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Regione Lazio

Università degli studi di Roma


"Tor Vergata"

LUNEDI’ 6 MARZO 2006


ORE 10.00 – 13.00

PALAZZO DELLA REGIONE LAZIO


SALA TEVERE
In Roma, Via Rosa Raimondi Garibaldi 7

L'energia Solare: tra nuove tecnologie e


frutti di bosco

Dalle celle al silicio alle celle solari organiche:


la rivoluzione nel fotovoltaico.

Le celle organiche, ispirandosi al processo di fotosintesi


clorofilliana, utilizzano una miscela di materiali in cui un
pigmento assorbe la radiazione solare e gli altri componenti
estraggono la carica per produrre elettricità. La gamma di
pigmenti che possono essere impiegati include quelli a base
vegetale, derivate dai frutti di bosco, i polimeri e le molecole
sintetizzate in modo da massimizzare l'assorbimento dello
spettro solare.
Un grosso vantaggio dei materiali fotovoltaici organici o plastici,
risiede nel fatto che questi, sotto forma di pellicola, possono
essere depositati su larghe aree e a costi molto ridotti a partire
da una soluzione liquida come veri e propri inchiostri o paste. È
possibile quindi usare metodi tipici dell'industria della stampa
riducendo drasticamente gli alti costi di materiale, di processo e
di dispendio energetico.
DOSSIER:

L'energia solare:
tra nuove tecnologie e frutti di bosco

MODERA

Ing. Claudia Bettiol

CLAUDIA BETTIOL

Claudia Bettiol è un socio-ingegnere ed è docente dei corsi di Negoziazione Urbanistica e di Fonti Rinnovabili di Energia
presso la facoltà di Ingegneria dell’Università Tor Vergata di Roma. Lavora nel settore della comunicazione e della gestione
dei processi di partecipazione in campo ambientale. È consulente di diverse pubbliche amministrazioni ed è una salutatrice
europea per la IEEA (Intelligent Energy Executive Agency). Scrive su riviste di energia ed ambiente e fa parte del Consiglio di
Redazione di Quale Energia. In Italia ha recentemente pubblicato Bioarchitetture per la vita (Marsilio Editore) con Mauro Masi,
Una strategia per le relazioni (Armando Editore) con Cinthia Campi e Negoziare il territorio. La gestione della complessità
(Alinea Editore). Ha collaborato con la North Texas University nell’XI volume sul Capitale Collaborativo
Le fonti rinnovabili di energia: scelte ambientali vs opzioni tecnologiche
Prof. Angelo Spena,
Presidente Corso di Laurea Ambiente e Territorio
Docente di Impianti Tecnici
Dipartimento di Ingegneria dell’Impresa
Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Via del Politecnico - 00133 ROMA
e-mail: spena@uniroma2.it

Introdurre innovazione nel campo della conversione dell’energia richiede tecnologie non solo efficaci, ma anche
compatibili con l’ambiente. La difficoltà è elevata, come è dimostrato dalla sostanziale stagnazione del settore,
soprattutto – ma non solamente – in Italia. Occorrono allo scopo efficaci strumenti di progettazione e di
previsione, che consentano di affrontare in modo organico, e non per parti, i diversi aspetti ingegneristici.
Al di là di propagandistiche dichiarazioni e di sapienti usi dell’effetto-annuncio, infatti, la situazione europea è
tutt’altro che tranquillizzante. La recente crisi delle forniture di gas ha messo in evidenza con chiarezza il fatto che
la struttura dei fabbisogni di energia e delle relative coperture è tuttora rigida e pertanto vulnerabile.
Tale fattore non è in sé eliminabile: il settore energetico è infatti strutturalmente maturo e robusto, pertanto stabile
e non suscettibile di rapide modificazioni: esso importa infatti l’inerzia ingente di infrastrutture e impianti di lunga
durata (almeno 20-30 anni) incardinati nel tessuto industriale e civile di ciascun Paese.
Tali barriere all’ingresso per la introduzione di tecnologie innovative valgono soprattutto per le fonti rinnovabili, per
almeno due ragioni. Anzitutto per la intrinseca difficoltà conseguente al fatto che esse risultano spesso marginali
rispetto ai processi attuali, dei quali in misura comunque limitata esse possono sfruttare le sinergie di rete e di
infrastruttura (ragione per la quale spesso ricadono nell’effetto “nimby”). In aggiunta, per la necessità di
minimizzare l’impatto ambientale, pena una contraddizione in termini, inaccettabile per tecnologie che ripongono
nella intrinseca loro “eticità” la gran parte del loro valore aggiunto (si pensi al caso recente della energia eolica in
Italia).
L’approccio più corretto alla introduzione delle fonti rinnovabili di energia non può pertanto che partire da analisi
realistiche di possibilità di applicazione, basate su dati reali e sulla compiuta comprensione dei fenomeni e delle
interazioni che esse coinvolgono. Tale introduzione in realtà non è altro che un innesto di sistemi innovativi su
una matrice di sistemi tradizionali, non certo una sostituzione o una rivoluzione. E l’innesto, per essere efficace,
deve essere intelligente, selettivo; e non affrettato. E’ necessario in sostanza agire con metodo, pena frustranti
reiterazioni di insuccessi.
Siamo oggi qui per dimostrare la percorribilità di questa strada. L’esempio di Ventotene ne è la prima prova
concreta. La seconda prova è il modo di procedere da noi adottato nelle ricerche a Tor Vergata, progressivo e
prudente. Il rispetto di tutti i possibili vincoli nasce infatti dalla convinzione che un approccio per parti non possa
essere risolutivo.
Qualche esempio concreto.
Anzitutto, per valutare la effettiva disponibilità nel lungo termine di energia solare captabile al suolo in un
determinato sito occorre disporre di dati storici istantanei e non genericamente medi, perché è noto che i nostri
sistemi di captazione non sono in realtà lineari. E dove non c’è disponibilità di dati sperimentali analitici occorre
ricorrere alla simulazione. E’ ciò che abbiamo fatto a Tor Vergata negli ultimi 20 anni, mettendo a punto e
validando modelli matematici del clima.
Inoltre, per prevedere le reali prestazioni sul campo dei componenti tecnologici di captazione, sia elettrici che
termici, è in corso di realizzazione una stazione di prova e collaudo che sarà in dettaglio descritta in un
successivo intervento. Non va dimenticato che il tallone d’Achille della ormai neanche tanto più recente storia
(trenta-quarant’anni!) della sperimentazione di fonti rinnovabili è il riscontro della efficacia a consuntivo dei sistemi
provati. C’è assoluta necessità di trasparenza e realismo al riguardo, poichè – anche a costo di qualche delusione
– ogni certezza acquisita consente di risparmiare preziose risorse, mirando consapevolmente solo ad obiettivi
raggiungibili. Non è più procrastinabile una azione selettiva: sapere bene cosa non ha futuro è l’unico modo per
valorizzare quelle strade – quali e quante che siano – che ne hanno uno.

ANGELO SPENA
Angelo Spena (Roma, 1952), laureato a Roma in ingegneria meccanica nel 1975, dal 1990 professore Ordinario, è
attualmente titolare delle cattedre di Gestione ed Economia dell’Energia e di Impianti Tecnici nella Facoltà di Ingegneria
dell’Università Tor Vergata di Roma. Ha insegnato anche negli Atenei di Roma La Sapienza e di Perugia.
Docente fondatore e dal 2000 Presidente del Corso di Laurea in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, è stato anche
docente in scuole di perfezionamento ENEA-Ministero Affari Esteri (Energie Rinnovabili) e Luiss (Economia dell’energia).
Autore di oltre 65 pubblicazioni scientifiche, membro nel biennio 1998-99 della Commissione Tecnico-Scientifica del Ministero
dell’Ambiente, svolge da oltre 30 anni attività di ricerca, didattica e professionale nel campo dell’energia e dell’impiantistica.
E’ stato componente della Commissione CEE per la Normativa sull’energia solare, della Commissione del Consiglio Superiore
dei Lavori Pubblici. per la Normativa tecnica sull’inquinamento acustico, consulente per l’ambiente e l’energia della
Commissione UNCTAD delle Nazioni Unite. Dal 1997 al 2006 Energy Manager dell’Ateneo di Tor Vergata, è attualmente
componente del Comitato Tecnico Amministrativo del Provveditorato alle Opere Pubbliche del Lazio e consulente dei Ministeri
della Difesa e degli Interni, della Banca d’Italia, del CNR, del Senato della Repubblica.
L'innovazione nel fotovoltaico
Prof. Aldo Di Carlo,
Docente di Optoelettronica
Dipartimento di Ingegneria Elettronica
Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Via del Politecnico - 00133 ROMA
e-mail: aldo.dicarlo@uniroma2.it

Il “fotovoltaico” è il processo diretto di conversione dell’energia solare in energia elettrica che avviene
quando la luce solare, incidendo su un materiale semiconduttore (ad esempio silicio) opportunamente trattato,
crea della carica libera capace di genere corrente elettrica. La corrente continua così generata può essere
convertita in corrente alternata, facilmente fruibile dagli apparati comunemente utilizzati, tramite un dispositivo
elettronico chiamato inverter.
Tipicamente la densità di potenza media che riceviamo dal sole è dell’ordine di 1000 Watt al metro
quadrato (1 kW/m2), ma solo una frazione di questa viene convertita in potenza elettrica dai pannelli fotovoltaici.
Per quantificare la capacità di conversione viene definito un parametro, chiamato efficienza, che indica quale
frazione della potenza che riceviamo dal sole si trasforma in potenza elettrica. Per le celle fotovoltaiche in silicio
questa efficienza si attesta attorno al 10-17%, il che significa che un metro quadrato di celle al silicio produce
circa una potenza di 100-170 Watt.
Dal 1941, anno di invenzione della cella al silicio i progressi tecnologici nel campo del fotovoltaico sono
stati enormi come enorme è ancora oggi la ricerca scientifica e tecnologia in questo settore. Oggigiorno abbiamo
a disposizione diversi tipi di celle solari che possono soddisfare esigenze alquanto diverse, dalla produzione di
energia elettrica per uso domestico fino a quella per uso spaziale. I pannelli fotovoltaici più comuni sono basati su
silicio monocristallino, silicio policristallino o silicio amorfo depositato sotto forma di un film sottile (“thin film
technology”). Il principale vantaggio delle celle monocristalline è l’elevata efficienza che può raggiungere il 25%
in laboratorio e circa il 15% nelle celle commerciali. D’altra parte i complicati processi coinvolti nella realizzazione
del silicio monocristallino rende il costo di queste celle abbastanza elevato. I costi di produzione possono essere
leggermente ridotti se viene utilizzato silicio policristallino che però presenta delle efficienze più basse (circa 20%
in laboratorio e 12% in commercio). È possibile utilizzare anche la forma amorfa del silicio per creare delle celle
fotovoltaiche. Il silicio amorfo assorbe la luce più efficacemente del silicio cristallino ed è per questo motivo che si
possono realizzare delle celle a film sottile dove lo spessore del silicio amorfo è di pochi millesimi di millimetro.
Tale caratteristica rende possibile la realizzazione di celle fotovoltaiche su substrati flessibili o semi-trasparenti.
L’efficienza di queste celle è dell’ordine del 14% per quelle da laboratorio e 7% per quelle commerciali.
Celle fotovoltaiche ad altissima efficienza possono essere realizzate con materiali semiconduttori tipo
arseniuro di gallio (GaAs) e fosfuro di indio e gallio (InGaP). In questo caso l’efficienza può arrivare anche al
36% (laboratorio) se vengo utilizzate strutture a tripla giunzione dove ogni giunzione, realizzata con un particolare
semiconduttore, assorbe una determinata porzione dello spettro solare. L’uso combinato di più giunzioni permette
quindi l’assorbimento di una porzione maggiore dello spettro solare aumentando l’efficienza complessiva della
cella. La complicata tecnologia necessaria per la realizzazione di queste celle le rende molto costose ed è per
questo che vendono utilizzate sono in applicazioni critiche come quelle spaziali.

Altri materiali stanno riscuotendo un sempre maggiore interesse per applicazioni in campo solare. Tra
questi troviamo il tellurio di cadmio (CdTe), e il diseleniuro di rame indio e gallio (comunemente chiamato CIGS).
Un confronto tra le efficienze di laboratorio delle varie tecnologie impiegate nella realizzazione di celle
fotovoltaiche dal 1975 ad oggi è mostrato in figura 1.

Nuove tecnologie stanno emergendo per ciò che riguarda la generazione di energia solare abbinata a
particolari caratteristiche della cella come flessibilità e trasparenza. Per quanto riguarda la possibilità di rendere
flessibili le celle basate su silicio viene utilizzata, oltre alla tecnica del silicio amorfo, anche quella basata su
sferette di silicio ottenute dal riciclaggio dei processi di lavorazione dell’industria elettronica. La capacità di essere
flessibile e pagata in termini di degrado dell’ efficienza di questi moduli che si attesta attorno al 7-10%
Fig. 1
36 Evoluzione dell’efficienza delle celle
Multigiunzioni (GaAs ed altri)
32 fotovoltaiche ottenute con diverse
E tecnologie dal 1975 ad oggi. I dati si
F 28 riferiscono ai risultati di laboratorio.
silicio cristallino (adattato da T.Surek, Proc. 3rd world
F 24
conference on Photovoltaic Energy
I
silicio policristallino Conversion 2003)
C 20
I
16
E
N 12 CdTe silicio amorfo
Z
A 8
Organiche DSSC
(%) 4 CIGS
Organiche polimeriche
0
1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005
ANNO

Le tecnologie qui descritte sono associate a tecniche di produzione alquanto laboriose e costose. La
realizzazione delle celle fotovoltaiche avviene attraverso la creazione di una giunzione che è ottenuta attraverso i
tipici processi dell’industria elettronica. Le recenti scoperte hanno però portato alla ribalta un nuova tecnologia
per la realizzazione di celle fotovoltaiche basate su materiali organici. In questo caso i processi di realizzazione
sono decisamente a basso costo essendo prevalentemente associati a tecnologie chimiche. In oltre, la
realizzazione di tali celle può essere ottenuta con un basso impatto ambientale. Ad oggi l’efficienza di queste
celle può arrivare in laboratorio al 10% anche se l’intensa ricerca in questo campo fa presagire un miglioramento
dell’efficienza nell’immediato futuro.
L’Università di Roma “Tor Vergata” è impegnata in prima linea nella ricerca e sviluppo delle celle
fotovoltaiche sia organiche che ibride organiche/inorganiche. Gli obiettivi sono quelli della drastica riduzione del
costo al m2 di energia prodotta mantenendo al tempo stesso l’ecocompatibilità del cella e del processo di
produzione.

ALDO DI CARLO
Professore Associato di Optoelettronica ha conseguito il Ph.D. presso l’università Tecnica di Monaco di Baviera (TUM) con
esperienze post-doc presso l’Heriot Watt University di Edinburgo (UK), la Fondazione Ugo Bordoni e l‘INFM. Dal 2004 è il
coordinatore del Laboratorio di Optoelettronica dell’Università di Roma Tor Vergata, presidente della Biblioteca della Facoltà
di Ingegneria e segretario nazionale del Gruppo Elettronica (2005). Le sue ricerche vertono principalmente nel settore dei
dispositivi elettronici ed optoelettronici sia organici che inorganici. È autore di più di 150 articoli scientifici su riviste
internazionali, di 5 brevetti e di due libri in lingua Italiana editi da Aracne. Aldo Di Carlo è membro di molti comitati di
programma di importanti conferenze internazionali e board member della rivista “Semiconductor Science and Technology”. È
stato / è coordinatore scientifico locale di 3 progetti europei e di diversi progetti nazionali.
Imparando dalla natura: le celle solari organiche

Prof. Thomas Brown,


Docente di Elettronica Biologica e Molecolare
Dipartimento di Ingegneria Elettronica
Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Via del Politecnico - 00133 ROMA
e-mail: thomas.brown@uniroma2.it

Il campo delle celle solari organiche comprende tutti quei dispositivi la cui parte fotoattiva è basata sui composti
organici del carbonio. La struttura base di una cella organica è semplice: essa è detta "a sandwich" ed è
composta da un substrato, generalmente vetro ma anche plastica flessibile, e da una o più sottilissime pellicole,
che contengono i materiali fotoattivi, frapposte tra due elettrodi conduttivi (vedere Figura 1).
Le celle organiche più efficienti, ispirandosi al processo di fotosintesi clorofilliana, utilizzano una miscela di
materiali in cui un pigmento assorbe la radiazione solare e gli altri componenti estraggono la carica per produrre
elettricità. La gamma di pigmenti che possono essere impiegati include quelli a base vegetale, come le
antocianine derivate dai frutti di bosco, i polimeri e le molecole sintetizzate in modo da massimizzare
l'assorbimento dello spettro solare.

Figura 1: Esempi di diversi tipi di cella fotovoltaica organica in fase di sviluppo all’Università di Tor Vergata su substrato di
vetro (a sinistra) e su substrato flessibile (a destra).

La gamma di celle solari organiche è ampia e si trova in diversi stadi di ricerca e di maturazione tecnologica e
comprende, in sintesi, le celle “dye sensitized” (la cui parte fotoelettricamente attiva è costituita da un pigmento,
da ossido di titanio e da un elettrolita), organiche (la cui parte attiva è totalmente organica o polimerica), ibride
organico/inorganico e ibride biologico. In queste ultime, allo scopo di permettere l'utilizzazione di materiali
biologici in dispositivi optoeletronici pratici, la ricerca punta a stabilizzare tali materiali, attraverso per esempio
particolari surfactanti, e anche ad aumentare l'efficienza d'assorbimento della cella stessa (oggi le efficienze si
avvicinano all’1%).
Questo tipo di cella è particolarmente interessante per la bio-compatibilità del materiale fotoattivo (la gamma
utilizzabile va dalle antocianine fino a veri e propri complessi proteici fotosintetici estratti, per esempio, dalle foglie
di spinaci) e per applicazioni dove questo aspetto è vantaggioso e desiderabile. Infatti un'altra componente
importante che viene utilizzata frequentemente nella cella solare, per estrarre la carica generata nel pigmento
dopo l'assorbimento della luce, è una pasta di ossido di titanio: un ingrediente comune e certamente eco-
compatibile che si trova in innumerevoli prodotti, come dentifrici, vernici idrosolubili per interni e creme solari.
L'ambizione della ricerca in questo tipo di cella è difatti proprio quella di sviluppare una cella solare all'insegna
della bio-eco-compatibilità.
Le celle dye sensitized attualmente più vicine ad una maturazione tecnologica, e quindi ad uno sfruttamento
commerciale per applicazione su larghe aree, sono quelle in cui il pigmento è stato sintetizzato attraverso i
processi della chimica organica, anche dopo complessi studi di simulazione teorica, con lo scopo di aumentarne il
più possibile la fotostabilità e l'assorbimento totale dello spettro solare. Efficienze massime del 10%-12% e tempi
di vita di vari anni, valori comunque in costante aumento, sono stati misurati in laboratorio per questo tipo di cella.
Le celle fotovoltaiche invece completamente polimeriche sono recentemente arrivate al 4%-5% di efficienza
massima. Per aumentarne ancora l'efficienza e specialmente il tempo di vita, rendendole quindi appetibili per
applicazioni in cui la durata è importante, sono in atto grossi sforzi di ricerca e sviluppo, comprese nuove tecniche
raffinate di incapsulamento del dispositivo e strategie quali l’introduzione di nano-cristalli inorganici nella matrice
polimerica. Questo tipo di cella è molto interessante in quanto le tecniche di fabbricazione sono le più semplici da
attuare e quindi con costi di produzione ancor più ridotti.
Infatti, il grosso vantaggio dei materiali fotovoltaici organici o ibridi in generale risiede nel fatto che questi possono
essere depositati, su larghe aree e a costi molto ridotti, in soluzione liquida come veri e propri inchiostri o paste. È
possibile quindi usare metodi tipici dell’industria della stampa e applicarli nel campo del solare organico,
eliminando così gli alti costi di materiale e di processo tipici dell’industria a semiconduttore in cui la purezza e le
alte temperature richieste per la liquefazione, cristallizzazione e drogaggio del silicio provocano dispendio
energetico ed economico e causano inoltre scarichi nocivi per l’ambiente.
I materiali organici o ibridi, invece, una volta depositati assumono la forma di vere e proprie pellicole, che sono da
qualche decina di volte fino ad oltre mille volte più sottili dei wafer in silicio. I materiali sono anche compatibili con
film o rotoli di plastica e depositabili su substrati trasparenti flessibili con sensibili vantaggi nei costi, trasporto,
risparmio di materiale e facilità d'installazione.
Il programma tecnico d'innovazione nella costruzione del pannello è quello quindi di utilizzare, alcune tecniche a
scansione a basso costo, quale per esempio l’ink jet printing (i.e. stampa a getto di inchiostro ) e lo screen
printing (tecnica simile alla serigrafia). Nella costruzione delle celle verranno anche utilizzati nuovi contatti
multistrato per aumentare la tensione e l’efficienza della cella.
I nuovi materiali e le nuove tecniche di fabbricazione previste presentano vantaggi notevoli. Innanzitutto sono
processi additivi: cioè, solo il materiale che serve viene depositato, con risparmi in materiale di oltre il 90%
rispetto ai metodi ordinari, riducendo così ulteriormente l'impatto ambientale. Inoltre, questi inchiostri sono sia
utilizzabili su substrati di vetro rigidi, sia compatibili con metodi di produzione a nastro o a rullo, con ulteriore
abbassamento di costi. Infine, i processi di fabbricazione da impiegare sono facilmente estensibili alla produzione
di pannelli su larghe aree e su substrati flessibili o film di plastica. In futuro, attraverso anche lo sviluppo di
tecniche di incapsulamento efficaci per substrati flessibili, ciò può aprire una vasta serie di nuove possibilità di
integrazione, di applicazioni e di mercati (immaginate un futuro in cui si possano rivestire, con delle pellicole
fotovoltaiche, una gran varietà di superfici rendendole produttrici di energia al contatto con la luce).
Si prevede che lo sviluppo dei vantaggi esposti in questo dossier e dei miglioramenti in efficienza e tempi di vita,
attuabili nei prossimi anni, e necessari per rendere il fotovoltaico organico commerciabile, possano portare il
costo del fotovoltaico dai circa 6-12 €/Wp dei pannelli in silicio odierni a circa 2 €/Wp o meno, rendendo
finalmente competitivo il fotovoltaico con le fonti di energia odierne.

THOMAS BROWN
Thomas M. Brown si è laureato in Fisica con lode all'Università "La Sapienza" di Roma nel 1996 con una Tesi sul silicio
amorfo. Dal 1996 al 1997 si è occupato di transistor a film sottile in silicio poli-cristallino come Research Assistant al
Cambridge University Engineering Department in cooperazione con la Seiko Epson Corp. Ha poi completato un PhD, e un
periodo come Research Associate, su diodi emettitori di luce a polimeri nel gruppo del Prof. Sir. Richard Friend al Cavendish
Laboratory (Cambridge University), collaborando con l'impresa leader nel campo, la Cambridge Display Technology Ltd. Nel
2001 è entrato a far parte, già nel primo anno della sua fondazione, della Plastic Logic Ltd, azienda nata con lo scopo di
commercializzare le invenzioni che permettono di adoperare le tecnologie della stampa usando polimeri solubili per la
fabbricazione di circuiti elettronici in plastica. È diventato Senior Scientist responsabile per la ricerca e lo sviluppo dei materiali
dielettrici e per la deposizione su grandi aree. Alla fine del 2005 è rientrato in Italia come vincitore di un contratto del “Rientro
dei Cervelli" del MIUR presso il Dipartimento d'Ingegneria Elettronica, Università degli Studi di Roma - Tor Vergata, dove è
professore di Elettronica Biologica e Molecolare e Laboratorio di Optoelettronica. L'obiettivo primario della sua ricerca è di
investigare e sviluppare celle fotovoltaiche organiche o ibride attraverso tecniche di fabbricazione di stampa a basso costo. È
autore di oltre 30 pubblicazioni nel campo dell'optoelettronica organica compresi 9 brevetti depositati.
La realizzazione delle celle solari organiche (video)
Prof. Andrea Reale,
Docente di Optoelettronica 2
Dipartimento di Ingegneria Elettronica
Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Via del Politecnico - 00133 ROMA
e-mail: reale@uniroma2.it

In questo filmato vengono mostrate le varie fasi di realizzazione di celle solari organiche di tipo “dye sensitized”,
la cui struttura tipica prevede una parte fotoelettricamente attiva (costituita da un pigmento che è possibile
estrarre da frutti di bosco) e da una coppia di elettrodi composta da un film di ossido di Titanio nanoporoso (tipico
componente sbiancante per numerosi usi civili, industriali ed alimentari) e da un film di polimero semiconduttore.
Un elettrolita che separa i due elettrodi permette il funzionamento della cella in modo simile ad una batteria. Lo
schema semplificato di realizzazione che viene illustrato è volto alla chiarificazione dei principi di funzionamento
della cella. La metodologia realizzativa presentata è un esempio dello stato attuale della tecnologia per questo
tipo di celle solari. Durante il filmato vengono illustrati i vantaggi di tale tecnologia, insieme alle intrinseche
limitazioni che richiedono un affinamento dei processi, lo sviluppo di nuovo materiali, ed i requisiti da soddisfare
per l’ingegnerizzazione del processo di fabbricazione. Vengono infine mostrati alcuni esempi dimostrativi
dell’utilizzo delle celle realizzate.

ANDREA REALE
Andrea Reale è Ricercatore afferente al Dipartimento di Ingegneria Elettronica presso l’Università degli Studi di Roma “Tor
Vergata” dal Gennaio 2004.
L'attività di ricerca condotta dall’Ing. Andrea Reale e’ classificabile secondo le seguenti tematiche principali, sviluppatei in
parallelo:
Studio, progettazione, caratterizzazione delle proprietà ottiche lineari e non lineari di dispositivi optoelettronici a
seminconduttori tradizionali e guide polimeriche per l’elettronica (celle solari, OLED) e le telecomunicazioni (amplificatori ottici,
modulatori); Analisi sperimentale dei processi di dissipazione termica in dispositivi elettronici mediante tecniche
spettroscopiche optoelettroniche (misura risolta spazialmente della resistenza termica in FET su GaAs e GaN)
Studio sperimentale delle applicazioni tecnologiche di nanotubi di Carbonio (sensori di gas, deformazione e proprietà
strutturali, dissipazione termica); Analisi teorica e sperimentale delle proprieta ottiche, elettro-ottiche ed elettriche di dispositivi
ad eterostruttura basati su leghe di nitruri per applicazioni sensoristiche ed aerospaziali
Il punto relativo alle applicazioni di dispositivi optoelettronici è stato affrontato sia da un punto di vista sperimentale che di
progetto di dispositivo e di sistema. Alcune di queste aree di ricerca hanno inoltre particolare rilevanza per quanto riguarda la
ricerca applicata allo spazio. Il Dr. Reale ha infatti partecipato a diversi programmi nazionali (in ambito industriale, MIUR ed
ASI) ed internazionali (in ambito industriale ed ESA) volti allo sviluppo di sensori ed allo studio di materiali e di componenti per
la gestione della dissipazione termica nei dispositivi di potenza. Il punto 2 ha un rilievo particolare per lo stretto legame con la
realtà industriale di Finmeccanica. L’Ing. Reale ha prodotto 30 pubblicazioni su riviste internazionali, diversi proceedings di
conferenze, 2 brevetti ed 1 testo di optoelettronica (Aracne Editrice).
L'utilizzo delle nanotecnologie della natura per scopi produttivi

Dr. Piero Morales,


Enea – Casaccia, sezione MAT-NANO
e-mail: piero.morales@casaccia.enea.it

Nella presentazione verranno discussi i seguenti temi


a) alcune architetture biomolecolari "nanotecnologiche" di particolare importanza (il centro di reazione
fotosintetico, il retinale, gli acidi nucleici, le immunoglobuline)
b) la complessità funzionale di queste architetture;
c) l'impossibilità di ricostruire questi processi nella loro interezza (la complessità dell'ambiente cellulare in cui
queste strutture operano);
d) quali parti possiamo "mimare", pur a scapito della efficienza (fase primaria della fotosintesi, anticorpi a
singola catena, oligopeptidi con funzionalità enzimatiche);
e) quali strutture possiamo utilizzare come "stampi" per nanofabbricazioni (es. virus vegetali)
f) di che livello di comprensione dei meccanismi nanobiotecnologici abbiamo bisogno;
g) qual'è la nostra attuale capacità di osservazione e di studio (simulazioni e calcolo, strumentazioni, diffrazione,
spettroscopie, microscopie).
h) quali sono i settori di utilizzo delle "smart molecules" organico-biologiche (elettronica, sensoristica,
energetica) e come sappiamo accoppiarle ai dispositivi sviluppati finora (elettronica a stato solido)

PIERO MORALES
Piero Morales ha avuto la sua prima formazione universitaria presso il gruppo di Fisica Molecolare dell’Istituto di Fisica
dell’Università di Roma, dove ottenne il diploma di laurea nel 1976. Dopo un primo anno di lavoro sperimentale sulla dinamica
di gas biatomici studiata con spettroscopia Raman, e di insegnamento presso la Facoltà di Chimica Industriale dell’Università
di Venezia, ottenne un grant presso L’Università del Kent dove estese la sua ricerca alla dinamica di liquidi polari, utilizzando
ancora la spettroscopia Raman. Si è poi occupato per alcuni anni di spettroscopia dell’esafluoruro di uranio nell’ambito del
progetto di arricchimento isotopico laser dell’uranio presso il Centro Casaccia dell’ENEA; qui ottenne una posizione
permanente nel 1983, lavorando poi allo sviluppo del progetto fino alla sua fine. Dopo un ulteriore breve permanenza in Gran
Bretagna, per studiare le possibilità di applicazione della spettroscopia neutronica alle macromolecole biologiche e partecipare
al gruppo di lavoro per l’estensione della sorgente di neutroni ISIS del Rutherford Appleton Lab., ha affrontato le
problematiche relative allo studio della materia biologica, con particolare attenzione all’utilizzo delle nuove microscopie a
scanning probe ed ai meccanismi di trasferimento di carica elettrica nelle biomolecole. Nei primi anni 90 dimostrò la fattibilità
di un processo di deposizione “soft” di biomolecole basato sulla vaporizzazione e ionizzazione laser di molecole in fase solida,
depositando un brevetto relativo a questa tecnologia sia in Italia che in Europa. A seguito di questo lavoro ha avviato una
serie di progetti nazionali ed internazionali volti alla fabbricazione di film sottili di molecole organiche e biologiche su
dimensioni micro e nanometriche. Nel 1996 è stato realizzato con questa tecnologia un biosensore per glucosio delle
dimensioni di 10 micron. Dal 1997 al 2000 ha coordinato il progetto europeo LASMEDS, volto alla fabbricazione di un primo
elementare dispositivo elettronico a singola molecola.
Tecnologie solari per la qualità dell’architettura e dell’ambiente costruito

Prof. Fabrizio Orlandi,


Direttore del Master Architettura Sostenibile
Docente di Tecnologie dell’Architettura
Università degli Studi di Roma “la Sapienza”
e-mail: fabrizio.orlandi@uniroma1.it
Il tema delle risorse e delle energie rinnovabili è considerato essenziale per le problematiche legate alla
sostenibilità dello sviluppo (Agenda 21), alle prospettive di crescita economica (Georgescu-Roegen), agli
equilibri politici internazionali e alla destabilizzazione degli equilibri ecologici globali (Prot. di Kyoto) e
locali.
Dopo anni di “euforia energetica”, in cui si erano accantonate le preoccupazioni degli anni ’70 relative
all’imminente esaurimento dei giacimenti, molte istituzioni (IEA) oggi affermano la concreta possibilità di
trovarsi già nella fase decrescente della capacità globale di produzione di petrolio. Per questo tutti i nuovi
documenti programmatici comunitari, come il Programma 2003-2006 “Energia Intelligente per l’Europa”,
nonchè i programmi della ricerca, come il “VII EU Research Framework Programme 2007-2012”, pongono
ancora una volta l’energia tra le aree tematiche più importanti, indirizzandosi su obiettivi di efficienza e
sullo sviluppo delle energie rinnovabili.
Il metabolismo degli insediamenti ne consuma attualmente fino al 40% per il solo funzionamento degli
edifici. La riduzione drastica del consumo degli edifici e degli alti fattori di consumo urbano
(trasporti,illuminazione pubblica) è quindi un obiettivo irrinunciabile.
Dal punto di vista strettamente energetico l’attenzione è attualmente concentrata sul tema della
certificazione energetica, resa obbligatoria in tutti gli stati UE a partire dal 2006 in virtù della direttiva
CE/91/2002. La certificazione è già sperimentata da alcuni anni con successo negli Stati Uniti (Energy
star) e in molti paesi europei, tra cui Olanda, Germania, Francia, Danimarca ed Inghilterra. In Italia alcune
amministrazioni locali hanno cominciato ad adottare sistemi di certificazione energetica, prima fra tutti
Bolzano (Certificato Casaclima), seguita da alcune Regioni, tra cui Lombardia, Emilia Romagna, Marche
che hanno legiferato in materia.

All’interno dei temi della sostenibilità e della eco-compatibilità degli interventi, in termini di riqualificazione
della aree urbane, assume una rilevanza crescente la questione dell’uso delle risorse, dell’energia da fonti
rinnovabili, della riduzione delle emissioni inquinanti, della protezione dai rischi ambientali, dell’elevazione
delle qualità prestazionali delle forme costruite e degli spazi aperti. Come è evidente, in questa cornice, gli
aspetti bioclimatici ed energetici assumono una rilevanza particolare, in quanto punto di coagulo di
questioni che attengono sia alla qualità degli spazi confinati e non, sia alla necessità di ridurre l’uso
dissipativo delle risorse e delle emissioni inquinanti attraverso l’impiego di sistemi e tecnologie non
invasive. Indirizzare le nuove progettazioni verso obiettivi di compatibilità ecologica e per il recupero degli
edifici e dei quartieri degradati, non solo dal punto di vista sociale, funzionale ed estetico, ma anche
ambientale ed energetico, saranno temi decisivi per affermare una nuova cultura del costruire e
dell’abitare dei prossimi decenni ed in questa prospettiva un ruolo di assoluta centralità attiene alla
progettazione, sperimentazione e diffusione attorno alle nuove tecnologie per l’energia solare.

Qualità ambientale e innovazione tecnologica costituiscono il binomio sul quale fondare il processo di
evoluzione e trasformazione della città secondo politiche di sostenibilità urbana, sia nelle nuove
edificazioni, sia nelle attività di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. In questo
senso occorre rilevare la pertinenza e l’interesse di approcci riconducibili ai temi della bio-architettura,
dell’edilizia sostenibile e della progettazione e riqualificazione ecologica degli insediamenti, delle
tecnologie solari che trovano sempre maggiore consenso e diffusione a livello internazionale con risultati
significativi soprattutto nei Paesi in cui questa sperimentazione è stata affiancata da politiche di
sostenibilità urbana.
La nostra convinzione, condivisa da molti in questa sede, è che l’aumento dell’efficienza e funzionalità
delle nuove edificazioni attraverso il risparmio nell’uso delle risorse naturali, il contenimento dei consumi
energetici, il miglioramento della dotazione di servizi ed attrezzature, degli spazi di relazione, possa
mettere a sistema una qualità locale realizzata dal progetto con una più diffusa qualità globale, requisito
indispensabile per un’azione ambientalmente consapevole.

FABRIZIO ORLANDI

Professore Ordinario di Tecnologie dell’Architettura presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, direttore del Master
di II livello in "Architettura Bioecologica e Tecnologie sostenibili per l'Ambiente", svolge studi, ricerche e sperimentazioni
progettuali con particolare riguardo al ruolo delle tecnologie nei processi di trasformazione dell’ambiente e del paesaggio, alle
problematiche della bioarchitettura, dell’efficienza energetica degli edifici e degli assetti costruiti, della compatibilità degli
interventi in una prospettiva ecosostenibile nell’ambito di finanziamenti CNR, MIUR, MBBCA,UE. Componente del Comitato
Scientifico di Riviste nel settore, tra cui “il Progetto dell’Abitare” e “Journal of environmental design”, è autore di numerosi
saggi ed articoli sulle problematiche della appropriatezza tecnologica, della progettazione ambientale e della sostenibilità delle
trasformazioni. Svolge attività di progettazione nell’ambito di concorsi nazionali ed internazionali con numerosi riconoscimenti
in Italia e all’estero.
Il monitoraggio del clima: la stazione meteosolare di Tor Vergata

Prof. Cristina Cornaro,


Docente di Fisica Tecnica
Dipartimento di Ingegneria dell’Impresa
Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Via del Politecnico - 00133 ROMA
e-mail: cornaro@uniroma2.it

Introduzione

La misura dei parametri climatici e dell’irraggiamento al suolo è di fondamentale importanza per la


determinazione delle prestazioni e dei rendimenti di dispositivi che utilizzano la radiazione solare per la
conversione di energia elettrica (pannelli fotovoltaici) e il riscaldamento di fluidi (collettori solari). In particolare, il
monitoraggio del clima permette di valutare l’influenza delle grandezze meteorologiche sul funzionamento di detti
dispositivi e i dati di radiazione solare nelle varie componenti forniscono preziose indicazioni sulla predisposizione
del sito allo sfruttamento dell’energia solare. E’ noto che, in particolare nel campo fotovoltaico, la previsione del
potenziale di sviluppo di componenti innovativi oggetto di ricerca applicata si fonda su affidabili misure di
rendimento sia di singoli campioni di laboratorio che di sistemi assemblati aventi caratteristiche prospetticamente
industrializzabili.
Allo scopo è da tre anni operativa presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Tor Vergata una stazione
meteosolare costituita da una unità per la rilevazione di dati meteorologici (temperatura, pressione, umidità,
velocità e direzione del vento, piovosità) e da una unità per la acquisizione di dati di radiazione solare sia globale
che delle componenti diretta e diffusa al suolo.

Descrizione della stazione meteosolare

La stazione (UTVES) è collocata sulla sommità dell’edificio che ospita la Facoltà di Ingegneria dell’Università
degli Studi di Roma Tor Vergata. La strumentazione è stata installata su di una pedana in ferro zincato
posizionata sulla copertura di un locale adibito a servizio, come mostrato in figura 1.
All’interno del locale è alloggiata la centralina per l’acquisizione dei dati, la quale è direttamente collegata via
modem ad un computer situato in un ufficio sottostante.
UTVES è costituita da due unità una meteo ed una solare.
L’ unità meteo è costituita dagli strumenti per la misura di
temperatura, umidità relativa, pressione, piovosità e
direzione e velocità del vento. L’unità solare permette di
misurare la radiazione solare globale al suolo e la sue
separate componenti, diretta, diffusa e riflessa. Una parte
è costituita da un inseguitore solare sul quale sono
posizionati un piranometro ventilato ed ombreggiato per la
misura della radiazione solare diffusa ed un pireliometro
per la misura della radiazione solare diretta, come
mostrato in figura 2B. Due piranometri, uno ventilato e
rivolto verso l’alto per la misura la radiazione globale ed
uno rivolto verso il basso per la misura della componente
radiativa riflessa sono installati su di un supporto fisso,
come mostrato in figura 2A.
Fig. 1. La stazione meteosolare di Tor Vergata
A B

Fig. 2: A) supporto fisso; B) inseguitore solare con piranometro e pireliometro.

Presentazione dei dati meteosolari

UTVES è attiva dal luglio 2003 ed acquisisce i dati di radiazione solare ogni dieci secondi; la centralina
memorizza i dati ogni minuto, dall’alba al tramonto. Per quanto riguarda i dati meteorologici, anch’essi vengono
acquisiti ogni 10 secondi e la centralina memorizza i valori massimo, minimo e medio delle grandezze
considerate alla mezz’ora, all’ora, e il dato giornaliero. E’ stata effettuata una prima analisi meteoclimatica della
zona per l’anno 2004.
Andamento pentadico delle temperature annue

40

35 AT_MAX
AT_MIN
30
AT_AVG

25
T (°C)

20

15

10

-5
e
io

e
io

ile

o
o

io
zo

br
br

br

br
st
gi

gn
na

ra

gl
pr
ar

em
m

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go
ag

tto
iu

Lu
bb
en

A
M

tte
M

A
G

ic
ov
Fe
G

Se

D
N

Fig. 3. Andamento della temperatura massima, minima e


media a Tor Vergata per l’anno 2004.

A titolo di esempio si riporta in figura 3 l’andamento della temperatura ambiente al variare dei mesi dell’anno.
La mole dei dati solari è piuttosto consistente ed una prima analisi delle disponibilità di radiazione totale al suolo
mese per mese per diverse orientazioni del piano ricevente è stata recentemente effettuata allo scopo di
ottimizzare la progettazione di un campo fotovoltaico per il collaudo e la caratterizzazione di moduli fotovoltaici di
diverse tecnologie costruttive. In figura 4 è mostrato l’andamento della radiazione solare totale incidente su piano
orizzontale e su piano orientato a sud e inclinato di 30° rispetto all’orizzontale, in funzione dei mesi dell’anno.
L’inclinazione a 30° massimizza la potenza annua incidente ed è quella più frequentemente utilizzata in Italia.

Wh RADIAZIONE TOTALE INCIDENTE RADIAZIONE TOTALE INCIDENTE


Wh SU SUPERFICIE INCLINATA
m2 • giorno SU SUPERFICIE PIANA m2 • giorno
8000 A 8000
INCL./ORIE. : 3O°/O° B
7500 7500
7081
7000 6910
7000 6695 6680
6500 6457
6500 6330
6036
6000 5805 6000
5500 5500
5084
5000 5000 4861
4500 4417 4500
4046 3940 4108
4000 4000
3604
3500 3500
3000 2958
3000 2856 2757
2578
2500
2500 2235 2157
2000
2000 1770 1848
1500
1500 1388
1000
1000
500
500 0
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12
0
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 M ES E
M ESE

Fig. 4. A) Radiazione solare totale su superficie orizzontale per la zona di Tor Vergata; B)
radiazione totale su superficie orientata a Sud ed inclinata di 30° rispetto all’orizzontale.
In futuro

Come accennato in precedenza, a completamento della stazione UTVES sarà installato un campo
fotovoltaico per la verifica delle prestazioni di pannelli fotovoltaici di diversa tecnologia in condizioni di reale
esercizio. Tale struttura sarà costituita da due unità, una fissa in orientazione (sud) e ad inclinazione variabile che
potrà alloggiare fino ad un massimo di 10 moduli, corredati di strumentazione per la misura della caratteristica
corrente-tensione e della temperatura del modulo ed una mobile, costituita da un inseguitore solare sul quale
sarà possibile posizionare 2 moduli per i quali verranno monitorate le medesime grandezze indicate per il sistema
fisso. Al campo fotovoltaico sarà affiancato un laboratorio equipaggiato con un simulatore solare per la verifica
delle prestazioni in “condizioni standard”.

CRISTINA CORNARO
Nata a Roma nel 1967, nel 1991 si laurea in Fisica con lode presso l’Università La Sapienza di Roma. Nel 1996 consegue il
titolo di Dottore di Ricerca in Proprietà Termofisiche dei Materiali presso l’Università di Roma Tor Vergata con una tesi dal
titolo “Un sensore per la misura di temperatura di atmosfere planetarie”. Usufruisce di una borsa di Post-Dottorato biennale
presso la stessa Università e di una borsa di studio del CNR per l’estero presso l’Università del Minnesota, USA dove per
circa una anno svolge attività di ricerca nel campo della trasmissione del calore e fluidodinamica. Dal 2001 è ricercatrice
presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma “Tor Vergata” nel settore scientifico disciplinare della Fisica Tecnica
Ambientale. Docente del corso di Fisica Tecnica Ambientale 1 presso la stessa Università i suoi maggiori interessi scientifici
riguardano il benessere ambientale, il monitoraggio del clima “indoor” e “outdoor”, le misure termiche e acustiche.
Semafori a LED: il controllo ambientale e l’energy management per i servizi
di pubblica utilità

M.A. B.Sc. Luca Sorbello,


Dipartimento di Ingegneria dell’Impresa
Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Via del Politecnico - 00133 ROMA
e-mail: Luca.Sorbello@uniroma2.it
web http://www.sorbello.net
Le sfide energetiche ed ambientali dei nostri giorni richiedono soluzioni improntate ad una visione strategica
globale.
È necessario quindi orientarsi verso la gestione integrata del territorio tramite le nuove tecnologie di controllo.

Proponiamo qui alcuni sistemi all’avanguardia tecnologica che consentono d’integrare ed interconnettere la
gestione dell’energia, dell’illuminazione pubblica, i semafori intelligenti, la video sorveglianza, il rilevamento
ambientale, le stazioni meteo per migliorarne l’efficienza e minimizzarne gli impatti ambientali.
L’elevato grado di integrazione delle soluzioni applicative e la semplicità con cui esse possono essere modificate
e personalizzate, consentono di utilizzare le capacità di base per fornire servizi innovativi integrati.

In particolare verranno esaminati i seguenti ambiti:

• Gestione dei flussi di traffico (semafori a led, gestione del traffico, video sorveglianza ai semafori e agli
accessi alle ZTL);

• Gestione dei dati di monitoraggio ambientale (monitoraggio ambientale ai semafori);

• Gestione della sicurezza personale e delle proprietà (video sorveglianza nelle zone sensibili);

• Gestione dell’illuminazione pubblica (telegestione dell’energia);

• Gestione degli edifici (energy savings)

L’approccio, come detto, è completamente integrato, permettendo di affrontare in modo strutturato e lineare una
serie di problemi complessi che normalmente sono considerati separatamente e risolti con soluzioni non
soddisfacenti dal punto di vista globale. Essa analizza le seguenti famiglie di applicazioni:

• Uso efficiente dell’Energia;

• Gestione Remota delle Smart Appliances.

Attraverso l’utilizzo di un unico centro di gestione “del territorio” integrato, che consenta di accedere senza
limitazioni di sorta alle funzionalità rese disponibili dalle differenti applicazioni, si realizzano delle economie di
scala particolarmente significative

Dal punto di vista tecnologico la soluzione esaminata è completamente aperta, sia dal punto di vista della
piattaforma hardware che da quello del software di base e delle tecnologie di comunicazione onde consentire di
ridurre in maniera significativa i costi ed i rischi connessi a sistemi proprietari, massimizzando al tempo stesso la
facilità di implementazione di nuovi servizi.
Controllori periferici
Centro di Gestione

Human-Machine I/F Apparati


Sistema Telegestiti
Livello di Interfaccia Sistema
legacy
Sistema
legacy
legacy
Apparati di
Livello di
di Applicazione Comunicazione

Livello di Piattaforma Rete di


Apparati
Comunicazione
Servizi
Servizi Dati
Dati Telegestiti

Figura 1 Schema per il sistema di gestione territoriale

Cabina
Cabina Cabina
Cabina Cabina
Cabina
Controllori Opco Opco Opco
periferici 2005 2005 2005
Centro di Gestione
AP
AP AP
AP AP
AP
Wi-Fi
Wi-Fi Wi-Fi
Wi-Fi Wi-Fi
Wi-Fi
Human-Machine
Human-Machine I/F
I/F Legacy

SAP
SAP
TLEM
TLEM
Impianti
Impianti semaforici
semaforici
ee di Billing
Billing
di monitoraggio
monitoraggio
ambientale
ambientale

… Wi-Fi
LEAH
LEAH
Uso
Uso efficiente
efficiente
Fibra T T
dell’Energia
dell’Energia ottica E E
M M
GRACE
GRACE
Servizi
Servizi Dati
Dati Metropolitan
Metropolitan
Area
Area
Network
Network

Figura 2 Architettura per il monitoraggio ambientale ed il controllo dei semafori

LUCA SORBELLO

Luca Sorbello nasce a Palmanova (Ud) nel 1970, si laurea in computer science presso l’università di Leeds (UK) con una tesi
nell’ambito della visione artificiale. Nel 2002 consegue un master in ingegneria gestionale presso il dipartimento di ingegneria
gestionale dell’università di Tor Vergata. Dal 2005 è dottorando presso il dipartimento di ingegneria gestionale dell’università
di Tor Vergata. Dopo la laurea inizia a lavorare in ambito ICT per varie aziende, principalmente per progetti di ricerca,
inizialmente nel campo della scientometria, del benchmarking organizzativo, dell’e-learning. Successivamente affianca alle
tematiche originali anche le tematiche di business networking, lavoro collaborativo, gestione dell’innovazione tecnologica,
gestione dell’energia, gestione urbana, building management, illuminazione pubblica, telecontrollo, tele gestione e machine-
to-machine communications. Alle sue attività principali affianca quelle di consulente per Gerson Lehrman Group e per altre
realtà su varie tematiche in ambito ICT e di docente in vari master universitari.
È autore di vari rapporti scientifici, manuali ed articoli.
FREEnergy: una scommessa per il futuro
Prof. Franco Giannini,

Direttore del Dipartimento di Ingegneria Elettronica


Docente di Elettronica Analogica
Dipartimento di Ingegneria Elettronica
Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Via del Politecnico - 00133 ROMA
e-mail: giannini@ing.uniroma2.it

Oggi l’Italia e l’intera comunità internazionale stanno vivendo un periodo critico per l’approvvigionamento
e la gestione delle risorse di energia. Petrolio, gas, nucleare sono al centro di crisi internazionali sempre più
frequenti. L’Italia, in particolare, è un paese povero di risorse energetiche minerarie ed è quindi più soggetta agli
effetti di tali situazioni, essendo costretta ad importare la gran parte delle sue fonti d'energia. È quindi
socialmente, politicamente e commercialmente importante investire nella ricerca e nella produzione di energie da
fonti rinnovabili, allo scopo di diminuire, ove possibile, la quasi totale nostra dipendenza dall’estero.
In questo scenario, il sole, fonte principe di energia pulita, può, con la tecnologia del fotovoltaico,
rappresentare una risorsa utile per ridurre tale dipendenza. Molti paesi, in primis Giappone e Germania, hanno
investito in tale tecnologia, con risultati interessanti. La Germania, in particolar modo con più di 800 MWp,
possiede un totale di installazioni 10 volte superiore a quelle dell’Italia, con condizioni di illuminazione solare
nettamente inferiori sia per latitudine che per clima (circa 1000kWh/m2 nel Europa centrale rispetto ai 1400
kWh/m2 all'anno nella regione Lazio) indicando quindi una potenzialità, per il nostro paese, di estrarre il 40% in
più di energia (quindi a costi notevolmente ridotti) da una unità di superficie illuminata.
Oggi la quasi totalità dei pannelli solari in commercio (oltre il 90%) si basa su silicio mono-cristallino o
policristallino (efficienze medie di conversione di energia tra il 12-15%), che consentono di soddisfare il
fabbisogno annuo di una famiglia media italiana ( circa 2700 kWh) , con una superficie attiva di circa 15 m2.
Attualmente, la produzione di pannelli solari in Italia è praticamente inesistente, se si eccettuano alcune
attività specialistiche in settori di nicchia, come lo Spazio. Le celle solari vengono normalmente importate e
l’apporto fornito dal nostro paese riguarda quasi esclusivamente la gestione elettronica dei pannelli e dell’energia
prodotta, il montaggio e l’installazione. Puntare sulla ricerca in questo campo, con gli incentivi esistenti per la
produzione di energia pulita e con la grossa crescita che si prevede nel solare (l’Europa ha un target del 12%
dell’energia totale generata da sorgenti rinnovabili entro il 2010 e ≥ 20% nel 2020), appare quindi un buon
investimento da vari punti di vista e potrebbe portare in un prossimo futuro il solare fotovoltaico a divenire uno
strumento importante di co-generazione, con notevoli benefici non solo scientifici e tecnologici ma soprattutto
ambientali ed occupazionali.
Gli alti costi di produzione dei pannelli al silicio, ivi compresi gli alti prezzi di approvvigionamento della
materia prima e di fabbricazione delle celle, non rendono ancora competitiva l’energia solare rispetto a quella
fornita dalla rete e non lasciano prevedere situazioni decisamente più favorevoli per il futuro.
Per ridurre drasticamente i costi al m2 di energia prodotta e rendere il processo di produzione
ecosostenibile, è quindi necessario esplorare altre strade che la Natura stessa ci suggerisce e che sono quelle
che il progetto FREEnergy (Fonti Rinnovabili Ecosostenibili di Energia) dell'Università di Tor Vergata sta
seguendo, attraverso lo sviluppo di una tecnologia che si propone di sostituire le celle fotovoltaiche in silicio con
celle solari a film sottile, composto da materiali organici o ibridi.
Le celle organiche, infatti, ispirandosi al processo di fotosintesi clorofilliana, utilizzano una miscela di
materiali in cui un pigmento assorbe la radiazione solare e gli altri componenti estraggono la carica per produrre
elettricità. La gamma di pigmenti che possono essere impiegati include quelli a base vegetale, come le
antocianine, derivati dai frutti di bosco, nonché i polimeri e le molecole sintetizzate in modo da massimizzare
l'assorbimento dello spettro solare.
I materiali fotovoltaici organici o plastici, inoltre presentano un vantaggio unico legato al fatto che questi,
sotto forma di pellicola, possono essere depositati su larghe aree e quindi a costi molto ridotti a partire da una
soluzione liquida con metodi tipici dell’industria della stampa, riducendo drasticamente gli alti costi di materiale, di
processo e di “costo energetico di fabbricazione”, nonchè gli scarichi nocivi all'ambiente, tipici dell’industria dei
semiconduttori.
Non è, quella proposta, un’impresa monoculturale: un solo tipo di competenza non è sufficiente a
raggiungere i risultati attesi. Data l’interdisciplinarietà della tecnologia e i campi di utilizzo, è fondamentale invece
la collaborazione tra vari gruppi di ricercatori di settori scientifici differenti: il team di FREEnergy comprende
perciò gruppi di ingegneri per lo sviluppo e l'ingegnerizzazione delle celle e la loro misura, gruppi di chimici e di
biologi per la analisi e la sintesi di materiali innovativi, gruppi di esperti in nanostrutture per la fabbricazione delle
celle solari a livello molecolare, fino a gruppi di architetti per l'integrazione esteticamente e strutturalmente
efficace dei pannelli solari nell’ambiente.
Lo sviluppo delle attività delineate in questo dossier ed i miglioramenti attesi in termini di efficienza e
tempi di vita media delle celle organiche, ottenibili nei prossimi anni e necessari per rendere il fotovoltaico
organico commerciabile, possono portare il costo del fotovoltaico dai circa 6-12 €/Wp dei pannelli in silicio odierni
al di sotto di 2 €/Wp, rendendolo finalmente competitivo rispetto ad altre fonti di energia.

Data la fase ancora di ricerca e sviluppo di questa nuova tecnologia, l'attenzione delle istituzioni diviene
fondamentale. Il progetto “Ventotene, Isola ad emissione zero” della Regione Lazio va, a nostro avviso, nella
giusta direzione, intendendo sperimentale questa tecnologia in un contesto reale come quello dell’isola.

FRANCO GIANNINI
Franco Giannini, nato a Galatina (Le) il 9 Novembre 1944, si è laureato con lode in Ingegneria Elettronica nel 1968.
Dal 1980 è Professore Ordinario presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, dove ha ricoperto varie cariche istituzionali:
Direttore di Dipartimento, Vice Rettore per gli Affari Internazionali, Delegato del Rettore al Controllo degli Atti Amministrativi e
Contabili, Presidente della Commissione di Ateneo per la Sperimentazione, Pro-Rettore, Rettore f.f. (maggio-luglio1996).
Il Prof. Giannini è stato Membro Straordinario del Consiglio Superiore Tecnico delle Telecomunicazioni e Docente
presso l’Istituto Superiore delle Poste e delle Telecomunicazioni ed è attualmente membro del Consiglio di Amministrazione
dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Dal 1999 è Direttore del Centro Interuniversitario per l’Ingegneria delle Microonde per le
Applicazioni Spaziali (MECSA) con sede presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Dal 2001 è Professore Onorario
della Facoltà di Elettronica e Tecnologie dell’Informazione Politecnico di Varsavia e dal 2003 membro dello Steering
Committee della Rete Europea di Eccellenza TARGET.
La sua attività scientifica si è sviluppata principalmente nel campo della microelettronica delle alte ed altissime
frequenze con contributi significativi nel settore della modellizzazione, della caratterizzazione e delle metodologie di progetto
sia dei componenti attivi e passivi a microonde e ad onde millimetriche, che dei Circuiti Integrati Ibridi e Monolitici per
telecomunicazioni ed applicazioni spaziali. In campo internazionale ha partecipato a numerosi progetti dell’Agenzia Spaziale
Europea (ESA), a progetti ESPRIT della Comunità Europea (ilCOSMIC, il MANPOWER, l?EDGE) nonché a vari progetti
nell’ambito delle Azioni Speciali per le Piccole e Medie Industrie (MEPI I e II e FUSE). Il prof. Giannini è consulente di
numerose organizzazioni nazionali ed internazionali e membro di molti comitati scientifici internazionali.
Franco Giannini è autore o coautore di oltre trecentocinquanta pubblicazioni scientifiche relative alle problematiche
teoriche e realizzative della microelettronica per alta e altissima frequenza.