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Schiller

la vita il pensiero i testi esemplari

i memorabili
di Victor Hell edizioni accademia
Schiller
la vita il pensiero i testi esemplari

di Victor Hell
Traduzione di Livia Zannini

Edizioni accademia
Ringraziamo le Case Editrici U.T.E.T., Il Mulino, Einaudi, e la Manchester
University Press per l’autorizzazione a pubblicare i brani di loro edizione Schiller e la sua opera
inseriti nel volume.

Titolo originale dell’opera


« Schiller »
Editions Seghers, Paris
Copyright © 1973
Edizioni Accademia
Milano
I

A Weimar, centro del pensiero tedesco, capitale di una repub­


blica effimera che sperava di scongiurare le forze malefiche del
militarismo col ricordo dell’umanesimo dei suoi classici, piccola
città sognatrice che un prestigioso passato non ha potuto preser­
vare dai bagliori sinistri dei forni crematori di Buchenwald, Goethe
e Schiller dividono la gloria fuori del tempo e un po’ fredda che
le nazioni colte riserbano ai loro eroi. Un imponente monumento
rappresenta i due poeti fraternamente uniti. Con un gesto sovrano
e protettore Goethe si appoggia alla spalla dell’amico e guida,
verso un ignoto destino, un giovane Schiller, il cui sguardo si per­
de nell’infinito. Nella penombra della cappella tombale dei prin­
cipi di Weimar, Goethe e Schiller riposano vicino, in due identici
sarcofaghi.
Il classicismo tedesco è innanzi tutto frutto dell’amicizia di que­
sti due spiriti eccezionali, che nulla sembrava poter unire, essen­
done cosi diversi i gusti, le tendenze piu profonde e l’origine so­
ciale. Ma i due poeti sono stati uno per l’altro guide e critici, ri­
spettosi del reciproco individualismo, senza proselitismo e senza
falsa compiacenza, supplendo cosi alla mancanza di un pubblico
esigente, condizione indispensabile dell’arte classica, soprattutto
nel campo teatrale. Cosi la forza dell’abitudine ha giustamente as­
sociato i due nomi di Goethe e di Schiller, benché diverso sia stato
il loro destino postumo: Goethe, entrato nel pantheon dei geni
universali, è diventato la gloria di tutta l’umanità, Schiller invece,

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per ragioni assai complesse, rimane, secondo la stessa critica te­ sua piu giovane età è vittima dell’arbitrio dello « Herzog Karl Eu­
desca, il piu misconosciuto dei poeti. Se si analizzassero le cause gen ». Per formare i quadri amministrativi del suo stato, il duca
di questo fatto, esse risulterebbero legate in un certo senso al di­ di Wurtemburg aveva fondato una scuola militare retta da una ri­
venire della nazione tedesca e permetterebbero di meglio afferrare gida disciplina, ma dove s’impartiva un insegnamento per nulla
le condizioni sociologiche della storia di quel medesimo paese. militare. Nel 1773 dunque, per ordine del duca, Schiller entra nel­
Schiller resta tuttavia un classico, nel senso scolastico della paro­ la « Militärische Pflanzschule auf der Solitude », trasferitasi in se­
la, un classico veramente popolare, la cui opera è stata ampiamen­ guito a Stoccarda. Ma non basta. Il duca si occupa lui stesso del­
te volgarizzata. Non c’è uomo politico tedesco che, almeno una l’organizzazione della scuola e del rendimento degli studenti, in­
volta, non si sia servito di quei detti o di quelle sentenze ricche fliggendo talvolta personalmente le punizioni corporali e decide
di forza espressiva tratte dall’opera schilleriana e diventate ormai che Schiller si dedichi agli studi di legge. Ma visti i risultati ne­
proverbiali. Forse bisognerebbe talvolta evitare d’interpretare sco­ gativi del giovane, lo obbliga a studiare medicina. Nelle lunghe
lasticamente l’opera di Schiller, perdendosi in considerazioni trop­ notti febbrili, Schiller sfoga appunto i suoi risentimenti compo­
po sapienti, per metterne invece in luce, grazie alla nostra espe­ nendo o piuttosto improvvisando nel 1777 la sua prima opera
rienza, tutte le implicazioni profonde, il carattere attuale e l’aper­ drammatica I Masnadieri. Nelle scene tumultuose e violente che
tura sul mondo moderno. si susseguono la lingua ancora acerba dà maggior forza alla passio­
Quando si tratti di scrittore classico, l’opera appare sempre su­ ne. Questa prima opera giovanile, pubblicata a spese dell’autore,
periore agli episodi biografici dell’artista, i quali non possono es­ aprirà a Schiller la carriera drammatica. La Germania, allora alla
sere compresi se non in funzione della creazione poetica. Indub­ ricerca di un teatro in grado di esprimere il suo genio nazionale,
biamente impegnato dalla lotta di idee e dal dramma politico so­ trova artificiale e soffocante il rigore classicistico dei tragici fran­
ciale della sua epoca, l’autore classico è tale nella misura in cui cesi, mentre accetta Shakespeare con tale entusiasmo da trasfor­
s’impone il distacco tra la vita e l’opera; soltanto allora l’opera marlo in autore tipicamente tedesco. L’opera di Schiller, nata da
acquisisce l’attualità per un tempo illimitato. Per capire la diffe­ una esperienza personale, esprime però un sentimento generale e
renza sociale fra Goethe e Schiller basta paragonare la casa patri­ riflette un effuso clima morale. I Masnadieri stimolano l’interes­
zia del primo a Francoforte, ricca di oggetti artistici e rilucente se di Dalberg, intendente al teatro di Mannheim, e nel 1782, dopo
di ottoni, e le due povere camerette della casa natale di Schiller a essere stato rimaneggiato, il dramma va in scena, presente l’autore,
Marbach. Qui nacque il poeta il 10 novembre 1759 durante la pazzo di gioia. Per assistere alla trionfale rappresentazione Schiller
guerra dei Sette Anni, mentre il padre ufficiale dell’esercito wur- abbandona, senza averne avuto il permesso, il reggimento: il du­
temburghese combatteva contro i prussiani. La vita di Schiller è ca, dopo averlo duramente ripreso, gli proibisce di scrivere « com­
l’immagine fedele della sua opera. Alla rivolta iniziale contro le medie ». Dopo una seconda fuga a Mannheim il poeta tenta la
coercizioni ducali corrisponde la violenza del suo prima dramma grande avventura e nel settembre del 1782, insieme ad un amico
I Masnadieri’, l’opera si realizza entro un groviglio di prove dolo­ devoto, lascia Stoccarda di notte.
rose e di casi fortunati, le cui contraddizioni si riflettono nella sua Cosi a 23 anni Schiller deve vivere della sua penna, in un’epoca
opera poetica. I genitori lo destinano alla carriera di pastore lu­ che nei Masnadieri è giudicata dagli scribacchini imbrattacarte che
terano, adatta alle sue qualità di creatore, ma Schiller, fin dalla indietreggiano davanti alle azioni temerarie, dai « tintenklecksendes

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Säkulum ». Tuttavia la rivolta di Schiller contro l’arbitrio dei prin­ effetti della gloria sui comuni mortali. Simili ricordi non si can­
cipi, la rottura con la sua gioventù e con l’ambiente cortigiano non cellano.
devono essere confuse per esempio con l’avventura folgorante di Aureolato di giovane gloria Schiller deve affrontare le difficoltà
Rimbaud. Tra Schiller e i grandi ribelli del secolo decimonono, della vita. Per un anno è assunto, come autore drammatico, dal
Dostoïevski, Van Gogh e Rimbaud, corre una sostanziale diffe­ teatro di Mannheim, ma l’intendente Dalberg, che non desidera
renza. L’opera di Schiller non è un braciere in cui bruciano i falsi compromettersi troppo, non gli rinnova il contratto. Il periodo
valori di un mondo impuro: attraverso le fiamme delle scene più che va dal 1783 al 1785 a Mannheim è tuttavia uno dei più fe­
violente dei suoi primi drammi si intuiscono paesaggi idillici in cui condi della vita del poeta. Finisce di comporre La congiura di Fie-
l’uomo ritrova la purezza dell’infanzia; e le più aspre accuse non sco a Genova, inizia la stesura del Don Carlos e compone il dram­
riescono a soffocare la voce che inneggia all’amicizia universale, ma borghese Luise Millerin che prenderà il nome di Kabale und
che conferma la fede in una felice finalità della storia. Il rivoluzio­ Liebe (Intrigo e Amore). Ma deve pagare lo scotto della sua feb­
nario Schiller, resta, per molti aspetti, un uomo del secolo de- brile attività e degli sforzi che impone al suo organismo sovraffa­
cimottavo. Egli considera una consuetudine perfettamente normale ticato: è inchiodato a letto da accessi di « febbre fredda ». Da al­
che lo scrittore dipenda dal mecenatismo di un principe intelligen­ lora in poi questa malattia sarà la compagna fedele della sua vita
te, prima di diventare indipendente grazie ai suoi scritti. Il poeta e gli renderà familiare l’idea della morte, la quale, solidale con
respinge l’ingiustizia e l’arbitrio, ma non la vita di Corte. Al con­ l’idea della libertà, costituisce il tema centrale della sua opera. Ben­
trario questo fuggiasco aspira alla tranquillità di un focolare felice ché scoraggiato, non dubita tuttavia del suo genio, fino a che la
e accetta con gioia il titolo nobiliare offertogli da Carlo Augusto fortuna gli arride. Nella Germania sentimentale della fine del se­
di Weimar che lo rende degno della moglie Carlotta von Lengfled colo decimottavo, le belle anime si entusiasmano per la poesia. Il
e gli assicura il rispetto della « cara suocera ». Schiller è ben presto poeta in difficoltà riceve da Lipsia due lettere commoventi che gli
conscio dell’importanza del suo compito: la febbre della creazione offrono ospitalità, una da due fanciulle sconosciute, e una dal poe­
e le illusioni della giovinezza non bastano a comporre un’opera ta Gottfried Körner. Questa generosa offerta costituirà per il gio­
duratura. Egli potrà acquistare la formazione intellettuale e morale vane non soltanto un soccorso materiale, ma soprattutto l’inizio di
(« Bildung ») ingiustamente negatagli dalla sorte soltanto con la una preziosa amicizia letteraria. La corrispondenza fra i due poeti
sua volontà; e sarà questa la sua grande avventura. Fuggendo da rappresenta infatti uno dei più ricchi contributi offerti all’estetica
Stoccarda Schiller non rompe con tutti i ricordi di gioventù. Mal­ tedesca. Schiller rimane a Lipsia fino al 1787, dedicandosi soprat­
grado la rigida disciplina della Karlschule, ottimi professori, Abel tutto agli studi storici, spintovi da una duplice necessità: l’appro­
soprattutto, lo hanno iniziato alla letteratura e al culto di Shake­ fondimento delle sue conoscenze ancora troppo frammentarie e la
speare e di Klopstock, e le feste barocche organizzate a Ludwig­ conquista di una indipendenza che gli scritti storici, allora molto
sburg in onore del duca hanno infiammato la sua giovanile imma­ considerati, avrebbero potuto procurargli. E cosi fu: malgrado il
ginazione, risvegliando in lui il gusto per gli effetti teatrali. Ogni suo idealismo di marca sveva il poeta si è sempre mostrato assai rea­
anno gli allievi partecipavano a una di queste feste: dapprima im­ lista, tanto nel lancio di una rivista, quanto nei rapporti coi suoi
mobili ai due lati di uno scalone monumentale, all’apparire della editori. La sua fama e la sua sicurezza materiale egli le deve infatti
duchessa si lasciavano cadere sui gradini, simboleggiando cosi gli alle sue qualità di storico. Malgrado il nuovo orientamento dei

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suoi studi, resta tuttavia fedele all’ideale di libertà esaltato nei suoi una materia la cui elaborazione va di pari passo con le lezioni sulla
primi drammi e, ben lungi dal cercare nel passato motivi d ’eva­ tragedia. Scrive allora la Storia della guerra dei Trenta Anni (1791)
sione, interpreta i fatti storici alla luce degli avvenimenti del suo pubblicata sull’« Almanacco storico per le signore », che offrirà piu
tempo, scrivendo prima La ribellione nei Paesi Bassi e poi la tardi la materia alla sua trilogia drammatica Wallenstein.
Storia della secessione dei Paesi Bassi, il cui primo volume esce A partire dal 1791 due avvenimenti dalle conseguenze apparen­
nel 1788. Non dimentica però la carriera letteraria e nel 1787 temente divergenti, se non addirittura contrarie, segnano profon­
si stabilisce per alcuni mesi a Weimar, allora capitale intellet­ damente la vita del poeta: l’incontro con il pensiero di Kant e
tuale della Germania, dove, grazie al mecenatismo del duca l’amicizia con Goethe. Nel 1791 infatti Schiller informa l’amico
Carlo Augusto, andavano elaborandosi le forme originali della gio­ Körner della sua decisione di studiare sistematicamente la filosofìa
vane letteratura tedesca. Nel suo primo soggiorno a Weimar cono­ di Kant. Inizia i suoi studi con La Critica del Giudizio pubblicata
sce Wieland e Herder, ma non Goethe, allora in Italia, che pur vi­ nel 1790. Allo « Schillernationalmuseum » di Marbach esiste an­
vamente desidera incontrare. Nel 1788 un risultato pratico premia cora la copia di quest’opera annotata dalla mano di Schiller, chiara
i suoi sforzi, gli viene offerta una cattedra di storia presso l’Univer­ testimonianza dell’attenzione e della penetrazione con la quale il
sità di Iena che dipende dal duca di Weimar: si tratta di una carica poeta ha approfondito un’opera cosi ardua, e prova anche del senso
puramente onorifica, senza nessun vantaggio materiale, che gli per­ divinatorio con il quale egli ha saputo cogliere le idee piu originali,
mette però di dedicarsi completamente allo studio della storia e che gli permetteranno di comporre i suoi scritti filosofici. Schiller,
dell’estetica, facendolo entrare nel contempo nel cuore stesso del­ lettore di Kant, diventa egli pure filosofo. Nei quattro anni che
l’idealismo tedesco. vanno dal 1791 al 1795 interrompe l’attività poetica, e pubblica gli
Si danno coincidenze simboliche: dove si trova nel 1789, allo scritti estetici, che gravitano dapprima attorno a due idee kantiane:
scoppio della Rivoluzione francese, il giovane Schiller, fustigatore il primato della ragione pratica nella vita morale, nella quale l’uomo
dell’arbitrio dei prìncipi, distruttore di ogni tirannide, che vuole ri­ si libera da ogni determinismo per affermare la sua libertà, e la base
generare il mondo col soffio della libertà? Che fa in mezzo alla tor­ del giudizio estetico che vede nel Bello il principio di una finalità
menta colui cui l’Assemblea Legislativa ha dato il titolo di cittadi­ senza fine. La nuova carriera ha inizio con il trattato Della grazia e
no francese? Col titolo Che significa storia universale e per quale della dignità, cui fanno seguito le celebri Lettere sull'educazione
scopo la si studia? tiene la sua lezione inaugurale all’Università di estetica dell'uomo, dedicate al danese duca di Augustenburg, suo
Iena e pubblica il celebre poema Gli artisti, primo abbozzo della benefattore, che gli ha concesso una pensione. Questa opera tra­
sua filosofia storica. Non si distacca dagli avvenimenti rivoluzio­ scende l’estetica per esporre una filosofia dell’arte, e avanza alla
nari perché idealista, ma perché una visione piu ampia gli fa con­ luce della filosofia storica l’analisi della situazione intellettuale e
siderare i fatti politico-sociali come una minima parte della storia morale della sua epoca. Il ciclo degli studi teorici si conclude nel
universale che abbraccia tutto il divenire umano. Gli anni di inse­ 1796 con il trattato Sulla poesia ingenua e sentimentale che intro­
gnamento, assai ingrati, appena cadde l’entusiasmo iniziale, sono duce nell’estetica quella nozione di storicità che avrà poi una cosi
per Schiller soprattutto anni di studio. Insegna l’estetica ancora grande importanza nella filosofia hegeliana.
allo stato embrionale, malgrado gli sforzi meritori dei filosofi del Soltanto nel 1794 avverrà l’incontro con Goethe, dapprima pre­
secolo decimottavo per farne una disciplina autonoma. Si tratta di cipitosamente ricercato e poi saggiamente atteso, che segna una

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data importante nelle lettere tedesche: la cui epoca classica, nel piu A cominciare dal 1794 anche il comportamento esteriore della
stretto senso del termine, si limita ai dieci anni di collaborazione vita di Schiller è in gran parte determinato dall’amicizia con Goe­
fra i due poeti. È un avvenimento meraviglioso, anzi stupefacente: the. Intuendo infatti la potenza lirica dell’autore del Faust, egli
fra i due poeti infatti non corre soltanto una diversità sociale, ma prende coscienza del suo proprio talento drammatico, tanto da so­
anche una differenza di formazione. In conseguenza della conce­ stenerne degnamente il confronto. Inoltre la carica di intendente
zione artistica e umanistica acquisita nel suo viaggio in Italia, Goe­ del teatro di Weimar, tenuta dall’amico, gli permette di toccar con
the, al suo ritorno in patria, si isola dall’ambiente letterario, ancora mano le realtà pratiche del teatro e di scoprire, attraverso la sua
in preda della febbre dello « Sturm und Drang », o diviso fra le esa­ esperienza drammatica, le condizioni sociologiche della letteratura.
gerazioni del barocco e le grazie un po’ leziose del rococò. Con La sua nuova carriera di autore drammatico sarà assai feconda. Dal
quale benevolo scetticismo deve avere dunque seguito la singolare 1793 al 1803, anno della sua morte, in meno di dieci anni dunque,
evoluzione dell’autore dei Masnadieri dedicatosi anima e corpo alla Schiller, benché spesso gravemente ammalato, scrive i suoi grandi
filosofia critica? Certamente il saggio di Weimar non disconosce la drammi: la trilogia di Wallenstein, Maria Stuart, Die Jungfrau von
grandezza della filosofia, ma in essa vede soprattutto una tentazione Orleans, Die Braut von Messina, Wilhelm Teli. Appronta un adat­
mefistofelica, pericolosa per l’artista, poiché soltanto il linguaggio tamento scenico del Macbeth di Shakespeare e della Turandoi di
poetico può esprimere la totalità dell’esperienza umana. A Iena, al Gozzi. Traduce quattro tragedie di Eschilo: Prometeo, I Sette con­
termine di una riunione tenuta dai membri di una società scienti­ tro Tebe, I Persiani, Le Eumenidi; e due commedie di Louis Benoit
fica, i due poeti continuano per strada un appassionato dialogo sul- Picard, Ancora i Menecmi e il Mediocre strisciante, ossia l’arte di
1’« Urpflanze ». Schiller vuole convincere Goethe che, malgrado il arrivare (in tedesco Der Neffe als Onkel e Der Parasit). Infine
suo realismo e la sua volontà di essere vicino alla natura, egli pure l’anno stesso della sua morte conclude una delle migliori traduzioni,
è un idealista. Il 23 agosto 1794 Schiller scrive a Goethe una let­ tuttora esistenti, della Fedra di Racine. Non vanno dimenticate
tera ammirevole, dimostrando un tatto, una diplomazia e un senso altre numerose opere appena abbozzate, tra le quali ricordiamo
critico assai penetrante sia nell’analisi del genio di Goethe che in Warbeck, Die Maltheser (I Maltesi) e la sua ultima fatica, quel
quella della sua mente. Questa lettera memorabile è l’inizio di una Demetrius al quale dedicò i giorni che precedettero la sua morte,
amicizia senza ombre, di una corrispondenza rivelatrice: Schiller cosi splendido che, sia pupe per breve tempo, Goethe vagheggiò
impaziente, sempre pronto ad agire, che stimola l’amico a ripren­ l’idea di completare l’opera dell’amico. Non si tratta di una produ­
dere il Faust e Goethe, attento a ogni critica, talvolta un po’ sfug­ zione drammatica, secondo l’espressione allora di moda. Agli occhi
gente, sensibile a quanto nelle considerazioni teoriche sull’arte deve di uno scrittore classico la differenza scolastica tra contenuto e for­
restare informulato. Per ambedue la critica è rivelazione, presa di ma è speciosa, Schiller scrive infatti al suo amico Körner che ogni
coscienza, sforzo verso la chiarezza, e perciò i due amici sottopon­ materia drammatica richiede una forma appropriata; il criterio este­
gono le loro opere a un reciproco esame e si impongono vicendevol­ tico che informa la sua tragedia si oppone dunque a ogni dogma­
mente di attenersi alla franchezza piu assoluta. Insieme tenteranno tismo dottrinale. Cosi egli rinnova costantemente la forma dei suoi
di dare uno stile alla loro epoca. Schiller fonda la rivista « Die grandi affreschi storici. Nella trilogia di Wallenstein e nell’austero
Horen »: la loro collaborazione diventa cosi intima che insieme dramma La fidanzata di Messina, fedelmente tratto dal teatro an­
compongono Die Xenien, opera che spesso coinvolge la satira. tico, mette in scena un gran numero di uomini in armi. Dà alla Gio­

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vanna d’Arco un carattere di opera, e concepisce il Guglielmo Teli II
cosi vicino alla natura da destinarlo alla rappresentazione all’aperto. \
Nel 1804, un anno prima della morte, la fortuna arride piena­
mente a Schiller. Festeggiato a Berlino e a Dresda, è considerato /
ormai il piu celebre drammaturgo tedesco. Avendo deciso Carlo
Augusto di duplicare la sua pensione, egli può infine pagare tutti i
suoi debiti. Lascia Iena e si stabilisce definitivamente a Weimar,
per essere piu vicino al teatro diretto da Goethe. Il suo destino si
compie a un ritmo « schilleriano »: mentre è tutto fervido di nuovi
progetti letterari, durante una rappresentazione teatrale, ancora una
volta è vittima di un attacco febbrile. Spira il 9 maggio 1805, dopo In una sua lettera del 23 agosto 1794, con molta modestia, Schil­
sei ore di agonia. L’autopsia rivela tutta l’estensione del male. Il ler confida all’amico che il suo regno, piccolissimo in confronto al­
dottor Huschke, nel rapporto consegnato al duca Carlo Augusto, l’impero goethiano, non comprende che qualche idea, che egli tenta
rivela che « il polmone destro è completamente atrofizzato, mentre di trasformare « in un mondo ». Al costo di un duro lavoro (il suo
il cuore è simile a un sacco vuoto, tutto raggrinzito ». motto è « nulla dies sine linea ») ha composto un’opera che global­
mente ha suscitato l’ammirazione dei piu illustri suoi contempora­
nei, da Goethe a Guglielmo Humboldt, e che malgrado i suoi di­
fetti costituisce un monumento della letteratura tedesca. Con infa­
ticabile volontà ha saputo nobilitare il suo spirito e, indipendente­
mente da alcuni richiami a episodi della vita, che ne hanno condi­
zionato soltanto in parte l’attività creatrice, è riuscito a fare della
sua opera l’espressione delle piu nobili aspirazioni dell’epoca a lui
coeva. Uomo di grande cultura, ha trovato nell’umanesimo dell’an­
tichità un ideale di vita, pur conservando un senso assai vivo del­
l’attualità: intuendo per esempio le possibilità del romanzo poli­
ziesco, per un attimo, ha pensato di evocare in un dramma la vita
complessa e multiforme di una grande città moderna, scegliendo
come motivo conduttore l’attività della polizia parigina. La sua ope­
ra comprende drammi, poemi lirici e filosofici, ballate, saggi filoso­
fici ed estetici, ed è arricchita da una ricca corrispondenza e da quei
grandi affreschi che sono le sue opere storiche. Non si devono di­
menticare infine il romanzo Der Geisterseher- Eine Geschichte aus
den Memoiren des Grafen von 0 .(1 1 visionario) e i saggi critici.
Si tratta quindi di un’opera ridotta soltanto ad alcune idee, co-

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me afferma lo stesso Schiller? Se ci si limita a enumerare queste regime del Terrore. Malgrado la violenza delle loro parole, gli im­
idee si corre il rischio di deformarne la natura e di ridimensionare petuosi « Stürmer und Dränger » nascondono « una bella anima »
l’importanza della sua opera. Tutti gli studenti tedeschi sanno che sotto la rude apparenza e vorrebbero che questa età dell’oro, questo
Schiller esalta la libertà e la dignità dell’uomo. Ma cos’è la libertà? regno del terzo « vangelo » sognato da Lessing, s’instaurasse grazie
Forse in un momento di grazia Schiller ne ha avuto la rivelazione all’evoluzione provvidenziale che il razionalismo aveva creduto di
del significato, diventando cosi il propagandista di questa idea con individuare nel processo storico.
tutta la foga del neofita? O forse il poeta è soltanto quel mora­ Certamente gli avvenimenti della Rivoluzione hanno provocato
lizzatore cui Nietzsche accenna sprezzantemente nella formula « Der un mutamento del pensiero ideologico del p'beta, senza però intac­
Moraltrompeter von Säckingen »? Se Nietzsche avesse potuto ve­ carne minimamente gli ideali e le illusioni giovanili : soltanto il tono
dere il successo delle terribili sentenze alle quali è stata ridotta la della sua opera prende un aspetto diverso. Anche l’incontro con il
sua opera, si sarebbe ben guardato dall’adoperare formule bril­ pensiero kantiano e l’amicizia con Goethe, avvenimenti di estrema
lanti ma fin troppo semplicistiche. Tutte le idee, anche quelle che importanza nella vita di Schiller, sono spesso erroneamente inter­
l’abitudine rende convenzionali, nascondono insospettabili profon­ pretati come semplici influenze subite dal poeta. L’opera di un
dità: quelle di Schiller, estremamente personali, progrediscono se­ grande artista si sviluppa secondo una logica interna, e quelle fa­
condo una dialettica la cui ricchezza appare soltanto nella totalità mose influenze che tanto interessano una certa scuola letteraria
dell’opera. possono concretarsi soltanto se corrispondono alle possibilità di
La cronologia delle opere di Schiller ci rivela tre periodi netta­ realizzazione dell’artista. Perciò l’opera di Schiller presenta, nella
mente distinti. Gli scritti storici, e soprattutto i saggi filosofici ed sua stessa diversità, una efficace unità. Già Goethe rilevava che
estetici, che risentono della influenza kantiana, separano i primi tutte le opere dell’amico erano illuminate dall’idea di libertà, ini­
drammi, I masnadieri, La congiura di Fiesco, Intrigo e Amore, zialmente puramente « physisch » e quindi sempre piu spirituale.
Don Carlos, dai grandi drammi dell’età matura. Il fatto che questo La libertà! non un semplice leitmotiv per Schiller, ma qualche cosa
periodo intermedio coincida con la Rivoluzione francese, ha spinto di piu, un’avventura esaltante, segnata dalla stessa gioia e dalla
certi critici, soprattutto György Lukäcs, a istruire il processo del­ stessa ebbrezza iniziale della Ouverture di Leonora o della Nona
l’idealismo schilleriano. Negli attacchi contro il dispotismo, l’ingiu­ Sinfonia di Beethoven, in cui il musicista, associandosi al poeta,
stizia sociale e i pregiudizi di casta dei drammi giovanili, si ode la fa cantare al coro appunto lo schilleriano Inno alla Gioia. Ma nel­
sorda minaccia della tempesta rivoluzionaria, ma quando la rivo­ l’opera schilleriana la libertà assume già il carattere doloroso e tra­
luzione scoppia di fatto, Schiller instaura una specie di religione gico, ben conosciuto dagli uomini dell’epoca dei campi di concen­
estetica, che rappresenta, agli occhi di Lukàcs, la piu tipica forma tramento. Per coloro che sono consci del suo martirologio, la li­
di alienazione, consueta alla borghesia tedesca. Quando il « pub­ bertà ha perso il suo carattere quasi astratto per acquistare un
blicista Gille » riceve finalmente nel 1798 il diploma di cittadino aspetto eccezionalmente umano. Alludendo alla profonda osserva­
francese, conferitogli dall’Assemblea legislativa nel 1792, esita ad zione avanzata da Goethe che intravvedeva in Schiller un’affinità
accettare quella onorificenza; e nel 1793 pensa di rivolgere a Pa­ morale con il Cristo, il paragone del professor Max Kommerell,
rigi una violenta protesta.in difesa di Luigi XVI. Come molti altri uno dei piu acuti critici schilleriani, tra l’opera del poeta e il
tedeschi Schiller condivide gli ideali rivoluzionari, ma si ribella al « Leidensweg der Idee », il « cammino della croce » che l’Idea

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deve percorrere per incarnarsi nella storia, e che sbocca su quelle I difetti dell’opera giovanile sono indubbiamente evidenti: gli
alture dove gli uomini dei nostri giorni hanno accettato di subire innumerevoli delitti e le dichiarazioni rimbombanti (per tre volte
il martirio per amore della libertà, meglio di ogni esegesi, dà al­ il vecchio Moor è sul punto di morire, prima di morire definitiva­
l’opera di Schiller una scottante attualità. mente) tolgono alla morte parte della sua forza, ma il soffio che
Nel primo dramma I Masnadieri', simile a una vasta ouverture, anima tutto l’insieme spazza via ogni appunto critico meschino.
ancora uniforme e sonora che il poeta stesso definisce « accoppia­ Proprio nel primo dramma si trovano ammirevoli scene: Franz
mento tra subordinazione e genio », si preannunciano già, appena Moor, presentendo la fine, si aggira ciecamente sulla scena come
abbozzati, i temi principali del pensiero schilleriano. La trama è un demone disperato ripetendo lo stesso pensiero: « L’uomo nasce
apparentemente semplice: Franz Moor, figlio di un vecchio no­ dal fango, sguazza per un certo tempo nel fango, produce fango
bile uomo, approfittando dell’assenza del fratello Karl, riesce a ot­ e poi imputridendo forma un mucchio di fango che come il mar­
tenere che questi sia diseredato, facendo giungere al padre troppo ciume resta attaccato ai piedi dei suoi discendenti. È la fine della
credulo una lettera che lo informa falsamente dell’indegnità del fi­ storia: il ciclo fangoso del destino umano ». Questa immagine non
glio. Nell’apprendere la terribile notizia, Karl folle di rabbia spezza meno profonda dell’analisi degli esistenzialisti non è una fugge­
ogni legame con le sacre leggi familiari, e si mette a capo di un vole illuminazione, ma una visione dell’Essere, un dato permanen­
gruppo di ribelli sfidando il mondo. Ma il dramma familiare non è te inerente al dualismo schilleriano, troppo spesso dimenticato sotto
che un pretesto, un trampolino di lancio per un susseguirsi di azio­ l’incalzare di una certa forma di idealismo. E questa visione pes­
ni drammatiche. Karl Moor è l’espressione del « male del secolo », simistica è presente anche nel Der Spaziergang unter den Linden
di quel furore di vivere che assume un aspetto diverso ma proprio {La passeggiata sotto i tigli), altra opera giovanile dèi 1782, dia­
a ogni generazione, e spinge una gioventù inquieta a ribellarsi al­ logo appassionato e contraddittorio sul destino umano tra due
l’ordine stabilito, cercando nella morte uno strano stimolante. Karl giovani, all’ombra di un tiglio leggendario.
Moor sogna grandi imprese, disprezza i pusillanimi che si piegano Due sono i temi fondamentali del pensiero del poeta, sempre
alle leggi e al conformismo. È « ein hochfliegender Geist », uno presenti in questo primo dramma: la rivendicazione violenta della
spirito altovolante che sfugge allo « Schneckengang der Materie », libertà, che è innanzi tutto liberazione da ogni costrizione e da
al passo lento della materia, ma non è un super uomo. Nel pro­ ogni legge, affrancamento illusorio della condizione umana, e il
fondo del suo essere sonnecchia la bontà originale esaltata da Rous­ problema della società umana fondata sulla libertà. Il dramma rag­
seau, e quel fondo di sentimentalismo tedesco che esasperava Nietz­ giunge una cupa grandezza, che potrebbe essere valorizzata da una
sche, sentimentalismo che appare soprattutto nell’atto quarto, messa in scena intelligente, nell’opposizione tra una società al
quando Karl Moor, dopo aver seminato il terrore in tutta la Ger­ tramonto simboleggiata dalla vita monotona del castello sperduto,
mania, ritorna al paese natale. La bellezza del paesaggio a lui cosi rallegrata di tanto in tanto dalla musica del clavicembalo, che
familiare e i ricordi dell’infanzia toccano l’animo del masnadiero. Amelia, la dolce innamorata di Karl, suona per ingannare la lunga
Ed è proprio lui che esprime con queste parole il pensiero schille­ attesa, e il gruppo rumoroso dei fuori legge, la cui unione è ce­
riano, il leitmotiv della sua opera: « Vi è tanta armonia divina nel­ mentata dal delitto. Da un lato l’attesa, la passività, la sottomis­
la natura inanimata, perché dunque il disaccordo deve turbare la sione alle tradizioni del passato, dall’altro la furiosa volontà di
natura ragionante »? {I Masnadieri, IV-5). agire, la rivolta cieca contro le ingiustizie che diventa nichilismo

22 23
e appassionato desiderio di distruzione. La ricerca di una forma di trici dei movimenti letterari europei. Né Schiller né gli altri « Stür­
vita sociale fondata sulla fraternità e la libertà è una costante del mer und Dränger » sono poeti maledetti: si comportano, è vero, da
pensiero schilleriano. Come è questa vita collettiva che dà all’uomo « angry young men », ed essi pure mordono impazientemente il fre­
la possibilità di affermarsi? Il suo mistero sta nella sua vaghezza, no, ma restano fedeli alle concezioni del « Aufklärung », dell’illu­
l’immagine di una umanità riconciliata con se stessa oscilla fra minismo: quale cambiamento in cosi breve tempo! Basta parago­
ideale e illusione, e abolisce ogni contingenza per concedere al­ nare Nathan il Saggio di Lessing, del 1779, e il Don Carlos del
l’uomo attributi divini. 1787. La fede nell’avvento ineluttabile della libertà, gli sforzi per
Il primo problema, cioè la realizzazione della libertà senza at­ raggiungerla, la tolleranza, gli accenni ditirambici sono gli stessi.
tentare alla libertà stessa, è un tutto unico con l’inquieta ricerca Nathan trionfa, grazie all’autorità morale e al tatto di maestro; pla­
di una società perfetta. I primi drammi e le diverse risposte a que­ ca l’impazienza dei protagonisti e quella loro ansia di agire che ri­
sto appassionato interrogativo sono simili ai temi della Nona sin­ schia di ostacolare il corso naturale degli eventi. Perché si realizzi
il piano della provvidenza che garantisce l’armonia prestabilita, l’uo­
fonia, che affiorano e scompaiono prima che Beethoven, finalmente
soddisfatto, faccia erompere, esultante e vittorioso, l’inno alla gioia. mo deve dunque acquistare una saggezza che è quasi quiete assolu­
I Masnadieri raffigurano la vendetta e la rivolta disordinata; la li­ ta. Ben diversa è la convinzione di Schiller. Il marchese di Posa, di­
venuto la figura centrale di una tragedia inizialmente soltanto pas­
bertà ha l’aspetto di un angelo apocalittico. Nella Congiura di
sionale, spinge all’azione tutti quelli che si avvicinano a lui, serven­
Fiesco il complotto invece è organizzato, metodico, concepito da
dosi anche dell’amore-passione del giovane Don Carlos, per rea­
una mente cinica e audace; nell 'Intrigo e Amore infine, il poeta
lizzare il suo nobile disegno.
contrappone all’arbitrio e all’ingiustizia la dolorosa accusa di un
amore incrollabile che si sublima nell’accettazione della morte. La ribellione, la congiura, la rassegnazione, l’accettazione della
Quanto al Don Carlos, che conclude il primo periodo del dramma morte, l’eloquenza di uno spirito nobile che conosce il cammino del­
schilleriano e le cui diverse versioni permettono di determinare la storia, tutte queste reazioni all’ingiustizia, all’arbitrio, al dispo­
l’evoluzione del giovane poeta, esso presenta in modo chiaro e pre­ tismo, alla cecità dei politici, prigionieri di meschini interessi, si
ciso, servendosi di tutte le risorse della retorica, gli aspetti fonda- rivelano però impotenti a far trionfare la libertà. D ’altronde il
mentali del pensiero e soprattutto la concezione storica dell’autore. comportamento stesso degli eroi schilleriani può facilmente far pre­
II regno della libertà non si baserà sulla violenza e sul delitto ma sentire il fallimento dei loro sforzi, e ne troviamo un esempio si­
sull’abilità e sull’eloquenza di cui si serve il geniale marchese di gnificativo nella Congiura di Fiesco. Nelle ore che precedono la
Posa per affrontare Filippo II. Il Don Carlos con il suo idealismo tumultuosa notte del complotto, la strana scena che si svolge nella
e le scene idilliche, riflesso delle illusioni giovanili della fede nella casa del suo ideatore acquista un valore simbolico, quasi un pre­
felice finalità della storia, rivelano l’originalità di Schiller e la con­ sagio del destino del conte Fiesco. Egli mostra ai suoi ospiti e com­
tinuità che, malgrado la violenza apparente, caratterizza il pensiero plici un quadro del pittore Romano che desta l’ammirazione di
tedesco della fine del Settecento. Infatti lo « Sturm und Drang », tutti. E il soggetto del quadro, una congiura che prefigura il loro ^
che lotta contro la supremazia dei classici francesi, il cui rigido disegno, accresce ancora maggiormente l’interesse dei presenti.
giansenismo si oppone alle seduzioni del barocco, non tronca tutti Fiesco conosce il valore dell’arte: « L’arte è il braccio destro della
i legami con le matrici profonde, spesso d’origine francese, anima- natura, questa fa i creatori ma quella fa gli uomini » (II-3). Il capo

24 25
dei congiurati cambia improvvisamente tono e rovescia il quadro tinuamente. Una caratteristica dell’arte di Schiller che appare de­
per riportare gli amici presenti alla realtà. « L’apparenza deve ce­ bolezza per i sostenitori della « verità psicologica » sta proprio negli
dere il posto all’azione ». Il sentimento estetico non deve essere improvvisi cambiamenti di ottica. Se uno spostamento, anche im­
una forma di alienazione. Ma l’iconoclasta subirà la sorte del qua­ percettibile, dell’oggetto basta perché la sua immagine riflessa in
dro rovesciato. I congiurati si fidano sempre meno del loro ambi­ uno specchio concavo passi da un fuoco all’infinito, anche nel
zioso capo; la passione per le insegne del potere è la prova di una dramma un avvenimento minimo può sostituire in ogni momento
sua completa mancanza di spirito repubblicano, ed essi temono di alla miseria presente un mondo ideale. Basterebbe che Filippo II
cadere da Scilla a Cariddi. E la notte della congiura, che vedrà mo­ si lasciasse convincere e che il protagonista di Intrigo e Amore,
rire una repubblica appena ai suoi albori, si conclude con un nuovo usando l’acume e il tatto dei giovani amanti dell’opera di Molière,
delitto. Il vecchio Verrina supplica il conte Fiesco di rinunciare placasse un po’ la sua folle precipitazione perché il suo sogno po­
al mantello di porpora e di fondare una vera repubblica, senza vani tesse realizzarsi invece di risolversi tragicamente. Questa conce­
privilegi. Sordo alle sue parole, il conte risponde seccamente. I due zione annulla ogni barriera fra l’io e il non io, e perciò anche nel
uomini si avviano al porto. Fiesco sale per primo sulla stretta pas­ supremo abbandono l’eroe schilleriano non è mai veramente solo,
serella che porta alla nave. Verrina improvvisamente gli strappa il tutta l’umanità è presente in lui, perché egli si dimostri fedele al
mantello di porpora, e dopo una breve esitazione esclama: « Eb­ suo ideale. Il mistero della libertà è tutto qui, e appare soprattutto
bene se cade la porpora dovrà cadere anche il duca ». Anche per in quelle scene che, scritte da altri, farebbero sorridere. Ferdinan­
Verrina l’azione deve prendere il posto del simbolo. Accanto a do, l’eroe di Intrigo e Amore, che affronta risolutamente il padre,
Karl Moor e al conte Fiesco, il marchese di Posa ha indubbiamente prigioniero dei pregiudizi di casta, esprime con nobili parole que­
la statura di un uomo di Stato. La grandezza d ’animo del marche­ sto concetto di libertà:
se non giustifica però la sua imperdonabile ingenuità: vista cadere
e vanificarsi la sua eloquenza dinnanzi a Filippo II, egli si servirà L u isa - Ogni speranza è svanita.
di una cieca passione per realizzare il suo ideale con risultati non F erdinando - Le mie invece rinascono con maggior forza.
meno tragici di quelli funesti di Karl Moor. Luisa, ascolta.
La passione che provoca questi tentativi disperati e soprattutto Alla mia mente urge un pensiero grande e temerario.
Come la mia passione — Tu Luisa, ed io e l’Amore!
la visione dell’avvenire che la rivolta comporta, conservano, mal­
Forse che questo cerchio non racchiude il cielo tutto —
grado il fallimento, tutta la loro nobiltà e la loro grandezza. Quale Hai bisogno di qualche cosa d’altro ancora?
è questo ideale che deve risolvere le tragiche contraddizioni della (Intrigo ed Amore, II1-4)
Storia? Sfugge a ogni definizione, è sogno e visione profetica e
riesce ad imporsi fin dai primi drammi, proprio grazie ai contrasti Questa enfasi non convince la modesta e tenera Luisa, ma essa
e all’antagonismo fra realtà e mondo ideale. Questo dualismo, uno non trema quando, invitata dalla rivale, entra nella sua lussuosa
degli elementi drammatici piu sconvolgenti dell’opera schilleriana, dimora, perché l’affermazione di questo amore totale le dà la forza
si esprime sul piano estetico con un procedimento molto simile alla di sfidare il mondo, e nulla potrà scuotere la sua fermezza. Per
tecnica della sovraimpressione cinematografica. La realtà dolorosa Schiller il mondo non si divide in idealisti e in realisti, in buoni
e la visione ideale, due immagini sempre presenti, si alternano con- e in cattivi, in felici e in infelici: in sostanza gli eroi della volontà,

26 27
qualunque sia il loro destino, vivono in una atmosfera superiore göttlich Geburt ») si ritrovano nei poemi lirici del primo periodo.
e ignorano l’agitazione dei deboli, dei cortigiani e di tutti quelli Schiller esalta talvolta un’amicizia universale ma, accecato dall’en­
spiriti che si considerano realisti perché sanno adattarsi alle circo­ tusiasmo, manca di ogni senso critico nella scelta delle immagini:
stanze. Certamente nei primi drammi schilleriani l’ideale non è an­
cora molto chiaro. Il Don Carlos, ultima opera del primo periodo Il regno degli spiriti e l’universo confuso dei corpi,
drammatico, può essere considerato come il testamento del gio­ Lo slancio di una sola ed unica ruota li trascina verso la meta ...
vane poeta, ma anche come l’abbozzo del suo pensiero politico. Vi Essa (questa rosa) insegna alle anime i cui sistemi si abbracciano
si trova tracciato a grandi linee il quadro della nuova era in cui A precipitarsi in massa verso il grande sole delle anime
il culto dell’amicizia e l’aspirazione alla nuova libertà si fondono Come i ruscelli che si affrettano verso il mare
appassionatamente. Il marchese di Posa evoca in versi ditirambici {VAmicizia, 1771)
l’avvento di una umanità libera in cui « il cittadino ridiventa ciò
che era una volta », fine e non oggetto del potere politico. Con Talvolta invece sembra compiacersi della ripetizione di scene
quali mezzi si instaureranno questi tempi nuovi? Il nobile mar­ macabre, come nella Leichenphantasie (Fantasia dei cadaveri)
(1760), quasi a ridare alla morte il suo aspetto terrificante. I dram­
chese si accontenta di suggerire al re « di rendere all’umanità la
mi di gioventù e i primi poemi sono caratterizzati da un medesimo
sua nobiltà perduta ... Quando l’uomo, reso a se stesso, risveglian­
dosi, riprenderà coscienza del suo valore, quando si manifesteranno dualismo, che oppone il senso della morte e l’aspirazione alla gioia,
il culto di un amore, apparentemente estraneo a ogni piacere ero­
le fiere e sublimi virtù della libertà, allora Sire, quando avrete fatto
tico, unione mistica delle anime, e la coscienza della vanità di tutto
del vostro regno il piu felice della terra, allora sarà Vostro dovere
sottomettere il mondo alla vostra potenza » (III-10). espressa dal Vangelo, ferrea legge che condanna tutti i fenomeni
del mondo sensibile al medesimo nulla. In un mondo pieno di
Il re, commosso dal calore, dalla nobiltà e soprattutto dal disin­
violenti contrasti, l’uomo passa da un estremo all’altro senza mai
teresse del marchese, ne fa il suo collaboratore nelle difficili fun­
giungere al giusto mezzo che gli darebbe un attimo di respiro. I
zioni del potere politico, lasciando che il generoso riformatore
poemi giovanili, dove tutto è smisurato, esagerato, terribilmente
tenti la sorte. Non può non accettare l’ideale di una società in cui
patetico mettono in evidenza i difetti di Schiller, e certamente il
l’apparecchio dello Stato diventa superfluo grazie alla buona vo­
lettore moderno sorriderà della sua sbiadita retorica; se però pos-
lontà e alla libertà dei cittadini, ma non condivide il felice ottimi­ siederà un gusto estetico sufficiente, non sarà insensibile al ritmo,
smo del marchese che non ha previsto i mezzi pratici per la realiz­ componente essenziale dell’opera poetica di Schiller, che acquiste­
zazione del suo ideale. Nel Don Carlos si intravvede una strana rà poi nel Wallestein tutte le variazioni poetiche possibili. Si ren­
evoluzione: l’orizzonte si allarga, è vero, ma nella misura in cui derà conto della forza irresistibile che sconvolse Beethoven alla
l’azione prevale sul sogno e la pratica sulla teoria, l’uomo si limita lettura dell’I l o alla Gioia. Immagini felici come:
e si rassegna. Il marchese di Pòsa rimane in primo piano ma anche
il re, benché più parco di parole, diventa una figura centrale del È la gioia che fa sbocciare i fiori dalle gemme
dramma politico. E le stelle dai firmamenti
Le aspirazioni del marchese, generose ma confuse, espressione
dei tempi nuovi, formulate con parole lapidarie (« Der Freundschaft si alternano in questo poema a passaggi privi di profondità.

28 29
Nei primi drammi schilleriani la libertà è soprattutto il « rifiuto difendono con veemenza le riforme politiche. Vi si conduce innanzi
di un mondo impuro », espressione che André Malraux applica tutto un’analisi della crisi della civiltà, della crisi dell’uomo e della
all’arte moderna; in linguaggio filosofico essa è soprattutto ne­ società moderna, fonte di tanti scritti e di tanti discorsi diventati
gatività. ormai luoghi comuni. A giudizio di Schiller il male non è piu al
Per una curiosa coincidenza il periodo intermedio, quello degli di fuori dell’uomo, non basta come nel Dòn Carlos che scompaia
scritti filosofici ed estetici, preannunciato dal poema Gli artisti del il potere assoluto perché si risolvano tutti i mali dell’umanità: la
1789, si colloca proprio negli anni della tormenta rivoluzionaria. Al crisi è nell’uomo. Quale è questa crisi? Il pensiero di Schiller non
tempo dei sans-culottes e della nazione in armi, Schiller non sogna è mai chiaro e sistematico, e ogni tentativo di analisi resta appros­
piu il masnadiero che abbatte il vecchio codice sociale; ispirandosi simativo. La crisi sta prima di tutto nel paradosso tra l’adattamento
all’antichità realizza invece il suo ideale in un ipotetico Uomo dell’individuo nella società moderna e la complessità dello Stato
nuovo che, conciliando gli opposti, trova la sua compiutezza nella che questo individuo dovrà governare. Negli scritti teorici di Schil­
calma che precede l’azione. Cosi l’avventura intellettuale di Schiller, ler appare evidente la fondamentale difficoltà del regime democra­
il passaggio apparentemente senza transizione dal dramma rivolu­ tico (non solo di nome): è proprio all’individuo, nullità tra la
zionario alla teoria estetica è un dato sintomatico dell’atteggia­ massa, strumento anonimo di un destino che non capisce, incapace
mento di molti grandi spiriti tedeschi, il cui fervore rivoluzionario di valutare la « cosa pubblica » che viene apparentemente affidato
sembra svanire quando il sogno di libertà urta contro il regno del l’apparecchio di uno Stato dagli ingranaggi sempre piu complessi.
Terrore. Gli scritti estetici di Schiller costituiscono per György I tempi moderni costringono l’uomo a una specializzazione che lo
Lukàcs proprio quell’alienazione che spingerà la borghesia tedesca limita rigidamente a un unico campo e a un automatismo che sof­
a votarsi al culto della « bella anima » per sfuggire alle dure realtà foca ogni spontaneità. Le diverse ideologie politiche e religiose del
politiche. Se la critica del filosofo ungherese è pertinente dal punto XIX secolo tenteranno proprio di riempire questo vuoto. La specia­
di vista sociologico, disconosce però uno degli aspetti piu originali lizzazione indispensabile e il lavoro a catena hanno trasformato la
dell’idealismo tedesco che, coll’apporto dell’estetica filosofica, por­ vita sociale in una immensa tana sotterranea dove ognuno si perde
terà a un arricchimento della nozione dell’arte, di cui il classicismo in un oscuro cunicolo. Per caratterizzare la vita spirituale, ma an­
e il romanticismo sono una valida dimostrazione. Schiller non tenta che per indicare una via di salvezza, Schiller usufruisce di un con­
assolutamente di sfuggire al problema politico per cercare una espe­ cetto essenziale dell’idealismo tedesco, piu tardi ripreso dal marxi­
rienza estetica sublimata: nelle Lettere sulla educazione estetica smo: il concetto di totalità, nozione filosofica falsata da dottrine
dell’uomo, riprendendo la similitudine tra azione politica e crea­ politiche troppo semplicistiche. Per capire il pensiero di Schiller
zione artistica espressa dal marchese di Posa, indica l’edificio po­ bisogna quindi svuotarlo delle incresciose esperienze moderne. La
litico come la piu perfetta opera d ’arte. Nelle Lettere citate sono mancanza della totalità è la vera causa del « politischen Jammer »
sempre presenti la necessità di una riforma dello Stato e la costi­ odierno: è compito della cultura ristabilire il dialogo all’interno del
tuzione di una società nuova, ma il problema politico si rivela sol­ corpo sociale e trasformare l’individuo in una unità che rifletta la
tanto un momento di una crisi piu ampia e piu profonda. Le Let­ totalità. Cosi la « Bildung » si impone un compito gigantesco, chia­
tere scritte per un futuro uomo di Stato, il duca Cristiano Federico mato da Schiller nobilitazione dell’uomo (« Veredelung des Mens­
d ’Augustenburg, giustificano da se stesse la retorica proprio perché chen »). Questa totalità, di cui oggi siamo assolutamente privi, esi-

30 31
IlilMlM
a il I I I I I I

In alto: Ludwigsburg nel XVIII secolo. Ritratto giovanile di Schiller.


Sotto: la Karlsschule di Stuttgart.

34 35
brio per cui l’uomo non è « né angelo, né bestia », ma è — come
dice Schiller — uno « Spieltrieb ».
E cosi l’immagine idealizzata dell’antichità greca è piu un’esigen­
za che un ideale: è il primo termine del processo storico, di una
dialettica irreversibile che spinge l’uomo a superare questo stadio
armonioso per tentare l’avventura, gettarsi nei contrasti, ricostitui­
re una nuova totalità e ritrovare infine la sua unità. Questa tota­
lità non è unicamente a livello umano, ma implicando i rapporti
tra uomo e dei, comporta anche una dimensione religiosa. Secondo
Schiller l’antichità classica dava l’esempio di una perfetta intesa tra
uomini e dei; non esisteva uno iato tra vita terrestre e l’al di là,
la religione non cercava di vincere la natura, anzi la esaltava. Col
cristianesimo, che oppone brutalmente il mondo sensibile al so­
prannaturale, si afferma il dualismo; soltanto la grazia può supe­
rare la separazione tra l’uomo e Dio. In Die Götter Griechenlands
(Gli Dei della Grecia) rimaneggiato per attuarne la violenza inizia­
le, Schiller si oppone al cristianesimo, preannunciando le violente
accuse di Nietzsche. Il cristianesimo, con la sua morbosa esalta­
zione della mortificazione, e la scienza moderna, col suo bisogno di
stabilire rapporti unicamente tecnici tra i diversi fenomeni vitali,
sono responsabili della morte degli dei greci e della scomparsa
della Bellezza. Dio è morto? L’uomo non è in grado di compiere
un simile misfatto, ma può creare un suo mondo, da cui Dio è
assente. Gli dei si sono ritirati:

Si, si sono ritirati nel loro regno, portando


con loro tutti i segni di nobiltà,
tutte le forme della Bellezza e tutti
i colori e tutti i suoni della vita e, a noi,
non sono rimaste che parole senza anima.

Negli scritti teorici e nei poemi filosofici Schiller cerca il modo


di restaurare la totalità e di ritrovare l’unità al di là delle contin­
genze storiche. Questo sforzo che dà all’opera schilleriana e al suo

37
idealismo, troppo spesso deformato e volgarizzato, il suo significato dell’idea di libertà negli anni intermedi delle ricerche teoriche.
piu pieno, spinge il poeta a legare intimamente filosofia e poesia. L’idea di libertà, base dell’estetica e della filosofia dell’arte del
Questi rapporti tra pensiero ed espressione artistica rappresentano poeta, ispira anche i grandi drammi della maturità.
una delle piu originali qualità della letteratura tedesca: in Nietzsche L’enunciato della legge morale di Kant, in quanto corrisponde
portano alla simbiosi tra poesia e filosofia, e nel pensiero di Martin al suo ideale, provoca in Schiller un entusiasmo iniziale. « Nessun
Heidegger a una segreta affinità che unisce due cammini paralleli. mortale ha mai pronunciato parole piu nobili di quelle di Kant che
Ispirano le dimensioni piu profonde del pensiero tedesco, ma an­ comprendono nello stesso tempo tutta la sua filosofia: Definisciti
che sono la causa della confusione di cui talvolta esso si compiace. da te stesso » afferma scrivendo all’amico Körner. A giudizio di
Le ricerce teoriche di Schiller rispondono a una duplice esigenza: Kant il primato della ragione pratica costituisce la base della li­
la passione per i problemi filosofici, e la necessità di preparare bertà. L’uomo, con l’atto morale, si sottrae al determinismo che
le lezioni sull’estetica, disciplina a suo avviso ancora troppo embrio­ regge il mondo dei fenomeni e afferma la sua autonomia. Ma que­
nale e incapace di comprendere l’esperienza artistica nella sua to­ sta libertà che trascende il mondo sensibile resta puramente inte­
talità. Allo scopo di superare le considerazioni puramente formali riore e si rivela all’uomo soltanto attraverso la coscienza morale.
degli studiosi di estetica del Settecento, e di attribuire una base È un assoluto che non potrebbe assumere forza concreta. La stessa
razionale all’estetica stessa e alla filosofia dell’arte, Schiller rinun­ forma dell’imperativo categorico di Kant, troppo spesso erronea­
cia alla sua attività poetica. Per quattro anni si dedica all’arduo mente considerata espressione della rigidità prussiana, è invece
studio della filosofia critica. Un abisso separa la retorica e il pathos l’espressione di una fede e di una logica conseguenza del suo si­
schilleriano dalla saggia prudenza del discorso kantiano. Da un stema. Schiller, pur riconoscendo la nobiltà della legge morale
lato un ampio respiro che non accetta distinzioni troppo sottili, kantiana, cerca di « umanizzarla », di conciliare « dovere e senti­
dall’altro invece una mente che avanza lentamente, scartando con mento » e di fondare sulla vita morale un nuovo Stato. Kant in­
mille precauzioni gli argomenti che ostacolano il suo cammino. vece, consapevole delle imperfezioni umane, vuole prima di tutto
Perciò il confronto tra Schiller e Kant ha dato luogo a interpreta­ il diritto, all’interno di ogni Stato e della confederazione degli Sta­
zioni contraddittorie. Numerosi critici, pur riconoscendo il valore ti, per permettere che l’uomo sottraendosi alle ingiustizie sociali e
intrinseco degli scritti teorici, deplorano che Schiller si sia imposta all’ossessione della guerra, sviluppi la sua vita morale. Nei suoi
un’autentica « mortificazione », dannosa al suo talento dramma­ scritti teorici Schiller si serve volontieri del linguaggio di Kant,
tico. Thomas Mann, nel discorso pronunciato in onore di Schiller ma non esita a sconvolgerne le categorie. Non tacciatelo d ’infedeltà!
nel 1955, sostiene che il poeta si « è perso nell’astratto ». Qualunque sia stata la portata dell’influenza di Kant secondo una
I rapporti tra Schiller e Kant sono troppo complessi per poterli considerazione dello stesso Schiller sulla filosofia Kantiana, l’opera
riassumere in poche righe. Si rischierebbe di falsarne la portata del poeta « è un tutto unico e non può essere studiata in modo
per quanto riguarda la filosofia dell’arte e l’estetica di Schiller. Tut­ frammentario ». In altri termini se Kant ha permesso al poeta di
tavia senza questo sfondo filosofico i migliori problemi schilleriani prendere piu chiaramente coscienza delle sue preoccupazioni e di
perdono gran parte del loro significato. Desidero soprattutto met­ esporle con un linguaggio filosofico (considerato ancora nel Set­
tere in evidenza l’unità dell’opera di Schiller storico, poeta e filo­ tecento come l’unico linguaggio dell’« onest’uomo »), gli scritti
sofo, e mi limito perciò ad accennare a grandi linee all’evoluzione teorici di Schiller non possono però essere interpretati alla luce

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idealismo, troppo spesso deformato e volgarizzato, il suo significato dell’idea di libertà negli anni intermedi delle ricerche teoriche.
piu pieno, spinge il poeta a legare intimamente filosofia e poesia. L’idea di libertà, base dell’estetica e della filosofia dell’arte del
Questi rapporti tra pensiero ed espressione artistica rappresentano poeta, ispira anche i grandi drammi della maturità.
una delle piu originali qualità della letteratura tedesca: in Nietzsche
L’enunciato della legge morale di Kant, in quanto corrisponde
portano alla simbiosi tra poesia e filosofia, e nel pensiero di Martin
al suo ideale, provoca in Schiller un entusiasmo iniziale. « Nessun
Heidegger a una segreta affinità che unisce due cammini paralleli.
mortale ha mai pronunciato parole piu nobili di quelle di Kant che
Ispirano le dimensioni piu profonde del pensiero tedesco, ma an­
comprendono nello stesso tempo tutta la sua filosofia: Definisciti
che sono la causa della confusione di cui talvolta esso si compiace.
da te stesso » afferma scrivendo all’amico Körner. A giudizio di
Le ricerce teoriche di Schiller rispondono a una duplice esigenza:
Kant il primato della ragione pratica costituisce la base della li­
la passione per i problemi filosofici, e la necessità di preparare bertà. L’uomo, con l’atto morale, si sottrae al determinismo che
le lezioni sull’estetica, disciplina a suo avviso ancora troppo embrio­ regge il mondo dei fenomeni e afferma la sua autonomia. Ma que­
nale e incapace di comprendere l’esperienza artistica nella sua to­ sta libertà che trascende il mondo sensibile resta puramente inte­
talità. Allo scopo di superare le considerazioni puramente formali riore e si rivela all’uomo soltanto attraverso la coscienza morale.
degli studiosi di estetica del Settecento, e di attribuire una base È un assoluto che non potrebbe assumere forza concreta. La stessa
razionale all’estetica stessa e alla filosofia dell’arte, Schiller rinun­ forma dell’imperativo categorico di Kant, troppo spesso erronea­
cia alla sua attività poetica. Per quattro anni si dedica all’arduo mente considerata espressione della rigidità prussiana, è invece
studio della filosofia critica. Un abisso separa la retorica e il pathos l’espressione di una fede e di una logica conseguenza del suo si­
schilleriano dalla saggia prudenza del discorso kantiano. Da un stema. Schiller, pur riconoscendo la nobiltà della legge morale
lato un ampio respiro che non accetta distinzioni troppo sottili, kantiana, cerca di « umanizzarla », di conciliare « dovere e senti­
dall’altro invece una mente che avanza lentamente, scartando con mento » e di fondare sulla vita morale un nuovo Stato. Kant in­
mille precauzioni gli argomenti che ostacolano il suo cammino. vece, consapevole delle imperfezioni umane, vuole prima di tutto
Perciò il confronto tra Schiller e Kant ha dato luogo a interpreta­ il diritto, all’interno di ogni Stato e della confederazione degli Sta­
zioni contraddittorie. Numerosi critici, pur riconoscendo il valore ti, per permettere che l’uomo sottraendosi alle ingiustizie sociali e
intrinseco degli scritti teorici, deplorano che Schiller si sia imposta all’ossessione della guerra, sviluppi la sua vita morale. Nei suoi
un’autentica « mortificazione », dannosa al suo talento dramma­ scritti teorici Schiller si serve volontieri del linguaggio di Kant,
tico. Thomas Mann, nel discorso pronunciato in onore di Schiller ma non esita a sconvolgerne le categorie. Non tacciatelo d ’infedeltà!
nel 1955, sostiene che il poeta si « è perso nell’astratto ». Qualunque sia stata la portata dell’influenza di Kant secondo una
I rapporti tra Schiller e Kant sono troppo complessi per poterli considerazione dello stesso Schiller sulla filosofia Kantiana, l’opera
riassumere in poche righe. Si rischierebbe di falsarne la portata del poeta « è un tutto unico e non può essere studiata in modo
per quanto riguarda la filosofia dell’arte e l’estetica di Schiller. Tut­ frammentario ». In altri termini se Kant ha permesso al poeta di
tavia senza questo sfondo filosofico i migliori problemi schilleriani prendere piu chiaramente coscienza delle sue preoccupazioni e di
perdono gran parte del loro significato. Desidero soprattutto met­ esporle con un linguaggio filosofico (considerato ancora nel Set­
tere in evidenza l’unità dell’opera di Schiller storico, poeta e filo­ tecento come l’unico linguaggio dell’« onest’uomo »), gli scritti
sofo, e mi limito perciò ad accennare a grandi linee all’evoluzione teorici di Schiller non possono però essere interpretati alla luce

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della filosofia critica, ma sono parte integrante del suo personale gno di « tentare di vivere », di impegnarsi nell’azione, mutilando
modo di pensare. l’Essere, e sottomettendosi alle incertezze della vita. Cosi l’azione
La Critica del Giudizio pubblicata nel 1790 avrà una enorme è l’espressione stessa della nostra libertà, ma è anche caduta. L’uo­
influenza sul pensiero schilleriano, gli concede addirittura di con­ mo racchiude in se stesso il segreto della sua salvezza, che gli per­
cretare la sua filosofia dell’arte e i principi della sua estetica clas­ mette di superare lo strazio, grazie alla « educazione estetica »,
sica. Nella introduzione alla Critica del Giudizio, Kant insiste sul- l’uomo libero fa nascere la libertà nel mondo esterno. Attorno a
1’« insuperabile fossato » che divide il concetto di Natura e il con­ sé questa base oggettiva della libertà definisce al medesimo tempo
cetto di Libertà, cioè il campo della ragione pura e il campo della la Bellezza che diventa « libertà nell’apparenza » (« Freiheit in der
ragione pratica. Tuttavia il giudizio estetico ci abitua all’idea di Erscheinung »). Pure attraverso le contraddizioni della sua teoria
una casualità, analoga a quella che regna nel mondo intelligibile. dell’arte, che talvolta considera la Bellezza un mezzo perché l’uomo
In termini kantiani la Bellezza è il simbolo della moralità. Nel giu­ acceda a una forma di libertà, condizione della vita morale, tal’al-
dizio estetico tra la libertà della nostra immaginazione e le leggi tra la considera totalità, vero fine del processo storico, s’intravvede
delPintelletto regna l’armonia, nel giudizio morale la libertà si ri­ l’abbozzo di un pensiero dialettico alle prese con i problemi del
vela alla nostra coscienza sotto forma di un accordo all’interno della destino umano.
volontà stessa, conformemente alle leggi generali della ragione pra­ Queste considerazioni assai sommarie riassumono il pensiero es­
tica. L’analogia tra giudizio estetico e giudizio morale e la nozione senziale di Schiller negli scritti teorici e nei grandi drammi che egli
di libertà che Kant fa intervenire nel movimento delle facoltà spi­ compone dopo il Wallenstein. Le sue opere estetiche, liriche e
rituali costituiscono a giudizio di Schiller la base fondamentale drammatiche esprimono il dramma dell’azione umana e dell’im­
della sua filosofia dell’arte. Il poeta, per natura portato alla sop­ pegno storico. L’azione è una necessità ineluttabile, ma anche una
pressione delle differenze, definisce la Bellezza come forza sensi­ colpa: unica creatrice della libertà morale, lede però lo spirito stes­
bile dell’azione morale. Körner, rilevando acutamente i limiti di so della libertà, costringendo l’uomo ad una scelta sempre ingiusta
una simile definizione che esclude la natura in quanto natura na- e incatenandolo al peso dei suoi atti. Anche a suo giudizio l’uomo
turans dal campo della Bellezza, sollecitò Schiller a cercare nelle non è, ma si fa. Mentre conclude gli scritti teorici, Schiller elabora
Lettere sull’educazione estetica dell’uomo una base oggettiva della i fondamenti filosofici del suo idealismo, del quale ingiustamente
Bellezza. L’uomo può agire liberamente e diventare un essere mo­ non si considera se non l’apparenza superficiale (idee convenzio­
rale solo sfuggendo al dominio di uno di questi due « istinti » fon­ nali, sogni e illusioni), definendolo cosi erroneamente un dolcia­
damentali, la « Naturtrieb » o la « Formtrieb » e raggiungendo stro platonismo. L’opera di Schiller è dunque vittima di interpre­
uno stato di equilibrio e di disponibilità interiore. Questo primo tazioni frettolose che fanno del poeta un idealista impenitente,
stato di libertà racchiude, secondo Schiller, infinite possibilità pri­ quasi « un rêveur a nacelles », che sfuggendo la mediocrità della
ma che l’uomo si determini con l’azione, corrisponde all’effetto di vita si rifugia in un mondo ideale, regno della Bellezza e delle pure
una grazia del tutto gratuita, indipendente dalla volontà umana, Idee. Certamente i drammi giovanili con il loro dualismo, con la
nella religione secolarizzata che costituisce la teoria estetica del violenta opposizione tra il mondo ingiusto e inerte e le immagini
poeta. Ma l’uomo non è un dio, e questo stato di indeterminazione del mondo in cui storia e Natura ritrovano una meravigliosa unità,
assoluta, ricca di ogni virtualità, non basta a soddisfarlo. Ha biso- e dove l’uomo assume con grazia il proprio destino, valgono a con-

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validare tale opinione. Come si individua l’idealismo schilleriano?
III
Dal 1796 Schiller si dedica nuovamente alla creazione artistica. Tutto vacilla dove la fede vien meno
D’altronde è sempre stato convinto che soltanto l’arte « gli per­ ('Wallenstein Tod, II-7)
mette di valutare le sue forze » (lettera a Gottfried Körner del 25
maggio 1792). Mentre studia l’opera di Kant, la sua corrisponden­ Il mondo dell’arte non è un mondo
za riflette i conflitti tra la sua natura di poeta e le severe esigenze idealizzato, è un altro mondo.
della filosofia critica. « Sono e resto soltanto un poeta e tale mo­ (André Malraux, Le Voci del Silenzio)
rirò », cosi scrive allo stesso amico il 27 febbraio. Ma pur impe­
gnato dall’attività drammatica, che aveva ripresa sotto l’influenza
di Goethe, egli resta fedele alle preoccupazioni filosofiche, e le
Schiller è per la Germania il poeta nazionale per eccellenza. La
molteplici influenze esercitate dalla Critica del Giudizio sulla sua
sua figura e le diverse interpretazioni della sua opera riflettono i
concezione dell’arte nel campo dell’estetica si mescolano alle con­
problemi della coscienza nazionale e dell’idea di libertà di quel
cezioni pragmatiche di Goethe, che hanno subito suscitato in lui
paese. Nel 1859 si celebra il primo centenario del poeta. La Ger­
profonde risonanze. Tra certi passi dell’opera di Kant, attentamente
mania, quasi a quarantanni dalla vittoria su Napoleone, tenta, al­
esaminati dal poeta, e i principi fondamentali della dottrina clas­
l’indomani della rivoluzione del 1848, di costituirsi a Stato nazio­
sica, sua e di Goethe, esiste infatti una stupefacente concordanza.
nale fondato sulla libertà dell’individuo. Ma la rivoluzione del 1848
Per Kant l’arte che raggiunge la Bellezza perfetta deve essere an­
fallisce malgrado alcuni commoventi guizzi di rivolta, soprattutto
che simile alla Natura. Il filosofo esprime in forma lapidaria la ri­
nel mezzogiorno della Germania, concludendosi con la restaurazio­
vendicazione essenziale della filosofia d ’avanguardia della sua epo­
ne delle forme tradizionali di potere. La borghesia assume Schiller
ca, affermando che « Schöne Kunst ist Kunst des Genies » e so­
ad araldo delle sue aspirazioni e a turiferario dell’idea di una liber­
stenendo il principio che il Bello può essere analizzato critica-
tà, eh’essa però fa regredire sui suoi interessi, togliendole il carat­
mente, ma non scientificamente. La struttura dei grandi drammi
tere universale e l’aspetto tragico che operano nei drammi della
schilleriani s’ispira a questi principi, ostili a ogni dogmatismo. In
maturità, e cioè la liberazione da ogni costrizione e la sorridente
una lettera a Goethe, del 26 luglio 1800, Schiller definisce le sue
fiducia nel gioco delle attività umane. Questa idea di libertà sarà
ricerche con una formula che sembra preannunziare la maniera
la base del futuro liberalismo. Oggi una Germania ben diversa
bergsoniana. A proposito della Maria Stuarda dichiara che in ma­
commemora la nascita del poeta: un Paese diviso in due Stati sino
teria di teoria drammatica non si può essere prigionieri di un con­
a ieri ostili, un Paese già costretto ad allontanarsi dalla sua storia
cetto generale, bisogna invece avere il coraggio di inventare una
nazionale e che soltanto ora prende coscienza della sua situazione
forma nuova per ogni nuovo soggetto. I drammi degli ultimi dieci
politica. Nel corso di cento anni Schiller è stato l’araldo della bor­
anni della sua vita, conclusi o appena abbozzati, presentano dunque ghesia, il poeta della gioventù, quando dopo il 1870 la Germania
quella stupefacente diversità di cui abbiamo già parlato. La loro credeva che l’impero potesse realizzare i suoi sogni, e dopo il 1918
unità risiede nell’idea di libertà che, pur affermando il dualismo
è stato l’idealista, la cui religione estetica pareva aprire gli uomini
tra spirito e materia, acquista un valore di attualità, perché com­
a tutte le aspirazioni, piu nobili e a un tempo piu indeterminate.
porta un discorso tra idea e storia.

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42
I
Con le sue parole mordenti Nietzsche prendeva di mira proprio
Schiller, il poeta preferito dalla borghesia. L’eroe schilleriano senza mina la rivale, trasfigurata dalla vicinanza della morte, ma via via
esitazioni e senza dubbi, pronto a lanciarsi precipitosamente e sen­ che il dramma si sviluppa, capisce invece quanto il potere e la
za riflettere nell’azione, è stato a un certo momento l’espressione solitudine siano intimamente legati. La sovrana deve affermare il
stessa del carattere nazionale. suo potere, ma la regina deve salvaguardare la purezza e la di­
Schiller, pur difendendo il suo carattere di poeta nazionale, è sta­ gnità legate all’esercizio del potere. Per questa ragione protrae cosi
to ed è per un altro verso misconosciuto, secondo il giudizio della a lungo la condanna a morte: la regina firma la condanna fatale, ma
stessa critica tedesca, probabilmente per due ragioni: da un lato l’esecuzione dipende da fattori talmente imponderabili che la morte
a causa del pathos e dell’eccessiva retorica dei suoi drammi e della di Maria è dovuta soprattutto allo zelo di un infelice servitore,
sua opera lirica, dall’altro a causa del processo all’idealismo, in pieno di buone intenzioni. Anche la Morte di Wallenstein presenta
atto da trenta anni. La statura di Goethe è sfavorevole al poeta, che la stessa struttura, e qui la logica drammatica si conclude inesora­
troppo spesso abusa di una eloquenza cui la poesia moderna « ha bilmente con l’assassinio del generale infedele: i nemici di Wallen­
torto il collo ». stein, persuasi della necessità dell’attentato, indietreggiano tuttavia
L’opera di Schiller conserva ancora oggi un valore attuale? Non davanti all’atto inevitabile, eseguito anche questo, comunque, da
si tratta soltanto di trarre messaggi da un’opera certamente tribu­ sicari in una notte tumultuosa. Secondo Schiller l’assassinio, an­
taria alle contingenze dell’epoca. Fondata sulla libertà, può essere che se necessario e giustificato dalla ragione di Stato, è un attentato
attuale soltanto se la libertà, non piu oggetto di vani discorsi, ri­ contro la libertà; di qui nascono le molteplici precauzioni, le lun­
velerà la sua autentica natura problematica. Le tragedie della so­ gaggini e le esitazioni difficili da capirsi, almeno da un punto di
cietà umana, che individua nella libertà un principio assoluto, sono vista « psicologico ». Un’altra forma di morte si oppone all’assas­
spesso accantonate quando si ricorra all’« interesse generale » o alla sinio: il suicidio, dovuto all’irremovibile decisione dell’eroe schille­
« concordia delle buone volontà », ma nei periodi di crisi che la riano, quando questi è conscio della sua necessità. La morte non è
storia recente ci ha imposti e che il drammaturgo Schiller aveva l’intervento del destino nella vita umana, ma l’atto supremo che
saputo intravvedere, qual’è « l’interesse generale »? Nei grandi in una situazione tragica permette all’eroe di dire di no e di affer­
drammi della maturità Schiller resta fedele all’idea di libertà che mare la sua libertà. Non è una gelida ombra che avanza verso di
illumina la sua opera. Tuttavia l’esperienza e la coscienza critica noi, ma una luce che, con un atto di libera volontà, l’eroe proietta
della storiografia moderna hanno negata qualsiasi validità all’illu­ nella notte del destino.
sione di sostituire le contraddizioni umane con un mondo ideale. Nella trilogia di Wallenstein, Il Campo di Wallenstein, I Pic­
Ma la vera differenza tra i due periodi drammatici di Schiller, quel­ colomini, La morte di Wallenstein, che presenta in vasta sintesi i
lo giovanile e quello maturo, deriva da un problema già affrontato principali temi del suo pensiero, il genio drammatico di Schiller
in gioventù: la solidarietà tra il potere politico e l’idea della li­ appare in tutto il suo fulgore. In forme diverse questi tre drammi
bertà. La dialettica tra libertà e potere politico appare in tutta la evocano la dialettica della libertà e della storia.
sua forza nella Maria Stuarda, troppo spesso deformata da una in­ In primo piano l’animazione rumorosa dei soldati dalle vario­
terpretazione « psicologica » che riduce la tragedia a una semplice pinte uniformi, un mondo a parte, dove ogni cosa ha un ritmo più
questione di gelosia fra due donne. La regina Elisabetta non do- affannoso di quello normale. I due contadini, padre e figlio, che si
aggirano furtivi attorno all’accampamento, per trovare un po’ di

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lampo e la palla di cannone, nella loro traiettoria rettilinea, colpi­
cibo, dimostrano come nei tempi torbidi la pace e la sicurezza si
scono ciecamente:
possono trovare soltanto nell’esercito. Colui che arruolandosi tenta
l’avventura, deve però abbandonare le sue abitudini e i suoi modi Il cammino dell’ordine, anche se tortuoso,
di pensare. Accettando la vita militare il contadino deve rinunciare Non è una deviazione. Il lampo e l’obice
al tenace lavoro e ai principi della sua economia rurale. Bisogna Filano diritti nella loro corsa terrificante.
accettare l’avventura, rischiare la vita sul campo di battaglia, e
dopo lo scontro mettere a repentaglio il proprio bottino tentando la Ma Piccolomini, figlio di Ottavio, è l’eroe schilleriano in tutta
fortuna ai dadi: la sua purezza. Fidanzato di Thelka, la figlia di Wallenstein, prova
una giovanile ammirazione per il grande condottiero, ma non può
IL PRIMO CACCIATORE seguirlo nel tradimento contro l’imperatore e nel complotto tra­
Voglio godermi la vita mato per ragioni di Stato, rifiuta di avvilirsi, non vuole avere « le
spassarmela a piacere, vedere ogni giorno mani sporche », non vuole rendersi colpevole di un crimine: la sola
una cosa nuova, abbandonarmi fiducioso soluzione è la morte, ch’egli troverà sul campo di battaglia.
all’attimo fuggente, senza uno sguardo Il destino di Max Piccolomini e il suo conflitto interiore a pri­
né avanti né indietro. ma vista quasi corneliani lasciano intravvedere la differenza sostan­
ziale tra l’opera drammatica di Schiller e quella di Corneille, mal­
Tutti credono di vivere liberi. Ma la libertà del soldato è in­ grado la loro comune esaltazione della volontà umana. L’eroe schil­
gannevole, è una forma di alienazione, è lo scuotersi di dosso tutti leriano avanza solo nella notte del destino, ma non può far sue le
i vincoli del sentimento e della coscienza affrontando così l’avven­ parole di Fedra:
tura con vigore sempre nuovo. L’ombra di Wallenstein incombe su
questa massa eteroclita, che lui solo ha saputo trasformare in eser­ E la morte sottraendo ai miei occhi il chiarore
cito, quasi riflesso dalla sua volontà. C’è un’atmosfera di inquietu­ Rende alla luce da essi macchiata tutta la sua purezza.
dine: il condottiero si è rinchiuso in un insolito mutismo e su di (Racine, Fedra, V)
lui si diffondono strane voci:
La sua morte proietta infatti una luce violenta sui misteri del
Quanto a lui nessuno sa quale sia il dio che serve. tragico destino umano e dà una nuova dimensione religiosa al
dramma dell’uomo.
Nella Morte di Wallenstein l’azione sempre oiu limitata acqui­
I Piccolomini affrontano il problema della libertà da un punto sta un’austerità classica. Le vicende avventurose scompaiono, resta
di vista piu elevato, le componenti del destino umano appaiono piu solo il dramma interiore che svela l’implacabile concatenazione dei
distinte che non nel tumulto dell’esercito, e i due protagonisti fatti. In sostanza qual’è il dramma di Wallenstein? Il dubbio, una
hanno una concezione della vita completamente agli antipodi. Ot­ aspirazione impotente, una semplice idea.
tavio, il capo, conosce per esperienza il carattere problematico delle Non sono soltanto le battaglie al servizio dell’imperatore che han­
cose e le contingenze di ogni azione; sa che non sempre la retta no reso famoso Wallenstein: egli stesso ha forgiato lo strumento
via, apparentemente piu corta, è la via piu giusta e la piu sicura; il

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delle sue vittorie. L’accampamento di Wallenstein è opera sua; Carlos. Gli eroi dei drammi giovanili sono trascinati nell’azione ri­
adulato dai suoi uomini, sicuro del suo potere, il grande condo t- voluzionaria da una foga irresistibile, mentre un dubbio, quasi am­
teiero non si accontenta piu di essere l’artefice di una politica di cui letico, domina la trilogia. Schiller sottolinea qui la dialettica tra
valuta tutte le debolezze. L’imperatore, circondato da intriganti, libertà e potere, e la contraddizione storica tra impegno e azione
ignora quasi totalmente le realtà politiche e sociali della guerra morale. Wallenstein si rende conto dell’ineluttabilità delle sue azio­
dei Trenta anni, e il potere politico si personifica in Questenberg, ni e della impossibilità di sottrarsi, anche per un solo istante, al
un cortigiano incaricato di spiare il valoroso generale. Inoltre Wal­ processo storico di cui è un protagonista. L’originalità di Schiller
lenstein si pone quel terribile interrogativo che tormenta Kant e sta proprio in questa necessità dell’azione che primeggia su tutto:
molti altri grandi spiriti dell’epoca: il problema della guerra e della mettendo in evidenza il carattere problematico di ogni azione uma­
pace. Il condottiero arriva alla conclusione che tutte le battaglie, na il poeta raggiunge la moderna concezione del destino. Wallen­
anche quelle vittoriose, acquistano un significato soltanto se si inse­ stein prova lo stesso sentimento tragico che ispira le piu belle bal­
riscono in una politica di pace. E l’intesa con gli Svedesi non è late schilleriane, VAnello di Policrate o Lo sguattero', l’azione
che una finzione per forzare la mano a un potere politico irreso­ umana, riflesso della volontà, deve accettare i rischi della vita, e
luto. Il dramma di Wallenstein sta proprio nella impossibilità di quando essa mette in palio la libertà altrui, vi si assommano allora
limitarsi ad accarezzare un’idea: per usare le parole di Sartre, un influenze diverse, il cui imprevedibile svolgimento sfugge all’inten­
uomo di azione è « condannato ad agire ». Questo è il contenuto dimento iniziale:
del grande monologo sulla dialettica tra libertà e potere:
Fino a che era in fondo al mio cuore, l’azione era mia.
È possibile dunque? Agire secondo la mia volontà, Ma sfuggita a quel sicuro asilo
Ritornare indietro a mio piacere, non è piu in mio potere? Il potere della vita le cui forze ci sono estranee
Dunque per avere pensato, l’azione devo portarla a termine ... Appartiene allora a quelle potenze malefiche
Sentirmi libero, sapere che potevo agire, solo questo mi dava Che mai e con nessuna arte l’uomo potrà conciliare
[eccitazione ...
Ma dove sono giunto? Dietro a me non vi è piu via d’uscita, e costruito
[con le mie opere stesse Per capire tutta la portata della trilogia di Wallenstein bisogna
Si erge un muro che mi sbarra la via del ritorno. trascendere da ogni aspetto aneddotico per afferrare la verità poe­
tica che Schiller intende sostituire alla verità storica. L’opera di
Giunto al culmine della potenza Wallenstein capisce quanto il Schiller va oltre al problema dei rapporti fra potere militare e po-
potere ostacoli la libertà. L’opera stessa di cui è orgoglioso limita teere politico: il vero dramma sta nella complessità dell’azione
il suo campo d ’azione, l’esercito non sopporta esitazioni, vuole or­ umana nel mondo moderno; appena essa coinvolge la libertà al­
dini rigorosi: i veri soldati come Ottavio e Max Piccolomini non trui non può piu essere determinata unicamente da un criterio tec­
si avventurano in quella zona rischiosa in cui il mestiere delle armi nico. Sotto questo aspetto il dramma dell’uomo politico è il dram­
diventa avventura politica. ma dello scienziato moderno, che non può piu isolarsi nel suo la­
Nella trilogia di Wallenstein si assiste a una assai energica evo­ boratorio, insensibile alle immediate ripercussioni dei suoi esperi­
luzione ben lontana dalla giovanile Congiura di Fiesco e dal Don menti. La trilogia di Schiller acquista un valore attuale prefigurando

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l’avventura dell’uomo, dotato di responsabilità, ma in balia di se
stesso: ben povera avventura dunque, se è spoglia di senso morale. una sola volta, quando la decisione è già stata presa, e cosi parla a
Demetrio:
La difesa della libertà non è soltanto la missione dell’idealista,
che fa sua la causa di tutta l’umanità, ma è un dovere dei popoli.
Non posso rompere la pace con lo zar.
Questa è la sostanza dell’ultimo dramma, incompiuto di Schiller, il Ma voi avete patenti amici.
Demetrio, nel quale il genio drammatico dell’autore si manifesta Se i miei nobili sudditi
in tutta la sua originalità. La trama, tratta dalla storia russa, è Vogliono per voi combattere, a loro rischio e pericolo,
assai romanzesca. Rievoca la storia di Boris Godunov che, per Se il Cosacco vuole lanciarsi nell’avventura della guerra,
impadronirsi del trono degli zar, tenta di far assassinare il piccolo Non posso impedirlo, egli è un uomo libero.
Demetrio, erede dei Romanov. Ma il fanciullo miracolosamente
sfuggito al suo destino, si rifugia in Polonia e cresce nella piu Il viatico spirituale che il re darà a Demetrio alla vigilia della
completa miseria. Coinvolto in un omicidio, è condotto al patibolo. guerra non sarà meno prezioso dell’esercito che non può conce­
Sul collo denudato dal carnefice una medaglia e una cicatrice pro­ dergli.
vano la veridicità delle voci che ne fanno il legittimo pretendente
al trono degli zar. Immediatamente, fin dall’inizio, il dramma è Le armi migliori te le darà la Russia ...
caratterizzato da una forma artistica che trascende il fatto partico­ Soltanto la Russia può vincere la Russia.
lare per acquistare un carattere generale e un valore classico. Nella Le parole pronunciate davanti alla dieta dell’impero
prima scena la dieta polacca, riunitasi alla presenza del re, decide Ripetile a Mosca rivolgendoti al tuo popolo,
di far sua la causa dell’infelice Demetrio e di condurre una guerra Conquista il suo cuore ed allora regnerai.
di liberazione contro il tiranno Boris Godounov. Tutti i membri
dell’assemblea si dichiarano pronti a mettere le loro forze al ser­ Nell’ultimo dramma di Schiller è proprio il re, simbolo del som­
vizio del diritto: il solo Leo Sapieha oppone il suo veto alla mag­ mo potere, che parla con il linguaggio esaltante e idealista del Mar­
gioranza: chese di Posa, pur dimostrando un lucido senso politico, quasi pre­
sago del dramma delle avventure coloniali. Esorta Demetrio a non
La maggioranza! fondare il potere sul successo della guerra, successo sempre pre­
Cos’è la maggioranza? Stoltezza. carie, e soprattutto a non imporre ai Russi i costumi polacchi.
La saggezza è solo di pochi. Demetrio passa di successo in successo e, sul punto di entrare a
Colui che nulla possiede si preoccupa forse del tutto? Mosca, sembra avere già in pugno la vittoria. Nel secondo atto
Bisogna pesare i voti, non contarli; l’ambiente muta quasi brutalmente: scomparse l’imponenza della
Presto o tardi crollerà lo Stato, dieta polacca e quella della marcia guerriera, la scena rappresenta
In cui vince la maggioranza e governa la stoltezza. un convento dove vive, misera e solitaria, Marfa, la madre del vero
Demetrio. Per vendicarsi dell’ingratitudine di Boris, il carnefice
Il re col suo silenzio domina l’assemblea, capisce che il cammino che ha ucciso Demetrio ha dato la medaglia della vittima a un
della libertà porta all’errore. Egli è l’arbitro, ma non un arbitro bimbo abbandonato, facendolo poi passare per l’erede degli zar.
distaccato e lontano, perché deve garantire la libertà. Interviene Il monologo di Marfa che esalta un altro aspetto del concetto di

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Alcuni giudizi su Schiller
libertà, la negatività (anche nel piu completo abbandono l’uomo è
libero), è l’ultima fatica di Schiller:

Può uccidermi: può soffocare la mia voce


Nella tomba o nella notte della cella
Perché non risuoni piu attraverso il mondo.
Farlo è in suo potere, ma non potrà farmi pronunciare
Parole che la mia volontà rifiuta di dire.

Marfa, malgrado la sua debolezza, potrà, novella Antigone, far


vacillare insieme il potere di Boris e quello di Demetrio, cui svela
l’inganno di cui è stato inconsapevole vittima. Ma il giovane ormai I
impegnato nell’azione non potrà fermarsi. Qui sta la logica della
tragedia. Marfa diventerà la vendicatrice o resterà il simbolo della
purezza morale? Ascolterà la voce della coscienza, secondo lo spi­
rito di Schiller.
L’idea di libertà, spoglia ormai delle illusioni giovanili, è sempre
presente nelle opere della maturità. Talvolta esalta coraggiosa­
mente la sfida che l’uomo lancia al destino, accettando la morte e
il rifiuto di soffocare la voce della coscienza, talvolta invece evoca
i pericolosi sentieri che deve seguire nella storia per affermarsi.
Non esiste piu opposizione tra l’ideale e il mondo con la sua me­
diocrità e la sua finitezza. Se non s’incarna nella storia, l’idea è
soltanto una chimera, ma al disopra della ineluttabile degradazione
che subisce piegandosi alle contingenze della vita, sta l’idea della
totalità, solidale con una filosofia della storia, certe volte un po’
sommaria, ma che implica già l’idea del superamento.
Qualunque sia la filosofia della storia, non esiste sentimento tra­
gico senza coscienza morale.
E inoltre Schiller è un uomo di teatro, conscio della grandezza
e della schiavitù del palcoscenico.

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G u g l ie l m o di H um boldt
Più conosco Schiller e piu apprezzo il valore e l’originalità della
sua personalità. Nessuno, a mio giudizio, può stargli a pari, né
oggi, né ieri. Ciò che incontestabilmente servirebbe a spiegare tutta
la sua personalità potrebbe essere chiamato il regno esclusivo dello
spirito, la forza interiore.
Credo che il cammino percorso da Schiller porti alla piu alta
vetta della poesia che però non oso dire accessibile.
(1795)

G oethe
Ecco perdo un amico e con lui metà della mia vita ... Era senza
macchia e senza paura, molto piu aristocratico di me ... Ogni set­
timana era diverso, sempre piu perfetto.
(1805)

H e g el
Il nostro interesse e il nostro bisogno di una simile totalità ve­
ramente individuale e di simile viva autonomia non possono ces­
sare e non cesseranno mai, per quanto noi possiamo riconoscere
che l’essenzialità e l’evoluzione delle condizioni della vita politica
e borghese sono utili e ragionevoli. In questo senso noi possiamo
provar diletto -nello sforzo del giovane spirito di Goethe e di
Schiller, sforzo che mira a riguadagnare, tra le condizioni ormai
stabili dei tempi moderni, l’autonomia perduta delle figure poe­
tiche.

M adame de St a e l
Nella sua prima giovinezza Schiller possedeva abbondanza di ta­
lento e una specie di ebbrezza di pensiero che non lo dirigevano
tuttavia nella giusta direzione ...
Secondo me Maria Stuarda è la tragedia tedesca piu patetica e
meglio congeniata ...
(1810)

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INTERPRETAZIONI SOCIOLOGICHE
H ugo von H o fm annstha l
E IDEOLOGICHE DELL’ARTE
Non esiste nessun tedesco che come lui sia tutto movimento. DI SCHILLER
(1905)

A nd ré G id e Queste figure hanno una cosi spiccata tipicità storica che le


Non riesco a provare ammirazione per questo dramma (Giovan­ concezioni del destino analoghe a quella da loro rappresentata si
na d’Arco): altrettanto artificioso quanto lo sono i drammi di Vic­ ritrovano nei piu vari poeti tra di loro indipendenti e perfettamen­
tor Hugo, senza profondità, senza significato, anche nei suoi mi­ te estranei, dell’Europa postrivoluzionaria. Le troviamo anche in
nimi particolari: pure il verso sembra roco e le reazioni psicolo­ Schiller. Si pensi soltanto al Max Piccolomini del Wallenstein,
giche convenzionali ed arbitrarie ... Questa Giovanna Walchiria, quando corre a cavallo della morte. Anche l’Iperione e l’Empedo-
questo flagello di Dio ... infedele a se stessa appena diventa mise­ cle di Hölderlin abbandonano il mondo reale. Tale è anche la
ricordiosa, e misericordiosa soltanto per impulso amoroso, che ca­ sorte di alcuni eroi di Byron. Non è dunque per una caccia ai pa­
de in ginocchio davanti ad Agnès Sorel, che esclama: « Du bist die radossi della storia della letteratura, ma per rifare nel pensiero la
Heilighe! Du bist die Reine ». Tutto ciò è penoso, ridicolo, inam­ stessa dialettica dell’evoluzione delle classi, che poniamo Stendhal,
missibile. Non esiste nessun sentimento di verità in questo atteg­ il grande realista, a fianco di scrittori come Schiller e Hölderlin.
giamento. Quanto Goethe sembra grande al confronto! E come è Per quanto grandi siano le differenze tra i loro rispettivi metodi
piena di significato anche la minore delle sue opere! tutte nate e creativi (determinate dalle differenze tra l’evoluzione sociale fran­
dettate da una intima necessità. La Giovanna d’Arco di Schiller cese e quella tedesca), l’affinità delle loro concezioni fondamentali
resta insignificante, e ogni suo episodio sembra motivato unica­ è ugualmente profonda. Il tono dell’elegia schilleriana: « Tale la
mente dall’infantile bisogno di un effetto scenico. sorte del bello sulla terra », risuona anche in quella musica con la
(1942) quale Stendhal accompagna Julien Sorel al patibolo e Fabrizio del
Dongo al convento. Infine bisogna anche dire che queste voci nean­
T h o m a s M ann che in Schiller sono tutte voci puramente romantiche. L’affinità dei
Come è strano che la poesia di Schiller interpreti sempre l’esal­ concetti di eroe e di destino in tutti questi poeti proviene dall’affi­
tante patriottismo di altri popoli: l’Olanda col Carlos, la Francia nità delle idee eh’essi professano nei riguardi dell’evoluzione delle
con la Pulcella e la Svizzera col Guglielmo Tetti Questo grande loro proprie classi, cioè da un umanesimo che vede il presente
tedesco non ha saputo dare ai suoi compatrioti il dramma naziona­ quanto mai oscuro. E proviene anche dal fatto che, perseverando
le della loro libertà, ha negato loro la possibilità di formare una nelle grandi idee del periodo ascendente della borghesia, essi con­
nazione, eppure raccomanda ai suoi Tedeschi di essere piu puri fidano che verrà, che dovrà pur venire il tempo in cui quegli ideali
per diventare uomini. tuttavia si avvereranno (cfr. le speranze di Stendhal per il 1880).
(1955) Stendhal differisce da Schiller e da Hölderlin, inquantoché il suo
malcontento di fronte ai suoi tempi non si esprime in forme liriche,
elegiache (come in Hölderlin), né si esaurisce in un astratto giudi­
zio filosofico (come in Schiller), ma porta l’autore a una grandiosa

56 57
e profonda e crudelmente satirica rappresentazione realistica della fantesca di Molière ha realmente cessato di essere un critico atten­
sua epoca. Infatti la Francia di Stendhal ha vissuto effettivamente dibile — ma i suoi rappresentanti, su queste basi problematiche,
la Rivoluzione e i tempi di Napoleone: in Francia forze rivoluzio­ hanno tuttavia prodotto un’arte autentica e grande che non è ne­
narie sono insorte anche contro la Restaurazione, mentre nella Ger­ cessario rimanga eternamente popolare.
mania economicamente e socialmente non ancora evoluta, non Se dunque la fantesca di Molière non è piu un tribunale atten­
ancora toccata dalla rivoluzione borghese, Schiller e Hölderlin non dibile, questo fatto tuttavia non può annullare la grandezza delle
potevano che abbandonarsi ai sogni per quel che riguarda l’evolu­ opere di Schiller e di Goethe, di Balzac e di Stendhal. E neanche
zione successiva, senza conoscerne le effettive forze operanti. Cosi la grandezza delle opere di Tolstoj (benché il giudizio estetico di
si spiega il realismo satirico di Stendhal, e cosi, d ’altra parte, il Tolstoj comporterebbe proprio questo): infatti la competenza del­
lirismo elegiaco dei Tedeschi. la fantesca di Molière è piu che dubbia anche nei riguardi del modo
G. L u k à c s , Saggi sul realismo, Torino, Picco­ di costruire e del linguaggio di Tolstoj.
la Biblioteca Einaudi, 1970 ( l a ediz. unghere­ All’epoca della rivoluzione francese e di Napoleone, Schiller po­
se 1946, l a trad, italiana 1950), pp. 112-113. teva ancora nutrire speranze idealisticamente esagerate nei riguardi
dell’avvenire della poesia « sentimentale ». Nell’epoca della deca­
denza generale dell’arte borghese, dell’impoverimento del suo con­
Nel suo importante saggio sulla Poesia ingenua e sentimentale,
tenuto, della distruzione della sua forma, Tolstoj non ha potuto
Schiller si occupa di questo problema della fantesca di Molière.
non considerare quest’arte come priva di via d ’uscita. In una tale
Egli dice:
situazione non è che un’esagerazione, del resto comprensibilissima
« Molière, poeta ingenuo, si è potuto accontentare del giudizio
— tuttavia naturalmente erronea — quella per cui Tolstoj estende
della sua serva per sapere che cosa dovesse e che cosa non dovesse
anche al passato il suo giudizio sfavorevole sull’arte « sentimenta­
lasciare nelle sue commedie ... Ma non potrei consigliare di sotto­
le », respingendo anche le opere grandi e autentiche del passato. Ma
porre a un simile esperimento le odi di Klopstock, il Messia, il
proprio con questa sua unilateralità, Tolstoj in alcuni punti pene­
Paradiso perduto, Nathan il saggio e le migliori parti di altre
opere ». tra piu profondamente nelle questioni centrali dell’arte, di quel
che non abbiano fatto, pur giudicando i problemi in modo piu
Con ciò Schiller esprime la contraddizione fondamentale ineren­
giusto e piu complesso, diversi notevoli critici d ’arte precedenti.
te al carattere popolare della letteratura borghese posteriore. Anche
Tolstoj va piu a fondo di Schiller stesso, perché con inesorabile
Tolstoj, come abbiamo visto, avverte e cerca di eliminare questa
radicalismo pone nel centro dell’estetica la questione della popo­
contraddizione. E Schiller pure è del parere che la grande e sem­
plice arte del poeta « ingenuo » sia superiore all’arte sentimentale larità dell’arte e con una semplicità grandiosa e coraggiosa fa di­
del poeta moderno. Egli si rende conto non solo del fatto che la for­ pendere il problema della connessione tra arte e vita popolare
mazione di un’arte piu soggettiva, piu problematica e piu compli­ dalla questione se esista ancora la possibilità della forma grandiosa
cata è stata una necessità storica, ma anche del fatto che tale arte o se questa possibilità sia irrimediabilmente perduta. Mentre nella
può offrire valori duraturi all’evoluzione dell’umanità. Per storica seconda metà del secolo XIX la maggior parte dei rappresentanti
necessità, l’arte si è allontanata dal suo originario carattere popo­ dell’arte popolare o è diventata vittima della reazione romantica
lare, staccandosi da larghi strati del popolo della sua epoca — la o è decaduta in un provincialismo ristretto e limitato, Tolstoj, rap-

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presentante, anche in questo riguardo, della rivoluzione contadina
russa, afferma e proclama la connessione tra carattere popolare e perne, oppure, se ci avesse preso gusto, potrebbe continuar per
arte veramente grande. questa strada (si picchia la fronte col pugno), Gesù Cristo!
La m o g l ie - Che Dio ci aiuti!
(ibidem, pp. 266-268).
M il l e r - Eh, stai fresca! Che altre intenzioni può avere un simile
sventato? La ragazza è bella ... slanciata ... si muove con una
M il l e r (misurando la stanza a grandi passi) - Qua bisogna finirla! grazia che innamora. E il cervello non conta. Questo a voi donne
La faccenda si fa seria. Il buon nome di mia figlia ne va di mez­ non lo si chiede, se il cielo ha ben provveduto al resto ... Quan­
zo col barone. La mia famiglia va sulla bocca di tutti. Lo sof­ do quel caposcarico ha fiutato l’aria, gli succede come al mio
fieranno agli orecchi del primo ministro; insomma chiuderò la Rodney quando annusa un francese, che gli va addosso di cor­
porta di casa mia al signorino. sa ... e non posso dargli torto. Un uomo è un uomo. Debbo
L a m o g l ie - Non fosti tu a tirartelo in casa ... Non fosti tu a but­ saperlo.
targli ai piedi tua figlia ...
M il l e r - Va bene, non fui io a introdurlo in casa, non fui io a
Questo esordio della « tragedia borghese » Luise Millerin di
buttargli ai piedi la ragazza; ma chi vorrà impicciarsene e vedere Schiller, scritta nel 1782-83, si svolge nella camera d ’un piccolo bor­
come le cose sono andate veramente? Ero io il padron di casa, ghese, un musicista; la didascalia lo fa notare, dicendo: a una ta­
e avrei dovuto dare ben altre strigliate a mia figlia. Avrei do­ vola siede la signora Miller che, ancora in vestaglia, beve il caffè.
vuto dire il fatto suo ancor piu chiaro al signor maggiore ... op­ A ciò corrisponde il modo d’esprimersi dei due interlocutori, e
pure avrei dovuto spiattellar subito tutto a sua eccellenza il si­ specialmente dell’uomo, che, bonario e brontolone, non si stanca
gnor papà. Il giovanotto se la sarebbe cavata con una lavata di in questi momenti d ’eccitazione di parlare in modo colorito, rude e
capo — si sa come vanno le cose — e adesso invece tutta la popolano. Nonostante la sua professione, egli non è proprio un
tempesta si scaricherà sul povero suonatore. « artista », bensì qualcosa come un artigiano, e non discenderebbe
L a m o g l ie (finendo di sorbire il suo caffè) - Sciocchezze! Chiac­
d ’un gradino nello stile quell’attore che lo facesse parlare in dia­
chiere. Che cosa può succederti? Chi può fartene carico? Tu letto (svevo). Egli ha cuore e intelletto, ma idee tu tt’affatto bor­
fai il tuo mestiere, e prendi gli scolari da qualunque parte ti ghesi; alcune righe piu oltre, nella continuazione della prima sce­
vengano. na, di cui non abbiamo qui riportato il resto, il pensiero che sua
M il l e r - Si, si; ma, dimmi tu, che cosa potrà venir fuori da que­
figlia, insuperbita per l’amore del barone, « alla fine chiuda la
sta storia? ... Sposarla? Nemmeno parlarne, e farne la sua ... porta a un genero buono e bravo, a cui volentieri avrei ceduto la
Dio ce ne scampi ... A bocca asciutta bisognerebbe che restas­ mia clientela », mette il povero musicista fuor dalla grazia di Dio.
se .... Eh, già, se questi bellimbusti hanno corso la cavallina e La tragedia si svolge in questa cornice. Non soltanto la famiglia di
diguazzato chissà in quali pozzanghere, gli piace poi, poveretti, Miller e il segretario Wurm v’immettono un’atmosfera piccolo­
abbeverarsi una volta tanto a un’acqua fresca e pura. Attenta! borghese, ma borghese è tutto il conflitto, e anche le due persone
Bada! e se tu avessi cent’occhi e mille spie al tuo servizio, lui di qualità, il primo ministro e suo figlio, non hanno niente del­
te la farà sotto il naso, te l’infinocchierà, le lascerà un bel rega­ l’eroico e del sublime che è proprio della grande tragedia francese.
lo, e la ragazza sarà rovinata per sempre, nessuno vorrà piu sa- Il figlio è nobile, sentimentale, idealista; il padre diabolico, im­
perioso, da ultimo anche sentimentale; ma nessuno dei due è su-

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blime nel senso classico francese, per il quale, del resto, il luogo qualche cosa di borghese, si direbbe talvolta di casalingo, che ci
— una piccola città residenziale tedesca con un principato asso­ rende facilmente propensi a sentire la vita dei nobili personaggi,
luto — è troppo piccino. come del resto qualche volta la vita della nobiltà tedesca di quel
Schiller non è il primo ad aver concepito tragicamente luoghi tempo, dentro una cornice di casa borghese. Senza dubbio Goethe
d ’azione e conflitti uguali o simili a questo. Il romanzo borghese­ nel passo citato ha pienamente ragione di dire (secondo un’impres­
sentimentale e la tragedia borghese (che citammo nel capitolo pre­ sione ricevuta direttamente quando l’opera apparve, nel tempo in
cedente come commedia lacrimosa) si erano già da tempo svilup­ cui egli era studente a Lipsia) che « questo lavoro aveva fortuna­
pati in Inghilterra e in Francia; in Germania, dove si era conser­ tamente aperto gli occhi su un mondo piu alto e piu importante
vata la mescolanza stilistica cristiano-creaturale, nemmeno piu tardi che quello letterario e borghese entro il quale si era mossa fino
completamente eliminata dall’influsso del classicismo francese, as­ allora la poesia ». Però, per amore di questo piu alto orizzonte, che
sunse forme particolarmente gagliarde. Qui s’incontrarono l’influs­ pone davanti agli occhi del lettore o dell’ascoltatore la storia con­
so di Shakespeare e quello di Diderot e di Rousseau; le angustie le temporanea, non si rinuncia affatto a quella semplicità e a quel
discordie del paese offrivano soggetti avvincenti, e si ebbero crea­ sentire quasi borghese; e proprio questo collegamento fra i due
zioni che nello stesso tempo erano sentimentali, borghesemente me­ mondi costituisce il fascino dell’opera. L’introduzione dell’elemen­
schine, realistiche e rivoluzionarie. La prima opera tedesca di que­ to politico assume un aspetto diverso, ma non meno importante
sto genere, Sara Sampson, opera giovanile di Lessing (1755), nata nell 'Emilia Galotti. Qui l’argomento principale della tragedia bor­
sotto l’influsso inglese e che si svolge in Inghilterra, veramente ghese — la seduzione di una innocente — è messa in relazione col
non contiene ancora nessun accenno alla politica contemporanea, fenomeno politico dell’assolutismo di piccoli Stati. Però l’elemento
ma la Minna von Barnbelm, pubblicata dodici anni piu tardi, entra d ’attualità politica nell’Emilia Galotti agisce solo ancor debolmen­
nel pieno della storia contemporanea. Goethe, nel libro VII della te e in senso non proprio rivoluzionario; il luogo dell’azione non è
parte II di Poesia e verità, la chiama « la prima produzione teatrale tedesco, bensì un principato italiano, e quantunque venga detto
desunta dalla vita vera e con riguardo a un tempo attuale ». Egli espressamente che la famiglia Galotti non possiede né rango né
accenna anche a una particolare attualità di questo lavoro, non nobiltà, tuttavia la sua posizione e il suo comportamento, special-
apparente ai lettori d ’oggi, ma che allora dovette contribuire non mente quello di Odoardo, il padre, non è borghese, bensì del tutto
poco al clamore sollevato: « la terribile animosità sorta fra Prus­ militare e nobilesco.
siani e Sassoni durante questa guerra (dei sette anni) » e che non Il vero collegamento del realismo sentimentale-borghese con
potè aver termine neanche con la fine della guerra, cosi che l’opera l’idealismo politico e umanitario, si ebbe solamente con lo Sturm
di Lessing doveva coi mezzi dell’arte far si che si ristabilisse la und Drang, e le sue tracce si trovano in quasi tutti gli scrittori di
pace degli animi. Ora, la Minna von Barnhelm è in verità una com­ quella generazione: in Goethe, Heinrich Leopold Wagner, Lenz,
media, non una tragedia borghese; il suo argomento si distacca da Leisewitz, Klinger e parecchi altri, e perfino in G. E. Voss. Fra le
quest’ultima fin dall’impostazione, nel luogo, nell’indipendenza opere che ancor oggi sopravvivono, Luise Millerin è la piu impor­
della protagonista femminile e nella condizione nobiliare d ’ambe- tante per il problema nostro, poiché essa cerca di cogliere in modo
due i personaggi principali. Tuttavia nella serietà sentimentale, nel­ immediato il momento attuale e concreto e di fondare il caso par­
l’onestà semplice dei concetti d ’onore e anche nella lingua, vi è ticolare su circostanze di carattere generale. Il realismo sentimen-

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tale-borghese, rude o idilliaco che sia, che altrove si esprime sotto
vari modi in argomenti storici o fantastici o personali e non po­
litici, sicché non si penetra deliberatamente e immediatamente nella
realtà del momento storico, qui si dirige senza esitazioni verso
l’esperienza particolare della politica presente. L’ambiente attuale
e l’interesse politico attuale, anzi rivoluzionario, distinguono que­
sta tragedia dall 'Emilia Galotti di Lessing e anche dagli altri dram­
mi borghesi del tempo a me noti. Nella sua epoca, essa costituisce
il fenomeno estremo di riproduzione sistematica e problematica
della realtà con mezzi letterari.
Fin dalle prime parole siamo energicamente portati nel bel mez­
zo della situazione concreta. Il figlio del potentissimo ministro d ’un
principe tedesco fa la corte a una ragazza della piccola borghesia,
ne frequenta la casa, e noi apprendiamo piu tardi che le scrive
ardenti lettere sentimentali, si occupa della sua istruzione e le fa
regali. La madre, donna di piccolo cervello, è talmente lusingata e
insuperbita del nobile spasimante della figlia, da non vedere il pe­
ricolo. Il padre lo vede, teme il peggio per la reputazione della La casa natale di Schiller.
figlia, per la sua felicità terrena e per la sua salvezza eterna, poiché
« colui non potrà sposar la ragazza »; potrà soltanto sedurla. E do­
po « la ragazza sarà rovinata per sempre, nessuno vorrà piu sa­
perne, oppure se ci avesse preso gusto ... ». Egli sa, col suo mo­
Il teatro di Mannheim.
desto buon senso, come vanno a finire queste cose, e non ne accusa
affatto il signor maggiore: « un uomo è un uomo ». Ma ama sua
figlia, e vuole salvarla. Vuole andare dal primo ministro e sve­
largli tutto, quantunque sia cosa questa che non s’addice al suo ca­
rattere; egli non è davvero uomo da immischiarsi in una faccenda
amorosa; ma il pericolo è troppo grande. Il passo disperato però
non è compiuto. Gli avvenimenti si svolgono con troppa rapidità.
Egli stesso nella scena seguente riconosce che è troppo tardi: sua
figlia è ormai nella rete.
Questo mondo in cui lo spettatore getta lo sguardo, è dispera­
tamente angusto, tanto spazialmente quanto moralmente. La ca-
meruccia d ’un piccolo borghese; un ducato cosi esteso che, come

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Schiller durante la sua « storica » fuga.

Frontespizio della prima edizione del « Don Carlos ».

Rudolstadt, da un’incisione di Hablitschek.

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Panoramica di Dresda nel XVIII secolo.

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è detto piu volte, a cavallo in un’ora si può essere oltre i confini,
e rigide distinzioni sociali nelle forme piu inumane e piu subdole.
Nei circoli di corte tutto è permesso, ma non però in virtù d’una
generosa libertà, bensì soltanto per l’impudenza, la corruzione e
l’ipocrisia; il popolo ha della virtù l’idea più ottusa; una ragazza
datasi a un uomo che, secondo le convenzioni sociali, non potrà
sposarla verrà senz’altro considerata donna di malaffare; l’ordi­
namento sociale dominante è riconosciuto dagli stessi sudditi, e per­
fino da Luisa, come « un ordine eterno e universale »; una sto­
lida sottomissione diventa per tutti un dovere cristiano, e di ciò
profittano i potenti, specialmente il primo ministro, un miserabile
tiranno in miniatura, a cui Schiller, mancandogliene una giustifi­
cazione intima, ha invano cercato di dare qualcosa d ’imponente,
qualche grandezza nel comportamento; e infatti i suoi delitti e i
suoi intrighi servono soltanto a scopi egoistici, e cioè a conqui­
stare e conservare la sua propria potenza, senza che mai appaia
una vera volontà d ’agire o la coscienza della funzione a cui è
chiamato.
La condizione di Miller e della sua famiglia viene dunque rap­
presentata tragicamente, realisticamente e collocata nelle vicende
del tempo. Col realismo e con la tragedia borghese non si schiuma
più soltanto la superficie della vita sociale, cosi sembra almeno
dapprincipio, bensì viene sommosso tutto il fondaccio politico e
sociale del tempo, e si direbbe che ci venga posto innanzi un primo
tentativo di far sentire attraverso un destino individuale tutta la
realtà contemporanea. Per comprendere il destino tragico di Luisa,
l’ascoltatore del suo tempo è costretto a rappresentarsi al vivo la
Il padiglione di Korner a Loschwitz. struttura della società dei suoi giorni. E tuttavia si sente che a
questo realismo tragico, sia confrontandolo con quello figurale
del Medioevo, sia con quello concreto dei giorni nostri, manca
qualche cosa per rendere la realtà schietta e intera. Luise Millerin
è ben più assai un’opera politica, anzi demagogica, che un’opera
puramente realistica.
E un’opera politica essa è di certo. Il Korff ha scritto a

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questo proposito alcune pagine eccellenti, che qui riassumo: quan­ (IV, vii), in cui quasi ogni parola è fuor del naturale. Però l’im­
tunque il dramma abbia un legame non necessario, ma soltanto perfezione dei concetti artistici di Schiller al tempo della nascita
casuale, con l’idea di libertà politica, tuttavia esso, come nessun di quest’opera non costituisce ancora il fatto decisivo; l’insuffi­
altro forse, è una pugnalata inferta al cuore dell’assolutismo; luci cienza del realismo è innanzi tutto nello stesso genere della tra­
sferzanti convergono sulla condotta delittuosa dell’assolutismo prin­ gedia borghese, quale si era formato nel secolo xvm . Questo
cipesco; i sudditi sono completamente privi di diritti, dipendono genere era legato all’elemento personale, domestico, commovente
dal favore o dal disfavore capricciosi del principe, dei suoi favoriti e sentimentale, a cui non poteva rinunciare, ma che si opponeva
e delle sue amanti, con orrore si scopre in tutta l’azione quel vin­ per il tono e per il livello stilistico a un allargamento dell’ambiente
colo interiore e quella dipendenza reciproca fra potenti in cui è sociale e a una inclusione di problemi generali politico-sociali. Ciò
poi tutta la spiegazione del dispotismo principesco. non pertanto la frattura fra la visione politica e quella generica­
Tutto questo è incontestabile, ed è soltanto da deplorare che mente sociale avvenne proprio su questa strada, in quanto quel
Schiller sapesse molto meglio contro che cosa che non per che commovente vincolo amoroso che, conformemente alla sua natura,
cosa combatteva, e che facilmente si tragga dalla sua opera l’im­ appartiene del tutto alla vita privata, non urta piu contro la resi­
pressione che tutto andrebbe benissimo solo che alcuni potenti stenza di parenti malvagi, di genitori o di tutori, ma d ’un nemico
fossero delle persone per bene, invece che dei gaudenti e dei bir­ pubblico e d ’un ordine sociale contrario a natura. Abbiamo detto
boni. Senza dubbio quest’opera, cosi qual è, dovette provocare un precedentemente che nel grande teatro classico francese del seco­
notevole effetto politico, ma appunto quella coloritura intensa e lo XVII l’amore era salito al gradino sommo fra gli argomenti tra­
viva della tendenza rivoluzionaria pregiudica la genuinità del reali­ gici sottratti alla realtà quotidiana, e abbiamo detto come esso
smo. Non è che io voglia affermare che la vita nei piccoli princi­ poi, agli inizi del romanzo di costumi e della commedia lacrimosa,
pati assoluti fosse migliore di quella che Schiller descrive, ma avendo di nuovo preso contatto con la comune realtà, avesse con
comunque era diversa e si presentava meno melodrammatica. Nel ciò perduto in dignità, e come divenisse piu manifestamente ero­
tempo in cui scrisse Luise Millerin, Schiller non possedeva ancora tico, e nello stesso tempo commovente e sentimentale, e in questa
la misura e la maturità dell’arte. Questa è un’opera tempestosa, forma lo prendessero i rivoluzionari dello Sturm und Drang e,
travolgente, di grande effetto, ma, osservata meglio, risulta assai sulle tracce di Rousseau, gli prestassero una nuova e altissima
brutta, e nulla piu che un drammone d ’arena scritto da un autore dignità tragica, senza per nulla rinunciare al dato borghese, reali­
geniale. Per un lavoro serio l’azione è troppo calcolatamente intri­ stico e sentimentale. In ogni uomo, in ogni ambiente, esso divenne
cata e spesso inverosimile; per mantenerla in piedi, i caratteri sublime, essendo il sentimento piu naturale e piu immediato. Che
— ad eccezione di Miller — debbono venir dipinti con eccessiva le relazioni amorose fossero semplicissime e purissime parve la
ingenuità, o del tutto neri o del tutto candidi; le espressioni e le condizione necessaria della virtù naturale, e la loro libertà di fronte
conclusioni sono talvolta inaspettate e insufficientemente giustifi­ al cieco convenzionalismo parve un diritto naturale inalienabile.
cate, il dialogo cade spesso in un patetico e in un sentimentalismo Cosi dall’amore prese le mosse, nella Luise Millerin di Schiller,
smoderato, e là dove potrebbe essere spiritoso, acuto, dignitoso, il rivoluzionarismo politico e un realismo su basi politiche. Ma
diventa quasi sempre ricercato, oscuro, e senza volerlo non di rado una storia amorosa costituiva una base troppo piccola e lo stile
comico. Si legga, per esempio, la grande scena fra la lady e Luisa sentimentale e patetico era inadatto a raffigurare una realtà genui-

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na. Ciò che nel caso particolare vi è d ’accidentale, d ’individuale l’uditore è subito distratto dal motivo del fallimento. Cosi Luisa
e di commovente, accaparra troppo l’attenzione; per dare al con­ si offre quasi sempre tanto colma di toccante innocenza, di nobili
flitto il rilievo necessario, il primo ministro e Wurm debbono, sentimenti, che l’ascoltatore non riconosce spontaneamente la sua
secondo il modello del dramma lacrimoso, venir rappresentati come limitatezza e la sua pusillanimità, ma può invece riconoscerle sol­
birboni matricolati e, se non lo fossero, e se inoltre il primo mini­ tanto il critico di lei e di Schiller; e tuttavia ella agisce in ogni
stro non fosse costretto proprio in questo momento a legare a sé scena come un’eroina che si sacrifica, e perfino quando cade nel
con un matrimonio l’amante del principe, sarebbe possibile una ridicolo inganno di Wurm è ancora « grande e tremenda ».
soluzione diversa o almeno una dilazione. Di tutto il resto che E. A u r b a c h , Mimesis - Il realismo nella let­
accade nel principato noi non udiamo che fatti isolati, non per­ teratura occidentale, Torino, Piccola Bibliote­
tinenti all’azione, non sempre chiaramente comprensibili, i quali ca Einaudi, 1970 ( l a ediz. tedesca 1949, l a
sono poi sempre fatti orripilanti, come, per esempio, la vendita trad, italiana 1956), vol. II, pp. 199-207.
di uomini del paese all’America, o eventi di corte, quali sono
rivelati nella spiegazione fra Ferdinando e la lady (II, in). Essi Nella letteratura tedesca del Settecento, Herder è forse la figura
vengono presentati con enfatico orrore e sempre lasciano l’impres­ piu caratteristica. Egli unisce in sé le piu importanti tendenze
sione che il duca e la sua corte non possiedano assolutamente dell’epoca ed esprime chiarissimo quel conflitto ideologico, quella
alcuna funzione, ma spolpino solamente il popolo con le loro dis­ mescolanza di correnti progressiste e reazionarie che domina la
sipazioni e lo bistrattino per i loro vizi. Dei problemi intimi, del­ società del tempo. Egli disprezza Pilluminismo, « fredda cultura
l’intreccio storico che li irretisce, della funzione, delle cause della della ragione », ma parla del suo tempo come di un « secolo
caduta morale dei dominanti, delle condizioni concrete del ducato, veramente grande », e crede di poter conciliare quel suo disprezzo
noi veniamo a sapere poco o nulla. Questa non è realtà, è melo­ con l’entusiasmo per la Rivoluzione francese, a cui per lo piu gli
dramma, benissimo adatto a provocare un grande e passionale intellettuali e gli scrittori tedeschi — fra gli altri Kant, Wieland,
effetto politico, ma non è un rendiconto artistico della realtà del Schiller, Friedrich Schlegel, Fichte — dapprima aderiscono appas­
tempo. Si ha una caricatura perfino dove si descrivono circostanze sionatamente, per staccarsene soltanto al tempe» della Conven­
e avvenimenti veri, poiché essi sono staccati dalle loro radici, de­ zione. L’evoluzione di Herder è la stessa della cultura tedesca,
fraudati della loro intima essenza, illuminati entusiasticamente e dalla ribellione dello Sturm und Drang, infatuata del « genio »
tendenziosamente. E il motivo forse piu importante per la cono­ fino all’atteggiamento piu consapevole, sebbene borghesemente piu
scenza della struttura sociale (messo in luce anche dal Korff), rassegnato, del periodo classico. Il suo esempio mostra ottima­
l’intima sottomissione dei sudditi che nella loro religiosità ottusa mente che cosa significasse Weimar per la letteratura tedesca. In
e gretta credono che la loro pesante oppressione sia l’attuazione lui l’influsso di Goethe soppianta quello di Hamann e di Jacobi,
d ’una legge eterna — questo motivo non risulta mai chiaramente. avvicinandolo al razionalismo. Egli scrive un’entusiastica comme­
Il fallimento di Luisa per mancanza d ’intima libertà (III, iv) viene morazione di Lessing, l’impavido campione della verità, e non
frainteso da Ferdinando, perché l’intrigo esige che egli abbracci soltanto supera l’ortodossia d ’un tempo, ma colora di estetismo
contro di lei un sospetto di gelosia che è completamente invero­ tutto il suo mondo religioso, e applica ai documenti della religione
simile dopo tutto quello che sappiamo, cosicché l’interesse del- la sua teoria della lirica popolare, fino a considerare la Bibbia nul-

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l’altro che un prototipo di tale poesia. Veramente egli non può di tutti. Da vivo, la sua fama non usci da un ambiente innegabil­
rinnegare del tutto il suo passato; l’impegno religioso della sua mente ristretto, e anche più tardi non furono che gli intellettuali a
gioventù si muta in grettezza moraleggiante, la sua filosofia della leggerne gli scritti. Egli deplora più volte la propria solitudine, es­
storia ha profonde radici nel pensiero conservatore, e presenta in­ sendo, come dice Schiller, « il più socievole degli uomini », avido
negabilmente molti punti di contatto con le idee di Burke. An­ di simpatia e di comprensione, bramoso di esercitare un suo in­
ch’egli, come Burke, anziché dominare, mutare, soverchiare le for­ flusso. Il gran numero di lettere e di colloqui tramandati per iscrit­
me della vita storica, vuol comprenderle, interpretarle, abbandonar- to ci dimostra che cosa significassero per lui la comunione intel­
visi. La sua concezione morfologica della storia, che considera l’evo­ lettuale, lo scambio delle idee e lo svilupparle in comune. Eppure
luzione come un ciclo vegetativo, dal germe al fiore e dalla fioritura Goethe era pienamente consapevole dell’inefficacia del suo lavoro;
alla morte, nonostante l’amorosa pietà dell’indagine, rivela una e spiegava il particolare carattere non solo di tutta la letteratura
visione pessimistica in cui è già contenuta l’idea fondamentale del tedesca, ma anche quello della propria poesia con la mancanza di
declino, che Spengler svilupperà nella sua teoria. una vita intellettuale collettiva. Il suo momento di popolarità lo
Il classicismo di Herder, di Goethe e di Schiller è stato consi­ ebbe da giovane, pubblicando il Goetz e il Werther. Quando si
derato un Rinascimento tedesco in ritardo, un parallelo del clas­ trasferì a Weimar e iniziò la sua attività ufficiale, in certo modo
sicismo francese. Tuttavia è un movimento che si distingue da egli scomparve dalla vita letteraria. A Weimar il suo pubblico era­
ogni altro analogo fuori di Germania, anzitutto perché rappre­ no mezza dozzina di persone — il duca, le due duchesse, la signora
senta una sintesi di tendenze classiche e romantiche e, special- von Stein, Knebel e Wieland — a cui egli leggeva le sue opere
mente se visto dalla Francia, appare decisamente romantico. I clas­ nuove, non certo numerose né di gran mole: singoli capitoli e
sici tedeschi, quasi tutti in gioventù seguaci dello Sturm und Drang, frammenti di opere. E non s’immagini che fosse un pubblico parti­
e comunque inconcepibili senza l’evangelo roussoviano della na­ colarmente intelligente. Il caso dell’ammaestratore di cani che,
tura, tuttavia rinunziano alla romantica ostilità di Rousseau per malgrado l’energica protesta di Goethe, potè esibirsi nel teatro di
la vita civile e ne rifiutano il nichilismo. Dai tempi degli umanisti corte, illustra chiaramente la situazione. Figuriamoci come anda­
nessuna generazione di poeti era vissuta in una simile orgia di ci­ vano le cose nelle altre corti! La letteratura tedesca non godeva
viltà e di cultura, che per loro non è opera dell’individuo, per particolare considerazione a Weimar; anche qui, cerne in tutti i cir­
quanto dotato, ma proprio della società civile. L’ideale di cultura coli di corte e della nobiltà, si leggevano per lo più le novità di
di Goethe solo nella cultura di società può trovare la sua attua­ Francia. Fra il gran pubblico (per quanto questo poteva sapere di
zione e il grado di adeguamento all’ordine borghese diventa per letteratura seria) durante il viaggio di Goethe in Italia, fu Schiller
lui proprio un criterio per valutare l’opera individuale. Questo è ad accentrare l’interesse; il Don Carlos, per esempio, fu accolto con
appunto il concetto che della cultura si fanno letterati ormai giunti ben più calore del Tasso. Il massimo successo letterario, tuttavia,
al successo e al prestigio, soddisfatti dei loro allori e liberi da ogni non l’ebbero né Goethe né Schiller, ma Gessner e Kotzebue. Solo
risentimento verso la società. Ma questo non significa affatto che dopo l’avvento dei romantici e il loro entusiasmo soprattutto per
i classici tedeschi fossero popolari; i loro scritti non hanno avuto il Wilhelm Meister, Goethe non ha più rivali nella letteratura tede­
fra il popolo neppure la diffusione delle opere classiche della let­ sca. Il favore dei romantici per Goethe è il segno più evidente della
teratura francese o inglese. E Goethe era il poeta meno popolare comunione profonda e indistruttibile, nonostante ogni contrasto

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ideologico e personale, che esiste non solo fra classicismo e roman­ nel 1780 medico militare. Gli anni passati nell’accademia, sebbene
ticismo, ma in tutta la cultura tedesca, a partire dallo Sturm und informati a una disciplina severa, non furono infelici, e del resto,
Drang. L’arte è la grande esperienza comune, e non solo come og­ come accade di altri giovani, mentre fantasticava le gioie della li­
getto del piu alto godimento spirituale e unica via ancora aperta bertà, si comportava come uno studente docile e diligente.
al perfezionamento della persona, ma anche come l’organo per cui Negli ultimi anni d ’accademia, il suo carattere si era pienamente
l’umanità può recuperare l’innocenza perduta e assicurarsi il pos­ rivelato. Cominciò con il cercare un mondo ideale, che medicasse
sesso della natura e della civiltà nello stesso tempo. Per Schiller le esaltazioni emotive in lui compresse, leggendo Klopstock, Os­
l’educazione estetica è l’unica salvezza dal male inesorabile sco­ sian, Goethe e Shakespeare, e scrivendo poesie e drammi; conti­
perto da Rousseau; e Goethe va ancora piu lontano, affermando nuava però, nel comportamento esterno, a ottemperare ai doveri
che l’arte è il tentativo dell’individuo « di resistere alla forza di­ e a rispettare i superiori. In lui il mondo ideale della fantasia era
struttiva del Tutto ». L’esperienza artistica assume cioè l’ufficio del tutto distaccato dalle vicende reali, tanto da meritarsi la stima
finora esercitato esclusivamente dalla religione: protegge l’uomo dei suoi compagni, che lodavano in lui la forza libera e spregiudi­
contro il caos. cata dell’idealismo, e insieme il fermo carattere morale. Quando la
A. H a u s e r , Storia sociale dell’arte, Torino, fantasia, eccitata dalle composizioni sue o altrui, si impossessava
Piccola Biblioteca Einaudi, 1970 ( l a ediz. interamente di lui, allora cadeva in deliri: sospirava profonda­
tedesca) 1946, l a trad, italiana 1956, vol. II, mente, percorreva su e giu, infaticabilmente, la sua cameretta, o
pp. 134-137. cadeva in vere e proprie estasi; tuttavia simili esaltazioni erano
l’espressione degli entusiasmi ideali, e si placavano nell’opera com­
La personalità di Schiller si distacca da quella di Hamann, di piuta, non erano forme di angoscia legata a vicende personali. Cosi
Herder, di Goethe e di Lenz, e questo distacco ci giova a scoprire Schiller confessava alla Körner: « Il poeta necessariamente vive
le qualità particolari della sua opera letteraria. Piu giovane di in un mondo ideale ... soltanto nel regno degli ideali il poeta di­
Goethe di dieci anni, Schiller non ebbe relazioni dirette con gli mentica la tristezza della realtà ». Quanto poteva esserci in lui di
altri scrittori dello Sturm und Drang, che del resto stava decli­ goffo e di impacciato, indice dello squallore dell’ambiente che lo
nando proprio quando egli iniziava la sua attività di scrittore. Era circondava, non si tradusse in alcuna reazione complessa, ma fu
figlio di un chirurgo militare, assegnato a un reggimento di stanza come assorbito dall’ardore con il quale si votava agli ideali e alla
nel Württemberg, e crebbe in un ambiente modesto, anche se non poesia. La biografia di Schiller sta nelle sue opere, non nella sua
misero. La madre e il padre erano gente devota e pia, ma Schiller vita privata.
non subi mai le esaltazioni religiose del pietismo: come molti altri Socialmente ebbe una vita abbastanza sfortunata, quella di un
ragazzi della sua età, amava indossare la veste della madre e pre­ ufficiale subalterno dominato dall’onnipresenza e dall’onnipotenza
dicare alle sorelle, ma questi suoi atteggiamenti infantili non la­ del duca. Subì anche dei rimproveri e persino la detenzione per
sciarono tracce neppure nelle sue opere giovanili. Ancor ragazzo avere assistito senza permesso alla rappresentazione del suo prime
attrasse l’attenzione del duca di Württemberg e divenne presto dramma, Die Räuber (I masnadieri), nella vicina Mannheim, e gli
suo protetto. Per interessamento del duca, fu istruito in un’acca­ fu imposto dal duca di non comporre piu. Ma Schiller non potè ri­
demia militare, e scelse come professione la medicina, divenendo nunciare all’operosità letteraria, e cosi usci clandestinamente dalla

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città, cercando di vivere come poeta di compagnie drammatiche. vrabbondava in Herder, Goethe e Lenz. I sentimenti di lui erano
Il dramma che segui, Fiesco, ha per tema la ribellione sociale; la monotoni e mancavano di ombre e di prospettive. Quando perso­
terza tragedia, Kabale und Liebe (Amore e raggiro), rappresenta nalmente leggeva a voce alta i suoi componimenti poetici, quella
l’idealismo dei giovani distrutto dalla corruzione dell’assolutismo; dizione stridente, povera di modulazioni, sempre tesa all’enfasi,
finalmente l’ultimo fra i drammi della giovinezza, Don Carlos, met­ finiva spesso con l’allontanare gli uditori.
te in scena la battaglia che l’idealismo politico conduce vanamente Qualche eco dello Sturm und Drang si rivela semmai in quei
contro gli interessi egoistici dello Stato e della Chiesa. È contenuta sentimenti esaltati che soverchiavano Schiller nell’impeto della
una critica diretta e violenta contro la società contemporanea piu creazione; i primi tré drammi s’ispirano, un poco vagamente, al
in questi drammi, si vogliano essi considerare separatamente o mito del « genio della forza », per quei loro protagonisti « eroi »,
come un’opera sola, che non in tutta la rimanente produzione dello che cercano d ’imporsi su un mondo eh’essi disprezzano. L’avver­
Sturm und Drang. Il teatro di Schiller continua piuttosto YEmilia tenza scritta dall’autore per la prima rappresentazione di Fiesco, si
G alotti e il Nathan der Weise (N. il saggio) di Lessing che non il ordina tutta nell’atmosfera dello Sturm und Drang:
Götz von Berlichingen e il Werther. Eppure, sebbene Schiller si « Se è vero, per disgrazia di noi tutti, che le vicende esterne uni­
affaticasse ad accordare l’idealismo e la realtà, e ben poco potesse versalmente e ogni giorno affondano e seppelliscono i semi della
sperare dal futuro e si dovesse affidare alla generosità degli amici, grandezza spirituale e della bontà sotto il peso del vivere borghe­
non si trova in tutta la sua vita e in tutte le sue opere quella rivolta se; se è vero che i sofismi angusti e la moda convenzionale oscu­
contro la vita e quella specie di gusto per l’autotortura che incon­ rano il vivo volto delia natura; se è vero infine che migliaia di
triamo in Herder o in Lenz. A Schiller mancava la loro sensibilità ridicoli pregiudizi sfigurano l’immagine stessa della divinità: allora
nervosa. Egli si apriva la via senza titubanze e impennamenti, for­ un dramma assolve a una sua grande missione, quando esso ci rap­
te del suo idealismo disinteressato e impersonale e di quella sicu­ presenta dinanzi agli occhi la forza della nostra energia spirituale,
rezza serena che gli acquistò la devozione di molti amici. che accende e alimenta la fiamma dell’eroismo, che ci leva dal
Le sue poesie sono agli antipodi della lirica dello Sturm und reame angusto e macero dei fatti quotidiani al cielo sublime degli
Drang: esse esprimono non la sua personale esperienza, ma le ri­ ideali perenni ».
flessioni che egli andava facendo sull’amore, sulla musica, e cosi Schiller indirizza la nostra attenzione al conflitto dell’uomo con
via. Gli amici sapevano, ed egli stesso lo confessò piu tardi alla il suo ambiente sociale, non mai lo coglie nelle sue contraddizioni
Körner, che la « Laura » cui egli dedicò alcune contemplazioni interiori e misteriose, e i suoi drammi sono ricchi di azione dram­
poetiche, non era una fanciulla da lui amata, ma un’anziana signora matica, ma poveri di introspezione psicologica, se comparati con
di campagna, alla quale era ben conveniente dedicare queste sue i drammi dello Sturm und Drang. Schiller sente l’uomo piu alla
riflessioni sulla potenza e sulla natura dell’amore. Nessuno dei la­ maniera dei sentimentalisti moralizzanti della generazione prece­
vori letterari di Schiller sorge da momenti emotivi, come la poesia dente di Richardson, che non alla maniera di Herder e di Goethe.
di Goethe o di Lenz. Se piacevano di lui la rettitudine e la vigoria Codesta concezione semplicistica della moralità umana, codesta mis­
morale e l’indifferenza per la meschinità delle vicende pratiche, sione similmente moralistica del teatro sono spiegate da Schiller nel
d ’altra parte poteva dispiacere il fatto che egli non avesse nulla trattato Die Schaubühne als moralische Anstalt (Il teatro conside­
del fascino, dell’incanto, della tenerezza quasi femminile, che so- rato come istituzione morale) (1784): vi si identificano il senti-

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mento con il bene, il calcolo egoistico con il male. Soltanto nel troppo direttamente agli oggetti e di averla maneggiata come uno
primo dei suoi drammi, I masnadieri, i sentimenti travolgono strumento pratico per cui è inadeguata », citando come esempi le
l’eroe nel male, e Karl Moor medesimo riconosce di esser colpe­ proprie recensioni di Bürger e Matthisson. Quando la Vergine d ’Or­
vole e volontariamente espia la colpa. leans fu fatta oggetto di analisi metafisica da parte di uno dei se­
R. P a s c a l , La poetica dello Sturm und guaci di Schelling, lamentò che non c’è alcun « passaggio dalle
Drang, Milano, Feltrinelli, 1957 ( l a ediz. in­ vuote formule generali ad un caso particolare ». « La filosofia e
glese 1953), pp. 52-55. l’arte non si sono ancora comprese e interpenetrate, e sentiamo piu
che mai la mancanza di un organon che funga da mediatore tra
di esse ». Questo era precisamente il fine che Schiller si proponeva:
fine che è arduo considerare utopistico o privo d ’importanza.
L’ESTETICA DI SCHILLER
Lo scritto critico piu importante di Schiller è il trattato Sulla
L’importanza di Schiller nella storia della critica va cercata, poesia ingenua e sentimentale (Lieber naive und sentimentalische
piuttosto, nella sua riformulazione della vecchia disputa tra An­ Dichtung) (1795-96). Esso è basato su una contrapposizione in­
tichi e Moderni attraverso una nuova dicotomia di poesia « inge­ gannevolmente semplice: la poesia « ingenua » è « naturale »,
nua » e « sentimentale » che egli amplia tanto da farne una teoria scritta con un occhio all’oggetto — « imitazione della natura »,
sia della letteratura moderna sia dell’intera storia della letteratura, un’arte fondamentalmente realistica, oggettiva, impersonale, pla­
nonché una nuova teoria dei generi, che cerca di sostituire le clas­ stica; mentre la poesia « sentimentale » è riflessiva, consapevole,
sificazioni tradizionali con nuove categorie di « modi del senti­ personale e musicale. Il poeta « sentimentale » si trova di fronte
mento ». Schiller fu primariamente un teorico della letteratura; alla frattura tra realtà e ideale. Ha una scelta di atteggiamenti da
tuttavia esemplificò la sua teoria in un corpo abbastanza limitato di prendere. Può accentuare la distanza tra l’ideale e il reale, contem­
critica pratica che non è soltanto illuminante per una comprensione plare la realtà dalle altezze dell’ideale e assumere così l’atteggia­
della sua teoria ma ha valore intrinseco di critica almeno per al­ mento della satira. Può lamentare la perdita dell’ideale e scrivere
cuni, soprattutto contemporanei, autori tedeschi: Goethe, anzi­ elegie. O infine può immaginare l’ideale nel passato o nel futuro
tutto, poi Bürger, Klopstock, e lo stesso Schiller — e infatti egli come reale e scrivere idilli. Su questo punto la classificazione di
analizzò e recensì pubblicamente (anche se anonimamente) le pro­ Schiller ondeggiava; al principio ignorò l’idillio, poi lo ammise sol­
prie opere con grande sincerità e distacco. tanto come una sottospecie dell’elegia, e infine gli assegnò una po­
Schiller s’era aspettato che le proprie meditazioni sull’arte pro­ sizione indipendente. Tuttavia la teoria generale è chiara: è una
ducessero una completa rigenerazione della sua arte stessa, ma finì classificazione non secondo i generi tradizionali ma secondo modi
col giudicare del tutto negativo il valore pratico immediato, per del sentimento, gli atteggiamenti verso la realtà: vi può essere un
l’artista, della teoria: « È ancora dubbio che la filosofia dell’arte dramma elegiaco come il Tasso di Goethe, o una tragedia satirica
abbia alcunché da dire all’artista », scriveva, ammettendo d ’essere come I Masnadieri dello stesso Schiller. Il Paradiso Perduto di
disposto a dare « tutto ciò che io e gli altri sappiamo sull’estetica Milton e le Stagioni di Thomson potrebbero esemplificare tutti e
astratta in cambio d ’un solo vantaggio empirico, d ’un solo trucco tre i modi sentimentali.
del mestiere ». Lamenta di avere « applicato la metafisica dell’arte Questa nuova teoria dei modi poetici, unita ad uno schema della

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storia e ad una teoria della letteratura moderna, risultò in una auto­ nei tempi moderni, erano, comunque, assai ambigui. In parte egli
giustificazione di Schiller nella sua rivalità con Goethe e diventò vuole spiegare Goethe, dargli una collocazione come una fortunata
il punto di partenza per gli Schlegel, che riformularono la dicoto­ sopravvivenza, quasi uno scherzo di natura, in un’età in cui lui
mia di Schiller come opposizione tra letteratura classica e lettera­ stesso, Schiller, e i suoi contemporanei sono di necessità « senti­
tura romantica. La difficoltà di combinare insieme una tipologia mentali »; e in parte vuole considerare Goethe come una garanzia
della letteratura, una filosofia della sua storia e una concreta appli­ della possibilità d ’una rinascita della poesia « ingenua », come il
cazione critica a particolari figure e tempi, non era completamente grande esempio del « tedesco greco », del nuovo classicista. Da un
superata: vi sono incoerenze nella formulazione, spostamenti nel lato Schiller celebra l’antichità classica; condivide in gran parte
significato dei termini, e variazioni di accento nella valutazione. l’ellenismo fin stravagante dei suoi amici: di Goethe, di Humboldt,
I tipi di atteggiamento soggettivo sono distinti troppo nettamente di Hölderlin; vede l’ideale dell’umanità realizzato in Grecia e vuole
o troppo rigorosamente identificati con periodi storici specifici. I farlo rivivere nel proprio tempo. Ma dall’altro riconosce che ciò è
periodi sono troppo caratterizzati in termini di pochi, e piuttosto impossibile, che lui stesso, come tutto il suo tempo, è irrevocabil­
arbitrari, criteri secondo specifiche caratteristiche di singoli autori. mente destinato al riflessivo, all’autocritico, al divorzio tra la testa
È facile dimostrare che non c’è stato mai un poeta puramente e il cuore, al « sentimentale » nel peculiar senso ch’egli dava alla
« ingenuo » o un’età puramente « ingenua », che Schiller pensa parola.
troppo in termini di opposizioni, di puri tipi, di età nettamente Schiller vorrebbe, infine, una conciliazione dell’« ingenuo » e
definite. Ma, con queste riserve, la teoria offre una profonda in­ del « sentimentale », di antichità e modernità, natura e arte, senti­
tuizione del processo della letteratura e della situazione peculiare mento e intelletto, della propria natura e di quella di Goethe. Par­
della letteratura moderna. lando degli oggetti della natura, dice: « Essi sono ciò che erano;
La poesia « ingenua » è primariamente quella dell’antichità — in sono ciò che qualche giorno dovrebbero essere di nuovo. Noi era­
pratica, la poesia di Omero; la poesia « sentimentale » è moderna, vamo natura al pari di essi: e la nostra civiltà ci deve riportare alla
di un’età in cui il poeta è in conflitto col suo ambiente ed è diviso natura per mezzo della ragione e della libertà ». « Questa via »,
dentro di sé. Intelletto e sentimento sono separati, l’unità dell’ap­ spiega, « presa dai poeti moderni, è dopo tutto quella stessa che
percezione è stata distrutta, la « dissociazione della sensibilità » deve seguire l’uomo in generale. La natura lo rende uno con se
(per usare il termine di Eliot) conseguita. Lo stesso Schiller rico­ stesso, l’arte lo divide e lo separa, attraverso l’ideale egli torna al­
nosce, peraltro, che la distinzione storica non è cosi netta e precisa. l’unità ». Natura, arte e ideale sono i tre stadi che corrispondono
Sa che nell’antichità ci sono stati poeti « sentimentali », special- alla poesia ingenua, sentimentale e « sintetica », che in Schiller non
mente verso la fine (per es., Orazio), e ammette la possibilità, al­ ha un termine speciale.
meno in casi isolati, di poeti « ingenui » in tempi moderni, « sen­ Non occorre esaminare fino a che punto il concetto di poesia
timentali ». Il suo grande esempio — cui egli pensa anche quando « ingenua » s’accordi effettivamente con una concezione moderna
non lo nomina — è Goethe, del quale la vicinanza alla natura, la della natura della poesia greca e dello stesso Omero. Già Friedrich
spontaneità, il realismo, l’oggettività erano per Schiller oggetti co­ Schlegel aveva cominciato a demolire questa concezione dei Greci,
stanti di ammirazione e di invidia. Il suo atteggiamento verso che, almeno in Germania, derivava soprattutto dalla frase di
Goethe, e il suo giudizio sulla possibilità d’una poesia « ingenua » Winckelmann sulla loro « nobile semplicità e calma grandiosità ».

82 83
Burckhardt e Nietzsche hanno corretto il giudizio del classicismo dalla sua indifferenza, che gli permetteva di scherzare nel mezzo
tedesco e forse hanno accentuato in maniera eccessiva quanto v’è, del massimo pathos, di far entrare il fool durante le scene strazianti
nei Greci, di « dionisiaco », caotico, « critico » e sofisticato. Ma di Amleto, Re Lear, Macbeth, ecc. Ero ancora incapace di com­
l’esattezza storica delPimmagine che dei Greci si fa Schiller ha poca prendere la natura a prima vista ». Shakespeare è « ingenuo » per­
importanza: noi dobbiamo riconoscere l’abilità e penetrazione con ché è oggettivo. « Come Dio sta dietro la struttura dell’universo,
cui il tipo è ‘costruito. Il suo poeta « ingenuo » non è, natural­ cosi lui sta dietro la sua opera. Lui è la sua opera e la sua opera
mente, il poeta primitivo ma quello che osserva la realtà con cal­ è lui ».
ma, vive a contatto con la natura ed è amico delle forze cosmiche, Con « imitazione ingenua della natura » Schiller non si rife­
trasformandole in splendidi dèi. La sua poesia giovanile, « gli dèi risce, cosi, al naturalismo. Condivide il disdegno neoclassico per
della Grecia» (1788), aveva trovato la formulazione classica del 1’« olandese », il comune, il grottesco. Il suo ideale di arte « inge­
contrasto, elaborato per la prima volta da Lessing, tra lo scheletro nua » è il buon classicismo, un’arte basata sugli eterni principi
sulle tombe cristiane e i bei giovani spengenti una torcia sugli an­ della natura. Obietta coerentemente al naturalismo e lo fa con cre­
tichi sarcofagi. I Greci differiscono da noi nel loro sentimento del scente veemenza.
paesaggio e della natura: essi non conoscono la visione meccani- Il poeta « sentimentale » è quello moderno, il poeta dell’età
cistica dell’universo; vedono la natura animata e vissuta; hanno, della civiltà, della convenzione e della specializzazione — diviso
per dirla con Wordsworth, « visioni che mi renderebbero meno internamente, in conflitto con la società. Schiller ha il senso, straor­
solo ». I Greci sono oggettivi, inconsapevoli e diretti nei loro rap­ dinario per il suo tempo, dell’alienazione dell’artista. Riconosce
porti etici. Schiller illustra questo contrasto con l’esposizione og­ che l’ingenuità è estranea al secolo: « I poeti del tipo ingenuo sono
gettiva che fa Omero dell’incontro tra Diomede e Glauco sul cam­ fuor di luogo in un’età artificiale. È quasi impossibile che ve ne
po di battaglia davanti a Troia. I nemici si riconoscono reciproca­ siano ancora a meno che non si ribellino alla loro età e che un caso
mente come antichi ospiti, s’accordano nell’evitarsi l’un l’altro e, fortunato non li salvi dalla sua dannosa influenza. Non potranno
come pegno, si scambiano l’armatura. Ariosto descrive una scena mai uscire dalla società: anche se sembrano esserne fuori, di tanto
simile, con i due cavalieri rivali, Ferrati e Rinaldo, impegnati in uno in tanto, ci appaiono come stranieri di fronte ai quali rimaniamo a
scontro individuale ma che poi si riappacificano e montano sullo bocca aperta e come esseri naturali screanzati che destano la nostra
stesso cavallo per inseguire Angelica: « Ariosto, cittadino d ’un ira ». Il poeta ,« sentimentale » che non può imitare la vile realtà
mondo piu tardo e moralmente meno semplice, non può nascondere che lo circonda deve aspirare ad un ideale, deve cercare 1’« infini­
la propria sorpresa ed emozione nel riferire questo episodio. Egli è to », mentre il poeta « ingenuo » può limitarsi al mondo finito che
sopraffatto dal senso della distanza tra quei costumi e i costumi gli sta davanti. Il poeta « sentimentale » non sarà mai perfetto
del suo tempo. Smette improvvisamente di ritrarre l’oggetto e ap­ come quello « ingenuo », poiché non potrà mai raggiungere pie­
pare in prima persona, rivolgendosi alla “magnanimità dei cavalieri namente il suo scopo, l’ideale. La poesia « ingenua » è l’arte della
antichi” ». limitazione; quella « sentimentale », dell’infinito. Spesso Schiller
Ma Schiller non pensa soltanto ad Omero. Anche Shakespeare è pensa che in questa mera aspirazione del poeta « sentimentale » c’è
« ingenuo » nel senso che egli dà alla parola. Schiller confessa d ’es­ qualcosa di piu alto che nella compiuta soddisfazione del poeta
sere stato, al principio, « respinto dalla freddezza di Shakespeare, « ingenuo ». A volte critica apertamente la civiltà greca. La defi-

84 85
nisce « meramente estetica », esprime la propria condanna del­ recensione che ha destato molti commenti sfavorevoli a causa della
l’atteggiamento volgare e non ideale dei Greci verso le donne e, sua mancanza di chiarezza e del suo sfoggio di condiscendenza in­
nel suo commento alla Iphigenie di Goethe, facendo un elaborato tellettuale. Ma è difficile vedere come Schiller potesse fare a meno
confronto col corrispondente dramma di Euripide, afferma decisa­ di condannare il crudo naturalismo dei temi di Bürger, le trivialità
mente di preferire la raffinatezza umanitaria di Goethe alla crudel­ del suo linguaggio, e le limitazioni onomatopeiche cosi frequenti
tà del poeta greco. Il soliloquio di Oreste, quando questi si separa nella sua poesia. Ed era anche giusto ch’egli criticasse l’espressione
dalle Furie (III, 2), gli sembra dimostrare non soltanto la supe­ diretta, la mera spontaneità di sentimento, la sovrabbondanza emo­
riorità di Goethe su Euripide ma anche il sostegno che il poeta tiva di cui Bürger si vantava. Schiller si sarebbe trovato d ’accordo
moderno trae dal « progresso della cultura morale e dal piu sereno col Paradoxe sur le comédien di Diderot e con Wordsworth, che
spirito del nostro tempo », dalla « piu bella umanità dei nostri raccomandava 1’« emozione ripensata in tranquillità ». Il poeta
costumi moderni ». deve guardarsi dal cantare « il suo dolore in mezzo al dolore ».
Piu spesso Schiller è condotto a preferire il « sentimentale » per Deve scrivere partendo « dalla piu tranquilla e piu distaccata me­
mera negazione. Noi, cioè, non possiamo tornare all’ingenuo. Il moria », mai dall’emozione presente. « Deve diventare un estra­
sogno pastorale non è che un’illusione. Noi dobbiamo vivere nel neo a se stesso: deve estrarre l’oggetto del suo fervore dalla sua
nostro tempo e secondo il modo in cui i poeti esprimono l’umanità stessa individualità ». Impersonalità, oggettività, il generale e il
contemporanea, perché il concetto piu alto di poesia è di « dare generalmente umano costituiscono l’ideale di Schiller, come di ogni
l’espressione piu completa all’umanità ». Il nostro fine massimo è classicista.
il ritorno alla natura, ma deve trattarsi d ’un ritorno consapevole e Nella recensione Schiller applica il suo punto di vista anche al
volontario. L’arte moderna, nella sua forma piu alta, deve unire problema della poesia popolare. Ammette la difficoltà di diventare
l’universale e il particolare, l’individuale e l’ideale, la necessità e un poeta popolare in un’età in cui s’è aperto un abisso tra il gusto
la libertà. delYélite e quello delle masse. Il poeta popolare che non voglia
Schiller sviluppa con molta abilità la teoria dei quattro modi sottomettersi al gusto delle masse deve tentare il compito molto
di sentire. In ciascun caso elabora anche un criterio di valore e mo­ piu difficile di soddisfare i gusti sia del conoscitore sia del popolo.
stra la peculiare aberrazione in cui può incorrere ciascuno di questi Egli può conseguire ciò con l’essere universalmente umano, con
« modi del sentimento ». Il poeta « ingenuo » corre il costante l’elevare al generale l’individuale e il locale. Nei termini di Schiller,
pericolo di scivolare nel basso, nel triviale, nel meramente natu­ questo processo è processo di idealizzazione anche nel senso morale,
rale, perché deve di necessità dipendere maggiormente dalla natura, un processo educativo di raffinamento e maturazione sia del pubbli­
dall’ambiente e dalla società. Per essere poeta egli ha bisogno d’una co sia del poeta. Il poeta « scende » fino al popolo, ma deve avere
natura « ricca di forme, d ’un mondo poetico, d ’una umanità in­ una mente colta e matura, se deve agire da educatore. « Soltanto
genua », e perciò è assai piu incline a soccombere al mero senti- un’anima calma e tranquilla può far nascere il perfetto ». Questa
timento, ad una mera imitazione della natura. Trivialità e bassezza opinione, è chiaro, faceva ingiustizia al talento vigoroso e crudo
possono trovarsi, a volte, in Shakespeare, Molière, Goldoni e dell’infelice Bürger, e non risolve il problema dell’arte di massa.
Holberg, per non parlare di Omero, Aristofane e Plauto. Schiller condanna, senza compromessi, non soltanto il basso e
Questo è il punto di vista da cui Schiller giudicò Bürger in una l’osceno ma anche il puramente personale e naturalistico. Egli non

86 87
viene affatto toccato dal fervore preromantico per la poesia popo­
lare e primitiva. Non c’è nulla della Volkspoesie di Herder nel suo
Testi esemplari
concetto di poesia « ingenua ».
In seguito Schiller affrontò il problema del pubblico di cui di­
spone il poeta moderno. Riconosce, ciò che è sorprendente, il bi­
sogno, da parte dello « stanco uomo d ’affari » e del « torpido stu­
dioso », d’un’arte che gli offra mera ricreazione e divertimento.
Vede anche l’altro pericolo — che si chieda alla letteratura un’ele­
vazione e un miglioramento morale senza prendere in considerazio­
ne la natura dell’arte e attribuendole un influsso sulla moralità mag­
giore di quello reale. Ma Schiller è incapace di risolvere il dilemma
che pure dev’essere stato uno dei primi a vedere. Ripone qualche
esitante speranza in una « classe di persone che siano attive senza
lavorare e sappiano idealizzare senza far stravaganze ». « Soltanto
una classe del genere può preservare il bell’insieme della natura
umana, che è attualmente disturbato da ogni tipo di lavoro e com­
pletamente distrutto da una vita lavorativa, e dare, con i propri
sentimenti, delle regole al giudizio universale in tutte le cose che
siano puramente umane ». Ma la conclusione è cauta: « Se una
classe del genere esista realmente, o, piuttosto, se la classe ora
esistente in condizioni esterne simili risponda internamente a que­
sto concetto,' è un altro problema, di cui qui non mi occupo ». La
sua condanna generale del lavoro come distruttore della civiltà
estetica e il suo riconoscimento della capacità di distruggere l’ani­
ma posseduta dalla specializzazione e commercializzazione moderna,
non inducono completamente Schiller a trovare il pubblico ideale
nell’aristocrazia del suo tempo, alla quale probabilmente allude
nelle ultime parole citate. Ma la soluzione d ’una élite ideale agiata
e raffinata indica i limiti dell’idealismo utopistico di Schiller.
R. W e l l e k , Storia della critica moderna -
vol. I: DalVilluminismo al romanticismo, Bo­
logna, Il Mulino, 1958 ( l a ediz. inglese 1955),
pp. 254-262.

88
!
Poesie
j
I

MALINCONIA
(1782)

Laura, il sole sorgente splende nell’oro dei tuoi occhi: il sangue


vermiglio arrossa le tue gote: le tue lagrime sono perle che na­
scono soltanto dall’ebbrezza della felicità. E il giovane, che fa
scendere questa adorabile pioggia e sospira di felicità, conobbe
nella sua vita splendenti aurore.
L
L’anima tua simile allo specchio delle acque, luminosa come il
sole e l’argento, trasforma in maggio il cupo autunno che ti cir­
k conda: tu sei la luce dei desolati e orribili deserti e indori con i
tuoi raggi le nuvole lontane del futuro minaccioso. Sorridi all’in­

canto armonioso che sai dare alla vita e al mondo, ed io invece
osservandolo, piango.
Forse che il potere della notte non ha già da lungi sconvolto la
terra nelle sue fondamenta? L’orgogliosa facciata dei nostri pa­

r lazzi, il nobile splendore delle nostre città tutto posa su ossa che
diventano polvere: i tuoi fiori traggono dalla putritudine il soave
profumo e le tue fonti attingono la loro acqua dalla fossa comune.
Guarda nel cielo, nello spazio si muovono i pianeti: o Laura,
interroga quei mondi che sono tuoi. Nella loro orbita mille pri­
mavere sono già sfiorite: mille troni sono sorti: di spaventose gri­
da hanno echeggiato mille battaglie. Nei campi di ferro, cercane
fL

91

.
le tracce. Un giorno o l’altro, privi di vita, si fermeranno gli in­
per ottenere per me la vecchiaia! Asciugatevi colpevoli lacrime!
granaggi dell’orologio dei pianeti.
Laura vuole forse che scompaiano le mie forze? Che strisci per
Chiudi tre volte gli occhi, tre secondi bastano perché si spenga
terra e che tremi lontano da quel cielo dove volai come un’aquila?
il sole nel nero oceano della notte. Domandami allora da dove la e che, gelido il cuore, scacci da me la celeste e splendente fiamma?
tua luce trae il suo nutrimento. Sei forse orgogliosa della fiamma
che cieco diventi il mio genio? che condanni i miei piu belli er­
dei tuoi occhi? Dello splendore delle tue gote che trai dalla pol­ rori? O sciagurate, colpevoli lacrime! Cogli il fiore nella pienezza
vere dei sepolcri? Per quell’oro che ti presta, o fanciulla, quanto
della sua bellezza, giovane dio dal volto malinconico; piangendo
dovrai pagare alla morte, avida usuraia?
spegni la mia luce. Cosi cala rumorosamente il sipario sulla scena
Ahimè a terra già vedo le tue rose ormai sfogliate: pallide e piu bella; fuggono le ombre evocate, e in silenzio la sala continua
morte le tue dolci labbra: il crudo soffio degli inverni scaverà le ad ascoltare.
tue morbide tenere gote: la bruma degli anni offuscherà la chiara
fonte della tua giovinezza. Laura, quando verrà quel giorno, Laura
piu non amerà, né sarà amata.
L’AMICIZIA
Fanciulla, il tuo poeta è ancora in piedi come una quercia pos­
(1782)
sente. La freccia smussata della morte giace ai piedi della roccia
della mia giovinezza. Come le luci del suo cielo splendono i miei Questa poesia giovanile pubblicata nel saggio filosofico Teosofia dei
sguardi, e il mio genio, che nel mare sempre tempestoso delle sue Giulii esprime a fondo la situazione spirituale e l’estremismo di^Schiller
creazioni a suo piacere crea e inghiotte gli scogli, splende piu della al momento della composizione dei Masnadieri. Dallo stile si può ca­
luce di questo cielo eterno, arditamente i miei pensieri navigano pire che gli effetti retorici, anche se magniloquenti, non soddisfano
nel grande tutto, e nulla temono se non proprio i propri limiti. l’esuberanza del giovane poeta.
O mia Laura, ardi forse nel tuo incanto? E il tuo seno si gonfia
d ’orgoglio? O fanciulla, sappi che questo filtro di voluttà, questo Oh felicità, oh felicità: Amico ti ho trovato
calice che per me esala la divinità, Laura, non è che veleno! Ma­ Fra milioni di esseri, ti ho stretto in un abbraccio
ledetto, cento volte maledetto, colui che vuole trarre dalla polvere Fra milioni di esseri, sei mio.
scintille divine! Ahimè! La piu audace armonia fa andare in pezzi Che il caos sconvolga pure il nostro mondo
la lira, il raggio del genio, questo raggio che fiammeggia in ciò E che in un turbine mescoli gli atomi
che è spirituale si accende solo alla lampada della vita ... Le po­ Per sempre i nostri cuori si slancieranno l’uno verso l’altro.
tenze che vegliano attorno al trono della vita, già il genio le ha
È forse nella fiamma del tuo sguardo che
sviate per farne i suoi ministri. E già, perché troppo mi sono
Posso assaporare il riflesso della mia intensa gioia?
nutrito alle fiamme temerarie, queste potenze unite fanno lega
Tu solo mostri la mia immagine ai miei occhi attoniti.
contro di me! O Laura, mia Laura, lo sento, lascia che rapide fug-
La bellezza di questa terra si adorna dei piu bei colori
gano ancora due primavere e poi questa vacillante casa di polvere
Attraverso i gesti dell’amico vi si riflette il cielo
crollerà su di me, e mi spegnerò nei miei propri raggi...
Con maggiore fascino e splendore.
Piangi o mia Laura? O lacrime fermatevi, lacrime che scendete
Il grande artefice dell’universo, trovatosi privo di amici,

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Si senti solo e allora creò gli spiriti, « Dammi la donna, cosi cara al tuo cuore, dammi la tua Laura!
1 Che beati rispecchiavano la sua beata felicità; Al di là della tomba i tuoi dolori ti saranno ripagati con usura ».
ţ E se anche l’Essere Supremo non può trovare un suo simile Sanguinante la strappai dal mio cuore straziato; amaramente piansi
Da tutto il regno delle anime, verso di lui e a lei la diedi.
j Come da un’ampia coppa spumeggiante — sale tutto l ’infinito. « È una licenza per il regno dei morti, diceva il mondo con iro­
1 nico sorriso. La mentitrice, pagata dai potenti, al posto della realtà
ti ha offerto l’ombra. Piu non esisterai al giorno della scadenza ».
RASSEGNAZIONE
I (1786) Un esercito di esseri beffardi, dalla lingua acuminata, lanciava
le sue impudenti frecciate: « E che! Ti spaventa un’illusione con­
10 pure nacqui in Arcadia: a me pure ancora in culla la natura sacrata solo dalla decrepitudine? Che significano i tuoi dei, abile
promise la felicità; anch’io nacqui in Arcadia; solo lacrime tuttavia invenzione che lo spirito umano presta all’umana miseria? I tuoi
a me diede la fuggevole primavera. dei, rimedio ai vizi del mondo ».
11 maggio della vita fiorisce una sola volta e non ritorna piu, è « Che è questo futuro che ci nascondono i sepolcri? Questa
sfiorito per me. Il dio silenzioso ... fratelli, piangete! ... il dio eternità che lusinga il tuo orgoglio, rispettabile soltanto perché
silenzioso spegne la fiamma della mia vita, e svanisce l’apparizione. coperta di veli, ombra dei nostri stessi terrori, ingigantita nello
specchio della nostra coscienza inquieta?
Già sono giunto sul tuo tenebroso ponte, o temibile Eternità!
Accetta la mia lettera di credito, il mio diritto alla felicità: te la « Immagine menzognera delle forme della vita, mummia del tem­
rendo intatta, ignoro tutto della felicità. po conservata nelle gelide dimore del sepolcro dal balsamo della
Davanti al tuo trono, o Eternità, giudice dal volto velato, si speranza ... è questo forse che il tuo delirio febbrile chiama im­
leva il mio lamento! Sull’astro da dove vengo lietamente correva mortalità? ».
voce che tu qui risiedevi con la bilancia della giustizia e che ti « Per delle speranze ... la polvere della tomba prova che esse
chiamavi Rémunératrice. mentono ... hai sacrificato beni sicuri. Per mille anni la morte ha
Qui, dicono, il terrore attende il cattivo e la gioia il giusto. Tu taciuto. C’è mai stato un cadavere, uscito dal suo avello che abbia
devi svelare il piu intimo del cuore; tu per me devi risolvere tutti menzionato la Rémunératrice? ».
gli enigmi della Provvidenza e pagare colui che soffre. Ho visto il tempo fuggire verso le tue rive; la natura fiorente
Qui una patria attende l’esiliato, qui finisce il sentiero di spine dietro a lui era un cadavere avvizzito: nessun morto si è alzato
dell’afflitto. Una figlia degli dei, chiamata Verità, che i piu sfug­ dal suo funebre avello, e sempre ha creduto alla promessa degli
gono, che ben pochi conoscono, trattenne le redini, il rapido volo dei.
della mia vita. Tutte le mie gioie a te ho sacrificato. Oggi davanti al tuo trono,
« Ti pagherò in un’altra vita, dammi la tua giovinezza! Non davanti al tuo tribunale, mi prosterno. Coraggiosamente ho di­
posso darti che questo compenso ». Presi dunque la licenza per sprezzato le beffe della folla, sperando solo nei tuoi beni. Rému­
l’altra vita e le diedi le gioie della mia giovinezza. nératrice, reclamo il mio salario.

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« Di un uguale amore amo i miei figli, gridò un genio universa­
le. Due fio ri... ascoltate figli degli uomini ... due fiori sbocciano
per chi sa trovarli. Hanno nome speranza e godimento. 9 1 j j j _ c t.
« Chi ha colto uno di questi fiori, non domandi il secondo! Goda
colui che non può credere! Questa legge è eterna come il mondo!
Chi può credere se ne astenga! La storia del mondo è il giudizio
del mondo. t
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« Tu hai sperato: pagato è il tuo salario; la tua fede era la
tua parte di felicità! Non avevi che interrogare i saggi: ciò che si
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è rifiutato quando era offerto, l’eternità non lo renderà mai ». berauôflegebcn
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Frontespizio della seconda edizione dei « Brigands ».

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A sinistra in alto: ritratto eseguito da Schiller rappresentante Korner.
A sinistra in basso: il giardino di Schiller a Jena.
In questa pagina: Casa Griesbach a Jena.
Poesie filosofiche

GLI ARTISTI
(1789)

Quanto sei bello, o uomo, con la palma della vittoria


Il secolo finisce, e tu eretto
Nobile e fiero nella tua forza virile
I sensi vigili, la mente feconda,
Pieno di dolcezza e di gravità, te ne stai nel silenzio da cui nascono
[le azioni.
Tu il piu saggio figlio dei tempi
Che la ragione fa libero e le leggi forte
Grande per la dolcezza, ricco per i tesori
Che cosi a lungo il cuore ti ha celato,
Padrone della natura che ama le tue catene
Che prova la tua forza in mille battaglie
E che sotto il tuo dominio usci splendente da uno stato selvaggio.

Se sulle vie ormai libere del Pensiero,


Ora si slancia il cercatore
E, ebbro di piani che esaltano la vittoria,
Con mano impaziente vuole afferrare la corona,
Se col vile salario del mercenario
Crede di poter licenziare la nobile guida,
E giunto al sognato trono

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Soltanto di concedere all’Arte il primo posto fra i suoi schiavi, voi il pensiero delle cose terrestri! fuggite da questa via stretta
Perdonatelo! La corona della perfezione e soffocante, verso il regno dell’ideale!
È un’aureola di luce attorno alla vostra fronte. Giovane, non contaminata da peccato umano, aureolata di per­
fezione, la divina immagine dell’umanità plana lassù come gli
Con voi, primo fiore primaverile, splendenti fantasmi silenziosi che errano sulle rive dello Stige e
La Natura che forma le anime iniziò la sua opera: come l’umanità mortale che un tempo risiedeva lassù, nella regione
Con voi, lieta corona della sua messe, celeste, prima di discendere nel suo triste sarcofago. Se sulla terra
La Natura che tutto produce completa il suo ciclo. è ancora incerto l’esito della lotta, là invece appare la vittoria.
A voi è affidata la dignità dell’uomo: L’alloro della vittoria non esala sulla terra il suo profumo per
Preservatela dunque. risollevare il guerriero sfinito, né per liberare per sempre il corpo
dalle catene della lotta. Se anche riposassero i vostri muscoli, la
vita vi trascinerebbe violentemente nei flutti, e cosi il tempo nella
L’IDEALE E LA VITA sua danza turbinosa. Ma l’audace ala del coraggio si piega davanti
(1795) alla penosa sensazione dei suoi limiti; allora dalle altezze del bello
contemplato con gioia il traguardo è raggiunto nel vostro volo.
Leggera come la brezza scorre nell’Olimpo la vita degli Immor­ Quando si tratta di dominare e proteggere, quando i combattenti
tali, sempre serena, pura e tersa come uno specchio. La Luna com­ si slanciano contro i combattenti nella ricerca della fortuna e della
pleta le sue fasi, scompaiono le razze, ma le rose della loro divina gloria, allora voglio che l’audacia si scontri con la forza e che in
giovinezza, sempre uguali, fioriscono nella rovina eterna. L’uomo un rumore assordante si mescolino i carri sull’arena polverosa!
esita nell’inquieta scelta tra la gioia dei sensi e la pace dell’anima: Qui solo il coraggio può conquistare il premio che lo invita col
sulla fronte dell’augusto abitatore dei cieli scintilla la duplice riso e lo chiama in fondo all’ippodromo: solo il forte piegherà il
aureola di queste felicità. destino, il debole soccomberà.
Su questa terra volete essere già simile agli dei, liberi nel regno Ma il fiume della vita, che stretto fra rocce aguzze è straripato
della morte? non raccogliete i frutti del suo giardino. Lo sguardo sulla terra impetuoso e spuggiante, scorre calmo e liscio nelle tran­
si sazi del loro fulgore: ma le effimere gioie del godimento si pa­ quille regioni delle forme e della bellezza, e Aurora e Vespero si
gano con il rapido svanire del desiderio. E lo Stige, che nove volte specchiano nell’argento delle sue onde. Fondendosi in tenero e re­
avvolge la figlia di Cerere, non le impedisce il ritorno: ma quando ciproco amore, uniti nella libera alleanza della grazia gli istinti
ella tende la mano verso la mela, la legge degli inferi la lega eter­ ostili riposano lassù riconciliati; e scomparso è il nemico.
namente. Quando il genio infiammato da potente ardore plasma la sua
Soltanto il corpo è soggetto a quelle forze che tramano un oscuro natura morta e la anima e la unisce alla materia, attiva la volontà
destino: ma libera da ogni costrizione del tempo, compagna delle deve tendere i nervi, e il pensiero deve soggiogare con perseve­
nature felici, nei campi di luce, lassù, divina fra gli dei, vive la rante lotta l’elemento ribelle! Solo lo spirito indomito eh nessuna
Forma ideale. Volete planare lassù, sulle sue ali? allontanate da fatica scoraggia ode il sussurro della sorgente della verità, nascosta

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I
nel profondo: e la dura vena del marmo cede soltanto al pesante di emozione per l’eroica resistenza dello spirito. Dolce allo sguar­
scalpello. do come i colori dell’Iride, scintillanti sulla vaporosa rugiada della
Ma penetri nella sfera della bellezza, e allora la pesantezza e la nuvola che porta la folgore, il sereno azzurro della calma risplende
materia che essa domina, restano nella polvere. E agli sguardi in­ attraverso il cupo velo della melanconia.
cantati, agile e leggero, non piu strappata, dopo penosa lotta, alla Un tempo piegatosi al basso, Alcide col ruolo di un paggio di
materia inerte, la forma appare, quasi sgorgando dal nulla. Tutto un vile, lottò continuamente percorrendo il duro sentiero della vita,
si placa nella vasta sicurezza della vittoria: lotte e dubbi; la bel­ affrontò le idre, si strinse il leone nella sua morsa, per salvare gli
lezza ideale ha escluso ogni vestigia d ’umana miseria. amici si gettò vivo nella barca del nocchiero dei morti. L’astuzia
Quando nella triste nudità della natura umana vi presentate al dell’implacabile dea accumula tutti i flagelli e i fardelli della vita
cospetto dell’augusta legge, quando la vostra colpevole vita si trova sulle docili spalle dell’oggetto del suo odio, fino alla fine del suo
alla presenza del dovere, sacro allora ai raggi della virtù, impalli­ cammino ...
disca la vostra virtù, e confusa e umiliata davanti all’ideale fugga Fino a che dall’uomo, spogliatosi dalla sembianza terrestre, si
l’azione umana. Nessun essere creato ha potuto volare fino a liberi fiammeggiante il dio bevendo le pure correnti dell’etere. E
quella altezza. Non c’è imbarcazione, né gettata di ponte che ci nella gioia del suo volo nuovo, inconsueto si innalzi, scivolando
possa far superare quel terribile abisso. Nessuna ancora può toc­ nello spazio; la triste visione della vita terrestre si allontani sem­
care il fondo. pre più, in basso, sfuggendo sotto i suoi piedi. Le armonie del­
Ma superata la barriera dei sensi, rifugiatevi nella libertà del l’Olimpo accolgono nella reggia di Giove l’eroe trasfigurato e la
pensiero e allora svanisce la terribile visione e si colma l’eterno dea dalle gote di rosa gli tende sorridendo la coppa.
abisso. Accogliete la divinità e la sua legge nella vostra volontà,
ed essa verrà dal trono da dove regge il mondo. Il ferreo vincolo
LA SPARTIZIONE DELLA TERRA
della legge incatena soltanto l’anima degli schiavi che la respingono.
(1795)
E la terribile maestà del Dio scompare se si piega la resistenza
umana. Prendete il mondo! dall’alto dell’Olimpo gridò Giove
Quando in un tragico cerchio le sofferenze degli uomini vi sof­ Agli uomini: prendete e che sia vostro:
focano, quando Laocoonte si difende con indicibile dolore contro i In eredità ve lo offro ed eternamente vostro
serpenti, allora l’uomo deve ribellarsi. Il suo lamento colpisca la Ma come fratelli dividetelo fra voi.
volta del cielo e dilani il vostro sensibile cuore! trionfi allora la
terribile voce della natura, impallidiscano le gote colorate dalla Tutte le mani allora si prodigarono,
gioia, e l’immortale forza della nostra anima soccomba alla sana Giovani e vecchi si agitavano febbrilmente,
simpatia! Il contadino prese i frutti dalla terra,
Il signorotto se ne andò a cacciare nei boschi.
Ma nelle serene regioni abitate dalle forme pure, più non si ode
il sordo, cupo rumore dei lamenti. Là il dolore non può più ferire Il mercante colmò i suoi granai.
l’anima, non sgorgano più lacrime di sofferenza ma solo lacrime Il parroco si riserbò la più scelta bottiglia di vino vecchio.

104 105
sioni del poeta sostituiscono, senza transizione, l’idillico paesaggio ini­
Il re sbarrò strada e ponti ziale. E l’impossibilità di fondere in un unico simbolo la realtà esterna
Dichiarò: Mia è la decima. e l’astrazione non è una prova di insuccesso, ma esprime invece la dia­
Piu tardi, già da lungo conclusasi la spartizione, lettica « idealistica » della storia.
Ecco arrivare il poeta, veniva da lontano Salute, montagna amata, la cui cima è illuminata da un raggio rosso!
Ahimè! Non si vedeva piu nulla. Salute, o sole, che con tanta grazia rischiari!
Ogni cosa aveva il suo padrone. Salute a te, campagna piena di vita, salute, o tigli che fremete alla
[brezza!
« Me sfortunato! — esclama. — Io solo sarò dimenticato
Salute, felice coro di uccelli, dondolanti sui rami!
Fra tutti, io, il piu fedele dei tuoi figli? » Salute anche a te, cielo azzurro e tranquillo, che inifinito ti stendi
Cosi levò il suo lamento Attorno alla bruna montagna, sopra la verdeggiante foresta,
E si prosternò davanti al trono di Giove.
E avvolgi anche me che, sfuggito infine alla prigione della mia
« Se ti soffermi nel paese dei sogni, [stanza,
— Risponde il Dip, — non farmene una colpa. Sfuggito ai meschini discorsi, cerco con gioia la salvezza presso
Dove eri quando si spartiva la terra? » [di te.
« Ero — disse il poeta — vicino a te, Mi colma della sua forza vivificante il fiume che profumi con le tue
[brezze
Gli occhi fissi nel tuo volto E la luce piena di forza rinfresca il mio avido sguardo.
L’orecchio teso all’armonia del tuo cielo. Sui prati smaltati di fiori, diversi colori risplendono di abbagliante
Perdona allo spirito inebriato dalla tua luce [splendore,
Fino a perdere la spartizione della terra ». Ma la loro diversità si fonde in una amabile grazia.
« Che fare? — disse Giove, — ho donato il mondo, E i prati mi accolgono liberamente stendendo il loro ampio tappeto,
L’autunno, la caccia, i mercati, nulla è piu mio, Il sentiero campestre si srotola attraverso il suo dolcissimo verde.
Ma se ti accontenti di vivere con me nel mio cielo
Ogni volta che verrai, esso si aprirà a te ». Eternamente la volontà dell’uomo muta regola e scopo;
Le azioni si succedono riproducendosi eternamente.
Ma tu, immutabilmente giovane, nella tua sempre rinnovata
LA PASSEGGIATA [bellezza,
(1795) Rispetti, o pietosa Natura, l’antica legge!
Sempre uguale, conservi per l’uomo, nelle tue mani fedeli,
Ci accontentiamo di riprodurre soltanto l’inizio e la fine di questo Ciò che il fanciullo ti ha sussurrato nei suoi giochi, ciò che il
ampio componimento filosofico. Il titolo bucolico può trarre in ingan­
[giovane ti ha confidato in segreto.
no: è una metafora. Il poema infatti contiene tutta una filosofia della
storia e gli stessi princìpi dell’estetica schilleriana. Mostra chiaramente Nutri al tuo seno le generazioni vicine e quelle lontane,
il cammino poetico di Schiller: la realtà non è che un pretesto. Le vi- E cosi il sole di Omero offre anche a noi il suo sorriso.

106 107
PEGASO INCATENATO E il tempo attenuerà la sua furia.
(1796) Dapprima tutto andò bene. Il corsiero alato
Pungola la marcia dei ronzini, la carrozza corre come una freccia.
In un mercato di cavalli — forse all’Kaymarket, Ma poi che avviene? Fisso lo sguardo alle nuvole,
Dove molte altre cose vendono i mercanti, Non solito a posare gli zoccoli fermamente sul suolo
In tempi lontani un poeta affamato Abbandona rapidamente la sicura via su cui corre la carrozza
Portò, per venderlo, il corsiero delle Muse. E obbedendo alla sua indomita natura
L’ippogrifo alzò alti nitriti. Si precipita per paludi e acquitrini, campi e boscaglie
E fieramente si impennò. E tutti i cavalli sono presi della medesima ebbrezza.
Stupiti si fermavano i passanti: Vano è ogni grido, le redini impotenti,
Che regale animale! essi esclamavano, Grande il terrore dei viaggiatori.
Peccato che due orribili ali sfigurino Scossa, traballante si arresta infine la carrozza
Quel nobile corpo. Farebbe onore alla piu bella pariglia. Sulla cima di una scoscesa montagna.
Certo la sua razza è assai rara.
Ma chi viaggerà in carrozza nel cielo? È strano tutto ciò,
E nessuno vuole arrischiare il suo denaro, Pensoso si dice il villano,
Ma audace si fa avanti un contadino: Devo agire diversamente.
Le ali sono certamente superflue, afferma, Il lavoro dei campi e il digiuno forse
E si possono legare o tagliare, Piegheranno questo pazzo animale.
E il cavallo sarà allora un animale da tiro; Tenta allora questa esperienza. E il bell’animale,
Posso bene arrischiare venti libbre. Dopo solo tre giorni,
Lieto di sbarazzarsi dell’animale, il venditore Per il continuo digiuno è già l’ombra di se stesso
Con una stretta di mano conclude l’affare. Ecco il rimedio, esclama allora il contadino.
E il villano Grosjean felice porta via la sua preda. Aggiogatelo all’aratro, dunque,
Col piu forte dei miei buoi.
Aggiogato è il nobile animale.
Ma appena sente l’inusitato peso Detto e fatto. In ridicolo accoppiamento
Fugge al galoppo, ebbro di prendere il volo Il bue e il cavallo alato tirano l’aratro
e in preda a nobile furore L’ippogrifo avanza contro voglia, e con le ultime forze dei suoi
Sul bordo di un abisso rovescia la carrozza. [garretti
Tenta di sollevare il carro.
Certo — pensa il Grosjean — non si può affidare una carrozza
Inutilmente. L’altro procede tranquillo
A questo bizzarro animale. L’esperienza insegna. E il fiero corsiero di Febo deve cedere al bove
Domani per portare i viaggiatori Infine, vinto dalla lunga resistenza.
Lo metterò davanti alla pariglia. Le forze lo abbandonano
Questo diabolico animale sostituirà due cavalli E, soccombendo al dolore, crolla il nobile

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In una affannosa corsa li vediamo precipitarsi
Animale degli dei, e rotola nella polvere.
Verso un’età aurea in cui li attende la felicità;
Maledetta bestia! Il furore di Grosjean esplode infine
Il mondo, giorno per giorno, invecchia e ringiovanisce,
In imprecazioni violente e in una pioggia di bastonate:
Ma l’uomo spera sempre in una sorte migliore.
Non servi neppure al lavoro dei campi,
La speranza guida i suoi primi passi nella vita
Sono vittima di un furfante. Folleggia attorno al fanciullo felice:
Mentre in preda al furore Il suo magico splendore seduce il giovane
Fa sibilare la frusta, un giovane
Il vegliardo non può portarla con sé nella tomba
Dal volto ridente si avvicina a passo vivace, Dove si conclude il suo penoso viaggio;
La cetra vibra al lieve tocco delle sue dita,
Ma col piede nella tomba ancora leva alta ... la speranza.
Un nastro dorato s’intreccia Non è chimera seducente e vana,
Ai biondi capelli. Frutto di uno spirito insensato:
Contadino dove vai con questa strana coppia?, In fondo al cuore risuonano queste parole:
Grida da lungi al villano. Siamo nati per una fine migliore
L’uccello e il bue sotto lo stesso giogo E ciò che afferma la voce interiore
Mi fai ridere, che buffa pariglia! Non inganna l’anima che spera.
Se, per un istante,
Mi fai provare il tuo cavallo
Stupirai! Assisterai a uno spettacolo meraviglioso. A GOETHE
Staccato è l’ippogrifo. (1800)
Sorridendo il giovane gli monta in groppa.
Appena l’animale sente la mano del padrone Quando mise in scena il Maometto di Voltaire.
Scalpita, morde il freno, e gli occhi, pieni di nuova luce, lanciano
[scintille. Tu che liberandoti dalla costrizione di false regole ci hai ricon­
dotti alla natura e alla verità; che fin dalla culla novello Ercole hai
È uno spirito, un dio, che con gesto sovrano s’innalza
soffocato nella tua stretta il serpente che avvolgeva nelle sue spire
E in un sol colpo spiega le ali, e in un rumore di tuono
il nostro genio; tu che l’arte divina cinge da lungo con la pura
Si lancia verso il cielo benda dei suoi sacerdoti; sei tu che sacrifichi su altari in rovina
E prima che lo sguardo possa seguire il suo volo alla falsa Musa a cui non rendiamo piu onore?
È scomparso nell’azzurro del cielo. Questo palcoscenico è dedicato all’arte nazionale: piu non ser­
viamo idoli stranieri. Possiamo mostrare senza tema un alloro
LA SPERANZA cresciuto sul Pindaro tedesco. Il genio tedesco ha osato penetrare
(1797) nel santuario delle arti, e sulle tracce del Greco e del Bretone ha
cercato una gloria migliore.
Gli uomini parlano e sognano molto Là dove si inginocchiano gli schiavi, e comandano vanagloriosi
Di giorni migliori!

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despoti pieni di falsa grandezza, l’arte non può produrre la nobile diventa canto, qui regna l’armonia e la bellezza. Tutti gli elementi
bellezza. Neppure il re Luigi può seminarla, deve sbocciare dalla si fondono in un ordine pieno di nobiltà e formano un tempio im­
sua stessa linfa. Nulla chiede ai grandi della terra, con il suo amore ponente, e anche il movimento acquista la grazia di una danza.
e il suo calore infiamma soltanto le anime nobili e si unirà sempre Ma certo l’autore francese non deve servirci da modello; nella
soltanto alla verità. sua arte non si ode la voce dell’essere vivente: questo spirito retto
E non per caricarsi di antiche catene tu rinnovi ancora il teatro che apprezza solo la verità, disprezza l’enfasi della falsa dignità.
di tempi lontani, né per riportarci ai giorni di una tutela e di una Che egli ci guidi verso il meglio e, spirito già fuori dal mondo, ven­
minoranza senza carattere. Sarebbe vana e inutile audacia voler ga a purificare la scena spesso profanata, per renderla degna di­
fermare, nel suo moto, la ruota del tempo. Le ore amiche via la mora dell’antica Melpomene.
trascinano: il nuovo è giunto, l’antico è scomparso.
Lo spazio ristretto del teatro si è ora allargato, e tutto un mondo
IL GENIO (Der Genius)
si accalca nella sua cinta. Non piace piu la pomposa eloquenza del
(1795)
retore, ma solo la fedele immagine della natura. Bandita è la falsa
severità dei costumi, e l’uomo è uomo, e agisce da uomo. La pas­ Questo componimento che esalta la volontà umana è da collegarsi
sione parla con liberi accenti e la bellezza sta nella verità. con l’elegia Das Glück e rivela la profonda influenza di Goethe. Nella
Ma fragile è il carro di Tespi, simile alla barca di Acheronte: può sua frenesia di agire, nella sua impazienza di mutare tutto, l’eroe delle
portare soltanto ombre e fantasmi e se la vita brutalmente si pre­ opere giovanili di Schiller crede di poter piegare il mondo alla sua vo­
cipita e si accalca nella leggera imbarcazione fatta solo per spiriti lontà. Nulla può arginare la sua impetuosa passione, né il peso della
fuggenti, essa rischia di rovesciarsi. L’apparenza non deve mai natura umana, né la resistenza del mondo esterno. La natura del crimi­
nale e del santo sono le stesse, ma è diverso l’orientamento della loro
diventare realtà, e se la natura domina e trionfa, bisogna pure che volontà. L’uomo è il libero prodotto delle sue azioni. Ma ecco apparire
l’arte scompaia. Goethe, in tutta la sua statura, quasi al disopra delle difficoltà della
Sulla scena infatti appare un mondo ideale. Solo le lacrime de­ vita: le opere di lui si susseguono come doni gratuiti. La coscienza di
vono essere vere e reali: la commozione non si posa sull’illusione quanto sfugge alla nostra volontà, di quanto nella vita dell’uomo è
dei sensi. La vera Melpomene è sincera, narra solo una semplice dovuto al caso, alla fortuna o alla grazia e un certo senso del finito se­
fiaba, ma incanta con la sua verità profonda. Quella falsa invece si gnano l’autentico passaggio dello « Sturm und Drang », pieno di furore
fa passare per vera allo scopo di poter ingannare. prometeo, al classicismo.
L’arte rischia di scomparire dal teatro: l’immaginazione vuole Per Goethe e per Schiller infatti il vero classicismo non è soltanto
ristabilire il suo barbaro potere, vuole che il palcoscenico s’infiam­ esperienza estetica ma implica anche nuovi piu stretti rapporti tra l’Io e
il non Io, tra l’uomo e il mondo del divino.
mi come il mondo, e mescola il volgare al sublime. Solo nell’au­ L’elegia 11 Genio è stata precedentemente pubblicata (1795) col titolo
tore francese si poteva ancora trovare l’arte, ma non mai essa ha Natur und Schule (Natura e Scuola).
raggiunto la forma ideale, severamente costretta in immutabili li­ Il dialogo tra discepolo e Maestro ricorda il celebre colloquio tra
miti, senza mai poter evadere. Faust e Wagner. Schiller, che per poter penetrare l’ideale classico ha
Per l’autore francese il teatro è un recinto sacro: la voce negletta dovuto impegnarsi nello studio della filosofia critica, rievoca la propria
e aspra della natura è bandita dal suo regno solenne; la sua parola esperienza e contrappone alla geniale intuizione di Goethe il suo diffi-

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cile progredire discorsivo. E come già altre volte, due esperienze si
soyrappongono senza fondersi completamente: una relativa alla legge Imperava anche sui più liberi moti del cuore umano.
morale, cioè quella voce del cuore, di cui si fece interprete Rousseau, Quando il senso, ignaro dell’errore, fedele come la lancetta delle ore
e l’altra relativa all’intima comunione con la Natura, cioè quella aspira­ Indicava soltanto cose vere ed eterne.
zione verso la totalità, che ossessiona il pensiero tedesco. Non esistevano allora né profani né iniziati,
Malgrado la mancanza di vera poesia e il ritmo solenne dell’elegia L’uomo non prendeva dai morti la vivente realtà della sua
che ripropone immagini convenzionali, essa illumina tuttavia in modo [esperienza.
significativo il cammino spirituale di Schiller. La legge eterna era ugualmente comprensibile per ogni cuore
E ugualmente ignota era la sorgente nascosta della sua forza
Devo credere — mi chiedi — alla parola dei Maestri della [vivificante.
[Sapienza? Ma sono passati i tempi felici! L’Arbitrio smisurato
A quella parola sicura e indiscutibile che la folla dei discepoli Ha infranto la pace divina della Natura fedele,
[ricorda? lì sentimento profanato non è più la voce degli dei
Solo la scienza può portarmi alla pace veritiera, E l ’oracolo, che non parla più ai cuori senza nobiltà,
Solo la struttura del sistema può sostenere la felicità e il diritto? Lo ode nel suo intimo silenzio solo lo spirito attento.
Devo diffidare dell’istinto, di cui sento il timido richiamo Il sacro senso è la parola mistica che preserva nella sua profondità
E della legge che tu stessa, o Natura, hai scritto nel mio cuore? Dove lo evoca il ricercatore del cuore puro
Devo attendere che la scuola abbia messo il suo sigillo sull’eterna Che attraverso la saggezza ritrova la Natura perduta.
[scrittura, Felice te, se mai non perdesti il tuo angelo custode,
E che la formula abbia rinchiuso lo spirito fuggente? E mai non soffocasti la voce dell’istinto pietoso che ti guida come
Parla, tu che disceso nelle sue profondità [un amico
Sei tornato sano e salvo dalla polvere della tomba. Se i tuoi occhi rispecchiano la pura e fedele immagine della libertà,
Tu conosci quanto nasconde l’ombrosa zona delle parole oscure, La cui voce chiara risuona nel tuo cuore di fanciullo,
Tu sai se il conforto dei vivi si trova laggiù presso le mummie. Se il dubbio non risveglia la ribellione nella tua anima serena,
Devo procedere nel sentiero della notte? Non nego che son preso E sai che non la risveglierà mai,
[dal terrore; Se il conflitto dei sentimenti non richiederà mai un arbitro
Voglio seguire il cammino che porta alla verità e al diritto. E se mai il cuore infido turberà la limpida ragione.
Amico, tu conosci l’epoca aurea che i poeti Allora sii certo, la tua innocenza è senza prezzo
Han rievocato in tante ingenue e commoventi leggende, La scienza non ha nulla da insegnarti! Deve imparare da te!
Quando la divinità apparteneva al mondo dei vivi La ferrea legge che governa l’essere recalcitrante
E il sentimento conservava il suo pudore e la sua virginale purezza Non è per te. Le tue azioni, il tuo gusto, ecco la legge.
E la legge sublime che regge nell’alto il moto degli astri, E una parola possente e divina si trasmette a ogni generazione.
Che misteriosamente dà vita all’embrione che palpita nell’uovo, Le opere foggiate dalla tua mano divina, le parole pronunciate dalle
La silenziosa legge della Necessità sempre costante e simile a se [tue sante labbra
[stessa, Danno allo spirito attonito una spinta onnipotente.

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Tu solo ignori il dio che regna nel tuo cuore della sua vocazione di drammaturgo. Anche in questi versi il ritmo e
la musicalità predominano comunque sulla potenza delle immagini, de­
E la potenza che rende tutti gli spiriti a te soggetti. cisamente evocative.
In un mondo conquistato avanzi silenzioso nella tua semplicità.
La morte è il destino anche della Bellezza
Che piega alle sue leggi gli uomini e gli dei.
L’ELETTO Essa non tocca il dio dello Stige, dal cuore di pietra,
(1799) Solo una volta l’Amore commosse il signore delle Tenebre.
Eppure con voce severa richiamò la sposa liberata, appena raggiunse
Questo componimento velato di tristezza, forse uno dei piu belli di [la soglia
Schiller, risente della profonda influenza che Goethe, con la sua arte Venere non può guarire la ferita che una bestia crudele
eccelsa dall’apparente semplicità, esercitò sul poeta. Inferse al delicato corpo del bel efebo.
La madre immortale non salva l’eroe divino
Felice colui che gli dei benevoli amarono prima della nascita
Che compie il suo destino cadendo alla porta Scea,
Colui che Venere cullò fanciullo, fra le braccia
Ma s’innalza dalle acque con tutte le figlie di Nereo
A cui Febo disigillò gli occhi e Ermete le labbra
E il suo lamento si eleva sul figlio glorificato!
E sulla cui fronte Giove impresse il segno della potenza!
Ecco, piangono gli dei e piangono tutte le dee
A lui è assegnato un sublime e divino destino ... Perché ogni cosa bella e perfetta scompare e muore.
Incoronata ha la fronte prima della battaglia, Diventare un canto funebre intonato da una bocca amata
La sua vita ha valore prima di averla vissuta,
È un meraviglioso destino,
Ancor prima della prova ha raggiunto la Grazia. Perché ogni cosa comune scende in silenzio,
Certo è grande l’uomo che si crea e si forma a propria immagine Nel regno delle ombre.
E che vince le Parche con il proprio valore.
Ma non può con la forza conquistare la fortuna
E ciò che gelosa gli rifiuta la Grazia, né la forza né il coraggio
[l’otterranno m ai...
La sicura volontà ti può salvare da una indegna sorte:
I beni supremi sono liberi doni che ci invidiano gli dei.

NENIA
(1800)
Questa poesia, pubblicata nel 1800, nella quale l’incanto della paro­
la sbaraglia i residui retorici, è incontestabilmente una delle composi­
zioni veramente liriche di Schiller, profondamente conscio — qui —

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Epigrammi

GENII TUTELATI
(1795)

Questo epigramma pubblicato nel 1795 nelle « Ore » col titolo di


Bello e Sublime espone allegoricamente il dualismo schilleriano che
include nell’educazione estetica le nozioni di Bello e di Sublime.

Due genii ti accompagnano nella vita.


Sii felice se si uniscono per sostenerti e aiutarti!
Uno con la sua allegria abbrevia il tuo viaggio,
In sua compagnia meno ti pesano destino e dovere,
Conversando e scherzando egli ti guida fino all’abisso
Dove il mortale terrorizzato rista davanti al mare delPInfinito.
Là ti accoglie in silenzio l’altro genio severo e austero,
Tra le sue enormi braccia ti trasporta al di là dell’abisso.
Non affidare mai la tua sorte ad uno solo dei due, né la dignità al
[primo,
Né la felicità al secondo.
Ballate

LAMENTO DI CERERE
(1796)

La dolce primavera è giunta?


Ringiovanì la terra?
I pendii soleggiati verdeggiano,
Si spezza la crosta del ghiaccio.
Nello azzurro specchio delle onde
Giove sorride, senza nuvole;
Piu dolce è la carezza dello zeffiro,
Mille sguardi appaiono nei nuovi germogli nascenti,
Si risvegliano i canti nei boschetti
E dice POreade:
« I tuoi fiori ecco ritornano,
Ma non ritorna tua figlia! »
Ahimè! Da cosi lungo
Attraverso il mondo errano i miei passi alla sua ricerca.
Titano, ho mandato tutti i tuoi raggi
A seguire le tracce che amo:
Nessuno mi ha ancora annunciato
Di avere incontrato Pamato volto
E il giorno che scopre ogni cosa
Non ha scoperto colei che ho perduta.
Giove, sei tu che l’hai rapita?

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Affascinato dalla sua grazia, Plutone Nulla si muove nel folto, l’accompagnano unicamente
L’ha forse trascinata Voli di gru che migrano lontano verso il calore del sud
Verso i tenebrosi flutti dell’Orco? In cupo corteo.
Chi porterà alle cupe rive « Vi saluto, o stormi amici,
La prova del mio dolore? Che mi foste compagni nel mare aperto!
La barca lascia eternamente la riva, In voi scorgo un felice presagio.
Ma non porta che ombre: Simile al vostro è il mio destino.
Sfuggono i campi delle tenebre Anch’io vengo da lungi e come voi imploro
Agli sguardi dei vivi Un tetto clemente
E da quando scorre lo Stige Che l’ospitale dio
Mai non portò sulle sue onde forma vivente; Che preserva lo straniero da ogni offesa
Mille sentieri scendono ai suoi lidi Ci conceda la sua benevolenza ».
Nessuno riconduce alla luce, E pieno di foga accelera il passo
Nessuno riporterà all’angosciata madre Ed è ben presto nel folto della foresta.
L’immagine della figlia in lacrime. LÌ, in uno stretto sentiero,
D ’improvviso due banditi gli sbarrano il cammino.
Deve prepararsi alla lotta,
LE GRU D ’IBICO Ma presto, sfinita, ricade la mano
(1797) Che sa tendere le delicate corde della lira:
Mai non ha teso l’arco potente,
Per partecipare alla gara dei carri e dei canti Uomini e dei implora,
Che sull’istmo di Corinto Ma nessuno ode la sua invocazione,
Riunisce in letizia i popoli di Grecia, E per quanto lontana giunga la sua voce
Ibico, l’amico degli dei, si è messo in cammino. Non raggiunge essere vivente.
Gli aveva concesso Apollo « Devo dunque morire abbandonato
Il dono della poesia e del melodioso canto. In terra straniera dove nessuno mi piangerà,
Partito da Reggio avanza con passo lieve Vittima di malvagi
Il cuore colmo del dio. Senza che nessuno appaia a vendicarmi ».
Già l’Acrocoro alto sulle montagne Gravemente ferito a terra si accascia
Appare allo sguardo del viaggiatore Mentre si avvicina il fruscio delle ali delle gru;
E già si velano i suoi occhi, sente
Che fremente di sacra pietà si inoltra tra boschi di pini di
[Poseidone, Risuonare vicino rauche terrificanti grida.

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« O gru che volate nel cielo Sfida gli dei, e si mescola
Se nessuna voce si alzerà in mia difesa Temerario a questa onda'umana
Denunci il vostro lamento il delitto di cui sono vittima ». Che si accalca laggiù verso il teatro.
Lanciato quel grido si spegne il suo sguardo. Stretti gli uni agli altri infatti,
Ritrovato il cadavere spogliato Tanti da far crollare quasi il teatro,
Il signore di Corinto tosto riconosce, I Greci accorsi numerosi da vicino e da lontano
Malgrado le ferite che sfigurano il corpo, Sono seduti in attesa:
I lineamenti dell’essere amato. Con sordo rumore, come quello delle onde
« Cosi dunque devo ritrovarti L’edificio, con la sua marea umana,
Mentre speravo di un serto di pino Si alza e erge fin nell’azzurro del cielo
Incoronare la fronte del cantore Le gradinate, in cerchi sempre piu larghi.
Aureolato di gloria ». Chi potrà contare i popoli o dire i nomi
E a queste parole piangono gli ospiti riuniti Di quanti sono riuniti in una vasta famiglia?
Alla festa di Poseidone. Dalla città di Cecrope, dalle rive dell’Aulide
E afflitta è la Grecia tutta, Dalla Focide, dal paese degli Spartani,
Ognuno nell’intimo piange la perdita del cantore Dai lontani lidi dell’Asia,
E incollerita la folla Da tutte le isole sono giunti
Si precipita dal pritano E dall’alto dell’edificio ascoltano
Esigendo che siano vendicati i Mani della vittima, La terrificante melodia del coro,
Che siano placati col sangue dell’assassino. Che grave e severo, secondo gli antichi usi,
Ma dove trovare le tracce che conducono all’infame A passi lenti e misurati
In mezzo alla folla che immensa si accalca Avanza dal fondo del teatro
Attratta dallo splendore dei giochi? E fa il giro del palcoscenico.
L’hanno ucciso vilmente i briganti? Non con il passo di donne mortali.
O un nemico nascosto, spinto dall’invidia? Ché non sono state generate nelle case degli uomini,
Soltanto Elio potrebbe rivelarlo I corpi giganteschi
Che illumina tutte le cose con la sua luce. Schiacciano ogni forma umana,
Forse, proprio adesso, con passo insolente Un nero mantello si agita sui loro fianchi,
Passa fra la folla di Greci Con mani scheletriche brandiscono
E gode del frutto del suo delitto Torce fiammeggianti che gettano sinistri bagliori,
Mentre lo cerca la vendetta Le guance hanno esangui
O forse sulla soglia del tempio E invece dei capelli

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E solenni, secondo l’antico costume,
Che in morbide ondulazioni ricadono con grazia ottorno alla fronte
Facendo un giro della scena
' [degli umani
A passi lenti e misurati
Si scorgono vipere e serpenti
Scompaiono in fondo al teatro
Che gonfiano il ventre saturo di veleno.
Muovendosi in cerchio esse seminano il terrore E tutti tremano, esitanti
Intonano l’inno con una melodia Tra illusione e verità
Che penetra e dilania l’anima, E rendono omaggio alla terribile potenza,
Stringendo tra i suoi lacci il criminale Che vigila nell’ombra per giudicare,
Turbando la ragione, e sconvolgendo il cuore: Che insondabile e inesplorata
Tale risuona il canto delle Erinni Tesse l’oscura trama del destino.
I cui accenti, che rodono, fin nel midollo lo spettatore, Si rivela nella piu intima profondità dei cuori
Non sopportano l’accompagnamento della lira. Ma fugge la luce del sole.
Felice colui che mondo di ogni colpa e debolezza Si ode una voce che esclama:
Conserva l’anima serena del fanciullo! « Timoteo guarda! Guarda
Ché a lui non possiamo avvicinarci da vendicatrici, Le gru di Ibico! »
Libero avanza sul cammino della vita. E d ’improvviso si oscura il cielo
Ma sventura, sventura a colui che nell’ombra E sopra al teatro si vede
Perpetrò il grave delitto di assassinio, In un nero addensarsi
Ci attacchiamo ai suoi passi Passare un esercito di gru.
Noi, terribili figlie della notte, « Ibico »! Il nome amato
E se crede di sfuggirci, fuggendo, Ravviva in ogni cuore il dolore.
Presso di lui ci portano le ali, Come nel mare si susseguono le onde
Ci avvinghiamo ai piedi del fuggitivo Cosi di bocca in bocca volano queste parole:
Per costringerlo a cadere, « Ibico, che piangiamo
E senza tregua lo perseguitiamo E che una mano criminale uccise!
— Nessun pentimento ci commuove — Chi è quell’uomo? Che vuole dire?
Per condurlo progressivamente fino al regno delle ombre, Che significa questo volo di gru? »
E neppure li si libererà da noi. E voci sempre piu forti ripetono la domanda
Cosi cantano e danzano un girotondo. E in un lampo un presentimento
E un silenzio, simile al silenzio della morte, Attanaglia i cuori: « Ascoltate!
Incombe pesantemente su tutto il teatro È il potere delle Eumenidi!
Come se vicinissima fosse la divinità,

126 127
Il dolce poeta sarà vendicato
E l’assassino si consegnerà da solo.
L O I N-* M7

Impadronitevi di quello che pronunciò queste parole Q u i corife re le titre de C ito yen F r a n c o is a plufieurs
E di quello a cui furono rivolte ». E tra n g e rs .
E appena queste parole sono sfuggite al suo autore
Che già vuole trattenerle nel petto D u a 5 Août 1 7 p » , l’an quatrième de la Liberté.
Invano; le labbra livide di terrore tradiscono i due colpevoli consci
[della loro colpa; L ’Assemhléf. Nationale, confiderant que les hommes
Li prendono, li trascinano davanti al giudice, qui, par leurs écrits &c par leur courage , ont fervi lacaufe
Il teatro diventa tribunale, de la liberté, 6c préparé l'aftranchiilcment des peuples, ne
E i miserabili confessano peuvent cere regardés comme étrangers ţ ar une Nation que
Colpiti dalla folgore della vendetta. les lumières 6c Ion courage ont rendue libre.
Confidérant que, li cinq ans dedomicilcen France, fuf-
fifent pour obtenir à un étranger le titre de citoyen Fran­
çois , ce titre cfl bien plus jufterivrt *’ûàceux qui, quelque
loie le fol qu’ils habitent, ont contacté leurs bras 6c leurs
veilles a défendre la caule des peuples contre le dcfpo-
tihne des ro is , à bannir les .préjugés de la terre, 6c à re­
culer les bornes des connoillanccs humaines.
Considérant que , s’il n’eft pas permis d’cfpércr qu les
hommes ne forment un jour devant la loi, comme devant
la nature, qu’une feule famille, une feule allociation, les
amis de la liberté , de la fraternité univerfcllc, n’en doivent
pas être moins chers à une Nation qui a proclame fa re­
nonciation à routes conqjétcs, 6c fon dcür de fraterni1er
avec tous les peuples.
Confiderant enfin qu'au moment ou une convention na-

Documento che nominava Schiller cittadino francese.

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A sinistra in alto: il campo di Wallenstein.
A sinistra in basso: la camera, a Weimar, dove mori Schiller.
In questa pagina: maschera mortuaria di Schiller.
Canti

IL CANTO DELLA CAMPANA


(1799)

Vivos voco. Mortuos ploro. Fulgura frango

Solidamente murato nella terra, il mondo attende, fatto d ’argilla


indurito dal fuoco. Oggi deve nascere la campana. All’erta, com­
pagni, al vostro posto! Dalla fronte sgorghi il sudore ardente, se
l’opera deve onorare l’artefice; ma la benedizione viene dall’alto.
All’opera grave che prepariamo convengono gravi parole; il pe­
noso lavoro progredisce lietamente quando lo accompagnano buo­
ni discorsi. Osserviamo attentamente il prodotto del nostro limitato
potere; disprezzabile è il piccolo uomo che mai non medita su
quanto esegue. Perché questo solo onora l’uomo e la ragione gli
è stata data perché senta nel cuore quanto la sua mano ha creato.
Prendete il legno dai tronchi dei pini, ma che sia ben secco,
perché la fiamma soffocata irrompa nel forno attraverso l’apertura.
E che fonda il bagno di rame! Portate lo stagno perché la densa
lega fonda nel modo migliore.
L’opera che le nostre mani costruirono in questa buca profonda
coll’aiuto del fuoco, presto lassù, rinchiusa nell’alta torre, attesterà
clamorosamente il nostro valore. E durerà ancora nei giorni lon­
tani e la sua voce colpirà l’orecchio di numerosi uomini. Piangerà
con l’afflitto e unirà i suoi accenti al pio coro dei fedeli. Tutto ciò

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che l’insicura sorte dà ai figli della terra, colpirà la corona di me­ vita. E come cade il velo e la cintura, cade anche l’illusione. La pas­
tallo, e la sua voce edificante lo porterà lontano. sione scompare, ma l’amore deve restare; il fiore appassisce, ma
Vedo sprizzare bianche bolle. Bene! I lingotti stanno fondendo. deve maturare il frutto. L’uomo deve uscire ed affrontare le lotte
Che si impregnino del sale che viene dalla cenere, esso aiuta e della vita, lavorare, piegarsi agli sforzi, piantare e creare, vincere
affretta la fusione. La miscela deve purificarsi dalla sua schiuma, con l’astuzia e la forza, tentare la sorte e rischiare per conquistare
perché il metallo depurato dia un suono pieno e puro. la fortuna. Affluiscono allora doni infiniti: il granaio si colma di
Con solenni accenti di gioia saluta l’amato fanciullo che muove preziosi beni, le terre diventano piu vaste, la casa piu grande. E
i primi passi nella vita, iniziata nel sonno. I destini cupi e sereni nella casa regna la casta moglie, la madre dei figli, e saggiamente
dormono ancora per lui in seno al tempo: la dolce sollecitudine governa la famiglia, insegna alle figlie, calma i figli, ma non si ar­
dell’amore materno veglia sul suo mattino dorato ... Fuggono gli restano le sue mani attive, e il denaro si moltiplica grazie al suo
anni rapidi come un dardo. Orgogliosamente si stacca dalla fanciul­ ordine. Riempie di tesori gli odorosi cofani, fa girare il filo attorno
la l’adolescente e impetuoso si slancia, fuori nella vita; con un ba­ al sussurrante fuso, ammassa nel pulito e lucido armadio la lana
stone in mano percorre il mondo, poi, come un estraneo, ritorna splendente, il lino bianco come neve, unisce all’utilità eleganza e
al focolare paterno. E davanti ai suoi sguardi, nello splendore della splendore, e mai non si riposa.
giovinezza, incantevole, come forma discesa dall’alto dei cieli, la E dall’alto della casa, dove spazia la vista, il padre abbraccia
vergine è là, e le guance si arrossano in casto pudore. Allora un con lo sguardo felice i suoi fiorenti beni: vaste costruzioni che er­
desiderio ineffabile afferra il cuore del giovane: egli erra solitario: gono verso il cielo le loro strutture, i granai ricolmi che cedono al
le lagrime salgono ai suoi occhi, fugge le impetuose danze dei fra­ peso della ricca messe, il mare ondeggiante del grano. E con orgo­
telli, arrossendo segue le tracce dei passi di lei, ed un suo saluto lo glio si vanta: « Solido come la terra, lo splendore della mia casa
rende felice. Nei campi cerca i più bei fiori per adornare colei che sfida la forza della sfortuna ». Ma nessun eterno patto è possibile
ama. Oh! tenero desiderio, dolce speranza, età d’oro del primo con le forze del destino, e con passo rapido avanza l’avversità.
amore. Gli occhi vedono schiudersi il cielo, si inebbria il cuore di Bene! Si dia il via alla colata, la frattura è dentellata al punto
felicità. Ahimè, perché non fiorisce in eterno il bel tempo del gio­ giusto. Ma prima di far scorrere il metallo, alzate al cielo una pa­
vane amore. rola di preghiera. Fate saltare il tappo. Dio protegga la casa. Brune
Ma già si abbrunano gli eventi. Immergo nel forno questo ba­ e fumanti ondate di fuoco irrompono nella curvatura dell’ansa.
stoncino, e se ne uscirà vetrificato, sarà giunto il tempo della co­ Benefica potenza del fuoco se domata e imbrigliata dall’uomo: a
lata. All’erta ora compagni! Provate la miscela, guardate se il fra­ questa forza celeste tutto egli deve, quanto crea e foggia. Ma ter­
gile metallo si unisce al piu duttile, per assicurare il successo. ribile è la forza celeste, quando scioltasi dai vincoli, libera figlia del­
Dove si uniscono il tenero e il forte, fermezza e dolcezza, nasce la natura, si slancia per la sua strada. Ah sfortuna, quando sempre
infatti l’accordo perfetto. Chi si lega per sempre si assicuri dell’ac­ piu grande, scatenata, trascina nelle strade affollate l’immenso in­
cordo dei cuori! Breve è l’illusione, ma lungo il pentimento. La co­ cendio. Gli elementi odiano infatti ciò che la mano dell’uomo ha
rona virginale s’intreccia graziosamente nei riccoli delle fidanzate, costruito. La nube è fonte di benedizione, da essa sgorga la pioggia,
quando le campane sonore chiamano alla brillante festa. Ahimè la ma anche dalla nube a tratti scaturisce il fulmine. Sentite dall’alto
piu bella solennità della vita pone anche fine alla primavera della della torre quei suoni lamentosi? È la campana a martello! Il cielo

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è rosso come il sangue: ma non è il fuoco dell’aurora. Che tumulto Dall’alto della cattedrale, la campana fa risuonare il suo canto
nelle strade! Vortici di fumo salgono verso il cielo, una colonna di sepolcrale in pesanti ed ancosciosi rintocchi, che gravi e tristi ac­
fuoco si innalza crepitante. L’incendio divampa rapido come il compagnano il pellegrino nell’ultimo viaggio.
vento nel lungo viale: l’aria brucia e ribolle, come se uscisse dalla Ahimè, è la sposa, l’amata sposa; ahimè è la madre devota, il
gola di una fornace; scricchiolano le travi, crollano i pali, vanno a nero principe delle tenebre la strappa alle braccia dello sposo, ai
pezzi le finestre: piangono i fanciulli, si aggirano le madri smar­ teneri figli che gli diede nel fiore della vita e che vedeva crescere,
rite, geme il bestiame sotto le rovine: ognuno corre e fugge con stretti al fedele seno, con materna gioia. Ahimè, sono spezzati per
ciò che ha salvato. La notte è chiara come il giorno. Il secchio vola, sempre i dolci legami familiari, poiché la madre della famiglia è or­
passando a gara di mano in mano; le pompe lanciano in aria tor­ mai nel mondo delle ombre: finita la devozione che tutto guidava,
renti d’acqua in lunghi getti ricurvi. Ecco giungere l’uragano vo­ piu non vigila la sua tenerezza; nel focolare orbato regnerà ormai
lando e urlando; mugghiando cerca la fiamma che cade crepitante l’estranea senza amore.
sui raccolti secchi, nei vasti granai, sotto le aride travi dei tetti, la Mentre la campana si raffredda, riposatevi per il duro lavoro.
fiamma che sale verso gli alti cieli, grande come un gigante, come se Che ciascuno si diverta come l’uccello che folleggia tra i rami. Al
volesse col suo soffio, trascinare con sé, nella sua marcia impetuosa segnale dato dalla luce delle stelle, il lavoratore libero da ogni fa­
la massa stessa della terra. Disperato l’uomo si piega alla potenza tica, senta suonare la campana della sera: ma il padrone invece
divina e inerte e stupefatto vede perire tutta la sua opera. sempre si tormenta.
Tutto è vuoto, devastato, ormai spaventosa dimora degli impe­ Lontano nell’aspra foresta il viaggiatore affretta lietamente il
tuosi uragani. Dalle finestre, orbite vuote in cui aleggia l’orrore, le passo per raggiungere l’amata capanna. Ritornano belando le peco­
nuvole del cielo occhieggiano dall’alto. re all’ovile, e i greggi dei lucidi buoi, dall’ampia fronte rientrano
Ancora una volta l’uomo si volta a guardare la tomba dei suoi mugghiando nella nota stalla. Il carro, carico di grano entra vacil­
averi ..., poi risoluto, afferra il bastone da viaggio. E qualunque lando pesantemente. La colorata ghirlanda riposa sui covoni, e i
cosa gli abbia strappato il furore del fuoco, gli resta una dolce con­ giovani mietitori volano alla danza. Sulla piazza nelle strade regna
solazione: conta le tesţe amate, o gioia, nessuna manca al suo il silenzio: attorno alla lampada, che li riunisce, siedono gli abitanti
amore. della casa e la porta della città si chiude stridendo sui cardini. La
Ecco il metallo nel seno della terra ,la forma felicemente colmata! terra si copre di tenebre, ma la notte che desta il cattivo, in preda
Ritornerà scintillante alla luce per ripagare i nostri sforzi e la no­ all’orrore, non spaventa l’uomo al sicuro: perché l’occhio della
stra arte? Ma che? Se la fusione non fosse riuscita? Se il mondo legge vigila.
fosse scoppiato? Ahimè mentre noi speriamo forse ci ha già col­ Ordine santo, benefico figlio del cielo, che con libera unione
pito la sciagura. facile e felice leghi il simile al suo simile, tu gettasti le fondamenta
Affidiamo al tenebroso seno della terra sacra l’opera delle nostre della città, tu richiamasti dai campi il selvaggio insociabile, tu en­
mani. A lei affida il seme il contadino, sperando che germoglierà, trando nelle capanne degli uomini li abituasti a piu dolci costumi
che crescerà se tale è la volontà del cielo. Ma piu prezioso è il seme e intessesti il piu dolce legame: l’amore della patria.
che piangenti nascondiamo nel seno della terra, sperando che rifio­ Mille mani attive si muovono e si aiutano vicendevolmente lie­
risca dalla profondità delle tombe per rinascere a vita migliore. tamente concordi, e tutte le forze si manifestano in questa ardente

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agitazione. Padroni e operai tutti lavorano, protetti dalla santa
libertà. Ognuno è contento del posto che occupa e non tiene conto di ogni cosa terrificante è l’uomo nel suo delirio. Sciagura a coloro
di coloro che lo disprezzano. Il lavoro dà lustro al cittadino e l’ab­ che offrono alla sua eterna cecità la fiaccola della luce, perché essa
bondanza è il premio della sua fatica. L’onore è la dignità del re, non brilla per illuminarlo, ma brucia sotanto e riduce in cenere
ma l’opera delle nostre mani è il nostro onore. città e contrade.
Incantevole pace, dolce concordia aleggiante benevola su questa Dio mi ha colmato di gioia! Ammirate, simile ad una stella d ’oro
città. Che mai non si levi il giorno che veda le barbare orde della il nucleo di metallo si libera del suo involucro, liscio e splendente.
guerra invadere questa vallata, e il cielo, che dolcemente e con Dai bordi alla sommità riluce come lo splendore del sole. Tutto,
grazia si tinge di purpureo riflettere terribili lampi di città e vil­ anche i nitidi disegni degli stemmi, proclama l’abilità dell’artefice.
laggi in preda all’incendio. Entrate, entrate tutti, compagni! formate un cerchio: con un
Ora spezzate lo stampo! Ha compiuto il suo compito. Lo sguardo battesimo consacriamo la campana. Che il suo nome sia « Concor­
e il cuore si nutrano del successo della nostra opera. Brandite, dia »! Possa essa riunire in un accordo perfetto, in un’intima al­
brandite il martello, finché si spezzi la copertura. Lo stampo deve leanza, la comunità dei cuori uniti.
essere fatto a pezzi perché risusciti la campana. E che nei tempi a venire sia questa la missione, per cui l’artefice
l’ha creata. Librandosi nell’aria: lontana dall’umile vita terrena
Con mano prudente, al giusto momento l’artefice può spezzare
possa essa ondeggiare sotto l’azzura volta dei cieli, vicino al mondo
lo stampo: ma sciagura se il metallo incandescente sugge libero
delle stelle. Possa essa pure, come il coro risuonante degli astri che
in rivoli di fiamma! Nella sua cieca rabbia, con rumore di tuono
nella loro corsa lodano il creatore guidando le stagioni adorne della
fa scoppiare e saltare la casa la casa e vomita incendio e rovina da
loro corona, essere la voce che giunge dall’alto, che questa voce di
una gola simile a quella spalancata dall’inferno. Dove regnano, prive
bronzo esprima solo pensieri gravi ed eterni, e che ora dopo ora,
di intelligenza, le forze brute non può formarsi nessuna opera rego­
con le sue rapide ali, il tempo la sfiori nel suo volo. Possa essa
lare. Quando i popoli si liberano con le loro sole forze non può
dare la sua voce al destino, e priva di cuore e di umana simpatia,
fiorire la prosperità.
accompagnare con le sue vibrazioni l’instabile gioco della vita. E
Sciagura, quando il focolaio dell’incendio si forma sordamente che insegni che nulla è eterno, che ogni cosa terrestre scompare,
in seno alla città e il popolo, spezzando ogni catena, cerca in se stes­ come il suo suono possente che colpisce l’orecchio per poi svanire.
so il suo unico soccorso! La rivolta allora tira convulsa le corde Ed ora aiutandovi con la corda, tirate fuori dalla buca la cam­
della campana, che unicamente consacrata ai suoni della pace, ri­
pana vacillante, perché salga nel regno del suono, nell’aria celeste!
suona allora simile ad un ululato, dando il segnale della violenza. Tirate, tirate, alzate! Si muove e ondeggia. Che i suoi primi rintoc­
Libertà, uguaglianza! si sentono risuonare queste grida. Afferra chi annuncino letizia a questa città e siano segnale di pace.
le armi il pacifico cittadino, si riempiono le strade ed i portici, e
circolano bande di assassini. Allora le donne diventano iene al di
là dell’orrore, e con denti di pantera strappano il cuore del nemico. IL FAVORE DELL’ATTIMO
Nulla piu è sacro, si spezzano tutti i vincoli del santo pudore. Il (1803)
buono fa posto al cattivo, liberi regnano tutti i vizi. È pericoloso
risvegliare il leone, micidiale è il dente della tigre, ma piu terribile Eccoci di nuovo riuniti in coppie e lieti cerchi e nuovamente
dobbiamo intrecciare la giovane vivace corona del canto.

138
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L’abile artefice, figlio di Giove, con arte divina, sulla superficie
Ma a quale Dio offrire questo canto, se non prima di ogni altro di un solo scudo riesce a rappresentare mare, cielo e stelle e cosi
al dio della gioia? il poeta con un unico suono che l’attimo sfuggente cancella e tra­
Che importa che Cerere abbia ornato l’altare dei beni della terra, scina via, esprime l’infinito.
e che Bacco abbia versato nella coppa il vino vermiglio, Egli viene dall’infanzia del mondo, da quell’epoca in cui i po­
Se dal cielo non scaturisce scintilla che accende il focolare, se lo poli conoscevano una letizia appena sbocciata: sereno viaggiatore,
spirito è privo di fuoco e d ’ebbrezza, e il cuore di gioia? appartiene ad ogni razza, ad ogni tempo. Ha visto le quattro età
Dalle nuvole, dal seno stesso degli dei deve nascere la felicità, e del mondo: le indica agli occhi della quinta.
l’attimo è il piu potente di tutti i potenti. Dapprima vi fu il regno di Saturno, semplice e giusto: allora
Da quando fu creata la natura infinita, nulla vi fu sulla terra di l’oggi era simile al domani: allora viveva l’innocente razza dei pa­
divino che non fosse un’idea luminosa ed improvvisa. stori che nessuna inquietudine turbava, e che non conosceva che
Col passare del tempo la pietra si unisce lentamente alla pietra; l’amore: la terra spontaneamente offriva ogni cosa.
ma l’opera dello spirito deve essere afferrata con la stessa rapidità E poi venne il lavoro; si fece guerra ai mostri e ai draghi, ap­
con cui lo spirito l’ha creata. parvero signori ed eroi, i deboli cercarono i forti, sulle rive dello
Un solo raggio di sole e già si tesse un tappeto dai ricchi colori Scamandro s’iniziò la guerra, ma la bellezza era sempre la Divinità
e già Iride getta nel cielo un ponte irridescente. del mondo.
E cosi anche i piu bei doni non durano che un attimo, e la notte Infine dalla lotta nacque la vittoria, e dalla violenza la dolcezza,
li respinge nella sua nera tomba. simile a un fiore. Allora le Muse, in un unico coro celeste, si mi­
sero a cantare; allora si elevarono le immagini divine. Età della
fantasia divina, età ormai scomparsa, che non ritornerà piu.
LE QUATTRO ETÀ DEL MONDO Allora scomparve il vano e voluttuoso incanto che adornava la fe­
(1803)Il lice giovinezza del mondo; si flagellarono il monaco e la suora, si
dedicò ai tornei il cavaliere vestito di ferro. E se la vita divenne
Il vino vermiglio spumeggia nelle coppe e brillano gli occhi dei triste e selvaggia, l’amore rimase dolce e cortese.
convitati. Il cantore appare. Entra. Viene ad aggiungere un bene Le pacifiche Muse scelsero un santo e casto altare; nel pudico
piu grande a tutti questi beni, perché se manca la lira al banchetto seno delle donna la nobiltà e la purezza trovarono rifugio: alla
celeste, malgrado il nettare, la gioia non è cosi pura. fiamma dell’amore e della felicità la poesia riaccese la sua fiaccola.
Gli dei gli hanno dato un’anima pura, in cui si rispecchia il Un eterno e tenero legame deve dunque unire le donne ai poeti.
mondo eterno. Conosce quanto avviene sulla terra e ciò che il de­ Insieme, mano nella mano, tessono e tramano il cinto del bello e
stino nasconde. Da sempre è stato presente al concilio degli dei e del buono. E amore e canto, graziosamente alleati, conservano alla
ha udito germogliare il misterioso seme delle cose. vita una parvenza di giovinezza.
Splendidamente e con grande gioia svela i segreti della vita.
Adorna e trasforma in tempio la terrestre dimora col potere che
gli concede la Musa. Non esiste umile casa o capanna anche pic­
colissima in cui non possa far. entrare tutto un cielo pieno di dei.

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Carteggio Goethe-Schiller1

GOETHE A SCHILLER
Weimar, 4 settembre 1974
Ho letto con piacere i manoscritti che mi avete inviato, e il
vostro frammento sullo sviluppo del sublime 12. Mi convinco sem­
pre piu che non soltanto ci interessiamo agli stessi argomenti, ma
che quasi sempre coincide anche il nostro modo di considerarli.
Vedo adesso che andiamo d ’accordo su tutti i punti importanti, e
che le nostre divergenze sui punti di vista, sul modo di porre le
relazioni e su quello di esprimerci, dimostrano la ricchezza del­
l’oggetto e la corrispondente varietà dei soggetti. Vi prego di in­
viarmi a poco a poco tutto quello che avete scritto e stampato su
quest’argomento, affinché possa rifarmi senza indugio del passato.
Ed ora, avrei da farvi una proposta: la settimana prossima la
Corte andrà ad Eisenach, ed io resterò solo e indipendente per una
quindicina di giorni; cosa che, forse, non si ripeterà molto presto.
Volete venirmi a trovare in questi giorni, stare da me ed essere mio

1 Riproduciamo le lettere che i due amici si scambiarono, comprese fra il settembre


del 1794 e la fine del 1795, cioè in un periodo d’intensa attività letteraria (è il pe­
riodo in cui Goethe lavora al suo W i l h e l m M e is te r e in cui Schiller è impegnato
dalla rivista da lui fondata « Die Horen » e dalla maturazione della trilogia del suo
W a ll e n s te in ): sul piano politico internazionale si combatte e via via si allenta attra­
verso le paci con la Russia e l’Olanda la guerra tra la Francia e gli alleati della
Prima Coalizione.
2 La seconda parte del saggio V o m E r h a b e n e n ( D e l S u b lim e ) che era stata già pub­
blicata nella rivista « Die Neue Thalia ».

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ospite? Potreste tranquillamente attendere ad ogni genere di la­ Scusate questi preliminari; ma erano indispensabili per rendere
voro. Nelle ore di riposo, potremmo discutere fra noi, vedere amici semplicemente possibile il mio soggiorno presso di voi. Non vi
il pensiero dei quali è molto affine al nostro, e non ci lasceremmo chiedo che la triste libertà di poter essere malato in casa vostra.
senza averne tratto un utile reciproco. Vivreste assolutamente se­ Nel momento in cui ho ricevuto il vostro invito, avevo in men­
condo le vostre abitudini e, per quanto è possibile, vi installereste te di proporvi di venire a passare qualche giorno da me. Mia moglie
come a casa vostra. Vi mostrerei inoltre le cose piu importanti delle si fermerà tre settimane a Rudolfstadt, per evitare il vaiolo, che
mie collezioni, e piu di un nuovo legame si stringerebbe tra noi. von Humboldt ha fatto inoculare ai suoi piccoli. Sono compieta-
Mi troverete pronto a ricevervi a partire dal quattordici. Riserbo a mente solo e potrei offrirvi una comoda dimora. All’infuori di
quel giorno le molte cose che debbo dirvi, e mi auguro intanto che Humboldt, non vedo quasi nessuno, e da molto tempo nessuna me­
voi continuiate a star bene. tafisica passa l’uscio della mia casa h
Avete visto la Charis 1 di Ramdohr? Ho cercato di capire il libro Con la Charis di Ramdohr, mi è accaduto un fatto strano. Alla
con tutte le facoltà naturali e artificiali della mia persona, ma non prima lettura, il suo modo pazzesco di scrivere e quella sua orribile
ho trovato una pagina di cui io abbia potuto assimilare il contenuto. filosofia mi hanno fatto inorridire, e mi sono precipitato a resti­
State bene e salutatemi i vostri. tuirla al libraio. Ma quando poi ho letto in una rivista di cultura
G oethe alcuni passi di un suo scritto sulla scuola olandese, mi è tornata una
certa fiducia in lui ed ho ripreso la Charis, che non mi è stata del
tutto inutile. Le affermazioni di carattere generale sui sentimenti,
SCHILLER A GOETHE sul gusto e sulla bellezza sono del tutto insoddisfacenti e, per non
Jena, 7 settembre 1794 dire di peggio, una vera filosofia di corte. Ma ho trovato molto
Accetto con gioia il vostro amabile invito, pregandovi tuttavia, utile la parte empirica del libro, là dove egli parla delle caratteristi­
e molto seriamente, di non farmi partecipe in alcun modo del vo­ che delle varie arti, e stabilisce per ciascuna di esse una sfera e un
stro ordine domestico: perché, purtroppo, i miei disturbi di nervi, limite. Si comprende che questo è il suo ambiente, e che una lunga
che non mi fanno dormire la notte, mi costringono a dedicare al pratica con le opere d ’arte gli ha dato una prontezza di gusto ve­
sonno una parte del mattino, e nemmeno durante il giorno mi ramente non comune. In questa parte, parla il competente, che ha
sento mai cosi bene da poter contare con certezza su un’ora presta­ un’opinione non decisiva, ma valida. Ma può anche darsi che per
bilita. Mi permetterete dunque di vivere nella vostra casa come uno voi perda tutto il valore, che di necessità debbo attribuirgli io,
straniero al quale non si presti alcuna attenzione. Isolandomi, evi­ perché conoscete molto bene le esperienze, di cui egli si vale, e
terò il grave inconveniente di.far dipendere gli altri dallo stato quindi non può dirvi nulla di nuovo. Voi andavate in cerca proprio
della mia salute. La vita regolata, che giova tanto agli altri, è la di quello in cui è miseramente fallito, e non avete alcun bisogno
mia peggiore nemica, e se dovessi fare qualcosa ad un’ora fissa, delle cose che gli sono riuscite. Mi stupirebbe se i kantiani lo la­
sono certo che non potrei piu farla. sciassero tranquillo, e se, al contrario, gli avversari di questa filo­
sofia non ne profittassero per rafforzare il loro partito.
1 F. W. Ramdohr, C h a ris. In to r n o a l b e llo e a lla b e lle z z a n e lle a r ti im ita tiv e . (C h a ­
r is . H e b e r d a s S c h ö n e u n d d ie S c h ö n h e it in d e n n a c h b ild e n d e n K ü n s te n ) , Lipsia
1793. 1 Allusione a Fichte.

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Poiché avete letto il mio frammento sul sublime, ve ne mando Il mio primo scritto ne « Le Ore » non è certo una captatio be­
ora il principio. Vi troverete forse alcune idee sull’espressione este­ ne volentiae del pubblico. Non potevo però avere maggiori riguardi
tica della passione che potrebbero spiegarne qualche aspetto. Al­ e sono persuaso che, da questo punto di vista, sarete anche voi del
cuni miei studi anteriori su argomenti di estetica non mi soddisfa­ mio parere. Vorrei che lo foste anche da tutti gli altri, perché deb­
no al punto di poterveli presentare; ma vi porterò di persona i piu bo confessare che in questi scritti ho espresso la mia vera opinione.
recenti, che sono ancora inediti. Forse vi potrà interessare una mia Non avevo mai scritto una riga sulle calamità della politica e se
recensione alle poesie di Matthison, che sarà pubblicata questa set­ ne ho parlato in queste Lettere, è avvenuto soltanto perché possa
timana nell’« Allgemeine Literatur Zeitung » l. L’anarchia, che an­ poi tacere in eterno; credo tuttavia che questa professione di fede
cora domina nella critica letteraria, e l’assenza di ogni legge ogget­ non sia del tutto inutile. Per quanto siano diversi gli strumenti
tiva di gusto, pongono sempre in grande imbarazzo il critico che con i quali prendiamo contatto col mondo, e per quanto diverse
voglia dimostrare la giustezza delle proprie asserzioni, perché non le armi offensive e difensive, di cui ci serviamo, credo però che la
esiste un codice al quale ci si possa appellare e, se uno vuole essere nostra méta sia unica. In queste Lettere troverete il vostro ritratto,
leale, deve tacere o farsi nello stesso tempo (cosa che non sempre e sarei stato lieto di citare il vostro nome, se non mi repugnasse di
piace) legislatore e giudice. Nella recensione mi sono attenuto a fare violenza al sentimento del lettore. Ma siccome è ben concepito
quest’ultimo partito, e sarei ben contento di sentirvi dire se ho e disegnato in maniera abbastanza somigliante, vi riconosceranno
avuto ragione a farlo e se vi sono riuscito. tutti coloro il cui giudizio può avere valore per voi.
Ho ricevuto or ora la recensione, e l’unisco alla lettera. Mi fareste cosa grata se trovaste subito il tempo di leggere il
S c h il l e r manoscritto, per spedirlo poi a Herder, che penserò ad avvertire;
perché, secondo i nostri statuti, deve essere esaminato anche da lui,
SCHILLER A GOETHE e vorremmo stampare « Le Ore » al piu presto.
Jena, 20 ottobre 1794 Già saprete forse che E ngel1 ha ora abbandonato la direzione
Ed ecco che « Le Ore » cominciano la loro danza. Vi mando la del Teatro di Berlino e si trova del tutto inoperoso a Schwerin.
parte delle mie Lettere al Principe 2 destinata al primo numero. Non ha piu assolutamente nulla dei 1500 talleri annui che prima
Non c’è dubbio che gli scritti vostri e miei lo riempiranno tutto, guadagnava. Mi è stato detto che scrive moltissimo e ha promesso
tranne poche pagine. Potremmo forse destinare al primo numero di mandarmi quanto prima un suo articolo.
un breve articolo di H erder3; cosa che mi farebbe molto piacere. Per 1’« Almanacco delle Muse », di cui vi ho parlato durante
In ogni caso, vedrete che la materia del primo fascicolo sarà ab­ il mio ultimo soggiorno a Weimar, ho concluso un regolare con­
bastanza variata anche se manca la varietà degli autori. tratto con il libraio ebreo 12; e sarà pubblicato per la prossima fiera
di S. Michele. Conto molto sulla vostra bontà e spero che non mi
1 Fu infatti pubblicata nei numeri 298 e 299, dell’l l e 12 settembre. F. von Mat­ pianterete in asso. Senza aumentare di molto il peso dei miei impe-
thison era allora lettore della principessa Luisa di Anhalt-Dessau. Un suo volume
di poesia, pubblicato a Breslavia nel 1787, aveva incontrato l’entusiastica approva­
zione di Wieland e di Schiller.
2 Quelle pubblicate nel primo e nel secondo fascicolo « Le Ore » formano soltanto 1 J. J. Engel (1741-1802) noto per parecchi scritti, fra cui I I F ilo s o fo p e r i l m o n d o ,
una parte delle L e tte r e s u l l ’e d u c a z io n e e s te tic a ( B r ie fe ü b e r d ie ä s th e tis c h e E r z ie h u n g ) ecc.; dal 1786 al 24 luglio 1794 fu direttore del Teatro Na­
I l s ig n o r L o r e n z o S ta r k ,
pubblicate da Schiller nel 1795. zionale di Berlino.
3 In suo luogo fu invece pubblicato uno scritto del Fichte. 2 Michaelis, libraio di Corte a Neustrelitz; il contratto reca la data del 15 agosto.

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gni, questo lavoro mi apporterà un grande vantaggio economico,
perché posso condurlo a termine anche se in precarie condizioni di Vi mando le Elegie. Vorrei che, in luogo di consegnarle in mano
salute: e spero quindi che mi garantisca l’indipendenza finanziaria. altrui, le leggeste voi stesso a chi dovrà ancora giudicare sulla loro
Attendo con impazienza i manoscritti che mi promette la vostra ammissibilità. Vi prego poi di restituirmele, perché forse dovrò ri­
vederle. Se avete qualche osservazione da fare, segnatela in margine.
ultima lettera.
Noi tutti vi porgiamo i nostri migliori ossequi. L'Epistola deve essere copiata, e la spedirò presto insieme ad
S c h il l e r
altri scritti minori. Dopo, sarò costretto ad una pausa, perché il
terzo libro del romanzo reclama tutta la mia attenzione. Non ho
ancora ricevuto l’impaginato del primo libro; ve lo spedirò appena
GOETHE A SCHILLER mi sarà inviato.
Weimar, 26 ottobre 1794 Quanto al vostro « Almanacco delle Muse » propongo di inse­
Ho letto subito con grande piacere il manoscritto che mi avete rirvi una piccola raccolta di epigrammil. Separatamente, non si­
mandato; l’ho divorato in un momento. Come si manda giu vo­ gnificano nulla: ma tra le parecchie centinaia che non sono pre­
lentieri una bevanda deliziosa, confacente al nostro fisico, che ap­ sentabili, potremmo sceglierne un certo numero che abbiano rela­
pena è sulla lingua, fa già sentire il suo effetto salutare sul sistema zione fra loro e che formino un tutto completo. La prima volta che
nervoso, cosi le vostre Lettere hanno prodotto su di me un’impres­ ci incontreremo, vi mostrerò tutta questa maliziosa covata raccolta
sione salutare e benefica. E come poteva avvenire altrimenti, dato nel suo nido.
che vi sono esposte idee che da tempo ho riconosciuto giuste, e che Addio. E che, almeno nel pensiero, io sia sempre presente fra
in parte ho lodato, in parte ho desiderato di lodare? Anche Meyer 1 voi.
le ha lette con gioia, e il suo occhio puro e incorruttibile ha con­ G oethe
fermato la mia impressione. L’accluso biglietto di Herder avrebbe Scrivetemi se debbo mandare ancora qualcosa per « Le Ore »,
quasi potuto turbare questa mia favorevole disposizione di spirito. precisando l’epoca in cui ne avrete bisogno. La seconda Epistola
Si direbbe che tenda ad accusarci di parzialità, per la gioia che noi sarà anch’essa pronta nella prima ora di buona vena.
prendiamo di questa specie di presentazione reciproca dei nostri
scritti. Ma poiché nel dominio delle apparenze non si può mai es­ SCHILLER A GOETHE
sere abbastanza sicuri di se stessi, ed è sempre meglio ingannarsi in Jena, 28 ottobre 1794
compagnia di uomini provati, e piuttosto a vantaggio che a detri­
Il fatto che approviate le mie idee e il modo in cui le ho enun­
mento di se stessi e dei propri contemporanei, continuiamo dunque ciate, mi rallegra non poco e mi servirà di necessario incoraggia­
a vivere e ad agire con fiducia e prudenza: il nostro essere e la
mento a proseguire per la via che ho intrapreso. Senza dubbio, le
nostra volontà formino un tutto, che perfezioni al possibile la no­ cose pertinenti al dominio esclusivo della ragione, o che si spac­
stra opera frammentaria. Trattengo qualche giorno le Lettere, per ciano per tali, dovrebbero fondarsi su basi oggettive, e portare in
potermele godere di nuovo insieme a Meyer. sé il criterio della verità. Ma una simile filosofia non è ancor nata,

1 Enrico Meyer (1760-1832), professore alla scuola di disegno di Weimar, e pittore


ben noto per la sua strettissima intimità con Goethe. 1 Gli E p ig r a m m i V e n e z ia n i ( V e n e tia n is c h e E p ig r a m m e ) furono pubblicati nell’« Al­
manacco delle Muse » per l’anno 1796.

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amico, e scriverà contro di lui. Secondo le asserzioni verbali di
e la mia ne è ben lontana. In definitiva, l’essenziale riposa sempre Fichte, perché nel suo libro 11non ne ha trattato, l’io è creatore an­
su una testimonianza del sentimento e, di conseguenza, ha bisogno che per mezzo delle sue rappresentazioni, e la realtà è tutta nell’io.
della sanzione soggettiva che può dargli soltanto l’approvazione Il mondo per lui non è che una palla, che l’io ha lanciato nello
degli animi imparziali. L’opinione di Meyer è quindi per me signi­ spazio e che riacchiappa per mezzo della riflessione! Con ciò egli
ficativa e importante, e mi consola della critica di Herder che, a avrebbe realmente dichiarato la sua divinità come noi ci aspet­
quanto pare, non sa perdonarmi la mia fede in Kant. Dagli avver­ tavamo.
sari di questa nuova filosofia non mi attendo quella tolleranza che Noi tutti vi ringraziamo per le Elegie. Vi domina un calore, una
si deve a ogni altro sistema, che non ci abbia convinto del tutto; delicatezza ed un forte spirito poetico che conforta e ristora in
ed infatti la filosofia di Kant, nei suoi punti principali, non è tol­ mezzo all’attuale produzione poetica. Sono una vera apparizione del
lerante e possiede un’impronta di rigorismo troppo accentuata per­ buon genio poetico. Mi dispiace di veder omessi alcuni piccoli
ché sia possibile un accomodamento. Secondo me, questo rigorismo tratti, ma comprendo che era necessario sacrificarli. Restituendovi
gli fa onore, in quanto dimostra la sua intolleranza per gli arbitri. il manoscritto, noterò alcuni passi sui quali sono in dubbio.
Di una tale filosofia non si ha ragione semplicemente scuotendo il Poiché mi chiedete di dirvi quel che ancora desidero di vostro
capo. Il suo sistema è costruito nel campo chiaro, aperto e ben ac­ per il primo fascicolo, vi ricordo l’idea di rielaborare la novella
cessibile della ricerca; non si ripara nell’ombra né fa alcuna con­ del Procuratore Onesto di Boccaccio 2. Preferisco di solito i lavori
cessione ai sentimenti individuali, ma vuole essere trattato come narrativi ai critici, e tanto piu debbo farlo ora che nei tre primi
tratta gli altri; bisogna dunque giustificarlo se non ammette altri fascicoli de « Le Ore » si parla troppo di filosofia e scarseggiano
argomenti all’infuori delle prove. Il pensiero che la legge della invece le composizioni poetiche. Se non fosse questa circostanza, vi
mutabilità, che non risparmia nessuna opera umana e divina, di­ ricorderei lo studio sulla pittura di paesaggio. Secondo gli ultimi
struggerà, come ogni altra cosa, anche la forma di questa filosofia, accordi, il terzo fascicolo de « Le Ore » dovrebbe essere pronto
non mi spaventa affatto. I suoi principi non temono questa fine per il principio di gennaio. Conto di pubblicare nel primo fasci­
perché, da quando esiste il genere umano e da quando c’è una ra­ colo le Elegie e la prima Epistola, nel secondo la seconda Epistola
gione, sono stati sempre riconosciuti validi e sempre si è agito di e le altre cose che mi spedirete nella settimana, e nel terzo un’altra
conseguenza. Epistola e la nòvella del Boccaccio; in questo modo, l’interesse dei
Non succede lo stesso per la filosofia del nostro amico Fichte. primi tre numeri sarà assicurato.
Già si ergono contro di lui, nel suo stesso ambiente, avversari po­ La vostra offerta riguardante gli Epigrammi è quanto di meglio
tenti i quali presto diranno apertamente che tutto il suo sistema si potevamo sperare per 1’« Almanacco ». Ci intenderemo a voce su
fonda su di uno spinozismo soggettivo. Fichte ha fatto venire qui quello che si deve fare.
un suo vecchio compagno di studi, un certo Weisshuhn !, sperando
forse di estendere per suo mezzo la propria influenza. Ora, questo
Weisshuhn il quale, a quel che sento, possiede un’eccellente mente 1 F o n d a m e n ti d i u n a te o ria g e n era le d e lla s c ie n z a ( G r u n d la g e d e r g e sa m te n 'W isse n ­
s c h a f ts le h r e ) , Jena e Lipsia, 1794.
filosofica, crede di aver già aperto una breccia nel sistema del suo 2 Non del Boccaccio, ma dalle C e n t n o u v e lle s n o u v e lle s . Sembra che Goethe abbia
male interpretato un’indicazione di L. Meister, che ristampò la novella nel suo
volume C o n tr i b u ti { B e itr ä g e ), Londra 1777.
1 F. A. Weisshuhn, nato nel 1759, insegnava filosofia a Lipsia dal 1787.

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Sono felice di apprendere che il professor Meyer sia tornato a Unger si è messo a far confusioni, e mi ha spedito la fine del
Weimar e vi prego di parlargli di noi al piu presto. Se volesse fare primo libro, dimenticando la parte centrale. Non appena arrive­
una piccola gita a Jena, non gli sarebbe del tutto inutile nemmeno ranno i sei quinterni che mancano, vi spedirò questa specie di
dal punto di vista artistico. Gli mostrerei un busto di uno scultore prologo.
tedesco 1 che, a mio parere, non teme l’occhio di un grande critico. Vón Humboldt ha partecipato ultimamente ad una delle nostre
Spero inoltre che Meyer, fin da quest’inverno, voglia proporre sedute estetiche e critiche l; ignoro se lo abbia interessato.
qualcosa per « Le Ore ». State bene. Ho di nuovo una quantità di cose sulle quali vorrei
Penserò ai Cavalieri di Malta quando avrò ultimato le mie let­ discutere con voi.
tere, di cui avete letto soltanto la terza parte, ed un piccolo trat­ G oethe
tato sull’Ingenuo; questi lavori mi terranno impegnato tutto l’an­
no. Non posso quindi promettere di fornire questa composizione
per il compleanno della Duchessa; spero tuttavia di ultimarla per SCHILLER A GOETHE
la fine dell’inverno. Parlo come un uomo sano e robusto, che può Jena, 29 novembre 1794
disporre del proprio tempo; ma al momento di mettermi al lavoro L’invio pronto e inatteso dell’introduzione ai vostri racconti è
tornerà a comparire il non-io. stato per me una piacevole sorpresa, e ve ne sono molto ricono­
Conservateci nel vostro ricordo; voi vivete sempre nel nostro. scente. A mio parere, l’introduzione è piu che opportuna; trovo
S c h il l e r in particolare che è stato messo a punto molto felicemente il passo
controverso. Peccato, soltanto, che il lettore abbia sotto gli occhi
poche pagine alla volta e non sia quindi in grado di poter giudicare
GOETHE A SCHILLER opportunamente quanto è stato detto in rapporto con tutto l’in­
Weimar, di sera, 27 novembre 1794 sieme. Sarebbe preferibile pubblicare l’introduzione insieme a un
Spedisco il manoscritto 12, e vorrei aver indovinato il tono con­ primo racconto; ma non vorrei essere indiscreto e farvi conside­
veniente e la giusta misura. Vi prego di restituirmelo al piu pre­ rare un onere la vostra collaborazione a « Le Ore ». Sottolineo
sto, perché sono ancora necessarie, qua e là, delle pennellate che dunque questo mio desiderio assicurandovi che, se vi fosse possi­
pongano certi passi nella loro vera luce. Preparo la seconda Epi­ bile esaudirlo senza disturbo, mi fareste un grande regalo. Se­
stola e il primo racconto per il secondo numero de « Le Ore »; si condo i calcoli da me fatti contando le parole di qualche pagina, il
potrebbe cosi continuare il seguito e rimandare le Elegie al terzo, manoscritto non occupa piu di due quinterni e mezzo, e resta an­
oppure pubblicare queste ultime. I piccoli racconti mi procurano cora da riempirne uno intero. In mancanza di meglio completerò
grande piacere, dopo il fardello impostomi da quella pseudo-epo­ questo settimo quinterno con un brano di storia olandese parti­
pea, che è il romanzo. colarmente interessante e ricco di notevoli episodi; e cioè con una
descrizione dell’assedio di Anversa sotto Filippo I I 2. Ciò mi co-

1 Allude al suo busto, dello scultore Dannecker di Stoccarda, sul quale vedi anche
a p. 181. 1 Si riferisce a una delle sedute della « Compagnia del Giovedì » intorno alle quali
2 Come risulta anche dalla lettera seguente, si tratta del principio dei C o llo q u i d i lo stesso Goethe ci ha largamente informato nei suoi Annali.
e m ig r a ti te d e s c h i (U n te r h a ltu n g e n d e u ts c h e r A u s g e w a n d e r te n ). 2 Fu pubblicata l’anno 1795, nel quarto e nel quinto fascicolo de « Le Ore ».

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sterebbe poca fatica, ed avrebbe inoltre il merito di aprire fin dal d ’Èrcole. Domina in quelle scene la pienezza e la forza del genio
primo numero, alla nostra rivista, il campo storico. Non occorre innegabile di un grande maestro, e vorrei tener dietro per quanto
dire che questo espediente non ha valore, almeno per il primo nu­ posso alla natura grandiosa e ardita, che palpita in quelle pagine.
mero, finché ho speranza di ricevere un altro dei vostri racconti. Von Humboldt vi porge i suoi ossequi; è ancora sotto l’effetto
Non riusciremo ad evitare che la pubblicazione del primo fascicolo prodotto in lui dal vostro modo di leggere Omero, ed ha suscitato
sia ritardata di una settimana; non è un gran male, e potremmo ri­ in noi tutti il desiderio di ascoltarvi; quando tornerete qui per
mediare posticipando di una settimana anche la pubblicazione del qualche giorno, non vi daremo pace finché non avremo ottenuto
secondo fascicolo. anche per noi una lettura del genere.
Visto che, nel mio annuncio de « Le Ore », ho dato assicurazioni Le mie Lettere estetiche procedono molto lentamente, ma cosi
sulla castità dei nostri giudizi politici, le parole che fate dire al vuole l’argomento, e posso solo sperare di aver dato buone fonda-
consigliere segreto non turberanno una parte del pubblico, e preci­ menta all’edificio. Se non dovrò occuparmi di quel piccolo lavoro
samente la piu numerosa? Sebbene non parli l’autore, ma un inter­ storico, sarò forse in grado di mandarvene una parte fra otto o
locutore, il loro peso cade da quella parte, e noi dobbiamo guar­ dieci giorni.
darci piu dalle apparenze che dai fatti. Questa è un’osservazione del Ci raccomandiamo tutti al vostro amichevole ricordo.
redattore. In qualità di lettore, vi proporrei di far andare a ripren­ S c h il l e r
dere il consigliere segreto dall’ardente Carlo, dopo che questo ha
riconosciuto il suo torto, e di farlo rimanere in nostra compagnia.
E prenderei le parti del vecchio sacerdote contro la sua spietata GOETHE A SCHILLER
avversaria che gli fa fin troppo male. Weimar, 2 dicembre 1794
Alcuni tratti, e specialmente il fatto che in principio la narra­ Sono lieto che il mio prologo non vi dispiaccia nell’insieme e
zione è molto circostanziata, mi fanno pensare che vogliate far
nei punti principali; ma per il primo numero non vi posso dar
credere al lettore si tratti di avvenimenti realmente accaduti. A altro. Rivedendo il manoscritto, porrò la sordina al consigliere
prescindere da ciò, nel corso dei racconti, giocherete spesso con la segreto e a Luisa e, probabilmente, un forte a Carlo; spero con
mania delle interpretazioni, e non sarebbe male di cominciar subito, ciò di armonizzarli meglio.
rendendo problematica, sotto questo aspetto, la stessa trama. Spero
Il vostro saggio storico gioverà senza dubbio al primo numero,
che perdonerete la mia mania delle interpretazioni.
rendendolo piu variato. Per il secondo fascicolo, spero di darvi la
L’impaginato de « Le Ore » mi sarà spedito di settimana in set­
novella; mi propongo di procedere come la narratrice di Mille e
timana; credo che la prima spedizione avverrà fra due settimane.
una Notte. È per me un vero piacere di servirmi subito delle vostre
La sciocchezza fatta da Unger mi ha vivamente contrariato, per­
osservazioni, che aggiungeranno nuova vita alla composizione. Mi
ché attendo con vera bramosia quello scritto. Ma leggerei con
attendo da voi lo stesso favore per il romanzo. Non mi fate atten­
desiderio non minore i frammenti del vostro Faust. Confesso che
dere troppo a lungo il seguito delle vostre Lettere.
quanto ho già letto di questo dramma 1 è per me come il torso
Per il momento, non posso comunicarvi nulla del Faust, perché
non oso sciogliere il laccio che lo tiene prigioniero. Non potrei
1 In particolare il frammento pubblicato a Lipsia nel 1790. trascrivere senza rielaborare e non mi basta il coraggio. Se in

154 155
Mi auguro di leggere presto qualcosa di vostro e, ancor piu,
avvenire avrò una ragione per farlo, sarà senza dubbio il vostro
di potervi vedere per qualche giorno al principio del nuovo anno.
interessamento.
Meyer vi saluta vivamente e io mi raccomando al vostro buon
Il fatto che von Humboldt sia rimasto soddisfatto delle nostre
ricordo.
sedute omeriche, mi rassicura molto, perché mi ero deciso a invi­
G oethe
tarlo non senza inquietudine. Un godimento in comune presenta
grandi attrattive, ma è turbato spesso dalle diverse mentalità di
coloro che vi partecipano. Finora sulle nostre sedute ha sempre
vegliato uno spirito benigno. Sarebbe veramente bello se potessimo SCHILLER A GOETHE
una volta goderci insieme qualche libro. Jena, 9 dicembre 1794
State bene e non escludetemi mai dal pensiero vostro e dei Ho scorso o piuttosto ho divorato con vero piacere il primo
vostri. libro del Wilhelm Meister, e vi ringrazio per questa gioia, che
G oethe non provavo da tempo e che soltanto voi potevate darmi. La sfi­
ducia con la quale parlate di questa ottima produzione del vostro
GOETHE A SCHILLER genio mi metterebbe di cattivo umore, se non dovessi ascriverla
Weimar, 6 dicembre 1794 all’immensità degli obblighi che il vostro spirito deve imporre a
se stesso. Non trovo nulla nella vostra opera che non sia in armo­
Ecco finalmente il primo libro del Wilhelm Schüler che, non
so come, ha usurpato il nome di Meister. Purtroppo non potrete nia con il piu delizioso insieme. Non attendetevi oggi una precisa
vedere i due primi libri che quando il piombo avrà dato loro una motivazione di questo mio giudizio. La pubblicazione e l’annun­
forma definitiva. Ma ditemi lo stesso e francamente la vostra opi­ cio de « Le Ore » mi distraggono troppo perché possa concen­
nione, e quel che si desidera e si attende da loro. Vi mostrerò trarmi a questo scopo. Se mi è permesso di trattenere ancora per
i libri seguenti in tutta la fluidità del manoscritto, e spero che non qualche giorno le bozze, cercherò di dedicarvi piu tempo e di divi­
mi rifiuterete il vostro amichevole consiglio. nare l’ulteriore progresso dell’azione e lo svolgimento dei carat­
Continuerò a lavorare con calma ai Colloqui, ma voglio prima teri. Anche von Humboldt ne è rimasto affascinato e, come me,
finire la seconda Epistola. Ora che siamo avviati, spero che tutto trova che il vostro genio vi si manifesta in tutta la sua maschia
procederà bene e senza intralci. giovinezza, la sua forza tranquilla e la sua pienezza creativa. Senza
È possibile che Cotta abbia ragione quando chiede nomi; cono­ dubbio sarà questa l’impressione di tutti. Ogni cosa vi ha una sua
sce il pubblico, il quale giudica piu dalla firma che dal testo. Lascio funzione, semplice e bella, e mezzi cosi scarsi vi conchiudono tanto.
completamente liberi gli altri collaboratori di decidere per i loro Il lungo periodo che deve essere trascorso fra il primo abbozzo e
scritti; quanto a me, debbo pregarvi di conservare l’anonimo a tutti la sua redazione definitiva, mi aveva fatto temere, lo confesso, che
i miei contributi. Soltanto cosi potrò conservare la libertà e gli ne risultasse qualche piccola diseguaglianza, non foss’altro quella
umori necessari per partecipare alla redazione della vostra rivista del tempo; ma non ve n ’è nessuna. Gli audaci passi poetici, che
ad onta degli altri miei impegni. spiccano come lampi sul flusso tranquillo dell’azione, producono il
Abbiate la bontà di segnare a matita gli errori di stampa e i passi piu felice degli effetti, esaltano e commuovono l’animo. Non voglio
del mio romanzo sui quali avete osservazioni da fare. dir nulla oggi della bellezza dei caratteri, né della realtà vivente

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156
e quasi tangibile delle descrizioni. Del resto, questi sono meriti cosi singolare sotto tutti i rapporti, che non sarebbe davvero un
che si ritrovano in tutte le vostre opere. Quanto alla fedeltà del miracolo se non sapessi piu cosa pensarne. Ho quindi deciso di
quadro della vita e degli amori degli artisti di teatro, posso giu­ attenermi soltanto alle mie idee, e mi stimo felice se queste mi
dicare con vera competenza, perché purtroppo lo conosco meglio trarranno fuori da un simile labirinto.
di quanto vorrei. La vostra apologia del commercio è stupenda ed Trattenete il primo libro quanto vi piace; nel frattempo vi spe­
è riuscita ottimamente. Ma il fatto che, accanto a questa, abbiate dirò il secondo, e leggerete il terzo nel manoscritto; cosi avrete
potuto sostenere con una certa bravura anche l’inclinazione del pro­ modo di controllare meglio il vostro giudizio. Mi auguro che, in
tagonista non è senza dubbio una delle minori vittorie della forma luogo di diminuire il piacere che vi ha dato il primo, gli altri libri
sulla materia. Ma non dovrei impegnarmi cosi a fondo, dato che ve lo aumentino. Ora che sono sicuro della vostra approvazione,
in questo momento non posso approfondire l’esame. seguiterò a lavorare con nuovo ardore e coraggio.
Ho posto il fermo con Cotta al vostro e a tutti i nostri nomi, ed Tacendo i nomi, che si dovevano dare nell’annuncio, si accre­
egli dovrà adattarsi, sia pure brontolando. Ho finito oggi con mio scerà certamente l’interesse della rivista, sempre che siano interes­
grande sollievo l’annuncio che sarà incluso nel notiziario della « Li­ santi gli scritti.
teratur Zeitung ». La vostra promessa di venire a passare alcuni Quanto alla faccenda della Clairon non ho bisogno di altro, e vi
giorni fra noi, dopo Natale, è una dolce consolazione, e mi fa prego di non parlarne piu finché non la pubblicheremo.
pensare piu gaiamente a questo triste inverno, che mai mi è State bene. Spero che avrò il piacere di cominciare con voi il
stato amico. nuovo anno.
Non ho potuto sapere nulla su M.lle Clairon l. Ma attendo an­ G oethe
cora qualche notizia. Mia moglie ricorda di aver sentito dire che
i vecchi margravi si sarebbero fatti vedere e avrebbero fatto pro­
fezie in occasione dell’apertura di un’antica casa a Bayreuth. Il SCHILLER A GOETHE
giurista Hufeland che sa parlare come quel buon amico de rebus Jena, 2 gennaio 1795
omnibus et de quibusdam aliis, non mi ha saputo dir nulla. I miei migliori auguri per il nuovo anno, e un grazie di cuore per
Noi tutti vi porgiamo i migliori ossequi, lieti per la visita che il vecchio, che la vostra amicizia ha reso fortunato e memorabile
ci avete promesso. fra gli altri. L’ho terminato lavorando assiduamente per avere qual­
S c h il l e r cosa di pronto quando verrete a farci visita, e in questi ultimi giorni
mi sono un po’ affaticato. Ora ho finito il mio lavoro 1 e ve lo potrò
mostrare quando verrete.
GOETHE A SCHILLER
Weimar, 10 dicembre 1974 Ho trattenuto YEpistola, di cui vi ringrazio molto, perché non
posso mandare in tipografia soltanto questa, e la seconda non è
La vostra testimonianza favorevole sul primo libro del Wilhelm ancora pronta. Sarebbe stata meno urgente, se per il primo numero
Meister, mi ha fatto un gran bene. Quest’opera ha avuto un destino de « Le Ore » non mi fossero stati chiesti piu manoscritti di quel

1 Attrice parigina, allora celebre, e adombrata da Goethe nella cantante Antonelli


dei C o llo q u i d i e m ig r a ti te d e sc h i. 1 Le L e tte r e s u l l ’e d u c a z io n e e ste tic a .

158 159
che prevedevamo, non essendo bastato l’articolo di Fichte. La GOETHE A SCHILLER
pubblicazione del fascicolo sarà perciò nuovamente ritardata di Weimar, 3 gennaio 1795
circa quindici giorni. Molti auguri per il nuovo anno. Passiamolo come abbiamo pas­
Il prof. Meyer mi scuserà se per questo primo numero ho man­ sato il vecchio, interessandoci reciprocamente a quello che fac­
dato in tipografia una parte del suo saggio 1 senza il suo per­ ciamo ed amiamo. Cosa diventerebbero la società e la sociabilità
messo. Non ho potuto mostrarglielo dopo la mia revisione, perché se gli uomini che la pensano allo stesso modo non fossero solidali?
dovevo rispedirlo con lo stesso corriere. Credo intanto di poterlo Mi consola la speranza che tra noi la fiducia e la reciproca influenza
riassicurare, e ne resterà contento perché i miei cambiamenti si aumenteranno sempre di piu.
sono limitati unicamente alla forma esteriore. Questo suo scritto mi Ecco il primo volume del romanzo. Il secondo esemplare è per
ha soddisfatto, e sarà un contributo prezioso per « Le Ore ». È Humboldt. Mi auguro che il secondo libro vi dia la stessa gioia
molto raro che un uomo come Meyer abbia occasione di studiare del primo. Porterò con me il terzo nel manoscritto.
l’arte in Italia, o che uno di quelli che abbiano avuto quest’occa­ Credo che vi consegnerò in tempo il racconto fantastico.
sione sia un uomo come Meyer. Sono molto desideroso di vedere il vostro lavoro. Meyer vi
Non ho letto l’Ode di Klopstock di cui mi avete scritto 12 e, se saluta. Arriveremo probabilmente domenica 11. Ma intanto scri­
l’avete, vi prego di portarmela. Già dal titolo ci si attende un verò ancora. State bene.
simile parto. G oethe
Sono lieto di poter leggere la continuazione del Meister, che
non mancherete di portarmi; ora sono veramente in grado di ap­
prezzarla, perché ho vero bisogno di una rappresentazione indi­ GOETHE A SCHILLER
viduale. Weimar, 7 gennaio 1795
Dovreste farci ascoltare anche qualche scena del Faust. La Ecco il terzo libro al quale auguro una buona accoglienza.
signora von Kalb, che ne conosce alcuni passi, ha di recente riecci- Sabato sera riceverete la mia favoletta per « Le Ore », e spero
etato questo mio desiderio, e non saprei cos’altro in tutto il mondo di non essere del tutto indegno del mio grande predecessore 1 nel
poetico potrebbe darmi una simile gioia. descrivere presentimenti e visioni.
Vi vedrò nel pomeriggio di domenica. Per la sera ho un appun­
tamento al Circolo con il Consigliere di Corte Loder 2.
Spero di vedervi fra qualche giorno, o almeno di ricevere l’an­
Meyer, che mi accompagnerà, vi saluta. Sono molto lieto del vo­
nuncio dell’epoca in cui arriverete.
stro lavoro e mi sono domandato piu volte, quale strada avrete
Noi tutti vi porgiamo i nostri ossequi. presa; ma non sono riuscito a indovinarlo.
S c h il l e r State bene e salutatemi i vostri.
G oethe

1 Id e e p e r u n a f u tu r a s to r ia d e l l ’a r te (I d e e n zu e in e r k ü n ftig e n G e s c h ic h te der
K u n s t) .
1 Giusto Cristiano Hennings, autore di numerosi racconti fantastici e, in quell’epoca,
2 La lettera di Goethe è andata perduta. Si ignora quindi a quale Ode di Klopstock professore di logica e di metafisica a Jena.
egli si riferisse. 2 Un medico di Jena, amico di Goethe.

160 161
V

SCHILLER A GOETHE da tutta la mia umanità, e mi interessa molto sapere come questa
Jena, 7 gennaio 1795
corrisponda alla vostra.
I miei migliori ringraziamenti per l’esemplare del romanzo che La vostra venuta qui sarà una sorgente di vita per il mio cuore
mi avete inviato. Il sentimento che tanto piu mi invade e mi do­ e il mio spirito. Anelo sprottutto di godermi in vostra compagnia
mina, quanto piu mi addentro nel libro, non posso definirlo che le opere di certi poeti.
come un intimo e dolce benessere, un senso di salute dell’anima e Avete promesso di farmi conoscere, alla prima occasione, i vo­
del corpo, e posso garantire che, nel suo complesso, produrrà la stri Epigrammi. Sarebbe per me una gioia ancora maggiore se que­
stessa impressione su tutti i lettori. sto .avvenisse durante il vostro soggiorno a Jena, perché ancora
Mi spiego questo senso di benessere con la chiarezza, la tran­ non so quando potrò venire a Weimar.
quillità, la finitezza e la trasparenza, che nel romanzo dominano Vi prego di salutarmi affettuosamente Meyer. Noi tutti siamo
dappertutto e non trascurano nemmeno quei minimi particolari che lieti per la vostra venuta, ma nessuno piu del vostro sincero am­
potrebbero lasciare l’animo insoddisfatto e irrequieto, né forzano miratore ed amico.
mai il loro movimento piu di quanto sia necessario per suscitare e S c h il l e r
conservare nell’uomo una vita felice. Non dirò nulla dei partico­ Nel momento di chiudere la lettera, ricevo la continuazione
lari prima di aver letto il terzo libro, che attendo con ansia. tanto desiderata del Wilhelm Meister. Mille grazie!
Non sono in grado di esprimervi quali difficoltà io provi nel-
l’esaminare l’essenza filosofica di un’opera di questo genere. Nel GOETHE A SCHILLER
vostro romanzo tutto si risolve in serenità, vita, armonia, tutto è
Weimar, 18 febbraio 1795
vero e umano; nella filosofia invece tutto è rigore, immobilità,
Mi avete detto che pensate di venire presto fra noi. Benché tema
astrazione, e tutto è innaturale, perché tutto nella natura è sintesi
che il freddo sopraggiunto vi trattenga, voglio in ogni caso rin­
e nello filosofia antitesi. Posso, invero, attestare che nelle mie spe­
novarvi la proposta.
culazioni filosofiche sono rimasto fedele alla natura quanto lo com­
Potreste alloggiare da me, oppure, se vostra moglie preferisse
porta il concetto di analisi e che forse vi sono rimasto piu fedele
installarsi altrove, vorrei che almeno voi soggiornaste nell’appar­
di quanto i nostri kantiani pensano che si possa e si debba. Ma
tamento della volta scorsa. In ogni caso, fate a modo vostro; per
non per questo sento meno vivamente il divario infinito che divide
me sarete sempre i benvenuti.
dal ragionamento la vita, e nei momenti di malinconia non posso
Incoraggiato dal nostro ultimo colloquio ho ultimato il progetto
fare a meno dall’interpretare come un difetto della mia natura quel­
del quinto e del sesto libro. Quanto è piu vantaggioso specchiarsi
lo che, in ore piu serene, debbo considerare come una proprietà
negli altri che in se stesso!
naturale dell’oggetto. Ma una cosa è certa: l’unico vero uomo è
Conoscete le Osservazioni sul Bello e sul Sublime di Kant, pub­
il poeta, e, nei suoi confronti, il miglior filosofo ne è solo la ca­
blicate nel 1771? Sarebbe uno scritto veramente ottimo se le pa­
ricatura.
role bello e sublime non si trovassero solamente nel titolo, e piu
È inutile dirvi che mi aspetto di sapere quello che voi pensate di rado nel testo. È pieno di osservazioni squisite sugli uomini e
della mia metafisica del bello. Allo stesso modo che la bellezza già vi si scorgono in germe i suoi principi futuri. Ma sono certo
rispecchia per intero l’uomo, la mia analisi del bello è scaturita che lo conoscete.

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163
Non avete ricevuto notizie di Humboldt? Salutatemi i vostri, e perché, pur avendo qualcosa di mistico, sono trattati in modo da
seguitate ad animarmi e a incoraggiarmi con il vostro affetto e la ricollegarsi ad una verità generale qualsiasi.
vostra stima. Visto che si parla di destino, debbo dirvi che in questi giorni
G oethe ho preso una decisione importante nei riguardi del mio. I miei
concittadini mi hanno fatto l’onore di chiamarmi a Tubinga *, dove
sembra che vogliano fare grandi riforme. Ma siccome non sono in
SCHILLER A GOETHE condizione di dedicarmi all’insegnamento accademico, preferisco
Jena, 19 febbraio 1795 oziare qui a Jena, dove sto volentieri e dove, se è possibile, voglio
vivere e morire, piuttosto che altrove. Ho perciò rifiutato l’offerta,
Il maltempo mi ha di nuovo tolto ogni coraggio, e l’uscio della
e non me ne faccio un merito; ha deciso per suo conto la cosa la
mia porta è tornato ad essere l’antico confine dei miei desideri e mia inclinazione, senza che mi dovessi ricordare nemmeno degli
delle mie peregrinazioni. Approfitterò volentieri del vostro invito obblighi assunti verso il Duca, e che preferisco avere con lui piut­
appena potrò confidare un poco nella mia salute, anche se dovessi tosto che con qualsiasi altro. Non credo di dovermi preoccupare
vedervi solo per qualche ora. Lo desidero vivamente e mia moglie, della mia esistenza fino a quando potrò far uso della penna, e mi
che è felice di venirvi a far visita, non mi darà pace, finché non rimetto al cielo che non mi ha mai abbandonato.
saremo venuti.
Von Humboldt non è ancora tornato da Bayreuth, e non ha an­
Vi ho restituito ultimamente l’impressione che ha fatto su di cora scritto nulla di preciso circa il suo ritorno.
me il Wilhelm Meister, ed è dunque lo stesso vostro fuoco, che Vi mando l’articolo di Weisshuhn 12, di cui vi ho parlato, e che
ora vi riscalda. Qualche giorno fa, Körner mi ha scritto di essere vi prego di restituirmi al piu presto.
infinitamente soddisfatto, e ci si può fidare del suo giudizio. Non Affettuosamente, ci raccomandiamo tutti al vostro buon ricordo.
ho mai conosciuto critico che, meno di lui, gli accessori di una
S c h il l e r
composizione poetica distraggano dai valori essenziali. Nel Wilhelm
Meister egli ritrova il calore e la potenza del Werther, ma domi­
nati da uno spirito maturo e chiariti nella grazia tranquilla di una SCHILLER A GOETHE
perfetta opera d ’arte. Jena, 22 febbraio 1795
Quel che mi scrivete sul libretto di Kant mi ricorda l’impres­ Restituisco il quarto libro del Wilhelm Meister, che mi avete ri­
sione che ne ebbi leggendolo. Lo svolgimento è antropologico, e chiesto. Ho fatto un segno in margine nei punti dove ho trovato
non vi si apprende nulla sui principi supremi del bello. Ma come qualche inciampo. Ne ritroverete facilmente il significato, e in caso
fisica e storia naturale del bello e del sublime, l’opera contiene contrario non perderete gran cosa.
molti elementi fecondi. Lo stile mi parve un po’ troppo leggero e Debbo fare un’osservazione un poco piu importante riguardo
fiorito per un soggetto cosi serio; difetto singolare, ma facilmente al dono in danaro che Wilhelm riceve e accetta dalla contessa per
spiegabile, in un uomo come Kant. tramite del barone. Mi sembra, e Humboldt è del mio parere, che
Herder ci ha fatto dono di un articolo molto ben concepito, in
cui spiega il concetto tanto in voga del destino individuale. Argo­ 1 Come professore di filosofia e di estetica.
2 C o n tr i b u ti a llo s tu d io d e i s in o n im i ( B e itr ä g e z u r S y n o n y m is tic k ) , che fu pubblicato
menti di questo genere convengono perfettamente al nostro scopo nel « Philosophischer Journal » di Niethammer, I, 46.

164 165
le delicate relazioni tra lui e la contessa non permettano che questa Vi salutiamo tutti affettuosamente e vi prego di salutare per
gli offra un simile dono, né che egli possa accettarlo. Ho cercato mio conto Meyer.
nel contesto qualcosa che possa salvaguardare la delicatezza dei loro S c h il l e r
sentimenti; credo che questa sarebbe rispettata se il dono gli ve­
nisse offerto e fosse accettato come rimborso delle spese da lui so­
stenute. Decidete voi stesso. Cosi com’è ora, la situazione sorpren­ GOETHE A SCHILLER
de il lettore e gli fa dubitare della delicatezza del suo eroe.
Weimar, 18 marzo 1795
Alla seconda lettura ho riprovato, del resto, un nuovo piacere
per l’infinita verità delle descrizioni, e per l’eccellente sviluppo La settimana scorsa mi sono trovato in una disposizione di spi­
della discussione sull*Amleto. Vorrei tuttavia, e unicamente in rito, che per fortuna ancora dura. Ho riveduto la parte religiosa
rapporto alla struttura d ’insieme e alla varietà, del resto cosi bene del mio romanzo; e poiché tutto vi riposa su nobili delusioni e su
osservata dappertutto, che queste discussioni non si succedessero scambi sottili del soggettivo con l’oggettivo, vi è necessaria una
l’una dopo l’altra, ma che fossero interrotte, dove sia possibile, da maggiore concentrazione ed una vena piu ricca che in tutte le
qualche episodio importante. Questo tema è abbordato troppo bru­ altre. Tuttavia, come vedrete a suo tempo, non avrei potuto creare
scamente al primo incontro con Serio, e quasi immediatamente ri­ una simile situazione, se non avessi fatto prima degli studi dal
preso in camera di Aurelia. In ogni caso, queste sono piccole defi­ vero. Questo libro, che voglio finire prima della Domenica delle
cienze, che il lettore non noterebbe nemmeno, se tutto quello che Palme, ha fatto progredire il mio lavoro in maniera del tutto inat­
precede non l’avesse autorizzato ad attendersi una grande varietà tesa perché, riportandosi a volte all’indietro e a volte in avanti, li­
nella narrazione. mita e guida nello stesso tempo. Il Procuratore è già scritto per
Körner mi ha scritto ieri, incaricandomi espressamente di rin­ intero e deve essere solo riveduto. Potrete dunque averlo in tempo.
graziarvi per il piacere che gli ha procurato la lettura del Wilhelm Spero che nulla mi impedirà di venire a passare con voi la Do­
Meister. Non ha potuto fare a meno di mettere in musica questa menica delle Palme, e di trattenermi qualche settimana. Faremo
insieme qualcosa di buono.
sua impressione e mi incarica di presentarvi le composizioni in suo
nome. Una è per mandolino, e l’altra per pianoforte. La prima si Ho riletto con piacere i vostri lavori già stampati, e desidero ora
svolge costà a Weimar. di vedere gli inediti. « Le Ore » fanno molto chiasso tra il pubblico
di Weimar ma non mi sono ancora giunte voci nettamente favore­
Debbo seriamente pregarvi di pensare al terzo fascicolo de « Le
voli o contrarie; si strappano però di mano i fascicoli, e per il mo­
Ore ». Cotta insiste nel chiedermi di inviargli i manoscritti in
mento non si può chiedere altro.
anticipo, e crede che il termine ultimo entro il quale dovrebbe aver­
li raccolti tutti sarà il 10 del prossimo mese. Questi dovrebbero Von Humboldt avrà certamente lavorato molto; spero di poter
dunque partire di qui il giorno 3. Credete che per quella data il discorrere con lui di anatomia. Ho pronti per lui alcuni preparati
Procuratore sarà pronto? Ma non vorrei che mia insistenza diven­ molto comuni, ma interessanti. Salutatelo affettuosamente, e cosi
tasse per voi un peso e avete libera scelta di destinarlo al terzo o pure le Signore. Il Procuratore è alle porte. Addio, e vogliatemi il
bene che io vi porto.
al quarto numero, perché uno dei vostri due scritti deve in tutti i
modi essere inviato. G oethe

166 167
GOETHE A SCHILLER Che ne direste di uno scritto ,da cui ho fatto copiare i passi qui
Weimar, 18 giugno 1795 uniti?
La vostra approvazione al quarto libro del Wilhelm Meister mi State bene, voi e i vostri cari; salutatemi gli Humboldt.
ha colmato di gioia, e mi dà nuovo ardore per ultimare il lavoro. G oethe
Sono molto contento che le parti misteriose, fantastiche e facete
abbiano prodotto il loro effetto e che, a vostro parere, abbia dato SCHILLER A GOETHE
alle situazioni un felice sviluppo. Ho utilizzato con piacere le vostre Jena, 17 agosto 1795
osservazioni in merito alle ciarle teorico-pratiche sull’arte dramma­ Avevo preso alla lettera la vostra ultima promessa, e contavo
tica, e in piu di un punto ho fatto funzionare le forbici. Per quanto di vedervi qui domani; per questa ragione ho trattenuto cosi a lun­
avessi già abbreviato quasi di un terzo il primo manoscritto, non ci go il Wilhelm Meister, senza nemmeno scrivervi le mie impres­
si sbarazza mai del tutto dai residui di una stesura anteriore. sioni. Avrei voluto parlare a voce con voi di questo sesto libro;
Ci metteremo facilmente d’accordo a voce sul modo di comin­ non sempre in una lettera ci si ricorda di tutto, e perché questo
ciare le lettere al redattore e sul pretesto che le giustifichi. Sarò da avvenga è indispensabile un dialogo. Mi sembra che non avreste
voi intorno alla fine della prossima settimana, e cercherò di portare potuto cogliere e trattare meglio i rapporti silenziosi del personag­
con me il racconto che vi ho promesso. gio con la divinità. Questi rapporti sono teneri e delicati, e il corso
Sabato vi spedirò l’articolo di Meyer su Giovanni Bellini; è mol­ che seguono è perfettamente conforme al naturale.
to bello ma, purtroppo, è breve. Abbiate la bontà di restituirci l’in­ Il passaggio dalla religione naturale al cristianesimo, attraverso
troduzione che è nelle vostre mani, perché vi è ancora da aggiun­ l’esperienza del peccato, è un tratto da maestro. Tutte le idee che
gere qualcosa. Sarebbe certo un vantaggio per il settimo fascicolo guidano e dirigono l’insieme sono eccellenti, temo soltanto le ab­
se Meyer potesse unirvi anche il Mantegna. biate accennate troppo leggermente. Non vi tacerò nemmeno che a
Ho appreso con piacere che il nuovo tragelafo 1 non vi è del molti lettori potrà sembrare che questo libro arresti l’azione prin­
tutto antipatico; è un vero peccato che quell’uomo viva molto iso­ cipale. Forse non sarebbe stato male concentrare e scorciare certi
lato e che perciò, con tutto quello che vi è di buono in lui, non particolari per dare maggior sviluppo ad alcune idee dominanti.
arrivi a purificare il suo gusto. Sembra purtroppo che la migliore Non mi è affatto sfuggita la vostra intenzione di purificare l’argo­
compagnia che egli pratichi sia lui stesso. Riceverete ancora due mento e restituirgli un certo decoro, evitando i termini di devo­
volumi di questa strana opera. zione piu banali: ho tuttavia sottolineato alcuni passi a giudicare
Mi propongo di dedicare alla revisione dei miei lavori di storia dai quali, temo uno spirito devoto potrebbe accusarvi di leggerezza.
naturale le quattro settimane che passerò a Karlsbad. Cercherò di Queste poche cose su ciò che avete detto e accennato. Ma l’ar­
stendere uno schema di ciò che ho già fatto e di quello che mi rima­ gomento è tale che si è tentati di discutere anche su ciò che non è
ne da fare, per aver pronta un’ossatura entro cui coordinare le stato detto. È vero che il libro non è finito e che quindi ignoro
molte esperienze e osservazioni, rimaste finora sparse. tutto ciò che avverrà in seguito; ma mi sembra che l’arrivo dello
zio, l’uomo dalla sana ragione, debba provocare una crisi. Se cosi
1 Allusione alla persona di Jean Paul e al suo racconto E s p e r o o i q u a r a n ta c in q u e
fosse, la questione sarebbe troncata bruscamente, perché avete par­
g io r n i d i c a n ic o la (H e s p e r u s o d e r d i e fü n fu n d v ie r z ig H u n d s p o s tta g e ) . lato troppo poco delle qualità particolari e dell’esaltazione reli-

170 171
giosa del cristianesimo, né avete detto abbastanza su ciò che que­ State bene. Mi auguro di rivedervi presto, insieme all’amico
sta religione può essere per un’anima bella, o piuttosto su ciò che Meyer.
un’anima bella può farne. Quanto a me, trovo implicita nel cristia­ S c h il l e r
nesimo una presa di posizione nei riguardi del bello e del sublime,
e le sue apparizioni particolari nella vita mi paiono assurde e re­
GOETHE A SCHILLER
pugnanti semplicemente perché rappresentano l’espressione man­
(Weimar, 6 ottobre 1795)
cata di questo ideale. Il carattere essenziale che distingue il cri­
stianesimo da tutte le altre religioni monoteiste, consiste princi­ Invece di lasciarvi, avrei preferito ieri di rimanere con voi; il
palmente nell’annullamento della legge e dell’imperativo kantiano, disagio del desiderio insoddisfatto mi ha seguito lungo tutto il
cui il cristianesimo intende sostituire una libera inclinazione delle viaggio. In cosi poco tempo, non potevamo che sfiorare una quan­
anime. Nella sua forma pura, questo non è dunque che la mani­ tità di temi senza risolverne nessuno, e pur avendone agitato
festazione della moralità migliore, o l’incarnazione del divino. Ciò molti, ben poco è maturato.
spiega la grande fortuna che questa religione ha avuto fra le na­ Durante il mio viaggio di ritorno, ho ripensato specialmente
ture femminili e perché si incontri ancora, qualche volta, sotto una alle vostre poesie; hanno un raro valore e, posso ben dirlo, sono
ora quello che mi attendevo da voi un tempo. Il singolare insieme
forma sopportabile solo fra le donne.
In una lettera, non posso dire di piu su di un argomento cosi di astrazione e di contemplazione, proprio alla vostra natura, è
giunto ora ad un equilibrio perfetto, e non vi mancano tutte le
delicato. Mi limito dunque a osservare che questa parte poteva
altre virtù poetiche. Le rivedrò stampate con piacere, me le godrò
essere maggiormente sviluppata nel vostro libro.
di nuovo molte volte, e dividerò questa gioia con gli altri. La pic­
Quanto agli Epigrammi, esaudirò puntualmente i vostri desideri.
cola poesia in stanze l, rivolta al pubblico, concluderà in maniera
Anche a me è dispiaciuto degli errori di stampa nelle Elegie, ed ho
molto acconcia e graziosa quest’annata de « Le Ore ».
fatto subito segnalare i piu importanti nel notiziario della « Lite­
Ho cominciato ad occuparmi dell’opera di Madame de Staël2,
ratur Zeitung »; ma sono errori del copista, non del compositore,
che mi darà piu lavoro di quanto immaginassi. Ma la tradurrò
e sarà facile evitare che l’inconveniente si ripeta in seguito.
egualmente, perché non è molto lunga. Saranno, al piu, cinquanta-
Mi darete una grande gioia terminando gli scritti che avete cinque pagine della mia scrittura. Riceverete ben presto la prima
promesso a « Le Ore » per i fascicoli prossimi; e vi rinnovo le parte, che è di ventun pagine. In un piccolo preambolo all’editore
mie preghiere per il Faust, foss’anche per una sola scena di due spiegherò i criteri che ho seguito nel tradurla. Per risparmiarvi le
o tre pagine. La favoletta mi farà grande piacere e concluderà de­ piccole correzioni, ho uniformato alle nostre idee le espressioni
gnamente i Colloqui per quest’anno. dell’originale, ed ho cercato di precisare meglio, al modo di noi
Durante questa settimana non mi sono sentito molto bene, ma tedeschi, quello che ha di vago la lingua francese. Troverete in
non mi è mancata la vena per alcune poesie che andranno ad ac­
crescere la mia raccolta.
1 Fu poi pubblicata, con il titolo S ta n z e a l L e tto r e ( S ta n z e n a n d e n L e s e r ) nell’« Al­
Mia moglie vi chiede se le spille con le quali avete preparato il manacco delle Muse » per l’anno 1796.
pacco contenente il sesto libro del romanzo, non simboleggino per 1 Goethe tradusse il suo E s s a i s u r le s fic tio n s che fu pubblicato con il titolo V e r s u c h
ü b e r D ic h tu n g e n nel secondo fascicolo de « Le Ore », del 1796. Non furono invece
avventura i pungoli della coscienza. pubblicate le annotazioni di Schiller.

172 173
questo libro molto di buono; ma siccome l’autrice è parziale, pur sofo può lasciar riposare la sua immaginazione e il poeta le sue
non cessando di essere ragionevole e onesta, non riesce mai a facoltà astratte, io debbo mantenere queste due facoltà sempre a
essere coerente con se stessa. In ogni modo come testo vi sarà un medesimo grado di tensione e solo un perpetuo sforzo interiore
utilissimo. Vorrei tuttavia che, nella vostra nota, cercaste di essere può operare la fusione dei due elementi eterogenei.
il piu possibile chiaro e galante affinché, in seguito, si possa man­ Attendo con grande curiosità lo scritto di Madame de Staël. Se
darla all’autrice, e allargare cosi la ronda de « Le Ore » fino alla lo spazio me lo permette, pubblicherò la traduzione in un fascicolo
Francia rigenerata. e le mie osservazioni nel seguente. Siccome il lettore avrà già fatto
G oethe le sue, mi ascolterà con maggiore interesse.
Mi sarebbe inoltre difficile di prepararle nel breve tempo che
SCHILLER A GOETHE manca alla pubblicazione dell’undicesimo fascicolo, anche se do­
(Jena), 16 ottobre 1795 vessi ricevere la traduzione per giovedì prossimo. Per quest’ultimo
fascicolo Herder mi ha dato un articolo sulle Grazie, in cui cerca di
Se avessi supposto che sareste rimasto piu a lungo ad Eisenach,
rendere i loro antichi diritti a queste figure cosi maltrattate: e ci
non avrei tardato tanto a scrivervi. Sono contento di sapervi lon­
promette un altro articolo 1 per il XII fascicolo. Spero di fare in
tano dal campo di operazioni del Meno; l’ombra del gigante 11
tempo a preparare per il fascicolo XI il mio saggio sull’Ingenuo2,
avrebbe potuto incomodarvi con non eccessivo buon garbo. Il
che occuperà soltanto qualche quinterno e che penso di aver svolto
pensarvi nel turbine del mondo, mentre io seggo fra le mie impan­
in forma molto popolare. Non manca nemmeno qualche piccola
nate e non ho, anche intorno a me, altro che carta, e sapere che,
poesia. In questa lettera troverete alcuni miei sberleffi poetici.
malgrado tutto, siamo vicini e ci comprendiamo perfettamente,
La divisione della terra avreste dovuto leggerla dal davanzale
mi fa una strana impressione.
della finestra a Francoforte, dove il terreno sarebbe stato molto
La vostra lettera da Weimar mi ha procurato una grande gioia.
adatto. Se vi diverte, leggetela anche al Duca.
Per ogni ora di coraggio e di fiducia nelle mie forze, ne conto al­
Nell’altra poesia3 ho preso in giro l ’assioma della contraddizione;
meno dieci in cui sono sfiduciato e non so cosa pensare di me. Per
la filosofia par sempre ridicola quando vuole arricchire la scienza
cui un giudizio favorevole che venga da fuori mi reca un grande
e dare al mondo leggi con i suoi soli mezzi senza ammettere che
conforto. Anche Herder mi ha scritto molte cose incoraggianti
dipende dall’esperienza.
sulle mie poesie.
Ho appreso con piacere che siete sul punto di terminare il
L’esperienza mi ha dimostrato che solo una rigorosa precisione
Meister. Non tarderò a far mio l’insieme e, nei limiti del possibile,
delle idee può portare a una certa fluidità. Un tempo pensavo il
voglio sperimentare un nuovo genere di critica, secondo un metodo
contrario, e temevo che ne risultasse uno stile duro e rigido. Di
genetico; sempre che questo si possa fare, perché non potrei an­
fatto, sono ora contento di essermi introdotto in un vicolo cieco,
cora affermarlo con sicurezza.
che consideravo dannoso all’immaginazione poetica. Ma un’attività
di questo genere richiede certo un forte impegno, perché se il filo-
1 I d u n a o i l p o m o d e lla g io v in e z z a ( I d u n a o d e r d e r A p f e l d e r V e r jü n g u n g ) : apparve
nel primo fascicolo de « Le Ore» del 1796.
2 Si tratta del saggio pubblicato con il titolo I n to r n o a lla p o e s ia in g e n u a e s e n ti m e n ­
1 Allusione alle favole (Goethe, O p ere, XVIII, 231). ta le ( U é b e r d e r n a iv e n u n d s e n tim e n ta lis c h e n D ic h tu n g ) .
3 Le im p r e s e d e i F ilo so fi ( D ie T a te n d e r P h i lo s o p h e n ) .

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mano per non mettere in ridicolo il suo modo di pensare, i suoi di Cotta, nella mia qualità di redattore. F6fse~lo scopo sarebbe
sentimenti e i suoi interessi sbagliati. egualmente raggiunto se lo ricompensassimo subito della metà,
Tengo in gran conto i giudizi sulla mia favola, e in avvenire pagando il resto dopo la fiera. Il pagamento avverrebbe in ogni
procederò con maggior sicurezza anche in questo genere. modo prima che tutto il manoscritto fosse stampato, perché non
L’ultimo volume del romanzo non potrà in ogni caso essere pub­ pubblicherei le tre puntate di seguito nei primi tre mesi, ma la-
blicato prima della fiera di San Michele. Sarebbe bene che noi scerei passare un mese tra luna e l’altra. Sei o otto quinterni di un
progettassimo i piani, di cui mi avete parlato. solo autore, con un unico titolo, e per di piu di traduzione, se si
È difficile che la mia nuova favola possa esser pronta prima di susseguissero troppo rapidamente, sarebbero giudicati troppo uni­
dicembre, anche perché non posso dedicarmici senza avej prima formi.
detto qualcosa, in una maniera o nell’altra, sul significato della pri­ Se pensate dunque che un anticipo di circa 20 luigi d ’oro, pa­
ma. Se potessi compiere già in dicembre qualcosa di buono in gato subito, basti allo scopo, la somma è pronta e non abbiamo
questo genere, mi piacerebbe di partecipare anche in questo modo bisogno di chiedere nulla a Cotta. So che ha già anticipato a Fichte
al principio della nuova annata. 60 luigi d ’oro, e Dio sa quando riprenderà il suo denaro. Ha già
Saluti vivissimi e voglia il cielo che la nostra amicizia ci dia pagato inoltre parecchi articoli minori, fra cui quello di Weisshuhn.
ancora molte soddisfazioni. Spero di venirvi a fare un’altra visita Ma basta sull’articolo. Partecipo del vostro risentimento contro
per il nuovo anno. gli Stolberg, i Lichtenber e simili, e sarò veramente contento se li
G oethe attaccherete. Del resto è Vhistoire du jour. Non è mai andata e
non andrà mai diversamente. Persuadetevi che quando uno ha
SCHILLER A GOETHE scritto un romanzo o una commedia dovrebbe scrivere eternamente
Jena, 23 novembre 1795 romanzi e commedie. Nessuno si attende altro da lui, e nessuno è
disposto a riconoscergli altri meriti. Se Newton avesse cominciato
Sono molto curioso di vedere il lavoro di Knebel, e non dubito
con una commedia, per molto tempo non avrebbero preso in con­
che i nostri migliori lettori ce ne saranno grati. Ma so bene che
siderazione non dico le sue scoperte di ottica, ma nemmeno quelle
non faremo un piacere ai piu, che si possono conquistare solo con
di astronomia. Se voi vi foste divertito a far conoscere le vostre
lavori dello stampo di un Lorenzo Stark l. È incredibile, ma quel
scoperte di ottica sotto il nome del nostro caro professore Voigt,
lavoro piace a tutti. Di nessun’altro finora si è parlato tanto.
o di un altro eroe accademico dello stesso stampo, avreste sentito
Per quanto concerne l’anticipo per le Elegie di Knebel, non
gridare al miracolo. Questi filistei si scatenano piu contro la perso­
credo che potremo ottenere molto da Cotta, proprio ora che il suo
na, da cui proviene l’innovazione, che contro l’innovazione stessa.
coraggio è in ribasso a causa delle frequenti revoche delle sotto-
Desidero di vedere con i miei occhi il delictum di Stolberg: vi
scrizioni che erano già state raccolte. Tuttavia, se inasteremo, sarà
sarei molto grato se poteste procurarmelo; lo restituirei a giro di
certamente pagato: ma ne farei volentieri a meno. Non so a quan­
to ammonterà la somma; se è modesta, la pagherei io in luogo posta. Quell’uomo è tanto presuntuoso e ignorante, che non me­
rita nessuna pietà. Un buffone che si vuole ifitromettere in tutto,
lo Jenitsch di Berlino, avendo letto le critiche fatte a « Le Ore »,
1 I I s ig n o r L o r e n z o S ta r k . S t u d i o d i c a ra ttere ( H e r r L o r e n z S ta r k . E i n C h a ra k te r ­ ha scritto un entusiastico articolo sulla mia persona e il mio ca-
g e m ä ld e ), di Engel.

178 179
rattere di scrittore *, che dovrebbe essere un’apologià contro quelle posso farci nulla; nessuno, nemmeno Wieland, si è mai preoccu­
accuse. Humboldt ha ricevuto il manoscritto da Genz, che doveva pato di nascondere le sue opinioni sui miei errori e spesso, anzi,
pubblicarlo nella sua rivista, e ne ha impedito la stampa. Ma non me le hanno fatte sentire con sufficiente durezza; e non potevo
sono sicuro che non lo pubblichi in qualche altra parte. È una vera tacere, ora che il caso ha posto una buona carta nelle mie mani.
disgrazia che, fra tanti nemici, numerosi e violenti, debba piuttosto Saluti vivissimi. Sarò felice di ritrovarmi con voi al principio del
temere l’incomprensione di un amico; e che debba affrettarmi a nuovo anno.
ridurre al silenzio le poche voci che si levano in mio favore. S c h il l e r
Potrò darvi un giudizio minuzioso del vostro Meister in agosto
o in settembre del prossimo anno. Penso che giunga veramente a G o e t h e -Sc h il l e r , Carteggio, Torino, Einau­
proposito, perché l’ultima parte non sarà pubblicata prima della di, 1946, pp. 38-77.
fiera di San Michele del 1796 o della Pasqua del ’97. Nella quarta
parte troverete forse un passo che si possa pubblicare per la Pasqua
del ’96, quando il pubblico si aspetterà tutta l’opera.
Ieri ho finalmente ricevuto da Archenholz un bel saggio storico,
intitolato Sobieski, che sarà pubblicato nel prossimo fascicolo de
« Le Ore ». Però darei non so che cosa per pubblicare un vostro
scritto nel prossimo fascicolo della seconda annata. Vi farà forse
piacere dichiarar guerra in quel fascicolo?
Riceverete da Herder la mia dissertazione sui poeti sentimentali,
della quale conoscete una minima parte, e che vi prego di rileggere
per intero. Spero che ne sarete contento; non mi sembra di aver
scritto nulla di meglio in questo genere. Credo che questo recen­
tissimo giudizio sulla maggior parte dei poeti tedeschi chiuderà
l’annata della rivista suscitando una buona impressione e dando
molto da pensare ai signori critici. Il tono è coraggioso e fermo ma,
spero, con i dovuti riguardi. È vero che per via ho colpito di stri­
scio quanti piu potevo, e solo pochi usciranno dallo scontro senza
aver ricevuto un colpo.
Anche nei confronti della naturalezza e dei suoi diritti (relativa­
mente alle Elegie) mi son lasciato andare parecchio, e in quest’oc­
casione ha ricevuto un colpo di striscio anche Wieland. Ma non

1 I n to r n o a l g e n io d i S c h ille r e d a lle s u e « L e tte r e e s te tic h e » ( U e b e r S c h ille r s G e n ie


u n d s e in e ä s th e tis c h e n B r ie fe ): non sembra che l’articolo sia stato mai stampato.

180 181
Scritti estetici e filosofici

DELL’EDUCAZIONE ESTETICA DELL’UOMO 1


L e t t e r a P r im a

Ella vuol dunque concedermi di esporLe in una serie di lettere


i risultati dei miei studi sul bello e sull'arte. Sento vivamente la
gravità, ma anche l’attrattiva e la dignità di questa impresa. Par­
lerò di un argomento, che è in relazione immediata con la parte
migliore della nostra felicità, e in relazione non molto lontana con
la nobiltà morale della natura umana. Tratterò la causa della bel­
lezza dinanzi a un cuore che ne sente ed esercita tutta la potenza
e che, in un’indagine in cui si è costretti a far appello tanto ai sen­
timenti quanto ai principii, prenderà su di sé la parte piu difficile
del mio assunto.
Ella mi fa generosamente un dovere di quello che io volevo
chiederLe come un favore e mi lascia l’apparenza di un merito là,
dove io cedo soltanto alla mia inclinazione. La libertà del proce­
dimento, che Ella mi prescrive, non è una costrizione, bensì un
bisogno per me. Poco esercitato nell’uso di forme scolastiche, dif­
ficilmente correrò il rischio di abusare di esse peccando contro il
buon gusto. Le mie idee, attinte dall’uniforme conversazione con

1 Questo scritto, nato nel 1793-94, fu pubblicato la prima volta nella rivista D ie
H o r e n , annata 1795, in tre puntate. Le lettere, di argomento estetico, erano inizial­
mente dirette al duca Friedrich Christian von Schleswig Holstein-Augustenburg.

183
me stesso più che da una ricca esperienza del mondo o da lettura, esperienze morali, deve valere in un grado ancora piu alto per il
non rinnegheranno la loro origine, di qualsiasi altro errore si fenomeno della bellezza. Tutta la magia di questa sta nel suo
renderanno colpevoli piuttosto che di settarietà, e cadranno per mistero e spezzando la necessaria unione dei suoi elementi, si an­
debolezza propria piuttosto che sostenersi per autorità e forza nulla anche la sua essenza.
altrui.
Non voglio nasconderLe che le affermazioni seguenti si fonde­
ranno in massima parte su princìpi kantiani; ma attribuisca alla L e t t e r a S econda
mia incapacità, non a quei principi, se nel corso di queste inda­
gini Le si richiamerà alla memoria qualche particolare scuola filo­ Ma non potrei io forse fare della libertà da Lei concessami un
uso migliore che quello di occupare la Sua attenzione nel campo
sofica. No, la libertà del Suo spirito sarà per me inviolabile. Il
dell’arte bella? Non è per lo meno inattuale mettersi alla ricerca
Suo stesso sentimento mi fornirà i dati su cui costruirò, il Suo
di un codice per un mondo estetico, quando le condizioni del mon­
stesso libero pensiero mi detterà le leggi secondo le quali si pro­
do morale presentano un interesse tanto piu immediato, e lo spirito
cederà.
dell’indagine filosofica è cosi energicamente inviato dalle circo­
Su quelle idee che dominano la parte pratica del sistema kan­
stanze del tempo ad occuparsi della piu perfetta di tutte le opere
tiano solo i filosofi sono discordi, ma gli uomini in genere, come
d ’arte, della costituzione di una vera libertà politica?
confido di dimostrare, sono sempre stati concordi. Liberiamo que­
Io non vorrei vivere in un altro secolo e aver lavorato per un
ste idee della loro forma tecnica, ed esse appariranno come le an­
altro secolo. Si è cittadini del tempo come si è cittadini di uno
tiche sentenze della ragione comune e come i dati dell’istinto mo­ Stato; e se è giudicato sconveniente, anzi illecito allontanarsi dagli
rale, che la saggia natura ha imposto quale tutore all’uomo, fino a
usi e dai costumi dell’ambiente in cui si vive, perché dovrebbe es­
che il chiaro intelletto non lo renda maggiorenne. Ma appunto sere meno doveroso tener conto, nella scelta delle proprie attività,
questa forma tecnica, che rende evidente la verità all’intelletto, la dell’esigenza e del gusto dèi secolo?
cela al sentimento; perché purtroppo l’intelletto deve prima di­
Ma questa considerazione non sembra tornare di alcun vantaggio
struggere l’oggetto del senso interno, se vuole appropriarsene. all’arte; almeno a quella, alla quale soltanto saranno rivolte le mie
Come il chimico, anche il filosofo trova la sintesi solo per mezzo indagini. Il corso degli avvenimenti ha dato al genio del tempo
dell’analisi e solo attraverso il martirio dell’arte trova l’opera della una direzione, che minaccia di allontanarlo sempre piu dall’arte
natura spontanea. Per cogliere il fenomeno fuggevole egli deve in­ dell’ideale. Questa deve abbandonare la verità ed elevarsi con di­
catenarlo nelle regole, dilaniare in concetti il suo bel corpo e con­ gnitosa arditezza al disopra del bisogno; perché l’arte è la figlia
servare il suo spirito vivo in un misero scheletro di parole. Fa della libertà e vuole ricevere i suoi precetti dalla necessità degli
meraviglia, se il sentimento naturale non si ritrova in una tale spiriti, non dai bisogni della natura. Ora invece domina il bisogno,
copia e se la verità nell’esposizione dell’analista appare come un che piega sotto il suo giogo tirannico l’umanità decaduta. L1utile è
paradosso? il grande idolo del tempo, ad esso debbono prestar servizio tutte
Voglia dunque concedere anche a me qualche indulgenza, se le le forze e rendere omaggio tutti i talenti. Su questa rozza bilancia
indagini seguenti, cercando di avvicinare il loro oggetto all’intel­ il merito spirituale dell’arte non ha alcun peso e, privata di ogni
letto, dovessero allontanarlo dai sensi. Ciò che là vale per le incoraggiamento, essa scompare dal chiassoso mercato del secolo.

184 185
Anche lo spirito dell’indagine filosofica strappa all’immaginazione per risolvere quel problema politico nella pratica bisogna prendere
una provincia dopo l’altra, e i confini dell’arte si restringono quan­ la via attraverso il problema estetico, perché alla libertà si giunge
to piu la scienza allarga i propri. solo attraverso la bellezza. Ma questa dimostrazione non può es­
Gli sguardi del filosofo come dell’uomo di mondo sono fissati, sere data senza che io Le richiami alla memoria i princìpi, a cui
piendi di aspettativa, sulla scena politica, dove ora, a quanto si s’ispira la ragione in genere in una legislazione politica.
crede, si discute il grande destino dell’umanità. Non è un segno
di deplorevole indifferenza per il bene della società il non prender
parte a questa discussione generale? Come questa grande causa L e t t e r a T erza
riguarda da vicino per il suo contenuto e per le sue conseguenze
ognuno che si chiami uomo, cosi essa deve particolarmente inte­ La natura comincia ad operare con l’uomo non meglio che con
ressare, per il modo della sua trattazione, ogni pensatore indipen­ le altre sue creature: agisce per lui, quando egli non può ancora
dente. Una questione che una volta si risolveva solo col cieco di­ agire da sé come libera intelligenza. Ma la sua caratteristica di
ritto del piu forte, è stata portata ora, a quanto pare, davanti al uomo sta appunto in questo: che egli non si ferma a quel che di
tribunale della ragione pura, e chiunque è capace di mettersi al lui fece la natura, ma possiede la capacità di percorrere a ritroso
mediante la ragione i passi che quella anticipò per lui, di trasfor­
centro del tutto e di elevare il proprio individuo fino alla specie
mare l’opera della necessità in un’opera della sua libera scelta e
può considerarsi giudice di quel tribunale della ragione, mentre
come uomo e cittadino del mondo è nello stesso tempo parte, e si di elevare la necessità fisica a una necessità morale.
Dal suo torpore sensibile egli ritorna in sé, si riconosce uomo,
vede piu o meno da vicino coinvolto nell’esito del processo. Non
si guarda intorno e si trova ... nello Stato. La costrizione dei bi­
è dunque soltanto la sua propria causa, che viene decisa in questo
sogni ve lo gettò dentro prima ch’egli potesse scegliere in libertà
grande processo, la sentenza dev’essere pronunciata secondo leggi,
questa situazione; la necessità la regolò secondo le semplici leggi
che egli stesso come spirito ragionevole ha la capacità e il diritto
di dettare. della natura, prima che egli potesse farlo secondo le leggi della ra­
gione. Ma di questo Stato creato dalla necessità, sorto unicamente
Come dovrebbe essere attraente per me studiare un tale argo­
dalla sua determinazione naturale e calcolato anche solo in vista
mento insieme con un altrettanto geniale pensatore quanto libe­
di questa, egli come persona morale non poteva e non può essere
rale cittadino del mondo e lasciarne la decisione ad un cuore, che
contento — e guai per lui se lo fosse! Egli abbandona dunque, con
con bell’entusiasmo si consacra al bene dell’umanità! Che piace­ lo stesso diritto con cui è uomo, il dominio della cieca necessità,
vole sorpresa incontrarsi col suo spirito spregiudicato nel mede­ cosi come in tante altre cose si stacca da essa mediante la propria
simo risultato sul campo delle idee, non ostante ogni differenza libertà,'cosi come, per dare solo un esempio, egli cancella con la
del punto di partenza e ogni distanza resa necessaria dalle circo­ moralità e nobilita con la bellezza il carattere volgare impresso dal
stanze nel mondo reale! Se resisto a questa seducente tentazione e bisogno all’amore sessuale. In tal modo nell’età adulta egli ricu­
faccio precedere la bellezza alla libertà, credo di poter non solo pera artificialmente la sua infanzia, si forma nell’idea uno stato
scusare ciò con la mia inclinazione, ma anche giustificarlo per di natura, che non gli è dato da nessuna esperienza, ma è posto
mezzo di principi. Io spero di convincerLa che questa materia è necessariamente dalla determinazione della sua ragione; in questo
molto meno estranea al bisogno che al gusto del tempo, che anzi stato ideale si attribuisce un fine, che nello stato di natura reale

186 187
I
non conobbe, e una scelta di cui allora non era capace, e procede correre pericolo la sua esistenza. Quando l’artefice deve riparare
ora non altrimenti che se cominciasse da principio e per chiara un meccanismo d ’orologio, lascia scaricare le ruote, ma il mecca­
intelligenza e libera decisione cambiasse lo stato d ’indipendenza nismo vivo dello Stato dev’essere riparato mentre funziona; qui
con lo stato dei contratti. Per quanto il cieco arbitrio abbia fon­ si tratta di cambiare la ruota che gira, durante il suo movimento.
dato ingegnosamente o solidamente l’opera sua, per quanto esso Bisogna quindi trovare per la continuazione della società un so­
l’affermi con arroganza e la circondi di un’apparenza di dignità, stegno, il quale la renda indipendente dallo stato di natura che si
l’uomo può, in questa operazione, considerarla come assolutamente vuole abolire.
non accaduta, poiché l’opera di forze cieche non possiede un’auto­ Questo sostegno non si trova nel carattere naturale dell’uomo, il
rità, davanti a cui la libertà debba piegarsi, e tutto deve adattarsi quale, egoista e violento, mira piuttosto alla distruzione che alla
al fine supremo che la natura impone alla personalità umana. In conservazione della società, non si trova neppure nel suo carattere
questo modo nasce e si giustifica il tentativo di un popolo dive­ morale, che, secondo la premessa, deve prima essere formato e sul
nuto maggiorenne, di trasformare il suo stato di natura in stato quale, perché è libero e perché non appare mai, il legislatore non
morale. potrebbe mai agire né mai contare con sicurezza. Si tratterebbe
Questo stato di natura (come può chiamarsi ogni corpo politico quindi di separare dal carattere fisico l’arbitrio e da quello morale
che derivi originariamente la sua organizzazione da forze, non da la libertà — si tratterebbe di accordare il primo con le leggi, e di
leggi) contraddice bensì all’uomo morale, a cui la semplice legalità rendere il secondo dipendente dalle impressioni — si tratterebbe di
deve servire di legge; ma è proprio sufficiente per l’uomo fisico, allontanare un po’ quello dalla materia, e di avvicinarle un po’
il quale si dà delle leggi solo per accordarsi con le forze. Ora l’uo­ questo — per costituire un terzo carattere che, affine a quei due,
mo fisico è reale e quello morale è solo problematico. Se dunque aprisse un passaggio dal dominio delle semplici forze al dominio
la ragione annulla lo stato di natura, come deve necessariamente delle leggi, e senza ostacolare il carattere morale nel suo sviluppo,
fare, se vuole sostituirlo col suo, arrischia l’uomo fisico per quello servisse piuttosto come pegno sensibile della moralità invisibile.
problematico, arrischia l’esistenza della società per un ideale solo
possibile (sebbene moralmente necessario) della società. Essa toglie
L e t t e r a Q u a r ta
all’uomo qualcosa che egli realmente possiede e senza di cui non
possiede nulla, e in cambio gli addita qualcosa che egli potrebbe e Questo è certo: solo la prevalenza di un tale carattere in un
dovrebbe possedere; e se avesse troppo contato su di lui, gli avreb­ popolo può rendere innocua una trasformazione di Stato secondo
be tolto, per un’umanità che ancora gli manca e può mancare senza princìpi morali, e inoltre solo un tale carattere può garantirne la
danno della sua esistenza, anche i mezzi per l’animalità, che pure durata. Nell’organizzazione di uno Stato morale si conta sulla legge
è la condizione della sua umanità. Prima che egli avesse avuto il morale come su una forza attiva, e la libera volontà viene fatta
tempo di tenersi saldo con la sua volontà alla legge, essa gli avreb­ entrare nel regno delle cause, dove tutto è concatenato con rigorosa
be tolto di sotto i piedi la scala della natura. necessità e costanza. Ma noi sappiamo che le determinazioni della
La grande preoccupazione dunque è questa: che la società fisica volontà umana sono sempre contingenti e che solo nell’essere as­
non deve cessare in nessun momento nel tempo, mentre quella soluto la necessità fisica coincide con quella morale. Se dunque si
morale si forma nell 'idea, e che per la dignità dell’uomo non deve deve contare sulla condotta morale dell’uomo come si conta su

188 189
eventi naturali, essa deve essere natura, ed egli dev’essere condotto affermarsi solo col sacrificio di quello naturale; e sarà ancora molto
già dai propri istinti a un tal modo d ’agire, che può sempre deri­ imperfetta la costituzione di uno Stato, che sia in grado di ottenere
vare soltanto da un carattere morale. Ma la volontà dell’uomo sta l’unità solo mediante l’abolizione della varietà. Lo Stato deve ono­
perfettamente libera fra dovere e inclinazione e nessuna costri­ rare negli individui non solo il carattere oggettivo e generico, ma
zione fisica può violare questo diritto sovrano della sua persona. anche quello soggettivo e specifico e non deve, allargando il regno
Se dunque egli deve conservare questa facoltà di scelta ed essere invisibile dei costumi, spopolare il regno del fenomeno.
nondimeno un saldo anello nella concatenazione causale delle forze, Quando l’artigiano meccanico pone mano alla massa informe
ciò può verificarsi solo se gli effetti di quei due moventi riescano per darle la forma corrispondente ai suoi scopi, non ha alcune? scru­
perfettamente uguali nel regno dei fenomeni e, malgrado ogni di­ polo di farle violenza; poiché la natura che egli elabora non me­
versità nella forma, la materia del suo volere rimanga la medesi­ rita per se stessa alcun riguardo, e a lui non importa il tutto per
ma; se dunque i suoi istinti coincidano abbastanza con la sua ra­ amore delle parti, bensì gli importano le parti per amore del tutto.
gione per essere atti ad una legislazione universale. Quando l’artista d ’arti pone mano alla stessa massa, non ha nep-
Ogni uomo individuale porta in sé, si può dire, per disposizione pur lui alcuno scrupolo di fare violenza, solo evita di mostrarla.
e per destinazione, un puro uomo ideale, e l’accordarsi in tutte le Egli non rispetta per nulla piu dell’artefice meccanico la materia
sue variazioni con l’immutabile unità di questo è il grande còm- ch’elabora, ma cercherà d ’ingannare l’occhio, che vuol difendere
pito della sua esistenza. Questo uomo puro, che si dà a conoscere la libertà di questa materia, con un’apparente condiscendenza verso
in modo piu o meno chiaro in ogni soggetto, è rappresentato dallo di essa. Ben altrimenti avviene all’artefice pedagogico e politico,
Stato y il quale è la forma oggettiva e per cosi dire canonica, in cui che prende l’uomo per suo materiale e insieme per suo compito.
tende ad unirsi la varietà dei soggetti. Ora si possono pensare due Qui lo scopo rientra nella materia e solo perché il tutto serve alle
modi diversi in cui l’uomo nel tempo può concordare con l’uomo parti, le parti debbono adattarsi al tutto. Con ben altro riguardo
nell’idea, e quindi altrettanti modi in cui lo Stato può affermarsi da quello che l’artista d ’arti belle usa verso la sua materia, l’arte­
negli individui: o l’uomo puro assoggetta l’empirico e lo Stato fice politico deve avvicinarsi alla propria, e non solo soggettiva­
annulla gli individui, o l’individuo diventa Stato e l’uomo nel mente e per un effetto illusorio dei sensi, ma oggettivamente e
tempo si nobilita diventando uomo nell’idea. per l’intima essenza egli deve rispettarne la caratteristica e la
Veramente nella unilaterale valutazione morale questa differenza personalità.
cade; poiché la ragione è soddisfatta quando la sua legge vale in­ Ma appunto perché lo Stato dev’essere un’organizzazione che si
condizionatamente; ma nella completa valutazione antropologica, forma solo mediante se stessa e per se stessa, esso può diventare
in cui con la forma conta anche il contenuto ed ha una voce anche reale anche solo in quanto le parti si siano elevate ad accordare
il sentimento vivo, quella differenza verrà tanto piu presa in con­ con l’idea del tutto. Siccome lo Stato serve da rappresentante della
siderazione. La ragione esige unità, la natura invece varietà, e pura e oggettiva umanità nell’animo dei suoi cittadini, dovrà man­
l’uomo viene impegnato da entrambe le legislazioni. La legge della tenere verso i suoi cittadini lo stesso rapporto nel quale essi stanno
prima gli è impressa da una coscienza incorruttibile, la legge della con se medesimi e potrà rispettare la loro umanità soggettiva anche
seconda da un sentimento inestinguibile. Perciò sarà sempre una solo in quel grado in cui essa è nobilitata in umanità oggettiva. Se
prova di educazione ancora difettosa, se il carattere morale potrà l’uomo interiore è in armonia con se stesso, salverà la propria ca-

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ratteristica anche nella più alta universalizzazione della sua con­ necessaria di un miglioramento morale dello Stato, ci mostra piutto­
dotta, e lo Stato sarà soltanto l’interprete del suo migliore istinto, sto il diretto contrario di essa. Se dunque i principi da me stabiliti
la formula piu chiara della sua legislazione interiore. Se invece nel sono giusti e se l’esperienza conferma il mio quadro del tempo
carattere di un popolo l’uomo soggettivo si oppone a quello og­ presente, ogni tentativo di un tale mutamento dello Stato dev’es­
gettivo in modo cosi contraddittorio, che solo l’oppressione del sere considerato intempestivo, e chimerica ogni speranza fondata
primo possa procurare la vittoria del secondo, lo Stato dovrà as­ su di esso, finché non sia di nuovo annullata la scissione nell’uomo
sumere verso il cittadino il severo rigore della legge e calpestare interiore e la sua natura non si sia abbastanza perfettamente svi­
senza riguardo un’individualità cosi ostile, per non esserne vittima. luppata per divenire essa stessa l’artista e per garantire alla crea­
Ma l’uomo può essere opposto a se stesso in duplice modo: o zione politica della ragione la sua realtà.
come selvaggio, quando i suoi sentimenti dominano sui suoi prin­ La natura ci traccia nella sua creazione fisica la via che si deve
cipi; o come barbaro quando i suoi principi distruggono i suoi seguire nella creazione morale. Non prima che si sia placata la
sentimenti. Il selvaggio disprezza l’arte e riconosce la natura per lotta delle forze elementari negli organismi inferiori, essa si eleva
sua sovrana assoluta; il barbaro schernisce e disonora la natura, alla nobile formazione dell’uomo fisico. Cosi nell’uomo etico de-
ma, piu spregevole del selvaggio, continua assai spesso ad essere v’essersi innanzi tutto acquetato il contrasto degli elementi, il
schiavo del proprio schiavo. L’uomo colto si rende amica la natura conflitto dei ciechi istinti, e dev’essere cessata in lui la rozza con­
e ne rispetta la libertà, frenandone solo l’arbitrio. trapposizione, prima che si possa osare di favorire la varietà. D ’al­
Se dunque la ragione porta nella società fisica la sua unità mo­ tra parte dev’essere assicurata l’indipendenza del suo carattere, e
rale, non deve ledere la varietà della natura. Se la natura tende ad la soggezione ad estranee forme dispotiche deve aver fatto posto
affermare la propria varietà nell’edificio morale della società, ciò ad una decorosa libertà, prima che si possa sottoporre in lui la
non deve rompere l’unità morale; la forma vittoriosa sta ugual­ varietà all’unità dell’ideale. Laddove l’uomo di natura abusa an­
mente lontana dall’uniformità e dalla confusione. La totalità del cora cosi illegalmente del suo arbitrio, non si deve mostrargli la sua
carattere deve dunque trovarsi nel popolo che sarà capace e degno libertà; laddove l’uomo educato dall’arte fa ancora cosi poco uso
di cambiare lo Stato del bisogno nello Stato della libertà. della sua libertà, non si deve togliergli il suo arbitrio. Il dono di
principi liberali diventa tradimento verso il Tutto, se si accom­
pagna ad una forza ancora in fermento, e rinvigorisce una natura
L e t t e r a S e t t im a
già prepotente; la legge dell’armonia diventa tirannia verso l’indi­
Tale effetto dovrebbe forse aspettarsi dallo Stato? Non è possi­ viduo, se si congiunge con una già dominante debolezza e limita­
bile, perché lo Stato, cosi com’è ora costituito, ha causato il male, zione fisica, e spegne cosi l’ultima scintilla ancora accesa di auto­
e lo Stato, cosi come se lo propone la ragione nell’idea, invece di nomia e di originalità.
poter fondare questa umanità migliore, dovrebbe esso stesso ve­ Il carattere del tempo deve dunque prima risollevarsi dalla sua
nir fondato su di essa. E cosi le indagini da me svolte finora mi profonda degradazione: là sottrarsi alla cieca forza della natura,
avrebbero ricondotto al punto, dal quale mi avevano per qualche qui ritornare alla sua semplicità, verità e pienezza: un compito
tempo allontanato. L’epoca odierna, ben lungi dal presentarci per piu di un secolo. Frattanto piu di un tentativo, l’arnmetto,
quella forma di umanità che è stata riconosciuta come condizione può riuscire in casi singoli, ma ciò non porta ad alcun migliora-

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mento all’insieme, e la contraddizione della condotta testificherà Se la verità nella lotta con le forze ha da riportare vittoria, deve
sempre contro l’unità delle massime. In altre parti del mondo si essa stessa diventare una forza, e prendere per proprio avvocato
onorerà l’umanità nel negro, e in Europa la si disonorerà nel pen­ nel regno dei fenomeni un istinto; poiché gli istinti sono le sole
satore. Gli antichi principi rimarranno, ma porteranno la veste del forze motrici nel mondo sensibile. Se finora essa ha cosi poco di­
secolo, e ad un’oppressione che una volta era autorizzata dalla mostrato la sua forza vittoriosa, ciò dipende non dall’intelletto che
Chiesa, darà il suo nome la filosofia. Spaventati dalla libertà, che non seppe svelarla, bensì dal cuore che si chiuse ad essa, e dal­
nei suoi primi tentativi si annuncia sempre come nemica, là ci si l’istinto che non agi per essa.
getterà nelle braccia di una comoda schiavitù, e qui, spinti alla di­ Donde infatti questo dominio ancora cosi generale dei pregiudizi
sperazione da pedantesca tutela, ci si rifugierà nella selvaggia sfre­ e questo ottenebramento delle menti, malgrado tutta la luce por­
natezza dello stato di natura. L’usurpazione farà appello alla debo­ tata dalla filosofia e dall’esperienza? La nostra epoca è illuminata,
lezza della natura umana, l’insurrezione alla dignità della medesi­ cioè sono state trovate e rese pubbliche le cognizioni che baste­
ma, finché interverrà la grande dominatrice di tutte le cose umane, rebbero a correggere almeno i nostri principi pratici. Lo spirito
la forza cieca, e deciderà la pretesa lotta dei principi come un vol­ della libera indagine ha disperso le idee false, che per lungo tem­
gare pugilato. po impedirono l’accesso alla verità, ed ha minato il fondamento sul
quale fanatismo ed inganno costruirono il loro trono. La ragione si
è purificata dalle illusioni dei sensi e da una ingannevole sofisti­
L e t t e r a O ttav a
cheria, e la filosofia stessa, che dapprima ci fece disertare la na­
Deve dunque la filosofia, scoraggiata e senza speranza, ritirarsi tura, ci richiama a gran voce e con insistenza nel grembo di essa:
da questo campo? Mentre il dominio delle forme si estende in ogni da che dipende dunque che noi siamo tuttora dei barbari?
altra direzione, questo che è il più importante di tutti i beni Dev’essere, perché non nelle cose, ma nell’animo degli uomini c’è
dev’essere abbandonato al caso informe? Il conflitto delle forze alcunché da ostacolare l’apprendimento della verità, per quanto
cieche deve durare eternamente nel mondo politico, e la legge so­ chiara essa risplenda, e l’accoglimento di essa, per quanto viva­
ciale non deve mai vincere l’egoismo ostile? mente essa convinca. Un antico sapiente senti questo e lo espresse
Nient’affatto! La ragione stessa non tenterà, è vero, diretta- nel detto molto significativo: sapere aude l.
mente la lotta con questa rude potenza che resiste alle sue armi, e, Abbi l’ardire di essere sapiente. Ci vuole energia di coraggio per
simile al figlio di Saturno nell’Iliade, non scenderà a combattere combattere gli ostacoli, che tanto l’inerzia della natura quanto la
essa stessa sul sinistro campo di battaglia. Ma essa si sceglie fra viltà del cuore oppongono all’istruzione. Non senza significato
i combattenti il più degno, lo riveste, come fa Giove con suo ni­ l’antico mito fa sorgere la dea della sapienza completamente ar­
pote *, di armi divine e con la forza vittoriosa di lui determina la mata dal capo di Giove; poiché già la sua prima azione è bellicosa.
grande decisione. Già nella nascita essa deve superare una dura battaglia con i sensi,
La ragione ha fatto quel che può, trovando e statuendo la legge; che non vogliono essere strappati al loro dolce riposo. La maggior
alla coraggiosa volontà e al sentimento vivo tocca di eseguirla. parte degli uomini è troppo affaticata e sfinita dalla lotta col biso-

1 Nipote di Giove (figlio di Saturno! è Achille, figlio di Peleo, il quale era figlio di
Eaco, figlio a sua volta di Giove e di Egina (cfr. « Iliade », c. XVIII e ss.). 1 Cfr. Orazio, E p is to la e , I, 2, 40.

I
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gno, per potersi animare ad una nuova e piu dura lotta con l’errore. nobilitarsi sotto le influenze di una barbara costituzione politica?
Contenti di sfuggire essi stessi all’aspra fatica del pensare, lasciano Bisognerebbe dunque cercare per questo scopo uno strumento
volentieri ad altri la tutela sulle loro idee, e se avviene che esi­ che non sia fornito dallo Stato, e scoprire sorgenti che si man­
genze piu alte si agitino in loro, essi si aggrappano con avida fede tengano pure e limpide malgrado ogni corruzione politica.
alle formule che lo Stato e il clero tengono pronte per questo caso.
Ora sono giunto al punto, al quale miravano tutte le mie prece­
Se questi infelici uomini meritano la nostra compassione, il nostro
denti considerazioni. Questo strumento è l’arte bella, queste sor­
giusto disprezzo colpisce gli altri, che mentre una sorte migliore li
genti si scoprono nei suoi modelli immortali.
libererebbe dal giogo dei bisogni, vi si assoggettano per propria
scelta. Questi preferiscono il crepuscolo di oscuri concetti, in cui L’arte, come la scienza, è libera da tutto quello che è positivo
il sentimento è piu vivo e la fantasia si foggia a proprio arbitrio ed introdotto da convenzioni umane, ed entrambe godono di
comode immagini, ai raggi della verità, che scacciano la piacevole un’assoluta immunità dagli arbitrii degli uomini. Il legislatore
illusione dei loro sogni. Proprio su queste illusioni, che la luce politico può isolare il loro regno, ma non può dominare in esso.
ostile della conoscenza deve dissipare, essi hanno fondato tutto Può bandire l’amico della verità, ma la verità permane; può umi­
l’edificio della loro felicità, e dovrebbero forse comprare a cosi liare l’artista, ma non può falsificare l’arte. Nulla invero è piu co­
caro prezzo una verità, che comincia col togliere loro tutto ciò che mune che vedere arte e scienza rendere omaggio allo spirito del
per loro ha valore? Dovrebbero già essere sapienti per amare la tempo e il gusto che crea ricevere la legge da quello che giudica.
sapienza: verità questa già sentita da colui che diede il suo nome Dove il carattere diventa energico e si consolida, vediamo la scienza
alla filosofia *. custodire rigorosamente i propri confini e l’arte procedere negli
Non basta dunque che ogni illuminazione dell’intelletto meriti austeri vincoli della regola; dove il carattere si allenta e si rilascia,
rispetto solo in quanto si riflette sul carattere; essa parte anche in la scienza tenderà a piacere e l’arte a divertire. Per interi secoli i
certo modo dal carattere, perché la via che conduce al capo deve filosofi come gli artisti si mostrano affaccendati a tuffare la verità
aprirsi attraverso il cuore. L’educazione del sentimento è dunque e la bellezza nelle profondità dell’umanità comune; quelli vi pe­
il bisogno piu urgente del tempo, non solo perché diventa un riscono, ma queste con la propria indistruttibile forza vitale rie­
mezzo pèr rendere efficace per la vita la migliorata intelligenza, ma mergono vittoriose.
anche perché stimola al miglioramento dell’intelligenza stessa. L’artista è bensì il figlio del suo tempo, ma guai a lui se ne è
insieme l’alunno o addirittura il favorito. Una benefica divinità
strappi per tempo il poppante dal seno di sua madre, lo nutra
L e t t e r a N ona col latte di una età migliore e lo faccia maturare fino alla mag­
giorità sotto il lontano cielo della Grecia. Quando poi è diventato
Ma non abbiamo qui forse un circolo? La cultura teoretica deve
apportare quella pratica, e la pratica essere tuttavia la condizione uomo, ritorni egli, quale straniero, nel suo secolo; ma non per
della teoretica? Ogni miglioramento nel campo politico deve par­ rallegrarlo con la sua apparizione, bensì, terribile come il figlio di
tire dalla nobilitazione del carattere — ma come può il carattere Agamennone \ per purificarlo. Egli prenderà certo la materia dal

1 Pitagora (cfr. Cicerone, T u s c o la n a e , V, 3). 1 Oreste, che purifica la sua casa uccidendo la madre Clitennestra e l’amante di lei
Egisto, colpevoli d’aver assassinato Agamennone.

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presente, ma la forma da un tempo più nobile, anzi al di là di ogni ideale nella pietra muta o trasfonderlo nella parola fredda e affi­
tempo, dall’assoluta immutabile unità del suo essere. Qui dal puro darlo alle mani fedeli del tempo. Troppo impetuoso per procedere
etere della sua natura demoniaca sgorga la sorgente della bellezza, attraverso questo mezzo tranquillo, spesso il divino istinto crea­
incontaminata dalla corruzione delle generazioni e dei tempi, che tore si precipita immediatamente sul presente e sulla vita attiva,
turbinano profondamente in cupi vortici sotto di essa. Il capriccio e si accinge a trasformare la materia informe del mondo morale.
può disonorare la sua materia, cosi come l’ha nobilitata, ma la All’uomo sensibile parla impellente l’infelicità del genere umano,
casta forma è sottratta alla volubilità di esso. Il Romano del primo e piu ancora la degradazione di esso, l’entusiasmo s’infiamma e
secolo aveva già da tempo piegato il ginocchio davanti ai suoi im­ l’ardente desiderio nelle anime forti tende con impazienza all’azio­
peratori, quando le statue degli dèi erano ancora ritte; i templi ne. Ma si è egli domandato se questi disordini nel mondo morale
rimanevano sacri all’occhio, quando da un pezzo gli dèi erano og­ offendono la sua ragione o non piuttosto il suo amor proprio? Se
getto di scherno, e le infamie di un Nerone o di un Commodo non lo sa ancora, lo riconoscerà dallo zelo con cui si sforza di rag­
erano svergognate dal nobile stile dell’edificio che le accoglieva. giungere determinati e precipitati effetti. Il puro istinto morale è
L’umanità ha perduto la sua dignità, ma l’arte l’ha salvata e custo­ diretto all’assoluto, per esso non esiste tempo e il futuro gli di­
dita in pietre ricche di significato; la verità continua a vivere nel­ venta presente non appena esso deve necessariamente svilupparsi
l’illusione, e dalla copia sarà ricostruito l’originale. Come la no­ dal presente. Davanti ad una ragione senza limiti la direzione è
bile arte sopravvisse alla nobile natura, cosi anche la precede nel­ in pari tempo il compimento, e la via è percorsa, appena iniziata.
l’ispirazione, plasmando e suscitando. Prima ancora che la verità Ad un giovane amico della verità e della bellezza, che voglia
mandi la sua luce vittoriosa nelle profondità dei cuori, la forza sapere da me come debba soddisfare il nobile istinto che è nel­
della poesia ne raccoglie i raggi, e le vette dell’umanità risplende­ l’animo suo malgrado tutta la resistenza del tempo, risponderò
ranno, quando ancora la notte umida regnerà nelle valli. dunque: dà al mondo su cui agisci la direzione verso il bene, e
Ma come si salva l’artista dalla corruzione del suo tempo, che lo il tranquillo ritmo del tempo porterà lo svolgimento. Gli avrai dato
circonda da tutte le parti? Disprezzandone il giudizio. Guardi in questa direzione, se, insegnando, eleverai i suoi pensieri al neces­
alto verso la propria dignità e verso la legge, non in basso verso sario e all’eterno, se, operando o creando, trasformerai il neces­
la felicità ed il bisogno. Ugualmente libero dal vano affacendarsi sario e l’eterno in un oggetto dei suoi istinti. Cadrà l’edificio del­
che vorrebbe imprimere la propria orma nell’istante fuggevole, e l’illusione e dell’arbitrio, deve cadere, è già caduto, non appena
dall’impaziente spirito visionario che applica al misero parto del tu sei sicuro che inclina verso alla caduta; ma deve inclinare nel­
tempo la norma dell’assoluto, lasci la sfera dal reale all’intelletto, l’uomo interiore, non solo in quello esteriore. Nel silenzio pudico
che vi è a casa sua; e tenda invece a produrre l’ideale dall’unione dell’animo tuo educa la verità vittoriosa, manifestala fuori di te
del possibile col necessario. Questo ideale egli imprima nell’illu­ nella bellezza, cosi che non solo il pensiero le renda omaggio, ma
sione e nella verità, lo imprima nei giochi della sua fantasia e nella anche il senso accolga con amore la sua apparizione. E affinché
serietà delle sue azioni, lo imprima in tutte le forme sensibili e non ti accada di ricevere dalla realtà il modello che tu devi dare
spirituali e lo lanci tacitamente nel tempio infinito. ad essa, non avventurarti nella sua pericolosa compagnia prima di
Ma non a ciascuno, a cui arde nell’anima questo ideale, fu data esserti assicurata una scorta ideale nel tuo cuore. Vivi col tuo
la calma creatrice, il senno grande e paziente, per imprimere tale secolo; ma non essere la sua creatura; dà ai tuoi contemporanei,

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ma quello di cui essi hanno bisogno, non quello che lodano. Senza nascono dalla legge della necessità, questi dalla realtà. Se l’uomo
aver diviso la loro colpa, dividi con nobile rassegnazione i loro ca­ è entrato nello stato della cultura e l’arte ha messo la mano su
stighi, e piegati con libertà sotto il giogo che ugualmente male essi di esso, quell’armonia sensibile è cessata in lui ed egli può solo
portano o non portano. Col coraggio costante con cui tu disprezzi manifestarsi come unità morale, cioè come tendente all’unità. L’ar­
la loro felicità dimostrerai loro che non per viltà ti sottometti alle monia tra il suo sentimento e il suo pensiero, che nel primo stato
loro sofferenze. Immaginateli come dovrebbero essere, se devi aveva luogo realmente, esiste ora soltanto idealmente, non è piu
agire su di loro, ma pensali come sono, se sei tentato di agire per in lui, ma fuori di lui, come un pensiero che deve ancora essere
loro. Cerca la loro approvazione attraverso la loro dignità, ma realizzato, non piu come fatto della sua vita. Se si applica ora a
calcola la loro felicità sulla loro indegnità, cosi da una parte la tua quei due stati il concetto della poesia, che non è altro se non dare
propria nobiltà susciterà la loro, dall’altra la loro indegnità non alVumanità la sua piu perfetta espressione possibile, avviene que­
frustrerà il tuo scopo. La serietà dei tuoi principi li allontanerà da sto: là, nello stato di semplicità naturale, dove l’uomo agisce an­
te spaventati, ma nel gioco essi li tollereranno ancora; il loro gu­ cora con tutte le sue forze insieme, come unità armonica, dove
sto è piu casto del loro cuore e qui tu devi afferrare il fuggiasco quindi la totalità della sua natura si esprime perfettamente nella
impaurito. Invano attaccherai le loro massime, invano condanne­ realtà, ciò che deve costituire il poeta è l’imitazione del reale piu
rai le loro azioni, ma nel loro ozio potrai sperimentare la tua mano perfetta possibile — invece, nello stato di cultura, dove quell’ar­
plasmatrice. Scaccia l’arbitrio, la frivolità, la rozzezza dai loro di­ monica cooperazione di tutta la propria natura è solamente un’idea,
vertimenti, cosi inavvertitamente li bandirai anche dalle loro azio­ quello che deve fare il poeta è l’elevazione della realtà all’ideale, o,
ni e infine dai loro sentimenti. Dovunque li trovi, circondali di ciò che torna lo stesso, la rappresentazione dell’ideale. E questi
forme nobili, grandi, geniali, chiudili in una cerchia di simboli del­ sono anche i due unici modi possibili, in cui il genio poetico si
l’eccellente, finché la parvenza vinca la realtà e l’arte la natura. può in genere manifestare. Essi sono, come si vede, molto diversi
l’uno dall’altro, ma c’è un concetto piu alto, che li comprende en­
F. Schiller , Saggi estetici, Torino, Utet, trambi sotto di sé, e non deve far affatto meraviglia se questo con­
1951, pp. 203-215 e 226-235. cetto coincide con l’idea dell’umanità.
Non è qui il luogo di seguire oltre questo pensiero, che solo
uno svolgimento proprio può mettere nella sua piena luce. Ma
chiunque sappia stabilire un paragone secondo lo spirito e non
secondo forme casuali tra poeti antichi e modernil, potrà facil­
DELLA POESIA INGENUA E SENTIMENTALE mente persuadersi della verità di esso. Quelli ci commuovono per

Fin tanto che l’uomo è ancora natura pura, si capisce, non rozza, 1 Non è forse superfluo ricordare che, quando vengono qui contrapposti i poeti mo­
egli agisce come unità sensibile intera, come un tutto armonico. derni agli antichi, non si deve intendere tanto la differenza del tempo, quanto della
maniera. Abbiamo anche in tempi moderni, anzi modernissimi, poesie ingenue in
Sensi e ragione, facoltà recettiva e facoltà spontanea non si sono tutte le classi, quantunque non più di carattere assolutamente puro, e tra gli an­
tichi poeti latini, perfino greci, non ne mancano di sentimentali. Non solo nel me­
ancora separate nelle sue azioni, tanto meno stanno in contrasto desimo poeta, anche nella medesima opera s’incontrano sovente i due generi uniti,
fra di loro. I suoi sentimenti non sono il gioco informe del caso, i come per esempio nei « Dolori del Werther »; e simili prodotti faranno sempre
il piu grande effetto.
suoi pensieri non sono il gioco vuoto della immaginazione; quelli

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mezzo di natura, di verità sensibile, di presente vivo; questi ci
commuovono per mezzo di idee. ma nulla è anche piu triviale, che sminuire di fronte a quelli i
Questa strada, che percorrono i poeti moderni, è del resto la poeti moderni. Se si chiama poesia soltanto ciò che in tutti i tem­
stessa, che deve percorrere l'uomo in genere, tanto in partico­ pi agi uniformemente sulla natura semplice, non può essere altri­
lare, quanto nell’insieme. La natura lo fa una cosa sola con se stes­ menti che si debba contestare il nome di poeti ai poeti moderni
sa, l’arte lo separa e lo scinde, per mezzo dell’ideale egli ritorna proprio nella loro bellezza piu particolare e piu sublime, poiché
all’unità. Ma poiché l’ideate è un infinito, che egli non raggiunge appunto qui essi parlano solo all’alunno dell’arte e non hanno nulla
mai, l’uomo coltivato nel suo genere non può mai divenire per­ da dire alla semplice natura l. Per colui che non ha l’animo già
fetto, come l’uomo naturale invece lo può divenire nel suo. Do­ disposto a passare al di là della realtà nel regno delle idee, la piu
vrebbe quindi rimanere infinitamente indietro a quest’ultimo in ricca sostanza sarà vana apparenza, e il piu sublime slancio di poesia
fatto di perfezione, se si bada al rapporto, in cui entrambi stanno sarà esaltazione. A nessuna persona ragionevole può venire in
col loro genere e col loro massimo. Se si confrontalo invece i ge­ mente di voler porre un moderno accanto ad Omero, in quello in
neri stessi tra di loro, si mostra che la mèta, a cui l’uomo tende cui Omero è grande: e riesce abbastanza ridicolo, quando si vede
mediante la cultura, è infinitamente da preferirsi a quella, che egli onorato un Milton o un Klopstock col nome di nuovo Omero. Allo
raggiunge mediante la natura. L’uno acquista quindi il suo valore stesso modo però nessun poeta antico, e meno di tutti Omero, po­
mediante il raggiungimento assoluto di una grandezza finita, l’altro trà sostenere il paragone con un poeta moderno, in ciò che carat­
mediante l’avvicinamento ad una grandezza infinita. Ma siccome terizza quest’ultimo. Quello, vorrei cosi esprimermi, è potente
solo quest’ultimo ha dei gradi e un progresso, il valore relativo per l’arte della limitazione, questo per l’arte dell'infinito.
dell’uomo che vive nella cultura, preso nell’insieme, non è mai E appunto dal fatto che la forza dell’artista antico (poiché ciò
determinabile, quantunque, osservato nel particolare, si trovi in che si dicè qui del poeta può essere esteso, con le restrizioni che
un necessario svantaggio di fronte a colui, nel quale la natura agisce si presentano da sé, anche all’artista delle belle arti in genere)
nella sua completa perfezione. Siccome però il fine ultimo del­ consiste nella limitazione, si spiega l’altro privilegio, che l’arte
l’umanità non si può raggiungere altrimenti che mediante quel pro­ plastica dell’antichità afferma su quella dei tempi moderni, e in
gresso, e l’uomo naturale non può progredire in altro modo che generale il diverso rapporto di valore in cui arte poetica moderna e
coltivandosi e divenendo quindi un uomo di cultura, non c’è dub­ arte plastica moderna stanno con questi due generi artistici nel­
bio a quale dei due spetti il privilegio riguardo a quel fine ultimo. l’antichità. Un’opera per l’occhio trova la sua perfezione solo nella
La stessa cosa, che si dice qui delle due diverse forme del­ limitazione; un’opera per l’immaginazione la può raggiungere an-
l’umanità, si può applicare a quelle due forme di poesia, che ad
esse corrispondono. 1 II M o liè r e come poeta ingenuo poteva certamente far dipendere dal giudizio della
sua donna di servizio ciò che doveva rimanere o essere tolto nelle sue commedie;
Si sarebbe dovuto perciò o non paragonare affatto tra di loro sarebbe stato anzi da desiderare che i maestri del coturno francese avessero fatto
talvolta questa prova con le loro tragedie. Ma non vorrei consigliare che fosse fatta
poeti antichi e moderni — ingenui e sentimentali — , o solo sotto una prova simile con le « Odi » del Klopstock, coi passi piu belli nel « Messia »,
un concetto comune piu alto (e un tale concetto c’è realmente). In­ nel « Paradiso perduto », nel « Nathan il saggio » e con molte altre opere. Ma
che dico? Questa prova vien fatta realmente, e la s e r v a d e l M o liè r e ragiona difatti
fatti se si ha astratto innanzi tutto unilateralmente dai poeti an­ in lungo e in largo su poesia, arte e simili nelle nostre biblioteche critiche, negli
tichi la nozione generica di poesia, nulla è certamente piu facile, annali filosofici e letterari, e nelle descrizioni di viaggi; soltanto, come è giusto,
sul suolo tedesco con un po’ meno di gusto che sul suolo francese, e come si con­
viene alla stanza dei domestici della letteratura tedesca.

202
203
il

... quindi sempre da fare con due rappresentazioni e sentiment in


( che mediante l’illimitato. In opere plastiche quindi al moderno la lotta, con la realtà come limite e con la sua idea come infini10’ e
sua superiorità nelle idee giova poco; qui egli è costretto a definire il sentimento misto, che egli suscita, farà sempre fede di qües*a
nello spazio nel modo piu preciso l’immagine della sua immagina­ doppia sorgente l. Poiché dunque qui ha luogo una molteplici1** ^
zione e a misurarsi di conseguenza con l’artista antico proprio in principii, è importante quale dei due prevarrà nel sentimento e
quella proprietà, in cui questo ha la sua incontestabile superiorità. poeta e nella sua rappresentazione, ed è possibile di consegui1123
In opere poetiche la cosa è diversa, e se pure i poeti antichi vin­ una diversità nella trattazione. Nasce ora infatti la questioni se
cono anche qui nella semplicità delle forme e in quello che è rap­ egli voglia fermarsi di piu accanto alla realtà, o di piu acC^nto
presentabile sensibilmente e corporeo, il moderno può» alla sua all’ideale, se voglia rappresentare quella come un oggetto di a ''ver‘
volta lasciarsi gli altri dietro di sé nella ricchezza della materia, in sioné, o questo come un oggetto di simpatia. La sua rapprese*1^ '
quello che non è rappresentabile ed esprimibile, insomma in ciò zione sarà allora o satirica, o (in un piu largo significato d e a
che nelle opere d ’arte si chiama spirito. parola, che si chiarirà in sèguito) elegiaca; ogni poeta sentirnentale
Poiché il poeta ingenuo segue solo la semplice natura e il senti' si atterrà ad uno di questi due modi di sentire.
mento, e si limita solo all’imitazione della realtà, può avere anche Il poeta è satirico, quando prende come suo oggetto l’all0^ta"
solo un unico rapporto col suo oggetto e in questo riguardo non c’è namento dalla natura e il contrasto della realtà con l’ideale (ne^ e*'
per lui alcuna scelta di trattazione. La diversa impressione delle fetto sull’animo le due cose coincidono). Ora egli può attuare 4 ue"
poesie ingenue sta (presupposto che si faccia astrazione da tutto sto tanto seriamente e con passione, quanto scherzosamente e con
quello che in esse appartiene al contenuto e si consideri quell’im­ serenità, a seconda che resta nel campo della volontà, o nel c a ^ P 0
pressione solo come la pura opera della trattazione noetica) sta, dell’intelletto. Quello avviene mediante la satira riprensiva o Pa"
dico, solamente nel diverso grado di un medesimo modo di sentire; tetica, questo mediante la satira scherzosa.
perfino la differenza nelle forme esteriori non può portare alcun mu­ Preso rigorosamente, il fine del poeta non è invero compati
tamento nella qualità di quell’impressione estetica. Sia la forma li­ né col tono della riprensione, né con quello dello scherzo. Q u e ^°
rica o epica, sia drammatica o descrittiva: noi possiamo bensì essere è troppo serio per il gioco, quale deve sempre essere la po^51f ’>
commossi piu debolmente o piu fortemente (non appena si faccia questo è troppo frivolo per la serietà, che deve stare sempr^ ln
astrazione dalla materia), ma non mai in modo diverso. Il nostro fondo ad ogni gioco poetico. I contrasti morali interessano nec£ssa"
sentimento è generalmente lo stesso, costituito tutto di un solo ele­ riamente il nostro cuore e tolgono quindi all’animo la sua libata*,
mento, cosi che non possiamo distinguere nulla in esso. Perfino la e invece dalle commozioni poetiche deve essere bandito ogni
differenza delle lingue e delle epoche non cambia nulla qui; poiché
appunto questa pura unità della loro origine e del loro effetto è un
1 Chi bada in se stesso all’impressione che fanno su di lui le poesie ingenue, ^
carattere della poesia ingenua. in grado di separare la parte che spetta in essa al contenuto, troverà questa im Pres'
sione, anche se si tratti di argomenti molto patetici, sempre serena, sempre f*ura»
Ben altrimenti avviene col poeta sentimentale. Questi riflette sul­ sempre calma; l’impressione delle poesie sentimentali sarà sempre un poco sc*’,a Ç
l’impressione, che gli oggetti fanno sopra di lui, e solo su quella provocherà una certa tensione. Ciò dipende dal fatto che nelle rappresenta**1001
ingenue, trattino esse di ciò che vogliono, noi godiamo della verità, della p r c ^ 023
riflessione è fondata la commozione, da cui è preso egli stesso e viva dell’oggetto nella nostra immaginazione e anche non cerchiamo altro che qu**sto;
che dà a noi. L’oggetto viene qui riferito ad una idea, e solo in nelle sentimentali invece abbiamo da unire la rappresentazione dell ’immagi na **looe
con un’idea della ragione e veniamo quindi sempre ad oscillare tra due stati diVersi.
questo riferimento sta la sua'forza poetica. Il poeta sentimentale ha

205
204
resse vero e proprio; cioè ogni rapporto con una esigenza. I con­ nella sublimità dell’ideale stesso, e la grandezza dell’idea, da cui
trasti intellettuali al contrario lasciano il cuore indifferente; e in­ siamo colmati, ci eleva al disopra di tutti i limiti dell’esperienza.
vece il poeta ha da fare con ciò che tocca di piu il cuore, con la Nella rappresentazione di una realtà ripugnante importa quindi so­
natura e con l’ideale. Non è quindi piccolo compito per lui il non pra tutto che la necessità sia il terreno, su cui il poeta o il narra­
offendere nella satira patetica la forma poetica, che sta nella libertà tore porta la realtà, e che egli sappia disporre il nostro animo a
del gioco, il non perdere nella satira scherzosa la sostanza poetica, delle idee. Purché noi stiamo alti nel dare il giudizio, non vuol dir
che dev’essere sempre l’infinito. Questo compito non può essere nulla, se anche l’oggetto rimane in basso sotto di noi. Quando lo
risolto che in un unico modo. La satira riprensiva raggiunge libertà storico Tacito descrive la profonda decadenza dei Romani del pri­
poetica, passando nel sublime; la satira che ride ottiene sostanza mo secolo, è uno spirito alto, che guarda in giu a ciò che è basso,
poetica trattando il suo argomento con bellezza.' e la nostra disposizione d ’animo è veramente poetica, perché solo
Nella satira la realtà come mancanza viene contrapposta all’ideale l’altezza, su cui egli sta e a cui ha saputo elevarci, ha reso basso il
come realtà suprema. Non è del resto affatto necessario che l’ideale suo oggetto.
venga espresso, purché il poeta lo sappia destare nell’animo; questo La satira patetica deve dunque provenire sempre da un animo
però egli lo deve assolutamente saper fare, dtrimenti non agirà vivamente penetrato dall’ideale. Solo ad un impulso dominante
certo poeticamente. La realtà è dunque qui un oggetto necessario verso l’armonia è possibile e lecito produrre quel profondo senti­
di avversione; ma, e ciò importa qui sopra tutto, questa avversione mento di contrasti morali e quell’ardente sdegno contro la corru­
stessa deve alla sua volta nascere necessariamente dall’ideale op­ zione morale, il quale diviene ispirazione in un Giovenale, in uno
posto. Potrebbe infatti avere anche una sorgente puramente sen­ Swift, in un Rousseau, in un Haller e in altri. Gli stessi poeti
sibile ed essere fondata unicamente in una esigenza, con cui la avrebbero e dovrebbero avere scritto con la medesima fortuna an­
realtà contrasti; e abbastanza di sovente noi crediamo di sentire che nei generi commoventi e delicati, se ragioni occasionali non
uno sdegno morale contro il mondo, quando soltanto ci amareggia avessero loro dato prima questo determinato indirizzo; inoltre in
il contrasto di esso con un nostro desiderio. Questo interesse mate­ parte lo hanno fatto realmente. Tutti questi qui nominati o vissero
riale è quello che il satirico volgare mette in gioco; e poiché per in una età di decadenza, o ebbero dinanzi agli occhi una orribile
questa via non manca certo di appassionare, egli crede di avere in esperienza di decadenza morale, o vicende proprie avevano gettato
suo potere il nostro cuore e di essere maestro nel patetico. Ma ogni amarezza nella loro anima. Anche lo spirito filosofico, separando
pathos, che abbia questa sorgente, è indegno dell’arte poetica, che con inesorabile severità l’apparenza dall’essenza e penetrando nelle
ci deve commuovere soltanto per mezzo di idee e soltanto per profondità delle cose, inclina l’animo a quella durezza ed austerità,
mezzo della ragione deve prendere la via del nostro cuore. Inoltre con cui Rousseau, Haller ed altri dipingono la realtà. Ma queste
questo pathos impuro e materiale si manifesterà sempre mediante influenze esteriori e casuali, che agiscono sempre limitando, pos­
una prevalenza del patire ed una penosa preoccupazione dell’animo, sono al piu determinare l’indirizzo, non mai dare il contenuto alla
mentre al contrario il pathos veramente poetico si fa riconoscere da ispirazione. Questo deve essere lo stesso in tutti e, puro da ogni
una prevalenza della spontaneità e da una libertà d ’animo, che esigenza esteriore, deve scaturire da un ardente impulso verso
sussiste anche nella passione. Infatti se la commozione nasce dal­ l’ideale; tale impulso è l’unica vera disposizione per divenire un
l’ideale contrapposto alla realtà, quel senso opprimente si perde poeta satirico e in genere un poeta sentimentale.

206 207
Se la satira patetica è veste soltanto di anime sublimi, la satira deriva senza sforzo e senza fatica dalla sua natura: egli è, quanto a
scherzosa può riuscire soltanto ad un cuore bello. Poiché quella è potenzialità, un infinito in ogni punto della sua strada: l’altro può
già dalla serietà del suo argomento resa sicura contro il pericolo teendersi ed elevarsi ad ogni altezza, può con la forza della sua vo­
della frivolità; ma questa, che può trattare solo una materia moral­ lontà strapparsi da ogni stato di limitazione. Questo è dunque li­
mente indifferente, cadrebbe inevitabilmente in quel pericolo e bero solo a spinte e con sforzo, quello lo è con facilità e sempre.
perderebbe ogni dignità poetica, se la trattazione non nobilitasse Produrre in noi e mantenere questa libertà d’animo è il bel
qui il contenuto e il soggetto del poeta non sostenesse il suo compito della commedia, cosi come la tragedia ha lo scopo di aiu­
oggetto. Ma solo al cuore bello è concesso di imprimere in ogni sua tare a ristabilire la libertà d ’animo per via estetica, quando essa è
manifestazione una perfetta immagine di se stesso, indipenden­ stata violentemente abolita da una passione. Nella tragedia quindi
temente dall’oggetto del suo agire. Il carattere sublime può darsi la libertà d ’animo deve venir abolita ad arte e come esperimento,
a conoscere solo in singole vittorie sopra l’opposizione dei sensi, perché quella dimostra la sua forza poetica nel ristabilimento di
solo in certi momenti di slancio e di una momentanea tensione; questa; nella commedia invece si deve badar bene che non si giunga
nell’anima bella invece l’ideale agisce come natura, quindi unifor­ mai a quell’abolizione della libertà d ’animo. Perciò il poeta tragico
memente e può per conseguenza mostrarsi anche in uno stato di tratta il suo oggetto sempre praticamente, il poeta comico tratta
calma. Il mare profondo'appare piu sublime nella sua agitazione, il il suo sempre teoreticamente; anche se quegli avesse il ticchio
chiaro ruscello appare piu bello nel suo corso tranquillo. (come il Lessing nel suo « Nathan ») di elaborare una materia teo­
Si è piu volte discusso, quale dei due generi, tragedia o com­ retica, e questi una materia pratica. Non il campo, da cui è preso
media, meriti il primo posto. Se con ciò, si chiede soltanto quale l’argomento, ma il foro, davanti al quale il poeta lo porta, lo rende
dei due tratti l’oggetto piu nobile, non c’è dubbio che la tragedia tragico o comico. Il tragico deve stare in guardia contro il calmo
afferma la sua superiorità; ma se si vuol sapere quale dei due ri­ ragionamento, e interessare sempre il cuore; il comico deve guar­
chieda il soggetto piu importante, la sentenza potrebbe essere pro­ darsi dal pathos e intrattenere sempre l’intelletto. Quegli mostra
nunciata piuttosto in favore della commedia. Nella tragedia mol­ dunque la sua arte mediante una costante eccitazione, questi me­
tissimo avviene già per opera dell’oggetto, nella commedia nulla diante un costante allontanamento della passione; e questa arte è
avviene per opera dell’oggetto e tutto per opera del poeta. Ora, naturalmente da entrambe le parti tanto piu grande, quanto piu
poiché nei giudizi del gusto la materia non entra mai in conside­ l’oggetto dell’uno è di natura astratta e quello dell’altro tende al
razione, naturalmente il valore estetico di questi due generi artistici patetico l. Se dunque la tragedia parte da un punto piu importante,
deve stare in rapporto inverso alla loro importanza materiale. Il
poeta tragico è portato dal suo oggetto, il comico invece deve man­
tenere l’oggetto suo all’altezza estetica per mezzo del suo soggetto. 1 Nel « Nathan il saggio » ciò non è avvenuto; qui la natura gelida della materia
ha raffreddato tutta l’opéra d’arte. Ma il Lessing stesso sapeva che non scriveva
Il primo deve prendere uno slancio, e per questo non ci vuol poi una tragedia e dimenticò solo, umanamente, nel proprio caso la dottrina esposta
nella « Drammaturgia », che il poeta cioè non ha il diritto di adoperare la forma
molto; l’altro invece deve rimanere uguale a se stesso; deve quindi tragica per un altro scopo, che non sia tragico. Senza mutamenti molto essenziali
essere già ed essere a casa sua là, dove il primo non arriva senza sarebbe stato difficilmente possibile trasformare questo poema drammatico in una
buona tragedia; ma con mutamenti puramente accidentali, esso avrebbe potuto for­
una rincorsa. E appunto questo è ciò in cui il carattere bello si nire una buona commedia. Per il secondo scopo avrebbe infatti dovuto essere sacrifi­
cato il patetico, per il primo il ragionamento, e non c’è alcun dubbio, in quale dei
distingue dal sublime. Nel primo ogni grandezza è già contenuta, due elementi stia sopra tutto la bellezza di questo poema.

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si deve d ’altra parte riconoscere che la commedia va verso una mèta bertà e pienezza di facoltà, e in quanto è esercitato ad abbracciare
piu importante e, se la raggiungesse, renderebbe superflua ed im­ tutto con la sua intera umanità. Ma questo esercizio egli lo può
possibile ogni tragedia. La sua mèta è identica a quella, verso la acquistare solo per mezzo del mondo, in cui vive e con cui ha im­
quale l’uomo deve tendere: essere cioè libero da passione, guar­ mediato contatto. Il genio ingenuo sta quindi in una dipendenza
dare sempre chiaramente, sempre tranquillamente intorno e dentro dall’esperienza, che il genio sentimentale non conosce. Noi sap­
di sè, trovare dappertutto piu caso che destino, e ridere piuttosto piamo che questo comincia la sua operazione solo là, dove quello
della stoltezza, che adirarsi e piangere per la'cattiveria [...] finisce la sua; la sua forza sta nel completare con se stesso un ogget­
Ho chiamato la poesia ingenua un dono della natura, per ricor­ to manchevole e nel passare per potenza propria da uno stato limi­
dare che la riflessione non vi ha alcuna parte. È un getto fortunato, tato ad uno stato di libertà. Il genio poetico ingenuo ha bisogno
che, se riesce, non ha bisogno di alcun miglioramento, ma se è quindi di un appoggio dal di fuori, mentre il sentimentale si nu­
mancato non ne è nemmeno suscettibile. Tutta l’cpera del genio tre e si purifica da se stesso; deve poter vedere intorno a sé una
ingenuo è assolta nel sentimento; qui sta la sua forza e il suo natura ricca di forme, un mondo poetico, una umanità ingenua,
limite. Se esso quindi non ha sentito subito poeticamente, cioè in poiché proprio nella percezione sensibile egli deve compiere la
modo perfettamente umano, questa mancanza non può essere sup­ sua opera. Ora, se gli manca questo appoggio dall’esterno, se si
plita da nessuna arte. La critica lo può aiutare solo a vedere l’er­ vede circondato da una materia priva di spirito, allora possono av­
rore, ma non può mettere al posto di esso della bellezza. Il genio venire due soli casi. O egli esce dalla sua indole, se in lui la specie
ingenuo deve fare tutto per sua natura, per sua libertà può poco; prevale e, pur di essere poetico, diviene sentimentale; oppure, se
e realizzerà il suo concetto, non appena la natura agisca in lui se­ l’indole sua caratteristica tiene il sopravvento, egli esce dalla sua
condo un’intima necessità. Ora, certo tutto ciò che avviene per specie e diviene natura volgare, pur di rimanere natura. Il primo
natura è necessario e lo è anche ogni prodotto, sia pure infelice, caso dovrebbe essere quello dei migliori poeti sentimentali nel­
del genio ingenuo, di cui nulla è piu lontano dall’arbitrio; ma una l’antico mondo romano e in tempi moderni. Nati in un’altra epo­
cosa è la costrizione del momento, altra è l’intima necessità del ca, trapiantati sotto un altro cielo, essi, che ora ci commuovono
tutto. Considerata come un tutto, la natura è indipendente e in­ per mezzo di idee, ci avrebbero incantato per verità individuale e
finita; in ogni singola azione invece è bisognosa e limitata. Questo bellezza ingenua. Dal secondo caso difficilmente potrà salvaguar­
vale quindi anche per la natura del poeta. Anche il piu felice mo­ darsi del tutto un poeta, il quale in un mondo volgare non sa ab­
mento, in cui egli si possa trovare, è dipendente da un momento bandonare la natura.
precedente; gli si può quindi attribuire solo una necessità condi­ La natura reale cioè; ma da questa non si distingue mai abba­
zionata. Ora al poeta spetta il compito di rendere uno stato sin­ stanza accuratamente la natura vera, che è il soggetto delle poesie
golo simile al tutto umano, conseguentemente di fondarlo su se ingenue. La natura reale esiste dappertutto, ma la vera natura è
stesso in modo assoluto e necessario. Dal momento dell’ispirazione tanto piu rara; poiché per questa occorre una necessità intima di
deve dunque rimanere lontanta ogni traccia di esigenza temporale, esistenza. Natura reale è ogni sfogo per quanto volgare della pas­
e l’oggetto stesso, per quanto limitato esso sia, non deve limitare sione; esso può essere anche vera natura, ma non è una vera na­
il poeta. Si comprende bene che ciò è possibile solo, in quanto tura umana; poiché questa richiede una partecipazione della facol­
il poeta si avvicina all’oggetto portando già in sé un’assoluta li- tà indipendente ad ogni manifestazione, e l’espressione di tale fa-

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colta è sempre la dignità. Natura umana reale è ogni abbiezione
morale, ma è sperabile che essa non sia vera natura umana, poiché Drammi: primo periodo
questa non può mai essere altro che nobile. Non si deve trascurar
di notare, a quali assurdità ha condotto questo scambio di natura
reale con natura vera, umana, nella critica come nella pratica:
quali trivialità si concedono nella poesia, anzi si esaltano, perché
sono, purtroppo! natura reale: come ci si rallegra di vedere dili­
gentemente conservate e ritratte dalla vita nel mondo poetico ca­
ricature, che disgustano già dal mondo reale. Certo il poeta può
imitare anche la brutta natura e per il poeta satirico ciò è incluso
nel concetto stesso; ma in questo caso deve essere la sua propria
bella natura a portare l’oggetto, e non la materia volgare a tir^fe DON CARLOS
in basso con sé l’imitatore. Se egli stesso, nel momento almeno in (1787)
cui rappresenta qualche cosa, è vera natura umana, non conta nulla
quello che ci rappresenta; ma in ogni modo solo da un tale poeta
noi possiamo tollerare una pittura fedele della realtà. Poveri noi Atto I II - Scena X
lettori, se la caricatura si specchia nella caricatura, se la sferza
della satira cade nelle mani di colui, che la natura destinò a ma­ In questa celebre scena il marchese di Posa, ostile a ogni forma di
neggiare una frusta molto piu seria, se uomini i quali, privi di dispotismo, espone liberamente a Filippo II le sue idee politiche, ge­
tutto quanto si chiama spirito poetico, non posseggono che il ta­ nerose e rivoluzionarie. Piu vicino a Rousseau che a Saint Just, nel suo
lento da scimmia dell’imitazione volgare, lo esercitano orribil­ discorso appassionato il marchese elude i mezzi pratici necessari per
mente e mostruosamente a spese del nostro gusto! istaurare Lordine nuovo che deve nascere dal consenso generale. Basta
Ma anche al poeta veramente ingenuo, dicevo, la natura vol­ dar libera via alla buona volontà degli uomini perché il miracolo si
compia. Non è per mancanza di « idealismo » che il re resta scettico,
gare può divenire pericolosa; poiché infine quella bella armonia
ma piuttosto perché prevede il fallimento di una politica troppo uto­
tra sentimento e pensiero, che costituisce il suo carattere, è pur pistica. E la verità poetica, al di là dell’avvenimento storico, sta proprio
solo un'idea, che non è mai raggiunta completamente nella realtà, nei rapporti dialettici tra questi due opposti poli dell’azione politica.
e anche nei genii più felici di questa classe la recettività prevarrà
sempre di qualcosa sulla spontaneità. Ma la recettività è sempre I l marchese - Sire,
piu o meno dipendente dall’impressione esteriore, e una costante
Da poco son di ritorno dalle Fiandre e dal Brabante ...
attività della facoltà produttiva, quale non ci si può aspettare dalla
Terre ricche e fiorenti!
natura umana, potrebbe impedire che la materia esercitasse tal­
volta una cieca violenza sulla recettività. E ogni volta che ciò av­ Un popolo vigoroso e grande ... e buono anche ...
viene, il sentimento poetico diventa un sentimento volgare. Oh! essere il padre di un tal popolo, pensavo
Che gioia divina! Ed ecco che m’imbattei
Ibidem, pp. 395-406 e 439-442. In un cumulo di ossa umane carbonizzate.

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E per la loro fede perdete i piu nobili cittadini:
(A queste parole s'interrompe fissando il re che inutilmente tenta Elisabetta come una madre li accoglie a braccia aperte.
di sostenere il suo sguardo e finisce per abbassare gli occhi colpito
e turbato). ^ E grazie alle nostre arti, l’Inghilterra fiorisce di una preoccupante
[prosperità.
Avete ragione. Cosi dovete agire. Abbandonata dai nuovi cristiani industriosi,
Ma che possiate farlo Granata è deserta e vibrando di gioia
Perché lo considerate un dovere L’Europa vede il nemico che si trafigge volontariamente
Mi riempie di timore e di spaventosa meraviglia. E vede scorrere il sangue dalle sue ferite.
Peccato che la vittima giacente nel suo sangue (Il re è commosso, il marchese accortosene si avvicina a lui).
Non possa intonare un inno Volete piantare per l’umanità, seminando la morte?
Di lode a colui che la immola, Una tal opera nata dall’oppressione
E che la storia del mondo sia scritta da uomini Non sopravviverà al suo creatore.
E non da esseri divini. Ciò che avete costruito è votato all’ingratitudine ... Invano
Ma tempi piu clementi sostituiranno i tempi di Filippo: Avete impegnato questa lotta contro la natura,
Portando piu saggezza e piu dolcezza; la felicità del cittadino Invano avete sacrificato la vostra vita di re
E la grandezza dei principi non saranno piu separate: A tutti questi progetti di distruzione.
Lo Stato sarà avaro del sangue dei suoi figli L’uomo vai piu di quanto pensate,
E la necessità acquisterà alfine un volto umano. Spezzerà le catene di questo lungo sonno,
I l re - E come potrebbero venire questi giorni piu umani, Nuovamente esigerà il suo sacro diritto,
Se io tremassi alla maledizione del mio secolo? Il vostro nome sarà unito a quello di Bruto e di Nerone
La felicità del cittadino fiorisce in una pace senza nuvole. — Soffro delle mie parole ... perché siete buono.
E questa pace auguro alle Fiandre. Il re - Chi vi dà una simile sicurezza?
I l marchese (vivamente) I l marchese - (con foga)
La pace di un cimitero. E sperate Si in nome di Dio!
Concludere la vostra impresa. Sperate S i... ve lo ripeto ... Rendeteci
Contenere quella metamorfosi della cristianità, che avviene sotto Ciò che vi avete tolto. E, con la generosità
[il nostro sguardo, Che nasce dalla forza, versate a piene mani
Questa stagione novella che fiorisce in tutto il mondo. La felicità ai vostri sudditi,
E con le vostre umane braccia Lasciate che maturino gli ingegni nel vostro edificio vasto come il
Solo in tutta l’Europa, pretendete [mondo,
Fermare la ruota del destino universale, Rendeteci ciò che ci avete tolto,
E arrestarne l’irresistibile corso? E fra tutti i re, diventate un re.
Non potrete farlo. Migliaia di uomini (Fissandolo senza paura, con occhi di fiamma si avvicina a lui).
Poveri e ricchi hanno abbandonato quelle terre.

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Ah! Che l’eloquenza di migliaia di uomini ^ È stata miglior lode di questo blasfema.
Partecipi di questa ora solenne,
Dia forza alle mie parole per trasformare I l re - E volete affrontare il compito
In fiamma il raggio che scorgo nei vostri occhi, Di creare nel nostro mondo effimero, nel mio Stato,
Rinunciate al culto idolatra che ci distrugge, Una forma simile a questo sublime modello?
Diventate per noi il modello di quanto è vero ed eterno,
Mai mortale ha avuto tanti mezzi,
Per usarli in modo cosi divino.
Mettetevi a capo di tutti i re d ’Europa,
Una sola parola, scritta dalla vostra mano,
E il mondo sarà creato una seconda volta.
Concedete libertà al pensiero.
(Si getta ai suoi piedi).
I l r e - Meraviglioso sognatore!
Alzatevi... Io ...
I l marchese - Guardate attorno a voi la Natura splendida.
Essa riposa sulla libertà:
E la libertà la rende ricca.
Il Grande Creatore getta un piccolo insetto in una goccia di rugiada
E fin nei misteri della putridudine
Lascia che un libero istinto trovi la gioia,
Quando il vostro creato è misero e limitato!
Una sola foglia che si agita, spaventa il capo dei cristiani
E lo fa tremare ogni virtù.
Ma il Creatore, per non turbare le esaltanti manifestazioni della
[libertà
Preferisce che si scatenino nel suo universo le forze del Male in
[tutto il loro errore
E lui, l’artefice, non si svela: modestamente si dissimula
Nelle leggi eterne.
L’ateo le vede ma non vede la radano che le regge.
Perché un Dio? si domanda. Il mondo basta a se stesso
E mai preghiera di fedele '

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Drammi: secondo periodo

LA MORTE DI WALLENSTEIN
(1799)

Atto I - Scena IV

W a lle n s te in - (parlando a se stesso)


È forse possibile? Agire secondo la mia volontà,
Ritornare indietro, a mio piacere: tutto ciò non è piu in mio
[potere?
Dovrei forse portare a compimento l’azione solo per averla pensata,
Perché non ho saputo respingere la tentazione,
Perché nella mia mente ho vagheggiato un tale sogno,
Riservandomi i mezzi di una realizzazione insicura,
Accontentandomi di avere delle porte aperte davanti a me?
O Signore! La mia non era una intenzione seria.
E poiché la causa non era mai stata chiaramente definita,
Non accarezzavo che un pensiero:
Sentirmi libero, provare l’azione, ecco quanto mi eccitava.
Avevo forse torto di seguire, divertito, un miraggio,
Frutto di una immensa speranza?
Forse che in me la volontà non era sempre libera?
E la retta via non si apriva forse sempre davanti a me?
La retta via che sempre mi avrebbe permesso di ritornare indietro,

219
Dove mai sono stato spinto? Dietro a me nessuna uscita, e, Nel fondo del mio cuore, la mia era l’azione,
[costruito dalle mie opere, Ma appena sfuggita da questo sicuro rifugio,
Un muro si erge, sbarrandomi il ritorno. Uscita da questo materno terreno,
Consegnata all’esterno, alle estranee forze della vita,
(si ferma, immerso nei suoi pensieri) Soggetta è alle forze malefiche,
Colpevole io sembro, e qualunque cosa io faccia Che in nessun modo l’uomo può accattivarsi.
Non posso cancellare la mia colpa: (con passo rapido attraversa nuovamente la scena, fermandosi poi
Poiché mi accusa l’ambiguità della vita. nuovamente, pensoso e meditabondo)
E il sospetto, che imputa tutto al male, avvelenerà Quale è dunque la tua impresa? Onestamente l’hai
La sacra sorgente da cui nascono le azioni pure. Confessato a te stesso? Vuoi forse scuotere il potere
Se fossi il traditore che mi si considera, Che troneggia in una calma sicurezza,
Avrei salvato le apparenze. Sulle solide basi
E avviluppandomi nel mistero Dell’abitudine, e sui legami consacrati dagli anni?
Non avrei mai lasciato intuire il mio amaro pensiero, Un potere fortemento ancorato
Cosciente dell’innocenza di un desiderio che non è diventato azione. Nella ingenua e pia fede dei popoli,
Davo libero corso alle mie idee e alla mia passione. Non sarà una battaglia, in cui la forza si opporrà alla forza.
La parola era temeraria perché non era azione. Non temo una simile lotta. Affronto
Adesso mi accuseranno di un piano metodico, Tutti i nemici che posso vedere e fissare apertamente,
Di intenzioni nascoste per avvenimenti, non soggetti ad alcun piano Temo il nemico invisibile
E tutte le parole dettate dalla vivacità o dalla collera, Quello che mi resiste nel cuore degli uomini,
Confidenza di un cuore troppo pieno, Pavento solo la sua abbietta paura,
Artificiosamente unite in una unica trama, Il terrificante pericolo non viene dalle forze della vita
Eleveranno contro di me una terribile accusa, Che si manifestano con coraggio.' Si trova
Costringendomi al silenzio. Cosi, per la mia perdita, In tutte le cose semplici e comuni,
Nelle mie stesse reti sono caduto Che nell’ieri eternamente sono, che sempre sono state,
E solo la violenza potrà liberarmene. E sempre ritorneranno. Bastano oggi
(fermandosi nuovamente) Perché bastarono ieri,
L’uomo infatti è fatto di questa materia comune,
Quale mutamento! Prima era un libero istinto,
Si è nutrito dell’abitudine.
Che spingeva il mio cuore all’azione, e ora
Disgrazia a colui che tenta di mutare tutta questa venerabile,
Per la mia salvezza, la necessità imperiosamente m’impone questa
Preziosa eredità dei nostri antenati.
[azione.
La necessità assume un aspetto grave, Il corso degli anni ha un potere santificante,
Non senza un brivido l’uomo E ciò che il tempo ha incanutito diventa, è divino allo sguardo degli
[uomini
Stende la mano verso la misteriosa urna del destino.

221
220
!
Se possiedi un bene, tuo sarà il diritto, LA MORTE DI WALLENSTEIN
E la folla per te conserverà quel bene, come una cosa sacra. (1799)
(al paggio che entra)
Il colonnello svedese? È lui? Ebbene, entri Atto II - Scena II
(il paggio esce. Wallenstein fissa la porta, con sguardo pensoso) W allenstein - M ax P iccolomini
Ancora non è profanata ... non ancora.
Il delitto ancora non ha superato questa porta ...
La frontiera che separa due cammini della vita
Non è piu larga.
M ax (avvicinandosi a Wallenstein)
Generale.
W allenstein - Non sono piu quel generale
Se ti consideri come un ufficiale dell’imperatore.
M ax - Allora la tua decisione è presa: vuoi abbandonare l’esercito?
W allenstein - Ho rinunciato a servire l’imperatore.
M ax - E vuoi abbandonare l’esercito?
W allenstein - O piuttosto spero di attaccarlo a me,
Con legami ancora piu solidi, stretti.
(si siede)
Si, Max. Volevo attendere che scoccasse l’ora dell’azione,
Per confidarmi a te.
La gioventù, guidata da un istinto felice,
Sposa con lieto entusiasmo la giusta causa,
Con gioia sottomette alla prova la propria opinione,
Quando il problema può essere completamente risolto.
Ma quando, fra due ineluttabili mali,
Bisogna sceglierne uno, quando il cuore
Non può uscire dal conflitto dei doveri, senza essere ferito,
Allora benefica è la mancanza di scelta,
E grata è la necessità.
Siamo a questo punto — Non guardare indietro,

222 223
È fatica sprecata. Guarda davanti a te, Contro l’imperatore, con il suo stesso esercito?
Non giudicare. Preparati ad agire: 0 Signore! Quale mutamento! Proprio io
La corte ha stabilito la mia perdita; Cosi devo parlare a te
Perciò ho deciso di prevenire le loro intenzioni, Che splendente come l’eterna stella del polo eri ai miei occhi,
Ci uniremo agli Svedesi, Che mi offrivi una regola di vita.
Uomini coraggiosi e buoni amici. Oh quale atroce dolore fai nascere nel mio cuore!
(si ferma aspettando la risposta di Piccolomini) Devo forse imparare a non dimostrare piu al tuo nome
L’antico rispetto, istinto innato,
Ti ho sorpreso. Non rispondermi, E l ’obbedienza, sacra abitudine?
Voglio lasciarti il tempo di riprenderti. No, non volgere verso di me il tuo volto
(Si alza dirigendosi verso il fondo. Max resta a lungo immobile in
Che per me aveva le fattezze di un dio,
preda a un atroce dolore. Al suo primo gesto, Walienstein ritorna, e
si mette davanti a lui). E che non può perdere immediatamente il sup dominio su di me,
1 miei sensi sono ancora tuoi schiavi,
M ax - Generale, Ma la mia anima straziata nasce alla libertà.
Grazie a te, da oggi sono diventato adulto,
Perché fino a ora la preoccupazione di scegliere
La mia strada e la direzione da seguire mi era stata risparmiata.
Ti seguivo senza condizioni. Mi bastava
Fissare i tuoi òcchi per essere sicuro del giusto cammino:
Oggi, per la prima volta, da te costretto,
Da solo devo fare la scelta
Fra te e il mio cuore.
W allenstein - Dolcemente fino a oggi ti ha cullato il destino,
Senza sforzo hai potuto compiere il tuo dovere,
Seguendo i piu nobili istinti,
Agire senza dividere il tuo cuore.
Questo piu non sarà. Le strade si separano
E prendono opposte direzione. Ad alcuni doveri altri si oppongono:
Devi prendere posizioni nella guerra
Che scoppierà ora tra l’amico e l’imperatore.
M ax - La guerra! Proprio questo è il suo nome?
La guerra è terribile, come i flagelli del cielo;
Elemento del destino, come i flagelli, non è cattiva.
Questa è forse la guerra che ti prepari a scatenare

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MARIA STUARDA
( 1800 )

Atto III - Scena IV

E lis a b e tta (con tono gelido e severo)


Vi ascolto, lady Stuart.
Volevate parlarmi — Dimentico
La crudele offesa alla regina
E come sorella adempio un pietoso dovere.
Vi concedo la mia presenza, vi sia di sostegno.
Generosamente mi espongo
A giusti rimproveri accettando la vostra richiesta,
Ché voi volete la mia vita.
M aria - Come iniziare?
Come disporre abilmente le mie parole
Per commuovere il vostro cuore senza offenderlo?
Che il Signore dia forza al mio discorso
E lo svuoti da ogni malevola violenza,
Perché non potrei esporvi il mio caso
Senza accusarvi gravemente, e non è questo che voglio.
Ingiustamente avete agito verso di me
Perché, come voi, sono regina,
E mi avete tenuta prigioniera.
Supplice mi sono rivolta a voi,
E violando le sacre leggi dell’ospitalità,
Spezzando nella mia persona il sacro diritto dei popoli,
Mi avete gettata in una cella: crudelmente
Mi avete tolto amici e servitori,

227
Abbandonata a una indegna miseria, La parola dei preti è la spada dei popoli,
Mi avete trascinata davanti a un ignominioso tribunale. Arma terribile di una santa follia,
Non parliamone piu. Che un eterno oblio E qui dove in pace regna il mio impero
Cali sulle crudeltà subite, Attizzò la fiamma della rivolta:
Ecco! Di tutto accuserò il destino: Ma Dio è con me e quel prete pieno d’orgoglio
Non siamo colpevoli né voi, né io. Non sarà il padrone. Il complotto minacciava la
Uno spirito malvagio venne dagli abissi Mia testa, ma sarà la vostra a cadere.
Per accendere Podio nei nostri cuori,
Divisi fin dalla piu tenera infanzia.
Crescemmo e con noi crebbe il nostro odio, e uomini malvagi
Attizzarono quella fiamma, fonte delle nostre sventure,
Partigiani fanatici, nella loro follia ,armarono la mano indegna:
Tale è il destino maledetto dei re.
Divisi trascinano il mondo nell’odio
E scatenano i dèmoni della discordia.
Ma eccoci in fine di fronte.
Parlate, sorella! Ditemi la mia colpa,
Ché io desidero riparare pienamente.
Perché, ahimè, non mi avete benevolmente ascoltata
Quando supplice cercavo il vostro sguardo?
Non saremmo a tal punto, e il nostro incontro
Non avverrebbe sotto sinistri auspici
In cosi sinistro luogo.
E lisabetta - La fortuna mi evitò
Di nutrire una vipera in seno,
Non accusate il destino, ma l’anima vostra tenebrosa
E la sfrenata ambizione della vostra stirpe.
Nessun atto ostile ci separava
Quando il vostro orgoglioso zio, quel prete, ebbro di potere,
La cui audacia minaccia i troni,
Mi lanciò il guanto di sfida e con parole suadenti
Vi spinse ad impadronirvi delle mie armi e dei miei titoli regali,
\
E a impegnare con me una lotta mortale.
E chi non mosse la sua voce contro di me?

228 229
GUGLIELMO TELL
(1804)

Atto III - Scena III

La scena della mela. Il bali Gessler impone all’eroe Guglielmo Teli la


crudele alternativa di colpire una mela posta sul capo del figlio, o di
subire la pena suprema che rappresenterebbe la fine della ribellione.

G essler - (indicando il fanciullo)


Che sia legato a quel tiglio.
W alther T ell - Legato? Non voglio essere legato. Me ne starò
tranquillo come un agnello, trettenendo il respiro.
Se mi legherete sarò incapace di star quieto
E mi dibatterò rabbiosamente tra i lacci.
Rodolfo di H arras - Fanciullo, lascia almeno che ti bendi gli
occhi.
W alther T ell - Perché gli occhi? Pensate che tema la freccia
scoccata da mio padre? L’attenderò senza tremare, senza batter
ciglio.
Coraggio, padre, mostragli la tua abilità di arciere.
Egli non ti crede, crede di poterci far perire.
Sfida il tiranno, tira e spezza la mela.
Si avvicina al tiglio, e sul capo gli viene posta la mela.
Melchtal - (ai contadini)
E che?
Sotto i vostri occhi sarà perpetrato il sacrilegio.
Perché dunque aver giurato?

231
Stauffacher - Tutto è vano — Non abbiamo armi. W alther T ell - (sotto il tiglio)
Guardate la selva di lance che ci circonda. Padre, padre, non ho paura.
M elchtal - Ahimè, perché non abbiamo portato a termine la T ell - Devo farlo.
nostra impresa? (si riprende e imbraccia l'arma)
Dio perdoni a coloro che ci hanno consigliato di attendere.
Rudenz - (fino allora immobile, in uno stato di ansietà faticosa­
G essler - (a Teli) mente dominata, si fa avanti a questo punto)
All’opera. Non si maneggiano inutilmente le armi, Sire balivo, non continuate.
È pericoloso portare uno strumento di morte. Non farete una simile cosa. Era soltanto una prova.
La freccia ritorna indietro e colpisce il tiratore. Avete raggiunto lo scopo. La severità, spinta troppo oltre,
Questo diritto che insolentemente si arroga il contadino Non raggiunge lo scopo assegnatole dalla saggezza.
Offende il sovrano signore del paese. E, troppo teso, l’arco si spezza.
Nessuno deve essere armato, eccetto colui che comanda.
E se preferite portare arco e frecce, G essler - Fate silenzio, finché non mi rivolgo a voi.
Ebbene io vi offrirò il bersaglio. Rudenz - Parlerò invece,
T ell - (tende la balestra e imbocca la freccia) Ne ho il diritto. Mi è sacro l’onore del re:
Lasciatemi passare, fatemi posto! Ma tale atteggiamento provoca soltanto odio.
Non è questa la volontà del re. Ho diritto
Stauffacher - E che Teli? Osereste dunque? O no,
Di affermarlo. Il mio popolo non merita
Siete sconvolto, la mano vi trema, e le gambe vacillano.
Simile crudeltà, non potete farlo.
T ell - (lasciando cadere la balestra)
G essler - Oh! Temerario
Mi si offusca la vista.
L e D onne - O cielo! Rudenz - Non parlai
Allo spettacolo delle tue crudeltà;
T ell - Non costringetemi a tirare. Eccovi il mio cuore.
Chiusi gli occhi che vedevano,
(si snuda violentemente il petto)
Dominai il mio cuore rivoltato e colmo d ’ira!
Chiamate i vostri uomini che mi uccidano. Ma tacere piu oltre sarebbe tradire
G essler - Non voglio la tua vita, voglio che tu tiri. La mia patria e anche il mio signore.
Con altrettanta maestria maneggi il timone e l’arco. Berta - (gettandosi fra lui e il balivo)
Nessuna tempesta ti impedisce di aiutare il tuo prossimo. O Signore, non fate che aumentare la sua ira.
E ora, salvatore, tu che tutti salvi, soccorri te stesso.
(Teli è in preda a una terribile lotta: le sue mani si agitano con­ Rudenz - Ho abbandonato il mio popolo, mi sono allontanato
vulse. Improvvisamente affonda la mano nella faretra per trarne una dai miei,
seconda freccia che mette nella giubba, e il bali segue ogni suo mo­ Ho spezzato tutti i legami della natura
vimento). Per servir voi.

232 233
Credevo di servire il bene comune
T ell - Signore, è abitudine degli arcieri.
Consolidando il potere imperiale.
Ma la benda è caduta. Con terrore G essler - Teli, non accetto la tua risposta.
Vi vedo spinto al bordo di un abisso. Ben altro significato io sospetto.
Avete falsato il mio spirito libero, Teli, senza esitare, dì la verità,
Avete indotto all’errore un cuore leale. E qualunque essa sia, ti prometto la vita:
Con le migliori intenzioni stavo Perché quella seconda freccia?
Portando alla rovina il mio popolo. T ell - Ebbene signore
Vi dirò la verità.
G essler - Come osi, temerario, parlare cosi al tuo signore?
(trae dal corsetto la freccia, e con aria minacciosa fissa il balivo)
Rudenz - L’imperatore è il mio signore.
Voi, no, come voi sono nato libero Vi avrei trafitto con questa freccia,
E a voi sono pari Se avessi colpito il figlio adorato
In tutte le virtù cavalleresche, E sicuramente, con voi non avrei fallito!
E se qui non foste per volere dell’imperatore,
Che venero, anche quando lo si copre d ’obbrobrio,
Vi getterei il guanto di sfida e, come vuole il codice cavalleresco,
Dovreste rendermene ragione!
Oh sì, fate pure cenno ai vostri cavalieri,
Non sono inerme io, come coloro
(indica il popolo)
Ho la mia spada e se qualcuno si avvicina a me ...
Stauffacher - La mela è caduta.
(mentre tutti osservavano Rudenz e Berta gettatasi tra lui e il balivo,
Teli ha tirato)
Rosselmann - Il fanciullo è sano e salvo.
N umerose voci - La mela è stata colpita.
G essler - Teli ascolta!
T e l l - (ritornando sui suoi passi)
Che ordinate, Signore?
G essler - Prendesti una seconda freccia.
Non negarlo, l’ho visto.

234 235
Cronologia
Vita e opere di Schiller Avvenimenti Avvenimenti storici
letterari e artistici

1759 Nascita di Federico Schiller Voltaire: C andide.


a Marbach
1763 Fine della guerra dei
Sette Anni. Trattato di
Parigi.
1765 La famiglia di Schiller si
stabilisce a Lorch - Schiller
comincia lo studio del latino
nella scuola del villaggio.
1766 Studio del greco col pastore Nascita di
Mose Germaine Necker,
la futura M.me de
Staël.
1767 Schiller entra nel collegio di Lessing:
Ludwigsburg D ra m m a tu rg ia d i
H a m b o u rg .
1773 Schiller entra alla scuola Goethe: G o e tz d e Clemente XIV scioglie
militare I n n o al sole B e r lic h in g e n : l’ordine dei Gesuiti.
1774 Studi di legge Goethe: V /e rth e r. Morte di Luigi XV.
Avvento di Luigi XVI.
1776 Studi di medicina Rousseau: Indipendenza degli
Poemi: D e r A b e n d , H y m n e M ed ita zio n i. Stati Uniti.
an d e n U n e n d lic h e n , D ie
H e r r lic h k e it d e r S c h ö p fu n g ,
E in V a te r an se in e n S ohn.

239
Avvenimenti
Vita e opere di Schiller letterari e artistici Avvenimenti storici Vita e opere di Schiller ^ “ “ e T tis tid Avvenimenti storici

1779 Dissertazione latina: 1789 Schiller si stabilisce a Jena e Presa della Bastiglia -
P h ilo so p h ie d e r P h ysio lo g ie inizia la sua attività Votata la Dichiarazion
1780 Schiller lascia la «Karlsschule» Morte di Maria Teresa. universitaria con un corso dal dei Diritti dell’Uomo
e diventa seguente titolo: C h e sig nifica e del Cittadino.
« Regimentsmedikus » a storia un iversa le e p e r quale
Stoccarda. scopo la si stu d ia ?

1781 (I Masnadieri),
D ie R ä u b e r Kant: C ritica della 1790 Schiller inizia la pubblicazione Kant: C ritica d e l Proclamazione degli
poema drammatico, edito a R a g io n p u ra - della S to ria d ella G u erra d e i G iu d iz io - Burke: Stati Uniti - Morte di
spese dell’autore. T.J. Rousseau: T r e n t'A n n i. R ifle s s io n i su lla Giuseppe II - Awent«
L e C o n fe s sio n i - Matrimonio di Schiller con R iv o lu z io n e di Leopoldo IL
W. A. Mozart: Carlotta von Lengefeld fra n cese
R a tto dal Serraglio.
Prima rappresentazione dei 1791 Malattia di Schiller. Luigi XVI presta
1782 Riconoscimento Il poeta incomincia a studiare
M a sn a d ieri a Mannheim
giuramento alla
/ dell ’indipendenza l’opera di Kant. Costituzione.
(grande successo). americana da parte
dell’Inghilterra. 1792 La Legislativa concede a Morte dell’Imperatore
Schiller la cittadinanza Leopoldo - Avvento d
1783 Schiller termina K a b a le u n d Rappresentazione francese. Francesco II -
1784 L ie b e (Intrigo e Amore) e delle N o z z e d i Assassinio di
L a co n g iu ra d i Riesco. Figaro di Gustavo I II di Svezia
Beaumarchais. Manifesto
1785 Amicizia con Körner. Kant: M eta fisica di Brunswick - Cadut
Schiller va a Lipsia. d e i c o s tu m i - della monarchia
O d e alla G ioia. Mozart: L e n o zze in Francia -
d i Figaro.
La Repubblica « una
ed indivisibile » -
1786 Morte di Federico II. Vittoria di Jemappes.
Avvento di Federico
Guglielmo II. 1793 Nascita del primo figlio di Esecuzione di
Schiller. Luigi XVI -
1787 D o n C arlos B. de Saint-Pierre: Scritti estetici: A n m u t u n d Dichiarazione di guerr
P aolo e V ir g in ia - della Francia
W ü r d e , U b e r das E rh a b en e,
David: L a m o r te d i U b er d ie ä sth e tisc h e all’Inghilterra, inizio
So cra te - Mozart: E rzie h u n g d e s M e n sch e n . della 1* coalizione -
D o n G io v a n n i. Comitato di Salute
Pubblica.
1788 S to ria d e lla secessio n e d e i Kant: C ritica della Guerra austro-turca.
P aesi Bassi. ragion pratica - Annuncio della
Bentham: convocazione degli 1794 Inizio dell’amicizia tra Goethe La valle del Reno
I n tr o d u z io n e ai Stati Generali in e Schiller. occupata dai Francesi.
p r in c ip i della Francia. Schiller va a Weimar, ma poi
m orale. ritorna a Jena.

240 241
Avvenimenti
Vita e opere di Schiller letterari e artistici Avvenimenti storici Nota bibliografica

1795 Schiller fonda la sua rivista Pace di Basilea tra


« Die Horen » (Le Ore). Francia e Prussia -
U b e r n a ive u n d Pace con l’Olanda e
se n tim e n ta lis c h e D ich tu n g . alleanza dell’Aia.
1796 Pubblicazione dell’Almanacco Goethe: W ilh e lm Morte di Caterina II e
delle Muse. , M e is te r avvento di Paolo I -
Schiller inizia il W a lle n ste in . Vittoria di Bonaparte
ad Arcole.
1797 B a lla te - Emulazione tra Goethe: H e rm a n n Morte di Federico
Goethe e Schiller. u n d D orothea. Guglielmo II e avvento
D e r T a u c h e r, D e r H a n d s c h u h , di Federico
D ie K ra n ic h e d e s I b y eus. Guglielmo III.
1798 Schiller compone altre B allate Malthus: Saggi su l Vittoria francese delle
e si dedica alla trilogia del p rin c ip io della Piramidi - Nasce la II
W a lle n ste in . po p o la zio n e. coalizione contro la
Francia.
1799 Schiller completa la trilogia Beethoven: Colpo di Stato del
del W a lle n ste in e inizia la « Sonata patetica ». 18 brumaio.
M a ria S tu a rd a . - A Weimar
con la famiglia: trasferimento
definitivo.
1801 D ie J u n g fra u v o n O rlea ns Chateaubriand: Assassinio dello Zar
(Giovanna d ’Arco). A ta la . Paolo I - Avvento di
Alessandro I.
1803 D ie B ra u t v o n M e ssin a (La La Francia occupa
fidanzata di Messina). l’Hannover.
Schiller incomincia il
G u g lie lm o T e li.
1804 Il poeta pubblica il G u g lie lm o Bros: G li a p p e sta ti Bonaparte proclamato
e si dedica al D e m e tr io
T e li d i G ia ffa - Imperatore - La Spagna
rimasto incompiuto. Fourier: A rm o n ia dichiara guerra
u n ive rsa le - all’Inghilterra.
Beethoven:
« Sinfonia eroica ».
1805 Traduzione e adattamento Chateaubriand: Napoleone re d’Italia -
scenico della F edra di Racine. R en a to . Alleanza
Morte di Schiller il 9 Maggio franco-prussiana
a Schönbrünn

242
Le opeje complete di Schiller sono state edite nel nostro secolo a
Monaco e a Lipsia in 22 volumi fra il 1910 e il 1926, quindi in tre
volumi a Lipsia nel 1940, e infine in 16 volumi a Stoccarda (la cosid­
detta edizione « Säkular-Ausgabe », diretta da E. von der Hallen). Dal
1943 è in corso a Weimar (Böhlau) l’ediz. nazionale prevista in A4 vo­
lumi, di cui finora ne sono usciti 15.
La piu antica traduzione italiana del Teatro tragico è quella di Andrea
Maffei, uscita in due volumi a Firenze e quindi ristampata a Firenze da
Le Monnier negli anni 1862-1863.
La prima traduzione italiana delle Poesie è quella di Antonio Bellati,
edita dal Ferrano di Milano il 1828.
Traduzioni italiane recenti: Ballate a c. di A. Tardo, Milano, Hoepli,
s.d.; Teatro a c. di Barbara Allason (dai Masnadieri alla Fidanzata di
Messina), Torino, De Silva, 1949-1953; Trilogia del Wallenstein e Ma­
ria Stuart, Ediz. per il Club del Libro, 1962; Don Carlos, Guglielmo
Teli, Maria Stuarda, 1 Masnadieri, Trilogia del Wallenstein, a c. di L.
Scalerò, Milano, Rizzoli (BUR), 1959-1967. Si aggiungano: Goethe-
Schiller, Carteggio, a c. di A. Santangelo, Torino, Einaudi, 1946, e
Saggi estetici, a c. di C. Baseggio, Torino, Utet, 1951. Questo ultimo
volume comprende: Della ragione del godimento procurato da oggetti
tragici - Dellarte tragica - Del sublime - Del patetico - Grazia e dignità -
Dell educazione estetica dell’uomo - Dei limiti necessari nell’uso di for­
me belle - Dell’utilità morale dei costumi estetici - Della poesia ingenua
e sentimentale.
Relativamente alle Lettere sull’educazione estetica, cfr. l’ediz. a c. di
R. Heinzelmann, Firenze, Sansoni, 1967.

245

La piü recente traduzione dei drammi è quella a c. di H. Mayer, To­ A. H auser, Storia sociale dell'arte (1946), Torino, Einaudi, 1956, ed
rino, Einaudi, 1969. ediz. succ.
Alcuni studi monografici su Schiller: G. Lukacs, Saggi sul realismo (1946), ibidem, 1950 ed ediz. succ.
Th. Carlyle, Life of Schiller, London, 1825. E. Auerbach, Mimesis - Il realismo nella letteratura occidentale (1949),
J. Minor, Schiller: Sein Leben und seine Werke, Berlin, 1890. Torino, Einaudi, 1956, ed ediz. succ.
K. Berger, Schiller: Sein Leben und seine Werke, Münich, 1905. R. Pascal, La poetica dello Sturm und Drang (1953), Milano, Feltri­
nelli, 1957.
E. Kuhnemann, Schiller, Münich, 1905.
R. W ellek, Storia della critica moderna, vol. I: Dall’illuminismo al
O. H arnack, Schiller, Leipzig, 1912. romanticismo (1955), Bologna, Il Mulino, 1958.
E. Eggli, Schiller et le romantisme français, Paris, 1927-1928.
R. D’H arcourt, La jeunesse de Schiller, Paris, 1928. È ancora di qualche interesse la lettura del saggio di F. De Sanctis,
R. Buchwald, Schiller, Leipzig, 1937. pubblicata come Introduzione alle Opere drammatiche recate in italiano
M. Kommerell, Schiller als Gestalter des handelnden Menschen, da A. Maffei, Napoli 1850, e quindi ristampata in Saggi critici, Napoli,
Frankfurt, 1938. Morano, 1869.
J. Droz, Les idées politiques de Schiller, in L'Allemagne et la révolu­
tion française, Paris, 1949.
E. LXuchli, Schiller und das Barock, Basel, 1952.
H. Mayer, Schiller und die Nation, in Studien zur deutschen Literatur­
geschichte, Berlin, 1955 (2* ediz.).
Benno von W iese , Schiller, Stuttgart, 1959 (studio fondamentale).
G. Storz, Der Dichter Fr. Schiller, Stuttgart, 1959 (trad. ital. del capi­
tolo La poetica di Schiller in V. Santoli, Da Lessing a Brecht, Mila­
no, Bompiani, 1968).
P. Böckmann, in Formensprache, Hamburg, 1966.
Si cfr. anche le due monografie italiane (oltre al cit. voi. del Santoli):
N. Saito, Schiller e il suo tempo, Roma, Ateneo, 1963.
N. Accolti, Il pensiero estetico di F. Schiller, Bologna, Zanichelli,
1950.
Si cfr. infine gli studi interessanti anche la poetica e la poesia di
Schiller:

246 247
Indici
Indice delle illustrazioni

I n c o p e r ti n a : disegno del volto di Schiller

I - Schiller mentre declama i « Brigands » pag 33


II - Ludwigsburg nel XVIII secolo . . . . » 34
III - La Karlsschule di Stuttgart........................... » 34
IV - Ritratto giovanile di Schiller . . . . » 35
V - Disegni di August Seyfîer: Vista di Marbach . » 36
VI - La casa natale di Schiller........................... » 65
VII - Il teatro di Mannheim................................. » 65
V ili - Schiller durante la sua « storica » fuga . » 66
IX - Frontespizio della prima edizione del « Don
Carlos » ...................................................... » 66
X - Rudolstadt, da un’incisione di Hablitschek . » 67
XI - Panoramica di Dresda nel XVIII secolo . » 67
XII - Il padiglione di Korner a Loschwitz . » 68
XIII - Frontespizio della seconda edizione dei « Bri­
gands » ...................................................... » 97
XIV - Ritratto eseguito da Schiller rappresentante
K o r n e r ...................................................... » 98
XV - Il giardino di Schiller a Jena . . . . » 98
XVI Casa Griesbach a J e n a .................................. » 99
N

251
XVII - R itratto di Im m anuel K a n t ................................ pag- 100 Indice generale
X V III - D ocum ento che nominava Schiller cittadino
f r a n c e s e ................................................................ » 129
XIX - Il campo di W a l l e n s t e i n ................................ » 130
XX - La camera, a W eim ar, dove mori Schiller » 130
XXI - Maschera m ortuaria di Schiller . . . . » 131
XXII - L ejtom be di G oethe e Schiller a W eim ar » 132

R e fe r e n z e fo to g r a fic h e : le illustrazioni riprodotte nella seguente opera sono


state concesse dalle Editions Seghers di Parigi. Schiller e la sua o p e r a ............................................ pag. 7
A lcuni giudizi s u Sc h il l e r ....................................................53
Interpretazioni sociologiche e ideologiche dell’arte di Schiller,
57 - L’estetica di Schiller, 80.

TESTI ESEMPLARI

Po e s ie .........................................................................................91
Malinconia (1782), 91 - L’amicizia (1782), 93 - Rassegnazione
(1786), 94.
P oesie f i l o s o f i c h e ................................................................ 101
Gli artisti (1789), 101 - L’ideale e la vita (1795), 102 - La
spartizione della terra (1795), 105 - La passeggiata (1795),
106 - Pegaso incatenato (1796), 108 - La speranza (1797), 110
- A Goethe (1800), 111 - Il genio (1795), 113 - L’eletto
(1799), 116 - Nenia (1800), 116.
Ep i g r a m m i ............................................................................... 119
Genii tutelati (1795), 119.
B a l l a t e .......................................................................................121
Lamento di Cerere (1796), 121 - Le gru d’ibico (1797), 122.
C a n t i .......................................................................................133
Il canto della campana (1799), 133 - Il favore dell’attimo
(1803), 139 - Le quattro età del mondo (1803), 140.
/

252 253
Carteggio G oethe-Sc h i l l e r ..................................................143

Scritti estetici e f il o s o f ic i ..................................................183


Deireducazione estetica dell’uomo, 183 - Della poesia ingenua
e sentimentale, 200.

D rammi: primo p e r i o d o .........................................................213


Don Carlos (1787), 213.

D rammi: secondo p e r i o d o ................................................. 219


La morte di Wallenstein (1799), 219 - Maria Stuarda (1800),
227 - Guglielmo Teli (1804), 231.

C r o n o l o g i a ............................................................................... 237
Nota bibliografica........................................................................243
Indice delle i l l u s tr a z io n i .........................................................251

Finito di stampare
da il Resto del Carlino
Officine Grafiche - Bologna
Aprile 1973

254
SCHILLER A GOETHE speciale, ed anche quelli che non lo penseranno potrebbero rim­
Jena, 15 giugno 1795 proverarvi di esservi fatto prendere da una predilezione personale
per l’argomento. Se vi fosse possibile di ridurre questa parte del­
Ho letto il quinto libro del Wilhelm Meister con vera ebbrezza
l’opera, l’insieme se ne avvantaggerebbe.
e con un unico e imperturbato stato d ’animo. Non c’è nulla, nem­
meno in questo romanzo, che mi abbia colpito cosi vivamente e mi E adesso una parola sulle vostre lettere al redattore de « Le
abbia preso cosi imperiosamente nel suo turbine. Soltanto alla fine Ore ». Avevo già pensato che faremmo bene ad aprire su «Le Ore»
ho cominciato a ritornare in me. Quando penso alla semplicità dei un’arena alla critica. Scritti di questo genere danno alla rivista un
mezzi con cui avete saputo suscitare un interesse cosi appassio­ interesse immediato ed appassionano sempre il pubblico. Ma se noi
nante, la mia sorpresa aumenta ancora. Anche nei particolari ho concedessimo con un invito formale un sicuro diritto al pubblico
trovato passi eccellenti. Il modo in cui Wilhelm si giustifica con e agli autori, finiremmo col dimetterci dalla redazione della rivista.
Werner per essersi fatto commediante, questo suo cambiamento, Da parte del pubblico non ci potremmo attendere che un misero
Serio, il suggeritore, Philine, la selvaggia notte a teatro, ecc., sono contributo e, come è già accaduto altre volte, gli autori non man­
trattati con eccezionale felicità. Dall’apparizione del fantasma ano­ cherebbero di rendersi importuni. Proporrei perciò di compiere gli
nimo avete saputo trarre cosi buon partito, che non potrei aggiun­ attacchi con i nostri mezzi; se poi gli autori volessero difendersi
gervi nulla. È una delle idee piu felici che io conosca, ed avete sa­ su « Le Ore », dovrebbero sottoporsi alle condizioni da noi pre­
puto sfruttarla fino in fondo. Alla fine ci si attende di veder com­ scritte. Consiglierei anche di cominciare subito col fatto e non con
parire a tavola il fantasma ma, siccome voi stesso fate cenno a tale l’avviso. Ci accuseranno, senza dubbio, di essere intrattabili e scor­
possibilità, si comprende che questa mancata apparizione ha le sue retti, ma questo non sarà un gran male.
buone ragioni per essere tale. Sulla persona del fantasma vengono Che ne direste se protestassi a nome di un certo Signor X con­
fatte tutte le ipotesi compatibili con la trama del romanzo. I piu tro l’autore del Wilhelm Meister perché nel suo romanzo evita la
credono che il fantasma sia Marianna, o che questa sia in rapporto buona società e si tiene costantemente in mezzo ad una compagnia
con lui. Siamo anche disposti a identificarlo con il folletto femmina di commedianti? (Sarà certamente questo un motivo dello scandalo
che Wilhelm prende in braccio quando rientra nella camera. Nel­ che il Wilhelm Meister susciterà negli ambienti mondani, e un
l’ultima apparizione ho pensato anche a Mignon, che durante quella chiarimento preventivo non sarebbe superfluo né privo di interes­
sera pare che abbia ricevuto grandi rivelazioni sul suo sesso. Questa se). Se avete intenzione di rispondere, vi fabbricherò io una let­
piccola prova ermeneutica vi dimostrerà che avete ben saputo con­ tera del genere.
servare il segreto. Mi auguro che la vostra salute migliori. Possa il cielo benedire
La sola osservazione che potrei fare è che avete dato al quadro il vostro lavoro, e riservarvi molte belle ore, simili a quelle in cui
della vita dei commedianti piu spazio che non comporti la libera e avete scritto il Wilhelm Meister!
vasta idea dell’insieme. Sembra a volte che, in luogo di scrivere di Attendo con impazienza i contributi per 1’« Almanacco », e i
attori, voi abbiate scritto per loro. La cura che dedicate a certi pic­ Colloqui che mi avete promesso. In casa mia le cose vanno meglio.
coli particolari, e l’attenzione per certi minuti artifici, importanti Tutti noi vi salutiamo.
per gli attori e il direttore, ma non certo per il pubblico, danno a
questa parte del romanzo la falsa apparenza di una destinazione Schiller

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Mia moglie e mia suocera, che è fra noi ,vi porgono i loro mi­ delle evasioni e degli errori di stampa, che conducono contro di
gliori ossequi. Mi è stato chiesto piu volte dove vi troviate in noi, li hanno resi degni da tempo che si pensi a loro con onore e
questo momento, ma non ho creduto di doverlo dire. Quando senza tregua.
avrete notizie del nostro viaggiatore italiano \ vi prego di co­ Trovo ciò doppiamente necessario e inevitabile nei miei lavori
municarmele. scientifici, che sto a poco a poco raccogliendo. Procederò molto
Saluti vivissimi. francamente contro i recensori, i giornalisti, i redattori delle riviste
Schiller e i compilatori e mi spiegherò direttamente al pubblico in un
preambolo o in un’appendice, senza permettere loro, specialmente
in questo caso, nessuna renitenza e reticenza.
GOETHE A SCHILLER Cose ne dite per esempio di Lichtenberg \ col quale mi trovo
Weimar, 21 novembre 1795
in corrispondenza sulle note ricerche di ottica e in rapporti poco
Ho ricevuto oggi da Knebel la traduzione di 21 Elegie di Pro­ meno che ottimi, che nella sua nuova edizione del Compendio di
perzio, che rivedrò attentamente, comunicandogli poi le mie os­ Erxleben 2 non cita nemmeno una volta le mie ricerche, sebbene
servazioni, perché essendosi lui data tanta pena, non vorrei cam­ un compendio si ristampi proprio per dar conto delle ultime no­
biare nulla senza la sua approvazione. vità e questi signori si affrettino di solito ad annotare subito ogni
Desidero che chiediate a Cotta di pagar subito questo manoscrit­ cosa in margine ai loro libri. A quel furbacchione non è venuto in
to; il conto delle pagine potrà calcolarsi senza difficoltà. Non ho mente nessuno degli infiniti modi di citare sia pure di corsa uno
una ragione speciale per chiedervi questo, ma sarebbe bene farlo scritto.
per incoraggiare un lavoro diligente e per diffondere il buon nome
In questo momento sono lontano da un’ispirazione estetica e
de « Le Ore ». Visto che gli altri editori danno spesso anticipi,
sentimentale. Che ne sarà del mio romanzo? Intanto utilizzo il
una volta tanto possono anche pagare un manoscritto nel momento tempo come posso e attendo che il riflusso faccia risalire le acque.
in cui lo ricevono. Knebel desidera che siano stampate in tre nu­
Ho ricevuto la vostra cara lettera, e vi ringrazio per la vostra
meri, e anch’io credo che sia questa la giusta proporzione; avremo
partecipazione al mio dolore, di cui non dubitavo. In questi casi
cosi abbellito i tre primi fascicoli dell’anno venturo. Curerò di
non si sa se è meglio abbandonarsi al dolore, o riprendersi con
farvele pervenire in tempo.
l’assistenza che ci porge il sapere. A decidersi per quest’ultimo,
Avete già letto l’orribile prefazione di Stolberg ai Dialoghi di come sempre faccio, si sta meglio solo per un istante: ed ho os­
Platone? 12 Le sue deficienze sono tanto insopportabili e insulse, servato che la natura riafferma i suoi diritti producendo altre crisi.
che proverò un vero piacere a buttarmici dentro e castigarlo. È
Il sesto libro del mio romanzo ha fatto anche qui una buona im­
molto facile mettere in luce l’assurda irragionevolezza di questi
pressione; senza dubbio, il povero lettore non sa mai quel che ci
cervelli piccini; urto ha dalla propria il pubblico ragionevole, e fa
sia in tali opere, e non s’accorge che non le dovrebbe prendere in
una specie di dichiarazione di guerra alla mediocrità, che abbiamo
il dovere di molestare in tutti i campi. La congiura del silenzio,
1 L’Epistolario di Goethe con Lichtenberg fu pubblicato nel « Goethe-Jahrbuch »,
XVIII, 32.
1 II pittore Meyer, che era da poco partito per l’Italia. 2 E l e m e n ti d i s c ie n z e n a tu r a li ( A n fa n g s g r ü n d e d e r N a tu r le h r e ) , 6a ediz., Gottinga,
2 D ia lo g h i s c e lti d i P la to n e ( A u s e r le s e n e G e sp r ä c h e d e s P la to n ), Königsberg, 1796-97. 1794.

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steva invece nell’antichità classica. E nella sesta lettera il poeta
rievoca nostalgicamente l’ideale umano dei Greci o meglio la real­
tà di una vita priva di contraddizioni, senza antinomie, di una uma­
nità ignara della sua finitezza: « Zugleich voll Form und voll Fülle,
zugleich philosophierend und bildend, zugleich zart und energisch
sehen wir sie (die Grichen) die Jugend der Phantasie mit der Männ­
lichkeit der Vernunft in einer herrlichen Menschheit vereinigen ».
Questa umanità che unisce « alla giovinezza della immaginazione
la virilità della ragione » è per noi il sogno del paradiso perduto.
L’uomo può forse annullare il cammino della storia, cercando di
tornare indietro e di creare artificialmente condizioni sociologiche
tali da ricreare il modo di vivere dei Greci? Impossibile. Pur rie­
vocando l’ideale di una totalità ormai sorpassata, Schiller ribadisce
la sua storia e dimostra un alto senso della storicità chiaramente
espresso nel suo ultimo grande trattato estetico Sulla poesia inge­
nua e sentimentale. La totalità significa innanzitutto l’uomo nella
sua vera natura, con la pienezza delle sue forze fisiche e morali.
Schiller distingue due « Triebe », due forze opposte che determi­
nano la natura dell’uomo: la « sinnlichen Trieb » condiziona la vita
fisica, la sottomette alla legge del mutamento, ed è all’origine della
stupefacente diversità rivelata dall’esperienza e dalla storia; la
« Formtrieb » interessa la vita morale e intellettuale dell’uomo o,
in termini kantiani il campo della ragione pratica e quello della
ragione teorica, possiede un valore unificatore, impone un ordine
sovrano a un mondo estraneo e talvolta ostile. La ragione crea rap­
pòrti tra fenomeni apparentemente diversi, e la vita morale dà
origine alla comunità umana. Una delle due forze predomina per
lo piu nella vita pratica. Schiller si vale di una formula originale per
caratterizzare il dominio di una di queste forze: l’uomo è un
« selvaggio » se in lui la natura sensibile dà libero corso agli istinti,
o diviene un « barbaro » se in lui una facoltà intellettuale prevale
ai danni della natura sensibile, se cioè l’uomo si fa da se stesso lo
strumento di un’astrazione. È compito della cultura ristabilire
l’armonia tra queste due forze, creando una condizione di equili-

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