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Introduzione alla chimica

1. Gli stati fisici della materia


•Un sistema è una porzione
delimitata di materia.
1. Gli stati fisici della materia
•La materia può esistere in tre stati fisici, detti stati di aggregazione della
materia
• stato solido;
• stato liquido;
• stato aeriforme.
1. Gli stati fisici della materia
1. Gli stati fisici della materia
•Le proprietà caratteristiche dei tre stati di aggregazione della materia

Solido Liquido Aeriforme


Volume proprio proprio occupano tutto il
volume disponibile
Forma propria assume assume la forma del
forma del recipiente
recipiente
Densità alta media bassa
Effetto della incomprimi incomprimi incomprimibili
pressione bili bili
2. I sistemi omogenei e i sistemi eterogenei
•Si dice fase una porzione di materia fisicamente distinguibile e delimitata
che ha proprietà intensive uniformi.
•Un sistema costituito da una sola fase è detto omogeneo.
•Un sistema costituito da due o più fasi è detto eterogeneo.
2. I sistemi omogenei e i sistemi eterogenei
3. Le sostanze pure e i miscugli
•La materia può essere suddivisa in
sostanze pure e miscugli.
•Un sistema è puro solo se è formato
da una singola sostanza. Le sostanze
pure hanno caratteristiche e
composizione costanti.
3. Le sostanze pure e i miscugli
•Un sistema formato da due o più
sostanze è un miscuglio.
•Anche i miscugli possono essere
omogenei o eterogenei.
3. Le sostanze pure e i miscugli

•Un miscuglio omogeneo di due o più sostanze è chiamato soluzione.


•Il materiale più abbondante del miscuglio è il solvente, mentre i
materiali meno abbondanti si chiamano soluti.
3. Le sostanze pure e i miscugli

Definizione Sostanza Miscuglio


Sistema è costituito acqua pura,oro acqua di rubinetto, sale
omogeneo da una sola puro, cloruro di marino, acciaio, leghe
fase sodio puro metalliche
Sistema è costituito acqua pura e acqua e sabbia, legno,
eterogeneo da due o più ghiaccio granito, latte, marmo,
fasi fumo, sabbia
3. Le sostanze pure e i miscugli

•Un miscuglio eterogeneo è costituito da componenti chimicamente


definiti e da fasi fisicamente distinguibili.
3. Le sostanze pure e i miscugli

•I miscugli eterogenei possono presentare aspetti anche molto diversi


al variare dello stato di aggregazione delle fasi che li costituiscono.
3. Le sostanze pure e i miscugli

•La schiuma è un tipico esempio di miscuglio costituito dalla


dispersione di gas in un liquido.
•La nebbia è un miscuglio tra acqua-aria.
•Il fumo è un miscuglio eterogeneo di un solido in un gas.
3. Le sostanze pure e i miscugli

•I colloidi costituiscono una classe di materiali che ha caratteristiche


intermedie tra quelle dei miscugli omogenei e quelle dei miscugli
eterogenei.
3. Le sostanze pure e i miscugli
•Una dispersione colloidale si
distingue da una soluzione per
l’effetto Tyndall: un raggio
luminoso viene deviato dalle
grandi particelle della fase dispersa
favorendo una luminosità diffusa.
3. Le sostanze pure e i miscugli

•Se la fase disperdente, liquida o gassosa, prevale su quella solida si ha


un sol.
•Se prevale la fase solida sulla fase disperdente, si ha un gel.
4. I passaggi di stato
4. I passaggi di stato

•I passaggi di stato implicano la trasformazione della materia da uno


stato fisico all’altro per variazioni di temperatura e pressione.
4. I passaggi di stato
4. I passaggi di stato

•A parità di massa, nel passaggio di un materiale dallo stato liquido allo


stato aeriforme, il volume aumenta e la densità diminuisce.
•Nel passaggio allo stato solido la densità, di solito, aumenta.
•Il ghiaccio è un’eccezione perché è meno denso dell’acqua.
4. I passaggi di stato

•La fusione è il passaggio dallo stato solido allo stato liquido.


•L’evaporazione è il passaggio dallo stato liquido allo stato di vapore.
•La sublimazione è il passaggio diretto dallo stato solido allo stato di
vapore.
4. I passaggi di stato

•La condensazione è il passaggio dallo stato di vapore allo stato


liquido.
•La solidificazione è il passaggio dallo stato liquido allo stato solido.
•Il brinamento è il passaggio diretto dallo stato di vapore allo stato
solido.
4. I passaggi di stato

•Nel passaggio da liquido ad aeriforme il volume aumenta e la densità


diminuisce
• d = m/V
4. I passaggi di stato

•Ogni sostanza pura ha una curva di riscaldamento e temperature di


fusione e di ebollizione caratteristiche in funzione della pressione a cui
avviene il passaggio di stato.
4. I passaggi di stato
4. I passaggi di stato

•La temperatura alla quale coesistono acqua e ghiaccio è denominata


temperatura di fusione. È una proprietà intensiva dell’acqua distillata e
delle sostanze pure.
•Terminata la fusione si ha la sosta termica.
•Se il vapore esercita una pressione uguale alla presisone atmosferica
si ha la tensione di vapore.
4. I passaggi di stato

•La temperatura alla quale la tensione di vapore eguaglia la pressione


esterna è detta temperatura di ebollizione.
4. I passaggi di stato

•Ogni sostanza pura ha una curva di raffreddamento attraverso la quale


si distinguono
• temperatura di condensazione: a parità di pressione uguale a quella
di ebollizione;
• temperatura di solidificazione: a parità di pressione uguale a quella
di fusione.
4. I passaggi di stato
4. I passaggi di stato

•Se i due passaggi di stato (condensazione ed ebollizione) avvengono


alle stesse condizioni di pressione, la temperatura di condensazione è
uguale alla temperatura di ebollizione.
•Se i due passaggi di stato (solidificazione e fusione) avvengono alle
stesse condizioni di pressione, la temperatura di solidificazione è
uguale alla temperatura di fusione.
4. I passaggi di stato

•I passaggi di stato delle soluzioni e dei miscugli, in generale, non


avvengono a temperature costanti.
5. I principali metodi di separazione di
miscugli e sostanze
•La filtrazione è il metodo per
separare, per mezzo di filtri, i
materiali solidi da un miscuglio
liquido o gassoso.
5. I principali metodi di separazione di
miscugli e sostanze
•La centrifugazione è il metodo per
separare miscugli eterogenei di
liquidi e/o solidi aventi densità
diversa.
5. I principali metodi di separazione di
miscugli e sostanze
•L’estrazione è il metodo per separare i componenti di un miscuglio per
mezzo di un solvente.
5. I principali metodi di separazione di
miscugli e sostanze
•La cromatografia è il metodo per
separare i componenti di un
miscuglio che si spostano con
velocità diverse su un supporto (fase
fissa), trascinati da un solvente (fase
mobile).
5. I principali metodi di separazione di
miscugli e sostanze
•La distillazione si basa sulla diversa volatilità dei componenti di
miscele liquide. Minore è la temperatura di evaporazione, maggiore è
la volatilità.
5. I principali metodi di separazione di
miscugli e sostanze
Le trasformazioni chimiche della materia
1. Dalle trasformazioni fisiche alle
trasformazioni chimiche
•La materia è sottoposta in ogni momento a modificazioni e
trasformazioni.
•I cambiamenti della materia possono essere, per esempio, variazioni
• dello stato di aggregazione;
• delle dimensioni;
• del colore
1. Dalle trasformazioni fisiche alle
trasformazioni chimiche
•Le trasformazioni fisiche producono una modificazione fisica della
materia e non producono nuove sostanze.
1. Dalle trasformazioni fisiche alle
trasformazioni chimiche
•Le trasformazioni chimiche sono modificazioni che comportano una
variazione della composizione chimica delle sostanze con formazione
di nuove sostanze.
1. Dalle trasformazioni fisiche alle
trasformazioni chimiche
•Nelle trasformazioni chimiche le sostanze originarie si dicono
reagenti, le nuove sostanze prendono il nome di prodotti.

• reagenti prodotti
1. Dalle trasformazioni fisiche alle
trasformazioni chimiche
1. Dalle trasformazioni fisiche alle
trasformazioni chimiche
•Le trasformazioni chimiche possono presentare alcuni cambiamenti
caratteristici
• formazione di bollicine;
• variazione di colore;
• formazione o scomparsa di un solido;
• liberazione di prodotti gassosi profumati o maleodoranti;
• riscaldamento o raffreddamento del recipiente in cui avviene la reazione.
1. Dalle trasformazioni fisiche alle
trasformazioni chimiche
•È solo attraverso l’analisi chimica che si determina con certezza se una
trasformazione è chimica o fisica.
2. Gli elementi e i composti
•Sappiamo che è possibile isolare da un miscuglio una o più sostanze pure.
•La maggior parte di queste sostanze può subire una trasformazione chimica
e produrre sostanze più semplici.
•Altre sostanze resistono a qualsiasi tipo di trasformazione in sostanze più
elementari.
2. Gli elementi e i composti
•Le sostanze pure formate da componenti più semplici si chiamano
composti.
•Le sostanze che non possono essere trasformate in sostanze più semplici si
chiamano elementi.
2. Gli elementi e i composti

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2. Gli elementi e i composti
•Gli elementi a oggi conosciuti sono 118
• 92 sono presenti in natura*;
• 26 sono stati scoperti**.

•* più che altro sotto forma di composti e raramente nella forma


elementare;
•** nel corso di ricerche sull’energia atomica oppure con reazioni nucleari.
2. Gli elementi e i composti
•La quantità e la distribuzione degli elementi presenti in natura sono molto
diverse.
3. La tavola periodica permette di classificare
gli elementi
•La classificazione degli elementi oggi utilizzata è stata proposta dal russo
Dmitrij Mendeleev nel 1869.
•Mendeleev classificò gli elementi in base alle loro proprietà chimiche e
fisiche, ordinandoli in una struttura detta tavola periodica.
3. La tavola periodica permette di classificare
gli elementi

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3. La tavola periodica permette di classificare
gli elementi
•Nella tavola periodica gli elementi possono essere suddivisi in quattro
classi
• metalli;
• non metalli;
• semimetalli.
3. La tavola periodica permette di classificare
gli elementi
•La classe più numerosa è quella dei metalli, che sono:
• lucenti;
• buoni conduttori di calore;
• buoni conduttori di elettricità;
• duttili;
• malleabili.
3. La tavola periodica permette di classificare
gli elementi
•I non metalli occupano la parte destra della tavola periodica e sono
• variamente colorati;
• gassosi, ma anche liquidi e solidi;
• cattivi conduttori di calore ed elettricità;
• buoni conduttori di elettricità;
• né duttili, né malleabili.
3. La tavola periodica permette di classificare
gli elementi
•I semimetalli presentano proprietà intermedie fra i metalli e i non
metalli
• a temperatura ambiente sono solidi;
• sono semiconduttori (né conduttori né isolanti).
3. La tavola periodica permette di classificare
gli elementi
•I semimetalli sono eccellenti semiconduttori quando contengono
impurezze di altri elementi vicini. Germanio e silicio sono impiegati nei
transistor e nei circuiti integrati.
Le particelle dell’atomo
1. La natura elettrica della materia

Il termine elettricità deriva dalla parola elektron che gli antichi


Greci utilizzavano per spiegare il fenomeno dell’elettrizzazione
dell’ambra per strofinio con un panno di lana.

Fino alla fine del Settecento l’elettricità era conosciuta solo la


forma di elettricità detta statica.
1. La natura elettrica della materia

Lo strofinio di qualsiasi oggetto provoca la comparsa su di


esso di una carica elettrica che può attrarre piccoli oggetti.
1. La natura elettrica della materia

La carica elettrica può essere positiva o negativa.

Cariche di segno opposto si attraggono, cariche di segno


uguale si respingono.
1. La natura elettrica della materia

Un corpo è elettricamente neutro quando presenta un uguale


numero di cariche positive e negative.

Lo strofinio fa migrare da un corpo ad un altro cariche


negative chiamate elettroni.

Un oggetto elettricamente carico può caricare un altro corpo


per induzione.
1. La natura elettrica della materia

•L’esperimento di Thomson con i tubi di Crookes ha portato alla


scoperta degli elettroni, particelle cariche negativamente che
costituiscono le radiazioni definite raggi catodici.
1. La natura elettrica della materia

•La placca negativa fu chiamata catodo (-) e la placca positiva anodo


(+).
•La radiazione proveniente dal catodo produceva una luminosità
verdastra in fondo al tubo, dopo aver attraversato il foro della placca
positiva.
•Tali radiazioni furono chiamate raggi catodici.
1. La natura elettrica della materia

•Gli atomi di tutti gli elementi contengono le stesse particelle negative,


chiamate elettroni.
•Furono identificate altre particelle, che si muovevano verso il polo
negativo, formando un fascio di raggi anodici.
•Si trattava quindi di particelle con carica positiva.
1. La natura elettrica della materia

•La particella elementare positiva, che ha la stessa carica dell’elettrone


e massa molto più grande, fu chiamato protone.
2. Le particelle fondamentali dell’atomo
•Gli atomi di tutti gli elementi sono formati da tre particelle fondamentali
• elettrone: carica negativa, massa pari a –1,6 10-19 C;
• protone: carica positiva, massa pari a +1,6 10-19 C;
• neutrone: priva di carica elettrica massa poco superiore a quella del
protone.
2. Le particelle fondamentali dell’atomo
•Ogni atomo contiene un nucleo, cioè una zona molto piccola e densa in
cui sono confinati i protoni e i neutroni: a tali particelle di dà il nome di
nucleoni.
3. I modelli atomici di Thomson e Rutherford
4. Numero atomico, numero di massa e
isotopi
•Soffermandoci sul nucleo, cioè sul cuore dell’atomo, sappiamo che
• i nucleoni occupano uno spazio enormemente ridotto rispetto al volume
totale dell’atomo;
• l’atomo ha una struttura essenzialmente vuota nella quale si muovono
gli elettroni.
4. Numero atomico, numero di massa e
isotopi
•Il numero di protoni presenti nel nucleo di un atomo si chiama numero
atomico (Z). Se l’atomo è neutro, questo numero è uguale a quello degli
elettroni.
4. Numero atomico, numero di massa e
isotopi
•Gli isotopi sono atomi dello stesso elemento aventi le stesse proprietà
chimiche ma masse diverse, perché contengono un diverso numero di
neutroni.
4. Numero atomico, numero di massa e
isotopi
•Il numero di massa (A) è uguale alla somma del numero di protoni (Z) e
del numero di neutroni (n°) contenuti nel nucleo

• A = Z + n°
4. Numero atomico, numero di massa e
isotopi
•Conoscendo il numero atomico e il numero di massa di un elemento si
può calcolare il numero di neutroni contenuti nel suo nucleo
• n° = A - Z
La struttura dell’atomo
1. La doppia natura della luce

•La luce è un particolare tipo di onda elettromagnetica che si crea per


rapidissima oscillazione di cariche elettriche.
•L’insieme delle onde elettromagnetiche costituisce lo spettro
elettromagnetico.
1. La doppia natura della luce
•I parametri che caratterizzano le onde elettromagnetiche sono la
velocità, la lunghezza d’onda () e la frequenza ().

•La lunghezza d’onda si esprime in nanometri (nm) o in ångstrom (Å).


•La frequenza ( = 1/ ) si misura in Hertz (Hz).
1. La doppia natura della luce

•La diffrazione della luce è la caratteristica principale della sua natura


ondulatoria.
1. La doppia natura della luce

•L’interazione della luce con la materia è la prova che la luce ha anche


natura corpuscolare.
•Possiamo considerare la luce e ogni radiazione elettromagnetica
costituite da un insieme di particelle, chiamate fotoni.
1. La doppia natura della luce
1. La doppia natura della luce

•A ogni fotone è associata un’energia espressa da


• E = h·
•dove
•E = energia di un fotone di luce
•h = 6,63 · 10-34 J · s (costante di Planck)
• = frequenza della radiazione elettromagnetica
1. La doppia natura della luce

•Ricordando che  = c/, la stessa relazione si può scrivere anche:


• E = h · c/ 

•Queste due formule evidenziano i due aspetti della natura della luce:
ondulatoria e corpuscolare.
2. L’atomo di Bohr

•Lo spettro continuo è una serie di colori che si susseguono senza


discontinuità, tipico dei solidi e dei liquidi portati all’incandescenza.
2. L’atomo di Bohr

•Lo spettro a righe, tipico dei gas rarefatti sottoposti a scarica elettrica,
è formato da righe colorate discontinue (righe di emissione).
2. L’atomo di Bohr

•La luce emessa dagli atomi non è continua e presenta soltanto alcune
frequenze, caratteristiche per ciascun tipo di atomo.
2. L’atomo di Bohr

•Ogni atomo emette un caratteristico spettro formato da una serie di


righe separate da spazi neri. Possiamo usare gli spettri atomici per
riconoscere gli elementi, come le impronte digitali per gli uomini.
2. L’atomo di Bohr

•Attraverso i suoi studi Bohr spiegò perché soltanto certe radiazioni


possono interagire con gli atomi e quale relazione intercorre tra
radiazione luminosa e struttura atomica.
•Bohr perfezionò il modello di Rutherford e riuscì a spiegare la stabilità
degli atomi e l’emissione degli spettri a righe.
2. L’atomo di Bohr

1. l’elettrone percorre solo determinate orbite circolari dette


orbite stazionarie;
2. all’elettrone sono permesse solo certe orbite, a cui
corrispondono determinati valori di energia (quantizzata);
3. per passare da un’orbita a un’altra a livello energetico più
elevato, l’elettrone assorbe energia;
2. L’atomo di Bohr

4. per passare da un’orbita a un’altra a contenuto energetico


minore, l’elettrone emette un fotone di appropriata frequenza;
5. l’energia del fotone emesso o assorbito corrisponde alla
differenza di energia delle due orbite.
2. L’atomo di Bohr

• Le orbite degli elettroni in un atomo sono quantizzate.


2. L’atomo di Bohr

•Il numero quantico principale n indica il livello energetico associato a


ogni orbita.
•Il livello più basso di energia è detto stato fondamentale.
•I livelli a energia superiore dello stato fondamentale si chiamano stati
eccitati.
2. L’atomo di Bohr
•A ogni salto di orbita si ha una
transizione energetica, ovvero
emissione di energia sotto forma di
fotone.
2. L’atomo di Bohr
•Ogni transizione dell’elettrone da uno stato eccitato a un livello
energetico inferiore è caratterizzata da una riga nello spettro di emissione.
2. L’atomo di Bohr
•Il modello atomico di Bohr presentò presto tutti i suoi limiti: non era
applicabile ad atomi con molti elettroni e non spiegava gli spettri atomici
in presenza di un campo magnetico.
3. Il modello atomico a strati
•Gli elettroni sono legati al nucleo dall’attrazione elettrostatica che si
instaura tra le cariche positive e negative.
•Gli elettroni sono sistemati in livelli di energia crescenti, denominati
strati o gusci elettronici.
3. Il modello atomico a strati
•I livelli sono n=1, n=2, n=3, n=4, n=5, n=6, n=7.
•Questi sette livelli di energia sono in grado di descrivere la struttura
elettronica di tutti gli elementi della tavola periodica.

•Ciascun livello di energia è suddiviso in uno o più sottolivelli, designati


con le lettere s, p, d, f.
3. Il modello atomico a strati
•Il numero massimo di elettroni che il livelli di energia possono contenere
si ricava dalla relazione

• numero massimo di elettroni = 2 · n 2
4. La configurazione elettronica degli
elementi
•La rappresentazione completa dei sottolivelli occupati da tutti gli
elettroni, in un atomo oppure in uno ione, è chiamata configurazione
elettronica.
4. La configurazione elettronica degli
elementi
•La successione degli orbitali in cui sistemare gli elettroni in ordine di
energia crescente è:
5. Il modello a orbitali
•De Broglie ipotizzò che la doppia natura ondulatoria e corpuscolare fosse
una proprietà universale della materia.
•Associò a ogni particella in movimento un’onda.
5. Il modello a orbitali
•Il legame tra caratteristiche corpuscolari e ondulatorie si manifesta nella
relazione

•  = h / (m · v)

•Si osserva che la quantità di moto dipende dalla lunghezza dell’onda


elettromagnetica con cui si propaga.
5. Il modello a orbitali
•Il principio di indeterminazione di Heisenberg afferma che non è
possibile conoscere a ogni istante, contemporaneamente, la posizione e la
velocità di un elettrone.
5. Il modello a orbitali
5. Il modello a orbitali
•Poiché le informazioni sul moto dell’elettrone possono essere solo di tipo
probabilistico, con la meccanica quantistica il concetto di orbita di un
elettrone è superato e inadeguato.
5. Il modello a orbitali
•Le onde che si propagano con l’elettrone in moto nell’atomo possono
essere descritte da una funzione matematica proposta da Schrödinger nel
1926: è l’equazione d’onda di Schrödinger.
5. Il modello a orbitali
•Le onde che si propagano con l’elettrone in moto nell’atomo possono
essere descritte da una funzione matematica proposta da Schrödinger nel
1926: è l’equazione d’onda di Schrödinger.
5. Il modello a orbitali
•L’equazione d’onda di Schrödinger fornisce informazioni sulla probabilità
di trovare l’elettrone in un punto particolare dello spazio intorno al
nucleo.
5. Il modello a orbitali
•La funzione d’onda contiene tre numeri interi, detti numeri quantici (n, l
e m) che definiscono lo stato quantico dell’elettrone e ne specificano il
valore di una proprietà.
•L’orbitale è una funzione d’onda elettronica caratterizzata da una
particolare terna di valori di n, l e m.
5. Il modello a orbitali
• Il numero quantico principale n (n = 1, 2, 3…,7) definisce il livello
energetico dell’elettrone che è proporzionale alla distanza dal
nucleo.
• Il numero quantico secondario l (l = 0, 1,…, n-1) determina le
caratteristiche geometriche dell’orbitale (sottolivello energetico).
• valori di l: 0 1 2 3
• orbitale: s p d f
5. Il modello a orbitali
•La superficie di contorno degli orbitali s è una sfera il cui volume aumenta
all’aumentare del numero quantico principale n.
5. Il modello a orbitali
•La superficie di contorno degli orbitali p è un doppio lobo che si espande
lungo gli assi x, y e z.
5. Il modello a orbitali
•La superficie di contorno degli orbitali d è a quattro lobi.
5. Il modello a orbitali
•Il numero quantico magnetico m (m = -l, 0, +l) definisce quanti orbitali
della stessa forma, ma con orientazione diversa, possono coesistere in un
sottolivello.
5. Il modello a orbitali
5. Il modello a orbitali

•La scoperta del quarto numero quantico, portò Pauli a enunciare il


principio di esclusione, secondo il quale in un orbitale possono essere
presenti al massimo due elettroni con spin opposto o antiparallelo.

• ↑+½ ↓-½
5. Il modello a orbitali
•Ogni orbitale è rappresentato da un quadratino (☐).
•Per mostrare gli elettroni si usano le frecce (↑, ↓) e per disegnare le
frecce ci sono tre regole
1. ogni orbitale può contenere al massimo due elettroni, purché di spin
opposto (principio di esclusione di Pauli);
5. Il modello a orbitali

2. si occupano prima gli orbitali a più bassa energia e poi quelli a


energia più elevata (principio della costruzione progressiva o
di Aufbau);
3. se ci sono orbitali della stessa energia, prima si colloca un
elettrone su ciascun orbitale vuoto e poi si completano gli
orbitali semipieni (regola di Hund).
Il sistema periodico
1. Verso il sistema periodico
•Nel 1869 Dmitrij Mendeleev
ordinò i 63 elementi noti in base
alla massa atomica crescente, e
costruì la prima tavola periodica
degli elementi.
1. Verso il sistema periodico
•Nella tavola periodica che Mendeleev pubblicò nel 1871, gli elementi
erano ordinati in dodici file orizzontali e otto verticali secondo la massa
atomica crescente. Non comparivano i gas nobili.
2. La moderna tavola periodica
•Le proprietà fisiche e chimiche degli elementi sono una funzione
periodica del loro numero atomico.
2. La moderna tavola periodica
•Le proprietà fisiche e chimiche degli elementi appartenenti a una
stessa riga (periodo) variano con gradualità.
•Gli elementi che hanno proprietà chimiche simili appartengono a una
stessa colonna (gruppo).
•Lungo le righe nello schema di Mendeleev c’erano degli spazi vuoti.
2. La moderna tavola periodica
•Gli elettroni del livello più esterno
sono detti elettroni di valenza.
•Gli elementi che appartengono
allo stesso periodo presentano gli
elettroni di valenza allo stesso
livello energetico.
2. La moderna tavola periodica
1. Gli elementi della moderna tavola periodica sono 118;
2. la posizione di ciascun elemento sulla tavola dipende dal suo
numero atomico (Z);
3. le righe orizzontali formano 7 periodi, ciascuno dei quali indica il
livello energetico a cui si trovano gli elettroni di valenza degli
elementi che li compongono;
2. La moderna tavola periodica
2. La moderna tavola periodica
4. gli elementi che chiudono i periodi sono i gas
nobili, così chiamati per la scarsissima reattività
dovuta alla loro configurazione elettronica stabile;
2. La moderna tavola periodica
5. gli elementi verticali formano i gruppi;
6. fra il gruppo II e il gruppo III si trovano gli elementi di transizione;
7. in fondo alla tavola periodica ci sono due file di 14 elementi
metallici costituenti le serie dei lantanidi e degli attinidi.
3. I simboli di Lewis
•La struttura di Lewis permette di rappresentare la struttura elettronica
dello strato di valenza degli elementi dei gruppi principali.
4. Le proprietà periodiche degli elementi
•Le proprietà degli elementi variano con regolarità lungo la tavola
periodica in base alla variazione periodica della configurazione
elettronica.

•Sono proprietà periodiche il raggio atomico, l’energia di ionizzazione,


l’affinità elettronica e l’elettronegatività.
4. Le proprietà periodiche degli elementi
•Il raggio atomico (Å) è la metà della distanza minima di avvicinamento
tra due atomi dello stesso elemento.
•Il raggio atomico aumenta lungo un gruppo e diminuisce lungo un
periodo.
4. Le proprietà periodiche degli elementi
4. Le proprietà periodiche degli elementi
• I fattori che influenzano il raggio atomico sono due
1. il numero quantico principale n, che lungo il periodo rimane
invariato, ma aumenta scendeno lungo il gruppo;
2. gli elettroni interni che schermano la carica positiva del nucleo.
4. Le proprietà periodiche degli elementi
•L’energia di ionizzazione è l’energia necessaria per rimuovere un
elettrone da un atomo isolato.

• A + energia  A+ + e-
4. Le proprietà periodiche degli elementi
•L’energia di prima ionizzazione aumenta lungo un periodo e
diminuisce lungo un gruppo.


4. Le proprietà periodiche degli elementi
•L’affinità elettronica è l’energia che si libera quando un atomo in fase
gassosa cattura un elettrone.
•L’affinità elettronica, come l’energia di prima ionizzazione, aumenta
lungo un periodo e diminuisce lungo un gruppo.

• A + e-  A- + energia
4. Le proprietà periodiche degli elementi
•L’elettronegatività di un elemento misura la sua tendenza ad attrarre
gli elettroni di legame da un altro elemento.
•L’elettronegatività aumenta lungo un periodo e diminuisce lungo un
gruppo.
4. Le proprietà periodiche degli elementi
5. Metalli, non metalli e semimetalli
•A seconda delle loro proprietà fisiche e chimiche gli elementi si
possono suddividere in metalli, non metalli e semimetalli.
5. Metalli, non metalli e semimetalli
•I metalli sono più di 80 e occupano la parte sinistra della tavola
periodica.
•Gli elementi metallici sono solidi, duri, lucenti, malleabili, duttili e
conducono calore ed elettricità.
5. Metalli, non metalli e semimetalli
•Le proprietà chimiche dei metalli dipendono dalla loro tendenza a
perdere elettroni diventando ioni positivi.
•Le proprietà fisiche dei metalli dipendono dal tipo di legame tra gli
atomi.
5. Metalli, non metalli e semimetalli
5. Metalli, non metalli e semimetalli

•I non metalli occupano la parte destra della tavola periodica.


•Le proprietà chimiche dei non metalli dipendono dalla loro capacità di
accettare elettroni diventando ioni negativi.
•Gli elementi del gruppo VII sono detti alogeni.
5. Metalli, non metalli e semimetalli

•I semimetalli presentano sia comportamento metallico sia non


metallico.
•I semimetalli si trovano lungo il confine che separa i metalli e i non
metalli.
5. Metalli, non metalli e semimetalli

•I metalli di transizione e i lantanidi hanno caratteristiche metalliche.

•Gli attinidi sono elementi artificiali, instabili e radioattivi.


Il sistema periodico
1. L’energia di legame
•Ci sono 89 elementi presenti in natura che producono 15 milioni di
sostanze diverse.
•Nonostante l’enorme numero di combinazioni possibili fra gli atomi,
non tutte sono realizzabili: un composto si forma solo se la sua energia
potenziale è minore dei singoli atomi che lo costituiscono.
1. L’energia di legame
•L’energia di legame è la quantità di energia che è necessario fornire a
una mole di sostanza per rompere il legame che tiene insieme i suoi
elementi
2. I gas nobili e la regola dell’ottetto
•Quando gli atomi si avvicinano per formare un legame solo gli elettroni
più esterni partecipano all’operazione.
•Gli elettroni dello strato più esterno vengono chiamati elettroni di
valenza o di legame.
2. I gas nobili e la regola dell’ottetto
•La regola dell’ottetto fu enunciata da Lewis nel 1916.
•Un atomo è particolarmente stabile quando ha otto elettroni nello
strato di valenza.
2. I gas nobili e la regola dell’ottetto
•Il motivo della stabilità dei gas nobili risiede nel fatto che la loro
configurazione elettronica presenta otto elettroni (due nel caso dell’elio)
nello strato di valenza, che quindi è completo.
2. I gas nobili e la regola dell’ottetto
•Alla struttura con 8 elettroni nello strato esterno corrisponde quindi
una particolare stabilità.
2. I gas nobili e la regola dell’ottetto
•Un atomo raggiunge il massimo della stabilità acquistando, cedendo o
condividendo elettroni con un altro atomo in modo da raggiungere
l’ottetto nella sua configurazione elettronica esterna, simile a quella del
gas nobile nella posizione più vicina nella tavola periodica.
3. Il legame covalente
•Il legame covalente si forma quando
due atomi mettono in comune una
coppia di elettroni.
•Se i due atomi sono identici il
legame è covalente puro.
3. Il legame covalente
•Gli elettroni sono messi in compartecipazione per raggiungere l’ottetto e
appartengono in contemporanea a entrambi gli atomi che li condividono.
3. Il legame covalente
•Il legame covalente è caratteristico delle molecole diatomiche, ma la
tendenza a mettere in comune elettroni si manifesta anche tra atomi di
natura diversa (HF, H2O, NH3, CH4 ecc.).
3. Il legame covalente
•I legami tra gli atomi possono essere rappresentati con la simbologia di
Lewis oppure con dei trattini.
3. Il legame covalente
• Il legame covalente può essere
• singolo: se è condivisa una sola coppia di elettroni;
• doppio: se sono condivise due coppie di elettroni;
• triplo: se sono condivise tre coppie di elettroni.
3. Il legame covalente
•Il legame covalente dativo si forma quando la coppia di elettroni di
legame è fornita da uno solo dei due atomi che partecipano al legame.
•L’atomo che dona gli elettroni si dice donatore, quello che li riceve
prende il nome di accettore.
3. Il legame covalente
•I composti di coordinazione si formano quando un metallo, o uno ione
metallico, viene circondato da atomi donatori di elettroni.
4. La scala dell’elettronegatività e i legami
•Se due atomi identici sono uniti da legami covalenti, esercitano la stessa
forza di attrazione sugli elettroni di legame.
•Pertanto il legame covalente sarà covalente puro.
4. La scala dell’elettronegatività e i legami
•Atomi di natura diversa possono mettere in compartecipazione i loro
elettroni di valenza, ma esercitano sugli elettroni di legame una diversa
forza attrattiva (elettronegatività) e si forma così un legame covalente
polare.
4. La scala dell’elettronegatività e i legami
•Tanto maggiore è la differenza di elettronegatività fra due atomi che
formano il legame tanto più elevati sono il carattere ionico e la polarità
del legame.
5. Il legame ionico
•Se la differenza di elettronegatività fra i due elementi che intendono
legarsi è superiore a 1,9 avviene un trasferimento di elettroni da un atomo
all’altro.
•L’atomo più elettronegativo diventa uno ione negativo, l’altro uno ione
positivo.
5. Il legame ionico
•Gli ioni si attraggono per forza elettrostatica formando un legame ionico.
•Il legame ionico si forma quando la differenza di elettronegatività tra due
atomi è maggiore di 1,9.
5. Il legame ionico
•Una volta formatosi, lo ione negativo assume la configurazione del gas
nobile successivo, mentre lo ione positivo assume quella del gas nobile
che lo precede nella tavola periodica.
5. Il legame ionico
• Dalla posizione sulla tavola periodica si può dedurre che
• gli elementi metallici (a sinistra nella tavola periodica) tendono a
cedere elettroni diventando ioni positivi;
• i non metalli (a destra nella tavola periodica) tendono ad acquistare
elettroni trasformandosi in ioni negativi.
6. I composti ionici
•Gli ioni in un composto ionico sono disposti secondo uno schema ben
preciso e possono dar luogo a un reticolo cristallino.
6. I composti ionici
•I composti ionici hanno alti
punti di fusione, sono solidi a
temperatura ambiente, sono
buoni conduttori di elettricità
sia allo stato fuso sia in
soluzione.
7. Il legame metallico
•Gli atomi metallici possono mettere in comune gli elettroni di valenza,
che vengono condivisi tra più nuclei.
7. Il legame metallico
•Il legame metallico è dovuto all’attrazione fra gli ioni metallici positivi e
gli elettroni mobili che li circondano.

•Tanto più forte è il legame metallico, tanto più sono numerosi gli elettroni
mobili.
8. La tavola periodica e i legami tra gli
elementi
• Osservando la tavola periodica si può affermare che
1. i metalli formano tra loro legami metallici;
2. i non metalli formano tra loro legami covalenti puri;
3. se gli atomi di non metallo sono uguali il legame è covalente puro; se
sono diversi il legame è covalente polare;
4. i metalli e i non metalli formano tra loro legami ionici;
5. il carattere ionico del legame aumenta all’aumentare della differenza
di elettronegatività.
1. La forma delle molecole

Molte proprietà delle sostanze dipendono dalla forma delle


loro molecole.
I moderni mezzi di indagine hanno messo in evidenza che in
una molecola gli atomi sono disposti in rapporti geometrici
particolari che conferiscono alle sostanze le loro proprietà
peculiari.
1. La forma delle molecole

Ciò che definisce la geometria di una molecola è l’angolo di


legame, ovvero l’angolo formato dagli assi congiungenti i
nuclei degli atomi che si legano.
2. La teoria VSEPR

La teoria VSEPR (Valence Shell Electron-Pair Repulsion) è detta


teoria della repulsione delle coppie di elettroni del guscio di
valenza.
2. La teoria VSEPR

I principi fondamentali della teoria VSEPR sono


• la disposizione degli atomi in una molecola dipende dal
numero totale di coppie elettroniche di valenza che
circondano l’atomo centrale;
• le coppie elettroniche, avendo uguale segno, si respingono
e si collocano alla maggiore distanza possibile le une dalle
altre.
2. La teoria VSEPR

In base al numero di coppie elettroniche intorno all’atomo


centrale si ha che
• due coppie individuano una geometria lineare con angoli
di 180°;
• tre coppie determinano un assetto triangolare equilatero
con angoli di 120°;
• quattro coppie individuano una geometria tetraedrica con
angoli di 109,5°.
2. La teoria VSEPR
2. La teoria VSEPR

•Le coppie di elettroni liberi hanno un comportamento simile a quello


delle coppie condivise, ma la repulsione tra coppie elettroniche libere
è maggiore di quella tra coppie elettroniche condivise.
2. La teoria VSEPR

•Nel caso di coppie elettroniche libere, la forma della molecola tiene


conto anche del doppietto elettronico.

•I legami covalenti doppi e tripli valgono come un legame singolo ai fini


della geometria molecolare.
2. La teoria VSEPR
3. Molecole polari e apolari

•La polarità di una molecola dipende anche dalla geometria della


molecola, cioè dalla disposizione nello spazio dei suoi legami.
3. Molecole polari e apolari
3. Molecole polari e apolari

•Una molecola è polare se la somma dei momenti dipolari di tutti i suoi


legami è diversa da zero.
3. Molecole polari e apolari

•La polarità delle molecole determina la solubilità della sostanza nei


diversi solventi.
3. Molecole polari e apolari

•I solventi sciolgono le sostanze che hanno polarità simile: solventi


polari sciolgono sostanze polari, solventi apolari solubilizzano sostanze
apolari.
4. Le forze intermolecolari

•Le forze intermolecolari sono forze di natura elettrostatica che


mantengono le molecole vicine tra loro.
•Si conoscono due tipi di legami intermolecolari
1. forze dipolo-dipolo e di London;
2. legame a idrogeno.
4. Le forze intermolecolari

•Le forze dipolo-dipolo sono forze di attrazione tra dipoli, in qualsiasi


stato fisico si trovino.
•I legami elettrostatici tra dipoli permanenti sono chiamati forze
dipolo-dipolo.

•Le forze di London sono dovute all’attrazione tra i dipoli temporanei


di molecole vicine.
4. Le forze intermolecolari

•Il legame a idrogeno è una forza attrattiva che si instaura tra molecole
che contengono un atomo di idrogeno legato covalentemente a un
atomo piccolo, molto elettronegativo e con una coppia elettronica
libera (N, O, F).
4. Le forze intermolecolari

•Il legame a idrogeno è la più grande forza attrattiva intermolecolare


ma è circa 10 volte più debole di un legame covalente.
4. Le forze intermolecolari

•Le proprietà dell’acqua dipendono dal legame a idrogeno.

•Il legame a idrogeno influisce sulle proprietà fisiche delle sostanze che
lo contengono.
5. Legami a confronto

•La forza di legame è legata all’energia necessaria per allontanare


particelle legate tra loro.
5. Legami a confronto

•La scala di energia dei legami atomici è assai diversa da quella delle
forze intermolecolari.
6. La classificazione dei solidi

•Le proprietà macroscopiche della materia dipendono dalle interazioni


fra particelle microscopiche che la costituiscono.

•I solidi vengono classificati in base al tipo di legame che aggrega le


unità costitutive.
6. La classificazione dei solidi

•I solidi cristallini hanno una dispozsizione interna regolare di atomi,


molecole e ioni.
•Essi possono essere
• ionici;
• reticolari;
• molecolari;
• metallici.
6. La classificazione dei solidi

•I cristalli ionici si formano in virtù dell’attrazione fra ioni con carica


opposta.
•Sono fragili, presentano elevata temperatura di fusione, conducono
elettricità allo stato fuso e in soluzione acquosa.
6. La classificazione dei solidi
6. La classificazione dei solidi
•I cristalli covalenti o solidi reticolari si
formano grazie a una rete tridimensionale
di legami covalenti fra gli atomi.
•Sono duri, hanno temperatura di fusione
elevata, non conducono elettricità e non
sono solubili in acqua.
6. La classificazione dei solidi
•I cristalli molecolari apolari sono costituiti da molecole apolari tenute
insieme da forze di Van der Waals.
•Sono solidi a bassissime temperature, quasi mai a temperatura
ambiente, sono solubili in solventi apolari e non in acqua.
6. La classificazione dei solidi
•I cristalli molecolari polari sono costituiti da molecole polari che si
attraggono con legami dipolo-dipolo o legami a idrogeno.
•Hanno basse temperature di fusione, non conducono elettricità
nonostante siano solubili in acqua.
6. La classificazione dei solidi
•I cristalli metallici sono costituiti da atomi legati con legame metallico.
•Sono duttili, malleabili, conducono elettricità e calore.
6. La classificazione dei solidi
•Le leghe sono soluzioni di più metalli allo stato solido.
7. Le proprietà intensive dello stato liquido
•Le molecole dei liquidi sono molto mobili e incomprimibili.

•Molte proprietà dei liquidi dipendono dalla natura delle forze


intermolecolari che agiscono nella sostanza.
7. Le proprietà intensive dello stato liquido
•La tensione di vapore è la pressione esercitata dalle molecole che
evaporano da un liquido in un recipiente chiuso quando velocità di
evaporazione e di condensazione si uguagliano.
7. Le proprietà intensive dello stato liquido
•La tensione di vapore è tanto più alta quanto più è elevata la
temperatura.
•A parità di temperatura, la facilità con cui le molecole sfuggono dal
proprio liquido dipende dall’intensità delle loro forze attrattive.
•I liquidi che hanno un’elevata tensione di vapore si dicono volatili.
7. Le proprietà intensive dello stato liquido
•La tensione superficiale di un liquido è l’energia necessaria per far
aumentare di un’unità la sua area superficiale.
7. Le proprietà intensive dello stato liquido
•La tensione superficiale diminuisce all’aumentare della temperatura
perché l’agitazione termica delle molecole attenua i legami
intermolecolari.
•La presenza di tensioattivi diminuisce la tensione superficiale.
7. Le proprietà intensive dello stato liquido
•La capillarità è un fenomeno che provoca l’innalzamento o
l’abbassamento del livello di un liquido all’interno di un capillare.
7. Le proprietà intensive dello stato liquido
•La viscosità, cioè la resistenza alla scorrimento, è dovuta alla forza di
attrazione intermolecolare tra le lamine liquide.
L’equilibrio chimico
1. L’equilibrio dinamico

Un sistema è in equilibrio dinamico quando le velocità delle


trasformazioni opposte sono uguali.

Quando una trasformazione fisica o chimica giunge


all’equilibrio, le condizioni di reversibilità e dinamicità sono
indicate da una doppia freccia.
2. L’equilibrio chimico: anche i prodotti
reagiscono
2. L’equilibrio chimico: anche i prodotti
reagiscono
•A temperatura e pressione costanti, un sistema chimico chiuso è
all’equilibrio se la concentrazione (o pressione) dei reagenti e dei
prodotti è costante nel tempo.
3. L’equilibrio chimico: anche i prodotti
reagiscono
•Data la generica reazione
• aA + bB ⇄ cC + dD
•Il valore di questo rapporto prende il nome di costante di equilibrio
(Keq) ed è espressa dalla relazione:
3. L’equilibrio chimico: anche i prodotti
reagiscono
•Cato Guldberg e Peter Waage enunciarono nel 1864 la legge
dell’azione di massa.
•In un sistema chimico in equilibrio, a una data temperatura e a una
data pressione, il rapporto fra il prodotto delle concentrazioni molari
dei prodotti e il prodotto delle concentrazioni molari dei reagenti,
ciascuna elevata al proprio coefficiente stechiometrico, è costante.
3. L’equilibrio chimico: anche i prodotti
reagiscono
•Per ricavare la costante di equilibrio valgono le seguenti regole:
1. le concentrazioni dei prodotti si pongono al numeratore e quelle dei
reagenti al denominatore;
2. le concentrazioni vanno moltiplicate fra loro ed elevate a potenza
con i rispettivi coefficienti di reazione.
3. L’equilibrio chimico: anche i prodotti
reagiscono
•Se Keq > 1 la reazione è spostata verso i prodotti.

•Se Keq = 1 la reazione è all’equilibrio.

•Se Keq < 1 la reazione è spostata verso i reagenti.


3. L’equilibrio chimico: anche i prodotti
reagiscono
•Nelle reazioni omogenee in fase gassosa, la costante di equilibrio
viene espressa in funzione delle pressioni parziali e si indica con Kp.

• aA(g) + bB(g) ⇄ cC(g) + dD(g)


3. L’equilibrio chimico: anche i prodotti
reagiscono
•Il valore della costante di equilibrio Keq varia con la temperatura; per
ogni valore di temperatura esistono all’equilibrio un diverso valore
valore di Keq e diverse concentrazioni di reagenti e prodotti.
3. L’equilibrio chimico: anche i prodotti
reagiscono
4. Il principio di Le Châtelier

•Lo stato di equilibrio si altera se si vanno a modificare le condizioni di


temperatura, pressione, concentrazione di reagenti e prodotti.
4. Il principio di Le Châtelier

•Si deve a Le Châtelier il principio dell’equilibrio mobile.


•Un sistema all’equilibrio, perturbato da un’azione esterna, reagisce in
modo da ridurne o alterarne l’effetto ristabilendo l’equilibrio
4. Il principio di Le Châtelier

•Aggiungendo un reagente a un sistema all’equilibrio, questo si sposta


nella direzione che consente il consumo dell’aggiunta di reagente a
favore della formazione del prodotto. Viceversa si ha la reazione
opposta se si aggiunge un prodotto.
4. Il principio di Le Châtelier
4. Il principio di Le Châtelier

•Principio di Le Châtelier (concentrazione)


•Cambiando la concentrazione dei prodotti e dei reagenti, il loro
rapporto (cioè la costante di equilibrio, Keq) rimane invariato, purché la
temperatura rimanga costante prima e dopo l’aggiunta.
4. Il principio di Le Châtelier

•Gli equilibri in fase gassosa risentono delle variazioni di pressione e


volume.
•Principio di Le Châtelier (pressione)
•L’aumento di pressione di un sistema gassoso all’equilibrio, comporta
lo spostamento dell’equilibrio nella direzione in cui è presente il
minore numero di molecole.
4. Il principio di Le Châtelier
4. Il principio di Le Châtelier

•Principio di Le Châtelier (temperatura)


•Se si riscalda un sistema all’equilibrio, si favorisce la reazione
endotermcia; se invece si raffredda, si favorisce la reazione esotermica.
4. Il principio di Le Châtelier

•La presenza di un catalizzatore influenza solo la velocità con cui si


raggiunge l’equilibrio, ma non ha nessun effetto sulla posizione
dell’equilibrio perché non il catalizzatore non partecipa alla reazione.
5. L’equilibrio di solubilità

•Le reazioni si dicono eterogenee quando i componenti si trovano in


fasi diverse.

•Si ha una reazione eterogenea per esempio quando si libera un gas a


partire da un solido, oppure quando un soluto solido si scioglie in
soluzione.
5. L’equilibrio di solubilità

•La dissociazione in ioni di un solido è una reazione chimica specificata


da una propria particolare costante di equilibrio detta prodotto di
solubilità (Kps).
5. L’equilibrio di solubilità

•Kps è tanto più piccolo quanto meno solubile è una sostanza.

•In soluzione si ha formazione di un precipitato quando il prodotto


delle concentrazioni ioniche relative a una sostanza è maggiore del suo
Kps.
5. L’equilibrio di solubilità

•Come negli equilibri, la variazione della temperatura influenza il


prodotto di solubilità nel seguente modo:
• se la solubilizzazione è endotermica sarà favorita la formazione della
soluzione;
• se la solubilizzazione è esotermica la solubilità diminuisce
all’aumentare della temperatura.
5. L’equilibrio di solubilità
•L’aggiunta di uno ione comune a
una soluzione satura di un
composto ionico all’equilibrio ne
abbassa la solubilità (effetto dello
ione comune).
Acidi e basi si scambiano protoni
1. Le teorie sugli acidi e sulle basi

Acidi e basi secondo Arrhenius


Gli acidi sono sostanze che, sciolte in acqua, liberano ioni H+
(H3O+). Le basi sono sostanze che, sciolte in acqua liberano
ioni OH-.
HCl(g)  H+(aq)+ Cl-(aq)
NaOH(s)  Na+(aq)+ Cl-(aq)
1. Le teorie sugli acidi e sulle basi

Gli acidi si distinguono in


• acidi monoprotici se sono in grado di liberare un solo H+;
• acidi poliprotici se liberano più ioni H+.
1. Le teorie sugli acidi e sulle basi

Il limite della teoria di Arrhenius risiede nel fatto che è


applicabile solo alle soluzioni acquose.
1. Le teorie sugli acidi e sulle basi

Acidi e basi secondo Brönsted e Lowry


Un acido è una qualsiasi molecola o ione in grado di donare
protoni.
Una base è una qualsiasi molecola o ione che può accettare
un protone.
1. Le teorie sugli acidi e sulle basi

La teoria di Brönsted e Lowry amplia la classificazione degli


acidi e delle basi poiché non è indispensabile la presenza di
acqua.
1. Le teorie sugli acidi e sulle basi

Ogni acido, donando il proprio protone, si trasforma in una


base, chiamata base coniugata; analogamente ogni base,
accettando il protone, si converte nel corrispondente acido
coniugato.
1. Le teorie sugli acidi e sulle basi

Sono anfiprotiche le sostanze che, come l’acqua, possono sia


accettare che donare protoni.
1. Le teorie sugli acidi e sulle basi

Acidi e basi secondo Lewis


Un acido è una specie (molecola o ione) che può accettare
una coppia di elettroni.
Una base è una specie (molecola o ione) capace di donare una
coppia di elettroni liberi da legami.
1. Le teorie sugli acidi e sulle basi
2. La ionizzazione dell’acqua

La reazione di ionizzazione dell’acqua o autoprotolisi, è una


reazione acido-base in cui la formazione degli ioni avviene per
scambio di un protone fra due molecole d’acqua.
2. La ionizzazione dell’acqua

La Kw, come tutte le costanti di equilibrio, varia con la


temperatura e si chiama prodotto ionico dell’acqua.
2. La ionizzazione dell’acqua

• Se [H3O+] > 10–7 M l’ambiente è acido;


• Se [H3O+] = 10–7 M l’ambiente è neutro;
• Se [H3O+] < 10–7 M l’ambiente è basico.
3. Il pH e la forza degli acidi e delle basi

Il pH misura il grado di acidità di una sostanza e si definisce


come il logaritmo negativo in base 10 della concentrazione
molare degli ioni H+.
pH = – log[H+]
3. Il pH e la forza degli acidi e delle basi

Analogamente il pOH misura il grado di basicità di una


sostanza e si definisce come il logaritmo negativo in base 10
della concentrazione molare degli ioni OH–.
pOH = – log[OH–]
3. Il pH e la forza degli acidi e delle basi

Mettendo insieme le due annotazioni si ottiene la relazione


fondamentale
pKw = pH + pOH
ovvero
14 = pH + pOH
3. Il pH e la forza degli acidi e delle basi
3. Il pH e la forza degli acidi e delle basi

Gli acidi e le basi, posti in soluzioni acquosa, assumono


comportamenti diversi, in base ai quali vengono classificati
come forti o deboli.
Sono considerati forti quegli acidi e quelle basi che in acqua
sono completamente ionizzati.
3. Il pH e la forza degli acidi e delle basi

La costante di equilibrio di questo tipo di reazioni è detta


costante di ionizzazione acida (Ka):

L’acqua non è riportata in quanto viene considerata liquido


puro.
3. Il pH e la forza degli acidi e delle basi
Gli acidi si dicono forti se hanno la Ka molto grande e si
ionizzano completamente e deboli se hanno Ka piccola e non
si ionizzano completamente.
3. Il pH e la forza degli acidi e delle basi
Secondo la teoria di Brönsted e Lowry, una specie è basica se
può acquistare un protone dall’acqua secondo la reazione:
B + H2O ⇄ BH+(aq) + OH–(aq)
3. Il pH e la forza degli acidi e delle basi
La costante di equilibrio di questo tipo di reazioni è detta
costante di ionizzazione basica (Kb) ed è

L’acqua non è riportata in quanto viene considerata liquido


puro.
3. Il pH e la forza degli acidi e delle basi
Il pH di una soluzione si misura tramite
gli indicatori.
Gli indicatori sono sostanze che
assumono colorazioni diverse a
seconda del pH della soluzione in cui si
trovano.
Il punto di passaggio da un colore a un
altro è detto punto di viraggio.
4. La neutralizzazione: una reazione tra acidi
e basi
Nelle reazioni acido-base di neutralizzazione in cui gli ioni H+
devono uguagliare gli ioni OH–, è più corretto esprimere la
concentrazione in normalità e non in molarità.
4. La neutralizzazione: una reazione tra acidi
e basi
La neutralizzazione è una reazione fra un acido e una base in
quantità stechiometricamente equivalenti che porta alla
formazione di sale e di acqua, con liberazione di calore.
4. La neutralizzazione: una reazione tra acidi
e basi
La titolazione è una tecnica di analisi quantitativa che permette
di determinare la concentrazione incognita di una soluzione
tramite aggiute progressive di un’altra soluzione a titolo noto,
detta titolante.
4. La neutralizzazione: una reazione tra acidi
e basi
5. L’idrolisi: anche i sali fanno cambiare il pH
L’idrolisi è la reazione fra gli ioni del sale disciolto e le
molecole d’acqua.
5. L’idrolisi: anche i sali fanno cambiare il pH
Tutti gli anioni e i cationi
provenienti da acidi o da basi
forti, quando vengono disciolti
in acqua, non fanno variare il
pH.
5. L’idrolisi: anche i sali fanno cambiare il pH
Se il sale contiene un anione
che è la base coniugata di un
acido debole forma soluzioni
basiche.
5. L’idrolisi: anche i sali fanno cambiare il pH
Se il sale contiene un catione
che è l’acido coniugato di
una base debole forma
soluzioni acide.
6. Le soluzioni tampone
Le soluzioni tampone contengono una coppia acido-base
coniugata in cui le concentrazioni di acido e di base, entrambi
non forti, sono circa dello stesso ordine di grandezza.
6. Le soluzioni tampone
Le soluzioni tampone sono soluzioni che resistono al
cambiamento del pH per moderate aggiunte di acido o di base.
6. Le soluzioni tampone
Il pH di una soluzione tampone si calcola con la relazione

dove
Ca = concentrazione iniziale di acido
Cs = concentrazione del sale disciolto
Le ossido-riduzioni e l’elettrochimica
1. Ossidazioni e riduzioni: che cosa sono e
come si riconoscono
Tutte le reazioni in cui si verifica un passaggio di elettroni da
una specie chimica a un’altra sono chiamate reazioni di
ossido-riduzione o reazioni redox.
1. Ossidazioni e riduzioni: che cosa sono e
come si riconoscono
L’ossidazione provoca un aumento del numero di ossidazione
di una specie.
La riduzione provoca la diminuzione del numero di
ossidazione di una specie.
1. Ossidazioni e riduzioni: che cosa sono e
come si riconoscono
I processi di ossidazione e riduzione avvengono
contemporaneamente; in una reazione di ossido-riduzione
variano i numeri di ossidazione delle specie coinvolte.
1. Ossidazioni e riduzioni: che cosa sono e
come si riconoscono
La specie che si ossida è un agente riducente perché
ossidandosi induce la riduzione dell’altra specie.
1. Ossidazioni e riduzioni: che cosa sono e
come si riconoscono
La specie che si riduce è un agente ossidante perché
riducendosi induce l’ossidazione dell’altra specie.
2. Come si bilanciano le reazioni di ossido-
riduzione
Metodo ionico-elettronico
1. Si individuano la specie che si ossida e la specie che si
riduce.
2. Si scrivono le semireazioni.
3. Si bilanciano le masse tenendo conto che in ambiente
acido (basico) gli atomi di ossigeno si bilanciano con
molecole di H2O (OH–) e gli atomi di idrogeno con gli ioni H+
(molecole di H2O).
2. Come si bilanciano le reazioni di ossido-
riduzione
4. Si bilanciano le cariche elettriche delle semireazioni,
aggiungendo o togliendo elettroni a seconda che le
specie si riducano o si ossidino.
5. Si sommano membro a membro le specie delle
semireazioni.
3. Reazioni redox spontanee e non spontanee

A temperatura ambiente, la reazione redox tra zinco


metallico e solfato di rame in soluzione acquosa è
praticamente completa.
3. Reazioni redox spontanee e non spontanee
A temperatura ambiente, la reazione tra
rame metallico e ioni Zn2+ è non
spontanea.
4. Le pile
Una pila ospita una reazione redox spontanea e converte
energia chimica in energia elettrica.
4. Le pile
La pila Daniell è costituita da
• una semicella in cui una lamina di Zn (elettrodo) è immersa
in una soluzione di ZnSO4 1 M;
• una semicella in cui una lamina di Cu (elettrodo) è immersa
in una soluzione di CuSO4 1 M;
• un filo metallico che collega i due elettrodi.
4. Le pile
• un misuratore di corrente inserito nel filo;
• un ponte salino che chiude il circuito mettendo in
contatto tra loro le due soluzioni senza che si mescolino.
4. Le pile
4. Le pile
Una volta collegate le parti della pila, gli elettroni incominciano
a passare attraverso il filo trasferendosi dall’elettrodo sede
dell’ossidazione, all’elettrodo sede della riduzione.
4. Le pile
Contemporaneamente, gli ioni trasportano la carica
attraverso la soluzione elettrolitica:
• i cationi migrano verso la semicella della riduzione;
• gli anioni migrano verso la semicella dell’ossidazione.
4. Le pile
L’elettrodo a cui avviene l’ossidazione prende il nome di anodo.

L’elettrodo a cui avviene la riduzione prende il nome di catodo.


4. Le pile
Il voltaggio di una pila o di una batteria è la differenza di
potenziale (d.d.p.), misurata in volt (V), fra i due elettrodi.
5. La scala dei potenziali standard di riduzione
La differenza di potenziale o forza elettromotrice (fem) di una
pila è il valore, sempre positivo, della differenza di potenziale
del catodo e il potenziale dell’anodo

fem = Ecatodo – Eanodo


5. La scala dei potenziali standard di riduzione
Utilizzando come riferimento l’elettrodo a idrogeno, si ricava
la scala dei potenziali standard di riduzione (E°).
5. La scala dei potenziali standard di riduzione
Il potenziale standard di riduzione E° di una coppia redox è il
potenziale che la corrispondente semicella, in condizioni
standard, assume quando è abbinata a un elettrodo standard
a idrogeno.
5. La scala dei potenziali standard di riduzione
Le condizioni standard nelle misure elettrochimiche sono
• tutte le soluzioni sono 1 M;
• tutti i gas hanno la pressione parziale di 1 bar;
• la temperatura a cui si effettuano le misurazioni è 25 °C.
5. La scala dei potenziali standard di riduzione
La tabella dei potenziali standard di riduzione, quindi, permette
di prevedere la polarità di una pila e di scrivere la redox
spontanea che avviene.
5. La scala dei potenziali standard di riduzione
Le reazioni sono spontanee quando la variazione di energia
libera ΔG è negativa.
La diminuzione di energia libera standard ΔG° di una redox
spontanea corrisponde al massimo lavoro elettrico prodotto
dalla pila in cui avviene la reazione considerata.
5. La scala dei potenziali standard di riduzione
Per le redox più semplici si deduce
quale reazione è spontanea basandosi
sull’elettronegatività degli elementi
• il meno elettronegativo è il donatore
di elettroni (catodo);
• il più elettronegativo è l’accettore di
elettroni (anodo).
6. La corrosione
La corrosione del ferro può
essere schematizzato come la
formazione di una cella
elettrochimica tra il ferro e
l’ossigeno dell’aria umida.
6. La corrosione
Metodo della protezione catodica
• si collega ciò che si vuole proteggere con una barra di
materiale con E° minore del ferro (Mg o Zn);
• l’anodo è la barra di Zn (o di Mg);
• il catodo è l’oggetto di ferro;
• lo Zn ossidandosi produce elettroni che migrano verso il
catodo, proteggendolo dalla corrosione.
7. L’elettrolisi e la cella elettrolitica
Una cella elettrolitica ospita una reazione una redox non
spontanea e converte energia elettrica in energia chimica.
7. L’elettrolisi e la cella elettrolitica
Se si oppone a una pila Daniell un generatore di corrente
continua, si forza in senso opposto la reazione redox della pila.

In questo modo, la riduzione continua ad avvenire al catodo e


l’ossidazione all’anodo, ma i segni degli elettrodi sono invertiti
rispetto alla pila, perché si inverte la reazione redox.
7. L’elettrolisi e la cella elettrolitica
7. L’elettrolisi e la cella elettrolitica
L’elettrolisi è l’insieme dei fenomeni che hanno luogo nella
cella per effetto del passaggio della corrente continua fornita
da una sorgente esterna
7. L’elettrolisi e la cella elettrolitica
7. L’elettrolisi e la cella elettrolitica
L’elettrolisi si può applicare ai sali e agli ossidi allo stato fuso e
alle soluzioni acquose di alcuni sali.
7. L’elettrolisi e la cella elettrolitica
Al catodo di una cella elettrolitica si riduce la specie che
possiede il valore di potenziale E° più grande.
7. L’elettrolisi e la cella elettrolitica
All’anodo di una cella elettrolitica si ossida la specie che
possiede il valore di potenziale E° più piccolo.
7. L’elettrolisi e la cella elettrolitica
L’elettrolisi
dell’acqua porta
alla formazione di
idrogeno gassoso al
catodo (-) e di
ossigeno gassoso
all’anodo (+).
8. Le leggi di Faraday
Le leggi di Faraday permettono di capire il rapporto tra la
quantità di corrente Q che passa in una cella elettrolitica e la
massa m di sostanza che si forma agli elettrodi.
8. Le leggi di Faraday
La quantità di carica elettrica si determina misurando l’intensità
di corrente che fluisce e la durata del flusso.
1 coulomb = 1 ampere  secondo
1C=1A s
8. Le leggi di Faraday
Prima legge di Faraday
La massa di sostanza che si libera a un elettrodo è direttamente
proporzionale alla quantità di carica che giunge all’elettrodo.
8. Le leggi di Faraday
Seconda legge di Faraday
Se una stessa quantità di corrente attraversa celle elettrolitiche
contenenti soluzioni diverse, le masse delle sostanze
depositate agli elettrodi sono direttamente proporzionali ai
rispettivi equivalenti elettrochimici.
8. Le leggi di Faraday
La quantità di carica di 1 faraday (1 F) fa depositare
sull’elettrodo un equivalente di sostanza.
9. Le pile in commercio
Le pile a secco o alcaline hanno
spesso come agente riducente lo zinco
e come agente ossidante il diossido di
manganese; la differenza di potenziale
di questa pila è 1,5 V.
9. Le pile in commercio
Un’altra versione di pila a secco è la pila a bottone, detta
anche pila a mercurio perché l’elettrodo positivo è costituito
da HgO.
9. Le pile in commercio
Gli accumulatori sono dispositivi che
possono essere ricaricati; sono
caratterizzati da reazioni reversibili.
L’accumulatore al piombo funziona
in base alla reazione:
9. Le pile in commercio
Nella batteria al litio:
• il catodo è costituito da LiCoO2, mentre l’anodo è di grafite
cristallina;
• durante la carica, al catodo, Li+ si riduce a LiO;
• durante la scarica, all’anodo, LiO si ossida a Li+.
9. Le pile in commercio