Sei sulla pagina 1di 368

La Cultura

1054
Gustav Mahler

Caro collega
Lettere a compositori, direttori d’orchestra, intendenti
teatrali
A cura di Franz Willnauer

Traduzione di Silvia Albesano


© Paul Zsolnay Verlag, Wien 2010
Published by arrangement with The Italian Literary Agency

© il Saggiatore S.r.l., Milano 2017


Titolo originale: «Verehrter Herr College!»
Sommario

Introduzione
Sull’edizione delle lettere
Abbreviazioni
1880-1896. Lettere 1-87
Gli anni di apprendistato. Bad Hall-Laibach-Olmütz-Kassel, 1880-1885
Battaglie vinte, strategie efficaci. Praga-Lipsia, 1886-1888
«Trapiantato in terra straniera». Budapest, 1888-1891
«La routine del teatro». Amburgo, 1891-1894
Battaglie, trionfi, sconfitte. Amburgo, 1895-1896
1897-1907. Lettere 88-203
Un’impresa da Stato Maggiore: la conquista dell’Opera di Corte di
Vienna
In procinto di diventare il «Dio del Mezzogiorno». Vienna 1897
Un direttore scrive lettere. Vienna, 1898-1901
L’opera rivendica i suoi diritti. Vienna 1901-1905
Dispiegamento di forze e perdita di potere. Vienna 1904-1907
1908-1911. Lettere 204-237
Seconda impresa da Stato Maggiore: la prima esecuzione dell’Ottava
Sinfonia
«L’America è spietata». New York, 1908-1911
Postfazione
Repertorio dei destinatari
Caro collega
Introduzione

Il presente volume raccoglie 237 fra lettere, cartoline, telegrammi e documenti


ufficiali che Gustav Mahler, dai vent’anni (1880) fino a poco prima di morire,
nel 1911, ha scritto o dettato per ragioni professionali o «d’affari». La
corrispondenza professionale di Mahler, di cui si offre qui per la prima volta una
selezione, conta svariate migliaia di scritti dispersi in mezzo mondo, che recano
la firma del maestro. Quanto ad ampiezza, la produzione epistolare mahleriana è
un caso alquanto singolare nella storia della musica moderna; soltanto Hans von
Bülow, con le sue 30000 lettere, supera nettamente Mahler. Tra i musicisti più
creativi del XIX e XX secolo, che per via di incarichi pubblici si sono espressi
nelle lettere sulle loro attività e la loro opera, Mahler ha inoltre una posizione
molto particolare. Richard Wagner, in qualità di fondatore e direttore del
Festival di Bayreuth, Robert Schumann in quanto direttore d’orchestra renano e
editore di una rivista musicale, Johannes Brahms come direttore musicale della
Gesellschaft der Musikfreunde («Società degli amici della musica») di Vienna,
Richard Strauss in veste di direttore delle Hofkapelle di Monaco e Berlino: per
tutti costoro le proprie composizioni sono la ragione principale e il contenuto
dominante della corrispondenza scambiata con i contemporanei. Le lettere di
Mahler, invece, rispecchiano la tripartizione che caratterizza la sua intera
biografia di musicista: compositore, interprete, manager.
Le lettere presentate in questo libro si riferiscono a un lasso di tempo di
trent’anni, che per quanto riguarda la storia mondiale va all’incirca dalla
fondazione del Reich tedesco allo scoppio della Prima guerra mondiale, e dal
punto di vista biografico è ugualmente significativo per la triplice attività di
Mahler come Kapellmeister e – in seguito ancor più noto – direttore d’orchestra,
come responsabile di «grandi imprese» musicali (primo Kapellmeister ad
Amburgo, direttore dell’Opera di Budapest e Vienna, direttore d’orchestra
principale a New York) e come compositore. Parallelamente all’ascesa di
Mahler dai teatri di provincia fino alle sedi più ambite si può seguire quella
della sua opera, dal debutto poco fortunato della Prima Sinfonia a quello
trionfale dell’Ottava. Con la sua corrispondenza professionale Mahler ha tessuto
una rete di collegamenti entro lo scenario musicale e teatrale dell’intera
Mitteleuropa, con la doppia monarchia austro-ungarica e il Reich tedesco al
centro, ma significativi allargamenti a Inghilterra, Francia, Olanda, Italia e
Russia. Impressionante la grande varietà di contatti che egli seppe stabilire e
coltivare, se utili sul versante professionale; francamente incalcolabile il
numero di corrispondenti con cui intratteneva rapporti amichevoli e ai quali
amava rivolgersi con la formula «Caro collega!», ripresa nel titolo di questo
volume.
Se nella personalità di Mahler il compositore, il direttore d’orchestra, il
direttore teatrale si compenetrano dando luogo a una singolare figura di «artista
integrale», le lettere di Mahler che esulano dall’ambito privato comprendono
l’intera gamma dei suoi rapporti professionali nel mondo della musica, del
teatro e dell’opera. La selezione si è orientata sulle lettere di compositori,
direttori d’orchestra, intendenti, agenti e – soltanto laddove fossero essi stessi
autori di composizioni originali o esecutori – critici musicali. Fra i destinatari vi
sono compositori come Anton Bruckner, Antonín Dvořák, Richard Strauss, Leoš
Janáček e Arnold Schönberg; direttori d’orchestra come Hans von Bülow, Hans
Richter, Felix Mottl, Franz Schalk, Felix Weingartner e Bruno Walter; celebrità
come Cosima Wagner e Ferenc Erkel, come pure tutti i più importanti intendenti
di teatri d’opera dell’epoca, da Angelo Neumann a Bernhard Pollini, da Max
Staegemann ad Andreas Dippel, e non da ultimo i principali agenti teatrali del
primo Novecento. Il curatore ha tenuto molto a includere anche personalità
sconosciute o al giorno d’oggi dimenticate della vita musicale dell’epoca, con
cui Mahler – seppur brevemente, talvolta – era stato in contatto: compositori
come Alfred Bruneau e Wilhelm Kienzl, direttori come Oscar Fried, Sylvain
Dupuis, Kálmán Feld e Alfred Hertz. D’altro canto alcune lettere molto
interessanti, per esempio a Ferdinand Löwe, Gerhard Schjelderup o Max von
Schillings, si sono dovute sacrificare all’inevitabile necessità di contenere la
mole complessiva.
Limitandosi a compositori, direttori d’orchestra, direttori teatrali e agenti, si è
deliberatamente deciso di rinunciare ai carteggi di Mahler con corrispondenti
che rappresentano molti altri «mestieri» decisivi per un uomo di teatro e
compositore, per esempio i cantanti, gli strumentisti, gli editori, i critici
musicali che si occuparono intensamente della sua opera o se ne fecero
promotori. Peraltro, ai tempi di Mahler erano molti i critici musicali attivi anche
come compositori (August Beer, Max Marschalk, Otto Lessmann, Richard
Heuberger), tanto che anche in questo caso Mahler poteva rivolgersi al
«collega» senza dover in prima battuta tener conto del critico. Nel caso di
Mahler, poi, è pressoché impossibile stabilire una separazione netta tra
corrispondenza privata e professionale: nei carteggi professionali confluiscono
numerose impressioni personali, attestazioni di amicizia e spesso confessioni
molto intime, mentre le lettere private, dal canto loro, non mancano quasi mai di
notizie legate alla professione, echi delle sue prese di posizione pubbliche e, in
particolare, di considerazioni sulla propria opera di compositore. Scontata
dunque, in questa raccolta, la scelta di tener conto di tale peculiarità e di
presentare i contenuti delle lettere integralmente, senza tagli o interventi di
sorta.
Il numero di lettere scritte da Mahler nel corso della sua vita può essere solo
stimato approssimativamente, poiché durante la guerra, l’esilio e l’emigrazione
dei destinatari molte di esse sono finite in collezioni private, si sono disperse in
biblioteche, archivi, lasciti sparsi in tutto il mondo, o sono addirittura andate
perdute. Nell’insieme dovevano essere quattro o cinquemila lettere, di cui oggi è
stata reperita e pubblicata circa la metà. Tra queste, un terzo abbondante è
rappresentato dalla corrispondenza privata: con i membri della famiglia, gli
amici e le amiche dei tempi della scuola (in seguito se ne sono aggiunti pochi),
con le donne «pre Alma» come Natalie Bauer-Lechner, Anna von Mildenburg e
Selma Kurz, e infine con la sua promessa e poi sposa Alma Maria Schindler. La
gran parte delle rimanenti comprende la corrispondenza professionale, che per la
sua ricchezza in termini di entità e temi affrontati sembra sfuggire a qualsiasi
criterio di ordinamento. Ad aggravare la situazione contribuisce poi il fatto che
le risposte dei corrispondenti di Mahler si sono conservate solo in alcuni casi e
anche in quei casi parzialmente – così è accaduto, ad esempio, per Cosima
Wagner e Richard Strauss, i cui scritti sono custoditi a Vienna, nello Haus-, Hof-
und Staatsarchiv. Per garantire l’omogeneità della corrispondenza pubblicata, si
è deciso di rinunciare, in linea generale, alla riproduzione delle lettere di
risposta; laddove tuttavia esse potessero contribuire a chiarire un contesto
professionale, l’evoluzione di un rapporto di lavoro o di una relazione personale,
sono state incluse nei testi di corredo o nelle note.
Operare una scelta all’altezza dell’abbondanza dei materiali, che al tempo
stesso non rischiasse di trascendere gli interessi e la ricettività del lettore, non è
stato affatto semplice. Senza perdersi nei dettagli – peraltro interessantissimi –,
essa doveva dare un’idea non solo della varietà di questioni che per tutta la vita
coinvolsero Mahler in qualità di uomo di teatro e di compositore, e lo indussero
a prendere personalmente posizione, ma anche della franchezza e dell’acume
intellettuale con cui affrontava piccoli e grandi problemi (con la sovrana
padronanza di tutti i mezzi linguistici, dalla più deferente «diplomazia» da una
parte, all’asciuttezza quasi laconica o alla straripante cura dei dettagli
dall’altra), e non da ultimo dell’abilità strategica grazie alla quale il musicista
seppe intrecciare relazioni con tutte le personalità del mondo musicale per lui
importanti. Il filo conduttore di questa scelta doveva essere il rilievo dei
contenuti degli scritti: la loro importanza per la carriera teatrale di Mahler e per
la fortuna delle opere da lui composte.
Una simile procedura di selezione, specie a fronte della grande quantità di
materiali da sacrificare, non poteva non implicare decisioni soggettive,
criticabili e potenzialmente ingiuste. L’esperto di Mahler potrà dunque rilevare
l’assenza dell’una o dell’altra lettera importante, peraltro già pubblicata in
svariate sedi, mentre al neofita capiterà di stupirsi di alcuni scritti riguardanti
particolari minimi, che arricchiscono tuttavia la nostra immagine complessiva
del genio teatrale di Mahler, sin qui ignorati negli studi. In caso di dubbio, sono
state privilegiate le «novità», le occasioni e i fatti ancora poco conosciuti in
letteratura, anche quando contribuissero semplicemente a integrare e chiarire la
biografia di Mahler. Molti degli scritti ufficiali risalenti soprattutto al periodo
dell’Opera di Corte viennese – pur essendo noti per via degli estratti inclusi
nelle grandi monografie mahleriane di Henry-Louis de La Grange (1973-2008) e
Kurt Blaukopf (1976) – non sono mai stati pubblicati integralmente; nei casi in
cui la versione completa non sia stata rintracciata nemmeno nella letteratura
specialistica a noi nota, tali documenti epistolari sono stati contrassegnati con la
dicitura «presunta prima edizione», pur non potendo escludere errori. Il curatore
si assume l’intera responsabilità di questa selezione nel complesso soggettiva,
che tiene conto di tutte le raccolte di lettere apparse sinora, anche all’estero, ma
che è stata sostanzialmente resa possibile dalla consultazione dei fondi
epistolari di archivi, biblioteche, collezioni e di alcuni fondi privati. Alla fine
della «Postfazione» si ringraziano tali istituzioni per il loro sensibile e pronto
sostegno.
Questa scelta delle lettere di Gustav Mahler ai «colleghi» si rivolge a tutti gli
appassionati e i cultori di Mahler e vorrebbe offrire un accesso al vastissimo
intrico delle relazioni professionali e delle attività di una delle personalità più
affascinanti della scena musicale. Allo stesso tempo, tuttavia, essa può fungere
da fonte per future ricerche su Mahler. Mancando del tutto esternazioni
dell’autore sulla propria biografia o dichiarazioni sulla propria teoria estetica o
sulla pratica teatrale (fatta eccezione per le poche interviste che Andreas
Michalek ha recentemente riunito e analizzato), questa raccolta assume una
discreta importanza per chi fa ricerca su Mahler. Era dunque indispensabile
corredare la parte epistolare vera e propria del consueto apparato scientifico. Si
è provveduto dunque a redigere delle note poste in calce a ciascuna lettera, in
cui sono indicate le fonti impiegate e i riferimenti necessari per comprenderla.
Dei dettagli dell’apparato critico, come pure dei criteri di edizione, si darà conto
in modo più diffuso nel capitolo seguente.
Il corpus delle lettere è suddiviso in tre parti, suggerite dall’iter professionale
di Mahler: la posizione centrale, anche dal punto di vista numerico, è occupata
dalle lettere del decennio di direzione dell’Opera di Corte di Vienna, dal 1897 al
1907, affiancate da un lato da quelle dei sedici anni precedenti, che
documentano il percorso di Mahler dal primo impiego teatrale a Bad Hall, nel
1880, alla fine della sua attività presso lo Stadttheater di Amburgo, nella
primavera del 1897, e dall’altro dalle lettere degli ultimi anni, dal 1908 al 1911,
che Mahler ha trascorso tra New York, Toblach, in Alto Adige, e Vienna. Entro
questa tripartizione la scansione in singoli capitoli garantisce una migliore
leggibilità della corrispondenza. Oltre a datare le missive – operazione che,
trattandosi di comunicazioni mosse da ragioni professionali o ufficiali, si è
rivelata più semplice che per le lettere di contenuto privato o indirizzate a
destinatari privati – si è reso necessario ricostruire di volta in volta il contesto
professionale, operativo, esistenziale in cui sono state scritte. A questo scopo
sono stati allestiti testi introduttivi e di transizione, che dovrebbero aiutare il
lettore a orientarsi. Dar conto dei numerosi ed eterogenei «personaggi» citati
senza sovraccaricare il libro di dettagli, non sarebbe stato possibile nel contesto
della singola lettera. Si è dunque optato per introdurre alla fine una panoramica
generale, sotto forma di «Repertorio dei destinatari», dal quale il lettore potrà
desumere le informazioni necessarie. Indicazioni biografiche sulle persone
menzionate nelle lettere si trovano nelle note relative a ciascuna lettera, che
forniscono inoltre, laddove non si potesse farne a meno, ulteriori notizie sui
destinatari.
Un ultimo accenno ancora lo merita la scelta curatoriale. Se per gli «anni di
apprendistato» si è cercato di raccogliere il maggior numero possibile di
documenti epistolari, tramandati in quantità esigua, per il decennio viennese e
gli anni di New York, ricchissimi di eventi, si è dovuto effettuare una selezione
più severa, nel tentativo di far fronte all’abbondanza dei materiali disponibili.
La necessità di limitarsi alle esternazioni epistolari «significative» di Mahler ha
avuto la meglio sul pur comprensibile desiderio di documentare nel modo più
completo e dettagliato possibile i singoli «casi lavorativi» e i rapporti con i
corrispondenti più importanti. In linea generale, si è rinunciato alle lettere
riferite a trascurabili incombenze quotidiane, agli scritti su procedure di routine
o questioni oggi impossibili da chiarire, e alle lettere di contenuto strettamente
musicale. In rari casi – in lettere a Max Marschalk, Franz Schalk, Ferdinand
Löwe – Mahler ha infatti affidato alle poste istruzioni dettagliate sulla
strumentazione e sull’esecuzione delle proprie opere, la cui conoscenza non
porterebbe al lettore di questo libro alcun vantaggio, mentre agli specialisti sono
note da tempo.
Nonostante le ricerche accurate, non si può escludere che lettere importanti
siano sfuggite o siano state tralasciate. Dato il gran numero di originali che sono
certamente andati perduti (o sono stati tenuti nascosti dai privati che ne sono in
possesso, com’è da temere), è addirittura probabile che manchino lettere di
Mahler di fondamentale importanza. Basti pensare a ciò che già nel 1921,
raccomandando (senza successo) la pubblicazione di una prima raccolta di
lettere curata da Alma Mahler, Franz Werfel scrisse all’editore berlinese Kurt
Wolff: «Queste lettere (a Brahms, Bruckner, Goldmark, Gerhart Hauptmann,
Richard Strauss, Lipiner, Charpentier, Klimt e molti altri) non offrono soltanto
un ritratto della sua personalità, bensì un ritratto dell’epoca compresa tra la fine
del secolo passato e l’inizio di quello attuale». Dove sono finite le lettere a
Brahms, Bruckner, Charpentier, Klimt? Non vogliamo tuttavia congedarci dal
lettore con questa domanda – destinata con ogni probabilità a rimanere senza
risposta –, bensì con l’augurio di riuscire a trarre dalle lettere qui riunite non
solo il ritratto di una personalità affascinante come Gustav Mahler, ma anche un
affresco del periodo altrettanto affascinante racchiuso tra la fine del XIX secolo e
l’inizio del XX.
Sull’edizione delle lettere

Con la sua nuova edizione delle Briefe 1879-1911 (Lettere 1879-1911, di qui in
poi «GMB»), Herta Blaukopf ha fissato i criteri sui quali dovranno orientarsi
tutte le future edizioni di carteggi mahleriani. L’acribia con cui ha emendato
l’edizione di Alma Mahler del 1924 (di qui in poi «GMB, 1924») da tutti i tagli,
le sviste di lettura e di datazione, è un esempio da seguire per il sottoscritto e
per tutti i curatori degli epistolari di Mahler. Tuttavia, il presente volume di
«lettere ai colleghi» si discosta sostanzialmente in un punto dalla prassi critica
da lei impiegata in questa prima e fondamentale edizione, come pure in due altri
carteggi pubblicati per le sue cure – le Unbekannte Briefe (Lettere sconosciute»)
e il carteggio Gustav Mahler-Richard Strauss –, ovvero nella sostanziale e
intransigente restituzione della grafia di Gustav Mahler. Herta Blaukopf si è
sforzata «ove possibile» di operare «una revisione critica» dell’edizione di Alma
Mahler «sulla base degli autografi: dunque di integrare parole, frasi e paragrafi
tralasciati, di correggere refusi e trascrizioni erronee, di ripristinare i nomi di
persona che nel 1924, quando i diretti interessati erano ancora in vita, erano stati
sostituiti con X e Y» (cfr. Prefazione all’edizione del 1982, p. X sg. e a quella del
1996, p. 11). La curatrice tuttavia non ha ritenuto necessario eliminare gli
ammodernamenti ortografici introdotti da Alma Mahler per adattare il testo alle
norme in vigore negli anni venti.
L’appiattimento dell’usus scrittorio di Mahler, la rinuncia all’immediatezza e
alla vivacità del suo modo di esprimersi, derivati dalla decisione di Herta
Blaukopf, oggi, all’epoca del suono originale nella musica e dell’autenticità di
tutte le fonti documentarie, non è più condivisibile. Il principio di riprodurre le
lettere di Mahler nella loro grafia originale, che non solo rispecchia gli usi
linguistici dell’epoca, ma può diventare espressione dei mutevoli stati d’animo
dello scrivente e della spontaneità delle sue affermazioni, non necessita più al
giorno d’oggi di alcuna giustificazione. La trascrizione condotta sugli originali
comporta in molti casi piccole ma palesi differenze rispetto alle lettere
pubblicate da Herta Blaukopf (e ad alcune comparse in altre sedi), ma il lettore
può star certo che, ove possibile, ogni lettera è stata più volte controllata sugli
autografi e il testo pubblicato corrisponde integralmente alla scrittura
dell’artista.
Mahler si è perlopiù servito della Kurrentschrift tedesca, la corsiva gotica, e
solo raramente della grafia latina. La sua ortografia si può definire «arcaica»:
corrisponde a uno stadio precedente all’introduzione dell’«ortografia di
Puttkamer» del 1880 e si attiene spesso a usi già considerati antiquati all’epoca
in cui le lettere sono state scritte, per esempio l’h in parole come «thun» (fare),
la e di allungamento in «gieng» (andò), come pure l’impiego della ß in parole
come «laßen» (lasciare) ed «Erkenntniß» (conoscenza), o viceversa della s in
«mistrauisch» (diffidente) e la mancata e di allungamento in «dirigiren»
(dirigere). Dobbiamo abituarci anche a «Mitwoch» (mercoledì) con una sola t,
«Apell» (appello) con una p, ma «Addresse» (indirizzo) con due d, come pure a
«sein» invece di «seien» (siano) o a «erwiedern» (replicare) con ie. Quanto poco
sedimentate fossero le nozioni ortografiche di Mahler lo dimostra la grafia
sempre diversa della parola «Konzert», che compare ora nella forma «Concert»,
ora come «Koncert» o «Conzert»; il titolo «Direktor» viene scritto sia con la c
sia con la k, come pure il toponimo «Kassel». Mahler non è molto preciso
nemmeno con i nomi propri: al suo indirizzo di Amburgo, Bismarckstraße, e al
direttore della Cancelleria del Teatro di Corte di Vienna, Wlassack, manca
sempre la c, e per la corretta grafia del nome dell’intendente del teatro di
Budapest Ferenc von Beniczky o dell’intendente generale viennese Josef von
Bezecny mostra ben poco interesse.
Nell’edizione tedesca tutte queste peculiarità sono state conservate. Nei soli
casi di nomi propri di persona e toponimi si indica la grafia attualmente in uso,
integrando fra parentesi quadre le eventuali lettere mancanti; analogamente, si è
fatto ricorso alle parentesi quadre per completare le abbreviazioni impiegate da
Mahler con notevole frequenza o ripristinare le desinenze mancanti di alcune
parole, tralasciate per la fretta. Il sic in parentesi quadre rimanda invece a
particolarità delle singole lettere che spaziano da grafie inusuali a errori di
ortografia o contraddizioni sul piano dei contenuti. In genere, se tali
particolarità si ripropongono in lettere vicine nel tempo, si rinuncia a
contrassegnarle nuovamente con il sic.
La vivacità dell’usus scrittorio andava a mio parere privilegiata, anche a
dispetto delle stravaganze e delle possibili difficoltà di lettura; questo è vero
soprattutto per l’abitudine di Mahler di collocare le aggiunte (apposizioni)
all’inizio, e non piuttosto alla fine di una frase, dopo un trattino o una virgola, e
di non separare (o solo saltuariamente) con le virgole le proposizioni
subordinate dalla principale. Anche a questo riguardo, laddove fosse d’aiuto per
la comprensione della lettera, i segni di punteggiatura sono stati aggiunti fra
parentesi quadre. Sulla correttezza filologica dovrebbe in sostanza prevalere
l’autenticità della comunicazione scritta. Soltanto i trattini indicanti il
raddoppiamento delle consonanti mm e nn, il cui inserimento con i caratteri a
stampa era molto problematico, sono stati eliminati sistematicamente. Qualche
compromesso si è reso necessario con le sottolineature, usate da Mahler in tale
quantità che le si potrebbe scambiare per segni dinamici: in questi casi l’enfasi
desiderata è ottenuta con il corsivo, senza tener conto se Mahler avesse
sottolineato la parola una o più volte.
Per facilitare l’impiego del volume a scopo scientifico, si illustrano infine
brevemente i criteri di edizione. L’apparato critico si ispira a quello del volume
delle lettere di Mahler ad Anna von Mildenburg da me curato (2006) e dovrebbe,
come in quel caso, limitarsi allo stretto necessario. Sono stati uniformati gli
indirizzi dei destinatari e le date delle lettere, che vengono generalmente
collocati all’inizio, come pure la firma di Mahler, generalmente posta in calce e
– a differenza dell’uso dell’autore – a sinistra; tutti gli ulteriori scarti dagli
originali sono stati segnalati nelle note. Nei casi in cui, oltre all’autografo della
lettera, si è conservata anche la busta, le indicazioni in essa contenute sono state
riportate prima della missiva vera e propria.
Per non appesantire la lettura, le note necessarie alla comprensione delle
lettere vengono poste in calce a ogni singola missiva, in corpo minore, e sono
strutturate secondo i criteri seguenti: in primo luogo, se occorre, si accenna alla
tipologia dello scritto (cartoncino, biglietto da visita, lettera della Cancelleria,
lettera su carta intestata: di un’istituzione o di un albergo); segue poi l’effettiva
indicazione della fonte, con il proprietario, il luogo di conservazione e, se
disponibile, la segnatura. Per le fonti ricorrenti si impiegano delle sigle; l’elenco
delle abbreviazioni fornito qui di seguito dovrebbe facilitare allo studioso
l’identificazione dei luoghi in cui sono conservate le singole lettere.
L’indicazione «autografo» è presente solo se il curatore ha potuto basare la
propria edizione sull’autografo della lettera in questione. Dopo la fonte, si
forniscono informazioni sulle precedenti edizioni della lettera e sulla sua
datazione, accompagnate da note di commento su singoli passi che offrono
chiarimenti sulle persone citate, le date, gli avvenimenti, le circostanze
professionali e musicali o qualsiasi altro genere di notizia utile per la
comprensione.
Si segnala inoltre un’ulteriore particolarità: nella sua nuova edizione delle
«Lettere 1879-1911» (GMB), anche Herta Blaukopf ha indicato con la dicitura
«lettera autografa» i casi in cui ha potuto basarsi sugli originali di Alma Mahler
(cosa che è avvenuta all’incirca nel cinquanta per cento dei casi). Purtroppo però
ha tralasciato di indicare (o vi ha dovuto rinunciare) il proprietario e il luogo di
conservazione dell’autografo. Di molti – purtroppo non tutti – degli autografi da
lei verificati si conserva copia nella raccolta epistolare della Internationale
Gustav Mahler Gesellschaft di Vienna (citata come: IGMG, Gustav Mahler
Archiv), dove si è potuto richiederli per un controllo. Laddove non fosse questo
il caso, resta il fatto che Herta Blaukopf, come da lei stessa dichiarato, ha visto
l’autografo e su di esso, con la massima scrupolosità, ha fondato la propria
edizione. Poiché tuttavia la studiosa non ha restaurato la grafia originale, queste
lettere sono accessibili a noi solo con l’ortografia moderna, e in questa veste si
presentano dunque anche nell’edizione tedesca di questo volume. Per segnalare
che esse vengono comunque pubblicate sulla scorta degli originali, negli
apparati di questo volume si ricorre alla dicitura: autografo «secondo GMB» o
datazione «secondo GMB».
Abbreviazioni

A-GdM: Archiv der Gesellschaft der Musikfreunde Wien


ANP: Archivio Nazionale di Praga
BmG: Ludwig Karpath, Begegnung mit dem Genius, Wien 1934
BNB, SMs: Biblioteca Nazionale di Budapest, Sezione Manoscritti
BSB: Bayerische Staatsbibliothek München
DSB: Deutsche Staatsbibliothek Berlin
FLM: Franz Liszt Musikakademie Budapest
GMB: Gustav Mahler, Briefe 1879-1911, Wien 1996
GMB, 1924 Gustav Mahler, Briefe 1879-1911, Wien 1924
GMBR: Gustav Mahler, Briefe, Reclam Verlag, Leipzig 19852
GMH: Eduard Reeser, Gustav Mahler und Holland, Wien 1980
GMRS: Gustav Mahler-Richard Strauss, Briefwechsel, München-Zürich 1980
GMUB: Gustav Mahler, Unbekannte Briefe, Wien 1983
HHStA: Haus-, Hof- und Staatsarchiv Wien
IGMG: Internationale Gustav Mahler Gesellschaft Wien
JNUL: Jewish National and University Library
NYPL, LPA: New York Public Library for the Performing Arts
ÖNB, HS: Österreichische Nationalbibliothek, Handschriftensammlung
ÖNB, MS: Österreichische Nationalbibliothek, Musiksammlung
PML: Pierpont Morgan Library New York
RStA: Richard Strauss Archiv Garmisch
RWA: Richard Wagner Nationalarchiv Bayreuth
SWMA: Stichting Het Willem Mengelberg Archief Den Haag
USM: Universität Salzburg, Fachbereich Musikwissenschaft
UWOL: University of Western Ontario, Western Libraries, Western Ontario
WienBibl WienBibliothek (Wiener Stadt- und Landesbibliothek)
Lettere
1880-1896
Lettere 1-87
Gli anni di apprendistato
Bad Hall-Laibach-Olmütz-Kassel, 1880-1885

Stando ai documenti di cui si è attualmente a conoscenza, la corrispondenza


professionale di Gustav Mahler comincia nel 1880. Dopo aver concluso gli studi
presso il conservatorio della Gesellschaft der Musikfreunde a Vienna nel luglio
1878, Mahler aveva trascorso in città i due anni successivi, iscrivendosi
all’università e sbarcando faticosamente il lunario come insegnante di
pianoforte. A questo periodo risale la sua prima composizione importante,
l’opera «per coro e orchestra» Das klagende Lied (Il canto del lamento e
dell’accusa), una sorta di «Cantata» basata su motivi tratti dall’antologia Neues
deutsches Märchenbuch di Ludwig Bechstein e dalla fiaba L’osso che canta dei
fratelli Grimm (Kinder- und Hausmärchen).
Il 12 maggio 1880, poco prima di concludere l’opera, Mahler, incalzato dal suo
vecchio insegnante di pianoforte, Julius Epstein, e dietro raccomandazione
dell’editore musicale Theodor Rättig, stipulò mediante una lettera di garanzia
[General-Revers] un contratto quinquennale con l’agente teatrale viennese
Gustav Lewy, che faceva di quest’ultimo «il referente esclusivo per tutti i miei
impegni teatrali»; Lewy gli procurò quindi un impiego come Kapellmeister nel
Kurtheater di Bad Hall, costruito nel 1870. Così facendo, Mahler aveva
imboccato per il resto dei suoi giorni la strada «di un’infernale vita di teatro» e
posto le fondamenta per «la vilissima carriera operistica», come avrebbe
confessato in seguito all’amica di gioventù Natalie Bauer-Lechner. Al tempo
stesso, egli si era anche impadronito del mestiere del direttore d’orchestra, per il
quale non aveva una formazione specifica, pur padroneggiandone alla perfezione
i segreti, e grazie al quale avrebbe ottenuto il massimo riconoscimento artistico
e una fama straordinaria.
Il «teatro estivo» di Bad Hall, una località termale dell’Alta Austria in riva al
fiume Traun, molto frequentata per via della sua sorgente di acque saline iodate,
era ospitato in un’arena di legno, che offriva a malapena duecento posti. La luce
elettrica non c’era ancora, dunque si andava in scena soltanto al pomeriggio ed
esclusivamente nei mesi estivi; la stagione durava in genere dal primo luglio al
compleanno dell’imperatore, il 18 agosto, ma poteva anche essere prolungata
fino alla fine di settembre; la «Mahler-Saison», nel 1880, cominciò fin dal
primo giugno. Sotto la direzione di Carl Ludwig Zwerenz, che era anche attore,
il Kurtheater di Bad Hall, con una compagnia di quindici interpreti e un
massimo di sedici musicisti, portava in scena soprattutto operette e farse. Nei
due mesi e mezzo dell’estate del 1880 Gustav Mahler, ventenne, diresse l’intero
«repertorio» di Bad Hall, da Tritsch-Tratsch (Chiacchiericcio), la farsa con brani
musicali cantati di Johann Nestroy, all’«operetta comica» di Johann Brandl Des
Löwen Erwachen (Risveglio del leone), all’operetta di Jacques Offenbach Le
Mariage aux lanternes.
Nonostante il modesto livello artistico degli incarichi assegnatigli, Mahler
dovette apprezzare l’attività, nuova per lui, di direttore di un’orchestra teatrale,
al punto che dopo appena tre settimane dal conferimento dell’incarico chiese al
suo agente di procurargli un altro posto, migliore, e offrì a Lewy una somma
esorbitante per le sue possibilità (pari a circa due mesi di ingaggio a Bad Hall)
in caso di successo. Come sappiamo dalla biografia del musicista, questo
desiderio professionale non si avverò subito; dopo l’estate del 1880 Mahler
rientrò a Vienna e lì terminò Das klagende Lied.

A Gustav Lewy
Hall, 21 giugno 1880

Egregio signore!
Le chiedo di procurarmi al più presto un ingaggio come Kapellmeister per la
prossima stagione invernale, poiché nonostante le insistenze del Direttore
Zwerenz, a causa della mia famiglia non posso accettare un incarico a Iglau, mia
città natale. – Partendo dal presupposto che Le siano note le mie capacità, e che
io ora – dopo essermene persuaso – mi sento pronto ad assolvere questo compito
in qualsiasi teatro, mi permetto di offrirLe un compenso aggiuntivo di 50 fiorini
affinché concluda un buon ingaggio (come Kapellmeister di un teatro d’opera o
eventualmente come secondo Kapellmeister in un grande teatro –
preferibilmente in Germania). La prego cortesemente di rispondermi al più
presto e Le porgo
distinti saluti
Gustav Mahler

La prego di inviare le sue pregiate lettere a:


Gustav Mahler
presso
la chiesa parrocchiale
di Bad Hall
in Alta Austria

FONTE: autografo, Bayerische Staatsbibliothek München (in seguito: BSB), de La Grange Sammlung,
Ana 600.A, Lewy, Gustav. – Edizione: Knud Martner, Mahler im Opernhaus, in Neue Mahleriana.
Festschrift für Henry-Louis de La Grange, a cura di Günther Weiß, Bern 1997 (estratto). – Datazione:
originale. – nonostante le insistenze del Direttore Zwerenz: Carl Ludwig Zwerenz (1850-1925) era stato
chiamato a dirigere lo Stadttheater di Iglau per la stagione invernale 1880-1881 e aveva proposto a
Mahler di seguirlo in qualità di Kapellmeister, ma Mahler rifiutò. Zwerenz ingaggiò dunque Hugo
Schenk. In seguito Mahler e Schenk furono assunti insieme a Olmütz. – a causa della mia famiglia: il
vero motivo del rifiuto di un ingaggio nel teatro della sua città natale potrebbe essere stato l’amore non
corrisposto di Mahler per Josephine Poisl, che viveva a Iglau.

Per il resto dell’anno 1880 e per l’intero 1881 non risultano lettere di Gustav
Mahler legate ai suoi progetti professionali. Da altre fonti – le numerose lettere
agli amici, la corrispondenza con la famiglia, alquanto scarna in questo periodo,
e le notizie sui giornali – sappiamo che Mahler, dopo aver ultimato la partitura
di Das klagende Lied all’inizio di novembre del 1880, rimase ancora sei mesi a
Vienna senza un’occupazione stabile; non fece visita alla famiglia neanche a
Natale e Capodanno. Grazie a Lewy ottenne infine un impiego presso il
Landschaftliches Theater di Laibach (Lubiana), che contava allora appena 30000
abitanti ed era la capitale del ducato di Carniola, una delle province della
monarchia austro-ungarica. Il contratto era stato probabilmente siglato ad aprile,
perché già ai primi di maggio, sulla Laibacher Zeitung, il nome di Mahler
figurava fra gli artisti ingaggiati per la stagione 1881-1882, che iniziò tuttavia
solo alla fine di settembre. Il 3 ottobre Gustav Mahler diresse la prima
rappresentazione operistica della sua vita, il Trovatore di Verdi.
Mahler si trattenne a Laibach per una sola stagione; poi il direttore del teatro,
Alexander Mondheim-Schreiner, assunse un direttore d’orchestra di nome
Andreae per la metà del compenso di Mahler. Il successore di Andreae come
Kapellmeister del teatro di Laibach fu, sempre per una sola stagione (1883-
1884), il compagno di studi di Mahler Rudolf Krzyzanowski, che in seguito
avrebbe lavorato con Mahler allo Stadttheater di Amburgo.
Certo, Laibach era una piccola città di provincia dell’immensa monarchia
austro-ungarica, ma assai vivace per quanto riguarda la vita musicale, animata –
oltre che dalla presenza dello Stadttheater – da una operosa «Philarmonische
Gesellschaft» sotto la guida del ceco Anton Nedvěd. Nonostante il teatro di
Laibach avesse circa mille posti a sedere, l’orchestra era composta di soli
diciotto musicisti, che al bisogno potevano essere incrementati grazie ai rinforzi
di una banda militare di stanza in città. Il coro contava sette voci maschili e
sette femminili. L’ensemble operistico e da operetta permetteva di coprire tutti i
generi principali; per alcuni ruoli venivano chiamati ospiti illustri. Sebbene si
siano conservate poche locandine teatrali dell’epoca di Mahler e la stampa
locale non citasse in tutte le recensioni il nome del direttore d’orchestra,
sappiamo per certo che oltre a numerose operette come Boccaccio, Die
Fledermaus (Il pipistrello), La Vie parisienne, La Belle Hélène, Mahler ha
diretto anche alcuni importanti titoli del repertorio operistico: l’Ernani di Verdi,
Il barbiere di Siviglia di Rossini, la Lucrezia Borgia di Donizetti, Martha di
Flotow, Der Freischütz (Il franco cacciatore) di Weber e soprattutto Il flauto
magico di Mozart, con cui riscosse già allora un particolare successo. Ciò
nonostante Mahler lasciò la città alla fine di marzo del 1882, dopo lo spettacolo
di beneficienza per il quale aveva scelto l’opera di Flotow Alessandro Stradella,
facendo – al termine di un breve viaggio nel Nord Italia di cui non è possibile
ricostruire l’itinerario – ritorno a Vienna senza aver ancora ottenuto un nuovo
ingaggio.
Al rientro, ci vollero più di sei mesi perché Lewy riuscisse a procurargli un
incarico, perlomeno temporaneo. Mahler si era di certo mosso anche
individualmente, proponendosi in diversi teatri. Nell’ottobre del 1882, pregò per
esempio una «Stimatissima signorina» di chiedere al direttore dello Stadttheater
di Breslavia che cosa ne fosse stato della sua candidatura. Nel lascito di Alma
Mahler si è poi ritrovata una lettera di Leopold Müller, «direttore dell’I.R.
Teatro di Salisburgo e del teatro estivo di Ischl», che in risposta a una sua
candidatura dell’8 dicembre 1882, gli comunica di «non aver ancora assegnato il
posto di Kapellmeister per il prossimo inverno, nonostante mi siano arrivate
innumerevoli offerte; per la questione del Capellmeister sono particolarmente
cauto, dal momento che è la più delicata in un’impresa teatrale di questo tipo. –
Desidero vedere il candidato all’opera sul podio e durante le prove, prima di
assumerlo, per risparmiare eventuali delusioni a entrambe le parti. – Al
momento sono alla ricerca di un secondo Capellmeister, che studi con i coristi e
diriga (anche non tutte) le farse e le operette; se volesse e potesse accettare un
incarico di questo genere senza eccessive pretese, mi darebbe la possibilità di
conoscerLa meglio e potrei nel caso tenere in particolare considerazione la Sua
candidatura per il prossimo anno». Si può facilmente immaginare come, dal
canto suo, il giovane e orgoglioso Mahler, dopo Bad Hall, non «prendesse in
considerazione» l’offerta di passare a dirigere farse e operette a Salisburgo e
Bad Ischl.

Destinatario sconosciuto
Vienna, 18 ottobre 1882

Stimatissima signorina!
Non saprei come giustificare la mia richiesta, dal momento che non ho la
certezza che si ricordi ancora di me.
Nel mio ricordo tuttavia Lei è coronata da una tale aureola di gentilezza che
oso arrischiarmi.
Mi è stato comunicato che uno dei Suoi Kapellmeister lascia il teatro, e il caso
vuole che due settimane fa io mi sia candidato per questo incarico presso il Suo
Direttore, il signor von Hillmann. A oggi tuttavia non ho avuto il benché
minimo cenno di risposta.
Dal momento che dall’esito di questa richiesta dipendono le mie scelte future,
sono costretto ad attendere finché non verrà presa una decisione in merito – e a
Lei, stimatissima signorina, rivolgo dunque la preghiera, se Le è possibile, di
darmi notizie.
La prego di non volermene per la mia sfrontatezza e di accettare i più cordiali
saluti del
Suo devoto
Gustav Mahler

Il mio indirizzo: G. M. Mariahilfestrasse 13


3º piano, Int. 15
La prego di rispondere al più presto; la posta in gioco è molto alta.

FONTE: Österreichische Nationalbibliothek (in seguito: ÖNB), Musiksammlung (in seguito: MS),
segnatura: Mus. Hs. 43.574. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: originale. – Stimatissima
signorina: non identificata; probabilmente Mahler si è rivolto a una cantante che aveva lavorato con lui a
Bad Hall o a Laibach. – il Suo Direttore, il signor von Hillmann: potrebbe trattarsi del cavaliere Emil
Hillmann, direttore dello Stadttheater di Breslavia nel 1882 e nel 1883.

Lewy procurò infine a Mahler un posto di aiuto direttore d’orchestra


[Aushilfsdirigent] a Olmütz, dove il Kapellmeister Emil Kaiser, di punto in
bianco, aveva abbandonato il Königlich Städtisches Theater in seguito a una
controversia con il direttore, Emanuel Raoul. Mahler, convocato con un
telegramma, lasciò Vienna e lo sostituì per il resto della stagione, che si
concluse già a metà marzo. I due mesi e mezzo trascorsi nella cittadella morava
fortificata a 170 chilometri da Iglau, città natale di Mahler, furono fra i periodi
artisticamente meno produttivi e più deprimenti dal punto di vista umano
dell’intera carriera del musicista. «Fin da quando varcai la soglia del teatro di
Olmütz, mi sentii come uno che attende il giudizio universale» scrive all’amico
di gioventù Fritz Löhr e aggiunge: «Fino ad ora – grazie a Dio – ho diretto quasi
esclusivamente Meyerbeer e Verdi. Wagner e Mozart li ho fermamente esclusi
dal repertorio; non avrei mai sopportato di dirigere malamente qui il Lohengrin
o il Don Giovanni». (All’epoca Mahler non aveva ancora mai diretto né l’uno né
l’altro.) «Solo il pensiero che soffro per i miei maestri, e che al di là di tutto
forse riuscirò a gettare una scintilla del loro fuoco nell’animo di questi
poveretti, rinsalda il mio coraggio.» Certo, Mahler non dimentica di mettere a
frutto per la sua carriera anche i successi ottenuti con opere poco amate.

3
A Gustav Lewy
Olmütz, 5 febbraio 1883

Egregio signore!
Sono così franco da mandarLe un resoconto dello spettacolo dell’altro ieri, la
prima opera allestita da me, il «Ballo in maschera»; forse non gli si dovrebbe
dare un valore così decisivo, dal momento che il giornale fin dall’inizio, ancor
prima che io facessi la mia comparsa di fronte al pubblico, aveva assunto un
atteggiamento negativo nei miei confronti – evidentemente influenzato da un
Kapellmeister domiciliato qui e ormai «bollito». Tra l’altro, il giornale tace, non
so perché, il fatto che dopo il 3º atto sono stato acclamato a gran voce.
Raccomandandomi alla Sua benevolenza e pregandoLa di non scordarsi di me,
Le rinnovo tutta la mia stima
suo fedele
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Wiener Stadt- und Landesbibliothek, attualmente: Wienbibliothek (in seguito:
WienBibl), Slg. M09H, segnatura: H.I.N. 123.514. – Edizione: Gustav Mahler, Briefe, a cura di Herta
Blaukopf, seconda edizione nuovamente riveduta, Vienna 1996 (in seguito: GMB), n. 16. – Datazione:
originale: 6/I/83. Mahler si sbaglia. La lettera dev’essere del 5 febbraio 1883, poiché la prima del Ballo in
maschera ebbe luogo il 3 febbraio. – «bollito» [im Kraut gedünsteten Kapellmeister]: freddura. Il
Kapellmeister in questione è senza dubbio il predecessore di Mahler, Emil Kaiser.

Per quanto la situazione a Olmütz possa essere stata umiliante e poco


soddisfacente, l’incarico in quel teatro si dimostrò indubbiamente utile e ricco
di conseguenze per la futura carriera di Mahler. Egli infatti non dovette soltanto
preparare in pochissimo tempo un gran numero di partiture operistiche – diresse
infatti, perlopiù in un’unica replica, Carmen, Rigoletto, La traviata, Joseph et
ses frères di Méhul e tre opere di Meyerbeer; in un teatro disorganizzato come
quello di Olmütz Mahler poté anche mettersi alla prova esercitando un ruolo
direttivo nei confronti di cantanti e orchestra e sviluppare le proprie doti
teatrali: grande spirito di sacrificio, un rigore inflessibile e un idealismo
sconfinato. Eppure portò a termine anche questo incarico senza avere in mente
una visione chiara del proprio futuro né un nuovo posto.
Tornato a Vienna, per provvedere al proprio sostentamento, Mahler accettò un
posto da «direttore di coro» in una Stagione italiana diretta da Eugenio Merelli
al Carl-Theater: sei settimane, dal 25 marzo al 3 maggio 1883, preparando con
un ensemble alquanto eterogeneo le partiture per coro della Sonnambula di
Bellini, del Barbiere di Siviglia di Rossini, della Traviata e del Trovatore di
Verdi. Poi finalmente il vento cominciò a soffiare in suo favore. Lewy era
venuto a sapere che ai Königliche Schauspiele cercavano un secondo
Kapellmeister, al quale spettava la qualifica di «direttore musicale e del coro».
Nel 1864 Kassel, un tempo residenza dell’elettorato dell’Assia, era divenuta
capitale della provincia di Assia-Nassau, annessa al regno prussiano; quello che
un tempo era il Kurfürstliches Hoftheater dipendeva ora, in qualità di Königlich
Preußisches Theater, dall’Intendenza generale della lontana Berlino.
Lewy propose il nome di Mahler all’intendente di Kassel, il barone Adolph
von Gilsa, per il posto vacante, il cui titolare era responsabile anche degli inserti
musicali nelle rappresentazioni teatrali; Carl Ueberhorst, regista all’Opera di
Corte di Dresda, che aveva avuto l’opportunità di vedere Mahler sul podio,
scrisse al contempo una eloquente raccomandazione, e Mahler poté quindi
inviare la propria candidatura il 19 maggio 1883. Quello stesso giorno Lewy
pregò von Gilsa di risparmiare a Mahler il viaggio a Kassel («il lungo viaggio
gli costerebbe 200 marchi e il signor Mahler non è al momento in condizioni tali
da poter spendere una somma simile, se non è un caso di assoluta necessità»),
ma il coscienzioso intendente di Kassel insistette comunque per conoscerlo di
persona.
Mahler arrivò dunque a Kassel il 22 maggio 1883 e «fino al 30 maggio
compreso si sottopose», secondo la formula impiegata da von Gilsa in un
promemoria, «a diverse prove», tra cui la direzione musicale della prova
generale per l’Hans Heiling di Marschner (che non aveva mai diretto prima).
«Le prestazioni offerte nel periodo di prova soddisfecero pienamente il signor
intendente.» Il 31 maggio Mahler sottoscrisse un contratto triennale, in vigore
dal 1º ottobre 1883 al 30 settembre 1886, che gli avrebbe offerto la prima vera
posizione direttiva della sua carriera (e al tempo stesso il primo posto
all’estero). Il periodo di forzata inattività che precedette la sua entrata in carica
lo sfruttò recandosi per la prima volta al Festival di Bayreuth, dove – un anno
dopo la prima assoluta – assistette al Parsifal di Wagner.

4
Al barone Adolph von und zu Gilsa
Vienna, 19 maggio 1883

Vostra Signoria Illustrissima!


Ho appena ricevuto lo scritto dell’Intendenza dei König[liche] Sch[auspiele] in
merito alla mia candidatura, che il signor Lewy ha provveduto a farmi
recapitare, e sono onorato di accettare tutte le condizioni propostemi da Vostra
Signoria. Mi permetto altresì di allegare alla presente il curriculum vitae di cui
mi è stata fatta richiesta:
Sono nato a Iglau (Moravia) da genitori tedeschi, e al momento ho 25 anni. Ho
fatto le mie prime esperienze musicali sotto la guida dell’organista del duomo
della mia città natale, durante gli studi liceali. Dopo la fine del liceo, essendomi
trasferito a Vienna per frequentare l’università, sono entrato come allievo al
Conservatorio della Gesellsch[aft] d[er] Musikfr[eunde]. Presso questo istituto
mi sono diplomato in Composizione e Pianoforte, ottenendo in entrambe le
materie, per ben 2 volte, il 1º premio nel concorso di fine anno, e il massimo dei
voti al termine degli studi: il diploma con medaglia.
In seguito ho accettato il posto di primo Kapellmeister al Landschaft[liches]
Theater di Laibach, dove sono rimasto per una stagione.
L’anno seguente ho avuto un incarico come primo Kapellmeister nel Regio
Teatro di Olmütz, ed è in quella veste che ha potuto fare la mia conoscenza il
signor Überhorst di Dresda, che ora è stato così gentile da appoggiare la mia
candidatura presso Vostra Signoria.
Da parte mia Le posso assicurare che assolverò ai miei doveri con scrupolo e
sollecitudine; sulle altre mie doti, non sta a me pronunciarmi.
Al momento, purtroppo, non dispongo di un[a] mia fotografia, mi prenderò
tuttavia la libertà di inviargliene una nei prossimi giorni.
Infine, mi permetto ancora di domandarLe cortesemente se sia necessario che
io mi rechi a Cassel per incontrare di persona Vostra Signoria. Le spese legate al
lungo viaggio sono alquanto ingenti, tanto che avrei difficoltà a sostenerle;
tuttavia, se Vostra Signoria lo desidera, non avrò alcuna esitazione a compiere
questo sacrificio.
PregandoLa con la massima gentilezza, egregio signor Barone, di farmi
pervenire al più presto, tramite il signor Lewy, una cortese risposta, voglia
accettare
l’espressione della mia più alta stima
e devozione per Vostra Signoria
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler. – Edizione: Hans Joachim
Schaefer, Gustav Mahler in Kassel, Kassel 1982, p. 5 sg., e GMB, n. 18. – Datazione: originale. –
curriculum vitae: le formule impiegate e alcuni «ritocchi» di date e fatti rivelano lo sforzo compiuto da
Mahler per presentarsi come un candidato serio. – Sono nato a Iglau: Mahler nacque a Kaliště, in
Boemia, e crebbe a Iglau. – ho 25 anni: nato il 7 luglio 1860, Mahler non aveva nemmeno 23 anni. –
Dopo la fine del liceo: Mahler conseguì la maturità nel 1877, al secondo tentativo, essendo tuttavia già
iscritto al Conservatorio di Vienna dal 1875. – il signor Überhorst: Carl Ueberhorst (1823-1899), regista
lirico al Teatro di Corte di Dresda, aveva assistito a una rappresentazione della Carmen diretta da Mahler
a Olmütz.

Negli anni ottanta del XIX secolo, con i suoi 60000 abitanti, Kassel era una
grande città, che aveva inoltre alle spalle una ricca tradizione teatrale, il cui
apice era rappresentato dall’attività del compositore Louis Spohr,
Hofkapellmeister dal 1822 al 1857. «Nonostante alcuni periodi di decadenza, al
tempo di Mahler, l’Opera di Kassel era annoverata tra le migliori della
Germania. Dal 1875, con la direzione del barone Adolph von Gilsa, capitano
dell’Artiglieria della Guardia prussiana, vi regnava una disciplina militare. Gli
obblighi e gli incarichi di ciascun membro del teatro erano stabiliti con la
massima precisione nei regolamenti di servizio» (Alphons Silbermann, Mahler-
Lexikon, B. Gladbach 1986, s.v. Kassel).
Non c’è dunque da stupirsi se Mahler, che fino a quel momento aveva
conosciuto il lato «anarchico» dell’attività teatrale, subito dopo aver preso
servizio manifestasse nelle lettere agli amici di gioventù e ai compagni di studio
la sua insoddisfazione e il desiderio di tornare alla vita più libera degli artisti
viennesi, tanto più che per quanto concerneva gli incarichi artistici gli toccava
un ruolo di secondo piano rispetto al primo direttore del teatro,
l’Hofkapellmeister Wilhelm Treiber. Ciò nonostante, con le rappresentazioni del
repertorio «più leggero» a lui affidate – «i Classici se li è accaparrati il signor
Hofkapellmeister; è il quattroquartista più garrulo che io abbia mai visto» scrive
Mahler all’amico Fritz Löhr già a metà settembre del 1883, un mese esatto dopo
l’inizio della stagione – ebbe molto successo. Con costanti resoconti tentava di
persuadere il suo agente Gustav Lewy di essere all’altezza di compiti più
elevati, finché l’incontro con un direttore davvero «grande» – Hans von Bülow,
che a fine gennaio 1884 era stato invitato a Kassel per due concerti con la sua
Hofkapelle di Meiningen – non mise il giovane Mahler di fronte alla sua
immaturità. La lettera di Mahler a Bülow suona come una sorta di
adolescenziale richiesta di soccorso.

A Gustav Lewy
s.l. [Kassel,] mittlere Carlstraße 17.II.
s.d. [fine ottobre 1883]

Egregio signore!
Le mando nuovamente alcune recensioni della mia direzione del «Glöckchen
des Eremiten». Devo sottolineare che entrambi i critici sono molto severi, e che
tuttavia non perdono occasione di esaltarmi al confronto con il 1º
Kap[ellmeister] Treiber. La situazione è radicalmente cambiata, al punto che per
la Direzione del teatro, l’orchestra e i cantanti, come pure per la critica e il
pubblico, io mi sono guadagnato una posizione dominante rispetto a Treiber, e la
stampa non manca mai di sottolinearlo apertamente.
Certo, il contratto del s[ignor] Treiber non si può stravolgere come se niente
fosse, ed è naturale che lui diriga molto più di me. – Ma non è del tutto
inverosimile che al suddetto signore accada all’improvviso qualcosa di
sgradevole. – Preferirei non scendere nei particolari.
Mi è stato anche già comunicato che prossimamente dovrei essere assunto in
forma definitiva (ciò significa a vita). La prego tuttavia di considerarla una
informazione riservata. Come potrà facilmente immaginare, non resisterò a
lungo nel ruolo di 2º Kapel[l]m[eister].
Non avrebbe un 1º tenore solido, con una bella voce, per il coro? Ne vorremmo
ingaggiare uno fin da subito o almeno a partire dalla domenica delle palme. Tra
l’altro, da noi sono liberi al momento un posto di baritono e uno da soubrette, e
presto scrittureremo artisti esterni. Ha qualcuno sottomano?
Naturalmente non deve lasciarsi sfuggire che io Le abbia detto queste
[aggiunta: ultime] cose, poiché io non ho avuto alcun incarico dalla Direzione
del teatro, e mi si rimprovera aspramente qualsiasi iniziativa personale.
PregandoLa di farmi sapere al più presto[,] Le rinnovo
la mia più completa devozione
Gust[av] Mahler

FONTE: autografo, WienBibl, Slg. M09H, segnatura: H.I.N. 159.263. – Edizione: GMB, n. 23. –
Datazione: stabilita in base ai contenuti. Mahler diresse per la prima volta l’opera di Louis-Aimé Maillart,
Les Dragons de Villars (Das Glöckchen des Eremiten), il 22 ottobre 1883. – L’indirizzo è posto dopo la
firma, in calce alla lettera.

A Hans von Bülow


s.l., s.d. [Kassel, 25 gennaio 1884]

Signor
Dr. Hans von Bülow
Direttore della Kapelle di Meiningen
Hotel Schirmer

Stimatissimo Maestro!
Mi perdoni se, nonostante il rifiuto ottenuto dal portiere del suo albergo, oso
rivolgermi a Lei, correndo il rischio di essere considerato uno sfrontato. Quando
L’ho pregata di concedermi un colloquio, non sapevo ancora quale fuoco
avrebbe acceso nel mio animo la Sua arte impareggiabile. – Non voglio
tergiversare: sono un musicista che brancola nella tremenda notte in cui versa la
scena musicale contemporanea senza una stella polare, completamente esposto
alle insidie del dubbio e dell’errore.
Quando nel concerto di ieri ho visto realizzarsi quanto di più bello io abbia
mai immaginato e sperato, ho finalmente compreso: è questa la tua patria –
questo il tuo Maestro –, il tuo peregrinare è finito, ora o mai più!
Ed eccomi qui a supplicarLa: Mi prenda con sé – poco importa in quale forma
–, mi permetta di diventare un Suo allievo, anche a costo di pagare con il sangue
il mio tirocinio. – Non so di che cosa sono – potrei essere – capace; Lei non ci
metterà molto a scoprirlo. Ho 23 anni, ho frequentato l’università a Vienna, in
quella stessa città ho studiato composizione e pianoforte al Conservatorio e ora,
dopo le più infelici peregrinazioni, sono stato assunto qui in teatro come 2º
Kapellmeister. – Se questa insulsa attività possa soddisfare un essere umano che
crede nell’arte in modo struggente e appassionato e ovunque la vede bistrattata
nel peggiore dei modi, potrà giudicare Lei stesso sin troppo bene. – A Lei ora mi
affido anima e corpo, e se Lei vorrà accettare questo dono, nulla potrebbe farmi
più felice. Se mai mi onorasse di una risposta, sappia che sono pronto a fare
tutto ciò che mi proporrà.
Ah – mi conceda almeno una risposta!
La attende trepidante
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler – Edizione: Schaefer, op. cit.,
p. 16 sg., e GMB, n. 25. – Datazione: stabilita in base ai contenuti. – nel concerto di ieri: Hans von
Bülow diede concerti a Kassel con la Hofkapelle di Meiningen il 24 e il 25 gennaio 1884. Mahler gli
scrisse senza dubbio dopo il programma beethoveniano della prima serata. – Se mai mi onorasse di una
risposta: in verità Bülow consegnò la lettera di Mahler a Treiber, Hofkapellmeister di Kassel,
diversamente da quanto riporta un aneddoto spesso ripreso nella letteratura su Mahler, secondo il quale
Bülow avrebbe comunque fatto pervenire al giovane musicista una breve risposta: «Il Suo desiderio
potrebbe forse essere esaudito tra un anno e mezzo, a patto che io abbia avuto sufficienti saggi delle Sue
capacità sia come pianista, sia come direttore di coro e d’orchestra – per i quali tuttavia non sono nelle
condizioni di offrirLe io l’opportunità – per poterLa raccomandare» (citato in: Arnold Rosé, «Ein
unbekannter Mahlerbrief», in Neues Wiener Journal, 23 settembre 1928; pubblicato quasi identico in:
Vossische Zeitung, 7 dicembre 1929).

La lettera di Mahler a Hans von Bülow contribuì a peggiorare ulteriormente il


rapporto con Treiber, già molto teso. «Era ormai solo questione di tempo prima
che la malcelata ostilità divenisse scoperta, poiché né lo stiriano Treiber né il
giovane e tumultuoso Mahler, tanto sicuro di sé, erano tipi desiderosi di sedare i
conflitti, armonizzare gli opposti, accomodare rotture» (Hans Joachim
Schaefer). Numerose «voci del registro delle sanzioni» e «provvedimenti
disciplinari» della direzione del teatro e molteplici giustificazioni di Mahler
documentano la tensione e la sgradevolezza del periodo trascorso da Mahler a
Kassel. Due di queste giustificazioni e una lettera di reclamo di Mahler
consentono di farsi un’idea della quotidianità del giovane Kapellmeister, che si
svolgeva tra rigide prescrizioni e decisioni artistiche soggettive, spesso da
prendersi spontaneamente al di fuori del contesto dell’Opera, foriere di
inevitabili contrasti.
Lo spunto per la presa di posizione di Mahler del settembre 1884 fu una
rappresentazione dell’opera di Otto Nicolai, Die lustigen Weiber von Windsor
(Le allegre comari di Windsor), sulla cui partitura Mahler aveva introdotto di
propria iniziativa alcune modifiche. La lettera di reclamo e la seconda presa di
posizione vanno lette tenendo conto del fatto che Mahler, per contratto, era
responsabile della musica di scena, circostanza che portò a numerosi conflitti
con la direzione artistica dell’Opera di Kassel. A marzo del 1885, in occasione
di una rappresentazione del Gugliemo Tell di Schiller, all’interno della quale
c’erano numerosi inserti musicali su cui vigilare, i conflitti di Mahler con il
regista principale [Oberregisseur] Jakob Wohlstadt e il regista Otto Ewald si
inasprirono al punto che Mahler si vide costretto a protestare vigorosamente con
l’intendente. Ad aprile un altro episodio indusse Mahler a una ulteriore
giustificazione – e lo portò ad anticipare alla prima data possibile il suo già
preannunciato intento di dimettersi.

[Al barone Adolph von und zu Gilsa]


Kassel, 5 settembre 1884

Alla benemerita Intendenza dei Königliche Schauspiele!


Con riferimento alla pregiata lettera del 5 settembre 1884, mi permetto in
primo luogo una considerazione generale: a mio modo di vedere, nel mio caso,
come pure per il signor Kapellm[eister] Treiber e per tutti i direttori del mondo,
è consuetudine consolidata essere liberi di introdurre variazioni musicali, come
arcate, fraseggio ecc., pur nella piena consapevolezza delle proprie
responsabilità nei confronti delle autorità. Dal momento che il direttore di
un’opera musicale si trova costretto in qualsiasi momento, a seconda delle
caratteristiche dei cantanti o della trama, a prendere le necessarie decisioni al
posto del compositore, avrei grande timore di importunare la Direzione del
teatro, se la subissassi quotidianamente [con] questo genere di comunicazioni,
senza contare che, data l’urgenza della materia, ciò sarebbe spesso impossibile,
e non si può prescindere dal prendere una decisione all’istante, nel qual caso io
devo considerarmi il rappresentante della Direzione, ben sapendo di essere
tenuto a rendere conto del mio operato in qualsiasi momento.
Venendo ora al:
punto a, ho ritenuto di dover eliminare la cadenza: 1. perché il signor primo
violino Wipplinger, a mio parere, non è in grado di interpretare correttamente la
sua parte; 2. perché il s[ignor] v. Hübbenet mi ha dato motivo di temere che, in
un ruolo così esposto, vista l’agitazione che sarebbe necessariamente
sopraggiunta e il carente sostegno strumentale, avrebbe calato a tal punto
nell’intonazione da non poter scongiurare un finale imbarazzante.
Per quanto riguarda il punto b, devo precisare di essermi attenuto
completamente alla partitura originale e di aver pensato che, rispettando le
intenzioni dell’autore, avrei assecondato anche quelle del signor Direttore. Sul
fatto che da alcuni anni, al posto di quel meraviglioso finale, venga cantato un
finale posticcio, composto e arrangiato da Abt, non tocca a me esprimermi in
questa sede.
In ogni caso, La prego di credere che ho agito in buona fede e non volevo in
alcun modo eludere i miei superiori.
Naturalmente, da oggi in poi, mi atterrò alle indicazioni del caso, e spero di
non aver perso l’approvazione che il signor Direttore è stato finora tanto buono
da accordarmi.
Distinti saluti
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Österreichische Nationalbibliothek, Musiksammlung (in seguito: ÖNB, MS),


segnatura: Mus. Hs. 43.959. – Edizione: Schaefer, op. cit., p. 18, e Erich Wolfgang Partsch, «Ein Brief
aus Gustav Mahler Kasseler Zeit [1884]», in Nachrichten zur Mahler Forschung, primavera 2008, n. 57,
con commento. – Datazione: originale, in calce alla lettera. – punto a: riguardava la cadenza conclusiva
del duetto accompagnato dal violino nel secondo atto di Die lustigen Weiber von Windsor (Le allegre
comari di Windsor) di Otto Nicolai. – s[ignor] v. Hübbenet: il tenore lirico Adolf von Hübbenet (1858-
1903) cantò la parte di Fenton. – punto b: riguardava il finale dell’opera, in cui Mahler, tornando alla
versione originale, aveva introdotto una variante non autorizzata rispetto all’allestimento eseguito a
Kassel fino a quel momento. A questo proposito, a margine della lettera del 5 settembre 1884, si trova il
seguente commento del direttore: «Ho fatto presente a Mahler che per l’esercizio della sua attività nel
loc[ale] Regio Teatro non deve far riferimento alle “consuetudini” vigenti altrove, bensì unicamente alle
prescrizioni contenute nel suo regolamento di servizio e, in aggiunta a quelle, alle ulteriori misure che
dovessi stabilire. Per quanto concerne il caso in questione, mi sarei dunque aspettato che si attenesse
scrupolosamente al §7 del suo regolamento di servizio». Tale §7 recitava: «Ai cantanti e alle cantanti non
è consentito tralasciare o scorciare singole arie senza previa autorizzazione della Direzione Regia,
nemmeno se durante la rappresentazione stessa se ne presentasse una innegabile necessità» (cfr.
Schaefer, op. cit., p. 8 sg. – un finale posticcio composto e arrangiato da Abt: Franz Abt (1819-1885) fu
Hofkapellmeister a Braunschweig dal 1855 al 1882, dedicandosi tuttavia soprattutto alla musica corale.
Scrisse più di tremila composizioni improntate alla «massima accessibilità per gli ascoltatori ed
estremamente cantabili per gli esecutori» (MGG, s.v. Abt).

8
[Al barone Adolph von und zu Gilsa]
Kassel, 28 marzo 1885

All’Intendenza dei Königliche Schauspiele di Cassel

il sottoscritto si permette di inoltrare il presente reclamo:


Il Lied nel 1º atto del «Guglielmo Tell» è accompagnato da un clarinetto dietro
le quinte, e il cantante (signor Ewald) pretendeva un direttore perché il
clarinettista non riusciva ad assecondare le sue intenzioni. Stando alle istruzioni
ricevute, questo compito spetta naturalmente a me, e io me lo sarei certamente
assunto volentieri – se solo mi fosse stato comunicato, come è sempre accaduto
fino a ora.
Non ero presente anche per questa ragione, il che ha dato luogo a un
inconveniente e ha indotto anche il signor regista principale ad accusarmi di
negligenza, in un modo tale che a tutto il personale presente la mia assenza
dovette apparire come una grave e, vista la mia posizione, imperdonabile
violazione dei miei doveri.
Come ulteriori attenuanti, mi sia concesso inoltre di segnalare che: in primo
luogo in tutte le rappresentazioni di questo genere la mia presenza è stata
necessaria in rarissimi casi e dunque altrettanto raramente mi è accaduto di
dover intervenire
in secondo luogo, in occasione di questa rappresentazione ho avuto una
discussione con il signor regista principale a causa del cambiamento della
musica (è stata bocciata quella di Reineke eseguita ultimamente e si è optato per
la vecchia di Anselm Weber) e – il signor Hofmann era presente – dopo i nostri
accordi ero della ferma opinione che salvo il nuovo arrangiamento non mi
toccasse fare più nulla.
terzo, nonostante tutto, proprio per essere sicuro del fatto mio, mi ero
comunque presentato alla prova precedente, e dopo aver a lungo atteso, mi è
stato detto che non c’era nulla da fare per me – tra gli altri dal signor
Wetzestein, che probabilmente si riferiva solo a quella prova.
quarto, dichiaro qui formalmente in qualità di esperto che la mia
partecipazione sarebbe stata del tutto superflua, e per il signor strumentista – in
questo caso il signor Klotzsch – addirittura offensiva – come si è presto
dimostrato; infatti, quando, dopo essere stato convocato, ho assistito a questo
brano, come testimonieranno tutti i presenti, non ho dovuto far altro che stare a
guardare.
Infine, osservo con il massimo ossequio che non avrei mai osato esporre con
tanta enfasi un caso personale, se non si fosse trattato proprio di una violazione
dei miei doveri – ai miei occhi un comportamento sprezzante nei confronti di un
organo direttivo.
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler. – Edizione: Schaefer, op. cit.,
p. 19 sg. – Datazione: originale. – a causa del cambiamento della musica: Bernhard Anselm Weber
(1764-1821) aveva composto la musica di scena per la prima assoluta del Guglielmo Tell allestita da
Goethe (Weimar 1804); Carl Reinecke (1824-1910), influente insegnante di pianoforte e composizione al
Conservatorio di Lipsia, epigono di Schumann e Mendelssohn come compositore, pubblicò la sua
musica di scena per il Guglielmo Tell nel 1871. – il signor Hofmann: l’ispettore d’orchestra del teatro di
Kassel. – in qualità di esperto: in questa controversia il direttore d’orchestra Mahler dipendeva dal
regista. Nella risposta sollecitatagli dal direttore del teatro von Gilsa, Otto Ewald scrive: «Poiché i miei
tanti anni di esperienza mi hanno insegnato che durante le prove l’accompagnamento del cit[ato] Lied
non si è mai svolto senza interruzioni, come si è verificato anche questa volta, l’affermazione del signor
direttore musicale che la presenza di un direttore fosse offensiva per il signor musicista in questione e la
sua partecipazione superflua, non è molto convincente, per quanto questo possa sembrare strano anche a
un esperto, considerando la relativa semplicità del compito assegnato». Von Gilsa condivise questa
opinione e stabilì: «Mahler deve essere dunque ammonito» (cfr. Schaefer, op. cit., p. 20).

[Al barone Adolph von und zu Gilsa]


Cassel 10 aprile 1885

All’Intendenza dei Königliche Schauspiele


Con la presente

Riguardo alla multa che mi è stata presentata, redatta dal signor Ispettore Meyer,
mi permetto umilmente di far notare che il rimprovero che mi viene rivolto non
corrisponde pienamente a verità. Vi si legge infatti: «Il Sig[nor] M[ahler] non si
trovava sul posto al momento di dirigere».
Come potranno testimoniare tutti i membri del coro, io mi trovavo sul posto e
vigilavo sull’esecuzione; certo, ho incaricato il signor Weidner di battere il
tempo, compito che egli assolve sempre, anche quando io sono occupato sotto,
con l’orchestra.
Ciò dovrebbe contribuire a una diversa valutazione del caso.
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler. – Edizione: Schaefer, op. cit.,
p. 22 sg. – Datazione: originale. – il signor Weidner: non identificabile, probabilmente un Korrepetitor
del teatro.

Dalla corrispondenza conservata presso lo Staatstheater di Kassel si ricava


l’impressione che Mahler fosse continuamente assorbito non solo dalle
incombenze artistiche ma anche dalle contrarietà della routine teatrale e non
avesse alcuna vita privata. Ma è un’impressione sbagliata. Mahler, come
rivelano le lettere all’amico Fritz Löhr, è intrappolato in una relazione infelice
con la cantante Johanna Richter, e ha ricominciato a comporre. Nel dicembre
1884 nascono, a partire da proprie composizioni, i quattro Lieder eines
fahrenden Gesellen (Canti di un viandante), in cui si riflette l’esperienza
amorosa, dedicati, seppure tacitamente, a Johanna Richter.
Al di là delle tante controversie, non deve passare in secondo piano il fatto che
l’attività di Mahler sul podio trovò non solo un immediato riconoscimento da
parte del pubblico e della stampa di Kassel, ma la sua fama a poco a poco
oltrepassò i confini della città. Ernst von Schuch, primo Kapellmeister (in
seguito direttore musicale generale) dell’Opera di Corte di Dresda, lo accolse
amichevolmente e lo presentò agli artisti dell’ensemble, quando nel 1884 – di
ritorno a Kassel da Iglau, alla fine delle ferie estive del teatro – egli fece sosta a
Dresda per ascoltare Così fan tutte e Tristan und Isolde (Tristano e Isotta) e per
sondare il terreno in vista di un ingaggio tramite il suo protettore, il regista
Ueberhorst. «Egli [Schuch] vuole venire a Cassel per vedermi dirigere. Non è
escluso che dopo trovi un posto a Dresda» ipotizza Mahler in una lettera a Fritz
Löhr. Eppure non sarebbe stata Dresda, bensì Lipsia, a offrirgli l’opportunità per
la successiva tappa della sua carriera.

10

A Ernst von Schuch


Bozza di lettera, frammento
Kassel, 18 ottobre 1884
Egregio signor Consigliere di Corte!
Con riferimento al desiderio che Ella a suo tempo è stata così gentile da
manifestarmi, Le comunico che la prima esecuzione del Ballo in maschera di
Verdi nel mio nuovo allestimento è stata fissata per il 30 di ottobre.
Non occorre certo che Le dica quanto sarei felice di incontrarLa qui in
quell’occasione.

FONTE: autografo, BSB, Moldenhauer Archive, Ana B.I.2.b. Schuch, Ernst von. – Edizione: presunta
prima edizione. – Datazione: originale. – Ballo in maschera di Verdi: prendendo servizio nell’agosto del
1883 Mahler aveva ottenuto che alla lista di opere da dirigere che questi gli aveva dato venisse aggiunto
fra gli altri Un ballo in maschera. La prima del nuovo allestimento dell’opera ebbe luogo più di un anno
dopo.

Se Mahler fu indotto a prendere più saldamente in mano il proprio futuro, non fu


soltanto per i continui contrasti con l’Hofkapellmeister Treiber, bensì perché di
lì a qualche mese era prevista la fine del suo vincolo contrattuale con l’agente
teatrale Lewy. Egli era deciso a chiudere in anticipo il suo contratto con Kassel,
anche in assenza di prospettive certe su un nuovo ingaggio – e ricominciò a
scrivere domande di assunzione. Quella indirizzata al celebre Angelo Neumann,
nel frattempo divenuto direttore teatrale a Brema, in prima istanza respinta, lo
avrebbe invece condotto al successo di lì a poco. Sebbene in agosto avesse già
sondato il terreno a Dresda, l’attenzione di Mahler si rivolse presto a Lipsia. Nel
frattempo infatti il direttore dello Stadttheater di Lipsia, Max Staegemann,
aveva assistito a una rappresentazione operistica a Kassel e la direzione di
Mahler aveva favorevolmente impressionato l’importante uomo di teatro, tanto
che a partire dall’autunno 1886, quindi subito dopo la scadenza ufficiale del suo
contratto a Kassel, il giovane Kapellmeister era già impegnato con l’Opera di
Lipsia.

11

Ad Angelo Neumann
Kassel, 3 dicembre 1884

Egregio signor Direttore!


Con la presente mi permetto di presentarmi e di raccomandarmi a Lei per ogni
evenienza. Sono secondo Capellmeister nel locale Teatro di Corte, in cui dirigo
«Robert der Teufel», «Hans Heiling», «Freischütz», «Rattenfänger» ecc. Ella
potrà senza particolari difficoltà ottenere mie referenze qui o dal regista
Ueberhorst, di Dresda, che mi conosce assai bene. Che io lasci il più presto
possibile il mio attuale incarico è auspicabile per me soprattutto in virtù
dell’esigenza di un’occupazione più cospicua e di più ampio respiro che qui,
come secondo Capellmeister, non sono in grado di procurarmi con le mie sole
forze. A breve o a lungo termine, Lei ritiene di aver bisogno di un giovane ed
energico direttore, che – mi vedo costretto a tessere io stesso le mie lodi –
possiede conoscenze ed esperienza e avrebbe altresì la capacità di infondere
ardore ed entusiasmo in un’opera d’arte come pure negli artisti incaricati di
realizzarla? – Voglio essere breve ed evitare di rubarLe del tempo inutilmente.
La prego di volermi far pervenire una sollecita e gradita risposta e di accettare
l’espressione della mia più alta stima
Gustav Mahler
Cassel, Wolfsschlucht 13/III

FONTE: Prager Tagblatt, 5 marzo 1898, p. 5. – Edizione: Gustav Mahler Briefe, a cura di Mathias
Hansen, Philipp Reclam jun., Leipzig 1985 2 (in seguito: GMBR), n. 23. – Datazione: originale. – dirigo
Robert der Teufel … Rattenfänger: Mahler aveva diretto Robert der Teufel di Meyerbeer e l’opera di
Neßler Rattenfänger (Il pifferaio magico) solo nella sua prima stagione a Kassel; è significativo che egli
non menzioni la sua prima più recente, Un ballo in maschera di Verdi. – una sollecita e gradita risposta:
Angelo Neumann, che all’epoca era ancora direttore teatrale a Brema, rispose a Mahler il 5 dicembre
1884: «Purtroppo non sono al momento nelle condizioni di approfittare della Sua gentile offerta, ma La
prego di volermi contattare, non appena dovesse apprendere che la mia situazione è mutata» (cfr. Prager
Tagblatt, 5 marzo 1898).

12

A Gustav Lewy
Cassel, 16 marzo 1885

Gentilissimo signore!
In primo luogo La informo che dal mese di luglio del 1886 sono stato assunto
presso lo Stadttheater di Lipsia e che vi assolverò il mio periodo di prova già a
luglio e agosto di quest’anno. Per ragioni personali, è oltremodo importante per
me non trascorrere a Cassel la prossima stagione. Inoltre è insostenibile quanto
poco da fare io abbia qui – un’opera la settimana, talvolta soltanto ogni 2
settimane. E credo possa facilmente comprendere anche Lei che per un giovane
desideroso di imparare questo risulti infine insopportabile.
Con la presente La prego dunque di volermi procurare un ingaggio idoneo per
il prossimo inverno. L’intendente sa tutto, approva la mia decisione e non
mancherà di accogliere le mie dimissioni. Nel pregarLa di rispondermi appena
possibile, Le rinnovo i sensi della mia devozione
Gustav Mahler

È forse giunta voce a Vienna che dirigerò l’annuale Musikfest di Kassel (3


giornate)?

FONTE: autografo, WienBibl, Slg. M09H, segnatura: H.I.N. 123.511. – Edizione: GMBR, n. 26. –
Datazione: originale. – Per ragioni personali: andandosene da Kassel, Mahler tentava di chiudere la
relazione con la cantante Johanna Richter. – di volermi procurare un ingaggio idoneo: ciò non riuscì
all’agente di Mahler, Gustav Lewy, bensì allo stesso Mahler, che trattò direttamente con Angelo
Neumann. – l’annuale Musikfest di Kassel: nel primo concerto del festival che si svolse dal 29 giugno al
primo luglio, Mahler eseguì l’oratorio Paulus di Felix Mendelssohn Bartholdy.

13

A Gustav Lewy
Cassel 23 marzo [18]85

Gentilissimo signore!
Le cose stanno così: il prossimo anno potrò dare le dimissioni, ma sarò altresì
libero di restare fino a quando vorrò. Mi congedo in pieno accordo con
l’intendente, che si è molto prodigato per me, e ha forse qualcosa in serbo per il
sottoscritto, quando sarà il momento. – Stägemann mi ha visto dirigere qui e mi
ha ingaggiato immediatamente. Già nel prossimo mese di luglio dirigerò lì per 4
settimane (in prova), dopodiché il mio contratto diverrà effettivo.
Solo nel momento in cui io darò le mie dimissioni qui, [cancellato: i passi
vengono], ci si potrà occupare di questa faccenda. Prima non si può far niente.
Altrimenti sarei stato io il primo a proporre Krz[yzanowski].
È possibile fare qualcosa per me? Graz? Brünn?
Con i migliori saluti
del Suo
devotissimo Mahler

FONTE: autografo, WienBibl, Slg. M09H, segnatura: H.I.N. 123.513. – Edizione: presunta prima edizione.
– Datazione: originale. – di restare fino a quando vorrò: l’affermazione di Mahler sembrerebbe
incompatibile con i fatti. Dopo l’ingaggio di Mahler a Lipsia, von Gilsa, l’intendente, era senza dubbio
obbligato a cercare un sostituto. Evidentemente, però, Mahler aveva voluto riservarsi il pieno
adempimento del suo contratto originario a Kassel, nel caso le prove di direzione a Lipsia non avessero
portato a un ingaggio. – Prima non si può far niente: Mahler potrebbe essere stato consigliato dal suo
agente, Gustav Lewy, di proporre l’amico Rudolf Krzyzanowski come suo successore. – Graz? Brünn?:
A Graz il posto di primo Kapellmeister era coperto da Carl Muck, che solo nel 1886 se ne andò a Praga
come successore di Mahler. Il nuovo teatro aperto a Brünn nel 1882 (oggi Mahen-Theater) fu il primo a
essere interamente illuminato con la luce elettrica ed era considerato uno dei teatri d’opera più moderni
d’Europa.

Nell’ottobre del 1884 il consiglio direttivo dell’abile e affermato «Chorverein»


della città di Hannoversch Münden, situata a circa venticinque chilometri da
Kassel, si era rivolto a Mahler offrendogli la direzione artistica del grande coro
misto, un incarico già in passato ricoperto dai Kapellmeister di Kassel.
L’ensemble corale di Münden si esibì per la prima volta sotto la guida del nuovo
direttore già il 13 febbraio 1885: l’oratorio di Haydn Die Jahreszeiten (Le
stagioni) fu eseguito «con il più grande successo che si possa immaginare».
Un’attenzione ancora maggiore ottenne «il grande Musikfest di Cassel»,
organizzato dal coro, che si tenne dal 29 giugno al primo luglio 1885 nel
padiglione delle esercitazioni dell’83º Reggimento Fanteria. Mahler – e non
l’Hofkapellmeister Treiber, al quale sarebbe spettato dal punto di vista
gerarchico – era stato invitato ad assumere la direzione artistica del festival e a
dirigere l’esecuzione dell’oratorio di Mendelssohn Paulus. Lo scandalo era
assicurato; Treiber mobilitò influenti personalità cittadine, che inviarono lettere
indignate all’intendente, il quale dal canto suo tentò (inutilmente) di convincere
Mahler a rinunciare di sua spontanea volontà. Per aumentare la pressione sul
rivale, Treiber convinse l’orchestra del teatro a disdire la propria partecipazione,
tanto che Mahler – il quale fu naturalmente irremovibile nel tenersi stretta
l’opportunità di dirigere il suo primo concerto di portata sovramunicipale – fu
costretto a reclutare gli ottanta musicisti per l’esecuzione dell’oratorio dalle
Hofkapellen di Meiningen, Weimar e Braunschweig, come pure dalla Kapelle
dell’83º Reggimento Fanteria. Mahler trasse dalle controversie anche un’altra
conseguenza: si licenziò.

14

[Al barone Adolph von und zu Gilsa]


Kassel, 1º aprile 1885

All’Intendenza dei Königliche Schauspiele


Con la presente

il devotissimo sottoscritto chiede di essere sollevato dai propri obblighi


contrattuali a partire dal 1º ottobre di quest’anno, poiché per ragioni personali si
vede costretto a trascorrere il prossimo anno in patria.
Nell’esprimere il più profondo rammarico, all’idea di lasciare un incarico
divenutogli così caro, costui attende il benevolo accoglimento della Sua
richiesta.
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler. – Edizione: Schaefer, op. cit.,
p. 47. – Datazione: originale. – per ragioni personali si vede costretto: evidentemente, si tratta di un un
pretesto. – il benevolo accoglimento della Sua richiesta: von Gilsa, l’intendente, non aveva intenzione di
assecondare l’avventata mossa di Mahler. Il segretario del teatro annotò sulla richiesta: «In seguito a
decisione comunicata oralmente dal signor intendente deve essere respinta ed eventualmente ripresentata
all’inizio di giugno» (cfr. Schaefer, op. cit., p. 47 sg.).

Mahler si licenziò – correndo il rischio di rimanere senza ingaggio per un’intera


stagione – dapprima a partire dal primo ottobre, poi entro il primo settembre
1885 (senza dubbio per percepire ancora lo stipendio durante l’estate) e si
accordò infine con l’intendente von Gilsa per una rescissione anticipata dal
contratto entro il primo luglio 1885. Il sollievo, documentato nelle lettere agli
amici più intimi, per la conclusione del periodo trascorso a Kassel, che
significava anche la fine della gravosa relazione con la cantante Johanna
Richter, fu guastato dall’assillo di dover dare lezioni di pianoforte per tutto
l’anno in cui sarebbe stato privo di ingaggio. Alla fine di giugno, l’assunzione
giunta senza grande preavviso tramite Angelo Neumann, da poco divenuto
direttore del Deutsches Theater di Praga, lo liberò da tutte le preoccupazioni.

15

[Al barone Adolph von und zu Gilsa]


Kassel, 13 aprile 1885

All’Intendenza dei Königliche Schauspiele


Con la presente

In riferimento al colloquio svoltosi ieri con il signor intendente, rivolgo l’umile


richiesta di essere benevolmente sollevato dai miei obblighi contrattuali a
partire dal 1º settembre.
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler. – Edizione: Schaefer, op. cit.,
p. 49. – Datazione: originale.

16

[Al barone Adolph von und zu Gilsa]


Kassel, 20 aprile 1885

All’Intendenza dei Königliche Schauspiele


Con la presente

Il sottoscritto rivolge l’umile preghiera di essere sollevato dai propri obblighi


contrattuali a partire dal 1º luglio.
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler. – Edizione: Schaefer, op. cit.,
p. 49. – Datazione: originale.

17

A Gustav Lewy
Cassel, 12 maggio [18]85

Egregio signore!
Finalmente le mie dimissioni sono state accolte! – La prego ora di
raccomandare il signor Krzyzanowski come mio successore. Il signor Reich non
lo conosco come direttore d’orchestra, per lui non posso dunque far nulla. – Che
a partire dall’estate del 1886 prenderò servizio a Lipsia, lo sa già. – Che cosa
farò invece il prossimo inverno? Non ha niente per me? – Non trovo più il nome
di Muck nei programmi pubblicati sulla Genossenschafts-Zeitung. – Il posto
sarà forse vacante, non sarebbe possibile sistemarmi lì? A Graz ci andrei molto
volentieri. – Più che altro non vorrei passare il prossimo inverno con le mani in
mano.
PregandoLa di volermi allietare con notizie sollecite, resto
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, WienBibl, Slg. M09H, segnatura: H.I.N. 123.512. – Edizione: presunta prima edizione.
– Datazione: originale. – di raccomandare il signor Krzyzanowski come mio successore: il tentativo di
sistemare a Kassel l’amico di Mahler non ebbe successo. – Il signor Reich: non identificabile. – il nome
di Muck: Carl Muck (1859-1940). Il direttore d’orchestra quasi coetaneo di Mahler, dopo aver fatto tappa
a Zurigo, Salisburgo e Brünn, era diventato Theaterkapellmeister a Graz. – Più che altro non vorrei
passare il prossimo inverno con le mani in mano: l’assillo di Mahler era infondato; senza grande
preavviso venne ingaggiato a Praga da Angelo Neumann.

A Praga Mahler non avrebbe lavorato solo nel piccolo, ma storicamente


importante, Gräflich Nostiz’sche Nationaltheater della città vecchia, in cui si era
tenuta la prima assoluta del Don Giovanni di Mozart, denominato Ständetheater
nel 1798 (e di nuovo dopo il 1920) e divenuto poi Königlich Deutsches
Landestheater a partire dal 1862. Egli avrebbe diretto anche nel Neustädter
Theater, costruito in legno prima del 1859 con una capienza di tremila posti e
proprio allora, grazie al denaro raccolto dal Deutscher Theaterverein, sostituito
dal sontuoso edificio del Neues Deutsches Theater – l’odierna Opera di Stato di
Praga – inaugurato nel 1888. Angelo Neumann assunse la direzione del teatro in
questa fase di transizione, il primo agosto 1885; il 17 luglio, tuttavia, si era già
incontrato a Praga con gli artisti da lui ingaggiati, tra i quali c’erano anche
Gustav Mahler e Betty Frank, un’allieva della celebre Mathilde Marchesi, che
veniva come attrazione dal Teatro di Corte di Wiesbaden e dalla Krolloper di
Berlino, ed essendo un soprano leggero cantava tutte le parti comprese tra Lucia
di Lammermoor, Susanna nelle Nozze di Figaro e Leonora nel Trovatore. Tra lei
e Mahler, in seguito, nacque una breve relazione non priva di conseguenze
artistiche: Mahler le affidò la prima esecuzione pubblica di tre dei Lieder
composti a Kassel.
Neumann, in realtà, aveva assunto Mahler come sostituto del suo primo
Kapellmeister, Anton Seidl, che lavorava con lui da molto tempo e aveva diretto
la compagnia itinerante di Neumann nella sua tournée wagneriana in Europa, ma
che proprio allora, in concomitanza con l’inizio dell’incarico a Praga, aveva
chiesto un periodo di ferie, garantitegli dal contratto, per esibirsi a Bayreuth.
Quando non si presentò a Praga e prese di propria iniziativa «alcuni mesi di
vacanza» per accogliere l’invito a dirigere il repertorio wagneriano della
Metropolitan Opera di New York, Neumann lo denunciò presso il Kartell der
Theaterdirektoren (l’«Associazione dei direttori di teatro»), schiudendo così al
giovane Gustav Mahler un’ampia rosa di prestigiosi incarichi artistici, da
Mozart a Wagner. Neumann corse un discreto rischio, assicurandogli per
contratto di poter allestire e dirigere Die Entführung aus dem Serail (Il ratto dal
serraglio) e Così fan tutte nell’ambito del previsto ciclo mozartiano. Fino ad
allora, infatti, Mahler aveva diretto un’unica opera di Mozart, Die Zauberflöte
(Il flauto magico), a Laibach, in cinque repliche. Neumann però gli diede
soprattutto l’opportunità di mettersi alla prova sul Don Giovanni, l’opera che
Mozart aveva scritto per Praga (e che, com’era consuetudine all’epoca nei teatri
di lingua tedesca, venne rappresentato con il titolo di Don Juan). Mahler lo
diresse appena tre settimane dopo aver preso servizio, il 6 settembre 1885,
ponendo così trionfalmente le basi della frequentazione dell’opera di Mozart che
lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.
Nell’arco di poche settimane seguirono i Meistersinger von Nürnberg (Maestri
cantori di Norimberga) e la prime rappresentazioni del Rheingold (L’oro del
Reno) e della Walküre (La valchiria) con le scenografie originali acquistate a
Bayreuth da Neumann, che segnarono senza dubbio il culmine della carriera di
Mahler fino a quel momento. Nel primo dei due concerti organizzati per
l’anniversario della morte di Richard Wagner, Mahler poté dirigere «soltanto» la
musica della trasformazione, la scena corale e quella conclusiva del primo atto
del Parsifal; nel secondo, una settimana dopo, diresse per la prima volta in vita
sua la Nona di Beethoven, poiché il suo successore Carl Muck, già scritturato a
Praga, quella sera non poté lasciare Graz, dove allora lavorava.

18

Al barone Adolph von und zu Gilsa


Praga, 29 dic[embre] [18]85

Stimatissimo signor Barone!


Mi consenta di porgerLe, sebbene da lontano, i più ossequiosi auguri per il
nuovo anno, un obbligo che assolvo con piacere ormai da due anni.
In questa circostanza, non posso fare a meno di dirLe con quanta gratitudine io
La ricordi per la bontà e l’amicizia da Lei dimostratemi nel corso del tempo,
essendomi toccata la fortuna di poter perseguire i miei ideali artistici sotto la
Sua guida.
Alla Sua scuola ho imparato la cosa più difficile: obbedire, per poter poi
impartire ordini, compiere lealmente il proprio dovere, per poter poi esigere lo
stesso dagli altri.
Quante preoccupazioni Le ha causato la cocciutaggine dell’allievo,
obbligandoLa spesso a ricorrere alla Sua immensa indulgenza per non perdere la
pazienza con me.
Spero d’ora in poi di poterLe dimostrare che non sarò fonte di vergogna per il
mio Maestro, e che i Suoi benevoli ammonimenti sono caduti su un terreno
fertile.
Qui mi trovo davvero bene. Finora ho diretto: Nuovi allestimenti: Don Juan,
Wasserträger, Fidelio, Tannhäuser, Meistersinger, Novità: [cancellato: Fidelio],
Trompeter, Rheingold, Walküre, e al momento sto preparando Tristan (ex novo)
e un ciclo di Mozart.
Una mole di lavoro considerevole in 5 mesi. Avrei sciolto volentieri il mio
contratto a Lipsia per poter rimanere qui; il Dir[ettore] Stägemann però non ha
voluto sentir ragioni. Nel prossimo mese di agosto dovrò dunque accingermi al
duro cammino per Lipsia, dove mi aspetta la penosissima rivalità con Nikisch.
La prego di credere alla mia costante ammirazione
Suo gratissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler. – Edizione: Schaefer, op. cit.,
p. 82. – Datazione: originale. – Wasserträger: l’opera Der Wasserträger (Il portatore d’acqua, tit. orig.
Les Deux journées ou Le Porteur d’eau) di Luigi Cherubini, eseguita per la prima volta nel 1800. –
Trompeter: l’opera Der Trompeter von Säckingen (Il trombettiere di Säckingen) di Victor E. Neßler
(1841-1890), rappresentata per la prima volta nel 1884 e basata sull’omonimo poema epico di Joseph
Viktor von Scheffel (1826-1886), all’epoca molto popolare. Angelo Neumann mise in cartellone l’opera
di successo, poco amata da Mahler, per attirare i visitatori che venivano da fuori con appositi treni. – la
penosissima rivalità con Nikisch: Arthur Nikisch (1855-1922) fu ingaggiato dallo Stadttheater di Lipsia
nel 1877, dapprima come Chormeister e poi, dal 1879 al 1889, ebbe grandissimo successo come primo
Kapellmeister. Nel 1893 Nikisch successe a Mahler come direttore dell’Opera di Budapest.
Battaglie vinte, strategie efficaci
Praga-Lipsia, 1886-1888

Era evidente che Mahler non avesse molta intenzione di onorare il contratto
prematuramente sottoscritto con lo Stadttheater di Lipsia dopo l’anno trascorso
a Praga. Già nel dicembre del 1885, da Praga, scriveva al suo amico Löhr: «Dal
momento che qui mi “va così bene” e che in un certo senso faccio la parte del
leone, mentre a Lipsia Nikisch sarebbe per me un rivale geloso e potente, ho
fatto di tutto per svincolarmi di lì. Purtroppo ogni tentativo è stato vano, ed è
quindi tutto immutato». Ciò nonostante, ancora qualche settimana prima
dell’inizio del suo incarico, Mahler fece un ulteriore tentativo di sottrarsi
all’impegno preso a Lipsia chiedendo l’intervento di von Gilsa, già suo
intendente a Kassel, che respinse la richiesta a stretto giro di posta. Appena tre
settimane più tardi Mahler si presentò a Lipsia per prendere servizio.

19

Al barone Adolph von und zu Gilsa


Praga, 10 maggio 1886

Stimatissimo signor Barone!


Leggo proprio ora sulla «Berliner Börsenzeitung[»] che è previsto il
pensionamento dell’Hofkapellmeister Reiss. In tale circostanza, memore della
Sua immensa gentilezza, di cui ho già abbondantemente beneficiato, La prego,
per ogni evenienza, di tenermi in considerazione. – Ho buone ragioni di credere,
che il Dir[ettore] Stägemann (il quale è in contrasto con il Dir[ettore] Neumann
e per questa ragione non ha voluto far nulla per me) non mi sarebbe ostile, se la
proposta, egregio signor Barone, venisse da Lei.
Poiché ora, probabilmente nell’arco di pochissimo tempo, avverrà
l’assegnazione del posto vacante o un eventuale rinvio, oso sperare che Lei,
della cui benevolenza e attenzione nei miei confronti ho già avuto innumerevoli
prove, metterà una buona parola per me. –
Sarei molto felice di trovarmi di nuovo nelle Sue vicinanze, o addirittura di
poter lavorare sotto la Sua direzione. – Se necessario, verrei volentieri a Cassel,
o ovunque lo ritenesse opportuno, per prendere eventuali accordi in merito alla
questione, e avvierei contestualmente le pratiche per la rescissione del contratto
a Lipsia.
In attesa di un Suo gentile riscontro, resto
con immensa stima
il Suo devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler. – Edizione: Schaefer, op. cit.,
p. 86. – Datazione: datata da Mahler «10 aprile 1886»; la lettera reca tuttavia il timbro postale di Kassel
con la data di arrivo, «11.5.1886», dunque si può supporre che Mahler (come spesso accade) si sia
confuso sulla data. – il pensionamento dell’Hofkapellmeister Reiss: Carl Heinrich Adolph Reiss (1829-
1908), giunto a Kassel nel 1856 come secondo Kapellmeister, era diventato Hofkapellmeister nel 1859,
succedendo al pensionando Louis Spohr, e soltanto nel 1880 si era trasferito a Wiesbaden con la stessa
carica. Poiché aveva solo cinquantasette anni, tuttavia, non venne pensionato ma il suo contratto venne
addirittura prolungato di cinque anni. Incurante di questo, von Gilsa aveva rifiutato all’istante di
intervenire a favore di Mahler. – nelle Sue vicinanze, o addirittura di poter lavorare sotto la Sua
direzione: senza dubbio, un desiderio espresso da Mahler solo a sostegno della propria richiesta. In ogni
caso, il teatro di Wiesbaden, come quelli di Kassel e Hannover, apparteneva al Verband der Königlich
Preußischen Theater («Unione dei Regi Teatri Prussiani») e tutti facevano capo a una comune Intendenza
generale con sede a Berlino.

20

Al barone Adolph von und zu Gilsa


s.l., s.d. [Praga, 15 o 16 maggio 1886]

Stimatissimo signor Barone!


Ho ricevuto la Sua preziosa lettera, e La ringrazio di cuore per la cortese
risposta. Me ne andrò dunque di buon grado a Lipsia, e vedrò che cosa
riusciranno a sortire le mie buone intenzioni e la mia operosità. La Sua
benevolenza mi sarà anche lì, come in qualsiasi altro luogo, di grande
incoraggiamento.
Acconsenta, signor Barone, all’espressione della più alta stima e della
gratitudine
del Suo
devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler. – Edizione: Schaefer, op. cit.,
p. 88. – Datazione: la lettera è stata protocollata dal teatro di Kassel in data «17.5.86». – la cortese
risposta: la lettera di von Gilsa non è stata conservata, ma non sussiste alcun dubbio che il direttore del
teatro di Kassel, facendo riferimento alla rescissione anticipata del contratto a Kassel, ottenuta da parte di
Mahler non senza contrasti, lo abbia caldamente sconsigliato di rompere il contratto con lo Stadttheater di
Lipsia (assai più importante di quello di Wiesbaden), per risparmiargli la fama di inaffidabilità.

21

A Max Staegemann
Praga, 3 giugno 1886
Langegasse 18, I

Egregio signor Direttore!


Si avvicina il momento in cui assumerò il mio nuovo incarico sotto la Sua
direzione, e colgo dunque l’occasione di mettermi in contatto con Lei.
In primo luogo, vorrei umilmente pregarLa di riservarmi la direzione del
Tannhäuser per il debutto. Quest’opera mi offre l’opportunità di presentarmi
nelle vesti di direttore d’orchestra, come pure di mostrare la capacità di
dominare le parti cantate e di costituire ensemble operistici. Poiché mi congedo
dal Direttore Neumann in pieno accordo, se Lei lo ritenesse auspicabile, non
avrei alcuna difficoltà a liberarmi prima della scadenza del contratto (1º agosto)
e a recarmi a Lipsia al più presto, secondo necessità.
Certo, il tutto dovrebbe naturalmente essere stabilito il più presto possibile.
La prego dunque di volermi comunicare quanto prima le Sue intenzioni.
Con la massima stima
Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: GMB. – Edizione: GMB, n. 45. – Datazione: secondo GMB. – recarmi a Lipsia al più presto: le
ultime rappresentazioni dirette da Mahler a Praga furono la prima di Iphigénie en Aulide (Ifigenia in
Aulide) di Gluck (nella revisione di Wagner), il primo luglio 1886, e a conclusione della stagione, per la
prima volta, il Fidelio di Beethoven. – la direzione del Tannhäuser: il direttore Staegemann non esaudì il
desiderio di Mahler, che debuttò a Lipsia il 3 agosto 1886 con il Lohengrin.

22

A Max Staegemann
Praga, Langegasse 18
non [Hotel] blauer Stern
s.d. [fine giugno o inizio luglio 1886]

Egregio signor Direttore!


Un’indisposizione della signorina Hudl, in seguito alla quale ho potuto
incontrarla solo ieri, è la ragione per cui La informo così tardivamente al
riguardo.
La voce è decisamente bella, ha un timbro caldo – registro medio e grave non
sono male, mi chiedo addirittura se la signora non sia un mezzosoprano. –
È tuttavia una principiante assoluta! Nonostante sia stata scritturata a Olmütz
per un’intera stagione, ha interpretato solo tre ruoli – ignoro per quale ragione –,
ovvero Agathe, Gretchen e Leonora del Trovatore!
Le ho chiesto di cantarmi diverse arie in questi e altri ruoli (Elsa, Elisabeth) e
concluso che sin qui non è stata in buone mani, pur essendo decisamente duttile.
Non so per che cosa Le serva la signora, certo è che al momento non mi
sentirei di raccomandarla per il repertorio principale a Lipsia.
Ho dato una scorsa alla Gioconda e non mi è affatto piaciuta.
In ogni caso, la Dejanice, di cui Le ho scritto, è di livello molto più alto. Non
so se il pubblico di Lipsia gradisce l’«Aida»: nel caso, dovrebbe apprezzare
anche la Dejanice.
Tra l’altro, qui sono stato più volte al Teatro Nazionale boemo, ho ascoltato
svariate cose di Smetana, Glinka, Dworzak [sic] ecc., e devo ammettere che il
primo soprattutto mi è sembrato degno di nota.
Sebbene in Germania le sue opere non potranno mai entrare stabilmente nel
repertorio, varrebbe comunque la pena di far conoscere un musicista così
profondamente originale e autentico a un pubblico colto come quello di Lipsia.
Anche tornare a riproporre uno Spontini sarebbe molto interessante! In quel
caso bisognerebbe tener conto della situazione e prendere in considerazione i
cantanti disponibili. Spesso è anche la particolare inclinazione di uno di loro per
una parte a decretare il successo di un’opera.
Con la più alta stima
devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: GMB. – Edizione: GMB, n. 48. – Datazione: stabilita in base ai contenuti. – signorina Hudl:
secondo l’Almanach der Genossenschaft deutscher Bühnen-Angehöriger, edizione 1886, a Olmütz era
stata scritturata una certa signorina Huld, soprano drammatico. «Hudl» è un refuso di Mahler o una
storpiatura scherzosa, perché in viennese hudeln significa «precipitare le cose». – Gioconda: opera di
Amilcare Ponchielli (1834-1886). – Dejanice: opera di Alfredo Catalani (1854-1893). – se il pubblico di
Lipsia gradisce l’Aida: dopo il successo della prima rappresentazione all’Opera di Corte di Berlino nel
1874, l’Aida di Verdi aveva inaugurato la sua marcia trionfale anche nei teatri d’opera tedeschi.
L’osservazione di Mahler è indicativa da un lato del suo rapporto con Verdi, che rimarrà per tutta la vita
alquanto distaccato, e dall’altro della ricettività del «colto» pubblico di Lipsia.

Dopo l’ufficiale prussiano barone von Gilsa, Mahler trovò in Max Staegemann
un superiore che era un sincero amante dell’arte, lungimirante e pronto a
sostenere con benevolenza il direttore d’orchestra emergente. Staegemann, a sua
volta attore e cantante, fu locatario e direttore dello Stadttheater di Lipsia dal
1882 al 1905 e fece del suo teatro uno dei più importanti palcoscenici tedeschi.
Assumendo Mahler, a Staegemann toccò il non facile compito di fare da
intermediario tra i due Kapellmeister, Arthur Nikisch e Gustav Mahler, entrambi
molto dotati sebbene assai diversi sotto il profilo artistico. Staegemann non era
solo un estimatore del talento di Mahler, che si rivelò ben presto anche al
pubblico di Lipsia, ma era legato a lui anche da una profonda amicizia e favorì
le sue ambizioni come compositore, che nei due anni trascorsi a Lipsia
assunsero una connotazione professionale. Se sorsero conflitti tra Mahler e
Staegemann, questi furono invariabilmente causati dal tentativo di Mahler di
accaparrarsi il repertorio delle «grandi» opere, e in particolare Wagner, riservato
a Nikisch in qualità di primo Kapellmeister. Poiché Mahler non si accontentava
di occupare un ruolo di secondo piano, entrò – già poche settimane dopo l’inizio
del contratto a Lipsia – in trattative con altri teatri importanti. Ancora una volta
confidava nel sostegno del suo intendente di Kassel. In lotta per i suoi presunti
diritti, Mahler non si fece scrupoli nel presentare «preventivamente» le sue
dimissioni.
23

Al barone Adolph von und zu Gilsa


s.l., s.d. [Lipsia, 23 o 24 ottobre 1886]

Stimatissimo signor Barone!


Mi perdoni se ancora una volta La importuno con le mie faccende personali.
Non avrei mai osato, se Lei stesso non me ne avesse dato il coraggio con le
parole estremamente gentili della Sua ultima lettera.
Come avevo previsto, qui comincia a scottarmi il terreno sotto i piedi; dopo la
posizione di assoluto prestigio ricoperta a Praga, non posso più gravitare come
una pallida luna intorno all’astro di Nikisch.
Certo, tutti mi dicono: «Pazienza, deve prima affermarsi![».] Ma come Lei sa,
signor Barone, la «pazienza» non è mai stata il mio forte.
Il mio superiore precedente mi ha sottoposto una fantastica proposta di
riassunzione – ma già lo so: a questo prezzo il Direttore Stägemann non mi
lascerebbe mai libero. – Certo, sarebbe tutt’altra cosa, se grazie al Suo
intervento, io riuscissi a ottenere un posto di primo piano in un teatro
importante.
Poiché, stando così le cose, il carro di Tespi è in gran movimento, non è affatto
da escludere che uno dei passeggeri prima o poi caschi giù. –
Che notizie ci sono da Wiesbaden ecc.? «Il tempo porta consiglio!» mi ha
scritto nella Sua ultima lettera! Caro, egregio Barone, Lei non avrebbe un
consiglio da darmi?
A scanso di equivoci, devo precisare che il mio attuale superiore fa davvero il
possibile per venirmi incontro, e io gli sono sinceramente grato; d’altro canto,
so altrettanto bene che non gli è possibile cambiare determinate consuetudini.
Ciò che in particolare mi abbatte è il passo del mio attuale contratto in cui si
dice che il 3º anno il Direttore ha il diritto di prolungarlo per un ulteriore
triennio. È una condizione davvero molto dura, e se ho sottoscritto un comma
del genere è stato certamente solo a causa della mia inesperienza.
Cassel non è lontana da Lipsia; non farei forse bene a venire sin lì una volta o
l’altra?
Nella speranza che possa perdonare la mia franchezza[,] resto con la massima
stima
il Suo
sempre più grato
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler. – Edizione: Schaefer, op. cit.,
p. 91. – Datazione: protocollata dal Teatro di Corte di Kassel in data 25.10.86. – Il mio superiore
precedente: Angelo Neumann, a Praga. – Che notizie ci sono da Wiesbaden ecc.?: come sappiamo dalla
lettera n. 19, Mahler contava sulla successione del locale Hofkapellmeister. – non farei forse bene a
venire sin lì una volta o l’altra?: la risposta di von Gilsa alla lettera di Mahler non è stata conservata, ma
il barone aveva senza dubbio consigliato a Mahler di tener duro e restare a Lipsia.

24

A Max Staegemann
Lipsia, 26.11.[18]86

Stimatissimo signor Direttore!


Mi consenta di chiederLe in tutta umiltà, se la notizia apparsa sul numero
odierno del «Leipziger Tageblatt» in merito alla direzione musicale dei
Nibelungen rispecchi le Sue posizioni. – Ormai posso ritenermi a tutti gli effetti
autorizzato a richiedere spiegazioni riguardo a questo argomento per me di
vitale importanza.
Con la più alta stima
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: GMB. – Edizione: GMB, n. 56. – Datazione: secondo GMB. – notizia … in merito alla direzione
musicale dei Nibelungen: la tetralogia di Wagner Der Ring des Nibelungen (L’anello del Nibelungo),
costituita dal Rheingold (L’oro del Reno), Die Walküre (La valchiria), Sigfried (Sigfrido) e la
Götterdammerung (Il crepuscolo degli dèi). Lo Stadttheater di Lipsia, che nel 1878, sotto l’allora direttore
Angelo Neumann, era stato il primo teatro dopo Bayreuth a mettere in cartellone una rappresentazione
integrale della tetralogia, poi portata in tournée in tutta Europa tra il 1882 e il 1883 con il nome di
«Wanderndes Wagner-Theater», preparava un nuovo allestimento, la cui direzione era affidata a Nikisch.
Mahler poteva appellarsi al fatto che tra lui e il direttore del teatro, Max Staegemann «c’era il tacito patto
che, quando da noi fosse venuto il momento dei Nibelungen, avrei dovuto condividere la direzione di
queste opere con il mio collega» (lettera del 6 novembre 1886). Staegemann affidò a Mahler la direzione
di una parte della tetralogia solo nel febbraio del 1887, costretto da una lunga malattia di Nikisch.

25
A Max Staegemann
Lipsia, 27/11 1886

Stimatissimo signor Direttore!


Dopo aver a lungo riflettuto sulle attuali circostanze, sono giunto alla
conclusione che sia stato molto ingiusto da parte mia attribuirLe la benché
minima responsabilità per la situazione che si è venuta a creare, per me assai
sgradevole.
Al contrario, mi è del tutto chiaro che dal Suo punto di vista Lei ha
perfettamente ragione, e non può comportarsi diversamente.
Riallacciandomi alla mia lettera del dicembre scorso, in cui avevo previsto
quanto ora è accaduto, voglio esprimerLe il mio più sentito rammarico riguardo
ai provvedimenti che da questo momento in poi mi vedo costretto a prendere.
Con la presente La prego dunque di accettare le mie dimissioni – a decorrenza
immediata; spero vorrà credere che sono estremamente serio al riguardo, e mi
dichiaro dal canto mio pronto a qualsiasi sacrificio per questa cortesia che – lo
riconosco – anche Lei pagherà a caro prezzo.
Lascio naturalmente a Lei la scelta del momento in cui dovrò andarmene di
qui, in base ai Suoi comodi e alle Sue necessità; La prego soltanto, nel reciproco
interesse[,] di non respingere questa richiesta.
RinnovandoLe la mia immutata stima
resto il Suo
devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Jewish National and University Library Jerusalem (in seguito: JNUL), Gustav Mahler
Archiv; copia: Internationale Gustav Mahler Gesellschaft Wien (in seguito: IGMG), Gustav Mahler
Archiv, Staegemann 6/1189. – Edizione: GMB, n. 57. – Datazione: originale. – alla mia lettera del
dicembre scorso: questa lettera non è stata finora individuata. – le mie dimissioni: Mahler espresse il
desiderio di sciogliere il contratto, forte delle promettenti trattative già in corso con Bernhard Pollini,
direttore dello Stadttheater di Amburgo. Come sappiamo da una lettera a Fritz Löhr del 25 dicembre
1886, Mahler a questo punto stava trattando per essere assunto in tre teatri diversi; oltre alla «copia del
contratto da rispedire a Pollini (lui è vincolato, io devo decidere entro il 18 gennaio 87)», egli menziona
«anche una domanda al Teatro di Corte di Karlsruhe (come successore di Mottl)» come pure la
«fantastica proposta di riassunzione» di Neumann a Praga già ricordata nella lettera n. 23.

26
Al barone Adolph von und zu Gilsa
Lipsia, 26 dicembre 1886

Stimatissimo signor Barone!


Dall’ultima volta che Le ho scritto è accaduto quanto segue:
Sorvolo sulla questione di Nikisch, che Le sarà probabilmente già nota. Il
Direttore Stägemann mi aveva indicato come suo successore; lo scrivo qui, nel
caso in cui Lei sia stato sviato da alcune notizie comparse sui giornali. Nel
frattempo avevo ricevuto un’offerta da Pollini come I Capellmeister, che ho
sottoscritto, essendone a conoscenza anche il mio attuale superiore, con la
riserva che avrei dovuto prendere una decisione entro il 18 gennaio 1887. – Era
dato come fait accompli che, nel caso in cui Nikisch fosse rimasto[,] io me ne
sarei andato a partire dal prossimo autunno.
Adesso si è liberato un posto a Karlsruhe, e io l’ho preso in considerazione
poiché temo che il prossimo anno, da Pollini, io mi possa trovare nella stessa
situazione in cui sono ora.
Alla mia domanda ha risposto personalmente il Dir[ettore] Hancke, dicendomi
che nonostante ci fossero moltissimi aspiranti, io avrei avuto grandi possibilità
di essere scelto. Il Dir[ettore] Stägemann, che ho informato di questa lettera, ha
dichiarato che Karlsruhe sarebbe stato l’unico posto dove mi avrebbe
autorizzato ad andare. – Ora, io ho naturalmente ogni ragione di perseguire con
tutte le mie forze l’assunzione a Karlsruhe, e vorrei dunque pregarLa, egregio
signor Barone, di sostenere la mia candidatura facendo pesare la Sua
raccomandazione personale. Sono convinto che in questo frangente sarebbe
decisiva. La generosità con la quale si è sempre interessato a me, mi incoraggia
a importunarLa ancora.
Nel porgerLe anticipatamente il mio più sentito ringraziamento, resto
con la massima stima
il Suo
devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv Staatstheater Kassel, Personalakt Gustav Mahler. – Edizione: Schaefer, op. cit.,
p. 92 sg. – Datazione: originale, in calce alla lettera. – sulla questione di Nikisch: il nuovo intendente
dell’Opera di Budapest, il conte István Keglevich, aveva offerto ad Arthur Nikisch il posto di direttore
d’orchestra principale, tuttavia non riuscì a imporre la destituzione di Gyula Erkel, che aveva ricoperto la
carica fino a quel momento, presso il ministero dell’Interno ungherese. Nikisch lasciò Lipsia solo nel
1889, diretto a Boston, e nel 1891 successe a Mahler come direttore dell’Opera Regia di Budapest. –
Adesso si è liberato un posto a Karlsruhe: Mahler si riferisce evidentemente a notizie apparse sui
giornali, che annunciavano (prematuramente, come si sarebbe poi dimostrato) la chiamata di Felix Mottl
a Berlino, al Teatro di Corte prussiano. Soltanto il 5 febbraio 1887 Mottl scrive sul suo diario: «Chiuso
con Berlino. Dio sia lodato». – Dir[ettore] Hancke: il direttore amministrativo del Teatro di Corte di
Karlsruhe.

L’importanza che avrebbe avuto per Mahler diventare il successore di Felix


Mottl al Teatro Granducale di Karlsruhe fu subito compresa anche dal barone
von Gilsa, che gli rispose immediatamente offrendosi di sostenere la sua
candidatura nell’unica maniera corretta. Propose a Mahler di «rivolgersi
dapprima direttamente a Sua Eccellenza v. Putlitz [l’intendente generale del
Teatro Granducale di Karlsruhe], facendo riferimento all’attività artistica da Lei
svolta sotto la mia guida. Se Sua Eccellenza Putlitz dovesse poi desiderare un
mio parere, io non mancherò di inviargli immediatamente il mio giudizio su di
Lei». Mottl godeva di grande considerazione per aver partecipato – dapprima
ancora sotto gli occhi del «Maestro», come Korrepetitor, poi come intimo
consigliere di Cosima Wagner, e dal 1886 come direttore d’orchestra – al
Festival di Bayreuth. In più di vent’anni di attività, aveva trasformato il piccolo
teatro dell’Opera di Karlsruhe, dotato di mezzi modesti, in un palcoscenico
molto conosciuto e apprezzato, eppure, nello stupore generale e nonostante la
stampa avesse già annunciato il suo trasferimento, rifiutò l’allettante chiamata
da Berlino. Mottl si spostò soltanto nel 1903, a Monaco – e Mahler, per il
momento, dovette rimanere a Lipsia.
A Bayreuth, gli occhi erano ormai da tempo puntati su Mahler. La sua gloriosa
prima della Walküre a Praga aveva suscitato echi anche a distanza; in occasione
di una delle sue acclamatissime direzioni di Rienzi a Lipsia, da Bayreuth giunse
Adolf von Groß, l’amministratore finanziario di Cosima Wagner. Sembra che di
fronte al giudizio positivo di von Groß su Mahler, Felix Mottl abbia
commentato: «Tutti me lo descrivono come molto dotato, purtroppo però è
ebreo». È probabile che questa affermazione sia bastata a impedire a Cosima
Wagner di assumere Mahler a Bayreuth per il resto della sua vita. Ciò
nonostante a villa Wahnfried non lo persero mai d’occhio. Cosima conobbe
personalmente Mahler in occasione di una rappresentazione del Tannhäuser,
durante una sua visita a Lipsia nel novembre del 1887, e alla sua prima dei Drei
Pintos arrivò il direttore d’orchestra Hermann Levi, il braccio destro di Cosima
nella direzione del Festival di Bayreuth. Levi raccontò a Mahler che Cosima gli
aveva scritto «una lettera di quattro pagine» su di lui. Mahler non fu affatto
sorpreso, dunque, quando Felix Mottl si fece vivo per avere il suo parere su una
cantante destinata a Bayreuth.

27

A Felix Mottl
Lipsia, 28 maggio 1887

Caro signor Mottl!


La mia personale opinione sulla Jahns – attualmente signora Steinbach – è che
sarebbe perfetta per interpretare Ev’chen [sic] ed eventualmente anche Senta,
ma che data la natura della sua voce non può cantare Elisabeth. – È stata
scritturata qui per anni ed era amatissima, eppure non le sarebbe mai stato
assegnato quel ruolo. La voce è fresca e giovanile, ma certo non forte[,] e
decisamente «da soubrette[»]. Lei di per sé è una creatura magnifica, istintiva e
piena di talento, e se Ella dovesse mai mettere in scena i Meistersinger, non
saprei immaginare un’Evchen più adorabile. La prego tra l’altro di considerare
che la signora è stata lontana dal teatro per ben 2 anni, e in alcuni casi dovrà
anche rimettersi a studiare.
Nel pregarLa di porgere a Cosima Wagner i miei più sentiti ossequi, resto a
Sua completa disposizione
Gustav Mahler

Il 2º finale non riuscirebbe comunque a valorizzarlo.

Scritta su carta intestata della direzione dello Stadttheater di Lipsia. – FONTE: autografo, Richard Wagner
Museum mit Nationalarchiv Bayreuth (in seguito: RWA), III 833 7 48 (1). – Edizione: presunta prima
edizione. – Datazione: originale. – Caro signor Mottl!: sorprende l’appellativo confidenziale, perché è
sicuro che Mahler non avesse ancora mai conosciuto personalmente il suo illustre collega; Cosima
Wagner lo ricevette a villa Wahnfried solo durante la sua seconda visita a Bayreuth, nel 1889. – sulla
Jahns: Margarethe (anche: Magdalena) Steinbach-Jahns (1860-?), soprano. Dopo essere stata a
Francoforte sul Meno e a Danzica, nel 1882 arrivò allo Stadttheater di Lipsia, dove ebbe grande successo
prima in ruoli da soubrette, poi in parti liriche e drammatiche giovanili. Nel 1885, dopo il matrimonio
con il commerciante locale Steinbach, abbandonò la carriera. – sarebbe perfetta per interpretare
Ev’chen…: il ruolo femminile principale nei Meistersinger von Nürnberg, che Cosima Wagner preparava
per il 1888 come suo secondo allestimento dopo la morte di Wagner. Il 13 dicembre 1887 Cosima
Wagner scrive a Hermann Levi: «Ho pregato Kniese [direttore di coro, a capo della Scuola di canto del
Festival di Bayreuth, 1848-1905] di mettersi in contatto con Stägemann per ottenere e fissare una
rappresentazione dei Meistersinger con la signora Jahns-Steinbach». – non può cantare Elisabeth: il
ruolo femminile principale nel Tannhäuser di Richard Wagner. Cosima Wagner preparò per anni la prima
dell’opera per il Festival di Bayreuth. Felix Mottl, che la diresse infine nel 1891, inoltrò la lettera di
Mahler a Cosima con il commento: «Ho l’impressione che avesse ragione quando diceva che non sarà
mai una Elisabeth! Ma è solo una sensazione!».

Lipsia, la città sede di scambi commerciali che nel 1880 contava circa 120000
abitanti, era uno dei più importanti centri economici della Germania. Ancor più
importante, tuttavia, era il prestigio di cui godeva in quanto fulcro intellettuale e
letterario del Reich tedesco grazie alle numerose case editrici che vi si erano
insediate, e come città della musica. Grazie alla sua attività come Kapellmeister
del Gewandhaus e alla fondazione del conservatorio, nel 1843, Felix
Mendelssohn aveva inaugurato la fama europea di Lipsia come centro di
eccellenza per la formazione dei giovani musicisti; i successori, tra i quali Ignaz
Moscheles, Moritz Hauptmann e soprattutto Carl Reinecke, fissarono, in qualità
di docenti di strumento, standard di riferimento tuttora validi, facendo della
cittadina sassone un polo di cultura musicale tradizionalista, entrato nella storia
della musica come «Scuola di Lipsia».
Innumerevoli giovani compositori e strumentisti di grande talento
soggiornarono a Lipsia per periodi più o meno lunghi, studiando in questo
importante centro di formazione. Tra i colleghi di cui Mahler fece la conoscenza
negli anni trascorsi a Lipsia ci fu anche Ferruccio Busoni. Diciannovenne, già
osannato in patria come un genio del pianoforte, egli si stabilì a Lipsia nel
febbraio 1885, per studiare con il celebre Carl Reinecke, e vi rimase fino
all’aprile 1888, quando divenne a sua volta docente al Conservatorio di
Helsingfors. Frequentando l’Opera, Busoni, amico di Nikisch dai tempi di un
soggiorno viennese, ebbe presto modo di conoscere anche Mahler, che lo
ammirava come pianista e in seguito gli affidò parti da solista ad Amburgo,
Vienna e New York, rimanendogli amico per tutta la vita.

28

A Ferruccio Busoni
Lipsia, s.d. [autunno 1887]
Caro amico!
Che cosa sono tutti questi preamboli? Lo sa bene che non deve annunciarsi
preventivamente, quando ha voglia di venirmi a trovare.
Quindi: sono sempre a Sua disposizione – se troverà da me i 3 Pintos
completi[,] dipenderà purtroppo dal caso, perché a causa della copiatura ho
raramente i 3 volumi presso di me; quel che non riesce a vedere una volta,
comunque, lo vedrà una 2ª. Anche Lei, però, non venga a mani vuote – La prego!
Cordialmente
Suo
Mahler

Scritta su carta intestata della direzione dello Stadttheater di Lipsia. – FONTE: autografo, Deutsche
Staatsbibliothek Berlin – Preußischer Kulturbesitz, Musikabteilung mit Mendelssohn-Archiv (in seguito:
DSB), Mus. Nachl. F. Busoni II, 2947. – Edizione: Jutta Theurich, «Briefe Gustav Mahlers an Ferruccio
Busoni», in Beiträge zur Musikwissenschaft, anno XIX , 1977, fasc. 3, n. 1. – Datazione: stabilita sulla
base dei contenuti. – se troverà da me i 3 Pintos completi: Busoni era interessato all’opera Die drei Pintos
di Carl Maria von Weber, ricostruita e completata da Mahler, la cui partitura manoscritta si trovava
evidentemente dal copista per ricavarne le parti dell’orchestra. – Anche Lei, però, non venga a mani
vuote: Busoni, fin da giovane molto prolifico dal punto di vista della composizione, eseguiva a Lipsia
molte opere proprie ed era corteggiato dagli editori locali; Breitkopf e Härtel finirono per curare quasi
tutti i suoi lavori.

Gustav Mahler era consapevole che l’incarico in uno dei più importanti teatri
d’opera tedeschi poteva essere un trampolino di lancio per la sua carriera, e si
dedicò allo svolgimento dei propri compiti con tutto lo slancio e l’energia che
gli erano propri. Con la celebre orchestra del Gewandhaus, che per tradizione era
in servizio anche nel teatro d’opera, si sentì per la prima volta libero di ambire
alla realizzazione del suo altissimo ideale di perfezione artistica – e con il suo
atteggiamento inflessibile durante le prove affaticò l’orchestra al punto da
indurla a presentare una petizione al Consiglio cittadino. Si lamentava che
«durante le prove nessuno degli orchestrali sembra mai accontentare il signor
Kapellmeister Mahler, che non di rado pretende l’impossibile». La rosa delle
opere dirette da Mahler nei suoi primi mesi a Lipsia spazia da Lohengrin e
Rienzi di Wagner, a La Juive (L’ebrea) di Halévy, a Le Prophète (Il profeta) e
Les Huguenots (Gli Ugonotti) di Meyerbeer, al Freischütz e all’Oberon di
Weber, fino allo Zauberflöte di Mozart. A causa della ricordata malattia di
Nikisch, che aveva allora in preparazione il Ring des Nibelungen, Mahler si
assunse senza grande preavviso l’onere della prima della Walküre e in seguito
del Sigfried, dirigendo tuttavia anche Così fan tutte, Le nozze di Figaro, Carmen
e Fidelio – così facendo era penetrato nel dominio del rivale Nikisch.
Sebbene molto impegnato nella direzione operistica (nella sua seconda
stagione, 1887-1888, diresse novantadue rappresentazioni), Mahler trovò il
tempo per dedicarsi nuovamente all’attività creativa. Grazie a Staegemann ebbe
modo di conoscere la famiglia del nipote di Carl Maria von Weber, che risiedeva
a Lipsia, e a casa Weber poté vedere gli schizzi dell’opera comica Die drei
Pintos, lasciata incompiuta dal maestro, che decifrò, rielaborò e integrò con
propri contributi scritti nello stile di Weber fino a ricavarne una partitura pronta
per essere eseguita. La prima, tenutasi il 20 gennaio 1888, fu un grande
successo; di lì a poco si susseguirono esecuzioni a Dresda, Praga, Brema,
Breslavia, Francoforte, Amburgo, Kassel, Norimberga, e infine a Vienna,
all’Opera di Corte. Tutto a un tratto Mahler era diventato famoso – non come
direttore d’orchestra, bensì come «compositore» di un’opera di Carl Maria von
Weber.
A far sì che in breve tempo Mahler frequentasse quotidianamente la casa del
capitano Carl von Weber non fu soltanto il lavoro sui Drei Pintos. La sua fervida
passione per la signora von Weber era senza dubbio ricambiata e incoraggiata,
sebbene la moglie di Carl, Marion, avesse quattro anni più di Mahler e fosse
madre di tre figli; se si riuscì a evitare uno scandalo pubblico, fu solo con grandi
sforzi. Nonostante tutta la sollecitudine di Staegemann nei confronti del suo
Kapellmeister, su cui ormai si poteva contare solo limitatamente per via
dell’attività creativa e delle intemperanze private, anche a Lipsia nacquero dei
conflitti tra Mahler e gli organi direttivi dell’Opera. Com’era già accaduto a
Olmütz, Kassel e Praga, Mahler, tentando di imporre sul palco la sua idea di
«verosimiglianza» scenica contro la scarsa originalità del regista in carica, fece
scandalo e… si licenziò.

29

A Max Staegemann
s.l., s.d. [Lipsia, 5 gennaio 1888]

Caro, egregio signor Direttore!


La prego di non volermene, se scrivo, nonostante la strada per venire da Lei
non sia poi così lunga.
Da molto tempo colgo in Lei un certo malumore, che sarà in gran parte
attribuibile alle piccole preoccupazioni e alle seccature con cui deve
continuamente avere a che fare; ciò nonostante non posso fare a meno di
vederne la causa anche un po’ in me.
Temo che questo malumore possa crescere e infine compromettere seriamente
il bel rapporto che è stato per me fonte di grande gioia e ha reso il mio ruolo
tanto piacevole. Sono più che disposto ad ammettere che Lei abbia ragioni
sufficienti per lamentarsi di me, poiché da tempo, ormai, ho smesso di assolvere
il mio compito così come era ormai abituato ad attendersi.
So anche che di fronte a Lei non ho bisogno di avanzare delle scuse, poiché la
ragione della mia trascuratezza gliela farà certo apparire in una luce più mite.
Proprio Lei, che ha sin dall’inizio incoraggiato l’impresa in modo tanto attivo e
disinteressato, è ora il primo a doversi sacrificare per la sua riuscita,
rinunciando per un certo periodo, almeno in parte, a una risorsa di cui sarebbe
titolato a disporre pienamente per la Sua istituzione. Un poco di pazienza
ancora!
Non dia modo al Suo disappunto di crescere e sia ancora un tantino buono con
me!
Lasci passare ancora 2 settimane e [vedrà] che tornerò a essere «quello di
prima». Suvvia, non se la prenda a male!
Avrei avuto ancora molte cose da dirLe – ma penso che sia meglio chiudere
qui, e tengo in serbo la 2ª parte della mia lettera per un momento più opportuno.
Nell’assicurarLe che la Sua Stima e amicizia rappresentano i beni più preziosi
di cui io disponga e che desideri conservare[,] sono e resto nel profondo del
cuore il Suo
devoto
Gustav Mahler

P.S. (Parlo come un «sentimentalista», non c’è che dire.) (Già, a volte anche a un
Kapellmeister è consentito avere dei sentimenti.)

FONTE: autografo, DSB, Mus. ep. G. Mahler, n. 5. – Edizione: GMB, n. 66. – Datazione: la lettera è stata
protocollata manualmente dal personale del teatro: «Lipsia, 5/I 88». – rinunciando per un certo periodo,
almeno in parte, a una risorsa: nei mesi in cui lavorava alla revisione dei Drei Pintos Mahler aveva
ridotto le sue direzioni mensili a meno di dieci. – Lasci passare ancora 2 settimane: nella prima edizione
delle lettere di Gustav Mahler curate da Alma Mahler (1924; in seguito: GMB, 1924) si legge
erroneamente «due mesi», e per tale ragione si era ipotizzato un collegamento con la conclusione della
Prima Sinfonia. La prima dei Drei Pintos si tenne circa due settimane dopo la redazione della lettera. –
P.S. (Parlo come … avere dei sentimenti): queste righe sono scritte in testa alla seconda pagina della
lettera.

30

A Max Staegemann
Lipsia, 16 maggio 1888

Stimatissimo signor Direttore!


Perdurando la nota controversia fra me e il signor Goldberg, devo nuovamente
tornare sull’argomento delle mie dimissioni, che L’ho pregata di accettare.
Nel ribadire e rinnovare espressamente la mia richiesta in merito[,] mi
permetto di esporLe qui di seguito le ragioni in base alle quali credo di poter
esigere di essere sollevato dai miei vincoli contrattuali:
Per prima cosa ritengo del tutto incompatibile con l’autorità che avrò in
quanto Kapellmeister, e che mi sarà necessaria per assolvere il mio compito, il
fatto di essere messo impunemente in cattiva luce davanti al personale come è
avvenuto a causa del comportamento ostile del s[ignor] G[oldberg] nei miei
confronti. Dopo questo avvenimento ritengo quindi di non poter più svolgere il
mio compito con l’autorità che sarebbe necessaria nel mio interesse, come pure
nel Suo e in quello dell’istituzione artistica a cui appartengo. In primo luogo,
sono dunque persuaso che a causa di quell’avvenimento mi siano state rese
impossibili le ulteriori prestazioni professionali cui ero tenuto, e che anche solo
per questa ragione io sia quindi legittimato a pretendere la risoluzione del mio
contratto con Lei. –
In 2º luogo ritengo che Lei abbia di fatto già autorizzato le mie dimissioni.
Come ho già avuto modo di riferirLe[,] dopo l’episodio in questione il s[ignor]
G[oldberg] mi ha letteralmente urlato davanti al personale: «Oggi Lei ha diretto
per l’ultima volta ecc.!»
Sebbene non si possa supporre che, nell’attimo in cui ha pronunciato
quell’affermazione, il s[ignor] G[oldberg] abbia agito su Sua espressa richiesta,
io ho ritenuto doveroso additarLe in particolare quell’affermazione nella mia
lettera del giorno seguente, per sapere se anche Lei fosse d’accordo con il modo
di agire del s[ignor] G[oldberg].
Come ricorderà, nel colloquio intercorso tra me e Lei quello stesso giorno, Lei,
facendo riferimento alla mia lettera, ha dichiarato apertamente: «Ciò che fa il
s[ignor] G[oldberg], è opera mia – Lui sono io ecc…»
Ho dunque ritenuto di poter trarre la conclusione che Lei fosse senza alcun
dubbio d’accordo con il licenziamento a cui il s[ignor] G[oldberg] mi ha
inequivocabilmente condannato con quell’affermazione.
Dopo tale spiegazione, ho fiducia che Lei [riconoscerà] la legittimità giuridica
del mio punto di vista, e[,] indipendentemente da ciò, nell’interesse di tutte le
parti in causa, non mancherà di accogliere le mie dimissioni.
Nell’esprimerLe la mia più alta stima, resto
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, DSB, Mus. ep. G. Mahler, n. 6. – Edizione: GMB, n. 71. – Datazione: originale, in
calce alla lettera. – Perdurando la nota controversia tra me e il signor Goldberg: le circostanze del
conflitto con il regista principale, Albert Goldberg (1847-1905), sono del tutto vaghe; lo spunto
potrebbero essere state delle divergenze di opinione tra lui e Mahler durante le prove del Fernando
Cortez di Gaspare Spontini, rappresentato per la prima volta il 10 maggio 1888. – che Lei fosse senza
alcun dubbio d’accordo con il licenziamento a cui … condannato: il direttore Staegemann aveva
probabilmente riconosciuto che i suoi sforzi per trattenere Mahler a Lipsia sarebbero stati vani; non si
trattava solo dell’ormai famigerato conflitto con gli altri membri del direttivo del teatro: la pesante
insistenza di Mahler per occupare una posizione «di primo piano», l’immutata rivalità con Nikisch, che
Mahler non riusciva a scalzare, e lo scandalo a casa Weber che, nonostante tutte le cautele, era divenuto
di dominio pubblico, erano buone ragioni per congedarlo alla fine della stagione, in anticipo rispetto alla
scadenza del contratto.

31

A Max Staegemann
Lipsia, 17 maggio 1888

Il Kapellmeister Gustav Mahler chiede umilmente di essere dispensato dal


servizio fino al disbrigo della sua pratica.

FONTE: GMB. – Edizione: GMB, n. 72. – Datazione: secondo GMB. – fino al disbrigo della sua pratica:
la richiesta di Mahler di rescindere anticipatamente il contratto e di essere al tempo stesso dispensato dal
servizio fino alla fine della stagione fu accolta il giorno stesso. Il Leipziger Tages-Anzeiger riportò la
notizia dell’uscita di Mahler dallo Stadttheater il 24 maggio 1888. Mahler tuttavia non si accontentò di
essere esonerato dall’obbligo di dirigere ma, venendo meno ai vincoli contrattuali ancora in vigore,
lasciò Lipsia già il primo di giugno, un mese prima della fine della stagione.

Poiché a Lipsia era stato esonerato un anno prima della regolare scadenza del
contratto, Mahler, privo di un ingaggio nell’immediato, si trovava di nuovo
letteralmente in mezzo a una strada. Da una lettera inviata ai genitori a fine
maggio sappiamo che sfruttò il periodo di inattività per recarsi a Monaco e a
Dresda, a «curare i miei interessi». Con questo, egli non intendeva tuttavia solo
la ricerca di un nuovo incarico in teatro, bensì soprattutto l’opportunità di far
eseguire la sua Prima Sinfonia, ovunque fosse possibile. La composizione
dell’opera risaliva all’inizio del 1888 ed era durata complessivamente sei
settimane; fonte di ispirazione era stato senza dubbio l’amore per Marion von
Weber, anche se in seguito Mahler sottolineò con il critico musicale Max
Marschalk che «l’esperienza esteriore era lo spunto, non il contenuto
dell’opera».
In un primo momento Mahler tentò di piazzare la sua prima creatura sinfonica
a Dresda; a questo scopo egli ricorse nuovamente all’Hofkapellmeister Ernst
von Schuch, di fronte al quale l’aveva già eseguita a maggio, quando si era
recato in città per la prima locale dei Drei Pintos – all’euforia iniziale per aver
potuto fissare la prima esecuzione già il 7 dicembre seguì tuttavia la delusione
di un definitivo rifiuto. Subito dopo Mahler sondò dunque il terreno a Lipsia,
presso Paul Bernhard Limburger, presidente dei Concerti del Gewandhaus, e al
contempo tentò la sorte a Monaco. Inoltre, prese contatto con Richard Strauss,
che aveva conosciuto a Lipsia nell’ottobre del 1887, quando questi, già in
servizio come terzo Kapellmeister all’Opera di Corte di Monaco – dopo un
«anno di studio» a Meiningen sotto la guida di Hans von Bülow – aveva eseguito
la sua Sinfonia in fa minore con l’orchestra del Gewandhaus.

32

A Paul Bernhard Limburger


Praga, 13 luglio 1888
Hotel «blauer Stern»

Stimatissimo signore!
Il Capitano von Weber mi ha comunicato che Lei, signor Console, sarebbe così
gentile da interessarsi della mia Sinfonia; non serve certo che Le dica quanto
un’esecuzione presso l’istituzione da Lei diretta – unica al mondo per prestigio e
rango artistico – sia fra i miei più fervidi auspici. – Nei prossimi giorni mi
prenderò la libertà di inviarLe la mia partitura, che affido alla Sua potente
protezione.
Devo inoltre rivolgerLe la preghiera di farmi pervenire al più presto, ovvero
non oltre la fine di agosto, una Sua cortese risposta in merito, e di restituirmi
contestualmente la partitura, poiché essa deve essere trascritta per le istituzioni
musicali di Vienna, Dresda, Monaco e Praga entro l’inizio della stagione
concertistica – e per allora dovranno essere pronte anche le singole parti.
Resto, signor Console, con
la massima stima,
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

Il mio indirizzo, per ogni evenienza:


Iglau, Moravia
Wienergasse.

FONTE: autografo, Stadtarchiv Lipsia (ivi attualmente non reperibile); copia: IGMG, Gustav Mahler
Archiv, Limburger. – Edizione: presunta prima edizione; estratto in francese: Henry-Louis de La Grange,
Gustav Mahler. Chronique d’une Vie I, 1860-1900, Fayard, Paris 1979. – Datazione: originale. – signor
Console: secondo de La Grange, Limburger era console di Francia, Italia e Baden. – presso l’istituzione
da Lei diretta: Limburger era presidente della Società del Gewandhaus a Lipsia.

33

A Richard Strauss
Attualmente a Praga, Hotêl [sic] «blauer Stern»
s.d. [luglio 1888]

Caro collega!
Poiché il mio viaggio di ritorno a Monaco subirà quasi certamente un ritardo
considerevole, La prego di volermi gentilmente indicare i passi da compiere
affinché una mia sinfonia venga eseguita in città nella prossima stagione
concertistica – o di dirmi se sussiste una benché minima possibilità al riguardo.
Levy [sic] di certo non sarà ancora a Monaco – e mi pare che ormai sia tempo
di sottoporgli la partitura.
La prego, caro amico, mi consigli e – mi aiuti un poco, se può.
Un caro saluto
dal Suo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Richard Strauss Archiv Garmisch (in seguito: RStA). – Edizione: Herta Blaukopf (a
cura di), Gustav Mahler-Richard Strauss. Briefwechsel 1888-1911, München-Zürich 1980 (in seguito:
GMRS), M 1. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. L’8 luglio, il giorno dopo il suo ventottesimo
compleanno, Mahler era partito da Iglau alla volta di Praga, «per andare a trovare gli amici» (Prager
Zwischenactszeitung del 9 luglio). – Hotêl «blauer Stern»: l’indirizzo si trova sotto la firma, in calce alla
lettera. – una mia sinfonia: la Prima Sinfonia di Mahler, conclusa nel marzo 1888. – Levy: Hermann Levi
(1839-1900), in qualità di direttore musicale generale a Monaco, era anche il direttore d’orchestra nei
concerti della Hofkapelle nonché il responsabile della programmazione della stagione concertistica.

Dopo il prematuro congedo da Lipsia, Mahler non aveva grandi probabilità di


trovare un impiego adeguato. Non era più rappresentato da Gustav Lewy, non
aveva nessun altro agente e i suoi sforzi personali non sembravano molto
promettenti. A marzo, ritenendo erroneamente più sicuro il suo incarico a
Lipsia, aveva rifiutato una proposta da Francoforte, dove gli avevano offerto di
sostituire il celebre Otto Dessoff, in precarie condizioni di salute, come primo
Kapellmeister dello Stadttheater. Poco dopo tentò di candidarsi nuovamente per
quel posto, che Dessoff tuttavia non cedette finché, quattro anni più tardi, la
morte non lo colse mentre era in piena attività in teatro. La notizia che Mahler
era «libero», però, aveva cominciato a circolare, tanto che gli arrivò una
proposta da Hannover, che egli tuttavia non prese in considerazione. Mahler era
interessato al Teatro di Corte di Monaco; di conseguenza si recò in città e si
presentò all’intendente Karl von Perfall. L’Opera di Monaco d’altro canto aveva
una rosa di eccellenti Kapellmeister – Hermann Levi, Franz Fischer, Richard
Strauss –, e dunque non gli restava altro che sperare in un colpo di fortuna, in un
mutamento repentino non infrequente nel mondo del teatro.
E ciò che sembrava improbabile si verificò. Durante il suo soggiorno a Praga,
Mahler aveva incontrato anche il suo amico di gioventù Guido Adler, che dal
1885 era professore di Musica all’Università Carolina. Adler, a sua volta, era
amico del violoncellista praghese David Popper, che insegnava all’Accademia
Musicale di Budapest, e sfruttò questo legame per sondare il terreno a favore di
Mahler. A Budapest erano sopraggiunte circostanze che imponevano al governo
di cercare un nuovo direttore per l’Opera. Popper si affrettò a comunicare a
Adler che «avrebbe indirizzato» la sua lettera, o meglio «la parte principale di
essa, a proposito del signor G. Mahler, nella sede appropriata, dove vengono
prese le decisioni sulla definitiva assegnazione del posto da lungo tempo
vacante, una faccenda assai lunga e contorta, alla stregua di un antico serpente
marino». Quando il successore del conte Keglevich, già sotto contratto, si ritirò
all’improvviso, si dovette trovare un nuovo candidato quasi da un giorno
all’altro. Così Mahler ricevette la proposta urgente di recarsi a Budapest per le
trattative, e chiese al noto critico musicale di Dresda Ludwig Hartmann,
conosciuto a casa Weber, se dovesse o meno accettare l’incarico.

34

A Ludwig Hartmann
Vienna, domenica [23 settembre 1888]

Stimatissimo amico!
Ho letto con vero e proprio entusiasmo il Suo Memento al s[ignor] Hansli[c]k.
È nuovamente riuscito a zittire quel tale tanto arguto!
L’Intendenza dell’Opera di Corte di Pest ha appena avviato delle trattative con
me per il posto vacante di Direttore. – Essendo stato convocato con urgenza[,]
partirò domani per un colloquio personale.
– La Sua considerazione riguardo a Monaco nell’ultima lettera mi ha indotto a
supporre che Lei sappia forse qualcosa di più preciso su quanto sta succedendo
lì.
Le confesso in tutta franchezza che, nonostante il prestigioso incarico
offertomi a Pest, per me lavorare in Germania in una sede di rilievo sarebbe
incomparabilmente più gradevole. – Temo anche che a Pest – almeno nei primi
anni [–] non avrei un attimo di tempo libero per occuparmi delle mie opere.
Che cosa devo fare? – A Pest premeranno certamente affinché io prenda una
decisione. – Posso chiederLe di dirmi molto brevemente la Sua opinione e come
devo interpretare il Suo commento su Perfall?
Può scrivermi al seguente indirizzo:
G. M.
Budapest
Hotêl [sic] «Jägerhorn».
L’inconveniente a Dresda è davvero spiacevole! L’idea di Wolff però non è
affatto male. – Viene di sicuro da Lei, vero?
Pensi che 2 mesi fa, tramite Wolff, mi era stata proposta l’intera serie di
concerti, e io ho rifiutato l’offerta solo per non trovarmi in competizione con
Schuch e la sua orchestra.
Lei non c’era, altrimenti Le avrei naturalmente chiesto consiglio!
La prego di mandarmi al più presto anche solo un biglietto!
Il Suo devotissimo estimatore
Gustav Mahler

Vedermi stampato è stato molto divertente! E la testimonianza precedente! –


Sono proprio arrossito!

FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Hartmann, Ludwig. – Edizione: presunta
prima edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. In una lettera a Fritz Löhr (GMB, n. 74,
datata «Iglau, estate 1888») Mahler scrive: «Domenica sera vengo a Vienna per questioni molto
importanti». – il Suo Memento al s[ignor] Hansli[c]k: non individuato. Eduard Hanslick (1825-1904) era
uno dei critici musicali più influenti del tempo e autore di un volume di estetica (Il bello musicale); fu
corrispondente del quotidiano viennese Neue Freie Presse dal 1864 al 1901. – L’inconveniente a Dresda:
con questa espressione Mahler si riferisce probabilmente alla disdetta ricevuta da Ernst von Schuch
riguardo alla prima esecuzione della sua Prima Sinfonia. – L’idea di Wolff: probabilmente Hartmann
aveva proposto di far eseguire la sinfonia tramite l’impresario Hermann Wolff (1845-1902). – tramite
Wolff … l’intera serie di concerti: nel 1880 Hermann Wolff aveva fondato a Berlino la Konzertdirektion
Hermann Wolff, facendola diventare, di successo in successo, una delle più importanti agenzie
concertistiche tedesche, con contatti in tutta Europa. Come era già accaduto prima a Berlino e poi ad
Amburgo, nel 1885 Wolff organizzò anche a Dresda dei «Concerti filarmonici in abbonamento»,
affidandone l’esecuzione alla seconda – dopo la celebre Hofkapelle – orchestra cittadina, il cosiddetto
Gewerbehaus-Orchester (in seguito: Filarmonici di Dresda). La direzione spettava a Jean Louis Nicodé
(1853-1919), noto anche come pianista e compositore; quando nel 1888 questi diede le dimissioni e
Mahler rifiutò di prenderne il posto, Wolff decise di interrompere i concerti con la fine della stagione
1888-1889. – Vedermi stampato: non individuato. – la testimonianza: non individuato.
«Trapiantato in terra straniera»
Budapest, 1888-1891

La Regia Opera Ungherese a Budapest, trasferitasi solo nel 1884 nella sfarzosa
sede (che si rifaceva all’Opera di Corte di Vienna) situata lungo l’elegante
boulevard Andrássy út, era entrata in crisi pochi anni dopo l’inaugurazione. Il
conte István Keglevich – già il secondo intendente dall’apertura –, dopo appena
due anni di attività, in cui aveva portato il teatro «sull’orlo della rovina» a causa
delle «manie di grandezza e [del]le spese di gestione esagerate», fu licenziato
all’inizio del 1888. Il primo Kapellmeister, Sándor Erkel – figlio del
settantottenne Ferenc Erkel, autore delle due principali opere nazionali
ungheresi, Hunyadi Lázló e Bánk bán (Il palatino Bánk), e considerato un vero e
proprio monumento nazionale –, che era al contempo anche direttore dell’Opera,
non riusciva tuttavia a far fronte ai problemi organizzativi di un teatro di quelle
dimensioni e si abbandonò all’inerzia e alla rassegnazione; l’ensemble locale,
inoltre, non era all’altezza dei compiti artistici, nel frattempo aumentati,
sebbene per il momento questo problema non fosse ancora evidente per il gran
numero di cantanti famosi reclutati all’estero.
Il commissario governativo Ferenc von Beniczky, un alto funzionario del
Ministero senza alcuna esperienza teatrale, nominato direttore ad interim, si
assunse il difficile compito di arginare le spese alzando allo stesso tempo il
livello artistico. Egli ridusse quindi drasticamente gli inviti a cantanti stranieri;
cercava tuttavia con urgenza anche un nuovo direttore dell’Opera e lo trovò in
Felix Mottl. Questi sembrò di nuovo sul punto di lasciare il suo posto a
Karlsruhe, ma ancora una volta non se la sentì di correre il rischio. Nonostante il
5 giugno avesse sottoscritto un contratto che lo vincolava a prendere servizio a
Budapest il primo ottobre 1888, all’inizio della stagione, il 15 settembre, per
ragioni ignote, diede di nuovo disdetta. Il «sostituto», che Beniczky trovò
all’ultimo minuto, grazie alla mediazione dei suoi amici Ödön von Mihalovich,
direttore dell’Accademia Musicale di Budapest, e David Popper, si chiamava
Gustav Mahler.
L’originaria risposta affermativa di Mottl era stata evidentemente tenuta
segreta, perché il carteggio tra Guido Adler e David Popper in cui si fa il nome
di Mahler risale al mese di luglio, troppo tardi per suggerire un candidato
alternativo, e d’altro canto invece tempestivo grazie alla rinuncia di Mottl. Le
trattative con Mahler vennero condotte in gran fretta e in tutta segretezza, e la
Regia Opera Ungherese ebbe un nuovo direttore giusto in tempo per l’inizio
della stagione 1888-1889. Per il primo incarico direttivo della sua vita, il
ventottenne Mahler aveva ottenuto ottime condizioni: un contratto per dieci
anni, uno stipendio annuale di 10000 fiorini e completa libertà decisionale in
materia artistica. Il 30 settembre – ancora in incognito – Mahler varcò per la
prima volta la soglia dell’Opera di Budapest, il 7 ottobre convocò i
rappresentanti di tutti i giornali più importanti per la sua prima conferenza
stampa, e il 10 ottobre – dopo aver ricevuto il caloroso benvenuto
dell’intendente Beniczky, che si sarebbe rivelato uno dei suoi amici più fedeli –
riunì l’intero ensemble del teatro per rivolgere un saluto, la cui traccia scritta
(certamente destinata a essere tradotta in ungherese) ci è stata tramandata da
Ludwig Karpath nel suo libro di memorie Begegnung mit dem Genius («Incontro
con il genio»).

35

Ai membri della Regia Opera Ungherese


s.l., s.d. [Budapest, 10 ottobre 1888]

Gentili signore e signori!


Oggi ho l’onore di assumere la direzione di un’istituzione che è chiamata a
essere, sotto tutti i punti di vista, la patria e il baluardo dell’arte nazionale di
questo paese. – In primo luogo desidero ringraziare il nostro illustre superiore, il
Segretario di Stato von Beniczky, per la fiducia con cui ha voluto affidarmi un
compito tanto ricco di responsabilità ma anche prestigioso, promettendo altresì
di dedicarmi all’incarico che mi è stato assegnato con tutta l’anima e con tutte le
mie forze. E vorrei rivolgere qualche parola anche a Voi, signore e signori!
Con gioia e orgoglio vedo riunita intorno a me una schiera di artisti che ogni
condottiero sarebbe fiero di condurre al trionfo. Ciascuno di noi dev’essere
colmo di orgoglio per il fatto di appartenere a un’istituzione che il sublime
protettore delle arti, Sua Maestà il Re, sostiene con tanta magnanimità e
munificenza, per la quale il supremo rappresentante del Regno non ha mai
badato a spese, e che costituisce – dovrebbe costituire – il fulcro di tutti gli
slanci artistici dell’Ungheria e al tempo stesso l’orgoglio della nazione. D’altro
canto, però, di quante severe pretese nei confronti di noi stessi deve investirci la
nostra coscienza, dal momento che siamo coloro ai quali spetta di conservare e
accrescere l’importanza di una tale istituzione. –
Signore e signori – giuriamo solennemente a noi stessi, di votarci anima e
corpo al compito che ci è toccato! Massimo rigore nell’adempimento di
ciascuno dei propri obblighi, e piena fedeltà e abnegazione nei confronti del
gruppo – sia questo il motto che scriveremo sulla nostra bandiera.
Per il momento non aspettateVi da me promesse o provvedimenti. Oggi non
annuncerò alcun programma.
In primo luogo vogliamo conoscerci reciprocamente e raccoglierci in vista del
difficile compito che ci attende.
Se qualcosa posso prometterVi fin d’ora, è che Vi precederò lungo il cammino
dandoVi il buon esempio quanto a letizia del fare e onestà delle intenzioni!
Mettiamoci al lavoro – e facciamo dunque la nostra parte!
E allora sì che anche il successo coronerà la nostra opera!
Vi congedo ora nella gioiosa speranza che possiate tutti aderire alle mie parole
come veri artisti e che mi sosterrete nel mio difficile compito.
[Gustav Mahler]

FONTE: Ludwig Karpath, Begegnung mit dem Genius, Wien-Leipzig 1934 (in seguito: BmG), p. 17 sg. –
Edizione: GMB, n. 75. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – il Segretario di Stato von
Beniczky: Ferenc von Beniczky (1833-1905). – Sua Maestà il Re: Francesco Giuseppe I, imperatore
d’Austria, dal 1867 anche re d’Ungheria.

Sappiamo che Mahler, molto acuto, cauto e sensibile, sebbene gli ungheresi non
lo considerassero allora sufficientemente all’altezza e di successo, reagì da un
lato alle tradizioni culturali vigenti, e dall’altro alle animosità e ai risentimenti
della stampa della sua nuova sede. «Nessuna testa calda nazionalista» sostiene
Alexander Jemnitz in un apprezzamento sull’attività di Mahler a Budapest
«avrebbe potuto mettere a punto un piano di lavoro più patriottico» – certo senza
che con ciò Mahler riuscisse a esaudire le smisurate richieste e aspettative dei
nazionalisti. Promise per esempio «di fare dell’Opera una vera istituzione
nazionale ungherese», mise in cantiere la costituzione e la cura di un ensemble
autoctono e sviluppò il progetto di un «ciclo storico di opere ungheresi». Mahler
teneva soprattutto a ripulire il repertorio del teatro dal bilinguismo, che aveva
avuto inizio con i solisti esterni e aveva assunto forme grottesche.
Egli tentò febbrilmente di costituire un nuovo ensemble, in cui tutti i ruoli
fossero ricoperti da cantanti di alto livello di origini ungheresi o disposti a
imparare le proprie parti in ungherese; anche per le posizioni direttive ancora
scoperte la conoscenza della lingua ungherese giocò un ruolo molto importante.
Al tempo stesso, si cercò di assumere cantanti all’altezza delle esigenze delle
rappresentazioni wagneriane che Mahler aveva in programma (fino ad allora il
Ring des Nibelungen era stato portato in scena una sola volta a Budapest, nel
1883, in una recita straordinaria della compagnia wagneriana itinerante di
Angelo Neumann). Per raggiungere questi nuovi obiettivi, Mahler ricorse subito
a più agenti teatrali, ma si rivolse anche – non senza orgoglio, possiamo
immaginare, per il fatto di poterlo finalmente trattare «da pari» – al direttore
dell’Opera di Corte di Vienna.

36

A Wilhelm Jahn
Budapest, 8 ott[obre] 1888

Stimatissimo signor Direttore!


Il signor Lewy mi propone per un posto di regista principale all’Opera di
Budapest il signor Josè Ledèrer [sic], appellandosi alla Sua raccomandazione. –
Poiché tale incarico, qui, data la totale disorganizzazione di tutto il comparto
tecnico, è di vitale importanza e al contempo particolarmente complesso –
occorre una persona di grande esperienza, che sia all’altezza del proprio compito
–, mi rivolgo umilmente a Lei affinché possa comunicarmi in tutta franchezza la
Sua opinione sul signor L[ederer], ed eventualmente segnalarmi anche un’altra
persona. –
Se oso importunarLa al riguardo, è solo perché per la nostra istituzione si
tratta di una faccenda assai gravida di conseguenze e di cruciale importanza.
La prego di accogliere sin d’ora il mio più sentito ringraziamento e
l’espressione della massima stima
del Suo
devotissimo
Gustav Mahler

Indirizzo: R. Opera
Budapest

La prego altresì di considerare questa comunicazione come strettamente


riservata.

FONTE: autografo, Österreichisches Staatsarchiv, Haus-, Hof- und Staatsarchiv Wien (in seguito: HHStA),
[Akten] Oper, Zl. 15/1889. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: originale. – un posto di
regista principale: dopo le dimissioni presentate da Gyula Káldy, sotto contratto fino al 1891, nel luglio
del 1888, il commissario governativo Beniczky aveva cooptato Kálmán Alszeghy (1852-1927), che fino
a quel momento aveva ricoperto il ruolo di regista. In vista dei suoi grandi progetti artistici Mahler cercò
tuttavia un professionista esperto, al quale sarebbe spettata la qualifica di regista principale. Gli sforzi di
Mahler furono vani, tanto che egli si assunse personalmente la regia dei più importanti fra i suoi nuovi
allestimenti. – Josè Ledèrer: József Lederer (1842-1895), attore che studiò in seguito da tenore
drammatico; dal 1870 fino al suicidio, nel 1895, lavorò in diversi teatri tedeschi, da ultimo allo
Stadttheater di Francoforte. Nonostante prima del 1884 fosse stato più volte ospite nell’allora Teatro
Nazionale di Budapest, non fu mai ingaggiato come regista.

37

A Gustav Lewy
Pest, 5 ot[tobre] [18]88

Caro amico!
In tutta fretta, quanto segue:
alla signora Braga l’intendente offre un contratto triennale a 12000 fiorini:
Vacanze invernali impossibili. D’estate come stabilito 4 mesi di vacanza. –
Debutto immediato o a piacere! Purtroppo non possiamo permetterci di pagare
di più! Dica alla signora Braga che sarei molto felice di poterla accogliere qui il
più presto possibile. – Se la signora Braga non accetta, La prego di farmi
immediatamente altre proposte. –
Lara la prenderò nuovamente in considerazione. – Accetterebbe anche un
compenso molto basso?
A Lederer farò un’offerta a breve – in linea di principio siamo d’accordo sul
fatto di sostenerlo. – La prego di chiedergli espressamente se a Francoforte ha
partecipato a grandi opere, specialmente Wagner!
I Korrepetitor devono sapere l’ungherese. – Lei non conosce nessun
ungherese?
E ora la cosa più importante: Heldentenor – cantante altamente drammatica
(Brünnhilde)!
Questi 2 elementi sono per me una questione scottante! Nei prossimi giorni
devo risolverla a qualsiasi costo (solo non troppo alto!).
Come stanno le cose con Szigelli?
Mi faccia delle proposte!
Riguardo alla Braga La prego di rispondermi a stretto giro, per avere il tempo
di cercare un rimpiazzo.
Un saluto cordiale
da
Mahler

FONTE: autografo, WienBibl, Slg. M09H, segnatura: H.I.N. 123.515. – Edizione: Zoltan Roman, Gustav
Mahler and Hungary, Budapest 1991, p. 44 sg. – Datazione: originale. – Pest: la capitale ungherese
Budapest era nata solo nel 1873, dalla fusione delle due città di Buda (con Óbuda) e Pest, divise dal
Danubio. – alla signora Braga: Hermine Braga-Jaff (1859-1911) debuttò a diciotto anni all’Opera di
Corte di Vienna ed ebbe un tale successo che fu subito assunta e fece parte dell’ensemble fino al 1887; in
seguito si dedicò a tournée internazionali. Non accettò nessun impiego fisso a Budapest, ma nell’autunno
del 1889 cantò come ospite in cinque rappresentazioni. – Lara: non individuato. – la cosa più
importante: Heldentenor: a pochi mesi dalla prima della Walküre, Mahler evidentemente cercava ancora
un tenore eroico per il ruolo di Siegmund. – cantante altamente drammatica (Brünnhilde): Mahler la
trovò a casa propria: Arabella Szilágyi (1861 o 1863-1918) era una componente dell’ensemble, già
licenziata dal commissario governativo von Beniczky prima che le sue qualità drammatiche venissero
scoperte da Mahler. – Szigelli: Eduard von Szigelli (ca. 1845-?), tenore. Non sono molti i fatti noti della
biografia di questo cantante indubbiamente importante. Tra il 1875 e il 1889 si ha notizia di ingaggi a
Lubecca, Graz, Colonia, Norimberga, Düsseldorf e Francoforte sul Meno. Mahler probabilmente lo
conosceva dai tempi di Lipsia, dove era stato in tournée nel 1885. A Budapest Szigelli non si è mai
esibito.

38

A Gustav Lewy
Pest 7 ott[obre] [18]88
Caro amico!
Prenderei molto volentieri in considerazione la signora Braga – ma non posso
certo cambiare le consuetudini vigenti qui – posso soltanto dare disposizioni nel
rispetto delle condizioni che mi sono state imposte, e devo dunque restare alle
mie proposte iniziali. Poiché anch’io devo decidere al più presto – per questo
ruolo ho ricevuto diverse offerte – La prego di farmi sapere subito se si può
raggiungere un accordo sulla base della mia offerta.
Inoltre, per favore, mi faccia sapere subito, possibilmente con un telegramma,
le condizioni del signor Sigilli [sic]. – La tournée per favore per novembre – la
Walküre dovrebbe poi [?] eventualmente cantarla già come membro assunto – o
intorno alla 2a metà di dicembre o all’inizio di gennaio.
Riguardo a [manca una parola] non riesco a prendere una decisione così in
fretta come pensa Lei. In primo luogo, qui i rapporti non sono ancora definiti – e
io devo ancora barcamenarmi un po’ (in questa direzione) per non urtare subito
gli interessati. –
La invito inoltre a chiedere subito anche a Kreibig se conosce l’ungherese, e a
scoprire perché se n’è andato da Amburgo dopo il 1º anno.
La prego infine di farmi sapere qualcosa di preciso su Ernst e de Grach. –
Quest’ultimo sarebbe la mia prima scelta. Caro amico – me lo procuri –
eventualmente sono anche disposto ad andare a Francoforte.
La prego di far sapere alla signora Braga che, soprattutto all’inizio, non
possono assolutamente essere assegnate vacanze invernali – ed è inutile
qualsiasi trattativa in merito. Il perché non le sia chiara la questione del
licenziamento nel primo anno, non lo capisco, dal momento che tutti i contratti
teatrali contengono questo punto. – Mi domando poi perché non possa cercare di
imparare un po’ di ungherese (considerato che, essendo lei ungherese, non le
sarà certo difficile) – quando noi da parte nostra siamo disposti ad accontentarci,
e dobbiamo sempre lasciarle del tempo tra un ruolo e l’altro, non avendo di
conseguenza da lei alcun supporto per il repertorio.
In ogni caso, la questione deve essere risolta al più presto perché io non posso
più attendere a lungo.
La prego di rispondermi subito
Il Suo devotissimo
Mahler
FONTE: autografo, WienBibl, Slg. M09H, segnatura: ignota. – Edizione: Roman, op. cit., p. 45 sg. –
Datazione: originale. – Walküre … intorno alla 2ª metà di dicembre o all’inizio di gennaio: la prima ebbe
luogo il 27 gennaio 1889. – Kreibig: Edmund Kreibig (1851-1894), figlio dell’allora noto attore e
direttore teatrale Eduard Kreibig, era regista principale ad Amburgo e Francoforte sul Meno. – Ernst:
Henrik (Heinrich) Ernst (1846-1919) cominciò la sua carriera di cantante nel 1872, come baritono, e
debuttò nel 1875, da tenore, all’Opera di Corte di Berlino, dove nel 1885 cantò la parte del protagonista
nella prima del Sigfried di Wagner. Nel 1885 e poi di nuovo nel 1895 andò in tournée all’Opera di
Budapest. – de Grach: tenore (1858-?), era stato scritturato a Breslavia, Praga, Brünn, Graz e
Francoforte, prima di esibirsi due volte come ospite a Budapest nella primavera del 1889 e divenire poi
un membro stabile dell’ensemble. – disposto ad andare a Francoforte: il 4 novembre 1888 Mahler si
recò a Francoforte per ascoltare il tenore e ingaggiarlo.

39

A Ignaz Wild
s.l., s.d. [Budapest, inizio di ottobre 1888]

Caro signor Wilt [sic]!


Il mio più sentito ringraziamento per la Sua grande attenzione!
Ora badi soltanto di spuntarla anche a Brünn[,] Graz – ecc.
A proposito della signora Kupfer-Berger, devo ribadire con fermezza che non
[posso] andare oltre la somma di 14000 fiorini, e La prego di non fare altri
tentativi. – A fronte delle nostre attuali disponibilità economiche non sono
proprio in grado di offrire di più.
Inoltre, chiedo che venga presa al più presto una decisione, dal momento che
dovrei poi eventualmente muovermi in altra direzione.
Per il debutto Senta, Elsa e Gioconda vanno benissimo. – Gli altri ruoli
possiamo poi concordarli a voce con la signora K.
Riguardo alla signora Papier, Le scriverò prossimamente.
Un saluto cordiale dal devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, ÖNB, Handschriftensammlung (in seguito: HS), n. 295/45-5. – Edizione: Roman, op.
cit., p. 46. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – di spuntarla anche a Brünn, Graz – ecc.: non
individuato. – della signora Kupfer-Berger: Mila (Ludmilla) Kupfer-Berger (1852-1905) cominciò la
carriera all’Opera di Corte di Berlino e la proseguì all’Opera di Corte di Vienna fino al 1885. Poi si esibì
in tournée in tutti i maggiori teatri d’opera italiani, e in seguito anche a Barcellona, Madrid, Londra,
Buenos Aires e Rio de Janeiro. – Senta, Elsa e Gioconda: i ruoli femminili principali in Der fliegende
Holländer (L’Olandese volante) e nel Lohengrin di Wagner, e nella Gioconda di Amilcare Ponchielli. –
Riguardo alla signora Papier: Rosa Papier (1858-1932), soprano, era allora all’apice della sua breve
carriera all’Opera di Corte di Vienna; Mahler dovette rinunciare ad averla in tournée a Budapest per
ragioni finanziarie.

Le lettere scritte da Mahler durante gli anni trascorsi a Budapest sono perlopiù
corrispondenza di routine, come quella che tutti i direttori di teatro devono
sbrigare quotidianamente; a sorprendere sono tuttavia l’avvedutezza, la
sicurezza professionale e la disinvoltura con cui egli gestisce le questioni
amministrative, come se nelle sue precedenti esperienze teatrali non avesse mai
fatto altro. I primi mesi della sua attività a Budapest furono esclusivamente
dedicati a provvedimenti organizzativi e programmazione artistica; il direttore
d’orchestra Mahler non fece subito la sua comparsa. Ciò che avrebbe potuto
rendere l’Opera «una vera istituzione nazionale ungherese» erano delle
rappresentazioni in lingua ungherese; Mahler commissionò quindi le traduzioni
in ungherese delle novità in programma. Allo stesso tempo si adoperò per
rinnovare e arricchire il repertorio operistico. Così, nell’ottobre del 1888, il
cartellone fu inaugurato dalla prima di Les Pêcheurs de perles di Bizet (in
ungherese: A gyöngyhalászok) – direttore d’orchestra Sándor Erkel, regista
Kálmán Alszeghy – e da un nuovo allestimento della Fille du régiment (Marí, az
ezred leánya) di Donizetti, seguiti da Das Nachtlager von Granada (A granadai
éjji szállás) di Konradin Kreutzer a novembre e dal balletto di Josef Bayer, Die
Puppenfee (A babatündér), a dicembre.
I cinquant’anni di carriera come direttore d’orchestra di Ferenc Erkel furono
festeggiati con una rappresentazione celebrativa del suo Hunyadí László, di cui
lo stesso Erkel diresse i primi due atti, lasciando i due successivi ai figli Gyula e
Sándor. Durante l’intervallo Mahler consegnò al festeggiato una corona d’alloro;
già in precedenza, egli aveva annunciato l’intenzione di reinserire in cartellone
Brankovics György, un’opera di Erkel non più rappresentata da tempo (la prima
si tenne a febbraio del 1889). Mahler stesso, in quelle settimane, preparava con
grande energia e prove ininterrotte le due prime wagneriane del Rheingold (A
Rajna kincse) e della Walküre (A walkür), che per la prima volta avrebbero
offerto ai locali amanti dell’opera il Ring in una produzione «domestica»,
interamente eseguito in ungherese da cantanti ungheresi, contribuendo al tempo
stesso a farlo conoscere come direttore d’orchestra. Entrambe le serate – Die
Walküre venne rappresentata in versione integrale – furono un trionfo.
40

A Ferenc Erkel
Budapesten, 1888 november 29

Nagyságos Úr!
Brankovics György cimű operáját, a m. kir. Operaházban új betanulással
szinrehozatni szándékozván, azon tiszteletteljes kérelemmel fordulok
Nagyságodhoz, szíveskedjék ezen opera szereposztására vonatkozó intentióit
velem mielőbb közölni.
Fogadja Nagyságod kiváló tiszteletem nyilvánítását.
Gustav Mahler
a m. kir. Operaház
műv. igazgatója.

Budapest, 29 novembre 1888

Gentile signore,
mi rivolgo a Lei in merito all’imminente nuovo allestimento e alla
rappresentazione della Sua opera «Brankovics György», pregandoLa di volermi
comunicare al più presto le Sue intenzioni a proposito dell’assegnazione delle
parti.
Voglia accettare l’espressione della mia più alta stima
Gustav Mahler
Direttore artistico
del Regio Teatro dell’Opera Ungherese

Lettera della Cancelleria [Kanzleibrief], con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo,
Országos Széchényi Könyvtár (Biblioteca Nazionale) Budapest (in seguito: NBB), Handschriftenarchiv
(in seguito: HA), Fond XII, 720, Ep. Mus. 171/1. – Edizione: Ferenc Bónis, «Gustav Mahler und Ferenc
Erkel. Beiträge zu ihren Beziehungen zueinander im Spiegel vier unbekannter Briefe von Mahler», in
Studia Musicologica, vol. I, nn. 3-4, 1961. – Datazione: originale. – Brankovics György: la terzultima
delle nove opere composte da Ferenc Erkel (1810-1893), rappresentata per la prima volta a Budapest nel
1874; Mahler riuscì a portarla in scena all’Opera Reale già il 23 febbraio 1889.
[trad. it. dalla versione tedesca di Susanna Großmann-Vendrey]
Non è solo una missiva all’amico paterno Max Staegemann a informarci di
quanto, come musicista, Mahler debba aver sofferto per la dittatura linguistica
ungherese da lui stesso imposta. «Qui non si può cantare in tedesco» si lamenta
fin dalla sua prima lettera a Lilli Lehmann, che vuole assolutamente invitare per
una recita straordinaria; e quando in seguito la prega di cantare anche Die
Walküre – in quanto, tra le cinque opere scelte per le sue apparizioni, questa
sarebbe «l’unica occasione di lavorare insieme, dal momento che la dirigo
personalmente» – gli viene spontaneo aggiungere: «Se se la sente, farà una
buona azione nei confronti di un musicista tedesco trapiantato in terra straniera,
che ha molta nostalgia di rivedere la vera Brünnhilde, sebbene travestita».
Wilhelm Kienzl, che in seguito avrebbe composto Der Evangelimann
(L’evangelista), racconta nelle proprie memorie di una sua visita ad aprile del
1889, in cui assistette alle prove delle Nozze di Figaro condotte da Mahler,
dicendo che già allora, a livello confidenziale, Mahler «aveva espresso in modo
molto eloquente la sua indicibile nostalgia per il canto tedesco», «una nostalgia
che diveniva ogni giorno più forte, nonostante la sua posizione di primo piano e
la totale autonomia». Kienzl deve essersi recato da Mahler per cercare di
persuaderlo a rappresentare a Budapest la sua prima opera, Urvasi, dopo che un
precedente tentativo non era evidentemente andato a buon fine.

41

A Wilhelm Kienzl
s.l. [Budapest], 5.3.[18]89

Stimatissimo Dottore!
In tutta fretta Le comunico che non so nulla della Sua opera – ovvero del fatto
che sia stata consegnata in questo teatro [–], ma che mi occuperò senz’altro
della cosa. –
A breve, comunque, è da escludere che si possa rappresentarla qui, poiché io
devo prima mettere faticosamente insieme i tasselli fondamentali di un
repertorio operistico, affinché si possa parlare davvero di teatro. – Non appena
questo aspetto sarà sistemato, mi dedicherò con grande interesse alla nuova
corrente e alle Sue opere.
Il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, WienBibl, Slg. M09H, segnatura: H.I.N. 202.088. – Edizione: presunta prima edizione.
– Datazione: originale. – della Sua opera: la prima opera di Wilhelm Kienzl (1857-1941), Urvasi op. 20,
era stata composta nel 1884 ed eseguita per la prima volta a Dresda nel 1886. – alla nuova corrente e
alle Sue opere: Mahler si riferisce senza dubbio agli epigoni romantici di Wagner: oltre a Kienzl, i
compositori Engelbert Humperdinck e Siegfried Wagner.

Nonostante il rispetto quasi sottomesso che Mahler tributava a Ferenc Erkel, di


cinquant’anni più anziano di lui, nacquero dei conflitti con suo figlio Sándor,
che Mahler (senza contestargli il titolo di primo Kapellmeister) aveva de facto
ridotto all’insignificanza. Il giovane Erkel non si limitava a tessere intrighi
contro Mahler con tutte le sue forze, ma tentò anche di sottrarsi alla
retrocessione mediante un trasferimento all’Opera di Corte di Berlino – invano,
perché né Mahler né von Beniczky pensavano di destituirlo dalla sua importante
funzione di Kapellmeister per le opere di repertorio. Ciò nonostante la questione
si trascinò fin dopo la partenza di Mahler da Budapest; certo è che Sándor Erkel
– nominato «direttore musicale generale» honoris causa nel 1896 – rimase
semplicemente il Kapellmeister del teatro fino alla sua morte, nel 1900. Alla
fine di agosto del 1889 Mahler tornò a Budapest dopo le vacanze per presenziare
a un gala di danza in onore dello scià di Persia. Inaugurò la stagione operistica
con la prima rappresentazione del Lohengrin in versione integrale, seguita
dall’amato Die lustigen Weiber von Windsor (A windsori víg nök) di Otto
Nicolai – in entrambi i casi, per il direttore d’orchestra Mahler, si trattò di un
vero e proprio trionfo di pubblico e critica.
In autunno la vita privata di Mahler fu segnata da disgrazie familiari – la
morte della madre e, due settimane prima, della sorella Leopoldine, ventiseienne
–, dalla conseguente preoccupazione per i fratelli più piccoli, e dai clamori
suscitati sulla stampa locale dai resoconti delle sue «relazioni extraprofessionali
con due cantanti del teatro – Bianca Bianchi e Arabella Szilágyi ovvero,
rispettivamente, la stella apprezzata nei ruoli da soubrette e la Brünnhilde e la
Ortrud scoperta da Mahler nel suo ensemble. L’avvenimento più importante
tuttavia fu la prima esecuzione, il 20 novembre 1889, della sua Prima Sinfonia,
all’epoca ancora intitolata «Poema sinfonico in due parti» e costituita da cinque
movimenti. Mahler diresse gli orchestrali della Regia Opera Ungherese, che già
nel 1853 – seguendo l’esempio dei loro colleghi viennesi undici anni prima –
avevano fondato una propria associazione indipendente per le esibizioni
concertistiche, chiamata «Filarmonica di Budapest». L’esecuzione – deludente,
nonostante la lettera di ringraziamento elogiativa inviata da Mahler all’orchestra
– causò al compositore solo incomprensioni da parte del pubblico e
disapprovazione sugli organi di stampa, anche da parte di amici quali i critici
August Beer e Victor von Herzfeld.

42

A Sándor Erkel
Signor A[lexander] Erkel
Budapest, 27 aprile 1889

Egregio signore!
Con grandissimo rammarico devo comunicarLe che, nonostante il mio
interessamento, il commissario governativo von Benitzky [sic] ha espresso
parere negativo in merito alla Sua richiesta, e che sono disponibile a discutere i
dettagli con Lei a voce.
Per quanto riguarda la prima parte della Sua richiesta, ritengo peraltro che da
un punto di vista pratico per Lei sarebbe del tutto indifferente; posso tuttavia
assicurarLe che, almeno un anno prima della scadenza del Suo attuale contratto,
avrà la facoltà di accettarne l’eventuale prolungamento.
Il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Biblioteca Nazionale di Budapest, Sezione Manoscritti (in seguito BNB, SMs), Fond
XII, 721, Ep. Mus. 377/1. – Edizione: Roman, op. cit., p. 62. – Datazione: originale «1889. Budapest, il
27 aprile». – alla Sua richiesta: secondo Zoltan Roman, negli archivi di Budapest non è possibile
rintracciare alcuna richiesta di rescissione anticipata del contratto da parte di Erkel, mentre è documentata
una bozza di contratto di assunzione all’Opera di Corte di Berlino risalente a questo periodo; l’offerta
berlinese deve essere stata all’origine del desiderio di Erkel di lasciare Budapest.

43

A Sándor Erkel
s.l., s.d. [Monaco?, luglio 1889]
Egregio signore!
Ricevo la Sua cortese lettera in un letto d’ospedale. –
L’importanza della questione è tale da farmi vincere la resistenza causata dalla
mia debolezza; non posso dilungarmi troppo.
La prego innanzitutto di credere che considero la Sua richiesta con
l’oggettività e la sollecitudine cui mi vincolano il rispetto che ho di Lei e il peso
delle ragioni da Lei addotte.
Fermo restando che fatico a immaginare che possa trovare un posto più
vantaggioso dal punto di vista materiale (badi bene, uno stipendio di 4500
fiorini, 4 mesi di ferie), Lei è così indispensabile e imprescindibile per il teatro,
che considererei una grande sconsideratezza da parte mia perderLa con tanta
leggerezza. –
Ammetto che al momento, moralmente parlando, la Sua situazione è difficile e
penosa, – e anche in virtù di questo Le ho già dimostrato di essere pronto a
concederLe qualsiasi cosa possa alleviarLe i disagi della condizione attuale.
– Nego tuttavia che al momento Lei ricopra presso di noi il ruolo di un 2º
Kapellm[eister].
In primo luogo, Lei può esercitare le Sue funzioni in modo indipendente – io
non mi intrometto mai –, dirige sostanzialmente tutto – come è accaduto sinora,
io dovrò limitare il mio intervento a pochissime opere –, e come sa sono anche
determinato ad alleggerire il Suo grande carico di lavoro assumendo un 2º
Kapellm[eister].
– Poiché il tempo cura tutte le ferite – e infine si placano anche le onde più
impetuose –, sono certo che anche le vicende di quest’ultimo periodo verranno
finalmente dimenticate, e Lei si sentirà a suo agio e soddisfatto come è nella Sua
natura.
Dopo il mio rientro a Budapest potremo parlare di tutto nei minimi dettagli –
ora mi urge pregarLa di una sola cosa: Ritiri la Sua domanda e continui a
svolgere il Suo lavoro; da parte mia farò tutto ciò che è in mio potere per
rendere il Suo incarico il più prestigioso e gradevole possibile.
Con l’espressione
della mia più alta stima
devotissimo
Gustav Mahler
FONTE: autografo, BNB, SMs, Fond XII, 721, Ep. Mus. 377/3. – Edizione: Roman, op. cit., p. 63 sg. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – in un letto d’ospedale: Mahler aveva sfruttato la pausa
estiva del teatro per recarsi a Monaco, dove fu operato di emorroidi; in seguito, dopo una breve visita al
Festival di Bayreuth, trascorse tre settimane di convalescenza a Marienbad. – Ritiri la Sua domanda:
dev’essere senz’altro accaduto; Erkel tuttavia proseguì le trattative con l’Opera di Corte di Berlino fino
alla firma di un contratto, nel gennaio del 1890, pur non rinunciando al suo posto a Budapest.

44

Ai membri della Associazione Filarmonica di Budapest


Budapest, 19 novembre 1889

Miei cari, stimatissimi signori!


Ancora sotto l’effetto della prova generale di oggi, sento il dovere di
ringraziare Voi e tutti i partecipanti per l’abnegazione e l’autentico estro
artistico dimostrato con la Vostra prestazione, mediante la quale avete
contribuito a dar vita al mio modesto lavoro.
Già la prova generale di oggi mi ha dato la certezza che non avrò mai più
occasione di ascoltare la mia opera in un’esecuzione tanto perfetta.
Sono orgoglioso di essere alla guida di un simile gruppo, che si mette a
servizio dell’arte con tale fervore, incurante dei propri interessi personali, e Vi
prego di continuare a essere tanto benevoli nei miei confronti quanto io sarò
grato e obbligato nei Vostri.
Il Vostro davvero devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv der Budapester Philharmonie. – Edizione: Kurt Blaukopf, Mahler. Sein Leben,
sein Werk und seine Welt in zeitgenössischen Bildern und Texten, Wien 1976 (in seguito: Mahler), p.
186, e Roman, op. cit., p. 78 sg. – Datazione: originale «Budapest, 1889 – 19 novembre».

Poco dopo l’inizio della stagione 1889-1890 il clima generale, influenzato dai
commenti astiosi comparsi sulla stampa locale, si fece ostile nei confronti di
Mahler. La «vicenda degli Huguenots» (Mahler aveva tagliato l’ultimo atto
dell’opera di Meyerbeer per ragioni drammaturgiche suscitando,
prevedibilmente, la disapprovazione dei critici), la «vicenda di Sándor Erkel» e
infine la «vicenda della pensione» portarono a un indebolimento della posizione
di Mahler. All’inizio della stagione il commissario governativo von Beniczky
era stato nominato intendente dell’Opera, e grazie al rapporto di fiducia tra i due
Mahler intraprese il tentativo di modificare il proprio contratto includendovi
condizioni vantaggiose ai fini della pensione. Beniczky gli consigliò forse
addirittura di annunciare le proprie dimissioni per esercitare una maggiore
pressione sul ministero dell’Interno e delle Finanze, deputato a rilasciare
l’autorizzazione; altrimenti non si spiegherebbe l’enigmatica lettera di Mahler
del primo gennaio 1890, in cui egli dà le dimissioni dichiarandosi al contempo
pronto a ritirarle «se Sua Eccellenza il signor Ministro dell’Interno … accoglie
la richiesta testé presentatagli».
In quelle stesse settimane Mahler si impegna inoltre ad accrescere la fama del
teatro stringendo accordi con celebri cantanti stranieri, tradendo tuttavia in
questo modo il suo proposito di fare dell’Opera di Budapest «una vera
istituzione nazionale ungherese». Per avere a Budapest Laura Hilgermann, il
popolare mezzosoprano a lui noto dai tempi di Praga, arrivò addirittura a
chiedere al marito di lei, il giornalista Siegfried Rosenberg: «Quali ruoli
desidera cantare Sua moglie qui in italiano?». Non stupisce dunque che in
seguito egli si adoperasse per convincere anche il celebre soprano spagnolo
Valentina Mendioroz; la domanda al suo agente circa le conoscenze in fatto di
lingua ungherese delle cantanti suona più che altro come un atto dovuto.

45

A Ignaz Wild

Signor
I. Wild
Vienna
I. Friedrichstrasse 2

Budapest, 1890, il 31 genn[aio]

Gentile signore!
Nel rispondere alla Sue cortesi righe del 28 scorso, Le comunico che non posso
prendere in considerazione Ernest Van Dyck e la cantante dell’Opera di Corte, la
signorina Standhartner; al contrario, sarei disposto a trattare in merito alla
signorina Valentina Mendioroz. Prima che ciò accada, tuttavia, Le chiedo
gentilmente di farmi sapere se la suddetta cantante conosce la lingua ungherese,
o se sarebbe disposta ad apprenderla. La prego inoltre di comunicarmi le sue
pretese quanto al compenso.
Con la massima stima
Mahler
Direttore

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo; copia: IGMG, Gustav
Mahler Archiv, Wild J. 4/1145. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: originale. – Van Dyck:
Ernest van Dyck (1861-1923), un tenore eroico belga, che andò in scena nel ruolo di Parsifal a Bayreuth
nel 1888, dopo un’intensa preparazione con Felix Mottl. Assunto quello stesso anno all’Opera di Corte di
Vienna, lasciò il teatro nel 1898, poco dopo la chiamata di Gustav Mahler, e andò alla Metropolitan
Opera di New York. – la signorina Standhartner: Henriette Standhartner (1866-1933), nipote del medico
personale dell’imperatrice e fondatore del Wiener Akademischer Wagner-Verein Josef Standhartner,
debuttò nel 1889 all’Opera di Corte di Vienna riscuotendo un tale successo che venne immediatamente
assunta e incaricata di parti prestigiose. Nel 1892 si trasferì al Teatro di Corte di Karlsruhe, nel 1894 a
Monaco, dove divenne una delle più importanti interpreti wagneriane del suo tempo sotto la guida di
Hermann Levi e di suo marito Felix Mottl. – alla signorina Valentina Mendioroz: soprano spagnolo
(1856? - ca. 1930) emigrato in Italia nel 1882 con il padre, il baritono José Ignacio (Giuseppe)
Mendioroz; nel 1887, a Bologna, interpretò Elsa nel Lohengrin, accendendo la passione per Wagner in
Italia. Nel febbraio del 1891 accettò contemporaneamente due ruoli in un allestimento del Mefistofele di
Arrigo Boito a Parma; poi si esibì a Trieste, Alessandria e alla Scala di Milano, ragione per cui gli sforzi
di Mahler per assicurarsi la cantante rimasero vani. Non ci sono notizie di una tournée a Budapest.

Messo sotto attacco dalla stampa di orientamento nazionalista, Mahler non solo
scese a compromessi riguardo agli ospiti esterni e alla «purezza» linguistica
delle opere in cartellone, ma rinunciò anche ad aspetti fondamentali delle
proprie concezioni artistiche. All’inizio di marzo del 1890, per esempio, lasciò
che si diffondesse la notizia che da quel momento in poi Die Walküre sarebbe
stata rappresentata con dei tagli, «come si usava negli altri teatri»; scorciò anche
il suo nuovo allestimento di Der Templer und die Jüdin (Templomos és zsidónö;
Il templare e l’ebrea) di Heinrich Marschner, quando i critici ebbero da ridire
sulla lunghezza della rappresentazione. In primo luogo, però, egli cercò di
ammansire gli animi dei nazionalisti reintroducendo nel repertorio le opere più
amate di Ferenc Erkel: Bánk bán e Hunyadi László. Già a marzo aveva chiesto al
compositore le partiture per poterne trarre le parti necessarie ai fini della
rappresentazione, e il quattrocentesimo anniversario della morte dell’eroe
nazionale ungherese Matthias Corvinus gli offrì l’occasione di rivolgersi
nuovamente a Erkel, invitandolo a partecipare ai festeggiamenti. Allo stesso
tempo, però, ebbe un nuovo chiarimento con il figlio di Erkel, Sándor, per via
dei suoi istinti di fuga.

46

A Ferenc Erkel
Budapesten, 1890, április 8-án

Nagyságos Úr!
A Mátyás király halálának négyszázados emlékére a M. Kir. Operaházban f. hó
13-án tartandó diszelőadás műsora a Nagyságod műveiből válogatott
részletekből lévén ősszeállitva, azon felkérést van szerencsém Nagyságodhoz
intézni, hogy az előadás egy részét vezényelni s ekképpen az űnnepély díszét
emelni méltóztassék.
Elhatározásáról nagybecsű értesitését kérve kiváló tisztelettel maradok
Nagyságodnak
alázatos szolgája
Mahler Gusztáv
műv. igazgató

Budapest, 8 aprile 1890

Vostra Signoria Illustrissima!


Poiché il programma della rappresentazione celebrativa del 400esimo
anniversario della morte di Re Mattia, che avrà luogo il 13 di questo mese, è
costituito da scene delle opere di Vostra Signoria Illustrissima, ho il piacere di
rivolgere a Vostra Signoria Illustrissima la richiesta di voler altresì
benevolmente dirigere parte della rappresentazione, accrescendo in tal modo il
prestigio dei festeggiamenti.
In attesa della pregiata decisione di Vostra Signoria Illustrissima, resto con la
più alta stima
il fedele servitore di Vostra Signoria Illustrissima
Gustav Mahler
Direttore artistico

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, BNB, SMs, Fond
XII, 720, Ep. Mus. 171/3. – Edizione: Bónis, «Gustav Mahler und Ferenc Erkel», cit., n. 3. – Datazione:
originale.
[trad. it. dalla versione tedesca di Susanna Großmann-Vendrey]

47

A Sándor Erkel

Illustrissimo
Signor Alexander Erkel
Capellmeister della Regia Opera Ungherese
Budapest

Budapest, 6 maggio 1890


[senza intestazione]

Alla Sua lettera del 5 maggio scorso, in cui presenta nuovamente le Sue
dimissioni dall’Opera Regia, devo ancora una volta dare una risposta negativa,
poiché la Sua collaborazione è necessaria nell’interesse dell’istituzione. Di
conseguenza, non posso esaudire il Suo desiderio, e sono pronto invece a
prolungare il Suo contratto per diversi anni.
Con stima
Gustav Mahler
Direttore

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, BNB, SMs, Fond
XII, 721, Ep. Mus. 377/2. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: originale, in calce alla
lettera. – le Sue dimissioni: cfr. lettere nn. 42 e 43.

Sorprende molto che Mahler abbia atteso un intero anno prima di dar seguito al
suo primo successo mozartiano dell’aprile 1889 realizzando un nuovo
allestimento delle Nozze di Figaro, poiché con Figaro Lakodalma si era
presentato a Budapest come un direttore d’orchestra mozartiano. La
rappresentazione del 26 aprile 1890 dimostrò i notevoli passi avanti compiuti da
Mahler in qualità di interprete di Mozart. Mentre in precedenza, a Budapest, le
Nozze di Figaro, si erano tenute in un teatro semivuoto, ora un tutto esaurito
(seguito da un plebiscito della stampa cittadina) celebrò la delicatezza e il brio
dell’interpretazione musicale di Mahler e l’eccellente prova della piccola
orchestra. La compagnia comprendeva i migliori cantanti di cui Mahler
disponesse nel suo ensemble ungherese, ma anche due stelle che godevano a
Budapest del diritto di ospitalità: Bianca Bianchi, nel ruolo di Susanna, e Laura
Hilgermann in quello di Cherubino.
Durante la pausa estiva, che iniziò già il 2 maggio, Mahler fece dapprima un
viaggio in Italia insieme alla sorella Justine, per poi concedersi una vacanza più
lunga con gli altri fratelli Emma e Otto e la famiglia dell’amico Fritz Löhr, a
Hinterbrühl, vicino a Vienna. Ciò nonostante non trascurò né la sua attività
creativa (in quel periodo terminò più volumi dei Lieder di Des Knaben
Wunderhorn [Il corno magico del fanciullo]) né la programmazione artistica
della nuova stagione. Per cominciare, l’organizzazione della prima di Asrael,
l’opera di Alberto Franchetti, prevista per novembre, gli impose di scrivere una
serie di lettere al direttore del Teatro Nazionale di Praga, dove l’opera, la cui
prima assoluta si era tenuta a Reggio Emilia nel 1888, aveva avuto la sua prima
rappresentazione ceca il 30 marzo 1890 (ancor prima di quella tedesca del 1891,
ad Amburgo, che fu nuovamente diretta da Mahler). Egli si avvalse
ripetutamente dell’aiuto del direttore Šubert; i suoi collaboratori, il regista
Kálmán Alszeghy e il «capo macchinista» József Christofani, ebbero l’occasione
di studiare le peculiarità tecniche dell’opera assistendo all’esecuzione di Praga,
e lo stesso Mahler si accordò con Šubert riguardo alla percentuale dei diritti
d’autore dell’editore.

48

A František Adolf Šubert

Illustrissimo
Signor J.A. Subert
Direttore del Regio Teatro Regionale e Nazionale boemo
a Praga
Budapest, il 28 agosto 1890

Egregio signor Direttore!


Ho ricevuto la Sua cortese lettera del 26 agosto scorso, in cui mi comunica che
il Dr. Eirich è stato incaricato di abbassare le sue richieste iniziali riguardo ad
Asraël.
Nel pregiarmi di porgerLe il mio più sentito grazie per il Suo amichevole
interessamento, Le chiedo di poter nuovamente ricorrere alla sua gentilezza al
medesimo riguardo. Poiché in principio il Dr. Eirich per le parti di «Asraël»
aveva preteso la somma spropositata di 4000 fiorini, viene ora da chiedersi se la
sua attuale richiesta di 1500 fiorini non avrebbe forse dovuto essere quella
«originaria». Se Lei dunque fosse nelle condizioni di fornirmi delle
informazioni in merito, La prego cortesemente di comunicarmele.
ConfermandoLe la mia disponibilità a contraccambiare in qualsiasi momento
la Sua gentilezza, mi firmo con la massima stima
Gustav Mahler
Direttore
della Regia Opera Ungherese

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, Archivio Nazionale
di Praga (in seguito: ANP), Archivio del Teatro Nazionale, segnatura: D. 153/XV/35. – Edizione: Roman,
op. cit., p. 98 (riproduzione parziale). – Datazione: originale, in calce alla lettera. – il Dr. Eirich: Oskar F.
Eirich, editore teatrale viennese, che rappresentava l’editore originale italiano di Franchetti. – La prego
cortesemente di comunicarmele: sul retro della lettera di Mahler è appuntato l’abbozzo della risposta di
Šubert: «Eg[regio] Sig[nor] Dir[ettore], i f[iorini] richiesti da ultimo dal Dr. Eirich per il mat[eriale]
d[ell’]O[pera] A[srael] dovrebbero essere già la somma scontata, poiché il Sig[nor] B[arone] Franchetti
mi ha detto che il Dr. Eirich per il mat[eriale] dell’opera A[srael] voleva 3000 f.».

Mahler cominciò la sua terza e ultima stagione a Budapest così come aveva
concluso la seconda: con Mozart. La prima del Don Giovanni ebbe luogo il 16
settembre 1890, e a differenza delle Nozze di Figaro Mahler diresse quest’opera
sei volte prima di lasciare la capitale ungherese. Anche in questa occasione egli
si era occupato personalmente della regia e si era premurato di ottenere la
migliore compagnia che l’Opera cittadina potesse offrire. Ci furono problemi
con l’assegnazione del ruolo di Donna Elvira, per il quale era prevista una
cantante alle prime armi, la contessa ventenne Italia Vasquez-Molina, che
tuttavia rifiutò la parte quando la direzione del teatro le negò un nuovo costume.
Così, all’ultimo minuto, la sostituì l’esperta Jozefa Maleczky. Arabella Szilágyi,
la Brünnhilde di Mahler, fu Donna Anna. Per le ultime due rappresentazioni, il
16 e il 20 dicembre, Mahler aveva scritturato per questa parte Lilli Lehmann,
una delle più famose cantanti dell’epoca. Egli riteneva la sua esibizione (come
racconta lei nella sua autobiografia, Mein Weg, «La mia strada») «assolutamente
necessaria, per dare ai colleghi un modello artistico a cui ambire».
Nello spettacolo del 16 dicembre Mahler ricevette inoltre una visita illustre:
«Ieri c’era il Don Giovanni,» scrive alla sorella Justine «sono venuti anche
Brahms e D’Albert. Dopo ho parlato con Brahms e mi ha fatto un estremo
piacere sapere che era entusiasta della mia direzione … Alcune cose ha detto di
averle scoperte per la prima volta, e di non aver mai sentito eseguire Mozart in
modo così elegante. – Venendo da Brahms, che appartiene alla vecchia scuola,
vorrà pur dire qualcosa». In realtà Mahler, con la sua interpretazione di Mozart,
aveva convinto tutto il pubblico dell’Opera di Budapest, non solo Brahms. Al
direttore d’orchestra arrideva un successo travolgente, per il direttore
dell’Opera, al contrario, cominciavano tempi duri.

49

A Ludwig Hartmann
s.l., s.d. [Budapest, autunno 1890?]

Egregio signor Redattore!


Con mio grande stupore, ho appena appreso dalla signora Fiedler che Lei è
stato così gentile da inviarmi alcuni articoli e recensioni comparsi sul Suo
giornale, e sono costernato che Le siano stati rispediti senza essere mai stati
aperti.
Ogni mia rassicurazione sul fatto che tutto ciò sia accaduto a mia insaputa è
certo superflua; purtroppo è già successo molte altre volte, mettendomi in un
tale imbarazzo da indurmi a supporre che dietro questi episodi si nascondano le
macchinazioni di un qualche nobile magiaro purosangue, che anche
diversamente mi intrattiene con ogni sorta di scherzetti.
Al Suo giornale, tra l’altro, sono abbonato, e in questa mia solitudine traggo un
tale incoraggiamento dai Suoi articoli, così commoventi, che sono stato più
volte sul punto di comunicarLe il mio apprezzamento e la mia gratitudine.
Colgo ora l’occasione di stringerLe la mano per il Suo calore e la Sua
dedizione verso tutto ciò che è bello e buono, per la Sua fedele perseveranza nel
tenere alto il vessillo dell’«ideale», che i nostri nobili «Moderni» vorrebbero già
considerare alla stregua di un floscio brandello da issare come trofeo nel tempio
di Jupiter Stator.
In tempi come questi tutti devono stare uniti nella fede e nella speranza, che
sono pur sempre uscite vittoriose dalla più dura delle battaglie: quella contro le
risa vigliacche degli scettici e lo scherno maligno degli insulsi!
Le scrivo in tutta fretta – questo breve momento, in cui mi è dato di rivolgermi
a un uomo come Lei, mi rende più forte contro l’arido Crucifige dei pazzi tra i
quali dovrò farmi largo non appena terminata questa lettera. –
Voglia accogliere i saluti di uno, che pure è un «combattente», e non
abbandona i suoi «santuari»!
Il Suo sinceramente devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo (localizzazione incerta); riproduzione parziale in: Katalog 670, Auktion Stargardt 7/8
luglio 1998. – Edizione: MUSICA, anno XIV , fasc. 8, Kassel, agosto 1960, e GMBR, n. 62. – Datazione:
incerta; i contenuti lasciano intendere che Mahler doveva aver già trascorso a Budapest un periodo
piuttosto lungo, e alludono a una fase di forti contrapposizioni all’interno del teatro dell’Opera,
circoscrivendo la datazione all’autunno 1890; in GMBR: 1888. – dalla signora Fiedler: non individuato.
– Al Suo giornale … abbonato: le Dresdner Neuesten Nachrichten, di cui Ludwig Hartmann era il critico
musicale. – i nostri nobili «Moderni»: l’affermazione polemica di Mahler è chiaramente rivolta contro
Richard Strauss e la corrente «neotedesca». – Jupiter Stator: Giove Statore. Come molti dèi
dell’antichità, Giove fu venerato con diversi culti, che ponevano l’accento su particolari aspetti della
divinità protettrice; il XXVII Junius (27 giugno) era consacrato dai romani a Giove Statore, che aveva
aiutato i soldati a non arretrare di fronte ai nemici.

Il 4 novembre 1890, sul Budapester Tagblatt, uscì un articolo destinato a creare


grande scompiglio nei circoli musicali della capitale ungherese. Si leggeva: «Da
diverse parti ci è giunta voce che in questi giorni il Direttore dell’Opera, Gustav
Mahler, avrebbe ricevuto un’offerta dall’estero e che si sarebbe consultato con
molti dei suoi amici sull’opportunità di accettarla e lasciare Budapest. Per il
momento tali colloqui non hanno dato esito positivo, poiché gli amici del
Direttore gli hanno consigliato di attendere gli sviluppi sotto il nuovo intendente
e prendere soltanto in seguito una decisione».
Il giornalista ben informato aggiungeva: «Ciò nonostante sarebbe un grave
errore supporre che il Direttore Mahler resterà a Budapest» e motivava questa
sua convinzione con le lamentele di Mahler sulle «inimicizie e le consorterie»,
sul fatto che «si fraintendano le sue intenzioni e che egli debba lottare in teatro
contro un’atmosfera ostile», adducendo tuttavia anche delle ragioni artistiche:
«In questa stagione … l’Opera ha fatto purtroppo dei passi indietro … In
circostanze come queste è naturale che l’atteggiamento nei confronti del
Direttore peggiori». Gli altri giornali di Budapest tuonavano contro Mahler e
insinuavano che lui avesse già da tempo deciso di abbandonare il posto di
direttore del teatro, quando l’intendente Beniczky avesse lasciato il proprio
incarico. All’inizio di ottobre questi era infatti stato nominato successore del
conte István Szapáry, destituito dal re, come governatore del comitato di Pest,
ovvero come primo funzionario del distretto governativo della capitale.
Beniczky continuò temporaneamente a gestire le questioni legate al teatro,
finché il suo successore, il conte Géza Zichy, non assunse l’incarico di
intendente, il primo febbraio 1891; Mahler tuttavia si era già volto di sua
iniziativa verso nuovi lidi. Il direttore dello Stadttheater di Amburgo, Bernhard
Pollini, che gli aveva già fatto un’offerta nel 1886, quando lui era ancora in
servizio a Lipsia, durante l’estate si era fatto vivo per sondare il terreno – «Ho
ricevuto una decisa offerta da Pollini e sono propenso ad accettare» scriveva il
musicista alla sorella già il 21 giugno 1890 –, ed erano in corso delle vere e
proprie trattative con Amburgo. Mahler era senza dubbio disposto a rompere il
suo contratto decennale dopo soli tre anni. Ma le cose andarono poi ancora più
velocemente.

50

A Bernhard Pollini
Budapest, 11.10.[18]90

Egregio signor Consigliere di Corte!


Purtroppo non mi è possibile modificare le mie richieste in base alla Sua
offerta, ed esprimo con la presente tutto il mio rammarico nel caso in cui le
nostre trattative dovessero interrompersi per questo motivo: non da ultimo
perché avevo già compiuto i necessari passi preliminari e avevo fondate
speranze di poter realizzare le mie intenzioni.
Nell’esprimerLe la mia più alta stima, resto il
Suo
devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: GMB. – Edizione: GMB, n. 98. – Datazione: secondo GMB. – i necessari passi preliminari:
probabilmente Mahler aveva informato l’intendente di Budapest del cambiamento che aveva in
programma.

51

A Bernhard Pollini

Signor Consigliere di Corte


Direttore B. Pollini
Amburgo
Stadttheater

Budapest, 14 ott[obre] 1890

Egregio signor Consigliere di Corte!


In risposta alla Sua cortese lettera del 9 ottobre scorso, mi dichiaro pronto ad
accettare la Sua offerta, se Lei dispone che il mio compenso sia tale al netto di
tutte le trattenute, ovvero che le tasse, i contributi per la pensione e altre
eventuali spese siano a carico Suo.
Con la speranza di averLe così dimostrato la mia disponibilità, devo ribadire
nel modo più assoluto che non sono nelle condizioni di accettare un’ulteriore
riduzione rispetto alle mie richieste, e attendo dunque la Sua definitiva
decisione al riguardo.
Con la massima stima
devotissimo
Gustav Mahler
FONTE: autografo, The University of Western Ontario, Western Libraries, London, Ontario (in seguito:
UWOL), The Gustav Mahler - Alfred Rosé Collection, E7-MC-336; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv,
Pollini 1/1609. – Edizione: GMB, n. 99. – Datazione: originale.

52

A Bernhard Pollini
Budapest 7 novembre 1890

Egregio signor Consigliere di Corte!


Di ritorno da un viaggio, trovo la Sua cortese [lettera] del 2 novembre con il
contratto incluso.
Dopo averne preso visione, devo tornare su un punto di cui, a seguito del
nuovo corso assunto dalle nostre trattative, Lei probabilmente non ha più tenuto
conto, il quale tuttavia, come potrà vedere dalla relativa lettera, era per me della
massima importanza.
Avevo infatti accettato la Sua offerta di un compenso annuale di 12000 marchi
a condizione che Lei fosse disposto ad assumersi le ulteriori spese, le tasse e il
contributo per la pensione.
Dopo averLe in ogni modo dimostrato la mia disponibilità nei Suoi confronti,
La prego di venirmi incontro su questo punto, e di permettermi di inserire questa
integrazione nel contratto che mi è stato inviato.
Al mio ingresso nel Suo teatro non vi sarà poi più alcun ostacolo.
Nell’esprimerLe la mia più alta stima, resto
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, UWOL, The Gustav Mahler - Alfred Rosé Collection, E7-MC-337; copia: IGMG,
Gustav Mahler Archiv, Pollini 2/1610. – Edizione: GMB, n. 100. – Datazione: originale. – Di ritorno da
un viaggio: Mahler aveva probabilmente deciso di recarsi a Vienna all’improvviso, per discutere il
contratto di Amburgo con il Dr. Emil Freund, suo amico e consulente legale; è evidente che il viaggio –
contrariamente a quanto dice – era avvenuto dopo che aveva ricevuto la lettera di Pollini.

Dal punto di vista artistico, il 1890 terminò per Mahler con grandissimi
riconoscimenti. Dieci giorni dopo le due splendide rappresentazioni del Don
Giovanni con Lilli Lehmann nella parte di Donna Anna (che furono anche le
ultime due serate mozartiane di Mahler a Budapest), egli ottenne uno dei suoi
maggiori successi, destinato ad avere il massimo risalto internazionale ed effetti
assai duraturi: la prima ungherese della Cavalleria rusticana di Pietro
Mascagni, che inaugurava la nuova corrente artistica del Verismo, rappresentata
a Budapest con il titolo di Parasztbecsület. A maggio Mahler aveva assistito alla
prima italiana, a Roma, e aveva subito accolto la novità. Grazie alla sua
entusiasmante direzione d’orchestra e al riscontro che l’opera trovò presso i
direttori di teatro e i critici provenienti dall’estero, in un brevissimo lasso di
tempo Cavalleria rusticana si fece spazio nei cartelloni dei maggiori teatri
d’opera europei. Il «modernista» Mahler era sulla bocca di tutti.

53

A Richard Heuberger
Budapest, 23 dicembre 1890

Stimatissimo amico!
Sono immensamente felice che Lei voglia farci questo piacere.
Il Suo biglietto è pronto, mandi per cortesia qualcuno a ritirarlo presso la
Cancelleria – oppure mi dica in quale hotel alloggerà, in modo da inviarglielo lì.
In ogni caso, cerchiamo di vederci dopo lo spettacolo. Verrà forse sul
palcoscenico? Il fatto che Brahms sia così prodigo di elogi, mi riempie di gioia
– lo ritengo il più grande riconoscimento che mi sia stato concesso finora. Spero
che la data della rappresentazione venga rispettata.
Se dovesse accadere qualcosa, Le invierò subito un telegramma. Ci rivedremo
qui dunque! Mi farebbe piacere sapere dove alloggerà.
Con molti saluti, il Suo sinceramente devoto
Gustav Mahler

Non potrei in questa occasione fare la conoscenza del Suo Manuel?

Intestazione: «La Direzione della Regia Opera Ungherese». – FONTE: Robert Hernried, «Ungedruckte
Briefe von Gustav Mahler», in Anbruch, anno XVIII, fasc. 3, maggio 1936. – Edizione: ivi, p. 65, e GMB,
n. 101. – Datazione: originale. – dopo lo spettacolo: Richard Heuberger, allora principale critico
musicale del Wiener Tagblatt, aveva annunciato la sua presenza alla prima della Cavalleria rusticana di
Mascagni, di cui avrebbe scritto una recensione, il 26 dicembre 1890. – Il fatto che Brahms sia così
prodigo di elogi: cfr. lettera n. 49. – il Suo Manuel: Heuberger, che si sentiva un compositore più che un
critico, aveva scelto per la sua seconda opera, Manuel Venegas (1889), la stessa trama (una novella di
Pedro de Alarcón) sulla quale cinque anni dopo anche Hugo Wolf basò la sua opera omonima.

Il conte Géza Zichy, che il primo febbraio 1891 divenne intendente della Regia
Opera Ungherese, era nato nel 1849, in una delle più antiche e potenti famiglie
aristocratiche d’Ungheria. Di conseguenza era un fanatico nazionalista e un
«magnate arrogante», che ridusse immediatamente i poteri di Mahler, suscitando
forti contrasti in cui il musicista ebbe la peggio. Fin dal suo discorso inaugurale,
il 2 febbraio, Zichy non lasciò alcun dubbio sulla politica nazionalistica che
pensava di intraprendere: «Non aspettatevi da me» suonano in traduzione le sue
parole «alcun programma. Siete a conoscenza del mio passato, che è sempre
stato avaro di profitti, eppure sempre coerentemente ungherese nel suo
orientamento e nelle sue aspirazioni. Anche in questa sede non posso far altro
che dire: punto a un’arte ungherese di livello europeo, da conseguire per il
momento ancora con l’aiuto degli stranieri, in futuro con le nostre sole forze».
Che l’accenno agli «stranieri» si riferisse a Gustav Mahler, che se ne sarebbe
dovuto andare, era evidente.
Come compositore e pianista (con un solo braccio dopo un incidente di caccia)
Zichy era un allievo di Liszt e per questa ragione si sentiva dunque anche
artisticamente superiore al direttore dell’Opera. Come primo atto d’ufficio fece
approvare dal Ministero «una modifica dello statuto del teatro, che gli conferiva
il diritto di assumere in toto o in parte le funzioni direttive» (Béla Diósy). Il
piano di Zichy ebbe successo. Mahler non poteva accettare di essere esautorato:
cercò ancora di ottenere una rettifica del contratto che gli consentisse di
andarsene alla fine della stagione 1891-1892 con un’ingente liquidazione di
25000 fiorini; poi però, avendo già da tempo stipulato un accordo preliminare
con lo Stadttheater di Amburgo, si accordò con Zichy per lasciare
immediatamente Budapest – riuscendo comunque a ottenere la liquidazione di
25000 fiorini, con cui poté provvedere ai suoi fratelli e guardare con serenità al
futuro che lo attendeva ad Amburgo.

54

Al conte Géza Zichy


bozza
s.l., s.d. [Budapest, fine febbraio - inizio marzo 1891]
Stimatissimo signor Conte!
In riferimento al nostro colloquio odierno, e in accordo con esso, mi dichiaro
disponibile – nel pieno rispetto delle mie prerogative contrattuali – a rinunciare
al mio contratto precedente, e a stipularne uno nuovo con Sua Eccellenza, sulla
base dei nuovi statuti.
Le condizioni di questo nuovo contratto dovrebbero essere le seguenti.
I. Durata [cancellato: del contratto] dal giorno della firma al 1º ottobre 1892.
II. Le condizioni sarebbero identiche alle precedenti con l’eccezione delle
disposizioni che sono in conflitto con i nuovi statuti e che andrebbero adeguate
in modo da concordare con essi.
III. Il 15 maggio 1892, se nel frattempo non verrà sottoscritto con me un
nuovo contratto, riceverò una liquidazione di 25000 f. – venticinquemila fiorini
di c[onio] a[ustriaco], che mi verrebbero versati dalla cassa dell’Opera R. in
contanti e senza alcuna detrazione.
IV. Lo stesso giorno, alla cassa del teatro, mi verrebbero restituite tutte le
somme [cancellato: sia le imposte di bollo, che ho già versato anticipatamente
per 10 anni, sia tutte le altre] che ho versato nel costituendo fondo pensioni della
R. Opera.

FONTE: autografo, UWOL, The Gustav Mahler - Alfred Rosé Collection, E6-MC-323; copia: IGMG,
Gustav Mahler Archiv, Zichy 1/1612. – Edizione: Roman, op. cit., p. 129 (riproduzione parziale), e
GMB, n. 103. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. I nuovi statuti furono pubblicati il 18
febbraio 1891, Mahler diede le dimissioni il 14 marzo. Roman, op. cit., ipotizza che la lettera non sia
stata spedita ma fosse un documento usato durante la trattativa. Il carattere di abbozzo è sottolineato dalla
mancanza della chiusa.

55

A Ferenc Bolgár
Budapest, 14 marzo 1891

Gentilissimo signor Redattore!


In data odierna ho dato le dimissioni dal posto di Direttore artistico della
Regia Opera Ungherese e ho rimesso l’incarico sin qui affidatomi nelle mani del
mio superiore. Purtroppo non mi è stata data l’opportunità di accomiatarmi dal
luogo in cui per quasi tre anni ho penato e lavorato, dal pubblico di Budapest,
che ha apprezzato con tanta gentilezza i miei sforzi, [e] dal personale dell’Opera
Regia, che mi è stato accanto operoso e leale. Lo faccio dunque per mezzo di
questa lettera, unendovi il mio più sentito ringraziamento alla stampa cittadina
per i molteplici incoraggiamenti e riconoscimenti nei confronti del mio lavoro.
Lascio il mio posto nella consapevolezza di aver onorato con lealtà e rettitudine
i miei doveri e con il sincero auspicio che la Regia Opera Ungherese possa
fiorire e prosperare.
Distinti saluti
Gustav Mahler

FONTE: Budapester Tagblatt, 15 marzo 1891. La lettera di Mahler fu pubblicata nella stessa versione
anche sul Pester Lloyd e su altri cinque quotidiani cittadini. – Edizione: ibidem. – Datazione: originale, in
calce alla lettera. – Purtroppo non mi è stata data l’opportunità di accomiatarmi: il conte Zichy aveva
negato a Mahler una rappresentazione d’addio.
«La routine del teatro»
Amburgo, 1891-1894

Negli anni ottanta e novanta del XIX secolo, la vita musicale della città libera e
anseatica di Amburgo fu segnata da due personalità di prim’ordine sebbene
profondamente diverse: Hans von Bülow e Bernhard Pollini. Il barone Hans
Guido von Bülow, nato a Dresda nel 1830, era una delle figure più popolari del
mondo musicale tedesco dell’epoca, sia per via della relazione di sua moglie
Cosima con il compositore Richard Wagner, di cui Bülow era stato fino al
momento del tradimento il più fedele allievo e vassallo; sia per l’incredibile
ascesa della Hofkapelle di Meiningen, che sotto la sua guida era diventata
un’orchestra sinfonica «moderna», apprezzata in tutta Europa per le sue
interpretazioni di Beethoven.
Dopo essersi dimesso dall’incarico a Meiningen il primo dicembre 1885, e
aver proposto Richard Strauss quale suo successore, Bülow si era trasferito ad
Amburgo, dove, affidandosi alla berlinese «Konzertdirektion Hermann Wolff»
per gli aspetti organizzativi, introdusse la serie dei «Nuovi concerti in
abbonamento», e a partire dal novembre del 1886 si assunse l’onere di otto
concerti l’anno con gli ottanta musicisti dell’Orchestra dello Stadttheater
(l’anno dopo fece lo stesso per i concerti in abbonamento dell’Orchestra
Filarmonica di Berlino). Bülow, che inseriva nei suoi concerti molte opere
sinfoniche allora considerate «nuove», era un’autorità di riferimento nel campo
della musica classica come anche della musica contemporanea; è dunque
comprensibile che, sin dall’inizio della sua attività ad Amburgo, Mahler finisse
nella sfera di influenza del celebre collega e cercasse di farsi conoscere da lui
anche come compositore. Non sappiamo se ebbero mai occasione di riparlare del
loro incontro di sei anni prima, a Kassel.

56
A Hans von Bülow
Amburgo, 15 settembre 1891
[senza appellativo]

Con grandissimo dispiacere, avendo tentato di farLe una visita di cortesia, sono
venuto a sapere che non si sente bene. – Poiché spero vivamente che questa Sua
indisposizione sia solo passeggera, Le rivolgo l’umile richiesta di dedicarmi un
quarto d’ora del Suo prezioso tempo perché avrei grande desiderio di sottoporLe
una mia partitura.
Nel caso in cui fosse nelle condizioni di accogliere questa mia richiesta, La
prego di comunicare gentilmente al latore di queste righe giorno e ora in cui
gradisce ricevermi.
Il Suo devoto ammiratore
Gustav Mahler

FONTE: autografo (lascito Marie von Bülow, localizzazione sconosciuta); trascrizione di Peter Riethus,
copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: secondo la
trascrizione. – una mia partitura: il poema sinfonico Todtenfeier (Rito funebre), che Mahler in seguito
usò come base per il primo movimento della sua Seconda Sinfonia.

Nei primi mesi del suo incarico ad Amburgo Mahler scrisse pochissime lettere.
Se fino a quel momento tramite la sua corrispondenza aveva tessuto senza sosta
una capillare rete di contatti con tutte le più importanti (o utili) personalità della
vita musicale, dopo la retrocessione da direttore a primo Kapellmeister, almeno
inizialmente, tacque. Se non avesse intrattenuto un fittissimo carteggio con la
sorella Justine, noi non sapremmo nulla degli eventi esterni e dei suoi stati
d’animo tra la primavera e l’autunno del 1891. La «corrispondenza
professionale» (se non è andata perduta) è stata quasi nulla. Probabilmente il
silenzio di Mahler si spiega in gran parte con l’enorme mole di lavoro che gravò
su di lui in quel primo periodo ad Amburgo; eppure si possono ipotizzare anche
altre ragioni. Mahler, per esempio, venne prontamente coinvolto nella vita
sociale della città anseatica e nel poco tempo libero era «sommerso dagli inviti
delle famiglie più in vista» che, bisogna aggiungere, appartenevano soprattutto
alla grande borghesia ebraica.
Solo sei mesi dopo la sua partenza da Budapest Mahler trovò il tempo di
riallacciare nuovamente i legami con quella città. Riprese i contatti anche con
Richard Strauss, dopo che questi, nel frattempo divenuto Kapellmeister
granducale nel Teatro di Corte di Weimar, gli aveva raccomandato per Amburgo
due opere (tra cui quella da lui rappresentata in prima assoluta, Wem die Krone?,
A chi la corona?) del musicista e compositore Alexander Ritter, che Mahler
aveva conosciuto a Meiningen. Mahler tuttavia non disponeva più, come a
Budapest, della facoltà di decidere autonomamente se portare in scena un’opera.
Poté quindi solo assicurare a Strauss (come pure a Mihalovich e dopo di loro a
molti altri colleghi) che avrebbe caldeggiato con Pollini l’inserimento
dell’opera in cartellone – «con tutte le sue forze», che tuttavia non si
dimostrarono quasi mai sufficienti a tradurre il desiderio in realtà.

57

A Ödön von Mihalovich

Signor Direttore
Ed[mund] von Mihalovich
a Budapest
Servitenplatz 10 III
s.l., s.d. [Amburgo, 4? ottobre 1891]

Stimatissimo amico!
Con queste righe partirà anche una lettera al Conte Apponyi, che esprime con
parole insufficienti il mio ringraziamento per gli affettuosi omaggi che devo alla
bontà dei miei amici di Budapest. – Mi vergogno di farmi vivo così tardi – spero
non tardi al punto da essermi giocato parte delle Sue simpatie. –
I doni tuttavia mi sono pervenuti soltanto 3 settimane fa. – Durante l’estate
sono rimasti in giacenza presso l’ufficio postale, dove io stesso avevo dato
l’incarico di tenerli, e poi – quando sono tornato ad Amburgo – a causa di
impegni della massima urgenza[,] oltre alle inevitabili difficoltà con la dogana –
ecc. ecc.
E non volevo certo scrivere qualcosa di puramente formale prima di aver visto.
Sa, mio caro amico, che io mi preoccupo costantemente per B[udapest], e che
mi rendo conto solo adesso di come la città sia già diventata per me una sorta di
seconda patria?
Che peccato non esserci incontrati a Bayreuth! Che cosa mi dice delle
rappresentazioni e della situazione lì?
La Sua Elliena [sic] è sulla mia scrivania e spero di riuscire a convincere
Pollini a portarla in scena. – Come va con Toldi?
Mi chiedo se non sarebbe meglio portare qui Toldi, dal momento che a Pest a
quanto pare non Le riesce di farlo rappresentare. Sono sempre più convinto che
le opportunità di avere successo all’esterno siano sensibilmente maggiori con
Toldi! Ci pensi e mi scriva presto in merito!
Di Pest non so un bel niente, salvo ciò che dice il Pester Lloyd – e quello non
mi pare certo sicuro a nessun riguardo – vedi Jaszberenyi [–]. Sarei molto
contento di sentire qualcosa che provenisse da bocche autorevoli[,] per esempio
la Sua. Qui sono naturalmente occupatissimo – non c’è bisogno di dirlo.
Carissimi saluti alla famiglia Vegh[,] e anche ai Singer, se li vede.
Tanti cari saluti
il Suo amichevolmente devoto
Gustav Mahler

Come va all’Opera?

FONTE: autografo, Liszt Ferenc Zenemüvészeti Egyetem (Franz Liszt Musikakademie Budapest, in
seguito: FLM), Bibliothek. – Edizione: András Bata e Ágnes Gádor, «Tizenegy Kiadatlan Mahler-levél a
Zenemüvészeti Föiskola Könyvtárán» [Undici lettere inedite di Mahler nella biblioteca del
Conservatorio], in Magyar Zene, Budapest 1980, n. 1, pp. 86-108, e Roman, op. cit., p. 152 sg. –
Datazione: la lettera reca la data d’arrivo «1891, október 5», aggiunta da altra mano (di Mihalovich?). –
una lettera al Conte Apponyi: il conte Albert Apponyi (1846-1933), rampollo di un’antica famiglia
nobiliare ungherese, fu membro del Parlamento dal 1872 al 1918. A partire dalla fine degli anni ottanta
dell’Ottocento divenne il leader politico dell’Opposizione, in cui si riconoscevano tutti i partiti contrari al
cosiddetto Ausgleich («compromesso») del 1867 tra Austria e Ungheria. Apponyi, che era un eccellente
oratore politico, aveva rapporti stretti con le personalità più influenti della vita culturale ungherese. – gli
affettuosi omaggi: in testa alla lettera, Mihalovich ha scritto: «Doni che Mahler ha ricevuto dai suoi amici
al momento del commiato. Mih.». Mihalovich, il conte Apponyi, Zsigmond Singer e l’uomo d’affari e
politico ebreo Mór (Moritz) Wahrmann avevano organizzato una colletta fra il pubblico dell’Opera e con
il ricavato regalarono a Mahler una bacchetta e una ciotola d’argento; su entrambe fecero incidere la
dedica «A G. Mahler, geniale artista, dai suoi ammiratori di Budapest». – incontrati a Bayreuth: Mahler
aveva approfittato della pausa estiva del teatro anche per recarsi al Festival di Bayreuth, dove aveva
assistito al Parsifal di Hermann Levi e al Tannhäuser di Felix Mottl. – la Sua Elliena: Eliane, l’opera
composta da Mihalovich tra il 1885 e il 1887, che fu eseguita per la prima volta a Budapest solo nel
1908. – Come va con Toldi?: Toldi szerelme (L’amore di Toldi), la più importante tra le sei opere di
Mihalovich, composta tra il 1888 e il 1890. – Jaszberenyi: probabile pseudonimo di un collaboratore del
Pester Lloyd. – alla famiglia Vegh: János Vereby-Végh (1845-1918) era vicepresidente dell’Accademia
Musicale di Budapest. – ai Singer: Zsigmond Singer (1850-1913) era il corrispondente da Budapest della
viennese Neue Freie Presse.

58

A Richard Strauss
s.l., s.d. [Amburgo, ottobre 1891]

Caro amico!
Le prometto che farò tutto il possibile per far rappresentare qui entrambe le
opere di Ritter, e per farle rivivere grazie a un’accuratissima messa in scena. –
Pollini tuttavia (che al momento si trova in viaggio) è colui che detiene il potere
– e purtroppo lo tiene stretto, quindi posso solo garantire circa il mio impegno,
ma non che riuscirò a imporre ciò che entrambi desideriamo. – Comunque,
affronterò la questione non appena rientra dal suo viaggio. – Che si accinga ora a
dirigere il Tristan, mi riempie di gioia, per Lei e per il Tristan. Che bello che Lei
possa allestirlo da cima a fondo! –
Il mese scorso sono riuscito a imporne qui una versione senza tagli (come pure
dei Meistersinger). Probabilmente sono state vittorie di Pirro; – agli occhi di
Pollini in ogni caso sono scaduto per questo. – Ma ora buona fortuna per il suo
Tristan «senza cambi di tempo»!
Quanto alle mie «partiture», caro amico, sono sul punto di chiuderle in un
cassetto. Non ha idea dei continui rifiuti che ricevo. – Vedere ogni volta come
gli interlocutori caschino dalla sedia, e dichiarino un azzardo impossibile portare
in scena cose del genere – alla lunga diventa insopportabile. – Questo eterno e
vano bussare di porta in porta. –
8 giorni fa Bülow per poco non restava secco, quando ho tentato di
eseguirgliene dei brani. –
Lei non ci è mai passato, e non riesce a immaginare che si possa cominciare a
perdere la fiducia.
Mio Dio! Il mondo andrà avanti anche senza le mie composizioni!
La saluto con affetto e resto
il Suo sinceramente devoto
Gustav Mahler
Non mi permetterebbe di dare un’occhiata al Suo Don Juan e a Tod u[nd]
Verklärung?

FONTE: autografo, RStA. – Edizione: GMRS, M 3. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. Il 7
settembre 1891 Mahler aveva portato in scena il Tristan in versione integrale, «con la sola eccezione
della prima parte del grande duetto del secondo atto», e il 9 e il 26 settembre i Meistersinger von
Nürnberg. – entrambe le opere di Ritter: Der faule Hans (Il pigro Hans) e Wem die Krone?, di Alexander
Ritter (1833-1896). – Bülow … eseguirgliene dei brani: come si evince anche da una lettera a Fritz Löhr,
Bülow «aveva dato di matto» quando Mahler aveva eseguito per lui alcuni brani del suo poema
sinfonico Todtenfeier. – Don Juan e Tod u[nd] Verklärung: i poemi sinfonici Don Giovanni e Morte e
trasfigurazione di Strauss furono eseguiti per la prima volta rispettivamente nel 1889 e nel 1890, a
Eisenach, in occasione del raduno dei membri dell’Allgemeiner Deutscher Musikverein.

Se giudichiamo il suo operato con i criteri attuali, Bernhard Pollini diresse lo


Stadttheater di Amburgo come un’impresa industriale. La regola erano
quattordici prime a stagione – sette «novità» e sette nuovi allestimenti –, che
dovevano essere preparate nei soli nove mesi di attività del teatro (di solito: dal
primo di settembre al 31 maggio), in rapida successione e con pochissimo tempo
per le prove. Per di più, le opere non venivano solo rappresentate nello
Stadttheater, bensì anche nel teatro molto più piccolo, e ugualmente gestito da
Pollini, della città di Altona, all’epoca non ancora incorporata ad Amburgo, il
che comportava nuovi adattamenti, limitazioni e prove aggiuntive.
Come primo Kapellmeister, a Gustav Mahler spettava il carico maggiore di
questo cartellone spropositato. Spesso era sul podio per quattro o cinque sere la
settimana, senza interruzione; nei periodi più impegnativi – per esempio
all’inizio della stagione o durante i cicli wagneriani conclusivi – le serate
consecutive arrivavano addirittura a otto o nove. Oltre al repertorio operistico
allora corrente, che Mahler in ogni caso padroneggiava, Pollini gli chiedeva
continuamente di studiare le novità, che tuttavia solo in rari casi – l’Eugenio
Onegin di Čajkovskij, La sposa venduta di Smetana o l’Hänsel und Gretel di
Humperdinck – ebbero una certa fortuna.
Il 22 marzo 1891 Mahler aveva lasciato Budapest; il 29 marzo salì per la
prima volta sul podio dello Stadttheater di Amburgo, in occasione del
Tannhäuser di Wagner, e il giorno seguente poté telegrafare alla sorella:
«debutto di ieri particolarmente riuscito = gustav». Entro la fine della stagione,
il 31 maggio, «sotto la guida del Kapellmeister, il signor Gustav Mahler della
Regia Opera di Budapest» si erano già tenute trentacinque rappresentazioni, tra
cui un ciclo wagneriano completo in dieci parti, ma anche Le Porteur d’eau di
Cherubini, Euryanthe di Weber e il Fidelio di Beethoven. Mahler mantenne
questo immenso carico di lavoro, cui vanno aggiunte innumerevoli prove, per
tutta la sua permanenza ad Amburgo. Nella sua prima stagione completa diresse
ottantadue rappresentazioni, nella seguente centodieci, e fino al 1897 non scese
mai al di sotto del centinaio. Inoltre, «era autorizzato», all’inizio solo
occasionalmente, a dirigere singoli concerti, perlopiù durante le festività
religiose, quando i teatri dovevano rimanere chiusi: per il primo di essi, in
occasione del Buß- und Bettag («giorno di penitenza e di preghiera») del 1891, a
Lubecca, scelse un programma misto: da Mozart a Beethoven fino a Wagner; per
il secondo, tenutosi nel 1892, il venerdì santo, il Requiem di Mozart e il Te Deum
di Bruckner.

59

Ad Anton Bruckner
s.l., s.d. [Vienna, fine 1891]

Mio caro, stimatissimo Professore!


So che Lei ce l’ha con me già da molto tempo – ma mi creda, non lo merito.
Sono soltanto stato un poco in balia dei marosi della vita, e mi trovo tuttora in
mare aperto! Ma La penso con immutata stima e amicizia, e conto tra i miei
obiettivi anche quello di contribuire al successo della Sua arte grandiosa e della
Sua maestria! Spero di potergliene dare dimostrazione quanto prima!
Il Suo fedelmente devoto
Mahler

Biglietto da visita con stampata la firma «Kapellmeister Gustav Mahler». – FONTE: autografo; copia:
IGMG, Gustav Mahler Archiv. – Edizione: Anton Bruckner, Gesammelte Briefe, a cura di Max Auer,
Regensburg 1924, e GMBR, n. 71. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. A metà dicembre del
1891 Mahler era andato a Vienna; probabilmente aveva cercato Bruckner e, non avendolo trovato, gli
aveva lasciato il proprio biglietto da visita. – Mio caro, stimatissimo Professore!: Anton Bruckner (1824-
1896) insegnava dal 1868 al Conservatorio di Vienna, dove Mahler, sebbene in modo saltuario, aveva
frequentato le sue lezioni. Insieme al compagno di conservatorio Rudolf Krzyzanowski, Mahler aveva
ricavato un estratto per pianoforte dalla Terza Sinfonia di Bruckner, la cui prima esecuzione, nel 1877,
non aveva avuto successo; da allora tra Mahler e il compositore di trentasei anni più anziano si era creato
un legame di amicizia. – contribuire al successo della Sua arte grandiosa e della Sua maestria!: dopo la
prima della sua Settima Sinfonia nel 1886, resa possibile grazie a Julius von Bernuth, ad Amburgo non
era mai più stata eseguita alcuna opera di Bruckner, perché Hans von Bülow si era schierato contro di lui
e a favore di Brahms, e rifiutava «le scemenze musicali, o meglio antimusicali, di quel bastian contrario
di Bruckner».

60

Ad Anton Bruckner
Amburgo, 16 aprile [18]92

Stimatissimo Maestro e amico!


Sono molto felice di poterLe finalmente scrivere che ho eseguito una Sua
opera. Ieri (venerdì santo[)] ho diretto il Suo splendido e intenso «Tedeum». Sia i
musicisti che l’intero pubblico erano profondamente colpiti dall’architettura
possente e dai pensieri davvero sublimi, e alla fine dell’esecuzione ho
sperimentato quel che considero il massimo trionfo per un’opera: il pubblico è
rimasto a sedere in silenzio, immobile, e solo dopo che il direttore e i musicisti
hanno lasciato il loro posto si sono scatenati gli applausi.
L’esecuzione Le avrebbe dato grande gioia. Raramente mi è capitato di sentir
suonare degli orchestrali con tanto entusiasmo come ieri. –
Le recensioni appariranno solo tra qualche giorno a causa delle festività; non
mancherò di inviarglieLe. – «Bruckner» ha ormai fatto il suo ingresso trionfale
ad Amburgo.
Le stringo la mano con calore, stimatissimo amico, e resto nel vero senso della
parola il Suo
Gustav Mahler
Bundesstraße 10 III.

FONTE: autografo, monastero di St. Florian. – Edizione: Bruckner, op. cit., GMB, n. 110 e Andrea
Harandt, «“Gustav Mahler: O! mögen Sie nur der Meinige bleiben…”». Unbekannte Briefe zu zwei
Aufführungen von Bruckners Te Deum in Hamburg», in Gustav Mahler – Werk und Wirkung, a cura di
Erich Wolfgang Partsch, Wien 1996. – Datazione: originale.

Il 1892 cominciò per Mahler nello stesso modo in cui era finito il 1891:
lavorando. Dopo una serie di grandi rappresentazioni wagneriane proprio
all’inizio dell’anno, nonché la prima tedesca dell’Eugenio Onegin – a dirigerla
avrebbe dovuto essere lo stesso Čajkovskji, che tuttavia dopo aver visto il
bellissimo allestimento e aver osservato «quell’uomo semplicemente geniale»
sul podio, gli cedette la bacchetta «per inadeguatezza» –, lo Stabat Mater e il
Guglielmo Tell di Rossini, eseguiti in occasione del centenario della nascita del
compositore, fu la volta, il 28 marzo 1892, dell’opera di Alfred Bruneau Le
Rêve, e poi era già tempo di occuparsi della tournée dello Stadttheater di
Amburgo a Londra, con cui l’impresario teatrale inglese Sir Augustus Harris,
durante l’estate, voleva dar vita alla «saison tedesca» nel suo Drury Lane
Theatre.

61

Al Direttore dell’orchestra di Budapest


Amburgo, Bundesstraße 10 4 [sic]
s.d. [28? marzo 1892]
(o Stadttheater)

Egregio signore!
Con la presente La interpello in qualità di rappresentante dell’orchestra
dell’Opera Regia, per chiederLe se la detta orchestra sarebbe disponibile a
esibirsi sotto la mia direzione durante la stagione operistica del teatro
Conventgarden [sic] di Londra, che durerà dal 24 maggio al 20 luglio di
quest’anno, nelle rappresentazioni delle opere tedesche del repertorio (per quelle
italiane è stata ingaggiata un’altra orchestra).
Appurata la disponibilità dell’orchestra, le trattative potrebbero essere
concluse rapidamente. Tenga presente che ci sarebbe l’intenzione di ripetere
ogni anno a Londra tali rappresentazioni, e che per i signori musicisti potrebbe
dunque schiudersi la possibilità di svolgere un’attività redditizia e non troppo
impegnativa sfruttando parte delle loro vacanze comunque molto lunghe.
In ogni caso, La prego di darmi al più presto una risposta di massima[,] dal
momento che Sir Harris, fondatore dell’impresa[,] arriverà qui da Londra nei
prossimi giorni per un colloquio, e dovrà certamente prendere al più presto una
decisione tra le diverse offerte che gli sono state fatte.
In caso di risposta affermativa da parte Sua, io provvederei poi a presentare
per Lei un’istanza al Conte Zichy.
Con stima, devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo (attualmente non reperibile), BNB, SMs, Sz. 464/109/1979. – Edizione: Roman, op.
cit., p. 154. – Datazione: l’indicazione «28/III 92» non è autografa di Mahler e si riferisce probabilmente
alla data d’arrivo. – La interpello in qualità di rappresentante dell’orchestra: inizialmente Mahler evitò di
rivolgersi direttamente all’intendente, il conte Zichy, al quale spettava senza dubbio la decisione. La
risposta da Budapest non è nota; con ogni probabilità (chiunque fosse l’interlocutore) l’offerta fu
rifiutata. La tournée fu eseguita da un’orchestra mista costituita da musicisti inglesi e dagli elementi di
spicco dello Stadttheater di Amburgo. – rappresentazioni delle opere tedesche del repertorio: durante la
tournée, tra l’8 giugno e il 22 luglio 1892, lo Stadttheater di Amburgo portò in scena otto opere del
repertorio tedesco, per un totale di venti rappresentazioni: oltre al Fidelio di Beethoven e a Der
Trompeter von Säckingen di Neßler (due recite ciascuno), si trattò esclusivamente di lavori di Richard
Wagner: due volte Das Rheingold e Die Walküre, quattro volte Siegfried, due volte la Götterdämmerung,
quattro volte Tristan und Isolde e due il Tannhäuser. A Mahler toccò la direzione musicale di tutte le
rappresentazioni. – Sir Harris: Sir Augustus Henry Glossop Harris (1852-1896) fu dal 1879 alla morte,
sopraggiunta prematuramente, il locatario e il manager del Drury Lane Theatre, che si trovava nei pressi
del Covent Garden Theatre (in seguito: Royal Opera House) nel West End londinese. Harris non aveva
un proprio ensemble, ma allestiva il cartellone con tournée di compagnie operistiche italiane e tedesche,
pantomime e harlequinades dell’antica tradizione inglese. In occasione della tournée dello Stadttheater di
Amburgo affittò anche il Covent Garden Theatre, decisamente più grande, in cui si tennero nove delle
venti rappresentazioni. – L’indirizzo è posto sotto la firma, in calce alla lettera.

Anche per la seconda metà del 1892 non si trova traccia di corrispondenza di
Mahler riguardante questioni «professionali» – con un’unica eccezione. Furono
senza dubbio le «tensioni nell’aria» con i suoi superiori a suggerire a Mahler
l’idea di voltare le spalle allo Stadttheater di Amburgo nonostante tutti i suoi
successi. Così, egli spezzò l’inconsueta astinenza epistolare per perseguire i
propri interessi, ovvero in vista di un eventuale trasferimento allo Stadttheater
di Francoforte. Il nuovo teatro, costruito nel 1880 (l’attuale Alte Oper), non
poteva certo eguagliare quanto a rango artistico i concorrenti delle città di
Lipsia e Amburgo, che beneficiavano di dotazioni ben più ricche, ma da quando
vi si era insediato l’intendente Emil Claar, dotato di grande sensibilità artistica,
godeva di ottima fama, soprattutto grazie al suo «primo Kapellmeister» Otto
Dessoff. Questi, che già nel 1860, a venticinque anni, era stato chiamato come
Kapellmeister all’Opera di Corte di Vienna, per poi passare a Karlsruhe e a
Francoforte, era considerato dalla giovane generazione nata dopo il 1880,
insieme a Bülow, uno dei più importanti direttori d’orchestra del suo tempo.
Mahler si era già informato circa il posto di Dessoff a Francoforte quattro anni
prima, quand’era ancora a Lipsia ed erano circolate voci su un eventuale ritiro
dell’anziano direttore per ragioni di salute. A metà ottobre del 1892 si diffuse
sulla stampa la notizia di un ictus di Dessoff, che soltanto due settimane dopo lo
avrebbe portato alla morte. L’interesse di Mahler si risvegliò nuovamente (forse
non tanto per il posto a Francoforte in sé quanto per la successione
dell’importante musicista); questa volta si rivolse a Ludwig Strecker, l’influente
editore e proprietario della casa editrice B. Schott’s Söhne di Magonza, al quale
in primavera egli aveva affidato i suoi Lieder und Gesänge aus der Jugendzeit
(Canti della giovinezza). I tentativi di Mahler, incurante del fatto che il contratto
con Amburgo scadesse nell’estate del 1894, di trasferirsi a Francoforte non
ebbero tuttavia successo, nonostante la raccomandazione di Ludwig Strecker.
Anche le ambizioni del compositore Mahler subirono un duro colpo: Hans von
Bülow, che aveva inizialmente inserito in programma due dei Lieder del
Wunderhorn (all’epoca chiamati «Umoresche»), affidandoli al celebre soprano
Amalie Joachim, in un secondo momento li eliminò, poiché «dato il loro stile
molto particolare» non se la sentiva di assumersi «la responsabilità nei confronti
del direttore d’orchestra e dei cantanti».

62

A Ludwig Strecker
s.l. [Amburgo,] Bundesstrasse 10 III
s.d. [23/24 ottobre 1892]

Egregio Dottore!
Ho sentito che Dessof [sic] è stato colpito da un ictus, e penso che grazie ai
Suoi contatti Lei potrebbe forse avere un’influenza decisiva affinché mi venga
fatta un’offerta per il suo posto. – Claar a suo tempo, quando Dessof è stato a
lungo assente per malattia, aveva avviato delle trattative con me, poi interrotte
all’improvviso quando D. si è ripreso. Naturalmente ora i colloqui andrebbero
condotti in segreto, in modo che io possa dare le dimissioni qui, una scelta per la
quale ci sono presupposti più che fondati.
Vorrei incaricare Lei di farmi questa amichevole cortesia, perché penso che
affidandomi a degli impresari la segretezza sarebbe compromessa.
Infine, sono anche persuaso che nessuno lì possa essere più influente di Lei. –
Colgo poi l’occasione per annunciarLe che nel 2º concerto di Bülow, la
Joachim canterà 2 delle mie Umoresche[,] e mi farebbe molto piacere se Lei
approfittasse del concerto per farmi visita.
Le scrivo di fretta prima di una rappresentazione, porgendoLe le mie scuse per
la seccatura.
La prego di mandarmi 2 righe per farmi sapere se può fare qualcosa e se posso
attenderLa qui per il concerto (il 7 novembre).
Carissimi saluti
dal suo devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archivio dell’editore Schott, Mainz; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Strecker
9/33. – Edizione: Knud Martner e Robert Becqué, «Zwölf Unbekannte Briefe Gustav Mahlers an Ludwig
Strecker», in Archiv für Musikwissenschaft, anno XXXIV , fasc. 4, Wiesbaden 1977. – Datazione: di altra
mano, probabilmente aggiunta dall’editore. L’indicazione «Bundesstrasse 10 III» si trova in calce alla
lettera. – Claar: Emil Claar (1842-1930) fu intendente e in seguito intendente generale dei Vereinigte
Stadttheater di Francoforte sul Meno. – nel 2º concerto di Bülow: il secondo dei «Nuovi concerti in
abbonamento» della stagione 1892-1893 ebbe luogo il 7 novembre 1892. – la Joachim canterà due
delle mie Umoresche: Amalie Joachim (1839-1899), moglie (all’epoca già separata) del celebre violinista
Joseph Joachim, aveva incontrato Mahler a Salisburgo nell’estate del 1892 e aveva studiato con lui
alcuni dei Lieder del Wunderhorn. Nel concerto del 7 novembre 1892 cantò tuttavia un’aria dalle Nozze
di Figaro di Mozart e Lieder di Schubert e Brahms con l’accompagnamento al pianoforte. La proposta di
far dirigere i propri Lieder allo stesso Mahler, caldeggiata da Bülow presso l’impresario Hermann Wolff,
non venne accolta.

63

A Ludwig Strecker
s.l., s.d. [Amburgo, ante 28 ottobre 1892]

Stimatissimo amico!
Voglia accettare il mio più sentito ringraziamento per la Sua grandissima
gentilezza. – Per orientarsi mi permetto di indicarLe le date seguenti. Il mio
attuale contratto scade a maggio 1894, dunque tra 1 anno e 1/2. – Tuttavia, se
Pollini non viene a sapere delle mie intenzioni, non avrò problemi a scioglierlo
anche prima, dal momento che egli ha commesso un gran numero di
scorrettezze. –
In ogni caso, è un bene che non si debbano precipitare le cose; naturalmente
sono più che disponibile a dirigere un concerto, se qui mi concedono il congedo
necessario. I miei rapporti con Pollini al momento sono molto tesi.
Nel caso in cui da Francoforte mi giungessero delle proposte dirette, potrei
facilmente provocare una rottura definitiva con P[ollini]. –
Se Dessof [sic] tuttavia dovesse riprendersi (cosa che gli auguro di cuore)[,] e
fosse nelle condizioni di tornare a lavorare almeno per un periodo, la soluzione
migliore sarebbe che io stipulassi un contratto con Francoforte a partire da
maggio 1894, prendendo poi servizio anticipatamente in caso di necessità.
Ancora una volta, grazie di cuore per la Sua condotta davvero amichevole nei
miei confronti.
Sarebbe molto bello se potessimo avvicinarci anche geograficamente.
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

Negli ultimi giorni, tra l’altro, ho ricevuto da alcuni agenti berlinesi delle
proposte dirette per la posizione di Dessof, tanto che io, del tutto fuorviato, sono
stato indotto a chiedere a Claar di inviarmi un telegramma nel caso in cui il
posto fosse vacante, e di mettersi direttamente in contatto con me [qualora] tali
proposte venissero da lui.
Non ho aggiunto altro.

FONTE: autografo, Archivio dell’editore Schott, Mainz; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Strecker
11/35. – Edizione: Martner e Becqué, «Zwölf Unbekannte Briefe Gustav Mahlers an Ludwig Strecker»,
cit. – Datazione: «Oct. 1892», di altra mano, probabilmente aggiunta dall’editore.

La stagione era cominciata – con ritardo, per via dell’epidemia di colera che
durante l’estate, in poche settimane, aveva causato la morte di 8000 persone – il
15 settembre; Mahler ricomparve per la prima volta sul podio il 5 ottobre, per i
Meistersinger. Il periodo successivo trascorse all’insegna di una nuova sfida.
All’improvviso gli si presentò l’opportunità di fare carriera anche come
direttore d’orchestra di programmi concertistici, e fu proprio Hans von Bülow,
che Mahler aveva inutilmente corteggiato otto anni prima, a Kassel, a
offrirgliene la possibilità. Nel 1886 Bülow aveva assunto la direzione dei
«Nuovi concerti in abbonamento» ideati da Hermann Wolff, per i quali
l’intendente Pollini, in cambio di una percentuale delle entrate, metteva a
disposizione l’orchestra dello Stadttheater. A causa dei suoi crescenti disturbi
nervosi, dovuti a un tumore al cervello, le esibizioni di Bülow erano sempre più
spesso a rischio, finché il 12 dicembre 1892 egli, per la prima volta, non fu
costretto a farsi sostituire da Mahler come direttore d’orchestra. Dopo la
definitiva rinuncia di Bülow alla fine della stagione 1892-1893, Hermann Wolff,
in un primo momento, affidò i dieci concerti 1893-1894 a diversi direttori (tra
cui Hermann Levi, Felix Mottl e Richard Strauss), finché, d’accordo con Pollini,
non decise di nominare Mahler direttore unico per gli otto concerti della
stagione 1894-1895.

64

A Ödön von Mihalovich

Signor Direttore
Ödön von Mihalovich
Direttore della Regia Accademia Musicale
a Budapest
Servitenplatz n. 10
s.l. [Amburgo,] Bundesstrasse 10 III
s.d. [17 gennaio 1893]

Caro e stimatissimo amico!


Chissà che cosa penserà di me, che non ho ancora risposto alla Sua lettera
tanto cara! – La immagino mentre liscia con cura la Sua lunga barba,
legittimamente risentito per la pigrizia dell’amico negligente, e dubbioso sulla
sua fedeltà; Kößler è seduto davanti a Lei e si liscia la barba da nord a sud, poi si
passa una mano tra i capelli e li pettina da est a ovest, borbottando parole
incomprensibili, ma a giudicare dalla sua faccia scura distruttive, assumendo
come sempre il ruolo del meschino Radamanto – notoriamente il più severo fra i
giudici del Tartaro.
Mio Dio, se Lei vivesse qui ad Amburgo con me, capirebbe! È incredibile quel
che mi tocca dirigere allo stesso tempo. Per farLa ridere Le elenco ad esempio il
mio repertorio delle prossime due settimane.

Lunedì 16: L’amico Fritz (Première)


Martedì (oggi) Siegfried
Mercoledì 18 L’amico Fritz
Venerdì 20 Tristan u[nd] Isolde
Domenica 22 L’amico Fritz
Lunedì 23 Fidelio
Martedì 24 Zauberflöte
Mercoledì 25 Lohengrin
Giovedì 26 Jolanta (opera di Čaikovskij)
Venerdì 27 Walküre
Sabato 28 L’amico Fritz
Lunedì 30 Bezähmte Wiederspänstige (opera di Götz)
Martedì L’amico Fritz!

In totale dunque 3 serate libere


Metta poi in conto le prove e giudichi Lei se riesco a curare la corrispondenza.

Non può neanche immaginare quanto io qui mi senta solo. – E come ripensi
alle bellissime serate trascorse insieme a Pest!
Sono molto curioso di sapere come verrà accolta la Sua opera (Toldi) dal
pubblico di Pest, e soprattutto che cosa penserà Lei della rappresentazione.
Come avrà visto dal suddetto «menù» io purtroppo non potrò venire. – Mi
avrebbe veramente fatto piacere poter essere presente e rivedere i cari, vecchi,
amici. –
I successi del Conte Apponyi mi riempiono di gioia e ammirazione. In verità,
politicamente, gli ungheresi hanno lasciato il resto del mondo con un palmo di
naso. Noi tedeschi possiamo solo guardare con invidia a est. – Io ho assistito a
questi sviluppi solo da lontano, e Lei, da vicino, a Pest, vedrà probabilmente le
cose in modo meno sanguigno. – Finora però ho sempre constatato questo: un
grande movimento si può senza dubbio giudicare meglio da lontano; da vicino,
infatti, lo sguardo è troppo disturbato dai dettagli e dalle inclinazioni personali.
La prego di riferire al Conte Apponyi da parte mia quanto le ho detto, e che
questa è l’opinione generale ovunque io vada. Di lui hanno tutti un grande
rispetto – molto meno invece dell’amico Maxien! Il Pester Lloyd, che io
naturalmente continuo a leggere, si comporta come sempre in modo miserabile!
Ma le giravolte che ha fatto ultimamente hanno davvero passato il segno. –
Dal canto mio non ho molto da raccontare. –
Ho diretto qui un concerto di Bülow in sostituzione del Maestro ammalato. Tra
le altre cose ho diretto la sinfonia in do minore! – pensi che i recensori locali mi
hanno rimproverato nel modo più sconcio, come fossi uno scolaretto, per le mie
«concezioni». – Mi è venuto subito da pensare a Pest, dove mi capivano così
bene. – Con la Sua Eliane sono proprio sfortunato! – Comunque non ho ancora
abbandonato la speranza di rappresentarla qui. – Devo solo attendere
un’occasione propizia per convincere Pollini. –
Al momento «sono» di nuovo in rapporti abbastanza buoni con lui. – L’anno in
corso però è già tutto occupato. – Sarebbe quindi fatica sprecata interpellarlo
ufficialmente per adesso e anzi si rischierebbe forse di bruciarsi l’opportunità,
trattandosi di un tipo umorale. – Per contro, io vedrò invece di non abbassare la
guardia e di imporla per l’anno prossimo. (Io sono ancora sotto contratto fino
alla primavera del ’94 – più a lungo qui, comunque, non rimarrò di certo). – La
prego quindi di lasciarmi le partiture ancora per un po’. Magari prima o poi mi
riesce. – Mi faccia comunque avere un resoconto sulla rappresentazione di Pest,
che ritengo molto importante.
Porti per cortesia i miei saluti a tutti gli amici, e trasmetta i miei più sentiti
omaggi al Conte Apponyi e alla famiglia Végh.
Il Suo amichevolmente
devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, FLM, Bibliothek. – Edizione: Bata e Gádor, op. cit., e Roman, op. cit., p. 155 sg. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. Mahler accenna alla rappresentazione del Siegfried da lui
diretta quel giorno. L’indirizzo è posto in calce alla lettera, dopo la firma. – Kößler: János Kössler (1853-
1926), responsabile della classe di Composizione all’Accademia Musicale di Vienna dal 1883. –
Radamanto – notoriamente il più severo fra i giudici del Tartaro: Radamanto, uno dei figli di Zeus ed
Europa, dominatore di Creta prima di Minosse. La mitologia greca esalta il suo senso della giustizia e lo
cita tra i giudici degli Inferi insieme a Minosse ed Eaco (cfr. Herder Lexicon, Griechische und römische
Mythologie, Freiburg 1981). – L’amico Fritz: opera di Pietro Mascagni. – Bezähmte Wiederspänstige: il
titolo tedesco corretto dell’opera di Hermann Götz (1840-1876) è Der Widerspenstigen Zähmung (La
bisbetica domata). – I successi del Conte Apponyi: Mahler allude probabilmente ai risultati delle elezioni
del 1892, in cui il Partito nazionale di Apponyi ottenne undici nuovi territori di mandato, disponendo
così di 70 seggi su 413 in Parlamento. – dell’amico Maxien: Mihalovich annotò ai margini della lettera:
«Forse Max Falk, redattore del Pester Lloyd. Mihalovich». – la sinfonia in do minore: la Sinfonia n. 5 in
do minore op. 67 di Beethoven. – Con la Sua Eliane sono proprio sfortunato!: fra le tante novità
operistiche che Mahler propose all’intendente, l’unica a essere accolta e rappresentata fu il Djamileh di
Bizet. A Budapest, l’Eliane di Mihalovich andò in scena per la prima volta solo il 16 febbraio 1908. –
sono ancora sotto contratto fino alla primavera del ’94 – più a lungo qui, comunque, non rimarrò di
certo: a febbraio del 1894 Mahler prolungò il suo contratto triennale di altri cinque anni, dopo che Pollini
gli ebbe assicurato la direzione di quattro concerti. Questo accordo decadde per via del subentro nella
direzione dei concerti in abbonamento di Bülow. Mahler sciolse prematuramente il contratto, dando le
dimissioni nel gennaio del 1897.

Ci vollero molti mesi prima che Gustav Mahler drizzasse nuovamente le


antenne per sondare altre opportunità professionali. Questa volta fu Richard
Strauss l’interlocutore con il quale si sviluppò un fitto carteggio incentrato sui
tentativi dei due compositori di promuoversi reciprocamente. Da una parte
Mahler si adoperò (inutilmente) affinché ad Amburgo venisse rappresentato il
Guntram di Strauss; dall’altra, Strauss, che nel frattempo aveva fatto carriera
sino a diventare il celebrato Hofkapellmeister di Weimar, intercedendo presso il
presidente dell’Allgemeiner Deutscher Musikverein Hans Bronsart von
Schellendorff, aveva preparato il terreno per una esecuzione di Mahler
particolarmente importante: la «XXX Tonkünstler-Versammlung di Weimar»
infatti, in programma dal primo al cinque giugno 1894, mise in cartellone la
Prima Sinfonia. Il tentativo di Pollini di assumere Strauss come Kapellmeister
(insieme a? al posto di? Mahler) allo Stadttheater di Amburgo gettò
quest’ultimo «in una discreta inquietudine». Nel frattempo, Mahler riprese
contatto con Sir Augustus Harris, che con ogni probabilità lo aveva di nuovo
interpellato in merito a una «German Season» a Londra, questa volta però senza
l’ensemble di Amburgo.

65

A Richard Strauss
Amburgo, Fröbelstrasse 14 III
s.d. [intorno al 20 ottobre 1893]

Stimatissimo amico!
Venerdì 27 p.v. dirigerò un concerto ad Amburgo nel quale verranno eseguite
alcune mie composizioni. (Di fatto, sono l’unico direttore d’orchestra vivente
che si interessi alle mie composizioni, e sfrutto quindi prontamente la prima
occasione che mi si presenti.) –
Mi farebbe molto piacere se Lei mi facesse l’onore di essere presente. – Dai
giornali apprendo che è di nuovo in salute e che si trova a Weimar. Amburgo
non è poi così lontano. – La prego di farmi sapere se può o desidera venire.
Può immaginare con quale intimo coinvolgimento io aspetti la Sua «opera». –
Non sarebbe possibile vederne o ascoltarne qualche brano?
In attesa di una Sua pronta e amichevole risposta
il Suo sinceramente devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, RStA. – Edizione: GMRS, M 5. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. –
dirigerò un concerto: nella serata inaugurale di un ciclo di «Concerti popolari in stile sinfonico» al
Konzerthaus Ludwig, Mahler diresse per la prima e unica volta ad Amburgo alcune composizioni
proprie: sei «Ballate e Umoresche da “Des Knaben Wunderhorn”», interpretate dal «cantante di camera
reale Paul Bulß di Berlino», e la Prima Sinfonia. – che è di nuovo in salute: a un anno di distanza da
un’infezione polmonare che nel maggio del 1891 l’aveva messo in pericolo di vita, Richard Strauss
aveva avuto una ricaduta che lo costrinse a una lunga interruzione della sua attività di Kapellmeister;
dopo un soggiorno di quattro mesi in Egitto e due mesi di convalescenza in Sicilia, nel giugno del 1893
era tornato a Weimar. – la Sua «opera»: Guntram op. 25, opera in tre atti, testo e musica di Richard
Strauss. Strauss, che si era dedicato al libretto della sua prima opera già alla fine degli anni ottanta
dell’Ottocento, cominciò a comporre la musica solo nella primavera del 1892, a Weimar, dove due anni
dopo, il 10 maggio 1894, si tenne la prima. – L’indirizzo è posto sotto la firma, in calce alla lettera.

66

A Richard Strauss
s.l. [Amburgo], Fröbelstrasse 14 III
24/XII [18]93

Caro amico!
Per quando è prevista, a Monaco, la Sua «opera»? Ha forse avuto delle noie? –
Lo deduco dalle notizie che circolano in questi giorni sui giornali, a proposito
del fatto che la première dovrebbe svolgersi a Karlsruhe. In ogni caso, vorrei
ricordarLe che qui ad Amburgo c’è un musicista che La comprende e La difende
(diciamo così, per amore della rima), per il quale in qualsiasi momento sarebbe
un onore e un piacere spianarLe la strada, nei limiti consentiti dalle sue deboli
forze. –
In una parola – se mai dovesse incontrare degli ostacoli nell’allestire una
prima (per via della tenera sollecitudine dei nostri cari signori intendenti e
direttori – o magari, chissà, di un qualche Kapellmeister) – e lo Stadttheater di
Amburgo non dovesse sembrarLe troppo inadeguato[,] Le offro la mia più
completa disponibilità per eliminare una volta per tutte queste difficoltà. –
Quanto all’assegnazione delle parti e allo studio dell’opera, posso garantirLe
che verrebbero effettuati con la massima cura.
Cordialmente
Suo
G. Mahler

FONTE: autografo, RStA. – Edizione: GMRS, M 6. – Datazione: originale. – première … a Karlsruhe:


dopo le false speranze, rimaste senza alcun seguito, alimentate dall’Opera di Corte di Monaco circa
l’inserimento del lavoro di Strauss in cartellone, Guntram venne accolto all’Opera di Corte di Karlsruhe,
dove si prevedeva di portarlo in scena a dicembre; tuttavia anche questa prima non ebbe luogo. –
L’indirizzo è posto sotto la firma, in calce alla lettera.

67

A Hans Bronsart von Schellendorff


Amburgo, Fröbelstrasse 14 III
2/II/[18]94

Stimatissimo signor Intendente generale!


Incoraggiato dal signor Kapellmeister Strauss, mi permetto di inviare a Vostra
Eccellenza la mia 2ª sinfonia, «Titan», che durante l’inverno è stata eseguita
durante uno dei concerti cittadini. – Mi riterrei molto felice, se Vostra
Eccellenza, dopo aver gentilmente preso visione dell’opera, la ritenesse
meritevole di essere accolta nel programma della «Tonkünstlerversammlung» di
quest’anno[.]
Nell’affidare nelle Sue mani il mio modesto lavoro, stimatissimo signor
Barone, facendo appello alla magnanimità e all’attenzione che Lei, è risaputo,
non hai mai negato ad alcun aspirante, La prego di farmi pervenire un cortese
cenno di riscontro.
Con la massima stima
devotamente
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Goethe- und Schiller-Archiv, Klassik Stiftung Weimar, Archiv des Allgemeinen
Deutschen Musikvereins, segnatura: GSA 70/65. – Edizione: Irina Kaminiarz, Richard Strauss. Briefe aus
dem Archiv des Allgemeinen Deutschen Musikvereins (1888-1909), collana del Conservatorio Franz
Liszt, vol. I, Weimar-Köln 1995. – Datazione: originale, in calce alla lettera. – mia 2ª sinfonia: Mahler
intendeva la Prima Sinfonia.
68

A Richard Strauss
s.l. [Amburgo], 6/II [18]94

Carissimo amico!
Non so proprio più che cosa pensare! L’altro ieri, durante la rappresentazione,
Pollini è venuto da me e con il suo umorismo grossolano mi ha detto: «Adesso
ne ho davvero abbastanza; Lei domani viene da me in ufficio e sistemiamo
definitivamente questa faccenda del contratto!». Io l’ho fissato sbalordito, senza
dire niente. In tutta franchezza, mi ero già preparato a un addio. (In queste cose
sono abbastanza fatalista e prendo tutto ciò che accade per il verso migliore.) –
Il mattino dopo (ieri, quindi), quando sono entrato in teatro, mi è subito venuto
incontro il direttore della segreteria, Wolff, che mi ha messo davanti un contratto
già firmato da Pollini, nel quale venivano accolte tutte le mie richieste.
Oggi penso di controfirmare la mia copia. –
L’unica spiegazione possibile, credo, è che Pollini ci voglia entrambi, e
sarebbe proprio nel suo stile, perché per quanto sembri incredibile lui ha spesso
dei moti di idealismo estremo. – Può immaginare quanto ne sarei felice! Non
conosco nessuno al quale mi leghi una maggiore affinità elettiva e al cospetto
del quale ammutolirebbe in me anche la più piccola meschinità.
Le cedo i Nibelungen con grandissimo piacere, e tutto il resto lo regoliamo poi
tra di noi in amicizia. –
Per far sì che tutto fili liscio, Le suggerisco di accettare la proposta di buon
grado (naturalmente senza far capire che Le ho scritto). – Altrimenti finirà
davvero per assumere il «celebre» Grossmann.
In ogni caso, però, si assicuri Berlino a partire dal [18]97, perché credo che per
Lei sarebbe una sede eccellente.
Il mio contratto adesso è di 5 anni. Dove sono finiti Don Juan, Tod u[nd]
Verkl[ärung] e Macbeth?
La prego di mandarmeli presto! La mia sinfonia l’ho già spedita a Bronsart!
Che prospettive ci sono lì?
Con viva e cordiale amicizia
Suo
Gustav Mahler
FONTE: autografo, RStA. – Edizione: GMRS, M 13. – Datazione: originale. – che Pollini ci voglia
entrambi: l’inizio, lo svolgimento e il fallimento delle trattative di Pollini con Strauss sono del tutto
ignoti. – i Nibelungen: la tetralogia di Richard Wagner Der Ring des Nibelungen. – il «celebre»
Grossmann: Josef Großmann (1866-1898), diplomato al Conservatorio di Vienna, fece tappa a
Ratisbona, Colonia e Budapest per poi diventare Kapellmeister all’Opera di Francoforte, dove tuttavia
trascorse una sola stagione prima della morte prematura. – si assicuri Berlino a partire dal [18]97: il 29
agosto 1898 Richard Strauss fu nominato «primo Kapellmeister reale» a Berlino, come successore di
Felix Weingartner. All’inizio condivise il posto con Carl Muck; in un primo momento il suo incarico si
limitava alla direzione delle rappresentazioni operisti che, mentre Weingartner continuava a dirigere i
concerti sinfonici della Hofkapelle. – mia sinfonia: la Prima Sinfonia di Mahler.

69

A Sir Augustus Harris


abbozzo
s.l., s.d. [Amburgo, 4 marzo 1894]

Dear Sir Augustus!


I suppose, You prepare a German opera first rate. In this case I am with
pleasure to your disposition. Please to communicate me exactly the
circumstances of your enterprise – (the combination of the orchestra, of the
company you dispose, and about the «Repertoir» you intend) – and I hope, we
shall soon agree together.
My terms are: 50 lb [sic] for week and voyage and other expenses free.
Excuse, please, my bad Englisch [sic]. It is a pitty [sic] – I have all vergotten
[sic] since my last sejourn [sic] in England.
I hope, to see you soon again
Yours sincerly [sic]
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Sammlung Oswald Brod; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Harris 1/1590. –
Edizione: Kurt Blaukopf, Mahler, cit., p. 199. – Datazione: la lettera reca la seguente indicazione:
«abbozzo di una lettera indirizzata a Sir Aug. Harris a Londra dal Capellm. Gustav Mahler sulla mia
scrivania il 4 marzo 94. Dr. Hermann Behn». – we shall soon agree together: una tournée di Mahler a
Londra non si realizzò mai. – 50 lb for week: Mahler confonde per errore l’abbreviazione della «libbra»
(in tedesco: Pfundgewicht) con quella della sterlina inglese (Pfund).

70

A Hans Bronsart von Schellendorff


Amburgo, 5 maggio 1894

Stimatissimo signor Intendente generale!


Mi permetta, stimatissimo signor Barone, di esprimerLe il mio più sentito
ringraziamento per la Sua cortese risposta, che mi rende molto felice.
Contestualmente, mi prendo la libertà di chiederLe quante prove mi vengono
offerte per preparare l’opera e quando si terranno.
Io arriverò a Weimar alla fine del mese e porterò con me tutte le parti per
l’orchestra.
Come Vostra Eccellenza ha già avuto modo di vedere dalla partitura, per
l’esecuzione del «Titan» occorrono 4 trombe e legni a 3. Se l’auspicio non è
troppo presuntuoso, vorrei che la sinfonia, che richiede la massima sensibilità da
parte degli ascoltatori, venisse collocata possibilmente all’inizio, o almeno a
metà del programma.
Nel pregarLa di essere ancora così gentile da indicarmi la sede presso la quale
posso rivolgermi per le ulteriori informazioni necessarie, così da non dover
importunare oltre Vostra Eccellenza, resto, stimatissimo signor Barone
il Suo
con grata ammirazione
devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Goethe- und Schiller-Archiv, Klassik Stiftung Weimar, Archiv des Allgemeinen
Deutschen Musikvereins, segnatura: GSA 70/65. – Edizione: Kaminiarz, op. cit. – Datazione: originale,
in calce alla lettera. – la Sua cortese risposta: la comunicazione della definitiva inclusione della sinfonia
di Mahler nel programma che l’orchestra avrebbe eseguito il 3 giugno 1894. – possibilmente all’inizio, o
almeno a metà del programma: la Prima di Mahler fu il settimo degli otto numeri in programma, subito
dopo un intervallo di venti minuti. – per le ulteriori informazioni necessarie: Mahler prese accordi più
precisi sull’esecuzione della sua sinfonia nelle lettere a Richard Strauss del 15 e del 17 maggio 1894.

Il 3 giugno 1894 ebbe luogo la controversa esecuzione della Prima Sinfonia di


fronte al pubblico altamente specialistico della Tonkünstlerversammlung di
Weimar – «La mia Sinfonia è stata accolta da un lato con feroce ostilità e
dall’altro con un’approvazione incondizionata» scrisse Mahler all’amico Arnold
Berliner di Amburgo. Due giorni dopo Mahler lasciò Weimar e raggiunse, via
Monaco e Salisburgo, Steinbach am Attersee, in Alta Austria, dove nelle
settimane seguenti diede gli ultimi ritocchi alla partitura della Seconda Sinfonia
e vigilò sulla costruzione della sua «casetta per comporre». L’attività creativa fu
interrotta da una visita a Johannes Brahms a Bad Ischl e da un soggiorno di
diversi giorni a Bayreuth, dove Cosima Wagner lo aveva invitato per
ringraziarlo della perfetta preparazione di Willi Birrenkoven nella parte di
Parsifal; anche questa volta assistette al Parsifal diretto da Levi, oltre al
Tannhäuser e al Lohengrin con sul podio, rispettivamente, Strauss e Mottl. Già
durante quelle settimane di vacanza, tuttavia, dovette dedicarsi alla
corrispondenza «professionale» legata ai progetti per la stagione successiva.
Tornato ad Amburgo, per Mahler cominciò una saison particolarmente
difficile e stressante. La prima rappresentazione di Hänsel und Gretel di
Humperdinck, che avrebbe diretto trentotto volte entro la fine della stagione, fu
uno dei compiti più interessanti, mentre le restanti novità: Il bacio di Smetana e
l’opera del conte Bolco von Hochberg, l’intendente generale di Berlino, Der
Wärwolf (Il lupo mannaro), riuscirono a stento a sopravvivere alla prima. In
aggiunta alle rappresentazioni operistiche – alla fine della stagione si sarebbe
raggiunta l’impensabile cifra di 144 serate allo Stadttheater e 23 ad Altona – gli
spettava ora anche il compito di dirigere gli otto concerti in abbonamento
ereditati da Bülow. Mahler si gettò a capofitto nel lavoro poiché doveva ancora
studiare molte delle partiture in programma. Accanto a un gran numero di opere
contemporanee – di Rubinstein, Moszkowski, Sarasate, Lalo – mise
coerentemente a punto un repertorio classico-romantico, al quale avrebbe
continuato ad attingere anche in seguito, durante la sua carriera di direttore
d’orchestra. Tra i solisti imposti da Hermann Wolff senza curarsi del consenso
di Mahler figurano nomi noti: i violinisti Émile Sauret e Pablo de Sarasate, le
cantanti Amalie Joachim e Maria Antonietta Palloni, i pianisti Teresa Carreño
(moglie di Eugen d’Albert) e Ferruccio Busoni, l’amico dei tempi di Lipsia, che
nel frattempo aveva assunto una notorietà internazionale, anche grazie a
prolungate tournée in America.

71

A Ferruccio Busoni
Steinbach am Attersee, 30 giugno [18]94
Caro amico!
Ho accolto con grande gioia le notizie che ha avuto la gentilezza di scrivermi.
Che fosse in Europa, l’avevo già appreso dai giornali. In tutta fretta vorrei ora,
in merito alla Sua proposta, farLe presente che i concerti che dirigerò ad
Amburgo sono organizzati dalla Concertdirektion Wolff, e neanche Lei potrà
purtroppo prescindere da tale intermediario. Inoltre, io non ho praticamente
alcuna voce in capitolo sulla scelta dei solisti. Sarò molto felice di poterLa
accogliere tra noi e tutto quel che potrò, lo farò con piacere.
Gli accordi, però, deve prenderli con Wolff.
Carissimi saluti
il Suo vecchio
Mahler

FONTE: autografo, DSB, Mus. Nachl. F. Busoni II, 2947. – Edizione: Theurich, «Briefe Gustav Mahlers an
Ferruccio Busoni», cit. n. 2. – Datazione: originale, in calce alla lettera. – neanche Lei potrà purtroppo
prescindere da tale intermediario … alcuna voce in capitolo sulla scelta dei solisti: con ogni probabilità
Busoni si era rivolto direttamente a Mahler per proporgli un concerto ad Amburgo, sperando così di
ricevere l’incarico da lui e risparmiarsi gli oneri d’agenzia della Kozertdirektion Wolff.

72

A Ferruccio Busoni
s.l., s.d. [Amburgo, 11 ottobre 1894]

Caro amico!
La prova generale non è aperta al pubblico, ed è fissata per domenica alle 10.
Naturalmente è auspicabile che noi ci incontriamo prima – quindi sabato
pomeriggio – per prendere accordi.
La Rhapsodie quindi è con orchestra? Non ne so nulla!
Sono molto contento di vederLa. Mi deve suonare qualcosa di suo. – La prego
di portare con sé un po’ di tutto. – La Sua sinfonia da Lenau, che mi ha mandato
Breitkopf[,] mi è piaciuta molto. – Se il prossimo anno manterrò la direzione dei
Concerti, la farò certamente eseguire.
Molto cordialmente
Suo
Gustav Mahler
Mi comunichi il Suo arrivo!

FONTE: autografo, DSB, Mus. Nachl. F. Busoni II, 2947. – Edizione: Theurich, «Briefe Gustav Mahlers an
Ferruccio Busoni», cit., n. 3. – Datazione: timbro con la data di arrivo sulla busta allegata: 12.10.1894. –
La prova generale … è fissata per domenica alle 10: i concerti in abbonamento si tenevano
generalmente il lunedì sera. – La Rhapsodie quindi è con orchestra?: oltre al Konzertstück in fa minore
di Carl Maria von Weber trascritto da Franz Liszt, Busoni eseguì una propria trascrizione della Rhapsodie
espagnole dello stesso Liszt. Per il resto, il programma del primo concerto in abbonamento (22 ottobre
1894) comprendeva nove dei Neue Deutsche Volkslieder di Johannes Brahms cantati da Amalie Joachim,
la Sinfonia in sol minore KV 550 di Mozart e la Settima Sinfonia di Beethoven. – la Sua sinfonia da
Lenau: il «Poema sinfonico» op. 32 a, ispirato a due poesie di Lenau e Leopardi. Busoni ha composto
l’opera dapprima come Fantasia da concerto per pianoforte e orchestra, convertendola poi in una vera e
propria opera da concerto nel 1893. – Breitkopf: l’editore musicale di Lipsia Breitkopf und Härtel. – il
Suo arrivo: da Berlino, dove Busoni si era stabilito nel frattempo. Nell’originale il poscritto si trova sopra
l’intestazione.

73

A Ferruccio Busoni
s.l. [Amburgo,] Parkallee 12 III
s.d. [15 ottobre 1894]

Caro amico!
Poiché non conosco né la Sua trascrizione né quella di Lißt [sic], La prego di
farmi mandare subito sia la partitura sia le parti per l’orchestra. La cosa
migliore sarebbe che Lei stesso mi spedisse subito la partitura sottofascia al mio
indirizzo privato.
Io non sono certo una di quelle personalità geniali che possono affrontare un
compito del genere senza prepararsi prima.
– Spero che avremo molte occasioni di stare insieme. – Dal momento che da
qualche [tempo] vivo con le mie sorelle, e sono sistemato in modo molto
confortevole, La prego di sentirsi a casa propria, da noi, durante il Suo
soggiorno.
Naturalmente senza alcun vincolo per nessuno di noi due! Purtroppo non sono
nelle condizioni di offrirLe la camera degli ospiti, che al momento ancora mi
manca. Le consiglio però di alloggiare all’Hotel Streit, che è molto più
tranquillo e gradevole come posizione dell’Hamburger Hof. – Verrò dunque a
prenderLa sabato all’Hotel Streit, a meno di contrordini da parte Sua
[cancellato: nel caso, preferirei saperlo in anticipo]. Probabilmente arriverà con
il treno del pomeriggio, quindi La passo a prendere alle 7.
Molto cordialmente
Suo
Mahler

FONTE: autografo, DSB, Mus. Nachl. F. Busoni II, 2947. – Edizione: Theurich, «Briefe Gustav Mahlers an
Ferruccio Busoni», cit., n. 4. – Datazione: timbro con la data di arrivo sulla busta allegata: 16.10.94. –
Dal momento che da qualche [tempo] vivo con le mie sorelle: a partire dall’inizio della stagione 1894-
1895 Mahler aveva accolto ad Amburgo le sorelle Justine ed Emma, che arrivarono in città all’inizio di
settembre e il 12 settembre 1894 trovarono un appartamento nella Parkallee 12/III. Alla fine di agosto del
1895 Mahler si trasferì con le sorelle in Bismarckstraße 86, nel quartiere di Hohe Luft. – Hotel Streit:
l’albergo, situato sul Jungfernstieg, era all’epoca ritenuto il migliore della città.
Battaglie, trionfi, sconfitte
Amburgo, 1895-1896

Con il Capodanno del 1895, serata nella quale Mahler salì sul podio in occasione
della «prima apparizione del signor Max Alvary dopo il suo congedo» e lo
diresse nel Tannhäuser di Wagner, cominciò per lui una nuova fase, destinata a
incidere profondamente sul suo iter professionale. In quello stesso anno, egli
assurse alla notorietà come compositore, l’anno successivo pose le basi per il
passo che lo avrebbe portato a ricoprire il più alto incarico europeo in ambito
musicale: la direzione dell’Opera di Corte di Vienna. Inoltre, all’inizio della
stagione 1895-1896, conobbe la cantante Anna von Mildenburg, l’artista che
sarebbe riuscita a realizzare le sue massime aspirazioni in termini di «verità»
drammatica e sarebbe stata il primo grande amore di Mahler. Gli sviluppi di
questo sodalizio professionale e privato suscitarono nuovi conflitti con il
direttore del teatro Pollini.
Nonostante Mahler – instancabile direttore d’orchestra operistico che ora
tuttavia dirigeva con successo anche concerti in qualità di successore di Bülow –
si trovasse senza dubbio all’apice della sua carriera ad Amburgo, egli era
sempre più provato dal dispendio di energie causato dagli attriti con Pollini, alle
cui imposizioni in materia artistica era costretto a sottostare, e sempre più
determinato a cercarsi un’alternativa. Da tempo aveva preso l’abitudine di
tenersi informato sugli sviluppi nel panorama teatrale austro-tedesco, ma: «per
il momento non sono ancora incluso nella costellazione dei grandi pianeti»
scriveva al suo amico Fritz Löhr a Vienna. Ciò nonostante Mahler si attivò
personalmente. Per l’insoddisfatto primo Kapellmeister dello Stadttheater di
Amburgo, che un giorno descrisse ad Anna von Mildenburg addirittura come un
«istituto di pena», erano degni di interesse anche posti in piccole città quali
Brema, anche se si trattava soltanto della direzione dei Concerti filarmonici, o
Schwerin.
74

A Gustav Rassow
Amburgo, Rotherbaum, Parkallee 12
7/I [18]95

Egregio signore!
PregandoLa di voler considerare temporaneamente riservata questa
comunicazione, mi permetto di domandarLe se una mia candidatura per il posto
vacante avrebbe una qualche possibilità di successo. –
Nel caso, Le chiederei di indicarmi molto gentilmente, in breve, la rosa dei
compiti che dovrei assumermi, come pure l’ammontare della retribuzione.
RingraziandoLa in anticipo per la Sua cortesia
resto
il Suo devotissimo
Gustav Mahler
attualmente Kapellmeister dello
Stadttheater di Amburgo

FONTE: autografo, Landeshauptstadt Klagenfurt, Kulturabteilung des Magistrats; copia: IGMG, Gustav
Mahler Archiv, Rassow 1/1575. – Edizione: Erich Wolfgang Partsch, «Mahler und Bremen – Unbekannte
Briefe», in Gustav Mahler. Werk und Wirken, a cura di E.W. Partsch, Wien 1996, p. 88 sg. – Datazione:
originale. – il posto vacante: Max Erdmannsdörffer (1848-1905) aveva lasciato dopo sei anni la
direzione dei Concerti filarmonici e della Singakademie di Brema; data la crisi sopraggiunta nella vita
musicale della città in seguito al suo gesto, si era alla affannosa ricerca di un successore.

75

A Gustav Rassow
s.l. [Amburgo,] Parkallee 12
12/1 [18]95

Egregio signore!
Per il momento una mia candidatura ufficiale per il posto vacante è da
escludere, perché io sono ancora sotto contratto con il locale Stadttheater, e
potrei tentare di ottenere lo scioglimento dai miei attuali vincoli contrattuali
solo qualora mi venisse assicurato l’ingaggio a Brema. Per questo motivo, La
prego altresì di voler trattare la questione con la massima riservatezza, almeno
inizialmente. Data la vicinanza con Amburgo, non dovrebbe esserLe difficile
formarsi un’opinione diretta della mia attività sul podio, se volesse presenziare
a uno dei concerti in abbonamento da me diretti. Il prossimo si terrà il 21 di
q[uesto] m[ese].
Se un siffatto candidato per il posto vacante non dovesse corrispondere alle
esigenze del Comité, La prego di darmene cortesemente notizia, e in tal caso
sarà mia cura astenermi dal presentare domanda.
L’informazione richiesta sul signor Salter si trova in un biglietto a parte.
Con la massima stima
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Landeshauptstadt Klagenfurt, Kulturabteilung des Magistrats; copia: IGMG, Gustav
Mahler Archiv, Rassow 2/1576. – Edizione: E.W. Partsch, «Mahler und Bremen – Unbekannte Briefe»,
cit., p. 89. – Datazione: originale. – una mia candidatura ufficiale: le mire di Mahler su Brema fallirono
per via della difficoltà insolubile rappresentata dal fatto che lui non avrebbe potuto candidarsi
ufficialmente senza venir meno ai propri obblighi contrattuali, e d’altro canto la Società Filarmonica
avrebbe potuto includerlo tra i candidati solo in presenza di una candidatura ufficiale. – Il prossimo si
terrà il 21 di q[uesto] m[ese]: il programma del quinto concerto in abbonamento del 21 gennaio 1895
comprendeva due ouverture (Mendelssohn, Die Hebriden; Beethoven, Leonoren-Ouverture n. 3), due
opere per violino e orchestra (Moszkowski, Concerto per violino in do maggiore; Sauret, Elégie et
Rondo, con Émile Sauret come solista) e la Sinfonia in re maggiore op. 38 di Robert Schumann. –
l’informazione … sul signor Salter: Norbert Salter, che era già stato diretto da Mahler all’Opera di
Budapest, dal 1892 era un violoncellista dell’orchestra dello Stadttheater di Amburgo, di cui sarebbe
presto diventato direttore.

Il primo di giugno 1895, al termine della stagione forse più stressante della sua
carriera, Mahler lasciò Amburgo per dedicarsi alla composizione a Steinbach
am Attersee. Nei sei mesi precedenti, nel gorgo incessante della sua attività
all’Opera, spiccano due eventi di segno opposto ma ugualmente decisivi nella
vita del musicista: la morte del fratello Otto, il 6 febbraio, che si era tolto la vita
a ventun anni nell’appartamento dell’amica viennese Nina Hoffmann-
Matscheko, e la prima esecuzione di tre movimenti della sua Seconda Sinfonia a
opera dei Filarmonici di Berlino, il 4 marzo. L’opportunità gli era stata di nuovo
offerta da Richard Strauss, che dopo la morte di Bülow, come era accaduto a
Mahler ad Amburgo, era stato temporaneamente incaricato da Hermann Wolff di
prenderne il posto, dirigendo i «Concerti filarmonici in abbonamento».
La prima esecuzione di tre movimenti della sua Seconda Sinfonia in una sede
prestigiosa e da parte di una delle più celebri orchestre tedesche fu una tappa
importante per il riconoscimento di Mahler come compositore, nonostante i
giudizi altamente controversi della stampa. Mentre Oskar Eichberg, sul Börsen-
Courier di Berlino, e Oskar Bie, sulla Neue Deutsche Rundschau, si erano
espressi in termini talmente positivi che Mahler nelle lettere indirizzate a
entrambi i critici li ringrazia con toni entusiastici, Erich Reinhardt, sulla
Allgemeine Musik-Zeitung aveva dato la stura alle ingiurie: «Non mi è mai
capitato di sentire della musica così brutta; il nulla assoluto di questa massa
orchestrale rumorosa, che suona in un caos – non di dissonanze, bensì di
stonature … va al di là di ogni limite e non è musica, ma “rumore”, “scandalo”,
“assurdità”, “sovvertimento delle regole”».
L’ingresso di Anna von Mildenburg nell’ensemble dello Stadttheater di
Amburgo, all’inizio della stagione 1895-1896, pose fine alla vita privata quasi
eremitica di Mahler: egli si innamorò perdutamente della cantante che riusciva
subito a tradurre in efficaci interpretazioni drammatiche i suoi ideali artistici.
Nonostante le turbolenze nel privato, tuttavia, Mahler non trascurò neanche
allora di adottare le strategie professionali più funzionali alla sua missione
artistica. Al centro dei suoi interessi c’era la prima esecuzione integrale della
sua Seconda Sinfonia a Berlino, che egli – con il generoso aiuto degli amici
amburghesi Hermann Behn e Wilhelm Berkhan – finanziava in proprio. Per
molto tempo la scelta del coro rimase in sospeso; solo a metà ottobre,
l’impresario musicale Hermann Wolff annunciò che Friedrich Gernsheim,
direttore del famoso «Stern’schen Gesangverein», sarebbe stato disponibile a
prendere parte alla prima.

76

A Friedrich Gernsheim
Amburgo, Bismar[c]kstraße 86, Hoheluft
s.d. [ottobre 1895]

Stimatissimo signor Professore!


Con mia grande gioia, ho appena appreso dal signor Wolff che Lei sarebbe
eventualmente disponibile a sostenermi nella mia impresa. – Gliene sarei
profondamente grato, non immagina quanto. – La parte assegnata al coro nella
mia sinfonia è molto importante, ma di entità modesta; il coro interviene alla
fine dell’ultimo movimento e canta perlopiù a cappella. – Se volesse darmi
l’opportunità di presentarLe personalmente me e la mia opera, lunedì
(dopodomani) o martedì verrei a questo scopo a Berlino, e mi recherei da Lei
all’ora che mi dirà per farLe ascoltare il mio lavoro. – Come Lei sa, i primi 3
movimenti sono già stati eseguiti a Berlino nella scorsa stagione, e stando a
quanto mi è stato detto, ho avuto l’onore di averLa tra il pubblico. – Di
conseguenza, mi azzardo a trarre la conclusione che nutra per me qualche
interesse. –
Mi consenta di dirLe ancora una volta quanto Le sarei grato di un Suo
amichevole supporto, e che sarei felice di trovarmi nelle condizioni di poterLe
dimostrare tale gratitudine.
Nel pregarLa di volermi gentilmente far sapere via telegrafo quando posso
farLe visita[,] resto con la massima stima il Suo
devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, DSB, Mus. ep. G. Mahler, n. 11. – Edizione: GMB, n. 151. – Datazione: con grafia di
altra mano (forse di Gernsheim) «Oct. 1895». – Wolff: Hermann Wolff, proprietario dell’omonima
Konzerdirektion berlinese, che fungeva da organizzatore della prima di Mahler, affidò tuttavia la vendita
dei biglietti al negozio di spartiti e parti musicali Bote & Bock. – L’indirizzo del mittente era in origine in
calce allo scritto.

Ad Amburgo il peso dell’intera stagione gravava nel frattempo sul solo Mahler.
Dall’apertura fino a Natale del 1895 aveva diretto non meno di diciannove
opere, per un totale di sessantatré recite, tra cui la prima di Le Pilote di John
Urich e di L’Attaque du moulin di Alfred Bruneau, che ebbero tuttavia soltanto
due o tre repliche. All’inizio del 1896 seguì l’Evangelimann di Kienzl. Un
compito inusuale si prospettò a Mahler con la rappresentazione dello Speziale di
Haydn nell’adattamento dello studioso e critico musicale Robert Hirschfeld, che
presto avrebbe avuto modo di incontrare personalmente (e non sempre in
circostanze amichevoli) all’Opera di Corte di Vienna.

77
A Robert Hirschfeld
Amburgo, 11/XI [18]95

Egregio Dottore!
La Sua cortese lettera mi ha riempito di gioia. È stato davvero gentile a
volermi ringraziare per il mio modesto contributo all’opera; non vorrei però
assumermi il merito che la Sua generosità sarebbe disposta a concedermi, bensì,
al contrario, restituirlo interamente a Lei. –
L’originale di Hayd’n [sic] mi è naturalmente sconosciuto. – Fin dall’inizio mi
ha colpito la magistrale traduzione in tedesco, e i risoluti interventi
drammaturgici. – Anche i cambi di tempo[,] che si sposano perfettamente con
ogni singola fase dell’azione[,] sono opera Sua. Un direttore d’orchestra deve
soltanto attenersi alle Sue indicazioni per non sbagliare mai.
Suppongo, tra l’altro, che anche i recitativi siano in parte frutto della redazione
(o forse persino della fattura) hirschfeldiana, e che anche qui abbia agito la
mano esperta di un moderno. – Trovo inconcepibile che un predecessore di
Mozart abbia scritto recitativi come questi.
Di qui ai recitativi secchi del Don Giovanni ci sarebbe altrimenti una
regressione troppo grande. Mi sbaglio?
Voglia accettare dunque il ringraziamento mio, e di tutti gli amanti dell’arte,
per aver, nel vero senso della parola, riportato alla vita un’opera perduta, e per
aver nuovamente incastonato nella tuttora scintillante corona del genio di
Hayd’n [sic] una gemma che giaceva nascosta nella polvere.
Il Suo sinceramente devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Archiv der Gesellschaft der Musikfreunde Wien (in seguito: A-GdM), Gustav Mahler,
n. 45. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: originale, in calce alla lettera. – L’originale di
Hay’dn: Lo speziale, «dramma giocoso (Hob XXVIII:3)» di Joseph Haydn (1732-1809), libretto tratto
dall’omonima commedia di Carlo Goldoni (1707-1793), rappresentato a Esterház nel 1768. – i risoluti
interventi drammaturgici: Robert Hirschfeld, «per concessione di Sua Altezza Serenissima il Principe
Paul Esterházy von Galánta», ha tradotto dall’originale e adattato liberamente il testo presentandolo come
«Opera buffa» e assegnandogli il titolo Der Apotheker. – riportato alla vita un’opera perduta: nel 1899
Mahler inserì l’adattamento hirschfeldiano dell’opera anche nel cartellone dell’Opera di Corte di Vienna.

La prima assoluta della Seconda Sinfonia, il 13 dicembre 1895, nella (vecchia)


Filarmonica di Berlino della Bernburger Straße, rappresenta senza dubbio la
tappa sino ad allora più importante nella carriera di compositore di Mahler.
Dopo aver programmato e preparato l’evento con grande cura (le lettere ad Anna
von Mildenburg offrono una vivida descrizione dei giorni delle prove), egli poté
per la prima volta presentare in pubblico nella sua forma integrale quell’opera
imponente, che lo aveva impegnato per sei anni. La serata suscitò tuttavia
reazioni contrastanti. Mentre la maggioranza della sala, riempita più che altro
con biglietti omaggio, capitolò di fronte alle sfide sonore di quell’impresa
colossale, i critici berlinesi non fecero che confermare le impressioni negative
già avute a marzo in occasione dell’esecuzione parziale.
Mahler trovò un critico sensibile e benevolo solo nel giovane Max Marschalk
– in seguito cognato di Gerhart Hauptmann –, che espresse peraltro la sua
fondata opinione sul più importante quotidiano berlinese, la Vossische Zeitung.
Con lui, attivo anche come compositore e editore, Mahler ebbe un rapporto
molto cordiale, che sfociò poi in una vera e propria amicizia. A Marschalk,
come anche a Gernsheim, Gustav Mahler dimostrò la propria gratitudine
apprezzando e promuovendo le loro opere. Gernsheim poté sperare di veder
eseguite le proprie sinfonie (impresa che Mahler tuttavia non riuscì a portare a
termine), mentre Marschalk ebbe il privilegio di ricevere un giudizio
amichevole e incoraggiante, seppure incorruttibilmente rigoroso, sulle sue
partiture operistiche.

78

A Engelbert Humperdinck
Amburgo, Bismar[c]kstrasse 86
s.d. [novembre/inizio dicembre 1895]

Stimatissimo signore!
Pur ignorando completamente, se questa mia richiesta Le risulterà
inopportuna, mi permetto di invitarLa alla prima esecuzione della mia II
Sinfonia, che avrà luogo il 13 dic[embre] (Berlino, Philharmonie). –
Con ogni probabilità si chiederà, stupito, quale circostanza mi autorizzi a
presupporre in Lei un tale interesse nei miei confronti, da indurLa a
intraprendere un viaggio tanto lungo, sottoponendosi a non pochi strapazzi, per
un evento in apparenza così insignificante come la 1ª esecuzione di una delle
innumerevoli novità orchestrali.
– D’altro canto, io non sono certo ancora nella posizione di poter dire: qui non
si tratta affatto di una piccola cosa; e non è soltanto la mia persona a essere
coinvolta in questo evento. – Oso, come un guerriero che scaglia la sua freccia –
nell’oscurità, senza poter vedere il suo bersaglio. Io so soltanto una cosa, ed è
l’unica che posso addurre come scusa: è proprio Lei che vorrei avere tra il mio
pubblico! E so che non appena avrà ascoltato l’opera, Lei saprà perché Le ho
scritto. –
Voglia credere all’espressione della mia più alta stima
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Stadt- und Universitätsbibliothek Frankfurt/Main; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv
1/327. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – Proprio Lei
… tra il mio pubblico!: nell’ottobre del 1894, ad Amburgo, Mahler aveva portato in scena con grande
successo l’Hänsel und Gretel di Humperdinck e sperava nel sostegno ideale dell’illustre collega. In effetti
Humperdinck, che aveva già assistito all’esecuzione parziale dell’opera a marzo, venne nuovamente a
Berlino da Francoforte, e dopo il concerto scrisse a Mahler una lettera piena di elogi.

All’inizio della stagione 1894-1895 all’ensemble dello Stadttheater si era unito


un giovane musicista che per Gustav Mahler si rivelò presto un valido aiuto,
divenne un suo stimato collaboratore e infine anche uno dei suoi più cari amici:
Bruno Walter Schlesinger. Pollini aveva assunto il diciottenne come direttore di
coro, ma in breve tempo cominciò ad affidargli la direzione di alcune recite
operistiche e balletti, e grazie al principio di Pollini, secondo cui a una grande
opera doveva seguire un Singspiel o un balletto, Mahler e Schlesinger si
trovarono spesso sul podio nella stessa sera, come per esempio il 24 novembre
1894, quando Mahler diresse Hänsel und Gretel e Schlesinger Bastien und
Bastienne, o il 18 marzo 1895 (La sposa venduta diretta da Mahler, Die
Puppenfee da Schlesinger). Dal 1895-1896 Schlesinger ricevette addirittura la
qualifica di Kapellmeister, ma dopo due sole stagioni ad Amburgo Bruno Walter
– come si faceva chiamare ora – si trasferì a Breslavia, dove il direttore Theodor
Löwe gli aveva offerto il posto di secondo Kapellmeister e dunque la possibilità
di cominciare una regolare carriera teatrale.
79

A Bruno Walter
Berlino, il 9 dic[embre] 1895

Caro Schlesinger!
I racconti delle mie sorelle mi hanno fatto davvero preoccupare. La prego di
telegrafare non appena riceve questa lettera, per dirmi se con la Felden e la
Artner è tutto a posto e quando posso attenderle qui.
Molto cordialmente
Suo
Mahler
Ascanischer Hof

Scritta sulla carta da lettere dell’hotel berlinese Askanischer Hof. – FONTE: autografo, New York Public
Library, Library for the Performing Arts (in seguito: NYPL, LPA), Bruno Walter Collection, Series I,
Folder 347. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: originale. – delle mie sorelle: il 9 dicembre
le sorelle di Mahler Justine ed Emma, che venivano da Amburgo, erano arrivate nell’hotel del fratello. –
la Felden e la Artner: Hedwig Felden (1874-1922), contralto, e Josephine von Artner (1867-1932),
soprano, entrambe appartenenti all’ensemble di Amburgo, erano le soliste nella sinfonia di Mahler. In
origine, Mahler aveva previsto come contralto solista la berlinese Marie Götze (1865-1922).

Solo tre mesi dopo la prima esecuzione della sua Seconda Sinfonia, Mahler
tornò sul podio dei Filarmonici di Berlino. Il 16 marzo 1896 la Konzertdirektion
Hermann Wolff gli mise a disposizione l’orchestra per un concerto di sue
composizioni, in cui oltre alla Todtenfeier e alla Prima Sinfonia (ormai nella
versione in quattro movimenti) egli inserì la prima assoluta dei suoi Lieder
eines fahrenden Gesellen nella versione per orchestra. Il ciclo di Lieder,
interpretato dal baritono olandese Anton Sistermans, venne accolto con applausi
calorosi, ma il concerto nel suo insieme, almeno agli occhi di Mahler, fu di
nuovo un insuccesso. Solo Arthur Nikisch, suo rivale di un tempo a Lipsia, che
di ritorno da una serie di concerti a Mosca aveva fatto tappa a Berlino per quella
serata, fu «profondamente colpito dall’opera di Mahler» (Natalie Bauer-
Lechner) e promise di eseguirne tre movimenti l’inverno successivo.

80
A Max Marschalk
s.l. [Amburgo,] Bismar[c]kstr. 86
5/III/[18]96

Egregio signore!
Molte grazie per il Suo invio. Abbia fiducia e mi mandi la Sua opera. Un atto
unico possiamo inserirlo molto bene nel nostro repertorio. – Posso permettermi
un’osservazione? Perché ha cambiato il titolo? Flammen [Fiamme] mi pare
un’ottima scelta. Suscita interesse e caratterizza molto felicemente i contenuti.
Phanor u[nd] Phanette è banale e – scoraggia direttori di teatro e pubblico. –
Fa bene, invece, a eliminare la dicitura «Romanza». Dunque glielo ripeto, mi
mandi la Sua opera, sono contento di conoscere qualcosa di Suo. Non appena
sarò a Berlino, passerò a trovarLa. –
La sinfonia che eseguirò questa volta non è quella nuova, di cui Le ho scritto: è
stata composta prima di quella in do minore.
Non oserei eseguire la mia ultima opera. Prima bisogna che le persone abbiano
assimilato i miei lavori precedenti, ed è per questo che io [mi] affretto a
dargliene la possibilità.
La mia ultima sinfonia trascende di molto il turbamento degli animi suscitato
da quella in do minore – e anche da quella in re maggiore, che eseguirò stavolta
– ed è tra l’altro ancora da terminare.
Poiché dall’inizio della prossima settimana sarò già a Berlino, Le chiedo
cortesemente di posticipare la Sua spedizione fino al mio ritorno ad Amburgo,
perché diversamente il pacchetto giacerebbe all’ufficio postale, non essendoci
nessuno che possa ritirarlo.
Con i più cordiali saluti
resto
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

Le prove sono domenica e lunedì alle 10. Spero di avere occasione di salutarLa
lì.

FONTE: autografo, DSB, Mus. ep. G. Mahler, n. 26. – Edizione: GMB, n. 164. – Datazione: originale, in
calce alla lettera. – Flammen: In Flammen, opera di Max Marschalk in un solo atto, testo di Emil Strauß,
rappresentata per la prima volta a Gotha, il 20 febbraio 1896 (cfr. Stieger, Opernlexikon, Tutzing 1977). –
La sinfonia che eseguirò questa volta: la Prima Sinfonia nel concerto di sue composizioni del 16 marzo
1896. – La mia ultima sinfonia: la Terza Sinfonia. – turbamento degli animi: Mahler allude alla
controversa accoglienza dell’opera durante il Tonkünstlerfest di Weimar. – da quella in do minore: la
Seconda Sinfonia.

81

A Max Marschalk
s.l., s.d. [Amburgo, 21 aprile 1896]

Urgente!

Mio caro signor Marschalk!


Ho dato solo un rapido sguardo al «Lobetanz»! Come opera diversamente su di
me questo segno! Sono molto preso e interessato – è molto caratteristico e si
capisce benissimo che cosa Lei voglia! Per musica allegra intendo naturalmente
solo lo stile scialbo, dispersivo, coloristico tipico della gioventù non ancora
matura oppure dell’impotenza.
Anch’io ho attraversato periodi in cui di fronte alle emozioni più grandi tutto
si disfaceva e non riuscivo a tenere insieme il mio essere. Ma ogni creazione
dipende sensibilmente dalla contenance, che l’artista deve conseguire. – Su
questo ora ci capiamo, dunque. – E con ciò non voglio dire che nelle Sue
«Flammen» ci sia soltanto «maniera e colore», bensì che ci sono perlopiù solo
«maniera e colore».
Le dirò quali sono le mie intenzioni. – In questo momento sono nel pieno del
ciclo wagneriano, terribilmente oberato di lavoro. Ieri ho diretto per la 19ª volta
di fila. – Ad Amburgo si usa così. Mi studierò prima il testo di Bierbaum e poi
tornerò alla Sua partitura.
Nel frattempo arriveranno le vacanze (fine maggio)[.] Allora passerò
certamente per Berlino e verrò subito a trovarLa. Così avremo la possibilità di
discutere a fondo.
Deve solo pazientare fino a quel momento.
Sono veramente felice di poterLe indirizzare parole piene di speranza. Non
avrei mai voluto mentirLe, e la simpatia che nutro per la Sua persona mi
avrebbe reso molto dolorosa l’eventualità di distruggere un rapporto di amicizia
così promettente a causa di un giudizio negativo. – Ma ora è tutto a posto!
Grazie infinite, dunque, per il Suo invio (e l’eccellente articolo) e arrivederci a
presto
Suo
Gustav Mahler

La critica del s[ignor] Muck è troppo ottusa persino per un Kapellmeister!

FONTE: autografo, DSB, Mus. ep. G. Mahler, n. 30. – Edizione: GMB, n. 171. – Datazione: di altra mano,
forse di Marschalk. – Lobetanz: «un Minnemärchen in quattro quadri, testo di Otto Julius Bierbaum,
musica di Max Marschalk». – Come opera diversamente su di me questo segno!: «wie anders wirkt dieß
Zeichen auf mich ein», citazione dal Faust di Goethe, I, Notte, monologo di Faust. Il paragone di Mahler
si riferisce all’opera di Marschalk In Flammen, che questi aveva sottoposto al suo giudizio prima di
Lobetanz. – il testo di Bierbaum: Otto Julius Bierbaum (1865-1910), uno dei più versatili scrittori
tedeschi di fine secolo, era poeta, drammaturgo, giornalista, editore, critico, cabarettista, e intorno al
1890 i suoi versi erano molto conosciuti. Il suo Singspiel Lobetanz (1895) fu usato quasi
contemporaneamente da Max Marschalk e Ludwig Thuille (1861-1907) per un’opera teatrale in musica.
– La critica del s[ignor] Muck: non individuata; probabilmente era stata espressa in uno scritto privato
indirizzato a Marschalk. Dal 1892 Carl Muck era primo Kapellmeister all’Opera di Corte di Berlino, dove
nel 1908 fu nominato direttore musicale generale.

Quando a Schwerin tentavano di liberarsi del Kapellmeister Carl Gille (poi


assunto da Pollini ad Amburgo come successore di Mahler) ed erano alla ricerca
di un adeguato successore del successore dell’Hofkapellmeister (emigrato a
Dresda) Georg Aloys Schmitt per il Teatro di Corte, molto rinomato per l’alto
livello artistico, interpellarono anche Gustav Mahler. Che questi chiedesse
consiglio al riguardo a Cosima Wagner, non deve sorprendere, perché Schwerin
e Bayreuth erano in rapporti molto stretti già ai tempi di Richard Wagner.

82

A Cosima Wagner
Amburgo, 29 maggio 1896

Stimatissima signora!
Voglia accettare, stimatissima signora, il mio più sentito ringraziamento per la
Sua pronta e gentile risposta, che mi ha tolto un peso dal cuore. Insieme a queste
righe, spedirò una lettera indirizzata al mio fiduciario di Schwerin, in cui ritiro
definitivamente la mia candidatura. –
Mi ha davvero sorpreso apprendere dalla Sua gentile missiva che il signor
Pohlig lì ha ancora delle possibilità. Quando mi è stato suggerito di candidarmi,
la mia prima domanda è stata se non rischiassi, così facendo, di essere
d’impiccio a Pohlig. Dalle allusioni che ho ricevuto in risposta, ho creduto di
capire che a Schwerin non lo prendessero in considerazione. E solo dopo essere
stato rassicurato al riguardo, ho deciso di farmi avanti come candidato. –
Che una mia eventuale chiamata a Schwerin susciterebbe grande stupore,
posso facilmente immaginarlo. – Ciò che mi guida è soltanto un forte bisogno di
sfuggire agli ambienti artistici confusionari e disonorevoli delle grandi città e
dei grandi teatri per riparare in un angolino tranquillo della Terra, nonché la
consapevolezza che in contesti più modesti e ordinati, con pochissimi mezzi ma
una onesta forza di volontà, si riesce ad avere un’esistenza più soddisfacente che
nelle grandi istituzioni, ormai invariabilmente preda dello spirito industriale. –
Che al riguardo avrei dovuto cercare di rassegnarmi, mi era noto; ma almeno in
quest’arte ho già accumulato una certa esperienza. –
Il tema è purtroppo inesauribile, e io ho già approfittato sin troppo del Suo
prezioso tempo.
La grande, gloriosa impresa di quest’estate è ormai pienamente avviata, e i
cuori di tutti coloro che nutrono sentimenti nobili e sinceri si uniscono ora
nell’auspicio di una perfetta riuscita, sapendo bene di non poter avere garanzia
migliore della Sua presenza lì. Che felicità al pensiero che sventoli ancora il
bianco vessillo!
Sono dunque felice, per questa volta, di poterLe rivolgere un arrivederci, e
resto con imperituro affetto
il Suo
devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: ÖNB, MS, Mus. Hs. 43.575. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: originale, in calce
alla lettera. – il signor Pohlig: Carl Pohlig (1858 [1864?]-1928), Kapellmeister originario di Teplitz che
aveva studiato pianoforte con Liszt a Weimar, era stato assunto da Pollini allo Stadttheater di Amburgo
nel 1894, al posto di Otto Lohse, come secondo Kapellmeister. – essere d’impiccio a Pohlig: per Mahler
non era proprio ammissibile fare concorrenza al suo secondo Kapellmeister. La successione di Carl Gille
a Schwerin toccò a Hermann Zumpe, che in seguito si trasferì a Monaco e assunse la direzione del Kaim-
Orchester. – La grande … impresa di quest’estate: Cosima Wagner osò cimentarsi con un nuovo
allestimento della tetralogia del Ring vent’anni dopo la prima assoluta. Nel 1896 il Festival di Bayreuth
tornò dopo un anno di pausa e portò in scena soltanto il Ring des Nibelungen in cinque cicli. – è ormai
pienamente avviata: Mahler si riferisce ai preparativi e alle prove per i quattro nuovi allestimenti,
cominciate abbastanza presto. – il bianco vessillo!: allusione a «der Freude Flagge am Wimpel» della
barca di Isolde nel terzo atto di Tristan und Isolde. – rivolgere un arrivederci: al Festival di Bayreuth del
1896 Mahler assistette al quarto ciclo del Ring, in programma dal 9 al 12 agosto, la cui direzione
musicale era affidata a Siegfried Wagner (gli altri cicli erano stati assegnati a Hans Richter e Felix Mottl).
Era accompagnato dalla sorella Justine, frequentò villa Wahnfried e «si accomiatò dalla signora Wagner
con grande cordialità», come scrisse ad Anna von Mildenburg.

In Bruno Walter Schlesinger Mahler trovò finalmente un collaboratore in grado


di assecondare i suoi propositi e all’altezza delle sue ambizioni artistiche. Ciò
nonostante, si adoperò perché Walter potesse lasciare Amburgo e ottenere un
posto che gli garantisse la pratica necessaria per un Kapellmeister teatrale.
Seguì con attenzione l’evoluzione del suo protetto e si prodigò dietro le quinte
per favorirne la carriera.

83

A Bruno Walter
s.l., s.d. [Amburgo, 8 settembre 1896]

Mio caro Schlesinger!


Poche righe soltanto, in gran fretta: Coraggio ora e su la testa! L’unica cosa
che deduco è che Weintraub lì ha un seguito e una «parentela» tali che Loewe
deve scendere a patti con lui – cosa che peraltro io già sapevo, e che lo stesso
Loewe mi aveva fatto capire quest’estate.
Inoltre, Weintraub non La può soffrire, e sarebbe ben lieto di indurLa ad
andarsene. – Ora, veda di non fargli questo favore e di resistere vigorosamente.
Non perda il controllo – sia allegro e cordiale con tutti. Lei ha molte frecce al
Suo arco – che sia oggi o domani il Suo momento, poco importa. Se la faccenda
si fa troppo complicata, mi scriva; forse posso ottenere qualcosa da Loewe.
Solo, non dia troppo presto fuoco alle polveri. Tra l’altro, in me, ha sempre un
sostegno: non La lascio nelle peste! Quindi su la testa, caro Schlesinger!
Carissimi saluti
il Suo Mahler

Qui va meglio di quanto pensassi all’inizio!


FONTE: autografo, NYPL, LPA, Bruno Walter Collection, Series I, Folder 347. – Edizione: GMB, n. 189. –
Datazione: originale, timbro postale sulla busta allegata: «Hamburg 8.9.96». – Weintraub: Leopold
Weintraub (estremi biografici non individuati), primo Kapellmeister allo Stadttheater di Breslavia. –
Loewe: Theodor Löwe (1855-1935), direttore dello Stadttheater di Breslavia. – Qui va meglio…:
nell’originale il poscritto si trova sopra l’intestazione.

84

A Theodor Löwe
s.l., s.d. [Amburgo, autunno 1896]

Urgente! Non se La prenda a male, per favore!

Stimatissimo amico!
Sento strane cose di Breslavia, che tuttavia non mi giungono del tutto
inaspettate. Mi permetta di essere franco! Quando un giovane leone fa la sua
comparsa tra vecchi asini (il signor Weintraub e compari), costoro vorrebbero
naturalmente allungargli la classica pedata. Ora, questo dovrebbe riuscire loro
alquanto difficile, se lui è vivo.
Bene, caro amico, La prego, per po’ lo lasci vivere, ovvero gli affidi un
compito degno e glielo lasci svolgere, accordandogli il Suo sostegno di
Direttore. Sono certo della riuscita! Il Suo Weintraub e colleghi, tutti insieme,
non valgono un’oncia di Schlesinger. Glielo confermo ancora una volta con un
ff! Spero che mi ringrazierà nuovamente per averglielo detto. La saluta molto
cordialmente il Suo sinceramente devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, NYPL, LPA, Bruno Walter Collection, Series I, Folder 347. – Edizione: GMB, n. 190. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – Stimatissimo amico!: in proposito Alma Mahler, in GMB,
1924, fa la seguente osservazione: «Questa lettera, indirizzata al Direttore Löwe a Breslavia, che si trova
in possesso di Bruno Walter, deve essere di poco posteriore alla precedente; non è stata spedita,
probabilmente perché subito dopo la stesura arrivarono notizie più incoraggianti da Walter». – con un ff!:
con un fortissimo.

A cavallo tra il 1896 e il 1897 Mahler ebbe molte opportunità di sottrarsi


almeno temporaneamente alle corvée del podio dell’Opera. Oltre all’invito a
presentarsi a Lipsia, sua vecchia sede lavorativa, come direttore di concerti, si
affacciò allora anche la possibilità delle prime esibizioni internazionali. Lo
invitarono a tenere concerti a Mosca, San Pietroburgo e Budapest nel marzo del
1897; in seguito si aggiunse anche Monaco, mentre la tournée a San Pietroburgo
sfumò. Anche il compositore Mahler era finalmente «richiesto». Arthur Nikisch
mantenne la sua promessa e diresse il «Blumenstück», il secondo movimento
della Terza Sinfonia, non solo il 9 novembre a Berlino, bensì anche il 20 e il 21
gennaio 1897 al Gewandhaus di Lipsia. E Felix Weingartner, il rivale di Nikisch
a Berlino come direttore della Königliche Hofkapelle, inserì lo stesso brano nel
programma del suo concerto in abbonamento di Amburgo, il 7 dicembre 1896.
Weingartner tuttavia corse un rischio ancora maggiore: nel suo concerto
berlinese del 9 marzò propose tre movimenti della Terza Sinfonia, tra i quali la
prima esecuzione del terzo («Tierstück») e dell’ultimo («Was mir die Liebe
erzählt»). Mahler, diretto a Mosca per la sua tournée, assistette all’esecuzione –
e patì un amaro insuccesso. Dall’unico giornale che riuscì a trovare alla stazione
prima della partenza, comprese che «questa volta verrò talmente bastonato e
fatto a pezzi che “nessuno riuscirà a ricompormi”», come scrisse da Mosca a
Max Marschalk. Malgrado ciò, l’offerta di Weingartner di eseguire la musica di
Mahler – in origine gli aveva prospettato la prima esecuzione dell’intera
sinfonia – con la Hofkapelle suscitò nel compositore una reazione a dir poco
euforica.

85

A Felix Weingartner
s.l. [Amburgo,] Bismar[c]kstr. 86
14. XI. [18]96

Caro ed egregio collega!


Ieri il Dr. Behn mi ha comunicato il contenuto del suo colloquio con Lei,
dandomi una gioia che raramente in vita mia mi è capitato di provare. – Non c’è
nessun altro al quale affiderei la mia opera con la stessa fiducia e la stessa
letizia con le quali la darei a Lei, e senza tanti indugi, La prego di disporne
liberamente in qualsiasi momento. Finora Wolff ha soltanto manifestato
l’intenzione di riproporre la composizione eseguita l’altra volta in uno dei
prossimi concerti, e di azzardare poi un ulteriore movimento subito dopo. Nel
caso in cui Lei abbia deciso di eseguire le stesse cose, tuttavia, io non gli
concederò più l’autorizzazione. Mi consente di far riferimento a questa
eventualità?
Il mio copista è impegnato a trascrivere gli ultimi due movimenti, e spero che
entro gennaio tutta la partitura sia a sua disposizione. Io la collazionerò prima
con la nostra orchestra, come ho già fatto in altri casi, affinché le correzioni non
Le risultino gravose. –
Lei tuttavia non la conosce ancora e La prego di darmi l’opportunità – a
Berlino, o qui, come Le è più comodo – di presentargliela. Se a Berlino ha più
tempo, potrei prendermi un pomeriggio libero o una serata per fare una gita fin
lì.
Le confesso apertamente che nei miei sogni più audaci ho pensato spesso che
la Berliner Hofkapell, divenuta sotto la Sua guida la prima della Germania,
potesse far prendere vita a quest’opera con Lei come direttore. Ma il timore di
disturbarLa nel momento sbagliato, Lei che è forse tra i direttori d’orchestra più
impegnati d’Europa, mi ha sempre frenato; o forse, a frenarmi, è stata anche la
sensazione che un rifiuto da parte Sua sarebbe stato più doloroso che da
chiunque altro. – Sull’opera in sé preferisco non dire nulla. La vedrà e
giudicherà Lei. – Se mai dovesse trovarla meritevole del Suo appoggio, mi
renderebbe felice. Non conosco davvero nessun altro, a parte Lei, al quale
attribuisco il coraggio, e tuttavia anche la forza necessari.
Mi permetta di porgerLe il mio più sentito grazie per l’incoraggiamento, che,
mi creda, non sarà mai dimenticato
dal Suo
sinceramente devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Weingartner n. 1. – Edizione: presunta
prima edizione. – Datazione: originale, in calce alla lettera. – Dr. Behn: Hermann Behn (1859-1927),
giurista di formazione, che tuttavia non esercitò mai la professione diventando un mecenate grazie al
proprio patrimonio; aveva studiato con Anton Bruckner a Vienna e si dedicava anche alla composizione.
Aveva realizzato una trascrizione della Seconda Sinfonia di Mahler per due pianoforti, che fece stampare
a proprie spese. Behn si assunse anche i costi dei concerti berlinesi che Mahler si era autofinanziato. – la
composizione eseguita l’altra volta: il «Blumestück», il secondo movimento della Terza Sinfonia, la cui
prima esecuzione era stata diretta da Nikisch.

86
A Felix Weingartner
s.l. [Amburgo,] Bismar[c]kstrasse 86
19/XI [18]96

Stimatissimo amico!
Molte grazie per la Sua gentilissima lettera. – Uno come me, che ha aspettato
36 anni, può resistere ancora per questi pochi mesi. – In ogni caso, non vorrei
trascurare di segnalarLe che la partecipazione del coro femminile è limitata a un
solo piccolo movimento di breve durata (4 minuti): [«]Was mir die Engel
erzählen», e dunque in questo senso non dovrebbero esserci complicazioni o
difficoltà. Il finale, come pure tutti i movimenti precedenti, è solo orchestrale. –
In occasione della prossima gita ad Amburgo non ci farebbe nuovamente il
piacere di pranzare da noi? Potremmo così discutere in tutta calma e comodità. –
La prego di fissare Lei il giorno e l’ora! –
Sono così contento della Sua lettera, non riesco neanche a dirLe quanto. – Mio
caro Weingartner, non lo dimenticherò mai! Cielo, una risposta così è davvero
fatta di tutt’altra pasta rispetto alle lettere piene di imbarazzi a cui sono
abituato. – Quando mendico pane, ricevo pietre.
In questo caso non ho chiesto nulla, e ricevo il pane degli angeli! – Ma si
immagini – dentro di me, in segreto, ho sempre nutrito questa speranza!
Arrivederci ad Amburgo!
La prego di mandarmi un biglietto, per dirmi quando viene.
Il Suo sinceramente devoto
Gustav Mahler

Le mie sorelle La ringraziano molto per i saluti e li ricambiano molto


cordialmente.
Il giorno dopo sarebbe più adatto anche per me, invece di uno dei pomeriggi
prima del concerto!

FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Weingartner n. 2. – Edizione: presunta
prima edizione. – Datazione: originale, in calce alla lettera. – resistere ancora per questi pochi mesi:
Weingartner aveva evidentemente dato speranze a Mahler per un concerto nella seconda metà della
stagione. – partecipazione del coro femminile: l’allusione al coro femminile, che compare nel quinto
movimento della Terza Sinfonia, è la prova che Weingartner aveva prospettato a Mahler la prima
esecuzione integrale della sinfonia. – In occasione della prossima gita ad Amburgo: nella stagione 1896-
1897 Felix Weingartner diresse ad Amburgo tutti gli otto concerti in abbonamento dell’Orchestra
Filarmonica di Berlino, tra ottobre e marzo; si recava dunque piuttosto spesso in città. – Il giorno dopo: il
poscritto si trova sopra l’intestazione, all’inizio della lettera.

Ad agosto, Mahler aveva approfittato del soggiorno a Bayreuth anche per


intercedere a favore della sua protetta, Anna von Mildenburg, presso Cosima
Wagner. Nella seconda metà di ottobre, al momento di programmare
l’assegnazione dei ruoli per il Festival del 1897, Cosima tornò sull’argomento e
gli diede l’opportunità di tratteggiare nei dettagli le qualità canore e
interpretative della Mildenburg, di organizzare un incontro con la cantante e, in
caso di esito positivo, di raccomandarla per un soggiorno di studio durante il
Festival dell’anno a venire. Mahler sperava senza dubbio che Anna venisse
chiamata a far parte dell’ensemble di Bayreuth con uno dei ruoli preparati con
lui; ma la prova di canto, che si tenne infine ai primi di dicembre, fu talmente
buona che la Mildenburg tornò da Bayreuth con l’offerta di cantare la parte di
Kundry nella ripresa del Parsifal di quell’estate stessa. Mahler si assunse con
gioia il compito aggiuntivo di preparare con la sua «amatissima Annerl» una
parte che non aveva nulla a che fare con le sue esibizioni ad Amburgo (il
Festival di Bayreuth aveva l’esclusiva sulle rappresentazioni del Parsifal fino al
1914), ma la sua situazione allo Stadttheater peggiorò sempre di più a causa
degli aspri conflitti con Pollini. Ancora una volta, a causare il malcontento di
Mahler furono le divergenze di opinione con il regista del teatro.

87

A Bernhard Pollini
s.l., s.d. [Amburgo, ante 27 dicembre 1896]

Egregio signor Consigliere di Corte!


Ho già chiesto più volte al signor Bittong di non fissare delle prove individuali
per Der Wasserträger, perché l’Opera nelle singole parti «sta in piedi». – Al
contrario, gli sarei molto grato se mi garantisse delle prove d’insieme. –
Quotidianamente però trovo scritto [aggiunta: sul calendario delle prove] «Prove
d’insieme», senza che si presentino tutti i membri dell’ensemble, molto
impegnati in altre prove. –
Per domani è di nuovo indicata [aggiunta: sul calendario delle prove] una
prova del genere; poiché potevo prevedere che, a causa delle prove d’orchestra
per Die lustigen Weiber, la signora Doxat e altri membri dell’ensemble non si
sarebbero presentati, ho cancellato la prova e informato il signor Bittong.
Essendo giunto il momento che io ne parli con Lei, colgo l’occasione, signor
Consigliere di Corte, per segnalarLe la procedura del tutto inadeguata con cui il
signor Bittong fissa le prove. Da quando sono qui, scrive tutte le prove sul
calendario senza [mai] consultare un Kapellmeister. – Questo modo di fare
sarebbe inconcepibile in qualunque parte del mondo – e in particolare qui, dal
momento che il s[ignor] Bittong manca completamente della sensibilità
musicale necessaria per stabilire i Kapellmeister in base alle esigenze dei
membri dell’ensemble. –
2 sono in particolare gli inconvenienti che intendo segnalare, e che, come
posso dimostrarLe, non hanno precedenti in alcuna altra parte del mondo.
I. Ai membri dell’ensemble vengono annunciate quotidianamente 2 – talvolta
anche di più – prove contemporaneamente. – La scelta della prova tocca al
cantante. –
II. Si tengono quotidianamente sia prove individuali sia «prove d’insieme»
(generalmente queste ultime vengono annullate perché a causa di questo metodo
non possono mai esserci tutti), che non sono altro se non sprechi di tempo, e quel
che è peggio, sprechi di nervi, dal momento che i membri in questione
conoscono già perfettamente le loro parti. – Al contrario ci sarebbero molte
prove decisamente necessarie, senza che si riesca a convincere il signor Bittong
a fissarle. –
La risposta che mi è stata data questa mattina in un breve colloquio
[cancellato: riguardo al quale rimpiango solo di essermi fatto trasportare,
finendo per usare toni esasperati] lascia presagire che anche di qui in avanti non
cambierà nulla; ogni obiezione, infatti, viene respinta con le parole: «Ordini del
signor Consigliere di Corte».
Il signor Consigliere di Corte, tuttavia, mi ha ripetutamente assicurato che le
esigenze dei Kapellmeister in questo senso sono decisive.
Chiedo dunque, molto cortesemente, in primo luogo che la prova di domani
del Wasserträger venga annullata, e in secondo luogo che il signor Bittong sia
indotto a impiegare una procedura più efficace e meditata per fissare le prove.
Con la massima stima
devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, UWOL, The Gustav Mahler - Alfred Rosé Collection, E7-MC-338; copia: IGMG,
Gustav Mahler Archiv, Pollini 3/1611. – Edizione: GMB, n. 202. – Datazione: stabilita sulla base dei
contenuti; la citata rappresentazione di Die lustigen Weiber von Windsor ebbe luogo il 27 dicembre 1896.
– al signor Bittong: Franz Bittong (1842-1904) era regista principale allo Stadttheater di Amburgo e dopo
la scomparsa di Pollini diresse il teatro insieme a Max Bachur, dal 1897 alla sua morte. – Der
Wasserträger: la prima dell’opera Le Porteur d’eau di Luigi Cherubini ebbe luogo il 5 gennaio 1897;
Mahler diresse tre repliche del nuovo allestimento. – la signora Doxat: Ida Doxat (1867-post 1939),
soprano, dopo aver lavorato a Halle/Saale, Elberfeld e Lipsia, fu ingaggiata dallo Stadttheater di
Amburgo dal 1895 al 1899; qui conobbe suo marito, il Kapellmeister Rudolf Krzyzanowski (1859-
1911). Cantava all’incirca gli stessi ruoli di Anna von Mildenburg e per questa ragione non era molto
stimata da Mahler.
1897-1907
Lettere 88-203
Un’impresa da Stato Maggiore:
la conquista dell’Opera di Corte di Vienna

Se si considera il numero e la frequenza delle lettere scritte da Mahler con


l’obiettivo di essere assunto all’Opera di Corte di Vienna, si è portati a pensare
che la frustrazione accumulata riguardo alla propria situazione ad Amburgo sia
deflagrata alla fine del 1896. L’elemento scatenante fu la notizia, giuntagli
«dalle solite fonti ben informate», che a Vienna qualcosa si stava finalmente
muovendo a proposito dell’esonero, da lungo tempo in sospeso, del direttore
dell’Opera, Wilhelm Jahn, affetto da un grave disturbo della vista. A partire da
Natale Mahler inviò quasi quotidianamente lettere a Vienna e a Budapest, per
assicurarsi l’opportunità di affiancare (o direttamente sostituire?) Jahn, malato e
stanco. Le iniziative e le azioni che Mahler intraprese allo scopo erano
programmate da lungo tempo ed egli le mise sistematicamente in pratica.
Il biografo di Mahler Kurt Blaukopf scrive che non si può fare a meno di
pensare che «abbia fatto di tutto per raggiungere il suo obiettivo»: «Si rivolse ad
artisti e politici, personaggi locali e stranieri, borghesi e aristocratici, amici e
sconosciuti. Tutti coloro ai quali fu caldamente richiesto il proprio sostegno alla
fine dovettero convincersi di essere stati i soli ad averlo aiutato in modo
decisivo. In realtà, però, era lui a dirigere tutti i partecipanti della commedia».
Di una «commedia – che forse andrà in scena, se non per gli dèi almeno per gli
uomini –» parlò Mahler stesso alla cantante Rosa Papier, che, in qualità di
insegnante di Anna von Mildenburg, conosceva le mire del musicista e chiese
rinforzi a Eduard Wlassack, suo grande amico e direttore della Cancelleria
dell’Intendenza generale del Teatro di Corte di Vienna. Nella sua lettera a Rosa
Papier, Mahler assegna anche i ruoli dei protagonisti di questa «commedia»: «Se
Lei è il regista, Wlassack è il Kapellmeister che dà il tempo». La strategia di
Mahler tuttavia riuniva intorno a questi personaggi principali una varietà di altri
comprimari.
Al centro c’era l’intendente generale del Regio Teatro di Corte, il barone Josef
von Bezecny, che Mahler già da molto tempo non mancava di omaggiare in tutte
le sue sporadiche visite a Vienna. Il barone, sulla cui benevolenza Mahler poteva
certamente contare, era tuttavia noto in città per la sua indecisione. Mahler
cominciò quindi col mobilitare, insieme agli amici viennesi, tutte le personalità
ungheresi che in virtù della loro posizione potevano esercitare un’influenza sul
rappresentante della Corte. Il vero interlocutore a cui rivolgersi per ottenere
l’ambito ruolo di Kapellmeister, il direttore Jahn, ricevette come di dovere, ma
per ultimo, una candidatura, in cui Mahler fece di tutto per presentarsi non come
un «candidato», bensì come qualcuno desideroso di offrire i propri servigi.

88

A Josef von Bezecny


Amburgo, Hoheluft, Bismar[c]kstr. n. 86
21 dic[embre] 1896

Vostra Eccellenza!
Stimatissimo signor Intendente generale!
Da diverse fonti ho appreso che molto presto all’Opera di Corte di Vienna si
farà impellente la questione del Kapellmeister. – La benevola accoglienza di cui
Vostra Eccellenza mi ha ripetutamente onorato mi incoraggia a ricordare con
queste righe a Vostra Eccellenza la mia persona. –
Non occorre certo che Le dica che, qualora dovessi essere il prescelto fra i
candidati per questo incarico, mi adopererei con tutte le mie forze per
dimostrarmi degno di un tale onore, e per dar prova a Vostra Eccellenza della
mia gratitudine con devozione e senso del dovere.
I diretti interessati ricorderanno forse la mia attività all’Opera di Pest. Ora
aggiungerei soltanto che i 6 anni trascorsi da allora all’Opera di Amburgo non
sono passati invano, e che dopo lunghe peregrinazioni mi riterrei molto felice di
poter finalmente mettere a frutto in patria le numerose esperienze accumulate.
A indurmi a chiedere a Vostra Eccellenza di volermi cortesemente comunicare
se posso sperare in un esito favorevole della mia candidatura, è in primo luogo
la circostanza che in questo preciso momento non avrei difficoltà a mettermi a
completa disposizione di Vostra Eccellenza; e in virtù di tale circostanza prego
Vostra Eccellenza di non giudicare male la libertà che mi sono preso facendomi
avanti senza essere stato sollecitato.
Tra qualche tempo non sarei forse più così libero di prendere le mie decisioni
in autonomia.
Vostra Eccellenza mi consenta di esprimerLe la mia più profonda devozione
A Vostra Eccellenza
obbligatissimo e devotissimo
Gustav Mahler
attuale Direttore e 1º Kapellmeister
dell’Opera presso
lo Stadttheater di Amburgo

FONTE: autografo, HHStA, General-Intendanz, Zl. 1610/1896. – Edizione: Kurt Blaukopf, Mahler, cit., p.
209 (riproduzione parziale), e GMB, n. 203. – Datazione: originale. – Da diverse fonti: Ludwig Karpath,
nel suo volume di ricordi Begegnung mit dem Genius, racconta che Mahler era stato informato da Rosa
Papier, e quindi indirettamente dal direttore della Cancelleria dell’Intendenza del Teatro di Corte, Eduard
Wlassack, che il cattivo stato di salute del direttore dell’Opera Jahn (ormai quasi cieco) avrebbe presto
reso necessaria l’assunzione di un Kapellmeister che lo alleggerisse dai suoi compiti.

89

A Ödön von Mihalovich


raccomandata

Signor Direttore
Edm[und] von Mihalovich
Budapest
Universitätsgasse 2
Amburgo, Hoheluft, Bismar[c]kstr. 86
21/XII [18]96

Stimatissimo amico!
Le scrivo per chiederLe una cortesia, dalla quale dipende la piega che prenderà
il mio destino. – A Vienna è ormai impellente la questione del Kapellmeister
ovvero del direttore. – Tra i primi «in discussione» ci sono io. –
2 circostanze, però, mi sono di intralcio. In primo luogo, ho sentito dire, la mia
«follia», che i miei nemici continuano a tirare in ballo per sbarrarmi la strada.
2. Il fatto che sono di origini ebraiche. A questo riguardo tengo a precisare (nel
caso ancora non lo sapesse)[,] che poco dopo aver lasciato Pest mi sono
convertito al cattolicesimo. –
In merito all’assegnazione del posto verrà tenuto in conto soprattutto il parere
del Principe Liechtenstein. – Ma si darà certamente ascolto anche ad altre voci.
Mio caro e stimatissimo amico, La prego, faccia per me tutto ciò che è in Suo
potere.
Ho appena scritto anche al Conte Apponyi. Come sa, non ho alcuna
conoscenza!
Tutte le mie speranze risiedono nel fatto che Lei e il Conte Apponyi metterete
in campo la Vostra influenza a mio vantaggio.
Non manca ormai che quest’ultimo tocco, giacché ho saputo da fonti ufficiali
che una mia chiamata a Vienna è stata seriamente presa in considerazione.
Potrà e vorrà farmi questa gentilezza? Nell’interesse della cosa, affinché al
momento sbagliato i miei detrattori non possano tramare contro di me, ci terrei
a sottolineare che il tutto deve svolgersi nella massima segretezza. Glielo chiedo
con particolare insistenza; altrimenti andrà tutto a rotoli. Metto il mio destino
nelle Sue mani. Lei e il Conte Apponyi troverete sicuramente i mezzi e la
maniera per volgere la situazione a mio vantaggio.
In attesa di una gentile risposta, resto il Suo
sinceramente devoto
Gustav Mahler

Scrivo al Conte Apponyi al Suo stesso indirizzo!


È corretto?

FONTE: autografo, FLM, Bibliothek. – Edizione: Bata e Gádor, «Tizenegy Kiadatlan Mahler-levél a
Zenemüvészeti Föiskola Könyvtárán», cit., e Roman, op. cit., p. 166. – Datazione: originale, in calce alla
lettera, come pure l’indicazione del mittente. – poco dopo aver lasciato Pest mi sono convertito al
cattolicesimo: Mahler mente consapevolmente; la conversione avvenne solo due mesi dopo l’invio di
questa lettera, il 23 febbraio 1897. – del Principe Liechtenstein: il Gran Maestro di Corte
(Obersthofmeister), il principe Rudolf von Liechtenstein, era in qualità di capo della direzione del Teatro
di Corte il massimo funzionario della monarchia addetto alle questioni teatrali e rispondeva direttamente
all’imperatore. – Scrivo al Conte Apponyi: il poscritto si trova nella prima pagina, in testa alla lettera. Le
lettere di Mahler ad Apponyi per il momento non sono state ritrovate.

90
A Rosa Papier
Amburgo, Hoheluft, Bismarckstraße 86
22. XII. 1896

Stimatissima signora!
Ieri ho ricevuto una lettera molto dettagliata dalla signora Bauer, che mi
informava del contenuto e dell’esito del Suo colloquio con lei. Non mi sarei
comunque aspettato nulla di diverso. Nel ringraziarLa ora per la Sua grande
gentilezza e il Suo interessamento, tengo a sottolineare che per me –
indipendentemente da come si risolverà la questione – è stato un vero piacere
sentire che Lei, stimatissima signora, mi accorda la Sua fiducia e la Sua
simpatia. E mi consenta di aggiungere che io da tempo le ricambio molto
cordialmente. Un sentimento così spiccato può d’altronde soltanto fondarsi sulla
reciprocità, e io sono certo che se noi vivessimo vicini saremmo legati da
sincera amicizia.
Ho avuto questa sensazione anche dodici anni fa, quando ci siamo incontrati a
Cassel – allora, però, Lei era già la grande e celebre artista, e io uno sconosciuto
musicante; Lei non lo ricorderà nemmeno. – Vorrei tuttavia rassicurarLa anche
su un altro punto, giacché dalla lettera della nostra amica credo di aver inteso
che Lei sia preoccupata perché non vorrebbe che si sapesse del Suo intervento in
questa vicenda:
Le do la mia parola che il Suo nome non uscirà mai dalla mia bocca in
relazione a questa vicenda.
Non può immaginare quanto sarei felice di poter tornare a lavorare in patria
dopo le lunghe peregrinazioni di questi anni. Talvolta mi prende una tale
«nostalgia di casa» che devo davvero farmi forza per non avvilirmi. – So bene
di avere la fama di un pazzo. Ma potrà valutare anche Lei che tipo di persona sia
chi gode di questo epiteto. Beseczny [sic] non potrebbe prendere informazioni
confidenziali su di me direttamente a Pest, dal mio superiore di un tempo, Sua
Eccellenza von Benitzky [sic], attualmente governatore del distretto
[Obergespan] di Pest? Si chiarirebbe così nel migliore dei modi quanto siano
compatibili questa «pazzia» da un lato, e gli indubbi successi raggiunti
dall’Opera di Pest sotto la mia direzione dall’altro. –
Voglia nuovamente accettare il mio più sentito ringraziamento per il Suo
gentile sostegno e per le attestazioni del Suo interessamento, di cui sarò lieto di
beneficiare e che non dimenticherò mai.
Il Suo, con venerazione,
sinceramente devoto
Gustav Mahler

FONTE: Karpath, BmG. – Edizione: ivi, p. 34 sg., e Ludwig Basch, «Unbekannte Briefe von Gustav
Mahler. Aus der Briefesammlung von Rosa Papier-Paumgartner», in Neues Wiener Journal, 23 gennaio
1927 (riproduzione parziale). – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; in Karpath, erroneamente,
«22.II.1896». – La signora Bauer: l’amica di Mahler Natalie Bauer-Lechner. – dodici anni fa … a
Cassel: Rosa Papier, in tournée a Kassel con l’Opera di Corte di Vienna insieme a Heinrich Gudehus e
Paul Bulß, cantò la parte del soprano nell’oratorio di Mendelssohn Paulus il 29 giugno 1886, nell’ambito
del «Großes Musikfest» durato tre giorni; cfr. il testo della lettera n. 14.

91

A Carl Goldmark
Amburgo, Hoheluft, Bismar[c]kstraße 86
23/XII 1896

Caro e stimatissimo Maestro!


Mi trovo in uno stato di grande inquietudine, giacché sento dire ovunque che la
questione del Kapellmeister all’Opera di Corte di Vienna sarebbe ormai
prossima a una soluzione, e che io sarei tra i candidati più papabili.
Che cosa significherebbe per me poter finalmente accedere a un ambiente
artisticamente così ben organizzato e scampare per sempre a questa orribile
«babilonia teatrale», lo può ben immaginare anche Lei. – Potrebbe allora fare
qualcosa per me? Di sicuro avrà modo di rimuovere gli ostacoli che potrebbero
eventualmente compromettere l’esito auspicato.
In primo luogo penso sia necessario arginare alcuni pregiudizi che mi
vorrebbero «nervoso», «eccentrico», «pazzo» ecc.; cosa che a Lei dovrebbe
riuscire facile, dal momento che può sostenere il contrario sulla base della Sua
esperienza personale.
La prego, mio caro e stimatissimo signor Goldmark, di fare tutto ciò che è in
suo potere. – Tralascio qui di assicurarLe tutta la mia «gratitudine» e simili.
A Lei mi legano l’affetto e l’ammirazione che da sempre nutro per chi è
maestro nella sua arte. Di qui derivano anche la mia franchezza e l’invadenza
quasi, in questa circostanza. So di poterLa implorare e incalzare.
La prego di farmi sapere che cosa ne pensa, e se è nelle condizioni di fare
qualcosa per me.
Con immutabile venerazione
Il Suo lealmente devoto
Gustav Mahler

FONTE: Karpath, BmG. – Edizione: ivi, p. 36 sg., e GMB, n. 204. – Datazione: originale secondo
Karpath. – Caro e stimatissimo Maestro!: da quando aveva scritto Die Königin von Saba (La regina di
Saba; 1875), Carl Goldmark (1830-1915) contava tra i compositori di maggior successo del suo tempo.
Il tono reverenziale di Mahler è deliberatamente adulatorio. In realtà, da quando Goldmark aveva
bocciato il suo Klagendes Lied (nella giuria per il Beethoven-Preis della Gesellschaft der Musikfreunde
nel 1881), Mahler aveva su di lui un’opinione sprezzante. Ciò nonostante, mentre era direttore a Vienna,
portò in scena tre sue opere. – sulla base della Sua esperienza personale: Goldmark aveva assistito alla
prima rappresentazione del suo Das Heimchen am Herd (Il grillo del focolare) diretta da Mahler ad
Amburgo il 26 ottobre 1896.

92

A Wilhelm Jahn
Amburgo, Hoheluft, Bismar[c]kstraße 86
23/XII [18]96

Stimatissimo signore!
Da quel che mi riferiscono diverse fonti, la questione del Kapellmeister
all’Opera di Corte di Vienna ha ormai raggiunto uno stadio tale da richiedere
una rapida soluzione. – L’accoglienza estremamente gentile che mi ha riservato
durante la mia visita della primavera scorsa mi induce e incoraggia a metterLa
al corrente del mio coinvolgimento in questa vicenda.
Da molto tempo desidero ardentemente porre fine alle mie peregrinazioni, che
ormai da 16 anni mi trattengono all’estero, e mettere finalmente a frutto le mie
esperienze, e le mie capacità innate e acquisite in patria.
Non avrei mai osato sperare che l’istituzione da me tanto venerata fin dalla
prima giovinezza potesse un giorno diventare la sede alla quale mi sarebbe stato
concesso di dedicare le mie modeste energie. Grazie a un inatteso rivolgimento
delle sorti, il momento che assegna ai miei annosi sforzi e alle mie speranze un
premio tanto ambito è ora finalmente giunto.
Il fatto di aver ricoperto per 3 anni [nella] città vicina una posizione analoga, e
a ben vedere non senza successo, mi dà ora l’ardire di candidarmi per il posto
vacante all’Opera di Corte di Vienna. – Poiché nella mia lunga carriera mi è
capitato solo raramente di soggiornarvi, in patria sono pressoché privo di
conoscenze personali. – Se ora senza ambagi mi rivolgo a Lei, stimatissimo
signore, e La prego di voler esercitare la Sua grande influenza in mio favore, e
di non interpretare questo mio gesto come un segno di arroganza, lo faccio solo
nella consapevolezza che Lei ha a cuore il bene dell’istituzione affidata alla Sua
guida, e che per questa ragione vorrà perdonare la mia richiesta così diretta. – Si
dà il caso che al momento io possa decidere in modo piuttosto autonomo del
mio futuro.
Se Lei, stimatissimo signore, volesse onorarmi di una cortese risposta, e farmi
sapere se posso sperare in un esito favorevole della mia candidatura, e
soprattutto se posso al riguardo contare sul Suo sostegno, io potrei restare a Sua
disposizione finché la questione non sarà definitivamente risolta. – Nel porgerLe
sin d’ora il mio più sentito ringraziamento, resto
il Suo obbligatissimo e devotissimo
Gustav Mahler
attuale Direttore e 1º Kapellmeister dell’Opera
presso lo Stadttheater di Amburgo

P.S.
Dato il clima che si respira attualmente a Vienna, ritengo di qualche utilità
accennarLe che, dando seguito a un vecchio proposito, mi sono da tempo
convertito al cattolicesimo.
Sulle mie attitudini personali il mio superiore di un tempo, il Consigliere
segreto von Beniczky, attuale Governatore del distretto di Budapest, potrà darLe
tutte le informazioni desiderate. Anche di questo ritengo necessario farLe cenno,
a fronte delle esternazioni di certi «buoni amici», che vorrebbero attribuire al
mio comportamento dei tratti di «nervosismo – eccentricità» ecc.
Se Lei avesse la bontà di prendere informazioni su di me nella sede più
autorevole, a Pest, sono convinto che gli eventuali pregiudizi sarebbero
radicalmente smentiti.
FONTE: autografo, HHStA, Oper, Zl. 1610/1896. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione:
originale. – Stimatissimo signore: la lettera è chiaramente rivolta a Wilhelm Jahn, il direttore dell’Opera di
Corte di Vienna. Il semplice accenno di Mahler «all’istituzione affidata alla Sua guida» è sufficiente a
fugare ogni dubbio. Il destinatario della lettera, più volte citata negli studi su Mahler, fu erroneamente
ritenuto ora l’intendente generale von Bezecny (al quale Mahler si rivolge con l’appellativo «Vostra
Eccellenza»), ora il direttore della Cancelleria dell’Intendenza generale Wlassack (per Mahler «signor
Consigliere di Stato» o «signor Consigliere di Corte»). – durante la mia visita della primavera scorsa:
all’inizio di giugno del 1896 Mahler aveva fatto tappa a Vienna prima di ritirarsi a comporre a Steinbach
am Attersee, approfittando dell’occasione anche per parlare con Jahn e Wlassack. – città vicina:
Budapest. – mi sono … convertito al cattolicesimo: Mahler mente anche con Jahn sul fatto di essersi già
convertito.

All’inizio del 1897 il tono degli interventi di Mahler si inasprisce. Le sue


richieste di sostegno si fanno più pressanti, quasi importune nella pretesa che ci
si spenda per lui. Ora non gli basta più la rassicurazione che ci si adoperi in
forma epistolare – cosa che accade anche in quel periodo: il conte Apponyi e
Mihalovich scrivono lettere di raccomandazione entusiastiche; il supremus
comes Beniczky fa dei distinguo, alludendo anche al carattere «nervoso» di
Mahler, per poi tuttavia raccomandarlo «caldamente» (tutte le lettere sono
pubblicate in Zoltan Roman, Gustav Mahler and Hungary, Budapest 1991) –:
pretende dai suoi sostenitori anche un colloquio personale presso l’intendente
generale, e da Goldmark, in aggiunta, la redazione di un «parere» caratteriale.
Subito prima della scadenza, il 15 gennaio, Mahler aveva ottenuto dal direttore
Pollini il suo «esonero», nel migliore dei modi: lo aveva informato (senza
sorprenderlo particolarmente) di non essere intenzionato a prolungare il
contratto con lo Stadttheater di Amburgo oltre il maggio del 1897, anche se, non
avendo alcun nuovo ingaggio sicuro, l’immediato futuro sarebbe stato per lui
alquanto incerto. La sua permanenza ad Amburgo d’altronde, anche soltanto a
causa della relazione con la Mildenburg, ormai di dominio pubblico, era
diventata insostenibile; per di più, il direttore d’orchestra Mahler sentiva che
era davvero giunto il momento di lanciarsi. Il suo nome aveva nel frattempo
raggiunto una tale notorietà internazionale che gli si aprivano diverse
opportunità di tournée: un’offerta per alcuni concerti a Mosca e San
Pietroburgo, un invito del giovane Kaim-Orchester a Monaco e un altro ancora a
Budapest, dove una fedele comunità di sostenitori sperava in un suo ritorno
all’Opera. Allo Stadttheater intanto continuava la consueta attività. Mahler
diresse l’intero repertorio, da Mozart a Wagner, da Smetana a Goldmark, si
incaricò del nuovo allestimento del Porteur d’eau di Cherubini e della prima
rappresentazione dell’Andrea Chenier di Umberto Giordano, che ebbe un grande
successo. Com’era già accaduto più volte in precedenza, anche il tentativo di
convincere Pollini ad accogliere opere come Genesius e Lear di Felix
Weingartner sfociò in un fallimento, ed egli dopo varie rassicurazioni fu infine
costretto a riconoscerlo con il «carissimo amico».

93

A Ödön von Mihalovich


raccomandata

Signor Direttore
Edmund von Mihalovich
a Budapest
Universitätsstrasse 2
s.l. [Amburgo,] 25/I [18]97

Mio caro amico!


A Vienna non si è ancora deciso niente. Quanto ancora la «tireranno per le
lunghe», secondo le vecchie abitudini, non è dato saperlo. Stando a quel che mi
riferiscono i miei informatori, non ci sarebbe da dubitare della mia chiamata, se
solo io non fossi ebreo. – Ma quest’ultimo dettaglio finirà per essere decisivo, e
Mottl, che è fortemente appoggiato dalla Metternich, ne uscirà vincitore!
Un’affermazione di Lichtenstein [sic] – in occasione dell’intervento di uno dei
miei sostenitori, di cui non mi viene indicato il nome (ma posso facilmente
immaginare che si tratti del Suo inviato o di quello del Conte Apponyi) – mi
permette di conservare ancora qualche speranza. Quando il suddetto benefattore
ha accennato alle mie origini, lui ha detto: [«]Fino a questo punto [in] Austria
non ci siamo ancora arrivati, non sarà l’antisemitismo ad avere l’ultima parola».
Lui stesso deve essere ben informato su di me, e deve avere un’ottima opinione
del sottoscritto! È proprio su questo che bisognerebbe continuare a lavorare,
invece di «mollare la presa»!
Di recente, a Dresda, ho incontrato Jahn e gli ho parlato molto apertamente
della cosa. – Non mi è sembrato sfavorevole. – Mi ha detto di voler soltanto
attendere l’esito della sua operazione agli occhi, e che se essa gli consentirà di
ristabilirsi prenderà un Kapellmeister accanto a sé. E in questo caso «penserà a
me»! Ci si potrebbe quindi almeno assicurare il suo voto in mio favore. Ma
anche per questo avrei bisogno di amici che sostenessero la mia causa. – Dalla
fine di questa stagione ho ottenuto di essere definitivamente esonerato
dall’incarico, perché non [posso] resistere oltre in un tale porc…le. – Preferisco
di gran lunga dare lezioni di pianoforte ai bambini che degradarmi in questo
modo come artista.
Il dado è dunque stato tratto, senza che io abbia la certezza di una benché
minima alternativa. –
Come va allora a Budapest? Nopcsa resta? E una chiamata per me è del tutto
esclusa? Perché lì tutto tace per quanto mi riguarda? Pensa che io debba ancora
contare su questa eventualità?
A partire da giugno qui sono libero!
La ringrazio di cuore per le Sue amichevoli premure. Quanto vorrei poterLe
dimostrare questa mia gratitudine con i fatti. – Mi raccomandi al Conte
Apponyi, e accetti i più cordiali saluti
del Suo fedelissimo
Gustav Mahler

Se vede Kössler e Singer, La prego di salutarli molto cordialmente da parte mia.


Beniczky si è comportato magnificamente e mi ha raccomandato con molto
calore. Lo ringrazi a mio nome, per cortesia.

FONTE: autografo, FLM, Bibliothek. – Edizione: Bata e Gádor, «Tizenegy Kiadatlan Mahler-levél a
Zenemüvészeti Föiskola Könyvtárán», cit., e Roman, op. cit., p. 168 sg. – Datazione: originale. – se solo
io non fossi ebreo: evidentemente Mahler aveva dimenticato di aver dato la conversione come già
avvenuta nella lettera a Mihalovich del 21 dicembre 1896. – Mottl, che è fortemente appoggiato dalla
Metternich: Felix Mottl, allora direttore musicale generale a Karlsruhe, era tra i candidati favoriti per il
posto a Vienna insieme a Mahler e a Ernst von Schuch; secondo Karpath tuttavia, a godere del sostegno
della principessa Pauline Metternich, molto influente nelle alte sfere, non era Mottl bensì Schuch. –
Nopcsa: il barone Elek Nopcsa (1848-1918) era un membro del Parlamento, successore del conte Géza
Zichy dapprima, dal 1894, come commissario governativo, e dall’ottobre 1896 al novembre 1897 come
intendente. – Kössler e Singer: cfr. le note alle lettere nn. 64 e 57. Entrambi avevano fatto parte della
cerchia di amici di Mahler a Budapest, con il virtuoso del violino e compositore Jenö von Hubay (1959-
1937), il critico musicale del Neues Pester Journal Victor von Herzfeld (1856-1920) e lo stesso
Mihalovich.
All’inizio di aprile del 1897 l’impresa «Conquista dell’Opera di Corte di
Vienna» entrò nella fase decisiva. Mahler aveva concluso la sua prima tournée
internazionale come direttore di orchestre importanti con un concerto trionfale a
Budapest, il 31 marzo, e di lì si recò a Vienna per espugnare una fortezza che gli
sembrava ormai sufficientemente indebolita. Già durante il viaggio di andata a
Budapest vi si era trattenuto per un paio di giorni e «all’ultimo momento aveva
dato fuoco a tutte le polveri», come scrisse alla sorella Justine. Dietro questa
eloquente metafora si celavano due trattative condotte da Mahler in parallelo.
Mentre discuteva con Bezecny e Wlassack della possibilità di succedere a
Wilhelm Jahn come direttore dell’Opera, trattava, come già due mesi prima a
Dresda, con il direttore in carica, ignaro dei suoi piani, per ottenere un posto da
Kapellmeister. Ed ebbe buon gioco grazie alla «casuale» comparsa, in quei
giorni, di un lungo articolo di Eduard Hanslick sulla prima pagina della Neue
Freie Presse, in cui il grande vecchio della critica musicale viennese tracciava
un bilancio della «moscia» direzione teatrale, criticando la «povertà del nostro
repertorio operistico e le lacune nel personale».
Per di più, proprio il 27 marzo, Hanslick – fatto di per sé assai inconsueto –
indirizzò una lettera scritta di suo pugno a Sua Eccellenza von Bezecny in cui
prendeva nettamente posizione a favore di Mahler: «Se, come si dice, le
dimissioni di Jahn sono ormai certe, non sarà certo un male. Come unici
aspiranti degni di considerazione si fanno i nomi di Mottl e Mahler. Se Mottl
diventasse il direttore, tuttavia, si incorrerebbe a mio modesto parere in un
grosso inconveniente. La sua attività a Karlsruhe dimostra che ama e mette in
scena solo Wagner e i suoi pessimi epigoni francesi e tedeschi. Anche il fatto
che impieghi costantemente sua moglie come “risorsa di prim’ordine”, cosa che
non è, induce a temere il peggio. Al contrario, dopo quanto ha dimostrato a Pest
e ad Amburgo, Mahler potrebbe portare nuova vita nel nostro teatro senza
violarne le tradizioni classiche». E con questo la scelta cadde definitivamente su
Mahler.
Il 4 aprile egli firmò (con Bezecny, non con Jahn) una sorta di contratto
preliminare, in cui si impegnava a restare vincolato agli accordi presi con
l’Opera fino al 15 aprile. Jahn trascinò ulteriormente la questione – «rimandano
purtroppo di giorno in giorno arrivo probabilmente dopodomani» telegrafa
Mahler sconsolato alla Mildenburg – e lo rassicurò infine dicendogli che
avrebbe preso una decisione dopo la sua operazione agli occhi, «non prima di
settembre».
A quel punto Bezecny perse la pazienza e il 7 aprile – dopo una discussione
decisiva con Sua Altezza Serenissima il Gran Maestro di Corte – prese
l’iniziativa con una «ingiunzione» (Intimat) dell’Intendenza generale alla
Direzione dell’Opera di Corte: «Le frequenti assenze del Capellmeister Hans
Richter, i molteplici impegni esterni del Capellmeister Joh. Fuchs come
direttore del Conservatorio ecc., e infine la temporanea indisposizione del Dir.
Jahn, hanno indotto l’Intendenza generale a riflettere sull’opportunità di
assumere almeno temporaneamente un nuovo direttore d’orchestra, per il bene
dell’Opera di Corte. Poiché il signor Gustav Mahler, attualmente direttore
musicale ad Amburgo, è stato raccomandato da diverse fonti autorevoli
all’Intendenza generale come un musicista e un direttore d’orchestra di grande
talento, l’Intendenza generale chiede alla Direzione del Teatro dell’Opera di
Corte se Essa acconsentirebbe all’assunzione del suddetto Gustav Mahler per un
anno e con uno stipendio annuale di cinquemila fiorini». Jahn acconsentì il
giorno stesso: «Dal momento che il signor Gustav Mahler mi è noto come
esperto direttore d’orchestra operistico, non ho nulla da obiettare se l’Intendenza
vede la necessità di assumerlo in qualità di Kapellmeister all’I.R. Opera di
Corte». Già il giorno seguente, l’Abendpost, edizione serale della Wiener
Zeitung, organo di stampa ufficiale, riportò un breve trafiletto: «All’I.R. Opera
di Corte è stato assunto come Kapellmeister Gustav Mahler». Mahler aveva
conquistato l’Opera di Vienna.

94

Al barone Josef von Bezecny


Vienna, il 4 apr[ile] 1897

All’I.R. Intendenza generale


dell’I.R. Teatro di Corte a
Vienna

Dichiaro di accettare un ingaggio come Kapellmeister all’Opera di Corte di


Vienna per un anno a partire dal 1º VI, con uno stipendio annuale di 5000 f.
(cinquemila fiorini), e resto vincolato agli impegni assunti fino al 15 aprile
a[nni] c[urrentis] [.]
Gustav Mahler

FONTE: autografo, HHStA, General-Intendant, Zl. 566/1897. – Edizione: Kurt Blaukopf, Mahler, cit., p.
211. – Datazione: originale, prima della firma.

95

Al barone Josef von Bezecny


Amburgo, 9 apr[ile] 1897

Vostra Eccellenza!
Stimatissimo signor Barone!
Con mio grande rincrescimento non mi è stato concesso di prendere
personalmente commiato da Vostra Eccellenza, e di esprimerLe il mio più
sentito ringraziamento per la Sua straordinaria gentilezza, alla quale devo la
realizzazione del mio desiderio più grande: poter lavorare d’ora in poi, e spero
per il resto della vita, nella mia patria. –
Il fatto che mi sia concesso di far ciò sotto la direzione di Vostra Eccellenza, fa
apparire ai miei occhi doppiamente felice il raggiungimento di questo obiettivo,
e non ho che un desiderio: che mi sia concesso, Vostra Eccellenza, di
dimostrarLe la mia profonda e sentita gratitudine con il mio ardore e la mia
dedizione.
Durante il mio ultimo soggiorno a Vienna, ho messo a frutto il poco tempo a
disposizione cercando di orientarmi sulla situazione all’Opera di Corte. Ed è con
vero compiacimento che ne ho tratto la convinzione che Vostra Eccellenza, con
la Sua lusinghiera fiducia, mi ha assegnato un ruolo perfettamente consono alle
mie capacità; Vostra Eccellenza non mi taccerà di arroganza, se manifesto con
tanta franchezza questa convinzione!
D’ora in poi non avrò che un interesse, quello dell’istituzione a cui ho l’onore
di appartenere; e una ricompensa: la soddisfazione del mio superiore, per il cui
conseguimento non mi risparmierò alcuna fatica o sacrificio.
Mi permetta Vostra Eccellenza di esprimerLe in modo particolare i miei
rispetti e la mia gratitudine in quanto
a Vostra Eccellenza
devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, HHStA, General-Intendanz, Zl. 566 1/1897. – Edizione: presunta prima edizione. –
Datazione: originale. – non mi è stato concesso di prendere … commiato: richiamato più volte via
telegrafo dal direttore Pollini, nella notte tra il 7 e l’8 aprile Mahler partì per Amburgo, dove il giorno
successivo diresse la Götterdämmerung di Wagner.

Con sicuro istinto Mahler capì di aver trovato in Eduard Wlassack, seconda
carica nell’ambito dell’Intendenza generale del teatro, il suo più importante
alleato per l’ambito avanzamento di carriera che lo avrebbe portato ai vertici
dell’istituzione. Di conseguenza adulò il superiore, presto chiamato «amico»,
con dimostrazioni di devozione e solidarietà, e lo coinvolse nei suoi progetti
artistici – senza intuire che il sostegno di Wlassack al suo protetto si sarebbe
presto tramutato in gelosia per i suoi successi. Il rapporto tra i due, cominciato
in modo quasi euforico, si concluse ancor prima del pensionamento di Wlassack,
nel 1903, tra accuse reciproche e conflitti celati solo a costo di grandi sforzi.

96

A Eduard Wlassack
Amburgo[,] 9 aprile 1897

Stimatissimo signor Consigliere governativo!


Proprio ora meditavo sulle parole con cui avrei potuto dar voce ai sentimenti
di gioia e gratitudine che mi animano al ricordo di tutto ciò che Lei ha fatto per
me. – Quasi mi vergogno; perché so che cosa Le devo, e che non sarò mai nelle
condizioni di ricambiare in modo adeguato.
E fino a che punto sono arrivate la sollecitudine e la gentilezza che negli
ultimi giorni Lei ha usato nei miei confronti con tanta generosità e nobiltà
d’animo! – La prego di non prenderla come una frase fatta, se Le dico che io mi
sarei sentito ampiamente ricompensato della fatica e degli assilli di questo
periodo anche solo per aver fatto la Sua conoscenza, e dunque anche se tali
sforzi non avessero portato a questo risultato per me tanto gratificante. – Con
particolare gioia devo inoltre constatare come questi giorni, segnati da grandi e
piccole difficoltà, ci abbiano rapidamente avvicinato al di là degli steccati
consueti, e invero molto di più di quanto sarebbe potuto accadere in condizioni
normali. Vorrei vederlo quasi come un combattimento che, in virtù di un
obiettivo e un nemico comuni, ci [ha] uniti e temprati in una fratellanza d’armi.
Sento che noi due, insieme, possiamo dar vita a un potere destinato a
neutralizzare ogni indolenza e slealtà proprio nella sede dove trionfano gli
interessi personali e il laissez aller.
Mi appresto all’incarico con gioiosa fiducia, e La prego, mio caro e
stimatissimo signor Consigliere governativo, di continuare a fidarsi di me, e a
sostenermi nelle inevitabili e aspre battaglie che mi aspettano. – A Pest, a suo
tempo, mi sono trovato in circostanze molto simili. – Per me tuttavia era più
semplice, poiché sin dal principio ero dotato di poteri illimitati, mentre qui
dovrò per molto tempo ancora fare i conti con tutta la cautela e i vincoli dettati
dalla natura della mia posizione iniziale.
Intraprenderò tutto ciò che è nelle mie possibilità per poter al più presto
perfezionare il trasferimento da Lei. Purtroppo al momento Pollini è assente[,]
ma tornerà domenica. Non mancherò di comunicarLe via telegrafo l’esito dei
miei sforzi. – Tutto dipende ormai soltanto dalla possibilità di farmi conoscere
artisticamente a Vienna nel modo più rapido e vantaggioso possibile[,] e il
periodo in cui Richter è assente mi pare di gran lunga il più adatto a questo
scopo. Il massimo, credo, sarebbe presentarsi con un’opera wagneriana e il
Fidelio, che rappresenterebbero le due tendenze principali e accontenterebbero
sia i wagneriani che i classicisti. – La cosa più importante sarebbe quindi
mettere a punto un piano di battaglia per la prossima stagione, e piazzare nuovi
allestimenti e novità in modo tale che, grazie a una pianificazione vantaggiosa e
a un pieno sfruttamento di tempo e personale, si possano di volta in volta portare
in scena contemporaneamente un nuovo allestimento e una novità. Così facendo
riusciremmo ad affrancarci da questa Repertoirmisère [sic] già nel corso della
prossima stagione. E so per esperienza che il pubblico si lascia sorprendere con
molta facilità quando nota un progresso. Tutto, per così dire, si mette in moto.
Ma – ne sono consapevole – la penna mi sfugge dalle mani non appena affronto
questo argomento. E immagino che Lei starà già sorridendo nel vedere il cavallo
che scalpita per lasciare la scuderia.
Ho appena scritto anche al signor Besetzny [sic]. – Se lo conosco bene, Lei ha
realizzato un vero capolavoro inducendolo a prendere una decisione e a metterla
in pratica in tempi così rapidi. È ancora tutto da vedere che cosa ne abbiamo
guadagnato.
La ringrazio ancora di cuore e Le stringo la mano, mio caro e stimatissimo
signor Consigliere governativo, come Suo per sempre
fedelmente devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, HHStA, General-Intendanz, Zl. 566/1897. – Edizione: Kurt Blaukopf, Mahler, cit., p.
212 (riproduzione parziale), e GMB, n. 229. – Datazione: originale, benché Mahler scriva erroneamente
«1879». – della mia posizione iniziale: questa formula conferma che a Mahler era stata prospettata fin
dall’inizio la carica di direttore dell’Opera di Corte. – il periodo in cui Richter è assente: Il Kapellmeister
di Corte Hans Richter aveva per contratto diverse settimane di vacanza verso la fine della stagione.

97

A Wilhelm Jahn
Telegramma
s.l., s.d. [Amburgo, 9 aprile 1897]

direttore dell’opera di corte Jahn


vienna opera di corte

accetti stimatissimo signore mio più sentito ringraziamento per sua grande
gentilezza e rinnovata espressione di mia incondizionata devozione
gustav mahler

FONTE: telegramma originale, HHStA, General-Intendanz, Zl. 566/1897. – Edizione: presunta prima
edizione. – Datazione: timbro dell’ufficio postale Vienna-11 con la data di arrivo: «9.IV.97».

98

A Rosa Papier
Amburgo, 9/IV [18]97

Stimatissima amica!
È davvero gentile da parte Sua preoccuparsi tanto per me. – A Lei non posso
dire semplicemente grazie; soprattutto perché avrò cura di non «metterLa in
imbarazzo». – Naturalmente ho fatto subito ciò che mi aveva raccomandato: ho
indirizzato lettere di ringraziamento a Besetzny [sic] e Wlassak [sic], a
quest’ultimo davvero per intima necessità – e l’avrei fatto anche se Lei non me
l’avesse scritto.
Sono davvero felice di aver conosciuto persone così gentili e importanti, e
posso soltanto dire: «Tenendolo per mano io posso scendere in campo contro
Vienna». A Jahn ho inviato un telegramma. Dovrebbe essere più che sufficiente,
no? (non sono così avvezzo alla menzogna da riuscire a mettere insieme una
lunga lettera di ringraziamento proprio a lui, sapendo io come sono andate le
cose).
A Lei, però, mia stimatissima amica[,] bacio le mani e – non dico un bel
niente! Poiché non si può dire niente!
Una cosa soltanto Le chiedo: mi rimanga amica! Mi sono così affezionato a
Lei, ed è come se ci conoscessimo da secoli. Tra di noi c’è una profonda
sintonia, ed è davvero singolare come io l’abbia capito subito, è bastato che
scambiassimo qualche parola.
Devo andare a dirigere la Götterdämmerung! Tanti cari saluti, dunque, dal
Suo
affettuosamente devoto
Gustav Mahler

Infiniti ossequi e ringraziamenti da parte delle mie sorelle e della signorina v.


Mildenburg.

FONTE: autografo, Universität Salzburg, Fachbereich Kunst-, Musik- und Tanzwissenschaft (in seguito:
USM), Paumgartner-Archiv. – Edizione: Ludwig Basch, in Neues Wiener Journal, 23 gennaio 1927, e
Bernhard Paumgartner, Erinnerungen, Salzburg 1969, p. 58 sg. – Datazione: originale, in calce alla
lettera. – «Tenendolo per mano io posso scendere in campo contro Vienna»: allusione alla scena tra Don
Carlos e il Marchese Posa nel Don Carlos di Schiller; nell’originale, l’Atto I, scena 9 si conclude con le
parole: «Tenendoti per mano io posso scendere in campo contro il mio secolo –».

Nell’edizione del mattino dell’11 aprile 1897, la Neue Freie Presse, che titolava
«La crisi dell’Intendenza generale», annunciò ai propri sconcertati lettori una
notizia sensazionale: «Negli ultimi tempi il Barone Bezecny ha ripetutamente
presentato a voce le sue dimissioni, che tuttavia non sono state accettate; oggi la
crisi sembra essere davvero grave. In gioco ci sarebbero in primo luogo
questioni finanziarie che hanno portato a divergenze d’opinione tra il Gran
Maestro di Corte e l’intendente generale. Il Barone Bezecny è noto per essere un
virtuoso del risparmio, ma un artista del risparmio ancora più giovane ed
energico sembra adesso essere diventato assai influente, e alcune delle stime
finanziarie di Bezecny sono state di recente duramente respinte … Ora, dal
momento che l’intendente generale è dell’opinione che non sia possibile tagliare
ulteriormente le spese senza ledere al prestigio artistico del Burgtheater e
dell’Opera, e che l’istanza teatrale superiore non condivide questa convinzione,
sono nate divergenze e malumori che hanno stancato l’intendente generale. Al
momento non è chiaro se questi resisterà fino alla nuova stagione autunnale o
lascerà subito e definitivamente».
La reazione di Mahler a questa novità è tanto forte quanto eloquente: teme
conseguenze negative sulla sua assunzione appena concordata, ed è inoltre
spaventato all’idea di aver dato adito alla «crisi dell’Intendenza generale»;
scrive dunque lettere preoccupate agli amici, chiedendo loro come dovrebbe
comportarsi. La nuova situazione creatasi a Vienna richiede di agire con
urgenza, in modo da avere in mano qualcosa di solido prima che le circostanze
subiscano un qualsivoglia cambiamento. Egli insiste dunque con Pollini per
ottenere una rescissione immediata del proprio contratto, ancora in vigore fino a
fine maggio, e, rettificando gli accordi viennesi con un colpo di mano, si mette a
disposizione di Jahn fin dal primo maggio.

99

A Ludwig Karpath
Amburgo, Hoheluft, Bismar[c]kstr. 86
11/IV [18]97

Caro Karpath, amico mio!


Grazie di cuore per le Sue gentili premure e soprattutto per la Sua discrezione,
senza la quale sarebbe potuto andare tutto a rotoli fino all’ultimo istante. – In
virtù di ciò, avrà per sempre diritto alla mia fiducia e amicizia. –
– Perbacco! Ho appena saputo delle dimissioni di Bezecni! Sono arrivate
troppo presto! (era proprio questa la grave crisi a cui le avevo accennato, e a
causa della quale la mia assunzione, già decisa dal Principe Liechtenstein, è
stata all’improvviso e inopinatamente rinviata.) – Ora mi chiedo se la stampa
antisemita non ne trarrà profitto. Magari lasciando intendere che a farlo cadere
sarebbe stata la mia assunzione! Un’eventualità del genere va assolutamente
scongiurata e contrastata!
La prego, caro amico, tenga gli occhi aperti e mi informi sugli sviluppi! Mi
aggiorni spesso e con rapidità. E mi dia eventualmente qualche suggerimento su
come comportarmi.
Oggi o domani rientra Pollini e cercherò di far sì che mi sollevi
immediatamente dall’incarico!
La saluto molto cordialmente, in tutta fretta
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Karpath, BmG. – Edizione: ivi, p. 50, e GMB, n. 230. – Datazione: originale, in calce
alla lettera, come pure l’indirizzo del mittente.

100

A Felix Weingartner
Amburgo, 15 aprile 1897

Carissimo amico!
Mi mandi per cortesia la partitura dei miei 3 pezzi – a stretto giro, se possibile.
– Naturalmente, potrà poi riaverla quando vuole. Sto cercando di «fare un po’
d’ordine» perché prenderò servizio a Vienna già il 27 apr[ile].
La repentina evoluzione della crisi dell’intendente è stata per me una vera
sorpresa, sgradita per di più! E tutte queste gran chiacchiere sui giornali mi
hanno fatto girare la testa. – Ora vado a prendere il toro per le corna. Ma – detto
tra noi – non ne ho molta voglia, perché mi troverò probabilmente di fronte uno
sconosciuto signor X, il nuovo intendente. Vederemo!*
Con i più cordiali saluti da teatro a teatro
il Suo lealmente devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Weingartner n. 17. – Edizione: presunta
prima edizione. – Datazione: originale. – la partitura dei miei 3 pezzi: cfr. testo della lettera n. 85.

101

A Ludwig Karpath
s.l. [Amburgo,] 15. IV. 1897

Caro amico!
Grazie di cuore per le notizie! Un ritaglio della «Allgem[eine] Zeit[ung]» che
ho appena ricevuto parla di «dichiarazioni» che io avrei fatto. «Riorganizzazione
– Pensionamenti – Nuovi ingaggi!» Questo non mi aiuta per niente, e anzi serve
solo ad aizzarmi contro i membri del personale.
Dio mio, in che vespaio mi sono infilato! Per oggi, solo la notizia
confidenziale che il 27 aprile sarò già a Vienna. Ho comunicato questa notizia
soltanto a Beseczny e Wlassack e devo rimettermi a loro per l’uso che intendono
farne.
È vero che verrà ingaggiato anche qualcun altro insieme o «al di sopra» di me?
Molto cordialmente, di fretta
Suo Mahler

FONTE: Karpath, BmG. – Edizione: ivi, p. 51. – Datazione: originale secondo Karpath. – Allgem[eine]
Zeit[ung]: pubblicata a Monaco dal 1882, è ancora oggi considerata il primo quotidiano tedesco di fama
mondiale; nel XIX secolo rappresentava anche in molti paesi esteri la stampa tedesca dell’epoca. Il
giornale era stato fondato a Tubinga nel 1798, da Johann Friedrich Cotta, con il nome di Neueste
Weltkunde; il suo collaboratore più illustre era Heinrich Heine. – qualcun altro insieme o «al di sopra» di
me: Karpath commenta questa preoccupazione di Mahler dicendo che «Questo era assolutamente fuori
discussione».

102

A Wilhelm Jahn
Amburgo, 15/IV [18]97

Stimatissimo signor Direttore!


Contro ogni aspettativa sono riuscito a sciogliere i miei obblighi nei confronti
di Pollini ancor prima della scadenza del contratto e arriverò dunque a Vienna
alla fine di aprile, mettendomi a Sua disposizione. Da quanto mi dicono, avrò il
piacere, stimatissimo signore, di incontrarLa personalmente, e considero il fatto
di essere introdotto al mio incarico proprio da Lei una circostanza assai
propizia.
Con rammarico ho notato che a causa della mia assunzione Lei ha dovuto
subire attacchi indegni da parte di certa stampa. Spero vivamente che tali
attacchi non le abbiano causato il minimo turbamento, e che riesca a godere del
tempo libero e della Sua vita ritirata in tutta tranquillità. Un artista si trova nella
piacevole condizione di poter dare delle risposte attraverso le sue prestazioni, e
non occorre certo che io Le dica quanto mi adopererò per offrire tali risposte in
modo sufficientemente chiaro e percepibile, ottenendo così la dovuta
compensazione per Lei e per me stesso.
Nell’assicurarLe la mia
massima devozione resto il
Suo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, HHStA, Oper, Zl. 211/1897. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione:
originale.

103

A Hans Richter
s.l., s.d. [Vienna, intorno al 15 aprile 1897]

… Fin dalla mia prima giovinezza Lei è stato il modello che ho tentato di
emulare nonostante le distrazioni e il disordine della vita teatrale. Con quale
fascinazione spiavo e seguivo la Sua bacchetta quando da ragazzo assistevo alle
rappresentazioni all’Opera e nella sala del Musikverein! In seguito, quando a
mia volta ho avuto tra le mani quel bastoncino, mi ha sempre guidato il ricordo
delle Sue grandi imprese. Se non avevo le idee chiare su qualcosa, mi ponevo la
domanda: come lo farebbe Hans Richter? Ed è proprio l’ammirazione per Lei –
che conservo intatta anche nel presente e che fino all’ultimo giorno sarò
orgoglioso di esprimere – che oggi, giacché ho l’onore di poter lavorare nella
stessa sede e di poterLa, per così dire, emulare sotto i Suoi stessi occhi, mi
impone finalmente di dar voce a ciò che per tanto tempo ho custodito in me …
Se mi riuscirà di avere la Sua approvazione, non ci sarà per me riconoscimento
più grande. E se non mi riuscisse, La prego di impartirmi i suoi magistrali
insegnamenti. Sono a Sua completa disposizione! PoterLa alleggerire di
qualsiasi incombenza non fosse sufficientemente degna di Lei o Le apparisse
anche minimamente fastidiosa, sarebbe per me una profonda soddisfazione! –
La prego di volermi accordare la Sua fiducia, che dal canto mio mi sforzerò in
ogni modo di conquistare …

FONTE: Max Morold, Wagners Kampf und Sieg, vol. II, Zürich, Leipzig und Wien 1930. – Edizione: ivi, p.
251, e Karpath, BmG, p. 66 sg. (riproduzione parziale). – Datazione: la risposta di Richter, pubblicata da
Karpath, è datata 19 aprile 1897.

104

A Max Marschalk
s.l., s.d. [Amburgo, 20 aprile 1897]

Caro Marschalk, amico mio!


Le invio il Suo povero Lobetanz, al quale qui purtroppo non sono riuscito a
trovare alcuna sistemazione. – Per Lei e per gli altri Suoi figli è buona cosa però
che io mi accinga a «migliorare la mia posizione», e Le prometto che non
appena potrò dirmi a mia volta «di casa», farò tutto il possibile per prendermi
cura degli orfanelli.
Se ho fatto bene ad accettare il posto a Vienna, non lo so! Guardo al prossimo
futuro con grande preoccupazione; per il momento ho soltanto una cosa da
chiedere alla divina provvidenza: di non sottrarmi troppo a lungo alla mia
«professione». Come Lei sa, quel che ho sempre temuto più di ogni altra cosa è
un posto da direttore, che ora è puntualmente arrivato. Ma: vederemo!*
Di tanto in tanto mi dia Sue notizie, ma soprattutto faccia in modo che i fili
che ci legano non si spezzino mai più. Nei prossimi mesi avrò bisogno di tutta la
Sua indulgenza; sarò indaffaratissimo, anche con la testa e con il cuore! Magari
verrà a trovarmi a Vienna!
Molto cordialmente, Suo
Gustav Mahler

Indirizzi sempre le lettere alla


I.R. Opera di Corte, Vienna

FONTE: autografo, DSB, Mus. ep. G. Mahler, n. 44. – Edizione: GMB, n. 233; in GMB, 1924, pubblicato
senza il primo paragrafo. – Datazione: sull’autografo, di altra mano, forse di Marschalk. – Le prometto:
Mahler non ha mai allestito opere di Marschalk. – sottrarmi … alla mia «professione»: la composizione.
– faccia in modo che i fili … non si spezzino: ad attestare la continuità del rapporto tra Mahler e
Marschalk ci sono un gran numero di lettere, in buona parte inedite, scritte da Mahler all’amico e
conservate presso la Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Pare che tra i due ci siano stati anche numerosi
incontri.

L’«era Mahler» allo Stadttheater di Amburgo terminò il 24 aprile 1897, con un


«concerto d’addio per il signor Kapellmeister Gustav Mahler». La serata si aprì
con l’Eroica di Beethoven diretta da Mahler e fu conclusa da una esecuzione del
Fidelio – sotto la direzione di Rudolf Krzyzanowski e con Anna von Mildenburg
nella parte principale – durante la quale Mahler fu «spesso oggetto di
acclamazioni entusiastiche del pubblico». Alla fine della rappresentazione il
festeggiato ricevette «ricchi omaggi floreali e altri doni da parte degli amici».
Detratta la somma che spettava a Pollini, gli incassi della vendita dei biglietti
andarono a Mahler, che la mattina seguente, senza più accomiatarsi da Anna,
salì sul treno per Vienna.

105

Al principe Rudolf von und zu Liechtenstein


[Vienna,] Hôtel Bristol 29 aprile 1897

Vostra Altezza Serenissima


annuncio con il massimo ossequio che sono giunto a Vienna e terrei a farLe
un’umile visita di cortesia.
Prego Vostra Eccellenza di essere così gentile da volermi concedere un
appuntamento.

Ossequi.
Gustav Mahler
Kapellmeister presso l’I.R.
Teatro dell’Opera di Corte

FONTE: autografo, ÖNB, HS, n. 295/45-6. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: originale. –
da volermi concedere un appuntamento: la visita di presentazione di Mahler al Gran Maestro di Corte, il
principe Liechtenstein, ebbe luogo il 3 maggio 1897 alle 12.30.

* In italiano nel testo. [N.d.T.]


* In italiano nel testo. [N.d.T.]
In procinto di diventare il «Dio del Mezzogiorno»
Vienna 1897

Già ad Amburgo – racconta Bruno Walter nelle sue memorie –, se qualcuno


suonava alla porta, Mahler rispondeva: «Questa è l’investitura a Dio del
Mezzogiorno!». La via verso la vetta fu molto lunga. Tra l’ingaggio come
Kapellmeister all’Opera di Corte di Vienna, il 7 aprile, e la nomina a «direttore
artistico» del teatro, l’8 ottobre, trascorsero sei mesi, che a Mahler dovettero
sembrare infiniti, nonostante fossero densi di impegni di lavoro e rivolgimenti
nella vita privata. Durante l’estate aveva posto fine alla relazione con Anna von
Mildenburg (intimamente già chiusa da tempo), dopo che l’assunzione di lei
all’Opera di Corte, da Mahler al tempo stesso desiderata e temuta, era divenuta
una certezza. La cantante ricevette la lettera in cui lui, in modo non molto
corretto, la poneva di fronte alla scelta tra rinunciare alla loro relazione o
rinunciare all’avanzamento di carriera subito prima del suo debutto nella
première del Parsifal a Bayreuth.
Poiché l’Intendenza generale, all’insaputa del direttore Jahn, aveva anticipato
di un mese, al primo maggio 1897, la presa di servizio di Mahler, e il contratto
da Kapellmeister era stato «ratificato» il giorno stesso in cui era giunto da
Amburgo firmato – un atto amministrativo di rapidità quasi inconcepibile per la
burocrazia di corte–, Mahler si mise a disposizione del direttore dell’Opera già a
fine aprile, e fu subito mandato in trasferta a Venezia, per valutare una novità
operistica. Il 7 maggio La Fenice aveva in programma la prima della Bohème di
Ruggero Leoncavallo, che dopo il successo europeo dei Pagliacci era ovunque
oggetto di grande interesse, e in particolare per Jahn, il quale già all’inizio di
aprile aveva respinto un tentativo della casa editrice milanese Ricordi di
piazzare all’Opera di Corte l’omonima opera di Giacomo Puccini, facendo
riferimento a quella di Leoncavallo, probabilmente ancora più interessante.
Alla vigilia della prima di Leoncavallo, Mahler colse l’occasione di assistere
alla Bohème di Puccini, anch’essa in cartellone a Venezia ma al Teatro San
Benedetto. Tornato a Vienna, diede un parere minuzioso e articolato, nettamente
a favore di Puccini (e in una lettera scritta due settimane dopo all’amico Richard
Heuberger, compositore e critico viennese, mosse obiezioni ancora più esplicite
a Leoncavallo), ma non poté evitare che proprio l’opera di quest’ultimo venisse
accolta dal direttore Jahn, e, anzi, divenuto nel frattempo a sua volta direttore,
dovette onorare il contratto siglato dal suo predecessore. La prima viennese
della Bohème, dopo cambiamenti nell’assegnazione delle parti e un posticipo
della data, andò infine in scena il 23 febbraio 1898. I conflitti connessi
all’avvenimento sono entrati nella storia dell’Opera di Vienna come «Crisi di
Leoncavallo».

106

A Wilhelm Jahn
Vienna, 8 maggio 1897

Stimatissimo signor Direttore!


In merito alle impressioni ricevute dalla rappresentazione delle opere di
Puccini e Leoncavallo, posso riferirle quanto segue:
Tra le due opere, basate sullo stesso soggetto, La Boheme [sic] di Murger,
quella di Puccini è certamente la più degna di raccomandazione per l’I.R. Teatro
dell’Opera.
Pregi di quest’opera sono la freschezza della musica, non inusitata,
un’orchestrazione efficace e un felice trattamento delle parti cantate. Il libretto è
ben congegnato, suscita interesse.
I pericoli insiti nella trama risultano a mio parere in gran parte aggirati grazie
una certa sobrietà nello stile, e soprattutto grazie all’eleganza del trattamento
musicale, e nell’eventualità in cui l’opera fosse accolta all’I.R. Teatro si
tratterebbe soltanto di attenuare qualche sconvenienza.
Sotto nessun riguardo potrei asserire lo stesso dell’opera di Leoncavallo. – La
musica non ha alcuna originalità, e nonostante la grande raffinatezza tecnica
risulta artificiosa e priva di inventiva. – Il testo è noioso nei primi due atti,
sentimentale nel senso peggiore del termine nel 3º, e a tratti così scopertamente
lascivo che anche solo per quest’ultima ragione mi pare impossibile metterlo in
scena presso un’istituzione imperiale.
Per quel che concerne l’ultimo atto, il confronto fra i testi si risolverebbe forse
a favore di Leoncavallo; verso la fine il libretto dell’opera di Puccini cala un po’
di livello, mentre i versi di Leoncavallo trovano qui il loro più autentico slancio.

Tenuto conto della sterilità della produzione lirico-drammatica
contemporanea, vorrei in ogni modo spendermi affinché l’opera di Puccini possa
essere accolta e rappresentata presso l’I.R. Teatro, sempre che non subentrino
difficoltà insormontabili per acquisirla. Mi creda, stimatissimo signor Direttore
il Suo devoto e riverente
Gustav Mahler
Kapellmeister presso l’I.R. Opera di Corte

FONTE: autografo, HHStA, Oper, Zl. 256/1897. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione:
originale.

Dopo il rientro da Venezia, la strada per ottenere il podio dell’Opera di Corte di


Vienna era finalmente libera per Mahler. Per la serata inaugurale, invece del
Tannhäuser, come era stato prospettato inizialmente, si optò per il Lohengrin, e
la data prescelta fu l’11 maggio 1897. Prima della (assai poco usuale) prova
d’orchestra della vigilia, il direttore Jahn presentò il nuovo Kapellmeister al
coro e agli orchestrali; con i solisti Mahler aveva già provato il giorno
precedente. La rappresentazione cominciò in un clima di tensione e curiosità
generale, e terminò con l’incondizionata ed entusiasta approvazione di pubblico
e critica. L’ingresso di Mahler all’Opera di Corte di Vienna fu una sorta di
apoteosi. «Magnifico trionfo su tutti i fronti. Carissimi saluti G.» scrisse lui
laconicamente il giorno dopo nel telegramma ad Anna von Mildenburg.
Eppure le rappresentazioni successive, previste in rapida successione, non
andarono in porto. La Walküre fu cancellata per un’indisposizione della cantante
Louise von Ehrenstein, Siegfried e Le nozze di Figaro per la grave affezione alle
vie respiratorie che aveva colpito Mahler nel viaggio di ritorno da Dresda, dove
il 19 maggio aveva assistito su richiesta di Jahn a una rappresentazione
dell’opera Die Rosenthalerin del compositore praghese, ma residente a Vienna,
Anton Rückauf. Mahler tornò sul podio solo il 29 maggio, in occasione dello
Zauberflöte, e altre due volte prima della fine della stagione, per Der fliegende
Holländer e, nuovamente, per Lohengrin. Un grave ascesso in gola aveva reso
necessaria un’operazione d’urgenza e dolorose tinture di nitrato d’argento.

107

A Richard Heuberger
s.l. [Vienna,] 31 maggio 1897

Caro amico!
Sono di nuovo a letto (dallo Zauberflöte)! Con un ascesso in gola – molto
doloroso, che è appena stato inciso. Quindi domani niente Nozze di Figaro!
Musica e partitura di Leoncavallo in tutto e per tutto come l’autore. Vacue,
tronfie, fastidiose, costellate di cadute nella volgarità. Strumentazione
superficiale, chiassosa e fastidiosa, per me quasi ripugnante. Una battuta di
Puccini vale di più di tutto Leoncavallo.
Cordialmente, dal letto, il Suo
Mahler

FONTE: Robert Hernried, «Ungedruckte Briefe von Gustav Mahler», in Anbruch, anno XVIII, fasc. 3,
maggio 1936. – Edizione: ivi, p. 67, e GMB, n. 242. – Datazione: originale. – dallo Zauberflöte: la prima
opera mozartiana diretta da Mahler all’Opera di Corte era stata un grande successo.

108

A Bruno Walter
s.l., s.d.
[Vienna, fine maggio - inizio giugno 1897]

Caro Schlesinger!
Si sbaglia di grosso, se crede che un teatro come quello di Mannheim La
assuma per un anno. A mio parere è ormai davvero giunto il momento che Lei
faccia il Suo anno di servizio militare. Le sue remore sulla mancanza di
esperienza ecc. sono ridicole! Le garantisco che ha esperienza sufficiente. Se
Lei riuscisse a ottenere Mannheim nel 18[98] e nel [18]99 dovesse fare il
servizio militare, rischierebbe di mandare tutto a rotoli. E a Riga è esattamente
la stessa cosa. A Rudolph, a suo tempo, l’ho raccomandata con tanto calore che
non mancherà di assumerLa, non appena ci sarà un posto vacante, ne sono
sicuro. – Quindi, secondo me: faccia il servizio militare.
Ciò nonostante scriverò al Dir[ettore] Westen, se Lei crede che possa servire.
Ma in fondo che cosa ci guadagna[?] D’ora in poi (se resto in vita) le mie
raccomandazioni saranno sempre più efficaci. Se divento direttore a Vienna
(cosa che, entre nous, è assai probabile che accada a brevissimo), per il
momento non potrò magari assumerLa personalmente, ma non mi mancheranno
certo le occasioni per aiutarLa.
Prima di tutto però: si converta e faccia il servizio militare!
Io purtroppo non mi sento ancora affatto bene. La malattia mi tiene in pugno!
Si accontenti dunque delle righe sconnesse di un convalescente che si accinge
proprio ora a tornarsene a letto. (Le mie sorelle non lo sanno ancora.)
Molto cordialmente
Suo
Gustav Mahler

La lettera a Westen partirà con questa!

FONTE: autografo, NYPL, LPA, Bruno Walter Collection, Series I, Folder 348. – Edizione: GMB, n. 245. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – che un teatro come quello di Mannheim La assuma per un
anno: Bruno Walter aveva rifiutato l’offerta del direttore Löwe di prolungare per un anno il suo contratto
con lo Stadttheater di Breslavia, ed essendo dunque alla ricerca di un nuovo impiego si era rivolto a
Mahler per chiedere consiglio. Probabilmente Walter aveva citato come sedi possibili Mannheim e
Reichenberg, in Boemia. – è ormai davvero giunto il momento che Lei faccia il Suo anno di servizio
militare: nel Reich tedesco e nella monarchia danubiana i giovani in possesso di un diploma di maturità
tecnica o di una abilitazione professionale potevano ottemperare al proprio obbligo di leva come
«volontari per un anno»; dovevano però presentarsi tra il diciassettesimo anno compiuto e il ventesimo.
Per Bruno Walter, nato il 15 settembre 1876, era dunque «ormai giunto il momento» di fare il proprio
anno di servizio militare; con ogni probabilità Walter però si «riscattò» dietro pagamento di una somma
di denaro, perché nella sua carriera teatrale non è documentata alcuna interruzione. – ottenere
Mannheim: non si ha notizia di candidature di Bruno Walter a Mannheim. – a Riga: grazie alla
raccomandazione di Mahler, Bruno Walter fu ingaggiato come primo Kapellmeister nel prestigioso
Stadttheater di Riga, ma soltanto a partire dalla stagione 1898-1899; di conseguenza cercò un impiego
per l’anno di transizione. – A Rudolph: Moritz Rudolph (1843-?), direttore dello Stadttheater di Riga. –
scriverò al Dir[ettore] Westen: dal 1890 alla sua morte, nel 1906, Emanuel Westen (1851-1906) diresse
lo Stadttheater della città boema di Reichenberg (oggi Liberec), costruito nel 1883. Nel Neuer Theater-
Almanach del 1898 si legge di un cambiamento nell’assegnazione dei posti di primo e secondo
Kapellemeister. Non è certo che Bruno Walter si sia candidato, perché per la stagione 1897-1898 trovò
inaspettatamente un impiego come primo Kapellmeister allo Stadttheater di Preßburg (oggi Bratislava). –
Prima di tutto però: si converta e faccia il servizio militare!: Mahler consiglia a Bruno Walter di
convertirsi al cristianesimo e di assolvere gli obblighi di leva.

Ammalato e indebolito, Mahler partì con le sorelle Justine ed Emma, e


l’immancabile amica Natalie Bauer-Lechner, per le vacanze estive, pensando per
la prima volta di trascorrerle non a Steinbach am Attersee, bensì in Tirolo, da
convalescente. Invece fu un’estate inquieta, in cui Mahler vagò da Kitzbühel a
Steinach e a Gries am Brenner, per approdare infine a Varna, vicino a
Bressanone, quando ormai le sue ferie volgevano al termine. Il primo agosto
cominciava infatti la nuova stagione all’Opera di Corte di Vienna.
Anche durante le vacanze Mahler si occupò dei compiti che lo attendevano a
Vienna e dei problemi che gli sarebbe toccato risolvere nell’esercizio delle sue
future mansioni. Ora aveva tempo per riflettere sulle condizioni dell’ensemble
esistente e sul repertorio a disposizione, per articolare le critiche alla gestione
trascurata del teatro da parte di Jahn, e per mettere a punto i propri progetti.
All’urgenza di imprimere quanto prima sull’Opera di Vienna il proprio sigillo
artistico, dobbiamo alcune delle lettere teatrali più interessanti. Sono indirizzate
soprattutto a Eduard Wlassack, l’eminenza grigia del Teatro di Corte, ma anche
a Rosa Papier, che dietro le quinte si era adoperata per la sua assunzione e che
Mahler aveva con buone ragioni soprannominato «la regista» della «commedia».
Grazie agli ottimi rapporti con Wlassack da un lato, e alla evidente simpatia per
Mahler (l’amante della sua allieva Anna von Mildenburg) dall’altro, Rosa
Papier era a conoscenza degli ultimi sviluppi riguardanti il primo e delle
strategie segrete del secondo, e divenne quindi il tramite perfetto tra Mahler e
Wlassack.

109

A Rosa Papier
Steinach in Tirol, Villa Zirnheim 26/VI/[18]97

Stimatissima amica!
Oggi La devo ringraziare per ben 2 lettere. Essendo io il più pigro dei
corrispondenti, comprendo particolarmente bene che cosa significhi per
qualcuno che svolge un lavoro tanto gravoso come quello dell’insegnante. – La
sua esortazione a scrivere al C[onsigliere governativo] Wl[assack] è arrivata
troppo tardi, perché gli avevo già mandato qualche riga. Le dimostrazioni di
stima, fiducia ecc. mi ripugnano troppo, e dovrebbero riuscire imbarazzanti
anche per lui, da vero gentleman qual è. E poi che razza di garanzia sarebbero, in
fin dei conti, delle frasi fatte? La mentalità di un uomo si vede dal suo
comportamento e soprattutto dalle sue azioni. Le manifestazioni a parole mi
ispirano la massima diffidenza. Mi perdonerà quindi, carissima amica, se non ho
seguito questo Suo consiglio, e spero che Wl., anche senza le mie rassicurazioni,
senta quel che penso di lui e quel che può aspettarsi da me anche in futuro. Che
Wilhelm [Jahn] ora resti, nonostante sia stato la causa ultima delle dimissioni di
B[ezecny], mi sorprende.
Il vecchio carro continuerà quindi a trascinarsi lungo il solco sconnesso!? Nel
frattempo io me ne sto qui a fare piani e progetti per ingannare il tempo. –
Per quanto riguarda il caso Mild[enburg], Le dico apertamente che la Sua
comunicazione mi ha gettato in un vero sconcerto. – Se l’ingaggio andrà a buon
fine, per me sarà fatale, e mi vedo già di nuovo costretto ad afferrare il bastone
del viandante, come ad Amburgo.
Data la natura della mia relazione con A[nna] v[on] M[ildenburg], una
collaborazione con lei nel Teatro di Corte viennese è nell’immediato del tutto
esclusa; e sarebbe altresì assai spiacevole se i membri del teatro venissero anche
soltanto a sapere che è in discussione un suo ingaggio. Nel caso infatti
giudicherebbero la questione in tutt’altro modo – e non ho certo bisogno di
spiegarLe come – e vedrebbero avverarsi i loro peggiori timori. – Anche a me
dispiace terribilmente di dover parlare così, ma dopotutto la «questione» ha la
precedenza, e sarebbe fortemente compromessa da questo nuovo progetto, come
riconosco ora dopo attente riflessioni. –
R. Wl. è ancora a Vienna? E che cosa fa? Spero che abbia ricevuto la mia
lettera. Che voi due dobbiate stare a Vienna con questo caldo atroce mi pare
tremendo. Del resto ne soffriamo anche qui in montagna. – La signora Bauer Le
avrà di sicuro raccontato che abbiamo dovuto abbandonare la nostra fantastica
sistemazione a Kitzbühel per via di un’epidemia di scarlattina. Per fortuna qui a
Steinach, un paesino che si trova al Brennero, in una posizione incantevole,
abbiamo avuto la fortuna di trovare un bell’appartamento con dei padroni di
casa molto cordiali, dove trascorreremo l’ultima parte delle vacanze, ormai
molto brevi purtroppo.
Quand’è che l’amico Wl. pensa di venire con me dalla Renard? Ci terrei a
saperlo per potermi organizzare di conseguenza. Non sarebbe così gentile da
chiederglielo e da comunicarmi la sua risposta con una cartolina postale?
Stando a quanto leggo sui giornali, la Mark dovrebbe proprio cantare, il che
dipende probabilmente dalla cocciutaggine di Wilhelm. Temo che al riguardo lui
abbia preso un abbaglio, perché se la povera Mark potrà esibirsi già a settembre,
avrà bisogno di molta indulgenza dopo una pausa tanto lunga; e lo studio di una
nuova parte in così poco tempo sarà impensabile. Non capisco come si possa
essere così sventati nell’allestimento del programma.
Avrei anche piacere di sapere sin d’ora se verrò convocato nella residenza di
corte di Trofaiach. Finora non mi è stato fatto sapere nulla. Le mie sorelle e io
La salutiamo molto cordialmente, carissima amica. La signora Bauer suona il
violino nella stanza accanto con la tenacia che la contraddistingue – è già un
mezzo Sarasate, motivo per cui ho proposto di chiamarla Sara (ahi!) – e non
voglio quindi disturbarla.
Se [vede] R. Wl. La prego di salutarmelo tanto.
il Suo affettuosamente devoto
Gustav Mahler

Riguardo alla trasformazione di Koch da Saulo a Paolo sono rimasto anch’io «a


bocca aperta».

FONTE: autografo, USM, Paumgartner Archiv. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione:
originale. – venire con me dalla Renard: Marie Renard (all’anagrafe: Marie Pölz, 1863-1939) cominciò la
propria carriera come mezzosoprano e divenne, dopo essersi convertita in un soprano lirico, una delle
artiste più popolari e amate dell’Opera di Corte, alla quale apparteneva dal 1888. Il fatto che il direttore
della Cancelleria dell’Intendenza generale e il futuro direttore del teatro avessero intenzione di cercare la
cantante durante le vacanze è indicativo del suo ruolo di rilievo. – la Mark dovrebbe proprio cantare:
Paula Mark (1869-1956) ebbe un ingaggio all’Opera di Corte dal 1893 al 1897, ma dopo una grave
malattia dovette interrompere l’attività canora per un lungo periodo. – residenza di corte di Trofaiach:
secondo la definizione ironica di Mahler, il luogo di villeggiatura del direttore dell’Opera Jahn, nella
Stiria orientale, a circa dieci chilometri da Leoben. – Riguardo alla trasformazione di Koch: non
individuato.

110
A Eduard Wlassack
Gries am Brenner 3 luglio [18]97

Caro e stimatissimo signor Consigliere governativo!


Spero non me ne vorrà e non lo attribuirà alla noia, se mi permetto di darLe
nuovamente un segno di vita. A dire il vero non voglio altro se non tornare a
conversare un po’ con Lei. L’oretta nella Bräunerstrasse o nella
Habsburgergasse, alla quale avevo ormai fatto l’abitudine, mi manca davvero
molto. In questi giorni di quiete, in cui ho avuto tantissime opportunità di
ripensare al passato più recente, avrei avuto spesso la necessità di dirLe, amico
mio carissimo (posso permettermi di rivolgermi a Lei con questo appellativo?),
quanto profondamente io mi senta legato a Lei, e quanto abbia presente, e l’avrò
sempre, quel che ha fatto per me. So bene che in quella circostanza Lei era
guidato unicamente dal Suo interesse per il teatro; eppure sento che nel corso
degli eventi Lei ha sviluppato anche una sorta di simpatia per la mia persona, ed
è per questo che ora vorrei ringraziarLa. Così facendo, mi ha donato molto di
più di quanto possa immaginare. Era da tempo che desideravo dirLe queste cose,
ma penso possa comprendere la soggezione che me lo ha sempre impedito. Ora
dunque Le scrivo, dal momento che a un foglio di carta si può con più facilità
affidare un simile messaggio senza arrossire. Il mio più ardente desiderio è di
poter riconquistare sempre la Sua fiducia, la Sua amicizia, di conservarle. Solo
ora – che ho potuto farmi un’idea della situazione – posso comprendere appieno
quanta energia, quanto potere personale devono emanare da Lei, se è riuscito a
imporre la mia presenza. Sono assolutamente certo che nessun altro avrebbe
saputo fare altrettanto. Se ora Le parlo della mia gratitudine, è in primo luogo
per dirLe che farò di tutto per diventare un suo fedele collaboratore, pronto a
condividere assilli e fatiche. Ed è per me motivo di grande soddisfazione sapere
che al momento Lei ha proprio bisogno di una figura del genere, e che per il
teatro ciò può significare il progresso da tempo auspicato.
Con mio grande rammarico ho saputo che attualmente si trova ancora a
Vienna. Quando potrà concedersi un po’ di riposo? Quest’anno se lo è ben
meritato. Pensi alla prossima stagione e a quante fatiche, a quante incombenze
ci aspettano! La Sua resistenza al lavoro è sorprendente, ma La prego, non ne
abusi troppo! Dopo le ultime settimane ne so qualcosa. All’improvviso – per la
prima volta in vita mia – sono crollato e ho dovuto fermarmi. – Ha ancora
intenzione di venire con me dalla Renard? Io lo ritengo assolutamente
necessario se vogliamo far approvare i nostri interpreti. In effetti, pare che nella
residenza di corte di Trofaiach siano stati concepiti altri disegni. Tra l’altro: per
il momento non sono ancora stato convocato lì; dipenderà dalle mutate
circostanze? Le confesso apertamente che non riesco a fare a meno di
preoccuparmi per la prossima stagione. Ritrovarmi di nuovo con le mani in
mano e dovermi attenere per qualsiasi decisione alle indicazioni del «signor
Professore» è una prospettiva terrificante.
A Monaco hanno appena rappresentato Così fan tutte di Mozart nella versione
originale: è stato un enorme successo e in molti teatri fanno il tutto esaurito. Noi
avremmo degli ottimi interpreti (Renard, Schrötter [sic] e Ritter, la signora
Förster e Walker) e potremmo metterlo in scena rapidamente. Il nuovo
allestimento di Undine di Lortzing a Berlino è andato molto bene. (Mark,
Reichmann parti splendide[,] eventualmente Förster al posto della Mark).
Dovremmo anche mettere in cartellone un’opera di Gluck (senza farla dirigere
dal signor Jahn nella première, e poi dal signor Fuchs). Un nuovo allestimento
del Freischütz con gli interpreti proposti da me sarebbe a dir poco sensazionale –
senza spese –. Garantisco io. Non abbiamo né un Oberon né un’Euryanthe!
Dobbiamo procurarci una cantante di coloratura di prima categoria – anche solo
per qualche mese all’anno (ho un’idea di cui le parlerò diffusamente a Vienna)
[.] Dobbiamo provvedere ai rimpiazzi necessari per alcune voci; è questione
della massima urgenza e preziosa in ogni momento – soprattutto ora che Berlino
e Monaco, con grandissima tempestività, fanno ingaggi pluriennali. Dobbiamo
tornare a proporre un nuovo allestimento di un’opera di Wagner; dobbiamo
rivedere l’assegnazione delle parti in una grande quantità di opere, al momento
interamente o parzialmente sbagliata[,] in modo da renderle accettabili.
Potremmo mettere in scena Joseph in Aegypten con degli interpreti fantastici
(Winkelmann, Reichmann, Walker) – ma potrei andare avanti a scrivere per
pagine e pagine, senza mai arrivare alla fine. Questa è la situazione che si crea
in una casa in cui da anni ci si affida solo ai domestici, mentre la padrona se ne
disinteressa completamente.
E invece bisogna starsene lì, con le mani in mano, ad aspettare gli ordini del
«signor Professore», mentre in testa turbinano piani e progetti, quasi fossero
beni di contrebande che da un momento all’altro possono essere confiscati. Lei
potrà ben comprendere il malumore e l’impazienza di un contrebandiste come
me, che siede accigliato alla dogana e guarda i doganieri e i farisei seduti a
tavola. Proprio adesso che sarebbe tempo di mettere a punto un programma e
preparare tutto per le rappresentazioni. Se solo fossimo insieme e potessimo
«metterci al lavoro»!
L’ho già trattenuta sin troppo, ma dovevo togliermi un peso dal cuore. Se
volesse rallegrarmi con qualche notizia, La prego di scrivere a: Steinach am
Brenner, dove provvedono sempre a inoltrarmi le lettere. A ogni cambio di
indirizzo, comunque, segnalo sempre quello attuale via telegrafo alla direzione
dell’Opera di Corte a Vienna. Nel pregarLa di volermi gentilmente
raccomandare alla Sua cara famiglia, resto dal profondo del cuore
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, ÖNB, MS, Mus. Hs. 41.422/1. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione:
originale. – L’oretta nella Bräunerstrasse o nella Habsburgergasse: al n. 3 della Bräunerstraße c’era
l’Intendenza generale del Teatro di Corte; gli uffici si estendevano fino alla vicina Habsburgergasse. –
All’improvviso … sono crollato: verso la fine della stagione Mahler dovette sottoporsi a un intervento alla
gola e durante l’estate ne patì a lungo le conseguenze. – se vogliamo far approvare i nostri interpreti:
Mahler progettava di portare in scena la Djamileh di Georges Bizet, da lui molto apprezzata, e aveva
previsto di assegnare la parte principale a Marie Renard; affidare a una stella dell’ensemble di Jahn una
nuova parte era evidentemente difficile. – alle indicazioni del «signor Professore»: allusione a Hubert
Wondra (1849-1932), insegnante di musica e direttore di coro, che dal 1888 dirigeva il coro dell’Opera
di Corte; nipote di Wilhelm Jahn, godeva di particolare fiducia da parte dello zio ed esercitava il ruolo di
«impresario del coro» del teatro. – Così fan tutte di Mozart nella versione originale: Ernst von Possart
(intendente e regista), Hermann Levi (direttore d’orchestra e traduttore) e in seguito Richard Strauss, nel
1895, avevano inaugurato a Monaco un ciclo mozartiano che, in quanto «tentativo di ripristinare la
forma originaria» delle opere, è entrato nella storia come ispiratore di una «Mozart-Renaissance» alla
quale partecipò in seguito anche Mahler. Dopo Le nozze di Figaro, nel 1895, e Don Giovanni, nel 1896,
il 25 giugno 1897, al Residenztheater di Monaco andò in scena Così fan tutte in una «versione originale»
depurata da tutte le aggiunte ottocentesche e nuovamente tradotta. – Schrötter: Fritz Schrödter (1855-
1924), membro dell’Opera di Corte dal 1886, dapprima come tenore leggero [Tenorbuffo], poi come
tenore lirico. – Ritter: Josef Ritter (1859-1911), baritono, fece parte dell’ensemble dell’Opera di Corte dal
1891 al 1906. – la signora Förster: Ellen Forster-Brandt (1866-1921), soprano lirico-drammatico, si esibì
all’Opera di Corte dal 1887 al 1906. – Walker: Edyth Walker (1867-1950), contralto, era di origini
americane e debuttò all’Opera di Corte di Berlino nel 1894, l’anno prima del suo arrivo a Vienna.
Sebbene fosse straordinariamente popolare, entrò subito in conflitto con Mahler e lasciò il teatro già nel
1903. – Reichmann: Theodor Reichmann (1849-1903), baritono eroico [Heldenbariton], il più
importante cantante wagneriano dell’Opera di Vienna insieme a Hermann Winkelmann. – né un Oberon,
né un’Euryanthe: due opere di Carl Maria von Weber. – Joseph in Aegypten: un’opera, Joseph en
Égypte, di Étienne Nicolas Méhul molto amata nel XIX secolo. – Winkelmann: Hermann Winkelmann
(1849-1912), il popolarissimo tenore eroico dell’era Jahn che, come Reichmann, poteva fregiarsi della
«consacrazione di Bayreuth», avendo partecipato alla prima rappresentazione del Parsifal nel 1882, ed
era una delle colonne portanti del repertorio wagneriano dell’Opera di Corte di Vienna.

La località di Varna, a nord-ovest di Bressanone, che si estende tra fondovalle e


alta montagna ed è spesso definita «Porta del Sud», era un punto di partenza
favorito per passeggiate e tour in bicicletta nelle vallate vicine: la val di
Scaleres, la Valle d’Ampezzo e la Val Pusteria. Mahler stava appunto facendo
una gita in bicicletta – che includeva probabilmente una scappata a Toblach, a
18 chilometri di distanza –, quando il 22 luglio 1897, nella lontana Vienna, sulla
Neue Freie Presse apparve la notizia seguente: «Il Direttore dell’Opera di Corte,
il signor Wilhelm Jahn, che ha di recente subito un’operazione agli occhi,
necessita di alcune settimane di riposo per poter recuperare pienamente. Di
conseguenza, l’Intendenza generale dell’Opera di Corte, d’accordo con il
Direttore Jahn, ne ha affidato la sostituzione al signor Capellmeister Gustav
Mahler a partire dalla ripresa della stagione operistica il primo agosto p.v.
Tramite questo annuncio ufficioso si conferma altresì che il Capellmeister
Mahler è ormai da considerarsi il futuro Direttore dell’Opera di Corte di
Vienna».

111

A Eduard Wlassack
Varna, Südtirol 23/VII [18]97

Stimatissimo signor Consigliere governativo!


Ho appena ricevuto (3 giorni dopo l’invio) il suo espresso. Potrà bene
immaginare quanto ne sia stato piacevolmente sorpreso; fino a questo momento
non ne avevo idea, perché sono stato a fare un tour in bicicletta nella valle di
Ampezzo e per 3 giorni non ho letto il giornale. Ed ecco che arriva la Sua
cartolina e subito dopo la lettera di Jahn; ero a malapena sceso dalla bici. –
Questo è proprio un colpo da «Wlassack[»]! Come un fulmine – una bomba! E
proprio in un momento in cui mi ritenevo lontanissimo dall’obiettivo. – Le ho
subito telegrafato (a Vienna e Semmering) e spero di avere presto tra le mani la
Sua risposta. Se solo sapessi dove si trova in questo momento, verrei dritto e
filato da Lei; sarebbe molto bello passeggiare insieme a Semmering o da
qualche altra parte!
Speriamo solo che i giornali non ne parlino con la solita mancanza di
discrezione?!
A Bayreuth non riuscirò a venire perché dal 1º agosto non potrò allontanarmi
da Vienna, e la sig.na v. M[ildenburg], a quanto vedo[,] si esibirà solo nel 2º
ciclo, quindi negli ultimi giorni di luglio, ma allora io dovrò già essere sulla via
del ritorno per Vienna, via Trofaiach.
Allora – che cosa ne pensa? Tra l’altro, ho tirato un sospiro di sollievo quando
in una lettera della signora P[apier] ho letto che Lei voleva andare a Semmering,
e spero con tutto il cuore che queste righe Le riceva lì. Non è affatto giusto che
pretenda così tanto dalla Sua salute e dai Suoi nervi!; e sebbene in questo
momento per me sia tutt’altro che vantaggioso, non posso che augurarmi che,
almeno in autunno, Lei si conceda un po’ di riposo in una stazione balneare o in
un posto simile. – Perdoni la franchezza, ma non sono proprio riuscito a
«trattenermi»! Intanto – ed è di qui che avrei dovuto cominciare – mille grazie
per la Sua gentilezza, e per la dimostrazione di fiducia che si rinnova
costantemente! Farò di tutto per continuare a meritarmela.
Arrivederci a presto!
Il Suo obbligato e devoto
Gustav Mahler

La prego di raccomandarmi alla Sua cara famiglia.

FONTE: autografo, HHStA, General-Intendanz, Zl. 167/1897. – Edizione: presunta prima edizione. –
Datazione: originale. – la sig.na v. M[ildenburg] … nel 2º ciclo: Anna von Mildenburg debuttò a
Bayreuth come Kundry nel Parsifal di Richard Wagner. Faceva parte del secondo cast, dopo Marie
Brema (1856-1925), molto più conosciuta ma di sedici anni più vecchia, e cantò per la prima volta nella
rappresentazione del 27 luglio 1897.

La presa di servizio di Mahler nei primi mesi della stagione 1897-1898 avvenne
senza dubbio all’insegna del massimo dinamismo. Egli infatti aveva conquistato
l’Opera di Corte non come un intendente da scrivania, bensì dal podio, e divenne
dunque la nuova, onnipresente, anima del teatro. Il suo carico di lavoro era
pressoché inimmaginabile, la sua energia inesauribile. Nelle prime tre stagioni
diresse come minimo trentasette opere, in parte dopo un’accurata preparazione
musicale e scenica, in parte senza nemmeno una prova. Fin dalle prime
settimane dopo l’inizio della stagione, il 1º agosto 1897, fu sottoposto a enormi
sforzi. Dal momento che i suoi due Hofkapellmeister erano assenti – Johann
Nepomuk Fuchs era ancora in vacanza, mentre Hans Richter era stato trattenuto
a Hainfeld, una località di villeggiatura della Bassa Austria, a causa di una
catastrofica inondazione del Danubio provocata dal maltempo –, ad agosto
Mahler salì sul podio undici volte e diresse l’intero repertorio, dalla Margarethe
alla Afrikanerin, dalla Sposa venduta di Smetana al Prophet di Meyerbeer, con le
sue prime Nozze di Figaro e il suo primo (ancora impostogli da Jahn) Ring des
Nibelungen viennesi in posizione centrale.

112

A Richard Heuberger
Vienna, 15 agosto 1897

Stimatissimo amico!
Lasci che La ringrazi di cuore per la Sua incantevole recensione del «Figaro».
La mia «opera di riorganizzazione», come la definisce Lei, sarebbe riuscita
soltanto a metà, se Lei e i più importanti rappresentanti dell’opinione pubblica
non steste al mio fianco. Le Sue parole di ieri, per esempio, consacrano in
maniera decisiva la mia rappresentazione, e penso che d’ora in poi non avrò
difficoltà a sostenere con i miei artisti che la correttezza è il primo presupposto
del successo. Mi dispiace molto di non averLa più vista ieri sera. Mi avrebbe
fatto molto piacere conversare con Lei di alcuni dettagli.
Ancora molte grazie, il Suo devotissimo
Gustav Mahler

Ho parlato con Haßreiter. Aspettiamo soltanto il Suo arrivo per iniziare


ufficialmente i preparativi. Lui farà del suo meglio.

FONTE: Hernried, «Ungedruckte Briefe von Gustav Mahler», cit. – Edizione: ivi, p. 67, e GMB, n. 254. –
Datazione: originale secondo Hernried. – la Sua incantevole recensione del Figaro: il pezzo di Richard
Heuberger uscì il 15 agosto 1897 nella Neue Freie Presse, su cui scriveva dal 1896 come successore di
Eduard Hanslick. – La mia «opera di riorganizzazione»: Heuberger aveva scritto: «in primo luogo ha
fatto sì che i cantanti fossero musicalmente fedeli al testo». – Haßreiter: Josef Haßreiter (1845-1940),
direttore del corpo di ballo, regista e direttore della Scuola di ballo dell’Opera di Corte di Vienna. –
preparativi: l’8 gennaio 1898 ci fu la prima viennese del balletto-pantomima di Heuberger Struwwelpeter
(Pierino Porcospino), che inaugurò l’era Mahler sul fronte della danza.

113

A Bruno Walter
s.l., s.d. [Vienna, agosto/settembre 1897]

Caro Schlesinger!
Per prima cosa vada subito da Kraus e gli chieda a nome mio se avrebbe voglia
di firmare un contratto molto vantaggioso con l’Opera di Corte di Vienna come I
tenore a partire da quando sarà libero.
Eventualmente io o un inviato potremmo venire di persona a Berlino per
prendere accordi. A me basterebbe in fondo anche solo una conferma della sua
disponibilità, per sapere se la cosa è fattibile o no.
Lei gli avrà di sicuro già parlato di me, e lui certamente saprà che un ingaggio
da noi gli offre garanzie per la sua attività artistica vita natural durante. –
Sarei inoltre disposto ad accettare qualsiasi condizione, anche solo
parzialmente leale. Detto tra noi – prima della fine del mese dovrei ricevere la
nomina definitiva; ma già ora mi muovo con piene facoltà dirigenziali («Quale
svolta, per volere di Dio!»).
Delle Sue vicende parleremo la prossima volta. Vada avanti a testa alta. Adesso
non ha più niente da temere.
Mi risponda subito, via telegrafo; poi mi manderà una lettera esplicativa.
Molto cordialmente
Suo
Mahler

FONTE: autografo, NYPL, LPA, Bruno Walter Collection, Series I, Folder 348. – Edizione: GMB, n. 258. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – Kraus: Ernst Kraus (1863-1941), tenore eroico formatosi a
Milano, che debuttò a Mannheim nel 1893 e andò negli Stati Uniti già nel 1894. Fino al suo ritorno, nel
1897, fu un’attrazione della New Yorker Metropolitan Opera Company di Walter Damrosch, per poi
diventare primo tenore al Königliches Opernhaus di Berlino, dove rimase per ventisette anni. – vada
subito da Kraus: Bruno Walter era il Korrepetitor privato del cantante e lo conosceva quindi molto bene.
– «Quale svolta, per volere di Dio!»: la frase conclusiva del telegramma con cui il re prussiano
Guglielmo I aveva comunicato a sua moglie Augusta la vittoria su Napoleone III a Sedan (primo
settembre 1870) era diventata un modo di dire molto diffuso nel Reich tedesco.
Il primo settembre Wilhelm Jahn si era recato dal Gran Maestro di Corte e
dall’intendente generale per un colloquio e, come riferì la stampa il giorno
seguente, aveva presentato la propria richiesta «di essere sollevato dal servizio»,
di cui entrambi «presero atto con rammarico». L’imperatore tuttavia firmò il
decreto con la nomina di Mahler solo l’8 ottobre 1897, durante una battuta di
caccia a Mürzsteg; due giorni dopo, con l’annuncio sull’organo di stampa
ufficiale della corte, la Wiener Zeitung, il sogno di Mahler di assurgere a «Dio
del Mezzogiorno» era diventato realtà. Il decreto tuttavia non lo nominava
«direttore» tout court bensì «direttore artistico» dell’Opera di Corte di Vienna –
un’aggiunta che fu oggetto di molti commenti sui giornali viennesi. La Neue
Freie Presse si affrettò ad assicurare che «il contratto stipulato con il signor
Mahler» avrebbe riconosciuto «al medesimo esattamente le stesse prerogative di
Jahn», e aggiunse a titolo di spiegazione: «l’attributo “artistico”, assente nelle
nomine dei precedenti direttori operistici, intende espressamente delimitare
l’ambito di attività del direttore circoscrivendolo alla sfera artistica, dal
momento che in passato sono sorti al riguardo conflitti di competenze, che d’ora
in poi dovranno essere evitati».
Proprio riguardo a questa «delimitazione» Balduin Bricht, in un lungo articolo
sulle pagine culturali della Österreichische Volkszeitung, manifestò un certo
scetticismo, evidenziando alcuni aspetti problematici: «Se si tratti
effettivamente di una delimitazione, o pur sempre di una limitazione, lo
capiremo solo più avanti. Al signor Mahler verrà sottratta la gestione finanziaria
… Un direttore artistico che non abbia voce in capitolo nelle questioni di denaro
è una figura alquanto triste. Anche la più piccola questione artistica è una
questione di denaro. Il conflitto nasce di qui». Mahler sarebbe stato costretto a
riconoscere la legittimità di questi avvertimenti fin troppo presto, quando
dovette confrontarsi con il successore di Bezecny nel ruolo di intendente
generale. Il barone August Plappart von Leenheer, tramite continue ingerenze in
forma di limitazioni, modifiche o dinieghi ai provvedimenti auspicati o proposti
da Mahler, si rivelò infatti un interlocutore difficile, per non dire un nemico
pericoloso, del direttore dell’Opera di Corte, costretto a dipendere dalla sua
approvazione.

114
A Eduard Wlassack
s.l., s.d. [Vienna, intorno al 20 settembre 1897]

Urgente!

Mio stimatissimo signor Consigliere governativo!


Non può immaginare quanto io senta la Sua mancanza qui! Oggi è giunta la
notizia assai triste che Kraus, rifiutando un’offerta di 36000 f. al netto delle
tasse [e] 4 settimane di vacanze invernali, ha definitivamente optato per Berlino.
– Ho bisogno del Suo conforto! A causa dell’imperdonabile superficialità di
Jahn, che dovrei definire addirittura incoscienza, per ora, a partire dal 1º
[cancellato: aprile] giugno del prossimo anno, noi siamo senza tenori. Van Dyck
va in America, Dippel ha a sua volta appena ricevuto un’offerta da Grau a
condizioni pazzesche, e Winkelmann date le circostanze ha il coltello dalla parte
del manico e può imporci le sue condizioni! Oltrettutto non so per quanto tempo
si possa contare ancora su di lui. –
Queste preoccupazioni mi tolgono il sonno. Hinc illae lacrimae! Senza contare
tutto il resto. – Qui al momento è molto difficile preparare il repertorio. Giessen
ha di nuovo disdetto, Van Dyck può interpretare solo 3 ruoli e a Winkelmann
bisogna risparmiare le novità. – Le notizie dal botteghino sono ottime. Il
pubblico sembra ben disposto. Dobbiamo darci da fare e attivare tutte le nostre
risorse per ottenere del personale di prima categoria. Io farò ulteriori sondaggi.
A dicembre, in ogni caso, quando potrò allontanarmi di qui, andrò alla ricerca.
Spero che si stia riposando un po’, stimatissimo amico!
Io sto qui a sgobbare in questo buco insopportabile privo d’aria fresca, e dove
non entra mai il sole.
Alla Mildenburg manderò il contratto nei prossimi giorni, e con Löwe
prenderò accordi oralmente. Ora non mi resta altro che aspettare la «nomina»,
perché senza questa attestazione definitiva non posso mettere mano ovunque.
Qui c’è un gran nervosismo ed è tutto un vociferare.
I più cordiali saluti da colui che La aspetta con ansia, compiacendosi altresì di
saperLa intenta a godersi il meritato riposo all’aria pura e in piacevole
compagnia (sic! Questa frase è a disposizione dei nostri giornalisti, che potranno
servirsene liberamente).
Gustav Mahler
Chiederò di non includere questa lettera nella nostra «corrispodenza»; i posteri
potrebbero altrimenti trarre conclusioni riguardo a eventuali «brutti voti» in
tedesco.

FONTE: autografo, ÖNB, MS, Mus. Hs. 41.422/3. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: sul
foglio, con altra grafia. – Van Dyck: Ernest van Dyck (1861-1923), cfr. nota alla lettera n. 45. La battaglia
di Mahler contro le pose divistiche portò presto a conflitti con il cantante, che si conclusero già il 15
marzo 1898 con l’abbandono di van Dyck; egli rimase tuttavia ancora legato al teatro con un contratto
da esterno per tre mesi. – Dippel: Andreas Dippel (1866-1932), dapprima un tenore eroico giovanile, poi
semplicemente un tenore eroico, assunto da Wilhelm Jahn a Vienna nel 1893; nel 1898 si trasferì a New
York, dove rimase per dodici stagioni. Dal 1900 al 1910 fece parte del Comitato direttivo della
Metropolitan Opera e in seguito diresse la Philadelphia-Chicago Grand Opera Company. – un’offerta da
Grau: Maurice Grau (1849-1907), originario di Brünn, lavorava come impresario operistico e teatrale a
New York. A maggio del 1897 prese in gestione la Metropolitan Opera, poi, tre anni più tardi, la San
Francisco Opera House, e tenne recite in entrambi i teatri con la sua Maurice Grau Opera Company, per
la quale aveva scritturato importanti divi europei. Nel 1903 si dimise dai vertici dell’impresa; nel 1907 il
suo successore, Heinrich Conried, si accaparrò Mahler per la Metropolitan Opera. – Hinc illae lacrimae!:
(«Ecco il motivo di quel pianto!») Citazione dall’Andria del commediografo latino Terenzio, «in seguito
usata per indicare “un’esperienza Aha”, un’intuizione, di qualsiasi genere» (cfr. Reclams Lateinisches
Zitaten-Lexicon, di Muriel Kasper, Stuttgart 2003). – Giessen: Hans Buff-Gießen (1862-1907), tenore
lirico, giunse all’Opera di Corte di Vienna il primo settembre 1897, ma vi si trattenne soltanto per una
stagione. – Alla Mildenburg manderò il contratto: alla fine di settembre del 1897 Mahler sottopose «alla
benevola approvazione» dell’Intendenza generale due bozze di contratto ad Anna von Mildenburg: il
contratto per una recita straordinaria a dicembre del 1897 e un contratto di assunzione a partire dal 1898
nel caso in cui quella recita avesse avuto successo. – con Löwe prenderò accordi oralmente:
verosimilmente Mahler concluse con Ferdinand Löwe, che gli era stato raccomandato da Richard
Heuberger, un contratto preliminare; nel 1898 lo assunse come Kapellmeister.

115

A Felix Weingartner
s.l., s.d. [Vienna, settembre/ottobre 1897]

Carissimo amico!
Le scrivo in tutta fretta, per ringraziarLa delle Sue belle parole. – Forse
soltanto Lei, fra tutti i nostri colleghi, mi capirà, se Le dico che la mia tanto
invidiata posizione, la carica e tutti gli onori sono per me motivo di
preoccupazione e che sono ben lontano dal «riposarmi sugli allori».
L’eventualità di fronte alla quale ho più recalcitrato, cioè assumere la
Direzione di un teatro, ora mi tocca per volere della sorte. – Per un bel po’ di
tempo ho chiuso con l’«attività creativa». – Lei sa bene che cosa significhi
questo. Niente può servire da compensazione! Nei prossimi giorni dovrebbe
arrivare la mia nomina definitiva, e la mia vita subirà allora una – altamente
indesiderata – riorganizzazione; e il giorno in cui io riceverò da ogni dove le
consuete felicitazioni sarà per me un giorno di lutto.
Certo, Lei potrebbe chiedermi: E allora perché non rifiuta!? – Ci crederebbe se
Le dicessi che per anni ho mendicato invano un posto da Kapellmeister, e che
alla fine – per quanto possa suonare ridicolo – sono stato costretto ad accettare
questo incarico per non restare senza lavoro? Per di più: in fin dei conti chi
sarebbe così forte da resistere a una tentazione simile? Questo sfogo prima o poi
dovevo concedermelo, e Lei è l’unico, caro Weingartner, con il quale io posso
parlare così. – Non dimenticherò mai con quanta gentilezza e amicizia Lei si sia
preso a cuore la mia situazione, e con quanta sincerità e profondità mi abbia
capito in un momento in cui dall’esterno ricevevo solo incomprensione e
umiliazioni.
Mi scusi per la pessima grafia. – Le scrivo dall’ufficio, mentre detto lettere,
faccio conti, lusingo la gente e sa Dio cos’altro – tutto quello di cui deve
occuparsi il Direttore di un teatro, appunto, quando ha terminato con la
direzione d’orchestra. Non avrò modo di vederLa a Vienna?
Molti cari saluti da me e dalle mie sorelle a Lei e a Sua moglie
il Suo sinceramente devoto
Gustav Mahler

P.S.
Da 2 settimane mi porto appresso queste righe nella tasca della giacca; la chiusa
però l’ho scritta poco fa, per poter spedire la lettera. –
Aggiungo soltanto che la mia nomina è ormai nelle mani dell’Imperatore, e
dipende soltanto da lui. Il decreto dovrebbe arrivare verso la metà del mese. –
Che Lei adesso [una parola illeggibile] Amburgo, Brema, Berlino ecc., mi fa
molto piacere, per quanto sia dispiaciuto della ragione che l’ha portata a questo.
D’altro canto così per Lei non poteva proprio continuare.
Dovremmo di nuovo fare una bella chiacchierata. Abbiamo tante cose di cui
parlare, da chiedere l’uno all’altro ecc. – Per quanto riguarda l’abnegazione del
personale nei miei confronti, il mio incarico qui comincia nel migliore dei modi,
al di là di ogni aspettativa. Ma il mio sfogo di 2 settimane fa non era frutto
dell’umore del momento, bensì di una convinzione dettata dall’esperienza.
Mi sento molto infelice.
Che resti tra noi, mi raccomando!
Molto cordialmente, Suo
Mahler

FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Weingartner n. 18. – Edizione: GMBR, n.
168 (riproduzione parziale senza «P.S.»). – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; in prossimità
dell’intestazione, con altra grafia: «IV. od. V. 97» (sicuramente erronea). – di fronte alla quale ho più
recalcitrato: alla luce degli insistenti tentativi di ottenere il posto a Vienna, risulta difficile prestare fede
alle parole di Mahler. – sono stato costretto ad accettare questo incarico per non restare senza lavoro:
anche questa affermazione non corrisponde al vero; Pollini aveva offerto a Mahler di prolungare il suo
contratto.

116

A Josef von Bezecny


Vienna, 10 ott[obre] [18]97

Vostra Eccellenza
mi pregio di porgerLe il mio umile ringraziamento per le cordiali felicitazioni,
e desidero al tempo stesso esprimere la speranza di giustificare la fiducia di
Vostra Eccellenza nei miei confronti, che tanto mi onora, spendendomi
instancabilmente nel mio nuovo incarico tanto gravido di responsabilità.
Mi consenta Vostra Eccellenza l’espressione della mia massima devozione.
Gustav Mahler

FONTE: autografo, HHStA, General-Intendanz, Zl. 566 I/1897. – Edizione: presunta prima edizione. –
Datazione: originale. – le cordiali felicitazioni: per la nomina a direttore dell’Opera di Corte conferitagli
due giorni prima dall’imperatore Francesco Giuseppe.
Un direttore scrive lettere
Vienna, 1898-1901

Due giorni dopo essere diventato direttore dell’Opera di Corte di Vienna, ancora
assediato dalle persone che facevano la fila per congratularsi con lui, Mahler
intraprese la battaglia contro uno dei più antichi mali dell’attività teatrale
(certamente non solo all’Opera di Vienna): la claque. Alla fine del XIX secolo
l’abitudine, diffusa nei teatri d’opera italiani, di elargire applausi e «Bravo» a
pagamento si era consolidata all’Opera di Corte di Vienna fino a diventare una
vera e propria organizzazione – tollerata a denti stretti –, che grazie a «puntate»
di diversa entità e «regole del gioco» rigidamente stabilite, assegnava successi,
o addirittura trionfi, a un cantante, e fiaschi clamorosi, tra manovre di disturbo e
manifestazioni di scontento, a un altro (che si fosse rifiutato di pagare).
L’iniziativa di Mahler di esigere dai membri del suo ensemble la parola d’onore
che avrebbero rinunciato al sostegno della loro «claque» di riferimento,
«assunta» a tutti gli effetti, fu accolta con grande stupore e legittimo scetticismo
da pubblico e stampa. «Non è certo la prima volta» scrisse la Neue Freie Presse
«che si tenta – non solo a Vienna – di porre fine a questa pratica indecente, ma
anche i provvedimenti più risoluti falliscono di fronte alla crescente vanità e al
nervosismo degli artisti. Se all’attuale, lodevole, campagna arriderà un maggior
successo potrà dirlo solo il tempo.» Volendo anticipare l’esito, andrà detto che
anche Mahler ottenne solo un parziale successo.

117

Ai membri dell’Opera di Corte di Vienna


s.l., s.d. [Vienna, 10 ottobre 1897]

Egregi membri dell’I.R. Teatro dell’Opera di Corte!


Da parte della Direzione del teatro sono già state intraprese ripetute misure per
contrastare l’odiosa pratica della claque, e si sarebbe anche riusciti a porre
termine a questa indecenza, se alcuni membri dell’ensemble non avessero
segretamente aggirato i provvedimenti emanati, nell’indegno tentativo di
tutelare i propri interessi personali. Poiché nel corso di colloqui individuali con
Voi ho notato con piacere che siete pienamente d’accordo sul fatto che la claque
debba essere del tutto eliminata, dal momento che non solo preclude il
raggiungimento dei nostri obiettivi artistici, ma ci scredita anche all’esterno, mi
permetto, egregi signori, di chiedervi la Vostra parola d’onore che
interromperete ogni rapporto con la claque, di qualunque natura sia, e dunque
cesserete sia la distribuzione di biglietti gratuiti sia i pagamenti, e spero che così
facendo metteremo fine a questo abuso inconciliabile con la dignità del teatro.
Dal canto mio, Vi assicuro che, oltre a sostenervi con il massimo zelo in questo
proposito, mi adopererò con tutti i mezzi a mia disposizione per controllare che,
nel nostro comune interesse, il Vostro patto reciproco non venga trasgredito.
Con i più cordiali saluti e la massima stima del Vostro devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: Neue Freie Presse, Vienna. – Edizione: ivi, edizione dell’11 ottobre 1897. – Datazione: stabilita
grazie alla data di pubblicazione.

Il tentato colpo di mano per liberarsi dalla tirannide della claque fu solo il
primo, certo non unico, provvedimento con cui Mahler cercò di riformare in
modo radicale la «sua» istituzione. A seguire ci furono svariate ordinanze e
disposizioni, perlopiù emesse dall’Intendenza generale «per conto della
Direzione dell’I.R. Opera di Corte»: dall’oscuramento delle luci nella buca
dell’orchestra alla chiusura dell’ingresso per i ritardatari, al divieto di assistere
alle prove generali per i «presenzialisti» fino alla rigida regolamentazione delle
tournée dei cantanti dell’ensemble. «Di colpo», Mahler è di nuovo direttore,
come a Budapest, ha messo da parte il riserbo dimostrato ad Amburgo per le
questioni riguardanti la direzione artistica e guida l’intero organismo dell’Opera
mediante decisioni e provvedimenti. In questa prima fase il compositore Mahler
cede il passo al direttore, non solo per quanto concerne il tempo e le energie
creative da dedicare a nuove opere – «Di “creare” non se ne parla più per un bel
pezzo» scrive preoccupato in una lettera a Weingartner –, ma anche rispetto alla
diffusione e alla promozione delle opere già esistenti. Mahler si dedica senza
posa al ruolo di direttore teatrale.
Del migliaio di lettere relative a questioni di servizio che Mahler scrisse a
Vienna, molte sono «lettere della Cancelleria» che recano soltanto la sua firma,
ma sono state concepite da lui o almeno commissionate; alcune riguardano
questioni contingenti o aspetti marginali, che oggi non interessano più. Anche le
restanti, tuttavia, pur numerose, consentono di seguire solo a campione le
molteplici attività intraprese per alzare il livello del teatro e rinnovarne lo
spirito. Ciò nonostante, le lettere di Mahler assumono in questi anni anche un
altro valore per la sua professione. Non si tratta più, infatti, di «avanzare» nella
carriera, bensì di realizzare i propri obiettivi artistici, cosa che – sebbene quasi
sempre a costo di spettacolari battaglie contro chi gli faceva resistenza con
indolenza, ignoranza, invidia e odio antisemita – gli è anche riuscita. Le lettere
di Mahler del decennio trascorso all’Opera di Corte possono dunque essere
considerate una testimonianza durevole dello «spettacolo della sua direzione
teatrale» (Hugo von Hofmannsthal), altrimenti quasi impossibile da ricostruire.

118

A Ruggiero Leoncavallo
s.l. [Vienna,] 14.9.1897

Stimatissimo Maestro!
Mi duole infinitamente doverLe comunicare che abbiamo dovuto sospendere
la rappresentazione della Sua «Bohème» prevista per il prossimo 19 novembre,
perché il signor van Dyck ha risolutamente dichiarato di non poter accettare la
parte che gli era stata assegnata, e non essendo io nelle condizioni di
impedirglielo per via di una [clausola] del suo contratto a proposito
dell’accettazione dei ruoli, mi vedo costretto a posticipare la rappresentazione
della Sua opera finché non avrò a disposizione le risorse adatte.
Dal canto mio, sarebbe superfluo assicurarLe quanto mi dispiaccia dover
rimandare la Bohème. Nel ringraziarLa di cuore, stimatissimo Maestro, per le
Sue righe così gentili e amichevoli, resto con la massima stima e la più sincera
ammirazione
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: trascrizione, HHStA, General-Intendanz, Zl. 293/1897. – Edizione: presunta prima edizione. –
Datazione: originale. – il signor van Dyck: cfr. nota alla lettera n. 114.

Con questa lettera ebbe inizio la «Crisi di Leoncavallo», la prima delle


innumerevoli «crisi» che si protrassero per tutta l’era Mahler, seguite con gusto
dalla stampa viennese avida di scandali, amplificate e imputate all’artista che
ricopriva il ruolo di direttore, restio ai compromessi e spesso poco diplomatico
nel suo modo di agire. Leoncavallo, viziato dal successo, egoista e in possesso di
buoni contatti alla corte imperiale, reagì a stretto giro di posta inviando una
lettera indignata all’intendente generale, in cui adduceva il rinvio della data
della prima al «changement et l’absence du brave Maitre Jahn» e non lasciava
dubbi sul fatto che si attendeva la «protection» di Bezecny, altrimenti si sarebbe
visto costretto a rivolgersi a Sua Altezza l’arciduca Eugenio. Inoltre spedì
immediatamente da Mahler il rappresentante viennese del suo editore milanese,
che tuttavia usò il tono sbagliato con il direttore dell’Opera di Corte e dovette
subire i bruschi rimproveri di Mahler. Dopo settimane di «alterchi, scambi di
opinioni» e interventi dall’alto affinché durante la prima regnasse la pace tra il
compositore e il teatro, la crisi esplose proprio durante le prove generali, quando
Leoncavallo rimproverò apertamente all’orchestra e ai solisti di non aver
studiato bene la parte, ferendo l’orgoglio di Mahler.
A scatenare il conflitto fu il celebre tenore Ernest van Dyck, che Leoncavallo
giudicava perfetto per il ruolo di Marcello e in quanto tale indispensabile nel
cast, mentre Mahler, che si sarebbe sbarazzato volentieri di van Dyck,
parteggiava per il più giovane Andreas Dippel, rivendicando tra l’altro
l’esclusivo diritto di assegnare i ruoli. Quando poi durante l’ultima fase delle
prove van Dyck si ammalò, e Leoncavallo tentò a sua volta di rimandare la
prima fino a quando van Dyck non si fosse ristabilito, si arrivò all’apice dello
scontro: Mahler non cedette sulla data e fece cantare la prima a Dippel (gli altri
ruoli erano stati assegnati a interpreti eccellenti: Ellen Forster, Marie Renard,
Franz Neidl e Wilhelm Hesch). Leoncavallo dal canto suo boicottò la prova
generale ed era intenzionato a disertare anche la prima, ma alla fine cambiò
idea, assistendo all’«accoglienza entusiastica» riservata alla sua opera. La Neue
Freie Presse scrisse: «Il direttore Mahler, che ha preparato e diretto la novità
con grande solerzia, è stato salutato con un applauso eloquente quando ha fatto
la sua comparsa nella buca dell’orchestra. I protagonisti e il signor Leoncavallo,
che ha ricevuto anche una corona d’alloro, sono stati chiamati più volte dopo
ogni atto».

119

A Oskar F. Eirich
abbozzo
s.l. [Vienna,] 1.12.1897

Egregio signore!
Lei mi preannuncia la visita di Leoncavallo nei prossimi giorni, premurandosi
di aggiungere che egli «farà tutto ciò che è in suo potere» ecc. –
Al tempo stesso, quasi si trattasse di una minaccia, mi consiglia di
«assecondare i suoi desideri», prima che egli «decida di passare all’azione». –
Dal canto mio, sento dunque il dovere di comunicarLe che offrendomi consigli
di questo genere Lei rischia di compromettere i Suoi intenti più che di favorirli.
E La esorto [a prendere atto] che io terrò comunque in considerazione solo punti
di vista in linea con gli interessi dell’Opera di Corte di Vienna.
Spero che la mia lettera di oggi Le sia di monito per i casi futuri.
M.

FONTE: autografo, HHStA, General-Intendanz, Zl. 293/1897. – Edizione: presunta prima edizione. –
Datazione: originale.

120

A Ruggiero Leoncavallo
abbozzo
s.l. [Vienna,] 12.1.1898

Stimatissimo signor Leoncavallo!


Per il momento mi permetto di avvisarLa che ho fissato la prima della Sua
«Bohème» per il 19 febbraio. –
Non appena cominceranno le prove, Le darò nuovamente notizie per darLe
modo di assistere.
Con l’espressione della più alta stima
il Suo
devotissimo
Gustav Mahler m.p.

FONTE: autografo, HHStA, General-Intendanz, Zl. 293/1897. – Edizione: presunta prima edizione. –
Datazione: originale. – m.p.: «manu propria»; chi prende nota segnala così che lo scritto originale
recherà la firma di Mahler.

121

A Ruggiero Leoncavallo
s.l. [Vienna,] 18 febbraio 1898

Egregio signore!
I Suoi rimproveri circa l’insicurezza dei solisti e dell’orchestra suonano come
un’offesa personale. – Nella prova odierna erano insicuri la signora Saville e il
signor [cancellato: Hesch] Felix. Come Lei sa, tuttavia, entrambi questi cantanti
non parteciperanno alla prima! Gli altri solisti sono sicuri, e nessuno sulla faccia
della terra, a parte Lei, potrebbe mai dubitare che l’orchestra farà pienamente il
suo dovere. Inoltre, tengo troppo alla mia reputazione per volerla mettere in
gioco con una rappresentazione scadente. – Tutto ciò sia detto per inciso! Ne
riparleremo dopo la prova di domani, in cui canteranno i solisti della prima.
Per quanto riguarda la partecipazione del signor [cancellato: Leoncavallo] van
Dyk [sic], io non ne ho alcuna certezza, indipendentemente da quando dovessi
fissare la prima. Lo so per esperienza. Un teatro importante come la nostra
Opera non può dipendere dagli umori o dalle condizioni di salute di un cantante,
e a questo scopo io mi sono assicurato addirittura dei sostituti, in modo da non
trovarmi in difficoltà nel caso qualcuno rinunciasse. – Per la prima dev’essere
tutto perfetto – sono d’accordo. Una decisione in merito spetta in primo luogo a
me, a me soltanto! E la prenderò dopo la prova di domani. Tuttavia, se dovessi
venire a conoscenza di una Sua ingiusta valutazione delle nostre prestazioni, non
correrò il rischio di mettere in allarme l’opinione pubblica, e rimanderò la
Bohemes [sic]. Il repertorio lo cambierò solo a causa di questa force majeur!
Arrivederci alla prova di domani!
[parafa]

Abbozzo autografo. FONTE: HHStA, Oper, Zl. 143/1898. – Edizione: presunta prima edizione. –
Datazione: timbro «präs. 18 febbr. 98». – la signora Saville: Frances Saville (all’anagrafe: Fanny Martina
Simonsen, 1865-1935) era di origini americane e aveva studiato con Mathilde Marchesi, prima di
debuttare a Bruxelles nel 1892. Mahler scritturò il soprano dopo averlo sentito nella Bohème di Puccini al
Theater an der Wien, nel 1897. La Saville cantava sia in ruoli lirici che di coloratura e divenne presto una
delle favorite del pubblico viennese. – il signor Felix: Benedikt Felix (1860-1912), baritono verdiano
[Charakterbariton], dal 1883 alla morte fece parte dell’ensemble dell’Opera di Corte, dove gli venivano
assegnati soprattutto ruoli wagneriani minori; nella Bohème di Leoncavallo era il sostituto di Wilhelm
Hesch. – mettere in allarme: dopo queste parole Mahler ha inserito un segno di richiamo che dovrebbe
indicare l’aggiunta seguente, scritta prima e dopo «una ingiusta valutazione» e difficile da decifrare: «e
in questo caso affidare la direzione dell’orchestra a un collega, rimandare fino a un periodo propizio. Le
rappresentazioni dovranno subire un’interruzione a causa della partenza e dei congedi dei cantanti che vi
partecipano».

Con il Dalibor di Smetana, la prima «vera» première del suo mandato di


direttore, per di più in programma il giorno dell’onomastico dell’imperatore (4
ottobre 1897), in cui tradizionalmente si portava in scena la prima première
della stagione al Teatro di Corte di Vienna, Mahler aveva compiuto un gesto
dimostrativo e preso posizione nel latente conflitto di nazionalità che sarebbe
stato determinante per la fine della monarchia. A fronte degli scontri in
Parlamento e delle dimostrazioni per le strade della città suscitati dalla
cosiddetta «ordinanza sulle lingue» [Sprachenverordnung] (burocrazia bilingue
tedesco-ceco in Boemia e Moravia, anche nelle regioni in cui si parlava solo
tedesco), la decisione di Mahler di mettere in scena all’Opera di Corte il
Dalibor, un dramma libertario boemo di trent’anni prima – di fatto la prima vera
opera nazionale ceca –, fu assai temeraria e venne di conseguenza duramente
osteggiata dalla stampa nazionalistica tedesca.
Il fatto che proprio da Praga, in seguito, giungesse il primo invito al direttore
dell’Opera di Corte fresco di nomina affinché dirigesse una delle sue opere nella
capitale del Regno di Boemia, pare dunque un segno di grato riconoscimento. Fu
tuttavia Angelo Neumann, il vecchio superiore di Mahler ai tempi di Praga, a
fiutare l’opportunità di presentare al pubblico come una celebrità, a dieci anni di
distanza, il Kapellmeister che dal 1888 non era certo ancora stato dimenticato.
Per Mahler era la prima occasione dopo molto tempo di richiamare l’attenzione
sulla sua attività di compositore. Incurante di tutti gli obblighi e gli impegni, si
prese due giorni liberi per presentare ai praghesi la sua Prima Sinfonia. D’altra
parte, non trovandosi più nella parte del «questuante», egli pretese in questa
occasione un’orchestra adeguata alle sue esigenze dal punto di vista dell’entità,
della qualità e della preparazione. Si realizzò così una collaborazione ceco-
tedesca, assai rara in un’epoca segnata da conflitti nazionalistici.

122

Ad Angelo Neumann
s.l., s.d. [Vienna, febbraio 1898]

Stimatissimo signor Direttore!


Insieme a questa lettera Le mando 2 pacchi postali con la partitura e le singole
parti della mia sinfonia.
Per quanto riguarda la partitura, Le segnalo che è l’unico esemplare esistente,
e che smarrirla significherebbe per me perdere l’intera opera. Vi prego dunque
di averne cura. –
All’occorrenza, non mancherò di rivolgermi anche personalmente al signor
Schalk per domandare il suo amichevole sostegno.
Mi consenta, egregio Direttore, di porgerLe i miei più ossequiosi saluti.
Gustav Mahler

Scritta su carta intestata della «k. und k. Direction des kais. kön. Hof-Operntheaters in Wien». FONTE:
autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Neumann, Angelo. – Edizione: presunta prima
edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – l’unico esemplare esistente: la princeps della
Prima Sinfonia di Mahler uscì soltanto nel 1899 presso la casa editrice Weinberger. – al signor Schalk:
Franz Schalk (1863-1931) era diventato Kapellmeister del Königlich Deutsches Landestheater dopo
Mahler e Carl Muck.

123

A František Adolf Šubert


Vienna il 23 febbraio 1898
Egregio signor Direttore!
Rimpiango molto di non poter essere presente il 1º marzo, dal momento che
quella sera sarò qui per dirigere la Bohème e poi prenderò il treno di notte per
Praga. – Il Direttore Neumann mi ha comunicato con quanta gentilezza e
generosità Lei si sia dichiarato pronto a mettere a disposizione un certo numero
di musicisti per la mia esecuzione. – La ringrazio di cuore per la grande prova di
amicizia, senza la quale non sarei nelle condizioni di realizzare i miei intenti
artistici.
Sono pronto a contraccambiare in qualsiasi momento.
Con la massima stima
il Suo
devotissimo
Gustav Mahler

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, ANP, Archivio del
Teatro Nazionale, segnatura: D 211/152. – Edizione: Kurt Blaukopf, Mahler, cit., p. 218 (riproduzione
parziale). – Datazione: originale, in calce alla lettera. – mettere a disposizione un certo numero di
musicisti: su richiesta di Angelo Neumann, nella serata del concerto il direttore Šubert non aveva
programmato nessuna rappresentazione operistica, in modo che l’intera orchestra fosse libera e Franz
Schalk potesse fare la scelta più opportuna.

124

A Franz Schalk
s.l., s.d. [Vienna, febbraio 1898]

Caro collega!
La ringrazio di cuore per le Sue righe cordiali. So che il mio lavoro è in ottime
mani e concordo sin d’ora con tutto ciò che deciderà nell’interesse della mia
opera. Una 5ª tromba per l’ultimo movimento sarebbe magnifica, se la si trova.
Una II arpa pure.
Quando dico sordina [Dämpfer], significa che i corni devono mettere la
sordina.
– La dicitura tappato [gestopft] presuppone la mano.
La prego, caro Schalk, di assicurare la massima dotazione possibile di archi.
Che non si tratti, però, di semplici «gregari»!
Almeno il 1º contrabbasso a cinque corde.
Sono terribilmente di fretta, ma mi rallegro di poterLa conoscere meglio in
occasione del mio soggiorno a Praga!
La prego di badare alla partitura; è il mio unico esemplare!
Eventualmente, mi scriva ancora qualche riga sull’avanzamento delle prove. –
Per cortesia, vanno fatte al più presto prove separate per fiati e archi!
Nel 1º movimento dappertutto la massima tenerezza (a eccezione del grande
aumento). Nell’ultimo movimento la massima forza.
Un rinforzo per la parte dei corni nel finale sarebbe molto auspicabile! Il 3º
movimento umoristico (in senso spaventoso).
Il trio dello Scherzo molto calmo e tenero. –
L’introduzione al 1º movimento suoni della natura, non musica!
In gran fretta
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, ÖNB, MS, Mus. Hs. F 18 Schalk 99/4. – Edizione: Karl Heinz Füssl, «Gustav Mahler
und Franz Schalk», in Gustav Mahler, Unbekannte Briefe, Wien 1983 (in seguito: GMUB), n. 1. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. Il concerto di Praga ebbe luogo il 3 marzo 1898 nel Neues
Deutsches Theater e fu il quarto (e ultimo) concerto filarmonico dell’«Orchester des Königl. Deutsches
Landestheaters (con organico potenziato di 90 musicisti)». All’inizio del programma Mahler diresse la
sua Prima Sinfonia; nella seconda parte, Franz Schalk, che aveva condotto le prove per la sinfonia di
Mahler, propose due movimenti della Damnation de Faust di Hector Berlioz e l’ouverture Leonore n. 3
di Beethoven; tra la prima e la seconda parte il regio cantante di camera [Kammersänger] sassone Karl
Scheidemantel (1859-1923) cantò Lieder di Beethoven, Heinrich Hermann, Schumann e Schubert. –
«gregari»: in tedesco Unterläufeln, austriacismo con valore dispregiativo, usato per indicare sottoposti,
persone che si trovano in posizione subordinata. – Almeno il 1º contrabbasso a cinque corde: Mahler si
augura che almeno il primo contrabbasso usi uno strumento dotato della quinta corda, accordata
un’ottava sotto.

Per Gustav Mahler anche la prima stagione completa trascorsa all’Opera di


Vienna si concluse con una malattia. A differenza dell’anno precedente, questa
volta si ripresentò il vecchio disturbo legato alle emorroidi, che rese necessaria
una (nuova) operazione senza che l’intervento lo liberasse in modo duraturo del
problema e dei dolori connessi. La convalescenza estiva la trascorse nuovamente
a Varna, vicino a Bressanone, dove le lunghe passeggiate in montagna
favorirono la sua guarigione e gli risollevarono l’umore di tanto in tanto incline
alla depressione. Anche qui lo tenevano occupato i futuri progetti operistici: le
prime rappresentazioni dell’opera comica Donna Diana, di Emil Nikolaus von
Reznicek, e della Kriegsgefangene (La prigioniera di guerra) di Carl Goldmark,
che in origine avrebbe dovuto chiamarsi Briseis, come la protagonista
femminile, e non occupava un’intera serata. Entrambi i lavori andarono in scena
solo a stagione avanzata – rispettivamente a dicembre del 1898 e gennaio del
1899 –, perché la consueta prima di ottobre, in occasione dell’onomastico
dell’imperatore, venne cancellata a beneficio di una grande «festa di corte» per i
cinquant’anni di regno di Francesco Giuseppe. I mesi di settembre e ottobre
furono dunque sfruttati intensamente per rinnovare il repertorio (nuovi
allestimenti di Götterdämmerung, il 4 settembre; La Dame blanche, il 4 ottobre;
e Der Freischütz, il 21 ottobre).

125

A Emil Nikolaus von Reznicek


Vienna, il 7 agosto 1898

Stimatissimo signor von Reznicek!


Ho intenzione di mettere in scena la Sua opera «Donna Diana» all’inizio di
ottobre, e mi permetto di invitarLa a partecipare alle prove.
Mi farebbe molto piacere se Lei potesse venire qui sin d’ora, per discutere
diverse questioni legate all’assegnazione dei ruoli e all’allestimento scenico.
Nel libretto la mise-en-scène è certamente indicata, ma Lei dispone forse di un
proprio copione o mi può comunicare dove posso procurarmene uno.
Nella speranza che il mio invito abbia un esito positivo, mi rallegro di poterLa
presto accogliere qui, e resto con la massima stima
il Suo
devoto
Mahler
I.R. Direttore
dell’I.R. Teatro dell’Opera di Corte

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, SUISA, Zurigo. –
Edizione: Franz Willnauer, «Gustav Mahler und Emil Nikolaus von Reznicek», in GMUB, n. 3. –
Datazione: originale. – all’inizio di ottobre: la prima ebbe luogo il 9 dicembre 1898. – mi permetto di
invitarLa: l’invito a partecipare alle prove, inviato con urgenza, aveva probabilmente lo scopo di fornire
a Reznicek un documento ufficiale che gli permettesse di chiedere un congedo dal Teatro di Corte di
Mannheim, dov’era Hofkapellmeister.

126

A Emil Nikolaus von Reznicek


s.l., s.d. [Vienna, settembre? 1898]

Caro amico!
Una proposta: il finale delude, perché manca la risposta di Don Cesar, e senza
di essa restiamo inappagati.
Dopo le parole di Donna Diana:
«E lo chiedi? Sei tu stesso, tiranno![»]
Don Cesar ribatte nella commedia
(cadendo ai piedi di lei, con «il massimo trasporto»)
«So lass mich denn, du Göttliche, dir sagen,
dass alle meine Pulse für dich schlagen,
dass du geliebt bist, wie kein Weib auf Erden!
Für meinen Sieg will ich dein Sklave werden!»*
(Le coppie si riuniscono, Diego dà loro la benedizione. Diana ha conquistato
Cesare per sé, e si abbandona sul suo petto. –
Il coro irrompe con grida di giubilo![)]
La prego, mio caro, metta in musica in modo efficace questi 4 versi, e me li
mandi il più presto possibile.
Non può essere diversamente!
E sarebbe un grosso errore rinunciarci. –
Perdoni la mia fretta!
E mi rallegri con una risposta rapida e affermativa!
Suo
Gustav Mahler

Scritta su carta intestata della «k. und k. Direction des kais. kön. Hof-Operntheaters». – FONTE:
autografo, collezione privata, Zurigo. – Edizione: Reznicek, in GMUB, n. 4. – Datazione: stabilita sulla
base dei contenuti. Il tono generale e le questioni affrontate nella lettera inducono a supporre che sia stata
scritta dopo la visita di Reznicek a Vienna, ma prima dei preparativi per l’allestimento. – manca la
risposta di Don Cesar: la preparazione dell’allestimento da parte di Mahler comprendeva
necessariamente anche «lo studio delle fonti letterarie. La richiesta a Reznicek di musicare quattro versi
del testo originale di Augustin Moreto (nella traduzione di Joseph Schreyvogel) nasceva da esigenze
esclusivamente drammaturgiche». – una risposta rapida e affermativa: Reznicek aveva esaudito il
desiderio di Mahler, come dimostra la partitura usata per la direzione, conservata nella Musiksammlung
della Österreichische Nationalbibliothek.

127

A Emil Nikolaus von Reznicek


s.l., s.d. [Vienna, ottobre? 1898]

Caro amico! Finalmente – dopo qualche inconveniente – siamo entrati nel vivo
dei preparativi, tra il 5 e il 10 dicembre circa ci sarà la prima. Deve
assolutamente venire qui, se possibile già a novembre! Tutti quanti abbiamo un
grande desiderio. – Dovrebbe rifare l’«aggiunta». Dormitasti, bonus Homerus!

più slancio e melos! Non un recitativo ma un susseguirsi di picchi musicali!
Caro Reznicek! Faccia presto e me la mandi subito!
Molto cordialmente, di fretta, il Suo
Mahler

Scritta su carta intestata della «k. und k. Direction des kais. kön. Hof-Operntheaters». – FONTE:
autografo, SUISA, Zurigo, smarrito durante l’esposizione viennese su Mahler del 1960; localizzazione
sconosciuta. Copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Reznicek 8/742. – Edizione: Reznicek, in GMUB, n.
6 . – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – l’«aggiunta»: senza dubbio il passaggio citato nella
lettera n. 126. – Dormitasti, bonus Homerus!: «Ti sei appisolato, mio buon Omero!», dal detto oraziano
«Indignor quandoque bonus dormitat Homerus»; Mahler esprime così in modo indiretto l’opinione che il
brano non fosse riuscito molto bene.

128

A Emil Nikolaus von Reznicek


s.l., s.d. [Vienna, ante 16 novembre 1898]

Mio caro amico!


La ringrazio di cuore per il brano, ora realizzato splendidamente. – Siamo
ormai entrati nel vivo dei preparativi. –
Il 16 ci sarà la 1ª prova all’italiana [Sitzprobe] (i cantanti seduti con le parti
accompagnati dall’orchestra – una mera rifinitura musicale) e il 17
cominceranno le prove di scena [Arrangierproben]. – In totale sono previste: 3
prove all’italiana, 6 prove sul palcoscenico, 6 prove d’insieme e 2 prove generali
in costume e con le luci. – L’assegnazione delle parti mi pare molto azzeccata. –
Confido in un’interpretazione che sia in qualche misura degna di quest’opera
incantevole.
La première è il 9 dicembre, le due prove generali il 6 e il 7 dic[embre]. –
Quando l’avremo qui? – Riguardo alla «questione di Richter» ci saranno presto
sviluppi decisivi. Ne parleremo poi più diffusamente a voce. Per il momento, i
miei più cordiali saluti e arrivederci!
Gratias ago tibi, amato et amatissimo tuus – G.M.

FONTE: autografo, SUISA, Zurigo, smarrito durante l’esposizione viennese su Mahler del 1960;
localizzazione sconosciuta. Copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Reznicek 9/743. – Edizione: Reznicek,
in gmub, n. 7. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – L’assegnazione delle parti: Marie Renard
(Donna Diana), Franz Naval (Don Cesar), Franz Pacal (Don Louis), Leopold Demuth (Perin), Margarethe
Michalek (Floretta). – alla «questione di Richter»: sulla base di alcune dichiarazioni di Richter, Mahler
aveva ragione di pensare che questi avrebbe lasciato l’Opera di Vienna, cosa che accadde tuttavia solo
nel marzo del 1900.

Il compositore e direttore d’orchestra belga Sylvain Dupuis aveva avuto


l’audacia di eseguire integralmente la Seconda Sinfonia di Mahler – per la prima
volta dopo la prima assoluta di Berlino – nei «Nouveaux Concerts» da lui
istituiti a Liegi. La capitale della parte vallona del Belgio era all’epoca un centro
fiorente per l’estrazione del carbone e la produzione di acciaio; Dupuis la rese
anche un centro di riferimento per la (allora) Nuova Musica. Il successo della
sua Seconda Sinfonia, quasi coincidente con quello della Prima (eseguita in
tournée a Praga), aveva reso Mahler così felice da spingerlo a scrivere al «caro e
stimato collega», a lui ancora pressoché sconosciuto, una lettera di
ringraziamento insolitamente affettuosa, in cui ipotizzava di presenziare a una
eventuale replica.

129

A Sylvain Dupuis
s.l. [Vienna,] 11 marzo 1898
Mio caro e stimato collega!
Non posso fare a meno di scriverLe, esprimendoLe il mio più sentito
ringraziamento per la grande gioia da Lei procuratami con l’inserimento nel
programma e l’esecuzione, a detta di tutti così brillante e appropriata, della mia
Sinfonia in do minore; e La prego di scusarmi se non lo faccio nella Sua bella
lingua, che a dire il vero capisco, ma che non so scrivere. – Non occorre
nemmeno che Le dica quanto mi avrebbe fatto piacere essere presente! È infatti
la prima volta che un’altra persona si interessa a una mia creatura spirituale e la
fa propria in maniera così totale. Ed è anche la prima volta che una mia
composizione ha riscosso un pieno trionfo, se posso prestar fede alle cronache
che ho davanti. – Tutto questo lo devo al Suo talento artistico e alla Sua energia,
e nessuno meglio di me può sapere quanto debbano essere grandi, perché
conosco bene le straordinarie difficoltà della mia opera e quel che comporta la
sua interpretazione come pure la sua esecuzione. –
Da quello che sento, dovrebbe essere in programma una replica. Se questa
dovesse aver luogo in un momento in cui posso allontanarmi di qui, desidererei
dal più profondo del cuore di poter assistere, e La prego molto gentilmente di
informarmi per tempo. Se fosse nella prima metà di aprile, potrei senz’altro
confermare la mia presenza.
In ogni caso, non mi negherò all’infinito il piacere di poterLe stringere la
mano di persona, e chiudo dunque questa lettera non solo ribadendoLe
nuovamente la mia incrollabile gratitudine, ma rivolgendoLe queste parole, per
me di grande consolazione: Arrivederci, mio caro Maestro!
Il suo obbligato e devoto,
Gustav Mahler
Intestazione: «Die k. und k. Direction des kais. kön. Hof-Operntheaters in Wien». –

FONTE: autografo, Médiathèque Musicale Mahler Paris, Fonds Dupuis, Album 8. – Edizione: presunta
prima edizione; riproduzione parziale in inglese: Henry-Louis de La Grange, Gustav Mahler, vol. II:
Vienna: The Years of Challenge (1897-1904), Oxford-New York 1995, p. 86. – Datazione: originale.

Sarebbero tuttavia trascorsi altri dieci mesi, prima che Dupuis, il 22 gennaio
1899, potesse nuovamente inserire l’opera nel programma dei suoi concerti;
come dimostrano altre lettere di Mahler, in origine erano stati presi in
considerazione addirittura il 12 febbraio o il 5 marzo 1899. Dupuis tuttavia colse
l’occasione non solo per invitare Mahler ad assistere al concerto come ospite,
ma gli propose di dirigerlo – e Mahler accolse con gioia l’offerta di dirigere
personalmente la sua Seconda Sinfonia. Così, il direttore dell’Opera di Corte di
Vienna scrisse la sua prima richiesta di congedo alla «benevola Intendenza
generale», alla quale ne sarebbero seguite molte altre, e il giorno dopo la prima
della Kriegsgefangene di Goldmark, dopo una lunga pausa, affrontò nuovamente
un viaggio per l’esecuzione di una delle sue opere. Dupuis, inoltre, l’aveva
invitato a pernottare non in albergo ma a casa sua, e durante il breve soggiorno a
Liegi tra i due musicisti nacque anche un rapporto d’amicizia. Rientrato a
Vienna dopo aver sperimentato il suo primo successo all’estero, Mahler si
immerse nuovamente nel lavoro: affrontò i preparativi per due «première
all’insegna del risparmio» all’Opera di Corte (l’Apotheker [Lo speziale] di
Haydn e la Opernprobe di Albert Lortzing) e per la ben più lussuosa prima
rappresentazione del Bärenhäuter (Pelle d’orso) di Siegfried Wagner.

130

Al barone August von Plappart


Vienna, il 14 gennaio 1899

Vostra Eccellenza!
Prego umilmente Vostra Eccellenza di volermi accordare il permesso di
recarmi a Liegi mercoledì 18 gennaio p.v. per dirigere un’opera da me
composta.
Sarò di ritorno la sera del 24 gennaio. A proposito del repertorio e degli altri
miei oneri professionali ho dato disposizioni affinché durante la mia assenza
tutto possa svolgersi regolarmente.
Mi conceda Vostra Eccellenza di assicurarLe la mia più alta stima, con la quale
resto
a Vostra Eccellenza
devotissimo
Mahler
I.R. Direttore
dell’I.R. Teatro dell’Opera di Corte
Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, HHStA, General-
Intendanz, Zl. 97/1899. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: originale, in calce alla lettera.

Hans Richter era stato nuovamente eletto direttore dei Concerti filarmonici,
assicurandosi gli ottantacinque voti degli orchestrali dell’Opera di Corte aventi
diritto. Furono tutti quindi molto sorpresi, quando, poco tempo dopo, egli
comunicò al «Comité filarmonico» che «nella presente stagione concertistica, a
causa di uno strappo muscolare al braccio destro non mi sarà possibile dirigere i
Concerti filarm.» e che l’anno successivo sarebbe «andato in pensione» anche
all’Opera. Un paio di giorni dopo, durante un’«assemblea generale» convocata
in tutta fretta, Gustav Mahler fu eletto nuovo direttore. I problemi di salute di
Richter erano certamente solo una scusa per potersi ritirare, ma durante la
stagione non gli impedirono di dirigere ancora molti concerti all’estero. In
verità, secondo Ludwig Karpath «per due personalità così forti [come Richter e
Mahler] non c’era abbastanza spazio “nel pollaio”». Sicuramente, dopo aver
scalato i vertici dell’Opera, Mahler aveva puntato in segreto anche ad assicurarsi
i Concerti filarmonici; solo così, infatti, sarebbe diventato l’indiscusso
dominatore della vita musicale viennese.
I tre anni di attività di Mahler a capo dei Filarmonici di Vienna (che avrebbero
assunto questo nome in forma definitiva solo nel 1908) sono considerati oggi
come uno dei momenti più alti della storia musicale cittadina, non diversamente
dal suo decennio come direttore dell’Opera di Corte. Nel 1898-1899 e nel 1899-
1900 Mahler diresse tutti gli otto concerti in abbonamento, nella sua ultima
stagione concertistica (1900-1901) i primi sei, e per tutti e tre gli anni il
cosiddetto «Concerto Nicolai» in memoria del fondatore dell’orchestra, i cui
proventi erano devoluti alla «Cassa malattia dei membri dell’I.R. Orchestra
dell’Opera di Corte». Per gli Amici della Musica viennesi era scontato che
Mahler diventasse il successore di Richter. Tutti desideravano poter contemplare
il fascino demoniaco che era in grado di esercitare su musicisti e ascoltatori
anche nella sala da concerto, in piena luce.

131

Ad Albert J. Gutmann
s.l., s.d. [Vienna, febbraio/marzo 1899]
Gentilissimo signore!
Se volesse autorizzare Busoni a prendere parte, il 18 marzo, al 7º Conc[erto]
fil[armonico], Le sarei molto obbligato; che ciò possa nuocere alla Sua serata
pianistica è del tutto escluso, e io ho necessità di includere a tutti i costi in
questo concerto il solista che è rimasto in sospeso, poiché nell’VIII non c’è più
posto per alcuna esibizione individuale.
In attesa di un cortese cenno di risposta,
con la massima stima e devozione
Mahler

Intestazione: «k. und k. Direction des k.k. Hofoperntheaters». – FONTE: autografo, copia: IGMG, Gustav
Mahler Archiv, Gutmann A. 1/701. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: stabilita sulla base
dei contenuti. – al 7º Conc[erto] fil[armonico]: si trattava in realtà dell’ottavo concerto in abbonamento,
del 19 marzo 1899, in cui Ferruccio Busoni eseguì, nell’ambito di una serata esclusivamente
beethoveniana, il Concerto per pianoforte n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73; in programma c’erano
inoltre l’Ouverture del Fidelio e la Sinfonia n. 7. – nuocere alla Sua serata pianistica: Busoni partecipò
all’ultimo dei tre Concerti filarmonici organizzati dalla Konzertdirektion Gutmann, che si tenne poco
prima, sempre nella sala grande del Musikverein; sotto la direzione di Felix Weingartner, suonò il
Concerto per pianoforte in la maggiore di Franz Liszt. – nell’VIII: l’ultimo concerto filarmonico della
stagione fu il cosiddetto «Concerto Nicolai», il 9 aprile 1899, in cui Mahler presentò a Vienna la prima
esecuzione della sua Seconda Sinfonia.

La preoccupazione che la frequente attività concertistica del direttore dei


Filarmonici, fresco di nomina, avrebbe confinato in secondo piano l’impegno
all’Opera era infondata. Anche i malumori e i conflitti interni non impedirono a
Mahler di convogliare tutte le sue energie negli eventi artistici del teatro. Fin
dall’inizio della stagione, per esempio, suscitò scalpore con la prima
rappresentazione «integrale» del Ring des Nibelungen di Wagner, che a Vienna,
fino ad allora, era andato in scena solo con tagli consistenti e deturpanti, cui
seguirono una serie di novità (Donna Diana di Reznicek, Die Kriegsgefangene
di Goldmark; nel balletto, le prime della leggenda coreografica Die roten Schuhe
(Scarpette rosse), di Raoul Mader, e del divertissement mitologico Pan, di Frank
Skofitz). L’evento principale della seconda parte della stagione fu la prima
rappresentazione dell’opera d’esordio di Siegfried Wagner, Der Bärenhäuter, il
27 marzo 1899, che Mahler – non da ultimo grazie al suo adattamento
drammaturgico, che comportava numerosi tagli alla partitura criticati dal
compositore – rese un grandissimo successo; prima della fine della saison ci
furono quindici repliche.
La vecchia stagione terminò con un nuovo allestimento del Rigoletto, diretto
da Johann Nepomuk Fuchs, mentre i nuovi allestimenti di La Fille du régiment
di Donizetti, La sposa venduta di Smetana e Fra Diavolo di Auber – tutti e tre
diretti da Mahler per necessità, dal momento che Fuchs era in malattia dopo un
incidente e Hans Richter si trovava all’estero – inaugurarono la nuova stagione,
durante la quale ci sarebbe stato l’avvento del XX secolo. Anche all’Opera
c’erano segnali di rinnovamento: dopo un nuovo allestimento dei Meistersinger
von Nürnberg, che per la prima volta risuonarono a Vienna in versione integrale,
Mahler portò in scena un’opera interessante ma meno fortunata di Anton
Rubinstein, Il demone, e proprio all’inizio del 1900 la prima assoluta dell’opera
fiabesca di Alexander von Zemlinsky, Es war einmal (C’era una volta). Prima
della fine dell’anno, si dovette risolvere anche la questione della direzione
d’orchestra, scatenata dalla morte di Johann Nepomuk Fuchs.

132

A Bruno Walter
s.l., s.d. [Vienna, post 5 ottobre 1899]

Caro amico!
Massima discrezione! La prego di non rivelare nulla, per nessun motivo, di
quanto Le scrivo oggi! – È possibile che io La ingaggi al posto di Fuchs
all’Opera di Corte. – Vuole venire adesso sans façon? – Vuol essere e diventare
per me ciò di cui ho bisogno? Senza il consueto point d’honneur – il tutto in
vista di un futuro splendente, che qui Le si schiude, – mi dia la mano ed è tutto
sistemato!
Il compenso iniziale, destinato col tempo a migliorare sensibilmente, sarebbe
di 5000 f. – La prego di rispondermi immediatamente! Con viva cordialità, in
tutta fretta
Suo
Mahler
Cartoncino intestato: «K.u.k. Direction des k.k. Hofoperntheaters». – FONTE: autografo, NYPL, LPA,
Bruno Walter Collection, Series I, Folder 349. – Edizione: GMB, n. 273. – Datazione: stabilita sulla base
dei contenuti; Fuchs era morto il 5 ottobre 1899. In GMB, 1924: erroneamente «ca. ottobre 1900».

Bruno Walter rifiutò l’invito di Mahler all’Opera di Corte di Vienna come


successore di Johann Nepomuk Fuchs: questa volta non perché si facesse lo
scrupolo di non essere ancora maturo a sufficienza, ma perché poco prima aveva
ricevuto e accettato un’offerta quinquennale dell’Opera di Corte di Berlino per il
posto di «königlich-preußischer Kapellmeister». Mahler fu dunque nuovamente
costretto a orientarsi sulla sua seconda preferenza, assumendo Franz Schalk, che
nel frattempo aveva lasciato il Landestheater di Praga per l’Opera di Corte di
Berlino. Bruno Walter fu dunque il successore di Schalk a Berlino per poi
diventarne il collega a Vienna poco più di un anno dopo. Il 17 gennaio 1901 la
Neue Freie Presse annunciò che Schalk «era stato assunto per un anno all’Opera
di Corte di Vienna in sostituzione del defunto Capellmeister Fuchs» e che
avrebbe preso servizio il primo di febbraio. All’improvviso, tuttavia,
l’Intendenza generale creò difficoltà che misero temporaneamente in forse
l’assunzione e costrinsero Mahler a fare marcia indietro. Fu soltanto con
l’abbandono di Richter, il 28 febbraio, che il suo desiderio di essere alleggerito
di parte del carico di lavoro trovò ascolto, e ad aprile Schalk firmò finalmente il
suo contratto.

133

A Bruno Walter
s.l., s.d. [Vienna, intorno al 23 novembre 1899]

Caro Schlesinger!
Non ho nessun aggancio a Berlino. Nelle attuali condizioni, comunque, ogni
sforzo sarebbe vano. – Ora prenda tutto quanto nel miglior modo possibile!
Dev’essere così – e andrà bene quindi anche così!
Nel nostro rapporto non cambia un bel niente. Cerchi di tirarsi su. – Gli
«umori confusi» sono perfettamente consoni alla Sua età e al Suo livello e non
mi turbano affatto. Oltretutto diventare Hofkapellmeister così giovane non è
certo una disgrazia.
Molto cordialmente, il Suo
vecchio
Mahler

Cartoncino intestato: «K.u.k. Direction des k.k. Hofoperntheaters». – FONTE: autografo, NYPL, LPA,
Bruno Walter Collection, Series I, Folder 349. – Edizione: GMB, n. 274. – Datazione: stabilita sulla base
dei contenuti; il 23 novembre 1899 Bruno Walter annunciò ai genitori che le trattative con Berlino erano
ormai concluse, e così «alla fine Mahler doveva rinunciare». – Non ho nessun aggancio a Berlino:
Bruno Walter aveva probabilmente accennato all’eventualità che Mahler intervenisse per annullare il
contratto con Berlino.

134

A Franz Schalk
s.l., s.d. [Vienna, post 23 novembre 1899]

Confidenziale!!

Caro signor Schalk!


Ho il piacere di poter prendere in considerazione la Sua chiamata qui. – Certo,
nel nostro reciproco interesse, sarebbe necessario un colloquio, e colgo dunque
l’occasione per chiederLe se prossimamente potrebbe venire da me per qualche
ora, poiché quello che ho da dirLe non si può sbrigare per corrispondenza.
Non dubito che sarà così gentile da farmi sapere se intende riflettere sulla mia
proposta, e per quando potrei eventualmente aspettarmi una Sua visita.
Con i più cordiali saluti, in tutta fretta, il Suo devotissimo
Mahler

Intestazione: «K.u.k. Direction des k.k. Hofoperntheaters». – FONTE: autografo, ÖNB, MS, Mus. Hs. F 18
Schalk 99. – Edizione: Franz Schalk, in GMUB, n. 4. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti.

135

A Franz Schalk
Vienna, il 7 aprile 1900

Gentilissimo signor Kapellmeister!


Prima riesce a liberarsi, più contento sarò. La prego quindi di fare tutto il
possibile.
Qui potrà comunque iniziare al più tardi entro il 1º maggio.
Nel caso, penso che avrà ancora abbastanza tempo per le prove di «Fedora».
Ho segnalato all’Intendenza generale la questione a cui accenna nell’ultima
lettera; quando riceverà queste righe dovrebbe già essere tutto risolto.
La saluta con la massima stima
il Suo devoto
Mahler
I.R. Direttore dell’I.R. Teatro dell’Opera di Corte

P.S. Se riuscisse a venire già dopo Pasqua, mi farebbe naturalmente molto


piacere.

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, ÖNB, MS, Mus. Hs.
F 18 Schalk 99. – Edizione: Franz Schalk, in GMUB, n. 7. – Datazione: originale. – Gentilissimo signor
Kapellmeister: l’appellativo formale è giustificato dal carattere ufficiale della lettera. – prove di Fedora:
la prima première di Schalk all’Opera di Corte di Vienna fu Fedora di Umberto Giordano (1867-1948), il
16 maggio 1900. – la questione a cui accenna: non individuato.

Le prime settimane del 1900 furono per Mahler alquanto burrascose e lo


sottoposero a forti tensioni sia nel privato che sul piano professionale. La
stampa viennese montò per la prima volta una campagna antisemita, destinata
tuttavia – a differenza di quanto sarebbe accaduto sette anni dopo – a non
suscitare particolari effetti. La sua vita privata, quasi inesistente per via
dell’immenso carico di lavoro e per di più rigidamente controllata dalla sorella
Justine, fu molto turbata da una breve ma intensa relazione con la cantante lirica
Selma Kurz, con la quale, a Pasqua, si incontrò segretamente a Venezia.
All’Opera, Mahler – oltre a rinnovare gli allestimenti delle opere di repertorio –
si dedicò con il massimo impegno a tre novità, indicative di quanto i suoi
interessi artistici fossero privi di pregiudizi: l’opera fiabesca Es war einmal di
Zemlinsky (22 gennaio 1900), l’atto unico di Čajkovskij Iolanta, precursore
della psicanalisi (22 marzo 1900), e l’opera tragico-veristica di Umberto
Giordano Fedora (16 maggio 1900, prima d’esordio di Franz Schalk).
Anche nella sala da concerto Mahler fece sperimentare ai viennesi un
programma inconsueto. Dopo aver presentato loro quattro suoi Lieder (due dal
Wunderhorn e due dal ciclo Lieder eines fahrenden Gesellen) nei regolari
Concerti filarmonici, nel «Concerto Nicolai» del 18 febbraio propose – una
«mostruosità» più agli occhi dei critici che del pubblico – la Nona Sinfonia di
Beethoven con alcuni ritocchi alla strumentazione funzionali a adattare il suono
alle grandi dimensioni della sala, che furono tuttavia fraintesi (o
intenzionalmente malinterpretati) dai contemporanei (con gli orchestrali in
testa) e ritenuti arbitrarie e presuntuose migliorie alla musica di Beethoven;
nella sua recensione Richard Heuberger parlò addirittura di «traviamento» e
«barbarie». La pace musicale poté dirsi pressoché ristabilita soltanto a fine
giugno, quando i Filarmonici di Vienna partirono per la prima tournée all’estero
della loro storia e con tre concerti diretti da Mahler diedero prova della cultura
orchestrale viennese all’Esposizione universale di Parigi.

136

A Richard Heuberger
s.l. [Vienna,] 24 febbraio 1900

Gentilissimo signor Heuberger!


La prego di scusarmi se rispondo solo oggi al Suo telegramma; spero mi
consentirà di addurre come giustificazione impegni improrogabili.
La mia partitura non la cedo ad altri, e inoltre non credo che Le sarebbe di
alcuna utilità, dal momento che non Le è servita la mia esecuzione. – Sarei
tuttavia più che disposto a illustrare a Lei, come a chiunque altro, partitura alla
mano, come sono intervenuto sulla notazione di Beethoven, se volesse darsi la
pena di venire da me. Dovrei però avere da Lei la conferma che davvero Le
interessa farsi istruire da me sulle mie intenzioni, e non semplicemente
procurarsi del materiale per un’ulteriore polemica, per la quale, anche se fosse
nelle mie corde occuparmene, non avrei abbastanza tempo libero.
L’artista dimostra attraverso i fatti. Nel suddetto caso invece io sono stato
costretto a prendere la parola per contrastare affermazioni non dimostrate, che
avrei dato l’impressione di sottoscrivere se le avessi lasciate senza
contraddittorio.

Con la massima stima


Gustav Mahler

FONTE: Hernried, «Ungedruckte Briefe von Gustav Mahler», cit. – Edizione: ivi, p. 68, e GMB, n. 275. –
Datazione: originale, in calce alla lettera. – Gentilissimo signor Heuberger!: l’appellativo e il tono della
lettera indicano chiaramente come il rapporto amichevole di Mahler nei confronti di Heuberger avesse
ceduto il passo a un atteggiamento risentito dopo la critica negativa alla sua interpretazione di
Beethoven. – al Suo telegramma: Richard Heuberger era assente da Vienna, quando venne a sapere di
una dichiarazione stampata (anche in seguito alla sua recensione) e fatta distribuire da Mahler al pubblico
durante la replica del 22 febbraio 1900, e inviò dunque un telegramma a Mahler per chiedergli in prestito
la sua partitura.

L’unico ambito del suo impero teatrale al quale Mahler negò sin dall’inizio una
dedizione appassionata fu il balletto. Sebbene, come il suo predecessore,
dovesse riservargli un posto ben saldo all’interno del programma per via del
grandissimo apprezzamento del pubblico – tra il 1897 e il 1907 ebbero luogo
ventuno prime, quattordici delle quali riguardavano opere mai portate in scena a
Vienna fino ad allora –, Mahler confinò il genere ai margini del profilo artistico
del suo teatro. Senza dubbio il livello musicale delle composizioni per balletto a
Vienna sullo scorcio del secolo non era tale da fargli ritenere gratificante
occuparsene. Risulta quindi ancora più sorprendente l’entusiasmo del tutto
spontaneo manifestato da Mahler quando Richard Strauss gli comunica: «Sto
scrivendo un balletto burlesco in uno o due atti: una danza delle comete, una
pantomima astrale – niente a che a vedere con i consueti saltelli, naturalmente –
di Paul Scheerbart», e gli chiede: «Non vorrebbe accogliere il balletto all’Opera
di Vienna, assicurarsi la prima assoluta e dotarlo di un buon allestimento? Così,
per la mia bella faccia?».

137

A Richard Strauss
s.l., s.d. [Vienna, fine aprile 1900]

urgentissimo!!

Caro amico!
Il Suo balletto è accolto a priori! – Se Le pongo una condizione, è solo in
apparenza una limitazione al mio sì incondizionato: devo [dare] un’occhiata al
libretto, soprattutto per rendermi conto dei costi dell’allestimento. Può
concedermi una scorsa al testo e al tempo stesso consentire ai nostri scenografi,
costumisti ecc. di fare un preventivo di massima? In pochi giorni avrà la mia
risposta, che potrà considerare un impegno ufficiale.
Le Sue note a margine sono molto interessanti!? Diavolo, che razza di
esperienze deve aver fatto per azzardarsi a chiamare in causa tra di noi, anche
solo per scherzo, il manus lavat! – Mi creda, quando ne ho l’occasione, sono
molto lieto di poter onorare la Sua opera come merita. – Ma è naturale che dopo
decenni di metodico istupidimento mi ci voglia del tempo per educare i
viennesi.
Avrà già notato che io non sono vanitoso, e sono anzi abbastanza abituato a
rinunciare ai riconoscimenti esteriori tributati agli autori. – Alla sorte chiedo
soltanto un posticino tranquillo e qualche [due parole cancellate] settimana
all’anno in cui possa appartenere solo a me stesso, al massimo una buona
esecuzione, in modo da ascoltare una volta tanto le mie composizioni. – Grazie
di cuore per aver eseguito le mie Bagatellen. Ho letto, e ho capito subito che aria
tirava. Tra l’altro, è sempre la stessa solfa. – Non se la prenda a male, se Le
chiedo di non eseguire singolarmente i movimenti di una sinfonia. Si
presterebbe a troppi fraintendimenti.
La [aggiunta: III] Sinfonia, però, gliela mando molto volentieri! (non perché la
esegua, dal momento che conosco le difficoltà del caso – dura 2 ore.)
Per l’inno dell’Imperatore darò immediatamente tutte le disposizioni
necessarie. Per prima cosa, dunque, [una parola cancellata] mi mandi subito il
balletto! Considero una questione d’onore per l’Opera di Corte di Vienna
ottenere la prima. – Le garantisco che sarà soddisfatto dell’esecuzione!
Molto cordialmente, Suo
Mahler

FONTE: autografo, RStA, n. 56. – Edizione: GMRS, M 28. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti;
Mahler accenna al fatto che il 9 aprile del 1900 Richard Strauss aveva eseguito tre suoi Lieder per
orchestra a Berlino. – il manus lavat: Mahler intende il detto latino originariamente attribuito a Seneca
«manus manum lavat» («una mano lava l’altra») e si riferisce a un passo della lettera di Richard Strauss:
«I Suoi Lieder li ho eseguiti naturalmente solo per essere sicuro che Lei accolga il mio balletto! Sono
fatto così! Lo sanno tutti!». – per l’inno dell’Imperatore: Berlino si preparava alla visita dell’imperatore
Francesco Giuseppe, che vi si recò il 5 maggio 1900 in occasione della dichiarazione di maggiore età del
principe ereditario Guglielmo. – una questione d’onore … ottenere la prima: Richard Strauss non ha mai
completato la composizione del balletto Kometentanz.
La stagione operistica 1900-1901, la prima del nuovo secolo, cominciò con dieci
giorni di ritardo rispetto alle precedenti: l’11 agosto. Mahler ebbe quindi un po’
di tempo in più per seguire la costruzione della sua villa a Maiernigg am
Wörthersee e per concludere la composizione della sua Quarta Sinfonia
nell’attigua casetta per comporre terminata all’inizio dell’estate. Così fan tutte
di Mozart – nella versione originale, secondo l’esempio di Monaco, e dunque
eseguita con i recitativi secchi cantati e nella traduzione tedesca di Hermann
Levi, nonché recitata su un palcoscenico girevole, anch’esso copiato dai
monacensi – fu la prima première della stagione dell’Opera di Corte, il 4 ottobre
1900. L’unità stilistica delle arie mozartiane e la delicatezza, la grazia e la
precisione dell’orchestra furono molto lodate dalla stampa.
In cartellone si susseguirono poi le novità, una dopo l’altra. Il 13 novembre si
tenne la prima dell’atto unico Der Bundschuh (Lo scarpone) del compositore
Josef Reiter, originario dell’Alta Austria; il 21 gennaio 1901 fu la volta del
Rienzi di Richard Wagner, non più portato in scena dal 1883; il 18 marzo, infine,
andò in scena il Lobetanz, ma non l’opera problematica dell’amico berlinese
Max Marschalk, bensì il più fortunato adattamento musicale di Ludwig Thuille,
che Mahler apprezzava molto meno. Anche nella sala grande del Musikverein
cominciarono tempi nuovi: dopo la Seconda Sinfonia eseguita l’anno precedente
in aprile, Gustav Mahler introdusse i viennesi ad altre due opere rappresentative
della sua produzione. Se già la prima esecuzione della sua Prima Sinfonia nel
secondo concerto filarmonico in abbonamento, il 18 novembre 1900, si risolse
in un eclatante insuccesso, la prima assoluta della sua cantata corale di vent’anni
prima Das klagende Lied, eseguita il 17 febbraio 1901 dalla Singakademie
viennese come «concerto straordinario», indusse i critici, primi fra tutti Robert
Hirschfeld sulla Abendpost e Hans Liebstöckl nella Reichswehr, a stroncature a
dir poco sarcastiche.
Indicativo dell’approccio di Mahler al suo ruolo di direttore artistico di un
teatro d’opera è che, una volta inserite in cartellone, considerava anche le novità
più insignificanti una «faccenda del capo» e non le affidava ai collaboratori.
Così, anche il compositore Josef Reiter, dimenticato ormai da tempo, ebbe
l’onore di vedere il suo atto unico Der Bundschuh allestito e diretto da Gustav
Mahler. La strenua volontà di dare al «bell’involucro esteriore» dell’opera
verosimiglianza e coerenza, indusse Mahler a chiedere fino all’ultimo istante
modifiche consistenti all’autore del testo. L’opera affronta un episodio delle
guerre dei contadini in cui sono implicati anche i conflitti religiosi dell’epoca
della Riforma: si tratta di una storia d’amore tra il protestante Hans Fuchs e la
cattolica Ehrengard, che termina con la tragica morte di entrambi.

138

A Max Morold
s.l., s.d. [Vienna, fine ottobre 1900]

Gentilissimo signore!
Ho senza dubbio compreso lo scopo da Lei perseguito con le didascalie. Ma è
proprio questo scopo a non collimare con il contenuto della «scena d’amore».
Ehrengard siede sullo scranno del giudice, sottolineando così ancora una volta
il ben noto significato del tiglio, Hans le sta di fronte come un imputato, il libro
giace ai piedi di lei, che tuttavia non giudica, non accusa, non ha nulla di
importante da aggiungere a quanto già detto; al contrario, Ehrengard assume ora
un tono tenero, quello dell’affetto personale e della passione tardiva, senza
peraltro davvero sopraffare Hans e indurlo alla diserzione: mediante la scelta
dello scranno sono dunque state risvegliate in noi aspettative in seguito deluse;
siamo stati messi di fronte a un rovesciamento «simbolico» della situazione, e
tale rovesciamento poi non avviene: una cosa sospetta da tutti i punti di vista,
pericolosa a teatro.
La cantante, senza che nessuno glielo avesse fatto notare, non si è ritrovata
nelle prime parole con cui le aspettative legate alla scena vengono di colpo
distrutte, e si è aiutata introducendo delle modifiche. Nemmeno Lei potrà certo
considerare felice la versione attuale (come se a rivolgersi al giovanotto
imbronciato fosse una contadinella, e non una Ehrengard, o chi per lei, in una
situazione così tragicamente tesa). Io proporrei: «du hast wol grossen Zorn – so
sollt’ es sein!».*
Invece di [«]du zartes Weib[»] vorrei mettere [«]du wehrlos’ Weib[»]* – e non
solo per la figura imponente della sig.na M[ildenburg], bensì per non dare al
passo una tenerezza che all’epoca non era propria dei cavalieri.
Spero di averLa convinta sulla questione principale – e dichiaro tuttavia che,
se non dovesse cambiare idea, non mi opporrò alla Sua richiesta, perché per
principio rispetto la volontà dell’autore.
Con i più cordiali saluti
il Suo frettolosissimo
Gustav Mahler

Spero di vederLa dopo la prova generale.

Intestazione: «Die k. und k. Direction des kais. kön. Hof-Operntheaters in Wien». – FONTE: autografo,
ÖNB, WienBibl, Slg. M09H, segnatura: H.I.N. 74.932. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione:
stabilita sulla base dei contenuti. L’accenno alla cantante che ha cambiato il testo della sua parte fa
pensare che le prove dell’opera fossero già in uno stadio avanzato. La prima del Bundschuh di Josef
Reiter (1862-1939) ebbe luogo il 13 novembre 1900. – La cantante: Anna von Mildenburg nel ruolo di
Ehrengard.

Con la Seconda Sinfonia, e a dire il vero con quella soltanto, Mahler ottenne il
suo primo, durevole successo come compositore, che lo rese noto anche a un
pubblico più vasto. Dopo la prima fortunata première all’estero, a Liegi, che
aveva addirittura reso necessaria una replica, la prima esecuzione a Vienna
incontrò i consensi del pubblico, nonostante la disapprovazione della maggior
parte dei critici. La svolta si ebbe tuttavia con la prima di Monaco, il 20 ottobre
1900, organizzata dall’Hugo Wolf-Verein, istituito di recente, come serata
inaugurale. Da allora Mahler poté contare su una vera e propria «comunità di
fedeli» a Monaco; da allora fu richiesto sulla scena internazionale sia come
direttore d’orchestra che come compositore – sebbene in un primo momento
fosse costretto a declinare la maggior parte delle offerte. Persino Siegfried Ochs,
il direttore del Coro Filarmonico di Berlino, ricevette un rifiuto quando lo invitò
a dirigere la Seconda Sinfonia per la fine dell’anno. Anche Anna von
Mildenburg, stella dell’ensemble di Mahler, ebbe un’offerta interessante:
avrebbe dovuto nuovamente interpretare la parte di Kundry al Festival di
Bayreuth del 1901, il ruolo con il quale aveva debuttato quattro anni prima
facendo furore – anche lei tuttavia rifiutò.

139

A Siegfried Ochs
s.l., s.d. [Vienna, autunno 1900]
Egregio signor Ochs!
Con mio grande rammarico devo sin d’ora manifestarLe il timore di non
poterLe essere d’aiuto nel Suo proposito nella misura in cui Lei si aspetterebbe.
Nelle prime due [settimane di] dicembre ho un concerto filarmonico e una
novità all’Opera. (Lobetanz). – [cancellato: Al contrario] La prego, caro
collega[,] di assumere personalmente la direzione della mia opera. (So che il
mio lavoro sarà in ottime mani), e Le propongo di farmi visita qui a Vienna
prossimamente, in modo da poterLe comunicare i miei desiderata con tutta
calma. – Negli ultimi giorni mi metto a disposizione per una intera prova
d’orchestra (che dovrebbe svolgersi la mattina) e per una prova del coro al
pianoforte – se possibile con il coinvolgimento dei solisti (anche quest’ultima
dovrebbe essere fissata la sera dello stesso giorno). – Forse riuscirò a venire
anche per l’esecuzione.
Come soliste Le propongo la signora Hilgermann e la signora Elizza, che sono
pronto a preparare per le rispettive parti.
Con i più cordiali saluti
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

La prossima domenica ho tutto il pomeriggio [cancellato: e la sera] libero!


Potrebbe eventualmente venire qui?

Cartoncino intestato: «K.u.k. Direction des k.k. Hofoperntheaters». – FONTE: autografo, Staatliches
Institut für Musikforschung, Preußischer Kulturbesitz, Berlino, segnatura: doc. orig. Gustav Mahler I. –
Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – un concerto
filarmonico: il 16 dicembre Mahler diresse il quarto concerto filarmonico in abbonamento con un
programma tutto beethoveniano. – una novità … (Lobetanz): la prima rappresentazione dell’opera di
Ludwig Thuille dovette essere più volte posticipata, non da ultimo per la grave malattia che colpì Mahler
alla fine di febbraio del 1901, e si tenne infine il 18 marzo 1901, con la direzione musicale di Franz
Schalk. – venire … per l’esecuzione: l’esecuzione programmata da Siegfried Ochs non ebbe luogo. – la
signora Hilgermann: Laura Hilgermann (1857-1945), soprano, il cui repertorio comprendeva anche ruoli
da contralto, lavorava all’Opera di Budapest dal 1890 e nel 1900 fu chiamata da Mahler all’Opera di
Corte di Vienna, dove rimase fino al 1920. – la signora Elizza: Elise Elizza (all’anagrafe: Elisabeth
Letztergroschen, 1870-1926), soprano; sin dal 1892 era una popolare interprete di operette al Carltheater
di Vienna e approdò all’Opera di Corte nel 1895. Nel 1919 lasciò il teatro e divenne insegnante di canto.

140

A Cosima Wagner
telegramma (abbozzo)

Signora Cosima Wagner


Bayreuth
s.l. [Vienna,] 12 dicembre 1900

Parlato diffusamente con la Mildenburg Da parte mia nessun impedimento Le


concedo volentieri anche un prolungamento del congedo Lei tuttavia rifiuta
anche questa offerta perché per riposarsi dopo una stagione impegnativa deve
fermarsi almeno 2 o 3 mesi ed è il medico ad averglielo severamente ordinato,
per evitare che un male che la affligge da anni possa aggravarsi in modo
preoccupante. Infinitamente rammaricato di non poter far nulla devotissimo
Mahler

Scritta su un modulo per telegrammi. – FONTE: autografo, HHStA, Oper, Zl. 827/1900. – Edizione:
presunta prima edizione. – Datazione: timbro dell’amministrazione del Teatro di Corte: «12 dic. 1900». –
un male: la persistente malattia della Mildenburg, a cui si allude in molte lettere e documenti, oggi non è
più identificabile.

Il nuovo secolo riversò nelle sale da concerto e nei teatri d’opera una cornucopia
di novità. Da Monaco, Dresda, Berlino, Praga, Budapest e Parigi, ma anche da
palcoscenici minori come Karlsruhe ed Eberfeld giungevano notizie di più o
meno fortunate prime assolute di nuove opere: la «modernità» era sul punto di
affermarsi ovunque. Lo stesso Mahler era in prima linea rispetto a tali
innovazioni estetiche, non tanto come compositore ma come direttore di teatro,
che apriva senza pregiudizi la propria istituzione a tutte le correnti
«interessanti», senza vincolarsi a una linea particolare e senza sacrificare
l’attualità del teatro alle esigenze qualitative in fatto di musica (spesso non
soddisfatte). Se già all’inizio del 1900 aveva portato in scena in rapida
successione Es war einmal di Zemlinsky e la Jolanta di Čajkovskij, nella
stagione seguente, 1900-1901, seguirono il Bundschuh di Reiter e il Lobetanz di
Thuille, e l’anno dopo ancora Feuersnot (Pericolo d’incendio) di Richard
Strauss.
Come compositore Mahler ritenne che fosse giunto il momento di organizzare
la prima assoluta della sua opera giovanile, Das klagende Lied, scritta vent’anni
prima, con la grande dotazione di mezzi di cui ora disponeva grazie al suo ruolo.
Le persone coinvolte furono cinquecento, l’orchestra dell’Opera di Corte fu
rinforzata con una sezione di ottoni, i membri della Wiener Singakademie, che
figurava come promotore, si unirono ai cantanti dello «Schubertbund», e i
quattro solisti erano gli artisti di punta dell’ensemble dell’Opera di Corte: Elise
Elizza, Anna von Mildenburg, Edyth Walker, Fritz Schrödter. «Tra il pubblico»
malignò subito dopo Hans Liebstöckl sulla Reichswehr, «Das klagende Lied ha
suscitato subito una selva di consensi. Il signor Mahler, direttore d’orchestra e
autore, è stato acclamato con grida di giubilo. Una parte degli spettatori, che non
appartiene alla comunità dei mahleriani è rimasta fredda. Purtroppo non era loro
possibile acclamare il direttore d’orchestra senza essere ringraziati
dall’autore…».

141

A Bruno Walter
s.l., s.d. [Vienna, metà febbraio 1901]

Caro amico!
Il 17 febbraio, all’1 1/2 del pomeriggio, si terrà la 1ª esecuzione del mio
«Klagendes Lied», diretta da me.
Può e desidera venire? Cerchi di procurarsi un giorno di vacanza per
l’occasione; se fa entrambi i viaggi di notte, basterà un giorno!
Sarebbe davvero necessario che Lei lo ascoltasse, perché nel caso di
un’esecuzione fuori sede ho intenzione di designarLa come direttore
d’orchestra! Risponda immediatamente!
L’opera di Pfitzner mi interessa molto! Perché mai Eberfeld non dovrebbe
riuscire a trarne con scioltezza una trascrizione per pianoforte? Sarebbe ben
strano! Anche a questo riguardo, dunque, faccia tutto il possibile! Arrivederci a
domenica, spero! Suo
Mahler

FONTE: autografo, NYPL, LPA, Bruno Walter Collection, Series I, Folder 349. – Edizione: GMB, n. 285. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – L’opera di Pfitzner: Die Rose vom Liebesgarten (La rosa
del giardino dell’amore) di Hans Pfitzner (1869-1949), su libretto di James Grun.
Bruno Walter aveva già notato l’allora ventiseienne Hans Pfitzner quando era
Kapellmeister ad Amburgo, nel 1895, e da quando aveva allestito la prima della
sua opera Der arme Heinrich (Il povero Heinrich) a Berlino nel 1900, era
diventato amico del compositore. Era quindi al corrente delle trattative a
proposito della Rose vom Liebesgarten con lo Stadttheater Elberfeld (dove
infine, il 9 novembre 1901, avrebbe avuto luogo la prima rappresentazione);
evidentemente però Mahler pensava di potersela assicurare per Vienna.
L’audizione della Rose all’Opera di Corte, già fissata, venne tuttavia annullata a
causa di un grave problema di salute di Mahler, che lo tenne lontano dal lavoro
per molte settimane. Nella notte tra il 24 e il 25 febbraio 1901 egli, che sin da
giovane soffriva di emorroidi, si era trovato in pericolo di vita a causa di una
emorragia che fu arginata a fatica e poi definitivamente risolta grazie a un
intervento chirurgico. Il necessario periodo di convalescenza, che Mahler
trascorse ad Abbazia (oggi: Opatija), lo costrinse ad affidare i preparativi e la
direzione della prima del Lobetanz a Franz Schalk, e la direzione musicale degli
ultimi due concerti filarmonici della stagione rispettivamente a Joseph
Hellmesberger jr. e ancora a Franz Schalk. Rientrato a Vienna, Mahler pose fine
alla collaborazione con i Concerti filarmonici a causa delle lamentele e delle
ostilità dell’orchestra dell’Opera di Corte.

142

Al barone August von Plappart


Vienna, il 20 febbraio 1901

All’Alta Intendenza generale dell’I.R. Teatro dell’Opera di Corte!


Un compositore di talento, il signor Hans Pfitzner, la cui prima opera è stata
rappresentata a Berlino, ha terminato una seconda opera e desidera affidarne la
prima rappresentazione al Teatro dell’Opera di Corte.
La Direzione vorrebbe invitare l’autore a eseguire personalmente l’opera qui a
Vienna, in modo da poter prendere una decisione in merito. Poiché il signor
Pfitzner non può sostenere i costi della trasferta con i propri mezzi, si fa
richiesta di potergli accordare un rimborso per le spese di viaggio pari a 200
corone.
Con la massima stima e devozione
la I.R. Direzione dell’I.R. Teatro dell’Opera di Corte
Mahler

FONTE: autografo, HHStA, Oper, Zl. 392/1901. – Edizione: Clemens Höslinger, «Hans Pfitzner und die
Wiener Hofoper», in Musikerziehung, n. 24 (1970/71), fasc. 2, e Bernard Adamy (a cura di), Hans
Pfitzner Briefe, vol. I, Tutzing o. J. [1991]. – Datazione: originale. – prima opera: Der arme Heinrich,
dramma per musica in tre atti, composto tra il 1890 e il 1893. – una seconda opera: Die Rose vom
Liebesgarten.

143

A Hans Pfitzner
s.l. [Vienna,] 1º marzo 1901

Gentilissimo signor Pfitzner!


Il Direttore, il signor Mahler, è ammalato e mi incarica di comunicarLe che
per questa ragione la Sua venuta qui deve essere rimandata.
Tra qualche settimana il Direttore dovrebbe essersi completamente
ristabilito[,] e Le chiedo dunque cortesemente di rammentargli la questione che
La riguarda verso fine marzo.
Con la massima stima
Parafa
[Przistaupinski]

Lettera della Cancelleria. – FONTE: autografo, HHStA, Oper, Zl. 392/1901. – Edizione: Höslinger, «Hans
Pfitzner und die Wiener Hofoper», in op. cit., e Adamy (a cura di), op. cit. – Datazione: originale. –
rammentargli: Pfitzner si fece vivo il 23 marzo, e quando gli dissero che Mahler era ancora ad Abbazia,
si offrì di recarsi sul posto per l’audizione dell’opera la settimana dopo. Tuttavia, fu soltanto nel 1904 che
Mahler prese seriamente in considerazione l’idea di una rappresentazione della Rose vom Liebesgarten.

144

A Richard Strauss
s.l., s.d. [Vienna, 3 giugno 1901]

Caro amico!
La Feuersnoth è al vaglio della censura. Non appena avremo
l’autorizzazione[,] procederemo alla stipula dei contratti. Questa è la procedura
burocratica che si richiede qui. – Riguardo alla data della rappresentazione,
potrò prendere decisioni solo dopo l’inizio della stagione (fine ag[osto]), una
volta considerate tutte le eventualità. Le sarebbe gradito Bertram nella parte
principale? In ogni caso devo avere in mano una trascrizione per pianoforte
entro la fine di agosto, per potermi chiarire le idee sull’opera e la
rappresentazione.
Dopodomani parto per le vacanze. Il mio indirizzo estivo: Maiernigg
am Wörthersee
via Klagenfurt.
Con i più cordiali saluti, il Suo
sempre devoto
Gustav Mahler

Cartoncino intestato: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, RStA. – Edizione:
GMRS, M 31. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; Mahler iniziò le sue vacanze il 5 giugno
1901. – Bertram: Theodor Bertram (1869-1907), baritono eroico. Il celebre cantante wagneriano fu
scritturato all’Opera di Corte di Monaco dal 1893 al 1899, e alla Metropolitan Opera di New York dal
1899 al 1901; tra il 1901 e il 1906 si esibì regolarmente al Festival di Bayreuth. Mahler lo aveva assunto
a Vienna per la stagione 1901-1902, ma Bertram si dimise dopo soli diciannove giorni per dedicarsi
esclusivamente alle tournée. Il ruolo maschile principale nella Feuersnot di Richard Strauss lo interpretò
Leopold Demuth, diretto da Mahler.

145

Ad Alfred Bruneau
s.l., s.d. [Vienna, aprile 1901]

Cher confrère!
Mon Francais [sic] est une chose singulière, comme vous verrez en suite! –
Dans notre Theatre [sic] est toujours une place pour un nouveau œuvre [sic] de
vous. Je vous prie m’envoyer le texte, et m’ecrire le jour de la première a [sic]
Paris. S’il possible [sic], je veux venir à Paris. Excusez, mais je ne pense pas
plus ou mieux! Mille salutations
votre devouè [sic]
Gustav Mahler
Cartoncino intestato: «K.u.k. Direction des k.k. Hofoperntheaters». – FONTE: autografo, Nachrichten zur
Mahler-Forschung 21, marzo 1989. – Edizione: ivi, p. 14, e «Musical. Mahler et la France», in Revue du
Châtelet, n. 9, Paris 1989. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – Cher confrère: «Caro
collega»; nel 1895 Mahler aveva allestito la prima dell’Attaque du moulin di Bruneau ad Amburgo e in
quell’occasione aveva senza dubbio conosciuto personalmente il compositore. – le jour de la première:
l’opera L’Ouragan di Bruneau, un dramma lirico basato su un testo di Émile Zola, fu rappresentata per la
prima volta al Théâtre Favart di Parigi il 29 aprile 1901.

146

Ai Filarmonici di Vienna
Vienna, aprile 1910

Gentilissimi signori!
Con mio sincero rincrescimento devo comunicarVi che, considerato il grande
carico di lavoro impostomi dal mio ruolo, e la mia salute indebolita, non mi
sento più in condizione di dirigere i Concerti filarmonici. –
Vi prego di volerne dare notizia, con l’espressione del mio più profondo
rammarico, alla vostra pregiata Istituzione, e di porgere a tutti il mio più sentito
ringraziamento per la fiducia accordatami sinora.
Non occorre aggiungere che anche nel futuro io non mancherò di considerare
un mio caro e naturale obbligo sostenere con le parole e le opere i Concerti
filarmonici e i loro organizzatori, e farmi garante per loro laddove è nelle mie
possibilità.
Gustav Mahler
Direttore dell’I.R. Teatro dell’Opera di Corte

FONTE: autografo, Historisches Archiv der Wiener Philharmoniker, Inv. n. M/3 n. 1. – Edizione: GMB, n.
289, e Clemens Hellsberg, Demokratie der Könige. Die Geschichte der Wiener Philharmoniker, Zürich-
Wien-Mainz 1992, p. 310. – Datazione: originale.

Il 31 marzo 1901, al Teatro Nazionale di Praga, andò in scena la prima assoluta


della decima (e penultima) opera di Antonín Dvořák, Rusalka. Già il 15 aprile
Gustav Mahler pregò il direttore del teatro, Gustav Schmoranz, di lasciargli per
qualche giorno una trascrizione per pianoforte dell’opera. All’inizio di maggio
Mahler si rivolse direttamente a Dvořák e gli prospettò una rappresentazione
all’Opera di Corte di Vienna. Le trattative con il compositore si protrassero fino
alla fine dell’anno, soprattutto per via dell’alta percentuale di diritti d’autore
che quest’ultimo pretendeva. Tuttavia, anche dopo aver superato quella
difficoltà e aver rimandato la prima alla stagione successiva, la rappresentazione
a Vienna non andò in porto. A metà aprile del 1902 Mahler inviò il contratto da
firmare a Vysoká u Přibrami, dove Dvořák viveva a «Villa Rusalka», e un mese
dopo venne addirittura spedito il contratto «ratificato» dall’Intendenza generale.
Poi il progetto venne tacitamente sepolto. Le vere ragioni restano ancora oggi
oscure; probabilmente i burocrati di Corte trovavano la comparsa in scena di
uno sguattero inadatta all’Opera di Corte.

147

Ad Antonín Dvořák
Vienna, il 4 maggio 1901

Illustrissimo!
Dopo aver preso visione della trascrizione per pianoforte gentilmente
inviatami dal Landestheater boemo, sarei molto propenso a mettere in
programma una rappresentazione della Sua opera «Russalka» [sic]; prima,
tuttavia, mi servirebbe un libretto in tedesco.
Mi permetto dunque di domandarLe cortesemente di essere così gentile da
comunicarmi se Lei ne sia già in possesso, o se abbia intenzione di far redigere
una traduzione dell’opera[,] e a chi dovrei rivolgermi a questo riguardo.
Nel ringraziarLa per la cortese risposta che vorrà dare alla mia lettera, resto
con l’espressione della massima stima
il Suo
devotissimo
Mahler

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, Dvořák Museum
Praga, Inv. n. S 226/369. – Edizione: Antonín Dvořák, Korrespondenz und Dokumente, vol. VIII:
Empfangene Korrespondenz 1896-1904, Praha 2000, p. 162, e Herta Blaukopf, «Mahler verhandelt mit
Antonín Dvořák», in Nachrichten zur Mahler-Forschung, n. 40, aprile 1999. – Datazione: originale. –
un libretto in tedesco: il libretto di Rusalka fu tradotto in tedesco dalla scrittrice viennese Josa Will.

148
Ad Antonín Dvořák
Vienna, il 31 ottobre 1901

Vostra Signoria Illustrissima!


Come mi sono permesso di annunciarLe nella mia ultima lettera, in merito alle
condizioni da Lei comunicate circa l’acquisizione dei diritti di rappresentazione
dell’opera «Rusalka» dovevo attendere la decisione dell’Intendenza generale.
È ora giunto il pronunciamento della suddetta autorità, secondo il quale le
condizioni proposte eccedono di molto il consueto ammontare di questo genere
di emolumenti. Le norme vigenti qui prevedono che per un’opera che riempia
un’intera serata si versi una percentuale di diritti d’autore pari al 5%,
abbonamenti esclusi. Per le opere rappresentate qui negli ultimi tempi, «Der
Bärenhäuter», «Es war einmal», «Donna Diana», «Lobetanz», versiamo senza
eccezione il 5% abbonamenti esclusi.
Inoltre, nei casi in cui la partitura e tutte le parti per l’orchestra devono essere
approntate di propria iniziativa, non viene versato al compositore alcun
compenso per la consegna [Einreichungs-Honorar].
L’Intendenza generale sarebbe dunque nelle condizioni di considerare
l’acquisizione dei diritti di rappresentazione dell’opera «Rusalka», se Lei,
egregio Maestro, adeguasse le Sue aspettative alle percentuali in uso qui.
La prego di farmi pervenire le Sue pregiatissime volontà in merito[,] e
nell’assicurarLe la mia massima stima e ammirazione, mi firmo

il Suo
devotissimo
Mahler
I.R. Direttore dell’I.R. Teatro dell’Opera di Corte

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, Dvořák Museum
Praga, Inv. n. S 226/371. – Edizione: Dvořák, op. cit., p. 216 sg., e Herta Blaukopf, «Mahler verhandelt
mit Antonín Dvořák», cit. – Datazione: originale. – nella mia ultima lettera: il 24 settembre 1901 Mahler
aveva comunicato a Dvořák che la decisione di accogliere l’opera non spettava a lui soltanto ed egli
doveva quindi ottenere «dai superiori» l’approvazione delle condizioni poste dal compositore. –
abbonamenti esclusi: i posti a sedere venduti agli abbonati erano esclusi dal calcolo della percentuale dei
diritti d’autore.

149
Ad Antonín Dvořák
Vienna, il 10 febbraio 1902

Vostra Signoria Illustrissima!


Con mio profondo rincrescimento, non mi è possibile inserire la Sua opera
«Rusalka» in questa stagione[,] e posso quindi mettere in programma una
rappresentazione dell’opera solo per la prossima.
Mi sento in dovere di metterLa a conoscenza della circostanza, in modo che
Lei possa prendere le Sue decisioni di conseguenza.
Nell’assicurarLe la mia massima stima e ammirazione, resto
il Suo
devotissimo
Mahler
I.R. Direttore dell’I.R. Teatro dell’Opera di Corte

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, Dvořák Museum
Praga, Inv. n. S 226/373. – Edizione: Dvořák, op. cit., p. 242, e Herta Blaukopf, «Mahler verhandelt mit
Antonín Dvořák», cit. – Datazione: originale.

Prima che Mahler, all’inizio di giugno, potesse finalmente partire per tre mesi di
vacanza durante la pausa estiva del teatro e trascorrere per la prima volta
l’estate a Maiernigg, nella sua nuova villa sul lago, cominciando a lavorare alla
Quinta Sinfonia, giunse una bella notizia da Berlino: Bruno Walter annunciava
di poter sciogliere il contratto con il Königliches Opernhaus e di poter essere a
disposizione dell’Opera di Corte di Vienna a partire dall’autunno del 1901. Per
ottenere la necessaria approvazione dell’Intendenza generale occorrevano
cautela e pazienza. Mahler consigliò dunque al suo giovane amico di tenere
momentaneamente ancora segreto il trasferimento a Vienna e… di presentarsi ai
viennesi senza barba.

150

A Bruno Walter
s.l., s.d. [Vienna, 5 giugno 1901]
Caro amico!
Grandioso! Io parto stasera per il Wörthersee, ma ho già preparato tutto
affinché Le venga inviato un contratto di 2 anni, in vigore dal 1º [cancellato:
agosto] luglio, con uno stipendio annuale di 6000 f., per la firma definitiva. (La
breve durata ha il solo scopo di poter aumentare le Sue entrate nel caso di un
rinnovo.)
Su tutto il resto ci scriviamo. Ricevo la posta all’indirizzo:
Maiernigg am Wörthersee
via Klagenfurt
Magari ad agosto mi viene a trovare lì.
Una questione della massima importanza. Il Suo ingaggio non può essere reso
noto prima del Suo arrivo a Vienna. Ho ragioni più che fondate per metterLa in
guardia. Nemmeno a Berlino! – La cosa migliore è che Lei si presenti ai viennesi
con una novità! Per l’inizio della stagione ho in programma Les Contes
d’Hoffmann e la Bohème di Puccini. Spero che ormai stia per giungere in porto.
In tutta fretta prima della partenza, i più cordiali saluti dal Suo
Mahler

Il teatro riapre l’11 ag[osto]; prima può quindi riposarsi per bene.

Cartoncino intestato: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, NYPL, LPA, Bruno
Walter Collection, Series I, Folder 349. – Edizione: GMB, n. 290. – Datazione: stabilita sulla base dei
contenuti; in GMB, erroneamente, «primavera 1901». – Grandioso!: la gioiosa esclamazione di Mahler
era probabilmente dovuta alla notizia che alla fine della stagione Bruno Walter avrebbe potuto svincolarsi
dal suo contratto con l’Opera di Corte di Berlino. – con una novità: Bruno Walter debuttò all’Opera di
Corte di Vienna il 27 settembre 1901 con una rappresentazione di repertorio dell’Aida. – Les Contes
d’Hoffmann: la prima si tenne l’11 novembre 1901. – la Bohème di Puccini: l’opera fu inserita in
cartellone all’Opera di Corte soltanto il 25 novembre 1903, diretta dal neoassunto Kapellmeister per il
repertorio italiano, Francesco Spetrino. – riapre l’11 ag[osto]: in GMB, 1924, erroneamente, «18
agosto».

151

A Bruno Walter
s.l., s.d. [Maiernigg, giugno 1901]

Caro amico!
Per quanto riguarda la lettera che ho appena ricevuto, Le dico soltanto: può
stare del tutto tranquillo e attendere fin quando aggraderà ai quei signori. Io ho
già troncato definitivamente ogni trattativa in merito alla questione del
Kapellmeister, e non ho nessuna fretta, anche se si trattasse di mesi! Quindi,
glielo ripeto: non abbia pensieri. Io considero la faccenda sistemata. Sarà tenuto
a iniziare la Sua attività soltanto quando ci sarà il nullaosta imperiale. – Adesso
pensi solo a riposarsi per bene, e se ne ha l’occasione faccia una cura
idroterapica fredda. – In attesa del Suo arrivo, a Vienna procede tutto come al
solito, cioè continuo ad arrabattarmi con Schalk e Hellmesberger.
Una cosa soltanto Le chiedo sin d’ora, per quanto possa sembrarLe ridicola.
Si rada la barba prima di venire a Vienna. Ho ragioni più che fondate per dirlo,
che Le comunicherò a voce alla prima occasione.
In ogni caso devo comunque vederLa prima. Fino al 20 di agosto circa resto
fuori città. Poi vado a Vienna. Può farmi visita privatamente, qui o altrove.
Telegrafi se c’è qualche novità. Le comunicherò via via i miei vari indirizzi.
Molto cordialmente, di fretta
Suo
Mahler

FONTE: autografo, NYPL, LPA, Bruno Walter Collection, Series I, Folder 350. – Edizione: presunta prima
edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti.

152

A Bruno Walter
s.l., s.d. [Maiernigg, giugno/luglio 1901]

Caro amico!
Hurrah! Il Suo ingaggio – previe Sue definitive dimissioni da Berlino – è
autorizzato a partire dal 1º luglio, e già da questo mese, quindi, Lei riceverà lo
stipendio.
A maggior ragione ora può quindi pensare a riposarsi come si deve. – Da parte
mia, Le concedo vacanze illimitate fin quando non arriverà il nullaosta
imperiale[,] anche se fosse ad autunno inoltrato. Scriva presto. Suo
Mahler
FONTE: autografo, NYPL, LPA, Bruno Walter Collection, Series I, Folder 349. – Edizione: GMB, n. 293. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti.

* «E dunque, mia divina, lascia che ti dica / che il mio cuore batte solo per te / che sei amata come
nessun’altra donna al mondo! / Il mio trionfo sarà divenire tuo schiavo!»
* «tu sei pieno d’ira – così dev’essere». [N.d.T.]
* «tu, tenera donna», «tu inerme donna». [N.d.T.]
L’opera rivendica i suoi diritti
Vienna 1901-1905

A partire dall’estate 1901 i pesi all’interno della corrispondenza professionale di


Mahler si ridistribuiscono. Le trattative in vista delle esecuzioni delle sue
sinfonie, le indicazioni sugli organici, i desiderata per le prove e le discussioni
sulle date diventano preponderanti, e il compositore viene invitato sempre più
spesso a dirigere le proprie composizioni: l’opera rivendica i suoi diritti. In
primo luogo, a Mahler toccò occuparsi della prima assoluta della sua Quarta
Sinfonia, che Felix Weingartner, nel frattempo divenuto direttore del Münchner
Kaim-Orchester pur mantenendo gli incarichi berlinesi, si era tempestivamente
assicurato in modo da soffiarla a Richard Strauss, a Berlino. Alla fine Mahler
riuscì a dirigere personalmente entrambi i concerti: la prima assoluta a Monaco
con il Kaim-Orchester il 25 novembre 1901 e la prima berlinese alla Krolloper,
dove ebbe a disposizione il Tonkünstlerorchester fondato da Strauss, il 16
dicembre dello stesso anno.
Allo stesso tempo, nelle lettere, Mahler si occupa già dei problemi legati alla
prima assoluta della sua Terza Sinfonia, per la quale Richard Strauss – come in
passato era accaduto per la Prima – gli aveva spianato la strada con
l’Allgemeiner Deutscher Musikverein. La prospettiva di far ascoltare il suo
«monstrum» a un pubblico esperto, in un’esecuzione esemplare, entusiasmava il
compositore, gettandolo al tempo stesso nella disperazione per via
dell’impossibilità di conciliare le enormi esigenze della partitura con le poche
prove previste per un festival musicale, al punto da indurlo non tanto a
minacciare quanto a supplicare di disdire l’esecuzione. Tuttavia, quando il 9
giugno 1902 la Städtische Capelle di Krefeld battezza ufficialmente l’opera
insieme al Gürzenich-Orchester di Colonia, regalando infine al compositore un
successo unanime, tali preoccupazioni non sono altro che un lontano ricordo. La
Terza Sinfonia comincia la sua marcia trionfale nei centri musicali tedeschi e
presto anche in quelli stranieri, ed è quasi sempre Mahler a salire sul podio.
A sorpresa, il direttore dell’Opera passa in questo periodo radicalmente in
secondo piano, e se nel cartellone dell’Opera di Corte non ci fosse stata la prima
della Feuersnot di Richard Strauss, per il periodo a cavallo tra il 1901 e il 1902
si faticherebbe a reperire corrispondenza professionale. Il silenzio di Mahler è
dettato però anche da un’altra ragione, privata: ha conosciuto Alma Maria
Schindler, figlia diciannovenne del pittore di paesaggi Emil Jakob Schindler, e
se ne è innamorato all’istante. Il primo incontro risale all’inizio di novembre del
1901, il 23 dicembre si fidanzano, a gennaio Alma rimane incinta e il 9 marzo
ha luogo il matrimonio. Mahler sfrutta il viaggio di nozze per un obiettivo
professionale: l’opportunità di farsi conoscere all’estero come direttore
d’orchestra. Accetta l’invito di un agente russo a dirigere tre concerti con il
famoso Marinskij-Orchester di San Pietroburgo.

153

A Richard Strauss
Maiernigg bei Klagenfurth am Wörthersee
6 luglio 1901

Caro amico!
La IV è in corso di stampa! Ma di qui alla data stabilita dubito che le parti per
l’orchestra saranno pronte e inoltre non vorrei presentare al pubblico berlinese,
che non mi conosce e che mi è stato alienato a priori da una stampa miope,
un’opera nuova – la prima, peraltro, che viene forse più concretamente incontro
alle esigenze attuali e può dunque, nel caso di un’accoglienza benevola e scevra
da pregiudizi, in circostanze favorevoli, darmi quell’unico premio che io mi
auguro dalla mia attività: di essere ascoltato e compreso. Ho accordato la prima
esecuzione ai monacensi; e poiché lì se la stanno addirittura «strappando di
mano» – a contendersela sono Kaim e Odeon –[,] e ho già abbastanza guai, La
prego, caro Strauss[,] di escludere per il momento dai suoi progetti la mia IV.
Per quanto riguarda la III, mi vedo costretto a insistere che l’esecuzione
rispecchi in tutto e per tutto le mie intenzioni. Le 6 campane non sono certo la
cosa più importante – ci si può tranquillamente rinunciare; forse è possibile
averne 4 [cancellato: oppure 2] – sarebbero sufficienti. Ma si dice che l’acustica
del Krollsaal sia cattiva! È così? In tal caso, caro amico, non ci esegua niente di
mio! L’orchestra dev’essere eccellente. [cancellato: sia a Berlino che] Dovranno
esserci moltissime prove – la mia opera dura 2 ore e non ci sarà spazio per
nient’altro nel programma. Sia a Berlino che a Crefeld!
Non me ne voglia, se per il momento non faccio [cancellato: so] altro che
opporre difficoltà alla Sua amichevole benevolenza. – So molto bene che, se
sarà nelle Sue possibilità, le rimuoverà tutte[,] e io mi metterò a Sua
disposizione con grandissimo piacere. Ho anche un’altra ragione per perorare la
causa della III, e cioè che al momento non conosco nessun altro che oserebbe
misurarsi con questo «monstrum». Dunque la III! La III!
D’altronde, se può disporre di un buon coro, ci sarebbe anche das klagende
Lied, che fra tutte le mie composizioni è quella che finora ha avuto l’impatto
maggiore. Dura 40 minuti. Forse le si potrebbe affiancare un altro brano cantato.
Il coro ha un ruolo relativamente piccolo ma molto importante e difficile. I
solisti potrei eventualmente procurarli io. – Vuole che Le mandi la partitura?
Dove?
E ora veniamo alla Sua Feuersnot!
Per vie traverse sono venuto a sapere che la censura non darà l’autorizzazione.
Se si tratti solo di qualche difficoltà o di un vero e proprio divieto, [non] sono
ancora riuscito a scoprirlo. Putroppo, fino a settembre, non si può far niente; poi
mi recherò io stesso dal censore; adesso è in vacanza! E se anche a Dresda Le
accadesse la stessa cosa? Sarebbe veramente terribile! In ogni caso, io non
demordo.
Tanti saluti e che Dio, letteralmente, Le renda merito dei Suoi sforzi*
Suo fedelissimo
Mahler

FONTE: autografo, RStA. – Edizione: GMRS, M 33. – Datazione: originale, in calce alla lettera. – se la
stanno … «strappando di mano»: in tedesco, reso con l’austriacismo Geriß, da [sich um etwas] reißen. –
a contendersela sono Kaim e Odeon: Mahler aveva già dato un concerto con il Kaim-Orchester, il 24
marzo 1897; anche in questo caso accordò la preferenza a tale formazione, dal momento che quella
concorrente dell’Opera di Corte di Monaco, le cui esibizioni si tenevano nella sala da concerto Odeon,
era diretta dall’Hofkapellmeister Bernhard Stavenhagen (1862-1914), al quale Mahler avrebbe dovuto
affidare la direzione del concerto. – Per quanto riguarda la III: Strauss aveva proposto a Mahler di far
eseguire a Berlino anche la sua Terza Sinfonia, l’inverno successivo. – l’acustica del Krollsaal: nel 1896
lo Stato prussiano aveva acquistato da un privato il cosiddetto «Kroll’scher Wintergarten», un edificio
adibito all’intrattenimento nelle vicinanze della Porta di Brandeburgo, per i «Königliche Schauspiele», e
fatte le dovute ristrutturazioni, nel 1898 l’aveva inaugurato come Neues Königliches Opernhaus, presto
ribattezzato «Krolloper». Richard Strauss, nominato nel 1898 Kapellmeister reale prussiano, dovette
inizialmente limitarsi alla direzione delle rappresentazioni operistiche, mentre i concerti sinfonici
continuarono a essere diretti da Felix Weingartner. Per questa ragione, nel 1901, fondò il Berliner
Tonkünstler Orchester, con il quale poteva eseguire composizioni contemporanee. – L’indirizzo si trova
sotto la firma, in calce alla lettera.

154

A Felix Weingartner
s.l., s.d. [Vienna, agosto/settembre 1901]

Stimatissimo amico! I miei Filarmonici sono appena stati qui per l’ennesima
volta; vogliono a tutti i costi la première della mia sinfonia. Per liberarmene, li
ho consigliati di rivolgersi direttamente a Lei, che ormai è il solo a poter dare
disposizioni per la prima. – La prego, caro amico, di negare il permesso a quei
signori, senza tuttavia far riferimento a questa lettera. Per me la cosa migliore è
che sia Lei a eseguirla per primo, e mi sono già talmente abituato all’idea che
qualsiasi altra soluzione mi sembrerebbe innaturale. – Avrei però una cortesia da
chiederLe. Ho fatto trascrivere una partitura, che sarà pronta all’inizio di ottobre
(verso l’8). Vorrei suonarla integralmente per poi preparare la stampa. Le
sarebbe possibile concedermi a questo scopo, all’incirca nel periodo indicato,
una prova di 2 ore e 1/2? Io verrei poi a Monaco per discutere di tutte le
modifiche; e in fondo per i Suoi musicisti non sarebbe una perdita di tempo,
perché potranno così facilmente risparmiarsi una prova al momento
dell’esecuzione. Avremmo inoltre anche la possibilità di chiarirci le idee sui
requisiti dell’esecuzione. Con i più cordiali saluti
del Suo
Gustav Mahler

Cartoncino intestato: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, BSB, de La Grange
Sammlung, Ana 600.A, Weingartner n. 20. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: stabilita
sulla base dei contenuti. – la première della mia sinfonia: la prima assoluta della Quarta Sinfonia.

155

A Felix Weingartner
s.l., s.d. [Vienna, agosto/settembre 1901]

Stimatissimo amico!
Le sono profondamente grato per le notizie che mi dà. Stando a quanto dice il
mio editore, la partitura sarà pronta all’inizio di ottobre. Per non farLa
attendere, ho dato disposizione affinché Le venga al più presto consegnata una
bozza tirata col rullo. – Mi permette di farLe una domanda molto franca, alla
quale La prego di rispondere sans gêne? – Avrebbe qualcosa in contrario se nella
prima di Monaco fossi io a impugnare la bacchetta? Spero che non fraintenda
questo mio impulso. Come sa, non c’è nessun altro al mondo al quale io
affiderei la mia opera con maggiore affetto e fiducia che a Lei. Ma proprio per il
fatto che non l’ho ancora mai ascoltata, e che penso alla prova con qualche
timore per via delle peculiarità dell’orchestrazione, chiedendomi se sono stato
in grado di esprimere in modo comprensibile le mie intenzioni, mi pare
auspicabile che all’inizio sia io a stare sul podio, perché sono l’unico a sapere
perfettamente quello che voglio risp[etto] alla partitura. Non sono abituato a
sovrintendere da dietro e a introdurre modifiche seduta stante. Finora ho sempre
potuto suonare le mie partiture con la mia orchestra – e questo mi dava
sicurezza. Quasi sempre mi sono trovato a dover apportare modifiche radicali.
Spero che comprenda la mia franchezza e non la fraintenda.
La data del 18 novembre mi è molto gradita. La sig[nora] Gutheil mi ha detto
che prima di allora avremo forse ancora il piacere di averLa a Vienna con un
concerto di Sue composizioni.
Nel caso, La prego di contare su di me, per quel che posso. Molto
cordialmente, il Suo
sinceramente devoto
Gustav Mahler

Due cartoncini intestati: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, BSB, de La
Grange Sammlung, Ana 600.A, Weingartner n. 21. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione:
stabilita sulla base dei contenuti. – una bozza tirata col rullo [Bürstenabzug]: un procedimento un tempo
molto diffuso per la realizzazione delle bozze di una pagina a stampa; la carta non viene infilata in una
pressa, bensì appoggiata sui caratteri composti e inchiostrati e impressa a mano con un rullo, in modo da
poter controllare rapidamente la bozza e non doverla nuovamente estrarre dalla pressa per fare le
modifiche. – sovrintendere da dietro: in genere, durante le prove di un nuovo lavoro il compositore siede
in sala e può comunicare le modifiche desiderate al direttore d’orchestra solo «da dietro». – la sig[nora]
Gutheil: Marie Gutheil-Schoder (1874-1935), soprano, fu un membro dell’Opera di Corte di Weimar fino
al 1900 e venne poi assunta da Mahler a Vienna, dove incarnò la tipologia ideale di «attore cantante» da
lui prediletta.

156

telegramma
inviato: [Vienna,] 31.X.1901, ore 12.40

HOFKAPELLMEISTER
WEINGARTNER MUENCHEN TUERKENSTRASZE
ROEM[ISCH] 3

NON SAREBBE POSSIBILE ESEGUIRE LA MIA SINFONIA SOLO NEL CONCERTO SUCCESSIVO,
DAL MOMENTO CHE NELLA SETTIMANA PRIMA DEL 19 NOVEMBRE IO AVRÒ MOLTE
DIFFICOLTÀ AD ALLONTANARMI DI QUI.
MI FAREBBE DAVVERO UN GRANDISSIMO FAVORE. DA QUEL MOMENTO IN POI SARÒ
SICURAMENTE A SUA DISPOSIZIONE PER OGNI EVENIENZA. = SALUTI MAHLER +

Modulo per telegrammi. – FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Weingartner n.
24. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: scritta a mano sul modulo. – prima del 19
novembre io avrò molte difficoltà ad allontanarmi di qui: Mahler condusse le prove dei Contes
d’Hoffmann di Offenbach, di cui diresse la prima l’11 novembre 1901 e le repliche il 12, 14 e 17
novembre. – da quel momento in poi sarò sicuramente a sua disposizione: Weingartner assecondò le
esigenze di Mahler e rimandò la prima assoluta al concerto del 25 novembre 1901.

157

Ad August von Plappart


Vienna, il 1º marzo 1902

All’Alta I.R. Intendenza generale dell’I.R. Teatro di Corte


A integrazione della comunicazione intercorsa oralmente, chiedo con la
presente anche per iscritto all’Alta Intendenza generale di voler prendere atto
che nella seconda metà del mese di marzo, durante la quale cadono alcuni giorni
di chiusura del teatro a causa della settimana santa, io dovrò recarmi a San
Pietroburgo per dirigere tre concerti.
Vorrei al contempo sfruttare l’opportunità per assistere a diversi spettacoli di
balletto, e a questo preciso scopo, se l’Alta Intendenza generale non ha obiezioni
in merito, intendo partire già l’11 marzo.
Con la massima stima, devotissimo
Mahler

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, HHStA, General-
Intendanz, Zl. VIII 30/1902. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: originale, in calce alla
lettera.

Dietro la richiesta di Mahler di poter «assistere a diversi spettacoli di balletto»


durante la sua tournée come direttore d’orchestra a San Pietroburgo (riuscendo
così a prolungare la propria licenza dall’Opera di Corte più di quanto non fosse
strettamente necessario) c’era una motivazione lampante: il matrimonio con
Alma Maria Schindler. Mahler unì la trasferta per i concerti al viaggio di nozze,
l’utile con il dilettevole (anche se il viaggio in sé fu fortemente pregiudicato da
una grave infreddatura di Mahler, che contagiò poi anche Alma). Subito dopo il
rientro gli toccarono nuovi incarichi, non tanto all’Opera, dove Joseph
Hellmesberger diresse personalmente la prima del suo balletto Die Perle von
Iberien (La perla dell’Iberia) e Franz Schalk un nuovo allestimento dell’opera
Das goldene Kreuz (La croce d’oro) di Ignaz Brüll, ma alla Secessione, dove
Mahler voleva dirigere la Nona Sinfonia, in occasione dell’esposizione della
monumentale statua di Beethoven di Max Klinger. A causa delle resistenze
dell’orchestra dell’Opera di Corte, però, dovette accontentarsi di un (oggi
perduto) arrangiamento per fiati del Brüder überm Sternenzelt (Fratelli, sopra il
cielo stellato). In seguito, tutte le energie di Mahler furono assorbite dal
tentativo di organizzare la prima assoluta della sua Terza Sinfonia al
Tonkünstlerfest dell’Allgemeiner Deutscher Musikverein a Krefeld. In un primo
momento tuttavia sembrò essere destinato a un rifiuto.

158

A Richard Strauss
s.l., s.d. [Vienna, ante 7 maggio 1902]

… io … La prego di lasciar perdere al più presto la mia opera! Mi farebbe


davvero un grande piacere! Le avevo detto fin dall’inizio come doveva andare!
Imporre con la forza la prima assoluta di un’opera così ricca e singolare in
queste condizioni, inevitabili per un «festival», significa renderla
deliberatamente impossibile per il prossimo futuro. La sinfonia dura 2 ore
piene! …
Domenica in sostanza potrei avere solo la 2a prova. Lunedì invece dalle 11 1/2
all’1 (di nuovo con elementi molto affaticati) – quindi in un’ora e mezza [–]
dovrei tenere la prova generale della mia opera di 2 ore! –
Io, caro amico, che sono così propenso ad attendere, ne faccio volentieri a
meno e La prego di sospendere la mia opera! – Eventualmente Le metto a
disposizione la mia 2a o la IV! Ma la 3 no! –
Questa è la mia incrollabile decisione!
Con i più cordiali saluti
Suo gratissimo
Mahler

Il 7 maggio ancora la Feuersnoth con il nuovo balletto.

FONTE: autografo, localizzazione sconosciuta; Sotheby’s London, asta del 7 dicembre 2001, Catalogo,
Lotto 107. – Edizione: ibidem (estratti). – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – lasciar perdere
… la mia opera: la richiesta di Mahler fu vanificata da un aumento del numero di prove; la prima
assoluta della Terza Sinfonia ebbe luogo il 9 giugno 1902, secondo il programma. – il 7 maggio ancora
la Feuersnoth: la rappresentazione del 7 maggio 1902, la sesta in totale fino a quel momento, era già la
terza diretta da Franz Schalk. – con il nuovo balletto: Die Perle von Iberien di Joseph Hellmesberger.

159

A Richard Strauss
s.l., s.d. [Vienna, post 7 maggio 1902]

Caro amico!
Non Le ho più scritto dopo la Sua ultima lettera perché ero in attesa che
Müller-Reuter rispondesse a un mio messaggio, in cui avevo stilato un
programma che collima sostanzialmente con il Suo, salvo qualche piccolo
dettaglio.
Ripeto:
A Colonia:
1) 3 giugno, una prova il mattino e una il pomeriggio con l’intera orchestra
2) 4 giugno – idem (una prova il mattino e una il pomeriggio).
da questo momento in poi a Crefeld
3) Venerdì mattina, a partire dalle 9, in modo che io possa lavorare 3 ore con
elementi freschi e riposati.
4) Domenica tutta la mattina (4 ore)
e infine
5) Lunedì una prova generale di 2 ore
Su questo devo insistere.
Quando parla della Sua esperienza berlinese con la IV dimentica che
quest’opera dura 3/4 d’ora ed è semplice; mentre la III dura 2 ore ed è difficile e
insolita. – Inoltre, si tratta della prima esecuzione, e ne va del mio prossimo
futuro! Le assicuro che per me l’attesa non sarebbe affatto un problema! Mentre
trovo davvero insopportabile l’idea di presentare al pubblico la mia opera senza
un’adeguata preparazione, unendo così alle difficoltà e agli ostacoli dovuti alle
asprezze e alla complessità della musica un’esecuzione caotica e scadente. Mi
creda: per quest’opera devo avere un’esecuzione impeccabile. Altrimenti, invece
di sostenermi e di spianarmi la strada, come non dubito sia nelle Sue intenzioni,
mi arrecherà un grave danno.
Quindi: Lei deve assolutamente concedermi queste prove e io, al riguardo, non
posso transigere. Altrimenti, pur con grande dispiacere, non posso assicurarLe la
mia collaborazione. Per quanto riguarda i costi, apprezzo moltissimo che Lei sia
così gentile da preoccuparsi per me. Tuttavia, sono pronto a sacrificarmi se
dovessero essermi addebitati, e so per certo che Lei non pretenderebbe niente di
più dello stretto necessario. Se torno a ripeterlo, è soprattutto per Lei, perché
sappia come regolarsi se nella riunione di domenica Le faranno delle difficoltà.
Dopo i Suoi ultimi aggiornamenti, sono alquanto preoccupato per la qualità
dell’orchestra! Rinforzare l’orchestra di Crefeld, portandola da 30 a 100
elementi? E dove pensa di recuperarli? E come? Un organico raccogliticcio e
improvvisato non riuscirà a dar vita alla mia opera; questo lo so per certo! Dia
anche solo un’occhiata alla partitura! In ogni caso: il I trombone dev’essere
eccellente, e avere un suono grandioso, un respiro possente! Non sarebbe il caso
di prendere il Suo primo trombone di Berlino, di cui ho sentito parlare molto
bene?
Ora è tutto nelle Sue mani, caro amico, mi dia notizie rassicuranti su quanto
avrete deciso domenica riguardo al mio destino!
Sono felicissimo per la Feuersnoth. E non ho intenzione di mollare la presa. La
prossima rappresentazione (la 9a) sarà venerdì 23 p.v.! – In autunno dovrà
venire Lei a dirigerla.
Con i più cordiali saluti
Suo
Mahler

Domani mando a Lessmann la parte del contralto. A dire il vero, l’avevo già
spedita a Müller[-]Reuter qualche settimana fa perché la facesse avere alla
cantante!

Lettera su carta intestata: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, RStA. –
Edizione: GMRS, M 44. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – Müller-Reuter: Theodor Müller-
Reuter (1858-1919), compositore originario di Lipsia, direttore d’orchestra e musicologo, era un
funzionario dell’Allgemeiner Deutscher Musikverein. – La prossima rappresentazione (la 9ª): la
rappresentazione della Feuersnot del «venerdì 23» (maggio) era stata la settima (se si include quella
disdetta «il lunedì di carnevale», l’ottava); essa tuttavia non ebbe luogo. – a Lessmann: Otto Lessmann
(1844-1918), critico musicale berlinese e compositore, funzionario dell’Allgemeiner Deutscher
Musikverein. – Domani mando a Lessmann: il poscritto si trova sopra l’intestazione, all’inizio della
lettera. – alla cantante: Louise Geller-Wolter, contralto.

Del successo trionfale toccato alla Terza Sinfonia di Mahler nella sua prima
assoluta – e, dopo le numerose prime (assolute e non) di singoli movimenti, va
specificato: nella sua versione integrale in sei movimenti – ci informano solo
due brevi comunicazioni alle sorelle, perché Alma – eccezionalmente, si
potrebbe dire – era presente a Krefeld con i più cari amici del compositore.
Erano accorsi tuttavia anche molti direttori d’orchestra, tra i quali Willem
Mengelberg da Amsterdam (che sarebbe presto diventato un amico), come pure i
critici più influenti. Dopo la prima prova Mahler scrive alla sorella Justine:
«Effetto sorprendentemente grandioso. Non devo fare nemmeno una modifica, e
sono molto soddisfatto»; e la sorella Emma, sposata con il violoncellista Eduard
Rosé, che si era nel frattempo stabilita a Weimar, riceve un singolare biglietto
d’auguri per la nascita del suo secondo figlio: «Vi metto a parte del trionfo del
mio terzo rampollo e mi congratulo con voi, pur con ritardo, per l’arrivo del
vostro secondo». Con il «trionfo» della Terza prende gradualmente il via, nei
due anni successivi, una vera e propria marcia trionfale. Colonia (dove
l’esecuzione in un primo momento non ebbe luogo, ma fu poi recuperata),
Amsterdam, Francoforte, Heidelberg, Mannheim, l’ungherese Seghedino, Praga,
Mainz sono le prime tappe, entro l’estate del 1904.

160

A Franz Wüllner
Maiernigg am Wörthersee, s.d. [estate 1902]

Stimatissimo signore e Maestro!


Ho già scritto al Direttore, il signor Hofmann, che accetto con piacere il Suo
invito. Sul calendario e sul numero di prove indicati non ho alcuna obiezione. –
Mi permetto solo di far notare che da Krefeld, oltre agli archi, erano stati
chiamati anche alcuni fiati e percussionisti. – In un movimento è poi coinvolto
anche un flicorno. Quello veniva da Colonia, ma ha fatto molto male il suo
lavoro. – Penso che nell’esercito si possa trovare facilmente un artista di talento
che suoni questo strumento. – Infine, mi permetto ancora di segnalare che in un
movimento (5º) intervengono un coro femminile e un coro di bambini. – So di
essere in ottime mani, se Le chiedo cortesemente di occuparsi anche di questo
aspetto. L’intonazione della parte femminile non è priva di ostacoli (soprattutto
in alcune battute a capella[)].
Particolarmente difficile è poi l’entrata delle voci infantili, che devono aprire
il movimento senza alcun punto di riferimento. – A Crefeld, in questa parte, ho
davvero tremato.
Mi consenta infine ancora di dirLe quanto sia lieto di poterLa conoscere
personalmente, cosa che fino a questo momento, per una singolare
concatenazione di circostanze, non è stata possibile.
EsprimendoLe tutta la mia ammirazione, resto, egregio Dottore,
il Suo devotissimo,
Mahler

Una cosa devo dirLe in tutta franchezza: provo un certo disagio all’idea di
mettere a rischio la mia sinfonia per l’acustica di un teatro (peraltro non ancora
testata). Avrei gradito molto di più se Lei, egregio Maestro, avesse inserito
l’opera in uno dei consueti programmi del Gürzenich. In ogni caso, mi atterrò a
tutte le Sue decisioni.
FONTE: autografo, stampato in facsimile in GMB, 1924 dopo p. 308; lì indicato erroneamente come
«indirizzato a Fritz Steinbach». – Edizione: GMB, n. 311. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti.
– al Direttore, il signor Hofmann: Julius Hofmann (1840-1910), locatario e direttore del Kölner
Stadttheater nella Glockengasse, che fino al 1905 diresse anche il teatro dell’Opera costruito
sull’Habsburger Ring tra il 1898 e il 1902. Colonia aveva dunque due grandi teatri, che dapprima furono
denominati «Vereinigte Stadttheater», e dalla stagione 1906-1907, rispettivamente Opera e Teatro di
prosa, pur essendo gestiti insieme. – l’acustica di un teatro (peraltro non ancora testata): il nuovo teatro
dell’Opera fu inaugurato soltanto il 6 settembre 1902.

161

A Otto Neitzel
Vienna, 28 nov[embre] 1902

Gentilissimo signore!
La ringrazio di cuore per il Suo messaggio e accetto con piacere il Suo
benevolo tentativo di mediazione.
– Poiché vorrei evitare di fare di questa vicenda, per me assai sgradevole,
un’«affaire», confido ciecamente nella Sua delicatezza, persuaso che saprà
avvalersi nel modo più opportuno delle informazioni che ora Le darò con molta
franchezza. –
Quest’estate ho ricevuto dal Direttore Hofmann di Colonia un invito a dirigere
la mia III sinfonia in un concerto da tenersi in teatro, in programma il 19 di
novembre. Poiché, in generale, ritengo l’acustica dei teatri inadeguata per le
esecuzioni musicali, e all’epoca quella del Kölner Theater mi pareva
particolarmente problematica – essendo il teatro ancora in costruzione –, ho
esitato nel dare una risposta. – Soltanto quando il Dr. Wüllner si è rivolto a me
personalmente, e grazie al suo intervento mi è parso di ravvisare delle garanzie
che l’esecuzione avrebbe rispecchiato le mie intenzioni, ho dato il mio assenso e
discusso in un carteggio con il compianto tutti i dettagli del nostro progetto
comune.
Nelle lettere al [sic] Dir[ettore] Hofmann, come pure nei messaggi del Dr.
Wüllner, mi era stata preannunciata per settembre una visita del Direttore
Hofmann a Vienna, nella quale avremmo dovuto accordarci sui particolari.
Nel frattempo è sopraggiunta la morte del Dr. Wüllner, che ha tanto rattristato
tutti noi.
Dipendevo ormai unicamente dal Dir[ettore] Hofmann e attendevo la sua visita
a settembre; – egli però non è venuto e io non ho più avuto alcuna notizia in
merito. – Ho dunque dedotto che il progetto fosse stato abbandonato, anche
perché, durante le discussioni estive, era emerso il problema delle grosse
difficoltà che avrebbe comportato un’esecuzione della mia opera in un teatro. –
Ed è stato allora – quando ormai avevo del tutto abbandonato l’idea di Colonia
e dato la mia disponibilità qui –, solo allora (il 10 ottobre), che ho ricevuto una
lettera dalla Cancelleria del teatro – ma sottoscritta dal Dr. Hofmann – in cui mi
si diceva di «inviare immediatamente» le parti per l’orchestra, e che «era ormai
tempo di occuparsi della preparazione del coro».
Tanto il contenuto (che il Dir[ettore] Hofmann non sapesse che le parti di
un’opera da eseguire non vanno richieste all’autore bensì all’editore, mi pareva
impossibile) quanto il tono della lettera mi hanno infastidito, e mi è sembrato di
intuire che nella Cancelleria del teatro ci si volesse sbarazzare di un compito
sgradito. Di conseguenza, ho scritto una lettera al Dir. Hofmann in cui non
facevo mistero di questa mia impressione e gli proponevo di rinunciare alla mia
collaborazione e alla mia opera.
Così facendo, pensavo di assecondare nella maniera più discreta e sollecita i
desideri di laggiù, un’impressione ulteriormente confermata dalla risposta
inviatami a stretto giro dal Dir[ettore] H[ofmann] (datata 13 ottobre), in cui si
prendeva atto laconicamente della mia richiesta di essere sollevato dall’incarico.
– Né posso sorvolare sul particolare che il Dir. Hofmann, che era già in possesso
della mia rinuncia l’11 o il 12 ott[obre], ed era dunque ancora nelle condizioni di
assegnare la mia opera a un altro direttore d’orchestra o addirittura di inserirla
in un altro programma, ha atteso l’ultimo secondo per avvisarmi delle mutate
circostanze. Questi, i fatti fino a questo momento. –
Se giudicassi un altro direttore incapace di dirigere la mia opera, non farei
altro che denunciare una mia mancanza, e l’ipotesi di vietare l’esecuzione di
quest’opera è esclusa in partenza, perché non ne ho la facoltà dal punto di vista
legale.
Anche per me è stato un grande dispiacere dover rinunciare a un’esecuzione a
Colonia, e con il Kölner Orchester poi, che a Crefeld ha studiato così
approfonditamente la mia opera e l’ha suonata in modo splendido.
Accenno solo di sfuggita al fatto che ero disposto a collaborare gratuitamente,
a beneficio del fondo pensione.
E tuttora sarei pronto a dirigere in qualsiasi momento la mia opera a Colonia
–, al Gürzenich però, non in teatro.
Mi permetta di esprimerLe ancora una volta il mio più sentito ringraziamento
per il gentile invio dei ritagli di giornale, grazie ai quali ho appreso come stanno
le cose. Se ritiene opportuna la pubblicazione di queste righe, La prego di
procedere come meglio crede.
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

Intestazione: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, BSB, de La Grange
Sammlung, Ana 600.A, Unbekannt [«Sconosciuto»]. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione:
originale. – A Otto Neitzel: dalla Bayerische Staatsbibliothek e dal precedente proprietario, Henry-Louis
de La Grange, la lettera è contrassegnata con la dicitura «destinatario sconosciuto». Il fatto che Mahler
poco tempo prima avesse incontrato a Krefeld il critico musicale Otto Neitzel, di Colonia, in occasione
della prima della sua Terza Sinfonia; che a Colonia non avesse altri conoscenti; e che autorizzi il
destinatario della lettera alla «pubblicazione di queste righe», parlano a favore di Otto Neitzel, all’epoca
il critico musicale più influente di Colonia. – la morte del Dr. Wüllner: Franz Wüllner morì
all’improvviso il 7 settembre 1902, a settant’anni. – Gürzenich: salone da ballo eretto prima del 1450 e
battezzato con il nome del primo proprietario del terreno su cui venne edificato, fu impiegato come
grande magazzino per duecento anni; a partire dal 1820 fu nuovamente usato per feste e congressi e
ospitava la tradizionale sala da concerto di Colonia.

162

A Norbert Salter
s.l., s.d. [Vienna, inizio 1903]

Gentilissimo signore!
Nella mia posizione mi capita raramente di poter accettare un invito. Il mio
periodo di vacanza è assai limitato[,] e anche dei giorni che mi spettano mi
avvalgo con molta parsimonia, solo quando ritengo di potermi allontanare di qui
senza creare disagi. –
In linea di principio mi sento quindi soltanto di dirLe che, tempo e circostanze
permettendo, sono senz’altro disponibile a dirigere una delle mie opere. Come
compenso [una parola annerita] sono solito chiedere 1000 marchi in Germania e
1000 f. all’estero. –
Colgo l’occasione per chiederLe di aiutarmi a rimediare a un malinteso che si
è creato a Crefeld, all’epoca, quando mi ha presentato un signore americano, di
cui non conoscevo il nome e la professione (una persona di grande esperienza,
un uomo d’affari o qualcosa del genere). È quel tale sig[nor] Wolfsohn, che
viene dall’America.
Sono stato molto scortese perché l’ho scambiato per un cacciatore di autografi,
di quelli che mi assillano continuamente. – Se ne ha l’opportunità, La prego di
esprimergli tutto il mio rammarico e di assicurargli che sono a sua disposizione
in qualsiasi momento, con molto piacere.
Con i migliori saluti
il Suo devotissimo
[senza firma]

Due cartoncini intestati: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, BSB, Cgm.
8107, Salter n. 1. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: incerta; la formula «a Crefeld,
all’epoca» fa pensare che l’incontro debba essere avvenuto molto tempo prima dell’estate del 1902. –
sig[nor] Wolfsohn dall’America: Henry Wolfsohn (ca. 1842-1909), uno dei più importanti manager
musicali e agenti concertistici americani dell’inizio del XX secolo.

Per la stagione 1902-1903 Mahler si era prefisso una vera e propria infilata di
capolavori della letteratura operistica, e il carico di lavoro connesso per il
responsabile della direzione d’orchestra e dell’allestimento sarebbe stato
sufficiente per portare qualunque altro artista sull’orlo dello sfinimento: Zaide
di Mozart a inizio stagione (allestita da Mahler e diretta da Bruno Walter
nell’adattamento storicamente discutibile e purtroppo sfortunato di Robert
Hirschfeld), Les Huguenots di Meyerbeer e la Pique Dame di Čajkovskji entro la
fine dell’anno, e poi, con cadenza mensile, le grandi prove interpretative di
Mahler, ancor oggi ammirate: l’Euryanthe di Weber, Tristan und Isolde di
Wagner – prima collaborazione con Alfred Roller –, Louise di Charpentier e
Aida di Verdi. A Mahler riuscì inoltre quel che sembrava altamente improbabile:
senza trascurare i suoi doveri all’Opera (e senza declinare neanche un invito),
tutelò i propri interessi di compositore, salendo sempre più spesso sul podio di
orchestre straniere, in qualità di promotore delle proprie sinfonie. Diresse infatti
la Quarta a Wiesbaden, la Prima a Lemberg e la Seconda a Basilea. Lì
l’Allgemeiner Deutscher Musikverein avrebbe organizzato la successiva
Tonkünstlerversammlung, e a Richard Strauss era nuovamente riuscito di
inserire un’opera dell’amico nel programma del Festival.

163

A Richard Strauss
s.l., s.d. [primavera 1903]

Caro amico!
Le Sue notizie mi hanno lasciato a bocca aperta. La ringrazio di cuore per la
Sua amichevole premura. Credo davvero che Lei stia nuovamente cercando di
fare di me un compositore famoso. –
Ho già ricevuto la richiesta di inviare a Basilea, all’indirizzo indicato, la
partitura e tutte le parti per l’orchestra.
Ora, però, vorrei sapere qualcosa di più sui singoli aspetti dell’esecuzione. –
Organico dell’orchestra e del coro, tipologia e durata delle prove – e per quanto
riguarda il posto? (che cosa vuol dire: cattedrale? – non sarà mica una di quelle
chiese che rimbombano terribilmente?) ecc. ecc.? A chi mi posso rivolgere per
queste cose?
Ora dovrà nuovamente essere così gentile da prendersi cura di questo seccatore
(del resto, è stato Lei a tirarsi la zappa sui piedi). Molto cordialmente, di fretta
Suo Mahler

Ci sarà ancora tempo, fra tante altre cose, di far studiare al coro la mia sinfonia?
E chi se ne occuperà?

FONTE: autografo, collezione privata. – Edizione: Herta Blaukopf, «Ein neuentdeckter Brief von Mahler
an Strauss», in Nachrichten zur Mahler-Forschung, n. 14, ottobre 1984, p. 14. – Datazione: stabilita
sulla base dei contenuti. – Le Sue notizie: a proposito del fatto che la Seconda Sinfonia fosse stata accolta
per il Tonkünstlerfest di Basilea. – che cosa vuol dire: cattedrale?: ci si riferisce al duomo di Basilea.
Eretto nel 1019, cattedrale episcopale fino alla Riforma, e da allora principale parrocchia della comunità
evangelica riformata, è il simbolo della città.

164

A Hermann Suter
Vienna, 27 maggio 1903
Signor Kapellmeister
Hermann Suter
a Basilea
57, Leinenstrasse

Egregio collega!
La ringrazio di cuore per le Sue comunicazioni, che mi hanno particolarmente
rallegrato e rasserenato. – Una breve seduta di circa un’ora al pianoforte con il
coro mi sarà senz’altro più che sufficiente. – Giacché nelle ore serali della
scorsa settimana ho avuto la possibilità di provare l’ultimo pezzo della mia
sinfonia con il coro e l’accompagnamento dell’orchestra, la prova generale
dovrebbe svolgersi senza intoppi.
Per quanto riguarda gli archi [cancellato: contrabbassi], La prego gentilmente
di effettuare la divisione, [cancellato: in modo che nel punto in questione prima]
in modo che in presenza dell’indicazione «metà» comincino a suonare i primi
leggii, e gli altri (Tutti) entrino dopo. Quando c’è «divisi» [«getheilt»], faccia
per cortesia in modo che il musicista di destra e quello di sinistra suonino una
voce ciascuno – con [«]più divisi[»] si intende da musicista a musicista – non da
leggio a leggio.
Per il «grande appello[»,] di solito è difficile ottenere che gli strumenti a fiato
siano collocati «dietro le quinte» in punti diversi. – Che effetto farà in chiesa?
Penso che una cosa di questo genere si dovrebbe poter realizzare in modo molto
suggestivo, non crede? In ogni caso, in un qualche momento di pausa, vorrei
avere a disposizione una prova preliminare con i suddetti strumenti aggiuntivi,
per evitare poi lunghe sessioni con l’orchestra al completo, che portano via
molto tempo. – Questo punto è molto complesso per quanto riguarda il ritmo e
l’«andare insieme». E l’effetto sonoro desiderato si ottiene solo dopo molti
tentativi.
Se, come si era stabilito all’inizio, le prove per me si terranno il 9, 10 e 11
giugno, penso di arrivare a Basilea la sera dell’8. Potrebbe, caro collega,
consigliarmi un hotel gradevole, in cui sia garantita soprattutto la quiete
notturna?
In quel periodo di solito c’è parecchio rumore, e mia moglie, che sarà con me,
ha un estremo bisogno di riposo dopo un inverno [due parole annerite] molto
difficile, e io – come tutti noi musicanti – sono «nervoso».
Accolga nuovamente i saluti e i ringraziamenti del Suo
devotissimo
Gustav Mahler

Intestazione (cancellata): «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, collezione
privata, Svizzera; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Suter 1/23. – Edizione: presunta prima edizione.
– Datazione: originale. – un hotel gradevole: i Mahler soggiornarono al Grand Hotel Les trois Rois.

165

A Julius Buths
Vienna, 12 settembre 1903

Stimatissimo signore e amico!


Vuole dunque rischiare con la IV?
Con questa cenerentola perseguitata alla quale finora ha arriso ben poca
fortuna? Sono molto felice che l’opera Le piaccia, e posso solo augurarmi che
un pubblico educato da Lei condivida la Sua sensibilità e le Sue convinzioni. In
generale, ho sperimentato che questo genere di umorismo (da non confondere
con il motto di spirito e l’allegria) spesso non viene compreso nemmeno dai
migliori.
Colgo l’occasione per annunciarLe – ed è il primo a saperlo – che la mia V
andrà presto in stampa (non appena avrò trovato un editore).
La ringrazio di cuore per tutto ciò che sta facendo per me
il Suo devotissimo
Mahler

La Pregi potrebbe senz’altro essere molto adatta[,] La ringrazio di cuore anche


per questa scelta così gentile e accurata.
Apro nuovamente la busta per segnalarLe che nel primo movimento ho
introdotto delle modifiche alla strumentazione, piccole ma molto importanti.
Forse la cosa migliore sarebbe che Lei mi mandasse la Sua partitura, in modo
da inserirle direttamente.
FONTE: GMB. – Edizione: ivi, n. 319. – Datazione: secondo GMB. – da non confondere con il motto di
spirito e l’allegria: allusione all’espressione «Nun eilt herbei, Witz, heitre Laune» nell’aria di Frau Fluth
in Die lustigen Weiber von Windsor di Otto Nicolai. – avrò trovato un editore: la Quinta Sinfonia uscì per
il Peters Verlag di Lipsia. – La Pregi potrebbe … essere molto adatta: Marcella Pregi (1866-1958) aveva
cantato la parte del contralto nella Seconda Sinfonia di Mahler in occasione della prima viennese del
1899; il fatto che Mahler l’abbia accettata come soprano solista nella Quarta, nonostante fosse un
contralto, è inusuale.

166

A Vasilij Il’ič Safonov


Vienna, il 6 ottobre 1903

Vostra Signoria Illustrissima!


Per quanto io apprezzi l’onore riservatomi[,] di dirigere un concerto della
Società Musicale Imperiale Russa, e desideri porgere il più cortese
ringraziamento, mi vedo costretto, pur con profondo rammarico, a rifiutare il
pregiatissimo invito, poiché per la stagione a venire ho già contratto alcuni
impegni che, uniti ai miei obblighi di servizio, non mi lasciano altro tempo a
disposizione.
Con l’espressione della più alta stima
il Suo
devotissimo
Mahler

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, copia: IGMG, Gustav
Mahler Archiv, Safonov 1/918. – Edizione: in traduzione russa in: Gustav Mahler, Письма [Lettere]
1875-1911, trad. e cura di Inna Barssova, San Pietroburgo 2006, n. 435. – Datazione: originale.

Con l’inizio della stagione 1903-1904 gli inviti a Mahler si moltiplicano, e


riguardano quasi tutti esecuzioni della Terza Sinfonia. Dal dicembre 1903 al
dicembre 1905 Mahler intraprende almeno dodici viaggi per dirigere le proprie
opere; in un solo caso, invece, si reca ad ascoltare una propria composizione: a
Berlino, dove il giovane Kapellmeister Oscar Fried – dieci anni dopo la prima
assoluta diretta da Mahler – ha inserito la Seconda Sinfonia nel programma
dell’Orchestra Filarmonica. Per la prima volta Mahler parte alla volta di
Amsterdam, dove è stato invitato dal giovane direttore del Concertgebouw-
Orchester, testimone del successo trionfale della Terza Sinfonia a Krefeld.
167

A Willem Mengelberg
s.l., s.d. [Vienna, metà ottobre 1903]

Egregio collega!
Accetto con piacere la Sua ospitalità, anche perché, a dire il vero, negli hotel
mi trovo molto male per via della scarsa quiete notturna. Mia moglie non verrà.
Voglia comunque gradire i nostri più sentiti ringraziamenti per la Sua
amichevole offerta. Arriverò ad Amsterdam lunedì sera, alle 8 e 31.
I miei più cordiali saluti e un arrivederci!
Mahler

Cartoncino intestato: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, Stichting Het
Willem Mengelberg Archief Den Haag, Nederlands Muziek Instituut (in seguito: SWMA); copia: IGMG,
Gustav Mahler Archiv, Mengelberg 1/333. – Edizione: Eduard Reeser, Gustav Mahler und Holland.
Briefe, Bibliothek der Internationalen Gustav Mahler Gesellschaft, Wien 1980 (in seguito: GMH), n. 2. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti.

168

A Willem Mengelberg
s.l., s.d. [Vienna, 30 o 31 ottobre 1903]

Caro e degno amico!


Qui accluse, come promesso, una sessantina di parti «approntate» da noi.
Colgo intanto l’occasione per dirLe nuovamente quanto mi abbiano fatto bene i
bei giorni trascorsi in compagnia Sua e della Sua cara moglie. Ho la sensazione
che Amsterdam, per me, sia diventata una nuova patria, grazie alle Sue
amichevoli premure, e alla sua profondissima sensibilità artistica. Ancora una
volta il mio più sentito e sincero ringraziamento per tutto.
Il Suo eternamente obbligato
Gustav Mahler

Porti i miei saluti a Diepenbrock, al quale mi sono tanto affezionato. Alla prima
occasione risponderò alla Sua cara lettera, che ho trovato nel mio bagaglio solo
dopo essere rientrato a Vienna.
Cartoncino intestato: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, SWMA, Den Haag;
copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Mengelberg 2/334. – Edizione: Reeser, GMH, n. 3. – Datazione:
timbro postale con la data di arrivo: «1.XI.1903». – i bei giorni: Mahler si trattenne ad Amsterdam dal 18
al 26 ottobre 1903 e vi diresse la Terza Sinfonia, il 22 e 23, e la Prima, il 25. – Diepenbrock: Alphons
Diepenbrock (1862-1921) era un filologo classico di formazione e dal 1895 risiedeva ad Amsterdam,
dove impartiva lezioni private di latino e greco. Completamente autodidatta come compositore, acquisì
notorietà soprattutto con musica vocale e composizioni ecclesiastiche, diventando il compositore
olandese di riferimento dopo la prima esecuzione del suo Te deum (1902).

All’inizio del XX secolo, la «provincia» tedesca non era da meno delle grandi
città quanto ad ambizione in fatto di novità, audacia e apertura nella vita
musicale. Soprattutto nella parte occidentale del Reich, grazie all’operato di
direttori d’orchestra e intendenti competenti e amanti del rischio, si erano
sviluppati centri musicali considerevoli, che contribuirono in maniera
significativa all’affermazione dei due opposti Strauss e Mahler. Quest’ultimo
poté quindi beneficiare di inviti a Mainz e Darmstadt, a Mannheim, nella
cittadina universitaria di Heidelberg, spiccatamente musicale, e infine a Colonia
e a Düsseldorf.

169

A Willibald Kähler
attualmente a Maiernigg am Wörthersee, s.d. [estate 1903]

Gentilissimo signore!
In risposta alla Sua cortese lettera, Le comunico che, a fronte delle ragioni da
Lei addotte, e poiché è per me motivo di imbarazzo discutere di questioni
economiche, accetto la somma di 500 m[archi] da Lei offertami.
Onde evitare che ciò costituisca un precedente, La prego tuttavia molto
cordialmente di considerare tale somma un semplice rimborso per le spese di
viaggio e di soggiorno, e resto in attesa di indicazioni più precise circa i tempi,
la sede delle prove e l’assegnazione della parte del contralto solista.
Se ho ben compreso, troverò gli stessi artisti in entrambe le città; non soltanto
per quanto concerne i membri dell’orchestra, bensì anche per i coristi e i
cantanti solisti.
La preparazione dell’orchestra è certamente in ottime mani, quindi nella prova
destinata a me troverò tutto già predisposto fin nei minimi dettagli.
Con i migliori auguri
devotissimo
Mahler

FONTE: autografo, JNUL, Gustav Mahler Archiv; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Kähler W. 1/1210.
– Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: l’indicazione «attualmente a Maiernigg am
Wörthersee» farebbe pensare ai mesi di luglio/agosto del 1903. – in entrambe le città: Willibald Kähler,
Hofkapellmeister a Mannheim, si era ufficialmente assicurato la collaborazione delle forze musicali di
Heidelberg in vista della grande impresa costituita dall’esecuzione della Terza Sinfonia, e poteva quindi
offrire a Mahler l’opportunità di eseguirla in entrambe le città. – L’indirizzo è posto sotto la firma, in
calce alla lettera.

170

A Philipp Wolfrum
s.l., s.d. [Vienna, ottobre/novembre 1903]

Egregio collega!
La Sua bella lettera mi ha molto invogliato a venire a Heidelberg (cioè, da Lei)
[,] e La prego dunque di contare su di me. –
Una scorsa a una comunicazione ricevuta da Mannheim mi dice tuttavia che
non riusciremo a portare a termine il nostro progetto agganciandoci alla serata
di Francoforte.
A Mannheim mi lasciano solo la scelta fra il 2 febbraio e il 15 marzo. Dal
momento che adesso sono ancora libero di decidere, rinuncio del tutto a
Francoforte, e poiché i Suoi concerti finiscono alla fine di febbraio, la nostra
tabella di marcia obbligata prevede che io scelga il 2 febbraio a Mannheim e che
venga a Heidelberg subito prima o subito dopo.
Giacché entrambe le Sue orchestre [aggiunta: per entrambi i luoghi] saranno
riunite (e premesso anche che saranno a mia disposizione per le prove), Le
propongo di scegliere lo stesso programma per entrambe le città. – Che ne
direbbe, tanto per essere spudorati, di piazzare subito la 3a, che riempie l’intera
serata? Servirebbero però un coro femminile e un coro di bambini, che immagino
si possano trovare facilmente in entrambe le città (a meno che anche i coristi
non si possano spostare). Lei sarà così gentile da prepararmi il terreno e io terrò
ancora 2-3 prove, che mi basteranno di sicuro. Con questo avremo fatto il
massimo per l’«avvio», dopodiché avrà Lei campo libero. Finora con
quest’opera (contro tutte le aspettative) ho avuto le esperienze migliori, e credo
che anche Lei ci si troverà benissimo. La moglie del Consigliere segreto la
manderò giù, se il resto della cena è digeribile.
Abbia la gentilezza di mettersi in contatto con quelli di Mannheim, ai quali
scriverò molto brevemente, rimandandoli a Lei per tutto.
La ringrazio di cuore per tutto ciò che sta facendo per me
il Suo devotissimo
Mahler

FONTE: autografo; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Wolfrum Ph. 2/1103. – Edizione: presunta prima
edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; l’esecuzione della Terza Sinfonia a Francoforte
ebbe luogo il 2 dicembre 1903. – La moglie del Consigliere segreto: non individuato, probabilmente una
sostenitrice della vita musicale cittadina.

171

A Philipp Wolfrum
s.l., s.d. [Vienna, 9 gennaio 1904]

Signor Direttore musicale


Ph. Wolfrum
Compositore
a
Heidelberg

Molte grazie, illustre collega,


per le notizie promettenti. La sig.na Weber di Francoforte era priva di poesia e
scialba. Chiunque altro sarebbe meglio. Le campane di Francoforte
appartengono al teatro di Vienna; le ho lasciate lì solo nel caso in cui Lei
dovesse averne bisogno.
Lei sembra tuttavia già ottimamente equipaggiato.
L’altezza del suono deve essere all’incirca questa! non un’ottava sotto.
Decida Lei stesso. Un’ultima richiesta. Ho lasciato a Francoforte, da
Rottenberg, una copia della partitura con le correzioni, in cui si trovano molte
modifiche alla strumentazione, piccole ma importanti. Non vorrebbe farsela
mandare, riportando possibilmente le correzioni nelle Sue parti?
Con i più cordiali saluti, in attesa delle preannunciate comunicazioni, il Suo
devotissimo
Mahler

Cartoncino intestato: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo; copia: IGMG,
Gustav Mahler Archiv, Wolfrum Ph. 1/1102. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: timbro
postale sulla busta allegata. – la sig.na Weber di Francoforte: Klara Weber (1865-1919), mezzosoprano,
assunta all’Opera di Francoforte dal 1887 al 1916. – da Rottenberg: Ludwig Rottenberg (1864-1932),
direttore d’orchestra originario di Czernowitz che nel 1892, dopo la morte di Otto Dessoff, era divenuto
primo Kapellmeister dello Stadttheater di Francoforte.

172

A Ottokar Wöber
s.l., s.d. [Vienna, 23 febbraio 1904]

Signor Capellmeister
Ottokar Wöber
a
Szegedin
Berlini Körut 8

Caro signor Wöber!


Ricevere le Sue cortesi righe è stato un grande piacere. Ancor più grande,
tuttavia, è forse il mio stupore per l’accoglienza riservata alla mia opera. Deve
aver fatto un vero miracolo per riuscire a far comprendere così bene questo
monstrum a un pubblico certamente ancora poco avvezzo alla musica moderna.
Voglia gradire nuovamente il più sentito ringraziamento e i più cordiali saluti
del Suo
Gustav Mahler
Cartoncino. – FONTE: autografo; BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Wöber, Ottokar. – Edizione:
presunta prima edizione. – Datazione: timbro postale sulla busta allegata. – monstrum: la Terza Sinfonia,
che Wöber eseguì il 7 febbraio 1904 a Seghedino.

Nonostante si fossero formati in posti diversi, i fratelli Emil e Fritz Steinbach,


originari di una famiglia di musicisti del Baden, finirono per diventare entrambi
direttori d’orchestra. Emil, il maggiore, dopo aver fatto tappa a Mannheim,
Amburgo e Darmstadt, giunse a Mainz, dove ricoprì per trent’anni, dal 1877 al
1909, il ruolo di Kapellmeister cittadino, garantendo alla vita musicale un alto
livello e un profilo artistico ben definito (fortemente orientato su Richard
Wagner). Fritz Steinbach diresse invece per diciassette anni la Hofkapelle di
Meiningen, come successore di Hans von Bülow, prima di essere chiamato a
Colonia in qualità di direttore delle iniziative musicali e del conservatorio, e
dunque anche dei Gürzenich-Konzerte, di lunga tradizione, al posto di Franz
Wüllner, scomparso da poco. Dopo aver accettato l’invito di Emil Steinbach a
dirigere la Quarta Sinfonia a Mainz, era scontato per Mahler accogliere anche
quello di Fritz Steinbach a Colonia, dove qualche giorno dopo recuperò
l’esecuzione della Terza Sinfonia annullata un anno e mezzo prima. In
quell’occasione Fritz Steinbach dovette rivolgere a Mahler anche l’invito ad
affidare la sua ultima opera, la Quinta Sinfonia, all’orchestra di Colonia per la
prima assoluta.

173

A Fritz Steinbach
s.l., s.d. [Vienna, febbraio 1904]

Illustre collega!
È stato un vero piacere oggi ricevere il Suo messaggio. – Mercoledì 23 marzo
dirigerò la mia IV [aggiunto: a Mainz] e potrei quindi agevolmente essere a Sua
disposizione a partire da giovedì. Se fosse ancora possibile sfruttare la giornata
per una prova lunga, Le sarei davvero molto obbligato, giacché il fatto che dai
tempi della prima assoluta con il Kölner Orchester siano ormai trascorsi 2 interi
anni, e che molti di coloro che allora facevano parte della Sua orchestra abbiano
nel frattempo lasciato il loro incarico a Colonia, mi dà qualche preoccupazione.
– La prova generale è aperta al pubblico? Anche questo sarebbe naturalmente da
tenere in considerazione. –
Com’è la situazione con le «campane» del 5º movimento? Se lo desidera, Le
metto a disposizione le nostre, che si sono dimostrate buone; La prego, nel caso,
di avvisarmi con un telegramma, in modo che possa farglieLe spedire subito. –
L’a solo del trombone è molto difficile e dev’essere studiato molto
diligentemente dal musicista incaricato già prima delle prove. Al posto del
flicorno[,] se ci fossero difficoltà a procurarlo, Le propongo un buon
trombettiere.
In tutta fretta, con i più cordiali saluti Suo devotissimo
Mahler

Cartoncino. – FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Steinbach, Fritz. – Edizione:
presunta prima edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – della prima assoluta con il
Kölner Orchester: nella prima assoluta del 9 giugno 1902 il Gürzenich-Orchester di Colonia aveva
rafforzato quantitativamente e qualitativamente la Crefelder Städtische Capelle. – L’a solo del trombone:
nel primo movimento della Terza Sinfonia, dal numero 33. – Al posto del flicorno: il trio del terzo
movimento («Comodo. Scherzando») è dominato da un prolungato a solo di una cornetta da postiglione.

174

A Fritz Steinbach
s.l., s.d. [Vienna, metà marzo 1904]

urgentissimo

Egregio collega!
Sarebbe magnifico se La incontrassi a Mainz. Per oggi mi conceda un’ultima
richiesta: di organizzare per [cancellato: martedì] giovedì (il giorno del mio
arrivo a Colonia) una prova individuale con il i trombone e con la 1a tromba;
chiedo gentilmente che a quest’ultimo strumentista venga data la parte del
flicorno del 3º movimento, in modo che cominci a prendere confidenza, poiché
vorrei in ogni caso che l’a solo lo facesse lui. All’epoca, a Crefeld, il flicornista
non ha fatto molto bene la sua parte. La 1a tromba dovrebbe poi fare pausa nel
2º, 4º e 5º movimento (per non affaticarsi troppo), e al suo posto dovrebbe
entrare la tromba aggiuntiva; nel caso in cui questi non fosse molto sicuro,
dovrebbe subentrare la 2a tromba. – Giovedì terrei molto anche ad avere una
prova individuale con il contralto.
Il Suo devotissimo
Mahler

Cartoncino. – FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Steinbach, Fritz. – Edizione:
presunta prima edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – con il contralto: la parte del
contralto solista la cantò Marie Hertzer-Deppe.

Entro la fine dell’anno l’«egregio collega» Willem Mengelberg era diventato un


«carissimo amico». Mahler avvertì il profondo rispetto sul piano umano e le
cure professionali che il responsabile del Concertgebouw-Orchester tributava a
lui e alla sua opera come qualcosa di molto insolito e piacevole, al punto che
Amsterdam, la prima città estera che grazie a Mengelberg sarebbe diventata un
luogo di riferimento per i cultori di Mahler, gli parve presto una «seconda
patria». Dopo le première della Terza e della Prima Sinfonia dell’anno
precedente, nel 1904 Mahler – subito dopo la prima assoluta della Quinta a
Colonia – fece ascoltare ai «suoi» cari cittadini di Amsterdam la Quarta e la
Seconda. A Colonia riportò un successo di proporzioni inattese, data la difficoltà
dell’opera. «Sembra che l’Adagietto e il Rondò abbiano sfondato» raccontò lui
stesso ad Alma, che ancora una volta non lo aveva accompagnato, e nelle parole
di Bruno Walter «la Sinfonia ebbe un’accoglienza entusiastica, indicativa del
crescente e diffuso riconoscimento di cui godeva il compositore».

175

A Willem Mengelberg
s.l., s.d. [Maiernigg, 27 luglio 1904]

Carissimo amico!
La IV dura 45. [sic] minuti
La V circa 1 ora e 1/4.
La II 1 ora e 1/2.
Nel caso volesse fare la V, dovrebbe rivolgersi immediatamente al Peters
Verlag di Lipsia, in modo che mi si autorizzi a portare con me le parti
dell’orchestra (per il momento sono disponibili solo le copie manoscritte) – da
Colonia ad Amsterdam. –
Resto dunque in attesa della Sua lettera e invio a Lei e alla Sua cara moglie i
miei più cordiali saluti
il Suo vecchio
Mahler

I miei omaggi al signore e alla signora Boissevain.

Cartoncino. – FONTE: autografo, SWMA; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Mengelberg 6/338. –
Edizione: Reeser, GMH, n. 7. – Datazione: timbro postale con la data di arrivo sulla busta allegata:
«29.VII.1904». – al signore e alla signora Boissevain: E.H. Boissevain (1842-1927), caporedattore e
direttore dell’Algemeen Handelsblad, era nel consiglio direttivo del Concertgebouw dal 1903.

176

A Fritz Steinbach
s.l., s.d. [Vienna, inizio ottobre 1904]

Illustre amico!
Approfitto della Sua gentilezza, pregandoLa di prenotarmi una stanza
tranquilla (preferibilmente all’ultimo piano) con 2 letti al Domhotel.
Mia moglie, a dire il vero, arriverà soltanto per la prova generale; io non
vorrei però dover cambiare stanza. – Immagino che mi manderà un biglietto per
dirmi dove La posso trovare alle 6. Forse al Conservatorio? Sarebbe molto
piacevole andare poi insieme a teatro.
I singoli movimenti hanno i titoli seguenti:

Parte I
n. 1 Marcia funebre
n. 2. Tempestosamente mosso. Con la massima veemenza
Parte II
n. 3. Scherzo
Parte III
n. 4. Adagietto
n. 5. Rondo-Finale
Infine, Le chiedo ancora di riservarmi gentilmente 3 buoni posti (vale a dire,
quelli dove si sente bene) per il concerto.
Potrebbero anche presentarsi alcune persone interessate venute da fuori, che
vanno senz’altro accontentate. Per esempio, si sono annunciati il mio editore
con la moglie, il Kapellmeister Fiedler da Amburgo ecc. Dato il limitato numero
di posti disponibili, sono un po’ preoccupato per questi outsider. Spero che non
abbiano fatto un viaggio a vuoto.
I più cordiali saluti a Lei e alla Sua gentile consorte dal Suo
devotissimo
Mahler

FONTE: autografo, Library of Congress, Washington, Music Department; copia: IGMG, Gustav Mahler
Archiv, Steinbach F. 1/237. – Edizione: Fritz Steinbach, in GMUB, n. 5. – Datazione: stabilita sulla base
dei contenuti. – Mia moglie … arriverà soltanto per la prova generale: Alma Mahler non andò a
Colonia. – il mio editore: Henri Hinrichsen (1868-1942), proprietario della casa editrice C.F. Peters di
Lipsia. – il Kapellmeister Fiedler: Max Fiedler (1859-1939), noto a Mahler fin dai tempi di Amburgo.
Fiedler insegnò al Conservatorio di Amburgo dal 1882 al 1908, e dal 1904 diresse i Concerti filarmonici;
accogliendo il suo invito, il 13 marzo 1905 Mahler eseguì per la prima volta la sua Quinta Sinfonia ad
Amburgo.

177

A Willem Mengelberg
s.l., s.d. [Colonia, 18 ottobre 1904]

Mio caro amico!


Ho ricevuto entrambe le Sue lettere! Rispondo molto brevemente –, sono
affannatissimo. – Stasera verrà eseguita la mia V!
I.: il programma! La prego, caro amico, facciamo come l’altra volta!
Domenica, dopo la mia IV Sinfonia, diriga Lei qualche pezzo, qualcosa che non
Le costi alcuna fatica, e soprattutto che non mi porti via del tempo per le prove.
2. Al pomeriggio devo avere una prova in più per il grande appello (per
verificare l’effetto a distanza; mi servono le 4 trombe e i 4 corni [+] il timpano
dietro le quinte[,] e all’interno dell’orchestra il 1º flauto e il piccolo[)].
3. Se possibile, ancora domani sera (mercoledì) o al più presto, in uno dei
giorni successivi, una prova con le due cantanti, in modo che possano poi
partecipare alla prova del coro.
4) Domani (mercoledì) parto di qui alle 2.28 e arrivo ad Amsterdam alle 6 e
31.
5.) Devo davvero arrecare di nuovo tanto disturbo alla Sua cara moglie?
Penso che potrei tranquillamente andare in un hotel (se mi fa la cortesia di
trovarmi una stanza silenziosa) – in quale lo deciderà Lei, e potremo poi passare
insieme tutto il tempo possibile. Non sarebbe la soluzione migliore?
6. Le campane le ho già spedite 2 settimane fa, e dovrebbero arrivare tra pochi
giorni.
Arrivederci a domani
Il Suo vecchio
Mahler

N.B. ad 5 – È davvero solo per riguardo nei confronti di Sua moglie che vorrei
andare in albergo – perché lo scorso anno, da Lei, mi sono sentito accolto come
un fratello.

Scritta su carta intestata del Dom Hotel di Colonia. – FONTE: autografo, SWMA, Den Haag; copia: IGMG,
Gustav Mahler Archiv, Mengelberg 11/343. – Edizione: Reeser, GMH, n. 12. – Datazione: stabilita sulla
base dei contenuti. – dopo la mia IV Sinfonia … diriga Lei qualche pezzo: non accadde; dopo l’intervallo
Mahler diresse la sua Quarta Sinfonia una seconda volta. – con le due cantanti: Alida Oldenboom-
Lütkemann, soprano, e Martha Stapelfeld, contralto.

Al termine del 1904, un anno ricco di avvenimenti e di successi finalmente


incondizionati per il compositore Mahler, ci fu la prima viennese della Terza
Sinfonia (14 dicembre). La Gesellschaft der Musikfreunde si era assicurata
l’orchestra dell’Opera di Corte, il coro femminile del Wiener Singverein, il coro
dei bambini del Löwenberg’sches Konvikt, il contralto Hermine Kittel e Gustav
Mahler come direttore d’orchestra, per presentare finalmente anche a Vienna
l’opera già festeggiata altrove. L’interesse era talmente grande che non bastò
aprire al pubblico la prova generale, ma si dovette anche fissare una replica a
otto giorni di distanza dalla prima. Tra gli spettatori, Arnold Schönberg: un
Saulo convertitosi in Paolo per effetto dell’esecuzione, come riconobbe in
seguito. Mahler, ben disposto verso tutte le proposte innovative, in primavera
aveva già dato la propria disponibilità a ricoprire la carica di presidente onorario
della Vereinigung schaffender Tonkünstler («Unione dei musicisti creativi»),
fondata da Schönberg e Alexander von Zemlinsky al fine di «allestire a Vienna
un centro di riferimento permanente per i cultori della musica contemporanea» e
«tenere costantemente informato il pubblico sull’attuale produzione in ambito
musicale», come recitava lo statuto – obiettivi con cui Mahler si trovava
personalmente in profonda sintonia, e per i quali egli si mise a disposizione sia
come direttore d’orchestra, sia come sostenitore dell’iniziativa presso il
banchiere Rothschild.

178

Ad Arnold Schönberg
s.l., s.d. [Vienna, 13 dicembre 1904]

Caro Schönberg!
Grazie di cuore per le Sue righe così gentili, che mi hanno fatto molto piacere.
– Ha già un posto per domani sera? Se così non fosse, nel corso della mattinata
passi nel mio ufficio a ritirare il biglietto che Le ho tenuto da parte. –
Nel caso non venga ritirato entro le 12, ne disporrò altrimenti.
Molto cordialmente
Suo
M.

FONTE: autografo, Library of Congress, Washington, Music Department, Arnold Schoenberg Collection;
copia: Arnold Schönberg Center, Wien. – Edizione: Stephen E. Hefling, «Gustav Mahler und Arnold
Schönberg», in GMUB, n. 1. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; la prima esecuzione viennese
della Terza Sinfonia di Mahler ebbe luogo il 14 dicembre 1904.

Tra le quattordici esecuzioni di opere mahleriane – un numero di per sé


ragguardevole – tenutesi nelle sale da concerto europee nel 1905, comprese
Budapest, Londra e Trieste, svettano due eventi in particolare: i due concerti
diretti da Mahler a maggio, nell’ambito del primo Elsaß-Lothringisches
Musikfest a Strasburgo (il primo con la sua Quinta Sinfonia e il secondo con la
Nona di Beethoven), e la sua partecipazione al Musikfest dell’Allgemeiner
Deutscher Musikverein, che si svolse a Graz poco tempo dopo. In
quell’occasione Mahler si presentò con un programma di soli Lieder per
orchestra. A salire sul podio, in ogni caso, non era sempre il compositore; le
esecuzioni di sue opere dirette da giovani e ambiziosi Kapellmeister
diventavano sempre più numerose. Willem Mengelberg, di Amsterdam, aveva
ora dei concorrenti: Kálmán Feld a Budapest, Oscar Fried a Berlino.

179

A Kálmán Feld
s.l., s.d. [Vienna, marzo/aprile 1905]

Gentilissimo collega!
Le restituisco la partitura, qui acclusa. Ho inserito tutte le mie osservazioni e
modifiche in rosso, e ora un copista intelligente dovrebbe trasferire
accuratamente questi segni nelle parti per l’orchestra. Le assicuro peraltro che
queste annotazioni sono della massima importanza ai fini dell’esecuzione, e le
consiglierei di non farsi distogliere da alcuna difficoltà e di esigere dai musicisti
il rispetto di ogni singolo segno. Se non li osservassero, l’esecuzione non solo ne
patirebbe ma risulterebbe in questo caso del tutto impossibile, e non darebbe né
soddisfazione a Lei né prestigio a me.
Voglia gradire il più sentito grazie per il Suo gentile interessamento, e mi
rallegri di tanto in tanto con un breve aggiornamento sugli sviluppi.
Con i più cordiali saluti (in tutta fretta)
il Suo devotissimo
Mahler

Cartoncino intestato: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, BNB, SMs, Fond
14/56; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Feld 2/970. – Edizione: Roman, op. cit., p. 176. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. Kálmán Feld diresse la prima esecuzione della Terza
Sinfonia di Mahler a Budapest il 14 aprile 1905.

180

A Kálmán Feld
s.l., s.d. [Vienna, metà aprile 1905]

Urgente!
Egregio collega!
Grazie di cuore per le Sue righe così gentili. Contro gli articoli di giornale
sono ben attrezzato; se la mia opera ha saputo conquistarsi l’affetto del
musicista, rinuncio al riconoscimento del giornalista.
Le porgo nuovamente il mio più sentito grazie
il Suo devotissimo
Mahler

Cartoncino. – FONTE: autografo, BNB, SMs, Fond 14/57; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Feld
1/969. – Edizione: Roman, op. cit., p. 179. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti.

181

A Kálmán Feld
s.l., s.d. [Vienna, metà aprile 1905]

Egregio collega!
Mi tocca spedirLe un secondo biglietto. Nel frattempo infatti ho letto le
recensioni che mi ha mandato e devo ritirare il mio duro giudizio sui Suoi
critici. [cancellato: Perché] Come mai me ne ha parlato in termini così severi?
Io penso che i Suoi recensori si siano comportati in maniera eccellente, e non
potrei che augurarmi di incontrare più spesso una sensibilità tanto partecipe.
Alla luce di tutto questo, però, l’esecuzione deve essere stata grandiosa!
Grazie ancora da parte mia, dunque.
Il Suo devotissimo
Mahler

Posso pregarLa di esprimere il mio più cordiale ringraziamento a quei signori,


che non conosco personalmente?

Cartoncino. – FONTE: autografo, BNB, SMs, Fond 14/58; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Feld
3/971. – Edizione: Roman, op. cit., p. 180. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti.

182

A Oscar Fried
s.l., s.d. [Strasburgo, post 13 maggio 1905]

Mio caro signor Fried!


Sono immensamente lieto che Lei mi comprenda così bene. – Se posso, verrò
certamente a Berlino. Qui dirigo (il 21 di questo mese) la mia V. E non saprei se
consigliarLe di venire. – In questi casi bisogna lasciar correre le cose e dirigere
senza andare troppo per il sottile. Alle persone «come noi» dà molto fastidio
dover rinunciare a sviscerare i dettagli. I maestri di oggi invece lo chiamano
«essere generosi»! Quindi – se se la sente di venire, mi mandi un cenno, per
cortesia, in modo da farLe prenotare per tempo una stanza e un posto a sedere.
(La sala non è grandissima e, a quanto pare, sarà strapiena). –
Con i più cordiali saluti e ringraziamenti del Suo
devotissimo
Mahler

Scritta su carta intestata del «Grand Hôtel de la Ville de Paris», Strasburgo. – FONTE: autografo, Pierpont
Morgan Library New York (in seguito: PML). – Edizione: Rudolf Stephan, «Gustav Mahler und Oskar
Fried», in GMUB, n. 2. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – verrò certamente a Berlino:
Fried diresse la Seconda Sinfonia di Mahler in sua presenza, a Berlino, l’8 novembre 1905.

* In tedesco: «Vergelt’ Gott» («Che Dio te ne renda merito»), formula di ringraziamento molto diffusa
in Austria e nel Sud della Germania, alla quale si risponde in genere: «Segne es Gott!» («Che Dio ti
benedica!»). [N.d.T.]
Dispiegamento di forze e perdita di potere
Vienna 1904-1907

Nel periodo compreso tra il 1904 e il 1907, l’ultima fase della permanenza di
Mahler a Vienna, la sua attività si colloca in un quadro sensibilmente diverso
sotto vari aspetti. L’idea di limitarsi a preservare e consolidare i risultati già
raggiunti gli era estranea; l’artista teatrale partiva continuamente verso nuovi
lidi. Dopo aver creato un ensemble di cantanti-attori e aver trovato in Alfred
Roller e Bruno Walter degli interlocutori sensibili, in sintonia con lui, e dunque
congeniali, recuperò il concetto di «rappresentazione ideale» – realizzato nel XIX
secolo soprattutto da Richard Wagner a Bayreuth – e lo arricchì allestendo cicli
preparati secondo i criteri dei festival, facendone il principio ispiratore dei suoi
ultimi anni a Vienna. Mahler si accinse a rinnovare il teatro d’opera anche dal
punto di vista scenico, seguendo il canone della semplificazione di tutti i mezzi,
poi realizzato materialmente grazie alle scenografie stilizzate e ridotte agli
elementi simbolici di Alfred Roller.
Nei nuovi allestimenti di quegli anni Mahler e Roller tentarono delle nuove,
radicali, interpretazioni delle grandi creazioni operistiche di Gluck (Iphigenie in
Aulis), Beethoven (Fidelio) e Wagner (dopo il Tristan fu ora la volta del
Nibelungenring), destinate a costituire un ciclo di tragedie musicali. Inoltre, i
festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario della nascita di Mozart
diedero loro l’occasione di tirare le somme sulle proprie doti artistiche portando
in scena un ciclo di cinque grandi opere mozartiane: Die Entführung aus dem
Serail, Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte e Die Zauberflöte. Die
Rose vom Liebesgarten di Pfitzner, Salome di Richard Strauss, Der Moloch di
Max von Schillings e Pélleas et Mélisande di Debussy dovevano costituire la
controparte moderna. Tuttavia la trasposizione musicale della tragedia di Oscar
Wilde non riuscì a imporsi nella corte cattolica viennese e fu stroncata dal
verdetto del censore regio, mentre la tragedia musicale protoimpressionistica di
Schillings, basata su un frammento di Hebbel, e il capolavoro
dell’impressionista Debussy, dovettero soccombere a causa delle tensioni dovute
all’imminente abbandono di Vienna da parte di Mahler; Pélleas avrebbe avuto la
sua prima viennese solo nel 1911, una settimana dopo la morte di Mahler.
Nel 1904 Gustav Mahler si sentiva ancora all’apice del suo potere come
direttore dell’Opera di Corte. Con ferma determinazione ed energie pressoché
inesauribili egli plasmò il profilo artistico del teatro, dandogli una singolare
unità stilistica che in seguito sarebbe stata ribattezzata con rispetto «riforma del
teatro lirico». In quell’anno, inoltre, la gestione di Mahler fu particolarmente
efficace anche dal punto di vista finanziario, ed egli restò addirittura al di sotto
del deficit «preliminare» che gli era stato imposto, a differenza di quanto invece
accadde nel 1905, quando – a fronte di spese più elevate per via delle costose
dotazioni di scena da un lato, ed entrate ridotte come conseguenza della sua
programmazione «fastidiosamente orientata sulle novità» dall’altro – ottenne la
resa finanziaria peggiore del suo decennio di attività. Le rimostranze
dell’Intendenza generale, unite a una nota di biasimo, furono rese note
pubblicamente. La stampa cominciò a criticare le innumerevoli tournée di
cantanti esterni, l’atteggiamento brusco nei confronti di beniamini del pubblico
come Selma Kurz e Leo Slezak, in breve: la gestione di Mahler; e il pubblico
sentiva la mancanza del direttore d’orchestra fin troppo spesso sul podio
dell’Opera. Anche nelle lettere di Mahler, specie in quelle a Leoš Janáček e
Richard Strauss, emerge un graduale cambiamento, un venir meno di cautela e
orgoglio, un tedio e una rassegnazione incipienti – l’approssimarsi della fine per
il «Dio del Mezzogiorno».

183

A Max Kalbeck
s.l., s.d. [Vienna, gennaio/febbraio 1904]

Illustre signor Kalbeck!


Questa volta mi sono immischiato nelle Sue faccende, e devo quindi pregarLa
di concedermi l’assoluzione.
Credo di far cosa a Lei gradita se Le illustro, ancor prima della
rappresentazione di sabato, i cambiamenti apportati al testo e (in alcuni casi –
per necessità) alla musica. – Ho preparato per Lei la trascrizione per pianoforte
in modo tale che le differenze rispetto alle rappresentazioni abituali saltino
subito all’occhio e Lei riesca dunque a orientarsi senza eccessive perdite di
tempo. –
Sarei felice se con questi interventi fossi riuscito ad aiutare un poco la povera
Euryanthe, che amo infinitamente, e lei beneficiasse almeno sulla scena di
mezzi, se non principeschi, almeno borghesi; lo meriterebbe anche solo in virtù
della sua rispettabilissima discendenza. –
Con i più cordiali saluti
il Suo devotissimo
Mahler

FONTE: autografo, ÖNB, HS, n. 295/45-1. – Edizione: GMB, n. 327. – Datazione: incerta. – Mahler aveva
realizzato l’adattamento dell’Euryanthe di Carl Maria von Weber solo nel 1904, rielaborando il proprio
allestimento dell’opera dell’anno precedente; la prima si tenne il 19 gennaio 1904, un martedì. La lettera
si riferisce probabilmente all’unica rappresentazione avvenuta di sabato, il 20 febbraio 1904. In GMB,
1924 (senza dubbio erronea): «gennaio 1903». – mi sono immischiato nelle Sue faccende: Mahler allude
alla competenza drammaturgica del traduttore e rimaneggiatore Kalbeck, con il quale è entrato in
concorrenza con il suo adattamento dell’Euryanthe.

184

A Ödön von Mihalovich


s.l., s.d. [Vienna, 22 aprile 1904]

Signor Consigliere Ministeriale


Ed. von Mihalovich
a Budapest
IV Egyetem utca 2

Mio egregio amico!


Salvo impedimenti, Le annuncio la mia visita per la 2a metà di maggio. –
Poiché verrò soltanto per Lei e per la Sua opera, Le raccomando caldamente, se
può, di non lasciar trapelare nulla all’esterno circa il mio arrivo. Vengo
all’Opera e dovrò poi probabilmente già rientrare durante la notte.
Che abbia conservato nei miei riguardi gli antichi, cordiali sentimenti
d’amicizia, mi è infinitamente caro, e non devo certo rassicurarLa sul fatto che
anche da parte mia sia lo stesso. – Mia moglie purtroppo non può venire, perché
[aggiunto: anche] lei nel mese di maggio sarà impegnata con gli eredi;
altrimenti nulla l’avrebbe trattenuta dal far visita con me al mio vecchio amico.
– Spero tuttavia che prima o poi avremo anche noi il piacere di averLa qui.
Con i più cordiali saluti, in tutta fretta
Il Suo vecchio
Mahler

Cartoncino. – FONTE: autografo, FLM, Bibliothek. – Edizione: Bata e Gádor, «Tizenegy Kiadatlan
Mahler-levél a Zenemüvészeti Föiskola Könyvtárán», cit., e Roman, op. cit., p. 175 sg. – Datazione: data
del timbro postale. – Le annuncio la mia visita: il viaggio di Mahler a Budapest non ha avuto luogo. – la
Sua opera: l’opera di Mihalovich Toldi szerelme (L’amore di Toldi) era stata nuovamente inserita in
cartellone all’Opera di Budapest ad aprile del 1904. – sarà impegnata con gli eredi: Alma Mahler
aspettava il secondo figlio; la figlia Anna Justine («Gucki») nacque il 15 giugno 1904.

Tra il 1901 e il 1903, Arnold Schönberg aveva invano tentato di consolidare la


sua posizione economica a Berlino attraverso degli impieghi fissi (dapprima
presso l’Überbrettl, il cabaret di Ernst von Wolzogen, poi allo Stern’sches
Konservatorium). Rientrato a Vienna, si dedicò con Alexander von Zemlinsky
alla realizzazione di un piano inconsueto per la città: la fondazione di una
Vereinigung schaffender Tonkünstler. L’associazione si costituì ufficialmente il
23 aprile 1904 nell’ambito di un’assemblea generale in cui Gustav Mahler venne
eletto presidente onorario. Allo stesso tempo fu lanciato un appello a tutti i
compositori che vivevano in Austria e Germania, affinché inviassero i loro
lavori. Fu un grande successo: in pochissimo tempo giunsero 858 opere di 127
compositori. L’intento di Schönberg di fare di Vienna il centro della musica
moderna si sarebbe realizzato, a patto di trovare i fondi necessari.

185

Ad Alexander von Zemlinsky


s.l., s.d. [Vienna, post 23 aprile 1904]

Caro signor von Zemlinsky!


Mi ha fatto molto piacere poterLe esprimere a voce il mio sostegno per i Suoi
sforzi e la mia assoluta simpatia per i Suoi obiettivi. –
Poiché Lei reputa auspicabile e conveniente che io professi pubblicamente la
mia fede nel futuro [cancellato: professi pubblicamente] accettando un titolo
siffatto, mi nomini pure come desidera e conti su di me senza riserve.
Gustav Mahler

FONTE: autografo, A-GdM, Gustav Mahler, n. 42. – Edizione: Catalogo della mostra Alexander Zemlinsky
- Bin ich kein Wiener?, A-GdM, Wien 1992, p. 54. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – conti
su di me senza riserve: nel primo concerto dell’associazione, il 23 novembre 1904, Mahler diresse la
prima della Sinfonia domestica di Richard Strauss, e per il secondo concerto, il 29 gennaio 1905,
propose un programma interamente costituito da propri Lieder con l’accompagnamento dell’orchestra.

186

Al barone Ottokar Pražák


abbozzo

Al
Jur. Dr. Ottokar Barone Pražák
Avvocato
Brünn, Elisabethstraße 16

s.l. [Vienna,] 6.XII.1904

Vostra Signoria Illustrissima!


Con mio grande rammarico, non mi è purtroppo possibile assistere alla prima
dell’opera «Jeji Pastorkyna» che si terrà domani a Brünn, nel teatro boemo,
poiché sono trattenuto qui da importanti ragioni di servizio. Forse, affinché ne
prenda visione, mi si potrebbe inviare una trascrizione per pianoforte con il testo
in tedesco, dal momento che non conosco il ceco.
Con la più alta stima
devotissimo
[parafa]

Lettera della Cancelleria. – FONTE: autografo, HHStA, Oper, Zl. 1196/1904. – Edizione: Clemens
Höslinger, «Zur Vorgeschichte der Wiener Jenufa-Premiere», in Mitteilungen des Österreichischen
Staatsarchiv, vol. XXV : Festschrift Hanns Leo Mikoletzky, Wien 1972, p. 409. – Datazione: originale, in
calce alla lettera. – alla prima … che si terrà domani a Brünn: un errore di Mahler, la prima assoluta si
era già tenuta il 21 gennaio 1904. – Jeji Pastorkyna: La vostra figlia adottiva, il titolo originario di
Jenufa di Janáček.

187

A Leoš Janáček
Vienna, il 9 dicembre 1904

Vostra Signoria Illustrissima!


Come ho già comunicato al Barone Pražák, nei prossimi giorni non mi sarà
purtroppo possibile allontanarmi di qui. Poiché sono senz’altro interessato a
conoscere la Sua opera, Le chiedo cortesemente di mandarmi una trascrizione
per pianoforte con il testo in tedesco.
Con la massima stima
Mahler

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, HHStA, Oper, Zl.
1196/1904. – Edizione: Jaroslav Vogel, Leoš Janáček, Leben und Werk, Prag 1958, p. 312. – Datazione:
originale, in calce alla lettera. – di mandarmi una trascrizione per pianoforte con il testo in tedesco:
Janáček non poté esaudire questo desiderio, perché non esisteva alcuna traduzione in tedesco del
libretto; anche per questa ragione, la prima rappresentazione in tedesco andò in scena all’Opera di
Vienna soltanto nel 1918.

188

Ad Arnold Schönberg
s.l., s.d. [Vienna, metà gennaio 1905]

Caro Schönberg!
Le nostre speranze sono andate rapidamente e drasticamente in fumo!
Rothschild mi ha appena fatto comunicare per telefono dal suo segretario che
per la Sua associazione stanzierà la somma di 1000 corone – dato che non ha
alcun interesse per la musica e, di conseguenza, non ha denaro da spendere. In
una maniera assai cortese – ma del tutto apodittica – che non ammette repliche.
Mi affretto a darLe questa brutta notizia, e mi rammarico di non poterLe
comunicare niente di più lieto. Le 1000 corone sono a Sua disposizione fintanto
che le occorrono! Che dire?
Molto cordialmente, di fretta
Suo
Mahler

Cartoncino intestato: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, Library of
Congress, Washington, Music Division, Arnold Schoenberg Collection; copia: Arnold Schönberg Center,
Wien. – Edizione: Stephen E. Hefling, «Gustav Mahler und Arnold Schönberg», in GMUB, n. 2. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. All’inizio di gennaio del 1905 Schönberg si era rivolto alla
banca viennese Rothschild affinché sostenesse finanziariamente la Vereinigung schaffender Tonkünstler,
e il procuratore dei Rothschild gli aveva consigliato di «ricorrere a Mahler come intermediario, poiché in
caso contrario poteva lasciarci ben poche speranze» (cfr. la lettera di Schönberg a Guido Adler del 7
gennaio 1905). – Rothschild: Albert Salomon Anselm, barone von Rothschild (1844-1911), figlio di
Salomon Rothschild, il fondatore della succursale austriaca della banca Rothschild. – 1000 corone:
Mahler sottolinea la parola «corone», per far capire quanto la somma sia modesta: si tratta infatti di circa
500 fiorini.

Fra tutte le controversie che Mahler dovette sostenere con le «autorità a lui
preposte», nessuna ebbe una maggiore risonanza pubblica e una più triste
notorietà della battaglia per la Salome di Richard Strauss. Mahler aveva
ascoltato la musica a maggio del 1905, a Strasburgo, quando Strauss, che come
lui si trovava lì in occasione di un festival musicale, gliel’aveva suonata al
pianoforte dalla partitura ancora incompleta. Molto colpito dalle impressioni
ricevute, Mahler aveva fatto di tutto per poter replicare l’opera, la cui prima era
già stata accordata a Dresda, anche a Vienna appena possibile. Egli era
consapevole che il testo oggetto di scandalo, il cui autore Oscar Wilde, dieci
anni prima, era finito in carcere a causa della sua omosessualità, sarebbe
difficilmente potuto sfuggire alle maglie della censura di corte; e proprio per
questa ragione mise in campo tutti i mezzi possibili, per favorire il trionfo
dell’arte sulla burocrazia: fece leva sulla propria autorità e sfruttò le proprie
relazioni, complottò con astuzia e condusse trattative diplomatiche segrete con
la stampa, tentò di lavorarsi il censore e chiese un colloquio al Gran Maestro di
Corte, continuò a rimandare la data della prima, coordinò addirittura delle finte
trattative tra il compositore e la concorrenza, ovvero il Kaiser-Jubiläums-
Stadttheater (l’odierna Volksoper), che non era sottoposta alla censura di corte, e
arrivò al punto di minacciare di farne una «questione di Stato», cioè di mettere
in discussione il mantenimento della propria carica – eppure i suoi sforzi alla
fine non ebbero successo.
Gli alti e bassi delle trattative si riflettono in una dozzina di lettere che Strauss
e Mahler si scambiarono nella seconda metà del 1905. Mahler scrisse la prima
lettera sulla questione della Salome dal suo domicilio estivo di Maiernigg, in
risposta a una domanda postagli da Strauss il giorno precedente. Strauss voleva
sapere quanto ci fosse di vero nella notizia diffusa dalla stampa che in autunno
Mahler avrebbe portato in scena la Salome all’Opera di Corte, quasi in
contemporanea con Dresda.

189

A Richard Strauss
Maiernigg, 19 ag[osto] 1905

Caro amico!
La notizia è evidentemente frutto di fantasia. – Al momento non è ancora
possibile stabilire la data della prima. – Quel che è certo è che, se non [riesco] a
portare in scena la sua opera il 4 ottobre, dovrà probabilmente slittare a gennaio.
(Dicembre è escluso perché infausto per una novità così importante e a
novembre è previsto un nuovo allestimento del Don Giovanni (a dicembre sarà
la volta delle Nozze di Figaro) in occasione delle celebrazioni mozartiane[)].
Non appena arrivo a Vienna, scrivo a Fürstner. – Aleggia nuovamente lo
spettro della censura.
La prego in ogni caso di mandarmi al più presto il testo (oppure la versione
definitiva del dramma di Wilde)[,] affinché io possa sottoporlo per tempo alla
censura e prepararmi a dare battaglia se sarà necessario. Oltretutto, senza il
nullaosta della censura l’Intendenza non ci darà un soldo.
Con la preparazione vorrei in ogni caso cominciare subito; perché ho
intenzione di far studiare la Salome da 3 cantanti, così potrò scegliere e avere
eventualmente a disposizione una sostituta. – La Kurz è fuori discussione. Una
voce meravigliosa, ma dal punto di vista della presenza scenica è poco credibile
persino come Lucia. – Punto molto invece su una giovane cantante dal fisico
slanciato, che ha una voce potentissima e una grande sicurezza negli acuti, con
cui comincerò subito a studiare. (sig.na Bland.) Concordo pienamente
sull’assegnazione degli altri ruoli.
Schmedes, Mildenburg e Weidemann (forse Demuth).
Su Narraboth devo ancora riflettere – Slezak però è escluso, perché non fa
alcuno sforzo, è molto sciatto dal punto di vista ritmico e alla terza replica è già
da buttar via. Può continuare a cantare nel Trovatore e a interpretare Arnold.
La mia 7a è finita. – Com’è andata l’estate[?] È riuscito a lavorare a
qualcos’altro oltre alla Salomé [sic] [?] –
La Sua Feuersnoth è stata eccellente, – anche se il pezzo forte (Weidemann)
mancava. – La Diemuth, invece, semplicemente meravigliosa.
Molti cordiali saluti, anche a Sua moglie, da parte nostra.
Mi tocca partire per Vienna. Ahimè!
Il Suo
amichevolmente devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, RStA. – Edizione: GMRS, M 49. – Datazione: originale. – il 4 ottobre: per tradizione,
in occasione dell’onomastico dell’imperatore, all’Opera di Corte di Vienna si teneva una prima. –
Fürstner: l’editore musicale berlinese Adolph Fürstner, che aveva messo sotto contratto molti
compositori contemporanei, tra cui Massenet, Leoncavallo, Pfitzner, Strauss. – La Kurz: Selma Kurz. –
sig.na Bland: Elsa Bland (1880-1935), soprano lirico-drammatico; assunta all’Opera di Corte di Vienna
dal 1905 al 1908, interpretò con successo molti ruoli wagneriani. – Lucia: la protagonista della Lucia di
Lammermoor di Donizetti. – Arnold: il tenore nel Guglielmo Tell di Rossini. – la Diemuth …
semplicemente meravigliosa: nella ripresa del 1905 Mahler affidò il ruolo della protagonista femminile
della Feuersnot a Margarethe Michalek.

190

A Richard Strauss
Vienna, 11 ottobre 1905

Caro amico!
Purtroppo è la triste verità. Anzi, c’è di peggio: la censura l’ha già rifiutata.
Per adesso non lo sa ancora nessuno; perché ho intenzione di smuovere mari e
monti affinché questa bêtise venga revocata. Finora non sono ancora riuscito a
scoprire chi possa aver influenzato la decisione.
La lettera mi fa molto comodo in questo momento! Che si possa rappresentare
la Salome allo Jubiläumstheater è del tutto impossibile. – Ma il mio piano,
adesso, è di far apparire questa rappresentazione possibile. – All’occorrenza Lei
dovrà sostenermi e condurre addirittura delle trattative fittizie. – Credo che con
questa pistola puntata alla tempia, anche la veneranda censura dovrà scendere a
compromessi. – Non può neanche immaginare quante situazioni sgradevoli io
abbia già dovuto affrontare – sin dal mio ritorno da Strasburgo, dove Le ho
illustrato con entusiasmo il mio progetto.
Solo per questa ragione avevo messo la Salome in programma a gennaio – o
eventualmente a febbraio. Volevo risparmiarLe queste preoccupazioni, per non
guastarLe la gioia della prima. Inoltre ho sperato, e lo spero tuttora, che
l’autorizzazione da parte di una corte fortemente cattolica come quella di
Dresda avrebbe avuto anche qui un certo peso. – Dunque, La prego – mantenga il
silenzio ancora per un po’; scriva a Simons che se l’Opera di Corte rifiuta, si può
prendere in considerazione l’ipotesi di una rappresentazione allo
Jubiläumstheater. Le chiedo di lasciarmi la lettera ancora per qualche giorno.
Spero che potrà servirmi da arma (del tutto insperata) in questa lotta impari.
E ora, caro Strauss, non posso fare a meno di parlarLe dell’impressione
esaltante che la Sua opera ha suscitato in me durante questa seconda lettura! È il
vertice della Sua produzione fino a questo momento! Proprio così, credo che
niente di quel che ha fatto finora sia minimamente paragonabile. – Lo sa – di
solito rifuggo dai convenevoli. Con Lei poi, ancor più che con gli altri. – Questa
volta, però, ho sentito l’esigenza di dirglielo. Non c’è una nota fuori posto! L’ho
sempre saputo: Lei ha una vera e propria vocazione drammaturgica! Le confesso
che grazie alla Sua musica ho compreso per la prima volta l’opera «Wilde»iana.
Spero di poter assistere alla première di Dresda. – Mi faccia sapere se approva il
mio piano di battaglia. Le do la mia parola che non lascerò nulla di intentato e
che non mi stancherò mai di lottare per questo capolavoro incomparabile, di
assoluta originalità.
In tutta fretta, molto cordialmente
Suo Gustav Mahler

FONTE: autografo, attualmente non accessibile, RStA. – Edizione: GMRS, M 51. – Datazione: originale. –
la censura l’ha già rifiutata: dopo una prima bocciatura dell’opera da parte del censore il 15 settembre
1905, Mahler era intervenuto personalmente per tentare di ottenere una revoca della decisione, senza
tuttavia alcun successo. – La lettera: Strauss aveva inoltrato a Mahler una lettera del direttore dello
Jubiläums-Stadttheater, Rainer Simons, in cui quest’ultimo si offriva di rappresentare l’opera nel proprio
teatro. – alla première di Dresda: dopo molti cambiamenti di data, la prima assoluta ebbe luogo il 9
dicembre 1905 all’Opera di Corte di Dresda. A Vienna l’opera andò in scena per la prima volta solo il 14
ottobre 1918, pochi giorni prima della fine della monarchia asburgica. La prima assoluta in Austria si era
già tenuta nel 1906, allo Stadttheater di Graz.
191

A Oscar Fried
s.l., s.d. [Vienna, autunno 1905]

Carissimo amico!
Sono di nuovo alla catena!
Durante l’estate ho terminato una nuova sinfonia (la 7a). E Lei, a che cosa ha
lavorato[?]. Oggi Le scrivo soltanto perché mi è venuto in mente che nel corso
del tempo ho introdotto alcuni ritocchi non trascurabili alla partitura della mia
II, che potrebbero forse esserLe utili in vista della prossima esecuzione. –
La cosa migliore sarebbe che Lei fosse così gentile da mandarmi l’esemplare
della partitura in Suo possesso; io potrei quindi inserire le mie correzioni in
rosso, in modo che un copista possa ricopiarle senza particolare sforzo nelle
parti per l’orchestra. – Le chiedo di prestare particolare attenzione al grande
appello, che dev’essere studiato per tempo in una o

in modo che chi suona all’interno dell’orchestra non abbia più bisogno di alcun
segnale. Come disposizione degli strumenti Le raccomando quella all’epoca
approvata da me, che qualcuno dei musicisti certamente ricorderà.
Con i più cordiali saluti
il Suo devotissimo
Mahler

FONTE: autografo, PML. – Edizione: Oscar Fried, in GMUB n. 4, e Nachtrag in: Nachrichten zur Mahler-
Forschung, n. 22, ottobre 1989. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – in vista della prossima
esecuzione: l’8 novembre 1905, a Berlino, diretta da Fried. – quella all’epoca approvata da me: nella
prima assoluta dell’opera, il 13 dicembre 1895.
Il ciclo mozartiano dell’Opera di Corte di Vienna si protrasse per tutta la
stagione 1905-1906. La serie di prime rappresentazioni delle cinque opere
principali di Mozart cominciò il 24 novembre 1905 con un nuovo allestimento
del Così fan tutte di cinque anni prima, interpretato da un cast eccellente,
completamente rinnovato. A seguire, il 21 dicembre, fu la volta della première
del Don Giovanni, finalmente presentato con il titolo originale, nella
rivoluzionaria messinscena di Alfred Roller, con le scandalose «torri di scena».
Poi ci fu un nuovo allestimento della Entführung aus dem Serail, il 29 gennaio
1906, seguito, il 30 marzo, dalle Nozze di Figaro, a vario titolo considerate il
culmine del ciclo, in un nuovo allestimento che riproponeva l’opera nella sua
forma originaria, con i recitativi «secchi» di Mozart e in una nuova traduzione
tedesca di Max Kalbeck. La conclusione si ebbe il primo giugno 1906, con una
versione dello Zauberflöte che non venne annunciata come una nuova
produzione, ma sensibilmente rinnovata dalla regia di Mahler e dalle
scenografie di Roller.

192

A Max Kalbeck
s.l., s.d. [Vienna, autunno 1905]

Stimatissimo signor Kalbeck!


La prego molto cordialmente di inviarmi il testo delle arie di Basilio e Figaro
dell’ultimo atto. Ho esaminato a fondo e approvato con vero piacere la Sua
eccellente traduzione, davvero ispirata. Tuttavia, in un ristretto numero di casi,
manterrei la vecchia versione, ormai consueta. Si tratta in primo luogo di quelle
arie che si sono guadagnate il diritto di cittadinanza per la loro popolarità (come
abbiamo fatto anche per il Don Giovanni) e di pochi altri dettagli che nella
vecchia versione non mi paiono particolarmente poetici ma più crudi, cosa che
in una commedia ha la sua importanza. Sono intervenuto in maniera piuttosto
meticolosa anche sui recitativi. La versione definitiva verrà ovviamente messa a
punto nelle prove. –
Non appena avrò pronta una trascrizione per pianoforte, gliela manderò per la
revisione. Ci divertiremo molto e io, come un bambino, non sto più nella pelle.
Il Suo obbligatissimo e devotissimo
Mahler

FONTE: GMB. – Edizione: ivi, n. 345. – Datazione: secondo GMB. – nelle prove: le prove sul
palcoscenico con l’accompagnamento al pianoforte per il nuovo allestimento delle Nozze di Figaro di
Mozart cominciarono il 12 marzo 1905. – avrò pronta una trascrizione per pianoforte: la trascrizione per
pianoforte con l’arrangiamento di Mahler e la nuova traduzione di Kalbeck apparve come «Adattamento
dell’Opera di Corte di Vienna» presso l’editore Peters di Lipsia.

Tra il 1901 e il 1910 si svolsero a Salisburgo, non da ultimo su suggerimento di


Lilli Lehmann, alcuni festival mozartiani, che possono essere considerati dei
precedenti del Festival di Salisburgo, fondato nel 1920. Per l’estate del 1906,
l’anno del centocinquantesimo anniversario della nascita di Mozart, che la sua
città natale desiderava celebrare in modo particolarmente festoso, l’imperatore
Francesco Giuseppe autorizzò a Salisburgo due rappresentazioni straordinarie
dell’Opera di Corte di Vienna gratuite, per le quali Mahler, dopo lunghe
riflessioni, scelse il nuovo allestimento delle Nozze di Figaro. A sei settimane
dalla prima, tuttavia, egli era ancora indeciso e pregò il presidente della
Fondazione Mozarteum, che aveva la responsabilità dei festeggiamenti, di avere
pazienza. Nel frattempo la Fondazione si era rivolta a Lilli Lehmann, pregandola
di contribuire al programma con una seconda opera mozartiana. La scelta cadde
infine sul Don Giovanni, da lei allestito con un ensemble misto di cantanti di
Vienna e Berlino e portato in scena al Landestheater nell’agosto del 1906, come
Le nozze di Figaro di Mahler.

193

Al conte Gandolph Kuenburg


Vienna, l’11 febbraio 1906

Vostra Eccellenza!
Con riferimento al pregiatissimo scritto di Vostra Eccellenza, mi onoro di
comunicare che a oggi non sono purtroppo ancora nelle condizioni di prendere
una decisione in merito alle opere da rappresentare durante il Festival di
Salisburgo di quest’anno.
Abbiamo cominciato proprio ora le prove delle Nozze di Figaro. Quest’opera
verrà studiata su un adattamento completamente nuovo e verrà rappresentata a
fine marzo.
A mio parere una tale rappresentazione potrebbe suscitare grande interesse al
Festival di Salisburgo.
Prego dunque Vostra Eccellenza di voler pazientare fino a marzo, quando
prenderò una decisione definitiva in merito alla scelta delle opere, sperando di
non pregiudicare la definizione del programma complessivo. Mi consenta Vostra
Eccellenza l’espressione della mia più alta stima e venerazione[,] con cui mi
firmo
a Vostra Eccellenza
devotissimo
Mahler

Intestazione: «K.k. Hof-Operntheater». – FONTE: Rudolph Angermüller, «Opern Mozarts bei den
Salzburger Musikfesten 1877-1910», in Mitteilungen der Internationalen Stiftung Mozarteum, anno XXII,
fascc. 3-4, agosto 1974. – Edizione: ivi, p. 41. – Datazione: originale.

194

A Richard Strauss
s.l., s.d. [Vienna, metà marzo 1906]

Caro amico!
Non posso e non voglio ostacolare l’iniziativa di Breslavia. Per certi versi,
questo potrebbe forse essere il mezzo migliore per ricondurre alla ragione i miei
avversari. – Non può immaginare quante seccature io abbia già avuto per questa
vicenda e (detto tra noi) quali conseguenze ne potrebbero derivare per il
sottoscritto.
Non ho infatti intenzione di mollare la presa – su questo Le do la mia parola –,
anche nel caso in cui dovessero farne una «questione di gabinetto». Se i cittadini
di Breslavia hanno coraggio a sufficienza, ben venga! Nel caso, sono a completa
disposizione del signor Löwe – se dovesse aver bisogno dei nostri musicisti o di
qualsiasi altra cosa, e anche Roller lo assisterebbe in ogni modo per
l’allestimento scenico.
Con i più cordiali saluti
Suo Mahler
Ad Amsterdam ho ascoltato una splendida esecuzione del Suo «Taillefer», la
mia prediletta tra le Sue opere.

FONTE: autografo, attualmente non accessibile, RStA. – Edizione: GMRS, M 57. – Datazione: stabilita
sulla base dei contenuti (la citata esecuzione del Taillefer). – L’iniziativa di Breslavia: lo Stadttheater di
Breslavia aveva chiesto a Richard Strauss l’autorizzazione a portare la Salome in tournée, tra l’altro
anche a Vienna, e Strauss dal canto suo vincolò la propria decisione al parere di Mahler. La tournée
dell’intera compagnia dello Stadttheater di Breslavia al Volkstheater di Vienna, tuttavia, si tenne solo nel
1907; dal 25 maggio al 20 giugno Salome andò in scena quasi tutti i giorni, facendo il tutto esaurito. –
del signor Löwe: il direttore del teatro di Breslavia, Theodor Löwe, cfr. nota alla lettera n. 83. – Roller:
Alfred Roller (1864-1935), responsabile delle scenografie all’Opera di Corte. – Amsterdam: il 10 e l’11
marzo 1906 Mahler aveva diretto Das klagende Lied al Concertgebouw, su invito di Willem Mengelberg.
– Taillefer: Mengelberg aveva fatto precedere le esecuzioni di Das klagende Lied dal Taillefer di Strauss,
«ballata di Ludwig Uhland per soprano, tenore, baritono, coro misto e orchestra» op. 52.

195

Ai Filarmonici di Vienna
s.l., s.d. [Vienna, 6 maggio 1906]
[senza appellativo]

Sento l’esigenza di esprimere il mio più profondo ringraziamento ai gentilissimi


signori dell’orchestra dell’Opera di Corte[,] che tanto mi hanno gratificato con
un’impeccabile esecuzione della mia ultima opera. –
Sono in debito con ciascuno di loro – e con l’ensemble nel suo complesso – e
Li prego di credermi, quando dico che mi riempie di orgoglio sentire che a
unirci non sono solo i doveri d’ufficio, ma il vincolo dell’arte che accomuna gli
adepti senza riguardo per il singolo o le sue convinzioni.
Gustav Mahler

Lettera della Cancelleria, con la sola firma autografa di Mahler. – FONTE: autografo, Archiv der Wiener
Philharmoniker Inv. n. M/3 n. 9. – Edizione: Henry-Louis de La Grange, Gustav Mahler, vol. III: Vienna:
Triumph und Disillusion, New York 1999, p. 312 (in traduzione inglese). – Datazione: stabilita sulla base
dei contenuti; la lettera reca il timbro dell’Intendenza generale «G.Z. 87/1906» e, a matita, «6 maggio
1906?». – della mia ultima opera: su richiesta di Mahler, l’orchestra aveva suonato la sua Sesta Sinfonia
in tre prove di lettura tra la fine di aprile e il primo maggio. «Un’esecuzione dell’opera in programma per
la stagione 1906-1907 venne cancellata a causa della sua lunghezza, poiché il Comitato [filarmonico]
non era disposto a dedicare un intero concerto in abbonamento a un’unica composizione» (Hellsberg,
op. cit., p. 318).
Il 1907 cominciò con un attacco frontale della stampa al direttore dell’Opera di
Corte: sarebbe stato l’anno più difficile – tremendo, sul finire – della vita di
Gustav Mahler. Gli eventi che lo travolsero sia sul piano artistico che privato,
paiono nella loro serrata successione le scene di un’opera teatrale, che evolve da
«opera problematica» in tragedia. Solo pochi giorni dopo l’ostile augurio di
inizio d’anno del Deutsches Volksblatt, ci furono le stroncature della prima della
Sesta Sinfonia da parte di quasi tutta la critica musicale viennese, finché a
prendere le distanze fu addirittura la Neue Freie Presse, liberale e fino a quel
momento sempre bendisposta verso Mahler. Nel giro di qualche settimana
all’Opera di Corte si scatenarono delle tensioni a causa del cosiddetto «affaire
Wiesenthal», e quando Mahler, nel marzo del 1907, partì alla volta di Roma per
un tour di concerti programmato da tempo, la stampa viennese gli dichiarò
ufficialmente guerra, rimproverandogli di trascurare i suoi doveri d’ufficio ed
elencando i suoi fallimenti nella pianificazione della stagione e nella politica
degli ingaggi. Subito prima, con il nuovo allestimento di Iphigenie in Aulis di
Gluck, Mahler aveva ancora una volta tradotto in pratica il suo concetto di
«rappresentazione ideale»; lui stesso la definì «la cosa migliore che Roller ed io
abbiamo fatto sino a oggi».
Il proposito di dare le dimissioni, che Mahler coltivava da tempo, e che in un
primo momento era circolato nell’atterrita società viennese solo come
pettegolezzo, divenne ufficiale quando a maggio furono rese pubbliche le
trattative con la Metropolitan Opera di New York. Il 28 maggio 1907 la Neue
Freie Presse riferì che in un colloquio con il Gran Maestro di Corte la decisione
era stata presa: le «dimissioni» erano state formalizzate. Il 21 giugno Mahler
firmò il contratto con Heinrich Conried, il direttore del teatro newyorkese. Le
vacanze estive del 1907 furono segnate da due tremende disgrazie personali: il
12 luglio morì di difterite la figlia Maria, di cinque anni, e pochi giorni dopo il
medico diagnosticò a Mahler una insufficienza cardiaca cronica.
Prima che cominciasse la nuova stagione, le modalità della partenza di Mahler
erano già state definite. Al direttore dell’Opera di Corte, che nell’esercizio delle
sue mansioni era un funzionario imperialregio con un posto a vita, e
«licenziandosi» avrebbe perso il diritto alla pensione, fu accordato «l’esonero
dalle sue mansioni»; allo stesso tempo lo pregarono di restare in carica fino alla
presa di servizio del suo successore, che il Gran Maestro di Corte Montenuovo
cercava da tempo, sollecitando candidature. Il direttore Mahler cominciò dunque
la sua ultima stagione viennese, che di lì a breve gli avrebbe riservato
un’ulteriore sconfitta: l’opera Der Traumgörge (Görge il sognatore) di
Alexander von Zemlinsky, per la quale erano già state fatte delle prove e
completate le scenografie, dovette essere tolta dal cartellone. La signoria di
Mahler era giunta al termine.

196

A Richard Strauss
s.l., s.d. [Vienna, 6 febbraio 1907]

Caro amico!
Ieri ho ascoltato l’ultimo quartetto di Schönberg, ricavandone un’impressione
così forte, travolgente quasi, che non posso fare a meno di raccomandarLe
quest’opera per la Tonkünstlerversammlung di Dresda. Le manderò presto la
partitura, e spero che prima o poi trovi il tempo per dare un’occhiata. Il
quartetto Rosé si offre di eseguire il pezzo in cambio delle spese di viaggio.
Mi perdoni se, pur sapendoLa già perseguitata da mille incombenze, La
importuno con questa seccatura, ma penso che anche per Lei potrebbe essere un
vero piacere.
Molto cordialmente, in tutta fretta
Il Suo fedele Mahler

La ringrazio infinitamente per la Salome.


Non abbandona mai la mia scrivania.

FONTE: autografo, attualmente non accessibile, RStA. – Edizione: GMRS, M 60. – Datazione: stabilita
sulla base dei contenuti. – l’ultimo quartetto di Schönberg: il quartetto d’archi in re minore op. 7 di
Schönberg fu eseguito per la prima volta a Vienna il 5 febbraio 1907, dal quartetto Rosé. – Il quartetto
Rosé: il quartetto d’archi diretto dal primo violino dei Filarmonici di Vienna, Arnold Rosé (che era
cognato di Mahler). – La ringrazio infinitamente per la Salome: Strauss aveva omaggiato Mahler della
partitura della sua opera, che era stata pubblicata nel frattempo.

197

Ad Alfred Hertz
s.l., s.d. [primavera 1907]

Caro signor Hertz!


Al momento sono del tutto tagliato fuori dalla questione della mia
successione. Ora come ora non saprei nemmeno giudicare quanto ci sia di vero
in quello che scrivono i giornali. – La cosa migliore sarebbe che Lei presentasse
la Sua candidatura all’Intendenza generale, facendo eventualmente riferimento a
me. – Se mi si chiedesse un parere, mi esprimerei senz’altro a Suo favore. Molto
cordialmente, di fretta
Suo Mahler

Se avrò notizie, Le farò sapere.

FONTE: autografo, Antiquariat Kotte, Stoccarda, in vendita su internet. – Edizione: presunta prima
edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – dalla questione della mia successione: al più
tardi a maggio del 1907 il problema della successione di Mahler all’Opera di Corte di Vienna venne
affrontato in toni piuttosto accesi sulla stampa in lingua tedesca e poi ripreso anche all’estero. Alfred
Hertz, che dal 1902 al 1915 fu attivo come primo direttore d’orchestra per il repertorio tedesco alla
Metropolitan Opera di New York, era diventato famoso nel 1903 per la prima rappresentazione del
Parsifal fuori da Bayreuth.

198

A Willem Mengelberg
s.l., s.d. [Vienna, metà giugno 1907]

Mio caro amico! Mi sono impegnato a non dirigere altri concerti all’Aia durante
questa stagione. Il Suo progetto è dunque irrealizzabile. – Mi metto invece con
piacere a Sua disposizione se desidera organizzare qualcosa agganciandolo
all’Aia. Accetto senz’altro il compenso che mi propone per Amsterdam (all’Aia,
tra l’altro, mi danno 1000 fiorini) – dirigere da Lei ad Amsterdam lo considero,
per ora e per il futuro, una vacanza, e mi adatterò sempre alle Sue condizioni. La
prego soltanto di gestire questi accordi (riguardo al compenso) con discrezione,
perché altrove non dirigerei per meno di 1000 fiorini. –
Disponga quindi liberamente del mio tempo dal 2 al 9 gennaio compreso.
L’essenziale è che io sappia fin d’ora che cosa ha in programma per me, in modo
da poter prendere le mie decisioni in merito alle altre proposte ricevute. Sono
contentissimo di poter trascorrere un po’ di tempo con Lei e con i cari amici di
Amsterdam. Mia moglie farà il possibile per accompagnarmi. – A metà gennaio
mi imbarco per l’America (dall’Olanda), dove ho avuto un ingaggio per 3 mesi.
Molto cordialmente, il Suo amico
Mahler

Il programma lo decida Lei a Suo piacimento!


La 6a occupa l’intera serata. (1 ora 3/4)

N.B. Se volesse ancora aggiungere qualcosa alla 6a (magari con Meschaert[)]


[sic], si potrebbe comunque fare.

Cartoncino. – FONTE: autografo, SWMA; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Mengelberg 42/1605. –
Edizione: Keep these letters, please! A written portrait of the Concertgebouw Orchestra 1904-1927, a
cura di Ed. Truus de Leur e Henriette Straub, Bussum 1998, p. 121, e Eduard Reeser, «Der neu
aufgefundene Brief von Gustav Mahler an Willem Mengelberg», in Nachrichten zur Mahler-Forschung,
n. 42, maggio 2000. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; si tratta della risposta di Mahler a una
lettera di Mengelberg del 10 giugno 1907. – dal 2 al 9 gennaio compreso: a causa della partenza
anticipata di Mahler per New York a metà dicembre del 1907, ad Amsterdam non ci fu più alcuna
esibizione. – con Meschaert: Johannes Messchaert (1857-1932), celebre baritono olandese, con cui
Mahler si era esibito a Berlino nel febbraio del 1907.

Dopo la morte della figlia i Mahler lasciano Maiernigg e la villa verrà in seguito
definitivamente venduta. Mahler vive nell’appartamento della
Auenbruggergasse a Vienna fino al termine dell’incarico all’Opera di Corte e se
ne serve anche dopo, durante i suoi soggiorni in città, fino all’ottobre del 1909,
quando lo cede. Da allora lui e la moglie vivono presso i suoceri, a Döbling, a
«Villa Moll», costruita dall’architetto Jugendstil Josef Hoffmann. Mahler
continua a occuparsi «regolarmente» delle questioni legate alla direzione del
teatro fino alla presa di servizio del suo successore, Felix Weingartner, il primo
gennaio 1908, ma sono poche le occasioni in cui sale ancora sul podio
dell’Opera di Corte. Il suo ultimo spettacolo a Vienna è una rappresentazione del
Fidelio, il 15 ottobre 1907. Il progetto di partire per l’America a metà gennaio,
sfruttando le settimane precedenti per un fitto tour di concerti – ci sono offerte
da Varsavia, Mosca, San Pietroburgo, Oslo, L’Aia e Amsterdam –, viene tuttavia
abbandonato quando si presenta la possibilità di una traversata poco costosa a
metà dicembre. Mahler deve quindi per l’ultima volta inoltrare una «richiesta»
alla «benevola Intendenza generale» – non più ad August von Plappart, che
compiuti settant’anni nel 1906, era andato in pensione, bensì, dal momento che
il posto non venne riassegnato, al nuovo direttore della Cancelleria, Viktor
Horsetzky Edler von Hornthal. Il musicista chiede – e ottiene – l’autorizzazione
a lasciare l’incarico anzitempo (evitando così di incontrare personalmente il suo
successore). Poi non resta che prendere commiato.

199

Ad Alexander von Zemlinsky


s.l., s.d. [Vienna, autunno 1907]

Caro Zemlinsky!
Ci farebbe molto piacere poterLe dire adieu – Lei e Schönberg non potreste
passare una volta su da noi? Purtroppo non abbiamo nessuna serata libera,
quindi dovreste venire nel pomeriggio. – L’ideale sarebbe alle 4, perché siamo
sempre in casa. – La prego di portarmi anche la mia partitura (VII sinfonia). La
potrà riavere dopo il mio ritorno.
La saluto molto cordialmente
Suo
Mahler

Cartoncino. – FONTE: autografo, A-GdM, Gustav Mahler, n. 38. – Edizione: GMB, n. 374. – Datazione:
stabilita sulla base dei contenuti. – passare su … da noi: reso in tedesco con l’austriacismo zu uns
heraufschauen; il «su» (herauf) è giustificato dal fatto che l’appartamento dei Mahler si trovava al quarto
piano della casa in Rennweg, 5 (oggi: Auenbruggergasse 2). – dopo il mio ritorno: dal primo viaggio in
America.

200

A Felix Weingartner
s.l., s.d. [Vienna, inizio ottobre 1907]

Stimatissimo signore e amico!


Desidero porgerLe il mio più cordiale ringraziamento per le Sue righe così
gentili, unito alla rassicurazione che saperLa il mio successore è per me motivo
di vero compiacimento. Le cedo il mio posto con tranquillità e gioia, certo che
sotto la Sua direzione l’Opera andrà incontro a un futuro sereno. – Sarà per me
un vero piacere incontrarLa in occasione della Sua presenza a Vienna, e La
prego di disporre liberamente di me, qualora ritenesse opportuno avvalersi dei
miei servigi.

Arrivederci a Vienna, dunque, stimatissimo amico!


Gustav Mahler

FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Weingartner n. 31. – Edizione: Carmen
Weingartner-Studer, «Gustav Mahler und Felix Weingartner», in Österreichische Musikzeitschrift, anno
XV , fasc. 6, giugno 1960, p. 29 sg. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti.

201

A Viktor von Horsetzky


abbozzo
Vienna, il 16 novembre 1907

Alta I.R. Intendenza generale dell’I.R. Teatro di Corte


Il Direttore uscente provvederà ora, in occasione della presenza del suo
successore, il signor Felix von Weingartner, a discutere e dirimere le questioni
essenziali riguardanti l’agenda, con particolare riferimento al repertorio, in
modo tale che entro la fine di dicembre sia tutto predisposto.
Il signor von Weingartner, secondo quanto comunicato, arriverà a Vienna
subito dopo le vacanze di Natale per il passaggio di consegne definitivo.
Al Direttore uscente si è presentata l’opportunità di una traversata per
l’America particolarmente vantaggiosa il 12 dicembre, ed egli chiede dunque di
poter partire già nel giorno indicato.
Con la massima stima
[parafa]

Lettera della Cancelleria. – FONTE: autografo, HHStA, General-Intendanz, Zl. 1105/1907. – Edizione:
presunta prima edizione. – Datazione: originale, in calce alla lettera.

202
A Bruno Walter
s.l., s.d. [Vienna, inizio dicembre 1907]

Mio caro amico!


Grazie di cuore per le Sue righe affettuose. Non abbiamo bisogno di spendere
parole su ciò che significhiamo l’uno per l’altro. Da nessuno mi sento compreso
come da Lei, e a mia volta credo di essere penetrato nei più intimi recessi del
Suo animo. Allego la foto richiestami da Sua moglie. Abbiate entrambi molta
cura di Voi. Spero di rivederLa a maggio.
Il suo vecchio
Gustav Mahler

FONTE: autografo, NYPL, LPA, Bruno Walter Collection, Series I, Folder 350. – Edizione: GMB, n. 378. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; in GMB, 1924, erroneamente «primavera 1907».

203

Ai membri dell’Opera di Corte di Vienna


Vienna, il 7 dicembre 1907

Ai gentilissimi membri dell’Opera di Corte!


È giunta l’ora che sancisce la fine della nostra collaborazione. Prendo
commiato dalla bottega che mi è divenuta così cara, e Vi dico addio.
Invece di qualcosa di completo, concluso, come avevo sognato, lascio dietro di
me imperfezione, incompiutezza: come è destino dell’uomo.
Non sta a me giudicare come sia stato percepito il mio operato da coloro ai
quali era rivolto. In un simile frangente, però, posso dire di me stesso: Ho fatto
del mio meglio, ho puntato in alto. I miei sforzi non sono sempre stati coronati
dal successo. Nessuno è tanto esposto alla «resistenza della materia» – «alla
perfidia dell’oggetto» come l’artista nell’esercizio della propria attività. Ciò
nonostante mi sono sempre messo in gioco completamente, subordinando la mia
persona all’impresa, le mie inclinazioni al dovere. Non mi sono risparmiato, e in
virtù di questo ho potuto esigere che anche gli altri si impegnassero con tutte le
loro forze.
Nella mischia della battaglia, nel fervore del momento né a me né a Voi sono
state risparmiate ferite ed errori. Ma un lavoro ben fatto, un compito assolto
bastavano a farci dimenticare tutte le preoccupazioni e le fatiche, a farci sentire
pienamente ripagati – anche senza segni esteriori di successo. Tutti abbiamo
fatto progressi e con noi l’istituzione a cui erano votati i nostri sforzi.
Il più sentito grazie a quanti mi hanno sostenuto nel mio compito, difficile e
spesso ingrato, a chi mi è stato d’aiuto, e a chi con me ha avuto da ridire.
Vogliate accogliere i miei più sinceri auguri per il prosieguo delle Vostre vite e
affinché prosperi l’Opera di Corte, le cui sorti continuerò a seguire con viva
partecipazione.
Gustav Mahler

FONTE: versione a stampa con interventi manoscritti, Österreichisches Theatermuseum, Wien, Roller-
Archiv, AM 47.460 RO. – Edizione: GMB, n. 376, e Kurt Blaukopf, Mahler, cit., p. 255. – Datazione:
originale.
1908-1911
Lettere 204-237
Seconda impresa da Stato Maggiore:
la prima esecuzione dell’Ottava Sinfonia

Gustav Mahler compose la sua Ottava Sinfonia in un lasso di tempo


incredibilmente breve: otto settimane. Il 21 giugno 1906 chiese all’amico Fritz
Löhr – «è molto urgente! – una traduzione di alcuni versi dell’inno latino Veni
creator spiritus, su cui si baserà il primo movimento; il 18 agosto 1906 scrive a
Willem Mengelberg: «Ho appena terminato la mia 8a. Non ho mai fatto niente
di più grande. Ed è così particolare per forma e contenuti che non riesco neanche
a scriverne». Combinare l’inno pentecostale della liturgia cattolica con l’ultima
scena del Faust II è anche per Mahler un’impresa così inconsueta da dargli la
consapevolezza di aver raggiunto un nuovo stadio nella propria produzione
musicale. «Immagini che l’universo cominci a risuonare e riecheggiare. Non
sono più voci umane, ma pianeti e soli, che ruotano» (a Mengelberg).
Ancora più sorprendente è il fatto che ci vollero ben quattro anni prima che
Mahler arrivasse alla prima assoluta della nuova sinfonia. Gli eventi dell’«annus
horribilis» 1907 non gliene diedero il tempo: il nuovo lavoro a New York
compromise senza dubbio la possibilità di tessere relazioni com’era sua
abitudine e di sondare le opportunità per un’esecuzione di quell’opera fuori del
comune sotto tutti i punti di vista; inoltre anche la Settima Sinfonia doveva
essere introdotta nelle sale da concerto (prima assoluta il 19 settembre 1908 a
Praga, poi le prime esecuzioni a Monaco, L’Aia, Amsterdam, Vienna). Il 26
giugno 1909 Mahler cedette i diritti sull’Ottava Sinfonia al giovane editore
musicale viennese Universal Edition, pur riservandosi espressamente il «diritto
alla prima assoluta», in vista della quale condusse delle trattative con
l’organizzatore di concerti Emil Gutmann di Monaco, ufficialmente in attività
solo dal marzo 1906, ma figlio di Albert Gutmann, che aveva già collaborato
con Mahler a Vienna.
204

A Emil Freund
s.l., s.d. [Alt-Schluderbach, giugno 1909]

Caro Freund!
Ti prego di metterti subito in contatto con il Direttore Herzka [sic] della
Universal Edition (Wipplingerstrasse) – a meno che non si siano già fatti vivi
loro – e di discutere o redigere un contratto editoriale per la mia 8a sinfonia che
rispecchi i termini già concordati con Herzka (credo che si chiami così) sin nei
particolari.
Queste, le condizioni:
1. Io cedo la proprietà letteraria.
2. Io ho diritto al 50% degli introiti (lordo).
3. Loro stampano la partitura e la trascrizione per pianoforte a due mani con il
testo e riproducono le parti per il coro e l’orchestra.
4. Una volta l’anno, in un giorno stabilito, io ricevo i conteggi e posso in
qualsiasi momento chiedere di vedere i libri contabili.
5. La trascrizione per pianoforte viene stampata subito; la partitura e le singole
parti dopo la prima assoluta.
6. Mi riservo espressamente il diritto alla prima assoluta.
7. I diritti sulle esecuzioni spettano a me; tuttavia, una parte dei diritti d’autore
derivanti dalle esecuzioni va versata alla Universal Edition, secondo la
suddivisione tra autore e editore indicata dall’associazione berlinese (Rösch
ecc., non so i nomi).
Per favore, mandami il più presto possibile il contratto da firmare, perché per
diverse ragioni devo prendere una decisione prima della metà di agosto. – Tu
quando vieni?
Se per te va bene, per me l’ideale sarebbe dal 4 al 9 luglio.
Portami per favore un farmaco che si chiama new skin (Albi ti spiegherà, è una
specie di cerotto adesivo).
Ti saluta molto cordialmente
il Tuo
Gustav Mahler
Scrivi presto.
La tua idea con il pane Graham era geniale!

FONTE: autografo (solo il primo paragrafo) e GMB. – Edizione: Sotheby’s London, asta del 9-10 maggio
1985, Catalogo, lotto n. 133 (1º par.) e GMB, n. 413. – Datazione: secondo GMB. – il Direttore Herzka:
Emil Hertzka (1869-1932) diresse la casa editrice musicale viennese Universal Edition dal 1908 fino alla
sua morte. – associazione berlinese: la Genossenschaft deutscher Tonsetzer («Consorzio dei compositori
tedeschi»), di cui Mahler era membro. – Rösch: Friedrich Rösch (1862-1925), giurista, fondatore con
Richard Strauss della Genossenschaft deutscher Tonsetzer. – Albi: Albine Adler (1870-1927), amica di
famiglia dei Mahler.

È probabile che Gutmann, già in occasione della prima della Settima Sinfonia, il
27 ottobre 1908, avesse proposto a Mahler di presentare a Monaco anche
l’Ottava. La prima lettera a Gutmann a proposito dell’Ottava risale all’autunno
del 1909 e contiene ancora il rifiuto da parte di Mahler di una data nella
primavera del 1910; di qui si deduce un cambiamento di programma rispetto
all’idea di offrire l’opera come momento culminante di un insieme di
manifestazioni riunite sotto la dicitura «Austellung München 1910», che
comprendeva molti eventi eterogenei: l’esposizione annuale nel palazzo del
ghiaccio, la mostra annuale della Secessione, il Festival wagneriano al
Prinzregenten-Theater, il Festival mozartiano al Königliches Residenztheater, e i
«Musikfeste 1910», all’interno dei quali erano stati previsti una
commemorazione di Schumann, una settimana dedicata a Richard Strauss, un
ciclo Beethoven-Brahms-Bruckner, e, appunto, la prima assoluta dell’Ottava
Sinfonia di Mahler. Il luogo deputato era la Neue Musik-Festhalle sulla
Theresienhöhe, costruita nel 1907 con una capienza di 3200 posti. Mahler salì
infine sul podio il 12 settembre 1910 e conquistò l’auditorium gremito, ma la
strada per arrivarci fu lunga e irta di ostacoli.

205

A Emil Gutmann
s.l., s.d. [Vienna, 24 settembre 1909]

Mio caro Gutmann!


Sono pienamente d’accordo, ma temo che non funzionerà perché la
trascrizione per pianoforte e le parti per l’orchestra non saranno pronte per
tempo. –
Parli di tutto quanto con il Dr. Hertzka. – Il sig[nor] v. Wöess [sic] non ha
ancora messo mano alla trascrizione per pianoforte. – E se le parti per il coro e
le trascrizioni per pianoforte non vengono consegnate ai partecipanti entro il 1º
di gennaio, è impossibile pianificare un’esecuzione in estate.
Trovandomi io in America, la cosa è ancora più complicata, perché devo
verificare personalmente le correzioni.
La prego di discutere tutto quanto con il sig[nor] Hertzka; magari ci saprà
consigliare. Forse si possono temporaneamente suddividere i [una parola
cancellata] compiti, in modo che un musicista possa lavorare sulla 1a parte e un
altro sulla 2a.
Anche Walter può forse darci un consiglio. In ogni caso gli do piena facoltà di
prendere qualsiasi decisione e lo eleggo mio rappresentante. – Dunque –
vederemo!*
Cordialmente, Suo
Mahler

Scritta su una carta da lettere con l’[antiquata] intestazione: « XIX , Hohe Warte 44»; il tratto
corrispondente della Hohe Warte fu ribattezzato Wollergasse già nel 1894. L’indirizzo esatto è:
Wollergasse 10. – FONTE: autografo; NYPL; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Gutmann E. 25/997. –
Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: timbro postale sulla busta allegata. – sig[nor] v. Wöess:
Josef Venantius von Wöss (1863-1943) si formò al conservatorio della Wiener Gesellschaft der
Musikfreunde e svolse incarichi di Kapellmeister, direttore di coro e insegnante di musica, per poi
diventare correttore di bozze presso la Wiener Notenstecherei Waldheim-Eberle. Tra il 1908 e il 1931, in
qualità di collaboratore della Universal Edition, realizzò innumerevoli trascrizioni per pianoforte, incluse
quelle della Terza, Quarta, Ottava e Nona Sinfonia di Mahler, nonché del Klagendes Lied e del Lied von
der Erde. – Walter: Bruno Walter.

Le enormi difficoltà della partituta, l’organico previsto da Mahler con otto


solisti, tre cori, grande orchestra e organo, nonché il luogo stabilito per
l’esecuzione, Monaco, resero subito evidente per tutte le persone coinvolte che i
preparativi della prima assoluta sarebbero diventati un’«impresa da Stato
Maggiore» di proporzioni ingenti. Se si riuscì a coordinare il gigantesco
apparato fu soltanto grazie a virtuosistici talenti manageriali, a una
pianificazione estremamente precisa e a «collaboratori» competenti. Decisive
furono tuttavia soprattutto la determinazione intransigente del compositore,
l’eccellente esperienza concertistica del direttore d’orchestra e il pungolo
organizzativo del «manager» Mahler, sempre pronto a minacciare di tirarsi
indietro: senza di essi, nonostante gli sforzi solleciti di Emil Gutmann,
l’impresa sarebbe sicuramente fallita. Il modo di procedere di Mahler, le sue
riflessioni e le misure strategiche intraprese sono comparabili a quelle messe in
atto dodici anni prima per la «conquista dell’Opera di Corte»; incomparabili
sono invece la consapevolezza con cui egli si presenta e il piglio quasi
dittatoriale delle sue lettere.
Mahler raccolse intorno a sé i collaboratori più fidati: Willem Mengelberg ad
Amsterdam e Oscar Fried a Berlino avrebbero dovuto mettere a disposizione i
loro cori, Bruno Walter a Vienna era incaricato di trovare dei solisti adatti e di
prepararli, Gutmann doveva procurare a Monaco l’orchestra e il coro dei
bambini. Non tutto andò come previsto; gli amici di Amsterdam e Berlino si
tirarono indietro; Mahler ebbe la fortuna che Franz Schalk, diventato nel
frattempo direttore dei Gesellschaftskonzerte della Wiener Gesellschaft der
Musikfreunde, si assicurò la collaborazione del Wiener Singverein, e Georg
Göhler, direttore d’orchestra e di coro del celebre Riedel-Verein di Lipsia, mise
a disposizione il suo coro. Non c’è da stupirsi dunque se, di fronte ai problemi
che si accumulavano, Mahler minacciò più volte di rinunciare e maledì
l’accordo con Gutmann. Severe, per non dire impossibili, sono dunque le
richieste avanzate a Gutmann in una sorta di «ultimatum».

206

A Emil Gutmann
s.l., s.d. [New York, autunno inoltrato 1909]

Mio caro signor Gutmann!


Tenga conto del seguente ultimatum: –
Bisogna recuperare in tutta fretta le trascrizioni per pianoforte dall’Edition di
Vienna. Io ne ho già una parte. –
Il Dir[ettore] Hertzka mi assicura che dal 1º gennaio le trascrizioni per
pianoforte e le parti del coro saranno in mano agli ensemble coinvolti. – Se le
riuscisse di ottenere la collaborazione del coro del signor Mengelberg, chiedo
sia al signor Mengelberg che a Oscar Fried la garanzia scritta che termineranno
per tempo lo studio delle parti e si presenteranno puntualmente alle prove a
Monaco. N.B.
[scritto nel margine superiore della lettera:] N.B. [una parola cancellata] dopo
che i signori avranno preso visione dei loro compiti.
Anche da Walter a Vienna bisognerebbe avere la conferma che troverà gli 8
solisti e completerà lo studio con loro entro l’autunno. E il direttore del coro dei
bambini di Monaco dovrebbe assicurarci che avrà a disposizione circa 250
bambini e li avrà preparati entro l’autunno. –
Quando avrò in mano tutte queste garanzie, Le darò con piacere il mio assenso
e Lei potrà tranquillamente dar seguito alla cosa. Nel caso, in primavera andrei
sia ad Amsterdam che a Berlino per tenere qualche prova, e poi a Monaco, per
avere anche lì qualche prova preliminare con il coro dei bambini e l’orchestra. E
infine terrei a Vienna qualche prova d’insieme con i solisti. –
In [cancellato: autunno] agosto verrei infine a Monaco per portare tutto a
compimento. – Ma glielo ripeto: vedrà che per i sig[nori] Mengelberg e Fried
questo non sarà possibile. –
Ecco la ragione per cui non funzionerà, nonostante io abbia piena fiducia in
Lei, caro Gutmann! Lei non conosce l’entità del compito e ha dunque al riguardo
le idee un po’ confuse.
Se invece dovesse risultare possibile, nessuno ne sarebbe più felice di me, e io
dedicherei [una parola cancellata] volentieri la mia intera estate a questa
settimana. –
Nel caso in cui, come prevedo, per quest’anno non se ne farà niente, potremmo
forse fare qualche ulteriore tentativo in autunno. –
Aspetto dunque le Sue proposte.
Sono molto toccato dal fervore con cui affronta la questione, e anche solo per
questo vorrei augurarLe un’ottima riuscita. Ma – nessuno può rendere possibile
quel che è, a tutti gli effetti, impossibile.
Un cordialissimo saluto e un sincero grazie, caro Gutmann[,]
dal Suo
Mahler

Scritta su carta intestata dell’Hotel Savoy, New York. – FONTE: autografo, PML. – Edizione: Peter Revers,
«Gustav Mahler und Emil Gutmann», in GMUB, n. 4. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti.
207

A Emil Gutmann
s.l., s.d. [New York, 27 febbraio 1910]

Caro signor Gutmann!


Circa 6 settimane fa mi ha mandato il cablogramma seguente: Condizioni
soddisfatte. – Disdetta impossibile. Poi è arrivata una lettera in cui dava per
certa la collaborazione del Wiener Singverein e per probabile quella di
Mengelberg. – Come condizione avevo richiesto in primo luogo che i cori
cominciassero a studiare il 1º gennaio, e che i direttori mi garantissero
personalmente che avrebbero completato per tempo la preparazione. Tutto ciò è
molto difficile, perché c’è l’estate di mezzo, in cui i cori non studiano e si
scordano quel [una parola cancellata] poco che avevano imparato.
– Poi ricevo una lettera in cui mi si segnala che Ochs si è detto disponibile a
preparare personalmente i cori e che a Vienna il Singverein studia di già. – Nella
pagina successiva invece mi prega di sollecitare la Universal-Edition a
completare finalmente la trascrizione per pianoforte in modo che lo studio possa
cominciare. –
Qualche giorno dopo è la volta di un telegramma con la notizia che il
Riedelverein di Lipsia si occuperà di un coro. – Capirà che mi senta un pochino
confuso.
Le avrei mandato un cablogramma del tipo: Nelle condizioni attuali ritengo
l’esecuzione impossibile! Ma so che subito dopo ne avrei ricevuto uno da Lei di
questo tenore: Condizioni soddisfatte, disdetta impossibile. –
Mio caro signor Gutmann – di qui non posso giudicare nulla. – Ritengo però
del tutto escluso che i cori siano pronti nei tempi stabiliti! E dunque Le
consiglio urgentemente e in grande amicizia di cercare una scusa plausibile per
disdire l’esecuzione, (eventualmente, se vuole, proponga un’altra delle mie
opere). – Altrimenti si troverà a dover disdire all’ultimo o penultimo momento;
e vede bene anche da solo che colpo sarebbe non solo per Lei ma anche per me. –
A fine gennaio Hertzka mi ha mandato la bozza con l’avviso che a Vienna
dovevano interrompere la stampa per 2 settimane perché la tipografia aveva altri
impegni da onorare. – Io all’epoca non potevo andare al lavoro perché ero
malato, anche se dovevo comunque dirigere per non perdere troppo denaro. Così
c’è stato un ulteriore ritardo di 2 settimane. – Quanto sia andata avanti la
trascrizione per pianoforte, non lo so. Ma è chiaro che l’intera operazione non si
può fare con questa furia.
2 prove d’insieme sono decisamente troppo poche. – I dettagli, comunque, li
potrò valutare solo quando sarò tornato in Europa. Il 17 aprile dirigo la mia II da
Colonne! Forse ci vediamo lì. – Segua il mio consiglio e annulli l’esecuzione!
Più avanti sarà ancora più spiacevole.
Con una fretta indiavolata
il Suo devotissimo
Mahler

FONTE: autografo, DSB, Mus. ep. G. Mahler, n. 22. – Edizione: GMB, n. 433. – Datazione: data di altra
mano aggiunta nell’intestazione. – Ochs: Siegfried Ochs (1858-1929), direttore del Coro Filarmonico di
Berlino; il coro non partecipò alla prima dell’Ottava Sinfonia. – interrompere la stampa per 2 settimane:
Mahler intende la stampa delle parti per i musicisti. – la mia II da Colonne: Édouard Colonne (1838-
1910) aveva invitato Mahler a dirigere la prima francese della sua Seconda Sinfonia nell’ambito dei
«Concerts Colonne», da lui fondati e dedicati alla musica contemporanea.

Il musicologo Christian Wildhagen scrive nel suo Die Achte Symphonie von
Gustav Mahler che, seguendo gli scambi epistolari tra Mahler e Gutmann, «non
si può fare a meno di ammirare l’organizzatore di concerti per l’imperturbabile
tranquillità e la sollecitudine operosa con cui reagiva alle richieste altezzose e
non di rado esagerate di Mahler… Gutmann non si limitò ad assicurare che le
prove e le esecuzioni si svolgessero regolarmente e senza intoppi; aveva già
precorso i tempi, rendendosi presto conto che un’impresa del calibro di quella
prima assoluta richiedeva strategie pubblicitarie e (in questo contesto non si
deve aver timore di usare la parola) di commercializzazione diverse da quelle
allora in uso in Europa». E questo non vale solo per i manifesti pubblicitari con
cui tappezzò «tutte le colonne delle affissioni e i chioschi di giornali», bensì
anche per l’idea di garantire l’iniziativa per mezzo di un «comitato d’onore» di
nomi illustri, contro il quale Mahler si oppose strenuamente e che Gutmann
riuscì nonostante ciò a inserire con orgoglio nell’opuscolo del programma.

208

A Emil Gutmann
s.l., s.d. [New York, marzo 1910]

Caro signor Gutmann!


L’ultima bozza è arrivata qui a fine gennaio. Poiché la condizione principale
era che si cominciasse con lo studio a inizio gennaio (e in quel periodo, tra
l’altro, io ero in viaggio e molto occupato)[,] ho considerato chiusa la faccenda e
mi sono preso il tempo necessario. –
Ora per me la domanda principale è se i cori d’estate si riuniscano e studino.
Per quanto ne so a maggio – o al massimo a giugno si interrompono tutte le
attività e si riprende in autunno. In questo caso un’esecuzione della mia opera è
impensabile, e Le assicuro che io non dirigerei né autorizzerei alcuna esecuzione
per nessun motivo. –
La prego quindi di darmi informazioni in merito. Il 17 aprile, come sa,
dirigerò un concerto a Parigi; arriverò lì già il 12; alloggio all’Hotel Majestic.
Poiché subito dopo l’esecuzione parto per Roma, dove terminerò l’8 maggio, per
poi venire a Vienna, mi pare assolutamente necessario che Lei mi raggiunga a
Parigi almeno per un pomeriggio, in modo da poter parlare di tutto con calma. –
Una cosa però Le chiedo sin d’ora e per ogni evenienza: lasci perdere tutti i
comité e le (inutili) iniziative pubblicitarie. – Per fare un concerto non serve
nessun comité. Per di più io odio questo genere di cose, e in presenza di questi
imbrogli mi sembra di prostituirmi.
O al mio arrivo in Europa mi riterrò soddisfatto dei presupposti artistici che
troverò per la mia opera, e allora si potrà andare avanti anche senza metodo
Barnum e Bayley [sic]. Oppure non sarò soddisfatto dello stato delle cose, e
allora Le darò disdetta all’istante e in modo definitivo! (Mi conosce abbastanza
da poterci credere) – E anche in questo caso sarà comunque meglio non aver
fatto troppo chiasso. – Glielo ripeto[:] nessun comité! Mi rifiuto di indulgere a
cose di questo genere!
Con i più cordiali saluti
il Suo devotissimo
Mahler

La prossima stagione resterò ancora qui. [Non] so chi metta continuamente in


giro notizie del genere.
FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Gutmann, Emil. – Edizione: Emil
Gutmann, in GMUB, n. 5. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – Barnum e Bayley: nel 1885 lo
zoo viaggiante di P.T. Barnum e il luna park di James A. Bayley si fusero nel The Greatest Show on
Earth, uno dei più popolari circhi itineranti del XIX secolo. – La prossima stagione resterò: il poscritto si
trova sopra l’intestazione.

209

A Bruno Walter
s.l., s.d. [New York, fine marzo 1910]

Carissimo amico!
Finora ho sempre fatto intimamente ed esteriormente resistenza
all’esecuzione-Barnum e Bayley [sic], per me molto penosa, della mia 8a
sinfonia a Monaco. All’epoca, quando Gutmann a Vienna mi prese alla
sprovvista[,] non avevo pensato a tutti gli annessi e connessi di questi
«Festival». –
Ora, da tutto quel che sento, sembra che non riuscirà bene [alcune parole
cancellate]. E non so nemmeno come potrei sottrarmi ai miei obblighi.
Naturalmente continuo a porre come condizione che i cori corrispondano alle
mie esigenze. – Quando sarò in Europa e avrò onorato gli impegni di Parigi e
Roma, cercherò di vedere con i miei occhi (e le mie orecchie) come stanno le
cose.
Se mai la faccenda dovesse andare in porto, bisognerebbe risolvere in maniera
accettabile il problema dei solisti, e a questo riguardo faccio molto affidamento
sulla Sua amicizia. Per favore, si occupi Lei della faccenda. Io mi trovo come
sempre nella situazione di dover schierare il contingente dei viennesi, altrimenti
non saprei dove e come radunare i solisti. – La E[l]izza, Först[e]l ecc. non
saranno certo indispensabili a Vienna (se poi siano anche idonei, lo potrà
valutare soltanto Lei[)].
La prego di mandarmi una riga su tutte queste cose, mi scriva a Parigi

Hotel Majestic,

dove arriverò la prossima settimana e mi fermerò fino al 17 aprile. Dopodiché


proseguirò per Roma. – Con Slezak non ho parlato. Il tipo non ha sicuramente né
voglia né tempo per queste cose. Mi deve dare un consiglio. Non si potrebbe
avere Weidemann, e quali sono le sue inclinazioni vocali? Hilgermann – et tutti
quanti?*
Fisicamente sto molto bene. La mia felicità sarebbe perfetta, se non mi fossi
fatto accalappiare dal signor Gutmann.
Molti cari saluti a Lei e a [Sua] moglie
dal Suo frettolosissimo prima della partenza
Gustav Mahler

Come sta Lipiner?

Riapro la busta perché mi è venuto in mente che Weidemann non [ha] né


l’impeto né il timbro d’acciaio che mi serve per il Pater.
Ma la Kittel mi sembra molto raccomandabile. Se io riesco ad avere da Vienna
Mayr – pater profundus [–] Kittel[,] una mater e la Elizza, e magari anche la
[una parola illeggibile], in modo che si possa preparare a Vienna – la Förstel
dovremmo comunque riuscire ad averla, perché[,] da quanto ho letto[,] se ne va
– il quartetto femminile e il Pater profundus sarebbero a Vienna; basterebbe poi
soltanto ancora [trovare] un tenore dalla voce possente (forse la cosa più
difficile – che cosa ne pensa di Urlus e simili[?]) e un Pater extaticus [sic]
metallico.

FONTE: autografo, NYPL, LPA, Bruno Walter Collection, Series I, Folder 352. – Edizione: GMB, n. 435. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – gli impegni di Parigi e Roma: i concerti di Mahler a Parigi,
il 17 aprile 1910 (Seconda Sinfonia con l’orchestra dei «Concerts Colonne»), e a Roma, il 28 aprile e il
primo maggio 1910, con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia. – E[l]izza: Elise Elizza, cfr. nota
alla lettera n. 139. – Först[e]l: Gertrude Förstel (1880-1950), soprano, dal 1906 all’Opera di Corte di
Vienna, dove rimase fino al 1912 cantando un vasto repertorio di ruoli wagneriani, fino alla Sophie del
Rosenkavalier (Il Cavaliere della Rosa). – Slezak: Leo Slezak (1873-1946), uno dei tenori più noti, anche
molto oltre l’era Mahler; entrò nell’ensemble dell’Opera di Corte di Vienna nel 1901. – Weidemann:
Friedrich Weidemann (1871-1919), baritono, giunse all’Opera di Corte nel 1903, dopo aver fatto tappa a
Essen, Amburgo e Riga. – Hilgermann: Laura Hilgermann, cfr. nota alla lettera n. 139. – Lipiner:
Siegfried Lipiner (1856-1911), bibliotecario dell’Österreichischer Reichsrat, uno degli amici di Mahler di
più antica data, che ebbe un’influenza su di lui come filosofo e scrittore. – Mayr: Richard Mayr (1877-
1935), basso scoperto da Mahler, uno dei più noti cantanti dell’Opera di Corte (poi Opera di Stato) di
Vienna, di cui fece parte fino alla morte. – Kittel: Hermine Kittel (1879-1948), contralto, allieva di
Amalie Materna, arrivò all’Opera di Corte di Vienna da Graz, nel 1901, e cantò sotto Mahler più di
cinquanta ruoli. – Urlus: Jacques Urlus (1867-1935), tenore eroico olandese.

Rientrato a Vienna da Roma, Mahler si dedicò dapprima intensamente alle prove


preliminari che aveva la possibilità di fare lì. Nella seconda metà di giugno,
dopo le sedute – da ultimo deprimenti – con il Wiener Singverein, e la
supervisione dei solisti preparati da Bruno Walter, andò a Lipsia e a Monaco,
dove si incaricò personalmente delle prove preliminari con i cori e istruì
l’orchestra del Münchner Konzertverein ingaggiata da Gutmann (formatasi nel
1908 con membri del Kaim-Orchester). A poco a poco, Mahler fu preso da un
cauto ottimismo. Tuttavia si fece sempre più urgente il problema del
reclutamento di interpreti adatti alle otto parti cantate della sinfonia. Poiché
Bruno Walter non era riuscito a trovare a Vienna gli otto cantanti necessari,
vennero presi in considerazione anche professionisti di Monaco e Lipsia. Mahler
tenne dunque nuovamente delle audizioni, come ai tempi in cui lavorava
all’Opera.

210

A Emil Gutmann
s.l., s.d. [Vienna, post 3 maggio 1910]

Caro signor Gutmann!


1.) L’orchestra di Roma è al di sotto di qualsiasi critica. Poiché però è anche
incredibilmente insolente (fino alla sfrontatezza), ho preferito defilarmi dopo il
2º concerto.
2. Per me sarebbe molto importante aver già concluso l’impegno a Monaco
entro il 20 di giugno. Potrebbe fissarmi le prove a Lipsia e poi a Monaco in
modo da terminare entro quella data? Mi faccia sapere al più presto!
3. Affidare la parte del tenore al solo Knote è impossibile, perché non riuscirà
mai a dominare musicalmente il I movimento, che è molto difficile. – D’altro
canto Senius non ha abbastanza potenza per l’ultimo movimento. Quindi
bisogna suddividerla. Senza ferire i signori, si può dire che, per esigenze
artistiche, desidero far entrare una voce nuova per il Pater Marianus, (come per
la mater gloriosa –)
Ne trarremmo addirittura un vantaggio. – Non mi viene in mente altra via
d’uscita.
4. Con Schalk ci ho parlato, ma le sue argomentazioni non mi convincono del
tutto.
Gli ho anche comunicato che non accetterò mai, in nessun caso, che il Verein
organizzi un’esecuzione prima del mio concerto. E lo ripeto anche a Lei con la
massima insistenza. Se il Verein non demorde, mi vedrò costretto a ritirare la
mia opera. Ho meditato la cosa da tutti i punti di vista e ribadisco con fermezza
che non cambierò idea.
5. ac vocem primo violino – d’accordo[,] rimandiamo la questione a quando
verrò a Monaco. La prego soltanto di fare in modo che per il mio soggiorno io
possa sfruttare le prime settimane di giugno, perché, come le ho detto, sarebbe
per me di grandissima importanza (maggiori dettagli a voce) essere libero a
partire dal [cancellato: 20] di giugno. –
6. Esigo, come già concordato a voce, il rimborso delle spese di viaggio e di
soggiorno a Lipsia e a Monaco. – Si preoccupi sin d’ora, per cortesia, di
procurarmi un alloggio tranquillo (con bagno); in quei giorni a Monaco ci sarà
una gran ressa di visitatori, ed è bene [prenotare] per tempo.
L’ideale per me, come Le ho detto, sarebbe un hotel fuori città – ma per queste
cose mi affido alla Sua gentilezza. La prego di darmi al più presto notizie su
tutti questi punti.
La saluta molto cordialmente
il Suo
Mahler

FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Gutmann, Emil. – Edizione: Stargardt-
Auktion Basel, 19 settembre 1992, Catalogo, lotto n. 652 (riproduzione parziale). – Datazione: stabilita
sulla base dei contenuti; il 3 maggio, dopo i due concerti diretti a Roma, Mahler era arrivato a Vienna. –
Knote: Heinrich Knote (1870-1953), tenore eroico, membro dell’Opera di Corte (poi Opera di Stato)
bavarese dal 1892 al 1931. – Senius: Felix Senius (1868-1913), tenore eroico.

211

A Emil Gutmann
s.l., s.d. [Vienna, 9 giugno 1910]

Caro signor Gutmann!


Ieri ha avuto luogo la terza prova, che ho trovato assai deprimente. All’inizio
erano presenti circa 8 persone. – Nel corso della prova – verso la fine – siamo
arrivati a 70 (compresi i 5 tenori aggiuntivi). – Quel che rattrista di più è che
sono ancora molto incerti – e non so quante altre prove potrebbero servire! E in
ogni caso, il numero è gravemente insufficiente.
L’ottimismo che avevo dopo la seconda prova (a cui ha assistito anche Lei) è
completamente svanito. Lo stesso Schalk è dell’idea che non si possa ancora
dare per certa l’esecuzione. Bisogna assolutamente ottenere un forte incremento
dei coristi per mezzo di cantanti pagati e sicuri. Il 22 giugno Schalk mi
aggiornerà in modo molto franco. Venerdì vado a Lipsia. Se dovessi trovare la
stessa situazione, sarò costretto a trarre le dovute conseguenze.
Per cortesia, faccia in modo che nella mia stanza d’albergo ci sia un pianoforte
per le prove dei solisti. Riceverò lì Senius e la Metzger. –
Ma rinunciare alle prove d’insieme a Monaco è impossibile! Deve far sì che
entrambi vengano a Monaco. Se ciò non fosse possibile, il sig. Maikl e la
signora Cahier, con cui ho rivisto la parte qui, devono venire almeno per le
prove d’insieme.
Come concordato, deve pagare loro le spese di viaggio e di soggiorno (come
anche a Först[e]l, Winternitz-Dorda e Mayr[)]. Deve garantire alla signora
Cahier e al sig. Maikl che verranno presi in considerazione nel caso in cui, come
«pare probabile», Senius o Metzger dovessero tirarsi indietro.
Dobbiamo addurre questo come pretesto per averli alle prove d’insieme –
altrimenti non verrebbero di sicuro. Così, tra l’altro, ci teniamo in serbo un 2º
organico. Ma una prova d’insieme a Monaco la devo avere, almeno per far sì che
l’orchestra e gli altri solisti acquistino sicurezza. Da quel che mi pare di capire,
agli artisti viennesi verrà concesso il congedo piuttosto tardi (a settembre) e
potremmo quindi anche non riuscire più a fissare una prova d’insieme. Questo
renderebbe l’esecuzione impossibile, non diversamente da un coro incerto.
Devo tuttavia pregarLa di far pervenire subito gli inviti agli interessati –
perché al momento non ne sanno ancora nulla.
Geisse-Winkel verrà sicuramente a Monaco? Perché, se così non fosse, anche
il sig. Steiner qui sarebbe pronto per la prova. Ma è tutto così tremendo – e una
delle prime condizioni che ho posto era: che durante l’estate avessi sufficienti
prove d’insieme con i solisti! Veda Lei come fare per organizzarle. Io devo
averle assolutamente e non ci rinuncerò in nessun caso.
Vedo tutto ancora molto incerto, e mi creda se Le dico che l’esecuzione è
ancora a rischio. –,
Concessioni dal punto di visto artistico non ne farò. Su questo ci può contare.
Parto venerdì sera per Lipsia e spero, prima di allora, di ricevere ancora da Lei
notizie dettagliate. Per favore, mi prenoti subito una stanza con bagno a Lipsia:
(Hotel Sedan? si chiama così, vero?)
Molto cordialmente
Suo Mahler

Qui va molto male.

FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Gutmann, Emil. – Edizione: Emil
Gutmann, in GMUB, n. 10. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; la citata «terza prova» del
Singverein può essersi svolta solo l’8 giugno 1910, dal momento che il 7 giugno Mahler ha trascorso
l’intera giornata facendo una gita in auto nella Wachau. – sono ancora molto incerti: Franz Schalk tenne
in totale ventitré prove con il coro; il 22 giugno poté finalmente rassicurare Mahler con un telegramma:
«Prove odierne eccellenti, garantisco per ogni singola nota, annessi e connessi compresi!». – Metzger:
Ottilie Metzger (1878-1943), contralto, in servizio allo Stadttheater di Amburgo dal 1903 al 1915. –
Maikl: Georg Maikl (1872-1951), tenore lirico ingaggiato da Mahler nel 1904 all’Opera di Vienna, dove
rimase fino alla morte. – Winternitz-Dorda: Martha Winternitz-Dorda (1880-1958), soprano, in servizio
allo Stadttheater di Amburgo dal 1908 al 1931; si esibì nella prima assoluta dei Lieder di George Das
Buch der hängenden Gärten (Il libro dei giardini pensili) musicati da Arnold Schönberg (14 gennaio
1910, a Berlino). – la signora Cahier: Sara (M.me Charles) Cahier (1870-1951), contralto, originaria
degli Stati Uniti e ingaggiata all’Opera di Corte di Vienna dal 1907 al 1911. – Geisse-Winkel: Nicola
Geiße-Winkel, basso-baritono. – Steiner: Franz Steiner (1876-1954), baritono.

212

A Bruno Walter
s.l., s.d. [Monaco, tra il 16 e il 26 giugno 1910]

Caro amico!
In breve l’esito della mia ricognizione:
Lipsia Riedelverein, molto gagliardo e puntuale; padroneggerà la sua parte in
modo dignitoso. Voci un po’ ascetiche. Göhler non mi è dispiaciuto. Schmit
molto bravo. –
Monaco
Coro di voci bianche composto in massima parte di bambine, ma fresco e
generoso nel suono. Studiato penosamente, non so proprio come fare per riuscire
a ottenere un po’ di precisione. Tanti maestri di scuola che accompagnano tutto
in 9-7 quarti!
Senius, ascoltato in camera, mi sembra in grado di reggere la parte di
Marianus. Padroneggia meravigliosamente lo stile.
Orchestra – archi molto mediocri. Migliori i fiati. Sono attenti e volenterosi.
Se la caveranno. –
Devo fare tutto da solo! Non c’è nessuno che potrebbe darmi una mano. –
Suono complessivo travolgente. Resta impresso. Come mi sia riuscito, non lo so
ancora. Sono abbastanza fresco e reggo gli strapazzi.
Domenica vado a Toblach, dove spero di avere Sue notizie.
Perché non va dal Dr. Loránd a Karlsbad? Pare che [una parola cancellata] sia
un medico eccellente.
Di fretta, tra 2 prove (che finora occupano l’intera giornata)
Suo
Gust[av] Mahler

Scritta su carta intestata del Regina-Palast-Hotel di Monaco, Maximiliansplatz. – FONTE: autografo,


NYPL, LPA, Bruno Walter Collection, Series I, Folder 352. – Edizione: presunta prima edizione. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – Schmit: non individuato. – in 9-7 quarti: probabilmente a
significare che non possono battere un tempo di quattro quarti. – Senius: Felix Senius (1868-1913),
tenore originario di Königsberg, molto carismatico e dalla voce particolarmente bella. – Marianus:
Doctor Marianus, personaggio teatrale tratto dalla scena finale del Faust II di Goethe (musicato da
Mahler). – Dr. Loránd: Dr. Arnold Lorand (dati biografici non individuati), illustre medico termale, che
scrisse, oltre a diverse monografie scientifiche sui trattamenti di Karlsbad, il classico (tuttora considerato
tale in medicina) Old Age Deferred (1910).

213

A Emil Gutmann
s.l. [Toblach,] 13 luglio 1910

Caro amico!
Chi fa trenta poi deve fare anche trentuno. – Spero solo che alla fine non
pretenda di farmi contare fino a cento. –
Do quindi il mio consenso; deve tuttavia essermi garantita la possibilità di fare
ancora una prova come si deve il 2 settembre a Vienna e il 3 a Lipsia, con i
rispettivi cori. Nella notte del 2 settembre farei il viaggio per Lipsia e in quella
del 3 mi sposterei a Monaco, in modo da essere sul posto il 4 e poter ancora
sistemare tutto per il 5.
La I prova d’insieme il 10 settembre [diverse parole cancellate] quindi sabato
alle 9. Temo che la mattina se ne andrà con la disposizione degli orchestrali. – In
ogni caso, nei giorni precedenti dobbiamo predisporre la cosa in modo che a
ogni cantante possa essere indicato il suo posto.
Per favore, non dimentichi di dire che come I tromba aggiuntiva devo avere un
musicista di I categoria, perché quella piccola parte è il passo più difficile
dell’intera sinfonia e richiede un’altezza vertiginosa. Deve poter suonare a

squarciagola in fa . Bisogna tenerne conto fin dall’ingaggio. Non trascuri


di trovare anche un sostituto per la parte di Mayr, e di mandarmelo
eventualmente a Toblach. Altrimenti, se succede qualcosa a Mayr, può disdire i
concerti.
Last not least – si assicuri che le parti dell’orchestra non vadano smarrite. Non
ce ne sono più, dal momento che l’opera può essere stampata solo dopo
l’esecuzione.
Che cosa vuol dire: «la sala verrà un po’ sistemata secondo le sue esigenze»?
Sono molto lieto di vederLa presto qui e La saluto molto cordialmente
Suo
Mahler

le notizie su Vienna sono sciocche. – Nessuno, tra l’altro, mi ha chiesto nulla


sulle ultimissime notizie di Monaco, dunque non ho dato alcuna risposta in
merito.

FONTE: autografo, DSB, Mus. ep. G. Mahler, n. 19. – Edizione: Emil Gutmann, in GMUB, n. 11. –
Datazione: originale. – le notizie su Vienna: pettegolezzi su un presunto ritorno di Mahler all’Opera di
Corte di Vienna.

214

A Franz Schalk
Toblach sulle Ferrovie meridionali, s.d. [estate 1910]

Caro amico!
Prima di tutto, grazie di cuore per il telegramma, e per il dispaccio e la lettera
che mi ha inviato a Monaco e che mi hanno molto rasserenato. – Per quanto
riguarda la prova del 3 settembre, le informazioni avute da Gutmann non mi
sono molto chiare. – In sostanza, ho come l’impressione che la mia visita
durante questa prova non sia gradita al Wiener Singverein. I signori temono
probabilmente che la partecipazione sia di nuovo molto scarsa. – Certo sarebbe
alquanto bizzarro, se nemmeno l’ultima prova prima della partenza avesse un
numero decoroso di partecipanti. – Io invece terrei molto ad avere ancora un
confronto artistico con il Singverein prima della generale, perché i signori alla
fine sono riusciti a imporsi e se la caveranno con 2 soli giorni di prove. Io in
ultima istanza ho accettato, perché riesco a sfinire talmente tanto orchestra,
solisti e coro di bambini nelle prove precedenti, che poi posso occuparmi solo
dei cori. – La prego dunque, caro Schalk, di dirmi soltanto che cosa accadrà con
la prova del 3 settembre, che mi era già stata confermata, in modo che io possa
prendere le mie decisioni di conseguenza. –
Come va con il rinforzo? Posso con certezza contare su di Lei[?] – Il salone
delle feste è tremendamente grande. Ci si perde proprio tutto.
I più cordiali saluti a Lei e alla Sua consorte. – Le scrivo all’indirizzo di
Vienna perché non so dove trascorre le vacanze.
Il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, ÖNB, MS, Mus. Hs. F 18 Schalk 99; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv, Schalk
5/447. – Edizione: Schalk, in GMUB, n. 17. – Datazione: incerta. – Toblach sulle Ferrovie meridionali: si
trova sotto la firma di Mahler, in calce alla lettera.

215

A Bruno Walter
s.l., s.d. [Toblach, ante 3 settembre 1910]

Caro amico!
Non vengo a Vienna, ma vado direttamente a Monaco. – La prego, caro
amico[,] provi ancora una volta con i solisti che ci sono lì – Meyr [sic] è
particolarmente debole. (Trascina certi passaggi in modo incredibile) – e [mi]
mandi un cenno all’Hotel Continental, dove soggiornerò, per dirmi quando
arriva. – Di tutto il resto parleremo a voce. In gran fretta
Suo Mahler
FONTE: autografo, NYPL, LPA, Bruno Walter Collection, Series I, Folder 352. – Edizione: presunta prima
edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; Mahler lasciò Toblach il 3 settembre 1910 per
andare a Monaco.

216

A Emil Gutmann
s.l., s.d. [Monaco, post 4 settembre 1910]

Caro signor Gutmann!


Pur con le migliori intenzioni, non mi è possibile accettare il violino solista
del Concertverein per un incarico così insolito e difficile, e devo quindi
seriamente pregarLa di proporre un’altra soluzione. Durante le prove di oggi ho
molto sofferto e temo che alcuni passi importanti della mia opera risulteranno
semplicemente incomprensibili. La via d’uscita migliore mi pare tornare alla
mia prima proposta e chiamare Rosè [sic] da Vienna per questo concerto.
Molto cordialmente
il Suo devotissimo
Mahler

Scritta su carta intestata del Grand Hotel Continental di Monaco. – FONTE: autografo, DSB, Mus. ep. G.
Mahler, n. 18. – Edizione: GMB, n. 454. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. Mahler,
febbricitante, dovette trascorrere il primo giorno della sua permanenza a Monaco in albergo, a letto, per
via di un’angina, e cominciò le prove generali per la prima esecuzione della sua Ottava Sinfonia il 5
settembre. – violino solista: il primo violino dell’orchestra. – Rosè da Vienna: Arnold Rosé (1863-1946),
primo violino dell’orchestra dell’Opera di Corte e dei Filarmonici di Vienna. Mahler impose la sua
collaborazione come «primo violino d’onore», ma l’orchestra si rifiutò di provare con lui e Rosé si
dimise dall’incarico.

«L’ultimo evento europeo prima della grande catastrofe» della Prima guerra
mondiale: così Stefan Zweig definì la prima assoluta dell’Ottava Sinfonia di
Mahler, il 12 settembre 1910 a Monaco. Tremila persone al culmine
dell’eccitazione riempirono la sala, dai giovani studenti del conservatorio agli
specialisti giunti da tutta Europa, dai «presenzialisti» alle altezze reali,
principesse e contesse. La «nobiltà intellettuale dell’epoca» (Christian
Wildhagen) era rappresentata, tra gli altri, da Thomas Mann, Siegfried Lipiner,
Richard Strauss, Hans Pfitzner, Max Reger, Alfredo Casella e Camille Saint-
Saëns. Arnold Schönberg era arrivato con gli allievi Alban Berg e Anton
Webern. Sulla pedana della Neue Musik-Festhalle, se si presta fede al
programma di sala, c’erano anche più dei «1000 partecipanti» che Gutmann
aveva annunciato con fare da imbonitore: i tre cori contavano complessivamente
ben 850 elementi (Singverein, Vienna: 250; Riedel-Verein, Lipsia: 250; Voci
bianche della Zentral-Singschule, Monaco: 350), che uniti all’«orchestra
rinforzata del Konzertverein di Monaco» con 170 musicisti, il direttore, 8 solisti
e l’organista, davano un totale di 1030 esecutori.
Fu il più grande successo della vita di Mahler. «L’ultima nota si spense. Ci fu
un istante di silenzio. All’improvviso i quattromila, tra pubblico ed esecutori, si
scatenarono, e quella tempesta si protrasse per quasi mezz’ora» (Paul Stefan). Si
festeggiò sia il compositore che il direttore d’orchestra, che a molti parve già
segnato dalla morte. Il successo si ripeté alla seconda esecuzione, la sera
successiva, poi Mahler rientrò a Vienna e quattro settimane dopo partì
definitivamente per gli Stati Uniti. A Emil Gutmann, il tanto vessato e
redarguito eppure affidabilissimo organizzatore della prima, il cui «zelo
festoso» aveva tanto lodato all’inizio della «impresa da Stato Maggiore»,
Mahler scrisse perlomeno ancora qualche riga di ringraziamento.

217

A Emil Gutmann
s.l., s.d. [Monaco, 14 settembre 1910]

Caro signor Gutmann!


Le mie spese di viaggio ammontano a circa 300 marchi. –
Ieri è stato bello, e Lei ha fatto il Suo lavoro in modo eccellente.
Con i migliori auguri affinché la Sua impresa possa prosperare
il Suo devotissimo
Mahler

Cartoncino. – FONTE: autografo, PML. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: stabilita sulla
base dei contenuti.

* In italiano nel testo. [N.d.T.]


* In italiano nel testo. [N.d.T.]
«L’America è spietata»
New York, 1908-1911

«Sarò sempre lieto di passare qui qualche settimana all’anno, se mi è concesso


… La novità per me – dopo il deserto di Vienna – è incontrare ovunque
benevolenza e gratitudine per quel poco che riesco a fare. Vivo come una prima
donna, penso continuamente al mio caro io, e spero dunque che questa temuta
America non mi procurerà alcun danno» scrive Mahler al patrigno della moglie,
Carl Moll, due mesi dopo il suo arrivo a New York. Già a dicembre del 1908,
tuttavia, in una lettera all’amico William Ritter, romanziere e critico d’arte,
sembra assai più scettico: «In America per il momento non sanno proprio che
farsene di me; (a mio parere non sanno che farsene di nessuna forma d’arte)».
Dopo tre anni e innumerevoli, logoranti controversie con le istanze della vita
teatrale e concertistica newyorkese – completamente diverse ma non meno
stancanti rispetto alla burocrazia di corte viennese –, Mahler, deluso e
amareggiato, in un’altra lettera a Ritter trae questa conclusione: «L’America è
spietata».
Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, gli artisti tedeschi e austriaci –
«meno costosi» dei colleghi spagnoli, francesi e italiani – avevano in genere
molte opportunità di inserirsi nella vita musicale in America. Ovunque si guardi,
si incontrano nomi di direttori d’orchestra tedeschi: a New York lavorarono
Anton Seidl, che aveva lasciato Praga nel 1885 per occuparsi della «German
Season» della Metropolitan Opera, e, successivamente, Alfred Hertz, che curò
per tredici anni il repertorio tedesco nello stesso teatro. I primi direttori della
Boston Symphony Orchestra si chiamavano Georg Henschel e Wilhelm Gericke,
e furono poi seguiti da Arthur Nikisch, Emil Paur, Carl Muck e Max Fiedler.
Foltissime sono pure le schiere di cantanti celebri che cedettero alle lusinghe di
tournée pagate profumatamente nei teatri d’opera di New York, Filadelfia o San
Francisco. Molte posizioni decisive, non solo in campo artistico, ma anche
nell’ambito del «management» della vita musicale, allora in espansione, erano
saldamente in mano tedesca o comunque germanofona – circostanza questa
particolarmente fortunata per Gustav Mahler, che come è noto non parlava bene
l’inglese.
Era quindi inevitabile che i direttori dei teatri d’opera e gli agenti musicali
americani (perlopiù provenienti da Austria e Germania) si interessassero anche a
Gustav Mahler, tanto più che da tempo la notizia delle sue difficoltà all’Opera di
Corte di Vienna era giunta anche oltreoceano. Heinrich Conried, che aveva
cominciato come attore al Burgtheater di Vienna ed era poi emigrato, aveva
raggiunto a New York la posizione di direttore della Conried Metropolitan Opera
Company, con cui, dal 1903 fino a poco prima di morire, recitò alla
Metropolitan Opera House, che a partire dal 1906 subì la forte concorrenza della
Manhattan Opera House, fondata e finanziata da Oscar Hammerstein I. Quando
in quest’ultima giunse come direttore una personalità eccellente come Cleofonte
Campanini, Conried dovette mettersi alla ricerca di un responsabile musicale
altrettanto prestigioso. In pratica, offrì il posto a tutti i più importanti direttori
d’orchestra del mondo musicale tedesco, ma Hans Richter, Ernst von Schuch,
Felix Weingartner, Carl Muck, Richard Strauss, e persino il compositore di
balletti e Kapellmeister di Budapest, Raoul Mader, rifiutarono. Per finire,
presentò un’offerta anche a Mahler, che inizialmente tuttavia non corrispondeva
alle sue aspettative finanziarie.

218

A Norbert Salter
s.l., s.d. [Vienna, maggio 1907]

Caro Salter!
Può darsi che non riesca a trovare un accordo con Conried! Hammerstein mi
sta davvero prendendo in considerazione? Nel caso, lo pregherei di farmi
un’offerta precisa! Se possibile via telegrafo.
in tutta fretta
Mahler
Cartoncino intestato: «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo, BSB, Cgm 8107,
Salter n. 8. – Edizione: presunta prima edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – non
riesca a trovare un accordo con Conried: Conried aveva incontrato Mahler per le trattative a Berlino,
dove il 5 giugno 1907 il musicista siglò un contratto preliminare quadriennale come direttore d’orchestra
principale della Metropolitan Opera. – Hammerstein: Oscar Hammerstein I (1847-1919) era il ricco
proprietario di un tabacchificio, un immigrato proveniente da Stettino che dedicava energie e patrimonio
alla propria passione per il teatro. Sosteneva il teatro in lingua tedesca a New York e fece costruire, fra
l’altro, la prima (1893) e la seconda (1906) Manhattan Opera House.

Quando infine Conried gli offrì 75000 corone, oltre al rimborso delle spese di
viaggio e di soggiorno per tre mesi di attività «as a conductor of opera and
concerts … Herr Director Gustav Mahler is not, however, obliged to conduct
more often than three times per week», Mahler non poté opporsi a lungo. A
Vienna guadagnava 24000 corone l’anno e, almeno nei primi tempi, dirigeva
almeno cinque rappresentazioni a settimana. Egli rimase tuttavia fermo sulle sue
posizioni, quando, neanche due mesi dopo, il suo arrivo a New York, Conried si
dimise dal suo posto e gli offrirono di succedergli come direttore della
Metropolitan Opera. «Se desiderassi ancora occuparmi di teatro,» ammette con
Carl Moll «qui, più che da ogni altra parte, avrei trovato l’ambiente di lavoro
adatto alle mie forze inesauribili. Ora però mi devo accontentare di mettere da
parte quel che posso per Alma e Gucki». E fu proprio questa decisione di
limitarsi all’attività di direttore d’orchestra che gli permise di diventare subito
una stella della vita musicale newyorkese.

219

A Heinrich Conried
s.l., s.d. [Vienna, maggio 1907]
abbozzo di telegramma

Direttore Conried
Hotel Kaiserhof Berlino

Reputo il nostro accordo concluso. Prego nuovamente di mantenere il segreto


finché non ottengo il congedo definitivo. Molto lieto di averLa incontrata spero
di realizzare con Lei qualcosa di grande. All’inizio di giugno vengo da Lei a
Berlino con Winternitz per abbozzare una tabella di marcia. In ogni caso prego
specificare via telegrafo per quanti anni è valido il nostro accordo in funzione
mie decisioni future indirizzare dispaccio a Winternitz
Cordiali saluti
Mahler

FONTE: trascrizione, IGMG, Gustav Mahler Archiv, Conried 1/1690. – Edizione: presunta prima edizione.
– Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – Winternitz: funse senza dubbio da intermediario nella
corrispondenza; il suo ruolo nelle trattative di Mahler con Conried non è mai stato indagato.

220

A Heinrich Conried
s.l., s.d. [Vienna, 8? giugno 1907]
abbozzo di telegramma

Direttore Conried
Nauheim Hotel Monopol

Con ritardo ho realizzato che potrebbe fraintendere la mia richiesta di ridurre


l’obbligo di dirigere a due volte la settimana. Aggiungo dunque che sarò lieto di
essere a Sua disposizione ogni volta che mi sarà possibile e dichiaro
espressamente che non richiederò un aumento del compenso. Vorrei tuttavia per
mia tranquillità che l’obbligo contrattuale fosse di due volte a settimana poiché
a seguito di prove particolarmente impegnative o rappresentazioni wagneriane
potrei essere spossato e dunque non nel pieno possesso delle mie facoltà
artistiche per una terza rappresentazione. Vedrà che in America saprò mettere a
Sua disposizione tutte le mie forze e le mie capacità. Chiedo una risposta diretta.
Il Principe viene solo mercoledì poi risposta definitiva su tutto. Molto
cordialmente
Mahler

Inviare all’Opera di Corte

Propongo all’incirca formula seguente[:] Mahler è tenuto a dirigere almeno due


volte a settimana
FONTE: autografo, BSB, Moldenhauer Archive Ana B.I.2.b. Conried, Heinrich. – Edizione: presunta
prima edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – Il Principe: il principe Montenuovo,
Gran Maestro di Corte.

Il 9 dicembre 1907, quando lasciò Vienna per fare rotta verso New York e una
nuova, ultima tappa della sua carriera professionale, Mahler non tagliò affatto i
ponti con il proprio passato. Mantenne i contatti con i vecchi amici, si interessò
delle sorti della «sua» Opera di Vienna sotto il nuovo direttore Felix
Weingartner e, soprattutto, continuò a occuparsi intensamente del destino della
propria opera sinfonica. Se la sua Terza Sinfonia e, da ultimo, anche la Quinta
mietevano successi nelle sale da concerto, per la Settima e l’Ottava Mahler era
ancora alla ricerca di un editore. La prima assoluta della Settima venne fissata
relativamente presto, il 19 settembre 1908, a Praga, nell’ambito della
«Jubiläumsaustellung», organizzata in occasione del sessantesimo anniversario
di regno dell’imperatore Francesco Giuseppe, mentre la prima esecuzione in
territorio tedesco – avvenuta sei settimane dopo, a Monaco – si rivelò
un’impresa complicata per l’organizzatore (Emil Gutmann) e il compositore,
cosa che due anni più tardi non impedì affatto a Gutmann di mettersi
nuovamente a disposizione per la prima assoluta dell’Ottava.

221

A Emil Gutmann
s.l., s.d. [New York, post 11 febbraio 1908]

Caro signor Gutmann!


A causa del ritiro di Konried [sic] e del mio rifiuto di prendere il Suo posto,
qui purtroppo è tutto in sospeso, quindi al momento non so ancora se tornerò la
prossima stagione e per quanto tempo.
Penso comunque di avere per me il mese di ottobre, dunque suggerirei di far
cominciare la tournée all’inizio di ottobre. In tal caso sarei a disposizione alle
condizioni indicate. Naturalmente, prima dell’avvio della tournée dovrebbero
essermi garantite prove sufficienti per 2 programmi. Date le suddette
circostanze, preferirei avere un’altra orchestra di prima categoria che non si
fosse appena costituita, perché per fonderne gli elementi in un solo corpo mi ci
vorrebbe molto più tempo di quello di cui dispongo.
Se la mia proposta di cominciare già all’inizio di ottobre non Le stesse bene,
dovrebbe pazientare per una mia conferma finché la situazione qui non si sarà
chiarita. Penso di poter disporre della mia prossima stagione il 1º aprile.
Con i più cordiali saluti
Suo
Mahler

Nel caso accetti l’inizio di ottobre[,] La prego di mandarmi un breve


cablogramma, al quale ne seguirà uno mio altrettanto breve, con cui la questione
potrà considerarsi stabilita.

Scritta su carta intestata dell’Hotel Majestic di New York. – FONTE: autografo, collezione privata. –
Edizione: GMB, n. 386. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – la tournée: dell’originaria
«piccola tournée» organizzata da Gutmann per Mahler rimase infine solo il concerto a Monaco del 27
ottobre 1908, con la prima esecuzione della Settima Sinfonia. – un’altra orchestra di prima categoria:
Gutmann aveva proposto l’orchestra del Münchner Konzertverein, che si era appena costituita a partire
da elementi del Kaim-Orchester scioltosi poco tempo prima.

222

A Emil Gutmann
s.l., s.d. [New York, post 11 febbraio 1908]

Caro Gutmann!
Aggiungo quanto segue alla mia lettera di ieri. Per la tournée che abbiamo in
programma potrebbe eventualmente interessarLe la prima assoluta della mia
recentissima VII sinfonia?
L’organico dovrebbe essere adatto, dal momento che sono richiesti soltanto
quattro corni, tre trombe e percussioni contenute. Inoltre, legni a quattro, una
chitarra e un mandolino. È la mia opera migliore e ha un carattere
prevalentemente gaio. Anche a questo riguardo attendo una risposta entro il 1º
aprile, altrimenti dovrò accettare altre offerte.
Cordiali saluti
Mahler
Naturalmente, solo se posso avere un organico eccellente sotto ogni aspetto.

Scritta su carta intestata dell’Hotel Majestic di New York. – FONTE: GMB. – Edizione: ivi, n. 387. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti.

223

A Emil Gutmann
s.l. [Toblach,] 13 agosto 1908

Caro signor Gutmann!


Potrà ben immaginare che, trovandomi fuori città [una parola cancellata],
senza l’agenda a disposizione, ed essendo distratto e frettoloso per svariate
ragioni (prima fra tutte che sto lavorando), io possa commettere un errore. Lei
mi ha proposto il 5, e io non ho pensato al fatto che il 5 devo essere ad
Amburgo. – La stessa cosa [una parola cancellata] è accaduta riguardo al
programma. –
Le ho dato il mio assenso per una delle mie composizioni. – Lei sapeva
benissimo già allora che non posso eseguire una mia sinfonia con 3 sole prove.
Mi ha proposto addirittura la prima assoluta della mia 7a. Be’, al diavolo.
Pensava forse che io potessi fare una cosa del genere con 3 prove? – Mi aveva
indicato l’Orchestra di Corte! Al momento, però, non ha ancora idea di quale
orchestra suonerà. –
– Quando ha parlato di 3 prove, mi sono opposto e Le ho detto così alla leggera
che con 3 sole prove sarei riuscito a preparare un programma classico, non una
mia opera. – E Lei mi ha subito preso in parola. – Be’, allora mi tocca dubitare
della Sua serietà. Glielo ripeto: quando tornerò in Europa, farò volentieri anche
una cosa di quel genere. – Ma adesso mi sembra veramente sciocco andare a
Monaco per eseguire di nuovo il preludio del Tristan o la Sinfonia in do minore
di Beethoven. – Non ha nessun senso. –
Ricapitolando, quindi[:] la data definitiva è il 3 novembre. – E se Lei mi vuole
per una mia composizione[,] mi metto volentieri a disposizione. Se no, lasciamo
perdere! Magari in aprile, quando torno da New York… Con i migliori saluti
Suo Mahler
N.B. In questo caso, mi accontenterei di 1000 marchi (ma netti)[,] per farLa
rientrare dei costi delle prove aggiuntive.

FONTE: autografo, The Houghton Library, Harvard University, Cambridge, MA. Acquis. Inf.: 57M-111. –
Edizione: Emil Gutmann, GMUB, n. 3. – Datazione: originale con altra grafia «13.VIII.08». – ad
Amburgo: il 9 novembre 1908 Mahler diresse ad Amburgo un concerto con opere di Beethoven,
Čajkovskij e Wagner, e l’11 novembre si imbarcò per Cuxhaven.

In America «l’atteggiamento [di Mahler] verso il mondo e verso tutto quanto»


cambiò, scrive Alma Mahler nei suoi Ricordi: «La morte della bambina, la sua
malattia. Il resto, al confronto, perse di importanza». Anche la corrispondenza di
Mahler dall’esilio «americano» muta sensibilmente. Le sue lettere si fanno da
un lato ancora più asettiche, quasi laconiche e limitate alle questioni in oggetto,
senza digressioni; d’altro canto, quando trova il tempo e la calma necessarie per
aprirsi con gli amici più cari, ecco che diventano molto «personali», profonde, e
– per l’indubbia influenza in sottofondo della sua malattia cardiaca – pervase da
rimpianto, malinconia, rassegnazione. Anche la quantità delle lettere
diminuisce; Mahler abbandona gradualmente la rete di relazioni intessute in
tutta una vita. «Scrivere lettere non fa più per me da molto tempo» confessa da
ultimo al «caro amico» Alfred Roller all’inizio del 1910.

224

Ad Alexander von Zemlinsky


s.l., s.d.
[Filadelfia/New York, fine marzo 1908]

Caro amico!
Approfitto di qualche inatteso istante di libertà e solitudine durante un viaggio
di lavoro per rispondere almeno con un saluto alla sua cara e interessante lettera.
Purtroppo, quanto mi dice riguardo alla Sua avventura con il nuovo regime non
mi sorprende. Tuttavia non avrei mai pensato che W[eingartner] potesse senza
alcun riguardo ignorare la promessa di mettere per prima cosa in scena la Sua
opera.
Questo per Lei è assai penoso, come posso facilmente immaginare. Più che
altro mi sento corresponsabile, sebbene io sia «privo di responsabilità». E molto
spesso mi rimorde la coscienza. Ma – chi avrebbe mai potuto prevedere tutto
questo!
Penso che ora Le convenga fare tutto il possibile per far rappresentare la Sua
opera allo Jubiläumstheater.
Che cosa fate con Schönberg? Al riguardo, mi avrebbe fatto piacere ricevere
qualche notizia. Ma non stia più a rispondere a questa lettera, perché all’inizio
di maggio sarò a Vienna e verrò subito a trovarLa. – Queste poche righe
giacciono ormai da una settimana nella tasca della mia finanziera, con cui ho
diretto la matinée a Filadelfia e in cui ho infilato la busta quando sono stato
interrotto durante la scrittura. Se gliele spedisco, è soltanto perché Le potranno
illustrare la mia vita meglio di qualunque mia parola.
Vivo letteralmente alla giornata, dirigo, provo, ceno, passeggio, come mi detta
l’orario che mia moglie tiene accanto a sé. Non mi affatico per niente, non
combino molto eppure non ho mai avuto così poco tempo come adesso. Lo avrà
sperimentato anche Lei. – Sono molto contento di venire a Vienna e di rivedere i
vecchi amici. Il prossimo inverno tornerò qui. Entrambi apprezziamo molto
questo paese; la freschezza, la positività e l’onestà di tutte le relazioni ci
attraggono fortemente. In tutto c’è futuro. Ma ne parleremo meglio a voce. Per
oggi, soltanto i più cordiali saluti a Lei e a Schönberg nella furia dell’ozio.
Suo
Mahler

FONTE: GMB. – Edizione: ivi, n. 389. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; la «Matinée a
Filadelfia» era una rappresentazione del Sigfried di Wagner ospitata come recita straordinaria al
Metropolitan il 24 marzo 1908. – con il nuovo regime: la direzione di Weingartner all’Opera di Corte. –
la promessa di mettere per prima cosa in scena la Sua opera: assumendo il proprio incarico, Weingartner
aveva evidentemente assicurato a Zemlinsky che avrebbe portato in scena la prima assoluta della sua
opera Der Traumgörge, già accettata da Mahler.

Mahler aveva inaugurato il suo incarico alla Metropolitan Opera il primo


dell’anno del 1908, con una rappresentazione di Tristan und Isolde interpretata
da un cast eccellente. Tre settimane dopo seguì, sempre con interpreti di spicco,
il Don Giovanni di Mozart, e a distanza di quindici giorni Die Walküre. Con
Siegfried e Fidelio, entro la fine di marzo Mahler aveva ottemperato ai propri
obblighi contrattuali, che dopo le dimissioni di Conried non considerava più
validi, per poter concordare nuove condizioni. Nella sua prima stagione
newyorkese Mahler diresse complessivamente ventisei rappresentazioni. Il ritiro
di Conried era tuttavia destinato a cambiare radicalmente la sua posizione al
Met. Per prima cosa però gli mancava l’attività concertistica e questo permise a
Walter Damrosch, il direttore della New York Symphony Society originario di
Breslavia, di ottenere facilmente il suo consenso per alcuni concerti con la sua
orchestra, che tuttavia dovettero essere rimandati all’autunno del 1908 per le
rimostranze di Conried.

225

A Walter Damrosch
New York, 16 marzo 1908

Caro signor Damrosch!


Ieri non ho avuto alcuna opportunità di dirLe anche personalmente quanto io
sia dispiaciuto di non poter dirigere da Lei quest’anno, e quanto deplori i disagi
che la mancanza di comprensione del mio «superiore» Le ha arrecato.
Vorrei tuttavia recuperare l’occasione mancata almeno nella prossima
stagione; e poiché ormai, secondo il contratto rinnovato di recente, dipende da
me avere mano libera in questo senso, volevo chiederLe se vorrebbe avermi per
il prossimo anno; in caso affermativo[,] avrei piacere di discutere i dettagli con
Lei a voce, per scongiurare tutte le eventuali difficoltà.
Con i più cordiali saluti
il Suo devotissimo
Mahler

Scritta su carta intestata dell’Hotel Majestic di New York. – FONTE: autografo, NYPL, Music Division,
Astor, Lenox & Tilden Foundations, Damrosch Collection; copia: IGMG, Gustav Mahler Archiv,
Damrosch W. 1/559. – Edizione: Edward R. Reilly, «Gustav Mahler und Walter Damrosch», in GMUB, n.
1. – Datazione: originale.

Il rifiuto da parte di Mahler di succedere a Conried fu all’origine di una radicale


riorganizzazione della Metropolitan Opera Company. Una «holding company»,
una associazione di azionisti presieduta dal banchiere Otto H. Kahn, nativo di
Mannheim, si assunse l’onere di finanziare l’impresa e nominò due direttori,
uno artistico e uno amministrativo, ovvero il direttore generale della Scala di
Milano, Giulio Gatti Casazza e il tenore Andreas Dippel, già assunto alla
Metropolitan Opera (e ancor prima all’Opera di Corte di Vienna). Gatti Casazza
portò con sé il proprio direttore musicale generale, che avrebbe dovuto seguire il
repertorio italiano, ma si insinuò subito nel territorio di Mahler: Arturo
Toscanini. Com’era accaduto vent’anni prima a Lipsia, nel caso del
«prestigioso» collega Nikisch, Mahler protestò presso l’intendente, ma
diversamente da vent’anni prima cedette di fronte al nuovo collega. Nella
stagione 1908-1909, nuovamente inaugurata con il Tristan, Mahler diresse
ventitré rappresentazioni, Toscanini sessantotto. Ciò nonostante il nuovo
allestimento delle Nozze di Figaro di Mozart e la prima americana della Sposa
venduta di Smetana furono i più grandi successi di Mahler al Met. Nella sua
ultima stagione in quel teatro, 1909-1910, Mahler allestì soltanto la Dama di
picche di Čajkovskij e diresse tre repliche.

226

Ad Andreas Dippel
s.l., s.d. [Toblach, metà luglio 1908]

Caro signor direttore!


Mi consenta di rispondere in particolare a 2 punti della Sua cortese lettera.
1. Mettere in scena le Nozze di Figaro il 19 dicembre non è possibile. –
Tuttavia, rispettando l’impegno preso, sarò a disposizione del teatro per le prove
prima dell’inizio del mio incarico, secondo le mie possibilità. Ma prevedo di
usare tutto il tempo che [una parola cancellata] ho risparmiato per questa
eventualità [cancellato: c’è a disposizione] – cioè dal 30 novembre (il giorno
dopo il mio I concerto) al 17 dicembre – per le prove al pianoforte. Poiché né io
né la compagnia saremo sempre liberi, il numero di prove di cui potremo
disporre sarà comunque limitato; e io potrò dirmi soddisfatto se entro l’inizio
del mio incarico avrò terminato lo studio al pianoforte, che in questa opera
d’insieme è estremamente lungo e complesso. – Poi sarà la volta delle prove di
scena e delle prove d’orchestra, per le quali esigo lo stesso tempo e la stessa
cura che Conried lo scorso [anno] mi ha accordato per il Don Giovanni.
[cancellato da altra mano (di Alma Mahler-Werfel?): come sa, al momento di
perfezionare la mia assunzione, avevo parlato dell’eventualità di farmi
assicurare per contratto, e me ne sono poi astenuto per l’esigenza del signor
Kahn di semplificare la pratica.]
2. È per me [diverse parole annerite] inconcepibile, e non posso dare il mio
consenso,* che per il Tristan, un’opera schiettamente tedesca, siate ricorsi a un
nuovo allestimento senza interpellarmi minimamente. – Inoltre, durante le
trattative per il mio contratto – Lei me ne darà atto –, avevo richiesto
espressamente di poter conservare per la nuova stagione le opere che avevo già
allestito e diretto a New York. Questo mi era stato assicurato e per le stesse
ragioni che [una parola cancellata], ho rinunciato a chiedere una garanzia scritta.
Se anche di recente – nel rispetto dei desideri del mio collega – ho dato facoltà
al nuovo direttore di decidere a sua discrezione, mi sono espressamente
riservato il Tristan. – Al Tristan, nella scorsa stagione, ho dedicato moltissime
cure e posso affermare senza esitazioni che la forma in cui l’opera va ora in
scena a New York è una mia proprietà spirituale. – Se ora Toscanini, di cui, pur
non conoscendolo, ho il massimo rispetto, e che considero un onore poter
salutare come collega, portasse in scena il Tristan prima del mio arrivo, l’opera
riceverebbe naturalmente un sigillo radicalmente nuovo, e io non avrei più
alcuna possibilità di riprenderla. Devo quindi insistere nel chiedere che la
direzione di quest’opera sia riservata a me, e che di conseguenza essa sia messa
in cartellone solo dopo il 17 dicembre.
Mi affretto a darLe comunicazione immediata del mio punto di vista a questo
riguardo, e mi riservo di rispondere ad altre Sue cortesi comunicazioni nei
prossimi giorni. – [cancellato da altra mano (Alma Mahler-Werfel?): Credo, tra
l’altro, che il 2º foglio della Sua lettera (4 pagine) non sia arrivato, perché il
testo è sconnesso.
Nella prima pagina parla del Tristan[,] poi il discorso si interrompe a metà, e il
secondo foglio comincia a metà di una frase su Jörn e la Sposa venduta. Forse si
riesce a recuperare il foglio mancante, e Lei potrebbe nel caso comunicarmi il
contenuto, affinché non trascuri qualcosa di importante. –]
Molto cordialmente
il Suo devotissimo
Mahler
FONTE: autografo, BSB, Moldenhauer Archive Ana B.I.2.b. Dippel, Andreas. – Edizione: Alma Mahler,
Gustav Mahler. Erinnerungen und Briefe, Amsterdam 1940, p. 424 sg. (con molti tagli e modifiche)
[trad. it. Ricordi e lettere, il Saggiatore, Milano 2015]. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; la
lettera di Dippel a cui Mahler risponde è datata 9 luglio 1908. – della Sua cortese lettera: nella sua
dettagliata lettera Dippel aveva illustrato i programmi della nuova direzione per l’intera stagione 1908-
1909. – Nozze di Figaro il 19 dicembre: la prima del nuovo allestimento di Mahler ebbe luogo il 13
gennaio 1909. – dopo il mio I concerto: il primo dei tre concerti di Mahler con la New York Symphony
Orchestra si tenne il 29 novembre 1908. – per il Tristan … un nuovo allestimento: Dippel aveva scritto:
«Credo che non ne farà una questione di Stato se, prima che lei prenda servizio, Toscanini dirigerà un
paio di rappresentazioni del Tristan nel suo consueto allestimento milanese». – Jörn: Karl Jörn (1873-
1947), tenore lettone scritturato alla Metropolitan Opera dal 1908 al 1914.

All’inizio del suo secondo soggiorno in America, a partire dal novembre 1908,
Mahler debuttò per la prima volta come direttore d’orchestra alla Carnegie Hall.
Recuperò i tre concerti con la New York Symphony Orchestra di Walter
Damrosch – impediti da Conried la primavera precedente –, in cui tra l’altro era
in programma la prima americana (non molto fortunata) della sua Seconda
Sinfonia. Poi si dedicò ai suoi obblighi operistici. Le sue acclamatissime
interpretazioni di Schumann, Weber e Beethoven non rimasero certo prive di
conseguenze: la Boston Symphony Orchestra e i Filarmonici di New York si
fecero avanti. Uno dei comité finanziati dalle famiglie più ricche e illustri di
New York si era fatto carico della New York Philharmonic Society, che versava
in gravi difficoltà, e aveva dato alla più antica orchestra americana una seconda
chance. Dopo la mancata conferma di Vasilij Il’ič Safonov, Mahler era il
candidato ideale per il posto di direttore principale. La situazione difficile in cui
egli si trovava al Met per via del rivale Toscanini gli facilitò la decisione.
Sotto l’energica guida di Mrs George R. Sheldon, presidentessa del comitato di
mecenati, si avviò una completa riorganizzazione della Philharmonic Society. I
membri del comitato si impegnarono a ripianare i debiti dell’attività
concertistica dell’orchestra di lì a tre anni, e raccolsero denaro per un fondo di
garanzia. La stagione doveva essere ampliata e l’orchestra mandata per la prima
volta in tournée. L’obiettivo dichiarato era raggiungere il livello artistico della
Boston Symphony Orchestra, e Gustav Mahler sembrava l’uomo giusto per
realizzarlo. Con il contratto egli ottenne pieni poteri, al fine di migliorare la
qualità dell’orchestra, e in effetti sostituì almeno la metà degli elementi. Così
facendo, però, si trovò a fronteggiare le resistenze della «Union», il più potente
sindacato americano dei musicisti.
227

A Oscar Fried
s.l., s.d. [New York, febbraio o marzo 1909]

Mio caro amico!


Che cosa avrà pensato vedendo che non Le rispondevo dopo tanto tempo? – Il
motivo è che ho pensato di coinvolgerLa in ogni sorta di abbinamento per il
prossimo anno e desideravo arrivare con un risultato. Purtroppo, per quanto
riguarda Lei – almeno per la prossima stagione [–], il tentativo non è andato in
porto. – Alla fine io ho dovuto prendere una decisione tra Boston e Newyork
[sic]! Curiosamente, Higginson mi aveva proposto Lei come assistant conductor
nel caso in cui fossi potuto andare. Io ero tuttavia moralmente vincolato a
impegnarmi per un certo periodo con il Comitè [sic] di Newyork affinché
ottenessero una proroga del fondo di garanzia (piuttosto alto). Questo mio
impegno l’hanno sfruttato così bene che ora l’impresa è davvero decollata.
Poiché però in totale, nelle 24 settimane, si terranno solo 35 concerti (circa), non
c’è purtroppo motivo di avere un «assistant». Mi dispiace moltissimo. Io e mia
moglie ci eravamo già figurati in termini entusiastici come sarebbe stata la
nostra piccola colonia a Boston. –
La vicenda ha comunque un vantaggio. Lei ora è stato raccomandato nel
migliore dei modi a Higginson, che La prenderà in considerazione per le
prossime occasioni. – L’impresa qui con il tempo potrebbe espandersi, com’è
tipico dei bostoniani, e in quel caso, se sarà ancora nei Suoi desideri, verrà
senz’altro.
Poiché il prossimo anno devo tornare già all’inizio di ottobre, per il momento
non si può ancora far nulla per la mia 8a.
Quest’estate siamo stati abbastanza bene – ma la Sua disgrazia, caro Fried[,] ci
ha molto colpiti. Non avevo difficoltà a mettermi nei Suoi panni, e l’avrei
augurato proprio a Lei [sic]. Quest’anno, durante la vacanze – (ma solo ad
agosto) – La aspettiamo qui a Toblach. L’anno scorso è stato così bello!
La mia 7a uscirà presto per Bote e Bock, a Berlino.
Si procuri presto la partitura!
Io e mia moglie La salutiamo molto cordialmente. Il 10 aprile parto di qui e a
fine aprile sarò di nuovo a Vienna – vecchio indirizzo.
Il suo devoto amico
Mahler

Scritta su carta intestata dell’Hotel Savoy di New York. – FONTE: autografo, JNUL; copia: IGMG, Gustav
Mahler Archiv, Fried O. 14/1201. – Edizione: Rudolf Stephan, «Nachträge zu “Gustav Mahler
Unbekannte Briefe”» / Oscar Fried, in Nachrichten zur Mahler-Forschung, n. 22, ottobre 1989. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; la carta da lettere e la corretta indicazione della data del
viaggio di ritorno in Europa di Mahler collocano chiaramente la lettera nel 1909. In Stephan, op. cit.,
erroneamente: «febbraio o marzo 1908». – Higginson: Henry Lee Higginson (1834-1919), banchiere e
mecenate artistico, fondatore della Boston Symphony Orchestra (1881) e presidente della Boston Music
Hall. – la Sua disgrazia: non identificato. – la mia 7ª: fu data alle stampe nel novembre del 1909.

Per il musicista creativo Mahler, che nei mesi estivi si ritirava nella sua «casetta
per comporre» – ora a Toblach, in Val Pusteria –, l’estate del 1909 deve essere
stata a dir poco vorticosa. Giunto a Parigi da New York a metà aprile, posò
dapprima per il celebre Auguste Rodin, incaricato da Carl Moll di realizzare un
busto del musicista; lì conobbe anche il giovane compositore italiano e suo
ammiratore Alfredo Casella. Rientrato finalmente a Vienna, incrociò sul suo
cammino un altro giovane musicista: Edgar Varèse, che era venuto a Vienna alla
ricerca di Hugo von Hofmannsthal, avendo composto un’opera basata sul suo
testo teatrale Edipo e la sfinge. L’apertura di Mahler verso tutte le novità fece sì
che egli manifestasse una spontanea simpatia verso quel giovane musicista
pressoché sconosciuto, come pure per Arnold Schönberg e la cerchia dei suoi
allievi, anche se confessò a Schönberg che gli «dispiaceva terribilmente di non
essere in grado di seguire bene» la sua musica.
Il 12 giugno Mahler approdò finalmente a Toblach, e nonostante le tante visite
ricevute quell’estate (tra cui anche il nuovo vicepresidente del Comitato dei
Filarmonici di New York, il banchiere Richard Arnold con sua moglie), riuscì
comunque a portare a termine la partitura del Lied von der Erde e cominciò a
lavorare alla Nona Sinfonia. Allo stesso tempo era preso dai problemi legati al
suo nuovo incarico ai vertici dei Filarmonici di New York, discussi in molte
lettere scambiate con il segretario dell’orchestra, Felix Leifels. Nella
corrispondenza assume un particolare rilievo il tentativo di assicurarsi il celebre
violinista Theodor Spiering come primo violino. Il 6 settembre Mahler rientrò
da Toblach a Vienna, all’inizio di ottobre diresse la sua Settima Sinfonia all’Aia
e ad Amsterdam, e il 19 ottobre la Kaiser Wilhelm II entrò nel porto di New York
con a bordo la famiglia Mahler e la loro «governess», Miss Turner. Il 4
novembre Gustav Mahler salì per la prima volta sul podio della New York
Philharmonic Orchestra nel suo nuovo assetto e diresse opere di Beethoven,
Liszt e Richard Strauss alla Carnegie Hall.

228

A Franz Schalk
s.l., s.d. [Vienna, fine maggio 1909]

Caro amico!
Credo che il Sig. [una parola cancellata] Varèse, che Le presento in questa
lettera, susciterà il suo interesse. Dovrebbe vedere la sua partitura, e magari
anche azzardarsi a inserirla in uno dei Suoi concerti! Arrivederci a presto, spero!
Il Suo devotissimo
Mahler

FONTE: autografo, BSB, de La Grange Sammlung, Ana 600.A, Schalk, Franz. – Edizione: presunta prima
edizione. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti. – sig. Varèse: Edgar(d) Varèse (1883-1965),
compositore francese che nel 1915 emigrò negli Stati Uniti e prese la cittadinanza americana. La sua
opera, fortemente influenzata dagli studi matematico-scientifici, gli diede per lungo tempo la fama di
outsider, finché i compositori della generazione posteriore al 1945 non ne reclamarono la discendenza. –
la sua partitura: si tratta forse del poema sinfonico Bourgogne (oggi perduto), la prima opera di Varèse a
essere eseguita pubblicamente, nel 1910, da Richard Strauss.

229

A Richard Arnold
s.l., s.d. [Vienna, intorno al 1º giugno 1909]

Caro signor Arnold!


Non ho più avuto Sue notizie circa l’assegnazione della parte del flauto e del
timpano. I miei cablogrammi evidentemente non arrivano; altrimenti non riesco
a spiegarmi perché non riceva mai risposta. – Poiché la settimana prossima
lascio Vienna per trasferirmi in villeggiatura, non so se posso scritturare il
signor van Leeuwen oppure no. – Anche il fatto che non ci sia ancora il timpano
mi mette in grandissima agitazione.* – Anche i miei biglietti per la nave, di cui
aveva promesso di occuparsi il signor Leifels, non sono ancora arrivati.
Informandomi direttamente presso il German Lloyd, sono venuto a sapere che
non sono state prenotate una cabina di lusso [Staatscabine] e una di 1a classe
per la governante della mia bambina – come [cancellato: prevede] impone
espressamente il contratto[,] bensì proprio la cabina di 1a classe su cui ho già
avuto da ridire prima della mia partenza da Newyork.
Capirà, immagino, quanto la faccenda mi infastidisca. La prego di intervenire
cortesemente al riguardo, assicurandosi che le disposizioni del mio contratto
vengano rispettate.
Dopo una serie di trattative incredibilmente difficili con svariati candidati, ho
scritturato
il signor Theodor Spiering,
nato in America e membro della Union di Chicago, come primo violino.
Le condizioni le vedrà sul contratto allegato. Sia per cortesia così gentile da
provvedere affinché per il signor Spiering venga prenotata una cabina di prima
classe per H. Sp. [sic] sulla Kaiser Wilhelm II[,] che parte il 12 ottobre da
Brema.
È la stessa nave con cui il 13 io e la mia famiglia partiremo da Cherbourg.
Poiché per il posto di primo violino ho ingaggiato un membro del sindacato, e
[cancellato: inoltre] in cambio di questo posto il sindacato mi ha permesso di
importare uno straniero, e inoltre entrambi abbiamo avuto l’autorizzazione a
scritturare uno straniero come flauto, e a prendere il timpanista in America,
ovunque lo troviamo, il sindacato non dovrebbe creare difficoltà se importiamo
il flautista e assumiamo un timpanista proveniente da una città diversa da
Newyork, vero? Spieghi tutto quanto ai signori! E anche che nel nostro concerto
di aprile abbiamo già avuto difficoltà con il timpanista. –
Il mio indirizzo estivo è
Toblach
Tyrol
Villa Altschluderbach.
Abbia la gentilezza di inviare lì la Sua risposta e tutte le ulteriori
comunicazioni. – I programmi glieli spedirò nei prossimi giorni. –
Un violinista molto famoso[,] il signor Hammer, americano e membro del
sindacato[,] vorrebbe tornare in America. Per cortesia, se [è] possibile lo
ingaggi. Sarebbe uno splendido acquisto. – La prego di essere molto esaustivo
nella Sua risposta.
Saluti il signor Leifels da parte mia. Spero mi scuserà se non rispondo
separatamente al suo messaggio. Trova tutto in questa lettera per Lei. Per quanto
riguarda i solisti esterni che mi ha indicato:
il signor Busoni
il signor Wüllner
la signora Tilly Koenen
sono d’accordo. Chiedo soltanto che venga indicata la data e una proposta di
programma, in modo da poter adattare di conseguenza i miei programmi. La
Mrs[.] Powell di cui parla non la conosco! Se è davvero eccellente, la può
ingaggiare!
Con i più cordiali saluti, e la preghiera di sistemare la questione della mia
traversata in compagnia del signor Leifels
il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: autografo, New York Philharmonic Orchestra, Archives. – Edizione: Zoltan Roman, Gustav
Mahler’s American Years 1907-1911. A Documentary History, Stuyvesant, N.Y. 1989, Appendix A 23. –
Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; Mahler lasciò Vienna il 9 giugno 1909, per accompagnare
dapprima la moglie e la figlia a Levico (Trento) alle terme e proseguire poi il viaggio verso Toblach. – il
signor van Leeuwen: Arie van Leeuwen (1875-?), flautista olandese, membro dell’orchestra dell’Opera di
Corte di Vienna dal 1903. – il signor Hammer: Heinrich Albert Eduard Hammer (1862-1954), violinista
tedesco-americano, direttore d’orchestra e compositore, che si stabilì in America nel 1908 e fino al 1921
gestì una propria orchestra a Washington. – i solisti esterni: tutti e tre gli artisti citati si esibirono durante
la prima stagione di Mahler con i Filarmonici di New York: Ferruccio Busoni nel quinto Concerto per
pianoforte di Beethoven; il baritono Ludwig Wüllner (1858-1938) nella prima americana dei
Kindertotenlieder di Mahler e dei Lieder di Weingartner e Hugo Wolf; il soprano Tilly Koenen (1873-
1941) in opere di Beethoven (Ah! Perfido), Strauss, Wolf e Fiedler. – Mrs[.] Powell: Maud Powell (1867-
1920), violinista americana, che già a dicembre del 1909 suonò sotto la guida di Mahler il Concerto per
violino di Mendelssohn e quello di Beethoven.

230

A Felix Leifels
s.l., s.d. [Toblach, 25 giugno 1909]

Mio caro signor Leifels!


Per errore ho aperto la Sua lettera al signor Arnold (che ieri è partito per
Lipsia) e ho preso visione del contenuto. –
Il programma l’ho spedito all’indirizzo estivo del signor Krehbiel e il signor
Arnold ne ha presa una copia con sé. – Per cortesia, mi faccia sapere se il signor
Krehbiel ha ricevuto la mia lettera, e abbia la gentilezza di assecondare tutte le
sue richieste in merito al programma. –
L’indirizzo del s[ignor] Spiering è:
Mr. Th[eodor] Spiering
Heppenheim
Germany
Bergstrasse
Gli invii a lui li faccia per raccomandata.
Con il s[ignor] Dippel non abbiamo ancora stabilito nulla; tuttavia, abbiamo
discusso dell’eventualità che, se ne avrò il tempo senza danneggiare la
Filarmonica, io diriga qualche rappresentazione nel nuovo teatro. In questo caso,
la Métropolitancompagnie [sic] dovrebbe pagare il mio viaggio di ritorno.
L’andata è quindi comunque a carico della Filarmonica. È stato anche molto
spiacevole il fatto che il s[ignor] Schelling, che conosceva il mio contratto più
di chiunque altro, non mi abbia subito prenotato la cabina di lusso che mi spetta,
perché in quel caso ci saremmo forse potuti sistemare in modo un po’ più
confortevole. Non dimentichi, per cortesia, che oltre alla cabina di lusso a me
occorre anche una cabina di I classe per la governante di mia figlia. –
E se all’ultimo momento avessimo problemi con il signor Friese? Pensa che
potrà sicuramente svincolarsi da Pittsburg[h]? E se così non fosse – che cosa
succederà? Il flautista Scheers è mediocre, come mi comunica il signor
Mengelberg di Amsterdam! Altra faccenda spiacevole!
La saluto molto cordialmente
devotissimo
Gustav Mahler

Per quanto ne so, il signor Spiering ha già prenotato una cabina anche di sua
iniziativa – La prego dunque di sistemare la questione.

FONTE: autografo, New York Philharmonic Orchestra, Archives. – Edizione: Roman, Gustav Mahler’s
American Years 1907-1911, cit., Appendix A 33. – Datazione: stabilita sulla base dei contenuti; in una
lettera alla moglie del 25 giugno 1909, Mahler scrive che gli Arnold sono partiti «ieri». – il signor
Krehbiel: Henry Edward Krehbiel (1854-1923), musicologo e critico americano, che lavorava come
drammaturgo dei Filarmonici di New York ed era incaricato di redigere i programmi di sala dei concerti.
Il fatto che come critico, soprattutto sul New York Tribune, egli disprezzasse la musica di Mahler, creò
grosse tensioni nel rapporto fra i due. – con il signor Friese: Alfred Friese, secondo Zoltan Roman, op.
cit., sarebbe il «timpanista» citato nella lettera n. 229. – il flautista Scheers: non individuato. – Per
quanto ne so: il poscritto si trova in testa alla lettera, sopra l’appellativo.

231

Ad Arnold Schönberg
New York, 10 gennaio 1910

Austria
Signor Arnold Schönberg
Vienna
IX Liechtensteinstr. 68/70

Mio caro amico Schönberg!


È stato molto gentile da parte Sua scrivermi così diffusamente. Quello che mi
dice sulle Sue impressioni – un tempo e ora –, lo capisco molto bene, e in
sostanza l’ho sempre pensata nello stesso modo. – In questo Lei è molto diverso
da me. Io mi lascio travolgere senza remore – senza paura, correndo il rischio di
perdermi in qualcun altro. (Nell’intimo, infatti, so perfettamente che saprò
ritrovarmi.) – Che importanza ha chi scrive le opere, se arrivano proprio al
momento giusto? – Di tutte le questioni personali ecc., Le dirà mia moglie. Io
vorrei soltanto evitare di lasciarLa di nuovo senza una risposta – e succederà
sicuramente, se non scrivo in questo preciso istante. – Qui sono sempre di fretta,
una fretta terrificante. Non sono attrezzato per scrivere lettere (come vede, non
ho nemmeno la carta da lettere e uso quella di mia moglie) e devo sfruttare ogni
singolo attimo. A maggior ragione, però, sono felice di leggerle, le lettere, e
penso spesso ai miei amici e dialogo con loro in silenzio.
Ho qui con me il Suo quartetto e di tanto in tanto lo studio. Ma mi riesce
difficile. Mi dispiace moltissimo di non riuscire a seguirLa bene; e confido nel
futuro, se sarò più in sintonia con «me stesso» (e quindi anche con Lei). La mia
Prima Sinf[onia] qui non ha avuto molto successo – lo si capisce dal fatto che
cammino per le strade pressoché incognito. E provo tanta nostalgia della mia
patria (vale a dire delle poche persone [una parola cancellata] dalle quali vorrei
essere compreso, e a cui voglio bene[)].
E tra queste Lei è senz’altro in prima fila. Il Suo
amico
Gustav Mahler

Mi saluti l’amico Zemlinzki [sic]! (Siete di nuovo insieme?[)]

FONTE: autografo, Library of Congress, Washington, Music Department, Arnold Schoenberg Collection;
copia: Arnold Schönberg Center, Wien. – Edizione: Schönberg, GMUB, n. 9. – Datazione: originale
«Newyork? [sic] gennaio 1909»; timbro postale sulla busta allegata: «N.Y. gennaio 10, 1910». – amico
Zemlinzki: Alexander von Zemlinsky.

Nella sua prima stagione con i Filarmonici di New York Mahler diresse almeno
quarantasei concerti, molti dei quali anche alla Brooklyn Academy of Music e a
Filadelfia, come pure in una prima tournée a New Haven, Springfield,
Providence e Boston. Con i concerti della domenica pomeriggio e un ciclo
dedicato a Beethoven, ma forse ancor più con l’introduzione di «concerti
storici», egli sviluppò nuove idee per la vita musicale di una metropoli come
New York e – nonostante l’ostilità del sindacato dei musicisti, di cui si lamenta
con toni insolitamente pesanti in una lettera al presidente della Metropolitan
Opera Company – riuscì anche a realizzarle. Quando il 5 aprile 1910 prese
possesso della sua «cabina di lusso» sulla Kaiser Wilhelm II, per la quale si era
battuto in modo estenuante, diretto in Europa, tutti i suoi sforzi erano ormai
rivolti alla propria opera: la prima assoluta dell’Ottava Sinfonia.

232

A Otto H. Kahn
s.l., s.d. [New York, ante 5 aprile 1910]

Caro signor Kahn!


Mi consenta, in risposta alle Sue cortesi osservazioni, della cui legittimità non
intendo in alcun modo dubitare, le precisazioni seguenti. – La «musical Union»
– la nostra tiranna, alla quale, a quanto pare, ci siamo consegnati
incondizionatamente, senza neanche tentare di opporre resistenza – ha eletto, e
persegue fino all’inverosimile, come suo massimo principio, il fatto che
l’importazione – non solo di musicisti europei in America, bensì anche di
musicisti americani da una città all’altra – sia severamente vietata.
Se essa possa giustificare un tale comportamento sulla scorta delle leggi
americane, non ho ancora avuto modo di appurarlo. – Da noi questo genere di
trust non sarebbe né approvato da un giudice, né tollerato di buon grado da un
imprenditore. – Ma mi dica, caro signor Kahn – dove diamine devo andare a
prenderlo io un musicista di cui ho bisogno, se mi proibiscono di cercarlo al di
fuori di New York? – Per inciso, i musicisti della Sua orchestra ai quali abbiamo
fatto un’offerta sono vecchi membri della Filarmonica, che l’anno scorso sono
stati assunti da Lei solo per l’Opera, tanto che noi abbiamo dovuto scritturare
dei sostituti (trovati nelle osterie) che si sono dimostrati inservibili. – In primo
luogo, tramite questa risposta, io non vorrei raggiungere altro scopo se non
quello di farLe vedere il nostro modo di agire nella giusta prospettiva;
secondariamente, però, vorrei anche sollecitarLa a intraprendere un’azione
comune contro questa tirannia, di cui anche Lei è vittima esattamente quanto
noi. – [due parole cancellate] Tra l’altro, vorrei ricordarLe che l’anno scorso non
sono stato io a fare un’offerta al signor Reiter, bensì lui – un uomo non più
giovane – a proporsi a noi perché desiderava sottrarsi agli strapazzi
dell’impegno in teatro. –
Oggi ho fatto un’offerta a un contrabbassista, a un secondo cornista e al
timpanista. – Altri musicisti che si sono candidati di propria iniziativa sono stati
rifiutati. – Le dico questo solo per neutralizzare eventuali manovre che fossero
state ordite nel frattempo.
Grazie di cuore per i Suoi auguri e arrivederci in autunno. I miei più sentiti
omaggi alla Sua consorte. Mia moglie, che in questo momento non è qui, si
unirebbe calorosamente.
Il Suo obbligato e devoto
Gustav Mahler

FONTE: autografo, Princeton University Library, Theatre Collection, Otto H. Kahn Papers. – Edizione:
presunta prima edizione; riproduzione parziale in inglese in: Henry-Louis de La Grange, Gustav Mahler,
vol. IV : A New Life Cut Short (1907-1911), New York 2008. – Datazione: stabilita sulla base dei
contenuti; la formula «arrivederci in autunno» fa pensare al periodo immediatamente precedente la
partenza di Mahler da New York. – i musicisti della Sua orchestra ai quali abbiamo fatto un’offerta:
Mahler aveva ingaggiato dei musicisti della Metropolitan Opera Orchestra per i suoi Filarmonici di New
York. – il signor Reiter: X[aver?] Reiter, il cornista che era passato dal Met ai Filarmonici e fu definito da
un critico contemporaneo «il miglior cornista d’America».

Da Cherbourg Mahler era nuovamente andato a Parigi per dirigere la prima


francese della sua Seconda Sinfonia nei «Concerts Colonne», e poi a Roma, dove
lo aspettava una delle più grandi delusioni della sua carriera di direttore
d’orchestra: due concerti con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, di cui
aveva già fatto la conoscenza nel 1907, e che questa volta trovò tuttavia «così
penosa e indolente» (in una lettera all’agente Norbert Salter), da cancellare
seduta stante il terzo concerto in programma.

233

Ad Alfredo Casella
Roma, 1º maggio 1910

Mio caro Casella!


L’orchestra è terrificante. Era impossibile concludere qualcosa, così ho
disdetto il mio terzo concerto, nel quale doveva essere eseguita la Sua Italia, e
ora riparto. –
Questi concerti sono stati un vero purgatorio, soprattutto le prove. Non ho mai
incontrato persone più sfrontate e ignoranti.
Spero non sia rimasto male. Sarebbe stato atroce, mi creda! Ho dovuto
rinunciare a tutto ciò che avevo portato con me e dirigere la Pathetique (!!),
perché non sapevano suonare altro. La Sua Italia e la Suite le eseguirò a New
York, Boston ecc.; e se Dio vorrà[,] quando tornerò in Germania, ci saranno
molte opportunità di promuovere il Suo talento.
Santa Cecilia non mi vedrà più.
Saluto molto cordialmente Lei e la Sua cara moglie!
Per favore, mi mandi un cenno sui Suoi progetti per l’estate, scriva a Vienna,
all’indirizzo
Gallerie [sic] Miethke
I Dorotheerstrasse
Se viene nei dintorni di Toblach, non dimentichi di passare a trovarmi. Per Lei
e per Sua moglie c’è sempre una stanza pronta.
Il Suo devotissimo
Gustav Mahler

Le spedisco di qui le parti per l’orchestra in 2 pacchi. E la partitura da Vienna.


Così dovremmo essere tranquilli.

Scritta su carta intestata dell’Hotel Quisisana di Roma, via XX settembre 58. – FONTE: autografo, BSB, de
La Grange Sammlung, Ana 600.A, Casella, Alfredo. – Edizione: Catalogo della mostra Gustav Mahler.
Un homme - Une œuvre - Une époque, Musée d’Art moderne, Paris, 1985 (in traduzione francese). –
Datazione: originale: «31 [sic] aprile 1910». Mahler diresse il secondo concerto a Roma il 1º maggio
1910 alle 17. – la Sua Italia: la rapsodia per orchestra op. 11, Italia, composta nel 1909. – Pathetique: la
Sesta Sinfonia in si minore op. 74 di Čajkovskij. – Suite: la Suite per orchestra in do maggiore op. 13. –
Galerie Miethke: la galleria d’arte, fondata nel 1861, era diventata un polo di riferimento del primo
modernismo austriaco. Quando nel 1904 sembrava si dovesse trasformare in un locale commerciale della
Secessione viennese, un gruppo di artisti vicini a Gustav Klimt uscì dalla Secessione. In seguito Carl
Moll, patrigno di Alma Mahler, ne assunse la direzione.

234

A Theodor[e] Spiering
s.l., s.d. [Monaco, 21 giugno 1910]

Mio caro Spiering!


Sono qui a Monaco e non faccio altro che provare la mia VIII, fino allo
sfinimento. – Lei mi manca molto. Il primo violino è più che dignitoso, ma non
è molto sensibile e non ha influenza sull’orchestra. Spero di vederLa qui a
settembre.
Dall’America non ho più avuto notizie. Come sa, dietro mia insistenza è stato
assunto un manager vero e proprio, che tuttavia, con mio grande disappunto, ha
proposto 65 concerti, dichiarando che senza questo spropositato incremento del
programma non può garantire alcun successo. – In virtù dell’enorme
sovraccarico di lavoro ho chiesto soltanto un piccolo aumento di stipendio (per
contratto sono tenuto a fare solo 45 concerti), che mi è stato negato dal
Comitato, inducendomi a trincerarmi dietro i miei diritti e obblighi contrattuali.
L’ho fatto presente al Comitato, ma da allora non ho più sentito nulla.
La saluto molto cordialmente e La prego di ringraziare Sua moglie per le Sue
righe così gentili. Spero che quest’anno avrò occasione di conoscerla. Le porto i
più cordiali saluti anche da parte di mia moglie.
Il Suo devotissimo
Gustav Mahler

FONTE: GMB. – Edizione: ivi, n. 440. – Datazione: secondo GMB «timbro postale: München, 21 giugno
1910». – spero di vederLa qui a settembre: Mahler tentava evidentemente di assicurarsi Spiering come
primo violino per la prima assoluta dell’Ottava Sinfonia. – un manager vero e proprio: Loudon G.
Charlton (1869-1931) era stato assunto come successore di Felix Leifels. – sovraccarico di lavoro:
l’incremento della quantità di concerti portò a un serio conflitto tra Mahler e la Philharmonic Society, nel
corso del quale, a gennaio del 1911, ci si rivolse a un tribunale arbitrale.

235

A Volkmar Andreae
s.l., s.d. [Toblach?, tra il 1908 e il 1910]

Egregio collega!
Per i Kindert[oten] Lieder Le consiglierei in primo luogo il signor Meschaert
[sic]. Se lui non dovesse essere disponibile, potrebbe prendere in considerazione
anche il signor Weidemann, a Vienna.
Con il più sentito ringraziamento per la Sua cortese attenzione
il Suo devotissimo
Mahler

Cartoncino con intestazione (cancellata): «Der Director des k.k. Hof-Operntheaters». – FONTE: autografo,
collezione privata. – Edizione: Briefe an Volkmar Andreae. Ein halbes Jahrhundert Zürcher Musikleben
1902-1959, a cura di Margaret Lichtenhahn, Zürich 1986. – Datazione: incerta; il cartoncino usato, con
l’intestazione cancellata, colloca la lettera in prossimità della partenza di Mahler da Vienna; l’esecuzione
dei Kindertotenlieder da parte di Volkmar Andreae, che senza dubbio si rivolge a Mahler per la scelta dei
solisti, ebbe luogo tuttavia solo nel 1911. – il signor Meschaert: Johannes Messchaert, cfr. nota alla
lettera n. 198. – il signor Weidemann, a Vienna: Friedrich Weidemann aveva partecipato alla prima
assoluta dei Kindertotenlieder, eseguita nel concerto della Vereinigung schaffender Tonkünstler del 29
gennaio 1905 dedicato ai Lieder di Mahler.

Mahler diresse quarantanove dei sessantacinque concerti programmati dal nuovo


manager Loudon G. Charlton per la stagione 1910-1911: il primo una settimana
dopo il suo rientro dall’Europa, il primo novembre 1910; l’ultimo il 21 febbraio
1911. Poi si approssimò la fine di quell’infaticabile esistenza durata cinquantun
anni. Già a Natale Mahler ebbe una lieve ricaduta dell’angina che lo aveva
aggredito a Monaco in settembre, compromettendo le prove per la prima
assoluta dell’Ottava Sinfonia. Il 20 di febbraio si ripresentò la tonsillite, che non
era stata curata a sufficienza e che causò un peggioramento dell’infezione
batterica dell’endocardio che gli era stata diagnosticata nell’estate del 1907 ed
era ancora in atto in forma subacuta. Emanuel Libman, un luminare di New
York, poté soltanto confermare la diagnosi formulata dal medico di famiglia di
Mahler, l’amico viennese naturalizzato Joseph Fraenkel: endocardite lenta, la
condanna a morte.
L’8 aprile Mahler lascia New York e dopo l’arrivo a Cherbourg viene
trasportato a Parigi, dove si spera – invano – di poterlo guarire con un siero.
Mahler vorrebbe che lo portassero a morire a Vienna. Il viaggio del malato
terminale in un vagone letto, da Parigi a Vienna, è uno dei primissimi grandi
avvenimenti seguiti dal giornalismo scandalistico: in ogni stazione ferroviaria ci
sono reporter che telegrafano le loro impressioni in tutto il mondo. La sera del
12 maggio Mahler giunge nella casa di cura Loew, nella Mariannengasse. Muore
il 18 maggio 1911, alle 23.05.

236

A Emil Gutmann
s.l., s.d. [New York, gennaio 1911]

Caro signor Gutmann!


Dal 1º giugno al 1º ottobre La prego di concedermi sempre e comunque una
«tregua». Salvo circostanze straordinarie, in questi mesi vorrei avere la pace
necessaria per riposarmi e lavorare. –
Per il momento non voglio ancora eseguire la mia IX. È praticamente certo che
nella prossima stagione tornerò qui. Se il Konzertverein si fosse debitamente
rivolto a me, avrei senz’altro diretto un concerto per il fondo pensione.
A dire il vero, ho rielaborato la mia V, e se ce ne fosse l’occasione mi
piacerebbe proporre questa quasi novità (per quanto mi riguarda anche a
Monaco o altrove).
Con i più cordiali saluti
il Suo devotissimo
Mahler
FONTE: GMB. – Edizione: ivi, n. 460. – Datazione: incerta; Herta Blaukopf scrive in GMB: «Poiché
Mahler tratta approfonditamente gli stessi temi in una lettera a Gutmann ancora inedita recante il timbro
postale: “New York, 31 Jan. 1911”, questa lettera dovrebbe essere stata scritta verso la fine dell’anno». –
ho rielaborato la mia V: già a giugno del 1910 Mahler aveva comunicato all’editore della Quinta
Sinfonia, Henri Hinrichsen del Peters Verlag, che le numerose modifiche apportate alla strumentazione
dell’opera avrebbero reso necessaria una nuova edizione della partitura; come riferì a Georg Göhler, la
revisione fu ultimata solo a febbraio del 1911. A causa della morte di Mahler Peters non pubblicò per il
momento alcuna nuova edizione.

237

A Eugen Frankfurter
s.l., s.d. [New York, marzo 1911]

… Non sono purtroppo nelle condizioni di accettare l’invito del Direttore


Volkner, perché a maggio mi è stato imposto di stare a riposo.

FONTE: Dichiarazione di Eugen Frankfurter in occasione della morte di Gustav Mahler, in Fränkischer
Courier, Nürnberg. – Edizione: ivi, edizione del 20 maggio 1911. – Datazione: secondo Eugen
Frankfurter: «marzo 1911». – invito: Mahler era stato invitato a dirigere il Tannhäuser a Lipsia,
nell’ambito del festival wagneriano del maggio 1911. – Direttore Volkner: Robert Volkner (1871-1950),
attore e regista, direttore dello Stadttheater di Lipsia dal 1905 al 1912.

* In tedesco, «meine Zustimmung», preceduto dal sinonimo «mein Einverständniß», cancellato.


[N.d.T.]
* In tedesco: «Unruhe» (agitazione) sostituisce «Ruhe» (tranquillità), cancellato. [N.d.T.]
Postfazione

Quando negli anni ottanta del XIX secolo Gustav Mahler cominciò la sua carriera
teatrale, facendo tappa a Bad Hall, Laibach, Olmütz e Kassel, il telefono contava
appena dieci anni di vita e non era ancora diventato un mezzo di comunicazione
quotidiano. Di conseguenza Mahler affidava alla posta non solo i suoi messaggi
e gli aggiornamenti privati – ai genitori, ai fratelli e alle amicizie giovanili
viennesi –, bensì anche tutte le richieste e le candidature legate al suo avvenire
professionale, e di lì a poco anche i primi tentativi di diffondere la sua opera di
compositore. A questa abitudine Mahler ha sempre tenuto fede, anche una volta
raggiunti incarichi importanti come quello di intendente a Budapest, di primo
Kapellmeister ad Amburgo e di direttore dell’Opera di Corte di Vienna, quando
ormai nella vita professionale, anche in teatro, era diventata una consuetudine
usare il telefono. È a questa circostanza che dobbiamo la mole di lettere di
carattere «professionale» che per i posteri – data la pressoché totale mancanza di
testi o dichiarazioni di tipo autobiografico – potrà costituire una fonte
importante ai fini della ricostruzione e dello studio della vita e dell’opera di
Mahler.
Le lettere scritte negli anni della sua ascesa professionale, sempre più
avvincenti a ogni nuova lettura, documentano molto bene la strategia di Mahler
di stringere relazioni e di usare i «colleghi» del mestiere per i propri scopi,
spesso mediante un’abile miscela di offerte e richieste di contraccambio, e senza
peraltro venir meno ai suoi profondi principi di competenza professionale,
rispetto di ogni espressione artistica e schietta amicizia. Al tempo stesso,
tuttavia, dalle «lettere ai colleghi» emerge un ritratto autentico, sfaccettato,
affascinante del compositore, del direttore d’orchestra e teatrale di cui finora
non si disponeva. Mahler si rivela un abile «venditore» delle sue opere presso i
più importanti direttori d’orchestra del suo tempo; un inflessibile professionista
nello stabilire i suoi desiderata per le prove; un direttore operistico entusiasta e
al tempo stesso pignolo per quanto concerne l’allestimento dei lavori teatrali dei
suoi contemporanei; un accorto stratega, che nel pianificare la propria carriera
persegue ogni opportunità; un tattico scaltro, al punto da offrire la propria
conversione al cristianesimo, ancora incompiuta, come garanzia per raggiungere
l’obiettivo più alto, ovvero la chiamata alla direzione dell’Opera di Vienna; un
divo e un postulante, un critico spietato e un amico affettuoso – e non da ultimo
un artista di grandissima sensibilità, che soffre a causa dell’insuccesso per
molto tempo toccato alle sue composizioni come per gli attacchi dei «signori
superiori» (così definisce gli esponenti della critica musicale viennese) al suo
operato come direttore teatrale. Contestualmente, emerge poi un ritratto della
vita musicale e austriaca dei primi del 1900 di grande fascino e vividezza.
L’8 dicembre 1895, nei primissimi tempi della relazione con Anna von
Mildenburg, Mahler scrive all’amata di ricordare molto bene «come in passato
io formulassi con estrema cura le mie lettere e quanto ci tenessi a scrivere, per
così dire, delle “belle lettere”. Probabilmente, però, dipendeva dal fatto che non
avevo ancora trovato me stesso, e il destinatario al quale scrivevo mi offriva
solo l’opportunità di fissare i miei pensieri». Raggiunta la maturità, osserva
Herta Blaukopf, Mahler tornerà a scrivere delle «belle lettere» solo in casi del
tutto eccezionali, mentre abbondano le sobrie lettere d’affari, in cui le questioni
essenziali vengono evidenziate con energiche sottolineature, o addirittura le
comunicazioni frettolose, a tratti quasi illeggibili, in cui le parole sono scritte
erroneamente o addirittura saltate: «Nel corso della sua vita le lettere di Mahler
diventano sempre più asciutte, anche quando parla di sentimenti intimi e
raffinati. Non è più possibile individuare alcun modello letterario sotteso, e si
ottiene anzi una schietta immagine di lui: il compositore, il direttore
d’orchestra, il direttore teatrale e la persona. L’opportunità di conoscere il suo
modo di pensare, di avvicinarsi a esso per questa via giustifica la lettura delle
lettere, sebbene non fossero destinate a noi» (Mahlers Werk in Mahlers Briefe
[«L’opera di Mahler nelle sue lettere»], conferenza, Toblach 1984).
Iglau, la città di provincia morava in cui Mahler trascorse la sua infanzia, era
il centro di una grande «isola tedesca», la seconda per importanza in Moravia e
nell’intera Cecoslovacchia. Il tedesco che Mahler ha imparato lì e che ha parlato
per tutta la sua vita, tuttavia, era fortemente intriso di austriacismi. Mahler
scrive senza dubbio lettere in un «tedesco» perfetto, al cui interno fa però
continuamente capolino la patria austriaca, quando si definisce paff («a bocca
aperta»), quando a proposito di una sua sinfonia si scatena un Geriß (ce la si
«strappa di mano») o quando chiede agli amici zu uns heraufzuschauen
(«passare su da noi»). E quando scrive che il barone Rothschild läßt mir …
durch seinen Sekretär telephonieren («mi ha … fatto comunicare per telefono
dal suo segretario»), aleggia su Vienna l’ombra della monarchia imperialregia.
Sono invece del tutto assenti parole o tratti sintattici yiddish; Mahler non sapeva
una parola in yiddish, come del resto neanche in ceco. Questo è un dato
sorprendente – specie se si pensa che ai tempi dell’infanzia di Mahler a Iglau
c’era con ogni probabilità un vivace «traffico di frontiera» con i territori
limitrofi boemi e moravi –, che ha avuto tuttavia anche una infausta
conseguenza se, come si apprende dalle sue lettere, Mahler non ha potuto
prendere in considerazione la Jenufa di Janáček «dal momento che non
conosc[o] il ceco».
La corrispondenza di Mahler con i «colleghi» offre, pur nella varietà di
contenuti e nella frettolosità della stesura, interessanti testimonianze
dell’eccellente e raffinato stile epistolare dell’autore. Mahler deve aver avuto
ottimi insegnanti di tedesco, formula perfettamente le frasi (e ci scherza su
quando non gli riesce), padroneggia la sintassi, l’uso delle metafore e di tutte le
figure retoriche – e spesso costruisce gradualmente le sue lettere con
accorgimenti di tipo musicale, secondo principi di contrasto e incremento, con
«modalità di esecuzione» che variano dal legato allo staccato, allitterazioni e
motivi ricorrenti. Riguardo alla «questione del Parsifal» egli si mette a
disposizione di Cosima Wagner mit Leib und Seele («anima e corpo») e una
frase dopo le assicura di impegnarsi nach Leibes- und Seelenkräften («con tutte
le proprie risorse d’anima e corpo») per il raggiungimento dello scopo.
Chi presti ascolto con attenzione, avvertirà anche il diverso «tono» con cui
Mahler si rivolge ai suoi interlocutori: laconico e sbrigativo con i «sottoposti»;
estremamente formale – con formule stereotipate come ergebenst gefertigt («il
devotissimo sottoscritto») e die hochgeneigte Genehmigung («la benevola
approvazione») se rivolge una richiesta, oppure den Ausdruck verehrungsvollster
Ergebenheit («l’espressione della massima devozione»), quando assicura la
propria fedeltà – nella corrispondenza con i propri superiori, con punte marziali
nell’offensiva per la conquista dell’Opera di Corte di Vienna; tra lo spontaneo e
l’euforico con colleghi ai quali si sente legato da un rapporto d’amicizia; quasi
devoto con figure rappresentative quali Ferenc Erkel o Hans von Bülow; a tratti
sicuro di sé, a tratti abbattutto, talvolta sarcastico, raramente spiritoso, mai
ciarliero, determinato a non perdere di vista la meta, lo scopo della lettera – nel
complesso all’insegna di «un’aspra oggettività», come lui stesso ha detto
riguardo al proprio modo di esprimersi in un’articolata richiesta al principe von
Liechtenstein, Gran Maestro di Corte.
Richard Strauss è il primo al quale Mahler rivolge l’appellativo «collega» (cfr.
lettera n. 33), Volkmar Andreae, a quanto si sa, l’ultimo (cfr. lettera n. 235). Nel
mezzo si dispiega l’intero panorama dell’attività musicale contemporanea, ai
cui esponenti Mahler riserva lo stesso titolo, capace di creare al tempo stesso
distanza e confidenza. Se ne era già servito a diciannove anni, come una sorta di
«parola d’ordine» per entrare nel mondo del lavoro: in una lettera del 16 aprile
1879 (altrimenti priva di particolare interesse), Gustav Mahler, neodiplomato al
conservatorio, si rivolge al tenore Adolf Wallnöfer, noto per la sua
collaborazione con Bayreuth, con un ardito «Werther Herr Collega!» («Caro
collega!»). Fa specie che siano quasi esclusivamente i direttori d’orchestra a
essere chiamati «colleghi». Ai compositori, se si tratta di celebrità come Anton
Bruckner, Antonin Dvořák (che riceve peraltro solo lettere della Cancelleria, che
Mahler si limita a firmare) o Carl Goldmark, si riserva l’appellativo
Hochverehrter Meister («Stimatissimo Maestro») o ci si accontenta del
semplice Sehr geehrter Herr («Egregio signore»).
Se tuttavia è il direttore dell’Opera di Corte di Vienna a intestare le sue lettere
a direttori d’orchestra come Emil Steinbach, Richard Wickenhauser, Kálmán
Feld, Philipp Wolfrum o Johannes Doebber con Verehrter («Egregio») o Lieber
Herr College («Caro collega»), i destinatari, indipendentemente dal contenuto
professionale, dovrebbero ritenerlo nobilitante per la loro persona. Il mero
appellativo collegiale viene progressivamente sostituito dal più affettuoso
Lieber Freund («Caro amico») per quei corrispondenti in cui Mahler, nel corso
della collaborazione professionale, trova apertura mentale, comprensione, e
sostegno – senza che tuttavia egli annulli mai completamente le distanze o dia
del tu nemmeno ai suoi amici più intimi, come Bruno Walter, Willem
Mengelberg o Richard Strauss. Se si dà una scorsa al faldone di queste lettere in
tutta la sua mole, non viene certo da pensare che – citando Goethe – si tratti di
«frammenti di una grande confessione»; eppure non c’è alcun dubbio che gettino
luce su una mente instancabilmente creativa, che pianifica nei minimi dettagli,
tesse sistematicamente delle reti e si spende senza riserve.
Perché dunque pubblicare un volume con la corrispondenza «professionale» di
Gustav Mahler? Sarà il lettore a dare la risposta dopo la lettura, e a seconda dei
propri interessi, predilezioni e conoscenze, troverà una propria risposta. Potrà
ripercorrere la carriera professionale di Mahler e prendere atto con stupore
dell’evoluzione, avvenuta in neanche una trentina d’anni, dal ragazzino
ambizioso al cinquantenne diventato precocemente vecchio, stanco e saggio;
potrà scoprire il Mahler «politico», che segue con grande partecipazione le sorti
della nazione ungherese e di un suo carismatico esponente, il conte Albert
Apponyi; potrà lasciarsi affascinare dall’immensa erudizione – dalla conoscenza
della mitologia greca e romana, alla familiarità con classici quali il Faust di
Goethe o il Don Carlos di Schiller, fino alla padronanza degli ordinamenti
militari dell’armata imperiale – che le lettere di Mahler rivelano; potrà
ammirare l’affilatissima e quasi sofistica capacità argomentativa che Mahler è
in grado di mettere in campo per tutelare i propri diritti come direttore
operistico; potrà infine – a fronte di tanti episodi indicativi del conflitto tra
impulso creativo e corvée teatrale, tra lo slancio irresistibile a governare la
«grande macchina» teatrale e il desiderio di coltivare la propria attività creativa
«in un angolino tranquillo della Terra» – formarsi un’immagine della
personalità di Mahler, difficile, contraddittoria, anzi «divisa».
Per valutare la funzione e l’importanza di questa raccolta di lettere nell’ambito
dell’attuale pubblicistica su Mahler, può essere utile offrire una sintesi sullo
stato di avanzamento della pubblicazione della corrispondenza del musicista.
Fino a trent’anni fa esistevano solo due edizioni di lettere di Mahler: le Briefe
1879-1911, pubblicate da Alma Mahler nel 1924 (GMB, 1924), e i Ricordi e
lettere, pubblicati nel 1940 ad Amsterdam e ristampati nel 1971 da un editore
tedesco – in entrambe, come oggi sappiamo, le lettere sono riprodotte in modo
inesatto dalla vedova di Mahler, «rielaborate», corrotte e abbreviate. Soltanto la
nuova edizione delle Briefe 1879-1911 (GMB) realizzata da Herta Blaukopf nel
1982 e poi ancora nel 1996 ci ha regalato le lettere di Mahler nella loro forma
originaria, prive di errori, sviste e tagli (e incrementate di quarantaquattro
unità); questa edizione resta a tutti gli effetti quella di riferimento per la
corrispondenza di Mahler. Gli stessi meriti può rivendicare l’edizione delle
lettere di Gustav ad Alma Mahler curata da Günther Weiß e Henry-Louis de La
Grange, con la sostanziale collaborazione di Knud Martner, uscita nel 1995 con
il titolo Ein Glück ohne Ruh’ («Una felicità senza tregua»). Herta Blaukopf ha
inoltre arricchito le nostre conoscenze degli aspetti professionali della vita di
Mahler con la pubblicazione dei carteggi Mahler-Richard Strauss (1980)*, di un
volume di Unbekannte Briefe di Mahler (1983) e di due raccolte apparse nella
collana della Internationale Gustav Mahler Gesellschaft: Gustav Mahler und
Guido Adler (Edward R. Reilly, 1978) e Gustav Mahler und Holland (Edward
Reeser, 1980, con la prima edizione delle lettere di Mahler al collega direttore
d’orchestra Willem Mengelberg).
Questo nucleo di corrispondenza edita – integrato grazie a due edizioni di
preziose lettere giovanili di Mahler, curate da Hans Joachim Schaefer (Gustav
Mahler in Kassel, 1982) e Primož Kuret (Mahler in Laibach, 2001), e alle lettere
d’amore a Selma Kurz (nel volume Selma Kurz. Die Sängerin und ihre Zeit, del
1983, curato dalla figlia di lei, Dési Halban) – è rimasto per anni l’unica fonte
accessibile a studiosi e biografi di Mahler. Hanno contribuito ad alimentarlo
soltanto una selezione di lettere pubblicate dall’editore Reclam di Lipsia nel
1981 e nel 1985 e diverse edizioni di lettere in traduzione inglese, ceca e russa.
Nel 1979, inoltre, Eberhardt Klemm, con il volume Zur Geschichte der Fünften
Symphonie von Gustav Mahler («Per la storia della Quinta Sinfonia di Gustav
Mahler»), uscito come «Peters Jahrbuch» («Annuario Peters»), ha aperto
l’archivio epistolare del Peters Verlag di Lipsia, offrendoci la possibilità di
gettare uno sguardo sulle sessantotto lettere scambiate da Mahler con l’editore.
Soltanto con l’inizio del nuovo millennio si è tornati a registrare una certa
attività editoriale legata alle lettere, riguardante in questo caso esclusivamente il
Mahler «privato». Dopo l’uscita delle Tagebuch-Suiten di Alma Mahler,
testimonianze molto intime (e solo limitatamente meritevoli di pubblicazione)
della relazione erotica tra la giovane donna e il direttore dell’Opera di Corte, la
già citata edizione delle lettere di Gustav ad Alma Mahler ha colmato
un’effettiva, spiacevole lacuna nella biografia più intima del musicista. Nel
2005 è stata la volta del volume di lettere familiari Liebste Justi! («Carissima
Justi!»), curato da Stephen McClatchie e, per l’edizione tedesca, da Helmut
Brenner, seguito un anno dopo dalla mia edizione delle lettere di Mahler ad
Anna von Mildenburg: Mein Lieber Trotzkopf, meine süße Mohnblume («Mio
caro testone, mio dolce papavero»).
A fronte di questa notevole serie di epistolari che danno conto del Mahler
«privato», marito e padre, fratello immancabilmente sollecito, amante e amato,
il Mahler «professionale», la personalità pubblica al centro della vita musicale è
passata un po’ in secondo piano, e ciò spiega anche perché le più datate raccolte
di lettere ricordate in precedenza, che in molti casi sono state anche fonti
primarie per il presente volume, siano scomparse dagli scaffali delle librerie. La
seconda nuova edizione delle Briefe 1879-1911 di Herta Blaukopf ha ormai
quindici anni, la sua edizione del carteggio Mahler-Strauss è da tempo esaurita,
come pure il volume delle Unbekannte Briefe. Negli ultimi decenni la poca
corrispondenza «professionale» data alle stampe per la prima volta è apparsa
perlopiù in forma di lettere isolate, su riviste specialistiche, spesso in sedi poco
accessibili, o in cataloghi d’asta.
Per molti anni, nell’ambito delle proprie ricerche sull’attività di Mahler come
direttore dell’Opera di Corte di Vienna (il suo libro Gustav Mahler und die
Wiener Oper è uscito nel 1975 e, in edizione riveduta, nel 1993), il curatore
della presente raccolta ha cercato documenti riguardanti la triplice attività di
Mahler come compositore, direttore d’orchestra e direttore teatrale, e ha
raccolto le lettere sull’argomento, sia autografe, chiedendone copia, che a
stampa. Il progetto di pubblicare questa corrispondenza «professionale» è stato
– facendosi più remota l’auspicata edizione scientifica integrale delle lettere di
Gustav Mahler per via dell’attuale contingenza economica – a lungo discusso
con Herta Blaukopf, allora impegnata nella Gustav Mahler Gesellschaft, e
coordinato con le sue iniziative. Queste ultime riguardavano una nuova edizione
delle Unbekannte Briefe e del carteggio Mahler-Strauss, ma in un unico volume,
destinato a contenere solo una selezione delle due raccolte precedenti: «Il nuovo
libro non dovrà seguire l’ordine dei destinatari … bensì quello cronologico. Non
ci saranno nemmeno lunghi testi introduttivi, bensì note, come in Gustav Mahler
Briefe [1879-1911], al quale verrebbe così affiancato un secondo volume …
Oltre a Unbekannte Briefe e al carteggio con Strauss dovrebbero uscire anche un
paio di raccolte completamente nuove. Pensa che potrebbe darmi una mano,
senza compromettere i suoi progetti?» (Herta Blaukopf al curatore, 13 marzo
2004).
Dopo la morte di Herta Blaukopf nel 2005 ci è voluto molto tempo per capire a
che stadio di lavorazione si trovasse il libro che aveva in programma, interrotto
a causa della malattia. Il contenuto del disco fisso del suo computer –
faticosamente recuperato –, nonostante gli inequivocabili vincoli contrattuali,
non è mai stato consegnato al suo editore dalla Internationale Gustav Mahler
Gesellschaft, titolare del lascito scientifico: il presente volume assolve quindi
anche le funzioni del volume della Blaukopf rimasto incompiuto. Con la mia
raccolta spero di essere all’altezza delle aspettative della stimatissima amica e
collega.
Una semplice scorsa all’elenco delle abbreviazioni posto all’inizio del volume
permette di vedere in quanti archivi, biblioteche, raccolte sia sparso il lascito
epistolare di Gustav Mahler. Oltre a quelle ivi menzionate (perché citate con
particolare frequenza), molte sono le istituzioni e le singole persone che il
curatore desidera ringraziare per aver volenterosamente verificato gli autografi e
per avergliene rilasciato copia. Ove necessario, l’editore Zsolnay ha ottenuto
l’autorizzazione alla pubblicazione da parte dei proprietari degli originali. A me
non resta che ringraziare le tante istituzioni e persone coinvolte per il loro
sostegno, per i consigli, le informazioni, e per aver risposto con pazienza a
infinite domande. Il mio grazie va – in ordine alfabetico – ai seguenti istituti, ai
loro direttori e collaboratori:

– Accademia Musicale Franz Liszt (Liszt Ferenc Zenemüvészetí Egyetem),


Budapest, Bibliothek, dr. Ágnes Gádor
– Archiv der Gesellschaft der Musikfreunde, Wien, Dr. Otto Biba, Ilse Kosz
– Archiv der Wiener Symphoniker, Dr. Andreas Kobau
– Archiv des Verlags Schott, Mainz
– Archivio della Filarmonica di Budapest
– Archivio dell’Opera di Stato di Budapest, Nóra Wellmann
– Archivio Nazionale di Praga, Jan Kahuda
– Arnold Schönberg Center, Wien, Dr. Christian Meyer, Therese Muxeneder
– Auktionshaus J.A. Stargardt, Berlin, Wolfgang Mecklenburg
– Bayerische Staatsbibliothek, München, Dr. Sigune von Moisy, Dr. Nino
Nodia
– Biblioteca Nazionale (Országos Széchényi Könyvtár) di Budapest, Sezione
manoscritti
– Biblioteca Nazionale di Praga, Collezione Musicale, Dr. Zuzanna Petrášková
– Familienarchiv Richard Strauss, Garmisch-Partenkirchen, Gabriele Strauss
– Historisches Archiv der Wiener Philharmoniker, Prof. Clemens Hellsberg,
Prof. Wolfram Görner, Dr. Silvia Kargl
– Hochschule für Musik Franz Liszt, Weimar, Hochschularchiv, Thüringisches
Landesmusikarchiv, Dr. Irina Lucke-Kaminiarz
– Internationale Gustav Mahler Gesellschaft, Wien, Dr. Erich Wolfgang
Partsch, Dr. Reinhold Kubik, Andreas Michalek, Frank Fanning
– Jewish National and University Library, Jerusalem, Department of
Manuscripts and Archives, Ilana Heber
– Klassik Stiftung Weimar, Goethe- und Schiller-Archiv Weimar, Evelyn
Liepsch
– Library of Congress, New York
– Médiathèque Gustav Mahler, Paris, Henry-Louis de La Grange, Alena
Parthonnaud
– Museo Nazionale - Museo Ceco della Musica - Museo Dvořák di Praga, Dr.
Markéta Kabelková
– New York Philharmonic Orchestra, Archives, Barbara B. Haws
– New York Public Library, Libraries for the Performing Arts
– Österreichische Nationalbibliothek, Wien
– Handschriftensammlung, Dr. Andreas Fingernagel, Dr. Rosemary Moravec,
Mag. Brigitte Mersich
– Musiksammlung, Dr. Thomas Leibnitz, Mag. Christa Traunsteiner
– Österreichisches Staatsarchiv, Haus-, Hof- und Staatsarchiv, Hofrat Dr.
Leopold Auer, Mag. Thomas Just, Joachim Tepperberg
– Österreichisches Theatermuseum Wien, Dr. Thomas Trabitsch, Dr. Kurt
Ifkovits
– Princeton University Library, Theatre Collection
– Richard Strauss Archiv, Garmisch-Partenkirchen, Dr. Jürgen May
– Richard Wagner Museum mit Nationalarchiv der Richard-Wagner-Stiftung,
Bayreuth, Dr. Sven Friedrich, Kristina Unger
– Sächsisches Staatsarchiv / Staatsarchiv Leipzig, Dr. Thekla Kluttig
– Staatliches Institut für Musikforschung, Berlin, Preußischer Kulturbesitz,
Handschriftenarchiv, Carsten Schmidt
– Staatsarchiv Hamburg
– Staatsbibliothek zu Berlin
– Handschriftenabteilung, Nachlässe und Autographen, Dorothea Barfknecht
– Musikabteilung mit Mendelssohn-Archiv, Roland Schmidt-Hensel
– Staatstheater Kassel, GMD Patrik Ringborg, Heike Tauer
– Stadtarchiv Hauptamt Stadt Leipzig, Birgit Horn-Kolditz
– Stadt- und Universitätsbibliothek Frankfurt am Main
– Stichting Het Willem Mengelberg Archief, Nederlands Muziek Instituut, Den
Haag, Dr. Frits Zwart, Dr. Lodewijk Muns
– The Houghton Library, Harvard University, Cambridge MA
– The Morgan Library & Museum (già: The Pierpont Morgan Library), New
York, The Mary Flagler Cary Collection, J. Rigby Turner
– The University of Western Ontario, London Ontario, Music Library, Mahler-
Rosé-Collection, Monica Fazekas, Lisa Philpott
– Universität Salzburg, Fachbereich Kunst-, Musik- und Tanzwissenschaft,
Prof. Dr. Jürg Stenzl, Dr. Gerhard Walterskirchen
– Universitätsbibliohek Leipzig, Bereich Sondersammlungen, Dipl. Museol.
Susanne Dietel
– WienBibliothek im Rathaus (già: Wiener Stadt- und Landesbibliothek), Dr.
Thomas Aigner, Dr. Marcel Atze
– Zentrum für Theaterforschung / Hamburger Theatersammlung der
Hamburger Staats- und Universitätsbibliothek, Carola Kieras, Dr. Michaela
Giesing, Sabine Steinhage

Sono estremamente grato a Helmut Brenner per l’instancabile supporto nelle


ricerche e la cura redazionale delle lettere; mi ha anche sollevato dalla stesura di
gran parte dei profili biografici che corredano il «Repertorio dei destinatari».
Sostegno amichevole e aiuti preziosi ho ricevuto anche dagli studiosi ed esperti
di Mahler: Herta Blaukopf † , Henry-Louis de La Grange, Cantante di camera
Thomas Hampson, Prof. Dr. Mathias Hansen, Prof. Clemens Höslinger, Dr.
Reinhold Kubik, Dr. Jitká Ludvová, Knud Martner, Prof. Dr. Peter Revers, Prof.
Dr. Zoltan Roman, Prof. Dr. Günther Weiß †.
Un importante contributo per la datazione e la localizzazione della
corrispondenza di Mahler mi è stato offerto dal catalogo privato delle lettere di
Andreas Michalek, che consta di 2800 voci. Ulteriori informazioni e materiali
mi sono stati forniti da Gudrun Bauer, Antony Beaumont, Dr. Peter Michael
Braunwarth, Dr. Stanislav Bucharovič, Dr. Konrad Heumann, Liselotte
Homering, Wolfgang Indra, Prof. Ferdinand Leitner †, Mag. Dr. Elisabeth Maier,
gli avvocati Heinz-Peter Martin e Nóra Wellmann. A tutti loro va il mio più
sentito ringraziamento.
Un grazie particolare per le traduzioni, la stesura di testi e il reperimento di
materiali a: Prof. Dr. Susanna Großmann, BG Guntmar Heck, Frau Rosanna
Paumgartner e Dagmar Kittner.
Vorrei inoltre ringraziare di cuore Herbert Ohrlinger della casa editrice Paul
Zsolnay per la pazienza e la comprensione assicuratemi, pur avendo io superato
i limiti di tempo e di estensione che mi erano stati indicati per l’allestimento del
presente volume.
Dedico il libro a mia moglie, che durante i molti anni di lavoro mi è stata
accanto con pazienza, offrendomi comprensione, incoraggiamenti e critiche che
mi sono state di grande aiuto.
F.W.

* Trad. it. di A. Focher, SE, Milano 2012. [N.d.T.]


Repertorio dei destinatari

ANDREAE Volkmar (1879-1962), direttore d’orchestra e compositore. Dal 1906 al


1949 fu a capo del Tonhalle-Orchester e, dal 1914 al 1939, anche del
Conservatorio di Zurigo. – Lettera n. 235.

ARNOLD Richard (1845-1918), violinista americano nato in Germania, primo


violino della New York Philharmonic Orchestra dal 1880 al 1909. Dopo la
riorganizzazione dell’orchestra nel 1909 assunse l’incarico di «Administrative
Manager». – Lettera n. 229.

BEZECNY Josef von, barone (1829-1904). Dopo una carriera da funzionario presso
il ministero delle Finanze, in cui arrivò a ricoprire la carica di capodivisione e
direttore della sezione deputata al credito e al bilancio [Kredit- und
Budgetsektion], nel 1878 Bezecny diventò governatore della Industrie- und
Bodencreditbank di Vienna ed ebbe quindi una ridotta disponibilità di tempo
da dedicare all’incarico aggiuntivo di intendente generale del Teatro di Corte
Imperial Regio (1885-1898). – Lettere nn. 88, 94, 95, 116.

BOLGÁR Ferenc (1851-1923), membro del Parlamento ungherese, dal 1904


segretario del ministero della Difesa. All’inizio degli anni novanta
dell’Ottocento divenne proprietario e editore del Budapester Tagblatt,
essendone al tempo stesso anche il caporedattore. – Lettera n. 55.

BRONSART von Schellendorff, Hans (1830-1913), musicista formatosi come


pianista e compositore. Dal 1867 al 1887 direttore del Teatro Regio di
Hannover, poi intendente generale del Teatro di Corte di Weimar. Dal 1888 al
1898 fu inoltre presidente dell’Allgemeiner Deutscher Musikverein. – Lettere
nn. 67, 70.
BRUCKNER Anton (1824-1896), compositore. Sebbene non fosse formalmente un
suo allievo, Mahler fu molto legato a lui sin dal periodo degli studi e insieme a
Rudolf Krzyzanowski realizzò una trascrizione per pianoforte della Terza
Sinfonia dell’amico, pubblicata nel 1880. Mahler promosse la musica di
Bruckner già a Praga e ad Amburgo; come direttore dei Concerti filarmonici
organizzò a Vienna la prima assoluta (di una versione ridotta) della Sesta
Sinfonia di Bruckner. – Lettere nn. 59, 60.

BRUNEAU Alfred (1857-1934), compositore e critico musicale. Studiò violoncello


e teoria musicale al Conservatorio di Parigi, poi composizione con Jules
Massenet. Nel 1892 Mahler organizzò ad Amburgo la prima della sua opera
più nota, Le rêve (in tedesco: Der Traum). – Lettera n. 145.

BÜLOW Hans Guido von (1830-1894), direttore d’orchestra, pianista,


compositore, per molti anni fu il modello di Mahler. Ad Amburgo, dove Bülow
risiedeva dal 1887, Mahler ottenne la sua attenzione come Kapellmeister,
Bülow tuttavia gli negò qualsiasi riconoscimento come compositore. – Lettere
nn. 6, 56.

BUSONI Ferruccio (1866-1924), compositore e pianista. Dopo gli studi fece


lunghe tournée come virtuoso del pianoforte, che alimentarono la sua fama
internazionale. Con Mahler, che aveva stretto amicizia con lui sin dai tempi di
Lipsia, Busoni si esibì più volte in concerto, ad Amburgo, Vienna e New York.
– Lettere nn. 28, 71, 72, 73.

BUTHS Julius (1851-1920), pianista e direttore d’orchestra, dal 1890 direttore


musicale cittadino a Düsseldorf e direttore d’orchestra in numerose edizioni
del Niederrhein Musikfestival. In questa veste promosse anche le opere di
Mahler e nel 1903 diresse la prima della sua Quarta Sinfonia a Düsseldorf. –
Lettera n. 165.

CASELLA Alfredo (1883-1947), compositore, pianista, direttore d’orchestra,


critico musicale, editore e arrangiatore, era uno dei più versatili musicisti
italiani. Allievo di Gabriel Fauré per quanto riguarda la composizione, si legò
presto alla giovane generazione di compositori raccolta intorno a Ravel,
Debussy, de Falla, Stravinsky e sviluppò un suo stile neoclassico molto
personale. – Lettera n. 233.

CONRIED (all’anagrafe: Cohn) Heinrich (1855-1909), influente uomo di teatro,


dal 1903 direttore della Metropolitan Opera di New York. In queste vesti
ingaggiò tra gli altri Enrico Caruso e Gustav Mahle al Met. – Lettere nn. 219,
220.

DAMROSCH Walter Johannes (1862-1950), compositore e direttore d’orchestra di


origini tedesche. Nel 1871 emigrò negli Stati Uniti ed ebbe un ruolo
importante nella vita musicale newyorkese. Dal 1885 al 1928, in qualità di
successore del padre Leopold Damrosch (1832-1885), assunse la direzione
della New York Symphony Society (poi New York Symphony Orchestra). –
Lettera n. 225.

DIPPELAndreas (1866-1932), tenore e insegnante di canto. Partecipò al Festival


di Bayreuth già nel 1889 e fu poi scritturato nei teatri d’opera di New York,
Breslavia, Monaco, Budapest e Vienna. Dal 1908 al 1910 Dippel fu
Administrative Manager della Metropolitan Opera di New York. – Lettera n.
226.

DUPUIS Sylvain (1856-1931), belga, direttore d’orchestra, compositore e


insegnante [Pädagoge]. Dupuis fu docente al Conservatorio di Liegi e nel 1900
fu nominato direttore del Théâtre de la Monnaie a Bruxelles. In precedenza, a
Lutezia, aveva fondato e diretto i «Nouveaux Concerts», una rassegna dedicata
alla musica contemporanea. – Lettera n. 129.

DVOŘÁK Antonín (1841-1904), compositore ceco. È considerato il fondatore


della musica nazionale ceca insieme a Bedřich Smetana. Influenzato
soprattutto da Franz Liszt, nelle sue composizioni Dvořák fece tuttavia ampio
ricorso anche alle melodie e ai ritmi della sua patria. A partire dal 1880 la
fama di Dvořák oltrepassò i confini del suo paese. Egli fece numerose tournée
in Germania, Russia, Ungheria e Gran Bretagna, e dal 1892 al 1895 diresse il
Conservatorio di New York, dove scrisse la sua opera più nota, la nona sinfonia
Dal nuovo mondo. – Lettere nn. 147, 148, 149.
EIRICH Oskar F. (1845-1921), giurista, fondatore della casa editrice teatrale
viennese Eirich, che diresse fino alla sua morte. Fondò la casa editrice nel
1885, dopo aver prestato per molto tempo la sua consulenza legale ad autori di
testi teatrali. Da allora Eirich rappresentò fra gli altri gli editori Bote & Bock,
Fürstner e Bloch Erben di Berlino; le Éditions Choudens di Parigi; Ricordi di
Milano. – Lettera n. 119.

ERKEL Ferenc (1810-1893), compositore, pianista, direttore d’orchestra e


insegnante, divenne una figura di spicco nella vita musicale ungherese. Delle
otto opere da lui composte oggi sono ancora rappresentate Hunyadi László e
Bánk bán, che incarnano l’essenza dell’opera nazionale ungherese. – Lettere
nn. 40, 46.

ERKELSándor (1846-1900), direttore d’orchestra e compositore, figlio di Ferenc


Erkel, presso il quale studiò pianoforte. Dal 1886 alla sua morte, nel 1900, fu
primo Kapellmeister all’Opera di Budapest. – Lettere nn. 42, 43, 47.

FELD Kálmán (estremi biografici ignoti), agiato funzionario assicurativo,


musicista dilettante. Nel 1905, grazie al suo entusiasmo, a Budapest fu
eseguita la Terza Sinfonia di Mahler nell’ambito di un concerto di beneficenza
a favore dell’associazione di scrittori e giornalisti Ottho. – Lettere nn. 179,
180, 181.

FRANKFURTER Eugen (1861-1922), importante agente teatrale tedesco. La sua


agenzia, attiva a Norimberga dal 1892, fu trasferita a Monaco nel novembre
del 1918. – Lettera n. 237.

FREUND Emil (1859-1928), avvocato. Frequentò il liceo a Iglau e l’Università a


Vienna negli stessi anni di Mahler ed è annoverato tra i suoi più intimi e
vecchi amici. Nel 1892 si stabilì a Vienna, diventando il consulente legale di
Mahler, nonché l’esecutore testamentario e il curatore dell’eredità dell’amico
dopo la sua morte. – Lettera n. 204.

FRIED Oscar (1871-1941), direttore d’orchestra e compositore. Con la sua opera


per orchestra e coro Das trunkene Lied (Il canto ebbro), diretta da Carl Muck
nella prima assoluta del 1904, ottenne un enorme successo. Dopo la Prima
guerra mondiale Fried fece principalmente tournée in molti paesi stranieri,
dagli Stati Uniti alla Russia, dove nel 1934 andò anche in esilio. Fried fu uno
dei primi direttori d’orchestra a eseguire le opere di Mahler quando questi era
ancora in vita. – Lettere nn. 182, 191, 227.

GERNSHEIM Friedrich (1839-1916), pianista, direttore d’orchestra, compositore e


insegnante di musica, dal 1890 fu professore al Conservatorio Stern di Berlino
e diresse l’omonimo Gesangverein, che partecipò alla prima assoluta della
Seconda Sinfonia di Mahler. – Lettera n. 76.

GILSA Adolph, barone von und zu (1838-1910), ufficiale prussiano, dal 1875 al
1906 intendente dei Königliche Schauspiele di Kassel, che sotto la sua
direzione raggiunsero un alto livello artistico. – Lettere nn. 4, 7, 8, 9, 14, 15,
16, 18, 19, 20, 23, 26.

GOLDMARK Carl (1830-1915), dai tempi di Die Königin von Saba (1875) uno dei
più celebri compositori operistici della sua epoca. Mahler portò in scena ad
Amburgo la sua opera fiabesca Das Heimchen am Herd, e a Vienna Die
Kriegsgefangene (prima assoluta, 1899) come pure un nuovo allestimento di
Die Königin von Saba (1901). Il 2 gennaio 1908, dopo che Mahler aveva già
lasciato l’Opera di Corte, Bruno Walter diresse la prima assoluta del
shakespeariano Wintermärchen (Racconto d’inverno), che era stato accolto dal
suo predecessore. – Lettera n. 91.

GUTMANN Albert J. (1851-1915), editore, commerciante di parti musicali e


agente concertistico. Fin dal 1873, aprì nei pressi dell’Opera di Corte di
Vienna un negozio di articoli artistici e musicali. Il successo fu tale che nel
1910 aveva uffici a Londra, Parigi, Berlino. – Lettera n. 131.

GUTMANN Emil (1877-1920?), impresario musicale, figlio


dell’Hofmusikalienhändler e agente concertistico Albert Gutmann, diresse
un’agenzia concertistica a Monaco, dove organizzò, tra l’altro, la prima
cittadina della Settima e la prima assoluta dell’Ottava Sinfonia di Mahler. –
Lettere nn. 205, 206, 207, 208, 210, 211, 213, 216, 217, 221, 222, 223, 236.

HARRIS Sir Augustus Henry Glossop (1852-1896), dal 1879 alla sua morte fu
locatario e manager del Drury Lane Theatre, nel WestEnd londinese. Allestiva
il cartellone con tournée teatrali di compagnie operistiche italiane e tedesche,
pantomime e harlequinades dell’antica tradizione inglese. – Lettera n. 69.

HARTMANN Ludwig (1836-1910), compositore e critico musicale. Dal 1859 alla


sua morte visse a Dresda, guadagnandosi una buona fama come scrittore e
critico musicale. Invitato a Lipsia dal nipote di Carl Maria von Weber,
assistette molto da vicino alla realizzazione della rielaborazione mahleriana
dei Drei Pintos, scrivendo in seguito un testo introduttivo all’opera. – Lettere
nn. 34, 49.

HERTZ Alfred (1872-1942), direttore d’orchestra tedesco che a trent’anni emigrò


in America, dove ebbe una fortunata carriera. Dal 1902 al 1915 fu il direttore
d’orchestra principale per il repertorio tedesco alla Metropolitan Opera di New
York. Conquistò la notorietà soprattutto grazie alle sue interpretazioni
wagneriane. Dal 1915 al 1930 fu il direttore principale della San Francisco
Symphony Orchestra. – Lettera n. 197.

HEUBERGER Richard (1850-1914), compositore, critico musicale e direttore di


coro, noto a Mahler dai tempi di Lipsia. Fino al 1896 fu il primo critico
musicale del Wiener Tagblatt e in seguito lavorò con Eduard Hanslick alla
Neue Freie Presse. – Lettere nn. 53, 107, 112, 136.

HIRSCHFELD Robert (1858-1914), musicologo e critico musicale austriaco, dal


1884 professore di Estetica musicale al Conservatorio di Vienna e,
parallelamente, referente musicale della Wiener Zeitung e dell’Abendpost. Si
distinse come rimaneggiatore di lavori operistici del periodo classico e pre-
classico; Mahler portò in scena i suoi adattamenti dello Speziale di Haydn ad
Amburgo, e della Zaide di Mozart all’Opera di Corte di Vienna. – Lettera n.
77.

HORSETZKY Edler von Hornthal Viktor (1853-1932), successore di Eduard


Wlassack, morto nel 1905, come direttore della Cancelleria della direzione del
Teatro di Corte di Vienna. – Lettera n. 201.

HUMPERDINCK Engelbert (1854-1921), compositore. Dal 1880 al 1882


collaboratore di Richard Wagner e, dopo la sua morte, assistente al Festival di
Bayreuth. In seguito, docente di composizione a Colonia e Barcellona e lettore
presso l’editore musicale magontino Schott. Dal 1890 al 1897 docente al
Conservatorio Hoch di Francoforte e critico musicale della Frankfurter
Zeitung. La sua opera fiabesca Hänsel und Gretel, portata in scena per la prima
volta da Richard Strauss a Weimar, nel 1893, fu un successo mondiale. –
Lettera n. 78.

JAHN Wilhelm (1835-1900), fu attivo come direttore d’orchestra a Budapest,


Amsterdam e Praga, e nel 1881, dopo una tappa intermedia a Wiesbaden,
venne nominato direttore dell’Opera di Corte di Vienna. Qui Jahn riunì un
eccellente ensemble di cantanti su cui Mahler poté ulteriormente investire in
qualità di suo successore. – Lettere nn. 36, 92, 97, 102, 106.

JANÁČEK Leoš (1854-1928), compositore ceco. Studiò a Praga, Lipsia e Vienna;


nel 1881 fondò una scuola organistica a Brünn, che diresse fino al 1919. Dal
1881 al 1888 fu anche direttore d’orchestra della locale Società Filarmonica. Il
suo successo internazionale fu inaugurato dall’opera Jenufa, composta nel
1904 e rappresentata per la prima volta a Brünn nello stesso anno. – Lettera n.
187.

KAHN Otto H. (1867-1934), banchiere originario di Mannheim emigrato negli


Stati Uniti nel 1893. Grazie al suo ingente patrimonio sostenne artisti come
George Gershwin e Arturo Toscanini e fu molto coinvolto nella vita artistica
newyorkese. Dal 1908 al 1931 fu presidente del Consiglio di vigilanza della
Holding Company della Metropolitan Opera di New York, e al contempo
vicepresidente della Philharmonic Symphony Society, gli attuali Filarmonici
di New York. – Lettera n. 232.

KÄHLER Willibald (1866-1938), dirigente, compositore, scrittore. Dopo aver fatto


tappa a Hannover, Friburgo, Basilea, Ratisbona e Rostock, giunse a Mannheim
(Hofkapellmeister, 1899-1906) e infine a Schwerin, dove dal 1906 al 1931 (dal
1924 nelle vesti di direttore musicale generale), per venticinque anni,
improntò la vita musicale cittadina. A Mannheim diresse anche gli Akademie-
Konzerte dell’Orchestra del Teatro Nazionale. – Lettera n. 169.

KALBECK Max (1850-1921), scrittore, poeta, drammaturgo e librettista originario


di Breslavia. Residente a Vienna dal 1880, fece una considerevole carriera
come critico musicale (dapprima alla Wiener Allgemeine Zeitung; poi alla
Neue Freie Presse, 1883-1890; alla Montags-Revue, 1890-1895; e infine al
Neues Wiener Tagblatt). Su incarico, tra altri, dell’Opera di Corte di Vienna,
tradusse una serie di libretti d’opera di Čajkovskij, Verdi, Puccini e Smetana.
In collaborazione con Mahler, rivide le sue precedenti traduzioni del Don
Giovanni e delle Nozze di Figaro di Mozart. – Lettere nn. 183, 192.

KARPATH Ludwig (1866-1936), cantante in origine, critico musicale poi, conobbe


Mahler nel 1888, a Budapest. In seguito, a Vienna, fu un collaboratore del
Neues Wiener Tagblatt e corrispondente di numerosi giornali e riviste. Karpath
ha pubblicato i suoi ricordi di Mahler nel volume Begegnung mit dem Genius,
Vienna 1934, dedicato ad Alma Mahler. – Lettere nn. 99, 101.

KIENZL Wilhelm (1857-1941), direttore d’orchestra e compositore, dal 1886


guidò lo Steiermärkischer Musikverein di Graz, e nel 1890 fu assunto da
Bernhard Pollini come Kapellmeister ad Amburgo. Licenziato già a gennaio
del 1891, fu sostituito da Mahler. Come compositore, Kienzl ha ottenuto una
notevole popolarità grazie all’opera Der Evangelimann. – Lettera n. 41.

KUENBURG Gandolph, conte (1841-1921), giurista e politico austriaco, presidente


del Senato della Corte di Giustizia imperialregia fino alle dimissioni,
presentate nel 1892. Dopo il pensionamento visse a Salisburgo, dove divenne
presidente della Fondazione internazionale Mozarteum, che allestì sotto la sua
guida i festival mozartiani del 1901, 1904, 1906 e 1910. – Lettera n. 193.

LEIFELS Felix F. (?-1934), membro dell’Orchestra Filarmonica di New York


(contrabbasso) dal 1890 al 1905, poi, fino al 1922, attivo nella gestione
dell’orchestra come manager e segretario. – Lettera n. 230.

LEONCAVALLO Ruggero (1858-1919), compositore. Formatosi al Conservatorio di


Napoli, sua città natale, dopo diversi insuccessi come compositore operistico,
si affermò dapprima come pianista e insegnante di musica. Soltanto nel 1892,
con l’atto unico I pagliacci, ottenne un successo mondiale che non ebbe più
occasione di replicare. – Lettere nn. 118, 120, 121.

LEWYGustav (1824-1901), agente teatrale, figlio di un Filarmonico, dal 1854


Hofmusikalienhändler. Nel 1860 partecipò all’organizzazione dei Concerti
filarmonici, e a partire dal 1869 fu a capo di una delle principali agenzie
teatrali e concertistiche viennesi. Nel maggio del 1880 Mahler stipulò con lui
un contratto quinquennale, grazie al quale ottenne, tra altri, gli ingaggi a Hall,
Olmütz e Kassel. Lettere nn. 1, 3, 5, 12, 13, 17, 37, 38.

LIECHTENSTEIN Rudolf, principe von und zu (1838-1908), Gran Maestro di Corte


dell’imperatore dal 1896 al 1908 e, in quanto tale, a capo della direzione del
Teatro di Corte. Era il più alto funzionario della monarchia coinvolto nella
gestione del teatro e rispondeva direttamente all’imperatore. – Lettera n. 105.

LIMBURGER Paul Bernhard (estremi biografici non individuati), uomo d’affari,


presiedeva il comitato direttivo di una fondazione che si era prefissa la
costruzione di un Neues Gewandhaus (sala da concerti) per la città di Lipsia.
Dopo l’inaugurazione, nel 1884, assunse la carica di presidente della Società
del Gewandhaus, responsabile dell’allestimento del programma dell’orchestra.
– Lettera n. 32.

LÖWE Theodor (1855-1935), direttore di teatro e scrittore. Dopo gli studi


all’Università di Vienna Löwe, nel 1890, andò come drammaturgo allo
Stadttheater di Breslavia, che prese in affitto nel 1892, diventandone da quel
momento il direttore. Avendo rilevato successivamente altri tre teatri cittadini,
poté offrire sui propri palcoscenici («Vereinigte Bühne») opera, operetta e
teatro di prosa. – Lettera n. 84.

MARSCHALK Max (1863-1940), critico musicale, compositore e editore musicale


a Berlino. Cognato di Gerhart Hauptmann ed Emil Strauß, per molti anni
collaborò con la Vossische Zeitung e con altri giornali. Le recensioni positive
di Marschalk alle prime rappresentazioni berlinesi di Mahler diedero luogo a
contatti personali tra i due che si trasformarono presto in un’amicizia. –
Lettere nn. 80, 81, 104.

MENGELBERG Willem (1871-1951), direttore d’orchestra olandese, dal 1895 ai


vertici del Concertgebouw-Orchester di Amsterdam. Invitò Mahler per quattro
tournée nei Paesi Bassi, in cui Mahler diresse le proprie composizioni. Anche
dopo la sua morte, Mengelberg si spese sia in Olanda che in Germania a favore
dell’opera dell’amico, ancora controversa. Leggendario fu in questo senso il
Mahler Fest organizzato ad Amsterdam nel 1920. – Lettere nn. 167, 168, 175,
177, 198.

MIHALOVICH Ödön (Edmund) Péter József von (1842-1929), compositore e


insegnante di musica. Dal 1887 al 1919 fu il successore di Franz Liszt alla
direzione dell’Accademia Musicale di Budapest, quindi presidente del
Conservatorio. Mihalovich sostenne la candidatura di Mahler a Vienna e si
impegnò a favore dei compositori d’avanguardia ungheresi. Le sue opere
denotano l’influenza della scuola neotedesca . – Lettere nn. 57, 64, 89, 93, 184.

MOROLD Max (pseudonimo di Max von Millenkovich, 1866-1945), scrittore,


drammaturgo, critico musicale e teatrale. Impiegato al ministero della Cultura,
alla fine della Prima guerra mondiale fu per un breve periodo direttore del
Burgtheater. A causa del suo orientamento nazionalista divenne molto presto
un detrattore di Mahler. – Lettera n. 138.

MOTTL Felix (1856-1911), direttore d’orchestra e compositore di origini


viennesi. Dopo gli studi al Conservatorio della Gesellschaft der Musikfreunde,
con, tra altri, Otto Dessoff, Josef Hellmesberger senior e Anton Bruckner,
divenne Korrepetitor all’Opera di Corte di Vienna e direttore artistico del
Wiener Akademischer Wagner Verein. Dal 1881 al 1893 fu Kapellmeister e poi
direttore musicale generale del Teatro di Corte di Karlsruhe, e dal 1903 ricoprì
le stesse funzioni all’Opera di Corte di Monaco. Contemporaneamente, dal
1866 al 1906, collaborò come direttore d’orchestra al Festival di Bayreuth.
Nonostante fosse lui il favorito, non fu Mottl bensì Felix Weingartner a
ottenere la successione di Mahler all’Opera di Corte di Vienna. – Lettera n. 27.

NEITZEL Otto (1852-1920), pianista (allievo di Liszt), compositore, insegnante e


critico. Dopo aver seguito in tournée Pauline Lucca e Pablo de Sarasate come
accompagnatore, assunse l’incarico di direttore musicale a Strasburgo. In
seguito insegnò al Conservatorio di Mosca, per poi trasferirsi a Colonia con la
stessa qualifica. Lì, due anni dopo, entrò nella redazione della Kölnische
Zeitung, di cui accrebbe il prestigio con le sue solide critiche musicali. –
Lettera n. 161.
NEUMANN Angelo (1838-1910), cantante e direttore di teatro. Dal 1876 al 1882 fu
intendente all’Opera di Lipsia; tra il 1882 e il 1883 girò l’Austria-Ungheria, la
Germania, il Belgio, l’Olanda, il Nord Italia e la Svizzera con la sua
compagnia wagneriana itinerante di 132 elementi, rappresentando per la prima
volta il Ring des Nibelungen in versione integrale al di fuori del Festival di
Bayreuth. Dal 1883 diresse il teatro di Brema, e dal 1885 alla sua morte il
Deutsches Landestheater di Praga, nel quale curava il repertorio tedesco per
controbilanciare il Teatro Nazionale ceco. – Lettere nn. 11, 122.

OCHS Siegfried (1858-1929), compositore e direttore di coro. Studiò dapprima


chimica a Heidelberg, lavorando al contempo nel teatro locale come istruttore
di canto e scenografo. Nel 1878 si trasferì alla Königliche Musikschule di
Berlino, dove nel 1882 fondò dapprima l’«Ochs’scher Gesangsverein» e in
seguito il Coro Filarmonico. – Lettera n. 139.

PAPIER Rosa (1858-1932), mezzosoprano, allieva della celebre Mathilde


Marchesi, dal 1881 al 1891 fu una delle artiste più popolari dell’Opera di
Corte di Vienna. Dopo la brusca fine della sua carriera a causa di un disturbo
della voce, fu attiva come insegnante di canto, contando tra le sue allieve Anna
von Mildenburg, Lucie Weidt e Hertha Glaz. – Lettere nn. 90, 98, 109.

PFITZNERHans (1869-1949), direttore d’orchestra e compositore. Dopo gli studi


musicali a Francoforte, all’età di 25 anni divenne Korrepetitor allo
Stadttheater di Mainz. In seguito fu per cinque anni direttore d’orchestra al
Theater des Westens di Berlino, e dal 1908 direttore musicale cittadino a
Strasburgo. Le sue prime opere, Der arme Heinrich e Die Rose vom
Liebesgarten erano musicalmente influenzate da Wagner. La piena
indipendenza come compositore fu raggiunta da Pfitzner con il suo
capolavoro, Palestrina, rappresentato per la prima volta nel 1917. – Lettera n.
143.

PLAPPART von Leenheer August, barone (1836-1907). Nel 1898 successe a Josef
von Bezecny come intendente generale dell’I.R. Teatro di Corte e divenne il
diretto superiore di Mahler. Giurista di formazione, dal 1867 Plappart
intraprese una carriera al ministero dell’Interno (direttore della Sezione
legislativa [Leiter der legislativen Sektion] nel 1889; caposezione
[Sektionschef] nel 1894). Come intendente generale dell’Opera di Corte si è
distinto soprattutto per il durevole risanamento del fondo pensione. – Lettere
nn. 130, 142, 157.

POLLINI Bernhard (all’anagrafe: Baruch Pohl, 1838-1897), cantante in origine,


dal 1874 al 1897 direttore dello Stadttheater di Amburgo, che sotto la sua
guida divenne uno dei più importanti teatri d’opera tedeschi. Durante la sua
direzione, a partire dal 1891, Mahler fu per sei stagioni primo Kapellmeister
ad Amburgo. I loro rapporti furono quasi sempre molto tesi. – Lettere nn. 50,
51, 52, 87.

PRAŽÁK Ottokar, barone (1858-1915), giurista e politico originario di Brünn


(Moravia), membro del Consiglio imperiale. Come delegato del Landtag
moravo si batté contro la prevista unione costituzionale con la Boemia.
Ministro ceco dell’Agricoltura nel gabinetto del presidente Max Wladimir von
Beck (1906-1908). – Lettera n. 186.

RASSOW Gustav (1855-1944), commerciante, delegato della cittadinanza


[Bürgerschaftsabgeordneter] e poi senatore a Brema, molto coinvolto nella
vita musicale cittadina come cantante amatoriale e compositore. Nel 1890
diresse il primo Nordwestdeutsches Musikfest, per poi assumere la direzione
amministrativa dei Concerti filarmonici. In seguito entrò nel consiglio
direttivo della Società Filarmonica e divenne presidente della fondazione
Franz Liszt. – Lettere nn. 74, 75.

REZNICEK Emil Nikolaus von (1860-1945), compositore e direttore d’orchestra,


formatosi al Conservatorio di Lipsia con Carl Reinecke. Kapellmeister a Graz,
Zurigo e Praga, quindi Hofkapellmeister a Weimar e Mannheim. Dal 1920 al
1926 insegnò composizione e strumentazione al Conservatorio di Berlino. –
Lettere nn. 125, 126, 127, 128.

RICHTER Hans (1843-1916), direttore d’orchestra. Nel 1875 Richter fu assunto


come Kapellmeister all’Opera di Corte di Vienna e qui, non da ultimo grazie
alla pluriennale collaborazione con il Festival di Bayreuth, riuscì a instaurare
una «granitica tradizione per la direzione delle opere wagneriane» (Franz
Farga). Al contempo diresse per ventiquattro anni i Concerti filarmonici
dell’orchestra dell’Opera di Corte. – Lettera n. 103.

SAFONOV Vasilij (1852-1918), pianista e direttore d’orchestra russo. Dopo gli


studi giuridici si diplomò in pianoforte con menzione al Conservatorio di San
Pietroburgo, dove poi insegnò dal 1881 al 1885. In seguito si trasferì a Mosca,
in qualità di direttore del conservatorio cittadino; tra i suoi allievi conta, tra
altri, Alexander Skrjabin. Come direttore d’orchestra Safonov fu invitato a
esibirsi con importanti ensemble europei e americani. – Lettera n. 166.

SALTER Norbert (estremi biografici non individuati), violoncellista e agente


teatrale. Membro dell’Orchestra dell’Opera di Budapest, nel maggio del 1892
seguì Mahler allo Stadttheater di Amburgo, dove si dedicò poi anche
all’amministrazione dell’ensemble. Trasferitosi a Strasburgo come violoncello
solista dell’Orchestre philharmonique, divenne proprietario dello Straßburger
Theater & Concert Bureau, che nel 1905 si fece promotore del primo Elsaß-
Lothringisches Musikfest. Nel 1900, inoltre, Salter fondò a Berlino un’agenzia
concertistica che assunse presto un profilo internazionale e venne presa in
considerazione anche da Mahler. – Lettere nn. 162, 218.

SCHALK Franz (