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Vita e opere di Giacomo di Sarug

(Edessa, Turchia, V-VI sec. d.C.)

del Padre Dott. Behnam Sony

Baghdida/Qaraqosh

2007
I

Giacomo vescovo di Batnan di Sarug

Mor1 Giacomo, il vescovo di Batnan2 di Sarug3, è considerato all'unanimità dei siri: il


dottore  della chiesa siriaca. Infatti il manoscritto vaticano siriaco 155 scrive:
"Il santo Mor Giacomo il dottore, il flauto dello Spirito Santo, e la cetra della chiesa credente".4
Numerosi sono i manoscritti che contengono le notizie biografiche e le note storiche su
san Giacomo di Sarug. Alcuni di questi manoscritti risalgono al sesto-settimo secolo5.
Quasi tutte queste notizie sono colorate di eventi qualche volta esagerati o leggendari.
Queste "biografie" ci informano sulla vita e le opere del vescovo di Batnan di Sarug che visse
nella regione della città di Edessa (nel sud della Turchia). tali informazioni formano un'ampia
materia biografica che contiene molti dettagli di grande valore per la conoscenza del nostro
fecondissimo poeta siriaco.
La maggior parte di queste note biografiche è scritta in siriaco dagli autori siriaci
monofisiti.6 Altre notizie sono scritte in siriaco dagli autori siriaci diofisiti cioé nestoriani.7
Esistono anche due notizie: una in lingua greca che risale al settimo secolo. Essa è scritta da un
autore calcedonense, il sacerdote Timoteo di Costantinopoli.8 Esiste anche una notizia scritta in
lingua armena che risale al XIV-XV secolo, essa è l'opera di un autore armeno ortodosso.9
In queste note biografiche troviamo l'elemento storico, l'esagerazione retorica, la
leggenda, gli elogi, e, qualche volta, non mancano anche le critiche. Presentiamo una "biografia"

1
- La parola siriaca  nello stato costruito significa: il mio signore, o il mio santo. Qui dunque
significa: il santo
2
-  La città di Batnan si chiamava nel dodicesimo secolo "la nuova dei leoni" 
3
-  La città di Sarug è il centro di Haura  e di Dimiter in Turchia.
4
- Vaticano = Ms. Vat. Syr. 155 (1515 AD). Assemani J. S., Manuscriptorum codicum bibliothecae
apostolicae vaticanae catalogus, vol. II-III, Romae 1758-1759
5
- La maggior parte delle notizie biografiche su Giacomo di Sarug sono contenute nei manoscritti
antichissimi. Esse sono scritte in lingua siriaca occidentale o orientale. Si trovano anche alcune
notizie nei manoscritti in arabo. Un manoscritto scritto in lingua greca contiene una corta notizia
su Giacomo calcedonense e su altro Giacomo suo omonimo eretico cioé monofisita. Un altro
manoscritto scritto in lingua armena contiene una notizia su Giacomo di Sarug.
6
- La chiesa siriaca occidentale non cattolica si chiama chiesa antiochena dei siri ortodossi
. Il monofisismo è il nome della dottrina di una chiesa che professa in Cristo
una natura sola per mantenere l'unicità della persona  La chiesa che confessa una tale
dottrina era chiamata anche la chiesa giacobita  dal nome di Giacomo Baradeo (VI
secolo)  e non di Giacomo di Sarug come lo vorrebbe il documento diofisita Seert del
secolo.XI.
Seert = Histoire nestorienne (Chronique de Séert), in PO VII, fasc. 2, Paris, 1911, édit. A. Scher
7
- La chiesa siriaca orientale si chiama oggi chiesa assiriana orientale ., o 
 o anche chiesa dei siri orientali cioé i Caldei 
. o anche chiesa nestoriana. Il diofisismo significa la professione in due nature e in due
persone  in Cristo, secondo l'insegnamento di Nestorio patriarca di Costantinopoli.
8
- Timoteo = Timothei presbyteri, De iis qui ad ecclesiam accedunt, sive de receptione haereticorum, in
PG 86 (1865), edit. J. P. Migne, (col41-42)
9
- Armeno = Ms. Paris arménien 190 (XIV-XV s.) fol.57-58. Zarbhanalian P. K., Catalogus antiquarum
versionum armenicarum, Venice 1889
2

storica eliminando ciò che è leggendario. Per questa ragione, abbiamo spigolato con "oggettività"
queste notizie manoscritte confrontandole l’una con l'altra. Era necessario svolgere questo sforzo
affinché potessimo "scrivere" una biografia  "storica" purificata di tutto ciò che è
leggendario o appartiene allo stile enfatico.
Abbiamo anche raccolto nelle sue 219 omelie e nei sui commenti  che abbiamo
tradotto in arabo, e pubblicato a Roma, e a Baghdad,10 tante notizie "biografiche" dell'autore.

10
- D. P. Behnam Sony, Traduzione dal siriaco in arabo e studio sulle omelie del dottore Mor Giacomo
di Sarug,
Roma 2000 (Prima edizione 206 omelie. I-V volumi)
Baghdad, 2003 (Seconda edizione, 219 omelie. I-V volumi)
Baghdad, 2005 (Terza edizione, 219 omelie. I-V volumi)
،‫ ﻲﺟوﺮ ﻟا بﻮﻘﻌﻳ رﺎﻣ نﺎ ﻠﳌا ﺮﻣﺎ ﻣ ﻰﻠﻋ ﺳار و ﺔﻴﺑ ﻌﻟا ﱃا ﺔﻴﻧ ﻳﺮﺴﻟا ﻦﻣ ﺔﲨﺮﺗ‬،‫اﻻب اﻟﺪﻛﺘﻮر ﻨﺎم ﺳﻮﱐ‬
(‫ اﺮﻤﻴﻣ‬206 ‫ ء ﺰﺟا ﺔﺴﲬ م‬2000 ‫ ﺎﻣور‬،‫)ﱃوﻻا ﺔ ﺒﻄﻟا‬
،(‫ اﺮﻤﻴﻣ‬219 ‫م )ا ﺔ ﲬﺟءاﺰ‬2003 ‫ داﺪﻐﺑ‬،‫ﺔﻴﻧﺎﺜﻟ ﺔﻌﺒﻄﻟا‬
(‫ اﺮﻤﻴﻣ‬219 ‫م )ءاﺰ ا ﺔﺴﲬ‬2005 ‫ داﺪﻐﺑ‬،‫ﺔﺜﻟﺎﺜﻟ ﺔﻌﺒﻄﻟا‬
 


206 omelie sono pubblicate in arabo "opera omnia" per la prima volta a Roma. La base di questa
pubblicazione è stata l'edizione di Paul Bedjan:
- Homiliae selectae Mar Jacobi Sarugensis, edit. Paulus Bedjan, cong. Miss. Lazarista, Parisiis-Lipsiae,
Tom I-V, 1905, 1906, 1907, 1908, 1910

- S. Martyrii et Sahdona quae supersunt omnia, edit. Paulus Bedjan, Parisiis-Lipsiae 1897
- Acta martyrum et Sanctorum, edit. Paulus Bedjan, I-VII vol., Parisiis-Lipsiae, 1890, 1892, 1893, 1896

- Homelies choisies de Jacques de Saroug traduites du siriaque pour la première fois en arabe par le Père
docteur Behnam Sony, Rome 2000 AD (cinque volumi 206 omelie)
La seconda edizione comprende 219 omelie di Giacomo pubblicate a Baghdad nell'anno 2003. (cinque
volumi)
La terza edizione comprende 219 omelie pubblicate a Baghdad nell'anno 2005 (cinque volumi)
- Jacques de Saroug, Homélies contre les juifs, édit. critique du texte syriaque inédit, traduction
française, introduction et notes, in PO, tom. 38, fasc. I, n. 174, Brepols 1976-1977, édit. M.
Albert
- Jacques de Saroug, six homélies festales en prose, édition critique du texte syriaque, introduction et
traduction francaise par Frederic Rillet, Brepols Turnhout Belgique, 1986, in PO. Tom. 43, Fasc.
196. pp. 517-663
Nel nostro studio si citano le omelie di Giacomo così:
- Le omelie 1-195 secondo l'dizione di Bedjan, il numero del volume in latino secondo l'edizione di
Bedjan I-V, il numero della pagina secondo l'edizione di Bedjan: esempio. I/2, II/300, III/204
ecc.. cioé volume uno pagina due, volume due pagina trecento, volume tre pagina
duecentoquattro ecc...
Le omelie 196-206 secondo il numero della mia edizione, il numero del volume in latino VI secondo la
traduzione di Sony, il numero della pagina secondo Bedjan in AMS.
- Le omelie 207-213 (contro i Giudei) secondo il numero della mia edizione, il numero del volume in
latino VI secondo Sony, il numero della pagina secondo M. Albert
- Le omelie 214-219 (omelie festali) secondo il numero dell'edizione di Rillet, il numero del volume in
latino VI secondo la traduzione di Sony, il numero della pagina secondo Rillet
3

Abbiamo cercato nelle sue 43 (?) lettere che abbiamo pubblicato in arabo a Beyrouth11 le
notizie "biografiche" che corroborano, o criticano le notizie biografiche dei manoscritti consultati.
Le esagerazioni delle notizie dei manoscritti che tanti critici hanno colto, saranno ricordate
nelle note di questo studio. Esse sono ricordate come una forma retorica usata dagli autori
dell'antichità, che, involontariamente o volontariamente, ed a causa dell'oscurità delle loro fonti,
furono meno oggettivi nel loro narrare. Il lettore distinguerà facilmente la storia dallo stile
retorico, e l'esagerazione dalla leggenda.
Gli autori monofisiti di queste notizie hanno voluto solamente rendere un omaggio a
Giacomo, quando lo lodavano con esagerazione.
Invece gli autori diofisiti e gli altri autori opposti a Giacomo, quando lo ricordano, lo
attaccano o lo criticano acerbamente. Tanti autori lodavano la sua musa poetica. I monofisiti
fanatici nella lettera 16 lo qualificavano anche di:  "eretico". Lettera 64. Egli era anche
chiamato "chiacchierone che sogna". Paul Martin scrive:
"Il manque de précision, de force, d'énergie.., ce qui le caractérise c'est la diffusion, l'abondance
de mots e le cumule d'images, le retour perpétuel des même idées e des mêmes epressions..Il
ressemble à Efrem par ses défauts plus que par ses qualités"12.
Secondo i diofisiti, Giacomo era un "opportunista" che disertò il campo diofisita, e seguì il
partito di Severo, il patriarca di Antiochia, per godere dei privilegi dell'imperatore Anastasio
(491-518 AD) favorevole ai monofisiti:
‫"ﺎﻤﻠﻓ ﺢﻴﺴﳌا ﰲ ﻦﻳﺮﻫﻮ ﺎﺑ ل ﻘﻟا ﻦﻣ ﻴﻧ دﺎﻜ ﻘﺑ ﺎﺑﻻا ﻪ ﻟ ﻊﲨا ﳌ ﺎﺤﺤ ﻣو ﺎﻫﺮ ا ﻮﻜﺳ ﰲ ﺎ ﻮﺻﺮﺑ ﻊﻣ ﰉﺮﺗ ﻦﳑ ﺎﻘ ﻋﻻا ﺢ ﺤﺻ ﻲﺟوﺮﺴ ا بﻮﻘﻌﻳ نﺎﻛو‬
"‫ﺑ ﻰ ﻋ ﻒ ﺳا ﺎ ﺎﻨ ﺧاو روﺎﺳ ﻠﻌﺟو ﻖ ا ﺪﻧ ﻋو ﻪﺘ ﻳﺮﻃ قر ﻓو ﻢﻬﺒ ﺬﻣ ﱃ ا لﺪﻋ ﻢﻫ ﻣا ةﻮ و ﻪ ﻌﻴﺷو روﺎﺳ ﻫﺬﻣ ﱃا ﻚ ﳌا ﻞ ﻣ ى رنﺎﻨﻄ‬
"E Giacomo di Sarug era di retta fede. Egli crebbe con Barsuma nella scuola di Edessa. Egli
confermava ciò che i padri stabilirono a Calcedonia confessando: due essenze in Cristo. Quando
egli osservò che il re (Anastasio) preferiva la dottrina di Severo e della sua setta, e la forza della
loro influenza, abbracciò la loro dottrina, si distaccò dalla sua via, e si ribellò contro la verità.
Severo e Akhsnoyo (Filosseno) lo stabilirono vescovo su Batnan".13
In questa "biografia" due elementi saranno ricordati come leggendari:
- Il primo: la nascita miracolosa di Giacomo.
- Il secondo: la sua "ispirazione" all'età dell' infanzia.
La maggior parte delle notizie che riportano "le meraviglie" sulla nascita del nostro autore
erano considerate come "fatti miracolosi". Fortunatamente "questi fatti miracolosi" furono
contestati dal nostro autore stesso, e da altri scrittori anche quelli monofisiti.!
Numerosi documenti siriaci monofisiti parlano dell'ispirazione  di Giacomo nel senso
"letterale". La cosìddetta "ispirazione" renderebbe le sue omelie, secondo i loro autori, più
accreditate e farebbe del nostro poeta siriaco un "profeta", che possiede un insegnamento
meraviglioso e soprattutto incontestabile.

11
- Ho tradotto le Lettere di Giacomo di Sarug dall'aramaico in arabo per la prima volta. Il libro uscì in
due volumi a Beyrouth nel 1995
 .‫م‬1955 ‫ توﲑ ﺑ‬.(‫ )ﱃوﻻا ﺔ ﺒﻄﻟا‬،(3‫ـ‬2 ‫ )ﺔﺼﺼﺨﺘﻣ تﺎﺳار ﺰﳜرﺎﺘﻟ ﺔﻴﺤﻴﺴﳌ ءﺎﻤﻈﻋ ﺔﻋﻮﺳﻮﻣ‬،‫ نﺎﻔﻠﳌ ﻲﺟ ﺮﺴﻟا ﻮﻘﻌﻳ رﺎ ﻞﺋﺎﺳر‬،‫اﻻب اﻟﺪﻛﺘﻮر ﻨﺎم ﺳﻮﱐ‬
 
Jacobi Sarugensis epistulae quotquot supersunt, edit. G. Olinder, Parisiis, in CSCO, 110, Universitas
Lovaniensis, 1965 ( Testo siriaco senza commento).

12
- Martin P., Un évêque-poète au Vème et VI ème siècles , ou Jacques de Saroug , sa vie, son temps, ses
œuvres, ses croyances, in RSE 34 (1876), p 321.
13
- Turris = Liber turris, Maris, Amri et Slibae, de patriarchis nestorianorum commentaria , vol. 2 ,
Rome1896 - 1899 , p. 44 ( trad . 38 ) , édit. H. Gismondi
4

Giacomo stesso ricorda che egli frequentò la scuola dei Persiani di Edessa, ed imparò in
questa scuola "le Letture divine". Questa testimonianza personale contesta e rifiuta la leggenda
della sua ispirazione intesa nel senso "letterale".
Dopo l'eliminazione di questi elementi leggendari, è possibile ormai criticare le fonti
biografiche di Giacomo, anche se questa eliminazione "rammarica" i cuori di coloro che vogliono
che queste "notizie" siano veramente fondate e comprese alla lettera.
Se le fonti diofisite scherniscono questi cosiddetti "miracoli" e le considerano "puerili",
bisogna però ricordare che i diofisiti anche, spinti dall'amore per Narsai (+503 AD), il celebre
dottore della chiesa siriaca orientale, gli attribuivano simili miracoli. Infatti, una nota diofisita di
Bar Hadbshabba Arabaya scrive:
"quando Narsai parlava si vedevano gli angeli intorno alla sua cattedra"14. Lo stesso argomento
critico rivolto al metodo di scrivere la biografia giacobiana secondo i monofisiti, si applica anche
al metodo di scrivere la biografia narsiana secondo i diofisiti.
Giacomo contesta le esagerazioni tessute sul suo personaggio. Egli ricorda spesso e con
umiltà, come i tutti Padri della chiesa, che la Grazia di Dio lo soccorre e lo ispira. Giacomo ripete
spesso dicendo: le parole, le omelie ed i commenti etc...appartengono a Dio 71/4.
Quasi tutte le prefazioni delle sue omelie, come tanti accenni nelle sue lettere e nelle sue
altre opere poetiche, formano una "domanda" umile indirizzata all'aiuto della Grazia divina.
L'invocazione allo Spirito Santo è ripetuta nelle sue opere per far vibrare la chitarra giacobiana
per cantare al Signore alla maniera del salmista Davide. V/171, VI/722
Ricordiamo dunque questi i piccoli ed i "puerili" dettagli di queste notizie. Essi rendono
questa biografia "colorita" e gradevole alla lettura.
Le biografie giacobiane monofisite e quelle diofisite sono unanimi nel riconoscere nel
nostro autore il poeta  delle chiese siriache. Esse formano un "panorama storico" e
compongono "un'illustrazione" che attesta l'importanza che ebbe Giacomo di Sarug nella chiesa
siriaca nella zona di Edessa. Le sue omelie derivano dal Signore. Giacomo "ispirato" dal Signore
nel senso "figurativo" può ormai insegnare al popolo cristiano della regione di Edessa con
autorità.
Il diofisita Barhadbsabba Arbaya (+ VII secolo) riconosce la musa poetica di Giacomo che
superò la musa poetica di Narsai. Egli paragona Giacomo a Narsai il poeta diofisita (+503) e
scrive:
"E come gli eretici, i figli dell'errore, videro che non poterano confutare il santo (Narsai) e
sollevare la chiesa contro di lui come prima, incominciò uno di loro, chiamato Giacomo di Sarug,
questo era retore nel male e adetto all’eresia aveva composto con ipocrisia la sua eresia e il suo
errore secondo i generi delle omelie che compose affinchè con le armonie gradevoli ed eccitanti
allontanasse il pubblico dal vittorioso (Narsai)".15
              "


Il monofisita Sai'd Bar Sabuni (+ 1095 AD) sarebbe l'autore di una lunga omelia
dedicata a Giacomo di Sarug. L'introduzione di questa omelia è alfabetica. Sa'id chiama
Giacomo: "il santo e il grande tra i dottori". Questo autore mantiene l'ispirazione letterale di
Giacomo. Sai'd scrive:

14
- Arabaya = Bar Hadbsabba Arabaya, La seconde partie de l’histoire ecclésiastique, in PO IX, 5, Paris
1913, édit. F. Nau (p.612)
15
- Arabaya
5

"Ascoltate o discernenti per gli orecchi dell'anima la storia del casto e del pieno di vittorie e di
sublimi lodi, venite a dilettarvi con la grande storia della cetra degli inni, venite a tessere una
splendida corona alla fontana della vita, a Mor Giacomo il pastore vigilante di Batnan di Sarug:
adornamento della chiesa e prestigio dell'insegnamento. Il nostro vecchio padre, casto e pieno di
vittorie esigette che io descrivessi la sua sublime storia con deboli parole; colui che lo Spirito
riempì di tutte saggezze fin dall'infanzia e che adornò la chiesa col suo insegnamento, colui che
superò e vinse tutti i padri ed i dottori che erano prima di lui, colui che svelò e commentò tutte le
profondità ed i segreti nei divini Libri.. Egli è un alto cedro, e la chiesa, la mite colomba, fece il
nido sopra di lui; è il vergine in cui si riposò lo Spirito Santo, la vite che crebbe sul Golgota e
portò grappoli più dolci del miele, il celebre architetto che costruì le sue fondamenta sui dodici
apostoli, il dolce fiore che il Padre piantò nella santa chiesa. Il Figlio (lo) fece crescere, e lo
Spirito irrigò con vive acque, il glorioso ulivo che crebbe sulla fontana del battesimo,- e col suo
olio si ingrassò il magro gregge- il padrino della chiesa e il ceterista spirituale. Con il gioco delle
sue parole si radunarono i lontani. Egli è l'impronta e il sigillo dell'insegnamento degli apostoli. Il
metro delle sue omelie si basa su dodici sillabe, (egli è) il secondo aprile che irrigò l'arida terra...,
il dottore che fu il tempio dello Spirito; egli inondò e riempì la santa chiesa di tutte le
saggezze,..Dalla sua epoca fino ad oggi passarono cinquecentosettanta anni. Quanti saggi e
quanti maestri fiorirono, poi si disseccarono e si resero conto che egli superò le loro lodi...All'età
di dodici anni solamente, egli aveva cominciato a scrivere le omelie meravigliose
dell'insegnamento. Egli incominciò a far scorrere le omelie metriche come se fosse dalla fontana.
Un nuovo metro che non fu usato prima di lui. Egli misurò la poesia secondo dodici sillabe che
superò i metri greci e siriaci. Egli vide che la base della fede retta è costruita dai discepoli con
dodici pietre, allora misurò il metro scolpito e fabbricato dallo Spirito Santo, e costruì la sua base
secondo il loro numero.... Perciò egli tessette tutto il suo insegnamento pieno di vita secondo (il
metro di) dodici sillabe per non allontanarsi dal numero degli (dodici) apostoli,.. Se qualcuno
dice: come sappiamo ?: questo (fatto) non accadde né tra i primi né tra gli ultimi. Ascoltalo
parlare, e credi alla sua testimonianza che è veritiera come testimoniarono Giovanni il figlio del
tuono e l'eletto Paolo.(Gv 19, 35. I Cor 1, 12, Rm 10, 2). Ascolta Giacomo quanto dice nella
prima omelia sulla nascita di Mosé: "E se la tua Grazia non fu richiesta dall'infanzia, però Tu Ti
inchini alla preghiera che chiede con le lacrime; quando me la diede non sapevo cosa avevo preso;
adesso dopo aver imparato, aumentamela senza restituire (il debito)16,...Loro (eretici) caddero
dalla fede dei padri che insegnarono e confermarono per mezzo dei santi sinodi. Lo Spirito Santo
e la Grazia dell'insegnamento con la quale erano molto adornati si trasferì in loro. E (lo Spirito)
vide che l'eletto Giacomo, puro e candido ed i suoi partigiani non si mossero dalla dottrina, il
corno dell'olio (I Sam 16, 1, 3) bollì sopra di lui senza misura, giacché essa fu sparsa anche sopra
i suoi partigiani, affinché tutti credessero chiaramente che egli fece sgorgare le omelie
dell'insegnamento senza aver studiato. Il suo insegamento si propagò come Ghicon e riempì la
chiesa di un insegnamento che superò tutte quelle (scienze) antiche. Come ogni dono si spostò da
quel popolo che crocifisse il Figlo, e si riposò sopra i popoli per mezzo delle acque, così (lo
Spirito) si trasferì dai Greci che divisero il Figlio in due nature e si riposò su Mor Giacomo. E se
qualcuno dubita di questo, (mostratemi): dove apparve un professore o un saggio tra di loro?".17

16
- Quest' omelia non è pubblicata nell'edizione di Bedjan!.
17
- Paris = Ms. Paris syr. 177, (1520/1 AD) fol. 146a-162a. Zotenberg H., Catalogue des manuscrits
syriaques et sabéens de la bibliothèque nationale de Paris, Paris 1874
- Gerusalemme = Manoscritto del monastero di San Marco a Gerusalemme numero 156 XII secolo fol.
69-73. Baumstark. A., Die literarischen Handschriften des jakobiten Markusklosters in Jerusalem, in
OCHR 1 (1911) , p. 311 , n. 79
Giorgio di Hesna copiò questo manoscritto a Gerusalemme nell'anno 1832 dei Greci (1520/1 AD).
L'omelia è composta di 1106 versetti
6

L'infanzia di Giacomo
Nella metà del quinto secolo, l'oriente siriaco era turbato a causa delle dispute
cristologiche. Per stabilire la pace tra i cristiani divisi, si riunirono due concili: il primo concilio
fu radunato ad Efeso nel 431 AD, in esso furono scomunicati il patriarca Nestorio18 ed i diofisiti
suoi seguaci. Il secondo concilio fu radunato a Calcedonia nel 451 AD; vi furono scomunicati
Eutichio ed i monofisiti.
Tuttavia la chiesa non ebbe la pace come ricorda Giacomo. Nella lettera 17 indirizzata ai
monaci di Mor Bass, Giacomo scrive:
"Questo dirà: "così", e quello dirà: "così". Alcuni paesi lo accettarono ed alcuni lo ricusarono ,
allora molti furono turbati, e non seppero cosa fare". Lettera 83
Durante questo turbamento causato dalle dispute cristologiche, nacque Giacomo di
Sarug. La Provvidenza volle che Giacomo portasse una missione speciale ai Siriaci dell'oriente.
Questa missione sarà la dedicazione di Giacomo all'insegnamento " a tempo e fuor di tempo", ai
cristiani della regione di Edessa. Un tale insegnamento fu necessario specialmente dopo la
chiusura della scuola dei Persiani di Edessa nel 489 AD.
Scarse e frammentarie sono le informazioni sulla famiglia di Giacomo, come nota una
fonte monofisita.19 I suoi genitori vivevano in un villaggio chiamato "Kurtem" (oggi si chiama
Kurtek) sul fiume Eufrate nella regione di Edessa20 nel sud della Turchia. Suo padre serviva la
chiesa come prete di questo villaggio.21 I genitori di Giacomo erano sterili.22 Due fonti ricordano
che solo la sua madre era sterile.23
Questi genitori pregarono nella chiesa di Mor Bar Hret 24, o nella chiesa di Mor
Bar hdet  25 o nella chiesa di Mor Sohdo  26
Un santo monaco amico della
famiglia pregò con loro e per loro.27

18
- Nato ad Antiochia nel 381 AD. Era un oratore famoso. Diventò il patriarca di Costantinopoli. Egli
insegnò il "dualismo" delle nature e delle persone in Cristo. Il concilio di Efeso lo scomunicò nel
431. Egli morì nel 451.
19
- Paris
20
- Londra 174 = Ms. BM. Add. 12174 (1196/1197 AD). Wright W., Catalogue of the syriac
manuscripts in the British museum acquired since the year 1838, vol. I-III, London 1870-1872
- Vaticano= Ms. Vat. Syr. 155 (1515 AD). Assemani J. S., Manuscriptorum codicum bibliothecae
apostolicae vaticanae catalogus, vol. II-III, Romae 1758-1759
- Charfet = Ms. De Charfet 6/9 (1746AD) fol.39)=
1936 ‫نﺎﻨﺒﻟ‬-‫ ﺟﻮﻧﻴﺔ‬،‫ ﻓﻬﺮس ﳐﻄﻮﻃﺎت دﻳﺮ اﻟﺸﺮﻓﺔ‬،‫اﻟﻘﺲ اﺳﺤﻖ ارﻣﻠﺔ‬
(‫م‬1993 ‫)اﻻب اﻟﺪﻛﺘﻮر ﻨﺎم ﺳﻮﱐ اﺿﺎف اﱃ ﻓﻬﺮس ارﻣﻠﺔ ﻛﺸﺎﻓﺎ ﻋﺎﻣﺎ ﰲ ﺳﻨﺔ‬
Vedi, D. Behnam Sony, Indice dettagliato del catalogo di Arnamlet, Beyrout, 1993
21
- Abbeloos = Abbeloos J. B., De vita et scriptis. Jacobi Batnarum Sarugi in Mesopotamia episcopi,
Louvain 1867, pp.26-84 (Hom. Giorgi)
22
- Vaticano. Abbeloos
23
- Charfet. Abbeloos
24
- Dono =
1971 ‫ ﻖﺸﻣد‬،‫ ﻫﺒﺔ اﻻﳝﺎن او اﳌﻠﻔﺎن ﻳﻌﻘﻮب اﻟﺴﺮوﺟﻲ‬،‫ﻮﻘﻌﻳ سﻮﻴ ﺎﻨﻏا ب اﻟﺜﺎﻟﺚ ﺑﻄﺮﻳﺮك اﻧﻄﺎﻛﻴﺔ وﺳﺎﺋﺮ اﳌﺸﺮق‬
25
- Londra 174. Charfet
26
- Dialogo =

27
- Mardin = Manuscript. Mardin ortho. 256, 1665 AD, fol. 1-5 (Ms. Du couvent de Za‘faran 8/285).
Vööbus A., Handschriftliche Überlieferug des Memre-Dichtung des Ja´qob von Serug, in CSCO
344-345 Subssidia (1973)
7

Il Signore esaudì le loro preghiere e diede loro Giacomo come un dono miracoloso,28 e
frutto della loro preghiera.. Una fonte monofisita scrive:
"La sua madre era sterile. Il suo marito la portò presso Mor Bar Hdet. E secondo la volontà di
Dio, egli la conobbe  e partorì il figlio miracoloso".29
Le biografie non indicano la data esatta della nascita del nostro autore. Essa oscillerebbe
tra gli anni:
446-448 AD.30
450-451 AD.31
Il bambino fu chiamato Giacomo  nel battesimo. Giacobbe il padre delle dodici
tribù sarà il padrone del nostro autore.32
Giacomo parla del suo battesimo nel nome della Santissima Trinità. Nell'omelia 173 sui
cinque talenti (Mt 25, 14-30), Giacomo scrive:
"O Padre Plasmatore, plasma in me una parola piena di vita che canti ogni giorno la lode nuova
ad alta voce, o Figlio Salvatore salva i miei pensieri da tutte le macchie affinché fruttifichi la lode
alla grazia della tua bontà, o Spirito Santo, che mi santificò nelle acque con il suo aleggiare,
santifica i miei sensi per lodare e ringraziare". V/588. Vedi, V/612
Nella sua omelia 206 sul sinodo di Nicea (radunato nel 325 AD), Giacomo scrive:
"Io conosco il Padre e confesso il Figlio, sono battezzato nello Spirito, adoro uno, e quando lo
qualifico Tre, Egli è Uno". V/861
Le fonti monofisite "fanatiche" vogliono che Giacomo sia un figlio "miracoloso" e
famoso come i grandi personaggi della Bibbia:33 Isacco (Gen 17) e Giovanni Battista (Lc 1, 36).
Giacomo però contesta la nascita miracolosa. Egli parla della sua numerosa famiglia.
Egli dice di avere avuto i genitori, che sono morti, di avere avuto tanti fratelli e tanti amici che
sono tutti scomparsi. Giacomo commenta il testo di (Lc 10, 25-37), citando il (Sal 27, 14)
afferma che il vero prossimo è Dio che non lascia né abbandona l'uomo.
Nell'omelia 47 su quello che scese da Gerusalemme a Gerico e caddero sopra di lui i ladri
(Lc 10, 25-37), Giacomo scrive:
"Io non chiedo come l'Ebreo: chi è il mio prossimo? E' evidente che non esiste nessuno vicino
come Dio: né la famiglia, né gli amici, né i parenti, né i figli mi sono vicini come Dio. Mio padre
mi era vicino. Mia madre mi era ancora più vicina, e come sono morti non sono più vicini. I miei
fratelli mi erano vicini come le membra, anche loro sono morti. Perciò cerco altri prossimi. Gli
amici ed i compagni erano vicini, però io seppi quanto sono lontani quando sono ammalati. Tu
che chiedi: chi è il prossimo? Chi ti è più vicino di Dio, che non cambia? Se tu pensi che il povero
è il tuo prossimo, egli non ti curò come il Samaritano che diventò un esempio. Alzati dunque,
medita adesso nel mondo dove tu vivi e guarda i passeggeri: chi di loro ti cura.? Pensa a quello
che ti offrì l'olio e il vino per le tue ferite e ti curò: questo è il tuo prossimo"34. II/322-323

28
- Londra 174. Charfet
29
- Londra 174. Il verbo biblico  significa conoscere, essere saggio, unirsi nel matrimonio. (Gen 4,
1, 25). La nota nega la nascita miracolosa di Giacomo
30
- Giacomo nacque nelll'anno 446, o nell'anno 448 se è morto all'età di settanta, o settantadue anni.
Cronoca 724 = Chronicon miscellaneum ad annum 724 pertinens, in CSCO, série 3, tom. 4, Paris-
Leipzig (1904), edit. E. W. Brooks, interp. I. B. Chabot, pp. 144 (trad. 111)
31
- Tutte le altre fonti monofisite
32
- Dialogo. Le notizie storiche non parlano del suo battesimo, forse per sottolineare l'effusione dello
Spirito Santo ricevuto durante la sua "ispirazione"
33
- Paris
34
- Nell'omelia 47 Giacomo parla della sua grande famiglia. Tuttavia non è sicuro che l'omelia tratta il
tema della sua propria famiglia. L'omelia è un commento del Salmo (Sal 27,14). Forse Giacomo
ripete le parole del Salmo senza riferirsi a sé stesso, né alla sua propria famiglia
8

La nascita naturale di Giacomo35 ebbe luogo verso gli anni 446-451. Egli crebbe nella
fede cristiana. Egli fu realmente "credente"36 come nota una fonte monofisita per contestare una
frase oscura che parla della macchia in cui fu cresciuto. Nell'omelia 133 sui vignaioli (Mt 21, 33-
41), Giacomo scrive:
"O Signore sii per me il Pontefice e introduci il mio sacrificio davanti al tuo Padre, e per Te sarò
purificato dalla macchia  in cui fui cresciuto". IV/766. Lettera 28 etc..
Che cosa intende Giacomo per questa "macchia".? Sappiamo che Giacomo è nato in una
famiglia "credente", cioé non pagana, né diofisita come vuole il "parziale" autore diofisita del
Liber Turris che afferma che Giacomo era "diofisita", poi cambiò la sua dottrina e confessò il
"monofisismo". Forse l' affermazione dell'autore del Liber turris si basa su questa omelia quando
scrive:
"Giacomo di Sarug era di retta fede. Egli crebbe con Barsuma nella scuola di Edessa. Egli
confermava ciò che i padri stabilirono a Calcedonia confessando due essenze in Cristo. Quando
egli osservò che il re (Anastasio) preferiva la dottrina di Severo e della sua setta, e la forza della
loro influenza, abbracciò la loro dottrina, si distaccò dalla sua via, e si ribellò contro la verità.
Severo e Akhsnoyo  (Filosseno) lo stabilì vescovo di Batnan".37
Giacomo contesta questa notizia "parziale". Egli afferma di essere stato sempre un
credente "ortodosso cioé monofisita" dall'inizio della sua vita fino alla morte. Inoltre, egli ricorda
che i diofisiti lo perseguitavano proprio a causa della sua "ferma posizione nella fede monofisita
cioé non diofisita". Nella sua supplica (lettera) 14 indirizzata ai beati monaci di Mor Bass,
Giacomo scrive:
"In quel tempo in cui questi libri dell'inquità venivano tradotti dal greco in siriaco, io ero un
giovane  che aveva bisogno dell'insegnamento, incontrai uno di questi libri di Diodoro, e lo
trovai pieno di tutte le divisioni, e di tutte le teorie  che sono molto lontane dalla verità .
Invece di un solo Cristo, nei suoi libri, ne annunzia due. Io senza l'influenza  degli altri, ma
per la grazia di Dio che possiede tutto per le sue misericordie verso di noi tutti, ebbi paura di
questo insegnamento diviso ed scismatico  e lo considerai come un nido pieno di
vipere. E subito io dissi, da me stesso, senza che nessuno me lo chiedesse: questo uomo è
scomunicato e anche il suo insegnamento, ed io stesso lo sono se mi conformo a lui. Ed io rimasi
in questa opinione  quando i Persiani mi biasimavano. Essi tenevano strettamente a
quell'insegnamento che è molto lontano dalla verità". Lettera 58-59
Alcuni studiosi, specialmente quelli "moderni" pensano che Giacomo cambiò la dottrina
calcedonense che professava prima di arruolarsi nel monofisimo "formale" del patriarca Severo.38
Forse, questo cambiamento avvenne in Giacomo nell'episodio della "purificazione calcedonense"
ordinata e guidata dall'imperatore Giustino II (518-527 AD)!.
La "macchia" dell'omelia 173 è una delle sue numerose confessioni umili di essere:
peccatore. Essa rassomiglia alle "macchie" menzionate nelle sue opere che sono l' espressione
retorica che ricorda la sua umiltà. I/622, IV/611, IV/91, I/110, I/193, 71/1349, II/402, III/411

35
- Charfet
36
- Vaticano
37
- Turris
38
- Krüger P., War Jakob von Serugh Katholik oder Monophysit, in Ostud 2 ( 1953 ) Wursburg, pp. 199
- 208.
Krüger P., Die Kirchliche Zugehörigkeit Jakobs von Serugh im Lichte der Handschriftlichen
Überlieferung seiner Vita unter besonderer Berucksichtigung der Pariser handschrift 177, in
OStud 13 ( 1964 ), pp. 15-32.
9

La sua famiglia era "credente" cioé "ortodossa o monofisita" e non è stata mai pagana
., né diofisita. Infatti questa famiglia "faceva dei voti e pregava nelle chiese". Essa non è stata
"calcedonenese", né il suo figlio cambiò di dottrina. Nella sua supplica (lettera) 14 indirizzata ai
beati monaci di Mor Bass, Giacomo scrive:
"E subito io dissi, da me stesso senza che nessuno me lo chiedesse: questo uomo è scomunicato e
anche il suo insegnamento, ed io stesso se mi conformo a lui, ed io rimasi in questa opinione
 quando i Persiani mi biasimavano, loro che tenevano strettamente a quell'insegnamento che
è molto lontano dalla verità". Lettera 59
Una fonte monofisita consiglia la chiusura del discorso sulla sua famiglia, forse a causa
della mancanza delle notizie. Essa dice: non parliamo più della sua famiglia, come fanno i pagani
che amano le lodi umane dovute alla fama familiare; nemmeno vogliamo parlare della sua razza
 .
"Vieni o discernente della fede, e parliamo con amore della storia del capo maestro
dell'insegnamento, vieni quì per soddisfare la richiesta del nostro divino pastore, e tessiamo una
corona per colui che fece trionfare la fede, lasciamo la razza, la tribù, il paese ed i parenti perché
colui che trionfa non è lodato a causa di queste (cose). Anche la legge della chiesa ordina di
disprezzare queste (cose): infatti l'uomo non è lodato a causa della razza, della sua tribù e del suo
paese. La corona della lode e la vittoria di ciascuno è (causata) per la propria condotta secondo il
suo merito. Questa legge dei pagani è eccezionale, infatti essi moltiplicano le loro lodi a causa dei
parenti e della razza, come i Paleopidi, gli Eraclidi39 etc..... Io però non ho niente a che fare con le
leggi di questi stranieri: so bene che Davide non poté aiutare suo figlio (II Sam 18-19), perciò
lasciamo la parola che concerne i suoi parenti, perché la nostra parola ha lo scopo di comporre
un'omelia metrica".40
La famiglia di Giacomo si trasportò a Haura41. Forse questo trasferimento ebbe luogo a
causa della persecuzione e per trovare il lavoro e la sicurezza. Giacomo crebbe42 nella fede in
questo villagio dove egli avrebbe composto la maggior parte delle sue "opere".

39
- Popolazioni greche antiche
40
- Paris
41
- Questo villaggio si chiamava nel dodicesimo secolo la cittadella di Bar Nuna 
42
-  significa, a parte la crescita in taglia come il Cristo (Lc 2, 52), significa anche frequentare la
scuola o iniziare il cammino della vita monastica
10

L'ispirazione!
L'ispirazione43 non è menzionata in tutte le notizie monofisite. Essa esiste in una fonte
monofisita che la considera come un fatto o evento storico e reale. Questa tenta di convincere i

43
- Le fonti diofisite e calcedonensi non menzionano questa ispirazione. Le fonti diofisite la
scherniscono. Ecco in breve il racconto della sua ispirazione secondo le fonti siriache monfisite:
- L'ispirazione scese sopra Giacomo il giorno della festa di san Luciano  Dialogo
- L'ispirazione scese sopra Giacomo il giorno della memoria di Mor Mqim Sciabro  Paris,
Charfet
- Vaticano: La sua madre era nella chiesa durante una festa domenicale al momento della discesa dello
Spirito Santo sopra i Misteri. Giacomo scese dal seno materno avendo l'età di tre anni, fece la
strada tra l'assemblea e si diresse verso l'interiore Santo dei Santi, inchinò la testa tre volte, tese
le sue mani come un assetato davanti all'altare e bevve tre cavi di mano.
- Londra 174: Quando la chiesa era affollata dai preti e dai fedeli nella memoria di Mor Mqim Sciabro
 Giacomo scese dal seno della sua madre al momento della discesa dello Spirito
Santo sul corpo e il sangue di Cristo, si fece la strada tra la folla, salì all'altare, e tutti quelli che
stavano nella casa dei martiri (martirion) lo videro, allora un angelo scese e gli diede un dono.
Giacomo stese le sue mani e bevve tre volte tre cavi della mano all'esempio del profeta Ezechiele
(Ez 2, 8-10; 3, 1-3), poi scese sopra di lui lo Spirito del Signore e incomminciò a proferire le cose
meravigliose
- Abbeloos: Il giorno dell'Epifania  il capo dei preti pregava per la discesa dello Spirito Santo, il
bambino scese dal seno materno e fu mosso dalla grazia divina, si fece strada tra l'assemblea,
raggiunse l'interiore Santo dei Santi, inchinò la sua testa tre volte, stese le sue mani come
l'assetato davanti alla mensa e bevve tre cavi della mano.
- Paris: Durante una festa Giacomo era tra le braccia della sua madre, egli ricevette lo Spirito Santo. Lo
Spirito Santo gli rivelò in una visione le acque vive che sgorgano dalla casa santa nel momemnto
in cui il capo dei preti celebrava i misteri. Giacomo fece strada tra la folla, arrivò all'altare e
bevve tre cavi della mano. Questo miracolo è l'inizio della sua vita culturale.
- Charfet: Quando Giacomo ebbe tre anni, i suoi genitori vennero là nel giorno della memoria di Mor
Mqim Sciabro , quando il popolo si teneva nella casa di Dio piena di tutte le nazioni
che erano venute per pregare nel tempio, e l'altare era pieno di preti al momento dell' aleggiare
dello Spirito Santo per scendere e santificare il corpo del nostro Signore. Il bambino si mosse,
scese del seno materno, si fece la strada tra il popolo, salì all'altare, si tenne davanti la mensa
della vita. Tutti i presenti nel martirion lo guardavano. Un angelo volò, gli diede il dono di Dio.
Egli stese le sue mani, bevve tre cavi della mano come Ezechiele che mangiò il rotolo (Ez 3,1-3).
Nello stesso tempo scese sopra di lui lo Spirito Santo e incominciò a parlare un linguaggio che
non è abituale.
- Arabaya: Non si meraviglia più dagli autori monofisiti, nemmeno dai diofisiti che danno una grande
importanza ai loro autori. Infatti, una nota diofisita scrive a proposito di Narsai il rivale di
Giacomo di Sarug:"quando (Narsai) insegnava si vedevano gli angeli all'intorno della sua
cattedra". Narsai rifiuta, come lo fece Giacomo, questa esagerazione quando scrive che egli studiò
nella scuola di Edessa e si stancò quando componeva le sue omelie. I Narsai 77-86, 167-172 etc
I Narsai, II Narsai = Mingana A., Narsai doctoris syri homiliae et carmina, I-II vol. (en chaldéen),
Mossoul 1905. ..
11

lettori non monofisiti della sua veracità. Essa chiama "ignoranti e gelosi" quelli che la
scherniscono. In questa fonte Giacomo è paragonato a san Paolo (II Cor 12, 1-5), ed a san
Giovanni l'evangelista (Gv 19, 34-35). L'ispirazione si effuse su Giacomo secondo una frase
estratta dall'omelia sul profeta Mosè..44 Nell'omelia 79 sul velo sul volto di Mosè (Es 34, 33-35),
Giacomo scrive:
"Vieni o Grazia rivelatrice dei Misteri di Dio, per mezzo tuo si spiega la questione che posero gli
intellettuali. Vieni, parla in me perché non sono capace di (commentare), muovi la mia parola per
commentare le verità. Per Te e da Te mi muoverò per parlare, perché Tu sei ricca di rivelazione
per commentare. Vieni, o Grazia, porta con Te le soluzioni per sapere quale è la causa del velo
dell'Ebreo (Es 34, 33-35). Adesso bisogna che l'amore si tenga come il mediatore, perché colui
che ascolta senza amore non capirà". III/284
Dopo la sua cosidetta "ispirazione", Giacomo incomincò a parlare miracolosamente45.
La sua vita culturale iniziò. Egli usa ormai "un linguaggio straodinario".
Giacomo mantiene il principio che nega l'esistenza delle cause seconde. Egli si applica
questo principio: la sua scienza viene da Dio. Il Signore distribuisce questa scienza con
"porzioni" , come Egli distribuì la profezia ai profeti in porzioni. 71/146-181. Giacomo
sarà il flauto tra le mani del Signore. Nell'omelia 40 sul nome di Emmanuele, Giacomo scrive:
" Figlio di Dio che rassomiglia al suo Padre guardami con misericordie, e senza scrutare muovi i
miei canti per la tua lode. Io sono la cetra a dieci corde che Tu costruisti, canta in me per cantare
per Te come se fosse per la tua lode. Stendi il tuo dito e muovi le mie silenziose corde, affinché io
canti una dolce melodia con alta voce. La corda non da la nota senza il musicista, e la bocca non
possiede la parola senza il tuo dono. La cetra da sola non può inneggiare se colui che la porta non
la suona, essa rimarrà muta e silenziosa. Il musicista della cetra muove il suo dito con la sua
abilità.e sveglia il canto nella silenziosa corda. O Rabbuli (Gv 20, 16) canta in me perché tu mi
tieni, io Ti aspetto dunque per muovere in me la lode per la tua manifestazione. La corda è
silenziosa, il canto che la provoca non gli appartiene, ed essa attende il musicista abile per
svegliare un canto in essa. L'anima è la corda, ed eccola silenziosa di lode, suona in essa per
cantare gli inni di lode con grande meraviglia". II/184-185
Giacomo ricordando le dispute cristologiche, dice che la chiesa contiene tutti gli
insegnamenti di tutti i dottori, anche di quelli "eterodossi" senza che sia delimitata né inondata.
Nell'omelia 89 sui due spiccioli della vedova (Lc 21, 1-4), Giacomo scrive:
"Tutti i fiumi e tutti i ruscelli si versano ogni giorno nel mare. Il mare è vasto e non trabocca.
Tutti i dottori versano le loro "traduzioni" nella chiesa ed essa le contiene tutte, e non sono capaci
di delimitarla. Essa è il giardino del Re, e beve i fiumi essendo la terra buona e benedetta. Tanti
sono i fiumi, ma il liquido è unico. E nessuno trova nei fiumi un'acqua differente da un' altra
acqua. Si trova l'acqua in un fiume abbondante, o in un altro fiume meno abbondante, ma
l'umidità dell'acqua è la stessa. Il fiume diventa grosso secondo la quantità dell'acqua che gli dà
l'abisso dalle onde. Se esso apre una fontana grande, diventerà anch'esso grande. Non è giusto
biasimare la fontana piccola perché Colui che divide i fiumi li rese così. Se il fiume è grande o
piccolo l'abisso è lo stesso, e tutti si versano in un unico mare. Il Giordano non è biasimato
dall'Eufrate che è più grande di esso, e Gichon non biasima Siloé che è più piccolo. Quello che
comanda tutto, manda le fontane nelle valle (Sal 104, 10) come il Sovrano, e rese qualcuno
piccolo, ed un altro grande secondo la sua volontà. Così anche i dottori ed i poeti che ricevettero
il dono della Grazia in porzioni . Egli rese questo piccolo e quello grande quando gli
procuro’ il dono, ma l'insegnamento di tutti è uno anche se sono numerosi. In tutte le bocche: una

44
- Vedi, le omelie: 2, 3, 4, 5, 73, 79, 110, 158. Forse la frase è estratta dall'omelia 79?
45
- Paris, Charfet
12

sola lode al Signore della gloria, ed in tutte le voci un solo ringraziamento all'Unico Ricco".
III/486-487

Edessa

Edessa è la città "benedetta" secondo la corrispondenza tra Cristo ed Abgar il nero 
, re di Edessa46. Dopo la liberazione del vescovo Paolo dall'esilio nel 520 AD, Giacomo gli
scrive una lettera nella quale chiama Edessa "un terreno benedetto"47. Nella lettera 32 indirizzata
al vescovo Paolo di Edessa, Giacomo scrive:
"Edessa dunque è la prima fidanzata di Cristo. Bisogna dunque ch' essa sia sempre "la
maggiorenne .". Essa è una terra benedetta che accolse il buon seme e fece una buona
raccolta della benedizione per la vera fede. Se però crebbe in essa poca zizzania, di minimo
numero, essa non è disonorata o chiamata campo di zizzania a causa di (questa) zizzania".
Lettera 245-246
Giacomo si felicita di essere un cittadino dell'impero romano cristiano. Egli incoraggia i
perseguitati Himiariti di Nijran48: Nell sua lettera 18 inviata agli Himiariti, Giacomo scrive:
"E tanto si raddoppia la persucuzione, quanto trionfa la vittoria. Noi romani abitanti nella pace
dei re cristiani, diamo le beatitudini alla vostra vita perseguitata, difficoltosa e tessuta sulle
passioni della Croce..". Lettera 91-92
Giacomo, come un buon cittadino, incoraggia gli abitanti dell' impero romano a non
sfuggire verso l'impero persiano. Nella lettera 20 acefala, Giacomo scrive
"Perciò io scrissi alla vostra carità affinché disprezziate quelli che fuggono, e incoraggiate e
rimproveriate quelli che amano le visioni ed eccitiate chiunque a (fare) buone opere e preghiate
per il paese affinché non sia distrutto, e rafforziate il cuore dei vostri fratelli per la vostra
perseveranza o eletti e amatori di Dio". Lettera 135
Giacomo pratica la carità e l'amore quando consiglia il suo vescovo Paolo di "cambiare"
la poca zizzania eterodossa che vive in Edessa dopo la chiusura della scuola dei Persiani.
Giacomo commentando il testo di (Mt 13, 24-30). Nella lettera 32 indirizzata al vescovo Paolo di
Edessa, Giacomo scrive:
"La tua paternità conosce che nel campo benedetto del nostro Signore esistevano solamente dodici
grani. Questi erano anche pochi di numero. In uno di loro si trovò una zizzania. E il gruppo dei
discepoli non fu confuso... Adesso la tua santità, o mio signore, non (vuole) che la zizzania sia
sradicata, ma che sia cambiata e diventi grano. La tua umiltà e la tua carità può rendere i falchi
colombe, ed i lupi agnelli..". Lettera 246

46
- Abgar il quinto  cioé Abgar il nero (9-46 AD). Eusebio di Cesarea rapporta nella sua storia
ecclesiastica la corrispondenza di Abgar con il Cristo, nella quale Abgar invita Cristo a venir
abitare in Edessa per salvarsi dalla cattiveria dei Giudei, e gli chiede di guarirlo. L'apostolo
Tommaso inviò il discepolo Addai  a Edessa. Secondo la dottrina di Addai l'immagine di
Cristo fu mandata ad Edessa. Cristo promise: Edessa sarà "benedetta" e non cadrà nelle mani dei
nemici. Vedi, Omelia.180; Lettera 20. Vedi, Segal J. B., Edesse " The Blessed city ", Oxford
1970
47
- Storia ecclesiastica di Eusebio: città benedetta. Giacomo forse cita Eusebio: cambiando: città
benedetta" in "terreno benedetto"
48
- Himiariti è una tribù araba cristiana conosciuta. Questa tribù era monofisita secondo la lettera di
Giacomo. Nijran: è la città nel sud dell'Arabia Seudita. Essa confina con lo Yemen.
Vedi, Sony, Lettere di Giacomo in arabo.
(‫ )ﺐﻳﺮﻌﺗ‬،1995 ‫ توﲑ ﺑ‬،‫ ناءﺰ ﺟ‬.‫ نﺎﻔﻠﳌ ﻲ وﺮﺴﻟا بﻮﻘﻌﻳ ر ﻞﺋﺎﺳر‬،‫اﻻب اﻟﺪﻛﺘﻮر ﻨﺎم ﺳﻮﱐ‬
Lettre aux chrétiens Himyarites, in ZDMG 31 (1877) pp. 360 - 405 ; édit . R. Schröder.
13

La scuola dei Persiani di Edessa


L'antica tradizione siriaca, anche se mancano le fonti storiche, vede nel Mor Addai
"l'evangelizzatore dell'oriente" il vero fondatore della scuola. La scuola iniziò come una scuola di
esegesi biblica comune tra i cristiani ed i giudei. Tale scuola fu abbandonata dai cristiani dopo
tante "vessazioni" e dispute teologiche tra i cristiani ed i giudei49.
Nel II-III secolo il vescovo di Edessa  Palut aprì una "scuola greca" ad Edessa.
Questa scuola ebbe un'influenza sulla scuola di Antiochia tramite Luciano di Antiochia (+ 312
AD) discepolo di Macario uno dei maestri della scuola di Edessa.50
Nel quarto secolo, la tradizione siriaca vuole, nonostante la mancanza dei documenti, che
sia sant' Efrem il siro il fondatore principale della "scuola dei Persiani" che è "l'erede" dell'antica
scuola di Edessa.
Dopo la fuga di sant' Efrem, con tanti cristiani, da Nisibi dell'impero Persiano nel 363
AD verso l'impero romano, il santo dottore avrebbe fondato questa scuola nella città di Edessa,
per continuare le attività dell'antica scuola edessiana. D'ora in poi il patrimonio greco e il
patrimonio siriaco fioriranno insieme.
" Il beato Mor Efrem... quando la città di Nisibi fu consegnata ai Persiani, si ritirò ad Edessa
dove passò il resto della sua vita. Egli aprì quì una scuola ed ebbe numerosi discepoli.... Dopo la
morte (di sant' Efrem) la scuola progredì, invece di cadere a terra, o di essere sconfitta, grazie agli
sforzi dei suoi discepoli che accrebbero il numero della comunità. La fama della scuola fu diffusa
nel mondo intero. Molti giovani vennero da tutte le parti per amore della saggezza"51.
La tradizione siriaca dunque vede in sant' Efrem il fondatore e il professore  che
diede un impulso a questa scuola dove insegnò per tanti anni. Egli lasciò un patrimonio esegetico
e teologico che gli alunni trasmisero alla posterità. Infatti, Sant' Efrem fu la sorgente di cui
bevvero tutti gli scrittori siriaci.
Giacomo che, sarà l'erede di Efrem, il padre spirituale di tutti i siriaci, compose e dedicò
una meravigliosa omelia panegirica nella quale paragona sant' Efrem al "cane" (Is 56, 10?) 
che protegge il gregge cristiano. Nell'omelia su sant' Efrem, Giacomo scrive:
"Come mi avvicinerò al tuo trionfo, o bello?, e con quali canti canterò la tua storia o possessore
della bellezza? O eletto Efrem, o maestro dell'insegnamento, quale parola può descriverti con i
suoi inni? O ascoltatori, sentite con grande amore la storia del grande Efrem pieno di vittorie, il
messaggero della verità che fu la bocca per la causa della fede, e per lui la chiara verità fu
descritta con grande voce. O fontana delle acque dolci che sgorgò nel nostro terreno, - per lui
crebbe la foresta della nostra eletta fede. O filosofo divino che, quando operava, insegnava con le
sue opere quello che l'ascoltava. O retore che vinse i greci con il suo stile: in una sola parola
conteneva migliaia di soggetti. O oceano delle omelie, ecco che tutti i poeti navigano in esso, ed
essi non scandagliarono la profondità dei suoi soggetti. Per te le sorelle sono fortificate per
parlare: il tuo insegnamento aprì la bocca delle figlie di Eva che era chiusa. Nella città di Addai
dalla quale egli sradicò gli idoli, entrò il maligno per rinnovare in essa l'apostasia. O città di
Efrem non stancarti della lunghezza (dell'omelia) , ama l'insegamento che è il sale dell'anima per
quello che lo possiede. Questo diventò il secondo aprile nei nostri terreni, la nostra chiesa godette
delle sue omelie come se fossero dei fiori. Questo diventò la corona di tutta la (razza) Aramaica

49
- Giacomo ha un'esperienza amara con i Giudei che paragona al serpente velenoso. Vedi, Sony, Le sue
omelie contro i Giudei le omelie 207-213
50
- Leclercq H., Edesse, in Dictionnaire d'archéologie chrétienne e de liturgie, Paris 4(1921)
51
- Arabaya
14

che per lui raggiunse la gloria degli spirituali. Questo diventò il retore tra i siriaci, e tutti i dottori
che vennero dopo ne furono onorati"52.
La maggior parte delle fonti monofisite vuole allontanare Giacomo dalla scuola di
Edessa. I monofisiti fanatici allontanavano Giacomo dalla scuola dei Persiani di Edessa, poco
ortodossa ai loro occhi, per proteggerlo dalla "macchia" del diofisismo. La sua "ispirazione" gli
avrebbe risparmiato di frequentare questa scuola, che aveva "corrotto tutto l'oriente". Nella
lettera 14, Giacomo scrive: "A causa di quella scuola, tutto l'oriente fu corrotto ". Lettera
58-59.
Giacomo però contesta e rifiuta una tale teoria. Infatti egli afferma di essere uno studente
proprio in questa scuola. Egli la frequentò verso gli anni 465-470 AD. Nella sua supplica
(lettera) 14 indirizzata ai beati di Mor Bet Abs, Giacomo scrive:
"Quando rispondo ai frati, che non si pensi di me che io abbia composto queste (cose)
recentemente. Perciò informo la tua castità, che quarantacinque anni fa abitavo nella città di
Edessa per le letture dei Libri divini. In quel periodo si traducevano53  i libri dell'empio
Diodoro dal grecoin siriaco  e c'era nella città la scuola  Σχολειο dei
Persiani che tenevano con grande amore all'insegnamento dell'ignorante Diodoro. L'intero Oriente
si corruppe a causa di quella scuola  che fu sradicata dalla città per l'intervento di
Mor Ciroil vescovo di Edessa, di buona memoria, e per l'ordine del credente re Zenone. In
quello stesso periodo si traducevano  questi libri dell'empietà dal greco  in siriaco
. Io ero come un giovane  bisognoso dell'insegnamento, incontrai uno di questi libri di
Diodoro e lo trovai pieno di tutte le divisioni e di tutte le opinioni che sono lontane dalla verità.
Egli annunzia nei suoi libri, al posto di un solo Cristo, due. Io, allora subito, senza l'influenza
 degli altri, ma per la grazia di Dio che possiede tutto per le sue misericordie verso di noi
tutti, ebbi paura di questo insegnamento diviso e scismatico e lo considerai come il
nido pieno di vipere. E subito io dissi da me stesso senza che nessuno mi chiedesse: questo uomo
è scomunicato , e il suo insegnamento ed io se mi conformo a lui , e rimasi in
questa opinione. Allora mi biasimavano i Persiani che tenevano molto a questo insegnamento che
era lontano dalla verità. Dopo qualche tempo mi incontrò il discorso di Diodoro e di Teodoreta, e
trovai che tutti bevvero dello stesso vomito velenoso  con lo scomunicato Nestorio
 anche Diodora, Teodora e lo scomunicato Teodoreta. E come è certo che tutti gli apostoli
bevvero l'Unico Spirito, così è vero che tutti gli eretici  si ubriacarono del veleno del primo
serpente  per dividere quell' unico Unigenito di Dio. Perciò, come dicevo prima,
adesso ripeto anche che Nestorio, Eutichio e chiunque sia conforme al loro insegnamento
dell'empietà: Diodoro, Teodoro e Teodoreta, e chiunque legga nei loro libri per conformarsi al
loro insegnamento, e quello che non confessa che Iddio il Verbo l'Unigenito di Dio entrò
dall'orecchio della Vergine, abitò nel suo seno, e si incarnò dalla Vergine, (sono scomunicati)..".
Lettera 58-60
Il monofisita copista del manoscritto Mardin è un importante testimone della vita
scolastica di Giacomo nella scuola di Edessa54.

52
- L'omelia su sant' Efrem non è ancora tradotta in arabo nella mia collezione delle 219 omelie.
Vedi, Acta martyrum et sanctorum, vol., Tom. III, 1892, Paris-Leipzig, edit. P. Bedjan, pp. 665-679
53
- Letteralmente: si commentavano.
54
- Mardin = Ms. Mardin ortho. 256, 1665 AD, fol. 1-5 (Ms. Du couvent de Za‘faran 8/285)
15

Il diofisita scrittore della cronaca di Seert parla di Giacomo come studente nella scuola di
Edessa. Seert afferma ingiustamente che Barsauma di Nisibi fu il compagno di Giacomo in
questa scuola.55
La teoria che vede in "Giacomo" due persone non è proposta solamente da questa
cronaca nestoriana. Infatti una cronaca calcedonense antica vede nel Giacomo due personaggi: un
calcedonense e un eretico. Timoteo il sacerdote di Costantinopoli (VI-VII secolo) scrive:"
"…Εώτυχίανίσταί χαί ό τουτων χοίνωαί Δίοσχορος, χαί λοίπον Σεβήρος, χαί Ιαχωβος, ουχ ό
Βατνων ό ορθοδοζος, αλλέτερος.αιρέτιχοσ..."56
"Eutychianistae, eorumque sodalis Disocorus, ac deinde Severus, et Jacobus, non ille Batnorum
orthodoxus, sed alius hereticus".
Giacomo crebbe  dunque spiritualmente ed intellettualmente nella scuola di Edessa.
Nella sua supplica (lettera) 14 indirizzata ai beati di Mor Bet Abs, Giacomo scrive:
"Perciò informo la tua castità, che quarantacinque anni fa abitavo nella città di Edessa per le
letture dei Libri divini. In quel periodo si traducevano  i libri dell'empio Diodoro dal greco
in siriaco  e c'era nella città la scuola  Σχολειο dei Persiani che tenevano
con grande amore all'insegnamento dell'ignorante Diodoro. L'intero Oriente si corruppe per quella
scuola  che fu sradicata dalla città per l'intervento di Mor Ciroil vescovo di Edessa, di
buona memoria, e per l'ordine del credente re Zenone. In quello stesso periodo si traducevano 
 questi libri dell'empietà dal greco in siriaco. Io ero come un giovane  bisognoso
dell'insegnamento, incontrai uno di questi libri di Diodoro, e lo trovai pieno di tutte le divisioni e
di tutte le opinioni che sono lontane dalla verità". Lettera 58-59
Giacomo seguì il programma della scuola che dovrebbe essere uguale ai programmi delle
scuole cristiane dell'epoca: la lettura dei salmi, la lettura linguistica corretta introdotta in questa
scuola, la liturgia, la calligrafia, la lettura dei Padri della Chiesa e l'esegesi biblica.
La scuola di Edessa seguiva anche i sette cicli della Ενχιχλιοσ Παιδεια "enkyklios
paideia" delle scuole statali: la grammatica, la retorica, la dialettica, la musica, la geometria,
l'aritmetica, e l'astrologia.
Alla fine dei suoi studi, Giacomo57 diventò il dottore58  ad Haura59 dopo aver
passato i suoi esami a Batnan davanti "a tanti vescovi",60 o davanti a "dieci vescovi",61 o davanti
a "cinque vescovi"62 o davanti a "tanti personaggi conosciuti per la loro scienza e le loro virtù".63

Vööbus A., Handschriftliche Überlieferug des Memre-Dichtung des Ja´qob von Serug, in CSCO 344-345
Subssidia (1973)
55
- Barsauma di Nisibi non può essere compagno di scuola di Giacomo. Barsauma fu consacrato vescovo
di Nisibi nel 435 AD prima della nascita del poeta di Sarug. Vedi, Seert.
56
- Timoteo
57
- L'autore di Seert commette un'anacronismo quando dice che Giacomo studiò con Barsuma di Nisibi.
Barsuma fu creato vescovo nel 435 AD, prima della nascita di Giacomo. Vedi, Seert.
58
- Armeno. Lettera 23:  Ancora la lettera (23)
a Mor Morun a proposito delle questioni che pose a Mor Giacomo il dottore
59
- Londra 174
60
- Vaticano
61
- Mardin
62
- Bar Hebraeus, cronaca = Bar Hebraeus, Gregorii Barhebraei chronicon ecclesiasticum, Louvain
1872, edit J. B. Abbeloos- Th. J. Lamy, vol. I, col.189-191 (trad. col. 190-192). Abbeloos,
Mardin
63
- Paris
16

Il nostro autore non dimenticherà mai Edessa la sua "città madre" che è il "terreno
benedetto". Giacomo presenta i suoi auguri al suo vescovo Paolo di Edessa dopo la sua
liberazione dall'esilio nel 520 AD. Nella lettera 32 indirizzata a Moro Paolo vescovo di Edessa,
Giacomo scrive:
"Edessa dunque è la prima fidanzata di Cristo. Bisogna dunque che sia sempre la "maggiorenne" 
. Essa è una terra benedetta che accolse il buon seme e fece una buona raccolta della
benedizione per la vera fede. Se però crebbe anche in essa poca zizzania, minima secondo il
calcolo, essa non è disonorata o chiamata campo di zizzania a cagione di quella". Lettera 245
La scuola dei Persiani della città di Edessa ebbe un'importanza preponderante sulla
chiesa siriaca, sia quella orientale, che quella occidentale.64 Infatti gli alunni di tutto l'oriente, cioé
anche dall'impero persiano, venivano a Edessa per ricevere l'insegnamento. Citiamo il caso del
grande Narsai della zona di Ma'ltai vicino alla città di Dehok nel nord dell'Irak che frequentò
questa scuola: La moltitudine degli studenti venuti dall'impero persiano diede a questa scuola il
nome di "scuola dei Persiani".
In questa scuola si svolse un'importantissima attività letteraria quando si iniziò la
traduzione delle opere greche in siriaco, specialmente le opere di Teodoro di Mopsuestia65. Prima
della morte di Ibas66 avvenuta nel 457 AD, i libri degli autori greci si traducevano dal greco
in siriaco, come attesta Giacomo di Sarug nella sua supplica (lettera) 14.
Questo sforzo intellettuale è un segno positivo del progresso delle scienze siriache. Esso
si realizzò per merito dei professori che seguivano la tradizione esegetica di Antiochia.
Questa metodologia siriaca era generalmente improntata dall'esegesi chiamata:
"letterale" . Mano mano, questa scuola subirà anche l'influenza della tradizione
alessandrina di tendenza esegetica: "spirituale" o "allegorica"  
Giacomo, e generalmente tutti i monofisiti, scelsero nelle loro opere esegetiche una
metodologia "di preponderanza spirituale o tipologica" per l'Antico Testamento, e un' esegesi di
tendenza "letterale" per il Nuovo Testamento.
Abitualmente l'esegesi dei monofisiti segue la corrente di Cirillo di Alessandria67.
L'influenza allessandrina si fece sentire sulla scuola di Edessa, come mostrò per esempio San
Cirillo di Alessandria (+ 444 AD) che inviò al vescovo Rabbula di Edessa il suo libro sulla fede

64
- Nell’ambito della stessa chiesa siriaca di tradizione antiochena e di lingua aramaica, una parte si
chiama la chiesa orientale cioé la chiesa assira e caldea essendo situata geograficamente all'est
dell'Eufrate; un 'altra parte si chiama la chiesa siriaca cioé la chiesa siriaca ortodossa e la chiesa
siriaca cattolica chiamata la chiesa siriaca occidentale, essendo situata geograficamente all'ovest
dell'Eufrate. Questa denominazione è precaria e non ha nessun senso, però gli studiosi oggi la
tengono in considerazione
65
- Nato a Antiochia circa 352 AD. Vescovo di Mopsuestia nel 392 AD. Morto nel 428 AD. Il grande
esegeta "letterale" seguito dai Nestoriani e chiamato il grande esegeta. Fu scomunicato dopo la
morte nel II concilio di Costantinopoli nel 553 AD.
Devresse R., Essai sur Théodore de Mopsueste, Città del Vaticano, in ST 141(194)
66
-  Ibas fu il vescovo di Edessa e combatté i "cirilliani" cioé i seguaci di san Cirillo di Alessandria.
Ibas fu seguace del patriarca Nestorio e non permise di strappare e di distruggere i suoi libri. Egli
fu scomunicato nel concilio di Efeso del 449 AD. Il concilio di Calcedonia lo stabilì sulla sua
sedia vescovile di Edessa. Egli morì nell'anno 457 AD. Ibas fu il promotore della traduzione delle
opere di Teodoro di Mopsuestia di Diodoro, di Teodoreta etc.. in siriaco nella scuola di Edessa
come ne fa accenno Giacomo di Sarug nella lettera 14.
67
- San Cirillo di Alessandria succedette allo zio Teofilo sulla sede di Alessandria. Il nome di Cirilllo è
legato alle dispute cristologiche del quinto secolo. Nel concilio di Efeso nel 431 AD Cirillo
scomunicò Nestorio che insegnava che Maria non è la Madre di Dio, ma la Madre di Cristo.
Giovanni di Antiochia e i seguaci di Nestorio scomunicarono Cirillo. Egli morì nel 444 AD
17

ortodossa intitolato: Περι τησ ορθησ πιστεωσ . Questo libro fu tradotto in siriaco forse nella
scuola di Edessa.68 Così si formò il "gemellaggio" esegetico e teologico delle due scuole che fu
specialmente necessario durante le dispute teologiche sulla cristologia.
La scuola di Edessa voleva, con la traduzione delle opere greche, introdurre e stabilire
"l'aggiornamento esegetico e teologico", aprendo la porta della chiesa siriaca al mondo
occidentale. Questa diversità esegetica costituirà un indice delle differenze teologiche dei diofisiti
che seguono generalmente l'esegesi "letterale" del dottore  Teodoro di Mopsuestia.
I rischi di questa apertura non furono pochi come lo ferà sapere Giacomo nella sua
teologia. L'esegesi e la teologia di questo tempo erano in subbglio. Le discussioni teologiche sulla
cristologia costituivano il pane quotidiano dei cristiani di Edessa. La scuola dei Persiani fu
considerata giustamente il "centro" che infiammava questo turbamento. Essa creava dunque
diverse difficoltà per la chiesa siriaca. Giacomo criticò i diofisiti e volle che i loro libri fossero
bruciati. Nella lettera 19 che il dottore Mor Giacomo mandò al convento di Mor Isacco di
Gabbula, Giacomo scrive:
"Quando i figli del serpente cominciarono a strisciare nell'universo, a vomitare il veleno, a
danneggiare molti ed a perturbare la via divina piena di luce.., l'insegnamento ortodosso di Cristo
si rafforzò nella chiesa figlia della luce e sposa della verità che gli apostoli fidanzarono con la
Croce. Essa disprezzò gli insegnamenti falsi, rifiutò il loro errore, schernì il loro discorso, gettò il
fuoco nei loro libri, sradicò e distrusse i loro nascondigli tenendo la Croce come una lampada
accesa..". Lettera 113-114
Giacomo auspicò che il diofisismo che corruppe la chiesa fosse scomunicato. Per
raggiugere la pace nella chiesa, Giacomo scomunicò tutti gli eretici, cioé tutti i non monofisiti.
Nella lettera 16 indirizzata ai beati di Mor Bass, Giacomo scrive:
"..E' scomunicato chiunque sia da parte di tutta la chiesa che spazza e raccoglie Nestorio, ed il
suo insegnamento, e (lo) getta fuori come l'immondizia". Lettera 67

La chiusura della scuola di Edessa nel 489 AD


I monofisiti specialmente furono molto sdegnati dall'insegnamento della scuola persiana
di Edessa. Allora loro "fomentarono azioni", secondo i diofisiti, contro la scuola affinché fosse
chiusa. Lo sforzo monofisita contribuì dunque a mettere fine all'influenza del diofisismo
nestoriano, introdotto e sviluppato da Ibas, il vescovo diofisita di Edessa.
L'imperatore Zenone69, il re "credente", cioé favorevole al monofisimo, appoggiò Ciro70 
 il vescovo monofisita di Edessa che fu il vero agente per neutralizzare e chiudere la scuola
persiana "diofisita".

68
- Baumstark A., Geschichte der Syrischen Literatur mit Ausschluss der christlichepallästinennischen
Texte, Bonn 1922, pp 71. Vedi, Urbina I. Ortiz de, Patrologia syriaca, Rome 1965. pp 96-99
69
- Zenone è l'imperatore romano 426-491 AD. Il monofisismo fiorì nel suo tempo. Nel 482 AD egli
promulgò l'editto Enoticon  nel quale il concilio di Calcedonia è considerato una "additio"
 alla fede della chiesa. L'Henoticon sarà commentato nel 513 AD a Tiro per Severo di
Antiochia che le diede uno spirito monofisita cioé contro il concilio di Calcedonia. Giacomo
accetta l'Henoticon e lo loda. Lettera 14.
70
- Ciro ebbe un ruolo preponderente nella persecuzione dei diofisiti ad Edessa. I diofisiti lo
chiamano "il maestro dell'errore". Per la sua cura e l'aiuto dell'imperatore Zenone la scuola di
Edessa fu chiusa nel 489 AD. Giacomo di Sarug lo loda. Vedi, la supplica (lettera) 14
18

L' ordine di chiudere la scuola dei Persiani fu emesso per "il bene comune"71 della chiesa,
che fu turbata per questa teologia nuova. Non si sa fino a quale punto, la chiusura della scuola
avrebbe stabilito la pace nell'impero romano orientale tormentato dalle discussioni teologiche.
La chiusura della scuola ebbe luogo nel 489 AD. Giacomo, insieme ai monofisiti,
descrive con gioia l'evento della chiusura. Nella sua supplica (lettera) 14 idirizzata ai beati di
Mor Bet Abs, Giacomo scrive:
"L'intero Oriente si corruppe  per quella scuola  Σχολειο che fu sradicata  dalla
città per l'azione di Mor Ciro il vescovo di Edessa, di buona memoria, e per l'ordine del credente
re Zenone". Lettera 58-59
I diofisiti, invece, videro nella chiusura della scuola dei Persiani una perdita. L'oscurità si
diffuse nella città di Edessa. La città di Nisibi diventò di nuovo il centro degli studi della teologia,
della filosofia e delle scienze umane. I professori della chiesa siriaca orientale fuggiti da Edessa,
stabilirono la loro scuola a Nisibi. Nisibi rifiorì come al tempo di sant' Efrem. Anche i diofisiti
mostrarono il loro entusiasmo per la scuola di Nisibi, città limitrofa . Questa
scuola sarà ormai il centro intelletuale dei diofisiti che diventeranno "rivali" dei monofisiti di
Edessa. Una fonte diofisita scrive:
"Edessa si oscurò, e Nisibi si illuminò. L'impero romano si riempì di eresie, e (Nisibi si riempì) di
conoscenza di Dio e del suo timore"72.
La scuola di Edessa fu chiusa nel 489 AD. Questa data non dovrebbe essere dimenticata
da parte della chiesa siriaca. Con la chiusura di questa scuola, i cristiani di lingua siriaca persero
molto. Invece di "bruciare i libri" e di cacciare gli studenti, si poteva riformare e sanare la
situazione, come ricordò Giacomo: Edessa non si chiama terreno di zizzania. Neanche la chiesa è
affogata dall'insegnamento eterodosso. Essa accetta, e non caccia nemmeno scomunica. Ma
quell'epoca era davvero turbata. Questo sconvolgimento causò la chiusura della scuola e la
perdita della ricchezza esegetica e teologica.
Fortunatamente, il patrimonio intellettuale creato in questa scuola lo troviamo quasi
integrale nelle opere dei vecchi studenti di questa scuola come: Narsai, Giacomo73 ed altri..
Questi due autori sono i pilastri della teologia, dell'esegesi e della filosofia della chiesa
siriaca. Il loro patrimonio è trasmesso alle nostre generazioni. Tutti i siriaci si nutrono dalle loro
opere che recitano ogni giorno nella loro liturgia.
Svolgere gli studi su questo patrimonio sarà il compito degli orientali e degli orientalisti.
Giacomo parla nell'omelia 89 dei fiumi grandi o piccoli che si versano nel mare. Il nostro poeta
intende per il mare la chiesa che raccoglie le idee di tutti. Giacomo ricorda forse la scuola di
Edessa. L'omelia 89 sarebbe una testimonianza visiva che riconosce e apprezza il patrimonio
culturale della scuola di Edessa. Leacque di questi fiumi, cioé l'insegnamento dei grandi o piccoli
professori di questa scuola, irrigano ancora la chiesa siriaca. III/486-487

La vita monastica?

Giacomo sarebbe un monaco74 che "crebbe" ad Haura. Il verbo siriaco  "crescere"75
significa frequentare la scuola. Lettera 40. Esso potrebbe anche significare entrare nel monastero,

71
- Seert, Vaticano, Mardin, Arabaya
72
- Arabaya
73
- Le 219 omelie di Giacomo, tradotte in arabo e annotate per: D. Behnam Sony, Roma, Baghdad (tre
edizioni) in cinque volumi.
- Le 43 lettere di Giacomo tradotte in arabo e annotate per:D. Behnam Sony, Beyrouth, in due volumi.
I. II Narsai = Narsai doctoris Syri homiliae et carmina, 1 - 2 volumes, Mossoul 1905, édit . A: Mingana
74
- Londra 177
19

Lettera 151 per esercitare la vita monastica76. Lettera 28-34, 34-37, 42-45, 52-57, 58-61, 63-
82,82-86, 102-129, 135-143, 143-168,225-228, 264-269, 270-286, 287-292, 292-294. Vedi,
IV/818-836, 836-871, V/821-836, VI/650-665.
Giacomo chiama la vita monastica: il discepolato  Nella lettera 11 indirizzata al
solitario Paolo, Giacomo scrive:
"Vendere il proprio possesso e darlo ai poveri è l'inizio del discepolato . Quando (qualcuno)
diventa discepolo  non si gli chiede solamente questa cosa, ma altre (cose) che sono più
grandi e che la superano: cioé quando si percuote la guancia, prepari l'altra a colui che la
percuote (Mt 5, 39). Egli benedice colui che lo maledice (Mt 5, 39, Rm 12, 14)". Lettera 43-44.
Giacomo descrive la vita monastica come se fosse una scuola. Lettera 43-44, 151, 153, 296.
La vita monastica è importantissima nella missione della chiesa. Il nostro autore si lamenta
quando la vita monastica si raffredda. Nella lettera 22 indirizzata a Mor Giacomo superiore del
convento delle anime, Giacomo scrive:
"Come abbiamo visto, la condotta del discepolato è caduta e diventata laica, ed essa ha già
raggiunto la terra..". Lettera 151
Il candidato al clericalismo orientale che aveva studiato nella scuola di Edessa viveva nel
celibato come i monaci77. La verginità rende i monaci come gli angeli V/830. La vita di Giacomo
era una vita monastica sull'esempio di sant' Efrem, il siro che visse nel celibato.
Forse gli studiosi che sostengono il monachesimo di Giacomo basano la loro teoria sulla
regola ecclesiastica antica che voleva che il vescovo fosse eletto tra i monaci. Così l'episcopato di
Giacomo permise loro di sostenere una tale teoria78.
Giacomo conosce i dettagli della vita monastica. Egli compose un'omelia intera in onore di
san Simeone lo stilita79. Egli scrisse tante lettere ai monaci80.
Nelle sue opere, Giacomo parla dei "figli del patto , delle figlie del patto  dei
solitari  degli inclusi  degli abitanti dei conventi  degli abitanti del deserto  
 degli abitanti delle grotte  degli abitanti delle spaccature della terra
 degli altri monaci che vivevano sopra le colonne : IV/846, 861,
V/602, Lettera 287-294.
La vita spirituale di Giacomo si riassume in questa breve e significativa frase estratta
dall'omelia 79 sul velo (steso) sul volto di Mosè. La chiesa rinata dal battesimo diventa una sola
cosa con lo Sposo Cristo (Gen 2, 24, Ef 5, 32). Giacomo paragona il battesimo alle acque lustrali
 (Nm 19):
"E’ un grande mistero molto lontano dalla spiegazione: Il Cristo e la chiesa sono uno in uno
Spirito come fu annunziato (Ef 5, 32)". III/290, V/884-885
Il profeta Elia diventa uno con il Signore perché egli osservò la verginità:
"Dopo che egli fu uno con Dio in uno Spirito, egli fu sovrano per intimidire le creature": IV/239
Dio si unisce alla vedova per diventare il suo marito:

75
- Seert, Turris
76
- Dialogo. Dono
77
- Turris. Seert. Narsai viveva nel celibato come se fosse un monaco. II Narsai 353. Filosseno di
Mabug, anche se aveva un carattere scontroso, viveva il celibato, come se fosse un monaco.
Vedi, Halleux A., Philoxène de Mabboug, sa vie, ses écrits et sa théologie, Louvain 1963. p 25
78
- Londra 174. Dialogo. Dono
79
- AMS, VI 650-665. Omelia su Simeone lo stilita. Questa omelia non è tradotta nella nostra edizione
in cinque volumi. Nella lettera 39 indirizzata al solitario Mor Daniele ricorda la vita degli stiliti.
Lettera 288. Vedi, Omelie 137. 138. 191.
80
- Vedi, le lettere: 5, 6, 7, 11, 16, 17, 21, 22, 27, 38, 39, 40
20

"Che la vedova di cui il marito è morto ami il digiuno, perché esso l'avvicina a Dio che diventerà
il suo marito". I/584, II/255, 274, V/77
"Che nessuno rubi ingiustamente (il possesso) della vedova, perché il Signore è il suo marito, e se
essa accusa, Egli la esaudisce". V/77
Nella lettera 11 indirizzata al solitario Paolo descrive la vita monastica che è "la vita della
perfezione" , o la via dei perfetti  Lettera 42-45.
Giacomo invita il monaco ad allontanarsi dalla donna essendo la figura di Eva che fece
cadere Adamo. Nella lettera 7 indirizzata ai monaci del monte Sinai, Giacomo scrive:
"Voi siete i discepoli di Mosè, ed i servitori dell'Antico (Testamento). Mosè si inorgoglisce a
causa di voi, perché tramite voi, i suoi misteri furono rivelati apertamente, perché tramite voi si
vede la bellezza della sua profezia. Voi avete bevuto l'acqua e il sangue dalla montagna del
Golgota, e vi siete ubriacati dall'amore della Croce...Ma l'Unigenito del Padre al Quale
appartengono le due montagne scacciò i crocifissori dalle due (montagne) e vi stabilì gli eredi del
Golgota e del Sinai. Ecco che il Sinai si arricchì da voi come l’Eden con gli alberi del paradiso. E
l’Oreb si rallegrò da voi come il giardino dell’Eden con l'albero della Vita (Gen 2, 9). Dai vostri
monasteri  si sentono gli inni del vostro servizio  come la gloria dei santi angeli dai
loro cori. E ogni giorno voi mangiate i dolci frutti dell'albero della Vita. E non si trova (tra di voi)
né cherubino, né lancia del fuoco che folgora (Gen 3, 24), né il serpente (Gen 3, 13) che
pronuncia la menzogna, né Eva che coglie i frutti, mangia, e ve ne offre affinché mangiate e
veniate ad essere spogliati. Ma voi avete vestito il Figlio della santa Vergine e avete portato con
verginità il suo giogo (Mt 11, 29-30) e l'avete conosciuto per la vostra anima che è degna di Dio".
Lettera 35-37
Giacomo ammonisce i monaci a resistere alle tentazioni. Lettera 219-222, 270-286. Il
monaco non deve cambiare la sua vocazione né il suo luogo. Il Signore è il luogo di tutti i luoghi.
71/50. Nella lettera 40 inviata a un certo solitario Mor Nasceriab , Giacomo scrive:
"I Libri divini sono maestri veritieri, e professori reali. Ed Essi ci insegnano così: che ognuno
serva Dio con la cosa per la quale fu chiamato. Non avvicinano a Dio i cambiamenti delle altre
forme  (dell'attività), né i luoghi celebri, ma la buona volontà che serve Dio con amore
dovunque uno si trovi. Quando qualcuno cambia da un posto all'altro, satana lo perturba per farlo
deviare dalla via della giustificazione. E qualsiasi forma  che uno effettui, satana lo combatte
per fargli cambiare la sua forma . Se uno viaggia verso l'estero (deserto?) ,81 il pensiero
lo combatte per introdurlo nella pace e per restare nel suo posto. E se si trova nel convento  lo
sollecita per farlo uscire. E se si trova nella clausura (carcere)  il nemico lo sollecita per
uscire verso il deserto . E qualsiasi forma  che il solitario pratichi, il nemico lo
combatte  per farlo uscire da questa forma , verso un'altra forma , e
quando lo fece uscire da questa forma , egli comincia a biasimarsi con i pensieri della
tristezza  che satana getta nella sua mente  . Ed egli pensa di aver agito male quando
cambiò la sua forma  e uscì per (adottare) un' altra forma. Ed egli lo scuote in ogni
occasione, in tutto ciò che fa, per condurlo verso i suoi furbi e contraddittori consigli. Perciò
bisogna che il solitario resti come egli è, che la sua mente mantenga l'amore di Dio e che sappia
che né il luogo né la forma  lo giustificherà, ma l'amore di Dio". lettera 292-294. Vedi,
Lettera 25-28, V/883

81
- Letteralmente: esilio
21

Giacomo tratta lo stesso tema quando scrive al sacerdote Mor Giovanni che scelse la vita nel
deserto. Nella lettera 5 indirizzata al sacerdote Giovanni, Giacomo scrive:
"Io ti consiglio come un fratello imperfetto: ti basta la condotta amata che tu vivi, e per la quale
tu servi Dio che diede se stesso ad ognuno affinché ognuno lo servisse come vuole. Dio non è
servito con le forme  apparenti, ma Egli è conosciuto e sentito con i pensieri nascosti. Il
regno di Dio è dentro di voi (Lc 17, 21). E a colui che vuole il regno, entri dentro l’ anima, e lo
cerchi, ed esso si trova quì... Il tuo discernimento sa che non è possibile che l'intelligenza sia
incarcerata dentro le fondamenta, le porte e le serrature, ed esso non sopporta che sia trasferito
con il corpo nel carcere. E' pericoloso quando il corpo si incarcera nella piccola casa, e
l'intelligenza esce ed erra nei paesi lontani, e tu vuoi raccoglierla e non puoi. Adesso mi rallegro
che il corpo sia fuori carcere, ed ecco che la tua intelligenza si sforza per entrare e incarcerarsi
nel limite. Adesso tu sei già incarcerato perché la tua intelligenza ama il paese deserto.... Adesso
dunque, o mio signore, occorre che ti dica: che ognuno resti nella vocazione alla quale fu
chiamato, e che serva Dio. Ti conviene anche che tu resti nella tua forma  esterna come tu
sei, e non abbandonare il tuo pensiero interno quando tu corri". Lettera 25-28, Vedi. Lettera 90-
294. V/883
Giacomo conosce l'astuzia del maligno che tenta il solitario e gli fece trascurare e cessare la
lettura sacra, o qualsiasi studio. Giacomo consiglia il monaco. Nell'omelia 138 sui solitari,
Giacomo scrive:
"In tutte le occasioni il demonio cerca di vincerti, sforzati di vincerlo e di abbattere la sua
tirannia,...Quando il solitario comincia a leggere nel libro, il demonio gli porta la noia e il sonno
per renderlo fannullone; quando la tristezza del cuore entra nel pensiero, lascia la lettura ed
incomincia a sfogliare le pagine; quando vede la grande quantità delle pagine del libro, diventa
pigro ed incomincia a contarle per vedere quando le terminerà. Egli incomincia a mormorare a
causa del proprio sconforto; allora il (demonio) comanda, porta il sonno, e lo sospende sopra i
suoi occhi per appesantirli, poi versa sopra di loro un profondo sonno". IV/850-855
Giacomo scrive a un solitario che vedeva le visioni sataniche e analizza il concetto
dell'amore di Dio e della preghiera. Nella lettera 38 indirizzata a una persona solitaria che vedeva
chiramente le illusioni e le visioni di satana, Giacomo scrive:
"Quando l'amore di Dio entra nell'anima, esso non fa uscire solamente le concupiscenze, ma le
uccide e le spegne, come l'acqua (spegne) il fuoco, affinché non si mostri nemmeno il loro fumo
davanti agli occhi di quello che le fa morire col desiderio  di Dio. Quando però sono vinte
per la condotta personale, esse stancano quello che le vinse. E quando le fece calmare, esse si
turbano. E quando le fece addormentare, esse si risvegliano, e quando le legò, esse si
sciolgono...In riassunto: L'anima non può non essere riempita da un qualunque amore. Ed essa
non può contenere due (amori). Ed essa non può essere vuotata da un (amore). Dunque ciò che
le è necessario è questo: che l'anima sia piena dell'amore di Dio. Ed ecco che è protetta...Quando
qualcuno si innamora di una cosa, gli è difficile odiarla se (lo) vuole. Se però un altro amore
superiore lo incontra, allora il primo (amore) sfugge e si spegne per il secondo (amore)...E adesso
tu dici: e questo amore come si acquista?, come si tocca?, come si conquista?, e con quali pensieri
si apprende? Io voglio amare, e l'amore non brucia in me. Io prego ed i miei pensieri si
raffreddano. Io obbligo la mia intelligenza a salire al cielo, ed essa si precipita per scendere
nell'abisso.. L'amore di Dio si acquista attraverso il pensiero forte che non vacilla. L'amore nasce
dall'abitudine. Dallo sfregamento splende il fuoco. Insistendo si ottiene la richiesta.
L'obbedienza deriva dal timore. L'amore nasce dall'obbedienza. L'obbedienza è l'osservanza dei
comandamenti. Dai comandamenti tu impari: pregate senza stancarvi (Lc 18,1)...Dunque l'amore
di Dio nell'anima vince tutte le guerre e calma tutte le tempeste": Lettera 279-281
22

Giacomo, nella lettera 39 indirizzata al solitario Mor Daniele, lo invita a mantenersi nella
sua vocazione ed a conservare il silenzio che è utilissimo per la vita monastica.
Giacomo soffre quando trova la vita monastica tiepida. Egli conosce bene che la vita
ecclesiastica progredisce quando la vita monastica è in progresso spirituale e culturale. Egli
soffre e si lamenta dello scadimento della vita sacerdotale e monastica. Il nostro autore critica82
l'ingiustizia sociale, sgrida e biasima la ricchezza clericale quando spiega e attribuisce l'episodio
di Anania e Saffira (At 5, 1-11) alla chiesa. Nella lettera 22 indirizzata a Mor Giacomo superiore
del monastero delle anime, Giacomo scrive:
"O mio signore, conosco per quali ragioni abbiamo bisogno di porre interrogazioni: le soluzioni
sono evidenti agli ignoranti. Perché vediamo che la condotta del discepolato  si abbassò,
diventò laica83  e già da lungo tempo raggiunse la terra, come quello che scese dall'altezza di
Simone e di Giovanni. Oggi non si trova fra di noi nemmeno l'immagine della condotta dei
discepoli, a causa del cambiamento che introdusse l'usura (?) e ci corruppe.. Trattiamo adesso
questo e seguiamo ciò che accade oggi nella chiesa per mezzo di costoro che tengono le chiavi di
Simone. Ed ecco vediamo la condotta da dove cadde e dove si stabilì. Oggi vediamo che l'amore
dell'argento s'impadronì dei discepoli, insegnò loro ad essere attaccati ai loro averi, a correre
dietro a ciò che non è loro, a privare la bocca degli orfani, a rimepire le loro larghe bisacce, a
offrire la loro moneta ai commercianti, a corrompere le loro anime per interessi immondi, usure
ed investimenti. I discepoli vogliono oggi aumentare l'oro con qualsiasi mezzo, opportunità e
specie. E il capitale che fu dedicato agli orfani affinché i bisognosi ne approffitino, ecco che è
perso nei banchetti, sequestrato, rubato, dato ai familiari. Tutti gli spiriti dell'iniquità ne
prendono, e questi per i quali esso fu assegnato, muoiono di fame nelle piazze". Lettera 151-152
Giacomo incoraggia il sacerdote Mor Giovanni a umilarsi. Nella lettera 5 indirizzata al
sacerdote Mor Giovanni, Giacomo scrive:
"O amatore dei beni, guarda la tua anima: tanti gradi si trovano al di là di essa, e la vita della
perfezione è molto lontana da essa a causa della sua debolezza... L'anima discernente non può
rimanere in essi se non con umiltà.. Non esiste niente così utile per l'anima come l'umiltà. E'
scritto infatti: i sacrifici di Dio sono uno spirito umile (Sal 51, 17). L'umiltà è la sorella della
Croce, come l'orgoglio è "l'amante" dei demoni nemici. L'umiltà non ha luogo sotto di essa per
cadervi". Lettera 27
Giacomo, come i monaci, si esercitò nel digiuno, la preghiera e la mortificazione affinché la
sua anima non fosse oscurata dalle concupiscenze.84
Egli consiglia al monaco di dominare il proprio corpo e di indebolirlo affinché salga verso
l'alto per contemplare i misteri di Dio. Nella lettera 39 indirizzata al divino e solitario Mor
Daniele, Giacomo scrive:
"Abbiamo visto che ci sono persone che, per amore di Dio, odiarono l'abitazione e la pace, e
fuggirono verso il deserto  .per essere nella compagnia di Dio. Abbiamo anche visto altri che

82
- Giacomo critica la chiesa: La critica dei preti. I/618, 711-712, III/394, 820, 834-835, 849-850
- Giacomo critica la famiglia disunita. 71/1152/1158.
- Giacomo critica i giudici. Omelia 153/108-109.
- Giacomo critica i solitari. Omelia 101/263.
- Giacomo critica gli eredi. Omelia 14/342.
- Giacomo critica quelli che trascurano di portare il pane per l'Eucaristia. Omelia 22/37.
- Giacomo critica i Caldei cioé gli astrologi. 71/624-637
83
- La parola  significa: semplice, ordinario, nero. Il suo verbo  significa: diventare semplice,
nero etc.. Qui significa il "laico", cioè la persona non consacrata. Giacomo è uno dei primi a
usare questa parola nel linguaggio ecclesiastico.
84
- Londra 174
23

costruirono vasti monasteri, radunarono, li riempirono di solitari da tutte le parti, aprirono le loro
porte agli stranieri per piacere a Dio per mezzo dei sofferenti che vengono a loro, affinché siano
dei porti  per gli uomini per amore di Dio. Esistono anche degli uomini che, per l'amore di
Dio, fuggirono dal mondo, e si fecero un'abitazione nelle fosse vuote, nelle fessure oscure e nelle
grotte sotto la terra. E la loro anima era illuminata. E l'amore di Dio era acceso. Altri (stiliti) però
si alzarono sopra le colonne con la loro propria volontà, e lasciarono la terra, i suoi sentieri, le
sue vie, gli ingressi e le uscite dei villaggi e delle città, e tolsero le loro anime dalle attività del
mondo, e si tennero sulla cima dell'aria sopra le colonne perché l'amore di Dio li rapì dal mondo.
Conosciamo che queste forme non rassomigliano una all'altra, ma tutte si orientano verso un
unico scopo: l'amore di Dio...Io dico dunque che non esiste nessuno che sta in queste corse che
non abbia fatto un combattimento nei suoi pensieri: (dicendo) occorreva cambiare.. La bellezza e
la vittoria sono: costui che vive in qualsiasi condotta non la cambi...Non cambiare dunque la tua
forma.. Non caricarti (di peso). Non indebolire il tuo corpo con una corsa che è più dura della tua
forza, umiliati per Cristo, e da’ profitto a coloro che ti incontrano, e non privare i tuoi amici dalla
tua compagnia.. In verità (ti) dico: in verità, io dico: se tu parlavi come Mor Giovanni85, come
Mor sant' Efrem86, come il divino Mor Basilio87, come Mor Gregorio88, come Mor Gregorio89, e il
resto dei grandi dottori non avresti, con le tue parole, dato profitto a quelli che ti incontrano come
il tuo silenzio dà profitto adesso ai tuoi spettatori. Perciò ti supplico, se tu consideri l'attività che
tu svolgi, umile e poca, essa è utilissima per chi ti incontra. Non chiedere oggi al tuo corpo di
sopportare la fatica che portavi nella tua gioventù, ma diminuisci un pò il peso che esso portava
affinché non si indebolisca e cada: in questo modo tu diventerai inattivo nel tuo servizio
spirituale. La conclusione delle mie parole con te è questa: che la tua attività sia rimessa alla

85
- Giovanni Crisostomo (?), il famoso dottore e patriarca di Costantinopoli (+ 407 AD).
86
- Sant' Efrem è la cetra dello Spirito Santo, e il padre di tutti i dottori siriaci. Sant' Efrem nacque
nell'anno 306 a Nisibi, la città della frontiera. Dopo la caduta di Nisibi nelle mani dei Persiani
nell'anno 363 AD, sant' Efrem sfuggì con tanti cristiani dall'impero persiano, e abitò la città di
Edessa nell'impero romano cristiano. A Edessa, sant' Efrem fondò ? e sicuramente contribuì a
sviluppare la scuola della città chiamata ormai la scuola dei Persiani di Edessa, dove il nostro
dottore Giacomo di Sarug e tanti altri studenti ricevettero la loro formazione culturale. Sant'
Efrem morì nel 373 AD circa. Sant' Efrem fu proclamato il dottore della chiesa universale. La sua
musa poetica, e la sua scienza esegetica e teologica resero Sant' Efrem celebre come testimoniano
i suoi inni  e le sue omelie  . Mor Giacomo di Sarug gli dedicò una meravigliosa omelia
nella quale loda il padre spirituale dei siriaci. Vedi AMS, pp. 667-677
87
- San Basilio nacque nel 330 AD circa a Cesarea di Cappadocia. Egli fu istruito nella cultura greca a
Costantinopoli ed a Atene nel 351 AD. San Basilio ricevette il sacerdozio verso l'anno 364. Egli
fu consacrato vescovo di Cesarea nel 370 AD e fu il successore del celebre vescovo Eusebio di
Cesarea. San Basilio lottò contro l'insegnamento di Eunomio e di Ario. Egli elaborò la teologia
dell'uguaglianza dello Spirito Santo col Padre e col Figlio. San Basilio compose molte opere. Egli
fu l'amico di San Gregorio Nazianzeno. San Basilio morì nel 379 AD.
88
- San Gregorio Nisseno, fratello di san Basilio, nacque verso l'anno 335 AD. Dopo la sua formazione
culturale, egli si sposò, poi fu sacrato vescovo. Egli assistette al secondo Concilio di
Costantinopoli nel 381 AD. San Gregorio morì verso l'anno 394 AD. Egli fu molto colto, forse
uno dei più colti dopo il grande Origene. San Gregorio insegnò la teoria del rinnovamento
Αποχαταστασισ come Origene.
Nella sua prima lettera indirizzata all'eretico Stefano BarSudaili, Giacomo di Sarug refutò una teoria che
sarebbe simile a quella di Origene e di Gregorio. Vedi, Lettera 1-11.
89
- San Gregorio Nazianzeno nacque verso 330 AD a Cappadocia. Egli si istruì nelle scienze e la
letteratura greca e diventò un famoso oratore e rètore. Egli fu ordinato sacerdote suo malgrado
verso l'anno 362 AD. Gregorio non si occupò di teologia né di scienze ecclesiastiche. Egli diventò
celebre nella letteratura e nella poesia. Gregorio morì nel 390 AD.
24

Grazia di Dio. E la Grazia guiderà la tua vita sino alla fine. Supplico la tua carità divina di
pregare per la mia imperfezione". Lettera 288-292
Giacomo mangiava con sobrietà. Egli sviluppa il concetto del corpo magro o debole usando
la figura dell'aquila che vola in alto quando mangia poco. Nell'omelia 137 sui solitari, Giacomo
scrive:
"L'ala dell'aquila si appesantisce con la sazietà, essa non si innalzerà alla cima dell'aria se non
vuota il peso; anche l'anima si appensantisce per l'abbondanza, perciò, o discernente, rallegrati a
causa della privazione". IV/835
Nell'omelia 141 sulla lode alla mensa , Giacomo scrive:
"Guarda l'aquila, la più veloce degli uccelli, se essa esagera nel mangiare la carne, la sua ala si
appesantisce e non raggiunge l'alta altitudine, essa allora non può salire al luogo alto dove saliva
prima: se l'ala forte si appesantisce con gli alimenti, quanto più si appesantiscono coloro che
mangiano con golosità?" IV/884

Il sacerdozio di Giacomo

Gicomo fu ordinato sacerdote  per il villaggio di Haura90 in Mesopotamia91  La


sua ordinazione, cioé l'imposizione delle mani  ebbe luogo verso la fine del quinto secolo,
cioé dopo i suoi studi.

Giacomo periodeuta della chiesa

Il nostro autore fu promosso al grado di Periodeuta92  Περιοδευτα cioé il visitatore


apostolico. Il nuovo periodeuta si distinse in questo periodo nell' incoraggiare gli abitanti dell'est
dell'Eufrate che abitavano nell'impero romano a non fuggire in Persia, durante la guerra guidata
dall'imperatore persiano Qawad nell'anno 502-503 AD93, in cui fu sconfitto l'impero romano.
Giacomo avrebbe annunciato nell'omelia 125 intitolata sul carro di Ezechiele, la distruzione della

90
- Londra 174. Il sacerdote  significa il prete nel senso eccelesiastico di oggi. Esso è usato
per il prete Ebraico e cristiano Omelia. 47. Omelia. 70. 71/163. Il prete  Lettera 3, 5. Il
sacerdote significa anche il vescovo  quando Giacomo chiama il suo vescovo
Paulo di Edessa: il sacerdote . Lettera 32
91
- Cronaca 846= Chronicon ad annum 846 pertinens, in CSCO, série 3, tome 4 (1904), edit. E. W.
Brooks, interp. I. B. Chabot, pp. 218, 228 (trad. pp.166,173)
92
-  Περιευδοτα significa: il visitatore apostolico.
Vedi, Lettera 15.
Dionisio = Chronicon anonymum pseudo-Dionysianum vulgo dictum, in CSCO, série 3, tom. 1, Paris
(1927), edit. I. B. Chabot, pp. 280-281 (Trad. pp. 206-207).
Zaccaria = Historia Zachariae rhetori vulgo adescripta, in CSCO série 3, tome. 5 (87), 1924, Louvain
194, edit. E. W. Brooks, p. 20 (Trad. p. 14)
Lettera 15. Zaccaria, Dinosio. La lettera numero 15 è la lettera dei monaci di Mor Bass indirizzata a
Giacomo nella quale Giacomo è chiamato il pereudota. Secondo questa lettera forse Giacomo
sarebbe creato pereudota prima del sesto secolo. La tradizione diofista conosce anche questo
grado. Emmanuele lo zio di Narsai era un pereudota. Vedi, Arabaya
93
- Zaccaria
25

città di Amid (Diar Baker in Turchia) avvenuta in questo periodo94. Egli inoltre ricorda la carestia
avvenuta nella regione di Amid che causò la morte di numerosi abitanti95.

Giacomo consacrato vescovo di Batnan di Sarug


Tutte le fonti monofisite sono unanime nell' affermare che Giacomo fu consacrato vescovo.
Giacomo di Edessa (+ 708 AD) l'autore della storia  di Giacomo di Sarug96, stabilisce
la data della sua consacrazione nella primavera dell'anno 519 AD.
Le altre fonti monofisite97 o nestoriane98 non confutano, né confermano questa data.
L'anno 519 AD è la data più plausibile, nonostante le difficoltà che presenta, se
consideriamo l'atroce campagna calcedonense di "purgazione" del monofisismo nell'impero
romano. Giacomo parla di questo amaro episodio. Nella lettera 17 indirizzata ai monaci di Mor
Bass, Giacomo scrive:
"Il corpo della chiesa universale e apostolico era spezzato, questo affermava una cosa, quell'altro
un'altra. Alcuni paesi avevano accettato (il concilio di Calcedonia) e qualche altro (paese ) l'aveva
anatematizzato. Molti erano perplessi, perché non si sapeva come agire". Lettera 83
Quelli che si oppongono al suo monofisismo99 negano la possibiltà di una tale consacrazione.
Quelli però che ammettono il suo monofisismo moderato e formale ammettono la possibiltà di una
tale consacrazione100.
Giacomo loda l'imperatore Anastasio e ricorda la pubblicazione dell' "Enoticon" nel 482 AD
grazie allo sforzo del re Zenone. Nella lettera 17 indirizzata ai monaci di Mor Bass, Giacomo
scrive:
"I santi Egiziani uniti sollevarono questo progetto, al tempo del beato Zenone, il fedele re che
merita la misericordia di Dio. Egli curò e scrisse il libro che si chiama l' "Enoticon" che si spiega:
l' "unificatore". Esso si propagò con perfetta saggezza, cucì le membra l’una all'altra e
mescolò le "giovani figlie della luce"101 una con l'altra per lodare insieme con un' unica concordia
l'Unico vero Sposo senza scissioni. In questo libro, egli escluse il concilio di Calcedonia affinché
non sia mai ricordato, e non sia neppure contato con i (concili) ortodossi. E molti accettarono il
libro dell' "Enoticon" per esigenza, ed essi non erano lontani dall'opinione degli scismatici. Altri
l'accettavano con vera conoscenza e sapevano che era scritto per scacciare quel concilio. Tutta la
chiesa universale non anatematizzava quel concilio pubblicamente con alte voci, ma esso era
anatematizzato e disprezzato con la ricerca di conoscenza spirituale. Adesso, dopo che il libro

94
- Questo annuncio non esiste attualmente nel testo di quest'omelia
95
- Dionisio
96
- Vaticano. Giovanni di Tella. Mardin
97
- Martirologo = Nau F., Un martyrologe et douze ménologes syriaques, in PO 10(1915), pp. 142 ss
Dionisio. Cronaca 846. Cronoca 724. Martirologo. Arabaya. Turris
98
- Turris, Arabaya
99
- Peeters P., Jacques de Saroug appartient - il à la secte monophysite? in AB 66 ( 1948 ), pp. 134–198.
Krüger P., Die Kirchliche Zugehörigkeit Jakobs von Serugh im Lichte der Handschriftlichen
Überlieferung seiner Vita unter besonderer Berucksichtigung der Pariser handschrift 177, in
OStud 13 (1964), pp. 15-32
100
- Jansma T., Encore le credo de Jacques de Saroug. Nouvelles recherches sur l'argument historique
concernent son orthodoxie, in OS 10 ( 1965 ) , pp. 75 - 88 , 193 - 236 , 331 - 370 , 475 - 510 .
Jansma T., the credo of Jacob of Serugh: a return to Nicea and Constantinople, in NAK 44 ( 1960 ), pp.
18 – 36
Guidi = Chronique d'Edesse, Cronica minora. Tomus I, Paris 1904. in CSCO, vol 1-2. Ttexte pp. 1-13;
edit. I. Guidi, pp 9-11
101
- L' espressione significa anche: le chiese.
26

dell' "Enoticon" fu accettato per la provvidenza conservatrice dei tempi, e profonda di pensieri,
essa scioglie tutti i nodi e perfeziona tutte le opere quando vuole e consente. In realtà accadde ciò
che accadde per mezzo di Anastasio il re credente, vincitore, ortodosso e vero confessore per
sempre. Questo, secondo la sua capacità, tenne il posto dei padri nella vera fede". Lettera 83-84
L'imperatore Anastasio (491-518 AD) fu il grande protettore del monofisismo. Dopo la
morte dell'imperatore Anastasio la chiesa monofisita fu esposta ai gravi pericoli e dure
persecuzioni.
L'imperatore Giustino II (518-527 AD) ordinò che tutto l'impero professasse la fede del
concilio di Calcedonia. La persecuzione dei monofisiti fu generale, però, essa non fu molto dura
dappertutto, come abbiamo menzionato sopra.
Secondo l' "editto" dell'imperatore Giustino II emanato nel 527 AD, la politica imperiale era
clemente e prudente in questa epoca, cioé nel 519-520 AD. Si legge in questo editto:
"Abbiamo permesso agli eretici (monofisiti) di tenere le loro proprie riunioni e di portare un
proprio nome, affinché, vergognosi della nostra conoscenza, venissero volontariamente a una via
più giusta e si correggessero"102.
Giacomo descrive la persecuzione dei monofisiti come segue. Nella lettera 32 indirizzata a
Mor Paolo vescovo di Edessa, Giacomo scrive:
"Gli spettatori del tuo combattimento non sapevano, quando eri perseguitato, cosa vuol fare Dio;
ma il pensiero di ognuno diventò pusillanime, le menti dei fedeli si indebolirono, cominciarono a
mormorare contro Dio e dire: perché Dio trascurò così? perché Egli non mandò il castigo contro
quelli che versarono il sangue innocente? perché Egli abbandonò la sua chiesa per lasciarla
spezzare come una pecora innocente dai lupi rapaci? ". Lettera 244
Noi personalmente adottiamo la tesi sulla data della sua consacrazione proprio durante la
"purgazione" del monofisismo nell'anno 519 AD. Infatti la chiesa monofisita svolgeva
normalmente la sua attività proprio a questo periodo senza gravi vessazioni. Due esempi
mostrano che la "purgazione" monofisita non fu durissima.
Il primo caso: Paolo vescovo di Edessa era monofisita. Egli fu esiliato per la prima volta nel
520 AD a causa del suo monofisismo. L'esilio durò quaranta giorni, poi tornò alla sua diocesi,
senza riconoscere il concilio di Calcedonia. Questo evento mostra che la persecuzione
calcedonense non fu durissima.
Infatti l'imperatore Giustino fu clemente verso i monofisiti per guadagnarli al calcedonismo.
La tregua accordata ai monofisiti, permise a Paolo di rimanere vescovo di Edessa fino al suo
definitivo esilio nel 27 luglio del 522 AD. Questa tregua imperiale fu interpretata da parte di
Giacomo come un cambiamento positivo nell'Imperatore verso il suo gruppo monofisita. Nella
lettera 32 indirizzata a Mor Paolo vescovo di Edessa, Giacomo scrive:
"E adesso, o mio signore, esistette la gioia in tutti i paesi, e il gregge si rallegrò perché il pastore
tornò al suo gregge, e tutte le chiese si illuminarono con le lucerne del fuoco e gli inni dello
Spirito. Ed ecco tutte le assemblee (chiese) che pregano con tutto il loro cuore per il re fedele e
per la tua santità. Sono sicuro che Dio fece questa liberazione  non solamente a causa tua,
ma affinché la bellezza della verità del re si manifestasse, e la sua fede piena di bellezza fosse
conforme a quella del beato Costantino e del fedele Abgar. Adesso tutte le chiese dell'Oriente
sono fiere e ringraziano Dio che ci procurò un fedele re. Il vescovo di Edessa, il gran confessore
 era degno di essere un istrumento per manifestare la bellezza della fede del nostro re, che
non è meno bella di quella dei discepoli del Crocifisso. Se egli non credeva che Colui che fu
crocifisso fosse Dio, non avrebbe onorato la sua Croce ponendola sulla sua corona. Se la croce
era dell'uomo, come dicono coloro che vollero ingannare il re e schernire  Dio, il re non
avrebbe accettato di onorare la Croce dell'uomo sulla sua corona. Perciò occorreva che la fede del
102
- Vasiliev A.A., Justin the first, Cambridge ( Mass ) 1950, pp 222-223
27

nostro re fosse manifestata tramite il sacerdote103  di Edessa, come il sole nel mondo". Lettera
245
Il secondo caso: Giovanni di Tella racconta come il monofisita Giovanni Bar Qursus fu
consacrato vescovo nel 519 AD., cioé dopo la morte del re Anastasio. Giacomo, essendo
consacrato il nuovo vescovo di Sarug, incoraggiò Giovanni Bar Qursus ad accettare l'episcopato
della città di Tella proprio nel periodo della persecuzione monofisita. Giacomo indirizza questa
espressione a Giovanni di Tella:
"Nel momento in cui la santa chiesa è perseguitata, gli uomini forti per combattere i suoi nemici,
possono fuggire o andare indietro? Se l'episcopato è buono, perché tu fuggi? Se esso è cattivo,
dillo a noi per sfuggirlo anche noi come te.. Il santo (Giovanni) gli rispose umilmente piangendo:
signore dottore, ti supplico di lasciarmi. Questo servizio è compito dei forti come te.."104
Le fonti monofisite, per salvaguardare Giacomo da ogni traccia dell'errore delle due nature
che Paolo vescovo di Edessa confessava in segreto, vollero che Giacomo dubitasse del
monofisismo di Paolo e vietasse un incontro con lui. Forse queste fonti monofisite giustificarono
il loro dubbio basandosi sulla lettera 32 inviata a Paolo vescovo di Edessa. Questa lettera fu
portata a Paolo dal segretario di Giacomo, il sacerdote Geremia. Il testo di questa lettera non
dubita della posizione teologica di Paolo. Anzi, essa lo loda e lo considera un confessore della
fede (monofisita). Nella lettera, Giacomo parla solamente della propria malattia che gli impedì di
andare personalmente a presentare gli auguri a Paolo, perseguitato proprio dai calcedonensi. I
monofisiti misero nella bocca di Giacomo questa espressione:
"Signore Dio che sonda e conosce il cuore ed i reni di tutti, se Paolo conserva nel suo cuore
l'errore delle due nature, non mi permettere di vedere la sua faccia"105.

Paolo vescovo di Edessa consacr ò Giacomo?


Giacomo loda Paolo vescovo di Edessa e riconosce la sua saggezza nel governare la chiesa
di Edessa. Nella lettera 32 di augurio, scritta in occasione della liberazione di Paolo vescovo di
Edessa dal suo esilio del 519-520 AD,106 egli paragona Paolo a Giuseppe venduto dai suoi fratelli
(Gen 37-50), a Giona nel mare (Gen 1-2), a Daniele nella fossa dei leoni, (Dn 3-6), ai figli di
Anania nella fornace (Dn 3, 8-97 ed a Lazzaro risorto dalla tomba (Gv 11, 1-45). Paolo dunque
crebbe nella fede monofisita fin dalla sua infanzia senza cambiarla. Paolo è il "confessore" 
della chiesa monofisita.
Il ritorno dall'esilio di Paolo vescovo monofisita di Edessa ebbe luogo sotto il regno
dell'imperatore Giustino II. La liberazione di Paolo, il vescovo monofisita, testimonia che
Giustino II non fu molto duro contro i monofisiti all'inizio del suo regno. Egli fu "clemente" verso
di loro, prima per stabilire la pace nel suo impero, poi per guadagnarli al calcedonismo con le
trattative ed il dialogo.
La clemenza dell'imperatore Giustino II spinse Giacomo a lodarlo senza nominarlo. Nella
lettera 32 indirizzata a Mor Paolo vescovo di Edessa, Giacomo scrive:
"Il credente re (Giustino II) degno della vittoria si informò su ciò che ti accadde, poi tremò ed
ebbe timore. Dio lo rese degno di vedere la verità, e (volle) che la sua fede fosse riconosciuta in

103
- Nel linguaggio di Giacomo il "sacerdote" significava anche il vescovo.
104
- Giovanni Nisibeni = Vita Johannis episcopi Tallae, in CSCO série 3, tome 25 (8), Paris-Leipzig
(1907), interp. E. W. Brooks pp. 53-54, (trad.35-36). Mardin
105
- Michele = Michel le grand patriarche jacobite d’Antioche (1166-1199), Chronique de, Paris
1899’1924, édit. I. B. Chabot. (II vol. 1901, col. 161-162, vol. IV 1910, col. 268-269).
Dionisio
106
- Questa lettera sarebbe l'ultima lettera che scrisse Giacomo prima di morire.
28

tutto il mondo. E come il cuore del re è nelle mani del Signore (Pr 21, 1), Dio lo rese degno di
vedere la verità, e la sua fede sia conosciuta in tutto il mondo. Ed egli rimase fermo nel suo
assoluto ordine. Egli ti fece ritornare alla tua sede, biasimò e fece sapere ad ognuno che la sua
volontà non si associava agli altri che disonorarono il battesimo e ti perseguitarono. Adesso, o
mio signore, la gioia si espanse in tutto il paese, e il piccolo gregge si rallegrò perché il pastore
tornò al suo gregge, e tutte le chiese furono illuminate con le lampade di luce, e dagli inni dello
Spirito". Lettera 244-245
Giacomo fu probabilmente consacrato vescovo da Paolo, vescovo di Edessa. Il vescovo
Paolo volle per questa consacrazione giustificarsi davanti al nuovo regime di Giustino II, come
volle anche riconciliare i monofisiti della regione di Edessa, che dubitavano dal suo monofisismo,
e finalmente volle ricompensare Giacomo, il grande intellettuale "emarginato" a lungo nella
regione rurale di Edessa.

Il Patriarca Severo e il vescovo Filosseno consacrarono Giacomo?


Un documento diofisita afferma che Giacomo fu consacrato vescovo da Severo, il patriarca
di Antiochia e da Filosseno di Mabbug. Questa notizia non è fondata, anche se questa data
renderebbe più probabile questa consacrazione perché sarebbe avvenuta sotto il regime di
Anastasio107 che favoreggiava i monofisiti.
Il monofisismo trovò nel patriarca Severo di Antiochia (512-518 AD) un difensore
determinato contro i diofisiti ed i calcedonensi. Giacomo si rallegrò per l'elevazione di Severo sul
trono patriarcale di Antiochia dopo la deposizione di Flaviano il patriarca calcedonense nel 512
AD. Nella lettera 17 indirizzata ai monaci di Mor Bass, Giacomo scrive:
"La provvidenza divina, tramite il re credente (Anastasio), separò e gettò fuori dal gruppo dei
pastori colui (Flaviano) che divise il Cristo. Ed Essa innalzò al suo posto il vero pastore, il santo,
il grande, l'ortodosso e beato Severo . E questo essendo armato dalla verità, e non soffocato
dall'amore del potere, proclamò apertamente la verità nell'assemblea del grande sinodo 
orientale108. E la cosa che era fatta nel libro dell' "Enoticon" con simboli e parabole, egli lo disse
con frasi chiare davanti alla grande assemblea della sposa: la figlia del giorno, colei che Pietro
fidanzò alla Croce". Lettera 84-85
I documenti monofisiti109 e un documento diofisita110 mettono Giacomo in relazione con il
patriarca Severo, ma non dicono che san Severo lo consacrò vescovo.
Il patriarca Severo esaminò l'ortodossia di Giacomo. Questo incontro ebbe luogo dopo il
sinodo di Tiro convocato nel 513 AD per commentare l' Enoticon nel senso "monofisita".
L'incontro del 513 AD con Severo contraddice il documento diofisita che voleva che fossero
Severo e Filosseno che consacrarono Giacomo111.
Il documento Mardin parla dell'esame di Giacomo davanti a Severo sull' "ubiquità" di Dio.
Giacomo rispose: " Dio è sopra tutto, alla maniera della testa; sotto tutto, alla maniera dei piedi;

107
- Seert
108
- Questo sinodo fu tenuto a Tiro nel 513 AD. In questo sinodo fu scomunicato Nestorio, Eutichio, il
concilio di Calcedonia, il Tomo di Leone vescovo di Roma e tutti quelli che non accettarono i
dodici capitoli di san Cirillo.
109
- Londra 174. Michele. Mardin. Bar Hebraeus, Cronaca. Gerusalemme
Cronaca 724 = Chronicon miscellaneum ad annum 724 pertinens, in CSCO, série 3, tom. 4, Paris-
Leipzig (1904), edit. E. W. Brooks, interp. I. B. Chabot, pp. 144 (trad. 111)
110
- Turris
111
- Seert
29

in tutto, alla maniera dell'anima spirituale che è nel corpo, e fuori tutto, alla maniera
dell'intelligenza che non è limitata da nulla"112.
Forse il documento Mardin ricorda la lettera 11 indirizzata al solitario Paolo:
"L'immagine di Dio che è dipinta sul nostro uomo interiore, può mostrarci gli uni agli altri
essendo lontani gli uni dagli altri. Come Egli è: fuori tutto, dentro tutto e in tutto; e non esiste un
luogo dove Egli non sia. Così anche il nostro uomo interiore che è dipinto secondo l'immagine di
Dio esiste in lontananza e in vicinanza; egli vede tutto, conosce tutto, essendo lontano da tutto.
Gli è facile osservare i segreti anche nascosti nei loro posti lontani". Lettera 42-43.
Il patriarca Severo chiese a Giacomo se conoscesse la filosofia. Giacomo compose un'omelia
alfabetica sulla filosofia113. Allora Severo confermò Giacomo nell'insegnamento e gli disse:
"Veramente la saggezza che risiede in te viene dallo Spirito di Dio"114.
La clemenza "del re credente degno della vittoria" e la saggezza del patriarca Severo che non
era attaccato al seggio del patriarcato come il patriarca calcedonense Flaviano, resero facile la
vita e il progresso della chiesa monofisita, come dimostra la consacrazione di Giovanni Bar
Qursos 115.

Perché la consacrazione di Giacomo fu così tardiva?


Il documento Mardin propone queste ragioni:
- La sua umiltà.
- La sua dedizione all'insegnamento.
- La sua prudenza per non attirare la vendetta calcedonense contro la chiesa monofisita.116
- Il suo esilio volontario nel deserto per sfuggire alle vessazioni dei calcedonensi.
Due documenti monofisiti scrivono:
"L'uomo è importante come un eletto che il suo Signore ama, anche se egli si allontanò
volontariamente dal suo pascolo (diocesi), quando entrò nella chiesa l'orgoglio del primato e
divise in porzioni i suoi figli uniti,.. si moltiplicò l'odio dei fratelli, e nelle chiese tuonarono le
dispute al posto delle rogazioni; quando il vecchio ebbe visto questo grave disordine, lasciò il suo
pascolo ed uscì verso il deserto che amava"117
Forse il consiglio che il dottore Giacomo diede a Mor Daniele che esitava di ricevere il
sacerdozio, spieggerebbe l'esitazione personale di Giacomo prima di ricevere l'episcopato, in quel
periodo di turbamento. Il nostro autore commenta il testo di (I Tm 3, 2, Mt 25, -30) e risponde
alla lettera del solitario Daniele. Il vecchio Giacomo applicò le righe del solitario Daniele al suo
corpo come se fossero una forte medicina sui corpi deboli. Nella lettera 27 indirizzata al solitario
Mor Daniel, Giacomo scrive:
"Vedo alla fine della tua lettera che la tua saggezza mi scrisse che il tuo pensiero è perturbato,
triste, frantumato ed esitante a causa della notizia nella quale chiedono alla tua virtù di accettare

112
- Mardin
113
- L'omelia incipit: . L' omelia è solamente attribuita al nostro autore. Secondo il
patriarca Efrem Barsaum, l'omelia è di Giacomo di Edessa, non di Giacomo di Sarug.
- Berule = (la storia della letteratura siriaca). pp.295
            
1967
114
- Mardin. Giacomo, nelle sue opere, non ricorda un tal incontro.
115
- Giovanni di Tella. Mardin
116
- Mardin
117
- Paris. Dialogo
30

il sacerdozio . Due discernimenti ti agitano per pensare e meditare: servire, o non servire il
sacerdozio. I due discernimenti però corrono verso lo scopo dei vantaggi. Io imparai dalla tua
lettera che la parola del divino Paolo ti spaventa quando egli dice: occorre che il sacerdote sia
quello in cui non esiste la macchia (I Tm 3, 2). Però quando tu guardi le macchie della tua anima,
la paura e il timore del servizio cadono sopra di te, e per questa ragione, il discernimento perturba
la tua anima per privarti del servizio del sacerdozio che ti raggiunse per l'Economia della Grazia.
O mio signore, la paura della tua virtù per me è una paura buona, però privarti del servizio mi è
odioso. Ho paura che l'opinione espressa da quel tale che aveva un solo talento non sia buona (Mt
25, 14-30). (Egli diceva): Signore Ti conoscevo un uomo duro ed ebbi paura di Te, allora io
nascosi il tuo talento; prendi ciò che è tuo senza che esso sia diminuito o corrotto (Mt 25, 30)..
Adesso, o mio signore, ti chiedo, non come un dottore  ma come un indigente e indegno che
consiglia e supplica il suo fratello per la carità di Cristo: non è biasimevole servire il
sacerdozio...Adesso, o mio signore, giudica queste mie parole con una buona coscienza, e quando
le vedrai conformi alla verità, accetta di obbedire come se fosse per la gloria di Dio Gesù".
Lettera 225-228
Forse il vecchio vescovo Giacomo ricorda il suo episcopato nella sua lettera. Nella lettera 9
indirizzata all'archidiacono  Giuliano, Giacomo scrive:
"Questo (mondo) è così per noi: un ponte, un passaggio, una tenda, un' ombra rapida, una camera
nuziale di un giorno, un bel fiore che raccogliemmo, e dopo che lo tenemmo si disseccò. Ed ecco:
esso ci è gradevole, bello, reale, ma mentisce. E ci siamo legati per il suo amore.. Vi sono entrato
feto , esso mi curò e mi rese infante , mi fece pervenire grazie alla crescita al grado dell'
adoloscente . E mi rallegrai di diventare in esso giovane , e mi accontentai di diventare
uomo . E non pensai che ero condotto dallo slancio, per essere condotto dove vuole. Esso
continuò e mi rese vecchio 118 E’ come se esso mi facesse onore: mi fa sedere nel primo
posto, e mi onora per le adorazioni dei giovani...Esso, con astuzia, mi scaccia dall'universo.....
Mi rallegro nel Signore sempre (Fil 4, 4?), perché Egli è mescolato nella mia vita , quella passata,
e questa presente: Gesù Cristo: ieri, oggi ed è per sempre (Eb 13, 8). Se noi siamo in Lui,
godremo con Lui senza corruzione". Lettera 40-41

I titoli del vescovo Giacomo


- Giacomo è diventato il vescovo di Batnan119.
- Giacomo è diventato il pastore  di Batnan120
- Giacomo è diventato il pastore  di Sarug.121
- L'episcopato di Giacomo durò due anni e mezzo.122
L'episcopato di Giacomo durò un anno e undici mesi.123

118
- Giacomo enumera quì "sei" tappe dell'età umana. Altrove enumera cinque, o quattro o tre tappe
119
- Giovanni di Tella. Dionisio. Londra 174. Abbeloos. Paris. Michele. Bar Hebraeus, cronaca 724.
Mardin. Seert.
120
- Charfet
121
- Charfet
122
- Cronaca 819 = Chronicon anonymum ad annum Domini 819 pertinens, in CSCO série 3, tome 14
(18), Paris (1920), edit. Aphram Barsaum. (109), Louvain 1937, interp. I. B. Chabot, p. 8 (trad.
p.5. Vedi, Vaticano. Elia Nisibi
123
- Mardin
31

Il vescovo Giacomo di Sarug da questa testimonianza della sua propria povertà evangelica e
critica la ricchezza del clero. Nell'omelia 103 sull'amore dell'argento, Giacomo scrive:
"La povertà ti è data da Dio, essa è un'eredità buona, prendila e vivi senza mormorare. Considera
la povertà come se fosse la moglie, parla con essa e consolati con essa. E di’: beato me quando
mi salverò dal cattivo mondo affinché io non mi bruci con i ricchi nel fuoco del giudizio. Grido
con forza e dico: il serpente entrò nel paradiso e il drago si addormentò all'ombra dell' albero della
vita. L'argento si sforzò per gettare il suo fuoco nei sacerdoti del Santo , e col suo amore,
ubriacò i servitori della Divinità. Esso annoda il sacco dell'oro, lo sigilla, lo apre, lo
immagazzina; viene per entrare e santificare senza piangere... Il discepolo porta le chiavi di
Simone assieme all'argento, allorché era raccomandato loro di non tenere nemmeno il bastone (Lc
9, 3). O cancrena:  amore dell'argento, esci dalla chiesa e vattene da quì o sorella e madre
del paganesimo". III/846-851
Giacomo critica i sacerdoti che sono corrotti per l'amore dell'argento, i solitari che
accumularono l'argento nei loro "cilici"  e gli spirituali che diventarono "corporali".
Nell'omelia 101 sulla caduta degli idoli, Giacomo scrive:
"Gedeone non sradicò la base dell'idolo del suo padre (Gdc 6,25-32) come gli apostoli
sradicarono l'amore della moneta dalla terra.. Il piccolo, il grande e ciascuno lo festeggia, ognuno
secondo la sua capacità, e con esso si contaminano: il laico , il sacerdote e tutto il mondo. E
con esso si bruciano i solitari dovunque siano, e con esso si corrompono i puri e santi
monasteri...Esso contaminò i dottori della fede, e sparse il suo fango sui predicatori della Croce.
Colui che procura il perdono, prese l'usura dal povero, e colui che celebra  il Santo, eccolo che
celebra l'oro e lo conserva. Il sacerdote che santificò il battesimo, e purificò i macchiati, eccolo
che investe il suo argento nel commercio con gli interessi. Il solitario lo porta nel suo cilicio con le
sue sofferenze, e non obbedisce al comandamento di non preoccuparsi perché egli ne è soffocato
(Mt 6, 25-34)... L'oro fece scendere i spirituali al corpo, e con i suoi impuri interessi contaminò i
santi... Il monaco zelante fece cadere gli idoli vani, trovò l'oro con il quale fu coperto, lo prese e
lo mise nel suo sacco. Un cingolo di cuoio è legato al suo fianco come Elia (II Re 1, 8), e nella
cintura egli cucì un sacco affinché ne mettesse l'oro. Magari egli lasciasse l'oro sulla colonna e
non lo mettesse adesso nei suoi vestiti e l'ammassasse!". III/821-822
Nell'omelia 26 sull'amore, Giacomo scrive:
"L'insegnamento del Figlio di Dio fu dimenticato, e ciascuno corre dietro alle proprie attività... Il
male si fortificò sicché il sacerdote si arrabbia, e l'ammistratore dei misteri odia il suo fratello e lo
schernisce. Quì, io devo tacere o parlare con timore?, io devo alzare le mie voci o chiudere la mia
bocca per non insegnare? Il sacerdote è sale e il riconciliatore di tutti, se egli si arrabbia, chi lo
riconcilierà con il suo prossimo? Nessuno mette il sale sopra il sale per dargli sapore. Se si
corruppe, quale gusto potrà sanarlo (Mt 5, 13)? Se egli si corrompe, chi salerà il possessore del
gusto, giacché se egli si corruppe, la speranza del suo gusto si perse? Vieni o nostro sale e porta il
tuo sapore per renderci saporiti, tu non imputridisci perché ti aspettiamo per essere saporiti grazie
a te". I/618-619
Nell'omelia 84 sulla parola del nostro Signore: non giurare (Mt 5, 34), Giacomo critica il
sacerdote che "giura", allorché egli legge sul pulpito  : non giurare. III/394
Il nostro autore dà l'esempio della vera povertà cristiana che scelse. Nella lettera 28 sulla
contrizione dell'anima, Giacomo scrive:
"Amo molto i beni, ed ecco la sofferenza: io non faccio ciò che amo (Rm 7, 14-20). Nel mondo
non possedetti una cosa come tu sai, e non prometto di possedere. Perché sono lacerato in esso?,
non lo so. Io lo detesto, e corro dietro. Esso è il mio nemico e lavoro con lui... In esso non ho una
32

cosa, ed esso mi stanca con le sue attività. Sono più alto di esso, ed ecco esso è posto sopra di
me... Vieni a deridere il legato, perché se io non volessi non sarei sconfitto". Lettera 230

La morte di Giacomo
Un documento monofisita vuole assicurarci dal monofisismo di Giacomo e di quello del suo
vescovo Paolo di Edessa. Questo documento mette nella bocca del vescovo di Sarug questa
preghiera prima di morire:
"O Scrutatore del cuore e dei reni degli uomini; i segreti dei cuori sono per Lui come evidenze, ed
i pensieri e le opere sono come se fossero manifesti davanti a Lui. Se questo vescovo (Paolo) non
si conforma a coloro che si sono opposti alla confessione ortodossa, rendimi degno di considerare
la sua faccia come quella dei Tuoi santi apostoli. Invece se egli rinnegò la confessione dei santi
padri e si inchinò per ricevere la nuova confessione di Calcedonia, che egli non veda la mia
faccia, nemmeno io la sua. Guidami come la tua Grazia intende “. E alla stessa ora gli si rivelò
una visione divina per mezzo dell'angelo che gli disse: Alzati presto, torna nella tua diocesi, e
raccomanda la chiesa ed il tuo insegnamento, perché dopo quattro giorni, il Signore ti condurrà
presso di Lui"124.
Giacomo parla della sua malattia, e non parla mai dal calcedonismo del vescovo Paolo. La
lettera 32 contraddice questo documento125. Alcuni monofisiti pensavano che il vescovo Paolo non
fosse un monofisista convinto126. Egli era calcedonenese127. Nella lettera 32 indirizzata a Paolo
vescovo di Edessa, Giacomo scrive:
"Io, l'indegno servo della tua santità, non desideravo solamente che le mie righe si presentassero
davanti a te, ma che si inchinassero davanti alla pianta dei tuoi piedi... Mi sento molto
imbarazzato davanti alla tua presenza a causa della debolezza del corpo che si stancò come sa la
tua santità, perciò non posso venire per venerare  128 come auspicavo. Perciò ti invio le mie
righe con il sacerdote Geremia il servo della tua santità per salutare la tua santità, e scusarsi al
mio posto. O grande ed eletto di Dio, prega per la mia debolezza". Lettera 246
Solo il documento armeno, se quel che riferisce non è sbagliato, è d'accordo con la lettera 32.
Infatti, esso non parla del dubbio che ebbe Giacomo sulla fede di Paolo di Edessa. Giacomo
rifiutò la visita129 del diofisita Paolo II patriarca d'Antiochia. Dunque il nostro autore, a causa
della sua malattia, non visitò il vescovo Paolo.
Prima di morire, Giacomo ebbe una "visione" nel monastero dei Persiani vicino ad Edessa.
In questo convento, egli predesse la sua morte che avvenne quattro giorni dopo la visione.
"E alla stessa ora gli si rivelò una visione divina per mezzo dell'angelo che gli disse: alzati, presto
ritorna alla tua diocesi, e raccomanda la chiesa ed il tuo insegnamento, perché dopo quattro
giorni, il Signore ti condurrà presso di Lui"130.

La data della morte di Giacomo


La data della sua morte varia da un documento all'altro131.
124
- Dialogo
125
- Dialogo
126
- Michele, cronaca 724. Armeno. Dionisio
127
- Michele, cronaca 724. Dionisio
128
- Letteralmente: adorare
129
- Armeno
130
- Il convento dei Persiani si trova a distanza di sei miglia di Edessa. . Vedi, Dionisio
Narsai si fermò in questo convento durante la sua fuga da Edessa.
Vedi, Vööbus A. , History of the school of Nisibis, in CSCO, vol. 266 subs . 26 (1965)., p. 49
33

- Giacomo è morto nell'anno 830 dei greci (518-519 AD).132


- Giacomo è morto nell'anno 832 dei greci (520-521 AD).133
- Giacomo è morto nell'anno 833 dei greci (521-522 AD).134
Il patriarca siro ortodosso Ignazio Ya'qub III basandosi su una fonte monofisita,135 corregge
tutte le differenze di queste date e dice: Giacomo è morto nel 520 AD avendo l'età di 69 anni.136
La diversità di queste date è simile alla diversità delle date dell'età di Giacomo:
- 69 anni,137
- 70 anni,138
- 72 anni.139
La data della morte del poeta di Sarug oscillerebbe dunque tra:
- gli anni: 518-519 AD,140
- gli anni 520-521 AD,141
- gli anni 521-522 AD,142
Tutti i documenti affermano che Giacomo morì al mese di "novembre". .
Il giorno della morte non è lo stesso nei documenti:
- Un documento143 non precisa il giorno della morte.
- Un documento144 presenta il giorno: 9 novembre 832 dei Greci.
- Due documenti145: 29 novembre 832 dei Greci.
Solo un documento monofisita parla della sua sepoltura a Sarug146.

La tomba di Giacomo
Nell'anno 1693/2 AD, i resti della salma di Giacomo furono trasferiti nella città di Amid e
seppelliti nella chiesa che gli è dedicata.
Si legge sull'epitaffio un versetto ettasillabico sul metro efremita scritto in Estrangelo147:
"Il siriaco Mor Giacomo conosciuto di Sarug, il dottore delle verità e il costruttore della fede
ortodossa e non erronea. Anno 2004 dei Greci":148

131
- Vaticano. Mardin
132
- Cronaca 724. Questo documento vuol salvare Giacomo dalla perscuzione calcedonense
133
- Vaticano. Cronaca 819. Elia Nisibeni. Mardin. Martirologo. Armeno
Elia Nisibeni = Eliae metropolitae Nisibeni opus chronologicum, in CSCO série 3, tome 7 (63), Rome,
Paris, Leipzig (1910), interp. E. W. Brooks, p. 118 (trad. 57)
134
- Cronaca 846. Dionisio. Elia Nisibi. Martirologo
135
- Mardin
136
- Dono
137
- Dono
138
- Cronaca 724. Vaticano
139
- Cronaca 846. Vaticano. Mardin
140
- Cronaca 724
141
- Cronaca 819. Martirologo. Armeno. Elia Nisibi
142
- Cronaca 846. Martirologo.
143
- Vaticano
144
- Cronaca 819
145
- Martirologo. Mardin
146
- Vaticano
147
- Il metro della poesia è incorretto alla fine. Estrangelo è una forma di scrivere quadrata comune nelle
due chiese siriache, la chiesa orientale e la chiesa occidentale. Questa forma si usa specialmente
per scrivere (il Vangelo) da dove deriverebbe questo nome.
34



Giacomo si rivolge alla Parola del Signore per sepellirlo


Come conclusione della vita del nostro autore, citiamo qualche versetto delle sue omelie che
concordono con il documento monofisita che riporta il discorso dell'angelo indirizzato a Giacomo
per "salvaguardare" la sua diocesi e il suo insegnamento149. Nell' omelia 154 la quarta su Sodoma
(Gen 19), Giacomo scrive:
"O mio Signore, apri le mie labbra per annunziare la ricchezza della tua clemenza e fa scorrere
sulla mia lingua l'omelia della gloria della tua Divinità. Aiutami ad essere l'operaio attivo della
tua parola, e per essa terminerò la corsa della mia vita. Quando morirò, io dormirò, e mi
coricherò sul tuo insegnamento, e non mi separerò da Te o buon Compagno fino alla morte. Che
la tua parola mi seppellisca come la madre seppellisce il suo unigenito e mi coricherò sopra di
essa affinché non sia nascosta dal silenzio dello sceol. Che la tua parola sia vigilante dopo di me
nelle scritture per non essere forestiero da Te anche se muoio. Ecco la mia bocca che Ti è data
per diventare la cetra degli inni per il tuo evento,e che la tua parola entri per essere pronunciata
senza merito. In che cosa ti raggiunge l'immonda bocca, se non per le tue misericordie che sono
stese anche sopra i cattivi? Il tuo amore è abituato a cercare l'occasione ed i motivi per diffondere
le misericordie per vivificare i cattivi e gli ingiusti". V/117
Nell'omelia 204 sull'Ascensione, Giacomo scrive:
"O mia cetra svegliati per lodare l'Unigenito prima che la morte sciolga le tue corde razionali. Da’
la lode al Figlio di Dio con grande voce, Egli ti pose per lodarlo, perché sei oziosa? Ti è facile
cantare a Dio quando stai in esistenza, e tu puoi tacere, adesso però è meglio che tu canti.
Svegliati e parla della grandezza del Signore tuo Signore, prima che il sonno della morte ed il
silenzio dello sceol ti faccia tacere. Nella silenziosa tomba non esistono i glorificatori né gli
oratori, fintanto che tu esisti quì muovi e manda la lode (Sal 115, 17). O mio Signore non tacerò,
ti loderò anche se muoio, perché quello che è vivo in Te e per Te non muore. La tua parola è
vigilante ed il silenzio dello sceol non la fa tacere. Che essa parli dunque in me affinché le
generazioni che verranno la parlino. La tua parola, dovunque sia, vince la morte, perché essa è
viva con Te, e le profondità dello sceol non l'incarcerano. O nostro Signore, la tua parola non si
seppellisce nella perdizione , essa Ti rassomiglia, Tu che i luoghi non incarcerano". VI/808-
809
Nell' omelia 35 su Eliseo che risuscitò un morto (deposto) sulle sue ossa (II Re 13, 21),
Giacomo scrive:
"O mia cetra svegliati e canta la lode con discernimento al Figlio con molti inni pieni d'amore. O
cetra spirituale sveglia te stessa per cantare a Colui che ti maneggia. Svegliati e canta con dieci
corde razionali che sono composte in te da parte della grazia per inneggiare. O razionale cetra che
costituì Colui che costituì tutto, muoviti e canta la lode con nuovi canti. Canta pubblicamente con
cinque sensi corporali, e loda segretamente con cinque sensi spirituali. Con l'odorato, il tatto, il
gusto, l'udito e la vista, loda corporalmente con i cinque sensi. E ringrazia anche con i nascosti
sensi dell'anima: la conoscenza, l'intelligenza, il discernimento, la comprensione e il pensiero.
Tanto che tu esisti, o ozioso, svegliati e loda, perché esiste un tempo per ogni cosa, tu ringrazia
nel tuo tempo. Prima che la morte sciolga la tua composizione e distacchi le razionali corde della
lode. Prima che il silenzio della morte chiuda la bocca nello sceol e faccia tacere i canti della
lingua che cantava. Prima che la mela d'oro piena di bellezza venga, e la morte strappi la corda

148
- Dialogo
149
- Dialogo
35

dell'argento dei desideri (Pr 25, 11?, Qo 12, 6?).. Quanto tu hai il tempo di vivere semina
l'insegnamento sulla terra che darà gli abbondanti frutti di gloria". II/77-78
Nell'omelia 40 sul nome di Emanuele (Is 7, 14), Giacomo scrive:
" O Figlio di Dio che rassomiglia al suo Padre, guardami con misericordia, e senza discussione
muovi i miei inni per lodarti. Io sono la cetra di dieci corde che componesti, canta in me affinché
io canti per Te come se fosse per lodarTi. Stendi la tua mano e muovi le mie mute corde affinché
pronunci un dolce canto con alta voce. La corda non dà il canto senza il citarista, e la bocca non
possiede la parola senza il tuo dono. La cetra non può cantare sola, se colui che la porta non la
maneggia, essa è muta e silenziosa... O mio Rabbuli  (Gv 20, 16) canta in me perché Tu mi
tieni, perciò io Ti aspetto affinché Tu muova in me la lode per la tua manifestazione... L'anima é
una corda ed eccola silenziosa e non Ti loda, canta in essa affinché essa canti gli inni di lode con
grande meraviglia". II/184-185
Nell'omelia 176 sulla morte e su Satana, Giacomo scrive:
"O mio Signore fa scorrere in me la fontana degli inni per Te, non è perché Tu hai bisogno, ma
per arricchirmi di Te. Che la mia cetra vibri per il dito del tuo Spirito affinché parli, non sarò
annegato nel sonno che causa il danno. Per la Tua clemenza cattura la parola della mia bocca con
discernimento, e che il flusso che presi dal Tuo insegnamento non cessi. Io entrai nel campo della
tua passione per mietere il raccolto della tua morte, chiama i miei pensieri per abbracciarti con le
loro mani. La mia mente è l'operaio che lavora con Te perché la tua merce è doppia, ed essa odia
il mondo perché la sua opera è vana. Metti il sale sulla mia parola affinché quello che l'ascolta la
gusti, e quando essa è ripetuta non diventi insipida perché non è adornata. Versa sulle mie omelie
il sale del tuo amore e bruciale affinché non diventino putride se saranno abbandonate durante le
lunghe generazioni. Che la mia parola sia saporita quando sarà pronunciata dopo di me, e quando
è studiata dai dottori non sia biasimata, che essa confonda anche i saggi e che non la disprezzino,
e che i disputatori l'accettino anche se è senza furbizia. Quando la parola è salata con la
sofferenza, il suo gusto è sano, e se è ripetuta migliaia di volte, non sarà biasimata. Che il sale
di Gesù metta il sale del suo gusto sopra le mie omelie, e che la passione della sua morte sia lo
scopo di tutte le mie parole. Purifico la mia lingua con la semplicità, ed emetto i miei inni per
lodare spontaneamente. La Croce del Figlio fu resa l'albero da frutto della mia parola, e da essa
coglierò la frutta per dilettare la sua chiesa. Tutta la chiesa ha fame del dono della sua morte, e la
sete del suo gregge non è soddisfatta che grazie al suo sangue. Ecco il suo gregge che porge
l'orecchio per ascoltare la morte del grande Pastore; che la sua Croce diventi il bastone del suo
gregge". V/641-642
Nell'omelia 181 su san Giorgio, Giacomo scrive:
"O benedetto martire, mi sono sforzato secondo la mia capacità di scrivere la tua storia, chiedi
per me dall'alto affinché Egli non faccia tormentare la mia vita nell'inferno  . O mio Signore,
non attendo il regno perché non sono degno, chiedo dunque di non soffrire nel fuoco. Esiste un
luogo tra il regno e l'inferno, che il Buono mi renda degno per le tue preghiere (e mettimi) tra
questi (due)150. Benedetto il Cristo che rende grandiosi i suoi servi in tutti i tempi, e noi tutti
diciamo in ogni tempo: a Lui la gloria". V/769-770

150
- Bedjan dice: se Giacomo pensa al "purgatorio" il suo pensiero è giusto; se non, egli erra perché nega
l'eternità dell'inferno. Gli autori che ammettono il calcedonismo di Giacomo, interpretano questo
brano come una "testimonianza" del purgatorio. Gicaomo insegna che il cielo e l'inferno sono
eterni. La sua prima lettera confuta Stefana Bar Sudaili "origenista"? che negava l'eternità del
castigo per un peccato commesso durante un corto periodo. Non è il tempo che assegna il castigo
o la ricompensa, ma la "volontà" che vuole per sempre fare il bene o fare il male, Giacomo si basa
sull'esempio di Giobbe (Gb 27, 5-6) e del cattivo ricco (Lc 12, 16-21). Lettera 1-11
36

La festa di San Giacomo

La festa di San Giacomo nella chiesa siriaca ortodossa


- il 19 febbraio insieme a sant' Efrem e sant' Isacco,
- il 29 giugno,
- il 29 luglio,
- il 29 novembre,
- il 19 febbraio,
- il 29 giugno.

La festa di San Giacomo nella chiesa siriaca cattolica


- il 29 novembre
San Giacomo era festeggiato nelle chiesa siriaca cattolica fino al 1877 AD secondo il
calendario del vescovo di Mossul Cirillo Behnam Benni. La festa di Giacomo non apparve
più sul calendario siro cattolico dopo gli studi che mostrarono l'ortodossia di Giacomo.

La festa di San Giacomo nella chiesa maronita


- il 27 gennaio,
- il 5 aprile.

La festa di San Giacomo nella chiesa armena ortodossa


- il 16 Huri (25 settembre).151

La chiesa copta ortodossa onora san Giacomo


La chiesa copta ortodossa, avendo relazioni antichissime con la chiesa siriaca ortodossa,
onora Giacomo e recita le sue omelie.152

I monasteri che portano il nome di san Giacomo di Sarug


Tanti sono i monasteri costruiti nel suo onore153.
- Il primo monastero costruito nel suo nome risale all'anno 900 AD
- Il monasteri di Nawawis ‫ ﺲﻳواﻮﻧ‬nella montagna di Edessa
- Il monastero di Mor Giacomo, Mor Sciarbel vicino al villaggio Kafar Scem'i in Tur Abdin
- Il monastero di Mor Giacomo chiamato anche il monastero di Qurna nella montagna di Izla.
Questo monastero fu menzionato nel 1194 AD

Le chiese che portano il nome di san Giacomo di Sarug

151
- Tisserant E., Jacques de Saroug , dans DTC , Tome VIII, 1, 1924 , col. 300 - 305
152
- Copto = (‫م‬1905) ‫ ﺔﻴﻄﺒﻗ‬1621 ،‫ ﻣﻄﺒﻌﺔ ﻣﺼﺮ ﺑﺎﻟﻔﺠﺎﻟﺔ‬،‫ ﻃﺒﻊ ﻋﻠﻰ ﻧﻔﻘﺔ اﻟﺴﻴﺪة روﻣﺔ ﳑﻴﺨﺎﺋﻴﻞ اﺛﻨﺎﺳﻴﻮس‬،‫ﻛﺘﺎب ﻣﻴﺎﻣﺮ اي ﻣﻮاﻋﻆ اﻟﺴﺮوﺟﻲ‬
153
- Dono. Martirologo.
Kamail = (‫)؟‬1950 ،‫ اﳌﻮﺻﻞ‬،‫ ﲬﺎﺋﻞ اﻟﺮﳛﺎن او ارﺛﻮذﻛﺴﻴﺔ ﻣﺎر ﻳﻌﻘﻮب اﻟﺴﺮوﺟﻲ اﳌﻠﻔﺎن‬،‫اﻻب ﺑﻮﻟﺲ ﻨﺎم‬
37

Tante sono le chiese costruite nel suo onore154


- Una chiesa ad Aleppo in Siria cambiata in Moschea nel 1124 AD
- Una chiesa in Denisser menzionata dal patriarca Ibn Wuhaib nel 1321 AD
- Una chiesa nella città di Manzagerd in Turchia menzionata nel 1335 AD
- Una chiesa nel villaggio Bar Brikin menzionata nel 1357 AD
- Una chiesa nella città di Amid (Diar Baker) dove sono conservati i suoi resti fu rinnovata nel
1692/3 AD
- Una chiesa nel villaggio di Basabrina
- Una chiesa nel villaggio di Kafra
- Una chiesa nel villaggio di Meddo
- Una chiesa nel villaggio di Banabel
- Una chiesa nella città di Beyrout (XX secolo).155

Giacomo riposa nel Signore


Un manoscritto siriaco conclude la vita del nostro grande dottore:
"..Il tempo è corto per parlarvi della condotta del santo Mor Giacomo, della sua castità, della sua
santità, della sua mortificazione, del suo ascetismo, della sua veglia, del suo lavoro, della sua
fatica, del suo pianto, del suo servizio, dei suoi gemiti, delle sue preghiere, della sua virtù e del
suo amore fino al giorno della sua morte. Giacomo si riposò e il suo Signore si rallegrò di lui".156

Giacomo considera il suo silenzio nella tomba un'omelia


Giacomo fu un missionario nella regione di Edessa. Nell'omelia 166 sulla frase di Simone
indirizzata a Maria: Questo è posto per la caduta ed il rialzarsi di molti ed Egli è un segno della
disputa.(Lc 2, 34), Giacomo scrive:
"O mio Signore, non cadrò dalla costruzione della tua fede, perché tu proteggi quello che si
innalza dalla sua caduta. O mio Signore grazie a Te mi alzerò perché tu sei Colui che innalza
colui che cade (Sal 145, 14)157, Tu sei venuto per innalzare i caduti e proteggerli. Che l'amore
parli di Te, perché anche se Ti rende piccolo, esso non è biasimato. E che la disputa non parli
perché la sua lode è un disonore tra i discernenti. Tu sei la parola che dà la parola ai razionali,
che le mie parole siano pronunciate da Te e per Te. Il silenzio e la parola si alzano contro di me
come due giudici, o mio Signore conduci tutti i miei movimenti secondo la tua volontà. Se parlo,
che la mia parola sia per la tua gloria, e che sia per Te, perché so che io non capisco. Quando
l'anima è piena della tua meraviglia, e poi osserva il silenzio: quel silenzio è un'omelia piena di
profitti....O mio Signore, grazie a te mi innalzo con tutti coloro che conservarono la fede, proteggi
con la grazia la mia fede. A Te la gloria". V/467-468, 480
Questa missione teologica e intellettuale non è terminata, nemmeno spenta dopo la sua
morte:
"La forza della preghiera di questo santo, e il suo insegnamento si propagò in tutta la chiesa di
Dio"158.

154
- Dono
155
- Menzionata da D. Behnam Sony
156
- Charfet
157
- L' omelia accennerebbe al "santo che innalza il bambino"  della preghiera dei suoi genitori
158
- Dionisio
38
II

Giacomo nelle omelie e nelle lettere

Giacomo vive con l'insegnamento che ama


Giacomo accompagna l'insegnamento giorno e notte. L'insegnamento non permette al
nostro autore di restare inattivo. Nell'omelia 67 sulla fine, Giacomo scrive:
"Io camminai con l'insegnamento lungo la strada, e come lo amai, esso non mi permise di
abbandonarlo. Ed ecco che mi attira per andare con esso giorno e notte, la sua strada é grande, e i
pigri non la percorrono. Se io voglio lasciarlo, esso non mi abbandona, e si innalza contro di me
con arroganza come se fosse un giudice. Io mi occupo dall'oziosità che partorisce i danni, esso
però è coraggioso per moltiplicare le opere per gli oziosi. E l'insegnamento mi dice forse: alzati e
servi con me o debole operaio, perché tu sei addormentato? Svegliati ed osserva la bellezza nuova
nascosta in me, essa non si mostra che a coloro che la chiedono senza fatica. Se tu sei vicino a
me, non vorrei vedere in te la pigrizia, non mi acquistano che coloro che sono coraggiosi e attivi.
alzati e mostrami il raccolto dell'omelia che tu raccogliesti; perché l' oziosità si impadronì di te
per differenti motivi e ti piacque? La fine è giunta: perché tu sei inattivo nella tua opera?,
innalzati e mostra l'oggetto al mondo: ecco la fine". II/836-837

L'insegnamento è trascurato
Giacomo si lamenta come qualsiasi maestro che non trova orecchi attenti
all'insegnamento. Egli si sente costretto a parlare che lo ascoltino o no. Nell'omelia 133 sulla
parabola della vigna (Is 5, 1-7, Mt 21, 33-41), Giacomo scrive:
" L'amore dell'argento, la concupiscenza della ricchezza e la superiorità soffocarono gli uomini e
ti dimenticarono. La parola dell'insegnamento è disprezzata e non ascoltata perché ciascuno si
ubriacò per le vane compagnie del mondo. I servi del re amarono i possessi, disprezzarono gli
interessi e perciò l'insegnamento è ozioso. O mio Signore, che la corsa della parola non sia senza
interessi, sveglia gli uomini per ascoltarla. O nostro Signore fai scendere la tua luce sopra
l'oscurità del mondo per tornare a Te, e illuminarsi da Te, per diventare il tuo possesso. Che la
tua parola sia la lucerna che illumina gli uomini, e grazie ad essa cammineranno senza danno tra
gli inciampi (Sal 119, 105)...L'amore della nuova vita si raffreddò, la sua notizia si annientò, e
l'amore del mondo è caldo come la fiamma. Nessuno vuole sentire la parola dell'insegnamento
affinché egli si bruci per raccogliere gli interessi del mondo. E la parola della vita è disprezzata e
disonorata quando essa è detta, e nessuno porge il suo orecchio all'insegnamento con amore. E la
pigrizia, il dolce sonno pieno di danni caddero e si posero sopra i pensieri di tutti gli ascoltatori.
Quello che parla si stanca, combatte l'aria (I Cor 14, 9) e si affatica perché il mondo dormì e non
l'ascolta più. Quello che parla, perché parlerà senza interesse? E’ meglio che stia zitto se non gli
giova. E se egli tace, la giustizia che ogni giorno esige che ponga l'argento suo sulla mensa, lo
flagellerà (Lc 19, 23). Quello che parla gli si chiede di parlare con forza, se il mondo ascolterà la
parola o no. O servo malvagio, metti il tuo argento sulla mensa, e non ti è lecito di giudicare il tuo
fratello se non ascolta. Il suo Signore è longanime con lui, lo sopporta quando Lo rinnega, ed
ecco tu ti arrabbi se ti inganna, allora che egli è il tuo compagno. Parla, parla o colui che
proferisce la parola di vita, e tu non devi tacere se ti ascolteranno o no". IV/740-743

Giacomo è la cetra che canta e insegna


Nell'omelia 40 sul nome di Emmanuele, Giacomo scrive:
39

" Figlio di Dio che rassomiglia al suo Padre guardami con misericordie, e senza scrutare muovi i
miei canti per la tua lode. Io sono la cetra a dieci corde che Tu costruisti, canta in me per cantare
per Te come se fosse per la tua lode. Stendi il tuo dito e muovi le mie silenziose corde, affinché
io canti una dolce melodia con alta voce. La corda non da la nota senza il musicista, e la
bocca non possiede la parola senza il tuo dono. La cetra da sola non può inneggiare se colui che
la porta non la suona, essa rimarrà muta e silenziosa. Il musicista della cetra muove il suo dito
con la sua abilità.e sveglia il canto nella silenziosa corda. O Rabbuli (Gv 20, 16) canta in me
perché tu mi tieni, io Ti aspetto dunque per muovere in me la lode per la tua manifestazione. La
corda è silenziosa, il canto che la provoca non gli appartiene, ed essa attende il musicista abile
per svegliare un canto in essa. L'anima è la corda, ed eccola silenziosa di lode, suona in essa per
cantare gli inni di lode con grande meraviglia". II/184-185

Alcune immagini e sentenze giacobiane nelle sue omelie


In questo paragrafo abbiamo scelto alcuni immagini e pensieri giacobiani espressi nelle
sue omelie che offriamo al nostro lettore. Essi esprimono la psicologia del nostro autore1.

Immagini e sentenze giacobiane nelle sue omelie Omelia Versetto


Abele è simbolo dei popoli 147 64
Abitudine danneggia, e non avvantaggia 61 90-92
Adamo è immagine di Dio nel mondo 71 1068-1075
72 26
Ali della gallina sono il simbolo della fede 174 45
Anima dell'uomo ama possedere 168 36
Anima e copro sono come due fratelli 24
Anima e corpo sono come il maestro e il suo discepolo 24
Anima si rafforza per la fame 137 174
Aquila golosa si appesentisce e non vola alto 141 10
Aquila si appesentische per il cibo 137 174
Barca di Noè è il simbolo della chiesa 108 287
Bastoni di Dio sono tagliati dall'albero della clemenza 151 45
Bastoni di Dio sono tagliati dall'albero dell'amore 151 45
Bocca dell'uomo è la sua porta 10 15
Bocca loda al posto di tutti i sensi 106 18-38
Caino è simbolo del popolo (giudaico) 147 64
Caldei pensarono capire e conoscere, essi però non capirono né 71 625
conobbero
Centro della casa è il cuore 10 15
Chiesa è il porto di pace 95 24
Collane delle perle sono il simbolo del filo dell'anima 72 51
Colui che guarda lo specchio lo riempie per la sua immagine 82 3-12
Colui che magnifica i santi diventa grande grazie a loro 181 20
Conoscenza è la barca che conduce al porto dei commenti 158 2
Cristo da il suo sangue 136 19
Cristo è il grappolo di vita che ubriaca i confessori 56 49
1
- Le omelie sono citate così: il primo numero indica il numero dell'omelia nell'edizione di Bedjan e
nella mia traduzione araba. Il secondo numero dopo la barra indica il numero del versetto
dell'omelia secondo la mia traduzione araba. Esempio: omelia 147, il versetto 64
40

Cristo è il mattino 93 27
Cristo è il sole 10 36
91 45
Cristo è la chiave delle creature 10 12
Cristo è la pioggia di vita che vivifica i morti 53 1531
Cristo è l'omelia, e Giacomo è la sua voce 37 9-10
Demonio abbaia nel Giudeo per impedire di lodare Dio 169 161
Descrizione degli animali nella barca di Noè 108 438
Descrizione del piccione 56 15-92
Descrizione del serpente 56 15-92
Descrizione della vecchiaia 104 104
Descrizione dell'ape 142
Descrizione dell'infanzia 104 106
Desideri e le concupiscenze non si compiono come si vuole 12 154
Destra, la sinistra: simbolo della ricchezza e della povertà 27 110
Digiuno comune simbolo delle gocce di pioggia che formano un lago 24 155
Dio costringe la libertà come il medico costringe il malato 136 15, 68
Dio costringe la volontà 121 19
Dio non smaschera gli uomini 182 50
Dio non smaschera l'uomo e rispetta i suoi segreti 11 143
53 203
Disprezzare la ricchezza come il nuotatore si spoglia 59 74
Dodici discepoli sono i dodici luminari 91 45
Dodici discepoli sono le dodici ore del giorno 10 36
Donne possiedono pianto e clemenza per educare i figli 91 77
Due poteri sulla terra: il sacerdozio e la regalità 163 185
206 53
Elisabetta immagine dell'occidente 198 77
Esseri senza libertà non si lodano nemmeno si biasimano 132 26
Eucaristia incominciò il Nuovo Testamento 53 363
Eva è la costola di Adamo 71 1228
Fanciullo chiama il suo padre per aiutarlo quando combatte 10 107
Fianco di Adamo partorì Eva 199 201
Fiore si colora per i colori del sole 87 359
Forno delle misericordie 201 52
Fuoco prova l'oro 56 19
Gallina è simbolo della Divinità 162 6
Gallina è simbolo della grazia 174 45
Giacomo accetta che il maestro possa battere l'alunno 33 18-19
Giacomo accetta di battere con il bastone 151 50-51
Giacomo accetta l'uguaglianza tra l'omelista e l'ascoltatore 33 36
Giacomo afferma che ciò che dice non lo dice dal suo pensiero ma lo 67 71
attinge dalla Bibbia
Giacomo afferma di non avere mai rinnegato 36 7
Giacomo assicura la chiesa: egli non discusse e non discuterà mai 134 178- 183, 223-
224
Giacomo canta con la sua cetra a dieci corde 35 1-11
40 1-8
41

Giacomo chiama gli ascoltatori: Figli 14 22


26 7
Giacomo chiama gli ascoltatori: Fratelli 67 45, 104, 109
Giacomo chiama gli ascoltatori: Gli Amati 95 3
Giacomo chiama gli ascoltatori: Miei amati 154 349
171 184
Giacomo chiama l' ascoltatore: Compagno 182 63
Giacomo chiama l' ascoltatore: Figlio mio 154 363
Giacomo chiama l' ascoltatore: Mio fratello 94 488
Giacomo chiama l'ascoltatore: Nostro compagno 94 490
Giacomo chiama le ascoltatrici: Miei fratelli 13 124
43 12
71 422
154 329
108 59, 221
126 40
147 58
148 151
152 22, 103
152 43, 80, 107,
154 112
173 65
192 147
195 161, 169
120
Giacomo chiama le ascoltatrici: nostre sorelle 96 131-132
Giacomo Chiede al Cristo il Marinaio di condurrlo al porto della pace 4 1-2
Giacomo chiede al discernente: non arrabbiarsi delle sue parole 198 44-45
Giacomo chiede al Lievito della vita di plasmarsi nella sua pasta 86 1
Giacomo chiede al Signore di bruciare per la sua parola il male che 85 7
satana seminò in lui
Giacomo chiede al Signore di dargli la sua mano per camminare con 12 7
Lui
Giacomo chiede al Signore di dargli per poter dare agli altri 71 3, 15, 19-21,
26-29, 273-
275
Giacomo chiede al Signore di non cadere dalla fede 166 18-19
Giacomo chiede al Signore di portare la sua anima sulle penne 90 7-8
dell'amore come portò alle sue spalle la figlia del popolo
Giacomo chiede al Signore di seppellire la sua parola per non 154 1-5
separarsi da lui dopo la morte
Giacomo chiede all'ascoltatore l'amore per l'insegnamento senza 53 1614
discutere e scrutare
Giacomo chiede che il Signore sia l'anima della sua parola 97 12
Giacomo chiede di essere portato sulle ali del Signore 90 7-8
Giacomo chiede di essere purificato della sua macchia 86 5-6
Giacomo chiede di non annoiarsi 6 11
10 320
36 62
42

143 8-12
Giacomo chiede il perdono 51 1
Giacomo chiede la mercè e vuole che la sua fatica non sia dimenticata 138 229-232, 351-
354
Giacomo chiede la mercè: la buona condotta 149 3
Giacomo chiede le misericordie per lui e per la chiesa 201 571-573
Giacomo chiede l'intercessione di san Giorgio 181 243-247
Giacomo chiede l'ispirazione della grazia 79 6-10
Giacomo compone una corta e veloce omelia 154 330
Giacomo compose la sua omelia per la chiesa 25 3
Giacomo confessa che l'odore del male si esala da lui 129 10
Giacomo confessa di aver seguito il mondo, d'ora in poi egli è pronto 104 9-13
per collaborare con l'insegnamento di Cristo
Giacomo confessa di avere una volta deviato e inciampato, ma trovò 94 57-61
di nuovo il Figlio per la fede
Giacomo confessa di essere pigro 99 26-31
Giacomo confessa di essere svenuto quando parlò della creazione 71 32-37
Giacomo confessa di non sapere descrivere san Paolo 62 206
Giacomo confessa i suoi mali 138 359
Giacomo confessa i suoi peccati e la sua debolezza 52 6, 9
Giacomo confessa il Cristo e non lo rinnega come Pietro 21 6-7
Giacomo confessa la sua ignoanza 138 229-232, 351-354

Giacomo conosce il zodiaco, e le sette stelle 158 144


Giacomo conserva il commento biblico per colui che si interessa 87 300
all'insegnamento
Giacomo consiglia di ascoltarlo per raccontare la storia di Giacobbe 74 40-42
Giacomo consiglia le donne di non piangere sul morto nel cimitero 22 45
Giacomo consiglia: non rimanere osiozi 76 34-35
Giacomo consiglierebbe Dio di non perdonare il peccato dei Sodomiti 154
Giacomo costringe colui che discute e lo qualifica di pazzo 94 191
Giacomo critica coloro che trascurano di portare il pane per 22 37
l'eucaristia
Giacomo critica gli eredi che non chiedono le benedizioni dei genitori 14 229
Giacomo critica i Caldei cioé gli astrologi 71 624-637
Giacomo critica i capi civili 12 199
Giacomo critica i giudici ingiusti 153 133, 139
Giacomo critica i sacerdoti cioé il clero 26 125
31 143-155
Giacomo critica i solitari 101 263
Giacomo critica la disunione matrimoniale e la fornicazione 71 1152-1158
Giacomo descrive il Signore nelle assemblee 119 1
Giacomo desidera vedere Dio come Abramo 109 3-5
Giacomo deve rallegrarsi con allegri e rattristarsi con afflitti 194 36-41
Giacomo dialoga con il Libro di Mosè, lo flagella e non lo lascia 108 133-136
scappare prima di rivelare i suoi segreti
Giacomo dice ai suoi ascoltatori: non dimenticate di dirmi dove siamo 152 219-220
arrivati
Giacomo dice al contestatore: se il mio vino non ti piace lascia il posto 199 188-190
43

Giacomo dice al Signore: io sono il tuo flauto, soffia in me 50 4-8


Giacomo dice al Signore: la mia lingua è la tua penna, dipingi sopra di 198 3
essa la tua omelia
Giacomo dice all'ascoltatore: non sentire le mie parole con furbizia 19 24-25
Giacomo dice che Giona lo attirò per seguirlo nel mare 122 269
Giacomo dice che gli ubriachi lo scherniscono 102 23-24
Giacomo dice che il re dell'errore lo colpì con la pioggia delle sue 51 5
frecce
Giacomo dice che il Signore irriga la chiesa per suo mezzo 122 3-4
Giacomo dice che il suo linguaggio muto non disonora la grandezza di 201 45-51
Dio
Giacomo dice che il suo tempo è corto 16 19, 137
Giacomo dice che la lunga omelia di Giona lo vinse 122 619
Giacomo dice che la parola salata rimane sana, se si ripete migliaia di 176 11-12
volte non è biasimata
Giacomo dice che la storia di Sansone lo scandalizzò, 16 19, 137
Giacomo dice che la sua intelligenza è debole 2 337
3 91
Giacomo dice che la sua lingua innalza il dito e tace 2 335
Giacomo dice che la sua omelia è pesante 15 63-64
Giacomo dice che la sua parola è brutta come Lia, ma essa è 115 8-12
fruttuosa, come Lia che fu la madre dei figli
Giacomo dice che la sua parola è complicata e dura perciò essa chiede 15 63-64
di essere compresa
Giacomo dice che la sua parola è comune, essa è pronunciata per 31 3
l'interesse comune
Giacomo dice che la sua parola è indegna, ed egli è debole 102 22
Giacomo dice che la sua parola è per la chiesa e per l'assemblea 132 53-58
Giacomo dice che la sua parola è per la gloria di Dio 12 22
Giacomo dice che la sua parola non è retorica 31 13-14
Giacomo dice che l'ascoltatore deve profittare se no perché sta presso 19 21-22
l'omelista?
Giacomo dice che l'omelia di Giona lo biasimò: perché non hai 122 963-966, 995-
composto un'omelia per l'onore di Giona?, 996
Giacomo dice che l'omelia lo invitò al banchetto dei misteri 77 10
Giacomo dice che l'omelia non finisce in una sola giornata 151 164-169
Giacomo dice che l'omelista deve approfittare, se no deve tacere 19 21-22
Giacomo dice che nel mondo lo incontarono l'insulto e il rumore. Egli 68 1-4
ne fu macchiato
Giacomo dice che Sansone gli chiese un'omelia 160 13-17
Giacomo dice che una distinta persona gli chiese di commentare 161 13
Giacomo dice che Zaccheo mi vinse 15 136
Giacomo dice di aver avuto l'esperienza del mondo e non ebbe 193 7
ricevuto da esso che gli spruzzi dei suoi remi
Giacomo dice di essere bisognoso e mendicante 3 1-2
Giacomo dice di essere malato e chiede al Signore la guarigione 129 3
Giacomo dice di essere pronto a stancarsi per offrire le prove su 199 195
Maria si gli chiedono
44

Giacomo dice forse i saggi combatteranno le mie parole 189 33-36


Giacomo dice forse voi mi direte, l'omelista è impazzito? 152 80-81
Giacomo dice io non lodo per paura del giudizio ma per amore del 33 12
Signore
Giacomo dice io sono imperfetto 105 164-165
192 201-209
Giacomo dice le cose che tratto non sono difficili, ma chiedono il 3 67
pensiero
Giacomo dice non cesserò di parlare anche se morirò 204 6-8
Giacomo dice se il profeta non è ascoltato, io il debole chi mi 64 12-13
ascolterà?
Giacomo dice: basta dire un' omelia, allungare il discorso non serve 154 380
Giacomo dice: come mi comporterò con l'ignorante arrabbiato delle 199 183-191
mie parole?
Giacomo dice: io e i miei peccati non siamo qualche cosa 105 164-165
192 201-209
Giacomo dice: io sono impaurito 196 46
Giacomo dice: io sono osiozo 35 9
Giacomo dice: io sono senza barca, Giona è il mare, per non 122 619-624
affogarmi mi proteggerò nel porto del silenzio
Giacomo dice: la mia mercè è: che i fedeli acquistino le virtù 154 350-355
Giacomo dice: manca una cosa, poi l'omelia si terminerà 158 159-162
Giacomo dice: se voi non approfittate io osserverò il silenzio 154 358-359
Giacomo dice: sentirsi incapaci di non scrivere le storie dei santi non è 155 203-212
biasimo
Giacomo disprezza la saggezza dei Greci  , e la legge di Beyrouth 20 37

Giacomo divide il dono di Dio tra le folle 48 5
Giacomo è breve e non perde il suo tempo 61 29
Giacomo è chitarra 192 2
204 1-4
Giacomo è debole e chiede bocca della profezia per parlare 68 30-31
Giacomo è debole e scuro d'intelligenza 26 164-166
Giacomo è debole ma la sua omelia non è debole come lui 6 21-24
Giacomo è flauto 201 29-32
Giacomo è il coppiere del vino nel banchetto spirituale 146 1-9
Giacomo è il dito degli apostoli per parlare dell'escatologia 68 30-31
Giacomo è il tuffatore nei Libri per far uscire la perla affinché sia 14 84-91
appesa agli orecchi
Giacomo è il vaso per lodare Dio 94 1-5
Giacomo è imperfetto e desidera vedere Dio come Abramo 109 3-5
Giacomo è in fretta per terminare la lunga omelia su Isacco, che 109 279-283
chiede molto tempo per trattarla
Giacomo è in fretta per terminare l'omelia perché il tema di Isacco è 109 279-283
lungo
Giacomo è incarcerato tra la gioia e la tristezza, e non sa quale di loro 194 42-43
lo vincerà
Giacomo è libero e se non loda sarà castigato 12 28-29
45

Giacomo è l'immagine del Signore, e non è come l'asina di Balaam 23 10-16


Giacomo è miserabile 146 1
Giacomo è prolisso 67 231
82 14
Giacomo è pronto ad offrire prove agli ascoltatori se vogliono 199 194-200
Giacomo fa gioco linguistico: o Uno da Uno per cui fu Una sacrificata 159 5-6
(figlia di Iefte)
Giacomo ha bisogno della grazia per commentare 132 51-52
Giacomo ha paura dell'inferno 16 615
Giacomo ha paura di essere bruciato 36 236
Giacomo impone il silenzio quando si legge sul pulpito in chiesa 182 63-66
Giacomo incoraggia a leggere la Bibbia 16 181, 394
Giacomo incoraggia l'ascoltatore per cercare la scienza e non sfuggire 112 35-37
dall'insegnamento
Giacomo insegna i principi di severa educazione infantile 24 40-46
Giacomo insegna il suo gregge 100 7
Giacomo insegna nei mercati 143 8-12
Giacomo insegna nei monasteri 143 8-12
Giacomo insegna nelle assemblee 143 8-12
Giacomo insegna nelle chiese 143 8-12
Giacomo invita a cogliere il fiore dalle sue labbra 153 6-7
Giacomo invita l'Ebreo a sedere per leggere la Bibbia 80 1
Giacomo lascia molti argomenti per parlare di uno 12 38
Giacomo legge i Libri di Mosè 71 784-791
Giacomo loda affinché le pietre non lodino al suo posto 16 2-14
Giacomo loda gli ascoltatori che non sono fornicatori 152 22
Giacomo loda i virtuosi e indirizza la sua omelia ai peccatori come lui
52 40-42
90 16-20
Giacomo merita di essere battuto perché non compose le omelie per 111 9
un tempo lungo
Giacomo mescola argomenti su Abramo che lo invitò per parlarne 152 96-104
come invitò Dio per essere il suo ospite
Giacomo non conosce commentare: chi è Colui che entrò presso 152 156-178
Abramo
Giacomo non conosce descrivere Maria che con amore, l'amore non si 196 30-46
biasima
Giacomo non crede alla fornicazione degli uomini con gli uomini se la 154 170-171
Bibbia non ne parlasse
Giacomo non lavorò per la merce 199 189
Giacomo non mescola i temi 108 190-191
Giacomo non mescola la storia del zodiaco, del fato e del destino per 108- 190-191
non dimenticare il suo tema principale
Giacomo non parla del denaro, se ne parlasse, chi l'ascolterebbe? 101 53
Giacomo non parla dell'argento che è amato e se ne parlasse che 112 30-34
l'ascolterebbe?
Giacomo non promette di commentare se non è pregato di commentare 155 14-15
Giacomo non pronunciò le omelie perché ebbe altre occupazioni 150 139
Giacomo non si avvicina della discussione 94 517-535
46

Giacomo non vuole che la sua parola sia bella come Rachele che fu 115 8-12
senza figli
Giacomo non vuole stravolgere la sua parola per la lunghezza 36 62
Giacomo nuota e si tuffa nei flussi del Signore dei mari 77 6
Giacomo offre la sua omelia come regalo alla chiesa 20 571-573
Giacomo parla brevemente 3 106-11
38 19
108 270
109 179-183
Giacomo parla chiaramente e chiede che la sua parola trovi "i figli del 109 274
mistero" cioé i colti
Giacomo parla con colui ascolta senza pesare sugli altri 112 3-34
Giacomo parla del mistero brevemente perché esso lo supera 108 270
Giacomo parla della sua imperfezione 8 265
Giacomo parla e tace quando è necessario 37 16-18
Giacomo parla in occasione delle feste della chiesa 48 7
Giacomo parlò poco del diluvio e lasciò tanti eventi 108 449-450, 506-
507
Giacomo personifica il mistero e gli dice di aspettarlo alla fine della 109 9-16
sua omelia
Giacomo piange e fa piangere gli altri 16 395
Giacomo predica alle folle 82 1
Giacomo promette di parlare se l'ascoltatore non si annoia 102 178-180
Giacomo riconosce che il soggetto che tratta è difficile 125 250-252
Giacomo riconosce che il tempo è corto, l'omelia è lunga e la sua cetra
148 5-7
è debole 149 148-152
Giacomo ricorda le ostetriche 170 50
210 310-313
Giacomo rifiuta di scrutare e di comprendere il Figlio 19, 43, 44
Giacomo rimprovera e caccia colui che non crede nella verginità 199 194
mariana
Giacomo rimprovera i giovani e li invita a umiliarsi 71 672-677
Giacomo rimprovera le donne che chiacchierano in chiesa 96 131-132
Giacomo ripete la sua parola per chiarirla 4 122
Giacomo risponde ai suoi oppositori 189 33-36
Giacomo schernisce gli idoli 101 93-98
Giacomo schernisce gli ubriachi 102 23-24
Giacomo schernisce i Caldei 71 625
Giacomo schernisce i Giudei 134 97
138 222-223
Giacomo schernisce i Leviti 133 207
Giacomo schiaffeggia il silenzio e lo caccia 177 5
Giacomo si considera imperfetto e non saggio 94 515
Giacomo si critica, e quando parla calpesta l'aria 133 22-32
Giacomo si indirizza al semplice gregge e non parla con i sacerdoti 26 169
che rispetta
Giacomo si meraviglia della lettura biblica e la lascia se non si 117 20-25
commenta
47

Giacomo si meraviglia di Elia e di Eliseo che lo vinsero 116 64-65


Giacomo si meraviglia e dice di essere stato ingrato 71 1349
Giacomo si paragona all'asina di Balaam 10 11
Giacomo si rallegra dell'omelia breve, e non chiacchiera 61 29
Giacomo si riconosce miserabile e imperfetto 102 109
115 341-347
Giacomo si rimprovera di aver cmposto un'omelia melinconica durane 194 36-41
le nozze
Giacomo si sente obbligato a terminare l'omelia 108 267-269
Giacomo si sente obbligato dai Libri ai quali deve ubbidire 154 170-171
Giacomo si stanca per comporre l'omelia e recitarla 147 152-158
Giacomo soffre 92 15
Giacomo usa le parole dure: pazzi, malvagi 39 59, 68
Giacomo vuole terminare l'omelia, ma il mistero non gli permette 154 381
Giovanni battista inziò la fine del sacerdozio levita e iniziò il 8 249
sacerdozio cristiano
Giovanni l'evangelista è simbolo della verginità 53 274
Immagine della vita scolastica 3 29
Improntare le pecore con il ferro 135 128-130
Insegnamento è più dolce del favo del miele 43 1
95 1-2
Insegnamento è un prato dove l'anima pascola, si ingrassa e possiede 43 4
le ali
Insegnamento nell'orecchio di colui che non vuole imparare non giova 35 12-25
anche se l'agricoltore è famoso
Intelligenza è il cocchiere che tiene la briglia delle notizie e le conduce 158 1-3
all'orecchio
Interrompere la conversazione è mancanza di educazione 182 63
Invito dei pagani ad abbracciare la fede 4 151-176
6 6, 587
Lacrime salate accecano il drago 21 213
Libri santi sono le membra di Cristo che è la loro anima 77 18
Lingua di Giacomo è la penna del Signore che dipinge l'omelia sopra 198 3
di essa
Luna è simbolo dell'uomo 71 667-680
Luna è simbolo di Iefet 53 1417
Madre educatrice è il simbolo della maternità di Dio 162 12
Maestro corregge lo studente 33 17, 232
Maestro costringe lo studente 121 19
Maestro deve insegnare se lo ascoltano o no 133 28
Maria è la barca del Marinaio del mare del mondo 198 124
Maria è la fionda di Gedeone 34 367
Maria è la lettera: secondo le omelie 33,
39,
196
Maria è l'oriente 93 27
198 77
Maria partorì nella sua verginità 199 201
48

Marinai gettano gli oggetti nel mare per salvare la vita 122 142
Mattino apre la porta del giorno 71 714
Medici fanno prelievo del sangue 136 19
Medico non svela i segreti del malato 182 50
Mondo piccolo e il mondo grande : Micro e macro cosmo 72 159, 178
193 41-58
Mondo si annoiò dall'insegnamento 164 45-46
Morte abbaia come il cane 20 137
Morte preme gli uomini come l'uva nel torchio 187 16
Morte prova l'amore 56 19
Muto che pronuncia male il nome del re, non lo rende piccolo 201 45-51
Naso gode il profumo dell'incenso 102 16-19
Natrua è saggia 71 898
Natura è un domestico obbediente 71 296
Natura giudica e punisce il goloso 10 251
Necessità dei canti nei matrimoni 2 73
Nel ripetere esiste il profitto 4 121-122
Noè ciba gli animali come Dio 108 451
Non è lecito critacare le opere degli altri 23 188
Omelia è come un giudice che costringe Giacomo a finirla 122 267
Omelia è corta per poter descrivere il profeta Giona 122 524
Omelista deve parlare per dare profitto 16 86
Omelista è soddisfatto anche senza gli ascoltatori 102 16-19
Omelista parla al posto di tutto il popolo 106 18-38
Orecchio di Eva diventò il fischietto per il serpente 196 147
Oro è provato nel forno della prova 157 540
Palazzo della casa è l'anima 10 15
Pane si appesentisce quando se ne mangia con esagerazione 43 4
Parola di Cristo è la chiave del paradiso 177 127
Parola di Giacomo è chiara, e chiede figli dei misteri: i colti 109 274
Parola è come il giudice che costringe Giacomo a comporre le omelie 166 13
Parola è il simbolo del Verbo di Dio 38,
39,
196
Parola è perla, l'ascoltatore deve appenderla al suo orecchio 41 4-6
Parola è l'incenso nella casa del perdono (chiesa) 24 4
Parola in cui il Signore non soffia è cadavere 97 12
Penitenza è il secondo battesimo 90 95
Pensiero che concepì l'omelia non la partorisce se gli ascoltatori non la 164 45-49
farebbero crescere
Pensiero concepisce l'omelia dei misteri del Figlio per partorirli con le 77 2
doglie del parto 78 1
152 1-4
Pensiero si tuffò per estrarre il soggetto di Giona 122 621
Pianto è il secondo battesimo 51 120
Pittore dipinge una tela e non può mettere in essa l'anima 110 94
Porci mandati al mare sono figura del giudice che manda i ladri fuori 13 112
del paese
49

Porci sono simbolo delle concupiscenze brutte 130 165


Povertà è dono divino, considerarla come moglie per goderne 103 45
Pulcini della gallina sono simbolo dei comandamenti 174 45
Radunare le perle nel palmo di mano velocemente simboleggia la 67 179-186
velocità del Segno di Dio che radunerà le ossa all'ultimo giorno
Ramoscello degli ulivi è simbolo del battesimo 108 486
Ramoscello degli ulivi è simbolo dello Spirito 108 486
Ramoscello degli ulivi è simbolo di Cristo 108 486
Rinnovo dell'aquila simboleggia la risurrezione 32 23
Ripetizione nel parlare non è utile 131 1-6
Sacerdozio di Levi si pose sopra Cristo durante il suo battesimo 134 139
Sara è la metà di Abramo 109 81
Satana lega il solitario per la tela di ragno 169 161
Se Gezabele si pentì, questo significherebbe che satana morì 113 83-84
Sera chiude la porta del giorno 71 714
Serpente fischia nell'orecchio di Eva 196 140
Serpente vomita il veleno nelle acque del mondo e le turba 144 40
Si mette la briglia per domare il cavallo 151 50-51
Silenzio con l'ammirazione è omelia 166 13
Silenzio è come il giudice che costringe Giacomo per tacere 166 13
Silenzio è più dignitoso del parlare 112 227
Simon Pietro è simbolo del matrimonio 53 274
Sole è simbolo di Cam 53 1417
Sole è immagine di Dio 71 681-684
87 10
Statua del re nelle città simboleggia l'onore della persona del re 71 1068-1075
72 26
Triste beve il vino per consolarsi 102 89
Turbato vino non turba l'amore 145 32
Ubriaco non sente i colpi 56 52-57
Ubriaco non si vergogna 56 52-57
Uguaglianza degli uomini e delle donne grazie alla natura 118 29
Uguaglianza degli uomini e delle donne grazie alla volontà 118 29
Uguaglianza degli uomini e delle donne per l'intelligenza 118 29
Uguaglianza del povero e del ricco nel chiedere il pane quotidiano 10 259
Uguaglianza del sangue del re e del povero è simbolo dell'uguaglianza 113 488
umana
Un solo vizio cancella la bellezza dell'anima 30 66
Una sola nuvola copre il sole 30 66
Uomo è simboleggiato per la casa 10 15
Uomo non si lascia mordere dal serpente grazie alla magia 193 124
Uomo si distingue dall'animale per la parola 41 11
Uomo vive in Dio come vive il pesce nel mare 137 15
Vaso scaturisce ciò che contiene 76 120
Vecchio è simbolo del vecchio mondo che sparirà 193 26
Velo di Mosè è simbolo del corpo di Crsito 3 99
Vino divulga i segreti dell'ubriaco 162 126
50

Voce del ricco è alta nelle folle 11 63


Volontà è come il maestro dell'anima e del copro 24
Zaccheo si offre al fico come frutto, e gli chiede la sua altezza 15 55

Giacomo nelle lettere Lettere


Giacomo si qualifica dell'amico 34, 41
Giacomo si qualifica di debole e di bisognoso delle misericordie di Dio e 7, 13, 21, 37
dell'aiuto delle preghiere
Giacomo si qualifica di fratello 3,5, 6, 14, 17, 27,
39, 40
Giacomo si qualifica di servo 19, 22, 32
Giacomo si qualifica di imperfetto 3-14, 16-19, 21,
26,27, 33, 34, 37,
39, 40
Giacomo si qualifica di adoratore cioè rispettoso 4, 5, 9, 10, 26, 33,
35, 36, 39

Gli indirizzi delle lettere Lettere

Agli amatori di Di. 4, 6, 7, 9, 10, 11,


13, 14, 15, 16, 17,
21, 26, 32, 33, 34
Agli atleti, amatori della vittoria, confessori. 18
Ai casti 37
Ai padri. 7, 13, 17
Ai santi 4, 7, 13, 15, 16, 17,
19, 21, 22, 32, 33,
40
Al casto 5
Al fedele. 35, 36
Al fratello, fratelli. 3, 6
Al giusto, i giusti 3, 4, 11, 13, 14, 16,
17, 19, 21, 22, 26,
27, 32, 33, 39
Al grande. 35, 36
Al magno. 14
Al meritevole delle misericordie di Dio. 8
Al meritevole di Dio. 13, 17
Al padre. 7, 13, 17
Al saggio in tutto 5
Al santo 4, 7, 13, 15, 16, 17,
19, 21, 22, 32, 33,
40
Al scelto , scelti 7, 19
Al servo di Dio 27, 39
Al signore 27
Al virtuoso 9, 10, 28, 41
Al virtuoso di condotta 3, 5, 22, 40
51

Al vittorioso 35, 36
Alla condotta della vera fede 6
All'amatore della verità 3
All'amatore di Dio 4, 6, 7, 9, 10, 11,
13, 14, 15, 16, 17,
21, 26, 32, 33, 34
Alle colonne della verità 21
All'eletto di Dio 19, 21

Alcune immagini giacobiane nelle sue lettere


Immagini delle lettere Pagina delle lettere
Algebra delle ossa 223
Aprile immagine della risurrezione 235
Cauterizzazione col fuoco 159
Colore rosso sopra le labbra come la porpora 240
Commentatore estrae le perle dalla Bibbia come il nuotatore estrae dal 47-76, 81-82, 110
mare le perle e le offre agli ascoltatori
Croce rassomiglia alla barca 239
Croce rassomiglia alla cetra 57
Croce rassomiglia allo scafandro di acciaio 267
Custodire le porte della città e chiuderle di notte per proteggerla dai nemici 250, 272
Fanciulli giocano al pallone 305
Fanciullo svezzato sul petto della madre 294
Forno 243
Fuoco si accende per confricazione 282
Incudine 243
Lettera è l'immagine dell'incarnazione 262
Lettera è l'immagine di Maria 262
Mattino figura la nascita 309-310
Mezzogiorno raffigura la gioventù 309-310
Monaci sono i ramoscelli della croce 57, 136
Non si conosce il volo dell'uccello nell'aria 11, 15, 140
Non si conoscono le tracce della barca nel mare 11, 15, 140
Orafo 243
Oreb è il giardino di Eden 35-37
Perla è l'immagine della fede 73-79
Perla è l'immagine di Cristo 73-79
Profumi dell'oriente 87
Quattro Evangelisti rassomigliano ai quattro fiumi del giardino 83
Sangue scorre nelle vene 69
Sera raffigura la morte 309-310
Serpente fischia nell'orecchio 46
Serpente spoglia la sua pelle 136
Serpente vomita il veleno nelle acque 279
Sinai raffigura la croce 35-37
Sinai raffigura Golgota 35-37
52

Sole immagine della Trinità 111-112


Specchio pulito aiuta a vedere bene 299
Spegnere il fuoco con l'acqua 279
Sposa velata fino al giorno delle sue nozze 173
Tela del ragno 221, 231
Trappola e il boccone per cacciare gli uccelli 231

Giacomo e le scienze medicinali


Gicomo fu il pastore e il maestro spirituale della zona di Edessa. Egli conobbe i
rudimentali principi della medicina del suo tempo. Il suo insegnamento è inanzitutto basato sulla
Bibbia. Ma egli si serve anche delle scienze umanistiche come la medicina che imparò alla scuola
di Edessa. Il Cristo é il vero Medico che guarisce "perfettamente" anime e corpi. Dopo il Cristo,
viene la Bibbia o Mosè come medico dell'umanità. I/255
Il medico umano sarà la figura e l'immagine di Cristo Medico . Il testo di (Lc 4, 23)
sarà la base del pensiero di Giacomo che imparerà la professione e il mestiere  della
medicina e ne farà uso nella sua vita di pastore. Ci siamo limitati ad offrire unicamente la scienza
medicinale di Giacomo per renderci conto dalla sua cultura scientifica. Presentiamo i testi nei
quali Giacomo espone le sue scienze medicinali basate sulla medicina teorica e empirica, sempre
in relazione con le figure bibliche, cioé la medicina al servizio del Signore.

I Libri della Bibbia sono i veri Medici


Nell'omelia 16 sul ricco e Lazzaro (Lc 16, 19-31), Giacomo scrive:
"Abramo gli disse: è una curiosità; infatti l'uomo trova tutti i commenti nei profeti. I Libri sono i
medici dell'anima nel mondo, in essi troverai tutte le guarigioni per tutte le malattie". I/410.

Il buon medico é la figura della bontà di Cristo


Nell'omelia 51 sulla peccatrice (Lc 7, 36-50), Giacomo scrive:
"Il buon medico (Mt 9, 12) non trionfa che (nel guarire) le ferite, se egli si avvicina al corpo sano,
quale sarebbe il suo profitto? Egli mostra la forza del suo mestiere  grazie alle ferite, e riceve
con giustizia una buona mercè e la gloria. Il medico  trionfa grazie ai malati quando sono
guariti, e la tua grande clemenza (trionfa) grazie ai peccatori quando sono perdonati". II/402-403

Visitare la clinica per curarsi, frequentare la chiesa per pregare


Nell'omelia 43 sul nostro Signore conosciuto nei Libri cibo e bevanda, Giacomo scrive:
"Dirigiti, dirigiti verso di noi, o amatore delle fatiche, riposati dalla corsa, e se tu non hai fretta,
vieni e mettiti con noi a tavola.. O uomo, se tu sei giusto alzati in preghiera, e se tu sei peccatore
entra e chiedi il perdono.. (La chiesa) è la clinica del medico piena di ferite dei malati, e se tu non
hai bisogno di curare le ferite, lasciaci il posto. Se gli affari del mondo fossero la causa della tua
venuta qui, tu non troveresti lo scopo (della tua ricerca); perché dunque tu sei ozioso? Ciascuno
vuole curare la sua ferita con la medicina della vita, e non esiste il posto per gli affari del turbato
mondo. Lascia la parola del mondo riservata ai mercati esteriori, e qui, parla il linguaggio del
luogo e non un' altra cosa". II/230-231
53

Non frequentare la chiesa per abitudine; visitare la clinica per curarsi


La chiesa è il porto dove si riposano i fedeli. I malati vanno alla clinica del medico per
curarsi, così i peccatori frequentano la chiesa, non per abitudine, ma per chiedere il perdono, cioé
la guarigione spirituale. Nell'omelia 95 per la notte della settimana in albis , sulla comunione
dei misteri, Giacomo scrive:
"Nel mondo, la Chiesa é il grande porto pieno di sicurezza, chiunque si stanca, che venga e si
riposi sulla sua tavola... Quando tu passi da noi, non entrare per abitudine ; e che la voce del
"servizio"  non ti porti qui senza discernimento. Nessuno va alla clinica  del medico per
abitudine, ma la ferita lo muove per andare al medico. Se tu hai una ferita nella tua anima, che la
stessa ferita ti incoraggi a venire a supplicare per le tue colpe. Che la ferita ti muova e tu venga
spinto dal dolore e scopra la tua ferita al medico che cura e procura la salute senza mercè. Vieni a
vedere le ferite dell'iniquità che si curano e le piaghe di tutti i peccatori che si medicano". III/648-
650

Il grido del sofferente risveglia il medico per curarlo


Il grido del sofferente e del malato è il segno dell'allarme che risveglia il medico per
curarlo. Se il malato non si lamenta e non grida, il medico non lo cura. Quello che non soffre è
considerato sano. Nell'omelia 13 sul fariseo e il pubblicano (Lc 18, 9-14), Giacomo scrive:
"Guarda: il peccato che tu hai é come se fosse una ferita, chi dunque può dimenticare il suo
dolore quando é malato? Colui che ha una brutta ferita, geme tanto finché la voce dei suoi gemiti
risvegli il medico per curarlo, se egli non gemette mostrerebbe come se non avesse la ferita.
Perciò il medico lo trascurerebbe e non lo medicherebbe perché non é sofferente. Così il peccatore
che considera e guarda il suo peccato, Dio lo curerà e medicherà la sua ferita... Vieni a vedere i
ruscelli dei fiumi delle acque della vita che scorrono dalla Fontana della profezia. Il Figlio di Dio
che è stabilito Pastore conduce (Gv 10) il gregge razionale che pascola nel prato della forza (Sal
22, 2). Esso beve e si sazia delle acque nel sublime luogo della fontana che la lancia aprì sul
Golgota (Gv 19, 34). I Libri divini sono i prati della forza (Sal 22, 2), pascola, o coraggioso,
dilettati, ingrassati e vivi bene ". III/649-651

Non esiste la vergogna nella scienza, non si nasconde il peccato


Nell'omelia 162 su Davide e Uria (II Sam 11), Giacomo scrive:
"Il peccato è brutto, ma esso è peggio quando si nasconde, perché esso non si nasconde che a
causa di un altro peccato suo compagno. Colui che ruba e vuole nascondere il suo furto, giura,
distrugge una cosa e costruisce due cose. Davide volle nascondere la sua fornicazione, e come
tentò di nasconderla, sparse sulla terra il sangue innocente (II Sam 11-12). Come la ferita che si
nasconde  ai medici  causa una grande cancrena  incurabile. Davide nascose il
peccato dell'adulterio con il sangue sparso, e per coprire un male, egli cadde in un altro male più
grave. E per non essere smascherato come fornicatore, egli diventò omicida, fece furbizia e prese
una donna che non gli apparteneva. Ed egli nascose il suo peccato con questa grande colpa e non
tentò di curarla né di tagliarla. E il Signore ebbe pietà di quell'anima piena di bellezza, che il
peccato rese cieca e fu oscurata da non vedere la luce. E la macchia abitò nella cetra della
profezia, ed eccolo che tacque dai canti della casa di Dio... L'uomo che cantò e scacciò il demonio
quando era giovane, nascose  in lui il peccato che é peggio del demonio, e non lo scacciò (I
Sam 16, 14-23). Dio ebbe pietà di quella ferita che lo uccideva, chiamò e gli mandò Natan come
54

medico. La rivelazione di Dio si diffuse sul profeta, ed egli gli insegnò a tagliare e medicare con
saggezza". V/382-384

Seguire l'istruzione del medico, seguire il consiglio della Bibbia


Daniele consigliò Nabucodonosor, però il re non volle seguire il suo consiglio. Il medico
cura e benda il malato, però se il malato non osserva l'istruzione del medico, non sarà guarito per
colpa sua. Nell'omelia 124 sull'albero che vide Nabucodonosor (Dn 4), Giacomo scrive:
"La spiegazione del sogno è così come io ti dissi, o re, adesso accetta il consiglio che ti do. E la
benda della penitenza fu posta sulla ferita dell'iniquità, essa ti proteggerà dal castigo della grave
malattia. Prendi cura adesso che la tua ferita è fresca e guarisci prima che diventi difficile e
incurabile. Versa le elemosine sulle tue ferite, guariscile e dà ai bisognosi, ed ecco che tu sarai
guarito dalla tua malattia... D'ora in poi ripara la tua corona con la giustizia, perché l'iniquità la
segue, e se non viene cacciata, essa cadrà. Se tu non chiami la penitenza per appoggiare la tua
corona, ecco che il peccato la rapinerà come fu deciso (Dn 4, 24). Il consiglio che diede Daniele
era buono, se fosse stato ascoltato, e la medicina che pose sulla malattia era valida se fosse stata
accettata. Il medico che decise ciò che dipendeva da lui lo fece con un cuore buono, il malato
sbagliò perché sciolse la benda che gli fu presentata. Il re non volle guarirsi, allora che tutta la
storia ha lo scopo di guarire colui che l'ascolta. Se questa parola si diffuse come fu detta, essa
potrebbe aiutare colui che l'ascolta in tutti i tempi. Tutta la buona parola é "comune" per colui
che la legge, e se è detta agli altri, essa è come la nostra. Ciò che fu detto al Babilonese da parte
di Daniele, che cosa ti impedisce di ascoltarlo e di giovartene?". IV/525-526

Il Figlio di Dio cura, come la madre cura il suo figlio


Nell'omelia 53 sulla crocifissione (Lc 22, 52), Giacomo scrive:
"Il Figlio di Dio fece bene di costituire il corpo come il suo Genitore e di mostrare che esso é la
sua creatura. Colei che partorisce possiede le misericordie per il nascituro, e anche il Creatore
cura le sue creature per motivo del suo amore. Colei che fu lacerata dalle sofferenze del partorire
e dell'educazione sa amare e accarezzare i suoi figli con amore. La natura ribollisce dinanzi
all'infante (che salta) sul petto della sua madre, ed essa gli fa scorrere il latte affinché viva e
cresca. Le misericordie del suo grembo stanno come un giudice affinché essa dia il latte con
amore a colui che partorì. Essa accetta di ricevere la malattia nel proprio corpo, affinché egli non
sia danneggiato. Con l'amore del fanciullo, essa porta il suo peso e non lo trova pesante. Essa
soffre durante la sua nascita, si stanca molto nella sua educazione, e non considera le sue
sofferenze come se fossero sofferenze a causa dell' amore per il suo figlio. Essa è legata con le
misericordie come se fosse con i ceppi perché educhi, ed essa, senza costringimento, sopporta ed
ama le sofferenze. Il Figlio del Creatore venne verso la creatura per portare la sua iniquità, e
come essa é la sua creatura Egli l'ama, però Egli é disonorato!. Egli portava tutto il peso del
mondo e non lo trovava pesante: infatti chi odia il suo possesso? Egli guarì le sue ferite e sanò le
sue malattie, ed esso lo insulta, Egli fece il bene ed era accusato (di fare) il male. L'infante anche
se la sua madre lo benda piangiucchia, e se egli ha male scappa via dal medico. Egli ferisce il suo
volto, ed essa non l'odia perché egli é il suo figlio; egli la sfugge, ed essa lo tiene per medicare la
sua piaga. Vieni a vedere il Figlio che rassomiglia alla madre misericordiosa, Egli guariva le
ferite dei malati ed era biasimato". II/517-518
55

Il perdono è possibile durante la vita, il sangue anche scorre nelle vene


durante la vita
Nell'omelia 14, sulla parabola che disse il nostro Signore sui vignaioli che il padrone
della vigna impiegò (Mt 20, 1-16), Giacomo scrive:
"La penitenza non ha un tempo che non sia il suo tempo; anche se qualcuno arriva alla porta dello
sceol non la perde. Tanto l'anima sta e abita nel corpo che peccò, quanto la speranza della
contrizione esiste per tutti i peccatori. Tanto il sangue scorre nelle vene e nelle membra, quanto
esiste anche la possibilità del peccato e della giustificazione. Tanto le lacrime che gli occhi
versano sul viso esistono, quanto esistono le misericordie per salvare colui che pecca". I/340.
Vedi, Lettera 69
Giacomo loda il re Zenone che emise l'Eneticon nel 482 AD per "scomunicare
l'addizione" compiuta nel concilio di Calcedonia, per riunire i membri della chiesa. Nella lettera
16 inviata ai beati di Mor Bass, indirizzata al giusto, al santo e all'amatore di Dio Mor Lazzaro,
il sacerdote e il capo dei solitari del santo convento di Mor Bassa, Giacomo scrive:
"E dopo quel tempo, il corpo della chiesa fu ferito e i membri si separarono gli uni dagli altri fino
alla promulgazione di questo libro unificatore; come scorre il sangue nelle vene , esso annodò
i membri gli uni agli altri, e tagliò da loro l'addizione che ebbe luogo come un membro corrotto,
affinché il resto degli altri membri guarisca". Lettera 69

Dio forza la volontà, il medico obbliga il malato


Nell'omelia 136 Unico è il Legislatore dei (due Testamenti) il Vecchio e il Nuovo (Gc 4,
12), Giacomo scrive:
"Il vomito del serpente corruppe le acque del mondo, o Figlio della Vergine sii la medicina e
sanale. Il legno di Mosè aveva reso dolci le acque di Meriba, che la tua Croce renda dolce la
nostra amarezza (Es 15, 22-27). Obbliga la nostra libertà a portare con dolcezza il tuo giogo (Mt
11, 29), e se essa si ribella sottomettila con la tua Croce. il medico obbliga e benda la ferita di
colui che é malato, obbligaci, bendaci e curaci o Buon Medico... Conduci con costringimento e
obbliga la libertà affinché sia d'accordo con Te, e se essa non vuole e si rifiuta, compi la
guarigione senza la sua volontà. E meglio che Tu corrompi la libertà dell'uomo, e che l'anima che
è la tua immagine non si corrompa per la macchia. Quando Tu ci guarisci, che siamo senza
libertà nel nome, e non i figli dei liberi che diventarono morti a causa dei loro peccati". IV/804-
805

Il Cristo dà il suo sangue, il medico fa il prelievo del sangue


Nell'omelia 136 Unico è il Legislatore dei (due Testamenti) il Vecchio e il Nuovo (Gc 4,
12), Giacomo scrive:
"Non esiste un medico che sbrana  il suo corpo e benda i feriti se non Tu che mettesti il tuo
corpo sopra le nostre ferite. Non esiste un medico che versa il suo sangue nelle ferite se non Tu: il
tuo fianco é trafitto sopra le nostre ferite (Gv 19, 34). I medici prendono il sangue dal corpo, Tu
versasti il tuo sangue per guarirci tutti quanti. Tu facesti questo grande lavoro per la nostra
guarigione, obbligaci e curaci perché abbiamo sfuggito la guarigione". IV/804-805. Vedi, I/654-
659
56

Il Cristo guarisce senza lasciare tracce sul corpo, il medico guarisce e


lascia tracce delle ferite sul corpo
Faraone corruppe Sara. Ma Sara fu accettata e santificata a causa di Abramo (II Cor 7,
12-14). San Pietro rinnegò, dopo la penitenza però, ricevette di nuovo il suo primato. Cristo lo
accettò come se egli non avesse rinnegato. La chiesa, la figlia degli Aramei e dei popoli era
"fornicatrice". Il Cristo la sposò e la rese "vergine". Questo miracolo è simile al miracolo del
Cristo che rese la Vergine Maria la sua madre. II/237. Nell'omelia 28 sulla penitenza, Giacomo
scrive:
"Vieni, o anima che commise l'iniquità nel cattivo mondo, ritorna a Dio ed Egli ti renderà la
ricchezza che tu perdesti. Anche Abramo accettò la macchiata Sara (Gen 12, 10-20, 2,1-8) ed
essa fu santificata per lui, e la amalgamò a sé con purezza... Nell'anima di Simone, il capo dei
discepoli, esistette una ferita, perché il male gli tese una trappola e lo corruppe a causa del
rinnegamento (Mt 26, 69-75). Quando egli si rivolse alla penitenza e versò le lacrime, il Cristo lo
bendò e gli diede la sua prima bellezza.... Il perdono di Dio costituisce una creatura nuova, e
come l'anima è costituita bella, essa vede il suo volto. L'anima malata dice durante le sue
malattie: chi mi darà queste bellezze che vestivo prima di peccare? Se il misericordioso Dio mi
accetta, la mia bellezza che si perse, chi me la renderà? Se il Clemente perdonerà le mie colpe, chi
mi farà recuperare quel grado da cui caddi? Vieni, o anima, o immagine del Re la cui bellezza si
perse, ecco la tua bellezza che sta nelle mani del tuo Signore ed essa ti é conservata... Il Signore,
tuo Signore non benda la ferita come un medico, perché il medico lascia una ferita nel corpo
quando lo guarisce. E quando Egli sollecita il corpo con le bende, le erbe  e le mescolanze
 delle droghe, affinché non esista in esso nessuna ferita, una piccola o grande ferita rimane in
esso, perché il medico non può fare un corpo come il primo. O anima malata, se tu mostri la tua
ferita a Dio, Egli non lascerà una ferita nel tuo corpo quando ti curerà. Egli non sbrana la carne
dalle membra come il medico, perché una ferita rimanga nel posto da cui egli prese la carne. Egli
pone il suo corpo sulle ferite, e quando guarisce il corpo, Egli spiana la ferita con il resto del
corpo. Quando la ferita si approfondisce per diventare una cancrena , Egli mette sopra il
suo corpo, e allora questo si spiana e diventa un corpo splendido. Egli non mescola le erbe o le
cose calde o le cose fredde, e fa da esse una medicina per curare le ferite. Col suo amore, Egli
sbrana il suo corpo e lo applica sulle ferite: un'azione nuova che nessuno fece se non Lui. Dove
avete visto un medico che applica il suo corpo sulle ferite se non il nostro Signore che cura e
benda i feriti? Tutti i medici prendono il sangue dal corpo, e questo Medico sparge il suo sangue
sulle ferite. Quale medico può versare il suo sangue sulle piaghe, se non Cristo che aprì il suo
fianco e ci bendò con il suo sangue (Gv 19, 31-37)? Gli altri (medici) prendono, Egli però dà,
perché Gli é facile dare il suo sangue affinché tutta la creatura ne sia guarita. Il suo corpo per le
ferite, il suo sangue per le malattie, e non si riconoscerà mai la traccia della ferita nell'anima"
I/654-659. Vedi, IV/804-805

Il corpo e il sangue di Cristo guariscono, le erbe guariscono le malattie


Nell'omelia 170 su quella emorroissa (Mt 9, 2-22), Giacomo scrive:
"Egli la guarì e la lodò perché essa aveva la fede: è facile per la fede ottenere tutto ciò che
chiede.Vai in pace e resta salda, Egli firmò la lettera che scrisse la fede. Egli volle confermare la
guarigione che essa ottenne, e dare la parola che preserva il corpo dalla malattia. Per questa
donna, il nostro Signore mostrò effettivamente che tutti gli immondi che si avvicinano a Lui
saranno guariti per suo mezzo. Tutta la creatura era dipinta tramite questa malata, perché il
flusso dell'inquità la rendeva immonda a causa della vanità. Il nostro Signore le diede il suo
57

corpo, non il suo mantello, ed essa si avvicinò, Lo toccò e si purificò perché era immonda. Il
peccato si propagò nella razza (umana) come il fiume del sangue putrido, e tutto il mondo ne fu
contaminato. Il Cristo venne, pose sopra di noi il suo corpo come l'erba e la medicina e quel
flusso che contaminò tutte le tribù disseccò. I popoli si avvicinarono a Lui come le membra del
corpo immondo ed Egli li purificò da quel flusso del rinnegamento. E per quella donna, il cui
sangue scorreva sulle sue membra, Egli dipinse un'immagine per tutta la creatura quando la
guarì. E col lembo del suo vestito che essa toccò, il suo flusso si seccò, così come la colpa della
creatura che toccò il Corpo sparì". V/549-550
Il sudore di Cristo guar ì Adamo, il sudore è il segno della guarigione
Nell'omelia 53 sulla crocifissione, Giacomo scrive:
"Nostro Signore pregò e sta scritto che Egli sudò  (Lc 22, 44), se tu sei discernente tu devi
meravigliarti a causa del sudore del Figlio di Dio. Il sudore che compare sul malato é una buona
notizia, perché dopo di esso viene la salute e la guarigione. Il sudore del nostro Signore non Gli
era necessario, ma (fu necessario) per il suo servo caduto nella profondità dello sceol. Adamo era
gettato nella grande malattia della morte, e venne il Cristo, sudò e lo fece riposare dalla sua
sofferenza. La salute si realizzò per il servo malato grazie al sudore del Signore: un'opera nuova
che nessuno fece fuorché il nostro Signore. Il sudore di Adamo non poteva guarire Adamo, perché
il castigo esisteva nel suo sudore, ed era il sudore della fatica (Gen 3, 17-19). Gli fu detto di
mangiare il pane dal sudore della sua fronte: quando il sudore (è causato) dalla fatica, esso non è
igienico (Gen 3, 19). Il sudore di Adamo fu dato da parte di Dio a causa della fatica, dei dolori e
della malattia in cui esiste la morte. Il nostro Signore venne e sudò senza peccato e senza dolori
per Adamo, allora egli fu guarito perché era sofferente. Con il suo corpo, Egli prese su di sé il
suo sudore e lo rese suo possesso, ed Egli sudò per lui, per salvarlo dalla malattia. Egli trovò che
se egli sudasse migliaia di volte non sarebbe igienico, perché il peccato era mescolato al sudore di
Adamo. Il Salvatore sudò una sola volta senza peccato, e il suo sudore cadde sul morto, ed egli
visse con grande meraviglia" II/503-504

Dio priva l'uomo di qualche cosa, il medico priva il malato dall'acqua


Nella prima omelia 137 sui solitari, Giacomo scrive:
"La dimora  del mondo é dipinta con l'erba da parte di Dio, e con essa Egli ci insegna come
tutta la sua bellezza si dissecca. E se Egli permette che tu sia bisognoso e nudo, Egli ti mise da
parte e ti conservò un vestito di luce per l'altro mondo. Non avere mai paura e non mormorare
per il maltrattamento, Egli non ti rimprovera perché ti detesta, ma perché ti ama molto. Se il
medico nasconde (l'acqua) fresca a colui che è malato, egli non gliela dà perché è preoccupato per
la sua salute. Egli la nasconde perché lo ama, affinché sia guarito, e in ogni caso affinché (la sua
situazione) non cambi verso una malattia peggiore. Il malato sente la sete per bere l'acqua, e non
gliela danno, perché le misericordie del medico sono preoccupate ogni giorno per la sua salute.
Dio é il Medico nascosto di tutte le anime, ed Egli vuole ogni giorno guarire tutti con il suo
amore. E se Egli priva del vestito temporale o del cibo, Egli considera il tuo interesse, e se tu sei
discernente tu devi accettare. Tutta la bellezza del solitario è la sua povertà, se egli si
arricchisce, egli si sminuisce, e la sua bellezza non esiste più". IV/824-825

Una norma igienica: non si beve l'acqua prima di mangiare


Nell'omelia 46 su quella Samaritana (Gv 4, 4-42), Giacomo scrive:
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"In realtà, Egli voleva bere l'acqua, o forse Egli tenteva di dare l'acqua della vita? Egli ebbe sete,
e chiese l'acqua per bere perché ebbe sete, o Egli non ebbe sete e volle abbeverare l'assettata?
Non sta scritto che Egli bevve, ed essa non Gli diede secondo la sua richiesta, Egli disse dammi
da bere, ma non bevve. Prima del cibo l'uomo non si sente obbligato di bere l'acqua, ed ecco i
discepoli entrarono per comprare il pane (Gv 4, 8)". II/287

Il medico non cambia la medicina prima del miglioramento della ferita


Nell'omelia 11 su quel giovane che disse al nostro Signore: che cosa devo fare per
ereditare la vita eterna (Mt 19, 16-26)?, Giacomo scrive:
" Il Signore disse: vuoi vivere?, osserva i comandamenti. Egli pose sulla sua ferita la prima benda
che Mosè compose. Egli vide che egli non si giovò della prima benda che il grande profeta aveva
applicato, ma Egli non cambiò la benda. Mosè fece scendere dal monte Sinai una grande benda e
con essa medicò il popolo che era ferito. Egli pose la legge per il popolo come un'erba piena di
clemenza per i malati, e con essa lo bendò ed esso divenne sano. Quando l'ulcera del male si
cancellò, il Figlio di Dio venne e gli cambiò un'altra benda. Mosè comandò che nessuno
fornicasse e impedì l'adulterio, e il suo Signore disse: non guardare la donna con concupiscenza
(Es 20, 14. Mt 5, 28)... E questa benda non lascia nessuna traccia della ferita e il Signore di
Mosè la mise sull'anima quando la medicò, perché, se Egli l'avesse costretto, il malato sarebbe
fuggito. ... Egli lo attirava piano piano verso il suo insegnamento come il maestro pieno d'amore
per gli alunni. L'abile maestro non scrive nulla per il fanciullo se non quando egli ripete la prima
lezione che ricevette. Il buon medico non cambia la benda della ferita se non dopo che la ferita
mostra un miglioramento. E perciò il Figlio di Dio, il nostro Medico e Maestro, non aggiunse un
(altro) insegnamento a quel ricco. Ma Egli gli chiese di esercitarsi secondo la prima legge, poi
egli si sarebbe innalzato nella spiritualità". I/255-257

Il malato apprezza la visita, il sano non apprezza la visita


Nell'omelia 90 sul piccolo figlio che sperperò i suoi beni, (Lc 15, 11-32), Giacomo
scrive:
"Che cessino oggi i perfetti d'ascoltare, perché l'omelia che cominciai a comporre non appartiene
a loro... I sani non cercano il medico per essere guariti, e come non sono malati, essi non hanno
bisogno della cura. Colui che é malato cerca il medico per essere guarito, e dopo che sono state
bendate le sue piaghe viene il sollievo. A causa delle sofferenze, il malato guarda alla porta per
tutto il tempo per vedere i visitatori che entreranno dove egli si trova. Se tu visiti il sano, il
risultato è contraddittorio, perché la salute è capace di riempire i suoi bisogni da sé. Se tu visiti il
malato, questa sarà una beneficenza, e se tu ti avvicini e tocchi la sua mano, questo sarà un dono
secondo lui. Se tu non sei malato, tu non pensi nemmeno all'esistenza del medico; attento, non
peccare, ed ecco che tu non avrai bisogno del perdono". III/502

L'uomo tocca il Cristo, il medico palpa le ferite


Nell'omelia 157 su Giobbe, Giacomo scrive:
"I medici non si avvicinarono alla ferita di Giobbe perché non era possibile toccare e palpare la
sua ferita". V/241
Nell'omelia 170 su quella donna emorroissa (Mt 9, 20-22), Giacomo scrive:
"I medici palpano i malati, qui la malata palpò il Medico ed essa guarì. Essa toccò il lembo del
suo mantello, e le sue membra guarirono, e il suo corpo torturato si riappacificò con la salute.
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Benedetto Colui che si fece il vestito, il mantello e il lembo per uno scopo: affinché il bisognoso
della guarigione lo toccasse ".V/539-540

Dio non divulga gli uomini, il medico non svela le malattie


Nell'omelia 182 sul consiglio, Giacomo scrive:
"Colui che ha una ferita e si vergogna di svelarla, che egli bisbigli nella preghiera per la sua
colpa. Quando il giusto prega, la sua voce è alta, il suo volto è scoperto e non ha bisogno di
bisbigliare come il peccatore. E come egli non ha una ferita nascosta quando prega, la sua parola
è alta e la sua preghiera è pubblica e piena di bellezza. Il cuore del peccatore è affranto, la sua
testa è inchinata, ed egli si vergogna di svelare agli uomini ciò che vuole. Egli ha una ferita e non
desidera che alcuno la veda, ed egli vuole svelarla con calma tra sé ed il medico. Ed egli bisbiglia
la sua colpa nelle preghiere e moltiplica la supplica per guarire senza essere divulgato. Così Dio
si abbassa presso il peccatore, ed Egli guarisce la sua ferita e non lo rende pubblico come lui
vuole". V/775-776.
Dio conosceva che il giovane non voleva imparare ciò che era necessario per ereditare la
vita, e pertanto Egli non lo divulgò. Nell'omelia 11 su quel giovane che disse al nostro Signore:
cosa devo fare per ereditare la vita eterna, (Mt 19, 16-26)?, Giacomo scrive:
"Quanto (Dio) guarisce senza smascherare gli uomini!: Egli è longanime e cura con umiltà. Il
giovane chiese: cosa devo fare per ereditare la vita?, ed Egli conosceva che non accettava
l'insegnamento. E come Egli lo conobbe, non lo rimproverò davanti ai molti perché Egli non è
abituato a divulgare colui che si avvicina a Lui. Egli non gli disse: tu non poi, tu non sopporti, tu
non sei sincero, e tu sei bugiardo, vattene. Ma Egli lo accettò, lo ascoltò con delicatezza e lo
bendò, e se egli Lo avesse ascoltato sarebbe guarito". I/262-263

Il malato rimane nel letto


Nell'omelia 162 sul re Davide e Uria (II Sam 11), Giacomo scrive:
"Quello che pecca e chiede misericordia non é peccatore perché quando egli accorre verso la
penitenza egli é (contato) tra i giustificati. Colui che é malato a causa della febbre  o a causa
di qualsiasi malattia, tanto che egli é steso sul letto della malattia, egli è chiamato malato. Se egli
si sostiene e si alza dalla malattia, non lo chiamano malato, perché egli è considerato tra coloro
che camminano nel mercato. Se dunque colui che è peccatore si avvicina alla penitenza, il peccato
lo lascia come la febbre ed egli non è un peccatore". V/370

L'ultima medicina è la cauterizzazione

Nell'omelia 13 sul Fariseo e il pubblicano di cui disse il nostro Signore: essi salirono al
tempio per la preghiera (Lc 18, 9-14), Giacomo scrive:
"Egli portò nel nostro territorio le guarigioni dalla casa del suo Padre, le distribuì gratuitamente
ai malati, e li guarì... Dovunque Egli trovò il peccato nell'anima, Egli diede il perdono, e quando
lo incontrò la malattia del corpo Egli diede la guarigione. Quando Egli insegnò, diede guai agli
scribi e ai farisei, e (diede) la cauterizzazione  alla malattia per cui la cura diventò difficile.
Egli vide l'orgoglio ed ebbe pietà dell'anima uccisa, ed Egli la curò con la medicina e la
cauterizzazione  per guarire la sua ferita.". I/300. Vedi, lettera 159
Nell'omelia 114 sul profeta Elia e sul re Acaz, Giacomo scrive:
"Il profeta (Elia) aveva chiesto un segno che avrebbe fatto riconoscere se egli era il profeta del
Signore o no. E perché i pagani sappiano che egli è veramente un profeta, manda il fuoco affinché
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le sue parole siano accertate: che egli era il profeta. Egli cauterizzò il paganesimo con la fiamma,
e quando lo trattò così, esso si opponeva alla guarigione... La sua ferita era grave, a tale punto
anche la cauterizzazione col fuoco non l'influenzò per bloccare il cattivo flusso del paganesimo
del suo padre". IV/215

Gli occhi malati vedono due soli, i diofisiti vedono due Cristi
Se l'occhio è malato, tutto il corpo sarà privato della luce. Infatti l'occhio è la lucerna del
corpo (Mt 6, 22-23). Nella lettera 21 inviata ai capi dei monasteri alle persone beate: ai giusti,
santi, eletti, amatori di Dio, colonne della verità e la luce del mondo, i sacerdoti e abati dei
conventi Mor Antioc, Mor Simone, Mor Samuele, Mor Giovanni, Mor Sarguis e Mor Ignat,
Giacomo scrive:
"E come la loro fede è malata, essi non vedono l'Unigenito di Dio Uno. Se l'occhio che è malato di
diplopia  osa guardare il sole, forse esso vedrà due soli perché la sua vista è perturbata a
causa della malattia e non vede il sole unico regolamente a causa della forza della sua luce. Così
anche la fede malata che la vipera corruppe (Is 14, 29) vede gradi e numeri nell'Unigenito di Dio.
Il suo orecchio è chiuso per l'iniquità e non vuole ascoltare le semplici espressioni che la sposa, la
figlia del giorno, canta nella stanza nuziale dello Sposo celeste: Essa canta semplicemente
dicendo: Uno è il Padre Santo, Uno è il Figlio Santo, Uno è lo Spirito Santo. Se il Figlio era
Uno come il Padre è Uno, quale è quell'altro che i saggi introdussero in mezzo per aggiungere al
numero un altro e corrompere il Segno  della Trinità che non accetta mai l'addizione per
diventare "quaternità" al posto della Trinità?". Lettera 137

L'ortopedia e gli unguenti


Nella lettera 26 inviata a Mor Mara vescovo di Amid, Giacomo scrive:
"Senza la ricca Economia di Dio in sensi, e profonda in pensieri, nulla venne all'esistenza. In
questo tempo Essa visitò giustamente, come è abituata, ti scelse, ti costituì guida del popolo
fedele affinché tu sia il pastore del gregge razionale redento col prezioso sangue di Dio e ti pose
come la medicina  sulla piaga, come algebra ortopedica  sopra le fratture e come gli
unguenti  sull'occhio malato". Lettera 223
Nell'omelia 28 sulla penitenza, Giacomo scrive:
" Il Signore, tuo Signore non benda la ferita come un medico, perché il medico lascia una ferita
nel corpo quando lo guarisce. E quando Egli sollecita il corpo con le bende, le erbe  e le
mescolanze  delle droghe, affinché non esista in esso nessuna ferita, una piccola o grande
ferita rimane in esso, perché il medico non può fare un corpo come il primo.... Quando la ferita si
approfondisce per diventare una cancrena , Egli mette sopra il suo corpo, e allora questo si
spiana e diventa un corpo splendido. Egli non mescola le erbe o le cose calde o le cose fredde, e fa
da esse una medicina per curare le ferite". I/654-659

La lettera simbolo della medicina


Nella lettera 27 inviata a Mor Daniele il solitario, Giacomo scrive:
"Io ricevetti le preziosissime tue righe, o mio signore eletto di Dio, e la mia debole anima ne
godette e le applicò  sul mio corpo come una medicina forte su di un corpo debole". Lettera
225
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La natura è saggia e ordina la razione del cibo


Nell'omelia 10 sulla preghiera che insegnò il nostro Signore ai suoi discepoli: Padre
nostro che sei nei cieli, che il tuo nome sia santificato (Mt 6, 9-13)
" Se tu obblighi la natura a mangiare golosamente per consumare più che la misura racomandata,
essa diventerà fiacca, si appesantirà, cesserà e si fermerà di mangiare perché essa esagerò nel
mangiare. Essa prese il cibo di due giorni durante un pasto, perciò essa diminuisce un pasto di
cibo. Che il cibo quotidiano che prese ieri le sia ordinato, e poi mangerà il cibo con ordine come
essa è costituita. La natura sta come un giudice contro il goloso, se egli esagera nel mangiare.
Essa esige da lui il superfluo che mangiò e lo rese malato affinché vomitasse il cibo superfluo, poi
gli diede il pane quotidiano solamente, perché questo basta per la vita felice". I/236
V

L'esegesi di Giacomo

Lo studio della Bibbia figurava nel programma della scuola di Edessa. Il poeta di Batnan
ricorda che egli fu studente in questa scuola proprio per la lettura dei "Libri divini". Lettera 57-
59
La chiesa siriaca riconosce in Giacomo  il commentatore o l'esegeta in eccellenza1,
e gli attribuisce la missione dell'esegeta come sant' Efrem.
"Lo Spirito Santo svelò e gli spiegò tutti gli enigmi del santo Libro, allora questo dottore diventò
il vaso dello Spirito e riempì la santa chiesa di saggezza grazie al suo commento del sacro
Libro"2.
Mor Marun riconosce in Giacomo il celebre esegeta della chiesa. Giacomo rifiutò questo
titolo per umiltà. Nella lettera 23 indrizzata a Mor Marun, Giacomo scrive:
"Io ammirai molto la tua lettera, scritta agli altri, che fu letta davanti a me per pormi la
questione... Essa (mi) turbò e mi contò nel gruppo degli esegeti , allora che io non raggiunsi
lo stato dell' interrogatore discernente come te". Lettera 168
Le dispute cristologiche spinsero il nostro autore ad approfondire lo studio biblico. Egli
ebbe la nausea del commento "letterale" dei diofisiti che chiama: commento "giudaico". Egli si
sforzò per armonizzare le due correnti esegetiche delle due scuole: quella antiochena di esegesi
così detta "letterale", e quella alessandrina di esegesi così detta "spirituale".
Per opporsi al razionalismo diofisita teodoriano, Giacomo scelse la metodologia del
commento "spirituale" cirilliano, senza trascurare però il commento "letterale" di tendenza
efremita edessiana. Questa metodologia permise a Giacomo di trovare il Cristo in: "ogni
carattere, in ogni riga e in ogni pagina" dell'Antico Testamento. L' esegesi teodoriana essendo
molto razionale, non trovava il Cristo che solamente in alcuni testi assai limitati dell'Antico
Testamento. Questo compito esegetico fu mantenuto dal nostro dottore durante la sua vita. Così
Giacomo ci tramanda l'esegesi equilibrata di sant' Efrem elaborata nella scuola di Edessa.

La missione dell'esegeta
La missione dell'esegeta consiste ad estrarre il senso del testo biblico. Questa missione
rassomiglia alla missione di Cristo-perla che scese nello sceol per cercare Adamo-perla e farlo
salire. Dio offrì suo Figlio come caparra o ostaggio  per liberare Adamo, e con Adamo, tutta
la razza umana. Nell'omelia 86 sulla parola del nostro Signore nel Vangelo: il regno del cielo
rassomiglia al lievito che prese una donna e lo nascose in tre misure di farina finché tutto si
fermentasse (Mt 13, 33), Giacomo scrive:
"Il Padre misericordioso diede la sua immagine alla polvere che diventò grande, e il maligno la
rapinò e la rese polvere nello sceol... E come la grande immagine era preziosa per il suo Creatore,
Egli mise il suo Diletto ostaggio  quando la salvò. Egli caparrò il suo Fglio come ostaggio,
salvò la sua immagine dai rapinatori, trovò la sua immagine, e il suo Figlio non fu perduto. Egli
pose la perla nella tomba tre giorni come un ostaggio al posto di Adamo che corruppe nello sceol.
E quando la vita si propagò per la razza umana grazie alla ricchezza del Padre, la sua immagine
Gli fu restituita, e anche il suo diletto Figlio (tornò) con grande gloria... Egli scese al mare dei

1
- Cronaca 846. Vaticano. Abbeloos. Paris
71/785-792. Vedi, I/328-329, IV/12-16, V/595-596. Lettera 40-41, 169
2
- Paris
98

morti per tuffarsi come un nuotatore, e fece salire la perla sulla quale era dipinta la sua
immagine. Egli rimase tre giorni nell'abisso, e lì trovò l'immagine che il serpente rubò e nascose
nel fondo dello sceol. Egli la palpò nella profondità nel fango dei morti, la prese, la fece salire, si
rallegrò quando la trovò, e Lui non fu macchiato col fango". III/422-423
Il pensiero e l' intelligenza dell'esegeta si tuffano nelle Sacre Scritture per estrarre le perle
cioé i commenti affinché gli uomini ne traggano profitto e le sospendano ai loro orecchi, non
solamente per la bellezza, ma specialmente per meditarle. I/157, 242, III/830, V/154. Nell'omelia
14 sui vignaioli (Mt 20, 1-16), Giacomo scrive:
"I Libri del Figlio assomigliano al mare, e la perla è gettata nel mare, ed è nascosta ai
commercianti. Il commentatore scende come un tuffatore, sonda le profondità, e fa salire con sé la
perla.. L'intelligenza  scende come il tuffatore nella Lettura per far salire la perla: la parola
della vita... Il pensiero  scese, si tuffò nei Libri senza essere degno, sondò e tenne la perla di
Dio. Ecco la lingua che la porta per offrirla agli ascoltatori (dicendo): appendete dunque ai vostri
orecchi la figlia del luminare, e ornatevi con essa". I/328

La grazia muove il commentatore e l'auditore


La grazia è richiesta per commentare e anche per ascoltare il commento. Giacomo si
sente indegno di portare il titolo dell'esegeta e del commentatore. Egli si riconosce appena un
alunno nel campo esegetico. L'esegeta non è povero perché la grazia lo arricchisce dai suoi doni.
Nella lettera 23 indrizzata a Mor Marun, Giacomo scrive:
"Io ammirai molto la tua lettera, scritta agli altri, essa che fu letta davanti a me per pormi la
questione... Essa (mi) turbò e mi contò nel gruppo degli esegeti , allora che io non raggiunsi
lo stato dell' interrogatore discernente come te... Quando l'interesse della richiesta utile si muove
nell'anima discernente, questo è il dono  della grazia divina che si occupa del genere degli
uomini, li aiuta come una educatrice (cura) l'infante. La grazia muove la questione in colui che
interroga affinché chieda il profitto comune da colui che commenta . La medesima grazia
anche si avvicina e segue il pensiero di quello che è interrogato affinché dia ciò che è necessario,
anche se egli è bisognoso e povero. La povertà non esiste dove la grazia distribuisce con i suoi
movimenti utilissimi, perché quello che è interrogato non commenta da ciò che possiede, ma dai
doni della grazia che arricchisce tutto dai suoi differenti doni". Lettera 168-169
La grazia illumina l'esegeta che è incapace senza il suo soccorso. Essa illumina l'esegeta
che illumina gli ascoltatori. Senza l'amore lo sforzo esegetico è inutile. Nell'omelia 79 sul velo del
volto di Mosè (Es 34, 33-35), Giacomo scrive:
"Un giorno una persona discernente mi chiedeva: quale è il mistero di quel velo sul volto di
Mosè? Adesso commenta se tu conosci, perché Mosè è velato e nessuno può svelare il suo volto?
Vieni o grazia che sveli i misteri di Dio, per mezzo tuo sarà descritto il tema che mossero i
discernenti. Vieni parlare in me perché io da solo sono incapace, muovi la mia parola verso il
commento delle verità. Per te, e da te mi muoverò per parlare, perché tu sei ricca di rivelazioni
per commentare. Vieni o grazia e porta con te le soluzioni : quale è la ragione del velo di
quell'Ebreo.? Adesso bisogna che l'amore sta come mediatore perché senza l'amore quello che
ascolta non capisce". III/284
L'esegeta e il lettore devono essere spinti dall'amore e dall' umiltà per commentare ed
ascoltare. Bisogna spogliarsi dall'orgoglio della saggezza e diventare "ignorante" per parlare di
Dio. Nell'omelia 19 sulla questione del nostro Signore e sulla rivelazione che ricevette Simone dal
Padre (Mt 16, 13-19), Giacomo scrive:
99

"Chi mi da l'amore che è costituito come un giudice  sugli ascoltatori e li attira verso la
scienza !. Magari l'orecchio sarebbe assetato della voce dell'insegnamento, perché la dolce
bevanda senza discussione gli sarebbe gradevole... Magari  sgorgherebbero i fiumi del
grande amore da parte dell'oratore e degli ascoltatori con una sola volontà. Magari ognuno si
orienterebbe verso la volontà di Dio che vuole che ogni uomo approffiti da Lui senza perdere
nulla. Che ciascuno si sforzi per raccogliere il profitto, che sia l'oratore, o l'ascoltatore della fede.
O oratore prendi cura e sii utile quando tu parli, e se tu non sei utile osserva il silenzio. E tu o
ascoltatore approfitta quando ascolti, e se tu non approfitti perché stai ozioso presso l'oratore?
Che l'amore ti attiri, come l'amore mi attirò anche io, perché il profitto non si ottiene che per
amore. Non ascoltare le mie parole con furbizia per cacciare, perché l'amore non si inchina
mai per tendere la trappola. La parola è pura da ogni furbizia e da ogni saggezza3, purifica il tuo
udito per sentire le (cose) semplici  . Scenda dall'altezza della saggezza dove tu stai e
umiliati verso di me per parlare con te con mitezza....Nessuno può parlare dall'Unigenito senon
con l'amore che è la sorgente delle virtù . Tu che mi ascolti ascolta le mie sentenze 
come io parlo con te con amore dell'anima che sa amare le cose semplici...Se tu sei intelligente,
sappi da quello che parla con te: l'omelia che sta recitando gli è superiore.. Chi descrive il Figlio
di Dio che è indescrivibile dai razionali , eccetto se Lo descrive con amore e senza
discussione? Quale colto, o saggio, o disputatore può spiegare  il miracolo (Is 9, 5) che non si
spiega ? ..O ascoltatore se tu sei giusto, come ci chiedi di parlare da quella nascita illimitata
con uno stile limitato? Non promettere di capire il suo evento perché tu possiedi un udito, come io
non promisi di possedere una parola che Lo raggiunge. Colui che pensa di delimitare il Figlio di
Dio erra se è l' ascoltatore o se è l' omelista. Io rinuncio alla conoscenza  che pensa  di
raggiungere il limite del Figlio, e rinuncio al pensiero che pensa  di averLo compreso, o
Lo comprenderà. Se tu mi chiedi di raggiungere il suo limite, non ascoltare: perché io non
possiedo la parola che raggiunge l'altezza del Figlio". I/461-464

Le difficoltà nell'esegesi
Le difficoltà esistono nel testo biblico. Lo sforzo intelletuale è richiesto per risolvere i
problemi biblici di natura linguistica e teologica. La Bibbia non è un libro come gli altri libri.
Nella Bibbia esiste il mistero della parola divina. Perciò bisogna avvicinarsi alla Bibbia con fede
e amore. Nell'omelia 57 sulla nuova domenica e su san Tommaso, Giacomo scrive:
"Qundo Dio fa una cosa volontariamente, non dire mai:  perché?, come? E per
quale ragione? La sua forza non è legata a un limite per indicare la maniera del suo agire. La sua
forza è assoluta e non è limitata da nessun limite. Se tu mi chiedi di spiegarti naturalmente,
non so come Egli entrò presso i discepoli. Quando esiste il miracolo, esso non è incarcerato sotto
il commento , perché se si sipega non è miracolo... Non spiegare: come Egli entrò, come
toccò, e come vide, e questo non si sente che con l'orecchio della fede. Io non oso avvicinarmi per
trattare queste cose e spiegarle naturalmente. Le sue ferite esistevano in Lui dopo la sua
risurrezione?, o Egli volle guarire il pensiero di Tommaso? Devo meravigliarmi a causa di queste
cose inespiegabili, perché tutta la corsa della sua attività operatrice è un miracolo...Queste cose
superano il commento, perché vi affannate?, allungate la vostra parola per lodare senza

3
- La saggezza in questo testo ha un senso peggiorativo, secondo il principio paolino seguito da Sant'
Efrem e da Giacomo. La "docta ignorantia"
100

discussione. Prima di soffrire molto a causa delle interregazioni, osserva i comadamenti ed ecco
che tu raggiungesti la perfezione.... Egli abitò il cenacolo, e le serrature erano chiuse, ed esse non
furono mutate. Egli abiterà nella tua anima quando i suoi pensieri non sono turbati". II/651-669
Il caso di Abramo ci meraviglia. Egli vide tre persone, e supplicò una persona. Giacomo
tenta di commentare questo testo enigmatico. Giacomo non esita a dire: io non so spiegare.
Giacomo, con uno stile retorico e forse ironico, invita gli ascoltatori a spiegare questo difficile
testo. Nell' omelia 152 la seconda su Sodoma (Gen 18, 1-15), Giacomo scrive:
"Egli disse: o Signore se io trovai misericordie nei tuoi occhi non passare in fretta oltre il tuo
servo. Egli vide tre, e perché supplicò uno?, io rispondo non lo so. La parola mi vinse e sono
vinto, commentate voi, perché io dissi non so. In questo posto la mia intelligenza non capì, e colui
che è intelligente capisca le cose nascoste": V/92
Giacomo confessa la sua ignoranza nel commentare la difficile storia di Melchisedek.
Una tale confessione può essere uno stile retorico che troviamo spesso nelle opere giacobiane.
Quì, mi sembra, che l'espressione di Giacomo è reale, non retorica. Giacomo dice che il silenzio è
il migliore metodo esegetico quando non si comprende il testo biblico. Nell'omelia 155 su
Melchisedek il pontefice di Dio e sui misteri del nostro Signore (Gen 14, 17-20), Giacomo scrive:
"Io non prometto a colui che mi ascolta di commentare, che nessuno mi chieda un tale commento
che mi supera. Il grado di Melchisedek supera il commento perché rassomiglia al Figlio di Dio
che non è spiegabile.. La storia di questo sacerdote ammirabile mi vinse, e la parola è incapace di
descriverlo come egli è. La sua storia supera la nostra capacità di descriverla, perciò io chiamai il
silenzio affinché velasse il mio commento. Quando taccio, io non lo disonoro, e quando dico: non
posso descriverlo, il mio silenzio è il mio ossequio a lui. Dove la parola non può trattare un certo
oggetto, essa giustifica la sua incapactà di descriverlo con il suo silenzio". V/155, 172-173
Il re di Moab sacrificò il suo figlio a satana e vinse (II Re 3). Il popolo eletto che non
ebbe fiducia nel Signore perse. Il nostro esegeta è sorpreso per questo testo che commenta
malgrado la sua oscurità per tanti. Nell' omelia 117 la seconda su Eliseo e il re di Moab che
sacrificò il suo figlio sul muro (II Re 3, 4-27), Giacomo scrive:
"Io presi il Libro e quando lessi, fui sorpreso dal re di Moab che sgozzò il suo figlio sul muro. E
lasciai la lettura a causa della grande paura, e con audacia entrai per capire il soggetto con
grande amore. Il pagano sgozzò il suo figlio sul muro al demonio, e la collera di Dio si infuriò
contro Israele. E perciò io fui sorpreso per parlare del fatto di cui il senso è nascosto a molti. Egli
sgozzò al demonio, e grazie al Signore vinse il gran popolo, e sentire la notizia perturba molti. Se
trovo l'amore nell'orecchio dell'ascoltatore, incomincio a parlarne adesso affinché capisca".
IV/283-284
Giacomo si turba per la storia di Sansone. Egli non sa come descriverlo. Nell'omelia 160
su Sansone, Giacomo scrive:
"Perché il nazireo entrò presso la puttana?, la sua storia mi turbò e non so descriverlo". V/344

Lo sforzo nell'esegesi
Giacomo invita i fedeli della sua zona a venire ogni giorno ascoltare il commento biblico.
Colui che non vuole sentire le Letture che lasci il posto agli altri che sono preparati ad ascoltare
con interesse. Giacomo caccia il pigro dall'assemblea. VI/702-704. Lettera 168, 176. Colui che
non è preparato a studiare la Bibbia rassomiglia a quello che da i calci nell'aria . Invece
colui che "straccia"  i libri III/843, IV/742-743, V/775 capirà i loro commenti. Il nostro
autore schernisce queste persone e li rimprovera. Il cieco conobbe il Figlio di Davide senza
stracciare i volumi di Mosè. Nella sua omelia 88 su Timeo (Mc 10, 46-52), Giacomo scrive:
101

"La voce del cieco disprezzò i sacerdoti e i farisei perché egli conobbe che il Figlio è Figlio di
Davide senza che abbia letto i volumi  di Mosè e dei profeti. Ed egli non stracciò  i Libri
della profezia e della sua rivelazione". III/465
I pagani Magi anche senza stracciare i Libri conobbero il Figlio di Dio. Nell'omelia 6 sui
Magi, Giacomo scrive:
"Questi (Magi) portarono i tesori e i beni dei loro padri, e quelli (Ebrei) stracciarono ogni giorno i
Libri e non lo conobbero". I/103. Vedi, III/652
Occore avere un occhio interiore che penetra i testi. 71/70 per capire e trarne profitto.
I/552, II/382, III/363, IV/724, V/551-555. Giacomo non accetta che alcuni vengano da lui
secondo l'abitudine I/85, 242, III/652. Egli chiede all'ascoltatore un udito straordinario. Lo
studioso deve essere molto "colto" per capire l'esegesi. Nell'omelia 10 sul Pater noster, Giacomo
scrive:
"Nella preghiera esiste: non ci indurre in tentazione, perché tutta la natura è debole quando è
tentata. Quì, la parola ha bisogno di un udito inconsueto perché essa è più nobile delle sue simili
per i sapienti. La tentazione nella quale l'uomo prega di non essere introdotto, i figli della cultura
 la comprendono con grande intelligenza. Se l'ascoltatore non si annoierà, io spiegherò il
genere della tentazione che pose il Figlio di Dio in questa preghiera". I/242

La preghiera nell'esegesi
Occorre pregare molto per cogliere i frutti nel lavoro dell'esegesi e del commento V/93.
Occorre chiedere la grazia che illumina, l'amore che apre la porta per capire, e la scienza per
ammirare. 71/22, I/606, II/ 716, IV/282-284, V/161, 594, Lettera 74, 204.

Il contributo della chiesa nell'esegesi


Il nostro autore consiglia di andare alla chiesa che è la "maestra" che insegna e commenta
i Santi Libri. L'autorità ecclesiastica è richiesta per spiegare i testi biblici difficili, se si vuole
capirli bene nel senso ortodosso. Giacomo riconosce l'importanza della tradizione  per il
commento dei Libri sacri. Nell' omelia 152 la seconda su Sodoma, Giacomo scrive:
"Leggete i Libri, ed ecco voi avrete ammassato la ricchezza dei misteri. E amate la scienza, ed
ecco voi scoprirete le cose nascoste. Dedicatevi la vita al pulpito  della Divinità, ed ecco che
riceverete dalla Lettura una nuova luce. Porgete l'orecchio all'omelista con amore e prendete da
lui il fiore delle parole con un puro amore. O intelligenti andate alla splendida chiesa padrona dei
tesori, e con il suo insegnamento salate le vostre anime. Mettetevi in ginocchio nella preghiera,
essa è come la maestra  presso di Dio, e gli enigmi pronfondi saranno rischiarati grazie ad
essa". V/92-93

Il digiuno nell'esegesi
La preparazione dell'anima e del corpo è necessaria per commentare la Bibbia.
Mangiamo con misura, e ascoltiamo senza misura. Il digiuno aiuta molto per illuminare
l'intelligenza e capire il senso delle Sacre Scritture. L'esempio dell'aquila aiuta a capire
l'importanza del digiuno. Se l'aquila mangia poco, essa si innalza nell'aria, invece se mangia
molto, essa si appesentisce e non sarà capace di raggiungere le altezze dell'aria. I/553, II/222,
IV/835, 884, Lettera 11-12.
102

Bere il vino e cibarsi secondo la giusta misura non permette al corpo di ribellarsi. Perciò,
l'aiuto divino è richiesto anche nel mangiare e nel bere. La serenità umana offre una buona
preparazione alla Lettura e al commento biblico. Nella sua omelia 15 sul pubblicano e Zaccheo
(Lc 19, 1-10), Giacomo scrive:
"Il pane e l'acqua sono la porzione della vita corporale, e la parola del Signore è la vita spirituale
dell'anima. Colui che mangia il pane si appensantisce, e diventa pigro; la parola della vita fa
crescere le ali all'anima per volare. Mangiamo con misura, ascoltiamo senza misura,
diminuiamo i cibi, ed allunghiamo le meditazioni divine. L'anima si oscura con gli abbondanti
cibi, e l'intelligenza si arricchisce dell'abbondante sapienza". I/352-353
Con il digiuno e l' esercizio spirituale, l'anima acquista le ali per volare come un'aquila.
Essa vede con il suo penetrante occhio i disegni di Dio e discerne la sua volontà grazie alla sua
ricerca nelle Sacre Scritture. I/592. L'uomo deve osservare l'umiltà e conoscere i suoi limiti. Il
mistero di Dio limita la conoscenza umana. I/553, II/228, IV/835.
Giacomo invita l'amante delle fatiche a accomodarsi con lui nella chiesa per riposarsi,
per sentire i commenti biblici, e per ristaurarsi sulla mensa eucaristica. Nell'omelia 43 sul nostro
Signore conosciuto cibo e bevanda nei Libri, Giacomo scrive:
"O miei fratelli dilettiamoci dell'insegnamento del Figlio di Dio perché il suo gusto è più dolce del
favo del miele . Venite a pascolare come se fosse nel prato pieno di vita, perché l'anima che
si appesantì con le concupiscenze si ingrassi. Mangiamo da Lui, perché i suoi cibi non hanno la
corruzione Απουσια , Egli è il puro cibo che sana l'esofago  dell'anima. Quando si
mangia il pane, esso sarà pesante per coloro che lo mangiano, l'insegnamento però fa acquistare
all'anima due ali per volare. I santi Libri sono dei prati divini che si rallegrano quotidianamemte
dalla benedetta fontana di Eden.. Vieni, vieni verso di noi o amante delle fatiche, riposati dalla
corsa, vieni ed accomodati con noi alla mensa se non sei in fretta. Oggi la sposa della luce ci
invitò per dilettarci con essa, perché essa sacrificò lo Sposo, ed eccola che lo distruibisce sulla
mensa". II/228-229

L'umiltà nell'esegesi
Il commentatore deve umiliarsi per ben trattare i temi biblici. Il firmamento impedisce
all'aquila di oltrepassarlo. Così l'uomo è limitato, deve riconoscere i suoi limiti, e ammirare il
Signore e la sua Parola. Nella lettera 2 sulla fede, Giacomo scrive:
"Conosciute sono le cose limitate, e conosciute sono anche quelle che non si sottomettono al
limite. Il volo dell'aquila non significa che essa può volare e innalzarsi come vuole. Lì, esiste un
limite che lo impedisce e lo ferma affinché non raggiunga il luogo in cui l'ala dell'uccello non può
volare. Tu hai un'intelligenza che vola, e le è facile calpestare e innalzarsi sulla cima delle
creature, ciò non significa che essa è capace di limitare il Creatore grazie alla debole funzione dei
suoi pensieri. All'ala dell' aquila è impedito di oltrepassare il luogo che esiste sotto il firmamento,
e la corsa dell'intelligenza si ferma e si arresta al di qua dell' alta via di Cristo". Lettera 11
Il Cristo è la Perla. Egli è il Miracolo. Il miracolo non deve essere scrutato, ma
ammirato. Lettera 74. Le parole bibliche sono meravigliose perle, perciò l'uomo deve abordarle
con fede e umiltà senza discussione. La fatica intellettuale e l'umiltà sono richieste. Nella sua
lettera 3 indirizzata al sacerdote Tommaso, Giacomo scrive:
"Il profeta Lo chiamò Miracolo (Is 9, 5) perché non è possibile spiegarlo.. L'anima razionale deve
cessare di discutere e deve meravigliarsi dal miracolo che è il Cristo. Colui che cerca il Figlio che
non si cerca non possiede il miracolo, cioé non possiede il Cristo, perché se lo possedeva egli non
L'avrebbe cercato". Lettera 20
103

La necessità della Lettura biblica


Giacomo come studioso biblico e teologo invita gli studiosi a leggere ed approfondire le
letture bibliche. Questi studiosi sono chiamati: i colti  71/317, i segretari della Divinità, i
conoscitori dei misteri cioé i commentatori biblici V/882, III/227, i veri esegeti sono simili ai
profeti 71/147.
Gli sforzi quotidiani sono necessari per seguire le Letture della Bibbia. Giacomo si
meraviglia quando incontra gli ascoltatori che non aprirono e nemmeno lessero la Bibbia. Queste
persone le chiama "ciechi e sordi". Essi non possono seguire il suo commento. Nell'omelia 76 sui
due passeri della legge: uno era ucciso sulla fontana delle acque, e l'altro lo facevano volare (Lv
14, 2-7), Giacomo scrive:
"Se si trova qualcuno che si stancò nella Lettura comprenderà chiaramente il tema che sto
cercando.. Colui che possiede i movimenti dell'amore per la scienza comprende i misteri nascosti
che sto tratttando. Ma se si trova qualcuno che non lesse i misteri di Mosè, come potrà ascoltare
da noi i loro commenti? La bellezza dei colori non serve al cieco perché non vede, come godrà del
loro splendore? I tuoni delle voci sono come un nulla nell'orecchio del sordo, perché non possiede
la porta dell'udito per sentirle. L'insegnamento anche è una parola vuota per colui che lo detesta;
e, come non lo ama, come potrà comprendere? O colti  vi dico: ascoltatemi e non
mescolatevi ai fannulloni che sono senza comprensione. Voi siete degni di capire la bellezza dei
misteri, perché voi avete sofferto per le Letture approfondite". III/226-227. Vedi, I/598, V/119,
432, 551. Lettera 308-309
La Bibbia rassomiglia a una montagna d'oro e di pietre preziose. Essa arricchisce colui
che crede. Colui che non crede e non la ama non ne approfitta. Nell'omelia 86 sul regno del cielo
è simile al lievito che prese una donna e lo nascose in tre misure  di farina finché si fermentò
tutto (Mt 13, 33), Giacomo scrive:
"Il Libro rassomiglia alla miniera  delle pietre preziose perché è pieno di ricchezze e di tesori
nascosti e incomprensibili. Non Chiunque lo apra e lo legga si arricchisce, perché esiste colui che
legge e non ama guadagnare la sua vita. Esiste colui che legge, la sua mente erra nel mondo, e
pensa alla ricchezza, ai possessi e alle costruzioni. Esiste colui che apre per leggere il Libro, e
questi si inaridisce in Dio e rassomiglia a colui che scava nella montagna d'oro. E lì, egli trova
una grande ricchezza incommensurabile, e grazie alla Lettura accumulò per sè un abbondante
tesoro. Gli è facile di caricarsi secondo la sua capacità perché il tesoro è abbandonato senza
guardie per coloro che lo amano. La Novella  aprì i suoi Libri dinanzi alle creature, e per il
suo Nuovo insgnamento, tutto l'universo si illuminò". III/414-415, 454

La purezza è richiesta per la Lettura biblica


L'anima deve purificarsi e vuotarsi dai mali per eseguire la Lettura biblica con profitto ed
interesse. Nell'omelia 132 sul fico maledetto che si seccò (Mt 21, 18-22), Giacomo scrive:
"Quando l'anima è illuminata, e guarda i Libri; lì, vede tutti i misteri della Divinità. Se essa è
oscurata dalle cose del cattivo mondo, il Libro diventa subito ai suoi occhi come un nulla.
Dunque bisogna che tu conservi la tua anima dai mali quando tu rendi il Libro del Figlio il tuo
compagno. Il Libro ha un dialogo spirituale e parla con un nuovo linguaggio con colui che
l'ascolta. Quando la parola è ascoltata fuori dal suo luogo, tu sarai estraneo agli interessi che ne
sono nascosti". IV/725-727
La gioia è richiesta per la Lettura biblica
104

la Lettura biblica deve essere eseguita con speranza e gioia. Satana causa la noia quando
si legge la Bibbia. Nella sua omelia 138 che inviò al suo discepolo Daniele che si incarcerò,
Giacomo scrive:
"Quando il solitario incomincia a leggere il Libro, egli (maligno) gli porta la pigrizia, il sonno e il
torpore e gli impedisce di leggere. Quando la malinconia del cuore entra nel pensiero  egli
abbandona la Lettura e incomincia a contare le sue pagine . Quando egli trova la moltitudine
delle pagine dei Libri si annoia, e incomincia a calcolarle per vedere quando finirà (la loro
lettura)". IV/854

L'esegesi spirituale
Per Giacomo tutto l'Antico Testamento simboleggia il Nuovo Testamento. Questo
principio è la base d'oro che permette di accettare l'Antico Testamento nella chiesa. Infatti, il
Vecchio Testamento preparò con tante figure e immagini il Nuovo Testamento. La chiesa, la
figlia degli Aramei  desiderò Gesù come la figlia di Faraone desiderò Giuseppe (Gen 39).
Nell'omelia 93 su Lazzaro (Gv 11, 1-44), Giacomo scrive:
"Prima della tua venuta, i Libri Ti nascosero come la notte, allora che il tuo grande sorgere non si
copre perché Tu sei il giorno. O mio Signore, la Torah , all'esempio di Yocabar la madre di
Mosè (Es 2, 1-10, Nm 26, 59), nascose il tuo mistero fra le pagine della profezia. La figlia degli
Aramei vide la tua bellezza quando Tu eri sospeso sulla croce, ed essa Ti desiderò o Bello come
l'Egiziana che si innamorò di Giuseppe (Gen 39, 7-10)". III/565-566
Offriamo questi testi tra tanti alri numerosi testi, nei quali il nostro autore ricorda
l'esistenza del Figlio di Dio e dei suoi misteri in ogni pagina  e in ogni riga  e in ogni
carattere  dell'Antico Testamento. Se il mondo non si annoiasse dell'insegnamento, Il nostro
poeta dice potrebbe trovare i misteri del Cristo quanto vorrebbe. IV/587
Il Cristo è l'anima delle profezie cioé dell'Antico Testamento. La profezia non esiste e non
si stabilisce senza i misteri del Figlio del Padre. Il Figlio dunque è il Mistero dei misteri della
profezia. Come il corpo non vive e non si muove senza l'anima, così la profezia non esiste e non
vive senza il Signore che è la sua anima. IV/574
Giacomo sa che gli esegeti di tendenza diofisita lo criticano a causa della sua esegesi
spirituale, e forse un pò "allegorica". Giacomo risponde a questi con la sua frase tipica:
- "se la cosa non è come io dico in realtà",
- "come sta scritto,
- "e perché la cosa non è altrimenti?".
Nell' omelia 152 la seconda su Sodoma (Gen 19), Giacomo scrive:
"(Abramo) aveva palpato tutto il mistero, lo delimitò, e aveva supplicato Uno perché l'Uno è Tre
e non si divide. Quì, io comprendo questo tema senza discussione per colui che accetta con
amore. Ed in realtà se non è così come lo dico, perché Abramo supplicava Uno e non Tre?".
V/94.
Nell'omelia 77 sulla giovenca rossa che doveva essere bruciata al posto dei peccati
dell'assemblea, e sulla croce del nostro Signore (Nm 19, 1-10), Giacomo scrive:
"Se la giovenca è utile per il sacrifici o come tu dici, perché egli la scelse rossa, se il suo colore
non manifesta la morte? O Mosè, se i macchiati sono purificati con il tuo sacrificio, il sacerdote
che la macella perché si contamina, se non esiste lì un mistero? Se la cosa in realtà non è così
come lo dico, perché il sacerdote si contaminava dal suo sacrificio? Se la cosa non è come
dico, perché egli scelse una giovenca rossa perché fosse vittima?". III/247-250
105

- "se il suo mistero non si mostrava lì, perché il Signore apparve sulla scala? Se in realtà la cosa
non è come lo dico, perché Egli dovette apparire sulla scala?". III/200
- "Se la cosa non è come lo dico, come la creatura porta Colui che la porta?". II/213-214
- "Se il mistero non è riservato come sta detto, perché il corvo che fu mandato non ritornò? Se
non esisteva nel legno di olio un enigma perché fu necessaria quella foglia che prese la
colomba? Se essa aveva preso con la sua bocca un olivo dall'albero, si direbbe che essa
l'avrebbe usato per il suo cibo". IV/49-50
- "Il pensiero di Giona si ubriacò dalla rivelazione, e quando scappava, dipinse l'immagine del
Figlio di Dio. Se la cosa non è in realtà come lo dico, non si sentì mai che un profeta fuggì
da Dio". IV/374
- " Se non esisteva lì un certo mistero perché era necessario contare il numero dei pesci? Tutto
ciò che accadde lì è: misteri, e chi può limitarli, se non un poco (numero) di loro?". V/702
- "Il Santo  è: il Cristo, la casa del Santo è: Maria, e la porta chiusa è: la verginità conservata
che esiste in essa. Se la cosa non è in realtà come lo dico, perché il profeta vide una porta,
e perché essa era chiusa (Ez 44, 1-2)?". VI/695
- "E in realtà se non è così come lo dico, perché Abramo supplicava Uno e non Tre? V/94
 ".
Per non citare altri testi presentiamo questo bellissimo testo estratto dalla sua omelia 125.
Nell'omelia 125 su quel carro che vide il profeta Ezechiele (Ez 1.10), quest'omelia è l'inizio delle
omelie di san Mor Giacomo, Giacomo scrive:
"Ecco che esistono nei Libri i tuoni delle voci che gridano ogni giorno: (rivelando l'esistenza)
dell'Unigenito, e il sordo  popolo non capisce. Ecco l'immagine del Figlio che rassomiglia alla
luce nei Libri, e l'Ebreo non Lo vede perché i suoi occhi sono chiusi  . Per colui che ha poca
vista, il sole e la notte sono la stessa cosa, perché egli non vede. Chi è dunque questo privato dalla
luce? Il tuono forte per il sordo  è uguale al silenzio, e come egli non sente, la voce e il
silenzio sono per lui la stessa cosa. Se il popolo aveva l'orecchio che sente le voci, avrebbe sentito
ogni giorno le notizie del Figlio nelle Letture. Se egli aveva un occhio puro che guarda la
bellezza, avrebbe visto l'immagine del Figlio nelle Scritture ... Non dare il segno al cieco, e
non bisbigliare  all' (orecchio) del sordo, questo non sente, e quell' altro non vede, e perché tu
ti stanchi con loro? Il tempo non è opportuno affinché io parli ora dei misteri del nostro Signore,
perché sto trattando un altro tema nella mia omelia. Se mi avvicino al mare dei misteri
dell'Unigenito, loro traboccheranno e mi copriranno con le loro onde". IV/532-533
Giacomo, commentando il testo di Geremia (Ger 1, 1-19; 31, 28; 45, 4), emette questo
principio: occorre comprendere il senso dei testi, e non bastarsi solamente dalla lettera del testo
come insegnano i Giudei, e più tardi i loro seguaci i diofisiti. Nella sua "acefala" lettera 20,
Giacomo scrive:
"E molto necessario che l'uomo conosca il pensiero  del Libro più che imparare la sua Lettura
. Dalla Lettura del Libro si impara la ripetizione  della parola, e dal pensiero del Libro si
conosce la volontà di Dio. Colui che capisce comprende i pensieri dei Libri può conoscere e
discernere quali parole sono dette per il timore, e per il consiglio, quali sono dette per le promesse
e gli avvertimenti , e quali sono dette per il castigo definitivo ...E
grazie ai Libri possiamo imparare tutte queste cose chiaramente, se ci avviciniamo al pensiero dei
Libri". Lettera 130-131
Giacomo segue il suo programma esegetico malgrado le critiche dei diofisiti. Egli aveva
davanti agli occhi il testo di san Paolo: "la lettera uccide, lo Spirito vivifica" (II Cor 3, 6).
106

L'esegesi "letterale" sola senza approfondimento non giova. Essa rappresenta l'esegesi ebraica
che non vuol vedere il Cristo annunziato nell'Antico Testamento.
Giacomo consiglia: "diminuire la lettura". La lettura sola senza il discernimento anche gli
animali sentono la voce della parola. Occorre il commento della Lettura per conoscere la volontà
di Dio nel testo biblico. Nell'omelia 16 sul ricco e Lazzaro (Lc 16, 19-31), Giacomo scrive:
"E molto necessario il discernimento nella Lettura, se qualcuno non discerne che non legga. In
realtà ogni uomo sa leggere, ma tu trovi il discernimento presso un piccolo gruppo. Occorre
diminuire la Lettura, e che l'anima resti illuminata dal discernimento. La voce della parola la
sentono anche gli animali, il suo discernimento (lo capiscono) le persone di intelligenza e di
comprensione. Dunque che l'intelligenza apra il suo orecchio all'insegnamento perché esso può
trovare la bellezza che esiste nelle Letture". I/382

I sinonimi dell'esegesi spirituale

Le parole chiavi del linguaggio giacobiano per designare l'esegesi spirituale , si
riassume in questa espressione: "Conoscere e leggere spiritualmente Mosè". 71/1380-1388
-  significa linguisticamente: prestare, chiedere, scusarsi ecc..Nel linguaggio esegetico
signfica: l'allegoria.
-  l'apparenza, la maschera.  l'enigma ecc..
-  Tipo.
-  similitudine (uso raro).
-  parabola, esempio.
-  enigma, parabola.
-  ombra.
-  Nella sua esegesi troviamo lo stesso linguaggio dell'immagine e della
rassomiglianza di Dio nell'uomo. 71/62, 77, 89, 155, 158, 475, 611, 670, 672, 681, 750, 795,
954, 1070, 1073, 1074, 1076, 1079, 1082, 1084, 1085, 1086, 1087, 1089, 1093,1096, 1098,
1100, 1101, 1103, 1104, 1105, 1106, 1107, 1117, 1118, 1119, 1120, 1122, 1123, 1153, 1163,
1164, 1166, 1173, 1176, 1180, 1207, 1209, 1270, 1464, 1467, 1470.
Vedi, I/19-22, 40-44, 49-51, III/13-20, 40-44, 58, 241, 357-361, III/196, 208-218, IV/12-16, 27,
49-51, 63, 106-108, V/101-102, 293, 300, 337-339. Lettera 28, 173-176
L'esegesi spirituale incoraggia lo studioso a cercare le immagini del Figlio di Dio, e le
immagini dei sui misteri nell'Antico Testimento. Il principio giacobiano si basa sulla parola del
Signore indirizzata ai Giudei: "Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna,
ebbene sono proprio esse che mi rendono testimonianza". (Gv 5, 39)
Il Signore nascose i suoi misteri nelle Scritture affinché l'esegeta, e il credente scavino
per scoprirli. Nell'omelia 171 sulla parabola del nostro Signore: il regno del cielo assomiglia a un
re che fece un banchetto per il suo figlio (Mt 22, 1-14), Giacomo scrive:
"L'anima acquista molta ricchezza con le Letture delle Divinità, se essa le incontra con amore... I
fiumi sono per irrigare i corpi e gli animali, ed ecco le Letture della Divinità (sono) per
abbeverare le anime. O intelligente da le acque al corpo per bere, e da il Libro all'anima per
leggerlo e dilettarsene. L'anima è assetata alla fontana che esiste nei Libri, ed essa pone la sua
bocca per bere la vita da essi ogni giorno. Ma se essa apre il Libro e legge con grande amore, si
illuminerà subito, e vedrà la bellezza incomprensibile. Dalla Lettura entra la luce all'intelligenza
come entra il raggio dalla sfera  alla pupilla . dell'occhio. E lo Spirito del Libro soffia
dalle righe e cancella dal pensiero il fumo dell'errore. E tanto l'amore è legato alla Lettura
107

quanto l'anima diventa pura, piena di luce e non si turba. Il maligno invidia e bussa subito alla
porta come un giudice affinché il Libro cessi a causa dei pensieri del mondo turbato. E se l'amore
dell'anima è legato alla Lettura, essa disprezzerà e trascurerà tutte le attività (del mondo). O
anima che vuole vivere bene con Dio, lega il tuo amore alla Lettura della Divinità... E ascolta il
Libro che cauterizza la ferita, guarisce la malattia, cura, benda e ripara l'anima con il
risanamento. Il Figlio di Dio parlò con parabole e enigmi e nascose le sue parole nelle Letture per
il profitto. Come il ricco, Egli nascose i suoi tesori nei Libri, affinché colui che li ama scavi, li
faccia salire, e li prenda per arricchirsi". V/552-553

L'esegesi spirituale del Nuovo Testamento


L'esegesi spirituale sarà usata raramente nel Nuovo Testamento. Infatti il compimento
delle Scritture si realizzò nel Nuovo Testamento. Il Nuovo Testamento non nasconde più i misteri
di Cristo affinché l'esegeta li cerchi come nel Vecchio Testamento. La teoria del riposo sabatico è
applicata anche nell'esegesi: il Nuovo Testamento fece riposare il Vecchio Testamento.
Non dimentichiamo però che il nostro autore dice: "Tutto ciò che il nostro Signore fece
era parabole". Or le parabole chiedono l'esegesi e il commento. Così Giacomo si permette di
vedere anche nel Nuovo Testamento il campo del suo lavoro esegetico spirituale.
L'esegesi spirituale del Nuovo Testamento si limiterà specialmente ad alcune parabole: -
La parabola dei vigniaioli I/320-344,
- La parabola dei talenti V/587-613,
- La parabola dell'uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico II/312-333,
- La parabola delle dieci vergini II/375-401,
- Le beatitdini III/363-374,
- La parabola del lievito e del regno di Dio III/411-424,
- La parabola del figlio prodigo III/500-529,
- La parabola del regno del cielo che rassomiglia al grano di senape IV/632-649,
- I cinque pani, ed i due pesci III/425-462.
Giacomo commenta spiritualmente tutti i testi dove si trovano i numeri per esempio il
numero quaranta I/588-606, o il numero centocinquantatre pesci, e la figura della rete degli
apostoli IV/687-707 ecc...
L'esegesi spirituale che lasciò la sua impronta su Giacomo lo aiutò a trovare anche i
misteri nel Nuovo Testimento. Questo metodo esige la loro spiegazione e il loro commento.
Giacomo commenta spiritualmente il testo di (Gv 21, 1-14) dove trova i simboli del numero
centocinquanta che significa la Trinita, e il numero cento cinquanta che significa i cento
cinquanta salmi di Davide. Nella rete, egli trova il simbolo della chiesa. I misteri di questa pesca
miracolosa erano più numerosi dei nodi della rete degli apostoli. Nell'omelia 178 sulla terza volta
in cui apparve il nostro Signore ai suoi discepoli dopo la sua risurrezione (Gv 21, 1-14), Giacomo
scrive:
"Essi tirarono la rete  piena di misteri più dei pesci, e le parabole  erano più numerose dei
suoi nodi . Essa contenne centocinquantatre pesci, e gli spettatori si meravigliarono perché
essa non si strappò . Adesso chi dunque potrà enumerare i misteri che ebbero luogo?, e quanti
erano gli enigmi  e le parabole? Nel numero centocinquantatre non esiste un solo mistero per
colui che ne medita. Questo numero, l'uomo lo trova nel Libro dei salmi4 . Tutto ciò che il
nostro Signore fece era parabole. La rete di Simone è la chiesa, la figlia degli Aramei che adorò le

4
- Giacomo chiama i salmi: libro del canto secondo la terminologia ebraica: 
108

vanità  come se fosse durante la notte.. Ed eccola che canta  ogni giorno i
centocinquanta (salmi) sulla cetra di Davide il re divino. I tre santi : le tre Persone  della
Divina Trinità: un evento che supera i razionali.. Se non esisteva lì un certo mistero perché era
necessario contare il numero dei pesci? Tutto ciò che accadde lì è: misteri, e chi può limitarli, se
non un poco di loro?". V/701-702.

L'esegesi tipologica
La tipologia è il sinonimo dell'esegesi spirituale. La tipologia si basa sulle persone e sulle
loro opere. La tipologia sarà un sistema esegetico imperfetto, perché essa è simile al corpo
privato dall'anima. La tipologia è simile al quadro senza la vita cioé senza l'anima. Questo
sistema tipologico permette di trovare dapertutto: il Cristo anche nei piccoli dettagli del testo
biblico o delle persone bibliche.
Nell'omelia 110 sulla parola del beato Mosè: il Signore vi costituirà un profeta come me
fra i vostri fratelli; ascoltatelo (Dt 18, 25), Giacomo scrive:
"Mosè assomiglia al Figlio di Dio in tutta la sua condotta, come l'ombra rassomiglia al grande
corpo. Il pittore che dipinge l'immagine e la copia può con i suoi colori dipingere solamente la
rassomiglianza. Egli non può mettere la luce nelle pupille, e non ha la capacità di dare l'udito
all'orecchio. Egli dipinge la bocca, ma essa è senza parola e senza voce, e dipinge le due mani,
esse non si muovono per operare. In questa bella immagine: i piedi non camminano mai, e il naso
non respira. Tutta è bella, tutta è imperfetta e non completa perché essa rassomiglia molto
all'icona  ed anche non le rassomiglia molto. Il pittore dipinse una immagine piena di
bellezza, e l’anima le manca, perciò tutta l'immagine è imperfetta. Quale pittore potrà dipingere
l'anima?, e quale profeta potrà completare l'immagine del Figlio di Dio? I profeti, come i pittori,
circondano la grande immagine, e tutti tentano per dipingerLo con le loro rivelazioni. Quando lo
dipingono secondo la capacità della profezia, essi non possono dipingerLo come Egli è. Mosè fu
l'immagine e il quadro per il Figlio di Dio, egli lo rassomiglia molto, ed egli ne è molto
incompleto. Come egli lo rassomiglerebbe?, Egli è Dio, e quello è uomo, Mosè è immagine, ed a
lui manca l'anima come dicemmo". IV/112-113

L'antropomorfismo biblico
Le parole bibliche contengono numerosissimi sensi. Nell'omelia 108 sul diluvio, Giacomo
scrive:
"Egli vestì la maschera  del pentimento affinché essi rassomigliassero a Lui, e loro non
ebbero pietà su sé stessi con la penitenza...Con questo simbolo Mosè disse: il Signore si pentì
(Gen 6, 5-8), in realtà la sua natura non è sottomessa al pentimento.. La grande parola fu
pronunciata con una voce allegorica affinché impaurisse e facesse soffrire gli ascoltatori.. Il
male è più grande degli oratori e dagli ascoltatori, allora Mosè contenne con una parola migliaia
di soggetti. E per non scrivere i differenti peccati commessi, egli disse: il Signore si rattristò, e
lasciò le altre cose". IV/16
E' necessario dunque che l'esegeta credente cerchi e spieghi non soltanto la "lettera" del
testo secondo la grammatica e la semantica, ma anche secondo la "volontà" di Dio manifestata in
segreto attraverso il testo nella luce della tradizione ecclesiastica.
Questo genere esegetico è voluto da Dio che rispetta la natura della conoscenza umana
che non comprende che tramite le figure. Il vero Esegeta sarà il Cristo che svela il velo di Mosè, e
scopre gli enigmi delle sue parole. Nell'omelia 194 sulla fine, Giacomo scrive:
109

"Tutto ciò che Mosè scrisse e segnò con le parabole, lo scrisse affinché (il Cristo) lo spiegasse
alla sua venuta. Il grande profeta tese un velo sul mistero perché il suo momento non era ancora
giunto, affinché il popolo di dura comprensione lo vedesse". V/880
Giacomo come un coraggioso esegeta commenta il testo di (Gen 6, 6), e contraddice
Mosè che parlò "letteralmente". Il nostro esegeta spiega questo oscuro episodio
"tipologicamente". Mosè parla e agisce simbolicamente nel vecchio Testamento, Giacomo però
agisce secondo la luce del Nuovo Testamento: Dio non si pente o cambia come l'uomo.
Nell'omelia 108 sul diluvio, Giacomo scrive:
"O grande Mosè cosa tu dici a proposito di Dio?, attento a non corrompere il tema che tu tratti
simbolicamente. Come è possibile che Dio si penta?, perché l'hai calunniato  nella tua storia
dal momento che Egli non si pente? Se Egli si pentì realmente come tu dici, Egli sarebbe
imperfetto d'intelligenza, e perciò si disgustò come un imperfetto. Se Egli si pentì di aver fatto
Adamo come mi insegnasti, ecco che Egli è biasimato nella conoscenza del suo potere Creatore...
Io provo che non è possibile che Dio si penta, o tu spiegherai la causa e lo scopo del soggetto...
Questo Essere  a cui niente si nasconde, dimmi o Mosè, come Egli si pentì come tu affermi?".
IV/12-15. Vedi, Lettera 130-131

L'antropomorfismo è attribuito al Figlio


Il giusto uso dell'esegesi spirituale e tipologica spiega la ragione di attribuire a Dio che è
l'Essere spirituale e invisibile le figure umane senza scandalizzare il credente. L'antropomorfismo
è usato nel sistema allegorico per simboleggiare l'incarnazione del Figlio. Quando la Bibbia parla
della fatica attribuita a Dio, Essa vuole figurare la fatica di Cristo durante la sua vita umana, e
specialmente la sua fatica sulla croce. Dio infatti non si stanca. Egli opera sempre. Il Figlio anche
opera come il Padre (Gv 5, 17), senza stancarsi
Quando si applica a Dio il riposo "sabatico", in realtà questo riposo significa il riposo del
Figlio sulla croce. Nella sua lettera 23 indirizzata a Mor Marun, Giacomo scrive:
"Sei parole in sei giorni, dove è la fatica che esigerebbe il riposo? Il riposo sarebbe davvero
necessario all'Operatore che si stancò nella creazione? Una parola in un giorno non stanca
nemmeno l'uomo. E l'intelligente capisce che il riposo che fu ricordato raffigura il Potere
Operatore, non la fatica e la stanchezza di Quello che il profeta definisce: Colui che non si stanca,
né si fatica (Is 40, 28). E il Libro non si scioglie  (Gv 10, 35, Mt 5, 17; 24, 35) e nessuno
può contraddirlo.. Adesso quando tu senti Mosè dire: Dio si riposò il giorno di sabato, e lo
santificò (Gen 6, 3), considera che il riposo che ebbe luogo era secondo la buona volontà di Dio
alla quale piacque che il suo Figlio stancasse nel corpo, sopportasse le sofferenze e riposasse
dopo aver liberato i deportati dal sotterraneo della terra affinché salissero al cielo". Lettera 172-
173, 178. Vedi, III/288-290
Giacomo concluse nell'Esamerone e scrive: "non si dice mai dal Padre che Egli si stancò,
né si riposò che con parabole e enigmi". 71/1384-1388

L'allegoria

L'allegoria  significa: "dire: una cosa al posto di un'altra cosa". Davide
parlò allegoricamente quando chiese di bere l'acqua di Betlemme (II Sam 23, 16). La parola
110

allegoria in siriaco  significa: informarsi, chiedere, interrogarsi ecc... "dire: una cosa al
posto di un'altra cosa" cioé dire una cosa o parlare a proposito di una persona o di una cosa, e
intendere un'altra cosa o un'altra persona. Questo compito sarà il compito del profeta o del
commentatore. Il vero Commentatore sarà il Cristo che compì le profezie. Le profezie velate
saranno svelate e spiegate nel Nuovo Testamento.
L'allegoria era necessaria. Infatti il momento di svelare il mistero di Cristo nascosto non
era ancora pervenuto. Nell'omelia 43 perché il nostro Signore fu chiamato cibo e bevanda nei
santi Libri, Giacomo scrive:
"Il re Davide il profeta eletto amò Dio, e al suo tempo desiderò di bere di questa acqua. Egli era
molto assetato per bere il Figlio come acqua perché egli conobbe che Lui è la bevanda viva per
colui che lo assaggia. E come il Padre conservò il mistero affinché non sia rivelato, egli chiese
apparantamente  l'acqua della cisterna di Betlemme. Affinché egli non dicesse: chi mi darà
di vedere il Figlio, di bere da Lui l'acqua e di saziarmi di Lui spiritualmente? Egli aveva tentato di
dire "una cosa al posto di un'altra cosa" affinché non rivelasse il nascosto mistero fuori del suo
tempo. Egli non aveva il potere di rivelare le cose nascoste, perciò le nascose e le espresse con gli
enigmi... Ma egli sapeva bene che cosa chiedeva". II/240-244. Vedi, III/313
I Giudei non volevano credere al Figlio. La loro esegesi era letterale perciò non volevano
conoscere e vedere spiritualmente i misteri di Cristo. I profeti rivelavano il mistero agli "amici e
ai vicini" cioé a quelli che volevano intendere spiritualmente il testo biblico. Le profezie mostrano
come i profeti videro il Signore in allegoria sotto la forma di:

Abramo e Isacco vedero il Cristo nell montone (Gen 22, Gv 8, V/399-401, IV/104-116

56)
Carro di Ezechiele (Ez 10, 5). IV/104-116, V/399-401

Dare al Figlio aceto e mirra (Sal 69, 21) IV/104-116, V/399-401

Figlio dell'uomo nel cuore della terra (Gn 2, 1) V/399-401, IV/104-116

Figlio dell'uomo sopra le nuvole (Dn 7, 13) V/399-401, IV/104-116

Figlio è come Erba (Sal 72, 15) IV/104-116 V/399-401

Figlio salva i tentati (Gb 42 , 5-6?) IV/104-116, V/399-401

Figlio sul dorso del puledro (Zc 9, 9, Mt 21, 40) IV/104-116, V/399-401

Mani e i piedi del Figlio perforati (Sal 22, 16) IV/104-116, V/399-401

Melchisedek vede il Cristo nel pane e nel vino, (Gen 14, 17) IV/104-116, V/399-401

Nome del Figlio è Sorgere o Epifania. (Zc 6, 12) IV/104-116, V/399-401

(Gen 30, 25-43). IV/104-116, V/399-401


Rami di pioppo simbolo della Croce del Figlio
Roveto (Es 3, 1-7, 4, IV/104-116, V/399-401

13).
Vedere il Cristo in Abel (Gen 4, 1-16) III/30, V/13-14

Vedere il Cristo in Set (Gen 5, 3) V/399-401, IV/104-116

Vedere il Cristo nella creazione di Adamo secondo (Gen 1, 26, Rm IV/104-116, V/399-401

sua immagine e sua rassomiglianza 8, 29)

L'intelligenza e l'omelia di Giacomo o di qualsiasi autore esegetico si tuffano nel mare


della Bibbia come un tuffatore per estrarre la perla cioé il commento e esporla davanti
all'assemblea. I Giudei si arrabbiano della lettura dei profeti, perché i profeti parlano del Figlio.
L'assemblea che fornicò con il vitello sul monte Sinai vorebbe se fosse possibile "bruciare" il
libro del profeta Isaia che dipinse il Figlio di Dio. Quando essa lo legge si cambiano i colori
della sua faccia in rosso e in verde!. Nell'omelia 163 sul re Ozia e il profeta Isaia, Giacomo
scrive:
111

"la grande immagine è dipinta nei Libri della profezia, e la perla è nascosta lì come se fosse nel
mare. L'intelligenza scese come il tuffatore e toccò i Libri, Ti portò e salì affinché il mondo
vedesse quanto sei Bello5. La tua storia è nascosta nei testi come se fosse nelle onde, ed ecco la
tua omelia che si afretta nuotando nel mare per cercarTi. Il tuffatore palpò la perla nella
profondità dei mari, e la mia parola vorebbe acquistare l'immagine del tuo mistero. O mio Signore
ecco la Torah  che Ti porta nella sua profezia e Ti mostra, perché Tu sei come il tuo Padre
nelle tue glorie...Il Giudeo si arrabiò, perché il Figlio di Dio era nascosto, e non vuole vedere la
sua immagine nelle Scritture. Eccolo che calunnia  dicendo: se Dio aveva un Figlio perché
Egli nascose il suo evento ai primi? Adesso che si giudica la coscienza  del giudaismo,
vediamo perché il Padre nascose l'evento del suo Figlio? Egli nascose la sua notizia agli audaci,
agli ingiusti, e alla coscienza che ama moltiplicare gli idoli sulla terra...La profezia conosceva
questo Mistero e sentiva in segreto che Dio aveva un Figlio. Il Padre, per mezzo della profezia,
aveva rivelato il suo Figlio agli abitanti della sua casa ed ai vicini della sua Divinità. Egli diceva:
ho un mistero, ho un mistero, io e gli abitanti della mia casa  (Is 24, 16)6
per coloro che meritavano che il suo Prediletto sia rivelato a loro.. Il Giudeo non si abbassa per
leggere le Scritture, perché egli è duro di cervice (Es 32, 9) e non si inchina per guardare i Libri.
Egli è occupato, e non ha il tempo per leggere i profeti del Padre, perché se leggesse conoscerebbe
il Figlio di Dio.. La padrona del vitello non ama, né i profeti, né i loro Libri, perciò essa non li
legge. Quando essa è costretta di leggere i profeti, vede il Figlio, diventa rossa e verde, allora essa
chiude il Libro arrabiata. Essa capisce che crocifisse l'Erede (Mt 21, 38) che venne chiedere ciò
che è la sua proprietà, odia i profeti che precedettero e Lo dipinsero nei loro Libri. Essa non Lo
ama, e quando è obbligata di leggere li detesta a causa sua, quando essa Lo vede. Nella lettura
della profezia, Egli ha un Figlio e perciò essa detesta leggere i profeti, perché loro la
disturbarono. Quando essa legge, il Mistero appare nei Libri e la maledice, allora essa trema e
smette  di leggere. La miserabile apre il Libro e vede l'immagine del Figlio di Dio, allora essa
si vergogna, e lo chiude come se essa non potesse leggere. Perché essa legge?, perché essa legge
nella profezia?, perché l'ignorante  crocifisse il Signore dei profeti per invidia. Con quale
volto essa leggerà in Mosè, o in Samuele che dipinsero nei loro Libri il Figlio che essa crocifisse?
Essa dice a proposito di Isaia: magari egli non avrebbe profetizzato, perché egli la disonorò
dall'inizio fino alla fine!. Essa lo disonorò perché egli è il glorioso tra i profeti, e se fosse stato
possibile, l'assemblea degli accaniti avrebbe bruciato il suo Libro... Essa inciampa per qualsiasi
pagina di Isaia che apre, perché il Figlio è l'inciampo per quello che Lo odia (Lc 2, 34).. Col suo
accesso al vitello, esso fornicò con lei che detestò il Padre (Es 32), e se fosse facile, Lo
crocifiggerebbe anche. E come si trovò nel suo cuore il male contro Dio, essa crocifisse il suo
Figlio perché capì che Egli rassomiglia al suo Padre... Il Padre riservò il Mistero nascosto ai
forestieri e lo rivelò ai suoi amati, e questi lo dipinsero nei loro Libri". V/395-406

L'allegoria non significa la bugia

5
- Gesù è il bello 
6
- La citazione si trova solamente nella Pscitto siriaca.
112

Tanti episodi biblici sembrano contradittori. Questi testi portano a pensare che lo
scrittore o il profeta mentiscono quando usano l'allegoria. Nell'omelia 115 sull'ascensione di Elia,
Giacomo scrive:
"La parola di ogni sincero é sigillata con la verità, e non si inchina alla bugia nemmeno in
apparenza . Se pensiamo che Elia mentì al suo discepolo tre volte, questò è orribile!; egli
però volle impedirgli (di seguirlo).. Quando si pensa che il sincero mente, egli non mentì (Pr 13,
5), noi non abbiamo capito che egli è sincero. Lo spirituale giudica ogni uomo, ed egli non é
giudicato (I Cor 2, 15), e conosce ogni uomo e ogni uomo non può conoscerlo". IV/244-248
Il nostro esegeta spiega l'episodio di Davide con il sacerdote Achimelech (I Sam 21, 1-
10), l'episodio di Samuele che unse Davide (I Sam 16, 12) e l'episodio del profeta Elia (II Re 2,
2). Questi episodi creano difficoltà quando sono mal capiti. L’allegoria positiva non è una bugia.
Nella sua lettera 23 indirizzata a Mor Marun, Giacomo scrive:
"Nessuno di questi grandi e divini mentivano quando dicevano una cosa al posto di un'altra cosa.
La bugia non la commette mai il sincero (Pr 13, 5). Quando si approfondisce ciò che disse Elia: il
Signore mi mandò a Betel, a Gerico e al Giordano, vediamo che egli disse la verità. Infatti il
Signore lo mandò a salire al cielo dal passaggio del Giordano in fronte di Gerico. La sua strada
passava in queste regioni indicate per passarne quando saliva al cielo. Ed egli disse: il Signore mi
mandò, perché l'ordine di Dio lo mosse per camminare sui questi sentieri poi finisce la sua strada
con la sua ascemsione al cielo". Lettera 185-186

L'allegoria negativa
Usare l'allegoria al posto della verità diventa una bugia. L'allegoria, in questo caso,
sarebbe dire o agire contro la verità. Nell'omelia 57 sulla domenica nuova e su san Tommaso
l'apostolo, Giacomo scrive:
"(Tommaso dice:) Io non annunzio con ipocrisia e non cammino sulla strada della verità
allegoricamente  .Se io Lo vidi come voi, L'avrei annunziato, e come non Lo vidi,
annunziateLo voi come L'avete visto. La verità non sarà contenta di me se mi comporto da
ipocrita, e se essa si rallegra da me e mi accetta non è verità. La verità non ha bisogno dell'aiuto
delle allegorie  perché tutto ciò che si verifica con allegorie è menzognero...Colui che
testimonia senza vedere è (considerato) tra i bugiardi, e se io affermo (una cosa), commetterò la
bugia. Come mi obbligate dunque a predicare la verità allegoricamente con la menzogna?". II/663

L'esegesi letterale
Giacomo riuscì a mettere in armonia e unire le diverse metodologie esegetiche delle
diverse scuole: allessandrina, antiochena, edessiana e efremita. La prima è di tendenza spirituale,
adottata in Edessa sotto l'influenza dell'esegesi di san Cirillo di Alessandria. La seconda è di
tendenza letterale secondo la tradizione edessiana-efremita. L'esegesi efremita dunque è qualla
che, secondo Giacomo, esclude l' esegesi letterale teodoriana dei diofisiti.
Giacomo rispetta il senso letterale dell'Antico Testamento, però sempre in vista della sua
realizzazione cristologica diretta nel Nuovo Testamento. L'esegesi delle figure nelle sue omelie sul
Nuovo Testamento diventa rara. Il suo stile sarà parenetico e teologico: l'ombra del Vecchio
Testamento scompare quando la luce del Nuovo Testamento sorge. IV/59-51.
La sacra Scrittura non è contraddetta da nessuno anche nella sua forma scritta. Dio è il
suo autore. Quando Dio fa una cosa non si può dire perché la fa così, o così. II/651. Lettera 172-
173
113

Il vescovo di Sarug non si permette di commentare le Scritture come vuole. Egli rispetta
il testo. La Scrittura non cadde, anche se la condotta monastica era caduta nella chiesa. Lettera
153.
Tutto ciò che fu scritto nelle profezie non è bugia e non occorre prenderlo come se fosse
falso. Il demonio dice al nostro Signore:
"Non è considerato bugiardo tutto ciò che sta scritto nella profezia, non dubitare, cadi se tu sei il
Figlio di Dio (Mt 4, 5-6)". IV/625
Il senso letterale o attivo della Bibbia forma il principio di evidenza: l'opera è
una cosa, la parola è un'altra cosa. Descrivere l'incendio di Sodoma con le parole, non è come la
realtà dell'incendio. "La parola è imperfetta per rapporto all'azione". V/147-148.
Il nostro autore ricorda il caso di san Giuseppe che discuteva sulla gravidanza di Maria.
La vergine doveva provare la sua verginità non con le parole, ma con le azioni. Nell'omelia 201
sulla natività del nostro Redentore nella carne, Giacomo scrive:
"Giuseppe disse: fino quì ti credevo sincera, ed io testimoniavo più di un altro per la tua castità..
Io testimonio anche che la menzogna non si avvicinò da te, e non voglio credere ciò che proferisce
la tua bocca. Occorre accettare le azioni più che le parole, perché l'azione si stabisce da sé e non
con la discussione. Ecco io vedo la gravidanza nel tuo ventre, come dunque crederò le tue
allegorie?, non lo so!". VI/748
Giacomo lesse i Libri Sacri, anzi egli li frantumò, li scacciò  e li meditò. La lettura, la
grammatica e la morfologia sono richieste dal commentatore. Egli dice di aver studiato i santi
Libri a Edessa. Nella sua lettera 14 indirizzata al sacerdote Lazzaro e abate del monastero di Mor
Bass, Giacomo scrive:
"Perciò faccio sapere alla tua castità che quarantacinque anni fa quando abitavo  la città di
Edessa (per) le letture dei divini Libri". Lettera 58.
Non si sa bene se il testo biblico che usò il nostro dottore era un testo "fisso" e
riconosciuto da tutta la chiesa siriaca. Infatti, il testo utilizzato da Giacomo offre numerose
differenze testuali paragonato al testo dell'attuale Vulgata siriaca stampata . Il testo biblico
a quesa epoca non era fisso come lo mostrano le sue opere. La citazione giacobiana considerava
essenzialmente lo "scopo" della Bibbia. Forse Giacomo come poeta non rispettva il testo biblico
con rigore, eccetto i testi cristologici che citava testualmente per non commettere sbagli teologici.
Lo sforzo di Giacomo per citare i testi biblici è corretto, se si paragona al turbamento biblico di
questa epoca. Così, Giacomo ammette per esempio la differenza letterale tra il testo siriaco e il
testo greco della settanta, ma dice: che lo scopo dei due testi è lo stesso. (I Sam 21, 5-6, Mt 14, 3-
4). Lettera 182-190
Il nostro esegeta, citando il testo biblico liberamente, arriva qualche volta a cambiare il
senso, o a accomodarlo al suo proprio scopo esegetico, senza rispettare il testo biblico come
afferma sempre! Non bisogna anche dimenticare anche che i copisti alterarono qualche volta le
citazioni giacobiane. Giacomo ricorda un caso che spiegherebbe come la traduzione di un testo da
una lingua a un'altra lingua sfigura qualche volta il testo. Nella sua lettera 23 indirizzata a Mor
Marun a proposito delle questioni che pose al dottore Mor Giacomo, Giacomo scrive:
" L'interrogazione che tu ponesti o uomo di Dio, io non intendo che tu la ponesti per arricchirti,
ma per svegliarmi e consigliarmi che cosa si deve dire per l'interesse di molti. La tua lettera fu
letta davanti a me. Essa fu scritta agli altri affinché mi chiedessero una risposta. Color che la
lessero la resero molto umile quando la traducevano da una lingua a un'altra lingua". Lettera 168-
169
Nella lettera 22 indirizzata a Mor Giacomo abate del convento delle anime scrive:
114

"Non mi è possibile abbassare il Libro dalla sua altezza e condurre il commento con
costringimento secondo la mia volontà affinché cada dalla verità come cadde la condotta dalla sua
corsa. Se la condotta del discipolato cadde, il Libro non cade". Lettera 153.
Giacomo seguendo questo modo di esegesi "spiritualistica" si difende per mostrare che il
suo modo è logico e regolare. Egli afferma di camminare sulle orme dei padri della chiesa nel
campo esegetico e nel campo teologico. Nella sua lettera 6 inviata agli abitanti di Arzun nel paese
dei Persiani, Giacomo scrive:
"Voi avete ben sostenuto gli uni gli altri come imparammo con un pensiero buono, una fede
ortodossa, e un amore sincero che non si divide. E voi non siete stati rubati da questi che non
sanno credere, ma che sono pronti a discutere, e sono ricchi in contraddizioni delle parole furbe, e
sono poveri dalla grande speranza della fede. Noi che camminiamo sulle orme dei santi padri e
dottori veritieri seguimmo e facemmo conoscere nelle nostre lettere". Lettera 29-30
Il senso letterale è il senso perfetto che non ha bisogno di spiegazione. Un tale senso si
trova nel Nuovo Testamento che è la "rivelazione perfetta" che non ha bisogno di essere
commentata o spiegata!.
Giacomo consola il signor Simai in occasione della morte del suo figlio, e si difende
provando che il suo stile di consolazione non è allegorico ma è letterale, cioé reale. Giacomo
dunque usa lo stile letterale e non soltanto quello allegorico come era considerato dai sostenitori
dell'esegesi letterale. Nella sua lettera 34 indirizzata a Mor Simai, Giacomo scrive:
"Io considero una grande grazia che Dio ci diede, di vedere nei nostri giorni l'uomo di Dio che
cammina nel mondo, e la sua strada è sopra il mondo. Conosco che non ti piace ciò che ti dico, e
tu non volevi che siano dette o ascoltate da te (queste cose) perché tu uccidesti la passione
dell'amore della gloria, e penso che tu rallegrasti di sentirti insultato piuttosto che ascoltare colui
che ti glorifica. L'uomo che si comporta spiritualmente come te, la gloria lo rattrista, come essa ti
rattrista, ma se anche ti dico queste cose che ti rattristano, perdonami, perché non voglio
rattristarti, ma parlo per non danneggiare la verità. Che quelli che mi ascoltano non mi biasimino,
e che non dicano che io uso uno stile allegorico perché tutti gli ascoltatori della parola
sono i testimoni della realtà ". Lettera 254
Giacomo anche mostra che egli non usa sempre e unicamente le allegorie, quando il testo
biblico dell'Antico Testamento è chiaro e non chiede una spiegazione allegorica. In questo caso, il
nostro autore usa l'esegesi letterale. Giacomo mette nella bocca di Davide un linguaggio letterale
e non allegorico quando parlava con il re Saul (I Sam 17, 34-37). Nell'omelia 34 su Davide e
Golia, Giacomo scrive:
"Davide aveva sentito quanto Saul era impaurito, allora incominciò a ricordare che egli era
coraggioso per la vittoria. Il fanciullo incominciò a parlare non per rendersi orgoglioso con le sue
opere, ma per provare che la sua audacia è invincibile...E così quando io pascolavo il gregge del
nostro padre mi incontrò una grande guerra che affrontai. Ed affinché non pensi che io dissi
queste cose allegoricamente  eccomi che le ricordo letteralmente . Venne un leone,
un lupo, al gregge che mi seguiva ed esso prese un agnello del gregge che guidavo. Io ebbi
tristezza per il figlio della pecora affinché non fosse mangiato, e non ebbi paura degli animali
feroci. Uscii e cacciai il forte leone senza paura, e misi le mie mani sul forte senza timore"..II/57-
58
I diofisiti consideravano l'esegesi giacobiana "irreale" a causa della sua forma allegorica
usata specialmente nel commento dell'Antico Testamento. Il nostro autore si difende. Egli prova
che l'Antico Testamento non è spiegato e commentato solamente "allegoricamente". Il nostro
esegeta ricorda il caso di Sansone che commentò allegoricamente, e nello stesso tempo
letteralmente. Nell'omelia 160 su Sansone, Giacomo scrive:
115

"Egli era splendido nel giorno in cui fece uscire il dolce dall'amaro, e egli non era splendido
quando svelò il suo segreto alla donna. Parliamo di tutta la sua storia letteralmente , e
non ci annoiamo a causa dell'esistenza in essa delle cose detestate e splendide". III/339
L'autore del testo biblico è Dio, e nello stesso tempo è l'autore umano ispirato da Dio.
Perciò i Libri sono considerati e creduti: divini e santi. Nello stesso tempo i Libri sono di Mosè,
dei profeti, degli evangelisti e degli apostoli .. In questo caso devono essere commentati.
"O Mosè, o Paolo o scrittori abili dei due Testamenti cosa diceste a proposito di questo soggetto
che sto trattando?". V/880-883
L'autorità biblica è espressa in questa maniera usata inoltre da tutti i padri della chiesa:
- Sta scritto  71/120, 370, 400, 402, 459, 497, 511, 592, 657, 725
- Come è detto .71/120, 370, 400, 402, 459, 497, 511, 592, 657, 725 ecc...
Se il senso spirituale era noto al Vecchio Testamento, Giacomo non dimenticava di
riconoscere anche il senso letterale. Il nostro esegeta scrive questa bellissima espressione:
"Mosè scrisse che essi videro Dio (Es 24, 9) e mangiarono e bevvero, e se loro non mangiarono e
non bevvero da Lui, egli non avrebbe scritto (questo)". II/234
Giacomo che legge e medita la Bibbia arriva con pazienza e coraggio a paragonare i testi
biblici. Infatti Giacomo dialoga con Mosè velato e gli svela il suo volto per spiegare ciò che
scriveva allegoricamente. Questo paragone è il frutto della sua esgesi spirituale e letterale del
Vecchio Testamento.
Nell' Esamerone Giacomo si permette di criticare due testi biblici che mise in parallelo
(Dt 33, 14) e (Gen 1, 11-13). Egli sottolinea la loro opposizione e dice: Tu non pensi che la luna
fa crescere le piante, anche se Mosè lo dice nel testo di (Dt 33, 14), perché prima che la luna
fosse creata Dio fece crescere le piante secondo il testo di (Gen 1, 11-13). 71/659

Alcuni testi del Vecchio Testamento spiegati letteralmente


(Dn 7, 9) due sedie cioé: Il Padre ha il Figlio III/318-319

(Dn 4, 31) "dicono" in plurale IV/531-533

(Gen 1, 1, Gen Il testo Ebraico ripete senza aumentare un senso Lettera 68, II/234

1, 31, Gen 49,


22, Ct 4, 8, Es
24, 9)
(Gen 7, 1) non menzionare la moglie di Noè significa la verginità IV/35

(Gen 18, 3) Abramo disse: mio Signore. Gli ospiti erano tre. La Trinità II/15-20, IV/ 53,
V/92-98
(Gen 11, 7) "andiamo e scendiamo". Elohim è in plurale. La trinità II/13-20

(Gen 1, 8 ) Il secondo giorno, Dio non disse è bello. 71/400-411

(Gen 1, 16) Due grandi luminari significa erano pieni e perfetti 71/725

(Gen 8, 16) si menziona la moglie di Noè, significa il matrimonio IV/35

(Gen 7, 24) L'arca camminò nei paesi durante cinque mesi IV/37, 43

Citazione libera: vergine , o giovane 


(Is 7, 14) Lettera 13. In tutte
le omelie
(I Sam 21, 5- Il testo siriaco con il testo greco della Settanta. I due testi sono Lettera 182-190

6, Mt 14, 3-4) differenti però loro scopo è lo stesso


(I Re 22, 15) Consegnerà, non dice il Signore: li consegna IV/191
116

L'esegesi del Nuovo Testamento


Il Nuovo Testamento non ha bisogno di spegazione. Esso non è allegorico e velato come
Mosè. Nell'omelia 16 sul ricco e Lazzaro, Giacomo scrive:
"La Novella  non ha bisogno del commento per gli intelligenti, Essa è completamente luce, e
il commento di tutti i misteri". I/392
Il Nuovo Testamento è la perfezione. L'ispirazione scritturistica, o la rivelazione è chiusa
e sigillata. Questo testo confuta gl Ebrei che aspettano il Messia. Il Cristo è il compimento della
legge. Se si vuol profetizzare si semina la divisione. Nell' omelia 203 la terza sulla natività,
Giacomo scrive:
"I misteri e le parabole e tutte le parole della profezia si realizzarono effettivamente, o tu che
profetizzi sigilla la legge . O veggente  non profetizzare più, ma dipingi la testimonianza,
perché la profezia si realizzò grazie al Figlio che sorse (Is 8, 16). La vergine partorì (Is 7, 14), e
tutto ciò che fu scritto si riempì; colui che vuole profetizzare ormai semina la divisione". VI/798

Il senso letterale del Nuovo Testamento


Gesù fece riposare Mosè e i profeti realizzando le loro profezie grazie al Nuovo
Testamento. Esso è la realtà senza ambiguità e senza segni messianici da realizzare nel futuro.
Nell'omelia 49 sul cambiamento del nostro Signore sul monte Tabor, su Mosè e Elia che
parlavano con Lui (Mt 17, 1-8), Giacomo scrive:
"I discepoli videro sulla montagna Mosè e Elia, e loro parlavano con il nostro Signore come sta
scritto (Mt 17, 3). Loro videro in realtà  e non in apparenza , né in similitudine , ma
in realtà  e faccia a faccia come fu sentito. Non era il tempo delle ombre, né delle allegorie
 perché nella crocifissione non c’è qualcosa di allegorico7 . Il nostro Signore non prestò
l'apparenza  dei profeti e li portò per parlare con Lui sul monte dinanzi ai suoi discepoli. Lì,
tutta la visione  che ebbe luogo era reale, perché Egli volle mostrare la verità e non la forma
. Se tu pensi che Elia non è Elia, e se tu pensi che Mosè non è Mosè, la luce che era lì
dunque come fu detto, non era luce, e Simone che era lì, non era Simone. E quella voce che fu lì,
non era anche voce, e il Figlio non esisteva sul monte con i suoi discepoli. Se essa era una visione
 , allora essa è integralmente visione  come tu dici, e come essa non è una visione ma la
verità, accreditala  dunque integralmente. Fino al tempo del nostro Signore esisteva
l'abitudine delle allegorie  affinché fossero viste le loro specie senza corpo. E dopo la sua
venuta Egli vestì il corpo, diventò uomo e mostrò l'evidente e la reale verità come un luminare.
Egli fece venire i profeti, come aveva fatto venire gli apostoli affinché i due guppi
dell'insegnamento si rallegrassero grazie a Lui. E come Simone era Simone corporalmente, così
Mosè era Mosè in realtà. E come venne lì Giacomo e Giovanni, ecco che Elia venne anche
realmente presso di Lui. E lì, se loro non videro i profeti in persona , Simone non sarebbe
stato pronto a fare le tende  (Mt 17, 4). Perché si fanno le tende per l' ombra? , e senza
i profeti perché si ricordano i nomi? Se Simone non vide Mosè non avrebbe chiesto di fare una
tenda per Mosè, perché egli non era Mosè. Che la sincerità di Simone sia testimone di quella

7
- La crocifissione è reale e non allegorica o in apparenza come pretendeva l'eretico Basilides (II
secolo). La realtà della crocifissione è una prova dell'uso dell'esegesi letterale giacobiana per il
Nuovo Testamento
117

trasfigurazione, perché egli conobbe personalmente la verità, poi la descrisse. Gli apostoli videro i
profeti faccia a faccia e si rallegrarono, e il nostro Signore li fece venire per mettere concordia tra
di loro. Egli li radunò, li mescolò, li uguagliò affinché i due cori Lo lodassero con una sola bocca.
Egli diventò il corpo; ed i due Testamenti diventarono le sue due mani, ed Egli usava le due
(mani) per mostrare la sua forza". II/360-362

L'esegesi spirituale del Nuovo Testamento


Giacomo si sforza di unire i due sistemi dell' esegesi letterale e spirituale nel Nuovo
Testamento. Il Nuovo Testamento è commentato letteralmente, però la lettera sola non giova
senza il discernimento del testo. Infatti la "lettera uccide, lo Spirito vivifica" (II Cor 3, 6). Così il
nostro dottore commenta letteralmente e anche spiritualmente l'episodio del ricco e di Lazzaro.
Nell'omelia 16 sul ricco e Lazzaro (Lc 16, 19-31), Giacomo scrive:
"Il ricco morì, la morte di questo era veramente morte, egli morì e fu sepolto e i suoi funerali
attestano che la sua morte era una morte. Sta scritto che Lazzaro morì e lo conducono presso
Abramo, ed a proposito del ricco quando morì, egli fu sepolto e scese nello sceol (Lc 16, 22) E'
molto necessario il discernimento nella lettura, se qualcuno non discerne che non legga". I/382

Il contesto
La Lettura biblica è importante. Essa è necessaria quando è accompagnata dal
discernimento o dal commento. Per comprendere bene il testo biblico occorre conoscere ciò che
precede o ciò che viene dopo. Non occorre "strappare o sbranare" un libro biblico solo o un testo
biblico solo senza metterli nei loro contesti biblici. Questo processo è neccessario se si vuole
rispettare l'unità della Bibbia e comprendere la volontà di Dio.
Giacomo trova tante difficoltà nell'esegesi del carro del profeta Ezechiele. Egli invita lo
studente e gli ascoltatori a seguire il suo commento. Nell'omelia 125 su quel carro che vide il
profeta Ezechiele (Ez 1.10), quest'omelia è l'inizio delle omelie di san Mor Giacomo, Giacomo
scrive:
"Il soggetto è complicato, o studente orienta la tua mente verso di me, e tieniti nel luogo della
parola ed ascoltala con discernimento". IV/567
Nell'omelia 132 sul fico che il nostro Signore maledisse e si seccò (Mt 21, 15-22),
Giacomo scrive:
"Quando l'anima è illuminata e guarda i Libri, vede lì tutti i misteri della Divinità. Se essa é
oscurata con le cose del cattivo mondo, il Libro diventerà subito nei suoi occhi come un nulla 
 . Dunque quando tu rendi il Libro del Figlio il tuo compagno, bisogna che tu protegga la tua

anima dai mali. Il Libro ha un discorso spirituale, e parla con una nuova lingua con colui che
l'ascolta. Quando la parola è sentita fuori il suo luogo, tu sarai estraneo (e privato) dagli interessi
che ne sono contenuti". IV/727
Nell'omelia 85 sulle volpi che hanno le tane, gli uccelli del cielo i nidi e il Figlio dell'uomo
non ha il posto dove riposa il suo capo (Mt 18, 20), Giacomo scrive:
"O ascoltatore, perché il Signore disse: non ho posto  sulla terra nemmeno come la volpe ?
La parola è sublime e dura per colui che l'ascolta, e se essa non è sentita nel suo luogo, egli non la
conoscerà". III/400
Nell'omelia 76 sui due passeri della legge: uno era ucciso sulla fontana delle acque e uno
lo facevano volare (Lv 14, 2-7), Giacomo scrive:
118

"Ecco il simbolismo delle nascoste verità, e l'amore può dichiararle agli esterni . Come io (vi)
dico, o intelligenti, ascoltate con amore e con i sensi dell'anima assetata della bevanda
dell'insegnamento. Se l'amore non ti muove per sentire, tu non profitterai, e se tu non ami, ciò che
udirai sarà inutile. Se tu non ti tieni nel luogo della parola quando è detta, essa ti sarà straniera, e
tu non potrai capirla. La parola ha un altro linguaggio con il quale parla, ed essa esige i sensi
razionali dell'anima per prenderla. Dalla sua voce non esiste profitto per colui che la sente, essa
però ha un'altra cosa da dare a colui che l'ascolta". III/234-235
Il contesto dunque è richiesto per non far dire ai testi biblici ciò che non dicono. Quando
un Libro o una pericope biblica sono estratti dal loro contesto sia dell'Antico sia del Nuovo
Testamento sembrano contraddittori. In realtà questi testi si completano tra di loro, a condizione
che il loro contesto sia rispettato.
Giacomo trova un testo nell'Antico Testamento (Es 22, 31, Lv 17, 15) che impone all'
esegeta l'obbligo di non separare i testi biblici gli uni dagli altri. Nella sua lettera 24 sulla parola
del nostro Signore: a chiunque dice una parola contro il Figlio dell'uomo sarà perdonato, a chi
dice contro lo Spirito Santo non gli sarà perdonato (Mt 12, 31-32), Giacomo scrive:
"Non strappare  la parola dal Libro, e non giudicarla solo quando è lontana dal corpo del
Libro, perché sta scritto: non mangiare la carne sbranata  dell'animale, perché la carne
sbranata non è offerta, e il sacrificio non è completo con essa. Ma che il sacerdote offra un
animale completo e senza macchia (Es 22, 31. Lv 17, 15) e lì, così esso diventerà olocausto e si
otterrà da esso il perdono. Così anche che sia letto dunque tutto il Libro, e quando sarà ascoltato,
si creerà il commento . Non è lecito a nessuno di giudicare una sola parola, come non è
permesso di mangiare e di offrire in sacrificio la carne sbranata dell'animale. O fratello mio
occorre dunque mescolare ciò che fu citato: a chiunque dice una parola contro il Figlio dell'uomo
gli sarà perdonato (Mt 12, 31-32) con ciò che è citato: chiunque mi accetta, accetta Colui che mi
mandò (Gv 13, 20), con: colui che non onora il Padre, non onora il Figlio che inviò (Gv 5, 23). E
ciò che abbiamo detto sopra viene in seguito: Lo Spirito procede  dal Padre e prende dal Figlio
(Gv 5, 26), e il Figlio mandò il Paracleta Παραχλητοσ  quando Egli salì verso il suo
Padre come promise ai suoi apostoli (Gv 16, 5-16). E quando si ascolta tutto il libro con i suoi
contenuti ordinati e sistemati nei loro luoghi come le membra nei corpi senza che siano sbranati e
separati dai loro compagni, come la carne dell'animale, affinché tutti formino un solo Libro cioé
un solo corpo. Dopo, è degno che l'interrogatore si informi di tutti, impari tutti e costruisca con
tutti affinché tutti mostrino una sola verità: cioé colui che non onora il Padre non onora il Figlio
che Lo inviò (Gv 5, 23)...Tutti i Libri parlano dell'uguaglianza  del Padre col Figlio, e con lo
Spirito, ed cco che tu osi  sapere a chi fu detto: chiunque dice una parola contro il Figlio
dell'uomo gli sarà perdonato (Mt 12, 31), e chi dice una parola contro lo Spirito Santo non gli
sarà perdonato (Mt 12, 32). La parola ti impaur ì perché tu non la sentisti nel suo luogo. Tu
pensasti che essa rende il Figlio piccolo, e rende lo Spirito grande, perché tu non capisti la sua
forza: come?, e cosa disse? Sappi dunque come la parola fu detta?, perché?, a chi fu detta?,
quando?, in quale momento fu detta?, contro chi la disse?, chi disonorò con essa?, per quale
ragione fu detta? Se tu ascolti con fede imparerai chiaramente, se invece la divisione mosse in te
la questione, mi è difficile di parlare con te perché io parlo con la fede". Lettera 205-207
L'esegeta deve capire perché, e come fu detta la parola biblica. Per capirla bene occorre
metterla nel suo luogo. Troviamo un esempio nell'Antico Testamento nel profeta Isaia.(Is 58, 4).
La parola ha un senso positivo quando è pronunciata al momento giusto. La parola avrà un senso
negativo quando essa è pronunciata male:
- La parola del buon ladro lo introdusse al paradiso (Lc 23, 39-44).
- La parola fece irritare Dio contro Mosè (Dt 3, 26)
119

- La parola rese Maria la sorella di Mosè lebbrosa (Nm 12, 1-6) I/568.
Nell' omelia 23 sulla quaresima, Giacomo scrive:
"Attento!: non pronunciare una parola che scioglie il tuo digiuno durante la quaresima, essa ti
contamina con i golosi quando fai il digiuno. La parola può contaminare colui che la dice, perciò
che osservi la sua lingua colui che digiuna (Is 58, 4, Sal 34, 13, Mt 12, 37, Gc 3, 1-11). Isaia la
mise tra le osservanze del digiuno, e comandò a colui che digiuna di non proferire una parola (Is
58, 4). Tutte le parole che proferisce l'uomo non sono uguali, e, a colui che parla non è vietato di
pronuciarle tutte. La lode, il ringraziamento, gli inni dello Spirito e i movimenti della profezia
sono parole. E queste parole sono piene di vita per coloro che le pronunciano, e che nessuno cessi
di dirle anche quando digiuna. Isaia disse: non pronunciare una parola durante il digiuno (Is 58,
4), è chiaro dunque quale parola bisogna far cessare. Che non sia pronuciata la parola
dell'iniquità, o della gelosia, o dello zelo, o della nemicizia, o della disputa". I/567. Vedi, III/400

Il tempo dell'oracolo
Dopo aver indicato l'importanza del luogo della parola nel Libro Sacro, il nostro autore
indica la seconda importanza: quella del tempo in cui fu pronunciata la parola. L'esempio tipico è
il testo di Isaia (Is 7, 14).
Questa profezia fu compiuta nell'incarnazione. Questo testo dunque non può più essere
considerato come una profezia che aspetta la sua realizzazione futura. Infatti tutte le profezie
dell'Antico Testamento attensero la loro realizzazione nel Nuovo Testamento. Questo fatto
significa la fine delle profezie.
Nella sua lettera 24 sulla parola del nostro Signore: a chiunque dice una parola contro il
Figlio dell'uomo gli sarà perdonato, a chi dice contro lo Spirito Santo non sarà perdonato (Mt 12,
31-32), Giacomo scrive:
"E bene che colui che ascolta la parola l'ascolti nel suo luogo, e l'ascolti al suo tempo, perché ogni
parola è pronunciata effettivamente al suo momento, ed a causa dell'esigenza  della
circonstanza. E non è permesso a nessuno di usare la parola dopo il compimento del suo tempo
come se essa fosse detta al suo tempo. Isaia dice: ecco la vergine che concepisce e partorisce il
Figlio (Is 7, 14), oggi non si può ripetere lo stesso oracolo perché il suo tempo passò, e perché la
vergine partorì. Ogni parola pronunciata al suo tempo è utile per il suo tempo". Lettera 215-216

Le parole di vita non hanno un tempo determinato


Tutto ciò che è destinato al bene comune non ha un tempo fisso, o determinato, o
limitato. La parola di vita supera il tempo. Essa è utile per ogni tempo. Il cielo e la terra
passeranno, ed essa non passerà (Mt 24, 35). Nell'omelia 31 sulla fine, Giacomo scrive:
"La parola di vita non ha un tempo, non ha una fine, e non si scioglie perché tutti i tempi sono i
suoi tempi. Il mondo cadrà come i fiori al momento del grande mezzogiorno, e la parola della vita
è la perla per colui che l'ascolta". I/701. Vedi, Lettera 76-77

I consigli e la legge non hanno un tempo determinato


I cosnsigli e le leggi della Bibbia non si sottomettono al tempo perché sono posti per il
bene comune. Nella sua lettera 24 sulla parola del nostro Signore: a chiunque dice una parola
contro il Figlio dell'uomo sarà perdonato, a chi dice contro lo Spirito Santo non sarà perdonato
(Mt 12, 31-32), Giacomo scrive:
120

"Ogni parola pronunciata al suo tempo è utile per il suo tempo. Tranne le osservazioni, le leggi e
la parola di consiglio che sono capaci di rimproverare e di consigliare a tempo e fuor di tempo (II
Tm 4, 2) perché essi sono posti per il vantaggio comune ". Lettera 215-216

Solo la morte determina il tempo della penitenza


Nell'omelia 14 sulla parabola che disse il nostro Signore sui vignaioli che impiegò il
padrone della vigna (Mt 20, 1-16), Giacomo scrive:
"La penitenza non ha un tempo che non sia il suo tempo; anche se qualcuno arriva alla porta dello
sceol non la perde. Tanto l'anima sta e abita nel corpo che peccò, quanto la speranza della
contrizione esiste per tutti i peccatori". I/340

Il Nuovo Testamento spiega il Vecchio Testamento


Nonostante le critiche degli esegeti di tendenza antiochena cioé dei seguaci di Teodoro di
Mopsuestia, Giacomo riuscì a radunare nelle sue omelie e le sue lettere i due modi
dell'ermeneutica antiochena: efremita-edessiana, e i modi dell'ermeneutica alessandrina-cirilliana.
Questi due modi esegetici furono scelti generalemnte dai monofisiti.
L'esegesi giacobiana consiste nello spiegare l'Antico Testamento spirtualmente o
tipologicamente, per trovare in Esso il Cristo. Egli da un'importanza "minima" al commento
letterale del Vecchio Testamento. L'esegesi del Nuovo Testamento è generalmente letterale e
rarissimamente spirituale. Presentiamo una bellissima pagina di un tale commento. Nell'omelia
escatologica 194 sulla fine, Giacomo scrive:
"Che l'uomo segua  la sua moglie, ed i due diventino uno come sta scritto (Gen 2, 24). Mosè
nascose, e Paolo svelò i segreti. (Gen 2, 24, Ef 5, 31). Tutte le parabole nell'Antico Testamento
erano dei segni, il Nuovo Testamento entrò, ed Esso le spiegò chiaramente... Con l'espressione
che: i due siano uno, non intese l'uomo e la donna, perché essi non sono uno. Essi dipingono il
mistero delle cose nascoste.. Se Salomone era uno, una donna sola l'avrebbe seguito, e come egli
entrò presso tante (donne) dunque loro non sono uno (I Re 11, 1-13). Il mistero anche non rimase
lì, ma esso scappò perché esso detesta molto vedere la faccia di molte (donne!). Esso ama una
fedele al suo marito che non gli sarà rubata: la chiesa dipinta con il segno. O Mosè , o Paolo
scrittori abili dei due Testamenti cosa diceste a proposito di questo soggetto che sto trattando?
Voi non siete opposti gli uni agli altri, perché siete (ispirati) da Uno, aprite i vostri Libri affinché
io veda la verità delle vostre Letture. Nel Libro di Mosè, l'uomo e la donna sono uno, ma si è
provato che loro non sono uno come dicemmo. Con il grande occhio dell'apostolato, Paolo vide
questo grandioso mistero che supera il commento. Io dico a proposito di Cristo e della sua chiesa:
i due sono uno con l'unità che non si separa.... Forse il tema che tratto è pesante per il corporale
, vi dico, voi che conoscete i misteri: ascoltatemi. Il mistero è grande, e una grande
intelligenza lo comprende: non ascoltare corporalmente: i due sono uno. Quando Mosè parlò
letteralmente, egli dipinse spiritualmente l'immagine per la chiesa e il Cristo. Tutto ciò che Mosè
scrisse, lo scrisse sul Cristo e lo segnò con le parabole affinché le spiegasse (il Cristo) quando
verrà. Il grande profeta sospese un velo sul mistero perché il suo tempo non era ancora raggiunto
affinché il popolo di dura comprensione lo vedesse. Quando l'apostolo vide che il tempo del
mistero giunse per sorgere, egli tirò via il velo dalla bellezza affinché il mistero non si
festeggiasse in nascosto. Egli parlò di Cristo e non di Adamo, e della chiesa, e non di Eva che
fece cadere il suo marito (I Tm 2, 14). Ecco il vero Sposo, ed i due sono uno, e la morte e la
crocifissione sigillò la prova del loro amore. Lo Sposo dice: chi è la mia madre?, o chi sono i miei
121

fratelli (Mt 12, 48)?, la chiesa mi appartiene ed essa è i miei fratelli, le mie sorelle, e la mia
madre. Ecco Egli lasciò la sua madre e seguì con castità la sua moglie; la parola di Mosè si
realizzò quando disse: i due sono uno". V/880-883

Giacomo critica l'esegesi letterale giudaica

La critica dell'esegesi dei Giudei


Il nostro autore critica severamente l'Ebreo che non vuole riconoscere il Cristo. L'Ebreo
preferì la lampada della sua legge alla luce di Cristo, sole della giustizia (Ml 2, 4). L'Ebreo mette
il velo  per non vedere Cristo nell' Antico Testamento. (II Cor 3, 12-16).
71/1310-1311
Nell'omelia 79 sul velo (steso) sul volto di Mosè (Es 34, 33-35), Giacomo scrive:
"L'Ebreo che legge l'Antico (Testamento) nei "sabati non sente ancora che quel velo fu tolto.
Quella coperta  è stesa ancora sul suo volto fino ad oggi, perciò la belllezza della profezia
gli fu nascosta. Egli legge in Mosè e Mosè è coperto per gli Ebrei, e quel velo non si svela che per
mezzo della croce... E come il suo cuore non è illuminato con il sole della giustizia (Ml 4, 2), egli
non sa leggere i profeti chiaramente... Egli uccide l'agnello e come quel velo sta addosso, il
miserabile pensa che l'agnello lo salvò dagli Egiziani (Es 12, 1-14).. O Giudeo togli il velo dalla
tua coscienza e guarda Mosè: sopra il suo volto è dipinto il Cristo...Tu sei nella notte e non
sentisti che il sole sorse dal Golgota e tutta la creatura ne fu illuminata. Fino al tempo della croce,
tutta la terra stava nella notte, e la legge era come la lampada  nell'oscurità..Durante il
giorno, non è utile all'occhio, né la lucerna , né la lampada a causa dell'esistenza del sole da
cui tutti si illuminano. L'Ebreo rassomiglia all'uomo la cui porta è chiusa. Egli mise la lucerna,
allora che il sole sorse, e non si rese conto...Le aperture  della sua anima sono chiuse alla
comprensione , perciò egli richiede una piccola lucerna durante il giorno. O Giudeo, il sole
sorse sulle alture, e da esso furono riempiti la terra, il mare, il mondo e l'aria... Perché ti sei reso
la risata  nel mondo pieno di luce, e tu sei lontano dal giorno, allora che esso è con te? Il
tempo delle lucerne e delle lampade è finito: il sorgere del sole le cancellò e le tolse. Il Signore di
Mosè venne al mondo corporalmente, ed Egli ormai parla dal suo evento con il mondo al posto di
Mosè...Mosè fu dispensato dal servizio, perché il Figlio di Dio si cinse dell’ asciugatoio  per
servire (Gv 13, 4).. Togli dal tuo cuore quel velo steso sopra di lui, ed ecco tu vedrai la sublime
belllezza della profezia (II Cor 3, 15). Comprendi perché quel velo fu necessario, Mosè lo mise
per nascondere con esso i misteri. E colui che conosce che la profezia è velata, conosce anche che
essa fu proclamata per mezzo del Figlio di Dio". III/301-305. Vedi, 71/1310-1311
Le parole della profezia sono come le fidanzate velate. Gli sposi solamente possono
svelarle. La profezia è la fidanzata della croce. Lo Sposo Cristo si manifestò nel mondo e svelò
Mosè e le profezie. Nella sua lettera 23 indirizzata a Mor Marun, Giacomo scrive:
"Le parole della profezia rassomigliano alle fidanzate i cui volti sono coperti fino al giorno delle
loro nozze... E chi osava svelare il volto di quella fidanzata, se non lo sposo quando apparirà? La
profezia era fidanzata alla croce, essa si coprì e parlò essendo velata, e quando il Cristo Sposo si
manifestò, Egli svelò la faccia della profezia e tolse il velo dal volto di Mosè, allora la sua
belezza apparve, e la sua lingua si sciolse perché egli era muto (Es 4, 10)". Lettera 173
Il vescovo di Sarug invita l'Ebreo a leggere insieme le Scritture. Il Figlio di Dio è
presente in ogni pagina della Bibbia III/208 . Nell'omelia 80 sui misteri, i tipi e le immagini di
Cristo, Giacomo scrive:
122

"Vieni o Ebreo, accomodiamoci, leggiamo i Libri e vediamo se l'immagine del Figlio (esiste) nelle
loro letture (o no)!. Tu leggi in Mosè ed ecco che tu trovi chiaramente il Figlio di Dio presente
nella lettura come il luminare". III/305. Vedi, 71/1122
Giacomo invita l'Ebreo ad abbracciare il cristianesimo. Nell'omelia 125 su quel carro
che vide il profeta Ezechiele (Ez 1.10), quest'omelia è l'inizio delle omelie di san Mor Giacomo,
Giacomo scrive:
"O Giudeo scendi dal grado della calunnia, vieni e stai con noi sulla costruzione della fede. Ti
saranno tutti i misteri spiegati, e tu saprai che la profezia segnala il Figlio di Dio come se fosse
con le immagini". IV/598
Il Giudeo sarà battezato III/279, non con le ceneri della giovenca ma con l'acqua della
chiesa. Nell'omelia 77 sulla giovenca rossa della legge la quale doveva essere bruciata al posto
dei peccati dell'assemblea e sulla crocifissione del nostro Signore (Nm 19, 1-10), Giacomo scrive
"Vieni o Giudeo e guarda l'aspersione  attuale della chiesa che non purifica il colpevole con
la cenere  della giovenca.. O Giudeo esci dall'ombra che tu servi, e vieni ad illuminarti con la
croce della luce che tu non ami. Risparmia i sacrifici, perché la chiesa non ti chiede i buoi, vieni
di persona perché esiste un Sacrificio che ti perdona". III/255, 258
Giacomo, che ebbe una brutta esperienza con i Giudei, menziona che l'Ebreo, sotto la
pressione dell'ira e della vergogna, cambiava di colore quando leggeva le Scritture. Il Giudeo
vorebbe, se era possibile, strappare il ruotolo di Ezechiele conservato nell'arca dell'Allianza
V/567-589. Mosè fu disprezzato, Isaia fu segato...L'Ebreo vorebbe bruciare il Libro di Isaia
perché egli profetizzò sul Figlio di Dio e sulla Trinità. V/401-406.
Dio non ha più un altro Figlio da mandare al mondo. Il Figlio è venuto. La profezia è
chiusa, anzi essa, essendo la lucerna, è spenta per il Sole della giustizia (Ml 2, 4). Se uno
profetizza, seminerà la divisione e lo scisma 71/883. La profezia fu conclusa per sempre come il
pittore che si riposa dopo avere dipinto il suo quadro. Il Cristo segna la fine delle profezie.
La profezia di Salomone (Pr 30, 4) è realizzata. Il nostro autore si basa sul testo di
Salomone per chiudere definitavamente il ciclo profetico. Il Cristo si incarnò. I profeti non
aspettano più la sua venuta. Nell'omelia 203 sulla natività del nostro Signore, Giacomo scrive:
"O re Salomone vieni e guarda: il tuo proverbio fu spiegato (Pr 30, 4), e, se tu puoi, canta la lode
al Signore del tuo padre. Il vento fu raccolto, i misteri, le parabole, e tutte le parole della profezia
si realizzarono effetivamente; colui che profetizza sigilli la legge . O veggente non
profetizzare più ma dipingi la testimonianza, perché la profezia si realizzò grazie al Figlio che
sorse (Is 8, 16). La vergine partorì, e si compì tutto ciò che fu scritto, e colui che vuole
profetizzare pone la scissione. Una partorì Uno, e non esiste un’altra madre, e non (esiste) un
altro Unigenito se non il nostro Signore. O figlio del popolo, perché aspetti che venga sulla terra?,
Un altro non verrà più perché non esiste, sta tranquillo. Il Padre aveva Uno, Lo mandò ed eccolo
con noi Emmanuele ed Unigenito (Is 7, 14). L'olio della profezia che compì la sua strada si
esaurì, e quando essa vide il Figlio venire, eccola silenziosa. Il tuono dei profeti e dei predicatori
tacque, perché il Re venne, e le voci rapide cessarono. Lo Sposo entrò e prese la sposa, la figlia
dei luminari, e la profezia non annunzierà più le Novelle. Isaia disse: ecco la vergine che concepì
e partorì, e come essa partorì (Is 7, 14), l'evento della sua profezia finì. Quando il quadro finisce
con tutti i suoi colori, il pittore cessa perché completò l'immagine e non si stanca più. I profeti
dipinsero il Figlio che viene, ed eccolo venuto, e tutte le voci della profezia si riposarono e (non
raccontano) il suo evento. E il silenzio dei profeti che non profetizzano attesta che il Padre non ha
un altro Figlio per venire sulla terra. Finché Egli non venne, le trombe gridarono, e quando Egli
venne ecco il silenzio che domina tutti i predicatori. La voce del predicatore  non tacque
finché Egli non venne, e se non è Lui stesso, che il predicatore gridi (Gen 49, 10)... O mio
Signore che la vergine chiesa, la tua fidanzata si rallegri da Te, quando essa Ti canta un canto
123

nuovo con alta voce... La miserabile bocca che Ti canta, e la lingua che Ti inneggia senza
meritare, che si rallegrino di Te. O mio Signore che l'oratore, e gli ascoltatori, si rallegrino di Te,
perché Tu li renda allegri per la tua natività, a Te la lode". VI/798-799, 807
Gli Ebrei possiedono il veleno volontariamente e perciò sono peggio del serpente. Il
nostro autore che conosce bene l'Ebreo lo descrive con questa dura espressione:
"Il serpente è velenoso, e il suo veleno è naturale, esso non è velenoso come l'Ebreo di cui il
veleno non è naturale". I/54.
I pagani onorano Dio, gli Ebrei però non vogliono onorare il Signore. Il re di Moab
credette che il suo idolo lo avrebbe salvato, e il popolo giudaico non credette al Dio vero. Dio fece
vincere il re di Moab, malgrado il suo cattivo sacrificio, e abbandonò il popolo giudaico che fu
sconfitto. Nell' omelia 117 la seconda su Eliseo e il re di Moab che sacrificò il suo figlio sul muro
(II Re 3, 4-27), Giacomo scrive:
"Chiediamoci perché il Signore fece vincere il re di Moab che sgozzò il suo figlio all'idolo? Egli
aveva trovato che il pagano confidava nel suo dio, perciò Egli si irritò contro il suo popolo
Israele. Quello credette che il suo idolo vano lo avrebbe salvato, e il popolo del Signore dubitò
dalla salvezza del Signore". IV/283-287
Satana commenta la Scrittura meglio degli Ebrei. Nell'omelia 82 sul combattimento del
nostro Signore con Satana, Giacomo scrive:
"Ecco satana che commenta i suoi misteri chiaramente, il popolo solo chiuse i suoi orecchi per
non comprendere. Vieni o Giudeo, ed ascolta ciò che gli dice il Suo nemico che Lo tenta e Gli
ripete i suoi misteri chiaramente. Tu, o ascolta i profeti che parlano dalla sua manifstazione, o
leggi il Libro e Lo troverai lì, o vieni ad imparare da satana perché egli è il tuo segretario, ed
ascoltalo con amore". III/353-354
L'Ebreo che resiste sarà condannato per sempre. Egli sarà privato della visione beatifica.
Giacomo è duro contro gli Ebrei. Egli oserà privarli della visione beatifica e li farà giudicare dagi
apostoli perché il giudizio umano è più duro da quello divino. Giacomo pensa a Davide che
preferì cadere nelle mani di Dio e non nelle mani degli uomini: "Davide disse: caddiamo nelle
mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli
uomini". (II Sam 24, 14). Nell'omelia 32 sulla fine e il giudizio, Giacomo scrive:
"Si preparerà il trono della fiamma con giustizia, e il Primogenito si accomoderà con grande
gloria per giudicare i popoli. Egli farà cadere e allontanare con collera e rifiuto il maledetto
popolo che gridò contro di Lui nel tribunale: crociffiggilo, crociffiggilo (Mc 15, 13). Si terrà tra
Lui e loro una barriera di fuoco affinché non Lo guardino e le misericordie non saranno per loro.
Non sarà permesso a loro nemmeno di guardare sopra affinché non vedano il suo splendore, e
ricevano la speranza. Ogni uomo che meritò il giudizio di morte non morirà se vedrà la faccia del
Re. I popoli che l'amarono e confessarono il suo nome entreranno al suo possesso, ed Egli tratterà
i suoi come i suoi, e possederà i suoi (Gv 1, 11). Chiunque meritò di entrare al giudizio non lo
farà perdere perché egli avrà il castigo secondo la sua colpa, poi avrà le misericordie. E perciò
tutti i Giudei non Lo vedranno perché non sperarono in Lui, e non avranno anche la speranza. Si
prepareranno dodici sedie e siederanno gli apostoli per giudicare il maledetto popolo che non
credette in Lui (Mt 19, 28)..Il giudizio degli uomini è duro contro gli uomini (II Sam 24, 14),
perciò Egli consegnerà il loro giudizio agli uomini perché loro meritano così". I/717-718

Le ossa del morto non contaminano (Nm 19, 11-14)


Mosè in persona trasportò le ossa di Giuseppe (Gen 50, 25) e non si contaminò, perché
allora proibisce di toccare le ossa del morto? Nell'omelia 213 la settima contro i Giudei, Giacomo
scrive:
124

"L'azione di Mosè contraddice chiaramente le sue parole, perché egli porta le ossa e biasima colui
che tocca le ossa...O discernente, non sentire come egli parla, ma guardalo come agisce e fa come
lui. L'azione è molto più verace che le parole, guarda l'azione, e che le parole poste come enigmi
non ti impauriscano. Se toccare le ossa fosse veramente contaminante, egli non toccherebbe le
ossa del morto contraddicendo le proprie parole.... Perché l'uomo si macchia, quando vuole
entrare e sepellire il morto, allorché egli fa chiaramente bene? La trasgressione contro la legge
introdusse la morte nell'umanità, e come Adamo peccò egli morì realmente (Rm 6, 21). É evidente
che la causa della morte è il peccato, e Mosè macchia il peccato con la legge. Colui che entra
presso il morto che sia contaminato (Nm 19, 11-14) perché il peccato fece sì che il morto
diventasse tale.... O discernente non avvicinarti al morto, ma odia e non avvicinarti alla causa che
fa morire l’uomo. Il peccato uccide, ma se questo non si avvicina, anche se tu porti miriadi di
morti non è colpa". VI/202-203

La scala di Giacobbe (Gen 28, 1-29)


Nell'omelia 74 sulla rivelazione di Giacobbe a Betel (Gen 28, 1-29), Giacomo scrive:
"Non ricordiamo la storia di Giacobbe come una storia, orientiamoci alla visione e meditiamola.
A partire del testo, non ascoltare la (parola scala)  solamente, quì, ascolta un'altra cosa che
ti sarà spiegata. Se gli angeli salivano, perché fu menzionata la scala,? e perché furono ordinate le
scaline per gli spirituali? Quì, il mistero fu spiegato da sé, perché in quella scala si vedeva la via
del Figlio. Egli rese la croce come una scala piena di meraviglia, e grazie ad essa gli uomini
salirono realmente all'altezza". III/196

Il carro d'Ezechiele (Ez 1. 10)


Nell'omelia 125 su quel carro che vide il profeta Ezechiele (Ez 1.10), quest'omelia è
l'inizio delle omelie di san Mor Giacomo, Giacomo scrive:
"Il tema è complicato, o studente dammi la tua intelligenza, stai nel luogo della parola, e ascoltala
con discernimento...Ti è difficile udire, come mi è difficile parlare dell'inespiegabile corsa dei
cherubini.. E se uno osa commentare questa meraviglia, diventerà ridicolo, e si scoprirà che è
non-conoscitore . Colui che si meraviglia solamente non sarà divulgato, perché la
meraviglia è buona per il conoscitore e per il no-conoscitore. E nessuno se è conoscitore dirà
perché si meraviglia, e perché fu rapito dalla meraviglia se non conosce ..La mia parola non
accetta il biasimo perché io non prometto di commentare ma di ammirare. O ascoltatore vieni e
meravigliati con noi del carro, perché non esiste la parola che è capace di parlare se non con la
meraviglia.... Vieni o Giudeo, o compagno della notte e porta con te il rotolo  d'Ezechiele il
figlio della deportazione. Cerca nell'Arca della tua Alleanza (I Re 8, 9) se tu non lo strappasti,
esso si trova lì, portalo per leggerlo insieme e che ci sia commentata la sua rivelazione. Se tu
calunniasti definitivamente la vergine, e non credesti mai che essa concepì e partorì il Figlio di
Dio nella sua verginità, perché tu dici: eccolo che si manifesta sul carro che Lo porta come un
uomo allora che Egli è Dio? Dove non esiste né corpo, né le membra, Ezechiele Lo vide come il
Figlio dell'uomo, e tu non mormori. E quando Egli si incarnò nel ventre carnale e diventò (uomo),
perché tu Lo calunni, perché Lo vedesti come un uomo? Dunque Ezechiele anche non é sincero
come tu dici, né la rivelazione della profezia quando essa parla.. Se tu non credi che il Figlio di
Dio diventò uomo, allora il Padre diventò uomo!. Ezechiele vide sul carro il Padre nascosto come
un uomo, se non è l'immagine del suo Unigenito!.Tu accetti di sfigurare l'immagine del nascosto
Padre, e come tu crocifiggesti il Figlio, tu rinneghi perfino la sua esistenza!.Tu accetti di dire che
il Padre è come un uomo, e tu non credi che Egli ha il Figlio che ci rassomigliò!. Non ti è facile
125

rinnegare tutti i misteri di quel carro, e di considerare tutti i suoi enigmi come un nulla. E se
quella rivelazione si descrive senza il mistero, chi l'ascolterà o la crederà come avenne? Scendi
dal grado della bestemmia o Giudeo, e vieni a stare con noi sulla costruzione della fede. Ed i
misteri ti saranno spiegati, e conoscerai che la profezia segnala che Dio ha il Figlio come se fosse
con l'immagine. Essa dipinge l'immagine, e la conserva per mostrarla a tutta la terra: il Padre ha
il nascosto Figlio e volle rivelarLo. Ed Egli volle mostraLo agli uomini come un uomo, e perciò
Egli Lo mostrò come un uomo". IV/567, 588-589

Abbandonare i genitori e unirsi alla moglie


"Chiunque sentì questo evento, pensava agli uomini e alle donne, e nessuno pensava che questo
significasse un altro uomo e un'altra donna, non Adamo e Eva (Gen 2, 24, Ef 4, 31-32)". Lettera
174. Vedi, 71/1144-1159, III/288-290

Il sabato (Gen 2, 2-3, I Sam 21, 2-7, Mt 12, 1-8)

Il riposo del Signore (Gen 2, 1-2)

L'Ebreo non accetta il metodo dell'esegesi spirituale. Egli capisce il testo biblico
"letteralmente" solamente. La ragione che Giacomo offre è questa: la volontà cattiva del popolo
giudaico che non vuole riconoscere il Cristo che è il Signore di sabato. Il riposo sabatico per
l'Ebreo è un riposo vero. Esso non significa un'altra cosa. Il Giudeo dimentica l'oracolo del
profeta Isaia che chiamò Dio: Colui che non si stanca (Is 40, 28). L'Ebreo dunque non ha diritto
di comprendere il testo di (Gen 2, 1-2) solamente letteralmente. Il Libro non si scioglie (Mt 5, 17;
24, 35). 71/1384. Vedi, Lettera 170-178.
Nella sua lettera 23 indirizzatta a Mor Marun, Giacomo scrive:
"La legge non ha il potere su una cosa lontana dai peccati, e chiunque vive in giustificazione non
si sottomette all'osservanza della legge. La legge non fu posta per i giusti ma per gli empi, per
coloro che non sono puri e per gli operatori dei mali (I Tm 1, 9).. Come Davide fu costretto, così
la fame costrinse i discepoli del Benedetto (Sal 118, 26, Mt 21, 9) quando camminavano con Lui
sulla strada il giorno di sabato per cominciare a colgiere le spighe e mangiare come ci insegna il
Libro della Novella ". Lettera 186. Vedi, 71/1282, 1318-1330, 1372-1389 IV/244-248, 724-
739, V/506-525, VI/86-110. 610-628
La lettera 23 conclude il discorso giacobiano così:
"Adesso quando tu senti Mosè dire: Dio si riposò il giorno di sabato e lo santificò (Gen 2, 2-3),
considera che il riposo che ebbe luogo in esso era secondo la buona volontà di Dio (orientato),
verso la fatica del suo Figlio nella carne, verso la sopportazione delle sofferenze e verso il suo
riposo quando Egli libererà i deportati dallo sfondo della terra, affinché salgano con Lui al cielo".
Lettera 178

La critica dell'esegesi dei Greci

La critica dell'esegesi greca di (Gen 6, 1-8)


L'esegesi greca del testo della Genesi (Gen 6, 1-8) non è simile all'esegesi della scuola di
Edessa. Secondo i greci, gli angeli sposarono le figlie degli uomini. La tradizione edessiana
insegnava invece che i "giusti" cioé i figli degli dei  sposarono le figlie degli uomini. I
126

figli di Elohim (Elohim è in forma ebraica plurale) sono i figli di Set (Es 22,8-9, 28), di Enos
(Gen 4, 26), di Giobbe il giusto V/282, e dei figli dei giudici (Sal 82, 6-7) che si unirono alle
figlie di Caino da cui nacquero gli Amaleciti (Gen 6, 4). Nell'omelia 108 sul diluvio, Giacomo
scrive:
"O mie fratelli, forse furono attirati dalla voce del flauto  di Iubal della stirpe di Caino, che
compose con abiltà (Gen 4, 20). Il furbo Iubal compose i canti al posto delle frecce, e li gettò con
le corde  verso l'orecchio come se fossero dei legaccioli . Per suo mezzo furono colpiti i
figli dei giudici e caddero, e li fece soffrire con gli inni e non con le frecce. Egli cantò, ed i figli di
Set e di Enos ascoltarono, ed egli li rapì, poi scesero verso la sua terra per sottometterli. Colui
che lesse comprenderà ciò che io dico, perché il mio scopo si indirizza verso il testo con ordine. I
giudici trovarono belle le figlie di Caino e presero le donne che scelsero per la fornicazione. Quì,
egli chiamò i figli di Set: i figli dei giudici, e le figlie degli uomini: le figlie dell'omicida Caino
(Gen 4). Egli diede un bel nome a questi come se fossero eletti, e chiamò quelli con il nome
sgradevole e cattivo....I giusti entrarono presso le macchiate per l'iniquità, e il benedetto seme
cadde per perdersi tra le spine. I giusti  corsero verso le prostitute figlie di Caino l'omicida, e
gli ipocriti  malvagi fornicarono apertamente con le prostitute. Ecco, la terra imparò
l'adulterio da questi, ed esse dall'inizio corruppero il matrimonio... Le aquile: i figli di Set scesero
per unirsi  agli scorpioni , e nacquero da loro i giganti  uccelli dei corvi . I Greci
corruppero questo episodio perché raggiunsero sopra di esso una valanga di parole insipide :
gli angeli si unirono  alle figlie degli uomini, e perciò diventarono uomini fuori misura.
Con questo, i bugiardi chiacchierarono  dicendo molte cose e corruppero l'evento con le storie
che non si ascoltono. Quì, quanto loro negarono la verità con le loro bestemmie, colui che
sperimentò le loro storie comprenderà. Io non ripeto la loro bestemmia contro gli angeli affinché il
vestito della mia storia non si sporchi dalle loro parole. Che la verità venga e li confonda 
brevemente : non sono gli spirituali che si unirono  alle corporali . Ecco Satana
che insegna la fornicazione  non può fornicare; come dunque gli angeli si innamorarono 
delle figlie degli uomini? Se esisteva l'occasione che lo spirito fornicasse, il maligno non
avrebbe lasciata intatta  (la verginità) delle vergini. Se satana può unirsi alle donne , egli
non lascerà il seno  di una vergine sigillato !. E se satana che ama la fornicazione è
estraneo alla fornicazione, perché gli angeli sono calunniati  con le chiacchiere  dei
Greci? Questo non richiede uno studio per stancarmene, perciò io continuerò la strada dell'omelia
velocemente. I figli del puro Set entrarono e sposarono le macchiate, e il Libro di Mosè li chiama:
i figli dei Dei. Davide anche gridò e trattò quest'oggetto come se fosse un salmo. Io vi dissi: voi
siete dei destatori dell'adulterio  , voi morirete come gli uomini perché voi avete commesso
l'iniquità  (Sal 82, 6-7). I giusti  che furono onorati col nome di vigilanti, scesero e
fornicarono lì con le figlie di Caino come dicemmo". IV/10-11

La critica dell'esegesi di (Gen 1, 2)


La tradizione efremita di Edessa insegnò che lo spirito di (Gen 1, 2) è creato e non è lo
Spirito Santo come pretendevano le altre scuole. Giacomo segue la tradizione edessiana. 71/219-
229
127

La critica dell'esegesi dei diofisiti


Giacomo è un fedele seguace della corrente dell'esegesi efremita corroborata dall'esegesi
cirilliana di tendenza tipologica e allegorica. Infatti il nostro autore trova "Cristo in ogni pagina,
in ogni riga e in ogni carattere dell'Antico Testamento".
I diofisiti non accettavano la posizione esegetica di Giacomo. Essi mantenevano l'esegesi
di tendenza antiochena corroborata dall'esegesi teodoriana di tendenza letterale che il nostro
autore chiama l'esegesi "giudaica". Infatti i diofisiti sono considerati simili a quelli che
"crocifissero". Lettera 32. I diofisiti rassomigliano ai corporali  I/260, II/15-20,
V/882-883, o agli stranieri  come gli Ebrei III/262, 301-305. L'esegesi diofisita insegnata da
Teodoro di Mopsuestia si limita a pochi testi biblici "cristologici":
- (Es 12, 21-23): aspergere o spruzzare di sangue le porte degli Ebrei
- (Nm 21, 4-9): il serpente di bronzo
- Il profeta Giona
- I salmi cristologici diretti: 2, 8, 44, 109
- I salmi cristologici indiretti: 15, 54, 88

Alcune tipologie giacobiane


Giacomo mescola la profezia e la tipologia. III/301-305. I due modi sono sinonimi ed
ambedue sono imperfetti. Essi rassomigliano al pittore che dipinge un bel quadro a cui però
manca l'anima. IV/113-115. Giacomo con la sua esegesi spirituale combatte l'allegorico Mosè e
il suo Libro. Giacomo educa il Libro di Mosè come un pedagogo affinché il Libro di Mosè
mostrasse le sue nascoste parole e le sue velate immagini. Nell'omelia 108 sul diluvio, Giacomo
scrive:
"O Mosè cosa dici di Dio? Attento, non corrompere il soggetto che tu tratti con le allegorie
!. Come è possibile che Dio si penta? Perché Lo calunnasti nella tua storia, giacché Egli
non si pente (Gen 6, 5-8)? Se la tua Lettura non si spiega, essa crea divisione, e se l'uomo non
conosce la sua forza, essa è come una contraddizione... Se l'esegesi non toglie il velo dalla tua
storia, la tua parola è velata dalle allegorie, e non si vede. Se le interrogazioni non scendono al
mare del tuo tema, non si pesca la perla dal tuo Libro. Io commento: non è possibile che il
Signore si penta, tu spiega la ragione dell'omelia, e la sua importanza... Ecco una pagina del tuo
Libro aperta davanti a me nelle Scritture, ed eccomi che flagello la tua Lettura affinché essa
mostri la sua bellezza. La tua parola si incarcerò nelle questioni, e se il commento non le apre la
porta, come essa uscirà? Ecco io educo il tuo Libro con le contraddizioni affinché esso mi mostri
come un sincero ciò che disse. O Mosè il tuo Libro non uscirà dalle mie mani senza che esso
confessi le sue cose nascoste davanti agli ascoltatori".IV/13-15

Il paragone tra Mosè e il Cristo


Mosè chiamò il Cristo un profeta come lui (Dt 18, 15). Ma il Cristo è più grande del
profeta (Mt 11, 9). Nell' omelia 110 sul Signore che vi costituirà un profeta tra i vostri fratelli
come me, ascoltatelo IV/104-116, Giacomo paragona Mosè al Cristo:

Mosè Cristo
Mosè era già nato Il Cristo nato dal Padre prima di tutti i
128

secoli, poi venne alla seconda nascita da


Maria
La figlia di Faraone fu come sua madre senza La vergine partorì Colui che era già nato
sofferenza (Es 2, 6-10) dal Padre, senza sofferenza, senza dolori
del parto e senza marito
L'Egiziana diventò madre di Mosè senza conoscere Maria diventò madre del Figlio di Dio, e
il suo padre il Padre nascosto era lontano da essa
Al tempo di Mosè i bambini si gettavano nelle Al tempo di Cristo i fanciulli furono
onde (Es 1, 8-22) uccisi da Erode (Mt 2, 16-18)
Mosè crebbe in Egitto nella casa del Faraone poi Il Cristo venne al nostro territorio e dopo
rientrò presso il suo popolo lasciando l'Egitto (Es aver terminato la sua missione salì al
2, 11-15) luogo del suo Padre
Mosè diventò dio per Faraone, e lui era uomo (Es Il Cristo diventò uomo. Ed Egli è Dio
4, 16)
Mosè fece tanti miracoli come dio e così diventò Il Cristo fece tanti miracoli e così diventò
grande uomo di sofferenze
Mosè colpì il mare con il bastone dei misteri (Es la croce di Cristo è il legno dei misteri
14, Es 17, 1-7)
Mosè malgrado i suoi miracoli rimase uomo Il Cristo con i suoi miracoli e le sue
sofferenze rimase Dio
La tomba di Mosè è onorata e nascosta sul monte La tomba di Cristo è disonorata, sigillata
Nabo (Dt 34, 1-6) e guardata dai soldati (Mt 27, 62-66),
Cristo salito al cielo presso il Padre (Lc
24, 50-53)
Mosè tese le sue mani sul monte e vinse gli La croce di Cristo è segno della vittoria.
Amaleciti con il mistero della croce (Es 17, 8-16) Cristo salì sul Golgota e fece cadere i
nemici cioé i demoni

Il tipo è lo stesso, l'antitipo è differente

la pietra è il tipo

La pietra  è il tipo di Cristo (I Cor 10, 4) III/293-297, 305-310

La pietra  è il tipo della Chiesa  III/193-194, 210

La pietra  è il tipo del peccato (Gen 29, 3) III/210-222

La vite è il tipo

La vite   è il tipo di Abramo IV/754


La vite   è il tipo della Chiesa V/621
La vite   è il tipo dell'anima  I/331

Il fico è il tipo

Il fico  è il tipo dell'assemblea  IV/730-739


129

Il fico  è il tipo di Gerusalmme IV/730-739


Il fico  è il tipo del popolo (Giudaico)  IV/730-739
Il fico  è il tipo dell'anima IV/730-739

L'antitipo è lo stesso, il tipo è differente

Adamo è l'antitipo
Saul è il tipo di Adamo (I Sam 18, 17) II/41-42
Barabba è il tipo di Adamo (Mt 27, 16-26) II/517
Il figlio della Sunnamita è il tipo di Adamo (II Re 4, 8-37) IV/312
Colui che scendeva da Gerusalemme a Gerico è il tipo di Adamo (Lc 10, 30-37) II/322323
Il puledro è il tipo di Adamo (Mt 21-23) V/618, 621

La descrizione delle Sacre Scritture


Giacomo mette sulle labbra del Libro di Mosè queste espressioni indirizzate al lettore: se
tu non Mi ami più di te stesso non leggermi. Se tu Mi leggi con pigrizia, anch'Io mi annoio da te e
non ti rivelo i miei sensi. Se tu me leggi senza amore, anch'Io ti offro le mie parole senza i loro
significati.. Nell' omelia 117 la seconda su Eliseo e il re di Moab (II Re 3, 4-27), Giacomo scrive:
"Il libro illumina gli occhi dell'anima per mezzo delle Letture, o discernente leggi e riempiti di
luce da Esso con amore. Il sole sorge dalle Letture della Divinità sulle menti che Le incontrano
con discernimento. Dio pose nel mondo i Libri come le lampade della luce nell'oscurità affinché
ne fosse illuminato. Quello che ama, la sua anima si illumina dalle Letture, e cammina nei loro
territori come se fosse nel grande giorno. Avvicinati dal Libro, amaLo e vedi la sua bellezza,
perché Esso non ti permette di vedere il suo volto senon con amore. Se tu leggi senza amore, tu
non approfitti, perché l'amore è la porta in cui entra l'uomo per (raggiungere) la comprensione.
Quando tu tieni il Libro, Esso ti chiede ciò che segue: non leggere in Esso se tu non lo ami più di
te stesso. Esso ti dice: se tu leggi in me con pigrizia, anch' io mi annoio da te per rivelarti i miei
commenti . O tu mi ami, poi apri, leggi e vedi le mie bellezze, o non leggere, perché se tu
non mi ami, non approfitterai. Lo stesso pensiero che tu hai di me quando mi tieni, ce l'ho anch'io
da te quando ti incontro. Se si muove in te l'amore e il desiderio verso i miei sensi, Io muoverò
verso di te tutte le mie ricchezze per acquistarle. Se io troverò la tua anima aperta verso di Me
con amore, ti aprirò tutte le mie porte per entrarvi. Io ho: le misure, le bilance, i pesi, e
ricompenso ciascuno con equità. Colui che mi ama quando mi legge, lo amo, e se mi chiede, io gli
darò tutti i miei tesori . Qando egli legge in me senza amore, lo incontro con la stessa
maniera e lo mando con voci esterne. Colui che mi tiene con amore della sua anima, può
impadronirsi di me, e se mi ama gli offrirò tutti i miei tesori  Se egli non ama, che non perda
il suo tempo, perché non approfitterà, infatti io gli offrirò solamente le parole senza sensi. Il Libro
dice queste parole a colui che Lo legge, e l'incoraggia per possedere l'amore; poi dopo
incontrarLo. Colui che si avvicina dalle Letture deve essere mosso dall'amore, ed ecco la sua
intelligenza si arrichirà dalla comprensione. Io presi il libro, e quando leggevo mi incontrò
l'ammirazione: il re di Moab che sgozzò il suo figlio sul muro. Ed io lasciai la Lettura, mi fermai
meravigliato, entrai, e mi sforzai di capire con grande amore. Il pagano sgozzò il suo figlio sul
muro per l'immondo maligno, e da Dio scese la collera sopra Israel. E perciò l'ammirazione mi
prese per parlare dalla sua azione, perché il suo scopo è nascosto a molti. Egli avea sacrificato al
130

demonio, e vinse il grande popolo per mezzo del Signore: udire l'evento perturba molti. Adesso mi
decisi di parlarne se si trova l'amore nell'orecchio che ascolta per capire". IV/282-284
VI

La teologia di Giacomo

La teologia della chiesa siriaca fu turbata durante il quinto-sesto secolo. Le dispute


cristologiche in oriente divisero la chiesa siriaca in tre gruppi di chiese: la chiesa diofisita, la
chiesa monofisita e la chiesa calcedonense. In quell'epoca non esisteva più un unico linguaggio
teologico nella chiesa. Giacomo accenna a questo turbamento quando scrive la sua significativa
espressione: Un partito (diofisita) diceva: "così" , un secondo partito (monofisita) opposto
diceva: "cosà"  e un terzo partito (calcedonense) diceva: "così" . La vera chiesa, la
fidanzata del Figlio non sapeva più come comportarsi e come esprimere la sua fede.
In questa situazione, Giacomo come un buon teologo e pastore delle anime scelse il
ritorno agli insegnamenti dei due primi concili ecumenici. Il principio teologico della fede dei due
primi concili ecumenici era quasi dimenticato. Giacomo volle renderlo attuale per salvare la
chiesa siriaca dalle opinioni degli scismatici e dalle eresie.
La discordia tra i cristiani era generale. Giacomo si sentì perplesso in questa situazione
complicata. I monofisiti sia quelli "fanatici" che e quelli "semplici" lo consideravano come un
"eretico" e non come un fedele. Lettera 58
I diofisiti lo molestavano perché egli non seguiva la loro dottrina insegnata da parte dell'
"ignorante" Diodora, alla quale tenevano molto, e alla quale tenva prima di cambiare la sua
posizione. Lettera 58-59.
I cattolici, come testimonia Timoteo di Costantinopoli (VII secolo), le consideravano
"ortodosso cioé cattolico". Un altro personaggio di nome di Giacomo di Sarug, forse il nostro
poeta, era monofisita, quest'ultimo Giacomo fu scomunicato.
Giacomo guidato dalla grazia che conserva tutto fece la sua scelta. Egli scelse il ritorno
alla fede prima delle controversie del quinto secolo. Questa scelta era giusta e saggia, ma non
stabilì la pace nella chiesa.

La fede dei due concili: Nicea e Costantinopoli basta per la salvezza


Il primo: é il concilio ecumenico dei "trecentodiciotto" padri radunato nel 325 AD a
Nicea. Il secondo: é il concilio ecumenico dei "centocinquanta" padri radunato nel 381 AD a
Costantinopoli.
Nell'antichità cristiana, l'assioma teologico diceva: la fede dei due primi concili ecumenici
era sufficiente per la salvezza. Giacomo mantiene questo assioma. Egli vorebbe che tutta la
teologia sia racchiusa nei documenti di questi due concili. Perciò qualunque progresso teologico
nel senso di cambiamento aggiunto all'insegnamento di questi due concili era considerato da parte
di Giacomo, e di tanti altri teologi, un'addizione superflua che bisognava allontanare e gettare
fuori dalla chiesa per conservare "intatto" il patrimonio della fede che è "l'anima delle anime"
degli uomini.
Tutte le teorie che non si concordano con questa fede saranno un'addizione . Per
Giacomo. L'addizione, per definizione, non conviene alla natura della fede. La fede è immutabile
e non accetta l'addizione. Essa è la perla. E la perla non accetta l'addizione. Questo ragionamento
aiuta Giacomo a ritirarsi dal campo delle controversie e a continuare il suo insegnamento in pace
come gli augurarono i monaci del monastero di Mor Abs. Lettera 63.
Giacomo parla dei criteri della fede elaborati e proclamati da questi due primi concili
ecumenici senza precisarli. Egli si basa sul principio riconosciuto nel cristianesimo antico per
affermare che la fede proclamata dai due concili ecumenici era "sufficiente" per la salvezza.
132

La sua attitudine avversaria alla discussione e il suo carattere pacifico lo obbligarono a


dichiarare il suo "rifiuto" quasi categorico di qualsiasi elaborazione teologica secondo la saggezza
umana. Giacomo scelse l'ignoranza della croce. Egli ammira il Signore-Miracolo con amore e
vieta le discussioni causate da satana. Il Signore è la luce del credente. Se si avvicina a Lui con
orgoglio per comprenderLo dimenticando che l'uomo è limitato e Dio è l'Illimitato, il Signore
brucerà questi così detti teologi, se si avvicina a Lui con amore, il Signore illuminerà questi
teologi. La vera teologia parla di Dio con amore, e tutto ciò che dice l'amore non è mai
biasimato. Giacomo dunque non si oppone all'apertura teologica. Il vero teologico è quello che
imita gli apostoli. La chiesa della regione di Edessa doveva ascoltare i Galilei e disprezzare la
saggezza di Atene dei greci e sconoscere la legge di Beyrout. I/486
L'assioma dei due primi concili ecumenici non fu rispettato da questi così detti teologi
che filosofano  e si mostrano  come colti. Essi però sono ignoranti e orgogliosi, come li
descrive Giacomo prendendoli in giro. Essi accettarono l' addizione  alla fede sapendo bene
che essa è una "cancrena"  che amallerebbe il corpo della chiesa.
Giacomo, per far passare il suo assioma teologico, ricorda che si avvicinano al battesimo
tutti i popoli di sotto il cielo con la fede dei due concili ecumenici. Nella lettera 16 inviata ai beati
di Mor Bass, indirizzta a Mor Lazzaro, il giusto, il santo, l'amatore di Dio, il sacerdote e il
superiore dei solitari del santo monastero di Mor Bass, Giacomo scrive:
"Io accetto il libro unificatore e conosco la sua forza, la sua ragione e mi sembra che esso tira, fa
uscire dalla chiesa l'addizione  che avvenne alla fede come l'animale feroce, la lega, la getta
nella perdizione fuori dell'assemblea dei fedeli, chiude la strada dinanzi affinché non sia contata
con i santi sinodi. E perciò, io scomunico l'addizione, e divido colui che compone la sua porzione
con gli infedeli. Come questo libro la lasciò fuori la chiesa, affinché la fede dei trecentodiciotto
padri che fu promulgata a Nicea, ed i centocinquanta che fu radunato nella città dell'impero, ed
essa non accetta l'addizione. E grazie ad essa si avvicinano al battesimo tutti i popoli che sono
sotto il cielo". Lettera 68-69
La fede dei due concili ecumenici sarà l'arma che userà Giacomo per scomunicare tutte le
teorie-addizioni trasmesse dal concilio di Calcedonia che usò, sempre secondo Giacomo, le stesse
espressioni dell'eretico Nestorio1.
Giacomo cita il simbolo di fede proclamato nel concilio di Nicea. Lettera 18, 34, 51, 69,
95, 116, 128, 129, 136, 141 ecc... Il nostro poeta compose l'omelia 206 sul concilio di Nicea.
Egli anatematizza Ario2 che fu scomunicato nel concilio di Nicea.
Giacomo non da i dettagli del concilio di Costantinopoli. Egli accetta la ripartizione
dell'ordine delle sedie patriarcali proclamato nel primo concilio di Costantinopoli.

Il concilio di Efeso
Perché Giacomo non critica il Concilio di Efeso (431 AD) e non lo considera come
un'addizione alla fede dei due primi concili? Il concilio di Efeso che Giacomo non nomina nelle
sue opere, non pose nessuna difficoltà all'assioma della fede dei due concili ecumenici. Inoltre

1
- Nestorio nacque ad Antiochia nel 381 AD. Egli era un famoso oratore. Egli insegnò due nature e due
persone in Cristo. Egli Fu sacrato patriarca di Costantinopoli. Il concilio di Efeso lo scomunicò
nel 431 AD. Egli morì nel 451 AD.
2
- Ario nacque a Libia (?) nel (256/280?)-336 AD, e studiò ad Antiochia. Egli era sacerdote di
Alessandria. Egli insegnò che Dio non nasce, perciò il Cristo che è nato è un "uomo", o un "dio
secondo" "adottato" dal vero Dio. Egli insegnò l'adozionismo. Il concilio di Nicea lo scomunicò e
scomunicò il suo insegnamento nel 325 AD.
133

questo concilio scomunicò il diofisismo che è l'addizione alla fede. Questa scomunica fu ottenuta
per la sollecitudine di san Cirillo di Alessandria.
Il progresso teologico avvenuto a Efeso non è considerato un' addizione alla fede, perciò
Giacomo userà questo concilio come un'arma contro l'addizione che introdussero il concilio di
Calcedonia e Nestorio nella chiesa. Nestorio insegnò la "quaternità"  al posto della Trinità.
Nestorio non ammetteva che Maria sia la genetrice di Dio  Lettera 33.
Questa è la vera ragione che spinse Giacomo a non scomunicare il concilio di Efeso.
Nella lettera 6 sulla fede inviata ai nostri fratelli fedeli ed amatori di Dio, la buona condotta della
vera fede, i beati abitanti a Arzun la città  dei persiani, Giacomo scrive:
"Essi non dicono: Maria è la genetrice di Dio, e non dichiarano che Gesù che è da essa è Dio
sopra tutto. L'anatematizzato e il perduto Nestorio diventò lo svelatore della putrida piaga di
questi. Egli volle contare due, e diventò straniero al vero Uno. Questo miserabile incontrò il
nostro Signore come se fosse un nemico, e apparve nella chiesa come un furbo, rese lo Sposo
brutto, volle corrompere  per forza la verginità della sposa, come il serpente ingannò Eva la
figlia della luce (Gen 3, 1-24), affinché perdesse la speranza in Dio, e fosse registrata nel nome
dell'uomo. Essa però essendo di equilibrata intelligenza, non accettò l'inganno di questo, ma lo
cacciò dalla sua stanza nuziale per mezzo dell'assemblea dei veri amici  (di Sposo), e lo
rimproverò con collera per renderlo straniero alle sue nozze come un accanito  perché egli
volle distruggere la libera. Essa scoprì che il macchiato volle rubare l' udito della semplice per il
discorso ornato; essa però chiuse i suoi orecchi per non sentire l'ornamento delle sue vane parole.
Essa lo allontanò dalla sedia dei dottori per parlare dal luogo dalla caduta con i caduti come lui,
nella trappola dei bugiardi. Essa lo fece uscire e chiuse la sua porta, e con precauzione lo
scomunicò, come se fosse per le serrature di ferro affinché non gli fosse aperto per entrare e
corrompere la stanza nuziale per il vomito  della sua immonda calunnia, come una fedele
fidanzata zelante sul suo fidanzato e lo confessa apertamente con volto svelato (II Cor 3, 18).
Lettera 33-34
Giacomo non è un teologo conservatore. Egli tratta dei due concili recenti. Efeso e
Calcedonia. Egli non ammette le opinioni false e le teorie sbagliate che diffusero i due concili
Efeso e calcedonia. Giacomo afferma che il concilio di Calcedonia usò le stesse espressioni del
diofisismo. In questo caso Calcedonia è scomunicato.
Il concilio di Efeso radunato nel 431 AD svolgerà lo sforzo teologico e tenterà di stabilire
la pace nell'impero romano orientale. Questo concilio scomunicò il diofisismo e il patriarca
Nestorio, il suo propagatore. Il diofisismo, dopo il concilio di Efeso, non fu sconfitto
definitivamente. Gli abitanti ortodossi cioé monofisiti di Arzun la città dei Persiani pensavano che
i diofisiti con Nestorio non furono scomunicati nelle chiese dei Romani. In relatà si poteva senza
alcun rischio professare il diofisismo apertamente, come ricorda Giacomo.

Il concilio di Calcedonia
Giacomo dice che il re eretico Marciano, l'amico di Nestorio, e Giovanni il patriarca di
Antiochia radunarono il concilio di Calcedonia nel 451 AD3. Nella lettera 17 indirizzata al giusto,
3
- Giacomo, (o un copista?) commette un grave errore storico quando afferma che l'imperatore
Marciano, e il patriarca Giovanni radunarono il concilio di Calcedonia. Il patriarca Giovanni era
già morto nove anni prima della riunione del concilio di Calcedonia.
Peeters afferma che Giacomo fu calcedonense. Le sue opere furono ritoccate dai copisti monofisiti come
mostra questo errore storico. Vedi, Peeters P. , Jacques de Saroug appartient - il à la secte
monophysite, in AB 66 ( 1948 ) , pp. 134 – 198
134

al grande santo, e all'amatore di Dio il nostro Padre degno di Dio Mor Lazzaro superiore del
monatero dei solitari, inviata ai monaci di Mor Bass, Giacomo scrive:
"Non dimentichiamo che l'assemblea  che ebbe luogo a Calcedonia fu radunata grazie allo
sforzo del cattivo Marciano l'amico e il seguace dell'insegnamento di Nestorio. Egli era pronto per
riabilitare Nestorio, il lupo rapace, sul pascolo, e se era possibile, gli avrebbe dato il potere su
tutto il gregge razionale redento per il sangue di Dio. E gli scismatici della verità Ibas4,
Teodoreto5, ed Euterio6, con pochi altri dei loro seguaci  furono gli organizzatori  di
quella assemblea che convocò e radunò l'eretico re, e attirarono tutta quell'assemblea e la
portarono ad adottare la loro falsa opinione . E per suo mezzo, egli cacciò alcuni per la
loro semplicità, ed altri per la loro furbizia. E loro resero sterili le parole della fede, e provarono
con la discussione della loro fede scismatica per la cattiva azione che fecero contro il beato il
santo, il puro e l'ortodosso arcivescovo Dioscoro7 di Alessandria". Lettera 82
Secondo Giacomo, ed i monofisiti, il concilio di Calcedonia fu la principale causa che
provocò le discussioni cristologiche che lacerarono il corpo della chiesa.
Nella lettera 17 inviata ai monaci di Mor Bass indirizzata al giusto, al grande santo,
l'amatore di Dio, il nostro Padre meritevole di Dio Mor Lazzaro superiore del monastero dei
solitari, Giacomo scrive:
"E l'opera rimase perturbata, quì e lì, perché il corpo universale della chiesa degli apostoli fu
strappato. Questo dice: "così" , e quello dice: "così" : Alcuni paesi l'accettarono, ed altri lo
scomunicarono. Allora molti furono perturbati e non seppero cosa fare". Lettera 83
Nella lettera 6 sulla fede inviata ai nostri fratelli fedeli ed amatori di Dio, la buona
condotta della vera fede, i beati abitanti a Arzun la città  dei persiani, Giacomo scrive:
"La buona notizia della vostra ortodossa fede ci fu mandata come un raggio del mattino
dell'oriente, partoriente del giorno8. La luce della vostra verità si propagò chiaramente nel
nostro paese come il forte mezzogiorno. E noi ricevemmo il vostro amore di Dio grazie alle vostre

Jansma confuta la teoria di Peeters che nega l'autenticità delle lettere di Giacomo.
Vedi, Jansma T., Die Christologie Jackobs von Serugh und ihre abhängigkeit von der alexandrinischen
theologie und von der Frömmigkeit Ephräem des syrers, in le Muséon , vol, 77 ( 1965 ), pp. 5 -
46.
Jansma T., Encore le credo de Jacques de Saroug. Nouvelles recherches sur l'argument historique
concernent son orthodoxie, in OS 10 ( 1965 ) , pp. 75 - 88 , 193 - 236 ,331 - 370 , 475 - 510 .
Jansma T., the credo of Jacob of Serugh: a return to Nicea and Constantinople, in NAK 44 ( 1960 ) , pp.
18 - 36.
4
- Ibas  Fu vescovo di Edessa. Egli sconfisse i cirilliani ad Edessa. Ibas fu il partigiano di Nestorio.
Egli non volle strappare i Libri di Nestorio. Egli fu scomunicato nel concilio di Efeso del 449
AD. Il concilio di Calcedonia lo riabilitò nel 451 AD. Nel suo tempo fu incominciata la
traduzione in siriaco dei libri diofisiti greci di Teodorio di Mopsuestia e dei suoi seguaci come
attesta la lettera 14 di Giacomo.
5
- Teodoreta di Ciro nacque ad Antiochia nel 363 AD. Egli fu vescovo nel 423 AD. Dioscoro lo destituì
nel concilio di Efeso del 449 AD e lo scomunicò. Teodoreta e morì nel 466 AD.
6
- Euterio fu vescovo di Tiana in Cappadocia. Egli fu il partigiano di Nestorio. Euterio fu scomunicato
nel concilio di Efeso nel 431 AD. Nel 434 AD egli fu destituito e esiliato in Palestina
7
- Dioscoro diventò patriarca di Alessandria (444-454 AD) dopo suo zio san Cirillo. Egli studiò ad
Alessandria, e participò con Cirillo al concilio di Efeso nel 431 AD. Dioscoro fu molto attivo nel
concilio di Efeso del 449 AD, nel quale fu destituito il "cattolico" patriarca di Antiochia Flaviano.
Dioscoro scomunicò il papa Leone e il suo Tomo. Egli fu esiliato. Dioscoro fu l'ispiratore del
nostro Giacomo per rifiutare il Tomo di Leone.
8
- L'oriente è la madre del giorno, o della luce. La stessa immagine è applicata all'oriente-Maria che
partorì il Cristo-mattino III/566-567
135

righe amatissime per mezzo dell'uomo di Dio, di buona condotta e adornato da tutte le bellezze
spirituali, il sacerdote Mor Lazzaro, e.il zelante della fede. Questo espose la sua via tra le
trappole, derise la paura dei nemici, rubò come un coraggioso commerciante le vostre righe come
le perle, e ci arrichì noi i poveri per il vostro amore, e le vostre buone notizie. Noi imparammo da
lui e dal contenuto  delle vostre righe che: alcune persone divise, e che causano le dispute,
vogliono combattere la bellezza della vostra fede ortodossa, quando dicono: Nestorio non é
scomunicato nelle chiese dei Romani, né i maestri che sono unanimi con la sua fede lo accettano.
Ciò che non ebbe luogo mai, eccetto forse da parte di pochi che sono inoltre scomunicati con lui
da parte di tutta la chiesa cattolica che esiste sotto il cielo. Questi che dicono che non é
scomunicato sono scomunicati loro stessi e sono caduti da tutta la verità, e sono stranei alla
chiesa universale  diffusa nel mondo ..Non occorre considerare una cosa di valore come la
verità della fede che è l'anima delle vostre anime. In verità o miei fratelli sappiate che non esiste
un sacerdote9 nella terra dei Romani che siede sulla sede apostolica che non scomunica questo
apertamente Παρρησσια . Io sono molto mervigliato che questo vi sia nascosto. Nel nostro
paese però ciò che voi avete chiesto non é una questione, ma é (considerato) come se uno
chiedesse se in un tale popolo esiste o no il sole! Dunque sappiate quanto sono lontani da Dio
coloro che commisero questa bugia, e osarono dire: questo non é scomunicato. Non è solo lui
scomunicato per la firma  dei pastori fedeli e dei re vittoriosi, ma anche tutti quelli che
sono d'accordo con lui, o col suo insegnamento..". Lettera 28-29
Giacomo accetta "i canoni ed i comandamenti" .: del concilio di Calcedonia
per far piacere ai cristiani già scossi dai tumulti, affinché la creatura non si ribelli per l'
inimicizia,.e specialmente non si rattristino molti cristiani. Lettera 69-70

Efeso e Calcedonia non stabilirono la pace


L'opinione di Giacomo si verificò. Infatti Questi due concili: Efeso e Calcedonia non
potero stabilire la pace nell'impero romano orientale. I concili posteriori a Nicea e Costantinopoli
non potero cucire il camice di Cristo che fu strappato per le divisioni. Tutti volevano che la
pace sia stabilita nella chiesa. L' assioma di ritornare alla fede proclamata nei due primi concili
forse farebbe regnare la pace nella chiesa.
Le recenti formule teologiche di Efeso e di Calcedonia divisero la chiesa siriaca. La
prima consequenza di questa divisione fu la chiusura della scuola di Edessa nel 489 AD, e la fuga
dei diofisiti verso Nisibi la città frontiera. Il secondo caso che scossò Edessa è l'esilio di Paolo il
vescovo di Edessa. Questo vescovo era ortodosso cioé monofisita moderato opposto però al
diofisismo. Paolo fu perseguitato in questo periodo come attesta Giacomo nella sua lettera 32.

La deposizione del patriarca calcedonense Flaviano


L'imperatore Anastasio (491-518 AD) cambiò la sua politica "neutrale". Egli incominciò
a favorire la corrente monofisita per non perdere i suoi interessi in oriente. L'impero romano
orientale di cui Giacomo era il cittadino si trovò anche diviso, ma esso godeva di una pace
relativa, in paragone alla persecuzione sorsa contro i cristiani dell'oriente, cioé i cristiani arabi
della città di Nijran. Giacomo era un cittadino romano e viveva in pace, ma la chiesa non godeva

9
- Sinonimo del vescovo o del patriarca
136

di pace a causa delle discussioni cristologiche. Nella lettera 18 indirizzata agli Himiariti10: gli
abitanti della città di Najran (perseguitati dal Giudeo Abu Nu'as ‫)ساﺆ ﻮﺑ ا‬, Giacomo scrive:
"Noi, Romani abitanti in pace dei re cristiani, diamo le beatitudini alla vostra vita sofferente
angosciata e tessuta sulla passione della Croce". lettera 92.
Il patriarca Flaviano fu un moderato calcedonense. Egli era pronto a sottoscrivere
l'Enoticon poco dopo la sua elevazione al trono patriarcale nel 498 AD. I monofisiti fanatici
iniziarono a fare la propaganda contro Calcedonia grazie all'appoggio dell'imperatore Anastasio
(491-518 AD). Il patriarca Flaviano era pronto a professare nel 508 AD l'Enoticon dichiarando di
essere opposto a Calcedonia e di rifiutare la "formula delle due nature". I monofisiti non
accettarono questa formula di fede di Flaviano e si separarono da lui. Giacomo senza nominare il
patriarca Flviano si rallegrò quando fu deposto nel 512 AD.
Nella lettera 17 inviata ai beati monaci di Mor Bass indirizzata al giusto, al santo,
all'amatore di Dio, al nostro Padre il meritevole di Dio Mor Lazzaro superiore del monastero dei
solitari, Giacomo scrive:
"Adesso, dopo che il libro dell'Enoticon fu accettato grazie al Governo che conserva i tempi, ha
profondi pensieri, scioglie i nodi e perfeziona tutte le azioni quando vuole e gradisce. Accadde ciò
che accadde in realtà per mezzo del fedele re Anastasio il vincitore, l'ortodosso e il vero
confessore per sempre. Questo prese il posto dei padri nella vera fede secondo la sua capacità.
L'Economia divina stessa gettò e espulsò il dividore di Cristo dal grado dei pastori per mezzo del
credente re. E costituì al suo posto il beato Severo il reale pastore, il grande santo e ortodosso di
fede". Lettera 84

Severo patriarca di Antiochia


Giacomo fu allegro quando Severo fu sollevato sulla sedia patriarcale di Antiochia nel
512 AD. Il nostro autore manifesta la sua gioia. Egli lodò l'imperatore Anastasio che per la sua
cura l'Enoticon fu decretato e il patriarca Flaviano deposto: "il re credente, vittorioso, ortodosso,
vero confessore per sempre. Questo si tenne secondo la sua capacità nel posto dei padri nella vera
fede". Lettera 84.
Nella lettera 17 inviata ai monaci di Mor Bass indirizzata al giusto, al grande santo,
l'amatore di Dio, al nostro padre meritevole di Dio Mor Lazzaro superiore del monastero dei
solitari, Giacomo scrive:
"La stessa economia divina rigettò e buttò il dividore di Cristo del grado  dei pastori per
mezzo del credente re, e stabilì al suo posto il beato Severo il vero pastore, il grande santo e
l'ortodosso". Lettera 84

L'Enoticon

Nel 482 AD, uscì il libro dell'Enoticon11 Ηενητιχον  per riunire l'oriente diviso.
L'Enoticon fu promulgato grazie al re Zenone12, al patriarca Acacio: il suo "ductor intellectualis"
10
- La città di Nijran nel sud dell'Arabia Seudita vicina alla frontiera di Yemen . Vedi, Dono
(‫ )ﻇﻬﺮت ﺗﺒﺎﻋﺎ ﰲ ا ﻠﺔ اﻟﺒﻄﺮﻳﺮﻛﻴﺔ‬1966 ‫ دﻣﺸﻖ‬،‫ اﻟﺸﻬﺪاء اﳊﻤﲑﻳﻮن اﻟﻌﺮب ﰲ اﻟﻮﺛﺎﺋﻖ اﻟﺴﺮﻳﺎﻧﻴﺔ‬،‫اﻏﻨﺎﻃﻴﻮس ﻳﻌﻘﻮب اﻟﺜﺎﻟﺚ ﺑﻄﺮﻳﺮك اﻧﻄﺎﻛﻴﺔ وﺳﺎﺋﺮ اﳌﺸﺮق‬
Ignazio Ya'qub III patriarca di Antiochia e di tutto l'oriente, I martiri Himiariti arabi nei documenti
siriaci, Damasco, 1966 (Apparso, nella rivista patriarcale. In arabo)
11
- Lettera 15, 16, 17. L'Enoticon non è mai ricordato nelle omelie. Un tale caso permette agli studiosi
di vedere un Giacomo monfisita secondo le lettere, e un Giacomo moderato ma avversario del
diofsisimo nelle sue omelie. Alcuni studiosi dubitano dell'autenticità delle sue opere. Altri
mantengono la loro autenticità.
137

ed a Ciro il vescovo13 di Edessa. Questo Editto-"unificatore"  riconosceva i tre concili:


Nicea14, Costantinopoli15 ed Efeso16. L' Enoticon invitava a professare la fede di Nicea-
Cotantinopoli e di Efeso. Esso non scomunicò il concilio di Calcedonia17 letteralmente; ma lo
considerò come un' "addizione"  alla fede che non si può rinnovare. L'Enoticon
scomunicava Nestorio ed i suoi seguaci18.
Giacomo incoraggiato dall'Enoticon che considerava il concilio di Calcedonia
un'addizione alla fede, accettò e professò l'insegnamento dell'Enoticon emesso nell'anno 482 AD.
L'adesione di Giacomo all'Enoticon non è una novità. Egli fu sempre di parere per il ritorno
all'antico assioma: la fede dei due primi concili ecumenici basta. Dall'Enoticon, Giacomo non
imparò nulla di nuovo! Nella lettera 17 indirizzata al giusto, al grande santo, e all'amatore di Dio
il nostro Padre degno di Dio Mor Lazzaro superiore del monastero dei solitari, inviata ai monaci
di Mor Bass, Giacomo scrive:
"Nulla si rinnovò in me, io l'indegno, e il più debole degli uomini. Ed io non imparò dal libro
dell'Enoticon ciò che non sapevo. Ed io non resi la fede del santo patriarca (Severo) un'addizione
alla mia fede. Adesso io sono ciò che io ero nel passato". Lettera 85

Il patriarca Severo commenta l'Enoticon nel 513 AD


Il patriarca Severo nell'anno 513 AD, commentò l'Enoticon nel sinodo di Tiro nel senso
monofisita. Giacomo non rifiutò questo commento severiano, ma lo accettò volontieri. Forse
Giacomo incontrò Severo dopo la sua elezione patriarcale nel 6 settembre 512 AD19. Questo
commento getta fuori expressis vebis il concilio di Calcedonia e il tomo di Leone vescovo di
Roma. Giacomo era convinto che Calcedonia era indotto nell'errore per i diofisiti e dunque aveva
diviso l'Unigenito. Non si sa bene come Giacomo fu la vittima per mantenere un tale errore.
Sicuramente il partito monofisita lo considerava in tale maniera come lo mostra la lettera 15.
Giacomo era persguitato dai diofisiti durante la sua vita scolastica. il giovane studente
nella scuola di Edessa, incontrò uno dei libri di Diodoro e lo lesse. Nella sua lettera 14 supplica di
Mor Giacomo ai beati di Mor Bet Abs, indirizzata al grande, al pieno di beatitudini, al giusto,
all'amatore di Dio Mor Lazzaro il sacerdote e il superiore del monastero, Giacomo scrive:

12
- Zenone è l'imperatore romano (426-491 AD). Il monofisismo fiorì nel suo tempo. Nel 482 AD emise
l'Enoticon per unire la chiesa in oriente. L'Enoticon considerò il concilio di Calcedonia come un'
addizione alla fede, ma l'Enoticon non scomunicò il concilio di Calcedonia. Giacomo loda
Zenone, e accetta i canoni del concilio di Calcedonia
13
- Ciro fu il vescovo di Edessa. Egli fu celebre nel perseguitare i diofisiti della città di Edessa. I diofisiti
lo chiamavano "il maestro dell'errore". Egli svolse tanti sforzi per l'emissione dell'Enoticon. La
scuola di Edessa fu chiusa al suo tempo e con la sua cura. Egli morì nel 492 AD. Giacomo di
Sarug lo lodò.
14
- Il Concilio ecumenico radunato a Nicea nel 325 AD. In esso fu scomunicato il presbitero Ario che
insegnava che il Cristo è creato e insegnava anche che il Cristo è più piccolo dal Padre.
15
- Il primo Concilio ecumenico radunato a Costantinopoli nel 381 AD. Costantinopoli ebbe un posto
onorefico e ecclesiatico dopo Roma
16
- Il concilio ecumenico radunato a Efeso nel 431 in cui fu scomunicato il diofisismo ed il
Nestorianismo
17
- Il concilio ecumenico radunato a Calcedonia nel 451 AD in cui fu scomunicato il monofisismo
18
- Zaccaria. Vasiliev, 168-183. Charanis, 43/48
19
- Vaticano. Michele. Bar Hebraeus. Mardin. Turris. Seert
I documenti: Vaticano. Michele. Bar Hebraeus. Mardin. Gerusalemme, parlano di un incontro con
Severo per esaminare l'ortodossia di Giacomo accusato di non riconoscere che: Maria é la madre
di Dio
138

" Io lo trovai pieno di tutte le divisioni e le teorie ben lontane dalla verità, egli, al posto di un
Cristo, annunzia due nei suoi libri, io però subito senza l'influenza degli altri, ma per la grazia di
Dio che possiede tutto, per le sue misericordie presso di noi, io ebbi paura da quell'insegnamento
diviso ed eretico, lo considerai come se fosse un nido pieno di vipere (Is 14, 29), ed io dissi subito
per mia iniziativa senza che nessuno me lo chiedesse: è anatematizzato questo uomo, il suo
insegnamento, anche io se mi conformo a lui; ed io rimasi in questo pensiero, allora i persiani che
mantenevano molto quell'insegnamento lontano dalla verità, mi biasimavano. Dopo un certo
periodo, mi incontrò il discorso di Diodora, e di Teodoreta ed io trovai che i due bevvero da quel
veleno amaro, con lo scomunicato Nestorio, Diodora, Teodora, e lo scomunicato Teodoreta. E
come è vero che tutti gli apostoli bevvero un solo Spirito, così anche è vero (Is 30, 6) che tutti gli
eretici bevvero dal veleno del primo serpente (Gen 3, 1-15) per dividere l'Unigenito di Dio in due.
E perciò io anche dico, come dissi nel passato: è scomunicato Nestorio, Eutichio e chiunque si
conforma al loro malvagio insegnamento, Diodora, Teodora, Teodoreta e chiunque legge nei loro
libri per conformarsi al loro insegnamento". Lettera 59-60
La posizione di Giacomo contro Nestorio e Eutichio si trova corraborata dall'Enoticon
che scomunicava tante volte e chiaramente Nestorio20, i sui seguaci ed Eutichio21.
La data della pubblicazione dell'Enoticon consacrò la divisione della chiesa di Roma con
la chiesa orientale. L'impero orientale incominciò a favorizzare la corrente monofisita per non
perdere i suoi interessi in oriente. Dopo la pubblicazione dell'Enoticon, coloro che l'accettavano
"costretti" potevano non separarsi dei calcedonensi, e coloro che lo accettavano con amore
sapevano bene che l'Enoticon rigettva il concilio di Calcedonia. Lettera 84
Riconoscere l'insegnamento dell'Enoticon prima del suo commento per il patriarca Severo
di Antiochia nell'anno 513 AD, non significava appartenere al partito calcedonense o al partito
monofisita. Il "cattolico" patriarca Flaviano, prima del 512 AD, riconosceva l' Enoticon senza che
sia considerato monofisita. Giacomo ricorda nella lettera 17 ai beati monaci di Mor Bass, che
l'Enoticono era accettato da molti per "costringimento" sensa separarsi dall'opinione dei
scismatici (dei calcedonensi). Gli altri invece accettavano l'Enoticon con convinzione sapendo
bene che esso fu composto per far uscire quella assemblea (concilio di Calcedonia). Tutta la
chiesa universale non scomunicava quell'assmblea apertamente e con voci audibili. Ma in realtà,
il concilio di Calcedonia era scomunicato e rifiutato in segreto. Lettera 84
Ecco un estratto del testo dell'Enoticon commentato per Severo nel 513 AD.
"Nous embrassons come seule e unique foi (celle) des 318 Pères qui se réunirent à Nicée, pendant
les jours du bienheureux Constantin, et (celle) des 150 Pères qui se réunirent à Constantinople, et
(celle) des Pères également saints qui se réunirent à Ephèse e déposèrent l'impie Nestorius e ceux
qui, dans la suite, pensèrent come lui, auxquelles (définitions) se rattache également la confession
de foi orthodoxe de l'écrit, l'Hénotique, de Zénon, de pieuse fin, que le pieux empreur Anastase a
aussi sanctionné, sous l'impulsion de Dieu. E nous anathématisons tous les hérétiques,
principalement les impies Nestorius et Eutuchès et ceux qui ne confessent pas che nostre Seigneur
Jésus-Christ, qui est consubstantiel au Père dans la divinité, est consubstantiel à nous dans la
chair. Nous anathématisons le concile de Chalcédoine e le tome de Léon, qui fut à la tête de
l'Eglise de Rome, et ceux qui ont dit et disent qu'Il est en deux natures, notre Seigneur, notre Dieu
et notre Sauveur Jésus-Christ, qui est un après l'union ineffable et incompréhensible, et (ceux) qui

20
- Zaccaria.
Vasiliev A.A., Justin the first, Cambridge (Mass.) 1950, pp 163-183 .
Charanis P. Church and State in the later Roman Empire, the religious policy of Anastasius the first,
491 - 518 . Madison 1939, pp. 43-48
21
- Vasiliev A.A., Justin the first, Cambridge ( Mass.) 1950. pp 168-183 .
Charanis P. Church and State in the later Roman Empire, the religious policy of Anastasius the first,
491-518 . Madison 1939, pp. 43-48
139

divisent leurs operations et leurs propriétés, et Diodore et Théodore, les maîtres de Nestorius, et
Théodoret, son compagnon, qui partagea aussi sa doctrine, et Andreas, et Ibas...et Barsauma le
Perse, et ses canons impurs, et nous (anathématisons) leurs idées et leurs doctrines impies et tous
ceux qui ont parlé contre les douze chapitres de Cyrille, de sainte et pieuse mémoire, ou contre
ses autres écrits"22.

L'Enoticon causò l'esultanza del monofisismo


L'imperatore Zenone nel 482 AD contribuì a rafforzzare il monofisismo nella chiesa
siriaca. Il commento dell'Enoticon per il patriarca Severo nel 513 a Tiro nel senso monofosita
procurò la gioia ai monofisiti. Nella lettera 17 inviata ai monaci di Mor Bass indirizzata al giusto,
al grande santo, l'amatore di Dio, al nostro padre meritevole di Dio Mor Lazzaro superiore del
monastero dei solitari, Giacomo scrive:
"Questo (Severo) disse la verità chiaramente nella riunione del sinodo orientale essendo armato
dalla verità e non soffocato dall'amore della superiorità, e la sua intelligenza non mantiene la
concupiscenza del potere. E la cosa che era fatta nel libro dell'Enoticon con simboli, parabole, la
spiegò con espressioni chiare al visto (e all'udito) dell'assemblea della sposa, la figlia della grande
luce che Pietro fidanzò alla Croce. E d'ora in poi è bello che ogni fedele parli pubblicamente, e
senza vergogna, e accetti il libro dell'Enoticon che scomunica il concilio in segreto, e in pubblico,
e che accetti adesso la confessione pubblica che dichiarò nell'assmbea orientale che fu radunata
presso il grande, il santo, e il beato Severo". Lettera 84-85. Vedi, lettera 58-59

Giacomo e Severo il patriarca di Antiochia


I documenti monofisti e diofisiti lo mettono in relazione diretta con il patriarca Severo23.
Nella lettera 17, Giacomo scrive a proposito di san Severo: "Questo (Severo) disse la verità
chiaramente nella reunione del sinodo orientale essendo armato dalla verità e non soffocato
dall'amore della superiorità, e la sua intelligenza non mantiene la concupiscenza del potere".
Lettera 83.
Questa lettera però non permette chiaramente di stabilire una relazione diretta tra
Giacomo e il patriarca Severo. I documenti monofisiti24 vogliono che Giacomo fosse esaminato da
Severo. I loro autori sono fanatici come la lettera 14 indirizzata ai monaci del monastero di Mor
Bass.
Il documento monofisita: Mardin ricorda che Giacomo fu accusato davanti a san Severo:
Giacomo non cita mai l'epressione  θεουτοχοσ del concilio di Efeso. Questo documento
però dimentica che Giacomo citò tante volte questa espressione nelle sue omelie e nelle sue
lettere. Giacomo risponde con questo versetto in siriaco25:
22
- Kügener M. A,. Sévère. Patriarche d'Anthioche 512 - 518 , notices relatives à Sévère, in PO 2
(1904), Paris. pp.322-324
Jansma, credo, pp 365 ss
23
- I documenti monofisiti: Dionisio, Michele il grande, Bar Hebraeus cronaca, Mardin 256,
Gerusalemme 156.
I documenti diofisiti: Turris, Seert
24
- Dionisio, Michele il grande, Mardin. Gerusalemme.
25
- I documenti siriaci riportano le risposte di Giacomo in siriaco. Ci chiediamo; Severo davvero
conosceva il siriaco? Giacomo davvero poteva rispondere in greco?. Giacomo aveva una formazione
siriaca ma doveva conoscere il greco. Severo però forse non conosceva il siriaco. I documenti siriaci
all'esempio di Giacomo avevano orrore della lingua e greca e dei Greci. Perciò Giacomo è fiero della sua
lingua siriaca.
140

"Maria generò Dio realmente, il Verbo del Padre si manifestò dal uo seno carnalmente".26
San Severo esaminò Giacomo sull'ubiquità di Dio (Ef 4, 6). Giacomo risponde:
"Dio è sopra tutto alla maniera della testa, sotto tutto alla maniera dei piedi, in tutto alla maniera
dell'anima spirituale che esiste nel corpo, e fuori di tutto alla maniera dell'intelligenza che non è
limitata da nulla".27
San Severo chiese a Giacomo se conosce la filosofia. Giacomo subito compose quest'
omelia alfabetica che incomincia: . abbeverami Signore dalla tua fontana..
Il patriarca Severo benedisse Giacomo e disse: "Veramente la saggezza che risiede in te
viene dallo Spirito di Dio"28.

la riforma calcedonense
Tutto le sforzo di Giacomo per conservare il vestito della fede intatto fu vano. Gli
interessi politici, l'orgoglio umano resero la vita dei cristiani dell'oriente perturbata. L'imperatore
Giustino (518-527 AD) aveva deciso di sconfiggere l'arroganza monofisita. Occorreva dunque
stabilire la pace nellì'impero, e riunire la chiesa dell'oriente a quella dell'occidente. La
persecuzione dei monofisiti iniziò. Bisogna ormai stabilire l'unità della chiesa, non secondo
l'assioma dei due primi concili ecumenici, ma secondo i criteri definiti nel concilio di Calcedonia.
Il 20 luglio 518 AD fu radunato un sinodo a Costantinopoli che prescriveva la
riconosenza dei quattro concili: Nicea, Costantinopoli, Efeso e Calcedonia. Occorreva inoltre
riconoscere il Tomo del papa Leone e l'insegnamento di Cirillo d'Alessandria. Bisognava
finalmente anatematizzare Severo di Antiochia e anatematizzare l'Enoticon. Le chiese di
Gerusalemme, di Tiro, di Siria, e di Costantinopoli accettarono questo decreto.
La chiesa dell' Egitto lo rifiutò questo sinodo del 518 AD, come ricorda Giacomo. Egli
descrive come Dioscoro29 il santo, il puro, l'ortodosso l'arcivescovo dei vescovi di Alessandria fu
maltrattato dai diofisiti nel concilio di Calcedonia. Lettera 82.
Nella sua 17 lettera inviata ai monaci di Mor Bass, indirizzata al giusto, al grande santo,
l'amatore di Dio, al nostro padre meritevole di Dio Mor Lazzaro superiore del monastero dei
solitari, Giacomo scrive:
" E dall'inizio della loro cattiva azione, la vergine, la figlia della luce quella che abitava nelle
tende di Cam (Gen 10, 6) si impaurì. Essa era fidanzata alla croce per mezzo di Luca il Ghicon
della Novella uno dei quattro fiumi della vita che sgorgarono dal fianco del crocifisso sul
Golgota, l'Eden di Dio (Gen 2, 13). E dall'inizio la vergine Egiziana disprezzò, rifiutò, e
anatematizzò quel concilio ribelle e lo rese anche straniero alla fede ortodossa. Ed altri paesi
fuggirono anche per non accettare mai questo concilio. Specialmente la chiesa di Siria lo accettò e
riconobbe il suo insegnamento a causa di Giovanni arcivescovo dell'oriente che era in Antiochia,

26
- Vedi, lettera 31, 33, 63. Vedi, le omelie mariologiche 196, 197, 198, 199, 200 ecc... Vedi, Dono
20‫ـ‬19‫ ص‬،1971 ‫ دﻣﺸﻖ‬،‫ ﻫﺒﺔ اﻻﳝﺎن او اﳌﻠﻔﺎن ﻳﻌﻘﻮب اﻟﺴﺮوﺟﻲ اﺳﻘﻒ ﺑﻄﻨﺎن‬،‫اﻏﻨﺎﻃﻴﻮس ﻳﻌﻘﻮب اﻟﺜﺎﻟﺚ ﺑﻄﺮﻳﺮك اﻧﻄﺎﻛﻴﺔ وﺳﺎﺋﺮ اﳌﺸﺮق‬
27
- Mardin. Vedi, lettera 42-43
28
- Mardin
Questa omelia si attribuirebbe a Giacomo. Essa è composta da Giacomo di Edessa secondo Berule, p.
295 Berule =
 
1967
29
- Patriarca di Alessandria (444-454 AD) succedette a san Cirillo. Egli partecipò al concilio di Efeso
431 AD. Egli nel 449 AD radunò un sinodo a Efeso in cui fu destiutito il Patriarca Flvaiano.
Dioscora scomunicò il papa Leone (440-461 AD) e il suo tomo
141

perché anche egli accettò l'opinione dello scomunicato Nestorio. E l'azione rimase perturbata da
quì fino lì perché il corpo della chiesa universale degli apostoli si strappò: questo dice: così, e
quello dice: così. Alcuni paesi lo accettarono, ed altri lo scomunicarono. E molti si perturbarono e
non sapevano come agire. Gli abitanti di Costantinopoli anche accettarono quel concilio
perturbato, perché la sedia di Efeso la porzione del figlio del tuono (Mc 3, 17) fu rapita e data per
ipocrizia alla città del regno30. I Gerusalemiti anche accettarono quel concilio perché essi
pensarono aumentare per suo mezzo la dignità alla città della croce". Lettera 82-83
Giovanni di Asia descrive la persecuzione dei monofisiti: I vecchi monaci erano gettati
fuori dei loro monsateri anche durante l'inverno. Gli stiliti erano gettati di sopra delle loro
colonne. La maggior parte di questa gente non era colta, e conosceva poco o forse nulla in
teologia, come i concetti di "ipostasi"  , o di "natura". Le maledizioni e le
scomunicazioni erano scolpite sopra le porte delle chiese. In breve la discussione era il pane
quotidiano 31.
Il linguaggio teologico era così scuro che non si capiva bene tra gli uni e gli altri.
L'espressione: "Unus ex Trinitate passus est carne". .
descrive una tale confusa situazione.
- La stessa formula fu usata da Giacomo, partigiano dei due primi concili ecumenici nelle sue
lettere. Lettera 19, 20, 23, 50, 56, 60, 65, 86,248, 327.
- La stessa formula però fu anche usata dai monofisiti nel senso monofisita.
- La stessa formula fu usata dal concilio di Calcedonia nel senso cattolico.
- La stessa formula fu usata dai diofisiti nel senso diofisita.
Questa stessa formula ebbe differenti sensi e differenti commenti secondo la posizione
teologica di coloro che la usavano.
Nella sua 17 lettera inviata ai monaci di Mor Bass, indirizzata al giusto, al grande santo,
l'amatore di Dio, al nostro padre meritevole di Dio Mor Lazzaro superiore del monastero dei
solitari, Giacomo scrive:
"Nulla si rinnovò in me io l'indegno, il miserabile e il più debole di tutti gli uomini. Ed io non
imparai sal libro dell'Enoticon ciò che non conoscevo. Ed io non resi la fede del santo patriarca
un'addizione alla mia fede. Adesso io sono ciò che ero prima, io scomunico in ogni tempo con
tutta la chiesa Nestorio e il suo insegnamento, i suoi seguaci, Eutichio e i suoi seguaci, e il
concilio di Calcedonia perché anche esso usò  le espressioni  che si concordono con il
pensiero dello scomunicato Nestorio. Quando uno dice: io scomunico Nestorio, ed i suoi seguaci,
egli scomunica Diodora, Teodora, Teodoreta, Ibas e il tomo  di Leone. E come questi
seguono l'opinione di Nestorio sono scomunicati con lui perché essi sono i suoi seguaci". Lettera
85-86

La fede di Giacomo

"Il Nascosto che venne rivelarsi, il Grande che si abbassò alla piccolezza. Perfetto  nella
sua Divinità e perfetto nella sua umanità, l'Unigenito che partorirono due seni, ed Egli è uno da
due seni l'Unico, l'unica natura che si incarnò senza che accetti l'addizione, Uno dalla Trinità che
si incarnò, e la Trinità rimase come Essa è". Lettera 56
Giacomo si oppone a coloro che negavano il corpo di Cristo e lo consideravono come un
"raggio o una forma, o una fantasia". Egli rifiuta il docetismo quando scrive: "A Lui appartiene il

30
- Giacomo accenna alla priorità della sedia di Costantinopoli riconosciuta dal concilio di Calcedonia
31
- Vedi, Michele, (Trad. pp170-175)
Duchesne L. , L'Eglise au VIème siècle, Paris 1925. p.70
142

corpo, a Lui appartiene la morte e non morì in apparenza  32, come dicono gli adoratori
dell'uomo, ma Egli fece in sua persona la purificazione dei nostri peccati (Eb 1, 3)". Lettera 259
Se Cristo non è morto realmente, ma soltanto in apparenza come pretendono gli eretici,
questo significa che la salvezza non è realizzata, e il debito comune non è ancora riscattato.
Una fonte diofisita scherniva Giacomo perché egli confessava la morte di Dio
(teopascismo)33. Giacomo è fiero di confessare che Dio mor ì per noi. La morte è più gloriosa dai
miracoli. Giacomo scrive:
"Tutte le sue forze sono ammirabili, tutte le sue opere sono grandi, tutte le sue azioni sono
gloriose, la sua morte però è più gloriosa di tutte. La debolezza di Dio è più forte degli uomini (I
Cor 1, 25). Con la sua morte Egli mostrò la sua forza. Con la sua Croce distrusse il muro della
inimicizia (Ef 2, 14), con le sue sofferenze guarì Adamo e lo liberò dalle concupiscenze del
peccato. Quando Egli entrò nello sceol sciolse il legato che era incarcerato e corrotto nella
perdizione da seimila anni34 fa. Egli, nascosto come un morto, illuminò le fissure che esistono
sotto la terra, e ne fece uscire la deportazione  che fu deportata dal paradiso. Egli stese il
suo giaciglio tra i morti, i gagliardi della perdizione ebbero paura di Lui e caddero dinanzi, e la
terra delle ombre della morte ne fu illuminata (Lc 1, 79, Is 9, 42) e il suo grido si innalzò grazie
alla risurrezione. Dunque tu vedi che la sua morte è più gloriosa dalle forze che fece. Con le forze
che il nostro Signore fece non sradicò la siepe della inimicizia (Ef 2, 14), e non pagò il debito
comune . Con la morte della Croce però, Egli salvò tutta la razza umana, riscattò il
debito  e liberò tutti i deportati, tutti gli incarcerati uscirono alla luce, e tutta la inimicizia si
cambiò in pace e gridò e disse questa espressione: pace, pace ai lontani, ed ai vicini dice il
Signore (Is 57, 19). Egli incominciò con la nascita, e finì con la morte. Ed Egli corruppe il veleno
 del drago dalla strada del mondo, e come essa era piena di ira, la circondò e la riempì di pace
come cantarono gli angeli nel giorno della sua natività: gloria a Dio nelle altezze e sulla terra la
pace (Lc 2, 14)". Lettera 142-143
Giacomo si rallegra con la chiesa. Egli scrive: " L'insegnamento ortodosso di Cristo si
rafforzò nella chiesa la filgia della luce.. Essa disprezzò tutti gli insegnamenti della falsità e
disprezzò il loro errore e derise le loro parole e consegnò i loro libri affinché le lingue del fuoco li
bruciassero, e sradicò e distrusse i loro nidi". Lettera 114.
Giacomo che rifiutò categoricamente tutto ciò che ebbe relazione al diofisismo, fu
costretto a sottolineare l'unicità di Cristo: uno indiviso, in lui non abita nessuno, e nessuno Lo
segue. Egli fu incoraggiato dalla litrugia che grida ogni giorno: uno è il Padre santo, uno è il
Figlio santo e uno è lo Spirito Santo.
La teologia cirilliana: Uno dalla Trinità si incarnò, soffrì e morì fu il dogma
giacobiano.  Lettera 19, 30, 31, 32, 50, 56, 61, 118
Il diofisismo rendeva la Croce di Cristo: la Croce dell'uomo, Lettera 245, voleva che la
chiesa sia sigillata nel nome dell'uomo e non nel nome di Dio Lettera 33. Il diofisismo era
d'accordo con satana per confessare che "Dio non è morto" Lettera 296, era celebre in bestemmie
e in insulti contro la maternità di Maria, negava che Maria fosse la madre di Dio, ma la madre di
Cristo come se Cristo non fosse Dio.

32
-  La parola è oscura!. Giacomo accenna all'eresia di Basilide (II secolo) che negava la
crocfissione reale del Verbo e diceva Simone di Cirena fu crocifisso al posto di Gesù.
33
- Seert
34
- La teoria del millenarismo è conosciuta da Giacomo. 71/737, 1382, II/555, III/365, IV/553, Giudei
133, 157, Lettera 110, 142. Sei mila anni indicano sia l'inizio della creazione, sia la liberazione
di Adamo dallo sceolo
143

" Non occorre che la Vergine Maria sia chiamata Partoriente di Dio ma Partoriente di Cristo. E
con questa espressione egli fu divulgato di non conoscere il Cristo: Dio da Dio... E il pagano35
volle in ogni occasione introdurre e ordinare con l'Unigenito di Dio, se egli non fosse
rimproverato dalla fede Πιστισ  ortodossa e lo confuse". Lettera115.
"Sappia o ortodosso ascoltatore che questa opinione  fece crescere questo insegnamento
dalla feccia  del paganesimo perché l'Unigenito di Dio è uno". Lettera 116.
"Egli non diventò uomo allegoricamente  ma Egli ci rassomigliò in realtà in tutte le cose
fuorché il peccato (Eb 4, 15)" Lettera 122.
Giacomo segue l'Enoticon prima e dopo il suo commento per Severo di Antiochia.
L'Enoticon scomunica Calcedonia. Il nostro autore professava la fede "cattolica" dei due primi
concili ecumenici. Egli accettava Efeso senza nominarlo perché esso scomunicò Nestorio ed i suoi
seguaci. Giacomo, quando è costretto, scomunica Calcedonia, perché Calcedonia secondo lui usò
le stesse espressioni di Nestorio. Egli però accetta i canoni di Calcedonia per accontentare molti
cristiani e perché i canoni non toccano o cambiano la fede.

Giacomo accetta i dodici capitoli di san Cirillo


Giacomo è cirilliano convinto. Egli segue letteralmente i dodici capitoli di san Cirillo e
scomunica coloro che non li accettano. I capitoli cirilliani dichiarono l'identica fede che dichiara
Giacomo. Da questi capitoli, Giacomo non imparò nulla di nuovo. I capitoli sono identici
all'insegnamento dell'Enoticon secondo il nostro autore. Nella lettera 16 indirizzatta ai beati di
Mor Bass inviata a Mor Lazzaro il giusto, il santo, l'amatore di Dio, il sacerdote e il superiore dei
solitari del santo monastero di Mor Bass, Giacomo scrive:
"Adesso chiedo da te o mio signore perfetto in tutto, che la tua santità veda con la tua divina
saggezza invincibile che ogni cosa che si dirà d'ora in poi è contenuta e delimitata in ciò che fu
detto sopra. Le richieste che tu mi indirizzasti sono: la scomunica delle risposte che furono contro
i dodici capitoli del beato Cirillo e di colui che è d'accordo con queste risposte e colui che le
compose, e chiunque non accetta il libro dell'Enoticon che compose il defunto re Zenone a causa
dell'addizione e del rinnovamento che accadde alla vera fede e che ebbe luogo a Calcedonia, e
coloro che dividono nell'unico Cristo le nature o le loro proprietà, o le loro opere, e il tomo 
di Leone il vescovo di Roma. Tutte queste (cose) che la tua paternità le considerò non sgorgarono
da un altro pensiero e non furono pronunciate da un'altra lingua se non da parte di Nestorio lo
scomunicato, e da parte di coloro che pensarono secondo la sua opinione dopo e prima di lui, e
sono le stesse persone che noi e voi abbiamo scomunicato.. Se i libri di questi saranno cancellati,
e il loro insegnamento sarebbe trascurato, la pace si stabilirebbe nell'universo. Questa arma
invincibile fu formata per i dodici capitoli e fu orientata da Cirillo il capo dell'accampamento
della fede contro quel colpevole e miserabile Nestorio. Dunque colui che combatte questi capitoli
cioé Nestorio, combatte contro il beato Cirillo. E questo combattimento apparve in tutto
l'universo. Chi abbracciò la caduta, e chi si innalzò sopra la cima della vittoria. Nestorio e i suoi
seguaci sono scomunicati universalmente. E sorse come la luce il pensiero del beato Cirillo che lo
combatté perché egli era apostolico e sostenva la verità. Dunque colui che osò e compose queste
soluzioni contro questi capitoli non significherebbe che egli vuole, se è possibile, costruire le
rovine del debole Nestorio, e vuole se può sconfiggere la verità della chiesa universale degli
apostoli? E come questo è scomunicato da parte della chiesa che scopa e getta Nestorio e il suo
insegnamento fuori come l'immondizia . Io però dico non sono scomunicate solamente queste

35
- Nestorio è chiamato pagano 
144

risposte ch furono contro questi capitoli, o coloro che compesero queste risposte, ma chiunque
non accetta questi capitoli con amore, e anche coloro che li criticano. Colui che dice: io accetto i
capitoli deve pensare che essi sono armati con forti scomuniche come le frecce sottili per colpire
senza pietà chiunque è lontano dalla loro verità. La scomunica del beato Cirillo (non) ha bisogno
del nostro aiuto per scomunicare anche noi colui che non crede come lui come se fosse non
scomunicato. Colui a cui chiedono e non scomunica le risposte contro i capitoli agisce male; colui
che accetta i capitoli e non conosce le risposte e i loro autori sono scomunicati dovunque sono
citati questi capitoli. Io accetto con amore i capitoli pieni di verità perché essi dichiarono come io
credo. E scomunico le risposte che furono contro di essi, coloro che composero le risposte, colui
che è obbligato di accettare questi capitoli a causa dell'insistenza umana, o temporalemnte, o per
qualsiasi cosa dal cielo o da sotto, colui che li commenta con furbizia in opposizione alla volontà
e allo scopo di quel santo loro scrittore. Sappia o mio signore se uno dice: io accetto i dodici
capitoli che compose il beato Cirillo, essi tengono il posto di tutte queste cose se egli parla
lealmente". Lettera 65-67

I monofisiti dubitano della fede di Giacomo


Secondo la lettera 15, i monaci monofisiti del convento di Mor Bass furono in collera
contro Giacomo. Essi furono assai sconvolti. Giacomo professava l'insegnamento di Cirillo,
l'insegnamento dell'Enoticon prima e dopo il suo commento per Severo e finalmente
l'insegnamento di Severo. Secondo loro Giacomo fu eretico, e non dava il buon esempio.
La posizione monofista fanatica di questi monaci ci aiuta a vedere in Giacomo un teologo
moderato, cioé un monofisita cirilliano o cattolico formale, piuttosto che un monofisita
eutichinista simile al monofisismo fanatico dei monaci di Mor Bass. Il suo unico scopo consiste
ad opporsi al diofisismo. Nella lettera 15 scritta dai beati di Mor Bass a Mor Giacomo: inviata al
santo e l'amatore di Dio Mor Giacomo il saggio perieudota  scrivono:
"O signore, nostro signore, noi dichiriamo alla tua paternità che siamo stati molto rattristati dopo
aver meditato le tue righe che tu ci scrissisti al giorno in cui tu eri pressso di noi, perché le
abbiamo trovate malate, e non sane, morte e non vive, e come noi le trovammo nocive e inutili, ti
le mandammo in fretta e supplichiamo la saggezza di Dio che risiede in te, se tu hai la buona
volontà in questa opera per la fede, di scriverci perfettamente e di scomunicare nelle tue righe
come fece Mor Giovanni il vescovo di Alessandria36, e come fece anche l'amatore di Dio Mor
Filosseno37 vescovo di Mabbug che scomunicarono nelle loro righe Diodoro38, Teodoro39,

36
- Giovanni era il patriarca di Alessandria. Questo patriarca fu seguace di san Cirillo, ed era di
tendenza monofisita.
37
- Filosseno di Mabbug è chiamato  nacque a Tahal . Studiò nella scuola di Edessa, ed era il
compagno di Giacomo. Filosseno fu un fanatico seguace di Severo di Antiochia. Egli fu
consacrato vescovo di Mabbug nel 485 AD, e fu esiliato nel 519 AD. Filosseno Morì nel 523 AD.
Il vescovo Filosseno scrisse molto nel campo teologico e ascetico.
38
- Diodoro di Tarso morì verso 393-394 AD. Diodoro era abate dei monaci e maestro nella celebre
scuola di Antiochia. Egli fu sacrato vescovo di Tarso nel 378. Egli insegnò che il Verbo abitò
nelll' "uomo": Cristo. Egli fu uno dei maestri del nestorianismo.
39
- Teodoro di Mopsuestia nacque ad Antiochia verso 352 AD. Egli fu eletto vescovo di Mopsuestia nel
392 AD. Morì nel 428 AD. Teodoro fu uno dei celebri maestri della scuola di Antiochia. Teodoro
fu scomunicato dopo la sua morte nel secondo concilio di Costantinopoli nel 553 AD. Teodoro fu
il vero maestro del diofisismo. Teodoro è il famoso esegeta letterale. I diofisiti lo riconoscono
come il loro celebre dottore.
145

Teodoreta40, Nestorio, Eutichio41, il Tomo di Leone42 vescovo di Roma, l'addizione, il


rinnovamento che accadde a Calcedonia, chiunque combatté i dodici capitoli  del beato
Cirilllo e chiunque addotta la rifutazione che fu composta contro di loro, chiunque non accetta il
libro unificatore dell'Enoticon del defunto re Zenone e tutti coloro che dividono in Cristo le due
nature, o i loro attribuiti , le loro operazioni con il resto degli eretici. Se tu non voi fare
questo, scrivici e mantieni con noi la corrispondenza, prendi le tue righe che tu ci scrissisti, esse
non ci servono, e scrivici che tu le ricevettisti da noi, e resta in pace ed in tranquillità nel tuo
insegnamento. Guarda, tu scomunicasti con il tuo discorso davanti a tutti noi (dicendo): che sia
scomunicato da parte della Santissima Trinità chiunque dubita dalla vostra fede. E la nostra
verità e la nostra vera fede è questa: scomunicare queste persone  e questi capitoli che noi
abbiamo ricordato in questa nostra lettera. Senza questa vera fede, e senza la scomunicazione
degli eretici non è possibile che la tranquillità si stabilisca nella chiesa. Loro sono divisi secondo
la parola del nostro Signore: tre contre due, e due contro tre (Lc 12, 25). Se loro si rappacificano
per mezzo della tranquillità diventeranno uno in unica unione, se non, loro saranno sotto la
collera e senza pace. Sii sano in corpo e in spirito, e prega per noi, o eletto di Dio". Lettera 62-63

Giacomo contro gli eretici

Gli eretici dicono: il corpo non è l'immagine di Dio


Giacomo cita gli eretici ben conosciuti nel mondo siriaco. Alcuni di loro affermavano che
il corpo è materia e non è creato secondo l'immagine e la rassomiglianza di Dio. Giacomo afferma
che il corpo è creato bene e ed esso è l'immagine di Dio. Nelle lettera 23 inviata a Mor Marun a
proposito delle questioni che pose al dottore Mor Giacomo, Giacomo scrive:
"E come lo Spirito Paraclito (Gv 14, 16) guardava quelli maestri dell'errore che erano pronti a
gettare fuori il corpo umano che fu creato secondo l'immagine e la rassomiglianza di Dio (Gen 1,
26), precedette e mostrò per mezzo degli Scrittori divini Matteo (Mt 1, 1-17) e Luca (Lc 3, 23-
38) e manifestò le genealogie della rivelazione di Cristo e la sua nascita nella carne che fu da
Davide e da Abramo che furono dalla razza di Adamo. Egli li chiamò i padri di Cristo perché
Egli si incarnò dalla loro razza e diventò uomo dal loro corpo". Lettera 201

Marcione nega l'incarnazione

"Marcione  dice: il nostro Signore non nacque dalla donna, ma Egli rubò il posto del Padre e
scese. Egli apparve primo tra Gerusalemme e Gerico come uomo in forma , le illusioni

40
- Teodoreta di Ciro nacque a Antiochia nel 393 AD e fu vescovo di Ciro nel 422 AD. Dioscoro lo
destiutì nel 449 AD. Teodoreta fu scomunicato e morì nel 466 AD.
41
- Eutichio fu un monaco poco istruito. Egli nacque a Costntinopoli verso 378 AD. Egli si oppose alla
forma dell'unione nel 433. Egli fu scomunicato nel sinodo di Costantinopoli nel 448 AD.
Eutichio fu riabilitato nel concilio di Efeso nel 449 AD, di nuovo fu scomunicato nel concilio di
Calcedonia nel 451 AD. Egli insegnò che non esiste una distinzione tra le due nature in Cristo
dopo l'unione ipostatica. Eutechio fu un monofisita fanatico. Giacomo lo scomunicò, come
scomunicò i diofisiti.
42
- Leone nacque verso la fine del quarto secolo e morì nel 461 AD. Egli Scrisse il suo famoso Tomo al
patriarca Flviano. Il papa Leone non volle dare l'importanza eccelsiastica alla sede di
Costantinopoli dopo la chiesa di Roma come ricorda il canone 28 del concilio di Calcedonia.
Giacomo ricorda questo evento nella sua lettera 15
146

, e in apparenza che non possiede il corpo. Nel suo insegnamento, egli non tratta mai
l'oggetto della beata Maria e non confessa che Egli si incarnò da essa e apparve nella carne come
insegnano i Santi Libri". Lettera 201
Mani afferma che il corpo deriva dall'essere cattivo

"Mani però macchia completamente il corpo dei figli di Adamo e dice: esso è dall'essere 
cattivo : il corpo, l'oscurità e il serpente". Lettera 201

Bardaisan afferma che il corpo non risorge

" E così Bardaisan  anche considera che il corpo  è dalla materia  Ηυλη . E esso fu
creato dalla cattiva feccia  e esso è immondo  e senza risurrezione". Lettera 201

Giacomo contro il diofisismo

Il diofisismo
Giacomo condanna il diofisismo. Egli lo comprende come l'addizione causata
dall'orgoglio dell'uomo che tenta di spiegare il mistero dell'inespiegabile Signore. Il diofisismo
ammette due nature e due persone in Cristo. Il concetto di due nature e di una ipostasi non era
ancora ben accettato nella chiesa in oriente. Questo insegnamento era "nuovo" e come tale era
considerato da parte di Giacomo un'addzione causata dal diofisismo.
I seguaci del diofisismo erano abili per diffondere le loro teorie e arrivavano qualche
volta a far capire che il diofisismo non era scomunicato nel concilio di Efeso. La lettera 6 sulla
fede inviata agli abitanti di Arzun ne fa eco. Giacomo rispose a questi monofisiti di Arzun: i
bugiardi che dicono che Nestorio non era scomunicato sono lontani da Dio. Lettera.29
Il diofisismo é paragonato al giudaismo. La discussion fu come la Croce e l'errore come
la lancia, affinché siano considerati quelli che discutono come quelli che crocifiggono. I Giudei
rinnegano "uno", quelli che discutono enumerano "due". Le due attitudini sono inaccettabili e
disonorarono il Figlio che non ama essere rinnegato, né accetta di introdurre un "altro" con Lui.
come il suo seguace. Lettera 6
Giacomo armato da testi biblici, combatté i diofisiti che dividevano l'Indiviso per la loro
teoria. Il nostro autore riconosce: due nascita in Cristo: una dal Padre prima di tutti i secoli, un'
altra da Maria nel tempo. Nella lettera 6 sulla fede inviata ai nostri fratelli fedeli ed amatori di
Dio, la buona condotta della vera fede, i beati abitanti a Arzun la città  dei persiani, Giacomo
scrive:
"Unico é l'Unigenito di Dio che nacque due volte, e si contano due nascite e non si riconoscono
in lui due persone ...Egli nacque dal Padre senza inizio, senza corpo , e senza seme
. Egli stesso nacque nel corpo , composto  dalla Vergine santa Maria Partoriente di
Dio  nella sua verginità. Gli altri scismatici  dicono altrimenti. Essi con la persona 
 del Figlio introducono un altro numero . L'insegnamento di questi si propagò  tra i
molti come la ferita della cancrena , e si diffuse  Νωµε nel corpo a tale punto che
molti furono contagiati per la sua malattia. Essi non dicono che Maria é la Partoriente di Dio, e
non proclamono che Gesù da essa é Dio su tutto. L'anatematizzato e il perduto Nestorio fu il
rivelatore della loro putrida ferita quando volle contare "due", egli fu straniero al vero "uno".
147

Questo miserabile incontrò il nostro Signore come il nemico , si mostrò nella chiesa come
un furbo , rese brutto  lo Sposo e volle corrompere  la sposa come il serpente
sollecitò  Eva la figlia della luce affinché caddesse dalla speranza di Dio e sia iscritta nel
nome dell'uomo. Essa, la saggia non accettò la froda di questo, ma scacciò questo dalla sua
camera nuziale nel concilio  dei padrini  veritieri, e lo sgridò con collera come
l'accanito  che volle corromper la libera , affinché sia straniero al suo sposalizio. Essa
dunque vide il criminale  che volle, per la bellezza delle parole, rubare l'orecchio della
semplice. Essa chiuse i suoi orecchi per non sentire l'ornamento vano delle sue parole, ed essa lo
fece cadere  dalla sedia dei dottori affinché egli parlasse dal luogo della sua caduta, con
quelli che caddero con lui nella trappola dei bestemmiatori . Essa lo fece uscire, chiuse la
sua porta, e mandò con cura la scomunica alla sua faccia come le serrature di ferro  affinché
non gli sia aperto per entrare e corrompere la camera nuziale per il vomito  cattivo della sua
bestemmia". Lettera 32-33.
Gli eretici continuano loro insegnamento perverso. Essi cominciarono male loro percorso
e lo terminarono male sulla strada soprannaturale . di Cristo. Nella sua lettera 21
inviata da parte di Mor Giacomo ai beati superiori dei monasteri, indirizzata ai giusti, santi,
eletti, amatori di Dio, colonne della verità, luce del mondo, i sacerdoti, i superiori dei monasteri
Mor Antioch, Mor Simone, Mor Samuele, Mor Giovanni, Mor Sarghis, e Mor Ignat, Giacomo
scrive:
"Ed anche se il primo serpente vuole spogliarsi, diventare giovane , cerca le occasioni in
ogni tempo per vomitare  il veleno e sporcare il mondo. Ma la forza delle vostre preghiere può
neutralizzare  il suo veleno e annientare la sua frode, perché la sua testa fu frantumata per la
passione della croce . La strada di Cristo fece errare i saggi per il perturbato consiglio del
drago  (Is 27, 6) perché essa supera la strada, essa percorre sopra la natura . Essi
non sanno camminare in essa. E perciò chiunque vuole camminare in essa con furbizia, con frode,
e con saggezza mondana sarà gettato lontano, e troverà l'errore pieno di inciampi. La parola della
croce presso gli ignoranti è stoltezza  (Col 1, 18), essi non conoscono ascoltarla. La
saggezza del mondo non permise loro di credere che quello che fu appeso sulla croce è Dio da
Dio, e luce da luce, per la loro debole anima si impaurirono dalla notizia dell'uccisione, ed essi
diedero la croce al figlio dell'uomo perché è sottomesso alla morte, allora che tutte le creature
gridano: Colui che fu crocifisso è il Figlio di Dio (Mt 27, 54), ed i demoni non possono sfuggire
da questo. Perciò essi tentarono di spiegare, e con la furbizia del serpente dicono: Egli si
riconosce due, che seguono l'uno l'altro, Quello è riconosciuto: il Figlio di Dio, l'Unico che supera
le sofferenze, e l'altro è sottomesso alla morte. E come la loro fede è malata, essi non vedono
l'unico di Dio uno. Se l'occhio malato du diplopia  osa guardare il sole forse vedrà due soli
perché la sua vista è perturbata per la malattia e non vede l'unico sole in maniera sana a causa
della sua forte luce. Così la fede malata che corruppe l'insegnamento della vipera vede i gradi, i
numeri nell'Unico di Dio. Il suo orecchio è chiuso per l'iniquità e non vuole ascoltare queste
semplici espressioni che la sposa, la figlia del giorno, canta nella stanza nuziale dello Sposo
celeste: Essa inneggia con semplicità e dice: Uno è il Padre santo, uno è il Figlio santo, uno è lo
Spirito santo43. Se il Figlio è uno come il Padre è uno, chi è dunque quest'altro che introdussero i

43
- Canto liturgico ispirato dalla visione di Isaia (Is 6)
148

saggi in mezzo per aumentare un altro numero e corrompere il sigillo  della Trinità che non
accetta mai l'addizione per diventare la "quaternità"44  al posto della Trinità? Coloro che
errarono incominciarono ad errare dall'inizio della strada, e perciò non potero camminare nella
metà della strada, né potero continuarla. Essi dicono: Maria non rimase nella sua verginità dopo
il suo partorire. Essi non comprendono la rivelazione di Ezechiele che ricordò chiaramente il
soggetto della giovane quando la descrisse per la porta chiusa e dice: questa porta sarà chiusa, e
non sarà aperta, perché il Signore Dio d'Israele entrerà in essa (Ez 44, 2). Essa sarà chiusa.
Dunque è evidente che Dio non ha bisogno di aprire la porta quando esce. E perciò gli stolti non
credono che la porta rimase chiusa perché non credono che Colui che ne uscì è Dio. Chiunque
confessa che Egli è Dio, crede che Egli uscì nel mondo da porta chiusa che non aprì quando venne
al mondo...Lo scomunicato Nestorio quell'errante e padre della menzogna (Gv 8, 44), il
celebre maestro in tutte le calunnie, perse la strada di Cristo dal suo inizio, e camminò nel
sentiero dell'errore, pieno di luce per tutti gli amatori della verità. Egli incominciò a insultare
Maria nelle sue bestemmie: Essa non é Partoriente di Dio. I suoi seguaci  che non
credono che Dio nacque nella carne dalla razza della figlia di Davide (Sal 132, 11), e non
comprendono che Egli accettò le sofferenze della croce nel corpo, fecero uscire l'errore della sua
falsa dottrina. E perciò questi che vollero stabilire l' insegnamento di quel caduto furono furbi, a
tale punto che essi fecero: gli ordini  i calcoli , ed i numeri  delle nature  in
Cristo, ed essi inseganrono che gli attribuiti  delle nature siano conservati, affinché la loro
distinzione sia conosciuta, a tale punto che si attribuisca ad ogni natura la sua proprietà .
Essi fecero questo per stabilire la loro prima calunnia grazie al mistiere e alla frode del serpente
(Gen 3, 1): la Vergine non é generatrice di Dio, e resero il Cristo "due" conosciuti: il Verbo 
dal Padre, e l'uomo dalla Vergine. Ed è evidente  che se si da ad ogni natura la sua proprietà,
inanzitutto è degno  di dire che Dio non nacque dalla donna (Gal 4, 4), non ci rassimigliò (Eb
4, 15), non si svuotò , non prese l'immagine del servo, non esistette nella forma  come un
uomo (Fil 2, 7-8), non si avvicinò dalla cima della croce, non fu contato tra gli empi (Is 53, 12), il
Libero non entrò tra i morti, e non si rassomigliò agli addormentati nelle tombe (Sal 88, 5). Ma
Egli è lontano, sublime, e supera tutte le conseguenze  della nascita, della via crucis. E dire
che Dio consegnò il suo unico Figlio al posto del mondo (I Gv 4, 9) non è vero, e non è l'Unico
che fu conseganto al nostro posto. Se si conserva per la natura umana solamente il suo attribuito,
occorre e conviene che Egli nasca dalla donna, si veda nel mondo come un uomo, venga alla
morte della croce perché è sottomesso alla morte come ogni uomo a causa della trasgressione al
comandamento (Rm 5, 19), e tutta la strada della croce è la sua proprietà. Ed adesso non si sa,
quali dei due fu chiamato il Mediatore (I Tm 2, 5) , e quale fu chiamato l'Unico di Dio che
fu conseganto al posto del mondo? Se egli è due, e si da a questo il suo attribuito, e all'altro il suo
attribuito, occorre un altro Mediatore per mescolare gli uomini a Dio, e dsitruggere la siepe della
inimicizia che costruì il serpente tra Adamo e Dio (Ef 2, 14) ... Dunque occorre non conoscere
in Cristo dopo l'unione  né ordini, né numeri, né distinzione delle nature, perché Egli è
uno con il suo corpo, le forze sono il suo attribuito, e il suo attribuito sono le sofferenze. Egli è
il nascituo che fu chiamato miracolo (Is 9, 6). Ed il miracolo non si spiega. E come Egli supera
ogni descrissione, fu chiamato Miracolo. Non si conoscono le tracce del volo dell'aquila, e la
corsa della barca, e il sole non si dipinge (Pr 30, 19). I passi dell'aquila nell'aria non si
conoscono, e non si vede la strada della nave sopra le onde, e il calore del sole non si dipinge con

44
- Un termine teologico forse usatao per la prima volta da Giacomo per contraddire i diofisiti
149

i colori dei pittori, il soggetto di Cristo non si sottomette alla spiegazione, a meno che se l'amore
Lo descrive con ammirazione piena di stupore. Se non si conosce la strada dell'uomo durante la
sua giovinezza (Sal 118, 9), chi oserà spiegare naturalmente l'origine di Cristo nei giorni del suo
corpo? I discepoli della falsità che si inciamparono per la nascita di Cristo non conoscono
camminare rettamente sulla strada della croce. E come si perturbarono per la sua nascita
invidiosa, così si inciampano per la sua ammirabile croce, e temono di dire: l'unico di Dio
personalmente fu crocifisso, e fece la salvezza per il mondo, ma fanno entrare un altro affinché la
croce sia compiuta per mezzo di un altro, affinché l'Unico non si avvicinasse dall'opera buona per
il quale si realizzò la salvezza del mondo. Il nostro Signore è il Figlio di Dio, il Verbo che diventò
carne (Gv 1, 14). Ed Egli è il vero Figlio, e (Dio) non ha un altro consostanziale45  Egli è
l'Unico del Padre che il Padre consegnò alla morte della croce per la salvezza del mondo. Egli non
si impaurì dalla morte, come non si impaurì dall'incarnazione. Egli venne all'incarnazione per
venire alla morte della croce. Ed Egli morì in relatà per gli uomini. E la vita della sua natura fu
conservata in Lui. Ed Egli diventò la medicina  contro la morte, perché la vita è la morte
della morte!. E così la morte lo inghiottì come il drago di Daniele inghiottì le sfere (Dn 14, 1-42).
Il serpente babilonese pensava quando prendeva il cibo dalle mani di Daniele che fosse un cibo, e
così lo sentì e lo mangiò con appetito come se fosse un gradevole cibo. E quando quel cibo scese
in quell'amaro stomaco  Στοµαχοσ che digeriva  con calore tutti i cibi. Lì, fu
importante: un'opera nuova per uccidere il drago che lo mangò con golosità. Così anche la morte
vide il nostro Signore sulla croce incarnato, steso nella carne tra due ladroni  (Mt 27, 38). E
come Egli ci rassomigliò, (la morte) lo inghiottì come ci inghiottì. E subito dopo il suo ingresso al
ventre dello sceol, esso si impaurì, tremò, si inciampò, cadde, e si innalzò lo sgrido del paese dei
morti grazie al Vivente che ne scese, e la vita che era nascosta in quel Morto visse, e strappò il
grosso drago che non pote digerirlo come il resto dei morti. E perciò il lievito della vita si nascose
nella nostra pasta per sanare il gusto della pasta intera". Lettera 138-141
Riconoscere in Cristo "due" numeri, o "due"  persone46 é un errore grave che
corrompe l'ordine della Santissima Trinita  che diventerà "quaternità"47 Il nostro
autore scrive ad Eutochina vescovo di Dara e l'incoraggia a proteggere le anime dai scandali dei
diofisiti. La chiesa disprezzò gli eretici, i loro errori, e bruciò con il fuoco i loro libri. Giacomo
ricorda le mura delle città forificate che proteggono dai nemici. Così il pastore o il vescovo deve
proteggere il suo pascolo dai diofisiti. Nella sua lettera 33 inviata a Mor Eutochina vescovo di
Dara, Giacomo scrive:
" Grazie alla tua conoscenza illuminata, cura di costruire un altro muro migliore di questo per
mezzo della vera fede e per l'insegnamento cristiano per proteggere le anime dei fedeli dallo
scandolo , dalla divisione  e dal ladro  il peccato specialmente a causa della
vicinanza dei falsi discepoli dello scomunicato Nestorio, quelli che scrutano il limite di Cristo, e
lo dividono in porzioni , gradi , e misure  e dicono: due al posto di un Unigenito,
affinché la loro fede sia conosciuta: essi introducono la quaternità al posto della Trinità, e al
posto di un Figlio che é dal Padre e che é dalla Vergine, annunciano due, in tutto il loro
insegnamento straniero alla verità. La chiesa però la sposa, la figlia del giorno, la fidanzata del

45
- Uno dei termini teologici recentemente tradotti dal greco in siriaco che Giacomo usò al posto di 
.
46
- Giacomo non usa mai la parola  per significare la persona o l' ipostasi nella cristologia. Egli
usa la parola . Giacomo si oppone ai diofisiti che usavano la parola  nella cristologia
47
- Giacomo è il primo teologo che usò la parola "quaternità" nel linguaggio teologico
150

sole della giustizia (Ml 4, 2), fu fidanzata a Uno solo che è l'Unigenito del Padre...". Lettera 247-
248
Giacomo schernisce i diofisiti che vedono due persone in Cristo, perché i loro occhi sono
malati. Nella lettera 21 inviata ai superiori dei monasteri, Giacomo scrive:
"Anche se l'antico serpente vuole spogliarsi e ringiovanirsi tenta in ogni momento di vomitare il
suo fiele e corrompere il mondo, ma la forza delle vostre preghiere può neutrilizzare  il suo
fiele e inattivare la sua astuzia perché la sua testa é frantumata per la passione della Croce. La
strada di Cristo supera le strade ed é soprannaturale , fece errare i saggi con i
consigli perturbati del drago e non sanno camminare.... e come la loro fede é malata  non
vedono che l'Unigenito di Dio é uno. L'occhio che é malato di diplopia  se osa guardare il
sole, forse vedrà due soli perché la sua luce é perturbata dalla malattia, e non vede il sole
sanamente, esso é uno per la forza della sua luce, così anche la fede malata corrotta
dall'insegnamento della vipera . Essa vede nell'unico Unigenito di Dio gli ordini, i numeri, ed
i soui orecchi sono racchiusi dall'iniquità e non vuole sentire le sentenze semplici che la sposa, la
figlia del giorno canta nella camera nuziale dello Sposo celeste quando inneggia e dice: unico é il
Padre Santo, unico é il Figlio Santo, unico é lo Spirito santo. Se dunque unico è il Figlio come
unico é il Padre , chi è quell "altro" che intrudussero i saggi in mezzo per aumentare con il
numero " un altro", e corrompere il sigillo della Trinità che non accettò mai l'addizione 
afinché diventasse quaternità al posto di Trinità?". Lettera 135-137
Nella lettera 33 indirizzata a Mor Euticona vescovo di Dara, Giacomo scrive:
" I discepoli dello scomunicato Nestorio, questi che.dividono il Cristo in porzioni, gradi, e misura,
e al posto di un solo Unigenito dicono due affinché la loro fede sia riconosciuta, al posto della
Trinità introducono la quaternità e al posto di un Figlio che è dal Padre e dalla Vergine,
annunziano due in tutto il loro insegnamento straniero alla verità". Lettera 247-248

Il Cristo dei diofisiti


Tutti gli eretici bevvero dalla fontana dell'antico serpente, come bevvero tutti gli apostoli
dalla fontana che è il Cristo. Lettera 59. L'insegnamento dei nestoriani rassomiglia al nido pieno
di vipere. Lettera 59. Perciò bisogna vietarli e scomunicarli. Gli eretici iniziarono male e per
forza finiranno male. "Questi che dall'inizio della strada errarono, incominciarono con l'errore,
perciò non poterono raggiungerne la metà né ragginugerne la fine". Lettera 138
Essi si sforzarono di propagare il loro insegnamento storto. Lettera 115-116, ma la
chiesa universale degli apostoli "spazza questo insegnamento corrotto e lo getta come la
mondizzia fuori di essa". Lettera 67. La chiesa brucia i libri dei diofisiti. Lettera 102-129
Giacomo ricorda la semplicità dei cristiani. Essi non sapevano che cosa dire o come
comportarsi. Lettera 83. Il popolo semplice segue la fede degli altri che sono forti o saggi. Il
nostro ricorda e cita l'assioma: I popoli seguono la religione del loro re!.
" Queste eresie sgorgarono con la saggezza e il veleno dei loro autori che attirarono molti dietro
di loro con uno stile attraente e con saggezza". Lettera 261
Uno sforzo era necessario per avvertire i fedeli per non cadere nelle trappole dei diofisiti.
Giacomo si meraviglia dagli abitanti di Arzun nell'impero Persiano che chiedevano se Nestorio
era scomunicato o no nell'impero Romano. Giacomo dice loro: interrogare a proposito della
scomunica del diofisismo, significa nel l'impero Romanoi se qualcuno chiedesse se il sole esiste in
tale terreno on no!. Egli dice loro che i diofisiti sono bugiardi. Nestorio e i suoi seguaci sono
scomunicati nell'impero Romano. Lettera 28-30.
151

Giacomo avverte i suoi vicini della città di Dara per essere attenti alle bugie dei discepoli
di Nestorio. Lettera 247-250
Gli errori teologici dei nestoriani e le loro espressioni verbali sono composti con la
retorica dei Greci. " E Nestorio diventò il loro traduttore e dottore, come egli le pubblicò con uno
stile ornato". Lettera 70-71

Il Cristo è uno, non è due


Nestorio divise il Cristo con orgoglio: " Egli volle contare due, allora diventò straniero
all'Unico vero". Lettera 33. Il diofisismo confessa: due Figli. L'ordine della Santissima Trinità si
trova corrotto. Invece di credere nella Trinità si confessa la quaternità Lettera 116-117, 137, 248.
La Santissimia Trinità non accetta l'addizione. Lettera 218, 258 come la fede non accetta
l'addizione che fu insegnata dal concilio di Calcedonia!

La Sacra Scrittura insegna un solo Figlio


Il Padre ha un unico Figlio come Lui. Lettera 31. Se il Padre ha un altro Figlio che i
Santi Libri non ricordarono, che i diofisiti Lo mostrino se loro sono sinceri. Lettera 128 . Il Figlio
è Uno e Unico dal Padre e da Maria. Il Cristo è Uno e Unico che i Sacri Libri non "strappano e
non dividono" Lettera 15. Il Cristo è Uno e Unico come il Padre è Uno e santo. Lettera 60, 117,
137, 218, 233

L'unità di Maria Vergine e Madre figura l'Unicità di Cristo


L'unità di Maria essendo: madre e vergine, è una prova teologica dell'unicità del Verbo.
" Maria, in realtà, si riconosce Vergine e madre, ed essa non è contata due anche se essa esiste in
due forme , essa dunque è Vergine e madre, allora che Maria è una e unica". Lettera 262
" L'espressione della nominazione della Vergine partoriente di Dio   
θεουτοχοσ impaurisce gli scismatici , ma se Egli non era partorito, non sarebbe nato.
Nessuno osa dire: il Padre nacque, perché Egli non è nato, Egli è Generatore, né lo Spirito nacque
perché Egli non è nato ma procede dal Padre e prende dal Figlio (Gv 15, 26). Nacque il Verbo
che era nato, e Gli conviene il nome del figlio. Isaia dice: ci nacque un Fanciullo, e ci fu dato un
Figlio (Is 9, 6). Egli era fanciullo, ed era Figlio prima che esistette il mondo. E nei ultimi tempi ci
nacque nella carne, ci fu dato per essere il secondo Adamo (I Cor 15, 45-47) e ci partorisce
spiritualmente per essere i figli del Padre, e invocare con fiducia: Padre nostro che sei in cielo (Mt
6, 9)". Lettera 263.

Il Figlio in "abitazione"
Il Cristo dei eretici non il Cristo Unigenito dal Padre e da Maria. Loro dicono e
affermano che occorre conservare le singolarità e le proprietà  delle due nature in
152

una persona 48  grazie ad un'unità morale dopo l'unione ipostatica con la Persona del
Verbo. Questà unità è morale acquistata e non realizzata "personalmente", cioé ipostaticamente
 . Loro dividono tra Dio e l'uomo che fu preso cioé l'uomo "assunto"  da parte di
Dio che lo addottò. Questa Cristologia ci guida a questa conseguenza: "Dio non è concepito, non
è partorito e non muore". L'uomo è concepito, partorito e muore. Lettera 115-116.
"Essi furono furbi per aggiungere i gradi, i numeri e le cifre alle nature in Cristo, e inseganrono
che occorre conservare le proprietà delle nature e che la loro distinzione sia ben conosciuta per
applicare ad ogni natura ciò che le appartiene". Lettera 138-140
" Questi che, dopo l'unione dividono, confessano e contano nell' Unico Cristo due nature  e le
loro proprietà  e le loro particularità  e le loro operazioni  a tale punto che si da
a Dio ciò che appartiene a Dio, e all'uomo ciò che appartiene all'uomo". Lettera 70. I diofisiti
forse pensarono al detto di Cristo: rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello
che è di Dio (Mt 22, 21).
"Si calunnia il Padre (di avere) due figli, i due sono chiamati uno. Il Dio Verbo e l'uomo assunto
"assumptus" . Loro chiamano Emmanuele due persone, una passibile, e l'altra taumaturga,
una Dio, e l'altra uomo, ed i due sono uno per abitazione  e per sequela  degli uni agli
altri". Lettera 61, 65, 71, 123-124
"L'uomo "assunto" dalla Vergine e seguace del Verbo di Dio. Lettera 258 Non seguì
Nazareno il Verbo, il Figlio del Padre affinché i due siano uno con la sequela ". Lettera 81
" Il Verbo, il Figlio del Padre é un altro, e Gesù da Maria è un altro, e grazie all'abitazione 
e la sequela , dicono: loro sono una persona  Προσοπον ". Lettera 118
I diofisiti dicono: " Egli non si adora a causa di queste cose, ed Egli non è il Figlio
Unigenito che apparve nella carne , ma Egli è adorato a causa dell'Unigenito che lo segue e
che dimora in Lui". Lettera 128, 137
Giacomo si arrabia e cita il testo di Matteo per confutarli: "Questi è il mio Fglio (Mt 3,
17)". I diofisiti corrompono il testo di Matteo e lo citano così: " Questo è per il mio Figlio, o il
mio Figlio abita in Questo, o il mio Figlio segue questo". Lettera 2 .259
Giacomo li rifuta quando essi applicano a Gesù un nome strano " l'uomo del nostro
Signore", cioé "il Figlio del Padre che abitò  in Gesù che partor ì la Vergine" questo non è il
Verbo di Dio. Gli eretici contano "due" perché aumentano le persone, i numeri e le nature. Lettera
31-32.
Giacomo schernisce il diofisita che diceva:" Io adoro la porpora  a causa del re che
l'indossa, il tempio a causa di colui che lo abita, e così l'uomo assunto a causa del Verbo che lo
segue". Lettera 123-124
Giacomo rimprovera i diofisiti e scrive: "Che cosa direi adesso dopo che questi che si
considerano saggi e furono sconfitti, parlano così? Io gli ripeto l'oracolo del profeta: loro non
conebbero e non compresero perché camminavano nell'oscurità (Sal 82, 5). Se l'oscurità
dell'errore non era stesa sopra le loro intelligenze non avrebbero considerato Gesù la porpora
 e il Verbo il re... Non si sentì, nemmeno si disse che il re diventò porpora, né e egli prese la
porpora nella sua persona .. Allora il Libro disse: il Verbo diventò carne (Gv 1, 14).. Ed
anche se si adora il tempio e gli da l'adorazione insieme al tempio e al suo abitante, occorrerebbe

48
- Giacomo vieta l'uso della parola persona  usata nella teologia diofisita. La parola  ha nel
linguaggio giacobiano il senso: dell' aspetto, del volto ecc Egli usa la parola  come
"ipostasis" cioé il Verbo di Dio diventato uomo
153

in questo caso l'adorazione del cielo, di Gerusalemme. Dunque occorre adorare molte creature: il
cielo perché sta scritto: Dio lo abita (Mt 5, 34), Gerusalemme perché sta scritto: il Signore ti
bendirà da Sion, Egli che abita Gerusalemme (Sal 128, 5), gli uomini perché fu detto a loro
proposito: Loro diventeranno dei tempi per me, abiterò in loro, e camminerò tra loro (II Cor 6,
16), le nubi, e le arie perché sta scritto: ecco il Signore sulla nuvola veloce e entra in Egitto (Is
19, 1). E l'adorazione sarà distribuita sulle creature come nel tempo del paganesimo, e saranno
adorate perché sta detto: Dio abita in loro.. Ma i Libri divini ci prevedono in ogni luogo: che non
si adori un'altra cosa fuori dell'adorabile Dio (Es 34, 14). Sta scritto: fammi un altare di terra
, non costruire un altare di pietre scolpite, e non le tolga con il ferro  (Dt 27, 5)... Così Dio
ci insegna quando ordinò di costruirGli un altare da pietre non scolpite e ornate affinché non si
vedesse l'immagine di una cosa sulle pietre del tempio, e che si adori quella immagine con l'Unico
Adorato. Sta detto nel profeta: io non darò la mia dignità a nessuno, né la mia gloria alle cose
scolpite (Is 48, 11).. Sappia da questo che Egli vuole che cessi qualsiasi adorazione di qualsiasi
immagine, e che l'adorazione Gli sia riservata perché essa appartiene a Lui solo ... Dunque non
esiste interesse per dire si adora il tempio a causa di colui che lo abita, perché l'adorazione è
orientata a Uno, e si offre a Uno. Ed essa non si da con equità a due o a molti (Mt 6, 24), se si
considera ciò che dicono questi saggi (falsi) che pretendono descrivere Colui che è indescrivibile
con queste teorie perché loro adorano l'uomo assunto a causa di Dio che lo prese". Lettera 124-
126
Giacomo discute con i diofisiti e scrive:
"come essi dicono che Egli lo prese, lo prese personalmente? O lo prese acquistandolo? Ecco ciò
che è fuori di Lui non si conta con Lui perché esso è il suo "possesso". E questo è fuori del
numero della Trinità, e non è vicino all'adorazione. Ma se Egli lo prese per se stesso, e lo prese
personalmente, Egli è il Figlio che prese l'immagine del servo (Fil 2, 7), e non esiste con lui un
numero, o una persona fuori di lui, e noi L'adoriamo, e non a causa sua adoriamo un altro con
Lui. Egli non prese l'uomo affinché sia conosciuto in persona, in numero fuori di Lui, ma Egli è il
Figlio dell'uomo perché Egli è il Figlio Unigenito che prese l'immagine del servo (Fil 2, 7), e si
rassomigliò a noi in tutto fuorché il peccato (Eb 4, 15). Sta scritto: il Verbo diventò carne (Gv 1,
14) per farci conoscere che Egli non si fece seguire da un' altra cosa numericamente fuori della
sua persona, ma la sua persona stessa diventò per noi ciò che noi siamo, ed Egli rimase ciò che
Egli era senza cambiare" Lettera 126-127

Non si adora l'uomo "assunto", né la porpora del re a causa del re, né il


tempio a causa del suo abitante
Giacomo chiede che i cristiani vietino gli insegnamenti opposti alla vera fede ortodossa
" badatevi dai dottori bugiardi che insegnano al posto di un Figlio Unico, predicano due" Lettera
89, 246
Forse l'esegesi diofista del testo di (Mt 23, 16-21) è alla base della teologia di adorare il
tempio a causa di colui che lo abita. Giacomo critica questa esegesi sbagliata. Egli dichiara
davanti agli ortodossi questa esegesi erronea. Nella lettera 19 che Giacomo inviò al monastero di
Mor Isacco di Giabbula , Giacomo scrive:
"Adesso, o ortodessi  emanate voi stessi la sentenza imparzialmente, senza tener conto
di queste parole, essendo lontani da qualsiasi sensibilità , e da qualsiasi pensiero anticipato che
voi avete formato durante il passare del tempo , o a causa della filantropia . Ci è
lecito di proferire come questi discorsi opposti affinché adoriamo l'uomo assunto al posto del
Verbo che lo prese come essi dicono?, e il tempio a causa della dimora in esso?, e la porpora a
154

causa del re? Vediamo adesso se ci è permesso di adorare Gesù che partorì la Vergine in questa
maniera?". Lettera 127-129

I seguaci di Nestorio
"Altri scismatici si differenziarono nelle loro parole quando aumentano alla persona del Figlio un
altro numero. E l'insegnamento di questi si propagò come la cancrena in molti e si diffuse 
nel corpo a tale punto che molti furono colpiti dalla sua malattia. Loro non dicono che Maria è la
Partoriente di Dio e non dichiarono che Gesù da essa è Dio che è sopra tutto". Lettera 33

Due testimoni "laici": difensori dell'ortodossia


Giacomo scrive lodando la fede e il coraggio degli ortodossi. Egli loda Bassa il conte
della città di Edessa che aiutò Paolo il vascovo di Edessa durante il suo esilio. Nella lettera 35
inviata al conte Bassa, Giacomo scrive:
" Tu però o mio signore, Dio ti diede la vera fede che è meglio dell'oro, delle perle e delle pietre
preziose. E con la fede tu sei arricchito e diventato grande, e la tua bellezza si mostrò nel mondo
come il sole, e grazie a te la tua città diventò grande e si illuminarono i volti dei tuoi amici, e
diventò il buon modello a molti... Beato te o vero cristiano  perché tu conservasti nella tua
anima questa vera fede, e diventesti il meglio erede di Abgar il Parto 49 . E come tu eredesti
la sua città, tu eredesti anche la sua fede, tu rimasti come il forte, il prode e il gagliardo, mostrasti
la verità della tua fede con il pastore e il confessore Mor Paolo50 . E quando vennero i lupi verso
il gregge, tu non accettasti di stare inattivo nel tu posto come una pecora, ma innalzasti come il
risponsabile  coraggioso per aiutare il gregge secondo la tua possibilità, anche se i lupi ti
danneggiarono (Mt 10, 16). Dunque o mio signore ti è conservato ciò che Cristo promise quando
disse: colui che mi riconosce davanti agli uomini, lo riconoscerò anche io davanti al mio Padre
che è nei cieli (Lc 12, 8)": Lettera 257-260
Qura è il capo dei medici Αρχη γιατροσ. Egli fu il modello del vero credente a Edessa.
Tanti seguirono il suo esempio nel percorso della fede. Nella lettera 36 inviata al capo dei medici
 Αρχη γιατροσ Mor Qura e il conte, Giacomo scrive:
"Ti è degno o grande saggio perché tu mostrasti alla chiesa di Cristo con amore di Dio e con la
vera fede e diventasti il buon modello  . A cusa tua sono sostenute le anime di molti e sono
guarite, e sei curato di meritare che ti sia applicato questo nome di capo dei medici e che si
realizzi effettivamente non per la guarigione del corpo solamente, ma delle anime dei tuoi amici
affinché rimassero nella vera fede e non diventassero malate e cadute nella malattia del
rinnegamento. La tua saggezza sa che chiunque è grande e conosciuto diventa facilmente il
modello per gli spettatori e attira molti, sia verso il bene, sia verso il male. La maggior parte degli
uomini professano la fede con semplicità, mitezza, e camminnano sulla strada della fede seguendo
coloro che sono celebri nel mondo. Queste eresie sgargarono nel mondo con saggezza e amarezza
dei loro iniziatori perché attirarono dietro di loro molti grazie all'apparenza buona e alla
saggezza. Dunque o mio signore è bello quando qualcuno è saggio e conosciuto di attaccarsi alla
verità, di aumentare la sua conoscenza, e di arricchirsi dalla fede non per se stesso solamente, ma

49
- Vedi la lettera 20
50
- Vedi la lettera 32
155

per essere anche un buon modello. E ciò che fece la tua saggezza in questo tempo turbato quando
soffiò il vento della bugia  per affondare la barca dei fedeli. E gli "adoratori dell'uomo"
mossero la tempesta  per macchiare con la sporcizia la vera fede e turbare gli ortodossi nella
confessione divina. Tu mostrasti che sei un credente, diventasti forte, e la verità del tuo pensiero
sorse come la luce, seppesti quale lato scegliere, non il lato sinistro ma il grande lato
dell'assemblea della destra (Mt 25, 33-46). Ed a causa tua molti ebbero la fiducia e seppero in
quale lato tenersi. Tu diventasti un grande medico per le anime di molti. E la fedele città si ornò
dallo splendore della tua fede". Lettera 260-262

Gli scismatici rassomigliano ai Giudei


I Giudei rinnegarono Uno. Coloro che discutono contarono due. Dunque essi si
rassomigliano nel negare la Divinità e l'umanità del Verbo di Dio. Nella lettera 6 sulla fede
inviata ai nostri fratelli fedeli ed amatori di Dio, la buona condotta della vera fede, i beati abitanti
a Arzun la città  dei persiani, Giacomo scrive:
" Egli era Dio e diventò uomo, e rimase ciò che è: Dio, affinché diventasse il Mediatore tra Dio e
gli uomini. L'uomo Gesù Cristo, questo è in verità il Mediatore secondo la parola del grande
apostolo (I Tm 2, 5). Se Egli era due, il Mediatore non esisterebbe, e se confessiamo uno dal
Padre e un altro apparve da Maria, al quale dei due covienerebbe il nome del mediatore? Uno è
dal Padre, e Egli stesso è da Maria. La parola apostolica gli conviene: Egli si chiamò chiaramente
e veramente il Mediatore. Egli è Dio e uomo unico, spirituale e corporale, con il suo Padre e
come il suo Padre, e uomo con noi come noi e per noi. Tanto che noi lo descriviamo quanto più è
indescrivibile, ed Egli è il Miracolo, e il Consigliere (Is 9, 6) che la Vergine partorì, Dio il Prode
degli universi. Egli si confessa unico in tutto l'universo. Questo che la discussione lo incontrò
come la Croce, e l'errore come la lancia a tale punto furono contati coloro che discussero con
quelli che crocifissero. I Giudei rinnegarono uno, e i discutori contarono due, Ed i due casi
disprezzarono il Figlio di Dio. Egli non vuole che lo rinneghino, e non accetta di unire a Lui un
altro. Uno è l'Unigenito di Dio nato due volte. Si contano in Lui due nascite e non si riconoscono
in Lui due persone. Il nato dal Padre è senza inizio, senza corpo e senza seme. Ed Egli si fece
nascere in un corpo composto dalla Vergine santa Maria la Partoriente di Dio nella sua
verginità". Lettera 32-33. Vedi, IV/641-644

Giacomo critica i Pagani, i Giudei, e gli Aramei


Giacomo non risparmia nella sua critica né il Giudeo né l'arameo né il pagano. Tutti
parteciparono alle discussioni contro il Cristo. Il demonio, sotto la figura del drago, sarà la causa
fondamentale. Il Cristo essendo Dio, poté sopportare tutte queste discussioni. Le discussioni sono
la prova della Divinità di Cristo. Se Cristo non era Dio chi poteva sopportare ciò che Egli
sopportò? Nell'omelia 127 sulla parola del Nostro Signore il regno del cielo rassomiglia al grano
di senapa (Mt 13, 31), Giacomo scrive:
"Dai Giudei, Egli sopportò la Croce e ricevette la lancia, dagli Aramei, dei scandali e i discorsi
non belli, dai disputatori la discussione che vomita come un drago, e dai saggi tutte le questioni di
disaccordo. I Giudei crocifissero e discutessero, gli Aramei schernirono, i pagani scrutarono. Gli
scribi e le questioni si innalzarono da tutte le parti. Chi poteva sopportarle tutte (queste cose)
senon il nostro Signore che é Dio, e che ha la forza di portarle? .. L'omicida (Gv 8, 44) fece
tacere il mondo per non discutere contro gli idoli quando erano adorati con malvagità, adesso é lui
anche che risveglia la discussione e le questioni affinché turbi tanto quanto é possibile l'evento del
Figlio di Dio, e come esso fece errare tutti i pagani per non discutere, fa errare adesso tutti i fedeli
156

per discutere contro di Lui. Lì, esso era armato dalla semplicità per far errare tutto il mondo, quì
esso mostra la saggezza affinché tutto il mondo perisca": IV/641-644. Vedi, Lettera 32-33
Gli eretici formano "un nido pieno di vipere". Essi bevvero dal veleno del serpente, invece
gli apostoli bevvero lo Spirito Santo. Nella lettera 14 inviata ai beati di Mor Bass, Giacomo
scrive:
"Io trovai che (i diofisiti) tutti bevvero da quel vomito  amaro, e come é vero che tutti gli
apostoli bevvero l'unico Spirito, é ugualmente vero che tutti gli eretici  si ubriacharono dal
veleno  dell'antico serpente. (Ap 20, 2?) affinché dividissero l'unico Unigenito di Dio in due":
lettera 59-60

L'anatema del diofisismo


Il pacifico Giacomo non offre nessuna tregua ai diofisiti. Egli li combatte ovunque, e li
anatematizza senza pietà. Egli é convinto che loro teorie sfigurano il Cristo e dividono il
cristianesimo. Essi devono essere anatematizzati. Infatti egli li anatematizza tante volte.
Nella lettera 17 indirizzata ai monaci di Mor Bass inviata al giusto, al grande santo e
l'amatore di Dio il nostro Padre meritevole di Dio Mor Lazzaro il superiore del monastero dei
solitari, Giacomo scrive:
"Nulla si rinnovò in me io il miserabile, l'indegno e il più debole di tutti gli uomini. E non imparai
dal libre dell'Enoticon ciò che non sapevo. E non resi la fede del santo patriarca un'addizione alla
mia fede. Adesso io sono come nel passato perché scomunico in ogni tempo con tutta la chiesa
Nestorio e il suo insegnamento e i suoi seguaci, Eutichio e i suoi seguaci, e il concilio di
Calcedonia perché anche esso usò le espressioni che si conformano al pensiero dello scomunicato
Nestorio. Quando uno dice: io scomunico Nestorio, ed i suoi seguaci, egli scomunica Diodora,
Teodora, teodoreta, Ibas, il tomo di Leone. E come questi seguono specialmente l'opinione di
Nestorio sono scomunicati con lui perché sono i suoi seguaci". Lettera 85-86
Diodoro. Lettera 223, 225, 226, 227, 234, 251, 280
Ibas Lettera 274, 280
Marciano Imperatore. Lettera 332
Nestorio. Lettera 226, 227, 234, 243, 250, 251, 253, 273, 275, 279, 334, 383
Teodoreta. Lettera 226, 227, 234, 240, 251, 280
Teodoro di Mopsuestia. Lettera 223, 227, 240, 251, 252, 280

Giacomo scomunica Eutichio


I fanatici monaci di Mor Bass chiesero a Giacomo di scomunicare Eutechio come
Filosseno di Mabbug lo scomunicò. Lettera 62. Giacomo nella lettera 14, Giacomo scrive:
"E come è vero che tutti gli apostoli bevvero un unico Spirito, così è vero anche che tutti gli
eretici bevvero dal veleno dell'antico serpente per divedere l'Unigenito di Dio in due. E perciò io
dico anche come dissi nel passato, scomunicato è Nestorio, Eutichio e qualunque si conforma al
loro iniquo insegnamento". Lettera 60. Vedi, Lettera 85-86
Nella lettera 16 indirizzata ai beati di Mor Bass inviata a Mor Lazzaro il giusto, il santo,
l'amatore di Dio e il superiore dei solitari del santo monastero di Mor Bass, Giacomo scrive:
"Se queste righe erano nocive come dice la tua lettera, bisognava bruciarle nel fuoco affinché tu
non ti rattristassi perché sta scritto: rallegrati nel nosto Sigore in ogni tempo (Fil 4, 4). In queste
157

righe malate e morte che lesseste la ta santità fu scomunicato Nestorio, Eutichio e chiunque è
d'accordo con loro insegnamento... Ecco la tua paternità descrisse queste (righe) malate e morte,
non so come comprese la tua saggezza? La vena di quale di loro soffre come se fosse malata?, Ed
anche la quale di loro è moribonda?". Lettera 65

Gli eretici invitati a credere


Giacomo affrontò le persecuzioni e le vessazioni da parte dei diofisiti e dei monifisiti
fanatici con il suo perdono e il suo porgere la guancia (Mt 5, 46) ai fanatici monaci del monastero
monofisita di Mor Bass per non causare la tristezza o lo scandalo. L'unica arma che usa per
difendersi è "l'amore" che vince l'ira di questi fanatici e semplici monaci di Mor Bass che lo
tentarono e lo considerarono non come un fedele ma come un eretico e un nemico che causa gli
scandali  e contro il quale bisognava prendere le vendette  . Lettera 64.
Il nostro autore si basa sulla parola del nostro Signore che perdonò ai crocifissori perché
essi non seppero che cosa fecero. I semplici cristiani seguono gli eretici senza sapere perché li
seguono e perché essi sono eretici. I cristiani erano perturbati e non sapevano come agire (Lc 23,
34). Il perdono degli eretici è la missione che Giacomo tramanda alla sua chiesa. Egli non vuol
bruciare l'eretico ma desidera bruciare il suo libro cioé la sua eresia. Nella lettera 41 inviata al
suo amico Mor Simone, Giacomo scrive:
"Ed a causa della bellezza della tua condotta virtuosa, sei diventato la causa della gloria per
molti. E ti è vicina l'espressione che dice: beato il servo che il nome del suo signore è glorificato a
causa sua (Pr 27, 18?). Ed adesso ti conviene anche perché aumentasti sopra la tua condotta
virtuosa, e diventasti aiutante di coloro che sono perseguitati a causa della fede ortodossa 
 da parte di coloro che non sanno come adorare. Se loro sapevano, non avrebbero
perseguitato. E se l'occhio della loro fede era sano  per ben vedere la sublime via della Croce
sarebbero messi d'accordo con gli ortodossi che confessano a alta voce: Colui che nacque senza
spiegazione dalla santa Vergine e fu appeso senza comprensione sulla Croce è Dio da Dio, e luce
da luce. E quando Egli portava la terra per il suo Segno, il legno lo portava sulla croce. E come
era facile che Egli chiamasse le acque del mare e versare sulla faccia di tutta la terra, disse: Io ho
sete affinché il Libro si compiesse (Sal 68, 22, Gv 19, 28). La chiesa, la sposa della luce che
conta sulla sua speranza è fiera dalle sue sofferenze, caressa le sue piaghe, confessa la sua morte.
Essa è orgogliosa, e riconosce ad alta voce che colui che fu crocifisso per essa è Dio da Dio.
Questi che non confessano che il Crocifisso non è Dio, essi non Lo conobbero, e si impaurirono
di confessare la sua morte. E colui che dice come Simone: "lungi  da Te o mio Signore che
questo ti accada" (Mt 16, 22) cioé lungi da Te di morire, si applica a lui l'espressione che fu
indirizzata a Simone: "vai dietro di me satana" (Mt 16, 23) perché tu non pensi secondo Dio, ma
secondo gli uomini, perché pensasti che io mi scioglierò dalla vita per la morte e mi considerasti
come un uomo: il suo spirito esce e ritorna alla sua terra (Sal 146, 4), e in quel giorno si perdono
tutti i suoi pensieri, e tu non pensi secondo Dio che può fare facilmente ogni cosa (Mt 19, 26). Mi
è facile di morire senza perdere la mia persona . Io entrerò nello sceol e scioglierò i deportati
incarcerati lì da lungo periodo a causa del debito  di Adamo. Io ho il potere sulla mia anima
di consegnarla, e ho il potere anche di riprenderla (Gv 10, 18). Tu dovevi comprendere che io
faccio ogni cosa facilmente. Se non muoio, Adamo non vivrebbe, e se non sono legato sulla croce,
i deportati non sarebbero sciolti da un lungo periodo, e se io non porto la croce delle sofferenze
e delle malattie non riscatter ò il debito  di Adamo. Dunque se Io ti seguo e mi metto
d'accordo con ciò che tu dici: lungi da Te di morire, tutta la strada della salvezza cesserà. Solo
satana vuole che la razza umana non si salvi. Dunque vai dietro di Me satana, perché io mi
158

orientai verso la morte. Adesso comprenda o amatore delle virtù che chiunque ti dice: il vero Dio
dal vero Dio non morì, si mette d'accordo con satana secondo la parola del nostro Salvatore
indirizzata a Simone. Beato te o uomo di Dio perché tu non credesti solamente che Egli è Dio, ma
tu sopprtasti il peso di coloro che credono in Lui come te". Lettera 294-296

Il Cristo è Miracolo
Nella lettera 3 sulla fede inviata a Mor Tommaso, Giacomo scrive:
"La profezia lo chiamò Miracolo (Is 9, 6) perché non si spiega, Miracolo perché la Vergine
partorì senza matrimonio, Miracolo perché Egli abitò nel seno della madre Vergine. E non si
trasportò dal seno del suo Padre Santissimo...Perciò che l'anima discernente cessi la discussione e
si riempia della meraviglia di Cristo che è Miracolo. Colui che scruta il Generato inscrutabile non
esiste nella sua anima il Miracolo, cioé non esiste in lui il Cristo. Se Egli esisteva in lui, egli non
l'avrebbe scrutato. Se egli non lo perse, non l'avrebbe cercato. Se egli emise una richiesta sul
Miracolo, perderà il Miracolo, allora lo cerca perché Egli non esiste in lui. Dunque o anima
sforzati per ammirare, amare, adorare e resta nel Miracolo inscrutabile che è il Cristo
inscrutabile.. Caccia e fai uscire da te tutte le opinioni di scandalo, apra la tua intelligenza al
Miracolo per abitare in te essendo completo  come Egli abitò nel seno della Vergine
essendo sigillato. La Vergine non fu conosciuta  dall'uomo. Se l'uomo l'avesse
conosciuta, il Miracolo non avrebbe abitato in essa. E che la discussione non muova l'anima
discernente. Se la discussione entra in essa, non sarà idonea  per il Miracolo. L'anima che sta
nell' ammirazione senza discussione è Vergine che porta il Miracolo senza matrimonio. E se essa
incominciò a scrutare, si sottomise a sposarsi, e se sposa la controversia, la sua verginità è
sciolta, e il Miracolo non esiste in essa. Dunque che il Cristo sia amato con la fede che la
discussione non sposò  come Egli abitò nel ventre della giovane che non conobbe il
matrimonio. La fede ama il Cristo, lo conosce uno, e lo ricnosce il Figlio di Dio". Lettera 19-20

La "docta ignorantia"
La vera saggezza sarà per Giacomo l'ignoranza della Croce, predicata e vissuta dagli
apostoli che erano semplici, e "ignoranti pescatori". La "docta ignorantia" è l'eredità di san Paolo
(I Cor 1, 18-25), addottata da sant' Efrem51. Giacomo di Sarug la conservò come un prezioso
patrimonio. Questa ignoranzia formerà il principio teologico di Giacomo. Nella sua lettera 2 sulla
fede, Giacomo scrive:
"Tu che pretendi scrutare la via dell'economia di Cristo, metti un limite alla tua richiesta, e non
deluderti per chiedere ciò che è impossibile, e non avanzare verso ciò che è irraggiungibile. La
strada di Cristo supera la natura, tu invece sei incarcerato, e limitato sotto la natura. E tu non poi
limitare con la tua parola la strada illimitata. Sono riconosciute le cose che sono limitate da un
limite. E conosciute sono quelle che non si sottomettono al limite. Non è perché l'aquila vola che
essa può volare e innalzarsi come vuole. Si trova un limite che l'impedisce, e la ferma affinché
non raggiunga il luogo dove l'ala dell'uccello non può volare. Non è perché tu hai un'intelligenza
che vola, ed è facile ad essa di calpestare, di innalzarsi sulla cima delle creature, e di vantarsi di
avere il potere di limitare il Creatore con la funzione dei suoi deboli pensieri. L'ala dell'aquila è
impedita per non superare il luogo che si trova sotto il firmamento. E la corsa dell'intelligenza si
ferma, e non oltrepassa al di là dell'alta strada di Cristo..La Vergine partorì. Che cosa tu dici?

51
- Ephraëm, des heiligen Ephraëam des Syrers Hymnen de Fide, Louvain 1955 (CSCO vol. 154 - 155
); édit. E. Beck. Hymne II, 5
159

Non parlare secondo la natura. Non osare spiegare. La natura fu sconfitta. Secondo la natura non
esiste un figlio per una Vergine. Ammira dunque l'economia, e non lottare con la natura...E perciò
la profezia Lo chiamò: Miracolo (Is 9, 6) perché la strada della sua economia corporale è piena di
meraviglia. Se tu limiti il Cristo come tu pensi, tu il debole, e il timoroso, bisogna che noi ti
chiamiamo il miracolo. Se tu limiti il Cristo, non è più Miracolo, e tu ti avresti attribuito il suo
nome. Ed adesso occorre ammirarti perché tu limitasti l'Illimitato, e scrutasti l'Inscrutabile e
sondasti l'Insondabile...O colto  non errarti te stesso, o fango plasmato non avventurare
contro la forte onda. Emmanuele si descrive con meraviglia, e non si spiega con la discussione.. E
colui che crede, vivrà, e colui che vuole scrutarlo si soffoca. La fede si delleta, e la discussione
si brucia... Tu adesso o saggio se tu voi parlarne, sii ignorante per diventare saggio nel Signore
. La sagezza non ha il potere sulla strada dell'economia dell'Unigenito.
Io ti ammiro, perché tu vedi l'aquila volare e non ti è facile di scrutare la sua strada. E tu guardi
la barca che cammina sulle onde dei mari, e tu non poi indicare la strada che percorre. E queste
(cose) sono creature che perccorrono nelle altre creature. Esse seguono l'ordine della natura, e si
muovono secondo il limite, e la strada che percorrono ti è nascosta. A proposito del Figlio che è
incomprensibile, e che la sua strada supera l'intelligenza degli angeli, ecco che tu osi e pensi avere
la possibilità di scrutare la sua strada che non si sottomette allo scrutare!. Che il Cristo non sia
squarciato nella tua bocca, perché i Libri non Lo stracciano. Unico à l'Unigenito dal Padre e dalla
Vergine". Lettera 11-15
Nel suo linguaggio teologico Giacomo rifiuta l'uso dei verbi scrutare, spiegare, cercare,
descrivere, discutere:  Il vero teologo, secondo Giacomo, deve parlare
con umiltà dell'esistenza di Dio, non della sua essenza. Il vero teologo e il vero fedele è colui che
ama e loda il Signore che Isaia chiama: il Miracolo  (Is 9, 5). Nella lettera 3 della fede
indirizzata al presbitero Mor Tommaso, Giacomo scrive:
"Perciò che l'anima discernente si meravigli, e smetta la discussione. Cristo é il Miracolo  E
che essa si riempia dal Miracolo che é il Cristo. Colui che scruta  il Generato inscrutabile, il
Miracolo non esiste nella sua anima, cioé il Cristo non esiste in lui. Se esisteva in lui, egli non
l'avrebbe scrutato. Se egli non l'aveva perso, non l'avrebbe cercato. Se egli interroga a proposito
del Miracolo, perderà il Miracolo, perciò egli lo cerca perché non esiste in lui. Dunque o anima
sforzati per meravigliarti, occupati di amare, svegliati per adorare, stai con meraviglia
irremovibile cioé in Cristo che è insondabile. Non cadere dalla meraviglia affinché non ti
incontrino i pensieri che diranno: chi salì al cielo, e fece scendere il Cristo, e chi scese nello sceol
e fece salire il Cristo dai morti? (Rm 10, 6, Gv 3, 13, Sal 107, 26). Getta dunque da te stessa 
tutti i pensieri turbati, caccia e fa uscire da te tutte le opinioni dello scandalo, apra la porta della
tua intellgenza  al Miracolo affinché Egli abiti in te perfettamente come abitò nel seno della
Vergine essendo sigillato  La Vergine non fu conosciuta dall'uomo, se l'avrebbe
conosciuta, il Miracolo non scenderebbe in essa. Che la disputa  non muova l'anima
discernente. Se la disputa entra in essa, non conterrà  più il Miracolo. L'anima che sta in
ammirazione senza discussione  é una Vergine che porta il Miracolo senza matrimonio. Se
essa incomincia a discutere , si abbasserà al matrimonio. E se essa sposa la discussione
, la sua verginità si scioglierà , e il Miracolo non sussisterà in essa. Che il Cristo
dunque sia amato con la fede che non sposa la discussione , come Egli abitò nel ventre della
Giovane  che non praticò il matrimonio". Lettera 19-20
160

Giacomo deride il "saggio" orgoglioso che, filosoficando , pretende limitare


l'illimitato: il Cristo. La saggezza in questo caso è usata nel senso negativo. Essa é il sinonimo
dell'orgoglio intelletuale. Per essere un vero saggio bisogna spogliarsi dall'orgoglio. Nella lettera
2 sulla fede, Giacomo scrive:
"E perciò la profezia lo chiamò il Miracolo, perché la via della sua economia nel corpo é piena di
meraviglia. Se tu, il debole e il perturbato limitasti il Cristo come pensasti  , dunque é
necessario che tu sia chiamato miracolo, e il Cristo non é più il Miracolo, se Egli si limitò, tu
attribuisti il suo nome, ed adesso bisogna ammirarti perché tu limitasti Colui che é l'Illimitato e
scrutasti  Colui che é l'Inscrutabile e discutesti  Colui che é l'Indiscutabile. E l'illimitata
via tu la posesti sotto il limite. Ed ecco che tu descrivi con la tua parola, spiegando Quello che il
profeta temette e disse essendo meravigliato: chi descriverà la sua generazione (Is 53, 8)?".
Lettera 12-13
Il linguaggio dell'amore non è biasimato
L'unico metodo adeguato per parlare di Dio senza offenderlo è l'amore. L'amore parla di
Dio, per lodarlo e ammirarlo e non per scrutarlo. Qualsiasi persona può usare il linguaggio
dell'amore senza offendere la transcendenza divina. Ecco la vera teologia. Il nostro autore ci offre
un bellissimo assioma: "Tutto ciò che dice l'amore è accettabile". Il Signore che è invincibile
accettò di essere vinto dall'amore della Cananea. Nella sua 17 omelia sulla Cananea (Mt 15, 21-
28), Giacomo scrive:
"Il Signore è obbligato di nutrire anche i cani , e come Egli ama molto i figli, vivifica anche i
cani...Io accetto di essere un cane, e Tu sarai il mio padrone, nutra dunque il tuo possesso dalle
tue briciole. I cani mangiano dalle briciole dei figli, o mio Signore bisogna nutrire l'erede e il
possesso.. Colui che ama non è biasimato anche se osa, tutto ciò che dice l'amore al suo possesso
è accettabile. L'amore attirò la cananea al nostro Signore, perciò la sua discussione fu accettata.
Quando Egli insegnava, nessuno Gli rispondeva eccetto questa piena di amore e di fede. Con le
sue parole confutava gli scribi del popolo e i disputatori, ma quando l'amore si fermò per
discutere con Lui, Egli perse essendo contento (Mt 22, 46)". I/439-440
Nell'omelia 130 su quell'uomo che aveva una legione di demoni (Mc 5, 1-20), Giacomo
scrive:
"O Figlio di Dio, tutti i tuoi attribuiti  sono meravigliosi, aiutami a parlare di Te con
discernimento. Che il tuo amore mi muova per ammirare le tue glorie, e che la mia bocca ti lodi
quando io confesso che tu sei inscrutabile...Tu sei Dio, e tu sei Figlio dell'uomo, chi Ti descrive?,
Tu sei dal Padre e da Maria, e chi ti discute? Che i maestri taciano, ecco i pescatori dei pesci che
Ti presero per parlre di Te con semplicità nel mondo intero. Che la sagezza dei filosofi 
chiuda la sua bocca, perché la Novella  si propagò nei paesi per mezzo degli ignoranti...La
grande storia del Figlio di Dio esige l'amore perché senza l' amore non si descrive, se si descrive!.
Che la discussione scappi, e che l'amore entri nelle assemblee, perché (l'amore) è degno di parlare
del Figlio senza disputa. Che i razionali non Lo bestemmiino nei loro mercati, perché Egli volle e
raggiunse il limite della piccolezza. Il nostro Signore dal Padre e da Maria è unico, possiede la
grandezza, e anche la piccolezza..Non è naturale né consueto che la Vergine partorisce, colui che
ascolta ammiri senza discutere..Quello che parla, se parla a proposito del suo evento, che parli
con amore, tutto ciò che (l'amore) dice a proposito del nostro Redentore Gli è gradevole. Ma se
egli pensa che Lo spiega, cade dal suo evento, e diventa biasimato, perturbato e non saggio".
IV/683-688
Giacomo offre una bellissima immagine che descrive la fede e l'amore. Nella lettera 16, il
tema della perla e dell'oro é trattato magistralmente. Giacomo esorta i cristiani per usare il
161

linguaggio dell'amore e non quello della discussione quando trattano il soggetto del Verbo di Dio.
Nella lettera 16 inviata ai beati di Mor Bass, indirizzata a Mor Lazzaro il giusto, il santo,
l'amatore di Dio, il sacerdote e il superiore dei solitari del santo monastero di Mor Bass, Giacomo
scrive:
"E bene per noi di parlare gli uni con gli altri, con lo stesso amore che vi fece uscire dal mondo, e
vi incarcerò nel monastero dei solitari...Con lo stesso (amore) vorrei che ci trattassimo gli uni gli
altri, e lo facessimo crescere perché esso cresce, e aumentassimolo perché è facile ad esso di
aumentarsi. Noi non possiamo aumentare una cosa sulla fede, perché essa non accetta
l'addizione. E qualunque addizione che si ne avvicina, la getta fuori. Aumentiamo dunque l'amore
perché esso ama molto ed accetta le addizioni . Tre dunque dimoreranno: la fede, la
speranza e l'amore. L'amore però è più grande di loro (I Cor 13, 13)". Lettera 72

L'intelligenza umana è limitata


L'uomo con la sua intelligenza limitata può parlare dell'esistenza di Dio. La base biblica
sarà il concetto paolino del primo capitolo della lettera ai Romani (Rm 1, 18-23). Dall'essenza
 di Dio però, non si può parlare. La sua essenza é solamente adorata. Nell'omelia 38 sull' in
principio era Dio (Gv 1, 1), Giacomo scrive:
"Gli inni della mia omelia zoppicano e non possono correre velocemente verso la storia del
Signore dei tempi. Nemmeno il vostro orecchio può ricevere le sublime cose nascoste ai vigilanti.
Io incominciai a parlare di Dio il Verbo in breve, non come Egli é , ma come Egli esiste 
". II/16
Il vero teologo conosce i suoi limiti quando parla di Dio. Egli non deve combattere con la
natura. Cristo entrò nel mondo con le porte chiuse affinché i così detti saggi non conoscessero le
sue orme. Nella lettera 2 sulla fede, Giacomo scrive:
"Tu che pensi  scrutare la strada dell'economia di Cristo, metti un limite alla tua richiesta, e
non errrare per chiedere ciò che impossibile. E non correre per raggiungere ciò che è
irraggiungibile. La via del Cristo percorre sopra la natura , tu, invece, sei
incarcerato e limitato sotto la natura, tu non poi limitare con la tua parola la strada che percorre
sopra il limite...Non é perché l'aquila vola, che essa é capace di salire e di volare quanto vuole,
perché esiste un imite che impedisce l'ala dell'uccello di non raggiungere il luogo dove non le é
lecito di (volare). E non é perché tu hai un'intelligenza che vola  per la quale è facile di
calpestare e di attraversare l'altezza delle creature, e che é capace di limitare il Creatore per la
corsa dei suoi perturbati pensieri: L'ala dell'aquila dunque é impedita (e rimane) al di sotto del
firmamento, e la corsa dell'intelligenza é legata e rimane al di sotto della alta via di Cristo".
Lettera 11-12
Giacomo conclude con questa meravigliosa immagine teologica e poetica:
" Il Verbo  è colui che parla, e non è descritto , il Figlio è Colui che nacque e non si
spiega... E colui che crede in Lui vivrà, e colui che vuole scrutarlo sarà soffocato . La fede
ne è felice, e la discussione si brucia". Lettera 13

L'abominazione di Giacomo per la discussione


Il Cristo è miracolo (Is 9, 5) se tu delimiti il Cristo diventerai miracolo. Lettera 12-13
Ciò che non accettano i Libri, né la chiesa, né Giacomo. Bisogna solamente ammirare Cristo.
162

L'ignoranza è la vera saggezza nel Signore. Lettera 15. Il credente è chiamato a credere non a
spiegare " colui che crede in Lui vivrà.. e colui che lo scruta si soffocherà". Lettera 13.
La discussione significa che l'anima perse il Cristo. Essa quando Lo cerca senza amore
sbaglia.!. L'anima Vergine non dovrebbe permettere alla discussione di sposarla se vuole
rimanere vergine. Il Cristo si incarna nell'anima vergine che apre la sua intelligenza con amore
come si incarnò nel seno della Vergine Maria. Lettera 19, 20. Il Cristo venne per salvare non per
essere discusso. Egli non purifica i macchiati che aprono le loro bocche e allunnganon le loro
lingue contro di Lui. Lettera 223. Nella lettera 16 inviata ai beati di Mor Bass indirizzata a Mor
Lazzaro il gisuto, il santo, l'amatore di Dio , il sacerdote e il superiore degli solitari del santo
monastero di Mor Bas, Giacomo scrive:
"L'amore possiede gradi, altezze e cime, ed ogni anima può secondo la leggerezza della sua ala
salire ed innalzarsi. Questi sono i gradi dell'amore: per amore l'uomo distribuisce le elemosine ai
bisognosi, se l'amore bolle in lui, vende tutto ciò che possiede e lo da ai poveri, se si infiamma, se
si brucia in lui il fuoco dell'amore, rinnega se stesso e prende la sua croce e segue il Cristo (Mt
10, 38). E quando egli progredisce camminando sulle altezze dell'amore, esce da se, allora il
Cristo abita in lui. E quando raggiunge il luogo dell'amore scorda il suo proprio interesse e
incomincia a approfittare gli altri. E quando il sublime amore s'impadronisce di lui diventa triste,
soffre e prega sempre per essere scomunicato (Rm 9, 3) e disonorato affinché gli altri vengano
alla via di Dio. O mio signore, o servo di Dio stanchiamoci in questo (amore) che accetta
l'addizione, ma che la fede sia conservata come essa è senza molte chiacchiere. Cioé l'amore è
oro, la fede però è la perla". Lettera 73-74.
Giacomo critica la maniera di ripetere secondo l'abitudine dell'Ebreo che ripete senza
aumentare una prova per chiarire il testo. Egli si oppone alle "chiacchiere" nel campo teologico.
Lettera 73-74. Nella stessa lettera 16
"Sappia o mio signore che se qualcuno dice: io accetto i dodici capitoli che compose il beato
Cirillo, essi tengono il luogo di tutte queste cose, se parla sinceramente. La tua castità mi chiede
di dire (se) io accetto il libro dell'Enoticon che compose il fedele re Zenone e scomunicò
l'addizione che ebbe luogo a Calcedonia. Io vedo che la sagezza è necessaria in tutti i luoghi
affinché qualcuno ripeta ciò che dice come l'abitudine dell'Ebreo che ripete la sua parola per dire:
lo stesso lo stesso  (Gen 1, 1), bene bene  (Gen 1, 31), è figlio di educazione
Giuseppe, figlio di educazione (Gen 49, 22), venisti dal Libano o sposa venisti dal Libano (Ct 4,
8). L'Ebreo è abituato a ripetere la parola senza aumentare una prova . Il libro dell'Enoticon
però caccia l'addizione che accadde a Calcedonia. E colui che accetta questo disprezzò
l'addizione, e colui che chiede la recezione del libro dell'Enoticon e (chiede) anche la
scomunicazione dell'addizione ripete la sua parola senza aumentare una cosa perché l'ingresso di
questo libro significa l'uscità dell'addizione". Lettera 68
Il nostro poeta avverte il lettore per non ripetere senza profitto. In campo teologico
occorre essere breve per non sbagliarsi. Nell'omelia sul paralitico di trentotto anni che guarì il
nostro Signore (Mt 9, 1-8), Giacomo scrive:
"Adesso io e voi abbiamo la cura di approfittare, perché ordinare le parole non è utile quando si
ripetono". IV/701.
Ma nello stesso tempo, Giacomo afferma che la ripetizione della parola quando è salata
per la sofferenza non è biasimata anche se essa è ripetuta migliaia di volte. Nell'omelia 176 sulla
morte e satana, Giacomo scrive:
"Quando la parola si sala con la sofferenza, il suo gusto è sano, e se essa è ripetuta miliaia di
volte non è biasimata". V/642
Giacomo non si rattrista quando non partecipa alle discussioni dei così detti teologi falsi
che discutono per discutere. Egli si allontana dalla discussione e si confida nella fede e nella
saggezza dell'ignoranza. Nell'omelia 94 sulla fede, Giacomo scrive:
163

"Ed adesso dopo che tutta la creatura fu illuminata per il Figlio di Dio, i maestri che errarono
introdussero e posero un altro con Lui. I pagani credettero che Egli è il Figlio di Dio appeso sul
legno, ed eccoli che lo adorano perché Egli è Dio con il suo Generatore. Ed ecco gli abitanti della
casa della fede impazziti e impauriti per dire: Dio è morto affinché non sia disonorato!... O
saggio, se Egli è uomo, non l'adora, e se Egli è Dio che venne nella carne non vergognarti da
Lui..Attenzione, per non fare una macchia nella bellezza della tua fede, perché la fede vide il
Figlio di Dio sulla Croce...Io lo conosco sempre Dio, e credo che sia il Figlio di Dio senza
discussione. Esistono i maestri, i saggi, i disputatori, ed esistono i Greci52, ed esistono coloro che
si confidano nella conoscenza. Io, l' indegno, non (sono) saggio, non discuto, io non conosco
scrutare il Figlio di Dio, per me Egli é Dio nato nella carne dalla figlia di Davide anche se Egli
sta tra le soffernze della crocifissione. Quando i saggi trattano la sua storia, io non mi avvicino:
io, l'ignorante Ιδιοτα  cosa ho da fare con i saggi? Quando i maestri scrutano la sua storia,
io conobbi tacere  perché io sono straniero alla cultura e alla saggezza. Quando gli scienziati
lo discutono, io non ascolto perché non mi appoggio sulla conoscenza che scruta il Figlio. E
dovunque vogliono dividere l'Unigenito, io sono molto ignorante ; e non conosco ciò che
dicono. E dovunqe negano la sua "corporalità" , io divento sordo, e non ho l'orecchio che
ascolta i loro commenti. Io non imparai il linguaggio di quello che dice: Dio non è appeso sulla
Croce. E colui che pensa avere compreso il Figlio come limitato, mi è straniero perché non lo
conosco...Io parlo del Figlio di Dio con il linguaggio della fede, e non conosco un'altra cosa. E
come esistono nel mondo dei maestri, dei saggi e degli esegeti, ciascuno di loro parla secondo la
sua conoscenza. La mia conoscenza salì fino a questo grado: essa comprende e conosce che il
Figlio di Dio è indescrivibile. E non voglio salire un altro grado, perché conobbi se io volli non
potrei. Non corro per prendere il vento con i passi , perché sono convinto che se corro, non
raggiungerei. Non oso misurare il mare, e contare la sua sabbia, perché conosco con quale palma
l'onda fu contata (Is 40, 12-13). Non pretendo misurare il firmamento e sondare l'abisso perché
non dimentico che io sono limitato in tre cubiti . Non desidero toccare il fuoco e la fiamma
perché ho un corpo che ha molto paura della bruciatura. Non pretendo limitare il Figlio di Dio,
mi é sufficente che io l'abbia conosciuto (come) Illimitato. E grazie a questa soluzione io ebbi
saputo che Egli é Illimitato, e questo mi è un dono che mi tranquillizza per non scrutare. Se io
continuo a pensre che io (Lo) limito, sarei affaticato perché io voglio e non posso. Il nostro
Signore mi diede un dono pieno di luce: io seppi conoscere che io non conosco scrutare il
Figlio. Il suo Padre Lo conosce come Egli conosce il suo Padre, gloria al Padre che conosce il
Figlio che non si scruta. Che i maestri cessino di scrutare il Figlio di Dio, perché la sua storia è
nascosta agli oratori ed agli ascoltatori. La sua omelia supera i razionali e gli irrazionali, e
scrutarlo è nascosto ai superiori e agli inferiori... Nessuno trova il Cristo fuori il suo Padre, e chi
osa toccare ils seno della fiamma? Colui che avanza per scrutare il Figlio, disonora il Padre
perché Egli è nascosto nel suo Generatore ed è glorificato e nascosto a tutti. Chi osa legare i raggi
del sole? O chi, se vuole, può cacciare il sole? Chi è quello che si impazzì così ed osò tenere
corporalmente con le sue dita la luce? Il sole sta in alto e il suo sorgere scende presso di noi, non
per tenerlo ma per godere della sua luce...Il Salvatore sorse nel mondo per illuminare gli uomini,
e come Egli era con noi, era presso il suo Padre nel suo sublime luogo...Tu calmati come è calmo
il mare di sopra53, e che le onde dei maestri non ti turbino con le loro discussioni". III/630-637

Satana causa la discussione


52
- Per i Greci, Giacomo intende la cultura teologica dell'occidente in generale adottata dai diofisiti.
Questa cultura corruppe la chiesa siriaca e fu la cuasa della chiusura della scuola di Edessa.
53
- L'Esamerone afferma che il mare di sopra il firmamento è calmo e senza pesci. 71/288, 306-313
164

Il vescovo di Sarug dice che la discussione è causata da satana o dal serpente antico: I
due divisero la fede della chiesa. Nella lettera 19 inviata a Mor Isacco di Giabbula, Giacomo
scrive:
"Satana, il nemico della nostra umanità muove questi problemi  che, in ogni tempo
risvegliano le dispute  contro il partito degli ortodossi  . Egli, dall'inizio della nostra
creazione, invidiò la nostra razza. Ed egli è quello che discute, perturba e vuole distruggere la
confessione (ortodossa). Quando la lode ortodossa è cantata nella cetra della fede ortodossa, essa
l'impaurisce, perciò egli tenta di seminare le discussioni, di impedire la confessione ortodossa e di
strappare se è possibilie il bello vestito della fede (Gv 19, 23-24).. Non esiste una cosa che lo
attrista come la voce della confessione quando si sente dalla bocca dell'umanità, perciò egli
perturba, e fa errare l'umanità, affinché dicano una cosa al posto di un'altra cosa, per impedire
la gloria, trascurare la confessione, stabilire e rafforzare la siepe  della inimicizia che costruì
il serpente tra gli uomini e Dio (Ef 2, 14)". Lettera 102-103

Il serpente causa la discussione


La discussione è causata dal serpente antico. Nell'omelia 94 sulla fede, Giacomo scrive:
"Guai a colui che ti scruta o Figlio di Dio, perché la tua storia è più grande dalle bocche della
fiamma. E timoroso scrutarti, e un crimine discutere la tua storia, dacci una bocca per descriverti
con discernimento. I fanciulli con i discepoli ti lodarono senza discussione, tu sei incomprensibile
ai maestri, parla in me perché io non discuto.. Da Te scorre la fontana di vita per colui che Ti
ama, e da Te sorge un fuoco orribile per colui che ti scruta. Tu sei molto amato per colui che ti
adora, e crede in Te, e Tu sei molto orribile per colui che si sforza per scrutarTi.. Questa
discussione che sorse contro di Te è un grande disonore; magari il silenzio del tuo amore
s'impadronisca dai razionali...Che i maestri tacciano, e non scrutino il Figlio di Dio, che venne
per salvare e non per essere scrutato dai controversisti. La strada della fede è vuota dagli
inciampi, e vede chiaramente il Figlio senza scrutare.. E come Egli venne alla piccolezza, molti
errarono, chiacchierarono e corruppero la sua strada con le loro discussioni. Nessuno conosce la
strada dell'uomo durante la sua sua gioventù, e il Cristo non si scruta nei giorni della sua carne
(Pr 30, 9) ". III/581-584
Il serpente diventa il sinonimo della discussione. Nell'omelia 94 sulla fede, Giacomo
scrive:
"La discussione è un serpente, se esso entra nelle assemblee getterà le divisioni e danneggerà
molto con il suo veleno. Tu che parli, spruzza la discussione con la fede, perché il Figlio di Dio
non si descrive che grazie alla fede" III/602
Il serpente simbolo del demonio (Gen 3). introdusse la discussione nelle chiese. La chiesa
ripete questa frase:
"Se il maledetto serpente non vomitava in me la discussione, nemmeno il sole mi rassomiglierebbe
grazie all'assemblea dei miei figli". IV/775

Le discussioni fanno soffrire la chiesa


La chiesa edessiana ricorda le sofferenze subite a causa delle discussioni. Nell'omelia 134
sulla discussione e la santificzione della chiesa, Giacomo scrive:
"la giovane chiesa entrò al tribunale con i disputatori, aspettate: ascoltiamo l'amato dialogo 
della sua saggezza. La sposa del Re ha un'omelia contro i discutatori, venite o discernenti e
diventate mediatori tra essa e tra loro. La Vergine di luce combatté i saggi, che ciascuno ascolti
165

che cosa insegnò la sua bontà. O Siognore aiutaci  dagli scribi che la molestarono molto, ed
essa si distaccò dai dottori dicendo: che cosa c'é tra me e tra voi? Il suo volto é scoperto ed essa
grida nelle folle con alta voce: io sono fidanzata, non distoglietemi: io amo il mio Fidanzato. Io
Lo amo senza discussione perché Egli morì per me, e Lo adoro senza scrutare perché Egli mi
salvò. Non m'insegnate la ribellione per le vostre questioni perché io non discuto, poi amerò Colui
che morì per me. Non mi importunate per le controversie della furbizia perché i suoi annunziatori
non mi fidanzarono a Lui con la discussione. Non mi importunate per purificare la mia lingua con
le opposizioni perché non farò cessare la voce della confessione sulle mie labbra. Non ho bisogno
che voi mi mostriate la tribù del mio Fidanzato perché Lo consoco veramente: il Figlio di
Dio...Non mi dite: ecco la sua natura, o eccola, perché non nego la sua Divinità, né la sua
umanità...Quando l'ho conosciuto, io legai l'allianza con Lui, perché volete mettere la
scissione tra me e tra Lui?...Quando era necessario di informarmi mi sono stancata molto per
scrutarLo, e quando Lo trovai, io fu fidanzata a Lui... O scribi non vi interrogo perché siete
orgogliosi....e non ho bisogno d'imparare da voi l'addizione ... Allontanatevi da me o scribi
orgogliosi e lasciatemi ringraziare perché voi avete impedito la voce della confessione nelle mie
assemblee...Voi siete disputatori, furbi, orgogliosi, saggi e non mi avete procurato nessun
interesse...Lasciatemi riposare un poco, e non rinnovate la ferita del passato appena cicatrizzata".
IV/767-775
Giacomo non ama discutere e detesta quelli che discutono. Egli offre un testo linguistico
di teologia sul la parola Logos e sul suo sinonimo: omelia e parola. La frase di Giacomo
indirizzata ai monaci di Mor Bassus esprime il turbamento della discussione:
"Tutti i saggi furono turbati: essi volevano spiegarlo ed Egli é inespiegabile, essi tentarono di
scurtarlo, ed Egli é inscrutabile, essi osarono discuterlo, ed Egli é indescrivibile. Questo parla in
questa maniera , e questo parla in un'altra maniera , e le parole sono confuse perché, Egli
é indescrivibile. Egli non é un'omelia  per essere parlato, nemmeno Egli é una voce per
essere sentito, ma Egli é il Verbo  che é indescrivibile (Gv 1, 1)". Lettera 13

Parlare con amore come parla un fanciullo


Giacomo parla con amore come un fanciullo che non parla correttamente, ma parla con
amore. L'amore non rende piccolo anche se si esprime male. Il metodo del nostro autore sarà
parlare dell'Incarnazione non per scrutare ciò che è inscrutabile ma per amare e meravigliarsi
Ecco la vera teologia. Nell'omelia 99 sull'apostolo Tommaso scrive:
"Io volli tacere e ebbi paura di essere danneggiato perché il silenzio é una perdita quando la
parola è necessaria. Il fanciullo parla, e se le sue parole sono insipide esse però sono amate, e se
egli tace, questo è timoroso: che egli non sia muto. I suoi parenti sono contenti quando egli
balbetta, e si rallegrano, accettano la sua vergogna e la considerano buona come se fosse una
gloria. E se si interroga un uomo maturo e non risponde, (il suo silenzio) si considera un crimine
perché egli nascose la verità. Il silenzio è buono quando esiste un oggetto pieno di danno, e si
nascose un'interesse nell'oggetto, questo non è un trionfo (Qo 3, 7)". III/725
Nell'omelia 111 sulle due prostitute (I Re 3, 16-28), Giacomo scrive:
"L'amore che parla del bello (Davide) non è bisimiato perché moltiplica la parola secondo la sua
comprensione non per limitare. Il fanciullo parla davanti il suo generatore con amore, e il suo
padre ascolta con amore tutto ciò che dice. E quando egli lo ascolta grazie alle allegorie che fa, le
accetta come se egli parlasse le verità. Egli balbetta molto e non discerne ciò che dice, e si
rallegra dalla sua parola più dalla parola dei filosofi. Dunque io parlo davanti a Dio con grande
166

amore come il fanciullo davanti al suo padre. Eccomi che parlo e se anche rendo piccolo, io non
rendo piccolo perché è facile per l'amore di parlare molto di tutto ciò che vuole". IV/118-119

Il Cristo sopporta gli scandali della discussione


Nell'omelia 127 sulla parola del Nostro Signore il regno del cielo rassomiglia al grano di
senapa (Mt 13, 31, Gv 1, 11), Giacomo scrive:
"Ognuno vuole arricchirsi da Te o amatissimo Figlio perciò si sforza di descriverTi. Quello che
parla non vuole spiegare  il tuo evento perché la tua storia  supera gli universi e le
creature... Chi può, o chi é capace di descriverTi senon l'amore che, anche se Ti rende piccolo
 , non é biasimato  ? Il Figlio di Dio che venne al nostro luogo che non sia disonorato
perché Egli era presso di noi prima di venire dal suo Padre, Egli venne ai suoi, e non l'accettarono
(Gv 1, 11): i terrestri gli innalzarono la Croce sul Golgota affinché ne sia disonorato, Egli
sopportò le sofferenze della crocifissione dai malfattori, ed adesso eccolo che porta il peso dei
maestri che si scandalizzano da Lui. Eccoli che lo descrivono, eccoli che lo discutono, e si
inciampano per Lui, ed Egli sopporta i scandali, ed i discorsi di tutti i saggi...Nessuno può
dipingere il vento, tenere il fuoco, sondare il mare e misurare l'altezza che sono incommensurabili,
nessuno può abbracciare la fiamma ma egli si riscalda e non si avvicina da essa, nessuno può
limitare la strada del sole ma si illumina da esso, e non lo scruta, nessuno può scrutare il nascosto
Figlio ma prende la vita da Lui, e non lo disputa, Egli é nascosto ai maestri, ai saggi, ai
disputatori e Egli é manifesto ai pescatori, agli ignoranti , e ai miti. Gli ortodossi 
 descrivono il suo evento senza discussioni con la fede che non si abbassa al livello degli
interrogatori. Il nostro Signore é luce per colui che Lo ama, ed Egli é il fuoco che brucia per colui
che discute e Lo scruta". IV/632-634

La discussione è una pazzia


Giacomo per allontanarsi dalla discussione, osa chiamarla una pazzia. Uno cerca di
rendere il Verbo grande però non aumenta nulla sulla sua grandezza. Un altro cerca di renderlo
piccolo, la sua Divinità però non diventa piccola. Perciò occorre vietare una simile pazzia.
Nell'omelia 94 sula fede, Giacomo scrive:
" E come la sua morte é piena di meraviglia, e non si spiega eccoli impazziti  per spiegarlo
per le loro discussioni. Uno lo rende grande senza aumentare niente sulla sua grandezza, uno lo
rende piccolo senza che la sua Divinità diventasse piccola. Uno s'impazzisce per strappare la sua
coporalità, un altro osa mettere la sua Divinità nel limite.. Una volta essi lo divisero in due con
malizia, altre volte essi non riconoscono che Egli venne nel corpo. Altri lo resero "uno, e uno
altro" allora che Egli è Unico. Ed altri rinnegano di essere incarnato nel nostro corpo. Molti
dicono: l'Unigenito è due, e vollero attribuire all'uno i imiracoli, e all'altro le sofferenze. Esistono
coloro che resero un numero al suo corpo, e lo separarono da Lui, e gli diedero la persona , e
lo posero fuori e lontano da Lui. Tra questi che cosa fa il puro popolo?, e che cosa fa l'assemblea
che ascolta molte cose? Cristo é uno, ed ecco che molti lo descrivono, e strappano il suo alto
evento che non é spiegabile. Lo Sposo è unico, e la sposa fidanzata a Lui è una, ed essa non
conosce in Lui: né ordini, né numeri". III/617-619
Giacomo come un vero teologo disprezza la discussione. Giacomo raffigura la sua bocca
e la considera come un incensiere, e le sue parole come l'aroma e il profumo. Nell'omelia 20 su
Simone Pietro, quando il nostro Signore gli disse: vai dietro di me satana (Mt 16, 23), Giacomo
scrive.
167

"Ti invoco o vero Figlio in tutte le mie omelie, tutte le mie parole danno gloria al tuo Padre. Salga
a Te la voce del ringraziamento negli inni quando ripeto l'omelia della tua gloria nelle tue
assemblee. O Figlio di Dio che la mia bocca ti sia un incensiere  di voci e al posto
dell'incenso  accetta la gloria dal debole...Io non sono capace di salire all'altezza della tua
omelia per misurarla, le è facile di scendere verso di me perché essa ti rassomiglia ..Nemmeno
quì non ti vedemmo nei limiti o Signore dei limiti, perché Tu eri presso il tuo Padre e presso di
noi, e chi ti comprende? Tutto il sentiere del Figlio di Dio è sopra il limite e quello che pensa 
limitarlo non lo percorre. La sua rivelazione é sublime, e se la fede non la cantò con semplici voci
non esisterebbe una bocca che ripeterebbe la sua storia. Se qualcuno si avvicina da Lui per mezzo
della conoscenza, si perturberà , e se invece lo cerca con la fede lo troverà. Le conoscenze
sono sconfitte, e la saggezza diventò vana: il suo insegnamento sorse per mezzo dei pescatori di
pesce (Mt 4, 19). Gli scribi persero, e gli esegeti  diventarono la risata  perché la
Novella  si propagò per mezzo dei semplici  I saggi scommissero e quando si
inorgoglirono  per descrivere la sua venuta caddero dalla verità  e diventarono pazzi
. I filosofi meraviglarono, e diventarono ignoranti  quando videro i semplici insegnare la
saggezza.. Questi che ieri tenevano le reti, ecco la forza del mondo inchinata per ascoltarli.
L'orecchio della terra ascolta i Galilei e disprezza gli scribi delle sagge (civiltà di): Beyrouth e
Grecia " . I/482-486

Giocomo discusse una volta?


Giacomo ricorda di aver discusso una volta nella sua vita, forse questa discussione fu la
prima e l'ultima. Giacomo la ricorda per servire come esempio per vietare la discussione che era
"il pane quotidiano" dei cristiani del quinto-sesto secolo. Giacome si rese conto della sua sconfitta
personale in questo campo. Infatti egli si considera straniero alle discussione: Ciò che conosce é
la sua ignoranza. Ciò che vuole é solamente amare senza scurtare. Nell'omelia 94 sulla fede,
Giacomo scrive:
"Guai a colui che ti scruta o Figlio di Dio perché il tuo evento è più grande dalle bocche della
fiamma...I fanciulli con i discepoli ti lodarono senza discussione, tu sei incomprensibile ai dottori,
parla in me perché io non scruto...Da te scorre la fontana di vita per colui che ti ama, e da te
scorre il terribile fuoco per colui che ti discute..Tu sei molto amabile per colui che ti adora e
crede in te, e Tu sei molto timoroso per colui che ti scruta...Questa discussione che si innalzò
contro il tuo evento è un grande disonore, magari il silenzio del tuo amore impadronisca dai
razionali!..Che i maestri tacciano e non scrutino il Figlio di Dio, Egli venne per salvare e non per
essere discusso dai discutatori!. La strada della fede è vuota dagli inciampi, ed essa vede il Figlio
chiaramente, e senza discussione... Nessuno conosce la strada dell'uomo nella sua gioventù, e il
Cristo non si discute nei giorno della sua incarnazione (Pr 30, 19)...Il Figlio di Dio si abbassò con
l'amore del suo Padre e venne per diventare il Figlio della giovane per uno scopo.. Essi non lo
raggiungono e come pensarono raggiungerlo caddero dalla sua altezza, e con le loro discussioni
trovarono l'abisso. Alzatevi alzatevi o caduti e camminate sulla sua via senza discutere perché
essa è piena di luce per colui che cammina...Il nome di Cristo nella profezia é Miracolo  e se
si trova qualcuno che lo limita non è più Miracolo.. (Is 9, 6)..O nostro Signore dammi di
ammirarti e di adorarti, e non discuterò, o scruterò la tua natività. Io errai quando ti cercavo, e
non ti trovai tra i limiti, allora mi accorsi verso la fede e Ti trovai. Uscii con i saggi per cercarti,
io inciampai, e rientrai per camminare con i semplici  senza ostacoli. Io imparai la fede dai
168

pescatori di pesce, e la saggezza del mondo non é necessaria nel (campo) della fede. Molti
caddero da questa saggezza del mondo, e per la loro discussione sul Figlio di Dio caddero dalla
sua altezza". III/582-587

La discussione positiva

Maria discusse con Gabriele e fu lodata


La discussione ha un aspetto positivo, quando essa è richiesta. Giacomo paragona tra
Maria e Zaccaria e tra Maria e Eva. Egli insegna che la discussione di Maria fu necessaria
perché essa spiegò la storia del Verbo di Dio. Se Maria non avesse discusso sarebbe biasimata.
Nell'omelia 37 sull'annunciazione di Zaccaria (Lc 1, 1-25), Giacomo scrive:
"Io sono Gabriele che si tiene davanti a Dio, perché non mi credesti quando parlo? Dunque sarai
muto e senza parole perché contrariasti le mie vere parole. Tu non parlerai finché non avrai
generato il tuo figlio Giovanni che sarà la voce che aprirà la tua bocca per parlare. Il silenzio è
preferito alla parola senza discernimento, sii muto e silenzioso o pieno di dubbio.... Maria anche
discusse con il vigilante quando gli chiese: come si compierà ciò che tu dici (Lc 1, 26-28)? Essa
gli chiese come Zaccaria aveva chiesto al vigilante, le parole, le voci e le questioni sono le stesse.
Zaccaria disse: come questo averrà, e io sono vecchio (Lc 1, 18)?, e Maria disse: come questo
accaderà e io sono vergine (Lc 1, 34)? La giovane e il vecchio interrogarono lo stesso angelo, ma
il vigilante non rispose loro ugualmente. Egli rende il vecchio silenzioso e non gli permise di
parlare, e spiegò alla gloriosa vergine con amore. Sappiamo adesso che esiste una parola utile e
necessaria che merita di essere detta. E esiste una parola a cui il silenzio è preferito, e se si dice
essa causa i danni per colui che la pronuncia... .. Perché Gabriele non accettò i due allora che la
loro questione era uguale? E evidente per colui che ascolta con discernimento che quella domanda
non rassomiglia a questa, e esse non sono uguali. Fu detto, udito, realizzato e consueto che le
sterili abbiano i figli. Non si dice, né si sente e né accade mai che la vergine abbia un figlio... E
come Zaccaria fu biasimato perché chiese con insistenza, la vergine anche sarebbe biasimata se
tacesse. Essa parlò bene quando era necessario di parlare, perché se taceva la storia del Filgio
non sarebbe spiegata...O colui che parla con discernimento parla parla e lascia le parole
superflue. Colui che non dice la verità nel posto necessario è biasimato da parte della giustizia....
Nel passato Eva taceva e questo era odiato, e come essa non parlò, essa ebbe vergogna e morì a
causa del suo silenzio. Il serpente la ingannò e le diede l'annuncio pieno di morte e promise la
Divinità, e essa non indagò. Il serpente le disse: se mangerete dall'albero diventrete come dei, e
essa lo credette (Gen 3, 5). In quel luogo e in quel tempo la discussione, la parola e la domanda
con il furbo erano necessarie. Era degno che Eva rispondesse al bugiardo e discutesse con esso
perché se avrebbe discusso forse esso sarebbe fuggito. E così quando la verità si mostra, la
menzogna sfugge subito perché ne ha paura. Se Eva aveva parlato contro il bugiardo, esso non
potrebbe accertare l'evento che aveva incominciato. Essa osservò il silenzio quando si doveva
parlare, e come essa non parlò, il serpente la fece cadere nella profondità dello sceol". II/150-156.
Vedi, VI/615-616

La discussione prova la Divinità di Cristo


La discussione dimostra che il Cristo é Dio malgrado gli sforzi dei "controversisti" che
vogliono sbarrare la strada dinanzi alla sua Buona Novella 54. La discussione, essendo

54
- Taziano (III secolo.) discepolo di Giustino a Roma. Dopo la morte del filsofo Giustino (+ 165 AD),
Taziano fu scomunicato nel 172 AD. Questo autore di origine assira chiama il Nuovo
169

umana, dimostra la sua relatività, la sua fragilità e la sua vanità. Il Figlio di Dio non crollò a
causa delle dscussioni contro di Lui, perché Egli è Dio. Se Egli non era Dio crollerebbe, e gli
uomini non l'avrebbero adorato. Il demonio acceccò i pensieri degli uomini per non discutere gli
idoli perché essi, non essendo vero Dio, crollarebbero. Tutte le discussioni dei saggi e dei maestri
conducono finalmente all'adorazione di Dio.. Nell'omelia 127 sulla parola del Nostro Signore il
regno del cielo rassomiglia al grano di senapa  (Mt 13, 31, Gv 1, 11), Giacomo scrive:
" Apra le mie labbra o Figlio di Dio per cantarti con l'amore dell'anima perché è bello che l'amore
ti descrive. Muova i miei sensi per cantarti l'alleluia, non è perché tu ne hai bisogno ma per dare a
colui che è bisognoso. Che la bocca Ti descriva non per limitare, perché Tu sei illimitato, ma per
approfittare dalla tua compagnia e cantarti. O dilettissimo Figlio, ciascuno vuole arricchirirsi da
Te, perciò ognuno si sforza per parlare di Te.. Chi Ti comprende?, chi può descriverti se non
l'amore che anche se rende piccolo non è biasimato? Egli venne ai suoi, e come i terrestri non
l'accettarono (Gv 1, 11) Gli fissarono la croce sul Golgota per essere disonorato. Ed Egli
sopportò le sofferenze della croce da parte degli empi, e adesso sopporta il peso dei maestri che
ne dubitano. Ecco, essi lo descrivono, lo discutono, si incimapano ed Egli sopporta i dubbi e le
parole di tutti i saggi. Egli sopportò i chiudi della crocifissione e non Gli bastarono, i saggi anche
allungarono le loro lingue contro di Lui. Ed ecco essi che discutono, scrutano, esaminano e non
sanno che Egli non si descrive che per l'amore. Nessuno può prendere il vento, tenere il fuoco,
sondare il mare, e misurare le altezze incomprensibili. Nessuno può abbracciare la fiamma, ma si
riscalda per essa, e non si avvicina da essa. Nessuno può delimitare la strada del sole, ma si
illumina da esso, e non lo scruta. Nessuno può esaminare il nascondiglio del Figlio, ma può
prendere da Lui la vita, e non discutere. Egli è nascosto ai maestri, ai saggi ed ai discutatori, ed
Egli è manifesto ai pescatori, ai semplici ed ai miti (Mt 4, 19). Gli ortodossi parlano di Lui senza
discussioni con la fede che non si abbassa alle questioni. Il nostro Signore é luce per colui che lo
ama e lo carezza, ed Egli è fuoco che brucia per colui che discute e Lo scruta... E come i dei
rapinarono il nome di Dio, Dio prese il nome dell'uomo per divulgarli (Fil 2, 6). E a causa della
gravità della menzogna, Egli vestì l'umiltà per far cadere gli orgogliosi dai loro gradi per la
piccolezza (Lc 1, 52). E come essi presero il nome dei dei per menzogna, Dio scese e diventò il
Figlio dell'uomo in realtà... Quando la grandezza si nasconde in una cosa, quella grandezza
svelerà la sua anima esistente nella sua natura. E così anche la piccola cosa che anche se diventa
grande, il tempo svelerà la sua piccolezza se non era grande. L'errore diede agli uomini il nome
dei dei, e il nome rapito (Fil 2, 6) non rimase in loro. E come la Divinità non esisteva nella loro
natura, il nome dei dei che vestirono fu preso da loro. E così anche il Figlio di Dio si nascose
nella piccolezza, e nella miseria che non era la sua proprietà. Ed Egli diventò il Figlio dell'uomo
dal ventre della gloriosa, e si mostrò nelle fasce  nella miserabile magiatoia  (Lc 2, 7)... E
come Egli è Dio e la sua natura è grande e piena di beatitudini, la grandezza della sua natura non
fu trascurata. E tanto Egli si umiliò volontariamente, quanto il mondo lo conobbe grande e
Signore perché era grande. Egli si umiliò tanto, si inchinò tanto, fu disonorato tanto, e la sua
storia non si spinse perché Egli è Dio.. Se Egli era piccolo quando lo discutevano, la sua storia
sarebbe terminata, il suo evento svanito, e non potrebbe diventare grande. Dai Giudei, Egli
sopportò la croce e ricevette la lancia, e dagli Aramei, i dubbi e le parole non belle. E dai
discutatori la discussione che soffia come il drago, e dai saggi tutte le questioni di contarddizione.
I Giudei crocifissero, gli Aramei discussero, i pagani scherinirono, i maestri scrutarono, e le
interrogazioni si innalzarono da tutte le parti. E chi poteva sopportare tutte queste cose se non il
nostro Signore che è Dio, e chi ha la forza di portarle? Quando gli idoli entrarono nel mondo per
essere adorati, la discusione era calma e nessuno li scrutò o li esaminò. L'umanità li accettò con

Testamento: la Novella. Giacomo conosceva il Diatessarone di Taziano. Vedi, Connolly


R.H., Jacob of Serug and the Diatessaron, dans JTS 8 ( 1907 ) , PP. 581 - 590
170

puro amore, e i loro adoratori non li esaminarono quando li adorarono... E quando il Figlio di Dio
si manifestò per salvarli, ecco essi lo esaminano e scrutano con le loro questioni. Quando era
necessario scrutare e esaminare, essi non esaminarono, e dove occorreva tacere, perché non
tacquero? Se il pagano esaminava il suo idolo quando l'adorava, conoscerebbe che esso è idolo e
non l'adorerebbe. E perciò il maligno accecò i pensieri di tutti i pagani per non esaminare i loro
dei... E questo non disse: così , e quello non disse: così , ma erano unanimi per adoralo
con sincero cuore. Unica era la parola di tutti i pagani, unico il loro pensiero, unico il loro errore
per adorare i loro dei. La discussione della terra era muta per non scrutare i dei che erano adorati
nei paesi. Il maligno non permise ai loro adoratori di scrutarli affinché non siano divulgati: loro
erano fatti dal nulla. Egli nascose la storia del paganesimo quando era adorato affinché nessuno
lo scrutasse, perché se si scrutasse, il paganesimo annienterebbe...Il maligno ostacolò e fece
queste contraddizioni lì: esisteva il silenzio, e quì: esiste la discussione da parte degli
adoratori. E dove fu necessario lo scrutare, esistette il silenzio, e quì, è necessario che il mondo
osservi il silenzio, si moliplicarono le interrogazioni. L'omicida (Gv 8, 44) fece tacere il mondo
per non esaminare questi idoli che sono adorati con iniquità. Ed adesso anche egli sveglia la
discussione e le questioni per turbare la storia del Figlio di Dio secondo la sua capacità. E come
egli fece errare tutti i pagani per non esaminare, adesso fa errare tutti i fedeli per esaminare. Lì,
egli si armò dalla semplicità per far errare ciascuno, e quì, egli mostra la saggezza per far perdere
ciascuno.. I maestri dicono: con le loro questioni a proposito del nostro Salvatore: le nostre labbra
ci appartengono, chi é il nostro Signore? Ognuno tese la sua lingua per parlare come volle di
Colui che, se il fuoco lo discute, si brucerà!. Il maligno gettò la discussione per distruggere la
fede, e senza volere, egli aumentò la bellezza alla fede. Egli pensava che quando essi discutevano
e esaminavano il Figlio di Dio, la sua predicazione si perturberebbe. E per la discussione che fu
contro il Nostro Signore, Egli si mostrò capace di portare gli scandali, e i discorsi, perché é Dio.
Se Egli era un idolo caderebbe e sarebbe divulgato, e se era uomo l'avrebbero sfuggito e
schernito.. Ma adesso, come Egli é Dio, e Figlio di Dio, la sua Novella percorre anche se lo
scrutano. Ecco le scissioni, e le dispute nelle assemblee, e l'universo é perturbato per le contese al
suo proposito. Questo discute, quello si scandalizza, il suo compagno disputa, e tutti adorano
perché Egli é Dio con il suo Generatore. Secondo le parole, essi dicono: quello "così", e questo:
"così", e l'adorazione é uguale  perché il nostro Signore é uguale al suo Generatore.
L'orgoglioso maestro quando lo scruta, quando lo discute, e quando lo rende piccolo, egli stesso
anche adora il Figlio. E anche il fedele  che lo glorifica, l'onora, e lo rende grande, egli anche
l'adora. Quando essi parlano, il discorso di questo é differente (del discorso) di quello, ma quando
essi l'adorano, il loro scopo é lo stesso verso il Salvatore. E il mondo imparò che se Egli non era
veramente  Dio, l'adorazione l'avrebbe lasciato, e il suo evento cesserebbe.. Lo spirito delle
scissioni soffiò dalle lingue dei maestri, e non fece nessuna macchia nella fede. E come il maligno
volle turbare la predicazione, essa percorse e si impadronì delle estremità dei paesi. Se questa
discussione ebbe luogo al tempo degli idoli, quale idolo non sarebbe disonorato davanti ai suoi
adoratori? Se qualcuno esaminasse lo scolpitto non l'avrebbe adorato perché avrebbe conosciuto
che esso è scolpitto e così l'avrebbe abbandonato... Ecco i discutatori, gli interrogatori, gli
scrutatori, i contestatori da ogni parte presso il nostro Signore. E come essi lo vedono come un
uomo, allora entrarono per esaminarlo e seguirlo finché imparassero che Egli è Dio. E come essi
si scandalizzano dal legno della sua Croce, allora la terra si scossa e li guida verso la sua
grandezza (Mt 27, 51) ". IV/632-648

La chiesa si oppone alla discussione


Nell'omelia 134 sulla discussione e la santificazione della chiesa, Giacomo scrive:
171

" La giovane chiesa entrò al tribunale con i discutatori, aspettiamo per sentire l'amato discorso
della sua saggezza. La sposa del Re ha un'omelia con gli scrutatori, o discernenti venite e siate
mediatori fra essa e fra loro. La vergine della luce attaccò i saggi, che ciascuno ascolti che cosa
insegnò la sua bontà. Essa gridò o Gesù aiutami dai colti che la fecero molto soffrire e spolver ò il
suo seno55 dai dottori dicendo: che cosa ho da fare con voi? Il suo volto è svelato e grida nelle
folle, e la sua voce è alta (e dice:) io sono fidanzata, non stancatevi per me, io amo il mio
Fidanzato. Io lo amo senza scrutare, perché Egli morì per me, ed io Lo adoro senza discutere
perché Egli mi salvò. Non mi insegnate le contraddizioni per le vostre questioni, io non discuto,
poi amerò Colui che morì per me. Non insegnatemi le opposizioni della furbizia, perché io non fui
fidanzata a Lui da parte dei suoi predicatori per scrutare. Non affaticatevi per me per purificare
la mia lingua per le questioni, perché io non cesserò di cantare il ringraziamento con le mie
labbra. Io non ho bisogno di mostrarmi quale è l'origine del mio Fidanzato, io so che Egli è
veramente il Figlio di Dio. Io non voglio imparare da voi quale è la sua razza, io non erro, perché
Egli è dalla gamba56  (Gen 49, 10, Sal 147, 10, Ct 5, 15?) della Divinità. Io non amo che voi
mi consoliate per la sua gloria, io so che Egli è dalla celebre Grandezza. Non mi dite: questa è la
sua natura, o questa, io non rinnego la sua Divinità né la sua umanità. Dopo L'aver conosciuto e
dopo che io fui fidanzata a Lui e fui la sua, perché le questioni?, non è possibile che io lo lasci.
Dopo l'aver conosciuto, io legai con Lui il patto, perché volete gettare la scissione fra me e fra
Lui? Dopo essere sigillita e nuotata nel sangue della sua crocifissione, perché si annulla il patto
che fu sigillato per la sua firma? La croce mi fu grandi nozze, ed io entrai presso di Lui, perché
scrutare il Figlio del Re che è inscrutabile? Prima del banchetto, uno si informa sullo sposo, e
quando le nozze finiscono, le informazioni cessano. Quando la sposa sarà per lo sposo, non giova
lo scrutare, e colui che vuole scrutare getta la divisione. Dove avete visto la sposa che si informa
essendo dentro la sua camera nuziale (e dice:) chi è lo sposo?, quale è la sua storia?, e quale è la
sua razza? Prima di entrare, essa conosce tutte queste cose da parte di tante persone, quando essa
diventa la sua, essa svezza  la sua bocca per non informare più. Io sono la sua, non mi
informerò più dopo il mio matrimonio, non mi insegnate l'audacia che mi è lontana. Quando le
questioni erano necessarie, io soffrii molto, lo scrutai, poi lo trovai e fui fidanzata a Lui. Finché
io seppi le verità: chi è?, il Figlio di chi Egli è? non feci con Lui nessun patto per diventare la
sua. Quando Egli inviò i profeti e vennero presso di me per fidanzarmi, io discussi molto con loro
a suo proposito. Quando essi mi portarono l'anello, io non l'accettai perché io posi la condizione:
finché io sappia le verità. Io non fui in fretta per credere in loro dopo una sola voce, essi mi
solleccitarono molto ma non mi attirerai verso le loro parole. Lì, la discussione era necessaria,
perciò io la feci con i predicatori e chiesi loro per saper chi li mandò? I profeti mi mostrarono
l'origine del mio Fidanzato, io non vi interrogo o colti perché siete orgogliosi...I nomi del mio
Fidanzato li imparai da Isaia, e non ho bisogno di imparare da voi come lo chiamo...Io non
rinnego Emmanuele (Is 7, 14) a cui fui fidanzata, il profeta è sincero, ed egli mi sigillò il nome
dello Sposo... E come egli conosceva la sua storia meravigliosa, lo chiamò Miracolo (Is 9, 6),
perché egli il primo Lo ammiro...Il profeta vide che io fui certa di tutta la sua storia, allora egli
mi predicò dicendo: dipinga la testimonianza e termina la legge (Is 8, 16). Non chiedere la
testimonianza da nessuno dopo queste cose, e non imparare un'altra legge a proposito dello
Sposo. Non scrutare anche molte cose, la verità è unica, ed io ti le dissi come è in realtà...Io resto
ferma nella mia conoscenza del Signore che mi salvò, ed io spero in Lui perché Egli si volse il
(suo) volto dai discutatori...Paolo mi fidanzò allo Sposo Gesù e non il discutatore, e egli gettò nei
miei orecchi dolci canti che io imparai...La croce del disonore (Gal 6, 14) era il suo orgoglio e per
essa confutava i saggi senza discutere ...Chi mi divise e non è caduto nel gruppo dei scismatici, e

55
- L'espressione significa: lavarsi le mani, cioé rinnegarli e non riconoscerli
56
- Il testo di Pscitto  L'espressione significa dalla razza divina
172

chi discusse e il mondo non sentì la sua caduta? Ecco questi luoghi dei colti sono vuoti perché il
loro orgoglio li fece cadere dai loro ordini. Se la discussione non entrasse in me da parte dei
saggi, non si troverebbe mai una breccia nei miei gruppi. Se la maledetta discussione-serpente
non sofiasse in me, il sole non mi rassomiglierebbe nell'assemblea dei miei figli. Se la voce delle
vostre questioni non mi turbasse, il tuono dei lodatori sarebbe puro come i serafini. Se essi non
fecero queste divisioni e i dubbi in me, il gruppo dei vigilanti non sarebbe in concordia meglio dei
miei figli. Calmatevi un pò almeno a presente e lasciatemi riposare e non rinnovate la putrida
malattia che è passata adesso. O discutatori, io sopportai molto da voi, lasciate cicatrizzare le
scissioni antiche che faceste in me. Non siete impauriti dalla discussione e dai suoi danni, perché
dopo il suo sonno l'avete risvegliata per soffrire da essa? La strage che ebbero i vostri fratelli non
vi rende frementi, perché siete preparati per la discussione che distrugge le folle? Non avete
provato che la discussione crea i danni e corrompe le cose giuste nelle assemblee? Non avete
sentito che essa cambiò i pastori in lupi, e i superiori, stranieri nel pascolo? Non sapete che essa
turba dall'inizio, e fece cadere i capi dei sacerdoti dal grado del loro potere57? Non è essa che
gettò i colti nella fossa e li rese miserabili, e gettò i scrutatori nell'abisso e li affogò in esso? Che
cosa avete da fare con la discussione considerata così, sfuggitela perché colui che ne pensa trova
la morte. O colti, scusatemi di non ascoltare le vostre parole, e io non ho bisogno della scienza
delle vostre questioni. Andate verso la mia cognata  e vi riceverà con amore, ecco la figlia del
popolo che ama la discussione che la danneggia. Ecco i Sadducei che moltiplicano la discussione,
ecco gli scribi che mantengono le cose nascoste come voi. Ecco gli scrutatori delle cose nascoste
che sono presenti lì, e se potessero misurarebbero il cielo con il palmo . Io non lascio le
questioni crescere in me, né la discussione innalzarsi la testa tra i miei gruppi. Ogni scrutare che
si ripete in me lo schiaffeggio e non permetto al seme del scrutare di crescere. Quella che
crocifisse si inorgoglia per i colti e per le questioni, colui che vuol discutere molto vada da essa.
Io, la chiesa stesi le mie tende con semplicità, e il mio insegnamento è unico per gli ignoranti e
per i saggi. Colui che è semplice è accettato in me come l'abile, ed io considero il semplice come
il retore. Tutta la Novella mi fu mandata con semplicità, e l'insegnamento non mi fu inviato per i
filosofi. Perché io discuto a proposito di Gesù il crocifisso per me, che la morte sia il testimone
del suo amore per me: Egli mi amo tanto!. Io non rompo il patto per le contraddizioni, Egli è
sincero e lungi da me di scrutarlo come gli scismatici. Se io discuto, io mostro che Egli non mi
amò, ed io non scruto affinché ciascuno sappia quanto io lo credo. Io non rassomiglio a quella
pazza che discusse e crocifisse affinché io non lasciassi lo Sposo come quella (che Lo) lasciò...La
razza del suo corpo è dalla casa di Davide, e la natura della sua Divinità gloriosa è dall'Altissimo.
La razza della sua madre è dalla catena della casa di Abramo, la sua persona -il Verbo è
dalla grandezza, la Signora delle razze. Egli indossò l'umanità dalla dignitosa nazione di Sem, e
crebbe come il ramoscello dalla vite che fece crescere Mosè. Egli è il Verbo, Egli è Dio con il suo
Generatore e come Egli non era concepito, il Padre lo generò dalla sua essenza . La nascita
della sua Divinità è senza inizio, perché il Figlio è con il Padre come Lui ed Egli è nato da Lui.
Come?, quando?, questo è nascosto al pensiero e non lo ricordava la lingua della fiamma!. La sua
venuta avvenne per mezzo dell'angelo che portò il suo annuncio, ed Egli abitò nella vergine che
non fu conosciuta da parte del mortale. Egli entr ò attraverso l'orecchio per corrompere il veleno
del serpente, e si incarnò in un seno puro che non si sposò... Per le piccole cose che Egli sopportò,
mostrò il suo corpo, e per i miracoli, provò la Forza della sua Divinità. Colui che voleva
rinnegarLo e dire non è Dio, Egli lo legò per i miracoli come se fosse per i ceppi. E colui che errò
per rinnegare il suo corpo (e dire) non è da noi, Egli lo rimproverava per la debolezza che si
mostrò in Lui. La chiesa disse: gli apostoli mi fidanzarono all'Adorato, io Lo conosco e non ho

57
- Un accenno alla deposizione del patriarca Flaviano e la venuta del patriarca san Severo nel 512 AD
173

bisogno di discutatori. Mi rattristai per voi o discutatori per non esservi precipitati, ed io non mi
impaurì da voi perciò io vi giudicai. Io sono sicura che le sbarre dello sceol non prevaranno
contro di me (Mt 16, 18), come dunque sarò vinta per le vostre parole? Ecco la promessa del mio
Fidanzato con me, ed io sono sicura che le porte della morte non prevaranno contro di me, ed io
non sarò vinta. Tanto che la mia dote è firmata con il suo dito, chi potrà scioglierla, e il mio
regalo è lo Sposo che mi diede se stesso. E non esiste l'occasione di ripudiarmi (Nm 23, 19) se
Egli vuole, perché Egli non può rinnegare se stesso (II Tm 2, 12-13) ed eccolo presso di me.. Io
sono mescolata a Lui e non esiste la possibilità di separarmi da Lui, io sono con Lui, sia durante
la vita, o sia durante la morte". IV/767-784

Giacomo promette alla chiesa di essere il suo fedele figlio


Giacomo assicura di essere un dichiarato oppositore agli eretici. Egli dichiara alla chiesa
la sua fedeltà figliale, e scomunica quelli che seminarono in essa la ziazzania. Egli chiede al
Signore il perdono, e augura alla sua chiesa il trionfo e la vittoria. La chiesa, la sua madre ha la
promessa di Cristo: le porte degli inferi non preverranno contro di essa. La chiesa guarirà i malati
e sarà il sale della terra. Nell'omelia 134 sulla discussione e la santificazione della chiesa,
Giacomo scrive:
" O giovane vergine finisca la tua tematica, io ti ammirai, che nessuno entri fra te e fra lo Sposo,
resta dunque con il tuo marito!. Ecco la meraviglia che sta sopra le assemblee grazie alla tua
logica, tu sei vittoriosa, e la tua sentenza si propaga con volto scoperto. Tu cambiasti la scofitta
al campo dei discutatori, e il campo dei colti innalzò il dito silenzioso e tu vinsesti. Non mi
biasima, perché io non discussi sul tuo Signore, ed Egli testimonia che io non osai (affrontare) i
suoi segreti . Dalle mie parole, conosca quale è la mia intenzione , io canto con
semplicità i canti che ti piaceno. Io non mi sforzai mai per parlare con astuzia, ed io non permisi
alla discussione di abitare in me. O chiesa colui che vuole dividerti, che esca da te, e colui che
s'inorgoglisce per scrutare il tuo Signore, egli non lo adora. Colui che getta la divisione tra le tue
folle che non entri in te, e colui che perturba la tua semplicità che s' inciampi. Colui che ti turba
con le sue contraddizioni che non sia accettato, e colui che discute in te per danneggiare, che la
sua parola sparisca. Colui che tende le sue mani per la disputa che si confonda, e colui che getta
in te il danno che la sua anima si perda. Colui che risveglia in te le agitate onde, che si affoghi in
esse, e colui che biasima la tua fede, che la sua vita finisca. Colui che ti cambia dalla verità che
diventi la risata, e colui che rinnova58 la tua verità con i tempi che il tuo Signore lo detesti. Colui
che rende la sua parola storta per piacere a qualcuno che diventi muto, e colui che schernisce la
tua semplicità che diventi la risata. Colui che pretende la saggezza per consolidare la sua
opinione, che il suo piede cada, e colui che ti turba che sopporti il giudizio qualunque sia. Che la
parola sia tagliata dalla lingua di colui che ti rimprovera, e che la morte chiuda la bocca di colui
che disputa e che ti schernisce. Colui che tira la freccia contro di te, che sia colpito per la sua
freccia, e colui che ti colpisce con la lancia, che essa entri nel suo cuore. Chiunque forma un
partito contro di te, che sia sbandato, e colui che ti chiama alla guerra che vada in dietro. Colui
che ti perseguita con orgoglio, che la sua barca si incimapi, e per la sua caduta che il suo collo si
frantumi perché egli ti minacciò. Tu calpesterai i re, e tu non sarai vinta dai sovrani, e il tuo
calcagno  si innalza più alto della spalla dei capi della terra. Che il tuo seno sia più largo dei
confini delle regioni, e tu chiuderai la porta, e tutti i sovrani saranno incarcerati in te. Che le tue
corde si allunghino più dei mari e dei fiumi, e i tuoi picchetti non saranno sradicati da tutti i venti
(Is 54, 2). Che il tuo muro si innalzi fino il firmamento per la sua forza, e tu sarai la cittadella e
in te si protteggeranno tutti i popoli. Tu diventerai la rete che conterrà il mare e l'asciutto e grazie

58
- Giacomo afferma che qualsiasi rinnovo alla fede della chiesa è un' addizione inaccettabile
174

al tuo Signore, che il mondo si radnuni per vivere nel tuo seno. Che la tua testa si innalzi più
(alta) dei sovrani e dei signori, e che nulla si avvicini a te con orgoglio. Tu metterai il tuo piede
sopra il collo dei re per calpestare con il tuo piede tutti i confini. Il cielo è più basso dalle tue
costruzioni e tu ti innalzi, e le alte montagne e le profondità saranno presso le tue dimore. Che le
foreste cadano davanti al tuo germoglio e che il tuo frutto cresca, tu getterai i giardini nel fuoco e
tu crescerai. Che il tuo corno  si innalzi sopra i giudici e i loro poteri, e tutti i corni che
cozzano che si rompano per te. Che la tua bocca si apra contro i tuoi nemeci che ti circondono, e
che le voci che ti combattono tacciano, e che la tua voce tuoni. Che la tua raccolta si moltiplichi e
che il tuo seme dia uno per cento, e la zizzania che ti morde che il fuoco la bruci (Mt 13, 23). Che
la parola si diffonda tra i popoli: la chiesa è grande, come si disprezzano tutti i poteri, che il tuo
potere si consolidi. Che i malati che errarono per la scissione siano medicati in te, e che
acquistino la fede sana dal tuo insegnamento. Tu stenderai la mano a coloro che caddero, e che si
alzino grazie a te, e che non si vedano le brecce tra le tue schere. Tu sarai il sale e con te saranno
salati tutti gli insipidi, e ciascuno acquisterà un gusto sano dal tuo studio. Che la tua assmblea si
arricchisca dai lodatori affinché il cielo, la tua sorella si rassomigli a te... Che i saggi siano
rimproverati in te affinché non si inorgogliscano, e che compongano gli inni con semplicità per
rendere le tue assemblee felici.. Ed io l'imperfetto che non merito di cantare la tua storia, ti
scongiuro per la vita dello Sposo di supplicare per me. La gloria al tuo Signore, a te la vittoria, e
a me il perdono, o Sposo che fidanzò la chiesa col suo sangue abbi pietà di me il peccatore 
". IV/775-789

L'Ecumenismo di Giacomo

Lasciate crescere la zizzania e il grano insieme fino alla mietitura


Giacomo suggerisce al suo vescovo Paolo dicendo: che Edessa é stata sempre il campo
del buon grano malgrado la crescità in essa della poca zizzania diofisita. Edessa però non si
chiama il campo di zizzannie.
L'episodio della storia di Giuseppe (Gen 37-50) mostra che Dio ricompensa una persona
e la fece trionfare quando Egli la consegan inanzitutto al "male"  affinché sia provata. Dopo
la prova, la bellezza della persona si mostra. Quando si considera tutto il male che subì Giuseppe
non si penserebbe che questo male causerebbe il bene per Giuseppe. Dio che conobbe che questo
male si cambierebbe al bene di Giuseppe non ebbe pietà di Giuseppe, ma permise  che
Giuseppe sia maltratto dai suoi fratelli. Finalmente Giuseppe fu glorificato. E Dio fu glorificato
per mezzo di Giuseppe (Pr 30, 10?). Giuseppe non vendicò i suoi fratelli perché il bene che ebbe
fu causato per la loro cattiveria. Giuseppe li amò (Mt 5, 44) non perché meritavano il suo amore
a causa della loro cattiva volontà, ma a causa del bene che gli pervenne per loro mezzo. Giuseppe
non ebbe nessun bene, da parte del suo padre Giacobbe che lo amava. Il suo bene gli fu procurato
per mezzo dei suoi fratelli che l'odiarono.
Il vescovo Paolo, alla maniera di Giuseppe, fu provato nella sua fede in cui crebbe dalla
sua infanzia e meritò il grado del "confessore"  della fede, poi fu esaltato e onorato dal re che
gli diede il suo trono vescovile di Edessa. Il re biasimò i nemici di Paolo. La liberazione di Paolo
causò la gioia nel paese e in tutte le chiese della regione dell'oriente. Lettera 241-245.
Questo episodio permise a Giacomo di scegliere l'amore degli eretici non dei loro errori.
Perdonare gli errori degli eretici sarà la causa del trionfo della chiesa di Edessa. La chiesa sana e
guarisce le malattie dei discutatori e innalza i caduti a causa delle discussioni. Giacomo
commenta la parabola della zizzania (Mt 13, 24-30), l'applica alla situazione della chiesa di
175

Edessa. Nella sua lettera 32 inviata a Mor Paolo vescovo di Edessa  indirizzata al giusto, al
santo e all'amatore di Dio Mor Paolo il vescovo, Giacomo scrive:
"Adesso ecco tutte le chiese dell'oriente sono orgogliose e ringraziano Dio che ci diede un re
credente59, un grande sacerdote60 e un confessore  il vescovo di Edessa. Egli fu degno
affinché la bellezza della fede del nostro re si manifesti grazie a lui. La sua fede è simile alla fede
dei discepoli del Crocifisso. Se egli non era sicuro che Quello che fu appeso sulla Croce fosse Dio
non avrebbe onorato la sua croce sulla cima della sua corona, se era la Croce dell'uomo come
dicono questi che vollero frodare il re e schernire Dio. Egli non avrebbe accettato di onorare la
Croce dell'uomo sopra la sua corona. E perciò, era necessario che la fede del nostro re sorse nel
mondo come il sole per mezzo del sacerdote  di Edessa. Edessa é la prima fidanzata di Cristo.
E bisogna che essa anche sia la primogenita  piena di bellezze in ogni tempo. Essa é il terreno
benedetto che ricevette il buon seme e fece il raccolto della benedizione per la vera fede. E se
crebbero anche in essa qualche zizzania di poco numero, essa non é disonorata a causa di loro, e
non si chiama il campo delle zizzanie. La tua paternità sa che nel campo  benedetto del
nostro Signore esistevano solamente dodici grani, e tra questi di poco numero, si trovò una
zizzania. Ed il gruppo dei discepoli non fu disonorato da quella spina che crebbe fra loro. Il
nemico che seminò la zizzania tra i grani vuole che il suo seme si moltiplichi. E quando gli
agricoltori  supplicarono il proprietario del campo di separare la zizzania dai grani non
permise che questo fosse. Ma egli lasciò i due semi crescere insieme  aspettendo che nel
giorno della raccolta si raccogliessero i grani nel granaio  e si legasse  la zizzania fastelli
 per il fuoco (Mt 13, 24-30)": Lettera 245-246

Non sradicare la zizzania ma cambiarla


Secondo l'omelia 162 sul re Davide e Uria (II Sam 11): un campo dove cresce una spina
non è chiamato né considerato un campo spinoso. Una goccia di fango non arriva a sporcare il
mare. V/371. Questo principio aiutò Giacomo a consigliare il vescovo Paolo di essere tenero con
gli eretici che rassomigliano alle spine e al fango per guadagnarli all'ortodossia. Nella sua lettera
32, Giacomo scrive:
" E se crebbero anche in essa qualche zizzania di poco numero, essa non é disonorata a causa di
loro, e non si chiama il campo delle zizzanie. La tua paternità sa che nel campo  benedetto
del nostro Signore esistevano solamente dodici grani, e tra questi di poco numero, si trovò una
zizzania. Ed il gruppo dei discepoli non fu disonorato da quella spina che crebbe fra
loro....Mio signore che la tua santità adesso prenda cura non che la zizzania sia sradicata 
ma che sia cambiata  e diventi chicco. La tua umiltà e il tuo amore può fare da falconi 
colombe  e da lupi  agnelli  ". Lettera 245-246
La chiesa è basata su Cristo che la discussione non scuote. Il Signore è lo stesso. Egli è
ieri, oggi e per sempre. I saggi lo descrissero e passarono con i loro tempi. Egli rimane. Il cielo e
la terra passeranno e la Parola del Signore non passerà. Nell'omelia 89 sulla vedova ed i suoi due
oboli (Lc 21, 1-4), Giacomo scrive:

59
- Il re Giustino II
60
- Paolo vescovo di Edessa. Il sacerdote  significa quì: il vescovo Paolo
176

"O mio Signore illumina i miei pensieri con il tuo insegnamento per lodare la tua grandezza con
semplici voci piene di meraviglia. Mi illuminerò da Te perché tu sei la luce illimitata, parlerò
grazie a Te perché tutti i razionali si arricchiscono da Te...Chi può tenere il fuoco, incarcere il
vento e descrivere il tuo grande evento con la sua conoscenza? Chi può misurare il mare,
incarcere la profondità, misurare le altezze, scrutare gli abissi e calcolare le onde? Chi può
calcolare i granelli di sabbia e limitare il numero delle gocce della pioggia? Chi ha il potere di
bilanciare tutte le montagne della terra e di incarcerare e gettare le colline nella bilancia (Is 40,
12)?.Chi può descrivere le omelie del Figlio o limitare l'insegnamento dell'Unigenito? Dal
momento del nostro Signore, apparvero molti dottori nel mondo, e tutti lo descrissero, ma non lo
limitarono e non lo limiteranno. Loro parlarono molto di lui, ed Egli è come Colui che non fu mai
descritto, ed eccolo che si descrive come se (la sua descrissione) incominciò adesso. Molti saggi
esaminarono il suo evento con le loro questioni, e nessuno lo limitò, perché se Egli fosse limitato,
il suo evento si annienterebbe. Molti omelisti parlarono di lui e passarono con i loro tempi, e la
sua omelia sussiste affinché le generazioni future la descrissero. Le generazioni passano, e
vengono le generazioni, e l'evento è lo stesso, e chiunque comincia non trova la fine. L'omelia del
Figlio di Dio si annunzia di giorno in giorno, nella quale si trovano tutti gli inizi senza fine (Sal
19, 2). Apparve un saggio e incominciò a parlare a lungo, e tanto che egli lo descrive, la sua
omelia rimane senza fine. Si presentò un dottore, e la sua parola sorse sugli ascoltatori, insegnò,
tradusse, e il suo evento rimane tale quale." III/483-486

I fiumi si gettano nel mare e non lo traboccano


Giacomo parla di molti fiumi che si versano nel mare e non lo traboccano. Questa
immagine sarà applicata alla chiesa che non sarà mai traboccata dalle teorie umane. Nella
stessa omelia 89, Giacomo scrive:
"Il sole sorge e tramonta sul pensiero, e cammina ogni giorno con molti senza fine. Tutte le valle
e i fuimi si versano nel mare, e il mare è vasto ogni giorno e non trabocca". III/486

Le diverse teorie teologiche non affogano la chiesa


La chiesa, alla maniera del mare che contiene tutti i fiumi, contiene tutte le teorie sul
Figlio di Dio senza che sia affogata. Nella stessa omelia 89, Giacomo scrive:
"Tutti i dottori vuotono i loro commenti  nella chiesa, ed essa li contiene tutti, e non
arrivano a limitarla. Essa é il giardino  del Re, e tanto sono numerosi i fiumi quanto essa li
beve tutti perché essa é la terra buona e benedetta. Tanto sono numerosi i fiumi, il liquido  é
unico, e nessuno trova nei fiumi un'acqua differente di un' altra acqua. Esiste nel fiume il liquido
che é più abbondante del (liquido) del suo compagno  (fiume), e esiste (un liquido) meno, ma
l'umidità  delle acque é la stessa....Non é giusto biasimare la fontana di poco (liquido) perché
Quello che distribuisce i fiumi la rese così. Se la fontana è grande o piccola, il liquido è lo stesso,
e di molti che sono tutti si versano nello stesso mare. Il Giordano non é biasimato da parte
dell'Eufrate che é più grande di esso, né Siloe deride Ghicon a causa della sua piccolezza. Il
Reggente di tutto che mandò le fontane nelle valle è sovrano di renderle grandi, e di renderle
piccole come vuole. Così sono i dottori e i poeti che ricevettero dalla grazia il dono in porzioni
. Egli (diede) poco a questo e (diede) molto a quello, ma l'insegnamento di tutti é lo stesso,
da numerosi che sono. In tutte le bocche una sola lode al Signore delle lodi, e in tutte le voci un
solo ringraziamento  all'unico Ricco.. Che ciascuno getti il suo argento sul tavolo secondo la
sua capacità, e che faccia così secondo le acque che possiede per abbeverare". III/486-487
177

L'uniformità della fede si realizzerà nel cielo


Alla fine del mondo si realizzerà l'unità perfetta in una fede espressa con un unico
linguaggio. Nell'omelia 172 sulla donna che ebbe sette mariti (Lc 20, 29), Giacomo scrive:
"La luce nuova per i figli della luce quando nasceranno tutti incominceranno a parlare con una
sola lingua (Gv 12, 36, Lc 16, 8). Lì passò una lode piena di meraviglia con un'alta voce, e con
essa loro ascoltarono tutte le lingue Isaia anche pose nel suo libro, (Is 21, 9, Gen 11, 1-9)
Babilonia cadde, nel nuovo mondo non esisterà Babilonia la figlia delle lingue. Né il cenacolo (At
2, 5-12) dove si divisero grazie alla parola, né i Romani, né i Greci né gli Alani61 . Ma il
linguaggio degli uomini e degli angeli sarà un unico linguaggio. La risurrezione non è vicina dalla
figlia dei Caldei, e le lingue non saranno divise ai popli nei paesi (Is 47, 1). Lì, il rubare di
Rachele non sarà conosciuto perché tutti gli umili erediteranno la terra piena di beatitudini (Gen
31, 19, Mt 5, 14). Unico sarà il libro , unico sarà l'insegnamento, unico sarà il linguaggio in
un'unica lingua che non sarà confusa come prima (Gen 11, 1-9). unico sarà il
linguaggio, unico sarà il genere non molti, e unica sarà la gloria all'unico Dio con alta voce. Lì,
sono mescolate le assemblee degli uomini e degli angeli per lodare con un'unica forma.. Quando i
corpi saranno risuscitati, lì la pigrizia non si avvicinerà a loro, né la fame né la sete. Essi
mangeranno spiritualmente dall'albero della vita (Gen 2, 9), essendo accomodati santamente sul
tavolo  della luce. La visione del Padre sazierà, svezzerà, ingrasserà e ungerà tutti i suoi
santi come se fosse un banchetto pieno di beatitudini .. Essi sussichieranno dolcemente lo
splendore dalla sua faccia  e vivranno con Lui nella grande luce senza corruzione (I Tm 6,
16).. Unica sarà la loro opera: dare la lode al Risuscitatore di tutti, benedetto Colui che venne e
rinnovò la terra, a Lui la lode". V/584-587
Giacomo descrive lo stato umano nel cielo. Nel cielo non sarà più possibile discutere cioé
dire: "così o così". Nell'omelia 31 sull'escatologia , Giacomo scrive:
"E perciò il grande Paolo quando insegnava disse: cesserà la conoscenza e la profezia (I Cor 13,
8). Quando il profeta profetizzò e mostrò una azione, perché occorrerebe anche profetizzare
quando l'azione si realizzò? Cesseranno le corse e le stanchezze della giustizia, e non esisterà più
l'occasione di chiedere né di pregare. Colui che cadde è caduto, e colui che non cadde è in piedi, e
lì non esiste né combattimento, né caduta. Il nemico  ed i sui eserciti cadde nel fuoco, e
non esisterà né combattimento  Αγων, né inganni  né concupiscenze  . Lì, non
esisterà la possibilità dell'errore nell' operare perché quel velo  sarà tolto dalle anime. Lì, gli
uomini avranno: una sola conoscenza , una sola comprensione , e una sola coscienza 
senza cambiamento . Dio sarà tutto in tutti nel nuovo mondo, e lì, la fede sarà unica
fede senza discussione (I Cor 15, 28). Questo non dirà: così, e quest' altro: così, unica é la
conosecenza della fede in tutti e in ciascuno. Dio mostrerà se stesso senza velo  e la verità
sarà in tutti affinché conoscano l'Unico Dio. Dal regno e dall'inferno  un unico pensiero, una
lode, e un ringraziamento all'unico Dio". I/707-708

Giacomo è un teologo moderato

61
- Forse i tartari (?) che vivevano a Dailam (in Persia?).
178

Il poeta di Sarug fu criticato dai monaci "monofisiti fanatici" del monastero di Mor Bass.
Essi lo rimproverarono di non essere fermo e chiaro nella professione della fede ortodossa
monofisita come Filosseno di Mabbug. Infatti essi trovarono le sue lettere nelle quali esponeva la
sua posizione teologica, assai "deboli e assai malate". E essi lo consideravano come un eretico e
non come un fedele. Questi monaci però permisero a Giacomo, certo con una certa ira teologica,
di continuare il suo "insegnamento" tranquillamente, se non voleva scomunicare tutte le teorie
cristiane non monofisite, non solamente oralmente come lo fece nel loro monastero quando li
visitò, ma per iscrizione mettendo la sua propria firma. Lettera 58-59
Severo ebbe dubbi sulla fede di Giacomo. Il nostro autore fu accusato di non confessare
che Maria fosse la madre di Dio. Giacomo compose un'omelia speciale per professare la sua
dottrina nella maternità divina di Maria che chiama spesso: la genetrice di Dio . Severo lo
bendisse e lo comandò di continuare la sua teologia ortodossa.
I diofisiti anche diranno che Giacomo seguiva la loro corrente teologica, poi cambiò la
sua dottrina diofisita per godere dei privilegi dell'iemperatore Anastasio (491-518 AD) e di
Severo d'Antiochia62. Infatti Giacomo lesse i libri dei diofisiti quando studiava nella scuola di
Edessa. La loro dottrina non gli piacque. I diofisiti che tenevano molto alla dottrina diofisita lo
perseguitavano.
Il nostro autore afferma di non accettare mai il diofisismo, e di non cambiare mai la sua
dottrina monofisita moderata nella quale fu educato dalla sua infanzia. Inoltre Giacomo dirà che
egli non imparò nulla di nuovo dal commento dell'Enoticon per Severo. La sua fede rimase la
stessa, prima e dopo la promulgazione dell'Enoticon e del suo commento per Severio.
I calcedonensi di lingua greca conoscevano in Giacomo "due persone", un Giacomo
"calcedonense", e un Giacomo "monofisita" cioé "eretico", come testimonia Timoteo di
Costantinopoli all'inizio del settimo secolo.
Il suo insegmaneto sarà simile alle espressioni di san Cirillo di Alessandria. Egli sarà il
campione della difesa della fede contro l'errore diofisita. In questo caso Giacomo accetta di essere
considerato cattolico.
Il cattolicesimo del Tomo del papa Leone secondo Giacomo sarà simile al diofisismo.
Giacomo rigetta un tale cattolicesimo di forma e diofisismo di contenuto.
Gli studiosi moderni anche sono divisi sulla posizione teologica di Giacomo, come erano
divisi gli studiosi e gli storici antichi.
Alcuni vedono in lui un "cattolico". Infatti tutte le espressione teologiche giacobiane sono
coerenti con i decreti dei due primi concili eucumenici che bastavano per la salvezza. Le teorie
ulteriori saranno un'addizione  alla fede.
Tutti gli studiosi sono unanimi per vedere in Giacomo un teologo che riconosce i due
primi concili ecumenici. Alcuni studiosi diranno che le sue opere furono manipolate, come
pretendeva Peeters63 che, inoltre, non poteva vedere e sentire i monofisiti..
Giacomo anche sarà l'oggetto dell'inciampo per gli studiosi. Possiamo applicare a
Giacomo il suo pensiero ripetuto spesso nelle sue opere: il corpo della chiesa apostolica era
strappato: questo diceva così, qull'altro diceva così. La gente era perplessa. E non si sapeva più
come agire e come comportarsi.
Tutti gli studiosi moderni si inciampano a causa di Giacomo. Tutti i cristiani orientali
vogliono possedere Giacomo. Tutti hanno forse le loro ragioni di considerarlo un membro dei loro
gruppi. In realtà tutti gli orientali, forse eccetto i diofisiti che lo conosiderarono un giorno uno di
loro, registrano Giacomo sull'elenco dei loro dottori. Jansma scrive:

62
- Turris
63
- Peeters P. , Jacques de Saroug appartient - il à la secte monophysite, in AB 66 ( 1948 ) , pp. 134 -
198
179

"If the monophysites revere him as their saint, they do so on good grounds. And if, biginning with
Timotheus Constantinopolitanus in the early seventh century, catholic autors regard him as one of
their number, they too in a sense, are entitled to do so. In sense, for Jacob in his Christology has
not written a single positive word that is not to be found in Cyril of Alexandria as well. But
whereas Divine grace allowed the latter to die before 451, if fell to the lot of the former to be born
in the very year in which the Council met, whose formula was henceforth to be the touchstone of
the orthodox creed"64.
La posizione teologica di Giacomo insegnava il ritorno alla teologia prima degli schismi.
La teologia biblica che non si lascia perturbarsi dalle "parole inutili" che non servono che per
allontanarsi dal Signore. La fede dei due primi cncicli ecumenici basta per la salvezza. Tutto ciò
che avvenne dopo è un' addizione che la fede brucia e Giacomo rifiuta. Egi mantiene il principio
dell'amore nel campo teologico. L'amore può parlare di Dio senza delimitarlo o scrutarlo. Tutto
ciò che dice l'amore non è biasimato. Il vescovo di Sarug scrive: "Il nostro Signore è la luce per
colui che Lo ama, ma Egli è il fuoco per colui che lo scruta". IV/634.
Le opere di Giacomo non sono falsificate. Forse quì o lì un copista cambiò una frase o
una parola. Questo cambiamento è pericoloso, però lo studioso moderno arriva oggi, grazie ai
tanti studi su Giacomo, a distinguerlo facilmente. Jansma critica Peeters che dubita
dell'autenticità delle opere giacobiane. Jansma scrive:
"Toute la thèse ingenieuse e raffinée de P: Peeters avec toutes ses insinuations, sa confiance en
soi e son refus de simplemente écouter cetains témoignages, tout ce plaidoyer véhémente e
pathétique se trahit lui-même dans cette malfaçon come l'essai avorté d'un auteur pour se
conviancre soi-même et les autres, envers e contre tout de ce qui n'est pas vrai, mai qui,
néanmoins doit être vrai"65.
Jansma risponde a Peeters e scrive:
"Pour lui, de même che pour l'abbé Lazare, c'est ou chalcédonien, ou monofysite, tertium non
datur. Mais Jacques dont le système est composé d'une part di cristologie cyrillienne et d'autre
part de convictions religieuses de tendance éphremienne, connaît lui qui vit dans deux mondes,
une trisième possibilité. Quand ses contemporains inquisistoriaux limitentent les possibilités a
deux, la cristologie alexandrine qu'il s'est approprié le pousse naturellement à une confession de
foi monophysite, mais à peine s'est-il prononcé sous une pression extérieure e non sans hésitation
de sa part, aussitôt le tenant del docta ignorantia 66 se rétracte, repris per la nostalgie de l'Eglise
pré-nestorienne, dans le silence devant le mystère ineffable de l'incarnation"67.
Giacomo appartiene a questo gruppo di persone di mente a-dogmatica che crede
all'Assoluto senza scrutare. Egli è convinto della relatività delle formule anche quelle ben pesate
nel campo teologico: questo dice così, e quell'altro dice: così, alla fine tutti credono e adorano il
Miracolo come lo chiamò Isaia. Giacomo si protegge nel silenzio e nell'ammirare del mistero e
nell'ironia contro i fanatici.

64
- Jansma T. , the credo of Jacob of Serugh: a return to Nicea and Constantinople, in NAK 44 (1960),
pp. 18 - 36
65
- Jansma T., Encore le credo de Jacques de Saroug. Nouvelles recherches sur l'argument historique
concernant son orthodoxie, in OS 10 ( 1965 ), pp.236
66
- Ephräem, des heiligen Ephream des Syrers Hymnen de Fide, Louvain 1955 (CSCO Vol. 154 - 155);
édit . E. Beck. Hymne II, 5
Giacomo insegna come sant' Efrem. Nella lettera 2 sulla fede scrive: "sii ignorante per diventare saggio
nel Signore" (I Cor 1, 18-25). Lettera 15
67
- Jansma T., Encore le credo de Jacques de Saroug. Nouvelles recherches sur l'argument historique
concernent son orthodoxie, in OS 10 ( 1965 ), pp.355
180

"Qundo Dio fa una cosa volontariamente, non dire mai:  perché?, come? E per
quale ragione? La sua forza non è legata a un limite per indicare la maniera del suo agire. La sua
forza è assoluta e non è limitata da nessun limite" II/651.
Giacomo contesta la discussione e promise alla chiesa di non discutere. Egli imita la sua
chiesa che dice::
"Non permetto che le questioni crescano in me né la discussione innalzare il suo capo tra i miei
cori. Ogni contesa che corre in me la schiaffeggio e non permetto che il seme della scissione
cresca". IV/776
Chesnut critica il sistema "tradizionale" teologico giacobiano e lo trova "imperfetto".
Giacomo professa la fede in Cristo senza analizzare come fu "l'unione ipostatica". Egli non osa
affermare chiaramente la sua posizione. Chesnut scrive:
" It is unsatisfactory in many areas. Furthmore, while he actually uses the language of the
monophysites side of the Cristological controversy , th monophysism to which he holds is
incomplet if judged y the standards of both Severus as Philoxenus. Jesus, in his system does not
seem fully human , in spite of his affirmation to the contrary..Further Jacob does not have an
adequate version of the union between God and man in C, relying as he does on an unclear notion
of the mixture between the two. His theory of the human schema of the Word seems to make th
humanity merely modal. All in all, Jacob-position is one which, upon reflection, appears to me to
have been rightfully worthy of rejection by both Calcedonians and such monophysite theologians
as Severus and Philoxenus".68
Chesnut, come gli altri moderni studiosi, non vuole sapere che Giacomo sia un pastore e
se deve fare il teologo, lo farà con moderazione e forse con ironia velatosi come Mosè sotto le sue
figure e immagini poetiche. Perciò occorre leggere tutte le sue omelie e tutte le sue lettere, e non
scegliere una parte per giustificare o condannare il suo metodo. La carne "sbranata", come spiega
Giacomo nella sua esegesi, non si offre come sacrificio. Questi studi parziali, così detti razionali
non offrono alcun interesse ai lettori, quando sbranano le opere di Giacomo.
Il fanatismo teologico non vuol riconoscere in Giacomo colui che ama, porge la guancia,
e accetta che le sue "opere" siano bruciate e non rattristare nessuno.
La moderazione teologica giacobiana riconosce il diritto della libertà: ognuno può
esprimere la sua opinione in tale o in tale maniera, a condizione di esprimerla con amore,
perché tutto ciò che l'amore dice non è biasimato. Non sarebbe giusto anche che i teologi
riconoscano a Giacomo lo stesso diritto, come fecero i monaci del monastero di Mor Bass che
scrissero a Giacomo: "se tu non voi fare questo (il monofisimo fondamentale..), resta in
tranquillittà e in pace nel tuo insegnamento" ? Lettera 63.

68
- Chesnut R.C., Three Monophisyte christologies, Severus of Antioch Philoxenus of Mabbug and
Jacob of Sarug, Oxford 1976 , pp . 113 - 114.