Sei sulla pagina 1di 2

L etture critiche C.

Magris

È pensabile il romanzo senza il mondo moderno?


Claudio Magris (nato nel 1939), scrittore e germanista, descrive in questo brano il legame strettissimo, quasi di reciproca
dipendenza, che lega il romanzo e la modernità, le cui caratteristiche hanno reso impossibile la visione epica del mondo
e della vicenda umana, e hanno trovato invece la propria espressione nell’«antiepopea del disincanto, della vita frammen-
taria e disgregata», che è il romanzo moderno. Di fronte alla frammentazione e alla disgregazione in cui l’uomo moderno
è immerso, però, il romanzo, proprio in quanto strumento in cui si rispecchia questa realtà, diventa anche «strumento
conoscitivo privilegiato» che consente di osservarla e penetrarla.

Il romanzo Ci si può immaginare il romanzo … e il trionfo […] Il romanzo nasce dal trionfo
come senza il mondo moderno? Il ro- della «prosa della «prosa del mondo»1, che si
espressione manzo è il mondo moderno; non del mondo» pone – e viene avvertita e affer-
della modernità solo non potrebbe esistere senza mata filosoficamente – quale svolta epocale del-
di esso, come un’onda senza il mare, ma per talu- la storia, quale sconvolgente mutamento della
ni aspetti s’identifica con esso, ne è la mutevole società e del rapporto tra gli uomini, la loro vita
espressione, come lo sguardo, o la piega di una e il racconto della loro vita; quale svolta metafi-
bocca sono l’espressione di un viso. Certo, il ter- sica della storia, di cui la negazione e l’eclissi
mine «romanzo» risale all’età medievale e vi sono della metafisica vera e propria è un elemento
i «romanzi» greci, ma si potrebbe dire che essi, in fondante. Alla modernità è essenziale, fra le al-
quanto meritano o giustificano questo nome, pre- tre cose, l’idea del dominio della storia e della
sentano già – sia pure in forme embrionali e con natura, del progetto capace di mutarne e di diri-
tutte le caratteristiche culturali, sociali e stilisti- gerne il corso. Qualsiasi fine ci si proponga in
che della loro epoca – quei caratteri di moderniz- tale progetto, ciò comporta la sensazione con-
zazione, in bene e in male, e di ambivalenza che creta – che andrà sempre più crescendo, sino a
contrassegnano il romanzo vero e proprio […]. esasperarsi ai nostri giorni – di una vertiginosa
La fine Il primo romanzo in senso pro- mutevolezza di tutto ciò che appariva – almeno
dell’epos… prio è l’incommensurabile Don in relazione ai tempi storici dell’uomo – eterno e
Chisciotte della Mancia, che secondo Dostoev- immutabile. L’uomo stesso, a poco a poco – ossia
skij sarebbe stato sufficiente, da solo, a giustifi- le sue passioni, le sue percezioni, la sua coscien-
care l’umanità agli occhi di Dio; sul suo modello, za, la sua logica, il suo essere – apparirà mutevo-
secoli più tardi il Romanticismo inventa e codifi- le nella sua essenza e mutevoli appariranno
ca il romanzo quale espressione per eccellenza dunque gli stessi canoni ideali di poesia e di bel-
della modernità. Nel Don Chisciotte l’epos e la lezza. Il romanzo è il genere letterario per eccel-
fede nell’epos verificano la propria fine e la pro- lenza di questa mutazione universale che coin-
pria illusione, senza smettere di avventurarsi per volge e distrugge ogni classicità, ogni perenne
le dissestate strade del mondo come se fossero Bello poetico, e non permette più di credere che
selve incantate, dense di poesia e di significato. Il sui moderni splenda ancora il medesimo sole di
romanzo nasce con questa disillusione e con que- Omero.
sta disincantata e paradossale resistenza; è l’epo- […] Il moderno appare segnato dall’assenza
pea del disincanto e conserva e profonde almeno di un codice etico ed estetico, di un fondamen-
agli inizi, nella lucida scoperta e nella narrazione to, di un valore centrale e fondante che dia senso
del trionfo della prosa, l’eco e il riverbero della e unità alla molteplicità della vita, la quale ap-
poesia dell’epopea. pare una sconnessa e disarticolata congerie 2 di

1 «prosa del mondo»: riprende una categoria utilizzata un mondo fatto di finitezza e di mutamenti, inviluppato
dal filosofo Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831), il nel relativo, oppresso dalla necessità, alla quale il singo-
quale scriveva nella sua Estetica: «Questa è la prosa del lo non è in grado di sottrarsi».
mondo quale appare alla propria e all’altrui coscienza, 2 congerie: ammasso, accozzaglia.

© Loescher Editore - Torino 1


oggetti indifferenti. Il romanzo nasce da questa Il romanzo è spesso una mescolanza di ce-
sconnessione e la riproduce. Esso è cittadino e la lebrazione e critica della modernità; ciò che più
grande città moderna, emblema del moderno, ap- conta è che quest’ultima diviene comunque il suo
pare presto quale allegoria della caducità, di un respiro, la circolazione del suo sangue.
tumultuoso progresso che trasforma il mondo ed
(C. Magris, È pensabile il romanzo senza il mondo
edifica realtà ciclopiche, ma anche e soprattutto moderno?, in AA. VV., Il romanzo, I. La cultura del
accumula rovine. romanzo, a cura di F. Moretti, Einaudi, Torino 2001)

Comprensione guidata
1 In che senso si può definire il romanzo come «epopea del disincanto»? Rileggi con attenzione la prima parte del brano, in cui Magris
adotta quest’espressione, e danne una tua personale spiegazione.
2 Perché, nella definizione di Magris, il romanzo «distrugge ogni classicità, ogni perenne Bello poetico»? In che modo quest’aspetto si
lega alla fine dell’epos e al confronto con la mutevolezza e con la frammentarietà dell’esistente?
3 Il romanzo ha un rapporto privilegiato con la città. Individua e spiega le righe del testo in cui il critico mette in luce quest’aspetto e
cercane dei riscontri nei brani antologici che hai letto o, più in generale, nei romanzi soprattutto ottocenteschi che conosci.

2 © Loescher Editore - Torino