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MODIFICAZIONI SOGGETTIVE DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

La CESSIONE del credito (che finora è stata esaminata) è quella generale


(disciplinata dal Codice Civile, in particolare agli artt.1260 e ss.).
Nella pratica —> sono (evidentemente) soprattutto le IMPRESE —> che ricorrono
alla cessione di credito —> spesso cedendo ANCHE i proventi futuri dei contratti
stipulati —> in modo da dotarsi (in anticipo) di liquidità —> in modo da finanziare
la propria attività.
Quando la cessione riguarda i crediti di una IMPRESA —> assai spesso si ricorre
(nella pratica) al CONTRATTO DI FACTORING.
Si tratta di una figura di origine anglosassone —> che da decenni è utilizzata
anche in Italia.
Il factoring —> costituisce (nella sua configurazione essenziale) un contratto
ATIPICO —> con il quale una impresa specializzata (detta Factor) acquista da
imprese venditrici —> i crediti NON ancora esigibili —> che queste imprese
vantano presso la propria clientela.
Il factor —> si preoccupa di riscuotere questi crediti (dai vari debitori) —>
anticipandone all'impresa cedente (in tutto o in parte) l’importo.
Normalmente il factor (=questa impresa specializzata) acquista —> dalle varie
imprese —> i singoli crediti PRO SOLUTO.
Assumendosi così —> il RISCHIO della INSOLVENZA del debitore (che quando la
cessione è PRO SOLUTO, il cedente NON risponde nei confronti del cessionario —>
del mancato pagamento da parte del debitore ceduto).
In questo senso (per l'impresa cedente) —> il factor viene ad assumere una chiara
funzione di finanziamento.
Nel 1991 (vista la larghissima diffusione del fenomeno - che è quello della
cessione dei crediti di impresa) è entrata in vigore (in Italia) una legge —> la
legge 21 febbraio 1991 n.52 (che contiene una disciplina specifica —> che
riguarda per l'appunto i crediti di impresa).
Questa legge —> ha sottoposto la cessione dei crediti in factoring —> ad una
AUTONOMA disciplina legislativa. La quale è parzialmente DEROGATORIA —>
rispetto a quella generale della cessione del credito (contenuta nel codice civile
agli artt.1260 e ss.).
Per quanto riguarda —> l’ambito di applicazione della disciplina dei crediti di
impresa —> essa si applica (cioè quella contenuta nella legge n.52 del 91) solo se
sussistono (cumulativamente) 3 requisiti:
1. primo requisito —> è che il cedente (colui che cede uno più crediti) deve
essere un imprenditore.
Il che è evidente —> perché stiamo parlando della cessione dei crediti di
impresa.
2. secondo requisito —> è che i crediti ceduti, devono derivare da contratti
stipulati dal cedente nell'esercizio dell’impresa.
3. il terzo requisito (di tipo anch'esso soggettivo) —> è che il cessionario (quello
che acquista il credito) deve essere una società o un ente privato pubblico
avente personalità giuridica —> e con un oggetto sociale che preveda anche
l'acquisto di crediti di impresa.
Quindi affinché si possa applicare —> la disciplina di cui alla legge n.52 del 91 —>
occorrono appunto questi 3 requisiti. 2 di tipo soggettivo e 1 di tipo oggettivo.
I soggetti devono essere —> il cedente (un imprenditore), il cessionario (società o
ente con personalità giuridica e avente come oggetto sociale l'acquisto di crediti
di impresa) e dal punto di vista oggettivo —> i crediti devono derivare da
contratti stipulati dal cedente nell'esercizio dell’impresa.
Se MANCA anche uno solo di questi requisiti —> la legge n.52 del 91 NON trova
applicazione, ma in caso di cessione di credito —> trova applicazione la disciplina
generale della cessione (contenuta agli artt.1260 e ss. c.c.)
In che cosa questa disciplina speciale (contenuta nella legge 52) costituisce
DEROGA rispetto alla disciplina generale della cessione del credito?
Tratti salienti della DISCIPLINA SPECIALE:
il primo —> risiede nel fatto che i crediti (sia quelli già esistenti e sia quelli futuri
di un’impresa) possono ANCHE essere ceduti in massa.
Cioè con un unico contratto —> possono essere ceduti in massa —> (centinaia o
migliaia) di crediti vantati da un’impresa.
In queste ipotesi (in cui ci si trovi di fronte ad una cessione in massa dei crediti di
un’impresa) la legge legge n.52 del 91 all’art.3 —> cosa ci dice:
affinché l'oggetto della cessione —> possa considerarsi DETERMINATO e quindi
affinché il contratto NON sia NULLO (per indeterminatezza dell’oggetto) —> la
legge sia contenta (a questo scopo) che nel contratto —> sia indicato il
NOMINATIVO del debitore ceduto.
Quindi basta un elenco —> dei singoli debitori ceduti —> perché la cessione in
massa dei crediti sia validamente conclusa tra le parti.
Altro tratto saliente (e parzialmente derogatorio della disciplina generale) è
quello per cui (in DEROGA all’art.1267) —> ex lege il cedente garantisce la
solvenza del debitore ceduto.
Di regola questa cessione è PRO SOLVENDO —> salvo però (ammette la legge del
91) un espresso patto contrario.
Quindi è fatta salva (anche qui) —> la possibilità che la cessione sia PRO SOLUTO.
Terzo tratto saliente della disciplina (e anch'esso DEROGATORIO rispetto a quella
generale) è che la cessione è OPPONIBILE ai terzi —> NON soltanto nelle ipotesi
previste dall’art.1265 (cioè quando avviene la notificazione della cessione al
debitore ceduto o l'accettazione del debitore ceduto - con data certa), ma in
forza della legge n.52 del 91 —> la cessione è opponibile ai terzi
(eccezionalmente) ANCHE quando il factor (cessionario) abbia pagato all'impresa
cedente —> il corrispettivo della cessione (con atto di data certa).
Il fenomeno (soprattutto quello della cessione di crediti in massa) ai sensi della
legge n.52 del 91 —> è molto frequente nella pratica, anzi si può dire sempre più
frequente nella pratica.
Cerchiamo di capire la ragione di questo successo dell’Istituto?
Accade (molto spesso, nell'ambito di operazioni anche molto complesse) che le
imprese CEDANO i loro crediti —> a società di factoring (addirittura a costo zero o
ad un corrispettivo simbolico) —> allo scopo (per l’impresa cedente
importantissimo) di ripulire “il bilancio”.
Perché c'è questa esigenza?
C'è perché ogni impresa (nel corso del tempo) finisce per ACCUMULARE purtroppo
dei crediti INESIGIBILI. Perché ogni impresa (più o meno) ha di fronte a se —>
come interlocutori debitori (che a seconda dei casi) spariscono, NON sono più in
grado di onorare i loro debiti o semplicemente NON vogliono onorare i loro debiti.
Quindi semplicemente NON pagano.
Es. un'impresa si trovi di fronte a centinaia o migliaia di situazioni di questo
genere.
In queste situazioni (assai spesso) il costo del recupero del singolo credito (il
costo che è rappresentato dalle spese legali e quelle processuali) molto spesso è
SUPERIORE al valore del credito stesso.
Ora l'accumularsi di centinaia o talvolta migliaia —> di modesti crediti (di fatto
non recuperabili o molto difficilmente recuperabili) —> può raggiungere dei valori
economici assolutamente ragguardevoli.
Di fatto se si somma —> migliaia di volte un importo (anche basso) il totale per
l'impresa —> di crediti inesigibili raggiunge una cifra elevatissima.
E per una distorsione (purtroppo del nostro sistema fiscale) —> i crediti
IRRECUPERABILI (=l’ammontare dei crediti irrecuperabili) viene considerato come
un utile tassabile.
Ciò significa per l'impresa —> al danno (rappresentato dalla impossibilità o dal
estrema difficoltà di riscuotere i propri crediti) si aggiunge la beffa —> data dal
fatto che —> sui crediti NON riscossi —> l’impresa DEVE pagare le imposte.
Perché fiscalmente questi crediti (pur se inesigibili) rappresentano un elemento
attivo del bilancio.
Da qui da qui nasce —> la necessità dell'impresa di LIBERARSI di questi crediti —>
almeno sotto il profilo contabile e fiscale.
E il mezzo che è offerto —> è quello della cessione in massa dei crediti.
In concreto —> vi hanno fatto e vi fanno spessissimo ricorso, chi ?
Le banche (relativamente ai loro crediti —> che si chiamano “IN SOFFERENZA”,
cioè quelli di difficile o impossibile riscossione).
Vi fanno ricorso le società che somministrano gas, energia elettrica…
Relativamente alle varie bollette che i singoli utenti (che possono essere migliaia
o decine di migliaia) —> NON onorano.
Conclusa la disciplina speciale della cessione del credito di impresa, possiamo
passare al secondo strumento —> attraverso il quale si può verificare una
modificazione dal LATO ATTIVO del rapporto obbligatorio.
Modificazione soggettiva dal lato attivo del rapporto obbligatorio —> che riguarda
sempre la persona del creditore.
Questa seconda fattispecie —> si chiama: PAGAMENTO CON SURROGAZIONE.
La cui disciplina è contenuta negli artT. da 1201 a 1205 c.c.
In termini generali —> SURROGAZIONE significa sostituzione.
Qui si verifica —> la sostituzione del creditore originario - con un altro creditore.
In conseguenza (a differenza di ciò che accade nella cessione di credito) di un
pagamento al creditore originario.
In altri termini (a differenza di ciò che accade nella cessione del credito - in cui il
nuovo creditore acquisisce il diritto di pretendere il pagamento dal debitore
ceduto) nella SURROGAZIONE —> la sostituzione (della persona del creditore) si
viene a verificare —> proprio nel momento in cui viene effettuato il pagamento IN
FAVORE del creditore originario.
Si tratta di situazioni particolari —> perché detta così è difficile da comprendere.
Come è possibile che —> con il pagamento IN FAVORE del creditore originario —>
CAMBI la persona del creditore?
Normalmente il pagamento al creditore originario —> estingue l’obbligazione.
Queste sono situazioni particolari e più nello specifico —> la surrogazione
(sostituzione del creditore) si può verificare —> quando il pagamento avviene (o
da parte di un soggetto DIVERSO dal debitore o quando avviene da parte dello
STESSO debitore, ma con denaro altrui).
Quindi situazioni particolari —> normalmente l'adempimento è effettuato dal
debitore (con danaro proprio).
Qui (a seconda delle situazioni) il pagamento è effettuato (o da un soggetto
DIVERSO dal debitore o dal debitore, ma con denaro altrui).
L'essenza della surrogazione —> sta nel fatto che il pagamento (nei casi
particolari accennati) sebbene soddisfi il creditore originario —> NON estingue
l’obbligazione, ma determina (sempre che la surrogazione si verifichi) il
subingresso (o del soggetto che ha pagato il debito altrui - nella posizione di
creditore) o il subingresso (di colui che ha erogato al debitore - il denaro per il
pagamento).
Quando si verifica questa surrogazione —> colui che si surroga (subentra nei diritti
del creditore originario - quindi diventa nuovo creditore) e subentra ANCHE nelle
garanzie che assistono il credito (come prevede la norma dell’art.1204).
E anche qui —> il NUOVO CREDITORE —> rimane esposto alle STESSE eccezioni (cui
era esposto il creditore originario).
Detto questo —> in termini generali —> dobbiamo AGGIUNGERE che la
surrogazione può aversi in 3 casi diversi:
La surrogazione —> può essere per volontà del creditore (ipotesi di cui si occupa
l’art.1201).
La surrogazione —> può essere per volontà del debitore (art.1202).
Terzo ipotesi è quella della surrogazione legale (art.1203).
Il primo caso —> è quello della surrogazione per volontà del creditore.
Detta anche SURROGAZIONE PER QUIETANZA.
Perché è chiamata anche surrogazione per quietanza?
L’art.1201 stabilisce che: “il creditore ricevendo il pagamento da un terzo —> può
surrogarlo nei propri diritti. La surrogazione (aggiunge) deve essere fatta in modo
espresso e contemporaneamente al pagamento”.
Ci si trova di fronte (ad una ipotesi) di ADEMPIMENTO DA PARTE DI UN TERZO.
Figura che è regolata (almeno in parte) dalla norma dell’art.1180 c.c.
Figura che dovrà quindi essere coordinata (necessariamente) con quella della
surrogazione (di cui stiamo parlando ora).
Quindi qui abbiamo —> un pagamento da parte di un terzo. Quindi un terzo si
presenta dal creditore —> pagando il debito altrui.
In questa fattispecie —> può verificarsi (e normalmente si verificherà su richiesta
del terzo) che il creditore —> nel momento in cui riceve il pagamento (e rilascia
quindi quietanza di pagamento) DICHIARI nella quietanza —> di surrogare a sé il
terzo che ha pagato.
Quindi (per effetto del pagamento da parte del terzo) seguito da questa
dichiarazione del creditore originario (che il pagamento riceve) —> si verifica la
surrogazione, cioè il terzo diventa il nuovo creditore.
Quindi per ottenere “il rimborso” di quanto pagato —> potrà rivolgersi al
debitore.
La surrogazione —> deve essere fatta in maniera ESPRESSA e CONTESTUALE
(rispetto al pagamento).
Per cui (la conseguenza che ne deriva) è che —> se ad es. la dichiarazione di
surrogazione —> intervenisse in un momento successivo (rispetto al pagamento) —
> il credito NON si trasmetterebbe (la surrogazione NON si verificherebbe) —>
perché (in realtà) si verificherebbe la normale estinzione dell’obbligazione.
La seconda ipotesi di surrogazione —> è quella per volontà del debitore (regolata
dalla norma dell’art. 1202). E’ una fattispecie pressoché inesistente nella pratica
—>perché è molto macchinosa.
Si verifica la surrogazione per volontà del debitore —> quando il debitore (per
pagare il debito) prende a mutuo una somma di danaro —> e dichiara (sempre il
debitore) di surrogare il mutuante —> nei diritti del suo creditore.
Affinché operi la surrogazione (quindi la sostituzione del creditore originario con
quello nuovo - che qui è il mutuante) occorrono congiuntamente 3 condizioni:
1. La prima è che nel CONTRATTO DI MUTUO (che il debitore CONCLUDE con il
mutuante - per procurarsi il denaro necessario al pagamento) occorre sia
espressamente indicata —> la specifica DESTINAZIONE della somma prestata.
Questa destinazione è il pagamento (al proprio creditore).
2. Secondo requisito che occorre —> è che la QUIETANZA DI PAGAMENTO (che il
creditore rilascia) riporti la dichiarazione del debitore (circa la provenienza
della somma impiegata per il pagamento).
Il creditore —> nella quietanza DEVE scrivere qualcosa, tipo: “ricevo dal signor
tizio, la somma di euro X —> che tizio stesso dichiara di aver ricevuto —> a
titolo di mutuo dalla banca X).
3. Terzo requisito —> è che il contratto di mutuo e la quietanza (del creditore)
abbiano DATA CERTA.

La terza ipotesi è quella della surrogazione legale (prevista dall’art.1203).


La surrogazione, opera qui (SENZA il concorso della volontà delle parti) —> nei
casi che lo stesso art.1203 menziona. E più in generale —> opera nei casi
espressamente previsti dalla legge.
L’art.1203 —> ne indica alcuni —> fra questi SEGNALIAMO:
quello previsto dal n.1 dell’art.1203 (che è quello della surrogazione A
VANTAGGIO del creditore chirografario = che è il creditore semplice, quello che
NON può invocare a proprio favore —> né un privilegio né altra garanzia —> quale
il PEGNO e L’IPOTECA).
Cosa dice l’art.1203 n.1 c.c. —> è il caso di un soggetto, che essendo creditore,
ancorché chirografario, paga un altro creditore (creditore privilegiato) che ha
diritto di essergli preferito in ragione dei suoi privilegi, del suo pegno o delle sue
ipoteche. (PRELAZIONE=diritto ad essere preferiti)
In questo modo —> il creditore chirografario SUBENTRA al creditore privilegiato
ANCHE nella garanzia.
Il secondo caso —> è quello del n.4 dell’art.1203 —> che il caso della surrogazione
a vantaggio dell'erede con beneficio di inventario —> che con danaro PROPRIO
paghi i debiti ereditari.
Inoltre l’art.1203 (conclude nel n.5) dicendo che —> la surrogazione si verifica
negli altri casi previsti dalla legge.
In tutti i casi (in cui si verifica la surrogazione) —> il credito si TRASFERISCE al
nuovo creditore (il terzo che paga nella surrogazione per quietanza, il mutuante
nella surrogazione per volontà del debitore, il soggetto indicato dalla legge negli
altri casi) COSÌ COM’ERA.
Ciò significa —> che si trasferiscono ANCHE in favore del nuovo creditore —> le
GARANZIE (quali per esempio i privilegi e le ipoteche) che assistevano il credito.
Conclusa la surrogazione —> abbiamo concluso l'esame dei casi in cui si verifica —
> una modificazione del soggetto originario del rapporto obbligatorio (dal lato
attivo). Quindi i casi di modificazione della persona

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