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PREPATION Gs ccm cnanmns: INDICE Capitolo | — SUCCESSIONI E SERIE DI FUNZIONI WAR eS Successioni di funzioni: convergenza puntuale ed uniforme . Continuita del timite........0.0..2.2. Tteoremi di passaggio al limite sotto il segno di integrale e di derivata Serie di funzioni .. Serie di potenze.... Serie di Taylor... Cenni sulle serie di Fourier. Capitolo 2— FUNZIONI DI DUE O PIU VARIABILL 8. Cenni sullo spazio vettoriale R . 9, Elementi di topologia di R? ..... 10. Limiti e continuita IL. Derivate parziali 12. Derivate successive. Il teorema di Schwarz 13. Gradiente. Differenziabilita...... 14. Funzioni composte. 15. Derivate direzionali . 16. Funzioni con gradiente nullo in un connesso .. 17, Formula di Taylor........... 18. Massimi e minimi relativi. 19. Funzioni di tre o pit variabili Appendice al capitolo 2 20. Il principio di massimo per le funzioni armoniche ....... Capitolo 3 — EQUAZIONI DIFFERENZIALI 21. Introduzione alle equazioni differenziali e al problema di Cauchy 35 a9 42 46 49 53 58 63 69 7 73 81 86 91 Indice Capitolo 6 — SUPERFICI E INTEGRALI DI SUPERFICIE 48. Superfici regolari..........22.. 49. Piano tangente e versore normale... ve 50. Area di una superficie. Integrali di superficie ......... 51, Il teorema della divergenzae la formula di Stokes... Capitolo 7 — FUNZIONI IMPLICITE, 52. Introduzione alle funzioni implicite .......0....0..ccceceeeeeteeereeees 53. Il teorema del Dini per funzioni implicite di una variabile........... 54, Conseguenze del teorema del Dini . vo 5 55. Il teorema del Dini per funzioni di due o pit variabili........-...-. 56. Il teorema del Dini peri sistemi............ 57. Invertibilita locale e globale 58. Massimi e minimi vincolati in due dimensioni. Moltiplicatori di Lagrange . 59. Massimi e minimi vincolati e moltiplicatori di Lagrange in tre o pid dimen- Appendice al capitolo 7 60. Punti singolari di una curva piana............ pag. 243 249 252 259 265 267 272 276 279 283 287 293 296 vi Indice Proprieta generali delle equazioni differenziali lineari............... pag. 98 Equazioni differenziali lineari del primo ordine 5: 100 Equazioni differenziali lineari del secondo ordine omogenee .. 104 Equazioni differenziali lineari del secondo ordine non omogenee we 1B 25. 26. I teorema di Cauchy di esistenza e unicitd locale. 117 27. Prime conseguenze del teorema di Cauchy ....... 123 28. Il teorema di esistenza e unicita globale . 126 29. Risoluzione di alcuni tipi di equazioni differenziali del primo ordine in for- ma normale . 131 30. Risoluzione di alcuni tipi di equazioni differenziali del primo ordine non in forma normale . 137 31. Risoluzione di alcuni tipi di equazioni differenziali del secondo ordine .... 139 32. Analisi qualitativa delle soluzioni....... 141 Appendice al capitolo 3 33. Equazioni differenziali lineari di ordine n............ceeececeeeeeeees - 146 Capitolo 4 — INTEGRALI CURVILINEI E FORME DIFFERENZIALI NEL PIANO 34. Curve regolari. 155 35. Lunghezza di una curva. . 164 36. Curve orientate. Ascissa curvilinea 167 37. Integrale curvilineo di una funzione. 171 38. Integrale curvilineo di una forma differenziale 175 39. Forme differenziali esatte.. 17 40. Forme differenziali chiuse 183 Appendice al capitolo 4 41. Il teorema di rettificabilita delle curve C!..... 190 42. Curve e forme differenziali nello spazio..... 192 Capitolo 5 — INTEGRALI DOPPI E TRIPLI 43. Integrali su domini normali ...... 201 44. Formule di riduzione per gli integrali doppi... +. 209 45. Formule di Gauss-Green. Teorema della divergenza. Formula di Stokes... 217 46. Cambiamento di variabili negli integrali doppi 227 47. Integrali tripli . 234 CAPITOLO 1 SUCCESSIONI E SERIE DI FUNZIONI 1. Successioni di funzior : convergenza puntuale ed Sia Fun insieme di numeri reali e sia fi: —+ R una successione di funzioni reali definite in I. Si dice che f, converge puntualmente in I verso la funzione f : 1 —+ R, se risulta (ay lim fe(x) kate (x)\ Weel; cio’ se per ogni € > 0 e per ogni x € / esiste ve, € R tale che (figura 1.1) (1.2) f(x) —€ < filz) < fx) +e Vk > Vex. Utilizzando il valore assoluto, la (1.2) pud esser riscritta nella forma (1.3) L(x) - fQ)| Vex. 713088207313711.1 Figura L.1 2 Capitolo | In generale, fissato £.> 0, il numero Ve» dipende dal punto x: se invece tale numero risulta indipendente da x. si parla di convergenza uniforme. Precisamente. si dice che fi converge uniformemente in| verso f se. per ogni é ve€Rialeche (4) \felx) — fx) Ve,WxE La convergenza uniforme in / implica quella puntuale: infati, fissato.¢.> 0,-se Ve & tale che valga la (1.4), allora per ogni.x € / si pud porre Vex = Ve ¢ si otterra la (1.3). Tl viceversa in generale non sussiste, come provano i seguenti esempi. Esempio 1. Siano a,b due numeri reali e sia f; la successione (si veda la figura 1.2) definita nell’ interval- lol = (0,1) da a se O I/x si ha I/k Ve e per ogni x € (0,1), si avrebbe in particolare Uyi(1/k) | = |a—b| fees 1 ‘ ' a ' ' ' ok Tx Figura 1.2 Esempio 2. La successione di funzioni, definita nell’ intervallo / = (0, 1| da (16) fex)= converge puntualmente in I verso la funzione (figura 1.3) 0 se x€ (0,1) (1.7) F(x) 1 se x=1 Succession ¢ serie ai funzioni Figura 1.3 - fu(r) La convergenza non & uniforme. Infatti, posto € = 5, se esistesse Ve tale che |fe(x) — f(x)| ve e per ogni x € (0, 1], si avrebbe in particolare per x = 1/72 fe(1/V2) — f1/02)| il che & assurdo. Esempio 3. Consideriamo la successione di funzioni fi (figura 1.4), definita suil’asse reale ! = R da (18) VkEN. In figura 1.4 & evidenziato il fatto che l'insieme {x € R : fg(x) < 1/2} =[—Vk, VE] & monotono crescente rispetto ak e che l'unione per k € N coincide con R. Per ogni x € R & nullo il limite puntuale (9) f(x) = tim x(x) kee Successioni e serie di funcioni 5 Notiamo che, per una successione fi di funzioni continue nell'intervallo [a,b], 1a conver- genza uniforme di fz verso la funzione continua f pud essere espressa mediante la relazione di limite (di suecessione numerica) (2.5) lim max{|fa(s) ~ FG)| + € fa,b]} =0 Infatti, se fi converge uniformemente verso la funzione continua f, fissato ¢ > 0, esiste Ve € Ntale che (2.6) la) FI Ve, ¥x€ [a,b] . Per il teorema di Weierstrass sull’esistenza del massimo delle funzioni continue in un intervallo chiuso, per ogni k € N esiste xx € [a,b] tale che (2.7) \ fixe) — Fle) = max{| fix) — f(x) | 20 € [a,b]} = My Dalla (2.6) con x, al posto di.x segue percid My < € per ogni k > ve e quindi la (2.5 Esempio 1. In generale se una succession jg di funzioni continue converge solo puntualmente ad una funzione f (ma non uniformemente), non & detto che f sia continua. E infatti facile verificare che la successione di funzioni continue f; : R —+ R definita da (2.8) filx) = arctg ke converge puntualmente verso la funzione discontinua f : R —+ R definita da (figura 1.5) -= se x<0 (2.9) flx)=4 07 se x=0 z se x>0 x Basta ricordare che lim _aretg y= += e che arctg 0 =0. ye Nia *y £,(3) = arctg kx Figura 5 4 Capitoto 1 ma la convergenza di fi verso f non & uniforme su R. Infatti la disuguaglianza | f,(x) — f(x)| +e e dunque non esiste Ve tale che Ja (1.10) sussista per k > Ve e per ognix€ R. 2. Continuita del limite Cominciamo col descrivere la proprietd di continuita del limite uniforme di funzioni con- tinue. Sia fi: 1 CR + R una successione di funzioni continue nell’insieme / di R e sup- poniamo che fy converga uniformemente in I verso la funzione f : [> R: proveremo che f ® continua in 1. Notiamo che tale risultato non sussiste se si suppone solo che fi: con- verga puntualmente verso f; cid & quanto succede, ad esempio, nell’esempio 2 del paragrafo precedente, dove la funzione discontinua (1.7) @ limite puntuale della successione di funzioni continue (1.6). Un altro esempio & proposto alla fine del paragrafo. | TEOREMA SULLA CONTINUITA DEL LIMITE. — Sia fy: CR R una succes- || sione di funzioni continue convergente uniformemente in I verso la funzione f. Allora f | 2 continua. | Dimostrazione: verifichiamo che f @ continua in xp, per ogni fissato xq € /. Per l"ipotesi di conver- genza uniforme, fissato € > 0, esiste Ve tale che (2.1) \file) —f)| Ve, Weel Scegliamo ko > Ve: allora, evidentemente, per ogni x € / risulta LF(8) = F0)] SF) — fig (4) 00) ~ fry ¥0)| + |fty to) = flo] S (2.2) 0 tale che (2.3) xT, |x—1l <8 => [fig — fig(20)| << e quindi, per.x€ /, ~x9| <8, si ottiene (2.4) Lf) — f 0) < 3e Succession’ e serie di funcioni 7 Esempio 2. Per x € (0, 1] poniamo (si vedano i grafici in figura 1.7) (3.6) felx) = kee Figura 1.7 - g(x) per k= 1,2,3,5, 10,20 Per ogni x € (0, 1] la successione numerica /g(x) converge a zero; quindi la successione f, converge puntualmente in [0,1] ed il limite puntuale é la funzione f(x) = 0 per ogni x € [0,1]. Calcoliamo Vintegrale G7) i filx)dx percid . i ea) eh Osserviamo inoltre che la successione f, non converge uniformemente ad f nell’intervallo (0, 1]. Infatti (il Iettore esegua i calcoli) (3.9) max {| felx)— f(x)] 2 € (0, 1]} = max{ fel) :x€ [0,1]} = false) dove x; 2 il punto di [0,1] in cui si annulla Ta derivata prima ff; risulta (3.10) pertanto fi(.r:) diverge a +o per k + +=. Dungue la convergenza puntuale da sola non é sufficiente a garantire la formula (3.1) di passaggio al limite sotto il segno di integrale. Il seguente teorema prova che la convergenza uniforme di una successione f, verso f implica la (3.1). 6 Capitoio 1 3. I teoremi di passaggio al limite sotto il segno di integrale e di derivata Sia f, una successione di funzioni integrabili in un intervallo chiuso e limitato / = [a,b], che converge puntualmente in [ verso una funzione /, Ci si pud domandare se f sia integrabile in [a,b] € se risulti » rb 3.1) tim f flod [fea ke La risposta in generale 2 negativa, come si vede dagli esempi seguenti. Esempio 1. Sia fi : (0, 1] —+ B 1a successione definita da (figura 1.6, ove sugli assi sono scelte scale diverse) 0 se x=0 (3.2) fixh= 4k se x€ (0, 1/k) 0 se re [1/k 1] Evidentemente fi converge puntualmente verso ta funzione f(x ‘uniformemente, in quanto =0 in (0, 1], ma non vi converge (3.3) max { |fi(+) — f(x)|:x€[0,1]} =k. Inoltre risulta Vk (34) ff feeds kdx=1 lo mentre, ovviamente 1 3.5 \dx = (33) [ foac=0 T/k Figura 1.6 Dungue la (3.1) non sussiste. Succession e serie di funzioni 9 Si verifica subito che le fy sono continue in I con le loro derivate prime. Inoltre la successione fi converge uniformemente in / verso la funzione f(x) = vx" = |x|, che non é derivabile nello zero; infatti fel) — f(2)| (15) _ @+p-2 Verb! Jevtive vi in quanto (+E +Ve2 > \/F per ogni.xe re per ogni ke N. =. Mostriamo ora che, anche nell’ipotesi che il limite f(x) sia derivabile, non necessaria- mente vale la (3.13). Esempio 4. Su / = R (0 anche su di un qualsiasi intervallo / di R) definiamo la successione di funzioni (3.16) WkeN, veel. La successione fy converge uniformemente verso la funzione f(x) = 0 per ogni x € J; mentre, essendo (3.17) Aulx) = coskx , YkEN, Vel, risulta f(0) = 1 per ogni k E Ne f"(0) = 0, dunque ta (3.13) non sussiste per x= 0. l 1 | TEOREMA DI PASSAGGIO AL LIMITE SOTTO IL SEGNO DI DERIVATA. — Sia || | fa una successione di funzioni derivabili con derivata continua in a,b]. Supponiamo |) | che esista xq € [a,b] tale che la successione numerica fi(xo) converga in Re che la successione delle derivate f{ converga uniformemente in (a,b). Allora fy converge | uniformemente in [a,b] verso una funzione f, derivabile con derivata continua in {a,b}, | e risulta | (3.18) lim fil) = 7°) - Dimostrazione: essendo Ke continua, possiamo scrivere la formula fondamentale del calcolo inte- grale (3.19) Bibs) = falood+ [Hla VREN, Vxe [a,b]. Inoltre, detto ¢ € R il limite della successione numerica fi(xp) € indicato con g(x) il limite uniforme della successione f(.x) in [a,b], per il teorema sulla continuita del limite, la funzione g @ continua in 8 Capivoto 1 TEOREMA DI PASSAGGIO AL LIMITE SOTTO IL SEGNO DI INTEGRALE. — Se fi @ una successione di funzioni continue che converge uniformemente verso f in {a,b}, | allora vale la formula rb (3.11) lim / Silx)da f ” plxdas Dimostrazione: peril teorema sulla continuita del limite, fl.) & una funzione continua nell intervallo chiuso e limitato [a,b] e percid ivi integrabile. Inoltre Epa ay | pisras "pores =| {ale — Fahy) < < = fiallds < (b=a)- —Fle)| s [Wisi resides (6a BRS, LAs) fl] da cui lasserto per k + +0 Passiamo ora allo studio del passaggio al limite sotto il segno di derivata. Sia f, una successione di funzioni derivabili in un intervallo / C R che converge puntualmente in I verso una funzione f. Ci si pud domandare se anche f & derivabile in / e se risulta (3.13) lim f(a) =F"), veel. La risposta in generale & negativa, come si vede dagli esempi seguenti. Esempio 3. Perx€ / = R (J pud anche essere un qualsiasi intervallo di R.contenente lo zero all’interno) consideriamo la successione (figura 1.8) (3.14) felx) = ye Figura 18 - f(x) = y+ $ Successioni e serie di funcioni mn & convergente, cio’ se la successione s;(x) converge (ammette limite finito) per ogni x € 1, allora si dice che la serie di funzioni (4.2) converge puntualmente in I. Se la successione di funzioni sy converge uniformemente in J, allora si dice che la setie di funzioni (4.2) converge uniformemente in I. In ogni caso il limite per k + +00 di sy si chiama somma della serie di termine generale ‘fie si indica con (4.4) Dh im Talvolta con il simbolo (4.4) si indica anche la serie di termine generale fx, oltre che la sua somma. Come accade anche per le serie numeriche, spesso si utilizza un diverso indice di sommazione per denotare il termine generale di una serie o per la successione delle somme parziali, ad esempio, per una serie convergente, nel modo seguente iz (4.5) «=D fis VEEN; a ™ ui “ = = n= ti 3 = Es Come per le serie numeriche, la serie (4.2) si dice assolutamente convergente in I sé la serie di termine generale | fi| converge puntualmente in /. La serie di funzioni (4.2) si dice roralmente convergente in I se esiste una sticvessione di numeri reali non negativi M, tali che (4.6) [fl SMe, veel, VkEN e se risulta convergente la serie numerica (4.7) Mi +Mo+...+My+ Utile @ la seguente PROPOSIZIONE — La convergenza totale di una serie di funzioni implica la sua uniforme convergenza; cioe vale l'implicazione (4.8) convergenza totale =» ~—_convergenza uniforme: Dimostrazione: sia f\ + f2+...+ f+... uria serie di funzioni totalmente convergent nell’ CR verso la funzione fe sia (4.9) My tM +. + Mg = 10 Capivolo 1 {a.b] e quindi ivi integrable. Per il teorema di passaggio al limite sotto il segno di integrale, dalla (3.19) per k > +o0 segue (3.20) lim 60) = C+ fi gtr ure [ab]. Pertanto la successione fj(:t) converge puntualmente in [a.b]; denotando con f(x) il limite, risulta (321) f= f g(r}dt Yee [ad]. e, dalle (3.19), (3.21) segue che Vals) Foo SUitood—+| f° {4fte)— ale) }at| < (3.22) ied 1 S Mfel-xo) — + (b= a) -max{| f(t) — g(t)| 22 € [ab]} quindi, dato che f converge uniformemente verso g in [a,b] (3.23) lim max fale) — Fl] x€ [a 0]}=0 , cio’ x(x) converge uniformemente ad f(x) in [a,b]. Infine dalla (3.21), per il teorema fondamentale del calcolo integrale, si deduce che f @ derivabile e che risulta (3.24) f'(x) =9(x), Vx € (a,b): pereid lim f= g =f" ¢ vale la tesi (3.18), abo 4. Serie di funzioni Se fi 2 una successione di funzioni reali definite nell"insieme J di B, indichiamo con sy la successione delle somme parziali ahi (4.1) KES tht th Tale successione di funzioni sg si chiama serie (di junzioni) di termine generale fy ¢ si indica anche con il simbolo (4.2) fit ftectfictee Se per ogni x € / la serie numerica di termine generale f(x) (4.3) A(x) + A(x) +...) +... 12 Capitolo 1 una serie numerica convergente. tale che | fg(.)| < Mg. per ogni x € /e per ogni k € N. Per il criterio del confronto, si ha dunque che per ogni x € / la serie | f{(x}| + |.f2(0)| [fel)| +... @ convergente e quindi che la serie fj + fy +...+ Jk +... converge puntualmente in / ad una funzione /. Indicato con R,, il resto n-simo della serie (4.9), cio® posto rm. oval (4.10) Rn siha (4.11) [F(x) —snlx)] Rn Wrel. Infatti, se m > n, si ha E> 2 RO) = ZL fix). ket (4.12) Sm) = Sul da ct gue (4.13) |su(x)—suleil < E elvil < kewl Passando al limite per m —+ +s, si ottiene la (4.11). Poiché la serie (4.9) converge, risulta (4.14) lim Ry € percid, fissato € > 0, esiste ve tale che, per > Ve sia Ry < €: ne segue che, per n > Ve si ha anche. grazie alla (4.11) (4.15) [Fle) sal] WkeN, (4.17) SiO = Tage x ¢ si annulla per x= +k. Si verifica facilmente (si veda il grafico in figura 1.9) che il punto x= k 2 di massimo assoluto per f,(x), mentre x= —k & di minimo assoluto. Risulta oa ~ 4S? (4.18) My = max{| fi(x)| x €R} =fi(k) WkeN, ela serie numerica di termine generale 1/4? @ (una serie armonica generalizzata) convergente; pertanto la serie di funzioni (4.16) 2 totalmente convergente in R e quindi anche uniformemente ¢ puntualmente convergente su tutto R. Successioni e serie di fi gura 1.9 fs) = q*, Figura 1.9 ~ fils) = oS Esempio 2. Un caso molto particolare di serie di funzioni (4.19) fitftet fete 2 quello in cui ogni f; & costante sull'insieme J considerato. In tal caso se & f(x) = ay per x € 1, la convergenza uniforme della serie equivale alla convergenza puntuale, mentre la convergenza totale equivale alla assoluta convergenza della serie numerica aj. Si costruisce quindi subito un esempio di serie di funzioni (costanti) che converge uniformemente ma non totalmente; basta infatti scegliere fg, costante in /, uguale a (—1)*/k per ogni k € N. Il teorema sulla continuita del limite (paragrafo 2) implica il: [ | TEOREMA SULLA CONTINUITA DELLA SOMMA. — La somma di una serie di funzioni continue convergente uniformemente & anch'essa continua. I teoremi di passaggio al limite sotto il segno di integrale e di derivata (paragrafo 3) implicano i seguenti analoghi risultati per le serie di funzioni; consideriamo a tale scopo la serie (4.20) LY file) eI j | TEOREMA DI INTEGRAZIONE PER SERIE. — Sia fc una successione di funzioni | continue in un intervallo chiuso ¢ limitato [a,b] ¢ supponiamo che la serie (4.20) | converga uniformemente verso f in [a,b]. Allora (4.21) 4 Capitolo 1 TEOREMA DI DERIVAZIONE PER SERIE. — Sia fi, una successione di funzioni derivabili con derivata continua in [a,b]. Se la serie (4.20) converge in [a,b] verso f, allora f é derivabile con derivata continua in (a,b] e risulta (4.22) fiw= SA) ‘ Vx € [a,b] , = purché la serie delle derivate converga uniformemente in {ab} | | l Talvolta la formula (4.21) si riscrive nel modo seguente be = (4.23) [ YD aiar=¥ | Alsrax a ft kita € si dice che la serie (4.20) pud essere integrata termine a termine. Analogamente, la formula (4.22) si pud riscrivere (4.24) (340) =P AO), vee [a,b], & d € si dice che la serie (4.20) pud essere derivata termine a termine. 5. Serie di potenze Consideriamo la serie geometrica di ragione x € R, cioé la serie (5-1) Ya itete te. tatt im Essa & una particolare serie di funzioni che converge per x € (—1, 1), € non converge per |x] > 1. Per tale motivo lintervallo (—1, 1) 8 U’insieme di convergenza della serie (5.1). Pirin generale, data una successione di numeri reali a,, k= 0, 1,2..... si pone il problema di determinare l’insieme dei numeri x € B tali che la serie di potenze (5.2) DY aux’ Say pay tare +... + a_x + = sia convergente, cio’ ’insieme di convergenza della serie (5.2). Tale insieme & certamente non vuoto, in quanto contiene sempre lo zero. Esempio 1. Considerata la serie di potenze (5.3) East, k= Successioni e serie di funcioni 15 per determinare I'insieme di convergenza, osserviamo che (5.4) lim_k! |x#| = +00, Ve 40 kate Dungue la serie (5.3) converge solo per x = 0. Esempio 2. Considerata la serie di potenze (5.5) (5.6) veeR © quindi l'asserto, grazie al criterio del rapporto. Esempio 3. Per la serie di potenze Ga) 2 k+ 1) siha (5.8) jim [ATTY al tL bal ise] a/R 1) | etm 2D 2 dunque, essa converge per |x| < 2. Se poi |x| > 2, |x//2*(k+ 1) tende a +o é quindi la serie (5.7) non converge. Le considerazioni precedenti non si applicano al caso x= +2. Tuttavia osserviamo che, per.x = 2, essa si riduce alla serie armonica Sl 1 1 (5.9) Lele: tote che diverge, mentre, per x = ~2 si riduce alla serie armonica altemata, che converge. In definitiva Vinsieme di convergenza é I'intervallo [-2,2). Negli esempi precedenti si & visto che l'insieme di convergenza é sempre un intervallo, eventualmente ridotto ad un sol punto 0 coincidente con R. Pitt precisamente vale il seguente teorema. i . | TEOREMA I. — Data la serie di potenze (5.2) si verifica sempre una delle seguenti circostanze: i) la serie converge solo per x =0 | ii) la serie converge per ognix€ R iii) esiste un numero reale p > 0 tale che la serie converge per |x|

p. | 16 Capitoio | Dal teorema precedente segue allora che l’insieme di convergenza della serie di potense (5.2) & un intervallo di centro l'origine, che si riduce a {0} nel caso i), ad R nel caso ii), ad un intervallo di estremi —p.p nel caso iii). Secondo che valga i), ii) 0 iii), si dice che la serie ha raggio di convergenza 0, +59 ¢ p rispettivamente. Cominciamo con il seguente || TEOREMA 2. — Se la serie di potenze (5.10) ay + ayxt age? +... aye" +. e limitato contenuto nell'intervallo (—|&|.|E|) ¢ dunque converge assolutamente in tale || e os oem i | converge per x =& £0, allora essa converge totalmente in ogni intervallo chiuso | intervallo. Dimostrazione: la convergenza della serie numerica (5.11) ag tank tare? +... ban8" +. implica che la successione cyé'" & infinitesima per n+ +2 e quindi limitata; cio®, esiste M > O tale che (5.12) ln" 0. Dunque. per il teorema 2, / contiene un qualunque intervallo del tipo (—§.§) con § > Oe pertanto / coincide con tutto R. Se infine 0 < p < +2», mostriamo che vale la iii) del teorema. Infatti, se |a| p. la serie non pud convergere in. altrimenti |"intervallo {—|x|,|.x}) verrebbe ad essere contenuto in / € dunque I'estremo destro di / risulterebbe maggiore o uguale a |x|, il che 2 assurdo, visto che p < {xt Se il raggio di convergenza p & non nullo e diverso da +se, nulla si pud dire, in generale, sulla convergenza della serie di potenze per x = —p o per.x = p, come mostrato dagli esempi che seguono. La serie geometrica (5.15) txt toda ten. ha raggio di convergenza p = | (converge in ogni punto dell’ intervallo (—1, 1) enon converge all’esterno, dell intervallo) e, agli estremi detl”intervallo di convergenza, non converge né nel punto x= —1, né nel punto x = 1, Viceversa, la serie di potenze a z ha ancora raggio di convergenza uguale ad 1 e, agli estremi del sia nel punto x= —1, che nel punto x= I. Infine, la serie di potenze (5.7), come abbiamo gid visto nell esempio 3, converge nel punto x= —2, ma non converge nel punto (5.16) l4xt fervallo di convergenza, converge I seguenti criteri si rivelano utili per la ricerca del raggio di convergenza. TEOREMA 3. (DI D’ALEMBERT). — Data la serie di potenze (3.17) ag tayx tan? +... bane" +. con dn £0 per ognin EN, se esiste il limite | (5.18) an +1 An allora il raggio di convergenca della serie (5.17) @ uguale a +o se b=0 9) Pp 1/é se 0 1/€: pertanto, per il teorema 2, il raggio di convergenza é p = 1/ Ad esempio, applicando il criterio di D’ Alembert, si deduce che per ogni p € R, il raggio di con- vergenza della serie di potenze leet G+ & p= 1. Infatti in questo caso risulta (5.22) TEOREMA 4. (DI CAUCHY-HADAMARD). — Data la serie di potenze (5.23) ag tayxt age +...t nx" +... se esiste il limite | (5.24) ¢= lim, lanl . nope allora il raggio di convergenza della serie (5.23) 2 | ae) | (5.25) p=4 1/6 se 00, =o | allora f é derivabile e risulta anche (5.30) f= S kay! 5 Vk 0 il raggio di convergenza della serie di punto iniziale ry = 0 (5.33) Lax, a associata alla (5.32), allora la serie di potenze (5.32) di punto iniziale xp € R sard assoluta- mente convergente per |x — xo] < p e non conyergente per |x —x9| > P- 6. Serie di Taylor Sia f(x) una funzione reale definita in un intervallo (a,b) di R e sia x9 € (a,b). Ci proponiamo di stabilire se esiste una serie di potenze di punto iniziale x9 convergente in (a,b) verso f(x), cio’, come si suol dire, se f & sviluppabile in serie di potenze di punto iniziale x9 nell'intervallo (a,b). II primo risultato in questa direzione @ i] seguente. TEOREMA 1. —Se la serie di potenze | (6.1) DY a(x = x0)* | | ha raggio di convergenza p > 0, la sua somma f(x) @ una funcione indefinita- mente derivabile per {x —xo| < pe, per ogni m € N, la derivata di ordine m vale || (62) 0 (x) = 3 k( = b) (km + Dag — 0)" | & Inolire f 2 sviluppabile in serie nella forma =f) {| (6.3) F(x) = LU) ey Dimostrazione: la (6.2) si ottiene applicando ripetutamente il teorema 6 del paragrafo precedente. Ponendo poi nella (6.2) x = xp, tutti gli addendi dopo il primo si annullano e risulta f(" (xo) = m1!dm per ogni m € N. Sostituendo ay = f) (xo) /k! nella (6.1) si ottiene la (6.3). Dal teorema 1 segue che, se f sviluppabile in serie di potenze di punto iniziale x9 nell’intervallo (a,b), allora, in un intorno di x9 contenuto in (a,b) della forma |x ~x0| < Ps necessariamente: i) f & indefinitamente derivabile; Successioni e serie di funciont fn ji) la serie di potenze ha la forma: (6.4) i). £ ne (x— x0) + Allora, supposto che valga la condizione i), la serie (6.4) prende il nome di serie di Taylor di f. ed il problema viene ricondotto a trovare condizioni affinché f sia la somma della sua serie di Taylor, cio’ si abbia, per x € (a,b), = f(xo) + f"(x0)(« 0) +... + (6.5) F(x) = F(x0) +f" (x0) (4-30) + —x9)"b... in) 4 £0) al 0, come si suol dire, che f sia sviluppabile in serie di Taylor in (a,b). Tl seguente esempio mostra che la condizione i) non @ sufficiente da sola ad assicurare la (6.5) che neanche la convergenza della serie di Taylor (6.4) in (a,b) implica che la sua somma debba essere necessariamente uguale a f(x) per ogni x € (a,b). La funzione f definita per x €R da er se x#0 (6.6) f(x) = 0 =0 @ indefinitamente derivabile in R e si ha (67) J(0) =0, f'(0) =0,...,f*(0) =0, vkeN Pertanto la serie di Taylor di f, di punto iniziale xp = f(a) ha per somma la funzione nulla g(x) = 0 e non TEOREMA 1. (CRITERIO DI SVILUPPABILITA IN SERIE DI TAYLOR). — Se f 2 |) dotata di derivate di ogni ordine in (a,b) ed esistono M,L > 0 tali che (68) OOo << MLE, Vre (ab), WkEN | (in particolare se le derivate di f sono equilimitate in (a,b)), allora, per ogni || 30 € (a,b), F 2 sviluppabile in serie di Taylor di punto iniziale xo nell'intervailo (a,b). { Dimostrazione: prendiamo in considerazione la definizione del resto n-simo Ry(x) della formula di Taylor , (69) Rols) = fla) pole — 10): aH » Capitol £ occorre provare che. per i > +99. Ry() converge a zero per ogni x per il resto Ry (x) & a,b). Lespressione di Lagrange (6.10) ove. & un opportuno valore compreso fra xy e x. Dalla ipotesi (6,8) segue allora xa nel (6.11) Rntnyi s ME (net) La dimostrazione de! teorema é percid ricondotta a verificare che per ogni. (eefe—sah"*! 2 lim tO (6.12) whe (re Li e cid segue dal fatto che la serie = iebemagii reap F eels sol) nt yt & convergente, per il criteria del rapporto, infatti im (Erb =anl tt ee! oe sal 14 = tim SHO (s.14) aT ee tee) quindi il termine generale in (6.13) converge a zero. Nel caso particolare in cui x9 = 0, la serie di Taylor (6.5) si scrive (6.15) F00)+ F104 O44 POs, e si chiama anche serie di Mac Laurin di f. Come applicazione del precedente teorema | dimostriamo 1a sviluppabilita in serie di Mac Laurin delle funzioni (6.16) e, senx, —cosx La serie di Mac Laurin della funzione y = e* & (6.17) € poiché le derivate di e* sono equilimitate in ogni intervallo del tipo (~a,a), con a > 0, la fun- zione esponenziale di base ¢ & sviluppabile in serie di Mac Laurin in (~a,a), grazie al teorema 1. Per l’arbitrarieta di a, si ha xy Pd (6.18) ealerthy WeeR a Suecessioni ¢ sevie oi fiutzioni 83 Poiché per ogni k € N risulta (6.19) DAsen x| < WER analogamente a quanto fatto per la funzione e* si verifica che le funzioni sen.x'¢ cos x sono sviluppabili in serie di Mac Laurin in Re che risulta (6.20) + YWeR: (6.21) cos. a 6! a zm In figura 1.10 sono rappresentati la funzione sen ed i suoi polinomi di Taylor di ordine 3.5 e 7. 713088207 Figura 1.10 Un ulteriore teorema che si rivela utile per ottenere sviluppi in serie @ il seguente, che si dimostra facendo uso del teorema di derivazione per serie del paragrafo 4. TEOREMA 2. — Sia f una funzione dotata di derivate di ogni ordine in (a,b) e sia || x0 € (a,b). Se risulta (6.22) Vx € (a,b), | cioe se la serie derivata dalla serie di Taylor di f ha per somma f', allora f 2 | sviluppabile in serie di Taylor di punto iniziale xp nell'intervallo (a,b). 24 Capitolo 1 Come applicazione del Teorema 2 dimostriamo la sviluppabilita in serie di Mac Laurin delle fun- zioni (6.23) logil+x),— aretgx La serie di Mac Laurin della funzione y = log(1+.x) & 3 yet (624 aot (6.24) x Feel ten La sua serie derivata (6.25) Rul, la serie geometrica di primo termine | e di ragione —x, che & convergente (puntualmente) nell"intervallo (-1,1),¢ la sua somma é uguale a L 2 (6.26) jo +(-1y hy... We (-1,1) che coincide con la derivata di log(1 +.x); pertanto, in base al Teorema 2, la funzione f(x) = log( 1+x) & sviluppabile in serie di Mac Laurin nell'intervallo (—1,1). Percid risulta (6.27) log(1-+x) = vxe(-1,1). La serie di Mac Laurin della funzione y = arctg x2 (6.28) +(-9! = La sua serie derivata (6.29) Lat tat oe (-1y tees @ la serie geometrica di primo termine | e di ragione —x*, che converge nell’ intervallo (—1,1), ¢ la sua somma @ uguale alla funzione y= 1/(1+.7), che & uguale alla derivata di y = arctg x. Quindi, ancora in base al Teorema 2, la funzione f(x) = arctg.x @ sviluppabile in serie di Mac Laurin nell"intervallo (-1,1) e risulta (6.30) Yee (-1,1) In realta si pud dimostrare che la (6.30) sussiste in tutto l'intervallo chiuso {~1, 1]. Notiamo che, perx= 1, abbiamo in particolare la formula (6.31) (6.32) Consideriamo ora la serie binomiale. Si dimostra che, per ogni a € R, la funzione (6.33) f(x) =(143)*, x€(-1,1), Successioni e serie di funcioni 25 2 sviluppabile in serie di Mac Laurin nell"intervallo (~1, 1) ¢ che (6.34) atat= 3 ({)# vyre(-1,1), = « 5 ove i numeri ( i ) sono detti coefficienti binomiali, e sono dati da 1 se k=0 (6.35) Ge a(o=1)...(0—k+1) Hi per KEN Consideriamo lo sviluppo (6.34) nel caso particolare o = —1/2. Per ogni k EN, dalla (6.35) si ha allora -1/2 p1e3-5-.. (k= 1) ape (6.36) ( i ) 1) aE 13-5, tS Saar ee a6 dove con n!! si indica il prodotto di tutti i numeri dispari fra 1 ¢ n, se m& dispari, ovvero il prodotto di tutti i numeri pari fra 2 en, se m@ pari, Siha allora 1 5 a FeV 1,1). (6.37) 14D ) Tt ty vxe(-1,1) In realta, tale sviluppo sussiste anche per.x = 1 Analogamente, ponendo ot = 1/2 nella (6.34), si ottiene lo sviluppo notevole = 3)! (6.38) Te SE ee, vre(-1,1] Si osservi infine che, sostituendo —x° ad x nella (6.37) e integrando per serie, si perviene al seguente sviluppo notevole pt 2k+1" (6.39) mesenr at 5 2 aa Wre(-1,1), = sviluppo che, come si verifica facilmente, converge anche per x = ~1 7. Cenni sulle serie di Fourier Sia T > 0. Una funzione f(x), definita per x € R, si dice periodica di periodo T, se (7.1) f(x+T) =f), vreR. Se una funzione & periodica di periodo T,, essa é anche periodica di periodo 27, 3T,...,kT, Siano a,b due numeri reali e sia k € N. La funzione (7.2) s(x) = acoskx+ bsenkx 26 Capitolo & periodica di periodo 2x. Pit precisamente, essendo (73) coske = cos(kx-+ 2x) = cos (« (= analogamente per senkx, la funzione s(x) in (7.2) verifica la relazione (7.4) WreR, ed & percid periodica di periodo 2n/k. Particolarmente interessanti, anche per le applicazioni alla Fisica, sono combinazioni neari di funzioni del tipo in (7.2), cio’ della forma (7.5) snl) = 2+ ¥ (axcoskee+ bysenks) , nen, che prendono il nome di polinomi trigonometrici, ove ap © ay,by, per k= 1,2,...,n, sono numeri reali, detti coefficienti del polinomio trigonometrico. Evidentemente, per ognin € N, n(x) & una funzione periodica di periodo 2m. Fissati ap € R e ay,bt, con k € N, supponiamo che la serie, detta serie trigonometrica di coefficienti ap,ar, bi, (7.6) B+ Y (axcoske-+ bysenk) a sia convergente per ogni x € R. Allora, per la periodicitd di s,(x) per ogni n € N, anche la somma f(x) = lims,(x) sara una funzione periodica di periodo 2x Un primo criterio di convergenza per la serie trigonometrica (7.6) contenuto nel seguente teorema, di cui tralasciamo la dimostrazione. j | TEOREMA 1. — Se i coefficienti della serie trigonometrica (7.6) soddisfano le con- | dizioni Y \ay| < +2, ¥ |bel < +29, allora la serie converge assolutamente per ogni | mi a x€ Re la sua somma f(x) 8 una funzione continua. ‘Vedremo in seguito che, in generale, la somma di una serie tigonometrica non sara una funzione continua e dunque le ipotesi del teorema 1 possono considerarsi alquanto restrittive Inversamente, data una funzione f(x), periodica di periodo 2m, ci si pud domandare se essa sia sviluppabile in una serie trigonometrica, cio? se si possono determinare dei coeffi- cienti ap, ag, bi, con k € N, tali che la serie (7.6) converga per ogni x € R, avendo per somma FQ). Supposto che f(x) sia sviluppabile nella serie trigonometrica (7.6), cio’ che risulti (7.7) f= 3 + ¥ (axcoskx-+ bysenkx) , weR, a Successioni e serie di funzioni 27 © supposto inoltre che la serie (7.6) sia integrabile termine a termine in un intervallo di ampiezza 2x (per il teorema di integrazione per serie del paragrafo 4, una condizione suf. ficiente affinché cid si verifichi @ che la serie (7.6) converga uniformemente in tale inter- vallo), @ possibile seguire un procedimento, dovuto a Fourier, per determinare i coefficienti 4, 4,bg. Precisamente, consideriamo la (7.7) ad esempio per x € [-n,x], moltiplichiamo ambo i membri per cosmx o per senmx, con m fissato in N, ed integriamo tra —ne x. Si ottiene cosi = ag f* (78) [fecosmea ff cosmeas+ (79) Jf fls)senmede= ai Osservando che ‘ 0 sem¢k (7.10) | coskx: cosmx dx = =m 5 se m=k#0 x (7.11) [ coskx-senmrdx=0, 0 se m#k (7.12) senkx-senmx dx = ‘ t se m=k #0 dalla (7.8) si ricava la relazione (7.13) am= 2 f f(x) cosmedx m=0,1,2)0-5 x (anche per m= 0, grazie al fattore 1/2 che figura nella (7.7), a moltiplicare ao) e dalla (7.9) segue (7.14) bm == f° flxisenmeds m= 12,3, le r In tal modo abbiamo espresso i coefficienti di una serie di Fourier in funzione della sua somma f(x) In ogni caso, qualunque sia la funzione f(x) integrabile tra —r e 7, le costanti definite Per m =0,1,2,..., dalla (7.13), e pet m = 1,2,..., dalla (7.14), si chiamano coefficienti di 28 Capitolo 1 Fourier di f(x). La serie (7.6), quando i suoi coefficienti sono i coefficienti di Fourier (7.13), (7.14) di f(x), si chiama serie di Fourier di f(x), ma non sempre ha come somma f(x). Si osservi che se f : [~x,] > Re una funzione pari, cio’ tale che f(x) = f(—x) per ogni «€[—n.n], la serie di Fourier di f ha tutti i coefficienti b; nulli. Viceversa, se f & dispari, cio’ se f(x) = —f(—x) per ogni x € [-m,n], la serie di Fourier di f si riduce ad una serie di Soli seni, Data una funzione / integrabile tra —1 1, periodica di periodo 2n, ci proponiamo di studiare il problema della sua sviluppabilita in serie di Fourier, cioé il problema di stabilire quando essa sia uguale alla somma della sua serie di Fourier. A tale scopo introduciamo alcune notazioni. Sia f(x) una funzione definita in R: se per x € R esiste il limite, (7.15) jim Fah) lo indicheremo con f(x+). Se esiste il limite (7.16) jim Fe+h) lo indicheremo con f(x—). Diremo poi che / : [a,b] -> R & regolare a tratti in [a,b] se esistono un numero finito di Punt x), (=0,1...,N, cona =x9 <1 <...d 8 SC cx 1 Esempio 2. Sia f la funzione periodica di periodo 2x ottenuta prolungando su R la funzione g data da 0 se -x1, per k>1, Dalla figura 1.17 risulta con quale accuratezza i primi termini della serie rappresentano f(z). 34 Capitolo Figura 1.17 Si noti che per x = r/2 se ne deduce la relazione (7.40) Bead pee 15 357 63° CAPITOLO 2 FUNZIONI DI DUE O PIU VARIABILI 8. Cenni sullo spazio vettoriale R? Indichiamo con il simbolo R° l'insieme costituito dalle coppie ordinate di numeri reali, cioe (8.1) R=({(x,y): x€R, yeR} Rappresentiamo gli elementi, o punti, di R? nell’usuale riferimento cartesiano come in figura 2.1, Talvolta identifichiamo il punto (x.y), 0 punto di coordinate x,y, con il vettore v= (x,y) applicato all’ origine degli assi, avente componenti x,y, come in figura 2.2. Figura 2.1 Figura 2.2 E utile definire la somma di due vettori v1, v2, di coordinate vy = (x1,y1) € v2 = (a2, nel modo seguente: il vettore somma v) + v2 ha coordinate x1 +22, yi +y2, cio’ (8.2) vy v2 = (n1 t42, v1 +92) 5 cid corrisponde alla rappresentazione schematizzata in figura 2.3. 36 Capitolo 2 OD Yt) Figura 2.3 Analogamente si definisce la moltiplicazione di un vettore v = (x,y) per uno scalare A nel modo seguente (8.3) dev = (Ax, dy), con il significato geometrico schematizzato in figura 2.4. 1882079137124 Figura 2.4 Con le operazioni di somma e di mottiplicazione per uno scalare Vinsieme R2 si pud "guardare come uno spazio vertoriale. Ul vettore nullo ha componenti (0,0), mentre 'opposto del vettore v = (x,y) 8 il vettore ~y = (—x, -y) (si veda la figura 2.5), Per ogni v = (x,y) elemento di R?, indichiamo con il simbolo |v norma, di v la quantita (8.4) le) = VEER, (x.y) il modulo, 0 Funcioni di due 0 pit variabiti 37 Da osservare che si utilizza lo stesso simbolo | -| per indicare il modulo di un punto di R? 0 il valore assoluto di un numero reale, Figura 2.5 Il modulo di v = (x,y) & quindi la distanza del punto (x,y) dall’origine degli assi (0,0), od anche la lunghezza del vettore v, come rappresentato in figura 2.6. Figura 2.6 Ul prodotto scalare di due vettori vj, v2 viene indicato con il simbolo (v1, v2) (il lettore noti che si usa la stessa notazione per indicare il prodotto scalare fra due vettori e le com- ponenti di un unico vettore); il prodotto scalare @ definito nel modo seguente: se i vettori (v1, v2) hanno coordinate (85) v= (1, yh 2 = (2,92) 3% Capitolo 2 allora il prodotto scalare fra vy e v2 vale (8.6) (vy, v2) =x. Yiy2 Particolarmente significativa ¢ la seguente | DISUGUAGLIANZA DI CAUCHY-SCHWARZ. — Siano vi. v2 due vettori di R?. Se |) | indichiamo con |v, \v2| imoduli dei due vettori e con (v1. v2) il loro prodotto sealare, | | risulta / (8.7) | Sead beak I lettore osservi che, mentre a secondo membro della (8.7) il simbolo || rappresenta il modulo del vettore corrispondente, a primo membro lo stesso simbolo rappresenta il valore assoluro del numero reale (v1 ,2) Dimostrazione: con le notazioni vy = (x1, y1), v2 = (x2, ¥2), per ogni t € R risulta 0 <(i tin)? +Or+e (8.8) = (x9 +y}) + 2t(teea + yny2) +P 03 + = or? +28r+y, dove si 2 posto Se a £0 (se a = 0 risulta | v2 = 0 ed in tal caso evidentemente anche v2) = 0; pertanto la disuguaglianza di Cauchy-Schwarz (8.7) si riduce alla ovvia identita ) la (8.8) esprime il fatto che il polinomio di secondo grado rispetto ar (8.10) 1 a? +2Br+y 2 non negativo per ogni valore dir € R. Cid implica che il discriminante A dell'equazione di secondo grado associata verifica A < 0 (altimenti, se fosse A > 0, il polinomio associato si annullerebbe per due valori distinti ), 2 e sarebbe negativo o all'interno dell’intervallo delle radici o all’esterno. in dipendenza del segno di a). Pertanto (8.11) vi)?-|2P <0 che corrisponde alla tesi (8.7). Funzioni li due o pitt variabilt aay 9, Elementi di topologia di R? Esaminiamo di seguito alcune proprieta topologicke dello spazio vettoriale R2 Sia (xo, yo) un punto fissato di R?. Un intorno circolare di (x9, yo) & per definizione un cerchio aperto (cio? che non contiene la circonferenza che lo delimita) di centro (x9, yo) € raggio positivo 8. Analiticamente, un intorno circolare di (x9, yo) ¢ raggio 8 > 02 Vinsieme Ig CR? definito da O12) Ig = {(sy) ER: yf (a0)? + (y—yo)? <8}; Si ricordi infatti che i punti (x, y) di R® che giacciono sulla circonferenza di centro (xo, yp) e raggio 5 > 0 soddisfano I"equazione (si vedano le figure 2.7 ¢ 2.8): (9.2) (x—x0)? + (y-yo) rd 713088207 313 Figura 2.7 Figura 2.8 Sia A un sottoinsieme di R? e (xo, yo) un elemento di R°. Si dice che (xo, yo) & interna ad A se esiste un intorno circolare di (x9, yo) contenuto in A (si veda la figura 2.9); il punto (Xo, yo) si dice esterno ad A se esiste un intorno circolare di (xo, yo) contenuto nel comple- mentare di A (cio’ se (x9, Yo) @ interno al complementare di A, come in figura 2.10). Infine (x0, yo) @ un punto di frontiera per A se in ogni intorno circolare di (x9, yo) si trovano sia punti di A che del complementare di A (cioé se (xo, yo) non & né interno né esterno ad A, come in figura 2.11). Si dice che (xo, yo) € R? & un punto di accumulazione per V'insieme A C R? se in ogni intorno circolare di (x0, yp) esiste almeno un punto di A diverso da (xo, yo) (come in figura 2.12), Si vede subito che tutti i punti interni ad un insieme A sono di accumulazigne per A; tutti i punti esterni ad A non sono di accumulazione per A. Infine i punti di frontiera di A posso1 essere di accumulazione per A oppure no; se un punto di A non é di accumulazione, si dice che & un punto isolato di A. Capitolo 2 (Xe Yo) interno ad A (%, ye) esterno ad A (%y Yo) di z frontiera per A wy) CC C7 Figura 2.9 Figura 2.10 Figura 2.11 Un insieme A C R? si dice aperto se per ogni (x,y) € A esiste un intorno circolare di (x,y) A contenuto in A (cio’ se ogni (x,y) € A @ interno ad A). Un insieme C C R? si dice chiuso se il complementare A = R° —C 2 aperto. Figura 2.12 Naturalmente esistono insiemi di R? che non sono né aperti né chiusi. L'insieme vuoto 0 e tutto R? sono gli unici insiemi di R? contemporaneamente aperti ¢ chiusi. La chiusura di un insieme A, indicata con A, @ l’insieme di R? risultante dalla unione di Ae dell’insieme dei punti di accumulazione di A. La chiusura A di A @ un insieme chiuso e, pili precisamente, coincide con I"intersezione di tutti gli insiemi chiusi che contengono A. Si prova anche che A é I’unione di A e dell’insieme dei punti di frontiera di A. Un dominio di R? @ la chiusura di un insieme aperto. Pertanto un dominio é un insieme chiuso, ed unione di un insieme aperto e della sua frontiera. Funzioni di due o pitt variabili 4 Ad esempio, un cerchio chiuso di R? @ un dominio, mentre l'insieme unione di un cerchio chiuso di un punto isolato estemno al cerchio non ¢ un dominio di R® Un insieme A C R? si dice limitato se & contenuto in un intorno circolare dell’ origine Jy(0), cio’ se esiste M > O tale che (9.3) IG» = Vay) eA (equivalentemente, se x2 + < M? per ogni (x,y) in A), come nelle figure 2.13 e 2.14. Vinsieme Anon é limitato Vinsieme Ae limitato 73088207 13712.13 713088207313712.14 Figura 2.13 Figura 2.14 Un insieme aperto A C R° & connesso se non esistono due aperti disgiunti non vuoti di R? lacui unione sia ’insieme A. In formule, cid significa che non esistono due aperti Ay Az CR? tali che A #0, #0 Ai MA2 =0, A1UA2 =A In figura 2.15 ® rappresentato un insieme connesso, mentre in figura 2.16 8 rappresentato un insieme non connesso, per cui 2 invece possibile trovare due aperti disgiunti e non vuoti Ja cui unione ® uguale all’insieme dato. Equivalentemente, un insieme A & connesso se, nel caso in cui esistano due aperti Ai ,A2 C B® tali che (9.4) AiMA2=0, AiUA,=A allora necessariamente uno tra i due insiemi Aj,A2 vuoto. a2 Capitola 2 A=A,UA, KJ a, Figura 2.15 Figura 2.16 Infine, un dominio si dice connesso se @ la chiusura di un aperto connesso. 10. Limiti e continuita La definizione di limite per funzioni di una variabile reale si estende facilmente alle fun- zioni di due variabili reali. A tale scopo consideriamo un sottoinsieme A di R? ed una fun- zione f :A +R, cio’ f = f(x,y) & una funzione reale definita in A C R®. Sia inoltre (xo, yo) tun punto di accumulazione per l’insieme A. Consideriamo preliminarmente il caso in cui il limite / sia finito, cio’ | € R. Si dice che f(x,y) tende (0 converge) ad | per (x,y) che tende ad (xo, yo) se, qualunque sia € > 0, esiste 6 > Otale che (10.1) If») -il 0, esiste 8 > O tale che (10.3) Foy) >M, per ogni (x,y) € A. (x,¥) 4 (0, 0) € [(x,y) — (x0, yo)] < 8, cio’ (x.y) verifica le condizioni in (10.2). Funzioni di due o pit variabiti ® A titolo di esempio, consideriamo la funzione delle variabili reali x,y (10.4) flny)= Ss (f @ definita nell’ aperto A costituito da R? privato dellorigine, cioe A = R* — {(0,0)}. Il punto (0,0) & di accumulazione per A Verifichiamo che (10.5) lim (x}-#(0.0) infatti, dalle disuguaglianze (10.6) si deduce che, per ogni € > 0, (10.7) O< fix,y) } per (x,y) - (x0, Yo), allora, posto y = yo + m(x—.x9), risulta anche (10.9) [flx,yo+m(x—x9)) - 1] <€ (0 rispettivamente f(x,yo + m(x—xo)) > M, oppure f(x, vo +m(x—.x0)) < —M), per tutti i numeri reali x # x € tali che (10.10) yf (x0)? + (Yo)? = yf (x= 20)? + m2(x— 20)? = Vitae yf (x— x)? = Vi tm? [x0] <5. Quindi vale la (10.9) (0 le analoghe condizioni per il limite infinito) purché (10.11) 0¢k-m|<8=— 14m In base alla definizione di limite per funzioni di una variabile, cid significa che (10.12) lim f(x,yo-+m(x—x0)) = Fai Pertanto, condizione necessaria affinché esista il limite della funzione di due variabili (10.13) FRyY=1, lim (xy) (40, 90) & che, qualunque sia il coefficiente angolare m € R, valga la (10.12), con / naturalmente che in (10.12) non deve cambiare al variare di m, cio® | non deve dipendere da m. Proponiamo di seguito un esempio di applicazione di questa proprieta. Osserviamo che, nella pratica, si adotta spesso come condizione necessaria per I’esistenza del limite in (10.13) il fatto che esistono, e siano fra loro uguali, i limiti lungo le due rette parallele agli assi coordinati, di equazione y = costante = yp ¢ x = costante = xo, ottenendo come condizione necessaria per la validita della (10.13). (10.14) fim f(x, yo) = Jim ft (x0, 9) Verifichiamo che x lim non esiste (9)-100) + (10.15) Funcioni di due 0 pitt variabili s Infatti, posto f(x,y) = (x )/07 +y°), abbiamo (10.16) lim f(s,0) = tim (10.17) lim f(0.y) = kim ig quindi non 8 soddisfatta la condizione di uguaglianza (si veda la (10.14) dei due limiti per x + Oe per y+ 0, necessaria per Iesistenza del limite. Cid prova la (10.15), Si noti che, lungo ogni retta per M'origine, di equazione y = mx, la funzione f(x,y) & costante, essendo (10.18) femi==— a 1 etme lta vx #0 Pertanto risulta che il limite, per x —+ 0, su ogni retta per l’origine esiste, ma dipende dal coefficiente m: infatti =n? 0.19) li mx) = (1019) LI e cid di nuovo implica che il limite della funzione di due variabili in (10.15) non esiste. In figura 2.19 & rappresentato il valore della funzione f(x,y) in corrispondenza ad ogni retta per Vorigine, su cui f(x,y) & costante, Figura 2.19 Sia f :A — R una funzione di due variabili definita in un insieme A C R? e sia (xo, yo) un punto di A. Si dice che la funzione f(x,y) & continua in (xo,yo) se per ogni € > 0 esiste 5 > 0 tale che (10.20) \F (x.y) — f(xo,y0)| <€ 46 Capitoto 2 per ogni (x,y) € A e |(x.y) ~ (x0,y0)] <8. Si osservi che se (x9.yo) @ un punto di accu- mulazione per A la continuita di f in (xo,yo) equivale a richiedere che la funzione abbia limite nel punto uguale proprio a f(x0.J0). Se invece (xo, yo) & un punto isolato, la (10.20) & sempre verificata in un opportuno intorno del punto. Si dice inoltre che f(x,y) & continua nell’ insieme A se & continua in ogni punto (xo, yo) di A. Terminiamo il paragrafo enunciando alcuni importanti teoremi sulle funzioni continue di due variabili, che estendono analoghi risultati per funzioni di una variabile. / TEOREMA DI WEIERSTRASS. — Sia C un insieme chiuso e limitato di R? e sia f(x,y) | una funzione continua definita su C. Allora f assume massimo e minimo (assoluti) su C, || cioe esistono due punti (x;, yi) e (x2,¥2) di C tali che iH (10.21) Flr. v1) SFY) < fleas ¥2), Vey) EC. | TEOREMA DI CANTOR. — Sia C un insieme chiuso ¢ limitato di F e sia f(x,y) una || fungione cohtinua definita in C. Allora f & uniformemente continua su C; cioe, per ogni 1 | &>0, esiste 3> 0 tale che (10.22) [fG1, v1) — flea, yn] xp ey > yo) (12.16) Xo <1,42 (xo, yo), anche (x;, yi), (x2, y2) convergono a (xo, yo). Per I’ipotesi di continuita di fiy € fax nel punto (xo, yo), si ottiene la tesi (12.17) Sry (05 Yo) = fx(X0; Yo) + Esempio 2. Osserviamo esplicitamente che la sola esistenza delle derivate seconde miste in un punto non assicura la possibilita di inversione dell’ordine di derivazione. Ad esempio, consideriamo la fun- zione f(x,y) di due variabili reali, definita da 0 se (x,y) = (0,0) (12.18) f(ay)= x x+y se (x,y) # (0,0) Il lettore pud verificare che f(x,y) 2 continua anche nel punto (x,y) = (0,0); anzi, risultano continue in (0,0) anche le derivate parziali prime f(x,y) e f,(x,y). Comunque, allo scopo di calcolare le derivate seconde miste in (0,0), cominciamo con I’ osservare che 2 Z (ey-a) (12.20) =]imo=0. Risulta poi ag (12.21) Hire a) Funcioni di due 0 pitt variabiti Pn Dato che scambiando x con y la funzione f cambia segno (cioé f(x,y) = —f(y,x)), risulta (12.22) Fix(0,0) = ~fiy(0,0) Percid in (0,0) si ha fix # fey. Evidentemente, in base al teorema di Schwarz, entrambe le derivate parziali seconde miste (per il motivo di simmetria anzidetto) sono discontinue nel punto (0,0) (il lettore esegua la verifica). Il teorema di Schwarz ¢ le altre considerazioni esposte in questo paragrafo si estendono senza difficolta a derivate parziali di ordine superiore. Cosi ad esempio le derivate parziali del terzo ordine, nell’ipotesi che siano continue, sono le seguenti quattro (12.23) ef oF es ef ax” ax*ay’ dxdy?” ay? e pitt in generale, le derivate parziali di ordine k € N di una funzione di due variabili f(x,y), se continue, sono le seguenti k+ 1 funzioni xr ar oy af OF (12.24) BF DF y Dig? ae BF 13. Gradiente. Differenziabilita Sia f una funzione derivabile in un punto (x,y) di un aperto A C R?; cio’ esistano in (x,y) le due derivate parziali (f,, fy) di f. Il gradiente di f nel punto (x,y) & per definizione il vettore Df € R? le cui component sono le derivate parziali di f. (13.1) Df = (fe: fy) e, volendo indicare esplicitamente la dipendenza dal punto (x,y) € A, (13.2) Df (x,y) = (feley), fry) - Equivalentemente, il gradiente si indica con uno dei simboli: (13.3) Df, Df(xsy), Vf, gradf. Pertanto una funzione f ammerte gradiente in un punto (x,y) se f & derivabile in (x,y), cio® se esistono le derivate parziali f(x,y), f,(x,y). Una affermazione pitt forte & quella di dire che f 2 differenziabile in (x,y), secondo la definizione che segue. SiaA un aperto di R? e (x,y) € A. Una funzione f : A + R si dice differenziabile in (x,y) se: (a) f éderivabile in (x,y), cioé esistono le derivate parziali f.(x,y), fy(x,¥)s (b) vale la relazione di limite 34 Capitolo 2 (13.4) lim Leth y +k) — flexy) — Alen flere ~ (hk)+(0.0) nie 0. Inoltre la funzione f sidice differenziabile nell’ aperto A se differenziabile in ogni punto (x,y) €A Si ottiene una formula particolarmente significativa per la differenziabilita utilizzando il simbolo di “o piccolo”. Si dice che una funzione g, (h,k) un “o piccolo” di un’ altra funzione 82(t.R), € si scrive gi (h,k) = 0(go(h,k)), se go(h.k) —+ 0 per (h,k) + (0,0) e se il rapporto gi(A,k)/g2(h,k) tende a zero per (h,k) -+ (0,0). Cio&: lim hk) =0 (oat 8204) 13.5 hk) = o( g2(hyk (13.5) Bi(h,k) = o(go(hk)) an wiht (4,8)3(0,0) 82(h,k) Con tali notazioni la funzione f @ differenziabile nel punto (x,y) € A se & derivabile in (xy) ese (13.6) SO+BI+K = f(y) +f Wht fy yk+o( Vi? +) Infatti la (13.6) equivalente alla condizione (b) della definizione sopra scritta di differenzia- bilita osservando che in (b) si afferma che la funzione (13.7) Bilhak) = f(x hyy+k) — fey) —felayh—fyeydk 2 un 0 piccolo della funzione go(h,k) = VIF +R. Geometricamente la differenziabilita in un punto & legata all’esistenza del piano tangente al grafico della funzione nel punto. Infatti, se f & differenziabile in (x9, yo) € A, ponendo in (13.6) (x,y) = (20; Yo), A= x—20, & ‘Yo, otteniamo f(xy) = flo, Yo) + felo, Yo) (x0) + Fyl20, Yo)LY— yo) + (13.8) +0( V(x x9)? + (y—y0)?) Cid significa che la funzione lineare (pitt propriamente, la funzione affine) (13.9) (0) Yo) + fa(%0, Y0)(4 x0) + felt, Yo)(¥— yo) + che rappresenta l'equazione di un piano, precisamente del piano tangente al grafico della funzione == f(xy) nel punto (xo, yo), differisce dalla funzione data f(x,y) per un 0 piccolo del modulo dell’incremento (x—.x9, y~ yp), dato da y/{x— x9) + (y—yp)*. Cio’ l’espressione in (13.9) relativa al piano tangente costituisce una approssimazione della funzione data in un intorno del punto (x9, Yo). a meno di infinitesimi di ordine superiore al primo. Approfondiremo questo aspetto nel paragrafo 17, relativo alla formula di Taylor per le funzioni di due variabili. Le notazioni vettoriali (ed in particolare il prodotto scalare introdotto nel Paragrafo 8) Permettono di scrivere la formula di differenziabilita (13.6) in forma pit compatta. Funzioni di due 0 pite variabili ss Ponendo (13.10) u=(xy) v=(h.k, Df=(fo fi); dato che il prodotto scalare tra Df e v vale (13.11) (Df(u), v) = fla, yht flay), Ja formula (13.6) con le nuove notazioni diviene (13.12) f(ut+v) = flu) +(Df(u), v)+o(\v) . Pertanto una funzione di due variabili f, definita in un intorno di un punto w € R?, si dice differenziabile nel punto u € R° se f ammette gradiente Df in we se vale la (13.12), per ogni v di modulo sufficientemente piccolo. - Esempio 1. ta funzione f(x,y) = (x+3)(y+5) & differenziabile nell’ origine degli assi (ed in ogni altro punto di R?), Infatti f @ derivabile e risulta (13.13) fe=Vt5, fy xt3, ¢, in particolare, in (0,0) (13.14) £(0,0)=15, f.(0,0)=5, (0,0) =3. Con Jo scopo di calcolare i limite in (b) della definizione di differenziabilita, abbiamo F(hyk) — f(0,0) — fe(0,0)h— fy(0,0)k = (13.15) = (h+3)(k+5)— 15-5Sh—3k = hk. Pertanto im £llsk)=F(0,0) ~fe(0,0)h— f(0,0)k _ (a4) (0,0) e+ ke (13.16) aera bk ~ (14-9000) Ja? Infatti, essendo (4)? > 0, risulta A? + 2hk +42 > 0 cio’ anche (13.17) Zhk< (+I) da cui iki < 50? 42) e quindi (13.18) che prova la relazione di limite in (13.16). Un motivo per considerare a differenziabilita € quello che tale condizione implica la continuita, generalizzando I’ analoga condizione per le funzioni di una variabile reale. In altre 36 Capitolo 2 parole, se f é differenziabile in (x,y) € A, allora f @ anche continua in (x,y). Infatti, nella ipotesi di differenziabilitd (13.6), si ottiene la condizione di continuitd: li ath, yt) = (rata fet y+ (13.19) = lim [f(y)+ A yat flay + o(Vie+R)] = (ha)-(0.0) = flay) + nati Heade + fol y)k] = fey) 5 dato che I’ ultimo limite 2 nullo, a causa della disuguaglianza di Cauchy-Schwarz (8.7): (13.20) Len yh+ fulxy)&l < [Df (e.y)|- VIE FE 0. Notiamo esplicitamente che, se la continuita § conseguenza della differenziabilita, essa non @ con- seguenza della derivabilita, come mostrato dall’esempio che segue: la funzione f, definita su R? dalla formula 0 se (x,y) = (0,0) (13.21) fEN=) oy : ae se (9) #(0,0) ety non & continua nell’origine (0,0), perché ad esempio per x = y si ha z 1 (13.22) nies 5 tale limite non & uguale al valore f(0,0) = 0 (pid generalmente f(x,mmx) = m/(1-+m?) costante sulla retta per I’origine di equazione y = mx, e cid implica che f(x,y) non ammete limite per (x,y) + (0,0)). Al contrario, la funzione f ammette entrambe le derivate parziali nel punto (0,0) (ed anche in ogni altro punto di R?), perché essa é nulla su tutti i punti degli assi coordinati, con x = 0 oppure con y = 0; pertanto (13.23) f:(0,0)=0, —f,(0,0)=0 Naturalmente la funzione f in (13.21) non é differenziabile nel punto (0,0), infatti non esiste il limite per (/,£) —+ (0,0) della funzione hk (13.24) LO a Si pud dedurre la non differenziabilita di f in (0,0) anche dal fatto che f non ® continua in tale punto. In figura 2.23 @ rappresentato il grafico della funzione f(x,y) definita in (13.21), al variare di (x,y) nel quadrato [—1, 1] x [~1, 1]. Si vede chiaramente dalla figura la singolarita al centro, nell’ origine degli assi, ed il fatto che la funzione & costante, ad esempio, lungo la retta