Sei sulla pagina 1di 3

1) Prodotto Interno Lordo (PIL) e PIL pro capite

Il PIL è chiaramente l’indicatore macroeconomico più importante di tutti per capire la forza di
un’economia in un dato momento storico.

Ma che cos’è il PIL?

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il totale di beni e servizi finali prodotti da un paese in un
certo periodo di tempo.

Il periodo di tempo preso come riferimento di solito è 1 anno.

Più il PIL è alto, più l’economia di un paese è avanzata. Ma soprattutto, più il PIL cresce più
l’economia di un paese cresce.

Viceversa, un PIL in calo indica una recessione, quindi indica il peggioramento


dell’economia di un paese.

Molto spesso si ci dimentica però che oltre alla grandezza del PIL in sé, si dovrebbe tenere
conto anche della grandezza del singolo paese e della popolazione del singolo paese.

E infatti l’indicatore da monitorare per capire la ricchezza dei singoli cittadini è il “PIL pro
capite”, non il PIL.

Il PIL pro capite indica il PIL per singolo cittadino. Più questo indicatore è alto, più i cittadini
del paese sono benestanti. Più questo indicatore è basso, più i cittadini del paese sono
poveri.

L’Italia è oggi il 7° paese al mondo per PIL, mentre è il 27° per PIL pro capite.

Chiaramente però il PIL pro capite va interpretato a seconda del paese. Perché paesi molto
piccoli come il Lussemburgo o il Qatar è ovvio abbiano un PIL pro capite molto alto, anche
se ciò non indica uno sviluppo economico complessivo maggiore di paesi come gli USA o la
Germania.

pil

2) Occupazione
Raggiungere la piena occupazione è chiaramente uno degli obiettivi principali per il governo
di un paese.

Sebbene vi sia una percentuale minima di disoccupazione che viene detta “naturale”, in
linea generale il tasso di disoccupazione più è basso, meglio è.

L’occupazione è connessa al PIL e alla crescita economica, perché più il PIL cresce più la
disoccupazione diminuisce.
Ci sono poi tassi di disoccupazione specifici per alcune categorie di persone, per esempio le
donne o i giovani. Spesso combattere la disoccupazione per alcune categorie specifiche è
ancor più difficile che combattere la disoccupazione in generale.

Basti pensare alla piaga della disoccupazione giovanile in Italia e Spagna, che ad oggi si
attesta rispettivamente al 32% ed al 39%. Il tasso di disoccupazione italiano complessivo è
invece pari al 10.8%.

3) Debito/PIL
Al debito/PIL ed al deficit/PIL ho dedicato un intero articolo di questa rubrica, articolo che ti
invito a leggere.

In questo articolo ti ricordo soltanto che da un lato il debito/PIL è uno degli indicatori
macroeconomici peggiori dell’Italia, visto che ad oggi si attesta al 132%. Un valore molto alto
e negativo.

Dall’altro lato, come spiegato nell’articolo linkato sopra, negli ultimi anni c’è stata una
pessima gestione delle dinamiche per il rientro del debito/PIL italiano. Pessima gestione
imposta dalla Germania e dall’UE.

4) Inflazione
L’inflazione è l’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del
potere d’acquisto della moneta.

È ormai opinione consolidata che il tasso di inflazione ideale per un’economia è pari a circa il
2% annuo.

Un aumento o un calo dell’inflazione annua molto maggiore del 2% o molto minore del 2% è
penalizzante per un’economia.

Il controllo dell’inflazione è uno dei compiti delle banche centrali. E infatti la BCE sta
attuando una politica monetaria espansiva anche per far aumentare il tasso di inflazione
dell’eurozona e riportarlo “close but below 2%” (visto che al momento si attesta attorno
all’1%).

5) Consumi
Infine, i consumi. I consumi sono una vera manna per l’economia.

Se aumentano i consumi vuol dire che aumenta la domanda di beni e servizi. E quindi vuol
dire che aumentano la produzione e il lavoro.

In definitiva, l’aumento dei consumi comporta l’incremento della ricchezza e del PIL.

L’indicatore classico per capire l’evoluzione dei consumi prende il nome di “vendite al
dettaglio”. Se esse aumentano, ciò è un ottimo segnale per l’economia e può voler
significare che l’economia è in espansione.
Viceversa, un calo delle vendite al dettaglio è spesso un sintomo del fatto che l’economia è
in recessione.

In questi ultimi mesi i consumi in Italia sono di fatto in stagnazione, visto che registrano
aumenti dello “zero virgola”.

consumi

Conclusione: gli indicatori macroeconomici vanno paragonati con la situazione globale nel
suo complesso.

Infine, ricordo che nel mondo globalizzato di oggi bisogna sempre paragonare l’andamento
di un’economia con la situazione economico-finanziaria globale.

Ad esempio, in questo articolo sottolineavo come la crescita del PIL italiano degli ultimi anni
sia stata deludente visto il contesto monetario di riferimento e vista la crescita degli altri
paesi europei.