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"Pregiudizi verso Berlusconi. Il giudice Esposito era ostile"
Stefano Zurlo - Mer, 08/07/2020 - 17:00
4-5 minuti

Le conclusioni del giurista britannico Starmer sulla condotta dell'ex giudice che
condannò il Cavaliere

Un pregiudizio, bias nell'originale inglese, nei confronti di Silvio Berlusconi.


Scrive proprio così Keir Starmer, oggi leader del partito laburista dopo la
disastrosa esperienza di Jeremy Corbyn, ma in passato avvocato di successo e per
cinque anni, dal 2008 al 2013, direttore del Crown Prosecution Service, in sostanza
superprocuratore generale del Regno Unito, anche se le equivalenze fra sistemi
giudiziari diversi sono molto difficili.

Dunque, un giurista di altissimo livello. Fra il 2013 e il 2014, Starmer entra


nella task force di esperti che preparano il ricorso alla Corte di Strasburgo
contro la condanna del Cavaliere per frode fiscale.

E il 25 settembre 2014, quasi sei anni fa, l'avvocato Starmer, che lavora nel
celeberrimo studio Doughty Street Chambers, lo stesso di Amal Clooney, firma una
memoria in cui denuncia il pregiudizio del giudice Antonio Esposito verso
Berlusconi. Il documento, di cui si è parlato lunedì sera a Quarta repubblica su
Rete 4, é un altro tassello del dossier raccolto a suo tempo dalla difesa del
Cavaliere contro il verdetto della sezione feriale della Cassazione guidata da
Esposito.

L'attuale numero uno della sinistra britannica ha letto le testimonianze date da


Domenico Morgera, Michele D'Ambrosio, Giovanni Fiorentino, i tre dipendenti di un
hotel di Ischia che avevano avuto a che fare con Esposito e avevano raccolto i suoi
giudizi affilatissimi contro il Cavaliere: estratti video dei loro interrogatori
sono stati mostrati da Nicola Porro per la prima volta lunedì sera. Starmer studia
dunque quelle deposizioni e altri documenti, poi arriva alle sue conclusioni: c'era
«una profonda ostilità e un pregiudizio del dottor Esposito nei confronti del
richiedente», Silvio Berlusconi, e le «prove» di questo pregiudizio sono proprio le
testimonianze delle persone che sono state messe a verbale e inviate alla Corte.

Insomma, ci sono gli elementi che potrebbero portare a una riapertura e rilettura
del caso.

A cominciare dall'audio del giudice Amedeo Franco, componente del collegio, che
qualche mese dopo il verdetto bussa alla porta del Cavaliere e gli esprime tutto il
proprio disagio per quella condanna che ha firmato ma in cui non si riconosce.

Purtroppo Franco è morto prima che Strasburgo scongelasse i faldoni, ma la


questione resta attuale. E la memoria del professionista fa capire l'ampiezza delle
indagini difensive condotte dai legali del Cavaliere nel tentativo di ribaltare
quel verdetto che ha segnato la vita politica di Berlusconi e ha determinato la sua
decadenza da senatore.

A quanto sembra, anche la procura di Napoli ha aperto un fascicolo per verificare i


racconti dello chef, del cameriere e del bagnino dell'hotel Villa Svizzera,
frequentato da Esposito fra il 2007 e il 2010. Tutti e tre ricordano che Il
giudice, magistrato dal linguaggio colorito, definì Berlusconi «una chiavica».

Non proprio un complimento, da accostare a tutte le altre tessere del puzzle. «Che
questa vicenda - afferma Gian Domenico Caiazza, presidente dell'unione delle camere
penali - sia stata seguita con un'attenzione inusitata, che qualunque altro
cittadino non avrebbe avuto una tempistica di questo genere, lo dobbiamo dire con
onestà, poi sarà la Corte a pronunciarsi». Esagerazioni? «La sentenza di primo
grado - insiste Caiazza - è del 26 ottobre 2012, poi l'8 marzo 2013 ecco la
sentenza d'appello e ad agosto la Cassazione. Non ho mai visto questa tempistica
per un reato tributario». Una corsa contro il tempo, sul filo della prescrizione,
fino alla condanna che ora viene messa in discussione e su cui, prima o poi,
Strasburgo si pronuncerà.

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