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filosofia

P. Porro
C. Esposito
[© 2009, by SIAE / The Museum of Modern Art / Scala, Firenze]
The Riklis Collection of McCrory Corporation, MoMA, New York
In copertina: László Moholy-Nagy, Q 1 Suprematista, 1923,

filosofia
A volte si pensa
moderna Costantino Esposito
che la storia della filosofia Pasquale Porro
sia come una lunga autostrada,
in cui si entra al casello “Talete”
e si esce solo al casello “Derrida”,
senz’alcuna interruzione o deviazione.

2
E invece la strada è spesso interrotta, o non è solo
una, ma sono due o più che corrono in parallelo, e poi
magari si incrociano e tornano nuovamente a dividersi.
Verificare alcune delle continuità
o delle discontinuità di queste strade
è uno dei compiti che questo manuale
prova ad assumersi

Editori Laterza
esplicitamente.

Questo volume, sprovvisto del talloncino a fronte (o


opportunamente punzonato o altrimenti contrassegnato),
è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE GRATUI-
TO, fuori commercio (vendita e altri atti di disposizione
ES vietati: art. 17, c.2 l. 433/1941). Esente da I.V.A. (D.P.R.
PO
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Ed FIL ITO
ito OS -
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26-10-1972, n. 633, art. 2, lett. d). Esente da bolla di
accompagnamento (D.P.R. 6-10-1978, n. 627, art. 4, n.6).
Euro 27,50 (i.i.) Editori Laterza
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Colori compositi
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capitolo 9
Baruch de Spinoza

1 La mente umana La filosofia di Spinoza porta in sé due grandi


pretese, apparentemente contrapposte.
e la sostanza divina Da un lato essa persegue con accanito rigore
l’intento di smantellare tutte quelle dottrine
Una volta Henri Bergson (un importante pensa- metafisiche e teologiche che concepiscono la
tore francese vissuto nel primo Novecento) ha realtà – l’anima, la natura, Dio – in base alle
scritto che ogni filosofo possiede almeno due immagini forgiate dall’uomo: per lui infatti
filosofie, la sua e quella di Spinoza. Questo giu- queste immagini sono sempre condizionate
dizio potrebbe sembrare paradossale, ma indica dalla loro origine sensibile, dalle opinioni del
senz’altro una caratteristica di fondo del pensie- volgo, dai pregiudizi sociali, religiosi e politici,
ro spinoziano, che è sempre stato inteso non e per questo non possono valere come descri-
solo come una posizione tra le altre, ma più zioni vere di ciò che è, ma solo come modi in
radicalmente come un’attitudine o una tenden- cui gli uomini di volta in volta hanno espresso
za del pensiero filosofico in quanto tale. le loro confuse aspettative o i loro desideri di
Ogni filosofo, suggerisce Henri Bergson, in potere. Da questo punto di vista la filosofia è
qualche modo è (o ha la tentazione di essere) chiamata a destituire l’uomo dalla sua posizio-
“spinozista”, perché avverte in tutto il suo ne centrale di soggetto del pensiero, e a privi-
fascino e in tutta la sua radicalità l’invito di legiare decisamente la “sostanza” delle cose,
Spinoza a che l’uomo, esercitando il suo pen- che non dipende dalle capacità della nostra
siero, possa liberarsi da ciò che è mortale e conoscenza e si mostra invece – a chi sappia
vivere sotto la specie dell’eternità. Quando la guardarla con gli strumenti della deduzione
mente umana giunge alla conoscenza adeguata matematica – come una necessità sovrana ed
della natura, e scopre la causa necessaria di eterna, in una parola: divina.
ogni cosa, essa può dimostrare – e in ciò con- È Dio – sostanza unica e assoluta – a costi-
siste la sua grande pretesa – la stessa sostanza tuire il vero oggetto della filosofia di Spinoza,
di Dio. ma anche il suo reale soggetto, perché quando
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170 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

l’uomo vero, cioè il filosofo, arriva a contem-


plare e ad amare questo Dio, scopre che Dio
2 L’esercizio del pensiero
coincide in realtà con questa sua contempla- come scelta di vita
zione e con questo suo amore. In altri termini,
l’autentica libertà dell’uomo consiste nel rico- Ma non sarebbe possibile immedesimarsi con
noscimento della necessità geometrica di tutto questo grandioso tentativo filosofico, senza par-
ciò che è: per questo motivo, da allora in poi il tire dall’origine ebraica del suo autore. Baruch de
termine “spinozismo” è diventato sinonimo di Spinoza o de Espinosa (chiamato anche Bento, in
panteismo (sebbene questo termine non sia mai portoghese, o Benedictus, in latino) nasce il 24
usato dal nostro autore), a indicare appunto novembre 1632 ad Amsterdam da una famiglia
che tutto ciò che è, è Dio o è in Dio; e, all’in- della comunità sefardita di Amsterdam (i sefardi-
verso, che Dio è la natura stessa di tutte le ti erano ebrei chiamati così per la loro provenien-
cose. za dalla Spagna, in ebraico Sefarad, da cui erano
La seconda pretesa della filosofia di Spinoza stati cacciati nel 1492 e costretti a emigrare in
si basa proprio sul fatto che tutto – e cioè ogni diversi paesi; nel caso della famiglia de Espinosa,
singola cosa – viene ad assumere un carattere
di necessità e di eternità, anche ciò che è tran-
seunte e mortale. Non di fatalismo si tratta, né L’Olanda
di mera accettazione dell’esistente – se è vero di Spinoza
che tutto il pensiero di Spinoza nasce anche da
un atto di rifiuto della sua tradizione religiosa La famiglia di Spinoza si era tra-
e civile; piuttosto si tratta di una vera e propria sferita – come diverse altre – dal
concezione salvifica del conoscere. Portogallo nei Paesi Bassi, per scam-
La nostra mente, infatti, liberandosi dalle pare ai sospetti che gravavano spesso
sui “marrani”, cioè gli ebrei convertiti più o
pastoie che la tengono schiava delle sue passio- meno forzatamente al cristianesimo, ma che
ni, giunge a intuire che ogni cosa (comprese le continuavano a coltivare nascostamente la reli-
sue passioni) ha di per sé un valore eterno, gione dei Padri. Per gli aderenti alla comunità
senza bisogno di essere riferita a un’origine o sefardita, tra tutte le altre Province confederate nei
ad un fine che trascenda il suo posto preciso e Paesi Bassi, era l’Olanda, e in maniera particolare la
necessario nella grande trama meccanica del città di Amsterdam, il luogo ideale dove stabilirsi, a
mondo. Ogni cosa ha valore non più perché in motivo dell’apertura e della tolleranza che vi regnava-
rapporto con il creatore, ma perché è una no. L’Olanda dei primi decenni del XVII secolo era uno
modalità necessaria di essere Dio. E solo in dei paesi più ricchi al mondo, a motivo del fiorentissimo
questo risiede la salvezza, cioè la felicità del- commercio internazionale, gestito dalle potenti Com-
l’uomo saggio. pagnie delle Indie e assicurato da una flotta di guerra che
esercitava il suo dominio su tutti i mari. Tale floridezza
Così Spinoza può essere visto come colui che economica si accompagnava a un’organizzazione politica
dissolve gli enti finiti e gli stessi individui umani flessibile, dovuta alla confederazione in Stati generali dei
nell’impersonale necessità della sostanza divina, singoli Stati provinciali, governati da parlamenti elettivi e
ma anche come colui che enfatizza il profilo dotati di una relativa autonomia legislativa, che si riflette-
necessario di ogni cosa, compresa la libertà va anche nell’autonomia amministrativa delle singole
umana, in quanto eterna. città. Dopo la dominazione spagnola i Paesi Bassi aveva-
La centralità dell’idea di Dio, dunque, in lui no assunto un’organizzazione statale di tipo repubblica-
coincide paradossalmente con una delle più no, e dal 1631 la funzione di Statolder, cioè di capo mili-
impegnate critiche – anche su base filologica – tare, la figura più importante accanto a quella di Gran
all’idea stessa di rivelazione divina, soprattutto Pensionario, era stata assicurata alla famiglia degli
quella ebraico-cristiana, e non è un caso che la Orange, che divenne una dinastia per legge.
Ad Amsterdam, non a caso chiamata la “Geru-
filosofia di Spinoza sia stata assunta sino ad salemme del Nord”, la comunità ebraica non occu-
oggi come la vera alternativa filosofico-teologi- pava un “ghetto”, ma un quartiere vivacissimo,
ca a questa rivelazione, divenendo a volte il ves- pullulante di commerci e di idiomi di diverse
sillo di una religiosità filosofica senza Dio, provenienze. Le persone perseguitate per
quella che più sembra adatta a supportare l’or- motivi religiosi trovavano qui un contesto
dine sociale e politico dello Stato. liberale di accoglienza, che richiedeva
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Baruch de Spinoza capitolo 9 171


in Portogallo e infine nei Paesi Bassi). Nella scuo- [ Il deismo, p. 294]. L’anno successivo, dopo
la della comunità apprende l’ebraico e studia essere stato indagato per sospetta eterodossia e
l’Antico Testamento e i testi del Talmud. Nel 1640 dopo aver subìto l’attentato di un ebreo fanati-
l’eterodosso Uriel Da Costa, già convertitosi al co che voleva ucciderlo, viene colpito – il 27
cattolicesimo, viene riammesso nell’ebraismo luglio 1656 – dalla scomunica (Cherem) da
mediante un rito comprendente anche una fla- parte dei rabbini della sinagoga di Amsterdam a
gellazione, cui pare abbia assistito il giovane motivo delle sue idee sull’immortalità dell’ani-
Baruch. Dal 1649 Spinoza affianca il padre ma, la natura della divinità e l’origine delle
Michael nell’attività commerciale di famiglia Sacre Scritture. Di conseguenza viene espulso
(importazione di frutta esotica) e alla morte di dall’intero popolo d’Israele. Si tratta senz’altro
quest’ultimo, nel 1654, assieme al fratello di un evento drammatico, considerando anche
Gabriel continua l’impresa, nel frattempo grava- il fatto che tale rottura implicava l’interdizione
ta da molti debiti per il naufragio di una nave. di ogni tipo di relazione, non solo personale,
Nel 1655 entra in contatto con Juan de Prado, ma anche lavorativa ed economica.
un ebreo eterodosso di orientamento deista Ma se è vero che tale evento ha certamente
condizionato Spinoza nel compiere la sua scelta
di vita, esso costituisce anche il momento in cui
le convinzioni filosofico-religiose, e più ancora
esistenziali, che egli stava già maturando, trova-
no una definitiva espressione. Spinoza non si
soltanto l’osservanza delle leg- oppone alla condanna, e forse proprio a partire
gi e il pagamento delle tasse. La ric- dal rifiuto di ogni rapporto di appartenenza con
chezza e la convivenza pacifica assicu- la comunità dei Padri e con la sua stessa origine
ravano una tranquillità tale che lo stesso
storico-religiosa, matura in lui l’idea che l’uomo
Descartes vi trovò un posto ideale per con-
tinuare indisturbato le sue ricerche.
saggio – cioè il filosofo – non debba dipendere
Nel Trattato teologico-politico Spinoza celebre- da nient’altro che dall’ordine eterno e necessa-
rà la città di Amsterdam come esempio di libertà rio della propria mente. Un ordine totalmente
realizzata, in cui cioè l’espressione di opinioni con- altro rispetto a quello invalso sino ad allora
trastanti in campo religioso non compromette il nella tradizione giudaico-cristiana.
potere dello Stato e quest’ultimo garantisce che gli A seguito dell’espulsione dalla comunità,
uomini non si danneggino a vicenda a motivo di tali Spinoza cambia mestiere (dedicandosi alla
opinioni: «In questo Stato assai fiorente e in questa molatura delle lenti), ma continua ad approfon-
città notevolissima tutti gli uomini, di qualunque nazio- dire lo studio dei classici latini e soprattutto la
ne o setta essi siano, vivono in grande concordia. E per filosofia di Descartes, frequentando la scuola di
affidare i loro beni a qualcuno si preoccupano soltanto di
latino dell’ex gesuita Franciscus van den Enden
sapere se è ricco o povero, e se sia solito agire con lealtà
o con inganno. Per il resto non si curano affatto né di reli-
(anch’egli teologicamente e filosoficamente un
gione né di setta, poiché questo non giova in nulla a vince- eterodosso). Tra il 1657 e il 1658 compone il
re o a perdere una causa davanti al giudice. E purché non Trattato sull’emendazione dell’intelletto. Nel 1661
facciano del male a nessuno, diano a ciascuno il suo e si trasferisce a Rijnsburg, dove termina il Breve
vivano onestamente, non c’è setta, per quanto odiosa sia, trattato su Dio, l’uomo e il suo bene. Nel 1663
i cui seguaci non siano protetti e difesi dalla pubblica au- pubblica i Princìpi di filosofia di Descartes e le
torità dei magistrati» [Trattato teologico-politico, XX, 15]. Riflessioni metafisiche. Nello stesso anno incon-
Sono gli anni in cui è Gran Pensionario Jan de Witt, del tra Jan de Witt, il Gran Pensionario repubblica-
partito repubblicano, sostenitore di Spinoza anche a no, che lo sostiene con una pensione annua, e si
livello economico, e ricambiato dal filosofo con la trasferisce a Voorburg, nei pressi dell’Aja.
redazione del Trattato. Ma dopo l’invasione francese
Sin dall’inizio, intorno al solitario pensatore si
e l’assassinio dei fratelli De Witt, Guglielmo III
d’Orange concentra in sé le cariche di capitano mi-
era intanto formato un piccolo gruppo di fedeli
litare e governatore, incrinando di fatto il clima li- amici, molti dei quali appartenenti a correnti
berale degli anni precedenti, dando inizio a una liberali del protestantesimo olandese (come i
stagione in cui si assisterà al tentativo sem- collegianti, i mennoniti ed i quaccheri). In que-
pre crescente della comunità calvinista di sto circolo saranno lette e diffuse per circa ven-
orientare le scelte del potere giudiziario. t’anni le opere di Spinoza, nella maggior parte
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172 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

dei casi stampate come scritti anonimi, per non ne era turbato, decisi infine di ricercare se si des-
incorrere, oltre che nella censura ebraica, anche se qualcosa che fosse un bene vero e condivisibi-
e soprattutto in quella esercitata dai teologi cal- le, e dal quale soltanto, respinti tutti gli altri, l’ani-
vinisti, sempre pronti a influenzare il governo mo fosse affetto; anzi se esistesse qualcosa grazie
civile. al quale, una volta scoperto e acquisito, godessi in
Sin dal 1662 Spinoza inizia la redazione
dell’Etica, che interrompe nel 1665 per scrivere il
Trattato teologico-politico, pubblicato anonimo
eterno una gioia continua e suprema.

[Trattato sull’emendazione dell’intelletto, § 1]

nel 1670. In questo stesso anno Spinoza si trasfe- La decisione essenziale dell’uomo riguarda dun-
risce all’Aja. Dopo l’invasione francese del- que il riconoscimento di ciò che è il suo vero
l’Olanda, Jan de Witt si dimette (sarà poi assassi- bene: ma questa mossa della volontà non è
nato assieme al fratello) e il potere ritorna alla innanzitutto di tipo morale, perché la sua moti-
dinastia d’Orange con Guglielmo III, che segna la vazione profonda va trovata nell’ordine della
fine della repubblica e l’inizio di una monarchia conoscenza. Quando infatti noi cerchiamo di
di tipo parlamentare, con il ritorno in grande conoscere in maniera più precisa quelli che sono
stile della censura calvinista. Nel 1673 Spinoza considerati abitualmente i beni più desiderabili
rifiuta l’invito ad insegnare nell’Università di per la vita – «le ricchezze, i successi, il piacere
Heidelberg, per timore di essere limitato nella dei sensi» – ci rendiamo conto che essi non sono
sua libertà di ricerca. Sino al 1674 porta a compi- per nulla dei beni in sé, come attesta il semplice
mento il testo dell’Etica, che cerca di pubblicare fatto che la loro ricerca e il loro godimento è
ad Amsterdam nel 1675, rinunciandovi per il sempre esposto ai casi della fortuna e all’inevita-
timore di scatenare un odio teologico. Nel 1674, bile decadimento. Essi, in definitiva, non porta-
infatti, il governo olandese aveva già condannato no alla felicità piena, ma ad un’illusoria soddi-
il Trattato teologico-politico. In questi anni com- sfazione cui segue la tristezza della perdita. Solo
pone un altro Trattato politico e riceve la visita di quando si ama una cosa eterna e infinita l’animo
Leibniz. Muore di tisi il 21 febbraio 1677 all’Aja. raggiunge la vera gioia.
Sempre nel 1677 escono le Opere postume in lati- Ma cos’è questo bene per Spinoza? Esso non
no e nederlandese, con il suo nome riportato con va inteso come una proprietà assoluta inerente
le sole iniziali: B.D.S. alle cose, ma solo come un concetto “relativo”:
in natura, infatti, non esiste niente che sia in
assoluto buono o cattivo, perfetto o imperfetto,
giacché tutto è di per sé necessario, cioè accade
secondo un ordine eterno e secondo determina-
3 Un metodo per l’emendazione te leggi naturali. Il bene e il male deriverebbe-
dell’intelletto ro dunque dal nostro modo di rapportarci alle
cose, e in particolare dal nostro essere o non
essere in grado di conoscere la necessità eter-
3.1 Il vero bene dell’uomo na di ogni cosa. Solo che, per raggiungere que-
sto obiettivo, l’uomo deve «escogitare un modo
L’idea che il pensiero umano sia chiamato a una di guarire l’intelletto» dalle inclinazioni e dai
vera e propria conversione alla filosofia risalta desideri verso le cose futili e vane. Questo
con molta nettezza nel Trattato sull’emendazione modo di usare l’intelletto, vale a dire il “meto-
dell’intelletto, composto da Spinoza tra il 1657 e do” che ci permette di realizzare la sua “emen-
il 1658. Così egli tratteggia il movente origina- dazione”, è lo strumento per conseguire l’unio-
rio della sua decisione: ne della mente con tutta la natura. Questa
unione costituisce non solo il nesso tra il pen-

“ Dopo che l’esperienza mi ebbe insegnato che


tutte le cose che frequentemente si incontrano
nella vita comune sono vane e futili, e quando vi-
siero dell’uomo e la natura, ma anche contem-
poraneamente quello tra il pensiero di ogni sin-
golo uomo e il pensiero degli altri uomini:
di che tutti i beni che temevo di perdere e tutti i
mali che temevo di ricevere non avevano in sé nul-
la né di bene né di male, se non in quanto l’animo “ Questo è dunque il fine al quale tendo: acquisi-
re tale natura e sforzarmi affinché molti l’acquisi-
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Baruch de Spinoza capitolo 9 173


scano con me. Ciò significa che è costitutivo del- d. infine, la percezione nella quale la cosa è
la mia felicità anche adoperarmi a che molti altri colta mediante la sua sola essenza o mediante la
intendano la stessa cosa che intendo io, affinché il conoscenza della sua causa prossima (come
loro intelletto e i loro desideri convengano piena- quando, conoscendo l’essenza dell’anima, sappia-
mente con il mio intelletto e i miei desideri.

[Trattato sull’emendazione dell’intelletto, § 14]
mo che essa è unita al corpo, o quando sappiamo
che due più tre fa cinque, o che due linee paral-
lele ad una terza sono parallele anche tra loro).
Quest’idea accompagnerà tutto il percorso filoso-
fico di Spinoza: la ricerca e la fruizione della feli- Finora, osserva Spinoza, solo “pochissime cose”
cità comporta sempre una dimensione di “socia- sono state conosciute con questa quarta modali-
lità”, non solo per un motivo “politico”, ma tà di percezione. E l’esempio che adduce aiuta a
ancor prima per un motivo “ontologico”, cioè a chiarirne il perché. Poniamo il seguente proble-
causa della stessa natura della nostra mente. ma: dati tre numeri, trovarne un quarto che stia
al terzo come il secondo sta al primo. La prima
modalità di conoscenza è quella dei mercanti, i
3.2 I quattro modi della percezione quali sanno senz’altro come fare, solo ricordan-
dosi delle operazioni imparate a scuola; altri
Il metodo per “guarire”, cioè per emendare l’in- invece (seconda modalità) partono da un caso
telletto, riveste dunque un ruolo essenziale nel particolare in cui il quarto numero risulta evi-
pensiero di Spinoza, che in ciò si ricollega al dente di per sé – per esempio nella proporzione
progetto, già avanzato da Bacon [ 5], di una tra 2, 4, 3 e 6 –, poi scoprono che al medesimo
riforma del sapere che parta dalla purificazione numero – cioè il 6 – si arriva moltiplicando il
della nostra mente dai pregiudizi dovuti alla secondo per il terzo e dividendo il prodotto per il
natura e alla cultura. Per poter giungere ad un primo, e infine giungono a formulare un assioma
metodo adeguato, lo si deve quindi ricavare universale da cui poter ricavare sempre il quarto
dalla stessa natura del nostro intelletto, tenen- numero proporzionale rispetto ad altri tre. Va
do conto delle quattro diverse modalità di detto, tuttavia, che senza il caso evidente assun-
conoscenza che quest’ultimo possiede «per to come esempio di base, tale inferenza non
affermare o negare qualcosa senza dubbio» sarebbe possibile. Al contrario (terza modalità), i
[Trattato sull’emendazione dell’intelletto, § 19]. matematici sanno con certezza quali numeri
Esse sono: sono proporzionali tra loro, solo in base alla
dimostrazione di una proposizione di Euclide
a. la percezione per sentito dire o per qualche (quella secondo cui il prodotto del primo e del
segno convenzionale (con la quale, per esem- quarto numero è uguale a quello del secondo e
pio, io so con certezza in che giorno sono nato del terzo); ma in tal modo essi vedono la propor-
o chi sono i miei genitori); zione tra i numeri solo in virtù di quella proposi-
b. la percezione per esperienza vaga, cioè zione. Per vedere invece tale proporzione in sé
un’esperienza non determinata dall’intelletto, stessa (quarta modalità), non c’è bisogno di alcu-
ma capitataci per caso (in questo modo io so na operazione o inferenza del ragionamento, ma
per esempio che morirò avendo visto altri miei è sufficiente un atto diretto di intuizione.
simili morire, anche se la lunghezza della vita di Per Spinoza il metodo richiesto per compiere
ciascuno è stata diversa e diversa la causa della l’emendazione dell’intelletto – da lui definita il
morte); vero bene – e con ciò giungere alla conoscenza
c. la percezione nella quale l’essenza di una cosa adeguata dell’essenza delle cose, definita il
è conclusa da un’altra cosa, ma in maniera ancora sommo bene, unica via alla felicità, non può che
inadeguata, come quando si inferisce una causa a basarsi sul quarto modo di percepire la realtà.
partire dal suo effetto, cioè per induzione (per Quando noi conosciamo l’essenza adeguata di una
esempio, poiché percepiamo sensibilmente il cosa, sappiamo al tempo stesso che significa cono-
nostro corpo, concludiamo che l’anima è unita al scere questa cosa (in altri termini, sappiamo che
corpo, ma non ne conosciamo l’essenza), o quan- ciò che conosciamo per intuizione intellettuale è
do si inferisce un’essenza particolare a partire la conoscenza adeguata dell’essenza). Il metodo
dall’universale, cioè per deduzione; dunque non è il semplice ragionamento che ci fa
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174 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

conoscere le cause delle cose (appannaggio delle più radicale: mentre in Descartes la mathesis,
scienze), e non coincide nemmeno con questa con le sue quattro regole [ 8.3.4], era conside-
conoscenza stessa. Piuttosto, «esso consiste nel- rata una procedura assolutamente valida di per
l’intendere che cosa sia l’idea vera» [Trattato sul- sé, e Dio garantiva poi che quel metodo potesse
l’emendazione dell’intelletto, § 37], distinguendo- essere applicato alla conoscenza della natura
la da altri tipi di idee inadeguate – come quelle fuori di noi; in Spinoza, invece, l’idea vera di
conseguite con i primi tre generi di percezione, i Dio è già presente all’origine del metodo, e
quali possono fornire anche idee finte, o false o senza di essa non potrebbe nemmeno essere
dubbie – e quindi sarà “una conoscenza riflessi- concepito in quanto tale. Detto in altro modo,
va”, ossia un’“idea dell’idea”. non è la mente umana che fa ricorso all’idea di
Questo spiega il motivo per cui secondo Dio per garantirsi la conoscenza adeguata del
Spinoza il metodo non potrà mai essere inteso mondo, ma è quell’idea che costituisce il modo
come un procedimento astratto della nostra originario con cui la nostra mente conosce la
mente, o come la semplice applicazione di una realtà.
nostra facoltà. Al contrario, esso dovrà avere La differenza tra le due posizioni emerge
un punto di partenza preciso, costituito da anche riguardo alla necessità di dimostrare
un’“idea vera” originariamente “data”, cioè l’esistenza di Dio. In Descartes l’idea di Dio è
immanente al pensiero umano. Questa idea è innata nella nostra mente e a partire da essa si
l’idea di Dio. Senza di essa non sarebbe possi- deve dimostrare l’esistenza di Dio come causa di
bile alla nostra mente cogliere l’idea adeguata quell’idea. Questo invece non è richiesto da
della natura, perché le mancherebbe l’idea ade- Spinoza, dal momento che per lui la stessa idea
guata della causa della natura. Così, lo stesso innata di Dio esprime immediatamente e origina-
metodo «sarà perfettissimo quando avremo riamente l’intuizione dell’esistenza necessaria
l’idea dell’ente perfettissimo» [Trattato sul- (cioè, pensando Dio pensiamo un ente che non
l’emendazione dell’intelletto, § 49]. può non esistere). Certo, anche Descartes aveva
parlato di una prova a priori secondo cui all’es-
autoverifica

1. Nel Trattato sull’emendazione dell’intelletto Spinoza af- senza di Dio appartiene necessariamente la sua
ferma che il metodo per purificare l’intelletto consiste:
esistenza, ma qui è lo stesso impianto cartesia-
a. nell’unione della mente con tutta la natura.
b. nell’unione del mio pensiero con il pensiero degli altri uo-
no ad essere capovolto: non si parte dal cogito
mini. per arrivare a Dio, ma si parte da Dio come
c. nel distinguere ciò che è in assoluto buono o cattivo. l’idea che costituisce l’essenza della mente.
d. nel guarire l’intelletto dalle inclinazioni e dai desideri ver-
so ciò che è futile e vano.
Nella prospettiva spinoziana, infatti, l’idea vera
di Dio non è altro che l’unificazione compiuta
2. Il metodo si identifica: della mente con la natura intera.
a. con un procedimento astratto della mente che porta alla
conoscenza delle cause delle cose.
b. in una semplice applicazione della facoltà della percezione.
c. nell’intendimento di cosa sia l’essenza di una cosa per in- 4.2 L’idea vera di Dio
duzione o deduzione.
d. nella conoscenza dell’idea vera di una cosa conseguita at- In uno scritto databile verso la fine del 1661, il
traverso l’intuizione intellettuale della sua essenza.
Breve trattato su Dio, l’uomo e il suo bene, Spinoza
afferma chiaramente, tra le altre, due idee che
risulteranno decisive per tutto il suo pensiero:

4 L’idea di Dio e la geometria 1. Dio è «un essere del quale viene affermato
tutto, cioè infiniti attributi, ciascuno dei quali
infinitamente perfetto nel suo genere» [Breve
trattato, cap. 2, § 1], vale a dire che Dio, e solo
4.1 A partire da Descartes Dio, è una vera “sostanza”, per il semplice
motivo che, essendo la sostanza infinita, non
La stretta connessione tra il funzionamento del potranno mai esistere due sostanze infinite;
metodo e l’idea di Dio è senza dubbio di origine 2. di conseguenza, Dio non va più pensato come
cartesiana. In Spinoza tuttavia il nesso diventa creatore di sostanze finite, per l’altrettanto sem-
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Baruch de Spinoza capitolo 9 175


plice motivo che le cose finite non possono esse- 4.3 Al di là di Descartes
re di per sé delle sostanze, ma solo “modi” della
sostanza, come vedremo più ampiamente in Di Descartes, tuttavia, Spinoza riprende e svilup-
seguito [ 9.6.3]. pa soprattutto l’idea (a suo dire non sviluppata
adeguatamente dallo stesso Descartes) di poter
In altre parole, non vi è più differenza sostanzia- dimostrare tutto il contenuto della filosofia in
le o ontologica tra Dio e il mondo, ma la sostan- maniera geometrica. Particolarmente significa-
za divina (cioè l’unica sostanza) coincide con il tivo è il fatto che Spinoza pubblichi nel 1663 i
tutto della natura. D’ora in poi in filosofia la via Princìpi della filosofia di Descartes, l’unico scritto
spinoziana sarà sinonimo di negazione del che porti stampato ufficialmente il suo nome. In
carattere trascendente di Dio e del divino. quest’opera egli cerca da un lato di presentare
Naturalmente non si tratta di una novità asso- nella forma più rigorosa possibile il pensiero
luta: basti ricordare alcuni momenti significati- cartesiano come la via regia per un radicale rin-
vi della filosofia greca, in cui il divino era stato novamento della filosofia dell’epoca e dall’altro
inteso come l’intelligenza che muove il cosmo e inserisce in questo solco la sua stessa prospetti-
a quest’ultimo costitutivamente appartiene (il va metodologica e ontologica, presentandola
motore immobile di Aristotele, pensiero puro e come l’unica capace di affrontare i problemi
causa prima, ma non trascendente l’ordine della metafisici posti da Descartes, ma da questi non
natura), oppure era inteso (nel neoplatonismo) completamente risolti. L’opera, nata dalle lezioni
come l’unità originaria da cui proviene per ema- di filosofia cartesiana impartite da Spinoza al
nazione tutta la realtà e a cui quest’ultima tende suo giovane allievo Casearius, fu pubblicata su
a ritornare, ma anche come l’anima del mondo. insistente sollecitazione del circolo dei suoi
E soprattutto non si deve dimenticare il pensie- amici e seguaci, come una messa a punto delle
ro naturalistico affermatosi in età rinascimenta- nuove soluzioni prospettate dal suo autore.
le, con la sua tendenza a concepire la natura Il punto di partenza è quanto lo stesso
come vivente, senziente e spirituale, sino a quel Descartes aveva scritto nelle Meditazioni sulla
Deus sive natura (‘Dio come natura’) di cui filosofia prima (in particolare nelle Risposte alle
aveva parlato Giordano Bruno [ 3.4.1], e che seconde obiezioni) sui due modi in cui è possibi-
ritornerà alla lettera nelle pagine di Spinoza. Ma le compiere delle dimostrazioni:
la cifra caratteristica di quest’ultimo nel pensa-
re la sostanza divina come natura, e dunque la a. uno è quello «per mezzo di analisi o risolu-
natura come Dio, sta nel fatto che si tratta di un zione», in cui si mostra la via seguendo la quale
pensiero forgiato per così dire al fuoco della una cosa è stata trovata servendosi del metodo
filosofia cartesiana. In altri termini, l’identifica- matematico;
zione di Dio e natura non implica più una con- b. l’altro è quello «per mezzo della sintesi o
cezione di tipo “qualitativo” della natura stessa, composizione», in cui quella stessa cosa viene
tanto meno una concezione vitalistica di essa, fissata matematicamente attraverso «una lunga
ma si basa all’opposto su una concezione rigo- serie di definizioni, domande, assiomi, teoremi
rosamente meccanicistica. E difatti, quando e problemi», seguendo il prototipo degli Ele-
Spinoza parla dell’essenza necessaria di una menti di Euclide e dei trattati di geometria.
cosa non si riferisce in alcun modo alle sue qua-
lità sensibili, quelle che si generano e si corrom- Solo che, tranne il caso delle suddette Risposte,
pono, ma esclusivamente ai rapporti geometrici Descartes si era attenuto solo al primo tipo di
della meccanica cartesiana. dimostrazioni. E Spinoza, da parte sua, non
intende far altro che esporre con metodo geo-
metrico i Princìpi della filosofia pubblicati da
Descartes vent’anni prima: in questo egli si
autoverifica

1. Per Spinoza Dio:


a. è la sola sostanza capace di creare le cose finite. V F attiene scrupolosamente alle dottrine cartesia-
b. in quanto infinito, è la vera sostanza. V F ne, anche qualora esse non coincidano con le
c. in quanto infinito, coincide con la totalità sue proprie tesi, e si impegna nella ridefinizione
della natura. V F in senso rigorosamente deduttivo di tutte le
d. è l’unica sostanza infinita e trascendente. V F nozioni di cui egli stesso si servirà nella sua filo-
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176 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

sofia (l’ente, l’essenza, il necessario, il possibile, mo che nel 1663 (anno di pubblicazione dello
il tempo, l’ordine, l’uno, il vero, il bene, gli attri- scritto su Descartes), gli amici del “circolo” spi-
buti di Dio, ecc.). noziano stavano già leggendo e studiando la I
Per cogliere la prospettiva filosofica originale parte dell’Etica. De Vries era un agiato mercan-
che sta dietro a questo scritto volutamente te appartenente ai “collegianti”, una comunità
divulgativo, vale la pena riportare quanto viene aperta ai cristiani di tutte le confessioni e pro-
affermato nella Prefazione da Lodewijk Meyer, fessante un ideale di tolleranza e libertà religio-
uno dei più stretti sodali e discepoli dell’autore sa, alcuni membri della quale erano in stretto
(e certo con la sua autorizzazione): quando il rapporto personale e in comunione spirituale
lettore troverà scritto che «questa o quest’altra con Spinoza. Significativo del clima e del conte-
cosa superano la comprensione umana», deve sto in cui nasce e comincia a circolare l’Etica, è
intenderla come una posizione di Descartes, il brano seguente:
non di Spinoza. Quest’ultimo, invece, ritiene
che tutte queste cose, anche quelle più sublimi
e sottili, «non solo possono essere concepite da
parte nostra in modo chiaro e distinto, ma pos-
“ Per quanto concerne il circolo, il lavoro è orga-
nizzato in questo modo: uno (ma a turno) legge,
dà una spiegazione secondo la sua comprensione
sono anche essere spiegate nel modo più faci- e mostra tutto secondo la serie e l’ordine delle tue
le»: a condizione però che l’intelletto umano proposizioni. Quando accade che l’uno non possa
venga condotto «per una via diversa da quella soddisfare l’altro, abbiamo ritenuto importane an-
che è stata aperta e spianata da Descartes nella notare la questione e scriverti, affinché, se è possi-
ricerca della verità e nell’indagine delle cose». bile, ci sia resa più chiara e, sotto la tua guida, pos-
La via cartesiana non giunge dunque al culmine siamo difendere la verità contro quelli che sono re-
della conoscenza, e «i fondamenti delle scienze ligiosi e cristiani in modo superstizioso, resisten-
gettati da Descartes» non sono ancora sufficien-
ti per risolvere tutte le più difficili questioni
della metafisica. A questo fine si richiedono
do all’assalto di tutto il mondo.
[Lettera 29] ”
altri fondamenti, ed è esattamente questo il Il tono che emerge da queste righe dà un’idea
punto di passaggio dalla matrice cartesiana ai dell’esercizio deduttivo e del rigore argomenta-
sistemi del razionalismo moderno. Questi tivo richiesto dalla filosofia di Spinoza, ma
nuovi fondamenti saranno offerti da Spinoza anche della fascinazione profonda che essa ha
nell’Etica. esercitato sin dall’inizio, come una vera e pro-
pria esperienza di liberazione interiore e di
affermazione coraggiosa della verità. Non
abbiamo più a che fare con l’esercizio professio-
nale o accademico della filosofia, tipico della
5 Nell’orizzonte dell’Etica tradizione scolastica, né con il filosofo umanista
delle corti e delle accademie rinascimentali; ma
il clima è diverso anche rispetto alla solitaria
ricerca di Descartes, il quale accompagnava la
5.1 Difendere la verità sua attività individuale con un confronto assai
dall’assalto del mondo intenso e strutturato con altri filosofi o teologi
o scienziati. Spinoza, anche a motivo dei diffici-
La redazione dell’Etica, l’opera senza dubbio più li rapporti con gli ambienti religiosi e civili e
rilevante per comprendere il sistema filosofico senza dubbio a seguito della sua scelta di vita –
spinoziano, ha avuto una lunga storia: iniziata seguire la vocazione esigente e assoluta della
nei primi anni Sessanta, sospesa tra il 1665 e il ricerca filosofica rispetto a qualsiasi altro impe-
1670 per la composizione del Trattato teologico- dimento o condizionamento – non si impegna
politico, fu rielaborata in diverse fasi fino al in discussioni pubbliche, per prudenza o per
1674, ma non più pubblicata per timore delle rifuggire dall’“odio teologico”, rifiutando addi-
censure in cui sarebbe incorsa; infine apparve rittura un invito ad insegnare nell’Università di
postuma nel 1677. Grazie a una famosa lettera Heidelberg per non compromettere la sua liber-
scritta a Spinoza da Simon De Vries apprendia- tà. Ciò non impedirà che i suoi scritti e la sua
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Baruch de Spinoza capitolo 9 177


fama si diffondano in Europa, e soprattutto che tipo di definizione consiste nella corrisponden-
il suo pensiero divenga punto di riferimento di za all’oggetto determinato cui essa si riferisce,
una comunità spirituale in cui si enfatizza il mentre il secondo tipo di definizione non pos-
carattere esclusivo della pratica geometrico-filo- siede di per sé altra verità che la non-contraddi-
sofica come iniziazione alla vera sapienza e zione logica dei termini con cui noi la conce-
compimento etico della conoscenza. piamo, e quindi «viene proposta solo per essere
esaminata», cioè per fungere da elemento base
di una deduzione.
5.2 Il metodo geometrico Le definizioni dell’Etica sono di questo secon-
della dimostrazione do tipo, e in quanto tali esse sono sempre neces-
sariamente vere. Le definizioni filosofiche non
Questo percorso – geometrico e sapienziale indicano infatti l’essenza di qualcosa di già dato
insieme – è evidente nella stessa articolazione realmente (questa sarebbe, appunto, la semplice
dell’Etica in cinque parti: si comincia dalla spiegazione di una cosa, e partirebbe dall’espe-
considerazione di “Dio” come unica sostanza rienza che noi già abbiamo di quest’ultima),
(I), si procede poi alla trattazione della “mente bensì mostrano solo la necessità con cui l’intellet-
umana” (II) e a quella degli “affetti” (III), per to può pensare l’essenza o la natura di una cosa.
giungere alle due possibilità che si aprono in A partire da queste definizioni e mediante l’au-
questo quadro, e cioè “la schiavitù umana” silio degli assiomi e dei postulati, cioè dei prin-
dovuta alla forza degli affetti (IV) e “la libertà cìpi primi della nostra conoscenza, la filosofia
umana” dovuta alla potenza dell’intelletto (V). avrà dunque come compito quello di dimostrare
Ciascuna di queste cinque parti prende le mosse la verità ontologica di tutto ciò che esiste. Tale
dagli elementi fondamentali di ogni geometria, dimostrazione viene espressa in una rigorosa
vale a dire dalle “definizioni”, dagli “assiomi” o concatenazione di proposizioni, ma in diversi
dai “postulati” – princìpi evidenti di per sé e casi il rigore delle secche formule viene accom-
indimostrabili – e si sviluppa attraverso tutta pagnato da corollari (affermazioni che derivano
una serie di “proposizioni” dedotte e dimostra- direttamente dagli assiomi e che ne specificano
te sulla base di quegli elementi fondamentali. delle conseguenze), spiegazioni, e soprattutto da
Le definizioni sono concepite da Spinoza una nutrita serie di scolii (cioè annotazioni in
come idee chiare e distinte con cui intendiamo forma argomentativa), oltre che da lunghe pre-
la “natura” o l’essenza di una cosa, e cioè la sua fazioni e appendici alle diverse parti dell’opera.
verità. Egli peraltro distingue tra due tipi di Questi apparati hanno la funzione di chiarificare
definizioni: quelle che spiegano la cosa «in e di esplicitare alcuni passaggi cruciali della
quanto è fuori dall’intelletto» e quelle che spie- dimostrazione e soprattutto di sottolineare i
gano la cosa «in quanto è concepita o può esse- punti di contrasto tra queste verità dedotte geo-
re concepita» [Lettera 30] all’interno del nostro metricamente e il modo comune di pensare,
intelletto. In altri termini, la verità del primo nonché le opinioni tradizionali dei filosofi, da
cui il più delle volte Spinoza invita a staccarsi
[ L’ordine geometrico dell’Etica].
Il titolo completo dell’opera maggiore di
L’ordine geometrico Spinoza (Ethica ordine geometrico demonstrata)
dell’Etica non va inteso in riferimento a quella parte spe-
ciale dell’indagine filosofica che è la morale, ma
Il modello argomentativo dell’Etica di indica l’intero percorso della sua filosofia (e infat-
Spinoza è il trattato di geometria di ti nei primi abbozzi il suo titolo era appunto
Euclide, gli Elementi (IV-III secolo a.C.), Filosofia). In tale percorso il pensiero, giungendo
nel quale si muove da princìpi primi a conoscere con ordine necessario la realtà inte-
(definizioni, assiomi e postulati) e si ra, realizza compiutamente la vera libertà dell’uo-
procede derivando in maniera mo. Anzi, si può dire che l’intento di quest’opera
deduttiva le conseguenze di è quello di superare come del tutto apparente il
queste stesse propo-
sizioni.
contrasto tra l’ordine necessario delle ragioni sta-
bilite dall’intelletto e il libero arbitrio che caratte-
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178 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

rizza la volontà. L’etica è ordine geometrico demon- A differenza della causa sui, si dice invece
strata – ‘dimostrata con ordine geometrico’ – «finita nel suo genere» una «cosa che può esse-
appunto perché la necessità della natura è in re determinata da un’altra cosa della stessa
quanto tale la realizzazione della libertà. Ma natura» [Etica, I, def. 2]: un corpo, per esem-
andiamo con ordine – come richiesto dal nostro pio, può essere limitato da un altro corpo e un
autore – nel seguire tale percorso. pensiero da un altro pensiero, senza che il
primo tipo di natura possa essere limitato dal-
autoverifica

1. Nell’Etica Spinoza si avvale di quelle definizioni che:


l’altro tipo. Dopo queste due definizioni
a. sono sempre necessariamente vere. V F
Spinoza introduce quella di sostanza:
b. poggiano sulla corrispondenza tra l’idea
e l’oggetto fuori dell’intelletto. V F
c. poggiano sulla non-contraddizione logica
dei termini con cui le concepiamo. V
d. indicano l’essenza di qualcosa di già dato realmente. V
F
F
“ Per sostanza intendo ciò che è in sé ed è con-
cepito per sé, ossia ciò il cui concetto non esige
il concetto di un’altra cosa, a partire dal quale
debba essere formato.
[Etica, I, def. III] ”
6 «Deus sive natura» “Sostanza”, in senso rigoroso, è la natura di ciò
che non dipende da altro per essere e per esser
conosciuto. In altri termini, potremmo dire che
sostanza è ciò che possiede, immanente a sé, la
6.1 La sostanza ragione esauriente di sé stessa. Dunque, la defi-
nizione spinoziana di sostanza può essere appli-
La I parte dell’Etica, intitolata Dio, rappresenta cata solo alla causa di sé, non alle cose finite. Ma
in un sol colpo d’occhio l’intero orizzonte del- una volta negata per principio la possibilità di
l’ontologia spinoziana. Il punto assolutamente chiamare sostanze anche gli enti finiti (come
primo è costituito dalla definizione della causa faceva, su base aristotelica, la dottrina scolasti-
sui: «Per causa di sé intendo ciò la cui essenza ca della creazione), si dovrà concepire un altro
implica l’esistenza, ossia ciò la cui natura non rapporto tra la sostanza come causa di sé,
può essere concepita se non come esistente» necessariamente infinita ed unica, e le cose fini-
[Etica, I, def. I]. All’inizio dell’intero sistema te, molteplici ma non sostanziali. La soluzione
troviamo dunque la capacità, connaturata alla di Spinoza è quella di far rientrare le cose finite
nostra mente, di pensare con evidenza l’assolu- nella sostanza, come i suoi attributi ed i suoi
ta necessità di qualcosa: di qualcosa cioè che modi.
non deve dipendere da altro per esistere, e che
di per sé – cioè per la sua stessa essenza o natu-
ra – non può non esistere. Come già era avve- 6.2 Gli attributi
nuto con Descartes, anche per Spinoza il filoso-
fare non parte più dall’esistenza di semplici dati «Per attributo – scrive Spinoza – intendo ciò che
di fatto o dagli oggetti dell’esperienza, ma dal- l’intelletto percepisce di una sostanza come
l’evidenza inconfutabile di un’idea della nostra costituente la sua essenza» [Etica, I, def. IV].
mente. Solo che, a differenza di Descartes, qui Certo, se la sostanza è causa di sé, ne discende
non si deve più attraversare la prova radicale del che essa, non essendo circoscritta da nient’altro,
dubbio per arrivare alla certezza piena di ciò possiede infiniti attributi, ma anche che ogni
che è (la sostanza), perché al contrario tale cer- attributo della sostanza sarà infinito, cioè real-
tezza costituisce il punto originario di ogni altra mente distinto e non limitato dagli altri, ma con
deduzione del pensiero. E difatti, prendendo le essi costituente l’essenza dell’unica sostanza.
mosse dall’idea di un essere perfettissimo, la Ogni attributo non è una parte o un elemento
nostra mente non intende soltanto un’essenza della sostanza accanto agli altri, ma ciascuno di
possibile – cioè che si può pensare senza con- essi costituisce la sostanza nella sua infinita
traddizione –, bensì l’unione necessaria dell’es- natura; e viceversa questa natura è presente tut-
senza e dell’esistenza – ciò che è veramente ed t’intera in ciascuno degli attributi, che sarà a sua
effettivamente. volta infinito ed eterno come la sostanza.
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Baruch de Spinoza capitolo 9 179


Tuttavia, si è detto che per Spinoza l’attributo è fatto un depotenziamento o una degradazione
per definizione ciò che l’intelletto concepisce della della pienezza della sostanza (possibilità assur-
sostanza. Come potrà il nostro intelletto finito da, vista la definizione della sostanza), ma una
concepire l’infinità degli attributi, e addirittura sua attività immanente, quindi necessaria ed
concepire l’infinità di ciascuno di essi? Spinoza eterna. I singoli enti finiti, dunque, non sono
risolve l’apparente contraddizione, da un lato affatto negati da Spinoza a favore della sostanza,
identificando in due soli attributi quelli che la ma sono “dedotti” dall’infinita modificazione
nostra mente riesce a concepire della sostanza, degli attributi della sostanza. Tutto ciò avrà
vale a dire il pensiero e l’estensione (quelle che come diretta conseguenza il fatto di non consi-
per Descartes erano due sostanze), e arriva a dire derare più (come nel creazionismo) ciò che è
che Dio stesso è «cosa pensante» e «cosa este- “finito” come “contingente”, cioè dipendente da
sa» [Etica, II, prop. I-II]; dall’altro lato dimo- chi lo fa essere, ma come necessario: un modo
strando che il nostro stesso intelletto che conce- necessario, appunto, della sostanza.
pisce gli attributi appartiene all’attributo “pensie-
ro”, così come il nostro corpo appartiene all’attri-
buto “estensione”, e quindi la nostra capacità 6.4 Dio come natura
finita di comprendere non è altro che un modo
della stessa sostanza che viene compresa. A questo punto, e solo a questo punto, Spinoza
può dare il nome adeguato a questa sostanza, con
i suoi attributi ed i suoi modi. Tale nome è “Dio”:
6.3 I modi
«Per modo intendo le affezioni di una sostanza,
ossia ciò che esiste in altro, per mezzo del quale
“ Per Dio intendo l’ente assolutamente infinito,
ossia la sostanza che consta di infiniti attributi,
ciascuno dei quali esprime un’essenza eterna e
è anche concepito» [Etica, I, def. V]. È con la
dottrina dei modi che Spinoza cerca di rendere
conto del rapporto tra la sostanza infinita e la

infinita.
[Etica, I, def. VI]

molteplicità delle cose finite, alla cui essenza Il centro di questa definizione sta in quell’avver-
non appartiene necessariamente di esistere, ma bio: assolutamente infinito. Esso evidenzia che il
che esistono solo in “altro” (cioè nella sostanza). Dio di cui stiamo parlando non è più la persona
Per far questo egli dapprima concepisce l’idea di divina rivelatasi storicamente nell’ebraismo e
una modificazione o affezione della sostanza, nel cristianesimo, e quindi non può essere pen-
naturalmente non nel senso che la sua essenza sato in rapporto a ciò che è finito come “creato-
necessaria possa essere alterata da alcunché, ma re” o come “salvatore”, ma al contrario è infini-
nel senso che tale modificazione appartiene alla to perché sciolto (ab-solutus) da ogni rapporto
stessa potenza naturale della sostanza, la quale si con altro da sé. O meglio, questo altro (il finito,
esplica sempre attraverso i suoi attributi. Per il creato) è inteso come del tutto immanente
essere più precisi, l’attributo del pensiero e quel- alla “natura” stessa di Dio. È alla filosofia, dun-
lo dell’estensione sono «necessariamente e infi- que, che spetta di cogliere in maniera adeguata
nitamente», modificati il primo sotto forma di questa natura di Dio, cioè la sostanza necessa-
attività conoscitiva, il secondo sotto la forma ria, infinita ed eterna.
delle relazioni che sussistono tra il moto e la Tutto ciò riformula in modo sostanziale lo stes-
quiete. A loro volta poi da queste modificazioni so termine “natura”. Essa non va più intesa solo
necessarie ed eterne derivano tutte le idee che in come l’essenza di un ente determinato nei suoi ele-
assoluto si possono concepire con la mente e menti costitutivi (natura in senso logico, come
tutti i corpi che possono sussistere nelle relazio- contenuto della definizione), né solo come l’insie-
ni meccaniche di un Universo esteso. È solo me degli enti che si trovano al di fuori di noi
all’interno dei modi infiniti che si possono cono- (natura in senso fisico), ma soprattutto come la
scere adeguatamente le cose singole – le singole totalità di ciò che è secondo una legge necessa-
menti e i singoli corpi considerati di per sé – ria, e quindi come sostanza unica, perfetta, infini-
quali modi finiti dell’infinita sostanza. Concepito ta e necessariamente esistente. Dio non è più il
in questo senso, il “modo” non rappresenta af- creatore della natura, ma è natura esso stesso, cioè
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180 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

Descartes e Spinoza a confronto


DESCARTES SPINOZA

«Una cosa che esiste in tal modo da non aver biso- «Ciò che è in sé ed è concepito per sé, ossia ciò il cui
SOSTANZA

gno di un’altra cosa per esistere» [Princìpi della concetto non ha bisogno del concetto di un’altra
filosofia, I, 51]. cosa, a partire dal quale debba essere formato»
[Etica, I, def. III].

Ma «una sostanza che non abbia affatto bisogno di Quindi può essere sostanza solo ciò che è causa di
un’altra cosa, può essere intesa solo come unica, sé, vale a dire «ciò la cui essenza implica l’esistenza,
cioè come Dio. E invece percepiamo che tutte le ossia ciò la cui natura non può essere concepita se
altre cose possono esistere soltanto per l’azione non come esistente» [Etica, I, def. I]. E questo è Dio.
diretta di Dio. Quindi il termine sostanza non si
addice a Dio e alle creature in modo univoco»
[Princìpi della filosofia, I, 51].

Tra le creature si chiamano sostanze «le cose che «Oltre a Dio non si può dare né si può concepire
per esistere hanno bisogno del solo concorso ordi- alcun’altra sostanza» [Etica, I, prop. XIV].
nario di Dio» [Princìpi della filosofia, I, 52]. In que-
sto senso sono sostanze solo lo spirito e il corpo:
res cogitans e res extensa.

Ciò da cui «si conosce con certezza la sostanza». Ma «Ciò che l’intelletto percepisce di una sostanza come
ATTRIBUTI

«ciascuna sostanza ha una sola proprietà principale, costituente la sua essenza» [Etica, I, def. IV].
che costituisce la sua natura e la sua essenza, e alla
quale si riferiscono tutte le altre proprietà» [Princìpi
della filosofia, I, 53]. Essa è l’attributo primario.

Le due diverse sostanze create sono quindi definite Essendoci un’unica sostanza, che è Dio, gli attributi
e distinte da attributi primari diversi: sono propri solo di essa. Essi sono infiniti, come la
sostanza, ma il nostro intelletto ne conosce solo due:
• l’attributo primario della sostanza corporea è
l’estensione; • «il pensiero è un attributo di Dio, cioè Dio è cosa
• l’attributo primario della sostanza pensante è il pensante;
pensiero. • l’estensione è un attributo di Dio, cioè Dio è cosa
estesa» [Etica, II, propp. I e II].

Di conseguenza, «la sostanza pensante e la sostan-


za estesa sono una sola e medesima sostanza che è
compresa ora sotto questo ora sotto quell’attributo»
[Etica, II, prop. VII, scolio].

Non significano altro che «gli attributi o le qualità» «Le affezioni di una sostanza, ossia ciò che esiste in
MODI

di una cosa. Questi ultimi sono chiamati modi altro, per mezzo del quale è anche concepito» [Etica,
«quando consideriamo che la sostanza è affetta, o I, def. V]. Essi si differenziano in modi infiniti e modi
variata da essi», vale a dire quando ineriscono finiti.
semplicemente alla sostanza (attributi) o quando
ne determinano una natura diversa (qualità) I modi dipendono dall’unica sostanza divina, in
[Princìpi della filosofia, I, 56]. quanto manifestano infinitamente i suoi attributi «in
maniera certa e determinata» [Etica, II, prop. I, dim.].
Il modo infinito dell’attributo estensione è la relazio-
«Dunque diciamo propriamente che in Dio non vi ne assoluta moto-quiete, di cui sono modi finiti i sin-
sono modi o qualità, ma soltanto attributi, non goli corpi.
potendosi concepire in lui alcuna variazione» Il modo infinito dell’attributo pensiero è l’attività del
[Princìpi della filosofia, I, 56]. conoscere, di cui sono modi finiti le singole idee.
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Baruch de Spinoza capitolo 9 181


sostanza di tutto ciò che è; e la natura di tutte le La sostanza divina è la sola sostanza libera, ma
cose consiste nel loro “essere” in Dio: Deus sive non perché Dio produca i suoi effetti con un
natura [ T23]. Questa identificazione significa atto di volontà, tanto meno con un atto di arbi-
che «dalla natura divina devono seguire infinite trio: un Dio che possedesse intelligenza e
cose in infiniti modi» [Etica, I, prop. XVI], e che volontà, come nella tradizione ebraico-cristia-
dunque «tutte le cose sono determinate dalla na, sarebbe impensabile per Spinoza, perché si
necessità della natura divina ad esistere e ad ope- manterrebbe indebitamente la trascendenza del
rare in un certo modo» [Etica, I, prop. XXIX]. creatore rispetto al mondo creato. La causalità
divina è libera non perché crea il mondo, ma, al
autoverifica

1. In Spinoza l’identificazione di Dio e natura sottende: contrario, solo perché non è determinata da
a. una concezione di tipo qualitativo della natura. altro, cioè è causa necessaria di sé stessa – e per
b. una concezione vitalistica della natura.
c. una concezione creazionistica della natura. questo di tutto ciò che esiste. Così quelli che
d. una concezione meccanicistica della natura. sembrerebbero due termini contrapposti, la
“libertà” e la “necessità”, vengono a coincidere
2. Per “natura” Spinoza intende :
in Dio. Per questo motivo secondo Spinoza in
a. l’essenza o il quid di un ente determinato.
b. la totalità degli enti che si trovano fuori di noi. Dio la causa efficiente non può che essere al
c. una sostanza unica, perfetta, infinita e necessariamente tempo stesso causa immanente di tutto ciò che
esistente. esiste, nel senso che in essa non permane più una
d. il prodotto della creazione divina.
differenza tra la causa e l’effetto (come avviene
nella sola causa transitiva), ma si realizza una
coincidenza essenziale tra di essi. O meglio, la
differenza permane, ma non a livello sostanziale,
6.5 La causalità della sostanza divina bensì solo a livello “modale”. La legge necessaria
della natura divina è quella di un’unica sostanza,
Per spiegare in che modo si debbano intendere che esiste secondo infiniti attributi e si esplica
tutte le cose come determinate in maniera neces- nelle infinite determinazioni dei modi finiti. O,
saria dalla e nella sostanza divina, Spinoza deve come Spinoza aveva scritto già nel Breve trattato,
però riformulare lo stesso concetto di causalità. E «soltanto Dio possiede l’essere e tutte le altre
difatti Dio è innanzitutto inteso come: cose non sono esseri, ma modi» [ La potenza].

a. «causa efficiente di tutte le cose che possono


cadere sotto un intelletto infinito» (cioè sempli- La potenza
cemente di tutto);
b. «causa per sé e non per accidente»; Nel pensiero di Spinoza il concetto di “poten-
c. «causa assolutamente prima» [Etica, I, za” (potentia) esprime il “poter esistere” della so-
prop. XVI, corollari 1-3]. stanza, e non va inteso nel senso della mera possibilità
rispetto all’attualità reale, ma come la dinamica ontologi-
In altri termini, la potenza della sostanza ca o l’attività intrinseca di tutto ciò che è. La potenza infatti
divina è una potenza unica e infinita, coincide con la stessa “essenza di Dio”, inteso come causa di
sé e di tutte le cose. Dio ha da sé stesso una potenza assoluta-
che si esplica però in infiniti effetti. Tali
mente infinita di esistere, che agisce infinitamente e si-
effetti, a loro volta, non sono accidenta- multaneamente in tutti gli attributi, senza essere delimitata o cir-
li ma necessari, nel senso che la sostan- coscritta in nessuna delle sue determinazioni. In queste ultime
za, causando sé stessa, causa contempo- invece, vale a dire nei singoli corpi e nelle singole menti, la po-
raneamente tutti i suoi infiniti effetti. Ma tenza consiste nella tendenza a perseverare nel proprio esse-
la questione si precisa ulteriormente re, e in quanto tale coincide con la propria natura, quindi
quando Spinoza aggiunge che: con la stessa potenza di Dio. Nell’uomo perciò la potenza
non è altro che la virtù, cioè «vivere sotto la guida
d. Dio è «causa libera», in quanto esiste ed della sola ragione», mentre l’impotenza è la-
agisce «per sola necessità della sua natura»; sciarsi determinare dalle cose esterne. Sarà
e. e infine «è causa immanente, e non transiti- perciò la “potenza dell’intelletto” a
conseguire la vera libertà
va, di tutte le cose» [Etica, I, prop. XVII, corol-
umana.
lario 2 e prop. XVIII].
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182 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

6.6 «Natura naturans» e «natura naturata» Tutte le cause finali in realtà non sono altro
che “finzioni umane”, prodotti fallaci dell’im-
Abbiamo detto che la causa sui si esplica in maginazione piuttosto che conoscenze rigoro-
maniera necessaria come causa efficiente/im- se dell’intelletto. Se si affermasse che Dio agi-
manente di tutte le cose. Questo, però, non vuol sce per un fine lo si concepirebbe mancante di
dire affatto che Dio è la causa prossima e deli- qualcosa che desidererebbe raggiungere: e un
mitata, cioè finita, di ogni singolo effetto finito Dio desiderante è per Spinoza assolutamente
della natura, ma che è “divina” l’assoluta neces- contraddittorio.
sità della concatenazione delle cause prossime, Ma anche concepire la conoscenza umana
con i relativi effetti, in quanto tutti contempora- come desiderio inarrestabile di giungere alle
neamente modificazioni degli infiniti attributi ultime cause finali sarebbe soltanto una giusti-
di Dio. L’essenza divina, come si è visto sin dalla ficazione dell’ignoranza. Rifugiarsi nella “vo-
prima definizione dell’Etica, va concepita in ter- lontà di Dio” o credere nei “miracoli” significa
mini di causalità, e quest’ultima costituisce l’in- solo che si ignorano ancora le cause vere delle
finita “potenza” della sostanza. Tale sostanza cose, e coloro che vi si appellano mirano in
andrà dunque concepita come una natura natu- realtà a far leva sullo “stupore” degli ignoranti
rante (intendendo con questa espressione gli per assicurarsi un dominio teologico e un con-
attributi eterni e infiniti della sostanza, ossia trollo ecclesiastico-politico su di essi. Invece,
Dio come causa libera), e al tempo stesso come per Spinoza, una volta «eliminata l’ignoranza,
natura naturata (espressione che si riferisce a vien meno anche lo stupore» [Etica, I, Ap-
tutto ciò che segue dalla necessità della natura pendice].
divina, cioè tutti i modi degli attributi di Dio)
[ Dio e la natura].

autoverifica
1. Per Spinoza la natura naturans (o natura naturante) è la
Se tutte le cose sono in Dio e non possono natura:
essere concepite senza Dio, allora non è più a. quale creata dalla libera volontà di Dio.
possibile ritenere alcune di esse “buone” e b. come causa libera, cioè Dio e i suoi attributi.
c. come effetto, cioè l’insieme dei modi.
altre “cattive”, alcune “perfette” e altre “imper- d. come insieme di attributi e modi.
fette”, perché esse sono semplicemente quello
che sono, cioè necessarie e immanenti all’unica
sostanza divina. Il bene o la perfezione coinci-
dono dunque con l’essenza stessa di ogni cosa;
considerati al di fuori di questo, come valori o
fini in sé, essi esprimono soltanto i nostri pre-
giudizi (che Spinoza chiama meri “enti di
ragione”). Il motivo ultimo di questo si trova, Dio e la natura
secondo Spinoza, in un’idea assai diffusa tra gli
uomini (ma a suo avviso completamente erra- Tra natura e Dio, sostiene Spinoza, non
ta), secondo la quale tutte le cose ed essi stes- c’è alcuna differenza, né alcuna distanza.
si agiscono in vista di un fine, e anzi lo stesso Questo significa che non è possibile considerare
Dio avrebbe creato e dirigerebbe tutte le cose Dio come una causa transitiva (una causa cioè che
in vista dell’uomo, e l’uomo stesso perché lo rimane esterna e separata dall’effetto) della realtà
adorasse. Si tratta per il nostro autore di un naturale, ma come causa immanente (una causa che
“pregiudizio” che non ha tardato a mutarsi in coincide con l’effetto).
Per chiarire in che senso Dio coincida con la natura,
“superstizione”, perché coloro che si sono
Spinoza usa i termini, già adoperati nella Scolastica
affannati a dimostrare che la natura non fareb- del suo tempo, di natura naturante e natura natura-
be niente invano, ma tutto in vista e per l’uti- ta, intendendo con la prima «Dio considerato
lità dell’uomo, hanno semplicemente dimo- come causa libera» e con la seconda «tutto ciò
strato che «la natura e gli dèi delirano come gli che segue dalla necessità della natura di
uomini» [Etica, I, Appendice], facendo acca- Dio» [Etica, I, prop. XXIX, scolio] e che
dere alcuni eventi terribili nella natura come non può esistere né essere
segno della loro collera e come punizione per concepito senza Dio.
la condotta degli uomini.
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Baruch de Spinoza capitolo 9 183


mina simultaneamente nello stesso individuo. E
7 La natura della mente così ad ogni modificazione della mente corri-
e l’idea del corpo sponderà sempre una modificazione del corpo,
e viceversa.
7.1 Ordine delle idee e ordine delle cose

autoverifica
1. In Spinoza l’ordine delle idee coincide con l’ordine delle
cose perché:
La II parte dell’Etica ha come titolo La natura e
a. le idee e le cose sono entrambe create da Dio.
l’origine della mente, ed è dedicata alla dimo- b. come aveva dimostrato Descartes estensione e pensiero
strazione di quei modi che derivano necessaria- sono gli attributi delle due sostanze (corporea e pensante).
mente dall’essenza divina. Certo, non sarà pos- c. gli attributi pensiero ed estensione sono co-appartenenti
alla medesima sostanza divina.
sibile rendere conto delle infinite cose che ven- d. idee e cose sono unificate dal concetto di modo.
gono determinate dagli infiniti attributi di Dio,
ma ci si dovrà limitare ai due attributi percepiti
dal nostro intelletto, cioè il pensiero e l’esten-
sione, con i relativi modi della mente e del
corpo. Il fatto che il tema esplicito di questa
parte dell’opera sia la mente non significa che 7.2 La mente come idea del corpo
essa sia intesa (come succedeva in Descartes)
quale sostanza separata rispetto alla sostanza Per questo motivo, quando deve dimostrare la
corporea. E questo per la semplice ragione che natura della mente umana, Spinoza afferma che
secondo Spinoza i due suddetti attributi si co- l’essere attuale di quest’ultima «non è altro che
appartengono (insieme agli infiniti altri) all’in- l’idea di una cosa singola esistente in atto», e
terno dell’unica sostanza divina, dal momento più precisamente che «oggetto dell’idea che
che in Dio la potenza di pensare è uguale all’at- costituisce la mente umana è il corpo, ossia un
tuale potenza di agire. Come dice una delle più certo modo dell’estensione esistente in atto, e
celebri proposizioni dell’opera, infatti, «l’ordine nient’altro» [Etica, II, prop. XIII]. Il problema
e la connessione delle idee sono identici all’or- cartesiano di giustificare e fondare il rapporto
dine e alla connessione delle cose» [Etica, II, tra le nostre idee e le cose fuori di noi viene
prop. VII]. risolto all’origine, perché non si tratta più del
Si deve dunque affermare che «Dio, l’intellet- rapporto tra due sostanze diverse, bensì della
to di Dio e le cose comprese dallo stesso intel- connessione perfetta e del necessario paralleli-
letto di Dio sono un solo e medesimo essere». smo tra gli attributi (e i relativi modi) all’inter-
Spinoza fa l’esempio del cerchio esistente in natu- no di un’unica sostanza. Così:
ra, che è una sola e medesima cosa con l’idea del
cerchio esistente, anch’essa in Dio: sia che conce-
piamo la natura sotto l’attributo dell’estensione,
sia che la concepiamo sotto l’attributo del pen-
“ la mente umana [cioè un modo finito del pen-
siero] è parte dell’intelletto infinito di Dio [cioè
è parte del modo infinito del pensiero, che è un
siero, si tratta di un solo e medesimo ordine, e attributo della sostanza divina]. Perciò quando
Dio in quanto cosa pensante sarà causa dell’idea diciamo che la mente umana percepisce questo
del cerchio, mentre lo stesso Dio, in quanto o quello, non diciamo altro se non che Dio, non
cosa estesa, sarà causa del cerchio effettivamen- in quanto è infinito, ma in quanto si esplica
te esistente. Così, se è vero che in Dio gli attri- mediante la natura della mente umana, ossia in
buti sono realmente differenti l’uno dall’altro, è quanto costituisce l’essenza della mente umana,
unica però la sostanza cui essi appartengono e
unica la potenza che agisce e che pensa per loro
tramite. Allo stesso modo, analogicamente, si
ha questa o quell’idea.

[Etica, II, prop. XI, corollario]

deve considerare come un unico individuo quel- La mente umana non è perciò da intendersi
lo in cui l’attributo del pensiero si modifica come un “io” universale o come una funzione
come “mente” e in cui parallelamente l’attributo astratta del pensiero, ma sempre come la mente
dell’estensione si modifica come “corpo”. Due individuale dei singoli uomini. Anzi, la mente
modi finiti e una sola identità ontologica, per- umana è per sua stessa essenza individuale, pro-
ché una sola è la causa sostanziale che li deter- prio perché essa consiste nell’idea di un corpo.
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184 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

Se poi si considera che il corpo è composto da è vera, cioè di non dubitarne assolutamente. E
numerosissime parti di diversa natura (ciascuna questo significa considerare le cose non come
composta a sua volta), e che ogni corpo finito contingenti (come fa invece l’immaginazione),
sta sempre in una trama di relazioni con altri bensì come necessarie [ T11]. Si tratta tuttavia
corpi finiti che lo modificano di continuo, si di una conoscenza che, per quanto adeguata,
dovrà concludere che anche l’essere formale considera la necessità delle cose identificandola
della mente non è semplice, bensì composto da con ciò che è comune a tutti i corpi e non arri-
moltissime idee, corrispondenti alle molteplici va ancora a considerare chiaramente e distinta-
parti del corpo e alle sue molteplici relazioni. mente la necessità dell’essenza di ogni singola
D’altra parte, la mente di ciascun uomo sta cosa.
anche in rapporto costitutivo con le menti degli A questo traguardo potrà giungere solo il terzo
altri uomini. L’idea di fondo che Spinoza vuole genere di conoscenza, quello che Spinoza chiama
affermare, qui, è la perfetta coincidenza tra l’in- scienza intuitiva, la quale – come vedremo a
dividualità di ogni singola cosa (nella realtà conclusione dell’Etica – permette di considerare
infatti esistono solo cose particolari) e la sua tutte le cose, singolarmente prese, sotto una certa
immanenza agli attributi infiniti della sostanza, specie di eternità. Ma questo è possibile perché
arrivando a sostenere che solo tale appartenenza «la mente umana ha una conoscenza adeguata
ontologica rende ragione della necessità di ogni dell’essenza eterna e infinita di Dio» [Etica, II,
singola cosa e di ogni singola idea, le quali occu- prop. XLVII], e la possiede non in sé e per sé (il
pano un posto necessario nella concatenazione nostro intelletto resta pur sempre finito!) ma in
delle cause dell’Universo [ Corpi e menti]. quanto percepisce sé stessa, il suo corpo e i corpi
esterni come esistenti in atto.
Da questa natura della mente deriva il fatto
7.3 I tre generi della conoscenza che essa non potrà mai essere libera di volere o
non volere quello che pensa, giacché ogni idea
In questo contesto Spinoza riprende le conside- è determinata da una causa necessaria e questa
razioni sulle diverse modalità di percezione che a sua volta da un’altra causa, e così all’infinito.
aveva già svolto nel Trattato sull’emendazione Anzi, secondo Spinoza si deve decisamente
dell’intelletto. A differenza di questo scritto, nel-
l’Etica si parla non di quattro, ma di tre generi
di conoscenza, con i quali noi percepiamo le
cose e formiamo nozioni universali.
Il primo genere è quello dell’opinione o Corpi e menti
immaginazione, e si basa sulle rappresentazioni
sensibili delle cose, cioè su un’“esperienza Sostenendo il parallelismo fra l’ordine delle
vaga”, in quanto costituisce un modo di perce- idee e l’ordine delle cose, Spinoza afferma che
pire «mutilato, confuso e senza ordine per l’in- non vi è cosa, o meglio non vi è “corpo” di cui non si
telletto» [Etica, II, prop. XL, scolio II]. In esso dia un’idea e che, viceversa, non vi è idea che non sia allo
stesso tempo idea di un corpo. E quest’ultima sarà la
rientrano anche le conoscenze ricavate dai mente di quel corpo. Ma se il corpo umano è composto di
segni (come per esempio le parole), per mezzo varie parti, e dunque ci saranno tante idee/menti per ciascu-
dei quali noi ci ricordiamo delle cose, in na di esse, come concepire la mente di un singolo individuo
maniera analoga a come fa l’immaginazione. È umano?
importante rilevare che secondo Spinoza nel- Per comprenderlo dobbiamo capire cosa intenda Spinoza per
l’opinione e nell’immaginazione si ritrova individuo: quando molti corpi hanno dei rapporti reciproci
«l’unica causa della falsità». costanti e regolari di moto e quiete, allora essi costituisco-
Il secondo genere di conoscenza è invece no un individuo (il quale persiste fino a quando persisto-
quello della ragione, la quale ci procura «nozio- no tali rapporti). La mente di un uomo è appunto la
ni comuni e idee adeguate delle proprietà delle mente di un individuo concepito in questo modo,
cose». Soltanto con la ragione, non certo con la ovvero l’idea di una cosa singola che consta
di un aggregato di corpi che sono fra
sensibilità, noi possiamo distinguere il vero dal loro in rapporti costanti.
falso, proprio perché la ragione ha la capacità
non solo di avere un’idea vera, ma di sapere che
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Baruch de Spinoza capitolo 9 185


negare nell’uomo l’esistenza della volontà con- degli uomini, come l’effetto di «un presunto
siderata come una facoltà autonoma – cioè una vizio della natura umana» [Etica, III, Pre-
causalità libera, propria soltanto alla sostanza fazione]: e qui il riferimento è alla concezione
divina – e si deve identificare senz’altro la di una natura decaduta e alla dottrina del pec-
volontà umana con l’intelletto. Certo, anche cato originale.
l’intelletto compie degli atti di volizione (come Vi è stato qualcuno, secondo Spinoza, che ha
quando afferma o nega una cosa, cioè dà il suo cercato di comprendere maggiormente la natu-
assenso libero), ma tali atti sono del tutto ra e le forze degli affetti, intravedendo anche la
dipendenti dalle idee della mente e quindi non via della saggezza con cui la mente può domi-
richiedono alcuna facoltà distinta di volere o narli (come gli stoici e soprattutto Descartes),
non volere. La volontà resta per Spinoza una ma il tentativo non ha mai ottenuto successo. E
finzione, un ente di ragione che non esiste real- quindi il campo resta dominato da coloro che
mente. Vedremo quanta importanza avrà questa «preferiscono detestare o deridere gli affetti e le
sua posizione nel concepire la vera libertà del- azioni umane, più che comprenderle». È invece
l’uomo nella realizzazione piena della cono- esattamente quest’ultima cosa che intende fare
scenza intellettuale. Spinoza: «trattare i vizi e le stoltezze degli
uomini con metodo geometrico», e cioè dimo-
strare con un ragionamento certo ciò che sem-
brerebbe essere irrazionale e assurdo.

8 La meccanica degli affetti:


dalla schiavitù alla liberazione “ Questo è il mio ragionamento: in natura non
si dà nulla che possa essere attribuito a un suo di-
fetto. La natura, infatti, è sempre la stessa e la sua
virtù e potenza di agire sono ovunque una e me-
8.1 La natura degli affetti desima. […] Dunque gli affetti dell’odio, dell’ira,
dell’invidia, ecc., considerati in sé, conseguono
Alla dottrina degli “affetti”, considerati nella dalla stessa necessità e potenza della natura dal-
loro natura e nella loro forza è dedicata rispetti- la quale conseguono le altre cose singole. Perciò
vamente la III e la IV parte dell’Etica. La V e ammettono cause certe mediante le quali si com-
ultima parte tratterà invece della potenza libera- prendono, e hanno proprietà determinate degne
trice dell’intelletto rispetto alle passioni. della nostra conoscenza al pari delle proprietà di
Coerentemente a quanto affermato circa il qualunque altra cosa, dalla cui sola contempla-
parallelismo tra l’ordine delle idee e l’ordine zione traiamo diletto. Tratterò dunque della na-
delle cose e circa il fatto che l’essenza della tura e delle forze degli affetti, come anche del po-
mente è l’idea del corpo, Spinoza intende anzi- tere della mente su di essi, con lo stesso metodo
tutto descrivere gli affetti distanziandosi netta- con il quale nelle parti precedenti ho discusso di
mente dal modo in cui essi sono stati affrontati Dio e della mente, e considererò le azioni e gli ap-
nella tradizione filosofica e teologica. Non si petiti umani come se si trattasse di linee, di su-
tratta, cioè, di considerarli come un fenomeno
specificamente umano rispetto alle più generali
perfici o di corpi.

[Etica, III, Prefazione]
leggi dell’intera natura, tanto meno di assumere
come punto di partenza della loro analisi l’erra- Tutto, ancora una volta, dipende dalla definizio-
to pregiudizio che l’uomo costituisca un’ecce- ne. Il termine “affetto”, secondo Spinoza, si rife-
zione rispetto alla natura, in quanto dotato di risce alle «affezioni del corpo, dalle quali la
un potere assoluto sulle proprie azioni, senza potenza di agire dello stesso corpo è aumentata
essere determinato da altro rispetto a sé stesso. o diminuita, favorita o inibita», ma al tempo
Questa posizione di tipo antropocentrico risul- stesso si riferisce anche alle «idee di queste affe-
ta stonata e illusoria agli occhi di Spinoza, pro- zioni» presenti nella mente [Etica, III, def. III].
prio in base ai presupposti della sua ontologia. Ora, la potenza del corpo aumenta se la causa
Ma ancora più inaccettabile risulta per lui il delle affezioni risiede nella stessa natura dell’uo-
fatto che si voglia spiegare la schiavitù degli mo, e in tal caso l’affetto è chiamato azione; la
affetti, vale a dire «l’impotenza e l’incostanza» potenza invece diminuisce quando le affezioni
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186 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

derivano da una causa esterna a tale natura, e non dipende come origine dal mero istinto della
allora l’affetto è chiamato passione. Ma in sopravvivenza o da un semplice movente psico-
maniera simultanea, anche la mente in certe logico: in realtà sono questi che dipendono dalla
cose agisce, quando cioè possiede idee adeguate cupiditas come la legge ontologica necessaria,
del corpo, in altre cose patisce, quando le sue quasi si trattasse di una “meccanica” neutra e
idee sono inadeguate. Ancora una volta va sotto- impersonale della natura umana. E lo stesso
lineato che la corrispondenza corpo/mente non concetto di “perfezionamento” non implica qui
vuol dire affatto che l’una possa interferire sul- l’adeguazione ad un modello universale o a un
l’altra (esse rimangono differenti nel loro gene- ideale di vita, ma indica la conoscenza perfetta
re), ma solo che azione e passione riguardano il del proprio modo di essere.
corpo in quanto oggetto della mente e la mente La cupiditas costituisce la tendenza fondamen-
in quanto idea del corpo [ Affetti e passioni]. tale attorno a cui si raccolgono e da cui sono vei-
colati tutti gli impulsi, gli appetiti, le volizioni –
in una parola: tutti gli affetti – che possono
autoverifica

1. Per Spinoza gli “affetti”:


a. devono essere studiati come fenomeni mutare a seconda di come muta di volta in volta
fondamentalmente umani. V F la disposizione di uno stesso uomo in relazione
b. devono essere considerati come fenomeni a qualche altra causa. Questo fa sì che gli affetti
derivanti da un difetto della natura umana. V F
si trovino spesso in contrasto tra loro, tanto che
c. devono essere studiati mediante il medesimo
metodo con cui si giunge a indagare Dio e la mente. V F «l’uomo è trascinato in direzioni diverse e non
d. devono essere distinti in base alla conoscenza sa dove volgersi» [Etica, III, «Definizione degli
o meno delle cause necessarie che li hanno prodotti. V F affetti», I, spiegazione]. Tale opposizione tra gli
affetti e la conseguente mutevolezza dell’uomo
fa sì che l’esistenza di quest’ultimo possa sempre
passare da una minore ad una maggiore perfe-
zione ma anche compiere il percorso inverso da
8.2 Il desiderio di essere una maggiore a una minore perfezione. Quando
si incrementa il perfezionamento del proprio
Ora, l’“azione” fondamentale che sta a fonda- essere, l’esistenza umana si modifica con l’affet-
mento di tutte le altre – e non solo nell’uomo ma to della gioia (laetitia), quando invece il perfe-
in tutte le cose esistenti in natura – è il conatus: zionamento si decrementa essa si modifica con
«ogni cosa, per quanto sta in essa, è spinta a per- l’affetto della tristezza (tristitia). La laetitia e la
severare nel suo essere» [Etica, III, prop. VI]. tristitia non vanno mai considerate per Spinoza
Questo “sforzo”, o meglio questa “pulsione”, come stati sentimentali, ma come atti percettivi,
non è un elemento occasionale che può esserci
come non esserci, ma è la stessa «essenza attua-
le della cosa». Quando essa si riferisce solo alla
mente, si chiama volontà, quando invece è rife- Affetti e passioni
rita, insieme, alla mente e al corpo, si chiama
appetito. L’appetito è un concetto fondamentale Nella tradizione filosofica, per affetto
per comprendere la descrizione spinoziana degli (affectus) si intende lo stato o la qualità pro-
dotta dal subire un’azione e dall’esserne stati
affetti, in quanto esso mostra che l’essenza del-
quindi modificati o influenzati. Sebbene spesso il
l’uomo consiste fondamentalmente nell’impulso termine sia stato considerato come una traduzio-
naturale alla propria conservazione. Questo ne del greco pàthos (‘passione’), Spinoza distingue
appetito, dunque, è del tutto determinato da l’affetto dalla passione, considerando quest’ulti-
parte della propria natura, per nulla libero o ma come l’affetto di cui non si conoscono le
arbitrario; nel momento però in cui l’uomo ne cause. Allorché di un affetto si sappia, invece, la
diventa consapevole, l’appetito si mostra come causa necessaria che l’ha prodotto, allora non
desiderio o cupidità (cupiditas), che è appunto lo si subisce più passivamente, ma si è
«l’appetito unito alla coscienza di sé» [Etica, III, attivi nei suoi riguardi; per tale ragione
prop. IX, scolio]. Esso ha come suo oggetto la Spinoza chiama questa condizio-
perseveranza, la conservazione e il perfeziona- ne dell’affetto azione.
mento del proprio essere da parte dell’uomo, e
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Baruch de Spinoza capitolo 9 187

L’“azione” fondamentale dell’uomo


Conatus
sforzo di ogni cosa tesa a perseverare nel proprio essere,
cioè a conservare sé stessa e ad accrescere la propria potenza
 
Volontà Appetito
conatus considerato solo rispetto alla mente conatus considerato rispetto alla mente e al corpo
Desiderio o cupidità
appetito del quale si è consapevoli

cioè stati conoscitivi della maggiore o minore gioso) che nella IV parte dell’Etica Spinoza parla
realizzazione ontologica della propria natura. La di un’inevitabile «schiavitù umana», dovuta alle
controprova sta nel fatto che quando si parlerà «forze degli affetti», in particolare di quelli “pas-
di un affetto inteso come sentimento (o “patema sivi”. Si dice schiavo un uomo, allorquando egli
d’animo”) ci si riferirà solo a un’idea confusa risulta umanamente impotente a «governare e
con cui la mente percepisce il corpo. Tutti gli inibire gli affetti». Ma perché mai egli dovrebbe
altri affetti poi – dall’ammirazione al disprezzo, controllarli? Per la sola ragione che se l’uomo si
dall’amore all’odio, dalla speranza all’ammira- sottomettesse ad essi, cesserebbe di essere «il
zione e così via – sono dedotti da Spinoza a par- signore di sé» [Etica, IV, Prefazione] e cadrebbe
tire da quest’unica matrice, cioè dalla dinamica inevitabilmente in balìa della fortuna.
del “desiderio di essere” che viene affetta ogni Considerato nella sua essenza, l’uomo non
volta da gioia o da tristezza per la propria mag- può che essere passivo, per il semplice fatto che,
giore o minore perfezione. come parte della natura, egli non può mai stare
senza le altre parti di essa. Inoltre, nella natura,
posta una singola cosa, se ne può sempre trova-
8.3 Il governo delle passioni re un’altra più potente, che potrebbe distrugge-
re la prima. E così anche la pulsione con cui
Se è vero che tutti questi affetti – sia quelli attivi l’uomo persevera nell’esistenza è limitata e
che quelli passivi – derivano in maniera necessa- «superata infinitamente dalla potenza delle
ria, anzi geometrica, dalla natura essenziale del- cause esterne» [Etica, IV, prop. III]. Ma se tale
l’uomo (la quale a sua volta esprime in maniera passività – con il connesso, permanente rischio
cosciente una tendenza presente in tutte le cose), della schiavitù – è un dato necessario di natura,
come sarà possibile giudicare alcuni di essi buoni nient’altro che la natura potrà fornirci la possi-
e altri cattivi? Per poterlo fare è necessario, bilità di contrapporre ad un affetto passivo un
secondo Spinoza, intendere il “bene” e il “male” affetto attivo più forte, anzi addirittura di tra-
come ciò che giova o rispettivamente nuoce alla sformare la stessa passività in attività. Questo
conservazione del proprio essere, e quindi come avviene se noi ci formiamo un’idea chiara e
utile e dannoso. È proprio in questo senso (non distinta di quella passione: è solo la conoscenza
certo in senso morale, tanto meno in quello reli- e nient’altro (né una religione rivelata, né una

La geometria degli affetti


Tristezza Gioia
(tristitia) (laetitia)
Passaggio da maggiore a minore perfezione Passaggio da minore a maggiore perfezione
 
Odio Amore
Tristezza accompagnata dall’idea Gioia accompagnata dall’idea
di una sua causa esterna: di una sua causa esterna:
l’oggetto dell’odio l’oggetto dell’amore
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188 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

morale prescrittiva, né una semplice saggezza È dunque «la potenza dell’intelletto» ciò che
mondana) il punto decisivo di inversione natu- costituisce la «libertà umana» (come dice il
rale dalla passività all’attività. titolo della V parte dell’Etica) [ T11]. La
Questo non vuol dire affatto che d’ora in poi mente giunge alla sua massima attività quando
l’uomo cesserà di essere determinato dalle altre conosce, con il terzo genere di conoscenza, cioè
parti della natura, e cioè dalle cause esterne a sé, l’intuizione intellettuale, la necessità di ogni
ma solo che egli ne sarà pienamente consapevole. singola cosa. In tal modo la cosa è considerata
Solo rendendosi conto della necessità con cui è appunto sub specie aeternitatis, perché intesa
sottomesso alle passioni, l’uomo giungerà a come modo finito degli attributi infiniti di Dio.
“governare” realmente i suoi affetti. Perciò la La soddisfazione che l’intelletto riceve da questa
vera, unica virtù umana è quella di agire, vivere intuizione lo porta a trasformarsi in vero e pro-
e conservare il proprio essere sotto la guida della prio “amore”: un amore intellettuale, vale a
ragione, e il bene coincide con ciò che è “utile” dire frutto dell’intuizione di una necessità non
per la propria essenza, vale a dire con la com- più intesa come costrizione ma come pienezza
prensione della meccanica dei propri affetti. dell’essere. L’intelletto, conoscendo in questa
maniera, libera la mente; la mente liberata è
piena della comprensione di Dio e in tal senso
8.4 La potenza dell’intelletto lo ama; questo amore è dunque la libertà come
e l’amore intellettuale di Dio “acquiescenza” nella necessità.
L’amor Dei intellectualis di Spinoza non ha più
Ma cosa vuol dire per l’uomo – modo finito del- nulla dell’esperienza amorosa di Dio affermata
l’infinita sostanza – comprendere la necessità dall’ebraismo e dal cristianesimo, e cioè non è
delle sue stesse affezioni, se non intuire questa più inteso come rapporto tra l’“io” finito (l’uo-
stessa natura come “Dio”? Questo, ancora una mo) e il “tu” infinito (Dio). E questo per un
volta, non significherà affatto riferirsi a un fat- motivo essenziale: il Dio-sostanza di Spinoza non
tore trascendente come giustificazione della potrà mai amare per primo l’uomo, e quest’ulti-
propria limitata potenza, ma al contrario assu- mo non potrà in alcun modo pensare di amare
mere come perfettamente naturale la nostra per essere riamato. Tutto è già da sempre e per
impotenza nei confronti delle cause che sono sempre in Dio, e l’idea stessa che nella storia
fuori dal nostro controllo e «desiderare solo ciò possa essere accaduta una rivelazione porterebbe
che è necessario». Anche se la conseguenza a negare per Spinoza l’assoluta necessità, infinità
sarà quella di dover sopportare la limitazione, ed eternità della sostanza. In altri termini, l’uomo
moderare i nostri impulsi e riequilibrarli sere- non ha bisogno di altro rispetto alla propria natu-
namente rispetto agli impulsi contrari e più ra, non ha bisogno di un Dio altro da sé, per esse-
grandi dei nostri. Così l’impotenza degli affetti re salvato (cioè per raggiungere la felicità); egli è
viene illuminata dalla potenza dell’intelletto: invece chiamato a comprendere la sua natura,
con tutta la sua finitezza e il suo limite, come

“ Nella vita dunque è utilissimo perfezionare, per


quanto possiamo, l’intelletto e la ragione, e in que-
sto soltanto consiste la suprema felicità o beatitu-
eterna e necessaria in Dio e solo in virtù di que-
sta comprensione essere felice. Ma soprattutto è
Dio, per Spinoza, che non ha bisogno dell’uomo,
dine dell’uomo. E la beatitudine certamente non è poiché la sostanza divina si è già determinata nel-
altro che lo stesso acquietamento dell’animo, che l’uomo come un suo modo finito. L’amore intel-
nasce dalla conoscenza intuitiva di Dio. Ma perfe- lettuale di Dio non è dunque un atto della volon-
zionare l’intelletto non è altro che intendere Dio, tà, ma un acuirsi dell’intelletto, tanto che
gli attributi di Dio e le azioni che seguono dalla ne- Spinoza può dire che l’amore della mente verso
cessità della sua natura. Perciò il fine ultimo del- Dio è «parte dell’amore infinito con il quale Dio
l’uomo guidato dalla ragione, ossia il supremo de- ama sé stesso» [Etica, V, prop. XXXVI]: riverbero
siderio mediante cui si adopera a moderare tutti cosciente dell’assoluta necessità di sé e di ogni
gli altri desideri, è quello dal quale è portato a con- singola cosa che esiste nell’Universo.
cepire adeguatamente sé stesso e tutte le cose che Per questo solo il saggio può raggiungere
possono cadere sotto la sua intelligenza.
[Etica, IV, appendice, cap. IV] ” compiutamente la beatitudine, perché solo a lui
si è aperto il regno della contemplazione intel-
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Baruch de Spinoza capitolo 9 189


lettuale delle cose. La beatitudine non è il pre- no per la pietà e la pace dello Stato, ma anche
mio per essere stati virtuosi, ma coincide con la che essa non si può togliere senza togliere la
stessa virtù del saggio. In altri termini, solo il pietà e la pace dello Stato». Contro le critiche,
filosofo può davvero salvarsi, cioè liberarsi dalla Spinoza alza il tiro, affermando che il libero
morte: o meglio, può liberarsi dal timore della esame delle Sacre Scritture non solo non mina
morte, perché la morte vera – quella che nessu- l’ordine sociale, ma è proprio ciò che potrebbe
no può risparmiarsi, neanche il saggio – fa parte salvaguardarlo. È questo connubio tra la riven-
della necessità della natura, e quindi dev’essere dicazione del libero pensiero filosofico rispetto
accettata serenamente come modalità inevitabi- ai canoni teologici ed ecclesiastici, da un lato, e
le della “gloria” di Dio. Questa via – Spinoza lo la sollecitudine per l’ordine politico e la pace
riconosce – è davvero ardua, il che spiega per- civile dall’altro, a costituire la caratteristica di
ché la si trovi così raramente: «se infatti fosse quest’opera, da subito portatrice di polemiche
facile e la si potesse trovare senza grande appli- accesissime e di aspre censure, ma al tempo
cazione, come potrebbe accadere che la salvez- stesso assunta come vessillo dai liberi pensatori
za venga trascurata da quasi tutti? Ma tutte le nelle lotte contro i diversi tipi di dogmatismo
cose preziose sono tanto difficili quanto rare» politico-religioso.
[Etica, V, prop. XLII, scolio]. La prima parte del Trattato teologico-politico si
impegna in una critica serrata alla presunta ori-
gine divina dell’elezione e della rivelazione del
popolo ebraico (da Mosè ai profeti sino a Gesù),
9 Esegesi e politica attraverso una ricostruzione critica e un’inter-
pretazione filosofica delle Sacre Scritture.
L’intento è quello di mostrare che Dio non
potrebbe mai rivelarsi mediante parole, imma-
9.1 Critica della rivelazione gini e segni storici, perché tutti questi mezzi
e interpretazione storica delle Scritture rientrano nell’ambito della conoscenza per
immaginazione (il primo dei tre generi di cui
Eppure nella storia degli uomini a un certo parla l’Etica), e quindi non permettono di cono-
punto è sembrata possibile una via più facile scere ciò che è proprio di Dio, vale a dire la sua
rispetto a quella difficile del saggio. Questa via infinità e la sua eternità, ma solo l’intenzione e
è quella delle rivelazioni storiche di Dio, la via il temperamento morale degli stessi profeti, o al
da cui peraltro proviene Spinoza, figlio etero- limite il valore dell’obbedienza alla legge.
dosso del popolo ebraico. Ed è questa via che La legge ritenuta di origine trascendente ha
egli cerca di riattraversare alla luce della dottri- come unico contenuto un richiamo di ordine
na geometrica della sostanza e degli affetti, sia morale alla giustizia e alla carità, che il popolo
perché intende demistificare la pretesa delle (fatto in massima parte da ignoranti) non riesce
rivelazioni storiche – e soprattutto delle Chiese a riconoscere per la sua necessaria evidenza
che se ne proclamano uniche rappresentanti – razionale – come non riesce a conoscere intellet-
di costituire la vera via della salvezza; sia anche tualmente Dio – ma può seguire solo sotto forma
perché è proprio da questo fronte che giungeva- di un comando dall’alto. Così pure non si può
no le censure e le polemiche più aspre, a parti- parlare degli ebrei come del popolo eletto, dal
re dalla rottura con la comunità sefardita di momento che tutti i popoli sono ugualmente
Amsterdam sino alle ritornanti accuse di atei- eletti sulla base dell’intelletto naturale chiamato
smo da parte di ambienti cristiani. alla conoscenza di Dio. Per non parlare dei mira-
Non è un caso che a partire dal 1665, interrot- coli, letteralmente impensabili senza negare l’im-
ta la redazione dell’Etica, Spinoza abbia deciso mutabilità divina, dal momento che nel miracolo
di scrivere un’opera con questo esplicito inten- Dio derogherebbe alle eterne leggi della natura;
to decostruttivo, che pubblicherà anonima nel nonché dei riti e dei cerimoniali, utilizzati dalla
1670 con il titolo di Trattato teologico-politico. casta sacerdotale per tenere sottomesso il popolo
Già il lungo sottotitolo è significativo dell’im- con il vincolo della superstizione.
presa, e cioè dimostrare «non soltanto che la Ma sono i capitoli dedicati all’esegesi biblica
libertà di filosofare si può concedere senza dan- quelli in cui il progetto critico spinoziano dà
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190 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

maggior prova di sé. Le Sacre Scritture, afferma come giudizio finale quello che a ciascuno
Spinoza, sono considerate comunemente «paro- dev’essere lasciata la libertà di pensiero e di
la di Dio», ma non vengono trattate come tali, se parola nell’interpretare i princìpi della fede,
è vero che i teologi si adoperano per estorcere ad «secondo ciò che sente».
esse «le loro proprie finzioni e verità», facendo
loro dire ciò che vogliono. A fronte di queste
manipolazioni, bisognerà invece adottare un 9.2 La libertà del pensiero
rigoroso metodo di interpretazione testuale, che e l’ordine dello Stato
si accordi al metodo di interpretazione della
natura. Cambiano gli oggetti (da una parte i dati In una seconda parte del Trattato teologico-politi-
naturali, deducibili dai princìpi dell’intelletto, co Spinoza affronta il problema – assai vivo e spi-
dall’altra i racconti storici, le rivelazioni e i mira- noso nell’Europa del tempo – se sia possibile
coli non deducibili razionalmente), ma il metodo concedere tale libertà di pensiero senza recar
è analogo: «la conoscenza di […] quasi tutte le danno, come da più parti si temeva, alla pace
cose contenute nelle Scritture dev’essere doman- civile e al diritto dell’autorità sovrana. La sua tesi
data alle stesse Scritture, come la conoscenza è che non solo tale concessione non è dannosa,
della natura alla stessa natura» [Trattato teologi- ma che anzi essa sola può garantire l’ordine della
co-politico, VII, 4]. In altri termini, se le Scritture convivenza e l’autorità dello Stato. Ogni cittadi-
sono testimonianza di una rivelazione storica, è no infatti – scrive Spinoza riferendosi idealmen-
esclusivamente come un prodotto storico che te ad Hobbes [ 12] – ha per natura «pieno
esse vanno interpretate, per esempio ricostruen- diritto su ciò che è in suo potere, ossia […] il
do le loro origini linguistico-culturali, l’identità e diritto di ciascuno si estende sin dove si estende
le intenzioni degli autori, mettendo in discussio- la sua determinata potenza» [Trattato teologico-
ne l’autenticità di alcuni libri sulla base della sto- politico, XVI, 2]. Per questo nessuno può essere
ria della loro redazione e trasmissione, ecc. obbligato a vivere se non per il suo stesso desi-
Solo questa operazione permetterà, secondo derio, non per il volere di altri. E quando il sin-
Spinoza, di giungere al vero senso delle Scritture, golo individuo aliena nelle mani di altri (il
che è quello di insegnare la fede in «un ente sovrano) il suo diritto alla difesa e a vivere in
supremo, che ama la giustizia e la carità e a cui pace senza coercizioni per la sua libertà di pen-
tutti, per esser salvi, sono tenuti ad obbedire, siero e di parola, è tenuto ad agire secondo il
adorandolo nel culto della giustizia e dell’amo- volere del sovrano, ma non potrà mai privarsi
re del prossimo» [Trattato teologico-politico, XIV, del tutto del suo diritto naturale, e se questo gli
10]. Da questo punto di vista bisogna separare venisse impedito o tolto, lo Stato stesso cadreb-
nettamente la fede dalla filosofia: scopo della be in grave pericolo. A questo si aggiunga che in
filosofia è la verità, scopo della fede (che tutti i suoi scritti Spinoza non manca mai di sot-
Spinoza identifica senz’altro con la teologia) è tolineare che per raggiungere la felicità piena si
l’obbedienza e la pietà. Fintanto che i due ordini richiede, oltre all’affinamento della mente,
restano separati si eviterà che l’obbedienza al anche e sempre l’instaurazione di una conviven-
vero senso delle Sacre Scritture divenga sotto- za sociale e politica, considerata come un fatto-
missione ad una superstizione [ T49]. re concomitante e imprescindibile per il perfe-
E come non si potrà più sostenere che la filo- zionamento della propria natura. Alla felicità del
sofia sia l’ancella della teologia, così non si singolo concorre sempre e inevitabilmente quel-
potrà nemmeno dire che la teologia deve esser- la degli altri uomini. Il punto sarà dunque come
lo della filosofia. Tuttavia un innegabile prima- concepire e perseguire questa naturale socialità.
to va riconosciuto per Spinoza alla filosofia, dal La risposta di Spinoza è quella di un’enfatizza-
momento che essa è in grado di mostrare che il zione del ruolo ordinatore dello Stato, soprat-
nòcciolo di verità delle Scritture può essere tutto nella sua forma repubblicana [ T39].
attinto anche per sola luce intellettuale, cioè in E difatti, se da un lato all’autorità dello Stato
base alla sola evidenza naturale: ma allora i rac- può essere revocato il potere, qualora non garan-
conti storici e le rivelazioni, i miracoli e i riti – tisse più la libertà dei sudditi, dall’altro la condi-
pur necessari per il volgo – non avrebbero più zione migliore per conservare ed esercitare la
molto significato per il saggio. Resta comunque propria libertà da parte degli individui è uno
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Baruch de Spinoza capitolo 9 191


Stato che assicuri l’ordine e la sicurezza, e a cui come suprema condizione dell’esercizio di que-
per questo si deve sempre obbedire. Il diritto st’ultima il potere ed il controllo da parte dello
inalienabile alla libertà di pensiero e di parola va Stato nei confronti della religione. Qualcuno ha
dunque limitato a tutti i casi in cui non si leda notato dietro queste posizioni l’appoggio al
l’integrità del patto sociale, ma solo ad essi. Per governo repubblicano di De Witt, ma al di là di
questo le autorità religiose non devono mai questo è forse una specie di imprinting della con-
interferire con il potere dello Stato, mentre i cezione spinoziana della libertà quello di risulta-
governanti civili devono poter regolamentare re una cosciente accettazione della necessità che
gli affari ecclesiastici, proprio per salvaguardare tutto governa. Anche la libertà in fondo, anzi
l’ordine e la pace della società. Anzi, non dipen- soprattutto la libertà, appartiene al regno della
de dalle autorità religiose nemmeno stabilire geometria.
cosa sia “pio” e cosa “empio”, né esse sono com-
petenti nel regolare la giustizia e la carità, che

autoverifica
1. Per Spinoza lo Stato:
possono diventare legge della convivenza solo in a. deve garantire la libertà dei sudditi. V F
virtù dei decreti del potere civile. Con una posi- b. deve essere garante della sicurezza dei sudditi. V F
zione che potrebbe forse sembrare in contrasto c. non può intervenire nelle questioni delle autorità
con la sua appassionata difesa della libertà indi- religiose. V F
d. può revocare in ogni momento il diritto naturale. V F
viduale, Spinoza finisce dunque per identificare
SINTESI CAPITOLO 9

La mente umana e la sostanza nista, e rifiutando l’invito ad insegna- già presente all’origine del metodo,
divina. La filosofia di Spinoza porta re nell’Università di Heidelberg, per in quanto essa costituisce il modo
in sé due grandi pretese: da un lato timore di essere limitato nella sua li- originario con cui la nostra mente
vuole smantellare tutte quelle dottri- bertà di ricerca. conosce la realtà. Inoltre per Spinoza
ne metafisiche e teologiche che con- pensando Dio pensiamo un ente che
cepiscono la realtà (l’anima, la natu- Un metodo per l’emendazione non può non esistere. In definitiva,
ra, Dio) in base alle immagini forgia- dell’intelletto. Il Trattato sull’emenda- nella prospettiva spinoziana non si
te dall’uomo, ponendo Dio (sostan- zione dell’intelletto (1656-1657) ha parte dal cogito per arrivare a Dio, ma
za unica e assoluta) come oggetto e per oggetto la conversione del pensie- si parte da Dio come l’idea che costi-
soggetto della sua filosofia; dall’altro ro umano alla filosofia per giungere tuisce l’essenza della mente e l’idea
attribuisce ad ogni singola cosa un al riconoscimento del suo vero bene. vera di Dio non è altro che l’unifica-
carattere di necessità e di eternità, Questo non va inteso come una pro- zione compiuta della mente con la
anche a ciò che è transeunte e mor- prietà assoluta inerente alle cose giac- natura intera. Nel Breve trattato su
tale. Ogni cosa, infatti, ha valore per- ché in natura tutto è di per sé neces- Dio, l’uomo e il suo bene (1661),
ché è una modalità necessaria di es- sario. Il bene e il male dipendono Spinoza afferma che solo Dio è una
sere di Dio e solo in questa consape- dunque dal nostro essere o meno in vera “sostanza”, essendo sostanza
volezza risiede la salvezza, cioè la fe- grado di conoscere la necessità eter- infinita; di conseguenza le cose fini-
licità dell’uomo saggio. na di ogni cosa. Per raggiungere tale te sono solo “modi” della sostanza.
conoscenza, l’intelletto ha bisogno di Non vi è più differenza ontologica tra
L’esercizio del pensiero come un «metodo di emendazione» che gli Dio e il mondo: la sostanza divina
scelta di vita. Il pensiero di Baruch consenta di giungere alla conoscenza coincide con il tutto della natura.
de Spinoza (1632-1677) non sarebbe adeguata dell’essenza delle cose (som- Questa identificazione di Dio e natu-
comprensibile senza partire dall’origi- mo bene), unica via alla felicità: que- ra si basa su una concezione rigoro-
ne ebraica del suo autore che, nato da sto coincide con la percezione nella samente meccanicistica di matrice
una famiglia della comunità sefardita quale la cosa è colta mediante la sua cartesiana. Spinoza riprende e svi-
di Amsterdam, il 27 luglio 1656 viene sola essenza o mediante la conoscen- luppa l’idea di Descartes di dimostra-
colpito dalla scomunica da parte dei za della sua causa prossima (intuizio- re tutto il contenuto della filosofia in
rabbini della Sinagoga a motivo delle ne intellettuale). Il punto di partenza maniera geometrica. Nei Princìpi
sue idee sull’immortalità dell’anima, del metodo coincide con un’“idea ve- della filosofia di Cartesio (1663) egli
la natura della divinità e l’origine del- ra”, immanente al pensiero umano: da un lato si impegna a ridefinire in
la Sacre Scritture. Espulso dall’intero l’idea di Dio. senso rigorosamente deduttivo tutte
popolo d’Israele ed interdetto da ogni le nozioni cartesiane di cui si servirà
tipo di relazione sociale, Spinoza si le- L’idea di Dio e la geometria. nella sua filosofia, dall’altro eviden-
ga a correnti liberali del protestantesi- Mentre in Descartes Dio garantisce zia che i fondamenti delle scienze
mo olandese, pubblicando i suoi scrit- che il metodo possa essere applicato gettati da Descartes non sono ancora
ti come anonimi, per non incorrere alla conoscenza della natura fuori di sufficienti per risolvere tutte le più
nella censura ebraica e in quella calvi- noi, in Spinoza l’idea vera di Dio è difficili questioni della metafisica.
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192
SINTESI CAPITOLO 9 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica

Nell’orizzonte dell’Etica. L’Etica intelletto finito, tuttavia, concepisce zione della mente corrisponde sem-
(1677) offre un chiaro esempio del- della sostanza i soli attributi del pen- pre una modificazione del corpo, e vi-
l’esercizio deduttivo e del rigore argo- siero e dell’estensione. Per modo ceversa. Il problema cartesiano di giu-
mentativo della filosofia di Spinoza, Spinoza intende le affezioni della so- stificare e fondare il rapporto tra le
nonché dell’esperienza di liberazione stanza, ossia ciò che esiste in altro, per nostre idee e le cose fuori di noi viene
interiore e di affermazione coraggiosa mezzo del quale è anche concepito. risolto all’origine, perché non si tratta
della verità. L’opera si articola in cin- Con questo concetto egli spiega il rap- più del rapporto tra due sostanze di-
que parti: la considerazione di “Dio” porto tra la sostanza infinita e la mol- verse, bensì della connessione perfet-
come unica sostanza (I), la trattazio- teplicità delle cose finite, distinguen- ta e del necessario parallelismo tra gli
ne della “mente umana” (II) e quella do tra modi infiniti e modi finiti (le sin- attributi (e i relativi modi) all’interno
degli “affetti” (III), le due possibilità gole menti e i singoli corpi) dell’infi- di un’unica sostanza. Nell’Etica Spi-
che si aprono all’uomo e cioè “la nita sostanza. I singoli enti finiti, dun- noza distingue tre generi di conoscen-
schiavitù umana” dovuta alla forza que, sono “dedotti” dall’infinita modi- za: l’opinione o immaginazione che si
degli affetti (IV) e “la libertà umana” ficazione degli attributi della sostanza: basa sulle rappresentazioni sensibili
dovuta alla potenza dell’intelletto (V). ne consegue che il finito non è più delle cose, cioè su un’“esperienza va-
Ciascuna di queste cinque parti pren- contingente, ma necessario. A questo ga”; la ragione, che ci consente di di-
de le mosse dagli elementi fondamen- punto Spinoza può chiamare tale so- stinguere il vero dal falso; la scienza
tali di ogni geometria, (definizioni, stanza Dio: il Dio spinoziano non è intuitiva, che permette di considerare
assiomi o, postulati). Le definizioni più la persona divina dell’ebraismo o tutte le cose, singolarmente prese,
dell’Etica sono idee chiare e distinte del cristianesimo, creatore o salvatore, sotto una certa specie di eternità.
con cui intendiamo l’essenza di una non è più il creatore della natura, ma
cosa e consistono nella non-contrad- “è” natura esso stesso, cioè sostanza di La meccanica degli affetti: dalla
dizione logica dei termini con cui noi tutto ciò che è; e la natura di tutte le schiavitù alla liberazione. Gli “affet-
le concepiamo; pertanto mostrano cose consiste nel loro “essere” in Dio: ti” non sono considerati da Spinoza
soltanto la necessità con cui l’intellet- Deus sive natura. Spinoza riformula il come un fenomeno specificamente
to può pensare l’essenza o la natura di concetto di causalità affermando che umano rispetto alle più generali leggi
una cosa. Compito della filosofia è di- Dio è: a. causa efficiente di tutte le co- dell’intera natura, ma, seguendo il
mostrare la verità ontologica di tutto se; b. causa per sé e non per acciden- metodo geometrico, come le affezioni
ciò che esiste attraverso una rigorosa te; c. causa assolutamente prima; d. del corpo e nel contempo le idee di es-
concatenazione di proposizioni, ac- causa libera; e. causa immanente, e se presenti nella mente. La potenza di
compagnate da corollari, spiegazioni, non transitiva, di tutte le cose. agire del corpo aumenta se la causa
e scolii. Il titolo dell’opera indica l’in- Pertanto libertà e necessità in Dio delle affezioni risiede nella stessa na-
tero percorso della filosofia spinozia- coincidono. Per chiarire in che senso tura dell’uomo (azione); diminuisce
na in cui il pensiero, giungendo a co- Dio coincida con la natura, Spinoza quando le affezioni derivano da una
noscere con ordine necessario la real- distingue tra natura naturante, cioè causa esterna a tale natura (passio-
tà intera, realizza compiutamente la gli attributi eterni e infiniti di Dio co- ne). L’azione che sta fondamento di
vera libertà. me causa libera, e natura naturata, tutte le altre, in ogni cosa esistente in
cioè tutti i modi degli attributi di Dio. natura, è il conatus ovvero la pulsione
«Deus sive natura». La I parte Per effetto di questa coincidenza il be- a conservare il proprio essere.
dell’Etica muove dalla definizione del- ne o la perfezione coincidono con Quando essa si riferisce solo alla
la causa sui come ciò la cui essenza l’essenza stessa di ogni cosa e le cause mente, si chiama volontà, quando
implica l’esistenza; di contro si dice finali non sono altro che finzioni uma- invece è riferita alla mente e al corpo,
“finita nel suo genere” una «cosa che ne, prodotti fallaci dell’immaginazio- si chiama appetito. Se l’appetito nel-
può essere determinata da un’altra co- ne piuttosto che conoscenze rigorose l’uomo diviene consapevole si mo-
sa della stessa natura». La sostanza dell’intelletto. Dio, infatti, non perse- stra come desiderio o cupidità: at-
viene definita come ciò che è in sé ed gue alcun fine. torno ad essa si raccolgono tutti gli
è concepito per sé. Sostanza è dunque affetti. Ciò fa sì che gli affetti si trovi-
la natura di ciò che non dipende da al- La natura della mente e l’idea del no spesso in contrasto tra loro e l’uo-
tro per essere e per esser conosciuto. corpo. La II parte dell’Etica è dedica- mo sia trascinato in direzioni diver-
La definizione spinoziana di sostanza ta alla dimostrazione di quei modi se. Quando si incrementa il perfezio-
può essere applicata solo alla causa di (mente e corpo) che derivano neces- namento del proprio essere, l’esisten-
sé, non alle cose finite che rientreran- sariamente dagli attributi divini del za umana si modifica con l’affetto
no in essa come i suoi attributi ed i pensiero e dell’estensione. Per Spi- della gioia, quando invece il perfe-
suoi modi. Per attributo Spinoza in- noza i due suddetti attributi si coap- zionamento si decrementa essa si
tende ciò che l’intelletto percepisce di partengono all’interno dell’unica so- modifica con l’affetto della tristezza.
una sostanza come costituente la sua stanza divina; pertanto non vi è, come Di conseguenza, il “bene” e il “male”
essenza. Poiché la sostanza è causa di in Descartes, dualismo di sostanze, coincidono con ciò che giova o nuo-
sé, essa possiede infiniti attributi ed ma l’ordine delle idee coincide con ce alla conservazione del proprio es-
ogni suo attributo è infinito. Il nostro quello delle cose: ad ogni modifica- sere (utile o dannoso).
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SINTESI CAPITOLO 9 Baruch de Spinoza capitolo 9 193


La schiavitù umana dipende dal- Esegesi e politica. Nel Trattato tà delle Scritture può essere attinto
l’impotenza a governare e inibire gli teologico-politico (1670) Spinoza so- anche per sola luce intellettuale.
affetti. Ma se tale passività è un dato stiene che il libero esame delle Sacre Nella seconda parte del Trattato
necessario di natura, è la natura stes- Scritture non solo non mina l’ordine teologico-politico Spinoza sostiene
sa a fornire all’uomo la possibilità di sociale, ma potrebbe salvaguardarlo: che la libertà di pensiero non reca
trasformarla in attività attraverso la caratteristica dell’opera è lo stretto danno alla pace civile e al diritto del-
conoscenza della passione. Dunque la connubio tra la rivendicazione del li- l’autorità sovrana. Sebbene il sin-
potenza dell’intelletto costituisce la bero pensiero filosofico e la sollecitu- golo individuo alieni nelle mani del
libertà umana: la mente giunge alla dine per l’ordine politico e la pace ci- sovrano il diritto alla difesa e a vive-
sua massima attività quando conosce, vile. Nei capitoli dedicati all’esegesi re in pace senza coercizioni per la
mediante l’intuizione intellettuale, la biblica, Spinoza afferma che occorre sua libertà di pensiero e di parola,
necessità di ogni singola cosa. In tal adottare un rigoroso metodo di inter- non potrà mai privarsi del suo dirit-
modo la cosa è considerata appunto pretazione testuale essendo le Scrit- to naturale; e se questo gli venisse
sub specie aeternitatis, perché intesa ture un prodotto storico. tolto, lo Stato stesso cadrebbe in gra-
come modo finito degli attributi infi- Egli sostiene che bisogna separare ve pericolo. Per questo le autorità re-
niti di Dio. Ne deriva un amore intel- nettamente la fede dalla filosofia: sco- ligiose non devono mai interferire
lettuale: la mente liberata è piena del- po della filosofia è la verità, scopo del- con il potere dello Stato, mentre i go-
la comprensione di Dio e in tal senso la fede è l’obbedienza e la pietà. vernanti civili devono poter regola-
lo ama; questo amore è dunque la li- Tuttavia va riconosciuto un primato mentare gli affari ecclesiastici, proprio
bertà come “acquiescenza” nella ne- alla filosofia, in quanto essa è in gra- per salvaguardare l’ordine e la pace
cessità (amor Dei intellectualis). do di mostrare che il nòcciolo di veri- della società.

BIBLIOGRAFIA
Fonti maniera particolare anche dei primi • L. Strauss, La critica alla religione
scritti del filosofo, è quello di: in Spinoza. I presupposti
· B. de Spinoza, Trattato
sull’emendazione dell’intelletto, · F. Mignini, Introduzione a Spinoza, della sua esegesi biblica
nuova ed., Laterza, Roma-Bari 2006. (sondaggi sul Trattato
in Opere, a cura di F. Mignini,
teologico-politico), Laterza,
trad. di F. Mignini e O. Proietti, Un’avvincente ricostruzione della vita Roma-Bari 2003.
Mondadori, Milano 2007. e delle dottrine di Spinoza, conside-
· B. de Spinoza, Epistolario,
in Opere, cit.
rate sempre nella fitta trama Un’altra interpretazione “d’autore”
è offerta da un filosofo francese
intellettuale, religiosa e politica
· B. de Spinoza, Etica, in Opere, cit. del suo tempo è offerta da: contemporaneo, che coglie molto
(ma anche trad. di E. Giancotti
Boscherini, Editori Riuniti, Roma
· S. Nadler, Baruch Spinoza
e l’Olanda del Seicento, Einaudi,
bene il fatto che l’Etica di Spinoza
non è una “morale” nel senso
2002, con un ottimo commento). Torino 2002. tradizionale, ma una scienza pratica
· B. de Spinoza, Trattato teologico-
politico, in Opere, cit. (ma anche trad. Dello stesso autore è anche un altro
in cui si studiano gli “affetti”
che determinano la ragione:
di A. Droetto e E. Giancotti
Boscherini, a cura di E. Giancotti
studio particolarmente utile per deci-
frare i diversi significati della scomu-
· G. Deleuze, Spinoza. Filosofia
pratica, Guerini e Associati,
Boscherini, Einaudi, Torino 2007). nica di Spinoza da parte della comu- Milano 1998.
nità ebraica di Amsterdam e per
Opere cogliere i legami e le rotture del filo- Un esempio di straordinaria intensità
sofo con la sua tradizione religiosa: su come la figura di Spinoza abbia
Oltre agli scritti di Spinoza già citati, bi-
sogna tener presenti anche i seguenti:
· S. Nadler, L’eresia di Spinoza.
L’immortalità e lo spirito ebraico,
rappresentato, anche al di là degli
studi filosofici, una visione della vita
· B. de Spinoza, Breve trattato su Einaudi, Torino 2005. e dell’uomo è nel racconto di:
Dio, l’uomo e il suo bene, in Opere,
cit. (in “Fonti”); Per agevolare e approfondire la lettu-
· I.B. Singer, Lo Spinoza di via
del Mercato, in Racconti, Mondadori,
· B. de Spinoza, Principi di filosofia
di Cartesio e Riflessioni metafisiche,
ra dell’opera principale di Spinoza
è consigliabile:
Milano 1998.

in Opere, cit.; · E. Scribano, Guida alla lettura Uno sguardo completo al pensiero
· B. de Spinoza, Trattato politico,
in Opere, cit.
dell’Etica di Spinoza, Laterza,
Roma-Bari 2008.
teologico è in:
· G. Di Luca, La critica della religione
in Spinoza, Japadre, L’Aquila 1982.
Un testo classico per cogliere il rap-
Studi critici porto tra la critica della religione, Sempre dello stesso autore si veda:
Lo studio introduttivo più completo
e più documentato al pensiero di
l’esegesi biblica e la filosofia politica
di Spinoza, essenziale per tutta
· G. Di Luca, La teologia razionale
di Spinoza, Japadre,
Spinoza, nel quale si tiene conto in la dottrina moderna dello Stato è: L’Aquila 1993.
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194 parte II L’orizzonte cartesiano e i nuovi sistemi della metafisica razionalistica


ESERCIZI
1. Perché per Spinoza l’uomo, per giungere al riconosci- «Per ......................... intendo ciò che è in sé ed è conce-
mento del vero bene, è chiamato a convertirsi alla filoso- pito per sé, ossia ciò il cui concetto non esige il concet-
fia? (max 8 righe) to di un’altra cosa, a partire dal quale debba essere for-
mato.»
2. In che cosa consiste il metodo per emendare l’intellet- «Per ......................... intendo una cosa che può essere
to e qual è il suo fondamento? (max 8 righe) determinata da un’altra cosa della stessa natura.»
«Per ......................... intendo l’ente assolutamente infini-
3. Dopo aver letto il paragrafo 4, esplicita la diversa con- to, ossia la sostanza che consta di infiniti attributi, cia-
nessione tra il metodo e l’idea di Dio in Spinoza e in scuno dei quali esprime un’essenza eterna e infinita.»
Descartes (max 8 righe). «Per ......................... intendo le affezioni di una sostan-
za, ossia ciò che esiste in altro, per mezzo del quale è
4. Illustra i passaggi che conducono l’autore del testo anche concepito.»
all’affermazione che la via spinoziana è sinonimo di nega- «Per ......................... intendo ciò che l’intelletto percepi-
zione del carattere trascendente di Dio (max 8 righe). sce di una sostanza come costituente la sua essenza.»

5. Dopo aver analizzato la tabella comparativa concer- 9. Esplicita le diverse accezioni del concetto di causalità
nente il lessico spinoziano e cartesiano a p. 180 svolgi i in Spinoza e spiega come libertà e necessità in Dio coin-
seguenti esercizi. cidano (max 8 righe).
a. Definisci la differenza fra attributi e modi della sostan-
10. Nell’Etica Spinoza distingue tre gradi della conoscen-
za spinoziana e, dopo aver distinto i tipi di modi, chiarisci
za: spiega in che cosa consistono e chiarisci qual è il
a quale categoria appartengono: il pensiero, l’estensio-
grado più alto (max 15 righe).
ne, l’attività del conoscere, la volontà, la relazione moto-
quiete, l’idea di cane, il cane (max 8 righe).
11. Posto il seguente schema, definisci i singoli termini
b. Ora fai lo stesso per Descartes. Dopo aver definito il
ed elabora un testo che esplichi la meccanica degli affet-
concetto di sostanza e chiarito la differenza rispetto a
ti e il ruolo della gioia e della tristezza in Spinoza (max 15
quello di Spinoza, illustra la differenza tra attributi e
righe).
modi e chiarisci a quale categoria appartengono il pen-
siero e l’estensione (max 15 righe). Conatus
 
6. Dopo aver negato alle cose finite lo status e il concetto Volontà Appetito
di sostanze, come Spinoza pensa e spiega il rapporto tra 
l’unica e infinita sostanza (Dio=Natura) e gli oggetti Desiderio
empirici? (max 8 righe)
12. Elabora un breve testo sulla concezione spinoziana
7. Spiega il significato del titolo completo dell’opera
della libertà in cui siano presenti le seguenti espressioni:
Ethica ordine geometrico demonstrata chiarendo le
potenza dell’intelletto, libertà umana, amore intellettua-
ragioni del nesso tra conoscenza e libertà (max 8 righe).
le di Dio, saggezza, beatitudine e salvezza (max 15 righe).
8.Completa le seguenti definizioni inserendo i concetti
13. Nel Trattato teologico-politico Spinoza afferma che
corrispondenti tra i seguenti:
occorre separare la fede dalla filosofia. Spiega le ragioni
· · ·
modo modo infinito causa sui modo finito attribu- · di questa tesi (max 8 righe).
· ·
to Dio sostanza natura·
«Per ......................... intendo ciò la cui essenza implica 14. Spiega le ragioni della tesi secondo cui la libertà di
l’esistenza, ossia ciò la cui natura non può essere conce- pensiero non costituisce una minaccia alla pace civile e
pita se non come esistente.» all’autorità sovrana (max 15 righe).