nel
1584 «il ritratto della Gioconda e di Monna
Copia da Leonardo, Esistono varie versioni Lisa» (quindi due opere diverse) e, nell590,
Gioconda nuda. di una figura «il ritrGitlo di Monna Lisa napole~:L"Ula» collocato
(1515-1518); femmínile conosciuta «neJla fontana di Belao in Francia». Sem-
Chantilly, come la "Gioconda bra che il primo studioso a mettere in dub-
Musée Condé. nudo", ritratta bio l'identificazione del soggetto con Lisa
do imitotori e seguací Gherardini sia stato André Charles Coppier
di Leonardo (in "Les Arts", 19J4). Un decennjo piu tar-
probabilmente di e un autorevole studioso italiano a inHig-
a partire da un'opera gere al dipinto una diversa identita. Dato
(perduto) del maestro. che la donna presenta un velonero suJ capo,
e dato che il poeta Enea hpino nel suo Can-
zoniere, composto nel1520, ricorda Lm rltrat-
to di Costanza d'Avalos, duchessa di Fran-
cavi1la, eseguito da Leonardo, in cull'arti-
sta aveva finto «lei sotto il hel negro velo»
(se ne veda il poema per esteso in Appendi-
ce), Adolfo Venturi (1925) propase di iden-
tificare il dipinto del Louvre con un ritrat-
to di questa dama (ma il velo nero era attrl-
buto comune alle dame fiorentine, anche se
non vedove o non in lutto: va ricordato che

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Lisa Gherardini aveva gia p erso un figJio Qui a fianco:
alcuru anni pri ma). In oltre, l'antica testi- tardo imitatore
monianza, gia citata, di Antonio de B ea tis di Leonardo,
(1517) poneva addirittur a in dubbio che rmo MonnaVanna
dei dipinti mostnlti nel castello di Cloux rap- (o Gioconda nuda)
presentasse la Gioconda, owero Lisa Ghe- (XVI-XVii secolo).
rard.ini. Infatti il dip into raffigurante «cer-
ta do nna firentina» e detto co me «facto di
naturale ad instantia del quondam Magni-
fico luliano de Medici», ponendo quindi
come comm.ittcnte, non Francesco del Gio-
condo, ma Giuliano de' Medid, protettore
di Leonardo a Roma clal 1513 al 1515. Car-
Io Pedr etti dunque pro pase (1957) di iden-
tificare il pesonaggio in Pacifica Brandano,
favorita di GiuUano a Roma, e di datare per-
cio il dipinto aquesto periodo. [n realta l'o-
pera vista daJ De Beatis e da] cardinale d'A-
rago na potre bbe essere stata non la Gio-
conda, ma quella raffigw·ante una cortigiana
nuda ( «facta di naturalc» ), favori ta di GiuUano
de' Medki, sul tipo di queUa visibile nel car-
tonc ora nel Musée Condé di Cha ntilly, e del-
la quale esislono numerase versioni dipin-
te (Brown -Oberhuber 1978). Altri (Tana ka
1977 e J978) avcvano visto n el dtratto del
Louvre il ritra tto di I sabella d'Este oppure
il rilratto di una ce rla signara Gualanda
(Ped retti 197 3 e 1987; Vecee 1990 e 1998)
sulla base di quanto lo s tesso De Beatis ave-
va 1iferito subito dopo la sua visita a Leo-
nardo nel cas tello di Cloux rela tivamente a
un di pinto, visto il giomo dopo, a Blois, in cuí
era ritratta una certa signara, ma non cos] bel-
lo come quello della signara Gualanda (nome
che, tuttavia, potrebbc essere un enore di
trascrizione per "Gioconda", oppure iJ fru t- Qui a fianco:
to di una sua trascrizio ne foneUca alla Eran- seguace di Leonardo,
cese). Gioconda nuda
(XVI secolo);
(*) •Se '//u me debhe essere mito in (accitl al/e figure, o da par- San Pietroburgo,
le, e qua/e dit phi grazia. ll fume tollo in (accia 11/i vol!i pos ti Ermitage.
de11iro llfJtJrieie latcmli, le qua/i sie11o oscure, {le11o ca usu che
tali volti aramiO gnm rilievo, e massime ave11do illume da
alto, e questo rilei'O acc·ade perclui la parte dimuui de ta/,·ol-
10 i! aflm11inata da lw11e tmiverstde de l'a1ia ti que/lo allliposlll,
onde tal pane a/uminaw ha o111lmt quasi insensibili, e dopo essa
parte di11all/i del volto seguita le pane la temli, oscura te delle
predetw ¡nme latemli cM/e su·atc. le quali 1111110 piii oscura11o
il volto, qua //lo esso volto entra in(ra loro col/le sue pane: el
oltre a tli ques1o segtiÍ//1 cite '/fume che discende da alto pri-
va di :;é 111/le que/le parte alfe quali e/il.lto seudo delli rilel"i
del volto, come le ciglh1 che sotlra 111W illume a/la inossaw -
ra de/Ji occhi, e '1 naso che lo 10g/ie a gran parte del/a bocct1. e
7memo al/a gola, e simili altri rilevi•.
Auche se qui si al/ude a w1 r i1ra11o collocato Ira due pareti
latera Ji scure (nw le due colonru: che de/imi1ano lo spazio
assegrwlo qui al/a dama possouo bcn sostiltlire le quime lale-
rali di uua s1an::.a), le osse~vazio11i su/fume cademe tlall'altu
(uaturale o. meglio. cll"li(iciale dato che, iu qu!!slo caso, la
da111a sw (¡{di solio c/i una loggia) e :;ul rilievo (con/a scon-
certaute osseJWIZÍom· relativa al/e ciglia che s()llmggono luce
alfe cc1vitií orbiwli) certame/1/e coslituiscono i pre.wpposti
temici, elaborcui ''erso il 1500·1505, sui quali il ritratto del/a
Gioconda si basa.

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SIGNIFICATI, SIMBOLI,
FORTU A

F orse gia dalla fine del


1503 Leonardo aveva
r eso pubblico un primo
abbozzo del ritratto
della abellissima"
Ne/lo pagina a fianco: monna Lisa del
Ritratto di Ginevra
Benci (1475), Giocondo, l'unico
particolare;
Washington, ritratto eseguito da
National Ga/lery
ofArt. Leonardo allora visibile
a Firenze essendo quello della tlistissima Emblema su/ retro All'epoca di Leonardo,
Ginevra de' Bencí. l parametli di giudizio del Ritratto il rítratto di uno
circa la bellezza delle donne cambiano con di Ginevra Benci gentildonna doveva
i tempi e le mode, e i nostri , diversi anche col motto: ((Virtutem m etterne in luce
da quelli di Théophile GaulleJ~ non ci con- forma decorat)) non solo la be /lezza
sentono di sottoscrivere fino in fondo U (la be/lezza adorna ma anche le qua/ita
parerc del Vasari circa la bellezza della la virtu). morali. Lo dímostra
Gioconda. Ma si osserví .il Ritratto di Mad- gió 11 primo ritratto
dalena Strozz:i, moglie di Agnolo Doni, ese- femminile conoscluto
guito da Raffaello verso il 1505, proprio del maestro,
imitando lo schema della Gioconda, che la Ginevra Benci,
ci consente di capire che quello che dove- dove il motto su/ retro
va emergere a qucl tempo, da un ritratto di del dipinto esplícita
dama, non era solo la bellezza. La virtu, l'assunto, unendo
la moralita, la nobilta, la castita, il timor di la bellezza al/a virtu.
Dio o la religiosita e, piu raramente, la cul-

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tura e l'amore perle arti (come nel caso
del Ritratto di !sabe/la d'Este, raffigurata
con l'attributo di un libro), dovevano esse-
re le qualita da mettere in luce in un ritrat-
to di dama.
Il piu antico ritratto di dama eseguito
da Leonardo, il citato Ritratto di Ginevra &>n-
ci (ora nella National Gallery dt Washing-
ton) reca infatti, a tergo, il motto «VIrtutem
fom1a decorat» (la bellezza adorna la virtú)
e, non sbagliando, anche la Gioconda e
stata infatti interpretata (Strong 1982)
come allusiva della Virtu che trionfa sul
Tempo, rovesciando J'ordine di un celebre
Trionfo del Petrarca, dove la dama, priva
di gioielli, col velo nero in capo, e vestita
di abiti scuri color «lionato» e messa in
primo piano a troneggiare su uno sfondo
di paesaggio dove l'acqua, con la sua for-
za distruttrice, implica la dimensione tem-
porale e 1'erosione delle terre e elelle rocce.
Se questa e la lettura piu corretta del dipin-
to, cos1 da elevare monna Lisa del Gio-
condo al rango delle donne aristocratiche
e piü virtuose de1la Firenze di primo Cin-
quecen to (il ritratto, dunque, visto come
strumento di "escalation" sociale), impor-
tanza relativa avrann o i vari tentatjvi di
identificare con specifiche realta morfo-
logiche e geografiche il paesaggio qui raf-
figurato adestra (tra le proposte piu recen-
ti, la valle dell'Arno vicino ad Arezzo, con
i1 ponte di Buriano), che acquista valore
puramente rafforzativo della virtu del sog-
getto principale, anche in accordo con la
graduale trasformazione, perseguita in
quasi un clecennio, del ritratto da indivi-
duale a ritratto ideale di donna virtuosa
(sarebbe ben strano infatti che, di contra
In alto: Qui sopro e nello all'idealizzazione del soggetto, Leonardo
11 ponte di Buriono, pagino o fionco: si fosse a ttenuto a un "ritratto di paesag-
vicino od Arezzo. La Gioconda gio" puramente illustrativo di un luogo
(1503-1513 circo), specifico, soprattutto se si tiene conto del
porticolori; fatto che i due paesaggi, adestra e a sini-
Porigi, Louvre. stra della dama, sembrano non correlar-
si tra loro, avendo essi un diverso oriz-
zonte e collocandosi su due piani diver-
si, come due meta separate). Leonardo
potrebbe dunque, veramente, aver riuti-
lizzato due schizzi di paesaggio eseguiti
in precedenza, l'uno, quello di sinístra,
forse ancora relativo a un paesaggio lom-
bardo (della Valtellina, come e stato sug-
gerito), l'altro, adestra, riproducente un pae-
saggio aretino. E anche il ponte, sulla
destra, puo valere come elemento di rae-
cardo tra il passato, o il presente, e i1 futu-

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ro, sotto]ineando il valore intramontabi-
le della virtu. Che questo fosse percepito
come il significato reale del dipinto anche
anticamente, e confermato dal ricordo dí
padre Dan che, vedendo la Gioconda a
Fontainebleau nel 1642, la definisce i 1
<<ritratto di una virtuosa Dama Italiana,
e non d'una Cortigiana (come qualcuno
crede), chiamata Monna Lisa, volgannentc
detta Gioconda». Oscuro e invece il sígni-
ficato di una struttura a falde spíoven ti
che appare subito dietro il fianco sinistro
della dama (a destra per chi guarda il
dípinto), come se si trattasse della copcr-
tura a capanna di una costruzione archi-
tettonica non finita, forse la stessa cui
appartiene la casa con loggia sotto alla
quaJe sta la "Gioconda".

UN RITRATTO NON FINITO, TRA


ACQUE, TERREE •<ARIA GROSSA»
U dipínto, infatti, giusta la testimonianza
del Vasari, non estato mai finito. Non sono
finite le due mezze colonne visibili ai latí
della dama, il parapetto e parte del pac-
saggio a sinistra, dove appare il colore ros-
sastra della preparazione, cosl come non
finite sembrano le dita della mano sini-
stra, di cui si intravedono varianti nelia
posízione piu o meno piegata. Anche il
dito indice della mano destra mostra un
visibüe pentimento nella larghezza e nel
suo disegno. Limmagine radiografica (pub-
blicata perla prima volta da M. Hours nel
1954, ma poco studiata dalla critica) mostra
poi quanto diversa sia stata l'impostazio-
ne iniziale del volto che, privo del velo
nero, appariva meglio caratterizzato per
contrasti di masse, piü smagrito suUa guan-
cia destra (quella a sinistra per chi guar-
da), privo delle lunghe ciocche d i capelli
ricadenti sul petto a sinistra e soprattut-
to ancora mancante di quell'accenno di
sorriso che avrebbe carattetizzato la dama
e condizionato gran parte delle letture del
dipinto. Anzi, la bocea appare, nella radio-
grafía, ben sen·ata e con un'espressione
quasi amara. Queste clifferenze, spiegabi-
li per via de] fatto che Leonardo sarebbe
andato a precisare meglio la forma e i vari
dettagli sovrapponendo sottilissime vela-
ture di colore a olio (prive quasi di pig-
mento bianco e percio non registrabili
attraverso i raggi :x) l'una sull'altra, non
fanno che confermare la lunga elabora-
zione del dipinto e la sua graduale tra-
sformazione in un volto idealizzato. Gra-

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zie a quelle velature trasparenti e alla dif-
ficolta di individuare i colpí di pennello
dell'artista (salvo che, appunto, nelle par-
ti non finite), 1a dama appare come immer-
sa in un "medium" atmosferico, quasi
acqueo (effetto rinforzato dall'ossidazio-
ne delle vernici protettive, mentre in alto,
sotto alla battuta deUa cornice, una stri-
scia di cielo trasmette il tono intenso e
ancor vivo deU'azzurro originario). La figu-
ra appare dunque come vista attraverso
]'aria grossa, piena di umidita. Cosl il suo
sorriso altro non e se non una sottile e
minutissima vibrazione di luce intorno a
due ricetti ombrosi, 1'espediente per sug-
gerire un impercettibile movimento delle
labbra e dei muscoli facci ali. e conferire
cosl animazione evita, l'illusione che sot-
to a queile cami scorra veramente nei capil-
lari un flusso sanguigno e, da quella boc-
ea appena socchiusa, un alito di fiato.
Non meno interessante esaminare il ver-
so della tavola: qui fra alcuni Limbri a cera-
lacea e numerí dj inventario (il "3 16" del-
l'inventario del Musée Royal), una lettera
"H" scritta a pennello rosso, forse di mano
cinque-seicentesca, attira l'attenzione: in
assenza di proposte alternative da parte
di Cécile Scailliérez, che non si spiega il
senso d i questa lettera (se non pensando
che possa significare "Haut"), credo che,
ricordando la dicitura piu antica de] dipin-
to, quale queJla che si ritrova nelJ'inven-
tario dei beni ru Salai del1525, si potreb-
be suggerire di interpretarla come l'inci-
Qui sopro: pi t della p a ro la "Honda", trascrizione
rodiogrofio fonetica e toscaneggiante del nome "Gio-
del/o Gioconda; conda" che una mano antica potrebbe aver
Porigi, Loborotoire tracciato a tergo per ricordare il nome del-
du Musée du Louvre. l'effigiata. L'ídentificazione storica del per-
sonaggio, confermata dalla scoperta dei
documenti di cuí s'e detto, con mmma Lisa
del Giocondo, troverebbe cosl, fin metro
(o, meglio, fin dentro) l'opera stessa la sua
tessera mancante.

LA FORTUNA DEL MODELLO


11 dipínto, inízíato nel 1503 e portato
avanti per alcuni anni a Firenze, dove fu
certamente visto da Raffaello intorno al
1505, quasi del tutto completato tra il 1510
e il 15 13 a Milano, do ve poté servire da
modello per alcuni ritratti eseguiti dai suoi
seguaci lombardi - da Andrea Solario (che
ne ripropone lo schema nel Ritrallo di Geor-
ges d'Amboise , no to da una copia al Lou-
vre) a Giovanni Antonio Boltraffio (che lo

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impiega in tm disegno degli Uffizi) a Giam-
pietrino (che se ne servi.ra per u na figura
di Maddalena davanti al sepolcro ), opere
che mostrano tutte i soggetti sorrlden ti -
rappresenta una svolta nclla ritrattislica
moderna e in quella florentina tra Qua t-
tro e Cinquecento. Intanto la grandezza
del ritratto (che mi sura cm 77 x 53): non
solo se p aragonato ai precedenti ritratti
femminlli e maschili di Leonardo (Gine-
vra de' Bend, Mus ico, Dama con l'ermelli-
no, Be/le Ferronniere) appare sensibilmen-
te piu grande, m a, soprattut to, se con-
frontato con que]li degli artisti fiorentini,
quasí tutti mostranti dame in profiJo, anche
se in tavole di dimensioni a esso avvicina-
biJi, risuJta portare la figura femminilc a
un grado di monumentalita e di imponenza
qualc non era mai stato proposto neanche
nella ritrattis tica uCficiale [e.mrnjniJe, pur
se in tavolc di dimensio.ni analoghe.
IJ s uccesso della composizione di Leo-
nardo e il suo grado di asslrnilazione e
s u bito evid ente nel R itratto di clama di
Lorenzo di Credi nel Museo cívico di ForH
(da taluni ritenuto tuttavia piu an lico del-
la Gioconda) m a, soprattutto, n ell'opera
di Rat:faello. L'artis ta umbro vi si isp.i ra
subilo non solo per il R itratto di Maddale-
na Doni, gia citato, ma anche per que'll o
di suo marito Agno]o Doni, entrambi nel-
la Gallería palatina a Firenze (due ritratti
che conser vano ancora, si ngolarmente, il
piccolo formato di quadri da gabinetto),
oltre che nella Dama colliocorn.o della gal-
lería Borghese a Roma (dove com paiono Qul sopra: del ritratto di profilo,
anche le due m ezze colonne ai 1ati e dove retro del/a Gioconda; tipico del/o tradizione
si e in presenza di un'allusione alla castita) Parlgl, fiorentina
e n ei disegni aquesta preparatori, del 1504 Laboratoire du Musée quattrocentesco.
circa, per timanere un punto di riferimento du Louvre. N el Cinquecento,
costante anche per tuttj i ritralti succes- Roffaello
sivi , ormai di formato maggiore: da1la La Gioconda e e sicuramente tra
Muta, alla Gravicla, del 1506 d rca, al1a un ritrotto innovativo i maggiori interpreti
Velata, al R ilratto di Balda.ssar Castiglione , per l'e poco in cui del model/o
del 1514-1 S 15. E quando Sebastiano del fu dipinto e soro leonardiono, emulato
Piombo eseguira. fi nalmente jJ Ritratto di preso prontamente dol/'artisto urbinate
datna detta. La Dorotea (Berlina, Gemál- o model/o dogli artistl in una serie
degalerie) (Pedretti 1991 ), il precedente contemporonei e dei di straordinarl ritrotti.
della Gioconda costituira ormai un dato secofi successivi.
acquisito n eli'iconografia dei ritra tU fem - Tro gli elementi
minili del Cinquecento, al punto ch e un di novita, la ripresa
anonimo piltore leonardesco (forse Ber- frontole del soggetto,
nardino Luini verso il1525), o(frcndo una per esempio,
versione di questo rih-atlo (Düsseldorf, col- si offermera d'oro
lezione priva ta), s j trovedt automati ca- in poi o scopito
mente costretto a dare alla dama di Seba-
stiano il volto della Gioconda.

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( ,. f.

....

(j

1
-~

Attrlbuito o Giovonni Firenze, Nel/o pagino o flanco: La Maddalena


Antonio Boltroffio, Gobinetto del disegni Giovan Pietro Rlzzoli davanti al sepolcro
Ritratto di giovane e de/le stompe detto il Giampletrlno, ( 1525 circo).
laure ato (1510 circo); degli Uffizi.
36

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Alcuni dlplnti eseguiti Giovonni Antonio influenzati
da seguacl lombardí Boltraffio dal mode/lo
di Leonardo, come o il Giampietrino, de/la Gioconda.
Andre o Solario, oppaiono chioramente

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Raffaello, Ritratto di Agnolo Doni ( 1505 circa); Firenze, palazzo Pitti, Galleria palatina.

38

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Roffoello, Ritratto di Maddalena Do n i ( 1505 circo); Firenze, polozzo Pitti, Gallería palatina.

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Qui a sínistra: Sorprendentemente
Raffae/lo, Raffae/lo non ha mai
La muta trattenuto,
( 1507 circo); deff'invenzione
Urbino, di Leonardo, l'accenno
Gallería nazíonale al sorriso delta dama
de/le ·M arche. in nessuno dei suoi
primi ritratti ispirati
dalla Gioconda.
Qui, addiríttura,
la bocea ben serrata
ha suggerito
il soprannome
di "Muta" al soggetto
raffiguroto. f. possibile
pero che l'accenno
al sorriso, nella
Gioconda, sio il frutto
di rifiniture successive
(fa radiografia
non mostra sorriso)
e che Raffaello obbia
visto if dipinto
di Leonardo ancora
neffa stadio iniziale.

Qui a sinistra:
Raffaello, La Dama col liocorno
La gravida mostra due colonne
( f 506 circo); ai fati, accennate
Firenze, anche nella Gioconda
pafazzo Pítti, e presentí nef dísegno
Gallería palatina. del Louvre (riprodotto
qui a p. 3).
Ne/la pagina a fianco: Alcuni studiosi datano
Raffaeflo, il disegno e il dípinto
Dama col liocorno di Raffaelfo
( f 504-1505 circo); (aflusivo olla Castitir)
Roma, leggermente piu tardi,
gallería Borghese. verso if 1506.

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~
Qui sotto:
artista fiorentino
(cerchia del Bronzino),
Qui a destra:
pittore leonardesco
(Bernardino Luini?),
¡
¡
1

copia delta testa


delta Gioconda
Ritratto di donna
( 1525 circo).
r
(1530-1540 circo);
gio a Bourg-en Bresse, In basso a destra: ~
¡-
Musée Royal de Brou Sebastiano
(rubata nel 1938). del Piombo, 1
Ritratto di dama r
11 dipinto potrebbe detta La Dorotea ,
r
¡

dimostrare che, ( 1512-1513 ); f


a quest'epoca, Berlina,
l'originale di Leonardo Gemoldegalerie. 1
era ancora visibile [
in Italia. La copia
(forse del Bronzino,
~
che soggiorno a Pesara
tra il 1530 e il 1532)
fu portata vio
dal/'lta/ia ne/ 1803.

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Qui sopro:
Roffaello, La velata (1515-1516);
Firenze,
palozzo Pitti, Gollerla palatino.

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Appendice
Documenti e testimon ianze antiche d'un chiaro lume aperto si conforma;
connesse con la Gioconda, Questa e madonna viva, exempio, et norma,
secoli XVI-XVII di chí celeste aspetto fznger vole,
qu.esta e la bella bocea, onqe parole
l. amor si dolce e si soavi forma.
In uno de li borghi el Sign.ore con noi ando ad Questi son gli occhi colmi d'alto zelo;
videre messer Lunardo Vinci f"irentíno, vecchio questo e 'l bel eolio, e 'l petto, ove gia fin.se
de piu de LXX mmí, pictore in la eta nostra excel- la propria irnnzensa sua bellezza il cielo.
lentissimo, quale mostró ad sua Signaría Illu- Quel bon pitto¡· egregio, che dipinse
strissima tre quatri, uno di certa don na firenti- Tanta belta sollo il pudico velo,
na, {acto di natura/e ad instantía del quortdam superó !'arte, e sé medesmo vinse.
Magnifico Juliano de Medici, l'altro di san Iohan-
ne Baptísta giovane, et uno de la Madonna et del Mirand'il Vincio in sé madonna ratto
figliolo che stan posl'i in gremmo de sancta Anna, Gli disse r1mor: troppo alto e 'l tuo concetto
tucti per{ectíssimi. Se voi ritmrci il be! sembiante grave,
(Resoconto del segretario del cardinale Lui- ch'in vista e sl soave
gi d'Aragona, Antonio de Beatis, del lO ottobre Puó sol dm· fin' in mente al gran ril rallo,
1517, a seguito della visita a Leonardo nel castel- chi la immortal vaghezza in sé fint'have,
lo d i Cloux presso Amboise; Napo.li, Biblioteca Per ch'ivi sol ritrar po' l'intelletto
nazionale Vittorio Emanuele II, Ms. X, F 28; SI chiaro, el vago obietto.
cfr. E. Villata, Leonardo da Vinci. I documenti e Hor dunque ritrarai tu ad altJ·a gente
le testímonianze contemporanee, Milano 1999, Cosa, ch'a perta in sé ritra' la men.te?
doc. 31 4, p . 262). [ ... ]

2. Chiaro, et gentil mio Vincio, invan dipinge,


Vi era ancho [nel Castello di Blois] un qua- chi tenta hoggi ritrar madonna in charle,
tro dove e píntata ad oglio una certa signura di perche non basta l'arte
Lombm·dia di naturale assai bella, ma al mio a ritrar l'alm.e sue bellezze eterne.
iudítio non tan.Lo come la signara Gualanda. [. .. ]
(Ivi, 11 ottobre 15 17; cfr. Villata cit., doc. 31 4, Per finger leí sotto il bel negro velo
p. 263). Convienci qu.el, che pria formolla in cielo.
[ ... ]
3. (Enea Iq)ino, Canzoniere, ante 20 marzo 1520;
A m.essire Salay de Pietredorain, paintre, pow· Panna, Biblioteca palatina. HH V 31, 700, ff.
quelques tables des paintures qu'il a baillées au Roi, 2v-3r, 271~ 40r-41v; cfr. Villata, cit., p p. 280-281.
Ilm, Vic, IIII l.l JI! s Illld. Il ritratto descritto d a! poeta, d i Leonardo da
(Conti de l tesoriere de!Ja Languedoil, regi- Vinci, perduto, e quello d i Costanza d'Avalos,
stro inLitolato Es tal fait a maístre Jehan Grolie1; duchessa di Francavilla. Adolfo Venturi - Sto -
conseiller du Roy notre sire, tresorier et receveu.r ría dell'arle italiana, IX. in La pillunl. del Cin-
general de ses finances en ses pays el duché de quecento, I, J\llilano 1925, pp. 37-42 -lo ha iden-
Milan, conté d ~4.sti et seigneurie de Genrtes [. ..], tificato con il di pinto ora al Lo uvre, inv. 779, e
anni 1517-1518; Parigi, Archives Nationales, J 910, cioe con quello che si ritiene invece essere il
fase. 6; cfr. Jestaz 1999, p . 69 e nota 10 a p . 72. tilralto di monna Lisa Gherardini, detta la "Gio-
n pagamento, molto elevato, di duemilaseicen- conda").
toquattro lire tornesi da parte del tesmiere del
re di Francia, Jean Sap.in, a «messire Salay de 5.
Pietredorairt.» (= S a lal di Pietro d'Oreno, secon- «{ ..] Quadm dicto una Ledde n° 1 -se. 200
do la lettura francese dei nomi) per opere d i pit- l. 1010 s.-d.
t ura, non meglio specificate, vendute a l re di Qu.adro de Santa Anna n" 1- se. 100 l. 505
Francia, fra le quali potrebbe esserci stata la s.-d.
Gioconda). Quadro de una clona aretrata 1'! 0 1 (dicto la
Honda) dicto la Ioconda - se. 100 d. 505 s.-(1.
4. Quadro cwn uno Santo Ioharme granda[. ..]
E questa que/la humana, et vera forma, quadro cum uno Santo Hieronimo granda [. . .},
ch'a tempi nostri tra mortai si cole, quadro cwn una meza nuda [. .. ], quadro cum
equesta frot1te ampia, eh 'al sole uno Santo Hieronimo mezo nudo [. ..], quadro

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cum uno Santo Iohanne piz[zinino} zaveno [ .. ]». duecentoquaranluno lire impe r iali, paria ven-
(Inventario dei beni di Gi{m Giacomo Caprot- tisei scudi d 'oro, mentre ncll'elenco del 1525
ti da Oreno del/o Salai lasciati alle sue sorelle, erano s tati valutali millecinquccentonovan ta
Angelina e Laurenúola, primo aprile 1525; Mila- lire imperiali, pari a trecentoquindici scudi).
no, Archivio di Stato, Fo ndo notarile. notaio
Pietro Paolo Crevenna, (ilza 8136; cfr. Shell- 9.
Sironi 1990, pp. 95-108; Sheli-Sironi 199 1, pp. «Liona.rdo di ser Piero da Vinci cipradino flo-
148-163; Villata 1999, pp. 286-288). rentino[. .. ] Rilrasse dalnarurafe Piero Francesco
del Giocondo».
6. (Anonimo Gaddiano, 1540 circa; Firenze,
<<[. . .] n ° 1 quadro die/O una Ledda - se. 200 Biblioteca nazionalc centrale, Codice Magüa-
l. 10/0 S bechiano [gia Gaddi] XVII. 17. f. 91 recto; cCr. Vec-
11°1 quadro de Santa Anna - se. /00 l. 505 s. d. ce 1998, pp. 360-363. L'Anonimo Gaddiano equi-
no f quadro de una dona are/rata f. S. d. voca sul soggelto raffig ur ato da Le onardo,
11° 1 quadro dicto la Honda C- se. 100 l. 505 confondendolo col marito, o col figlio Piero ,
S. d.{. .. } >> . della "Gioconda").
(Imbreviatu ra del docum e nlo precedente ,
1525). 1o.
Ibidem (Shell-Sil'oni 1990; Shell-Sironi 1991; ll d ipinto sembra ricordato ne lla Salle des
Villa ta 1999, doc. 333b, p. 288). Bains a Fontainebleau, con a ltri dipinti di arti-
sti italianí, nel 1542. Nessun inventario pero lo
7. regisLra, e nessuna fonte lo cita csplicitamen te
«[ .. ] quadros n° novem depictos [... ] quorum aques ta data.
unus haber depictam figuram sancte Anne cum (Abbé Guilbert, Description historique des
figura beate virginis Marie (et sti Iohnis) et figu- chatea u, bourg et {orest de Fointanebleau, 2 vol l.,
ra Dey ctml agno. Parigi 1731, vol.l, pp. 153-159, c ilato da Zoll-
Alius haber (lmaginem) loconde figuram. Duo ner 1993, p. 116 e nota 19 a p. 13 1).
lzabent imaginem sancti lohannis pro urroque
eorum [. .. )». 11.
(inventario del 28 d icembre 153 1; Mi la no, «Prese Lionardo a fare per Francesco del Gio-
Archivio d i Stalo, Notarilc, nota io Bencdetto eondo il ritratto di mona Lisa sua moglie; e qua.t-
Casorati, filza 7704; cfr: V. Longoni, Umanesimo tro am1i penatovi, lo lascio impe1feuo; la qua/e
e Ri11ascimento in Brianz.a. Studi su/ patrimonio opera oggi e appresso il re Francesco di Francia
culturafe. Milano 1998, p. 17 1; Villa la, cit., Adden- in Fonumableo. Nella c¡ual!esra, chi voleva vede-
da , doc. 347, s.i.p. 11 documento, scopcrto nel re qual'lto /'arte pot.esse imitar la narura, a.gevol-
1998, contiene un elenco d i nove d ipinli, fra cLri m ente si poteva comprendere, perché quivi era-
una «focunde (tgumm•>, c he la sorella di Salal, no contra{alte tutte le minuzie che si possono
Lorenziola, avcva consegnato a certo Ambrogio con souiglieua dipiugere: avvegnaclté gli occhi
da Vunercate l·ome pegno pcr un debito che que- avevano que'lustri e que/le acquitrine che di con-
sta aveva contratto con Gerolamo da Sormano). tinuo si veggono nel vivo, et intonw a essi era-
no tutti que' rossigni lividi e i peli, che non sen-
8. za grandissima sottigliezza si possono {a re; le
..[... ] Er insuper [. .. ] promilfit [Franciscus de ciglia, per avervi {atto ilmodo delnascere i peli
Scottis] obligari se dure pre{aro domino leroni- nella carne, dove phi {o!ti e dove pilt radi, e gira-
mo de Sormauo presentí libras ducentum XLI re seco11do i pori del/a carne, 11011 porevt1110 esse-
Im p. Videlicet scutos XXVI auri o solis qui de re pilt naturali; ilnaso, c011 tufle qrtelle be/le aper-
pretio illorwn quadrorum 110° novem deposira- wre rossetce e teuere, si t·edeva essere l'ivo; la boc-
torum restittttomm in depositum penes domi- ea con quella sfeuditura, c011 le sue (tni rmite da/
num Ambrosiru11 de Vicomercato [. .. ]•>. rosso de/la bocea conl'incarnazione del viso, che
(AIIegalo al documento precedente, con l'in- non coluri ma came pareva vera/1/éllle; 11ella fon-
dicazione del valore complessivo dei nove qua- tanella del/a gola, chi intensissima111ente la guar-
dti deposilati, fra c ui la «loconde (tguram», 28 dava, vedeva batiere i polsi; e nel vem si puó di re
::;ettembrc 153 1). che questa fitssi dipima cl'uua maniera da (ar !re-
I b idem (Villa ta 1999 , Addenda, d oc. 348 , mare e temere ogni gagliardo artef'ice; e sia q~wl
s.i.p.). si vuole. Usovvi ancora quesla arte, che essendo
(I nove d ipinli e lencati, compresa la < docon- mona Lisa bellissima, te11eva m entre che la rilrae-
de {igura111», sono valu tati, nell' insieme, solo va chi sonasse o cantasse, e di continuo bufloni

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che la facessino stare allegra per levar via quel dro habbi patito, la faccia e le maní si mostra-
malinconico che suol dar spesso la pittura a' no tanto belle, che rapiscono chi le núm. Nota-
riLraui che si farzno: el in quesLo di Lionardo vi moche aquella donna, per altro bella, manca-
era un ghigno tanto piacevole che era. cosa piü va. qualche poco nel ciglio, che il pitto·re non
divina che umana a vederlo, et era tenuta cosa gliel'ha {atto molto apparire, come che essa non
rna.ravigliosa per non essere il vivo altrirnenti ». doveva h.r.werlo».
(G.Vasarí, LeVite de' phi eccellenti pittorí, (Cassiano del Pozzo, m s Barberiní, 1625;
scultori e architettori, Firenze 1550 e 1568; cfr. Roma, biblioteca Barberini. LX, n. 64, foil.
ed. Bettarini-Barocchi, vol. IV. Testo, Firenze 192v-194v; cfr. E. Muntz, Léonard de Vinci. L'ar-
1976, pp. 30-31). tiste, le penseur, le savant, Parigi 1899, p . 421, nota
1; Pedretti 1957, p. 135).
12.
«[Tra i ritrattí van no ricordati] quelli di mano 15.
di Leonardo, ornati a guisa di primavera., come «ll quinto nel numero e primo in stima, come
il ritratto della Gioconda e di Monna Lisa, 11.e' urw meraviglia della Pittura, e il ritratfo di una
quali ha espresso lra l'allre parli rneravigliosa- virtuosa Dama italiana, e non d'w1a cortigiana
mente la bocea in atto dí ridere ». (come qua.lcuno crede), chiarnata Monna Lisa,
(Giovan Paolo Lomazzo, Trattalo dell'arle del- vofgarmerzte detta Gioconda, la quale fu con-
lapittura, Milano 1584, p. 434; cú: Pedretti 1957, sorte di un Gentiluomo ferrarese chiamalo Fran-
p. 134. J rilratti eseguiti da Leonardo sarebbe- cesco Giocondo, amíco intimo del delto Leo-
ro quíndi due, per il Lomazzo. MaJa "e" potreb- nardo, cui aveva permesso di fare questo ritrat-
be essere anche un errare di stan1pa per "o". to di su.a moglie. JI gran re Francesco campero
L'osservazione sulla bocea «in ano di ridere>> ques/.a lavo/a per dodici miZa (ranchi "·
puó risalire al «ghig1to» clesc•·itto clal Vasar.i). (Padre Dan, Le Trésor des merveilles de la J1!1ai-
son Roya/e de Fon tainebleau, Parigi 1642, pp.
13. 135-136; dT. Pedretti 1957, p. 136. Insieme alla
<<[Ricor.deró] l'opere (inite (benché siano poche) Gioco11da, padre Dan vede a Fontaínebleau altri
di Leonardo da Vinci, come la Leda ignuda, el il qualtro dipinli di Leonardo, la Gioconda e il
rítratto di Morma Lisa napoletana che sano nel- quinto che egli descríve).
la fonlana di Belao in Francia».
(Gíovan Paolo Lomazzo, Idea del Tempio del- 16.
la Pittura. nella quale egli discon-e dell'origine e «Les changements arrivés ií Milan obligerent
fondamenlo de/le cose contenute nel suo trattato del- done Léonard d'en sortir et d 'aller a Floren.ce. l.ii.
l'arte della piltura, Milano 1590, p. 6; cfl: Pedret- fil plusieurs portraits, enlre aulres celui de Lise,
ti 1957, p. 134. La specificazione che mmma Lisa femme ele Fran9ois Gioconde. C'est celu.i-la méme
fosse napoletana ha dato luogo all'ipotesi che qui est dans le cabinet du Roi el que ton con-
essa potesse essere identificata .con lsabella Gua- nait assez pa.r la Gíoconde ele Léonard. Cet ouvra-
landa, nata a Napoli nel 1491, m a ]a cui famiglia ge est un des plus achevés qui soit sorti de ses
era di Pisa, cfr. Peclrelti 1973 e Veccc 1990). mains. On dit qu'il prit tant de plaisir c./ y tra.-
vaillet; qu 'il fut quatre mois illa {aire; et pendanl
14. qu.'il peignait cette dame, il y avait toujours quel-
<<Un rítratto, de/la grandezza del v ero, in lavo- qu'un au¡m!s d'elle qui chanrail ou qui jouail de
la incomicialo di noce intagliato, e mezza figu- qua/que instrwnent, afln de la tenir da11s la joie
ra et e ritratto d'una tal Gioconda. Questa e la et e1npecher qu 'elle ne prit cet air mélancolique
piit cumpiuta opem che di quest'autore si veda, oü l'on Lombe aisément, lorsqu'on es/ sans action
perché dalla paro /a in poi altro non gli manca. et sans mouvement».
La figura m.ostra una dorma di 24 in 26 a.nni, (André Féübien, Entretiens SU1' les vies et sur
di faccia non al tutto alla maniera delle statue les ouvrages des plus excellents peintres at1ciens
greche di domw., ma alquanto larghetla con cer- el modemes, Patigi 1666, I, pp. 187-197, ed. a cma
ta tenerezza nelle gote e altorno a' labbri e agl'oc- di R. Démoris, Parigi 1987, p. 260. Lo scrittore
chi che non si puó spera1' d'm"rivar aquella squi- francese riprende la descrizione del Vasati, e
sitezza. La lesla e adornata d'una acconciatura non sembra aver visto direllarnenle jJ dipinto,
assai semplice, ma altrettanto finita; il vestito elato che, alcune pagine prima- ed. 1987, p.
moslrava o negro o lionato scuro, ma e stato da 257- cita, come nella collezionc del re, solo il
certa vemice darale cosi. mafconcio che non si San Giovam7.Í nel desert.o, la Vergine con sant'An.-
distingue troppo bene. Le 1nani son bellissitne e na e una << Vierge a genoux», cioe la Verghze del-
in somm.a, con tulle le disgraúe che qüeslo qua- le rocce).

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l a Vergine delle roce e ( /483-1 489); Porigi, Louvre.

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r
QUADRO CRONOLOGICO

Ad Arezzo. In San Francesco, Pie-


ro della Francesca inizia il ciclo di
-
1452 i4~ Realizza degli apparatl provvlsori
per lesteggiare le nozze tra Gian-
affresc111con la Leggenda del/a galeazzo Sforza e lsabella d'Ara-
vera croce. 1Medici aprono a Mila- gana. In questo stesso anno han-
no una filiale della loro banca lio- no lnizio i preparativi per la cotos-
rentlna. sale statua equestre in onore di
Francesco Sforza.
1turchi conquistano Costantfno- 1453
poli. Glunge a Milano Francesco di Gior· 1490 Eregista e costumista di nume-
gio MartinL A Rrenze, Ghirlandaio rose teste di corte, la piu tamo-
La pace di Lodi apre un periodo 1454 reallzza gli alfreschi in Santa Maria e
sa defle quali quefla delta "del
di stabílita política in Italia Novena. Paradiso", dle ha luogo IJ 13 gen-
naio.
1457 Leonardo nasce a Vinci il15 apri-
le, figlio naturale del notaio Plero Ludovico il Moro fugge davanti 1491 Giacomo Caprottl da Oreno, det·
di Antonio. ane truppe francesi che lanno ber- to "Salai", che aliara aveva die-
saglio del loro tirl il modello leo- el anni, entra al servizlo di Leo-
1469 Presumlbllmente in questo anno nardesco per la statua equestre nardo. 11soprannome Salal, che
entra nella bottega del Verrocchio. di Francesco Sforza. vuol di re "diavolo", deriva dal
carattere particolarmente turbo-
Guerra tra 1Medi<;i e Volterra per 1472 Elscritto nella compagnia del pít- lento de1ragazzo.
11 possesso delle miniere di allu- tori, la compagnia di San Luca. A
me. Muore Lean Battista Alberti. partire da questa data sano da Muore a Arenze Lorenzo HMagni- 1492 In occasione del matrimonio tra
collocarsí le sue prime opere; appa- fico. Si incrina il sistema di allean- Ludovico il Moro e Beatrice d'E-
rati per leste e tomei, un cartone ze sancito dalla pace di Lodi. ste, disegna i costumi per 11 cor-
per arazzo (distrutto) e dipinli di teo di sciti e di tartari.
incerta datazione.
11 re di Francia Cario VIII, aneato 1494 Lavori di bonifica a una tenuta del
Nasce Nlccolil Copemico. 1473 Data (5 agosto) il disegno con 11 del Moro, scende in Italia a riven- duchi presso Vigevano. Stu di pre-
Paesaggio del/a valle deii'Arno dicare il Regno di Napoli. paratori per il Cenaco/o.
(Firenze, Uffizi).

Nasce a Caprese Michelangelo 1475 1495 lnizia il Cenaco/o e anche la deco-


Buonarrotl. razione del camerini del Castalio
e
sforzesco. L'artista citato come
A Milano Galeazzo Maria Sforza e 1476 Eaccusato di sodomía assieme ingegnere ducaie.
assassinato in una congiura. Glí ad altre persone. Viene assolto
succede 11 figlio Giangaleazzo, la dall'accusa. 1497 n duca di Milano sollecita l'artlsta
citta il govemata dal Simonetta. a portare a termine il Cenacolo,
e
che probabilmente concluso alla
La wQ~Jra deí Pazzi, romentata dal 1478 Eincaricato di eseguire la pala fine dell'annoo all'inizio del suc-
papa Sisto N, fallisce; muore Giu- d'altare per la cappella di San Ber- cessivo.
liana de' Medici, ma l'automa del nardo nel palazzo della Signaría. In
frateno, Lorenzo il Magnifico, ne questo stesso anno afferma di Polla1olo muore a Roma, dove ave- 1498 Termina la decorazione della sala
esce raftorzata. avere eseguito due dipinti dena va realizzato le tombe di Sisto IV e delle Asse nel castello Sforzesco di
Vergine, uno del quali é identifi- di lnnocenzo VIII. Michelangelo é Milano.
CCIIO con la Madonna Benois. lncaricato di scolpire la Pieta in
San Pietro. A Firenze Savonarola
Ludovlco Sforza uccide 11 Simonet- 1480 Secando I'"Anonimo Gaddlano", é mandato al rogo.
ta, ímprigiona ilnipote e dlventa lavara per Lorenzo de' Medici,
llleglttlmarnente Signare di Milano. Luca Signorelli inizia gli affreschi 1499 Lascia Milano in compagnia di
della cappella di San Brizio nei Luca Pacioli. Sí ferma prima a
148 1 Contratto per 1'Adorazione deí magi, e
duomo di Orvieto. Milano occu- Vaprio presso il Melzi, poi si diri-
stipulato con 1ITU1aCÍ di San Dona- pata dal re di Francia Luigi XJI. ge a Venezia passando per Man-
to a Scopeto. tova, dove esegue due ritrattí di
lsabella d'Este.
Arriva a Rrenze il Trittico Portina- 1482 SI trasferisce a Milano lasciando
ri di Hugo van der Goes. incompiuta I'Adorazione dei magL A Arenze, Piero di Cosimo dlpinge 1500 A marzo arriva a Venezia, dove
le Storie dell'umanila primitiva. progetta un piano di difesa con-
Raffaello nasce a Urbino. 1483 A Mll¡¡no, il 25 aprile, stipula li con- lro i'lnvasione turca. Rientra a
tratto per la Vergine del/e rocce Firenze e anoggia presso il con-
assieme a Evangelista e Ambro- vento dei Serviti alla Santissima
glo de Predis. Annunziata.

1485 Esegue un dipinto, non identifica- A Roma, Bramante inizia il Tem- 1502 Entra al servizio di Cesare Bor-
lo, commissionatogli da Ludovi- pietto di San Pietro in Montarlo e gia, il Valentino, come architet-
co 11 Moro per inviarlo al re di n cortlle del Belvedere. toe ingegnere generale, seguen-
Ungheria, Mattia Corvino. dolo nene sue campagne milita-
ri in Romagna.
1487 Pagamenti per i proge!li per il tibu-
rio del duomo di Milano. Muore papa Alessandro VI Borgia 1503 Ritoma a Firenze dove, secando
e gil succede Giulio 11 della Aove· Vasari, esegue la Gloconda e la
Verrocchlo muore a Venezia, dove 1488 re. La Francia perde il regno di Leda. Elabora progetti di devla-
stava reallzzando 11monumento Sicma e di Napoli che passa ana zione deii'Arno durante l'asse-
equestre del Colleoni. Bramante Spagna, dio di Pisa. La Signaría lo 1nca-
e a Pavía, dove é consultato per rica di dlpingere ia Battagl/a di
il progetto del duomo. Anghiari.

48 1
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QUADRO CRONOLOGICO

Mlchelangelo termina la statua 1504 Continua a lavorare alla Bal:t3glia A Roma. Raffaello e la sua botte- 1517 Si trasrerisce ad Amboíse. alla cor-
marmorea del David commíssío· díAnghiari per Palazzo vecchio. E ga dlplngono le Logge in Vatica- te di Flli1C8SCO 1di Francia, accom-
nato tre annl prima dalla Repub- chíamato a lar parte della com- no e la loggia di Psiche della villa pagnato dalledele allievo Fran-
bhca di Arenze. Ratraello dipin- míssione che deve decidere la col· Farnesína. 11 sultana turco Solí- cesco Melzi. Ouí alloggia nel castel·
ge il Matrimonio del/a Vergíne. SI locazlone in Firenze del David di mano 11 conquista I'Egitto. Fine del lo di Cloux presso la resídenza
traslerisce poi a Ftrenze, dove e Míchelangelo. ll9 agosto gli muo- concilio Laterano V. e
reale. Gli inoltre conlerlto 11 Uta-
prolondamente anlluenzato dal- re 11 padre Piero. lo di "premier peilltre• del re. Rice-
l'opera di Leonardo. ve la visita del cardinale Luigi d'A·
ragona
OCrer ein Italia va aVenezia, Bokr 1506 Richiesto con insistenza dal gover•
gna, Ferrara. natore francesa di Milano.lascia 15 18 Partecipa alle cefebrazionl per 11
Rrenze per la citta klmbartla, impe- battesimo del Delfina e per il rnatñ-
gnandosi a rientrare entro tre mesi monio di Lorenzo de' Medie! con
11 soggiomo milanese si prolunga una nipote del re.
pero piü del previslo.
Cario v d'Asburgo é eletto impe- 151 9 11 23 aprlle redige il suo testa-
Nei settembre torn a a Flrenze, ratore del Sacro romano Impero, si mento. Esecutore testamentario
dove ha una causa d'eredita con apre lo scontro frontale tra la Fran- eil pittore e amico Francesco Mel-
1 fratelll. cia e !'Impero. AParma, Correg· zl, al quale lascia tutti 1 suol librl
glo dlpinga la camera della Bades- e 1suoi disegni. Muore 11 2 magglo.
ARoma, Micl1elangelo si impegna 1508 Vive a Rrenze, dove assiste Rusti- sa nel convento di San Paolo.
ad atrrescare la volta della Cap- ci nella progettazione del gruppo
pella sistlna Raflaello inizia le con San Giovanni Battista per 11
stanze dell'appartamento di Giu- battistero fiorentino. In seguíto
lio 11. AVenez1a, Giorgione e Tilia- ntoma a Milano, dove progetta
no affrescano RFoodaco del Tede- per Cario d'Amboise una gran-
schi. diosa dimora e per 11 marescíal-
lo Gian Giacomo Trivulzio un
monumento equestre mal ese-
guito.

Raffaello e a Roma, dove inizia 1509 Compie studí geologici delle valli
la decorazione delle Stanze vati- Iombarde.
cana.

Muore Sandro Botticelli. StUdi di anatomía con Marcanto-


nio Torre aii'Universita di Pavía.
Oibatte con Amadeo. Cristoforo
Solari e Fusina sugfi slaflí del doo-
mo di Milano.

Le guardie svizzere del papa pren- 1S 11


dono possesso di Milano, scac-
ciano 1 lrancesi e ripristinano il
potere degli Sforza.

Michelangolo porta a termine gil 151 2


affreschl sulia volta della cappel-
ia Sistlna.

Muore Glulio 11. Gil succede Gio· 1513 11 24 settembre parte da Milano
vanni de' Medicl con 11 nome di per Roma, dove alloggia in VatJ-
Leooe X. ARrenze, Andrea del Sar- cano, nel Belvedere, insieme ai
to inizía il ciclo di affreschl con le suoi aiutanti Salai. Francesco Mei-
Storle del/a Vergme. A Milano, Zi, Lorenzo e Fanfoia. sotto la pm-
Cesare da Sesto con 11 soo Batte- tezione d1 Giufiano de' Medici. In
simo di Cnsto reahzza una sinte- lila 1ettera a quest'utimo si lamen-
si Ira lo stile d1 Leonardo e quello ta del suol garzoni. Si tratterra
di Raffaello. nella citta per tre anni, occupan-
dosi di studi matematici e scien-
tificí.

A Roma muore Donato Braman- 151 4 ProgeW per 11 Jl(osciugamento del-


te. Ra ffaello gil succede come le paiUdi pontine e per il porto di
architetto della Fabbrica di San Civítavecchia.
Pietro. Muore Luig1 XII; 11 nuovo
re di Franela, Francesco 1, scen-
1 de in Italia e nell'ottobre ricon·
quista la citta dí Milano e il suo

l
1
territorio con la víttona dí Mari-
gnano.

Raffaello lavora al cartonl per gil


arazzl della Slstína.
15 15 Ea Bologna, al seguito di LeoneX.
Presun to Auto ritratto
di Le onardo
(prima met o
1
del X VI seco/o);
Cario d' Asburgo di venta re di 1516 ~a Roma.
Spagna.
Torlno, Biblioteca reale.

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BIBLIOGRAFIA

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pubblicatc appartengono Corriere della Sera per Reg. Cancel!. Trib. a n01ma de ll'articolo
FOTOGRAFICHE aii'Archivio Giunti iranne l'utilizzo del rnatedalc Firenzc n. 3384 del 74 fell. e · DPR 633
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IOb, 16c,24, 39, 40b, 43 Firenu). Giunti Cruppo arretrati:
(Archivio Giunli 1 foto Editotialc, Firenze Servizio abbonati
Rabalti-Domingic, Firenze); Art e Dossier Tel. (055) 5062267
13 (su conce~~ ione del Inseno redazionale Fax (055) 5062287
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