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Roberto Fontanella

Classe 5 ALM

POLIRITMIA E POLIMETRIA

Si definisce Poliritmia l’organizzazione delle note in gruppi di tipo diverso rispetto alla divisione
ritmica adottata. In altre parole, le poliritmie sono generate da gruppi binari applicati ad una
suddivisione ritmica ternaria e/o viceversa da gruppi ternari applicati ad una suddivisione
ritmica binaria.
Montiamo dunque un gruppo di diversa misura rispetto a quello che è il nostro punto di
riferimento, avendo una sequenza di accenti diversa dalla sequenza prefissata.
Le applicazioni di questo concetto sono tante quante sono le canzoni nel mondo quindi,
ovviamente, gli esempi che andrò a spiegare sono solo una piccolissima parte della moltitudine
di modi di applicare un concetto di poliritmia.
Ritornando sull’argomento, per poliritmia, dunque, si intende la sovrapposizione di un ritmo di
natura ternaria sulla nostra battuta binaria da 4/4. Si crea così un pattern oppure "ciclo" che
richiederà un certo numero di battute per concludersi e tornare con l'uno della terzina sull'uno
della nostra battuta di riferimento.

Per Polimetria invece s’intende l’alternanza di metri diversi all’interno di una composizione. Nel
‘900 molti compositori optano per una linea più fuori dal comune, andando a giocare con incastri
ritmici e metrici molto complessi come ad esempio Igor Stravinskij nella sua “Sacre du
Printemps”(1913), Ney Rosauro con il “Concerto n.1 per marimba e orchestra” (1986), John
Cage con “Forever and Sunsmell” (1942).

POLIRITMIA AFRICANA

La musica dell'Africa sub-sahariana ha come caratteristica distintiva una complessità ritmica che
successivamente, attraverso la tratta degli schiavi,ha influenzato le musiche delle Americhe.
La musica tradizionale si trasmette in genere oralmente, dunque non esistono molti spartiti o
forme scritte in cui è possibile rinvenire delle melodie. Tutto viene creato e comunicato
direttamente ed è per questo che un aspetto importantissimo è dato dall'improvvisazione.
L’aspetto più affascinante di questa poliritmia è costituito dalla possibilità di distinguere
chiaramente i diversi ritmi pur percependoli unitariamente in modo coerente.

POLIRITMIA INDIANA

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Il Konnakkol è vera e propria forma d’arte ritmica vocale una tradizionale, originaria dell’India
del Sud e ritenuta da molti studiosi e critici musicali la più complessa concezione ritmica al
mondo. Essa consiste nella recitazione di sillabe percussive unita alla scansione del Tala (spazio
ritmico) con precisi movimenti delle mani. Le sillabe sono articolate in Solkattu (parole) e frasi
organizzate in strutture molto ampie. L’utilizzo di queste tecniche di solfeggio poliritmico e
polimetrico, vengono usate inoltre a scopo terapeutico, per finalità meditative o benefiche.

POLIRITMIA DELLE AMERICHE

Come sappiamo la propagazione in tutto il mondo della poliritmia e della polimetria, ha


portato le tradizioni popolari a creare veri e propri stili e generi musicali.
Nell’America latina è in particolar modo presente nei ritmi di bossa nova, samba etc…;
l’uso dell’indipendenza fra gli arti, per quanto riguarda nello specifico la batteria e le
percussioni, e l’uso di un ostinato ritmico con cassa e charleston unito all’esecuzione di
pattern ritmici sul drum-set crea una vera e propria poliritmia.
Più a nord, negli Stati Uniti, Jim Chapin, batterista e percussionista statunitense di
matrice jazzistica, sottolinea invece l’importanza di una cultura vasta e totalitaria, di
un assorbimento radicale delle culture africane, indonesiane etc. Musicista che ha
influenzato molto la mia visione batteristica, fa capire la base e la provenienza di tutti i
pattern e “groove” contemporanei.
In Brasile, Ney Rosauro applica nel suo concerto n.1 per marimba e orchestra, pattern
ritmici e melodici di approccio polimetrico e soprattutto ritmico.
Steve Reich compositore e percussionista statunitense viaggia molto in gran parte
dell’Africa alla ricerca di nuove scomposizioni e per approfondire questa magia della
poliritmia.
Il percussionista e compositore tedesco Matthias Schmitt molto famoso fra gli studenti
di percussioni per la sua composizione “GHANAIA”, viaggiò a lungo per assorbire del
tutto l’essenza poliritmica africana, tanto che in Ghana trovò l’ispirazione da una tribù
per la stesura del suo capolavoro.

Concludo citando Jim Chapin:

2
Jim Chapin, Premessa da “Advanced Technique for the Jazz Drummer”