Sei sulla pagina 1di 4

Frequently Asked Questions - FAQ

Edizione 2016
1. Perché è stata valutata solo una parte dei pazienti e non tutta la mia casistica?
Per ognuno degli indicatori sono stati definiti dei criteri di inclusione ed esclusione dei
pazienti, indicati in maniera esplicita nei protocolli presenti nel sito. Per tale motivo, solo
una parte dei pazienti è considerata nel calcolo dell’indicatore.

2. Perché la mia struttura non è stata valutata e confrontata con la media nazionale?
Le strutture sono incluse nelle analisi in base al volume di casi selezionabili secondo i criteri
di inclusione previsti nel protocollo dell’indicatore. Per le strutture che non raggiungono
una soglia di volume minima per essere incluse nelle analisi si riportano esclusivamente il
numero di casi e il rischio grezzo.

3. Il mio ospedale tratta pazienti più gravi rispetto alla media nazionale. Questo pone dubbi
sulla validità dei risultati?
Il PNE utilizza un metodo di standardizzazione diretta per il controllo del confondimento
pertanto, i rischi aggiustati calcolati per ciascuna struttura o ASL di residenza possono
essere interpretati come se tutti gli ospedali e tutte le ASL presentassero la stessa
distribuzione dei fattori di rischio (età, sesso, gravità della patologia e comorbidità)
osservata a livello nazionale. Quindi, dopo l’aggiustamento, tutti gli ospedali e tutte le ASL
sono confrontabili sia tra di loro sia con la media nazionale. Nei protocolli di ciascun
indicatore sono indicati tutti i fattori utilizzati per l’aggiustamento.

4. Perché mi si attribuiscono eventi accaduti al di fuori della mia struttura?


La scelta dell’esito da misurare nel PNE tiene conto della sua stretta relazione con la qualità
del processo assistenziale che si intende valutare anche in funzione del tempo di follow-up,
inteso come la distanza tra l’erogazione della prestazione e l’esito misurato. Per esempio,
le mortalità a 30 giorni sono state scelte tenendo conto delle evidenze scientifiche che
indicano tale periodo di follow-up come ragionevolmente attribuibile alla struttura che ha
preso in carico il paziente.

5. Perché la mia struttura non è confrontata esclusivamente con strutture simili per
complessità?
Il PNE presenta i risultati di tutte le strutture sanitarie italiane operanti nel Sistema
Sanitario Nazionale. E’ comunque possibile confrontare direttamente due strutture a
scelta, selezionando il menù “ordina e filtra” e scegliendo come “gruppo di confronto”
l’opzione “confronto tra due strutture”.

6. Il mio ospedale ha ottenuto risultati inferiori alla media nazionale. Vuol dire che sono
peggiore degli ospedali sopra la media?
Il PNE non ha l’obiettivo di produrre una classifica oppure una graduatoria delle strutture
analizzate. I risultati devono essere utilizzati per supportare e orientare i programmi di
auditing clinico e organizzativo al fine di migliorare le proprie performance. Il confronto con
la media o con le strutture incluse nel benchmark, permette di definire degli obiettivi di
miglioramento nel breve e nel lungo termine.

7. Qual è il significato del P-value?


Il P-value ci aiuta a capire se il risultato di un ospedale, che può essere più o meno
favorevole rispetto alla media nazionale, è anche “statisticamente significativo”.
Tecnicamente, il P-value misura la probabilità di sbagliare, per effetto del caso,
concludendo che il risultato di un determinato ospedale è “veramente diverso” rispetto
alla media nazionale. In altre parole, il P-value consente di valutare se una determinata
differenza di risultato (tra un ospedale e la media nazionale oppure tra due ospedali
oppure tra un ospedale e il benchmark) possa essere interamente attribuita all’effetto del
caso o se questa rifletta una reale differenza nella qualità dell’assistenza ospedaliera.

8. Il P-value è un metodo affidabile di valutazione?


Il P-value è un indicatore affidabile e riconosciuto a livello internazionale. Il valore assunto
dal P-value dipende principalmente:
1) da quanto il rischio relativo si allontana dal valore “1.00”, quindi da quanto è grande la
differenza tra i gruppi posti a confronto (per esempio, tra l’ospedale di interesse e la media
nazionale);
2) dal numero di osservazioni analizzate. Infatti, per ciascuna struttura ospedaliera,
all’aumentare del numero dei ricoveri analizzati aumenta la probabilità che i suoi risultati
riflettano realmente la qualità dell’assistenza e siano poco influenzati dall’effetto erratico
del caso.

9. Perché alcuni ospedali che presentano rischi aggiustati molto simili tra di loro, se non
addirittura identici, possono avere p-value molto diversi? Infatti, quando confrontiamo
queste strutture con la media nazionale, un ospedale può risultare significativamente
diverso dalla media (p<0.05) mentre per l’altro la differenza può risultare statisticamente
non significativa (p-value>0.05). Come si spiega questo fenomeno?
Ciò si verifica perché, a parità di rischi aggiustati, gli ospedali “grandi” hanno una maggiore
probabilità di risultare diversi dalla media nazionale, rispetto ai “piccoli” ospedali. Infatti,
un numero troppo limitato di osservazioni non è sufficiente per escludere che la differenza
tra quell’ospedale e la media nazionale sia interamente attribuibile all’effetto del caso e
non dipenda da una reale differenza nella qualità delle cure.