Sei sulla pagina 1di 9

1 Principio di Induzione

Per numeri naturali, nel linguaggio comune, si intendono i numeri interi


non negativi 0 , 1 , 2 , 3 , . . . . . ..
Da un punto di vista insiemistico–costruttivo, a partire dall’esistenza
dell’insieme vuoto ∅ , si possono definire i numeri naturali ponendo:

0 := ∅ , 1 := {0} , 2 := {0, 1} , 3 := {0, 1, 2} , . . . . . .

Si assume (nella teoria assiomatica degli insiemi) che la costruzione ricorsiva


sopra descritta (ogni elemento è definito a partire dalla conoscenza di un
elemento “che lo precede”) dia luogo ad un insieme non finito:

N := {0, 1, 2, 3, . . . . . . , n, n + 1, . . . . . .}

detto insieme dei numeri naturali . (Il postulato dell’esistenza di un insieme


costituito da una infintà di oggetti individuali, quale è N, viene chiamato
Assioma dell’Infinito ).
Per ogni elemento (numero naturale) x ∈ N, si pone:

succ(x) := x + 1 := {0, 1, 2, . . . , x} ,

un tale elemento di N viene chiamato il successivo del numero naturale x.


Una descrizione assiomatica, puramente formale, dell’insieme dei numeri
naturali N è stata data da G. Peano (1858-1932):
L’insieme N è un insieme dotato di “una operazione di passaggio al suc-
cessivo” (cioè, un’applicazione N → N , x 7→ succ(x)) che verifica le seguenti
proprietà:
(N 1) Esiste un elemento 0 ∈ N, tale che 0 6= succ(x), per ogni x ∈ N,
(tale elemento viene chiamato zero o primo elemento di N).
(N 2) Se x, y ∈ N e se x 6= y , allora succ(x) 6= succ(y).
(N 3) Se U è un sottoinsieme di N tale che

(a) 0 ∈ U , (b) k ∈ U ⇒ succ(k) ∈ U ,

allora U = N .
Le precedenti proprietà sono chiamate Postulati (od Assiomi) di Peano. La
proprietà (N 3) è chiamata Principio di Induzione.
I postulati di Peano caratterizzano l’insieme N dei numeri naturali, nel
senso che è possibile dimostrare che esiste ed è unico (a meno di corrispon-
denze biunoviche che conservano il primo elemento e l’operazione di “pas-
saggio al successivo”) un insieme che verifica tali proprietà. Per tale ragione,
il sistema di assioni di Peano si dice “un sistema monomorfo”.
È importante evidenziare che, dagli assiomi di Peano, discendono tutte
le ben note proprietà dell’insieme dei numeri naturali. In particolare le
operazioni di somma e prodotto e le ben note proprietà di tali operazioni

1
possono essere dedotte dagli assiomi di Peano. Per somma di n, m ∈ N si
intende il numero naturale:
n + 0 := n , n + 1 := succ(n) , e se m > 2 ,
n + m := succm (n) := succ(succm−1 (n)) = (. . . ((n + 1) + 1) + 1 . . .) ,
| {z }
m volte

e per prodotto di n, m ∈ N si intende il numero naturale:

nm := n
| + n + n{z+ . . . + n} , se m > 1 ; n0 := 0 .
m volte

La relazione di ordine in N è definita nella maniera seguente:

h 6 k :⇔ k = h + n , per un qualche n ∈ N .

Ovviamente, h < k :⇔ h 6 k e h 6= k. Dunque, h < k ⇒ h + 1 6 k.

Per semplicità di notazione, nel seguito, denoteremo con N+ := N \ {0}


l’insieme dei numeri naturali positivi. Porremo, poi, N− := {−n : n ∈ N+ }
e Z := N+ ∪ {0} ∪ N− .
L’insieme Z dei numeri interi, o numeri interi relativi, (e, quindi, i suoi
sottoinsiemi N− , N+ ) viene introdotto in maniera più rigorosa come insieme-
quoziente dell’insieme N × N rispetto alla relazione di equivalenza seguente:

(n, m) ∼ (n0 , m0 ) :⇔ n + m0 = m + n0 .

Un elemento dell’insieme-quoziente Z := N × N/ ∼ , determinato dalla


classe di equivalenza di (n, m) ∈ N × N, viene denotato con il simbolo n − m,
i.e.
n − m := [(n, m)]∼ := {(n0 , m0 ) ∈ N × N : n + m0 = m + n0 } .

Per semplicità di notazione, presi comunque n, m ∈ N, nell’insieme Z si


pone −m := 0 − m , n := n − 0 (identificando cosı̀ N con la sua immagine
canonica in Z, tramite l’applicazione iniettiva n 7→ n − 0 ) ; dunque, in
particolare, 0 = 0 − 0 = n − n . In tal modo si definiscono, in modo rigoroso,
N+ := {n : n ∈ N , n 6= 0} e N− := {−m : m ∈ N , m 6= 0} come
sottoinsiemi di Z.
È subito visto che in Z possono essere (ben) definite in modo naturale, a
partire da quelle di N, le operazioni di somma, prodotto e una relazione di
ordine:
(n − m) + (n0 − m0 ) := (n + n0 ) − (m + m0 ) ,
(n − m) · (n0 − m0 ) := (nn0 + mm0 ) − (nm0 + mn0 ) ,
(n − m) ≤ (n0 − m0 ) :⇔ n + m0 ≤ n0 + m .

2
In altri termini, l’insieme Z dei numeri interi (relativi) è “il più piccolo
insieme” che contiene N nel quale è sempre possibile risolvere un’equazione
lineare in una indeterminata X a coefficienti in N del tipo seguente:

m + X = n, con n, m ∈ N ,

la cui unica soluzione (in Z) è data da n − m.


Si noti anche che, dalla decomposizione Z = N+ ∪ {0} ∪ N− , si ricava la
cosı̀detta Legge di Tricotomia in Z, cioè: presi comunque x, y ∈ Z allora può
accadere soltanto una delle seguenti eventualità:

x<y oppure x=y oppure y < x.

Pertanto, Z è un insieme totalmente o linearmente ordinato, ciò significa


che, presi comunque due elementi x, y ∈ Z, allora:

x 66 y ⇒ y < x .

È opportuno notare che la validità del Principio di Induzione si trasferisce


da N ad appropriati sottoinsiemi di Z, che sono in corrispondenza biunivoca
naturale con N. Precisamente, preso comunque un intero n0 ∈ Z, poniamo:

N(n0 ) := {x ∈ Z : x > n0 } ,

allora possiamo affermare che in N(n0 ) (⊂ Z) vale la seguente formulazione


del:
(I) Principio di Induzione. Sia U ⊆ Z tale che:

(a) n0 ∈ U , (b) k ∈ U ⇒ k+1∈U,

allora U = N(n0 ) .

Osservazione 1.1. Si noti che l’applicazione:

ϕ : N −→ N(n0 ) , n + n0 ,

è un’applicazione biiettiva che manda il primo elemento di N (cioè, l’elemen-


to 0) nel primo elemento di N(n0 ) (cioè, l’elemento n0 ) e che preserva
l’operazione di passaggio al successivo.

Sul Principio di Induzione si basa il cosı̀detto Metodo di Prova per In-


duzione. Supponiamo che, dato un intero n0 , per ogni intero n > n0 ,
si possa formulare una proposizione P(n) (ad esempio, sia n0 = 1, e sia
P(n) := “se un insieme finito S ha n elementi, allora il suo insieme delle
parti B(S) ha 2n elementi”; oppure P(n) := “vale la seguente identità
1 + 2 + . . . + (n − 1) + n = n(n+1)
2 ” ). Allora il Metodo di Prova per Induzione
per la validità della proposizione P(n) consiste nel mostrare che:

3
(a) P(n0 ) è vera (Base dell’Induzione);

(b) per un qualsiasi intero k > n0 , si ha che:


P(k) è vera ⇒ P(k + 1) è vera (Passo Induttivo) .

Ciò permette di concludere che la proposizione P(n) è vera per un qualunque


n ∈ N(n0 ). Infatti, la validità di tale metodo di prova è subito dimostrata,
utilizzando il Principio di Induzione (I), prendendo U := {k ∈ N : P(k) è
vera }.

Teorema 1.2. I seguenti enunciati sono tra loro equivalenti:


(I) Il Principio di Induzione.
(IA ) Il Principio di “Ampia” Induzione (o Formulazione “debole”
del Principio di Induzione): Siano n0 ∈ Z e V ⊆ Z tali che:

(a) n0 ∈ V , (bA ) {x ∈ Z : n0 6 x 6 k} ⊆ V ⇒ k + 1 ∈ V ,

allora V = N(n0 ) .
(BO) Il Principio del Buon Ordinamento (o Principio del Mi-
nimo): Sia n0 ∈ Z allora ogni sottoinsieme non vuoto T di N(n0 )
ha un primo elemento o minimo, cioè un elemento t ∈ T tale che
t 6 z, per ogni altro elemento z ∈ T .

Dimostrazione. (I) ⇒ (IA ) Vogliamo dimostrare che se valgono (a) e


(bA ) allora V = N(n0 ). Sia U := {h ∈ Z : {n0 6 x 6 h} ⊆ V }. Ovvi-
amente, n0 ∈ U , inoltre se k ∈ U anche k + 1 ∈ U (per come è stato
definito U a partire da V ), dunque, applicando il principio (I) ad U , abbiamo
U = N(n0 ) e quindi, in particolare, V = N(n0 ) (notare che U ⊆ V ⊆ N(n0 )).
(IA ) ⇒ (BO). Supponiamo, per assurdo, che esista un sottoinsieme
non vuoto T di N(n0 ) che non possieda un primo elemento (dunque, in
particolare, T possiede necessariamente più di un elemento). Sia

V := {x ∈ N(n0 ) : x 6 t , per ogni t ∈ T }.

Ovviamente, n0 ∈ V , dunque V 6= ∅, ed inoltre V 6= N(n0 ) (perché, se


t1 , t2 ∈ T e se, ad esempio, t1 < t2 allora t2 6∈ V ). Allora, per (IA ), deve
esistere un elemento k tale che {x ∈ Z : n0 6 x 6 k} ⊆ V , ma k + 1 6∈ V .
Osserviamo che un tale elemento k deve appartenere ad T (altrimenti, se
fosse k 6∈ T , poiché k ∈ V , si avrebbe che k < t e, dunque, che k + 1 6 t,
per ogni t ∈ T , cioè si avrebbe che k + 1 ∈ V ). Dunque tale elemento k, che
appartiene tanto a V quanto a T , risulta essere un primo elemento di T e
ciò contraddice l’assunto.
(BO) ⇒ (I). Supponiamo, per assurdo, che esista un sottoinsieme pro-
prio U di N(n0 ) tale che n0 ∈ U ed inoltre soddisfacente alla condizione (b).
Sia T := N(n0 ) \ U . L’insieme T è non vuoto (perché abbiamo supposto che

4
U ( N(n0 )), allora per (BO), deve esistere un primo elemento t in T . Ovvi-
amente n0 < t, perché n0 ∈ U . Quindi l’insieme non vuoto degli elementi di
N(n0 ) che precedono t, deve essere contenuto in U , in particolare t − 1 ∈ U .
Quindi, per la proprietà (b), dobbiamo avere che (t − 1) + 1 = t ∈ U e ciò
contraddice l’assunto. 

5
1. Esercizi e Complementi
1.1. Mostrare che:
(a) Se n ∈ N, allora:
n < 1 ⇔ n = 0.
(b) Se n, m ∈ Z, allora:

n < m ⇔ n + 1 6 m.
[ Suggerimento. (a) Supponiamo, per assurdo, che esista un x ∈ N, tale che
0 < x < 1. Allora, moltiplicando per x (> 0), abbiamo che 0 < x2 < x < 1.
Quindi, iterando il procedimento, per ogni n > 1, avremmo:

0 < . . . . . . < xn < xn−1 < . . . x2 < x < 1 .

Dunque, il sottoinsieme S := {xn : n > 1} (⊂ N) non possiede un primo elemento.


Ciò contraddice il Principio del Buon Ordinamento (BO).
(b, ⇒) Se n < m, allora m − n > 0. Se, per assurdo, n + 1 66 m, allora m < n + 1,
quindi 0 < m − n < 1. Ciò contraddice il precedente punto (a).
(b, ⇐) è banale. ]

1.2. (Proprietà archimedea dell’insieme Z, Archimede (III Sec. A.C.) )


Mostrare che: Presi comunque a, b ∈ Z, con b 6= 0, allora esiste sempre un intero
n ∈ Z in modo tale che:
a < nb .
[ Suggerimento. Se, per assurdo, per ogni n ∈ Z, si ha che a > nb, allora il
sottoinsieme S := {a − nb : n ∈ Z} di N deve possedere un primo elemento
s0 := a − n0 b (Principio del Buon Ordinamento (BO)). Sia s := a − (n0 + 1)b ∈ S.
Allora, s = s0 − b (con b > 0 per ipotesi), quindi s < s0 . Ciò condraddice la
proprietà di minimalità di s0 . ]

1.3. . Siano x, y, z ∈ Z. Dimostrare le seguenti:


(a) Proprietà di compatibilità della somma rispetto alla relazione di ordine:

x<y ⇔ x+z < y+z;

(b) Proprietà di compatibilità del prodotto rispetto alla relazione di ordine:

x < y, z > 0 ⇒ xz < yz ;


x < y, z < 0 ⇒ xz > yz .

(c) Legge di cancellazione in Z:

xz = yz , z 6= 0 ⇔ x = y.

[ Suggerimento. Le proprietà (a) e (b) discendono immediatamente dalla definizio-


ne della relazione “<” in Z (e, dunque, dalla definizione di “<” in N).
(c, ⇐) è banale (qualunque sia z ∈ Z). (c, ⇒) segue facilmente (ragionando per
assurdo) da (b). ]

6
1.4. Metodo di Prova per Induzione (II forma). Mostrare la validità del
seguente enunciato:
Supponiamo che, dato un intero n0 ∈ Z, per ogni intero n > n0 , si possa formulare
una proposizione P(n). Se:
(a) P(n0 ) è vera (Base dell’Induzione);
(b) per un qualsiasi intero h, con n0 6 h 6 k, si ha che:
P(h) è vera ⇒ P(k + 1) è vera (Passo Induttivo) ;
allora la proposizione P(n) è vera per un qualunque n ∈ Z, n > n0 .
[ Suggerimento. Basta applicare la formulazione (IA ) del Principio di Induzione
all’insieme V := {n ∈ Z : n > n0 , P(n) è vera }. ]

1.5. Utilizzando il Metodo di Prova per Induzione, mostrare che per ogni n > 1 si
ha:
(a) 1 + 2 + 3 + . . . + n = n(n+1) 2 = 12 n2 + 21 n .
n(n+1)(2n+1)
2 2 2
(b) 1 + 2 + 3 + . . . + n = 2
6 = 13 n3 + 12 n2 + 16 n .
(c) 13 + 23 + 33 + . . . + n3 = ( n(n+1) 2 )2 = 14 n4 + 12 n3 + 14 n2 .
[ Suggerimento. È immediato che le formule precedenti sono verificate per n = 1
(Base dell’Induzione). Procediamo, ora, nel dimostrare il Passo Induttivo.
(a) Se 1+2+3+. . .+k = k(k+1) 2 , allora 1+2+3+. . .+k +k +1 = k(k+1) 2 +k +1 =
(k+1)(k+2)
(k + 1)( k2 + 1) = 2 .
(b) Se 12 +22 +32 +. . .+k 2 = 31 k 3 + 12 k 2 + 16 k, allora 12 +22 +32 +. . .+k 2 +(k+1)2 =
1 3 1 2 1 2 1 3 1 2 1 2 1 3 1 2 1
3 k + 2 k + 6 k+(k+1) = 3 k + 2 k + 6 k+k +2k+1 = 3 (k+1) + 2 (k+1) + 6 (k+1).
(c) Se 13 + 23 + 33 + . . . + k 3 = ( k(k+1)
2 )2 , allora 13 + 23 + 33 + . . . + k 3 + (k + 1)3 =
( k(k+1)
2 )2 + (k + 1)3 = (k + 1)2 [( k2 )2 + (k + 1)] = ( (k+1)(k+2)
2 )2 . ]

1.6. Utilizzando il Metodo di Prova per Induzione, mostrare che per ogni n > 1 si
ha:
(a) 2n > n + 1.
(b) 2n > 2n.
[ Suggerimento. È immediato che le disuguaglianze precedenti sono verificate per
n = 1 (Base dell’Induzione). Procediamo, ora, nel dimostrare il Passo Induttivo.
(a) Se 2k > k + 1, allora 2(k + 1) = 2k + 2 > k + 1 + 2 > (k + 1) + 1.
(b) Se 2k > 2k, allora 2k+1 = 2 · 2k > 2 · 2k > 2(k + 1). ]

1.7. Utilizzando il Metodo di Prova per Induzione, mostrare che per ogni n > 0 e
per ogni elemento x 6= 1 (ad esempio, x ∈ R) si ha:

xn
(1 − x)−1 = 1 + x + x2 + x3 + . . . + .
(1 − x)

[ Suggerimento. È immediato che la formula precedente è verificata per n = 0 (Base


dell’Induzione) e per n = 1:
x
(1 − x)−1 = 1 + .
(1 − x)

7
Passo induttivo: Se
xk
(1 − x)−1 = 1 + x + x2 + x3 + . . . + ,
(1 − x)

allora:
(1 − x)−1 = 1 + x
(1−x) = 1 + x · (1 − x)−1 =
xk
= 1 + x · [1 + x + x2 + x3 + . . . + (1−x) ] =
2 3 xk+1
= 1 + x + x + x + ... + (1−x) .]

1.8. Utilizzando il Metodo di Prova per Induzione, mostrare che:


(a) Per ogni n > 1 e per ogni x, ad esempio x ∈ R, si ha:

(xn − 1) = (x − 1)(xn−1 + xn−2 + . . . + x2 + x + 1) .

(b) (Progressione Aritmetica) Per ogni n > 0 e presi comunque x, y, ad


esempio x, y ∈ R, si ha:

(n + 1)(2x + ny)
x + (x + y) + (x + 2y) + (x + 3y) + . . . + (x + (n − 1)y) + (x + ny) = .
2
(c) (Progressione Geometrica) Per ogni n > 0 e presi comunque x e y 6= 1,
ad esempio x, y ∈ R, con y 6= 1, si ha:

x(y n+1 − 1)
x + xy + xy 2 + xy 3 + . . . + xy n−1 + xy n = .
(y − 1)

(d) Presi comunque due interi m > 0 ed n > m e presi comunque x e y 6= 1,


ad esempio x, y ∈ R, con y 6= 1, si ha:

x(y n+1 − y m )
xy m + xy m+1 + xy m+2 + . . . + xy n−1 + xy n = .
(y − 1)

[ Suggerimento. (a) Se n = 1 e se n = 2 l’uguaglianza è banalmente verificata (in


particolare, per n = 2 vale che x2 − 1 = (x − 1)(x + 1)). Utilizzando il Metodo di
Prova per Induzione (II forma), per n ≥ 3, si ha:

(xn − 1) = (x + 1)(xn−1 − 1) − x(xn−2 − 1) =


= (x + 1)(x − 1)(xn−2 + . . . + x + 1) − x(x − 1)(xn−3 + . . . + x + 1) =
= (x − 1)(xn−1 + xn−2 + . . . + x2 + x + 1) .

La stessa uguaglianza si può dimostrare utilizzando il Metodo di Prova per In-


duzione (I forma). In tal caso, la dimostrazione del Passo Induttivo procede come
segue, per n ≥ 2:

(xn − 1) = (xn − x + x − 1) = (x(xn−1 − 1) + x − 1) =


= (x(x − 1)(xn−2 + . . . + x + 1) + x − 1) =
= (x − 1)[x(xn−2 + . . . + x + 1) + 1] =
= (x − 1)(xn−1 + xn−2 + . . . + x2 + x + 1) .

8
(b) Se n = 0 l’uguaglianza è banalmente verificata. Per n ≥ 1, si ha:

[x +(x + y) + (x + 2y) + (x + 3y) + . . . + (x + (n − 1)y)] + (x + ny) =

n(2x+(n−1)y) n(2x+(n−1)y)+(2x+2ny)
= 2 + (x + ny) = 2

(n+1)(2x+ny)
= 2 .

La dimostrazione di (c) è analoga a quella di (b).


(d) è conseguenza diretta di (c) dal momento che:

xy m +xy m+1 + xy m+2 + . . . + xy n−1 + xy n =


= (x + xy + + . . . + xy n−1 + xy n ) − (x + xy + . . . + xy m−2 + xy m−1 ) . ]

1.9. (Disuguaglianza di Jakob Bernoulli (1654-1705)) Utilizzando il Metodo


di Prova per Induzione, mostrare che, per ogni n > 0 e per ogni x ∈ R, si ha:

(1 + x)n > 1 + nx .

[ Suggerimento. Se n = 0 la disuguaglianza è banalmente verificata. Per n ≥ 1, si


ha:
(1 + x)n = (1 + x)n−1 (1 + x) > (1 + (n − 1)x)(1 + x) = 1 + nx + (n − 1)x2 >
> 1 + nx . ]

1.10. (Principio di G.P. Lejeune Dirichlet (1805-1859) detto anche Principio


delle “gabbie dei piccioni” ovvero Principio delle “caselle postali”)
Siano n > m > 1. Utilizzando il Metodo di Prova per Induzione, mostrare
che: Se un insieme finito con n elementi [lettere] deve essere ripartito in m
sottoinsieni [caselle postali], allora almeno un sottoinsieme [casella postale] deve
contenere più di un elemento [lettera].
[ Suggerimento. Se n > 2, allora m = 1. In tal caso il Principio enunciato è ovvio.
Supponiamo n > 3. Sia A := {a1 , a2 , . . . , an } e sia F := {A1 , A2 , . . . , Am } una
famiglia di m sottoinsiemi di A, con m < n, ∪1≤i≤m Ai = A e Ai ∩ Aj = ∅, se
1 6 i 6= j 6 m. Supponiamo per semplicità di notazione che a1 ∈ A1 (altrimenti,
modifichiamo gli indici degli insiemi della famiglia F) e che A1 = {a1 } (altrimenti
abbiamo concluso). Poniamo A0 := A \ {a1 } e F 0 := {A2 , . . . , Am }. Applicando
l’ipotesi induttiva ad A0 ed F 0 concludiamo facilmente. ]