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Da due millenni la speranza della redenzione costituisce

il centro della fede cristiana e al tempo stesso il più profondo


anelito di ciascuno. Tuttavia la Buona Novella dell'Uomo
di Nazaret raggiunge un numero sempre minore di uomini.
La lingua della Bibbia sembra a molti polverosa e arida.
Anselm Grun sa trovare per l'argomento della redenzione
un linguaggio che tocca nuovamente il cuore dell'uomo.

111111111111111111111111
788825 013085
€ 7,00 (I.C.)
ANSELM- GRUN

IMMAGINI
DI REDENZIONE ,
NELLA 'BIBBIA '

.
'.
_ '
~~DIZIONI'
M~ERO
,

. PADOVA,·'
INDICE

Introduzione .. .. .. .. .. . .. . . . .. . .. . .. . ... pago 5

I. La redènzione
secondo l'Antico Testamento ....... }) 11
II. La concezione della redenzione .
da parte di Gesù.. . . .. .. .. .. .. .. ...}) 17
III. Matteo
Redenzione ·dalle nostre colpe ....... » 23
IV. Marco
Redenzione come riscatto. . . . . . . . . .. }) 35
V. Luca
Redenzione come nuova via. . . . . . . .. }) 45
VI. Giovanni
Redenzione come divinizzazione. . . .. }) 55
VII. Paòlo
Redenzione come liberazione e giu-
stifleaziolle . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. }) 65
VIII. Lettera agli Ebrei
Redenzione come ac::cesso a Dio ..... }) 77
IX. Altre immagini bibliche di redenzione }) 87
Conclusione ................. ,......... }) 95
Bibliografia ........... :................ » 103
INTRODUZIONE

In occasi01.le di c'orsi e conferenze noto" spesso che


molti fanno fatica a comprendere la redenzione. Le .
p.ersone più anziane continuano a immaginare Dio
come un essere spietato che ha dovuto sacrificare il
proprio Figlio per potere espiare i nostri peccati. Pur-
troppo molti hanno ancora in mente quest'immagine
di Dio, ma essa non corrisponde affatto all'immagine
di Dio trasmessa dalla Bibbia. Quando cerco di pre-
sentare i vari modelli biblici della' redenzione, gli
ascoltatori si meravigliano che nella Bibbia vi. sia
qualcosa del genere. Per molti è una vera liberazione
sentire che la «redenzione» non riguarda solo le nostre
colpe e non è stata operata solo dalla morte di Gesù,
ma dall'azione redentrice di Die in Gesù Cristo.
Qùando le persone mi chiedono di indicare loro libri
o articoli su questo tema, non so mai cosa consigliare.
Esistono ovviamente molti volumi che presentaho il
tema della. redenzione nel senso da me jndicato, ma
sono pensati e scritti solo per i tèelogi e non per i
comuni credenti che riflettono sulla loro fede e si sen-
tono spesso abbandonati dai teologi. Perciò, voglio
tentare di tradurre il contenuto dei tanti volumi che
ho letto sulla redenzione in un linguaggio che parli al
cuore delle persone. Infatti, la redenzione non "è un
tema puramente intellettuale e astratto, ma un tema
che' riguarda i nostri desideri più profondi: Che la
buona novéfla della Bibbia nti parli e mi coinvolga
oppuré no dipende anche dal fatto di trovarvi <> meno
una rispo~ta alle mie domande e alle mÌe necessicl: "e
uno stimolo per il mio profondo desiderio di red~n­
ZÌDile e libertà, di una vita riuscita e felice.
Le domande che mi pongono le persone che parteci-
pano ai miei corsi e alle mie conferenze riguardano
spesso il problema dell'esperienza della redenzione.
Mi chiedono dove e mme possiamo sperimentare la
redenzione, oggi. 8p~~o .queste domande sono'ac-
compagnate dalla constatazione che la tedenzi0ne
operata da Gesù Cristo.non ha cambiato il nostro
mondo: le &Uef1e sono addirìttura aumem;ate di mi':
mero e intensità; le persone soffrono più di prima; ,
non trovano alcun fondamento' stabile' e alcun senso
hella loro vita. Alcuni pensano d;le il messaggio bi-
blico della rede.nzione non li riguardi, non offra alçu-
na risposta alle :loro domande. Altri non avvertono
alcun desiderio di redenzione. Stanno~bene. Non vo-
gliono che si de~q:iva la vita umana a fosche tinte per
poi introdurre' e magnificare il .messaggio della re-
denzione.
Oggi, molti cercano una spititual:ità che soddisfr i 10-
m desideri più profondi. Le molte. vie spirituali- at-
tuiÙIIlente in circolazione motano per lo più ,attorno
a noi, alla nostra azione. Come possiamo aprirci a
Diò? Come pòssiaplO lasciarci trasformare dallo Spi-
rito di Dio? Nnn trattano quasi mai dell' azioae di .
Dio in noi. Perciò, molte ,persone impegnate nella
rkerca spirituale fanno fatica a immaginare che noi
siamo stati redenti attraverso Gesù Cristo. Si chiedo-
no che cosa-ci possa oggi trasformare, ma nòn si in-
terrogano su ciò che Dio ha già fatto per noj, in pas"
sato, in Gesù.. Cristo. Le persone cercano Qvunque dei
sostegni per vivere. Approfittano ~empre più delle 'Of:,
fertepskologiche oppure cercano nelle religioni
orientali tecniche che permettano loro di essere più
felici e contente nella loro vita. Molti'non trovano nel
cristiahesimo alcuna via di redenzione; non sentono
più risuonare nella predìcazione e nellà vita cristi4Ila
la buona novella redent~ice e liberatrice ,di Gèsù. In
questo<volumetto vorrei presentare il messaggio bibli-
co della redenzione inmodd tale da indurre il mag-
gior numero possibile di persone a cercare nella Bìb-
bia una risposta alle l.oro domande più profonde e
strade' verso un vita umana s.erenae riuscita.
Oggi, molti cristiani non comprendòno più ~e afrer":
mazioni.o;adizionali sulla redenzione. Le considerano
parole vuoté che non li riguardano. Altri ripetono'le
risposte del catechismo, 'ma s.e qualcuno li intenroga
non .sanno spiegare ciò che intendono realm:ente con
quelle espressioni. Così, in una discussione, possono
affermare, ad esempio, che noi siamo stati redenti uni-
Oll11ente da Gesù- Cristo, e che egli è morto in croce
per redimerci. Ma non descono a spiegare perché deb-
ba essere proprio la morte di G~sù in croce a redimer-
ei. Altri ancora riducono la.redenzione al perdono dei
nostri peccati. S1:Ùla: croce-Gesù avrebbè espiato le no-
stre colpe. Ma non riescono a spiegare che cosa signi-
fica, lJ.na tale affermazione. Appena,-si cerca di distutere
sul tema della fede, di riflettere su'di essa, di spiegarla,
si accorgono dinon essersi mai preoccupati di fare una
.cosa del genere, di avere- acèettato molte affermazioni
della"chiesa senza rmettere. '
QU'andù in una conferenza parlo delia meditazione q
della tradizione mistica del monachesimo e dei meta;-
di spirituali elaboJati dai. primi monad. c'è sempre
qualcuno che mi chiede se -quest~ non sia una sorta
di «autoredenzÌone». Per molti dgm tecnica psicolo-
gica o spirituale è già: di per sé una sorta di «autore-
tlenzio.ne». Essi affermano con forza che solo Gesù
Cristo ci ha redenti e che solo in lui possiamo trovare
la redenzione. Quando parlo della saggezza delle altre
religioni, si mette spesso in discussion~ la mia orto-
dossia e si chiede se tutto ciò sia ancora cristiano. C'è
evidentemente in queste persone una fissazione della
redenzione su Gesù Cristo. Anc;he quando, come cri-
stiani, confessiamo ,con' Paolo che Cristo è l'unico
mediatore fra Dio e" gli uomini, dobbiamo afferm~e>
con i padri della chiesa, che Dio hà parlato agli uomi-
ni fin dai tempi antichi e ha donato loro la sua salvez-
za è la sua redenzione. Per tutte le religioni Dio 'è
sempre anche il Dio che redime: In tutte le ~eligioni
e
la fede essenzialmente fede nell' azione rèdentrice e
liberatrice di Dio. Gesù Cristo è il culmine e il- com-
pimento délla redenzione. Ma non dobbiamo pens~­
re che la redenzione cominci con Gesù Cristo. Dio è
da sempre il Dio che redime. Ed egli opera la, reden-
zione anche nelle altre religionì. I metodi spirituali
elaborati dalle altre religioni non sono tecniche di
«autoredenzione», ma risp.oste a D,io, che agisce in
noi e vuole guarirci e liberarci.
Apparentemente molte persone hanno una concezio-
ne magica della redenzione. Pensano che Gesù Cristo
ci ha redento con la sua morte una volta per tutte.
Questo è vero secondo la Bibbia" ma si. tratta di sape-
re che cosà significa. Oltte ad affermare l'unìcità della
redenzione da parte 4i Gesù Cristo, la Bibbia afferma
anche che la redenzione deve essere portata nel mon-
do dall' annuncio e dalla vita di fede degli apo.stQli e
dei discepoli. Non siamo solo oggetti della redenzio-
ne, ma anche soggetti della redeilziòne. Cristo ha
operato in noi, ma ci ha anche ritenuti degni di p01:-
rare CQn la nostJ:.a oper<J.la sua piene redentr1ce, la sua
azione risanatrice e liberatrice nel mondo, in modo
ch~ esso sia sempre più modellato dalla redenzione
operata. da Gesù Cristo.
Oggi, possiamo parlare adeguatamente. della reden-
zione solo se lo facciamo in dialogo con le altre reli-
gioni e' riflettiamo anche sul significato politico e so-
ciale della ~edenzione. Non bisogna vedere la reden-
zione unicamente come qualcosa di personale,
individuale~ Già l'Antico Testamento raccònta che
Dio ha liberato tutto un popolo dalla schiavitù, che
egli è anche il medico e il salvatore della creazione. La
Lettera ai Colossesi ha descritto il significato cosmico
della redenzione. Secondo la Bibbia, 'c'è redenzione
anche per il cosmo, per le 'piante e per gli animali,
per la creazione che Dio ci ha dato e che noi distr~g':'
giamo e eompromettiamo continuamente con i no-
stri peccati.
Questo volumetto non pretende di sviluppare tutta la
teologia della redenzi()ne, la cosìddetta soteriologia.
Mi limito a cercare nella Bibbia le immagini più im-
portanti della redenzione. CosÌ risulterà chiaramente
che già la Bibbia comprende e descrive la redenzione
ricorrendo a varie immagini. Luca, greco, comprende
la redenzione diversamente da Matteo, ebreo.
Se vogliamo rispettate la Bibbia, non dobbiamo ri-
durre il suo insegnamento sulla redenzione a un uni-
co modello. Come essa, dobbiamo presentare il mi-
stero della nostra,redenzione in Gesù Cristo con varie
immagini, ben sapendo- che si tratta sempre 'di tenta-
tivi per rendere comprensibile ciò che è incomprensi-
bile. Rimane sempre il mistero dell' amore divino che
è il fondamento della nostra redenzione. Non è solo il
Nuovo Testamento a parlare di redenzione, ma tutta
la Bibbia. Per comprendere i testi neotestamentari
sulla redenzione in Gesù Cristo, devo leggerli sullo
sfondo dell'Antico Testamento. PerCiò, prima di pas-
sare alle immagini neotestament3fie della redenzione,
presento alcu.çte immagini veterotestamentarie. NDn
pretendo di fornite un contributo alla t-eologia acca-
demica, scientifiça.. Voglio solo cerCàr.ç di descriyere,.
sullo sfondo della teologia, la concezione della reden-
zione in modo rispettoso sia della: tradizione della
chiesa sia dell'uomo moderno. Si tratta sempre di tre
domande:
1. Qual è la conceziohe biblica. della. redenzioné e
come la .tradizione sviluppa la concezÌone biblica?
2. A q~e bisogno umano tisponde questo modello
di redenzione? '
3. Oune avviene la redenzione in me? Come e dove
. sperimento, oggi, la ·redenzione operata da Gesù
Cristo?-Come viene trasmèssa la redenzione?
Cercherò di riformulare' il messaggio della redenzione
dei singoli libri biblici in dialogo co:n diverse scuole di
psicologia e di presentarlo in modo çhe parIi al.nostro
cq.ore, Ìn modo che possiamo trova~i ;una risposta
e
alle nostre domande ai nostri desideti più profoncll.

,"
I
LA REDENZIONE
SECONDO L'AN=rICO TESTAM:ENTO

Nell'Antico Testamento l'idea della redenzione gioca


un ruolo centrale. Dio viene: presentato continua-
mente comeil redentore, il salvatore. L'israelita pensa
- soprattuttQ alla sua situazione personalè, alle sue ne-
cessità e angustie quotidiane. alla paura e alla dispera-
ziòne, alla rassegnazione e ~a. delusione, ma pensa
anche alle angustie e alle oppressioni del suo popolo:.
schiavitù, guerra, fame, epidemie. Dio salva il singolo
e il popolo quando ricorre a lui e chiede aiuto. _Per
descrivere questa.realtà l'Antico Testamento ricorre a
vari termini. . _
Il prÌ):no è hosettJ che significa: aiutare,.assistere, salva-
re. Dio,aiuta il singolo nel suo bisogno, nella malat-
tia, nella sventura, e aiuta tutto il popolo quando si
trova in una situazione difficile. La redenzione consi-
ste quindi nel fl1tto che Dio fa qualcosa per gli uomi-
ni, si mostra misericordioso. si prénde cura di loto e'
delle loro necessità e li salva.
Un sècondo termine, padach, proviene dal mondo
del commercio e significa acqùis.tare. Indica l'-acqui-
sto di uomìni' e animali appartenenti a ~n altro. Così
Dio ha acquistato/riscattato gli israeliti quando erano
schiavi in Egitto"li ha liberatÌ dalle mani: dei loro op-
pressori.
Un terzo termine, -gttal, è pròprio dd_diritto familiare
e significa riscattare. Un eeg.nato. ad esempio, doveva
riscattare la moglie del fratello, quando quest'ultimo
moriva; altrimenti la donna sarebbe rimasta priva di
diritti. Qui si parla çli Dio in un modo molto fàmilia-
re. Egli si prende cura di noi, del nostro diritto e del
nostro benessere, come doveva fare un parente.
Vi sono molte altre immagini che descrivono 1'aziQ-
ne redentrice di Dio. Dio ci prot~gge, cura le noStre
ferite, guarisce le nostre malattie. E H nostro sostegno
e il nostro rifugio. Ci libera dal bisogno, da:lla melma
in cui affondiamo, dalle acque impetuose, dalle mani
dei nemici. Ciò dimostra che la redenzione ha a che
fare: con la nostra vita quotidiana, per cui non può
essere relegata unilateralmente nel passato o ridot-
ta unicamente alla remissione delle nostre mancanze
nei riguardi di Dio. Giorno dopo giorno gli israeliti
sperimentano che Dio è il loro redentore e liberatore,
interviene nella loro vita e li aiuta. Israele ha speri-
mentato la redenzione e la salvezza soprattutto nei
luoghi di culto a livello locale. Nel culto l'israelitacon-
fessava la propria colpa. Nel rito la colpa veniva ogget-
tivata e quindi tolta all'uomo: «L'uomo si era lasciato
qualcosa alle spalle ed era stato nuovamente accettato
dagli uomini, e da Dio. Era ritornato se stesso. Ciò
vale per il singolo, ma vale anche per tutto il popolo
di Israele, quando si tratta del riconoscimento della
colpa nazionale e dell' espiazione nazionale» (Lohfink,
p. 35). Tuttavia, nel culto l'israelita non sperimentava
solo il perdono de~ suoi pèccati, ma anche la salvezza
da ogni necessità. E ciò che descrivono moltissimi sal-
mi, nei quali l' orante espone la sua necessità davanti a
Jahvè e lo ringrazia per avere ascoltato il suo grido di
aiuto ed essere intervenuto a salvarlo e a liberarlo. J ah-
vè libera dalla necessità, ma soprattutto libera dal po-
tere dei nemici. Gli innumerevoli nemici di c1,1i si par-
,la continuamente nei salmi oggettivano l'a.pgoscia del-
l'uomo di fronte all'oppressione interiore ed esteriore,
la sua paura nei riguardi di determinate persone. In
ultima analisi, il nemico è «il nulla che si presenta sot-
to le sembianze della morte» (ivi, p. 38). Nel culto
Israele sperimentava l::t vicinanza di Diò. E quando
Dio è vicino, tUtto è al sicuro; «allora'la terra è piena
di risate e tutti i popoli battono le mani» (ivi, p. 41).
«Jahvè in' persona, come l'Esistente per Israele, è la
salvezza di Israele» (ivi, p. 41).
Nel corso della. sua storia Israele finisce spesso nel bi-
sogno e nella sventura, nella schiavitù e nell' oppres-
sione. E Jahvè interviene continuamente per lìberar-
l~~ Perciò, la maggier parte degli scritti dell'Antico
Testamento comprende là. redenzione non come un
unico intervento da parte di Dio, ma come la sua
azione redentrice lungo i secoli. Solo il Deuterono'-
mio parla di un'unica azione salvifìca di Dio verso il
suo popolo: l'uscita dall'Egitto. Quest'intervento di
Dio, assolutamente unico nel suo genere, viene ricor-
dato ogni anno nella festa di Pasqua. In Dt 6,21-23 il
popolo confessa: «Eravamo schiavi del faraone in
Egitto e il Signore ci fece uscire dall'Egittò con mano
'potente. TI' Signore operò sotto i nostri occhi segni e
prodigi grandi e terribili ~ntro l'Egitto, contro il fa-
raone e contro ,tutta la sua casa. Ci fece'uscire di là per
condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di
darci). Per lo jahvista invece l'uscita dall'Egitto è
un'azione salvifica di Jahvè accanto a molte altre. Per
lui sì tratta della salVezz;l.. dì tutti i popoli. Abramo e i
patriarchi e in seguito tutto il popolo di Israele diven-
tano una benedizione per tutti i popoli. Ma Jahvè
stesso fa del popolo - spesso contrò la volontà di que-
st'ultimo - una benedizione per il mondo.
D'un tratto, neIresilio sÌ parla meno dcll'azione salvi-
fica passata, di. Jahvè e molto più 4ella sua azione fu,. .
tura. Jahvè salverà il suo popolo. Lo dìmostrano il
benessere, la «riunione di tutti i popoli s'Otto la signo-
ria di Jahvè in Sion» (ivi, p~ 49) e, infine, la creazione
di nuove strutture. Jahvè-stipulerà una nuova alleanza
e porrà la sua ltgge nel cuore degli uomini. Darà agli
uomini un .cuore nuovo, #ìnché PQ~sano vivere in
modo nuovo fra dì loro, possano ;n:rrarsj e ri~nQScere
Dio. Egli_r~condurrà da tutt~ le nazioni ì dispersi a
Gerusalemme, çhe sarà piena della conoscenza del Si-
gnore. Qui sì sviluppa l'immagine di una nuova SQ-
cietà, «che-non è più soggetta alle strutture presenti
fino ad allora" ovunque» (ivi, p. 5,0). La signoria di
Dio elimina la dominazione dell'uomo sull'uomo e
crea un nuovo popolo.

I bisogni ai quali risponde la redenzione - cosÌ come


viene intesa dall'Antico T estamentò ~ sono moltepli-
ci. C'è la colpa dell'uomo, nella quàle egli si irretisce,
che ha anche consegÙ-enze sociali. Non c'è più alcuna
fiducia nell'umanità. La cost:rQ.Zione della totte. di Ba-
bele dimostra la mania. di- grand..ezza dell'uomo, che
poi unisce nella distruzione e nell'inimicizia. I biso-
gni dai quali Dio libera sono, da un lato, la 'malattia!
che colpisce imptovvisamente l'uomo, la morte che
lo minaccia, la povertà, il rmuto, il disprezzo, la soli,.
tudine, e, dall'altro, le varie form~ di oppressione de-
rivanti dalle forze della natura, dalla sfort,una e dagli
incidenti, -e le minacce da parte dei nemici, degli 1l0-
mini che spiano e perseguitano, dei malvagi che' non
osservano la legge di Dio. La minaccia da pàrte çiei
nemici non si riferisce sempre a perSOnè concrete; es:..
sa indica piuttosto la minaccia dell'uomo ip. qùanto .
tale. Spesso viene espressa in un linguaggio mitologh
co e sÌ riferisce alle angustie interiori, alla minaccia
della propria ombra, delle. profondità della propria:
ahima, delle potenze malvagie che operano in no.i.
N elI'Antico T estamentò, il bisogno viene descritto
spesso anche nei suoi aspetti sociali e politici, come .
oppressione da,parte di popoli stranieri, s6ttomìssio-:-
ne, schiavitù, privazione della libertà, sfruttamento.
L'~ticQ Testamento colloca,spesso la redenzionè nel
passato; attribuendola alle grahdi opere" compiute da
Dio, opere chç vengono celebrate, ogni anno nel culto
e ricordate spesso nella pJ;eghiera; ma non dimentÌca
di sottolineare che la redenzione 'avviene continua-
mente. Dio è da sempre e 'per sempre'colui che,salva.
Egli lip_era sempre gli uomini dalle- loro nécessità e
sempre perdona le lorq colpe: Anc}:te, nel presente
l'uomo può sperimentar.e la redenzione nella preghie-
ra, ,alla quale Dio ri,sponde salvando'e liberando, nei,
culto, nel quale si ricordano le grandì opere compiute.
da Dio Ìl1 passato, rendendole così presçnti e operan- '
ti. Ma la redenzione richiede la conversione dell' uo-
'mo, la dispanibilità dell'uomo a confessare la sua col-
pa. DIo risponde alla confessione .della ç:olpa con il
perdono dei peccati. Ma IsraelecOllQsce e pratica an-
èh,e riti di riconciliazione di tutto il popolo; ad esem-
pio, il rito del capro espiato.tio, che :viene caricato del-
le colpe del popolo e cacèiato .nel deserto. La reden~
zione è un' offerta permanentè da parte di Dio. li
ricordo delle aziD:ni redentr~ci compiute da Dio nel
corso della storia vuole solo rafforzare la fede in Colui
che continua a salvare e ·a liberare.
Possiam.o comprendere correttamente il messaggio
del Nuovo Testamento solo' se lo leggiamo sullo sfon-
do dell'Antico Testamento. L'Antico Testamento ci
dìce che la redenzione non è limitata a Gesù Cristo,
come s.e Dio solo nell'incarnazione del suo Figlio
avesse concepito l'idea di salvare gli uomini. Dio è
da sempre il redentore .e il salvatore. Da, sempre egli
perdona agli uomini le colpe e dona loro nel culto la
possibilità di liberarsi dalle colpe. Da sempre egli li-
bera gli uomini dalle loro necessità. guarisce le malat-
tie e libera il suo popolo dalla dominazione straniera e
dalla schia'Vitù.
La redenzione non cominda con Gesù Cristo, ma in
lui giunge al compimento, alla pienezza. Il redentore
non è Gesù Cristo, ma Dio stesso, che da sempre re-
dime.e libera gli uomini. In Gesù Cristo si manifesta
in modo nuovo l'azione salvifÌca di Dio, poiché in lui
la redenzione appare visibilmente nel messaggio della
vicinanza di Dio, nella guarigione dei malati e nell' e-
spulsione dei demoni. E l'azione salvifica di Dib cul-
mina nella morte e risurrezione di Gesù. Lì diventa
realtà la nuova creazione'del mondo promessa a più
riprese nell'Antico Testamento; lì si realizza il deSide-
rio primordiale dell'uomo: «La morte non ha più po-
tere su di luh> (Rro 6,9,). E si realizza la promessa dei
profeti: «La morte è stata ingoiata per la vittoria. Do-
v' è, o morte, la tua vittoria? Dov'è,- o morte, il tuo
pungiglione?» (lCor 15,54-55).
II
LA CONCEZIONE DELLA REDENZIONE
DA PARTE DI GESÙ

Quando ci interroghiamo sulla redenzione in Gesù


Cristo nel Nuovo Testamento dobbiamo evitare di
collegarla immediatamente con la morte di Gesù.
Molti pensano che Gesù sia venuto al mondo unica-
menfe per morire per j nostri peccati. Ma questo con-
traddice il suo insegnamento. Gesù ha proclamatp la
vicinanza di Dio: «Il regno di Dio è vidllO; converti-
tevi e credete al vangcd.o» (Mc 1,J5). E ha offerto dei
segni di questa nuova vicinanza di Dio guarendo i
malati, liberando gli indemoniati dalle-loro coazioni,
perdonando le colpe e persino risuscitando morti. Per
Gesù il regno di Dio è diventato realtà nelle guarigio-
ni dei malati e nell' espulsione dèi demoni. CosÌ ri-
sponde ai farisei che lo sospettano di accordi ,con
Beelzebub: «Ma se io scaccio j demoni per virtù dello
Spirito di Dio, è certo giumo fra voi il regno di Dio»
(Mt 12,28).
Tutta l'opera di Gesù è un' opera di' redenzione e libe-
razione. Gesù ha proclamato la Yicinanza del r€gno di
Dio non come una dottrina, ma come un eVento.
Egli collega la venuta del regno di Dio con la sua per-
sona. Il regno di Dio si manifesta in lui, nel suo an-
nuncio del Dio misericordioso e nella sua azione, nel
suo incontro con gli uomini. In lui Dio si avvicina
agli uomini in un modo nuovo e annuncia loro la
sua vera volontà, una volontà che vuole sempre la sal-
vezza dell' uomo, perché Gesù siede a tavola con loro,
si prende cura di loro, perdona i loro peccati e mostra
loro, con il suo compOrtaJ?J.ehto, che ~Qbo amati da
Dio, che la loro vita è infinitamente preziosa ai suoi
occhi. Gesù comprende la redenzione come il far sen-
tire agli \lomini la vicinanza amorosa e salvif!ca di
Dio, risollevarli e restituire lçrro la loro inviolahile di-
gnitàk
Nel suo annuncio Gesu parte.dall'idea che gli uomini
conseguono il perdono dei péccati mediante la con-
versione e la fede. N elle par~le di Gesù la sua mort~
come mezzo per il perdono dei peccati non gioca al-
-cun ruolo. Negli ultimi anni, gli esegeti si sono inter-
rogati a lungo sul modo in cui Gesù ha compresò 'la
sua morte. Si sono chieSti se gli annunci della passio-
ne e lç espressioni che interpretanQ la morte di Gesù
(come Mc 10,45 e le parole dell'ultìma cena) proven-
gano dallo stesso Gesù"O della comlmità postpasqua-
le..Probahilmente la -ricerca non riuscirà mai a giun-
gere a una condusione chiara e indiscussa. _
Ma le ricerche esegetiche evidenziann chiaramente
una cosa: non possiamo ridurre il significato salvifÌco
- di Gesù alla sua morte, come se Gesù fosse venuto al
mondo unicamente per morire per i nostri peccati.
Egli è venuto a pròdamare il regno di Dio e a mani-
festarlo in modo comprensibile e tangibile con le sue
azioni. Gesù comprende la redenzione dalla colpa an-
zitutto come un' offerta gratuita di Dio rivolta a tutti
gli uomini, ma che richiede da parte loro la conver-
sione e la fede. Non corrisponde al messaggio di Gesù
l'idea secoudo cui il perdono. dei peccati è assicurato
unicamente dalla 'sua morte. Se Gesù av~se pensato
di dover salvare gli uomini unicamente con la sua
morte, non avrebbe avuto alcun senso continuare a
predicare la conversione, annunciare il perdono dei
peccati e dichiararlo agli uomini.
Perciò, anche Gesù dev.;e essersi interrogato sul sÌgtUr
ficatb della sua morte. Infatti, alla luce del rifiuto da
parte dei cirbòli dominanti e della sorte toccata a Gio-
vanni Battista, doveva certamente aspettarsi di essere
ucciso. Alcuni fanno fatica ad accettare çonsiderazio-
ni del genere. Pensano che Gésù in-quanto Figlio di
Dio sapesse perfetcimente da sempre e in ogni istante
quale sarebbe stato il €orso della sua vita e che sarebbe
motto per i peccati degli uomini. Gesù era Dio e uo-
mo al tempo stesso, ma come Figlio di Dio era anche .
in rutto e per rutto uomo. Non si può conciliare con
l'insegnamento del concilio di Calcedorua "St.dl'unio-
ne delle due narure ,..:.. divina e umana' - il fatto che
Gesù come uoml). fosse esonerato dalla legge naturale
della maturazione della coscienza. L'esistenza di Gesù
come Dio e uotno al tempo stesso fimàrrà sempre un
mistero. . .
Ma dobbiamo prendere sul serio il fatto che egti era
ID tutto e per tutto uomo. Come quest'uomo che si è
sviluppàto umanamente, che da bambino non sapeva
ancora ciò che gli sarebbe :capitato alla fine della vita,
~esù è anche al tempo stesso V'ero Dio. ,
Non riusciremo mai a spiegare.chiaramente e concor-
demente come Gesù ha compreso la sua morte. H.
~-arsch afferma clte Gesù ha compreso la sua morte
come offerta di sé per rutti i popoli. Kurt Nìederwim~
.Iuee afferma invece che «noq. ci si dovrebbe nascon-
dere la possibilità che Gesù sia morto' disperato»
(Gnilka,' p. 14). Alla luce della tradizìone ebraica è
molto probibìle che Gesù abbia compreso la sua
morte come la sorte riservata al profeta. Molti profeti
sono stati uccisi, perché gli uomini non volevano ac-
cettare il messaggio di Dio. Un'altra immagine che
Gesù poteva avere facilmente in mente era quella del
Giusto sofferente. E c'erano già anche le concezioni
dell' espiazione e dell' espiazione vicaria che potevano
suggerirgli di comprendere la sua morte imminente
non come un fallimento, ma con la speranza che
Dio l'avrebbe fatta servire al bene degli uomini, che
essa non avrebbe distrutto il suo annuncio, ma l'a-
i' vrebbe piuttosto pòrtato a compimento. Quan9:o lè
sue parole non possono più raggiungere gli uomini,
resta solo la sua morte per testimoniare l'amore di
'I, Dio, offerto a tutti gli uomini, anche agli ostinati e
ai peccatori.
Non vorrei entrar~ nella discussione sul modo in cui
Gesù ha realmente compreso la sua morte. Heinz
SchiirmaÌm ha cercato di spiegare, a mio avviso in
modo convincente, che Gesù ha inteso la sua morte
nel s~nso dell'esistenza-per (<<essere per», essere per
·1, altri) che ha caratterizzato tutta la sua vita. Come Ge-
l sù è-vissuto per gli uomini, cosÌ è morto per gli uomi-
ni. La sua morte è la continuazione e il compim.ento
della sua esistenza-per, del suo «essere per gli uomi-
ni». Ma resterà sempre un mistero ciò che Gesù ha
pensato della sua morte. A me bas.ta il modo in cui
gli evangelisti e Paolo hanno compreso la morte di
Gesù. La loro comprensione della morte e della risur-
rezione di Gesù e i loro diversi approcci alla compren-
sione della redenzione e della salvezza continuano a
essere per noi cristiani normativi. Essi hanno spiegato
in modo autentico la vita,' la morte e la risurrezione di
Gesù per noi. Ma i loro diversi modelli di redenzione
dimostrano al tempo stesso che non possiamo inten-
dere la redenzione da parte di Gesù in modo unidi-
mensionale. Abbiamo bisogno di molte immagini per
poter vedere attraverso di esse il mistero indescrivibile
della salv~ e della redenzione.
Nelle~ pagine che seguono non' intendo offrire una
spiegaziQne dettagliata e completa. delle elaborazioni
teologiche degli evangelisti. Scelgo un'immagine tipi-
ca di ogni evangelista e ne seguo l'evoluzione nella
teologia successiva. Indico volta a volta anche il biso-
gno specifico cui cerca di rispondere una determinata
immagine di redenzione.
III
'MAITEO
REDENZION:g DALLE NOSTRE èOLPE

, ,

Matteo è u,n giudeo cristiano: EglI presenta Gesù co-


me il puO'fO Mosè che, conduce il popolo nella terra
,promessa. In corrispondenza con i çinque libri di Mo-
sè- ~entateuco) nel Varigel-o di Mattro qesù sviluppa
'il suo insegnament~ in cinque grandì discorsi. Ma Ge-
sù è più di Mosè. E il Figlio di Dio, che rivela la vo-
lontà del Padre. G~sù non è solp maestro, ma anche
soccorritore e sàlvatore, Egli è il-Signore, che ha il po-
~ere di ~l?erd.onate' i peccati. Nella storia di Gesù si
compie la 'promessa dell'Antico Testamento. Nella
presenza del Signore glorÌoso il compimento della
promessa contin1,la fino al ritorno defìnitivq di Cristo
(cf Gruncbnann, Matthiius, p. 26}. Per Matteo il Si-
g~ore glorioso è sopr~ttutto colui che nel suo insegna-
mento dà direttive per la vita e come soccorritore in-
coraggia gli qomini a rivolgersi con fidl;lcia a'lui,:
La conceri.one matteana della redenzjQne si colloca
certamente neJlà linea dell'Antico Testamento. Gesù
porta a compimento ciò che Dio ha già façto p.er ,l'uo-
mo nell'Antico Testamento. Guarisce gli uomini, lj
risolleva e perdona le -loro colpe. Il perdono d~i pec-
cati è al centro della c(;mrezìone matteana della red.en~
ziane. Cip appare Jmaramente già nel, racc-ontò della
nascita. Un angelo annunqa a Giuseppe:«~sa [M.a-
ria] pariori[à un .figlio e tillo chiamerai,Gesù: egli
infatti salverà il suo "popolo dai suoi peccati)} (Mt
1,21). La salvezza portata da Gesù è la redenzione dai
nostri peccati. Matteo descrive in un modo analogo a
quello di Marco le guarigioni dei malati da parte di
Gesù. Ma al centro dei suoi interventi miracolosi c'è
la guarigione del paralitico, al quale Gesù perdona i
peccati (Mt 9,1-8). In ultima analisi, dietro a tutte le
guarigioni di malati da" parte di Gesù c'è il perdono
dei peccati. Matteo present~ Gesù come il mÌserÌcor-
dìoso. Gesù cita due volte come motivazione della
sua azione la parola del profeta Osea: «Misericordia
io voglio e non sacrificio» (Mt 9,13; 12,7). Quando
Gesù accoglie i puhblicani e i peccatori; essi speri-
mentano la misericordia di Dio e la redenzione sotto
forma.di perdono dei peccati.
La remissione dei peccati da parte di Gesù trova il suo
compimento nella sua morte. Perciò, in Matteo la re-
denzione è anzitutto e soprattutto redenzione dalle
nostre colpe. Ciò appare chiaramente nel racconto
dell'istituzione all'ultima Cena. Matteo è l'unico ad
aggiungere alle parole di' Gesù sul sangue l'espressio-
ne: <<versato per molti, in remissione dei peccati» (Mr
26,28). Nella celebrazione dell'eucaristia -usiamo le
parole di Gesù che ci sono state 'tramandate da Mat-
. teo. Così proclamiamo che la morte di Gesù opei'à il
perdono dei peccàti, che Gesù ha versato il suo san-
gue per cancellare le nostre colpe. L'offerta di' sé, da
parte di Gesù nella sua morte è un sacrifìcìo di espia-
zione per i peccati dell'intera umanità. E un'interpre-
tazione della -morte dì Gesù che ogni ebreo può facil-
mentè comprendere. Infatti, per gli ebrei ogni pecca-
to deve essere espiato o attraverso un capro espiatorio
o attraverso l'intervento di qualcuno c4è si addossi la
colpa altrui e la cancelli. Ma come comprendere il
perdono delle nostre èolpe?
Nella teologia occidenwe la redenzione è stata vista
soprattutto come redenzione dalla colpa. In Occiden-
te Tèrtulliano e Agostino hanno pùstù al centro. que-
sta conceziùne. Pùi Anselmo. di Canterbury ha svilup-
pato. la teo.ria classica della soddisfaziùne, che mira a
spiegare razionalmente il mùtivù per cui Gesù ci ha
redento. dalle nùstre cùlpe con la sua mùrte in croce.
Anselmo. ha giustamente cerqtto di tradurre il mes-
saggio. della redenzione in un mùdo comprensibile al- .
le persone dd SUD tempo. e alla mente l.}.ID.al1a in gene-
re. Ma il suo insegnamèntD è stato' spesso. travisato..
Mùlti lo. hanno inteso. grDssDlanamente in quest9
mùdD:' CDn la sua colpa l'uomo. ha offeso. Dio.; l'uùmù
nDn può riparare la sua cDlpa, perché si tràtta di
un' offesa infinita; sDlò il Figlio. di Dio. può garantire
una riparaziDne infinitll.
Oggi, pùi rifiutiamo. giustamente la concezione di un
Dio. che ha bisDgnD dell' espiaziDne dd Figlio per pIa-
catè là. sua ira e pDrre fine alla sua offesa. L'immagine
di un Dio che avesse bisùgnù della mDrte dd proprio.
Figlio. per pDter perdDnare sarebbe fatale. Evidente-
mente Anselmo. nDn voleva affermare una cùsa dd
genere~ Per lui nDn si trattava dell' Dffesa di Dio., ma
della: libertà d.ell'uDmD. CDme può il cDlpevDle ritrD-
vare la libertà e la dignità? Anselmo. vuDle trovar~ a
partire dalla fede, una rispDsta che soddisfi anche la
ragiDne. li fondamento. della sua teolDgia è il fides
quaerens intellectum. Anselmo. afferma che Dio. pren-
de talménte sul serio. l'uDmD nella sua lib~rtà da ri-
mettersi alla sua autDcondanna. Nella crDce di Gesù
Cristo. Dio. sceglie una mediaziùne del perdDno che
raggiungé il cuùre dell'uDmD e lo. mDstra pieno. di gra-
titudine. PDSSD smettere di rimproverarmi, rifiutarmi,
avere sensi di colpa che mi dilaniano.. PÙSSD accettar-
mi, nonostante la mia' colpa.. Infatti~ -Cristo mi ha ac-
cettato non solo nella sua vita,- ma .anche nella sua
morte. Mi ha preso- talmente -sul se'rÌo da identifiéarsi
con me-e con la: }!1Ìa colpa fin nella sua morte,' per <:u1
essa è tolt~, canCellata. ,"
Greshake, che ha analizzato a' fondo la teorÌa della
soddisfazione di Anselmo, è -giunto a questa condù-
sione:' <<Anselmo motiva la necessità della soddisfazio-
ne con il fatto' ooe rumanità riconquista: 'la propria
dignità 'solo quando vince il male con l'ohhedie~a e -
il dono di sé, rendendo cosÌ nuovamen:te -onore a
Dio, non, comé- spesso falsamente si intende; l'onor.e
che Dio pretende per sé, ma l'onore che fonda l'ardo
Universale del diritto e ~ella p~ée fra Dio e"l'uomo e
che significa quindi anche r onore, la dignità e la pace
de"ll'uomo» (Greshake. p. 87). -..

Il bisogno al quale risponde la redènzione dalla colpa


è l'esperienza della propria colpa è del pr-oprio irretiisÌ
in essa. Molti pensano· che oggi l'uomo· non ·si senta
colpevole, rna,:;a ben gùardare, non è vero. L'uomo
non sente di trasgredire" dei comanda.tnèriri. Se si con-
sidera ~ peccato" come Ullà semplice trasgressione dei
comandamenti, :oggi"J'uomo non si sente peccatòre.
Ma egli sa di poter distruggere la propria vita, di vive-
re spesso in conflitto coh il suo ~sere più profondo,
·dì rifiutare spesso la vita, dì non àscoltare la vo.ee ili-
o teriore e di nòn aprirsi .agli altri. Paul Tillich pensa
ohe l'angoscia derivante dalia colpa abbia càJ:atterizza-
to soprattutto il medioevo. La domanda fondamenta-
le di,LutelO era questa: «Come posso far sÌ che Dio sia
benigno aln me?». , .
Oggi, l'angoscia derivante dalla colpa non è' cert-a-
"mente un elemento centrale nella vita delle persone,
ma molte sono tormentate da ,~si di colpa. Oggi;
l'uomo non shconsidera un trasgressore ~i comanda",
menti; ma si rimprovera continuamemte. Si tortura,
chiedendosi se ha fatto tutto bene, pensando a ciò
che gli altri pensano di lui, alla .su_a c:apacità. o meno
di tenere testaagli altri. Una pastora evangelica osser-
vava che oggi le p~l:sone non si chiedono tanto «com~
posso far sÌ'che Dio sia bentgno CQn m.er», quanto
piuttost(f«çòme posso far .~i che il mio· simile sia be-
nevolo con md», «come posso far sÌ che gli uomini
mi accettino, inì -gradiscano;mi risp-ettino?».·È attor-
no a queste domande J;he ruotano le riflessioni e le
preQccupazioni di molte persone. Esse dipendono c4
ciò che gli altri -pert.sano di loro e si chiedono ansiosa-
mente se gli altri siano o· mçno ~ati da buone in-
tenzioni nei loro riguàtdi. .
Molti si iutocondannano. pe·r non· riuscire a 'corri-
sponderealla·loro immagine ideale. Hanno inseguito
grandi ideali e improvvisamente scoprono di .essere
gretti'e GattÌvi caine le persone che rifiutano e voleva-
n'O 'superare con i loro. grandi ideali. Si autocondan-
nano e si trattano senza miser:Ìcbrdia. Le persone si
atUocondan~ano m.6lto più SpèSSO di quanto nonap-
paia esteriormente. M'olti si tormentano, chiedendosÌ
se non abbiano ·sbagliato,.tutto nella loro vita, se non
siano dannati. Condannando se stessi, si sentono
condannati an,.che dagli uomini. La colpa ci isola e ci
separa dalla comunità degli uomipi. Con le· tiQstr~
forze non possiamo spezzare quest'isolamento. Per-
ciò, l'annuncio della redenzione dalle nostre colpe è
veramente una ·buona novella. '.
-Oggi, i poeti descrivono la fiqstra colpa diversamente
da come continua a fare' il formulario delle domande
peE la preparazione alla confessione. Essi indic~ò àl-
l'uomo dove si trova oggi la sùa colpa. La sua colpa
non consiste in primo luogo nella trasgressione di un
comandamento di Dio, bensÌ nell'instaurazione di re~
lazioni ingiuste, nel, ricorso a metodi disonesti, oggi
molto diffusi, nel chiudere gli occhi davanti alla -real.:
tà, nel restare indifferente di fronte ~ tutto. Oggi, la
colpa assume la forma della pigrizia mentale, del ri-
fiutò a lottare contro l'ingiustizia; del chiudere con-
sciamente gli occhi davanti a strutture ingiuste. I poe-
ti ci costringono a chiederci cohtinuamente in che
modo noi oggi diventiamo colpevoli, in che modo
rifiutiamo la vita, in che mod9 rifiutiamo il nosttò
essere umano, che possiamo vÌvere in definitiva solo,
in comunità, dove ci rintaniaqìo Ìn hoi stessi. Agosti-
no ha visto l'immagine della colpa nell'ùomo ripiega-
to .su se stesso, nell' homo incurvatus. Dobbiamo chie-
derci dove siamo ripiegati su noi stessi, dove ci- rifiu-
tiamo di guardare in faccia la realtà, la realtà del
nostro cuore e la realtà del nostro mondo. -
~er CG. Jung colpa significa divisione. L'uomo si
isola fion solo dalla comunità umana, ma perde anche
il contatto con se stesso, coIi ,il suo vero nucleo. Per
Jung il peccato è il rifiuto di accettare la propria om-
bra e il proiettare la propria ombra sugli altri. Il verbo
biblico per indicare il peccato è hamart.anein (non
cogliere nel segno, mancare il hefsaglio). Si fallisce
l'obiettivo, non si centra il proprio essete umano.
U n'altra espressione -per indicare il peccato è amor
sui. Affemann, terapeuta protestante, afferma che og-
gi l'im:timento nelf amot sui, l'amore narcisistico ,di
se stessi, è rafforzato dalle influenze: della società; p,er
cui oggi - biblicamente parlando - il peccato prende
il sopravvento. Gli psicologi possono quindi 'vedere
chiaramente: la colpa e il peccato sia 'nella società sia
nell'individuo. E nelle loro terapie scoprono la pro-
fonda sofferenza che provo.ca nelle persone quest'in-
capacità ad amare, 'questa divisione interiore, questo
rifiuto della vita e la ~ro incapacità a liberarsi da qt1e-
sto irretimento.
Il problema è come dohbiamo comprendere la reden-
zione dalla colpa. Che cosa ha a che fare il perdono
con la morte di Gesù in croce? In che- modo un even-
to passato può donarci il perdono? li Vangelo di Mat-
teo ci dice che Dio è sempr.e il misericordioso, colui
che perdona le nostre colpe. Nel suo Figlio Gesù egli
si rivolge in modò particolare ai peccatori. Questa de-
dizione ai peccatori raggiunge il suo apice nella morte
di Gesù. Dio non si serve della morte di Gesù per
poterci perdonare. Ci perdona perché ci ama. M-a al-
lora perché Matteo e, dopo di lui, la teologia occiden-
tale collegano il per-dono dei peccati con la.morte di
Gesù? A mio avviso, di fronte alla croce non bisogna
chiedersi come Dio perdona, bensì cOllie io che mi
sento colpevole posso credere nel perdono di Dio.
La morte di Gesù in croce mi permette di credere
nel perdono. Vedendo che Gesù· perdona persino i
suoi carnefici, posso confidare che Dio non mi impu-
ti la mia colpa.
Ma la croce è ben più della semplice possibilità psico-
logica di credere nella redenzione. Nella croce Dio
esprime il suo amore incondizionato verso noi pecca,..
tori. Non possiamo affermare che solo la croce opera _
il perdoho) perché Dio perdona-sempre e ovunque,
ma la crocç: esprime il perdono di Dio in modo tale'
che esso ci raggiunge. Al riguardo Karl Rahner parla
di autorivelazione di Dio. Dio si comunica a noi nel
suo amore-che-perdona nella morte del suo Figlio in
croce. In un evento storico, nella morte sul Golgota,
Dio mostra visibilmente il suo amore-che-perdona
per tutti gli uomini e trasmette agli uomini attraverso
quell' evento il perdono dei loro peccati. Ma media-
zi(:me-trasmissione~significa che Dio non è Ieg~to alla
morte di Gesù per perdonare i nostri peccati. E come
ciò che av:viene nei sa,cramenti. Dio non èlegato nep-
ptÌre ai sacramenti. Ad esempio, può perdonare an-
che al dì fuori della confessione. CosÌ già nell'Antico
Testamento Dio perdona alle persone pie i loro pec-
cati. Ma nella morte di Gesù quest' amore-che-perdo-
na viene mediato in modo sacramentale. Il visibile
esprime l'invisibile, la morte di Gesù esprime l'amo-
re-çhe-perd()n~ di Dio. E cosÌ l'amore-che-perdona çi
raggiunge nella morte dì Gesù. Perciò, possiamQ an-
che ~ermare che Cristo ci ha liberati dai nostri pec-
cati mediante la sua morte in' croce.
Ma ·dobbiamo evitare fraintendimenti magici, rite-
nendo che la mortè dì Gesù fosse necessaria perché
Dio potesse perdonarci. L'amnre-che-perdona di
Dio è assoluto. Non ha bisogno dì nulla e neppure
della morte del suo Figlio diletto. Dio ha perdonato
agli uomini i peccati già prima della morte dì Gesù in
croce. Egli non ha bisognò della morte del Figlio, ma
evidentemente l'uomo ha bisogno dell'immagine del-
Ia croce, per potercredere al perdono di Dio. A causa
della sua struttura anim<l--corpo, l'uomo ha bisogno
che il perdono sia mediato dalla morte di Gesù. Il
giudizio dì condanna che egli' emette su se stesso gli
'impedisce di cr(;idere nel perdono. Non gli basta che
gli diciamo che Dio è misericordioso e lo perdona.
Sente quest'annuncio, np esso non penetra nel suo
cuore immerso nella colpa. E-soprattutto non elimina
il rifiuto inconscio dì sé e non· lo Ubera dalla lacera-
zione provocata dai sensi dì colpa.
10 psicologo Paul Tournier ha raccontato, un giomo~
di essere riuscito a elaborare i falsi sensi di colpa, càu-
sati dà un' educazione troppo rigida, di un suo pazien-
te. Ma poi si è scontrato con la vera colpa. Ha ricor-
dato al paziente la misericordia di Dio. Ma quest'ul-
timo ha esdamato: «Tutto dev-e essere pagato}).
Evidentemente nelle profondità dell'animo ,umano è
iscritta questa legge: la c.olpa non può es~ere 'perdona-
ta con una semplice affermazione-esteriore, deve esse-
re pagata.
Ma da dove viene questa legge inconscia? Non dob-
biamo fame un principio teologico, quasi che Pier
possa p:erdonare la colpa solo quando viene pagata,
come ha pensato la teologia medievale. Ma'p..ossiamo
scoprirvi la sllpienza di Dio. Per vincere la nostra resi-
stenZ<l; iriteriore verso il perdono, egli ha èspresso la
sua incondizionata vol9fità di perdono proprio nella
morte del Figlio. Il vedere che Gesù ama persino i
suoi carIiefici può li:berarei dall' autocondanna cosÌ
profondamente radicata in noi e-permetterei di crede-
re nel perdono in un modo aècettabile non solo dalla
ragio,ne, ma anche dal cuore e persino. dall'inconscio.
Molti pensano che-Gesù sia venuto al mondo solo per '
espiare con la morte i nostri ·pecéati. Ma ciò non ri-,
sponde certamente al vero. Gesù è venuto al mondo .
per proclamare la buona novella del Padre misericor- .
dios.o. Per Matteo è questo il senso della venuta di
GesiI. Gesù annuncia un Dio che perdona.; che pèr-
dona continuamente "le !lastre colpe, mà vuQle che
anche noi ci perdoniamo a vicenda.
Solo quando Gesù constata. che i fariséì non accolgo-
no il suo annunciQ e vogliono consegnarlo ai romani,
sì rende chiar.imente cohto che la s.ua morte non'sarà
solo la ,sorte riservata ai profeti, come è acc:àduto a
tanti profeti che lo hanno preceduto, ma sarà anche
espressione dell' azione salvifìca di Dio. Nella sua
morte egli conserva l'amore per gli uomini. Non ri-
sponde all' odio dei suoi carnefici con 1'odio, ma spez-
za il cerchio infernale delle reciproche accuse e della
reciproca inimicizia e interrompe così la circolazione
della colpa. Con il suo amore vince la colpa. Il suo
amore impotente permette di credere nel perdono
anche a coloro che nella loro colpa si sono chiusi a
Dio e agli uomini. Il suo atl,lore apre unà breccia nella
prigione della colpa e trasmette cosÌ quell' amore-che-
perdona di Dio che consente -a ogni uomo di rico-
mmClare.
Noi sperimerìtiamo ogni giorno la redenzione come
r~missione delle nostre colpe. La possiamo sperimen-
tare nella preghiera, presentando ci CQn le nostre colpe
a Dio che ci accoglie. La possiamo sperimentare nel
sacramento della penitenza, dove Cristo stesso ci per-
dona. E la possialP-o sperimentare in ogni momento,
volgendoci a Dio ed essendo disposti a dilltoglierci
dalle nostre colpe. Analogamehte a quanto avveniva
nell'Antico Testamento, noi sperìmentiamo Dio co-
me il mIsericordioso che perdona le nostre colpe.
Ma quale ruolo gioca la morte di Gesù nel pe~-dono
dei peccati? In base alle riflessioni che siamo venuti
facendo, Dio è sempre un Dio misericordioso e beni-
gno, prima e dopo Cristo, un Dio che perdona le col-
pe a chiunque le confessi e se ne penta. Ma l'amore-
che-perdona di Dio ha raggiunto il suo acme' nella
croce. Lì ha assunto la sua forma più chiara. Lì Dio
ci ha comunicato il suo amore-che-perdona.
Ma Dio non ha bisogno di pensare alla morte del
Figlio per perdonare le nostre colpe. EgI~ è in sé e
per sé il Dio che perdona. Ma a noi, nella nostra pre-
ghier-a, nella confessione dei nostri pçccati, nel.nostro
pentimento, giova guardare la croce; perché .lLincon-
triamq 11.n amore che abbraçcia persino i carnefici. In
questo senso il perdono delle çolpe che noi oggi spe-
rimentiamo ha una relazione 'con la croce di Cristo.
Ma anche oggi il perdono ci viene accordato sempr€
da Dio, perché egli continua ad amarci.
Noì sperimentiamo il perdono- delle nostre colpe an.:'
che nd colloquioton un'altra'persona, "per esempio
·nel colloquio con il sacerd0te in confessione o nd.
colloquio terapeutico;.quando siamo disposti a parla-
re delle nos.tre colpe, a guardarle in faccia, ad asS:!l-
merle. Perciò, oggi ~on dQhbiamo più considerare la
tolpa in serrs~ puramente individuale. g~'O profon-
damente coinvolti e ÌrretÌti nelle colpe del".q.ostro
tempo. Sigfried Lenz hi detto. un giorno: (fLa colpa è
così generale come feclisse di sole». Non possiamo
sfuggirla, vi partecipiamo tutti. «Siamo tutti in qual-
che mòdo colpevoli e dobbiamo rispondere gli uni
d~gli altri, perché siamo nella stessa rete» (Wachinget,
p. 13&). Qggi, dobbiamo affro.ntare, ed elaborare, ab.-
che le colpe .PQlitiéh:e ed economiche. La redenzione;
d;illa nostra colpa non significa che noi chilIdiamo gli
oçchi davanti alle colpe personali e altrui. Credere che
Gesù ci ha redenti ci ~uta a riconoscere e guardare
leahnente in faccia le n-ostre colpe. SEllo così si può
eliminare anche qggi la colpa dal mondo. Redenzione
significa «liberazione della, pressione. della colp~- r..~];.
non sòlo delle colpe concre~e e ben note, ma anche
dell'irretimen~o' paralizzante in ciò che non si vede
chiaramente» (ivi. pp. 147-148). Sapere che siamo
stati rédenti dalla colpa ci dà il coraggio necessario
per riconoscere ed e:laoorare la colpa sia propria che
altrui. Ci <:là. anche la libertà -di prendere le di8tanz~
dalle nostre colpe. Invece di continuare a rinfacciarci
le nostre colpe, possiamo imitare il padre Antonio del
quale si dice: «Non si lasciò mai rattristare da una
cosa passata». La fede nella redenZIone mi libera dalla
fissaiione sulla mia colpa. Non guardo a me stesso,
ma a Cristo che mi perdòna i peccati e che, morendo
in croce, si identifica con la mia colpa per togHerla dal
mondo. Il guardare con fede Cristo in croce mi dà la-
libertà di prendere le distanze dalle .mie !llancanze e
dai miei peccati. Ciò che è passato è passato. N Qn ho
bisogno di giustificarmi. Il perdono mi offre la libertà
di guardare avanti, confidando in Dio. La redenzione
dalle nostre colpe significa liberazione, non scusa, Es-
sa ci libera dal peso delle nostre colpe e ci rènde liberi
per ridurre la colpa nel nostro mondo.
Profondamente influenzati dalla psicologia, _oggi noi
sperimentiamo la colpa non come trasgressione di co-
mandamenti, bensì come rifiuto della vita, pigrizia
mentale, falsità, cecità. La redenzione dalle nostre
colpe avviene continuamente anche oggi, ogni volta
che gli uomini trovano il coraggio di confessare a
Dio, con lo sguardo rivolto alla croce, la loro colpa e
quella del mondo, di elaborarla, spezzando così il
meccanismo dell'attribuzione della colpa agli altri e
creando uno spazio di perdono e riconciliazione.
IV
MARCO
REDENZIONE COME RISCATTO

Marco ha una concezione della t:edenzione piuttosto


mitologica. La comprende come riscatto dal potere
dei demoni. Perciò', per lui Gesù è colui che ci libera
dai demoni. Marco descrive le azioni portentose (dy-
nameìs) compiute da Gesù per vincere il potere dei.
demoni. Nel Vangelo di Marco Gesù apre la sua vita
pubblica con un esorcismo (Mc 1,2L.28).«CÌò ha un
signitìcato programmatico» (Grundmann, Markus, p.
58). Marco indica il tema del suo Vangelo: Gesù li-
bèra gli uomini prigionieri degli spiriti immop.di dal
potere dei demoni, dalle costrizioni che sentono in
loro a qusa dei demoni.
«Con Gesù la signoria di Dio penetra nel regno dei
demoni, di Satana, delle fO.tze del male per distrug-
gerli: Ciò che è aecaduto nella sua tentazione ora
spinge Gesù a sferrare il suo attacco contro il potere
del male, che sconfigge insegnando e operando la li-
berazione e la guarigione» (ivi, p. 61): Gesù annuncia
con autorità. Quando parla, i demoni non hanno più.
alcuna: possibilità. Allora appaiono le costrizioni inte-
riori, emergono i complessi che dominano la persona,
viene alla luce ciò che c'è in essa.
L'insegnamento impartito con autorità <la Gesù vie-
ne confermato dalla sua azione. Gesù comanda con
autorità divina ;U demoni di uscire dalla persona.
Marco pensa che tutte le malattie siano causate dalle
forze demoniache. Perciò, cacciare i demoni dall'uo-
trio significa guartrJo. Marco presenta Gesù come co-
lui che guarisce i "lebbrosi, fa cammil~are ìl paralitico,
ridà il gusto della vita all'uomo dallatnano inaridita.
Vicino a Gesù gli uomini dimenticano la patita ca\!-
sata dai demoni, l' angosc~a prodotta dalle loro conce~
zioni religiose errate. Osano "acce~tarsi, risollevarsi,
aprire gli occhi e guardare in faccia la realtà. Fmuti
tornano a parlare, i sordi a sentire. Perciò, in Marco la
redenzione non è solo riscattò daI potere dei demoni,
ma anche guarigione e liberazione. "
La vita: pubblica di Gesù, iniziata. con la cacciata dei
demoni, termina con fa morte· in croce. Gesù, che;;
vince il potere del sat;tnico-demoniaco, viene. dato in
mano ai peccatoti~ consegnato al potere del mondo.
Ma egli li vince. Colui che è stato rigettato dagli, uo-
mIni viene ti~uscitato da Dio e cònfermatò virtcrt-ore.
ai
La morte Gesù in croce è la vittoria ultima e dèfì-
nitiva sulle forze de~onìache. Ciò appare chìaramen~
te dal modo in cui Marco descrive là morte di Gesù.
Mentre Gesù pende dalla croce, si fa buio su tutta la
terra (Mc 14,33). Queste tenebre sono le forze ostìli a
.Dio che tengono in pugnoglì uomini. Il forte grido
con cui-Gesù. muore è un grido :di vittoria. Morendo
Gesù trionfa sui 'demoni e sul loro potere. Allora,si
squarcia il velo del- tempio, perché ormai più nulla
può avvolgere e nasCondere la maestà dì Dio. I demo-
ni non possono. più separare gli uomini da Dio. I de-
moni sono privati ,dellaro potere e gli uomini hanno
accesso a Dio (cf 1vi, pp. 434ss.). - .
Gesù stesso ha intetpretatodò che è--avvenuto nella
sua morte. «Il Figlio dell'uomo non è venuto per es-
sere servito, ma per servire' e dare'!a propria",vita in
riscatto per molti» (Mc 10,45). Qui la vhtoda su Sa-
tana viene descritta con l'immagine dél ris~tJo. Nella
sua morte Gesù ci riscatta dal potere di ·Sataha. L'im-
magine del risGatto proviene dill diritto coìnmerciale
ebraico. Il riscatto può riguardare si~ la vita dell~uomo
che quella dell' animale, ma riguarda.:S'oprattuttò il ri-
S.catto previsto dal diritto familiare. Così, ad esempio,
Booz come riscattatore sente di dovèF sposare Rut.
Dio stesso riscatta è libera il suo pòpolo dalle mani
d'd. popoli stranieri, lo tratta cioè' come farepbe un.
parente, uno ehe lo riconosce e difende.' Il termine
greto reso con riscattQ - lytrpn - indica: il prezzo 'pa-
gato per ]' acquisto di uno schiavo, il prezzo da'pagare
per riscattare uno schiavo, Perdò, nella sua morte
Ge1ì.ù ci riscatta, liberandoci ~dal potere dei demoni.
La sua vittoria su' Satana è li nostra liberazione. Ma
come dobbiamo comprendere la cosa? Come può la
morte di Gesù liberarci dal potere'diSatana? BisQgrfa
comprendere anzitutto che. cosa può significare.per
noi il-'potere dì Satana, qual è il bisogno cui risponde
questo modèllo di liberazione. .

Il bisog!lo al qUale risponde Marco con la sua imma-


gine della redenzÌ6ne è f esperiénza dena dipendenza.
L'uomo si sente esposto a forZe esttanee. Spesso dà a
.queste, forze il nome.di demoni. Spesso sente di Mn
essere libero nei suoi pensieri e nei suoi sentimenti,
sente di essere prigioniero di idee fisse, di èomplessi.
Vorrebbe fare il bene, ma non vi riesce. Vi sono delle
forze che .glielo impedisèono,_ che ostacolano.la sua
vita. Queste forze estranee non sono solo nella sua
psiche, tn;l dominano 'li mondo. Davanti a guerre e
crudeltà senza fine l'uomo si sente impotenre. s.ente
di non riuscire con la ragìone a cambiare là situazio-
n~ Può' spiegare l'esistenZa di tanto odio fra le perso-
ne e ì popoli solo riconoscendo il sopravvento di forze
estranee, oscure, nella vita degli uomini. Queste forz.e
éstran~e appaiono nelle strutture ìngiuste, nelle co-
strizioni che gravano su un popolo e sulla sua econo-
mia, nella dominazionejngiusta e nella tirannia.
I padri della chiesa descrivono questo bisogno come
dominio di Satana. Quest'immagine mitologica tra-
duce 1'esperienza esistenziale dell'uomo antico, che
sente di essere predeterminato dal destino e di non
potervisi sottrarre. Il destino (heimarmene) è ciò che
non si può cambiare, ciò che rimane fisso, ciò che
abbraccia. Per l'uomo antico, il destino appare anche
nell' abbraccio della famiglia, del clan, dal quale nOI)
ci si può liberare. CG. Jung lo chiama l'«uroborico»,
l'avvolgente, che non permette alla persona di essere
libera. Il destino è anche l'arbitrario, il male che mi
domina e non rni.molla. Questa non è solo l'esperien-
'za dell'uomo antico, ma è spesso anche la nostra espe-
rienza. Ci s~ntiamo spinti.in vicoli ciechi, dai quali
non riusciamo a uscire, imprigionati in strutture so-
ciali che non riusciamo a cambiare. E spesso, quando
abbiamo quakhe incidente o qualcosa va storto nella
nostra famiglia, pensiamo dì essere in balia di un de-
stino cieco e arbitrario.
Il bisogno cui rispohde Marco con la sua immagine
di redenzione COme guarigione si manifesta anche in
tlitti gli impedimenti e in tutte le minacce della per-
sona, cosÌ come appaiono nei racconti di guarigione:
incapacità di accettarsi (lebbra); distruzione di un'e-
sistenza normale (Mc 3,1-6); lacerazione di un uomo
che non ha più un centr() (Mc 5.,1-20). Oggi molti
sono muti, non hanno più voce per manifestare i lo-
ro sentimenti o comunicare' con altri cuore a cuore.
Sono sordi, chiusi in se stessi e incapàci di sentire,
comprendere ciò ~he l'altro -veramente dice (Mc
7,31-37). Gli psicologi considerano lamane.anza del-
la parola un elemento tipico del bisogno del nostro
tempo. Altri sono ciechi. La loro vista è talmente an-
nebbiata che n'On vedono più la realtà:. Per paura del
guazzabuglio che esiste_ dentro di lor~, chiudono gli
occhi su se stessi. E per paura del disordine del mon-
do, non vogliono vedere ciò che accade realmente in
esso. Non vogliono vedere né-il loro bisogno né qqel-
lo altrui. Per Matco là redenzione significa che Gesù
ci guarisce dalle malattie che ci impediscono di vive-
re e ei libera"per permetterei di essere persone vere,
autentiche.
La lìlaggior 'parte degli uomini può facilmente com-
prendere la redenzione come guarìgione.. Ma come
intendere l'ìmmagìne mitblogica df;l riscatto? Gesù
n
stesso comprende riscatto come espressione del suo
amore e del suo servizio. Egli è venuto a pagare il
prezzo con l'offerta della sua vita, in modo' che l'uo-
mo non sià più sottomesso a forze estranee, sia libèro
dal potere dei demoni. Ma come può una persot:J.a
essere liberata dalle forze demoniache? E come pU0
la morte di Gesù liberarci dal potete del male, come
pùò liberarci dalle-nostre coazimll e dipendenze?
Dobbiamo cercare la risposta a questa domanda in
base alla parola di Gesù, secondo cui egli ,è ventito
per servirei e dare la sua-vita come riscatto. E l'aìnoÌ't::
che può liberare gli uomini dalle coazioni interiori,
dalle loro dipendenze, dalla prigione dei loro pensi~ri
e sentimenti, dalle coazioni delle loro angosce e dei
loro complessi. La morte di Gesù è il prezzo, l'apice
del suo amote, di un amore .die non si chiude ,in se
stesso,· ma osa aprirsi all'rutro, abbandonarsi comple-
tamente all'altro. L'amore. può liberare, e risvegliare
~alla vita, le per;one che sono prigioniere di se stesse. È
un'esperienza che possiamo"fare continuamente.
L'amoLe può -toccare, e liberare dal loro carcere inte-
riDre:, ançhe persone che son.o dominate, da qualche
demonio, che si sono rinchiuse neii' odio 'e nella paura
come in una solida corazza. L'amore può' s.pezzareJa
corazza con cui l'uomo si, protegge dalla vita. ,L'uomo
in balia delle foxze estranee non: può amare. li prigio-
niero di se stesso. Ma. desidera profondamente che un
altro intervenga a suo favore, si impegni per,lui, illl~
pegni persino la sua vita per lui. Il bambirio che si
r-ifugia nel suo angòlìno chiede tacitamente: che cosa
impegni tu per me? Che valore ho iopér te? Impegni
la tua vita per me? Impegnare la propria vita è l'e-
spressione più alta di un. amore. che. abpatte ì mwi e
'permette alla linfa che si era solidifìcatadi ritornare a
scorrere. N ella sua mQrtè in croc~ Gesù non sì tira
indietro. Egli ha proclamato il messp.ggio. 'dell' amor.e
di Dio. Dopo che glìuomini hanno rifiutato il suo
messaggio egli avrebbe potutp farsi da parte, ritirarsi.
Invece vive il suo messaggio dell',amore fì;no'in fonqo.
OffreagIi uomini non solo la sua forza, ma la sua vit:a.
Essi spno talmente preziosi per lui d~ indùrlo a impe-
gnare la su~ v:ita per loro. CosLsi realizza la promessa
del profeta Isaià e Dio stesso ci dice: «Perché tu sei
prezioso ai miei .occhi:, perché sei degno di stima e io
ti ~o, douomÌllf al tuo posto e ti~ìoni in cambio
della tua vita» (Is 4a,4). Nella morte di: Gesù ci è ~tato
dato ben più dipaesi e popoli; ci è stato dato il Figlio
ed egli stesso siè offerto per noi. '
Non apparteniamo, a nessuna forza demoniaca, ap-
parteniamo a Dio. E quesJa la buona.novella del mo-
dello marciano della redenzione. ·La redenzione ..viene
intesa come liberazione,; come libe,razione da forze
estranee, come liberazione dell'uomo da influssi este-
ribri. Volendo attualizzare questo modello di libera-
zione per il nostro tempo, sono sopr-attutto due gli
a.r.nbiti nei. quali si potrebbero proclamare la redenzio-
ne e la 'liberazione: le coazioni e malattie psichiche e
le dipendenzè politiche. Al dguaxdo il. dialogo con la
psicologia ci può aiutare a compr:ender~ 'il modo in
cui oggi si può sperimentare la guarigione e la libera-
zione. E il dialogo con la teol.o'gia della liberazione ci
PUQ aprire gli occhi >sulla ,dimensione politica della
redenzionè.
Sigmund Freud ha osservato che molte persone non
sono libere, ma sono prigioniere di varie ,coazioni. La
coazione a lavarsi, ad esempin, spinge la persona a
lavarsi quan~o viene in contattd con deteIlllinati og.:.'
getti. Essa non è libera: d~ve farlo, perché altrimenti
non riesce à dominare l'angoscia. Le-coazioni hanno a
che fare in genere con 1'angosçia e la rimozi0I!e. La
coazione a lavarsi, ad esempio, può derivare'dalla.ri-
mòzione della propria sessua1ltà; che è stata vtsSllta
probabilmente in modo traumatic'Ù. Gitmta alla pu-
bèrtà, una ragazza doye'Va assolutament~ lavarsÌ ogni>
volta ~e il padre la toccav~. L'analisi ha scoperto che
all'età di tre-quattro anni il padre aveva oltrepassato
>nelle carezze i llmiti che ogni petsotla sente dentro di
sé. Per la bambina la cosa era stata talmente spiaceyo-
'le che era stata costretta a rimuoverla. E orà la. rimo-
zione si manifestava in quella pà:rticolare coazione.
Molte persone non saimo più perché fanno questa o
quella cosa. Si sentono obbligate, spinte, costrette a
farlo. .
Ma noi ci chiediamm in chè modo Gesù potrebbe
liberarCi da queste coazioni con la sua azione e con la
sua morte? La cosa non è certamçnte automatici, Oc-
corre incontrare questo Gesù che si è donato per me
fino alla morte. Occorre 1'esperienza di questo amore
che Qsa penètrare fin nel cuore delle mie coazioni.
Posso sperimentare quest';:l.more contemplando Gesù
çhe libera gli uomini dalla loro possessione, che, nella
sua morte, vince le forze demoniache. Ma posso spe-
rimentare questo amore anche nella dedizione degli
uomini che non hanno paura di guardare in faccia le
mie coazioni, le accettano e mi accompagnano P;l-
zientemente, finché esse sÌ trasformano sotto gli oc-
chi di un amore così paziente. Nel nostro tempo la
redenzione di Gesù eserciterà la sua influenza reden-
trice ~ liberatrìce nell' amore e attraverso l' amore degH
uomini. Gesù ha mostrato un nuovo modo di com-
portarsi éon le per-sone,malate e lacerate'. Oggi, la re-
denzione si verifica quando noi, come Gesù, ci dedi-
chiamo alle persone che non rÌé;scono ad acçettare se
stesse, che sono cieche e sorde, lacerate e paralitiche.
la redenzionè può avvenire in un dialogo terapeutico
o pastorale, in un processò di crescente apertura alla
voce del cuore, in un gruppo che stimola la fiducia,
nell'incontro con una persona che ci accetta incon-
dizionatamente e ci ,incoraggia a vedere la verità in-
teriore.
La teologia della liberazione ha cercato di compren-
dere la tedenzione operata da Gesù come liberazione
dai gironi infernali nei quali ·si sentono imprigionati
gli abitanti di questo mondo. I gironi infernali posso-
no essere personali, ma possono riguardare anche le
relazioni sociali e polii:iche. Il teologo evangelico ]iir-
gen Moltmann parla di cinque gironi infernali dai
quali Cristo ci libera: povertà, potere, estraniazione
razziale e culturale, distruzione industriale della natu-
ra, mancanza di senso e senso di abbandono da parte
di Dio. 'La redenzione riguarda il nostro mondo con
le sue strutture ingiuste (Moltmann).
Il pr{)bleIÌla è sapere in che misura la vita e la morte di
Cristo debbano avere un'influenza salvifica sulle no-
stre coazioni sociali e politiche.. N ella sua morte in
croce Gesù è rimasto vittima di intrighi politici. Ma
avendo accettato per amore e obbedienza a Dio l'a-
zione politica dei suoi persecutori senza esserne di-
strutto, l'ha anche superata. In tal modo nen sono
ovviamente risolte tutte le coazioni politiche. Ma l'a-
zione e la morte di Gesù diventano per noi motivo di
un' azione che si rivolge coscientemem:e agli oppressi
e agli emarginati. E'opzione per i poveri è la giusta
risposta alla morte di Gesù in croce. La croce è una
dècisione provvisoria a favore di una prassi che mira
alla maggior-e liberazione possibile, liberazione di tut-
ti, specialmente dei 'poveri e dei dimenticati. Solo chi
ha sperimentato personalmente qualcosa della reden-
zione può contribuire nel suo lavoro alla vera libera-
zione..e al miglioramento delle strutture sociali e delle
relazioni politiche. L'esperienza della redenzione in
Cristo ci libera dalla costrizione di dover fare tutto
da ~oli. Essa ci dona la :fiducia che il Dio &e ha risu-
scitato dai morti il crocifisso guiderà anche il mondo
verso un avvenire redento e pieno attraverso tutti gli
insuccessi e le riqtdute. .
Nel'modello del riscatto la redenzione è avvenuta una
volta per tutte nella merte di Gesù. Ma anche 'la re-
denzione oggettiva'non opera in modo magico su di
noi, ma solo se noi, nelle nostre coazioni e nei gironi
infernà1i sadali e politici; ci ricordiamo sempre della
croce di Gesù Cristò, se meditiamo e celebriamo r a-
m'Ore liberante di Cristo che si manifesta sulla croce,
lasciando che impregni la no~tra azione.. Oggi, la lihe-
, razione dalle coazioni SQciali e personali avverrà altra-
, verso di noi, Ma non, avviene grazie alle nostre forze,
bensÌ graZie. alla forza di Cristo, grazie all'azione del-
l'amore di Gesù in croce, 'con il quale egli continUa a
raggiungere coloro che sono imprigionati in se stessi e
nd rifiuto di se stessi, grazie a un amore che spezz~ la
corazza dell' UOJI1Ò che si autocoridannal lo'libera dalle
sue coazÌonì e dalla dominazione delle forze estranee,
Possiatpo compre ridere la redenzione operat~ da Ge-
sù çristo cqm,e lìberazionè e guarigione nel senso che
. Gesù ha non solo sognato, ma anche vissuto, prima
di noi il sogno liberatore di uh mondo nel qqale gli
uomini vivono come persone guo,lrite e liberate, nél
senso che questo sognç continua'ad affa'scinaregli
uomini e a spingerJi a impegnarsi come luiJ in comu-
nione.con lui e pieni del suo Spirito, per la gua~igi9ne
e là liberazione, La redenzione non 'avviene solo nel:-
1'ambit,o ciistiano. Cristo può realizzare efficacel11:en~
tela sùa azione liberatrÌcee risanatrÌce anche attraver-
,so persone che so~o. al di fuori della chiesa. Egli può
sognare il suo sqgnp di un mondo liberato e risan.9to
anche,in pe/sone'che non sono cresciute,negli à.tv-
bienti della chiesa, nei politici di tutti i popoli e dì
tutte le culture, che. lavorano p~r Ja liberazione del-
l\lOÌIlO e per il risanamento delle strutture,
V
LUCA
REDENZIONE COME NUOVA VIA

-.

Lllca ha descrit:to GèSÙ in modo che i greci potessero


comprend~rlo e sentirsi attirati da lui. Ha scritto il
suo Yailgelo e gliAtti degli apost-oli in Uno stile forbi-
to, facèndone per cosÌ dire un hest-seller. Per lui 11
concetto di espiazione e' sostituzione è un véro tOf-
mento~ I grec~ non possono immaginare che Dio ab-
bia bisogno di un sacrificio di espiazione. Luca vede
Gesù come il pellegrino divinQ che discen.de dal-cielo
e nvela che anche gli uomini hanno un nucleo divi-
no; che ancij.e la loro patria è il cielo. E Luca presenti
Gesù come il giusto che i greci, a p"littire da Platoné~
hanno sçmpre -atteso. Nel Simposio Platone si- chiedé
Me cosa succederebbe se un uomo foss.e assolutamen-
te giusto. E risponde che-noi lo rìfmterel1uno e lo
uccideremmo. Gesù è il Giusto. Perciò, il èenturione
coÌlfessa: {~Veramente quest'uomo era il giusto che
voi avete attes.ò per secoli». . ' .
Per Luca la rerlenziorte consiste nel fauo che Gesù ci
ha,mostrato una via che ci pennette di vivere in modo
signifK:ativo in questo mondo. Nelle tenebr~ di qlle--
sto mondo Gesù,è archeos tes mes, il principio della-
vita: e tolùi. che conduce alla YÌta" il maestro che ci
introduce al mistero della vita. Luca mostra che la via
di Gesù conduce alla gloria attraverso la passione e la
morte, alla,glorifi~ione attraverso l'umiliazione. Egli
parla del «deve)~ (gr~co: dez)· divino. Si addic~a a Dio-'
che Gesù dovesse prendere questa strada per giungere
alla gloria del cielo. Anche la nostra strada conduce
alla vera vit:!. attravers-o le tribolazioni. Noi non restia-
mo prigionieri della morte. Per Luca Gesù è il salvato-
re, perché. per primo ha infranto il potere della morte
e ora'noi possiamo seguirlo su questa strada della Vita
e della pace. Negl,i Atti degli apostoli Luca afferma che
il salmo 16 non si è compiuto solo in Gesù. Grazie
alla sua risurrezione il salmo diventa anche la nostra
strada: «Tu non abbandonerai l'anima mia negli infe.,.
ri, né permetterai che il tuo Santo veda la corruZione.
Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di
gioia con la tua presenw> (At 2,27-28). Gesù ti mo-
stra come la nostra vita può riuscire nelle tenebre dél
nostro tempo, come la nostra via è una via' che condu-
ce alla vita. E Luca presenta questa via come una via
piena di gioia. Perciò, in nessun altro Vangelo ricorre
così spesso il,termine gioia come reazione degli uomi-
ni 'alla via proposta da Gesù.
Luca ha sviluppato la sua teologia della redenzione
non solo nel suo Vangelo, ma anche negli Atti degli
apostoli, soprattutto nei discorsi di missione. Per Lu-
ta Cristo è soprattutto l'archegos,.i1 principio della vi-
ta, e il soter, ìl salvatore. Gesù conduce coloro che lo
seguono nella terra prom~ssa della vita. Egli supera
tutti i profeti e tutti i capi di Israele, perché conduce
i suoi discep'Oli nella vita eterna, nella vita della risur-
rezione (cf. Schnackenburg, p. 215). Luca descrive
l'azione salvifìca di Gesù in un linguaggio che corfi-
sponde perfettamente alla sensibilità ellenistica: «Pas-
sò beneficando e risanando tutti coloro che stavano
sotto il potere del diavolo, 'perché Dio era con lui»
(At 10,38). La salvezza che·GesÙ ha operato «nella
pienezza dei tempi» prende sempre più piede nel
tempo clelIa chiesa e termina quando «giungono i
tempi della consolazione da parte del Signore [... ] e
della restaurazione di tutte le cose» (At 3,20-2i). La
teologia lucana «è una teologia dello sviluppo e della
progressiva realizzazione del disegno divino della sal~
vezza, una teologia del cammino» (ivi, p.216).
Poiché 'siamo tutti fonclamentalmente greci, con il
suo modellQ di redenzione Luca dovrebbe stimolard,
parlare ~ nostro cuore. La redenzione non è avvenuta
una volta per tutte. La. salvezza che Cristo ha operato
nella storia con le sue azioni e il suo insegnamento,
entra nella storia umàna e la compenetra, nonostante
tutte le oscurità e le tribolazioni. «Cìò corrisponde
alla sensibilità dell' uomo moderno verso il carattere
storico di ogni avvenimento» (ivi,p. 218). Luca ha
descritto la vita di Gesù in modo tale che essa può
essere celebrata nella liturgia nel corso di un anno.
Luta è il fondatore dell' anno liturgico della chiesa.
La salvezza operata in passato in Gesù Cristo viene
continuamente attualizzata nella celebrazione. In
questo modo' il Gesù storico ci incontra. e ci prende
con s~ sulla sua strada della salvezza.
Il modello de1;la salvez.za .come via è stato sviluppato
in seguito dal teologo Clemente di Alessandria. Così
egli ha risposto alla gnosi, una corrente che voleva
scoprire la vera vità, voleVa conoscere in che cosa con-
siste realmente la ",ita. Per Clemente .Cristo è l' «illu-
minatore», colui che ci porta ,la luce della fede e ci
conduçe alla visione di Dio. E il «sole dell' anima»,
che ci illumina e ci mostra la via al Padre. È il paida-
gogos, il maestro, che ci-mostra come possiamo Vivere
in modo significativo in questo mondo. Cristo. ci in-
troduce nella vera filosofia, ci trasmette la vera. cono-
scenza di Dio. Per Clemente la vera vita è conoscére
Dio., Per lui lued(!nzione consiste sopr~ttutto nel fat-
to che il Logos divino «illumina l'uomo e lo educa
alla vita divina;> (.MySaI2,1~ 417). La morte di Gesn
costituisce l'apice del suo insegnru;nentÙ': <<Egli ha crq-
cifisso la -morte )Jer la ,vità [, .. ] e ci ha' donàto l'eredità'
del Padre attraverso il suo divìno insegnamento» (ivi,
p. 418). Il 'Figlio di~Dio si fa uomo 'per amore e dÌ-
mentica amorevolmente se stesso per i suoi; così mse-
gna agli uomini 1'amore, li introduce nel mistero del-
l'amore, che cambia, e divinizza anche la 10rQ vita: <(Il
Verbo divenne uotno perché poteste imparare da' un
uomo come l'uomo può diventarè' Diò» (ivz). Còn là
sua azione pedagogica Gesi) apre «la ~trada all>imi~a­
-zione e alla comunione con lui è stfappa còsÌ. l'uomo
alle tenebre, all' errore e alla mo'tte. Còsl attraverso il
suo essere e,la ~ua azione originali ristabilisce nell'uò:'"
mo l'immagine di Dio oscurata e corrotta dal peccato
'e la':porta a maturaZione e a compimento» (Gtesh*e,
°p.73). .
Già Luca, sullo sfondo della fùosòfia platonica, pre-
senta Gesù come il divin pellegrino che ricorda a noi
uomini il nostro nucleo divino. L''iminagine di Dio
nell'uomo è stata oscurata dal peccato. Attraverso Ge-
sù l'uomo ristabilisce il contatto con que~t'iìnmagine
originaria di Bio, che cosÌ può com{YenetÌ.-arlo e tra-
sformarfo., La domanda centrale dèl1a filosofia plato-
. nica era questa: «Come può l'uomo pervenire al S1;10
vero essere, alla sua vera natura umana, alla vera liber-
tà?» (ivi, p. 77). Perciò, l'immagine lucflfla ~del1a re-
denzione, ripresa da Clememe di Alessandria, Ireneo
di Lione e altri teologi antichi, è assolutamente'mo-
derna. Essa indica la via lungo'la quale, 'attravers.o
Cristo, possiamo rìtrovare, noi stessi, -la nostra vera
immagine, il nostro nucleo divino. Platone afferma
che gli uo.mlp.i sensibili «quando vedono una quakhe
raffi~azione. dell'~dilà sono pròfondamen~e scossi» .
(ivil p. 78), Questo' spiega il compo:rramento dei pre-
sentÌ al momento della morte di Gesù: si bàttono il
petto e"se ne vanno profondamente turbati (cf. Lc
23,48). Nella morte del Giusto essi vedono l'imma-
gin-e più cihiaii edeevi'dente di Dio in questo mondo..
un'ìnìmagine. che li scuote interiormente. Da Gesù,
vera ÌIIi'lriagine di Dio; scaturisce urla «forza él.inam;i-
ca, trasformanre, peI: (lUi l'uomo mediante la mimesis, .
l'imitazione, si trasforma sempre più in un'immagine
di Dio)'· (iv~ p. 78)..

.Il bisogno al q{lale risponde' il modello Iucano di re-


denzioneè'l'ignoranza, l'impenetrabilità della vita... in
ultima analisi la mancanza di senso. L'uoÌrj.o si trova
in up. mondo 'nel quale non sLorienta, nel quale non
sa dove conduca la sua strada e come possa ess0Ul
percorsa. Egli non si orienta. nd 'mondo é hon sa su
, che cosa possa contare. Glì vengono ptesentate..mòlte
strade ed egli nòh sa quale conduca veramènt-e alla
vtta. Non trova alcun sensò nella sua vita. Viktor
Franld, il fondatore della logoterapìa, afferma che la.
malattia'del nostro tempo è la mancànza di senso, per'
cui la maggior parte delle persone sQffre di neurosi
noogene, di neurosi caUS.ate dalla milllcanza di senso.
Anche Paul Tillich vede nella mancanza di s.enso iI
bisogno caratteristico del nostr9 tempo:' Affeniann
afferma che xtla semmone della mancanza di senso
come èlemento essèm:iale dello stato d'animo dell'uo-
mo moderno» (Affemann, p. 18) ,dipende dall' espe-
rienza Glei vuoto·interiore.- L'uotno si se1!te interior-
mente Vuoto. si lamenta della noia, della monotonia
del mondo del lavoro. «Lo stato d'animo di una vuot~
depressione diventa il sentimento tondamentale del
nostro tempo» (ivi, p. 15).
La mancanza di s~nso dipende certamente anche dal-
la perdita della fede, che cQsti~e. una solida strut-
tura di senso. Ma la mancanza di senso è ànche
«espressione e conseguenza dèlla scomparsa della vita
interiore e 'delle relazioni interperso-»ali e cormmita-
rie. Molti progetti di vita hanno illc;>ro senso. ip. se
stessi. Finché durano e riescono'il sens.o-è pratica-
mente assicurato, per cui non ci si interroga.su di es-
so. Una persona felice non si chiedé:: normalmentè
quale sia il senso dell' amore e della felicità» (ivi, p.
19'. CosÌ la sensazione della mancanza di senso evi-
denzia un'incapacità a vivere, a sentire, ad amareA Jl
modello lucano di redenzione è particolarmente im-
portante proprio sullo s(ondo della diffusa sensazione
della mancanza di senso e della depressione tipiche
del nostro tempo. EssQ potrebbe fornire una risposta
alla nostra domanda sul senso.
Possiamo stabilire una relazione fra questo modello di
redenzione e la logoterapia.. La logotçfapia cer€a di
scoprire in tutte le situazioni della nostra vita il loro
S.erlSo tÌ'àscosto. Questa potr:ebbe essere una risposta
positiva al bisogno dell'uomo. Solo quando l'uomo
trova un senso, la sua vita è sana; solo allora può vive-
re pienamente, Gesù ci ha mostrato il senso della. vita
con il suo modo di relazionarsi con le pèrsone, con le
sue parabole, coli il suo Ìtraggiamento, con la strada
che ha percors'o, unà strada che lo ha portato dai cielo
in terra straniera e poi da questa terra straniera nuo-
vamente nella patria celeste. Questo Gesù è la garan-
zia della riuscita anche dèlla nostra vita. Inhttti, la sua
via è stata confermata e convalidata da Dio mediante
la sua morte e risurrezione. Il suo passaggio dalla
morte alla risurrezione è la migliore prova del senso
della stradà che egli ha percorso. Ed esso promette
anche alla nostra vita, che viene messa in discussione
dalla morte, un senso olire la morte. Anche noi non
resteremo nella 'putrefazione-4ella tomba, ma saremo
risuscitati da Dio alla vita ,eterna. .
Gesù non'ci mostra solo un senso soddisfacente per la
nostra ragione, ma dà senso a tutta la nostta esistenza.
Egli ha vissuto prima di noi questo senso e lo ha <con-
validato con la sua morte e risurrezioD.6. Luca ha de-
scritto Gesù in modo tale da integrare nella sua via la
saggezza della fìlosof:ta. greca. Perciò, 'oggi Luca ci in-
vita a cercare il senso della nostra vita anche in dialo-
go con la saggezza delle altre religioni. Comprendere-
mo Gesù in tutta la sua pienezza e nella sua azione
redentrice e salvatrice solo se lo vedremo alla luce del.,.
le altre 'religioni e culture.
E Luca, che secondo un'antica tradizione era medico,
ci invita anche al élialogo con la saggezza della psico-
logia e della medicina. Il dialogo con la saggezza de~
nostro tempo ci permetterà di comprendere Gesù ço-
me il vero-terapeùta, come colui che conduce alla vi":
ta, a. una vita riuscita e significativa. E scopriremo
Gesù come l'immagine della vera umanità. In lui ci -è
apparsa la bontà di Dio e il sùo amore per gli uomini
(philttnthropia, humanitas:. Tt 3,4). Gesù ci ha prece-
duti sulla strada della piena realizzazione dell' essere
ufuano e ci invita a perçor.rète questa sttada della dol-
Cezza e dell'aniore, dell'umanità e della bontà, della
tolleranza e della tenerezza, la strada -dell' humanitas.
della vera umahità.
In Luca la redenzione si reàlizza mediante l'ascolto
della ,parola di Gesù: Negli. Atti degli apostoli la nuo-
va via viene prQclamata soprattutto con la predicazio-
ne. Si invitano gli uomini a, intrapre'ndère questa
,nuova via.' Nella proclamazione della Parola, nella li-
turgia, neUa leltura della Scrittura., nella meditazione
incontriamo Gesù Cr~to che ci in.dÌca anche oggi la
via della 'vita, Una via che anche per noi. oggi passa
attraVerso la mmte per giungere alla risurrezione.
Noi celebriamo. questa via nell' eucaristia e. nella cele-
brazione cialleniàmo a percorrerla. In quest.o gioca
un ruolo tutta la vita di Gesù~ ogni sua parola e ogni
sua azione.·
Luca ci fa celebrare la v:ita,di Gesù nel quadro ,dell'an-
no. liturgico, in modo roe, anno dopo anno, appro-
fondiamo il mistero della sua via, che vorrebbe diven-
tare anche la nostra -y,ia verso la vita piena. Egli com-
pr~nde la vita di Gesù come «a,nno,. di grazia del
Signore» (Le 4, 19). (~Questo .anno, ~celto da Dio co'"
me anno di salvezza dell'umanità, vieçte'ripetuto nel
corso dell'anno liturgiço e il suo raccontò lo "rende
presente)y,(-Grundmann, Lukas, p. 6). Luca ha ~Uup­
pato una teologia dell' oggi. Nei punti più imp<i>rtaJ1ti
. del suò VangelO-si legge: «Oggi vrè nato un salvatore,»
(Le 2,l1); «oggi la salvezza è entrata in que.sta"casa)}
(Lc 19,9). Nellalimrgia-l'o.ggi di allo:t"a diventa il no-
stro oggi. CosÌ; anno dopo anno, la salvezza penetra
sempre,più profondamente nell'umanità. 'L'anno di
grazia del Signorç ttasforma sempre più i nòstri' alJni
,in anni di salvezza e di redenzione.
Per Luca, greco, accantQ alla liturgia anche il dialogò
diventa un luogo m.olto importante di rea:Hzzazjone
della redenzio1).e. Infatti, nel dialogo si scopre· un
nuòvo senso; d'un tratto in esso' appa,re chiaramente
ciò che Dio vorrebbe <la me, p.er cui posso vedere. il
senso della mia vita, il senso delta mia sofferenza.
Conversando con i due rus<;epoli, di Emmaus Gesù
pone loro la domanpa thé riporta il senso nella loro
mancanza di senso 'e che potrebrbe essere anche per
noi una chiave per la vita: {(Non bisognava che il Cri- .
sto sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua
gloria?»'(Lc 24,26). Se affrontiamo la nos.tra vita con
questa parola'-chiave, scopriremo che anche per noi le
crisi e le tribolazioni, gli insuccessi e le ferite hanno
un senso, èi conducono alla gloria (doxa), alla nostra
vera immagip.e e c~ liberano da tutts le illusioni che; ci
siamo fatti riguardo alla vita.
Scoprendo nel diaÌogo il sensp della nostra vita, gua':
riamo, ci riconciliamo con la nustrà storia, risveglia-
mo in noi nuove forze. Luca, greco, sostiem: la nostra
attuale fede nella redenzione con l'informazione. Ma
per lui l'ìnformazione nçm è.puro sapere; bensì una
nuova visione del mistero della vita, che 'si può rag-
giungere proprio' n~I dialogo. Quando-conversiamo
tra noi, come facev~o ~ dis.cepoli di Emmaus, Cristo
stesso ci rpggiunge, si 'accompagna a noi e ci svela il.
veJ;o senso della 'nostr.a vÌta. E qui non c'è solo la vi-'
sione, ma anche l'irraggiamento d~ Gesù, l'irraggfa-
mento del suo calore, del suo amore e .della sua forza.
Vicino a Gesù glì uoqUni gua,risçono; si scntono toc-
cati nel l!:jrd' cuore, cominc~ario a dialogare ittterior..:
mente con se stes~i. Que~ti dìa1o.ghi interiori. ~Qno
Wi.elemeQ.to stilistico tipico di Luca, attinto alla com-
rnedìa greca. Così, ad esempio, nella para,bola del fi-
gliol prodigo: «Mi leverò e-andrò da mio.padre» (Lc
15,18). Luca ci presenta la relazione e il dialogo in-
terper~onali .come luoghi n~i quali ci r~unge ·la re-
-denzione operata da Gc:sù Cristo, nei qualI Gesù stes-
so ci indica la via della vita, una via: 'che non. viene·
tp.essa in discussione neppure dalla morte, ma che,
attraverso la morte, conduce alla gloria del cielo.
VI
GIOVANNI
REDENZIONE C01VIE DIVINIZZAZIONE

Giovanni presenta uh altro modello di redenzione,


un modello che è stato in seguito sviluppato soprat-
tutto dai padri dell~ chiesa greci, come ad esempio
Gregorio di -Nissa. J, il modello della divinizzazione.
Dio diventa uomo perché l'uomo sia dìvinizzato.
Questo modello viene presentato sottolineando a vol-
te più la natura divina, a volte più la pen;ona umana.
CosÌ Ireneo afferma che il Figlio di Dio è diventato
uomo perché noi potessimo diventare figli di Dio.
Egli non parla tanto della natUra divina, che abbiamo
ricevuto attraverso Cristo, quanto piuttosto della
condizione di figli nella quale siamo stati costituiti
attraverso Cristo. Atanasio invece parla della natura
divina, alla quale noi partecipiamo attraverso Cristo:
,«lI Logos si è fatto uomo per divinizzarci» (MySal2,2,
380). 'Nel Prologo Giovanni afferma che il Verbo di
Dio si è fatto carne e ha abitato in mezzo a noi. Con
la sua venuta nel mondo egli ci ha dato il potere di
«diventare figli di Dio», per cui noi «non da sangue,
né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da,
, Dio siamo stati generati» (Gv 1,12-13). «Dalla sua
pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia»
(Gv 1,16). Il Figlio di Dio è diventato uomo perché
noi potessimo partecipare alla. sua vita divina, alla sua
relazione con il Padre. Come egli è una cosa sola con
il Padre, così, grazie a lui, anche noi possiamo essere
una cosa sola con Dio: <ao sono nel Padre e voi iRIDe
e io in voi [-... ]. Se uno mi ama, osserverà la mia parola
e ilJ?adre mio'lo amerà e noi verremo a lui e pr.ende.,
remo dimora presso di lui» (Gv 14,20.23).
Ma in Giovanni la <Uvinizzazione non avviene me-
diante una «biologia sqprannaturale», bensì mediante
la rivelazio~e pers0!lale di Gesù. Per Giovanni ç~sù è
semplicemente il Rivelatore, «il solo che ci ha rivelato
Dio» (ci. 1;18) e dice le parole di Dio (3,34), p.~tole
piene di spirito e vita (6,63) (Schnackenburg, p.
220):Nella sua persona G~sù rivela la vita e la gloria
di Dio (12,45; 14,9) e' con la sua rivelazione «diventa
mediatore della vita: divina» (lvi, p. 220) p~d'uomo
disposto ad aècoglierla. Gesù è il redentore divino che
scend~ dal cielo, rivela agli uqmini la gloria éli Dio ç la
vita eterna e poi ritorna a.Dio., Ma non si limita a
indicarci la str-ada; ci ,.clona anche «la vita divina che
l'uomo non può 11l.ggiungere coJ) le proprie forze»
(ivz). Su questa strada la !.trorte di-Gesù gioca un ruo-
lo importante per la nostra salvez~. Gesù è il buon
pastore, che don'a la vita per le sue pecore (J:0,11).
Gesù possiede l'amore più grande, perché dà la vita
per i suoi amici (15,13). Gesù è l'agnello di Dio.che
to-glie il peécato del mondo (1,29). Ma per Giovanni
la morte di Gesù non ci ottiène il perdono dei pecea-
ti. Per lui Gesù viene innalzato sulla croce e in quanto
elevatolglorifìcato ci dona la, salvezza, ciçè la vita eter-
na. Nella sua morte l'azione di G~sù viene "libetata dai
suoi limiti e il suo spirito viene-effuso su tutti glì \:l0-
mini. Dal suo costato ttafìtto «scaturisce una correntè
di benedizione, una sòrgente di acqua viva per tutti
coloro' che vi attingonO}) (ivi, p. 223).. Giovanni com-
prende la morte .di Gesù come compimento del suo
amo):e: «Dopo aver ~ato i suoi che erano nel tnon-
do, li amò sino alla fine» (Gv 13,) (ivi, p. 223). Per-
ciò, la morte di Gesù in croce è la suprèma rivelazione
del suo amore e la: partecipazione della vita divina a
tutti coloro c,b.e credono.
SchnacKerrburg afferma che con. 11 ,suo modello di re-
denZione Giovanni vuole rispondere alle domande
esistenziali ch~ gli uomini si pongono riguàrdo al_ «da .
dove» e «verso dove». E nella sua -rispostà li invita a
oltrepassare il livello terreno-passeggero de11aJoro esi:-
stenza, a spingersi oltre ìl-livello stonte-casuale e a
superare i limiti della loronnirezza :Civ-i, p. 224), pro- ,
mettendo loro la «vita eterna>},_ una nllova quatit-à. del-
la vita, caratteriz:zata dallo. scorrere della vita divina
anche nella postra reaità passeggera. Il vero m~saggio
del Vangelo di Giovanni è che Gesù ci ama fino à:lla
fine . .In Giovanni la divinizzàzione significa che,Dio
ci riempie del suo aiÌIore infinito, che lioi uo-mÌni in-
capaci dì ,amare veniamo iesicapaci di amare. :La vita
divina di cui Cristo ci riempie riversando su di noi, il
suo spirito sulla croce è 1'amore che ci trasforma:

Il bisogno cui risponde questo modello di red,enzidne


è la caducità e la mortalità dell'uomo. L'uomo spéri~
menta la mal~tt.ià, la caducità del suo corpo, la fuga-
cità delle cose, la çontinua ttasformazione e- infine la
mone di,tutto'. Si. sente deh€lle, abbandona~o- alla _ca-
ducità, alla cQrrqzione e alla putrefazione. Egli desi-
dera ardentemente ciil che è permanente e indistrut-
tibile. Dio ha messo nella natura passeggeradell'uo-
mo il suo seme divinQ.in 'modò che l'uqmo sia
divinizzato e possa -cosÌ partecipare alI'eterna giovì-
nezza di.Dio. PaU! Tillich afferma ch'è guestÒ bisogno
era tipìco dell' antichità. Allora si temeva soprattutto
la morte. il venir meno, la distruzione. l'ìdea che'la
I . •
vita priva di senso sprofondasse nel nulla. Oggi, que-
sto bisogno appare hon solo nell'angoscia causata dal-
la propria. mortalità, ma anche nella tendenza all'au-
todistruzione. Oggi, gli psicologi constatano una cre-
scente aggressività e distruttività. Da alcuni anni il
tema della violenza è emerso sempre, più in' primò
piano: violenza sessuale cop.tro i bambini e le donne;
violenza e terrorÌsmo di gruppi di destra e di sinistra;
accentuata disposizione alla violenza visibile ovun-
que, dalla scuola allo sport. Si fa violenza agli altri,
scaricando la propria aggressività verso l'esterno, o si -
fa violenza a, se stessi, autodistruggendosi.' Vautodi-
struzione è la vera ca~sa di molte malattie psicosoma-
tiche. «Vauto9,istruzione è 'una delle principali cause
di morte. Assume la forma della malattia, dell'inci-
deme, del suicidio istantaneo o prolungato nel tem-
po» (Affemann, p. 22). All'autodistruzione, ma anche
alla caducità della vita e alla minaccia della violenza e
della morte, l'uomo risponde con la ricerca della vera
vita, cioè della vita divina, che è indistruttibile, non
contiene in sé·alcun germe malato, ma fiorisce in tut-,
ta la sua ricchezza e in tutto il suo splendore.
Un altro bisogno cuì risponde Giovanni cop. il suo
Vangelo. è l'incapacità di amare. Oggi, gli psicologi
constatano un aumento dell' atteggiamento narcisisti-
co. L'uomo è prigioniero di se stesso, incapace di
amarsi, incapace di amare gli altri, incap<!,ce di uscire
da sé, di percepire l'altro, di sentirè il suo ardènte de-
siderio d'amore. Oggi, l'uomo è costretto a pagare la
sua incapacità di amare con la solitudine e l'isolamen-
to. Affemann afferma che.la diminuzione della capa-
cità di amare' dipende da «una serie di cause di natura
sociale, che influenzano l'uomo già nella fanciullezza
a livello di rapporti familiari. Un altro motivo della
diminuzione della capacità di amare è~ lui stesso. Osa
troppo poco. Vuole proteggersi dalle delusioni e dalle
ferite. Anche questo contribuisce all'insufficiente'svi-
luppo della capacità di amare. Queste due infblen~
contribuisconQ a m~teJ1ereJ' amore nel suo stato psi-
chico originario di autoerotismo, narcisismo, riF>iega~
mento su se stessi, amore p'er se stessi» (ivi, p. 21).
Nel modello gibvanneo della redenzione la vera azio-
ne redentrice dì Dio è !'incarnazione. Assumendo
nell'incarnazione anche la mortalità e la caducità,
Dio riempie l'uomo di vita divina e immortale. Per
questa concezione la morte di Gesù è il segno visibile.
della vittoria sulla: mortalità dell'uomo, che è stata as-
sunta in Dio. Nel suo Vangelo Giovannì lo esprime
descrivendo la passione di Gesù come fanno i Vangeli
sinottici, ma presentando, diversamente da loro, Ge-
sù come il vero attore. Gesù, il cui regno non è dì
questo mondo, percorre la strada della sofferenza,
ma gli uomini non possono fargli alcun male. Egli
resta sovranamente libero, perché c'è in lui una digni-
tà divjna che gli uomini non possono togliergli. Gio-
vanni descrive la morte più ignominiosa che gli anti-
chi conoscessero, la morte in croce, come glorificazio-
ne di Gesù. Nella morte Gesù viene glorificato da
Dio. Ciò dimostra la vittoria della vita divina sul po-
tere degli uomini; la croce diventa un trono, dal quale
Cristo regna sul mondo. E la morte diventa al tempo
stesso il momento in cui egli effonde il suo Spirito su
tutti gli uomini, donandoci cosÌ.la sua vita divina.
Dal suo costato sgorgano sangue e acqua. In essi egli
effonde il suo Spirito su di noi, perché possiamo
compiere opere maggio.ri delle sue (cf. Gv 14,12).
Attraverso fa divinizzazione Dio trasforma la nostra
vita. Come Gesù, anche noi dovremo percòrrere 'la
&traa.a della. safferenza. Ma nella nostra sofferenza
-possiamo dire ton Gesù: «Il mio regno non è di que-
sto mondo» (Gv 18~36). Ora c'è anche in noi un'a
dignità divina che gli uomini che cÌ feriscono e ci of-
fendono, d rmutano e respingono, non pnssoho to-
glier€i. Neppur-e i nostri ìnsuccessi, i nostri errori, le
nostre debolezze e le nostre malattie'possono privard
di questa vita divina. qè in noi, git.nella sofferenza
della nostra vita, quàlcosa di imlÌlbttal~, qualcosa di
divino. Consiste in questo la- forza liberatrice di que-
sto modello di redenzione. N eppure la morte può se-
pararci da Dio che q,bita già in noi" Nella morte si
manifesta in tutta la -sua bellezza la gloria divina che
già esiste in noi. Lì appare l!immagine che Dio si è
fatta di noi. Lì ritorniamo pienamente noi stessi; lì il
nostro corpo non sbarra più la strada al nostro vero
essere; lì risplende anche in fioi, e pervade cOfpo e
anima, la gloria di Dio.
Volendo comparare questo modellò con una corrente
psicologica, si pensa- spontaneamente alla psicologia
junghiana. Jung afferma che l'uomo trova pietlamen.,·
te se stesso quando fa spazio dehtro di sé all' immagi-
ne di Òio. Secondo Jung, per diventare pienamente
se stesso l'uorrio· deve sperimentare il numinoso,-il
divino. Al riguardo, ]'ung, studioso empirico, si limita
all'immagine di Dio che scopre ID molti simboli me
affiorano Iiéi nostri sogni. Ogni uomo, compreso l'a-
teo, scopre nel suo inconscio immagini di Dio. 5010
se fa spazio a queste immagini e le integra in se stess.o,
S910 se si riferisce a ésse, scoprè' il SUQ vero S'é. Il Sé
contiene -già conselO e inconscio. umàno e divino.
èome psicologo, Jung sì limita all'immagine di Dio
'empiricamente dimostrabile. Come uomo, egli crede
nel ~ro Dio. E ha sperimentato-non soÌo in se stessò,
ma anche nei suoi pazienti, che la relazione con Dio,
l'accoglienza del divino'in noi stessi € il presupposto
della' rius~ita della nostra vita, dellà sua integrità, della
séoperta di noi ste~si. Perdò. partendo da Jung pos~
slan:w facilmente comprendere che il messaggio della
divinizzazione non è, una dottrina lontana e astratta,
ma la buona novella di 'Ufi Dio che abita già:in noi e
divinizza, cambia e risana la nostra vita:
La dottrÌna della redenzione incentrata sulla diviniz-
zazione,dell'uomo culmina nella teologia mistica. La
misticà è il luogo in cui possiamo sperimentare la no-
stra unità con Dio. Perdò, per Giov;anni il, luogo in
cui sperimentiamo 'la redenzione operata da Gesù
Cris'to è la pr~ghieq, la medit~ione, là liturgia. In
ogni eucaristia ci raggiùrrge q1:!ell'aniore-con cui Gesù.
ci ha amato fino alla fine. Per Giov<!llili,i sacramenti
sono il luogo in cui 'vengono versati 'Su di noi il san-
gue e -l'àcqua scaturiti dal costato apeJ;to di, Gesù;. TI
sangue e -l'acqua sono immagini deU?eucaiistia. e del
battesimo, ma anche dello Spirito che è stato effuso
su di noi nèlla mor~è di Ges4 e ci raggiunge nei sacra~
menti. Nei sacramen.ti siaIfiO tocèati dalla mapo del
Gesù storij:o, siamo raggiunti dalla sua incarnazione e
riempiti di vita"divina. Partecipando néi sacramenti
alla vita divina, veniamo trasformati inferiormente.
La vita divina pervade la 1,l:ostra vita mortale, la nosfra
aggressività, la nostra' paura della caducità e le ferite
che la vita ci ha. inferto e in essà l'amore di Dio che si
è'manifestato in Gesù. L'amore di Dio' tocca le nostre
ferite e le'trasforma.- Esso dà un nuovo sapore alla.
nostra vita: La nosHa vita acquista un;anuova qualit-à,
diventa vita eterna. Vita,eterna non significa vita do-
po la morte, mà vitàlità, gioià di vivere, vita in abbon-
danza (Gv-lO,lO). Per Giovanni l'esperienza della t.e-
denzione consiste proprio nel fatto di sperimentare in
noi la vita in abbondanza e di gustare la vita.
Oitte che nei sacramenti, la redenzione operata da
Gesù Cristo ci raggiunge ed entra a fare parte della
nostra esperienza interiore anche nella contemplazio-
ne. Nella contemplazione scopriamo che Dio ha po-:
sto la sua dimora in. noi (cf Gv 14,23). In noi esiste
un luogo sul quale il mondQ non ha alcun potere. In
Gesù Cristo Dio ç:i ha liberati dal pote.re di :questo
mondo. Per Giovanni si tratta soprattutto di un' espe-
rienza mistica. N ella contemplazione scopriamo in
noi il luogo in cui abita Dio, il luogo nel quale non
entra il mondo, non entrano gli uomini con le loro
pretese c con le loro attese. In questo luogo del silen-
zio in noi sperimentiamo di non essere nati da volon-
tà di uomo e da volere di carne, ma da Dio. (cf. Gv
1,13). Perciò, non ci definiamo a partire dai genitori,
dagli uomini e dalla loro dedizione, ma a partire da
Dio. Là dove Dio abita in noi ìl mondo noh ha alcun
potere su di noi; lì scopriamo il nostro veto essere; lì
ritroviamo pienamente noi stessi; lì tro.viamo .la vera
immagine che Dio ha di noi. Dio è la vera liberazione
dell'uomo. Dio ci libera dal potere del mondo e ci
libera da noi stessi. Siamo pervasi dallo Spirito 41
Dio. Se guardiamo abbastanza in profondità in noi
stessi scopriamo il fondamento della- nostra anima,
scopriamo Dio quale patria interiore nella quale pos-
siamo ess.ere pienamente noi stessi. <

Nella contemplazione l'uomo divelltatempio di Dio,


.diventa una cosa sola con la santa Trinità che abita in
lui. Per i primi padri monaci, ad esempio per Evagrio
Pontico, la suprema dignità dell:uomo consiste pro-
prio nel poter pregare e nel poter,diventare una cosa
sola con Dio nella preghiera. Secondo Evagrio, nella
cùn~emplazione l'uomo entra ilel tempio interiore
della sua anima, là dove ID lui abita Dio stesso. Lì egli
è perfettamente sano, libero da tutte le aspettative e
tribolazioni umane e libero anche dalla sua colpa. In-
fatti, lì la colpa non ha posto, lì l'autoGondanna e
l'autodistruzione non hanno acçesso, lì egli è vera-
mente redento. risanato e integro.
Ma occorr~ percarrere la strada dell' esercizio, del si-
lenzio, della contemplazione per scoprire in se stessi
questo luogo e vivere a partire da esso. Perciò la re-
denzione eRe Cristo ha operato con la sua incarnazio-
ne - in es'sa Dio si è unito una volta per tutte con
l'uomo - ci raggiunge nella preghiera, nel silenzio,
nella contemplazione. Lì Cristo, che ci ha amati fino
alla fine, trasforma la nostra incapacità ad amare in
amore. Lasciando penetrare in noi" ad esem.pio con
la preghierà del Padre nostro, l'amore-di Cristo, il no-
stro cuore indurito si risveglia e torna a vivere. L'amo-
re comincia a scorrere -in esso. Stabiliamo il contatto
con la sorgente dell' amore divino in-noi, che non può
inaridirsi -perché è infinita.
VII
PAOLO
REDENZIONE COME LIBERAZIONE
E GIUSTIFICAZIONE

Nessuno più dell' apostolo PaQlo ha sviluppato la dot-


trina cristiana della redenzione. Le sue affermazioni
su redenzione, espiazione e riconciliazione, sostitu-
zione e giustificazione sono entrate a far parte della
proclamazione della redenzione. Molti si riferiscono
a Paolo quando parlano della morte espiatrice di Ge-
sù. Ripetono le sue parole. Ma spesso si ha l'impres::
sione che non sappiane bene ciò che esse dicono esat-
tamente e come debbano essère intese. In Paolo la
. morte di Gesù gioca un ruolo decisivo. Ma Paolo
non ha elaborato alcuna interpretazìone sistematica
della morte di Gesù. N ella sua interpretazione della
morte di Gesù in croce giocano varie concezioni.
Paolo ripete continuamente che Gesù è morto «per
noi», «per i nostri peccati». Spesso nomina Dio come
autore. Dio «lo ha dato per tutti noi» (Rm 8,32). Qui
Paolo usa formule che trova nella comunità cristiana
e nella liturgia, nelle professmni di fede diffuse un po'
ovunque. Perciò, trasmette ciò che egli stesso ha rice-
vuto: «Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che
anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morÌ per i nostri
pecca~ secondo le Scritture} fu sepolto ed è risuscita-
to il terzo giorno .secondo le Scritture, e che apparve a
Cefa e quindi ai Dodici» (lCor 15,3-5). Tutte le for-
mulazioni che Paolo riprende dalla tradizione hanno
un elemento comune: l' hyper, il «per noi, per i nostri
.peccati». Per i primi cristiani il «morì per nòi» (Rm
5..8) signifìca che «la morte di Cristo a.vviene p,er noi e
ci giova» (Kertelge, p. 117). Confessando che Cristo è
morto per noi, i primi cristiani hanno attribuito alla
morte di Gesù, che per loro era anzitutto una cata-
strofe; un sìgnifìcato salvifìco.
In Paolo l'affermazione secondo cui Gesù è 'morto
per noi ha tre significati: «a causa. dei nostri peccati;
al nostro posto, ptliché eravamo Iioi a mef,ltare la
morte;" a nostro favore. cioè liberando dai peccati e
rifondando la vita» (iv~ p. Il S). Noi facciamo fati€a.
ad accettare il concetto di espiazione usato da ~aolo.
Egli riprende uno schema ebraico ,- Di'O a:ccetta la
roone del martire in cambio della vita del popolo clj-
strutta dal peccato - ma lo modifica. La morte di Ge=-
sù non è in sostituzione di altri, ma viene scelta da
Dio stesso. «Dio stesso prepara nella. morte di Gesù
l'espiazione di cui abbiamo bisogno. CosÌ lo schema .
ebtaicb dell' offerta vicaria della vita a Dio VÌene mes-
so in discussione su un pun~o fondamentale. La mor-
te espiatrice di Gesù non mira a placare la collera di
Dio, ma a rivelare la salvezza con cui Dio 'si volge a
nQi» (iv~ pp. 118-119). Nel.Crocifìsso Diosresso
opera il perdono dei peccati. Ci dona la riconciliazio- .
ne e nella croce di Gesù stipula una nu~va alleanza,
l'all~za nel suo sangue, nel suo amore. L'espiazione
non signifìea che l'uomo debba fare qualcosa' per
Dio, ma che Dio, libera e guarisce l'uomo dal peccato
è dalle s~e conseguenze, dalla lacerazione ed. estrania-
zione interiore.
All'affermazione secondo cui Cristo ha espiato i no-
stri peccati 'gli uomini associano per lo più com::eiiòni
pagane, come se fosse stato punito per i nostri pecca-
ti, come se avesse espiato il peccato mediante la soffe-
r~a. Per Paolo l'espiazione significa tutt'altro; è
un'immagine per esprimere l'idea che il perdono dei
nostri peccati non ci dichiara giusti solo t(steriormen-
te, ma che siamo stati liberati dalle conseguenze del
peccato, che i peccati non hanno più alcun potere su
di noi. L'espiazione, la cancellazione del peccato, non
avviene anzitutto attraverso un· sacrificio, ma attraver-
so l'amore di Dio che si è manifestato nella croce pel
SlJ.O Figlio. L'amore di DiQ supera il rifiuto .degli uo-
mini, talmente Ìtretiti nei loto' peccati da non trovare
più alcuna via di uscita. CosÌ nella mone espiatrice
del suo Figlio Dio ci offre una via verso la rare, una
via' di riconciliazione, e la possibilità di ricominciare
da. capo. Per Paolo la riconciliazione sigpifica che Dio
stabilisce la pace fra gli uomini ostili. Al riguardo,
Dio. non deve cambiare il proprio atteggiamentò. per-
ché' ~gli è sempre misericordia e amore. Piuttosto, egli
offre agli uomini, attraverso il suo sconfinato amore
manifestato sulla croce, la possibilità di rinurrciare alla
loro inimicizia, alla 19ro .autoestraniazione, alloro ri:-
fiuto e volgersi nuovamente a Dio.
Paolo collega spesso r éspiazione con il sangue di Cri-
sto. Dìo ({lo ha prestabilito a servire çpme strumento
·di espiaziop.e per mezzo della fede, nel suo sangue»
(Rm 3,~5). Sulla croce Gesù ha stabilito là pace me-
dian~ il suo sangue (Col 1.20). Al termine di 'una
conferenza una donna mi disse che per lei il sangue
di Cristo era l'elemento essenziale nella .redenzione.
-Si sentiva purificata dal sangue di Cristo. Quando le
chiesi che cosa intendesse, mi rimproverò ·di voler in~
dagare su tutto e comprendere tutto. Ma quel conti-
pUJ> parlare di sangue nri sembrò veramente truculen-
to. Mi sentii a disagio. Che cosa imende Paolo par-
lando continuamente dci sangue con il quale Cristo
ha espiato ì nostri peccati? Egli riprende «il linguaggio
diffuso fra i cristiani sul s~gue di Cristo com.e allu-
sione alla morte vicatia di Cristo» (Lohse, p. 102).
«Carne e sangue» sono per gli ebrei la. designazione
dell'uomo terreno. Nci rito dell'espiazione dei peccati
dci popolo gli ebrei usavano il sangue. Con il Sàngue
aspergevano il piatto dorato pasto sul coperchio dci-
l'arca dell'alleanza. Con l'espiazione mediante il san-
gue Paolo vuòle affermate semplicemente che Cristo
è per noi il segno che Dio ha perdonato i- nostri. pec-
cati. Noi non abbiamo più bisogno di complicati riti
cruenti. Sulla croce Dio ha fatto di Cristo per noi
tutti il vero sacrificio di espiazione. Guardando a lui,
sappiamo che i nostri peccati sQno perdonati. li -san-
gue che (:gH ha versato in croce per noi è l'espressione
di un amore che non si risparmia, ma si riversa s!J.lle
persone àmate. Come negli amanti il sangue ribolle,
cosi nella morte di Gesù il sangue scorre sugli uomini
oggetto dci suo amore. Qui Paolo non pensa come
una persona assetata di sangue, violenta, ma usa' il
linguaggio dell' amore.
Un altro concetto che ricorre in Paolò è quello di so-
stituzione. «Poiché l'amore del Cristo èi spinge al
pensiero che uno è morte per tutti e quindi tutti sono
morti. Ed egli è morto per tUtti, perché quelli che
vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che
è morto e ·risuscitato per loro» (2eor 5,14-15). Qui la
croce è espressione dell' amore di Cristo per nei. So-
stituzione non signìfìca per Paolo azione compiuta al
posto di un altro. Egli riprende piuttosto il concetto
ebraico della «personalità corporativa», la quale indica
un uomo che, a causa della solidarietà profondamen-
te radicata nell'essere umano, forma una cosa sola con
tutti gli altri. Ciò che accade a uno accade a tutti.
Gesù è .ii nuovo Adamo. Come Adamo ha peccato e
ci rende partecipi del suo peccato, cosÌ Gesù è stato
obbediente e ci rende partecipi della sua obbedienza,
del suo amore. Noi siamo profondamente uniti con
Cristo. E quest'unione ha delle conseguenze: In 2Cot
5,14 s. quest'unione con Cristo induce Paolo a com-
pre1.1dere il suo ministero apostolico come espressione
di amore e dono di sé. Paolo partecipa all'amore di
Cristo, che ha trovato la sua espressione più evidente
nella sua morte. Cristo ha cancellato la disobbedienza
del primo Adamo, per cui ha «interrotto la storia della
non-salvezza e ha offerto all'umanità un nuovo inizio:
"Le cose -vecchie sono p~ate, ecco ne sono nate di
nuove" (2Cor 5,17)>> (Kertelge, p. 122). Perciò, sosti-
tuZione non significa che Cristo ha portato tutto per
noi,-_ per cui noi non abbiamo più nulla da portare,
ma significa che egli è stato obbediente per noi, che
ha mostrato a noi tutti, e in unione con noi" una nuo-
va strada, la strada dell' amore. Sostituzione significa
che un uomo non può fare nulla che non tocchi an=-
che gli altri. Ciò che Gesù ha fatto ci tocca tutti e
sempre. Il suo amore, la sua obbedienza ci cambiano
senza che noi stessi siamo stati obbedienti. La reden-
zione ci precede. In' Gesù sono apparsi una nuova
strada, una nuova possibilità, un nuovo essere. E cosÌ
la nostra situazione è profondamente cambiata. An-
cor prima di cominciare .a pensare e a sentire, siamo
già influenzati dall' amore di Gesù. cosÌ come si è pie:
namente realizzato nella sua morte in croce.
Oltre al simbolismo della riconciliazione che descrive
1'amore. sostitutivo di Cristò come via alla pace con
Dio e con noi stessi, Paolo conosce anche un 'simbo-
lismo della liberazione e un simbolismo della giustifi-
cazione. La liberazione è la ,giustificazione evidenzia~
no altri due aspetti della nostra red.enzione. Per Paolo
la redenzione è'soprattutto liberazione. La liber-tà che
Paolo presenta CO}.lle primo frutto della redenzione-è
arizitutto e soprattutto libertà ~la legge: .<<La legge
dello Spirito che dà vita in Cristo Gesq. ti ha liberato
dalla legge d:el pecç;uò- e della morte» (Rm 8,2). La
chiesa è la comunità dei liberi figli e fIglie di Dio, La
libertà ha addirittura una dimensione cosmica. Tutta
la creazione attende eli essere. liberata dalla schiavitù
della. caducità «per partecipare alla libertà della gloria
dei figli di Dio» (Schnaçkenhurg, pp. 54-55).
Cristo ci lihera dal potere del peccato, della legge e
.della morte. Egli ci dona la libertà per amare, per po-
ter agire in modo lìbèro e liberante fra gli uomini. La
libertà che Cristo ci ha donato «trasmette ciò che essa
ha ricevuto e crea cosÌ uno spazio per soloro ehe sono
prigionieri di se stessi; delle loro angosce e 'delle 101:,0
concup.iscenze. Essa ha una· funzione di sencizio e dì
aiuto e così mantiene viva l'immagine 'dì Gesù}) (Ka--
s.emalID, citato da Schnackenhurg, p. S-5). Nella liber-
tà me Cristo ci dona attraverso il suo spirito appare
già la libertà del mondo futuro, la libertà della risur-
rezione dai morti. Secondo Paolo, l'uomo era schfavo
di se stèsso, era in halìa delle: forze del male. Nella
libertà egli-ritrova la sua dignità. per cui tor.na a essete
visibile in luì l'immagine dì Dio. Paolò può affermare
che è stato Dio a liberarci o anche Cristo. «L'azione
liberatrice di Cristo è stata la sua morte, nella quale _
siamo stati riconcinati con Dio (Rro S,IO) e quindi
introdatti nel regno dell? amore e dell::],. libert~ di
Dio)! (ivi, p. 57). Ma la libertà è anche un frutto dello
Spirito. «Dove c'è lo Spirito del Signore c'è libertà»
(2Co:r 3,17). «PLeno di Spirito e mo~so dall.p -Spirito
il cristiano diven'ta un libero figlio di Dio taf. Gal 4,6)
e il suo essere libero [... ] si mapifesta visibilmente e
realmente nel superamento di ogni schiavitù della
legge grazie alla forza dello Spirito (c:f. Gal 4)8-9.
2Cor 3,6»)) (ivi, p. 57). '
Lo Spirito in noi è una forza che c~ sostiene e ci spin-
ge alle opere dell'amore, alI'azione liberatrice, che .
condu~. anche gli altri alla libertà. Paolo pensa so-
prattutto alla libertà ,dell'individuo, ma pensa certa,-
mente anche alla libertà del popolo; alla libertà poli-
tica e sociale. Perciò, per Paolo'la motte di Cristo ha
avviatò un processo di liberazione destjnato a condur-
re l'umanità verso una sempre maggiòre lihertà. La
libertà ci è stata donata da Cristo, ma è anche al tem-
po stesso una richiesta rivolta a noi. Dobbiamo colla-
horare alla liberazione degli uqmini facendo sì che la
libertà dei figli di Dio'operi anche a livello dell'intera
creazione e las~i çosì. trasparire qualcosa della nuoVa
créazione in Cristo.
Il terzo simb~lo dellà. redenzione in CrÌsto è per PaMo
la giustificazione per sola fede. Qui' Paolo pensa sia
alla redenzione. oggettiva, avvenutA in CristQ, sia alla
redenzione soggettiva che avviene nell'uomo. Egli ha
proclamato il messaggio della' giustificazione per sola
fede soprattutto nella Lettera ai Romani e neUa Lettè- '
ra ai Galati. Così- il messaggio della liberazione viene
siÌ:ettament~ collegate. con la proclamazione della
giustificazione per sola fede. Il collegamento appare
chiaramente nella Lettera ai Galati: Dio ci ha liberati
in Cristo e in questa Iibertà non do~hiatno più. cadere
sotto. la schiavitù della legge.: «Ma quando venne la
.pie~ezza del tempo, Dio mandò il Suo Figlio, nato
da donna, nato SGtt-o la legge, per riscattare coloro
che erano sotto la legge, perché ricevèssimo l'adozio-
ne a figli. E che voi siete figli ne è prova il farto che
Dio ha mandato nei nostri cuori lo' Spirito del'suo
Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più
schiavo, ma· figlio; e se figliQ, sei anche erede per vo-
lontà di piO) (Gal 4,4-7). Perciò, Paolo proclama
continuamente: «çri~to ci ha hberati perché restassi-
mo 1ìberi» (Gal 5,1). Quindi non dobbiamo ricadere
sotto il giugo della schiavitù. Nella liberazione dal po-
tere della leggè· Paolo ha vi~suto là sua conversione.
Pieno di zelo per la legge, osservata rigidame:qte fin
nei minimi dettagli: Paolo ha sperimentato il crollo
della costruzione cui aveva dedicato tutte le sue forze.
Quest' esperienza ha profondamente influenzato an-
che la sua dottrina' della redenzione.

Il bisog!10 al quale risponde la dottrina paolina della


giustificazione è rappresentato dalle molte coazioni
cui sia.tno sottoposti. Ciò che appare çhiaramente
nella coazione dei neurotici esiste più o meno in tutti
noi. Non viviamo liberamente, ma siamo soggetti a
questo o quel meccanismo. Siamo dominati da coa-
zioni interiori. Molto spesso tutta la nostra religione è
diventata un complesso .di coaziopi. Ciò ha indotto
Sigmund Freud' ~ definire la religione una neurosi
coattiva. Le coazioni alle quali si sottopone la persona
religiosa mirano, secondo Freud, a esorcizzare l'ango-
scia che la tormenta. Per esempio, il bambino ésorciz-
za la sua angoscia di fronte all'ignoto decidendo di
mettere il piede su ogni terza pietra del selciato.
Il bisogno degli uomini qui è l'angoscia. Ed essi cer-
cano di vincerla attenendosi rigidamente alle norme,
facendo dei patti con se stessi che poi seguono alla
lettera. Possono essere patti come questi: «Se recito il
rosario ogni giorno non mi può succedere nulla di
male e farò certamente una buona morte»; «(Se ogni
dòmenica vado in chiesa, non avrò incidenti». Ma
possono essere anche patti meno religiosi e rìguardare
lo stile di vita: «Se non mangio carne é s.eguo questa o
quella dieta, non mi verrà il tumore»; «Se faccio ogni
giorno una passeggiata nei boschi non mi verrà l'in-
furto». Sono certamente stili di vita sani, ma possonò
anche limitarci se ci aspettiamo la salvezza solo da es-
si. Possono renderci schiavi. Allora badiamo solo agli
alimenti accuratamente scelti o ai chilometri che fac-
ciamo ogni giorno. Oggi possiamo vedere ovunque
coazioni del genere: spinta a raggiungere il massimo
risultato in campo morale, in campo psicologico, co-
me se dovessimo elaborare tutti i complessi, e poi in
campo sportivo, culturale e spirituale. Queste spinte
possono .dominarci e renderci schiavi. Ci costringia-
mo a osservare leggi fatte da noi stessi e pensiamo che
da esse dipenda la nostra salvezza. Paolo lotta contro
tutto questo e ci mostra che la redenzione ha tutt'al-
tro significato; ., .
Per Paolo la redenzione in Gesù Cristo consiste so-
prattutto nella libertà che Cristo ci ha donato, nella
libertà da tutte le coazioni, sia esteriori che interiori,
sia imposte ckll' esterno sia imposte da noi stessi. In
Gesù Cristo Dio ci è venuto incontro come il Dio
Ghe ci libera da ogni coazione. Nel caso dei galati,
l'esigenza esteriore di farsi circoncidere è espressione
della loro coazione interiore a dover dimostrare qual-
cosa a Dio, a dover fare qualcosa per lui. Questa coa-
zione è profondamente radicata nell' anima umana.
Consciamente o inconsciamente, nelle profondità
del nostro cuore noi crediamo di dover meritare la
giustificazione della nostra esistenza, di dover acqui-
. stare con le nostre opere la grazia di Dio, l'essere ac-
cettati e r«essere amati». Può trat,tarsi di un'opera re--
ligiosa, del compimento di tutti i nostri doveri nei
riguardi della chiesa. Può trattarsi di un' opera moralè,
del.dover lottaJ:e tontro i.nostri difetti e viIicerli, del
dover ess.ere perfetti, liheri da ogni colpa, scrupolosi
osservanti di tutti i comandamenti di Dio. Può trat-
tarsi anche di un' ope.ra nell' ambito delle relazioI1i in-
Jerpersonali, del dover oomprare l'accettazione degli
altri dimostrando, o .donando, loro qualcosa. Tutte
queste co'azionÌ ostacolano e impediscono il nostro
vero essere uomini. Crediamo dì valere qualcosa solo
se facciamo qtJ.alcosa, di, essere grq.diti a Dio solo se
osserviàmo tutto ,ciò clie ci prescrive la nostra tradì-:-
zione religiosa.
Anche dietro l'ascesi cristiana 'dè. spesso quest'idea di
potete/dovere meritare il proprio essere umano. Pen~
siamo che la rinuncia sia sempre migliore del piacere,
çhe il sacrificio sia più meritorio del concedersi qual-
cosa. Per quanto importante possa essere per. la matu-
razione umana, V-ascesi.non deve mai essère praticata
in base alla falsa: motivazione di 'un:a giustizia deHe
opere. Altrimenti essa ci separa da Dio, altrimenti dè-
cadiamo dalla gra?~a. L'ascesi cristiana è se}'llpre un' a.::
scesi della debolezza e mai dellCl- forza, che sÌ glotÌa dei
propri risultati'. Essendo deboli, dobbiamo discipli-
narci per non finire.in un totale diso.rdine. Ma non
possiatno procurarci la salvezza c{:>n r ascesi. La salvez-
za è sempre opera di Dio. La giustificazione è opera
dellq Spirito, che, Dio ci dona quando nella fede ci
apriamo a lui. Questo non è un problema solo dei
galati o solo di Martin L~tero. È il fondamènto dèlla
nostra esistenza crÌsuana. Riponiatno la nostra fiducia
e
in Dio ci in noi stessi nelle"nostre opere? Ci salviamo
con le nostre forze o accettiamo riconoscenti la reden-
zione operata da Gesù Cristo? Anche quando le no-
stre idee teològiche sono corrette e seguiamo Paolo e
Lutero, la giustizia delle opere può continuare a ope-
rare nelle profondità del nostro cu(jfe e determinarci
nella parte più intima di noi stessi.
Traducendo il messaggio paolina della redenzione nel
nostro tempC1h il teologo evangelico ,Paul Tillich ha
compreso la giustinc-azibne del peccatore come accet-
tazione dell'inaccettabile. Egli ha visto un aspetto es-
senziale di quest.o, modello della redenzione. Poiché
molti si sentono inaccettabili, si sforzano continua-
mente di meritare) di elaborare, il venire. accettati.
Vogliono meritare il loro valore, la loro' salvezza con
le loro opere. Ma cosÌ si impegnano altEe le loro forze
e senza sperànz~. La fiducia nel Dio che mi aCGetta
incondizionatamente, nonostante io sia inaccettabile,
che mi,giustifica, nonostante io,sia peccatore, che mi
dic'e: «E bello che tu sia così come sei! Puç>i essere così
come sei!>~; questa fiducia libera da oghi eccessiva
spinta all'azione e da ogni agitazione nelle quali molti'
si rifugiano per evitare di incontrare se ~tessi. Oggi,
molti terapèuti cercano di convincere i loro p,azienti
che possono accettarsi così come s~mo, che devono
prendere le. distanze dalla loro eccessiva spinta a con"'
segùire dei risultati, da quella sorta di sport interiore
che li jnduce ad alzare' sempre più 1'asticella delle l'Oro
prestaziani morali o psiGologiche.
Paolo vuole d:ltci la stessa cosa sul piano religioso.
Dio è colui che mi libera da questa spietata e malsana-
concorrenza alla quale mi abbandono per poter resi-
stete in questo mondo. Dio mi 'offre un' altra possibi-
lità. di vita: l'esperienza della giustificazione del pecca-
tore, f esperienza che Dio' rende tutto giusto in me,
, che tutto ciò che c',è in me è buono, quando faccio
spazio a Dio in me, quando ripongo in lui la mia
fiducia. Nòn ho bisogno di portare nulla con me,
nessuna prestazione, nessuna qualifica mòrale o psi-
cologica. Mi basta donarmi a Dio così come sono,.
con tutta la mia impotenza, con tutta la mia la€era-
zione. Egli fa di me l'uomo che può rappresentare in
modo asBolutamente unico la sua immagìne in questo
mondo.
VIII
LETTERA AGLI EBREI
REDENZIONE COME"ACCESSO A DIO

La Lettera agli Ebrei è stata continuamente citata dal-


la teologia cattolica per comprendere la morte di Ge-
sÙ come sacrificio, analogamente ai sacrifici dell'Anti-
co Testamento. Ma cosÌ facendo, si è fraintesa \'es-
~enza del messaggio della redenzione della Lettera
agli Ebrei. Molti pensano che la Lenera agli Ebrei
riprenda concezioni ebraiche. Ma oggi gli esegeti af-
fermano concordemente che l'autore di quçsta «esor-
tazione» della fine del I secolo ha utilizza;to le conce-
zioni ebraiche in materia di sacrificio unicamente per
sviluppare una teologia ispirata dalla filosofia elleni-
stica, soprattutto dalla filosofia di Filone di Alessan-
dria, e finalizzata a persuadere con nuove argomenta-
zioni i cristiani a seguire il messaggio di Gesù. La teo-
logia ddla redenzione' è al servizio dell' ammonizione
e dell'incoraggiamento a ~vere nello spirito di Gesù.

Il bisogno al quale risponde il messaggio della -reden-


zione dèlla Letter~ agli Ebrei è l'inevidenza della sal-
vezza. I cristiani hanno ascoltato il messaggio di Gesù
e su Gesù. Ma non hanno sperimentato la gioia dello
Spirito Santo, la redenzione e la liberazione. Così,
çon il passare del tempo"si sono fiac€ati. «"Le mani
sono cadenti, le ginocchia infiacchite" (Eh 12,12)
[...]. La sofferenza e la persecuzione, l'ampiezza e l'ap-
parente inefficacia del ~essaggio creduto hanno fatto
vacillare la loro salda fiducia e convinzione» (Fioren-
za, p. 271). I çristiani sono rassegnati perché non spe-
rimentano la"forza liberatricç del vangelo e la"reden-
zione che sarebbe già avvenutà in ,Gesù Cristo. I pri-
mi çristiani hanno créduto al ritorno: im!l1Ìnente di
Cristo. Ora la comunÌtà si accorge- che la venuta di
Cristo ritarda. ;L'ardente desiderio della venuta di
Cristo si è raffreddato. «Si cerca dì organizzare la pro-
pria vÌta secon~o il mondo e di adattarsi a esso. L'au~
tore come "pastore" cerca di contrastare questa pro-
fonda debolezza della fede con 1'ammonimento e il
rimprovero, con la messa in guardia e la minaccia,
con la lode e la promessa, ma anche e soprattutto
con una m~iore -penetrazione teologka ed evrden:-
zia~iQne della situaz,ione» (ivi, p. 271). Una riUova
teoJogia della redenzione de;ve porre rimedio alla
stanchezza e rassegnazione dei cristiani, far riscopdre
~oro qualcosa della redenzione in Gesù Cristo e in-
durii a vivere dì conseguenza.
In queSto senso, anche se" il suo"linguaggio sembra a
prima vista estraneo alla nostra mentalità, la Lettera
agli Ebrei è assolutamente attuale. Infatd,quesra è
anche la nostra situazione~ Anche noi ci siamo stanca-
ti della fede, ci lamentiamo della scarsa sperimentabi-
lità e visibilità della redenzione, siamo scoraggiati e
deboli, cònstatiamo che la forza morale dei cristiani
è chiaramente diminuita e che oggi nel mondo essi
diventano sempre più insignificanti.
La risposta della Lettera agli Ebréi parte "da una visio-
ne del mondo. diversa da-quella che sottende la rispo-
sta dell' apostolo Paolo. «Allo schema della parusia,
diventato discutibile con il passare del tempo, 1'auto-
re, che possiede una buona conoscenza filosofica, pre-
ferisce lò schema spaziale-metafisico della realtà terre-
na e celeste. Come il filosofo della religione ebreo Fi~
ione di Ales~and:ria (dal 20 a.c.: drca fin verso il 50
d.C.), ~g1i divide la r-ealtà in due sfere: la sfera terrena,
che è copia, ombra, p3:Sseggera;' la sf~a celeste, eht; è
originale, reale ,eq eterna» (Schierse, p. 9). Con que-
sto schema l'autore si' libera della domanda su quan-
do ritornerà Cri$to e risponde alle domande ch<f i cri- ,
stiani si"pongono al suo tempo.
Come possono partecipare alla redenzione, come
possono vivere da persone redente nellp.loì.o situàzì,o-
ne di persone rassegna1;e, ma anche combattute e in-
comprese? N ella sua risposta l'autore considera sia il
pa!Jsatol in -cui è avvenuta la reclenzione, sia il"futurQ,
che la porterà a compimento. Ma per lui è decisivo il
presente, Come possiamo sperimentare la redenziQ-
ne.ora, nel momento pre~ente? Come ci raggiunge la
redenzione avvenuta una volta per sempre in Gesù
Cristo?
Per rispondere a ..q1,leste domande 1'autore ricorre alla
realtà dei sacrifici ebraici. Ma la descrizione dei sacri-
fici ebraicì gli serve unicamente per descrivere la re:..
denzione del·tutto diversa operata da Gesù CristQ.
Egli non resta quindi prigioniero dei concetti cultua-
li, ID;a li super~, mentre noi, nella nostra interpreta-
zione, oonsideriamo spesso il sacrificio di Gesù nella
Hnea dei sq.crifid veterOLestamentari. Per la Lettera
agli Ehrei ciò che importa non è il sacrificio, ma l'ac-
cesso al santo dei santi. li sacrificio di Gesù sulla croce
«ha aperto la strada al vela santo dei santi di Dio, per
cui ora i fedeli' possiedono già "la realtà stessa delle
cose" (10,1) e possono entrare nel santuario celeste,
alla presenza del Dio ddla grazia (4,16; 10, 19-12;
12,22-24). Ferdò, la non evidenza della salvezza Ia-
me~tata dai cristiani dipende unicamente da un' erra-
ta conéèzione della realtà. 09 che conta non sono le
cose visibili, terrene, ma i beni duraturi, invisibili, ce-
lesti (cap. 11)>> (iv~ p. lO). Essendo entrato nel santo
dei santi, nel santuario celeste, Gesù realizza una re-
denzione permanente e permette anche a noi di an-
dare oltre il velo, di accedere alla vera realtà, di acce-
dere a 'Dio. La ,salvezza è già presente. Cristo è già
entrato nel santuario e ci ha ap"erto l'accesso a esso.
Egli ci ha tracciato una strada. E l'iniziatore nella fe-
de, l'archegos, l'iniziatore della salvezza, colui che ci
conduce alla salvezza sulla strada che ha aperto. Su
questa strada Cristo è, gi~ perfetto e vuole condurre
anche noi alla perfezione. Il salvatore e i. salvati hanno.
la stessa origine, appartengono alla stessa stirpe. E~­
sendò essenzialmente imparentati con Cristo (synge-
neia), il suo destino sarà anche il nostro. E nqn è solo
una parentela, perché noi tutti proveniamo da uno
sola (ex henos). A causa di quest'intima unione con il
salvatore il «perfezionatore perfètto condurrà i suoi
nel luogo' della pace celeste qu_ale meta comune»
(Grasser, p. 134).
L'àccesso al santuario, alla verà realtà, è un'immagine
decisiva per la redenzione. L'altra immagine è quella
dell'intercessore. In quanto perfetto, in quanto eleva-
to alla destra di Dio, ora Cristo intercede per noi.
Gesù è il sommo sàcerdote, che è presso Dio e inter-
cede per noi. La sua intercessione è «espressione del
signmcato permanente della sua offerta di se stesso»)
(Miirz, p. 12) sulla croce. Mentre qui sulla terra i
sommi sacerdoti erano costretti a entrare continua-;-
mente nel santuario per offrire il sacrificio di espiazio-
ne per i peccati degli uomini, Gesù è entrato una vol-
ta per sempre nel santuario celeste. «Cristo invece,
venuto come sommo saèerdote di beni futuri, attra-
verso una Tenda più grande e più perfetta, non co-
strwtà da mano di uomo, cioè non apparienente a
questa creazione, non con sangue di capri e di vitelli,
ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre
nel santuario, procurandoci cosÌ una redenzione eter-
l1a» (Eb 9,11~12). Elevato alla destra di Dio, egli in-
tercede continuamente per noi e interviene in nostro
favore. Gùardando a lui, partecipiamo alla sal~ezza
che egli ha operato per noÌ. Così la morte di Gesù
viene intesa certamente come espiazionè, ma non è
una punizione che Gesù avrebbè dovuto accettare
per i pe.ccati degli uomini. Espiazione significa piut-
tosto cancellazione del peccato, liberazione dal pecca':
to. Il peccato preclude l'accesso a. Dio. Gesù con la
suà morte è entrato, attraverso la tenda, nel santuario.
La sua morte è quindi anzitutto e soprattutto un ac-
çesso. Essa opera anche il perdono dei peccati, ma
non nel senso che egli ha accettato una punizione '
per noi, bensì nel senso che·ci ha liberati dalla nostra
sottomissione al peccato con il suo amore che vince
anche la mòrte.
Un terzo concetto di redenzione è per la Lettera agli
Ebrei quello di alleanzà eterna, che Cristo ha conclu-
so con noi mediante la sua morte. Cristo è il «media-
tore di tin?alleanza migli-Ore» (8,6). Egli realizza la
promessa della nuova alleanza cosÌ come era stata de-
scritta dal profeta Geremia: «E questa è 1'alleanza che
io stipulerò con la casa d'Israele dopo quei· giorni, di-
ce il Signore: porrò le mie leggi nella loro mente e le
imprimerò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi sa-
ranno il mio popolo. Né alcuno avrà più da istruire il
suo concittadino, né alcuno il proprio fratello, dicen-
do: Conosci ìl Signore! Tutti infatti mÌ conosceran-
no, dal più piccolo al più grande di loro. Perché io
perdonerò le loro iniquità e non mi ricorderò più dei
loro peccati» ~Eb &,lO-12; Ger 31,33-34). Anche la
nuova alleanza: è stata suggenata, come l'antica, con il
sangue. Al rigu:,trdo la Lettera agli Ebrei -si rifeFÌsce
certamente alla tradizione della cena, quando Gesù
-dice sul caliee del vino: «Questo è il miç>. sangue, il
&angue dell'alleanza, versato per !llolti» (Mc 14,14).
Eer l' autor~ d~lla Lenera agli Ebrei più importante
del sangue dì cui parla ~ 14 nuova alleanza che Cristo
ha ottenuto per noi uoruini, un' alleanza in hase illa
guale Dio non ci imput.a la nostra colpa e sta sempre
.dalla nostra parte~ «Per questo egli è mediatore di Una
nuova alleatIZ4~ perché, essendo ormai interv;enuta la
sua morte p€r la redenzione delle ~.olpe commesse
sotto la prima alleaiI-7;a, coloro ohe sono stafi chiama-
ti ricevano l'eredità eterna me è stata promessa» (Eh
9,l~).- -
La nU0va all~:z;a che Cristo conclude con noi,nella
sua morte non è più un~eanza basata sulla recipro-
cità, come talleanza del Sinai, che esigeva qagli uomi-
n! l'osservanza dei comandamenti di Dio. E piuttosto -
un' alleanza tplilatérale. Dio stesso si vincola nei ri-
guardi degli uomini, anche quando questi ,continua>-
no a .violaréla sua alleanza. La nuova alleanza nel suo
sangue, dhe noi celebriamo" in: ogni eucaristia, è fas-
soluta e incondizionata giustificaZione dell' esistenza,
la ceftezza asseluta che Dio è dalla nostra parte, si lega
a noi, ci accetta e ci ama incondizionatamente e fa
'str-ada insiemè a noi. Nell'eucaristia-noi celebriamo
questa certezza dè11a nostra salvezza. Mofte _person~
soffrono a causa di un' accettazione condizionata da
parte degli altri, a, causa di una giustifi~ione condi-
zionata della loro e~istenza. Chi sente di·essere accet-
tato. solo a patto di fare qualcosa, di essere bravo, di
adeguarsi, non può vivere veramente. Svilupperà, se-
condo Frielingsdorf, delle strategie di sopravvivenza.
Pèt essere amato vorrà fare sempre di più, adeguarsi
sétnpre di-più, non dite mai.ciò che pensa. non ester~
naremaii suoi sentimenti. Ora questo non è vivete,
ma solo sopraVviv~re (Frid~gsdorf, .Voni' Uberleben
zum Leben). La nuova alleanza, che Cristo ci ha pro-
curato con la sua "morte è l'accettazione incòndizio-
nata da parte di DÌo. Ora abbiamo. libero accesso a
Dio, siamo assolutamente. accettati, accolti, da lui.
Egli si è legato a noi per sempre, e·senza alcuna, con-'
dizione da parte nostra) per donarci la sua salvezza e il
suo 'amore.
La Letteta agli Ebrei presenta le sue considerazioni' .
teologiche sulla redenzione operata di Cristo come
offerta sacrifÌGale, èome accesso al Padre, cbme stipula,
di una nuova alleanza: «Abbiamo dunque, fratelli,
piena lihertà &.entrare nel santuario per. mezzo del
sangue di Gesti, per questa via nuova e vivente che
egli ha inaugurato pep noi attraverso il velo, ciQè la
sua carne)} (Èb lO,19-20). Tutte le considerazioni
sul sacrificio, sulla nuova alleanza,_hànno un unico
scopo: darci la certezza che abbiamo accesso al mon'- -
do celeste~ al santuario celeste, dove Cristo siede alla
destra del Packè e 'intercede per noi.
Volendo tradutre:ii lifigtiagg1.0 della Lettera agli Ebrei
'nel noStro tempo, la: psiçoI<Jgia transpersonale potreb-
be aiutarci a trovare un linguaggio stimolante per
l'uomo moderno. Per 1'autore della Lettera agli· Ebrei,
formato·alla fìlosofìa,.la vera redenzione è l'accesso al
mondo celeSte. Nella sua morte Cristo è entrato nel
. mondo celeste e si è assiso alla destra del Padte per'
intercedere per noi. Egli attira la nostra attenzione
sulla v.era ~ealtà. Cì aiuta ad affrontate meglio le sof-
ferenze della nostra vita~ le contestazioni è~le delusio-
ni, a sapere che questa no.n è la vera realtà, ma solo. il
passaggio. alla realtà celeste. Ma 'luesta realtà celeste
no.n si tro.va tutta nell'aldilà. Essa compenetra 'anche
il no.stro. mo.ndo.. La psico.lo.gia transperso.nale vuo.le
condurci dal livello. dell'esperienza mpndana, dal li-
vello. dei sentimenti e delle passi0ni, dal livello dell' at-
testazio.ne e del rico.no.scimento., alla vera realtà, alla
realtà di Dio. nella no.stra vìta: Il mo.ndo. ulttaterreno.,
il mo.ndo. celeste; è illuo.go. in cui noi-siamo. veriUlleJ.:l-
te liberi, in cui po.ssiamo. vivere la no.stra vera vo.cazio.-
ne di uo.mini.
Il santo. dei santi nel quale Cristo. è entrato. una vo.lta
per sempre è anche illuo.go. della guarigio.ne e della
santità, nel quale veniamo. risanati e santificati, cio.è
il luo.go. nel quale scopriamo la nostrà vera dignità
divina. La psico.lo.gia transpersonale ci dice che 1: uo..,
mo. è pienamente risanato quando. smette di restare
aggrappato al suo. lo. e si apre alla vera realtà, alla real-
tà di Dio., quando. si definisce non a partire dal mo.n-
do e dai suo.i parametri, bensì a partire da Dio.. Per la
psico.lo.gia transperso.nale la vera terapia è la «disiden-
tificaiione», cio.è l'eliminaziolle dell'identificazio.ne
co.n questo. mo.ndo., Co.n le idee altrui, co.n la lo.ro de-
dizione e illo.ro rico.noscimentò. Quando. nella pre-
ghiera entro in co.ntatto con la vera ~ealtà, co.n Dio,
che è' il fo.ndamento di ogni essere, molti problemi
perdono la loro gravità e urgenza. L'accesso alla vera
realtà, al santo dei santi, è la vera liberazione. Ora il
santo. dei santi non è so.lo la realtà divina che,mi,cir-
conda, ma anche la realtà divina che è in me •.Secondo
l'interpretazione della Lettera agli Èbrei, Cristo. ha
apeno l'accesso. al santo dei santi ID noi, alla realtà
divina presente in noì, e ci ha cosÌ liberati dal po.tere
di questo. mo.ndo.
Per la Lettera agli Ebrei il vero accesso a questa realtà
divina presente nella nostra vita è la fede. <<-La fede è
fondamento delle cose che si sperano e prova di quel~
le che non si vedono» (Eb Il, l) . Nella fede noi tro-
viamo il nostro fondamento non nelle cose esteriori,
non nel riconoscimento da parte ,degli uomini, ma
nei doni che Dio ci ha fatto in Cristo. E nella fede
siamo interiormente stimolati, afferrati dal mondo
ultraterreno, dalla vera realtà. Nella fede veniamo in
contatto con la realtà di Dio nella nostra vita, che ci
libera dal nastro essere schiavi del mondo e delle sue
passioni. Aumentiamo la nostra fede guardando a
Gesù Cristo «autore e perfezionatore della fede» (Eb
12,2). Aumentiamo la nostra fede non con conside-
razioni filosofiche, ma tenendo fisso lo sguardo su
Gesù Cristo, che è entrato nel santuario celeste. E la
. fede si rafforza con la sofferenza, che ci aspetta, come
già avvenne per Gesù Cristo. Come Gesù è entrato
nel mondo celeste attraverso la soffere.nza e la morte,
la contestazione e la tribolazione, cosÌ anche noi pos-
siamo entrare nel mondo interiore, nel mondò ultra-
terreno della salvezza, ~ttraverso la sofferenza e la
morte. La sofferenza non è punizione, non è neppure
mess:fin discussione della redenzione, ma è anche per
noi il passaggio obbligato alla vera realtà.
Dobbiamo tenere fisso lo sguardo su Gesù. «Egli in
cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sotto-
pose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso
alla destra del trono di Dio» (Eb 12,2). La gioia del
mondo celeste che ci attende, nella quale ci ha prece-
duto l'iniziatore della salvezza, l'autore della fede, ci
dà la forza di procedere gioiosamente in questo mon-
do sulla nostra strada, di camminare con fiducia e
speranza incontro a Dio.
Per la Lettèra agU Ebre;i è importante crre la redenzio':'
ne in Cristo sia avv~nuta 'una volta per sempre: Che
cosa signifka:? Nell'evento storico della morte sw
Golgota Gesù è entrato una volta per sempre nel san-
tuario celeste.,. La redenzione ci precede. Non abbia-
mo bisogno di autoredimerci. Non abbiamo più bi-
sogno di akun complicato rito di espiazione per otte'"
nere il perdono. Per la Lettera agli Ebrei il peccato è
ciò che divide, ciò che ci impedisce l'accesso alla vera
realtà. Attraverso la porta della morte Gesù è entrato
nel santuario celeste e si è assiso"alla destra di Dio, per
intercedere pernoi. Perciò, la redenzione èun evento
storico, accaduto Una volta per sempre. Ma perché ci
raggiunga occorre la nostra fede, che vede oltre il vi~
sibile la vera realtà, Cristo, il sommo sacerdote e l'in-
tercessore, ~he ci ha,aperto l' aécessoalla realtà' celeste.
La sofferenza, che ci colpisce così come ha colpito
Cristo, ci:orienta verso la vera realtà, che è à nostra
disposizione, immerge tutto 'ciò che sperimentiamo
qui sulla terra in un' altra luce e ci dona resistenza-e
libertà nei riguardi del mondo e dei suoi problemi.
-IX
ALTRE IMMAGINI BIBLICHE
DI REDENZIONE
Lettera ,ai Colosse;;i, Lettet;;l agli Efesini, ~
Lettere rastorali, Prìma e Seconda Lettera di Pietro

N~gli ultimi scritti del Nuovo T estarrrento possiamo


trovare:; ancora molte immagini di redenzioné, imma-
gini che parlami) in modo diverso al nostro cuore, ri-
spondono a bisogni e desideri diversi. Cos~ la Lettera
ai Colossesi risponde ai tentativi rusalvarci da sofi'
attraverso l'esecuzione di certi riti, l'ossèrvanza di de-
terminate scadenze e segni zo,diacali. Questa tenden-
za esiste anche oggi. Cerchiamo molte tecniche e .
molti metodi dai quall ci aspettiamo la salvezza.
La Lettéra ai Calasse$i ci dice che Crìsto trionfa su
tutte le forze e le pot~, su tutti,i metodi con i quali
vogliamo salvarci da soli. La posizione unica di Cristo
come capo della creazione ci libera dallo sforzo spa-
smodico di salvard da soli e ci rinvia al tempo stesso
al significato cosmiCo. della redenzione.. Gli uomini
hanno distrutto l'unità e l'armonia del cosmo. «Oc-
correva quindi la riconciliazione, operata -dall'evento
Cristo. per ristabilire l'ordine cosmico. L'universo è
stato riconciliato, poiché attraverso la risurtezÌone e'
la glorificazione di Cristo il cielo e ia terra sono. stati
restituiti all' ordine stabilito da Dio nell~ creazione.
Oral'universQ si trova nuovamente sotto il suo capo
e perciò è ritornata la pace cosmìca» (Lohse, p ..101).
Oggi, noi non possiamo più comprendere la reden-
zione come indipendente dal mondo e rivolta unica-
mente all'individuo, ma dobbiamo considerare anche
la sua dimensione cosmica. Tutta la c~eazione sospira
la redenzione. Dobbiamo chiederci come oggi, nel.
senso della Lettera ai Colossesi, dovremmo porci in
relazione con la creazione, come la forza redentricè e
liberatrice di Cristo potrebbe permeare anche la no-
stra relazione con-il cosmo.
La Lettera agli Efisini.sviluppa la teologia della Lettera
ai Colossesi in relazione àlla comunità della chiesa.
Pèr essa Cristo' è là nestra pace, che ha reso, uo.mini
nuovi i giudei e 'i greci. In Cristo Dio ci ha trasferiti
da questo mondo privo di salvezza nei cieli, in un
luogo di pace e salve~z,a. L'autore chiama questo luo-
go il corpo di Cristo. li il luogo della signorìa di Cri-
sto, nel quale l'uomo acquista una nuova ampiezza e
profendità. Ed è il luogo della chiesa, nel quale pos-
siamo sperimentare la ricchezza della nostra esistenza
redenta. Anche se oggi il linguaggio della Lettera agli
Efesini sembra lontano dalla nostra mentalità, essa
connene un messaggio importanle per il nostr-O tem-
po< l'idea che la redenzione è essenzialmente pace.
GestÌ «ha fatto la pace... distruggendo in se stesso !'i-
nimicizia. Egli è venuto perciò ad annunciare la p~ce
a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano
vicini» (Ef2,15ss.). Il nostro annuncio e la nostra fe-
de corrispondono al messaggio di questa lettera solo
se sono operatori di pace, solo se indicano strade che
oggi permettano agli uomini delle div:erse culture e
razze di vivere pàcificamente insieme. La Lettera agli
Efesini ci stimola a vedere con occhi nuovi anche la
nostra vita comune ,nella chìesa. Nonostante tutti i
suoi limiti e le sue debolezze la chiesa è il luogo della
signoria di Cristo, un luogd nel quale scopriamo il
nostro vero essere umano, nel quale sperimentiamo la
nostra dignità divina e nel quale possiamo sperimen-
tare il cielo com.e la vera dimension.e della nostra esi-
stC'lnza. Oggì, l'ottimismo della Lettera agli Efesini
non potrebbe che farci del bene. Potrebbe contagiarci
e stimolare la nostra fantasia a vedere come potrem-
mo vivere attualmente la chiesa per troware veramente
in essa Uluogo della redenzione e della libertà, illuo-
go d~ paèe e della benedizione'divina.
Troviamo un' analoga immagine di redenzione nell'A-
pocalisse. Siamò stati acquistati con il sangue di Cri-
sto, riscattati dall'ambito della signoria di Satana. Sia-
mo contrassegnati con il sigillo. di Cristo, che portia.,.
mo sulla nostra fronte come un segno protettivo e che
ci garantisce la redenzione finale nel giorno del giudi-
zio. Perciò, in questo mondo siamo nell' ambiente
protetto della salvezza. li sigillo come segno dell'am-
biente protetto, nel quale ci ha introdotto la reden-
zione, ci può incoraggiare, come incoraggiava .già i
cristiani del tempo, a vivere in questo mondo, a par-
tecipare alle sue lotte, senza dimenticare l'altra di-
mensione della nostra esistenza:. li sigillo non deve
essere assolutamente frainteso e indurre a creare un
ghetto cristiano in questo mondo. Esso è piuttosto
una garanzia per aprirsi e impegnarsi senza timore in
questo mondo, portando con noi nella lotta il segno
della vittoria, essendo pienamente coscienti nel mon-
do della nostra identità di persone redente. La nostra
vita non è limitata ai problemi di questo mondo. N ai
portiamo il sigillo divino. Cristo «ha fatto di noi un
regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre» (Ap 1,6).
Le Lettere pastorali descrivono la redenzione in Gesù
Cristo ricorrendo al concetto ellenistico di manifesta-
zione, apparizione (epifania), «che già n~lla letteratura
ellçmistica e ~l linguaggio ,odIa versione greca èl<!llla
Bibbia indica l'apparizione di Dio o degli dei fÌnaliz-
mta alla salvezza o al soccorso degli uomini» (Gnilka,
p. 108). La: grazia: di D~o si è manifestata a noi ip
Gesù Cristo 'per salvare noi e tutti gli ùomini (cf. Tt
2,11). Cristo è il nostro Dio e Salvatore. 'Egli ci salva
dall~empietà di<questo mondo e ci permette di vivere
in questo mondo «con sobrieti, giustizia e pietà» (Tt
2,12). Le Lettera di Tito cosÌ descrive la grazia. di Dio
ehe ci salva~ «Sì sono manifestati la bontà di Dio, sal-
v~tore nostro, è' il suo amore per gli uomini» (Tt 3,4).
Questa frase è stata i' ultima consolazione per il ftlo-
spio Peter Wust al momento della sua m,otte. Nella
mostruosa dominazione nazista, la manifestazione
della humanitas, dell',umanità di Dio in Cristo, era la
. quintessenza della redenzione. Tenere fisso. lo sguar-
do sull!umanità che ci è apparsa in Cristo può aiutarci
anche oggi a vivere «con sobrietà, giustizia e pietà: in
questo mondo» (Tt 2,12). Guardando a Cristo pos-
siamo scoprire nuove possibilità di essere umani, UIf-
humanz'tas che permetre al nostro mondo di dive~tar.e
più umano. Secondo la: Lettera di Tito, Dio ci redime
mostrandoci nel sup Figlio l'immagine ddIa-vera
. \ffi1anità. Dio ci redime per essere umani, per diven-
, rare uomini pienamente realizzati. In Cristo risplende
per no~. l" unmagme
. d,eIl' uomò COSl, come e, stato pen-
sato originariamente da Dio 'e €Ome vorfebhe realiz-
zarsi anche in noi.
Nelle due Lettere di Piçtro trovo due stimolanti im-
magini di redenzione. Anzitutto l'immagine della ,di-
scesa di Cristo agli inferi, che deriva da 1Pt 3,19 s. Da
un lato, essa indica l'universalità della salvezza e, dal-
'l'altro; è.una bella iIIlII,lagine di Cristo, il quale, nella
sua morte. è sceso negli abissi dd mondo per redime-
re e trasformare anche j presupposti inconsci della
nostra vita. Egli è sceso anche nel-mio r~gnQ dei mor--
ti, là dove in me è sepolto tutto ciò che ho rimosso,
tutto ciò che ho escluso dalla vita, perché mi ha fatto
paura. La redenzione significa che Cristo con la sua
luce scende nella mia romba,; nella mia ombra, per
illuininare e risanare tutto ciò che c'è nel fondo della
mia anima. La redenzioqc ghìnge fin nelle ptofondità
dell'incÒnscio. Essa cambia i presupposti del mio
pensare 'e del mIo sentire. Prima ancora. che cominci
a vivere son9 toccatO nelle profondità del. mio essere
dalla forza redentriçe di Cristo., . -
L'altrà immagine si trova nella secpIlda Lettera di Pie-
tro. Nell'osclllità del nostro mondo è-rifulsa per noi
la luc.e di Cristo: «Lampada che brilla in un luogo
oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mat-
tino si le.vi nei nostri cuori» (2Pt 1,19). Nella corifu.-
siol).~ del nostro tempo Cristo è come una luce che
, rischiara le tenebre. Egli ci ha strappati al mondo e
alla s.ua concupiscenza e ci fa partecipare alla natura
divin~ (2Pt 1,4). Questa. Lettera di Pietro presenta gli
apostoli come i 'consacrati ai quali è stata rivelataJa
gloria e. ~ forzaruvina sulla montagna .della tri:\Sfigu-
razione. Cristo è pieno di forza divina. Egli ci redime
facendoci partecipare alla natura divina e dempien-
dpci di forza divina. «La salvezza deH'ùomo è la parte-
cipazione alla natura divina, che fonda la vita in Dio,
la conoscenza di Dio e l'essenza immortale dell'uo-
mo» (Grundrnann, 2 Pctr, p. 77).
Il mondo non redento è caratterizzato dalle concupi-
scenze che dominano l'uomo. Donandoci la forza: di-
vina, Cristo ci permette di autocontrol1ard, di realiz-
zare la vera umanità. Mentre in Giovanni la redenzio,..
ne come divinizzazione viene intesa piuttosto come
un diventare una cosa sola con Dio nell'amore, nella
seconda Lettera di Pietro noi siamo redenti in quanto
veniamo riempiti di forzà divina da Cristo. La forza
divina ci strappa al potere delle cQD,cupiscenze e ci
dona la libertà e l'autocontrollo. Qui troviamo
espresso il desiderio dei greci di un'umanizzazipne
pienamente riuscita. E questo è anche il fiostro dèsi-
derio_, oggi. Desideriamo esst:re liberi e autentici, de-
sideriamo diventare pienamente noi stessi. Ma spesso
sentiamo di non riuscirvi, di essere determinati da al-
tri, di essere dominati dalle nostre pas.sioni. La secon-
da Lettera di Pietro ci dice che in CristQ è rifulsa per
noila luce divina, che ci mostra il cammino in questo
mondo tenebroso. E in lui partecipiamo alla natura
divina. Attraverso di lui ci viene donata la forza divina
che ci permette di diventare veri esseri umani. Abbìa-
mo in noi un' altra vita, la vira divina, che risplende
cùme una lampada in un luogo oscuro. La fede nella
luce divina ptesente nel nostro cuore ci permette di
vivere con serenità. e fiducia nelle tenebre del nostro
tempo. La redenzione è una certezza interiore, la per-
cezione della vita divina che è in noi.
Vi sono quindi molte immagini con cui la Bibbia ci
descrive il mistero della. redènzione. Ogni autore bi-
blico sceglie l'immagine (le immagini) di redenzione
che risponde meglio al bisogno e àl desiderio del suo
tempo. Non tUtte le epoche hanno gli stessi bisogni e
non tutti gli uomini hanno gli stessi problemi nello
stesso tempo. Perciò, non possiamo dire che 'oggi un
unico messaggio biblico sia in grado di interpellarci e
toccarçi in profondità. Esistono molte esperienze in
grado di toccare e cambiare il nostro cuore a seconda
della nostra situazìone personale e delle influenze so-
ciali. La varietà delle immagini bibliche è un' offerta
di Dio per interpellarci e toccarci con la buona novel-
la della nostra redenzione in Gesù Cristo, Quando
riflettiamo sulle varie immagini di redenzione" cele-
brandole nella liturgia, e lascianio che esse influenzi-
no la nostra vita, le nostre conversazioni e i nostri
incontrì, i nostri pensieri e le nostre azioni, avviene
in noi la redenzione, incontriamo in esse il Diò che
oggi ci recllme e libera. N elle immagini ci raggiunge
la redenzione, che è stata operata in passato in Gesù
Cristo, nella sua vita, morte e risurrezione. Ma nelle
immagini sperimentiamo Dio anche presente, come
colui che sempre redime e vorrebbe redimerei anche
oggi, cosÌ come ha dimostrato in modo unico in Gesù
Cristo.
Al tempo stesso le immagini ci mostrano me la re-
e
denzione ~n Cristo non ancora compiuta. N ella Let-
tera di Tito si dice che la grazia di CrIsto ei ha abilit-ati
a vivere in questo mondo con sobrietà, giustizia e pie-
tà, «nell'attesa della beata speranza e della manifesta-
zione della gloria del nostro grande Dio e sa1vatOl:~
Gesù Cristo» (Tt 2,13):La redenzione avvenuta in
Cristo ci raggiungerà e trasformerà anzitutto nellà
preghiera, nella liturgia, nella meditazione, nella con-
versaziofie. Essa redimerà questo mòndo attraverso la
nostr.a: azione. E si compirà definitivamente nella
morte di ciascuno di noi e alla fine del mondo, quan-
do un nuovo cielo e una nuova terra rifletteranno la
redenzione ill Cristo: «Ecco la dimora di Dio con gli
uomini! Egli dirriorerà tra di .loro ed essi saranno suo
popolo _ed egli sarà il "Dio:-con-Ioro". E tergerà ogni
lacritna dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né
lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima
sono passate. E Colui che sedeva sul trono disse: "Ec-
co, io faccio nuove tutte le cose'\ (Ap 2l,3-5).
CONCLUSIONE

Le molte immagini bibliche di rede~ione hannolor-


se' mostrato chiaramente che il mistère della reden-
, zione: è più ampio e più profondo di quanro &i possa
esprimere in una sbla frase. La redenzio~e è il centro .
della nosttà fede. Noi crediamo in Dio' me fin àall'b~
rigIDe dei tempi è.il Dio che redime e libera" che ci
libera dalla paurà, ci ,salva dal potere dei ...nemici, ci
soccorre quando non ~appiamo avà1izare e disperati
gridiamo-. Non possiamo. credere in bio senza procla-
n1:rre la sua azione rèdentrice e liberatrice.
E, ,d'à.ltra parte; 'il messaggio' della reqenzione rispon:.
de al nostro desiderio pìù pr-ofondo. Infatti, se osser-
viamo sinceramente noì stessi e la 'nostra situaziane,
scopriamo di non essere contenti. Soffriamo, a causa
di noi stessi, dei nostri errori e delle nostre debolezze. .
dei nostri fallimenti. Soffriamo a causa d'elle coaiioni
cui si~o ·soggetti. della concupiscem..a che ci d.omina
(2Pt), della ma1i.~za di libertà, della nostra schiavitù
interiore. Soffriamo a causa della colpa in cui conti-
nuiamo volontariaiu.ente o involontatiamente a Ga:de~
re•. E soffriamo a·càusa della mancanza di senso, della
e
disperazione, della nostra caducità mortalità.
Dio risponde alla nostra sofferenza.. Non ci risponue
dicendoci che non c'è più'alcun bisogno, alcuna di-
sperazione. Ciò risponderebbe certament~ alle nostre
'attese; ma non"oorrispondèrebbe alla realtà e non ser-
virebbe granché. La redenzione non consiste nella
soppressione di tutti i ,bisogni, di tutte'lcr'oppressioni,
bensÌ nella liberazione nel bel mezzo della nostra
mancanza di libertà, nella salvezza dal nostro bisogno,
nel perdono dei nostri peccati e nella trasformazione
della nostra colpa e del nostro bisogno in un cammi-
no verso Dio e verso la vera vita. La redenzione deve
avvenire sempre di nuovo. Dio vuole operare la re-
denzione in noi oggi, ma vuole anche che sia operata
dal nostro impegno gli uni per gli altri.
Quando parliam0 di redenzione dobbiamo guardarci
da due pericoli: il pericolo della fÌssnione sul passato
e il pericolo di vedere la redenzione unicamente nella
morte di Gesù. Quando diciamo che Cristo ci ha re,..
denti, affermiamo giustamente che la redenzione çì .
precede, che non dobbiamo redimerei da soli. Ma
non possiamo vedere la redenzione in Cristo come
se prìma di lui non esistesse redenzione. Per la Bibbia
Dio è sempre il redentore e illìberatore, il salvatore,
la nostra salvezza e la nostra luce. Le persone pie del-
l'Antico TeStamento, che hanno espresso nei salmi la
loro esperienza di Dio, hanno sperimentato Dio, al
pari dei primi cristiani, come colui che libera conti~
nuamente da ogni necessità. Giorno dopo giorno,
Dio interviene nella nostra vita per redimerci e salvar-
ci. CosÌ n~l salmo 18 preghiamo: dvIi liberò da nemi-
ci potenti, da coloro che mi odiavano ed erano più
forti di me [... ] mi portò allargo, mi liberò perché
mi vuoI bene» (Sal 18,18.20). E nel salmo 27 pre-
ghiamo: «Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi
avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi
avrò timore?» (Sal 27,1).
Perciò, non possiamo él.ffermare che Dio ci ha redenti
solo in Cristo. Ciò che è avvenuto ndla vita, morte e
risurrezione di Gesù ha piuttosto rivelaço ciò che Dio
fa continuamente per noi e in nei. Dio, come colui
che guru:isce le nostre ferite, si è rivelato in modo
nuovo in Cristo come il nostro salvatore, il medico
delle nostre anime. Dio, còme coilli che.ci libera dalle
mani. dei nostri nemici, ci ha liberato in Gesù dal po-
tere dei demoni, dalle forze e coazioni estranee. Dio,
come colui che ci perdona. ogni giorno le nostre col-
pe, ci ha permesso' di sperimentare nella dedizione di
Gesù ai peccatori il suo ~ore-che-perdona. E que-
st' atnore-,che-perdona ·anche i peccati si è manifestato
ael modo più evidente e puro'nella matte di Gesù in
croce, un amçlre che osa spìngersi fino alla morte, che
si dona agli' uomini fino alla propria .impotenza, un
amerè che continua ad amare anche i propri carnefi-
cl. Quando diciamo che Cristo ci ha redenti con la
sua morte in croce, vogliamo dire che razione reden-
trice di Dio Jilella morte di Gesù si è manifestataÌn un
modo unico e insuperabile, che razione liberatrice e
redentrice di Dio h~ raggiunto lì il suo punto storico
più alto. Nella morte di Gesù Dio si è manifestato
una volta per sempre come il Dio redentore e libera-
tore, ci ha comunicato in modo inequivocabile la sua
redenziòne e quindi ci ha dimostrato e spiegato la suà _
azione redentrice che continua sempre.
In Cristo Dio ci ha redento una volta per tutte, ma la
redenzione con~inuèrà a raggiunge.rti in un modo
sempre nuovo. E Dio a compierla. Ma in Cristo Dio
ci ha· chiamati a essere anche re e sacerdoti che devo-
no comunicare la redenzione in questo mondo. La
redenzione è quindi un processo redehtore e liberato-
re che è stato avviato in modo unico in Gesù Cristo,
ma che ora noi dobbiamo continuare a trasmettere in
questo mondò. Cçmtinuando a sognare il sogno di
Gesù di una vita libera e pienamente realizzàta, a per-
donarci a vicen-da le nostre cotpe, aprendo così Ul?-
lihero spazio dI perdwlO e riconciliazione, noi possi,a-
ma ptomuoverejn qùçsto mondo la r1.concillazione e
la: pace; Siamo-chiamati a lottarç contro tutte le schia-
vitù e tutte le cqstrizio.p:i, a séoprire le coazioni nel
dialogo personale, ma anche a modìfiçare le strutture
di p'e.ccato attt~vèrso l'impegno politicQ, a creare
strutnire di salvezza ~ a lottare per la pace e la giustizia
in questo mondo. La chiesa è 1ID luogo privilegiato in
cui p'uò avvenire la, redenzione. Essa .celebra canti-
nuamente là liturgia" nella. quale si rende' presente la
_redenzione operata in Gesù. Gpsto. Essa celebra i sa-
, cramenti, che ci trasmettono la salvezza. Ma la chiesa
dovrebbe-tes.timoniare l'azione rédentrice e'liberatrice
di Gesù anche attraverso il mQdù in ~ui le persone
vivono e lav01:ano insieme al suo inte(Uo~ Ed essa è
chiamata a essere -lievito dì redeniione per il nostrò
mondo con la proclamazione del messaggio, ma an-
che con il su.o ìmpegn.o 'concreto:
Il secondo _pericolo èla fissazione.sulla morte di Gesù.
Paolo ha giu&tamèÌ1te visto nella ctoce il.centro e il
criterio di ogni proclamazione cristiana. Per~ lui, la
-croce di Cristo è «la forza critica» del vangelo CD.
Luz, in Kertelge, p. 126); Cristo crocifisso è (~la rive-
'!azione ultima e decisiva di-Dio» (ivi; p. 132); la croce
costituisce «l'espressione più evidente e prégnante
della presenza di Dio in Cristo» (ivi, p. 135). Ma tut-
to questo non deve indurci a 'Sa1tarè 9- piè pari la vita
di Gesù. I Vangeli sono lo sfondo necessario sul-quale
vedere la proclamaziQne paolina di Cristo, crocifisso
come autorivelazione di Dio. Per i Vangeli la reden.,.
zione avviene in tutto ciò che Gesù fa,: :nelle sue paro-
le; nelle sue guarigioni; nel suo incontro co.n gli uo-
miD.i. La morte in cto.ce compendia-,solo dò che Gesù
voleva dire con il.suo ann..uncio:. «(li' reg.no di Dio è
vicino. Co.q.vertitevi e Cl'e9.ete ,al v:angelo» (Mc 1,15).
Le qùattro divers~ imrri~ni ,di red~nzione d~i quat':
tro, Vangeli comprendono ruversamènte la, relazione
fra l'azione terrena di Gesù e la sua morte in croce.
Per Mai;teo, la IIiort~ è la massima espressione dell' a-
mOJ;e-che-perP.ona di Dio. Per Marco la croce è l'api-
ce dell'azione liberatriCe di (;esù. Gesù, che libera le
pe~s~ne ,che sono sotto il' pofere dei demoni, trionfa
sulle-tene~ose forze demoniache nel suo'grido'al mo-
mento d~ morçe, ,che è al teni,po ,stesso un grido di
vittoria. Per Luca, la mone di Gesù in croce è la prova -
, . della verità della nuova via ch~ egli proclama e percor-
re per primo gassando <la11a, mOI;;te :alla risurrezione.
Per Giovann~ la divi:t;tizzazione 'si compie attraverso
l'umanizzazione dl Cristo nella morte. Lì viene effuso
lo Spirito rederitore e divtnizza~ore su tutti gli uomini .
e p~ecisamente come'a,mdr:~' che li pervade e,li tr~r­
non
ma. 'Perciò" gli evangelisti vedòno mai, la morte
di 'Gesù come. un evento a sé stante, ma la vedono
sempJ;'e in r,elazione CQn la suà vita e la-sua·azione.
Dobbiamo co~<k.~e, quìndi.-non bibliche tutte le
espressÌoIli che legano la red~nzione unicamente-alla
morte in croce di Gesù. La morte in cr<"!ce.di Gesù è,
stata la rivelaziòÌìe più Chlara dell' amore-che.:pe~dona
e
di Dio il luogo della liberazione più radic::ale da tutte
le coazioni. La croce costituiscè anchè l'apice dell'au~
torivelazione c:li Dio che perdòna e libera. ~n qpc:;sto
senso la croce ci trasmette ancM la redenzione. Guar-
dando la .aroce;·~p-eriID.entando nei saèramenti la pre-
senza della vha, mOJ:.te e risurrezione. di Gesù, noi pa:r-
tecipiamo alla redeJ;l~10ne operata ~ Cristo. Dopo
essersi rivelato continuameJ?te lungo i secoJi agH uo-,
mini come redento re e liberatore, Dio si è rivelato
tale nella formà più c~ì~ n~ suo Figlio Gesù Cris.to.
Perciò.,-quello che Gesù h~ detto e fatto nella suà vita,
nel suo incontro co'n gli uomini, neUe sue guarigioni,
nel suo messaggio, viene compendiato nella sua mor-
te in croce. Dio si è manifestato e comunicato, nella
vita di Gesù e nel modo più evidente nella sua mo'rte
in croce, come il redentore e il liberatore, come colui
che perdona e divinizza. In questo senso possiamo
anche affermare che la morte e la risurrezione di Gesù
operano la nostra redenzione. Infatti, lì è avvenuto
qualcosa, lì Dio si è manifestato nella storia, lì egli si
è rivelato a noi in un 'modo insuperabile in un avve,..
nimento storico. Ma non clobbiamb intendere la re.,
denzione nella morte in croce in modo magico, come
se lì Gesù avesse pagato, con quella sola azion.e, tutte
le colpe dell·umanità. .In base alla Bibbia, possiamo
affermare èhe Cristo ci ha redenti attraverso la sua
morte in croce solo se vediamo là cosa insieme a tutta
la sua vita e alla luce di un Dio che s.empre redime e
perdona.' .
Sento coritinq:amente ripetere delle formule bibliche.
CoioIa che le ripetono credono che il rispetto del1'in~
segnamento biblico esiga.che ci si limiti a ripetere alla
lettera ciò che dite la Bibbia. Ma spesso questa ripe-
tizione letterale delle parole della Bibbia nasconde
una visione blasfema di Dio e spesso anche- una visio-
ne truculenta. Fare teologia significa ricercare. il vero
significato delle formule bibliche. Possiamo scoprire
il loro vero significaw riprendendo la tradizione teo-
logica della chiesa; tn:;l. anche ricorrendo al simboli-
smo così come "Veniva usato -dalla teologia antica e
viene usato oggi in psicologia. Perciò, ho cerG:ato di
comparare le varie immagini di redenzione con alcu-
ne scuolè psicologiche per rendere comprensibile ciò
che la Bibbia dice della redenzione. Così dovrebbe
apparire evidente che la redenzion~ non è qualcosa di
estraneo à1 mondo ~ qualcosa di teorico, ma riguarda
la nostra vita concreta. n messaggio della redenzione
risponde al nostro desiderio più profondo di libertà e
au.tenticità, al nostro desiderio di una vita umana pie-
namente realizzata e al nostro desiderio mistico di di-
ventare una cosa sola con Dio, di'- essere trasformati
nelI'ìmmagine di Dio in noi.
Ma oggi il messaggio della redenzione..non raggiunge
praticamente più gli uomini. Gli.insegnanti di reli-
gione lamentano di n.on riuscire. ad annunciare il
messaggio cristiano in modo comprensibile e stimo-
lante p:er gli u01.l1iQÌ. Bisogna impegnarsi a fondo nel-
la ricerca di un linguaggio che cçrrsenta di parlare del-
la redeiizione in modo stimorante e coinv()lgente.
Naruralmente, non basta trovare illingilaggio; occor-
re anche un cuore disposto a lasciarsi interpellare.
Giunto al termine di _queSto volumetto non sono af-
fatto soddisfatto del mio tentativo di trovare un.nuo-
va linguaggio. Mi accorgo di aver continuato spesso a
usare formule religiose, senza riuscire a tradurle in un
linguaggio comprensibile a tutti. Perciò, devo accon-
<tentarmi di qualche indicazione riguardo a una spie-
gazione della redenzione in grado di interpellarci e
coinvo1gerci in.teriormente, rispondere alle nostre do-
mande più profonde e indicarci un cammino di liber-
tà e amore, un cammino di pace e riconciliazione, un
cammino di vita e d! umaniziazione pienamente riu-
scita.
Per me la cosa decisiva è il come e il dove oggi possia-
mo sperimentare la reden~ione. La riflessione teologi-
ca sul mistero della redenzione non ci fornirà solo
risposte teoriche,< ma ci intròdurrà anche nel mistero
della redenzione ndla nostra vita. N ella mia vita spe-
rimento "éntrambe le cose: la sofferenza per me stesso,._
per le perso.neche mi. circqndano e per questo Ììlon~
do;-momenti .nei quali sento chetutto.è buono~ Spe'-
rinieflto' momenti ~ profondissima pace e riconuilia-
zrone;-di vera libertà e armonia. Lì sono' certo 'che Dio
mi redime. Li nell'inèQntro con Cristo. sentò che gua-
risce te mie fèFite, cile il suo sgU~do',àlnoroso ini ri~
solleva e mi libera.
E, a volte, nella meditazione o hdIa: comunibij.e seMo
di es~e.t:e una cosa sola con.Dio.; sento che la vita €livi-
na, l'amQre divino mi permeano e trasformaho pitto
in me. Questi sonod momenti nei qualiJa redenzione
mi raggiunge,'si rende tailgibile: Allora so nell'intimo
dci mio cuore che risponde al vero ciò che l-eggo con-
tinuamente nella Bihbia:' «A Colui che ci ama e ci ha
liberati dai nostri peccati con iI s~o s~gue,_ che ha
fatto di noi un regno di sacerdo.d per il S!10 .Gin e
Padre, a lui la glo:ria.e la potenza. nei..secoli dei s-ecoli.~
Amen» (Ap 1;5~6).

.... .~
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