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“Escuchemos a Dios donde la vida clama”

P. Giovanni Peragine CCRRSS


Presidente UCESM

Carissime religiose e carissimi religiosi,

È un grande onore per me essere qui e partecipare alla vostra Assemblea Generale come
rappresentante delle Superiore e dei Superiori Maggiori dell’Europa. Vi ringrazio per l’invito a
prendere la parola in questa occasione così rappresentativa. Ci troviamo, infatti, a celebrare insieme
un altro importante appuntamento dell’anno della Vita Consacrata, manifestazione della grazia del
Signore in ogni angolo del mondo. Una Vita Consacrata che, qui come altrove, rispecchia la propria
storia e identità culturale e, pertanto, vive in questi luoghi una dimensione e una dinamica differente
rispetto a quella europea. Eppure, possiamo dire che due sono i grandi temi che ci accomunano e su
cui mi vorrei brevemente soffermare: l’identità e i valori dei cristiani in un mondo che cambia e la
missione affidata ai consacrati di mettersi in della voce di Dio nella vita dell’uomo d’oggi. Questi temi
non trovano confini spaziali o culturali. Anzi, in Europa come in America Latina ci confrontiamo con le
stesse problematiche.
In Europa, il tema della ricerca della propria identità e delle proprie radici culturali è da sempre
molto sentito, soprattutto di fronte ad un mondo in continuo mutamento, in cui spesso facciamo
fatica a riconoscerci. La necessità di ritornare alle nostre origini è stato ricordato anche dal Santo
Padre, in occasione della sua visita al Parlamento Europeo, il 25 novembre 2014, in cui ha sottolineato
che i padri fondatori del progetto politico europeo vi avevano posto al centro la fiducia verso “l’uomo”
«non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell’uomo in quanto persona
dotata di una dignità trascendente»1.
Ed è proprio su questo concetto che si snoda la sfida della società civile odierna: nella capacità di
riconoscere per ciascun individuo una “dignità” tale che sia davvero portatore di diritti e doveri, e di
una capacità di tendere all’Altro, ossia di ricercare liberamente la Verità. Ma questo processo di
riscoperta della profondità delle proprie radici è una dimensione che appartiene anche alla Vita
Consacrata. Pertanto, questo processo di “κρίσις” - cioè di scelta, di cambiamento - deve essere
assunta nella sua accezione positiva.
Qual è, dunque, il ruolo dei consacrati in questo momento storico? Quale quello della Chiesa oggi?
Nella recente Assemblea Generale europea è emerso che, nella ricerca della propria identità, gli ordini
religiosi possono e devono offrire un notevole contributo alla rinascita morale e spirituale della
società, riscoprendo così la loro vocazione iniziale, e superando la tentazione di rimanere attaccati alla
nostalgia del passato, aprendosi invece al nuovo facendo tesoro della propria storia.
Dunque, la risposta alla crisi della vita moderna, è proprio nella capacità di ascoltare chi ci è
accanto, a partire dal nostro confratello e dalla nostra consorella, e di riscoprire la bellezza del
servizio, uscendo dalle nostre strutture. Come ci insegna il vangelo e come ci hanno mostrato i
fondatori dei nostri Ordini, è necessario abbracciare con maggiore forza la “regola” dell’Amore.
L’invito di Papa Francesco a non lasciarci rubare la speranza, applicato alla Vita Consacrata, è
quindi un invito a far riscoprire proprio questa ricchezza. Fin dai tempi antichi, infatti, ci ricorda il Papa
emerito, Benedetto XVI, i cristiani hanno dimostrato con il loro esempio «quale altezza regala la fede

1
Discorso del santo Padre Francesco al parlamento europeo, Strasburgo, Francia, 25 novembre 2014.
1
in quel Dio che soffre con noi e ci porta sulla via della vera grandezza» 2, rifiutando invece uno stile di
vita sazio di piaceri vani e abituali. Ad un modello di vita stanco e annoiato, in cui si afferma la
secolarizzazione dei costumi e del credo, si contrappone uno stile fatto di dialogo, di apertura, di
prossimità, per offrire un modello di vita alternativo, in cui è possibile sperimentare il vincolo
dell’amore non come dipendenza e limitazione ma come apertura alla grandezza della vita 3.
Di conseguenza, di fronte ad un Europa in ricerca della sua identità, la Vita Consacrata deve far
emergere in maniera incisiva la sua dimensione spirituale per dare delle risposte certe alle crescenti
richieste di spiritualità dell’uomo moderno. È necessario proporre un modello di vita cristiano
coerente e fedele agli insegnamenti ricevuti (cfr 4), un modello che va all’essenzialità e che permette di
far dialogare la fede e la ragione attraverso la riscoperta della storia dell’umanità secondo il progetto
di Dio. Un esempio: da alcuni sondaggi di qualche anno fa in Francia, è emerso che le personalità più
ammirate dai francesi erano Suor Emmanuelle e l’Abbé Pierre. Il dato è paradossale se si considera
che si tratta di un Paese che non perde occasione per affermare la sua vocazione laica e che, tradotto
in numeri, dal 1967 è passato da 114.000 religiose a meno di 38.000 nel 2003, comprendendo le
monache con un’età media di 80 anni. Mentre i religiosi da 13.300 sono passati a poco più di 8.000,
con un’età media di 70 anni.
Inoltre, in una Europa che da una parte cerca di realizzare un progetto comune dove molti paesi
aspirano a farne parte pagando anche un caro prezzo, e dall’altra assiste a nuove ondate di
nazionalismi etnici che ostacolano la creazione di una comunità dei popoli, la Vita Consacrata -
esperta di comunione e sempre capace di parlare e accogliere tutti - ha il dovere di uscire da se stessa
per incontrare ogni persona. Ascoltare Dio dove la vita chiama vuol dire per la Vita Consacrata
riscoprire la propria vocazione a farsi prossimo alle ferite dell’umanità. In una Chiesa definita
“ospedale da campo” vedo tanti religiosi impegnati nelle zone di frontiera; negli avamposti
dell’esistenza umana, costoro affrontano numerose sfide saldi nella consapevolezza che l’esistenza
autentica passa per la testimonianza della fede. Esistono frontiere, soprattutto nelle periferie, in cui
solo le comunità religiose sono disposte ad andare. Ieri, come oggi lì saremo presenti: ultimi tra gli
ultimi.
Infine, condivido brevemente con voi alcune delle sfide che la ita religiosa in Europa si trova ad
affrontare.

L’eterogeneità e la composizione religiosa


Attualmente l’UCESM è rappresentata da 27 paesi ed è composta da 38 Conferenze, presentando
così un quadro molto complesso della vita religiosa in Europa. Per orientarsi un po’ nella variegata
composizione dell’UCESM, basti pensare che solo l’Italia e la Spagna rappresentano quasi i 2/5 dei
religiosi e delle religiose. A questo bisogna aggiungere che, soprattutto nella realtà italiana femminile,
molte religiose provengono da contesti extra-europei. Molte delle congregazioni presenti anche qui in
America Latina sono sorte in Europa e lo scambio continuo di religiosi e religiose rende sempre più
variegata le comunità in Europa. In alcune zone dell’Europa del nord la vita consacrata è quasi
inesistente mentre in quelle dell’est si assiste ad una sua leggera crescita.
Il fenomeno dell’invecchiamento

2
M. Pera, J. Ratzinger, Senza Radici. Europa, Relativismo, Cristianesimo, Islam, Edizioni Mondadori, Milano, 2005.
3
Cfr. Ibidem, pag. 114.
4
http://www.aleteia.org/it/religione/articolo/america-latina-molti-abbandonano-la-chiesa-perche-i-cattolici-sono-poco-
coerenti-5844057335005184
2
Il fenomeno dell’invecchiamento della presenza religiosa riguarda soprattutto i paesi che furono
fonte di presenza missionaria. Ciò si riscontra in modo particolare nel nord Europa, in cui si registra
una vita religiosa molto limitata non solo a causa dell’innalzamento dell’età media, ma anche della
presenza numericamente poco significativa dei cattolici. Queste informazioni impongono una più
attenta riflessione sull’azione pastorale e sulla necessità di una nuova strategia missionaria.
Il mutamento della presenza religiosa in alcuni contesti
L’osservazione di tale fenomeno rappresenta un altro aspetto non trascurabile della vita religiosa in
Europa che possiamo esemplificare in due dati significativi. Il primo riguarda la presenza di pochi
religiosi e religiose in determinati contesti interconfessionali e interreligiosi. Questo fenomeno non
implica solo una riflessione in termini numerici, ma anche di reale capacità di creare rapporti di
comunione con i relativi contesti laddove scarseggiano le forze. Il secondo dato, invece, fa riferimento
alla crescente presenza di vita religiosa nei paesi appartenenti all’ex blocco comunista. In quest’ultimo
caso assistiamo allo sviluppo di una realtà religiosa giovane e vivace, ma che necessita di un percorso
di formazione più attenta e inculturata e di liberazione da certi tratti culturali che, per tanti anni e in
modi differenti, l’ha permeata attraverso forme diverse di oppressione.
Quanto appena detto sono solo alcuni dei fenomeni che leggiamo nella vita religiosa in Europa che,
però, non possono lasciarci indifferenti. Allo stesso tempo sappiamo che le sfide che siamo chiamati
ad affrontare, sebbene in modo diverso e in base alla propria storia e cultura, non possono lasciarci
indifferenti gli uni verso gli altri. Così dicendo, il mio auspicio - e la mia presenza in questa lieta
occasione vuole darne testimonianza –è di poter intrecciare le nostre esperienze attraverso forme di
collaborazioni concrete e maggiori scambi di riflessioni, per un arricchimento della vita religiosa
europea e latino americana per il bene dell’intera Chiesa di Cristo.

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