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CAPITOLO PRIMO

Attraverso i mezzi di comunicazione e’ possibile rielaborare la vita sociale e quotidiana e riproporre cosi le
forme simboliche attraverso una rete di scambio di significato
Lo sviluppo dei media nel mondo moderno ha trasformato la dimensione simbolica della comunicazione
questa riguarda s
● La produzione dello scambio simbolico,
● Il contenuto di significato della forme
● L’immagazzinamento e la circolazione di materiali che gli individui considerano dotati di significato.
● Il contesto sociale all’interno del quale avviene la comunicazione mediata,
Azione, potere e comunicazione.
I fenomeni sociali sono azioni intenzionali, eseguite in circostanze sociali strutturati definite campi
d’interazione attuate per perseguire scopi e obiettivi, “”.
All’interno di questi campi, gli individui occupano posizioni ben precise a seconda del tipo e della quantità
di risorse che hanno a disposizione, questa pisizione determina il grado di potere che indica la capacità di
agire di intervenire sugli eventi, modificandone glu esiti in vista dei propri obiettivi,
queste posizioni acquistano stabilità in base ai processi di istituzionalizzazione, costituiti dall'insieme di
regole, risorse e relazioni sociali messe in atto per
Perseguire obiettivi generali. Diversi tipi di potere.
Secondo Mann ci sono quattro tipi di potere:
● Potere Economico: deriva dall’attività produttiva che procura mezzi di sussistenza. Accumulando
risorse estendendo le proprie attività è possibile aumentare il loroppotere. Istituzioni
paradigmatiche del potere economico sono le imprese commerciali
● Potere Politico: deriva dall’attività di coordinamento degli individui
e dalla regolamentazione dei modelli d’interazione
Possiamo identificare un insieme di istituzioni che si occupa di queste attività e costituiscono quello che
viene chiamato Stato, che costituisce l’istituzione paradigmatica del potere politico
● Potere Coercitivo: Il potere coercitivo consiste nell’uso (o nella minaccia) della forza fisica per
Sottomettere o conquistare l’avversario Dal punto di vista storico le istituzioni più importanti per
l’accumulazione del potere coercitivo sono le istituzionimmiliari.
Esistono altre forme di coercizione quelle che prevedono la diffusione di forme simboliche create
per rafforzare la fiducia nella legittimità dello stato.
● Potere Simbolico: riguatda ll’attività che consiste nel produrre, trasmettere e riceve forme e
Simboliche, siintende la capacità di intervenire sul corso degli eventi, di influenzare le azioni degli
altri e di creare avvenimenti producendo o trasmettendo forme simboliche
Le istituzioni paradigmatiche del potere simbolico sono le istituzioni religiose, le istituzioni
educative e le istituzioni della comunicazione.
Secondo Max Weber la capacità di uno stato di disporre di autorità dipende dalla sua capacità di esercitare
altre due forme di potere, quello coercitivo e quello simbolico.
Il potere politico e coercitivo sono strettamente legati uno all’altro.
FORME SIMBOLICHE
Le persone esprimono se stesse in forme simboliche e interpretano le altrui espressioni; comunicano
incessantemente scambiandosi informazioni e contenuti simbolici. Nel fare questo si basano su tipi diversi
di risorse chiamate “STRUMENTI PER L’INFORMAZIONE E LA COMUNICAZIONE”. Queste risorse
comprendono
● i mezzi tecnici per fissare e trasmettere le informazioni;
● le capacità, competenze e forme di conoscenza utilizzate nella produzione,
● trasmissione e ricezione delle informazioni e dei contenuti simbolici,
● il prestigio, il riconoscimento, rispetto accumulato e accordato con certi produttori o istituzioni.
Queste diverse forme di potere si sovrappongono in
modi complessi e mutevoli.
Le istituzioni che forniscono le basi per l’esercizio di
una particolare forma di potere vengono chiamate: istituzioni paradigmatiche.
2.L’USO DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE
Nel produrre forme simboliche e nel trasmetterle gli individui impiegano UN MEZZO TECNICO.
● Sono gli elementi fisici utilizzati per trasmettere informazione o il contenuto simbolico viene
trasmesso dal produttore al ricevente.
● La natura del mezzo tecnico varia in base al tipo di produzione e allo scambio simbolico
● Possiedono un grado di fissazione che dipende dalla capacità che il mezzo possiede di
immagazzinare e conserve le informazioni per renderli disponibili ad usi successivi.
● Rappresentano risorse per l’esercizio di differenti forme di potere. L’esercizio del potere da parte
delle autorità politiche e religiose è sempre stato strettamente legata alla raccolta e al controllo
dell’informazione e della comunicazione.
● Consentono unbcerto grado di riproduzione. Le forme simboliche possono essere “MERCIFICATE”,
ossia trasformate in merci da vendere e acquistare sul mercato, aumentando e controllando la loro
riproducibilitàLo sviluppo decisivo è rappresentato dall’invenzione della stampa, che ha consentito
di riprodurre messaggi scritti molto velocemente. La riproducibilità delle forme simboliche è una
delle caratteristiche chiave alla base dello sfruttamento commerciale dei mezzi tecnici di
comunicazione. Le organizzazioni dei media aumentano la loro possibilità di fare affari in base a
questa capacità gestire e controllare la riproducibilità di un opera Ad esempio, il diritto d’autore.
● Possiedono un gradi di distanziazione spazio-temporale. Ogni processo di scambio simbolico
comporta la separazione della forma simbolica stessa dal contesto della sua produzione: cioè la
forma simbolica viene prodotta in un luogo diverso rispetto a quello in cui viene trasmessa la
separazione può essere sia di tipo spaziale che temporale in quanto la forma simbolica può essere e
trasmessa in nuovi ambienti situati anche in tempi e luoghi diversi
● L’uso dei mezzi tecnici assicura agli individui nuovi modi di organizzare e controllare lo spazio e il
tempo e di utilizzarlo per i loro scopi.
● L’ uso dei mezzi di comunicazione presuppone in genere un processo di codificazione, ossia,
comporta l’utilizzazione di una serie di regole e procedure per codificare le informazioni o i
contenuti simbolici. Sono necessarie competente sia per poter utilizzare il mezzo tecnico e sia per
codificare le informazioni e i contenuti simbolici, cioè il messaggio.
COMUNICAZIONE DI MASSA”.
● La produzione istituzionalizzata di forme simboliche tramite mezzi tecnici adatti a garantire la
produzione e la diffusione di forme simboliche e capaci di garantire effetti commerciali , ( sviluppo
di una industria mediale)
● La diffusione generalizzata di merci simboliche accessibile a una pluralità di individui, indifferenziati,
nel tempo e nello spazio
● separazione strutturale tra produzione e ricezione La Fissazione e la trasmissione delle
informazioni e contenuti simbolici, avviene prevalentemente in modo unidirezionale.i l contesto di
produzione è in genere separato dal conteso o contesti di ricezonei
● Mercificazione delle forme simboliche: si attribuisce un valore o simbolico o economico
“valorizzazione.
● La circolazione pubblica di forme simboliche mediatecom
RIORGANIZZAZIONE DELLO SPAZIO- TEMPO
Prima dello sviluppo dell’industria dei media, il senso del passato e dei luoghi lontani era plasmato, per la
maggioranza delle persone, principalmente dal contenuto simbolico scambiato nelle interazioni faccia a
faccia ma La comunicazione di massa, l’avvento delle telecomumediate come il telegrafo o il telefono le
comunicazioni possono avvenire attraverso lunghe distanze spazio-tempirali cosi nascono nuove
concezioni dello spazio e del tempo.
Nuove concezione
✔ lo sganciamento di spazio e tempo nel senso che la distanziazione spaziale comporta la
distanziazione temporale. Era possibile trasmettere informazioni e contenuti simbolici su lunghe
distanze con una dilatazione temporale relativamente picle
✔ scoperta della simultaneità despazializzata. Nei precedenti periodi storici l’esperienza della
simultaneità poteva essere testimoniata solamente se accadeva nello stesso luogo e nello stesso
tempo. Ma con lo sganciamento di spazio e tempo l’esperienza della contemporaneità si è
separata dalla condizione spaziale di umbiente comune
✔ alla fine del diciottesimo secolo sii introdusse un orario standardizzato, basato sul tempo medio del
meridiano di Greenwich. Il sistema standardizzato del tempo universale ha fornito una cornice per
la coordinazione dei tempi locali e l’organizzazione delle reti di comunicazione e trasporto.
✔ Nasce una “storicità mediata”: lil nostro senso del passato e le nostre idee sul modo in cui esso
influisce viene plasmato dalle forme simboliche mediate oggi su di noi dipendono
✔ mezzi di comunicazione inoltre hanno anche creato quello che potremmo definire un “mondo
mediato”: le forme simboliche mediate plasmano sempre più si
✔ la nostra conoscenza dell’universo che si trova al di là della sfera di ciò che sperimentiamo
personalmente. I nostri orizzonti sono ampliati, non sono più limitati dalla necessità di essere
fisicamente presenti nei luoghi in cui gli venti accadono, gli altri individui si trovano, e così via.
IL PROCESSO DI R
✔ è un processo attivo in quanto si attribuisce un senso ai prodotti dei media in base el proprio
ambiente e alle circostanze sociali in cui ci si trova, per cui lo stesso messaggio può essere inteso in
modi diversi in differenti contesti.
✔ La ricezione dipende dal potere e dalle risorse di cui si dispone, ( es. tv per accedere ai programmi
te
✔ È un'’attività di routine, ossia come una delle pratiche consuete della vita quotidiana,
✔ è anche una funzione esperta, ossia dipendente. I mezzi tecnici richiedono a chi li utilizza tipi di
capacità e competenze differenti apprese di apprendimento e indottrinamento,
✔ è un processo ermeneutico, attraverso un processo attivo creativo di attribuzione e di assunzioni
aspettative e significato non privo di pregiudizio
✔ Vi sono dei limiti all’interpretazione, un messaggio non può assumere qualsiasi significato, per
interpretarlo un individuo deve possedere qualche conoscenza delle regole e convenzioni in base
alle quali il messaggio è stato prodotto (es. linguaggio) Nell’interpretare le forme simboliche, gli
individui le incorporano nella loro comprensione di sé e degli altri. Le utilizzano come strumenti di
riflessione e autoriflessione.
✔ . La ricezione richiede al ricevente un qualche grado di attenzione e di attività interpretativa.
L’individui che riceve un prodotto dei media, deve in qualche misura prestargli attenzione, e si
impegna a dare un senso al contenuto simbolico del prodotto.
✔ Si usa il termine “appropriazione” per indicare questo ampio processo di comprensione e auto
comprensione. Appropriarsi di un messaggio significa aggrapparsi al suo contenuto di significato e
farlo proprio. Assimilare il messaggio e incorporarlo nella propria vita.
✔ Le persone in ogni caso discutono i messaggi dei media, i messaggi dei media vengono ritrasmessi
al di là del contesto iniziale della ricezione e trasformati grazie a un processo di continua narrazione
e resoconto, interpretazione e reinterpretazione, commenti e critiche.
✔ Nel ricevere e appropriarsi dei messaggi dei media, gli individui si impegnano inoltre in n processo
di autoformazione e auto comprensione. Per mezzo dei messaggi e dei contenuti di significato
forniti dai prodotti dei media, plasmiamo attivamente la nostra identità. Questo processo avviene
lentamente. È un processo nel corso del quale alcuni messaggi si fissano nella nostra memoria e
altri si perdono.
CPITOLO SECONDO
I media e lo sviluppo delle società moderne
nel tardo medioevo e nella prima modernità alcune profonde trasformazioni istituzionali cambiano il volto
dell’Europa determinando la nascita della modernità.
Trasformazioni istituzionali
Le trasformazioni istituzionali associate alla nascita delle società moderne.
Cambiamenti economici grazie ai quali il feudalesimo europeo si è trasformato gradualmente in un nuovo
sistema basato sulla produzione capitalista e lo scambio. l’economia del primo medioevo era agricola e
basata su unità produttive di piccole dimensioni, come il villaggio o il feudo. Era un’economia di sussistenza.
Successivamente nei borghi e nelle città cominciarono ad emergere nuove relazioni economiche,
caratterizzate da un uso più frequente del denaro e da reti di scambio più estese.
Intorno al 1450 emerse in Europa un nuovo sistema produttivo: le imprese capitalistiche.
La rivoluzione industriale a cavallo tra settecento e ottocento ha avuto luogo nel contesto di un sistema
economico capitalistico che in Europa e in altre parti del mondo esisteva da diversi secoli.
La rivoluzione industriale grazie ad una serie di nuovi metodi produttivi ha aumentato le capacità produttive
delle imprese, inaugurando l’era dell’industria manifatturiera su larga scala.
Cambiamenti politici: lo sviluppo delle società moderne è stato caratterizzato da un particolare processo di
cambiamento politico, attraverso il quale le molte unità politiche dell’Europa medioevale si sono ridotte di
numero, e al loro posto si è costituito un sistema di stati-nazione interdipendenti. iniziarono ad
organizzarsi in un sistema di stato-nazione, con un governo e amministrazione centralizzato; rivendica la
sovranità su un territorio precisamente delimitato, e possiede i mezzi per difendere le proprie prerogative,
forza compresa.
L’organizzazione politica interna degli emergenti stati europei è mutata notevolmente nel corso del tempo
e da regione a regione. Es. Francia e Spagna monarchia assoluta; Inghilterra, controllo del Parlamento sul
sovrano. L’identità nazionale inizia a svilupparsi in questo momento: condivisione di un insieme di diritti,
doveri e tradizioni comuni. In terzo luogo sia la guerra sia la preparazione a combattere hanno giocato un
ruolo cruciale; con lo sviluppo delle società moderne il potere militare si è concentrato sempre più nelle
mani degli stati nazione.L’emergere di un senso di identità nazionale si è strettamente legato allo sviluppo
dei nuovi mezzi di comunicazione che consentivano di esprimere e diffondere idee e simboli in un
linguaggio comune.
Cambiamenti relativi al potere simbolico con l’avvento delle società moderne nel tardo medioevo e nella
prima modernità si verificano Due cambiamenti:
✔ il primo riguarda il mutato ruolo delle istituzioni religiose. La chiesa cattolica era sempre stata in
Europa un’istituzione centrale del potere simbolico. Deteneva il monopolio sia della produzione e
diffusione dei simboli religiosi, sia dell’indottrinamento della fede. Ma pian piano il ruolo della
Chiesa nell’esercizio del potere politico ha perso importanza.
✔ secondo cambiamento: alla frammentazione dell’autorità religiosa si accompagna il graduale
diffondersi di sistemi di conoscenza e apprendimento di contenuto essenzialmente secolare. Es. Le
scienze.
✔ Un Terzo cambiamento l’organizzazione sociale del potere simbolico: grazie al passaggio dalla
scrittura a mano alla stampa, e dal successivo sviluppo dell’industria mediale.
VANTAGGI DELLA NASCITA DELLA STAMPA IN EUROPA NELLA PRIMA MODERNITÀ
✔ l’invenzione della tecniche di stampa di Gutenberg determina la nascita dell’industria dei media
nella seconda metà del quindicesimo secolo determinano e Lo sviluppo delle tipografia e la
diffusione dell’’economia capitalistica in Europa.
✔ Le imprese editoriali e tipografiche erano istituzioni culturali, oltre che economiche. Non erano solo
aziende, ma anche luoghi di incontro per intellettuali, rappresentano le basi del potere simbolico, la
diffusione dell’industria editoriale, creando nuovi centri e nuove reti del potere simbolico, fuori
dal controllo diretto dello stato e della chiesa.
✔ Assistiamo alla Mercificazione delle forme simboliche, cambiano le relazioni con le autorità
religiose e politiche. Le due istituzioni cercarono di sfruttare l’industria editoriale nascente per i
propri fini, commissionandole la pubblicazione di documenti ufficiali, oltre che di opere d’interesse
generale, ma Incontrarono molte difficoltà nel tentativo di controllare il commercio dei materiali
stampati: un esempio è dato dalla Riforma. Le nuove tecniche di stampa infatti hanno giocato un
ruolo fondamentale nella diffusione delle idee di Lutero.
✔ Diffusione del rinnovato interesse per l’antichità, grazie alla crescente reperibilità delle stampe di
opere classiche come Virgilio, Ovidio, Cicerone. La stampa ha consentito agli studiosi di fissare e
uniformare i testi dell’antichità, un operazione che sarebbe stata impossibile nell’epoca in cui
ciascuna opera veniva copiata a mano. Grazie alla capacità della stampa di riprodurre e conservare,
l’opera degli umanisti del quattrocento è riuscita a trasformarsi in un fenomeno culturale di grande
rilievo.
✔ la stampa ha consentito di facilitare l’accumulazione e la diffusione di dati relativi al mondo
naturale e sociale, si e di sviluppare sistemi standardizzati di classificazione, descrizione e
utilizzazione.
✔ I principali consumatori dei libri prodotti erano le èlite urbane istruite ma questo non significa che i
membri della popolazione urbana non siano stati toccati dalla stampa. Libretti di racconti popolari,
almanacchi e altri materiali stampati venivano distribuiti dai venditori ambulanti.Probabilmente in
alcune occasioni i libri venivano letti a voce alta di fronte a più persone. I libri venivano in tal modo
incorporati anche in tradizioni orali.

Prima dell’avvento della stampa c’erano altre reti di comunicazioni, quattro tipi:
- L’estesa rete creata e controllata dalla Chiesa.
- Le reti create dalle autorità politiche di stati e principati.
- La terza rete si era costituita grazie all’espansione delle attività commerciali
- Servizio postale ordinario: si è gradualmente sviluppato un sistema postale integrato e ordinario, che
garantiva servizi di trasporto sia per le comunicazioni nazionali sia per quelle con l’estero.

Lo sviluppo della stampa ha consentito la nascita di una grande varietà di pubblicazioni periodiche per la diffusione di
notizie di informazioni di carattere politico e commerciale
✔ Iniziarono ad apparire volantini, manifesti, opuscoli d’informazione. Si trattava di istruzioni ufficiali
o semi-ufficiali sui decreti governativi, di trattatelli polemici e descrizioni di eventi particolari.
✔ Le pubblicazioni periodiche di notizie e informazioni cominciarono ad apparire nella seconda metà
del sedicesimo secolo, ma le origini del giornale nel senso moderno del termine vengono fatte
risalire ai primi due decenni del diciassettesimo secolo, anni in cui iniziarono a uscire con una certa
regolarità i primi settimanali.
✔ Le notizie che comparivano sulle pagine dei settimanali stampati, chiamati “corantos”, erano
fornite dai funzionari della posta, che raccoglievano le informazioni relative alla loro regione e le
inviavano alle principali città. quindi si trattava di notizie provenienti da altri paesi, ossia di
avvenimenti che accadevano in luoghi lontani. L’ampiezza geografica di questo mondo era
piuttosto ristretta all’inizio del diciassettesimo secolo: di rado si estendeva al di là delle principali
città o dei più importanti paesi europei. Nel 1620 Amsterdam era diventata il centro di un traffico di
notizie in rapida espansione.
✔ La circolazione delle prime forme di giornale ha contribuito a creare negli individui la
consapevolezza di un mondo di avvenimenti che si trovava al di là dei confini del loro ambiente più
vicino.
✔ Ben presto anche le vicende interne hanno cominciato ad attrarre l’attenzione degli editori. I
giornali inglesi si sono orientati in questa direzione intorno al 1640. Fu proprio l’inasprirsi dei
conflitti tra Carlo I e il parlamento a rendere sempre più difficile il controllo della stampa da parte
dello stato. Probabilmente gli stessi contrasti tra il Re e il Parlamento stimolarono la domanda di
notizie tempestive sulla politica interna.
✔ Nel 1941 apparvero tre settimanali di politica, nessuno dei quali mancava di pubblicare la sintesi
degli atti del parlamento.
✔ Tra il 1641 e il 1660 è un periodo di grande importanza nella storia ella stampa: i periodici si erano
trasformati in quegli anni, in attori chiave della vita politica dello stato: essi hanno assicurato un
flusso continuo di informazioni sugli avvenimenti in corso, e dato espressione a un ventaglio di
opinioni diverse e talvolta persino in conflitto su questioni d’interesse generale.
✔ Il primo quotidiano, il “Daily Courant” apparve nel 1702 ma fu presto seguito da altri. Nacque anche
un nuovo genere di periodici specializzati, nel settore dello spettacolo e degli eventi culturali, delle
notizie di tipo economico-finanziario, o anche riservati all’analisi dei problemi sociali e politici.
Le autorità politiche hanno cercato di esercitare un controllo sulla proliferazione dei giornali e dei periodici
attraverso lo strumento delle tasse.
TEORIA DI HABERMANS
Habermas sostiene che nasce un nuovo tipo di sfera pubblica nell’Europa della prima modernità grazie allo
sviluppo del capitalismo mercantile nel sedicesimo secolo e grazie al mutare delle forme istituzionali del
potere politico
Cambiamento muta il significato del termini “autorità pubblica”: non piu riferito alla vita di corte, ma
iniziò a riferirsi alle attività del sistema statale che si andava formando. Emergeva Nello stesso tempo, la
cosiddetta “società civile”, ossia l’ambito delle relazioni economiche private, sempre controllate
dall’autorità dello stato. Il regno del “privato” comprendeva così sia l’ambito delle relazioni economiche, sia
la sfera intima delle relazioni personali, che si ancorava sempre più all’istituzione della famiglia.
Secondo Habermas tra il regno dell’autorità pubblica (o stato), e il regno privato della società civile e delle
relazioni personali, si sarebbe costituita una nuova “sfera pubblica”: una sfera pubblica borghese composta
da privati cittadini che si riunivano per discutere le regole da dare alla società civile e a il modo di governare
il paese. E mettere in discussione e criticare le azioni dello stato
secondo Habermas, questa sfera pubblica consentiva ai privati cittadini l’uso pubblico della ragione, che
si
impegnavano in discussioni aperte e libera.
Anche secondo H. la nascita della stampa periodica ha giocato u ruolo determinate per la formazione di
questa sfera pubblica borghese
I nuovi centri di socializzazione nati nelle città d’Europa della prima modernità sono i salotti e i caffè, sono
luoghi di discussione e occasione d’incontro per le èlite colte e la nobiltà su un piano di relativa parità.
Secondo H., fu in Inghilterra all’inizio del diciottesimo secolo che si presentarono le condizioni più favorevoli
allo sviluppo della sfera pubblica borghese. Questo perché la censura e il controllo politico sulla stampa
erano assai meno rigidi, e i giornali e le riviste proliferavano.
H. sostiene che la discussione critica stimolata dalla stampa periodica ha contribuito a trasformare la forma
istituzionale degli stati moderni. Poiché veniva instancabilmente chiamato a rispondere delle proprie
iniziative di fronte al foro della sfera pubblica, il parlamento si aprì progressivamente all’indagine. Imparò a
interagire con la stampa.
L’argomentazione di H. ha il merito di aver messo in luce il significato politico più generale dello sviluppo
della stampa periodica nell’Europa della prima modernità.
Tale sviluppo non viene ricostruito come una storia indipendente dai più vasti processi storico-sociali, ma
come un loro aspetto costitutivo. (critiche alla teoria di H. su problemi di carattere storico.)

LO SVILUPPO DELL’INDUSTRIA DEI MEDIA DALL’INIZIO DEL DICIANNOVESIMO SECOLO


1. Le istituzioni mediali diventano imprese commerciali di grandi dimensioni
✔ processo che ha avuto inizio nei primi decenni del diciannovesimo secolo.
✔ alcune innovazioni tecniche, che aumentano le capacità produttive dell’industria
editoriale.
- L’uso di macchine a motore, o la divisione ramificata del lavoro all’interno della
fabbrica.
✔ trasformazione delle basi finanziarie dell’industria mediale e dei meccanismi di
valorizzazione economica.
✔ popolazione urbana aumenta e il tasso di alfabetizzazione diminuisce per cui Mentre i
giocarnali del diciassettesimo e diciottesimo secolo si rivolgevano ad un pubblico ristretti,
l’industri dei giornali dei due secoli successivi si creò gradualmente un pubblico più vasto.
✔ Grazie alla crescita del numero dei lettori, la pubblicità commerciale assunse un ruolo
sempre più importante nell’organizzazione finanziaria dell’industria editoriale. Che
necessitava di grandi capitali
✔ Assistiamo alla crescente concentrazione di risorse in molti settori: un numero sempre
minore di imprese controlla quote di mercato sempre più ampie, immensa concentrazione
di potere economico e simbolico. In un numero ristretto di persone
✔ Oggi in molti settori dell industria mediale il dominio delle società giganti convive con un
insieme eterogeneo di piccole imprese di produzione e servizio, molte delle quali sono
legate alle prime da contratti di subappalto o di fornitura esterna.
La globalizzazione della comunicazione
possiamo far risalire le origini del processo di globalizzazione della comunicazione alla metà dell’ottocento.
Anche nei secoli precedenti, i materiali stampati superavano spesso di confini degli stati, dei regni e dei
principati.
La nascita delle prime agenzie di stampa internazionali, e l’espansione delle reti di comunicazione che
legavano le regioni periferiche degli imperi ai loro centri in Europa hanno segnato l’inizio di un sistema di
comunicazione e di elaborazione delle informazioni globale.
Lo sviluppo della comunicazione mediata elettronicamente
L’uso dell’energia elettrica nella comunicazione è stata una delle più grandi scoperte del diciannovesimo
secolo. Le innovazioni tecniche principali sono ben note.
L’invenzione e lo sfruttamento di queste diverse tecnologie si sono intrecciati al potere economico, politico
e coercitivo in modi complessi.
Ne hanno prontamente riconosciuto l’importante strategica ed economica i governi, che si sono fatti parte
attiva dello sviluppo della radio. La successiva evoluzione dei sistemi televisivi ha avuto luogo all’interno di
cornici istituzioni che in genere presentavano un qualche tipo di compromesso, tra gli interessi economici
dell’industria mediale, e la volontà delle autorità politiche di regolamentare, coltivare e controllare i nuovi
mezzi di comunicazione.
CAPITO TERZO
La nascita dell’interazione mediata
Tre tipi di interazione
Si possono distinguere tre forme d’interazione:
1. Interazione faccia a faccia
2. Interazione mediata
3. Interazione quasi-mediata
Diffusa Prima dell’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione, comparsi intorno alla metà del quindicesimo
secolo lo scambio di informazioni e di contenuti simbolici aveva luogo all’interno di relazioni faccia a faccia
Con l’avvento dell’industria editoriale nell’Europa del quindicesimo e sedicesimo secolo e il suo successivo
sviluppo in altre parti del mondo, e grazie alla comparsa di diverti tipi di media elettronici nel
diciannovesimo e ventesimo secolo, l’interazione faccia a faccia è stata integrata da forme d’interazione
mediata e quasi-interazioni mediate.
Non sempre l’imporsi dell’interazione mediata e della quasi-interazione mediate è andato a spese di quella
faccia a faccia. In alcuni casi, la diffusione dei prodotti mediali è servita a stimolare tale relazioni (libri letti in
pubblico ad alta voce)
La relazione faccia a faccia
✔ ha luogo in un contesto di compresenza,
✔ è dialogica, nel senso che comporta un flusso di informazioni e di comunicazione in due direzioni; i
destinatari possono rispondere ai produttori, e viceversa.
✔ chi vi partecipa trasmette i propri messaggi e interpreta quelli altrui utilizzando una molteplicità di
indizi simbolici: parole, ammiccamenti, sorrisi, intonazioni. Le incoerenze tra indizi e parole
rappresentano una fonte di ansia e imbarazzo, che induce a porre fine all’interazione e a gettare
dubbi sulla sincerità di chi parla.
“Interazione mediata”
✔ è una forma di relazione che puo’ avvenire o tramite lettere o attraverso conversazione
telefoniche.
✔ Richiede l’utilizzazione di un mezzo tecnico che consente la trasmissione di informazioni o di
contenuti simbolici tra persone lontane nello spazio, nel tempo, o in entrambe le dimensioni.
✔ limita la serie di indizi simbolici a disposizione dei partecipanti.
▪ La comunicazione per lettera priva chi la utilizza degli indizi legati alla compresenza fisici,
ma ne offre altri (scrittura).
▪ La comunicazione per telefono rende inutilizzabili le indicazioni legate alla vita, anche se
conserva e sfrutta ampiamente quelle legate alla voce.
“quasi-interazione mediata”.
✔ Tipi di relazione sociale stabiliti dai mezzi di comunicazione di massa (libri, giornali, radio,
televisione ecc).
✔ Anche questa terza forma d’interazione, come quella mediata, consente di scambiare informazioni e
contenuti simbolici tra luoghi e/o tempi lontani.
✔ le forme simboliche vengono prodotte per un insieme di riceventi potenziali indefinito.
✔ mentre l’interazione faccia a faccia e quella mediata sono dialogiche, la quasi interazione mediata
è simile ad un monologo, nel senso che il flusso della comunicazione è prevalentemente
unidirezionale. Ecco perche definita quasi- interazione, perche comunque esiste una forma
d’interazione poiché unisce gli individui in un processo di comunicazione e di scambio simbolico,
✔ Crea una particolare situazione sociale strutturata: mentre alcuni individui sono impegnati nella
produzione per persone non fisicamente presenti, altri svolgono la funzione di riceventi di forme
simboliche create da individui ai quali non possono rispondere.
Molti dei rapporti che si stabiliscono nella vita quotidiana consistono in una combinazione di diverse forme
d’interazione: sono ibridi.
TEORIA DI GOFFMAN
Ogni attività o esecuzione ha luogo all’interno di una particolare cornice interattiva, costituita, da certe
assunzioni e convenzioni e dalle caratteristiche fisiche dell’ambiente.
Un individuo che agisce all’interno di questa cornice cerca di adattare il proprio comportamento per ,
proiettare un’immagine che possa risultare compatibile sia con questa stessa cornice sia con l’impressione
che desidera trasmettere di se stesso.
Il comportamento assunto e le caratteristiche del sé messe in evidenza dagli individui costituiscono quella
che Goffman chiama “ribalta”.
I comportamenti e gli atteggiamenti del sé considerati inappropriati o che rischiano di mettere in discredito
l’immagine proiettata proposta, vengono nascosti e riservati per altri ambienti diversi, questi ambienti
vengono chiamati da Goffman i “retroscena”. In questi ambienti, dietro le quinte, gli individui agiscono
spesso in contraddizione all’ immagine che proiettano sulla scena cornice .
È raro che il confine tra ribalta e retroscena sia netto, gli individui si sforzando continuamente di adeguare il
proprio comportamento.
L’uso dei media puo’ condizionare sia la natura della ribalta che del retroscena, e anche le relazioni
Con l’impiego di interazioni mediata si creano condizioni di cornici in cui vi e’ la compresenza di due o più
ribalte separate nello spazio e forse anche nel tempo. E ognuno di questi spazi ha le rispettive condizioni
retroscena, per cui tutti i partecipanti all’interazione mediata devono cercare di controllare il confine tra
queste situaizoni. È possibile ridurre in misura soddisfacente il rischio di interferenze, installando il telefono
in una stanza particolare o in un ambiente isolabile chiudendo una porta.
Nel caso della quasi-interazione tecnicamente mediata,
Le forme simboliche sono prodotte in un contesto, chiamato “cornice interattiva della produzione”, e
ricevute in una molteplicità di altri contesti, chiamati “cornici interattive della ricezione”.
Ciascuno di questi contesti è caratterizzato da sue particolari ribalte e retroscena. Poiché il flusso della
comunicazione è prevalentemente unidirezionale la ribalta della cornice di produzione è accessibile ai
riceventi. Ma non vale l’opposto: gli spazi che definiscono la sfera della ricezione non entrano in contatto
con la struttura della produzione.
La cornice d’interazione della ricezione può fare da contesto non solo alla quasi-interazione mediata creata
dalla televisione o da altri mezzi tecnici, ma anche alle interazioni faccia a faccia legate all’attività ricettiva.
Gli individui che partecipano a un’interazione utilizzano sempre particolari capacità e diversi tipi di risorse.
La loro azione è parte di un campo d’interazione strutturato che sia crea sia limita l’insieme di opportunità a
loro disposizione. Nel caso dell’interazione e della quasi-interazione mediate, tali campi sono più complessi
per due ragioni: perché queste interazioni si estendono attraverso grandi distanze nello spazio, e perché è
possibile che coloro che vi partecipano si trovino in contesti profondamente diversi dal punto di vista
istituzionale sia strutturale.
TELEVISIONE
✔ La televisione ha una ricchezza espressiva che l’avvicina sotto certi aspetti all’interazione faccia a
faccia consente di utilizzare un ampio insieme di indizi simbolici, sono pero’ limitati rispetto a quelli
rintracciabili nell’interazione faccia a faccia e poi la televisione richiama l’attenzione dei riceventi
su alcuni particolari aspetti a spese di altri
✔ può utilizzare una serie di tecniche (flashback etc) che non rientrano tra quelle caratteristiche
dell’interazione faccia a faccia.
✔ La quasi-interazione mediate, creata dalla televisione presuppone la separazione dei contesti
rispettivamente di produzione e ricezione.
✔ La televisione agisce all’interno di un contesto spazio temporale particolare. Tre coordinate spazio-
temporali:
- Il contesto di produzione: interagiscono tra loro i protagonisti dei programmi.
- Il contesto del messaggio televisivo: a volte coincide con la produzione, ma altre può essere
modificato attraverso il taglio e montaggio.
- Interpolazione spazio temporale: nel ricevere i messaggi televisivi, i soggetti si adattano a
coordinate spazio- temporali diverse da quelle che caratterizzano i loro contesti di
ricezione. La quasi interazione stabili dalla televisione crea così quella che potremmo
chiamare un’ esperienza spazio-temporale discontinua. Gli individui che guardano la
televisione devono sospendere in qualche misura le strutture spazio temporali della loro
vita quotidiana, e orientarsi temporaneamente verso uno scherma di coordinate differenti.
La quasi interazione creata dalla televisione comporta diversi insiemi di coordinate spazio
temporali, che i riceventi devono riuscire a collegare. Gli spettatori competenti sono
interpolatori spazio temporali esperti: sanno quali indizi simbolici cercare, e come utilizzarli
per adattarsi alle coordinate spazio-temporali del messaggio e del mondo in esso
rappresentato.
✔ Carattere unidirezionale della televisione.Il flusso dei messaggi è essenzialmente a una direzione,
dai produttori ai destinatari. I messaggi scambiati sono prodotti prevalentemente da un gruppo di
partecipanti, e trasmessi a un insieme illimitato di riceventi, che hanno ben poche opportunità di
contribuire. Gli spettatori possono esprimere la loro approvazione o disapprovazione per certi
programmi telefonando o scrivendo alle compagnie televisive. La sola forma di intervento nella
quasi-interazione consiste nel decidere se darle inizio accendendo la televisione, o spegnendola.
✔ La quasi interazione creata dalla televisione procede senza potersi servire del controllo riflessivo
delle risposte dei destinata, caratteristica delle interazioni faccia a faccia. Nelle relazioni di questo
tipi chi partecipa alla conversazione può sia tener conto dei modi in cui gli altri rispondono a ciò che
egli ha detto, sia modificare le proprie successive azioni e parole alla luce delle risposte ricevute.
Nella televisione il controllo riflessivo delle reazioni altrui non rappresenta un elemento
dell’interazione. Ai produttori questo consente di decidere il corso e i contenuti senza costringerli a
tener conto delle reazioni dei destinatari: garantisce loro molta più libertà di quanta in genere ne
avrebbero nell’interazione faccia a faccia. L’impossibilità di procedere a un controllo riflesso delle
risposte altrui rappresenta per i produttori anche una fonte d’insicurezza e preoccupazione.
✔ il coinvolgimento degli individui nella quasi-interazione creata dalla televisione, e’ definito
partecipazione”. È chiaro che il tipo di partecipazione caratteristico della quasi-interazione è assai
diverso da quello delle relazioni faccia a faccia. Poiché la quasi-interazione creata dalla televisione
manca delle forme di riflessività e reciprocità, una sorta di “quasi-partecipazione”.
✔ La natura della relazione sociale stabilita dalla televisione e’ definita“televisibilità”. combina la
presenza audio-visiva con la lontananza spazio- temporale: i produttori si mostrano ai riceventi
senza rientrare nel contesto di ricezione. Le persone che i riceventi conoscono attraverso la
televisione sono “personaggi” i cui tratti distintivi si definiscono in larga misura all’interno della
ribalta della sfera di produzione. Questi personaggi sono costruiti a distanza, e la loro relazione con
i riceventi è assai diversa dai tipi di rapporto che si instaurano nelle interazioni faccia a faccia. È dai
destinatari che dipende la loro sopravvivenza come attori, perciò essi si rivolgono agli spettatori
anonimi per compiacere, persuadere, divertire, informare.
✔ I riceventi dipendono dai produttori per il contenuto della rappresentazione cui assistono,
✔ a loro volta i produttori dipendono dalla disponibilità dei riceventi ad assumere la posizione di
spettatori e ad accordare il loro consenso. La relazione tra produttori e destinatari è un legame di
mutua dipendenza
AZIONI A DISTANZA
Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ha dato origine a nuovi tipi di “azione a distanza”, azioni che nel
mondo moderno sono diventata sempre più comuni.
Quattro diverse forme di azioni a distanza:
1. Messaggio al ricevente
2. Attività quotidiana mediata
3. Eventi mediali
4. Azione di fantasia.
il messaggio al ricevente,
✔ E’ Il tipo di azione più semplice
può essere diretto situazione in cui i produttori si rivolgono agli spettatori senza distogliere gli occhi dalla
telecamera (es. notiziario).oppure forme eccezionali di messaggi al ricevente ( es. messaggi alla
nazione del presidente, poiche deve rivolge al proprio popolo il discorso deve essere posto su un
piano personale, bisognerà trovare il giusto equilibrio tra sollennità e familiarità
✔ messaggio al ricevente indiretto: si svolge tutte le volte in cui la ribalta della sfera di produzione
viene trasformata in un’interazione faccia a faccia tra produttori che si rivolgono indirettamente a
un insieme di riceventi non presenti. Per cui si sostituisce il dialogo al monologo adottando uno
stile più colloquiale e controllando la risposte degli altri. Ci si rivolge allo stesso tempo sia a
partecipanti presenti che a spettatori assenti. Es. conferenze stampa, interviste, talk show.
- L’intervista televisiva ha un tono confidenziale che manca al messaggio presidenziale. I due interlocutori si
scambiano domande e risposte, e al tempo stesso controllano riflessivamente le reazioni dell’altro, chiariscono i
punti non abbastanza compresi etc. sanno che indirettamente si stanno rivolgendo a un insieme di riceventi non
presenti. Le domande e le risposte devono essere studiate tenendo a mente questo pubblico assente.
L’intervista televisiva è un’interazione faccia a faccia che ha luogo sulla ribalta di una quasi-interazione mediata,
e pertanto una condizione per affrontarla con successo è sapere come combinare gli orientamenti o direzioni
dell’azione indicati ai due tipi d’interazione. ha un grado di familiarità che il presidente può sfruttare a proprio
vantaggio. Gli consente di comparire di fronte a una notevole parte della popolazione e di comunicare in modo
colloquiale. L’intervista in ogni caso comporta dei gravi rischi. Il modo per ridurre tali rischi: il leader può
richiedere di vedere le domande in anticipo per prepararsi accuratamente; scegliere con attenzione il suo
intervistatore etc.
- Talk Show. La ribalta di questo tipo di programma è in genere organizzata in modo diverso. Gli interlocutori
siedono in un ambiente informale. Questo tipi di programma prevedere la partecipazione di un pubblico in
studio, le cui reazioni consentono ai produttori di controllare la ricezione delle proprie azioni e osservazioni. I
membri del pubblico sono parte di un’interazione faccia a faccia gestita dai presentatori e dai loro ospiti; è
possibile che esso venga a volte sollecitato o invitato a partecipare.
✔ Attività quotidiana mediata: fa parte dei comportamenti effettivi della vita di ogni giorni. Tali azioni
o interazioni sono filmate e questa condizione incide sulla natura stessa del comportamento e sugli
sviluppi successivi . se non si sa di essere ripresi non vi e’ condizionamento di comportamento. Ne
è un possibile esempio l’immagine di una strada o di una manifestazione pubblica filmata con
discrezione. Ma è un caso limite
attività quotidiana mediata che incorpora in sé un messaggio indiretto al ricevente: gli individui si attengono
al loro comportamento quotidiano pur sapendo che le loro azioni e parole vengono filmate.
Ovviamente gli individui in queste condizioni cercano di orientare il proprio comportamento verso
le persone che si trovano nelle vicinanze ma nello stesso momento verso i riceventi non presenti.
C’è anche la versione diretta. L’attenzione ai riceventi non presenti è una caratteristica costitutiva della
stessa azione. (es. dirottamento aereo, presa in ostaggio).
Un’altra versione dell’azione quotidiana mediata: quella che potremmo chiamare attività quotidiana
simulata. Tutte le volte in cui gli individui protagonisti fingono di impegnarsi in attività al solo scopo
di essere filmati, per creare un evento che possa essere ripreso dalla televisione. (es. soldati che
sparano a vuoto).
✔ Gli eventi mediali e’ sempre rivolta a riceventi lontani: gli avvenimenti importanti o eccezionali che
dopo una meticolosa organizzazione, vengono trasmessi in diretta interrompendo il corso normale
della vita, che spezzano la consuetudine: es. grandi cerimonie, matrimoni reali, eventi sportivi etc
I protagonisti sanno bene che le loro azioni fanno parte di eventi importanti.
✔ Infine c’è l’azione di fantasia creata dall’immaginazione. E’ costituita da storie preparate, messe in
scena da individui consapevoli di essere attori. Gli attori recitano una parte, e si esprimono con le
parole del personaggio. L’azione di fantasia della televisione si distingue da quella del teatro perché
è un’azione per altri lontani, e pertanto priva delle reazioni dei destinatari che il pubblico seduto in
platea assicura agli attori di teatro in scena.
RISPOSTE
“azione di risposta”: sono azioni che gli individui possono intraprendere anche in contesti molto distanti
dai luoghi di produzione. Le persone sono in grado non solo di venire a conoscenza di azioni ed eventi
lontani, ma anche di reagire a tali eventi e notizie.
La ricezione dei prodotti mediali ha luogo in particolari contesti spazio-temporali. Cioè che caratterizza tale
attività è che:
a. Il suo contesto spazio-temporale non coincide con quello di produzione e
b. Sono molti, in realtà, i contesti di ricezione ed essi non coincidono l’uno con l’altro.
✔ Non sono dirette . puo’ accadere che in alcune interazioni di persone riunite nello stesso posto
davanti alla tv, un soggetto per offrire un proprio contributo, parlano e queste risposte
costituiscono quelle che vengono chiamate “elaborazione discorsiva”
✔ Destinatari indiretti coloro che non hanno partecipato alla quasi-interazione mediata, ma che ne
vengono a conoscenza attraverso l’interazione faccia a faccia con riceventi diretti.
✔ I messaggi trasmessi da certi mezzi di comunicazione sono spesso ripresi da altri, incorporati in
messaggi nuovi, un processo che possiamo chiamare “mediatizzazione estesa”.È possibile che un
quotidiano del mattino riporti quanto un ministro ha dichiarato il giorno precedente in un’intervista
televisiva.
✔ Utilizza il termine “appropriazione” per indicare tutte le possibili fasi del processo di ricezione.
“Appropriarsi significa “far proprio” qualcosa di estraneo o sconosciuto. Nel proprio bagaglio di
conoscenze, competenze acquisite.
✔ Gli attributi sociali incidono sul modo di appropriarsi dei messaggi da parte di un individuo, nel
modo di interpretare, li apprezzare, e discutere e di integrare questi messaggi nella propria vita.
✔ azioni di risposta concertate tutte le volte in cui gli individui reagiscono ad azioni, parole o eventi
mediati in modo simile.
- Si definisce “concertata ma non coordinata”, perché non c’è una forma di coordinamento.
- azioni concertate indotte sono quelle che diendono da particolari meccanismi simbolici
concepiti proprio per coordinare le reazioni.
✔ I produttori dei messaggi dei media non sono in condizione di controllare direttamente le risposte,
ma possono utilizzare una serie di meccanismi simbolici, chiamati “meccanismi per la coordinazione
intenzionale delle risposte dei riceventi”. Un esempio sono le risate pre-registrate delle comedy
televisive: il loro obiettivo è sollecitare la stessa risposta nei riceventi assenti.L’uso di questo tipo di
meccanismi non genere sempre azioni di risposta coordinate. Il messaggio può guidare l’azione di
risposta, ma non la controlla né determina, e ciò proprio perché l’azione concertata dei riceventi
non è parte di n’interazione alla pari con i produttori.
✔ Una terza forma di azione di risposta concertata: la coordinazione e organizzazione delle azioni di
risposta è realizzata all’interno dei contesti di ricezione: ci troviamo di fronte a forme di azione
collettiva stimolate e alimentate dalle immagini, azioni, parole trasmette dai media.
Tali forme di azione collettiva traggono forza da diverti tipi di fonte, i media non sono che una delle tante.
Un esempio può essere la copertura mediale della guerra nel Vietnam che ha portato i gruppi
pacifisti a manifestare.
Le immagini e le informazioni trasmesse sono capaci di sollecitare forme di risposta, critica e dissenso che
minacciano di compromettere gli sforzi miliari.
I media possono stimolare o dare forza a forme di azione collettiva che il potere consolidato non sempre
riesce a controllare.
Il fenomeno dell’azione di risposta concertata dimostra che i media non si limitano a raccontare un mondo
sociale che per il resto rimane uguale a come sarebbe stato se non esistessero. Al contrario i media
concorrono a costruirlo, e fornendo immagini e informazioni a individui situati in luoghi lontani essi
contribuiscono a plasmare il corso degli eventi.
QUARTO CAPITOLO
La visibilità
Prima dello sviluppo dei media i personaggi importanti e i leader politici erano invisibili alla maggioranza
delle persone poste sotto il loro governo. Oggi non è più possibile trascurare l’immagine di sé che si offre
agli altri, i leader politi di oggi devono essere proti ad adeguare le loro attività a un tipo di visibilità del tutto
nuova.
Pubblico e privato
✔ Nel tardo medioevo e nella prima modernità, I termini “pubblico” e “privato” mutarono di
significato, ridefinite dai cambiamenti che stavano modificando gli ambiti oggettivi ai quali si
riferivano.
Vi sono due interpretazioni principali.
La prima fa la distinzione tra la sfera del potere pubblico istituzionalizzato e gli ambiti dell’attività
economica da quella delle relazioni personali sui quali il potere politico non esercita un controllo diretto.
Con “pubblico” si indica l’insieme delle attività legate allo stato o l’autorità di cui esso godeva, e per
“privato” le attività o le sfere di vista che ne erano escluse o indipendenti. comprende sia la società civile
definita da Hegel (sfera, regolata dal diritto civile e separata formalmente dallo stato, dei privati cittadini,
delle imprese e delle relazioni economiche) sia la sfera delle relazioni personali imperniate principalmente
sulla famiglia.
Questa distinzione generale tra pubblico e privato non è mai stata rigida o netta. Le attività delle istituzioni
pubbliche sono state influenzate e per certi versi vincolate dallo sviluppo dell’economica, essa ha inciso in
particolare, sulla loro capacità di imporre tasse e aumentare le entrate, e anche i privati cittadini hanno
cercato di influenzare la politica dei governi. In effetti, cosa sia pubblico e cosa privato è diventato uno dei
punti chiave del dibattito politico.
Altra distinzione l’ambito del privato comprende le imprese economiche private che operano in
un’economica di mercato e sono orientate al profitto; e un insieme di relazioni personali e familiari.
L’ambito pubblico, invece, una serie di istituzioni statali e parastatali, dai corpi legislativi alla polizia,
all’esercito etc.
Negli ultimi anni si sono venuti a creare diverse organizzazioni intermedie: istituti di beneficenza senza
scopo di lucro, partiti politici, imprese economiche gestite da cooperative. Sono istituzioni private non
statali, ma si distinguono anche dalle imprese private a scopo di lucro.
La seconda accezione della dicotomia pubblico-privato: “pubblico” significa “aperto” o “accessibile a tutti”.
Ciò che è pubblico in questo senso è ciò che è visibile o osservabile, ciò che si esegue alla presenza di
spettatori.
La dicotomia ora rimanda all’opposizione tra pubblicità e riserbo, apertura e segretezza, visibilità e
invisibilità. Viceversa un atto privato è invisibile.
Pubblicità
La notorietà
● pubblicità tradizionale della compresenza Prima dello sviluppo dei media, gli individui e geventi li
condividono lo stesso luogo con una pluralità di individui fisicamente presenti. E caraterizzata dall'
interazione faccia a faccia.
● pubblicità mediata Con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione nascono nuove forme in cui la
notorietà degli individui, azione ed eventi non condividono lo stesso luogo. È possibile rendere
pubblica un’azione semplicementeregistrando e trasmettendola ad altri. hanno cominciato a
integrare e gradualmente estendere, trasformare e sostituire la forma tradizionale.
Es L’invenzione della stampa: è indipendente dalla condivisione di uno stesso luogo
● È stata utilizzata sia dai rappresentati dello stato. Per rendere noti i proclami ufficiali sia dai gruppi
di opposizione: per dare voce a chi non la aveva.
○ Tali individui costituivano una collettività non collocata in uno spazio e un tempo precisi, il
pubblico dei lettori. Era piuttosto un pubblico senza luogo, ma accedevano alls parola
stampata
○ Alcuni membri del pubblico dei lettori interagivano davvero l’uno con l’altro in luoghi
condivisi: i caffè tanto amati da Habermas.
● La notorietà affidata alla parola stampata si estendeva ben aldilà dei luoghi in cui le opere letterarie
o i periodici politici venivano discussi da alcuni dei loro destinatari, e il pubblico dei lettori non
coincideva con il gruppo relativamente elitario degli individui che si incontravano in tali luoghi.
● La pubblicità creata dalla stampa è indipendente anche dal tipo di scambio dialogico, e si lega
all’accesso ai mezzi di produzione e trasmissione della parola stampata.
La relazione tra i produttori e i loro destinatari si configura come quasi-interazione mediata, e il tipo di
pubblicità creato dalla parola stampata è definito da tale reazione.
La pubblicità tradizione della compresenza e la pubblicità mediata prodotta dalla stampa nell’Europa della
prima modernità, esse si sono sovrapposte l’una all’altra in modi complessi.
Gli individui che agivano in contesti di compresenza cominciarono ad orientare il proprio comportamento
anche in direzione del pubblico dei lettori.
La televisione:
la televisione separa la pubblicità della condivisione di un luogo comune e dalla comunicazione dialogica
caratteristica dell’interazione faccia a faccia. Grazie all’abbondanza degli indizi simbolici di tipo visivo che la
caratterizza, crea tra pubblicità e visibilità una relazione nuova e particolare.
La televisione consente sia di vedere persone, azioni ed eventi, sia di ascoltarne le parole o i suoni. La
notorietà di persone, azioni e eventi torna a legarsi alla possibilità che essi siano visti da altri.
Ripristina il legame tra notorietà e visibilità, la nuova forma di pubblicità si avvicina alla pubblicità
tradizionale della compresenza. Ma vi sono anche importanti differenze. In primo luogo, le azioni e gli
eventi ripresi dalla televisione possono essere visti da un insieme di individui molto più ampio.

Ma la forma di pubblicità creta dalla televisione si allontana da quella tradizionale della compresenza anche
per un secondo aspetto: la televisione crea un campo visivo diverso da quello di cui godono gli individui nei
loro incontri quotidiani con altri. Ci consente di assistere a fenomeni che accadono in luoghi molto lontani
dai contesti della nostra vita quotidiana, il campo visivo della televisione è innanzitutto di dimensioni molto
maggiori.
Una terza differenza riguarda quella che potremmo chiamare la “direzione” della vista. In linea di principio,
nei contesti faccia a faccia si è visibili l’uno all’altro. Anche nelle assemblee di grandi dimensioni, oratore e
ascoltatori si possono vedere. Viceversa, nel caso della televisione, la direzione dello sguardo è
essenzialmente a senso unico. Gli individui che appaiono sugli schermi possono essere visti dagli spettatori,
ma non li possono a loro volta vedere.
Dal punto di vista della visibilità e invisibilità il tipo di pubblicità creato dalla televisione è caratterizzato da
una differenza tra produttori e riceventi radicale.
Tesi di Habermas sulla nascita e la trasformazione della sfera pubblica borghese:
Habermas attribuisce alla stampa un ruolo particolarmente importante. La parola stampata, in primo luogo
i settimanali di argomento morale e i periodici politi dell’inizio del diciottesimo secolo, avrebbero giocato un
ruolo decisivo stimolando la discussione tra privati cittadini. Ma egli non si è occupato della stampa in
quanto tale. Il suo modo di concepire la stampa è ritagliato su un modello comunicativo basato sulla parola:
la stampa periodica è una componente di una conversazione iniziata e continuata nei luoghi della società
borghese.
Nonostante assegni alla stampa un ruolo cruciale nella formazione della sfera pubblica borghese, Habermas
concepisce quest’ultima non alla luce delle caratteristiche della stampa, bensì in relazione alle
conversazioni faccia a faccia da essa stimolate.
Habermas ha teso a interpretare l’impatto dei mezzi di comunicazione più recenti, radio e televisione, in
modo molto negativo. Lo ha fatto non solo perché le istituzioni mediali si sono trasformate in misura
sempre maggiore in fonti di guadagno e asservite a interessi particolari; Habermas ha proposto quella
interpretazione perché i nuovi mezzi di comunicazione, trasformando la ricezione dei prodotto mediali in
una forma di appropriazione privata, hanno creato una situazione comunicativa che è tutt’altra cosa dallo
scambio dialogico che aveva luogo tra chi si riuniva nei circoli e nei caffè dell’Europa della prima modernità.
Aderendo alla concezione tradizionale di pubblicità come compresenza, Habermas si è privato dei necessari
strumenti di comprensione: ha guardato alle nuove forme di pubblicità create dai media attraverso le lenti
del modello tradizionale, laddove è proprio tale modello che è stato sostituito. Con lo sviluppo dei nuovi
mezzi di comunicazione la notorietà e la pubblicità si è separata dall’idea di conversazione dialogica in un
luogo condiviso.

3. Il controllo della visibilità

Le trasformazioni della natura della pubblicità hanno profondamente modificato le condizioni sotto le quali
il potere politico viene esercitato. I modi in cui coloro che esercitano il potere cercando di gestire la loro
visibilità. Governanti e leader politici devono costruirsi un’immagine di sé e di controllare la loro auto-
rappresentazione.
Prima della nascita della stampa e di altri tipi di media, i governanti erano costretti a controllare la loro
visibilità solo in occasione degli incontri con i circoli relativamente chiusi dell’assemblea.
Con lo sviluppo di nuovi mezzi di comunicazione le cose sono cambiate: i detentori del potere politico si
sono dovuti occupare anche della loro auto-rappresentazione di fronte a un pubblico non fisicamente
presente, e in misura sempre maggiore. Essi sfruttarono i nuovi mezzi di comunicazione non solo per
divulgare i loro decreti, ma anche come strumento per costruire un’immagine di sé che potesse essere
trasmessa anche ad altri lontani.
La stampa della prima modernità veniva già usta dai sovrani come metodo per auto rappresentarsi, ma
anche altri riuscivano a sfruttare. Essi costruirono immagini e racconti che contrastavano con la
presentazione di sé che i re cercavano di trasmettere. Uscirono opuscoli che dipingevano i sovrani come
vanagloriosi, arroganti, privi di scrupoli e ingiusti.
Nel corso del diciannovesimo e ventesimo secolo i compito di controllare la visibilità dei leader politici
attraverso i media ha assunto un importanza ancora maggiore.
Tre differenze sono rilevanti:
- A partire dal diciannovesimo secolo, la dimensione del pubblico capace di ricevere messaggi
mediati è cresciuta, e ciò significa che chi oggi si occupa della gestione della visibilità è costretto a tener
conto di un insieme di destinatari estremamente più ampio.
- L’avvento della televisione ha restituito importanza alla visibilità nel senso stretto del termine (visti
con gli occhi), anche se a una visibilità che è indipendente dalla condivisione di uno stesso luogo. È per
questo che l’aspetto esteriore dei leader politici è un elemento importante della loro auto
rappresentazione di fronte al pubblico.
- la terza differenza ha a che vedere con lo sviluppo dei regimi politici. La stampa ha giocato un ruolo
cruciale nei sistemi democratici, fin dal loro primo sviluppo, un ruolo che alla fine del ventesimo secolo, è
stato assunto in misura sempre maggiore dalla televisione. Oggi, presentarsi in modo efficace di fronte ad
altri lontani in cui sostegno è a intervalli regolari di vitale importanza, non rappresenta più, per i politici una
possibile opzione, piuttosto un imperativo.
I leader delle società liberal-democratiche non hanno scelta: devono sottomettersi alla legge della visibilità.
Le strategie utilizzate da leader, partiti e governi variano ampiamente. Nixon è stato il primo candidato alla
presidenza degli Stati Uniti a compiere un tentativo sistematico di sfruttare a proprio vantaggio la
televisione.
Nixon comprese di non avere altra alterativa se non quella di plasmare una nuova immagine di sé e
presentala all’elettorato attraverso la televisione. Partecipò alla campagna elettorale aiutato da una
squadra di consulenti esperti in tecniche pubblicitarie e ben addestrati all’uso politico della televisione.
Proprio questo uso che i politici fanno della televisione richiama una certa forma di complicità dei media,
una complicità che rende i media non coscienti di far parte essi stessi della campagna elettorale a favore di
un candidato piuttosto che un altro.

4. I limiti del controllo: gaffe, scandali e altre fonti di guai.

La visibilità mediata è un’arma a doppio taglio. Se è vero che i mezzi di comunicazione moderni hanno
creato nuove opportunità per la determinazione della propria visibilità, consentendo ai leader politici di
mostrarsi in modi e su una scala senza precedenti, è anche vero che da tali opportunità sono nati rischi
imprevisti.
La visibilità creata dai media può creare una tipo di fragilità. I leader politici non sono in grado di controllare
completamente la loro visibilità.
Un gesto imprudente o un’osservazione inopportuna può generare conseguenze disastrose, se ripreso e
trasmesso a milioni di spettatori, sono costretti a stare in guarda costantemente, a riflettere su ciò che
fanno o dicono in ogni istante.
Ci sono quattro tipi di casi.
- La gaffe e l’eccesso
- La partecipazione ad un programma televisivo di effetto negativo
- La fuga di notizie
- Lo scandalo.
La gaffe e gli eccessi rientrano tra le fonti di guai più comuni. Sono il risultato dell’incapacità dell’individui di
controllare pienamente il proprio comportamento, e dimostrano perciò che egli non domina la situazione.
Le gaffe sono manifestazioni pubbliche di incompetenza e mancanza di controllo di fronte ad un pubblico.
Tali manifestazioni possono sia incidere sulle azioni di altri lontani, sia compromettere la carriera degli
individui così sfortunati da essere colti in flagrante.
Diversamente dalle gaffe, gli eccessi non sono molto comuni. I leader politici commettono gaffe quando
non dominano pienamente la situazione o le questioni che devono essere affrontate; si lasciando andare ad
eccessi invece le volte in cui non hanno il controllo di se stessi.
Le gaffe e gli eccessi non hanno sempre esiti rovinosi. Molti politici riescono a limitare i danni, e alcuni, per
garantirsi tale risultato, si circondano di squadre di collaboratori. Per altri è spesso molto difficile
sbarazzarsi dell’effetto negativo prodotto da gaffe di dominio pubblico
Le ragioni per cui la partecipazione di un politico a una trasmissione televisiva può andare a suo svantaggio
non è questione di auto-controllo. Il problema deriva da un giudizio errato riguardo ai modi in cui le
persone che la seguiranno interpreteranno la trasmissione. È possibile che un messaggio inteso a suscitare
una certa reazione, ne produca un’altra di segno opposto, ritorcendosi sul produttore. Poiché i riceventi
non sono fisicamente presenti nel luogo di produzione, il politico protagonista della trasmissione non è in
grado di controllare le loro risposte, né quindi di modificare il proprio comportamento di conseguenza.
Due tipi di casi differenti sono la fuga di notizie e lo scandalo.
Possiamo interpretare entrambi come un insuccesso nel tentativo di controllare il rapporto tra
comportamenti da ribalta e comportamenti da retroscena. Le informazioni o le azioni che si vorrebbero
tenere per sé vengono improvvisamente immesse nel’ambito pubblico e rese visibili ad un gran numero di
riceventi. In genere si tratta di un’informazione che può compromettere l’immagine pubblica che l’individui
desidera mostrare.
Le fughe di notizie e gli scandali sono accompagnati da misure difensive intese a limitare i possibili danni
che le rivelazioni incontrollate di informazioni riservate o comportamenti privati minacciano di causare.
Il fenomeno della fuga di notizie ha un impatti minore rispetto allo scandalo.
Talvolta le fughe di notizie conducono all’esplosione di scandali, ma non ne sono le sole cause possibili.
Gli scandali che oggi catturano l’attenzione possono essere interpretati in parte come l’esito di uno
slittamento dei confini tra pubblico e privato.
In genere, gli scandali presuppongono un insieme di norme o aspettative: le norme e aspettative che le
attività in questione disattendono o trasgrediscono, e rispetto alle quali vengono pubblicamente
condannate.
Non appena lo scandalo è scoppiano, il principale obiettivo è cercare di circoscrivere il focolaio dei guai, di
ridurre al minimo le implicazioni potenzialmente pericolose. Queste strategie di limitazione dei danni
rappresentano una componente costitutiva del controllo della visibilità: sono le naturali reazioni a uno
scacco subito.
La gaffe e l’eccesso, l’intervento ad un programma televisivo che fallisce il suo scopo, la fuga di notizie e lo
scandalo: tali situazioni dimostrano che, a prescindere dalle energie investite, gli individui non sono in
grado di controllare completamente la loro visibilità attraverso i media, e che dunque nulla li protegge dai
nuovi rischi prodotti dalla natura a doppio taglio della visibilità mediata.

TELEGRAFO
Primo mezzo di comunicazione a sfruttare vantaggi dell’elettricità.
telegrafi elettromagnetici sono stati progettati e realizzati negli anni trenta dell’ottocento, i primi coprivano
territori limitati
telegrafi sottomarini affidabili intorno alla metà del diciannovesimo secolo.
Industria con sviluppo rapito Prodotti di compagnie privata anche se con finanziamenti governativi ( londra)
Imprese commerciali- interessi politici e militari
Sviluppo di reti telegrafiche sottomarine

PRIME AGENZIE D’INFORMAZIONE INTERNAZIONALI.


contribuirono alla diffusione della globalizzazione Per tre ragioni
● raccolta sistematica di notizie ed informazioni, e alla loro diffusione su ampi territori.
● le principali agenzie decisero di suddividere il pianeta in sfere d’attività esclusiva
● Lavorarono in stretta collaborazione con la stampa, fornendo ai giornali servizi, pezzi e
informazioni che, da poter diffondere a un pubblico ampio.
● Molti giornali ed emittenti radiotelevisive di tutto il mondo dipendono da queste agenzie sia per
le notizie internazionali, che per quelle relative alla loro regione geopolitica.
CAPITOLO CINQUE
La globalizzazione della comunicazione
L’ origine della globalizzazione delle comunicazioni puo’ risalire a metà dell’ottocento, ma tale processo si
afferma decisamente nel ventesimo secolo. nel corso del novecento la globalizzazione dell’ informazione e
delle comunicazioni diventa una caratteristica determinate della vita sociale.un esempio e’ Il rapido
sviluppo in tutto il mondo dei sistemi radiotelevisivi. Il processo di globalizzazione rappresenta una
caratteristica distintiva del mondo moderno, intensificandosi notevolmente nel corso degli ultimi decenni.
con il termine “globalizzazione”. Nel suo significato più generale, indica la crescente interconnessione di
regioni diverse del mondo, un processo che genera forme complesse di interazione e interdipendenza. E
che ha trasformato (e sta ancora trasformando) il mondo moderno. Tali processi sono oggi comunemente
indicati, implica qualcosa di più dell’espansione delle attività al di là dei confini di particolari stati- nazione.
C’è globalizzazione solo se tali attività:
a. hanno luogo all’interno di un’arena planetaria o quasi tale;
b. sono organizzate, pianificate o coordinate su scala globale;
c. comportano un qualche grado di reciprocità e interdipendenza, nel senso che attività locali di
diverse zone del mondo determinano l’una la forma delle altre.
tutte le forme di potere: economico, politico, coercitivo e simbolico. Hanno contribuito all0 sviluppo di tale
processo in particolare L’organizzazione delle attività produttive e le concentrazioni del potere economico
hanno giocato un ruolo cruciale
1. L’emergere di reti di comunicazioni globali

Il diciannovesimo secolo allo sviluppo della tecnologia e’ stato possibile organizzare definire reti
comunicazione organizzate sistematicamente su scala globale. Hanno giocato un ruolo di rilievo anche
fattori di tipo economico, politico e militare.
Prime fasi della globalizzazione delle comunicazioni.

1. Lo sviluppo di reti telegrafiche sottomarine per opera di potenze imperiali europee:


il telegrafo è stato il primo mezzo di comunicazione a sfruttare con successo i vantaggi dell’elettricità. I
telegrafi elettromagnetici sono stati progettati e realizzati negli anni trenta dell’ottocento.
I primi sistemi telegrafici coprivano territori geograficamente limitati. Si misero a punto telegrafi
sottomarini affidabili solo intorno alla metà del diciannovesimo secolo.
L’industria dei cavi sottomarini si sviluppò velocemente. La maggioranza dei cavi era prodotta, posata e
gestita da compagnie private, sostenute spesso da consistenti aiuti finanziari dei governi. Londra era il
cuore di questa rete di comunicazione in espansione.
Le prime reti di cavi sottomarini erano utilizzate da imprese commerciali, sebbene abbiano giocato un ruolo
importante nel loro sviluppo anche gli interessi delle autorità politiche e militari.
Le reti di cavi sottomarini installate nel corso della seconda metà del diciannovesimo secolo sono state il
primo sistema di comunicazione globale capace di trasmettere messaggi senza comportare la perdita di
tempo legata al trasporto.
2. Ben presto si formarono prime agenzie d’informazione internazionali. Che contribuirono alla
diffusione della globalizzazione Per tre ragioni
 Si impegnarono nella raccolta sistematica di notizie ed informazioni, e alla loro diffusione su ampi
territori.
 Dopo un periodo iniziale di accanita competizione, le principali agenzie decisero di suddividere il
pianeta in sfere d’attività esclusiva, creando così un sistema di comunicazione globale.
 Lavorarono in stretta collaborazione con la stampa, fornendo ai giornali servizi, pezzi e informazioni
che, da poter diffondere a un pubblico ampio Questi e altri conglomerati della comunicazioni operano su un
mercato le cui dimensioni sono mondiali, e organizzano le proprie attività sulla base di strategie il cui
disegno è di fatto globale.
Lo sviluppo dei conglomerati della comunicazione ha indotto alla formazione di grandi concentrazioni di
potere economico e simbolico, concentrazioni attribuite in modo squilibrato, e controllate da soggetti
privati in grado di mobilitare quantità ingenti di risorse e di perseguire i loro obiettivi aziendali nell’arena
globale.
Molti giornali ed emittenti radiotelevisive di tutto il mondo dipendono da queste agenzie d’informazione
che quindi esercitano cosi il loro domino sulla stampa e non solo per le notizie internazionali, ma anche
quelle relative alla loro regione geopolitica. Questo dominio di stampa spinge Alcuni settori della pubblica
opinione a chiedere una riorganizzazione del sistema globale delle informazioni. Tra gli anni settanta e i
primi ottanta, una serie di conferenze e commissioni sponsorizzate dall’Unesco ha aperto il dibattito sul
nuovo ordine mondiale dell’informazione e della comunicazione per sensibilizzare la consapevolezza dei
problemi legati al ldominio delle principali agenzie d’informazione.
3. Una terza fase di globalizzazione ha avuto inizio alla fine del diciannovesimo secolo: invenzione di
mezzi di trasmissione dell’informazione basati sullo sfruttamento delle onde elettromagnetiche che
aumenta la capacità di trasmettere le informazioni attraverso grandi distanze, quantità sempre maggiori di
informazioni. Fu necessario introdurre normative internazionali per controllare l’uso delle frequenze
elettromagnetiche. L’organizzazione chiave è stata, in questo caso è stata l’International
Telecommunications Union (Itu). Istituita nel 1865 per decisione di una convenzione sottoscritta da venti
paesi europei, l’Unione aveva il compito di stabilire standard internazionali e risolvere i problemi di natura
tecnica. L’impatto sociale delle nuove tecnologie, e in particolare di quelle connesse alla comunicazione via
satellite: comporta Tre novità particolarmente importanti.
 In primo luogo, la produzione di reti via cavo più versatili e sofisticate, capaci di trasmettere una
grande quantità di informazioni
 Secondo sviluppo è la crescente utilizzazione di satelliti per la comunicazione a grandi distanze
 Terza novità è rappresentata dal crescente sfruttamento dei metodi digitali per elaborare,
immagazzinare e reperire le informazioni. La digitalizzazione dell’informazione, insieme allo sviluppo delle
relative tecnologie elettroniche ha notevolmente aumentato la capacità di immagazzinare e trasmettere
informazioni, e creato le basi per una convergenza delle tecnologie dell’informazione e di quelle della
comunicazione.
Ma La globalizzazione delle comunicazioni appare un processo squilibrato: avvantaggiato alcuni più di altri,
e attrae determiate parti del mondo nelle reti di comunicazioni globali più velocemente di altre.Il flusso
asimmetrico dei prodotti della comunicazione e dell’informazione all’interno del sistema globale: una
conseguenza della globalizzazione delle comunicazioni è che i prodotti dei media circolano in un’arena
internazionale. Le merci prodotte da un paese vengono distribuite su un mercato globale. Gli studi compiuti
nei primi anni settanta da Nordenstreng e Varis hanno dimostrato che il flusso internazionale dei
programmi televisivi d’intrattenimento era in buona parte unidirezionale, dai principali paesi esportatori al
resto del mondo. Poiché vendevano ad altri molto più di quanto importassero, gli Stati Uniti erano e
restano il primo esportatore. La natura strutturalmente squilibrata del flusso internazionale dei beni
simbolici è risultato di diversi fattori sia storici che economici. Nel campo dello spettacolo, il potere
economico di Hollywood sul flusso internazionale dei film e dei programmi televisivi è ancora incontrastato.
Le variazioni e le disuguaglianze nell’eccesso alle reti di comunicazione: i modelli di accesso alle reti globali
e di tipo di comprensione dei messaggi trasmessi. Molta della ricerca si è concentrata sull’analisi dei
contenuti dei palinsesti televisivi di diversi paesi.. E differenze anche nei modelli di comprensione
Il processo di appropriazione affrontando due temi:
• Data la natura ermeneutica dell’appropriazione, il significato che gli individui assegnano ai messaggi
dei media e gli usi che ne fanno dei materiali simbolici mediati devono dipendere dai contesti della
ricezione e dalle risorse che essi impiegano nel processo di interpretazione.
Quanto più i materiali simbolici circolano su scala globale, tanto più il processo di ricezione appare legarsi ai
contesti locali: è qui che i prodotti globalizzati dei media vengono interpretati dagli individui e incorporati
nella loro vita quotidiana.
• Come dobbiamo concepire l’impatto sociale dell’appropriazione localizzata di prodotti mediali
globalizzati? L’appropriazione di materiali simbolici globalizzati implica quella che definisce l’accentuazione
della presa di distanza simbolica dai contesti spazio-temporali della vita quotidiana. L’appropriazione dei
materiali simbolici consente agli individui di prendere le distanze dalle circostanze in cui vivono. Riescono a
formarsi qualche idea di modi e condizioni di vita diverse dai loro, e di immaginare posti lontani.
CAPITOLO SESTO
Nuovi approdi alla tradizione
Una delle eredità più persistenti del pensiero sociale classico è l'idea che la tradizione sia un retaggio del
passato e le "società moderne" si contrappongono alle "società tradizionali" che le hanno precedute in tutti
i loro aspetti.
Componente costitutiva delle teorie della modernizzazione elaborate tra gli anni cinquanta e sessanta del
ventesimo secolo, questo pensiero è stato ripreso dalle nuove teorie che vedono la società moderna come
un processo che porta alla liberazione dalle tradizioni.
Se prestiamo attenzione all'impatto trasformatore dei medis, giungiamo ad una conclusione diversa
Non solo le tradizioni trasmesse oralmente hanno continuato a giocare un ruolo importante nella vita di
molti individui, ma via via che i loro contenuti simbolici sono passati ai nuovi mezzi di comunicazione, sono
mutate esse stesse acquistando nuova forza.
La mediatizzazione delle tradizioni ha consentito che si rinnovassero, immettendosi in nuovi contesti, e
oltrepassano le interazioni faccia a faccia.
1. La natura della tradizione Che cos'è la tradizione?
La teoria sociale classica rappresentava da diversi punti di vista un prodotto del pensiero illuminista, e una
delle premesse dell'illuminismo era il rifiuto della tradizione, considerata da molti pensatori fonte di
mistificazioni, nemica della ragione e ostacolo al progresso.
Molti pensatori sociali classici sostenevano che lo sviluppo delle società moderne aveva messo in moto una
dinamica il cui effetto sulle tradizioni sarebbe stato distruttivo.
La convergenza di questi due insiemi di considerazioni è evidente negli scritti di Marx. Profondamente
influenzato dall'avversione dell'illuminismo per le tradizioni Marx sosteneva che essa non era che fonte di
mistificazioni. In secondo luogo scorgeva nel modo di produzione capitalistico una dinamica capace di
squarciare il tessuto tradizionale della vita sociale.
Possiamo trovare argomenti abbastanza simili negli scritti di altri pensatori sociali classici. Weber riteneva
che lo sviluppo industriale sarebbe stato accompagnato dall'abbandono delle concezioni del mondo
tradizionali.
Le idee di Marx e Weber hanno esercitato una forte influenza sulle successive riflessioni a proposito del
destino della tradizione. Le teorie della modernizzazione degli anni cinquanta e sessanta hanno accolto la
tesi dell'opposizione tra società tradizionale e società moderna come ovvia e assunto che, date le giuste
condizioni, il passaggio dalle prime alle seconde sarebbe stato un processo di cambiamento sociale a una
direzione.
Beck e Giddens hanno proposto una concezione più complessa. La tesi che sostengono è che, nelle prime
fasi della modernizzazione, molte istituzioni sarebbero dipese dalle tradizioni delle società premoderne per
aspetti molto importanti.
Il processo di modernizzazione entrerebbe successivamente in una fase più avanzata che Beck chiama
"modernizzazione riflessiva" e Giddens "tarda modernità".
Una fase in cui le vecchie tradizioni verrebbero progressivamente distrutte: le società moderne si liberano
delle tradizioni.
Le pratiche tradizionali poiché sono esposte sempre più spesso all'impatto corrosivo dell'esame e della
discussione pubblica, appaiono meno scontate e salde.
Lo sviluppo delle società moderne è stato davvero accompagnato dal declino del ruolo della tradizione nella
vita sociale?
Una risposta affermativa a questa domanda si imbatte in due principali problemi. Innanzitutto, impedisce di
comprendere perché certe tradizioni continuano a giocare un ruolo importante anche alla fine del
ventesimo secolo. Coloro che aderiscono al declino della tradizione interpretano la sopravvivenza delle
tradizioni come una regressione o reazione. La tenuta delle tradizioni appare come un ritorno al passato.
Il secondo problema è che non presta che poca attenzione al ruolo dei mezzi di comunicazione. Si assume
che la dinamica delle società moderne abbia avuto un impatto diretto e distruttore sulle forme di vita
tradizionali. Ma quale ruolo hanno giocato i media in tale trasformazione?
Prima di tutto: cos'è la tradizione?
"Tradizione" indica traditum ossia ogni cosa che sia trasmessa o tramandata dal passato. Quattro aspetti
della tradizione.
1. Aspetto ermeneutico: un modo per intendere la tradizione è considerarla come un insieme di
assunzioni di fondo che gli individui accolgono come scontate e che sono trasmesse loro di generazione in
generazione. La tradizione ha è struttura per comprendere il mondo. Ogni interpretazione è basata su
presupposizioni, su un qualche insieme di assunzioni date per scontate che rappresentano una parte della
tradizione cui si appartiene.
2. Aspetto normativo: si definisce aspetto normativo quell’insieme di assunzioni, forme di credenze e
modelli di azione tramandato dal passato che funziona da guida normativa per le azioni e le credenze del
presente
1. La natura della tradizione Che cos'è la tradizione?
La teoria sociale classica rappresentava da diversi punti di vista un prodotto del pensiero illuminista, e una
delle premesse dell'illuminismo era il rifiuto della tradizione, considerata da molti pensatori fonte di
mistificazioni, nemica della ragione e ostacolo al progresso.
Molti pensatori sociali classici sostenevano che lo sviluppo delle società moderne aveva messo in moto una
dinamica il cui effetto sulle tradizioni sarebbe stato distruttivo.
La convergenza di questi due insiemi di considerazioni è evidente negli scritti di Marx. Profondamente
influenzato dall'avversione dell'illuminismo per le tradizioni Marx sosteneva che essa non era che fonte di
mistificazioni. In secondo luogo scorgeva nel modo di produzione capitalistico una dinamica capace di
squarciare il tessuto tradizionale della vita sociale.
Possiamo trovare argomenti abbastanza simili negli scritti di altri pensatori sociali classici. Weber riteneva
che lo sviluppo industriale sarebbe stato accompagnato dall'abbandono delle concezioni del mondo
tradizionali.
Le idee di Marx e Weber hanno esercitato una forte influenza sulle successive riflessioni a proposito del
destino della tradizione. Le teorie della modernizzazione degli anni cinquanta e sessanta hanno accolto la
tesi dell'opposizione tra società tradizionale e società moderna come ovvia e assunto che, date le giuste
condizioni, il passaggio dalle prime alle seconde sarebbe stato un processo di cambiamento sociale a una
direzione.
Beck e Giddens hanno proposto una concezione più complessa. La tesi che sostengono è che, nelle prime
fasi della modernizzazione, molte istituzioni sarebbero dipese dalle tradizioni delle società premoderne per
aspetti molto importanti.
Il processo di modernizzazione entrerebbe successivamente in una fase più avanzata che Beck chiama
"modernizzazione riflessiva" e Giddens "tarda modernità".
Una fase in cui le vecchie tradizioni verrebbero progressivamente distrutte: le società moderne si liberano
delle tradizioni.
Le pratiche tradizionali poiché sono esposte sempre più spesso all'impatto corrosivo dell'esame e della
discussione pubblica, appaiono meno scontate e salde.
Lo sviluppo delle società moderne è stato davvero accompagnato dal declino del ruolo della tradizione nella
vita sociale?
Una risposta affermativa a questa domanda si imbatte in due principali problemi. Innanzitutto, impedisce di
comprendere perché certe tradizioni continuano a giocare un ruolo importante anche alla fine del
ventesimo secolo. Coloro che aderiscono al declino della tradizione interpretano la sopravvivenza delle
tradizioni come una regressione o reazione. La tenuta delle tradizioni appare come un ritorno al passato.
Il secondo problema è che non presta che poca attenzione al ruolo dei mezzi di comunicazione. Si assume
che la dinamica delle società moderne abbia avuto un impatto diretto e distruttore sulle forme di vita
tradizionali. Ma quale ruolo hanno giocato i media in tale trasformazione?
Prima di tutto: cos'è la tradizione?
"Tradizione" indica traditum ossia ogni cosa che sia trasmessa o tramandata dal passato. Quattro aspetti
della tradizione.
1. Aspetto ermeneutico: un modo per intendere la tradizione è considerarla come un insieme di
assunzioni di fondo che gli individui accolgono come scontate e che sono trasmesse loro di generazione in
generazione. La tradizione ha è struttura per comprendere il mondo. Ogni interpretazione è basata su
presupposizioni, su un qualche insieme di assunzioni date per scontate che rappresentano una parte della
tradizione cui si appartiene.
2. Aspetto normativo: si definisce aspetto normativo quell’insieme di assunzioni, forme di credenze e
modelli di azione tramandato dal passato che funziona da guida normativa per le azioni e le credenze del
presente
Lerner utilizza il termine “empatia” per indicare la capacità, stimolata dall’esposizione ai media, di
immaginare se stessi al posto di altri, una capacità che egli considera una caratteristica chiave della vita
sociale moderna.
Grazie allo sviluppo dell’empatia, il sé diventa più espansivo.
L’esposizione ai media incide anche sui modi in cui gli individui si rapportano al potere e all’autorità.
Quando l’isolamento ha lasciato il posto agli scambi tra città, l’autorità accordata agli anziani del villaggio
inizia a diminuire. Prendono il potere giovani maschi che entrano in contatto con i media. Essi trasmettono
informazioni, interpretano notizie e riplasmano le opinioni. Mancando di mobilità e non sapendo né leggere
né scrivere, gli anziani hanno perso la loro influenza.
Tra gli aspetti sottolineati da Lerner il più importante è relativo al ruolo giocato dai media nelle
trasformazioni culturali legate alla nascita della società moderna. Un secondo aspetto del lavoro di Lerner è
l’interpretazione dei media come “moltiplicatori di mobilità”: i mezzi di comunicazione consentirebbero agli
individui di sperimentare con la fantasia eventi che hanno luogo in posti lontani.
È possibile che l’interpretazione di Lerner di tale attività immaginativa come una sorta di “empatia” con
convinca. Essa dovrebbe aiutare gli individui ad assumere il punto di vista degli altri, gettando così le basi
per l’emergere della società partecipante.
Ma la teoria della modernizzazione usata da Lerner è fin troppo semplicistica, è una teoria che presenta il
processo di modernizzazione come un passaggio unidirezionale: da una società tradizionale a una moderna,
“partecipativa”.
Ai suoi occhi, la fedeltà ai modi di vita tradizionali da un lato, e l’adesione a quelli moderni dall’altro
rappresentano due opzioni che non possono coesistere. A molte persone però, la scelta tra conservare gli
stili di vita tradizionali e aderire a quelli moderni non appare come una scelta o/o. è vero il contrario:
riescono ad organizzare la loro vita in modo che alcuni elementi della tradizione si integrino ai nuovi stili di
vita.
Religione: l’idea che nell’era moderna la religione sopravviva come rifugio per gli individui incapaci a vivere
nel mondo moderno, può contenere qualcosa di vero. Vi sono alcuni aspetti della tradizione che la
modernizzazione né elimina né rende di troppo.
Lo sviluppo delle società moderne non cancella il bisogno di formulare un insieme di concetti e valori che ci
aiutino a dare un senso al mondo. La fede conserva la sua rilevanza proprio perché i valori dell’umanesimo
secolare si sono dimostrati strumenti inadeguati per affrontare i problemi etici della vita.
Ma le religioni sopravvivono nel mondo moderno anche per una seconda ragione. Come altre forme di
tradizione, le credenze e pratiche religiose si intrecciano con la vita quotidiana, suscitano la sensazione di
appartenenza ad una collettività di individui. Questo aspetto legato alla formazione dell’identità non è stato
cancellato dallo sviluppo delle società moderne.
Quindi l’esposizione ai media non comporta nessun particolare atteggiamento nei confronti della
tradizione. I mezzi di comunicazione possono essere utilizzati non solo per mettere in discussione e scalzare
i valori ma anche per diffonderli e rafforzarli.
Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ha tuttavia trasformato la tradizione sotto aspetti fondamentali, i
processi di formazione e trasmissione delle tradizioni sono dipesi in misura sempre maggiore da forme di
comunicazione NON faccia a faccia.
1. Poiché comportano un qualche grado di fissazione del contenuto simbolico su un sostrato
materiale, molte forme di comunicazione mediata dotano tale contenuto di una resistenza al trascorrere
del tempo che in genere manca agli scambi comunicativi delle interazioni faccia a faccia.
La coltivazione dei valori comincia a dipendere da forme di interazione che coinvolgono i prodotti dei
media; la fissazione dei contenuti simbolici su tali prodotti assicura una forma di continuità temporale che
riduce il bisogno di reiterazione. La tradizione diventa sempre più de ritualizzata.
È possibile comunque che il rinnovamento della tradizione comporti un mix in costante mutamento di
interazioni faccia a faccia e quasi-interazioni mediate.
2. Legandosi a forme di comunicazione mediata, la trasmissione delle tradizioni si separa anche dagli
individui cui si interagisce nella vita quotidiana, si depersonalizza.
Con la nascita della televisione e la comparsa dei predicatori si è riuscito un po’ ad arginare la
depersonalizzazione, ma per quanto lavoro fatto da questi individui, si tratta di personalizzazione di un
genere molto particolare: per la maggioranza degli spettatori, manca la reciprocità delle interazioni faccia a
faccia
3. Quanto più la loro trasmissione viene affidata ai mezzi di comunicazione, tanto più le tradizioni
perdono i loro ormeggi in luoghi particolari. Con lo sviluppo dei media, hanno per so le loro radici.
Quanto più la loro sopravvivenza e trasmissione di generazione in generazione si lega a forme di
comunicazione mediate, tanto più si separa dai luoghi d’origine.
La “delocalizzazione” delle tradizioni ha conseguenze di grande portata. Ha consentito alle tradizioni di
liberarsi dai vincoli della trasmissione orale.
Lo sradicamento delle tradizioni è stata la condizione per la loro immissioni in nuovi contesti.

4. Popolazioni che emigrano e tradizioni nomadi: alcune fonti del conflitto culturale.
I processi di sradicamento e riormeggio delle tradizioni si intrecciano in modi complessi anche ad altri
aspetti e tendenze dello sviluppo delle società moderne. Una delle caratteristiche a questo riguardo
importanti è l’emigrazione. Muovendosi i popoli portano spesso con sé insieme di valori e credenze che
fanno parte delle loro tradizioni.
È tuttavia possibile che contribuisca alla sopravvivenza delle tradizioni anche l’intervento dei mezzi di
comunicazioni: essi mentre sradicano le tradizioni dai particolari luoghi, dotano il loro contenuto simbolico
di un qualche grado di resistenza al tempo e di mobilità nello spazio.
È un buon indicatore del ruolo affidato ai media la popolarità dei film hindi tra le famiglie di origine indiana
residenti in Gran Bretagna o in altre parti del mondo.
La dispersione delle tradizioni prodotta dai media e dagli spostamenti delle popolazioni ha creato nel
mondo moderno un panorama culturale estremamente complesso e vario, dando origine a forme di
tensione e conflitti. Ci sono tensioni in molti contesti. Si considerino ad esempio, le famiglie immigrate.
Talvolta, genitori e figli manifestano opinioni differenti: i genitori insistono per un qualche grado di
continuità culturale, i figli aspirano ad integrarsi nella comunità in cui si sono inseriti.
L’individuo si ente lacerato, da un lato, un insieme di valori e credenze che gli forniscono un legame con un
passato lontano e dall’altro valori e credenze che sembrano guardare al futuro.
La conservazione e il rinnovamento delle tradizioni tra i gruppi emigrati o allontanati dai luoghi d’origine
possono generare tensioni e conflitti anche in altri modi. In conseguenza dei processi di emigrazione e della
globalizzazione dei prodotti dei media, le tradizioni di gruppi diversi entrano in contatto le une con le altre
sempre più spesso. Ma tale contatto non aumenta necessariamente la capacità di comprensione. È vero il
contrario: è possibile che l’incontro scateni conflitti intensi quanto più si ancorano a rapporti di potere e
disuguaglianza
SETTIMO CAPITOLO
Il sé e l'esperienza in un mondo mediato
In questo capitolo si analizza la natura del sé, dell'esperienza e della vita quotidiana all'interno di un mondo
mediato. Con lo sviluppo delle società moderne, il processo di autoformazione si fa più riflessivo e aperto,
nel senso che, per costruirsi un'identità coerente, gli individui imparano a ricorrere in misura sempre
maggiore alle loro stesse risorse. Allo stesso tempo intervengono ad alimentare tale processo materiali
simbolici mediati, che estendono il ventaglio delle opzioni a disposizione degli individui, e allenta il legame
tra autoformazione e ambiente condiviso. Il legame si allenta per due ragioni: perché gli individui hanno
accesso sempre di più ad informazioni e comunicazioni provenienti da fonti lontane, e perché trasmettono
tali informazioni reti di comunicazione mediate sempre più ampie.
Con lo sviluppo delle forme mediate di comunicazione, diventano possibili nuovi tipi di relazioni intime. Nel
caso dell'interazione mediata la forma d'intimità è essenzialmente reciproca.
Viceversa, nel caso della quasi-interazione mediata, la forma d'intimità è non reciproca. Per esempio, la
relazione tra fan e divo: ciò che fa è liberare dai doveri di reciprocità caratteristici dell'interazione faccia a
faccia.
Lo sviluppo dei media crea anche un imprevisto e particolare mescolarsi dell'esperienza che sembra opporsi
ad altre tendenze caratteristiche delle società moderne. In tali società certi fenomeni sociali (la malattia, la
morte etc) vengono sottratti dai contesti sociali quotidiani e amministrati da istituzioni particolari e
personale qualificato.
Ma accanto a questa segregazione dell'esperienza, si è verificato uno sviluppo di segno opposto: grazie ai
mezzi di comunicazione, gli individui sono oggi in grado di sperimentare fenomeni in cui, nei luoghi della
loro vita quotidiana, non si imbatterebbero.
Viviamo in un mondo in cui la capacità di fare esperienze si è separata dall'incontro.
Come affrontano gli individui l'afflusso di esperienze mediate nella loro vita quotidiana? Lo fanno in modo
selettivo, concentrandosi sugli aspetti a loro avviso interessanti e ignorando gli altri.
Non si sono persi in una bufera di informazioni, intontiti fino all'inerzia dall'abbondanza di informazioni. Il
problema cui la maggior parte delle persone si trova oggi di fronte è un problema di dislocazione simbolica:
in un mondo in cui la capacità di fare esperienze non è più legata all'incontro attivo, come si possono
collegare le esperienze mediate ai contesti pratici della vita quotidiana?
Prima di tutto esamina i modi in cui l'autoformazione si è progressivamente intrecciata con le forme
simboliche mediate.
1. Il sé come progetto simbolico
La sociologia degli ultimi decenni è arrivata ad una concezione impoverita del sé.
Il sé rappresenta in larga misura un prodotto o una costruzione di sistemi simbolici che lo precedono. I
sistemi simbolici più importanti (i discorsi) non decidono ogni iniziativa dell'individuo.
Secondo Thompson il sé non è considerato né il prodotto di un sistema simbolico esterno, né un'entità fissa
che l'individuo può afferrare in modo immediato e diretto; il sé piuttosto è un progetto simbolico che
l'individuo costruisce attivamente sulla base dei materiali simbolici a sua disposizione, materiali che
l'individuo ordina in un racconto coerente a proposito di chi egli sia, la sua Identità.
Sottolineare il carattere attivo, creativo del sé non significa suggerire che esso sia socialmente
incondizionato. Al contrario, le risorse su cui costruiamo la nostra identità non sono uguali per tutti, si pensi
infatti alle varie condizioni, sociali ed economiche, un individuo può nascere. Le persone adeguano le
proprie aspettative e valutazioni a ciò che, le date circostanza in cui vivono, possono realisticamente
sperare di raggiungere.
Prima dello sviluppo dei mezzi di comunicazione i materiali simbolici utilizzati dalla maggioranza degli
individui nel processo di autoformazione erano acquisiti nei contesti delle interazioni faccia a faccia.
La conoscenza di cui disponeva era "locale", tramandata di generazione in generazione attraverso lo
scambio orale, adattata alle necessità pratiche della vita.
Il processo di autoformazione si lega in misura sempre maggiore all'accesso a forme di comunicazione
mediata, alla stampa, in primo luogo, e successivamente alle forme simboliche elaborate elettronicamente.
Via via che gli individui riescono ad accedere a forme di conoscenza si separa gradualmente dalle relazioni
di potere stabilite attraverso le interazioni faccia a faccia
I media diventano, nelle parole di Lerner, "moltiplicatori della mobilità": viaggi dell'immaginazione che
aiutano gli individui a prendere le distanze dagli ambienti più immediati del loro vivere quotidiano.
Lo sviluppo dei media arricchisce quindi l'organizzazione riflessiva del sé, perché gli individui possono
costruire il loro sé utilizzando un insieme di risorse simboliche sempre più abbondanti.
Ciò che lo sviluppo dei media fa è anche approfondire e accentuare l'organizzazione riflessiva del sé: infatti,
via via che le risorse simboliche a disposizione del processo di autoformazione aumentano, gli individui
scoprono nuove possibilità, allargano i loro orizzonti e cambiano i loro punti di riferimento simbolici.
L'organizzazione riflessiva del sé si trasforma in una caratteristica distintiva della vita sociale perché la
straordinaria crescita dei materiali simbolici mediati ha dischiuso nuove possibilità al processo di
autoformazione, e sottoposto il sé a richieste senza precedenti.
La grande abbondanza di materiali simbolica procura agli individui gli strumenti per esplorare forme di vita
alternative. Gli individui possono utilizzare i materiali mediate per vedere la loro esistenza in una nuova
luce.
Il crescente ruolo dei prodotti dei media può avere conseguenze negative sull'autoformazione:
L'invasione mediata di messaggi ideologici: Thompson propone una concezione dell'ideologia dinamica e
pragmatica, che si concentra sui modi in cui le forme simboliche servono a stabilire e consolidare le forme
di dominio. Le forme simboliche non sono ideologiche in quanto tali: lo sono solo nella misura in cui
servono a stabilire e a rafforzare relazioni di potere asimmetriche.
Lo sviluppo dei media accresce la capacità sia di trasmettere messaggi potenzialmente ideologici sia crea le
condizioni per un'invasione mediata di messaggi ideologici nei contesti pratici della vita quotidiana. La
questione cruciale è la natura contestuale dell'ideologia: se i messaggi mediati siano ideologici dipenderà
dai modi in cui gli individui che li ricevono li raccolgono e incorporano riflessivamente nella loro vita.
Per verificare la cultura ideologica dei messaggi, è necessario considerare come siano incorporati nella vita
dei destinatari, come diventino parte dei loro progetti di autoformazione e come siano da essi utilizzati nei
contesti pratici della loro vita quotidiana.
In alcuni contesti l'appropriazione dei messaggi serve a consolidare e rafforzare le relazioni di potere.
Inoltre, quando vengono incorporati nei progetti di autoformazione (come la concezione della femminilità e
della mascolinità) i messaggi dei media possono assumere un ruolo ideologico molto forte. Radicandosi
profondamente nel sé, si manifestano nei modi in cui l'individui si comporta nel mondo.
Il doppio senso della dipendenza dai media: se i mezzi di comunicazione da una parte danno una visione
diversa alla costruzione dell'identità, dall'altra la pone in una posizione di forte dipendenza da sistemi sui
quali l'individui non ha che pochissimo controllo. Il doppio senso della dipendenza dai media si intende con
il sé che si lega a sistemi mediali che sfuggono dal suo controllo.
Le due facce della medaglia della dipendenza dai media sono un aspetto di una tendenza più generale delle
società moderne.
Per esempio che un individuo consideri l'accesso all'istruzione o al mondo del lavoro come una cosa che
concerne le sue capacità e le sue decisioni, ma l'accesso a questi sistemi è governato da agenzie e processi
ai quali non è in grado di incidere in modo significativo, tuttavia è possibile che queste agenzie e processi
abbiamo un impatto fortissimo sulla vita degli individui: il rafforzamento dell'organizzazione riflessiva del sé
ha luogo sotto condizioni che rendono gli individui sempre più dipendenti dai sistemi sociali.
L'effetto disorientante del sovraccarico simbolico: la crescente disponibilità di materiali simbolici può avere
un effetto disorientante, a causa del sovraccarico simbolico.
Gli individui si trovano di fronte infiniti racconti di autoformazione, infine visioni del mondo e infiniti tipi di
informazioni e comunicazione.
Come affrontano gli individui questo flusso in continua crescita di materiali simbolici mediati?
In parte lo fanno selezionando severamente i materiali da assimilare: ne fanno propria solo una piccola
porzione. Ma, in parte anche sviluppando competenze che li aiutino a trovare le informazioni giuste.
Spesso contiamo anche su alcune persone con cui entriamo in contatto nella vita quotidiana, persone che
consideriamo autorevoli e meritevoli di fiducia (leader d'opinione. Ricerca di Katz e Lazarsfeld).
L'assorbimento del sé in quasi-interazioni mediate: si considerino ora le quasi-interazioni mediate. Per la
maggioranza degli individui, la partecipazione a questo tipo d'interazione non è che uno dei molti aspetti
dell'attività sociaLE quotidiana; i materiali simbolici mediati rappresentano una risorsa ricca e varia per il
processo di autoformazione, ma non sono né la sola né la principale.
Anche i materiali simbolici scambiati nelle interazioni faccia a faccia con i membri della propria famiglia, gli
amici e gli altri individui che si incontrano nel corso della vita quotidiana.
Tuttavia molte persone finiscono con il contare molto sui materiali mediati, e in quel momento si arriva
all'assorbimento: il sé si lascia assorbire interamente in una forma di quasi interazione mediata
2 Intimità non reciproca a distanza
Sono due gli aspetti della quasi-interazione mediata importanti per comprendere la natura delle relazioni
personali che esse consente a stabilire. In primo luogo, la quasi-interazione mediata rende possibile una
forma d'intimità con altri che non condividono lo stesso ambiente spazio-temporale; rende possibile la
forma d'intimità che è stata che è stata definita "a distanza".
In secondo luogo la forma d'intimità che grazie ad essa si stabilisce è non reciproca. è una forma d'intimità
che non comporta il genere di reciprocità e mutualità caratteristico delle interazioni faccia a faccia.
Questo tipo di intimità ha vantaggi e costi.
Permette di avventurarsi con la fantasia in relazioni interpersonali, e di evitare al contempo la rete degli
impegni reciproci.
La non reciprocità delle relazioni mediate non implica che i destinatari dei media siano alla mercé di altri
lontani, né che siano incapaci di esercitare su di essi un qualche controllo.
Un esempio di questo tipo di situazione può essere la figura del fan.
Essere fan è un aspetto della vita quotidiana del tutto abituale. Significa organizzare la propria esistenza
intono ad una certa attività, o a una relazione con particolari prodotti o generi mediali (telefilm, partite di
calcio etc). Essere fan è un modo per organizzare riflessivamente il proprio sé e la propria vita quotidiana.
Non c'è una linea divisoria netta tra essere ammiratori e non esserlo. è solo questione di gradi.
Per molti fan, coltivare relazioni d'intimità non reciproca con altri lontani è un'esperienza importante.
Essere un fan significa, stabilire una relazione d’intimità non reciproca, ed è questa relazione a dare un
senso e una meta alle attività collettive del gruppo degli ammiratori.
Essere una fan comporta anche un impegno in una molteplicità di attività sociali, come accumulare dischi,
collezionare reliquie e impegnarsi in conversazioni con altri ammiratori.
I fan dipendono dai prodotti dell’industria mediale normalmente accessibili, ma essi possono prenderli e
modificarli, per creare qualcosa di nuovo.
Il tifo ha anche altre attrattive. La cosa più importante è che consente di far parte di un gruppo o una
comunità, di sviluppare una rete di relazioni sociali con altri animati dalla stessa passione. Ma rimane
comunque una comunità non vincolata ad alcun luogo specifico. È per questo che le forme di
comunicazione mediata (lettere, telefono, computer) giocano un ruolo importante.
Il profondo coinvolgimento personale ed emotivo nella comunità dei tifosi dimostra anche che essere un
fan rappresenta per questi individui un aspetto costitutivo del loro progetto di autoformazione.
Per molte persone, essere un fan non è che uno dei molti aspetti del progetto di vita che si sono costruite.
Non hanno perso di vista i confine simbolico che separa questi mondi dalle esperienze reali. È la stessa
esistenza di tale confine e la capacità di attraversarlo più o meno a piacere che spiegano in parte le
gratificazioni che l’essere un fan procura.
L’esperienza di essere un fan si trasforma in una sorta di droga. La relazione d’intimità con un altro lontano
domina ogni pensiero
Quando è questo che accade, può essere difficile tener ferma la distinzione tra quel mondo e i contesti
pratici della vita quotidiana.
È possibile che questo mescolarsi di sé e dell’altro, del mondo dei fan e del mondo della vita quotidiana,
susciti nell’individuo la sensazione di aver perso il controllo della propria esistenza.
2. Il dissequestro del’esperienza e la sua mediatizzazione.
I mezzi di comunicazione rendono accessibile un ampio ventaglio di esperienze che i contesti pratici della
vita quotidiana non consentirebbero di fare.
Lo sviluppo delle società moderne ha comportato una complessa riorganizzazione delle sfere
dell’esperienza. Queste sfere di esperienza vengono separate dai contesti pratici della vita quotidiana e
consegnate a istituzioni particolari, l’accesso alle quali è spesso limitato o controllato in vari modi.
Un esempio è la nascita delle prigioni e dei manicomi che hanno isolato certe categorie di persone del resto
della popolazione.
Il sequestro istituzionale dell’esperienza è stato accompagnato da uno sviluppo che si muove nella
direzione opposta: l’imponente crescita di forme di esperienza mediate.
Grazie ai mezzi di comunicazione, alcune delle esperienze che si erano volute sottrarre al flusso normale
della vita quotidiana tornano ad essere accessibili.
Le forme di esperienza che i media rendono accessibili sono però tutte nuove. I mezzi di comunicazione
producono un mescolarsi continuo di differenti forme di esperienza, un mescolarsi che rende la vita
quotidiana della maggioranza degli individui di oggi diversa da quella delle generazioni passate.
Possiamo interpretare questo evento tracciando una distinzione generale tra due tipi di esperienza.
L’esperienza che viviamo nel corso della nostra vita quotidiana che chiameremo “esperienza vissuta”:
l’esperienza vissuta è anche situata. È l’esperienza che facciamo nei contesti pratici della vita quotidiana.
Sono le attività pratiche della vita di ogni giorni e gli incontri con altri in contesti d’interazione faccia a
faccia.
Poi c’è l’esperienza mediata, ossia l’esperienza che facciamo attraverso l’interazione o la quasi interazione
mediata, ma si focalizza principalmente su quest’ultima.
Quattro caratteristiche distintive:

- In primo luogo, fare esperienza attraverso i media significa sperimentare eventi nella maggioranza
dei casi spazialmente lontani dai contesti della vita quotidiana.
Sono due le conseguenze di tale lontananza: da un lato, agli occhi degli individui, tali eventi appaiono
immodificabili e su cui non hanno potere. Dall’altro invece non possono invadere direttamente e in modo
percepibile la vita degli individui destinatari.
- In secondo luogo, il contesto in cui gli individui accedono ad esperienze mediate è diverso da quello
in cui gli eventi relativi accadono effettivamente. L’esperienza mediata è sempre un’esperienza
ricontestualizzata.
Il carattere ricontestualizzato dell’esperienza mediata ha il suo fascino: i media consentono agli individui di
spostarsi con relativa facilità e senza modificare i contesti spazio-temporali della loro vita in campi di
esperienza nuovi e diversi.
- il terzo aspetto ha a che vedere con quella che si può definire la “struttura delle priorità” che
l’organizza.
Il progetto del sé presuppone una scala delle cose importanti: tale scala decide la rilevanza o irrilevanza
delle esperienze effettive e potenziali. Questa struttura delle priorità è parte integrante del nostro progetto
di vita. Non ci rapportiamo a tute le esperienze nello stesso modo, guardiamo ad esse alla luce delle priorità
che sono parte del nostro progetto di autocostruzione.
Siamo immersi costantemente nell’esperienza vissuta; tale esperienza è continua e costituisce l’ambiente
del sé. Nel caso dell’esperienza mediata la struttura delle priorità è assai differente. Riguarda in genere
eventi lontani nello spazio, su cui gli individui destinatari non sono in grado di incidere, è probabile che
l’esperienza mediata giochi nel processo di autoformazione un ruolo occasionale, secondario. Sequenza
discontinua di esperienze non tutte ugualmente importanti.
Muovendosi lungo i sentieri della loro vita quotidiana, gli individui accumulano esperienza di entrambi i tipi,
incorporandoli in un progetto di vita in continua evoluzione
La pianificazione delle esperienze mediata è un indice della loro rilevanza del sé: quanto più l’individuo le
considera importanti, tanto più è probabile che le integri nei suoi programmi quotidiani.
- Il quarto aspetto dell’esperienza mediata è quello che si indica con i termini di “comunanza
despazializzata”. Nel caso dell’esperienza vissuta, la comunanza dell’esperienza è legata alla condivisione di
un ambiente comune e al sovrapporsi dei percorsi esistenziali in questo stesso ambiente.
Questi tipi di organizzazioni hanno fatto ampio uso anche della comunicazione mediata, come fatto ampio
uso anche della comunicazione mediata, come dimostrano gli esempi dei fogli partigiani, degli opuscoli.
Lo sviluppo della comunicazione mediata crea un nuovo genere di esperienza che, in qualche misura, mina
alle fondamenta le organizzazioni politiche tradizionali. Questo genere di esperienza, non condiziona più la
comunanza alla condivisione di un luogo comune. Gli individui possono fare le stesse esperienze senza
condividere contesti di vita possibile
CAPITOLO OTTAVO
Reinventare la sfera pubblica
Come dovrebbero essere riorganizzati i media sul piano istituzionale? Quale contributo dovrebbero dare
alla vita sociale e politica? Quale contributo dovrebbero dare alla vita sociale e politica?
Thompson sostiene che ciò che oggi dobbiamo fare è reinventare la sfera pubblica in nuovi modi.
Lo fa richiamando la dicotomia pubblico – privato. In base al primo, tale opposizione rimanda alla relazione
tra lo stato da una parte, e le attività o sfere di vita escluse o separate da esso dall’altra. Il secondo
significato ha a che fare con la relazione tra visibilità e invisibilità. Se teniamo presente tale distinzione,
vediamo che la tesi riguardante la reinvenzione della sfera pubblica deve essere elaborata su due diversi
piani.
Al primo piano la reinvenzione della sfera pubblica implica la creazione di nuove forme di vita pubblica che
si collochino al di fuori dello stato. Si tratta del tema su cui ha insistito Habermas nella sua ricostruzione
della sfera pubblica borghese: tale sfera è importante, perché era indipendente dalle istituzioni statali e si
rapportava al loro potere in una prospettiva critica.
Oggi dobbiamo collocare la reinvenzione della sfera pubblica in un ambiente simboliche che da un lato è
caratterizzato da grandi concentrazioni di risorse, e dall’altro si estende al di là dei confini degli stati
nazione.
La tesi della reinvenzione della sfera pubblica deve essere affrontata su un piano diverse. I nostri modi di
pensare alla politica sono stati plasmati dall’ideale della città stato greca, dobbiamo quindi chiederci se tale
modello tradizionale di sfera pubblica come compresenza sia adeguato alle caratteristiche sociali e politiche
della fine del ventesimo secolo. Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ha creato un nuovo tipo di sfera
pubblica profondamente diverso da quello della concezione tradizionale. Questo nuovo tipo di sfera
pubblica mediata non richiede che gli individui siano presenti nello stresso luogo.
1. La sfera pubblica oltre lo stato.
L’interpretazione già data della dicotomia pubblico-privato ha esercitato un impatto profondo sui modi di
intendere sia la vita pubblica sia la politica. Si è preso ad intenderle come coincidenti con le attività dello
stato e con la competizione dei partiti per il potere entro regole stabilite.
In realtà al di fuori della sfera dello stato, si è formata nel tempo una vivacissima cultura politica. Hanno
contribuito ad alimentarla, oltre ai caffè e salotti, molte organizzazioni a base popolare o operaia.
Ha giocato un ruolo importante nell’emergere di queste forme di vita pubblica lo sviluppo dei mezzi di
comunicazione basati sulla stampa. Esso ha consentito l’espressione di un “opinione pubblica
I primi pensatori liberali consideravano la libera espressione delle opinioni attraverso gli organi di stampa
indipendente uno degli strumenti essenziali tramite il quale pubblicizzare uno dei punti di vista diversi e
consentire così la formazione di un’opinione pubblica illuminata, e tenere a freno gli abusi di potere di
governi corrotti.
Stampa come cane da guardia.
La libertà di esprimere pensieri e opinioni in pubblico, non importa quanto scomodi per le autorità stabilite,
è un requisito importante per un ordine democratico e moderno.
Sarebbe ingannevole suggerire che la teoria della libertà di stampa sostenuta dal liberalismo tradizionale
possa essere ripresa oggi senza modifiche.
Tra gli sviluppi che rendono il modello non più utilizzabile sono due i più importanti.
1. Il primo ti tali processi sta nella formazione di grandi conglomerati della comunicazione con
interessi di un’ampia varietà di attività mediali.
2. Il secondo sviluppo è consistito nell’intensificarsi dei processi di globalizzazione. Il mondo di oggi è
assai più interconnesso di quanto fosse duecento anni fa.
Le origini di tali processi possono essere ricondotti alla metà del secolo diciannovesimo.
Molti fattori hanno contribuito a tale processo. Lo sviluppo del cablaggio sottomarino e l’impiego di sistemi
via satellite e via cavo.
In conseguenza di questi due sviluppi, la configurazione dei problemi cui oggi ci troviamo di fronte è assai
diversa da quella affrontata due secoli fa dai pensatori liberali.
In seguito alla trasformazione delle società mediali in imprese commerciali su scala, la libertà di espressione
si è imbattuta sempre più spesso in un nuovo tipo di minaccia dall’irrefrenabile crescita della società dei
media come imprese commerciali. È possibile che un mercato non regolato si sviluppi in una direzione che
riduce la varietà e limita la capacità della maggioranza degli individui di far sentire la propria voce.
Quando, verso la metà degli anni cinquanta, la tiratura totale ha cominciato a scendere, la competizione dei
quotidiani supersiti si è fatta ancora più feroce, e ha condotto alla morte di tutte le state la cui tiratura o
quota di entrate pubblicitarie non era sufficiente a coprire i costi.
Anche l’industria dei media segue essenzialmente la logica del profitto e dell’accumulazione del capitale.
Per creare le condizioni per un rinnovamento della vita pubblica migliore, consiste nel cercare di realizzare
quello che Thompson definire principio del pluralismo regolato.
Rappresenta la creazione di una cornice istituzionale che faccia posto a una pluralità di società mediali
indipendenti e se ne assicuri l’esistenza.
È possibile che, per garantire tali condizioni e favorire la realizzazione di tali obiettivi, sia necessario
intervenire nel mercato e regolarne i processi, in modo che la concentrazione del potere economico e
simbolico non comprometta la diversità e il pluralismo.
Il principio del pluralismo regolato stabilisce alcuni parametri di base ai quali ordinare lo sviluppo delle
istituzioni mediali. In primo luogo, richiede di adottare una politica antimonopolistica: la tendenza alla
crescente concentrazione delle risorse dovrebbe essere frenata, mentre nel contempo si dovrebbero creare
le condizioni per un fiorire di società mediali indipendenti. Un obiettivo che richiede provvedimenti
legislativi che non solo siano restrittivi, ossia che limitino le fusioni, gli assorbimenti e le proprietà
trasversali nell’industria dei media, ma che inoltre favoriscano lo sviluppo di organizzazioni mediali esterne
ai grandi conglomerati.
L’intervento legislativo nell’industria dei media, come uno strumento grazie al quale facilitare la formazione
di nuovi centri di potere simbolico al di fuori delle sfere d’influenza dei grandi conglomerati.
In ogni caso la produzione e distribuzione di una proporzione notevole di prodotti mediali è nelle mani,
oggi, dei grandi conglomerati della comunicazione. Non è possibile regolare le attività di tali grandi società,
evitare che ne inglobino altre , e in più generale cercare un ambiente simbolico i cui soli attori non siano più
tali grandi conglomerati.
Il principale problema in cui esso si incaglierebbe è che la forma di priorità e controllo di un particolare
impresa mediale non necessariamente è un indicatore affidabile del contenuto e dell’orientamento del
materiale prodotto. Nel campo dell’editoria, alcuni dei passi più innovativi degli ultimi anni, come la
pubblicazione di nuove opere prodotte da donne, sono stati compiuti dalle piccole case editrici
indipendenti. L’organizzazione delle istituzioni dei media su base commerciale non conduce
necessariamente a un’attenuazione della critica, a un abbassamento della qualità o all’asservimento della
discussione pubblica a fini commerciali
Il sistema dei media è “oltre lo stato” anche in una seconda accezione: oggi i principali attori dell’industria
mediale sono grandi corporazioni transnazionali i cui prodotti circolano ben al di là dei confini degli stati-
nazione.
Oggi non è possibile considerare la dimensione internazionale delle comunicazioni come qualcosa di
supplementare alla politica nazionale, ogni tentativo di elaborare una politica nazionale coerente e
realistica deve porre la dimensione internazionale al suo centro.
2. La visibilità oltre il locale.
Un secondo punto di vista della dicotomia pubblico-privato riguarda l’opposizione tra visibilità e invisibilità.
I nostri modi di concepire la vita sociale e politica sono stati plasmati in profondità da un certo modello di
abito pubblico che trae origine dal mondo antico.
Si tratta del modello tradizionale della sfera pubblica come compresenza: l’idea che la vita pubblica consista
nel riunirsi degli individui in uno spazio comune.
Oggi questo modello tradizionale non fornisce un’adeguata concezione della natura della vita pubblica. Lo
sviluppo dei mezzi di comunicazione ha creato nuovi tipi di sfera pubblica che non condividono i tratti
distintivi del modello tradizionale. Tali nuove forme di sfera pubblica mediata non sono più collocate nello
spazio e nel tempo: esse separano la visibilità di azioni ed eventi della condivisione di un luogo comune.
Possiamo accantonare il modello tradizionale e il suo accento sulla comunicazione dialogica, e cercare di
liberare il nostro modo di pensare alla vita pubblica dalla presa dell’approccio tradizionale. Possiamo
concentrare la nostra attenzione sul tipo di sfera pubblica creato dai media, e cercare di analizzarne le
caratteristiche. Possiamo cercare di elaborare una nuova concezione di vita pubblica proprio riflettendo sul
tipo di sfera pubblica creato dai media.
Concentriamo la nostra attenzione su libri e giornali, e dai media elettronici come la radio e la televisione.
Questi mezzi di comunicazione creano un nuovo tipo di sfera pubblica che consiste in quello che potremmo
definire lo spazio del visibile: uno spazio non localizzato, non dialogico e aperto nel quale circolano forme
simboliche accessibili a una pluralità di altri non presenti.
In primo luogo, ho definito la sfera pubblica uno spazio non localizzato perché essa non trova posto in alcun
particolare.
Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione separa la dimensione pubblica dalla condivisione di un luogo
comune: la sfera di ciò che è pubblico grazie ai media si estende nel tempo e nello spazio.
In secondo luogo, la sfera pubblica mediata è non dialogica. I produttori elaborano messaggi mediali per un
insieme illimitato di destinatari potenziali, e questi ultimi ricevono i messaggi senza poter rispondere.
Ho definito aperta la sfera pubblica mediata perché consiste in uno spazio creativo e non controllabile, uno
spazio in cui possono manifestarsi nuove forme simboliche, apparire improvvisamente mondi e immagini
impreviste, diventare accessibili informazioni precedentemente nascoste alla vista.
La sfera pubblica mediata è aperta nel senso che contenuti dei messaggi mediali non possono essere
definiti in anticipo. Non solo: sfuggono al controllo anche le conseguenze dei materiali resi accessibili.
L’analisi delle caratteristiche della sfera pubblica mediata consente di fare luce su diversi fenomeni.
Innanzitutto chiarisce il nuovo significato della lotta per la visibilità.
Dal tempo dello sviluppo della stampa e in particolare dei mezzi elettronici, le lotte per il riconoscimento si
sono gradualmente trasformate in lotte per la visibilità all’interno dello spazio non localizzato della sfera
pubblica mediata. La battaglia per farsi sentire o vedere è un aspetto tutt’altro che marginare degli
sconvolgimenti sociali e politici del mondo moderno. Ad esempio il movimento femminista o di quelli in
difesa dei diritti civili.
Ciò che la descrizione della sfera pubblica mediata proposta consente di chiarire è perché la visibilità
inneschi talvolta catene di eventi dagli effetti imprevedibili.
Le immagini e i messaggi dei media sono in grado di intercettare le profonde divisioni e i sentimenti di
ingiustizia che gli individui sperimentano nel corso della loro quotidianità, rendendoli visibili. I media
riescono infatti a politicizzare il quotidiano, a trasformare gli eventi di ogni giorni in catalizzatori dell’azione
capaci di far sentire il loro effetto ben al di là del luoghi immediati in cui quegli eventi sono accadut
La democrazia è oggi la sola e unica idea capace di conferire legittimità all’esercizio del potere politico.
Ma in questo contesto, dell’emergere delle società moderne, l’idea della democrazia è stata elaborata
lungo linee assai diverse da quelle sviluppate dagli antichi Ateniesi, per due ragioni.
In primo luogo, per molti dei primi pensatori politici moderni, non vedeva la democrazia come un sistema
inteso ad assicurare ai cittadini il massimo grado di autogoverno, ma piuttosto come un meccanismo volto a
garantire ai governanti un certo gradi di legittimazione agli occhi dei governati.
La democrazia rappresentativa ha generato nuovi problemi che minacciano di minare la stesa legittimità
che la democrazia sembrava garantire.
In primo luogo è stata accompagnata da alti livelli di cinismo e disillusione da parte dei comuni cittadini nei
confronti delle istituzioni politiche stabilite, provato dai tassi sempre più bassi di partecipazione al voto e il
sempre minore sostegno ai partiti politici principali.
La partecipazione attiva al processo politico si è progressivamente ristretta ai funzionai a tempo pieno che
hanno fatto della politica la loro carriera. I partiti cercano costantemente di distinguersi l’uno dall’altro
attraverso il fare battaglia al partito avversario.
Il secondo problema trae origine dalla coesistenza della democrazia rappresentativa con una serie
complessa di disuguaglianze generate dal mercato.
Dire se i regimi a democrazia rappresentativa possano riuscire ad eliminare le disuguaglianze prodotte dal
mercato è impossibile. Tali regimi dipendono da economie di mercato che essi sono in grado di regolare ma
mai di controllare interamente.
Il terzo problema è rappresentato dal fatto che, interpretando la democrazia come l’insieme di regole che
definiscono le condizioni sotto le quali i partiti possono competere ed esercitare il potere, la democrazia
rappresentativa limita di fatto la sfera delle pratiche democratiche. Poiché riservano la maggior parte delle
loro energie alla lotta contro gli avversari, i partiti perdono contatto con gli interessi dei comuni cittadini.
La nascita di movimenti sociali extra-parlamentari e di gruppi di pressione dimostra che le istituzioni
politiche stabilite non affrontano le questioni che essi ritengono più importanti.
Il quarto problema trae origine dallo stretto legame tra democrazia rappresentativa e stato-nazione: che i
confini territoriali di tale forma di stato rappresentino la cornice più appropriata per l’operare delle regole
democratiche è stato raramente messo in discussione dai teorici della democrazia rappresentativa.
La tendenza alla globalizzazione della vita sociale moderna hanno reso tale delimitazione territoriale
sempre più problematica. I singoli stati-nazione sono oggi inseriti in reti di potere che si estendono ben al di
là dei loro confini, e che limitano il margine di manovra dei governi nazionali democraticamente eletti.
Il modello della democrazia diretta e partecipata è poco convincente come risposta ai dilemmi della
politica, perché presuppone un processo di comunicazione dialogica tra individui più o meno eguali, riuniti
in uno stesso luogo e giungere, attraverso il confronto, a una volontà collettiva.
Ai livelli in cui si prendono oggi molte delle decisioni più importanti il modello della democrazia diretta e
partecipata è una vana speranza.
Secondo Thompson bisogna prende in considerazione l’idea di “democrazia deliberativa”.
Per democrazia deliberativa intende una concezione della democrazia che tratti tutti gli individui come
agenti autonomi, capaci di formarsi giudizi meditati attraverso l’assimilazione di informazioni e di punti di
vista diversi.
Agli individui viene richiesto di considerare le alternative, soppesare delle argomentazioni ed arrivare ad un
opinione. Il processo di deliberazione è necessariamente aperto. Tanto più gli individui accedono a
informazioni nuove e imparano a considerare le idee e le rivendicazioni avanzate da altri, quanto più è
probabile che mettano in discussione le loro stesse opinioni, modificandole gradualmente.
L’idea della democrazia deliberativa ci aiuta ad evitare alcuni trabocchetti. È importante sottolineare che la
concezione deliberativa della democrazia non coincide con quella dialogica. La formazione di giudizi
meditati non richiede la conversazione con altre persone. Al contrario, fornendo agli individui forme di
conoscenza e formazioni alle quali non avrebbero altrimenti accesso, la quasi interazione mediata può
stimolare la deliberazione tanto quanto, e forse più dell’interazione faccia a faccia in un luogo condiviso.
Dovremmo liberarci dell’idea che il processo di deliberazione abbia una relazione privilegiata con la forma
dialogica di scambio simbolico L’impegno in un processo di deliberazione non richiede che gli individui si
riuniscano in uno stesso luogo per esprimere i loro punti di vista e ostacolare le opinioni altrui.
Al contrario: è possibile che le assemblee dei cittadini ostacolino, invece di facilitare, la deliberazione
meditata ed equilibrata.
La sfida posta dall’idea di democrazia deliberativa consiste nel trovare nuovi modi per allargare e
istituzionalizzare i processi deliberativi e nuovi meccanismi per inserire i risultati della deliberazione nelle
procedure decisionali.
In questa prospettiva un ruolo importante è da affidare alle istituzioni dei media. Esse rappresentano i
principali strumenti attraverso i quali gli individui si procurano informazioni e si imbattono in punti di vista
diversi a proposito di diverse questioni.
Esse assicurano inoltre un possibile meccanismo grazie al quale dare espressione ad idee marginalizzate.
Nelle società moderne, una democrazia deliberativa sarà una democrazia mediata, ossia una democrazia
che affida la diffusione delle informazioni e l’accessibilità dei canali di espressione alle istituzioni mediali.