Sei sulla pagina 1di 3

«Immagina che una persona sia seduta nel luogo

ove viene esposta la Legge e, quando appare


un'altra persona, la inviti a sedere e ad ascoltare, le

offra di dividere il suo seggio e la persuada a


sedersi» (SDL, 326).

L'occasione di studiare la direzione che Sensei


vuole imprimere a questo storico 2010, che ho

colto nel corso dell'ultimo incontro tra i responsabili


della Soka Gakkai dei paesi europei tenutosi a
Trets lo scorso gennaio, ha risvegliato in me
maggiore attenzione e consapevolezza riguardo

all'attività principale da sempre svolta dal nostro

movimento: lo zadankai. La riunione di

discussione costituita da poche persone, dedicata

all'approfondimento del Buddismo nella sua


accezione più pratica, attraverso la vita dei singoli

individui che ne prendono parte. Un incontro


informale rivolto alla propagazione, alle persone
che si avvicinano alla pratica del Sutra del Loto per
i motivi più disparati. Spesso per semplice

curiosità, quasi sempre per un generoso atto di

fiducia nei confronti di qualcuno che a quella


riunione, nel tempo, ha imparato a partecipare con
la felice abitudine di un appuntamento
immancabile. Ma questo impegno quotidiano ci fa
a volte sottovalutare, un po' dimenticare, quanto di
rivoluzionario ci sia in questo esperimento.
L'accento che sta mettendo il mio maestro sulla

centralità di tali incontri mi ha permesso di

riscoprire il reale valore della riunione di

discussione nella mia vita di tutti i giorni, grazie a


quei tanti "vicini di casa" che altrimenti non avrei
mai ascoltato e conosciuto.

Lo zadankai è un laboratorio che non riguarda


solamente i membri della Soka Gakkai. Èuna

prova generale di kosen-rufu che cambia le vite dei

nostri quartieri e delle nostre città.


Un momento che tanto caratterizza le attività di chi

già ha abbracciato il Buddismo di Nichiren

Daishonin,e capace comunque di risvegliare nelle


persone nuove qualcosa di innato, spontaneo,
immediato. Qualcosa di "disarmato".

Lo zadankai non si insegna, si trasmette tra


individui, che in quanto esseri umani sono capaci
di ascoltare, condividere e sostenere il
cambiamento. E così, ogni volta che preoccupato
osservo qualcuno pregare e sedersi in cerchio per
la prima volta, mi accorgo che la compassione è
già lì nel cuore, pronta a essere protetta e

incoraggiata da qualcun altro che se ne sia preso

la piena responsabilità. Qualcosa di così semplice,

così naturale, eppure nessuno ci aveva mai


pensato.