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INDICE

INTRODUZIONE.....................................................................................................pag3

CAPITOLO 1............................................................................................................pag6

LA PERSONALITA'................................................................................................pag6
1.1 COS'E' LA PERSONALITA'?....................................................................pag6
1.2 LE ORIGINI DEGLI STUDI DI PERSONALITA'.....................................pag8
1.2.1. LE PRIME TEORIE......................................................................pag10
1.3 PSICOLOGIA COSTITUZIONALE........................................................pag11
1.4 FASE SCIENTIFICA...............................................................................pag14
1.4.1 PSICOLOGIA DEI TRATTI............................................................pag17
1.4.2 LE TEORIE DI CATTELL E BIG FIVE..........................................pag18
1.4.3 CONTRIBUTO GESTALTICO E FENOMENOLOGICO...............pag22
1.4.4 TEORIA DEL CAMPO.....................................................................pag23
1.5 MODELLO COGNITIVISTA...................................................................pag25
1.5.1 IL SE' NELLA PROSPETTIVA COGNITIVISTA..............................pag25
1.6 LA PSICOANALISI NELLO STUDIO DELLA PERSONALITA'.............pag30
1.6.1 OTTO KERNBERG...........................................................................pag31
1.7 DSM V......................................................................................................pag33
1.8 PDM-MANUALE DIAGNOSTICO PSICODINAMICO.........................pag35
CAPITOLO 2..........................................................................................................pag38
GLI ADATTAMENTI DI PERSONALITA'........................................................pag38
2.1 GLI ADATTAMENTI DI PERSONALITA'....................................................pag38
2.2 LE PORTE CONTATTO E LE MATRICI DI VALUTAZIONE.....................pag40
2.3 ADATTAMENTI DI SOPRAVVIVENZE E DI PERFOMANCE....................pag41
2.4 LA STRUTTURA DI PERSONALITA': ANALISI TRANSAZIONALE...........pag42
2.4.1 ERIC BERNE...............................................................................pag43
2.5 I COPIONI NEI SEI ADATTAMENTI DI PERSONALITA'..........................pag50
2.6 I SEI ADATTAMENTI DI PERSONALITA'...................................................pag51
2.6.1 ENTUSIASTA-IPERREATTIVO...................................................pag51
2.6.2 RESPONSABILE-STAKANOVISTA.............................................pag51
2.6.3 BRILLANTE-SCETTICO..............................................................pag52

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2.6.4 CREATIVO-SOGNATORE...........................................................pag53
2.6.5 SCHERZOSO-OPPOSITIVO........................................................pag53
2.6.6 AFFASCINANTE-MANIPOLATORE............................................pag54
2.7 DISTURBO DI PERSONALITA' BORDELINE E NARCISISTICO...............pag54
➢ DISTURBO BORDELINE DI PERSONALITA'...............................pag55
➢ DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA'...........................pag56

CAPITOLO 3...........................................................................................................pag58
RICERCA................................................................................................................pag58
3.1 OBIETTIVI..............................................................................................pag58
3.2 METODO................................................................................................pag59
3.3 STRUMENTI...........................................................................................pag59
3.3.1 MMPI-2..........................................................................................pag60
3.3.1.1 PSY-5...........................................................................................pag61
3.3.1.2 INTERPRETAZIONE DEI DATI DEL MMPI-2..........................pag64
3.3.2. QUESTIONARIO DEGLI ADATTAMENTI DI PERSONALITA'..pag65
3.4 PROCEDURE.........................................................................................pag69
3.5 ANALISI DEI DATI.................................................................................pag69
3.6 RISULTATI …..........................................................................................pag70
3.7 DISCUSSIONE........................................................................................pag74
CONCLUSIONI......................................................................................................pag77
BIBBLIOGRAFIA..................................................................................................pag80

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INTRODUZIONE

“L'incontro tra due personalità


è come il contatto tra due sostanze chimiche;
se c'è una qualche reazione,
entrambi ne vengono trasformati.”

Carl Gustav Jung

“Che cos'è la personalità?”, “Perché siamo cosi diversi l'uno dall'altro?” e “Come
mai alcuni sviluppano delle patologie e altri no?” queste sono alcune delle domande che
molti psicologi, psichiatri e medici, hanno cercato di risponde, studiando ed analizzando
la personalità.
La personalità è un argomento, oltre ad essere molto ampio, anche molto difficile da
studiare. Nel corso degli anni e dei decenni infatti si sono succedute molte tesi, elaborati
e teorie. Fin dall'antica Grecia fino ai giorni nostri filosofi, medici e studiosi hanno
cercato di spiegare e capire come ogni individuo si differenzia da tutti gli altri.
Cercando anche di capire come mai alcuni individui si ammalino e altri no.
In questo lavoro si è cercato di riassumere tutte le tappe e le teorie che si sono
sviluppate e che hanno contribuito alla costruzioni di strumenti di valutazione della
personalità. Dai primi filosofi e medici greci fino alle teorie psicoanalitiche di Freud,
alle teorie comportamentali.
Inoltre si è voluto mettere a confronto due strumenti che vanno a misurare la
personalità. L'accostamento che siamo andati ad analizzare è stato fatto tra MMPI-2 e il
Questionario degli Adattamenti di Personalità. Si è scelto il test del Minnesota
Multipahsic Personality Inventory-2 ( James Butcher, W. Grant Dahlstrom, John
Graham e Auke Tellegen, 1989) perché è uno degli strumenti più utilizzato per
analizzare la personalità oltre ad essere anche in dei più validi. Il Questionario degli
adattamenti di personalità invece è uno strumento che è stato elaborato da Vann Joines
nel 2001 ma che ancora non è stato convalidato statisticamente, manca soprattutto di
uno studio sulla sua validità esterna.
Nel primo capitolo si è cercato di avere un quadro generale di tutte le teorie della
personalità. Ci si è soffermati sui primi studi dell'età greca e romana, in cui filosofi
come Ippocrate hanno parlato per la prima volta di personalità cercando di capire cosa
sia. Successivamente si è parlato dei primi modelli psicologici tra cui le teorie di Freud.

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Freud con le sue teorie psicoanalitiche è stato il primo a parlare della personalità
come qualcosa che si costruisce da primi momenti della vita e che è influenzata sia da
energie interne all'individuo che dalla relazioni che instaura durante il corso della sua
vita.
Da Freud e i suoi successori si è arrivato ad elaborare le teorie che oggi sono più
utilizzate dagli psicologi in tutto il mondo. Una di queste è la Teoria dei Big Five di
McCrae e Costa (1989).
Gli autori di questa teoria hanno ipotizzato cinque grandi fattori di personalità
Estroversione-Introversione, Gradevolezza-Sgradevolezza, Coscienziosità-Negligenza,
Nevrocitismo-Stabilità Emotiva e Apertura Mentale-Chiusura Mentale che sono stati
definiti in base a vari teorie psicolessicali e dagli approcci fattoriali.
Il secondo capitolo è stato incentrato su un modello in particolare. Si è parlato del
Modello degli Adattamenti di personalità di Vann Joines e Ian Stewart (2001). Questo
modello è caratterizzato da uno studio della personalità incentrato sul funzionamento
del soggetto che si adatta al mondo.
Gli autori parlano di sei adattamenti di personalità (Istrionico, Ossessivo-compulsivo,
Paranoide, Schizoide, Passivo-Aggressivo e Antisociale) che non devono essere
considerati come della patologie. Gli adattamenti di personalità sono il modo con cui i
soggetti si relazionano al mondo, sono appunto degli adattamenti.
L'ultimo capitolo, il terzo, ci si soffermerà su uno studio preliminare in cui si è andati
ad confrontare come si è accennato sopra due tipologie di strumenti per la misurazione
della personalità.
Si è voluto costatare se tra il Questionario degli adattamenti alla personalità (Joines
2001), che analizza il funzionamento della persona attraverso sei adattamenti di
personalità (Stewart e Joines 2001), con il test del Minnesota Multiphasic Personality
Inventory-2, MMPI-2 (Hathaway , McKiley 1942). Del MMPI-2 si è voluto prendere in
considerazione solo alcune scale: le scale cliniche di base e la scala Personality
Psichopathology Five, MMPI-2 PSY-5 (Harkness, McNulty e Ben-Porath 1995).
Questi test sono stati somministrati a 35 studenti della scuola di specializzazione in
psicoterapia della Scuola di Analisi Transazionale.
Il questionario degli adattamenti come abbiamo detto in precedenza analizza la
funzionalità e gli adattamenti della persona rispetto al mondo esterno e lo fa
suddividendo la personalità in sei fattori. Questa suddivisione in fattori la ritroviamo
anche nelle scale cliniche e nella scala del MMPI-2 PSY-5, per questo si è voluto vedere

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se tra questi fattori ci siano delle relazioni.
Tra queste scale si andrà a effettuare le analisi statistiche per determinare se la nostra
ipotesi di ricerca ossia che ci siano delle relazioni tra i due strumenti è verificata o
meno.

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CAPITOLO I

LA PERSONALITA'
Lo studio della personalità è un campo molto vasto, complesso ed ambizioso della
psicologia. Questo argomento può essere affrontato secondo diverse prospettive che
variano in funzione di molteplici fattori, come il momento storico, il metodo di indagine
o le correnti filosofiche. Per questo l'ambito di studio può variare da un settore
strettamente individuale ad un contesto più esteso.
Lo studio della personalità può prendere in considerazione sia aspetti particolari
come i tratti comportamentali dell'individuo o estendersi fino alla totalità dell'uomo e
dei suoi aspetti più profondi e fondamentali che includono, fattori individuali e il
rapporto con i fattori ambientali.

1.1 COS'E' LA PERSONALITA'?


Non esiste una definizione unica e condivisa di cosa sia la personalità, ma possiamo
cercare di dare una descrizione.
La personalità viene vista come un'organizzazione di modi di essere, di agire, che
assicura unità, stabilità e coerenza e progettualità alle relazioni dell'individuo con il
mondo.
Il termine personalità deriva dalla parola latina “persona” e significava “maschera”
(Allport, 1965). Il significato moderno di maschera fa riferimento ad una faccia
artificiale che si mette sul volto in determinate circostanze. Questa “faccia artificiale”,
può sottintendere un determinato comportamento o implicare aspetti mutevoli esteriori e
fittizi di un individuo o all'attore che la indossa.
Nel tardo medioevo, il significato del termine “maschera” venne identificato con la
parola latina “personalitas”, dalla quale deriva più direttamente il termine che oggi noi
utilizziamo (personalità).
Oggi indica e rappresenta “la persona non tanto quanto portatrice di una maschera,
ma bensì la persona con le sue più profonde caratteristiche” (Seghenzi 2013) .
Questo termine, nel corso degli anni, ha avuto diverse definizioni, quella a cui si fa
riferimento più spesso è quella del 1992 dell'Organizzazione Mondiale della Salute, che
la definisce, come:

“Una modalità di strutturata di pensiero, sentimento e comportamento che

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caratterizza il tipo di adattamento e lo stile di vita di un soggetto. “

La personalità quindi è il risultante dall'integrazione dei fattori costituzionali, dello


sviluppo e dell'esperienza sociale. Pur conservando elementi di continuità, non risulta
fissa e immutabile ma si evolve attraverso le situazioni che il soggetto vive.
La personalità può far riferimento a diversi concetti (Meleddu E., Scalas L.F. 2003):
➔ l'effetto esterno, che prende in considerazione il punto sociale e quindi esterno
all'individuo. Le definizioni che fanno riferimento a questo effetto, tendono a coincidere
con l'apparenza e la reputazione sociale.
➔ la struttura sociale, in questo caso le definizioni che coincidono con questa
struttura, prescindono dagli altri e dai fattori esterni. Quindi, la personalità, è concepita
come un'entità reale che ha delle caratteristiche proprie.
➔ Il costrutto, che si contrappone alle visioni esistenzialiste o strutturaliste della
personalità, che fanno parte della psicologia scientifica di derivazione positivista.
Questa corrente positivista definiva la personalità come una realtà che corrispondeva
alla percezione o alla rappresentazione mentale dell'osservatore delle operazioni che
potevano essere effettuate attraverso il comportamento di un individuo.
La personalità inoltre può dipendere dalle categorie che vengono prese in
considerazione. Ogni categoria definisce la personalità in modi differenti e sono
(Meleddu E., Scalas L.F. 2003):
• onnicomprensiva (somma dei fattori)
• funzionale integrativa (organizzazione, globalità)
• distintiva (unicità)
• adattiva (adattamento peculiare all'ambiente)
• finalistica (importanza,valore supremo)
• interattiva (influenza reciproca tra i fattori)
L'onnicomprensiva sommatoria definisce la personalità come la risultante della
somma degli elementi che stanno alla base del comportamento e sono sia biologici che
caratteristiche che il soggetto ha appreso dalle esperienze vissute.
La funzionale integrativa conferisce stabilità e coerenza alla variabilità del
comportamento individuale; ed esso non è una semplice somma delle parti ma una
totalità che si sviluppa nel tempo. Comprende ogni dimensione dell'essere umano,
dall'intelletto ad ogni atteggiamento appreso, includendo anche i valori interni.

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La distintiva si riferisce alle caratteristiche peculiari di ogni individuo, ossia gli
elementi che lo distinguono da qualsiasi altro.
L'adattiva, invece, fa riferimento ai comportamenti che l'individuo mette in atto per
adattarsi all'ambiente.
La finalistica è il valore supremo, il fine dell'esistenza, lo scopo ultimo da
raggiungere.
L'interattiva è l'interazione tra i vari fattori, integra e amplia le concezioni precedenti.
La definizione d'interattiva di Eynsenck, Arnold e Meili del 1995 afferma:

“la personalità è l'organizzazione relativamente stabile delle disposizioni


motivazionali della persona, che risulta dall'interazione degli impulsi biologici e
l'ambiente fisico e sociale.
Il termine personalità si riferisce, in generale, principalmente ai tratti affettivo-
volitivi, a sentimenti, attitudini, complessi e meccanismi inconsci, interessi e ideali,che
determinano il comportamento e il pensiero caratteristico e distintivo dell'uomo.”

La concezione fondamentale di questa definizione di interattiva, è che la personalità


che è relativamente stabile ed unica, entra in interazione con tre fattori. Questi fattori
sono l'ambiente (settori, fisico e sociale), il soma (apparati sensoriali, funzionali, motori
e connettori)e infine, la psiche (sfere intellettiva, affettivo-emotiva-motivazionale-
volitiva, inconscia e attitudinale).

1. 2 LE ORIGINI DEGLI STUDI DELLA PERSONALITA'

I primi studi sulla personalità hanno avuto origine nel periodo dell'antichità greca e
romana e sono alla base dello sviluppo degli studi psicologici. Questi studi, si possono
dividere in due periodi o fasi, una fase pre-scientifica e una scientifica.
Nella prima fase, la pre-scientifica, che va dall'antica Grecia fino alla metà del 1800,
è caratterizzata dal contributo di filosofi e medici. Tra i più importanti ricordiamo i
grandi pensatori come Kant, Platone, Aristotele ecc, e grandi medici come Ippocrate e
Galeno.
Tra le vari correnti filosofiche che si sono occupate della personalità, gli orientamenti
più importanti che hanno contribuito agli sviluppi successivi e risalgono a questa fase,
sono il materialismo e l'idealismo.

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Il materialismo è legato alla concezione meccanicistica della natura, ossia che tutto
ciò che è reale ed esiste è materia e tutto deriva dalla sua trasformazione (Boyle R.
1674), questo principio ha influenzato la tradizione ionica ed ippocratica. Altri
principali contributi per le teorie della personalità che fanno riferimento a questo
principio sono:
• dottrina degli umori
• analisi del carattere
• fisiognomica
L'idealismo, invece, che si basava sul ridurre totalmente l'essere al pensiero e che
l'unico vero carattere della realtà è di ordine spirituale, influenzò sia le correnti di
tradizione pitagorica che platonica ma anche la tradizione cristiana. I contributi più
importanti, riguardano:
• la prospettiva del Sé
• prospettive umanistiche e fenomenologiche
• correnti cognitive
In questa fase la coscienza era inquadrata in sistemi concettuali coerenti, immutabili
ed assoluti. Questi sistemi concettuali venivano descritti come sistemi chiusi. Tutte le
osservazioni che venivano fatte in tutti i settori, anche quello medico, facevano
riferimento a delle deduzioni attraverso la pura osservazione. Inoltre, si riscontra una
forte predominanza della concezione dualistica che contrapponeva la sostanza spirituale,
libera e creatrice dell'uomo a quella materiale, stabile e meccanica della natura.
Un contributo importante per le teorie delle personalità, fu dato da Aristotele, con il
concento di naturalismo aristotelico.
Aristotele riprede e critica l'argomento euristico, secondo cui nulla può generarsi
dall'essere (perché già è), né dal non-essere (perché non è) . Lo scopo di Aristotele è
dare alla natura una caratteristica del divenire per distinguerla dagli esseri viventi che
invece sono caratterizzati dal movimento, dalle cose artificiali o non viventi (Russo A.
1983).
Inoltre Aristotele, rifacendosi al concetto di natura, crede che ci siano dei
collegamenti tra l'aspetto della persona e il suo carattere. In un passaggio del suo libro
“Analitici primi”, questo filosofo fa riferimento alla fisiognomica dicendo:

“E' possibile inferire il carattere dalle sembianze, se si da per assodato che il corpo

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e l'anima vengono cambiati assieme da influenze naturali: dico “naturali” perché se
fosse, apprendendo la musica, un uomo farebbe qualche cambiamento alla sua anima,
questa non è una di quelle influenze che sono per noi naturali; piuttosto faccio
riferimento a passioni e desideri quando parlo di emozioni naturali. Se quindi questo è
accettato e anche il fatto che per ogni cambiamento c'è un segno corrispondente, e
possiamo affermare l'influenza e il segno adeguati ad ogni specie di animale, saremo in
grado di inferire il carattere dalle sembianze.”1

Sembra quindi che Aristotele si riferisca alle caratteristiche della natura di ogni
animale non solo nell'uomo.
Nella fase scientifica invece, che ha inizio dopo la metà del 1800, si verifica
l'emancipazione dalla filosofia e si inizia ad utilizzare un metodo di indagine più
scrupoloso, quello delle scienze naturali.
In questo periodo i principali contributi li abbiamo dalle scienze fisiche e dalla
fisiologia, dall'evoluzionismo e positivismo, dalla biologia, dalla antropologia e dalla
statistica.
La prospettiva scientifica fu caratterizzata dalla rinuncia delle ambizioni di
“conoscenze assolute” in favore di “conoscenze probabili”, portando a continui
confronti, secondo determinate regole, tra piano concettuale e piano fenomenologico
nell'ambito di “sistemi aperti”, alternando processi induttivi e deduttivi. Questo portò
allo sviluppo a spirale delle conoscenze ed al potenziamento delle capacità di controllo
della natura.
Gli orientamenti che nacquero grazie a questa prospettiva furono in campo
accademico quello della PSICOLOGIA GENERALE con i suoi massimi esponenti
Fechner, Pavlov e Wundt, ed in campo clinico quello della PSICOLOGIA DELLA
PERSONALITA', con i suoi maggior esponenti Kraepelin, Charcot, Janet, Freud,
McDougall e Jung.

1. 2.1.LE PRIME TEORIE

Le prime teorie sulle componenti della personalità presentavano un orientamento


funzionale che prendeva in considerazione diversi aspetti come la salute, il benessere,
l'adattamento. Essi erano caratterizzati da un legame forte tra teoria e applicazioni.

1 Traduzione a cura di J. Jenkinson.

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Il comportamento degli individui veniva preso in considerazione nella sua globalità,
inserendo l'individuo all'interno di un determinato contesto o ambiente.
Gli studi sulla personalità possono essere suddivisi in due approcci, che sono quello
sperimentale che viene definitivo di tipo quantitativo, e quello clinico che viene
definitivo di tipo qualitativo (Meleddu E., Scalas L.F 2003).
Il primo, il metodo sperimentale, riproduceva artificialmente un fenomeno naturale
in condizioni di controllo. Questo metodo consentiva di trovare una relazione tra la
causa e l'effetto.
Il secondo metodo invece, si fonda sul colloquio. Il colloquio viene utilizzato in
diversi ambiti ed è una tecnica di osservazione dal vivo e di intervento sul
comportamento. Questo metodo consente di raccogliere informazioni in maniera duttile
e naturale, fornendo dati rilevanti dal punto di vita qualitativo ma è facilmente
condizionato da diverse variabili, come l'osservatore o l'osservato.
Da questi due tipi di metodi si sviluppano due tipi di approcci. L'approccio
ideografico, dal greco idios “di sé stesso”, assume come principio fondamentale,
l'impossibilità di trovare due individui uguali e la personalità viene definita come una
caratteristica unica e distintiva dell'individuo.
L'altro approccio è quello nomotetico, dal greco nomotheticus “ che emana norme”,
tende ad individuare gli aspetti che accomunano gli individui, trascurando le
caratteristiche individuali. Privilegia lo studio estensivo, di tipo quantitativo ed utilizza
procedure e parametri di natura matematico statistica, consentendo di mettere in
evidenza gli aspetti comuni ma anche le differenze tra gli individui.

1. 3 PSICOLOGIA COSTITUZIONALE

La psicologia costituzionale ricerca nelle caratteristiche biologiche le basi del


comportamento umano. Queste caratteristiche biologiche vengono definite includendo
anche la struttura somatica esterna.
Uno dei precursori di questa corrente psicologia è Ippocrate (IV sec. A.C.) con la sua
teoria degli umori. Ippocrate si rifece alla filosofia di Empedocle del V secolo a.c.,
secondo cui la natura è costituita da quattro elementi fondamentali che sono la terra,
l'acqua, l'aria e il fuoco.
Ippocrate ipotizzò che il corpo umano era composto da quattro umori:
• sangue (aria)

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• flemma (acqua)
• bile gialla (fuoco)
• bile nera (terra)
dall'equilibro di essi dipendeva la salute dell'individuo.
Questi quattro umori determinano il “temperamento” di ciascun individuo e la sua
“costituzione”:
• il tipo sanguigno con eccesso di sangue, è rubicondo, gioviale, allegro, goloso e
dedito ad una sessualità giocosa;
• il tipo flemmatico con eccesso di flemma, è beato, lento, pigro, sereno e
talentuoso;
• il tipo bilioso con eccesso di bile gialla, è magro asciutto, di bel colore,
irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo;
• il tipo melanconico con eccesso di bile nera, debole, avaro, pallido e triste.
L'infinità delle combinazioni tra questi elementi porta all'origine di infiniti caratteri,
che vengono influenzati anche dall'età, dalle stagioni e dai momenti della giornata che il
soggetto vive.
Da questa dottrina viene ricondotta la suddivisione della struttura somatica in due tipi
principali di soggetti:
1. longilinei ed esili;
2. tarchiati e corpulenti.
In questa corrente la tipologia somatica e temperamentale sono riconducibili a
categorie discontinue e chiuse.
La teoria umorale fu ampliata successivamente da Galeno, attraverso i suoi studi
scientifici basati sulla dissezione degli animali e sull'osservazione di cadaveri morti di
morte violenta.
Galeno sosteneva che il principio alla base della vita era la pneuma (aria, alito,
spirito) che corrisponde al sangue. La sede di questo elemento era il cuore, qui si trova
la vita e lo spirito (ossia l'anima).
La dottrina degli umori venne ripresa da Ernst Kretschmer (1921), uno psichiatra
tedesco. La sua teoria aveva come obiettivo il rapporto tra fisico, temperamento e
patologia mentale ereditaria. Quest'autore distinse quattro tipi fisici:
1. picnico caratterizzato da un pronunciato sviluppo periferico delle cavità del
corpo e tendenza all'accumulo di grasso;

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2. atletico il quale ha un forte sviluppo dei muscoli, dello scheletro e delle spalle;
3. astenico caratterizzato da deficienza di spessore unita ad un notevole lunghezza
media;
4. displasico con caratteristiche somatiche fuori dalla norma.
Per Kretschmer il temperamento è un comportamento dell'effettività che comprende i
fondamenti nervo-umorali viene considerato fondamentale sia per la personalità
dell'individuo che per la sua individualità. Inoltre consente il collegamento tra fisico e
caratteristiche mentali, tramite le secrezioni endocrine e il sistema nervoso vegetative.
I fattori dell'affettività di cui parla questo autore comprendono due dimensioni con
estensioni bipolari che sono l'impressionabilità e l'impulsività. L'impressionabilità è
costituita da due dimensioni la sensibilità e l'umore. L'impulsività invece, riguarda il
tempo psichico tra i poli lento-rapido. Questi due fattori portano alla formazione di tre
tipi di temperamento: schizotimico, ciclotimico e viscoso.
La schizotimia è caratterizzata da diversi gradi di tendenze dissociative che possono
estendersi dalla normalità alla patologia. Comprende, quindi, tre tipi di temperamento
quello normale, schizoide e schizofrenico (Kretshmer 1921).
I tipi schizotimici, tendono alla dissociazione delle esperienze, all'isolamento e
all'intimità. Inoltre, reagiscono in maniera ipersensibile a situazioni con forte contenuto
affettivo e in maniera apatica in situazioni meno coinvolgenti.
La ciclotimia invece è caratterizzata dalla tendenza a oscillare ciclicamente tra
eccitazione e depressione in una situazione che va dalla normalità alla patologia.
Abbiamo tre tipi di temperamenti normale, cicloidi e maniaco-depressivi. Questi
soggetti passano da periodi di eccitazione e depressione ed appaiono affabili, espansivi
e benevoli in entrambe le fasi.
La viscosità infine è caratterizzata da atteggiamenti che comprendono periodi di
calma flemmatica e irritabilità compulsiva. I viscosi possono presentarsi in tre diversi
temperamenti che sono normalità, esplosivi ed epilettici. Si caratterizzano da un forte
attaccamento, lentezza nel pensiero e irritabilità.
Nella psicologia costituzionale un altro autore importante per gli studi della
personalità fu William Herbert Sheldon (1898-1977).
Sheldon (1942) nei suoi studi si interessò soprattutto degli aspetti psicologici del
comportamento umano in rapporto alla morfologia e alla fisiologia del corpo. Si
soffermò sull'identificazione degli elementi principali della struttura fisica e del
temperamento. Per questo autore la struttura somatica di ogni individuo era la base della

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regolarità e della stabilità comportamentale e i suoi aspetti più importanti erano quelli
morfogenetici (gli aspetti genetici non osservabili), i fenotipi (gli aspetti genetici
osservabili) e somatotipi (il rapporto dei geni con il fenotipo).
Sheldon si soffermo sullo studio del somatotipo e identifico cinque parti del corpo
che sono testa-collo, braccia, torace-tronco, addome-tronco e gambe. Con questa
suddivisione del corpo, Sheldon determinò delle componenti primarie e secondarie,
attraverso cui poté fare una classificazione dei temperamenti (vedi Figura 1).

Figura 1:Componenti primari e tipi estremi


Dimensione Tipo
Endomorfia Endomorfo
aspetto morbido, tondeggiante; sviluppo osseo e muscolare scarsi, peso
specifico basso; marcato sviluppo dell'apparato digestivo
Origine: endoderma

Mesomorfia Mesomorfo
aspetto tozzo, robusto; ossa e muscoli sviluppati e resistenti
origine: mesoderma

Ectomorfia Ectomorfo
configurazione longilinea, fragile e delicata; torace piatto; elevata
superficie esterna rispetto alla massa; sovraesposizione sensoriale.
Origine: Ectoderma

Le componenti secondarie invece, correlate a quelle primarie sono le displasie,


incongruenza tra le componenti primarie riguardanti le cinque zone del corpo; le
ginandromorfia, caratteristiche del sesso; e l' aspetto tissutale, indice di validità o
estetica.
In conclusione possiamo dire che nel periodo pre-scientifico le correnti filosofiche e
la psicologia costituzionale, utilizzando un paradigma interpretativo e si sono interessate
del temperamento e della personalità di un individuo, rifacendosi alle influenze
dell'ambiente su di esso e descrivendole con un metodo qualitativo. Queste teorie si
soffermarono sulle risposte dell'individuo all'ambiente, che erano determinate dalle
caratteristiche ereditarie e che dal tipo di fisico.

1. 4 FASE SCIENTIFICA

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Nella fase che abbiamo definito scientifica si andò a recuperare la rigorosità degli
studi sulla personalità attraverso la psicometria e studi sperimentali. Le teorie e modelli
più importanti in questa fase sono: la psicologia della forma, la psicologia dei tratti e dei
tipi e delle disposizioni e la psicologia cognitiva del Sé.
La psicologia dei tratti, dei tipi e delle disposizioni esamina la personalità come se
fosse una struttura stabile, utilizza un approccio quantitativo che consente l'impiego di
procedure sperimentali.
Le sue origini vanno ricollegate alla dottrina degli umori di Ippocrate e più
recentemente alla psicologia costituzionale, con la quale condivide l'analisi della
relazione con la struttura somatica e gli studi sui tratti e le teorie fattoriali dei tipi che si
soffermano principalmente sugli aspetti psicologici.
La teoria dei tratti e le teorie fattoriali risentono l'influenza di diverse concezioni
teoriche, dalla prospettiva fenomenologica e gestaltica, teoria psicoanalitica e del Sé,
teoria generale dell'apprendimento, rielaborazione della dottrina degli umori da parte di
Kant e Wundt e la psicologia junghiana.
Lo studio dei tratti (Eysench, Cattell 1950) fa riferimento alle differenze individuali e
le considera come delle caratteristiche comportamentali ricorrenti e distinte. Comprende
varie concezioni riconducibili a due interpretazioni, una è che essa sia riduttiva, ossia
che il suo studio è ristretto agli aspetti osservabili, o che sia estesa, ossia che il suo
studio è riconducibile a due aspetti. Il primo fa riferimento al tener conto della
complessità della relazione tra i fattori ambientali e individuali sia osservabili che non
osservabili, l'altro che pone le basi per la teoria fattoriale, classificando insieme i tratti
simili (Meleddu 2003).
La prospettiva fattoriale (Eysench 1949) analizza con procedure statistiche il
raggruppamento dei tratti in fattori dimensionali o tipi.
Grazie alla prospettiva fattoriale, la teoria dei tratti si è ampliata andando a formare il
modello S-P-R (situazione persona risposta). Questo modello è plurifattoriale,
deterministico, sequenziale e unidirezionale (Caprara e Gennaro 1995).
Il modello S-P-R esprime la relazione casuale tra la situazione di stimolo S e la
risposta R attraverso la mediazione della persona P. Questa prospettiva permette di
recuperare l'individualità di ogni persona, includendo i fattori che caratterizzano la
personalità, consentendo di comprendere l'insieme dei processi neuropsicologici di base
con gli aspetti cognitivi, motivazionali ed emotivi della persona.
Ci sono due forme principali di questo modello:

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• modirezionale ossia sequenziale, con sviluppo interattivo statico, e può essere o
generale o specifico (Ben e Allen 1974; Block 1977; Epstein 1980);
• pluridirezionale con sviluppo interattivo dinamico, e può essere
generale,dinamico circolare,dinamico interpersonale,sistema cognitivo affettivo
di personalità ( CAPS), o state space.
Dal modello S-P-R pluridirezionale dinamico circolare che sottolinea l'interazione
ricorsiva tra persona, situazione e risposte, in cui l'ambiente viene modificato. Da questo
modello hanno avuto sviluppo diversi modelli tra cui la teoria generale
dell'apprendimento, il cognitivismo, la prospettiva di Wundt, l'interazionismo simbolico
e il modello S-P-R fattoriale.
La prospettiva fattoriale (Eysench 1949) esamina la struttura della personalità in
termini di fattori generali mediate l'uso dell'analisi fattoriale, portando alla elaborazione
del modello S-P-R interattivo statico. Tra i fondatori di questa teoria, abbiamo Hans
Junger Eysenck, il quale contribui alla teoria fattoriale gerarchica (1950).
La teoria fattoriale gerarchica è fondata sulle correlazioni tra varie misure del
comportamento, individua gli aspetti strutturali tendenzialmente stabili della personalità
che vanno collocati al vertice di una struttura gerarchica. Questa teoria prende in
considerazione tre dimensioni principali, tra loro indipendenti, continui e bipolari:
1. estroversione
2. nevroticitismo
3. psicoticismo
Qui si può notare come Eysenck si rifà a Wundt (1879) sostituendo la forza e la
mutevolezza, con l'estroversione e il nevroticismo, e ne aggiunge una terza il
psicoticismo.
L'espressione di queste dimensioni varia tra due poli, per questo abbiamo
estroversione-introversione, nevroticismo-stabilità e psicoticismo-normalità. Ognuna di
queste espressioni porta alla formazione di vari tipi di personalità.

Nevroticimo (+) tendenza a rispondere con emozioni intense ed instabili (soggetto


nevrotico)
Stabile(-) risposte di bassa intensità ed equilibrate (soggetto stabile)
Estroversione(+) orientamento verso l'esterno e le relazioni (soggetto estroverso)
Introverso(-) orientamento verso se stessi e l'isolamento (soggetto introverso)
Psicoticismo(+) disturbi del comportamento, persona poco empatica, antisociale,

16
folle (soggetto psicotico)
Normalità(-) equilibrio comportamentale (soggetto normale)

I livelli della struttura gerarchica della personalità per questo modello sono: i tipi di
personalità, i tratti, le risposte abituali e le risposte specifiche. Tutti questi livelli
caratterizzano e differenziano ogni individuo.

1. 4.1. PSICOLOGIA DEI TRATTI

La psicologia dei tratti si rifà alla psicologia della forma, alla psicologia del Sé di
William James (1890) e alla teoria delle motivazioni di William McDouglas, il suo
maggior esponente è Gordon Williard Allport (1987-1967).
Considerava la personalità come l'organizzazione dinamica dei sistemi psicofisici
dell'individuo per la realizzazione di tutte le sue potenzialità. Per spiegare come un
individuo arriva ad un certo comportamento questo approccio fa riferimento sia al
passato che al futuro.
La psicologia dei tratti (Allport 1940) crede valide le ricerche sperimentali e i dati
quantitativi degli studi sulla personalità, ma in maniera limitata, polemizzando anche sul
riduzionismo della psicologia generale. Inoltre si indirizza al recupero dell'individuo e
della sua unicità, sottolineando l'equilibrio tra fattori biologici, psicologici e sociali.
L'elemento centrale di questo modello è il tratto. Nella concezione ristretta di tratto,
Allport (1940) lo definisce come schema comportamentale proprio di ciascun individuo.
I tratti sono osservabili con una certa regolarità e distinguono un soggetto da un altro.
Nella concezione allargata di Allport il tratto invece include diverse concezioni:
il realismo ipotetico una struttura reale a carattere ipotetico suscettibile di verifica
diretta attraverso processi neurofisiologici;
la variabilità della condotta che è l'adattamento alle condizioni ambientali mediate
una parte stabile e una variabile;
disposizione tendenza generale latente o possibilità permanente di azione
derivante dalla capacità funzionale della struttura;
risposta abituale comportamenti specifici che si ripetono in maniera stabile;
risposta comune comportamenti specifici che si ripetono in maniera simile in
diversi soggetti;
atteggiamento disposizione verso un oggetto in termini positivi o negativi;

17
tipo costrutto generale che riprende diversi tratti specifici;
motivazione ciò che determina il comportamento e spinge all'azione.
Uno dei limiti di quest'approccio è quello di non aver usato solo un analisi
qualitativa.
Henry Murray (1962) criticò la concezione ristretta del tratto nella sua teoria
personologica, ma ne condivise la concezione di globalità dell'individuo. Ampliò il
concetto di personalità includendo i fattori ambientali ed i processi interiori non
osservabili e attribuì importanza alla motivazione e ai bisogni.
La personalità viene vista in conclusione come una struttura complessa e l'oggetto di
studio è l'organismo che è inserito in maniera inseparabile in un ambiente. Gli organismi
tendono a rispondere in maniera simile a situazioni simili ma possono mostrare anche
risposte diverse.

1. 4.2 LE TEORIE DI CATTELL E BIG FIVE

Una teoria che si rifà all'analisi fattoriale è la teoria dei 16 fattori di Raymond
Bernard Cattell (1905-1998).
La teoria di Cattell (1950) è un approccio multivariato ed individua diverse
dimensioni che sono alla base di diversi comportamenti. Applicò l'analisi fattoriale allo
studio di diversi aspetti della personalità (come le capacità mentali, i tratti di personalità
e i processi motivazionali).
Partendo dai costrutti di Spearman (1923) sulle abilità mentali, Cattell (1950)
suddivise l'intelligenza in due tipologie differenti. Una fluida che è la capacità di
analizzare i problemi facendo riferimento alla nostra esperienza; e una cristallizzata che
utilizza le conoscenze già acquisite.
Per questo autore la personalità è composta da tratti strutturali e dai processi
motivazionali. I tratti dinamici indirizzano il comportamento verso degli obiettivi e i
tratti strutturali vengono suddivisi in 16 fattori della personalità che sono caratterizzate
da bipolarità e continuità ma sono indipendenti l'una dall'altra (vedi Figura 2).

Figura 2: I 16fattori di Cattell


Fattori Situazione negativa Situazione positiva

A Schizotimia Ciclotimia

18
B Bassa intelligenza Alta intelligenza
C Bassa forza dell'IO Alta forza dell'Io
E Sottomissione Dominanza
F Desurgenza Surgenza
G Bassa forza del super Io Alta forza del super io
H Threctia Parmia
I Harria Premsia
L Distensione interna Protensione
M Praxernia Autia
N Semplicità Sofisticazione
O Sicurezza Senso di colpa
Q1 Conservatorismo Radicalismo
Q2 Eteronomia Autonomia
Q3 Non controllo dell'ansia Controllo dell'ansia
Q4 Bassa tensione energica Alta tensione energica

Un'altra teoria della personalità che prende in considerazione l'analisi fattoriale e


riprese i lavori di Cattell è la teoria dei Big five (McCrae e Costa 1996).
La teoria dei Big Five elaborata da McCrae e Costa nel 1996 è tra i modelli più
condivisi e testati, sia a livello teorico che empirico. Questo modello è incentrato su un
approccio nomotetico (descrive i fenomeni sotto leggi universali) allo studio della
personalità.
Come abbiamo già detto questa teoria si basa sui metodi di analisi dei “fattori”,
rifacendosi in particolare all'approccio fattoriale di Hans Eynseck (1949) che identifica
le dimensioni caratterizzanti le differenze individuali attraverso, appunto, l'analisi
statistica di tipo fattoriale largamente determinata dallo sviluppo della successiva
applicazione delle tecniche psicometriche dell'indagine sia psicologica che psichiatrica.
In generale possiamo dire che questi fattori hanno due funzioni la sintesi e la
descrizione. Essi convalidano delle ipotesi ne suggeriscono delle nuove e possono
assumere le caratteristiche di agenti casuali.
Il fattore permette che il tratto psicologico che ha caratteristiche qualitative possa
esprimersi in termini quantitativi. In questo modo si può arrivare a formulare teorie
della personalità in cui i dati forniti dall'esperienza vengono ordinati rispetto ad un
insieme gerarchico di ipotesi sul funzionamento, appunto, della personalità.
La teoria dei Big Five, oltre a basarsi sulla teoria dei fattori, riprende anche la teoria
della sedimentazione linguistica di Cattell del 1946.
Cattell amplio e legittimo l'approccio psicolessicale attraverso la sua ipotesi della
sedimentazione linguistica. Secondo questa ipotesi la maggior parte delle differenze

19
individuali di maggior rilievo sono classificate come semplici parole nel linguaggio
normale.
Un'altra teoria molto importante che influenzò la teoria dei Big Five sono gli studi
sui fattori di creatività di Guilford (1950). Quest'ultimo parla delle abilità creative
riferendosi a tutte quelle attività che contribuiscono alla produzione creatrice in
maniera significativa. Lo sviluppo della creatività passa perciò attraverso il
rafforzamento delle funzioni che essa mette in gioco, sfruttando tutte le risorse
dell'individuo. Guildford cosi elabora un modello della mente umana, definito
“struttura dell'intelletto”, in cui l'attività mentale è classificata secondo direttrici:
operazioni, contenuti e prodotti.
Le operazioni sono attività intellettive compiute sui materiali grezzi dati
dall'ambiente e che l'organismo riceve. Egli distingue cinque operazioni:
1. cognizione (scoperta immediata);
2. memoria;
3. produzione divergente (generazione di informazione, in cui si mette l'accento
sulla ricerca di alternative logiche);
4. produzione convergente (ricerca degli imperativi logici, quando l'informazione
ricevuta è più rilevante);
5. valutazione (confronto dell'informazione ricevuta).
I contenuti, invece, fanno riferimento all'informazione ricevute ed elaborate dalla
mente e sono quattro:
1. figurale (informazione percepita come immagini);
2. simbolico (informazione sotto forma di segni);
3. semantico (informazione che ha un significato);
4. comportamentale (informazione non verbale, implicata nelle interazioni sociali).
Infine, i prodotti che sono le forme attraverso cui si presentano le informazioni,
elaborate dalle caratteristiche dell'organismo. Essi sono sei:
1. unità (elementi di una singola informazione);
2. classi (insiemi di item di informazioni raggruppati in virtù di determinate
proprietà);
3. relazioni (rapporti tra le informazioni);
4. sistemi (complessi formati da parti collegati);
5. trasformazioni (cambiamenti);
6. implicazioni (conseguenze,possibilità).

20
Questa teoria cerca di rilevare centoventi elementi derivati dalla combinazione di
questi tre elementi che rappresentano le componenti del pensiero.
McCrae e Costa influenzati da queste teorie (soprattutto dall'analisi fattoriale e dalle
teoria di Cattel della sedimentazione linguistica), sono riusciti ad elaborare ed a
sintetizzare e ridurre gli elementi che si possono differenziare negli individui per quanto
riguarda la personalità, in cinque fattori.
I cinque fattori vengono classificati in:
• ENERGIA
• AMICALITA'
• COSCIENZIOSITA'
• STABILITA' EMOTIVA
• APERTURA MENTALE
Ognuno di questi fattori a seconda della tassonomia di riferimento, può essere
identificata con un nome/aggettivo differente.
Il primo di questi cinque fattori, ossia l'energia viene anche classificata come
estroversione o potere o dominanza. Essa è intesa come grado di attivazione fiducia ed
entusiasmo nelle condotte che si adottano e nelle scelte (McCrae e Costa 1995).
L'amicalità, o gradevolezza, è la qualità o la quantità delle relazioni interpersonali
positive che il soggetto intraprende, orientate al prendersi cura ed accogliere l'altro.
Il terzo fattore la coscienziosità, o il controllo, è intesa come precisione, affidabilità,
accuratezza metodica che l'individuo offre nella sua condotta, o la volontà del soggetto
di ricerca il successo.
La stabilità emotiva, o nevroticismo intesa come grado si resistenza e stress di tipo
emotivo, come ad esempio l'irritabilità o l'ansia.
Infine, l'apertura mentale, o apertura all'esperienza, ossia disposizione a ricercare
stimoli culturali e di pensiero esterni al proprio contesto ordinario.
Questo modello ha diversi punti di forza come l'utilizzo dello stesso linguaggio che le
persone adottano nella vita quotidiana, fornendo cosi un lessico semplice che riesce a
diminuire il divario tra i valutatori e ridurre la variabilità dei giudizi.
Un altro vantaggio di questo modello è che i termini utilizzati nel classificare i fattori
sono abbastanza generalizzabili in diversi contesti sia linguistici che culturali. Infatti,
pur non fornendo una descrizione completa della personalità, riescono a coprire un gran
numero di caratteristiche, riuscendo ad essere sono abbastanza specifici per riuscirli a

21
distinguere l'uno dall'altro.
Questo modello ha anche dei limiti, uno sta nel fatto che ritiene secondari gli aspetti
dinamici e i vissuti dei soggetti ed inoltre, non prende in considerazione la parte
biologica a differenza di Eysenck.

1. 4.3. IL CONTRIBUTO GESTALTICO E FENOMENOLOGICO

Il contributo gestaltico e fenomenologico per le teorie della personalità è stato molto


importante, esso è legato alla psicologia delle forme (Wertheimer 1912) e si basa su una
prospettiva fenomenologica della realtà cosi come l'individuo la vede, e sul concetto di
struttura organizzativa che ha origine dal concetto di campo fisico (insieme di forze in
equilibrio rappresentabili con vettori, non riconducibile alla somma dei singoli,
Maxwell 1870).
L'applicazione di questo approccio sullo studio della personalità ha portato a due
sviluppi uno che ha influenzato le concezioni non formali (qualitative) e l'altro
sull'espressione sulle teorie formali (matematico-geometriche).
Le correnti che hanno avuto origine dalle concezioni non formali e che quindi ne
sono state influenzate maggiormente sono la psichiatria esistenziale, le concezioni
organismiche e umanistiche, la psicologia dei tratti e della personalità e
l'interpretazione psicosociale dello sviluppo.
La psichiatra esistenziale (L. Binswang 1941; K. Jasper 1919) analizzava la
soggettività dell'esperienza da un punto di vista fenomenologico in relazione alla
normalità ed alla patologia mentale. La normalità e la patologia venivano viste come
modi diversi di vivere la propria soggettività e di progettare la propria vita.
Le psicologie umanistiche e organistiche (Rogers 1960) invece vedevano l'individuo
come un entità in divenire, un organismo che era un insieme organizzato, un'unità
psico-fisica a carattere olistico-dinamico, in cui a sede l'esperienza psicologica.
Uno degli esponenti di spicco della psicologia umanistica fu Abraham Maslow
(1909-1970) che basò i suoi studi su una concezione organicistica a carattere olistico-
dinamico, e considerava l'individuo come un essere sano e creativo. Egli propose una
psicologia degli aspetti positivi della vita (felicità, amore ecc ), andando a completare il
ritratto parziale che la psicologia tradizionale aveva costruito prendendo in
considerazione solo la parte più infelice dell'uomo (angoscia, disperazione ecc).
Gli assunti principali di questa psicologia umanistica sono la tendenza a riconoscere

22
nell'uomo una natura “buona” ed una struttura gerarchica dei suoi bisogni. Credeva
inoltre che la struttura psicologica dell'individuo potesse essere studiata come quella
fisica. La patologia veniva vista come uno stato di frustrazione in cui l'individuo non si
sente realizzato e la terapia è un mezzo per arrivare all'autorealizzazione.
Affinché l'individuo si realizzi deve soddisfare i propri bisogni, che vengono
strutturati in modo gerarchico da Maslow (1950). I bisogni più bassi sono quelli
materiali come il cibo o una casa, quelli più elevati sono immateriali.
Un aspetto importante nell'autoregolazione è la creatività, ossia la capacità di
esprimere idee ed impulsi senza sopprimerli. Per Maslow ci sono tre tipi di creatività:
1. PRIMARIA, sono quei processi mentali primari che vengono nella maggior parte
delle volte dimenticati;
2. SECONDARIA, processi mentali secondari che danno luogo ad attività
scientifiche e letterarie;
3. INTEGRATA, impiega sia la creatività primaria che quella secondaria, e da essa
derivano la filosofia e l'arte.
La personalità in questa prospettiva sarebbe mossa da due forze che sono legate a dei
bisogni.
La forza regressiva è associata a bisogni carenziali, i quali sono vissuti con disagio e
innescano tensioni a breve termine. Questi bisogni possono far scaturire due
conseguenze a seconda se siano soddisfatti o frustrati. Nel primo caso, quando il
bisogno viene gratificato, il soggetto prova sicurezza e il comportamento scompare, nel
secondo caso quando il bisogno non è soddisfatto, il soggetto si sente insicuro e può
manifestare patologie.
La seconda forza è la forza progressiva ed è associata a bisogni accretivi, i quali
sono vissuti con piacere, non si estinguono con la gratificazione e innescano tensioni a
lungo termine.
Lo scopo ultimo dello sviluppo e del rafforzamento dell'identità è la trascendenza
dell'Io, che non è un valore solo per l'individuo ma anche in rapporto agli altri ed il
miglior modo di raggiungerla e la gratificazione dei bisogni inferiori.

1. 4.4. TEORIA DI CAMPO

La teoria di campo di Kurt Lewin (1947) è una prospettiva di studio della personalità
che venne influenzata dalla psicoanalisi e dalla teoria della forma e l'esperienza viene

23
vista in chiave fenomenologica.
Questa teoria applica la concezione di campo fisico (insieme organizzato di forze in
equilibrio, rappresentabili con vettori,Wertheimer 1912), in psicologia, parlando per
l'appunto di campo psicologico (Lewin 1947).
Il campo psicologico è la totalità dei fatti coesistenti e interdipendenti. I concetti
psicologici cosi vengono tradotti in termini geometrici e matematici, utilizzando la
geometria in termini di topologia (irrilevanza di grandezza e distanza; importanza in
relazioni e posizioni tra le parti); e la matematica nella rappresentazione delle forze
psicologiche viste come vettori (direzione, verso, intensità).
In questa prospettiva Lewin inquadra la persona “P” come un entità che può essere
rappresentata come un figura chiusa, che viene delimitata da un confine semipermeabile
che la separa da un ambiente esterno detto “non-P”. Questa entità ha delle proprietà, si
differenzia dal mondo, è inclusa in una parte maggiore che rappresenta il tutto e
interagisce con l'ambiente esterno (Vedi figura 3).

Figura3:Rappresentazione topologica della persona.

L'interazione della persona con l'ambiente è rappresentato dall'inserimento di P in


una seconda figura chiusa che delimita un ambiente psicologico detto “A”. L'ambiente
psicologico A a sua volta è inserito in un campo più ampio, dal quale è separato da una
barriera semipermeabile. L'insieme più esteso che circonda A è l'ambiente non
psicologico. La persona P e il campo A entrano in relazione creando lo spazio di vita
della persona “SV”.
Lo spazio vitale compre ogni elemento che può influenzare il comportamento “C”

24
della persona, quindi, il comportamento dipende sempre da come si configurano le forze
che caratterizzano lo spazio di vita. I processi psicologici in questo modo sono in
continuo cambiamento e lo spazio di vita di differenzia in regioni a seconda del
processo psicologico e dello sviluppo del soggetto.

1. 5 MODELLO COGNITIVISTA

Il modello cognitivista (Miller G. e Neisser U. 1960) tende a spiegare la totalità del


comportamento umano in termini cibernetici e considera l'uomo come un sistema di
elaborazione delle informazioni di ingresso (input) ed in uscita (output) del sistema, il
quale elabora le informazioni secondo regole operative e le sottopone a continua
verifica.
Questo modello ha come limite maggiore l'aver trascurato le componenti emotive.
Inoltre, ha avuto come obiettivo la simulazione artificiale dei processi mentali e
dell'intelligenza.
Gli sviluppi successivi del modello cognitivista hanno portato all'integrazione tra
processi cognitivi e processi emotivi. Ciò ha portato alla formazione di due percorsi,
uno incentrato sul Sé e l'altro sullo sviluppo delle neuroscienze.

1. 5.1 IL Sé NELLA PROSPETTIVA COGNITIVA

➢ INTERAZIONISMO SIMBOLICO
L'interazionismo simbolico (George Herbert Mead 1930) è stato uno dei primi
approcci di base cognitivista che ha posto l'accento sull'interazione sociale, mettendo in
evidenza il ruolo del significo simbolico acquisito dagli stimoli nella relazione sociale.
Il Sé viene considerato importante nello svolgimento della attività riflessiva ed
anche nell'attribuzione di significato all'esperienza dell'individuo.
Mead ha posto le basi per l'interazionismo simbolico ha fornito un contributo
fondamentale per lo sviluppo degli studi del Sé in una prospettiva sociale di tipo
comportamentista ed ha messo in evidenza la relazione circolare tra processi mentali e
relazioni.
L'interazionismo simbolico (Blumer H. 1969) affermava che l'individuo si sviluppa
all'interno di un sistema di relazioni sociali in cui si deve mettere a confronto con gli
altri e si inserisce in un gruppo, dove riesce ad acquisire la capacità di interpretare i

25
gesti e anticipare le conseguenze delle proprie ed altri azioni.
Al centro dello sviluppo dell'individuo si ha l'organizzazione della mente che viene
suddivisa in tre unità : Io, Me, Sé.
L'Io è la struttura in cui vengono conservate le esperienze dell'individuo sia sul piano
psicologico che biologico.
Il Me interiorizza gli atteggiamenti che gli altri hanno nei confronti del soggetto.
Il Sé è il risultato dello scambio di relazione tra l'Io e il Me. Per questo è una struttura
molto complessa che si colloca al centro dell'autonomia della persona ed è alla base
dell'auto-riconoscimento, dell'identità e della relazione con gli altri.
➢ TEORIA DELL'APPRENDIMENTO SOCIALE
La teoria dell'apprendimento sociale proposta da Albert Bandura (1997) si colloca
nell'ambito degli sviluppi sperimentali della teoria comportamentista
dell'apprendimento. Per questa teoria il comportamento è influenzato dall'interazione
tra fattori cognitivi, comportamentali ed ambientali. Considera centrale
nell'apprendimento l'imitazione.
Bandura si avvicinò in un secondo momento alla teoria cognitivista, parlando del Sé
in relazione al concetto di auto-efficacia. L'auto-efficacia è la percezione che soggetto
ha in riferimento alle sue capacità di controllo sulla vita. Tale percezione influenza i
processi motivazionali e di pensiero, condizionando significativamente il
comportamento. Questa autovalutazione incide in maniera sostanziale sulle prestazioni
future e sull'apprendimento di nuove soluzioni.
Le aspettative di efficacia possono variare in rapporto alle situazioni. Infatti le
persone che dubitano delle proprie capacità, riducono i loro sforzi o rinunciano alla
meta. Invece quelle che dispongono di maggior fiducia si impegnano più intensamente
al fine di riuscire a raggiungere il fine.
L'autoefficacia attiva una sequenza a spirale di rinforzi positivi (successi) e negativi
(insuccessi), che rispettivamente portano o a sviluppi positivi (alta efficacia percepita)
o negativi (bassa efficacia percepita). Alla base della formazione dell'autoefficacia ci
sono le esperienze passate, ma anche fattori che entrano in gioco in un determinato
contesto come la difficoltà del compito, quantità di sforzo impiegato, quantità di aiuto
esterno, circostanze della percezione o pattern temporali di successo e insuccesso.
Un punto importante sono gli stati fisiologici cioè come il soggetto interpreta le
proprie emozioni per superare una prova. L'umore e gli stati positivi portano a un alta
efficacia, un umore e stati emotivi negativi invece la riducono.

26
I contesti in cui l'autoefficacia si sviluppa sono quello famigliare, tra i coetanei ed a
scuola. Possiamo identificarne diversi tipi: emozionale, cognitiva, regolativa e sociale.
Questa teoria in conclusione è molto importante per aver dato centralità
all'imitazione e nello stesso tempo all'autonomia dell'individuo, mettendo, però, in
secondo piano i tratti.
➢ HAZER ROSE MARKUS: GLI SCHEMI DEL SE'
Hazer Rose Markus (1977) ha esaminato il concetto di sé in prospettiva cognitivista.
Il nucleo centrale della sua teoria è il concetto di autoschema.
Gli autoschemi (Markus 1977) sono generalizzazioni cognitive che organizzano e
guidano l'entrata e l'uscita delle informazioni sul sé. Essi derivano dall'esperienza
passata e si proiettano in maniera attiva verso il futuro sono influenzati dalle relazioni
sociali e fattori legati allo sviluppo del soggetto ed infine comprendono vari aspetti del
sé.
Gli autoschemi hanno delle proprietà definite schematicità grazie alle quali
favoriscono l'elaborazione e il recupero delle informazioni relative allo schema stesso.
Le persone posso essere più o meno schematiche. Una persona schematica in una
dimensione del sé elabora le informazioni ad essa attinenti in modo diverso rispetto ad
una schematica di un altro dominio.
Attraverso il concetto di schema di sé, Markus ha integrato il sé con aspetti cognitivi,
emotivi, motivazionali ed ambientali, anche lui però, considera i tratti come proprietà
secondarie.
➢ MODELLI S-P-R PLURIDIREZIONALI
I modelli S-P-R pluridirezionali hanno carattere interattivo dinamico di tipo sia
deterministico che non deterministico. Questi modelli si dividono in diversi tipi
principali.
Il primo è il tipo Generale. Il Generale si focalizza soprattutto sull'interazione
reciproca tra fattori personali con gli stimoli esterni e con le risposte. Danno centralità e
un ruolo costruttivo all'esperienza personale.
A questo modello generale fanno parte sia i comportamentisti e cognitivisti del Sé.
Essi più che l'organizzazione della persona parlano dell'interazione di fattori personali
prevalentemente cognitivi, emotivi e motivazionali.

SCHEMA GENERALE: S↔P↔R

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Il secondo tipo di modello pluridirezionale è il Dinamico Circolare (1980). Il
dinamico circolare organizza il comportamento da una interazione circolare tra stimoli,
persona e risposta. Il soggetto è visto intervenire sull'ambiente in maniera attiva.

SCHEMA DINAMICO CIRCOLARE: ↓S↔P↔R↓


↑↓↔↔↔↓↑

Il terzo tipo ed ultimo dei modelli pluridirezionali è il Dinamico Interpersonale. Il


modello Dinamico Interpersonale è stato analizzato da Norman S. Endler (1983) e si
colloca nell'ambito del modello interazionista della personalità, basato sulla ricerca
empirica condotta nel periodo compreso tra il 1960 e negli anni successivi.
Per questa teoria, Endler (1980) prese in considerazione quattro modelli
fondamentali di personalità, la Psicologia dei tratti, Psicodinamica, Situazionismo e
Interazionismo. Da ognuno di questi modelli, l'autore ha preso alcuni concetti principali.
La psicologia dei tratti e la psicodinamica si differenziano nel modello ma hanno in
comune l'importanza che attribuiscono ai fattori personali nella spiegazione del
comportamento (P→R). Diversamente il situazionismo individua nell'ambiente i fattori
che determino il comportamento (S→R). L'interazionismo si focalizza invece, sul
continuo processo di interazione tra l'individuo e l'ambiente (S↔P↔R).
Il modello interattivo afferma che il comportamento è una funzione di un processo di
interazione continua tra l'individuo e la situazione in cui il comportamento si manifesta.
L'individuo quindi è un agente attivo nel processo ed è influenzato sia da fattori
cognitivi che motivazionali. Infine a seconda della situazione il comportamento del
soggetto cambia a seconda di quale significato psicologico, la situazione assume per lui.
In questo modello le relazioni interpersonali assumono un ruolo di rilievo e si
configurano come interazioni circolari.
Per comprendere il comportamento Endler (!980) distigue il sistema di mediazione
dal sistema comportamentale. Il sistema di mediazione riguarda le variabili di
mediazione costituite da mediazioni costituite da variabili intervenienti e costrutti
ipotetici, esse sono inferite dal comportamento e dalle nostre esperienze. Attraverso le
mediazioni noi possiamo spiegare e predire i processi che portano all'elaborazione di un
comportamento. Il sistema comportamentale invece si riferisce alle variabili di reazione
comprendenti: comportamenti manifesti; reazioni nascoste (sentimenti); risposte

28
fisiologiche e comportamenti artificiali (role playing, test).
Il comportamento a seconda della situazione cambia la sua prevedibilità ci sono
soggetti che possono avere risposte diverse in situazioni uguali od avere un
comportamento simile in situazioni diverse.

➢ MODELLI TEORICI DI ORIGINE NEOCOMPORTAMENTISTA


Il comportamentismo ha favorito lo sviluppo della psicologia stimolo-risposta, basata
sul riflesso psicologico, secondo la quale un riflesso è una risposta (movimento) ad uno
(stimolo).
Il fisiologo russo Pavlov (1878) introdusse la nozione di riflesso appreso o
condizionato, secondo la quale una risposta può abbinarsi a un nuovo stimolo che
precedentemente non la provocava.
Il concetto base del comportamentismo forniva una spiegazione per la formazione di
abitudini e apprendimenti, contribuendo attraverso l'identificazione degli stimoli a
prevedere, controllare e condizionare le attività individuali.
Da questi concetti del comportamentismo si fondarono gli studi
neocomportamentisti, dello psicologo canadese, Donald Olding Hebb(1949).
Hebb, nel 1949 inserì nel modello neocomportamentista i processi nervosi che sono
alla base del comportamento. La sua teoria presuppone che ogni comportamento o
attività mentale abbia un fondamento su corrispondenti processi nervosi.
Per Hebb anche l'apprendimento consiste nella modificazione dei legami neuronali.
L'apprendimento di una risposta quindi porta a una modificazione a livello delle sinapsi
tra i neuroni implicati. Si stabilisce cosi tra due neuroni una connessione, che diventa
più forte quando l'input di uno dei due neuroni aumenta l'attivazione dell'altro.
Questo meccanismo prende il nome di Apprendimento Hebbiano,che si basa quindi
sulla regola fondamentale che (1950):

“se un neurone A è abbastanza vicino ad un neurone B da contribuire ripetutamente


e in maniera duratura alla sua eccitazione, allora ha luogo in entrambi i neuroni un
processo di crescita o di cambiamento metabolico tale per cui l'efficacia di A
nell'eccitare B viene accresciuta”

L'apprendimento hebbiano è alla base di molte teorie che cercano di spiegare il


comportamento umano.

29
1. 6 LA PSICOANALISI NELLO STUDIO DELLA PERSONALITA'

Il metodo psicoanalitico nello studio della personalità mira a scoprire i principi


regolatori del funzionamento psicologico, indagando e costruendo il passato.
Sigmund Freud (1932) pone alla base del suo apparato teorico la nozione di pulsione,
fenomeni che si trovano a metà tra la mente e il corpo e che li collegano. Queste
pulsioni forniscono energia che muove l'apparato psichico e determinano la forza grazie
alla quale, le strutture mentali si trasformano.
In un primo momento Freud distingue la struttura della personalità in tre topiche :
• Es, parte oscura e inconscia, che agisce in base al principio del piacere;
• Super-Io, coscienza morale, frutto del rapporto con gli altri;
• Io, media tra le funzioni inconsce e le esigenze della realtà.
La dinamica di questa struttura è organizzata in istanze psichiche (Freud 1890).
L'inconscio vita mentale non consapevole, il preconscio vita mentale più facilmente
accessibile e il coscio vita psichica consapevole.
Nella concezione Junghiana (1909) dell'uomo, la caratteristica più importante nella
struttura della personalità è la combinazione tra casualità e teleologia. Per Jung il
comportamento dell'uomo non è condizionato solo dalla sua storia personale o di
membro della razza umana (casualità), ma anche dai suoi fini e dalle sue aspirazioni
(teleologia).
L'uomo junghiano nasce già con molte predisposizioni trasmesse dai suoi antenati,
che lui definisce l'inconscio collettivo, che viene modificato dall'esperienza.
Jung nei primi del 1900 ipotizza due orientamenti che caratterizzano la personalità:
introversione ed estroversione. Per spiegarli riprende il concetto di Freud di “libido” ,
ma mentre per Freud è un concetto collettivo delle tendenze sessuali dell'uomo, per
Jung è sinonimo di energia psichica orientata verso l'interno o l'esterno. Quindi,
l'orientamento introverso tende ad orientare l'energia verso l'interno (pensieri,
emozioni), mentre quello estroverso tende ad orientare l'energia verso il mondo esterno
(fatti, persone).
Fra le teorie psicoanalitiche va menzionata anche la psicologia dell’Io (A.Freud,
Hartmann, Rapaport 1951). Essa sottolinea l'importanza del ruolo dell'Io, in quanto
struttura mentale che svolge un ruolo di mediazione tra i bisogni interni dell'individuo e

30
l'ambiente.
Non si deve scordare di menzionare anche i teorici della psicoanalisi delle relazioni
oggettuali (Klein 1924, Winnicott 1970) che si soffermarono per comprendere la
struttura della personalità, sulle relazioni delle persone con gli oggetti. Le persone
significative del proprio ambiente sociale e l’attenzione sulle prime relazioni tra il
bambino e il caregiver sono alcuni degli argomenti che queste teorie studiarono.
La madre rappresenta l’oggetto che fornisce le risorse necessarie per sopravvivere,
per lo sviluppo mentale, per affrontare e superare le proprie fragilità.
Gli scambi tra madre e bambino preparano le fondamenta per lo sviluppo della
personalità. Tra gli autori che proseguirono su questo filone non può non essere citato
Otto Kernberg.

1.6.1 OTTO KERNBERG

Otto Kernberg, psichiatra e psicologo austriaco, si è fatto notare negli ultimi


vent'anni all'interno del panorama psicoanalitico, grazie al suo approccio terapeutico
rivolto ai disturbi di personalità e, soprattutto, dell'organizzazione della personalità
borderline.
La sua psicologia viene definita “Psicologia dell'Io-Relazione oggettuali” (Kernberg
1970),e congiunge tre modelli psicoanalitici: la teoria pulsionale di Freud (1908), la
teoria di Melanie Klein (1920) e la psicologia dell'io di Margaret Mahler e di Edith
Jacobson (1940).
Il suo lavoro si fonda sulla convinzione che la psicopatologia della personalità sia
determinata dalle strutture psichiche che si formano sotto l'influsso di esperienze
affettive con oggetti significativi primari.
La sua concezione evolutiva della personalità vede il bambino nei primi mesi di vita ,
in balia di correnti piacevoli e spiacevoli. Il bambino non riesce a distinguere tra il suo
Sé e il non-Sé, quindi non riesce a distinguere la madre come una persona separata da
lui.
Successivamente questa fusione lascia posto alla differenziazione del Sé dell'infante
all'immagine della madre (Klein 1920). Se questa differenziazione non avviene, il
soggetto sarà predisposto a sviluppare la Schizofrenia, la quale presenta tra i suoi
sintomi, allucinazioni e deliri (Kernberg 1970).
Il bambino che supera questa fase riesce invece ad acquisire il senso di separazione

31
dall'oggetto utilizzando un meccanismo di difesa che è la SCISSIONE (Klein 1920).
Questo meccanismo di difesa porta si ad una separazione dell'immagine del Sé con
l'oggetto, ma continuano a coesistere nel bambino.
Col tempo il bambino dovrà abbandonare questo tipo di meccanismo, e lo farà
quando realizzerà che in un stesso oggetto (in questo caso la madre), coesistono sia parti
buone che cattive (“oggetti interni”).
Superata la scissione, la fase successiva per Kernberg, è quella che Freud chiama
nevrosi (1923). Kernberg cambierà il concetto di pulsione, spostando l'attenzione dal
corpo all'interazione (relazione del bambino con l'oggetto).
Il bambino non ha delle vere e proprie pulsioni organizzate ma ha degli stati affettivi
che possono essere piacevoli o spiacevoli. Nel tempo questi stati porteranno alla
formazione di due pulsioni, quella libidica e quella aggressiva.
Il paziente nevrotico che ha superato la fase di scissione avrà dei conflitti di natura
pulsionale, invece quello borderline avrà dei conflitti riguardati l'immagine del Sé e
dell'oggetto.
La prospettiva di Kernberg si struttura in una classificazione della personalità che è
caratterizzata da come il soggetto organizza la propria persona rispetto a tre concetti che
sono:
✗ l'integrazione dell'identità
✗ i meccanismi di difesa utilizzati
✗ l'esame della realtà
L'integrazione dell'identità si riferisce alla continuità temporale e affettiva del
soggetto che si stabilisce attraverso i rapporti che si instaurano durante il corso della
vita. Se questo non avviene, il soggetto avrà un'immagine di Sé e degli altri non integra.
I meccanismi di difesa come abbiamo già detto prima devo essere superati dal
soggetto e se non ci riuscirà, svilupperà disturbi di personalità.
L'esame della realtà infine è la capacità di distinguere tra il proprio Sé e il non-Sé.
Ossia, valutare realisticamente le proprie emozioni, comportamenti e il contenuto dei
propri pensieri in rapporto alle normi sociali.
La psicoanalisi e le teorie di Kernberg sono alla base di molti metodi diagnostici e di
riabilitazione. Anche le nuove ricerche in ambito delle neuroscienze, hanno confermato
l'esistenza di meccanismi di difesa che sono alla base dell'elaborazione mentale
inconscia.

32
1.7 DSM V E I DISTURBI DI PERSONALITA'

Parlando e discutendo delle teorie della personalità e di come si struttura la


personalità nell'individuo, non si può non parlare e conoscere i metodi di classificazione
che negli ultimi decenni sono stati utilizzati dagli specialisti.
Si è riassunto brevemente sia il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi
mentali e il Manuale diagnostico Psicodinamico.
Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM prima edizione nel
1952) è il manuale per la classificazione dei disturbi mentali e psichiatrici più utilizzato
nel mondo. Di questo manuale ci sono stati, nel corso degli anni, diverse edizioni.
L'ultimo il DSM V (2013) ha portato, con la sua pubblicazione, molte discussioni e
critiche.
Le caratteristiche principali che distinguono il DSM da qualsiasi altro manuale, sono:
– è nosografico, ossia non considerano il vissuto del soggetto e i disturbi sono
classificati a secondo della frequenza casuale;
– è ateorico, ossia non si basa su nessuna teoria;
– è assiale, raggruppa i disturbi in cinque assi;
– è strutturato su basi statistiche.
L'approccio principale che utilizza il modello è un approccio multidisciplinare. Le
patologie possono essere spiegate attraverso diversi paradigmi o criteri.
I disturbi di personalità nel DSM sono comparsi per la prima volta nella terza
edizione del manuale (1980). Nel DSM-V (2013) la struttura con cui vengono
classificati non cambia molto rispetto alle altre edizioni del manuale (salvo l'aver
eliminato la divisione multiassiale).
In generale il DSM cerca di approcciarsi ai disturbi di personalità attraverso una
categorizzazione di tipo descrittivo; ogni patologia viene descritta attraverso dei criteri
che vengono descritti ed elencati in modo specifico.
Nel DSM-IV TR i disturbi di personalità vengono cosi definiti:

“un modello di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente


rispetto alle aspettative della cultura dell'individuo, è pervasivo e inflessibile, esordisce
nell'adolescenza e nella prima età adulta, è stabile nel tempo, e determina disagio o

33
menomazione. Si manifesta in almeno una delle seguenti aree: cognitiva, affettività,
funzionamento interpersonale o controllo degli impulsi”(2007)

I disturbi di personalità quindi vengono definiti come dei tratti eccessivi e inflessibili
tali da determinare un mal funzionamento sociale del soggetto. La descrizione di ogni
singola patologia che viene riporta nel manuale, non è né omogenee e né semplici a
causa dei difficili quadri clinici.
Nel DSM-V nella sezione II i disturbi di personalità vengono suddivisi in categorie
(o cluster), cosi come avvenne già nel DSM-IV TR:
Il GRUPPO A (o cluster eccentrico) che include Paranoide, Schizoide e Schizotipico;
Il GRUPPO B (o cluster drammatico) che include Disturbo Antisociale, Bordeline,
Istrionico e Narcisistico;
Il GRUPPO C (o cluster ansioso) che include Disturbo Evitante, Dipendente e
Ossessivo-Compulsivo.
Quello che cambia, in questa edizione, lo ritroviamo nella sezione III. In questa
sezione si danno le linee guida per la valutazione diagnostica; il medico ha il compito in
primis, di effettuare una valutazione del paziente del suo funzionamento generale.
Dopo che il clinico ha verificato la presenza di una patologia della personalità si
passa alla valutazione dei tratti che caratterizzano il soggetto. Si inizia con una
valutazione dell'organizzazione della personalità, attraverso l'utilizzo della Scala dei
livelli di funzionamento della personalità con la quale si verifica sia i disturbi a livello
del Sé che il funzionamento interpersonale.
I disturbi al livello del Sé prendono in considerazione due aree:
• l'identità: l'integrità del soggetto, che si vede unico, con caratteristiche stabili;
• l'autodirezionalità: proseguire degli obiettivi e dei progetti di vita.
La valutazione del funzionamento interpersonale invece si sofferma sull'analisi
dell'empatia (capacità di comprendere gli stati d'animo degli altri), e dell'intimità
(capacità di costruire relazioni profonde e durature).
La novità principale che ritroviamo in questa sezione del manuale, è la possibilità di
diagnosticare solo sei tipi di disturbi di personalità:
a) Antisociale
b) Schizotipico
c) Bordeline

34
d) Narcisistico
e) Evitante
f) Ossessivo-Compulsivo
Come si può notare mancano alcuni disturbi presenti in passato nel manuale
(Istrionico, Paranoide e Dipendente).
I nuovi criteri che vengono usati per diagnosticare questi disturbi di personalità sono:
– CRITERIO A. Compromissione significativa del Sé e del funzionamento
interpersonale;
– CRITERIO B. Uno o più tratti patologici della personalità o
sfaccettature/aspetti del tratto;
– CRITERIO C. La compromissione nel funzionamento della personalità e
l'espressione del tratto della personalità dell'individuo sono relativamente stabili
nel tempo e costanti tra le situazioni;
– CRITERIO D. La compromissione nel funzionamento della personalità e
l'espressione del tratto della personalità dell'individuo non sono meglio compresi
come normativi per la fase di sviluppo individuale o per l'ambiente socio-culturale;
– CRITERIO E. La compromissione nel funzionamento della personalità e
l'espressione del tratto della personalità dell'individuo non sono dovuti agli effetti
fisiologici diretti di una sostanza o di una condizione medica generale.2
Per concludere la diagnosi il manuale suggerisce di individuare cinque grandi tratti o
domini ( Affettività-Negativa, Distacco, Antagonismo, Disinibizione VS Compulsività e
Psicoticismo), suddividi in altri 28 sotto-domini. Se il paziente non soddisfa i criteri,
citati sopra, ma soddisfa i cinque tratti non verrà classificato in uno dei sei disturbi di
personalità ma entrerà nella categoria dei Personality Disorders Trait Specified (PDTs),
ossia nei disturbi di personalità non altrimenti specificati.
Si può comprendere facilmente come la diagnosi sia poco lineare e confusa,
risultando molto difficile per chi va a valutare. Per tutti questi limiti, si capisce come
mai il metodo nosografico sia ancora il metodo più utilizzato.

1.8. PDM-MANUALE DIAGNOSTICO PSICODINAMICO

Un manuale che negli ultimi anni si è diffuso sempre di più nell'ambito dei disturbi

2 Criteri diagnostici del DSM V: DIAGNOSTIC AND STATISTIC MANUAL OF MENTAL


DISORDERS; FIFTH EDITION; American Psuchiatric Publishing;2013

35
della personalità soprattutto nel campo della psichiatria è il PDM (Manuale Diagnostico
Psicodinamico, 2006).
Il PDM è un manuale risultante dal rapporto tra psichiatria e psicoanalisi. Questo
manuale è strutturato per una diagnosi dimensionale, cerca di conoscere il paziente nella
sua singolarità per elaborare specifici progetti di riabilitazione a seconda del profilo del
soggetto. La prima edizione risale al 2006 uscii negli Stati Uniti e fu una elaborazione
proposta da diverse associazioni psicoanalitiche americane. Venne pensato prendendo il
considerazione il modello biopsicosociale.
Si articola in tre assi:
• asse P valuta i disturbi di personalità;
• asse M valuta il funzionamento mentale;
• asse S valuta l'esperienza del soggetto in rapporto ai pattern dei sintomi dell'asse
P.
La differenza con il DSM si nota subito. Quest'ultimo classifica i disturbi in maniera
categoriale e nosografico, invece, che dimensionale. Inoltre, nel PDM gli assi non sono
altro che delle dimensioni che devono essere integrate tra loro per poter avere una
visione di insieme del paziente.
L'asse che a noi interessa è il primo l'asse P. I disturbi di personalità e i pattern con
cui vengono organizzati in questo asse, prendono origine dal modello di Kernberg
(1950). Quest'asse classifica i disturbi lungo un continuum, si passa, quindi da una
struttura di personalità sana, borderline e nevrotica.
Ogni disturbo di personalità viene descritto in modo generale in base a tre criteri,
l'integrazione dell'identità, la maturazione dei meccanismi di difesa e l'esame della
realtà. Si hanno quindici diversi disturbi, alcuni dei quali sono caratterizzati da
sottogruppi e sono:
I. Disturbi Schizoidi di Personalità
II. Disturbi Psicopatici di Personalità
III. Disturbi Paranoidi di Personalità
IV. Disturbi Narcisistici di Personalità
V. Disturbi Sadici e Sadomasochistici di Personalità
VI. Disturbi Masochisti di Personalità
VII. Disturbi Depressivi di Personalità
VIII. Disturbi Somatizzanti di Personalità

36
IX. Disturbi Dipendenti di Personalità
X. Disturbi Fobici di Personalità
XI. Disturbi Ossessivo-Compulsivi di Personalità
XII. Disturbi Dissociativi di Personalità
XIII. Disturbi Misti di Personalità/Altro

La valutazione della personalità che viene effettuata da questo manuale è una analisi
sia sulle condizioni cliniche e sia una valutazione dell'esperienza clinica del paziente.
Vengono esaminate le singole funzioni del paziente, la sua vita, il suo stile di personalità
e il suo funzionamento globale.
“La personalità è ciò che si è, non ci ciò che si ha...”3
Con questa frase viene definita la personalità nel PDM.
Per avere una visione completa del paziente, bisogna, in conclusione, analizzare
diversi aspetti che seguono una concezione psicodinamica. Si valuta l'identità, le
relazioni intime, la regolazione degli affetti, l'analisi della realtà e la risposta allo stress.

3 PDM-MANUALE DIAGNOSTICO PSICODINAMICO PAG 7

37
CAPITOLO 2

2.1. GLI ADATTAMENTI DI PERSONALITA'

Il modello degli adattamenti di personalità di Vann Joines e Ian Steward del 2001 ha
in poco tempo guadagnato molta importanza nell'ambito degli studi della personalità.
Questo modello ha origine da uno studio di Paul Ware, psichiatra, medico e
psicoterapeuta che nel 1983 in un articolo delineò sei tipi di adattamenti di personalità.
Essi non descrivono né la patologia né la salute dell'individuo ma bensì, il modo e lo
stile attraverso cui si relaziona col mondo.
Molti studi di ricerca ed esperienza clinica sia in campo psicoterapeutico che
couselling sono stati effettuati per la realizzazione di questo modello.
Il modello si fonda su cinque idee chiave:
1) si possono identificare fino a sei adattamenti di personalità che si sviluppano
come risultato sia dei geni ereditati che dalle esperienze precoci nel corso della
vita;
2) non si possiede solo un adattamento ma infinite combinazioni;
3) ogni persona ha almeno un adattamento di performance e uno di sopravvivenza;
4) l'adattamento di performance si riferisce allo stile adattivo che il soggetto
sviluppa per soddisfare le aspettative di chi gli sta intorno, l'adattamento di
sopravvivenza, invece, è lo stile che il soggetto utilizza per prendersi cura di se
stesso quando l'ambiente circostante non soddisfa i propri bisogni;
5) la conoscenza di questi adattamenti, aiuta gli psicoterapeutici e i cousellor ad
approcciarsi più facilmente con il paziente, e lavorare in maniera più efficace per
produrre un cambiamento.
Nel suo articolo Ware (1983) dà ad ogni adattamento un nome specifico, che prese
direttamente dalla psichiatra tradizionale:
✗ OSSESSIVO COMPULSIVO
✗ PARANOIDE
✗ SCHIZOIDE
✗ PASSIVO-AGGRESSIVO
✗ ANTISOCIALE
✗ ISTRIONICO

38
Per una miglior comprensione del modello definiamo la differenza tra gli adattamenti
e i disturbi di personalità.
Gli adattamenti sono semplicemente degli stili di adattamento personale, invece, i
disturbi sono il loro livello di funzionamento patologico.2
Per ovviare a questa ambiguità, lo psicologo Taibi Kahler ha dato ad ogni
adattamento un nome non attribuibile a patologie psichiatriche e che contengono sia i
lati positivi che negativi di ogni adattamento:
✗ ENTUSIASTA-IPERREATTIVO (ISterico-Istrionico)
✗ RESPONSABILE-STAKANOVISTA (Ossessivo-Compulsivo)
✗ BRILLANTE-SCETTICO (Paranoide)
✗ CREATIVO-SOGNATORE (Schizoide)
✗ SCHERZOSO-OPPOSITIVO (Passivo-Aggressivo)
✗ AFFASCINANTE-MANIPOLATORE (Antisociale)

Tabella 1.1 : ADATTAMENTI DI PERSONALITA'


Adattamenti Caratteristiche Definizioni

ENTUSIASTA- Eccitabile,ipersensibile,egoce Immaturo,centrato su di sé,


IPERREATTIVO ntrico,interessato ai attraente, divertente.
sentimenti degli altri.

RESPONSABILE- Coscienzioso,affidabile. Fortemente


STAKANOVISTA inibito,deferente,teso.

BRILLANTE- Rigidità di pensiero, tendente Ipersensibile, sospettoso,


SCETTICO alla proiezione, brillante invidioso,ben informato.
pensatore.

CREATIVO- Passività,ritirato,sognatore. Timido,ipersensibile,eccentrico,


SOGNATORE gentile.

SCHERZOSO- Passività aggressiva, Ostruzionista,permaloso,fedele.


OPPOSITIVO risentimento,iperdipendenza.

2 Introduzione ai sei tipi di adattamento pag7-8 (Adattamenti di personalità)

39
AFFASCINANTE- Conflittuale,bassa tolleranza Egoista,insensibile,irresponsabi
MANIPOLATORE alla frustrazione,ricerca di le,carismatico,impulsivo.
eccitazione e rischio.

2.2 LE PORTE CONTATTO E LE MATRICI DI VALUTAZIONE

Nel suo articolo Ware (1983) introdusse un nuovo concetto psicologico le “porte
contatto”, che vengono definite come i livelli attraverso cui ogni individuo si relaziona.
Ware ne distingue tre tipi di porte: porta aperta, porta bersaglio e porta trappola.
La porta aperta è il livello in cui la persona si esprime e in cui investe la maggior
parte delle sue energie. E' la porta principale attraverso cui il soggetto si rapporta al
mondo.
La porta bersaglio che si manifesta dopo che il soggetto ha stabilito una relazione di
fiducia, è la porta attraverso cui il soggetto, nella terapia, intraprendere la strada che può
portarlo ad un cambiamento. Il terapista infatti otterrà un cambiamento solo se opererà
in quest'area.
La porta trappola infine è la porta in cui il soggetto ha maggior difese e colpendolo
in questa zona, il soggetto alzerà un muro che porterà ad un blocco nella relazione.
Queste porte contatto si esprimono attraverso tre aree: l'azione, l'emozione e il
pensiero.
Per la comprensione degli adattamenti di personalità, è importate conoscere un altro
concetto chiave elaborato da Kahler le “matrici di valutazione” (1996).
La matrice di valutazione non è che un diagramma che Kahler utilizza per mappare
gli adattamenti di personalità e il loro modi di relazionarsi. Il diagramma è stato pensato
rifacendosi ai Modelli Processuali (Clemente e Prochaska 1982; Schwarzer 1992) da cui
prende le quattro dimensioni che lo caratterizzano (attivo, passivo, sociale e ritirato;
Kahler 1996).
Queste dimensioni si combinano insieme e formano quattro diversi approcci verso il
mondo esterno:
Attivo-Socievole persone socievoli, che non si tirano mai indietro, protagonisti della
scena, amano relazionarsi con grandi gruppi di persone;
Attivo-Ritirato socievoli, non si ritirano, non cercano aiuti cercando di cavarsela da
soli e si relazionano con una persona alla volta;
Passivo-Socievole non prende l'iniziativa, si relaziona con una persona alla volta e lo

40
fa solo se è l'altra persona ha fare il primo passo verso di lui, vivono per lunghi periodi
in solitudine;
Passivo-Ritirato non comunica, osserva gli altri, ama far parte di grandi gruppi ma
non interagisce, lo fa solo eccezionalmente mantenendo un atteggiamento passivo.

2.3 ADATTAMENTI DI SOPRAVVIVENZA E DI PERFORMANCE

I sei adattamenti di personalità nella prospettiva portata avanti da Ware possono


essere suddivisi in adattamenti di sopravvivenza e adattamenti di performance.
Gli adattamenti di sopravvivenza sono le risposte del bambino nei primi sei mesi,
quando si inizia a sviluppare i primi rapporti con gli altri individui, e sono Schizoide,
Antisociale e Paranoide. Secondo la prospettiva evolutiva di Erik Erikson (stadi dello
sviluppo psicosociale 1950) in questo periodo i bambini cercano di riempire e di
compensare le mancanze dei genitori nei loro confronti.
I genitori non sono perfetti e ciò porta in ogni individuo delle conseguenze e allo
sviluppo di un adattamento di sopravvivenza per fronteggiare il mondo. A seconda di
come un genitore fallisce, il bambino potrà sviluppare dei comportamenti che potranno
avere effetti positivi o negativi sulla formazione della personalità.
Un livello di empatia del genitore insufficiente nei confronti del figlio porterà alla
manifestazione o di un comportamento positivo, il bambino impara a cavarsela da solo,
o negativo, il bambino svilupperà un adattamento mancanza di fiducia nel prossimo
(Schizoide).
Al contrario un livello di empatia eccessivo con il genitore che presenta un
atteggiamento di eccessiva stimolazione nei confronti del bambino combinato da una
assenza di stimolazioni nei momenti in cui si sentirà stanco; in quei momenti un tale
atteggiamento causerà un forte senso di abbandono. Tutto ciò potrà portare nel bambino
a due sviluppi, o (in positivo) un atteggiamento di continua ricerca di attenzione, o (in
negativo) il bambino avrà un atteggiamento manipolatore nei confronti degli altri per
riuscir a soddisfare i propri bisogni (Antisociale).
Quando i comportamenti del genitore sono incomprensibile per il bambino, in
quanto, caratterizzato da comportamenti ambigui da parte del genitore, diventando
imprevedibile, il bambino, non saprà mai cosa aspettarsi e ciò lo porterà ad una
situazione di disagio, sviluppando due possibili atteggiamenti, uno positivo, il bambino
risulterà sempre prudente, o negativo, il bambino sarà sempre sospettoso e non si fiderà

41
di nessuno (Paranoide).
Gli adattamenti di performance, invece, sono il Passivo-aggressivo, Ossessivo-
Compulsivo e l'Istrionico e si sviluppano tra i diciotto mesi e i sei anni. Questi
adattamenti, si riferiscono alle aspettative che un genitore cerca nel proprio figlio. A
seconda del grado di queste aspettative si svilupperanno gli adattamenti di performance.
Un genitore che presenta un atteggiamento iper-protettivo e controllante nei confronti
del bambino, porterà in quest'ultimo a sviluppare o un atteggiamento positivo, sarà poco
tenace e tenderà a rimanere nel proprio senza rischiare mai, o un atteggiamento
negativo, diventando testardo ed egoista (Passivo-Aggressivo).
Un genitore che enfatizza la produttività e il lavoro, escludendo qualsiasi
divertimento o svago, porterà il bambino a rispondere o, positivamente, con un
atteggiamento propositivo, diventando un brillante studente. Oppure, negativamente,
con un atteggiamento ossessivo verso il raggiungimento di determinati risultati
(Ossessivo-Compulsivo).
Infine un genitori che sollecita il figlio ad avere, sempre, l'approvazione degli altri ed
a farli felici, porterà il bambino ad avere o un atteggiamento positivo (empatico e
sensibile) oppure un atteggiamento negativo (egoista e iperdipendente dagli altri ossia
Istrionico).
Ogni individuo ha una struttura di personalità caratterizzata da una combinazione di
almeno un adattamento di performance e uno di sopravvivenza. Infatti anche se gli
adattamenti di personalità sono “solo” sei, la combinazione di essi è infinita.
I diversi adattamenti di personalità posseggono dell'energia a seconda del livello di
essa, una persona può presentarsi introversa o estroversa. Un basso livello di energia
(introversione) porta un maggior controllo ed un atteggiamento diretto alla risoluzione
dei problemi ed all'analisi tutte le possibili conseguenze di qualsiasi comportamento. Un
alto livello di energia (estroversione) porta il soggetto ad avere un atteggiamento che
può diventare accomodante che cerca l'approvazione di tutti e il tentativo di sembrare
carino e simpatico agli occhi degli altri.

2.4. LA STRUTTURA DI PERSONALITA': ANALISI TRANSAZIONALE

La struttura della personalità negli adattamenti di personalità viene ripresa dall'analisi


transazionale.
L'analisi transazionale ha come maggior esponente Eric Berne che nel 1949

42
pubblicò i suoi primi studi sull'argomento. Le sue osservazioni si basarono sulle
variazioni del comportamento che si attivano davanti a stimoli nuovi. Da queste
osservazioni dedusse che le persone avevano diverse modalità di adattamento, in
risposta agli stimoli esterni. Questi cambiamenti di comportamento vennero definiti
come Stati dell'Io.
Gli stati dell'io si relazionano con il mondo esterno per questo l'analisi transazionale
si basa principalmente sulle transizioni che li caratterizzano.
L'analisi transazionale considera la malattia da un punto di vista della psicologia
umanistica-esistenziale (Maslow, Rogers, Allport e Perls 1962). La patologia viene
definita da questo approccio come “la sofferenza psichica, un blocco di crescita del
potenziale psicofisico dell'essere umano” (Novellino, 2003).
L'A.T. si diffuse molto velocemente grazie al suo linguaggio semplice e di facile
comprensione, permettendo di capire come i nostri schemi di vita, vengono sviluppati
nell'età infantile e come questi influenzino i nostri comportamenti da adulti.
I presupposti filosofici che ritroviamo alla base di questo approccio sono:
“ogni individuo è ok” ;
“ogni persona ha capacità di pensare ed autodeterminarsi”
“le decisioni prese possono essere modificabili”
Questo modello teorico prende spunto dal modello decisionale (Herbert A. Simon
1955) che afferma che ognuno di noi ha la capacità di decidere del proprio futuro, di far
un piano. Questi piani che riguardano la nostra vita non sono del tutto stabili, ma
possono essere modificati a seconda delle nostre esperienze e della nostra volontà.
La metodica alla base di questa teoria è il contratto. La contrattualita', nella
relazione terapeutica, è un accordo stipulato tra il terapeuta e il cliente, in cui il paziente
è attivo nella relazione ed è lui, insieme al terapista, a decidere gli obiettivi della terapia
e il percorso da seguire.
Questo approccio si offre quindi come uno schema della persona in una relazione e
può essere utilizzato come strumento di analisi dei rapporti interpersonali, sia per una
coscienza approfondita di se stessi ma anche degli altri.

2.4.1 ERIC BERNE

La struttura di personalità quindi da cui gli adattamenti di personalità prendono le


basi, come abbiamo detto è la struttura degli Stati dell'Io di cui parla Eric Berne nel suo

43
lavoro del 1949. I suoi studi hanno portato alla fondazione di questo approccio
psicologico che è caratterizzato da una teoria sistematica della personalità e del sociale
creando un metodo psicoterapeutico attivo e razionale.
Berne ipotizzò una teoria basata sulla transazione osservando i comportamenti delle
persone in rapporto al loro ambiente esterno. Si ha una transazione quando un individuo
X va a sollecitare una risposta in un altro individuo Y che a sua volta va a stimolare un
altro individuo o lo stesso X.
Il modello teorizzato da Berne è un modello di personalità “tripartito”. La
personalità di ogni individuo sarebbe suddivisa in tre differenti strutture che portano a
tre differenti modi di pensare, agire e sentire.
Questi diversi modi di agire formano gli Stati Dell'Io (Berne 1949) che corrispondo a
tre modi diversi di essere dell'individuo e sono:
Adulto
Bambino
Genitore
La divisione tripartita di questo modello richiama un altro modello altrettanto
famoso, quello delle tre entità psichiche di cui parla Freud nei suoi studi (1923). Le
somiglianze tra queste due teorie sono molteplici infatti lo stato del Genitore si rifà al
Super-io, entrambi contengono le norme e regole che ognuno di noi si pone; lo stato
dell'Adulto rispecchia quello dell'Io deputato al rapporto dell'individuo con la realtà; e,
infine,lo stato del Bambino si collega all'Es la parte istintiva e infantile dell'uomo.
Bisogna osservare che i due modelli presentano delle differenze, le istanze di cui
parlava Freud erano concetti puramente teorici, a differenza degli stati dell'io che sono
comportamenti osservabili.
Analizziamoli nel dettaglio. Ogni stato come abbiamo accennato prima rappresenta
una realtà psicologica. Lo stato dell'Io Adulto e dell'Io Bambino ad esempio sono
caratterizzati da comportamenti che corrispondono rispettivamente a comportamenti di
un adulto (logico e razionale) e di un bambino (pensieri intuitivi e creativi). Lo stato
dell'Io Genitore invece è caratterizzato da comportamenti che si rifanno ai nostri
genitori (il soggetto agisce per imitazione).
Lo stato dell'Io Genitore può presentarsi in due modi: Genitore Normativo che si
presenta rigido e direttivo e il Genitore Affettivo che è protettivo e nutritivo. Entrambe
queste condizioni possono aver carattere positivo o negativo a seconda della situazione
e della persona con cui ci rapportiamo.

44
Lo stato dell'Io Bambino, a seconda di come viene influenzato dal Genitore, si
differenzia in Bambino Adottato e Bambino Libero. Quindi si potrà riscontrare o
comportamenti che scaturiscono dai consigli e regole che si ereditano dai propri genitori
o comportamenti che si ribellano e si oppongono ad essi. Il Bambino sia Adottato che
Libero, può assumere una valenza positiva o negativa, a seconda che esso si presenti
come un ricordo negativo (punizione,divieti) o positivo (che ci arricchiscono).
Lo stato dell'Io Adulto non viene suddiviso. Esso è la nostra parte razionale,
attraverso la quale valutiamo la realtà che ci circonda (il qui ed ora).

Stati dell'Io:

Ogni persona attiva un determinato stato dell'Io per individuarlo Berne applica
quattro diversi tipi di diagnosi, che sono:
1. diagnosi comportamentale
2. diagnosi sociale
3. diagnosi storica
4. diagnosi fenomenologica
Per un'analisi ben strutturata è importante osservare i gesti verbali e non verbali, in
quanto, possono dirci molto su chi si rapporta con noi.
Attraverso la diagnosi sociale si cerca di capire come una persona si relaziona ad
un'altra. La diagnosi storica invece viene eseguita studiando il proprio passato del

45
soggetto; essa è importante per capire come un genitore si è relazionato con il bambino.
Infine, quella fenomenologica è una autodiagnosi, la persona fa riferimento ai propri
bisogni e pensieri interni, mettendoli in relazione con il suo stile relazionale.
L'analisi della transizioni studia appunto le transizioni che ogni individuo ha ogni
volta che entra in rapporto con un altro individuo. Ci possono essere tre tipi di
transizioni complementari, incrociate e ulteriori. Attraverso le transizioni il soggetto
impara a comunicare nelle diverse situazioni e favorisce un controllo sociale maggiore.

Tipi di transizioni:

I messaggi nelle transazioni possono avere o una valenza psicologica o una valenza
sociale. Quest'ultima fa riferimento al contenuto verbale invece quello psicologico ai
gesti non verbali, alle posture ecc.
Secondo Berne ognuno di noi ha bisogno nella sua vita di stimoli. Questi stimoli
vengono classificati come “carezze”. Le carezze ci servono per aver testimonianza della
presenza dell'altro. Infatti, l'autore affermò:
“qualsiasi tipo di carezza è meglio di nessuna carezza”.2
Collegato al concetto di carezza, Berne nella sua teoria parla della necessità
dell'uomo di strutturare il tempo. Il bisogno di stimoli e del tempo sono collegati tra
loro, in quanto lo scambio delle carezze deve avvenire in un determinato momento,
affinché si possano avere relazioni interpersonali.
2 E. Berne (1972);

46
L'organizzazione del tempo può avvenire in modi differenti che possono portare dei
vantaggi o dei rischi. Essi passano da modi più intimi (l'isolamento), a modi con carica
emotiva elevata (l'intimità). Essi sono:
L'isolamento ha una carica emotiva quasi nulla, generalmente è innocuo.
Il rituale è un'interazione sociale programmata, esso da sicurezza e tranquillità ed è
classificato come una struttura del tempo, con maggior carica emotiva rispetto
all'isolamento.
I passatempi, semi-rituali, sono meno prevedibili, rispetto ai rituali, ma danno
anch'essi sicurezza e tranquillità, sono scambi comunicativi non impegnativi anche se
presentano un maggior rischio per la persona.
L'attività è un insieme di comportamenti volti ad un obbiettivo, che hanno una
finalità per il soggetto. Essa è caratterizzata da transazioni complementari e possono
esserci riconoscimenti concreti ma anche rischi elevati.
I giochi sono scambi di carezze tra soggetti che utilizzano come stato dell'io, quello
di Bambino.
Per ultima, l'intimità è lo scambio di comunicazione più gratificante, e allo stesso
tempo, più rischiosa, per tutti i soggetti coinvolti nella relazione.
L'analisi dei giochi psicologici aiuta ad essere consapevoli dei propri e degli altri
giochi. Novellino 2003 :
“un gioco psicologico è una serie di transizioni ulteriori (che hanno uno scopo
ulteriore, incongruente col messaggio verbale) ripetitive che fa seguito un colpo di
scena con uno scambio di ruoli”
Dai giochi psicologici, si possono ottenere diversi vantaggi come delle carezze,
rendere i comportamenti degli altri prevedibili o avere determinate reazioni emotive ecc
ecc.
Quando si parla dei giochi psicologici non si può non citare il “triangolo
drammatico” che descrisse Stevens Karpman. In questo grafico Karpman, come le
persone, a seconda del gioco e della situazione, interpretano dei ruoli che posso essere
di tre tipi: Salvatore( individuo che credere che gli altri siano non-ok e gli offre il suo
aiuto), Persecutore (si crede migliore rispetto agli altri e li sminuisce) e Vittima (si
considera non-ok ed è alla ricerca di un Salvatore).
Infine, l'analisi del copione in cui si analizzano gli obiettivi ed il piano di vita che il
soggetto, fin da piccolo, cerca di portar avanti nella sua vita. Berne lo definisce come
“un piano di vita basato su una decisione presa nell'infanzia, rinforzata dai genitori,

47
giustificata dagli eventi successivi e culminante in una scelta precisa” (“Ciao e poi!”
1972). I piani di vita che il soggetto progetta vengono si definiti fin da piccoli, ma
possono essere modificati a seconda delle esigenze. Un percorso terapeutico può aiutare
la persona a modificarli ed essere più consapevole delle sue decisioni.
Durante lo sviluppo il bambino riceve messaggi negativi che accetta e che possono
diventare un limite o dei divieti che lo bloccano. Questo porta il bambino ha sviluppare
copioni limitati e sofferenti. Con la terapia, il soggetto può decidere di comportarsi
comportarsi in maniera diversa per soddisfare i propri bisogni e vivere meglio nel
presente.
Dal modello di Berne, l'ultimo concetto che ci interessa per comprendere meglio gli
adattamenti di personalità sono i messaggi spinta che il soggetto interiorizza durante
l'infanzia e che si porterà per tutta la vita. Questi messaggi “spinta” sono principalmente
cinque: Sii Perfetto, Sii forte, Sforzati, Compiaci e Sbrigati.
Ogni messaggio spinta fa si che si che un individuo si comporti in un determinato
modo (comportamento spinta). Osservando questi comportamenti riusciamo a
diagnosticare un adattamento di personalità.

Porta aperta Porta Porta trappola Spinta


bersaglio
ENTUSIASTA- Emozione Pensiero Comportamento Compiaci
IPERREATTIVO
RESPONSABILE- Pensiero Emozione Comportamento Sii perfetto
STAKANOVISTA
BRILLANTE- Pensiero Emozione Comportamento Sii perfetto
SCETTICO sii forte
CREATIVO- Comportamento Pensiero Emozione Sii forte
SOGNATORE
SCHERZOSO- Comportamento Emozione Pensiero Sforzati
OPPOSITIVO
AFFASCINANTE- Comportamento Emozione Pensiero Compiaci
MANIPOLATORE
TABELLA 2.2 ADATTAMENTI DI PERSONALITA', PORTE CONTATTO E
SPINTE

2.5 I COPIONI NEI SEI ADATTAMENTI DI PERSONALITA'


I copioni di vita (Berne 1956) sono degli schemi di vita attuali che hanno avuto

48
origine durante l'infanzia. Ognuno di questi copioni viene strutturato in quattro
posizioni esistenziali:
✔ io sono OK-tu sei OK
✔ io non sono OK-tu sei OK
✔ io sono OK-tu non sei OK
✔ io non sono OK-tu non sei OK
Questi messaggi vengono definiti come messaggi copione. Posso avere una valenza
negativa (controingiunzioni e ingiunzioni) o positiva (permessi).
Le controingiunzioni sono gli obblighi e doveri, vengono identificate con le spinte.
Le ingiunzioni invece vengono trasmesse ai bambini nei primi mesi di vita e sono
messaggi non verbali e si trasformano in bisogni non soddisfatti.
Alcune ingiunzioni si ripetono in continuazione durante l'infanzia e sono dodici:
• non essere (non esistere)
• non essere te stesso
• non essere Bambino (non divertirti)
• non crescere (non abbandonarmi)
• non farlo
• non essere importante
• non appartenere
• non essere intimo
• non stare bene
• non pensare
• non sentire
• non (non fare niente)
I permessi a carattere positivo sono messaggi che stimolano la crescita personale e
che danno al bambino il permesso di comportarsi in un determinato modo (quindi che
sia OK).
Gli individui hanno diversi modi di vivere il proprio copione di vita. Il processo
secondo cui lo valutano si differenzia, nel modello di Berne (1956), in:
a) finché (non si prova piacere finché non si conclude qualcosa di spiacevole)
b) mai (non farà mai nulla)
c) sempre (non cambia mai)

49
d) dopo (prova piacere ma poi si nega qualcosa per compensare)
e) quasi di tipo I (inizia qualcosa ma non lo porta a termine)
f) quasi di tipo II (finisce un progetto e ne inizia subito un altro)
g) finale aperto (si da un obiettivo, dopo averlo raggiunto non sa cosa fare)
Questi processi sono tutti modi in cui il soggetto vede il copione nel tempo. Ogni
adattamento di personalità ha il sul modo di interpretarlo e di viverlo.

Adattamenti Processo copione Ingiunzioni tipiche


ENTUSIASTA- Dopo Non crescere
IPERREATTIVO (quasi di tipo I e tipo II) Non pensare
Non essere importante
Non essere te stesso
RESPONSABILE- Finché Non essere un Bambino
STAKANOVISTA (quasi di tipo II e finale Non sentire
aperto) Non essere intimo
Non essere importante
Non divertirti
BRILLANTE-SCETTICO Finché + Mai Non essere un bambino
Non essere intimo
Non fidarti
Non sentire
Non divertirti
Non appartenere
CREATIVO-SOGNATORE Mai Non farlo
(sempre) Non appartenere
Non essere sano
Non sentire
Non divertirti
SCHERZOSO- Sempre, Quasi di tipo II Non crescere
OPPOSITIVO Non sentire
Non farlo
Non essere intimo
Non divertirti
AFFASCINANTE- Mai, Sempre, Quasi di tipo Non essere intimo
MANIPOLATORE I Non sentire
Non farlo
Non pensare
Tabella 2.3 Adattamenti di personalità: processo di copione e ingiunzioni

2.6 I SEI ADATTAMENTI DI PERSONALITA'


In questo paragrafo delineeremo in modo più dettagliato i sei adattamenti di

50
personalità (Joines, Stewart 2001), descrivendone la struttura, i copioni e le spinte che
caratterizzano ognuno di essi.
In ogni individuo va ricordato che non si trova solo uno di questi adattamenti ma è
molto probabile che sia caratterizzato dalla combinazione di vari adattamenti. Infatti,
ogni individuo ha almeno un adattamento di sopravvivenza e uno di performance ma
potrebbe essere costituito da più di due combinazioni.

2.6.1 ENTUSIASTA-IPERREATTIVO
Le persone con adattamento di personalità entusiasta-iperreattivo (Joines, Stewart
2001) si presentano come persone piacevoli, entusiaste e divertenti. Vengono definite le
“anime della festa”.
Sono amabili e bravi nel relazionarsi con le persone. La loro struttura di personalità è
caratterizzata dall'Io Bambino che contamina l'Io Adulto. Questi individui, nei momenti
di difficoltà, ricorrono a strategie infantili, giudicando ogni esperienza od evento in base
alle loro emozioni.
La loro porta aperta sono le emozioni, attraverso esse si esprimono ed entrano in
contatto con gli altri, cercano di essere premurosi affinché gli altri possano prendersi
cura di loro. La porta trappola è il comportamento dove si focalizzano la maggior parte
delle loro difese. Il pensiero, invece, è la porta bersaglio su cui si deve lavorare per aver
un cambiamento.
La spinta primaria attraverso cui si relazionano è “compiaci”. Si sentiranno OK solo
se riusciranno a compiacersi gli altri, al contrario, non riuscendo nel loro obbiettivo si
sentiranno NON-OK.
Questi soggetti sono molto deboli fisicamente tendono ad appoggiarsi agli altri e ciò
li porta a non riuscire a stare soli. Posso presentarsi iperattivi, egocentrici e cercano di
attirare l'attenzione degli altri flirtando.
Da bambini venivano apprezzati ed elogiati solo quando erano divertenti e carini e
mai per il loro pensiero ed intelletto. Seguendo la loro spinta primaria, avranno
difficoltà ad esprimere la loro rabbia, ciò li porterà ad essere confusi e ansiosi.

2.6.2. RESPONSABILE-STAKANOVISTA
Le persone con adattamento di personalità Responsabile-Stakanovista (Joines,
Stewart 2001), o Ossessivo-Compulsivo, sono individui responsabili, si presentano
sempre perfetti e affidabili. Nella maggior parte dei casi, sono soggetti che avranno

51
successo a livello professionale. Tendono a relazionarsi con un numero minimo di
persone alla volta.
Le difficoltà principali che possono incontrare questi soggetti, sono collegati
all'intimità, hanno paura di rilassarsi e cedere, per paura che gli altri possano
approfittarsene.
La porta aperta è il pensiero. Bisognerà lavorare, per il cambiamento, sull'emozioni,
la loro porta bersaglio. Un cambiamento potrà avvenire attraverso un approccio
caratterizzato da uno stile di comunicazione basato sullo stato dell'Io Bambino Libero,
affinché possano rispondere ed approcciarsi attraverso il loro Io Adulto Affettivo.
Tutto ciò può essere dovuto a genitori che non hanno permesso a questi soggetti di
essere bambini, soffermandosi sull'importanza di impegnarsi per raggiungere gli
obiettivi prefissati.

2.6.3. BRILLANTE-SCETTICO
Le persone con adattamento Brillante-Scettico (Joines, Stewart 2001), o Paranoide,
sono individui brillanti, ottimi organizzatori. Inizialmente, tendono ad essere ritirati,
studiano la situazione e riescono ad anticipare qualsiasi problema e risolverlo in tempo.
Questi soggetti possono pretendere sia di far la prima mossa e relazionarsi con più
persone, che rimanere soli e aspettarsi che gli altri si muovano. Tendono a non
avvicinarsi troppo nelle relazione per paura di essere sottomessi, per questo passano da
giorni in cui cercano di avvicinarsi ad altri che cercano l'allontanamento per paura di
essere feriti e mostrarsi vulnerabili.
La loro porta aperta è quella del pensiero, per stabile una buona relazione, infatti,
bisogna soffermarsi su di esso, portandoli ad elaborare pensieri, interrogandoli ed
apprezzando il loro modo di ragionare. Solo cosi si può arrivare alla loro porta
bersaglio, le emozioni. La loro porta trappola è il comportamento.
Da bambini hanno interiorizzato due tipi di spinte: sii perfetto e sii forte. Si
sentiranno NON-OK se il loro comportamento verrà criticato, portandoli ad essere
sospettosi e chiusi.
La loro struttura di personalità è caratterizzata da un Io Genitore che contamina l'Io
Adulto, mentre l'Io Bambino viene escluso. Per questo, si presentano cosi rigidi e
limitati da regole che gli portano a non essere scherzosi o a rilassarsi nei rapporti con gli
altri.

52
2.6.4. CREATIVO-SOGNATORE
La persona con adattamento Creativo-Sognatore (Joines, Stewart 2001), o Schizoide,
si presenta come un individuo che ama sia se stesso che gli altri. Tende a presentarsi
come una persona particolarmente curata che predilige abiti e stile vintage.
Si sentono a loro agio in solitudine ed amano rapporti uno-a-uno. Questo è dovuto
all'interiorizzazione del messaggio “Sii forte non hai bisogno di nessuno”.
I genitori molto probabilmente non gli hanno mai dato le giuste carezze ed attenzioni
ignorando i loro bisogni. Nelle relazioni sentimenti, cercano partner che possano
soddisfare i loro bisogni, e ottenere quello che i loro genitori non sono riusciti a dargli,
arrivando ad avere delle vere e proprie relazioni di dipendenze.
La loro porta aperta è il comportamento. Il primo contatto con questi soggetti lo si
ottiene soffermandosi sui loro comportamenti, facendoli sentire partecipi. Solo cosi, si
può arrivare al pensiero, la loro porta bersaglio. Le emozioni, invece, sono la loro
trappola, in cui si sentono più vulnerabili.
La struttura di personalità è caratterizzata da un Io Genitore propenso alla critica che
non permette l'espressione dell'Io Bambino.

2.6.5. SCHERZOSO-OPPOSITIVO
Gli individui con adattamento Scherzoso-Oppositivo (Joines, Stewart 2001), o
Passivo-Aggressivo, si presentano come persone che amano lo scherzo e pieni di
energia, sono molto critici e si interessano principalmente ai loro interessi.
Si vestono con abiti molte volte incongruenti che sottolineano la loro voglia di
indipendenza dalle figure di potere. Infatti, tendono ad andare contro le regole, rifiutano
i consigli reagendo con aggressività per esercitare il proprio potere ed autonomia.
Sono amici fedeli ma hanno problemi a relazionarsi perché tendono a iniziare lotte
di potere per prendere decisioni ma allo stesso tempo desiderano qualcuno che si prenda
cura di loro. Nelle relazioni amorose hanno problemi di intimità e la sfera affettuosa
viene sostituita da una continua lotta di potere con il partner.
La loro porta aperta è, quindi, il comportamento per relazionarsi con loro bisogna
utilizzare un comportamento scherzoso e giocoso, cosi facendo si può ottenere
collaborazione; al contrario si opporranno a qualsiasi richiesta gli venga fatta.
Le emozioni sono la loro porta bersaglio, in cui si accede attraverso un
comportamento giocoso, in questo modo non entreranno più in conflitto.
Infine, la porta trappola è il pensiero, se si agisce direttamente su di essa, si

53
opporranno, in quanto la loro spinta primaria è “sforzati” ed è quello che cercano di
fare.
La loro struttura di personalità è caratterizzata dal Bambino che si ribella in
continuazione al Genitore. Ciò è dovuto in particolare a genitori troppo controllanti che
non lasciavano un certo grado di autonomia al bambino.

2.6.6. AFFASCINANTE-MANIPOLATORE
I soggetti con adattamento Affascinante-Manipolatore (Joines, Stewart 2001), o
Antisociale, hanno un carattere che li porta ad essere affascinanti e ottimi venditori. Le
persone con queste caratteristiche riescono ad ottenere ottimi risultati in ambito
lavorativo.
Si vestono in maniera stravagante in modo da affascinare chi li guarda. Hanno
problemi nell'intima, tendono a cercare amore senza dar in cambio nulla. Infatti, tentano
di manipolare gli altri, cercando di intimidirli e sedurli. In tutte le situazioni cercano di
ricavare più vantaggi possibili. Sostituiscono l'intimità con il dramma o l'eccitazione.
Tutto ciò perché loro stessi hanno paura di essere raggirati ed abbandonati.
Il comportamento è la loro porta aperta. Come abbiamo già detto, infatti, cercano di
intimidire e sedurre l'altro. Per questo bisogna approcciarsi con loro in modo scherzoso,
mascherando i loro imbrogli e trucchi. Solo dopo aver fatto ciò si può andare a colpire
la sfera emotiva (porta bersaglio).
Il pensiero è la loro porta trappola. Da bambini, hanno interiorizzato i messaggi
Compiaci e Sii forte.
La loro struttura di personalità è caratterizzata da un Io Adulto contaminato dall'Io
Bambino e l'Io Genitore rimane escluso. Il loro motto è “il fine giustifica i mezzi” e ciò
li porta a escludere tutte le regole e i divieti del Genitore, il quale è visto come uno
ostacolo.
Tutto ciò è dovuto ad un ambiente competitivo in cui questi soggetti sono cresciuti ed
hanno imparato a non chiedere nulla a nessuno e a cavarsela sempre da soli.

2.7 DISTURBI DI PERSONALITA' BORDELINE E NARCISISTICO

I disturbi di personalità Bordeline e Narcisistico vanno affrontati separatamente


rispetto agli adattamenti di personalità finora discussi. Tra questi disturbi e gli
adattamenti ci sono però delle uguaglianze che devono essere esaminate.

54
Entrambi indicano dei tratti di personalità e si sviluppano su un continuum che va da
un alto ad un basso funzionamento. La differenza sostanziale è che questi due disturbi
non possono essere definiti come caratteristiche sane della persona, ma si qualificano
sempre come patologie.
Come abbiamo visto in precedenza un individuo non ha solo un adattamento di
personalità ma può averne diverse combinazioni. Nei disturbi di personalità Bordeline e
Narcisistico, si riscontrano un'associazione tra diversi adattamenti. Il disturbo Bordeline
è associato la maggior parte delle volte con l'Antisociale e il Passivo-aggressivo; quello
Narcisistico, invece, con il Paranoide e l'Antisociale.

➢ DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA'


Il disturbo Borderline di personalità è stato oggetto per lungo tempo, e lo è ancora di
vari studi e teorie. La centralità di questo disturbo in varie osservazioni cliniche è
dovuto soprattutto per la sua complessità di trovare un quadro clinico unico e un unico
nucleo da cui si sviluppa.
Il termine “borderline” va ad indicare una situazione clinica intermedia tra nevrosi e
psicosi (Kernberg 1960). Nel DSM IV (1978) ritroviamo questa definizione di disturbo
Bordeline, che afferma:

“una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell'immagine


del Sé e dell'umore, ed una marcata impulsività, comparse nella prima età adulta”

Molte teorie e modelli che cercano di spiegare questo disturbo si sono soffermati
sulla disorganizzazione dell'attaccamento. Questa disorganizzazione porta il bambino ha
sviluppare un Sé non unitario.
I bambini con questo disturbo, durante la loro infanzia, sembrerebbe che abbiano
avuto genitori poco presenti, o solo un genitore. Il genitore, non sarebbe stato capace,
nella fase di individuazione-separazione dal bambino, di comportarsi in modo adeguato.
In questa fase, il bambino vive due sentimenti opposti, uno che lo porta ad
avvicinarsi al genitore, l'altro è una propensione ad allontanarsi per diventare autonomo
(Kernberg 1950). Quando il genitore si comporta in modo adeguato, il bambino riesce a
poco a poco, a diventare sempre più sicuro di se, diventando autonomo ed ad avere
un'immagine integra di se stesso. Al contrario se il genitore ha un atteggiamento non
adeguato, ad esempio quando è assente nei momenti in cui il bambino vorrebbe

55
avvicinarsi o non risponde in modo adeguato, svilupperà una personalità Borderline.
Il bambino inizia ad avere paura ad allontanarsi dal genitore, e non esplora l'esterno,
ciò porta a forti stress dovuti alla separazione. Questi individui avranno paura
dell'abbandono, portandoli a scoppi di ira.
Le ingiunzioni che ricevono questi soggetti sono molto limitanti (Non crescere, Non
pensare) e interiorizzano come messaggio copione Sforzati (Joines, Stewart 2001).
Questi messaggi, li portano ad avere grandi difficoltà nel rapportarsi con gli altri e nel
lavoro, ciò porta a sviluppare disturbi depressivi e dell'umore.

➢ DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA'


Il disturbo narcisistico di personalità è stato oggetto degli studi dello psicologo
Kohut (1920) ed è caratterizzato principalmente da un deficit di empatia. Hanno una
percezione del sé distorta (“Sé grandioso” Kohut 1920), che gli porta ad avere un amore
verso se stessi esagerato ed idealizzato.
Quest'immagine grandiosa diventa invalidante per il soggetto, in quanto lo porta a
rimanere lontano dagli altri a cui risponde con rabbia e svalutandoli. Il suo senso di
grandiosità va a contrastarsi con un Io che si sente inferiore e ciò lo porta a provare
invidia che si manifesta con comportamenti di aggressività.
Con il passare del tempo questi individui soffrono di grandi livelli di stress, in
quanto, devono mantenere un alto livello di autoaffermazione, non riescono a vivere in
modo sereno i loro sentimenti e rischiano alti livelli di conflittualità interpersonale che li
può costringere a rimanere soli.
Il DSM IV (1978) lo definisce come:
“un quadro pervasivo di grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di
empatia, che compare nella prima età adulta ed è presente in vari contesti”
Le persone con questo disturbo, dall'esterno sembrano perfette, ciò le porta ad essere
efficienti nel lavoro ma questo è dovuto ad un Sé Falso e non ad un Sé Reale (Winnicott
1930) .
Lo sviluppo di questa personalità può essere dovuta sia a genitori troppo permissivi
che accontentano ogni desiderio del bambino senza che si sforzi. Oppure è dovuto a
genitori che al contrario hanno trasmesso al bambino sensazioni di abbandono, e il
bambino è portato a cercar di far vedere quanto sia bravo rispetto agli altri.
In entrambi i casi il bambino è soggetto a messaggi “tutto o niente” e per apparire
OK deve continuamente aver comportamenti che lo portano ad essere il migliore.

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Quindi, i messaggi spinta che interiorizzano sono Sii forte e Sii perfetto (Joines, Stewart
2001) e le ingiunzioni che hanno ricevuto, lo portano a nascondere la loro vera
personalità (Non essere te stesso, Non avere fiducia, Non sentire quello che provi e Non
pensare quello che pensi; Joines, Stewart 2001).

57
CAPITOLO 3

RICERCA

3.1 Obiettivi
“Come si può misurare la personalità?”, “Esistono strumenti o test idonei a valutare
un adattamento di personalità?”, “Quali sono finora i test più utilizzati dagli specialisti,
per esaminare la personalità e le sue patologie?”....
La personalità non può essere rappresentata efficacemente da un solo fattore: la
questione è molto complessa. I Test di personalità possono essere strutturati in maniera
molto diversa. In genere comunque valutano la personalità su più fattori
contemporaneamente, anche se non esiste un “gold standard” e gli psicologi scelgono
il/i reattivo/i da utilizzare sulla base delle loro ipotesi cliniche e sperimentali.
Negli ultimi anni è cresciuto sempre di più l'interesse verso la misurazione della
personalità, in particolare per differenziare i suoi aspetti normali da quelli patologici.
Questi studi si sono concentrati in particolare intorno al modello dei cinque fattori della
personalità (McCrae 1991).
Il più utilizzato tra gli strumenti per l'assessment clinico è il test MMPI-2 (Minnesota
Multiphasic Personality Inventory-2, Starke R. Hathaway e John Charnley McKiney nel
1942). Per questo, e per altri motivi che esamineremo più avanti, in questo studio si è
voluto confrontare il Questionario degli adattamenti di personalità, uno strumento
relativamente recente (Joines Vann 2002) con questa tipologia di test.
Il questionario degli adattamenti di personalità statisticamente è molto debole.
Avrebbe bisogno di confronti con più strumenti di misurazione della personalità
affinché possa essere valida statisticamente. In letteratura non si trovano studi di questo
genere per questo si è voluto confrontare il questionario degli adattamenti con uno
strumento statisticamente ben solido.
In particolare si è voluto confrontare la similarità e la correlazione tra ciò che viene
misurato nel Questionario degli adattamenti di personalità e le scale cliniche del MMPI-
2 e la scala MMPI-2 PSY-5 (Harkness, McNulty, Ben-Porath 1995). Nel questionario
si misura come una persona funziona e si adatta al mondo a differenza delle scale
cliniche del MMPI-2 che va a misurare le principali caratteristiche della personalità e la
scala MMPI-2 PSY-5 che misura i tratti della personalità (vedi paragrafo 3.3.1 e 3.3.2.
per ulteriori dettagli).

58
Si è scelto di metterli a confronto, in quanto si strutturano in modo simile. Ossia
categorizzano la personalità in tratti o dimensioni. Il questionario degli adattamenti che
divide la personalità in 6 adattamenti che verranno confrontati sia con i cinque tratti con
cui la personalità viene divisa nella scala MMPI-2 PSY-5 e sia le 10 le scale cliniche che
suddividono la personalità nel MMPI-2.

3.2 Metodo
Per gli obiettivi che si sono descritti sopra, si è andato a somministrare il
Questionario degli adattamenti di personalità (Joines 2001) e il Minnesota Multiphasic
Personality Inventory-2 (James Butcher, W. Grant Dahlstrom, John Graham e Auke
Tellegen, 1989). I partecipanti allo studio sono in totale 35 di cui 29 donne e 6 uomini.
Tutti studenti sani della Scuola di Specializzazione in psicoterapia della scuola di
Analisi Transazionale di Navacchio (Pi).
Nelle tabelle (Tabella1 e Tabella 2) che riportate in seguito vi sono le statistiche
descrittive relative all'età del campione e delle scale che si sono confrontate (medie,
deviazioni standard, massimo e minimo valore).

Tabella 1:Analisi descrittive del campione


n Minimo Massimo Media Deviazione std.
eta 35 27 54 34,31 5,815

Validi (listwise) 35

Tabella 2: analisi descrittive sulle scale del MMPI-2 (scale di base e PSY-5) e del
Questionario degli adattamenti di personalità
N Minimo Massimo Media Deviazione std.

Hs 35 1 17 7,54 4,919
D 35 14 38 23,29 4,836
Hy 35 14 34 25,66 4,728
Pd 35 11 28 18,40 4,380
MF 35 20 44 34,03 4,884
Pa 35 4 15 9,69 2,867
Pt 35 2 26 11,46 6,195
Sc 35 1 27 11,40 6,113
Ma 35 7 21 15,11 3,909
SI 35 11 49 27,34 7,239
AGGR 35 2 12 8,03 2,684
PSYC 35 0 5 2,40 1,594
DISC 35 5 18 11,06 2,869
NEGE 35 2 20 10,69 5,016
INTR 35 4 22 12,14 3,964
Schizoide 35 1 9 4,31 2,541

59
Antisociale 35 1 11 4,20 1,922
Paranoide 35 2 10 5,26 1,961
Pass_Agg 35 2 10 5,29 2,295
Oss_Com 35 0 9 5,17 2,561
Istrionico 35 2 11 6,26 2,466
Validi (listwise) 35

3.3 Strumenti
3.3.1 MMPI-2
Il Minnesota Multiphasic Personality Inventory-2 è uno strumento utilizzato per
analizzare le caratteristiche della personalità più importanti e i disturbi ad essi correlati.
E' un test altamente diffuso in molti ambiti della psicologia (clinica, giuridica, del
lavoro ecc) ma non solo, ed è un test self-report.
Il MMPI fu pensato e costruito per la prima volta nell'Università del Minnesota da
Starke R. Hathaway e John Charnley McKiney nel 1942. .
Hathaway e Mckiney costruirono questo strumento iniziando con la selezione di frasi
o pensieri tipici da manuali di psichiatria di quel tempo che potessero discriminare un
disturbo da un altro. Questi item furono presentati ad un campione di pazienti
psichiatrici ed ad un campione della popolazione normale. Attraverso le risposte che i
soggetti dettero, vennero selezionati degli item che andarono a comporre il test. In tutto
furono selezionati 566 item che formarono dieci scale cliniche di base e quattro scale di
validità.
Nel corso degli anni fu necessario una revisione degli item e delle scale, in quanto
molti di essi risultavano al quanto obsoleti .
Nel 1989 venne pubblicata una nuova versione di questo strumento, denominato
MMPI-2 (James Butcher, W. Grant Dahlstrom, John Graham e Auke Tellegen, 1989). Le
modifiche, videro il miglioramento di alcuni item, un po' sessisti e alcuni di non facile
comprensione. Quest'ultima versione venne modificata ulteriormente nel 2008 (MMPI-2
RF) anche se non viene considerata sostitutiva del MMPI-2.
La versione del test MMPI-2 è composto da 567 item ai quali il soggetto ha la
possibilità di rispondere Vero-Falso. Si posso distinguere diverse tipologie di scale:
– scale di validità
– scale cliniche di base
– sottoscale delle scale di base
– scale di contenuto

60
– scale supplementari
– gruppi di item critici
Le scale di validità hanno lo scopo di valutare la performance del paziente durante la
somministrazione del test, la sua veridicità e accuratezza. Questa tipologia di scale si
divide in scale che calcolano le omissioni dei pazienti, le scale di validità di base e scale
di controllo.
Le omissioni non sono altro che gli item in cui il paziente non ha dato una risposta,
se ci sono 10 omissioni, si deve iniziare ad avere dei dubbi sulla validità dell'elaborato,
superate le 30 omissioni il test è invalido.
Le scale di validità di base e di controllo hanno il compito di misurare la tendenza
del soggetto a mentire. Si possono ottenere due effetti dovuti alla simulazione o
l'overreporting (esagera nella sintomatologia) o l'underreporting (simula un buon
adattamento).
Le scale di validità di base sono quattro: la scala L (lie) valuta i tentativi di
nascondere le proprie insufficienze; la scala K (correction) nata per contrastare un
atteggiamento che porta il soggetto a mentire e nascondere le proprie lacune ma in
maniera meno eclatante rispetto alla scala L; la scala F (frequency) che valuta gli item
che possono indicare una patologia o indicare una determinata gravità del profilo del
soggetto e scala Fb (back F) che valuta infine la concentrazione che si ha durante la
compilazione del test. Se il punteggio del paziente in queste scale è superiore a 70 o
inferiori a 40, bisogna dubitare della validità del test.
Le scale di controllo invece indicano e valutano la coerenza nel rispondere agli item
(scale VNRI e TRIN). La scala VNRI valuta l'incoerenza nella risposte, ossia il numero
totale degli item con risposte incoerenti, un punteggio T superiore a 70 (punteggio
grezzo maggiore di 13) indica che il soggetto ha dato risposte a caso e il protocollo
probabilmente non è valido. La scala TRIN invece valuta la coerenza nelle risposte
vero, con un punteggio T superiore a 80 (punteggio grezzo 13), il soggetto avrà dato
risposte “vero” in modo indiscriminato. Al contrario un punteggio T minore di 40
(punteggio grezzo minore di 5), dipenderà dal fatto che il soggetto avrà dato risposte
“falso” in maniera indiscriminata e la validità del protocollo sarà messa in discussione.
Tutte queste scale interpretate insieme ci danno informazioni utili sul paziente.
Per quanto riguarda invece la scale cliniche esse si differenziano in dieci scale e
sono:

61
I. Hs (Ipocondria)
II. D (Depressione)
III. Hy (Isteria)
IV. Pd (Deviazione Psicopatica)
V. Mf (Mascolinità-Femminilità)
VI. Pa (Paranoia)
VII. Pt (Psicostenia)
VIII. Sc (Schizofrenia)
IX. Ma (Ipomaniacalità)
X. Si (Introversione sociale)
La prima scala (Ipocondria) studia le paure e le preoccupazioni relative alle malattie
e al corpo. Indaga quindi disturbi relativi all'ansia, alla depressione e ai disturbi
somatoformi.
La scala della Depressione (suddivisa in cinque sottoscale di Harris e Lingoes) 6
valuta le sensazioni tipiche delle persone depresse e degli aspetti della personalità
(pessimismo, negatività, eccessivo senso del dovere ecc ecc ).
La scala dell'Isteria che si suddivide in cinque sottoscale indaga la nevrosi isterica,
valutando la presenza di sintomi e disturbi sensoriali e motori senza base organica.
La scala della Deviazione Psicopatica (suddivisa in cinque sottoscale di Harris e
Lingoes 1950) indaga i soggetti psicopatici, valutando la presenza di problematiche
interpersonali e problemi con la legge e una marcata negazione di timidezza.
La scala di Mascolinità e Femminilità valuta gli interessi maschili e femminili.
La scala della Paranoia (suddivisa in tre sottoscale di Harris e Lingoes 1950) indaga
soggetti con psicopatia franca, in particolare sfiducia eccessiva negli altri e tendenza al
vittimismo.
La scala della Psicostenia nata per soggetti di tipo ossessivo-compulsivo, valuta i
disturbi dell'umore e il disturbo ossessivo-compulsivo.
La scala della Schizofrenia correlata da sei sottoscale (Harris e Lingoes 1950) indaga
i disturbi psicotici e borderline, valutando le difficoltà nelle relazioni, isolamento
sociale e aspetti bizzarri.
La scala dell'Ipomaniacalità è stata costruita per individuare soggetti nella fase
iniziale maniaco-depressiva. E' suddivisa in cinque sottoscale (Harris e Lingoes 1950) ,
valutano l'ipomania, l'eccessiva attività e irritabilità.

6 Le sottoscale di Harris e Lingoes furono introdotte nel 1950.

62
L'ultima scala quella dell'Introversione Sociale valuta il carattere chiuso del soggetto
che lo porta a problematiche relazionali (scala introdotta da Drake L. E. 1946).
Oltre alle scale cliniche di base e di controllo, il test MMPI-2 è caratterizzato da
scale “supplementari” e quindici scale di “contenuto” e le sottoscale delle scale cliniche
che vengono considerate solo quando la scala madre supera i 65 punti. Queste scale
sono state costruite nel tempo isolando determinati item che vanno ad indagare
particolari tratti e specifici disturbi.
Negli ultimi anni è stato inserita un ulteriore scala la Personality Psycopathology five
(Psy-5). Questa scala per l'importanza che riveste per questo tipo di lavoro e per la sua
complessità va indagata e studiata nel dettaglio.

3.3.1.2. PSY-5
La scala Personality Psycopathology five (Psy-5) è stata costruita ed inserita nel
MMPI-2 solamente nel 1995 da Harkenn, McNulty e Ben-Parath.
In quegli anni l'attenzione si concentrò soprattutto sugli studi sul rapporto del
funzionamento normale e patologico in particolare nel confronto con i noti cinque
fattori della personalità secondo McCrae e altri autori Energia, Amicalità,
Coscienziosità, Stabilità Emotiva e Apertura Mentale (McCrae 1991, Widiger e Trull
1992). Costa e McCrae hanno sostenuto per molto tempo l'importanza di questi fattori
nella diagnosi psichiatrica e clinica dei pazienti, soprattutto la valutazione attraverso la
NEO Personality Invetory (NEO-PI Costa e McCrae 1985). Secondo l'opinione degli
autori, credevano che potessero offrire un quadro completo della persona ed essere un
ottima base per il trattamento.
Harkness e McNulty hanno presentato la Psy-5 per descrivere la personalità e i suoi
disturbi. Per la realizzazione di questa scala, gli autori si sono basati, anche, sui termini
che ritroviamo nel DSM III-TR (1987).
La PSY-5 suddivide la personalità in cinque dimensioni:
1. Aggressività
2. Psicoticismo
3. Alterazione dell'autocontrollo
4. Emozionalità Negativa/Nevroticismo
5. Introversione/Bassa Emozionalità Positiva
Nel 1995 Harkness, McNulty e Ben Porath hanno sviluppato la scala Psy-5
costruendolo in riferimento al Minnesota Multiphasic Inventory 2, prendendo il nome di

63
MMPI-2 PSY-5. Introdussero, quindi alla scala, valori statistici e razionali.
In riferimento a questo strumento Butcher e Rouse affermarono:

“coloro che sono insoddisfatti dei modelli categoriali nella valutazioni dei disturbi
comportamentali....può trovare il PSY-5 più appropriato almeno patologicamente
orientato al Big Five” (1996)

Harkness e McNulty nel 1994 svilupparono 139 item del MMPI-2 PSY-5 per la
valutazione degli aspetti della personalità che andarono a formare i cinque fattori.
L'Aggressività (AGGR) formato da 18 item valuta i comportamenti aggressivi e
dominanti. I soggetti che vengono descritti da questi item sono soggetti che usano
l'aggressività come risposta all'ambiente e per raggiungere i propri obiettivi. Si relazione
con dominanza e odio.
Il Psicoticismo (PSYC) formato da 26 item, valuta la presenza di comportamenti
psicotici. I soggetti psicotici presentano comportamenti come l'isolamento sociale, un
esame di realtà alterato e fuga delle idee.
I Vincoli (DISC) composta da 20 item, si basa sul concetto di controllo di Tellegen
(1982), valuta la disinibizione comportamentale specialmente nei disturbi borderline e
antisociale.
L'Emotività Negativa/Nevroticismo (NEGE) composta da 20 item, valuta l'emozioni
negative, l'ansia e la depressione (disturbi dell'umore).
L'Introversione Sociale (INTR) composta da 20 item, misura l'anedonia, apatia e
mancanza di interesse.
La scala PSY-5 si è dimostrata molto importante e accurata per discriminare pazienti
sani e patologici. In molte ricerche, degli ultimi anni, si è visto uno strumento valido in
ambito clinico.
I punteggi della PSY-5, rispetto ai Big five, si sono rilevate molto più dettagliate e
precise per quanto riguarda la misurazione patologica.
Sono state dimostrate anche utilità di queste scale nella comprensione dei paziente
ricoverati (Eggers, Derksen e Demey 1997), nell'abuso di sostanze (Rouse, Miller e
Macellaio 1997) e disturbi di personalità (McNulty, Watt e Ben-Porath 1997).

3.3.1.2 INTERPRETAZIONE DEI DATI DEL MMPI-2


L'interpretazione dei dati del MMPI-2 non è facile. Innanzitutto bisogna avere una

64
conoscenza forte delle teorie psicodinamiche e avere una conoscenza accurata del
soggetto analizzato. Non bisogna dimenticarsi che la personalità è qualcosa di molto
complesso.
La prima cosa da fare, nell'interpretazione dei dati, è analizzare se il protocollo è
valido o no e se il soggetto ha dato risposte coerenti. Solo dopo si possono analizzare e
interpretare le scale cliniche e le sottoscale.
Tra le interpretazione dei profili, la più moderna è quella “dei codici-tipo”. I codici
individuano le 2 o 3 scale più elevate con punteggio temperato superiore o uguale a 65
(Butcher e Williams 1992). I nomi dei codici cambiano a seconda delle scale cliniche
coinvolte.
Inoltre, se ci si trova un profilo con una sola scala con un punteggio temperato
superiore a 65 si utilizzano i profili Spike. I profili Spike possono essere di tre tipi:
– profilo definito: quando la scala meno elevata supera di 5 punti le alte scale
cliniche;
– profilo non definito: quando il punteggio delle scale cliniche supera di 5 punti
quello della scala meno elevata;
– profilo fluttuante: quando tutte le scale o quasi hanno un punteggio superiore o
uguale a 65.

3.3 .2 QUESTIONARIO DEGLI ADATTAMENTI DI PERSONALITA'


Il Questionario degli adattamenti di personalità ideato da Joines nel 2001 è stato
costruito basandosi su un approccio analitico ed empirico.
Joines ha costruito uno strumento dicotomico (vero-falso) per misurare i sei
adattamenti di personalità che sono:
• Entusiasta/Iperreattivo (eccitabile, iperattivo, ipersensibile, immaturo e
incentrato su di sé);
• Responsabile/Stakanovista (coscienzioso, affidabile, fortemente inibito, teso);
• Brillante/Scettico (rigidità di pensiero, tendenza alla proiezione, ipersensibile,
invidioso);
• Creativo/Sognatore ( passivo, sognatore, ritirato eccentrico)
• Scherzoso/Oppositvo (passivo-aggressivo, iperdipendenza, ostruzionista e
permaloso)
• Affascinante/Manipolatore (Conflittuale, bassa tolleranza, egoista e insensibile).

65
Joines ha selezionato degli item che potessero descriverli e successivamente gli ha
somministrati a dei campioni di persone.
Il campione selezionato era composto da pazienti di psicoterapia e professionisti che
erano incuriositi del proprio adattamento di personalità. Il questionario è ancora in corso
di validazione.
Lo spettro iniziale di domande era composto da 195 voci. Dopo una prima revisione
statistica gli item per ogni scala (adattamento) sono diventati solo 12.
Infine dopo un ulteriore analisi psicometrica (i.e. analisi fattoriale) si è deciso di
dividere gli adattamenti in due gruppi, quelli di performance e quelli di sopravvivenza.
Il questionario cosi è composto da 72 item(12 item per ogni adattamento) ma avrà
bisogno di ulteriori analisi statistiche per stabilire una validità esterna. Gli adattamenti
di performance e di sopravvivenza che spiccano tra gli altri sono quelli che al clinico
interesseranno di più.
Questo strumento si è rilevato utile come strumento aggiuntivo al colloquio clinico
per valutare gli adattamenti del paziente e di come funziona la sua personalità. Ma non
ha avuto una ulteriori ricerca per stabilire la sua validità esterna.

Items de “Il Questionario degli Adattamenti di personalità”


Creativo-Sognatore:
2) Gli altri mi dicono che sono calmo/a.
3) Mi sento più a mio agio nel fare cose che nel socializzare.
7)Quando sono con gli altri sento di dover rinunciare a ciò che voglio.
22) Mi sento più a mio agio da solo/a che con gli altri.
25) Mi stanco se sto con altre persone troppo a lungo.
35) A volte ho paura che se esprimo i miei veri sentimenti e bisogni gli altri non
sapranno come gestirli.
38) Gli altri potrebbero dire che sono timido/a.
40) Sto molto bene da solo/a.
44) Tendo ad essere calmo/a nei gruppi.
58) Quando mi arrabbio o mi sento ferito/a cerco di non farmene accorgere.
61) Trattengo il mio entusiasmo.
63) Ho difficoltà ad essere al centro dell’attenzione.

66
Affascinante Manipolatore:
4) Quando le cose mi turbano troppo me ne tiro fuori!
11) Sono astuto/a come una volpe.
17) Mi piace correre rischi.
23) Mi piace contravvenire alle regole.
28) Le emozioni forti mi entusiasmano.
45) Sto in guardia rispetto alla possibilità di essere abbandonato/a.
53) Sono bravo/a a togliermi dai guai.
57) Sono impulsivo/a.
60) Non mi fido di nessuno.
66) Mi piace farla franca.
68) Odio annoiarmi.
71) Mi piace escogitare piani ingegnosi.

Brillante Scettico:

1) Penso che la maggior parte delle persone presti poca attenzione a ciò che fa.
9) Spesso trovo necessario difendere ciò che ritengo giusto.
12) Mi arrabbio di fronte all’irresponsabilità.
20) Penso che sia importante stare attenti ad ogni cosa che si fa.
21) Tendo a dubitare delle cose finché non ho le prove.
31) Nei rapporti con gli altri provo a stare un passo avanti.
33) Spesso provo invidia per gli altri.
48) Credo che se non sono io a fare una cosa, non sarà fatta bene.
52) Rifletto sulle cose meglio degli altri intorno a me.
56) Mi arrabbio quando le persone non sono all’altezza.
62) Sono sospettoso/a delle intenzioni degli altri.
65) Ho difficoltà ad arrendermi.

Scherzoso-oppositivo:

5) Nelle situazioni conflittuali mi dico contemporaneamente “Non esiste che lo faccia”

e “Non esiste che non lo faccia”.


6) Mi sento ferito e confuso quando gli altri non sono contenti di me.

67
14) Tendo a sentirmi pressato da troppe cose da fare tutte insieme.
15) Prendere decisioni mi mette in difficoltà.
18) Mi accusano di avere reazioni eccessive.
24) A volte mi spavento a morte.
26) Mi sento come se la vita fosse una lotta.
29) Le persone spesso mi feriscono profondamente.
39) Vorrei che gli altri sapessero cosa voglio senza bisogno che lo chieda.
42) Quando le cose non vanno bene tendo a scappare.
46) Molte cose mi provocano frustrazione.
47) Mi sento responsabile del mondo.

Responsabile Stakanovista:
10) Quando ho un progetto al lavoro mi trattengo più dei miei collaboratori per

assicurarmi che tutto vada bene.


13) Tendo a passare da un lavoro all’altro senza mai fermarmi.
19) Spesso mi occupo di diversi progetti contemporaneamente.
27) Mi piace essere sollecito/a e mi attendo che gli altri facciano altrettanto.
34)È difficile che io mi conceda di stare semplicemente con gli altri perché sono

occupato/a a pensare alle cose che devo fare.


36) Gli altri mi dicono che sono un/a perfezionista.
37) Controllo più volte di aver spento qualcosa.
49) Posticipo il divertimento finché non ho finito il lavoro.
50) Mi sento obbligato/a a fare la cosa giusta.
55) Lavoro mentre gli altri si divertono.
59) Ho difficoltà a concedermi di essere spontaneo/a.
70) Per me è difficile non fare niente.

Entusiasta Iperreattivo:
8) Mi piace parlare delle mie emozioni e condividerle.
16) Le mie emozioni sono troppo evidenti.
30) I miei amici mi dicono che sono seduttivo/a.
32) Mi piace dire agli altri cosa penso.

68
41) Spesso sento di non essere importante per le persone a cui tengo.
43) Mi sento responsabile di far stare bene le persone attorno a me.
51) Mi piace essere al centro dell’attenzione.
54) Mi piace intrattenere gli altri.
64) Le altre persone pensano che io sia troppo emotivo/a.
67) Mi sento amato/a quando gli altri mi prestano attenzioni.
69) Le persone sono spesso invidiose della mia allegria.
72) Piuttosto che rendere gli altri infelici faccio ciò che gli altri vogliono da me.

3.4 Procedure
Dopo aver fatto firmare il consenso informato, spiegato come si svolgevano i test e
cosa si sarebbe fatto, i partecipanti hanno compilato sia il MMPI-2 e il Questionario
degli adattamenti di personalità.

3.5 Analisi Dati


L'analisi dei nostri dati inizia prima di tutto assicurandosi che i protocolli dei
partecipanti siano validi (in particolare quelli del MMPI-2). Dopo di che si è effettuato
il test di Shapiro-Wilk per determinare se fosse legittimo considerare le variabili
distribuite in modo normale.
Nei test statistici inferenziali si è deciso di utilizzare un livello alfa pari a 0,05.
Abbiamo utilizzato l’indice di correlazione Rho di Spearman, per vedere se le variabili
considerate nella nostra analisi erano significativamente fra loro associate, mettendo in
relazione prima le scale cliniche con il Questionario degli adattamenti di personalità e
poi la scala MMPI-2 PSY-5 con il Questionario degli adattamenti.
Infine, l'ultima analisi che si è andata ad operare è l'Analisi della similarità
rappresentazionale ( Representational Similarity Analysis RSA). Questo termine si
riferisce ad una tecnica statistica in cui i dati raccolti dei soggetti sono rappresentati in
termini di distanze relative tra i soggetti stessi (Kriegeskorte et al. 2008). Questa
operazione favorisce il confronto complessivo tra diversi sistemi di riferimento,
semplicemente misurando la coerenza delle distanze reciproche dei soggetti tra i vari
sistemi di riferimento (es: questionari) presi in considerazione.
Nel nostro caso specifico, il sistema di riferimento che si crea è una matrice
simmetrica, dove i soggetti vengono confrontati fra di loro utilizzando l’informazione di
ciascun degli strumenti (gli adattamenti di personalità, o le scale cliniche o la scala

69
MMPI-2 PSY-5) con lo scopo di cercare coerenze fra le distanza reciproche dei soggetti
tra i vari questionari. Una matrice 2D è dunque matematicamente generata misurando la
distanza con la correlazione di Spearman tra soggetti all'interno di ogni questionario (e
per comodità riportata come 1-rho, dove valori vicini a 0 indicano soggetti molto
simili). Successivamente, queste matrici vengono confrontate tra loro (utilizzando
ancora la correlazione di Spearman) per misurare la similitudine tra i vari questionari.

3.6 Risultati
Nella tabella (Tabella3) riportiamo il test di normalità di Shapiro-Wilk per piccoli
campioni effettuato sulle scale cliniche del MMPI-2, le scale della PSY-5 e le scale del
questionario degli adattamento della personalità.

Tabella 3:Test di normalità di Shapiro Wilk

Kolmogorov-Smirnova Shapiro-Wilk
Statistica df Sig Statistica df Sig

Ipocondria ,164 35 ,018 ,922 35 0,02


Depressione ,108 35 ,200* ,952 35 0,13
Isteria ,077 35 ,200* ,976 35 0,64
Deviazione
,136 35 ,098 ,950 35 ,117
Psicopatica
Mascolinità-
,217 35 ,000 ,914 35 ,009
Femminilità
Paranoia ,114 35 ,200* ,971 35 ,475
Psicostenia ,140 35 ,079 ,955 35 ,157
Schizofrenia ,138 35 ,087 ,967 35 ,358
Ipomaniacalità ,141 35 ,075 ,945 35 ,082
Introversione
,119 35 ,200* ,963 35 ,276
Sociale
Aggressività ,099 35 ,200* ,955 35 ,162
Psicoticismo ,132 35 ,126 ,923 35 ,018
Alterazione
dell'autocontroll ,129 35 ,147 ,970 35 ,440
o
Nevrocitismo ,097 35 ,200* ,972 35 ,509
Introversione ,148 35 ,050 ,969 35 ,408
Schizoide ,155 35 ,033 ,926 35 0,02
Antisociale ,196 35 ,002 ,861 35 ,000
Paranoide ,181 35 ,005 ,939 35 ,054
Pass_Agg ,150 35 ,046 ,942 35 ,062
Oss_Com ,134 35 ,115 ,945 35 ,077
Istrionico ,124 35 ,196 ,961 35 ,242
*limite inferiore della significatività effettiva

70
a. Correzione di significatività di Liliefors

Secondo i risultati del test di Shapiro-Wilk (Tabella 3) due variabili non si


distribuiscono in maniera normale e quindi non possiamo utilizzare statistiche
parametriche (MF, Mascolinità e Femminilità 0,009 e Antisociale 0,000).
Nelle prossime tabelle verranno riportate le correlazioni di Spearman. Questa
correlazione la si è applicata prima tra gli adattamenti di personalità e le scale cliniche
(Tabella 4) e successivamente tra gli adattamenti di personalità e la scala MMPI-2 PSY-
5 (Tabella 5).

Tabella 4: correlazione di Spearman tra scale cliniche e il Questionario degli


adattamenti di personalità

Schizoide Antisociale Paranoide Pass-Agg Oss-Com Istrionico


Ipocondria Coefficente -,071 ,138 ,294 ,351* ,226 ,210
Correlazione
Sig. ,685 ,430 ,086 ,039 ,192 ,227
Depresssione Coefficente -,050 ,116 ,419* ,409* ,391* ,214
Correlazione
Sig. ,775 ,508 ,012 ,015 ,000 ,217
Isteria Coefficente -,203 ,032 -,019 ,160 ,096 -,134
Correlazione
Sig. ,242 ,856 ,914 ,358 ,584 ,442
Deviazione Coefficente -,315 ,056 ,215 ,396* ,027 ,328
Psicopatica Correlazione
Sig. ,065 ,749 ,215 ,022 ,876 ,054
Mascolinità- Coefficente ,089 -,083 ,164 -,339* ,005 -,074
Femminilità Correlazione
Sig. ,611 ,637 ,346 ,047 ,977 ,671
Paranoia Coefficente -,326 -,111 ,025 ,030 -,050 ,264
Correlazione
Sig. ,056 ,527 ,886 ,864 ,775 ,126
Psicostenia Coefficente -,106 ,124 ,317 ,516* ,208 ,374*
Correlazione
Sig. ,543 ,478 ,064 ,002 ,230 ,027
Schizofrenia Coefficente -,054 -,118 ,251 ,364* ,128 ,333
Correlazione
Sig. ,756 ,499 ,146 ,032 ,463 ,050
Ipomaniacalità Coefficente -,317 ,066 ,167 ,209 ,091 ,516*
Correlazione
Sig. ,064 ,705 ,338 ,228 ,604 ,001

71
Introversione Coefficente ,240 ,018 ,233 ,539* ,202 ,047
Sociale Correlazione
Sig. ,164 ,919 ,178 ,001 ,244 ,788

Tabella 5: correlazione di Spearman tra MMPI-2 PSY-5 e il Questionario degli


adattamenti di personalità
Schizoide Antisociale Paranoide Pass-Agg Oss-Com Istrionico
AGG Coefficente -,244 -,004 ,054 -,175 ,003 ,243
Correlazione
Sig. ,158 ,984 ,757 ,314 ,984 ,159
PSYC Coefficente -,065 ,129 ,483* ,299 ,364* ,418*
Correlazione
Sig. ,709 ,462 ,003 ,081 ,032 ,012
DIS Coefficente -,131 ,067 ,045 -,122 ,097 ,075
Correlazione
Sig. ,455 ,701 ,799 ,485 ,581 ,669
NEGE Coefficente -,179 ,196 ,123 ,496* -,061 ,548*
Correlazione
Sig. ,303 ,258 ,482 ,002 ,728 ,001
INT Coefficente ,079 -,095 ,115 ,163 ,111 -,112
Correlazione
Sig. ,650 ,585 ,511 ,350 ,525 ,523

Nella tabella 4 si notano solo alcune correlazioni. L'adattamento Passivo-aggressivo


ha una correlazione significativa tra con le scale cliniche dell'Ipocondria, Depressione,
Psicostenia, Deviazione Psicopatica, Mascolinità/Femminilità e Introversione Sociale;
l'adattamento Ossessivo-Compulsivo e Paranoide correlano con la scala depressione e
l'adattamento istrionico con le scale Psicostenia e Mascolinità-Femminilità.
Nella tabella 5 sussistono correlazioni tra la scala PSYC che correla con gli
adattamenti Ossessivo-Compulsivo e Istrionico e la scala NEGE che correla con
l'adattamento Istrionico e Passivo-Aggressivo.
L'ultima analisi che si è andata ad applicare al nostro campione è stata la
Representantional Similarity Analysis (l'Analisi della rappresentazione della similarità).
Confrontando le tre matrici si può vedere come i soggetti si dispongono l’uno nei
confronti dell’altro, e se lo fanno in maniera più o meno simile fra le misurazioni delle
tre diverse scale (il questionario degli adattamenti di personalità, o le scale cliniche o la
scala MMPI-2, la PSY-5). A questo proposito è stato calcolato anche un indice RHO di
correlazione.

72
Figura 1: Questionario degli Adattamenti di personalità

Figura 2: MMPI-2 SPY-5

73
Figura 3: Scale cliniche di base

Correlazione Questionario degli adattamenti della personalità vs MMPI-2 scale di


base:
r=-0.0634, p=0.1226
Correlazione Questionario degli adattamenti della personalità vs MMPI-2 PSY-5:
r=0.0447, p=0.2759

Guardando le immagini si nota visivamente che tutte e tre le popolazioni di dati si


distribuiscono in modo diverso e non vi sono pattern di similarità fra il questionario
adattamenti di personalità, la scala PSY-5 e scale cliniche del MMPI-2.
Dai risultati delle correlazioni (valori p non significativi) si evince che
complessivamente non vi sono associazioni tra i fattori misurati.

3.4 Discussione
L'obiettivo della ricerca è stata quella di verificare la presenza di una relazione tra i
due strumenti di valutazione della personalità, il MMPI-2 ( James Butcher, W. Grant

74
Dahlstrom, John Graham e Auke Tellegen, 1989) e il Questionario degli adattamenti di
personalità (Joines 2001).
In particolare si è voluto mette a confronto e cercare delle correlazioni tra le scale
cliniche di base del MMPI-2 e il Questionario degli adattamenti di personalità e la scala
PSY-5 del MMPI-2 ( Harkness, McNulty e Ben Porath 1995).
Si è ipotizzato che queste scale potessero avere delle correlazioni questo perché esse
suddividono la personalità in tratti.
I risultati ottenuti mostrano però che le due scale del MMPI-2 (i.e. Le sclae cliniche
e la PSY-5) e il Questionario degli adattamenti di personalità vanno ad misurare aspetti
differenti della personalità.
Si possono notare soltanto delle correlazioni nell'analisi dei coefficienti di Spearman
tra l'adattamento Passivo-Aggressivo con molte delle scale cliniche dell’MMPI-2 (tutte
ad eccezione di Hy, Pa ed Ma) e la scala NEGE del MMPI-2 PSY-5 e fra l’adattamento
Paranoide e la scala PSYC dell’MMPI-2 PSY-5. Si può supporre quindi che queste scale
dell'adattamento indaghino costrutti simili alle suddette scale del PSY-5.
Infine, abbiamo voluto indagare se il pattern complessivo di risposta dato dai
soggetti fosse simile oppure no nelle scale cliniche del MMPI-2, nella scala PSY-5 del
MMPI-2 e negli adattamenti di personalità.
A tal proposito è stata utilizzata l'analisi della similarità rappresentazionale. I risultati
parlano a favore di una sostanziale differenza sia tra le scale cliniche del MMPI-2 e gli
adattamenti, ma anche una differenza anche tra gli adattamenti e la scala MMPI-2 PSY-
5.
Dai risultati ottenuti possiamo concludere che le scale cliniche e il questionario degli
adattamenti di personalità non hanno relazioni tra di loro che posso indicare che queste
due scale misurino aspetti della personalità uguali. Quindi la nostra ipotesi di relazione
non è stata dimostrata.
Lo stesso si nota nelle analisi statistiche tra la scala PSY-5 del MMPI-2 e gli
adattamenti di personalità. Anche qui l'ipotesi di partenza che tra i due strumenti ci
fossero delle relazioni è stata confutata. Non si riscontrano relazioni tra i tratti analizzati
dai due strumenti.
Possiamo dire che questo studio anche se preliminare può essere di spunto a ricerche
future per meglio comprendere i costrutti indagati dal Questionario degli adattamenti di
personalità in termini di validità esterna (i.e. validità concorrente con altri questionari).
I nostri risultati suggeriscono il confronto tra MMPI-2 e il Questionario degli

75
adattamenti di personalità attraverso un campione molto più ampio ed un confronto con
l'intero MMPI-2.
In letteratura non si trovano analisi di questo genere ne ricerche e confronti tra questi
tipi di strumenti di misurazione della personalità. Per una analisi e validazione statistica
del Questionario degli adattamenti di personalità si dovrebbe confrontarlo anche con
altri strumenti di misurazione della personalità, preferibilmente incentrati sul modello
dei Big Five.

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CONCLUSIONI

L'obiettivo del presente lavoro è stato quello di cercare di avere una visione generale
dei modelli di personalità che sono alla base degli strumenti di valutazione della
personalità. Ci si è soffermati in particolare sul modello degli adattamenti di personalità
di Stewart e Joines dal quale si è potuto costruire il Questionario degli adattamenti di
personalità di Joines (2001). Questo strumento è stato costruito attraverso un approccio
qualitativo basato sulla pura osservazione quindi non ha una base statisticamente valida.
Le analisi statistiche che sono state effettuate su questo strumento sono scarse, infatti
manca di validità statistica in particolare di validità esterna. Quindi avrebbe bisogno di
confronti con strumenti validi statisticamente.
In letteratura non si trovano confronti di questo strumento con altri strumenti
statisticamente validi che misurano la personalità. Cosi lo si è voluto confrontare con
uno strumento che a differenza abbia una validità statistica il Minnesota Multiphasic
Personality Inventory-2.
La personalità quindi è stata al centro del presente lavoro. Un argomento vasto,
complesso e affascinante. Le teorie e i modelli che la vedono protagonista sono
tantissimi e le definizioni con cui si cerca di spiegarla anche.
Come si è detto ci si è soffermati sulla teoria degli adattamenti di personalità di
Steward e Joines un modello abbastanza recente che è diventato il modello centrale
dell'Analisi Transazionale. Esso si basa sugli studi di Paul Ware che in un suo articolo
del 1983 delineo gli adattamenti di personalità. Questi adattamenti non vanno a
descrivere delle patologie ma definiscono come il soggetto funziona e si rapporta al
mondo.
Gli adattamenti di personalità sono:
1. OSSESSIVO-COMPULSIVO (RESPONSABILE-STAKANOVISTA)
2. PARANOIDE (BRILLANTE-SCETTICO)
3. SCHIZOIDE (CREATIVO-SOGNATORE)
4. PASSIVO-AGGRESSIVO (SCHERZOSO-OPPOSITIVO)
5. ANTISOCIALE (AFFASCINANTE-MANIPOLATORE)
6. ISTRIONICO (ENTUSIASTA-IPERREATTIVO)
Ogni adattamento di personalità è caratterizzato da “porte contatto” e da “ matrici di
valutazione” che descrivono come il soggetto si relaziona al mondo.
La personalità di un individuo non è il prodotto di un adattamento solo, ma può

77
essere composta da diverse combinazioni di essi. Infatti ognuno di noi ha almeno un
adattamento di performance (adattamento che si sviluppa nei primi anni di vita in
risposta alle aspettative del mondo rispetto al bambino) e un adattamento di
sopravvivenza (adattamento che si sviluppa nei primi mesi di vita in risposta delle
mancanze del genitore rispetto al bambino).
Joines nel 2001 costruì un questionario per la valutazione di questi adattamenti di
personalità basandosi su questo modello e lo chiamò “Questionario degli adattamenti
di personalità”.
Il questionario è formato da 72 item che vanno a misurare gli adattamenti che più
spiccano e caratterizzano i soggetti, rilevando i due adattamenti (uno di performance e
uno di sopravvivenza) che il soggetto utilizza di più nel rapportarsi e rispondere al
mondo esterno.
Il Questionario degli adattamenti non è stato sottoposto ad uno studio per stabilire la
sua validità esterna. Ci sono stati solo studi e analisi statistiche che evidenziano che
questo strumento può essere utilizzato per la misurazione dei sei adattamenti di
personalità (Stewart&Joines 2000).
Questo strumento come si è detto inizialmente lo si è messo a confronto con uno
strumento per la personalità che è sia valido in tutti gli aspetti statistici ed è uno dei test
più utilizzati in molti ambiti clinici il Minnesota Multiphasic Invetory-2 (MMPI-2
1989).
Il Minnesota Multiphasic Invetory è uno strumento che fu costruito da Starke R.
Hathaway e John Charnley McKiney nel 1942 presso l'Università del Minnesota.
Inizialmente fu pensato per la selezione del personale militare ma col tempo lo si è
adoperato in altri ambiti.
Ha una struttura molto complessa si divide in due scale principali quella di validità,
per la validazione del protocollo e le scale cliniche di base con le varie sottoscale. Le
scale cliniche sono in tutto dieci:
 HS (IPOCONDRIA)
 D (DEPRESSIONE)
 HY (ISTERIA)
 PD (DEVIAZIONE PSICOPATICA)
 MF (MASCOLINITA'-FEMMINILITA')
 PA (PARANOIA)

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 PT (PSICOSTENIA)
 SC (SCHIZOFRENIA)
 MA (IPOMANIACALITA)
 SI (INTROVERSIONE SOCIALE)
Una delle scale inserita nel 1995 (Harkness, McNulty e Ben-Porath) che in poco
tempo è diventata una delle più importanti e tra le più studiate è la scala Personality
Psycopathology FIVE ( MMPI-2 PSY-5).
Il MMPI-2 PSY-5 è basato sulla teoria di Costa e McCrae dei Big Five. Infatti, come
quest'ultimo, la scala MMPI-2 PSY-5 è composta da cinque grandi fattori che
descrivono la personalità. Questi fattori sono:
• AGGRESSIVITA'
• PSICOTICISMO
• ALTERAZIONE DELL'AUTOCONTROLLO
• EMOZIONALITA' NEGATIVA/NEVROTICISMO
• INTROVERSIONE/BASSA EMOZIONALITA' POSITIVA
Studi e ricerche su questa scala hanno dimostrato come essa sia molto dettagliata e
precisa nel misurare i disturbi di personalità in vari ambiti.
Si è andato quindi a confrontare le scale cliniche di base e la scala MMPI-2 PSY-5
con il Questionario degli adattamenti di personalità, ipotizzando che tra le due scale e il
questionario ci potesse essere una relazione.
L'ipotesi da cui si è partiti quindi è stata il trovare una relazione tra questi due
strumenti. In particolare si è andato ad analizzare le relazione tra le scale cliniche di
base e il Questionario degli adattamenti di personalità e la scala PSY-5 del MMPI-2 e il
Questionario degli adattamenti di personalità.
Dai risultati si sono notate solo poche relazioni tra le scale cliniche del MMPI-2 e il
Questionario degli adattamenti. Soprattutto l'adattamento Passivo-Aggressivo entra in
relazione con le scale cliniche di base del MMPI-2. Gli altri adattamenti non risultano
aver relazioni. Si deduce cosi che probabilmente i due strumenti misurano aspetti della
personalità differenti.
Le relazioni tra la scala PSY-5 del MMPI-2 e il Questionario degli adattamenti di
personalità risultano poche, solo alcuni adattamenti di personalità entrano in relazione
con la scala PSY-5, cosi si deduce anche da queste relazioni che le due scale misurino
probabilmente aspetti della personalità differenti.

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Confronti di questo genere non si ritrovano in letteratura questo è stato il primo
studio anche se limitato tra questi due strumenti di personalità. I limiti di questa ricerca
si riscontrano soprattutto nel campione (troppo limitato) ma anche nel aver confrontato
solamente alcune scale del MMPI-2 con il Questionario degli adattamenti.
La ricerca e i risultati che abbiamo raccolto posso essere però di spunto per ricerche
future per la valutazione più dettagliata del Questionario degli adattamenti. Si potrebbe
pensare anche a confronti con altri strumenti che misurano la personalità che siano
costruiti con un modello basato sui Big five.

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