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Introduzione

Esistono due modi di vivere la ‘campagna’: nascervi e conoscerla. Per quanto


differenti siano tali ‘sorti’ – poiché la prima è legata ‘geneticamente’ alla rus, mentre
la seconda è solidale alla chtonè agreste in virtù di una ‘filiazione spirituale’ –
entrambe condividono l’amore con un mondo che si presenta, al contempo, concreto
ed eolio, coinvolgente tanto i sensi quanto la complexio etico-estetica dell’uomo.
Così, l’esperienza della ruralità può sorprenderci, creando quell’incanto che sospende
il tempo meccanico dal flusso limaccioso, gremito di scadenze, adempimenti,
risultati, restituendoci a una dimensione più ‘familiare’, più consona alle esigenze
non ‘negoziali’ che quotidianamente avvertiamo. La ‘campagna’ è uno ‘stato
dell’interiorità’, una ‘vocazione dell’animo’, oltre a rimanere un luogo di industria
alacre che resiste ancora, sia pur faticosamente, alle tentazioni di un capitalismo
ingordo e forsennato, prono alla crematistica e al dogmatismo del profitto. Il turista
che la opta a meta di una promenade o di una vacanza può esservi indotto da varie
ragioni – come ho evidenziato nel primo capitolo della tesi; ma, all’interno di una
tipologia generale si staglia, ben netta, la figura di un soggetto la cui quête non viene
giustificata né appagata dalla fruizione di ‘questo’ o di ‘quel’ prodotto. Questa
sineddoche satisfattoria, infatti, ridurrebbe la sua esperienza a ordinaria liturgia del
consumo, traslata in un contesto ‘periferico’. La contemplazione di un paesaggio
rurale ci pone al cospetto di una realtà ‘cosmica’ caratterizzata da cicli vitali
sincronizzati alla sistole e alla diastole che governa tanto l’alto quanto il basso,
alternando il riposo e la veglia, la nascita e la morte, il rigoglio e la sobrietà. La
‘campagna’ possiede, allora, una valenza ‘didattica’ il cui lessico è fatto di alberi,
campi, colture, animali, insetti; la cui semantica è materiata dal rapporto che l’uomo,
per secoli, ha costruito standovi a contatto; la cui ‘filosofia’ non esprime nozioni
auliche e astruse ma parla di ‘confidenza’, di ‘rispetto’, di ‘dedizione’ tributata alla
Magna Tellus, che tutto nutre e sostiene. Eppure, nonostante queste suggestioni da
palaios logos degne di ellenici mitografi, il turismo rurale neppure esprime, toto
coelo, la ‘nostalgia’ e, quindi, l’anelito verso un mondo dell’idillio oleografico,
incorrotto, ‘pascoliano’, dove trovare tracce godibili di una integrità esistenziale e di
una sensibilità spazzate via dal gretto conformismo post-moderno. Il turismo rurale
rappresenta, invece, il tentativo di riannodare il passato al presente, la memoria alla
progettualità, la saggezza al sapere tecnico, una scala di valori ad agende
economiche, coinvolgendo la dialettica di domanda e offerta in una modalità
profonda, non limitata cioè alla prestazione e al godimento. E il ‘motore’ o
catalizzatore di questo nuovo approccio alle potenzialità del ‘contado’ è l’azienda
agricola, evolutasi da un modello meramente ‘produttivistico’ ad una fisionomia
polifunzionale, capace di dialogare con le governance locali e i vari referenti della
sua fidelizzazione, dando vita a settori strategici per la promozione delle tipicità
enogastronomiche; segmenti – come appunto l’agrifood – focalizzati sulla
valorizzazione delle risorse o materie prime esaltanti il prestigio del cd. genius loci.
Il secondo capitolo si focalizza sull’assetto normativo che disciplina il fenomeno in
Campania. In merito si può osservare come da alcuni decenni le direttrici dei flussi
turistici siano mutate: ovviamente, località ‘classiche’ della costiera rimangono mete
ambite e fascinose di un pubblico che a fronte di costi tutt’altro che modici, brama
‘smemorarsi’ in scenari di luce ed equore, remoti dal caos cittadino. Tuttavia,
accanto a queste destinazioni ‘di nicchia’ l’entroterra offre siti densi di ulteriori
‘spettacoli’ legati ad ambienti, tradizioni, ‘atmosfere’, ‘culture’ che registrano la
simbiosi tra l’uomo e il suolo, tra il lavoro – affrancato dalla macchina ma, in buona
parte, eseguito manualmente – e la munificenza di plaghe distese tra la pianure e le
montagne. Qui il ‘turismo locale’ non si esaurisce in ‘liturgie goderecce’ allestite per
palati in cerca di sapori genuini, non adulterati dalla chimica della conservazione
industriale; piuttosto, l’esperienza ambisce a riscoprire le radici ancestrali delle
comunità autoctone che sopravvivono nel vernacolo, nelle consuetudini, nelle
festività, nei codici etici che regolano le relazioni intersoggettive. Si tratta, quindi, di
‘empatizzare’ con un mondo – materiale e ‘spirituale’ – che non si è lasciato sedurre
dalle sirene di un progresso che abolisce la ‘sacralità’ imponendo i suoi feticci
merceologici. L’aspetto dell’autenticità di un luogo diventa fondamentale per creare
quell’appeal proprio di una specifica destinazione. Tale ‘vocazione’ consente di
attrarre potenzialmente un numero sempre maggiore di turisti e visitatori, interessati
a riscoprire le radici, il folclore e la storia degli abitanti e dei loro luoghi. Da qui
nasce allora un approccio differente rispetto ai tradizionali strumenti di marketing e
promozione turistica. Secondo Giancarlo Dall’Ara i servizi riferibili a tale approccio
“dovrebbero riuscire a: trasformare i prodotti in racconti; far entrare le persone nelle
loro storie; costruire trame, far vivere il territorio; mettere in scena esperienze
memorabili”. Il saper narrare la propria storia e il proprio territorio permetterà ad
associazioni, albergatori e ai cittadini di concorrere nel creare un legame e delle
relazioni forti con i visitatori stessi, garantendo a quest’ultimi di portare con sé un
ricordo magico ed intimo del territorio nella sua interezza. Venendo allo studio
comparitivo con la penisola iberica un'analisi temporale del turismo rurale locale
mostra che si tratta di un fenomeno recente e nasce da una combinazione di fattori
tipici delle società postindustriali, in cui le tendenze dei consumi ricreativi si sono
evolute verso quello che è stato chiamato ‘turismo alla carta’. Quello spagnolo è
‘giovane’ se paragonato al contesto europeo, dove si trova già nella fase di
diversificazione e maturità. Tuttavia, questo processo è stato generalmente
caratterizzato da uno sviluppo spontaneo, nella maggior parte dei casi privo dei
minimi criteri razionali e, naturalmente, non ha risposto a un approccio coerente alla
pianificazione, standardizzazione e strutturazione di prodotti e destinazioni. In
Spagna, inoltre, questo processo non è originariamente riconducibile all'iniziativa
delle istituzioni comunitarie per promuovere il turismo come complemento dei redditi
agricoli, ma è stato gestito da imprenditori, residenti o estranei al territorio stesso - i
cui investimenti aspiravano a divenire una fonte di reddito principale -(Valdés,
2004), oppure da imprenditori che ritenevano di aver trovato nel turismo rurale un
business ad elevata redditività (Brunet e Alarcón, 2008). D'altra parte,
l'amministrazione stessa – a prescindere dal livello gerarchico – confidando sulla
bontà del turismo come soluzione alla situazione economica deleteria del mondo
rurale, ha agito senza una chiara strategia. (Genovés et al., 2004). Questo spiega il
perdurare di questioni importanti che hanno inerenti alla cornice giuridica entro cui
viene svolta l'attività in parola, al suo modello di sviluppo territoriale e alla
strutturazione dei suoi prodotti e destinazioni. Nel capitolo conclusivo oggetto della
mia disamina è San Potito Sannitico: paese agreste con una vocazione attrattiva -
promossa da sagaci e lungimiranti politiche amministrative – San Potito è sede di
numerose iniziative miranti a valorizzarne il patrimonio naturale e il retaggio storico.
Tale consapevolezza si è tradotta in cospicui investimenti e finanziamenti pubblici
per dotare la zona di strutture ricettive la cui architettura risultasse in armonia con le
caratteristiche del paesaggio, preservandone – per quanto possibile – la bellezza
originaria. Così, gli interventi attuati in decursu temporis hanno consentito di
rilanciare una tipologia turistica capace di coniugare il profilo squisitamente
enogastronomico con istanze artistiche e sociali, espressioni di una vivacità che fa
ben sperare per il futuro delle nuove generazioni.

Il turismo rurale spagnolo

Una ricognizione del fenomeno in esame nel contesto iberico evidenzia che il modello di
alloggio nelle case rurali è invalso a partire dagli anni '60 del XX secolo, nell'ambito del
programma Casas de Labranza1 che perseguiva un duplice obiettivo: a) ospitare i visitatori
rurali in alloggi semplici b) migliorare lo status delle residenze consentendo un reddito extra per
gli agricoltori (VILLARINO e CÁNOVES, 2002)1. In Spagna, la promozione del turismo rurale
risponde, in origine, alla necessità di trovare argomenti per lo sviluppo delle aree rurali in crisi.
Ecco perché, negli ultimi decenni, le pubbliche amministrazioni hanno attuato un'ampia serie di
misure politiche, normative e finanziarie per favorire i processi di sviluppo turistico in queste
aree che consentono, se non sostituiscono, i settori in crisi, almeno , diversificare le strutture di

1
“Il fenomeno ha origine nel modello di alloggio in case rurali che esiste in Spagna dagli anni 1960. È
stato creato con il programma Casas de Labranza, lanciato dall'agenzia di estensione agraria, che riferisce
al ministero dell'Agricoltura e al ministero Informazione e turismo, e ci sono stati numerosi fattori che
hanno contribuito a questo boom. Il primo di questi è che il turismo rurale è stato presentato come una
soluzione per cercare di alleviare il crescente spopolamento delle aree rurali. In effetti, negli anni '90, il
turismo rurale ha dato un contributo importante alla riduzione della migrazione dalle aree rurali
(Paniagua, 2002) e alla creazione di benefici grazie alla trasformazione economica delle aree in cui è stata
stabilita. Un altro fattore importante è l'attuazione di programmi istituzionali di sviluppo rurale (Leader I,
Leader II, Leader Plus, Proder) che stabiliscono misure di supporto tecnico per lo sviluppo rurale, la
formazione professionale, gli aiuti alle assunzioni, gli aiuti alle piccole imprese, l'artigianato e i servizi.
locale e commercializzazione della produzione locale agricola, forestale e della pesca. Il turismo rurale ha
avuto come strategia principale quella di preservare il patrimonio familiare e rimediare alla diminuzione
del reddito derivante dall'agricoltura, che consente la diversificazione delle economie rurali. Vale anche la
pena considerare la preoccupazione sociale per la protezione ambientale delle aree rurali, probabilmente
come reazione al turismo di massa che si sta svolgendo in Spagna” Ana María Sánchez Sánchez-
Francisca Jesús Sánchez, Impacto del turismo rural sobre el empleo en España: una aproximación a
escala provincial, (trad.it.), https://revistas.javeriana.edu.co
produzione per evitare o ridurre al minimo il loro declino socioeconomico. In Spagna si
distinguono tre fasi in cui è possibile analizzare l'evoluzione del turismo rurale. La prima fase si
svolge negli anni '70, quando il turismo rurale si basava quasi interamente sull'alloggio in case
nelle aree rurali e sull'affitto di camere, con l'obiettivo di fornire entrate supplementari
all'economia. Fondamentalmente, sono state le donne a contribuire alla diversificazione e alla
promozione delle attività (Cánoves e Villarino, 1997, 2000). Il turismo era tradizionale e
focalizzato sull'esistenza di seconde residenze e sull'uso delle case di famiglia (Soret, 1999). La
seconda fase può essere collocata nel periodo dal 1980 al 1995, quando le comunità autonome
acquisiscono le capacità di pianificazione turistica; ecco perché durante questo periodo c'è uno
sviluppo disomogeneo del turismo rurale a seconda della comunità autonoma, quindi in ciascuna
comunità è stata favorita un'offerta diversificata di turismo rurale. L'ultima fase coincide col
periodo attuale, in cui il turismo rurale in Spagna è pienamente consolidato, è valutato dagli
utenti e si sviluppa su tutto il territorio nazionale; le comunità autonome puntano alla
promozione di un prodotto di qualità come complemento ad altre forme di turismo2.
“Il turismo rurale spagnolo, nonostante i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni, con una
progressiva diversificazione dell'offerta e la comparsa di un volume crescente di servizi che
generano valore aggiunto per l'alloggio - che, in breve, non fa di più che rispondere alle richieste
di una domanda sempre più esperta e specializzata - è, in generale, una tipologia ancora in fase di
sviluppo, che ha ancora molta strada da percorrere fino a quando non rientra nel gruppo delle
principali destinazioni europee (Pulido, 2008) , anche se è vero che alcune destinazioni turistiche
rurali spagnole possono già essere considerate in una fase più avanzata. La Spagna, che ha
recitato in uno sviluppo del turismo rurale tardivo rispetto ai principali paesi europei specializzati
in questo tipo, è stata in grado di sfruttare molto bene le circostanze (disponibilità di
finanziamenti europei, cambiamenti nel quadro motivazionale del turista spagnolo, ecc.) Per
generare un'offerta il turismo rurale che è cresciuto notevolmente nell'ultimo decennio,
favorendo lo sviluppo di alcuni territori, anche se ancora con molte carenze. Nel settore

2
“La consolidatión del rurismo rural en España costituye una realidad inconstestable, en el bien
entendido que su implantación es y será variable según las potentialidades y posibilidades de
dinamización turística de cada espacio rural. Los trabajos de Bote (1998) y Fuentes (1995) ponen de
manifestio la existencia de un volumen de domanda turística cuantitativamente significativa y un
importante fluyo económico hacia los espacios rurales, así como la aparición de sensibles cambios
cualitativos en la demanda basadas en el crescimiento de las motivaciones estrictamente turísticas frente
al ‘turismo de ritorno traditional’. Corroboran esta tendencia las estadícas llevadas a cabo par
diferentes administraciones y asociaciones vinculadas al turismo rural. Consequentemente, el turismo
rural ha superado su tímida presencia inicial en las políticas sectoriales turísticas, generalmente
orientadas a la oferta litoral tradicional, y ha adquirito carta de naturaleza en las políticas de
diversificación de la oferta” J. A. Baidal, Turismo y espacios rurales: conceptos, filosofías y realidad,
https://www.cervantesvirtual.com
commerciale, vale la pena notare la scarsa formazione degli imprenditori e dei lavoratori del
turismo rurale; la frammentazione e la frammentazione del business del turismo rurale, che
ostacola l'assunzione di alcune decisioni che sono vitali per il mantenimento delle imprese;
carenze nella promozione della destinazione, conseguenza di altre carenze (mancanza di
formazione, ignoranza e risorse insufficienti a causa della sua bassa massa critica) e vendite
insufficienti o, almeno, inadempienza delle aspettative. A ciò si dovrebbe aggiungere la bassa
produttività delle aziende turistiche, l'offerta limitata di servizi che generano un valore aggiunto
(che ha portato a un eccesso di offerta mimetica, in cui i turisti non trovano alcun tipo di
elemento differenziale diverso dal prezzo) e reti commerciali e pubbliche ancora deboli”3

Per riflettere sulle caratteristiche e sulla situazione attuale del turismo rurale in Spagna,
vale la pena ricordare gli obiettivi generali stabiliti nelle prime fasi di questo prodotto
(Valdés, 1996): a) la riabilitazione e il recupero di case esistenti nelle aree rurali da
utilizzare a fini turistici; b) attuare e sviluppare un'attività economica con l'obiettivo di
integrare i redditi agricoli e zootecnici tradizionali nelle zone rurali; c) porre fine allo
spopolamento che soffriva l'ambiente rurale; d) creare occupazione diretta e indiretta
(turismo, artigianato, agroalimentare, etc,) e quindi attenuare le riconversioni inerenti la
campagna spagnola e le attività agricole tradizionali, con continue perdite di produzione,
produttività e occupazione; e) sviluppare l'attività turistica in modo rispettoso con
l'ambiente e soprattutto di integrare i due mondi, quello rurale e quello urbano, alla
ricerca di vantaggi reciproci senza compromettere le identità rurali, cercando di integrare
3
Juan Ignacio Pulido Fernández - Pablo J. Cárdenas García, Conclusiones, EL TURISMO RURAL EN
ESPAÑA. ORIENTACIONES ESTRATÉGICAS PARA UNA TIPOLOGÍA AÚN EN DESARROLLO (trad.
it.), p., Boletín de la Asociación de Geógrafos Españoles N.º 56 - 2011, p,173. “Nonostante l'enorme
sostegno pubblico e gli sforzi privati, lo sviluppo turistico nell'area rurale spagnola manca, con poche
eccezioni, di un approccio strategico integrato nelle proposte di sviluppo globale, sia a livello statale che
regionale e micro-regionale, che garantisce un'azione coordinato dagli agenti coinvolti nell'uso efficiente
delle risorse, incoraggiare la gestione sostenibile delle destinazioni, dei prodotti e delle aziende turistiche,
considerare tutti questi temi come vantaggi competitivi fondamentali per rafforzare la posizione
dell'offerta del turismo rurale spagnolo, favorire la sua sostenibilità ambientale , sociale ed economico e,
in definitiva, il suo consolidamento come categoria di base del sistema turistico nazionale” C, VÁZQUEZ
VARELA- F. MARTÍN GIL, Problemas de sostenibilidad del turismo rural en España (trad. it.), p. 179,
https://www.revistas.ucm.es
la popolazione rurale nei progetti. il turismo, generando uno scambio di culture ed
esperienze che consentirebbe il turismo dal vivo legato all'ambiente rurale. Anche gli
obiettivi turistici sono stati integrati in questi approcci generali, tra cui possiamo
menzionare; f) sviluppare una nuova offerta che diversifichi il prodotto turistico; g)
ridurre la stagionalità turistica; h) proiettare l'immagine di una destinazione turistica
attraente, diversificata e di qualità. La realtà attuale è che il turismo rurale continua a
preservare buona parte di questi obiettivi ma con sfumature (Valdés, 2004). Ha permesso
di recuperare case e patrimonio civile esistente nelle aree rurali: case coloniche, manieri,
quintane, palazzi, vecchi mulini attraverso il restauro. Un ripristino che ha cercato di
conservare in molti casi le strutture edilizie dell'area, un aspetto condizionato dalle
normative vigenti. Un aspetto importante è la sezione relativa al complemento e alla
diversificazione del reddito agricolo. Attualmente, la maggior parte delle entrate ottenute
nelle imprese di alloggi rurali è destinata a completare le entrate principali. Tuttavia,
molte persone, manager e proprietari di stabilimenti, non lavorano nelle aree rurali, ma
lavorano in altre attività, in particolare nel settore dei servizi, professionisti liberali,
funzionari. Solo una parte della comunità imprenditoriale, circa un terzo, lavorerebbe nel
settore primario, essendo il turismo rurale un complemento del suo reddito agricolo.
Tuttavia, ci sono imprenditori che hanno ampliato la loro capacità produttiva, cioè hanno
aperto più di un alloggio rurale e questo ha permesso loro di dedicare tutti i loro sforzi a
questo business, diventando il loro reddito principale. Importanti processi di
reinvestimento delle imprese sono in corso al fine di aumentare la capacità e la qualità
delle imprese stesse. La struttura stessa della struttura ricettiva, di dimensioni limitate,
nonché la sua stagionalità, sono indicatori della limitata capacità imprenditoriale e
imprenditoriale di queste società, in modo che solo aprendo diversi stabilimenti possano
aumentare la loro redditività. Un aspetto importante nel turismo rurale è la formazione.
Stiamo parlando di un'attività che comprende il capitale umano che non è correlato o
familiare con l'attività turistica. Lo sviluppo di una nuova attività significa che le persone
che si dedicheranno ad essa devono conoscerla e sapere quali strumenti sono disponibili
per loro e come usarli. In particolare nel turismo rurale, l'imprenditore proviene da altri
settori dell'economia e deve sapere cosa sta affrontando e disporre di strumenti di
gestione minimi per la sua attività. Soprattutto, saper servire il cliente, poiché nel
turismo, il capitale umano e l'attenzione personale sono beni immateriali di grande valore
che condizionano il corretto sviluppo dell'attività, dal momento che è anche una variabile
di differenziazione davanti al cliente. Di conseguenza, una delle sfide del turismo rurale è
la formazione, cosicché negli ultimi anni molti degli aiuti destinati al turismo rurale dalle
amministrazioni hanno l'obiettivo di professionalizzare il settore attraverso la formazione.
“Si bien España es líder mundial en turismo, tal y como atestiguan los principales
indicadores de actividad turística, no es menos cierto que el desarrollo de los últimos
años del modelo turístico español plante a una serie de retos. Entre ellos, la necesidad
de superar la bipolaridad de la oferta turística entre los productos asociados al sol y
playa, con síntomas de madurez, y el resto de productos; la concentración de la
demanda en el tiempo y el territorio, vinculada mayoritariamente al producto más
demandado cuyo momento de disfrute coincide con los grandes periodosvacacionales y
en zonascosteras; o lafuerte dependencia de nuestro sprincipales mercados e misores.
Para hacer frente a estos retos, y teniendo en cuenta el contexto internacional, el
Gobierno de España aprobó el Plan Nacional e Integral de Turismo 2012-2015 (PNIT)
poniendo de manifiesto su compromiso con una industria estratégica clave para la
recuperación económica y la generación de empleo. El PNIT actúa sobre seis elementos
clave del destino España (marca, cliente, oferta, alineamiento, conocimiento y talento) y
centra una gran parte de sus medidas y acciones en la actuación sobre la oferta, con el
objeto de diversificar los productos turísticos en base a experiencias de calidad que
enriquezcan la oferta turística y permitan hacer frente a nuevas demandas del mercado.
El turismo rural, entendido como la actividad turística en entorno rural o natural no
masificado, contribuye a este gran objetivo de calidad y diversificación y, por este
motivo, este producto turístico tiene reflejo a lo largo de todo el documento tanto en
medidas específicas como en otras de carácter complementario que afectan a la oferta y
la demanda del mismo. Entre estas medidas, destacan la Homogeneización de la
clasificación de alojamientos de turismo rural, el Impulso de la demanda nacional o el
Fomento de actividades turísticas relacionadas conel patrimonio cultural, natural y el
turismo sostenible conel medioambiente. Resultado de ese compromiso, en 2013 se
aprobó un Plan de Promoción Exterior del Turismo de Rural que se ve continuado y
ampliado para el año 2014 como Plan Integral de Turismo Rural que incluye, además de
nuevas acciones de promoción, actuaciones sobre la oferta”4. In Spagna vi è un’ampia
offerta di turismo alternativo all’insegna della riscoperta dei valori del mondo rurale. In
tutte le regioni ci sono tenute agricole che hanno aderito alla rete nazionale di fattorie
didattiche, luoghi ameni perfetti per trascorrere una giornata ludica ed educativa con i più
piccini. La didattica si basa sull’esperienza e le attitudini di ciascuno. Gli educatori
facilitano l’apprendimento alla socializzazione e al fondamentale rapporto rispettoso con
l’ambiente naturale e alla condivisione delle proprie emozioni. I progettisti delle fattorie
didattiche ed annessi pongono particolare attenzione alla scelta di materiali ecologici,
riciclati o riutilizzati, e assemblati in modo artigianale ottimizzando le risorse naturali per
ridurre al minimo l’impatto ambientale dell’attività umana (raccolta dell’acqua piovana,
raccolta differenziata dei rifiuti, specie degli organici per utilizzarli come ammendanti
naturali). Particolarmente meritevoli di essere visitate per la rispondenza ai criteri
menzionati di sostenibilità ambientale sono:  Granja de Esporlas, un enclave situato nella
Sierra della Tramuntana, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall'UNESCO nella
categoria “Paesaggio culturale”. Uno scenario privilegiato che diletta i visitatori con
una mansión del XVII secolo incorniciata da splendidi giardini, luoghi perfetti per
rilassarsi e distrarsi dalla solita routine quotidiana. Anche qui ai bambini è consentito

4
Sebbene la Spagna sia il leader mondiale nel turismo, come testimoniano i principali indicatori
dell'attività turistica, non è meno vero che lo sviluppo del modello turistico spagnolo negli ultimi anni ha
portato a diverse serie. Tra questi, la necessità di superare la bipolarità dell'offerta turistica tra i prodotti
associati al sole e alla spiaggia, con sintomi di maturità, e il resto dei prodotti; la concentrazione della
domanda nel tempo e nel territorio, legata principalmente al prodotto più richiesto il cui momento di
godimento coincide con i grandi periodi di vacanza e nelle zone costiere; o la forte dipendenza dai nostri
principali mercati di emissione. Per far fronte a queste sfide e tenendo conto del contesto internazionale, il
governo spagnolo ha approvato il piano nazionale e completo per il turismo 2012-2015 (PNIT),
sottolineando il suo impegno per un settore strategico chiave per la ripresa economica e la generazione di
occupazione. Il PNIT agisce su sei elementi chiave della destinazione Spagna (marchio, cliente, offerta,
allineamento, conoscenza e talento) e concentra gran parte delle sue misure e azioni sull'azione
dell'offerta, al fine di diversificare i prodotti turistici basati su a esperienze di qualità che arricchiscono
l'offerta turistica e consentono di soddisfare le nuove esigenze del mercato. Il turismo rurale, inteso come
attività turistica in un ambiente rurale o naturale non sovraffollato, contribuisce a questo grande obiettivo
di qualità e diversificazione e, per questo motivo, questo prodotto turistico si riflette in tutto il documento,
sia in misure specifiche che in altre di natura complementare che influiscono sull'offerta e sulla domanda.
Queste misure comprendono l'omogeneizzazione della classificazione degli alloggi del turismo rurale, la
promozione della domanda nazionale o la promozione di attività turistiche legate al patrimonio culturale,
naturale e sostenibile con l'ambiente. Come risultato di questo impegno, nel 2013 è stato approvato un
piano per la promozione esterna del turismo rurale, che è proseguito e ampliato per il 2014 come piano
globale di turismo rurale che comprende, oltre a nuove azioni promozionali, azioni sull'offerta” trad. it.,
PLAN INTEGRAL DE TURISMO RURAL, 2014, https://www.camaravalencia.com
avvicinarsi agli animali e assistere alle dimostrazioni praticiche degli antichi mestieri
contadini; Granja Aventura Park (Barcellona), un’area straordinaria di circa 20.000 mq
che ospita una fattoria e altre aree didattiche accessorie previste dal modello educativo
spagnolo come: un orto, una zona per il pic nic, area ludica per intrattenere i bambini
tutto l’anno, con giochi all’aperto come i percorsi sospesi tra gli alberi, all’interno di reti
di sicurezza e attività didattiche nelle serre costituiscono occasioni esperienziali
multisensoriali, ideali per apprendere nuove abilità.

Le Isole Canarie

L’importanza economica e sociale del turismo nelle Canarie 5 costituisce un dato di fatto:
da decenni ormai la popolazione residente gode appieno dei suoi benefici sia in relazione
alle molteplici opportunità lavorative, dirette o indotte, sia all’indubbio sviluppo
economico che ha contraddistinto le Isole. L’arcipelago costituisce a tutt’oggi una delle
mete preferite dei turisti alla ricerca del sole, della spiaggia e del mare, soprattutto degli
ospiti che prediligono i grandi complessi alberghieri ed extra-alberghieri, desiderando
trascorrere una vacanza di tutto riposo, caratteristica di una visione medio-psicocentrica

5
“I primi turisti giunsero alle Canarie nella prima metà dell’Ottocento, quando si diffuse in Europa la
moda di frequentare località famose per la salubrità del clima e per la presenza di acque termali. I veri e
propri flussi turistici si registrano, però, solo alla fine del secolo, grazie agli scambi commerciali
intrattenuti con i paesi europei, in particolare con l’Inghilterra (Cioranecu, 1979). La prima infrastruttura
turistica è quella di Puerto de la Horotava, che diede vita alla Compagnia degli Hotel e del Sanatorio della
Valle de la Horotava, che rappresentò il trampolino di lancio dell’offerta turistica dell’Arcipelago
(Hernandez Gutierrez, 1990). Furono, così, inaugurati gli Hotel di Santa Catalina nel 1890 a Las Palmas
de Gran Canaria e Taoro a Puerto de la Cruz, eccellenti alternative ai già affermati centri europei e della
vicina Madeira. Negli anni tra le due Guerre Mondiali si registra una flessione nei flussi turistici, mentre
dopo il 1920 si assiste ad una ripresa soprattutto nelle due isole maggiori (Gran Canaria e Tenerife). Dagli
anni Sessanta, infine, il turismo d’élite si trasforma alle Canarie in turismo di massa (Hernandez
Gutierrez, 1992). Proprio a partire da questi anni le Isole hanno conosciuto una repentina crescita nel
numero dei turisti stranieri attratti dal trinomio sole-mare-spiaggia” G. Mariotti, Il turismo rurale nelle
Isole Canarie, https://www.openstarts.units.it, p. 64
della stessa (Plog, 1973). Tuttavia, negli ultimi tempi, tali condizioni si stanno
modificando anche nelle Canarie: molti turisti ambiscono a realizzare itinerari turistici
diversi ed alternativi, che consentano un maggiore contatto con la natura, sicché ricercano
di conseguenza nuove emozioni, lontano dalle affollate coste. La domanda turistica si
rivolge, pertanto, verso l’interno delle isole: il programma comprende oggi tanto le
escursioni, quanto la visita di musei, l’acquisto di prodotti artigianali, ma anche la
partecipazione a manifestazioni culturali e popolari locali (Marrero Rodriguez, 2006).
Tour operator ed agenzie di viaggio hanno quindi modificato l’immagine delle Canarie da
proporre ai turisti, ponendo maggiore attenzione nel comporre pacchetti turistici
incentrati al contempo su natura e cultura. Viene proposto, insomma, un turismo
“alternativo”, rispettoso dell’ambiente e della sua conservazione: l’input dello sviluppo
turistico è stato, in particolare, costituito dallo sviluppo del turismo rurale11. Esso si è
sviluppato nell’arcipelago nei primi anni Novanta, mentre le località pioniere di tale
segmento turistico sono state le isole di La Palma ed El Hierro (Fernandez Palacios e
Martin Esquivel, 2001). Va peraltro rilevato che tale cambio di prospettiva è stato
favorito dai programmi europei quali LEADER e PRODER12, che hanno consentito di
superare le politiche per lo sviluppo rurale in Spagna fino ad allora insufficienti e
discontinue. I programmi europei hanno promosso non solo il turismo rurale, ma hanno,
più in generale, richiamato l’attenzione sull’ambiente, inducendo a promuovere le attività
sostenibili (Canoves, Villarino ed Herrera, 2006). Come nel resto della Spagna, anche le
isole Canarie hanno beneficiato di questi programmi. Ricordiamo, in particolare, il
programma LEADER ROQUE NUBLO13, realizzato in Gran Canaria e orientato allo
sviluppo del turismo rurale e, in particolare, alla riqualificazione delle antiche case
tradizionali e degli edifici pubblici, alla creazione di parchi archeologici e di aree
ricreative. Il patrimonio edilizio delle Canarie è, del resto, particolarmente variegato. La
sua storia, passata e più recente, racconta la presenza più o meno prolungata di diversi
popoli europei (Spagnoli, Portoghesi, Inglesi, Francesi), che hanno modificato lo schema
culturale locale, che vede in ogni caso prevalere quello spagnolo. Pertanto, l’influenza di
diversi contesti culturali determina un’architettura popolare canaria ricca di varietà, tanto
da rendere difficile stabilire una sola tipologia di casa tradizionale. Le diverse tipologie si
sono, per intanto, dovute adattare all’ambiente circostante, determinando una netta
differenza fra casa rurale o urbana, che meno si relaziona con la natura. Diverse sono poi
le ubicazioni delle abitazioni rurali nelle isole occidentali od orientali: le prime, per la
presenza di un’orografia importante e complessa, consentono soltanto la costruzione di
isolati casolari sulla sommità dei rilievi o nella profondità dei barrancos, le seconde,
invece, soprattutto Lanzarote e Fuerteventura, vedono le case rurali dislocarsi a tutto
campo sulle ampie aree pianeggianti. Tra le varie tipologie, ricordiamo qui le dimore
rurali denominate la pajiza, la choza (baita) e la terrera. Le prime due, con il tetto di
paglia, hanno di norma una base rettangolare con muri di pietra o fango ed una trave, di
pino del tè, al vertice dei muri frontali e posteriori. La casa terrera, invece, sostituisce il
tetto di paglia con una copertura di tegole, mentre la maggior parte è costruita con pareti
di pietra basaltica, lavorata con fango oppure con calce e sabbia. Gli spazi abitativi della
casa rurale canaria sono normalmente quattro: la camera da letto, la cucina, il ripostiglio
ed il patio. Al riposo si destina, di solito, una sola stanza da letto, con il letto in legno ed
il soffitto rivestito di tavole o canne per sigillare eventuali fenditure del tetto. La cucina,
isolata e protetta dai venti, è allocata nella parte terminale dell’abitazione e, nelle dimore
con pianta a L, occupa sempre il tratto minore. Il ripostiglio è destinato a custodire gli
utensili e gli alimenti, mentre il patio, il cortile interno, rappresenta lo spazio più
importante, essendo il luogo di riunione degli abitanti della casa. Ai quattro spazi si
aggiunge, infine, il granaio, a cui si accede dall’esterno e che è adibito alla conservazione
del raccolto (Aleman de Armas, 1988).

Le Asturie

Visitare il Principato delle Asturie è un’esperienza per la quale è necessario attivare tutti
e cinque i nostri sensi. Parliamo di un viaggio attraverso un territorio stupefacente, quello
delle zone atlantiche, bagnate dal Mar Cantabrico, nel Golfo di Biscaglia; destinazioni
che stupiscono con paesaggi naturali verdissimi, montagne ripide, laghi nascosti, coste
rocciose e baie con spiagge vaste e solitarie.Immergersi nelle Asturie significa fare una
scelta a un ritorno a tutto ciò che è naturale, lontano dallo stress e della routine
quotidiana; sono infatti un luogo autentico, vitale, rispettoso con il passato e con il
presente, accogliente ma allo stesso tempo moderno e cosmopolita. Le Asturie
concentrano, come se si trattasse di una pozione magica, l’orgogliosa essenza di tutte le
culture che hanno cercato di conquistarla, con successo alterno, e hanno lasciato
un’impronta indelebile sotto forma di storia, leggenda, architettura o usanze. Queste
tradizioni sono ancora tenute vive da una ricchissima offerta di turismo rurale inserito in
un contesto naturalistico ancora incontaminato.Un aspetto in cui le pubbliche
amministrazioni stanno attualmente lavorando, sia a livello regionale che statale, è la
"qualità" come strumento per la gestione e la differenziazione dei prodotti. Si può
affermare che all'interno del turismo, il turismo rurale è stato un pioniere nella creazione
di sistemi di qualità che consentano di differenziare l'offerta esistente. La prima
esperienza in Spagna proviene da un'iniziativa sviluppata nelle Asturie dal 1994. Fu il
lancio di un marchio o marchio di qualità chiamato "Casonas Asturianas" che divenne il
primo club di qualità per le strutture turistiche non urbane in Spagna e sviluppato per il
Principato delle Asturie. Successivamente, e seguendo la linea stabilita da Casonas, altre
comunità spagnole e persino società private, hanno sviluppato i propri marchi di qualità
con l'obiettivo di differenziare i loro prodotti turistici attraverso la qualità. Bisogna tener
conto del fatto che Casonas Asturianas è un marchio, che ha le sue regole e regolamenti
d'uso e che è gestito dall'amministrazione autonoma. Ad esso appartiene un insieme di
stabilimenti che si uniscono volontariamente, purché soddisfino i requisiti stabiliti e che
consentano loro di utilizzare un sigillo di garanzia e differenziazione. Come requisito
iniziale per appartenere a questo marchio di qualità, è necessario che l'alloggio sia situato
in un autentico ambiente naturale e / o rurale, sia un edificio unico o risponda
all'architettura tradizionale del Principato delle Asturie e in cui le attrezzature di qualità
con una strategia di servizio orientata alla soddisfazione del cliente, creando un ambiente
tranquillo e familiare. La qualità è ricercata come strumento competitivo al fine di
differenziare l'offerta, utilizzando diversi aspetti dello stabilimento, quali: architettura,
capacità, posizione, eccellenza del servizio, unicità ... (Llaneza e Ortega in Valdés e
Pérez, 2003 ). Casonas Asturianas, stabilisce i requisiti che gli stabilimenti devono
soddisfare per ottenere la certificazione che consente l'uso del marchio. In essi
prevalgono il trattamento e il servizio clienti e le strutture ricettive devono essere
sottoposte a una valutazione esterna, che consente di garantire che rispondano alle
esigenze della domanda in termini di qualità del servizio, massimizzando così la
soddisfazione del turista. Una formula ancor più eccitante è quella di partecipare ad una
delle feste d´interesse turistico che si svolgono durante l'anno. Possono essere
gastronomiche, sportive, culturali, religiose, legate all´agricoltura e alcune che ricreano
episodi storici. Taramundi viene definito come una "Fuenteovejuna del turismo", ovvero
un epicentro del turismo delle Asturie. In questo piccolo comune dell´occidente, culla
degli artigiani della coltelleria, del pane di farro, dei telai e del cuoio, più di 30 anni fa
nacque il turismo rurale spagnolo. I suoi abitanti, grazie all´aiuto di amministrazioni ed
imprenditori, seppero trasformare un'economia di sussistenza e dei paesi vicini
all'abbandono in un polo d´attrazione per il viaggiatore innamorato dell'autenticità. Il
primo passo è stato la riabilitazione della vecchia Casa Rectoral (la Canonica) in un
esclusivo alloggio. Attorno a questa si è sviluppata tutta un´economia di risorse, sono
stati rilanciati mestieri ed è stata rivitalizzata una comunità fino ad allora con pochissimi
aspettative, diventata un esempio in tutto il mondo. Si deve visitare Taramundi con la
mente aperta, ricordando il suo passato e godendo del suo presente.