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“Dopo un periodo di sviluppo negli anni Novanta del XX secolo, con una crescita sensibile

della domanda e dell’offerta, il TR si è progressivamente spostato verso una fase più


complessa (Long e Lane, 2000). In questa seconda fase il TR non è più un agente
secondario dell’economia agraria e del cambiamento sociale, ma è diventato un motore
capace di attirare l’attenzione dei politici locali, regionali, nazionali e internazionali (Hall e
altri, 2005). Studi recenti sul TR hanno contribuito a sviluppare un quadro teorico più
complesso e articolato attirando l’interesse di un numero crescente di studiosi in tutto il
mondo (Garrod, Wornell e Youell, 2006; Sanagustín Fons e altri, 2011; Su, 2011). Alcuni
studiosi interpretano il TR come integrato con le strutture locali economiche, sociali,
culturali e naturali in cui si svolge (Saxena e Ilbery, 2008). Altri ricercatori hanno messo in
luce la reciproca interrelazione tra agricoltura e turismo (Pearce, 1990; Walford, 2001;
Fleischer e Tchetchik, 2005). Più in generale, nella letteratura viene spesso sottolineato
tanto il radicamento territoriale del TR che si basa sulle attrattive, sulle risorse naturali delle
zone rurali, quanto la forte relazione con l’agricoltura e lo spazio rurale” p. 376

“In conclusione, lo sviluppo del TR può essere spiegato come passaggio da una
configurazione storico-rurale predominante verso una nuova e più complessa articolazione
sociale, economica e ambientale attraverso l’interazione di processi a tre diversi livelli:
micro (locale), meso (regionale) e macro (europeo). È l’allineamento delle dinamiche ai tre
livelli che determina l’emergere di un nuovo vettore nello sviluppo rurale, che nel nostro
caso corrisponde al turismo rurale. In letteratura molti studiosi hanno già assunto una
prospettiva evoluzionista nello studio del TR (Lewis, 1998; MacDonald e Jolliffe, 2003;
Cánoves e altri, 2004) con risultati rilevanti in termini di analisi e comprensione della sua
diffusione negli spazi rurali” p. 379

Le strategie di governance del settore turistico della Regione Campania

Definizione

L TURISMO IN CAMPANIA, PUNTI DI FORZA E STRATEGIE PER


LO SVILUPPO DEL TERRITORIO:
“IL CASO DEI DISTRETTI TURISTICI”
1 2
di Floro Ernesto Caroleo , Alessandro De Iudicibus

in questo tipo di offerta turistica è il patrimonio locale nel suo complesso a proporsi come
prodotto turistico ed esso non è di certo progettato e gestito da un unico soggetto, ma è
composto da attrazioni naturali e professionalità indipendenti, ben radicate sul territorio e
difficili da coordinare.
Il profilo normativo del turismo rurale in Campania: la l. n. 18/2014

In Campania, dopo molti anni di vuoto, o c.d. di deficit normativo, solo di recente il
Consiglio regionale ha approvato la legge n. 18 dell’8 agosto 2014 sul turismo, rubricata
precisamente «Organizzazione del sistema turistico in Campania» (5). Come è noto la
Campania è una Regione che possiede in sé un patrimonio ambientale e culturale senza
eguali, da tutelare e valorizzare nella sua totalità; le sue bellezze artistiche, i suoi paesaggi
ed il binomio ambiente e cultura catturano l’attenzione del professionista intellettuale, del
visitatore più distratto e dell’appassionato dell’arte, che rimangono tutti conquistati da tanta
bellezza. Da qui, dunque, la necessità di una riorganizzazione sistematica del turismo per
quella parte dell’Italia meridionale che si estende sul versante del mare Tirreno, dalla foce
del Garigliano al Golfo di Policastro. Nell’art. 1 della legge n. 18 dell’8 agosto 2014 si
riconosce il ruolo fondante e primario che il turismo ha storicamente avuto nella
maturazione e nell’evoluzione del fenomeno a livello nazionale, europeo e mondiale; per
questi fini la Regione deve curare e promuovere il turismo sia nell’ambito pubblico che in
quello privato. Nell’ambito pubblico si riconosce che il «turismo contribuisce alla crescita
civile, culturale, sociale e morale delle comunità ospitanti, degli ospiti e dei visitatori»; il
turismo, in quanto occasione di relazioni aperte e positive tra i popoli, costituisce importante
motivo di incremento e di tutela dei patrimoni comuni, ambientali e identitari. Nell’ambito
privato, invece, la Regione riconosce che «il turismo crea consistente valore economico e
costituisce fattore produttivo, stimolo ed opportunità di iniziativa imprenditoriale»; pertanto
la risorsa «turismo» viene elevata a volano di sviluppo dell’economia campana.
tra le novità della legge regionale della Campania n. 18/2014 c’è il riconoscimento del
valore sociale, economico ed ambientale del «turismo rurale» con il quale si intende
valorizzare le aree interne, tutelare le tradizioni popolari, l’identità storica e le vocazioni
produttive delle piccole comunità locali. Si tende, in altri termini, rianimare i centri storici e
garantire uno sviluppo ecosostenibile del territorio regionale, compromesso e degradato
dalle già note emergenze ambientali. Una fetta importante del turismo rurale è rappresentata
dalla risorsa «agricoltura» e dalle attività ad esse connesse. All’interno del panorama del
turismo rurale, infatti, un ruolo particolare è rivestito dall’agriturismo, regolato da una legge
quadro nazionale (legge n. 96/2006) e da singole leggi regionali (34). In Campania l’attività
agrituristica è disciplinata dalla legge regionale n. 15 del 6 novembre 2008, in base alla
quale l’attività agrituristica ha tra le sue finalità il recupero, la tutela e la valorizzazione
delle tradizioni e del patrimonio culturale del mondo rurale [art. 1, comma 1, lett. g)]. Come
si è detto l’interesse delle regioni nei confronti della materia «agriturismo» trova la sua
cornice normativa nella legge nazionale del 20 febbraio 2006, n. 96, recante la «Disciplina
dell‟agriturismo» (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 63 del 16 marzo 2006) secondo cui
«la Repubblica, in armonia con i programmi di sviluppo rurale dell‟Unione europea, dello
Stato e delle regioni, sostiene l‟agricoltura anche mediante la promozione di forme idonee
di turismo nelle campagne». Tra le finalità della normativa statale figura l’obiettivo di
favorire il mantenimento delle attività umane nelle aree rurali. In questo contesto non si può
che condividere l’idea secondo cui il turismo rurale (e in esso l’agriturismo) costituisca un
punto strategico di grande impatto per la valorizzazione delle qualità alimentari, ambientali
e culturali della Regione Campania; ecco perché è sempre più viva la necessità di coniugare
la buona cucina con la cultura storica di un territorio, puntando anche sulla tutela della
«dieta mediterranea» come patrimonio immateriale dell’umanità ed attrattore di visitatori e
turisti provenienti da tutto il mondo. Così il paesaggio, l’ambiente, la cultura,
l’enogastronomia e l’economia rurale assumeranno un maggiore rilievo nell’ambito del
sistema turistico regionale, valorizzando e promuovendo la conoscenza del mondo rurale
della Campania felix, un patrimonio di valore inestimabile sconosciuto alle nuove
generazioni. D’altro canto il turismo rurale, già sostenuto attraverso i Gruppi di azione
locale (GAL), dovrà conciliarsi con la tutela paesaggistica e il governo del territorio, contro
le speculazioni e gli abusi edilizi, negando lo stravolgimento dell’assetto territoriale, lo
sfruttamento delle risorse naturali al fine di garantire la conservazione della tradizione
storica dei piccoli centri rurali e la promozione dell’agricoltura come nuova leva del
turismo. Nei territori destinati all’agricoltura sarà auspicabile, pertanto, l’esclusiva
realizzazione di opere ed interventi funzionali ad un’attività tipicamente agricola o ad altre
attività strettamente connesse alla stessa. Di conseguenza nelle aree agricole sarà necessario
la costruzione solo di semplici infrastrutture di supporto all’attività agricola o, comunque,
compatibili con le attività di turismo rurale caratterizzate dall’offerta di servizi essenziali ad
una particolare clientela (36). In questo quadro d’insieme, il Consiglio regionale ha
approvato, dopo la legge sul turismo n. 18, anche la legge n. 20 del 2014 sull’istituzione dei
distretti rurali, dei distretti agroalimentari di qualità e di filiera, con il preciso fine di
«promuovere lo sviluppo rurale, per valorizzare le risorse naturali, sociali ed economiche
dei territori e per facilitare l‟integrazione tra i diversi settori economici e tra le stesse filiere
e garantire la sostenibilità ambientale, economica e sociale» […].

In termini di sviluppo turistico, i territori rurali campani stanno seguendo percorsi differenti:
a fronte di uno sparuto numero di territori ad elevata “ruralità” che hanno raggiunto o sono
in grado di raggiungere quella combinazione di fattori del contesto territoriale, del contesto
turistico e del sistema della progettualità tale da poter essere considerati come destinazioni
turistico-rurali, la maggior parte delle aree rurali presentano, invece, livelli medio-bassi di
sviluppo turistico-rurale. Il mancato raggiungimento di profili di eccellenza, a fronte di un
patrimonio rurale di pregio, è imputabile alla carenza, ma spesso anche all’assenza dei
fattori di competitive advantage, e più nel dettaglio, a forti lacune in termini di “ricettività,
immagine, politiche e governance”. L’offerta ricettiva campana in ambito rurale è
prevalentemente ricettività complementare e si caratterizza per una significativa presenza di
strutture agrituristiche di prima e seconda generazione e di alloggi del turismo rurale, quali,
country house, (quasi il 12% del totale delle strutture complementari), b&b (circa il 14%) in
minima percentuale da alloggi in affitto. La lettura delle buone prassi di destinazioni
turistico-rurali a livello nazionale e internazionale, permettono di marcare da un lato una
carenza di ricettività in ambienti di pregio in Campania sul modello dei “paradores
spagnoli”, dall’altra la necessità di intervenire sulle strutture già esistenti e funzionanti
sviluppando innovazione nell'organizzazione interna e nella gestione delle risorse al fine di
raggiungere standard di qualità più efficienti. Si dovrebbe, quindi, in primis rafforzare la
tendenza, già in atto con l’Albergo Diffuso (AD), di realizzare nuove strutture ricettive per
il turismo senza costruire nuovi immobili, ridando vita agli antichi borghi, recuperando il
patrimonio artistico e culturale dei centri minori, andando ad incrementare allo stesso tempo
il reddito e l’occupazione della popolazione residente, attraverso il recupero di castelli e
palazzi, conventi e monasteri, edifici chiusi e non utilizzati, che una volta ristrutturati
possono essere convertiti in hotel ed alberghi di charme; ciò arricchirebbe l’offerta ricettiva
rurale anche di strutture non complementari e di elevata qualità (soddisfacendo
particolarmente la domanda straniera) ed innoverebbe attraverso forme di ricettività in
sostenibilità, non solo per il recupero dell’esistente ma anche e soprattutto per la contrazione
dei tempi di costruzione di una struttura ex-novo, per il minor impatto sulle risorse
territoriali in termini di consumo del suolo, di utilizzo delle risorse, etc… In secondo luogo
l’innovazione strutturale e organizzativa dovrebbe riguardare anche le strutture già attive ed
operanti sul territorio attraverso interventi di ristrutturazione e di gestione eco-compatibile
(riduzione dell’intensità delle materie prime impiegate nella produzione di beni e servizi,
dell'utilizzo di energia nei processi produttivi, della dispersione nell'ambiente di rifiuti
tossici, potenziamento del riciclo dei materiali, massimizzazione dell'uso sostenibile delle
risorse rinnovabili, aumento della durata del prodotto turistico e dell'intensità di utilità dei
prodotti e dei servizi a parità di contenuto di materie prime), e interventi di organizzazione e
gestione responsabile delle attività dove, «essere socialmente responsabili significa non solo
soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là investendo
di più nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate» (Libro
Verde UE, COM/2001/0366, art. 2). A livello locale le situazioni appaiono alquanto
disomogenee in quanto a fronte di territori con potenzialità di sviluppo ancora inespresse ve
ne sono altri che grazie all’intraprendenza dei propri attori e al sostegno delle comunità
locali che hanno condiviso una vision di sviluppo, sono riusciti comunque a delineare
un’offerta turistico-rurale ben definita, ma sulla quale è opportuno intervenire con ampi
margini di manovra. Facciamo riferimento a quei territori rurali che, per quanto non
definibili destinazioni turistico-rurali sono aree che nell’arco dell’ultimo decennio hanno
assistito ad una crescita dei flussi escursionistici e turistici grazie ad una nuova domanda di
ruralità, ad un incremento della imprenditoria locale legata alle risorse del territorio, ad un
processo di riqualificazione dell’offerta, ai tentativi di integrazione della stessa con il
territorio e, soprattutto, alla creazione di un sistema governance in grado di gestire,
promuovere e commercializzare il territorio come prodotto turistico locale, puntando sul
coordinamento tra attori pubblici e privati. Il riferimento è a Taurasi, una destinazione
enologica con attrattive forti, il Taurasi Docg in primis, ma anche il Borgo e il paesaggio,
con un soddisfacente sistema di offerta legato all’enoturismo, che mira ad una integrazione
piena anche con il territorio circostante attraverso un disegno di sviluppo complessivo che
segni il netto passaggio dal marchio collettivo al marchio territoriale in un contesto di
offerta turistica che sia allo stesso tempo sostenibile e competitiva; il riferimento è a San
Marco dei Cavoti, che attraverso la riqualificazione del “villaggio rurali”, la valorizzazione
delle identità e della memoria storica, delle tipicità locali, dell’ospitalità e del senso di
comunità, ha innescato un incremento dei flussi turistici che si è tradotto, per le aziende che
operano in questi contesti e anche in settori affini al turismo, in più ampie possibilità di
sviluppo

Interventi disciplinari: La ratio essendi che ispira la Misura 322 è la riqualificazione del
patrimonio culturale agreste ed in particolare al recupero dei relativi borghi mediante
interventi volti migliorare e valorizzare il patrimonio architettonico rurale. Riporto
integralmente il testo della disciplina in parola: “«Rinnovamento dei villaggi rurali».
Riferimenti normativi Articolo 52 lettera b ii) del Regolamento (CE) 1698/2005 Allegato II,
paragrafo 5.3.3.2.2, del Regolamento (CE) 1974/2006 Codice di classificazione UE: 322.
Motivazione dell’intervento e obiettivi perseguiti La misura è stata attivata per migliorare le
condizioni di vita delle popolazioni rurali e contenere lo spopolamento delle aree rurali, per
migliorare i livelli di occupazione e promuovere azioni tese a favorire l’attrattività dei
luoghi, attraverso la concentrazione delle risorse, l'effettuazione di investimenti nel
patrimonio culturale, l'individuazione delle zone a forte valenza ambientale e paesaggistica
più bisognose dell’intervento pubblico. Tali finalità sono perseguibili creando le condizioni
per migliorare l’attrattività del territorio e contemporaneamente diversificare l’economia
locale, promuovendo la rigenerazione del microtessuto produttivo artigianale e
commerciale, attraverso la ripresa di attività tradizionali legate alla cultura del territorio.
Risultato che è possibile ottenere realizzando una nuova frontiera dell’offerta turistica,
rappresentata dalla larga fascia dei piccoli comuni delle aree interne, favorendo la
riappropriazione dei luoghi per il ritrovo e rafforzando i legami identitari fra popolazione e
territorio, non meno importante è il favorire l’implementazione di attività economiche,
legate al turismo ed alle attività artigianali tradizionali proprie della cultura delle
popolazioni locali, così da creare un fattore di traino per l’economia stagnante dei piccoli
centri rurali. La misura pertanto mira alla riqualificazione del patrimonio culturale rurale ed
in particolare al recupero dei borghi rurali attraverso interventi volti al loro miglioramento e
valorizzazione e la riqualificazione del patrimonio architettonico rurale presente con
l'obiettivo di: ¾ diversificare l’economia locale; ¾ migliorare le condizioni di vita delle
popolazioni rurali; ¾ contenere lo spopolamento delle aree rurali; ¾ migliorare i livelli di
occupazione; ¾ promuovere azioni tese a migliorare l’attrattività dei luoghi, attraverso la
riqualificazione/recupero del patrimonio culturale rurale presente. In particolare per
ciascuna macroarea, in accordo con quanto previsto dalle strategie individuate, si intende
raggiungere i seguenti obiettivi: Macroarea C - sostegno a processi di diversificazione
dell’economia rurale; Macroaree D1 e D2 - sostegno a processi di diversificazione
dell’economia rurale; - miglioramento delle condizioni di contesto; - miglioramento della
qualità della vita e lotta allo spopolamento.
Ambiti territoriali di attuazione La misura trova attuazione nelle macroaree C, D1 e D2 ed
inoltre in tutte le Aree Parco della regione istituite ai sensi della legge 6.12.91 n. 394 (legge
quadro sulle aree protette) e della Legge Regionale 01.09.93 n. 33” Istituzione di Parchi e
Riserve naturali in Campania” e l.m.i.

Tipologie d’intervento e spese ammissibili

La Misura prevede le seguenti tipologie: a) Interventi di recupero di centri e borghi rurali,


inseriti in aree con potenziale vocazione turistica o inseriti in aree parco o interessate da
itinerari culturali, religiosi o del vino (pavimentazioni degli spazi aperti, viabilità rurale
storica, fabbricati tipici dell’architettura rurale del luogo, di proprietà pubblica o privata), di
comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, che abbiano conservato le
caratteristiche architettoniche e urbanistiche originarie e la propria identità culturale, al fine
di un riutilizzo dell’intero borgo per il turismo rurale, per la realizzazione di botteghe per la
promozione dell’artigianato tipico, per la realizzazione di spazi museali, aule polifunzionali,
ecc. A tal fine, i progetti, per poter essere oggetto di finanziamento dovranno interessare una
tipologia di borgo rurale che sia caratterizzato da una disponibilità e varietà di patrimonio
culturale, storico architettonico e paesaggistico, legato alla realtà contadina e rurale, tipica
del territorio regionale, le cui potenzialità non siano ancora state espresse, in termini di
quantità e qualità, sì da rendere questi luoghi veicolo di salvaguardia delle identità locali e
delle tipicità delle tradizioni. Dovranno interessare, in modo organico, il borgo nel suo
complesso, comprendendo nell’intervento, anche la proprietà privata, almeno nelle facciate
a vista. I progetti dovranno essere unitari, presentati da amministrazioni comunali che
includano progetto pubblico e privati (attraverso manifestazioni d’interesse); l’intervento
pubblico dovrà concretizzarsi nel recupero di spazi aperti, vie, siti, edifici di interesse
culturale della cultura tipica locale, recupero di facciate, mentre gli interventi privati
saranno rivolti alla riqualificazione del patrimonio edilizio rurale a scopi turistico – ricettivi
ecc. I fabbricati, di proprietà privata, interessati all’intervento, qualora il progetto di
recupero non riguardi solo la facciata esterna, dovranno essere destinati ad attività
produttiva in campo turistico o artigianale o funzionale al progetto (recupero delle attività
artigianali tradizionali del luogo). Dovrà essere previsto l’utilizzo di materiale e tecniche
atte ad evitare la riduzione dell’infiltrazione delle acque meteoriche. b) Interventi inquadrati
in un contesto di valorizzazione “globale” dell’area rurale interessata, e più precisamente: a)
restauro e ripristino funzionale di parti limitate di strutture edilizie rurali pubbliche, non
destinate ad attività produttive, già esistenti, per valorizzare gli elementi tipologici, formali e
strutturali; b) recupero di edifici di interesse storico, non destinati ad attività produttive,
insistenti in aree rurali; c) restauro e ripristino di “invasi spaziali” pubblici (piazze, fontane,
corti ecc.) posti all’interno di tessuti rurali” pp. 246-248,
https://www.parcoregionaledeimontilattari.it

SAN POTITO SANNITICO È FISICAMENTE PICCOLO, E SA DI ESSERLO. MA SAN


POTITO È ANCHE, E SOPRATTUTTO, INFINITO, E QUESTO NON SOLO LO SA,
MA LO HA DIMOSTRATO E LO CONFERMA DI ANNO IN ANNO, CON VOCE
SEMPRE PIÙ FORTE. È IL PUNTO DI INCROCIO DI TUTTI I MONDI POSSIBILI, DA
QUELLI DELLA MERAVIGLIA PIÙ TRAVOLGENTE A QUELLI DEL PIANTO PIÙ
FORTE. IN UN GIORNO PENSI DI AVERLO VISTO TUTTO E IL GIORNO DOPO
RICOMINCI DACCAPO. E DACCAPO RICOMINCI A VEDERE ANCHE TE STESSO,
MOLTO PROBABILMENTE DAVANTI A UN’OPERA D’ARTE: È FORTUNATO CHI
SI PERDE A SAN POTITO. [DANIELA MARCHITTO, FILOSOFA PASSANTE]

“A San Potito, si fa riferimento a una lettura del territorio come «architettura naturale e
relazionale articolata sul tema di fondo della biodiversità». Una mappa multidimensionale
con il suo sistema di giardini murati, di specie, di corridoi ecologici, di infrastrutture naturali
(montagne, fiumi, pianure), antropiche, tecnologiche e con il suo sistema di ‘flussi’
socioculturali e socioeconomici. Questa mappa è connessa alla percezione del movimento di
specie, di persone, di merci che attraversano incessantemente i luoghi. In questo modo il
passaggio dal paese alla città, imposto dalla presunta linearità del tempo del progresso,
viene spezzato e ricomposto in una serie di possibilità multilaterali che creano nodi ed
intrecci inaspettati i cui effetti sono prodotti nuovi, ibridazioni e innovazioni che però hanno
il gusto della tradizione e mantengono traccia dell’origine. Da questo punto di vista le
produzioni agricole di pregio rappresentano una delle realtà produttive che meglio interpreta
la percezione dinamica del territorio perché per sua natura, si fonda sull’intreccio dei saperi,
è radicata nella comunità ed è aperta ad assimilare nuove interazioni culturali e
gastronomiche come naturale arricchimento dei suoi contenuti, della sua qualità e della sua
immagine. Ibridazione (come intreccio di pratiche e saperi) produzioni orticole di pregio
(come prodotti di eccellenza il cui sapore è influenzato anche da pratiche narrative e dalla
memoria) comunità (come produzione di filiera e integrazione di competenze) sono state le
parole chiave degli interventi realizzati dagli artisti dell’arte pubblica, dai cortometraggi dei
giovani venuti da ogni dove, dai giardinieri erranti nell’ambito della manifestazione “Fate
Festival” promossa dal comune di San Potito e dalla locale Pro Loco” M. Carmen, Nuovi
paesaggi culturali, in San Potito Sannitico. Arte&Natura, 2015, p. 20 https://www.ruderi.org

“L’interpretazione esclusivamente edonistica del ‘neoruralismo’ come passivo e ruffiano


assecondamento di superficiali «mode» urbane non tiene conto della crescente riflessività di
una parte dei consumatori che tendono ad orientare le proprie scelte in base a considerazioni
di etica ambientale e sociale. Questi processi si sviluppano in parallelo alla tendenza, ancora
embrionale, ma già avvertibile, alla trasformazione dei consumatori in un settore sempre più
attivo e organizzato (i ‘coproduttori’), che apre la prospettiva di «costruzione di alleanze
attorno a valori ed interessi che influenzano scambievolmente la produzione e il consumo»
[…].Il rigetto degli stili produttivi industralisti da parte del ‘neoruralismo’ ricolloca la
produzione agricola in una dimensione comunitaria non solo attraverso il ripristino
dell’acquisto del latte crudo alla stalla, ma anche attraverso forme di ‘coproduzione’ attiva
(raccolta di prodotti, «adozione» di animali, vigneti, alberi da frutta, partecipazione alla
trasformazione dei prodotti). L’azienda ‘neorurale’ vocata alla multifunzionalità intreccia
relazioni con gli operatori degli altri settori economici (servizi, artigianato, turismo), ma
anche con le istituzioni culturali e le amministrazioni locali nel quadro delle attività di
promozione territoriale in cui l’immagine e la funzione di volano del paesaggio, delle
produzioni di eccellenza, delle razze autoctone assumono un ruolo di centralità”
Legare, imbavagliare e rinchiudere!