Sei sulla pagina 1di 2

La storia d’amore che le propongo, dolce Iulia, ebbe inizio a Parigi nel

1116. Eloisa non aveva ancora compiuto diciassette anni; lo zio Fulberto
decise che la sua cultura sarebbe stata arricchita delle lezioni del più
celebre intellettuale contemporaneo, il bretone Abelardo. Docente di
logica, filosofo e teologo, Abelardo si innamorò perdutamente della sua
allieva. «Eloisa aveva tutto ciò che più seduce gli amanti» - scrive
Abelardo, che per starle più vicino chiese addirittura di andare a pensione
da Fulberto. Il canonico, ingenuamente, accettò con entusiasmo di ospitare
il maestro quale insegnante della nipote. Ben presto anche la fanciulla si
arrese al desiderio. «Col pretesto delle lezioni ci abbandonammo
completamente all'amore, lo studio delle lettere ci offriva quegli angoli
segreti che la passione predilige. Aperti i libri, le parole si affannavano di
più intorno ad argomenti d'amore che di studio, erano più numerosi i baci
che le frasi; la mano correva più spesso al seno che ai libri... il nostro
desiderio non trascurò nessun aspetto dell'amore, ogni volta che la nostra
passione poté inventare qualcosa di insolito, subito lo provammo, e
quanto più eravamo inesperti in questi piaceri tanto più ardentemente ci
dedicavamo a essi senza stancarci». Non meno colme di adorazione erano
le parole di Eloisa, che anni dopo, quando entrambi scelsero la
monacazione, rammentavano le estasi provate reciprocamente. Provate a
immaginare, Iulia: un’anima esalta col ricordo l’ebbrezza provata nella
carne, quando le labbra della fanciulla serravano come squisito bavaglio la
bocca eloquente ed aurea del filosofo. Perché cos’altro è il bacio se non un
bavaglio che impone devozione, un bavaglio che, mettendo a tacere i
pensieri, lascia liberamente esprimere i cuori? Scrive Eloisa: «Tutti si
precipitavano a vederti quando apparivi in pubblico e le donne ti
seguivano con gli occhi voltando indietro il capo quando ti incrociavano
per la via […] Quale regina, quale donna potente non invidiava le mie
gioie e il mio letto? Avevi due cose in particolare che ti rendevano subito
caro: la grazia della tua poesia e il fascino delle tue canzoni, talenti
davvero rari per un filosofo quale tu eri […] Eri giovane, bello,
intelligente». All’ex amante che le chiede di pentirsi ella risponde: «È
facile accusare sé stessi confessando i peccati, o anche punire il corpo, in
una soddisfazione tutta esteriore. Ma è difficilissimo strappare dall’animo
il dolce desiderio del piacere (…) Quei piaceri ai quali entrambi ci
dedicammo totalmente quando eravamo amanti furono tanto dolci per me
che non posso dispiacermene, né essi possono svanire dalla mia memoria
nemmeno un poco». Se la passione di Abelardo era solo erotismo, per
Eloisa era amore pieno e dedizione assoluta: «Al mio signore, anzi padre,
al mio sposo anzi fratello, la sua serva o piuttosto figlia, la sua sposa o
meglio sorella… ti ho amato di un amore sconfinato… mi è sempre stato
più dolce il nome di amica e quello di amante o prostituta, il mio cuore
non era con me ma con te, Abelardo con te». E ancora: «Il piacere che ho
conosciuto è stato così forte che non posso odiarlo…Da qualsiasi parte mi
volga, quelle voluttà si mostrano sempre al mio sguardo, e anche al mio
desiderio. (…) Persino durante la solennità della messa, quando la
preghiera deve essere più pura, le immagini oscene di quelle voluttà si
impossessano della mia infelicissima anima a tal punto che penso più ai
piaceri sensuali che alla preghiera…».

Potrebbero piacerti anche