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Michel Foucault al Collège de France

1.1. Michel Foucault insegnante


Michel Foucault ha insegnato al Collège de France dal gennaio 1971 fino alla morte, nel giugno
1984, ad eccezione del 1977 in cui beneficiò di un anno sabbatico. Il titolo della sua cattedra era
“Storia dei sistemi di pensiero”.
Tale cattedra era stata istituita due anni prima del suo arrivo, cioè nel 1969, dall’assemblea generale
dei professori del Collège de France in sostituzione di quella di Storia del pensiero filosofico, che
era stata tenuta da Jean Hyppolite fino alla sua morte. La stessa assemblea elesse Michel Foucault
come titolare della nuova cattedra. Era il 12 aprile 1970 e Foucault aveva quarantatré anni.
Il 2 dicembre 1970 egli pronunciò la sua lezione inaugurale, che si concluse con questa frase:
“Sarebbe necessario intraprendere la storia dei sistemi di pensiero”.

1.2. Il Collège de France e la struttura dei Corsi


Istituzione singolare in Francia, senza eguali all’estero, il Collège de France (Collegio di Francia)
occupa un ruolo a parte nel campo della ricerca e dell’insegnamento superiore francesi. Non entra in
concorrenza con nessun altro istituto in quanto non è né un’università né una “grande école”; non
trasmette un sapere acquisito a partire da programmi definiti; non prepara ad alcun diploma; non ha,
a ben vedere, neppure “studenti” nel senso tradizionale del termine. Deve essere anche distinto dal
Centro nazionale della ricerca scientifica e da altri Istituti simili (CNRS, INSERM, INRA...). Come
questi ultimi, esso è dedicato alla ricerca, ma in più ha l’obbligo di diffonderne i risultati nel quadro
di un insegnamento particolare. I professori sono infatti tenuti ad insegnare “le savoir en train de se
faire” (“il sapere mentre lo si sta facendo”).
I corsi sono aperti a tutti, senza preventiva iscrizione. Le cinquntadue cattedre dei professori titolari
coprono un vasto insieme di discipline: dalle matematica allo studio delle grandi civiltà, dalla fisica
alla chimica, la biologia e la medicina, la filosofia, la sociologia e l’economia, la preistoria,
l’archeologia e la storia, la linguistica. Del suo Collegio Docenti hanno fatto parte molti prestigiosi
ricercatori, scienziati e intellettuali francesi tra i quali Georges Cuvier, Jean-François Champollion,
Georges Duby, Georges Dumézil, Claude Lévi-Strauss, Paul Valéry e Michel Foucault.

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Pubblica un Annuario che fornisce un riassunto sia dell’insegnamento di ogni professore che delle
ricerche proseguite nell’ambito dell’attività cattedratica, del centro o del laboratorio. Contiene
inoltre una breve storia del Collège con l’elenco delle cattedre e i testi delle lezioni inaugurali.
È situato a Parigi nel V arrondissement, all’interno del Quartiere Latino, nelle vicinanze
dell’Università de La Sorbonne, all’intersezione di Rue Saint-Jacques con Rue des Ecoles.
È stato fondato nel 1530 dal re Francesco I di Francia per l'insegnamento delle lettere, delle lingue e
della matematica. Da allora sino ad oggi si sono mantenute due disposizioni essenziali:
- il rinnovo delle cattedre viene fatto in funzione degli ultimi sviluppi della scienza ed è
l’intitolazione della cattedra che definisce la nuova tematica di ricerca;
- la scelta dei professori è libera ed è fatta dai professori stessi riuniti in assemblea, il cui unico
criterio di decisione è quello del valore dei lavori già svolti e non dei titoli accademici.
Per la flessibilità e il dinamismo di questa struttura il Collège de France può adattarsi in permanenza
all’evoluzione delle scienze e restare così un polo d’animazione della comunità scientifica.
Il Collège de France si mantiene fedele a ciò che ha detto uno dei suoi professori, Maurice Merleau-
Ponty : “quello che il Collège de France, dalla sua fondazione, è incaricato di dare ai propri uditori
non sono verità acquisite, ma l’idea di una ricerca libera”.

1.3. I Corsi tenuti da Michel Foucault (1970-1984)

1970-1971 La volontà di sapere

1971-1972 Teorie e istituzioni penali

1972-1973 La società punitiva

1973-1974 Il potere psichiatrico

1974-1975 Gli anormali

1975-1976 “Bisogna difendere la società”

1977-1978 “Sicurezza, territorio, popolazione”

!978-1979 Nascita della biopolitica

1979-1980 Sul governo dei viventi

1980-1981 Soggettività e verità

1981-1982 L’ermeneutica del soggetto

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1982-1983 Il governo di sé e degli altri

1983-1984 Il governo di sé e degli altri: il coraggio della verità

2. Il Corso “Sicurezza, territorio, popolazione” (1977-1978)

Il Corso, così come tutti gli altri tenuti da Foucault, si svolgeva ogni mercoledì, dall’inizio di
gennaio alla fine di marzo. Il pubblico, assai numeroso, era composto da studenti, insegnanti,
ricercatori e curiosi, molti dei quali stranieri, e occupava due anfiteatri del Collège.
Michel Foucault ebbe spesso modo di dispiacersi di questa distanza fisica che lo separava
dall’uditorio e che ostacolava lo scambio diretto di opinioni. Per questo motivo negli ultimi anni, al
momento della conclusione, si dedicava a rispondere alle domande dei presenti.
Il Corso, analogamente a tutti quelli del Collège, constava di 26 ore di insegnamento (che era
possibile dividere in seminari di 13 ore al massimo, divisione che Foucault adottò sino agli inizi
degli anni Ottanta) e doveva concludersi, come già detto, con una ricerca originale.

2.1. La pubblicazione.
Il Corso è stato pubblicato in francese dall’editore Seuil/Gallimard nel 2004 e in italiano da
Feltrinelli nel novembre 2005 (prima e finora unica edizione in “Campi del sapere”, traduzione dal
francese di Paolo Napoli).

2.2. La “Nota” del Curatore, Michel Senellart


L’edizione del Corso è stata curata da Michel Sennart (professore di filosofia politica all’Ecole
Normale Supérieure des Lettres et Sciences humaines di Lione e autore di vari volumi relativi a tali
temi), previa autorizzazione degli eredi di Foucault che hanno voluto così soddisfare la forte
pressione esercitata su di loro sia in Francia che all’estero.
Il volume si conclude, com’è tradizione per le pubblicazioni del Collège de France, con una “Nota”
del Curatore, su cui torneremo nel prosieguo per l’approfondimento dei rapporti tra il Corso stesso e
la biografia e la produzione complessiva di Foucault.

2.3. La fortuna del Corso


Prima di codesta edizione il Corso, così come quello concettualmente parallelo del 1979, era inedito
(con l’eccezione della quarta lezione - 1° febbraio 1978 - del primo e di qualche estratto del
secondo). La pubblicazione ha favorito moltissimo, in particolare, la divulgazione della
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problematica della governamentalità che, anche per le sintesi che Foucault ne aveva già fatto nel
1979 per una serie di conferenze, ha prodotto da una decina d’anni a questa parte un vasto campo di
ricerche nei paesi anglosassoni e, più di recente, in Germania: i governmentality studies.
In alcune università questi studi hanno persino acquisito il rango di discipline nei dipartimenti di
sociologia e di scienze politiche. Il punto di partenza di questo movimento è stato la pubblicazione
nel 1991 del libro The Foucault Effect: Studies in Governmentality (a cura di G. Burchell, C.
Gordon e P. Miller), in cui viene approfondita dai curatori la nozione di rischio ricavata dalle
nozioni foucaultiane. Il risultato è la produzione di una letteratura considerevole nel campo delle
scienze sociali, dell’economia politica e della teoria politica, per la valutazione complessiva della
quale si rimanda al libro Governmentality: Power and Rule in Modern Society di Mitchell Dean.
Ma la fortuna delle idee del filosofo francese, così come trattate a partire dal Corso “Sicurezza,
popolazione, territorio” del 1978, continua anche in altri campi del sapere nuovi o comunque
distanti da quelli che erano centrali per lui come, per esempio, la gestione delle risorse umane o la
teoria delle organizzazioni, a dimostrare ancora una volta e ancora di più la duttilità dello schema di
analisi da lui proposto e la sua capacità di circolazione e penetrazione negli ambiti più distanti
anche rispetto a quelli originari.

2.4. Modalità e criteri di edizione del Corso


L’edizione del Corso è stata effettuata sulla base delle trascrizioni ricavate dalle registrazioni
originali delle lezioni, così come pubblicamente svolte da Michel Foucault. Negli anni Settanta
l’utilizzo dei registratori si stava sviluppando moltissimo, cosicché furono gli stessi uditori a
consentire questa importantissima funzione di conservazione portando a lezione i propri apparecchi.
L’edizione ha quindi la possibilità di rispettare fedelmente le parole di Foucualt, di cui costituisce la
trascrizione letterale, una vera e propria “sbobinatura”. Il passaggio dall’orale allo scritto ha
imposto però un intervento editoriale ineludibile, consistente nell’introduzione della punteggiatura e
nella distribuzione del materiale in paragrafi.
Inoltre i curatori dell’edizione italiana, François Ewald e Alessandro Fontana, hanno segnalato i
seguenti ulteriori interventi: “Quando ci è parso indispensabile, le riprese e le ripetizioni sono state
soppresse; le frasi interrotte sono state ristabilite e le costruzioni scorrette rettificate. I punti di
sospensione segnalano che la registrazione non è udibile. Quando la frase è oscura compare, tra
parentesi quadre, una integrazione congetturale o un’aggiunta.
Un asterisco a piè di pagina indica le varianti più significative, rispetto a ciò che è stato
effettivamente detto, tra quelle contenute nelle note utilizzate da Foucault.

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Le citazioni sono state verificate e i riferimenti ai testi utilizzati sono stati indicati. L’apparato
critico si limita a delucidare i punti oscuri, a esplicitare talune allusioni e a precisare i punti
problematici. Per facilitare la lettura, ogni lezione è stata preceduta da un breve sommario, che ne
indica le principali articolazioni”.

2.5. Criteri di edizione del presente lavoro


Nel presente lavoro, per favorire la rapidità dell’individuazione delle citazioni di Michel Foucault,
che è lo scopo stesso del lavoro, si è adottato fin dall’inizio il seguente criterio editoriale:
- tutte le citazioni di Foucault (sia di intere frasi che di singoli termini o definizioni) sono state
trascritte in corsivo e in grassetto;
- per questo motivo, per facilitarne l’individuazione e anche per non creare confusione, si è
cercato di evitare il più possibile altrove l’impiego del corsivo e del grassetto limitandoli
rispettivamente ai titoli di libri e parole straniere (corsivo) e ai titoli di capitoli e paragrafi
(grassetto);
- accanto alle citazioni di Foucault è stato omesso il numero della pagina di riferimento per
non appesantire la lettura, ritenendo che le indicazioni complessive delle pagine poste
all’inizio di ogni capitolo dedicato alle singole lezioni possa essere sufficiente, dato
oltretutto che tali citazioni seguono pedissequamente l’ordine di esposizione con cui
appaiono nel capitolo medesimo;
- in ogni caso si allega una copia del volume.

2.6. Il “Riassunto” di Michel Foucault


(pp. 265-269)
Il testo del Corso è seguito dal riassunto pubblicato nell’Annuaire du Collège de France. Foucault
lo redasse presumibilmente, come sempre, nel mese di giugno. Quella era la migliore occasione per
lui per fare il punto retrospettivamente su tutto quanto aveva “scoperto” durante il corso dato che la
caratteristica di Foucault, per sua escplicita ammissione, era proprio quella di sviscerare e
attualizzare a tal punto le sue lezioni da trovarvi egli stesso spunti anche diversi da quelli che
inizialmente aveva avuto intenzione di trattare. Egli infatti affrontava il proprio insegnamento come
un ricercatore.
CCrediamo di far cosa utile anteponendo il “Riassunto” alle Lezioni per inquadrarne meglio le
problematiche specifiche (anche perché, a distanza di tretn’anni, le tesi di Foucault sono ormai ben
conosciute). È ovvio che, se si preferisce, si può rinviare tale lettura al termine).

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Argomento del Corso. Il Corso “Sicurezza, popolazione, territorio”, nel riassunto conclusivo dello
stesso Foucault, “ha trattato la genesi di un sapere politico che avrebbe messo al centro delle sue
preoccupazioni la nozione di popolazione e i meccanismi capaci di assicurarne la
regolamentazione”. Si è spostato in tal modo l’accento da uno “stato territoriale” a uno “stato di
popolazione” (con la concomitante comparsa di nuovi obiettivi, nuovi problemi e nuove tecniche)
per la cui comprensione si è adottato come criterio-guida la nozione di “governo”, nozione cui è
collegata anche quella di “governamentalità”.

“Governo degli uomini”. Il “governo”, inteso come “tema del potere pastorale”, ovvero come
“l’attività che si incarica di condurre gli individui lungo tutta la loro vita, sottomettendoli
all’autorità di una guida responsabile di ciò che fanno e che può capitare loro” (p. 265) ed
estrinsecantesi nell’idea di un sovrano-pastore, di un re o di un magistrato-pastore del gregge
umano, sembra essere sorto in Oriente.
- “È in Oriente che il tema del potere pastorale ha trovato la sua più ampia trattazione,
soprattutto nella società ebraica.” (p. 265).
- “Il potere del pastore non si esercita tanto su un territorio fisso, quanto su una
moltitudine che si sposta verso una meta.” (p. 266).
- “Questo tipo di potere è stato introdotto in Occidente dal cristianesimo e ha assunto una
forma istituzionale nel pastorato escclesiastico.” (p. 266).
Nei secoli XV e XVI, però, nasce e si sviluppa una crisi generale del pastorato, “non solo e non
tanto come rifiuto dell’istituzione pastorale” quanto come “ricerca di altre modalità di governare
e di governarsi”, più adeguate alla coeva “nascita di nuove forme di rapporti economici e sociali e
di nuove strutturazioni politiche”.

“Governamentalità”. La “governamentalità” è un concetto politico che discende da quello di


“governo”, è “la maniera in cui la condotta di un insieme di individui è stata coinvolta, in
maniera sempre più accentuata, nell’esercizio del potere sovrano”.
Nasce tra la fine del XVI secolo e la prima metà del XVII ed è “senza dubbio legata all’emergere
della ‘ragion di stato’”, che comporta una radicale trasformazione delle “arti di governo”.
- “Si passa da un’arte di governo i cui principi erano ricavati dalle virtù tradizionali (…) o
dalle abilità comuni (…) a un’arte di governo la cui razionalità ha i suoi principi e il suo
campo di applicazione specifico nello stato.”
Il che significa che il principe deve esercitare la sua sovranità governando gli uomini.

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Lo sviluppo della ragion di stato è determinata da una nuova percezione storica, “aperta su un
tempo indefinito in cui gli stati devono lottare gli uni contro gli altri per assicurarsi la
sopravvivenza”. Per competere nel nuovo “spazio (insieme europeo e mondiale) di concorrenza
tra stati” occorrono infatti nuove conoscenze, di sapere e di tecnologia politici.
Nascono così “due grandi insiemi di sapere e di tecnologia politici”: una “tecnologia diplomatico-
militare”, che assicura e sviluppa le forze dello stato verso l’esterno, e la “polizia”, intesa come “il
complesso dei mezzi necessari per far crescere, dall’interno, le forze dello stato”.
Nel punto di convergenza si collocano il commercio e la circolazione monetaria interstatale.
Oggetto privilegiato della nuova ragione di governo diventa quindi la coppia popolazione-ricchezza,
in quanto più commercio e più ricchezza fanno aumentare la popolazione, la manodopera, la
produzione, l’esportazione e la forza degli eserciti. Questo è lo sfondo dell’epoca mercantilistica.
È la popolazione poi che in seguito fa entrare in crisi il sistema, poiché essa non può continuare a
crescere in maniera coercitiva solo per aumentare le risorse. Sono i fisiocrati a porre in maniera
diversa il concetto di popolazione, intesa da loro non più come una semplice somma dei soggetti
autoriproducentisi che abitano un territorio ma come una variabile dipendente da un certo numero di
fattori, molti dei quali non sono naturali bensì modificati artificialmente anche se si può far apparire
come “naturale” la dipendenza da essi. È ciò che si intende con “problema politico della
popolazione”: non più “sudditi di diritto”, non più “insieme di braccia destinate al lavoro”, ma
“insieme di elementi che da un lato si ricollega al regime generale degli essere viventi (…) e
dall’altro può fungere da supporto a interventi concertati”.

Seminario. Il seminario a completamento del Corso è stato incentrato sulla Polizeiwissenschaft


(concetto tedesco del XVIII secolo), cioè la teoria e l’analisi di tutto “ciò che tende ad affermare e
ad aumentare la potenza dello stato, a impiegare bene le sue forze, a procurare la felicità ai suoi
sudditi, soprattutto tramite il mantenimento dell’ordine e della disciplina, in funzione di due
obiettivi: permettergli di affermare e migliorare la sua posizione nel gioco delle rivalità e delle
concorrenze tra stati europei e garantire l’ordine interno attraverso il ‘benessere’ degli
individui”.
All’interno della “tecnologia delle forze dello stato” rappresentate dalla polizia, una posizione
centrale è occupata dalla popolazione che, in quanto fattore essenziale della forza degli stati, è
oggetto di varie politiche di gestione degli individui, in particolare quella sanitaria e quella di igiene
pubblica, secondo appunto la visione “biopolitica” individuata da Foucault.

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3. Sintesi delle 13 Lezioni

Il titolo del Corso “Sicurezza, popolazione, territorio” descrive perfettamente il problema posto da
Foucault. Si tratta di tre concetti interdipendenti, come sempre in lui “aperti” a qualsiasi ulteriore e
diversa concettualizzazione possa emerge dalla loro analisi, che concorrono a parità di importanza
intellettuale a delineare il problema unitario della “sicurezza dell’insieme in relazione ai suoi
pericoli interni” (p. 281). “Qualcosa come un’omeostasi”, la definisce Foucault (p. 281).
Tecnologia di sicurezza, che egli oppone ai meccanismi attraverso cui il sovrano, fino all’età
classica, si sforzava di garantire la sicurezza del suo territorio.

3.1. Le prime tre lezioni


“Territorio” e “popolazione” sono quindi i due concetti antitetici tra i quali inserire il terzo, quello
della “sicurezza”, per cercare di rispondere alla domanda che inevitabilmente ne consegue:
- “Come si è passati dalla sovranità sul territorio alla regolazione delle popolazioni?” “Si
può parlare oggi di una ‘società di sicurezza’?” (p. 281) E, ancora:
- “Possiamo allora sostenere che, nelle nostre società, l’economia generale del potere si sta
trasformando nell’ordine della sicurezza”? (p. 281).
Domande non solo penetranti ma anche inquietanti, se si pensa che sono state poste nel 1978 e se si
riflette a ciò che da allora ad oggi, in termini di “sicurezza-popolazione-territorio”, è avvenuto sulla
faccia del Pianeta. Domande che, nella loro preveggenza, confermano l’assoluta importanza della
riflessione filosofica di Foucault e che costituiscono il punto centrale delle lezioni nn. 1, 2 e 3.
Foucault porterà avanti il suo programma iniziale attraverso tutte e tre le lezioni per mezzo di
esempi ricavati dal XVII e dal XVIII secolo, che riguarderanno:
- gli spazi di sicurezza (lezione n. 1)
- il modo di trattare l’aleatorio (lezione n. 2)
- la forma di normalizzazione specifica della sicurezza (lezione n. 3).
Li vedremo meglio nel dettaglio nelle pagine seguenti, secondo l’analisi dello stesso Foucault.

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LEZIONE N. 1
11 gennaio 1978
(pp. 13-31)

Prospettiva generale del corso: lo studio del biopotere. Cinque proposte sull’analisi dei meccanismi
di potere. Sistema legale, meccanismi disciplinari e dispositivi di sicurezza. Due esempi: a) la
punizione del furto; b) il trattamento della lebbra, della peste e del vaiolo. Caratteri generali dei
dispositivi di sicurezza (I): gli spazi di sicurezza. L’esempio della città. Tre esempi di sistemazione
dello spazio urbano nel XVI e XVII secolo: a) “La Métropolitée” di Alexandre Le Maître (1682); la
città di Richelieu; Nantes.

Foucault delinea innanzitutto lo scopo del Corso, che è quello di iniziare lo studio del “biopotere”,
cioè dell’“insieme dei meccanismi grazie ai quali i tratti biologici che caratterizzano la specie
umana diventano oggetto, a partire dal XVIII secolo, di una politica”. Lo studio del biopotere
diventa quindi analisi dei meccanismi di potere (già avviata, come detto, da alcuni anni).

Subito dopo Foucault avanza cinque proposte (che in realtà sembrano piuttosto dei concetti-cardine)
per l’analisi dei meccanismi di potere:
1) L’analisi dei meccanismi di potere “non rappresenta affatto una teoria generale di ciò che
il potere è. (…) Si tratta soltanto di capire dove il potere transita, in che modo, da quale
soggetto a quale oggetto, da che punto a che punto, secondo quali procedimenti e con
quali effetti”. L’analisi dei meccanismi di potere è l’analisi di “un complesso di procedure”.
2) “Questo insieme (…) di procedure non si autogenera, non è autosussistente, non si fonda
su se stesso. (…) I meccanismi di potere sono intrinseci a tutti questi rapporti; ne sono, in
modo circolare, l’effetto e la causa” (per “rapporti” Foucault intende quelli produttivi,
familiari e sessuali).
3) “L’analisi di queste relazioni di potere può certamente mettere in moto una sorta di
analisi globale di una società.” Tale analisi diventa allora filosofia nel senso di “politica
della verità” in quanto deve mostrare gli “effetti di sapere prodotti nelle nostre società”.

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