Sei sulla pagina 1di 13

Aspetti di storia della scultura medievale

di Luciano Atticciati

Nel periodo medievale si assiste ad una divergenza profonda fra pittura e scultura. La pittura rimane
saldamente ancorata alla tradizione bizantina e a una religiosità intensa e rigida, la scultura risente
fortemente dell’arte barbarica, celtica e germanica, e si esprime in temi a volte inconsueti, non
strettamente a carattere religioso. Questa sopravvivenza dell’arte barbarica, non sempre messa in
luce dagli studiosi, colpisce per il suo perdurare, nei portali e nei capitelli appare ben rappresentata
con opere di alto livello anche in pieno periodo romanico.

L’arte celtica a partire dal V secolo avanti Cristo si venne a caratterizzare per spirali e intrecci
evoluti, che per la loro originalità e bellezza hanno trovato interesse nel pubblico moderno anche
degli ultimi decenni. Per avere un’idea dell’arte celtica possiamo fare riferimento alla testa di
Msecké Zehrovice rinvenuta in Boemia risalente al III secolo avanti Cristo e al bacile di Gundestrup
rinvenuto in Danimarca risalente al I secolo avanti Cristo. Non è difficile trovare figure simili nella
scultura e nelle arti minori europee e italiane del periodo medievale. L’arte germanica presenta
aspetti simili alla precedente, in particolare quella scandinava dove abbiamo scene più complesse in
cui compare la figura umana stilizzata. In Irlanda e in Scandinavia meno toccate dalla civilizzazione
romana, l’arte barbarica è sopravvissuta a lungo anche dopo il Mille. I prodotti artistici dell’ultimo
periodo sono spesso molto raffinati anche se tale caratteristica contrasta con l’idea comune dei
popoli barbarici come popolazioni rozze e violente.

Boemia, III secolo avanti Cristo

Danimarca, I secolo avanti Cristo


Norvegia, IX secolo

Nell’arte bizantina classica, quella dei secoli dal IV al VI, la scultura segue la cultura del mondo
classico, solo in rari casi nell’arte italiana appare qualche elemento del mondo barbarico come in
alcune decorazioni a intreccio che appaiono vicine ad entrambe le culture. Nella coperta di
evangelario detta «dittico di Murano» del VI secolo, appaiono le figure con gli occhi grandi e
spiritati più tipiche del mondo germanico, un paio di mostri marini anch’essi più tipici di quella
cultura, l’opera in generale appartiene allo stile bizantino, anche se appare fortemente diversa dal
celebre dittico di Stilicone del secolo precedente, molto più classicheggiante.

I secoli successivi all’epoca di Giustiniano, considerati come i secoli bui, ci hanno lasciato un
numero limitato di testimonianze letterarie e artistiche. La qualità delle arti visive tende a decadere,
le opere pittoriche diventano più povere e ripetitive, si perde il senso austero ma potente dell’arte
bizantina classica e prevale un’arte più umile improntata alla tristezza. È il periodo dei Regni
Romano-Barbarici, formalmente caratterizzati da istituzioni romane ma in cui la decadenza
economica e la carenza di istruzione non religiosa le rende più precarie.

Nell’VIII secolo, in età longobarda, abbiamo a Pavia, Cividale del Friuli e in altre località italiane
alcuni bassorilievi in marmo di fattura rozza in cui sono evidenti le tracce dell’arte celtica e
germanica. La più famosa di queste opere è l’altare di Ratchis con i suoi personaggi freddi e atonici.
Le figure sono elementari come in una rappresentazione infantile, i volti presentano una particolare
forma a pera rovesciata che non trova riscontro nel campo pittorico, le labbra raffigurate in maniera
da esprimere tristezza, l’insieme non manca comunque di una certa intensità.
Friuli, VIII secolo
Friuli, VIII secolo

L’età successiva di Carlo Magno e dei carolingi ci ha lasciato un’opera di gran pregio artigianale e
artistico, l’altare di Sant’Ambrogio a Milano. L’opera venne realizzata da un artista tedesco,
Vuolvinio, con uno stile decisamente meno stilizzato del precedente che sintetizzava quello
barbarico e quello bizantino. Notevole è il ciborio soprastante, di grande armonia ed eleganza, che
sembra anticipare con le sue figure umili e serene l’arte romanica più evoluta.
Ciborio, Milano, IX secolo

Il Mille è un secolo di rinascita economica, e tale tendenza si nota molto bene nel campo
dell’architettura. Le cattedrali risultano più delicate e fortemente slanciate per rendere il senso del
trascendentale, con facciate meno austere e interni meno squadrati con le volte che conferiscono
loro un senso celestiale. Nello stesso periodo si afferma una nuova religiosità nel mondo cristiano,
si accrescono le pratiche devozionali, il culto delle reliquie, i pellegrinaggi, la religione diviene
meno istituzionalizzata e più coinvolgente emotivamente. Le comunità monastiche che erano andate
incontro a un notevole decadimento morale, ritrovano con i cluniacensi e successivamente i
cistercensi una disciplina più solida, fatta di ascetismo, preghiera e povertà. Nel periodo successivo
sorgono gruppi religiosi a volte eretici ma caratterizzati da una religiosità molto rigorosa.

Il fenomeno della nuova religiosità è ben visibile in campo pittorico con la realizzazione dei
crocefissi che esprimono bene il senso di un dolore composto che non scade nella disperazione,
insieme ad esso traspare l’idea del perdono e della salvezza religiosa. Nel campo della scultura
appaiono capitelli e amboni scolpiti con scene curiose che a volte esulano dalla religione ufficiale,
originali e molto interessanti. Non è facile capire le ragioni per le quali la pittura (affreschi e
miniature) segua un canone più ufficiale rimasto fedele alla tradizione classica bizantina, mentre
nella scultura abbondino rappresentazioni più primitive, una delle motivazioni è comunque da
ricercarsi nel fatto che l’antica arte barbarica si esprimeva tradizionalmente nelle arti cosiddette
minori. Ovviamente non tutta la scultura adoperava simili stili, una parte rimaneva più vicina al
mondo classico, riconoscibile in genere dalle espressioni dei volti più sobrie e dagli atteggiamenti
più misurati, ma risulta interessante come una civiltà minore abbia influenzato così a lungo le arti
plastiche.

Nel capitello e nell’ambone della Pieve di San Pietro in Toscana, nel fonte battesimale di Pomposa,
realizzati nell’XI secolo, e nella Majestas Domini di Terenzo in Emilia Romagna del secolo
successivo è ben visibile il collegamento con i bassorilievi dell’altare di Ratchis. In molte opere
dello stesso secolo compaiono gli intrecci e le figure con gli occhi sgranati e un atteggiamento teso
che riprendono dall’antica arte longobarda e germanica.

Arezzo, XI secolo
Arezzo, XI secolo
Pomposa, XI secolo

Bassorilievo, Emilia Romagna, XII secolo

Capitelli, portali e amboni sono molto tipici del romanico e costituiscono le opere dove gli artisti
danno maggiore spazio alla fantasia. Appaiono un gran numero di scene mostruose, figure
mitologiche (centauri, sirene), animali fantastici spesso con la coda di pesce, oppure animali con
coda di serpente, ali di rapace, testa e zampe di lupo, spesso rappresentati in un momento di lotta o
nell’atto di divorare esseri umani. Non mancano personaggi nudi, deformi o in posizioni bizzarre,
un modo di rappresentare il disordine e i suoi aspetti negativi. Abbiamo poi scene prosaiche,
intrecci decorativi che comprendono al loro interno un gran numero di figure. Il simbolismo di tali
opere è evidente anche se non facilmente comprensibile. L’intenzione dell’artista è comunque
religiosa, far comprendere la realtà degli istinti selvaggi, fonte del male e della distruzione. Del
resto nell’arte germanica anche del periodo successivo, l’idea della morte e le atmosfere fredde e
cupe sono più presenti che nell’arte italiana.

Ambone, Piemonte, 1118


Ambone, Lazio, XII secolo

Non mancano elementi più solari, i soggetti religiosi, biblici soprattutto, e la rappresentazione dei
mestieri. Come nell’affresco del Buon Governo a Siena di Ambrogio Lorenzetti, il lavoro ordinato è
simbolo del bene e di una giusta vita civile. In qualche caso compaiono anche le più tradizionali
scene di guerrieri e battaglie, rappresentate comunque con una certa moderazione.
Protiro, Veneto, 1138
Capitello, Brescia, XII-XIII secolo
Capitello, Brescia, 1178

Porta, Pisa, 1186

Nel corso XII secolo la figura stilizzata e rigida viene progressivamente abbandonata e, come nella
pittura, l’emotività prende il sopravvento. Tale tendenza è ben visibile in alcune opere di Wiligelmo
e soprattutto nella Deposizione (1178) di Benedetto Antelami. Anche nella scultura di derivazione
germanica si notano comunque delle innovazioni con la rappresentazione di una maggiore quantità
di dettagli, linee più regolari e maggiore armonia nella composizione.

La scultura nei secoli XII e XIII trovò notevole sviluppo in Francia. Nel romanico francese
appaiono con insistenza le figure allungate, i volti presentano frequentemente baffi pronunciati (e
talvolta la barba), altro elemento indicativo della tradizione artistica germanica. I portali delle
chiese diventano opere di grande interesse e di alto valore.

Nel Duecento si hanno le prime opere di scultura a tutto tondo, progressivamente le figure
fantastiche o mostruose scompaiono e nell’arte italiana si consolida uno stile più classicheggiante e
più sereno, la scultura si riavvicina alle tendenze stilistiche della pittura, i volti acquisiscono
espressioni più realistiche e sobrie. Nelle opere di Nicola e Giovanni Pisano si affermano con vigore
vivacità e umanità. L’antica tradizione barbarica cede il passo ed è in breve definitivamente
soppiantata.