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Sesto Capitolo

Italia e Spagna a confronto

6. Italia e Spagna: somiglianze e differenze?


Giungendo a termine e al resoconto di questo elaborato non
possiamo concludere senza aver posto a confronto le due realtà
storiche e politiche, Italia e Spagna, analizzate finora.
Pertanto appare utile fare riferimento a due concetti chiave che si
sono rivelati simili ma allo stesso tempo differenti: dittatura e
transizione alla democrazia.
Il concetto di democrazia, come è noto agli studiosi della
giurisprudenza e dalla filosofia politica, è l’argomento più studiato
e analizzato dai più grandi maestri di vita. A tal proposito può
essere utile fare allusione al percorso filosofico correlato al pensiero
di Aristotele, come maestro più anziano, fino a giungere a Bobbio,
il quale è sicuramente più attuale.
Aristotele rileva che «l’uomo, oltre ad essere animale razionale, è
un ‘politikòn zòon’, animale politico (o animale sociale)» 1. Pertanto
l’uomo, essendo che per natura è un animale sociale, tende ad
essere felice solo stando insieme ai suoi simili all’interno di una
comunità.

1
Luigi Marco Bassani, Stefano Bruno Galli, Franco Livorsi, Da Platone a
Rawls. Lineamenti di storia del pensiero politico, G. Giappichelli, Torino,
2012, p. 25

1
Tuttavia Aristotele, onde evitare stati di guerra tra gli uomini che
convivono all’interno di uno spazio collettivo, definisce la forma di
stato migliore che possa stabilire armonia e ordine.
Infatti nel III libro della Politica egli, dopo aver messo a confronto
le tre forme di governo per eccellenza – monarchia, aristocrazia e
politeia (democrazia) – sostiene che, nonostante i rischi di
degenerazione che si possono verificare nel tempo, la democrazia è
la forma migliore per governare una moltitudine2.
Nello specifico Aristotele sostiene che lo stato migliore sarebbe una
democrazia in cui il potere è nelle mani del popolo e, per tale
motivo, è importante se non essenziale che chi amministra lo fa per
il bene e la felicità dei cittadini, senza la tentazione di personificare
il potere altrimenti il rischio in cui si ricorre è quello della
demagogia, la forma degenerata della democrazia3.
Noberto Bobbio, a differenza di Aristotele seppure in maniera
molto simile, sostiene che la democrazia è fondata sul
riconoscimento e la garanzia delle libertà, non a caso egli viene
considerato il padre fondatore della libertà politica in quanto
afferma che: «tutti i cittadini, o un numero elevato di essi, vanno
messi in condizione di votare; ogni decisione va assunta se non
altro a maggioranza e la scelta degli elettori deve compiersi
liberamente, intorno a reali alternative»4.

2
Riportato in: Leonardo Marchettoni, Breve storia della democrazia: Da Atene
al populismo, UniversityPress, Firenze, 2018, p. 18
3
Ibidem
4
Riportato in: Mastropaolo Alfio, La democrazia è una causa persa?
Paradossi di un’invenzione imperfetta, Bollati Boringhieri, Torino, 2011

2
Dalle riflessioni sulla democrazia condotte da questi due grandi
uomini del pensiero politico risulta naturale porre il quesito di come
è possibile che gli stati moderni possano soggiacere al dominio di
una dittatura.
Italia e Spagna, seppure in momenti differenti, hanno percorso lo
stesso binario – da dittatura a democrazia – ma con modalità
differenti.

6.1 La dittatura in Italia e Spagna


Partendo dalla dittatura la differenza, che più tende a emergere tra
Italia e Spagna, sta nelle origini. Se in Italia le origini della
dittatura, e quindi del fascismo, sono il frutto di un percorso
prettamente politico, in Spagna, invece, le origini della dittatura, e
quindi del franchismo, sono il frutto di un percorso del tutto
militare.
Infatti se Benito Mussolini arriva al potere attraverso le elezioni e il
fascismo si afferma da un movimento di massa, invece, Francisco
Franco arriva al potere attraverso un colpo di stato e una lunga
guerra civile durata tre anni.
Quindi la differenza principale sta nell’educazione che questi due
‘grandi’ dittatori hanno ricevuto, infatti, Mussolini, avendo avuto
una educazione politica, si afferma come uomo politico e fondatore
del Partito Fascista Nazionale mentre Franco, avendo avuto una
educazione militare, si afferma come Generale e fondatore della
Falange (formazione di combattimento).

3
Entrambi, anche se in maniera differente, conquistano il potere e
fanno di Italia e Spagna uno stato senza democrazia.

6.2 Spagna e Italia regimi totalitari?


Ma, tornando al primo capitolo, siamo sicuri che possiamo definirli
“stati totalitari”?
Hannah Arendt avrebbe risposto di no poiché «nel caso dell’Italia
fascista e della Spagna franchista si può parlare di regimi
autoritari, al limite con tendenze, o meglio, pretese totalitarie»5.
Questo perché ad esempio, a differenza del nazismo di Hitler e del
comunismo sovietico di Stalin definiti da Arendt totalitarismi
perfetti, vi è nella dittatura di Mussolini e in quella di Franco una
forte presenza della religione e del re e quindi questa sorta di
convivenza. Pertanto attraverso queste peculiarità possiamo
sostenere, almeno da questo punto di vista, che vi una considerabile
somiglianza tra fascismo e franchismo.
In tal modo viene spontaneo porsi l’interrogativo di che tipo di
dittatura, sotto l’aspetto politico-istituzionale, vi sia stata in
entrambi i paesi.
Nel caso dell’Italia fascista il meccanismo che segnò la
trasformazione dello stato liberale a uno stato totalitario/autoritario
può essere riassunto in tre momenti salienti:

5
Giorgio Grimaldi, Leviatano o Behemoth: totalitarismo e franchismo,
Morlacchi, Perugia, 2009, p. 13

4
- Il “suicidio della classe dirigente liberale”6 con
l’approvazione di una nuova legge elettorale, detta Legge
Acerbo, che attribuiva due terzi dei seggi alla lista che avesse
raggiunto la maggioranza del 25% dei voti7;
- Mussolini come la nuova coscienza nazionale e ciò attraverso
anche la costituzionalizzazione del Gran Consiglio del
fascismo. Quest’ultimo, secondo Giovanni Gentile, diventava
l’esemplificazione del ruolo dell’individuo cosmico-storico:
«attraverso quest’organo la volontà di un uomo
straordinariamente dotato diventava un istituto organico e
perenne. Quella che poteva parere la creazione quotidiana
ma contingente di un individuo diviene struttura
costituzionale della stessa Nazione. L’eroe si personalizza e
si converte nello spirito del suo popolo, che organizza e
disciplina tutte le proprie energie per perpetuare il nuovo
impulso vitale onde s’è riscosso e ha acquistato coscienza di
sé e del proprio destino»8;
- Infine, nel 1939, la soppressione della camera dei deputati e
l’istituzione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni che,
in collaborazione con il Governo, definiscono le leggi senza
la possibilità di esprimere pareri contrastanti, essendo
appunto uno Stato totalitario9.
6
Riportato in: Giovanni Sabbatucci, Partiti e culture politiche nell’Italia unita,
Laterza, Roma-Bari, 2014, sez. 25
7
Riportato in: Lucia Ceci, L’interesse superiore: Il Vaticano e l’Italia di
Mussolini, Laterza, Roma-Bari, 2013, sez. 8
8
Riportato in: Katia Colombo, La pedagogia filosofica di Giovanni Gentile,
FrancoAngeli, Milano, 2004, p. 152
9
Riportato in: Pasquale Costanzo, Testi normativi per lo studio del diritto
costituzionale italiano ed europeo, Laterza, Roma-Bari, 2016, p. 21

5
Nel caso della Spagna franchista l’aspetto politico-istituzionale,
come più volte ripetuto, è riconducibile attorno al filo conduttore
militare e infatti per quanta riguarda il potere politico Francisco
Franco, su ispirazione del fascismo di Mussolini, si limitò a:
- Dichiarare la Falange unico Partito legale proprio come
avvenne nel caso del Partito fascista10;
- Decretare Las Leyes Fundamentales del Reino con le quali
«la dittatura franchista dimostrò sempre una volontà di
permanenza e di rottura radicale rispetto al passato ma
risultò enormemente riluttante all’istituzionalizzazione in
formule giuridiche e costituzionali»11;
- Tributare il potere legislativo alle Cortes Generales, dove i
membri venivano eletti dalle corporazioni su modello
della Camera dei Fasci e delle Corporazioni italiana.

6.3 Il ritorno alla democrazia


Invece per quanto riguarda l’aspetto democratico anche qui
possiamo trovare somiglianze e differenze. Innanzitutto: «per
l’Italia, la transizione democratica si compì nel 1945; per la
Spagna arrivò nel 1975. Per l’Italia fu conseguenza della seconda
guerra mondiale, per la Spagna, della morte di Franco. Per l’Italia
si trattò di una transizione violenta; in Spagna fu pacifica. Nel
1945 in Italia (e anche fuori di essa), c’era chi avrebbe preferito
10
Vedi meglio in: Pietro Grilli di Cortona, Orazio Lanza, Tra vecchio e nuovo
regime. Il peso del passato nella costruzione della democrazia, Il Mulino,
Bologna, 2011, p. 113
11
Giorgio Grimaldi, Leviatano o Behemoth: totalitarismo e franchismo, p. 251

6
altre soluzioni, come la monarchia; in Spagna, la monarchia fu tra
le istituzioni che favorirono la transizione (e praticamente nessuno
le era contrario)»12. Infatti mentre in Italia il re, Vittorio Emanuele
III, lascia il paese per contemplare i voleri del popolo e il bene del
paese, in Spagna il re, Juan Carlos, rimane e partecipa alla futura
transizione democratica.
Tutt’oggi Italia e Spagna sono il frutto di ciò che hanno vissuto e di
ciò che hanno voluto raggiungere, pertanto si distinguono tra di esse
per la firma che hanno deciso di porre sul finale della comune
transizione alla democrazia: da una parte l’avvento alla repubblica
democratica (Italia) e dall’altra l’avvento alla monarchia
parlamentare (Spagna).

6.4 Il bicameralismo di Italia e Spagna


Definite le forme di democrazia realizzatesi in Italia e Spagna
appare necessario porre un confronto finale sulla natura
costituzionale e sul sistema istituzionale apportato da entrambi.
A tal proposito è fondamentale evidenziare l’importanza del
bicameralismo che entrambi i paesi condividono ma in maniera
differente: il parlamentarismo bicamerale perfetto (Italia) e il
parlamentarismo bicamerale imperfetto (Spagna).
«Originariamente, il bicameralismo, influenzato dalle teorie sul
“governo misto”, si proponeva di evitare che la democrazia

12
AA. VV., Democrazia e diritti nell’opera di Bobbio. Italia e Spagna a
confronto, a cura di Luigi Bonanate e Nerio Nesi, FrancoAngeli, Milano, 2009,
p. 117

7
degeneri nella demagogia, evitare che la monarchia degeneri nel
dispotismo: da ciò la previsione di due Camere a differente
composizione sociale, assegnando al Senato (rappresentativo della
nobiltà) il compito di “frenare” l’attività della Camere basse»13.
A tal proposito l’art. 55 della Costituzione italiana chiarisce che: «il
Parlamento italiano è bicamerale. Le Camere sono la Camera dei
deputati e il Senato della Repubblica. Nel presente sistema
costituzionale, le Camere hanno pari dignità e svolgono le
medesime funzioni»14.
I successivi artt. 56 e 57 recitano le modalità di elezione delle due
Camere. Infatti la Camera dei deputati viene eletta a suffragio
universale mentre il Senato della Repubblica viene eletto a base
regionale15.
Tali artt., insieme agli artt. 58 e 59, definiscono l’organizzazione
delle Camere e le linee generali dei sistemi elettorali per la scelta,
da parte del corpo elettorale, dei loro componenti. A tal proposito:
«i deputati sono 630 e i senatori 315, ma a questi ultimi vanno
aggiunti i senatori a vita, ossia gli ex Presidenti della Repubblica e
altri cittadini, fino a un massimo di cinque, che abbiano illustrato
la patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico,
artistico e letterario»16.
I successivi artt. trattano la durata delle due Camere, i tempi delle
elezioni, le riunioni, le sedute e le deliberazioni, i casi di

13
Giancarlo Rolla, Il sistema costituzionale italiano, Giuffrè, Milano, 2018, p.
250
14
Massimo Drago, La costituzione italiana, AlphaTest, Milano, 2008, p. 91
15
Ivi, p. 92-93
16
Ivi, p. 94

8
ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di deputato o di
senatore, la rappresentanza, ecc., fino a giungere alla funzione
legislativa con l’art. 70 della Costituzione, funzione esercitata
collettivamente dalle due Camere17.
Infatti l’art. 72 della Cost. sostiene che «ogni disegno di legge,
presentato ad una Camera, è esaminato da una Commissione e poi
dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con
votazione finale»18.
Anche la Spagna come l’Italia, e come riportato pocanzi, è un
sistema bicamerale, infatti quest’ultimo è composto dalle Cortes
Generales, un organo legislativo, divise in Congresso dei deputati e
Senato.
A disciplinare l’organo legislativo spagnolo è l’art. 66 con il quale
viene espresso: «le Cortes Generales rappresentano il popolo
spagnolo e sono formate dal Congresso dei Deputati e dal Senato.
Esercitano la potestà legislativa dello Stato, approvano il suo
Bilancio, controllano l’azione del Governo e hanno le ulteriori
competenze che attribuisce loro la Costituzione. Le Cortes
Generali sono inviolabili»19.
Il Congresso dei deputati è costituito da 350 componenti eletti a
suffragio universale a fronte dei 630 componenti della Camera
italiana, mentre il Senato spagnolo è una camera a
composizione mista. L’art. 69 della Costituzionale spagnola

17
Vedi in: AA. VV., La Costituzione della Repubblica italiana, con un
intervento di Marco Travaglio, Giunti, Milano, 2011, Sez. I, Le Camere
18
Ibidem, Sez. II, la formazione delle leggi
19
Consultabile online nel documento ufficiale della costituzione spagonola, tr.
It., - Catálogo de Publicacione de la Administración General del Estado, p. 23

9
prevede, da un lato, una modalità di elezione “diretta”: «in ogni
provincia si eleggeranno quattro Senatori a suffragio universale,
libero, uguale, diretto e segreto (nelle province insulari tre per le
isole maggiori, uno per le isole minori) per i votanti di ciascuna di
esse, secondo le modalità indicate da una legge organica»20.
Dall’altro è prevista, invece, una modalità di elezione “indiretta”:
«Le Comunità Autonome designeranno inoltre un Senatore e uno in
più per ogni milione di abitanti del rispettivo territorio. La
designazione spetterà all’Assemblea legislativa o, in sua
mancanza, all’ Organo Collegiale Superiore della Comunità
Autonoma, conformemente a quello che stabiliranno gli Statuti, che
assicureranno in ogni caso l’adeguata rappresentanza
proporzionale»21.
Per quanto riguarda le funzioni, la Spagna, a differenza dell’Italia,
assegna funzioni differenti al Congresso ed al Senato. Infatti il
Senato non vota la fiducia al Governo a differenza dell’Italia dove,
ad oggi, entrambe le Camere votano la fiducia.
Infine per quanto riguarda la funzione legislativa, questa viene
discussa nell’art. 87: «L’iniziativa legislativa spetta al Governo, al
Congresso e al Senato conformemente alla Costituzione e ai
Regolamenti delle Camere»22, così come la formazione delle leggi,
in quanto ad approvare le leggi ordinarie, le quali devono essere
trasmesse al Senato, è il Congresso dei deputati. Il Senato, nei tempi
stabiliti, può porre il proprio veto (approvato a maggioranza
assoluta) o apportare emendamenti, con riferimento motivato. Il
20
Ibidem
21
Ibidem
22
Ivi, p. 28

10
Congresso può superare il veto se ratifica il testo a maggioranza
assoluta e può pronunciarsi sugli emendamenti, accettandoli o no, a
maggioranza semplice.

6.5 Contesto politico-istituzionale: un confronto


finale
Abbiamo visto nei capitoli precedenti che, una volta effettuato il
passaggio dalla dittatura alla democrazia, il primo momento
democratico in entrambi i paesi è stato la corsa per le prime
elezioni, per le prime riforme e i primi referendum.
Nel caso italiano i cittadini accorsero alle votazioni nel 1946, con
un sistema elettorale proporzionale, quando Alcide De Gasperi
introdusse nella storia politica italiana il referendum popolare con il
quale si votava a favore della monarchia o della repubblica.
Stessa cosa nel caso spagnolo in quanto, nel 1976, il popolo
spagnolo si recò alle urne per votare a favore della Ley para le
reforma política23.
Importante è da sottolineare il ruolo molto simile giocato dal PCI e
dal PCE poiché entrambi, prima e durante la transizione alla
democrazia, in forma clandestina hanno operato per la comune
liberazione del paese dalla dittatura, mettendosi al centro come
strumento di espressione del malcontento nazionale. Infatti grazie
alla loro tenacia e al loro coraggio hanno preso in carico quelli che

23
Vedi quinto capitolo, pp. 85-86

11
erano i problemi del popolo rendendoli “parola” ma soprattutto
“fatti”.
Tanto simile è anche l'aggregazione dell'elettorato moderato attorno
a due partiti di centro, la DC in Italia e l'UCD in Spagna.
Infatti subito dopo la dittatura si sono rivelati i partiti più affluenti e
vicini alle prerogative del popolo, infatti ciò che li accomuna
principalmente è il fatto che entrambi furono i partiti incaricati a
formare il primo governo. Ovviamente ci sono considerevoli
differenze fra i due: l'UCD si presenta come un partito (all'inizio
una coalizione) con delle forti disgregazioni al suo interno poiché
formato da 15 partiti con riferimenti ideologiche politiche
differenti. Diversamente la DC si presenta come un partito più
compatto e unito, con un forte radicamento sul territorio grazie
anche al sostegno del voto cattolico.
Entrambi i partiti hanno rappresentato un ruolo molto importante
per le prime elezioni, portando a casa ottimi risultati. Infatti la DC
con Alcide De Gasperi ha realizzato sul territorio italiano molti
progetti, come la riforma agraria, la Cassa per il mezzogiorno, e
così via24.
Parallelamente di grande successo fu anche l’UCD che, idealizzata
da Suárez, una volta vinte le elezioni optò per l’approvazione del
testo costituzionale discusso durante i lavori per la Ley de la
reforma politica.
Affluente furono anche il PSI e il PSOE che, seppur in forma
minore, hanno raggiunto ottimi risultati seguendo il passo della DC
e dell’UCD.
24
Vedi capitolo terzo, pp. 58-59

12
A tal proposito è opportuno sostenere che il PSOE, grazie anche ai
sostegni economici e politici da parte dei dirigenti del Partito
socialista tedesco, si è dimostrato un partito di massa, ben solido e
compatto, tanto è vero che alle elezioni del 1977 ottiene quasi il
25% dei voti, classificandosi secondo dopo l’UCD25.
Diversa si presenta la situazione del PSI poiché, contrariamente al
PSOE, i socialisti italiani non si erano mai costituiti come un vero
partito di massa o quando lo avevano fatto erano sempre segnati
dalla divisione. Ciò ha comportato una non indifferente debolezza
per il partito, soprattutto quando nel 1947 il PSIUP, per contrasti
interni, subì una scissione26.
Tra aspetti similari e altri differenti, Italia e Spagna hanno
continuato a percorrere e a segnare in modi e in momenti differenti
la propria storia politica istituzionale, fino ad arrivare ad oggi con la
scomparsa di alcuni partiti (DC e UCD) e con l’introduzione di altri
come il M5S, in Italia, e il PODEMOS e il Ciudadanos, in Spagna.
L’aspetto più comune di questi partiti è il modo di fare politica
attraverso l’uso dei social e delle varie piattaforme comunicative.
Infatti, attraverso questo meccanismo, vi è stata una maggiore
crescita di consensi e di partecipazione alla politica. A tal proposito
si può fare riferimento alle ultime elezioni italiane, in quanto il
consenso nei confronti del M5S è cresciuto di gran lunga, tanto è
vero che insieme alla Lega di Matteo Salvini ha dato vita all’attuale
governo giallo-verde, così definito dagli esperti e dai critici.

25
Vedi capitolo quinto, il grafico di p. 89
26
Riportato nel terzo capitolo a p. 55

13
Viceversa Podemos, fortemente di sinistra, e Ciudadanos, partito
liberaldemocratico e europeista, rimangono ai “margini” attorno
all’attuale governo di Pedro Sánchez del PSOE.

14