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La logica … come anatomia del pensiero (John Locke)

Ho avuto in questi primi giorni di corso, da parte Vostra, ottimi riscontri, espressi in forme diverse. E ve
ne sono davvero grato. Ho colto, anche durante le lezioni, passione ed interesse. Il che mi interpella e
mi impegna a non disperdere questo straordinario patrimonio emotivo.

Alcuni di Voi mi hanno sollecitato una riflessione sulla logica, affascinati da giganti del pensiero
novecentesco quali Gödel, Russel, Frege. Le domande che mi sono pervenute, mi hanno indotto a
dedicare questo caffè appunto al tema della logica.

Parlare di logica non è facile, specie in un’epoca e con media nei quali spesso, al graduale affermarsi
del rigore logico - che ci si aspetterebbe, alle soglie del terzo millennio, come naturale (specie quando
si affrontino temi complessi) - sembra avere la meglio il suo progressivo ottundersi!

La parola logica deriva dal greco logos, nella sua multiforme e polisemica valenza.

Logos è pensiero: la logica come studio del pensiero.


Logos è parola: la logica come studio del linguaggio.
Logos è ragione: la logica come studio della ragione.

La matematica (la scienza in generale) non può fare a meno di un impianto logico-deduttivo, dovendosi
di necessità occupare di pensiero, linguaggio e ragione. D’altra parte, occorre riconoscerlo, la logica
non esaurisce la ricchezza del pensiero umano. Einstein stesso ebbe ad affermare testualmente : “La
logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà ovunque” perché “si può trovare la verità con la
logica soltanto se la si è già trovata senza di essa.” Dunque approccio logico sì. Ma senza dimenticare
che l’uomo con il suo pensare il mondo, è anche molto altro!

Mi è difficile rispondere a chi mi ha chiesto in una mail quale sia stata l’idea base del grande Kurt
Gödel. Per questo mi lascio aiutare, per dirvelo, da un simpatico articolo, del cosmologo Paul Davies,
che vi riporto. Spero offra una valida precomprensione di quello che è stato, a ragione, definito uno dei
più poderosi edifici di pensiero del XX secolo. Buona lettura.

PC

A pagina 3 troverete una “sfida logica” riservata … ai più “temerari” tra di Voi. Conto rispondiate in molti.

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STORIELLA per intuire l’idea chiave di Gödel … e le sue (apparentemente devastanti)
conseguenze.

L'idea chiave del teorema di Gödel può essere spiegata con l'aiuto di una storiella. In un paese lontano
un gruppo di matematici che non avevano mai sentito parlare di Gödel si convinse che esisteva
davvero una procedura sistematica per determinare infallibilmente la verità o falsità di qualunque
proposizione sensata, e si propose di dimostrarlo. La loro procedura poteva essere eseguita da una
persona, o da un gruppo di persone, o da una macchina, o da qualsiasi combinazione di queste tre
possibilità. Nessuno sapeva con certezza quale combinazione avessero scelto i matematici, perché il
sistema era situato in un grande edificio universitario, piuttosto simile a un tempio, e l'ingresso era
vietato al pubblico. Comunque, il sistema venne chiamato Tom. Per controllare l'abilità di Tom gli
venivano sottoposte complesse asserzioni logiche e matematiche di ogni tipo e, dopo il tempo
necessario per l'elaborazione, arrivavano puntualmente le risposte: vero, vero, falso, vero, falso... Dopo
non molto la fama di Tom si diffuse in tutto il paese. In molti venivano a visitare il laboratorio e
aguzzavano sempre di più l'ingegno per formulare problemi sempre più difficili nel tentativo di mettere
in difficoltà il sistema. Nessuno ci riuscì. La fiducia dei matematici nell'infallibilità di Tom crebbe a tal
punto che persuasero il loro re a offrire un premio a chiunque riuscisse a sconfiggere il suo incredibile
potere analitico. Un giorno, un viaggiatore che veniva da un altro paese giunse all'università con una
busta e chiese di sfidare Tom. Nella busta c'era un pezzo di carta con una proposizione da sottoporgli.
La proposizione, che possiamo indicare con «P» («P» sta per «proposizione» o per «paradosso»),
diceva semplicemente: «Tom non può dimostrare che questa proposizione è vera».

P venne sottoposta a Tom. Erano passati appena pochi secondi che il sistema entrò in preda a una
specie di convulsione. Dopo mezzo minuto un tecnico giunse correndo dal laboratorio con la notizia che
Tom era stato disattivato a causa di problemi tecnici. Che cosa era accaduto? Supponiamo che Tom
dovesse arrivare alla conclusione che P è vera. Questo significherebbe che la proposizione «Tom non
può dimostrare che questa proposizione è vera» sarebbe stata falsificata. Ma se P è falsificata, non può
essere vera. Così se Tom risponde «vero» a P, avrà raggiunto una conclusione falsa, contraddicendo
la sua vantata infallibilità. Dunque Tom non può rispondere «vero». Siamo dunque giunti alla
conclusione che P è effettivamente vera. Ma nel giungere a questa conclusione abbiamo dimostrato
che Tom non può giungere a questa conclusione. Questo significa che noi conosciamo la verità di una
proposizione che Tom non può dimostrare. Questa è l'essenza della dimostrazione di Gödel: che
esisteranno sempre certe proposizioni vere che non possono essere dimostrate. Il viaggiatore,
naturalmente, lo sapeva e non ebbe alcuna difficoltà a costruire P e intascare il premio.

Con qualche semplificazione, il primo teorema di Gödel afferma che:

In ogni formalizzazione coerente della matematica che sia sufficientemente potente da


poter assiomatizzare la teoria elementare dei numeri naturali — vale a dire, sufficientemente potente da
definire la struttura dei numeri naturali dotati delle operazioni di somma e prodotto — è possibile
costruire una proposizione sintatticamente corretta che non può essere né dimostrata né confutata
all'interno dello stesso sistema.

NOTA: chi volesse approfondire “a livello elementare” la grandezza di Gödel mi scriva. Gli invierò con
piacere un breve saggio (a mio avviso facile, leggibile e… ben scritto).

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SFIDA PER I PIU’ …TEMERARI
Propongo, a chi di Voi la voglia raccogliere, una sfida logica attraverso 5 problemini (l’ultimo
scherzoso!). Considererò vincitore il primo che mi fornirà le soluzioni alla mia casella di posta:
paolo.cortese@polito.it

PROBLEMA LOGICO A
Utilizzando solo l’approccio logico, stabilire se è possibile, quali delle affermazioni che seguono sono
necessariamente vere?
1. Esattamente una di queste 5 affermazioni è falsa.
2. Esattamente due di queste 5 affermazioni sono false.
3. Esattamente tre di queste 5 affermazioni sono false.
4. Esattamente quattro di queste 5 affermazioni sono false.
5. Esattamente cinque di queste 5 affermazioni sono false.

PROBLEMA LOGICO B
Utilizzando solo l’approccio logico, stabilire se è possibile, quali delle affermazioni che seguono sono
necessariamente vere?
1. Nessuna di queste 5 affermazioni è falsa.
2. Esattamente una di queste 5 affermazioni è falsa.
3. Esattamente due di queste 5 affermazioni sono false.
4. Esattamente tre di queste 5 affermazioni sono false.
5. Esattamente quattro di queste 5 affermazioni sono false.

PROBLEMA LOGICO C
Utilizzando solo l’approccio logico, stabilire se è possibile, quali delle affermazioni che seguono sono
necessariamente vere?
1. Almeno una di queste 5 affermazioni è falsa.
2. Almeno due di queste 5 affermazioni sono false.
3. Almeno tre di queste 5 affermazioni sono false.
4. Almeno quattro di queste 5 affermazioni sono false.
5. Almeno cinque di queste 5 affermazioni sono false.

PROBLEMA LOGICO D
Atala è un paese abitato da due tipi di persone: i gentiluomini, che possono soltanto dire cose vere, e i
mentitori che possono soltanto dire cose false. Tre persone A, B e C stanno conversando tra loro. A dice
“Siamo tutti mentitori”, B dice “ Esattamente uno di noi è un gentiluomo”. Chi di loro è gentiluomo e chi
no?

PROBLEMA LOGICO E
Tre amici hanno finito di mangiare una pizza in un locale nel quale sono affezionati clienti e debbono
pagare il conto di 30 euro. Raccolgono 10 euro a testa e danno i soldi al cameriere. Il titolare del locale quel
giorno compie gli anni per cui al cameriere che porta i 30 euro del tavolo di amici, restituisce 5 euro come
sconto (per il suo compleanno) ai tre affezionati clienti. Il cameriere tornando al tavolo realizza che 5 euro
da dividersi in tre sono difficili, per cui si trattiene 2 euro di mancia e restituisce al tavolo dei tre amici solo
3 euro di sconto. I tre amici ritirano un euro ciascuno, avendo così pagato le pizze 9 euro a testa. Ora, se tre
persone hanno pagato 9 euro e 2 euro di mancia sono andati al cameriere, il totale è 3 per 9 fa ventisette
più 2 di mancia fa 29 euro. E non 30 euro! Dove è finito, a rigor di logica, l’euro mancante?