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Robert Schumann, certamente una delle personalità più complesse che la storia della

musica abbia visto affacciarsi al proprio palcoscenico, Quando scriveva era solito firmarsi
con uno pseudonimo. Anzi con due: Eusebio e Florestano. A volte l'uno altre volte l'altro.
Eusebio era l'uomo timido e pensoso, un essere fortemente ripiegato su se stesso.
Florestano era invece l'esplosione rumorosa del più ardente e generoso entusiasmo. Fra
loro compariva, a volte a fare da pacere, un terzo personaggio: Maestro Raro, egli invece
ispirato al suo maestro di pianoforte Friedrich Wieck, padre di sua moglie Clara.  Quello
che è veramente rilevante è la volontà di mettere in scena questi opposti. La personalità, a
tratti decisamente schizofrenica di Schumann, sentiva il bisogno di rappresentarli. 

OPERE INTERESSANTI:
“Variazioni abegg”( ultima battuta per ogni movimento va via una note e il sol legato è
accentato ogni movimento) strano l’accento con il legato.

“Eusebius” dal Carnaval (brano piuttosto semplice, concepito in forma tripartita : ABA
,esso rappresenta una parte delle due personalità presente in egli;
“eusebio” appunto, la parte più interiore e insita nell’animo più intimo di Schumann.
Questo aspetto è rappresentato dall’inizio e la fine calma polifonica a 3 voci, per rendere
l’effetto infatti, l’autore vuole l’astensione dal pedale nelle due parti e per contrastare tale
effetto muta la parte centrale , allargando la tessitura dinamica e aggiungendo il pedale
mancante. In via filologica “lo staccato” del tardo settecento è consequenziale agli
strumenti che essi avevano a disposizione; Sebbene mozart, haydn avrebbero potuto, in
piccola parte, usufruirne hanno ,di gran lunga, preferito l’astensione da quest’ultimo. Essi
tra l’altro non avevano a disposizione immensi strumenti ,come quelli moderni, per enormi
sale da concerto ,ma bensì ,piccoli strumenti che restituivano un suono più intimo e
riservato denotato dalla secchezza di esso. E proprio per questo aspetto che Schumann in
“eusebius” sceglie questa precisa secchezza, all’inizio e alle fine; proprio per
rappresentare quest’intimità e per rifarsi al proprio autoritratto introverso calato nella
personalità di Eusebio.
BEETHOVEN spesso usa il pedale si, tanto come strumento per prolungare note di
importanza strutturale ma soprattutto quanto strumento di contrasto dinamico (es.
“concerto piano e orchestra in DO min n 3”) . La vera e proprio crescita del concetto di
pedale costante sembra avvenire nel secondo decennio dell’800 ,quando cominciavano a
crescere di importanza i concerti pubblici; e contemporaneamente ad esso un nuovo stile
pianistico. La rivoluzione stilistica possiamo affermare che avviene nel 1810, operata dalla
generazione chopin, schumann e liszt e strettamente connessa con un nuovo utilizzo del
“pedale”.

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