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mensile di ricerca, cultura, orientamenti educativi, problemi didattico-istituzionali

per le scuole del secondo ciclo di istruzione e formazione

Nuova Secondaria
POSTE ITALIANE S.p.A. Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 n. 46) art. 1, comma 1 - DCB BRESCIA Editrice La Scuola 25121 Brescia - Expédition en abonnement postal taxe perçue tassa riscossa - ISSN 1828-4582-Anno XXXIII

1ott obre
2015

Formazione iniziale degli insegnanti e “Buona scuola”


L’attualità di Kant Breve storia di al-Qaeda Il senso dell’abitare in Heidegger
Galileo: un nuovo modo di usare la ragione Mangiare è un rischio
Nuova Secondaria
Mensile di cultura, orientamenti educativi, problemi didattici e
istituzionali per le scuole del secondo ciclo di istruzione e formazione

EDITORIALE Antonio Imbasciati, Mente e cervello


ottobre
2015
2 59
Giuseppe Bertagna, Scuola: uno sguardo da lontano 3 Alessandro Ferioli, Etiopia 1935-’36: un impero
per il regime fascista 64
FATTI E OPINIONI Roberto Busi, Per la nascita della città: quali fattori? 69
Il futuro alle spalle Paolo Musso, Un nuovo modo di usare la ragione
Carla Xodo, Se la pedagogia comincia dalla famiglia 6 Le grandi svolte del pensiero scientifico 72
Vangelo docente Stefania Balzan -
Paola Bignardi, Verso un nuovo umanesimo 7 Stefano Ferrarini, Mangiare è un rischio 79
La lanterna di Diogene
Fabio Minazzi, La scuola ha bisogno di Maestri 7 LINGUE, CULTURE E LETTERATURE
Il lavoro e la scuola a cura di Giovanni Gobber
Giuliano Cazzola, L’occupabilità dei dottori di ricerca 9 Flaviana Ciocia, Beauty: the path to truth
Ologramma in the Romantic sensibility 82
Cristina Casaschi, Compiti per le vacanze 15 Sabrina Zanoni, Die Marquise von O…
L’opera di Heinrich von Kleist
PROBLEMI PEDAGOGICI E DIDATTICI è di straordinaria attualità e dalle
Giuliana Sandrone, Formazione iniziale degli molteplici chiavi interpretative 90
insegnanti e “Buona scuola” 12
Maria Giovanna Fantoli, Dispersione scolastica LIBRI 95
e importanza della
relazione educativa 15 Sul sito di Nuova Secondaria disponibili lezioni con slide
Sandra Ronchi, Registro elettronico: http://nuovasecondaria.lascuola.it
un valore aggiunto educativo 18
Francesco Magni, La tragicommedia del concorso per
dirigenti scolastici in Lombardia 20
Massimo Campanini, Breve storia di al-Qaeda (1) 22

STUDI
IMMANUEL KANT a cura di Renato Pettoello 24
Anselmo Aportone, Kant e l’attualità della ragione 26
Vincenzo Costa, Legge, colpa e genesi del sé in Kant 29
Paolo Parrini, Kant e il problema del realismo 32
Alberto Peruzzi, Attualità della teoria kantiana
della conoscenza 38

PERCORSI DIDATTICI
Marco Ricucci, Attività didattiche sul testo
“adattato” come risorsa per
l’insegnamento ad alunni DSA 45
Stefano Veluti, Il senso dell’abitare nel saggio di
Heidegger Costruire abitare pensare 49
Immagine di copertina:
Immanuel Kant (1724-1804).
Nuova Secondaria Ricerca
Mensile di studi e ricerche empiriche sull’apprendimento/insegnamento
(http://nuovasecondaria.lascuola.it)

DOSSIER - L’apprendistato in Europa, all’incrocio tra raccomandazioni co-


munitarie, sistemi nazionali di regolazione del lavoro e modelli pedagogici
(a cura di Giuseppe Bertagna, Università degli Studi di Bergamo) pp. 1-5
Contributi
ottobre
2015
2
27; Francesca Martinelli - Emanuela Garavaglia - Matteo Berardi, La difficile af-
fermazione dell’apprendistato in Francia nell’ampio panorama dell’alternance, pp.
28-31; Feliciano Mostardi - Arianna Barazzetti - Barbara Galbusera, Prove di “in-
tegrazione”: le buone pratiche dei Paesi Bassi, pp. 32-35; Alfredo Di Sirio, Quale
Paolo Bertuletti, Luci ed ombre del modello tedesco pp. 6-10; Alberta Bergomi, aprendizaje? L’apprendistato in Spagna tra tradizione e nuovi modelli di regola-
L’apprendistato come leva occupazionale in Austria, pp. 11-13; Francesco Magni zione, pp. 36-39; Venancio Chaque, L’apprendistato senza contratto in Porto-
- Giordano Feltre, L’apprendistato in Danimarca, tra lifelong learning ed esigenze gallo: un percorso educativo “di serie B”?, pp. 40-42; Alessia Zanotti - Carmine
di flessibilità, pp. 14-19; Francesco Magni - Giordano Feltre, L’esperienza nor- Santoro, L’esperienza inglese, verso un apprendistato su misura, pp. 43-46; Sal-
vegese: troppo Stato, poco mercato?, pp. 20-23; Francesco Magni - Giordano Fel- vatore Manca - Luca Sighinolfi, Uno sguardo oltre oceano: l’apprendistato negli
tre, Svezia: alla ricerca di un apprendistato più vicino a imprese e territori, pp. 24- USA, pp. 47-49; Lilli Casano, Apprendistato europeo: facile a dirsi?, pp. 50-55

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PERCORSI DIDATTICI

Il senso dell’abitare nel saggio di


Heidegger Costruire abitare pensare
Stefano Veluti

QUAL È IL SENSO DELL’ABITARE? RIFLESSIONI A PARTIRE DA UN TESTO DI HEIDEGGER.

I
l pensiero di Martin Heidegger è estremamente com- zione del sapere di cui sopra), cioè Aristotele, crediamo
plesso e ampio, e in molti aspetti ostico a un lettore che a unire i differenti ambiti del pensiero ve ne sia uno,
non abituale. Il motivo dell’impervietà del suo filo- che Aristotele chiama pròte sophia, cioè “sapere primo”,
sofare è sicuramente – perlomeno in parte – anche l’am- che riguarda una dimensione che è sottesa a tutti gli altri
bizioso obiettivo che egli si pone, cioè quello di ripensare ambiti del sapere, che lo Stagirita chiama – seguendo i
in modo radicale l’esperienza filosofica (e non solo) del- suoi predecessori Platone e ancor prima Parmenide di
l’Occidente, dai greci fino ai giorni nostri. Elea – l’essere2. Questo è ciò su cui la filosofia si inter-
Il saggio Bauen Wohnen Denken è, a parere di chi scrive, roga. Tutta la storia del pensiero filosofico, da Talete
un condensato del pensiero “maturo” di Heidegger: in fino ad Heidegger ed oltre Heidegger, è interpretabile
queste poche pagine, si concentrano infatti i temi essen- come interrogazione sull’essere3.
ziali della filosofia del nostro autore, attorno alla do- Per dirla con le parole di un altro filosofo fondamentale
manda “qual è il senso dell’abitare?”1. nella storia del pensiero – cioè Kant – la filosofia si in-
terroga sulle condizioni di possibilità ultime dell’espe-
L’ambito e l’intenzione del pensiero filosofico rienza. Il pensiero filosofico radicale ha la tracotanza, l’ar-
propriamente inteso: la domanda sull’essere dire, di interrogarsi non su determinati ambiti limitati
Heidegger, in questo saggio, si domanda cosa significa dell’esperienza – il politico, la scienza, la morale, l’arte
“abitare”. La prima parte della domanda si chiede il si- e così via, ma sulle condizioni di possibilità di ogni espe-
gnificato, il senso di qualcosa (in questo caso, dell’abi- rienza possibile, su ciò che permette e rende possibile ogni
tare). Per porsi con precisione questa domanda bisogna in- nostra esperienza passata, presente, futura, realizzata o
nanzitutto chiarire cosa significa “chiedersi il significato” realizzabile4.
di qualcosa. La domanda relativa al “senso”, per Hei- Questo dunque è il livello dell’interrogare filosofico.
degger, è propriamente la domanda filosofica per eccel- Kant chiamava l’esperienza possibile “fenomeno”, Hei-
lenza. In altre parole, a livello di premessa del discorso, degger la chiama “esperienza dell’ente”. Tutto ciò che ci
è utile dunque chiarire innanzitutto che cosa significhi appare è “ente”, è qualcosa che “è”, che accade. La filo-
“fare filosofia”, al fine di comprendere meglio quale sia sofia intenziona l’essere di ciò che è, ciò che dona all’ente
l’ambito e lo stile dell’interrogare heideggeriano. Ve- il suo accadere, cioè appunto l’essere.
diamo che qui si premette alla risposta – o meglio, è
compreso nella risposta alla domanda sull’abitare – in che
senso noi intendiamo la filosofia.
In un corso di laurea di filosofia vi sono numerose disci-
pline in cui la filosofia è suddivisa: la filosofia morale, la
filosofia teoretica, politica, logica, dell’arte e così via. Ri- 1. M. Heidegger, Bauen Wohnen Denken, in Vorträge und Aufsätze, Neske, Pful-
spetto a questa suddivisione che ha uno scopo perlopiù lingen 19978, tr. it. G. Vattimo, Costruire abitare pensare, in Saggi e discorsi,
tecnico, didattico e funzionale ad una “sistemazione” e or- Mursia, Milano 1976, pp. 96-108.
2. Cfr. Aristotele, Metafisica, tr. it. G. Reale, Bompiani 2000, in part. pp. 131 e ss.
ganizzazione del sapere, il domandare filosofico radicale 3. Questa è la tesi di Heidegger relativa alla storia della filosofia. A tal propo-
si pone in modo trasversale. Seguendo il suggerimento di sito, tra i tanti testi heideggeriani, ad esempio cfr. i testi contenuti in M. Hei-
degger, Saggi e discorsi, cit.
colui che, di fatto, ha per primo proposto il modo di filo- 4. Cfr. I. Kant, Kritik der reinen Vernunft (17811, 17862), tr. it. G. Colli, Critica
sofare che tutt’ora ci appartiene (compresa l’organizza- della ragion pura, Adelphi, Milano 1999, pp. 51 e ss.

Nuova Secondaria - n. 2 2015 - Anno XXXIII 49


PERCORSI DIDATTICI

Osservando attentamente questa descrizione, un po’ naïf


forse, delle condizioni di possibilità di una abitazione,
possiamo dire che ciò che è presupposto è ciò che segue:
il materiale di costruzione, il progetto (e dunque l’intel-
letto calcolante umano), una volontà di costruire, e infine
uno spazio in cui costruire. Anche se non restringessimo
il significato di “abitare” a quello di “abitazione”, ve-
dremmo che comunque ogni “abitare” umano abitual-
mente inteso ha come condizioni quelle sopra elencate: un
“trasformabile” (il materiale), l’intelletto calcolante (il
progetto), la volontà e uno spazio “vuoto” in cui operare.
Per essere precisi, potremmo anche ridurre ulteriormente
le condizioni da quattro a due, in quanto la materia tra-
sformabile e lo spazio vuoto, di fatto, sottostanno all’in-
telletto progettante e alla volontà. Infatti essi sono soggetti
totalmente al domino di intelletto e volontà: lo spazio in
Todtnauberg è un villaggio nella Südschwarzwald, nelle sé è un’astrazione operata dall’intelletto umano, e dunque
vicinanze del quale Heidegger e sua moglie Elfride
è da esso che dipende. La materia inoltre, è liberamente
acquistarono una “baita” all’inizio degli anni ’20. Qui è dove
Heidegger abitava, lavorava, e dove ha scritto la maggior trasformabile dalla volontà. Tutto è a disposizione del-
parte delle sue opere. l’uomo, e di questo ne abbiamo quotidianamente prova –
la scienza, la tecnica e la tecnologia di oggi, infatti, hanno
fatto progressi impressionanti. Intelletto e volontà, prese
insieme, sono allora le uniche due vere condizioni del-
l’abitare umano.
L’abitare nel pensiero comune
Schematizzando al massimo la questione, potremmo dire
Fatta questa premessa, necessaria a comprendere il livello
che il pensiero del saggio suddetto di Heidegger porta pre-
a cui si pone l’interrogare heideggeriano, e l’idea di filo-
cisamente a ribaltare quella dipendenza. Non l’abitare di-
sofia presente nelle riflessioni del nostro autore, pas-
pende dalle quattro (o due) condizioni sopra elencate, che
siamo ora ad articolare la domanda relativa all’abitare. Il
potremmo riunire nel verbo “costruire” (materia e spazio,
saggio in cui Heidegger tratta esplicitamente questo ar-
intelletto e volontà), ma al contrario è il “costruire” che
gomento, come già accennavamo, si intitola Costruire
trova la sua pienezza e la sua essenza nell’abitare. In che
abitare pensare (in tedesco Wohnen Bauen Denken), ed è
senso?
la sistemazione di una conferenza tenuta il 5 agosto 1951.
Il termine “abitare” porta immediatamente a pensare al-
l’abitazione, cioè alla costruzione all’interno della quale
L’interpretazione metafisica dell’essere
Questo sguardo, che abbiamo definito come “ingenuo”, o
l’uomo abita. Al suo interno l’uomo vive, si riposa, svolge
“abituale”, non è filosoficamente neutro. Il linguaggio che
le operazioni quotidiane e si relaziona con gli altri uo-
utilizziamo nel modo in cui lo utilizziamo porta con sé una
mini5. Ma quali sono le condizioni perché vi sia qualcosa
configurazione di mondo che ci è data, di cui noi non
come una abitazione, e dunque perché sia possibile l’abi-
siamo artefici, e che ci deriva dalla storia e dalla tradizione
tare dell’uomo?
passata6. Questa configurazione ci è tramandata attra-
Naturalmente il fatto che ci sia stato qualcuno che, a par-
verso il linguaggio, all’interno del quale ci sono date le
tire da un progetto, abbia costruito la casa in uno spazio.
“categorie” per interpretare il reale e per operarvi. Il lin-
Il progetto è un’opera dell’intelletto, che designa (e dise-
guaggio secondo Heidegger è «la casa dell’essere», cioè
gna, in questo caso) e anticipa le forme che vuole ottenere
il modo in cui la condizione di possibilità dell’esperienza,
attraverso l’operazione concreta successiva. Il progettare
architettonico “ingenuamente” compreso è l’operazione
di accordare il calcolo degli spazi e dei materiali dispo-
nibili con il gusto e le esigenze del committente. Ecco una
ulteriore componente necessaria a una abitazione, al suo 5. Per una analisi – non solo filosofica – della crisi del senso dell’abitare nel-
apparire, cioè la volontà di un committente, che vuole che l’epoca moderna e contemporanea, cfr. M. Vitta, Nuovi modelli dell’abitare, in
Enciclopedia Treccani (vers. online, https://www.treccani.it).
l’abitazione sia in un determinato modo e che abbia una 6. Cfr. a tal proposito M. Heidegger, Sein und Zeit (200118), tr. it. F. Volpi, Es-
determinata forma e disposizione degli spazi. sere e tempo, Longanesi, Milano 20094, pp. 70 ss.

50 Nuova Secondaria - n. 2 2015 - Anno XXXIII


PERCORSI DIDATTICI

cioè l’essere, ciò che appropria gli enti, si dispiega, e in


questo dispiegarsi fa apparire gli enti così come sono7. (Lo
spazio del presente articolo non permette di chiarire det-
tagliatamente il significato di tale affermazione. Basti
per ora fissare che Heidegger condivide l’intenzione del
suo maestro Edmund Husserl di voler porre le basi per un
pensiero che si orienti “alle cose stesse!” – questo era il
motto della scuola fondata dal maestro Husserl8. Il con-
tributo-tradimento di Heidegger a questa impresa è stato
quello di introdurre la componente storica ed ermeneutica
come condizione imprescindibile di questo sguardo “alle
cose”).
L’abitare in senso “ingenuo” porta con sé tutta una strut-
tura ontologica, una determinazione del significato del-
l’essere e della verità, che opera carsicamente in ogni
“Nel pensare, ogni cosa diviene solitaria e lenta” (M.
“aver a che fare” con l’ente, cioè in ogni commercio del- Heidegger, Aus der Erfahrung des Denkens, Hrsg. H.
l’uomo con tutto ciò che è. La posizione fondamentale di Heidegger, Klostermann, Frankfurt a.M. 1983, p. 81).
questa interpretazione dell’essere si può dire che sia ca-
ratterizzata propriamente dalla preminenza del “costruire”
sull’“abitare”. In un testo degli anni ‘30, edito postumo
nel 1989 – i Contributi alla filosofia. Dall’evento – Hei- meno della condizione stessa. In altre parole, la metafi-
degger individua come principio di questa interpreta- sica, o “onto-teo-logia”, pone come condizione degli enti
zione dell’essere – che egli chiama qui “metafisica”, o in un “ente sommo”, che nel pensiero medievale corrispon-
altri testi “ontoteologica” – la «macchinazione» (in tede- deva a Dio (il Summum ens), mentre nella modernità
sco Machenschaft, parola contenente il verbo machen, che viene a corrispondere alla soggettività (l’Ego cogito car-
significa “fare”). Egli descrive questo principio interpre- tesiano). Così facendo, tuttavia, si pone a condizione del-
tativo dell’essere in questo modo: l’ente un altro ente, che per quanto summum, sempre “è
qualcosa”. Questo modo di intenzionare il fondamento
In quest’epoca, nulla di essenziale [….] è più impossibile o im- dell’esperienza di fatto sottomette quello alle medesime
praticabile. Tutto «viene fatto» o «si può fare», se solo ci si im-
condizioni dell’esperienza stessa, e cioè, nel caso del
pegna con la «volontà» di farlo. Già in partenza però non ci si
rende conto né si fa questione del fatto che è appunto questa «vo-
pensiero occidentale, alla macchinazione, alla “fattibilità”,
lontà» ciò che ha posto e deposto in anticipo quel che può es- con la conseguenza di una delimitazione dell’illimitato, o
sere possibile e soprattutto necessario. Perché questa volontà, – per esprimersi in altro modo – una misurazione di ciò
che tutto fa, si è votata fin da principio alla macchinazione, vale che dà la misura.
a dire all’interpretazione dell’ente come rap-presentabile e rap-
presentato. Rap-presentabile significa anzitutto: accessibile al- Abitare post-metafisico. Spazio per il luogo
l’opinare e al calcolare; e significa quindi: ottenibile mediante
Questa interpretazione dell’essere è sottesa all’idea di
la produzione e l’esecuzione. Tutto questo però pensato in base
abitare “ingenua” o “abituale”. Ecco allora che lo spazio
al fondamento: l’ente in quanto tale è ciò che è rap-presentato
e solo ciò che è rap-presentato è ente9. e la materia che noi abbiamo presupposto come condi-
zioni di un abitare, sono in realtà considerati non nel loro
Si potrebbe affermare che l’ente dunque è ciò che è “fat- portato ontologico reale, ma soltanto in quanto dei “de-
tibile”. Il principio dell’essere è la “fattibilità”.
Questo principio di interpretazione dell’essere, che ha gui-
dato la filosofia e dunque anche tutto l’agire umano da
Platone fino ai giorni nostri, porta in sé una profonda apo- 7. Cfr. l’incipit di M. Heidegger, Briefe über Humanismus, in Wegmarken
ria: viene dimenticato un aspetto fondamentale della con- (1976), tr. it. F. Volpi, Lettera sull’umanismo, Adelphi, Milano 1995, p. 31.
dizione di possibilità dell’esperienza, cioè la fondamen- 8. Questa è la tesi sostenuta in F.-W. von Herrmann, Der Begriff der Phänome-
nologie in Heidegger und Husserl (1997), tr. it. R. Cristin, Il concetto di feno-
tale alterità dell’essere rispetto all’ente, quella che menologia in Heidegger e Husserl, Il Melangolo, Genova, 1997.
Heidegger chiama la “differenza ontologica”10. Tra il 9. M. Heidegger, Beiträge zur Philosophie. Vom Ereignis (1989), tr. it. F. Volpi,
“condizionato” e la “condizione”, infatti, vi deve essere Contributi alla filosofia. Dall’evento, Adelphi, Milano 1990, p. 129.
10. Su questo tema, cfr. in part. M. Marassi, Ermeneutica della differenza. Sag-
necessariamente una differenza essenziale, pena il venir gio su Heidegger, Vita e Pensiero, Milano 1990.

Nuova Secondaria - n. 2 2015 - Anno XXXIII 51


PERCORSI DIDATTICI

terminabili”: essi sono soltanto in quanto possono essere


determinati dall’intelletto progettante e dalla volontà.
Heidegger, alla luce della sua analisi critica della tradi-
zione ontologica occidentale, propone un pensiero onto-
logico memore della differenza ontologica che fonda
l’esperienza. L’essere si mostra come “evento” (Ereignis
in lingua tedesca), cioè come spazio della temporalità, ori-
gine della storicità, “spazio di gioco del tempo” (Zeit-
Spiel-Raum)11. Ciò significa: l’essere non si mostra fissato
nella dimensione della “presenza”, che è l’aspetto che lo
rende “utilizzabile”, “fattibile”, ma anche in tutta l’am-
piezza della sua sfuggente temporalità. L’avvenire e il pas-
sato non sono dimensioni che devono essere ridotte al pre-
sente per essere, ma che hanno una loro dignità propria.
Lo sforzo di pensare l’essere nella sua dimensione au- Martin Heidegger, a destra, e Hans-Georg Gadamer sul retro
tentica occuperà Heidegger dalle prime sue lezioni al- della baita di Todtnauberg mentre tagliano un tronco di
l’università di Freiburg fino agli ultimi scritti e appunti. legno, 1923
L’essere temporale viene legato essenzialmente dal nostro
autore all’abitare12. L’obiettivo del saggio che stiamo
analizzando è quello di comprendere una dimensione
fondamentale dell’uomo – e probabilmente la dimen- tare”, cioè quali fossero le condizioni del nostro abitare.
sione fondamentale dell’uomo – a partire da un pensiero Abbiamo supposto che le condizioni di possibilità del-
dell’essere non più limitato all’interpretazione che lo lega l’abitare, in quanto condizioni dell’“abitazione” - fos-
esclusivamente al tempo della presenza. sero riassumibili nel “costruire”, cioè nell’insieme di ma-
Questa riflessione riguardante il senso e la verità dell’es- teria, intelletto, volontà e spazio. Il costruire caratterizza
sere ha un nesso strettissimo con la domanda riguardante fondamentalmente l’essere dell’uomo: un essere dotato di
l’abitare. L’“abitare” designa secondo Heidegger l’es- intelletto e volontà, che opera sulla materia inerte all’in-
sere specifico dell’uomo. Lo si comprende a partire dalla terno di uno spazio vuoto. Heidegger intende ribaltare
ricostruzione heideggeriana dell’etimologia della parola questo rapporto tra condizione e condizionato, dicendo
tedesca. Per Heidegger il termine “costruire” – cioè come che l’abitare non è una dimensione interna alla dimen-
abbiamo visto l’operare dell’uomo (intelletto e volontà) sione più fondamentale del costruire ma è essa stessa la
nel mondo (spazio e materia neutri) – che in tedesco si dimensione originaria dell’essere dell’uomo15.
dice bauen, deriva da una parola tedesca antica, “buan”, Chiosa Heidegger: «Non è che noi abitiamo perché ab-
che significava appunto “abitare”, e che ha nella sua ra- biamo costruito; ma costruiamo e abbiamo costruito per-
dice etimologica un riferimento al termine “bin”, che si- ché abitiamo, cioè perché siamo in quanto siamo gli abi-
gnifica “io sono”. “Costruire” deriva etimologicamente da tanti (die Wohnenden)»16.
“abitare”, che quindi è il campo semantico più antico e più Ora non è più possibile sfuggire dalla domanda: cosa si-
originario, il quale a sua volta ha un riferimento vitale con gnifica abitare?
il termine “essere”13. Qual è il guadagno di questa rifles-
sione etimologica? Non tanto la ricostruzione storica
esatta del significato della parola, quanto piuttosto la sot-
tolineatura del fatto che il “costruire”, cioè il “fare” del-
11. Il testo principale in cui Heidegger elabora questo pensiero è M. Heidegger,
l’uomo, non è la dimensione originaria del nostro essere, Contributi alla filosofia, cit.
ma che essa si trova e si dispiega all’interno del più ori- 12. Ci sono studi che addirittura indicano l’abitare come la dimensione fonda-
mentale per comprendere l’essere oltre la metafisica. Cfr. ad es. W. Biemel, Das
ginario e fondamentale ambito dell’“abitare”. La do- Wohnen als esistenziale Grundkategorie, in K. Held, J. Hennigfeld (hrsg.), Ka-
manda sul significato dell’abitare non riguarda dunque un tegorie der Existenz. Festschrift für Wolfgang Janke, Könighausen & Neumann,
settore limitato del nostro vivere, ma riguarda tutto il no- Würzburg 1993, pp. 383-394; V. Cesarone, Per una fenomenologia dell’abitare.
Il pensiero di Martin Heidegger come oikosophia, Marietti, Milano 2008.
stro essere, all’interno del quale trova senso anche la di- 13. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., pp. 97-98.
mensione del “fare” o “costruire”14. 14. Per l’approfondimento della dimensione del “fare”, cfr. Fare, a cura di M. Cac-
ciari, in Enciclopedia filosofica, vol. 4, Bompiani, Milano 2006, pp. 3963-3968.
Prima di proseguire, raccogliamo i passaggi fin ora ef- 15. W. Biemel, Das Wohnen als existenziale Grundkategorie, cit.
fettuati: in partenza ci si chiedeva cosa significasse “abi- 16. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., p. 98.

52 Nuova Secondaria - n. 2 2015 - Anno XXXIII


PERCORSI DIDATTICI

“Farsi in quattro” È chiaro che qui non si sta parlando della terra in quanto
Partiamo da una citazione dal saggio di Heidegger, che de- materia, né in quanto pianeta. Essa indica invece il pos-
finisce la parola “abitare”. Con un’altra spiegazione – o sibile, l’ambito a partire dal quale emerge il mondo, la
“artificio” – etimologica, il nostro autore riporta il signi- storia dell’umanità (chiamato qui “cielo”). È forse più
ficato dell’abitare all’«aver cura»17. Leggiamo come Hei- semplice comprendere il concetto di “terra” a partire dal
degger intende quest’ultimo concetto: pensiero comune e quotidiano, che attraverso i termini fi-
losofici. La terra è la “riserva di energia” di tutto ciò che
Il tratto fondamentale dell’uomo è questo aver cura (Schonen). cresce, è ciò che mostra la sua bontà nel permettere la
Esso permea l’abitare in ogni suo aspetto. L’abitare ci appare in crescita di ciò che cresce, ma è anche ciò che non emerge,
tutta la sua ampiezza quando pensiamo che nell’abitare risiede l’es- ciò che resta chiusa in sé stessa e impenetrabile. Ciò che
sere dell’uomo, inteso come il soggiornare dei mortali sulla terra.
nell’apparire delle cose non appare, ma resta nascosta
Ma «sulla terra» significa già «sotto il cielo». Entrambi signi-
come la fonte di questo apparire. “Terra” significa in Hei-
ficano insieme «rimanere davanti ai divini» e implicano una «ap-
partenenza alla comunità degli uomini». C’è una unità origina- degger qualcosa come “vita” (ma Heidegger non usa
ria entro la quale i Quattro: terra e cielo, divini e mortali, sono questo termine, in polemica con il suo maestro Husserl,
una cosa sola. che parla di Lebenswelt, cioè “mondo-della-vita”), un mi-
[…] Questa loro semplicità noi la chiamiamo il Geviert, la stero inesauribile, l’origine dei viventi che tuttavia non
Quadratura. I mortali sono nella Quadratura in quanto abitano. si manifesta mai in quanto tale, mai in quanto “pura
Ma il tratto fondamentale dell’abitare è l’aver cura. I mortali abi- vita”, ma sempre e solo in ciò che vive, nel vivente.
tano nel modo dell’aver cura della Quadratura nella sua essenza. Ciò che distingue però la “terra” dalla “vita” è che la
L’abitante aver cura è quindi quadruplice18.
“terra” è sempre – anche nel pensiero comune – limitata,
determinata, caratterizzante. Si potrebbe forse dire che
Senza soffermarsi troppo sulle complicazioni linguisti-
non esiste “una sola terra” (al contrario di come si po-
che che Heidegger utilizza (dovute al fatto che egli tenta,
trebbe dire che esiste una sola “vita” in tutto ciò che
come si diceva prima, di pensare al di fuori e oltre della tra-
vive), ma che esistono “terre”, diverse tra loro, che ge-
dizione metafisica all’interno della quale noi pensiamo, e
nerano frutti differenti. La “terra” rispetto alla “vita”, è
ciò implica anche il tentativo di collocarsi in un linguag-
sempre anche uno spazio, in cui le cose fioriscono. Ogni
gio “nuovo” per la filosofia e il pensiero, di sperimentare cosa non proviene da una “vita” universale e dunque an-
e di cercare negli anfratti del significato dei termini un pen- che astratta, ma dal radicamento in una “terra” che ha una
siero differente), emerge come il significato dell’abitare sua connotazione, e che la caratterizza.
venga a declinarsi nel “farsi in quattro” che è indicato nel La “terra” non va intesa però nel senso “ruralista” di un
titolo del presente articolo. Abitare significa aver cura di ritorno alle forze creatrici e all’irrazionale (ispirato da una
queste quattro direzioni – che Heidegger prende dal grande particolare lettura dalla “fedeltà alla terra” nietzscheana),
poeta romantico tedesco Hölderlin – ma non in quanto ma sempre in relazione al “mondo” o “cielo”21. La valo-
quattro ambiti distinti e impermeabili tra loro19. Essi sono rizzazione della “terra” non è fine a se stessa, ma fa parte
tutt’uno, l’abitare umano – e quindi ogni manifestazione di un modo diverso di guardare alle cose. Esse – terra e
dell’essere dell’uomo – porta in sé originariamente queste cielo – sono due facce della stessa medaglia, cioè della
quattro direzioni (la terra e il cielo, i divini e i mortali). “contesa”, della doppia tensione che istituisce l’accadere
L’essere aperti a questa Quadratura (o “riunione dei Quat-
tro”) è ciò che Heidegger chiama, nella sua opera princi-
pale Essere e tempo, “Dasein”, cioè esserci, il quale co-
stituisce l’essere dell’uomo e inaugura la possibilità di
17. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., p. 99.
pensare (e di vivere) il senso delle cose oltre l’interpreta- 18. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., pp. 99-100.
zione limitante e nichilistica della “macchinazione” (Ma- 19. Il testo principale relativo al confronto tra Heidegger e Hölderlin è M. Hei-
chenschaft), della “presenza”, cioè della “tecnica”. degger, Erläuterungen zur Hölderlins Dichtung (1981), tr. it. L. Amoroso, La
poesia di Hölderlin, Adelphi, Milano 1988.
Percorriamo ora in breve queste quattro direzioni, singo- 20. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., p. 99.
larmente prese. 21. Il “ruralismo” è un movimento culturale e ideologico, si stampo arcaistico
e reazionario, particolarmente in voga in Germania ma non solo, dopo la crisi del
’29, che contrapponeva alla degenerazione della vita in città e dei suoi valori, la
a. Terra vita contadina e l’attaccamento alle tradizioni. Questo movimento andrà ad in-
grossare le fila del partito nazionalsocialista tedesco. Cfr. ad esempio A. D’Ono-
frio, Ruralismo e storia nel Terzo Reich. Il caso «Odal», Liguori, Napoli 1997.
La terra è quella che servendo sorregge, che fiorendo dà frutti,
Per Nietzsche, cfr. F. Nietzsche, Also sprach Zarathustra. Ein Buch für Alle und
che si distende inerte nelle rocce e nelle acque e vive nelle piante Keinen (1968), ed. M. Montinari, Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per
e negli animali20. nessuno, Adelphi, Milano 19732, p. 6.

Nuova Secondaria - n. 2 2015 - Anno XXXIII 53


PERCORSI DIDATTICI

di ogni ente22. Se il mondo o cielo è l’apparire – come ve- una differenza non essenziale, ma a un cambio di sotto-
dremo – la terra è ciò che in ogni apparire non appare, ma lineatura. In entrambi i casi, infatti, viene significato
che ne fonda l’apparire stesso. È, in altre parole, ciò che l’ambito in cui la terra produce i suoi frutti, cioè l’attuarsi
non può essere prodotto dall’uomo, ciò che esula dal do- della potenzialità pura, ma nel caso del “cielo”, viene sot-
minio della “fattibilità”, dal “costruire”, dal “calcolo”. tolineata appunto la componente temporale dell’attuarsi,
Allora ecco che ora è semplice comprendere cosa signi- nel caso del “mondo”, invece, la sua componente più
fichi “aver cura della terra”: strutturale. Il mondo è infatti l’insieme di significati e ri-
mandi che costituiscono il correlato principale dell’esi-
I mortali abitano in quanto essi salvano la terra […]. Salvare non stenza storica del Dasein27.
significa solo strappare da un pericolo, ma significa propria-
mente: liberare (freilassen) qualcosa per la sua essenza propria. I mortali abitano in quanto accolgono il cielo come cielo. Essi
Salvare la terra è più che utilizzarla o, peggio, sfiancarla. Il sal- lasciano al sole e alla luna il loro corso, alle stelle lasciano il loro
vare la terra non la padroneggia e non l’assoggetta; da questi at- cammino, alle stagioni dell’anno le loro benedizioni e la loro in-
teggiamenti manca solo un passo perché si instauri uno sfrutta- clemenza, non fanno della notte giorno, né del giorno un affan-
mento senza limiti23. narsi senza sosta28.

È la negazione della Macheschaft. L’uomo moderno ha di- Come si è visto nella citazione di Heidegger precedente,
menticato il rispetto della terra, si pone in rapporto a essa alle due direzioni appena descritte, se ne accostano altre
come il dominatore, crede di poterla sfruttare come riserva due. La terra e il cielo, l’origine e la misura di ogni cosa,
illimitata di energie per i propri progetti, per le proprie di ogni “fare”, di ogni agire dell’uomo mortale, aprono lo
azioni, ma non capisce che essa ha una sua “legge”, una spazio per il rivelarsi di Dio.
sua misura, che non può essere dominata, ma solo ri-
spettata nel suo essere incontrollabile e tuttavia determi- c. Divini
nante per l’uomo stesso. Il rapporto al divino ha inquietato l’uomo fin dall’epoche
primitive. Dal sorgere della filosofia come disciplina con
b. Cielo Aristotele e Platone, e particolarmente dalla filosofia mo-
derna con Descartes, si è tentato di raggiungere Dio, at-
Il cielo è il cammino arcuato del sole, il vario apparire della luna traverso il pensiero umano, che è intelletto e ragione.
nelle sue diverse fasi, il luminoso corso delle stelle, le stagioni
Questa operazione ha portato, secondo Heidegger, a un si-
dell’anno e il loro volgere, la luce e il declino del giorno, il buio
e il chiarore della notte, la clemenza e l’inclemenza del tempo,
lenziamento del divino, che non è più in grado di mani-
l’addensarsi delle nuvole e l’azzurra profondità dell’etere24. festarsi nella sua essenza. Afferma Heidegger:

I divini sono i messaggeri che ci indicano la divinità. Nel sacro


Il cielo da intendersi in relazione con la terra. Se la terra
dispiegarsi della loro potenza il dio appare nella sua presenza o
– come si è visto – è l’elemento fondamentale di tutto ciò si ritira nel suo nascondimento29.
che appare, il cielo è esattamente ciò in cui appare ciò che
appare. Questo è il tempo. Esso è il grande dimenticato Qui, ma anche in numerose altre occasioni, Heidegger non
della metafisica e del pensiero occidentale. Le cose emer- parla soltanto del dio, ma anche di “divino”, di “dèi” o di
gono dalla terra, ma emergono “sotto il cielo”, che è in- “divinità”, con uno spettro di sfumature che spesso si me-
fatti descritto da Heidegger come il cammino del sole, il scolano tra di loro. Questo non per imprecisione, ma per
volgere delle stagioni e così via. In questo modo si vuole una volontà ben definita. L’ambito occupato dal dio non
indicare il tempo come costitutivo essenziale di ciò che è.
Ma attenzione: il tempo non è successione di istanti, con-
tinuità di attimi. Esso è da intendersi – sempre per ri-
prendere le metafore “agresti” heideggeriane – in quanto 22. M. Haar, Le chant de la terre, Edition de l’Herne, Paris 1985, p. 214.
“maturazione”, ossia processo imprescindibile per cui le 23. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., p. 100.
24. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., p. 99.
cose giungono a essere ciò che sono. Noi non siamo qual- 25. La riflessione più compiuta di Heidegger sul tempo è contenuta in M. Hei-
cosa, che poi è situata nel tempo. Il nostro essere è coes- degger, Zeit und Sein, in Zur Sache des Denkens, Niemeyer (19762), tr. it. E. Maz-
senziale al tempo, che è la sua misura25. Con tutto ciò che zarella, Tempo ed essere, Guida, Napoli 1980, pp. 97-126.
26. Ad es., M. Heidegger, Contributi alla filosofia, cit., pp. 417 ss.; Id., Der Ur-
comporta, in particolare riguardo alla finitezza del nostro sprung der Kunstwerk, in Holzwege (20062), tr. it. P. Chiodi, L’origine dell’opera
essere. Tutto è mediato dal tempo, e dunque dalla storia. d’arte, in Sentieri interrotti, La Nuova Italia, Firenze 1968, pp. 19 ss.
27. Cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, cit., pp. 73 ss.
Il “cielo”, in altre versioni della quadratura, viene sosti- 28. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., p. 100.
tuito con il “mondo”26. Le versioni diverse sono dovute a 29. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., p. 99.

54 Nuova Secondaria - n. 2 2015 - Anno XXXIII


PERCORSI DIDATTICI

L’opposto della “cura del divino” è il “culto degli idoli”.


L’idolo – come scrive il filosofo francese, studioso di Hei-
degger, Jean-Luc Marion – «affascina e cattura lo sguardo
proprio perché in esso non si trova nulla che non debba
esporsi allo sguardo, che non debba attirarlo, colmarlo, trat-
tenerlo. […] L’idolo dipende dallo sguardo che soddisfa,
perché se lo sguardo non desiderasse trovarvi soddisfa-
zione, l’idolo non avrebbe ai suoi occhi alcuna dignità»36.
Paradossalmente, è solo nella comprensione della propria
finitezza, che l’uomo può raggiungere una autentica espe-
rienza del dio. Solo in quanto “mortale”, dunque, l’uomo
può stare di fronte al “divino”.

d. Mortali
La fontana presente all’esterno della baita.
Dio si rivela ai mortali. Cosa vuol dire per Heidegger
“mortale”?

I mortali sono gli uomini. Si chiamano mortali perché possono


morire. Morire significa esser capace della morte in quanto
è pienamente raggiungibile dall’intendere umano. Nel morte. Solo l’uomo muore, e muore continuamente, fino a che
corso della filosofia occidentale si sono prodotti innu- rimane sulla terra, sotto il cielo, di fronte ai divini37.
merevoli tentativi di relazionarsi con Dio a partire dalle
facoltà propriamente umane, dalle capacità dell’uomo La caratterizzazione dell’uomo come mortale non vuole
(intelletto, ragione, volontà) – le “dimostrazioni dell’esi- indicare la necessità di una triste accettazione del proprio
stenza di Dio”, con il risultato dell’asserto nietzscheano destino malvagio. Vuole essere, come anche già in Kier-
“Dio è morto”, che non significa l’inesistenza di Dio, ma: kegaard, una riconduzione dell’essere umano al campo
l’esperienza del divino è impossibile30. che gli è proprio, cioè quello della possibilità e dunque
Il tentativo di Heidegger è quello di cambiare approccio. della responsabilità. La consapevolezza della propria
L’intenzionalità al dio è strutturale nell’umano, ma rag- morte, cioè del proprio essere finiti, porta a comprendere
giunge soltanto la dimensione del divino, non il dio nella nella propria esistenza la «possibilità dell’impossibilità»,
sua piena e manifesta essenza31. O meglio: il dio si mo- e dunque la possibilità della possibilità stessa38. Che si-
stra nella sua essenza non in modo chiaro ed evidente (il gnifica? Solo se facciamo esperienza del fatto che “ci sono
modo del conoscere razionale), ma al modo dell’“ac- cose che potrebbero anche non accadere” – e la morte è
cenno”. Il dio si rivela nel suo “passar via”, nella sua “ul- l’esperienza più radicale di questo fatto, cioè del nostro es-
timità” – come dirà in un altro testo32. Ciò significa in- sere finiti – comprendiamo “di che pasta siam fatti”, cioè
nanzitutto che esso si manifesta a partire da una sua di possibilità che ci sono date, e che aspettano una nostra
iniziativa, l’uomo non può obbligarlo a manifestarsi decisione responsabile per divenire reali. Il senso delle pa-
(l’esempio biblico della torre di Babele, della “conquista role di Heidegger può essere intuitivamente chiarito at-
del cielo da parte dell’uomo” è emblematica)33. Inoltre si-
gnifica che il dio si manifesta secondo Heidegger sempre
nella storia (sotto il cielo) e sulla terra, ossia a partire dalle
possibilità che una determinata situazione rende disponi- 30. F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, cit., p. 5. Le dimostrazioni dell’esistenza
bile; ma sempre in quanto divinità, nel suo essere cioè “di- di Dio che si sono susseguite nella storia sono molteplici, da Anselmo d’Aosta,
passando per Kant, e arrivando fino a Kurt Gödel.
verso” e “altro” (“totalmente Altro”, come diceva il teo- 31. Sul rapporto tra Dio, divino e sacro, cfr. M. Heidegger, Lettera sull’umani-
logo protestante Karl Barth) rispetto a ciò che è smo, cit., pp. 68, 84 ss.
dominabile dall’uomo, da ciò che è intellegibile34. 32. M. Heidegger, Contributi alla filosofia, cit., p. 397.
33. Gen, 11, 1-9.
34. Cfr. ad es. K. Barth, Der Römerbrief (1954), tr. it. G. Miegge, Lettera ai ro-
I mortali abitano in quanto attendono i divini come divini. Spe- mani, Feltrinelli, Milano 2002.
rando essi li confrontano con l’inatteso e l’insperato. Essi at- 35. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., p. 100.
tendono gli indizi del loro avvento, e non misconoscono i segni 36. J.-L. Marion, Dieu sans l’être (1991), tr. it. C. Canullo, Dio senza essere, Jaka
Book, Milano 2008, pp. 23-24.
della loro assenza. Non si fanno da sé i loro dèi e non praticano 37. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., p. 99.
il culto degli idoli. Nella disgrazia essi attendono ancora la sal- 38. Questo argomento è trattato da Heidegger in particolare in Essere e tempo.
vezza che si è allontanata da loro35. M. Heidegger, Essere e tempo, cit., pp. 311 ss.

Nuova Secondaria - n. 2 2015 - Anno XXXIII 55


PERCORSI DIDATTICI

traverso l’accostamento a un discorso pubblico di un per-


sonaggio esterno alla filosofia. Steve Jobs raccontava, nel
famoso discorso agli studenti di Stanford:

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o


meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicu-
ramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per
gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio
chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vor-
rei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la ri-
sposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa
che deve essere cambiato. Ricordarsi che morirò presto è il più
importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le
grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le
aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere im-
barazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte al-
l’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente im-
portante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che
io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che
avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per
non seguire il vostro cuore.
Vincent Van Gogh, Un paio di scarpe. Una scarpa rovesciata,
E continua poco dopo: 1887, collezione privata

La Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della


Vita. È l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vec-
chio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un
giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio Ma come avviene concretamente questo abitare? Proprio
e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è attraverso il costruire di cui si diceva sopra. E cosa co-
la pura verità. Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate
struisce il costruire? La risposta di Heidegger è – sem-
vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai
dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di
plicemente – “cose”42.
altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui of- La cosa è il “concreto” (dal significato latino concretum,
fuschi la vostra voce interiore39. cioè «solidificazione», «crescita insieme»43; l’etimolo-
gia della parola italiana “concreto” sembra indicare un
La morte, dirà Heidegger in Essere e tempo, va dunque processo, un «riunirsi») di queste quattro direzioni, è – se-
“anticipata”, non nel senso di un precorrere il tempo della condo Heidegger – ciò in cui queste quattro direzioni si
propria morte, ma nel senso di porla come punto di par- riuniscono. Gli esempi che porta sono molti: i famosi qua-
tenza imprescindibile e invalicabile dell’esistenza dri di Van Gogh rappresentanti le scarpe dei contadini, un
umana40. Essa apre gli occhi alla realtà come possibilità tempio greco, ma anche cose più semplici, come un ponte
e come temporalità. Apre gli occhi innanzitutto all’avve- o una brocca addirittura44. Le “cose” – all’interno delle
nire, al futuro, inteso in senso autentico: non continua-
zione del presente, ma ad-venire, un venirci incontro che
ci interpella. Ma anche al passato, in quanto quel “già
stato” che struttura ancora il nostro presente, e non è di- 39. S. Jobs, 2005 Stanford Commencement address, «Stanford Report», June 14,
menticato nell’oblio. È possibile dire che la morte, la sua 2005, tr. it. A. Dini, «L’Espresso», 27 dicembre 2006.
40. M. Heidegger, Essere e tempo, cit., pp. 311 ss.
cosiddetta “anticipazione”, ci porta a comprendere il no- 41. Lo stesso è ben spiegato, esclusivamente in base al testo heideggeriano in V.
stro stare nel mondo come “dono” e “responsabilità”41. Costa, Il movimento fenomenologico, La Scuola, Brescia 2014, pp. 232-240.
42. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, op. cit., p. 102.
43. O. Pianigiani, Vocabolario etimologico della lingua italiana, vers. on-line
Il luogo e le cose https://www.etimo.it. Heidegger descrive la stessa cosa a partire dall’etimologia
L’abitare è dunque questo quadruplice aver cura, che è della parola tedesca Ding, che deriverebbe da thing, che in alto tedesco signifi-
cava proprio “raduno”, “riunione”. Cfr. M. Heidegger, Costruire abitare pensare,
strutturato in quattro dimensioni che però si richiamano p. 102.
vicendevolmente e si dispiegano unitariamente, mai prima 44. Il quadro di Van Gogh e il tempio greco son citati in M. Heidegger, L’ori-
gine dell’opera d’arte, cit., pp. 3-69. L’esempio della brocca è invece presente
l’uno e poi l’altro. Ogni abitare dell’uomo si pone in in M. Heidegger, Das Ding, in Vorträge und Aufsätze, cit., tr. it. G. Vattimo, La
mezzo, tra la terra, il cielo, i mortali ed i divini. cosa, in Saggi e discorsi, cit., pp. 109-124.

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PERCORSI DIDATTICI

quali rientra anche la casa, l’abitazione, cui accennavamo


prima – in quanto sono il concreto dell’abitare, istitui-
scono i “luoghi”. Questo può essere forse difficile da
comprendere relativamente a una brocca, ma si intuisce
facilmente pensando a un tempio greco, a una statua, o ad
una qualsiasi opera d’arte.
A sua volta il luogo, in quanto dunque istituito dalla cosa,
che è il concretizzarsi del nostro abitare, inteso come il te-
nere insieme le quattro direzioni dell’aver cura dell’uomo,
apre la possibilità dello “spazio”45. Heidegger dice: «gli
spazi ricevono la propria essenza non dallo spazio, ma dai
luoghi»46. Si compie così il rovesciamento di quel modo
di pensare, che noi abbiamo chiamato “quotidiano” o
“ingenuo” (e che in realtà ha molti presupposti) che cer-
cava il significato dell’abitare a partire dal costruire. Ad-
dirittura lo “spazio”, per Heidegger, trova la sua essenza
sull’abitare. Già Hegel aveva descritto l’essenza dello
spazio geometrico astratto in questo modo:

Lo spazio è quell’esistenza in cui il Concetto inscrive le proprie


differenze come in un elemento vuoto e morto, e in cui le dif-
ferenze stesse sono altrettanto immobili e senza vita47.

Diversamente, Heidegger afferma:

Gli spazi che percorriamo ogni giorno sono disposti e aperti da


luoghi; e l’essenza di questi si fonda in cose del tipo del ponte48. Martin Heidegger fuori dalla sua baita.

Il senso dell’abitare comunemente inteso, dunque, si basa


su di una comprensione dell’essere che lo intende a par-
tire dal principio della “fattibilità”. Il problema è che la
Machenschaft è al massimo grado spersonalizzante (ter- chiudersi nell’illusione di un possibile ritorno alla “pu-
minologia non heideggeriana). In essa viene meno il rezza” del vivere e dell’abitare non è nient’altro che uno
ruolo fondamentale di quello «snodo» rappresentato dal- dei tanti possibili sradicamenti che dimenticano il senso
concreto dell’abitare. Il tirarsi fuori dalla situazione per ri-
l’essere umano – o, utilizzando la terminologia heideg-
fugiarsi in una astrazione in cui lo spazio e il tempo sono
geriana, del Dasein. Si perde l’eccedenza, si chiude la tra-
inesistenti, nel senso del luogo e della storia in cui siamo
scendenza, non solo in senso verticale, verso Dio, ma
gettati. Heidegger pare voler rifuggire proprio questa in-
anche in senso orizzontale, verso gli altri uomini e verso
terpretazione delle sue riflessioni relative all’abitare e
le cose stesse, che è ciò che caratterizza il nostro modo di
del linguaggio che utilizza ampiamente immagini tratte
stare nel mondo. Il “fare” della nostra epoca non ha nulla
dalla vita contadine e dei boschi. In un suo conosciuto te-
a che vedere con quello dell’homo faber rinascimentale49.
sto, in cui dichiara il suo rifiuto alla proposta di trasferi-
L’operare della nostra epoca è un progettare senza sog-
mento a Berlino – in una città ben più culturalmente e so-
getto progettante, è vivere a partire da una astrazione
neutra e neutralizzante, da una posizione di principi
astratti.
A fronte di questa analisi che mi sembra abbastanza con-
divisibile, che cosa tenere e che cosa buttare della pro- 45. Heidegger ha già condotto una decostruizione del significato dello spazio in
posta positiva heideggeriana? M. Heidegger, Essere e tempo, cit., pp. 129 ss. Vedi anche G. Neumann, Die Ur-
sprungsordnung von Orten und mathematischen Räumen in Heideggers Vortrag
Da buttare, a parere di chi scrive, è una certa retorica “ru- “Bauen Wohnen Denken”, in «Heidegger Studies», 21, 2005, pp. 35-56.
ralista”, “primitivista”: il ritorno alla vita contadina, a una 46. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., p. 103.
47. G.W.F. Hegel, Phänomenologie des Geistes (1980), tr. it. V. Cicero, Feno-
vita più “pura” è una illusione che ha avuto dei precedenti menologia dello spirito, Bompiani, Milano 2000, p. 101.
nella storia, ma che non ha portato frutti positivi. Il rin- 48. M. Heidegger, Costruire abitare pensare, cit., p. 104.

Nuova Secondaria - n. 2 2015 - Anno XXXIII 57


PERCORSI DIDATTICI

cialmente attiva che la silvestre Freiburg, che però per il mune e solito dell’abitare umano, traduce: «Il soggiorno
nostro autore avrebbe significato uno sradicamento inac- (solito) è per l’uomo l’ambito aperto per il presentarsi del
cettabile – afferma: dio (dell’in-solito)»52. Questo atteggiamento verso il
reale non è nuovo, ma ha perlomeno un’assonanza, a mio
Il mondo della città corre il pericolo di cadere preda di una no- parere, con uno dei più antichi miti della nostra civiltà oc-
civa eresia. Un’invadenza molto sonora e molto impicciona e
cidentale:
molto estetizzante sembra spesso preoccuparsi del mondo dei
contadini e del loro modo di abitare. Ma, con tali maniere, si 4b
Nel giorno in cui il Signore Dio fece la terra e il cielo 5nessun
nega ciò che adesso bisogna necessariamente fare: mantenere
cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era
le distanze dall’esistenza contadina, lasciarla più che mai alla
spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla
propria decorosa legge. Giù le mani – affinché non sia trascinata
terra e non c’era uomo che lavorasse il suolo, 6ma una polla d’ac-
fuori di sé per finire in una mendace chiacchiera da letterati in-
qua sgorgava dalla terra e irrigava tutto il suolo. 7Allora il Si-
torno ai caratteri nazionali e popolari della “vita contadina” e al
gnore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle
“radicato abitare in una terra e su un suolo”. Il contadino non ha
sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
per nulla bisogno di queste premure; e non le desidera affatto. 8
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi col-
Ciò di cui tuttavia ha bisogno, ciò che vuole è soltanto questo:
locò l’uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germo-
che si usi un po’ di tatto nei riguardi della propria essenza e della
gliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da
singolarità che caratterizza il proprio modo di abitare50.
mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero
della conoscenza del bene e del male. 10Un fiume usciva da Eden
Da tenere è invece il senso profondo delle parole di Hei- per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro
degger. L’aver cura come il fare spazio all’inusuale, al- corsi. […]. 15Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino
l’eccedenza, all’essere che accade nel suo quadruplice di- di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse53.
rezionarsi. Il frammento 119 di Eraclito – pensatore
greco delle origini – recita: «ἦθος ἀνθρώπω δαίµων», che Questo “coltivare e custodire” il giardino, come comando
viene tradotto abitualmente con «il carattere proprio è per del “dio” all’“uomo” credo corrisponda al senso del-
l’uomo il suo demone»51. Heidegger lo traduce in altro l’abitare delineato dal saggio heideggeriano.
modo, sempre a partire dall’approfondimento etimolo-
gico, e, analizzando la parola ἦθος come l’ambito co- Marco Veluti
Università di Macerata

Nel prossimo numero di Nuova Secondaria


sarà pubblicato un articolo del prof. Vincenzo Costa
Eventi politici e storia dell’essere
nei “Taccuini neri” di Heidegger.

49. Cfr. le analisi che valorizzano il pensiero rinascimentale, alla luce delle cri-
tiche heideggeriane, di Ernesto Grassi, ad es. E. Grassi, Heidegger and the ques-
tion of renaissance humanism (1983), tr. it. E. Valenziani - G.F. Barbantini, Hei-
degger e il problema dell’umanesimo, Guida, Napoli 1985.
50. M. Heidegger, Schöpferische Landschaft: Warum bleiben wir in der Provinz?,
in Aus der Erfahrung des Denkens (1983), tr. it. G. Zaccaria, Perché restiamo
in provincia, in Scritti politici (1933-1966), Piemme, Casale Monferrato 1998,
p. 182.
51. Cfr. M. Heidegger, Lettera sull’«umanismo», op. cit., pp. 90-96.
52. Ivi. Per la lettura etimologica di, cfr. anche Lessico essenziale di greco, ed.
F. Piazzi, Cappelli Editore, Bologna 2004, pp. 122-123.
53. Gen. 2, 4-15 (corsivo mio).

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