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MODIFICAZIONI SOGGETTIVE DAL LATO PASSIVO (parte II)

Una volta che ricorrono tutti e 4 questi elementi:


l’effetto giuridico che si verifica —> è che il delegato B —> si obbliga nei confronti
del delegatario C (quindi nasce fra B e C un nuovo rapporto obbligatorio -
l’adempimento di questo nuovo rapporto obbligatorio) estingue
CONTEMPORANEAMENTE sia il rapporto di provvista (quello tra A e B) che il
rapporto di valuta (quello tra A e C).
Prima che ciò avvenga (cioè prima che avvenga il pagamento da B a C) è
necessario sapere —> se il debitore originario (e cioè il delegante A) viene ad
essere LIBERATO (per effetto della delegazione) o se invece continui ad essere
obbligato (nei confronti del proprio creditore C) nel caso in cui il delegato B —>
NON dovesse poi eseguire il pagamento.
Nella situazione (in presenza della quale ci troviamo) è quella in cui ricorrono
tutti e 4 gli elementi della delegazione —> tutto questo crea un rapporto
obbligatorio NUOBO ( tra B e C, tra delegato e delegatario) e in esecuzione di
questo rapporto —> B deve eseguire il pagamento a C.
Ma può darsi che B —> NON paghi.
La domanda è:
C (il delegatario) da chi può pretendere il pagamento ?
soltanto da B —> che si è obbligato (in forza della delegazione) o anche da A (dal
delegante) che in forza del rapporto di valuta è il proprio debitore originario.
A questo riguardo —> occorre distinguere.
Perché a seconda dei casi —> la delegazione può essere PRIVATIVA o CUMULATIVA.
In particolare —> se al momento dell'accettazione (4° requisito di cui sopra) il
creditore delegatario dichiara espressamente —> di LIBERARE il debitore
originario (nello schema A) —> il debitore originario è SOSTITUITO dal nuovo
debitore (che è il delegato).
E in questo caso (in cui il debitore originario è liberato) —> la delegazione si dice
PRIVATIVA.
Cioè qui —> cambia il soggetto PASSIVO del rapporto obbligatorio.
Viene SOSTITUITO il debitore originario —> con uno nuovo.
Debitore originario è il delegante (nel rapporto di valuta) il nuovo è il delegato.
Quindi se la delegazione è PRIVATIVA (o anche LIBERATORIA) —> capiamo che —>
se il delegato NON paga, il creditore C —> NON potrà rivolgersi al delegante, cioè
NON potrà rivolgersi ad A (che è stato liberato).
In mancanza di questa dichiarazione del creditore (che è il delegatario) —> la
delegazione è invece CUMULATIVA.
Cioè il nuovo debitore B —> si aggiunge al debitore originario A.
Quindi in questo caso —> il debitore originario e il nuovo debitore (A e B) sono
solidalmente obbligati nei confronti del delegatario.
Quindi —> se il delegato (dopo essersi obbligato a pagare) NON paga —> il
delegatario può ottenere il pagamento ANCHE dal delegante.
Questa è una obbligazione solidale (fra delegante e delegato) —> nei confronti del
delegatario.
Ma in realtà, qui è previsto dalla legge (e in particolare dall’art.1268 c.2 c.c.) che
il creditore delegatario —> NON può pretendere il pagamento dal delegante (che
è il debitore originario A).
Se non quando, abbia inutilmente richiesto il pagamento al delegato (cioè B suo
nuovo debitore).
Quindi occorre almeno chiedere il pagamento (prima al delegato) e poi si può
agire —> nei confronti del delegante.
Questo è il cd. BENEFICIUM ORDINIS —> cioè il fatto che in presenza (pure) di un
obbligazione solidale, il creditore (che qui è il delegatario) che pur ha diritto di
ottenere l'intero (da uno qualsiasi dei debitori in solido) ha l'onere (almeno di
chiedere prima) a uno di essi il pagamento.
Questo beneficium ordinis —> è un qualcosa di MENO del BENEFICIO DI
ESCUSSIONE —> perché se fosse un beneficio di escussione —> il creditore (prima)
di agire per l'intero (nei confronti di un condebitore in solido) dovrebbe
inutilmente escutere l’altro condebitore in solido —> cioè agire ESECUTIVAMENTE
in maniera per lui INSODDISFACENTE.
Beneficium ordinis è qualcosa di meno —> appunto perché NON occorre l'azione
esecutiva, ma è sufficiente una richiesta.

Per completare la disciplina della delegazione —> dobbiamo vedere (se è in quale
maniera) il delegato possa SOTTRARSI (in tutto o in parte) al pagamento nei
confronti del delegatario OPPONENDO a lui delle eccezioni.
Cioè delle ragioni per cui il pagamento NON è da lui dovuto.
A questo riguardo occorre fare una distinzione —> tra DELEGAZIONE CAUSALE e
DELEGAZIONE ASTRATTA. Nella delegazione causale —> il delegato (nello schema
B) obbligandosi verso il delegatario (nel nostro schema C) menziona il RAPPORTO
DI PROVVISTA che lo lega al delegante (nel nostro schema A).
Per es. obbligandosi —> il delegato dice: “su invito di A, mi obbligo a pagare a lei
C —> la somma X che io B debbo ad A (al delegante) come prezzo di acquisto del
pacchetto azionario vendutomi”.
Quindi riprendiamo l’es. di prima —> TIZIO che deve pagare il saldo prezzo di 150
mila euro della vendita del pacchetto di azioni —> si impegna (nei confronti del
delegatario - nei confronti della società BETA). Dice: “su invito di ALFA, mi
obbligo a pagare a te BETA, i 150 mila euro —> che io devo ad ALFA come prezzo
di acquisto del pacchetto azionario”.
Inoltre sempre nella DELEGAZIONE CAUSALE —> il delegato può menzionare il
RAPPORTO (anziché di provvista) DI VALUTA.
Cioè il rapporto che intercorre —> tra delegante e delegatario.
Quindi riprendiamo l’es. di prima —> qui il delegato dice: “su invito di ALFA, mi
obbligo a pagarle i 150 mila euro —> che ALFA deve a te BETA —> quale saldo dei
lavori di ristrutturazione eseguiti in forza del
contratto d’appalto”.
Ultima eventualità (sempre nella delegazione causale) è che il delegato menzioni
ENTRAMBI i rapporti. Quindi il delegato —> nell’obbligarsi nei confronti del
delegatario —> menziona sia il RAPPORTO DI PROVVISTA che il RAPPORTO DI
VALUTA.
Di cui ad es. il delegato dirà: “su invito di ALFA (di A), mi obbligo a pagare a te
BETA i 150 mail euro —> che io devo ad ALFA —> come prezzo delle azioni vendute
e che ALFA (a sua volta) deve a te a titolo di saldo dei lavori di ristrutturazione”.
Quindi nella delegazione causale viene menzionato: o il rapporto di provvista o il
rapporto di valuta o entrambi questi rapporti.
Abbiamo DELEGAZIONE ASTRATTA (o pura) quando NESSUNO dei due rapporti viene
menzionato dal delegato (nel momento in cui si obbliga nei confronti del
delegatario).

Tutto questo —> provoca delle conseguenze importanti sul piano della disciplina.
Torniamo al problema di partenza, cioè se e quali eccezioni —> può il delegato
OPPORRE al delegatario (per sottrarsi al pagamento).
Se la DELEGAZIONE è CAUSALE —> il delegato può RIFIUTARSI di pagare —>
eccependo al delegatario —> le eccezioni basate sul rapporto (che è stato
menzionato).
Quindi le eccezioni basate (a seconda dei casi) —> sul rapporto di provvista, sul
rapporto di valuta oppure su entrambi.
Es. se il delegato ha menzionato il RAPPORTO DI PROVVISTA (nel nostro es. la
vendita del pacchetto azionario) potrà RIFIUTARSI di pagare —> se (ad es.) il
contratto di vendita del pacchetto azionario è stato dichiarato NULLO o RISOLTO
per inadempimento.
Ragion per cui —> lui NON doveva pagare i 150 mila euro alla società ALFA.
Lo stesso accade se viene menzionato il RAPPORTO DI VALUTA (nel nostro es. il
contratto di appalto).
Può risultare che il tribunale abbia accertato che i 150 mila euro (che la società
ALFA doveva alla società BETA, in realtà NON erano dovuti) perché la
ristrutturazione è stata eseguita MALE difetti e con gravissimo ritardo.
Se la delegazione invece è ASTRATTA.
Quindi nel caso in cui —> il delegato NON menzioni nessuno dei rapporti.
La conseguenza è che le eccezioni (basate sulla MANCANZA del rapporto di
provvista o del rapporto di valuta) NON possono essere OPPOSTE dal delegato.
Quindi nel caso della DELEGAZIONE ASTRATTA —> se il delegato NON menziona
nessuno dei due rapporti, il delegato deve pagare comunque (fatto salvo SOLO il
caso - difficile da immaginare nella pratica - in cui MANCHINO entrambi i
rapporti, pur NON menzionati).
Quindi se ci si dovesse trovare di fronte —> ad una DELEGAZIONE ASTRATTA:
il delegato potrebbe SOTTRARSI al pagamento, SOLO qualora —> sia il RAPPORTO
DI PROVVISTA che il RAPPORTO DI VALUTA siano NULLI.
In questo caso —> anche se la delegazione è ASTRATTA —> il delegato può
RIFIUTARE il pagamento.
Perché la delegazione risulterebbe del tutto PRIVA di causa, risulterebbe PRIVA di
ogni funzione.
Appunto perché MANCANO —> tutti i presupposti (cioè, sia il rapporto di provvista
e sia il rapporto di valuta).
Ultima situazione che dobbiamo esaminare (sempre con riferimento alla
delegazione di debito) è quella che si verifica quando:
il delegato (DOPO essersi obbligato) paga al delegatario —> e NON si pone più il
problema di quali eccezioni gli può opporre (perché ha pagato).
Ma in un secondo momento risulti —> ad es. la NULLITÀ o del rapporto di
provvista o del rapporto di valuta o addirittura di entrambi.
Qui viene A MANCARE a posteriori —> uno dei presupposti della delegazione, cioè
l'esistenza e la validità del rapporto di provvista e del rapporto di valuta.
Quindi emerge in questa situazione (a posteriori) che il pagamento effettuato (dal
delegato al delegatario) CONFIGURA un indebito.
Indebito che è dovuto —> alla NULLITÀ o del rapporto di provvista o del rapporto
di valuta o di entrambi i rapporti.
Allora qui la domanda che ci si deve porre è —> chi può esercitare l'azione di
ripetizione dell’indebito e nei confronti di quale soggetto?
La risposta NON è univoca, perché occorre distinguere (a seconda delle diverse
situazioni che si possono verificare).
1. Prima situazione è quella in cui sia NULLO il rapporto di provvista.
Riprendiamo il nostro schema, il rapporto tra A e B (A delegante - B delegato).
Se questo rapporto è NULLO —> ciò significa che B (delegato) NON era debitore
nei confronti di A.
Tuttavia questo (nel momento in cui si è compiuta l'operazione della delegazione,
cioè B si è obbligato nei confronti di C e poi ha pagato) ancora NON si sapeva.
Quindi in caso di NULLITÀ del rapporto di provvista —> bisogna chiedersi chi ha
subito un danno, chi ha pagato pur NON dovendolo fare?
In questi casi (di nullità del rapporto di provvista) il danno è risentito dal delegato
(da B).
Perché lui ha pagato il delegatario —> mentre (in realtà) NON era debitore nei
confronti del delegante. Quindi è il delegato che potrà esercitare —> L’AZIONE DI
RIPETIZIONE DELL’INDEBITO, ma nei confronti di chi può esercitare questa
azione ?
L’alternativa è fra il delegatario (che è quello che ha ricevuto il pagamento) e il
delegante (che è quello che lo ha invitato ad eseguire questo pagamento).
Nella fattispecie di NULLITÀ del rapporto di provvista —> il vantaggio sostanziale
è conseguito dal delegante.
Perché (in realtà) il delegante (che pur è risultato NON essere creditore del
delegato) ottiene con la LIBERAZIONE —> l’estinzione di un suo debito (nei
confronti del delegatario).
In realtà (qui il delegatario) NON beneficia di nulla —> perché il delegatario
(comunque aveva diritto di ricevere il pagamento)
E quindi (qui) l'azione di ripetizione di indebito —> dovrà essere esercitata dal
delegato (nei confronti del delegante, cioè appunto quello che ne ha beneficiato,
pur NON avendone diritto).
Immaginiamo (adesso) un'altra situazione —> e cioè quella in cui sia NULLO il
RAPPORTO DI VALUTA.
Nel caso in cui sia NULLO il rapporto di valuta (cioè quello che nello schema
intercorre fra A e C, fra delegante e delegatario) —> appunto come CONSEGUENZA
di questa nullità:
il delegante (NON era debitore nei confronti del delegatario, che pur ha ricevuto
il pagamento dal delegato).
In questa situazione è chiaro che —> il DANNO è risentito (questa volta dal
delegante) che NON era debitore.
Mentre il vantaggio è stato conseguito dal delegatario, perché il delegatario —>
ha ricevuto dal delegato un pagamento (che in realtà era privo di causa, che NON
gli era dovuto).
Quindi è chiaro che (in questa situazione = nullità del rapporto di valuta) L'AZIONE
DI RIPETIZIONE DELL'INDEBITO —> non può che spettare al delegante (nei
confronti del delegatario).

Esaminiamo anche il terzo caso che si può verificare (quello molto difficile da
realizzarsi nella pratica) in cui siano NULLI —> sia il rapporto di provvista sia il
rapporto di valuta.
E nonostante questo —> il pagamento è stato eseguito dal delegato al delegatario.
In questa situazione (in cui sono NULLI entrambi i rapporti) in realtà —> NULLA è
dovuto:
né da parte del delegato (nei confronti del delegante) perché è nullo il rapporto
di provvista.
Né da parte del delegante (nei confronti del delegatario) perché è nullo il
rapporto di valuta.
Allora chi esercita (nei confronti di chi) —> l'azione di ripetizione dell’indebito?
Qui il danno (è risentito dal delegato) perché lui ha effettuato il pagamento (pur
NON essendo debitore, in ragione della nullità del rapporto di provvista)
E il vantaggio (è conseguito dal delegatario) perché il delegatario ha ricevuto il
pagamento dal delegato (SENZA causa). Perché era NULLO anche il rapporto di
valuta.
Quindi in questo caso, possiamo dire che —> il delegato potrà agire IN
RIPETIZIONE DELL'INDEBITO (nei confronti del delegatario).
In realtà —> in questa anomala situazione —> si potrebbe verificare anche una
alternativa:
cioè Il delegato che ha pagato —> potrebbe agire nei confronti del delegante
(facendo valere la nullità del rapporto di provvista).
E a sua volta il delegante potrebbe agire nei confronti del delegatario (facendo
valere la nullità del rapporto di valuta).
SOLUZIONE questa macchinosa (e sotto il profilo dell'economia processuale
sicuramente meno efficiente). Quindi è da preferirsi l'opzione per cui —> in
questa situazione di nullità (di entrambi i rapporti) —> l'azione di ripetizione di
indebito —> può essere esercitata dal delegato (nei confronti del delegatario).

Attenzione —> esiste (però) anche una 2°figura di delegazione (molto diffusa
nella pratica) che è la DELEGAZIONE DI PAGAMENTO (contemplata dalla norma
dell’art.1269 c.c.).
Con la delegazione di pagamento —> il delegato NON è invitato dal delegante a
rendersi debitore nei confronti del delegatario.
Costituendo così (come avviene nella delegazione di debito) un NUOVO rapporto
obbligatorio —> tra delegato e delegatario.
Nella delegazione di pagamento —> il delegato viene invitato dal delegante —> a
pagare un debito nei confronti del delegatario.
Qui il delegante è debitore del delegatario —> e invita il delegato ad effettuare
DIRETTAMENTE il pagamento dovuto.
Quindi —> la differenza con la delegazione di debito —> sta nel fatto che il
delegante NON invita il delegato (ad obbligarsi nei confronti del delegatario), ma
lo invita direttamente ad effettuare il pagamento (sempre in favore del
delegatario).
Lo schema tipico della delegazione di pagamento —> lo possiamo capire
ricorrendo alle es. dell'assegno bancario.
Firmando un assegno —> un soggetto delegante (e cliente della banca, se un
soggetto ha un libretto degli assegni = vuol dire che è un cliente della banca, con
la quale ha acceso un conto corrente).
Chi firma l'assegno (soggetto delegante) —> da ordine alla banca (delegato) presso
la quale ha acceso un conto corrente con fondi disponibili (questo è il RAPPORTO
DI PROVVISTA, il rapporto di conto corrente bancario) di pagare una somma al
beneficiario dell'assegno (che è il delegatario - che evidentemente, a qualsiasi
titolo è creditore del delegante).
Anche nella delegazione di pagamento —> abbiamo un rapporto di provvista
(conto corrente) tra chi firma l'assegno e la banca e un rapporto di valuta tra chi
firma l'assegno e colui in favore del quale l'assegno è stato emesso.
Rapporto di valuta che può essere di qualunque genere —> perché per qualunque
motivo, si può emettere un assegno IN FAVORE di una determinata persona.
Es. il beneficiario dell'assegno è un professionista —> al quale si deve pagare la
parcella; è un'impresa edile —> alla quale bisogna pagare i lavori da questa
eseguiti —> può essere qualsiasi tipo di rapporto.
La caratteristica della DELEGAZIONE DI PAGAMENTO —> è che il delegato (la banca
nell’es.) NON diventa debitore del delegatario (come accade nella delegazione di
debito) ma viene SOLO incaricato di eseguire il pagamento.
In sostanza possiamo dire che —> la delegazione di pagamento è una sorta di
MANDATO ad eseguire il pagamento.
Unico debitore è e rimane il delegante —> il quale si serve del delegato (come
mezzo per adempiere il proprio DEBITO, per pagare —> nei confronti del
delegatario).
La delegazione di pagamento è diffusissima nella pratica —> ne sono applicazioni
pratiche i BONIFICI BANCARI.
Chi ha un conto corrente (presso una banca) ed è quindi creditore —> nei
confronti della banca (in relazione alla somma che è depositata sul conto) —> da
“mandato” alla banca (tecnicamente la delega) di pagare un proprio creditore.
Può essere un fornitore, un dipendente o chiunque altro al mondo.
Quando per es. il datore di lavoro —> paga le retribuzioni dei propri dipendenti (a
mezzo bonifico bancario) tecnicamente ricorre una delegazione di pagamento.
Cioè il datore di lavoro —> incarica la banca di effettuare il pagamento —>
accreditando la somma sul conto corrente del lavoratore dipendente.
Altro es. è quello della cd. DOMICILIAZIONE DELLE BOLLETTE.
In forza di un rapporto con la banca —> si dà incarico alla banca di pagare tutte le
bollette.
L’ente erogatore (a seconda dei casi: energia elettrica, gas, acqua, servizio di
telefonia fissa o mobile…) le invia e la banca esegue il pagamento (mediante
addebito in conto corrente).
In questi casi —> se il delegatario ACCETTA di effettuare il pagamento richiesto
(come è normale):
l’effetto di questa accettazione è quello di obbligare il delegato a eseguire il
pagamento.
Se però il delegato NON esegue il pagamento —> il creditore potrà rivalersi SOLO
nei confronti del delegante.
Perché (in questa ipotesi) NON si verifica alcuna modificazione soggettiva del
rapporto obbligatorio.
Quindi INADEMPIENTE sarà sempre considerato il delegante (nei confronti del
delegatario).
Il delegante potrà poi (dopo aver risposto dell'inadempimento nei confronti del
delegatario) far valere le sue eventuali ragioni (nei confronti del delegato —> che
NON ha eseguito l’incarico).
Operazioni per certi versi —> ANALOGHE alla delegazione sono poi:
L’ESPROMISSIONE E L’ACOLLO.
Cioè le altre 2 figure (attraverso le quali si verifica una modificazione del
soggetto passivo del debitore del rapporto obbligatorio).
Cominciamo con L’ESPROMISSIONE.
L'espromissione —> si differenzia dalla delegazione —> per il fatto che l'iniziativa
dell'operazione NON è assunta dal debitore (che a sua volta sia creditore di
un'altra persona), ma l'iniziativa è assunta da un terzo.
Terzo che viene (in questo contesto) chiamato espromittente.
In particolare con l'espromissione —> un terzo (che si chiama espromittente) si
OBBLIGA “spontaneamente” nei confronti del creditore (chiamato espromissario)
ad  adempiere il debito del debitore (chiamato qui espromesso).
L'espromissione è quindi un contratto concluso —> fra il terzo (espromittente) e il
creditore (espromissario).
Essendo un contratto —> questo presuppone il CONSENSO (oltre che
dell’espromittente anche del creditore espromissario).
Qual è la funzione di questo contratto di espromissione?
La funzione è quella dell’ASSUZNIONE del debito altrui.
Perché il terzo (espromittente) ESTRANEO al rapporto obbligatorio —> si obbliga
ad estinguere un debito altrui.
Il debito che (relativamente al rapporto obbligatorio) il debitore ha —> nei
confronti del creditore.
Questa assunzione del debito altrui (normalmente, ma NON necessariamente è
dettata da spirito di liberalità.
Tipico caso —> è quello del genitore che si impegna a pagare un debito del figlio.
Il genitore si impegna nei confronti del creditore —> a pagare il debito del proprio
figlio.
Quindi (normalmente) l’espromittente NON ha AZIONE DI REGRESSO (nei confronti
del debitore).
Se l'espromissione è dettata da spirito di liberalità —> l’espromittente dopo aver
assunto l'impegno e aver pagato il debito —> NON avrà azione di regresso.
Perché la ragione del suo impegno e del successivo pagamento nei confronti del
creditore è quella dello spirito di liberalità.
Tuttavia è (almeno in linea di principio possibile) che il creditore —> ricevendo il
pagamento (da parte del terzo, da parte dell’espromittente) LO SURROGHI nei
suoi diritti verso il debitore (a norma dell’art.1201 c.c.). Questo è l’istituto del
PAGAMENTO CON SURROGAZIONE.
La surrogazione per volontà del creditore —> detta anche per QUIETANZA.

Lo schema dell’espromissione —> assomiglia moltissimo allo schema


dell’ADEMPIMENTO DEL TERZO (previsto dall’art.1180).
La differenza fondamentale che intercorre tra espromissione e adempimento del
terzo —> è che (nell’espromissione, l’espromittente si assume l’obbligazione, cioè
si impegna a pagare —> diventa lui stesso debitore).
Nell'adempimento del terzo (art.1180) —> il pagamento (ad opera del terzo) è
diretto (e NON è preceduto dall'assunzione dell’obbligazione).
Inoltre (anche per l’espromissione) occorre chiedersi —> che cosa succede, se
DOPO aver assunto l’obbligo —> l’estromettente NON paga.
La domanda è —> può il creditore (espromissario) pretendere il pagamento ANCHE
dal debitore originario, cioè dall’espromesso ?
Qui (il ragionamento è molto simile a quello che abbiamo visto per la
delegazione) dipende dal fatto se, l'espromissione —> sia privativa oppure
cumulativa.
Sono entrambe opzioni possibili (anche per l’espromissione)
Per sapere a quale delle due figure ci si trova —> se davanti all’espromissione
privativa o davanti all’espromissione cumulativa —> occorre tener presente —> la
fondamentale regola base (ricordata all’inizio):
e cioè che la l'espromissione può essere privativa SOLO in presenza —> della
dichiarazione espressa del creditore —> di LIBERARE il debitore originario.
Se manca questa dichiarazione espressa del creditore —> l’espromissione deve
intendersi cumulativa.
E quindi il terzo (espromittente) diventa SOLIDALMENTE obbligato —> con Il
debitore originario.
E in mancanza di pagamento (da parte del terzo espromittente) il creditore può
chiedere e ottenere (da entrambi) l'adempimento integrale.
ultimo aspetto dell’espromissione —> è quello relativo alle ECCEZIONI (che
eventualmente il terzo espromittente può opporre al creditore espromissario —>
al fine di SOTTRARSI al pagamento, dopo aver lo ripeto assunto l’obbligo).
A differenza di ciò che accade nella delegazione —> l’espromissione può essere
SOLO parzialmente astratta.
L'espromissione la si può ASTRARRE dal rapporto di provvista (cioè dal rapporto
che lega il debitore espromesso e il terzo espromittente, nel nostro es. il genitore
e il figlio), ma NON si può ASTRARLA dal rapporto di valuta (cioè del rapporto che
intercorre fra il debitore espromesso e il creditore espromissario, nel nostro es. il
figlio e il proprio creditore).
Questo perché —> il rapporto di valuta costituisce la ragione dell'impegno del
terzo (espromittente).
E come emerge dalla norma dell’art.1272 —> l’espromittente può sempre
RIFIUTARSI di pagare —> ECCEPENDO la mancanza del rapporto di valuta.
Quindi (nel nostro es.) il genitore dopo essersi obbligato nei confronti del
creditore del figlio —> può RIFIUTARSI di pagare —> se dimostra che il debito del
figlio NON esisteva.

Veniamo adesso alla terza figura —> di modificazione soggettiva dal lato passivo
del rapporto obbligatorio: ossia L’ACCOLLO.
Da tener presente che —> nella pratica (fra le 3 figure) l’accollo è quella che
ricorre più frequentemente. A differenza della espromissione (che come abbiamo
appena visto è un contratto fra creditore e terzo) l'accollo è invece —> un
contratto concluso tra il debitore e un terzo.
In particolare con l'accollo (che come ho detto è la figura più frequente delle tre)
un terzo (che si chiama accollante) si obbliga verso il debitore (accollato) a
pagare il debito di questo —> verso il creditore (che si chiama accollatario).
Una delle applicazioni pratiche dell’accollo —> si ha nel settore della VENDITA DI
APPARTAMENTI.
Il compratore (per es.) paga al venditore una parte del prezzo e anziché pagare il
resto —> si accolla per la somma corrispondente il mutuo (che a sua volta) il
venditore aveva stipulato con una banca.
Es. per acquistare un bene immobile —> TIZIO conclude con una banca un mutuo.
Poniamo un mutuo di 200 mila euro (che verrà ammortizzato a seconda della
durata pattuita nel contratto, con pagamenti mensili).
Immaginiamo che il mutuo abbia durata di 20 anni.
Fin dal primo mese —> TIZIO paga le rate di mutuo —> dopo 10 anni TIZIO decide
di cambiare casa.
Il suo mutuo è ancora in piedi —> e a fronte del capitale iniziale di 200 mila
(rimarrà dovuta, allo scadere del decimo anno —> una somma superiore alla
metà).
Perché i mutui hanno piani di ammortamento —> che comportano il pagamento,
soprattutto nella fase iniziale —> di una quota di interessi MAGGIORE rispetto a
quella del capitale.
Ma immaginiamo (che dopo 10 anni) il capitale residuo del mutuo —> sia di euro
130 mila.
Dopo 10 anni —> con 130 mila euro di mutuo ancora da pagare —> TIZIO decide di
vendere l'appartamento a CAIO.
E il prezzo convenuto per la vendita dell'appartamento —> è di euro 300 mila.
Ora possono capitare diverse cose —> una di queste è che il compratore paghi
tutti i 300 mila euro —> con parte dei quali il venditore estingue il suo mutuo.
Ma vi è anche un'altra alternativa:
Che è l’accollo.
Il compratore CAIO —> paga il prezzo convenuto di 300 mila euro —> come segue:
170 mila li corrisponde al venditore, 130 mila li paga accollandosi il mutuo.
Quindi lui SUBENTRERÀ nel mutuo per la residua durata (che è di 10 anni) per
l'importo di euro 130 mila.
Anche l’accollo realizza (come l’espromissione) l'assunzione del debito altrui.
Ma se ne distingue —> perché il contratto di accollo —> intercorre fra il debitore e
un terzo.
E NON come nell’espromissione tra il creditore e un terzo.
Detto questo occorre tener presente che esistono nella pratica 2 diverse figure di
accollo:
una disciplinata dalla legge e una no.
L’accollo disciplinato dalla legge e dalla norma dell’art.1273 c.c. —> è il cd.
ACCOLLO ESTERNO.
Il c.1 dell’art.1273 —> prevede la possibilità —> che il creditore (che è attenzione
terzo rispetto al contratto di accollo, perché il contratto di accollo è concluso fra
il debitore e un terzo, estraneo al rapporto obbligatorio) aderisca al contratto di
accollo —> rendendo IRREVOCABILE la stipulazione IN SUO FAVORE.
Cioè, abbiamo una situazione —> in cui un soggetto (che è terzo rispetto al
contratto, qui al contratto di accollo) vi può aderire, può dichiarare di volerne
profittare —> rendendo così IRREVOCABILE la stipulazione IN SUO FAVORE —> che
comporta l'obbligo di pagamento (a carico dell’accollante).
Quindi lo schema DELL’ACCOLLO ESTERNO —> è quello del contratto a favore di
terzo.
Figura questa —> regolata dagli artt.1411 e ss. c.c. —> laddove, terzo è il
creditore rispetto al contratto di accollo.
Quindi con l'accollo —> l’accollante si obbliga a pagare il debito dell’accollato
(nei confronti dell’accollatario).
Anche qui si deve porre la domanda:
dopo l'assunzione di questo obbligo, se l’accollante NON paga —> il creditore
(accollatario) terzo rispetto al contratto di accollo —> nei confronti di chi può
esigere il pagamento?
Qui dobbiamo ripetere lo stesso ragionamento —> che vale per la delegazione e
per l’espromissione.
Anche l’accollo —> può essere (a sua volta e a seconda dei casi) privativo oppure
cumulativo:
L’accollo è privativo o liberatorio —> secondo la fondamentale regola base —>
soltanto quando il creditore (accollatario) ACCETTA di liberare il debitore
originario.
Quindi vale la regola base —> per cui con il CONSENSO del creditore (che qui è
l’accollatario) il debitore originario può essere liberato —> e quindi uscire dal
rapporto obbligatorio.
Con la conseguenza che —> se l’accollante NON paga —> il creditore potrà esigere
il pagamento SOLO dall’accollante inadempiente e NON anche dal debitore
originario.
Per la ragione che —> questi è uscito dal rapporto obbligatorio.
Per questa ragione —> le banche (quando agiscono in questo contesto, in veste di
creditori) NON danno mai il consenso alla LIBERAZIONE del debitore originario.
Se —> il consenso del creditore MANCA (di fatto pressoché sempre quando si ha a
che fare con le banche)
L’accollo è CUMULATIVO.
Quindi comporta l'aggiunta di un NUOVO debitore —> a quello originario.
Che quindi continua a rimanere obbligato SENZA essere liberato.
Quindi (qui) abbiamo una modificazione soggettiva del rapporto obbligatorio —>
nel senso che (come accade nelle altre fattispecie già viste) alla persona del
debitore originario si aggiunge un ulteriore debitore.
In particolare (come dispone la legge all’art.1273 c.3 —> se NON vi è LIBERAZIONE
del debitore (quindi nel caso di accollo cumulativo) questi rimane obbligato in
solido con il terzo.
Quindi nell’accollo cumulativo —> terzo e debitore rimangono solidalmente
obbligati (nei confronti del creditore)
Da notare che —> ferma restando la solidarietà nell'obbligazione —> la Corte di
Cassazione ritiene che ANCHE (qui) varrebbe però —> il BENEFICIUM ORDINIS.
E quindi la Corte di Cassazione dice che (in questi casi) il creditore DEVE (almeno)
chiedere all’accollante —> il pagamento (prima di potersi rivolgere) al debitore
accollato.
E questa è la figura di accollo (espressamente prevista dalla legge).
Cioè quella dell’accollo cd. ESTERNO.
Ma esiste anche una 2° figura di accollo —> NON espressamente prevista dalla
legge, ma pacificamente ammissibile.
E’ il cd. ACCOLLO INTERNO.
Il quale ricorre —> quando l’accollante ASSUME il debito dell’accollato.
Quindi viene stipulato un contratto fra accollante e accollato, ma SENA attribuire
al creditore ALCUN diritto di pretendere il pagamento —> dall’accollante.
E’ per questo che si chiama INTERNO —> l’accollo rimane un fatto interno alle
parti che lo hanno concluso. Cioè il terzo è il debitore.
Il creditore ne rimane fuori —> NON solo non né è parte (perché non lo è neanche
nell’accollo esterno) ma NON deriva IN SUO FAVORE alcun diritto.
In questi casi —> il creditore NON potrà mai pretendere il pagamento
dall’accollante.
UNICO debitore continuerà a rimanere l’accollato (cioè il debitore originario).
E se l'accollo avrà esecuzione —> cioè sarà adempiuto dall’accollante —> ciò che
accade —> è che l’accollante si presenterà dal creditore —> eseguendo il
pagamento (in qualità di terzo).
Tutto ciò ancora una volta —> a norma dell’art.1180 c.c.
Per concludere —> con l’accollo INTERNO non si verifica alcuna modificazione
soggettiva del rapporto obbligatorio —> perché (debitore nei confronti del
creditore) è e rimane quello originario.
Tuttavia —> l’accollo interno è una figura che esiste nella pratica (che è
pacificamente ritenuta ammissibile dalla giurisprudenza, ritenuta ammissibile
come CONTRATTO ATIPICO a norma dell’art.1322 c.2 c.c.