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Triplice alleanza (1882)

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La Triplice alleanza fu un patto militare difensivo stipulato il


Triplice alleanza
20 maggio 1882 a Vienna dagli imperi di Germania e Austria-
Ungheria (che già formavano la Duplice alleanza) e dal Regno
d'Italia.

Inizialmente fu voluta principalmente dall'Italia desiderosa di


rompere il suo isolamento dopo l'occupazione francese della
Tunisia alla quale anch'essa aspirava. Successivamente, con il
mutarsi della situazione in Europa, l'alleanza fu sostenuta
soprattutto dalla Germania desiderosa di isolare politicamente
la Francia.

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, l'Italia,


dopo un lungo percorso di avvicinamento e di accordi con la
Francia, con il Regno Unito e con la Russia, in forza
dell'articolo 4 del trattato, dichiarò la sua neutralità.

Nel 1915 la Triplice intesa propose all'Italia, in cambio della


sua entrata in guerra contro l'Austria, ampliamenti territoriali a Cartolina celebrativa della Triplice
scapito di Vienna e una posizione di dominio nell'Adriatico. Lo alleanza con il motto tedesco "Einigkeit
stesso anno l'Italia rifiutò le inferiori proposte dei governi di macht stark" (L'unione fa la forza) e
Vienna e Berlino, denunciò la Triplice alleanza ed entrò nel
quello latino "Viribus unitis" (Forze
conflitto contro l'Austria.
unite).
Il posto dell'Italia nella Triplice alleanza venne preso Contesto Sistema bismarckiano e
dall'Impero ottomano, che già da molti anni aveva instaurato isolamento dell'Italia.
buoni rapporti diplomatici con la Germania e l'Austria.
Firma 20 maggio 1882
Luogo Vienna, Austria-
Ungheria
Indice
Condizioni Obbligo di soccorso
La posizione dell'Italia militare reciproco in caso
La situazione internazionale di aggressione a uno dei
Il primo trattato della Triplice alleanza (1882) membri. Alleanza
difensiva rivolta
Il secondo trattato della Triplice alleanza (1887)
principalmente contro la
I patti bilaterali di Bismarck
Francia e la Russia.
Il terzo Trattato della Triplice alleanza (1891)
Parti Germania
Il nuovo articolo 7 della Triplice
Austria-Ungheria
Le aspirazioni colonialiste dell'Italia
Italia
Il rinnovo senza modifiche del 1896 Firmatari Heinrich von Reuss
Il quarto trattato della Triplice alleanza (1902) Gustav Kálnoky
Le richieste di Prinetti Carlo di Robilant
L'accordo di neutralità fra Italia e Francia voci di trattati presenti su Wikipedia
La crisi fra Italia e Austria
I segnali in campo culturale
Il discorso di Fortis e i timori dell'Austria
Fra il quarto e il quinto trattato (1902-1912)
L'accordo di neutralità fra Austria e Russia
Verso la crisi mondiale
Il quinto trattato della Triplice alleanza (1912)
Le prove generali del 1913
La fine della Triplice alleanza
Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni

La posizione dell'Italia
L'Italia, dopo le guerre d'indipendenza, senza
alleati e nella impossibilità di acquisire con mezzi
pacifici i territori a maggioranza italiana
dell'Austria, nel 1880 indirizzò il suo
espansionismo territoriale verso il Nordafrica. Le
aspirazioni convergevano verso la Tunisia e, in
secondo luogo, verso la Libia.

Registrata una analoga pressione francese su


Tunisi, la diplomazia italiana, nel 1880 sollecitò
Berlino per un'alleanza contro la Francia. Ma il
Cancelliere tedesco Otto von Bismarck indirizzò gli
italiani verso l'Austria, con la quale la Germania
Umberto I (secondo da destra) e Francesco Giuseppe formava la Duplice alleanza e con la quale l'Italia
d'Austria (secondo da sinistra) a Vienna nel 1881.
intratteneva rapporti più difficili.
L'incontro fu il primo passo importante verso la Triplice
alleanza. L'occupazione francese di Tunisi del 1881 trovò,
così, l'Italia ancora isolata. Tanto più che un mese
dopo, nel giugno dello stesso anno, fu conclusa
l'Alleanza dei Tre imperatori (tra Guglielmo I di Germania, Francesco Giuseppe I d'Austria e Alessandro III
di Russia). Accordo che fece sentire ancora meno all'Austria la necessità di un trattato di neutralità con
l'Italia.

Proprio in questo periodo, inoltre, il governo di Agostino Depretis venne a conoscenza che papa Leone XIII
stava interpellando i ministri degli esteri stranieri a proposito di un loro possibile intervento per ripristinare
il dominio dello Stato Pontificio. In tale circostanza l'appoggio dell'Austria, la nazione cattolica più
prestigiosa, sarebbe stato di grande utilità per l'Italia, al fine di scoraggiare un'azione europea in aiuto del
Papato[1]. Un altro elemento a favore dell'alleanza con due potenze conservatrici consisteva per Roma
nell'assicurare stabilità alla monarchia sabauda di fronte ai movimenti repubblicani di ispirazione francese[2].

A sostegno delle iniziative diplomatiche, fra il 21 e il 31 ottobre 1881 i sovrani del Regno d'Italia, Re
Umberto I e la consorte Margherita di Savoia fecero visita a Vienna a quelli austriaci, l'Imperatore Francesco
Giuseppe ed Elisabetta di Baviera.

Gli argomenti a favore di un avvicinamento di Roma agli imperi centrali trovavano, però, scarsa accoglienza
in buona parte della popolazione italiana (come c'era da aspettarsi per il fatto che l'Austria era il nemico
storico dei moti risorgimentali), e anche Depretis era più propenso ad un'alleanza con Parigi che con Vienna
e Berlino. Egli riteneva l'episodio della occupazione della Tunisia tutto sommato non grave e osservava che
gli emigrati italiani in Francia meritavano altrettanta se non maggiore attenzione che gli interessi in
Tunisia[3].

Il ministro degli Esteri di Depretis, Pasquale Stanislao Mancini, era però favorevole ad un'alleanza con
Bismarck che a sua volta diffidava di Depretis, ritenendolo vicino alle idee del nuovo ministro degli Esteri
francese Léon Gambetta. Ma Depretis agli inizi del 1882 si era già convinto della utilità di un'alleanza con
gli imperi centrali, purché non implicasse una guerra con la Francia. Prospettiva ovviamente accettata da
Germania e Austria[4].

La situazione internazionale

Le firme apposte in calce al trattato della Triplice del


ministro degli Esteri austriaco Gustav Kálnoky, Otto von Bismarck, dapprima
dell'ambasciatore tedesco Heinrich von Reuss (1825- scettico, convinse poi l'Austria
1906) e dell'ambasciatore italiano Carlo di Robilant. a stringere l'alleanza con
l'Italia.

Il ruolo ambiguo che avrebbe assunto l'Austria nei confronti del papa in
caso di alleanza con l'Italia non piacque al ministro degli Esteri austriaco Gustav Kálnoky che si rifiutò di
accogliere le sollecitazioni che comunque venivano da Roma. Bismarck, invece, cominciava ad essere
preoccupato per la situazione internazionale. Nel novembre 1881, infatti, Léon Gambetta, nominato Primo
ministro, auspicò un'alleanza con la Russia e con la Gran Bretagna e, a più breve scadenza, una
riconciliazione con l'Italia[2].

Bismarck temeva inoltre un cambiamento della situazione a San Pietroburgo, poiché nel gennaio 1882, a
Varsavia, il generale Michail Dmitrievič Skobelev eroe della guerra russo-turca, aveva rivolto ai polacchi un
appello al panslavismo e il 17 febbraio a Parigi aveva pronunciato il suo più vibrante discorso. Così che il
28, Bismarck, nel timore (forse eccessivo) che i conservatori in Russia stessero perdendo terreno, sollecitò il
ministro austriaco a riprendere i negoziati con l'Italia e a ottenere qualche risultato[5].

Di fronte all'iniziativa della Germania, Kálnoky cedette e, col consenso dell'imperatore Francesco Giuseppe,
iniziò una trattativa con l'ambasciatore italiano Carlo di Robilant. I negoziati terminarono il 20 maggio
1882, giorno in cui fu firmato il primo trattato della Triplice alleanza.

Il primo trattato della Triplice alleanza (1882)


L'accordo prevedeva il soccorso da parte di Germania e Austria all'Italia nel caso questa fosse stata attaccata
dalla Francia. Si stabiliva anche che, nel caso una delle contraenti fosse stata attaccata da due o più potenze
nemiche le altre due assicuravano il loro soccorso. Inoltre, nel caso che una delle potenze firmatarie,
minacciata, fosse stata costretta a iniziare una guerra, si assicurava la neutralità benevola da parte delle altre
due.

In questa prima stipulazione, l'Italia ottenne l'inserimento di un accordo aggiuntivo – conosciuto come
«dichiarazione Mancini» – che vincolava le potenze firmatarie a non rivolgere le norme del trattato contro la
Gran Bretagna. Ciò a causa del pericolo per l'Italia della potenza navale inglese nel Mediterraneo.

Con questo accordo la Germania scongiurava il pericolo di un avvicinamento della Francia all'Italia, e
l'Austria poteva sperare in un raffreddamento dei moti irredentisti nei territori a maggioranza italiana in suo
possesso. Speranza che trovò eco nelle parole del ministro degli Esteri italiano Mancini, che, dopo
l'impiccagione del patriota Guglielmo Oberdan del dicembre 1882, dichiarò: «Perché a motivo del fatto che
alcuni territori austriaci sono italiani noi dovremmo pretenderli? Noi dovremmo allora avanzare simili
proposte alla Francia e all'Inghilterra a cui appartengono Nizza, la Corsica e Malta». In aggiunta, per un
certo periodo, il governo italiano frenò ufficialmente le più evidenti manifestazioni nazionalistiche[6].

Il secondo trattato della Triplice alleanza (1887)


Al momento del rinnovamento dell'alleanza, cinque anni dopo, a causa
della crisi bulgara che portò ai ferri corti Austria e Russia, la situazione
internazionale appariva così fosca da far temere l'imminente scoppio di
una guerra.

La Triplice alleanza, d'altro canto, aveva ottenuto risultati modesti. Era


malcontenta l'Italia per la mancata restituzione a Roma della visita di re
Umberto I a Vienna, erano poco soddisfatte Germania e Austria per
l'irredentismo italiano, rinfocolato da espressioni come la
commemorazione fatta dal presidente del Senato Sebastiano Tecchio nel
1884 del poeta patriota Giovanni Prati dopo la sua morte; oltre che per
l'occupazione italiana di Massaua, avvenuta nel febbraio 1885 su consiglio
degli inglesi e ad insaputa degli alleati[8]. In quella occasione da parte
austriaca fu comunicato all'Italia che ci si aspettava che essa si ritirasse
Una stampa italiana che
all'unisono con il ritiro della Gran Bretagna dall'Egitto[9].
celebra l'accordo
sottolineandone la formula
Ma Roma volle sfruttare appieno la crisi dei rapporti fra Austria e Russia e
difensiva: "L'Alleanza tripla è
quindi l'inaspettata debolezza di Vienna. Il nuovo ministro degli Esteri, l'ex
la pace".[7]
ambasciatore Carlo di Robilant, era deciso a far sì che l'alleanza, al
momento del rinnovo, offrisse maggiori vantaggi all'Italia. Kálnoky,
ancora in carica, affermò invece che l'Austria avrebbe soltanto
acconsentito al rinnovo del trattato del 1882, senza modificarlo.
I patti bilaterali di Bismarck

Fu la Germania che trovò il modo di far accettare all'Austria le proposte italiane. Il cancelliere Bismarck
ricorse, infatti, ad un ingegnoso espediente, proponendo che il trattato originale venisse mantenuto, ma
completato da patti bilaterali.

Il primo patto,[10] fra Italia e Austria, definiva che nel caso una delle due potenze si fosse vista nella
necessità di effettuare un'occupazione nei Balcani, tale occupazione non avrebbe avuto luogo che dopo un
accordo con l'altra potenza. L'accordo avrebbe avuto lo scopo di stabilire compensi a favore della firmataria
non occupante per ogni vantaggio che l'occupante avesse ottenuto in più dello status quo ante.

In caso di espansione austriaca nei Balcani, quindi, l'Italia avrebbe potuto rivendicare territori subalpini
degli Asburgo, benché l'Austria pensasse di accontentare l'Italia solo con qualche concessione in Albania[11].

Il secondo patto assicurava invece all'Italia, in caso di una sua guerra contro la Francia, l'intervento a suo
favore della Germania anche nell'eventualità di un conflitto nel Mediterraneo; e impegnava (implicitamente)
Berlino a fare di tutto per riservare la Corsica, Tunisi e Nizza all'Italia nell'eventualità di una disfatta
francese[12].

Con il sistema dei patti bilaterali l'Austria non solo non si sarebbe dovuta impegnare in difesa delle questioni
mediterranee dell'Italia, ma avrebbe anche potuto evitare l'ingerenza della Germania in questioni
interpretative del patto fra Vienna e Roma sui Balcani. Seppure malvolentieri, di fronte alla crisi
internazionale e a seguito delle pressioni di Bismarck, Kálnoky accettò il progetto e il 20 febbraio 1887
vennero firmati a Berlino i documenti diplomatici.

Il 18 giugno dello stesso anno, Germania e Russia, come conseguenza della crisi di rapporti fra San
Pietroburgo e Vienna firmavano il trattato di controassicurazione.

Il terzo Trattato della Triplice alleanza (1891)


Nel 1888 salì al trono di Germania Guglielmo II, che costrinse Bismarck alle dimissioni e nominò
cancelliere Leo von Caprivi.

Presidente del consiglio italiano era Francesco Crispi, che nel 1889, triplicista[13] convinto, vedeva ancora
nella Francia un potenziale aggressore. In quell'anno egli chiese un appoggio navale dell'Austria in caso di
attacco francese nel Mediterraneo. Ma Vienna era contraria a qualsiasi azione diplomatica che incoraggiasse
le aspirazioni italiane in nordafrica. Se infatti l'Italia avesse attaccato i possedimenti turchi in Libia avrebbe
messo in pericolo la stabilità dell'Impero Ottomano e incoraggiato la Russia ad espandersi nei Balcani[14].

Nonostante ciò, Crispi, pur auspicando un più giusto trattamento degli italiani nei territori austriaci, si
dimostrò contrario agli irredentisti più estremisti[15]. Vennero sciolte associazioni antiaustriache, si impedì la
raccolta di fondi per la costruzione di un monumento a Dante a Trieste ed il ministro delle Finanze Federico
Seismit-Doda, di origine dalmata, fu costretto a dimettersi per la sua mancata replica durante una riunione in
cui furono pronunciati discorsi antiaustriaci[14].

Ma il 31 gennaio 1891 il governo Crispi cadde. Gli succedette quello del capo della Destra, il marchese
Antonio di Rudinì, ritenuto un francofilo, che dichiarò alla Camera di voler eliminare ogni diffidenza nelle
relazioni con la Francia ma anche di voler serbare “fede salda e sicura” nelle alleanze vigenti[16].

Il nuovo articolo 7 della Triplice


Il rinnovamento della Triplice
alleanza, per iniziativa di Roma, fu
attivato un anno prima della
scadenza e consistette, sempre su
proposta italiana, nell'inserire i due
patti bilaterali del 1887 (quello
italo-austriaco e quello italo-
tedesco) nel testo del trattato, di
modo da dar loro una validità
definitiva e un tacito rinnovamento
nel tempo.
Medaglia celebrativa della Vienna non fece obiezioni e il patto
Triplice alleanza. Sul diritto, i italo-austriaco sui compensi nel
profili di Guglielmo II, Umberto caso di espansione di una delle
I e Francesco Giuseppe. parti nei Balcani divenne il famoso
articolo 7 della Triplice alleanza, la
cui interpretazione scatenerà
polemiche fra Vienna e Roma Vignetta francese che ironizza sulla
durante la crisi bosniaca e la crisi cattiva salute della Triplice alleanza:
di luglio. Austria e Germania soccorrono
l'Italia mentre la Gran Bretagna le
Più difficile fu la trattativa con la controlla il polso. Russia e Francia
Germania che avrebbe dovuto assistono in disparte.
appoggiare l'Italia in caso di
conflitto con la Francia nel
Mediterraneo per tutta la durata dell'alleanza. Il riavvicinamento politico
fra Russia e Francia convinse però il nuovo cancelliere Caprivi a cedere.
Sul rovescio, l'aquila accoglie La Germania si impegnò così in modo definitivo (articolo 10) a dichiarare
gli stemmi di Italia, Germania guerra alla Francia nel caso che l'esercito francese avesse invaso territori
e Austria. nordafricani rivendicati dall'Italia e quest'ultima si fosse trovata costretta a
dichiarare guerra alla Francia.

Le aspirazioni colonialiste dell'Italia

Inoltre, un articolo completamente nuovo, il 9, dava l'impulso definitivo all'espansionismo coloniale


italiano, impegnando la Germania a sostenere l'Italia nell'eventualità di azioni belliche di quest'ultima in
Cirenaica, Tripolitania o Tunisia.

Il presidente del Consiglio Rudinì aveva chiesto che fra le regioni comprese nella sfera d'influenza italiana ci
fosse stato anche il Marocco[17], ma poi su questo punto cedette. Accettò poi sul piano generale la proposta
di Kálnoky di dare al trattato la durata di sei anni e una proroga di altri sei se non denunciato un anno prima
della scadenza. La firma del rinnovo avvenne a Berlino il 6 maggio 1891.

Ad ogni rinnovamento l'Italia si scopriva politicamente più forte rispetto alle alleate e ciò era dovuto al fatto
che la Triplice si isolava sempre più rispetto alle altre potenze. Proprio come temeva Caprivi, infatti, la
Francia ottenne un importante successo diplomatico: nell'agosto dello stesso 1891 a San Pietroburgo veniva
firmato il primo accordo preliminare tra Francia e Russia, che si sviluppò l'anno dopo nell'alleanza fra le due
potenze. La Triplice avrebbe da questo momento, in caso di ostilità, combattuto una guerra su due fronti.

Il rinnovo senza modifiche del 1896


Il nuovo corso della politica
coloniale italiana portò alla
catastrofe di Adua del marzo 1896
che, oltre ad eliminare il presidente
del Consiglio Francesco Crispi
dalla scena politica, diede un duro
colpo al prestigio dell'Italia. La
situazione si ripercosse
inevitabilmente sulle relazioni
all'interno della Triplice.

Il nuovo governo Rudinì comunicò


il 30 marzo a Vienna e Berlino la
proposta di recuperare la
dichiarazione ministeriale italiana
del 1882 allegata al primo trattato
della Triplice. Essa escludeva per
Il ministro degli Esteri Emilio
l'Italia una guerra con la Gran Visconti Venosta, con il quale
La copertina di un numero del Petit Bretagna, in qualsiasi circostanza. l'Italia cessò di vedere la
Journal del 1896. La Triplice è La motivazione della richiesta Francia come un nemico.
imbrigliata alla maniera del italiana fu che, ove la Gran
Laocoonte, mentre Francia e Russia Bretagna si fosse alleata alla
passeggiano sicure della loro recente Francia, l'Italia non avrebbe potuto assumersi il compito di muovere
alleanza. guerra sulle Alpi Occidentali e simultaneamente difendere le coste
dagli attacchi della marina inglese.

Berlino, nella figura del cancelliere Chlodwig Hohenlohe, rifiutò decisamente dichiarando che un'azione
comune anglo-russa o anglo-francese usciva dai limiti del verosimile. In realtà ciò che la Germania voleva
era che non si ponessero limitazioni agli obblighi dell'alleanza. Il 3 aprile Rudinì comunicò al ministro degli
Esteri tedesco, Bernhard von Bülow, che cedeva alle ragioni del Cancelliere e considerava chiusa la
questione[18].

Ma agli austriaci non sfuggì la circostanza che, proprio in occasione della sconfitta di Adua, Roma sembrò
guardare con maggiore interesse ai Balcani e attribuirono a questo nuovo corso il matrimonio dell'erede al
trono Vittorio Emanuele che Il 24 ottobre 1896 si unì a Jelena Petrović Njegoš, principessa del Montenegro.
Ciò provocò non poca ostilità nei circoli anti-italiani a Vienna.

Riuscì invece all'Italia di migliorare sensibilmente le relazioni con la Francia. Nel dicembre del 1900 il
ministro degli Esteri Emilio Visconti Venosta, già del secondo governo Rudinì e ora nel governo di
Giuseppe Saracco, concluse un importante accordo con Parigi. Esso stabiliva che in cambio del via libera di
Roma alla colonizzazione francese del Marocco, Parigi concedeva il nulla osta per l'eventuale occupazione
italiana della Libia. La Francia aveva cessato di essere il pericolo che aveva immaginato Francesco Crispi.

Il quarto trattato della Triplice alleanza (1902)


Il 29 luglio del 1900 moriva a Monza, a seguito di un attentato, il re d'Italia Umberto I. Gli succedeva il
figlio Vittorio Emanuele, moderatamente diffidente nei confronti dell'Austria.

Con il governo di Giuseppe Zanardelli, francofilo e indulgente all'irredentismo, nel febbraio 1901, fu
nominato ministro degli Esteri Giulio Prinetti, un industriale lombardo che nel 1891 aveva detto alla Camera
che non avrebbe potuto dare il suo voto al governo Rudinì se questo avesse rinnovato la Triplice. Tali
elementi, uniti ai commenti della stampa francese sulla visita fatta nel 1901 da una squadra navale italiana a
Tolone, dove il duca di Genova consegnò al
Presidente francese Loubet il collare
dell'Annunziata, destarono in Germania
un'impressione molto sfavorevole[19].

Le richieste di Prinetti

Ciononostante, nel gennaio 1902, Prinetti dichiarò


di essere pronto ad iniziare le trattative per il
rinnovo dell'alleanza. Il cancelliere tedesco
Bernhard von Bülow preoccupato (più di quanto
apparisse) dei successi della diplomazia francese in
Italia, si preparò a non mutare nulla del trattato Il confine italo-austriaco all'epoca della Triplice alleanza.
considerando che lo spauracchio di un rinfocolarsi
della questione romana avrebbe costretto l'Italia a
rinunciare a nuove concessioni[20].

Sennonché, a rinnovare il trattato senza apportarvi modifiche, Prinetti non era proprio disposto. Egli voleva
trascinare le due alleate, con un articolo specifico, alla dichiarazione di disinteressarsi di ogni azione
dell'Italia in Libia e a portare la Triplice a contrastare lo Zar nel caso questi avesse acquisito successi nei
Balcani stringendo così l'Italia nella morsa dell'alleanza franco-russa. Ma sia Vienna che Berlino si
rifiutarono di concedere alcunché a Prinetti[21].

Solo dopo un ridimensionamento delle richieste italiane, il ministro degli Esteri austriaco Agenor Maria
Gołuchowski accettò di allegare una dichiarazione al trattato che, senza modifiche nel testo principale, fu
così rinnovato il 28 giugno 1902 a Berlino. Nella dichiarazione «il Governo austro-ungarico, non avendo
interessi speciali da salvaguardare in Tripolitania e Cirenaica[22] [è deciso] a non intraprendere nulla che
possa ostacolare l'azione dell'Italia» nelle suddette regioni.

Roma, dopo un parziale riconoscimento delle sue mire sulla Libia da parte della Gran Bretagna[23], della
Francia e della Germania, riceveva ora, sulla stessa questione, anche l'assenso dell'Austria.

L'accordo di neutralità fra Italia e Francia

Ma Prinetti si spinse oltre. Probabilmente anche a


causa del rifiuto da parte degli alleati di accettare
tutte le sue richieste, nel luglio del 1902 strinse un
accordo segreto con Parigi. Roma promise, in virtù
del fatto che la Triplice era un'alleanza difensiva,
che l'Italia non avrebbe partecipato ad una guerra
contro la Francia nel caso che la Germania l'avesse
attaccata direttamente, ma anche nel caso in cui la
Francia avesse attaccato la Germania dopo una
provocazione tedesca.

L'accordo, su quest'ultima circostanza, risultava in


contrasto con lo spirito di mutualità della Triplice
ma non con la lettera del trattato, che prevedeva
agli articoli 2 e 3 l'intervento delle alleate a favore Il presidente francese Émile Loubet visita una squadra
della parte aggredita solo in assenza di navale italiana a Tolone nell'aprile del 1901.[24]
provocazione da parte di quest'ultima. A richiesta
della Francia, Prinetti fornì anche alcuni esempi storici di ciò che il governo italiano intendeva per
“provocazione”. In cambio, la Francia assicurava la sua neutralità in caso analogo. Ma l'unico caso
corrispettivo e verosimile di aggressione all'Italia consisteva, solo, in un attacco dell'Austria.

La crisi fra Italia e Austria


La crisi fra Italia e Austria si evidenziò proprio nel 1902, quando re
Vittorio Emanuele III durante la sua visita alle capitali europee omise
intenzionalmente Vienna dal suo itinerario. La motivazione fu che
Francesco Giuseppe non aveva restituito la visita di re Umberto e quindi
non avrebbe restituito neanche la sua. In effetti, alcuni diplomatici austriaci
fecero pressione affinché l'Imperatore si recasse a Roma, ma il vecchio
monarca, devoto cattolico, non volle accondiscendere, ritenendo che la sua
visita di Stato in Italia avrebbe addolorato papa Leone XIII[25][26].

I segnali in campo culturale

Molto più indicativi dello stato d'animo nazionale erano i ricorrenti


Il generale austriaco Franz atteggiamenti anti-austriaci della popolazione italiana. Un dramma teatrale
Conrad von Hötzendorf scritto da Gerolamo Rovetta nel 1901, Romanticismo, che esaltava i
considerava l'Italia una patrioti lombardi in lotta contro il dominio austriaco prima del 1859, fu
nazione pericolosa. accolto entusiasticamente dal pubblico italiano. Gli spettatori lasciavano i
teatri acclamando “Viva l'Italia! Viva Trento e Trieste!”, senza alcun
intervento del governo.

Su Mare Nostro, organo della Lega Navale italiana, si affermava che il Mare Adriatico doveva diventare un
lago italiano, e la sensazionale opera teatrale di Gabriele d'Annunzio, La Nave (1908), riprendeva questo
ideale, esercitando una vigorosa influenza sui sentimenti anti-austriaci[27]. È degna di nota la circostanza per
cui alla prima rappresentazione del dramma di d'Annunzio a Roma, fossero presenti re Vittorio Emanuele III
e la consorte Elena di Montenegro i quali, al termine dello spettacolo, si congratularono con l'autore.[28]

Il discorso di Fortis e i timori dell'Austria

Anche il Parlamento italiano non aveva più remore. L'ex presidente del consiglio Alessandro Fortis il 3
dicembre 1908, a proposito dell'annessione della Bosnia da parte dell'Austria, parlò della strana situazione
per la quale l'Italia non aveva da temere la guerra che da una potenza alleata; e concluse dichiarando: «È
d'accordo il Paese tutto nel volere che il governo domandi il sacrificio che occorre per preparare la nostra
difesa». Giovanni Giolitti, presidente del Consiglio, si levò dal suo posto e andò ad abbracciare Fortis. Il
gesto fu amaramente notato in Austria. Antonio Salandra (futuro presidente del Consiglio) commentò nelle
sue memorie: «Da noi i maligni dissero che Giolitti s'era mosso a freddo per non restare isolato fra la
Camera plaudente»[29].

D'altro canto, in Austria si era costituito un gruppo influente di personalità politiche e militari che, facendo
capo al feldmaresciallo Franz Conrad von Hötzendorf e all'erede al trono Francesco Ferdinando, riteneva
l'Italia una nazione pericolosa che presto si sarebbe rivoltata contro l'Austria e che bisognava
preventivamente attaccare[30].

Vienna era preoccupata anche per le mire italiane al di là dell'Adriatico, preoccupazioni che erano aumentate
con il matrimonio fra Vittorio Emanuele III e Elena di Montenegro. Se l'Italia si fosse impossessata anche di
un solo porto balcanico all'ingresso dell'Adriatico avrebbe potuto, possedendo entrambe le sponde, tentare
con successo di chiudere il Mare alle navi austriache.

Fra il quarto e il quinto trattato (1902-


1912)

La situazione vista dal giornale


berlinese Lustige Blätter: La
Germania trascina il ragazzo
austriaco mentre il bimbo italiano fa i
capricci per rimanere con il gallo
La posizione dell'Italia nella Triplice le consentì di avere
francese.
il nulla osta della potenze per l'occupazione della Libia.

Fra il 1902 e il 1912 (nel 1908 la Triplice fu


rinnovata senza modifiche) si verificarono una serie di importanti avvenimenti che condussero
progressivamente l'Europa verso la prima guerra mondiale.

L'accordo di neutralità fra Austria e Russia

Il 15 ottobre 1904 Austria e Russia firmarono un accordo segreto secondo il quale non sarebbero intervenute
in una guerra l'una contro l'altra. Ciò a patto che la parte in guerra si fosse trovata a combattere da sola con
una terza potenza non provocata che avesse voluto alterare lo status quo.

Poiché tale accordo non poteva essere applicato nei Balcani e poiché l'Austria ne diede comunicazione a
Berlino e non a Roma, è ragionevole pensare che con questa intesa l'Austria volesse coprirsi le spalle in caso
di una eventuale guerra contro l'Italia. L'accordo era tuttavia limitato al periodo di tempo in cui Austria e
Russia si sarebbero occupate, in accordo, delle questioni dell'Impero Ottomano[31].

Verso la crisi mondiale

Nello stesso 1904 nasceva la Entente cordiale tra Francia e Gran Bretagna. Nel 1906, dopo la crisi di
Tangeri, alla conferenza di Algeciras la Francia non osteggiata dall'Italia, che si distinse in questo da
Germania e Austria, incassava un importante successo per il controllo del Marocco. Nel 1907 con l'accordo
anglo-russo per l'Asia si costituiva, in pratica, la Triplice intesa.

Nel 1908 l'Austria si annetteva la Bosnia, peggiorando notevolmente i rapporti con Serbia, Russia e, in
misura minore, con l'Italia; la quale l'anno dopo, nell'accordo segreto di Racconigi con la Russia, riceveva
garanzie sui Balcani e la benevolenza di San Pietroburgo ad un'invasione della Libia.

Nel 1911 scoppiava, alla fine, la guerra italo-turca che, gestita a livello diplomatico dal ministro degli Esteri
Antonino di San Giuliano, terminava con l'annessione della Libia l'anno dopo. Anche in questa occasione le
differenze di vedute fra Italia e Austria non mancarono di manifestarsi. Mentre sempre più virulenta si
faceva la crisi di rapporti fra Gran Bretagna e Francia da un lato e Germania dall'altro (crisi di Agadir).

Il quinto trattato della Triplice alleanza (1912)


Che l'Italia stesse diventando un nemico per l'Austria era
sufficientemente dimostrato dai preparativi che venivano fatti per
terra e per mare contro Vienna: venivano migliorate le difese alla
frontiera e si impiantavano tracciati ferroviari stabiliti
strategicamente. Il capo di stato maggiore austriaco Conrad von
Hötzendorf richiese urgentemente il rafforzamento delle frontiere
meridionali, ma il ministro degli Esteri Alois von Aehrenthal, che
non era d'accordo con le sue idee italofobe, pose il suo veto[32].

D'altro canto, sulla opportunità da parte dell'Italia di rinnovare


ancora il trattato della Triplice nel 1912, il presidente del Consiglio
del momento, Giovanni Giolitti, così si giustifica nelle sue
memorie[33]:

«È assai facile, fra l'altro, dopo che gli avvenimenti si


Il ministro degli Esteri italiano San
sono compiuti, trovare anche in incidenti mediocri e Giuliano (a sinistra) e quello
trascurabili gli indizi di ciò che doveva avvenire [...]. austriaco Leopold Berchtold
Ma a chi si metta nella giusta prospettiva apparirà trattarono l'assetto politico e la difesa
che, nonostante le innegabili velleità aggressive del della nascente Albania.
partito militarista austriaco, propositi e minacce di
guerra non si erano a quel tempo manifestati. [...]
D'altra parte è d'uopo tenere bene presente che i
rapporti fra l'Austria e l'Italia [...] erano tali che un
dilemma si poneva rigidamente: i due Paesi
dovevano essere o alleati o nemici decisi; ed un
nostro rifiuto di rinnovare l'alleanza sarebbe apparso
come un proposito da parte dell'Italia di mettersi di
fronte all'Austria in una posizione di ostilità dichiarata;
ed in tale caso c'era ogni ragione di temere che
l'elemento militare austriaco [...] non avrebbe
mancato di profittare del pretesto del nostro rifiuto,
per dare seguito ai suoi propositi ostili verso l'Italia.»

Le complicazioni balcaniche susseguenti alla guerra italo-turca che sembravano minacciare la pace
mondiale, la tensione fra Vienna e San Pietroburgo, e la pretesa della Serbia di avere accesso all'Adriatico,
indebolirono Vienna e incoraggiarono il ministro degli Esteri San Giuliano a chiedere agli alleati il
riconoscimento della posizione italiana acquisita in Libia. Considerata anche l'avanzata serba a seguito della
prima guerra balcanica e il pericolo risultante per la stabilità dell'Impero austriaco, l'omologo di San
Giuliano, il ministro austriaco Leopold Berchtold, non poté rifiutare la proposta italiana[34]: al testo del
trattato fu aggiunto un protocollo che sanciva il riconoscimento della «sovranità dell'Italia sulla Tripolitania
e sulla Cirenaica». La firma del quinto rinnovo ebbe luogo a Vienna il 5 dicembre 1912.

Le prove generali del 1913


In occasione della seconda guerra balcanica, nel
luglio 1913, l'Austria avanzò l'ipotesi di attaccare la
Serbia che stava ottenendo successi militari contro
la Bulgaria. Il ministro San Giuliano, il 12 luglio,
fece notare all'ambasciatore austriaco Kajetan
Mérey che l'eventuale azione dell'Austria contro la
Serbia non sarebbe stata definita come difensiva, né
era contemplata dal trattato della Triplice. Di
conseguenza l'Italia non sarebbe scesa in guerra al
fianco dell'alleata. Mérey rispose che il linguaggio
di San Giuliano confermava il dubbio di quelli che
in Austria credevano che l'Italia si riservava di
interpretare il trattato secondo i suoi interessi
diretti[35].
Convegno di San Rossore (Pisa) del 22 ottobre 1912
per il rinnovo della Triplice alleanza. Da sinistra:
Nell'ottobre dello stesso 1913, invece, quando
l'ambasciatore italiano in Austria-Ungheria Giuseppe
l'Austria mando' un ultimatum alla Serbia affinché
Avarna, l'ambasciatore austriaco in Italia Kajetan Mérey,
abbandonasse l'Albania settentrionale, San
il conte Alexander Hoyos, il principe Pietro Lanza di
Scalea, la contessa Berchtold, il ministro degli Esteri
Giuliano fece capire a Vienna che l'Italia si sarebbe
italiano marchese Antonino di San Giuliano, il marchese
schierata al fianco dell'Austria se avesse attaccato
Giovanni Visconti Venosta, il ministro degli Esteri la Serbia, anche in caso di guerra contro la Russia.
austriaco conte Leopold Berchtold e il commendatore L'apparente contraddizione con la situazione di
Giacomo De Martino. luglio è spiegata dal fatto che la Serbia attentava
ora all'Albania, una creatura politica nata sotto

l'egida di Roma e Vienna. In questo caso non solo


erano minacciati gli interessi austriaci, per la
posizione strategica dell'Albania all'imbocco
dell'Adriatico, ma per lo stesso motivo lo erano
anche quelli italiani: da qui l'attivazione del casus
foederis[36].

La fine della Triplice alleanza


San Giuliano, benché triplicista, ma anche convinto
sostenitore della liberazione delle terre a La situazione europea alla vigilia della prima guerra
maggioranza italiana sotto il dominio austriaco, fu mondiale:
colui che spinse l'Italia verso la sfera politica Triplice alleanza
dell'Intesa. Egli, allo scoppio della prima guerra Triplice intesa
mondiale in virtù dell'articolo 4 dell'alleanza che Paesi amici della Russia
esonerava dall'intervenire nel caso una delle parti
avesse dichiarato guerra ad una quarta potenza,
proclamò il 3 agosto 1914 la neutralità dell'Italia. Inoltre, la mancanza di un accordo preliminare, previsto
dall'articolo 7 nel caso di intervento di Austria o Italia nei Balcani, poneva Vienna in una situazione di
difetto di fronte a Roma.

Succedette a San Giuliano (morto il 13 ottobre 1914), Sidney Sonnino che, assieme al Presidente del
consiglio Antonio Salandra gestì tutta la fase degli accordi con le potenze dell'Intesa sui compensi all'Italia
in caso di un suo attacco all'Austria. Al termine di questi accordi, culminati nel patto di Londra del 26 aprile
1915, il 4 maggio Sonnino trasmetteva un telegramma a Vienna che si riassumeva in tre punti:
1° Ritiro di tutte le proposte fatte dall'Italia per assicurare la propria neutralità e fine dei
negoziati.
2° Denuncia della Triplice alleanza, che così terminava il suo lungo e travagliato percorso.
3° Affermazione della libertà d'azione dell'Italia.

Venti giorni dopo le truppe italiane varcavano la frontiera austriaca.

Note
1. ^ May, p. 392.
2. Taylor, p. 397.
3. ^ Giordano, pp. 217-218.
4. ^ Giordano, pp. 219, 222, 225.
5. ^ Taylor, p. 398.
6. ^ May, p. 393.
7. ^ I regnanti sono Umberto I, Guglielmo II e Francesco
Giuseppe.
8. ^ Albertini, Vol. I, p. 14.
9. ^ May, p. 406.
10. ^ Costituirà l'Art. 7 del 1891.
11. ^ Taylor, p. 451.
12. ^ Taylor, p. 452.
13. ^ Si definivano così, in Italia, coloro che erano favorevoli
alla Triplice alleanza. L'Impero Ottomano sostituisce l'Italia
14. May, p. 414. nella Triplice alleanza, in una
vignetta del giornale Numero di
15. ^ C. Grove Haines, Italian Irredentism during the Near
Torino.
Eastern Crisis, 1875-78, The Journal of Modern History,
Vol. 9, No. 1 (Mar., 1937), pp. 23-47.
16. ^ Albertini, Vol. I, p. 76.
17. ^ Albertini, Vol. I, p. 77.
18. ^ Albertini, Vol. I, p. 93.
19. ^ Albertini, Vol. I, pp. 127-128.
20. ^ Albertini, Vol. I, pp. 129-130.
21. ^ Albertini, Vol. I, pp. 130-131.
22. ^ Entrambe costituivano l'attuale Libia.
23. ^ Il 12 febbraio 1887 Londra si impegnava ad appoggiare
un'azione italiana in Libia in caso di invasione francese
dall'Algeria. In cambio Roma riconosceva il ruolo di
supremazia che la Gran Bretagna aveva in Egitto.
24. ^ Dipinto di Félix Ziem.
25. ^ Francesco Giuseppe, a suo dire, voleva evitare una
visita ufficiale che, di fronte allo Stato Pontificio,
riconoscesse Roma quale capitale d'Italia.
26. ^ May, p. 548.
27. ^ May, p. 549.
28. ^ Annamaria Andreoli, Il vivere inimitabile. Vita di Gabriele
d'Annunzio, Milano, Mondadori, 2000, pp. 431, 432.
29. ^ Salandra, La neutralità italiana. Milano, 1928, p. 29.
30. ^ Albertini, Vol. I, p. 367.
31. ^ Albertini, Vol. I, pp. 145-146.
32. ^ May, p. 597.
33. ^ Giolitti, Memorie della mia vita. Milano, 1999, p. 253.
34. ^ Albertini, Vol. I, pp. 451.
35. ^ Ferraioli, Politica e diplomazia in Italia tra XIX e XX
secolo, Catanzaro, 2007, p. 664.
36. ^ Ferraioli, Politica e diplomazia in Italia tra XIX e XX
secolo, Catanzaro, 2007, pp. 678-679.

Bibliografia
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Ettore Anchieri (a cura di), La diplomazia contemporanea, raccolta di documenti diplomatici
(1815-1956), Cedam, Padova 1959.
Gianpaolo Ferraioli, Politica e diplomazia in Italia tra il XIX e XX secolo. Vita di Antonino di San
Giuliano (1852-1914), Rubbettino, Catanzaro, 2007 ISBN 88-498-1697-9.
Giovanni Giolitti, Memorie della mia vita, M&B Publishing, Milano, 1999. ISBN 88-86083-71-8.
Giancarlo Giordano, Cilindri e feluche. La politica estera dell'Italia dopo l'Unità, Roma, Aracne,
2008, ISBN 978-88-548-1733-3.
Arthur James May, La monarchia asburgica 1867-1914, Bologna, Il Mulino, 1991, ISBN 88-15-
03313-0. Edizione originale (in inglese): The Habsburg Monarchy 1867-1914. Cambridge,
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Bari Alan John Percival Taylor, L'Europa delle grandi potenze. Da Metternich a Lenin, Laterza,
1961. Edizione originale (in inglese): The Struggle for Mastery in Europe 1848-1918, Oxford,
Clarendon Press, 1954.
Antonio Salandra, La neutralità italiana 1914. Mondadori, Milano, 1928.
Luigi Salvatorelli, La Triplice alleanza. Storia diplomatica. 1877-1912, Istituto per gli Studi di
politica internazionale, Milano, 1939.
Roberto Sciarrone, L'Italia nella Triplice Alleanza, Politica e sistema militare, Aracne Editrice,
Roma, 2014. ISBN 978-88-548-7302-5
Sidney Sonnino, Diario, Editori Laterza, Bari, 1972, 3 volumi.

Voci correlate
Trattati della Triplice alleanza
Duplice Alleanza
Triplice intesa

Altri progetti
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Collegamenti esterni

Triplice alleanza, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.


(EN) Triplice alleanza, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
Thesaurus BNCF 57219 (https://thes.bncf.firenze.sbn.it/termine.php?id=57219) · LCCN
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