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i film
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Supereroe

nuovi poteri a fini criminali; poi, spinto dall’influenza della bella e gentile
dopo si alza come se nulla fosse accaduto. Ben presto, però, si accorge

velocità fulminea e un’indistruttibilità fisica. Inizialmente, Enzo usa i suoi

Alessia, che ha una passione per il manga Jeeg Robot d’Acciaio, decide
bidoni. Torna a casa, passa la notte in preda alla febbre, poi il mattino

della città dalle mire criminose di un folle gangster soprannominato lo


di aver acquisito poteri sovrumani, come una forza eccezionale, una
per amore
acqua, entra in contatto con i liquami radioattivi fuoriusciti da alcuni

di convertirsi alla causa del bene, in particolare prendendo le difese


romano Enzo Ceccotti si sottrae all’arresto tuffandosi nel Tevere. In
Inseguito da due poliziotti per il furto di un orologio, il ladruncolo

S e il doppio riconoscimento degli Academy Awards ad

di Giancarlo Mancini
Alejandro González Iñárritu ci appare sinceramente ec-
cessivo, certo i suoi ultimi due strapremiati lavori, Birdman e
The Revenant, si muovono su un interrogativo di fondo molto
interessante per il cinema contemporaneo. Che cos’è un
eroe? Come può oggi il cinema scrollarsi di dosso la virtuali-
tà e l’ineffettualità cui la nostra esperienza sembra relegata
e tornare a essere qualcosa di pulsante, senza ambire allo
spavento primordiale dei primi spettatori di fronte al treno
che avanza verso lo schermo? Queste domande poste dal
fortunato Iñárritu nei suoi film riescono non si sa come a rim-
balzare anche da noi, provincia delle province di un impero
Zingaro.

ormai tramontato, grazie a quest’opera prima del poco più


sinossi

che trentenne Gabriele Mainetti, in cui si innesta uno dei


personaggi più famosi dei cartoon giapponesi arrivati da
noi negli anni Ottanta sulla realtà sociale della disastrata e
commissariata Roma di oggi.
(Nunzia), Gianluca Di Gennaro (Antonio),
Francesco Formichetti (Sperma), Daniele

Produzione — Giuseppe Giglietti, Jacopo

S
Saraceni per Goon Films/Rai Cinema

iamo nel 1993, l’anno del grande crollo della Prima repub-
Trombetti (Tazzina), Antonia Truppo

blica e dei partiti che dalla liberazione l’hanno guidata. In


tv il governo Amato chiede agli italiani uno sforzo per scon-
Salvatore Esposito (Vincenzo)

giurare una bancarotta reale oltre che ideale. Un ladruncolo


Distribuzione — Lucky Red

di orologi per scappare finisce per immergersi nel Biondo


Tevere, il fiume in cui fino ancora a una quarantina di anni
Origine — Italia, 2015

fa c’era chi faceva il bagno e al quale tutti i romani e non


guardano oggi con sospetto, come a un signore oscuro di cui
Durata — 118’

non si conoscono gli intenti. Dentro l’acqua questo balordo di


mezza tacca dal nome romanissimo, Enzo Ciccotti, incontra
dei bidoni che sprigionano una pece micidiale. Risalito sulla
terraferma Enzo corre a casa, una squallida stamberga si-
tuata in quella che una volta era l’estrema periferia Sud Est di
Roma, Tor Bella Monaca e che oggi invece fa parte di quella
Ilenia Pastorelli (Alessia), Stefano Ambrogi

sorta di terra di nessuno che si va allargando sempre di più,


Interpreti — Claudio Santamaria (Enzo

man mano che il degrado, anziché spostarsi verso l’esterno


Sceneggiatura — Nicola Guaglianone,

Scenografia — Massimiliano Sturiale

Ceccotti), Luca Marinelli (lo Zingaro),

dell’area metropolitana, la abbraccia nella sua interezza.


(Sergio), Maurizio Tesei (il Biondo),
Fotografia — Michele D’Attanasio
Soggetto — Nicola Guaglianone

Montaggio — Andrea Maguolo

In questa periferia diventata gigantesca negli anni Ottanta


Musica — Gabriele Mainetti,
Regia — Gabriele Mainetti

grazie alle cicliche e immancabili speculazioni edilizie,


Costumi — Mary Montalto

Enzo ha avviato un piccolo giro di riciclaggio di ciò che


riesce a sottrarre ai borghesi del centro. Su questo tes-
suto sociale e antropologico accurato, Mainetti fa vivere
Michele Braga

quella che è la vera e propria idea di questo film. Rinun-


cast&credits

ciando alle convenzioni in base alle quali il supereroe si


muove spesso in un mondo finto, irreale, basato su dei tipi
Menotti

umani riconoscibili da tutti e con cui tutti possono entra-


re in contatto, Mainetti opera uno scarto fondamentale.

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La pece con cui Ciccotti è entrato in contatto
non è un semplice residuo tossico, ma una
sostanza capace di farlo diventare qualcosa
di diverso da un ladruncolo di periferia ne-
anche capace di pensare in grande, come fa
invece lo Zingaro, un personaggio spietato, a
capo di una piccola banda che lui comanda
con il terrore e anche con la follia che gli con-
sente di spaccare il cranio a un malcapitato
con un telefonino. non è da meno, nel suo studio campeggia
una gigantografia di un contenitore televisivo

M a come in ogni storia di supereroi, la nel quale anni prima ha fatto una comparsa-
strada per arrivare alla consapevo- ta, quando evidentemente ancora coltivava
lezza dei propri poteri e, ancor più difficile, velleità artistiche prima di darsi esclusiva-
della propria missione, è lunga e costellata di mente alla malavita.
pericoli, tentazioni, battute d’arresto. Snodo
essenziale è una figura femminile altrettanto
sui generis come Alessia, una ragazza bella T utti e tre questi personaggi, la ninfetta, il
ladro, il cattivo, sono un prolungamento di
quel mondo di cartapesta nato in Italia negli
e attraente, figlia di una specie di socio in
affari di Enzo, rimasta per così dire un po’ Ottanta con il dilagare delle televisioni private
indietro rispetto alle facoltà intellettive. e commerciali, quando i film venivano man-
Alessia è affezionata più di ogni altra cosa dati in onda dilaniati da infinite interruzioni
al suo lettore dvd portatile sul quale guarda pubblicitarie, vero fulcro della loro missione.
fino allo sfinimento la prima puntata di Jeeg Al contempo però tutti e tre hanno un lato
Robot. È proprio Alessia, con il suo linguaggio oscuro, un dark side, qualcosa che li rende
più veri delle tipologie che rappresentano.
un po’ ammiccante un po’ bambinesco a ini-
Alessia soprattutto si scopre una ragazza
ziare Enzo ai segreti di questa saga a fumetti
dalla fragilità infinita, dovuta probabilmente
tanto famosa. Inizia a parlare di strani nomi
a un abuso subito da quel padre con cui Enzo
giapponesi, (Hiroshi, Shiba), di draghi e catti-
è in affari. Per lei il mondo di Jeeg Robot
vi senza sfumature. Anche Ciccotti d’altronde
non rappresenta soltanto il succedaneo alle
è un consumatore compulsivo di tv, sebbene
principesse, delle fate, insomma di tutto l’ar-
di altro tipo. Guarda allo sfinimento film
mamentario che rappresenta l’immaginario
pornografici mangiando soltanto yogurt alla
femminile all’inizio del suo formarsi.
banana. E su questo piano anche lo Zingaro

N onostante l’amarezza che traspare dietro


ai nomi giapponesi, Enzo lentamente
capisce e anzi viene sommerso dal suo de-
siderio d’amore al punto da ricevere proprio
da questa richiesta di affetto e di dolcezza
la spinta a mollare la propria riluttanza
e a decidersi ad assumere in tutta la sua
completezza il suo ruolo di supereroe. Indi-
struttibile, con un cuore d’acciaio nel petto e
una forza senza pari. Dopo esser diventato
un’icona dei graffitari e della cultura della
marginalità per aver strappato alla sua co-
razza di cemento armato un bancomat ed
esserselo portato via come si può fare con un
pacchetto di merendine, Enzo riceve proprio
da Alessia l’impulso a diventare qualcosa di
più che un ladro con una forza sovrumana.

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Come può oggi il cinema


scrollarsi di dosso la
virtualità e l’ineffettualità
cui la nostra esperienza
sembra relegata
e tornare a essere
qualcosa di pulsante,
senza ambire allo
spavento primordiale dei
primi spettatori di fronte
al treno che avanza
verso lo schermo?

D a questo punto di vista è più chiaro quan-


to sia fallace il tentativo dei nostri pro-
duttori di continuare a inseguire il fantasma
di una commedia all’italiana che è ormai da
consegnarsi al novero dei generi storici. Ed
è altrettanto chiaro che non può esserci solo
il documentario a raccontare e addirittura a
rielaborare la realtà, attraverso la scelta di
momenti notevoli e spunti narrativi che ne
fanno qualcosa di più di un documento, ma
inevitabilmente restando sempre qualcosa
di meno di un’opera in cui il dato noumenico
è passato attraverso la comprensione e la
problematizzazione di una sensibilità parti-
colare e notevole quale quella di un artista.
L’arte non può limitarsi a osservare la realtà
e a illudersi di potercela riprodurre così come
è. E che meccanicamente si dia da questa

A parte il discorso della lotta tra il bene e il


male e lo sviluppo del film che deve per
forza di cose rientrare nelle convenzioni del
supposta mera rappresentazione della real-
tà una comprensione profonda.

manga cartoon dopo esserne uscito, quello


che a noi interessa è cercare di capire cosa si
crea da questo connubio alquanto inconsueto
T ornando a Lo chiamavano Jeeg Robot
di Gabriele Mainetti, questo film ha il
piccolo merito, a parte quello di pensare che
tra fantasia e realtà. È difficile dire se un film ormai non è possibile uscire dai binari del
come questo possa essere ritenuto foriero di già visto/sentito, dal déja vu e mostrare che
ulteriori sviluppi, se insomma possa far venir forse la creatività innestata su un desiderio
fuori quel nuovo cinema italiano che da tanto onesto può aprire un varco in mezzo al con-
tempo aspettiamo. Certo è che offre una formismo. In fondo, a tanti anni di distanza
possibilità ulteriore di guardare alla vita nelle anche questo ci diceva Accattone di Pasolini,
nostre città e nel nostro Paese mantenendo che molti videro come la definitiva fine del
alta anche l’asticella dell’intrattenimento, mostro sacro dell’epoca: il neorealismo cine-
requisito fondamentale per fare quello che matografico italiano. In cui tutto aveva inizio
in Italia sembra che abbiamo dimenticato con un altro tuffo catartico nel Biondo Tevere
da tanti anni di saper fare, ovvero un cinema del protagonista, Vittorio Cataldi detto Ac-
sanamente popolare. cattone.

21 o c iamavano eeg o ot Gabriele Mainetti


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