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Rassunto del libro

"L'adozione" di L. Fadiga e
riassunti sulle (dispense
fornite dalla professoressa)
sulle unioni civili
Diritto Privato
Università di Torino
16 pag.

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CAP. 1: CHI PUO’ ESSERE ADOTTATO

L’abbandono negli anni 2000


▲ Il tasso di abbandono più alto è stimato tra gli anni 60-70 i Brefotrofi;
▲ Oggi gli abbandoni sono fortunatamente diminuiti e gli orfanotrofi sono stati sostituiti dalle case-
famiglia;
▲ Oggi perlopiù gli abbandoni sono dovuti a situazioni di maltrattamento (violenze e abusi) e di
dipendenza da droghe o alcool dei genitori del minore;
▲ I casi di abbandono di oggi, sono molto più complicati da trattare, rispetto a quelli di 30-40 anni fa,
perché i bambini abbandonati o comunque messi in adozione, sono abbastanza grandi (sono pochi i casi
di abbandono di neonati), e perciò a conoscenza della loro situazione e del loro trascorso, e pieni di
sofferenze e delusioni la causa di tutto ciò è la presenza di figure genitoriali che per troppo tempo hanno
inadempiuto al loro dovere di buoni genitori;
▲ La legge tutela il parto anonimo vedi procedure pag. 20.

L’abbandono e la legge
▲ Quali sono i requisiti, secondo la legge, per dichiarare lo stato di abbandono? la legge ha individuato la
seguente definizione:

“Non transitoria carenza di quel minimo di cure materiali, calore affettivo e aiuto psicologico
indispensabili per lo sviluppo e la formazione della personalità del minore”.

▲ Quale/i requisito/i non possono determinare lo stato di abbandono?

“La limitatezza culturale o mentale dei genitori e lo stato di estrema indigenza degli stessi, NON
costituiscono elementi per ritenere lo stato di abbandono, se ad essi non si accompagna una mancanza
di assistenza morale e materiale. Le carenze educative e le anomalie del carattere o della personalità e,
a maggior ragione, le abitudini di vita disordinate o il particolare e non condivisibile modo di intendere
la vita o le relazioni umane dei genitori, NON sono situazioni che di per sé possono giustificare la
dichiarazione di stato di adottabilità.”

La dichiarazione dello stato di adottabilità


▲ Da chi vieni esperita la dichiarazione di adottabilità? dal tribunale per i minori, sono una trentina in
Italia e ce n’è uno per ogni regione (almeno uno in ogni capoluogo);
▲ La dichiarazione dello stato di adottabilità in tre tappe:

▲.1. Segnalazione dei servizi sociali, che rendono noto al giudice la situazione del bambino X
abbandonato ormai da molto tempo in orfanotrofio, con i genitori totalmente disinteressati al suo
recupero;

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▲.2. Convocazione dei genitori in tribunale, i genitori devono per legge essere informati sulla
situazione del momento e sui risvolti imminenti e futuri che potranno esserci eventuali percorsi
rieducativi e riabilitativi;
▲.3. Con decreto motivato viene dichiarata l’adottabilità del minore, che deve essere notificato
dall’ufficiale giudiziario ai genitori. Questi ultimi hanno diritto ad opporsi entro 30 giorni
(patrocinio gratuito = l’avvocato assegnato dallo Stato a quei genitori che non possono
permetterselo) alla decisione del tribunale e possono farlo attraverso un sistema di ricorsi e
appelli ai tre gradi di giudizio:

▲.1. Tribunale
▲.2. Corte d’Appello
▲.3. Corte di Cassazione.

▲ Criteri che determinano lo stato di adottabilità:

▲.4. Se eventuali percorsi rieducativi e riabilitativi vengono rifiutati o comunque mostrano, in


egual misura, il persistere di atteggiamenti negativi e diseducativi dei genitori nei confronti del
figlio;
▲.5. In caso di parti contumaci il giorno della convocazione in tribunale;
▲.6. Nel caso in cui dopo tutto, il giudice reputi il persistere della mancanza di assistenza morale
e materiale e la non disponibilità ad ovviarvi.

La ricerca della coppia più adatta e l’affidamento preadottivo


▲ Se non viene presentato ricorso, o quando ogni ricorso è stato respinto, è il momento di trovare una
nuova famiglia al bambino. Il criterio seguito dalla legge è quello di trovare un “vestito su misura al
bambino e non un vestito che vada bene ai genitori adottivi” non si parla più di “domande di adozione”
ma di “offerte o disponibilità di adozione”. Le domande sono presentate in “bianco”;
▲ Tappe per l’assegnazione della nuova coppia:

• Si parte con lo studio del bambino, con l’analisi dei suoi problemi e dei “vuoti da colmare” e le
sue esigenze affettive
• Parte un’indagine con un sondaggio sulle aspiranti coppie coadiuvata dal tribunale e dai servizi
sociali
• Si passa poi a dei colloqui diretti, siamo ai primissimi contatti tra l’aspirante coppia e il minore
fase del corteggiamento (il bambino è come un “essere assetato di affetto”)
• La riforma del 2001 a questo punto (anche grazie alla Convenzione delle Nazioni Unite sui
diritti del fanciullo), ha varato una serie di articoli, che hanno modificato lo scenario precedente,
sui termini del consenso e dell’opinione espressa dal minore, ora infatti se il minore ha:

▲.a.Più di 12 anni, il giudice è costretto a sentire la sua opinione,

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▲.b.Meno di 12 anni, il giudice è costretto a sentire la sua opinione, in base alla sua capacità
di discernimento
▲.c.Compiuto 14 anni, non basta sentire la sua opinione, ma serve il suo consenso.

• Se tutto va a buon fine, viene emesso il decreto di affidamento preadottivo (valido per 1 anno
viene considerato come un “periodo di prova”) e il minore sarà inserito nella nuova famiglia e
seguito per un certo periodo di tempo dai servizi sociali (con relazioni periodiche presentate al
giudice), nella massima tutela dei suoi interessi e diritti.
• Terminato questo “periodo di prova”, se tutto sarà andato a buon fine, verrà emessa la sentenza
di adozione, da quel momento i genitori adottivi saranno riconosciuti a tutti gli effetti (il
bambino perde il cognome del padre biologico e assume quello del padre adottivo, cessano i
rapporti giuridici con i genitori d’origine, che per lui diventa una famiglia di estranei) come
genitori legittimi del minore adottato, da questo momento non potrà più essere richiesta la
revoca di adozione.

Il collocamento a rischio giuridico


▲ Che cos’è il collocamento a rischio giuridico? A causa del perpetuarsi delle procedure civili in ambito di
adozioni, spesso accade che il minore venga assegnato ad una nuova famiglia, quando però ancora la
dichiarazione di adottabilità non è definitiva, questa decisione, nelle peggiori delle ipotesi, può anche
terminare con un ritorno del minore nella famiglia biologica, con uno sradicamento dei suoi legami
affettivi instauratesi con i genitori adottivi;
▲ Quali sono le motivazioni che inducono il giudice a porre il minore in un collocamento a rischio
giuridico? Dal momento che il bambino non è un embrione e non può essere surgelato in attesa che la
Cassazione decida la sua sorte e neppure può aspettare parcheggiato in istituto, quasi che fosse un
oggetto in deposito.
▲ Quando la sentenza di adottabilità è definitiva, può essere emanato il provvedimento di affidamento
preadottivo, senza che il minore cambi famiglia, tenendo in considerazione il tempo del collocamento a
rischio giuridico come “periodo di prova”, e quindi nelle ipotesi più rosee e felici, emanare una sentenza
di adozione definitiva;

E se l’adozione va male?
▲ Difficile stabilire quante adozioni negli anni falliscono non ci sono ricerche sociali qualitative, in questo
caso, che ci diano una percentuale sufficientemente rappresentativa per determinare un risultato positivo
o negativo sulle adozioni (diritto alla privacy volto a tutelare la serenità dell’adottato e la vita privata dei
genitori adottivi, che non devono sentirsi in alcun modo etichettati o studiati come fenomeno di ricerca
o esposti al rischio di molestie da parte della famiglia di origine);
▲ Una volta emessa la sentenza di adozione, i genitori adottivi sono considerati, per legge, allo stesso
livello dei genitori biologici di qualsiasi altro bambino o ragazzo, perciò talune crisi, che si potranno
presentare negli anni e nel corso della crescita del figlio adottato, devono essere affrontate con le stesse
maniere, quali sarebbero quelle di genitori biologici. Dunque non ci si potrà appellare al giudice per
sciocchezze o per normali discussioni familiari, tanto meno si potrà chiedere la revoca di adozione;
▲ In casi straordinari ed eccessivamente gravosi, ci potrà essere nuovamente la segnalazione al giudice
dello stato di abbandono del minore, con l’intervento dei servizi sociali e nei casi più estremi, potrà
essere dichiarato lo stato di abbandono del minore e il suo successivo collocamento in un’altra famiglia
(seconda adozione).

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CAP. 2: CHI PUO’ ADOTTARE

Occorre essere in due


▲ Chi può adottare? Due coniugi che abbiano almeno 3 anni di matrimonio (con la legge del 4 maggio
1983 n. 184), prima dovevano essere almeno 5 (legge del 5 giugno 1967 n. 431), il periodo di
convivenza prematrimoniale (se accertato), può eventualmente essere aggiunto al periodo di matrimonio
inferiore ai requisiti di legge. Non da meno, vi è un altro requisito, non di tipo normativo, ma essenziale
ai fini dell’adozione, ovvero che i due coniugi abbiamo un matrimonio “armonioso”;
▲ Prima della legge del 1967, l’adozione era concessa alle persone, non alla coppie, che dovevano avere
più di 50 anni, mentre l’adottando doveva averne almeno diciotto (perché fare adozioni in così tarda età?
Perché adottare ragazzi già così grandi? Molteplici sono i motivi, pensiamo ad esempio che chi adottava
lo faceva per non vedersi estinguere il suo catasto, e che si faceva adottare era sicuramente felice di
avere una condizione sociale e patrimoniale ben più favorevole).

La questione dell’età
▲ Dalla legge sull’adozione del 1948 alla riforma del 2001 le tappe:

▲.1. Legge del 5 giugno 1967 n. 431, l’età degli adottanti deve superare di almeno 20 anni e non
più di 45 quella dell’adottando;
▲.2. Legge del 4 maggio 1983 n. 184, l’età dell’adottanti non deve essere più di 40 anni superiore
a quella dell’adottando;
▲.3. Legge del 28 marzo 2001 n. 149 (intitolata modifiche alla legge del 4 maggio del 1983), si fa
marcia indietro, l’età degli adottanti non deve superare più di 45 anni l’età dell’adottando, con le
seguenti eccezioni in termini di adozione:

• Il coniuge più anziano anche se ha 10 anni in più, rispetto all’altro coniuge, che rientra
nei requisiti stabiliti della legge, può ugualmente adottare (es. se lui ha 55 anni e lei 45);
• Per le coppie che hanno un figlio minorenne, sia esso naturale o adottivo;
• Quando le adozioni riguardino un fratello o una sorella del minore già adottato/a
(ovviamente già divenuto maggiorenne). Nel secondo e nel terzo caso non è previsto un
limite massimo di età.

Chi vuole adottare?


▲ Il sondaggio del 1999 ci dice che:

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• In Italia in quell’anno c’erano, per ogni bambino abbandonato, diciannove coppie in attesa, anzi
sessanta se si fa riferimento ai soli neonati abbandonati;
• L’età media dell’uomo e della donna che vogliono adottare è di 38-41 anni (calcoli ISTAT del
2001!)
• Per il 91,5 % si tratta di coppie senza figli.

▲ Motivazioni che portano alla scelta di adottare un bambino abbandonato:

▲.1.Motivazioni di tipo egoistico (sterilità, aborti spontanei, morte di un figlio ecc..)


▲.2.Motivazioni di tipo altruistico (impegno sociale, desiderio di aiutare un bambino solo ecc..)

▲ Motivazioni iniziali, che possono portare al fallimento di un’adozione vedi pag. 44.

<<L’idoneità affettiva>>
▲ Accertati tutti i requisiti fin qui suddetti, il requisito più difficile da accertare è quello dell’ idoneità
affettiva;
▲ Tale requisito viene accertato da un équipe di professionisti (tra assistenti sociali, psicologi e altre figure
professionali) con il giudizio finale rimandato al giudice;
▲ I servizi sociali dovranno accertare: la capacità educativa, la situazione personale ed economica, la
salute, l’ambiente familiare, i motivi per cui questa coppia intende adottare ecc.. Avranno 120 giorni di
tempo per presentare al giudice una relazione, con i risultati dell’inchiesta, prorogabili una sola volta per
altri 120 giorni;

La scelta della coppia


▲ Le offerte di adozione hanno validità almeno per tre anni (nella riforma del 1983 solo due) evitare
l’accumulo di troppe domande (“monte copie”) e l’affidamento di minori a coppie non più in situazioni
idilliache come al momento della richiesta di adozione;
▲ La legge prevede che vengano date delle priorità a quelle coppie che:

• Si propongano disponibili ad adottare bambini portatori di handicap o grandi di età,


• Abbiano dei figli propri, perché la richiesta di adozione è letta in chiave altruistica,
• Che intendano adottare fratelli o sorelle del/dei figlio/i adottati.

▲ La decisione sull’abbinamento è decisa dal tribunale in camera di consiglio, ed è una decisione difficile
e delicata sala parto.

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Dire o non dire? La questione del segreto
▲ L’art 28 modificato dalla riforma del 2001, stabilisce che <<il minore adottato è informato di tale sua
condizione, ed i genitori adottivi vi provvedono nei modi e nei termini che ritengono più opportuni>>.
▲ Più che informazione si tratta di educazione. Fin dall’inizio quindi il figlio adottivo deve essere allevato
ed educato nella consapevolezza di essere biologicamente nato da altri ma nella convinzione CHE SI
DIVENTA FIGLI ATTRAVERSO L’AFFETTO E NON ATTRAVERSO LA RIPRODUZIONE
BIOLOGICA;
▲ Con la Convenzione dell’Aia e la sua ratifica da parte dell’Italia, il minore ha diritto ad accedere alla sua
anamnesi, tenendo in considerazioni le seguenti situazioni:

• Per i minorenni, le informazioni possono essere fornite ai genitori adottivi, su previa


autorizzazione del tribunale, quando sussistono gravi e comprovati motivi psicofisici,
• Se ha diciotto anni ma non ancora venticinque, lo stesso tribunale può autorizzare l’accesso ai
dati da parte dello stesso interessato, solo se i gravi problemi riguardano la salute psicofisica,
• Dai venticinque anni in su, l’accesso non ha restrizioni.

▲ Il minore o il ragazzo maggiorenne ha diritto ad accedere alle informazioni del suo passato, nei limiti e
nel rispetto della privacy dei genitori biologici (es. in caso di parto anonimo, o di genitori che abbiano
accettato l’adozione del figlio a condizione di rimanere anonimi).

L’adozione in casi particolari


▲ Con il termine adozioni in casi particolari, si intendono quelle situazioni in cui la legge permette di
adottare, anche fuori dalle regole generali;
▲ Su questo tema, la legge del 1983 n. 184 era molto rigida e rigorosa, con l’avvento della riforma del
2001 n. 149, tante di quelle disposizioni, sono andate un po’, per come dire, annacquate, con tante e
anche troppe eccezioni ormai. Le quattro eccezioni di cui stiamo parlando, sono elencate all’art. 44:

a. La prima riguarda il bambino rimasto orfano di entrambi i genitori, che viene chiesto in adozione
dai parenti o amici stretti (anche senza i requisiti di età e di matrimonio, a patto che, fin prima
della morte dei genitori, abbiano avuto rapporti con lui affettivi e consolidati);

b. La seconda interessa una persona che aveva già un figlio, è il caso dell’uomo che sposa una
donna nubile, ma anche quella del caso in cui una donna sposa un uomo vedovo con figli. È il
caso della matrigna o del patrigno, anche nel caso di figlio adulterino, adottabile anche dal
coniuge dell’adultero. Ma è anche il caso, forse quello ormai più comune, delle famiglie
allargate (tipo cesaroni);
c. La terza e la quarta (d), sono previste nei casi “difficili”, dove l’adozione è possibile anche al di
fuori dei limiti di età e anche in favore di una persona sola. E riguardano i casi di adozioni, di
bambini orfani handicappati o bambini grandi abbandonati in istituto.

Adozioni a distanza e mass media


▲ Le adozioni a distanza sono totalmente diverse dalle adozioni fin qui trattate;

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▲ Possono adottare anche persone single e di fatto non acquisiscono alcun titolo giuridico nei confronti del
bambino adottato;
▲ Ci sono forti propagande su questo tema, ogni anno la partita del cuore fra la nazionale cantanti e la
nazionale campioni del sorriso attira tantissime persone allo stadio e molte anche da casa, stimolate nel
fare delle donazioni per i bambini più bisognosi;
▲ Bisogna tuttavia salvaguardarsi dai furbacchioni, che speculano sulla vita di questi poveri bambini,
soltanto per mettersi in vetrina e per dare un’immagine di sé, bella e umile;
▲ I mass media (soprattutto la televisione), spesso e volentieri, anziché lanciare messaggi volti a
sensibilizzare questo fenomeno e ad avvicinare le persone nel dare un aiuto comune, non fanno altro che
strumentalizzarlo, diffondendo un comune sensazionalismo, col fine unico di fare business.

CAP. 3: L’ADOZIONE INTERNAZIONALE

Qualche dato e un po’ di storia


▲ In circa 40 anni di avvenimenti e riforme, l’adozione internazionale è passata da fenomeno di massa a
fenomeno di élite le domande di adozione internazionale furono: 6.000 nel 1986, 8.000 nel 1987, nel
1991 ci fu il boom con 12.000 domande, nel 2000 vi fu un’inversione di rotta con una discesa delle
domande a 7.500;
▲ L’aumento delle domande di adozione internazionali, furono causate dalla sostanziale diminuzione degli
abbandoni nei paesi più socialmente ed economicamente avanzati e un calo della sterilità;
▲ Fino al 1967 (con la legge vigente in questa materia) non c’era un vero e proprio sistema normativo che
regolasse le adozioni internazionali erano pressoché tutte adozioni “fai da te”;
▲ Con l’entrata in vigore della legge del 4 maggio 1983 n. 184 venne disciplinata per la prima l’adozione
internazionale;

ATTO PRIMO: il patentino, ovvero la dichiarazione di idoneità


▲ Il primo atto per avere in adozione un bambino di un paese straniero? Bisogna avere la dichiarazione di
idoneità all’adozione rilasciata dal giudice del tribunale dei minori una specie di patentino;
▲ Una volta eccepita la richiesta al giudice, lo stesso contatta i servizi sociali, che dovranno accertarsi
dell’idoneità all’adozione degli aspiranti genitori (attraverso le stesse procedure studiate per le adozioni
nazionali), a patto che tale inidoneità non venga già dichiarata dal giudice a causa di “manifesta carenza
di requisiti”;

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▲ I tempi per il rilascio di tale patentino variano intorno ai sei mesi e mezzo (in teoria!) salvo impedimenti
burocratici;
▲ Dopo circa due o tre anni, molti tribunali controllano nuovamente l’idoneità della coppia, anche per
accertarsi che non siano venuti meno i requisiti richiesti per l’idoneità anche per un certo grado di
parallelismo con gli enunciati scritti nell’art 22 della legge 1983, secondo la quale la domanda di
adozione decadeva dopo due anni (dopo tre con la riforma del 2001);

ATTO SECONDO: l’incarico all’ente


▲ La novità forse più importante della riforma del 1998 è stata quella dell’obbligo di affidare la pratica di
adozione internazionale ad un ente autorizzato iscritto all’Albo si è posto fine alle adozioni “fai da te”;
▲ L’ente, ricevute le indicazioni sul paese di preferenza della coppia, e la dichiarazione di idoneità
all’adozione, prende contatto con i propri corrispondenti all’estero ai quali trasmette l’intera
documentazione relativa agli aspiranti genitori;
▲ Le autorità straniere fanno una “proposta di incontro” tra il bambino e la coppia che meglio risponde alle
sue esigenze, oppure può anche non fare alcuna proposta, nel caso in cui si preferisca un’altra coppia
oppure nel caso in cui non si condivide la valutazione positiva della relazione;

ATTO TERZO: l’arrivo in Italia e l’ordine di trascrizione


▲ Facciamo finta che tutto sia andato per il meglio e la coppia torna a casa con il bambino adottato, che
cosa succede? Due scenari:

1. Fintantoché in vigore vi era la legge n. 184 del 1983 i tribunali per i minori dovevano in ogni
caso dare al provvedimento straniero, quale che fosse, gli effetti di un affidamento preadottivo,
per cui la procedura si concludeva con la sentenza di adozione dopo soltanto un anno,
2. Con l’entrata in vigore della nuova legge n. 476 del 1998 l’art 35, ci dice che la sentenza di
adozione pronunciata all’estero produce nell’ordinamento italiano:

■ Lo status di figlio legittimo,


■ Assunzione del cognome degli adottanti,
■ Cessazione dei rapporti verso la famiglia di origine.

Non c’è più dunque l’anno di affidamento preadottivo, il bambino diventa subito figlio degli
adottanti anche per la legge italiana.
In certi casi, in un numero certamente ristretto, ci sono tribunali stranieri che permettono l’uscita
del minore dal paese di appartenenza, lasciando la pronuncia di adozione alle autorità del paese
di accoglienza. Prima della riforma del 1998 questa distinzione non aveva rilevanza.

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▲ Tutto ciò deve essere annotato nei registri di stato civile su ordine del tribunale dei minorenni, che
verifica che tutto sia stato svolto in modo regolare e, per i paesi Aia, che ci sia il certificato di conformità
alla Convenzione. In caso positivo ordina la trascrizione del provvedimento nei registri dello stato civile.
Fatto questo, è tutto finito e non si torna più indietro. Il nostro ordinamento prevede certe situazioni, in
cui l’ordine di trascrizione del provvedimento di adozione possa essere rifiutato (per irregolarità
procedurali) con l’allontanamento del bambino e l’affidamento ad un’altra coppia, o in casi più
drammatici con il suo rimpatrio.

La Commissione per le adozioni internazionali (CAI)


▲ È un organismo operativo dal maggio 2000, voluto dalla riforma n. 476 del 31 dicembre 1998 e dalla
Convenzione dell’Aia, che impone ad ogni Stato contraente di istituire un’apposita autorità centrale per
l’attuazione della Convenzione. È istituita presso la Presidenza del consiglio, ed è composta dai ministri
coinvolti nel fenomeno adottivo (ministro degli Esteri, dell’Interno, della Giustizia, del Welfare e della
Salute);
▲ Ha il compito di:

a. Sovraintendere alle adozioni internazionali,


b. Collaborare con gli analoghi organismi degli altri paesi,
c. Formare l’albo degli enti autorizzati e controllare il loro operato,
d. Vegliare per prevenire ogni indebito guadagno collegato con l’adozione,
e. Propugnare iniziative di formazione e informazione in ambito di adozione,

f. Autorizzare l’ingresso in Italia dei minori adottati, assicurandosi che sia stato svolto tutto entro il
rispetto della Convenzione e della legge,
g. Verificare se il progetto adottivo corrisponde al SUPERIORE INTERESSE DEL MINORE,
h. Evitare il commercio e la deportazione adottiva desaparecidos.

La Convenzione dell’Aia
▲ Il testo unico della Convenzione dell’Aia è stato sottoscritto il 23 maggio del 1993 dai delegati di
sessantasette Stati di tutti i continenti;
▲ Che cos’è? Non si tratta di una semplice convenzione sull’adozione, ma di un accordo sulla protezione
dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione fra paesi contraenti;
▲ Perché il fenomeno dell’adozione internazionale è stato definito nuovo colonialismo o neocolonialismo?
A metà degli anni 90 molti studiosi ed esperti iniziarono a pensare che l’adozione potesse diventare un
escamotage, a fini di lucro, per importare bambini da paesi poveri, in cambio di soldi, estromessi con il
ricatto e la ritorsione per questo la Convenzione dell’Aia è stata scritta non solo con l’adesione dei paesi
destinatari delle adozioni (i paesi ricchi), ma anche di quelle dei paesi di provenienza (il Terzo mondo);
▲ Quali sono le sue funzioni:

a. Fissare delle garanzie perché le adozioni internazionali si facciano solo nell’interesse superiore
del bambino e nel rispetto dei suoi diritti fondamentali,

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b. Instaurare un sistema di cooperazione fra gli Stati per assicurare il rispetto di quelle garanzie e
prevenire la sottrazione, la vendita e la tratta di minori (mercato delle adozioni),
c. Vuole garantire che le adozioni realizzate in conformità della Convenzione siano riconosciute in
tutti gli Stati contraenti,
d. Garantire il principio di sussidiarietà,

• secondo il quale un bambino deve essere adottato da una famiglia straniera, soltanto
quando, comprovati gli accertamenti, è stato impossibile trovargli una famiglia nel suo
paese di origine, in questo modo si cerca di evitare lo sradicamento emotivo e
psicologico che il bambino subirebbe nel dover lasciare il suo paese di origine (d’altra
parte, cosa diremmo noi, se un nostro bambino abbandonato venisse adottato da una
coppia di canadesi o di texani e portato in America?)

▲ L’Italia è uno di quei paesi che ha ratificato la Convenzione dell’Aia con la legge 31 dicembre n. 476 del
1998 (entrata a pieno regime all’incirca nel 2001), con la quale è stato completamente riscritto e
sostituito tutto il capitolo sulle adozioni internazionali della legge n. 184 del 1983. Il nostro legislatore,
tuttavia, acconsente le adozioni internazionali anche con quei paesi che non hanno aderito alla
Convenzione, perché ciò andrebbe a ridurre eccessivamente il campo a patto che sia un paese nei quali
è autorizzato ad operare uno degli enti iscritti all’Albo (requisito imprescindibile!)

L’AFFIDAMENTO FAMILIARE

L’affidamento familiare: le connotazioni


▲ Non è un istituto analogo all’adozione e va tenuto completamente separato introdotto con la legge n.
184 del 1983;
▲ Nell’affido familiare le differenze sono:

• Presuppone una famiglia di origine,


• Non fa decadere “di norma” la potestà dei genitori biologici,
• Obbliga a tenere vivi i rapporti con la famiglia di origine,

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• È temporaneo e si conclude con il ritorno a casa,
• È sostitutivo al ricovero in istituto,
• Richiede il consenso dei genitori di origine.

▲ Tuttavia l’affido familiare è un istituto che non hai mai ingranato, con la legge del 2001 n. 149 il
legislatore ha voluto dargli un colpo di acceleratore, modificato quella parte della legge del 1983 n. 184,
vietando che i bambini inferiori ai sei anni venissero ricoverati in istituto, ma in comunità di tipo
familiare e che dal 2006 tutti gli istituti venissero chiusi definitivamente o trasformati in piccole
comunità caratterizzate da organizzazione e rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia (sarà
andata così?)
▲ Gli attori nell’affidamento familiare sono tre: famiglia di origine, bambino e famiglia affidataria;
▲ Ha una durata all’incirca di due anni (così è stabilito nella riforma del 2001) tuttavia è prorogabile
nell’interesse del minore;
▲ Si parla di famiglia affidataria, ma in verità non occorre che si tratti di una coppia, può trattarsi anche di
una persona sola nell’affido familiare;
▲ Chi emana il provvedimento di affido? Spetta al comune, su ratifica del giudice tutelare, che fa solo una
comparsa. Sarà lo stesso comune che ha deliberato il provvedimento, che in caso sia venuta meno la
situazione di difficoltà temporanea della famiglia di origine, a pronunciare la sua revoca. Il bambino,
tuttavia, va reinserito gradualmente con apporti di tutoraggio da parte dei servizi sociali a lui e ai
genitori. Nulla vieta che mantenga i rapporti con i suoi ex affidatari;
▲ E se l’affidamento, però, va male? Il bambino farà ugualmente ritorno a casa? Certo che no.
A questo punto, potrà essere dichiarato lo stato di adottabilità (anche se non è sempre così facile in certi
casi), e se in possesso dei requisiti di legge, gli affidatari potranno scegliere di adottare il minore, e anche
se non saranno in possesso dei requisiti normativi (es. anni di matrimonio, età ecc..) potranno comunque
fare richiesta di adozione in via delle eccezioni previste alla lettera d all’art. 44 della legge del 1983 n.
184 (adozione in casi particolari). Il bambino affidato diventa figlio adottivo degli affidatari, non è però
figlio legittimo, come nell’adozione normale, e neppure tronca tutti i legami giuridici con la famiglia di
origine. È comunque una conclusione assai migliore, dell’affidamento a tempo indeterminato, ed è
quella che conclude molti affidamenti in maniera positiva e soddisfacente;
▲ E se manca il consenso dei genitori all’affidamento del bambino?
Il giudice, sentito il progetto dei servizi sociali, potrebbe emanare un decreto di affido, anche contro la
volontà dei genitori. Prima dovrà, sicuramente, convocare i genitori e capire le motivazioni del loro
dissenso, non è detto che il giudice dia ragione ai servizi sociali, può anche optare per vie alternative
all’affido, come ad esempio l’assistenza domiciliare e l’assegnazione di un alloggio adeguato art. 1 della
legge 1983 n. 184: “il bambino ha diritto di crescere ed essere educato, nell’ambito della propria
famiglia”.
▲ Che cosa sono gli affidamenti giudiziari?
Sono affidamenti che vengono eccepiti ed esperiti, senza la richiesta dei servizi sociali (ciò non toglie
che essi debbano essere ugualmente coinvolti), su richiesta di altri soggetti (es. un nonno, un amico di
famiglia, il pubblico ministero) a causa di abusi, violenze e austere carenze materiali. Sono
provvedimenti che il giudice prende in considerazione su quegli interventi limitativi della potestà
genitoriale, previsti dagli art. 330-333 del codice civile. Nei casi più gravi può vedere anche
l’allontanamento dei genitori dal bambino, con sentenza di affido a tempo indeterminato, fino a quando
la situazione famigliare non sia migliorata.

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▲ Un altro tema che ha fatto molto discutere sempre in ambito di affidamenti familiari gli affidamenti di
fatto e le adozioni mascherate:

▲.1. Affidamento familiare internazionale,


▲.2. Affidamento familiare e bambini rifugiati deportazioni assistenziali e orfani dei vivi.

LE UNIONI CIVILI

Legge del 20 maggio 2016 n. 76


▲ La legge del 20 maggio 2016 n. 76, contiene la regolamentazione delle unioni civili tra persone dello
stesso sesso e la disciplina delle convivenze. Si tratta di una legge composta da un unico articolo
suddiviso in 69 commi;

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▲ La legge del 20 maggio n.76 contempla le unioni civili come un istituto analogo al matrimonio (la
partnership) ma FORMALMENTE DISTINTO. Rispetto al matrimonio, presenta talvolta tratti
originali, di maggiore modernità e apertura nei confronti dei modelli europei, ai quali non è da escludere
che un domani lo stesso matrimonio possa uniformarsi;
▲ La legge garantisce a coppie dello stesso sesso il diritto di ottenere il riconoscimento solenne e formale
dell’unione, ed uno status analogo a quello coniugale;
▲ Le unioni civili condividono con il matrimonio “i tratti essenziali” sia per quello che riguarda il
momento costitutivo (l’atto) sia per quanto riguarda la relazione interpersonale (il rapporto) e la
rilevanza nei confronti dei terzi e della collettività;
▲ Per capire meglio quali siano questi “tratti salienti” possiamo tenere presente l’applicabilità all’unione
civile di tutte quelle disposizioni (secondo la regola del 20° comma della legge n. 76 del 2016), esclusa
quella sull’adozione, “che si riferiscono al matrimonio” o che contengano le parole “coniuge/i” o termini
equivalenti. Per quel che riguarda il codice civile, invece, si applicano soltanto le norme espressamente
richiamate dalla legge;
▲ Quali sono le differenze tra unioni civili e matrimonio:

▲.3. La prima differenza tra lo status di coniuge e di unito civilmente, è l’impossibilità che si
venga a generare con essa il legame di affinità tra ciascuna parte e i parenti dell’altra;
▲.4. Un’altra differenza è quella di affidare la disciplina delle unioni civili, ad una legge speciale
e non al codice civile,
▲.5. L’obbligo di fedeltà, che fa riflettere sul significato attuale che tale obbligo riveste tra i
coniugi e sulla declinante intensità delle sanzioni che lo assistono,
▲.6. Altre differenze riguardano:

■ la fase costitutiva del vincolo,


■ l’insieme dei reciproci diritti e doveri,
■ la disciplina dello scioglimento.

La costituzione del vincolo


▲ Come si costituiscono le unioni civili?

▲.1. Dichiarazione delle parti innanzi all’ufficiale di stato civile,


▲.2. Formazione dell’atto, con la dichiarazione del consenso da entrambi le parti, alla presenza di
due testimoni,
▲.3. Registrazione dell’atto negli archivi di stato civile.
Da questo momento le parti assumono reciproci diritti e doveri, stabiliti dalla legge e analoghi a
quelli tra coniugi e l’efficacia dello status nei confronti dei terzi e dei pubblici poteri.

▲ Analogo al matrimonio è anche il regime dell’invalidità per mancanza dei requisiti soggettivi (es.
assenza di vincoli di parentela, difetto di età, interdizione, incapacità naturale ecc..);

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Gli effetti dell’unioni civili
▲ Le unioni civili producono effetti simili a quelli del matrimonio, sia nei rapporti reciproci e sia nei
rapporti con i terzi;
▲ Solo escluse le norme relative:

• Rapporti di genitori e figli,


• Diritti e doveri nei confronti della prole,
• Relative alla separazione personale dei coniugi,
• Alla scelta del cognome (nelle unioni civili sono le parti a scegliere un cognome comune, non
c’è una regola inderogabile come nel matrimonio).

▲ Sono invece incluse le norme relative:

• I rapporti patrimoniali e successori,


• Gli obblighi alimentari,
• In materia di amministrazione e sostegno, violenza, rapporto di lavoro e prescrizione.

Lo scioglimento del vincolo


▲ Nell’unioni civili lo scioglimento del vincolo, non avviene attraverso la separazione legale, ma attraverso
il divorzio;
▲ L’unione si scioglie, quando le parti hanno manifestato, anche disgiuntamente la volontà di scioglimento
dell'unione innanzi all’ufficiale di stato civile e decorsi tre mesi, dalla data di manifestazione della
volontà di scioglimento è un divorzio immediato e semplice.

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LE CONVIVENZE DI FATTO

Legge n. 76 del 20 maggio 2016, 36° comma – Le convivenze


▲ Per convivenze di fatto la legge intende due persone maggiorenni (dello stesso sesso o sesso diverso),
unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate
da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o unione civile;
▲ Restano fuori dall’ambito di applicazione della legge, le convivenze tra persone minorenni, sposate,
anche se separate, unite civilmente, legate da vincoli di parentela e affinità.
▲ Come si fa ad accertarsi della convivenza di fatto?
Si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica, in altri termini, occorre che i conviventi siano iscritti su
un’unica scheda di residenza anagrafica;
▲ Ma quali vincoli generano queste convivenze? Si può parlare di diritti e doveri come nei coniugi o nelle
unioni civili?
Sì, possiamo parlare di diritti, ma in forma molto blanda, come ad esempio il diritto alimentare nel caso
in cui alla cessazione del rapporto uno dei due si trovi in “stato di bisogno”. Non sono invece previsti
diritti successori o pensionistici.
▲ Un diritto che possiamo definire “successorio” è previsto per quel che riguarda la casa di comune
residenza, del proprietario convivente di fatto, in caso di morte. In caso di decesso, il convivente
superstite, ha diritto di continuare ad abitare nella stessa casa per due anni o per un periodo pari alla
convivenza, se superiore a due anni, e comunque non oltre i cinque. Ove nella stessa coabitino figli
minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa
di comune residenza (anche se il periodo di convivenza è inferiore ai due anni) per un periodo non
inferiore ai tre anni.

Il contratto di convivenza
▲ Dal punto di vista formale, è richiesto, a pena di nullità la forma scritta dell’atto pubblico o della scrittura
privata autenticata da notaio o avvocato i quali ne attestano la conformità alle norme imperative e
all’ordine pubblico. Ai fini dell’opponibilità, deve essere trasmessa, entro 10 giorni successivi, al
comune di residenza per l’iscrizione nei registri anagrafici;
▲ Quanto ai contenuti il contratto può regolare esclusivamente:

▲.a. I rapporti patrimoniali,

▲.b. L’indicazione della residenza,


▲.c. Le modalità di contribuzione alle necessità di vita comune,
▲.d. La comunione dei beni.

▲ Il contratto non può essere sottoposto a termine o condizione;


▲ Il contratto è affetto da nullità insanabile, che può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse se
concluso:

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▲.a. In presenza di un vincolo matrimoniale, di un’unione civile o altro contratto di convivenza,
▲.b. In violazione del 36° comma,
▲.c. Da persona minore di età,
▲.d. Da persona interdetta giudizialmente,
▲.e. In caso di condanna per delitto.

▲ Quanto alle cause di scioglimento, il contratto si risolve per:

▲.f. Accordo delle parti,


▲.g. Recesso unilaterale,
▲.h. Matrimonio o unione civile tra un convivente ed altra persona,
▲.i. Morte di uno dei due conviventi.

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