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Malcolm Arnold (1921-2006)

Serenade for Guitar & Strings op. 50 (1955)

Il vasto panorama della musica chitarristica britannica del dopoguerra offre, nell’area dei
compositori legati alla tonalità ed alle forme tradizionali, autori come William Walnton,
Lennox Berkeley e Bernard Stevens. A questi tre maestri si affianca Malcolm Henry Arnold,
fedele alla tradizione tonale. Fu compositore, direttore d’orchestra e trombettista inglese.
Studiò composizione al Royal College of Music e suonò la tromba nella London Philarmonic
Orchestra. Fu uno dei compositori più versatili e prolifici della sua generazione: lavorò ad
opere, balletti, sinfonie (nove in totale), concerti, musica da camera e musica corale. Fu
premiato per la colonna sonora di The Bridge on The River Kwai (1957) con un Academy
Award. Tra i suoi lavori di musica da camera per chitarra troviamo: Serenade for Guitar and
Strings op.50 (1955), Concerto for Guitar and Chamber Orchestra op.67 (1959) e Fantasy for
Guitar P. 107 (1971).

Serenade fu scritta e dedicata a Julian Bream, per il quale Arnold scrisse il Concerto per
chitarra nel 1959. Serenade fu eseguita per la prima volta al Richmond Community Centre
Hall in Richmond, Surrey, nell’estate del 1955. Bream fu il solista e il compositore diresse la
Richmond Community Centre String Orchestra.

Il brano si divide in Andante – Allegretto – Allegro – Allegretto – Andante (forma ABCBA).


In apertura troviamo gli archi in sordina e il tema iniziale alla chitarra e l’utilizzo di delicati
armonici. Nell’Allegretto gli archi e la chitarra si scambiano il tema principale cantabile, dove
viene utilizzato il registro acuto dello strumento e dove è possibile utilizzare la tecnica del
tocco appoggiato. Nell’Allegro troviamo delle sequenze scalari con l’effetto del pizzicato,
varie possibilità timbriche dello strumento (suoni verso il ponticello, suoni naturali) ed
alcune sequenze di accordi da eseguire con la tecnica del rasgueado. Nelle parti seguenti
troviamo le riprese dei temi precedenti ampliate ed ornate.
Franco Margola (1908-1992)
Concerto breve per chitarra e quartetto d’archi (1975)

Il compositore bresciano nasce a Orzinuovi il 30 ottobre 1908 e muore a Nave il 9 marzo


1992. La sua preparazione musicale inizia a Brescia, presso lʹallora «Istituto musicale
Venturi», studiando il violino con Romano Romanini e teoria, armonia e pianoforte con
Isidoro Capitanio. Concluso il periodo bresciano di iniziazione musicale e degli studi classici,
Margola decide di dedicarsi totalmente allo studio professionale della musica, in particolare
di approfondire la composizione, scegliendo Parma e i suoi docenti.  Passò attraverso varie
esperienze stilistiche, fino al ritrovamento di una personale espressione, nel vasto dominio
neoclassico. Lʹincontro con Alfredo Casella, considerato «un padre spirituale» e Ildebrando
Pizzetti lo rinfranca e lo sprona a un più deciso impegno compositivo.

Da uno stile sostanzialmente e rigorosamente classico, Margola si spinse negli anni ‘50 a
una più intensa sperimentazione linguistica, arrivando a percorrere il territorio della
composizione dodecafonica, per poi ritornare a un linguaggio di taglio più moderatamente
classico. Continuò, così, a comporre nella piena osservanza dei principi della tonalità, delle
tradizionali regole dell’armonia e del contrappunto.

La chitarra aveva trovato, nella seconda metà del Novecento, applicazioni straordinarie
presso gli esponenti di tutte le tendenze musicali, manifestando una grande versatilità di
impiego e Margola, dalla natura musicale schietta e generosa, si avvicinò alla composizione
chitarristica negli ultimi anni sessanta. La notevole produzione per chitarra sola spazia da
pezzi brevi (Notturno, Ballata, Due Preludi, Otto pezzi, Dieci composizioni, e numerosi altri
titoli), all’ampia struttura delle tre Sonate. Il suo Concerto breve per chitarra ed orchestra
(1975), impregnato di affettuose memorie musicali, si distingue per l’esemplare chiarezza e
per il perfetto equilibrio delle sonorità. Il tema principale della chitarra, infatti, nelle varie
sezioni, risalta su un accompagnamento leggero degli archi. I contrasti dinamici sono
collegati alla densità della texture (il forte è prevalentemente in sequenze accordali e
coincide con il tutti, mentre quando si alleggerisce la partitura con l’intervento di pochi
strumenti verranno utilizzate sonorità minori). Il brano è così diviso: Allegro giusto – Adagio
– Allegro (Tempo I) - Adagio (Cadenza) – Allegro (Tempo I).

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