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Cara Ministro dell'Istruzione,

le scriviamo perché avvertiamo forte il dovere e l'esigenza di spiegare da


studenti e da cittadini perché la sua riforma non ci piace, perché molti di noi
hanno protestato, perché, sebbene siano sempre deplorabili e da condannarsi
gli atti di violenza, questa generazione è arrabbiata.

Vede, per noi, nel suo operato non c’è nessuna volontà di valutare il merito:
in due anni e mezzo di attività il Ministero non è nemmeno stato in grado di
attivare l’ANVUR (ente che dovrebbe essere il fulcro della riforma
meritocratica) che è stato istituito dal precedente Governo; in aggiunta ha
bloccato il CIVR, l’unico ente che ha prodotto fino ad oggi una valutazione,
precisamente quella relativa agli anni 2001-2003. Inoltre anche se finalmente si
mostrasse la volontà di procedere con la valutazione è indicativo il fatto che al
massimo il 10% dell'FFO sia distribuito per merito. Come se non bastasse, la
Sua riforma sarà un generatore di burocrazia: l’approvazione del ddl
renderebbe necessari circa 500 disposizioni e 1000 regolamenti, e sappiamo
tutti quanto questo renda di fatto inefficiente qualsiasi processo di valutazione.
Per concludere l’opera di centralismo e lentezza burocratica si è pensato di
istituire un unico organo nazionale, organizzato per aree disciplinari, che
dovrebbe indicare gli idonei di tutta Italia a concorrere per i ruoli di professori di
I e II fascia.

Il Suo decreto inoltre, per noi, non combatte le baronie: visti i tagli dovuti
all’ultima legge di stabilità (ex legge finanziaria), assisteremo ai prossimi anni
ad un massiccio pensionamento di professori ordinari al quale non seguiranno
procedure concorsuali adite al reclutamento di docenti di prima fascia. Dato
che, tanto nella normativa vigente quanto in quella prospettata dal ddl, gli
incarichi monocratici e la presenza nelle commissioni di concorso sono
accessibili solo ad ordinari, questo causerebbe semplicemente l’accentramento
dei poteri nelle mani di un numero sempre minore di persone.
Come sottolineato in una recente intervista dal Rettore dell’Università La
Sapienza di Roma, la possibilità dei CdA di ignorare i pareri (obbligatori ma non
vincolanti) dei Senati Accademici consentirà anche a rettori non supportati sui
singoli provvedimenti da una maggioranza interna di far prevalere la propria
linea.

La riforma che porta il Suo nome, per noi, vuol dire


• meno Diritto allo studio: l’idea di diritto allo studio che emerge dal ddl e
dal contesto politico ed economico in cui si colloca non rispondono alle
necessità degli studenti: nel 2009 il fondo per le borse di studio contava
su 246 milioni, nel 2011 sarà di 26, invertendo – con un taglio biennale di
quasi il 90% – un trend che dal 1998 al 2009 l'aveva fatto quadruplicare.
A questo si aggiunge una disparità di trattamento da regione a regione:
nel 2009/10 solo in dieci regioni la borsa è stata assegnata a tutti gli
idonei, e la media nazionale è di uno studente su sei aventi diritto che
non l'ha ricevuta, con punte – in alcune regioni d’Italia – del 40%.
Considerato inoltre che la spesa più gravosa per uno studente fuori sede
è dovuta all’alloggio, fa specie il dato attuale che attesta la differenza tra il
nostro Paese e altri Paesi OCSE: in Francia e Germania tra 160 e 180
mila studenti alloggiano in residenze universitarie contro i nostri 41 mila.
• Più precariato: non sono presenti norme di sorta per la determinazione
dello status giuridico di ricercatore, inoltre la tenure track come formulata
nel ddl rende assai poco appetibili le prospettive di accesso alla carriera
accademica: nei paesi in cui è presente la tenure track, questa è intesa
come meccanismo a tempo fissato al termine del quale il candidato viene
o meno dichiarato idoneo al ruolo a tempo indeterminato, in caso di
mancata idoneità per il candidato non sarà più possibile accedere alle
procedure concorsuali. Punto fondamentale è che all’inizio del primo
triennio l’ateneo è tenuto ad accantonare le risorse necessarie per
l’eventuale contratto a tempo indeterminato. È proprio questo ultimo
punto che è totalmente assente nella versione prospettata dal ddl: si
potrebbe quindi arrivare nella situazione paradossale di un candidato
che, nonostante abbia i requisiti per la conferma in ruolo, si trovi costretto
ad abbandonare in via definitiva la prospettiva di carriera accademica
dopo avere già investito tre anni conseguenti alla laurea in un dottorato di
ricerca. Questa prospettiva è ancor più grave in un paese come il nostro,
nel quale il dottorato di ricerca non gode di pressoché alcuna
considerazione in fase di ricerca di lavoro.
Per questo ci permettiamo di suggerirle dei correttivi, delle proposte, le nostre
proposte, per migliorare l'Università, per migliorare il Suo decreto. Siamo certi
che non li ascolterà, come ha già fatto a più riprese ignorando i giovani che
protestavano ed etichettandoli come i nemici del progresso e del Paese,
tuttavia, proprio perché noi più di tutto abbiamo a cuore il Futuro, il Progresso
ed il Paese, e ci impegniamo per davvero per una scuola del merito e del diritto
allo studio, la sfidiamo quantomeno ad una pratica fondamentale per un
Ministro di estrazione Liberale come Lei: l'ascolto.

Secondo noi occorre rivedere finanziamento e governance:

1) almeno il 50% dell’FFO dovrà dipendere dalla valutazione dei


Dipartimenti e dei servizi offerti, il restante da condizioni quali il numero di
studenti iscritti. Nella valutazione dei Dipartimenti dovranno rientrare tra i
criteri: valutazione dei corsi da parte degli studenti; mobilità
internazionale in entrata e in uscita (attrattività nei confronti di studenti
stranieri, capacità di creare canali internazionali di qualità); valutazione
dell’attività di ricerca da parte dell’ANVUR; creazione di spin-off e canali
di collaborazione/stage con le aziende; ricaduta lavorativa dei laureati
tenendo conto della disomogeneità dell’offerta dipendente dalla realtà
geografica;
2) ripristino delle prerogative del Senato Accademico in termini di didattica e
dell’obbligo di esprimere pareri vincolanti circa l’apertura di nuovi poli.

Secondo noi occorre ripensare la carriera universitaria:

1) eliminazione dell’abilitazione nazionale, promuovendo invece una vera


autonomia dei Dipartimenti che risponderebbero del loro operato tramite
le valutazioni dell’ANVUR
2) modifica dell’attuale percorso di carriera attuando la seguente
semplificazione:
• conseguimento Laurea Magistrale (3+2 anni)
• dottorato di ricerca (3 anni)
• CUFR, Contratto Unico di Formazione e Ricerca (massimo 6 anni),
modello Tenure Track, in sostituzione di tutte le figure a tempo
determinato attualmente presenti, con questo contratto non è possibile
essere titolari di corsi, sono permesse invece attività come tutor o
assistente
• Ruolo Unico di Docenza (tempo indeterminato), sostitutivo degli attuali
ruoli di ordinario e associato, suddiviso in fasce retributive con
avanzamento mediante valutazione periodica di didattica e ricerca. È
inoltre previsto che oltre all’avanzamento sia possibile una retrocessione
in caso di inadempienze o produzioni inadeguate. Non è tuttavia
possibile essere titolare di un corso raggiunta l'età di 60 anni, tutte le altre
attività sono invece permesse

Ed infine siamo convinti che occorra istruire dei provvedimenti concreti per
promuovere il diritto allo studio.

1) istituzione di tre fondi destinati all’erogazione di borse di studio: il primo


destinato a borse di merito, il secondo basato sul reddito, il terzo dedicato
alla mobilità internazionale degli studenti:
• la borsa di merito dovrà essere assegnata alla conclusione dell’Anno
Accademico sulla base dei crediti conseguiti e della media dei voti
riportati, con criteri elaborati sulla base della Facoltà di iscrizione;
• la borsa di reddito sarà assegnata con modalità analoghe a quelle già
previste;
• la borsa per la mobilità internazionale dovrà facilitare le esperienze di
studio all’estero degli studenti, e per l’assegnazione si dovrà tenere
conto della meta proposta.
2) incremento dei fondi destinati alle borse di studio conferite per motivi di
reddito in modo da assicurare la copertura su base nazionale per tutti gli
idonei.

Come avrà potuto constatare non siamo dei facinorosi anti – italiani, ma
persone che hanno a cuore i propri coetanei, la propria generazione ed il
proprio paese. Condanniamo ogni violenza, ma chiediamo l'ascolto delle nostre
proposte perché oggi con la Sua riforma vediamo seriamente a rischio il Futuro
del Nostro Paese perché se le università e le scuole sono lo specchio della
Paese e della società di Domani, ci consenta, è un Paese che non ci piace,
che non da speranza, che è destinato a sbriciolarsi come le mura delle case di
Pompei.

Cordiali Saluti