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Banche-SREP: CREDEM prima tra le

italiane, sul tetto d’Europa


Il processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation
Process – SREP) condotto dalla BCE nel 2019 è terminato con la pubblicazione dei
risultati lo scorso 28 gennaio. Questo momento fondamentale dell’attività di vigilanza
consiste nell’analisi delle componenti quali-quantitative presenti nel profilo delle
singole banche, ed è volto a fornire alle stesse le azioni da intraprendere per
fronteggiare eventuali problematiche riscontrate. Gli elementi principali visionati dai
GVC (Gruppi di Vigilanza Congiunti), per stabilire lo stato di salute di una banca, sono
essenzialmente quattro: il Modello Imprenditoriale, e quindi la vulnerabilità delle sue
aree di business, la Governance Interna, osservando soprattutto come viene gestita la
banca e quali sono le figure chiavi, il Rischio di Capitale (rischio di Credito, di Tasso,
di Mercato e Operativo) e il Rischio di Liquidità, ovvero la capacità della banca di far
fronte ad esigenze di liquidità specifiche. I giudizi assegnati a tali elementi vanno da 1
(migliore) a 4 (peggiore). Se da una parte è stata rilevata una diminuzione del punteggio
“peggiore” (calato dal 10% all’8%, rispetto al 2018), dall’altra continua a destare
preoccupazione la Governance Interna. Infatti, il 76% delle banche analizzate (68% nel
2018) hanno ricevuto un punteggio pari a 3. Nell’area di deterioramento finiscono
anche i Modelli Imprenditoriali bancari, che hanno mostrato utili inferiori al costo del
capitale, tanto da concentrare l’attenzione degli esperti di vigilanza circa la loro futura
sostenibilità. Le azioni quantitative predisposte dalla BCE al termine del processo si
declinano nella richiesta di capitale CET1 aggiuntivo sottoforma di: “requisito
patrimoniale di secondo pilastro” (Pillar 2 Requirement – P2R), vincolante per
fronteggiare i rischi non inclusi nel primo pilastro, e negli “orientamenti di capitale di
secondo pilastro” (Pillar 2 Guidance – P2G) non vincolanti, ma utili per fronteggiare
situazioni di stress. I due requisiti si sono attestati rispettivamente attorno al 2,1% e
1,5%, rimanendo invariati rispetto all’anno precedente. Anche gli orientamenti di
capitale CET1 complessivo sono rimasti stabili al 10,6% rispetto al 2018.
In Italia per il P2R primeggia il Credito Emiliano (CREDEM), a cui la BCE ha
confermato, nella sua pubblicazione, quanto già noto a novembre, ovvero l’1% di
capitale CET1 aggiuntivo. A Reggio Emilia questo dato fu definito come “il più basso
tra le banche italiane sotto vigilanza diretta della BCE”, ed ora si può fermamente
considerare tra i più bassi d’Europa, attestandosi sul podio dietro a C.R.H (0,75%) e
SFIL (0,75%). CREDEM continua a confermare la sua solidità patrimoniale che per il
DG Nazareno Gregori (nota del novembre 2019) “rappresenta un fattore importante
per perseguire la strategia di crescita”, oltre alle performance come il trend positivo del
Margine Interessi, tra le poche banche a vantare questo risultato in periodi di tassi
negativi. Il CET1 minimo assegnato alla banca reggiana per il 2020, comunicato dalla
stessa a novembre, è pari all’8%, ben al di sotto di quanto attestato al 30 settembre
2019, quando era inferiore di ben 570 basis points (13,7%).