Sei sulla pagina 1di 2

02 – APR – 2019 – Il portale italiano

Le donne nel mercato del lavoro italiano: una storia di separazione e di diseguaglianze. Così si potrebbe intitolare la questione, di certo non
recente, che vede i profili di genere femminile ancora oggi incapaci di vivere le stesse condizioni dei profili maschili nel mondo delle professioni.
Discriminate nel salario, nell’accesso alle posizioni di vertice, nella specializzazione in ambiti scientifici e tecnologi, le donne sono da sempre
oggetto di quello che il sociologo Pierre Bourdieu ha definito “il dominio maschile”.

I dati sul lavoro delle donne: ineguaglianze retributive e non solo.


L’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro ha recentemente pubblicato un dossier sull’occupazione femminile dal titolo Donne al lavoro: o
inattive o part-time (realizzato a partire dal rapporto Il mercato del lavoro 2018. Verso una lettura integrata, redatto da Ministero del lavoro, ISTAT,
INPS, INAIL e ANPAL). Il titolo è già indicativo dei contenuti dell’indagine: ancora oggi, in Italia, esiste una consistente disparità tra l’occupazione
maschile e quella femminile. Il dato principale a supporto di quest’affermazione è che la diminuzione dell’intensità di lavoro che ha caratterizzato
nell’ultimo periodo il mercato del lavoro italiano ha interessato in primo luogo le donne con figli.
Che cosa vuol dire? Vuol dire che se nell’ultimo periodo vi è stato un incremento di contratti part-time sul totale dei contratti lavorativi in tutta la
popolazione, questo incremento ha colpito in misura maggiore le donne, soprattutto quelle con figli, e in misura ancora maggiore quando parliamo
di part-time involontari (quelli cioè di persone che sono state costrette ad accettare contratti a tempo parziale pur volendo lavorare full-time).
Detto con il favore dei dati: nel 2017 lavora part-time il 40,9% delle mamme con figli in età compresa tra 25 e 49 anni, mentre la percentuale
scende al 26,3% se prendiamo in considerazione tutte le donne, e addirittura non supera il 10% se guardiamo agli uomini. Numeri davvero evidenti,
che non hanno bisogno di ulteriori commenti.

Donne inattive e con part-time involontario. Perché?


La causa principale di questa situazione pare risiedere principalmente nella carenza di welfare ( benessere dei cittadini, spec. dei lavoratori) per
l’infanzia: le donne madri hanno contratti più sconvenienti, contratti che coprono in misura minore le spese per i contributi e che assicurano
dunque meno garanzie per il presente e il futuro. E non potendo chiedere aiuto allo Stato per la cura de propri figli, le donne sono costrette a fare
da sé.