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Riassunto Per l'educazione al patrimonio culturale: 22 tesi

36-46 minuti

PARTE PRIMA I PRINCIPI

TESI 1. IL CONCETTO DI PATRIMONIO. L’odierno concetto di patrimonio culturale è l’esito di una secolare
evoluzione, iniziata con l’idea di una lista di beni materiali, considerati di valore eccezionale e giunta a
quella di un insieme significativo di testimonianze materiali e immateriali, espressione di una cultura nelle
sue diverse manifestazioni. Questa evoluzione evidenzia il carattere dinamico del patrimonio,
continuamente ricostruito e riconcettualizzato e reinterpretato dalle comunità che lo vivono. Se si tiene
conto sia del senso che dell’etimologia del termine (dal latino patris-munus), sono intuitivi i riferimenti al
“valore” e al “possesso”, oltre che l’accento sulla valenza di “eredità” in senso materiale e figurato. Oggi il
concetto di patrimonio si riferisce a un insieme significativo di tracce materiali e immateriali che divengono
testimonianze culturali di una collettività in un momento determinato. Il patrimonio è costituito da beni
materiali, luoghi, ambienti ed elementi immateriali (linguaggi, musiche, religiosità, folclore) nonché dalla
loro concettualizzazione e interpretazione come singoli bene o come insieme. Il patrimonio culturale è
quindi un insieme: -diffuso, perché i suoi componenti sono parti integranti degli spazi esistenziali -in
divenire e relativo, perché continuamente ricomposto e ripensato -polivalente, perché i suoi componenti
sono portatori di significati e valori plurimi -interdisciplinare e complesso, perché oggetto di studio e risorsa
formativa per molteplici discipline -identitario e storico in prospettiva diacronica, perché connesso alla
percezione di sé che hanno le collettività umane. Si può considerare il patrimonio “ insieme di insiemi” di
beni culturali e paesaggistici e il territorio, in senso metaforico, il telaio sul quale si intersecano i vari insiemi
di beni. Sono correlati all’insieme del patrimonio: -le istituzioni culturali pubbliche e private depositarie di
elementi del patrimonio e deputate alla loro tutela e valorizzazione (archivi, musei, biblioteche, fototeche..)
-organizzazioni e istituzioni che operano nell’ambito della cultura e dell’educazione -istituzioni politico-
amministrative a livello locale, nazionale e sovranazionale (governi, enti religiosi, unione europea..) nonché
i loro organi periferici che si occupano di cultura e formazione (unesco, icom) impegnate nei medesimi
settori.

TESI 2. L’EDUCAZIONE AL PATRIMONIO E I SUOI DESTINATARI. Il patrimonio è un elemento costitutivo


dell0ambiente nel quale viviamo. Esso si offre a tutti come risorsa, oggetto di studio, punto di riferimento.
Per educare al patrimonio è indispensabile elaborare e svolgere un’azione dedicata, con adeguate finalità e
strategie, che si rivolga non solo al pubblico scolastico e che sia: -mirata al patrimonio, poiché deve far
acquisire capacità di dar senso e valore nei confronti delle testimonianze e dei principi costitutivi di ogni
cultura presente e passata. -svolta con il patrimonio -impostata per il patrimonio, al fine di promuovere la
conoscenza, tutela e valorizzazione. Poiché il rapporto tra individui e patrimonio è continuo nella realtà
quotidiana, anche se spesso inconsapevole, l’educazione che lo rgiuarda si svolge in una pluralità di
ambienti. Attraverso l’educazione al patrimonio è possibile contrastare e ridurre l’esclusione sociale, riferita
non solo all’ambito culturale, ma più in generale all’intero sistema politico, economico e sociale. L’azione
educativa al patrimonio deve infatti essere sempre elaborata e svolta in moda da sollecitare pari e ampie
opportunità di accesso, partecipazione e rappresentazione e senza creare confini; apre il dialogo ad altre
culture.
TESI 3. LE FINALITA’ DELL’EDUCAZIONE AL PATRIMONIO. Le finalità dell’educazione al patrimonio devono
essere individuate nell’ottica della relazione del soggetto con i beni culturali e paesaggistici, in riferimento
al contesto di vita e a quelli della comunità di appartenenza e delle altre collettività del mondo. È
insufficiente infatti far coincidere solo con le tradizionali categorie della conoscenza, tutela e valorizzazione,
percepite prevalentemente come azioni esterne da effettuare sul patrimonio piuttosto che elementi
costitutivi di uno sviluppo personale e sociale che il patrimonio deve favorire. Le finalità derivano
direttamente dall’idea di patrimonio e da quella dell’educazione a esso inerente, intesa come: -un
educazione che comprendo il patrimonio quale strumento e obiettivo formativo riconosciuto - l’azione
concreta che i mediatori delle agenzie formative e delle istituzioni culturali mettono in atto, in coerenza con
appropriate concettualizzazioni del patrimonio e con gli obiettivi che ne derivano. Le finalità
dell’educazione al patrimonio: -promuovere abilità a osservare, a produrre informazioni, a interpretare
anche creativamente il patrimonio. -provocare curiosità e desiderio di conoscenza e capacità progettuali in
rapporto con i beni del patrimonio -promuovere l’educazione del gusto estetico -formare conoscenze e
abilità disciplinari e interdisciplinari, secondo una prospettiva interculturale

-favorire lo sviluppo delle competenze professionali legate al patrimonio -insegnare e dar senso e valore
conoscitivo a ogni elemento del patrimonio -far acquisire conoscenza storica e consapevolezza della propria
identità culturale, con una forte rivalutazione della memoria e generando il senso di appartenenza a una o
più culture -introdurre i giovani alla cittadinanza attiva e democratica: la prima intesa come azione di tutela
e valorizzazione del patrimonio partecipata; la seconda fondata sull’assunzione di responsabilità rispetto al
dialogo aperto e costruttivo all’interno della propria comunità e con altre collettività. -fondare le capacità
critiche per comprendere il proprio mondo e l’altrui, promuovere il dialogo interculturale.

TEDI 4 IL VALORE METODOLOGICO DEL PATRIMONIO I beni ch costituiscono il patrimonio sono stati
prodotti da fenomeni naturali e da persone e società umane all’interno di contesti culturali; sono segni del
tempo e testimonianze della storia della terra e/o dell’uomo. Nel campo della ricerca sono le tracce che gli
studiosi trasformano in strumenti per produrre informazioni in riferimento al presente e al passato.
Nell’ambito dell’istruzione formale, invece, si dà prevalenza al sapere libresco dei manuali, occultando il
rapporto tra saperi, metodologie e beni culturali e paesaggistici. Perciò l’inclusione organica di tali beni nei
processi di insegnamento e apprendimento nella prospettiva dell’educazione al patrimonio assume un
valore di forte innovazione pedagogica e didattica: -stimola e sostiene la comprensione delle metodologie
che fondano la costruzione di conoscenze e che sono celate dal sapere manualistico. -promuove abilità che
non sono contemplabili nell’uso dei manuali: di osservazione, analisi, produzione delle info, delle inferenze
e delle conoscenze, di critica, comunicazione e di apprezzamento estetico. L’uso didattico di beni culturali
implica l’esercizio di procedure che possono rendere comprensibili i metodi di costruzione delle conoscenze
di ogni disciplina. I destinatari dell’azione educativa possono, perciò, comprendere le ragioni della vigilanza
metodologica e delle controversie interpretative e diventare abili nell0applicare le procedure apprese,
anche al di fuori dei contesti di apprendimento. Uscendo dalla logica dei beni patrimoniali in funzione dei
soli apprendimenti disciplinari e assumendo la prospettiva dell’educazione al patrimonio, in cui essi
diventano strumenti, oggetti e doni dell’azione educativa, viene potenziato il loro valore metodologico. Nei
processi di insegnamento e apprendimento i beni patrimoniali rivelano allora nessi molteplici tra di loro e
inducono attività inferenziali, rilevanti per: -conoscere il territorio attuale, un mondo di tracce
potenzialmente ricche di valori conoscitivi ed estetici. -comporre la storia a scala sociale -assumere quale
responsabilità individuale e condivisa i problemi di tutela e valorizzazione del patrimonio che devono
affrontare amministrazioni e istituzioni. -considerare le collettività e le culture secondo un’ottica dinamica
di interazione. L’uso formativo dei beni culturali richiede la promozione di esercizi di osservazione,
produzione e organizzazione di informazioni, di attribuzione di significati alle informazioni stesse, di
collegamenti con i contesti o con altri beni, di valutazione estetica.

TESI 5 L’ACCESSIBILITA’ AL PATRIMONIO Accedere al patrimonio culturale è un diritto, essenziale per lo


sviluppo della persona e della collettività e per l’esistenza stessa del patrimonio. L’accessibilità al
patrimonio deve essere resa possibile e sostenuta dalle istituzioni che lo custodiscono, dagli studiosi e dai
mediatori, con l ‘unico vincolo rappresentato dalle necessità di tutela. L’accesso dei beni culturali e
paesaggistici è essenziale per la loro esistenza: infatti l’insieme del patrimonio si definisce, si conserva, si
trasforma solo se viene fruito, compreso e riconosciuto. L’accesso agli elementi del patrimonio è
ugualmente essenziale per gli individui e le società: la possibilità di costruire nel tempo un rapporto
consapevole con i beni culturali risulta decisiva affinché essi contribuiscano allo sviluppo delle singole e
delle collettività. Ogni individuo deve essere sollecitato ed educato a rapportarsi col patrimonio e deve
avere la possibilità di accedere ai beni. Il diritto di accedere al patrimonio comporta per tutti i cittadini
l’obbligo morale e la responsabilità di rapportarsi con rispetto e interesse. Il fattore economico può
costituire una discriminante di notevole entità per l’accessibilità al patrimonio. Negli ambienti e nei luoghi
dove il patrimonio è elemento caratterizzante diverse sono le azioni che possono essere avviate per
rendere possibile e sostenere l’accesso: -eliminare le barriere architettoniche o predisporre soluzioni
alternative di fruizione -fornire negli spazi di ingresso chiare indicazioni sugli orari di apertura e sui costi.
-pubblicizzare all’esterno le informazioni per accedere alla sede e alle collezioni, la descrizione dei beni, le
iniziative adottate -indagare le esigenze di fruizione e conoscenza degli utenti -svolgere attività di ricerca
finalizzate a far conoscere anche con la partecipazione del pubblico

-rendere disponibili le testimonianze non esposte -ricorrere alla comunicazione tradizionale e alle nuove
tecnologie -aggiornare costantemente attività, strumenti e servizi -formare il personale -attivare servizi
educativi con personale specializzato.

TESI 6, PATRIMONIO E IDENTITA’ Mediante la corretta fruizione conoscitiva dei beni patrimoniali e grazie a
molteplici esperienze lungo tutto l’arco della vita, gli individui possono sviluppare il senso di appartenenza a
una o più culture, acquisendo coscienza di un’identità culturale nonché , parallelamente, il senso di
appartenenza dei beni alla comunità, con la consapevolezza dei diritti e dei doveri. Il patrimonio assume
valenze anche nell’educazione alla cittadinanza democratica, intesa come dialogo attivo e costruttivo con
l’altro. Occorre pretendere che l’uso consapevole del patrimonio generi la capacità di dare senso ai beni
che rivelano diversità, e conseguentemente promuova il riconoscimento e il rispetto delle istanze
ideologiche, culturali e sociali che mediante quei beni si esprimono. Il patrimonio deve essere incluso nei
processi di insegnamento e apprendimento. Può essere un potente sostegno all’arricchimento dell’identità
dei cittadini di altre culture presenti all’interno di una collettività. Per mezzo della didattica è più facile
comprendere la storia dei territori e delle società presso i quali si è accolti; è più agevole familiarizzare con
luoghi e spazi. Profeti di educazione rivolti al patrimonio della comunità di appartenenza aiutano i migranti
a conoscere, condividere , valorizzare le radici culturali individuali e di gruppo. -i migranti evitano il disagio
derivante da un senso di estraneità -acquisiscono una consapevolezza esente da ostilità tra la cultura di
origine e quella che li ha accolti.
TESI 7 PATRIMONIO E INTERCULTURALITA’. Il patrimonio culturale, caratterizzato da processi di
contaminazione e integrazione è eccellente strumento per riconoscere e comprendere l’identità come la
diversità culturale, il mondo proprio e altrui. In rapporto ad altri paesi europei l’Italia non ha promosso
politiche coerenti e sistematiche riguardo alle problematiche dell0interazione culturale. Scuola:
acquisizione a livello direzionale di una nuova prospettiva mentale e operativa formazione del personale,
che in riferimento all’interculturalità deve: conoscere teorie, linguaggi, esigenze ed esperienze; apprendere
e dialogare in prima persona. Musei: rilettura delle collezioni e delle vicende storiche secondo il punto di
vista di altre culture ricostruzione dei processi di osmosi e conflitto culturale riguardanti il territorio
rilevazione delle esigenze preparazione di strumenti di facilitazione linguistica e cognitiva.

TESI 8. IL TERRIOTIRO E IL PAESAGGIO NELL’EDUCAZIONE AL PATRIMONIO. Intendiamo il territorio come il


tessuto connettivo nel quale si radica e si distribuisce il patrimonio culturale di una comunità, sistema
complesso di segni e patrimonio esse stesso, luogo di costruzione e riconoscimento delle identità individuali
e collettive, continuum spaziale e temporale. Il paesaggio si definisce come percezione del territorio e come
volto visibile della sua organizzazione ed esprime le dinamiche interne, le relazioni con l’ambiente naturale,
i momenti ludici, il gusto estetico, i modi di produzione e utilizzo delle risorse. Il patrimonio culturale
territoriale e paesaggistico è dunque un sistema in cui si intersecano l’ambiente naturale e quello antropico
e le forme di gestione del territorio stesso. Tracce e testimonianze risultano indicatori della funzione e della
tipologia originaria di un area, dei mutamenti avvenuti nel corso del tempo. La conoscenza di un territorio
sottintende che si sappia dare un significato agli elementi che insistono o rinviano a quell’area,
riconoscendone le valenze fisiche e ambientali, storiche, culturali, funzionali, ma anche memoriali,
ritualistiche, sentimentali, indagando sulla continuità o meno selle sue strutture, alternando decostruzione
e ricostruzione. L’interpretazione dei caratteri distintivi di un territorio allora, condotta con l’ausilio delle
istituzioni culturali e formative del patrimonio, chiamata a testimoniare il loro carattere di luoghi aperti alla
partecipazione della comunità, se diretta a tutelare e valorizzare i segni attraverso cui ogni cittadino
riscopre e ridefinisce continuamente la propria identità culturale, assuma anche una insostituibile funzione
educativa e civica. Il territorio come ambiente polivalenti di apprendimento è anche risorsa per il
rinnovamento degli insegnamenti disciplinari e scolastici, che investe contenuti, metodi di ricerca e
competenze operative.

Secondo l’approccio socio-antropologico, nell’essere percepiti in relazione tra loro e nel formare un sistema
interconnesso, i cari elementi che costituiscono un territorio acquistano una carica semiotica ulteriore e
diventano dei significanti all’interno dello spazio organizzato in cui vive e opera un gruppo, delineando il
paesaggio. Letto come sistema di segni, in rapporto alla società che lo produce, ai suoi interni metabolismi,
al dialogo o ai conflitti che si manifestano nelle diverse culture e che ne hanno disegnato le specifiche
curvature, il paesaggio richiede per essere conosciuto competenze aggiuntive in grado di riconoscere e
restituire le dinamiche, conflittuali o di continuità, che ne hanno modulato le trasformazioni. Considerato “
opera congiunta dell’uomo e della natura” dalle molteplici implicazioni materiali e immateriali, il paesaggio
assume la qualificazione di culturale. Una dinamica tipologica è rappresentata dai percorsi culturali, itinerari
“ estesi,duraturi e variegati! Che, nel loro sviluppo temporale e spaziale, implicano continuativi incontri,
spostamenti dialoghi e scambi tra collettività umane: la via della seta, le vie del pellegrinaggio.. come altri
esempi di paesaggio culturale, essi: sono elementi compositi del patrimonio, che uniscono aspetti materiali
e immateriali -risultano caratterizzati da molteplici dimensioni -esprimono l’interazione tra uomo e
ambiente naturale, tradotta in concrete evidenze materiali e nell’elaborazione di concettualizzazione e
pratiche, nonché di espressioni culturali. Principalmente gli ecomusei tra le istituzioni culturali del
patrimonio hanno assunto quale compito la conoscenza, tutela e valorizzazione del territorio in chiave
locale. Sollecitano il coinvolgimento delle collettività nella gestione e interpretazione del patrimonio.
TESI 9. IL PATRIMONIO PER L’EDUCAZIONE RICORRENTE E PERMANENTE. L’apprendimento ricorrente e
permanente (lifelong learnning) si può definire come tutte le attività di apprendimento intraprese nell’arco
della vita con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, le abilità e le competenze in una prospettiva
personale, civica, sociale o lavorativa. Al museo, in quanto istituzione al servizio della società e del suo
sviluppo, e alle altre istituzioni culturali è richiesto l’impegno di promuovere e strutturare iniziative rivolte a
coloro che hanno interrotto il percorso formativo o che desiderano vivere nuove esperienze, al fine di
ampliare e accrescere le proprie conoscenze a abilità ad esercitare il diritto alla formazione e
all’apprendimento. Il contributo dell’adulto , testimone di saperi e esperienze, è vitale nella relazione con
patrimonio , pertanto i servizi educativi dei musei e delle istituzioni devono strutturare un repertorio
organico di proposte. Per svolgere un ruolo attivo nel processo di educazione ricorrente e permanente è
necessario metter in relazione le testimonianze del patrimonio con le esperienze di vita dei destinatari.
Nella società della conoscenza i bisogni formativi degli individui sono in continua trasformazione. Gli
indicatori emersi dalle buone pratiche, che costituiscono un repertorio di attenzioni operative nell’ambito
dell’educazione permanente e ricorrente, sono i seguenti:

• individuare con precisione i destinatari del progetto/esperienza • -condurre ricerche e acquisire elementi
informativi relativi alle diverse motivazione e agli stili di apprendimento dei

pubblici • Essere consapevoli che i visitatori adulti dispongo di modalità di apprendimento strutturate e
sperimentate • Coinvolgere fin dalla prima fase di ideazione e progettazione i soggetti interpreti dei bisogni
e delle aspettative dei

destinatari • Potenziare gli aspetti comunicativi e di coinvolgimento • Predisporre un mediatore esperto,


modalità e strumenti per il monitoraggio e l’azione valutativa.

PARTE SECONDA I SOGGETTI E LE RESPONSABILITA’ ISTITUZIONALI

TESI 10.I MEDIATORI Per mediatori dell’educazione al patrimonio intendiamo i responsabili dei servizi e gli
educatori nelle istituzioni culturali da un lato, i docenti di scuola e delle agenzie formative dall’altro.
Essendo i musei e le scuole le realtà in cui più comunemente si elaborano e attuano iniziative di formazione
inerenti i beni culturali e paesaggistici, gli educatori museali e gli insegnanti risultano essere i principali
attori. Questi professionisti svolgono una funzione di mediazione dei saperi. I criteri operativi derivano dalle
conoscenze specialistiche connesse ai ruoli istituzionali e professionali. Nessun mediatore dovrebbe
operare isolatamente nell’ambito dell’educazione al patrimonio, ma attivano un sistema formativo
multipolare intergrato. La complessità del patrimonio richiede infatti la partecipazione e la collaborazione di
più soggetti. Le necessità sono: costruire un linguaggio comune

imparare a integrare in un sistema coerente i bacini di competenza, uscendo dal proprio territorio, pur
mantenendo la propria identità. Riconoscere e salvaguardare la cultura, la professionalità e i bisogni
rimanendo disponibili all’apertura e all’ascolto.
TESI 11. LA SCUOLA Il patrimonio entra a scuola con autorevolezza poiché a esso si riconoscono: valore
conoscitivo per la cultura di appartenenza degli studenti e le diverse culture valore formativo che si
persegue nell’ambito della tutela e della valorizzazione espresse da una cittadinanza attiva. In un certo
senso la conoscenza del patrimonio è sempre stata una delle finalità della scuola italiana, se non altro come
cultura tramandata nei suoi valori classico- umanistico. Attualmente l’autonomia scolastica permette di
considerare il patrimonio tra i contenuti e le risorse da privilegiare nella relazione dinamica tra curricolo
locale e le indicazioni e i programmi nazionali nei diversi ordini e gradi scolastici. Rispetto a una concezione
di patrimonio prevalentemente letteraria e artistica le principali antinomie che guidano il cambiamento
sono: -conoscenza scolastica vs conoscenza partecipe con le istituzioni del territorio Il cambiamento
innovativo dell’idea di patrimonio a scuola comporta il passaggio dalla logica dello studio di singoli beni
come proposta di un programma nazionale, alla logica della loro messa in relazione con il territorio e le sue
componenti. -edutainement vs learning o apprendimento tramite il patrimonio Dalla conoscenza del
patrimonio relegata ai soli momenti extrascolastici e ludico-turistici, alla conoscenza del patrimonio come
oggetto di senso e riflessione culturale. -specializzazione vs cultura generale attenta al patrimonio Dallo
studio specialistico disciplinare del patrimonio secondo tappe ordinate per età e tipo di scuola, alla
considerazione del patrimonio come elemento forte di cultura generale scolastica attuata sin dai primi anni
del percorso di istruzione. -curriculo insieme di discipline vs curriculo centrato sulle competenze chiave Sul
sapere come insieme di conoscenze disciplinari irrinunciabili sul patrimonio, al sapere fare e saper essere
grazie alle conoscenze esperte relative al patrimonio. -discipline vs pluridisciplinarità e progettualità Dal
patrimonio come dominio di specifiche discipline, allo studio pluridisciplinare degli elementi del patrimonio
con progetti mirati. -occasionalità e frammentarietà vs organicità e coerenza curricolare -apprendimento
libresco vs apprendimento con gli oggetti e in situazione -apprendimento meccanico vs apprendimento
significativo e costruttivo L’efficacia formativa del patrimonio culturale a scuola si attua anzitutto se i suoi
elementi sono parte del curricolo.

TESI 12. LA FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI. La formazione degli insegnanti per il riconoscimento sul piano
pedagogico e culturale delle valenze educative del patrimonio a scuola è essenziale, in quando solo
attraverso di essa questo valore aggiunto diventa patrimoni comune dell’ethos professionale a qualsiasi
livello scolastico. Nella formazione iniziale. La formazione iniziale dei docenti si caratterizza come
formazione culturale specifica e conoscenza pratica dell’insegnamento. Il curriculum degli studi e delle
esperienze deve entrare in contatto con i saperi interenti il patrimonio a diversi livelli di specializzazione e a
partire dallo specifico disciplinare proprio; non può inoltre esimersi dal prevedere attività di laboratorio e
tirocinio al fine di acquisire competenze per l’educazione al patrimonio. La formazione iniziale deve
assumere un triplice obiettivo: -scoprire le valenze formative ed educative del patrimonio (area pedagogica)
-acquisire strumenti culturali e professionali per la sua mediazione didattica (area professionale)
-sperimentare la funzione cross-curricolare del patrimonio (area progettuale) Nella formazione in servizio la
formazione in servizio è ormai uscita dalla riqualificazione come adeguamento della preparazione dei
docenti a nuovi bisogni, per rivolgersi alla dimensione della conoscenza e della riflessione sull’azione
didattica, ricerca-azione finalizzata al miglioramento. Anche tale momento deve essere occasione per
approfondire conoscenze ed esperienze inerenti il patrimonio e i suoi saperi. L’educazione al patrimonio
reclama iniziative partecipate per almeno due ragioni: -la costruzione del curricolo locale in quanto risposta
alla domanda formativa del territorio in cui il patrimonio è presenza significativa -il rapporto con le
istituzioni culturali, i centri di documentazione..elemento cardine dell’esercizio dell’autonomia progettuale
di cui i docenti sono protagonisti. Nella costruzione del patto educativo territoriale L’autonomia, di cui ogni
scuola è titolare, sta profondamente mutando il campo dell’azione scolastica: si amplia considerevolmente
il sistema delle relazioni con altri soggetti, soprattutto del territorio di riferimento.
L’insegnante deve essere formato alla dimensione di interazione tra saperi diversi; l’ambito del patrimonio,
delle pratiche educative e delle sue didattiche è un terreno da esplorare in funzione di questo obiettivo.

TESI 13. LE ISTITUZIONI CULTURALI. Le istituzioni culturali offrono al patrimonio un contributo


imprescindibile e articolato, in base al quale essi si qualificano attori formativi e si aprono alla
collaborazione con altri operatori della cultura e dell’istruzione. Le istituzioni culturali sono chiamate a
contribuire alla progettazione e attuazione di percorsi educativi con conoscenze a abilità specifiche inerenti
i componenti del patrimonio: devono connotarsi sempre più come luoghi di ricerca e di educazione, che
elaborano contenuti e strategie per la conoscenza e l’uso consapevole dei beni. Essi infatti possono metterli
a disposizione: -in condizioni di conservazione adeguare a mantenerne l’integrità e a ottimizzare la fruizione
-raccolti e ordinati secondo criteri tematici, cronologici, di provenienze.. -corredati da sussidi che hanno
contenuto disciplinare e metodologico, esito di attività di ricerca -inseriti in percorsi di fruizione che
traspongano saperi esperti disciplinari e metodologici. -mediati, con l’obiettivo di mettere i diversi pubblici
in un rapporto attivo di fruizione ragionata. Impegnandosi a educare al patrimonio le istituzioni culturali
devono continuare a maturare i propri saperi esperti per farli confluire nella progettazione in sistema
formativo integrato e , allo stesso tempo, devono: -rispondere positivamente alle richieste di
collaborazione provenienti da altri mediatori, mettendo a disposizione le proprie competenze e gli elementi
del patrimonio -considerare componenti del patrimonio, e quindi elementi da utilizzare nell’ azione
didattica, ogni traccia materiale e immateriale divenuta testimonianza culturale -impostare le attività
istituzionali, in particolare la mediazione, nella prospettiva del patrimonio, secondo criteri di
interdisciplinarità, interculturalità.. -proporre il partenariato -supportare, documentare, studiare la
costante ricomposizione e ripensamento del patrimonio nel tempo -mantenere rapporti costanti e
collaborativi con i cittadini possessori di beni culturali e paesaggistici.

TESI 14. LA FORMAZIONE DEGLI EDUCATORI DELLE ISTITUZIONI CULTURALI. La formazione dei mediatori del
patrimonio deve essere riconosciuta dalle istituzioni culturali quale momento cruciale. Esse non solo sono
chiamate dalla loro missione istituzionale ad attivare un servizio educativo affidato a figura professionale
adeguatamente preparate e aggiornate costantemente, ma devono orientare la formazione e l’attività di
tali figure specificamente all’educazione al patrimonio. A tal fine: -l’identificazione dei profili professionali
necessari deve avvenire sulla base di criteri fondati anche su studi specialistici inerenti alla pedagogia del
patrimonio. -la scelta dei singoli mediatori non può prescindere dalla loro alta formazione specifica
all’educazione al patrimonio. -la crescita e lo sviluppo professionale devono essere garantiti con occasioni
progettate e continuative nel tempo. La formazione deve prevedere inoltre momenti di tangenza tra i
mediatori delle diverse istituzioni culturali. I musei sono le istituzioni culturali che con maggiore frequenza
elaborano e attuano iniziative educative ed è pertanto prioritariamente al loro interno che deve essere
curata la preparazione di figure impegnate nell’educazione al patrimonio. In Italia è stato avviato un
processo di regolamentazione delle professioni museali, che ha riconosciuto la missione educativa tra i
compiti istituzionali, con pari dignità rispetto alla conservazione, alla ricerca ed esposizione, e ha dichiarato
indispensabile un servizio educativo. In un organigramma ideale sono da prevedere, e quindi da formare,
diverse tipologie di mediatori, operanti in un settore specialistico che non va confuso agli altri ambiti; 2
sono le figure portanti, il responsabile dei servizi e l’educatore museale, alle quali accostare con pari rilievo
altri referenti come l’esperto di laboratorio e l’animatore di attività. In riferimento alla mediazione del
patrimonio, il principio fondamentale da considerare èn quello della competenza specifica: le figure
professionali richiedono una solida preparazione iniziale, un adeguato iteri di formazione e aggiornamento
in servizio. Risulta essenziale soprattutto prevedere percorsi di ricerca-azione e progetti svolti con altre
istituzioni.

TESI 15. LA RICERCA E L’ALTA FORMAZIONE. L’educazione al patrimonio è un campo di ricerca nel quale: -si
elaborano teorie e proposte di applicazione rivolte agli insegnati e agli educatori. -si producono modelli di
trasposizioni di saperi e di testi esperti in percorsi e in materiali atti a promuovere la mediazione e
l’apprendimento -si riflette sulle esperienze educative e didattiche -si definiscono modalità e strumenti per
l’azione valutativa dei servizi educativi, dei percorsi formativi. Si affrontano i problemi della comunicazione.

La ricerca ha bisogno di essere promossa nelle sedi dell’alta formazione con piani di studio che abbiano lo
scopo di preparare i ricercatori. Gli istituti dedicati alla formazione non hann elaborato un profilo per i
professionisti dell’educazione al patrimonio. In riferimento ai musei hanno provveduto le associazioni del
settore con la carta nazionale delle professioni museali. Secondo tale profilo, la professionalità del
responsabile dei servizi educativi deve essere l’esito di percorsi universitari. La riforma universitaria del
1999 ha consentito e incentivato anche l’iniziativa universitaria nella formazione professionale e continua,
soprattutto nella forma di corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e
ricorrente. Sono stati attivati molti corsi di laurea che riguardano il patrimonio, ma essi prendono in esame
tutela, gestione, catalogazione, valorizzazione, tutti ambiti nei quali è irrilevante l’attenzione alla ricerca
psico-pedagogica-didattica. Attualmente in Italia non sono diffusi percorsi che prevedano la promozione di
competenze per la ricerca sull’educazione al patrimonio. I master dedicati alla formazione di educatori
museali si limitano a preparare professionisti referenti per l’organizzazione di attività di mediazione.

TESI 16. GLI ORGANISMI POLITICO-AMMINISTRATIVI E NON GOVERNATIVI. È affidato alle istituzioni politico-
amministrative nazionali e sovranazionali il compito di tutelare e valorizzare il patrimonio. Il compito delle
istituzioni politico amministrative consiste nel: -promuovere e sostenere le attività di ricerca per
l’individuazione e lo studio sia dei componenti del patrimonio sia delle necessità conservative. -istituire
organismi dedicati alla tutela e valorizzazione del patrimonio, dotandoli di adeguate risorse umane,
strumentali e finanziarie. -promuovere l’assunzione di un ruolo attivo e responsabile nei confronti del
patrimonio in ogni ambito della società e , a questo scopo, rendere noti gli esiti delle attività di ricerca e i
contenuti delle normative che riguardano i beni. -stimolare e favorire la cooperazione -sollecitare e
sostenere la formazione iniziale e l’aggiornamento. -riformulare normative e iniziative in rispondenza ai
continui cambiamenti che l’insieme del patrimonio vive nel tempo.

PARTE TERZA. LE CONDIZIONI E LE STRATEGIE.

TESI 17. LA COMUNICAZIONE La comunicazione del patrimonio può svolgersi in una molteplicità di
contesti , ma è indispensabile negli ambienti e nei luoghi dove il patrimonio è elemento caratterizzante al
fine di sollecitare e favorire l’instaurarsi di un rapporto diretto anche emozionale. La corretta ed efficace
comunicazione del patrimonio consiste nel rendere comprensibili i significati e i valori che ne compongono
il senso condiviso della collettività, nonché i criteri interpretativi e di ricerca della comunità scientifica e ,
contemporaneamente, nell’evidenziare l’apertura dei beni alla dinamica di cambiamenti e perdite di
significato. La comunicazione non può prescindere dagli esiti della ricerca e dell’interpretazione. Deve
coinvolgere in primo luogo i membri della comunità e deve avvenire nel rispetto delle esigenze di vita e di
espressione culturale. Nella dinamica della comunicazione si intrecciano le relazioni che la semiologia ha
ampliamente studiato tra emittente, ricevente, messaggio e medium, relazioni che sono alla base di
qualsiasi passaggio di informazioni. Una corretta ed efficace comunicazione dipende anche dall’idea che chi
comunica ha del patrimonio, non solamente dall’adeguatezza delle strategie e due mezzi impiegati. Se si
fonda su concettualizzazioni appropriate, può offrire una lettura autentica e dinamica dal punto di vista dei
significati, dei valori, delle interpretazioni.

TESI 18. LE DISCIPLINE. L’educazione al patrimonio non può essere delegata a una sola disciplina come la
storia dell’arte o la storia, ma deve essere assunta come impegno da tutte. Tra le discipline quelle
dell’ambito antropologico, quelle storiche, artistiche e scientifiche hanno privilegi, opportunità e
responsabilità maggiori nei confronti del patrimonio. I privilegi sono quelli di: -avere la possibilità di usare
beni in qualunque tipo come fonti -poter fare di ogni bene l’oggetti di conoscenza storica -far scoprire che
ogni bene è portatore e testimone di diverse vicende e culture -dover integrare una molteplicità di beni allo
scopo di costruire conoscenze sul passato -rendere evidente che i beni possono essere strumenti e fini di
informazione ed educazione. Di conseguenza, le discipline di tali ambiti dispongo di ampie opportunità per
educare al patrimonio, poiché possono organizzare curricoli in cui la gamma dei beni e delle istituzioni
viene inclusa nelle esperienza di apprendimento in modo intenso e continuativo.

TESI 19. LE STRATEGIE

Le attività laboratori ali sono considerate le più efficaci per la formazione di competenze metodologiche e di
interpretazione dei beni culturali e paesaggistici. Altre strategie valide sono le attività guidate di studio e
ricerca in biblioteca, archivio, museo. Tali attività possono combinarsi con le lezioni in presenza di beni e
con quelle realizzate mediante proiezioni multimediali. La ricerca didattica è la strategia diretta a far
generare conoscenze per mezzo di beni considerati strumenti di informazione e formazione. Può essere
applicata a qualunque bene e a qualunque complesso patrimoniale: -implica attività di costruzione e
conoscenze extrafonti. -impone attività osservative che inducono a conoscere gli aspetti salienti dei beni
-promuove le abilità a produrre info dirette e inferenziali e a comprendere le relazioni tra i beni e tra essi e i
contesti. -predispone le condizioni e favorisce le attività comunicative, mediante esposizioni o testi scritti, la
cui produzione è agevolata dalla disponibilità di informazioni. Qualunque sia la strategia prescelta, l’uso di
beni in funzione degli apprendimenti richiede la strutturazione di un processo che si costituisce nella
sequenza delle seguenti frasi: -definizione del tema della conoscenza -fase preparatoria e di acquisizione di
conoscenza extra-fonti -contatto, osservazione, schedatura delle info. -organizzazione delle info, riflessione
e produzione di inferenze -interpretazione dei dati, organizzazione dei risultati e loro comunicazione
-riflessione sui beni come oggetto e strumento di conoscenza.

TESI 20. IL PARTENARIATO. Lavorare il partenariato significa riflettere sui bisogni dei destinatari e
interrogarsi su quali sono i concetti chiave, i vari domini dei saperi di appartenenza: gli attori che
costituiscono il gruppo sono ognuno portavoce della propria formazione, cultura e professionalità, in
relazione di scambio. La progettazione condivisa richiede il reciproco riconoscimento e rispetto delle
specificità di ogni istituzione e soggetto, risultando necessario distinguere ruoli, funzioni, competenze e
necessità di una continua mediazione. Il lavoro in partnership si basa sulla concertazione delle modalità di
progettazione e operatività: ogni attore deve assumere con consapevolezza ruolo e compiti, sostenere
l’azione con adeguati strumenti di monitoraggio. Spogliarsi del proprio punto di vista per accogliere quello
altrui.

TESI 21. DOCUMENTARE, MONITORARE, VERIFICARE E VALUTARE. In ogni azione educativa al patrimonio
culturale è necessario predisporre, fin dalla prima fase di progettazione, modalità, procedure e strumenti
per storicizzare e custodire la memoria. La documentazione, il monitoraggio e l’azione valutativa devono
essere condivisi e assunti da tutti gli attori coinvolti. Documentare. La documentazione delle diverse
iniziative intraprese consenti di ricomporre e storicizzare ogni snodo del percorso e di lasciare
testimonianza trasmissibile il prodotto della documentazione può anche essere utilizzato come importante
strumento per la messa in valore e diffusione dell’esperienza. Monitorare, verificare e valutare. È
necessario individuare gli ambiti dell’azione valutativa, predisporre modalità e strumenti adeguati e
condivisi che permettano di: -acquisire elementi utili per la riflessione -procedere alla lettura critica del
percorso, della attività , progetti, esiti e ogni snodo dell’esperienza - orientare l’azione nel suo progredire e
attuarsi

TESI 22. LE NUOVE TECNOLOGIE Nel caso di beni particolarmente fragili o in restauro, le nuove tecnologie
permettono riproduzioni fedeli e dettagliate, che impongono però ai professionisti alcuni doveri:
-riprodurre i beni in tutte le loro effettive caratteristiche -conservare comunque il bene originale, anche se
non fruibile -dichiarare che si tratta di riproduzioni -non preferire alla fruizione diretta. Nei percorsi
educativi al patrimonio, con l’ausilio delle nuove tecnologie diviene possibile riguardo ai beni: -accostare
quelli fisicamente distanti tra loro nonché gli esistenti con altri scomparsi, mostrando collegamenti e
rilevanze -ricomporre il contesto originario nel quale erano collocati così da esplicitare al meglio i valori e i
significati che racchiudono. -ricostruire le vicende vissute -proporre una rete visibile, territoriale ed
extraterritoriale.